GRICE ITALO A-Z B BU
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Buonsanti:
l’implicatura conversazionale del vettore -- implicatura di ‘animale’ – ‘non
umano’ -- scuola di Ferrandina –
filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Ferrandina). Filosofo
basilicatese. Filosofo italiano. Ferrandina, Matera, Basilicata. Grice: “I like
Buonsanti; Strawson calls him a veterinarian, but I call him a philosopher,,
for surely he is a philosophical zoologist – he philosoophised, like Aristotle
did, on the comparative physiology and anatomy of ‘human’ and pre-human.!” Esponente di spicco della storia
della medicina veterinaria italiana ed europea è stato una delle figure più
rappresentative della Scuola veterinaria milanese. Diresse l'Enciclopedia medica italiana edita
da Vallardi e La Clinica veterinaria (di cui fu anche fondatore). Altre opere: Dizionario dei termini antichi e
moderni delle scienze mediche e veterinarie Manuale delle malattie delle
articolazioni Trattato di tecnica e terapeutica chirurgica generale e speciale
La medicina Veterinaria all'Estero, organizzazione dell'insegnamento e del
servizio sanitario. Dizionario Biografico degli Italiani. Nome compiuto: Nicola
Lanzillotti Buonsanti. Keywords: etimologia di ‘veterinario’ -- animale;
filosofia e medicina nella Roma antica. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e
Buonsanti” – The Swimming-Pool Library. Buonsanti.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Buonsanto: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale pratica -- prammatica del discorso – scuola di San Vito dei
Normanni – filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (San Vito dei
Normanni). Filosofo italiano. San Vito dei Normanni, Brindisi,
Puglia. Grice: “Buonsanto is a good one – I call him the Italian Wittgenstein;
he talks of a reasoned grammar (grammatical ragionata) and not of rules but
regoletta – and he like Austin speaks of the genius (il genio) del linguaggio –
he speaks of a ‘philosophical approach’ to grammar – of ‘proposizioni’ and the
rest – of etimologia, and sintassi, so he is into implicature!” Filosofo pontaniano italiano. Nato nella
cittadina salentina nell'allora via Vento (oggi via Cesare Battisti), qui compie
i suoi primi studi classici. Fattosi domenicano, non ancora ventenne, entra nel
convento dei Padri predicatori di San Vito dei Normanni, ove si dedica allo
studio della filosofia scolastica.
Diventando educatore, si distingue per le sue idee innovatrici nei
metodi didattici, diventando ben presto un vero luminare del pensiero
pedagogico della cittadina. Diventa anche un attivo sostenitore del movimento
repubblicano, e insieme al notaio Carella, porta dalla vicina Brindisi un
albero di naviglio per piantarlo, in segno di libertà, nella piazza antistante
il Castello. Le sue convinzioni, però, lo costringono a fuggire da San Vito ed
egli ripiega prima a Ostuni e poi a Martina Franca, da cui raggiunge, da
ultimo, il convento di San Domenico a Napoli, dove muore. La città natale ha dedicato al suo nome una
scuola media cittadina. Dizionario
Biografico degli Italiani. Altre opere: “Etica iconologica”; “Il sistema metrico”;
“Geografia” “Storia del Regno di Napoli”; “Antologia Latina”; “Sistema d'istruire
i giovanetti”. By planting the tree, Buonsanti meant that he wanted
peace. Etica iconological: children learn by imitating: ‘sistema per educare i
giovinetti” – If we are looking for a typical Latin root for acting (or not
acting,a s in the prototype of the ‘lazy Latin lover’) we should search for the
‘agire’ root, that gives us action. Qua philosophers, we are interested in that
branch of philosophy that deals with action. Which one is it? Cannot be
‘morals’ because ‘ethos’ or mos is costume, rather than action. Analytic
philosophers speak of ‘philosophy of action’ – Grice: “But not I”. Grice: “In
my ‘Actions and Events’ I elaborate on this. I find that the vernacular English
is ‘do’ – and that we need a special interrogative. Socrates in Athens whatted?
He drank hemlock. Quandum – at what time – ubi – at what place, quia – for what
reason (all from Aryan qw- root) are each examples of such an interrogative. Grice:
“Latin is better equipped than English with the range of interrogatives whose
function is to inquire, with respect to any of the ten categories, which item
WITHIN the category would lend its name to achieve the conversion of an open
sentence into the expression of a alethically or practically satisfactory
utterance. Each of these interrogatives
(‘quando’, ubi, quia) have an INDEFINITE counterpart. Corresponding to ‘ubi’ is
‘unum ubi’. Corresponding to quod ‘unum quod’ – and so on. There is the
occasion when the utterer requires not a pro-NOUN, but a pro-VERB, parallel to
the two kinds of a pro-noun (interrogative and indefinite). A pro-verb is used
or serves to make an inquiry about an indefinite reference to one of ten
categories of items which a PREDICATE (P), qua epi-thet, ascribes to a subject
(S), in a way exactly parallel to the familiar range of a pronoun. Just as the
question, ‘WHERE [Ubi] did Socrates drink the hemlock’ is answered by ‘In
Athens’, consider the yes-no question, ‘Socrates WHATTED in 399?’. The question
might be answered by ‘Yes’ – And given the principle of conversational
helpfulness, if one is in a position to specify what VERB we would use to
express, we do just that. ‘Drank’. And more specifically, ‘Drank the hemlock.’ And
given that Socrates did drink the hemlock in 399 B. C. as the answer just
reminds us, we say: ‘There! I *knew* that Socrates SOME-WHATTED in 399 B. C.” The
Romans lacked our ‘do’ – which was a good thing for them, for they were able to
avoid our constant abuse of ‘do’ – the Roman equivalent would be ‘agire’ --. By
way of a periphrasis – by which we can come close to the roman way. We ask, for
example, WHAT did Socrates DO in 399 B.C.?’ In its capacity as PART (along with
‘what’) of a make-shift pro-VERB, the very
English ‘do’ –not a German thing, even! – can STAND IN FOR (be
replaceable by) ANY English VERB – or phrasal verb or verb phrase (‘put up’) whatsoever. Cf. pro-verb – do as proverb.
They herd cattle, and raise corn, as we used to do. Here. Nome compiuto: Vito
Buonsanti. Vito Buonsanto. Keywords: prammatica del discorso, Peirce, icon,
Grice, iconic, iconologia, eicon, icon: Peirce, icon, Grice, iconic,
iconologia, eicon, icon, pratico e
prasso are cognate praktikos dalla radice per -- Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di
H. P. Grice, “Grice e Buonsanto,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza,
Liguria, Italia.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Burgio: all’isola -- la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale -- the goths in Italy – Romans contra Goths – la guerra gotica
in Italia -- dialettica ostrogota – filosofia ostrogota – scuola di Palermo –
filosofia siciliana -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco
di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Palermo). Filosofo italiano.
Palermo, Sicilia. Grice: “You gotta love Burgio: my favourite of his
philosophical pieces are his study on the tradition, development and problems
of ‘dialettica’ – from Athenian onwards – and his explorations of
contractualism, since I’ve been called one – a contractualist I mean, as so was
Grice [G. R. Grice].” -- Alberto Burgio
Deputato della Repubblica Italiana LegislatureXV Legislatura Gruppo parlamentareRifondazione
Comunista CoalizioneL'Unione CircoscrizioneLombardia 3 Incarichi parlamentari
giunta per il regolamento; XI Commissione (Lavoro pubblico e privato);
Commissione esaminatrice del premio Lucio Colletti dal 28 luglio Dati generali
Partito politico PRC Titolo di studioLaurea in lettere e filosofia Professionedocente
universitario Alberto Burgio (Palermo),insegna Storia della filosofia presso
l'Bologna. È stato eletto deputato al Parlamento della Repubblica alle elezioni
politiche del legislatura). Si è occupato prevalentemente di storia
della filosofia politica e di filosofia della storia con studi su Rousseau e
l'idealismo classico, la teoria della storia tra Kant e Marx e il marxismo
italiano (Labriola e Gramsci), il razzismo e il nazismo. Altre opere: “Filosofia politica: eguaglianza,
interesse comune, unanimità” (Napoli, Bibliopolis). Rousseau, la politica e la
storia. Tra Montesquieu e Robespierre, Milano, Guerini); “Robespierre” (Napoli,
La Città del Sole); “Italia pre-aria” (Bologna, Clueb); “L'invenzione
dell’ario” Studi su razzismo e revisionismo storico, Roma, manifestolibri);
“Nel nome dell’ario. Il razzismo nella storia d'Italia” (Bologna, Il Mulino); “Modernità
del conflitto. Saggio sulla critica marxiana del socialismo, Roma, DeriveApprodi);
“Struttura e catastrophe” Kant Hegel Marx, Roma, Editori Riuniti); La guerra
dell’ario, Roma, manifestolibri); Gramsci storico. Una lettura dei
"Quaderni del carcere", Roma–Bari, Laterza); “La forza e il diritto.
Sul conflitto tra politica e giustizia” (Roma, DeriveApprodi); Guerra. Scenari
della nuova "grande trasformazione", Roma, DeriveApprodi); “Labriola
nella storia e nella cultura della nuova Italia, a cura di, Macerata, Quodlibet);
Escalation. Anatomia della guerra infinita, (Roma, DeriveApprodi); “Il contrattualismo”
(Napoli, La Scuola di Pitagora); “Dia-lettica, co-loquenza:Tradizioni,
problemi, sviluppi” (Macerata, Quodlibet); “Per Gramsci. Crisi e potenza del
moderno, Roma, DeriveApprodi); “Manifesto per l'università pubblica” (Roma,
DeriveApprodi); “Senza democrazia. Un'analisi della crisi, Roma, DeriveApprodi);
“Nonostante Auschwitz. Il ritorno del razzismo in Europa, Roma, DeriveApprodi);
“Rousseau e gli altri. Teoria e critica della democrazia tra Sette e Novecento,
Roma, DeriveApprodi); “Il razzismo, con Gianluca Gabrielli, Roma, Ediesse); “Identità
del male. La costruzione della violenza perfetta” (Milano, FrancoAngeli); “Gramsci.
Il sistema in movimento, Roma, DeriveApprodi); “Questioni tedesche, a cura di,
Mucchi, Modena, («dianoia»). “Orgoglio e
genocidio. L'etica dello sterminio nella Germania nazista” (Roma, DeriveApprodi);
“Il sogno di una cosa. Per Marx, Roma, DeriveApprodi); “Critica della ragione
razzista, Roma, DeriveApprodi. Any Oxford philosophy tutor who is accustomed to setting essay topics
for his pupils, for which he prescribes reading which includes both passages
from Plato or Aristotle and articles from current philosophical journals, is
only too well aware that there are many topics which span the centuries; and it
is only a little less obvious that often substantially 66 Paul
Grice similar positions are propounded at vastly differing dates. Those
who are in a position to know assure me that similar correspondences are to
some degree detectable across the barriers which separate one philosophical
culture from another, for example between Western European and Indian
philosophy. I GOTI. il l/F) (fa figlili; WT'I tragedia
lirica. INTERDONATO MUSICA DEL MAESTRO Iflfiii lillff! DA
lUPPHftSEINTAHSl, TEATRO NUOVO, PADOVA STAGIONE DI PIERA e MILANO, STABILIMENTO
MUSICALE LUCCA. A Teodorico, fondatore della signoria dei goti in Italia,
succede la figlia Amalasunta. Donna di animo virile, di bellezza
non comune, ed AMANTE DELLA ROMANA CIVILTÀ, e odiata dai principali signori
goti che ligi alle antiche costumanze vedeno di mal occhio la nuova
regina mostrare clemenza verso i vinti e prediligere usi e costumi
che secondo essi avrebbero finito col corrompere i vincitori degl’eruli e dei romani.
Amalasunta, a cui è tolta la tutela del proprio figlio Alarico che poi dopo
alcuni mesi perde miseramente la vita, crede di rassodare la propria
autorità sposando uno dei più potenti signori della sua corte a nome
Teodato, ma questi appena salito sul trono si une ai nemici di lei,
l'accusa di illecite tresche, le tolge ogni autorità e quindi la relega in
un castello sul lago di Perugia dove poi la fa
secretamele uccidere. Così la storia. PERSONAGGI ATTORI AMALASUNTA,
regina de' Goti, Baratiti; TEODATO, signore goto, suo cugino, Pandolpii
SVENO, giovane patrizio romano Sig. Filippo Patierno ftfcw LAUSCO, capo
de' guerrieri. Medini SVARANO, altro capo de' guerrieri
Calcaterra GUALTIERO, guerriero goto, amico di Sveno. Vistarmi
Guerrieri, Araldi, Sacerdoti, Signori goti, Congiurati, Damigelle
della Regina, Uomini e Donne del popolo. Trombettieri, Paggi. La scena è
nei primi tre atti in Pavia. Nel quarto atto sul lago Trasimeno. Il
virgolato si omette. Atrio colonnato nel Castello di Pavia. Ai lati alti e
lunghi por- tici che si perdono nelV oscurità. Un raggio di luna batte
sulle mura del Castello che si vede nel fondo. Il davanti della
scena è interamente immerso nell' ombra. Molli guerrieri goti
dormono sdraiati sul terreno. l«ausco è in piedi appoggiato ad una
colonna, immobile e pensieroso. Dal fondo s'avanzano cautamente Tediato e
Svarano. Teo. Lausco? Lau. ics.) Sì. Teo. Gessò la festa? Lau. Guarda.
dormono costor. Sva. Tutto tace. Teo. L'ora è questa
Che anelava il mio furor! Aborrito, disprezzato, Alla terra e
al ciel nemico. Quando l'astro del mio fato Parve a un tratto
impallidir, Sovra il capo d'Alarico Imprecando la sventura
Solitario in queste mura M'affidai nell'avveniri (o Lausco) Tremi
tu? Lau. Non tremo mai! Teo. Ei mi offese e m'oltraggiò, lo
d'ucciderlo giurai. Sei fedel? Lau. L'ucciderò. Sva.
Quando l'opra tia compita Ci vedrem? Teo. Del trono al
pie. Lau. Tu proteggi la mia vita; Io lo scettro appresto a te.
(entra rapidamente nell'interno del Castello) Teo. (dopo un istante
di silenzio, guardando attorno con terrore e prestando ascolto) Perchè tremo?
nulla sento. Sva. (a bassa voce) S'ei fallisse il colpo? Teo.
Ah no! (si sente un grido) Sva. Parmi un grido. Teo. (con
ansia terribile) Oh qual tormento! (grida confuse nelV interno del
Castello) Sva. Ah! L'uccise! Teo. (con gioia feroce) Io
regnerò! (partono rapidamente, mentre i guerrieri destati dalle
grida balzano in piedi e afferrano le loro armi.) Guerrieri, poi
Sveno. Alcuni guerrieri Qual suono! l'udiste? Altri guerrieri
Confuso lamento Sull'ali del nembo per l'etra echeggiò. Sveno
si precipita sulla scena pallido, coi capelli in disordine, colla spada
sguainata) Tutti Tu, Sveno? Ove corri? Sve. Tremate! Egli è
spento. Dei regi l'erede trafitto spirò! Tutti Trafitto
Alarico! Alcuni guerrieri All'armi! Altri guerrieri
terrore! Ma parla... rispondi! chi fu l'uccisore? Sve. Della
notte nel silenzio Era immersa la natura. Non s' udia fra queste
mura Che del gufo l'ulular. Quando un grido orrendo, atroce M'empie
il core di spavento. Ah, quel grido ancor lo sento Al mio orecchio
risuonar. Tutti Era il grido della morte Che venia fra queste
porte. Sve. Corro al prence... di sangue cosparso, Un pugnale avea
fitto nel petto. Non profferse il suo labbro alcun detto. Sol la mano mi
strinse... e spirò! Guerrieri (brandendo ferocemente le spade)
Morte, morte all'indegno uccisore! Si ricerchi... fuggir non ci
può! (entra Teodato e si confonde fra i guerrieri) Sve. Maledetto
il parricida, D'Alarico l' uccisori Di celarsi invan s'affida,
Di sfuggire al mio furor! Tutti All'armi, guerrieri! s'esplori ogni loco.
Già l'alba nel cielo propizia spuntò. Di ferri recinto -qui tratto fra
poco Fra strazii perisca - chi sangue versò! (partono in varie
direzioni, Sveno va per seguirli) Teoclato e Sveno. Teo. Sveno,
t'arresta. Sve. Da me che vuoi? Teo. Giovane, ascolta; parlar
ti vo'. D'ira sfavillano gli sguardi tuoi Ma in core leggerti ben
io lo so. (con sarcasmo) Tu Romano, tu figlio d'Italia
Ch'ora è serva e che un di fu regina, / Goti 2 Puoi dei Goti
temer la rovina, D'Alarico alla morte tremar? Folle! Invano celare
presumi L'empia gioia che tutto t'invade, Tu che privo di patria e
di numi Qui un asilo venisti a cercar! Svfi. {con alterigia)
E che vuoi dire? Tr0 D'Alarico estinto Or chi sul trono
ascenderà, noi sai? D'imbelle donna sulla chioma cinto Il diadema
fatale or tu vedrai. SvE.D'Amalasunta? Mai più degna mano
Trattò lo scettro! Tfo. (sogghignando) Ne più bella! v
Insano! SvE. Solo ed orfano reietto Sull'avel del padre
estinto, Senza pane, senza tetto, Io vivea di ceppi avvinto-
Quando un angiolo di Dio Quasi in sogno m'appari... E pietoso al
dolor mio I miei ceppi infranse un di. Or che cinto di
perigli Sovra il trono assiso egli e. Sfido l'uom che mi
consigli Di tradire onore e fé! Teo Una minaccia suonano
Questi tuoi detti, o Sveno? So che per me terribile Odio tu
nutri in seno! Sve. Odio?... t'inganni. - Sprezzo Mi desta un
traditor. Teo. Ne avrai condegno prezzo (raffrenandosi) Della
regina il cor! Sve. Trema. ah trema! Potrebbe a un mio detto Il tuo
capo cadere al mio pie. -Finché l'ira raffreno nel petto, Va,
t'invola lontano da me! Teo. (Egli l'ama ! Ogni sguardo, ogni detto (da
sé) Il suo amore disvela per lei. Vendicarmi fin d'ora
potrei, Ma la sorte matura non è!) Sve. Altro a dirmi
t'avanza? Teo. E l'odio mio Dunque, $veno, non temi?
Sve, Io? Lo desio (partono da opposti lati) Steca sala nel Castello
di Pavia; in fondo un gran verone dal quale si vede la pianura e in
lontananza l'Appennino; due porte laterali. Amalasunta
sola. Ama. (guardando dal verone) Ecco la luce... Coi suoi
raggi il sole Le tenebre disperde; e tu svanisci Fatai notte che a
me toglievi il figlio, Unica speme del mio core! Oh, come Sulla
fronte mi pesa questa triste Aurea corona! Alcune giovinette che passano
sulla via, cantano in lontananza) Cono esterno (Un giorno in
quest'ora Per via m'incontrò. Spuntava l'aurora Quand' ei mi
baciò. È bello il suo viso, Mi piace il suo cor, Mi piace
quel riso Che parla d'amor!) Ama. (prestando ascolto) Air opra
usata allegre Quelle fanciulle avviansi cantando. - Come sfavilla
in quelle voci tutto Il contento dell'anima! Io qui soffro! Un
abisso ritrovo in ogni loco, In ogni sguardo un tradimento... Ahi
lassa! Coro esterno (come sopra) (Di gemme e castelli » Se il
ciel mi privò, «Degli anni più belli » La fé mi lasciò. E tu, o giovinezza,
Che allieti il mio cor, Mi doni l'ebbrezza, Mi doni l'amor!)
(il canto si perde in lontananza) Ama. Eppure un dì di rosee
Sembianze rivestita Dono del cielo agli uomini Mi si pingea
la vita: Quando tra feste e gaudii Col nero crin gemmato I giorni
miei trascorrere Potea del padre allato. Or fra le tristi
tenebre Presso all'aitar di Dio Con disperati aneliti La
morte invoco anch'io. «Or che svanir le liete «Larve di pace e
amor, Or che si pasce l'anima Di lutto e di dolor. Lausco e Svarano
entrano cautamente. Sva. La vedesti? Lau. Piangeva; e quel
pianto Un inferno nel petto mi desta. Sva. E che pensi?
Lau. Che a compier ci resta Di Teodato il volere. Sva.
Frattanto Simulare ne giova. Il mistero, Della mente nasconda
il pensiero. Lau. Per lei scampo più in terra non v'ha;- S’essa
cede, perduta sarà. LA GENTE ROMANA prostrata ed inulta che un tempo sui
mondo superba regnò caduta nel fango ci sprezza c'insulta al giogo ribelle
piegarsi non può. Ma IL FERRO DEL BARBARO forier di sventura al suolo
atterrando DI ROMA LE MURA L’ITALICA TERRA di sangue inondò. Costei che di SENSI
ROMANI è nutrita il brando dei padri vorrebbe spezzar clemente redimer la
schiatta aborrita sul trono con essa chiamarla a regnar. Ma IL FERRO DEL
BARBARO ancor non è infranto foriero per gl’empii di lutto e di pianto più
splendido al sole s’'appresta a brillar. A ina lasunta, Lansco e
Svarano~ Lai. (inchinandosi in umile atteggiamento) Alla
regina messaggier m'invia li consesso dei prenci e dei
guerrier. Ama. Parla, signor. Lau. Nella parola mia
De' tuoi fedeli udrai franco il pensier! Una nemica parricida
mano A noi il re, a te toglieva il figlio. A che celarlo? Il
tradimento insano Cinge il trono di lutto e di periglio.
(marcato) Di questo scettro che ora stringi puoi L'immane pondo
sostener tu sola? il Ama. Mal t'intendo, guerrier... Da me che
vuoi? Oscura giunge a me la tua parola. Lau. Su quel trono a
te d'accanto Cinga un prence la corona. Se fìnor la madre ha
pianto, La regina or dee regnar. Ama. (quasi parlando a sé stessa. Dunque,
o schiava, tergi il pianto! Su, di fiori t'incorona! Pronta è 1' ara;
non di pianto, Questa è l'ora d'esultar! Di mio figlio dal letto di
morte Voi volete condurmi all'aitar? Sceglier dunque
m?è forza un consorte, Queste bende funèree squarciar? Sva. E
possente adorata re ina Sovra i Goti regnar tu potrai; Poiché
salva da certa rovina In tal guisa l'Italia sarà. Lau. Del sangue
dei regi Prescelto dal fato, Vi ha un prence che al trono
Sol puote aspirar. Ama. Chi è desso? rispondi! Lau. S'appella
Teodato. Ama. Teodato dicesti? (da sé) Mi sento mancar! Lau. Neil'
ombra e nel silenzio, Solo col suo pensiero, Visse del
mondo immemore, Fido alla patria e al re. Non è guerrier, ma a
reggere Il contrastato impero, l fidi tuoi ten
pregano, Devi innalzarlo a te! Ama. Non fia mai ! Sva. Che
parli, o regina? Ama. Io noi deggio. Lau. Da certa
rovina Puoi tu sola la patria salvar! Sva. Bada, o donna !
Secreta, possente Dei Romani l'astuzia congiura. Se sul trono
regnar vuoi secura, No, mei credi, non devi esitar. Lau. Che
risolvi? Ama. Noi deggio. Lau. (deposto l'umile atteggiamento e
minaccioso) Al comun voto Amalasunta ceda! -A te pon mente!
Ama. E tanto ardisci ? Parti! Lau. Ancor m'udrai ! Avvi un romano in questa
corte: -ha nome Svenoe tu 1' ami! Ama. (da sé) (Cielo!)
Lau. (afferrandola per la mano) Incauta, trema! Se esiti o nieghi,
in questo istesso istante Sarà Sveno dannato a orrendo scempio.
Della morte del figlio a tutti innanzi 10 qui l'accuserò. Ama. (con
impeto) Menzogna infame! Egli è innocente... e tu lo sai '
Lau. Che importa? Sva. EGLI È ROMANO qui ciascun l’aborre il popolo
è a noi ligio e speri invano. Ama. Ahimè! Sva. Risolvi. Ama. (dopo un
istante d'esitazione) Ebbene... ei fìa salvato. A me consorte, sarà
re Teodato. a 5 Sva. Dell'impero dei Goti la stella S'
oscurava nell' italo cielo. Ma fra breve più fulgida e bella La
vedranno i nemici brillar, E nel fango dovranno gli ignavi, Sempre
schiavi, servire e tremar! Lau. (Io trionfo! Più fulgida e bella (da
sé) La mia stella risplende nel cielo. La perduta possanza che
anelo Sol Teodato a me puote ridar. E nei fango dovranno gli
ignavi, Sempre schiavi, servire e tremar !) Ama. Ahi, s'oscura,
tramonta mia stella (da sé) Che finora brillò senza velo.
Signor, tu che regni nel cielo 1 miei passi tu devi
guidar, E redenti dovranno gli ignavi, Non più schiavi,
al mio nome acclamar! (alle ultime parole Sveno compare in fondo alla
scena. Lausco e Svarano escono gettando su Sveno uno sguardo di
trionfo) Aniala«uiita e Sveno. Sve. Grida di gioia
risuonar qui sento. Ama. (Ah, tutto ignora.) [da sé) Sve. Eppure d'
Alarico L' inulta salma nell' ave! non scese. Ama. Chi del
figlio a me parla?... In queste soglie Sanguigna luce spanderan fra
breve A sacrileghe nozze le votive Faci d'Imene. - A che mi guardi
? Il fato A me 1' impone ; sarà re Teodato. Sve. (arretrando con
grido di dolore) Ah! Ama. Tu piangi? Io asciutto ho il
ciglio. Mai non piange una regina. Della patria nel periglio
Ogni affetto tacer de. Quel poter che mi trascina D'altro amore è
in me più forte, Affrontar saprei la morte. Se la patria il chiede a
me. Sve. »Tu spezzasti mie catene, «Vita, onori a te degg'
io. Ogni avere ed ogni bene »Che beasse il pensier mio. Tutto
è sciolto. - Un dì saprai Se t'amò quest'infelice, Ma quel giorno,
o traditrice, Io vederlo non potrò. Alla tomba or mi trascina
Questo amor di me più forte, Sotto i colpi della sorte L'alma
affranta si spezzò! (si ode il suono di una marcia funebre) Coro
esterno (Neil' avello dei padri discendi Dormi in pace,
figliuolo dei re. Prega il ciel che i presagi tremendi Sian dai
Goti sviati per te. La tua vita ha troncato il destino, Sulla
reggia or si libra il dolor. Piombi almeno lo sdegno divino Sovra
il capo all'infame uccisori) Ama. (con voce straziante) Ah... quelle
voci!... Son le preci estreme. Sovra la tomba di mio figlio... Io manco. (lasciandosi
cadere quasi svenuta sopra una sedia) Sve. (con disperata ironia)
In te ritorna. Le funeree faci Alle tue nozze pronube, domani
Risplenderanno! In te ritorna! Esulta! CORO esterno (allontanandosi
gradatamente) (Nell'avello dei padri discendi, Dormi in pace,
figliuolo dei re. Prega il ciel che i presagi tremendi Sian dai
Goti sviati per te. La tua vita ha troncato il destino, Sulla
reggia or si libra il dolor. Piombi almeno lo sdegno divino Sovra il
capo all' infame uccisori) Ama (quasi in delirio) Dove sono? Ah, già
fissato, Scritto in cielo è il fato mio! Non dagli uomini, da
Dio, La pietà sperar si de! Sve. Tu dagli uomini, da Dio,
Maledetta sei da me! Una sala nel Castello di Pavia. Una porta in
fondo. Teodato solo. Teo. E ancor non riede... Inebbriante
meta Cui da tanti anni ascosamente anelo, Splendida larva di mie
notti, alfine Io ti raggiungo! Pur mi costi! A mezzo Volgea la
notte, ed io sognava... ahi, truce Terribil sogno! - Mi cingea la
chioma La corona regale, e sovra il trono D'Amalasunta al fianco io
m'era assiso Al sinistro chiaror delle pallenti Faci di morte... e
innanzi a me sorgea Dell'ucciso Alarico insanguinato L'orrido
spettro, e mi guardava come Quando nei petto il suo pugnai gli
infisse Lausco!... e con la man parea dal soglio Strapparmi a
forza!... ed io tremava. - Oh vile Debolezza dei core!... D'un
delitto A me che monta, se ciascun l'ignora? No, più non tremo. -
Già la notte sparve E con essa svanir fantasmi e larve! Nei cupo
orrore di notte bruna Quando la luce nel ciel fuggì, Fosca sibilla
fin dalla cuna A me lo scettro predisse un dì. E da quel giorno
speme funesta Per anni ed anni rinchiusi in cor; E nel silenzio
d'aspra foresta Solo, spregiato, vissi fìnor. Sangue mi costa quel
serto, è vero: Ma la mia sorte compir si de. Colpe e delitti sprezza
il pensiero Se ad essi è premio poter di re. Se al soglio stendere
la man poss'io Che a me il destino - vaticinò, Sui vinti popoli -
lo scettro mio Dall'Alpi al Brennero distende. Laureo, £ varano e
Teodato. Lau. Possente è quest'oro che tutto conquide! Teo.
Che rechi? Sva. Trionfi ; - la sorte ci arride. L\u. La
credula plebe venduta esultò. Il trono or t'aspetta. Teo. Calcarlo
saprò. Lau. «Ma pria che tu cinga la chioma del serto, »0 prence,
rammenta chi un trono t'ha offerto. «Dell'opra tremenda qual premio
sperai, «Teodato, scordarlo potresti? Teo. Giammai. Sva. Non
scordar quella notte e il pugnale che nell'ombra celato ferì. Lau. Non
scordar che un destino fatale nello stesso delitto ci unì. Teo. Io la
mente, le braccia voi siete in quest'opra di sangue e d'orror; Se
compirla, o guerrieri, saprete A voi dono possanza e tesor! Cadde
Alarico. Ma quel sangue è poco, Altri deve saziar l'ira del seno. Lau. Altri?...
t'intendo. Teo. Amalasunta e Sveno. Nella pianura di Pavia, commosse
S'adunano le turbe.Amalasunta Oggi il serto mi cinge! Sva. I miei
guerrieri io stesso condurrò. l jA u. Popolo e prenci A1 tuo
trionfo acclameranno. Sva. Quando L'ora fìa giunta, la fatale
accusa Profferisca il tuo labbro! AU - A noi la cura Lascia del
resto. Teo. La superba donna Ed il suo drudo, d'uno stesso
colpo Atterrati cadranno. - mia vendetta! Ad essi morte...
^AU. Il soglio a te s'aspetta. Teo., Lau. e Sva. (a tre)
Sol d'Italia, di luce funesta Splendi in questo bel giorno
sereno. L'atra gioia che m'arde nel seno, La mia sorte rischiara
così. Potrò alfine, a me intorno prostrata, Calpestarti, empia
turba di schiavi. Vili e ignavi! Già l'ora è sonata, Di vendetta
già corrono i dì. (partono per opposti lati) La gran pianura di
Pavia: si scorge a grande lontananza la città presso a cui scorre il
Ticino, e più lontano ancora la ca- tena degli Appenini. Da un lato
s'innalzerà un trono for- mato di trofei d'armi. Sveno, indi
Gualtiero. GuA.Chi veggio? Sveno in questo loco? stolto!
Fuggi! t'invola ai colpi della sorte! Altro scampo non hai...
Taci? Sve. Io t'ascolto. Non ti comprendo. Oua. E che
mai speri? Sve. Morte! Agli infelici altro non resta in
terra. Così tradirmi!... Iniqua donna! Gua. E sei
Uomo... e guerriero! Sve. Un dì lo fui! - M'atterra Or
la sventura. - Ahimè!... perchè vivrei?... (con 'profonda
tristezza) Della sua fede immemore E dell'amor giurato, Essa
i legami infrangere Volle del mio passato. Ma nel troncar quei
vincoli Ch'eterni io pur credea, Senza pietà la rea Anche il
mio cor spezzò. Fonte d'amare lagrime È l'avvenir, lo
sento. Verranno per la misera I dì del pentimento. Ma di quel
giorno infausto, Forse lontano ancora, La sanguinosa aurora,
Gualtiero, io non vedrò! [squilli di trombe; sì comincia a sentire in
lontananza il suono di una marcia trionfale che si va sempre più
avvicinando) Gua. Odi? Sve. {con rabbia) Ei trionfa! Folgori Non
ha per gli empi il cielo! Or gli omicida ammantansi Della virtù col
velo. Gua. Che parli? Sve. Un fero dubbio Mi
tormentava il petto. Ora in certezza cangiasi L' orribile
sospetto. Gua. Che far vorresti? Sve. Nulla. Io
spettator - qui resto. Gua. Ti uccidi! Sve. Il voto è
questo Più ardente del mio cor! Al suono di marcia trionfale
si avanzano i guerrieri, i principi, i sacerdoti, i congiurati, il
popolo.Indi preceduti da una schiera di guardie Amalasunta e Teodato
rivestiti delle insegne reali; poi Lausco, Starano ed altri guer-
rieri. Sveno e Gualtiero si confondono tra la folla; il popolo manda
grida festive. Coro generale Giunta è l'ora - dei Goti
la stella S'oscurava nell'italo cielo; Ma fra breve più
fulgida e bella La vedranno i nemici brillar. E nel fango dovranno
gli ignavi Sempre schiavi - servire e tremar! Lau., Sva. e
Congiurati (a bassa voce tra di loro) (Nel silenzio, nell'ombra
celati Già a piombare la folgore è presta... Dee quel
serto di luce funesta Di Teodalo sul capo brillar. Pronti all'opra;
già l'ora è suonata; Gli empi schiavi dovranno tremar!) Ama.
Popolo e prenci, udite il mio pensiero Or tutti voi che a me
giuraste fé, Del mio talamo a parte e dell'impero Ognun saluti
in Teodato il Re! Tutti Viva, viva Teodato! Rintroni TUTTA ITALIA DI
CANTI E DI SUONI E dei Rardi l'accento ispirato dica al mondo i dettami
del fato. Teo. (in piedi sul trono) Su, mescete in colmi
nappi! La mia gioia ognun divida. Ogni volto qui sorrida
Del contento del suo re! Lau. Sva. e Coro Su, libiamo e
repente rintroni Tutta Italia di canti e di suoni ; E dei Bardi
l'accento ispirato Narri al mondo i dettami del fato! Sve.
(slanciandosi di mezzo alle turbe Or tutti ascoltatemi: Vo' bevere
anch'io! Le tazze spumeggiano, Esulta il cor mio. Qui dove è
sepolta La salma tradita, Unirò, i sacrileghi, La morte alla
vita! Ama. Sciagurato! Teo. Quai detti! Che sento!
Tutti Vanne, fuggi: raffrena il tuo accento! Sve. Di cantici e suoni
(con impeto) Rintroni la reggia, Il vin che rosseggia È
sangue d'un re! Su, datemi un calice, Lo vuole il destino; Al
prence assassino (additando Teodato) Bevete con me!... Teo. (alzandosi
furibondo) Ah... è troppo! - Guerrieri! Addotto in ceppi Ei
venga, e tosto sia dannato a morte! Ama. (gettandosi ai piedi di
Teodato) Deh, pietade, pietà della sua sorte! Ei delira,
infelice. Guerrieri e Popolo A morte! A morte! Teo. (con voce
terribile respingendo Amalasunta) Per lui preghi? Invan lo speri.
Temi or tu lo sdegno mio. Tutti io leggo i tuoi pensieri, E tuo
sposo e re son io! (* guerrieri si slanciano contro Sveno) Ama.
Deh, fermate, o ciel. Teo. Popolo! Sve. indegno! Teo. L'ultima
ora per gli empi suonò! donna, io t'accuso! (ad Amalasunta)
(al popolo) Per sete di regno Del sangue del figlio costei si
macchiò ! Ama. cielo, e tu il soffri!? Lau., Sva. e Congiurati
(tumultuando) Discenda dal trono! Di cingere il serto più
degna non è! Sve. Ah, l'empio trionfa! Tutti Non speri
perdono! Discenda dal trono! Congiurati Teodato fia
re! Ama. (strappandosi la corona e calpestandola) M'uccidete! il
patibolo è presto. Ecco il serto... ai miei pie lo calpesto! Ma tu,
vile che esulti, paventa! Già la folgore piomba su te! Sve. Sì,
m'uccidi ! Ma larva cruenta (a Teodato) Me nei sogni, alle veglie
vedrai! Sì, m'uccidi, ma ovunqne ne andrai Ombra irata verronne con
te! Teo., Lau., Sva., Congiurati e Coro Traditori, tremate!
Egual sorte Vi riserba al supplizio, alla morte! Empii entrambi!
Tremendo, funesto, Vi colpisce lo sdegno del re! (Amalasunta e
Sveno sono trascinati dai guerrieri, mentre il popolo ed i Congiurati
acclamano Teodato.) Sala semidiroccata di un castello sul lago Trasimeno.
In fondo a destra una scalinata conduce alla terrazza di una
vecchia torre da cui traspare un lembo di cielo, solcato da neri
nu- voloni. - A sinistra pure sul fondo due porte le quali apren-
dosi lasciano vedere il lago. - È notte tempestosa. Una lam- pada
rischiara debolmente la scena. Amalasunta seduta, immersa in un cupo
silenzio: alcune Damigelle le stanno intorno. Dam. (parlando
fra loro) Oh, come rugge la tempesta. Udite? Con sinistro fragor,
del lago i flutti Solleva il vento sibilando, e l'etra La folgore
rischiara... Ama. Ahi... triste idea! Dam. Favella seco stessa... Ah, la
ragione L'infelice smarriva, il dì fatale Che qui all' esiglio la
dannar. Ama. Lo sento... Me chiama il figlio... e, nel
lenzuol funebre Avvolto, un uomo gli è d'accanto..: oh il veggio!
Sveno... Sveno tu sei! Che parli? E puoi Maledirmi così? Ah no, non fìa! Troppo
il vivere è grave all'alma mia! Dam. Geme e soffre... l'atroce sventura [fra
loro) Di sua mente il sereno offuscò. Così buona, sì candida e
pura Già tremendi dolori provò, (le Dam. partono) Ama.
(inginocchiandosi) Signor, che col sangue hai redento Dei
mortali feroci il destino, D'una misera ascolta il lamento, Su lei
volgi lo sguardo divino. Figlio, amici, corona
perdei!... Deh, mi togli, o Signor, questa vita. Tu che padre pei
miseri sei, Deh, perdona alla donna tradita! (si sente un fragore
d'armi che va sempre -più avvicinandosi) Sveno seguito da alcuni
guerrieri romani ed Amalasuitta. SvE. (accorrendo ad Amalasunta)
Ti riveggo... oh gioia! Ama. (indietreggiando con terrore)
Ognora La sua larva appar così. Sve. Di salvarti è tempo ancora. Per
salvarti io venni qui! Oh quante montagne stanotte ho varcato, Per
aspri sentieri, dei lampi al chiarori Tra gli ermi dirupi la mano del
fato »I passi guidava del mio corridori Coll'oro corruppi gli
sgherri inumani; Dell'empio i disegni svelarono a me... Fra poco a
svenarti verranno gli insani. Qui corsi a salvarti o morire con te.
Ama. Deh, taci! Vaneggi che parli di morte? Quest' oggi serena ci
arride la sorte. Sve. (con affetto e rapidamente) Vieni...
fuggiam! Propizia É la tempesta a noi. Vieni... i miei fidi
attendono, Salvare ancor ti puoi! In altre terre profughi
Scampo securo avremo. Là, ignoti al cielo e agli uomini, Vivere
ancor potremo! (dal fondo entra Gualtiero) Ama. (sempre delirando e
sorridente) Taci... che l'onda aspetta. Azzurro è il ciel sereno. Sull'agile
barchetta, Vieni, ci culli il mar' Vedi, soave e placido
Tramonta il sole, o Sveno. Della mia vita il tramite Voglio così
troncar! Sve. (disperatamente) Infelice!... non m'ode... o
sventura! Ah, ritorna in te stessa!... Gua. (che in quel frattempo
avrà spiato dalla porta in capo allo scalone, accorrendo
rapidamente) V affretta! Già d'armati risuona il
fragor! Sve. (tentando trascinare Àmalasunta) Vieni, ah vieni. Ama. La
lieve barchetta. Sovra il mare ci culli. Gua. Oh terror! Sve. A
forza si tragga! Alcuni Romani (accorrendo da una porta laterale) È
tardi! t'arresta! Già cinto è il castello. Sve. La morte ci
resta! Coro di Goti (interno) S'atterrin le
porte! Gua. Più speme non v'è! Sve. (sguainando la
spada) Guerrieri, a pugnare venite con me! {Sveno getta un
ultimo sguardo sopra Àmalasunta quasi assopita, e parte con Gualtiero ed
i guerrieri) Si ode il lontano cozzo delle armi ed il fragore della
pugna. Damigelle accorrendo atterrite. Dam. Regina, regina.
Deh, sorgi... ti desta; Non odi dell'armi la furia funesta?
Ama. Voi piangete?... sul mio ciglio Ora il pianto inaridì...
(t7 rumore si va sempre più avvicinando) Non sapete? Aveva un
figlio. Era bello... eppur morì. Molti ROMANI attraversano la scena fuggendo
nella mas- sima confusione e gridando) Guerrieri romani
Fuggite! I nemici già infranser le porte!... Fuggite! v' attende
terribile morte. (partono; le donne fuggono anch'esse; la scena resta
deserta) Ama. (sempre immobile e sorridente) Dalla madre
l'han diviso; Poca terra il ricoprì. E la madre dell'
ucciso Più non piange da quel dì!... (il fragore della mischia è al
colmo. Sveno mortalmente ferito si precipita sulla scena, e va a cadere
ai piedi di Amalasunta.Sul limitare della porta in fondo compare
Teodato colla spada sguainata, seguito da Lausco e Svarano.)
Amalasunta, Sveno» Teodato, Lausco, Svarano. La scena è rischiarata
dai lampi. Ama. (nel vedere Sveno moribondo, quasi destandosi da
un sogno) Tu Sveno!... che miro?... Sve. (con voce morente)
Salvarti. voli' io. L'estremo sospiro... tu accogli del cor. Ama. (alzando le
mani al cielo disperatamente) morte, a che tardi? Teo. (con
feroce ironia, avanzandosi) Fia pago il desio!... La morte
che chiedi, io t'arreco! Sve. (tentando sollevarsi) Oh furor !
Teo. Col tuo drudo ai danni miei Qui tessevi inganni
ancora. In mia possa alfine or sei... Di tua morte è giunta
l'ora!... (sguainando il pugnale) Questo ferro, ah tu
noi sai, Il tuo figlio uccise un dì! [Sveno con supremo sforzo a/ferrando
la spada si solleva per slanciarsi su Teodalo, ma fatti alcuni passi
ricade al suolo e muore, - La tempesta rumoreggia colla mas- sima
violenza) TEp. {gettando il suo pugnale ai piedi di Amalasunta) Or
lo prendi. - A te il serbai, Or che il fato si compi ! Ama.
(afferrando il pugnale e sollevandosi in tuono profetico e solenne)
Godi!... ma ascoltami: Vicina a morte, Io la tua sorte
Predico a le! Ancora un anno... Poscia al cospetto Del cielo
- giudice T aspetto - o Re! (si uccide e va a cadere presso il
cadavere di Sveno.) Lau., Sva. Un anno! Teo. (tremante)
I delitti han forse un confine Che il piede dell'uomo varcare non
può?.Guerrieri Goti (prorompendo sulla scena con faci ed armi insanguinate)
Del sangue degli empi-rosseggian le sale; Già cadder svenali -dal nostro
pugnale, E il popol di schiavi - che Italia rinserra Fra i re della
terra - Teodato acclamò! Nome compiuto: Alberto Burgio.
Keywords: dialettica ostrogota, filosofia ostrogota, filosofia aria, filosofia
occidentale – Grice: the east and west --. “Those in a position to know” ostrogoto,
longobardo, ario, ariano, mistica, scuola di mistica, lingua, religione,
l’italia longobarda, l’italia ostrogota -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Burgio” – The
Swimming-Pool Library. Burgio.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Burtiglione. R (Gallipoli). Filosofo italiano. Rocco Buttiglione
Presidente dell'Unione di Centro Durata mandato6 dicembre 2002 – 22 marzo 2014
PredecessoreCarica creata SuccessoreGianpiero D'Alia Segretario dei Cristiani
Democratici Uniti Durata mandato23 luglio 1995 – 6 dicembre 2002 PresidenteRoberto
Formigoni Mario Tassone PredecessoreCarica creata SuccessoreCarica cessata
Segretario del Partito Popolare Italiano Durata mandato29 luglio 1994 – 1º
luglio 1995 PresidenteGiovanni Bianchi PredecessoreMino Martinazzoli
SuccessoreGerardo Bianco Ministro dei beni e delle attività culturali Durata
mandato23 aprile 2005 – 17 maggio 2006 PresidenteSilvio Berlusconi
PredecessoreGiuliano Urbani SuccessoreFrancesco Rutelli Ministro per le
politiche comunitarie Durata mandato11 giugno 2001 – 23 aprile 2005 PresidenteSilvio
Berlusconi PredecessoreGianni Francesco Mattioli SuccessoreGiorgio La Malfa
Vicepresidente della Camera dei deputati Durata mandato7 maggio 2008 – 14 marzo
2013 PresidenteGianfranco Fini Senatore della Repubblica Italiana Durata
mandato28 aprile 2006 – 28 aprile 2008 LegislaturaXV Gruppo parlamentareUnione
di Centro CoalizioneCasa delle Libertà CircoscrizioneLombardia Sito
istituzionale Deputato della Repubblica Italiana Durata mandato15 aprile 1994 –
27 aprile 2006 Durata mandato29 aprile 2008 – 22 marzo 2018 LegislaturaXII,
XIII, XIV, XVI, XVII Gruppo parlamentareXII: - Partito Popolare Italiano (fino
al 4/07/1995) - Centro Cristiano Democratico (dal 4/07/1995) XIII: -
Misto/CDU XIV; XVI: - Unione di Centro XVII: - Scelta Civica per
l'Italia (fino al 10/12/2013) - Per l'Italia (dal 10/12/2013 al
16/12/2014) - Area Popolare (dal 16/12/2014 al 7/12/2016) -
Misto/UDC-IDEA (dal 7/12/2016) CircoscrizioneXII: Lazio 1 XIII-XIV:
Lombardia 1 XVI: Puglia XVII: Campania 1 CollegioXIII: Milano 3 XIV: Milano 10
Sito istituzionale Europarlamentare Durata mandato20 luglio 1999 – 10 giugno
2001 LegislaturaV Gruppo parlamentarePPE CircoscrizioneItalia nord-occidentale
Sito istituzionale Dati generali Partito politicoUnione di Centro (dal 2002) In
precedenza: DC (fino al 1994) PPI (1994-1995) CDU (1995-1998; 1999-2002) UDR
(1998-1999) Titolo di studioLaurea in giurisprudenza Laurea honoris causa in
filosofia UniversitàUniversità degli Studi di Torino Università degli Studi di
Roma "La Sapienza" ProfessioneDocente universitario Rocco Buttiglione
(Gallipoli, 6 giugno 1948) è un politico e saggista italiano. Fratello della
giornalista Angela Buttiglione, è stato segretario del PPI e del CDU,
presidente dell'UDR e dell'UdC. È stato ministro per due volte, parlamentare
europeo e consigliere comunale a Torino. Nella XVI Legislatura
(2008-2013) ha ricoperto l'incarico di vicepresidente della Camera dei
Deputati; nel 2018 si è ritirato dalla politica, non ricandidandosi alle
elezioni. Vive a Roma e insegna Filosofia e Storia delle Istituzioni
Europee presso la Pontificia Università Lateranense[1]. Gli studi e
l'esperienza universitaria Trasferitosi a Torino con la famiglia, vi ha
frequentato il liceo ginnasio Massimo D'Azeglio e ha iniziato giurisprudenza
all'Università degli Studi, laureandosi alla Sapienza - Università di Roma,
allievo del politologo Augusto Del Noce. Ha insegnato filosofia della politica
presso l'Università degli Studi di Teramo e la Libera Università degli Studi
San Pio V di Roma. Nel 1986 fondò con Josef Seifert la International Academy
for Philosophy in the Principality of Liechtenstein, in cui fino al 1994
insegnò filosofia, etica sociale, economia e politica e di cui fu
prorettore[2]; oggi è membro del Senato accademico[3]. Dal 19 gennaio 1994 è
membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali[4]. Nel maggio
dello stesso anno ha ricevuto una laurea honoris causa in filosofia
all'Università Cattolica Giovanni Paolo II di Lublino[5][6]. Ha fatto parte del
comitato scientifico della collana "Temi di diritto europeo" edita da
Il Mulino e del comitato scientifico della Fondazione Augusto Del Noce. È
membro del comitato scientifico della Fondazione Giovanni Paolo II per il
magistero sociale della Chiesa[7]. Carriera politica Dalla DC al PPI: segretario
del Partito Popolare Italiano Nel 1993 il segretario della Democrazia
Cristiana, Mino Martinazzoli, lo chiamò per dare il suo contributo a una
commissione che aveva il compito di definire le linee politiche e morali dei
cattolici. Poco dopo Buttiglione fece parte del nuovo Partito Popolare
Italiano, con cui venne eletto deputato nel 1994. Nel luglio dello stesso anno
al congresso del partito si candida alla segreteria contro l'ala sinistra del
partito rappresentata prima da Giovanni Bianchi poi da Nicola Mancino,
prevalendo su quest'ultimo e divenendo segretario del partito. In tale veste
contribuisce, insieme al segretario del PDS Massimo D'Alema e al leader della
Lega Nord Umberto Bossi, alla formazione, agli inizi del 1995, del Governo Dini
a seguito della crisi politica determinatasi per effetto del contrasto tra
Bossi e Silvio Berlusconi e delle conseguenti dimissioni del suo governo.
Dal PPI al CDU Nella primavera del 1995, in seguito alla discesa in campo di
Romano Prodi alla guida della coalizione di centrosinistra L'Ulivo,
Buttiglione, reagendo all'iniziativa assunta autonomamente da alcuni
maggiorenti del partito a sostegno della candidatura di Prodi, accelera la
svolta verso il centrodestra del PPI e conclude in prima persona un accordo
politico-elettorale con Silvio Berlusconi in occasione delle elezioni regionali
e amministrative dello stesso anno. La decisione del segretario provoca
immediate forti tensioni all'interno del PPI tra la corrente di sinistra,
uscita sconfitta al precedente Congresso e favorevole ad un'alleanza con
L'Ulivo di Prodi e quella capeggiata dallo stesso Buttiglione, orientata invece
all'accordo con il Polo per le Libertà di Silvio Berlusconi. Al
successivo Consiglio Nazionale la mozione di centro-destra venne messa in
minoranza per tre voti. Il Consiglio Nazionale elesse contestualmente
segretario del PPI Bianco, ma Rocco Buttiglione impugnò la decisione del
Consiglio Nazionale davanti al Tribunale Civile di Roma, sostenendo che per
essere rimosso dalla carica di segretario e sostituito con uno nuovo sarebbe
occorsa l'indizione di un nuovo Congresso Nazionale e non la semplice votazione
del Consiglio Nazionale. Il Tribunale diede ragione a Buttiglione,
riconfermandolo segretario del PPI e attribuendogli la sede nazionale di Piazza
del Gesù col simbolo dello scudo crociato, mentre la formazione di Bianco,
assunto il nome di "Popolari Italiani", si alleò con Prodi e usò come
simbolo un gonfalone. Il contenzioso tra le due componenti popolari fu
tacitato grazie a una mediazione politica avvenuta a Cannes con i buoni uffici
del presidente del PPE Martens: a Rocco Buttiglione spettò il simbolo con lo
scudo crociato, che fu adottato dalla nuova formazione politica dei Cristiani
Democratici Uniti mentre alla compagine di Gerardo Bianco, che dovette
rinunciare al simbolo, rimase il nome di Partito Popolare Italiano.[8]
Rocco Buttiglione proseguì pertanto la sua esperienza politica come segretario
del CDU, che alle elezioni politiche del 1996 formò liste uniche con il CCD di Casini,
facendo eleggere Buttiglione alla Camera. L'esperienza dell'UDR Dopo due
anni di opposizione al governo Prodi I, condotta insieme alle altre forze del
centrodestra, nel 1998 il CDU di Rocco Buttiglione partecipa al progetto di
Francesco Cossiga e Clemente Mastella per la nascita dell'Unione Democratica
per la Repubblica (UDR) come terzo polo di centro, alternativo al centrodestra
e al centrosinistra.[9]. Nella nuova formazione Buttiglione assume l'incarico
di presidente del Consiglio nazionale, mentre la segreteria viene attribuita a
Mastella. Nello stesso anno l'UDR, dopo la caduta del primo governo
Prodi, accorda la fiducia al primo governo D'Alema, nel quale ottiene tre
ministeri. Il 10 marzo 1999 però Buttiglione abbandona l'UDR in polemica con la
leadership di Clemente Mastella[10] e torna alla guida del CDU, con il quale
viene eletto al Parlamento europeo nelle elezioni europee del 1999 nelle quali
il suo partito ottiene il 2,1% dei voti. A luglio del 1999 il CDU
fuoriesce anche dalla maggioranza di governo, che non accetta di far proprio il
progetto sulla parità scolastica proposto da Buttiglione.[11]
Parlamentare europeo nel PPE Buttiglione esercita il suo mandato al Parlamento
europeo dal 20 luglio 1999 al 10 giugno 2001, quando si dimette in concomitanza
con le elezioni politiche nazionali. Aderisce al gruppo parlamentare del
Partito popolare europeo e lavora in diverse commissioni e delegazioni. La sua
attività si esplica attraverso la presentazione di alcune interrogazioni e proposte
di risoluzione e interventi in aula. Tra le principali una proposta di
risoluzione contro la concessione di un brevetto sulla clonazione umana
all'Università di Edimburgo e un intervento in aula sull'immigrazione e
l'identità europea.[12] L'UDC Alle elezioni politiche del 2001
Buttiglione è rieletto alla Camera dei Deputati nella coalizione della Casa
delle Libertà nel collegio uninominale Milano 10 (circoscrizione Lombardia
1). Il 6 dicembre 2002, dalla fusione dei tre partiti CCD, CDU e Democrazia
Europea nasce l'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (UDC),
partito del quale è nominato presidente, carica confermatagli nel congresso del
2005 e che conserverà sino al congresso del 2014, al termine del quale gli
succederà Gianpiero D'Alia. Buttiglione ha ricoperto l'incarico di
Ministro per le politiche comunitarie nel Governo Berlusconi II e di Ministro
dei beni e delle attività culturali nel Governo Berlusconi III. La
mancata nomina a Commissario europeo Nel 2004, José Barroso lo incluse nella
sua lista di nomine per la Commissione Barroso I, su indicazione del Governo
Berlusconi II, come commissario per la giustizia, libertà e sicurezza. La
nomina fu respinta dal Parlamento europeo per le posizioni di Buttiglione
sull'omosessualità e il ruolo della donna[13]: «come cattolico considero
l'omosessualità un peccato, ma non un crimine» Nella prima delle audizioni
preliminari avanti la Commissione per le libertà civili, la Giustizia e gli
Affari interni del Parlamento europeo l'europarlamentare olandese Kathalijne
Buitenweg (Sinistra Verde) lo accusò di sostenere posizioni opposte a quelle
della Commissione europea, sostenendo che aver definito in una conferenza
teologica l'omosessualità come "indice di disordine morale"
equivaleva a discriminarla come peccato. Buttiglione si appellò alla
distinzione tra legge e morale affermando che qualunque individuo poteva
ritenere lui un "peccatore", e viceversa, purché il giudizio etico
non avesse effetti legali né minasse i rapporti tra gli individui in quanto
cittadini. Buttiglione dichiarò successivamente di considerare l'omosessualità
un indice di disordine morale, pur dichiarandosi contrario a ogni
discriminazione e dichiarò anche di non poter agire contro la propria coscienza
per ragioni di convenienza politica.[14] Dopo aver appreso la sua
posizione, la commissione si espresse a maggioranza contro la sua nomina. Nei
giorni successivi ad un convegno a Saint-Vincent Buttiglione dichiarò
inoltre: «I bambini che hanno solo una madre e non hanno padre sono figli
di una madre non molto buona. E i bambini che hanno solo un padre non sono
bambini perché un uomo da solo può fare un robot. Ma non può fare
bambini[15][16]» Anche alcuni colleghi del Partito Popolare Europeo iniziarono
a ritirare il loro sostegno (quando non lo osteggiarono apertamente) tanto che
c'era chi temeva per l'esito del voto di fiducia alla commissione Barroso.[17]
Tuttavia la candidatura di Buttiglione fu difesa dal Presidente José
Barroso[18] e dal Partito Popolare Europeo nel suo insieme.[19] Benché il
parere della commissione parlamentare non fosse vincolante, il caso politico
avrebbe indebolito la Commissione Barroso. Il parlamento europeo non poteva
infatti sfiduciare il singolo commissario e vi era il rischio che rifiutasse l'intera
commissione. Così il Governo Berlusconi II il 30 ottobre 2004 decise di
ritirarne la candidatura, proponendo al suo posto Franco Frattini. In
un'intervista a Massimo Giannini sul quotidiano la Repubblica, il Presidente
del Senato Marcello Pera difese Buttiglione, accusando la commissione
parlamentare di pregiudizio anti-cristiano e anti-italiano.[20] Senatore
UDC (2006-08) Alle elezioni politiche del 2006 è stato eletto senatore per le
liste dell'UDC nella regione Lombardia. Il 15 gennaio 2008,ospite a Primo Piano
su Rai 3, si dichiara a favore dell'incompatibilità con l'assunzione della
carica di direzione del CNR per i 67 docenti che avevano espresso il loro
dissenso verso il proprio Rettore nell'invitare papa Benedetto XVI
all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università La Sapienza di
Roma[21]. Consigliere comunale a Torino (2006-08) A maggio 2006 è stato
candidato della Casa delle Libertà a sindaco di Torino, in alternativa al primo
cittadino uscente Sergio Chiamparino dei DS: Buttiglione ha ottenuto 136.134
voti con una percentuale del 29,4%, contro il 66,6% di preferenze per
Chiamparino, risultando così sconfitto al primo turno.[22] Buttiglione ha
ottenuto la carica di consigliere comunale, che ha esercitato presenziando in
consiglio dal giugno 2006 al dicembre 2007. Il 27 febbraio 2008 si è dimesso
dalla carica[23]. Ritorno alla Camera e addio al Parlamento Rieletto con
l'UdC alle elezioni politiche del 2008, il 6 maggio 2008 diviene vicepresidente
della Camera dei deputati. Il 15 luglio 2009 è il primo firmatario della
mozione (poi approvata dalla Camera) che impegna il Governo italiano a
promuovere la stesura e l'approvazione di una risoluzione delle Nazioni Unite
che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi
il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire.[24][25] Alle
politiche del 2013 viene rieletto alla Camera nella circoscrizione Campania per
l'UdC, alleata per l'occasione con la Scelta Civica con Monti per l'Italia,
coagulatasi intorno al Presidente del Consiglio in carica Mario Monti, che era
stato riproposto come candidato presidente anche dall'UdC. A seguito
dello scioglimento dell'alleanza politica tra UdC e Scelta Civica - sancito a
novembre del 2013 dai membri di Scelta Civica più vicini a Monti[26] -
Buttiglione, insieme agli altri eletti dell'UdC, aderisce al gruppo
parlamentare Per l'Italia e insieme a Pier Ferdinando Casini, a febbraio del
2014, riallaccia i rapporti con il centrodestra.[27] I successivi sviluppi
politici portano Buttiglione ad aderire a dicembre del 2014 al neonato gruppo
parlamentare di Area Popolare, che riunisce sia alla Camera che al Senato i
rappresentanti dell'UdC e dell'NCD e di cui è vicecapogruppo vicario alla
Camera. Dopo l'uscita dell'UdC da Area Popolare, i deputati dell'Unione
di Centro aderiscono al Gruppo misto e costituiscono la componente UDC-IDEA, in
rappresentanza della quale Buttiglione è nominato vicepresidente del Gruppo
misto. Dopo 24 anni di presenza ininterrotta in Parlamento, non si
ricandida alle elezioni politiche del 2018, lasciando la politica e tornando
all'attività accademica; assume successivamente la direzione della Cattedra di
filosofia presso la Pontificia Università Lateranense nella Città del
Vaticano.[28] Opere Avvenimento cristiano e fenomeno rivoluzionario.
Lezioni sul marxismo. Testi del seminario condotto presso l'Universita
Cattolica di Milano, 22-25 febbraio 1972, Milano, Comunione e liberazione,
1972. I cattolici e la crisi della società italiana, con Augusto Del Noce,
s.l., s.n., 1977. Dialettica e nostalgia, Milano, Jaca Book, 1978. La crisi
dell'economia marxista. Gli inizi della Scuola di Francoforte, Roma, Studium,
1979. Il pensiero di Karol Wojtyla, Milano, Jaca Book, 1982. L'uomo e il
lavoro. Riflessioni sull'enciclica "Laborem Exercens", Bologna, CSEO
biblioteca, 1982. Metafisica della conoscenza e politica in S. Tommaso
d'Aquino, Bologna, CSEO, 1985. Nuova evangelizzazione e dottrina sociale,
Milano, Scuola di dottrina sociale, 1988. Cattolici e politica, con Augusto Del
Noce, Milano, Scuola di dottrina sociale, 1988. La famiglia, un soggetto di
azione sociale, testo di una lezione tenuta il 7 maggio 1987, in Luigi
Giussani, Luigi Negri, Rocco Buttiglione, La famiglia, Milano, Quaderni di
Litterae Communionis, n.3 1988 Traduzione italiana e saggio introduttivo a
Josef Seifert: Essere e persona, Milano, Vita e Pensiero, 1989 Augusto Del
Noce. Biografia di un pensiero, Casale Monferrato, Piemme, 1991. ISBN
88-384-1582-X La crisi della morale, Roma, Dino, 1991. L'uomo e la famiglia,
Roma, Dino, 1991. Il problema politico dei cattolici. Dottrina sociale e
modernità, Casale Monferrato, Piemme, 1993. ISBN 88-384-1979-5 Giustizia e
politica tra prima e seconda Repubblica, con Mario Luzi, Formello, SEAM, 1998.
ISBN 88-8179-076-9 Il pensiero dell'uomo che divenne Giovanni Paolo II, Milano,
Mondadori, 1998. ISBN 88-04-45382-6 Meridione. La grande occasione, a cura di e
con Giuseppe Nistico e Antonio Marzano, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2001.
ISBN 88-498-0132-7 I cattolici liberali nell'attuale contesto politico, Soveria
Mannelli, Rubbettino, 2007. ISBN 978-88-4982-018-8 Lo stato della democrazia
nel mondo, con Gianfranco Fini e Carlo Galli, Roma, Armando, 2011. ISBN
97888-6081-812-6 La sfida. Far politica al tempo della crisi, Soveria Mannelli,
Rubbettino, 2012. EAN 9788849833720 Sulla verità soggettiva. Esiste
un'alternativa al dogmatismo e allo scetticismo?, Soveria Mannelli, Rubbettino,
2015. ISBN 9788849842104 Risposte (amichevoli) ai critici di Amoris Laetitia,
Milano, Ares, 2017. ISBN 978-88-8155-746-2 Note ^ Cattedra Filosofia e Storia
delle Istituzioni Europee, su Pontificia Università Lateranense. URL consultato
il 27 marzo 2023. ^ (DE, EN) about us, su iap.li, IAP. URL consultato il 2
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gruppo UDR e aderisce al gruppo misto, su leg13.camera.it. ^ Buttiglione via
dalla maggioranza, su archiviostorico.corriere.it. ^ Parlamento europeo IV
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della mozione Buttiglione sull'aborto ^ Il dibattito alla Camera sulla mozione
Buttiglione[collegamento interrotto] ^ I popolari abbandonano Monti, su
ilfattoquotidiano.it. ^ Di nuovo con Berlusconi per colpa di Renzi, su
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ALLA FILOSOFIA | Online-News, su www.online-news.it. URL consultato il 4
febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2018). Voci
correlate Angela Buttiglione Europarlamentari dell'Italia della V legislatura
Governo Berlusconi II, III Altri progetti Collabora a Wikiquote Wikiquote
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esterni Buttiglióne, Rocco, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. Modifica su Wikidata Paola Salvatori, BUTTIGLIONE,
Rocco, in Enciclopedia Italiana, VI Appendice, Istituto dell'Enciclopedia
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su Senato.it - XV legislatura, Parlamento italiano. Modifica su Wikidata Rocco
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Buttiglione Centro Studi Politici e Sociali "F. M. Malfatti", su
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a Bruxelles (PDF), su acton.org. URL consultato il 3 dicembre 2006 (archiviato
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acton.org. URL consultato il 3 dicembre 2006 (archiviato dall'url originale il
12 aprile 2016). traduzione inglese degli interventi in altra lingua della
prima audizione (PDF), su acton.org. URL consultato il 3 dicembre 2006
(archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016). traduzione inglese degli
interventi in altra lingua della seconda audizione, testi integrali in pdf
delle audizioni al parlamento europeo del 5 e 6 ottobre 2004 Ue, due no a
Buttiglione su Giustizia e vicepresidenza, articolo di Repubblica dell'11
ottobre 2004 (FR) Lettera di Jean-Louis Bourlanges, presidente della
Commissione delle Libertà civili, giustizia ed affari interni a José Manuel
Barroso, che informa del voto della sua commissione, che per 25 voti su 28,
respinge la nomina di Rocco Buttiglione, sia pure condizionata a un cambiamento
delle sue attribuzioni PredecessoreMinistro dei beni e delle attività
culturaliSuccessore Giuliano Urbani23 aprile 2005 – 2 maggio 2006Francesco
Rutelli PredecessoreMinistri per le politiche comunitarieSuccessoreGianni
Francesco Mattioli11 giugno 2001 – 22 aprile 2005Giorgio La
MalfaPredecessorePresidente dell'Unione di CentroSuccessore carica istituita6
dicembre 2002 – 22 marzo 2014Gianpiero D'Alia PredecessoreSegretario dei
Cristiani Democratici UnitiSuccessore carica istituita23 luglio 1995 – 6
dicembre 2002carica dissolta[1] ^ I Cristiani Democratici Uniti confluiscono
nell'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro. PredecessoreDirettore
de Il SabatoSuccessore Alessandro Banfi1993V · D · M Segretari del Partito
Popolare Italiano Controllo di autoritàVIAF (EN) 54954378 · ISNI (EN) 0000 0001
1507 1037 · SBN CFIV014963 · BAV 495/78851 · LCCN (EN) n78075983 · GND (DE)
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HE) 987007259241505171 · CONOR.SI (SL) 185285731 Portale
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della XV legislatura della Repubblica ItalianaDeputati della XII legislatura
della Repubblica ItalianaDeputati della XIII legislatura della Repubblica
ItalianaDeputati della XIV legislatura della Repubblica ItalianaDeputati della
XVI legislatura della Repubblica ItalianaDeputati della XVII legislatura della
Repubblica ItalianaPolitici italiani del XX secoloPolitici italiani del XXI
secoloSaggisti italiani del XX secoloSaggisti italiani del XXI secoloNati nel
1948Nati il 6 giugnoNati a GallipoliEuroparlamentari dell'Italia della V
legislaturaGoverno Berlusconi IIGoverno Berlusconi IIIMilitanti cattolici
italianiMinistri della cultura della Repubblica ItalianaMinistri per il
Coordinamento delle Politiche dell'Unione Europea della Repubblica
ItalianaVicepresidenti della Camera dei deputatiPolitici del Partito Popolare
Italiano (1994)Politici dei Cristiani Democratici UnitiPolitici dell'Unione
Democratica per la RepubblicaPolitici dell'Unione di CentroStudenti della
Sapienza - Università di RomaStudenti dell'Università degli Studi di
TorinoMembri della Pontificia accademia delle scienze sociali[altre]. Uomo
politico italiano. Filosofo e politologo, professore universitario, è segretario
del Partito popolare italiano, e fondatore dei Cristiano democratici uniti.
Deputato, parlamentare europeo, due volte ministro, ha sempre portato avanti la
difesa della dottrina cattolica e sostenuto posizioni di centro-destra. È stato
vicepresidente della Camera dal 2008 al 2013.
Vita e attività Allievo di A. Del Noce, professore di scienza della
politica presso l'Università San Pio V di Roma (dal 2000), fu tra i principali
esponenti del movimento di Comunione e liberazione, al cui settimanale, Il
Sabato, collaborò tra il 1978 e il 1984. Deputato dal marzo 1994, nel luglio
successivo sostituì M. Martinazzoli nella carica di segretario del Partito
popolare italiano, prevalendo sull'esponente di sinistra, N. Mancino.
Intenzionato inizialmente a rilanciare il ruolo del PPI quale elemento
equilibratore degli opposti schieramenti, B. pose al tempo stesso le premesse
per un'alleanza con le forze di centrodestra (CCD, Forza Italia e Alleanza
nazionale). Tale indirizzo, proposto ufficialmente in vista delle elezioni
regionali della primavera del 1995, provocò tuttavia la scissione del partito
in due tronconi contrapposti. B., con la componente favorevole alla sua linea
politica, diede vita nel luglio successivo al partito dei Cristiani democratici
uniti, di cui fu eletto segretario. Nel febbraio 1998 partecipò con F. Cossiga
alla nascita di una nuova formazione politica, l'Unione democratica per la
Repubblica, nella quale confluì il CDU, che garantì il suo appoggio al governo
di centrosinistra guidato da M. D'Alema (ottobre 1998). Assunto l'incarico di
presidente dell'esecutivo nazionale dell'UDR, B. lasciò tuttavia il partito
nell'aprile 1999 e ricostituì come formazione autonoma il CDU, di cui assunse
nuovamente il ruolo di segretario, ricollocandolo nel luglio successivo nello
schieramento di centrodestra. Nel giugno 1999 fu eletto parlamentare europeo.
In vista delle elezioni politiche del maggio 2001 promosse, sempre nell'ambito
della coalizione di centrodestra, la formazione di una lista unica con il CCD
denominata Biancofiore, che ottenne alla Camera il 3,2% dei voti (quota
proporzionale). Nel governo presieduto da S. Berlusconi è stato ministro senza
portafoglio per le politiche comunitarie (2001-2005) e ministro per i Beni e le
Attività culturali (2005-2006). La sua candidatura alla Commissione Europea
venne respinta dal Parlamento europeo a causa delle sue posizioni, ritenute
eccessivamente conservatrici. Candidato a sindaco di Torino per la Casa delle
libertà, è stato sconfitto da S. Chiamparino, sindaco uscente. Alle elezioni
politiche del 2008 e del 2013 è stato eletto deputato con l’UDC. Dal 2008 al
2013 è stato vicepresidente della Camera. -ALT
Opere Tra i suoi scritti: La crisi dell'economia marxista. Gli inizi
della scuola di Francoforte; L'uomo e il lavoro. Riflessioni sull'enciclica
"Laborem exercens"; Augusto Del Noce. Biografia di un pensiero; Il
problema politico dei cattolici: dottrina sociale e modernità; Valori e
riforme: per una politica di centro; Il pensiero dell'uomo che divenne Giovanni
Paolo II; Giustizia e politica tra prima e seconda Repubblica (con Mario Luzi).Nome
compiuto: Rocco Burtiglione. Refs. Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P.
Grice, “Grice e Burtiglione,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza,
Liguria, Italia.
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