GRICE ITALO A-Z B BR
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice e Braibanti – filosofia italiana –Luigi Speranza (Fiorenzuola d’Arda). M. Castell’Arquato. Filosofo italiano
-- è stato uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano. Intellettuale,
partigiano antifascista e poeta,[2] nella sua vita si è occupato di arte,
cinema, politica, teatro e letteratura, oltre a essere un appassionato
mirmecologo.[3] Biografia Infanzia e giovinezza Nasce e trascorre l'infanzia a
Fiorenzuola d'Arda, in provincia di Piacenza, accompagnando spesso il padre
medico condotto nei ripetuti spostamenti attraverso la provincia piacentina,
dove ben presto scopre la centralità del mondo naturale e sviluppa un pensiero
acuto e radicale in tema di ecologia e salvaguardia dell'ambiente, rispetto
della vita animale e un particolare interesse per i costumi degli insetti
sociali: formiche, api e termiti. In pieno periodo fascista vive "in una
famiglia illuminata e ferma nel rifiuto di ogni situazione autoritaria e
clericale"[4]. Tra i sette e gli otto anni inizia a scrivere i primi testi
poetici. Tra i suoi interessi scolastici vi sono Dante, Petrarca, Carducci,
Pascoli e D'Annunzio, ma soprattutto Leopardi e Foscolo, ed è in quel periodo
che inizia la sua attività poetica, abbandonando subito la rima e le tradizioni
stilistiche per scrivere "poesie in libertà"[5]. Di allora sono anche
i primi tentativi teatrali (Amneris), i primi dialoghetti filosofici (Il veglio
della montagna) e i primi "inni alla natura". Dal 1937 al 1940 a
Parma frequenta il Liceo classico Romagnosi dove ha come insegnante, tra gli
altri, Ferdinando Bernini. Studente eccellente, Braibanti ottiene l'esonero dal
pagamento delle tasse. Il 27 novembre 1939 scrive e distribuisce
clandestinamente a scuola un manifesto, rivolto a "tutti gli uomini
vivi", in cui invita i compagni di liceo a unirsi e organizzarsi contro la
dittatura fascista.[6] Dopo gli studi liceali a Parma si trasferisce a Firenze
e si iscrive alla facoltà di filosofia. Qui nasce l'amore per Leonardo,
Giordano Bruno e soprattutto Spinoza. Inizia a dedicarsi ai collage e agli
assemblage, spesso secondo la tecnica degli objets trouvés, mentre
l'osservazione delle formiche comincia a precisarsi in un interesse che mira a
essere sempre più scientifico. Il periodo fiorentino della Resistenza
partigiana Dal 1940 prende parte alla Resistenza partigiana a Firenze,
partecipa alla nascita dei primi movimenti intellettuali antifascisti, aderisce
al movimento "Giustizia e libertà" e nel 1943 al Partito Comunista
clandestino, insieme con Gianfranco Sarfatti, Teresa Mattei (Chicchi), Renzo
Bussotti e altri. Alla base della decisione non vi sono divergenze ideologiche
con gli azionisti, bensì il desiderio di "conoscere un'altra
classe"[7]. Il Partito Comunista infatti, a differenza di "Giustizia
e libertà", era soprattutto il partito della classe operaia, che
"portava su di sé il peso più grande della lotta di classe: "[…] io
che venivo da una classe sociale diversa ho voluto far miei le forme e gli
scopi della lotta antifascista partendo appunto dalle necessità improrogabili
del mondo del lavoro"[7]. Durante la guerra Braibanti viene arrestato due
volte[8]: la prima nel 1943 in seguito a una retata che coinvolge anche il
futuro segretario repubblicano Ugo La Malfa. Viene scarcerato il 25 luglio
quando, alla caduta del fascismo, Pietro Badoglio diede l'ordine di liberare
prima i docenti e poi gli studenti, mentre molti tra i "comunisti adulti"
arrestati, in seguito saranno fucilati dai tedeschi dopo l'8 settembre. Il
secondo arresto avviene nel 1944, insieme con Sandro Susini, Mario Spinella e
Zemiro Melas (Emilio), per opera dei repubblichini della Koch-Carità[8]. Tutti
i suoi scritti fino al 1940 furono sequestrati dalle truppe delle SS italiane e
furono perduti per sempre[9]. Gli anni del dopoguerra Nel 1946 è tra gli
organizzatori del Festival mondiale della gioventù che si svolge l'anno
successivo a Praga e diviene collaboratore del PCI in qualità di responsabile
della Gioventù Comunista toscana. Nel 1947 abbandona la politica attiva
dimettendosi da tutti i suoi incarichi con una poesia pubblicata sulla rivista
Il Ponte, che iniziava con la frase: "Non è un addio ma un congedo".
Declina l'invito di Botteghe Oscure a cambiare idea ritenendo di "non
essere un politico". Il dopoguerra è anche il periodo in cui si laurea in
filosofia teoretica con una originale ricerca sul tema del grottesco,
"inteso come crisi dell'ideale, e quindi come terra di mezzo fra il
tragico e il comico"[10]. Il laboratorio artistico di Castell'Arquato
L'abbandono della politica coincide con la scelta di dedicarsi ai vari aspetti
culturali, in primo luogo quelli artistici. Sempre nel 1947 inizia l'esperienza
comunitaria del Torrione Farnese di Castell'Arquato, un laboratorio artistico
con Renzo e Sylvano Bussotti, Roberto G. Salvadori, Fiorenzo Giorgi e altri,
che per sei anni diviene uno studio ceramistico e polivalente. Le opere del
Torrione Farnese sono state esposte in varie mostre in molte città americane ed
europee, tra cui una massiccia partecipazione alla Triennale di Milano. A
questo punto finalmente Braibanti può dedicarsi alla poesia, alla scrittura di
opere teatrali, a sceneggiature, ma anche ai suoi formicai artificiali e a un
profondo contatto con la realtà ecologica del tempo. A quel periodo risalgono i
testi che confluiranno nei quattro volumi della raccolta intitolata Il circo
(Atta, 1960), l'inizio dell'operazione cinematografica intitolata Pochi stracci
di sole, rimasta irrealizzata, ma che anni dopo troverà una continuazione nei
film Orizzonte degli eventi e Morphing e nelle sceneggiature de Il pianeta di
fronte e Colloqui con un chicco di riso. A un certo punto l'amministrazione
comunale di Castell'Arquato non rinnovò più il contratto d'affitto per la
torre. Il laboratorio venne chiuso e ogni membro iniziò un percorso indicato
dalle proprie tendenze culturali e artistiche. Il giudizio di Carmelo Bene
Carmelo Bene, in Vita di Carmelo Bene, disse di Braibanti: "Un genio
straordinario. C'intendemmo subito. "Vieni a trovarmi a Fiorenzuola
d'Arda", mi aveva detto. Abitava in una torre molto bella. Aveva un
formicaio che curava maniacalmente. Sapeva tutto delle formiche e di molte
altre cose. Passai da lui dopo la vacanza veneta. Una settimana insieme a un
altro pazzo, il suo editore, progettando spettacoli su palloni aerostatici a
Portofino, sopra le teste dei miliardari in vacanza. Dormivo in camera sua, su
questi letti Ottocento in radica. Uno dei miei tanti padri. Mi sentì un giorno
che leggevo Campana. "Il più grande poeta italiano", disse. M'insegnò
con quella sua vocetta a leggere in versi, come marcare tutto, battere ogni
cosa. Gli devo questo, tra l'altro. Non è poco. Progettavamo insieme come demolire
la convenzione teatrale e letteraria italiana"[11]. Gli anni romani Nel
1956 Aldo Braibanti partecipa ai lavori per il congresso nazionale del PCI, ma
il suo intervento è molto polemico in relazione ad alcuni aspetti di certo
stalinismo diffuso. Per questo non viene ammesso tra i delegati. Braibanti
abbandona gli schieramenti partitici, pur restando rispettoso dei rapporti
fraterni con i suoi vecchi compagni della Resistenza e della conseguente
politica.[12] Nel 1960 Eugenio Cassin, conosciuto durante il periodo della
Resistenza fiorentina, distribuisce tramite Schwarz editore i quattro volumi de
Il circo e altri scritti: il primo contiene poesie dal 1940 al 1960, il secondo
e il terzo opere teatrali, il quarto saggi e vari scritti. Dello stesso anno
sono l'opera Guida per esposizione e la traduzione in italiano del Giornale di
bordo di Cristoforo Colombo (1960). Nel 1962 si sposta a Roma. In quel periodo
lavora a teatro con il giovane Carmelo Bene, riprende le collaborazioni con
Sylvano Bussotti e Vittorio Gelmetti, collabora per un breve periodo alla
fondazione dei Quaderni Piacentini insieme con i fratelli Piergiorgio e Marco
Bellocchio. La collaborazione con Gelmetti riprende per la versione radiofonica
del suo lavoro teatrale Ballata dell'Anticrate, che sarà trasmessa da Radio 3
nel 1979. Fino al 1968 Braibanti lavora su una complessa operazione teatrale
dal titolo Virulentia: "una catena di spettacoli monografici che chiamavo
"bandi", e che alla fine sarebbero sfociati nel gioco di specchi di una
sceneggiatura cinematografica"[13]. Tra il 1967 e il 1968 infatti porta su
pellicola con Alberto Grifi il film Transfert per kamera verso Virulentia.
"Virulentia sviluppava in particolare il rapporto tra persuasione e
violenza, e tra persuasione palese e persuasione occulta"[13]. Era il
periodo in cui in Italia arrivavano gli spettacoli del Living Theatre e di
Grotowski, molto diversi dall'opera di Braibanti, che ebbe un grande impatto
soprattutto nell'ambiente romano. "Ogni bando di Virulentia si svolgeva in
una serie di tableaux vivants, nei quali la deconcentrazione e la meditazione
producevano una serie di "percorsi liberi", attraverso i quali alla
fine si ricomponeva la proposta testuale. Si trattava di un teatro nel quale
anche la parola svolgeva un ruolo gestuale"[14]. Il lavoro su Virulentia
viene illustrato dallo stesso Braibanti in alcuni dei saggi presenti in Impresa
dei prolegomeni acratici. Nel 1967 a Roma tiene una mostra di assemblages
insieme a Giampaolo Berto. È il 1968 quando il giudice legge la sentenza del
tristemente famoso "caso Braibanti". Il caso Braibanti Giunto a Roma
nel 1962, Braibanti continua la sua ricerca e per un anno e mezzo chiede e
ottiene la collaborazione dell'amico Giovanni Sanfratello, un giovane di 23
anni che aveva conosciuto nel periodo del laboratorio artistico del Torrione
Farnese di Castell'Arquato: "...mi sono spostato a Roma, e Giovanni
Sanfratello mi accompagnò, perché venendo a Roma poteva difendersi meglio dalle
pressioni assurde del padre, dovute a ragioni religiose, ideologiche e
politiche. I Sanfratello, anche loro piacentini, erano ultraconservatori,
cattolici e tra i più fascisti, e non riuscivano ad accettare che il loro
figlio potesse scegliere una vita tanto diversa dalla loro"[15]. Il 12
ottobre 1964 Ippolito Sanfratello, padre di Giovanni, presenta denuncia alla
Procura di Roma contro Braibanti: l'accusa è di plagio. In pratica, Braibanti
veniva accusato da Sanfratello di aver influenzato suo figlio e di avergli
imposto le proprie visioni e i propri principi. In realtà, s'intendeva
perseguire la relazione omosessuale dei due[2]. I primi di novembre, quattro
uomini irrompono nella pensione romana in cui i due erano ospitati e portano
via Giovanni con la forza, in una macchina dove era presente anche il padre:
Giovanni sarà trasferito prima a Modena in una clinica privata per malattie
nervose, poi al manicomio di Verona dove subirà, secondo Alberto Moravia,
"un grande numero di elettroshock e vari shock insulinici. Tutto questo
contro la sua volontà, tenendolo isolato dai suoi amici, dai suoi avvocati e da
chiunque avesse ascoltato le sue ragioni"[16]. Giovanni dopo 15 mesi di
internamento fu dimesso, con una serie di clausole che andava dal domicilio
obbligatorio in casa dei genitori al divieto di leggere libri che avessero meno
di cento anni. Giovanni Sanfratello, nonostante tutto, al processo dichiarò di
"non essere stato soggiogato dal Braibanti"[17]. Ma coloro che
denunciarono il cosiddetto plagio non diedero nessun valore alle dichiarazioni
spontanee di Giovanni. Il pubblico ministero arrivò a dichiarare che: "Il
giovane Sanfratello era un malato, e la sua malattia aveva un nome: Aldo
Braibanti, signori della Corte! Quando appare lui tutto è buio"[17]. Venne
dato peso invece alle dichiarazioni di un diciannovenne, Piercarlo Toscani, col
quale Aldo Braibanti aveva fatto alcuni viaggi per l'Italia nell'estate del
1960. Il ragazzo lo accusò, dichiarando tra le altre cose: "Il Braibanti
aveva tentato di introdursi nella mia mente con le sue idee politiche, cioè
comunismo in nome di una libertà superiore e ateismo [...] cominciò ad
impedirmi le letture di svago a me usuali […] tali impedimenti non erano su
basi di una prepotenza esteriore, ma sulla base di una prepotenza interiore,
intellettuale, che è molto più forte dell'altra"[17]. Alcuni giornali
della destra ufficiale si scagliano contro quello che chiamano "il
professore", "il mostro", "l'omosessuale". Braibanti
in aula, attesa della sentenza Dopo un processo durato quattro anni, nel 1968,
Aldo Braibanti viene condannato a nove anni di reclusione[18], divenuti quattro
in appello[19], pena confermata in Cassazione[20]. Scontò due anni di carcere,
mentre gli altri due gli furono condonati perché partigiano della
Resistenza[21]. Questa condanna ebbe una grande eco nella stampa
internazionale, che evidenziò la profonda anomalia del reato contestato e della
sua gestione da parte del sistema processuale italiano[22]: del resto, la
controversa[23] norma sul plagio, introdotta nel codice penale durante il
periodo fascista da Alfredo Rocco, portò nel dopoguerra a una condanna in
questo unico caso. Tale reato fu dichiarato incostituzionale in un altro caso,
circa vent'anni dopo, senza essere più stato contestato; al clima sfavorevole
avrebbe contribuito anche l'acceso dibattito scatenato dalla condanna di
Braibanti[24]. La condanna suscitò ampia eco in tutta Italia: a favore di
Braibanti si mobilitarono Alberto Moravia, Elsa Morante, Umberto Eco, Pier
Paolo Pasolini, Marco Bellocchio, Adolfo Gatti, Giuseppe Chiari e numerosi
altri intellettuali e uomini e donne di cultura[25]. Il quotidiano del Partito
Comunista Italiano, l'Unità, lo difese con grande determinazione, tanto che il
giorno della condanna apparve in prima pagina un editoriale del suo direttore
Maurizio Ferrara, anche lui ex partigiano, in cui si denunciava il clima
oscurantistico che il processo evocava.[26] Si mobilitarono anche i radicali di
Marco Pannella, che fu denunciato per calunnia nei confronti del pubblico
ministero del processo di primo grado contro Braibanti e sostenne a sua volta
un processo per questo motivo all'Aquila[27]. Subito dopo la sentenza Pier
Paolo Pasolini scriverà: "Se c'è un uomo «mite» nel senso più puro del
termine, questo è Braibanti: egli non si è appoggiato infatti mai a niente e a
nessuno; non ha chiesto o preteso mai nulla. Qual è dunque il delitto che egli
ha commesso per essere condannato attraverso l'accusa, pretestuale, di plagio?
Il suo delitto è stata la sua debolezza. Ma questa debolezza egli se l'è scelta
e voluta, rifiutando qualsiasi forma di autorità: autorità, che, come autore,
in qualche modo, gli sarebbe provenuta naturalmente, solo che egli avesse
accettato anche in misura minima una qualsiasi idea comune di intellettuale: o
quella comunista o quella borghese o quella cattolica, o quella, semplicemente,
letteraria... Invece egli si è rifiutato d'identificarsi con qualsiasi di
queste figure - infine buffonesche - di intellettuale".[28] L'attore
Carmelo Bene dirà nel 1998: "Un fatto ignobile. Uno dei tanti petali di questo
fiore marcito che è l'Italia. Fu condannato per un reato mai tirato in ballo
fino ad allora. Il plagio. Per giunta ai danni di un maggiorenne... Tutto è
plagio, che scoperta! Qualunque soggetto pensante e parlante è quotidianamente
sottoposto a plagio. In seguito, sempre troppo tardi, questo reato fu
cancellato dal codice penale. Contro Braibanti si scatenò la rappresaglia del
sociale, la vendetta delle masse. Era l'intellettuale migliore che avesse
l'Italia all'epoca. Aveva interessi pittorici, letterari, musicali. Profeta in
anticipo di trent'anni. Fu uno dei primi a condannare il consumismo. I
"diversi" dichiarati allora in Italia si contavano. Lui, Pasolini,
pochi altri"[29]. Mentre lo stesso Braibanti nello scritto Emergenze
ricorderà, trentacinque anni dopo: "Quel processo, a cui mi sono sentito
moralmente estraneo, mi è costato due nuovi anni di prigione, che però non sono
serviti a ottenere quello che gli accusatori volevano, cioè distruggere
completamente la presenza di un uomo della Resistenza, e libero pensatore, ma
tanto disinserito dal mondo sociale da essere l'utile idiota adatto a una
repressione emblematica. Purtroppo la colpevole superficialità di gran parte
dei media ha cercato da allora di etichettarmi in modo talmente odioso che per
reazione ho finito col chiudermi sempre più in un isolamento di protesta, fuori
da ogni mercato culturale." Gli anni in prigione In prigione Braibanti
continua la sua attività di poeta, scrivendo un'opera teatrale dal titolo
L'altra ferita in cui riporta in chiave moderna l'avventura del Filottete di
Sofocle, e che verrà rappresentata da Franco Enriquez nel 1970, con la musica
elettronica di Pietro Grossi e le scenografie di Lele Luzzati. Altri scritti
furono inseriti nella raccolta di saggi pubblicata sempre nel 1970, a cura
della Finzi-Ghisi, che ha come titolo Le prigioni di stato. Aldo Braibanti in
un'intervista del 1985 a Roma Le opere dal 1971 alla morte Uscito di prigione,
riprende il ciclo di Virulentia, ma presto lo abbandona per un nuovo ciclo di
laboratorio teatrale, Ballate dell'Anticrate, che diventano presto anche una
serie di sceneggiati radiofonici, preceduti da Lo scandalo dell'immaginazione e
seguiti dalle Stanze di Azoth. Braibanti porta avanti il lavoro teatrale come
un laboratorio e le varie opere sono legate da "una sorta di canone
infinito, che faceva di tutte le opere teatrali una sola proposta
continua"[14]. Per questo i suoi spettacoli non avevano repliche, ma
rappresentazioni uniche che Braibanti interpreta come "il momento di saturazione
del laboratorio"[14]. Così accade a opere come Il Mercatino, presentato a
Cagliari negli anni settanta, a Theatri epistola, presentato a Segni negli anni
ottanta. Nel 1979, in occasione di una mostra di assemblages a Firenze pubblica
l'opera-catalogo Objets trouvés, sempre negli anni ottanta collabora con la
rivista "Legenda" nella quale pubblica sette prose d'arte. Il 1988 è
l'anno della pubblicazione dell'Impresa dei prolegomeni acratici (Editrice 28,
1988) un testo dalle tematiche variegate: "Della critica storica e di una
rifondazione della pedagogia, ma soprattutto descrivo la crisi di sviluppo che
mi ha portato fuori dalla psicoanalisi classica, per indirizzarmi coerentemente
verso una interpretazione del comportamento più strettamente
biologica"[30]. Impresa dei prolegomeni acratici vuole mettere in luce la
crisi del linguaggio. "Il linguaggio è una fotografia dell'uomo: come
l'uomo tutte le parole nascono, vivono e muoiono".[30] Nel 1985 scrive la
sceneggiatura per il film Blu cobalto[31] per la regia di Gianfranco Fiore
Donati e l'interpretazione tra gli altri di Anna Bonaiuto ed Enrico Ghezzi. Il
film, presentato alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia,
riceve un premio dalla FICE (Federazione Italiana dei Cinema d'Essai) e dalla
Lega Cooperative. Nel 1991 pubblica Pellegrinaggio a Rijnsburg nella sezione
musicale della Biennale di Venezia. Nel 1998 esce Un giallo o mille con testi
poetici e collages. Del 2001 è Frammento Frammenti (edizioni Empirìa) che
raccoglie gran parte delle sue poesie dal 1941 al 2001. Nel 2003 viene
pubblicato Emergenze. Conversazioni con Aldo Braibanti un lungo dialogo con
Stefano Raffo in cui Braibanti ripercorre la sua vita e il suo lavoro di
pensatore libertario: "Chiamo "libertario" chi non si rifugia in
una teoria dei "valori", e riesce senza angoscia a rimettere sempre
tutto in discussione. […] Ogni conoscenza degna di questo nome si muove,
attraverso una memoria selettiva, verso le interminabili praterie del non
conosciuto, negando drasticamente ogni tentazione di inconoscibilità. Ne
consegue una totale relatività di ogni verità, di ogni etica, di ogni estetica.
Etica e conoscenza si identificano nel rispetto e nella difesa della
vita"[occorre la pagina]. Tra i suoi video c'è Orizzonte degli eventi,
realizzato negli anni ottanta. Nel 2005 gli viene comunicato uno sfratto dalla
sua casa in via del Portico di Ottavia a Roma, in cui abitava da quarant'anni,
una vecchia casa al centro di Roma in cui Braibanti viveva con la pensione
sociale minima: dopo un'interrogazione da parte della senatrice Tiziana
Valpiana sulle sue misere condizioni di vita, la costituente Teresa Mattei -
che di Braibanti era stata compagna di prigionia durante il fascismo - con il
sostegno attivo di Franca Rame propone la costituzione di un "Comitato pro
Braibanti", cui aderiscono poi alcuni parlamentari de L'Unione (tra cui
Franco Grillini e Giovanna Melandri) per l'assegnazione del vitalizio in base
alla legge Bacchelli[32], concesso il 23 novembre 2006 dal secondo governo
Prodi. Nel 2008 lo stabile in via del Portico d'Ottavia cambia proprietà e poco
tempo dopo Braibanti e la sua biblioteca composta da migliaia di volumi sono
costretti ad abbandonare la casa[2]. Braibanti passa gli ultimi anni a
Castell'Arquato, tentando di portare a termine le opere il Catalogo degli
amuleti, il Nuovo dizionario delle idee correnti e il lungometraggio video
intitolato Quasi niente[33]. Muore per arresto cardiaco. La sua storia è
raccontata nel film Il signore delle formiche, con la regia di Amelio. Opere Il
circo e altri scritti, (raccolta di opere di teatro, poesie, saggi), Atta, Guida per esposizione, Atta, Le prigioni di Stato, Feltrinelli, 1969 Aldo
Braibanti: objets trouvés, Firenze, Bezuga, 1979. Catalogo della Mostra tenuta
a Firenze nel 1979 Impresa dei prolegomeni acratici, Editrice 28, 1989
Pellegrinaggio a Rijnsburg, nella sezione musicale del Catalogo della Biennale
di Venezia, 1991 Frammento frammenti:, Empiria, Traduzioni Cristoforo Colombo, Il giornale di
bordo, Schwarz, – traduzione dallo
spagnolo Filmografia Transfert per kamera verso Virulentia regia di Alberto
Grifi, dall'operazione teatrale di Braibanti, 1967 Orizzonte degli eventi,
regia e sceneggiatura Il pianeta di fronte, regia e sceneggiatura Colloqui con
un chicco di riso, sceneggiatura Morphing, regia e sceneggiatura, con le
animazioni di Leonardo Carrano, 1995 Blu cobalto sceneggiatura per la regia di
Gianfranco Fiore Donati, con Anna Bonaiuto ed Enrico Ghezzi, 1985 Radio Lo
scandalo dell'immaginazione, scritta e diretta per Radio Rai Le ballate
dell'Anticrate, scritta e diretta per Radio Rai Le stanze di Azoth, scritta e
diretta per Radio Rai La capsula del tempo (mai registrata ma di cui esiste il
testo)[senza fonte] Collaborazioni a riviste IMPRINTING sperimentazione e
lingua 1975-79 La Civiltà Delle Macchine Marcatré Quaderni Piacentini Sipario
Aut-Trib 17139 Nella cultura di massa Il processo contro Braibanti e la stessa
vita dello scrittore sono stati rappresentati in due opere video. La prima è il
docufilm intitolato Il caso Braibanti, diretto da Carmen Giardina e prodotto da
Massimiliano Palmese, che ripercorre i momenti salienti del processo, e che è
stato reso disponibile su RaiPlay.[35] La seconda è il film biografico Il
signore delle formiche, diretto da Gianni Amelio, e anch'esso distribuito in
streaming su RaiPlay.[36] Nel film lo scrittore è interpretato da Luigi Lo
Cascio. Note ^ Letteratura, è morto l'artista e partigiano Aldo Braibanti, in
La Repubblica, 8 aprile 2014. URL consultato il 9 aprile 2014. Aldo Braibanti:
il processo all'omosessualità, su huffingtonpost.it, 9 aprile 2014. URL
consultato il 27 settembre 2020. ^ L'ultimo 'mostro' prima di Valpreda, su
ricerca.repubblica.it, repubblica.it, Raffo e Aldo Braibanti, Emergenze.
Conversazioni con Aldo Braibanti, Piacenza, Vicolo del Pavone, Raffo, p. 46. ^
Cristina Quintavalla, Rosanna Greci e Emanuela Giuffredi, Aldo Braibanti, quel
sei in condotta al Romagnosi di un intellettuale scomodo, in La Repubblica, 12
aprile 2014. URL consultato il 12 aprile 2014. Stefano Raffo, p. 37. Giovanni
Gagliardi, Il caso Braibanti a Venezia 79 con 'Il signore delle formiche'. Una
ferita ancora aperta, La Repubblica, 6 settembre 2022. ^ Alessandro Mancini,
Aldo Braibanti, l'intellettuale distrutto negli anni '60 perché colpevole di
amare un altro uomo, thevision.com, 30 giugno 2021. ^ Stefano Raffo, p. 20. ^
Carmelo Bene e Giancarlo Dotto, Vita di Carmelo Bene, Milano, Bompiani, Pini,
Quando eravamo froci. Gli omosessuali nell'Italia di una volta, Milano, Il
Saggiatore, 2Raffo, p. 49. Stefano Raffo, p. 50. ^ Andrea Pini, p. 181. ^
Alberto Moravia, Sotto il nome di plagio, et al, V. Bompiani, 1969, p. 9.
Lambda, rivista, gennaio-febbraio 1979. ^ Guido Guidi, Aldo Braibanti
condannato a 9 anni tra le proteste dei suoi discepoli, Stampa Sera, 15 luglio
1968, p. 4. ^ Guido Guidi, Braibanti impugna la sentenza anche se lo rimette in
libertà, Stampa Sera, 28-29 novembre 1969, p. 2. ^ Quattro anni al Braibanti,
La Stampa, 1º ottobre 1971, p. 9. ^ Gigi Ghirotti, Braibanti esce dal carcere
con i suoi libri e una tragedia: "Mi ha ispirato Sofocle", La Stampa,
6 dicembre 1969, p. 9. ^ Come rilevato dalla stessa Corte Costituzionale nella
sentenza n. 96 del 9 aprile 1981, in cui al primo punto si legge: "Il
legislatore, prevedendo una sanzione penale per chiunque sottoponga una persona
al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione, avrebbe in
realtà affidato all'arbitraria determinazione del giudice l'individuazione in
concreto degli elementi costitutivi di un reato a dolo generico, a condotta
libera e ad evento non determinato. Il pericolo di arbitrio, sotto il profilo
della eccessiva dilatazione della fattispecie penale, sarebbe tanto più
evidente considerando come il riferimento al "totale stato di soggezione"
può condurre ad una applicazione della norma a situazioni di subordinazione
psicologica del tutto lecite e spesso riconosciute e protette dall'ordinamento
giuridico, quali il proselitismo religioso, politico o sindacale." ^ Si
consideri l'udienza della Corte Costituzionale del 19 dicembre 1979, sul tema
"Il reato di plagio, previsto dal codice Rocco e abolito nel 1981 con una
sentenza della Corte Costituzionale, e l'iniziativa radicale...", in cui
intervennero tra gli altri gli avvocati Mauro Mellini e Rocco Ventre. Gli
interventi dei due relatori sono ascoltabili sul sito di radioradicale. ^ Il
reato di plagio, storia ed evoluzione. La sentenza della Corte costituzionale è
la n. 96 dell'8 giugno 1981. ^ Alberto Moravia et al., Sotto il nome di plagio.
^ Caso Braibanti, quello che Amelio non dice. Ecco l’editoriale di fuoco
dell’Unità contro la condanna. ^ LOTETA, B., “PERVERSIONE DIABOLICA”, 9 aprile
2014, MessinaOra.it. ^ Il caos, su “Il Tempo”, n. 33, 13 agosto 1968. ^ Carmelo
Bene e Giancarlo Dotto, Raffo, p. 52. ^ Out of Sync, Blu cobalto (Gianfranco
Fiore Donati, 1985), 19 maggio 2021. URL consultato il 20 maggio 2024. ^
Scrittori: tante adesioni per legge Bacchelli ad Aldo Braibanti, in Adnkronos, La
storia dietro lo scandalo, gay.it, 19 maggio 2003. ^ Aldo Braibanti, in ANSA, 8
aprile 2014. URL consultato il 9 aprile 2014. ^ Il caso Braibanti, su RaiPlay.
URL consultato il 6 settembre 2024. ^ Ricerca, su RaiPlay. Bibliografia Stefano
Raffo e Aldo Braibanti, Emergenze. Conversazioni con Aldo Braibanti, Piacenza,
Vicolo del Pavone, 2003, ISBN 88-7503-004-9. Virginia Finzi Ghisi, Il caso
Braibanti ovvero un processo di famiglia, s.l., ma Milano, Feltrinelli, 1968. Alberto
Moravia, Umberto Eco, Adolfo Gatti, Mario Gozzano, Cesare Musatti, Ginevra
Bompiani, Sotto il nome di plagio, Bompiani, Milano, 1969. Interventi di
intellettuali italiani a favore di Braibanti. La sentenza Braibanti (atti del
processo), De Donato, Bari, 1969. Jean Pierre Schweitzer, Aldo Braibanti,
Libérez Braibanti! : suivi de Tartuffe et Dom Juan, Les amis de Jules Bonnot,
1971 Gabriele Ferluga, Il processo Braibanti, Zamorani, Torino 2003, ISBN
88-7158-116-4. Monografia sul caso Braibanti, che riesamina il caso in una
prospettiva storico-politica. Andrea Pini, Quando eravamo froci. Gli
omosessuali nell'Italia di una volta, Il Saggiatore, Milano 2011.[ISBN
88-4281-654-X] Umberto Eco, Il costume di casa. Evidenze e misteri
dell'ideologia italiana negli anni sessanta, Bompiani, Milano, 2012. Patrizia
Pacini, Fuori tempo. Intervista ad Aldo Braibanti , Carmignani, Cascina, 2016.
Riccardo Frattolillo, Il teatro di Aldo Braibanti. Il pellegrinaggio di un
dilettante leonardesco tra scritti, formiche e opere, Annales, 2018. Altri
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Radicale. Modifica su Wikidata Stracci citazionali da Impresa dei prolegomeni
acratici, su act-theatret.blogspot.it. URL consultato il 12 aprile 2014. Una
poesia di Aldo Braibanti, pubblicata sul catalogo del Festival VArt 2001 Aldo
Braibanti, breve biografia autorizzata, su nomadica.eu. Felix Cossolo, Il caso
Aldo Braibanti, "Lambda ", 1979. Intervista, da una delle prime
riviste gay italiane. Sotto il nome di plagio: il processo Braibanti Archiviato
il 4 giugno 2006 in Internet Archive.. Intervista a Gabriele Ferluga.
Manipolazione mentale: la sentenza della Corte Costituzionale sul plagio (1981)
– Testo integrale. La sentenza che abrogò il reato di plagio (EN) The Scandal
of The Imagination, video collage by Alessandro Cassin and Awen Films, 2021. Centro Primo Levi NY Psychological
Kidnapping in Italy. The Case of
Aldo B.. By Al Borowitz V · D · M Antifascismo in Italia Portale Biografie
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