GRICE ITALO A-Z B BO
Luigi
Speranza -- Grice e Borelli: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale del moto – origine della vita – fitotropismo, geotropismo,
tacto-tropismo – scuola di Napoli – filosofia napoletana -- filosofia italiana
– Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library
(Napoli).
Filosofo napoletano. Filosofo campanese. Filosofo
italiano. Napoli, Camania. Grice: “I would call Borreli a Griceian; I never
took Sraffa’s rude Neapolitan gesture too seriously, but Borelli, like Vitters,
does – as he notes, a bended wrist can mean, the utterer by moving his hands
this or that way IMPLICATES that p – or q; I certainly allows my ‘utter’ to
cover such cases – ‘express’ – but Borreli is into the mechanics of it!” La ricostruzione
della vita di B. si basa sull'epistolario che B. tiene con Viviani, Marchetti, Magliabechi
e Malpighi. Figlio di Michele Alfonso Alonzo, soldato di fanteria del presidio distaccato
al Castel Nuovo di Napoli. Il padre e processato per aver favorito la fuga di
CAMPANELLA dal Castel Nuovo, e fu condannato alla pena capitale, che gli e poi
commutata nell'esilio a Roma. Questo ultimo sarà il luogo dove B. effettua i
suoi studi diventando allievo di Castelli. Insegna matematica prima a
Messina a Pisa, dove fonda la Societa degl’Investigandi. Si ritira a Roma dove
fonda la Societa dell'Esperienza Fisica-Matematica. A Roma frequenta le lezioni
di idrodinamica di Castelli. Castelli gode di una notevole fama e fu certamente
in quell'occasione che Borelli comincia ad appassionarsi alla fisica e, in
particolare, alla meccanica classica. Chiaramente questo periodo e decisivo per
il suo indirizzo culturale in quanto gli permise di elaborare quella
metodologia di pensiero grazie alla quale lascia impresso il suo nome nella
storia. B. infatti utilizza l'applicazione della matematica della meccanica e
del metodo sperimentale, proprio della scuola galileiana, per risolvere i
problemi biologici. B. u chiamato dal senato accademico dell'Messina, grazie in
parte alla raccomandazione del Castelli, al fine di occupare la nuova lettura
de matematiche. L'Messina lo tenne in gran conto e gli fornì i mezzi per
viaggiare e mettersi in contatto con i professori delle altre università. B.
pubblica la risoluzione di alcuni problemi geometrici di Pietro Emanuele
Scoppia una epidemia in Sicilia che da l'occasione a B. di scrivere la sua
prima opera da medico. L'opera intitolata “Cagioni delle febbri maligne in
Sicilia” e pubblicata a Cosenza. La precisione con la quale B. tratta questa ‘febbre
maligna’ conferma ulteriormente che egli già in precedenza aveva raggiunto
notevoli conoscenze mediche. Lasciò Messina al fine di occupare la cattedra
di matematica a Pisa, conferitagli dal Granduca Ferdinando II. Tenne la sua
prima lezione pisana ma con scarso successo. Non passa molto tempo però che
quegli stessi allievi dovettero ricredersi sulle qualità del maestro. Tra i
suoi più illustri discepoli, merita di essere citato Marchetti. Il soggiorno
pisano si rivela di grandissima importanza al fine di plasmare l'orientamento
scientifico di B. che già alla scuola del Castelli si era andato rafforzando.
Per sottolineare l'importanza del soggiorno pisano è giusto considerare che il
territorio di Pisa ha visto passare i più illustri medici del tempo: Vesalio,
Colombo, Cesalpino, GALILEI (si veda) infine che era stato a Pisa per
conseguire il titolo di dottorato, ma poi finì per insegnare matematica.
Sebbene tra i medici appena nominati Galilei possa sembrare estraneo al loro
campo non bisogna escluderlo del tutto. La tradizione galileiana infatti trae
nuove risorse grazie alla fondazione del Cimento che ha costituito un evento di
notevole importanza per l'evoluzione del progresso scientifico. Della suddetto
Cimento ha parte Viviani, Dati, Segni, Redi, Torricelli, Oliva (di Reggio
Calabria), e B.. Il motto del Cimento e “provando e riprovando”. Col Cimento
viene dato credito al metodo sperimentale galileiano in contrapposizione al
principio di autorità del metodo aristotelico. Borelli da un contributo
notevole a ogni importante esperienza del Cimento. Tozzetti si riferisce a
Borelli come uno dei maggiori luminari del Cimento. B. pubblica “L’Euclides
restitutus” di notevole importanza matematica. Sccessivamente si dedica alla
traduzione del “Dei conici” di Apollonio. Pisa si presenta come il teatro di
una epidemia di febbri. B.studia questo morbo e ne fa una descrizione in alcune
lettere che inviò a Malpighi. Pubblicò il De rerum usu, completando le
osservazioni anatomiche del Bellini L. con delle osservazioni fisiologiche.
Si
occupa anche di astronomia, in particolare della cometa che era apparsa. Nel
Theoricae medieorum planetarum ex causis phisicis deductaem si interessa del
movimento dei satelliti di Giove. B., parallelamente alle esperienze di
matematica e fisica, si occupa di anatomia e soprattutto di fisiologia. Queste
ultime esperienze gli sono di estremo aiuto per la successiva elaborazione del
De motu animalium. Sia l'anatomia che la fisiologia compiono in questi momenti
dei progressi significativi, soprattutto grazie all'applicazione del metodo
sperimentale alla fisiologia (Harvey con la dimostrazione della circolazione
del sangue). In questo period, l'intento principale è quello di abbandonare il
cieco empirismo al fine di porre le basi di quella che sarà la medicina moderna.
Sotto questi auspici nasce, grazie anche a B., un nuovo movimento, la
scuola iatro-meccanica che agli inizi viene anche chiamata scuola iatro-matematica.
Tuttavia, già sorgeno i primi dissidi e le prime inimicizie tra i membri del
Cimento; B. e in dissidio soprattutto con Viviani, per cui cominciava a
maturare il convincement odi ritornare a Messina. B. scrive al Principe
Leopoldo e manifesta l'intenzione di lasciare Pisa adducendo il pretesto della
salute. La partenza di B. dispiacce al Principe Leopoldo, il quale tuttavia non
lo priva della sua stima. Secondo Francesco Redi, B. si pente di aver
lasciato Pisa. Con il ritorno a Messina si chiude la fase più feconda di
risultati nella vita di B.. Il ritorno di Borelli a Messina fu molto
gradito dai cittadini di questa città, grazie sia al ricordo che conservano e
sia per la fama che Borelli aveva conquistato in Toscana. Nella città sicula,
Borelli riprese l'attività di docente impegnandosi sullo studio dei fenomeni
riguardanti l'astronomia e la fisiologia. Pubblicò le Osservazioni intorno alle
virtù ineguali degli occhi. E incaricato dalla Royal Society di Londra per
studiare l'eruzione dell'Etna. Alla descrizione dell'eruzione del vulcano fatta
da Borelli si interessa anche il Principe Leopoldo. Durante il soggiorno
messinese, Borelli frequenta il palazzo del Visconte Ruffo, luogo nel quale, a
quanto sembra, si cospira contro il regime. Questa attività cospiratrice
culmina in una congiura, a quale, oltre
a non provocare nessuna alterazione nella situazione politica, ha conseguenze
disastrose per la cultura dell'isola. Borelli, per le sue idee e per il suo
operare in nome della libertà e dell'indipendenza, e accusato di ribellione e
dovette espiare la sua colpa a Roma. Borelli raggiunse Roma. Il poco avere che
era riuscito a portare con sé gli fu derubato da un servo infedele. Malgrado
queste tristi condizioni, non abbandona l'attività intellettuale, anzi riprese
lo studio al fine di portare a termine la sua più grande opera, il De motu
animalium. Fortunatamente Borelli incontra
a Roma la regina Cristina di Svezia, la quale avrebbe poi patrocinato la
pubblicazione della sua opera capitale. A causa delle condizioni economiche in
cui versa, Borelli dove accettare l'ospitalità offertagli da B. Carlo Giovanni
di Gesù nella sua casa di San Pantaleo. Il De motu animalium rappresenta il suo
ultimo grande contributo per la conoscenza scientifica infatti, mentre lavora
su questa opera, fu colpito dalla malattia, probabilmente polmonite. Prima di
morire, Borelli, raccomanda la pubblicazione del De motu animalium a B. Carlo
Giovanni di Gesù. L'opera più conosciuta del Borelli è il trattato De Motu Animalium,
con il quale cerca di spiegare il movimento del corpo dei uomoni basandosi su
principi meccanici, tentando di estendere all'ambito biologico il metodo di
analisi geometrico-matematica elaborato da Galilei in ambito meccanico e per il
quale si guadagna il titolo di padre della iatromeccanica. Borelli si
occupa anche di astronomia, elaborando una teoria generale sul moto dei
pianeti, seppure limitatamente ai satelliti di Giove. Si suppone che la
decisione di limitare lo studio a tali corpi fosse stata dettata
dall'opportunità di non andare in contrasto con le teorie geocentriche imposte
dalla Chiesa. Nel suo studio Theoricae mediceorum planetarum, sostiene che
tutti i satelliti abbiano una naturale tendenza ad avvicinarsi a Giove, mentre
la loro orbita circolare intorno ad esso li spingerebbe ad allontanarsene. Le
forze contrapposte si equilibrerebbero: l'attrazione verso Giove sarebbe costante
mentre la spinta contraria sarebbe inversamente proporzionale alla distanza dei
satelliti da Giove. Borelli giustifica il moto delle orbite e la loro forma
ellittica come una combinazione di forze tra "l'attrazione dei raggi
solari" e i "raggi motori" originati da Giove. Giovanni
Alfonso Borelli, continuando i tentativi di Galileo sulla misurazione della
velocità della luce, eseguì un esperimento utilizzando un sistema di specchi
riflettenti sulla distanza tra Firenze e Pistoia, circa 35 km. Questo metodo fu
poi ripreso da Fizeau che riuscì a valutare una velocità di 283.000 km/s, molto
vicino alla misura esatta. Altre opere: “Cagioni delle febbri maligne in
Sicilia”; “Della cagioni delle febbri maligni” (Pisa); “Euclides restitutus,
sive prisca geometriae elementa, brevius, et facilius context” (Pisa); “De
Renum usu Judicium” (Strasburgo); “Lettera del movimento della cometa apparsa a
Pisa”; “Theoricae mediceorum planetarum ex causis phisicis deductae” (Pisa); “De
Vi Percussionis, et Motionibus Naturalibus a Gravitate Pendentibus” (Bologna);
“Osservazioni intorno alle virtù ineguali degli occhi” (Messina); “Meteorologia
Aetnea, seu historia et methereologia incendi Aetnei” (Reggio Calabria); “De
motionibus naturalibus a gravitate pendentibus” (Bologna); “De Motu Animalium. (Roma),
Lettere di Borelli ad Alessandro Marchetti, Lettere di Giovanni Alfonso
Borelli, dirette una a Malpighi, le altre a Magliabechi. Napoli. La scuola di
Roma. Alfonso Borelli, fisico: Celebrazione dell'Accademia del Cimento nel
tricentenario della fondazion, Pisa. Dal Bal Malpighi. La mécanique céleste de
Giovanni Alfonso Borelli. Di una diversa soluzione di un problema di meccanica
muscolare da parte di due medici matematici. Considerazioni sulle vedute
neurofisiologiche. Spunti di neurofisiologia nel De Motu Animalium di Borelli. L'apparato
motore nello studio di Borelli. Memoria della pontificia Accademia Romana dei
Nuovi Lincei. Dizionario biografico degli italiani. Wikipedia Ricerca
Origine della vita possibili teorie sulla genesi della vita da materia non
vivente. L'abiogenesi (dal greco a-bio-genesis, "origini NON
biologiche"), o informalmente l'origine della vita, è il processo naturale
con il quale la vita si origina a partire da materia non vivente, come semplici
composti organici.[1][4][5] La Terra per lungo tempo è stata
pensata come l'unico luogo dove la vita si potesse sviluppare Il passaggio da sistema
non vivente ad organismo vivente non è stato un singolo evento ma piuttosto un
processo graduale di aumento di complessità del sistema. L'abiogenesi è
studiata combinando conoscenze di biologia molecolare, paleontologia,
astrobiologia e biochimica per determinare come l'organizzazione crescente di
reazioni chimicheabiotiche in sistemi non viventi abbia portato all'origine
della vita sia sulla Terra che in altri luoghi dell'universo, dopo un po' di
tempo dalla sua nascita (che si fa risalire ad un evento colossale noto con il
nome di Big Bang, che si stima sia avvenuto circa 13,8 miliardi di anni fa)
fino ai giorni nostri.[10] Inizi Modifica L'origine della vita sulla
Terra è databile entro un periodo compreso tra i 4,4 miliardi di anni fa quando
l'acqua allo stato liquido comparve sulla superficie terrestre[11] e i 2,7
miliardi di anni fa quando la prima incontrovertibile evidenza della vita è
verificata da isotopi stabili[12][13] e biomarcatori molecolari che mostrano
l'attività di fotosintesi. Si ritiene comunque che la vita abbia avuto origine
intorno ai 3,9 miliardi di anni fa, quando la terra iniziò a raffreddarsi fino
ad una temperatura alla quale l'acqua poté trovarsi diffusamente allo stato
liquido; lo avvalorano le scoperte di strutture microbiche risalenti a 3,7
miliardi di anni fa nelle rocce verdi di Isua, in Groenlandia[16]. Inoltre
varie campagne di ricerca hanno attestato la presenza di cianobatteri fossili
racchiusi in rocce stromatolitiche dell'Australia occidentale dell'età di circa
3,5 miliardi di anni[17]. Uno studio recente ha analizzato possibili
microfossili, individuati come filamenti di ematite presenti in campioni
prelevati dal Nuvvuagittuq Supracrustal Belt, datandoli tra i 3,75 miliardi di
anni fa e i 4,28 miliardi di anni fa. Se lo studio venisse confermato sarebbe
la prova che la formazione della vita sulla Terra sia avvenuta in tempi molto
rapidi dopo la sua formazione.[18] Il concetto di origine della vita è
stato trattato fin dall'antichità nell'ambito di diverse religioni e nella
filosofia: con lo svilupparsi di modelli scientifici spesso in contrasto con
quanto letteralmente affermato nei testi sacri delle religioni, l'origine della
vita è diventato tema di dibattito tra scienza e fede.[19] Dal punto di vista
scientifico la spiegazione dell'origine della vita parte dal presupposto
fondamentale che le prime forme viventi si originarono da materiale non
vivente. Spiegazioni Modifica L'interrogativo su come si originò la vita
sulla Terra si pose soprattutto in seguito allo sviluppo della teoria della
evoluzione per selezione naturale, elaborata in modo indipendente da A.R.
Wallace e da C.R. Darwinnel 1858, la quale suggeriva che tutte le forme di vita
sono legate da relazioni di discendenza comune attraverso ramificati alberi
filogenetici che riconducono ad un unico progenitore, estremamente semplice dal
punto di vista biologico. Il problema era capire come si originò questa
semplice forma primordiale, presumibilmente una cellula molto simile ai moderni
procarioti e contenente l'informazione genetica, conservata negli acidi nucleici,
oltre a proteine e altre biomolecole indispensabili alla propria sopravvivenza
e riproduzione. Il processo evolutivo che ha portato alla formazione di un
sistema complesso e organizzato (ovvero il primo essere vivente) a partire dal
mondo prebiotico è durato centinaia di milioni d'anni ed è avvenuto attraverso
tappe successive di eventi, che dopo un numero elevato di tentativi hanno
portato a sistemi progressivamente più complessi. La prima tappa
fondamentale è stata la produzione di semplici molecole organiche, come
amminoacidi e nucleotidi, che costituiscono i mattoni della vita. Gli
esperimenti di Stanley Miller e altri hanno dimostrato che quest'evento era
realizzabile nelle condizioni chimico-fisiche della Terra primordiale,
caratterizzata da un'atmosfera riducente. Inoltre il ritrovamento di molecole
organiche nello spazio, all'interno di nebulose e meteoriti ha dimostrato che
queste reazioni sono avvenute anche in altri luoghi dell'universo, tanto che
alcuni scienziati ritengono che le prime biomolecole siano state trasportate
sulla Terra per mezzo di meteoriti. Ultimi quesiti Modifica La questione
più difficile è spiegare come da questi semplici composti organici, concentrati
nei mari in un brodo primordiale, poterono formarsi delle cellule dotate dei
requisiti minimi essenziali per poter essere considerate viventi, cioè la
capacità di utilizzare materiali presenti nell'ambiente per mantenere la
propria struttura, organizzazione e potersi riprodurre. Molti scienziati hanno
cercato di chiarire attraverso ipotesi ed esperimenti le tappe fondamentali che
hanno condotto alla vita, tra cui l'origine dei primi polimeri biologici e tra
questi di una molecola capace di produrre copie di se stessa, il replicatore,
dal quale derivano i nostri geni e la formazione delle prime membrane
biologiche, che hanno creato dei compartimenti isolati dall'ambiente esterno,
nei quali si sono evoluti i primi sistemi di reazioni e le prime vie
metaboliche catalizzate da enzimi. Nonostante ciò, la ricostruzione della storia
della vita presenta ancora molti interrogativi, concernenti soprattutto la
successione degli eventi. I progressi in questo campo di ricerca sono
ostacolati dalla carenza di reperti fossilie dalla difficoltà di riprodurre
questi processi in laboratorio. Storia del concetto nella scienza
Modifica La teoria della generazione spontanea Modifica Magnifying glass icon
mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Generazione spontanea. Un testo
del 1658 raffigurante degli insetti. Prima del 1668 si pensava che gli insetti
prendessero vita per "generazione spontanea". Per generazione
spontanea (o abiogenesi) si intende la credenza, molto diffusa dall'antichità
fino al XVII secolo, secondo cui la vita possa nascere in modo
"spontaneo" dalla materia inerte o inanimata, tramite l'effetto di
"flussi vitali". Si riteneva che Dio avesse creato direttamente
solo gli esseri viventi "superiori" (come l'uomo e i grandi animali),
mentre quelli "inferiori" (come i vermi e gli insetti) potessero
nascere spontaneamente dal fangoo da carcasse in putrefazione. A tale
riguardo, il chimico Jean Baptiste van Helmontarrivava a fornire la seguente
ricetta per "creare dei topi": Lascia una camicia sporca o
degli stracci in un contenitore, come una pentola o un barile, aperto
contenente alcuni chicchi di grano o mangime e in 21 giorni appariranno dei
topi. Vi saranno esemplari maschi e femmine adulti e in grado di accoppiarsi e
riprodurre altri topi. Questa teoria fu confutata nel XVII secolo, grazie ad
alcuni esperimenti di Francesco Redi e di Lazzaro Spallanzani. Francesco
Redi nel 1668,[21] per determinare se avvenisse o meno il processo di
generazione spontanea, effettuò un rigoroso esperimento a proposito, che
rappresenta un classico esempio di applicazione del metodo sperimentale alla
biologia. Esperimento di Francesco Redi sull'abiogenesi. Un
pezzetto di carne è inserito in un barattolo in vetro; nel barattolo aperto (1a
e 1b) si ha comparsa di larve e mosche, mentre nel barattolo chiuso (2a e 2b)
non si formano né mosche né larve. Redi prese otto barattoli, in ognuno dei
quali introdusse pezzi di diversi animali: un serpente, dei pesci, delle
anguille ed un pezzo di carne di bue, e li divise in due gruppi di
quattro: Senza tappo ('gruppo di controllo', in cui venivano riprodotte
le condizioni presenti nei luoghi dove "la generazione spontanea" era
più evidente, quali macellerie, etc.) Con tappo ('gruppo sperimentale') Nei
barattoli del gruppo di controllo si osservarono delle mosche, che venivano a
diretto contatto con la carne e, dopo poco tempo, si sviluppavano diverse
larve. Nei barattoli tappati non furono ritrovate né larve, né mosche. Da
questi risultati Redi dedusse che le mosche potevano essere generate solo da
altre mosche: nel barattolo aperto, le mosche erano entrate e avevano deposto
le loro uova sulla carne; nel barattolo chiuso, invece, le mosche,
impossibilitate ad entrare, non erano riuscite a depositare le loro uova sulla
carne. Questi risultati non erano ancora conclusivi, poiché Redi, per
eliminare qualsiasi dubbio sulla possibilità che la mancata circolazione
d'aria, nei recipienti chiusi, poteva aver in qualche modo interferito con lo
sviluppo delle larve, eseguì un altro esperimento nel quale i barattoli del
gruppo sperimentale furono chiusi con della garza, che permetteva la
circolazione dell'aria, impedendo l'ingresso delle mosche. Anche in questo caso
non si svilupparono larve, confermando i precedenti risultati
sperimentali. Col passare degli anni la teoria della generazione
spontanea venne progressivamente abbandonata. Tuttavia, l'avvento, lo sviluppo
e il perfezionamento del microscopio portò ad una generale ripresa della
teoria, poiché si scoprirono altre forme di vita, prima sconosciute, come
funghi, batteri e vari protozoi: si notò infatti che bastava mettere delle
sostanze organiche in decomposizione in un luogo caldo per breve tempo e delle
strane "bestiole viventi" apparivano sulla superficie. Nel
1745-1750, John Turberville Needham,[22] un ecclesiastico e naturalista
inglese, partendo dall'osservazione che i microrganismi crescevano
rigogliosamente in varie zuppe, ottenute dall'infusione di carne o vegetali,
quando queste erano esposte all'aria, concluse che all'interno di tutta la
materia, inclusi l'aria e l'ossigeno, era presente una "forza vitale"
responsabile della generazione spontanea.[23]Per avvalorare questa tesi, egli
bollì per pochi minuti alcune delle sue zuppe, al fine di eliminare eventuali
microbi contaminanti, e le versò in beute "pulite", chiuse con tappi
di sughero; anche in questo caso, tuttavia, osservò la crescita dei
microrganismi. Alcuni anni più tardi (1765), Lazzaro Spallanzani,[24] un
abate e biologo italiano, non convinto delle conclusioni di Needham, condusse
degli esperimenti simili con diverse variazioni, applicando un metodo più
rigoroso: innanzitutto, egli sottopose ad ebollizione di un'ora le zuppe, poi
sigillò le beute di vetro che contenevano il brodo fondendo le aperture. Il
brodo ottenuto era sterile e non si rilevò la crescita di microrganismi nemmeno
dopo diversi giorni. In un gruppo di controllo, bollì il brodo solo per alcuni
minuti e osservò che in queste beute crescevano microorganismi. In un terzo
gruppo bollì il brodo per un'ora, ma chiuse le beute con tappi di sughero (che
erano larghi abbastanza per il passaggio dell'aria) ed anche in questo osservò
lo sviluppo di microorganismi. Spallanzani concluse che, mentre un'ora di
bollitura sterilizzava la zuppa, pochi minuti non erano sufficienti per
uccidere tutte le forme viventi inizialmente presenti ed inoltre che i
microorganismi potevano essere anche trasportati dall'aria, come era avvenuto
nelle beute del terzo gruppo. Questi risultati accesero un'animata
discussione tra Spallanzani e Needham riguardo alla sterilizzazione come metodo
per confutare la generazione spontanea. Needham affermò che l'eccessiva
bollitura del brodo usata per sterilizzare i contenitori aveva ucciso la
"forza vitale", mentre la breve ebollizione non era stata
sufficientemente gravosa per distruggerla, cosicché i microbi erano ancora capaci
di svilupparsi. Inoltre sostenne che l'uso di contenitori sigillati impediva
l'ingresso della forza vitale. Contrariamente, nei contenitori aperti, l'aria
fresca poteva entrare, dando così l'avvio alla generazione spontanea.[25]
Un gruppo di formiche mentre si cibano della carcassa di un serpente.
Probabilmente l'ipotesi della "generazione spontanea" è nata da
interpretazioni erronee di osservazioni di fenomeni di questo genere. Quando la
controversia divenne troppo vivace, l'Accademia delle Scienze di Parigi offrì
un premio a chiunque fosse stato in grado di fare luce sull'argomento. Il
premio fu vinto nel 1864 da Louis Pasteur, che attraverso un semplice
esperimento riuscì a confutare la teoria della generazione spontanea. Egli
impiegò per i suoi esperimenti dei matracci a collo d'oca, che permettevano
l'entrata dell'ossigeno, elemento indispensabile allo sviluppo della vita, ma
impedivano che il liquido all'interno venisse a contatto con agenti
contaminanti come spore e batteri. Egli bollì il contenuto dei matracci,
uccidendo così ogni forma di vita all'interno, e dimostrò che i microrganismi
riapparivano solo se il collo dei matracci veniva rotto, permettendo così agli
agenti contaminanti di entrare. Attraverso questo semplice, ma ingegnoso
esperimento Louis Pasteur fu in grado di confutare definitivamente la teoria
della generazione spontanea e, come lui stesso disse in una serata scientifica
alla Sorbona di Parigi: Mai la teoria della generazione spontanea potrà
risollevarsi dal colpo mortale inflittole da questo semplice esperimento. Verso
le teorie moderne Modifica In una lettera a Joseph Dalton Hooker del 1º
febbraio 1871, Charles Darwin suggerì che l'iniziale scintilla della vita
poteva essersi verificata in un "piccolo e tiepido stagno, contenente
ammoniaca e sali fosforici, luce, calore, elettricità, ecc., in modo che una
proteinafosse chimicamente prodotta pronta per subire nuovi e più complessi
cambiamenti". Egli proseguiva spiegando che "oggi tale materia
sarebbe istantaneamente divorata o assorbita, cosa che non sarebbe avvenuta
prima della formazione delle creature viventi". In altre parole, la
presenza della vita stessa evita che la generazione spontanea di semplici
composti organici avvenga sulla Terra oggi; una circostanza che rende la
ricerca dell'origine della vita dipendente dalle condizioni sterili del
laboratorio. Un approccio sperimentale alla questione era oltre le
possibilità della scienza di laboratorio ai tempi di Darwin, e nessun progresso
reale fu compiuto fino al 1924, quando Aleksandr Ivanovič Oparin intuì che fu
la carenza di ossigeno atmosferico a precedere la catena degli eventi, la quale
avrebbe condotto all'evoluzione della vita. In effetti, secondo Oparin, il
catalizzatore delle prime reazioni fu costituito dalla radiazione ultravioletta
la quale, in presenza di ossigeno, sarebbe stata prontamente schermata dalla
formazione di ozono. Tale meccanismo è spiegato nella pubblicazione dello
scienziato intitolata L'origine della vita sulla Terra, in cui Oparin ipotizzò
che, in un'atmosfera povera di ossigeno e per azione della luce solare, si
sarebbero prodotte molecole organiche, le quali, accumulate nei mari primitivi,
avrebbero formato un "brodo primordiale". Queste prime sostanze
organiche si sarebbero combinate formando molecole sempre più complesse, fino
ad arrivare ai coacervati. Queste goccioline, simili nell'aspetto alle attuali
cellule, si sarebbero accresciute per fusione con altre gocce e riprodotte
attraverso la divisione in gocce figlie, ottenendo così un metabolismoprimordiale
in cui quei fattori che promuovevano l'integrità cellulare si mantenevano, al
contrario degli altri che si estinguevano. Molte teorie moderne sull'origine
della vita mantengono l'idea di Oparin come punto di partenza. Modelli
correnti Modifica Stromatoliti risalenti al Precambriano nella Formazione
di Siyeh Formation, Glacier National Park. Nel 2002, William Schopf della UCLA
pubblicò un controverso articolo sul giornale scientifico Nature affermando che
formazioni geologiche come quelle appartenessero ad alghemicrobiche
fossilizzate di 3,5 miliardi di anni fa. Se fosse vero, si tratterebbe della
prima forma di vita conosciuta sulla Terra. In verità non esiste un modello
standard dell'origine della vita. Tuttavia i modelli attualmente accettati si
basano su alcune scoperte circa l'origine delle componenti molecolari e
cellulari della vita, che sono elencate qui sotto: Le condizioni
pre-biotiche hanno permesso lo sviluppo di talune piccole molecole (monomeri)
basilari per la vita, come gli amminoacidi. Questo fu dimostrato nel corso
dell'esperimento di Miller-Urey da Stanley Miller e Harold Urey nel 1953. I
fosfolipidi (se di lunghezza appropriata) possono spontaneamente formare un
doppio strato, componente base della membrana cellulare. La polimerizzazione di
nucleotidi in molecole casuali di RNA potrebbe aver originato i
ribozimiautoreplicantisi (ipotesi del mondo a RNA). Una selezione naturale
diretta verso una maggiore efficienza catalitica e diversità ha prodotto
ribozimi dotati di attività peptidil-trasferasica (di qui la sintesi di piccole
proteine), dalla formazione di complessi tra oligopeptidi e molecole di RNA.
Nacque così il primo ribosoma, e la sintesi proteica divenne più prevalente. Le
proteine hanno superato i ribozimi per abilità catalitica, divenendo quindi i
biopolimeri dominanti. Gli acidi nucleici sono stati limitati ad una funzione
prettamente genomica. Esistono dubbi sull'esatto ordine cronologico delle tappe
2 e 3, poiché la comparsa dell'RNA autoreplicante potrebbe aver preceduto la
formazione delle prime membrane biologiche. L'origine delle biomolecole
fondamentali, benché non stabilita, è meno controversa. Le sostanze
fondamentali da cui si pensa che la vita si sia formata sono: metano
(CH4) ammoniaca (NH3) acqua (H2O) acido solfidrico (H2S) anidride carbonica
(CO2) o monossido di carbonio(CO) fosfati (PO43-). L'ossigeno molecolare (O2) e
l'ozono (O3) erano entrambi rari o assenti. È stata sintetizzata una
"protocellula" usando componenti base, che avesse le proprietà
necessarie per la vita attraverso il cosiddetto "approccio dal basso verso
l'alto" (in inglese: "bottom-up")[27]. Alcuni ricercatori stanno
lavorando in questo campo, in particolare Steen Rasmussen al Los Alamos
National Laboratory e Jack Szostak all'Harvard University. Altri ricercatori
ritengono più attuabile un "approccio dall'alto verso il basso" (in
inglese: "top-down"). Un tale approccio, tentato da Craig Venter e da
altri al The Institute for Genomic Research, comporta la modifica di cellule
procariote esistenti, per ottenere cellule con un numero sempre minore di geni,
tentando di discernere a che punto i requisiti minimi per la vita sono
raggiunti. Il biologo John Desmond Bernal coniò per tale processo il termine
Biopoiesi e suggerì che vi erano alcuni "stadi" chiaramente definiti
che potevano essere riconosciuti per spiegare l'origine della vita:
stadio 1: l'origine dei monomeri biologici stadio 2: l'origine dei polimeri
biologici stadio 3: l'evoluzione dalle molecole alla cellula. Bernal suggerì
che l'evoluzione Darwiniana doveva essere iniziata presto, in un periodo
compreso tra gli stadi 1 e 2. Il biologo evolutivo Eugene Koonin ha
proposto dei calcoli[28] che suggeriscono che le probabilità in gioco diventano
ammissibili per giustificare la possibilità di pervenire al sistema di
traduzione/replica mediante la selezione darwiniana solo se si accetta la
teoria del multiverso. Origine delle molecole organiche Modifica
Esperimenti di Miller Modifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento
in dettaglio: Esperimento di Miller-Urey e Ipotesi del mondo a IPA. Nel 1953 un
neolaureato, Stanley Miller, ed il suo professore, Harold Urey, realizzarono un
esperimento che provò che molecole organiche si sarebbero potute formare
spontaneamente sulla Terra primordiale da precursori inorganici. In quello che
è passato alla storia come "esperimento di Miller" si fece uso di una
soluzione gassosa altamente riducente, contenente metano, ammoniaca, idrogeno e
vapore acqueo, per formare, sotto l'esposizione di una scarica elettrica
continua, alcuni monomeri organici di base, come gli amminoacidi. Resta
argomento controverso se la soluzione di gas utilizzata nell'esperimento
riflettesse davvero la composizione dell'atmosfera della Terra primordiale.
Altri gas meno riducenti producono una minore quantità e varietà di prodotti.
Un tempo si pensava che nell'atmosfera prebiotica fossero presenti quantità
apprezzabili di ossigeno molecolare, che avrebbe essenzialmente prevenuto la
formazione di molecole organiche; tuttavia, la comunità scientifica odierna
ritiene che tale ipotesi sia fuorviante. Nel 1961 Joan Oró,
dell'Università di Houston, preparò una soluzione acquosa contenente ammoniaca
ed acido cianidrico, un composto che si formava nell'atmosfera riducente
proposta da Miller, ed ottenne, insieme agli amminoacidi, grandi quantità di
adenina, una base azotata presente sia negli acidi nucleici che nell'ATP. Anche
le altre basi azotate sono state ottenute in esperimenti simili, da reazioni
tra l'acido cianidrico ed altri composti che potrebbero essersi originati
nell'atmosfera primordiale, come il cianogeno ed il cianoacetilene.[29]
Cyril Ponnamperuma nei laboratori NASA durante un esperimento per
verificare la possibilità della vita su Giove, nel solco del noto esperimento
di Stanley Miller. Immettendo scariche elettriche in una miscela di acetilene e
metano a bassissime temperature si formano catene di polimeri. Nel 2006 un
altro esperimento mostrò che una densa foschia organica avvolgeva la Terra
primordiale.[30]Una tale foschia organica poteva dar luogo alle grandi
concentrazioni di metano e anidride carbonica che si ritiene fossero presenti
nell'atmosfera della Terra a quel tempo. Una volta formate, tali molecole
organiche sarebbero ricadute sulla superficie terrestre, consentendo la
fioritura della vita a livello globale.[31] Le molecole organiche di
questo tipo sono, ovviamente, molto distanti da una forma di vita pienamente
compiuta ed autoreplicantesi, ma in un ambiente privo di forme di vita preesistenti,
queste molecole si sarebbero accumulate ed avrebbero fornito un ambiente ricco
per l'evoluzione chimica("brodo primordiale"). D'altro canto la
formazione spontanea di polimeri complessi da monomeri generati abioticamente
in tali condizioni non è un processo diretto. Inoltre alcuni isomeri dei
monomeri organici fondamentali, che avrebbero evitato la formazione di
polimeri, si sono formati in elevate concentrazioni nell'esperimento.
Sono state ipotizzate altre sorgenti di molecole complesse, incluse quelle di
origine extra-terrestre o interstellare. Per esempio, da analisi spettrali, si
sa che tali molecole organiche sono presenti su comete e meteoriti. Nel 2004,
un'équipe trovò in una nebulosatracce di idrocarburi policiclici aromatici
(IPA), attualmente il tipo di molecole più complesse mai rinvenuta
nell'universo. Gli IPA sono stati anche proposti come precursori dell'RNA nella
cosiddetta "ipotesi del mondo a IPA". Si può obiettare che la
questione cruciale a cui questa teoria non fornisce una risposta esauriente è
come le molecole organiche relativamente semplici si siano polimerizzate a
formare strutture più complesse, fino alla protocellula. Per esempio, in
ambiente acquoso l'idrolisi degli oligomeri/polimeri nei loro monomeri
costituenti è favorita rispetto alla condensazione dei singoli monomeri in
polimeri. Ancora, l'esperimento di Miller produce varie sostanze che potrebbero
dar luogo a reazioni di doppio scambio con gli amminoacidi o bloccare la
crescita della catena peptidica. Esperimenti recenti che si rifanno agli
esperimenti di Miller Modifica Negli anni cinquanta e sessanta, Sidney W. Fox
studiò la formazione spontanea di strutture peptidiche in condizioni che
potrebbero essersi verificate nella Terra primordiale. Egli dimostrò che gli
amminoacidi potevano spontaneamente formare piccoli peptidi. Tali amminoacidi e
piccoli peptidi potevano essere indotti a formare membrane sferiche chiuse,
chiamate "microsfere".[32] Esperimenti più recenti compiuti dal
chimico Jeffrey Bada presso la Scripps Institution of Oceanography (La Jolla,
California) sono simili a quelli eseguiti da Miller. Comunque, Bada notò che
nei modelli correnti delle condizioni della Terra primordiale, il biossido di
carbonio e l'azoto formano nitriti, che distruggono gli amminoacidi appena si
formano. Tuttavia, sulla Terra primordiale dovevano essere presenti quantità
rilevanti di ferro e carbonati in grado di neutralizzare gli effetti dei
nitriti. Quando Bada eseguì un esperimento che ricalcava quello di Miller con
l'aggiunta di ferro e minerali carbonati, i prodotti risultarono ricchi di
amminoacidi. Questo suggerisce che l'origine di quantità significative di
amminoacidi possa essere avvenuta nella Terra primordiale anche se
nell'atmosfera erano presenti biossido di carbonio e azoto.[33] Ipotesi
di Eigen Modifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in
dettaglio: Teoria delle quasispecie. All'inizio degli anni settanta, un'équipe
di scienziati riuniti intorno a Manfred Eigen dell'Istituto Max Planckcercò di
risolvere definitivamente il mistero dell'origine della vita. Essi cercarono di
esaminare i passaggi di transizione tra il caos molecolare nel brodo
primordialee un sistema autoreplicantesi di semplici macromolecole. In un
"iperciclo", il sistema di memorizzazione dell'informazione (forse
l'RNA) produce un enzima, che catalizza la formazione di un altro sistema di
informazione, e così via in sequenza, finché il prodotto dell'ultimo aiuta
nella formazione del primo sistema di informazione. Trattati matematicamente, gli
ipercicli possono dar luogo a quasispecie, che attraverso la selezione naturale
entrarono in una forma di evoluzione darwiniana. Una spinta alla teoria
dell'iperciclo fu la scoperta che l'RNA in certe circostanze si trasforma in
ribozimi, una forma di enzimi. Ipotesi di Wächtershäuser Modifica
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Teoria del
mondo a ferro-zolfo. Una fumarola neranell'oceano Atlantico. Un'altra
possibile risposta all'enigma della polimerizzazione venne fornita negli anni
ottanta da Günter Wächtershäuser nella sua teoria del mondo a ferro-zolfo. In
questa teoria, egli postulò l'evoluzione sottomarina di pathways (vie
metaboliche) biochimici come fondamento dell'evoluzione della vita.[34]
Inoltre, presentò un consistente sistema per tracciare un percorso
retrospettivo dalla biochimica moderna fino alle reazioni ancestrali, le quali
fornirono i pathways alternativi per la sintesi di mattoncini organici da
semplici composti gassosi. In contrasto con l'esperimento di Miller
classico, che dipende da fonti di energia esterne (come la simulazione di
fulmini o radiazione ultravioletta), i "sistemi di Wächtershäuser"
funzionano con una risorsa energetica endogena, i solfuri di ferro e altri
minerali come la pirite. La reazione di ossidoriduzione di questi solfuri
metallici {\displaystyle \mathrm {Fe^{2+}+FeS_{2} + H_{2}\leftrightharpoons
\;2\ FeS+2\ H^{+}\;\;\,\Delta G^{0}=-\
44,2\,kJ/mol} } libera energia che non solo è disponibile per la sintesi di
molecole organiche, ma anche per la formazione di oligomeri e polimeri. È
pertanto ipotizzato che tali sistemi possano evolvere in insiemi autocatalitici
di entità metabolicamente attive e autoreplicantesi, che avrebbero preceduto le
forme di vita oggi conosciute. L'esperimento così eseguito produsse una
quantità relativamente bassa di dipeptidi (dallo 0,4% al 12,4%) ed una ancora
minore di tripeptidi (0,10%) e gli scienziati notarono che a quelle stesse
condizioni i dipeptidi si idrolizzano rapidamente. Un'altra critica che si può
muovere è che l'esperimento non includeva nessuna delle organomolecole che
probabilmente avrebbero reagito o interrotto la catena.[35] L'ultima
modifica all'ipotesi ferro-zolfo fu apportata da William Martin e Michael
Russell nel 2002. Nello scenario da loro ipotizzato, le prime forme di vita
cellulari si sarebbero evolute all'interno di vulcanisottomarini sui fondali di
mari molto profondi. Schema biogeochimico dell'ecosistema dei
vulcani sottomarini Queste strutture consistono di piccole caverne, coperte da
leggeri muri membranosi formati da solfuri metallici. Pertanto, tali strutture
risolverebbero molti punti critici dei sistemi puri di Wächtershäuser: le
micro-caverne forniscono un modo per concentrare le molecole appena
sintetizzate, aumentando perciò la possibilità di formare oligomeri; i
gradienti di temperatura nel vulcano permettono di raggiungere le condizioni
ottimali per le reazioni parziali in differenti regioni del vulcano (sintesi
dei monomeri in quelle più calde, oligomerizzazione nelle parti più fredde); lo
scorrere di acqua idrotermale dalle strutture fornisce una fonte costante di
energia e di molecole semplici (solfuri metallici appena precipitati); il
modello consente una successione di diversi passaggi dell'evoluzione cellulare
(chimica prebiotica, sintesi di monomeri e oligomeri, sintesi di peptidi e
proteine, mondo dell'RNA, assemblaggio di proteine ribonucleari e mondo del
DNA) in una singola struttura, facilitando lo scambio tra tutti gli stadi di
sviluppo; la sintesi dei lipidi come mezzo di protezione delle cellule contro
l'ambiente non è necessaria, fino a che tutte le basilari funzioni cellulari
sono sviluppate. Questo modello localizza il LUCA ("Ultimo Antenato Comune
Universale") nel vulcano sottomarino, piuttosto che assumerne l'esistenza
come forma di vita libera. L'ultimo passo evolutivo sarebbe stata la sintesi di
una membrana lipidica che, alla fine, avrebbe permesso agli organismi di
abbandonare il sistema di microcaverne dei vulcani sottomarini e iniziare vite
indipendenti. Questa acquisizione tardiva dei lipidi è coerente con la presenza
di membrane lipidiche completamente diverse negli archaebatteri e negli
eubatteri e con la notevole somiglianza di molti aspetti della fisiologia
cellulare di tutte le forme di vita. Ipotesi sull'origine
dell'omochiralità Modifica Alanina R e L Un'altra questione irrisolta
nell'evoluzione chimica è l'origine dell'omochiralità, cioè la presenza negli
organismi viventi di molecole organiche con la stessa configurazione (ad
esempio, gli amminoacidi sono tutti nella configurazione L, mentre il ribosio e
il deossiribosio degli acidi nucleici hanno configurazione D). L'omochiralità,
spiegabile semplicemente con un'iniziale asimmetria, è essenziale per la
formazione di ribozimi e proteine funzionali. Un lavoro eseguito da scienziati
al Purdue identificò l'amminoacido serina come probabile causa prima
dell'omochilarità delle molecole organiche.[36][37] La serina, infatti, forma
legami particolarmente saldi con gli amminoacidi della stessa chiralità,
risultando in un oligopeptide di circa otto molecole, nel quale gli amminoacidi
hanno la stessa configurazione, D o L. Questa proprietà non è condivisa dagli
altri amminoacidi, che sono in grado di formare legami deboli anche con
amminoacidi di chiralità opposta. Benché il mistero sul perché la serina L
divenne dominante sia ancora insoluto, questo risultato suggerisce una risposta
alla questione della trasmissione chirale, poiché una volta che l'asimmetria si
è stabilita, le molecole organiche di una chiralità diventano dominanti.
Uno studio su alcuni amminoacidi, ritrovati sul meteorite Murchison, dimostrava
che c'era una maggiore percentuale di L-alanina e L-acido-glutammico rispetto
ai corrispondenti enantiomeri D. Da questi risultati si è formulata l'ipotesi
di una probabile origine nello spazio dell'omochiralità. Secondo questa teoria,
la luce polarizzata all'interno del disco protoplanetario potrebbe aver
provocato una fotodecomposizione selettiva di uno dei due enantiomeri,
conducendo a un eccesso dell'altro.[39] Altri studi hanno dimostrato che
il decadimento betapuò determinare una degradazione preferenziale dell'isomero
D-leucina, in una miscela racemica. Quest'osservazione, associata alla
possibile presenza di 14C nelle molecole prebiotiche identifica il decadimento
radioattivo come una probabile causa all'origine dell'omochiralità. Un'altra
teoria si basa sulla caratteristica dei cristalli chirali di concentrare sulla
loro superficie uno dei due enantiomeri. Quest'osservazione ha condotto
all'ipotesi di un possibile scenario prebiotico, in cui cristalli naturali
chirali hanno agito da catalizzatori per l'assemblaggio di macromolecole
formate da unità monomeriche chirali. Di recente è stata formulata l'ipotesi,
supportata da simulazioni al computer, che una serie di eventi di estinzione
selettiva possa avere selezionato un certo tipo di chiralità in una fase assai
primordiale della vita[42] Dalle molecole organiche alle protocellule
Modifica La domanda "Come semplici molecole organiche possono formare una
protocellula?" è tuttora senza risposta, ma vi sono molte ipotesi. Alcune
di queste postulano come tappa iniziale la comparsa degli acidi nucleici,
mentre altre ritengono antecedenti l'evoluzione delle reazioni biochimiche e
dei pathways. Recentemente stanno emergendo modelli ibridi che combinano gli
aspetti delle due ipotesi. Modello "Prima i Geni": il mondo a
RNA Modifica Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio:
Ipotesi del mondo a RNA. Confronto tra le basi di RNA e DNA L'ipotesi del
mondo a RNA suggerisce che molecole relativamente corte di RNA, capaci di
catalizzare la propria replicazione, potrebbero essersi formate spontaneamente.
È difficile valutare la probabilità di tale evento, ma sono state avanzate varie
teorie sulle possibili modalità di formazione di queste molecole. Le
prime membrane cellulari si sarebbero formate spontaneamente da proteinoidi,
molecole simili a proteine che vengono prodotte riscaldando soluzioni
amminoacidiche e, se presenti alla corretta concentrazione in ambiente acquoso,
formano microsfere che si comportano in modo simile a compartimenti racchiusi
in membrana. Altre possibilità includono sistemi di reazioni chimiche
all'interno di substrati di argilla o sulla superficie di rocce di pirite. I
fattori che supportano l'importante ruolo del RNA nelle prime fasi della vita
sulla Terra sono: la sua abilità nel replicarsi; la sua capacità sia di
immagazzinare informazioni che di catalizzare reazioni chimiche (come nei
ribozimi); i suoi molteplici ruoli come intermedio nell'espressione e nel
mantenimento dell'informazione genetica (nella forma di DNA) negli organismi
superiori; Il ruolo centrale assunto dall'rRNA all'interno dei ribosomi nel
catalizzare la formazione del legame peptidico della catena proteica nascente;
la possibilità di ottenere le sintesi chimiche dei suoi componenti in
condizioni che approssimano quelle della Terra primordiale. I problemi che
sollevano dubbi contro questa ipotesi sono legati, in particolare: all'instabilità
dell'RNA, soprattutto quando viene esposto alla radiazione ultravioletta; alla
difficoltà di ottenere i nucleotidi presenti nella molecola di RNA in
esperimenti di laboratorio, a partire dai suoi componenti; alla scarsità in
soluzione di fosfati disponibili, necessari a formare la spina dorsale; alla
difficoltà di ottenere le basi citosina e uracile in esperimenti in vitro;
all'instabilità della base citosina, che è facilmente idrolizzata; al problema
legato al ribosio, che viene prodotto in vitro come miscela dei due enantiomeri
D ed L. Esperimenti recenti hanno rilevato che le prime stime sulle dimensioni
di una molecola di RNA capace di auto-replicarsi erano molto probabilmente
fortemente sottostimate. Le forme attuali della teoria del mondo a RNA propongono
che molecole più semplici, in grado di auto-replicarsi, abbiano preceduto l'RNA
(che un altro "Mondo" si sarebbe evoluto producendo successivamente
il Mondo a RNA). Secondo alcuni studiosi, acidi nucleici alternativi
potrebbero essersi formati in tempi prebiotici, precedendo il mondo a RNA. Uno
dei possibili candidati è il piranosil-RNA (p-RNA), molto simile alla molecola
di RNA ma che, al posto del ribosio, presenta una versione modificata di
questo, con un anello a sei atomi. Questo polimero, prodotto da Eschenmoser,
può formare strutture a duplice filamento e si è dimostrato più adatto dello
stesso RNA all'auto-replicazione in assenza di un sistema enzimatico. Altri
acidi nucleici possibili precursori dell'RNA sono il PNA, che invece possiede
uno scheletro di tipo proteico, il TNA (Threose nucleic acid), ed il
GNA(Glycerol nucleic acid). Attualmente, tuttavia, le varie ipotesi hanno
un impianto sperimentale incompleto: molte di esse possono essere simulate e
testate in laboratorio, ma la scarsità di rocce sedimentarie risalenti a quel
periodo della Terra primordiale conferisce scarse opportunità di verificare
quest'ipotesi con certezza. Modelli "Prima il Metabolismo":
mondo a ferro-zolfo e altri Modifica Molti modelli respingono l'idea dell'auto-replicazione di un
"gene-nudo" e ipotizzano la comparsa di un primitivo metabolismo che
avrebbe fornito l'ambiente per il successivo emergere della replicazione
dell'RNA. Una delle prime formalizzazioni di quest'idea fu avanzata da
Oparin, che postulò la presenza di primitive vescicole auto-replicantesi,
antecedenti all'evoluzione della struttura del DNA. Varianti più moderne,
risalenti agli anni ottanta e novanta, includono la teoria del mondo a
ferro-zolfo di Günter Wächtershäuser e i modelli introdotti da Christian de
Duve basati sulla chimica dei tioesteri. Tra le argomentazioni più astratte e
teoriche a sostegno dell'emergenza del metabolismo in assenza geni si includono
un modello matematico introdotto da Freeman Dyson all'inizio degli anni ottanta
e l'idea di Stuart Kauffman a proposito di insiemi autocatalitici, discussi più
tardi in quel decennio. Tuttavia, l'idea che un ciclo metabolico chiuso,
come il ciclo dell'acido citrico, si possa formare spontaneamente (come
proposto da Günter Wächtershäuser) rimane priva di supporto. Secondo Leslie
Orgel, un leader negli studi sull'origine della vita degli ultimi decenni, le
cose non cambieranno in futuro. In un articolo intitolato Self-Organizing
Biochemical Cycles,[44] Orgel riassume la sua analisi sull'argomento
affermando: "Non vi sono attualmente ragioni per credere che cicli formati
da più passaggi, come il ciclo riduttivo dell'acido citrico, si siano
auto-organizzati su una superficie composta da FeS o FeS2o da qualche altro
minerale". È possibile che un altro tipo di pathway metabolico si sia
evoluto al principio della vita. Per esempio, invece del ciclo riduttivo
dell'acido citrico, il pathway "aperto" dell'acetil-CoA(uno dei
quattro modi oggi riconosciuti per la fissazione del biossido di carbonio in
natura) risulta più compatibile con l'ipotesi dell'auto-organizzazione sulla
superficie di un solfuro metallico. L'enzima chiave di questo pathway, la
monossido di carbonio deidrogenasi/acetil-CoA sintetasi, ospita gruppi misti
nichel-ferro-zolfo nei suoi centri di reazione e catalizza la formazione
dell'acetil-CoA in un singolo passaggio. Teoria delle bolle Modifica Le
onde che s'infrangono sulla riva creano una delicata schiuma composta da bolle.
I venti che soffiano sugli oceani hanno la tendenza a portare gli oggetti
galleggianti a riva, come la legna che si accumula sulla battigia. È possibile
che, nei mari primordiali, le molecole organiche si siano concentrate sulle
rive più o meno allo stesso modo. Inoltre, le acque costiere poco profonde
tendono anche a essere più calde, concentrando ulteriormente le molecole con
l'evaporazione. Mentre le bolle composte soprattutto da acqua si dissolvono
rapidamente, quelle oleose possiedono una maggiore stabilità.
Rappresentazione del doppio strato fosfolipidico. I fosfolipidi
costituiscono un buon esempio di composto oleoso ritenuto abbondante nei mari
prebiotici. Siccome i fosfolipidi contengono una testa idrofila da un lato, e
una coda idrofobica dall'altro, hanno la tendenza spontanea a formare membrane
lipidiche in acqua. Una bolla formata da un unico strato può contenere solo
olio, e, pertanto, non è favorevole a ospitare molecole organiche idrosolubili.
D'altro canto, una bolla lipidica a doppio strato può contenere acqua e, al
momento della sua formazione nei mari primitivi, potrebbe aver intrappolato e
concentrato numerose molecole organiche idrosolubili, tra le quali zuccheri,
proteine e anche polimeri di acidi nucleici, e per questo motivo rappresenta il
precursore più probabile delle moderne membrane cellulari.[45] All'interno di
questa bolla neoformata, le molecole organiche catturate potrebbero aver
reagito formando composti organici più complessi. Inoltre, l'acquisizione di
una proteina all'interno del doppio strato, aumentando la stabilità della membrana,
può aver offerto un vantaggio selettivo ad alcune bolle, poiché le
macromolecole in esse contenute hanno interagito per un periodo di tempo
maggiore, sintetizzando nuove proteine e acidi nucleici. Quando queste bolle si
sono dissolte, a causa delle sollecitazioni meccaniche e del moto ondoso, hanno
rilasciato nel mezzo circostante il loro contenuto di molecole organiche, le
quali, a loro volta, possono essere state catturate all'interno di nuove bolle
in formazione, realizzando una forma primitiva di trasmissione genetica. Una
sequenza di questi processi avvenuta nei mari primordiali, grazie alla
selezione naturale, potrebbe aver trasformato le bolle primitive nelle prime
cellule, dalle quali poi si sono evoluti i primi procarioti, eucarioti ed, infine,
gli organismi pluricellulari.[46] Similmente, le bolle formate
interamente da molecole simili a proteine, denominate microsfere, si formeranno
spontaneamente alle giuste condizioni. Ma non sono un probabile precursore
delle moderne membrane cellulari, dal momento che le membrane cellulari sono
formate prevalentemente da composti lipidici che amminoacidici. Altri
modelli Modifica Autocatalisi Modifica L'etologo britannico Richard Dawkins,
nel suo libro Il racconto dell'antenato. La grande storia dell'evoluzione edito
nel 2004, sostenne l'ipotesi di un possibile ruolo dell'autocatalisi nelle
prime fasi dell'origine della vita. Gli autocatalitici sono sostanze che
catalizzano la propria produzione, e pertanto sono dei semplici replicatori
molecolari. In questo libro, Dawkins cita esperimenti effettuati da Julius
Rebek ed i suoi colleghi allo Scripps Research Institute in California, nei
quali combinarono ammino adenosina e pentafluorofenilestere con l'autocatalita
ammino adenosina triacido estere (AATE). Varianti di AATE, contenuti in un
analogo sistema sperimentale, mostrarono di possedere la proprietà di
catalizzare la propria sintesi. Questo esperimento dimostrò la possibilità che
l'autocatalisi poteva manifestare competizione all'interno di una popolazione
di entità con caratteristiche di ereditarietà, che poteva essere interpretata
come una forma rudimentale di selezione naturale. Teoria dell'argilla
Modifica Una teoria basata sull'argilla fu avanzata da A.Graham Cairns-Smith
dell'University of Glasgow nel 1985 e adottata come un'ipotesi plausibile anche
da altri scienziati (tra cui Dawkins). La teoria di Graham Cairns-Smith postula
la formazione graduale di molecole organiche complesse su una piattaforma
inorganica preesistente, presumibilmente cristalli di silicati in soluzione. In
pratica, si propone un modello di "vita dalla roccia".
Cairns-Smith è uno strenuo critico di altri modelli di evoluzione chimica. Tuttavia,
ammette che, come molti altri modelli dell'origine della vita, anche il suo
contiene dei risvolti problematici (Horgan 1991). Peggy Rigou
dell'Institut national de la recherche agronomique, a Jouy-en-Josas, in
Francia, riporta sull'edizione dell'11 febbraio 2006 della rivista Science
News[48] che i prioni sono capaci di legarsi alle particelle di argilla e
migrare quando l'argilla diventa carica negativamente. Anche se in questa
relazione non c'è alcun riferimento sulle possibili implicazioni per le teorie
sull'origine della vita, questa ricerca suggerisce che i prioni possano
rappresentare un probabile pathway per le prime molecole replicantesi.
"Biosfera profonda-calda" modello di Gold Modifica La scoperta dei
nanobi (strutture filiformi contenenti DNA e di dimensioni inferiori ad un
batterio) in rocce profonde, portò negli anni novanta alla formulazione, da
parte di Thomas Gold, di una controversa teoria secondo cui le prime forme di
vita non si svilupparono sulla superficie terrestre, ma vari chilometri al di
sotto della crosta. È noto che la vita microbica è abbondante fino a cinque
chilometri al di sotto della superficie terrestre nella forma degli archaea,
che generalmente si considerano come anteriori o per lo meno contemporanei agli
eubatteri, molti dei quali vivono sulla superficie, inclusi gli oceani. Si
ritiene che la scoperta di vita microbica sotto la superficie di altri corpi
celesti nel nostro Sistema Solare darebbe una credibilità rilevante a questa
teoria. Secondo Gold una sorgente profonda di sostanza organica, asciutta e
difficile da raggiungere, promuove la sopravvivenza, perché la vita che si
forma in una pozzanghera di materiale organico tende a consumare tutto il cibo
fino ad estinguersi. Il Mondo a lipidi Modifica I fosfolipidi sono
in grado di formare membrane biologiche Secondo questa teoria le prime entità
autoreplicantesi erano composti organici simili ai lipidi. È noto che i
fosfolipidi formano spontaneamente doppi strati in acqua - la stessa struttura
delle odierne membrane cellulari. Anche altre molecole anfifiliche, con una
catena lunga idrofoba ed una testa polare, sono in grado di formare
spontaneamente strutture simili a vescicole racchiuse da membrane. Queste
catene carboniose erano presenti sulla Terra primordiale, dove la loro capacità
di auto organizzarsi in strutture sovramolecolari può essere stata determinante
per l'emergere della vita. Infatti, i corpi lipidici formati da anfifili
possiedono, nella zona centrale apolare, molecole capaci di assorbire la luce visibile
e utilizzarla per numerose reazioni, tra cui la sintesi di altre molecole
anfifiliche a partire da precursori presenti nell'ambiente. Le molecole
neosintetizzate, inserendosi nel doppio strato, provocano l'espansione delle
vescicole, le quali, in seguito ad eccessiva espansione, vanno incontro ad una
scissione spontanea, conservando la stessa composizione dei lipidi nella
progenie. Questo processo può aver rappresentato una prima forma di
replicazione e di trasferimento dell'informazione. Secondo questo modello,
infatti, sulla Terra primordiale esistevano diversi tipi di questi corpi
lipidici, alcuni dei quali, grazie alla loro particolare composizione,
possedevano capacità catalitiche superiori, e quindi si accrescevano e
replicavano più velocemente degli altri, trasferendo la loro informazione
composizionale alla progenie; in questo modo si sarebbe realizzata una forma di
selezione naturale e solo in seguito, l'evoluzione condusse alla comparsa di
entità polimeriche come l'RNA o il DNA più adatte alla conservazione
dell'informazione.[49] Il modello a polifosfati Modifica Il problema con
la maggior parte degli scenari abiogenetici è che l'equilibrio termodinamico
degli amminoacidi con i peptidi è spostato nella direzione degli amminoacidi liberi;
sono stati spesso tralasciati, infatti, i meccanismi che hanno indotto la
polimerizzazione. La risoluzione di questo problema può essere rilevata nelle
proprietà dei polifosfati, generati dalla polimerizzazione di ioni monofosfato
ordinari PO4−3 ad opera della radiazione ultravioletta. I polifosfati inducono
la polimerizzazione degli amminoacidi in peptidi, guidando il processo contro
la direzione dell'equilibrio. Grandi quantità di ultravioletti erano
probabilmente presenti negli oceani primordiali. Il problema fondamentale,
tuttavia, sembra essere che il calcio reagisce con il fosfato solubile formando
fosfato di calcio insolubile, per cui occorre trovare un meccanismo plausibile
per mantenere gli ioni calcio liberi in soluzione. Forse, la risposta potrebbe
trovarsi in alcuni complessi stabili e non reattivi come il citrato di
calcio. Il modello dell'ecopoiesi Modifica Il modello dell'ecopoiesi
propone che i cicli biogeochimici degli elementi biogenici, catalizzati da
un'atmosfera primordiale ricca di ossigeno, generato dalla fotolisi del vapore
acqueo, siano stati la base di un metabolismo planetario che precedette e
condizionò la graduale evoluzione della vita.[52] Vita
"primitiva" extraterrestre Modifica Magnifying glass icon mgx2.svg Lo
stesso argomento in dettaglio: Esobiologia. Un'alternativa all'abiogenesi
terrestre è l'ipotesi che la vita primitiva si sia originariamente formata in
ambiente extraterrestre, o nel cosmo o su un pianeta vicino (Marte). (Si noti
che l'esogenesi è legata, ma non coincide con la nozione di panspermia).
La presenza di acqua Modifica Distese ghiacciate su Europa. Per questo
motivo ultimamente rivestono particolare importanza le osservazioni dei pianeti
esterni alla Terra o addirittura fuori dal Sistema Solare. Per cercare la
presenza di vita su questi pianeti, ci si concentra principalmente sulla
ricerca di acqua allo stato liquido, considerata indispensabile alla formazione
di entità viventi. In questi casi, la situazione è molto diversa: il calore
necessario per la presenza di acqua allo stato liquido non è più legata
principalmente all'energia ricevuta dal Sole, ma da quella prodotta all'interno
dei singoli pianeti per effetto della forza gravitazionale e del decadimento
radioattivo. Per esempio, si ipotizza la possibile presenza di acqua allo stato
liquido all'interno dei cosiddetti satelliti di ghiaccio, dove le forze di
marea indotte dal pianeta stirano e distorcono la crosta causando
l'innalzamento della temperaturaoltre il punto di fusione.[53] Acqua su
Marte Modifica Magnifying glass icon mgx2.sv Lo stesso argomento in dettaglio:
Vita su Marte. Varie missioni spaziali sono state effettuate sul pianeta rosso
al fine di verificare la presenza di acqua. Sul suolo marziano sono state
rintracciate tracce di ematite, un minerale che si forma solamente in presenza
di acqua e sono state osservate zone sedimentarie che si ipotizza possano
essersi formate per azione erosiva di un liquido; il rover Opportunity ha
inoltre ottenuto riscontri che in un antico passato l'acqua esisteva allo stato
fluido sulla superficie di Marte. I solchi, che si originano dal
bordo rialzato del cratere, sono attribuiti al ruscellamento di liquidi
(probabilmente acqua) sulla superficie di Marte Nel dicembre del 2006 Mars
Global Surveyor ha fornito le prove fotografiche che a tutt'oggi l'acqua
fuoriesce da fenditure lasciando depositi sul terreno. Altre fotografie hanno
mostrato alvei di antichi fiumi, isole che sorgevano al loro interno, prove
inconfutabili che un tempo il liquido scorreva formando le caratteristiche
formazioni ora visibili. Ma col diminuire del campo magnetico il vento solare
ha spazzato via la primitiva atmosfera facendo diminuire drasticamente la
pressione ed eliminando quasi completamente l'acqua dalla superficie. La
sonda Mars Express ha rilevato la presenza di metano nell'atmosfera di Marte, e
siccome questo gas può persistere solo per poche centinaia di anni, essa viene
spiegata solamente attraverso un processo vulcanico o geologico non
identificato o con la presenza di certe forme di vita estremofile. Secondo
altri esperti, il minerale chiamato olivina in presenza di acqua potrebbe
essere stato convertito in serpentina, e questo fenomeno potrebbe essere
successo in qualche posto nel sottosuolo di Marte ed aver liberato abbastanza
metano da poter essere stato rilevato dalle sonde. Ancora il Mars Express nel
febbraio 2005 ha segnalato la presenza di formaldeide, altro indizio di
presenza di vita microbica. Nel novembre del 2005 i ricercatori dell'ESA
hanno comunicato che la sonda utilizzando il radar MARSISha individuato quello
che probabilmente è un lago ghiacciato largo fino a 250 chilometri nel
sottosuolo del pianeta ad una profondità di circa 2 chilometri. Il bacino del
lago deriverebbe da un impatto di un meteorite che in seguito si sarebbe
riempito di materiale ricco di ghiaccio. Tramite MARSIS si sono potuti contare
i crateri nascosti dai sedimenti e dalle colate laviche della regione nord di
Marte. Il numero di questi crateri è comparabile con il numero di quelli
presenti nella regione sud, quindi entrambe le regioni si sarebbero formate
nello stesso arco temporale.[54]Lo strumento MARSIS inoltre ha permesso di
effettuare una stima di massima della quantità d'acqua immagazzinata sotto
forma di ghiaccio nella regione del polo sud. Nel maggio 2008 è atterrata la
sonda Phoenix su una regione polare con il compito di analizzare l'ambiente per
verificare se vi possano vivere i microorganismi; il lander con un braccio
meccanico ha scavato nel terreno ed analizzato il materiale ottenuto. Si
ritiene che i terreni, analizzati da Phoenix siano vecchi di 50.000 e forse un
milione di anni, e potrebbero avere tracce di un antico clima marziano più
temperato. Il 1º agosto 2008 in una conferenza stampa la NASA ha annunciato la
rilevazione da parte della sonda Phoenix di ghiaccio presente a 5 centimetri
sotto il suolo marziano.[56] L'arrivo sulla Terra Modifica I composti
organici sono relativamente comuni nello spazio, specialmente al di fuori del
sistema solare, dove i composti volatili non evaporano per effetto del calore
solare. Le comete sono rivestite da strati esterni in materiale scuro, ritenuto
essere simile al catramecomposto di materiale organico complesso formato da
semplici composti del carbonio andati incontro a reazioni dovute soprattutto
all'irraggiamento da parte degli ultravioletti. Si può supporre che una pioggia
di materiale dalle comete possa aver portato sulla Terra quantità significative
di tali complessi organici. La cometa Hale-Bopp. L'impatto di
comete come questa con la superficie terrestre potrebbe aver rilasciato una
gran quantità di complessi organici Un'ipotesi alternativa ma legata a
quest'ultima, proposta per spiegare la presenza della vita sulla Terra così
presto su un pianeta appena raffreddato, con un tempo per l'evoluzione
prebiotica evidentemente molto ridotto, è che la vita si sia formata
inizialmente su Marte. A causa delle sue minori dimensioni, Marte si sarebbe
raffreddato prima della Terra (una differenza di centinaia di milioni di anni),
permettendo processi prebiotici mentre la Terra era ancora troppo calda. La
vita sarebbe poi stata trasportata sulla Terra quando il materiale crostale
subì esplosioni a causa di impatti con comete e asteroidi. Marte avrebbe
continuato a raffreddarsi molto velocemente divenendo ostile alla prosecuzione
dell'evoluzione e anche all'esistenza stessa della vita (perse la sua atmosfera
a causa di un blando vulcanesimo). La Terra sta andando incontro allo stesso
destino, ma a minore velocità. Questa ipotesi non risponde in realtà alla
domanda su come si sia originata la vita, ma semplicemente sposta la questione
su un altro pianeta o su una cometa. Tuttavia, il vantaggio di un'origine
extraterrestre della vita primitiva è che la vita non deve necessariamente
essersi evoluta su ciascun pianeta per esservi presente, ma piuttosto da un
singolo luogo da cui si sarebbe diffusa nella galassia ad altri sistemi
stellari attraverso comete e meteoriti. L'evidenza a supporto della
plausibilità del concetto è scarsa, ma trova dimostrazione nello studio recente
delle meteoriti marziane ritrovate in Antartide e negli studi sui microbi
estremofili[57] e sui risultati di esperimenti sulla resistenza all'esposizione
nello spazio di alcune forme di vita terrestri. Un ulteriore sostegno all'ipotesi
viene dalla recente scoperta di un ecosistema batterico la cui sorgente di
energia è la radioattività. L'origine della vita nella cultura L'interrogativo di come abbia avuto origine
la vita ha coinvolto molto la cultura umana e prima che la scienza elaborasse
le teorie che oggi conosciamo, è tramite la mitologia, la religione e la
filosofia che l'uomo ha provato a fornire risposte a tale interrogativo.
Religione e mitologia Modifica Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso
argomento in dettaglio: Cosmogonia. Secondo l'induismo, Brahmā è il padre
di tutti gli esseri viventi. Il concetto di creazione permea tutte le culture,
e in talune è comune la mancanza di un processo evolutivo. Le dottrine o
complesso di miti che si rifanno alla creazione possono tuttavia essere fra
loro molto diversi, spostandosi da cultura a cultura. Infatti alcuni miti fanno
nascere il mondo dalle lotte intestine tra le divinità, altri affidano la
creazione ad un'unica divinità che fa nascere il creato dal nulla mentre, per
altri ancora, la Terra e tutto ciò che ci circonda sarebbe fuoriuscito da un
uovo cosmico primordiale. In ognuno di questi miti, le varie società e le varie
culture hanno inserito gli elementi e le metafore che ritenevano più
rappresentativi della loro concezione del mondo. Alcuni ritengono che il mito
della creazione influenzi l'atteggiamento degli uomini che vivono nella società
che gli ha dato vita, anche se essi non vi credono. Australiani aborigeni
Modifica Nella cultura degli aborigeni australiani, la creazione del mondo
svolge un ruolo fondamentale. La creazione risale al Tempo del sogno, in cui
gigantesche creature totemiche attraversarono la Terra cantando di ciò che
incontravano (rocce, pozze d'acqua, animali, piante) e così facendo portarono
questi elementi alla creazione vera e propria. Babilonia Modifica Il mito
della creazione babilonese è stato descritto nell'Enûma Elish, di cui esistono
varie versioni e copie, la più antica delle quali è datata al 1700 a.C. Secondo
questa descrizione, il dio Marduk si armò per combattere il mostro Tiamat.
Marduk distrusse Tiamat, tagliandola in due parti che divennero la terra e il
cielo. Dopo, distrusse anche il marito di Tiamat, Kingu, usando il suo sangue
per creare l'umanità. Bantu Modifica Secondo i Bantu, in origine la Terra
non era altro che acqua e oscurità. Mbombo, il gigante bianco, governava questo
caos. Un giorno egli sentì un fortissimo dolore allo stomaco e vomitò il sole,
la luna e le stelle. Il sole splendeva perfidamente e l'acqua evaporò nelle nuvole.
Gradualmente, apparvero delle colline asciutte. Mbombo vomitò di nuovo e questa
volta vennero fuori gli alberi, gli animali, le persone e molte altre cose: la
prima donna, il leopardo, l'aquila, l'incudine, la scimmia Fumu, il primo uomo,
il firmamento, la medicina e la luce. Nchienge, la donna delle acque, viveva ad
Est. Ella aveva un figlio, Woto, e una figlia, Labama. Woto fu il primo re dei
Bakuba. Buddismo Modifica Il Buddismo normalmente ignora le questioni
riguardanti l'origine della vita. Il Buddha a questo riguardo disse che sarebbe
stato possibile ponderare su queste questioni per tutta la vita senza tuttavia
avvicinarsi al vero obiettivo, la cessazione della sofferenza. Cherokee
In principio, c'era solo l'acqua. Tutti gli animali vivevano sopra di essa ed
il cielo era sommerso. Erano tutti curiosi di sapere cosa ci fosse sotto
l'acqua ed un giorno Dayuni'si, lo scarabeo acquatico, si offrì volontario per
esplorare. Esplorò la superficie, ma non riuscì a trovare nessun terreno solido.
Esplorò sotto la superficie fino al fondo e tutto quello che trovò fu del fango
che portò in superficie. Dopo aver preso il fango, esso cominciò a crescere e a
spargersi tutto intorno, fino a che non divenne la Terra così come la
conosciamo. Dopo che tutto ciò accadde, uno degli animali attaccò questa
nuova terra al cielo con quattro stringhe. La terra era ancora troppo umida,
così mandarono il grande falco nel Galun'lati per prepararla per loro. Il falco
volò giù e quando raggiunse la terra dei Cherokee era così stanco che le sue
ali cominciarono a colpire il suolo. Ogni volta che colpivano il suolo si
formava una valle od una montagna. Gli animali poi decisero che era troppo
buio, così crearono il sole e lo misero lì dove è tutt'oggi. Cina
Modifica In Cina sussistono cinque maggiori punti di vista sulla
creazione. Secondo il primo non ci sono le prove necessarie per spiegare
la creazione e le sue origini. Il secondo si fonda sull'idea che il paradiso e
la terra erano un'entità unica che poi si separò in due parti. Il terzo,
apparso relativamente tardi nella storia della cultura cinese, è quello del
Taoismo. Secondo questo il Tao è la forza alla base della creazione grazie alla
quale, dal nulla si è creato il tutto, ovvero dal vuoto si è generata la
materia (rispettivamente lo yin e lo yang) e da questi è nata ogni cosa
attraverso i vari processi naturali. Il quarto, anch'esso relativamente
giovane, è il mito di Pangu. Secondo questa spiegazione, offerta dai monaci
Taoisti secoli dopo Lao Zi, l'universo nacque da un uovo cosmico. Una divinità,
Pangu, nascendo da quell'uovo lo ruppe in due parti: quella superiore divenne
il cielo e quella inferiore la terra. Man mano che la divinità crebbe le due
parti dell'uovo si separarono sempre più e, quando Pangu morì, le parti del suo
corpo divennero varie zone terrestri. Il quinto è costituito da racconti
tribali non legati in un sistema unicizzante. Bibbia Modifica Un mosaico
del Duomo di Monreale, raffigurante la creazione delle specie animali ad opera
di Dio. Nella Bibbia si narra che Dio avrebbe creato il mondo, ivi inteso
l'universo, in sei giorni, riposandosi il settimo. Alcune dottrine cristiane
insegnano che si tratta di giorni letterali, mentre altre credono che il
termine "giorno" debba essere inteso come Ere creative, della durata
di migliaia, se non milioni, di anni e il riferirsi a giorni sia solo un
espediente per facilitare la comprensione con un'immagine il più semplice e
comprensibile da tutti[senza fonte]. Nella Genesi, il primo libro del testo sacro
per ebrei e cristiani, ma riconosciuto tale anche dai musulmani, la narrazione
della Creazione occupa i capitoli 1,1-2,4a. La Genesi si apre con le seguenti
frasi: «In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e
deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle
acque. Sin dalle origini della filosofia occidentale, in particolare nella
filosofia greca, il problema dell'origine della vita è stato posto al centro
della riflessione; le varie scuole di pensiero si distinguono fra quelle che
attribuivano l'origine del cosmo a un principio statico (l'acqua, il numero, il
logos, l'essere), ovvero a una pluralità di fattori(amore e odio, gli atomi
etc.) che, mediante un equilibrio dinamico, assicurano il divenire della vita.
Nel Poema sulla natura Parmenide sostiene che la molteplicità e i mutamenti del
mondo fisico sono illusori, e afferma, contrariamente al senso comune, che sola
realtà è l'Essere: immutabile, ingenerato, finito, immortale, unico, omogeneo,
immobile, eterno. Questa concezione è diametralmente opposta alla tesi
formulata da Eraclito, secondo il quale tutto il mondo non è che un flusso
perennemente in divenire, nel quale nessuna cosa è mai la stessa poiché tutto
si trasforma ed è in una continua evoluzione. Pur se la filosofia di Eraclito
ci è giunta in modo frammentario, egli sembra quindi ancorare la realtà al
tempo e alle continue trasformazioni che esso comporta; in questo senso
sostiene che solo il cambiamento e il movimento siano reali e che l'identità delle
cose sia illusoria: per Eraclito tutto scorre (panta rei). Anche gli atomisti
democriteisi opponevano alla concezione di immobilismo degli eleati. La teoria
atomistica prevedeva, in effetti, la coesistenza di Essere e Non essere. La
realtà sarebbe originata da scontri casuali di atomi che si uniscono formando
gli enti sensibili. Una teoria differente è elaborata da Anassagora secondo cui
la vita sulla Terra si sarebbe sviluppata in seguito allo sviluppo di
"semi" presenti in tutto l'Universo, armonizzati da un Nous, una
sorta di intelligenza divina. Tale ipotesi è stata ripresa nell'Ottocento e
prende il nome di panspermia. Secondo Platone, il mondo visibile sarebbe opera
del Demiurgo, una sorta di divinità che avrebbe traslato il mondo perfetto
delle idee nel mondo terreno imperfetto. Diversa invece la concezione
aristotelica: secondo Aristotele, infatti, essendo Dio puro pensiero e
immutabile, non può creare il mondo, che è anch'esso eterno. Come riporta CICERONE
(si veda) (Tuscolane): «il mondo non ha mai avuto origine, poiché non vi è
stato alcun inizio, per il sopravvenire di una nuova decisione, di un'opera
così eccellente» Arte Modifica Affresco della Cappella Sistina,
raffigurante la creazione dell'uomo. Anche varie opere artistiche (letterarie,
pittoriche, ecc.) hanno affrontato il tema dell'origine della vita. Il tema
della Creazione, preso dalla Genesi si trova in innumerevoli cicli pittori e
musivi di storie dell'Antico Testamento. Michelangelo dipinse alcuni
affreschi sul soffitto della Cappella Sistina in cui rappresentava scene tratte
dai primi capitoli della Genesi: una di queste rappresentava la creazione del
primo uomo, Adamo, in cui Dio viene rappresentato come un vecchio signore che
fluttua in aria con il suo mantello e che conferisce la vita a Adamo
sfiorandolo con la mano. Il Tintoretto eseguì a Venezia la sua Creazione
degli Animali, oggi conservata nelle Gallerie dell'Accademia. Vi si può vedere
il Creatore in mezzo ad una brillante luce nella Terra ancora oscura dopo la
creazione della Terra stessa nel secondo giorno; e si può ammirare la scena del
quarto giorno: pesci, uccelli ed anche mammiferi. Raffaello Sanzio a Roma aveva
già eseguito un bellissimo dipinto sulla creazione degli animali con lo stesso
titolo del Tintoretto; esso è visitabile nella Loggia di Raffaello nel
Vaticano. In esso gli animali sono tutti intorno al Creatore, anche gli animali
mitici, come l'unicorno. Oparin, Peretó, Controversies on the origin of life, in International
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Biofisica, Opera in tre tomi Zanichelli Bologna, Christian De Duve, Alle
origini della vita, Longanesi, Voci correlate Abitabilità planetaria
Astrobiologia Astrochimica Brodo primordiale Bugonia Creazionismo DNA Equazione
di Drake Esobiologia Ipotesi della rarità della Terra Mimivirus (virus gigante
che potrebbe aver preceduto gli organismi cellulari) Panspermia Sistemi complessi
Storia della Terra Stuart Kauffman Ultimo antenato comune universale (LUCA)
Zeolite Collegamenti esterni Modifica Origine della vita, in Treccani.it –
Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Hanczyc e Jack W
Szostak. Vescicole replicantesi come modelli della crescita e divisione
cellulare primordiale. Opinione corrente in Biologia Chimica, su
genetics.mgh.harvard.edu. Auto-replicazione": Anche i peptidi la
fanno"di Stuart A. Kauffman Sito web sulle origini della vita che include
giornali, risorse, del Dr. Michael Russell all'Università di Glasgow,
Connessioni possibili tra la chimica interstellare e le origini della vita
sulla Terra, su pokey.arc.nasa.gov. Gli scienziati trovano indizi che la vita
iniziò nello spazio profondo — NASA Astrobiology Institute, su nai.arc.nasa.gov,
Cicli biochimici auto-regolati — di Leslie Orgel, su pnas.org. (Come iniziò la
vita: Una nuova ricerca suggerisce un approccio semplice, su livescience.com.
Il brodo primordiale: gli scienziati replicano l'esperimento più famoso
sull'evoluzione - articolo in Scientific American. Acta Naturae, su
azorcord.orc.ru., Origine della vita, c’è un nuovo ingrediente per il brodo
primordiale, su galileonet.it. Podcast, video video Freeview 'L'origine della
vita, di John Maynard-Smith' A Royal Institution Discourse by the Vega Science
Trust, su vega.org.uk. Evolution and the Origins of Life -
lettura di Harold Morowitz, George Mason University. Portale Arte Portale Bibbia Portale
Biologia Portale Filosofia Portale Religioni
Portale Scienze della Terra PAGINE CORRELATE Aleksandr Ivanovič Oparin
biochimico e biologo russo Brodo primordiale ipotetico ambiente di
origine della vita sulla Terra Ipotesi del mondo a RNA ipotesi
sull'origine della vita. Nome compiuto: Giovanni Francesco Antonio Bonelli. Giovanni
Alfonso Borelli. Keywords: corpo umano, fisiologia, teoria de la natura –
natural philosophy, physics, physicist, physician, anatomia, psicologia, motu,
fisiologia filosofica, explanation of bodily movement, behaviourism, body
movement, corpore, corporalism, animism, corpo animato, che cosa anima il
corpo, che cose animano i corpori? Che anima il corpo? Spirito, anima,
personificazione del principio vitale, vita, l’origine della vita dalla materia
inorganica – l’idea di vita in Aristotle – De anima --. Zoon, animale – bios – biologia e zoologia –
l’origine della vita animale -- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Borelli” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi
Speranza -- Grice e Borsa: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale dell’imitazione – scuola di Mantova – filosofia lombarda -- filosofia
italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice (Mantova). Filosofo lombardo. Filosofo italiano. Mantova, Lombardia. Grice: “I
would call Borsa a Griceian – I mean he wrote on eloquence, as I did – and he
qualified this in two ways: ‘eloquenza sacra’ and ‘in Italia’ – Like Austin, he
thought that this or that ‘filosofismo academico’ (think ‘impilcatura’) was an
abuse to the ‘eloquenza sacra’ in Italia – another was the use of ‘neologism’ –
Friends tried to disencourage: “This or that filosofismo did have some
influence on Roman poetry!” “Damn them!” – He also wrote a rather anti-pathetic
‘elogio di me stesso,’ whose chapter on ‘gli amori’ is hardly sincere!” “But I love
him!” -- Studia a Verona, Reggio Emilia,
e Bologna. Gl’interessi di Borsa sono di stampo prettamente filosofico. Publica
“I fisiologi” e “Gl’empirici”. Segretario dell'Accademia mantovana. Pubblica “Del
gusto” presente in letteratura italiana, saggio scritto in risposta a un
quesito posto dalla medesima Accademia, ovvero, “I vizi più comuni e
osservabili del corrente gusto italiano” in belle lettere. Il vizio, non la
virtu, del gusto, la corruzione del gusto s’incarna in tre diversi aspetti; il ne-ologismo
no-romano, ovvero straniero, il filosofismo enciclopedico, e la confusione dei generi grammaticali. Insegna
logica e metafisica nel ginnasio di Mantova. Tra le opere di Borsa vanno
inoltre ricordati due saggi problemi
estetici in relazione alla musica – “La musica imitativa” -- e alla danza – “I
balli pantomimi” – la pantomima. – musica imitazione – Scruton. “A sad melody”.
Si cimenta inoltre nella composizione di
una tragedia, “L’assassinio d’Agamennone”. “Palese”. “Zatta”. Dizionario
biografico degli italiani. M a selecircostanzepolitiche,elemorali,che il primo
difetto del Neologismo portaronci, quello ci comunicarono in seguito del
Filosofismo; an che questo Secondo un terzo ne produce, che è la universale
Confusione dei Generi, e quindi la noja dei puri, ed eccellenti. Questo vizio
anzi ė si immediatamente, e intimamente connesso, colla Filosofia,ma col
Filosofismo, che par talota identificarsi con lui, e costituire una medesima
coa sa.Ad occhio intelligente però saran molto diver. si, eparràaggravarsiin quest'ultimoildestino
del. la Letteratura Italiana. Tom.II. - raven propria cosi, che il
Tragico le passioni istesse di. pinga con colori molto lontani dal Comico; che
ciascuno esponga fatti, animi personaggi, scelga incidenti degni di lui; e che
infine ognun parli il proprio linguaggio, e faccia il proprio mestiere. 1 1
tendo quell'intima natura della cosa in se stessa, la quale nega d'estendersi
ad oggetti stranieri, ne i propri sa maneggiare in foggia diversa da quella,
che si conviene. Intendo per ultimo quell'avvedu tezza, e integrità di
composizione, per cui dal Poema Epico discendendo perfino all'Epigramma, e alla
Lettera, ogni sua parte, e ogni membro oc çura cosi esattamente quel luogo, che
gli sta bene, che trasposizione non soffra senza difetto. Queste cose oltre
l'esserci insegnate da più gravi Fi. lologi, sono anche cosi chiaramente
emanate dalla natura della persuasione, e della illusione, e cosi strettamente
silegano colla necessaria generazion dell'idee, che nulla più. In questo senso
sono, e si devono esse dire la Filosofia propria, e rispet. tiva di ciascun
genere. Quella, che nell’Articolo antecedente si dipinse latente, animatrice,
dispo. sitrice, e anticipatamente ragionata. Quella che a forza d'osservazioni
su la natura ha imparato a col. Sento dunque io dentro di me (sia
a ragio. ne, sia a torto ) che e nel totale, e nelle singole parti dei più dei
libri, che si scrivono e leggono, serpe profonda una tal confusione di generi,
che perverte ogni cosa; turba, ed offende le idee a n che le più obvie del
Bello, e del Perfetto. O piut tosto sentendo ciò ne argoniento, che sien
que locare i varj istrumenti o poetici, od oratorj in quel modo, luogo,
numero,aspetto, che ¢ l'eccellente a farli giuocare su le fantasie, e sui
cuori, con tutto quel massimo vantaggio, che sia possibi le, in quella tale
situazion d'oggetti, e di persone. Quindi ognun vede, che non più no delle
frasi, e delle sintassi, come nell'Articolo primo, né del Gusto Italiano or non
trattasi nella generale maniera di piegare i pensieri staccati, e colorire la
superficie delle cose, che si maneggiano, come nel secondo. A più alte cose
moviamo; a ricercare qual sia il Gusto presente degl'Italiani nel disegro, nel
getto delle Opere loro; e se seguono in ciò la natura, ed il genio delle
materie diverse, e delle compo sizioni. Si esaminano infine ora i libri nel
loro tut. to;non già i modi, e i periodi; non le strofe,le scene, le
digressioni. ste idee, che guastatesi, e corrotte, guastano poi, e
moltiplicano si fatti libri a di nostri. Il bello, e il sublime, dice
Aristotile, nasce dall'Espressio ne della Grandezza con Ordine; cioè, come
spiega dal mostrare il suo soggetto nelle proporziv ni più ampie, di cui sia
capace. Ommettiam pue, che il pensier d'Aristotile non s'adatta trop po bene al
sublime propriamente tale, come s'é esposto nel Saggio su la Fantasia; ma certo
s'a datta egregiamente al bello, al maestoso, al gran de, all'imponente; e
certo è che questa grandezza, e quest ordine non son niente affatto secondo il
Gusto presente? Anzi al contrario la proprietà nel. lo scrivere, l'esattezza in
dividere, e separar ogni parte più o meno spiegatamente, secondo la natura
dell'opera: un'aria infine ora di trattazione seria e posata, ora di
composizion meditata e rigorosa, egli è omai quello appunto, che decide della
morte d'un libro di Belle Lettere appena nato, alme no riguardo ad una gran
parte de'leggitori. Pur troppo è cosi; e comunemente parlando, non de. ve
procedere altrimenti la cosa. Poiché se la Filosofia per temperamento si grave,
e per natura, p u re è resa oggi si instabile, e si leggera presso in 84
no, finiti; che non debbon poi essere le Belle Lettere amiche
soltanto di piaceri, e di delizie, e meno assai tolleranti della fatica? La
leggerezza, e il carattere d'una facile universalità contrarrano es se dalla
Filosofia con somma rapidità. Si getteran su la carta, come prima i pensieri
s'affaccino, e le materie, senza meditare gran fatto, senza con nettere, ed
ordinare. Incerti come colui, se del suole gname farsi dove s s e uno scanno,
ovvero un nume. Tutta l'arte starà nella pratica d'aver pron. te scappate verso
i luoghi topici della Filosofia. Questa tiene il luogo di disegno. Questa
s'adopra egualmente e nei modi medesimi in ogni argomen to. E questa dopo aver
fusi tutti insieme i generi, ne ha fatto un solo. Perciò l'arte della
disposizio. ne, donde l'armonia delle parti, la progressione crescente, il
convincimento; l'arte, che ad ogni massa assegna il suo luogo più decente, e
oppor tuno,e da cui tutta dipende la somma delle co se; la preziosa Unità
infine parmi perduta, perché la massima parte perduta n'ha l'intelligenza, e il
sapore. S'aggiugne, che oggi la Critica Filologica, cioè quella che tende a
mantenere, e perfezionare l'arte dello scrivere,'edelcomporre'siin
Poesia,che in Prosa è decaduta. Adesso anzi la Critica si col tiva in ogni suo
ramo, é si ama assaissimo in ogni materia fuori che in questa venuta in
derisione. Doglianza tanto legittima, che Arteaga la ripete anch'egli, e
rinforza con molto zelo. M a i più condotti da un'apparenza di libertà, e
indipenden za Filosofica, e senza ricordar, che tal Critica la dobbiamo a un
dei più grandi,ed illustriFilosofi, ad Aristotile, dicono, ch'ella insegna solo
a cucire meccanicamente le cose; che i precetti sono inezie d'oziosi; e che il
modo di poco o nulla nelle co. se decide. N è s'avveggono poi, che mentre il m
o. do trascurano, perdono senza vederlo la sostanza medesima delle cose. Non
già, che abbiasi a gita tar molto tempo in precetti, dove la seria medias
tazione, l'esercizio lungo, e severo, l'esempio degli ottimi infine può giovare
assai più; ma non succede comunemente parlando nè l'un, né l'al tro. La critica
Filologica, cioè l'intima ragione dell'Arti, ne dai precettisti s'impara, nè
colla pra. tica propria si studia sui grandi·Autori. Quindi. nei generi stessi
ipiù severi è sostanzialmente per duta ogni severità. E
dall'eccessod'un'altravolza orperlopiùsitrascorre all'eccesso contrario.. Cosi
ė;alle pedanterie de'secoli andati or ne suca céde un'altra, né so ben quali
sieno le più nojo. se; giacchè tutto poi va a finire in far perdere il tempo, e
lasciar vota la mente. La prova d'un libro, o composizione ben fatta quella io
la credo del restarmene impressa la traccia totale e la tes. situra coi
principali suoi tratti, e le cose le più importanti. Questo piacere manca egli
mai per fret. ta di leggere, che abbiasi, e nei Classici, e nei veramente
grandi Scrittori di qualunque nazione si sieno? Manca egli mai quando l'Autore
abbia ben meditata, e. ordinata la sua materia? M a questo piacere si trova
egli spesso nei libri di letteratura moderna, sebben faccia illusione una larva
di Fió losofia, che anche in tai-libri d’amenità sorge di tanto in tanto, e par
che severa alla ragion ci ri. chiami,anzi pure alla meditazione? Che se ad un
Italiano non credesi, credasi dunque al sopra lo. dato Signor Juvigny, il quale
dimostra, che il via zio generale, e comune egli è quello, ch'io preta, per cui
ad ogni inezia si montava in bigoncia, e perorar si volea; e i punti, e le
divisioni a nodo di scuola seguivansi con accademica stitichez.. !
Che se tali sono le disposizioni, con cui tan ti ora si pongono a
scrivere, qual maraviglia, che questo Autore eccellente il secol nostro
rimprove, ri, quasi di suo caratteristico vizio in Letteratura, di quel
trascurare le regole dei costumi, e dell'ar ti, e dello snaturare e confondere
stranamente ogni genere di composizione? Donde, se non da ciò, quello stile,
che ne i contraria r g o menti è il medesimo, nei medesimi opposto? Ond'é, che
perfino nell'intima sostanza s'offende la proprietà delle cose? Ond'è, che in
Filosofia, e in Novelle, e nella Storia, ed in Fisica, ed in Teatro, ed in
Chiesa vediamo indistintamente, come si disse, e affettazione di bello spirito,
e modi epigrammati. ci, e similitudini forzose, e frasi tecniche, e di. sparate
allusioni, e tutto il tritume gotico infine della Letteratura moderna
Filosofica per caratteri. zarlo con Hume? Ma nè ciò solo,siccome pur ora diceva.
La corruzione non si ferma già ella nell'a, sentemente riprendo; e che
consiste nel non sen tir, non intendere, non ponderare abbastanza la natura
delle materie; e nello sprezzare sovrana mente, e sopra ogni cosa il disegno, e
la sua sem plicità, e l'unità. vere uno stile anche nelle più
difformimaterie uni forme, benchè per ciò stesso riesca poi a parte a parte
disgregato, tumultuoso, e di mille fisiono. mie: ma si va fino a trasforniare
l'intera natura, l'originaria destinazione dei generi. Le Prediche più non
propongonsi di commuovere icuori dei cre denti; si son cambiate in
Dissertazioni polemiche; e all'utile certo della morale la più pura, e divia na,
soè sostituito il pericolo di gettare lo scanda. lo nell'anime felici di
quelli,che non bebbero ancora alle torbide fonti delle umane dottrine. La
Lirica, che sotto Augusto era l'interprete della fantasia, e del cuore, ora
serve, o vuol almeno servire al raziocinio astratto, e all'intelletto
meditabondo:La Storia eraun misto diracconti,edi orazioni ora pubbliche, ed ora
private dei tra passati, piena però di una Filosofia grandiosa, e robusta,ma
toltadalmomento,dalfatto,dalla verità. Adesso altri l'ha convertita in un
seguito di discussioni piccole, minute, meschine, talche pajon anzi processi
per una Curia,che Annali d'u. na Nazione. Altri, come ultimamente ho veduto, ha
fatto il salto, ed ha ridotta ogni cosa a discor si, e dialoghi; distribuendo
le vite di Carlo, d Enrico ec. in tante Azioni con Atti, Scene, e tutto il
corredo teatrale. La Tragedia stanca, e non a torto, di star tra gli Eroi, e
tra'Giganti della m o. rale, dopo d'essersi compiaciuta un momento del quadro
vero, e patetico delle private, e virtuose sciagure, si è tosto gittata tra gli
orrori dei C a stelli privati dei Feudatarj. Ha cercate le atrocità e i
raccapricci in tutte le raunanze di uomini, e perfipo di donne, pel solo
piacere di filosoficamen te istruirci sul pericolo dei Voti immaturi, e su
l'empietà dei forzati.La Commedia poi,altronon è bene spesso, che
un'infilzatura di pezzi scuci. ti degli ordinarj sermoni Filosofici, che hanno
per giunta una grazia infinita in bocca del pezzente da strada, dello sciocco
staffiere, e perfin dello sgher ro, e del pubblico assassino nell'atto d'andare
al patibolo. Cosi l'una s'abbassa di troppo, l'altra s'arrampica da pazza,
tutte perdono il punto del. la natura, e niente s'ottiene. Bastano essi ancora
cotesti esempj per mostrare, che, generalmente par. lando, tutti i generi sono
confusi, snaturati, e tra volti nell'intima loro sostanza secondo il gusto
corrente, e ciò per ragione del Filosofismo? Nome compiuto: Matteo Borsa.
Keywords: imitazione, genere grammaticale, la confusion dei generi
grammaticali, il genere tragico, il genere comedico, il genere conversazionale,
Tannen, stile conversazionale – la tragedia della morte di Agammenone --. Virtu
e vizio di stilo – filosofismo, neo-logismo, confusion di genero. Austin sul
filosofismo, implicatura come filosofismo – remedio contra filosofismo, la
filosofia del linguaggio ordinario. Etimologia del cognome ‘borsa’ – origine. Grice.
-. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice e Borsa,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Boscovich: la ragione conversazionale –--
filosofia italiana – Luigi Speranza (Ragusa). Ragusa di Dalmazia. M.
Milano. Ritratto di Robert Edge Pine, Londra -- (in croato Ruđer Josip
Bošković, in francese Roger Joseph Boscovich; Ragusa -- è stato un gesuita,
astronomo, matematico, fisico, filosofo, diplomatico e poeta dalmata di Ragusa.
La sua appartenenza nazionale è fonte di discussione. Di madre-lingua croata,
figlio di un ricco mercante serbo originario dell'Erzegovina e madre di
ascendenze italiane, B. È una tipica figura settecentesca di intellettuale
cosmopolita: studia, visse e operò in prevalenza in Italia, ma trascorse 10
anni della sua esistenza in Francia e soggiornò in varie capitali, tra cui
Varsavia, Londra, Vienna e Costantinopoli. I suoi testi pubblicati sono scritti
in latino, italiano e francese. Nella sua corrispondenza privata usa anche il
croato e viene considerato contemporaneamente italiano e croato. La prima
pagina di Philosophiae naturalis theoria. B. nacque a Ragusa di Dalmazia,
antica Repubblica indipendente, il 18 maggio 1711. Il padre, Nikola Bošković,
era un agiato mercante[5] originario del villaggio di Orahov Do, nell'odierna
Erzegovina. La madre, Paola Bettera[6] (alle volte chiamata anche Pavica
Betere)[5][7], era nata in una ricca famiglia di ascendenze bergamasche, da
tempo residente nella città dalmata. Gesuita, Boscovich studiò al Collegio
Romano a Roma, dove studiò filosofia con Carlo Noceti e matematica e fisica con
il newtoniano Orazio Borgondio. Nel 1740, succedette al Borgondio come
professore di matematica; alcuni anni dopo divenne membro dell'Accademia
Toscana di Scienze e Lettere "La Colombaria". Nel 1759 si recò in
Francia e in Inghilterra, dove fu nominato membro della Royal Society. Dopo
aver effettuato un viaggio a Costantinopoli per osservare il passaggio di
Venere di fronte al Sole, nel 1763 fu nominato professore di matematica
all'Università degli Studi di Pavia. Contemporaneamente fu tra i fondatori
dell'osservatorio astronomico di Brera, che diresse per qualche anno. Nello
stesso periodo strinse amicizia col giovane Francesco Melzi d'Eril e firmò un
articolo de Il Caffè di Verri. Nel 1773 si trasferì a Parigi a causa
dell'abolizione dell'Ordine. Rientrò in Italia nel 1782, stabilendosi per due
anni a Bassano del Grappa dove pubblicò i cinque volumi della sua Opera
pertinentia ad opticam et astronomiam. Fa parte - quale socio fondatore - anche
dell'Accademia dei XL che, con la denominazione di Società Italiana, includeva
per l'appunto i quaranta migliori scienziati dell'epoca. Dopo un breve periodo
in Toscana presso i monaci Vallombrosiani, si stabilì a Milano, dove la sua
salute andò peggiorando gravemente. Nella nota biografica pubblicata nel 1878
nel volume Memorie e documenti per la storia dell'Università di Pavia e degli
uomini più illustri che v'insegnarono si legge che «sopraffatto dai travagli che
il suo carattere gli procacciava e che la sua fervida immaginazione gli
esagerava, cadde infermo di mente e morì delirante il 13 febbraio 1787»[8],
affermazione attestata dai medici suoi contemporanei; tuttavia la presunta
pazzia del Boscovich sarebbe da attribuirsi a manifestazioni della malattia di
Alzheimer[9], o a una psicosi depressiva[5] che lo portarono anche a un
tentativo di suicidio. Nella sua vita si occupò soprattutto di fisica
matematica. Nel suo studio della forma della Terra usò l'idea di minimizzare la
somma dei valori assoluti delle deviazioni. La sua soluzione a questo problema
prese una forma geometrica. Boscovich fu il primo a fornire una procedura per
il calcolo dell'orbita di un pianeta sulla base di tre osservazioni della sua
posizione e diede anche una procedura per determinare l'equatore di un pianeta.
Inoltre, formulò quella che oggi è chiamata ipotesi di Boscovich ed è alla base
della definizione fisica di corpo rigido. Fin dalle sue prime ricerche iniziò
ad elaborare una teoria sulla struttura del mondo fondata su una particolare
legge delle forze della natura, già ben presente nelle opere De viribus vivis
(1745), De lumine (1748) e De centro gravitatis (1751). Essa trovò tuttavia una
sistemazione definitiva nella Philosophiae naturalis theoria (1758). È stato
uno dei primi nell'Europa continentale ad accettare le teorie gravitazionali di
Isaac Newton ed è stato autore di 70 scritti sull'ottica, astronomia,
gravitazione, meteorologia e trigonometria. Boscovich morì a Milano il 13 febbraio
1787 e venne sepolto presso la chiesa di Santa Maria Podone in piazza Borromeo
6 (poi data in uso alla comunità greco-ortodossa); una lapide posta in facciata
nel 2017 ne ricorda la figura. Il certificato di morte e sepoltura è custodito
presso l'archivio diocesano di Milano.[10]. Nel 1873 Nietzsche scrive il
frammento Zeitatomenlehre, una rielaborazione del lavoro di Boscovich Theoria
Philosophiae Naturalis redacta ad unicam legem virium in natura existentium. In
generale, le idee di Boscovich hanno avuto una grande influenza sulle idee di
forza in Nietzsche. Intitolazioni Ritratto opera di Vlaho Bukovac Busto a
Boscovich di fronte all'Accademia Croata delle Scienze e delle Arti a Zagabria
Oltre a un gran numero di vie e piazze a lui intitolate, l'asteroide 14361
Boscovich prende nome dallo scienziato raguseo, così come una rima e un cratere
lunare. La più antica società astronomica nei Balcani, con sede a Belgrado e il
maggiore istituto croato di scienze naturali e tecnologia, con sede a Zagabria,
sono intitolati a suo nome. Tutte le banconote in dinari croati emesse fra il
1991 e il 1994 portavano sul fronte il ritratto di Boscovich, col suo nome.
Negli anni novanta, la Croazia indipendente di Franjo Tuđman chiese che il
monumento a Boscovich a Milano indicasse il nome e cognome in grafia croata
(Rudjer Bošković), nonostante in vita Boscovich avesse polemizzato con chi
voleva cambiargli il nome. Il governo italiano rifiutò di dar seguito alla
vicenda e Tuđman cancellò la prevista visita ufficiale, limitandosi a visitare
la "mostra dell'arte rinascimentale croata" in Vaticano.[3] Il 13
febbraio 2017 la Repubblica di Croazia, la Città di Zagabria e la comunità
croata della Lombardia hanno donato alla città di Milano una statua di
Boscovich realizzata dallo scultore croato Ivan Mestrovic, che è stata posta nei
giardini pubblici Indro Montanelli, a fianco del Planetario[13] e il 20 giugno
dello stesso anno il Consolato Generale della Repubblica di Croazia a Milano ha
posto sulla facciata della chiesa ove è seppellito una lapide commemorativa (in
marmo mironja proveniente dalla sua città natale Ragusa) a sua perpetua
memoria. Boscovich è oggetto di una delle settantasette (al 2011) edizioni
nazionali stampate in Italia. Opere Frontespizio di Philosophiae naturalis
theoria redacta ad unicam legem virium in natura existentium, 1758 Riflessioni
sopra alcune difficoltà spettanti i danni e risarcimenti della cupola di S.
Pietro, 1743 Boscovich pubblicò 8 dissertazioni scientifiche prima della sua
ordinazione presbiteriale e nomina a professore nel 1744, e altre 14 in seguito.
Una lista parziale: De maculis solaribus exercitatio astronomica, 1736 (lett.
"Un esercizio astronomico sulle macchie solari"). De Mercurii
novissimo infra Solem transitu, 1737 ("Sul più recente transito di
Mercurio davanti al Sole"). Trigonometriae sphaericae constructio, 1737
("La costruzione delle sfere trigonometriche"). De aurora boreali,
1738 ("Sull'aurora boreale"). De novo telescopii usu ad objecta
coelestia determinanda, 1739 ("Sul nuovo uso del telescopio per
determinare gli oggetti celesti") De veterum argumentis pro telluris
sphaericitate, 1739 ("Sugli argomenti degli antichi per la sfericità della
Terra"). Dissertatio de telluris figura, 1739 ("Una dissertazione
sulla forma della terra"). De Circulis osculatoribus, Dissertatio, 1740
("Una dissertazione sull'intersezione dei cicli"). De motu corporum
projectorum in spatio non resistente, 1741 ("Sul moto dei corpi proiettati
nello spazio non resistente"). De inaequalitate gravitatis in diversis
terrae locis, 1741 ("Sull’ineguaglianza della gravità in diversi posti
della terra"). De natura et usu infinitorum et infinite parvorum, 1741
("Sulla natura e uso di infiniti e infinitesimali"). De annusi
fixarum aberrationibus, 1742 ("Sull'aberrazione annuale delle stelle
fisse"). De observationibus astronomicis et quo pertingat earundem
certitudo, 1742 ("Sulle osservazioni astronomiche e la loro
certezza") Disquisitio in universam astronomiam, 1742 ("Disquisizione
sull'astronomia universale"). Parere di tre Matematici sopra i danni che
si sono trovati nella Cupola di S. Pietro, 1742). De motu corporis attracti in
centrum immobile viribus decrescentibus in ratione distantiarum reciproca
duplicata in spatiis non resistentibus, 1743. Riflessioni de' Padri Tommaso Le
Seur, Francesco Jacquier de el' Ordine de' Minimi, e Ruggiero Giuseppe
Boscovich della Compagnia di Gesù Sopra alcune difficoltà spettanti i danni, e
Risarcimenti della Cupola Di S. Pietro, 1743. Nova methodus adhibendi phasium
observationes in eclipsibus lunaribus ad exercendam geometriam et promovendam
astronomiam, 1744 ("Un nuovo metodo per usare le osservazioni delle fasi
delle eclissi lunari per coltivare la geometria e avanzare l'astronomia").
De cyloide et logistica, 1745 ("Sul cicloide e la curva logistica").
De viribus vivis, 1745 ("Sulle forze viventi"). Trigonometria
sphaerica, 1745 ("Trigonometria sferica"). De cometis, 1746
("Sulle comete") Dissertatio de maris aestu, 1747 ("Una
dissertazioni sulle maree dell'oceano"). Dissertatio de lumine, 2 volumi,
1748/1749 ("Una dissertazione sulla luce"). De determinanda orbita
planetae ope catoptricae ex datis vi celeritate & directione motus in dato
puncto, 1749. Sopra il Turbine che la notte tra gli XI e XII giugno del
MDCCXLIX danneggio una gran parte di Roma, 1749; traduzione latina 1766. De
centrogravitatis, 1751 ("Sul centro di gravità"). Elementorum
matheseos ad usum studiosae juventutis, 1752 ("Elementi di matematica ad
uso dei giovani studenti"). De lunae atmosphaera, 1753
("Sull'atmosfera della Luna"). De continuitatis lege et eius
consectariis pertinentibus ad prima materiae elementa eorumque vires
dissertatio, 1754 ("Una dissertazione sulla legge di continuità e le sue
conseguenze che hanno a che fare con i primi elementi della materia e i loro
poteri"). De lege virium in natura existentium, 1755 ("Sulla legge
delle potenze nella natura delle cose esistenti"). De lentibus et telescopiis dioptricis
dissertatio, Roma, 1755. De inaequalitatibus quas Saturnus et Jupiter sibi
mutuo videntur inducere praesertim circa tempus conjunctionis, 1756
("Sulle ineguaglianze che Giove e Saturno sembrano indurre l'uno
sull'altro particolarmente nei momenti di congiunzione"). Elementorium
universae matheseos, 3 volumi, 1757 ("Elementi di matematica
generale"). (LA) De recentibus compertis pertinentibus ad perficiendam dioptricam,
1757. (LA) Philosophiae naturalis theoria redacta ad unicam legem virium in
natura existentium, Wien, Leopold Johann Kaliwoda, 1758. ("Una teoria di
filosofia naturale") (LA) Philosophiae naturalis theoria redacta ad unicam
legem virium in natura existentium, Venezia, 1763. De Solis ac Lunae defectibus,
1760 ("Sul Sole, la Luna e le eclissi"). Scrittura sulli danni
osservati nell'edificio della Biblioteca Cesarea di Vienna, e loro riparazione,
1763. Memorie sopra il Porti di Rimini, 1765. Sentimento sulla solidità della
nuova Guglia del Duomo di Milano, 1765. Dissertationes quinque ad dioptricam
pertinentes, 1767 ("Cinque dissertazioni di diottrica"). (FR) Voyage
astronomique et geographique, 1770 ("Un viaggio astronomico e
geografico"). Memorie sulli cannocchiali
diottrici, 1771. (FR) Journal d'un voyage de Constantinople en Pologne,
Lausanne, François Grasset & C., 1772. Sullo sbocco
dell'Adige in Mare, 1779. Riflessioni sulla relazione del Sig. Abate Ximenes
appartenente al Progetto di un nuovo Ozzeri nello Stato Lucchese, 1782.
Giornale di un viaggio da Costantinopoli in Polonia, Bassano, Giuseppe
Remondini, 1784. Opera pertinentia ad opticam et astronomiam, 5 volumi, 1785
("Opere di ottica e astronomia"). Sui danni del Porto di Savona, loro
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978-88-96700-14-3 Casini in Dizionario Biografico degli Italiani ^ Edizione
Nazionale R.G.Boscovich, dal sito dell'Osservatorio di Brera. ^ Il Contributo
italiano alla storia del Pensiero – Scienze, ad vocem, Treccani 2013, Tucci. ^
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URL consultato il 14 febbraio 2017. Bibliografia Parte di questo testo proviene
dalla relativa voce del progetto Mille anni di scienza in Italia, pubblicata
sotto licenza Creative Commons CC-BY-3.0, opera del Museo Galileo - Istituto e
Museo di Storia della Scienza (home page) Bòscovich ‹-ič›, Ruggero Giuseppe, in
Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
URL consultato il 23 agosto 2012. Luciano Agnes, Ruggero Giuseppe Boscovich: un
professore gesuita all'Università di Pavia, 1764-1768, Milano, Cisalpino, 2006.
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Delbianco (a cura di), Ruggiero Giuseppe Boscovich: mezzo turco, matematico
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Compositori, 2002. ISBN 8877943556. Angelo Fabroni, «Rogerius Josephus
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O'Neill, Joaquín María Domínguez, Diccionario histórico de la Compañía de
Jesús: biográfico-temático, vol. 1, Madrid, Universidad Pontificia Comillas,
2001, ISBN 84-8468-036-3. URL consultato il 5 dicembre 2012.
Pasquale Tucci, Boscovich, Ruggero Giuseppe, su Il Contributo italiano alla
storia del Pensiero – Scienze, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani,
2013. URL consultato il 12 febbraio 2015. (ES) Daniel Cerqueiro, Boscovich, el
viajero del Tiempo, Buenos Aires, Pequeña Venecia, 2008, ISBN
978-987-9239-18-6. correlate Francesco Puccinelli Altri progetti Collabora a
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di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009. Modifica su Wikidata
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