GRICE ITALO A-Z B BE
Luigi Speranza -- Grice e Becchi: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale dell’incubo – scuola di
Genova – filosofia genovese – filosofia ligure -- filosofia italiana – Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Genova). Filosofo
genovese. Filosofo ligure. Filosofo italiano. Genova, Liguria. Grice: “Becchi
is pretty controversial; a good reason why he is not invited to the New World
for “Italian Studies”! – My favourite is his tract mocking Umberto Eco’s “Il
pnedolo di Foucault,” “L’incubo di Foucault”! – But Becchi is a jurisprudential
philosopher like Hart, and perhaps more than Hart did, knows what’s he’s doing!
Laureato in filosofia,
si è poi trasferito in Germania dove ha collaborato come assistente alla
cattedra di Filosofia e Sociologia del Diritto della Facoltà di Giurisprudenza
dell'Università del Saarland, e in seguito come borsista per il Deutscher Akademischer
Austauschdienst (DAAD). Attualmente è Professore di Filosofia del Diritto
presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Genova. Inoltre fino al è stato professore presso l'Lucerna. Ha
prodotto circa 200 pubblicazioni su temi concernenti la filosofia del diritto,
la storia della cultura giuridica e la bioetica. Nel si
avvicina al Movimento 5 Stelle, venendo definito dalla stampa l’“ideologo del
movimento” ma a gennaio del lo abbandona
criticandolo duramente e scrivendo ad aprile il libro Cinquestelle et Associati.
Di recente ha focalizzato il discorso politico sulla categoria del sovranismo
ed in particolare sul concetto di sovranismo debole, detto althusiano;
coniugando così, istanze federaliste e sovraniste in linea con la Lega di
Matteo Salvini. I suoi interventi di
natura politica sono raccolti nel suo blog. Fino alla metà del era noto al pubblico del piccolo schermo per
le interviste e i talk show in cui dibatteva.
È attualmente editorialista di Libero e de Il Sole 24 ORE, oltre ad
avere un blog sul sito de Il Fatto Quotidiano. Altre opere: “Morte cerebrale e
trapianto di organi. Una questione di etica giuridica” (Morcelliana); “Quando
finisce la vita. La morale e il diritto di fronte alla morte” (Aracne); “Giuristi
e prìncipi. Alle origini del diritto moderno” (Aracne); “Il principio dignità
umana” (Morcelliana), “Nuovi scritti corsari (Adagio Editore); “I figli delle
stelle. L'Italia in moVimento” (Adagio); “Colpo di Stato permanente”
(Marsilio); “Apocalypse Euro” (Arianna); “Oltre l'Euro” (Arianna); “Napolitano,
re nella Repubblica. Per una messa in stato d’accusa (Mimesis): “Cinquestelle
et Associati. Il MoVimento dopo Grillo (Kaos); “Referendum costituzionale. Sì o
no. Le ragioni per il no e il testo della «controriforma» (Arianna); “Come
finisce una democrazia. I sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi (Arianna);
“Italia sovrana (Sperling et Kupfer); “Democrazia in quarantena. Come un virus
ha travolto il Paese” (Historica) Note Biografia sul sito Genova Archiviato in.
M5S, Grillo scomunica (di nuovo) Becchi: “Non ci rappresenta”. Lui: “Tolgo
il disturbo”, ilfattoquotidiano, Perché
dico addio al Movimento 5 Stelle. Parla Paolo Becchi, formiche.net, 5 M5S, B.
lascia il Movimento: “È diventato partito stampella di Renzi. È finito il
sogno”, ilfattoquotidiano, 5 gennaio. 9 gennaio. Per un’idea ‘federativa’ di Stato nazionale,
in "ParadoXa", Skytg24, Becchi: “Repubblica? Il giornale
dell’orfano”. Bellasio lascia lo studio. La redazione della tv si scusa con
Calabresi, ilfattoquotidiano, Paolo Becchi
Blog ufficiale, su paolobecchi. wordpress. Opere di Paolo Becchi,. Registrazioni di Bsu RadioRadicale, Radio
Radicale. Filosofia Politica Politica Filosofo, Accademici italiani, Blogger
italiani Genova Professori dell'Lucerna Professori dell'Università degli Studi
di Genova. Nome compiuto: Paolo Aureliano Becchi. Paolo Becchi. Becchi. Keywords:
l’incubo, filosofia politica, dignita, soveranita, giurisprudenza, filosofia
della giurisprudenza, repubblica. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di
H. P. Grice, “Grice e Becchi,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza,
Liguria, Italia.
Luigi
Speranza -- Grice e Bedeschi: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale dialettica – scuola di Alfonsine -- filosofia italiana – Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice (Alfonsine). Filosofo emiliano. Filosofo italiano. Alfonsine, Ravenna,
Emilia-Romagna. Grice: “You gotta love Bedeschi – at Oxford Jurisprudence is
not considered Philosophy, but in Italy, ‘filosofia politica’ is at the centre
of it all – and Bedeschi knows it – this is because Italians take Hegel
seriously with his ‘dialectic;’ and while I did speak profusely of the Athenian
versus the Oxonian dialectic or dialexis, I skipped the Hegelian dialectic!
Bedeschi doesn’t – and Hegel leads to the reset of it!” -- Giuseppe Bedeschi (Alfonsine), filosofo. Docente di storia della filosofia all'Università La Sapienza
di Roma, ha insegnato all'Cagliari e all'Istituto Universitario Orientale di
Napoli. Studioso di Hegel e del marxismo, ha approfondito in seguito la storia
del pensiero liberale. Caporedattore dell'Enciclopedia del Novecento, direttore
dell'Enciclopedia delle scienze sociali e dell'Enciclopedia dei Ragazzi, è
membro del comitato scientifico della rivista "Nuova storia
contemporanea" e collabora al supplemento domenicale de Il Sole 24
ORE. Altre opere: “Alienazione e
feticismo nel pensiero di Marx” (Bari, Laterza); “Introduzione a Lukacs” (Bari,
Laterza); “Politica e storia in Hegel” (Roma-Bari, Laterza); “Introduzione a
Marx” (Roma-Bari, Laterza); “La parabola del marxismo in Italia” (Roma-Bari,
Laterza); “Introduzione a La scuola di Francoforte (Roma-Bari, Laterza); “Storia
del pensiero liberale” (Roma-Bari, Laterza); “Il pensiero politico di Hegel”
(Roma-Bari, Laterza); “Il pensiero politico di Tocqueville” (Roma-Bari,
Laterza); “La fabbrica delle ideologie: il pensiero politico nell'Italia del
Novecento” (Roma-Bari, Laterza); “Liberalismo vero e falso, Firenze, Le
lettere); “Il rifiuto della modernita: saggio su Jean-Jacques Rousseau”
(Firenze, Le lettere); “La prima Repubblica”; Storia di una democrazia
difficile” (Soveria Mannelli, Rubbettino,
Opere di Giuseppe Bedeschi,. B. su Goodreads. Registrazioni di Giuseppe Bedeschi, su
RadioRadicale, Radio Radicale. Profilo
su RAI Educational, su emsf.rai. 16 marzo
21 dicembre ). Giuseppe Bedeschi sul
RAI Filosofia, su filosofia.rai. Filosofi italiani del XX
secoloAccademici italiani Professore Alfonsine. Nome compiuto: Giuseppe
Bedeschi. Bedeschi. Keywords: dialettica, la parabola del Marxism in Italia,
liberalismo, conservatorismo, italia, fabbrica di ideologie”, sulla parte
conservatrice, I conservatori in italia, Scruton, ‘conservatismo’, nel
dizionario di politica del partito, la dialettica hegeliana, dialettica,
dialexis. The two references ‘Sulla parte conservatrice’ and ‘I conservatori’
given in that entry, studio della ideologia nell’italia del Novecento,
Giuliani, prima guerra, veintenna. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco
di H. P. Grice, “Bedeschi e Grice,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza,
Liguria, Italia.
Luigi Speranza -- Grice e Bellavitis:
la ragione conversazionale e l’implicature del Deutero-Esperanto – scuola di
Bassano del Grappa -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco
di H. P. Grice (Bassano del Grappa). Abstract. Grice: “My
deutero-esperanto is a joke on Chomsky, since he’d say that ‘deutero-‘ is a
formative praefix!” Proto-Esperanto, Deutero-Esperanto (cfr. Deuterogamy,
deuteroanomaly, deuterocanonical, Deuteronomy. Trito-Esperanto, The Greek series
proto-, deuteron-, trito-, … is only found in prefixes, generally scholarly and
technical coinages, e.g. protagonist, deuteragonist, tritagonist, protium,
deuterium, tritium, Proto-Isaiah, Deutero-Isaia. Numbsr beyond three are rare;
tese beyond four are obscure. Proto-Esperanto, Deutero-Esperanto,
Trito-Esperanto, Tetarto-Esperanto, pempto-Esperanto, hecto-Esperanto,
hebdomo-Esperanto, ogdo-Esperanto, enato-Esperanto, decato-Esperanto,
endecato-Esperanto, dodecato-Esperanto. Filosofo
italiano. Bassano del Grappa. Citato da VAILATI – “Scritti” -- B. è matematico
e professore di geometria a Padova e autore di un progetto teorico di lingua
filosofica ad uso parlato. Muore a Padova. Riceve la laurea honoris causa in
matematica a Padova. È socio dell'Accademia dei Lincei. In una lettera all'Istituto Veneto di
Scienze, Lettere ed Arti intitolata, “Pensieri sopra una lingua universale e su
alcuni argomenti analoghi,” B. immagina un sistema di comunicazione universale
caratterizzato da uno scarno sistema di derivazione applicato ad un numero
limitato di radici lessicali, una larga varietà di costruzione, un sistema di
desinenze per gl’aggettivi (‘shaggy,’ da ‘shag’) che ne determinino il grado,
una grande diversificazione delle VOCI verbali per ESPRIMERE tempi, modi, INTENZIONI:
indicativo, condizionale, potenziale, dubitativo, interrogativo. E ancora, B.
suggerisce un sistema di composizione delle parole da radici diverse, e propone
un adattamento a numeri e a SEGNI. Dal saggio di Minnaja, «L'Ideologia Della Lingua,
disvastigo.esperanto.it/index.php/it/approfondimenti-lista-di-singola-categoria/293-a130-lideologia- della lingua internazionale. Considera altresì improponibile adottare come
lingua ausiliaria una lingua storico naturale, sia essa il latino, di certo
ampiamente conosciuta tra i dotti, ma incapace di esprimere agevolmente le
nuove teorie scientifiche, nonché di essere compresa da tutto il resto della
popolazione, o il francese, per un semplice discorso di campanilismo nazionale.
Partendo dal presupposto che quando l'uomo ragiona sulle cose sta ragionando
attraverso le parole che a queste sono associate, e che altrimenti la
riflessione non sarebbe possibile, B. deduce che un linguaggio semplice,
rigoroso e perfetto – cf. H. P. Grice, THE FORMALISTS -- conduce delle idee
dalle medesime caratteristiche. Viceversa, un linguaggio ambiguo e impreciso è
sintomo di idee e ragionamenti altrettanto confusi. Padroneggiare una lingua
esatta significa quindi pensare in maniera esatta e ciò è ben visibile nelle
differenze di comunicazione tra matematici e filosofi. È tutta basata sugli
oggett o cose fisici, e soltanto mediante traslati giunge ad esprimere
imperfettissimamente quelle idee astratte, quegli enti d'immaginazione. La necessità di inventare
una lingua precisa, che descrive esattamente la natura e la realtà, risponde
alla concomitante necessità di progresso scientifico e tecnologico e si
configura allo stesso tempo come mezzo di pacificazione tra i popoli. Gli aspetti che B. esamina sono l'etimologia,
la grammatica, l’ortografia, la pronuncia, e la scrittura. I matematici
s'intendono facilmente tra loro, e ben di rado hanno opinioni differenti. Per
lo contrario i filosofi – H. P. Grice, tutore, e il suo alievo, P. F. Strawson
-- difficilmente s'intendono. Forse è precipua ragione il linguaggio preciso e
chiaro di cui si servono i matematici – H. P. Grice: the blue-collar
practitioners of logic --, mentre i filosofi sono costretti a servirsi di una
lingua che creata dal popolo italiano. Riguardante l’etimologia, la lingua
filosofica perfetta deve innanzitutto presentare delle parole composte da
radici brevi, il cui significato sia UNO [Sensi non sunt multiplicanda praeter
necssitatem -- e preciso. Queste radici, che hanno non poche rassomiglianze
colle lingue viventi, conviene che siano composte sia da consonanti (il cui
numero può idealmente variare da due a cinque) che da vocali. B. sostiene che i
cambiamenti nelle parole siano di tre tipologie, che egli chiama derivazione --
quando da una parola si passa ad un'altra di significato simile o traslato –
anima, animale – cf. Grice, animale: bestia --, modificazione -- quando una
parte del discorso si trasforma in un'altra – cf. H. P. Grice, “I’, “me” --, e VARIAZIONE
-- quando si modifica la desinenza della parola – H. P. Grice, “I, me”. Attorno
a ciascun radicale si diramano tutti quei radicali che ad esso sono affini
secondo il significato, e quindi il significante, ottenuti mediante processi di
affissazione, in particolare di PRE-fissazione. Sulla questione se siano da
derivare i nomi dai verbi, o viceversa i verbi dai nomi, o ancora gli aggettivi
(“shaggy”) dai nomi (“shag”), e così via, B. non si espone, sostenendo che le
parole formate dalle voci radicali e dalle particelle pre-positive sono o nomi
o verbi, od aggiunti, secondo che l'una o l'altra idea è quella che prima
naturalmente si presenta, di fatto scaricando ai posteri l'arduo compito di
decidere radicali fondamentali attorno ai quali far poi derivare pre-fissazione.
Sulla questione se sono da derivare i nomi dai verbi, o viceversa i verbi dai
nomi, o ancora gl’aggettivi (“shaggy”) dai nomi (“shag”), e così via, B.
sostene che le parole formate dalle voci radicali e dalle particelle
prepositive sarebbero o nomi o verbi, od aggiunti, secondo che l'una o l'altra
idea è quella che prima naturalmente si presenta, di fatto scaricando ai
posteri l'arduo compito di decidere i radicali fondamentali attorno ai quali
far poi derivare tutti gl’altri. La DERIVAZIONE comunque si ha in primis
tramite apposite desinenze (cfr. l'italiano legno – legnoso, H. P. Grice, shag,
shaggy) e, in alcuni casi particolari, tramite modificazione delle consonanti o
delle vocali radicali, purché questo non infici la riconoscibilità della
famiglia di appartenenza -- cfr. l'italiano amAre - amOre. Sono necessarie
peraltro le parole composte, purché siano ben [Pensieri sopra una lingua
universale e su alcuni argomenti analoghi, Venezia, Segreteria dell'I. R. Istituto] riconoscibili i confini delle
stesse, del tipo it. pianoforte < piano + forte, e non le parole amalgama o
portmanteaau di Humpty-Dumpty, come l'ing. “smog” < smoke + fog, o KANTOTLE.
Questi aspetti rendono la lingua di B. a basso indice di fusione – i confini
tra morfemi devono essere ben riconoscibili -- e di sintesi -- essa presenta al massimo un prefisso e un
suffisso. Riguardane la GRAMMATICA (o letteratura), vista l'evidente difformità
delle congiunzioni - tra cui B. annovera anche le preposizioni tra le varie lingue, queste non possono che essere create ex
novo e secondo il genio della commissione di studiosi che si cimenta nella loro
creazione—as they lay on the bath (Grice). Basta sapere che esse debbono essere
semplici, ma in numero tale da permettere ai parlanti di esprimersi in maniera
chiara e univoca. Le congiunzioni inoltre possono essere utili nel momento in
cui la posizione di soggetto verbo - oggetto all'interno della frase crea dei possibili
fraintendimenti. Qualora non è ben riconoscibile, ad esempio, a quale verbo si
leghi un accusativo o un nominativo – cf. Hardie, “What do you mean by “of” –
the fear of God, genitivo soggetivo, genitivo oggetivo, timor dei --, è
possibile inserire tra i due delle particelle congiuntive, di modo da fugare
ogni dubbio.Ma questo procedimento non è necessario nel caso in cui non vi sia
possibilità di inganno – cf. Hardie, “What do you mean by of”?” --. Il dubbio
comunque sorge spontaneo. In una lingua che si prefigge la massima precisione e
l'immediata riconoscibilità dei suoi elementi, perché inserire variabili
dettate dal contesto? La risposta che ciò risponda alla necessità di rendere
più fluida la comunicazione e la CONVERSAZIONE (cf. “Love that never told can
be”) sembra non reggere bene alle accuse, o meglio sembra avvicinarla, più di
quanto questa non voglia ammettere, alle fattezze di una lingua naturale, cioè
proprio a ciò dal quale dove maggiormente discostarsi. Sono presenti quattro
casi (nominativo – Grice, “I” --, accusativo – Grice, “me” --, genitivo, e
dativo), di cui tutti, escluso il primo, identificati tramite apposite
desinenze (“ego” – “ego”). Gl’articoli, gl’aggettivi indicativi, e i pronomi (Grice,
“I”, “me”) formano insieme una classe a sé stante. Essi possono - non devono -
essere utilizzati dal parlante. L’omissione è permessa qualora il significato
del discorso [Grice, cio che il proferete significa o communica -- sia
ugualmente chiaro. Ad esempio, è possibile omettere l'articolo dinnanzi alla
parola che significa 'luna', ‘congresso’, poiché poca differenza farebbe dire
'la luna', ‘il congresso’ – Strawson. Ma è bene utilizzarlo nel caso di 'Mangio
QUESTA mela e non quella’ – cf. Grice, “The book is on the table” +> “This
book is on this table”. I pronomi – Grice, I, me -- sono soggetti ai casi, di
modo che sia più semplice individuare il sostantivo (“Grice”, “this
distinguished-looking philosopher”) a cui si riferiscono. Per avverbi B. intende invece delle
particolari particelle da anteporre al verbo e che caratterizzino l'azione
indicandone, ad esempio, il tempo, il modo e la persona. In questo modo i verbi risultano
indeclinati -- del tipo 'ieri ho mangiato' > io ieri mangio (“When I was in
Thailand, I refrained from using the past tense of teach, for fear the natives
might not understand me” – cf. Me Tarzan, you Jane”. L'unica indicazione riguarda il MODO – Grice: mode, e non
mood -- potenziale (es. it. amabile) e dubitativo, ottenuti tramite ulteriori
desinenze. I verbi conoscono sempre e
solo la diatesi o voce attiva – cf. Grice on Leibniz: Paride ama Elena, Elena è
amata da Paride. Sotto il nome di aggiunti B. riconosce gl’aggettivi (“shaggy”,
d “shag”) e gli avverbi, cioè quelle parti del discorso che caratterizzano le
cose (il cane e ‘shaggy’) o le azioni. Posti preferibilmente a seguito di ciò
che specificano (‘cane shaggy’), possono eventualmente presentare desinenze che
ad essi li leghino. Per quanto riguarda gl’aggettivi di maggioranza, è
sufficiente preporre loro 'molto' (Verily shaggy, very shaggy) e così anche per
tutti gli altri. I pro-verbi (cf. Grice, Socrates whatted) adempiono per i
verbi alla stessa funzione alla quale adempiono i pronomi per i nomi. Le inter-iezioni (o inter-posti) esprimono
proposizioni intere e la nuova lingua filosofica deve averne in gran numero.
Sono formati da molte vocali e poche consonanti. Il genere non deve
necessariamente essere espresso, ma può essere indicato, qualora si voglia,
mediante apposite parole indicanti il femminile e il maschile (‘l’aquila
maschio,’ non ‘l’aquilo’) o, nel caso dei sostantivi (aquilo, aquila), tramite
l'attribuzione del genere agl’articoli che li precedono (es. 'leone femmina' o
'la leone', la leonessa). Allo stesso modo si indica il numero: cf. Grice (Ex):
some (at least one). I valori aumentativi, diminutivi, vezzeggiativi sono
aggiunti ai sostantivi tramite altre suffissazioni. L'ordine sintattico non marcato è Nome
Sostantivo + Verbo (“Toby eats”). Nel caso contrario, cioè qualora il verbo
preceda il soggetto, al soggetto in caso nominativo (GRICEUS) viene preposta
una particella congiuntiva che indichi la sua relazione con il verbo che lo
precede (PHILOSOPHVS GRICEUVS). Per il resto, l'ordine dei costituenti è libero
purché rimanga intuitivo. Interessante appare il discorso intorno ai pronomi
personali soggetto – Me, Grice, take you, as my... . B. sostiene la necessità
di avere CINQUE pronomi distinti per la prima persona plurale e la seconda
persona plurale. Il primo 'noi' indica un gruppo in cui sia COMPRESSO il
parlante (l’ego d’Entwisle) e l'interlocutore (il tu d’Entwistle), o gli
interlocutori. Il secondo ‘noi’ indica l'unione dell'io con una o più terze
persone – “Kind regards to you and yours”. Il terzo ‘noi’ indica la
collettività in cui ciascuno concorre allo stesso modo ad un'azione. Il primo
'voi' (“ye”) indica più persone – cf. (Ex), some at least one – Grice -- con le
quali si sta parlando. Il secondo “noi” indica un gruppo composto dal 'tu' a
cui si sta parlando e altri interlocutori.
Non è
necessario l'uso del pronome di cortesia. Cf. Grice on nonconventional
implicatures not being conversational in being derived from maxims which are
not universalisable – e. g. moral maxim, aesthetic maxim. Sebbene il problema della pronuncia di una lingua universale
sia uno dei più dibattuti, il punto fondamentale è che ad ogni grafo
corrisponda uno ed un solo fonema e che non esistano lettere che non si
pronunciano – cf. Grice on suit and soot. L'accento è intensivo, non cambia di
posizione durante i processi di affissione e derivazione e, nelle parole
compose, si mantiene sempre sulla prima parola. Inoltre, il segno diacritico
dell'accento può essere posto anche sopra le consonanti ad indicare la pronuncia raddoppiata delle stesse. Scrittura Ogni grafema corrisponde a un fonema
distinto. Il sistema di simboli utilizzabili per la scrittura è simile a quello
alfabetico italiano, in cui però sono stati opportunamente riassegnati i suoni
a ciascuna lettera -- per esempio nei casi ambigui di pronuncia della {s} o
della {c} o dei nessi {sc}, ecc. Anche la forma stessa delle lettere è spesso
modificata, cercando di renderle quanto più omogenee tra loro. Per esempio, B.
suggerisce - ma senza mai fornire al lettore una soluzione definitiva
dell'alfabeto della sua lingua - che le vocali possono essere o co e a nu,
avvicinandosi piuttosto fantasiosamente e solo nella grafia anche a un sistema
di scrittura fonetica. Non sono necessarie scritture corsive, in grassetto, in
maiuscolo – grice, italia, italiani --, ma è sufficiente un solo sistema di
scrittura. È inoltre necessario possedere tre vocabolari. Il primo contene le
voci grammaticali e le loro variazioni, preposizioni comprese. Il secondo
contenente tutte le desinenze in ordine alfabetico. Il terzo contenente tutte
le voci radicali e i loro derivati, elencate secondo l'ordine alfabetico delle
sole consonanti contenute in esse. Sul
finire del suo saggio, e forse anche sulla scia dei lavori precedenti, B. si
preoccupa di rendere fruibile la sua lingua filosofica anche mediante l'uso del
telegrafo. Ogni lettera è indicata da tre segni telegrafici (il punto, il
trattino, la linea) opportunamente combinati. I numeri invece sono indicati da
due di questi segni, e in questo si distinguono dalle lettere. 18 123456789. L'autore propone di
creare un dizionario di 999 frasi, ciascuna associata a un numero di tre cifre.
Ad esempio la frase 'ho sete' è associata al numero 62 del vocabolario, ed è
indicata così – cf. H. P. Grice on J. L. Austin’s SYMBOLO: «- -. -»; questa poi
è ulteriormente speciticata apponendo altri numeri indicanti qualcosa di più
preciso, come, ad esempio, il numero 12 = 'acqua', in codice telegrafico «...
-». B. continua infine il saggio presentando altri due tipi di alfabeto, basati
ugualmente sulla corrispondenza di simboli e numeri alle IDEE, utili al
linguaggio marinaresco, al linguaggio per i ciechi, ecc. B. si innesta
perfettamente nel panorama della glosso-poiesi inter-linguistica, rivelando una
particolare attrazione sia per le teorie filosofiche precedenti che per le
teorie matematico-numeriche. Il risultato comunque, forse dovuto anche al fatto
che la proposta si ferma al solo piano teorico – come il DEUTERO-ESPERANTO, di
H. P. Grice --, rimane poco soddisfacente e in alcune sue parti quasi
contraddittorio. Giusto Bellavitis. Bellavitis. Keywords: Deutero-Esperanto, Primo-Esperanto,
Deutero-Esperanto, Trio-Esperanto, Quarto-Esperanto. Grice. Refs.: Luigi
Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice e Bellavitis,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi
Speranza -- Belleo. search –
Bedoni. search – Belloni, Camillo –
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Bellezza: la ragione conversazionale –
filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. BELLCZZa Rìsolo Dono R. Renier ESTRATTO DALLA RIVISTA
ROSMINIANA VOGHERA TIPOGRAFIA RIVA - ZOLLA - BSLLIKZONA ••f I òli iVi t, 'V-' T
if'S?,. I.^ Rf'' ... ^ f A»*r' */* i.« aX> .s) re»' ■i^i y* .'. toqI tòv
NeìXov 3ioTai|ov na()a8o'io?.ovov'n£vt3v) , e delle più meravigliose istituzioni
(rcupafiojóTttTn), Considerandole come autentiche. Infatti dichiara che si
limiterà a quelle che ha appreso dai libri dei sacerdoti, tralasciando quando
Erodoto e altri scrittori si pia¬ cquero a favoleggiare : ed usa appunto il
vocabolo medesimo: r''xpa8o|o.\oyelv «ai [ivftoiis nXdTtew. Finalmente dobbiamo
toccare d’ un significato, anzi d’una serie di significati, che la parola in
discorso può assumere - come già in principio si diceva — i quali tengono più o
meno deir uno o dell’ altro dei due fondamentali ed estremi. Già vi accennava
Aristotele dove, trattando de’ vari modi con cui i so¬ fisti costringevano 1’
avversario a dare nel paradosso (eì? fio-ov òyi’iv), ci informa che uno di essi
era di parlare secondo natura a chi parlava dal punto di vista della legge.
Siccome tal cosa è giusta secondo la legge, che non lo è secondo natura, nei
due casi si riusciva al paradosso. E più gene¬ ralmente, tal cosa (o giudizio,
o proposizione, o raziocinio) è vera fino a un certo punto e in un certo senso,
che è falsa oltre a quel punto o in senso diverso. È l’illustrazione del noto
proverbio greco : ogni cosa essere come un vaso a due ma¬ nici (rtàv n:!)àYnci
òva^ ?.'ipac), o, per dirla più filosoficameiite, della facilità di trapasso
dalla verità all’ errore, e viceversa ; della contiguità, anzi della
promiscuità dell’una e dell’altro. È insomnia, neH'ordine intellettuale, il corrispondente
del problema morale a cui sopra si accennava, e il rilevarlo e il formularlo è,
come per quello, uno de’ luoghi comuni di pensatori e poeti d’ogni tempo. “ Hi
sumus qui omnibus veris falsa quaedam adiuncta esse dicamus, tanta
similitudine, ut in iis nulla insit certi iudicandi et assentiendi nota „ — “
Ita finitima sunt falsa veris, ut in praecipitem locum non debeat se sapiens
committere „ (Cicer., Acad. Il, 21 ; De Nat. Deor, I. 5) ; “ nulla falsa
doctrina est quae non aliqua vera intermisceat „ Agost., Qnaesi. evang. — “ L'errore dell’uomo è sempre mescolato
colla verità ; e chi sapesse ben fare la scerna, da quello potrebbe questa bene
spesso venire dedotta „ -- Gioberti, Pensieri — “ Una gran parte delle verità
che i filosofi hanno dovuto stabilire, sarebbe inutile se 1' errore non
esistesse. È più facile vincere i pregiudizi delle menti deboli con dei nuovi
errori che colla pura verità ; la quale bene spesso — 22 — non ha forza bastevole
per persuaderle „ (Leopardi, Saggio sugli errori, ecc., cc. I e XI) - “ Noi
dimentichiamo troppo spesso, non solo che c’è un’anima di bontà nelle cose
cattive ma anche che c’è un’anima di verità nelle cose false „ (Spencer, First
ptinciples, in princ.) — “ (l’errore) è come una pietra dove inciampia e cade
chi va avanti alla cieca ; e per chi sa alzare il piede, diventa scalino „ — “
(contraddire alla verità) è una maniera anche codesta d’aiutare uno che cerchi
la verità „ — “ Terrore è come sempre in bilico, e per poco che gli si cam¬
bino i termini può trasformarsi in una verità „ — “ non c’ è per 1 errore
nessun posto più incomodo, e dove possa menò fermarsi, che vicino alla verità „
(Manzoni, Dial. dell’ inven. ; Op. Ined. IV, 25; Del rom. sior. pte II).
L’homme est guidé du faux au vrai (V. Huoo, L’Anne). — I leave to your people
of capacity To draw thè line betweeii thè false and true, If such can e’ er be
drawn by man’ s sagacity -- Bvron, Don Juan— Von Wahrheit einen Kern schliesst
jeder Irrthum ein Und jede Wahrheit kann des Irrthums Saame sein (Ruckert,
Weisheit der Brahman), Ma non vogliamo, nè sapremmo fare, della filosofia,
bensì della semplice nomenclatura. Dicevamo adunque che la voce “ paradosso „
si applica anche a giudizi e proposizioni che, per gradi diversi, si avvicinano
all’ errore o alla verità, contengono — se ci si passa T espressione empirica —
dell’ una e del- l’altro in certa dose, maggiore o minore. Si che la vista pare
e non par vera, per citare, una volta tanto, il Poeta -- Par. Cosi è quando
essa si accompagna con formule restrittive di questo tenore : “Io m’imagino,
che questo mio pensiero non vi parrà totalmente un paradosso „ - “ Per le opere sbagliate vale il paradosso :
che il bello ci presenta unicità di bellezza, ed il brutto molteplicità „
(Croce, Estetica, p. 81) - “ non si può dire — 23 - che un tale paradosso sia
destituito d’ogni verità „ - “affermazioni strane, paradosse, contrarie al
sentimento comune e poco meno che assurde „ (108). È famosa 1’ apostrofe
lanciata dal Buckle in uno dei suoi Saggi : “ give us paradox, give us error,
giva us what you will, so that you save us from stagnaiion „, dove “ paradosso
„ non è certo inteso per “verità», giacché l’apostrofe non avrebbe ragione d’
essere ; ma neppure per “ errore „ perchè di questo si fa poi il nome. Fa il
paio con quella sortita del Manzoni il quale, proponendo una sua
interpretazione d’un passo di Paolo Diacono, la dice “ così lontana da tutte le
altre, che non potrà fuggire la taccia di paradosso, se non sarà chiamata
sproposito,, (Epist. II, 166). Sono insomma, per dirla ancora col Manzoni, “
paradossi ai quali non si trova talvolta che rispondere, ma che si crede d’aver
confutato col ripeterli ridendo „ {Op. ined. Ili, 283), e somigliano a quelle “
opinioni le quali parrebbero a ognuno piuttosto strane che mal fondate „, che
il card. Borromeo “ tenne con ferma persuasione, e sostenne in pratica, con
lunga costanza ,, {Prom. Sp. XXII, 325) ; o a quell’ altre di cui il Manzoni
stesso dichiara di compiacersi, in una lettera già citata : “ Ardito fin che si
tratta di chiacchierare tra amici, nel met¬ tere in campo proposizioni che
paiono, e saranno, paradossi, e tenace non meno nel difenderle, lutto mi si fa
dubbio, oscuro, complicato, quando le parole possono condurre a una delibe¬
razione... 11 fattibile le più volte non mi piace, e dirò anzi, mi ripugna ;
ciò che mi piace, non solo parrebbe fuor di propo¬ sito e fuor di tempo agli
altri ; ma sgomenterebbe me mede¬ simo, quando si trattasse non di vagheggiarlo
o di lodarlo semplicemente, ma di promuoverlo in effetto, d’aver poi sulla
coscienza una parte qualunque delle conseguenze „ {Epist. II, 17). Appartengono
a questa categoria i paradossi che son tali piuttosto nella forma che nel
contenuto, che ci colpiscono e interessano per la novità dell’ espressione
(109), come, ad esempio, questo Paradoxe de la iempérature morale che è nel —
24 - Carnet de jeimesse di M. Bisniark -- Paris: “ Les larmes raniment le feu
du coeur ; une cliaude etreeite rafraichit rame de l’ami Ne abbonda
specialmente la letteratura pa- remiologica e sentenziosa. Tipico è il seguente
distico del Goethe {Sprììche, n. 899): Was ist das Allgemeine ? Der
einzelne Fall. Was ist das Besondere ? Millionen Falle, Che Harnack {Qoeihe in der Epoche
seiner Vollendting, Leipz. 1887, p. 65) qualifica appunto di “ paradosso e
l’in¬ dovinello che il Vyse {Tutor’s Guide) dà come un “ paradosso genealogico
„ : “ Chi è colui che nacque prima di suo padre, fu generato prima di sua
madre, e fu il primo fra gli uomini a congiungersi colla sua nonna ? „ (La
risposta è : Abele. La nonna „ è la terra, onde furono tratti i suoi genitori).
Ma questo esce già dai limiti che abbiamo fissato alla nostra trat¬ tazione.
Concludendo la quale, possiamo ben dire che il vocabolo “ paradosso „ è per sè stesso
paradossale. Esso può denotare e la più recondita e alta verità, e I’ errore
alla verità più ripu¬ gnante anche per la forma in cui è espresso. Di esso le
qua¬ lità più opposte si possono predicare : ci son passati davanti, nella
nostra breve rassegna, paradossi " ignoranti „ e paradossi pieni di novità
„, paradossi “ insensati „ e paradossi “ glo¬ riosi „. Se ne potè tessere il
panegirico e pronunciar la con¬ danna : disprezzarlo come “ una facile prodezza
„ come “ un ripiego a cui s’appiglia chi non riesce a trovare delle verità che
non siano triviali „ (HO), e magnificarlo come " l’albore che annunzia i
nuovi soli del pensiero che stanno per sor¬ gere „ (111), come “la verità che i
miopi non vedono „ (112), come il portato necessario della riflessione e della
sintesi. 0 io m’inganno, o una parola siffatta meritava bene una trattazione a
sè, comunque sia riuscita quella che qui si è tentata. Baierna, 25 Agosto 1910.
NOTE. (1) Cfr. Aristotile, Rhet. IH, 18;
Eth. ad Nic., Vili, 2; Metaph. VII, 7 ; Phys. I, 1 ; Cicerone, Acad. II, 31 ;
A. Gellio, V, 3. — Quanto ci rimane dei paradossi della scuola stoica fu
raccolto da Q. Lipsio: Manuductio ad philosoph. stole. Ili, 5. Una tale silloge
pare avesse già in¬ trapreso lo stoico Ecato, col titolo di itapóSola di cui
Diog. Laerzio cita un XIII libro. (VII, 124). — L’ enantiosemia si riproduce
anche ne’ vari derivati della parola. Lo -Stbphanus, nel suo grande dizionario
greco¬ latino, reca sotto itapoSold^oi : “ Inhonoro, dehonesto, infamo. Item in
contraria signifìcat : valde honoro E reca molti esempi dei due con¬ trari
significati. .tct(>a8o|o!ioté nor do I seek to screen My errors with
defensive paradox. (Bvron, Epistle to Augusta) Cfr. : A Paradox agatnst
Liberty. Written by thè Lords durine theìr ^ 'vigile f^eroic poem, London^681.
a eccezione questo luogo del Browning (Rabbi Ben Ezra); From thence a paradox
Which comforts while it smocks. Shall life succeed in that it seems to fail. È
il paradosso svolto nel romanzo anonimo : Cashwell • a Paradox (London
Cnnhwnll, Cnron, rie,ce appunto nella “róe, nM binazione di disavventnre o di
apparenti insuccessi. (4) L'esprit nouveau, Paris 1875, p. 225 /Ppnl f T/” d.
dubbio accampato dal Wolff sull’esistenza di Omero rPens/er/ d/ vana filosofia,
ecc. Firenze 1898- 1900 voi. VII p 347) Ora P'u dirsi. È
notissima la sentenza del Laboulaye^ “ Les pa¬ radoxes de la velile sont les
véiités du lendemain ^ (6) Op. cit. p. 255. dPi prefazione a Tristes Baisers,
ecc. (versione
del romanzo italiano di Ricc. Carata d’Andria). n"' Mondes. 15 maggio 1902
p. 360 (9) De vita propria XXXI : Neronis encomium, in p?fnc. - Si tr^a del
resto come egli stesso dichiara (De minimis et propinquis) di 1^ É togliersi la
muffa d’addosso: “ ut taedium duellerei E una di quelle esercitazioni
paradossali che furono sempre più o meno voga. Una bibliografia di esse non fu
peranco tentata: i saggi che re- - 27 - chiamo qui, e più avanti, sono i primi,
e certo molto incompleti. Cice¬ rone, Paradoxa (I: Quod honestum est, id solum
bonum est ; II: In quo virtus sit, et nihil necesse ad beate vivendum ; IH :
Aequalia esse pec¬ cata et recte facta ; IV : Omnem stultum insanire ; V :
Soium sapientem esse liberun et omnem stuitum servum ; VI : Soium sapientem
esse di- vitem). Anon. Le Paradoxe, sur ce que nut tabeur sans récompense,
ouitre i’opinion du vutgaire (in versi) Paris 1543. — Jean de Marnhf, Paradoxe
que ie ptaider est chose très utiie et nécessaire à ia vie des hommes, Poitiers
1553. — Ort. hxmo, Paradossi, cioè sentenze fuori dei comune pariare
noveiiamente venute in luce Venezia, 1563 ( “ Sono come ebbe a dirli un
biografo dello scrittore veneziano [I. Sanesi, Il cinquecentista Ortensio
Landò, Pistoia 1893, p. 81] la più schietta espres¬ sione del carattere del
Landò “ a prince of paradox „, come fu chia¬ mato [E. P. Jacobsen, in
Westminster Review, luglio 1893, pag. 17|, ed è -forse la più famosa raccolta
del genere. Se ne fecero molte imitazioni, versioni e rimaneggiamenti. Crediamo
perciò opportuno trascriverne i titoli ; I : Che miglior cosa sia la povertà
che la ricchezza ; II : Che meglio sia l'esser brutto che bello; III: Meglio è
d’essere ignorante, che dotto ; W : Meglio é d esser ceco, che illuminato ; V :
Meglio è d’esser pazzo, che sano ; VI: Che mala cosa non sia se un Principe
perda il stato ; VII: Esser meglio V imbriachezza, che la sobrietà ; Vili :
Meglio è ha'uer la moglie sterile, che feconda ; IX : Meglio è viuere mandato
in essilio, che nella patria longamente dimorare ; X : Meglio è l’esser debole
et malsano, che robusto et gagliardo ; XI : Non essere cosa detestabile nè
odiosa, la moglie dishonesta; XII: Meglio è di piangere, che di ridere; XIII;
Es¬ sere miglior la caristia, che l’abbondanza ; XIV : Meglio è morire, che
longamente campare ; XV : Che meglio sia nascere ne’ luoghi piccioli, che nelle
popnlose città ; XVI : Che meglio sia habitar nell’ humil case, che ne’ grandi
palagi; XVII: Che mala cosa non sia l’esser ferito, et bat¬ tuto; XVIII: Non è
cosa biasimeuole nè odiosa l’esser bastardo ; XIX: Meglio è d’essere in
prigione, che in libertà; XX: Esser miglior la guerra, che la pace ; XXI : Non
esser da dolersi se la moglie si muoia, et troppo stoltamente fare chiunque la
piagne; XXII : Meglio è non haue’r servidori, che averne; XXIII: Che meglio sia
nascere di gente humile che di chiara et illustre; XXIV: Esser miglior la vita
parca che la splendida, et sontuosa ; XXV : Che la donna è di maggior
eccellentia che l’huomo; XXVI: Che meglio sia d’esser timido, che animoso et
ardito ; XXVII : Che l’opere del Boccaccio non sieno degne d’esser lette, ispe-
cialmente le dieci giornate ; XXVIII : Che l’opere quali al presente hab- biamo
sotto nome di Aristotele, non sieno di Aristotele; XXIX : Che Ari¬ stotele
fosse non sol un ignorante, ma ancho lo più malvagio huomo di quella età ; XXX:
Che M. Tullio sia non sol ignoranle di Filosofia, ma di Retorica, di
Cosmografia et dell’ Historla. — Tra le imitazioni che se ne fecero,
ricorderemo : Dieci paradossa (sic) degli Accademici Intronati da Siena, Milano
1564; Jean du Thibr, Louanges de la folle, traitéfort plaisant en forme de
paradoxe ecc., Paris 1566; G. Vebatti, XXXVI, Paradossi provati con le autorità
della Sacra Scrittura e di molti illustri autori [secondo il Sanesi, solo in m.
s.]). — Ben. Poissenet, Traité para- doxique, Paris 1583 — La Noue, Paradoxe, que les
adversltés soni plus — 28 — nécessaires que les prospérités; et qu’entre
toutes, Htat a’un prison e,f le plus doux et le plus profitable. Lyon 1588. -
Alex, de Povt Aymer^p Paradoxe apologétique où il est démontré que la /emme est
^ fatte que Vhomme, Paris 1594. — Anon.. Paradoxe noe tL t ^ aradossoj)Bico 8 tatieo. in
liass. Nazionale (die. 1890). (87) Con questa denominazione, coni’ è nolo, si
designa nella psico¬ fisica quella speciale illusione che si verifica talvolta
nella misura della sensibilità tattile per mezzo del compasso di Weber o
dell’estesiometro, e che consiste nelle falsa percezione di due punte, quando
in realtà il soggetto é stimolato da una sola punta. Se n’ occupò
recentemente M. Foucault, L’ìIIubìoìi itoradoxale et le seiiil de Weher,
Montpellier 1910. (88) Cfr. L’éternel conflit. Essai phiìosophiqiie jtar W.
Romaines Pa- TERSON (vers. dall’ingl.) Paris 1904, cap. II. (89) Si veda anche la eloquente
pagina del Morando sulla questione, in Corso Eleni, di filos., voi. Ili, p.
142. (91) The principles of psiclwlogy, What is an emotion, New York, 1890,
CXXIV. Cfr. lo Stbsso in Mind e The physical basis of emotion, in The
psychological Review, seti. 1894. (92) Qn 'est ce que c’est
que la proprieté ? c. Ili, § 7. L’aforisma e il seguente “ que l’egalité des
facultés est la condition ne¬ cessaire de l’egalité des fortiincs (93) Oeuvrbs,
II, 147. (94) Cfr.
il nostro Genio e follia di A. Manzoni, ÌAWano 1898, p. 115. — Del resto. Bordatone
chiamò “ paradossali „ le beatitudini evangeliche e un illustre teologo ha
scritto ; “ Paradoxes lie all through thè New Testa- ment ; any one may walk on
them, like stepping-stones, from side to side. Sorrow is joy. Death is life.
Down is up. Weakness is strength. Loss is gain. Defeat is victory „. (H. W.
Beecher presso E. Forster. Dictionary of Illustrations adapted to Christian
teaching, London 1872, p. 519). — La paradossografia religiosa è ricchissima.
Ricordiamo: Seb. Franck, Pa- radoxa ducenta octoginta, das ist CCLXXX Wunderred
und gleichsam Kàterschafft, auf der H. Schrifft, ecc. Ulma, 1533. (Di quest’
opera, che fu tanto famosa nell’ epoca della Riforma, diede una ristampa lo
scorso anno W. Lehniann |Jena 1909|, facendola precedere da un proemio, dove
tra l’altro è detto : “ la teologia, cioè il retto senso della Scrittura, non è
altro che un eterno paradosso, certo e vero contro ogni illusione, appa¬ renza,
credenza e opinione del mondo intero „). — Paradoxa spiritus privati quem nuper
Magistrelli Calvinistae Nilnenses, ecc. ad Rem poe- ticam transtulerunt ex
libello ecc. anno 1638. — L. Mever, Philosophia S. Scripturae interprcs,
exercitatio paradoxa, 1663. (È quel Meyer che lo Spinoza nelle sue lettere
[1661-1676; lett. XLII, p. 339] nomina come Theologus Paradoxus. Dello stesso
Spinoza è un’altra Philosophia S. Scri¬ pturae interprcs. Exercitatio Paradoxa
stampata anonima nel 1666 nella città immaginaria di Eleutheropolis). — Frans
Kuvper, Arcana Atheismi revelata phitosophice et paradoxe refutata, Rotterdam
1676 (eontro lo Spi¬ noza). — The Paradox of death and life (in Good Words,
1890, p. 644 segg. — È un commento al testo di S. Paolo ai Calati II, 20). Di
con¬ tenuto teologico è anche il famoso scritto The Characters of a believing
Christian in paradoxes and seeming contradictions che alcuni dubitano - 37 -
appartenga veramente a Bacone, ai quale fu a lungo attribuito. Vi si sostiene,
tra l’altro, in base al Mistero della Trinità, che uno è uguale a tre, tre a
uno ; che Dio si adirò contro chi mai non l’offese, e che, es¬ sendo
giustissimo, punì la più giusta persona, ecc. L’uomo di genio, Torino 1888. p. 5. Revnard, Génie et folk. Réfutaiion d’un
paradoxe, in Annales médico-psychologiques, LVI, 1898, N. 1 e segg. E come “ un
gran para¬ dosso „ fu salutato dalla critica (cfr. p. es. Oazz. letter 18
giugno 1898) la nostra parodia delle aberrazioni lombrosiane, che abbiamo
citato più sopra. Cfr. Tonniki. Le
epilessie, Torino 1888. — Lombroso, L' uomo di genio, Torino — Lo stesso.
Identità dell’ epilessia colla pazzia morale, Milano 1895, pp. 9 e 12. (98)
Scienza nuova, I, 1. Ili, c. 11. Cfr. Il, 2. (99) Cfr. Morando, op. cit., 1,
208. (100) Op. ined. IV, 104; Op. Varie, p. 447; Leti, sul Romanticismo ; Op.
in., Ili, 361, 364; II, 493; lett. del 6 luglio 1824. (101) Op. in. II, 484;
111,329; IV, 170 ; Lett. sulla lingua ital. ; Brani ined. dei Prom. Sp.,— Il
M., per sua stessa confessione, amava il paradosso (si chiama “ ardito fin che
si tratta di chiacchierare tra amici nel mettere in campo proposizioni che
paiono, e saranno, pa¬ radossi, e tenace non meno nel difenderle „. Epist. II,
176). Le autorità che qui alleghiamo vogliono essere un altro esempio di ciò
che si disse sul vario senso che il vocabolo può assumere. “ Non sempre evitò
la seduzione del paradosso che temeva meno della volgarità.asserì che la lingua
italiana non c’ è „ — “Si piaceva qualche volta di quei para¬ dossi ove la
salsa è tutto; come quando proponeva si smettessero i di¬ plomatici , — “ (era
portato) a combattere un’opinione, appunto quando pareva generalmente accetta.
I grammatici più vantati vogliono che la lingua prenda norma dai letterati, dal
Tre o dal Cinquecento, dai clas¬ sici ? egli asserisce che unico legislatore n’
è il popolo. Le scuole innal¬ zano la pretensione che l’idioma della gentile
Toscana sia norma alle scritture di tutta Italia? egli sostiene che le regole e
gli esempi non si devono prendere che da Firenze. Che più? quando tutti
ammirano il suo romanzo e molti s’ingegnano d’imitarlo, egli esce a sostenere
che i romanzi storici sono genere falso. Tutto ciò non per iscapricciarsi in
pa¬ radossi, ma per amore di verità ,. — “ Non so se dico esatto, col dire che
si piace del paradosso. Uomo che vede tanto dall’ alto, e cosi este¬ samente, è
facile che delle cose porti giudizii affatto differenti dai comuni; e perciò
quando li formula trovansi alla prima bizzarri, e d’aria parados¬ sale, e si
crederebbe eh’ egli si diverta a sostenerli per esercitazione lo¬ gica. Ma poi
riflettendo si trova che aveva ragione anche dopo che cessò di parlare (Canto’,
Reminiscenze, I, 274 ; 11, 204 ; I, 217: Scritti inediti in C. Cantò di P.
Manfredi, Torino — “ Era sempre il primo
a rigettare un’ idea, pur generalmente stabilita, se la trovava falsa, e il
primo ad accettarne una nuova, pur generalmente contraddetta, se la tro¬ vava
vera.fle sue idee] erano spesso appunto le opposte alle comuni, quindi non di
rado dei veri paradossi. Come in letteratura, anzi più spesso ancora che in
letteratura, gli piaceva dire dei paradossi, (C. Fabris, -— La conversazione
del M. — La famosa sortita che un verso non chiaro non merita d’essere inteso
fu definita “ un paradosso „ (Gior¬ nale star, della lett. il. 1897, fase. 2-4,
p. 497), e * paradossale , fu detto il suo discorso sui romanzo storico (Canto’
II, 225). (102) Pensieri; Pensieri di bella letteratura ecc. I, 346, 376; VII,
234- (103) pp. 166, 271. — Dello stesso Poincaré si veda Lehasard(Re- vue du
mais, 10 marzo 1907) in cui la parola ritorna due volte (pp. 269 e 274) la
prima nel sfeqs^ di vero, la seconda nel senso di falso. Cosi presso il
Maupertuis che, come gli scrittori francesi del secolo XVllI fa grande uso del
vocabolo, esso ha quasi sempre il senso negativo (vedi per es. Oeuvres, Lione
1756, voi. 1, p. XVII, prefaz. all’fssai de cosmo¬ logie); ma talvolta è applicato
a proposizioni che egli assume di dimo¬ strare (per es. voi II, pp. 193 e 357).
(104) Le bonheur e Vintelligence, Paris 1904, pp. 40 e 94. (105)
dfi(j)OTégu)s elvai Ltyeiv De sophist. elenchis, XII, 3. Cfr. XII, 7 :
opqioTéptùs yàp àvayxàiov ^aQà,òo\a Xéytiv • fj y<^ sipò? tù^ (favspàj; fj
TiQÒg, tò? àq)avei? èpoùoiv èvavtiou (106) Redi, Esperienze intorno alla
generazione degli insetti, CX. Invece, poco più avanti (CXIV) : * qual vergogna, o
quale stravagante pa¬ radosso mai sarebbe il dire, che le piante, oltre la vita
vegetativa, go¬ dessero ancora la sensìbile ecc. A. Martin, L' educazione del carattere, Bari
1903, p. 261. Si tratta del paradosso di Rousseau: esser l’ignoranza la più
sicura protet¬ trice de’ costumi. (108) R. R. 1 novembre 1907, p. 165. — 11
Direttore della R. R. or non è molto parlava di “ un paradosso pieno di no\ ìtà
, (1 aprile 1910, pag. 455) usando ancora la voce nel senso che dicemmo misto o
medio. Ma quando L. Nicotra (R. R. 1 marzo 1903 p. 381 a proposito del pro¬
blema di Pietroburgo) scriveva che gli scienziati del secolo XVII1 “ v’in¬ contrarono
l’assurdità della risoluzione e pretesero sciogliere un para¬ dosso ,,
intendeva senz’ altro “ errore ,. (109) “ Paradox, recommended by
spirit and elegance, easily gains attention „ (Johnson, nella Vita di Milton).
— * Nous accordons rauréolftr- du talent au pubbliciste qui nous scandalise par
ses paradoxes , (Lapie, La logique, p. 128). “ je méprise le paradoxe: c’est une prouesse
facile , (Bastiat, Systime des contraddictions économiques c. X). — ■ On débite
des para¬ doxes par faute de trouver des vérités qui ne soient point triviales
, (Condorcbt). (111) L.
Cattaneo, Divagazioni filosofiche di un originale, Roma 1893, p. 24. (112) La
delinquenza settaria. Appunti di sociologia di S. Siohele, Milano 1897,
p. 34. “ Lecteurs vulgaires, pardonnez-moi mes paradoxes: il en faut faire
quand on réfléchit, et j ’aime mieux étre homme à paradoxes qu’ homme à
préjugés (Rousseau, Emile, 1. II). — “ It is very important to see that
paradox arises when a higher generalisation unites into one, whai had before
appeared to be many irreducible faets , (The Journal of speculative philosophy,
aprile 1882, p. 14). Lo Stoppani (Era neo- 39 zoica, p. 308) osserva che “ il vero si nasconde
quasi sempre dietro un paradosso, davanti a cui si arrestano gli ingegni
meticolosi, mentre i più eletti lo scavalcano animosi Ed ecco infine — chè è
davvero un “ per finire , — la definizione che ne dà J. Barbev d’Aurbvilly (De
rhlstoire, p. 56) : * Paradoxe, mot inventé par les sots, pour empècher les
gens spirituels d’étre neufs et vraisC. Nome compiuto: Paolo Bellezza.
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Bellucci: la ragione conversazionae. B 1975
Born in Weinheim, Baden-Württemberg, West Germany. 2003 Rewarded for poetic
composition by Giovanni Raboni. Published "Il pensiero estremo" and
other essays. 2011
Released "Lo yoga devozionale indiano".B
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