GRICE ITALO A-Z A ANT
Luigi Speranza --
Grice ed Antemio: il principe filosofo -- l’accademia a Roma – filosofia
italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo
italiano. One of the last of the Roman emperors. He studies philosophy and becomes
acquainted with a number of members of the Accademia. He is made emperor, but
dies V years later when trying to defend Rome from attack. Antemio. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco
di H. P. Grice, “Grice ed Antemio,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza,
Liguria, Italia.
Luigi Speranza --
Grice ed Antimedon: la setta di Crotone -- Roma – filosofia italiana – Luigi
Speranza (Crotone). Filosofo italiano. According
to Giamblico di Calcide (“Vita di Pitagora”), Antimedon was a Pythagorian. Antimedon.
Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed
Antimedon,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza --
Grice ed Antimede: la diaspora di Crotone -- Roma –filosofia italiana – Luigi
Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. According
to Giamblico di Calcide (“Vita di Pitagora”), Antimenes was a Pythagorian. Antimede.
Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed Antimede,”
The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
Luigi Speranza --
Grice ed Antipater: il portico a Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. He teaches philosophy and is responsible for introducing
CATONE Minore to the Portico. He writes an essay on physics in which he
portrays the whole world as a single living rational being – with its
intelligence located in the aether. Antipater.
Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed
Antipater,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice ed Antiseri: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale dei solidali – scuola di Foligno – filosofia perugina –
filosofia umbra -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di
H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Foligno). Filosofo
umbro. Filosofo italiano. Foligno, Perugia, Umbria. Grice: “Antiseri makes a
distinction between what you CAN say and what you MUST ‘tacere’ (i. e. left
implicit). Not exactly what I was thinking when I made the explicit/implicit
distinction, but similarly! His point is that for Vitters, questions of the mystic
– which Antiseri compares to Bonaventura! -- -- ‘la logica di un mistico y la
mistica di un logico’! genial – I was thinking more along the lines that
‘You’ve just committed a social gaffe’ is best left implicit (“She is a
windbag’) – our of manners, etiquette, and what I call the principle of
conversational gentility!” – “So I find the ‘must’ too strong, and change it
for a ‘may’ – but in Antiseri’s case, the point is conceptual: you just CANNOT
make the mysitic explicit, and there is a need (his word) to keep whatever the
mystic is Unexpressed.” Grice: “I like Antiseri, and he indeed quotes me, not
only because he MUST, as in his history of contemporary philosophy, but because
he LIKES it (cf. Italian piacere) – as surprised I was when I see that when
discussing the future of metaphysics within analytic philosophy he relies on my
Third-Programme for the BBC!” Grice: “Antiseri reminds me of myself, when he
discusses ‘senso commone’ and ‘filosofia anallitica’ and ‘linguaggio ordinario’
– that’s why I used to joke, when lecturing in the New World – and at
Welleseley, no less! – about the “Oxford School of Ordinary Language
Philosophy”! Grice: “While Antiseri invests a lot to make logic of Austin, he
has to because he has posited himself as giving ‘lezione di filosofia del
linguaggio’!” Grice: “Most importantly, his key words, such as solidarity, are
very much along the lines that base my ‘ethics of conversation’ which is
Kantian in spirit --.” Grice: “Antiseri has to fight how to deal with this
Kantianism along utilitarian lines, as when he confronts ‘horizontal’ to
‘vertifical’ (i. e. bad) subsidiarity – where a principle of subsidiarity – or
respect for ‘il bene commone – gets balanced with the principle of solidarity.
A Calvinist approach, to some!” – Antiseri: “It is amusing that Antiseri is
forced to defend the relevance of the Romans, where that is taken for granted
at Lit. Hum. Oxford!”
Originario della città umbra di Spello, si laurea in filosofia a Perugia. Prosegue
i suoi studi sui temi legati alla logica matematica, all'epistemologia ed alla
filosofia del linguaggio. Insegna a Roma, Siena, e Padova. Membro del centro studi Tocqueville-Acton.
Collabora con “Avvenire.” Ha contribuito a far conoscere in Italia Popper. La
filosofia d’A. è da tempo sottoposto a critiche all'interno del mondo filosofico
liberale. A tal proposito sono interessanti le critiche recentemente mosse al
pensiero dell'intellettuale da Morresi sul giornale L'occidentale e l'articolo
su "espress" di Magister in cui l'opera di A. viene definita apologia
del relativismo. Altrettanto
interessante è il commento al relativismo di A. da Falconi, e quello di
Modignani in Critica liberale. Altri
saggi: “Perché la metafisica è necessaria per la scienza e dannosa per la fede”
(Brescia, Queriniana); Epistemologia e
metodica della ricerca in psicologia, Padova, Liviana Editrice); C'è ancora
spazio per la fede?, Milano, Rusconi); “Il filo della ragione, Roma, Donzelli);
“Liberi perché fallibili, Soveria Mannelli, Rubbettino); “Trattato di
metodologia delle scienze sociali, POMBA Università); “Come lavora uno storico,
Roma, Armando); “Liberali. Quelli veri e quelli falsi, Mannelli, Rubbettino); “L'università
italiana. Com'è e come potrebbe essere, Mannelli, Rubbettino); “Tre idee per
un'Italia civile, Mannelli, Rubbettino);
“Credere dopo la filosofia, Roma, Armando); “La storia: epistemologia
contemporanea, Roma, Armando, Popper, Mannelli, Rubbettino); “L'agonia dei
partiti politici, Mannelli, Rubbettino); “Epistemologia delle scienze, Roma,
Armando); “La medicina basata sulle evidenze, Memoria); “La Vienna di Popper,
Mannelli, Rubbettino); “Quale ragione?, Milano, Cortina); “Teoria unificata del
metodo, POMBA); “Cattolicesimo, Liberalismo, Globalizzazione, Soveria Mannelli,
Rubbettino, Karl Popper. Protagonista
del secolo XX, Soveria Mannelli, Rubbettino); “Cristiano perché relativista,
relativista perché cristiano. Per un razionalismo della contingenza, Soveria
Mannelli, Rubbettino); “Epistemologia, clinica medica e la
"questione" delle medicine "eretiche", Soveria Mannelli, Rubbettino);
“Principi liberali, Soveria Mannelli, Rubbettino); “Idee fuori dal coro, Roma,
Di Renzo); “Ragioni della razionalità [ 1], Soveria Mannelli, Rubbettino); “Cattolici
a difesa del mercato, Soveria Mannelli, Rubbettino); “Come leggere Kierkegaard,
Milano, Bompiani); “Come leggere Pascal, Milano, Bompiani, Credere. Perché la
fede non può essere messa all'asta, Roma, Armando); “Epistemologia, ermeneutica
e scienze sociali, Roma, Luiss University Press, Introduzione alla metodologia
della ricerca, Soveria Mannelli, Rubbettino); “Prefazione a Joseph Agassi, La
filosofia e l'individuo, Roma, Di Renzo); “Ragioni della razionalità [2], Soveria
Mannelli, Rubbettino); Relativismo, nichilismo, individualismo. Fisiologia o
patologia dell'Europa?, Soveria Mannelli, Rubbettino); “Teorie della
razionalità e scienze sociali, Roma, Luiss University Press); “L'ermeneutica è
scienza?, Soveria Mannelli, Rubbettino); “Liberali e solidali. La tradizione
del liberalismo cattolico, Soveria Mannelli, Rubbettino); “La «via aurea» del
cattolicesimo liberale, Soveria Mannelli, Rubbettino); “La società aperta»
diPopper, Soveria Mannelli, Rubbettino); “Von Hayek visto d’A., Roma, Luiss
University Press); “A. e Vattimo. Ragione filosofica e fede religiosa nell'era
postmoderna, Soveria Mannelli, Rubbettino); “Libertà. Un manifesto per credenti
e non credenti, Milano, Bompiani); “Dialogo sulla diagnosi. Un filosofo e un
medico a confronto, Roma, Armando); “L'attualità del pensiero francescano.
Risposte dal passato a domande del presente, Soveria Mannelli, Rubbettino); “In
cammino attraverso le parole, Roma, Luiss University Press); “Contro Rothbard.
Elogio dell'ermeneutica, Mannelli, Rubbettino); “Liberali d'Italia, Soveria
Mannelli, Rubbettino. Questioni disputate, su chiesa. espresso. repubblica. Marx, un falso profeta sconfitto dalla
storia, su lanuovabq. Contro Popper,
Bruno Lai, Armando Editore, Vedi L'impegno dei cattolici in politica si misura
sui valori non negoziabili Archiviato il 21 gennaio in. Di Morresi, l'Occidentale, 12 giugno. Vedi Questioni disputate. Un filosofo
cattolico fa l'apologia del relativismo di Sandro Magister, chiesa .espressoonline,
Vedi Il relativismo inevitabile? Risposta a A., Falconi, Vedi La falsa
"laicità" che piace al Corriere
in. di Modignani, Fondazione critica liberale, Franco, Per una biografia intellettuale. In
dialogo con A., in Franco, Sentieri aperti della ragione. Verità, metodo,
scienza. Scritti in onore di A. nel suo 70º compleanno, Pensa Editore, Lecce, 23–43.
Relativismo. Citazionio su A.
docenti.luiss. A. Treccani Enciclopedie
on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
A., su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana. Opere di Dario Antiseri,. Registrazioni di A., su RadioRadicale, Radio
Radicale. Tocqueville-Acton Centro Studi
e Ricerche, su tocqueville-acton.org. Filosofia Filosofo del XX secoloFilosofi
italiani del XXI secoloInsegnanti italiani del XX secolo Insegnanti italiani Professore
Foligno Professori della Sapienza Roma. In
un saggio in "Roma", A. studia e spiega 'Se e perché studiare ancora
il mondo romano.' Non posso qui ripetere tutte le argomentazioni, cui rimando
volentieri, ma il succo del discorso sta in questi due punti. Primo. Niente
avviene al di fuori di una tradizione culturale. Le stesse rivoluzioni sono
tali rispetto a una determinata linea di svolgimento, che ne costituisce il
presupposto; perciò i grandi rivoluzionari sono stati tutti buoni conoscitori
del passato. Secondo. La nostra tradizione culturale italiana è quella latina.
Non c’è possibilità di auto-identificazione e di innovazione se la si ignora.
Quindi lo studio di quell’ antico è una condizione di fatto della nostra
civiltà italiana. Se ci fermassimo al primo punto, dovremmo considerare di buon
auspicio per le nostre sorti la ripresa, che si sta verificando, di interesse
per il passato, da quello immediato e locale al più lontano nel tempo e nello
spazio. Visto più da vicino, questo interesse non collima col secondo punto.
Non solo questo passato italiano è romano, ma è selettivo. Accomuna
l’archeologia industriale ai graffiti preistorici, la cultura materiale e i
valori. La selettività di per sé contraddice al *momento* romano *antico*
correttamente inteso. Anzi gli toglie la staticità del *classico*, cioè del
modello unico, esemplare perfetto e irripetibile (quindi fuori della storia) e
lo ricolloca nella dinamica dell’evoluzione umana, lega la unica Roma
all'Italia d'oggi. Questa elettività diventa filosofica, quando considera il
romano *antico* -- in sue fasi monarchica, repubblicana ed imperiale -- un
momento come un altro, senza speciali incidenze sulla storia. Peggio, quando si
configura in qualche modo come una ri-edizione della tesi della priorità
vetero-italica, palaeo-italica, o archaeo-italica, sulla civiltà classica.
Peggio ancora, se pre-dilige il *passato* eroico dell'Omero romano, Virgilio,
quale che sia come tale, come un tutto indifferenziato, solo perché diverso. Si
rischia di tornare così alla cultura dei sassi, che Leopardi rimprovera ai
romani del suo tempo (lettera al de Sinner, cioè all’antiquaria di
settecentesca memoria (cioè senza storia e senza lingua). Se nell’interesse
verso *il romano antico* non ha per noi un posto preminente i tre *momenti* del
romano antico -- regno, repubblica, principato -- questo è segno di perdita di
storicità vichiana, gentiliana, o croceana, di oscuramento di valori, di
restringimento di orizzonti. Quel momento del romano antinco non è importante
solo perché ha aperto vie, costruito ponti, tracciato città, su cui ancora insistiamo,
ma perché ha dato un impulso decisivo a un complesso filosofico, di idee,
mentalità, istituzioni, che costituiscono ancora i nostri parametri abituali e
la nostra cultura di italiani. Gli altri momenti forti, da cui si può volta a
volta, non senza ragione, far partire la nostra riflessione storica, il
rinascimento toscano, l’Unità d’Italia mazziniana, si sono misurati con
questa tradizione romana antica, l’hanno arricchita o combattuta, mai ignorata.
Se riteniamo naturale ancor oggi rifarci alla nostra genesi civile romana,
dobbiamo subito porci il problema se si debbano studiare Roma e se non sia
riduttivo assumere come punto di partenza *solo Roma*, cioè studiare la civiltà
*latina*, del Lazio. Non si tratta di rinnovare la vecchia questione dell’originalità
romana, che una volta costituiva un passaggio obbligato per ogni storia della
letteratura latina. Quel problema rispondeva a diverse contingenze storiche e
teoriche. Il suo ambiente culturale era Roma, dove il nazionalismo rispecchiava
se stesso nella superiorità di Roma rispetto ai barbari. Il sostegno teorico
era offerto dal mito del classicismo romano, cioè del modello a-storico e
perfetto, attingibile solo dagli eletti. Nelle ultime fasi della sua storia, la
tesi trova forti resistenze in Italia per la convergenza di due motivazioni
diverse. Da una parte il nostro nazionalismo, culminato nella grande guerra,
dall’altro la nuova estetica simbolista d’ANNUNZIO (si veda), che insegna a
fare filosofia in se stessa. Oggi quei condizionamenti storici e quei
presupposti teorici sembrano molto lontani. Del resto, a parte le punte
polemiche, già la ricerca aveva portato a una revisione di fatto di questi
atteggiamenti. La contrapposizione poi di una *romanolatria* è più pensabile
come ideologia politica. Il mondo romani costituisce una unità, ma non tanto in
senso sincronico, quanto in senso diacronico. Roma si dispone in successione,
in una unità dinamica. Roma è fatto antico e non solo a livello dotto. Non è un
fenomeno solo neoterico, ma anche delle origini e della fine. Roma accentua la
tradizione per raccoglierne l’eredità e stabilire così il suo diritto
successorio alla leadership mondiale. E’ corretto che i moderni pongano il
problema in modo non diverso dagli antichi romani. Di qui discende anche la
legittimazione a fare di Roma un possibile punto di partenza della riflessione
storica. Se la civiltà romana è tradizionale, nell’atto
stesso di arricchire, trasformar, e diffonder una tradizione, studiare
Roma è universale. Rimane ai romani antichi il merito di molte creazioni,
e di averle trasmesse al futuro. Il concetto dell’uomo e della comunità,
la storiografia, la scuola, la retorica rimangono quelle ereditate da Roma.
L’asse culturale si conserva intatto. Si può senza difficoltà riconoscere che
l’eredità romana, dal diritto alla lingua, non ha finito di operare. Si pensi
per esempio alla lingua italiana, che, pur diversa com’è ormai dalla latina,
conserva di quella i caratteri costitutivi e le energie generative. La stessa
evoluzione del 'volgare' si è svolta e si sta svolgendo secondo modalità sempre
latine. Un fatto significativo rimane il latino medioevale, che non è più il
latino classico ed è una lingua di dottrina, però è una lingua viva, perché
usata nella comunicazione reale. La sua peculiarità consiste nel non dipendere
da matrice italica nazionalista. Usano il latino medioevale le genti che si
riconoscono in un’unica cultura. Così quella lingua diventa propria anche dei
non-neolatini e coopera alla formazione di una nuova unità, l’Europa, ben
diversa, anche geograficamente, dall’Impero. L’Europa è una formazione
post-romana, con materiali latini. Questa è un’importante ragione oggi per lo
studio anche del solo latino. Quasi come uno slogan si potrebbe dire che Roma
ha generato l’Occidente (una civiltà), l'Italia, e l’Europa (una storia).
Entrambe le prospettive sono sprovincializzanti. Non c’è niente di più
istruttivo che consultare i volumi dell’Année Philologique, che non solo si
fanno di anno in anno più grossi, ma vedono allargare la partecipazione agli
studi classici a paesi sempre più lontani e che sembrerebbero estranei a questa
tradizione: dagli stati dell’Est alle nazioni in via di sviluppo. Segno che
questa cultura non è neanche solo nazionale o europea o occidentale, ma ci appartiene
come uomini senza esaurirci. Questi concetti sono generalmente ammessi e non
hanno perciò bisogno di particolare documentazione. Ne discendono però alcune
conseguenze sui modi corretti dell’atteggiamento odierno verso il mondo romano.
Anzitutto si rifiuta l’ideologizzazione, specie politica. È invece oggetto di
studio questo atteggiamento nel passato, specie recente (Fascismo, Nazismo:
cfr. specialmente la rivista Quaderni di storia). Fa ancora ideologia (postuma
e alla rovescia) chi osserva da una parte sola quest’uso politico del classico
in passato (in genere considerandolo al servizio del potere o della classe
dominante). In realtà l’ideologia del classicismo è sempre reversibile,
fornisce insieme Bruto e Cesare, come è avvenuto a cavallo fra Sette e
Ottocento. Ma in genere le ricerche hanno un respiro più ampio, volte come sono
a indagare la presenza degli studi classici filosofici nella cultura moderna,
quindi la partecipazione degli antichisti latinista e la loro relazione con gli
orientamenti e movimenti coevi: è molto di più non solo della ideologia, ma
anche della diretta influenza dei classici sui moderni. Rifiuto dell’ideologia
e studio della presenza dei classici e del classicismo nel mondo moderno
presuppongono senso vivo della storicità, ossia della continuità
antico-moderna, che vuol dire due cose insieme: un legame che ci unisce agli
antichi e l’alterità che, senza contraddirlo, ci distanzia. Di qui il rifiuto
anche dell’esemplarità e del presentismo. L’esemplarità fa del romano un modello
perfetto, imitabile ma irraggiungibile; questa concezione, oggi improponibile,
in altri tempi ha avuto una sua funzione attivizzante (come nell’Umanesimo). Le
conseguenze del mutato atteggiamento sono evidenti. Non si definisce più un’età
aurea, non si parla più di declino, ma di trapasso. Decadenza romana o tarda
antichità? intitolava H. Marrou un suo piccolo libro (ed. it. Jaca, Milano). Il
tardo antico richiama molta attenzione. I convegni comensi, indetti in
occasione del XIX centenario della morte di Plinio il Vecchio (e oggi
disponibili negli Atti in tre volumi), si sono spinti molto oltre l’età dello
scrittore celebrato, studiando la tecnica, la città, l’economia (vedi i titoli:
Plinio il Vecchio sotto il profilo storico e letterario: Tecnologia, economia e
società nel mondo romano; La Città antica come fatto di cultura). Rinunciando
infatti all’ideale della esemplarità, il concetto di «classico» (nel senso di
romano) esce dalla sola categoria del bello e del perfetto una volta per tutte
e si arricchisce di valori e di problemi esistenziali. Si supera anche
l’antinomia classico = forza contro debolezza, anacronisticamente riproposto
dalla edizione italiana di un libro composto da W. Otto mezzo secolo prima
(Spirito classico, La Nuova Italia, Firenze). Si esplorano province nuove (i
papiri di Ercolano e l’epicureismo campano). Qualche volta si registrano
scoperte notevoli (dopo Menandro, Callimaco, Cornelio Gallo, Rutilio Namaziano,
la Seconda Centuria del Poliziano ecc.). Si ricuperano, nella loro umanità e
nel loro valore documentario, autori e movimenti minori: il Favorino di Arelate
di A. Barigazzi (Monnier, Firenze), le Questioni neoteriche (che comprendono i
novelli) di E. Castorina (La Nuova Italia, Firenze). Anche nella filologia
nostrana nasce l’interesse verso i rapporti fra Roma e la cultura d'Etruria
(Scarpat, Il pensiero religioso di Seneca e l’ambiente d'Etruria, Paideia,
Brescia nuova ed. F. Arnaldi, La crisi morale dell’età argentea, « Vichiana ».
Estesa e polidisciplinare è la bibliografia sui rapporti tra Roma ed Etruria.
Sono meno frequenti le monografie, ma non mancano le sintesi come quella
celebre di Grimal, Le siècle des Scipions. Rome au temps des guerres
puniques, Aubier, Paris -- Paideia, Brescia). Intensa è l’attività traduttoria dell’editoria
italiana: va da Leeman, Orationis ratio. Teoria e pratica stilistica degli
oratori storici e filosofi latini. Il Mulino, Bologna a R. Syme, Tacito (che è
un grande affresco dell’età tacitiana), Paideia, Brescia di P Boyancé, Lucrezio
e l’epicureismo, Paideia, Brescia, ancora a R. Syme, La rivoluzione romana,
Einaudi Torino, da M. Pohlenz, La stoa, La Nuova Italia, Firenze, a W. Jaeger.
Paideia, La Nuova ltalia, Firenze, a H.I. Marrou, Storia dell’educazione
nell’antichità, Studium Roma. Ho citato un po’ a caso fra i titoli più famosi.
La stessa ampiezza di questa produzione, con la eterogeneità dei suoi titoli,
testimonia la lontananza attuale da un ideale ristretto di esemplarità. Di
recente si è verificato, invece, un breve successo dell’ atteggiamento
antitetico, cioè del presentismo, più rilevabile a livello di letteratura
scolastica che scientifica, forse nel tentativo di rendere accettabile l’antico
a un determinato pubblico, facendone vedere l’analogia col moderno. Il
procedimento però è rischioso. Proiettando sull’antico la luce del moderno,
tende a ritrovare in quello un doppio del presente, quindi ne rende inutile lo
studio e impedisce di vedere i legami storici, cioè le fondamenta lontane del
moderno, che legano e insieme differenziano, distinguendo nella continuità. Già
il Rostagni avvertiva questo pericolo, riflettendo sul suo stesso lavoro
(Aristotele e l’aristotelismo nella storia dell’estetica antica, « Studi ital.
di filologia classica » ora in Scritti minori I, Aesthetica, Bottega d’Erasmo,
Torino): eppure è noto quanto egli fosse guidato da un certo crocianesimo,
andando alla ricerca di un’estetica dell’intuizione presso i classici. Il
pericolo oggi si ripresenta leggendo i classici alla luce di altre ideologie
attualizzanti. Legittimo è invece studiare nell’antico temi e problemi, che
sentiamo vivi, ma sempre con coscienza storica, ossia proprio per scoprirne la
formazione lontana: pace-. libertà, progresso, lavoro, scienza. L’atteggiamento
corretto sarà dunque di porsi davanti all’antico senza cessare di essere
moderni e (poiché quell’antico è greco-romano, cioè la nostra origine
culturale) senza negare il debito e senza cancellare l’intervallo: dunque
alterità più legame storico. Questo comporta anche l’uso di strumenti
ermeneutici nuovi e la modernizzazione dei tradizionali. Di alcuni impieghi di
tecniche recenti danno qui sotto saggio i contributi di V. Cremona e di G.
Proverbio: sono appena esempi, cui altro sarebbe da aggiungere. Così, molto
vivace è oggi la narratologia; e è il Convegno internazionale «Letterature
classiche e narratologia» a cura dell’Istituto di Filologia Latina
dell’Università di Perugia.. Gli strumenti tradizionali a loro volta hanno
compiuto i progressi di tutte le tecniche; per la filologia in senso stretto
danno informazioni il saggio e il materiale approntati da L. Castagna. Mezzi
vecchi e nuovi si intrecciano per conseguire risultati più fini: Grillo ha
messo la narratologia a servizio della critica testuale per risolvere alcuni
problemi di lezione dell’Ilias Latina in Critica del testo. Imitazione e
narratologia. Ricerche sull’Ilias latina e la tradizione epica classica,
Bibliot. del Saggiatore, Monnier, Firenze. E’ facile constatare la differenza
da una meccanica applicazione di criteri lachmanniani (almeno come vengono
volgarmente intesi). E si veda quale cammino si è percorso dalla ricerca grezza
e materiale delle fonti (la famigerata critica dei «fontanieri») alla più
sofisticata tecnica allusiva e alla memoria poetica. A loro volta quelle che un
tempo venivano chiamate discipline ausiliarie (archeologia, topografia,
epigrafia ecc.) non solo si sono giovate dei progressi delle tecniche
applicate, ma hanno esteso il loro campo ben al di là del mondo greco-romano,
abbisognando quindi per competenza di un discorso riservato (come del resto la
storia generale, intrecciata al diritto e all’economia, oltre che a queste
stesse discipline e alla cultura materiale, nella prospettiva di una
storiografia totale). Non si possono infine dimenticare alcuni graditi incontri
o addirittura ritorni. La linguistica, sorta fuori e in opposizione alle lingue
classiche, è salita man mano dalla frase al testo e ha ricuperato concetti della
grammatica nata dal greco e dal latino. La logica e la critica letteraria hanno
riscoperto la retorica classica senza la mediazione della filologia
greco-latina, incontrandosi e quasi confondendosi con questo genere di studi.
Della retorica, affermatasi a Roma come tecnica politica e poi diventata
cultura, paideia e letteratura, si ripete oggi mutato nomine la dicotomia, da
una parte nei mass media e nella pubblicità, dall’altra nella critica
letteraria. Gli antichisti cooperano da parte loro a questo riavvicinamento:
gli Elementi di retorica di Lausberg, ed. it. Il Mulino. Bologna, si presentano
come un moderno manuale di linguistica; quella di E. Cizek, Structures et
idéologie dans «Les Vies des Douze Césars» de Suétone, Editura Academiei e Les
Belles Lettres, Bucuresti Paris è insieme un’analisi strutturalistica e
retorica (studia la sovrasignificazione fornita, al di là dei concetti, dalla
loro distribuzione). In questa prospettiva molte analisi letterarie su testi
moderni rivelano una straordinaria possibilità di impiego di strumenti
antichi. Nome compiuto: Dario Antiseri. Antiseri. Keywords: solidali
-- antiseri — implicatura solidale — il
concetto di solidale -- liberali d’italia – il principio del liberalismo – la
mistica di Gentile e il liberalismo di Croce — Grice — metaphysics in Pears 3rd
programme — Grice p.331 — ‘violazione consapevole della massima’ — flouting the
maxim — la scuola di Oxford di filosofia analitica del linguaggio ordinario —
Austin, Grice, … gruppo di giocco – Grice sa benissimo che la massima e
violabile intenzionalmente e comunicativamente — Fidanza — il mistico — la
logica di un mistico -- Roma – la relevanza della filosofia del mondo romano
antico -- — La mistica fascisdta di Gentile —Refs.: Luigi Speranza, pel
Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed Antiseri,” The Swimming-Pool Library,
Villa Speranza, Liguria, Italia.
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