CREMONA
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Cremona: ragione e conversazione – la
civile conversazioe – il retto uso della civile conversazione -- filosofia italiana
– filosofia siciliana – SICILIANO NON ITALIANO – Luigi Speranza (Palermo). Ex
Bibliotheca majori Coll. Rom. Societ. Jesii
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conversazione ) > r~
IL RETTO USO DELLA CIVILE CONVERSAZIONE O ^ E .R 4
GIOs GIUSEPPE CREMONA Ef- Generale de* CC. RR. delle Scuo-
ia £ Z? / C T A A Sua Eminenza il Signor Cardinale VITTORIO
AMEDEO DELLE LAN2E Edizione Terza. D 1 le Pie
Pallore Arcade IN PALERMO iti- mnr^i iiifc
urrà i rnAmam V • •f.
•*: * . * • V . V
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IMINENTISS. PRINCIPE. ji’ E V unico motin)o di mettete in
fronte a c^uefio mio Li* hro il Venerati Jììmo nome di V. E, ■A 4
/# r un fuaìepoU ’Pàdrocinio 6 V Acc'a'dem'ià céle^ hre
di Nanst , e tutto codefto Rea- le T)ominio , e Roma ftefa la' gran Metropoli
deW Vninjerfo , ove ne vive tuttora la gloriola memoria > converrehhono meco
per accordarmi , che fcegliere io non poteva un appoggio più luminofo .
Attirerehheji fuor d* ogni dub- bio un ben' giufto applaufo comu-. ne un sì
fatto penjkro fui rà- fie ffo del vantaggio , f che a me venir puote , e a
quefii foglj dall* incomparabile: . degnazione del Ter- fonaggio sì ' cofpi cuo
^ che fcende • ad accogliergli i Bjfend:0 però im- \ . „•
pre- % Diglllzed by Google IX
prefcindihile da un tanto onore- la neceJUitd di foggettargli alt al- trui
purgato difcernimtnto fi ren- derà pale je pur troppo a tutti, il lor demerito
di ^venire in mani sì degne Quello » che alcun poco può far loro coraggio , fi
è il con- tenere eglino una materia , che inter e [[andò le premure più, deli-
cate d* un <vero zjelo crifiiano , ad altri più giuftamente non pote^ja ' no
indirizzarli , che all* U. V..» da cui . riguardali con tanto di ge- lofia 9 e
la gloria dell’Alti fimo » ed: il bene de* Tro filmi . Ed in noero chiuncjue '
confiderà' nell* E. . Vi e ia direzione, de*. fiudj i é.la.ma-
X. turità delle majlime , e la norma d* un 'vi'vere Ecclefaftico
mera- mente ^ ed efemplare nel fiore più hello di giominezZA > nélV abbon-
danza delle domizie » in mezzo al credito de' più faggio alla fii- ma di tanti
j e sì remoti Taefi , che l'ammirarono benché di p alag- gio a e nella felice
condotta così plaufibile in affari i più riguardo- moli a non potrà non
comprènde- re » che a Lei appunto confagrar domemafi un Trattato a con cui.
pretende fi non di togliere a ma di migliorare l' ufo della Cimile Con- mer
fazione a il quale ficcome rego- lato a domere è il condimento più
dolce XL dolce dell* umano conforzto , cosi dalla malizia
fconvolto potrebbe divenirne il più dannevoìe pre* giudizio . Ofèrifco perciò
voìonr ti eri all* innata modéftia impa-* reggi ab ile dell* E* V, il Sagri
fizio delf ardente mia brama » e sì. dover 0 fa d* efi endermi qui ne* mag-
giori » e più ampli encomj dell* alto fuo merito , giacché adeguar non
potrehbonji dalla debile mia penna , e godo , che comuni acclamazioni
abbondevolmente la % ’■ mio flenzio , So ancora » che neppure ho da
fperare , non che pretendere di poter mai corri fpon- der
XII. der punto àìle tante \zy'azie » di cut è piaciuto
:air F. ricolmar^ mi in - o^ni tempo. , le .quali al confronto della mia
tenuità più fempre nel loro pregio s* accrefco- no i pure noti ho evoluto
omette- re di farne qui una confejjione finterà che fe non può
fcemare il pefo de*. miei doveri , può. tar- mi fe non altro . dal . rimprovero
di fconofcente . Se .poi quejle mie » ' quali elleno- fieno » picciole regole
prefentate agli uomini di qua- lunquejftató .9 e condizione per di- \
vertirfi.. infieme fenza difcapito , non incontr afiero là forte che, pure
ebbero altra volta 9 di paf- Jare Digllized by Google
XilL jareprejjo di tutii .fen za querela^ à puntura di critica :,:
commendar bile al certo fard T intenzione' da me ; avuta f d* elegger %ro nell*
È. K un Mecenate , . V:\ indole foar ^vijjima 9 '■€ l* inappuntabile faviezr
za' di mi meglio i che per T inr felice teòrica , mia avvenuto non farebbe r
infegneranm^ ah. Mondo più culto con laudev ole . pratica avventar ofa , quella
Morale », 'che puh rendere innocente injìeme , e dilettevole ad ognuno la
cofluman* zu di converfare • Augurando frattanto a quefto leggerijjimo Do- no ^
che le umilio 9 quella pienez- za , di ejlimazlone , che puh deri- ' • •
. . X var- Lfl x.'l • • • ' i , » * \J\ ^
• ' t * ‘ i J » f *
i XIV. foargli dd benigno di Lei gradi- mento >
quando si degni d* accep- tare in conto di contraccambio il foto de fiderio»
che nudrp di faper* lo rendere a tnifura di quanto le demo 9 étmerò cosi la
fortuna \ di comparire difiintamente » quale profirato al bacio della Sagr a-
Fot^ por a mi confermo con prò fondi JJp mo'ojfequio. v r ^ ^ . Di V.
Eminenza * • » • > Gio: Giuseppe C. | de* GC.
RR. delle Scuole Pie, l J J Digitizae^
Qoogle Noi infrafcritti fpezialmente Deputati avendo a tenore delle
Leggi di Arcadia riveduta un Opera del Reverendiffimo Pa- dre Gio: Giufeppe
Cremona El^ Generale dc'CC.RR. delle Scuo- le Pie detto tra gli Arcadi del- la*
Colonia Mariana Plafone.» Ecatoihbèo 9 intitolata il Retto Vfo della Cimle
Converfazione , giudichiamo , che l'Autore pofla neirUnpreflìone di Efla
valerli del nome Pailorak » c dell' Infegna del noftro Comune. • •
- ' » Cor tolgo Plot antodio P»A. Deputato. Leoni co Parorio P.A.
Deputato • Jjbanio BiHìo P.A. Deputato . • ‘ », «
Atte- » Attéifa la fuddetta Relazione, in vigor delle
facoltà comunica- te dal Revèrendiflìmo P. Mae- ftro del Sagro Palazzo alla no-
ftra Adunanza , fi concède li- cenza al fuddetto Plafone di fèr- virfì nell'
impreifione della mén-l tovata fua Opera del nome, ed Infegna fuddetta . Datò
in Col- legio d' Arcadia &c. Alla Neomenia, di PianelTio ne r Anno
II. dell':. Olimpiade DCXXX^II. Dalla Rifiaurazionc d' Arcadia Olimpiade' »X
VI- Ari.L Giorno Lieto per Gen.chiamata . : • ' * » r Mireo
Rofe'atico Cuflode. Generale ■ ^ V . . d* Arcadia. Luogo del
Sigillo Cufto . Nariftdo Trttonidc Sotto-Cuftodc . A chi
vorrà leggere. > i ■ I protefta candida'menteJ
l'Autore in offequio delle . Perfone d’ogni ; leflb , che :.eglr non è Critico^
il quat le;foriva per pungere, ma bensì Minifìro diiDioj che . Jq fà per
giòvare'.Egli non crede , che veruna jdélle.Gonverfàzioni fia^ rea.
del minimo-di. quei tanti ; dilbrdini;, onde vengono accagionate da i
meno.difQre':.' ti .'Si dichiara con iìchiettezzadlfentimento {incero d'avere
per gli huomini.,*edonned; ogni condizione umben diftinto rifpetto , e_*
parlando qui gcneralilllmamentc nohinten» de mai d'offendere veruno in
particolare, e-» ficcome il difcorrcre condizionato ' non da_> fufllftenza
Jyie c^^ve^.fcosì jp^etende , che quello hfe^d'^^un^ihéràripre con- tra
d’un raMfe , non ri- paro d’uno i^hè'^n-^upppnga g nato. Me- no polcia fia
vjtefò-di toccare; le Perfone del primo effb'credendo più in-
nocente,’qhàhto pSi ordimriò iIco(lume-j del converfare . Parla in fomma
coll’huomo, e colla donna fenza punto dillinguerne il grado , a tutti pur
troppo comune effendo la pratica , o del Male , o del Bene. Di fe mede- fimo
neppure hdandofi in tal materia ha cer- cato DIgilized
l>y Google I r* » II cató il parere , il
giudizio > e la critica piti aufteradc’primi Letterati d’Italia, che aven-
do tutta in idea , ed in riftretto 1’ Opera , gli hanno' fatto coraggio
allìcuràndo.ò ,’che è trattata con tutta la moddlia pihcircofpetta, epiìida lui
bramata . Dopò d’una tale inge- nua protesa; dia l'AitilTimo quella fortuna,
che. più gli' piace, à quello Librò , badando all'Autore la fola Ibrte dèlia ,
divina.fuà Gra-, sia , poiché -l’ba fcrittò per fine principalilfi- nio a
gloria i e onore diLui-, e per. profitto di quégli , che. vogliono
caraminaré.per.la via> de i divini precètti, eflehdo ben perfuafo coll*
Apodolo, che fe egli, piàcefle agli huòmini interamente, non larebbe fervo
deLSignore.' PRE- Digitized by Google
ni p • 0/V mìì punto ignoto i molti avere fcrittoitL*
quefla materia , anzi avendo io trafcorfo if parere di tanti huomini faggi in
tale argomento^ a t un'altro mi farei ap» pigliato , che al dirne io pure il
mio ,fe l'au- torità d* un gran Per fon aggio , a cui io debbo per molti capi
una rifpettofa ubbidienza non mi et avejfe indotto col fuo comando . Suppon- go
dunque tutto ciò , che fi è fcritto fin' ora in quefla caufa , e fenza efamìnare
, o tanto me- no oppormi a' fentimenti diverfi di chi l’hci^ trattata , ricavo
appunto da una tale fuppo- Azione l'idea di queflo Libro . Parrà poi forfè cofa
non poco flrana a chiunque ne conofcerà r (Autore , che un Minìflro Evangelico
, da-a cui dovrebbe condannarfi a dirittura , e fen- za ver un rìfpetto ,
imprenda come a difende- re l'ufo della moderna Converfazhne , ed in- vece
dPinveìrle contro , e fludiarfi di trddi- carla , fi accinga f 'olaménte a
correggerla. La cagione di ciò è fiata l'ejfermi fempre parato ugual dtjordine
, e la sregolatezza di molti, nel converfare\ e lo zelo indifcreto di altri
nell'opporji ad un tale fuppoflo abufo con ani- b 2 mo
I Digitized by Google mópìHe di fveìlerlo affatto
, che d* ammendar- lo . §li^ntuhque la Dio. mercede io mlfenta inclinato
naturalmente , anzi che nò , alla^ dìfcretezza, e alla civiltà dì fecondare-,
quan- to pi à pojfa farfi , il genio dì tutti , non ho pe - rdmai fojlenuto y
che in quejìa nuova cojlu- manza dì converfare sì libero , e sì frequen -
^ te y-non vìpojfa ejfere il fuo male \ma ho giu- dicato altresì piti
giovevole cofa tentar la cura dì quejla , qual elvella JìaJi , comune.^
(^x^piaga più colle fof/tente, e col balfamo , che col ferro , e col fuoco .
Quando vi fojfe mai il male , che da taluni pretendefi , egli fi è fatto ornai
neceffarìo per una certa confuetudìne > che regolata dal piacere è divenuta
cornea legge y onde convìen penfare più alla manie- ra dì renderla innocente
con frutto , che al tentativo dì sradicarla séza profittofzòGtta- j fio che fia
il temperamento de* corpi , e cam- ' biette in abito le cattive difpojtzioni ,
più non cerca la medicina dì rimetterlo in equUìbrìoi ma ftudia il rimedio per
ripararne la totale^ rovina . Egli per tanto è d'uopo sfuggire un* efiremo dì
rigidezza , che. ìnafprendo la fe- rita , ed ìnfieme ponendo in diffidenza P
arti- fizio del buon Chirurgo Cg) può farla degene- rare-in cancrena. Siccome
dalle perfone fag- gieyC diferete dee crederfi,cbe in quejìa nuova foggia dìvìvere
non fìa fempre tutto quelmale, che 0 i più malizioJìyO .i più. Critici
fifiguranoy così v’è luogo al teperamento, ed allaperfuafi.. ■ ' ■
' va ' à •Da per ta^ìerè ìatéraménte , o
quella parte ■ di malevche ejfer vi pojfa, b quella^ che entrar •vi
poteffe. E certo , che anche le cofe^ytnfua fojlanza perfette incontra»
talvolta la -rn ala Jori e divenire cenfurate da chi attie>/fi' -per
giudicar e~ 'pìà all'apparenza , che ai. midollo'^ onde non meravigli a', che
ad una tale' cen^ fura foggette- fi veggiand poi quelle azioni t ■
che mifie effendoyQ^yd ambigue , ricercano per comprenderfi un lume più chiaro
i e piii diftìnto UEcclijfi del Sole, (jf>) fcrijfe ben'cJ Anaffàgorà i non
è in luì , che punto non' per ~ de mai dì Jua luce, ma è bensì negli- occhi de*
riguardanti , che nelle tenebre dell' oppofl>t-» XìUna ingombrandofi , non
ne diflingùono la chiarezza . Mia opinione b per tanto -, cbc^ il piit delle
volte fucceda così nel- giudizio, -che formafi delle moderne Converfazionì , il
male delle ^quali(jj') fia non in effe , che favie faranno pure , ed innocenti,
ma nella malizia' - di chi. le mira con occhio avvezzo a dìfcey[^ nere
per lo il fola colore de^vizj»^ C8)Se ciò poi così 'fojje ycome effer
puote , e come creder ^dobbìamOy che (la, ella è ben manìfjlìa L^indiy
fcretezza(^^ydì voler tutt e ^ abolir le C nver^^ fazioni y non perchè tutte
fieno in verità, con^ dannabili , ma perchè fono condannate fenza . r
anione. .(Uffizio farà per tanto della pruden-^ za Centrare bene addentro in
quefla materia f . e prefcrivere a tutti fui fondamento dellcuÈ ' portile una
regola dì eonjeryare Icu^ b 5 ' Digitized by Google
■ VI pretefa Uttocema , i:d. armarla xontra degli .attentati y e
de' perìcoli , che incontrar po- .tejfe nell'ufo dì converjar e.- .
IL\tA.quejìo ■. zelo.y C i d^che poco fembra^ dìfcreto , i'accofla quella
precisone Jngiurio- fa , chefuolfarji nel condannareda -xofluman- za de'
pubblici divertimenti y pigliando per lo fìh dì mira quegli de' Nobili all' ufo
de* C I z') fulmini,' che fogliono colpire ì luoghi pià eminetìyquaji che le
fole perfone di rango f offe - ró sregolate nel divertir fi. Per me credoy che
dovendo fapporfi la Converfazìone in., ffocente , deggia anzi pendere la
prefunzione C I ^ fin favore de'- Nobili., come quegli , che e pelfàngue , e
per P educazione fogliono effe- re di fentimentì più favfe dK\q~) maffime più
corrette . Nulla però di meno acciò , chit^ quindi, fit tolga ogni principio
d'ódìofità,che fuol nafcere appunto dallo fcendere al par- ticolare in ciò ,
che è tanto comune , io mi prendo quì.a difcorrerla coll' huomo , e colla donna
generalmente ,fenza punto confider ur- ne la condizione , giacché il bene, o il
male in quefla linea può efiere in tutte le radunanze, dove infieme fi.tr ovino
i due feffi , venendo le cofe tutte Ìi$')d' ordinario dalla foflanza,, ■non
dagli accidenti qualificate. ■ III. L'altro efiremo non men dannofo è la
..troppa condifcendenzq d' alcuni QiQfi he in qùefio genere fon folitì
di' affólvere ogni cofa, e con troppo Hi facilità convenire nel fentì-^ •
: • .V ' - mento I Digitized by Google
mento dì col6ro\ ebe impegnati pììi del dove- re in una tal coflumanza ,Jt
fpaccìano per im-; peccabili,i\y^ non pùnto /oggetti alle cattive, imprejjtoni
fché^po^oino. originar/ dalla rna- Itzìofa confuet Udine di converfare con
lìber-- fd Còde/a è una/pezie d'adulazione danno- Jilpma alfnòndoy 'per
cuì'malamente camhìan- doji- i Giudici in hodatorì(ì%)aprono l'adito elle
corruttele, e la franchìgia alle colpe , le qual/crefcendo ad onta ben anche
delle più efficaci riprenjìoni ,\e dé' più gìujli rimpro- veri, può creder/ ,
che -s' aumenteranno po- fcia a difmi/ura' nelF applaufo , e nel corteg- giò ,
di chi' le adula, Qoiioro , dijfe Filone^ Ca) 'riduconlì ad ingojarc i pecca-
ti de’ popoli,' non avendo fpirito da ripren- dergli ^ rei dì ciò , che
approvano,^, fendo cagione , che / lu/nghìno molti j/mi dh non - peccare
, mentre non fono ripr eji , anzi d' e/ere innocenti ad onta della /ndere/ ,
che gli 7eondanna.Prima'Vsrgognaron/gli Irhpe -k radorì di 'Róma dell'
adulazìon del Senato , C che gli chiamò /dumi poi dubitarono, fé e/ef
pote/e , cbe'pùr lo foffero : indi co- minciando 'a' credere veramente, dì
éfferlo,' accettarono 'e d'ioti , ed Altari , e Sacri/zj,: ed ingannati Còn
foàv e maniera giunfero al- la mifèftd di non faper più dìjììnguere dalla
', : 'V .ve- . A* « • Vi U' C«)'
Ih Cant. c. 5. 4 ■ft' verità labUgtd-,
(2o')e'italF adulàzhtfe P ojjer quio.In^fattì l'albagta aollegata'sóiPamor prò.
prio,Ì2 1 '^trattaniiùfi dell' hter effe particolare d' ognuno., è capace di
perfua^rciper vero ik f affo, e lìmpoffìoìle perfufftflente\iZ2)quando' le cofe
' non vengano bene efamìnate dl'lume, della ragione • G>s) molti -, che a
fondo cono r . fcono ì difordini dì libertà fors'ànchd.per ù»\.. 'infelice
Jperienzp di grave danno' fpirituaie» fenteàdofi in cìò adulatida ehi dovrebbe
cor ref'èergli , giungono facilmente.a fm.c'ntir P. •. evÙhta,(j2.i')a vìncere
il r.imorfo , ed a tenerff in mezzo .alla sfrenatezza, per .buo/pini di,
contegni). Dee dunque chi brama' tPopcrar fa^ viamente anzi , cbè ìnvanirft.
d\effere.lodató,. ejaminar. bene la fojìan.za.della fua< lode > Kon
gradire fe non ^.quella partii ih e egli ■ veggià dì meritare ,
l[alt.rq..gemfof ameni e^_ /degnando i Cbeizqy ló fa migliore di quello, che
egli pur troppo fappia dì effere.iifyAlef-, fandro il Macedone comecché, amico
affai deiPadulazìone , pur.e. gettò nel Piume Idafpè, il P anegirico
fattogli'da Arijìobofo\yjìft^ fr®’* vando' in effo bugiardemente comtnandato
il. fuo- valore d'avere ’tn battaglia -,con un.dar.r do uccifo .un Eie f ante,
(:2*j"}q“ando,alh sut^ dicodejìi animali ; come in. lana ìmbattenioft le
palle -, fi fermano ,-.e cadono a t erra; gli fira~ lì, e poco mancoDVì ,che
non accompagnaffe col Panegirico anche il Pancgirifia . In tal gaffa vorrei ,
che fi regolaffero gli b'uomini di Digitized by Google
IX qualche fenuo allora \ quando fentonfl o loda^ ti y 0 difeji in
cofa , nella quale fi conofcono [28J dìfettofi , e lafciando alP altrui cofci-
enza il rimorfo cP una sì nera adulazione , e sì manifefia , non fi credejjero
lodevoli , per-- cbè furon lodati^ ne innocenti y per che trova-* rono chi
difefe indebitamente la lor licenza . '^uejla farà la maniera dì
e’oìtarc^ un altro inconveniente ajfai pernizìofo , che è d' adulare uno
fe'-medejmo , v.29) dandojt a credere d' ejjer dìverfo da ciò, che egli sà di
ejjere infatti , e di non vìvere punto intinto di quella pece , di cui fenteji
interiormente^ riprefo dalla ì^o'] cofci enza . tAd un tale-it. inganno
veggìùnft nel Mondofoggettì tnoltif- fimi , ì quali non perchè , fecondo Sene~,
ca , [a] malagevole Ita lo fcoprimento del vero , s’ attengono al verifimile ;
ma perchè loro è odiofa la verità [g fi fanno come una regola degli altrui
vizjt cofa, che non fareb-> tono per la vìrth, e fi Infingano, che lecito
fia tutto ciò, che fi fà dagli altri fenza, che pun~ to V* dbbìfognì dì riflejfione
. ^t^flo è un* operare da [g 2] Scimia, la quale non effendo huomo, cerca dì
parerlo col fare tutto quello, che vede far fi dagli huomini , punto non ri-
flettendo fe benfatto egli fia ,onò . Onefie^ non fono (jj) le azioni per ejfer
di molti , ma , c per [,0} Lib.g, de Benef.
B I ftrjgjfer de* Sa^gi, edutifolo dìejjt j^àtrd^
qualificarue ben mille > che mille fctocchi non né gìudificberattfto mài una
fola . cAnzi afferma Platone, [a] )“34] che quelle cqfe, le quali diconfi buone
dal Volgo , non diconfi rettamente buone . Egli per tanto conviene % che ognuno
efamini fe flejjo con efattezza, trovata la radhe.del Ljj] male , non voglia
difenderlo , ma curarlo , afe medejìmo non^ occultando la piaga per renderla
men di ffici- le dfaldarji’y avvegnaché meglio femprefi guarifea una ferita
larga,ed aperta, che una pìcciala , ma cieca . Se nel difordine , ch<Lji può
nafeere in converfando.liberamente > éd oltre a i termini della
faviézzagiugne qual- cuno ad adular fe meaefimo , ed a diminuire nella propria
effimazione [^^6] (fuel male^ > che ittfua foftanza è grave , gl* farà
certa- mente piti difficile il guarirne , che d' un* al. tro ancora pià grande,
ma piitpalefe: mentre lafciandofi perfuadere dalla malìzia in, dà » che dace a
i fenfi > chiude l'orecchio al con-* figlio della prudenza in ciò ,chefpetta
al fa- vio regolamento interior e de W Animai ninna cofa meno C37) dfogna
effer caparbio» che in quelle, che poffon» apportar nocumen- to > e perciò
ne avvifa lo Spirito Santo % che r huomo empio fuol effer di volto
iniblente-* mente \ */ . De Leg.
niente C^8) protervo, e cheli Savio correg- ge le vie file ; [a] thè è
quanto dire , effetti empia cqfa il perjtflere pertinacemente nel male ^ià
conofciuto,e carattere per lo contra- rio d'buom retto il correggerli^ quando
fe ne veggia là convenienza , ed il hi fogno. ^ V. Io sò bene , che
alcuni pretendono di tf uggir la taccia di caparbierìa per una cet- 1^9]
Jicurezza tranquilla , che hanno in^ ordine a quefto nel cuore , parendo loro ,
che probabilmente' non P avere bbotio , quando non . foJJ'ero innocenti . Ma è
da rifletterfi potere^ una tal ficurezza , particolarmente in cofe affai dubbie
, e di grave perìcolo , originar^ dalla' [.403 trafeuraggine^ d'invigilare
colla dovuta t ed efatta premura fovra gli anda- menti delnojìro interno.
Auguflo (b> che era Principe di grande accortezza , con- fufe gli
t/lmbafciadorì di Yarragona ,chfLi> Ueti erano venuti ad avvifarlo ejj'er
nata una palma futi' Altare colà eretto al nome dì luìt dicendo loro con grave
farri fo : da ciò appari- fee con quanta frequenza abbiate fui mio Al- tare
fagrificato :Potrìa forfè in tal guifa ri- fponderjt a codefli bùomini sì
quieti yeftcuti nella feorretta licenza del converfare , cioè, che tanto
certamente non averebbono di franchezza , fe con pià ferietà rìfletteffero a ripurgar
/’ anima dalle affezioni menfavie, ' c 2 veaen- ■ <a) Prov. 15.
(b} Erafm. in Àugufh I XI t •vedetfdojìper
ìfperienza , che l men rìflejjìvt fotta fempre t più azzar dofi, ondeifait-
cìulìi , i quali a nulla penfano , punto non t,e- mono que’pericoltiChe
fogliono paventarfipru- dentements dagli huomini più ajfennaci ..7V2 dehhe
ritirar fi alcuno da quefìa interna difa~ . mina di fé medefinìo per tema di
rimaner fgo- mentato dalla pur troppo manifefia cognizio^ ne. della propria [
debolezza'-, perchè oltre all’ effer meglio il vivere colla regola d' uìl^
faggio timore,cbe perderfiper una imprudcn-m te franchezza » quand’ anche fi
.difcuoprano piu mz] ,che non .credevafi ,paò farfene , vo- lendo , un utile
L43J innefio di crifiiane vir- rtudi.Siccome il terrenotdove più altecrefco- no
le cattive erbe, è fempre il migliore per fe- mìnarvì le btìonex così certi.
cuori [4/^J pieni di corruttele , e che fembrano ad effe più per xonfequenza
inclinati , fono talvolta.ipìù ca- paci di nodrirc uguale virtù coltivati ,
che.^ fieno con attenzione. La pieghevolezza [43^ dell* animo è anzi un
benefizio della natura , onde può fperarfi,.cbe apprefo il vantaggio del bene
ffi abbraccierà ugualmente > cheli .male UH tempo creduto per utile.
VI. Quindi io penfo , che profittevole effer pop a chi vorrà prevalerfene
queflo Libro, .mitre fcoprendo.il volto allaverità,che forfè è tenuto è dalla
papne-,òdall’ ignoranza celato, coloro, che peccano in converfando , non per
malizia , ma per difetto (46 ) di rifiepne , à • . . Vor^- • * •
é \ vonanno corr ergevi ùn dìfor dine, che non •ve.
devono, ò per lo meno apprenderanno la ma- titera dì evitare tutto il vero
dìfordinexbe /(?- €0 tirar potrebbe il coverfarx con libertà.'j\rjy t^lfonfo
gran Rè d* Aragona , Ca) era folito dire , che ì migliori configlieri fono ì
Libri , •perchè dicono il verofenza timore. Infatti la penna è uno jlromenio
piti lìbero , chela lìn- gua , mentre quelle C48) verità, che talor dìrebbonji
con qualche riguardo , foglìono fcrìverfi con franchezza, onde chi leggeè pìh
Jtcuro dì rimanere illuminato , che non chi afcolta femplicemente. Ejjfendo io
dun- que certo d* aver qui efpojìa la verità fenza f oggezione , prefiggendomi
per ifcopo la fola^ gloria di Dìo , ed il bene de' profiimì , fpero non fenza
ragione , che chi vorrà appigliarfi al configlio dì quefii fogli potrà
camminare^ con fteurezza , mentre hò qui proccurato di preferivere a tutti una
regola fondata fovra d' un Dogma ficuro, e dedotto dalle fagre pa- gine ,da i
Santi Padri , e dagli antichi. Filo- fofipitt ricevuti , ed accreditati, c/f
quefto fi- . ne ancora potendo avvenire, che htggafi que~ ■fio Libro dalle
perfine d’ 0(rni fe(pj , e- condì- ' zìone , hò giudicato bene di tra/'portare
nel nofìro Idiomai fentìmentì, e le autorità si mo- rali, e fagre , come
ifioriebe. e profane , per- chè veggia ciafeuno , ejfir la dottrina ,
chc.^ ■ (dr) Panorrait, in
cj.yit. tà à XIV g/i prefento »
cattata dn ì fonti più lìmpidi , e più ficurt. pjìuno poi per amico, che
eglifìajì, è parziale del proprio divertimento , potrà neppure tacciarmi d'
[jo") ìndìfcretezza,c^ mentre accordando io alla convenienza , al coftume
) ed al genio ancora tutto il pojftbìle > >e conducendo fin dove
può giugnere Jenzau» •difcapìto l' Oneftà , mi rejìringo a proibire rjuel foto
, che non può giufiamente conceder^ fi . Mifò in queflo gloria dì prevalermi
del fublìme infegnamento di S. Gregorio , dal quale ojfervafi, che per vietare
una fola cofa « che mala fia , bifogna concederne molte altre C$1)
indifferentijper non mettere in anguflia chi dee ubbidire . Gò egli ricava con
fotti- glìezza dal divieto fiotto al primo degli huo- '• mìni dal Signore colà
nel Par odi fo Terre- fire , cui proibendo il gu fiore de* frutti fola- mente
dell' Albero della Vita , lafciò poi in Jua libertà gli altri tutti , fin da
principio manìfeftando quel genio di foav e C$2) amore- volezza paterna , cut
fempre in fommo preme di render più mìte,che far fi poffajl giogo del- la
dovuta ubbidienza. In foma per quefta via . to mi dò ad ìntedere,cbepojfa
coglier fi veramc.. te nel fegno, C$$) P utile accoppiando col dilet-
tevole,eome fcrìffe ìlPrìnc. de' Poeti Lrrici,Ca') e colgiufio infiemCiCd
oueflo conciliando ìldefi- derto a tutti tì comune di focietà,che è Punico, e
più dolce temperamento delle mortali miferìe. (aj Horat. de Arte
Poet. Delia tiecejfttà di conversare. pag. . • Della
Contienìenza di Converfare. Dell’uiitilità di Converare Dell’intenzione
di conversare. Del modo di Conveyfare. Deli iAmor Platonico nel
Convérfare Del Tempo di Converfare* Del Converfare talora ilSavio fece
medefmo. Dal luogo di conversare. Della conversazione Particolare Delle
Perfone colle quali ft dee Converfare D'Slla Necejfttà del veftire onejìo
nelle Conver fazioni. Dsl tener Coaverfazione in Cafa. . . 20J, t)el
mandare le proprie Donne alla Converfazìone- De* Danni del Converjar
malamente^ Del Danno di Soflanze in chi converfa male. . Del
Danno dì Gloria in chi conversa male. xvn. • . • Del Danno di Corpo
in chi Converfa male. , Del Danno dì Anima in chi Converfa male.
De* Prefervatìvi centra il Danno del Converfare. . Della
Converfazìone Riflretta. Della Soflanza del Mondo Moderno. .
^^ella Giocondità di Converfare con Dio. Del Modo di Converfare con altri
fenza interrompere la Converfazione con Dio. Del-
1 T^ella'NeceJJìtà di conversare. . , •AREBBEj
non puònegar- ' iìi Un configlio da Santo lo fceglicre la ritiratezza da
qualunque umano con- forzio ) e darli a converla» ■re unicamente, o per la.^ _
, .... maggior parte almeno co iJio ; in ciò imitando la Maddalena, che
fu dal Redentore commendata per faggia , mentre-^ portali al fuo piede tutta
immerfa nella dolcez- za (a) d^ùn’ elevata Gontcmplazioriej avea Icel- la parte
migliore ; Laddove Marta Sorella- m lei affaccendata di troppo negli Affari
dome- ilici ne fu dplcénriente riprefa Cf efeerebbej ancora la fortuna
d’anatale elezione in riguar- do alla Malizia , che s’ è dirtefa tanto nel
fecolo, maggiori affai rendendo i pericolr di praticar ^ Io , e' piii
malagevole all? innocenza la maniera di mantenerfi illibata . Pure tutti non
ottengo- no dal %nore la grazia d’ una tal vocazione , c -1 ' • -'.A- - . -chi Ca) Lue, IO, /{I. ■ ■
• V D chi nafce in mezzo al Mondo per Io
più è ncccf- fitato a condurvi, e terminarvi i fuoi giorni; on- de convichgli
penfare ad un opportuno ripiego, non folamente per non ricever fvantaggio , ma
per. tirare ben^aiiche profitto da una IbmiglianT te neceflità Ciò fùppofto io
dico troppo efle- •ré necellario l’ umano conforzio a chi dee vive- re nel
Mondo per riformar fe medefimo full’ al- trui Norma , pigliando ciò, che negli
altri feor- ge di buono , ed apprendendo ad abborrire ciò, che vi trova di male
. È si vantaggiofa all’huo- mo una tal fcuola , che Ariftotile giudicò eflere
il folitario o un Dio , o una Fiera , C^) perche di nulla abbifognando gode
Iddio di fc medefimo, e della propria perfezione, e non cònofeendone l’ utilità
non aman le Fiere. la compagnia . Ed. in vero ficcome a tutto non nalcono tutti
gli huomini , così l’ uno iraparàr-debbe dall’ altro, ninno mofl.randofi nè sì,
vanamente gonfio del- la fuppofta fua virtù , che npo pentì di poterla^.,,
rendere coll’ efempio degli, altri migliore; ne. sì avaro delle fue doti ,
chc.non voglia akrui.far- ne parte . Scrive a quello prppofito un grani. Morale
di Spagna, che la Natura non volle con- tradiftinguere da i Cattivi. i Buoni,
come averia defiderato Ifocrate , Qh) perche effendo, ; fecon- do ancora
Platone, di nunjero affai maggiore-^ i Cattivi de i Buoni , quelli forfè
vedendoli così pochi, ed efclufi per ciò dal coramcrzio.de i più.
avcrebbono voluto entrare anzi nel numero dtf Cattivi, che viver folitarj
; tanta è la.necelTità,. che nel Mondo pratichi l'uno coll’altro, c trop- po
COSI efiggcndo la Natura dell’ hiiomo, che al dire di Sant’Agoftino ^ è un non
fo che di focia^ bile . («) 1 1. E’ un male invero affai grave, che qual-
cuno giudicandofì già perfetto diafi ad intende- re di non aver più bifogno
dell’ altrui fcuola_, per divenir Tempre migliore ; pofciacchè oltre al perdere
1’ occafiqn d’ avanzarfi per un tal mezzo nel bene , fi pone ancora in pericolo
di precipitare colla Superbia , che eflfcndo , fecon- do il detto dello Spirito
Santo, (^) l’ origine del Difpregio , conduce l’ huoino all’ eftremo del- la
mileria colla dannofiffima compiacenza di (c medefimp. Si pavoneggiano alcuni
talora di certe, picciole efperienzp .avute del, proprio Ta- lento, qcqmindando
a piacere (cioccamcnte a fe fteffì tutto con altura difpregiano , e confer-?
mati dall’ adulazione in tal fentimcnto , diven- gono ^olatri della propria
immaginaria perfe- zione,fenza altro tenendofi per huomini di gran fennq . (c).
Il Petrarca raflbmiglia coftoroa.^ que’EanciuUi, che recitando in pubblico^un
pic- ciolo dilcorfetto , animati dagli Éviva e de’ Pe- danti ,,e,dei Volgo!
vedendofi in aria , tengoii_. per.nuUà tutto,cÌQ ,.chc;mirano fotto di fe.;
pHi . A ^ • i C y f ' l./; I ^ . • i Ca)i De bon.
conjug. (bj Frov. cap. a. (c) Dial. i a. 4 pel fiionó
delle Campane, é delle Trómbe gon- fiandofi , che non un Imperador di Roma liel
fuo'signorile trionfo . 'Finite, egli dice , quejìe^ eoje dalli Cattedra
feefide\fapìente, chi flpltoyi • era /alito;- Metamoi/oft ajfatto mirabile-, ed
in- cognita fino ad Qui dio \ Si vede adunque trop- po eflore infelici coloro ,
che palciuti d’ una'fal- fa opinione fi credono giunti al fommò della::- Virtù
, quando neppure han fatto il primo paP lo per giugnervi, e quali che la fatica
, e la pe- na d' un viaggio sì lungo, e sì dilàftrofo, riutèir' potefle
infenfibi.le, fi danno miferamentc a cre- dere d' averne già fatto acquifto
fenzà avveder- fene , e'trovarfi come per fogno al pofledimen- to d’ un
Capitale , che ricerca per guadagnarfi la vegliante premura indefefla di tutte
le inter- ne potenze. Vien deplorata dal gran Dottor , delle Genti: lina tale
difgra zia , còme fonte di Stoltezza, e dice, che codefti miferi
Opinioniftì Vantando/ d'effer Sapiènti divennero Jlpltì^^^^ Per
quello appunto eforta Y Ecclefiaftico quai lun'quc defidcrolb della virtù a
sfuggire con di- ligenza codella forta dfinfaulla pazzia,‘ché a tan- ti
coiroftinata opinionedi poflederlo ne fàper- dcre il tefóro: %//d,egli dice,
(/&) noh^pler ep fer faggio apprejfo di te medefmo, 'ma cerca fem^ prc il
co 'nfiglio di chi veramente è faggio . - Ac- coftofli ad una tal
Gognizione,benchè Geirtilè-», anche Seneca, e movendo la graziofa
quiuione, in cui ricerca per qual cauta mai Ha cosi gran- .dè
- ' -1 • ‘ I V
« twf (a) I . ad Rm. (b) Qip. S 2» • • de
nel; Mondo il niirftefo degli fciocdii,decide^; ciò avvenire dal credere d’
efler faggi : Penfo , cosi iiotiz\\\\xAt^che molti aver ebbono potuto ar- rivar
e alla. Sapienza, fe non avejjhro.malamente creduto d’ ejfervì già. arrivati
(a) . II princi- s pai fondamento della Ifrudenza, fecondo ilGio> . vine
Plinio è lo ftimare gli altri piìipru-: denti di noi , perchè tenendoci con
quello pen-. fiero, per bifognofi d’ apprendere ciò, che ne_». manca , ci
moviamo a tarlo con profitto , e tro-- viamo quel bene , che non cercato fi
perdereb-' be , ed in fine fcrive di non sò qual fuo. Cono- feente •, che la
principale fcuo.la ài luì era il vo- : lere imparare . £d in vero fe tutti
nafcclTcro . colla prefunzion di fapere in pochiffimo tempo empierebbefi d’
Ignoranti il Mondo ; poiché , fe il conofeerc gli huomini di non fapere ,
induce, 1’ amor dello fiudio, la prefuntuofa opinione^j certamente di faper
quanto balla ammorzereb- be nelle tenebre d’ una voluta ignoranza tutto lo
fplendore delle buone Arti , ed il lume nc- celTariflìmo delle Scienze . Tanto
può dirfi ancora della moral difciplina , e del favio rego- lamento deir huomo
interiore , che fenza dub- bio fcaderebbe affatto , quando lufingandofi ogniuno
d' avere uncollumc baftevo!mente_* corretto fuggifle l’altrui conforzio,da
cui,ulàn- done a dovere , tanto può cavarne d’ ammac-, (Iramento, e;di frutto
. . 111. La fperienza ftofla di tutte le colè Mae- A ? lira,
(jx') Lìb. de Tranq^uìl, Anim. fb) Lìb. 8. r/». zj 6 ......
ftra ne infegna, chè.qucgli, i quali non córiver- fano , per lo pili rimangono
uno fpirito mcii vivace , e men pronto , e d' un naturale ancora talvolta sì
rozzo , che malamente addatta alK clercizio della Virth , perchè in altri mirata^
non avendone la bellezza, c l’applaufo, non po- terono concepirne (lima, ed
amore, come nep- pure odio de i vizj , perchè non ne feorfero in-» altri la
deformità . Ed^ in vero il coiifiderare ^negli altri, o il vizio, o la Virtù, è
uno fpecchio, che non inganna , mentre mirandofi V uno , clj 1* altra fenza
palTione , fe ne diftingue fenza ab- baglio la qualità ; laddove in noi
medefimi , o Ambizione, o 1^ Amor proprio, molto leva loro della naturale
fembianza . Niuno in fomma è buon Giudice in caufa propria, c quando aveffe
tanta modeftia da non credcrfi buono, clfendo- lo pure in effetto ,
non averebbe fenza dubbio tanta giuftizia per palefarfi vìziofò , quand^ an-
che negar non poteflfe di eflferlo. Quindi il viag- giare nelle perfone di
rango fuolcffere una_» grande fcuola , perchè oflTervando effe i coflu- mi
diverG delle Nazioni , e ciò , che in ciafehe- ^duna degno è di lode, o di
biafimo , vengono a^ formare di tutti , come un certo eftratto di per- fezione
, che gli diftingue gloriofamente da co- loro , i quali troppo invaghiti del
fuol paterno credono di tradirlo, fe a fine ancora di bene per breve fpazio fe
ne dilungano . In fatti la mag- gior lode', che dia Òmero al fuo famofo
Uliffe.^ per metterlo in credito d^ huom faggio , e diffe- rente di lunga mano
dal baffo volgo , fi è ? ave- re DigWTod tfÉxjle
re cflb veduti i coftumi,e le Città di molte Gen- ti , ónde avea potuto
formarfene una regola di' vivere affa i perfetto . Difle bene a ciò miran-- do
uh Savio di Francia , che non v’ è Libro piò prcziofb della fcienza del Mondo :
cioè di ofler- vare quanto fi trova di buono, e di (limabile.»' fra i due
Scflì, ed inveftirfene con una follecita , c lodevole immitazione . Così per lo
contrario- i Principi fenza partirfi dicafa hanno in elfa.,; una comodità
invidiabile d’appreder molto fen- za fatica, poiché nelle Corti facendófi un
picciol ' Mondo formato d’huomini per lo più culti, c di grande fpirito,po(rono
e(fi afcoltando (blamen- te imparare affai da coloro, che molto ftudiano per poter
loro parlar con profitto . Per ciò ad un Principe giovine dell' Italia , che
dolevafi d' c(fer privato della gran fcuola , che fi ha dal vi • aggiarc ,
di(Tc un’ huomo di fenno . • Può V- A. rìfparmìarfi allegramente la pena del
viaggio t mentre tanti viaggiano per venir quà afarlc^ quella fcuola', che
brama . IV. Deducefi da tutto quello la neceflìtà di converfare con
huomini di prudenza , ma non_. fembra , che dimollrifi per necelfaria la Con-
verfazione col Seflb femminile , a cui tende_v principalmente il fuppollo abufo
moderno. Re- plicando io quello , che dilfi fin fui principio di quello Capo,
confc(To,che meglio farebbe a(fo- lutamente l’afierierfi dalla Converfazion
delle Donne, e che molto lodevole rederebbefi quell’ huomo , che fi prefiggelTe
la regola del Santo Giobbe nel far patto eoa gli occhi fuoi di non. A4
mi- 8 mirar mai femmine in volto > (a) ne peniar mai di
elTe , giacche il penfiero. in tal materia fuol pur troppo andare unito allo
fguardo, ed anche, non di rado al penfiero la rea brama . Nel fc- colo però chi
farà mai, che voglia vivere in una . Ibggezzione sì rigorofa , e mantcnerfi in
un ri- guardo , che tanto pure faria profittevole alla_>: lalutc dell'
Anima? Se trovali chi abbia quello^ fanto coraggio , io lo commendo altamente.,
e 1' alficuro, che ne riporterà dal Signore un'am- plilfimo guiderdone . Qui
però con viemmi par-, lare con quelle perfone , che vogliono fervirli dell'
onefta loro libertà, in cui le ha Iddio la- feiate, e viver nel Mondo fecondo
1' ufo comu-, ne degli huomini, che lo compongono . La pri- ma regola adunque
di chi vive con altri , c 1' aver mira di non comparir {ingoiare in alcuna cofa
, c per non dare adito alla vanità , che po- tria nafeere da un fomigliante
propofito , c per non eccitare l’ Invidia, che fuol colpire appun- to quegli, i
quali feoftanfi dalle altrui colluman- ze, quali vogliofi di renderfi cenfori
de’ lor C6- pagni , mentre piccanfi di nulla far mai di quel-, lo, che gli
altri fanno . Quindi Minio dilfe acu- tamente a Trajano ; Fffere in akittit
talora u». gran difetto l' effere fenza difetti . Ciò deb- befi intendere di.
quelle fole azzioni , die non_. fono intrinfccamente peccaminofe , nelle quali
almeno per apparenza di civiltà dee concorre- re l’ haom difereto per non
condannare coloro, che I I I I t fa) fob. ^ I . I . (b^ In faiteg. ad
Tra). che le fanno con tutta P ìndifTerenza , e per non.
introdurre malizia dova realm(^te non (la . .In quedo.fenfb infegnava
Grido medellmo,Ca)chc chi volea moruficarfi coll’ adinenza. n5
difpre* giade chiunque mangiava, anzi che digiunando ungede il Iuq
capo e comparide di ciera lieta, per non dare altrui a divedere, che egli
digiuna* va . Non elTendo per tanto la Convcrfazione-ii in dia
Ibdanza cattiva , difcorrendofi ancor del* la mida , è ben necelTario ,
che vivendod co.n_j tanti huomini , che la praticano , un Iblo noo^
faccia il ringoiare nell’ evitarla , ma fegua il co* duine degli altri,
per non rendere col fuo efem- pio fofpetta una cola , che eder pnote
ingenua , ed innocente . Io non trovo , che a i Tuoi difcepoli abbia mai
efpredamcnte proibito il Di- vio Maedro la Converfazionc compoda anco- ra de’
due Sedi, anzi egli mededmo favorì della fua prefenza alcuni folenni Banchetti
, come in Cana, e nella Cafa di Marta , e del Farifeo . S» dunque necedaria d è
provata a chi vive nel Mondo la Converfazionc degli huomini favj, tale può
giudicard quella ancora delle onede^ Donne pel dnc mededmo di correggere que’
difetti , che veggiond in sè malamente da cia- fchedunò . Afferma San Girolamo
gra Dottor della Chiefa , Q)') che ognuno per Savio , e per- fetto, che fiadjha
seprc un no fo chè,onde appa- rilcc infelice di condizione, attefa
l’umanità jniferabilc, di cui ammantato ritrovad, aman- *•••- ..
... ' ^ , Matt.cap. 6. 17, (b) IttEp. ad Nepot. \ r- IO
, do fempPe fégfetàmente' qualéunò de’ vizj . Quando ciò fia'è megliò
certamente ef]ìorfi all’ altrui Genfiirà-i ùon'vC'rfando per efler corretto,
cKe viver fempre con se medefiiiio , c nella ce- feità lagrirrievòle d*
idolatrare -i'proprj manca-^ rnènti come virtildi'; Pili d’ ogni' altra
polcia_. jjér quello è heceflaria la conversazione delle donne, perchè elFendo
elleno, e per nàtura piò critiche', fecondò il Satirico j e per vantaggio del
feflb più libere nel riprendere, promettono a chi le converfa a buon fine una
più ficura , e_» i più Ibllecita emendazione . Non è cofa da pórli ih dubbio ,
che a certe Dorine talora di brio , ed autorità riufeito non fiadi corregger
negli huo» mini alcuni vizj , per ifvellere i quali eranfi in- darno adoperati
gli più zelanti Direttori di fpi- l*itò . Per tacere di tante, ed addurne
efempio , che fagro elfendo non polTa negarli , ciò fi vide ben chiaro nella
fpiritofa Abigaille ,chc nel fu- ror di fue collere , di pace parlando ài Re
Davi- de , cofa , che tentata certamente non avrebbo- no i perlbna'ggi più
cofpicui della Corte , ne_» ^enfe 1* ira , e fedonne l’animo così bene , che
ebbe il Moriàrcà medefimó a ringraziarla dell’ olile uflìzio con quelle’
cortefi parole : fiate ’Ooi benedetta , Signora, che mi vietafle oggi di gir-
mene a fparger /angue , e vendicarmi colla mia mano . (a^ Conchiudiamo adunque
, che quan- do non vogliano gli huomini , o ritirarfi dal fe- nolo , o vivere
nel fenolo ritirati , che farà fem- pre (a) ì.Reg.2S.
DIgIHzed by Google prc il migliore , e più ficuro partito
> troppo aJ loro è neceflaria l’enefta Converlazione per apprendere a poco a
poco la maniera di viver meglio, che far (r po(Ta,in luogo, dove fono tan« ti
pericoli di viver male: Erra, dicea Cicerone», chi giudica $ ^izj del corpo
maggiori di qael delP Animo : (a) onde può ricavarfene , che fe cercano le
perfohe più calte, e più amiche dcll^ cfterior compoftczza, tanti Macftri per
correg- gere i difetti del corpo , e renderlo agile al bal- lo, alla fchcrma,
al cavalcare , qualcuno debbo- no averne ancora per togliere i vizj dell’
Ani<? mo, ed addeftràrlo all’efercizio si necflario del- le virtudi .
Attengali per tanto ciafcuno al con- lìglio dello Spirito Santo , dove infogna
: Poni modo alla tua prudenza^ ; ufandone per la_> fcclta delle
migliori , e più purgate Converla- zioni, e non per la fuga di tutte , quando ,
come fi è dctto,non fi rifolvclTe a converfarc con Dio»’ perche fe è vero ,
come è verilfimo , ciò , che-» ferivo Liffio ; Stolta ejfcre ogni fapienza ,
cbeL* non è Tnoderata:Qe')(iccome è prudente condotta d’ un huom Savio lo
fcanfare quella Converfa- zione , che in verità è cattiva , cosi è impruden- za
da (lolido il non conofcerc la neceflità della buona. (a) Tafcul. 3. (l )
Prov. i (c)/vz. cent.2.ep.$6. Delia ; 12,
Delta Còfivenienza di cónverfare, , • #»,*•••• CAVO
II.: t ■Ppena clic. ebbe Iddio creato 1* Uomo » , • ^ ^
dimofirò pueda convenienza di con-, vcr^re dicendo : Noft è cofa buona , ehe P
huo~. ma fia folo: Ca) e fuhitq diedegli la Donna, cava- ta di più da una coda
di lui , per. denotare la re- ciproca y e fedele armonia , . che tra eflì
paflar devea . in quello fentimento conviene ancora r.acutiflìmo San Bafilio di
S^ileucia affermando,. 0) che: Privo Adamo d' un compagno , H quale fycogodejfe
de i piaceri di quel luogo sì ameno più era imperfetto il fenfo de' fuoì
godimenti . jla compagnia per vero dire , è il condimento di tutte le cofe più
dilettevoli , e nel (bmmo an- cora de’ bcnijchè aver fi poffbno in terra, trop-
po ci manca mancandoci perfonà, con cui divi- der poifiamo la contentezza, c
renderla per via della comunicazione più grande, e più foave_». , anzi a
giudizio di Seneca , (c) Il pofiedimento di ntutt bene è giocondo fenza
compagno . Quindi è , che volendo Iddio neilp Stato dell’ Innocen- za
pienamente felice l’ huomo , per quanto av- venir potea nel Mondo , volle accompagnarlo,
c rendergli, così più graditó. il foggiorno del Faradilb Tcrrefire . Perciò io
penfo, che dicen, fe il Santo Giobbe; Cd) eJTere il maggior gaftigo ' -,
dell’ •• • (a) (b) Orai. 2. (c) Ep, 6. (d) Cap. 5,
DIgilized ùy Qolgle *5 deir hiiorho émpio /*
abitare In Città defolatè : venendogli tolto' così tutto ciòcche render puo- tc
felice la vita , o piti fòppòrtabile per lo meno la miferia deir-efilio mortale
. .Non può dun- que negaffi eflcre convenevole cofa, e ben giii- lta,che
infieme converfino le ragionevoli crea- tiire , e quelle fpezialmente , che
nacquero ini pa’efi piìi domeftici per diftingiierfi dalle altre , che nate
lòtto barbaro clima piò, che deir huo-^ mo, partecipali della fiera . De i
Parti Nazione ferigna,e felvaggia (èriire Tacitò, che aven^ (do pochilfimo
Umanità , Siccome r arrende^ ^ole cortefia^ e la pronta gentilezza , erano vir^
tudì d loro ignote , così le tennero per vizj di fìttola ufanza.'^on ha certo
alcuna colà, che faccia nelle Città una moftra piu vaga , che P unione degr
animi , la quale fcorgefi appunto nel convciTàrc infieme con ottima corrifpon-
denza i Cittadini, comedair unirfi tutte al pun- to le Lineerilivlta la
perfezion deila profpctti va; • I r. • Nàfcc uria tal cori vénienza
dairobbligo civile, che ha r uno d’ accom.modarfi al genio , ed al còllumcdell'
altro dentro a i tèrmini dclP 9 'équità ,’‘ohdc vien pofeia a
formarli di mol- tc'membrà’ùn fel corpo , ed un certo armonicò legamento di
animi, che bàfe eflendo della con- cordia, divien pure feme, e principio delle
altre virtudi , eferma- un oggetto air occhio de^ ri- guardaiiti àflai vago .
il punto in ciò piu diffi- cile fi ò,che unofappia addattarfi all’altrui umo« •
• re CO Ltb.i^i/innah *4 re lenza contravvenire
agli obblighi particola- ri; poiché farebbe uno iconcerto notabile aifet- tare
obbliando il proprio dovere di fecondar tutte le altrui inclinazioni . V/ è
qui, d’ uopo d’. una prudente diiìnvoltura,.che diteernendo be- ne tra le
proprie convenienze, e quelle degli al- tri, giunga a temperarti in maniera
,.che renda l’ huom civile tutto di tutti fenza lafclar mai d’ effer tutto
ancora di fe medetimo: ed a piegarlo in sì fatta guiia alle altrui onetie
foddisfazioni , che non perda mai d’ occhio , ciò che egli é te- nuto di fare .
Si vede in ordine a quetio , che il girar , che fanno quotidianamente con la
macr china tutta de’Cieli da Levante a Ponènte i Pia- neti, nulla impedilcc il
corfo lor proprio , ed oppofto da Ponente a Levante . Ciò nafee, per- che vi
fono de’ Poli diverti da quei del Mondo , Ibprade’ quali fanno i Pianeti il lor
giro, non_» confentendo la natura , che feguano due moti contrarj fovra
de’ftdlì Poli, come bene con tut- ti li Aftronoini ofTcrva l’erudito
Fineo.C<3')Stan- do adunque fìtib beneciafeuno fovra i fuoi po- li, cioè
ftabilendoti fermamente ne’propofiti del fuo dovere , manterrà fempre il lUo
corfo dirit- to, ed invariabile ', benché fecondi per convcr niénza il moto
altrui . Cl>) Daniello nella Corte di Babilonia fpiccava fovra degli^altri
Paggi del Ré in vivezza, in avvenenza , ed in brio , ficchò erati obbligato il
cuore , e del ilio Prefetto, e di .tutti i Cprtigiani , c fermo
nclla.determinazio- nc (a) Ltb. i . de Cofmeg. c.4. (b) Dan.
c. j . ne d’oflTeryar la fua Legge ,,d’ altro non ciba'n- 49^.» che
di.legumi , compariva allegro jdifinr. volto , ed affabile con tutti camminando
afe* conda con gli' altri per convenienza, ma fempr<h tenendofì alla memoria
prclènti gl’òbblighi del*, la fua Religione . . Ili. Egli è ben però
neceflario di regolare, una tal convenienza colla ragione più tpfto,che. non
col genio imprudente , che nudrifcpnp, al- cuni di piacere lenz’ altro riflelìp
alla migliore, non già , ma alla maggior parte .degli huomini - E’ quello
un’inconveniente, d’onde ajtrj mpltif;; funi ne derivano, ed un pelfimo veleno
, da cui_ tutta rendefi perniziofa la per altro innocente, dolcezza dell’ umano
conforzio C^) Echi è co~ lui, dice Seneca , il quale piacer poffa alla moltìr
>_ tudìne quando piaccia a lui la virtù ì , Codefto metterli in capo di
piacere a tutti ò la rovina di mplti, che averebbono un’ ottimo naturale per.
giugnere a piacere, a i faggi;,. adornandpfi di quelle dpu, che tanto
difpiacci.onq agli fciocchi. Per un lampo, di lode infelice , che.efll rilevano
dall accoharfi alKaltrui. genio , dilungandoli dall’onelio perdono il meritò
d’olTer veramen- te lodevoli, e per comparir facili^, cd indulgenti . coa;Ogni
for,ta ,d\huomini licenzioli tradifco.np . V ingenita inclinazione di folamente
arrènderà.; al giufto, ed al convenevole^ Ilfaper negare a-, fuo tempo è l;arte
più fpttilé,ed anche più com- 1 ni endabile dejr-hupmo intero perchè ficcome
. ' ntil“ (a) Ep.66 •V i6 .. , , .
... nulla v’ hà di più agevole , che il concedere , t>* negare alcuna-
colà afìblutamehté : cosi nulla V* ha di pih arduo quanto il faper negare-»'
còli si bella grazia , che venga 1’ altrui cuore ad obbligarli , conie fe
appuntò fi concedeffe . Per giugnere a quefto convien praticare quell’ ac-
corta , e (anta àllùzia , colla quale fi proteftava Y Apoftplò df aver
.guadagnati i fuoi Difcepoli' di Có ririto; Cu) Effendo io, così loro fcrive,
ajìu- toivi hò prefi-coff inganno', cioè fingere con ma-‘ niéròfb' artifizio di
voler fare quanto altri di- manda, e trovare nel tempo llelfis'un tempera-'
mento, ed Un ripiego sì deliro, per cui non li' faccia fe non ciò, che
veramente dee farli . Ri-* ferifee Tacito di-Tiberio, (jb') che eflendogli nò-'
to bramarfi da tutta Roma, che egli andalTe in_i‘ per fona a fedaré 1’
ammutinamento delle Un- • gare Legioni inlbftó colà cón ilcàndalo dellai.
Milizia, e della Cittadinanza, benché egli'vedef- fe non convenirgli tal cola ,
non diede però ne- gativa preciia, ma finfe di voler veramente an- darvi:
^uajifoffe, così nota lo Storico, per par • tir d' ora in ora fcelje i
compagni, cercò impedi- menti, ed allenì le navi . Gonfifte in quelló ap- punto
la finezza d’ una tal’ arte,- nell’ unire cioè coll’ apparènte brama cortefe di
concorrere-* nell’ altrui vólerc lo Audio ancora di far nafee- re oAacoli, che
l’ irapedilcano, ficchè ad elfi piò tolto, che al proprio contegno, polTa
attribuirli la cagion di non compiacere del- tutto, comedi- Ca)
Cor >2. i2t (b) Lib, \ l% moftrafì di brarhare . In tal
guifadee governar- fii huomo di fcnno in ordine al feguirc per convenienza la
cofliimanza comune di conver* lare. Moftrafi con tutti di umor pieghevole-»
finche invitato a qualcuna delle Converfazioni, che o per fbftanza, ò per
accidente , a lui fia no** civa , far tutto per moftrar di volerne godere , e
tutto ancora nel tempo medefimo per liberar- fene . In quello modo ragionevole
eflendo lem-; preja convenienza, farà > che egli abbracci tut- to 1 oneflo ,
e Indifferente, con lode, e fugga li maiC fenza taccia di ruvido , e di
pertinace • 1 V. Saria fenza dubbio una fpezie di biafime- vole ruvidezza
il viver nel Mondo , e non voler yattare con gli altri , convenendo , ò
lafciarlo dal tutto, ed appHcarfi alla Santità , ò prudente- mente addattarfi
al fuo coflume , per togliere ogni Iqfjjetto d^ affettazione , di cui , a! dire
di QufntiJiano Qa) altro non può tro^arjì dì più odiofo . Condannartutto negli
altri è parte del- ia fuperbia , che fuori di fe nulla feorge di buo- no , e la
più altiera condanna , che delle azioni altrui poflTa farli , è il non
feguitarle quando fie- ^ pwre ancora indifferenti, meglio cllendo talora
comparire in ciò , che non è ma- le anblutamente,men faggio con molti, che far-
li mollrare a dito affettando vanamente. una.i prudenza , che penda nel
Angolare . Dobbiamo tuggire generofamente tutto quello , che di.fua natura è
cattivo, quand’ anche foflimo foli , che Ca;) Lil;, I , r.
1 1. i8 anzi allora l’ efferlo è gloria: mà in quello ,
che è’ ambiguo, e che puote efler buono le noi vo- gliamo , è una fpezie d*
onore l’ operare con gli altri , moftrando la modeftia di legni re 1’ altrui
elèmpio finché c’ ò pofllbile, edi non voler far- la da Macft ri nel mondo .
Così a i Tuoi difeepo- li comandò Chrifìo , che trovandofi nelle cale altrui
guftaflero de’ cibi , che foflero loro por- tati avanti per non moftrare
fingolarità d’ afti- nenza, mortificando coloro , che inclinati non_, foflero
ad ufarne . Adduce Liflìo in tale propofito Ca>) I’ efempiodi Pallante
Liberto di Clau- dio, il quale in fua cafa non comandava , che a_. cenni,ò per
fcrittura , temendo forfè, d' avvili- re la propria voce , le accomunata 1’
avefle con quella de’ fuoi Domeftici . Egli però con quella foggia d’ affettato
contegno acqiiifloflì più di biafimo , che di lode , benché vivefle in tempi ,
ne’ quali afpiravafi all’ Erorifmo con rigidezza , e {'ebbene venne in Senato
Icoperto per inno- cente di non sò quale delitto appoftogii per in- vidia, non
riufeì a i Senatori , fbggiunge Liflìo, sì grata la fua innocenza , quanto era
loro odio- fa la fua fuperbia . Per fuggir dunque la taccia d’ alterezza , ed’
affettazione , che fono due vizj ncll’«mano conforzio sì abbominevoli , è con-
veniente, che l’ huomo civile , e fecolare, s* ad- datti all’ onefta
Converlàzione , quand’ anche fia mifta , amando meglio di rifplendcre come
Stella ordinaria nel Cielo, per dir così, della fo- ci e- (a) Lib. 2, de
Doc, Gv. / cietà, che divenire uno ftravagante
Fenomeno, che tiri foura di fé Inocchio di ciafchedimo , e dia a tutti materia
di parlarne a capriccio . In fiamma è ncceflario , che iludj bene ciafeuno 1'
arte di faiTi amare , che c 1^ arte di tutte le arti > c che non fi apprende
sì facilmente, ma che pu- re puote acquiftarfi per quella via di andar fe-
condando colla regola della prudenza, cdel Dovere le inclinazioni degli altri .
Quando non fi perda per altra parte è femprc piùficiiro lo feendere, e rendcrfi
con tutti affabile, e pieghe- vole, mai non trafeurando il vantaggio di com-
perar f altrui Cuore ; poiché è veriffimo quel detto, che nel Mondo non è ne
amici piccoli, ne piccoli nemici, mentre ogni amico può gio- vare , ed ogni
nemico può nuocere • V. Debbe riflttterfi ancora, che T affbntar- fi
dalle favie radunanze degli huomini fonza_> giufto motivo, può tal volta a
chi vive nel Mon- do portar pregiudizio al buon Nome, la cura di cui ne viene
gelofamente ingiunta dallo Spirito Santo . In fatti dopo Dio nulla dee V huomo
avere di più caro, che f onore , di cui è Giudice il Mondo , e Giudice
ineforabile , perchè nulla_> perdona in queffo genere . Offerva per tanto
Caflldoro,che i Volatili più innocenti fono i più converfevoli . (a) I Tordi ,
egli dice ^arnuno dì gìrfene in folto Jìnolo della fuafpezìeie gli Stor- ni
pure godono dì fc hi erar fi come in ef eretto', gli Avvoltoi per lo contrarlo
, e le Aquile caccia- B 2 trici (a) Lìb, 8 • Var. c. j i
. ■ > 20 ir tei , e che fuperam tutti gli
altri Vecelli ìnJj acutezza di /guardo, vogliono volar foli, perché ■ le
injìdie rapaci non ama» le innocenti Adu- nanze. ^mbifeono di tentar foli
qualcofa que- gli, che non dejìderano dì trovar la preda cott-j altri . Così è
deteflabile per lo pili , e deprava- ta la volontà di coloro, che sfuggono la
prefenza deolìì huomìnì . E’ nobile il fentimento, e meri- ta, che
l’applichiamo al calo noflro . E’ certo* che fe qualcuno de’ men divoti non
trovali do- ve gli altri fono a divertimento, può dar moti- vo, che altri
fofpetti di lui, c fapendofi , che per altro non è . punto amico di Oratorj ,
di Con- fraternite , ne di Conferenze co i Direttori di Spirito, può far
credere , che egli fia Uccello di rapina, g perciò alieno dal conlòrzio di
coloro, che amano divertirfi con innocenza . Potrà con qualche fondamento
mottegiarlo taluno , che_# egli troppo eflendo ingordo non voglia co» al- tri
dividere la lua preda , ò che ancora lì vergo-r gni non folo di farlo , ma ben’
anche di compa- rire frà gli altri , perchè forfè , gli puzza il fiato all’ufo
appunto degli Uccelli rapaci, pafeendofi del Peggiore . Io per tanto loderò
fempre iaij una perfona focolare il divertirfi in pubblico, fenza difeapito
dell’ Onefià, per non dar Iblpet- to di farlo in privato a talento delle più
fcorrctr tc paflìoni . Ed in vero , nelle ore chiamate da quegli , a i quali
avanza fempre il tempo, nojo* fe, dove, cd in che s’ bada credere, che trattcn-
gafi colui, il quale è fuori di cafa , e di Chiei^a , e lungi dal Luogo del
comune divertimento ? Sarà'dunque pitificiirn la riputazione diciafchc- diiru)
, che brami pure in qualche maniera di converl'are , il farlo in palcfe coi
più, poiché troppo giuftamente è lòfpctta quella Conver- fazione , che sfugge
la teftiinonianza , ed il giu- dizio altrui . - VI; S^aggiugne a quello,
che poco nel Mon- do fono plaufibili que^ naturali , che hanno delP antipatico,
accoftandofi a quello de^ Bruti, mol- ti de^ quali, fecondo Ariftotile, e
Plinio, Qa) no- drilcono frà loro fenza cagione l^antipatia, fug- gendofi V uno
P altro, ò per invidia, ò per timo- re . Oraeflendo Phuomo animai ragionevole
dee regolarfi colla prudenza, ne mollrare lenza il filo perchè d^avere
antipatia con gli altri, che farebbe in tal cafo uip ingiuria • Un' umore di
fimil fatta , non può giuliificarfi con altro moti- vo, che di voler vivere a
femcdefimo nella ficu- rezza lodevole del ritiro, che io non faprei bciP
approvare fe non fuori affatto del Secolo . Ma quando fi viva in eflro,parmi
feonvenienza il non vivere parimente con elfo , cd affronto non lie- ve V
abitare con huomini per lo più favj , cl-» coftumati, fcanfandone pofeia come
per odio il confbrzio . Shcorncy ferivo Plutarco, è fom- ma lode f amore verfo
ì Saggi , e i prudenti^ co- sì è indegno P odio nodrìto contra ì medeftmì . In
fomma conviene, che fpeflfo P huomo di fen- no fovvengafi, che porto dalla
Provvidenza nel Mondo non foJo, ma in compagnia d' altri, non B 7
ha fa) Lib,^.Q,idìbAoX»^> (b) De odio ó" 22 hà
da sfuggirgli lèortefe, ma renderli anzi a tut- ti amabile colla dolcezza d’ un
tratto civile per cooperare dal canto liio al mantenimento dell^ utile armonia,
che ama di vedere fra le cofe tut- te il fupremo Regolatore del^Univerlp .
Fuggo- no molti , e difapprovano ancora la predetta-, grand’ Arte di farli
amare, perchè non fan pra- ticarla; ma quei , che ne fono forniti , ne fento-
noun gran profitto , come Vefpafiano, di cui racconta Filoftrato, che fapendo
contentar tut- ti , fi fece padróne del cuor di tutti , e difle ua_, giorno
agli Egizj; (a) Da me , come appunto dal I^Ho, cavate ciò yche v' aggrada . Da
i limpidi fiumi non può cavarli , che acqua chiara , come dalle pozzanghere non
fi cava , che fango . Chi hà limpido il cuore lafcia , che altri vi pefehi ; ma
chi 1’ ha turbido teme, che pefeandovifi non venga in luce la feccia . Il
lafciarfi condurre, co- me dicea Saluftio,(^) a piacimento dell' altrui
feorrezione , e cangiare ad ogni ora parere , è contrafegno d’ animo debile , e
leggiero ; ma 1’ addattarli colla feorta della Saviezza all’ altrui cofiume,è convenienza
da Saggio , giacché al parere di Tullio, (c) la fomiglianza de i cofiumi c
concigliatricc dell’ amore , e l’ imprudente-» condanna di efii è principio
talora di grandi ro- vine . Così Artabano Re de’ Perfi accefe Io fde- gno in
que’ Popoli, moftrandofi alieno dalle in- clinazioni loro della Cacala, e del
Cavalcare , e fu fa) Lìb. ^.zApol.c, IO- (b) Orat. ad CcefaVi
(c) z. deOj]'. I •fu deporto dal foglio^ fa)Bafta
filTarfi nellaj gran maflìma di voler Tempre il bene, c mai non volere il male,
per armarfi d’uno feudo , che fal- vi da ogni pericolo , e ciò farà certamente
più profiittevole, che la rozzezza di fuggir tutti col timor di pericolare :
Voler f tnpre , e non voler fenipre h [ìejjò, que/la, dice Platone, è la ve^
rafapìe>:z'ì . (jx) TacU. lib. 2. ^nal. Cbj de rep. Dell’utilità
di converaare . \ li T T No de’ principali ùffizj deila prudenza ò
• . il veder bene addentro in tutte le cole, e diftingucrne il i’uo buono
per profittarne . Queftó è il carattcre di tuttociò , che in terra-, può
caderci lotto dell’ occhio ; 1’ efler cioè mi- Ho di buono , di cattivo , e d’
indifferente ; onde l'avio deggia dirli colui, che lafciandone il male, s’
appiglia al bene, cola, che da Quintiliano (a) c chiamata ìlfommo della
prudenza . .L’inge- nuità, e la malizia Ibgliono appunto provarli ad un tal
paragone; mentre feiegliendo 1’ una_. in tutte le cole il buono , come fubito
correi’ Ape al dolce per formarne il miele , e l’altra al cattivo appigliandofi
, come Tempre all’amaro la Vipera per trarne follanza di veleno , fi di-
ftinguono ammendue per quel , che fono , Ap- parirà pertanto prudente, ed
ingenuo quell* liuomo, che dalla coftumahza in quello fecolo più ehc in altro
mai praticata di coverfarc con gli altri, Taprà cavarne per fe del vantaggio,
che pure sì grande effer puote , e sì preziofo . V e- diamo in alcuni fonti ,
che paflando per le mi- niere dell’ oro, e dell’ argento, le materie hon_. già
più cralTe, e fecciofe, ma il fiore benfi di effe ne portano feco nelle falubri
qualità, delle qua- li (a} Veclam, 95. t h’
felicemente s* imbevono per P occafione dj un tal paflaggio . Tanto dee fare
colui , cui pia_ co il coltumc della moderna Converlàzione-» : ufarne cioè
colle regole della prudenza , e la- iciando a i maiiziofi quanto ella aver
puotedi men finccro imbeverfi di quel molto , che ha di profittevole, e da un
luogo, d’onde altri non ca- va, che feccia, c fango, raccogliere argento, ed
oro . . - ,11. E per difeendere a! particolare di quell’ '
utilità, che a tuttti può cagionare il retto ulb della Converfazione , a me (ómbra
, che fia non picciola quella d’un certo difinganno felice, che fuol nafeere
dal godimento fperimcntale di cer- te colè , che vedute da lungi , fi credevano
afi'ai migliori, e di gran lunga più dilettevoli . Sicco- me non ha il Mondo
beni perfetti , e che pofl'a- ^ no pienamente appagare il defiderio , che tutti
abbiamo ingenito di godere , noi andiamo in- gannando noi (leflì con una
fìnifira opinione.» di quelle cofe medefime , che non polfono con- ; tentarci,
e tediati da quelle , che polTediamo, c’ ~^;:r-^ndiam lufingando , che polTa
lacontentezza-^ 1 trovarli nelle altre, che non abbiamo, palTando {
Tempre di miferia in miferia col pafcolo d’ una traditrice fpcranza , dalla
quale ci vicn promef- Ib ciò , che non è polTibile di rinvenire . Molti, che fuori,
trovanfi del gran Mondo , nome che , fuol darfi al Luogo del pubblico
divertimento , o che ne fono, tenuti lontani dalia vigilanza di | chi gli
governa , fi veggiono languire cornea elclufidaunParadilb tcrrefire,
efcmbraloro marti- I DIgilized by Google z6
martirio, e tormento infbfferibile tutto eiò, che non è divcrtirfi, e
converfare . Giunti però, che vi fono , fe chiuder non vogliono affatto l’ oc-
chio della ragione fi avveggiono , che codeffo pure è un bene di Mondo , un
pomo di Sodoma ben colorito al di fuori , e tutto cenere nel mi- dollo . Io
conofeo taluni , che illuminati benifi» fimo,per queffa via impararono ad
abborrire-» in un’ ora ciòj che avevano per molti anni bra- mato , e divennero
amiciflìmi del ritiro tofto > che furono pienamente liberi per convcrlàrc .
Vicn riferito da Seneca , che un certo Filo- Ibfo per nome Ottalo avea dentro
di fe conce- puto un fegreto amore verlb delle ricchezze-», parendogli , che il
piacere di poffcderle dovefle pur corrifpondere a quell’ ardenza foave , con-, cui
fi bramano . Accadde frattanto , che egli s’ imbattè per ventura a vedere in
Roma la ricca pompa d’ un (bienne Trionfo . Mirava egli co- me fuori di fe
medefimo la preaiofità degli ar- redi, 1’ abbondanza dell’ oro, e dell’ argento
, la ricchezza de’Cocchj, la moltitudine degli Schia- vi, e fopra tutto la
sfarzofa gala delle Donne , che è (lata in ogni tempo il piìi mirabile condi-
mento d’ ogni Ipettacolo . Terminatali però nel più bello del fuo ffupore
quella gioconda com- parfa,cgli rientrò improvvifamente in fe ffeifo, e
conchiufe, che c/&, da cui non occupavafi un^ giorno intiero, non meritava
d* occupare le bra^ me di tutta la vita . Non potrà egli dunque.,,
atte- f (ai Ep. loi. attcfb ancora il vlvilllmo lume di
Santa Fede i cavar ciafcheduno quello bel frutto in tratte- nendofi nella
Converfazione , cioè di compren- dere , che Ibvente noja recando ella per poche
ore , non c un bene sì grande, come un tempo glielo figurò 1’ opinione , c ne
tampoco tale-» , che deggiano in lui impegnarfi i defiderj tutti del cuore ,
quando non voglia uno a bella polla ingannarli ? Non potrà ugualmente per
quello lolo venire in cognizione del vero bene, toccan- do con mano, che
quello, il quale da i più è cre- duto il migliore, non balla a contentarlo per
breve fpazio ? Se in vece dell’ efenipio di Ottalo io ne adduceva qualcuno de’
Sagri, che pur tan- ti addurre le ne potrebbono , faria paruto , che q uello
frutto , il quale può nalcere nel cuore-» della llelTa Converfazione, folTe
troppo mctafi- fico, e proprio più di anime religiofe , che feco*. lari . Ma
chi è mai, che avendo battefimo , non penfi d’ efler capace di que’ rifleflì ,
che illumi- narono , in quello punto per lo meno , un Ido- latria ? III.
Un’àltra non minore utilità io confide- rò nella collumanza del coavcrlàrc, ed
è quella di fpendcrc il tempo onellamente . Non deggio io qui- replicare le
protefte fatte di fopra di par- lare in quello libro con quegli hiiomini unica-
mente , che non vogliono appigliarfi al miglior configlio della ritiratezza . In
tale fuppoflo per tanto confiderò , che in quelli noflri tempi , nc’ quali è
mancato sì paìefcmcnte l’amor degli du- ci i , che dourebbe clTerc un dolce
divertimento di di tutti, ma in particolare de* Giovani, può
fup- plire ad un tale difetto in qualche parte l'one- fta Gonvcrfazione, la
quale , come fi c di (bpra_. Botato , ferve a chi ne ufa con favia moderatez-
2a d* un’ ottima Icuola . Ed in vero io mi trove- rei pure alle ftrette , fe
dovcfl'i prefcrivere ad un Giovine civile del noftro Secolo una rego- lata
diftribuzione di tempo , acciò vcnifie egli a fiiggir 1’ ozioi che è la prima ,
e pefllma cagiono d* ogni fpirituale rovina . Ne’ tempi già Icorfì potea in
tutte l’ore della giornata ftabilirfi una dileltevole occupazione , dopo quella
, che deefi a Dio , ed al penfiero dell Anima , parte afie- gnandone allo
ftudio d’ una buona Morale.», parte alla gioconda lettura , edutilifiìma delle
Storie, parte agli efercizj cavalerefchi , c parte pur anche a qualche
ingegnolb divertimento ò delle Arti liberali , ò dejla Meccanica Ora pe- rò,
che la malizia ha perfuafo a non pochi effe- re come avvilimento del Rango 1’
applicarfi- alla cognizioo delle Scienze , mettendo purtrop- po la Letteratura
in ridicolo a fegno,che'più in_, oggi taluno aggraverebbefi d’ effer chiamato
Dottore , Mattematico , Bottanico , Pittore^ , Aflronomo , che non d’ altro
titolo piò vile , ed offenfivo ; chi mai faprebbe mettere in regola.» di retto
ufo non già il corfo intero del vivere.», itia le fole ventiquattro ore d’ un giorno
? Bifo- gna poi certamente che la Giòventii ben pa- Iciuta, e difapplicata,
precipiti a forza nel vizio, ediafi in preda fenza ritegno a i piò fconci , piò
dannofi trattenimenti , Queflo difordine , che 29 che
abbiatri pur tròppo manifeftamente fugP occhi nella Gioventù d’ oggidì , mi ha
in granai parte convinto per credere vantaggiofa la mo- derna Convcrfazione ,
mentre dandoti i Giova- ni a pratticare con Donne fa vie» s’ avvezzano a vivere
con proprietà, ed in contegno, sfuggen- do frattanto la prattica liccnziofa
delle perver-, fe . In fomma il male,che apprcndeti nella Con- verfazione, è un
male incerto, ed evitabile ; ma il bene di venir per efla divertiti gli huomini
dalle cattive pratiche è un ben manifctio, e fen- fibile . I V. Io sò bene
, che da i più zelanti mi farà oppofto , che sì malamente cflendo pure incli-
nata la Gioventù moderna, fi farà un grave pe- ricolo anche della Convcrfazione
più ingenua ,■ da efla rilevando un pregiudizio non punto mi- nore « In primo
luogo io bramerei , che cfll mi deter minaflero la qualità del divertimento,
che dee perfuaderfi agli huomini d’oggidì,alieni tan- to.dalle maniere più
lodevoli di fcanfar 1’ ozio Il ripiego di non penfar punto alla neccflìtà,chc
ha I’ huomo di trattenerti , ed inveire da i Pul- piti contra il cofluine di
converfaré, s’ò già fpc-. rimontato difutilc , mentre avendo le pcrlbne-#
focolari in ciò il rifugio della pretelli oneftà , le prediche di tal foggetto
Ibn divenute la materia più faporita de’ Circoli , ed il pafcoló più dolce delle
Converlàzióni medefime , con difeapito aflai grave della divina parola, che non
è ancor trionfo di farne ferrar neppur’ una_< . il male in ciò foflc certo ,
ed incontra-, fta- giilnta a Quando ’jo
(labile, confeflo ie pure, che dovrebbe contra_. armarfcgli fenza vcrim
riguardo la fagra Elo- quenza , e trattar le Converfazioni con quell* Àpodolica
libertà, con cui trattanfi le altre co- fcafTolutamente cattive , e viziofe .
In tal cafo peròdoverebbono unirfi a i Predicatori anche iPadri di Spirito , e
far ufeireda i Confo fliona ri sìconfufi i Penitenti, comeportono malfodi-
sfatti dalle Prediche di Ibnugliantc argomento. Chi potrà mai capire, che
deggiano sfiatarfi fo- ura de’ Pulpiti iMiniftri Evangelici prefegui- tando 1*
ufo del converfare, quando fieno placi- damente alToluti nel Confeflìonario
quei fteflì , che giornalmente, e fenza veruna diftinzione di , luogo, ò di
tempo, converfano ? Dovendofi ad- dunque credere, che da’ Padri di Spirito non
fi trovi realmente in quello collume quel male_>, che fi va decantando,
bilbgnaconchiudere , che ne. tampoco da’ Predicatori dee fupporfi per certo in
tal guifit , che fia loro necelfario fenza veruna precifione pubblicarlo per
efillente , ed inevitabile . Io dirò per tanto in quello propo- fito ciò, che
d’ alcune. arti dilTe Platone ; (a) che effe Kou deggiano riprovarfi , ma
coloro bensì , che te ne abufano ,■ Debbono riprenderli , non_, le
Converfazioni , d’ ondo può venire tanto d’ utilità , ma quegli huomini bensì
depravati, e_» fcorreiti,che ne fanno un cafo cattivo. In fecon- do luogo io
rifletto , che quantunque fia verilfi- mo, eh e per tutto fe-co porti ciafeuno
le fue_» paf. -V- — — ■ Ca) InGorg. Digitized by
Google paflTioni , farà però fe mpre meglio portarlo luogo dove, ò
poffano rcprirnerfi più facilmeii tc, ò maniteftarfi con più roffore, che il
condar le in que^ luoghi , ne^quali , febbene Io c , pure non è apprefa per
cofa indecente il fodifiarlc. Sembrami per ciò , che a tutti eflcr poiTa affai
vantaggiofo il converfar con perfone, per trat- tar le quali debba ufarfi d’ un
gran contegno , poiph^' fc effe non vincono le altrui paffionijle— » pongono
però a cimento di venir fupcratc. Tut- te per vero dire cattive non fono in fo
medefime le paflìoni,e quelle ancor che leiòno eflenzialmr- te , non fempre
nuocono , mentre iòllevandoft porgono al Saggio f occafioncd’una vittoria^, che
fenza d' un tale follevamento lì perdereb- be. Quindi co^ Filofofi conviene S.
Ago(linoC^) nciralfermare,che per fe ftclfo cattivo non fia il veleno , mentre
gli Scorpioni , e le Vipere col perderlo muojono ugualmente, che fhuomo col
berlo: ad ejjìy dice, è bene aver cìò^ di cui è bene a noi V effer prtvì . In
fatti le Beflie , che noji_» hanno paflioni, ma fi regolano con un fcmplice
iftinto della Natura, nclfopcrarc non hanno al- cun meritorpure perchè tutta
confifte nella v ita prefente la loro felicità , ad elle è bene il noii^ aver
ciò , che potria turbargli la quiete del vi- vere . Ma all* huomo, che dee*
merit arfi 1* eter- na Beatitudine col regolar bene le azioni della fua vita,
{ària male il non fentire que movimen- ti , che ò repreffi quando fieno
malvaggi , ò fe- guitati quando fieno buoni , coftituifeono tutto il
, (a^ Lib, de mer. Manìch. c. 8. il merito del filo
operare » Sarà dunque non or- dinario vantaggio, che nel converfare follevan-
dofi le palTloni,po(ra 1’ huom forte reprimerle , ed acquiftarfi col Contrailo
un vanto maggiore di moderazione , e di temperanza . Non è già , che .deggiano
cercarli a bella porta i pericoli per guadagnare il pregio della vittoria , che
fa- rebbe in tal calo temerità degna d' efl'er confu- fa coll’ abbandonamento
del Cielo, da cui tutta ci viene la forza di trionfarne . Ma eflendo, co- me
prctendefi, innocente la Converfazione , ed avendo l’ huomo per tutto con fe ,
ed in fe le_i paflloni, dee credere affai utile il luogo, dove_* lenza fua
colpa inquietandolo , poflbno altresì meritargli una palma diftinta pel
coraggio di raffrenarle . La fortanza però di quello fi è, che fi reprimano
veramente,e non .fi fomentino co- defti movimenti dell’ animo, onde per farlo
in- fegna un gran Morale della Francia, che le paf- fioni debbono moderarli
colle paflioni medefime all’ ulb de’Cacciatori , che vincono i Lupi , i Ci-,
gnali, e gli Orli co i cani dom cilici . Centra le_< pili feroci s’armino le
più ubbidienti: per cagio- ne d’efempio 1’ amore dcll’Onertà centra la (re-
golatezza del piacere : la brama della comune.» crtimazione contra il difonor
dell* intemperan- za; ed appunto in quello fenfo parlando Seneca ^ fcrifle,
(«jchc la fpenlza dee contrapporfi al ti- morQ'L(fJ'cìerai di temerCtft
lafcierai disperare. Regolandoli poicia in quella guila chiariffimo (a)
£/). 5'. Digilizail j^teoogle fi vedrà, che fono
Iepa(Iìohi ottimi frumenti del- V Anima, per operar ciò , che brama , a lei
fer- vendo, come le vele che portai! la Nave dove-» defidcra il Piloto , quando
fieno daii^ arte beii.» maneggiate : V. Si riconofoe di piu P utilità
delP oneda-p Converlàzione dal bifogno,che tutti hanno deU P altrui configlio
per regolamento ancora della vita domeftica • meglio , dice P Ecclefiaftico
Ca)eJJere due , che uno; pofcìacbè hanno il van- taggio della Società : Guai a
chi è folo ! Ed ìul, vero tante fono le cofe , le quali quaggiù con* giurano a
rendere infelice la nodra vita , che-» da noi foli certamente non averemmo
forza ba- llante per dipel arle , fe il conferire con altri , e Pafcoltare
lédivcrfe opinioni degli huomini , non ci rendede più forti, e più cauti .
Quindi Si- nefio Santo discorrendo , che la Natura di vino- bada a fe medefima,
e non P umana, conchiude, che P huomo fupplifce al difetto della debil Na- tura
dia col bene della Compagnia , moltiplica- do colP altrui la propria forza :
(h') pofciachè in quejìaguifa avverrà^ che egli *veggia con gli oc- chi
di'tuttiy afcolti colle orecchie dì tutti , oda- gli animi di tutti infieme
uniti prenda unprofit- tevol conjiglio . Non tanto perciò reca a i corpi di
giovamento Paria Salubre , quanto agli huo- mini benanche più deboli una
Converfazione-» moderata, e prudente locchè fi prova da Sene- ca colP efempio
delle Fiere, che praticando con C noi / Caj C 4. Ct>)
Lìb.de Regu. V ,/ i ^4. noi divengono dómeftichc
, e degli animaH an- cora più itoiidi , (a) ché rendonii .CQnvcrfanclo coll’
huomo più elpcrti . .Ciò diniollra la Natu- ra medefiina, come vedelì nella
Conchiglia pri-' va di occhi , alla quale ha deputato un pcfcetto* che Squilla
da Tullio (t chiama, il quale mentre ella ila colle fauci immobilmente apertela
pu- gne alquanto allora , che i Pefei più minuti az* zardahfi d’ entrarvi ;
onde avvifata la Conchi- glia per quella puntura chiude la bocca, e fi pa- ice
della fua preda. Così pure mirabilmente fi vede ne’ Cocodriili, che efl'endo d’
una dentatu- ra aliai rada foffrono in cibandofi l’ incommodo penolb di
fentirlt fra i denti molti rimaiùgli del- le carni mangiate-. Alche ha
provveduto la^ Natura coll’ uccelletto chiamato Regoloj il qua- le vedendo a
terra didefo colla bocca aperta il Cocodrillo feende a pafeerfi di quelle
reliquie , che fermate fra i denti danno pena a quella Be- ftia , e glicgli
purga perfettamente ..JDaquello può ricavarli l’ utilità , che 1’ uno porge
all’ al- tro nell’ umano conforzio, ed il bifogno, che ha un animale dell’
altro per condurre felicemen- te la vita .Molto maggiore pofcia.farà quell’uti-
lità, che dall’altrui Converfezione tiràr potran- no le ragionevoli Creature ,
ufandonc a tempo. E ben veggiamo talvolta con iftupore felicerho- te riufeire
nèlla condotta de* loro familiari inte- reflì certi huomini, che dupidi
fembravano , e_* di niun fanno: locchè dee certamente. attribuir- li .
(a) Lìb. j.dtira.c. y- mi' Digitizm by Google
r fi aJ vantaggiodel converfare co’ più fottili , fjDÌritofi,
avvcgnacchè altra fcuola non abbiano eglino praticata giammai . Ne ciò dee
Iperarli meno dal trattare con.Ponne prudenti, mentre ve ne Ìòno fiate in tutti
i tempi delle ottime c6- figliere, e che hanno con mirabile fottigiiezza_.
fi*ggeriti agli huomini de’ ripieghi utilizimi in_# contingenze difficili j
ond’ è, che della Donna^ forte , e faggia difle lo Spirito Santo , (a) che ttt
lei confidando il cuore del fuo Marito non abbi- fognerà diricchezze . Aduna
(cuoia appunto fi y^htaggipfa miwndo ilgran Vefeovo Sidonio Apollinare
fcrive,ad Eutropio nobiliflìmo Gio? vine richiamandolo. dalla Villa alla
CittàC^^ co- me ad un’ Acc^dernia per coltivare il fuo fpiri- to: Svèglìatevi ,
gli dice , e J'orga a cofe maggio- ri l' animo ^ojlro ornai in codefto pingue
ozio marcito i e fnervato . Meno ad un* huomo della ’aofira condizione premer
non debbo il coltivar, la P erfiona, che la Carnpagna . Così gravemen- te pure
notò Platone (:c) che quegli, i quali col- tiyqndp il corpo trajeurano /' animo
,pr emano in cjo , che difua natura è fuddìto , . e difpregiauo cìo., cfie in
ejfi comanda . Nulla vi farà pcT tan- to p'iii utile per la cultura
dcll’anirno, che il praticare 1’ uno coll’ altro, mentre conneflbciò col
piacere, e coll’ innocente diletto della (beia- bilità , riefee per quella via
piùfoave l’erudi- zione, e più continova, che non quella, che da- un Iblo s’
apprende , togliendofi in tal guilh 1’ odiofità, e la fbggczzione della
Pedagogia , che - ' ‘ C '2 • . (3)
Prov.ix, (b^ Lib, i. ep.y.ic) la CHtr~ Digitized by Google
.3^ ritira molti aall’imparare ciò ancora, di curben conofcono d’
efler mancanti . Soiira di quefto» Icrive profondamente Seneca al fuo Liicillio
in- vitandolo a conviver feco , e gli dimoftra, chel> la familiare
Converfazione è un reciproco ma- giflero , da cui fi ricava un profitto
inefplicabt- ìe . (a) Io dejìdero: dice , di trasfondere in te le mie cognizioni
, e godo in queftò d’ apprendercJ» qualche eofaper infegnare ; imperocché pili
te gioverà la viva 'voee , ed il convivere , chcj^ una Orazion magi frale Più
credono gli huomìnì all' occhio , che all' òrecchio .... via de precetti
è lunga ; ma breve , ed efficace^ quella dell' efempio . Platone, ed Arijìotele
pilé trufferò di utilità da i cojlunti , • che dalle parole di Socrate .
Metrodoro , ed Ermaco , e P alieno Jì fecero huomini grandi non per la Scuola ,
mà per la coabìiazione con Epicuro . Io non ti chia- ■ mo, perchè fqlamente
profitti, ma perchè ancora tu dia a me occafione di profittare ; poiché tro»
vandoci ìnfieme l* uno all' altro gioverà affaijfi- mo . Valutiamo adunque le
amicizie ,o le Còn-‘ verfazioni, per la fua (bdanza, come dicea Salii-’ flio,
(b") e non pel commodo, ò piacere fólàmen-’ te de’fenfi, e ricaveremo
fenza alcun dubbiò’un vantaggio invidiabile dal praticarle ; poiché l* huomo
folitario , nota Marfilio Ficino , Ce) noit^ può condurre una vita di mezzo ,
ed è forzato , è a feendere al difetto deW huomo , e far fi he- fiia,ò a falire
al dì foura di effe, e divenir Sato. (a) Ep. 6. (b) In Catil. (c) In
Plat. A. de legl ' Dell' t ^ S7 : JDell
intenzione di Cmverfave . •* I. I"?* Infegnamentodi
Sant’Agoftino, che(tìt) - r t Pwtizìofte fà buone le opere, e che èllcu»
dalla fede è diretta. Nella prima parte di quella difiìnizione convennero anche
i Filofofi gentili^ ma non giungnendo al conofeimento della fe« conda per
diletto di lume poco accertatamente infegnarono la maniera di ben dirigere le
in- tenzioni. La fede adunque , che dalla divina Mi fericordia Ibrtimmo in dono
, trà i beni dilcuo- prendoci il migliore, anzi l’unico, e il vero, ci di-
mollra quale efler debbe il noflro fine , e ne porge per confeguenza una regola
ficurillìma^ d’indrizzare a lui le intenzioni di tutte le npfire opere.
Stabilito, che abbia cifeuno il fuo fine_>, che è il confeguimento
dell’Eterna Felicità, dif- fìcile molto non gli farà l’ordinare ad efla tutte
le azioni della Tua vita, ò almeno facendofenei» come un’abito anderà colla
continovazione de- gli atti fminuendo la pena, che fentir potefle 1’ huomo
inferiore nell’ operar' fempre' lodevol- mente, c colla mira diritta ad un fine
s'i buono. Così gli Artefici in qualunque profeffioneuj avendo prefiflb un fine
al proprio lavoro ad cf- fo tendono in ciafeheduna delle opere loro fen-- za
fatica, o ripugnanza interiore, perchè volen- do aiToliitamcnte il fine,
vogliono ancora le co- C 3 le ■ MI" ■ ■ \m m fa) In
praf.Tfal.il. fe tutte, che ad cflo conducono . AlPhiiomo per tanto
di fenno, che Tempre abbia prefente il Tuo ultimo fine, conviene dirigere ad
eflb l’ inten- zione delle opere s\ interne , cheefterne, po- (ciacchè non
Taria cofà meno irregolare , che.» moflruofa, il vedere uno , che volendo
andare a Levante camminaiTe a Ponente, che ùn altro'^ il quale prefìlTofi il
confeguimento delPeterna_. Vita colle operazioni tendeflc dirittamente alP.
eterna Morte. Quindi eflendo una delle prima- rie, e più frequenti azioni della
vita efteriore_» quella del-cohverfare , è d’uopo altresì di pre- mere affui
lui dirigerne l’intenzione , che può renderla o viziofa, o lodevole . Perciò è
qui da rifletterli, che quelle cofe, le quali buone fono per Te medefimc, o
cattive , non polTono cam- biarfi, che per riguardo all’intenzione , coti cui o
fi fanno, o fi cercano. L’eIemofina,per cagion di efempio, è buona
intrinfecamente , come in— trinfecamentc cattivo è 1’ omicidio : eppure 1*
intenzione d’elTer lodato leva la bontà alia pri- ma,e l’intenzione di fervire
alla'Cattolica Fede’ nella guerra contra de’ Tuoi nemici, toglie all’ altro
l’elTer di colpa, e ne fa una virtfi . Ponia- mo adelTo, che buona fia,o per lo
meno indifie- rcnte la Converfazione del Secolo, egli è certo* che può mutarli
per l’intenzione di chi la prati- ca, e tutta volta, che ella finitlrafia , e
maiizioi fa, render quella ancora cattiva , e nocevole . Quando chi converlà,
anzi che un’onefto divcr- tim ;nto fi ponga in idea di èavare dal conlbrzio di
molti riacciitivodclie pròprie PalTioni,, o di jjor* % ,
^ Digitlzert^ Google porgerne a quelle degli altri) chi
non vede,- che per favia , che fiafi la Converfazionc in fe medcfima, egli ne
rileverà Tempre un gran_* danno? Quedo è Un ammaliziare a bella poAa_. ciò, che
è buono, e trarre da un coflume per al- tro innocente un mortale veleno, come
taluni appunto \ che per cavare dal capo de i Draghi le gcinme,ne bevono il
todìco, e vi lafcian la^ vita . Non perchè in òggi fia libero 1’ adito di converfare
dee giudicarfi libero P huomo per con verfàr, malizioi'amente, e quando anco*
ra per imponibile feco portale una (1 fatta li- bertà codefto coftumc , neppure
potria fenzà_> colpa feguirfi , perche la confuctudinc , e tanto meno P
abufo, non tolgono la legge , che tutti abbiamo d’operar rettamente. Allo
Scultore è lecito lo fconvolgere tutte le regole della Scul- tura per formare
un moftro, e l’ opera tanto fa- rà piu lodevole, quanto più feontrafatta,
poiché lo Scultore può fare ugualmente una bella Sta- tua, che una deforme,
purché faccia bene l’ una, e 1^ altra . Ma le azioni morali, non potendo ef>
fere che buone per effier belle , e lodevoli, e_» <]ualifìcandofi
dall’intenzione di chi le imprede, mai non làranno belle , e plaufìbili , fc
per efla.. non (bnobuone ,onde non è mai lecito ali’huom Savio lo fconvolgere
le regole della Giaftizia.1. per lare un azione indegna,perdendo (òtto pre-
cedo di libertà le mire del fuo ultimo fine - li. L’intenzione pertanto di
converlàre_>^ ordinata al fine dell’ hùomo debbe edere d’ àn * dar
divertendo il corpo, c Ibllevando’o , perchè meglio Icrvir poda l’ anima ne’
luoi uffizj. Con- Q 4 vicn I 4© ♦ vien per
ciò , che efla Io tratti fempre con quel- la fuperiorità , colla quale trattati
fono i Tudditi dal Sourano ; permettendogli quel (blo diverti- mento, che non
s’ oppone al Dovere . Se trail Frhctpe iZ\ dir d’ Ariftotele ,(a) ed f Sudditi
t non v' è amicizia ; ma (blamente autorità per una parte, c rifpetto per
l’altra; così ancora tra l’ Anima, ed il Corpo , non dee palTare intrinfi-
chezza , ma comando puramente , ed ubbidien- za , come inCegna ancora Platone .
(«) Arbitra cflendo ella della Ragione ha da prefcriverc al Corpo quella parte
di (bglievo, che s* accorda.» col giudo» ed egli debbe ubbidirla contentando-
fid’ una tal preTcrizione, come l’ infermo, che_» non cono feendo quai cibi
giovar gli polfono, e quali nuocergli ,fi rimette intieramente all’ ar- Ijitrio
del Medico . Egli è ben vero , che jl giu- gnerfc uno ad elTer fempre Sourano
di fe mede- fimo c malagevole cofa, eflfendo il grado più fu- blime della
perfetta Morale ; ma è vero non_. meno, che la fatica, qualch’ella fiafi, d’
arrivar- vi è compenfata in fourabbondante mifura dal •gran piacere di trovarli
1’ huomo per e(Ta in^ iftato di ficura fermezza, ne più, dome prima.»,
tanto-foggetto all* urto delle Padìoni . E’quello Un’ efercizio , 'che a guifa
dell’ albero Patos • ha le radici amare, ed i frutti dolcidìmi ,‘condu*
cendo.ad una fortuna, che vien chiamata da Se- neca (co fourana,dove dice;
fommo, e vicim al-' .lo \a;. Ltb. \ luPhtsd.is) Lib.z.dc^
Tt'dffquil. c. 2. ■ • f * à 1 M
lofteffo Dio è ilnofti>eaire dalle interne affé- .zìonì commoffo . Per
arrivare a queflo dominio . autorevole di fé mededmo niuna colà è pi^i gio>
vevole quanto la vigilanza indefefla , che all* anima non (1 guadagni dal corpo
la mano , ma_« che rimanga egli Tempre in qualità di Suddito ubbidiente ,
perchè in tal materia ogni picciol dilbrdine può cagionare un danno irreparabile.
-Chi doma , e governa un gencrofo Deftriero a_. . nulla altro bada piò
feriamcnte , che a tenerlo in freno, ed in tal Ibggezione, che Tenta Tempre il
dominio della mano regolatrice, poichè una^ volta , che Ti veggia libero , ò
regolato almcn_» con lentezza , prende baldanza , iTcordafi della^ primiera ubbidienza,e
fi rende indomabile. Beu difle un faggio Politico eflere le Paffioni come umori
elementari dell’ Anima , uno de' quali eccedendo torto ella è inferma ,
edaccefa allo Peri ver di Tacito dalla febbre dì sfrenatezza^, (,aj Egli
pertanto è necertario d’ invigilar. con_. premura foura qualunque minimo
Tregolamen?’ to delle interne affezioni, e correggerlo nel Tuo . principio per
ovviare al precipizio , chepotria nafeerne, rinovando la Taggia intenzione di
vo- ler Tempre l’ huomo interiore in equilibrio , e le azioni di lui indrizzatc
al Tuo Fine. Querto interno regolamento dell’Intenzione effendo come il Teme
della Virtìi , che debbe a Tuo tem- po render buon frutto di atti lodevoli , e
faggi , ricerca d’ effer TparTo a buon ora nell’ Animo , • fui C»}
Lib. Anna/,. fui principio cioè , che «ri. Giovine comincia a_, metter piede
nellaConverfazione, c perchè è facile, che fi perda fra quello di tanti vizj ,
che_» infettano il SeColo,convien rinnovarlo fovente ■ fino; che egli fi veggla
(puntare, ed apparir ma- nifefto . E’ ben vero però , che d’ ordinario il primo
feme delle Virth morali gettato per tem- po nón fuol perire , c germoglia
felicemente in tutte le azioni, come appunto nelle Viti novelle fi vede V alla
radice delie quali ponendofi qual- che foave odore , fe he fente polcia nelle
Uve_/, che indi nafeòno, la fraganza » Quefla è la ficu- t'ezza , che aver
puote l’ huomo prudente nel Converfiire , fidandofi degli fiabili fondamenti ,
che sà d’avere gettati colla divina grazia per la mole della propria Perfezione
, onde non deg- gia temere di que’ pericoli , contra de’ quali fi è premunito,
fé non allora, che egli cominciafTc ad invanirli del Tuo coFaggio, ed a gettare
fuori, che in Dio , le fperanze del filo trionfo . In tal guifa fortificato l’
huomo di fenno praticherà con Illibatezza in ogni luogo fenza tema di ri-
manere contaminato,come il Sole, che per ogni parte fpàde i fuoi raggi, fenza
contrame alcuna macchia • Perciò dicea bene S» Gio; Crifbftomoi C<»)che
ninno puòdolerfidi no effere Angelo per Natura, quando’ può divenirlo per
virthcci&e /«r- porta non ejjere per Natura ciò , ebe può dive- . . ,
'"-'r * 9 '
> « • • ^ 4 <r ] r-r (a) Llb. de laud,
Paul, hom. 6. DIgilized by Google mrfìpèf Volontà ? Sta
In arbitrio di chi che fiali il dirigere così bene le fue operazioni, che appa-
rifca un Angelo nel Conforzio altrui , e con lo^ de tanto maggiore, quanto che
vi ginnfe da inedefimo collo sforzo d’ una cóftante virth . III. lò però
ho trovato alcuni ih quello d*’ umore veramente particolare , i quali credono
avere affai lodevolmente dirètta 1* intenzió- ne del lor converl'are -, mentre
in ciò fembragli- di non avere altra mira j che d’ imbatterli trat- tàhdb con
molte femmine in una Conforte, che' fia di lor genio . Quello pare a prima
fronte un' pretello non biafimevole affatto , non effendò men lecito F
accafarfi , che giùllo il proccurarc di farlo con tutta cautela . Se però
cominciefe- mó a vedervi ben dentro non riufeirà forfè, co- me fi pretende
làg^o interànàente , ed óneffo'i In primo luogo 1* affare di feiegiieré una
Dona, Colla quale fi deggia viver per Tempre, non è da commetterli del tutto
all’ occhio , il quale fcòf- gcndo Iblamentc l’èfterrio •, Vede perlopiù il
peggio , ò il mcn buono ; e là fpericnrà ne infe- gna, che i piùfiicili a
pigliar moglie coll’occhio. Come fcelgonfi nella mandra i Cavalli , fono i nièn
felici nell’ accertar bené . Quindi Olimpià- déMadre del grande Aleffandro ,
fapendo iche. Ha Cavaliere della fua Corte èra affai mal con- tento della
mogliè prefa da lui per la bellezzà-., ad onta del credito poco buono, che
àvea,gli difi fe uh giorno: poco è accorto colui , che pt^Uu. . • ; .
...... (loft- , (a) Erafra. in tAdag. DIgilized by
Google itnna a giudìzio delP occhio , \e non ancor dell* orecchio.
Ih un' intcrefle di tale importanza.* non bada vedere ,bifognafcntire , perchè
ciò, che fi vede è dote del corpo, ch<: può ingannare, c ciò , che s’ ode
appartiene allo Spirito, acuì debbefi unicamente mirare. Qa') Pdon colP oc~
chìo y fcrive Plutarco , ne con le dita , conviene' prenderfi la moglie, come
alcuni fon folìtì dì fa- . r^, confiderando quanto porti dì dote , e non con
quali cojìumi Jia per •vìver con ejfo loro Oltre . di ciò c da confiderarfi ,
che 1' huom Cattolico debbe in ciò dipendere dalla divina Provviden- za ad elTa
rimettendoli per riceverne quella^ compagnia, che le piacerà d* alTegnargli,
elTen- do ficuro , che queda ingenua ralfegnazione gli cagionerà un fommo
vantaggio . Abbiamo nel- le fagrc Lettere un efempio . di ciò molto chiaro,
quando volendo Abramo accafare l'uni- genito dio figlio Ilacco , mandò un fervo
a cer- cargli in lontane parti la Conlbrte ; e l' ubbidi- ente figliuolo
uniformandofi anche in quello al voler del Padre, trovata , che l’ ebbe fu
conten- tilfimo della moglie . ^j^/li, così ne parla Ro- berto Abbate, (c^
fopravanzò talmente la petu- lanza della giovinezza, che afpettò quella Con-
forte, la quale era per dargli Iddìo, e non già quella , che avéjfe egli fieffo
potuta rapir fi co/u> gli occhi, e con una gran dote . Infatti vedia- mo ,
che gli accafamenti , i quali feguono con.» ^ - , . . gran- ■ Cai de
I^rec. conn.(Jo) Gen,ZA. (ci Lib.t3.tn ■ Gen.c.i, - grande apparato d; yilìte,
di biglietti, di regali, t di amorofe finezze , fbgliono edere per lo pifi ■i
meno profperi , dicendoli per Proverbio noni» molto tallacc , che chi prendeji
per amore, (tgo~ • de in lite . Qu?* Matrimonj per lo contrario , che (ombrano
piìi ftravaganti,- ed impenfàti,rie- fcoiio ordinariamente i più-felici , c
come gui- dati dalla divina Provvidenza riportano ancora una piena benedizióne
di profperità , e di con- tentezza . Io ho Pentito più volte deridere gli
Antichi , perchè piglafiero moglie alla cieca , 'e come fuol dirfi, col capo
nel lacco ma potreb- bono certamente gli hiiomini d’- oggidì , che lo fanno ad
occhi veggenti, augurarfi la pace , e la concordia , che feco portavano i
matrimonj d* allora . I V. Bilbgna di più clàminar bene quell’ in-
tenzione per vedere non (blamente fe ella fia^ buona, ma fe ancora apparifea
tale , poiché nel- le azioni ederne particolarmente conviene di- pendere molto
dal giudizio degli huomini , e_» non porger lorooccafione di giudicare finillra-
mente di noi . Tertulliano inveiva contro alcu-- ni Crilliani battezzati di
frefeo ne’ primi Secoli della Chiefa , mentre eflendo Scultori di profef- fione
formavano Idoletti per vendergli a i Gen- tili a folo motivo di guadagnarfi.il
vitto '.le ma~' ni, dice, (df) madri d' Idoli fono matti da tagliar- • Jt . L’
intenzione era buona in fe medefima ten- ‘ dendo al proprio Ibftcntamento ; ma
perchè cl- ’. (a) de Idol. c. 2. 46 Ja poteva
porgere agK altri Cattolici motivo df fcandalojfi faceva rea, onde fì agramente
ripre» fela quei lublime Teologo . L’huom d’ onorai per tanto , che pcnla darfi
Hl.divertimento , dee farlo con una tale riferva dicriftiana modellia , che s’
accorga ciafeuno aver egli in ciò per mi- ra non il difordinc , ma l’ onefta
ricreazione.; , che non è folita mai d’ ufeire da i termini della fàviczza c
del contegno . Per acquiftarfi un_, concetto sì vantaggiofo molto gioverà il
prati- car le Converfazioni con una certa compoftez- za riverenziale, onde
arguir fi polTa , che ella iì è fcielta piò per fcuola , che per Teatro , e piò
per udire , che per parlare . Lajtatura-, icrivo Plutarco , diede a. ciafcuKO
due orecchie , ed. una bocca fola ,ft^nificatido , che molto ptà biJ'ogHO
/’ huomo di udire , che diparlare . Ciò fara utile fpezìaimente a i Giovani,!
quali talo- ra Ibgliono perdere molto di credito ne’ princi-’ pj.di converlàre
con altri , òcol pretendere d’. eccitare ne’ circolanti l’ ammirazione per una;
certa maniera' (regolata, e ridicolofa di parlare, alfetttato , Òcol; non faperfi
contenere nell’ u(b della, nuova lo.ro libertà come tanti Poliedri. sle- gati
in ampia- pianura , che vanno feorrendo lenza ordine, c lenza regola, qUafi
impazziti per . 1! allegrezza di non fentire piò freno . Siccome fu un’ Giovine
è lodevole il fotferire, fenzaqué- reiu ii giogo della dovuta Ibggczzione a i
Mag. glori, Così è in lui molto. commendabile il fapcr-, (a^ de
Ojf\ Aud. Digitized by^oogle ne ufcire fenza frrepito
di giubbilo fmoderato • Quello p un moflrar d’ eircr. vecchio nella gio-
vinezza, e fempre giovine ad outa ben’ anchcL-» della più cadente, e
rimbarnbifa vccchiaja co- me di Marco Catone fu detto , che avendo par» lato
anche nell'iafanzla da Confoie, di fette an- pi non era fanciullo , ne vecchio
ancor di fet- tanta*. In tal guifa diportandpfi f h^oino nella fua prima
coniparfa in mezzo al, gran ivlondo fi conciglierà la ftima , e f amore di
tutti dando a dividere , che non converlà , coipc taluni per confumarlo , ma
per impiegare il tempo lode- volmente, nella Iteffa apparenza diquelf ozio
civile operando egli in vantaggio dell’anima-# fecondo il fine, che fi prefiflc
i giacché , al pare- re d’ Ayerroe , (/i) quell' azione è oziofa , ch<L^ non
opera per qualche fine . Quindi pure avver- rà , che valendoli egli della Coriverfazione
, co- me d^ un mezzo per giugnere alla meta già fta- bilita ,. f ammirerà com?
un’ effetto fempre di- pendente dal fuo fine pnitiàrìojn grazia di cui infegna
S.. Agoftino (fi^debbono le altre cofe^ defiderqrfi : e fempre generolàmente
rifoluto fi troverà di jafciarc.anzi tutto il dilettevole quà- do avelTe m^I a
perdpre lo feopo de’favjfuoi defiderj , confefTando con Plutarco (c) , che pià
dee pregiqrfi il fincy che non le cofey le quali cu* lui conducano . V.
Non ò qui da tralafciarfi f errore di non - . Po- (a) Mitapb. com.
o. (b) De Cìvìt. Dei c. 14. . . (S) adver^ Stoic. 48. . pochi
altri, che non fi credono rei d’intenzione perverfa nel converfare , perchè
quantunque 1’ : abbiano internamente, pure fi rattengoao dall’ i efeguirla. Par
loro d’ efier fanti , perchè non_; fono dilToluti , quali che tra 1’ una , e
l’altra di | quelle cofe nulla palfar dovelTe di mezzo, e tilt- ’ ta la difefa,
che trovan al propio fregola mento, , è lo llar faldi a calo , non già
peraniorc della_> ! Virtù, ma per tema d’ azzardarfi a rhiederecort efito
sfortunato , come fe appunto potefl'e uno i farfi merito d’ evitar coll’ altrui
modellia quel j trafeorfo , che medita. Quando l’ Intenzione è ] rea , ed il
penfiero è cattivo , già è commelTa la | colpa, e febbene elfettuata non
n’rhane coll’ope- ^ ra ciò elfcndo per altrui contegno unicamente i non lalcia
di contaminare quel cuore, in cui nacque, c farlo ribelle a Dio . E’ degna d’
elfer ponderata in tale propofito la generola rellitu- zione,che fece
Abimelcccò di Sara ad’ Àbra- mo dopo d’ aver faputo, che elfa non era Sorel- la
come fingevafi , ma Conforte di lui .• Oltreii alla moglie intatta donò ancora
quel Principoj con reai Munificenza al Marito, armenti , fervi, ^ c gran copia
di contante . Non parca, per vero , dire, che a ciò tenuto forte Abimelecco,
poiché offclb ei non l’ avea, ufeito non eflendo con Sa- ra da i confini della
più rigorofa Modellia_. . , CoM quei doni, foggiunge qui Egefippo, (.b) onò^
rava quella pudicizia , che avea bramato di to~ gliere ; giudicandoli reo pel
folo perverfo pen- . , • , ‘ fiero (a;) Gett. 20. C^) de Excid. Hierof.
lìb. ^. c. 1 6- . fiero fegreto, che oragli venuto verfo di codefia
lavia Matrona . Errano dunque coloro , che^ * nodrciido Iborretti
pcnfieripraticanoleConver- j fazioni ficuramente affidati Ibvra d^ una
certa.-. morale impoffibilità di cadere in riguardo all^ ♦. altrui
coftanza ^ Già è reo preflb V Altiflìmo il — loro divertimento , benché (àvio
egli fia in feu I medefimo, ed incolpabile , poiché travviando / eglino colla
malizia del cuore dal retto fine^che aver dovrebbono , formanfi nella ficurezza
uà.» pericolo, e nella convènienzà un dilbrdine. Ot- tima clTer puote la
ConveiTazioné'in tal cafo , . ma in efla peflìmi effendo eglino debbono
riti- rarfene, ò rettificando l' intenzione almeno Tul- le regole dell’Oneftà,
non fi tener per ficuri, ed innocenti , fe non la cangiano afiFatto . Efamini
bene per tanto 1' huom lavio il fuo interno iru ordine al codume del converfare
, e feriamente rifletta fe da eflb gli venga mai tolto di mente.# il fiiO'fine,
e quando trovi , che nò , allora viv^ circofpetto, ma fenza timore, fempre
appoggia- to al fbccorfo della divina Grazia ; godendoli quella quiete , di cui
parla nel cafo noftro Mar- filio ricino : (a) nuli’ altro è il fitte , che un
ter- mine, al quale è principalmente diretta f inten- zione di chi opera , e
nel quale finalmente fi quieta . Chi riconofce la Dio mercede per ben regolate
le fue brame , le fiie mire , i fuoi anda- menti , non ha di che metterfi in
pena , e può divertirli allegramente, badando folo , che non D trav-
• i») Infiiot. 5^. travvialTe fìiai V intenzione
dal diritto fiio ter- mine , come r accorto Piloto , il quale bcnchc vada col
luo Legno a feconda , e con tutto il fa- vore del vento , noa abbandona però
mai il ti- mone . . Del modo di Converfave . C A P O V.
L*|^ Irctta, chefiafi nella già preforitta ma-, I ^..niera Tintenzionc di
converfare bifo- gna rivolgere il pcnficro al modo , che nella_, Convcrlàzione
mcdefima debbe tcnerfi da cia- fcheduno. Fufentenza di Cleobolo Savio gravil-
fimo della Grecia , cbe.tn tutte le cvfe è eecejfa-, rio avere ìlfuomodo. £d in
fatti buone fàreb- bono moltininie azioni , quando fi FaceiTero col debito modo
, cioè con una regola di favia mo- deratezza , per difetto di cui ree divengono
al- cune, e condannabili . Niunacofa v’ha di più innocente, che il cibarfi , ed
ilguft are delle tan- te delizie, etantofoavi, di cui la Natura ha_« provveduto
1* huomo con larga mano; e pure_» 1’ ufàrne con ingordigia forma il vizio sì
detc- ilahile dell’ Intemperanza , feclufo il quale può la ftelTa indifferente
azione del pafcerfi diyénirc virtù di Frugalità , e di Temperanza . Così ve-
nendo al calò noflro l’ ufo dell’ onefta Con ver- fazione è lodevole fino a
tanto , che la pratichi 1’ huomo colle mifurc d’ una conveniente mo- derazione
, la quale mancando apre F adito al difbrdine, e rende colpevole un coffume ,
che_» per fe medefimo non ha colpa . Io lodo per tan> to in chi vuol
converfare il farlo Tempre con_> tutta cautela temendo prudentemente di quel
male, che potria nafecrne; come i Cani d’ Egit- to che bevono alle ri ve del
Nilo , lèmpre fug? Da. . gen- 52 ■ gelido per timore di
venir forprefi dai Coco- drilli . Qiiefta favia circoCpczzionc cagionerà , che
J’ huomo non fi iramergà nel fuo diversi- j mento lenza mirar punto a quel
pericolo, che_* pii» noccvolc riufeir potrebbe riòn prevederido- fi . Egli è
ben vero, che a chi vive nel Mondo è d'uopo in quello d’ una deftrezza non
ordina- ' ria, conlìflendo l’ utilità , e la perfezione d’ uji_< tal timore
nell’ averlo, c non diraoflrarlo , on- de infegna Seneca : doverjt fuggire eìò
, che' può nuocere , Jean fan do principalmente il ma~ Jìrar di fuggirlo
. Dee 1’ huomo di fenno teme-: re il Mondo, e le infidie di lui per non eflcre
t’e-' melario, ma non affettar fempre di temergli' per non renderfi poi
ridicolo - Cofa non può' darfi a mio giudizio piò fconvcnientc , nò alie_*'
perfone di buon gullo più difgradevole , e forfè anche odiolù , che il veder
farli nelle pubbliche radunanze da un Iblo il Perfonaggio dello Schiz- zinofo,
cioè d’ huomo, che vada per tutto a paC*' 1 fo lento per tema di trabocchetto ,
e refpiri o_. mezza bocca quali obbligando l’aria più lana a_. far la
contumacia fra le labbra, c i denti prima-, di riceverla nello llomaco . Quello
è un finger- I fi in tutte le cofe un pericolò, e temere ■, come.» ' |
dice il Salmilla (i) appuntò dwe non ha luogo il timore ; ih quella guifa
appunto', che i Lioni di Libia mirando lo Scorpione fi veggiono • dare_j i
addietro ,' e rintanarli atterriti da quel picciolo, c vile aniinaluzzo .
Vengono con ciò a cangiar- fi ' I - ■ - ' ■ - (a) Ep. 14. (b)
J^fal.iOi, Dlgilized by^Qgglc fi in ifccna . le camere
del civile divertimento j pigliandoii uno la briga di trattener tutti gli al-
tri col far l’ liuomo di vetro, il quale per tema^ d’ andare ad ogni momento in
pezzi voglia tut- ti da fé lontani un quarto, di miglio , e non finir fee
laCommedia,cheeglinon s’acquilliper- mer- cede 1’ odio comune tacciando l’
altrui pruden- te franchezza con codefla forta di curioÌb,ed af- fettato
contegno . E’ necelfario per tanto , * che in quello di quella prudente audacia
, la quale Paol nafccrc dal buon cuore , e da un’ ani- mo già prevenuto per la
virtù ; camminando cauto bensì, ma non timorolb ,come l’ avvedur to Nocchiero ,
che a vele gonfie correndo non lafcia di badar mai al forger de i venti
contrarj. In quella maniera di regolarfi, che non è punto fmorfiofa, ma
naturale nel tempo fleffo , ed ac-, corta, conviene avvertir folamente ,
chel’.au? dacia non degeneri in prcfunzionc , la quale S; origina dall’
orgoglio . E’ quello un Vizio , che vantando in tutte le cofe un valore
infuperabi- le della facilmente , o l’ invidia in chi non lo di- ftingiic ahbafl:anza,o
il difprcgio in chi lo cono- fcc ; cd c il Mondo si coftantemente nemico de-
gli orgogliofi , che per non illimargli giammai più torto giuguc talvolta a far
loro ingiurtizia_. difpregiandogli in quello ancora , che hanno di più lodevole
. Il ripiego addunque di mezzo in, quella materia farà il converfare per tutto
j-ma con tale indiflcrenza , che non.lafci luogo a ve- runo attaccamento
particolsirc , che è tutto il male di quello coftume, c far ciò ,
fmguiarmcn- 54 . • . te cori quegli oggetti , che
incominciano a pia- cere oltre modo, ed a riguardarli con una ftimà diHÌBta,che
fuol terminare in amore feorretto: ma farlo però in forma , ■ che fi fuggano
fenza_, mancare un punto alla convenienza, quando al- trimente non efigga il
bifogno , tutta rcftrin- gendonc la cautela nel cuore, c nulla togliendo alf
obbligo dell’ ellerna finezza . JI. Quello è il carattere, che dilìingue
da i cattivi gli huomini buoni , mentre , fecondo Platone ; buoni fono coloro ,
che poffono co- nrandare a fe medefimì^e cattivi quegli, che non hanno
una tale pojfanza . Vi fono parecch i nel Mondo , clic nominando col titolo di
viva- cità , e di fpirito , l’ardimento , e l’infolcnza nel converfare fi fanno
gloria nel non volere , o non faper mai moderarfi . E’ però quello un* errore
affai palefe , poiché gli huomini appun- to pii'i fpiritofi debbono eflereipiìi
contenuti per operare con maggior merito rattenendo Colla ragione quel naturai
brio vivace , che a briglia Iciolta correndo potria paflTaré i ter- mini
dcll’Oneflà . Gli fpiriti lenti , e tardi, che operano virtuòfamente , fono
Orologi , che fi muovono a forza , non per inclinazione , o per natura, e la
virtìi confillendo nell’arduo non pKÒ profelTarfi con merito quàndo fi prati-
chi fenzà contràlló.. Erahfi avvezzati l’Ele- fante d’Antioco a combattere con
iiìtrepidez- Za , ed il Lione di Domiziano ad allenerfi dal- la preda ; ma chi
dirà mai ,che l’Elefante foflTe - - • for- ca) \. de
Leg. • 1 Diglllzed by Gcx^le forte, c temperato
il Lione, Hata eflendo co- delia una materialidlma afluefazione cagiona- ta da
un lungo ufo colfimprelTion de’ fantafmi nell* immaginazione di quelle Fiere?
Le ope- razioni , fecondo ancora reriiditidìnio Conte.» Lmmanuel Tefàuro,(è)
dell’anima fcnfitiva, precila l’opera della ragione , fono , e àgli ani- mali ,
e all’huomo comuni , onde perchè quelli pofla dift'erenziarfi gloriofamcnte da
quegli è d’uopo, che operi non a cafo,o per indinto, ma col confìglio della
prudenza , e fentendo la ripugnanza de i fenli nelle Cofe difficili , voglia
imprenderle ciò non odantc , operan- do cosi virtuofa mente, ccon merito. Da
ciò arguir lì puote , che allora modrcrà fpirito , c vivezza una perfona di
brio , quando faprà mo- derarfi, e tenere in freno fe deda ufando, fe- condo le
regole della convenienza , a fuo pia- cimento della fuppoda vivacità . Cosi
modrad l’occhio più fpiritofo , e più acuto quando sà ad- dattarfi al
Cannocchiale , e regolarfi coll’inge- gnofa difpofìzionc di quei diverd
cridalli ; ed il fuoco tra gli clementi il più vivace mai non.» apparifee più
attivo , e generolb d’allora , che nelle guerriere macchine vien ridretto . Re-
golandod pofeia in tal guifa l’huom làvio po- trà eder ficuro di far di fe
nella Converfazione una bella comparii» , e gradita a tutti , tanto fuc- cedendo
giornalmente ancora nell’aria , la qua- , le per vaga , e Ipiritofa , che fiali
, mai non giu- gno a formare armonia , e a rcndcrfi dilettevo- D 4 . , .
. le . (a_) Lìb.i. dilla filof.moral.c.i. le
all’orecchio , fc non quando è moderata , ej racchiufa ne’ canali .di piombo
> o, di (lagno. Quella mifura di convenevole compodezza farà i unofpicco
ancora più nobile nelle perlbnedi maggiore autorità , e che meritan
dillinzione_» in, ogni rango Per elevato, chè uno feorgafi con qualità
ragguardevoli fovra degli altri, non. dee mai farli lecito ciò , che è proibito
per tutti, qualichc le leggi fodero fatte per quei (oli , che non hanno
fj)irito da violarle . Ciò deplorando ne’ Tuoi tempi fino Valerio Mafllmo
fcrilfe : («) ejjere Jmiigliantl le leggi alle tele de" Ragni y alle quali
attaccati rimangono gli animalettì pili debili y tracciandole pofeia i pià
robujìi , Bella , e mirabile , è l’ordinanza de' Cieli , per- chè tanto i
Pianeti più grandi, che le Stelle.» più minute, fi muovono con un Ibi moto ;
e.» così pregevoli faranno , ed innocenti le radu- nanze, dove ciafeuno oflervi
le delle regole di. làviezza , e di contegno, recandofi ad onore.» chi vi
fpicca didintamenté d’eflere il primo ad. oflcr vari e. Tanto infegna ancor la
Natura ne*, (ìioi più fegreti , c prodigiofi lavori , mentre il cuore., che è
la parte più nobile , c più l'piritolav dell’Animale, ubbidifee inviolabilmente
a certe picciole tendini , che ne collegano i due ven-. tricoli , mai non
aprendofi egli , per quanto ab-v biadi fervido impullb, e vivace , più di
quello» , che viengli permeffo dalla prescritta legge di tai legamenti. III.
La < I ■ IH— * ••• •** » • y * ^«13 Ltb*
Iir.' La regola poi migliore di viver nel Mondo , e godere con giuda
mifura delle terre- ne cofe , ricavafi dall’acutiUlmo Sant’Àgoftiho, dove
infegna , che dobbiamo valercene co» modejììa di chi tie ufa t »o/t co» affettò
di chi là ama . E' quello lo fteflb , che dire , non doverli ne’ godimenti del
Secolo impegnar puntò il no- Uro cuore , nè concepirne della pamonc , ch&j
noja gli arrechi, e travaglio » quandó mai privò nerimaneffo. Conviene pertanto
j che l’huom temperato fervafi del divertimento , come d’un mezzo per
confeguirla , ma non lo miri comè-i un fine della vera allegrezza, ficchc
indifferente egli fia di averlo , o nò ; a guila di chi tenendo in mano un vago
fiore lo vi odorando finché egli dura , punto non mettendofi in pena— quando
fcada , ed impaflìfea . Chi prelcriverà a. fé medelìmo quella regola di
converfaré-» giugnerà alla perfezione d’huom dillaccato da tutto ciò , che
ingannar pùotc il defideriò con leggiadra apparenza , ne fiderafli di quei-
legami, che tengono llrette cotanto, ed av-i-' viluppate le perfone di poco
lume , toccando egli , come il perfetto Sferico de’ Geometri , ih un fol punto
la terra, e quanto, balla ad un'- onclla, e civile ricreazione.- Giunto ad
un_.‘ sì nobile dilìnganno fi vedrà trattare in ogni' luogo , c con tutti
all’ulb del Camaleonte , che velie ogni colore * ma circofpetto pofeia di tal
maniera, cheaguifa degli Ermellini mac-' chia mai non contragga , nè ombra
anche-» mini- L j_:i ‘ I ' '•^1 — nnr — Ca) Lib^ de morib.
Ecclef. c. a j. i I 58 Jiiiniina’ d’àlcun
vizio. Ingerirà un tarhiiomo 7 Pmore infìeme>c riverenza di le ftcflb negli
altri y che per una parte ne ammireranno 1* alTabjltà , e la cortefia , e per
l’altra una sì ve- ^ gliante guardia dr prudente contegno , che_> pDlga per
fìno a i più dilToluti la fperanza di tirarlo mai nel diibrdinc dc’lor
trafcorfi. Nella piazza de’ Mcgàrefi , al riferire di Plinio , (a) era un’Ulivo
, a cui ibliti elTendo gli huomini più valortìfi di appendere le armi , ed i
trO'»’ feiydopo delle infigni Vittorie , crelciuta feLj ne mirava la corteccia
in sì bizzarra manie- ra, che apparendo le armi di quando in quan- do , e colle
frondi i Pennoni , co’ rami gli Elmi, e colle Ulive le Sciable gentilmente
fcher- zando parca, che la Natura maiacalb non_/ operando, avefle voluto munire
in quell’ Al- bero , che n’è il fimbolo , col timor della guer- ra la Pace .
Quella a me fembra l’ Idea più cfprefliva dell’huom prudente, e difereto, il
quale lì rende bensì familiare con tutti , e pra- tica in ogni luogo con
manicrofa difmvoltu- t;a.y ma non lalcia però mai di far vedere-, in fé
medellmo armata la Gentilezza colla.; Modeflia , e pronto alla difela dell’
Onedà il Contegno . San Gregorio Nazianzeno fcriven- . do alle Vergini de’
tempi fuoi dà a cialchedu- na di elTc un documento per- la cuftodia di lor
pudicizia, che può fcrvtre a tutti per mo- dello nel .converlàre , c
fpezialmente per leij Donne giovani,,;. che Iqgliono. :av'cre intorno,. ■
. : r mol- (a) Lìb. i8. cap. • Digitized by Google
S9 moltiffimi CacGÌatori ^ 'Ca") Procciùrà i dice:d^ ejjer
Verghe , cof/ gli occhi y còlla bocca , colle orecchie medefime ypoìccbè per
qudletre cof e è facile àjjfai lo fcoftarfi dal Retto .. Debbo- no addunquc
invigilare con tutta cautèla , che modelli fieno gli Iguardi , mentre
un’occhiatà fola alquanto libera può cagionare un mal&j inefplicabile ; che
tanto .più moddlà fia lal< lingua , poiché fé un giro liccnziofo di
occhi-in- fìaiuma ,Una parola incatena , ed abbrugia ; che in fine modelle
fieno ancora le orecchie, giacche un fentimento detto con graziola mali- zia,
ed afcoltato con guflo , e con volto ridente, può partorire un danno
irreparabile . Ecco da_> quìii pcricolofi fonti deriva ibventela rovina-,
delle anime per occafione di converfarc huo- mini con dònne familiarmente * Io
però noru. condannerò mai la Converfazióne, fe non come una caufa remota di
quello male , affermando, che il fuggirla faria bensì migliore configlio, ma
che per tutti non è allbluta neceflìtà ^ Con- danno folamente la maniera
dilbrdinàta di pra- ticarla non tenendo punto in dovere i fenfi del corpo , i
quali femprc debbòn tenervifi anche fuori d’ogni conlbrzio . Ed in fatti
ficcome-» neppur vivendo in rigorofo ritiro è libero E huomo per rallentare il
freno alle interne po- tenze, fomentando penfieri (convenienti , ed impuri i
così nella Converfazione è tenuto a_. regolare fecondo l’Onellà i fenfi ellcrni
, e non farli di tuttò ciò , che vede , o fente , un peri- colo. —
^a) I» carni, ad Vìtg. ' * ✓
6o 'colò . 'Chi . dunquè conVerfa non abbia occhi per mirare con
libertà , .bocca per efprimerlì con malizia , orecchie per, udire cofe
impertinenti, è quella maniera. di fayio riguardo farà , che.» •ed, egli , c la
Converfazione, fieno Tempre-* •innocenti. • IV. .. E giacché abbiamo per
incidenza par- lato di lingua non giudico fuor dipropofitoil dirne ora
qualcofadipiii,echefpettantefia_. appunto alla maniera , che ciafeheduno tener
debbe nel converfare . All’aflfettazion del con- tegno , che fi condannò fui
principio di quello .Capo , s’oppone per diametro quella fmodera- 'ta , ed
infaziabile avidità di parlare , che nella.* .Converfazione dimollrano alcuni ,
dando con \ ciò indizio di vanità , e di leggerezza , mentre^ fecondo. S.
Agollino : C») tah è Pbumo nellctj mefite , quale il dipinge la verbojltà della
bocce» Oltre al pericolo > in cui fi pongono codclli Par- latori d’nfcir tal
volta dai confini della mode- llia,ed impegnarfi per fe,o d’impegnare gli altri
in quelle cole , che forrtiano il male della^* Cohverfazione, perdono ancor
bene fpefib quel ereditò > e quella llima , che fi figurano d’acqui- Hare .
(a) Cbi ufa molte parole > dice^ l’Ecclefia- ftico , danneggierà V anima fua
. E può bene-* ognuno entrando in fc medefimo comprendere iina tal verità
fors’anche per l’infelice fperien- za di quel danno , che ne averà alcuna volta
ri- levato . Colui , clic parla molto , o è huomo di fondo , o nò . Se nò ,
molto gli farà giovevoìe-* il ^a) De Serm. c. 1 5. (b)
Cap> 20» i fiJcnzio, // qualeS^conAo PJutarco/^)/^^
un non so che di pTof ondo in fc medeJtwOje di Jofnì^^tian-^] te (ilV arcano :
e nòn lòlo guadagna qualche ri- putazione allMiuom debole , ma fa parer favioj
fino lojìolto giufta Pinfegna mento dello Spìl rito Santo .‘Se poi chi e dedito
alla verbofità ò hiiorno di' fondo , temperandofi nel parlare^ acqui/lerà il
vanto della modeftia , che lontana feinpre fiiol eflere da ogni oflentazione ,
e mol- to piìiddll^ecceflb in time le cofe . Una parola^ rattenuta a tempo può
fare , che fi fuggano. cen- to impegni, cd io conofeo pcrfone,che fitro? vano
in' laberinti ineftricabili. per una? fola^ cfpreflione , che ufcì loro di
bocca inconCdera-t tamente con certe Donne , che afpettanoj come fuol dirli ,
la palla al balzo , c Hanno filila* pror fcfiionedinon lafciar cadere alcuna
cofa per terra .lo non vò già condannare i giovani fpe- zialmente alla penofa
cautela , che ufano pureJ te Oche felva^gie in paffando ilCaucafo ,ed jì Tauro
, le quali per libcrarfi dalle infidie delle-j' Aquile , e por freno al proprio
danneyole gracr eh ia mento > fi pongono in bocca una pietra , co- fa che
per lo fpaziodi tre anni continovi fil imi*- tata dal Santo Abbate Agatone :
dico foIo,chc è loro necelTario, il metterli bene . in mente quel gran danno ,
che può venirne , e fuggirlo ta- cendo , come appunto chi nella notte feoprendo
per illrada i.Mafnadieri fi nafbonde in una folta Macchia , e relpira
appena j*per non cfiTcrn.eLji' colto. V. AI- . (a) De
Giarr. (b) Previe* 17, m 6i- V. Altri pofcia vi
fono , che gradifcono di far nella Converiazionc.lo fcherzcvolc , il pic- cante
, ed il conccttofo , amici di fcntiril lodare come huomini di fpirito acuto .
11 fare un tal Perlbnaggio , benché pofla avere il luo merito., e la fua lode ,
è però un mefliero difficile , c che io non faprei perfuadere a veruno de’miei
ami- ci : tperchè il dare in facezie dee farfi talmente_i adagio , e con un fi
pefato ritegno , che non la- fcià mai di mettere in pericolo di perderli la_.
gravità, eia fodèzza. £’un carico da pelarli molto bene prima di addofTarièlo,
il farli una come l^Atlante per regger da le là macchina del comune
divcrtimetó,e debbe riHetterfi, che fc i quadri, i quali li mettono in
profpettiva,han da eflfer perfetti, inappuntabile altresì convien,chò fin-
colui, che s’ azzarda a far da fe folo il Trat- tenitorc d’ un’ intiera
Converfazione . Per par- lar pofcia di quello con rigore ancora di crillia- na
Virtò può uno tal volta farfi irterito in con<>^ verfando colla
(bffierenza di udire gli altrui di- 1 fcorli , quand’anche aveflero del tediolb
, per mortificare còsi in fe raedelimo quella bramaJ, che in tutti è innata di
corregere , o almcn d* | Impedire con altri ragionamenti chi parla male. Porto
qui uno fcherzo graziofo d’ un Letterato, che prova per altro a meraviglia la
gran pena-, d' un’ huomo di talento nel fentir parlare i pii» ignoranti , ed il
merito , che per confeguenza_. può farfi nel tolerarnc pazientemente le inezie.
Diceva egli per giocofa facezia , [che il tormen- to d’ Arillotcle nell’
Inferno è l’ avere all’orec- • y* • ««i • * clw
DigItIzeC ' chio ihflancabili due fciócchi Filofofaftrl ,
chd^ delle naturali cofe parlando inricnic .dicono, Ipropofici altiflTimi,
fenza che..egli,il quale ne Fu ; indagatore $ì.diligente, e sì profondo, pofla
mai , aprir bocca «pcf emendargli., Quefio Ibriamen-, te parlando è
falfifllino, poiché non mancano alt- la Idcgnata Onnipotenza divina altfc
manière^ ineffabili per punire i Prefeiti; ma non refta pe- rò , che
fiipponendo ciò vero per impofiìbile-/ , non poteffe egli folo fervire d\in
gran patimen- to a quel fublime Filolbfo.Sarà dunque un^ otti- mo efercizio 4i
pazienza iPconfinarfi unMiuomo Savio nella Cpnverfazionc con animo d^aver per
più ore la ^raa toleranza afcoltare, fenza interrompergli, i ragionamenti.dt
coloro, i qua- li nel parlare nòn hàiinò altra regola , che di proferire quanto
vicn loró alla bocca , Quan- do poi foflero i difcorTi altrui liberi , cd
ofeeni , vi è una maniera^ di mòflrar taòendo rifpetto a chi parla, effóndo
maggiore , e fentirne poco, o nulla . Bafta diftraerfi , c volar colla mente in
alto a Dio, calle Verità eterne, imitando in ciò V Aghirone, il quale
prevedendo tuoni, turbini, ^ volo formonta le nuvole, e fi gode la
ferenità del Ciclo più tranquillo , e purgato . (a') ^Hejìo uccello^ fcrivc
Ugone di San Vittore, le Unirne degli eletti ^ ebete^ menda t
perturbamenti del Secolo , e portando /opra le temporali cofe il penjìero j
follevano Ic^ men- ^uj Lib. de bejKc, 64
'mentì toro alla feretiìtà della ^Patria celeftc^ . iVppigliandofi addunque in
quedo ciaicuno o alla morale, o alla cridiana perfezione potrà cavarne un
documento ben vantaggiolb , e de^* ~ durnc il modo più proprio di contenerfi
per fuggire ogni dannolo trafeorfo nelcodumc dì converfàre ,
m r ^5 Dell’amor platonico nel conversare.
I. T Qfcampo degli huqmini maliziofi per I ■* evitare la condanna del
peiTimo ufo » che eflì fanno della civil Converfazione, è d’ordinario il
ricorrere all’Amor Platoni- co , per cui , o credono malamente , o fingo- no di
credere eflcr lecito ad un’huomo l’ama- re una donna , che non è Tua , c così
per lo contrario ad una donna l’appaifionarn per un’ huomo , che non è libero .
11 fondamento d’ una tale fmifira opinione è il fupporre,che feparandofi
perfettamente dalla carne lo fpi<> rito poifa in un’oggetto fenza yeruna
colpa amarfi l’anima, lafciando intatto il corpo a chi ne è per altra ragione
poffeditore. Subilita per infallibile una tale dottrina fi veggiono tra
moltifiìmi fuccedere palefemente , per dir così, delle nozze fpirituali,e
fpofandofi ge- nio con genio, fi dichiara l’uno fenza rolforc idolatra delle
belle interiori perfezioni d’un’ altro , e ponefi francamente un Conjugato a
fervirc , come fuol dirli , la bell’Anima d’uua Coniugata lafciando intanto al
poveroMarito il folo Corpo , che gli accorda la legge . Que- lla è tutta la
fofianza dcll’Amor Platonico sì decantato in oggi nel Secolo , e che lliidiafi
ben fpdTo di far tacere lo zelo di chi aven- E .do DIgilized
by Gcx^le mr^ 66 do la direzione delle cofcicnzc
è tenuto per obbligo del fuo miniftero ad inveire contra_ del vizio. Ulano gli
huoinini ainmaliziati co’ Zelanti in quella materia l’artifizio , che pra- tica
la Seppia co’ Pefeatori , mentre veden- dofi dà ellì perfeguitata manda fuori
un certo liquor nero» da cui intorbidandoli l’acqna_, pura , ritoglie dagli
occhi loro, e fe nefugge. Così ripreli , che eglino fono d’eccedere nel
libertinaggio, c prefi come alle llrettc, intor- , bidan colPlatonifmola
manifella evidenza del lor reato, e fuggono dalle reti, lo non fon già per'negare
, che diafi tra gli huomini una_» iimpatia naturale , cd innocente , che fi
vede ancora non di rado tra i bruti i ma dico bene, che è d’uopo correggerla
colla ragione tutta_. volta, che fi veggia pendere all’ccceflb.Quan- do ancora
flelfe l’Amor Platonico ne’ pretefi termini d’amar negli oggetti le Iole doti
dell* animo, io lo crederei Tempre ingiuflo nell’ ! efigere un’ intera , e
fedele corrilpondenza_. 'da quei fpiriti,che devono ad altri l’affetto,
come fuccede ne’ Conjugatì , de’ quali difle-» Iddio •,C(i')faratJ»o due iff u»
fai corpo. Non_. - credo io già , che con quello intendeffe Iddio
d’ammalfar (blamente infieme carne con car- •nc,nia d’unire bensì le anime con
nodo sì dol- ce d’amore, che di due fattofi un fol corpo, in
C»>Ge». cap, z. ' in eflb per forza d’nna Tanta armonia
recipro- ca viveflcro due (piriti . Effondo addunquè_* ' i conjiigati
padroni reciprocamente non folo do’ corpi loro , ma dell’amore altresì , che è
la fodanza dclTanima , non farà mai lecito ad un Terzo l’entrar di mezzo
perrapirfi unta/ amore facendo tra gli fpiriti una divifione, che ha vietata
l’AItilfimo efprcflamente di- cendo : non fepart Phuomo ciò , che Iddìo ha-»
congiunto. Ma io foftegno di più , che infiemó converlàndo liberamente huomini con
donne farà molto difficile, che mantengafi quefl’ amore nella pretefa
indifferenza di tendere-» unicamente allo fpirito fenza punto confide- rare le
doti del corpo . Accio meglio rifplen- da una verità sì pelante , dalla quale
venir puote un fommo bene a chiunque vorrà co- nofcerla , faccianci con
ordinanza ad efami- narla ne’ fuoi principj. II. Tre fono , fecondo tutti
i Filofofi , gli oggetti amabili , cioè l’Utile , il Dilettevole, e l’Oneflo .
L’Utile riguarda i beni della for-' tuna ; il Dilettevole i beni del corpo; e
l’One- fto i beni dell’ anima . L’Utile , ed il Dilette- vole , riduconfi alla
Filautia de’ Greci , o vo- gliam dirla Amor proprio , il quale febbene fu dalla
Provvidenza ingerito all’hùomo per la confcrvazione dell’ Individuo ,• nulla
però di meno effendo Amore di concupifeenza , e_» che rilìede nell’appetito
inferiore, c facilis- mo a degenerare in vizio , onde attefla Pia- E z '
tono; mm 68 ^ tene; (j) c/je U foverchio «^mor di
fe fiejfo tu tutti è caufa di tutti i peccati . L’Onefto po- Icia jclic
riguarda i beni dell’animo > è radica della vera amicizia , la quale al
parere di tutti i Filofofi in l'cguito d’Arillotele nafee dalla fo- miglianza
de’ buoni coftumi . Tuttavolta adr dunque, cheun’huomo ben collumato ritro- va
in un'altro l’immagine delle proprie quar lità virtuofe legafi a lui col
vincolo dell’amo- re , e prefeindendo da qualunque altro vile_» riflefld ama in
lui , come un ritratto efprefll- vodi fe mcdefimo . Se nell’oggetto pofcia_.
amato egli ritrova reciprocazione d’araore_i parimente virtuofo, viene, tra dii
a formarli quel nodo il più delle volte indiflblubilc , e_» foavinimo, che
chiamiamo A micizia. Altra fpe- zic d’amore fuori di quella fanamentc parlan-
do accordar non fi puote fra quelle perfonc, che non fono di flato libero ; e
tra quelle di Seflb diverfo , dico effere troppo facile , che_* degeneri in
Amor di concupifeenza, dal quale come indegno di loro cercano di comparii'e_t
lontane le perfone ancora più licenziofe, ma culte , e civili. Platone medefimo
infegna, (jb') .clic colui , il quale punto non curafì del corpo» e confiderà
più tofio , che defiderì , /’ animo, amando come conviene lo. fpirìto ,
giudica^ arditezza , ed ingiuria l'ujo del corpo. Dimo- llra egli per quello di
volere , che gli amado- ri fa} ^.deLeg. (b} 8>deLeg,
- ri delie anime prefeindano affatto dalla cor- porea prigione di effe ,
come da una cola, che recar poffa affronto ad una foftanza tanto fu- periore
alla materia di quella carne, in cui vive racchiofa . V’ha egli , chi . non
conofca_. effere quefta una forte d’elevata contempla- zione per huomini
fpezialmCnte materiali, in- dilciplinati , c di bel tempo , malagevole in_*
■fommo ? Ognuno , che abbia qualche benché leggiero principio di ragionevol
difeorfo , certamente fi riderà di coloro, che moff rando per i corpi , e tra
effi per i più avvenenti , e_* leggiadri una manifefta pafllonc vogliono poi
fpacciarfi per indifferenti Platonici ,cui uni- camente rapifea la bellezza
dell’animo . Io in ciù ritrovo , e detto fia Tempre con riverenza de’ meno
ingannati, un carattere dipazzia_# tutta particolare de’ noftri tempi , e che
non avendo ne’paffati fe non rariflìmoefempio, farà forfè o la favola, o
l’ammaeftramcnto dell’avvenire . In fatti io non mi fono per an- che imbattuto
in alcuno , che dell’altrui Pla- tonifmo parlando non lo.derida, e noi difen-
da pòfeia coftantèménte in fe medefimo i co- inè una- guardia ficuriffima dell’
innocenza; onde potria qui farfi del noftro Mondo quella divifióne bizzarra ,■
che del fuo fece non ha_. xnolto un gran Politico-, e dire , chc una pari te
dèi Mondo- in oggi fi ride ftranamente dell’ altra , cd amtnendue s’unilcono
poi a riderfi «Iella comune loro flolidezza . Qjjcfio è ua^ vEl
mot- 7o motteggiarli reciprocamente per la nerezza gli Etiopi
, un riderfi il Guercio di chi ha per- duto un’ occhio , cd un moftrarfi dallo
Zoppo a dito , chi ha una gamba di legno ; tutti In- fermi , come dicea un
bell’ Umore , da rimet- terfi a que’ Spedali , dove fuol farfi la gran.»
chiarata per le Tede non rotte, ma vuote. Burli, fcrive Giovenale, ehi è dritto
lo ZoppOt e chi è bianco l'Etiope. Saria fenza dubbio per coftoro miglior
partito confclfandolo fmee- ramente cercar riparo al Tuo male,cnon_> voler
farla da Scettici nell’ollinazionedi fo- ftcnere cofe tutte contradittoric ,
come nera clTcr la neve , luminofe le tenebre , fenza_. luce il Sole, e fe
medefimi fenz’amore di quel;- la carne, che idolatrano, rendendoji ,o.\ dif
d’Ariftotcle , Ca) wen rei nel diffimular queJP amore , che altri nel
falftficar le monete. E’ quello un gettar polvere negli occhi altrui, come le
Aquile per predare i Cci;vi , accie- cando il Chirurgo, perchè non veda la
piaga, .che frattanto non curata incrudendo fi fa can.» crena . Troppo è più
difficile , che non fi pen- da , indegna l’Angelico San Tommalò , il rc^ golar
bene lapaffion dell’amore anche nel divin precetto d’amare i proffimi , e
moltiffi- mi l’hanno fgarrata da un bel principio con^ ducendoli miferamente ad
un termine vergo- gnofo.O quanti , cosi egli efclama , (b.)jf rup. .
pero (à) ^.Ethic,c.^;(p)Opufc,6 l'.de prox.dìlec.c.'i •
Digillzed by C-.onoK. *7* pero hfenfibiii»eate h tefia
, scaddero in pe- ricoìoj'a pazzia per avere fenza fale dì difcre « zi on e
amato huomìnì ancora buoni , poiché in ifpirito cominciando terminarono in'
carnei Quanto farà pofci^ più malagevole il por fre- no all’amore in oggetti.di
felfo diverlb , giac- ché in eiù tanto pende la corrotta Natura ai diibrdine ,
c ad una corrifpondenza regolata^ più , che dalla, ragione , da i fenfi ?
Grande è in quefip il pericolo di trafcorrere fuori della favie^za , e chi ha
qualche lume di ragionevol difcernimento non può non temerne. III. .
Hanno però, codefti Platonici un’ar- me fe non di buona difefa, almeno d’aAuta^
apparenza, per ifchefmirfi dalla condanna de’ Saggi , ed è il far credere , che
fervanii delle Creature , come d’una fcala per giugne- re al'Conofcimento , ed
all’amore di Dio , fe- condo il detto dell’Apoftolo ,(0) che; le invi^ fibili
cofe dì J)io fi comprendono dalla Crea- tarn per mezzo delle Sarebbe queAa
per chi ne ufàiTc a dovere un’ ottima regola, ed una maniera aflai lodevole
d’ajutare la_< > fiacchezza del npAro debile intendimento portandolo per
mezzo di ciò , che fi mira, alla iublime contemplaziohe di ciò , che fi crede-»
fenza vederfi , Ma lo fteflo Apoftolo Paolo non giudica quefia via per tutti
ficura , men- tre alcuni torcendo in effa da un fine sì alto, E 4 e
fanto, (a.y.r^d Rom\ j.; ;. •7S5 . . ^ • fanto ,
Ca) riverirott» ; e fe^virou la Crea- tura più tojìo , che il Creatore . Ella è
una_< fcala piii per la niente , che per i fcnfi po> feiacchò aftraendofi
dalle create , e belle cofe di quaggiù una fpezie pura , limpida , e pih* che
avvenir polTa , immateriale fenefa all* intelletto come una guida per
follevarli alla contemplazione delia'prima bellezza, da cui tutto deriva .
Anche a Giacobbe (b) fu mo- Arata una Scala, che dalla terra poggiandò al Ciclo
rendè alla mente di lui palefe da' vedu> ta delle cclcfti cole: ma ciò
avvenne allorché ei dormiva , ed erano in lui Ibpiti i fcnlì eAc- riori . Sopra
di ciò ragiona alTai dottamente . Riccardo di San Vittore al noftro propofito,
Cc) c così conchiude: felici coloro , cui fi can- ■gia ia ifcala, ciò che ad
altri è rovina . Feli- ci coloro t cui la fetenza delle efieriori cofe^ divien ficaia
per falire , e non precipizio per rovinare’,coloro, cui la bellezza del
temporale . fifa eccitàmentod* Eternità J Sembrava an- cora a codeAo inlìgne
Teologo una fortuna ben grande il faperfi valer del creato , per fa- lire alla
contemplazione del Creatore , e dal- la vaghezza degli oggetti , che qui
vediamo » paflarc a iìUbrci in quella inaccellibilc , che_« veder non lì puote
. Per far però una tal co- fa con merito è troppo neceflario il togliere- ogni
commerzio co’ fenfi , e prefeindere da_> quan- -J- ... >—
(a) Ih. (b) Gen. 28. i a. Cc) 5 .\de- Ext. mali. p, i.c. 16,
quanto fi mira efternamehte alP u(b ai chi confiderà un Orologio di rara
manifattura.., che nulla badando alla calTa d' oro di prezio* fe gemme , e di '
vaghi intagli riccaménteJ adornata, (ì ferma folo à riflettere forra l’ àr*
tifizio mirabile dell’ interno lavoro . Seta-* randofi per quèjìà vìa ,
foggiunge l’eruaito San Mamme, (a) dalla familiarità de* fenji lo fpirito viene
altresì a chiuderfi l* adito al Demonio per mezzo de* medefimi fenji neW^
anima', onde purificata la mente degli huomi* ni per un si eccetfo , ed infieme
foave efercN zio , può trattenerfi con men di timore fra le terrene cofe , le
quali , anziché diflornarla:^ , maravigliofamente la vanno indirizzando nel
ilio celeile cammino . Tanto conferma ance-, ra il profondo Jamblico
(é)‘infegnando , che feparandojt dal corpo la mente, per la contem- plazione
de*celefii Mijìerj, P huomo preparaji a Dio . Se noi però ci facciamo a mirare
eoa attenzione la condotta de'mòdcrni Filofofan* ti dubbitojche là troveremo
affai lontana da., quelli principi , mentre imitando cflì le Vef- pi, che
lafoiano il buono de’ pomi , e s’ attac- cano al marciò , negli oggetti
confiderano Tempre il peggio, e trafeurandone la foftanza s’ appagano degli
accidenti . £* dimoile , of- ferva il Trimegillo,Cc) lafeiare quèjìe
confae* ■ te> fa) Cent. z. 65. (b) De myjl.fSgypt, (c) in
firn. teyfaml\9;itiy t prefentì coft , e rìvolgerfi alle- fuperhri,
t primarie: imperocché quelle > che vediamo coti* ocqhio , troppo ci
dilettano , ev quelle, ch&nqfcofe ci fono , partorifconp dìjfi’'. In
mirano eflt ]a bellezza negl* akrui.voltii in<( non come un raggio della
4i> vitia,ed immortale, onde ne rimangono pre- 0, e legati fenza giovamanto
dell* anima , che anzi (Irctta in una rete di carne perde tutta^. la forza di
alzarfì a contemplare il primo fon», te di quel bene, vile per altro in fé
medcGmo».. e caduco . Idolatri di ciò , che vedono , feor*» dandoG del meglio,
che fta celato, ed adorarti, do, ai parere di Seneca , (,a')[iolidqmente /<w
Statua , di/pregiano lo Scultore . Nè io ere-; do, che venendoG alle Grette ciò
poGa negar»; G nè anche da lor mcdcGmi . £* cofa più chia- ra del raggio di
mezzo giorno , che i foli og- getti bene organizzati,e ben difpoGI al di fuo»
ri , meritan la contemplazione , e la meravi- glia di codeGi Platonici; ed io
p^r la mia par» te mi porrei più volentieri a cercare la qua»; dratura del
circolo, che un* huomo, il qqalèi!j4. per verità abbia una certa Gima , che s*
acco- Gi all’ amore, per una Donna di brutto afpct-' to , e di fattezze
fgradevoli . Ognuno, che^ legge qucGo mio fentimento, potrà cflerrac- ne -forfè
tcGimonio oculare , vedendoG per tilt- » De orig. errar. c,2. SèogU
ys. tutto impiegato in oggi il Platonifmo a ÙLÌiro in alto.per
certe belle fcalc, e briofe , libera., frattanto lafciando.a qualche umor
malinco- nico la fai ita per quelle , che fghenibe effen- do, e mal formate,
fembran fatte per difpetto dalla Natura . Diflfe per ifcherzo, ma non fen-^ za
fale di feri età , un’ huom di giudizio , che-f elfendo in quello Secolo
rifufeitata pur trop- po l’ Idolatria fi ò fatta vedere di un guflo af- fai
migliore, mentre lafciati alla folle femplt- cità dell’ antica i Serpi, i
Draghi, ed i Mollri, ha fcelto Idoli tutti avvenenti , e leggiadri . Noi però
parlando qui con fodezza criftiana malamente potremo accòrdare a quelli Pla-
tonici la pretefa innoccenaa d’:amare i foli Spiriti , quando gli vediamo
.perduti afTatta dietro a quella Orne , che gli circonda , ed imprigiona. Se
l’anima folTe l’oggetto de’ loro amori prereinderebbono;facilraente dal corpo,
avvegnaechèpolTa ella èffer. belli Ih - ma.,, ed ammirabile,:. anche in im
corpo di brutta figura , ,co mie iè preziofo ,' benché rac-- ehiufo .fra i
r.oa^i fcogli , il diamante . Ciò fi deduce ancor.meglip dallo feor^ere alcuni
al- tri di. cfli tutti, immerfi .nell’ adorazione . di certe Donne, vaghe bensì
di lembianza, m^ d’ uno fpirito così lento , e freddo , che facile talora non
fia il diftingucrle da una bella fta-, tua d:‘ Praflìtole , o di Fidia tra i
Greci , odcl Buonarruota, e dell’ AJgardi tra i noftri .. Alrr tri,
che peggio è ancora , ne vediamo perdur ti dietro a^certe anime canòre , le quali-in
al- tro non partccipan dallo fpirito, che nel fuon della voce comune ancora
agli Ufignuoli , a_. i Cardellinij ai Merli ; ed è in qucfto crefeiu- ta
cotanto la corruttela , che vediamo da Co- defta gente col femplice fiato , più
che nella_ State dalla Tramontana le biade , (bccarfi gli Icrigni non'folo a i
privati , ma gli erarj alle intere Città , jpiii fenza verun paragone ono-
randoli una Maefira-di folli amori in Teatro> che sii i Pulpiti i Miniftri
dell' Evangelio . Ef- lèndo ciò pur veriflìmo,e fpcrimentale, io fa- prei
volentieri come polTano fchermirfi code- fti infelici Filolbfi dal confelTare
d'elferpur troppo adoratori di carne , e d* un carcere, o così' vuoto , che per
alcuno de’ fenfi edemi linai non polTà averli il minimo contrafegno > che vi
Ibggiorni lo fpirito ; o sì poco -prege- vole , che efler potefle albergo
ancóra di be- die ammaedrate nel canto . Non men drano làrebbé, a ben-
riflettervi , il confiderare , che niun Platonico abbia mai ibrtita dal Cielo
per compagna con legge matrimoniale una_> di codede celebri, e belle
animc;licchè lalcia- ta quella , con cui pure liberamente hàVolu- to Ipofarfi ,
^ggia per filofofàre andar Tem- pre dietro a quelle degli altri . Ma troppo mi
ha poi Tempre convinto per giudicare code- da filolbfia un vero dilbrdine di
paiTiohi il ve- dere tutti i regnaci dì eda apodatare palcfe- wen-
DigiUzed t>y Gsogle mente da i loro Numi , c
ritirarfi.dall’ àdora'- zion delle anime, tuttavolta, che perda il cor- po, o
per ingiuria di rtrano malore, o per col- lo d’ età, r avvenenza . Io fteflb,
che non fo- no il più vecchio, che.viva, ho veduto pure a i giorni.miei
tanti.Altari , cheiuna volta appe- na mirar poteanfi da lontano per la folla
ine- fplicabile de' fagrifìcanti , r.eftar lenza inccn- fo , e lenza ombra del,
culto antico per elTere invecchiata là Deità , che vi fi adorava . Bir fogna
ben poi riderfi ;a forza di ibiniglianti inezie, e conchiudcrc,che delirano
codefti Fi- lolbfanti nel darfi a credere, che altri gli ten- ga per
indifferenti ammiratori delle fole ani- me racchiufe ne’ corpi, quando al primo
fea- derne la colorita prigione abbandonano feor- telèmentc le povere
prigioniere, quafi, che_» Io fpirito a fe medefimo fimigliante fempre,
immortale , ed in fua foftanza inalterabile-r , foggetto foffe come le altre
corruttibili cofu alla vicendevolezza del tempo . Ingiuria è quella, al dir di
Platone ,(«) infofferibile-» per lo fpirito indepcndente cotanto dalla baf* là
materia, onde è cinto , c coperto , che Se- neca (b') troppo eccedendo poi
nello ftimarlo giunfe ad affermare, altro non.effere eglh ebo un Dio neWuman
cor^o.Stimo fuperfluo il ri- fpondere qui ad una certa inlufliffcte iftanzav
che a ciò fogliono farci modernij Platonici fog- . (oT) %. de
ìeg. Cb) Bp.ii. I 78 foggidgéndói che no pòchi di
efli profefTano della ftima, e dell’amore a certe anime anco- ra, per dir così
, invecchiate ne’ corpi , nulla ?cr ciò feemando clli del rifpetto
primiero . n quedo , oltre alla rarità d’ un tale avveni- mento,voglio
rimettermi alla prudente dcci- lìonc di chi legge , a cui non credo , che farà
molto difficile il rifpondere colla fperienza , che in contrario abbiamo
continovamentc_> fotto degli occhi . •• IV. Hntri per tanto
ciafeheduno in fe_j medefimo , e rifletta fé quelle fieno verità d’ evidenza,ò
ritrovamenti,comefoglioro chia- marfì , di Rigorifli nemici troppo del civile-»
divertimento , e cominci a tener ornai per Ibfpetta una tal fbrta d’ Amore ,
che ben va- gliato riduccfi tutto in polvere di vii fango, c di fenfuale
appetito . Se però , che troppo è malagevole, non l’ intendon così per allonta-
narfene coloro , che immerC vi fono , e per- duti , almeno capilcano bene il
travviamento d’ un tal eoflume quegli , che la Dio merce- de non vi fono ancora
caduti, e cerchino, piò che pofrono,di tenerfi netti da codefta pece , per non
chiamarla orribil pedo, onde tante-* anime uccife rimangono , ed alTaffinate
per femprc • Non può crederli quanta rovina ab- bia già al nodro Mondo recata
un sì per ver- fo, ed apparentemente favio prctedo d’ ama- re , Con un’ inganno
sì dolce inducendo a_. perdere l’ innocenza perfone accorte per al- '
trd tro , e prudenti , che falde farebbòno fintai centra d’ ogni
altro più forte , e più terribile tentativo.Tantò' appunto del CocodriJio Icri-
vono i Naturali,che divorando huomini , fiere, fi lafcia poi miferamCnte
uccidere da Un picciolo animàletto , che vivo.ihgojato da lui tra le verdi
pàfture del Nilo rodegii a poco a poco le vilcere,e fuora ufeendone illefo,
mor- to lafcia fìlli’ arena il fuo divoratore . Ufi per tanto a fuo piacimento
della Coriverfazionc^j chi vuole) eh’ io noi condanno, ma goda mo- deftamente
de’ tanti , e sì vaghi oggetti , che gli cadono fótto 1’ occhio, ed unito ad
eflì me- ramente colla perlbna feguiti col penfiero il fuo viaggio verfo 1’ eterna
Sorgente di ogni bene, a guifa d’un giufto Compaflb , unapar- te di cui fenza
fcompagnarfi dall’altra , che ò fiffa nel punto, forma liberamente il fuo giro.
Abbia infomma ciafeuno in converfando l', occhio fovra.fe fteffo per non
awilirfi , e far cofa , che indegna fia di lui , c deteftando la_. codarda
effeminatezza fémprc fi diverta dau huomo colla fpada al fianco ,.iioh colla
roedà alla mano , che in ciò lodevole farà l’ emula- re il coraggio di quei
Lioni , i quali un temW po guidati con fiorite ghirlande al luogo.de*
fpettacoli , appena fcopcrtele all’ ombra de’ loro còrpi infuriandoli le
ffracciàvano ,. co- me indegni ornàmeti del proprio vaiorei lad*- doye le
imbelli Vittime liete fen givano al Sa- grifizio cinte difion',quàfi godendo
ftòlidamé- te di quella mifera popa funefià . ' X)el ■ Del tempo
di conversare. Ttimo è il configlio > che diè Cicerone aquegli, i quali
bramano di regolar bene la propria vita, dicendo, che (a') il divi- derla come
in partì è opera del Sapiente . Ed- in vero conviene, che il corlb di noftra
vita_^ venga divHò in varj efereizj per togliere all* huomo la noja di fare
Tempre una ffelTa cofa; - onde molto errano coloro , che prefìggendo* fi di
goder tutto in una volta levanti in gran- parte il piacere del godimento, che
ruoTaver- fi nella fuccelfioBC delle cofe- godibili . Per- ciò infegnava Seneca
da quel gran Filofofo , (fi') che egli era, dover ft infteme unire , e pra-
ticarji a vicenda la foUtudine -, edìlconfor- zio , mentre quella ci porta al
defiderìo degli huomìnì , e quefto alla brama dì noi medefmi^ effondo P uno
rimedio dell* altra , Siccome.» può efier vizio lo fiar Tempre Tolo,così lo può
eflerc ugualmente il voler Tempre vivere in ConverTazione , mentre elTcndo
quelli due_* eilremt Tarà. virtò il iàper batter nel mezzo dando ad aramendue
le coTe il Tuo tempo . Se Catone giudicava ugual difetto 1’ eflere uno Tempre
Terio, o Tempre faceto, io ilimo difor- dine da evitarti del pari , si 1*
clTere in ogni tempo con altri,che il non elTerc mai con ve>
Timo. 29.. (b) Detranquil. ** I 8i runo .
Se debbo in tutte le cofe fiiggirfi /7 Troppo y come tanto inculcava Pittaco
quel Savio di Grecia , più dovrà ciò offervarli ììl» quelle, che o per fua
natura, o per nolìra ma- lizia pendono , anzi al male , che al bene , ^ per
confegu'cnza farà utiliflìma quefta caute- la fpczialmentc nclP iifare della
Convorfa-r zione , la pratica di cui c sì facile a degenera- re in abufo .
Bifogiia dunque, che s' afezion i ciafeuno alla ritiratezza, che c la virtù
oppo- fta agli eftremi della folitudine , e del conlòr- zio continovo,
giudicandola necelfaria a cor- regere P una, e P altro, ed a condurre la vita
d* un Secolare con rettitudine, e con pruden- za . La ritiratezza, benché fia
lodevole in tut- ti , lo è però di vantaggio nelle Donne , le-» quali hanno P
obbligo indifpenlàbile di pre- ferire al divertimento ilpenficro degli intc-
relTi domeftici, e la buona condotta della Fa- miglia. Tuttavolta , che
manchino di pre- mere fovra di quella, il tempo della loro Co- verfazione è reo
d’ una.trafcuragginc , che-» toccando un dovere precifo non fi può pafl’ar per
leggiera . Io credo perciò , che la ritira- tezza nelle Donne mai non pofla
dare nel troppo , non v’ eflendo luogo , dove elleno ftieno meglio, e dove il
loro operare fia più plaufibile , che in cafa , in cfle avvenendo co- me nelP
acqua , che rifirctta nelle macchine idrauliche ri efee più utile aflài di
quella , che è vagabonda , e difperfa • Pare , che la virtù F loro
82 loro confifta nel ritiro principalmente, e che mai non divengano
favie, e prudenti con per- fezione , fe non quando godono dilungarli dalla
moltitudine , come vediamo nell’ oro , che formandoli nelle vifcere della terra
noa rclla mai perfezioniito dal Sole, fe non è ben racchiulb . Non voglio però
qui praticar con elle tanto di riggidezza , che pretenda alTe- gnaf loro per
confini impreteribili , o la Ca- la, o la Chiefa ; ma neppure tanta condefccn-
denza,che gli accordi la permilTione di palTar tutto il tempo nel divertirli di
tal maniera.^ > che mai non penfìno al regolamento della.. Famiglia .
11. Quello coltume poi bialimevolc in_, fommo di llar fempre le Donne fuori di
cafa cagiona un’ altro inconveniente affai danno- iò , che è il perdere elfe 1’
affetto a i Domefti- ci , dal che viene tra gli altri mali gravilliini la
perdita benanche dell’interna concordia, e quel difamore , che i Mariti non di
rado co- i cepifeono verfo i Congiunti più intimi i E’ uffizio della Moglie
prudente il fomentar nel Conforte l’affetto fpezialmente verfo de* fuoi '
Genitori ; giacche fembra pur troppo fatai collume ordinario del nollro Secolo
, < che di- videndo un Figlio colia Moglie l’amore lo ritiri dei tutto
ingiurioiàmente da quegli,chc • dierongli 1’ effere col generarlo , ed il
buoxL, dfcre coll’ illruirlo, quaficchc l’unirfi in ma- trimonio con una.Donna
llraniera non foife punto compatibile coll’ amorde i Domenici.
Racconta Egefippo , 00 Archelao Padre della Moglie d’ Aleflandro Figlio del Re
Ero- de fentendo eflere il Genero in qualche fo- fpetto di
parricidios’incamminò frettolofo a_. quella Corte , dove giunto andava con
ifma- nia efc!amaudo,e come tìiòra di fe medefimo: dove troverò queflo Capo dì
parricida per far • 10 in pezzi colle mie Jìejfe mani ? Ed imbattu- tofi
nella piglia Moglie d’Alefl’andro creduto macchinatore del Pariricidip fecele
quello fu- ribondo faluto : non conofeo per mìa Figlia^ colei , che non feppe
/coprire le arti del fuo Marito, e che al Suocero non dimojìroflì Nuo- tatale,
che /oggetto fempre teneffe al Fadr e 11 Figliuolo . Attribuua Archelao
tutta la_. caula di quel misfatto alla Moglie del Parri- cida, perchè fe
eli a nodrito a vefle , come do- vea, nelCpnforte l’affetto verfo del Suocero,
non averebbe egli conceputp centra del Pa- dre un s'i.efecrando penfiero . In
fatti il dot» tiffimo S.Gioan Crifoffo.mo afferma : niu- tta cofa ejfere
sì pojfente ad iflruire, e condur- re un* huomo dovunque fi voglia , quanto una
buona Conforte'-, ne egli sì pazientemente f op- forteràgli Amici, i Maejìri
,gli Principi co- me la moglie, che l’ ammonifee, e lo configlia', poiché ha
/eco un non so che di piacere /’ av- . . F 2 ver- .»■. ^.1 — L- — • (a) Ltb. %.de Fvcid.Hiero/c (b)
Hom.6o. 84 , ‘vertimento della Moglie y che molto ama
colui , che ella rìpret^de • Poniamo dunque incari- car giallamente le Donne
del difor.dine , che ' in oggi nelle Famiglie è quafi comune, di ve* derfi
obbligati i Suoceri a dividerfi dallé Nuo- re, e dovere i poveri Genitori
cercare unita- mente , e Moglie a i Figliuoli y e cafa a fc mc- ddim'ijfe
vogliono vivere in'pace .* Ne io fa- prei trovare di ciò cagione più vera , che
P abufo della Convcrfazionc continova, la qua- le non lafciando alle Donne
maritate di fre- feo alcun tempo da praticare familiarmen- te co' Suoceri non
gli da campo ne meno d' affezionarvifi , onde ne viene per confeguen- za l'
alienazione , ed il difamorc . Sotto pre- teflo di reciproca libertà, e di non
porgere_j V uno foggezione all' altro , dividonfi bene-J fpcfib nella cafa
medefima le Famiglie , ev* •ha taluna delle Nuore fi poco prudente , per
rifparmiare altro titolo , che fi vanta di non-. * veder mai i Suoceri in
faccia, confeflando co- si di vivere difunita da effi ancora col cuore, non
potendoli mai fomentare fenza .il com- merziò delle perfone V amore . Ed ecco
la— vera forgente delle difcordic , de i diflapof i , è delle difunioni nelle
Cafe, mentre privi! Genitori infelici nel tempo medefimo , e de i Figli, c
delle Nuore, c tróvandofrper ciò con- .damiati a vivere in folitudine, o a
palTarfela— iiì compagnia della Servitù , fcelgono più to- d' iifcir di, cala,
che Ilare in efla efiliati, cd ab' borriti , III. ‘Quaii- Digillzed
by Google Ss: ni.. Quand^anchc (blo egli fofTc., co nie_»
f)Cn fi vede , farebbe quello un gran male , e degno , che tutte vi
s’impiegafiero le premu- re dcJl’huomo prudente per impedirlo . Ma-, un’altro
ne tira egli feco affai maggiore , da_. cui s’origina pofcia la rovina totale
delle Fa- miglie , éd è uno fcambievole contragcnio tra i Conjugati medefimi.il
non aver mai al- cun tempo libero dall’ occupazione del pub- blico
divertimento, cola, che pur troppo liicce- de in molte Città dell’Italia, fa,
che prima per convenienza , poi , per nccclTltà , e finalmen- te per elezione ,
fi trovino di radiflìmò infie- me i Conforti, onde tolta la confidenza, e raf-
frcddatofi l’amor conjugale,pifi non fimirano come due compagni, ma ài piùcome
due_» abitanti in una ftelfa cafa ,che talvolta fono infieme cafualmente,.manon
mai per obbli- go . Dandofi pofcia a quella maniera di vi- vere fregolato il
nome di Moda , e di libertà fignorile ,fiiole aprirli l’adito in ciafcheduno di
elfi al particolare fuo genio , dietro di cui perdendofi l’uno fenza riguardo,
c fenza_> querela dell’ altro , fi forma a poco a poco un’ infcnfibile , ma
velenofo alicnamento di animi, per cui languc ,c muore affatto la_. reciproca
maritale benevolenza . Quindi viene quel camminar sì d’accordo alcuni de’
Conjugati attendendo à fe ciafcheduno, fenza contralto , e quel rairarfi con
una certa di-, finvolta indifferenza , che palfando fotto l’in-
86 degno di pdce ,e di óonCofdia , rompe fra_J eflì il fanto
vincolo dell’amore legandogli ad un Terzo con ingiuria del Sagraitiento . Non
fi vedono pifi adì rioftri Evadne , e Cap'anei,- Plauzj , ed Oriftillc ,
conforti così fedeli > che lion fapcndo Tuno fópraviveré all’altro get-
tinfi nel rogò, ó nel fepolcrO di chi è il prinio a morire per non lafc/arfi
dividere neppure-» dalla Morte . E’ in oggi tra eflì così diferetó Tamorc , che
gli folTre fèparàti anche in vita, ed abbiam pur troppo veduti con orrore ta-
luni cercare' per mezzo di morti violènte la_. maniera di fopravivcre all’
odiata fuaGOtrt-* pagnia per unirfi liberamente ad un’altra pifì gradevole, c
pift geniale. È’ cofa da muovere O rifo , o lagrime , il vedere ben fpeflb né’
tumuitr della gran Moda taluni confegnaré-/ la Moglie lóro ad. un Terzo ,che
già confe- gnò la propria ad un’ altro , per fervire efR quella d’un’ Amico ,o
alla Veglia , o al Tea- tro , feguendb' in un' quarto d’ora tra i Con- iugati
un tal giro di Donne, che non fapreb- bono i Mercadanti' augurarfene di più net
danaro de’lòro Traffichi . La Calamita , èd il Ferro , benché di natura affai
rozza , quanto più ftanno infieme più .s’unifcOno , e fembra, che per quello
s’agumcnti fra eflì l’ amore: ma in quello Secolo , che può dirli quello della
gentilezza, c'del buon gulló,per illrana fatalità ninno sa più Ilare in compagnia,
fe_» no vi è tenuto dallo fregOlameto,e dalla paf- fione
Dif^rtizWH^Wooqlc 87 fióne . A me fembra per ìrerd dire
, che in_, oggi la miglior maniera di fcparare due genj fia l’unirgli col
Matrimonio , come ulano appunto i Chimici , i quali per difciogliere, e feparar
ie foftanze , ne unifcono molte-» infieme . Son pur pochi , fe io non erro,
que- gli , che a tempi noftri feguano il parer d’ Arinotele , (a) dove moftra ,
che: nìana cofa piti conitene al Marito , ed alla Moglie , che una /anta i ed inviolabile
foeietà mentre^ nuH'altro cercano più avidamente , che il pretefto di fuggirli
, e ftar l’uno JOntan dall’ altro . In niun Secolo certamente fumai più vero
che in quello nollro, quell’antico , ma_. fperimetato proverbio, che:// Pane di
Mozzi àura pochiffìmo ; poiché vediamo certi cuori legati col Maritàggio
Icioglierlì ben prefto» mettendoli anzi per quella via in una fpczic di libertà
, di cui prima nOn era lor facile dì godere . Diceli , che al celebre fepolcro
di Mennóne Rè dell’ India foffero certi mira- bili llrumenti Idraulici per
entro de’ quali rtiolTa Pacqua da i fervidi raggi del Sole^ V formavafi un
mufiCale eoncerto (baviffimo da féntirli ; ma che nell’alzarli di quel- Pià'»
neta fvaniva Icemando neiracqua il movi- mento per la ritirata del fuo calore.
Non è egli quello un Geroglifico vivamente^ cfprcflivo dell’ affetto fra i
Conjugati , eh» F 4 facon- (aj 2. Oecon. 88
faceiivio su i primi giorni delle Nozze un^ar- monia , ed una moflra belliffima
finche du- rano le vampe d^una pafllon tranfitoria^ manca poi , e s’ammorza
tpfio , come fuoco fcnz’efca ? Non è già quello unquaJclic idea- le, o
chimerico vaneggiamento per condan- nare.a torto la /modcit:atezza
del^convcrfa- re , mentre il Mondo tutto , ed in fpezic, COSI pure non fofie,
alcuni particolari paefì polVono farne con gran cordoglio una pub- blica fede .
Neppure, addunque farà efagera- zjonc.il dir fi , che quindi la rovina derivi ,
e l’efterininio delle intere Famiglie , poiché perduta affatto o la. vigilanza
de' Capi iòvra lo Spirituale , c f Economico di cflcj tante fe ne veggiono
pofeia perdere le fo-^ Jtanze ugualmente , che. la virtù , e la (lima* QucIIq ò
un metter la nave in mare fcnza_. governo di Piloto , e di Calamita , a difere-
zione de' venti ,'e delle. borrafche, la quale«> d’ordinario anderà a
travcrfo,o falvandofi a cafo, ciò farà fempre fenza alcun merito di chi è
deftinato a dirigerla. No può vcderfi in verità fenza fentirnento di pena la
trafeurag- gine in ciò di moltiÌTimi, che nelle Cafe altrui . facendola da
Socrati , da Catoni, e da Stati (li, iium.erfi poi affatto nello frcgolato
piacere.* di converfare abbandonan del tutto le prò- prie , affidando a gerite
per lopifi mercena- ria , ed.il governo di ieffie , e l’educazione de’
figliuoli > e tutto in fomma lafciando andare alla , alla
peggio , purché non fi ritirino . mai daJ un Si dannofo collume . Leggiamo
nelle-» fagre Carte , che la buona Madre di Samuel- lo C'3') ricusò fino
l’invito fattole dal Conlbr- teper andare alla Solennità del gran Tem- pio ,
eleggendo anzi di reftarfene allacura-i del fuo picciolo Pargoletto. Co me: fi
potrà poi accordare alle Genitrici moderne il tro- varfi non foiamente.a tutte
le Felice di Chic» fa , ma in tutte ancora, le radunanze. più libe- re lenza penfar
mai al favio iftradamento de’ lor, figliuoli ? Quello è un male , che abbifo-
gna d’un gran rimedio, e debbono le pcrfonc di fenno riflettere, con ferietà fe
ciò accada.# in Cafa loro , e trovandoli, realmente in ciò difettofe afiegnare
alla ritiratezza qualche parte del giorno per riparo d’un’abulb , che a mio
parere ò quello appunto , per cui è ve- nuto il noflro Mondo in uno sì
lagrimevole-» fcadimento , cd in una sì comune , e sì palefc miferia ....
IV. Io non poflb perfuadcrmi giammai di efiere indifereto nel dogma preferi
ven- do a cialcheduno un certo limite onello di trattenerfi al divertimento,
per non inti-. fichir nella Iblitudine , e nel tempo (ìeflo per non trafeorrere
di là dal dovere , c feor- darfi dei fuoi obblighi particolari . li preten-
dere , che tutto fi occupi il tempo negli inte- relfi Cu) 1 .
Reg. I . 90' reffi dell’ànima , e della cafa da ehi viv>e
nel Mondo > voglio fiipporlo rigore ; ma il dar-^ gliene la fua parte è ben
giaflizia , da cui non pcnlb jche pofla ritirarfì veruno . Conviene per tanto
goder della Converfazione colla-<- dovuta mifiira , e partirfene alle fue
ore per reilituirfi alte Familiari ineumbenze delle-», proprie cafe . Quindi
non poffo non condari* Ilare l’ufo delle frequenti Cene , e de* Conviti
notturni., che (bgliono Coronare le Conver- fazioni portando vicino al giorno
ló flrepito de’ bagordi * Oltre al nafeere da ciò una certa viziota catena di
pafTatempi , che ponendo come in un moto perpetuo quella ^ che diceli- moderna
Licenza , unifeono al giorno la not-^ te fenza vcrun divario : vi è Tempre di
pii'i un pericolo manifello d’ intemperanza, nella.* quale troppo è poi facile
a naufragare quella modellia , che Aera a gran fatica difcla nel rumore della
Moltitudine . f’ »émìé&, lo con» ferma Tertulliano , (u) Santità il lùjfo
de’ cibi; imperocché in qual rnaniera fi per ~ donerà ìnejjo alla Religione ^
quando non fi perdona alla Pudicizia ? Pure non ferabra^ gran fatto quel
paflare le perfone di buon* umore da i tavolieri alle menfe , da i balli aU le
vivande , e dalle ciarle alle tazze ; ma cre- foendo femore la conRdenza * e
mettcndolt col calore de’ cibi , e de’ vini in piò fervido mo-
riri-T- I-I rhr *1 - » (j&) Lib. de 'Jejun.
movimento il (àngue , fi pone full’òrlo del precipizio la Continenza , e
fe prima ballava per falvarla il Coraggio della virth , vi abbi- ibgna in tal
ca(b , il concorfo de’mii'acoli pcC foftencrla . Sant' Ambrogio confiderà-.'
con fottigliczza , che l'Idolatria del Popolòi eletto colà nel Deferto originbflì
dal trov^arft' infieme alla tavola allegramente ; fedèt così dice , il popolo
per fitanglare , e' bére' > c-«r‘ chiefe , che gli foffero fatti Dei
Jìraméri'i Quanti , che fi mantennero nella Convérfa - zione Illibati , nella
crapula poi perderonó' l'innocenza ! Nè accade fidaffi d' una virtù
Iperimentata ben anche in altri cimenti Che fembran maggiofi , poiché per
abbat- tere ogni. valore , cd ogni nifi virile in- trepidezza" , troppo
ha' di forza' l' intemf-' peranza , la quale ne'' conviti , e nelle-» giulive
cene", pub malamente evitarli . La_. Tigre Si feroce per altro, ed
implacabile, il folo ruggito di cui ingerifoe nelle fclvefpa- vento agli
hudmini , cd alle ftelTe fiere , pcr- fcguitàndo Con rabbia" i rapitori
de’ lupi Ti- grettini lattanti è' da' effi delufa , mcntreLjf fpar'gendO eglino
di quando in quando carni morte per via , ella fermafi a divorarle , fé ne
riempie Con tale ingordigia , che cc- dendo all'i'rttcmperanza il vigor dello
sdegno fi quieta , s’avvilifce , c perde talmente la— for- ... ■ ,
li I , . fi • I ^ ■ I l‘ I " iV. (a) Exod,^2. (b) Lib.6.ep,^6.
' 02. forza;’, die fi diftende a terra, vittima imbelle (iella fifa
medefima ripienezza , lafciandofi. ingiurìofamenteinfultarc fino da quei
piccio- li capi, che inharizi atterriti fiiggivano.E’ ora. colo dello SpiritQ
Santo , che dove fi tri- pudia tra' l’allégrezza , e ie Donne è in peri- . còlo
di perderfi il contegno , ed il fapere de i Saggi ; il vino , e le femmine
sfanno apoflata- re i Sapienti ..Ciò pure vien confermato con . un gravifiìmo
fentimento , e degno d’impri- iherfi nel cuore d’ognuho da San Giòàn Gri-
fofiòmo,C-^!) che l.afciò fcritto: chi vìve nelle àeU'zié^ ed è dedito, alle
ubriachezze, anebe^, fuo mal grado è fottomejfo , ed è necejfano,. che
fpòntaneamente egli pecchi . L’ecccflb di Alefiandro Macedone , (c) che nella
craf^ula s’iiidufie ad uccidere il fùo fedeliflìmo Olito, (la.cui eragli fiata
pur anche difeia la vita , e, che era da lui amato con tenerezza , può effer di
ciò; un’evidente riprova. Sò , che diranno molti di non effer. punto foggetti
alla violen- za del vino , c non pòterfi per ciò ad effi ad-, dattàre la
precitata formidabil fentenza . Io, però fofiegno , che ogni leggiero
alteramen- tb di vino, che Tempre fuccede nella giovia-' lità delle pubbliche
Menfe , unito alla compa-, gnia delle Dorine è capace di cagionare delle
rovine , c de i precipizj irreparabili. Non ' era t MI : fa) £cc/.
1 9 . 2 .(b) Serm. i ,de Tern.(jz) . lib,S.C.d)Marc, 6. , ■ 9^'
; era già ubriacò affatto il Re Erode nel fdlcn- ' ne Banchetto celebrato
per la memoria an-] niverfaria delfuo narcimento; eppur.e vinto’ dalle danze lufinghierc
dClE iniqua figlia di Erodiade s’indiiffe alla fceleragginc d^ordiiVa- re in
grazia di lei la morte del Santo PrecLirfv - renelle egli per altro mirava con
affettò, c conC iflima . Si pentirono , è vero , ammenduc co- defii Monarchi
del lor misfatto , ed Aleffaii*-’ dro‘ in particolare , che infoiferente
'dcri'uo; riinorfò voleva ad ogni collo uccideffi , per non fopravivcrc alla
flragc di Clito : ma che pròjfccrail male fenza rimedio? Cesi avV viene ancora
a taluni , che tardi ff pentono un trafeerfo voluto , fenza però mai fcanfar-’
ne le occafioni . Meglio è operar berie'pcr no averfi a peiitire,che pentirri
picr aver mala- mente operato . Ciò debbe ancora molto piò evitarfi da i Capi
di cafa re da quegli fpezial- mente , che fi fanno fervire , mentre. codcfto coffume
di far fempre ,o fpeffo di nottc\‘gior- no ò cagione , che i fervidori per lo
piti tra- fgredifeano il precetto , della Chiefa , e. dell^ aftenerfi dalle
carni ne i giorni preferitti , c del digiunare le vigilie poiché ftanchi tòrr
nando a cafh co^ lor Padroni fenza rifletterò alla mezza notte giàfeorfa,
ofenza farfené-i fcrupolo , imbandifeono le proprie mcnfe , e crapulando
allegramente carican dei lor peccati le j:ofcienze di quegli , che gli obbli-
gano.a prender cibo in qucirora , D^un talo-# * * incon- 94 .
. /nconvenientc (àppiamo cflerne pieno il Mondo, ma non già di coloro ,
che facendone cafo périfiho a provvedervi. V. Dopo di quello f che è un
male pofiti- vp , ed evidente , dee,riflettere l’hupm di lèii- no por intereffe
ancora di quel godimento medefimo , a cui afpira ciafeuno , .chc fé dilet>
tcvole ha da clTere la Converfazione bifogna, goderla con qualche
intermirtenza, ed alfe- gnarle- un tempo da poterla bramare per isfuggire la
noja , ed.il fadidio della fuzietà infeparabile da tutti i beni del Mondo. C«)
Le cofe defiderate ,dicea Cìc^ronQ ypìù diletta- no , che quelle Jìeffe , le
quali fi godono di con- tinovOfU peggio però fi è, che reciproca.^ effondo tra
coloro , che fi trovano infieme, codèfta'noja partorifee un certo dirpregio.,
che fuol degenerare fino ia natura d’odio, co.- ine .fcriffe.benc il
Poeta ; « il lungo coti^erfar genera noìa-t . E la noja difpregìo ,
ed odiò al fine- — Non fonò radifiìrae -le Inimicizie mortali na- te
dalla fmoderata frequenza dei converfare i’ uno coll'altro, e lo .vediamo
ancora naturai- piente n.c i frutti , che dando feparati confer- vahfi.a lungo
, laddove unitifi contaminano fi preftiffimo , e piarcifcono. Pochi vogliono
!.. ‘ . capi- (à) Qrat, pojì Red- ad ^uir- (b) Guar. m
capire la gran verità infegnata da Liflìo ,(/») che : per lo più •vili fi
rendono coloro , che vo- glio»' ejfere troppo civili^ effendo regola ficu-
rillìma per acquiftar l’aitrui ftima il non get- tarfi dietro Tempre a tutti ,
ma follenen^ il Tuo \)o{io fuggire . come nota bene Svetonio > (J})ìl
fafiìdio dèlia frequenza y e difenderci colla lontananza la Maejlà . Ciò con
viene^ appunto col Tenti mento alTai grave dell' eru- dito Laerzio, (c')chc i
bei Quadri devono guardarfi dà lontano : coTa ,che a meraviglia clprime quello
, che andiam peiduadendo . Fra le arti del viver bene è Tingulare nei pre- gio
quella di Tapcr Tarli defiderarc ùagTaltri; locchè certamente meglio avvenir no
puote, che per mezzo d’ un' ihterrottta ConverTa- zione , da cui Ti impediTca
la troppa dimelU* chezza, e Tamiliarità, contrarie tanto al Tofte- gno, e d’ un
certo non (Indiato , ma naturale allontanamento , che induce negli altri bra-
ma infìeme , e venerazione di ciò , che non li vede Ib vente; a tutte le cofe
., per Tentenza di Socrate , concigliando ammirazione la Rari- tà . Ben chiaro
fi vede ciò nell’ apparire del- le Comete , le quali tirano a Tc gli occhi, ed
il penderò di tutti gli Afirono mi per miTu« rame l’altezza , cd indagarne le
indica- zióni j coTa , che non Tuccede nello Tpun- • . .tare .* Ca)
Lib.z.de DoBiCìv. iAug.^ (c_) Lib. 4. c. 8, tare ordinano
delle altre Stelle . -Trattandaf» fi pofcia delle Converlazioni fuperiori al
Rango di chi le pratica , giudicò il precitato fublime Filofofo> che non baftafle
il l'arfi ddl- derar folamente ,.ma dorcrfi riculare ancora con gentile
modellia per invogliar maggior- mente i Perfonaggi, che le offerifcono. Cbìa-
moto , foggiiingne , da un maggiore di te al- lontanati , imperocché più per
queflo medefi- mo ti chiamerà . Non pochi però vi fono, che fcbbene confeflano
per vero> ed infallibi- le un tal documento vivono, ciò nonollante, per tal
maniera ingannati dall' opinione, e_« Rima di fe mcdcfìmi, che giungono a
creder- li necelTarj in tutte le radunanze , tenendo per, certo , che infipide
riulcir deggiano , e_» languide , fe eflì non le animano colla loro prefenza ,
e non le follengono . Converreb- be a colloro il-fingerfi prima d' elTere un
So- le per crederfi indi principio di luce, ed an- che in tal calò troverehbefi
chi dicelTe , che avendo il proprio lume le Stelle , punto per rifplcnderc non
abbifognan del Sole . E' non picciolo errore lo ftimarfi un folo neceflario per
tutto a fegno,che nulla di buono, e di gio- condo poflà accadere fenza di lui:
e per difin- gannarfene balla riflettere , che tante ve ne_» furono prima, e
che tante vene faranno delle Converlazioni dopo di lui non men giulive.», ed
amene di quelle , che egli giudica di ren- dere da.lé folo preziofe, e
pregevoli ; Difle_» in Diglllzed by Google in
tale propofito ari’hiiomo arguto ad im’Ma» refciallo o’Armata', che fuor di
modo affan* navali per non poter elTer prefente ad un fata- to d’armi commelfo
dal fuoSovrano ad un’al- tro: btfognerà dunque da qui avanti , c che il vpjìro
Rè faccia una pace inviolabile con tut^ te le RotenzCiO voi il miracolo di
trovarvi per tutto . Potrà in tanto da quelle ragioni rac- cogliere ciafeheduno
di qual giovamento fia per riufcirgli il determinare alla Converfa- zione il
Tuo tempo , acciò faggia ella fia , ed innocente ,dimoHrando con ciò di
converfa- re per vivere piò lietamente , non di vivere-» folo per converlàre :
e perchè ancora non fi dieno ad intendere le pcriòne piò critiche.» non avere
egli nel Mondo altra occcupazione piò premurofa>che di efier Tempre
diibccupa- to,nc altro penliéro piò rilevante, che di cercar fempre tra gli
altri il proprio di* vertirnentp, Del DIgilized by
Google D^l Converfare talora il S0VÌ9 ' f((omdeJitno f
] / l'T^T C>n v’ ha forfe Veruno, che non cono», fcà quanto di
utilità recar gli poteHb, . l’ ufo d'una moderata ritiratezza per appren- dere
la inanierà di guidar bene la vita , e d| valere afuótémpò
yantaggjofamente’dell* umano coriforzio ; Ma perchè la virtù del ri- tiro, e
del cónverfare leco medeCmo, ha Una fifonomiadi malfuppQftà rwfticità , ed Un'
fi- niftró concetto di rincrefcevole, e di penofa, è fuggita da rùojti
ingiuriolàmente fenza vp» ler neppure aflhggiarla per rintracciarne a_. fondo
la qualità ^ Io perù la giudico fi rie, ceflaria all* huom di fenno , il quale
abbia da viver nel Móndo » che quànd* ancora fecò portafle qualche aggravio di
nma , ò di pena» egli non per tanto pofla mai dilpenlarfen^-»» poiché 1 utile
non dee con tale avidità ter” carh nel dolce, che fi trafeufi pollo , che fio.,
nell’ amaro , Pilbgna duncpje difiìnire in_, primo luogo colà yeramerite Ila
quello con- verlàre uno leco medefimo per poter polcia formarne un documento
fieuro , e metterne meglio in veduta l’ Utilità , Altro non è que- lì<)
làggio efercizio , che un chiudere la per- I Icnfi cn:erni,c valerfi delle
interiori po- toiizi'pcr conolccrc, e deli.ziarfi in quelle-, co-
Digitized O^ìoogle cofe, che cffendo »1 di fbvra affai dej
fenfibi-. le non poffonp comprenderfi , che dallo ipi' rito » Riftretto egli
nel corpo viene fovente impedito nelle Tue più fublimi operazioni da quei
fteflì organi citeriori, che furono dalla-. Provvidenza dedinati a fervirlo,
mentre em» piendofi per mezzo dell' occhio la fantaiìa di fpezie. tutte baffe,
materiali, e corporee , fe_» ne.ibrma come una folta nebbia , onde otte*
nebrato l' intendimento non può fiffarfi ne* gli oggetti più puri fenza qualche
allontana* mento da i fen(i,in quella guifa, che chi ufa_ del Cannocchiale chiude
un occhio, ed applir ca P altro a meglio agire per entro a quei tcrfi criftalli
, I^r ciò diffe bene il gran Pro* cokxjitt) dover fi tagliere alpamnuf ifuoì
odìo-^ fi mpedme»ti, ed applicarla per quefia ma^ all» favhf ed Htile cofiumama
di contempla- re • Ciò premeffo dee comprendere l' huora prudente , che non
potrà mai goyernarfi be- ne, fe talora non fi ritira dentro di fe medefi* rao
agoderd’ un tal lume, ed a cercar quelle verità, la cognizìon delle quali tanto
a lui ne- ceffaria gli vien contefa dal maUziofbaccie- ca mento del fenfi ,
Acciocché poi, volentieri egli faccia di quando in quando una ritirata fi
profittevole, porremo quVin chiaro la Co»* Jolaziene.y il Fratto, la ì^icarezz»
» eìaGlor ria , che venir potè ad ognuno dal faper tal- volta ftar folo . G 2
il. E (a) de Anim. & Dam. ioo - il. E per
farci dalla prima di quelle cole egli è certo, che per E huomo non v’ ha Con-
folazione maggiore di quella , che io poi ta a conofccre fe inedefimo , poiché
eflendo cia- fcheduno avidifllmo di fapere, non può non.» deliziarli in una tal
cognizione , che da Gale» no fu detta: (a) il femtno della Sapienza.; on- de
poi giudicò Plutarco tutta dipendere la.» Morale da quelle due Oeliiche,e
fublimi Sen- ^ tenze: Conofei te JìeJfo: e nulla di troppo . £d invero parvero
codedi agl* Antichi idue.» Poli di tutto il fapere , ed il primo di que’detv ti
piacque tanto ad Augnilo , (é) che Tempre lo portò in dito efprclTo in un
vaghiflimo anello . li pervenire alla notizia d’ alcuna.» cofa non intefa per
avanti cagiona una tale.* allegrezza , che leggiamo d’ Archimede elfe- re come
ufeito fuor di fe fteflb pel ritrova- mento d’ una lòia dimodrazione intorno
alla celebre Corona d* oro mefcolata con lega » onde fentivall gridare ad alta
voce per tutta la fua cala impazzito quaft per gioja : bò tro» vato , bò
trovato . Molto maggiore poi fen- za dubbio dovrà elfere il godimento di chi
ar- riva alla malTima delle cognizioni, che è quel- la di conolcere fe
medefimo,e di vedere uno, ehe perduto prima dietro all* ingannevole.» mi feria
del corpo; conofeea sì, come ancora... feri-
de co^nìt. , cur. At:. lìb. c. 2, Cbj In Orat. Confai,
Digihzec] by Google ioi fcrive Piatone» (a^ le còfe fue
, ma non fe flef^ fo. A quella Torta però di beatitudine così dolce giugnere non
poflbno Certa mente co* loro i che nel divertimento perduti mai fem* pre niun
penfiero per fe riferbano » e per lo lludio utilinimo fbvra P huomo interiore.»
» troppo i al dire del gran Demetrio Falereo, difficile effendo il couofcer ben
fe medefi' mo in mezzo a i piaceri . Égli è d’ uopo duo* que , che fi ritiri
alcuna volta l’ huom faggio a converfar feco (leiTo periliadendofì , che.» una
sì fatta contentezza di animo d' altronde non può venirgli, che dal dividerli
dalla mol- titudine alcun poco , mentre alla Tua Diletta delle fagre Canzoni lo
conliglia pure lo lleA 10 celefte Spolb dicendole ! (c) fe non conofei te
fteffa, o belUffima tra le Donne, efei, e vat- tene dietro le pedate de' greggi
tuoi ; dir vo- lendo , che s’ allontani , per comprender be- ne l’ interior Tua
bellezza , da ogni ellerno rumore, colà, che mollrò d’ intendere anche 11
Poeta in quel foo detto, profondo non cer- car te fieffo al di fuori . In
quella maniera.» alzandoci' huomo fovra .dì fe mede fimo , (d) fecondo il
Profeta Geremia , comincia a fen- tire quel' godi mento,, che , per fervirmi di
qualche benché leggier paragone, fuolc pro- varli da chi un aria balTa , c
grave lafciando G qf ■ .ad Ca) In aleWh') ap. Laur.Sram. tom. i ; thim, 2 1 6. (secanti 2. .7. (d^ Tbrjn,
j. 4 . Ad un
emiiiente, fòttlÌ6 f cd amsiià fì tfasferi- fce ; e perciò dicea San Girolamo *
C^yche a luì efU un carter 6 la Ottà, ed un jPafadifo là Solitùdine i QUefto
conofòiffltìnto pofcia.. > Che acqiiifta IMìaoniO di fe medefimo ac- crcfce
f motivi della confolaziorie rendetido- lo fuperiore a quelle molte
difavventufcj che infìdiano la tranquillità della vita, pofciaCChè immergendo
nella contemplazióne delle mi» gliori cofcio fpirito fa * che el non ne fenta_*
l* aggravio i onde a i Martiri del ilio tempo ebbe a dir Tertulliano j(é)che t
ninn dòlùrà fente nel »ef<uo là gamba allorché tfattìenji animo in Cielo »
Potranno però qui oppor» re talUdi,ehe reca la Converfazione appunto Un tal
giovamento a chi la pratica , mentre-» nella ^Icezza di èffa divertito
lofpirkopo- tOf o nulla fente la forzale la tirannia delle_^ Umane feiagUrC *
Ma è qùi da rifletterfi effe- re cofa molto diverfa il non fentir le miferie, e
il non curarle ^ Pnò ben far la Convérfà- Zione degli hàomini * che tìOrt lé
fentiamo fCordandoCenC per allora, ma non già « Cho^ le fupcriamo colla virtii^
alchè ne conduce-j felicemente 1* efercizio di converfare talora Con noi
medefìmi i lìfcito , che Ìlà P.hùom® dal cohibrzto degPaltri tornerà torto a
fenti- reil pelò di quelle miferie medefime j deìleL> quali fi era fCordato
; ma 1’ huom di ritiro ef- ' fen- «<i ,jr V f
¥.iNij|T|T|- I- fMi- (a) Rùjìic* Cb')Lib*aà:Marijfr.c,z,
Digitized by Google . . ‘0? fendofi f^er la cònteihplazioiìe
del vóto bentf ad effe fenduto fupefiore> quand’ anche fì rimetta fra al*
altri pih non ne fentirà l’aina* rezza aven^le già vinte Colia virtù , non.^
ndormentatc folo Colla feordania ^ So poi gli convenifle Combatterne laviolenza
dinUo* Yó > lo ^rà fenza pena perchè armato d* una vera collan^a i elfendo
pur Certo > fecondo Arinotele i (a^checìh y che fiadopeira per *uìrtk
égtoC»»dot 0 per ìo mettùfenta taolejìiay che apporti dolore . Rimane per quedo
chia- ridìiBa la eonjolazioàe per altro inefplicabiiej che ricavar puote
ciafeuno dal viver talora-, in compagnia di fc medefimO . • III. Ne
minóre è il FruttOy che (*cC0 por- ta un sì prudente efercizio , condUcendo 1*
huóm di ritiro all* importantilTima Cognizio- ne di Dio, la quale i per
fentenza del profon- do Marfilio, (;é) aver non il puote fenzalà^ ^ìinzi
chis/fquey dice» defideracomfeere jDtOy primo Co»ofeafe medefimd . Non v’ hi-
chi non veda quanto gli iia neCellario il co. nolciiticntodi Dio-^ Che é il
noilfo ultimo lì. nCi ed'il principio ócììi vera » ed eterna feli. cità, e
per-confegUeniia quanto cara- èiter gli debba la moderata ritiratezza, che
diicopren- dogli il'baiTo, ed infermo elfer dio gli mani, iella nel tempo
medefimo la fttblimiiimaÉf. : G 4 ' • fen- . Ciy^^hie.è.ié
Cb) Ltk,q. de Tbeol4*l<tt, 104 fenza Divirta'. Varitaggio
poi noh puòdarfiy che fuperi quello. d' una tal cognizione, men'v tre fcopcrta
la bellezza d’ un oggetto sì puro infìeme, e sì grande, non potrà l’ animo noti
amarlo .adonta di quanto Cerca in terra al* Iettarlo, e fludiar le maniere
tutte per confe* guirlo 4 Queftò raggio pertanto d’ avventu- rerà conofeenza
ficcome nacque nella ritira- tezza dagl’ efterni oggetti' difturbatori , in_.
elTa conferverafll ancor meglio, e làrà l’huo* mo per confeguenza. più certo
di.goderne il prontto col tender. Tempre dirittamente, al termine, della. vera
Beatitudine . La confer- ma di ciò può dedurfi da una fperienza fatta_> da i
moderni Filoibiì, dovedimoHranó , che ftando l’ acqua de’ pozzi nella Tua
profondità non (ì altera , più calda mai non divenendo j ne più fredda, come hanno
ofler.vato calan- dovi! Termometri, ne’ quali non fi è perciò veduto un minimo
variamento 4 'Alzandoli poi l’ acqua de’ Aedi pozzi àd un’ ambien- te men puro
ora fcaldafi , ed or fi raffredda., . fecondo le diverfe qualità
contrarie , delle.» quali s’ imbeve . Tanto avviene pure nell* huom di ritiro ,
che dando feco deffo vivo conferva'fenZa veruno offufeamento il lume d’ una
raggia conofeenza ,' c lo perde bene.» fpefìb . nei conforzio fmoderato degl’
altri . E d’ onde mai per vero dire nalcèr polTono in huomini ancora di natura
afiai compoda , ed inchinevole al bene , tante contrarie voglie ,
tante difbrdinaté affezioni, éd in fbm'ma tan<^ te perniziofe cadute,
fé non fé da i varj cóftu> mi , che dagli altfi in loro, qual fottìi vena d”
acqua per Torte muro, penetrano infcnribll» mente a viziargli? Che poi quello
felicilTimo conofcimento di Dio derivi dall* altro , chej uno acquilla di fé
medcfimo,è Certo per quel» le ancora , che fcrive Sé GioiGrifbftomo (<z)
colui cottòfce bene fe JìeJfo , che nulla flimafi * Giunto , che fìa 1* huomo a
conqfccre il prò* prio nulla agevolmente follevafì coll’inten* dimcnto a quell*
intera , e perfettiffima fo« danza divina, in cui tutto contieni!, imparane do
coll’ abbiezionc di fe .medefima a mirar ciò, che ben comprefo può renderlo
dovizio- lo, e pregevole . O quanti , che tèngonfi per dotti; perderebbóno
con^mòlto frutto la (li- ma di fe m'edefimi , fe ritifandofi a confiderai re
cofa eglino fieno capiflero là miferia , che efagera Ugonej molti fanno molte
coje,ed ignoranfe flejfi ! Vedendo quel- molto , di cui eglino fono
mancanti , in vece d’ andar tronfi tanto, ed altieri, s’appiglierèbbòno al bel
con« figlio di Perfio , chefuona in noflra favella ; Entra in te jìejjh,
e vedi , . Che la tonaca tua nongiugne ai piedi>(c^ Saggìlper quello
folo fareboono , e perfetti , locchènon dee crederft punto Arano , dccifo
aven- ’tfe CognfuiiQy^^ib Jè ^ìim^Cc)Sat»^
10(5 avendolo San Girólaino CO «sollo ferivcrc ì qùeftàè PùHtQà
perfezroae ì» tutte tofe . conofcere bette la ptoptia mpet/ezh»e. £d iti fotti
errano moltidìmi perchè > o noti., veggiono. >. 0 hori.voglioha vedere ì
ptopl? j difeùt, e nóii ifcoprendotié la radice » che iìa nella cattiva
difpbfizionc dell* animo > d* affa.* ticaoó di fcUforgli i ed attribuirgli a
certe ca* gioni ederne i che-UUlla V’ hanno, di coJpa^ » afuggendo. così.- la
nceeflìtà d’ ammendarli * Difeorre fopra diqUedo alfop iblito Cotu* inolta
fod^za il Mprale foCcndo. Vedere ^ che peggiori de i ciechi ibiio Sì fotti
hUominhme^ tre noti ci vedono. > e ricUfon di piìi maJizioià* mente la guida
.ì che hi, feri ve egli, (À) cet- tatto chi gli CQtidùcàiHoi. erràado JettJsà
fcdrttt dìctatnò', so tsott fimo amhizhfó , ma tsiunopuò itiitetè ili Rom’ài
diver/àmetste ■. fit.t/ott jbttà prodigò , nè ficiàlMquatoret-mq làftejfa.
Città èfige sfarzo, ègMndiJpèfie . Pìott. e mio.^iàièi che io fià iraconda, kbé
non per.àneo io . abbia determìnàia ma èerta, , e j^a maniera di vi* vere,
qùejlo Vhn dèdla giovinezza , Ben ve* dell derivar qtiefi* errore dalla
ignoranza^'» che del proprio internò ha ciafohedùnal On* dje credendoli
perfetto iti fe inedefitno afCri* ve ad altri Jl loo Vizio -, ne punto dimali
bilb*« gnOlb di corrczioUe> e ber ciò dilfe benillinio San
4 • , ,'*oy Sali BcriiardòjCiO éhèf P igno¥arife fleffo
ca- giof/d ftipèrbia » Gonvierie pCròj che 1’ hiiom oi fenno> temendone una
pcitinia CónfegUed- ■za, confonda qued^altere^za inolia fegola^^ di San
GrcgoflòJ ibi ifuól eo/tòfeere quaic^ ^glijtà, dee ledete qu&lè egli dòn
è> Da quel- lo , che Vede degl* altri dì bilònd potrà cònd- Icerc quanto a
lui tìtaiida j t provvederfeneL^ «Ila idcglid y credendofi iinperfetto per que-
ìloalniend j che inai lidri fapehdo id altri ini' ihiiare il bene raccoglie
iblamenie il tnaleL>i Hcco la rovina di mólti Ibdperta nell’ òrigià Tua 4 i
quali nód volendo riflettere in aleu;t> tempo Tovra difCi de Uiifurarlt
eoll^ altrui jjaragòne, mai non s’ indueono a cangiar eo« ftUmCi e àuejìùy Così
lo Conferma Seneca < tifa pejftrdì y che nìtino rimirà ìa fua vita 4 Precipita,
Volea egli dire i feniia ritegno iìi^ Ogni vizio colui j che lafcia di
confiderare^ il jproprio interno per migliorarlo , men- tre non Vedendone la
bruttezza neppuroi^ mette mano « o a torla j o a corrcggerlà, •Come chi non
avéiido fpecchio per rirairarfi non può ripulire il volto, dà quelle macehie,
che lo deformano eflfendogH ignote < Saggia- mente perciò Tenti va
Ariftotele (d) dicendo, che avendoci la Natura prodotti in forma da ,
non a (*a) Sup. Cani. Serm. 274 (b) Vtb, inÓYdh fC) 85 4
(d> 2< iò8 non te ai fpecchj , dove fcorgendo ognuno V
immagi.» ne di fe medefimopu^ ripulirfi commoda- mente, ed acconciarfì . II
fimile dee fuccede- re nella cura ancor dello fpirito per dirigger- lo con
ottima difciplina , ed il Cridallo per mettercene fotto gli occhi le qualità è
la ri* fleflìone, che fa Ibvra di fe egli lìeflb. , come:^ infegna il
fovracitato Ugone : (_a) lo /pecchia primario perlfedefe è P a/timo
ragioacìfolcut» che rimira fe medefimo . fiifogna dunque, che abbia la perfoua
il fuo tempo d’ attendere ad tina sì rilevante* e profittevole rifleflione, ca-
vandolo dall’ abulb di ftar Tempre converfan- do con altri * Allora fi vedrà
togliere da fe le viziofe macchie , operare con rettitudine, ed adornarfi delle
virth morali , e criftiane , a_* guila delle Conchiglie , che quanto piCt foli-
tarie fono , ed efpofic al folo influfib de’Cieli» partorifcono perle più
belle, e più pure-^. Quando poi altro frutto non recafle la ritira- tezza, che
l’ affezionarfi l’ huomo allo fiar fa- lò, picciolo ei non farebbe, e Seneca
(Jb') fcri- vendo a Lucilio fopra il propofito di non sò qual filo Scolare:
cerchi^ dice, quanto egli ab^ hta profittato ? Comìftcìò ad ejfere amico difff
fìel] o: molto ha guadagnato’, mai non farà fola» 1-V. , Quin- - WipuiWMIi
!■ .MI . ■■ J ' . tm (a^ Didafc,
c. 3. (b) Ep. 6* - « ' ’ òtefci irtifrar là faccia, ha
fiippIiitoTAr- un tal difetto Col ritrovamento de i Digitized by
Google IV, Quindi nafce ben manifeda la Stcu-^ rezza, che loco
porta il ritiro , mentre la co- gnizione di fe, e di Dio, conduce a quella an-
cora degl’ altri , che tanto giova ad ognuno , e fpezialmente a chi vive nel
Secolo . Tutti i C?ni correvano a quel famofb , che dipinfe_> Praflìtele , e
perchè vivo il credevano face- vangli intorno all’ ufo loro mille fcherzi fe-
Aofì, da una morta , ed ingannevole tela non diltinguendo un’ animale della
propria fpe- zie . Così vediamo accadere ben fpeffo in^ moltilhmi, che s’
aflfezionano, e fortemente s* attaccano a cert’ uni giudicandogli huomini
capaci d’ una vera, e leale amicizia, ed ingan- nandoli ne ricevono poicia un
danno incre- dibile, difcoprendogli in fine i ma fenza frut- •to,'per beftie
irragionevoli , in cui altro non regna^ che l’ interefle, l’ invidia, e la
frode-» , E chi fenza lume di buona Filofofìa non cre- derebbe, che amicizia do
velTe dirli quella del Cane , il quale tanto accarezza il fuo Padro- ne, e
tanto il commenda in fuo linguaggio pel cibo, che ne riceve , e sì fedele a lui
fi mo- ftra , che fembra voler vivere , e morire in_* fua compagnia , come pure
di quello sì cele- bre del Re Dario i che al cadavere di lui ab- bandonato da
tutti alTiftè per più giorni, feri- vo 1’ erudito Eliano ? (a) E’ pure è
codefta-. una (a) L/ù, 6. Hijìor. Animai,
femplìee. pjiflione , c4 wn affetto mera» niente fenfitivo ^ ebc.dipefì
iftinto » pon aroi»; cizia à* amort! elettivo, e ragionevole , Am^ il Cane per
intereffedel benefizio , non per»-, chè amato eifiveggia; e fe perduto un Pa-i
drone ricufa talora , ed i veazi , ed ileibo per altr^ non comprendere^
ohe il^oiJdo poira fargli lo fteffo bene , che ei riceveva dal primo • In fatti
fe ne vedono tanti t che di cafa jn cafa paffando fcordahft ben preftp.del
primierojcHe più non vedono ^ e fanno, le flcITe amorofe finezze; al nuovo cu*
ilode » in feguito d'’ Ariftotele > e de' più fani Filp^fi ) eoa! decide jl
Jefauro r (n) Ora fuc* cedendo più fpeflìfljmo anche negli buomint» che amando
per intereffejO per altra vigliac* pa mira >• fono fingitori di bugiarda
benevo* lenza > dee vegliar mpito P h^mo accorto per difcoprirgli a tempo »
©prima ammet- tergli alle ponfidenze , ©d al fegreto del cno? ye . Fgli è
dunqi^^® d' uopo > chc fi oflenrino da lui in convcrlàndo i coftumi.j 1©
qualità» Q gli an^menti di mólti » © che ritirandpfi po- feia a rifiettervi
alquanto fbpra , fcelga que* gli , pive dopo una lunga > e ben p^ur» pon-
derazione gii parranno tra i buoni i migliori» c tra i migliori gli ottimi- •
Q.nefto non può farfi mai bene fra il tumulto della moltitudò
ne (a) lilf. zof P'ilof. fttoral. c. j. . nc in
regnando II ?llbfofo,C«)0he cizià CQttvhn fuggir e ^ Impeto dell' amorc^, ' il
quale prepiiifie il giudizio, e lem lapode- Jìà di prottaré . Un amico trovato
acato di rado riefccbMono* oriuféendo, non è mai con lode d| chi lo
fcelfe,perchè impetuofo ef- fendo l’amore levò tntto il merito ajia ragio- ne
di eleggerlo con prudenza' , Js^on lafciamo' di notar qui la regola di quel
gran Principe della Morale per icierre giudiaiofamente gli amici cavata da
quattro qualità contrarie al- la vera amicizia; CA) atti , egli dice non fono d
quffto coloro , che troppo hanno d' iracondia , d’ $ncofanzd,difofpetto ,c
dÌVerbofttà. Sic-r come poi non v’ ha peggiór difgrazià , che-i quella di
feiegliere cattivi amici» così non v* ha migliore fortuna, che quella dj faperfi
im-' batter ne* buòni» mentre non v’ $ ricchezza , ehe la pareggi , Quindi
Platone difletCc) vor~ rei pià tójìó a</ere un' amico buòno , che funi i t
efori df Dar io i Sicuro potrà benCrederfi dalle terréne miferie chi a tanto
giunga, poi- ché fe ognuno' eifendo amiciflìmp dj fe mede- fimo' naturalmente
pni) dirli un' Argo di cen- to occhi per cuftodirfi , tfoyato poi , che ab- bia
un vero amico , il quale fu diffipitp , ùfd àltro fe jleffo ; potrà vantarfi
giu(iamente_» d’ (a) Ub. 20. Filof. maral, lo.(c) Ibìd.
3. (bp 5. Ethìc. c. n* 4’ avere alla propria' difefa
radòppiata laJ guardia . Da ciò un* altro gran bene deri* va, ed c il faperfì
allontanare a fuo piaci* mento da i molti pericoli , che s’ incontrane fovente
nella pratica de i cattivi , come piò ditfui'amente diremo afuo luogo. E*
quella^ una fpezie di fìcurezza ben grande , ma non.* conofciuta da quegli, che
invaghiti fenza ve* runa moderazione del converfare non fanno rilplverfi a ftar
mai foli, onde. con viengli. confagrare a codeflo genio indifcreto i van* (aggi
d’ un opportuno ritiro, e d’una pruden* (c perquifìzione dell’ altrui naturale
, e per* derfi, dirò così , bene rpeffo in ceremonia, ee. per aonplimento. A
cip mirando il gran Dot* tore Sant* Agoftino lafciò a tatti quell* utile
documento f (m_) mffo alla falvezza è cqnve* piente la folìtud'taéi don;e no»
trovafi Évo-» p che per/uada, o altra femmina. , che lufihgbì , . E chi
non vede , che feco medefimo conver* fando l’ huomo faggio è piò ficurp d’
operar bene, lungi tencndpfi da quelle prefenti oc* cafioni , che tanti contra
voglia ben anche.* inducono al male , come fcorgelì appunto nel Sole , che fe
con certi Pianeti non è con* giunto con maggiore benignità, e piò perfet»
jamente influifcc ? Non può dunque negarli grande effere la Acurez?a,che in si
fatto efer* ci* (jA')Ser, 1 .Per./^-pofl.J)om.2. ^mdrag.
clzio ritrovafi , e che infbmmo necefiario' perciò egli fia alle perfone
ancora d’ un na- turale ben docile, ed inclinato al bene per ac- quiftare una
certa prontezza di ritirarfi to- lto in falvo , quando s’ incontrino certi
olla- coli , che polTono cangiarne l’ indole affatto .• Se vediam tutto giorno
, che alcuni venti ri- • pcrcotendo nelle oppolle montagne diven- gono contrarj
a fe medefimi , cambiandoli per efempio il Levante attefa codella riper-
cuflione in Ponente : perchè non potrà acca- dere il Amile con anime anche
innocenti di mutar natura imbattendoA. incerti impedi- menti , che loro
contendano il corfo nel di- . ritto fentiero della virtù ? Sarà per tanto ad
effe utililAmo l’ addeftrarA a fuggirne P in- contro, come le Tartarughe , che
deludono , in fe medeAme concentrandoA, Paffalimento ■ de* -loro nemici , e non
oAinarA a voler vin- cere con un incerto contrailo , dove è più A- curo colia
fuga il trionfo . Per far quello non bilbgna immergerA tanto nella Converlàzio-
ne , che. ne rieìca difficile nelle giufle occor- renze la ritirata , ma
pigliandone quanto ba- lla , mantenere una certa fveltezza di fpiritOt che
fappia ufcirne opportunamente, e ridur- A per lo meno all’ indifferenza di
converfare, occorrendo, o con altri , o con fe medeAmo . Chi vorrà troppo
ingolfarA nel piacere di Tempre divertirA fuori di fe, potrebbe forfè-» ridurA
alla fvcntura dello Spinolo, di cui feri- H vefi. 114
vefi > che mirando caduti folto degli Alberi molti pomi tanti ne infila nelle
acute Tue fpi- ne per portargli alla tana, che improvvifa- mente colto dai
Cacciatori non può'per quel pefo metterfi in fuga veloce , edòprefoper
tradimento della Tua propria ingordigia . La mifura in tutte le cofe non dee
prenderfi dal- r appetito, che mai non faaiafì , ma dal lurme bensì di ragione,
che non al prefente folo,ma all’ avvenire ancora mirandoTegola tutte./ le
azioni a dovere . V. Uguale a quelli vantaggi farà quello ancor della
G/or;<i', che dalla ritiratezza ri* donderà nell' huom fàggio , prelTo almeno
di quelle perfbne , che valutano con rettitudine di giudizio , e ponderano con
maturo eiàrae le operazioni d’ ognuno . Egli è fenza dubbio' un pregiudizio
notabile al buon concetto df un huorao di conto il vederli, che mai ei non
fappia vivere feco ftelTo , eflendo contraflfe- gno d’ animo vuoto , ed in cui
punto non' ha di forza la riflelTione, che è la regola del ben vivere . Le
deboli Piante han bifògno di ap- poggio, ma le forti lì reggono da fc medefimc
in piedi ; così il Savio per la propri^conten- tezza noli ha Tempre d’ uopo
degli altri , e la rinviene, quando voglia, dentro di fe: laddo- ve l’huomo
leggiero per divertirli ha bifo- gno d’altrui, come appunto la Luna, che non là
rifplendcre , fe non è Tempre col Sole_> . Somma per tanto farà la gloria , che
acqui- foe- .. DIgitized by Google
tlj fterafll ciafcuno col lapcr Ilare alcuna volta feco mcdciìmo,
dando a conolcerc d’ avcre_* un tal capitale di foda virtù , e d’ interiore-»
pienezza , che meno foto ei non (ìa mai d’ al- lora, che è più folo . Tutto fuo
in tal cafo po- trà dirli quello fplendore, onde comparirà arricchito; e fe le
Colonne , e Guglie più ce» lebri non hanno mai Aima , fenondivife da i Monti,
ne quali furon formate, così l’huomo non farà mai più ragguardevole , nc tenuto
in pregio maggiore , che quando faprà fepa- rarA dalla moltitudine, e non per
tanto vi ver- fene lieto nel fuo ritiro. Chi vuole fperimen- . tare la
preziofità del Diamante lo porta allo (curo , dove egli riluce a-meraviglia .
Non c gran fatto lo Aarc allegro tra gli altri, come non lo è il parlare tra
molti ; ma Accome il dilcorrere allorché tacciono tutti è affai diffi- cile t
ed il farlo bene è gloriofo in ffimmo ; così è molto plauAbile quella ilarità,
chc_» mantienfi lungi dal comune divertimento. A certuni , che A piccano d'-
effere le Colon» ne , ed i Luminari maggiori delle Conver- fàzioni , ma che
tolti da effe raffembrano pe»- A:i fuor d’acqua, potrebbe dirA ciò, che al fuo
CauAdico , il quale gracchiando fèmpre nel tumulto de’ Fori non làpea Aior di
colà aprir bocca, diffe Marziale con lepida acutezza , e-« così torqa in noAro
idioma.. . H 2 « §l^ttqndoogttun parla, l^evolo, hai
gran lena, li qUul prode Avvocato mai non queti ; Dunque ogn* un del Saver
trovò la vena . Or parla un pò, che tutti fianfi cheti . (a) Voi ,
potria lor dirli , che allegra tenete la_. brigata con sì dolci facezie , e con
motti sì ameni , divertite un poco voi (leflì dentro de' voftri Gabinetti ,
ritenendovi parte di ciò > che ad altri sì largamente difpenfate . All'
occhio del volgo parerà , io noi niego, che_» * nulla faccia l’ huom .ritirato
; ma allora ap- punto farà alTainìmo,c fu fentenza di Seneca: ih) maggiori cofe
operar Ji da coloro , che. mo- Jìrano di nulla operare. Égli.c ben meglio far-
li uno dalla Plebe tener per oziolbnella riti- ratezza , che l’ eflerlo
veramente nell’ abufo d’una Converfazione continova; oltre di chè non v’ha
lìrada piti ficura pel difpregio,che 1' efler Tempre fugli occhi di tutti;(c)
vile reu- dendoJi,tì\ parere dello fteflb Morale, ciò, che fetnpre è palefe .
Difle pur bene una Donna di fpirito i non ha molto , ad un mio Cono- Icente ,
che non fapea vivere fuor.del diver- timento ; fe finifje V ufo del converfare
, Voi » Signore, non averejìe pià Cafa, poiché vo/ìra unicamente è divenuta
quella degli altri . Un’ altro più ftabile, fondamento ancora di vera gloria ha
nel ritiro l’ huomo difenno , cd (a) Epigr.^S. (b) Ep. 6i. CO
Ep. io. DigHized^y Google ed è la fmcera cognizione dei
proprj difetti , che nafcendo in lui dal riflettere fovra fe ftef- fo, lo tien
lungi dall’ oflervare gli altrui , co- fa della quale non può darfi piò
fgradevole_> tra le Pcrfone civili , e che porti maggior di- fcredito a chi
la pratica . È proprio , diffe_^ Tullio , (a) della fioltezza mirareivizj degli
altri , e fcordarjl de i fuoi . E’ queflo indizio d’ una cecità lagrimevole ,
volendo farla uno da cenfore fovra di tutti , quando egli piò d' ogni altro ha
bifogno di cenfura , e men ridi- colo ei noli diviene di que! prefuntuofo , che
avendo,’ fecondo la parabola Evangelica , Qb) un trave ne i fùoi, fcorgcva , c
condannava-, le paglie negl’ occhi altrui . La bella fcienza >di faper
fcuoprire ne i Compagni ogni neo, c trovare,‘pome , dicefi per proverbio trito
, il pelo nell’uovo, nafcc dall’ignoranza , foggiu- gne lo fteflb
TvL\\\o,(c)metre l' Attimo , che a guifa delP occhio, non vede fe flejfo, mira
le^ altre cofe . Se dunque la ritiratezza pratica- ta a fuo tempo , e con
difcreta moderazione , conducendo cialcuno a penetrar bene le in- teriori fue
qualità lo ritrae dall’ odiofo uffi- zio di critico, e di mordace, gli
acquifterà an- cora nel Secolo una gloria ben diftinta di prudenza, e di
contegno, che amabile, e gra- dito lo renda in ogni luogo . Unito
pol'cia_* H I agl» Ca-) 5 , Tufcul. Cb) Matth.'j. 3 . (c) i .
Tufcul. « 1 18 agl’ alti*! predetti di
Confolazione > di Frutto e ài Sicurezza i quefto guadagno ancora d Gloria,
io non fo vedere, chi leriamente con- fiderandolo pofla non invaghirfcne , e I*
ideal pena chimerica difpregiando j che in ciò fi figurano le Perfone di corto
intendimento, non voglia d’ un sì gran bene, e sì manifcllo, provvederlTadogni
collo * Dei DigiUzed_b^^oogle * •
II9 Del Luogo di Converfare . CAPO IX. I.'P Atta , che averà
fi Savio la determfna- X/ zione di converfare tal’ ora fecome- dehmo dovrà poi
mirarfi bene d’intorno tut- ta volta, che fi rimetta fra gl’ altri, e
fpiare_> con attenzione il luogo , che fceglie pel fuo divertimento . Lo
Scaligero , e l’ Aldovran- do raccontano («;di certi uccelli delle Mo- lucche,
detti di Paradifb, o Manucodiate , da i (^uali traggonfile vaghe penne per i
cimie- ri , che vivendo fempre in Cielo aperto e_> pafcendofi di rugiada ,
perchè avidi fono d’ abbeverarfi tal’ ora nelle frefohe acque de’ fonti cercan
di farlo con tutta cautela, man- dando avanti uno di loro come indagatore di
quelle infidie, che temono: onde i Cacciatori porti in aguato , partito il
foriere , fpargono di poflente veleno le rive de’ rteffi fonti, e ca- lando
l’intiero duolo ne fanno preda . Non,, dee per tanto badare all’ huom di fenno
una diligenza mediocre per pofare il piede in^ ogni luogo con ficurezza ,
perchè i pericoli di contaminarfi non fono pochi , ne piccioli in un fecole
fpczialmente a nortra confufione sì libero , e sì corrotto . chi non fi guarda
$» H 4 Cf. T.^']Ap. Scot. P hy f, Cur. p. z.l, 9. e.
55. 120 efpone a i ladronecci, poiché infogna lo Spi- rito
Santo fa] che dove non è Jiepe il podere faràfpogUaSo : e chi non ha l’ occhio
al piede farà prefo , eflendo lo ftelTo in materia di fa- viezza, c di
continenza , fecondo 1* avvilo di Giobbe: [b'] il metter piè nella rete, che il
ri' manervi. Ne dovrà l’huom prudente, cui prema la propria falvezza, annojarfi
d’ una_. cautela si nccelTaria , quando il trafcurarla_. in grazia delle
fedotte paffioni può rovinar- lo ; e fc ciò l'eco porta qualche poco di pena_.
è ben meglio, dice il Tritemio, [c~\ fuggir Poc- cajìone , che perderft
incautamente . £ trop- po è certo un tal precipizio per chi non invi- gila
allacHllodia di fc medcllmo , e fenza ba- dare dove s’ impegni s’accomuna con
tutti indìRintamente; c fe fu errore di Plinio il di- re , [rfl che palcendofi
d’ umor terreno le_» ftelle vengono per elfo a macchiarfì, ò bene-» verità d’
infallibile efperimcnto, che s’, attac- chino all’ uno fpelTe volte i vizj
dell’ altro , come cantò il Poeta : Tiìt che pepe mortale 'S*
attacca il vizio frài compagni ,e il male fe') c che un buono cangi
miferamentc natura fo- . . . , Io . • fa]Ecc/.g6. [bl c. de
7ent. Relig'. 'c.i o. Cc] i8.[d] Lib.i.c.<)\[c'} Maria:
Digilized dy Google 121 lo per bazzicare in
luoghi Ibfpetti di colpa-. > come vediam nelle compleflìoni , che ottime
eflendo in un aria falubre, guaftanfi affatto in un’ altra, che fìa cattiva .
Ne io fo perdonar- la a coloro, che ben conofeendo i pericoli, a i quali s’
efpongono, fi fan cuore col giudicar- gli minori della propria coftanza nulla
mi- rando alla confuetudine , che grandi gli ren- de, e formidabili . Così
rifpofe , allo fcrivere di Laerzio , il buon Platone ad un fuo difcc- polo,(fl^
che forprelò da lui nel giuoco feufa- , vafi di praticarlo , perchè era leggiero
: ISIon difle il ¥ì\oioÌOy leggiera , e piccola cofa la confuetudine . Le
infermità non fi contrag- gono tutte in una volta , ma cominciano da-> certe
piccioiilTime difpofizioni , che non_. curate a tempo fottomcttono ogni
tempcra- . mento più forte , e piìifano . Il feme de’ vizj . non ifcorgefi,
tanto è minuto ; ma dove nafee ,di rado muore, a guifa delle cattive erbe, che
.leminate a calo crefeono fenza cultura , ed aftogano a poco a poco le biade
migliori. So- verchia non farà mai l’ accortezza per allon- tanarfi da quel
terreno , in cui allignano le_j corruttele, perchè fe dove nafeono i venti fo-
no più gagliardi, e pefanti , a fogno , che nel Settentrione , al riferire d’
Olao Magno , alzano in aria i tetti interi delle cafe , bench di
(a) Lìb. 3 . (b) L*b. i • e. j.. (X" 1
122 .di raddoppiato piombo coperti, maggior for- za per atterrare
la virtù averamio ivizjnci luoffo, dove fiorifeono, quantunque lacollu- manza,
e il depravato genio , non ne lafcino interamente comprendere la violenza .
Se_> efaminar volclfero da i principj la ferie di lor cadute quegli infelici
, che perderono l’ inno- cenza nella perniziofa lubricità del diverti- mento,
ritroverebbonojche piccioliffima fu 1' origine d’ un danno si grande , e che l’
inav- vedutezza d’ avanzarfi in ogni luogo fenza_, riflelTo fu la (ùrgente di
lor miferia . Nulla_. fembra a chi lo fcan(à un palTo precipitofo , ma è
cagione di mortale caduta a chi noi cu- ra, e fe poco ricercali per evitarlo,
tutto non balla pofeia lo sforzo per rilevarfene . Guar- difi dunque bene al
piede chi faprofelfion di prudenza , e non cammini fempre alP ufo de- gli
Aftrologi col capo in alto , perche fdruc- ciolando averà il danno, e le beffe
, come av- venne aTalete, che effendo caduto in un_» pozzo mentre contemplava
le (Ielle, cosi dal- la fua fantefea fenti deriderli : meritamente^ ciò t'è
accaduto, mentre ignorando quello, che bai damanti al piede, *uuoi tutto giorno
gir fpe^ calando per conofeere il Cielo . [a] Quella.- è la condizione del
mondo ingannatore , non v’ elTer pur uno , che avvili agli incauti il pe-
ri- (a) Baecon. . ricolo, e biirlarfi poi tutti di chi
vi cade . Mi- glior configlio è pertanto il farli tenere di corta villa coll’
efaminar bene la ftrada , che s’ ha da battere , chefentirfi beffar come cie-
co dopo d’ cfler caduto . Io direi a chi lla*^ per fcicgliere il luogo del fuo
divertimento ciò, che difìe con flemma piccante un huomo arguto ad un certo
vecchio , che in leggendo voleva comparire d’ acuta villa , lalciando gli
occhiali ; è meglio leger bene con gli oc- chiali, che fpropojitando fenza di
ejfi farjì credere un' ignorante . E’ affai minor male_» il farfi burlar dagli
fciocchi moflrando una^ tema prudente di quelle inndie,che vogliono evitarli,
che dar da ridere a i Saggi incappan- dovi, come Tuoi dirli ,all’ impazzata
, li. Ma veniamo alla maniera di prende- re come il faggio di quel luogo
, dove li può converfare con ficurezza . Io lodo , che in., quello niuno fi
lafci guidar molto dall’ incli- nazione, che fovente è fofpetta , e fuol dege-
nerare in amore dilbrdinato . Quando nell’ . indiiferenza di eleggere la
Converfazione;^ ■fentirà la perfona un forte (limolo d’ attac- carfi pili ad
una , che ad un’ altra , dovrà efa- minarlo affai bene per vedere fe mai y’
avef- fero alcuna parte lepaflioni per invaghirne- lo, e fpczialmentc l’ amore
, che di tutte è la_. piò Icaltra , e la piò (ina . Pure elfendo ella.*
ilrepitofa, e tumultuaria, non è molto diffici- le a conofcerfi , per mezzo dei
movimenti in- ter- f DIgilized by Google
124 terni, mentre ha, dice S. Agoftino , (o') og»* amore la.fua forza
, f/e può fare in ozioneir amante . Confiderando addunque la cofa cor»
pofat'bzza convien fuggire quei luoghi ap- punto, che effendoci per riflefib
forfè a qual- che oggetto particolare piò grati, fono anco- ra più nocevoli, e
liberarli valorofamentc da ciò, che allctta per rovinare, come il Polipo, che
abbraccia ftrettamente per Ibmmergcr- lo il Pefeatore . V’èquì dimeftiere, cheP
huom di fenno abbia un buono , e fino odora- to, ed a guifa de* Cervi , che
fiutando per do- ve palTano attentamente a fe tirano i Serpi , e gli uccidono ,
conofea all* odore il nafcolb veleno, e lo rigetti . Oltre ad una si veglian-
te , e s\ necelTaria ponderazione farà ben fat- to , che ognuno li regoli in
ciò coll* efempio di quegli-, che nel proprio rango fono tenuti comunemente per
i migliori, ed elegga.- quell tiogo , in cui li divertono elfi innocen- temente
, e con lode . Quivi ei potrà viver licuro , perchè dove il clima è perfetto
non fi contraggono cattive difpofizioni, e quel luo- go, che o fa,o mantiene
buoni i più, non è mai per nuocere ad un folo , quando ei non vo- glia
maliziofamente abufarne . Rapporta il prenominato Olao , che nelle parti della
Fimmarchia Settentrionale i Pefei confer- van- (a) h Pfal. 1
2 1 . (b) Lìb. i ,c>. 2, vanfi intatti per Io fpazio di dieci
anni leccati l’olo all’ aria, che è purgatiflìma, fenza verun condimento di
fale.Tanto avviene ancora, Cal- va la Tua proporzione , agli huomini di buon
coftume, che fi divertono ih luoghi oncfli,e_> purgati da ogni viziofa
infezione, confcrvan- dofi netti , ed innocenti come v’ entrarono . E’ qui da
oflervarfi ciò , che vcdiam nel Cri- flalio , o come lo chiamano iFilofofi,
nello Specchio uftorio , il quale unendo i fuoi rag- gi nel bianco non incendia
, ed unendogli nel nero, o in altro mifio colore , tollo v’ attacca la fiamma .
Eller può quella una ben degna_- immagine della favia Converfazionc, che fa-
cendofi in luogo ficuro , e con perfone di co- llumi candidi, e puri, illumina
bensì, ma non accende, c tanto fucccde appunto nello ftclTo Criflallo, che
riflettendo in un bianco perfet- to lo fa rifplenderc per tal maniera, che
l’oc- chio può appena fofferirne il raggio , eppure, c sì lungi dall’
incendiarlo , che ne tampoco il rifcalda . Quindi vien poi 1’ allucinamento di
certi huomini maliziofi,che mirando alcu- ne di quelle Converfazioni sì
luminofe , ed’ un’ invariabile contentezza sì piene , e ricol- me , non fanno
capirla , ed avendo fugli oc- chi per altrui modellia il millero di Mosè C^')
nel Roveto , che ardeva lenza abbriigiarfi , . . non (a)
Exod. 1 non lo venefan già , come quel Santo Profe- ta
, ma lo condannano , perchè non l’ inten- dono, e lo rimproverano per quello
folo,che non s’ alFomiglia punto a quel delle cale lo- ro, dove ogni favilla fa
incendio . Felice può ben dirfi chi in tal guifa convcrfa , mentre.» dal luogo
, che ha Icelto prudentemente per deliziarfi paffa con ficurezza a quello dell»
eterna giocondità , dove goderà fenza temii.^ di perderlo il conforzio degli
Eletti . III. E per non ingannarli in cola di tan- ta premura potrà l’
huom Savio rifletterei»» pih addentro fovra di fe medefimo , ed qlFer- vare fe
il luogo , dove converfa gli toglie al- cuna di quelle buone malhme , che
nodriya.. prima d’ entrarvi , c fe gf impedifca il rice- vere il Iblito lume
delle divine ifpirazioni pel buon governo della fua vita . Ogni altera- mcnto
in quella materia è Ibfpetto , e ricer- ca Ibllecito, ed opportuno riparo .
Finché la Luna è in pofitura di ricevere perqualche.» parte il lume del Sole
non rimane affatto ce- di (fata , anzi quando ancora, pofla ricevere^ qualche
raggio per rifleflb della terra illumi- nata da quel Pianeta ritien pure alcun
poco di luce, ma la perde del tutto quando fuori d* ogni rifleflìonC' de i-
raggi folari è dalla terra i iiteramente coperta- • Qtiella debbe efler la
regola di chi frequenta i paflatempi ; aver ben.Focchio aperto fovra,
dd.proprio Inter- no, c viver ficuro fin tanto , che veda o dirit-
Digitized by Google 127 tamente, o per rifleflb delle
perlbne , colIe_> quali ci pratica , il raggio della divina Gra- zia, che fi
ricava da i fanti' penficri, dalle bra- me della virtìi ,• c dal conofcimento
delle ve- rità eterne;’ fuggendo rifblutamente , comc_> if buon Lotte dalla
patria- infame, da quel luogo, fbvra di cui rifplcnder non veggia in_, alcuna
maniera* codefto lume . Sarà certa- mente miracolò, che quivi ci nonprecipiti
feguitando a praticarvi ; ne io crederò mai-, che alcun- huom' di giudizio'
foifra fenza ri- morfo di vederli mai Tempre in'pcricolo affi- dando la* propria
falvezza ad un incerto prò-* digio che egli* punto- non merita di vedere ♦
Miracolo pure fu- creduto dai Greci', che_* Achilie allevato da’ fuoi piò
teneri anni fra:^ le fanciulle imbelli', perchè effemminandofì non rivolgefle
l’ animo' alla milizia , crefe ia- to pofeia in età s’ appiglialfe piìi torto-
alla_- fpada, che alla conocchia , e più-gli piacefle_r 1’ elmo*, che gli
Imanigli . Madi quelli pro- digj noi ne vediamo di radiflìmo , dimortran- doci
tutto di' la fperienza, che gli andamenti di ciafchedunofbgliono eflere Tempre
fomi- glianti al luogo-, dove egli converfa , verillì- mo eflendo 1’ antico
proverbio ; dtmtnì'dove abiti , e ti dirti chi fet . Grande è fenza dub- bio'I’
errore di chi penfa portare la propria innocenza a falvamento lungi da Dio ,
quan- do neppure dopo d’ una tal ritirata è ficura_. la (àlvezza del corpo ,
onde ftupiti i Marinari , che guidavano Giona (a") dal fentire , che ci
fuggifle dalla faccia di Dio lo gettarono in mare dicendo; come hai fatto
quejìoi Forfè ti penfi , così ne interpreta San Girolamo i fen- timenti , dì
poter nel mare fuggire dal Fa- drone del marcì Invoca del miracolo , che
aipcttano coftoro di ftar faldi nell’ occafion_. di cadere, dubito, che
fentiranfi venire ad- doflb il flagello d’ un terribile abbandona- mento , per
cui lafciati , fecondo 1’ Apoftolo, (b') in preda a i dej/derj del proprio cuort^
, anderanno fenza alcun ritegno in rovina ,ed in precipizio . Da quella gran
verità , che_» tutti fempre aver debbon prefente al penfie- rojpotranno
apprendere fpezialraente i Gio- vani la neceflTità di ben cautelarfi- in cofa
di tanta premura , é non gettarli a nuoto in un acqua , di cui non veggiono il
fondo . Non_. è il divertirfi,che fia biafimevole, o dannolb, ma il farlo fenza
configlio in luogo , dove la_. virtù , ed il contegno pericoli a fronte del fuo
contrario più forte, onde fia certo il rile- varne un pregiudizio graviflimo
: « • , Che il provocar quel che è piìtforteì all* ire >
Fiùy che coraggio, è temerario ardire . (c_) ^ • Così a tale
propofito può dirli col nòllro eru- ca) r. 1. ^.hìc.Qo^AdRom,
i, CO Canto i. Digitized by Google erudltinìmo
Compaftorc Enotro Pallanzio’, cioè Mar.Cavalierc Viticenzo Piazza , e nel filo
vaghiffimo Poema di Bona cfpugnatà,che tanto è più pregevole , quanto , che fù
par- to della fila più tenera giovinezza . Convien pél* tanto immitare in
quello la vigilanza-. de’Condottieri d'armata , i quali in ftraniero paefe mai
non s’inoltrano , le prima , come-» elTì dicono , con guardie avanzate non
rico- nbfconò il terreno , e farebbe nell’arte loro uno sbaglio affai grande l’
impegnarli col groffo della milizia in parti prima non bene riconofeiute , ed
attentamente offervate . Qui è perciò da notarfi un’inganno quafi co • mune ,
per cui credendo moltiffimi di pecca- re in convenienza troppo efaminando a mi-
nuto alcuni luoghi di pubblico trattenimen- to vi metton piede alla cieca, e
tradifeono fe medefimi per non mancare ad un vano ri- fpetto degli altri .
Abbiamo nelle làgre_» Lettere , che a Mosè C<*) attento condottiere
delPopoIo eletto, benché s’incamminaffe alla Paleftina , terra alai promeffa da
Dio, co- mandò egli lleffo , che mandaffe avanti al- cuni Vifitatori per
riconofccrla prima d’in- trodurvi tutti gli Ifraeliti . Andate , diffe-» loro
per tanto Mosè , C^) e fatiti alle Mon- tagne eonjiderate il Paefe qual Jia ,
ed il Po- I poloy Ca) P/uia, ij.g.Cb) io.
*39 poh , che abita ,fe forte > o debìh'ife pocot 0 numerofo :
la terra medefima ,/e buona , a cattiva t le Qttà , come fieno yfe cinte di mu-
ra , ed aperte ; il terréno tfe fertile , o fieri- leije abbondante di alberi ,
o no;, fatevi cuo^ re , e portateci qualche frutto di quel Paefe» Se Iddio non
«veiTe fatto un tal cornati» doto confeiTo , che. troppo fcritpolofo preci(g
tni {aria parato Moaè nel ricerca- re tante previe cognizioni d’un luogo,che
preparato avea il Signore per conforto, e per delizia di que'fuoi Popoli. Ma
giacche' la cofa è $ì chiara , e sì certa, ne ricavo un., gran documento per
quegli , che debbono eleggere il luogo da tratten’erft , e gli per- fuado ad
informarfene con premura prima d’entrarvi : che fé Iddio non s’otTende punto
anzi vuole, che Mosè efamini sì attentamen- te un paefe , che egli prepara al
Tuo diletto Popolo , tanto meno potranno aggravarfi le pérfone diferetc , che
mifuri bene i {iioi paiTì , e tenti prima *1 guado chi .vuole in- trodurfi
nelle caie loro per favie , che il deggian fupporre, e ficure. IV, ^ qui
parleremo pili a lungo di quel folle timore, che accennammo di fopra, per cui
paventando altri direnderfi ridicoloh con quefta ferietà di IccgHere adagio , è
matura- mente il luogo della Con verfazione , figct- tan di lancio nella prima
, che gli fì para., davanti . Io potria dire , che al faggio fà di
me- Digitized by Qcxigle mefticre il pireferire alle
rifa de’meno avve» duti quel vantaggio , che può venirgli daJ quefta Icelta ,
per tarda , e lenta , che ella^ fiali , poiché al parere d’Erodoto , (ayl'fmo^
mo diverrà ettme^fe farà le fue delibera- zioni con pofate-zza , e temerà tutto
quello’, che può accadere . Ida dico di più , che le_* cofe , le quali
lÙGcedono bene eafualmente; non Ibno mai tanto lodevoli , quanto fe tali
avvenute foffero pel configlio (Euna tarda, ma lavia lentezza: che però di
^vetonio Pao- lino prudente difFeritore de^ piò gravi , ed importanti affari
fcriffe Tacito ì^by ejfere^ httomo lento di fua natura , a cui piacevano ttjfai
pià te cofe fatte con ragionevole caute- la , che le profpere avvenute a cafo .
Per acquirtar lode predo ancora del mondo, il éjualò o tofto , o tardi valuta
le cofe tutte.» per quel , che fono , bifogna guardarfi nel aeliberare dalia
virtò d’Aleffandro, che fò detta da Seneca gravemente (c) felice teme- rità . A
me anzi fembra , che molto piò ridi- coli fieno coloro, i quali fi vantano di
far tut- to beniffimo fenza configlio, come chi fi glo- riaffe di vedere
fenzfocchi , e di colpir fetn- pre, fenza mira nel legno. E chi per vero dire
non rideralTì d’alcuni , i quali dandoli a credere d' avere il nafo di
Rinoceronte, co- I 2 me > % * e T . . j . , ,
(a) lib.^, (b) z.HiJjtor.ic) Vita Beat.c.i 3 . *5? medicea
fchérzando Marziale, cntran per tutto liberamente, non fcntendo neppure-» il
puzzo delle più fetenti immondezze, © non diilinguendolo dall’odore più. Ibave
dclle_» rofe, e de’ gelfomini ?.Chi lenza, prova d* efperimento commenda tutto
per, bello, e per buono , merita a mio giudizio la llima di quel femplice huomo
, che giunto la prima.» volta full’imbrunir della fera in Roma Icri- vendo la
mattina feguente ad un’amico l’av- vifava d’aver trovata belliflìma quella Cit-
tà , le Chiefe, e le Fabbriche maellofe, le.,» fontane infigni , le.Villegiature
amene, le Gallerie preziofe,la Nobiltà.cortefe., ed il Popolo tutto allegro , e
trattabile , onde 1' amico pofeia , che era, di lui men femplice, COSI
rifpofcgli con ilcherzo piccante: pii ral~ legro , che in una fola notte
abbiate cojìi Vedute più cofe , che ' in tutti i giorni di vo- fra vita .
Porgerà dunque una .più ampia., materia di ridere, agli altri colui, che ope-
rando Tempre a calo operi ancor qualche-j volta bene ; e più., che quegli , il
quale a., .guifa da’ ciechi vada tentone , per rinveniT re il dritto fentiero
,,rendendofi più compa- tibile quand’anche errafie, attefc.le diligen- ze, che
ha fatto per non errare . Si perfua- .dano per tanto i Giovani lìngularmente di
primo volo , che in.rigpardo allo fcegliere il luogo per divertirfi in loro
farà Tempre.» niù lodevole il timore d’imbatterfi male , per or* ’ ^ •
• cui s’a/Ticurino d’utia buona elézione, che la_» fconfigliata
franchezza di eleggerlo fenzaJ veruna prudenza. . ' • •V.- Nò tampoco in
tal' materia io faprei, mai approvar e. la fiducia, che hanno talu> ni di fé
mcdefimi , e dell’ottima loro inclina- zione , onde gli paja d’effer ficuri.per
tutto, c dilòbbligati perciò dal riflettere forra la_j qualità dì quel luogo
vche alTegnanO'àl pr0‘* prio divertimento . L’innocenza deil’uman cuore, per
galligo di chi fù il primo a vio- larla è rimaila.,dirò così ,di compleflìone.#
sì debile , ehe ogni picciolo difordine può recarle un gran danno a fegno , che
allcJ volte' la (bla commodità di far male induce a farlo certuni ,Che mai non
vi pénfaronó, onde affai profondamente lafciò fi:ritto S.Ifi- doro , che fpejjb
Poccafion, . ài peccàre fà «afcerHe, la volontà y ter quello non sò ve-
detfe , come poffa .alcun huomo.dirfflefTione fidarfi tanto . di fe;,,chc ncn
temaverua- pericolo contra quel chiarifllmo : avverti- mento dell’ Apoftolo : .
(&) chi .flà- io pttài guardi bette di ne» Appuntb.là-.fani- tà -,
che fi gode ha 'da fuggerire lo dare in», maggior guardia peri.cudodirla , nè
credo, che veruno;effer vi poffaimai, il quale difor- dini a-bella poda .
per.-infermarfi . Chi è d’in- ■ I ^ dole (a) .LJJf. y.i/t Soliloq, (b) i
, Cor, io. I »34' dole buona a Dio bc renda
gra2ic,che gliel* ha donata : ma non per quedo s’invanifca, nè confidi tanto in
efia , che l'efponga a ca- priccio ad ogni aflalimento j perchè Avente
l’elporla, benché non fi creda, è pure lo ftefi» (b^chc perderla . lo sò , e
con penamene ro\rveiigò , che molti non fótio pih innocenti per aver creduto :
d’efierlo troppo e non_. voltnido- punto badare al luogo , dò\rc por- tavanlo
jContaminarórto un si belfiore per* la fòla vanità di giudicarlo
inviolabile . Cré- diamò noi , che Dina figlia del buon Giacob- be :in
urcendo a diporto da i padiglioni del Padre verfo i confini di Sichcin nodriffe
il reo penfiero di macchiare il bel gìglio di pu» dicizia ?-Per me non faprci
-mai perfnadci-w mèlo tanto piò , che iPTefio medefimo la^ difende aflerendò ,
che ella non forti per al- tro» eh e pet cederle h DòMe af ijuii Faep i
ha.' foia curiofità si propria di quel feffo la fpinfè a fpiaf • forfè , ó fe
còla vi folTe bellezza uguale alla fua rO qualche pellegri- no ornamento per'
accrefeere il pregio del femhiihiie teforo.Con tutto qitdflo, che parca
puro'un’ errore si , Condonabile * non av- vertendo al luogo , in cui 8’inoltrava
/rapi- ta a forza perdè coll* innocenzai'onore. Pih chiara per tanto ftiiipre
fcorgefi la neceflìtà V. i di ^ - • > - _ • C»)
Gre/jf* • / di fare una matura , e favia
riflefTione inter- na al luogo , dove uno penfa di trattenerli, e prevederne
bene i pericoli, per, ifcanfargli prima , che trovandovifi impegnato gli feor-
ga inevitabili . Se nella Nautica la prova piu difhcile è il formare il Carro ,
cioè Volgéreji contravento le vélé , c tornare col legnò in- dietro ; nelPhuom
civileil paflb pit't malage- vole è il rimuoverli da una rifoluaione già *prefa
, e qsalì pentito abbandonar quel di- verti mento , che ha di buona voglia
eletto. Bifogna dunque penfarvi avanti aflai bene, e hon fidarli , che
riconofeiuto pofeia il dan- no fi fuggirà, perchè cfàciiilTimD,- e quafiin-
fàllibile^.che ’frammettendovili -l’uman ri- {petto (òpra vi lì padl
allegramente ,’c che ibtfra^ la perlbna già prelà allaccio di farli peflima^col
continovàrne la pratica , anzi che apparire incivile ,o volubile col ritirar-
fene .‘Abbia per ultimò ciafeheduno Tempre irniente vivilTtmo il documento' di
Seneca; (u) Hi fare sfarzo per non darfi iti pre* da alle pajponi , perche
,/e corHinciaHo tirarlo a tra*oerfo, molto farà difficile' il ri- corfo alla
fahezia .-Sid principiò è d* Uopo ìndirtKzarc a tutta voga il legno di
nolira.,. vita verlb il porto della virtù, e non lalciarlt trafportar punto
dalla- Corrente , pèrchà farà imprefa più ardua, che non penfìamo, il
rimetterci in buon canale. , Del- ia) Lib. I . de Ira c. 17.
1 t k Della Converfazione Particolare» : c a: p ó
X. ... , . • • » • • * ^ . . 1. 'r.. . A
fchicttezza,dl cui debbo ogn’huoiti. 1 j favio pregiarli , è
diametralmente-* oppofta.airadalazione , gliftratagemmi del- la quale fono
tanti , c si grandi, che non pof. fono cpntarfi , nè crederfi tutti . £’
finiflìmo ' tra gli altri quello, che riferifee Quinto Cur- zio de! Macedoni
,(<?) i quali vedendo il do-, lortì inconfolabile , e che
.atfliggeva,.giùfl:a- mente Alcflandro per, l’indebita jiCduribon- da uccifione
di Clito fuo:Confidente, per ada-. lare il.rammarico di.quel Monarca lévaron-
gli la gloria del pentimento pubblicando per Jor decreto. , che erafi con tutta
giuftizia- uc- cifo Glito , effendo egli perciò indegno an- cora di fepoltura .
Tolgafi qui pertanto-da-j me l’iniquo penfiero di tradir la .rmcerità, di cui ,
per. vero dire , pregiato mi fortoV fem- pre , accordando per.tnotivd.
d’àdulazione^ agli huomini piò licenziofi una fortà di con? .verfare , che a
mio giudizio è rea mai fem- .pre , o in fe medefima ,.o ne’.fuoirperniziofi
effetti;. E’ quella la Gonver fazione partico- lare) per la quale- intendo
quella; fpezie di fer-. ■ A » Ca) Lìb, 8.
Digitìzed by Google •1J7 fervitù ) Come nel gfan Mondo
u chiamai che profeiTa un folo ad una (bla , onde ne è poi venuto per
collumanza il dirfi libera- mente , il Tale ferve la Tale Unendo io al
foghignojcol quale fiiol proferirfi un tal ' fentimento. dagli altri , le
circoftanze tutte, che nc accompagnan la confuetudinc,parnii di non farne. Una
verfione molto lontana dal y ero. interpretandolo : il Tale ama la. Tale. .Ora
fuccedcndo ciò d’ordinario tra i Coniu- gati non sò vedere ufcendo adeflb dal
Piato» nifmO) di cui s’c già parlato di fopra , come polTa francamente
profcflarfi tra.perlbn^ [legate con.,altrp vincolo làgrpfanto una for- ta di
ferviti! , che è sì vicina , almeno in ap-r parenza , all’amore . Lafeiamone
l’apparen* ia per ora , di cui tratteremo più :fotto , oJf Condderiamone la
lb(ianza'.: Bò.beni(11mo, che. mi farà detto. ciò non effere amore , ma una
certa Convenienza di civiltà:, per. cui s* obbliga un’ huomo ÌTpontaneamente:a
fervi- de una dpnnadi qualche , merito’./Io non fpr no lungi dai, crederlo a.
molti , ma, non sò accordarl0,:^;tattii> fi dubito , che ùnà fihez'r za ,
ed. ei.egapiza;deila-;yita civile pofla per .taluni divenire jabupoa Morale un
(bllècif- mo,ed un’. errore , che quando fofle,dòr yrebbe il
Savjo.crederfitenuto a mancare-j più tolto alla civiltà , che al dovere , guar-
dandoli in tal calò da Un collume , che elTer potelTe uh peccato Veditb 'alla
moda > Hd in “ • fatti 1 , , fatti fe il iblo thìMr
le donne dl:bcll’ af|>ettò per chi non abbia l’occhio di Seaocrate, È uh
grave pericolo , onde lo Spirito Santo avvi- fa , (à') che rteppttr-e (ì mirino
, poiché per la èelle^zà loro Wtolti perirono ', da veruno po* trà negarfi ,
che 11 trattarle fempre , e con^ quella dimeftichezia » che feco porta la con»
fòetudine , fia , non un pericolo , ma un’evi- dente certezza di preeipizio .
Trattandofi pofeia delle donne altrui ogni familiarità parmi aiìolutamente
catti ^^a per oracolodcl medefimO fantiflìmo Spirito , (à) che dice*j à chiare
note : no» ti feder mai apprejfo at^ la doana d’altri per vera» conto . Se
quelli foffero fentimeriti di Seneca , o di Piatone, p’otrebbond mitigàrfi con
qualche dolce in- krpretazioné per adular l’altrui genio ; ma còme farlo niav
lifélie venerande parole ufei- te dalla bócca dèi grande Iddio? Quello, che al
piv'i dir fi puòte coh tutta la riverenza , fi è , che ih prérefivendo il
Signore in tal ma- teria lina regola 'é\ fiftr«ta intenda folodi parlare per
gli hhomini ammaliziati , c che fono confaperòH a' fe «hèdefimi d’ operat
fempre in queftò’ colla lecònOT intenzione!^» Ma non rimane 'perciò » che molto
non fiaJ» pefante l’avvertiménlò , é ttOri déggia teme- re ognuno i che lo
trafchfa , di Venir punito ^ ^ ^ t > jf 1^* (a) Eeel. 9.9.
Ib, 13 / Chgibaed byAogle còlla miferia
d’utia caduta- fnelèiffabllc . Dà ciò io deduco per legittima
ct>nfeg«ed«à_> clTcre alTai facile , che quella fpeiie di fervjV tò
degeneri in quell’ amorfe , che fi cònten» de j e che lacoitveniénfa d’un
trattò fiipe^* filialmente gentile fià la foftanra , o pòfiìii, dlvenirió
àgevoimerttè > ttn ^t^Èiò bfefl dfetfea ftabile . Dopo d’Un tale lUppofiò ,
eh® kut Cóftveffaaiòrte s cioè pafcieolarc polfitfàffi alcuna volta viziofa, io
ripiglio , é dióK dunque una perfona di fennp debbe fuggìN la per buon governo
, e temeré d’un Aiiilt» che può còti tanta facilità acoaderle > Quan>- dò
poi io fentiflì òppormìfi da qualcuno pet tìort farlo colla dovuta
folletitudine j uinti certa ripugaanaa interiore del genio » che noi coniente
> dunque , io foggrÙHgo » fi ma-^ le è già fttiò» è toglichdófi •alla
ragioné dai fijnlb la fartà di trionfare , la- (fervitii già à’S cangiata te
amofie, palfione, ehe cieca clfen^ do » 0 non cura V o non vede il filò danno;
Crcdevafi Dióftfglo Bruolèotè dlfcepolo di benone d’èfierfe pervonutoal fòmmo
dfelìa.* forcezÉà piti non (bntcndo j tome pareagifi lìè fliinando alcun dolor®
v Appena pèrò te* fermatofì con un gravilfimo dolor ai reni fi ptotedb t fìfp
éptt tbm erè\m hmtt égli ptìm ìàtofff& 0/ rffe/arl. i fe Héhifi flo>da
Cleante filo condifcepolo qualcoia_«, l’avefle indotto a cangiar si tolte
parere » e» gli rifpofe : il no» pottr io /offerire q«ejlù d&j
.*40- hxé è coHtrdjfegw elìdente i che. ogni dolo* rej un gran
male-. Tutto • ciò fi racconta per ifcherno di quella fcuola ,che potea dirfi
de- gli infenfatii da;Giccrone . («} In tal guifa_> dovria difcorrerla
ognuno fui propofito del- la.fervitfi, che:profe(Ta a qualche oggetto
particolare, i fe.ella non è più »che un’effetto di gentilezza, cattivata da
un, bello Spi ritOj perchè niuno la pratica mai ver fo . gli huó- mini dotti,
che fono Spiriti bellilfimi , a’qua- li d’ordinario per avere .qualche diverti-
mento nella, .folitudine in dii vengon lar. fciati , con vien, trattener.fi
leggendo ne’ Ipr gabinetti co’ Morti;?. Perchè.non ha da efler padrone di fe
per tralafciarla; chi o la fperi- menta , o la teme pregiudiziale, alla propria
innocenza ? Segno è bene , che.interelFando- yifi il, cuore ella paffa i
confini di civiltà , e-» può temerfi realmente perjuna paflìone , dia cui il,
non poterli cavarell piede, volendo in- dica rifedere ■: ella nell’ahimo à-e
mon. già nel- le efteriori qualitàdeUaconycnrenza. II. Quindi: è,che
io.'non làppia'compatir punto Coloro ,.i quali fchiayt.inquefia guifa
rendutifi, di .buona. voglia-tpBre dolgonfi qualche volta .co i più.confidenti
d’aver per- duta la libertà.,xche.in buon linguaggio vor- rà .forfè
diri’inHO,cenza,. Lfimpegaarfitrop- rii il/.’. ■ t.'-à ■ ■pO.’--
Cài àé Bn\ sii ^ i s • /
po da iè doVe chiaro fi vede il proprio dilca- pito , che volendo potria
fuggirfi ,è rifolu- zione da mentecatto, dice il Comico : Ca) ftolta cofa è
rincontrar quel male , che tu pojja evitare A?ctchh dunque non puòl'huom ;
forte fpezzarc quella catena, vergognandofi di fervire a fe medefimo , poiché
ferve alla— depravata fua voXontk' fchiavitudine , à\ cui , al dire di Seneca ,
Qb') non può dar fi la^ piti pefante ì Perchè non fare un poco di'for» za a le
medefimo per tentarne almeno l’ufci* ta , come i volatili , che prefi alla pania
,fìra* namente dibattonfi , e ftridono per liberar- fene,e febben racchiufi
entro gabbia: do- rata , cori fcelti cibi , e frefcjhé. acque , mai Icordar non
potendoli delia primiera lo r. li- bertà s’afTaticano fempre per trovar inanie-
ra d’ufcirne? E’ ftrana cofa da vederfi y che^ rhuonio nato libero per
benefizio delIa.Na- tura.eche tanto perciò. abborrifce lafog- gezione , pofla
poi per malizia,. de’ fenfi fofFe- rire con pace di foggettarfi
alfervigió.d’una femplice creatura, la quale ancora, èd’uriH. .feflb, che dal
Creatore.medefimo fò.deftinar to ad ubbidirgli per la condanna di Èva c (c)
vìverai fiotto la podeftà delthuomo.yed egk •averà il domìnio fiovra dì te,. Se
qn e ilo fo iTe per apprendere qualche cofa di buono , e di uti- fa")
In Conv.'Qì) hìb. ^t-quajì. nqt V *4* lttile,nè
loderei aneti* io con - Platone laJ lòfferen^a » dicendo egli ; (a) fe ut»o
fervei ttU' altra per profittare m faphaza, o in quaU thè altri parte di .virtù
, quejìa foggezzionet punSo non dijonova ehi ferve . Ma per quan» to può
rieavarfi dalia fperienza , gli huomini dediti ad una tal Torta di Icrvitìi a
me non_» fembrano » parlando tèmpre con tutto ri<> ^eltOji piò iàggi dei
Mondo,fegno ben chia» ro che nulla appt'eadon di buono per un tale eferciaio .
Io bramerei di vedere in quello tra gli huoraloi un poco piò di gialla iuper*
bia per tenere tl Tuo pollo , che loro ha con* ceduto l^Altitlìmo , lèmprc
ancora avendo in memoria tl gran Tentimento di Tullio: (,b') ejfere- cofa regia
il vìvere in tal gufa , cbt nò» fola non fèrvafi ad buomo alcuno , ma neppure
ad una delle interne paffouì . Qui n- di vieti poi TelFerc talora forzati
colloro, giacché riulcir ' non gli puote per debo- lezza di fpirito il far
fronte ad un’affetto dilbrdin.ato ,'e'lbttometternè la ferocia, a cadere di
male i» peggio-, facendoft gloria di’ciò , che è vlziolb , ed ornai
infupcrabile, 0-lafciarfi opprimere-, come afferma il Mora- li (c) da una
mìferìa, dà cui potevano trion- far da principio-. Tutto quello gran male_«
àddunque deriva dall’ appoggiarfi alcuni feon- Getì. I iJ»
Cb)Ì$?* 8. Cc) f ro Syll: 'fconfigliataincnte aJl’ onoratezza, e ad
uh^ certo efler d’;Eroc , Jofingandofi , che npri^ Quante la forza d’wnà tal
ferviti volonta- ria iapranno mantenerG mai Tempre Ggnori de\loro affetti,#
rtguardatt^o, giudi ì^o\i~ bio , (.a') più alla fperanz^ì che al foniàr mcìttc
di impegoanG in im cimento, dove io crederei con iivio (hyejfere più già- .
rio/o il Noa c^attere.cbe il vincere iJìeJfo.V cr quel poco di fperienza , che
ho del Mondo, conferò d' eflere affai contrario alla dot- trina in oggi sì
celebre dell’efler d’Ero?, avendola veduta in raoltiflime occaGoni ve- nir meno
, e fvanire affatto in, pcrlone anco- ra, che per verità sacrano per 1’ innanzi
guadagnata preffb di me qualche ffima^ con un frontifpizio affai nobile di
Mora- le. Nella materia pofcia,,che ora trattia- mo, le fono contrariflìmo , e
ioftengo , che nella battaglia , dove s’interelGno i fenG, ogni Gigante riefee
Pigmeo, ed ogni Eroe perde per ordinario la fcherma ; onds-j S. Agoffino
avvila, che :Cc) ninno prefuma tanto delle fue forze , ehe^ non voglia fug- gir
la donna . Il vero elTer d' Eroe nclT huom cattolico è il diffidar dife
fteffb,^ fperar trionfo Ibi quando fuggej'l perico- lo di cadere. Per una tale
vittoria faria_. ’ ' % . .* • ' necef- (a) Ub. j. (b)
Ltb. Decada z. Cc} Lib. de honefl. miilìer. . V
144 «eceffario , che ognuno avefle Cottimo , e Tadifìlmo naturale
del buon Catone > di cui fcrifle Patercolo (a) ebe no» operò mai rettamente
per apparenza ^ ma per non-* potere in altra maniera operare. Con tut- to
quello però trattandofi'di una familia- re , e continova dimetlichezza tra
huorno» e donna, io non faprei mai dar per ficu- ro neppure colui, che d’un sì
bel natura- lefornito fofle, perchè dopo lo feadimen- to della- natura pel
primo fallo troppo v* abbifbgna il concorfo ancora della divina ■ Grazia per
tenere in freno l’ huomo in- feriore, e correggerne le cattive affezioni. In
conferma d’una, tal verità rifletta cia- • feuno , che tra le virtudi ,
le quali fanno coraggio all’huomo contra de i vizj , alcu- ne fon naturali ,
alcune fono morali . Le_» -naturali quelle fono , che nafeono colP •huomo
fenza impararle , e le morali s’ap- prendono con fatica , e con rifleflìone .
In que’ cimenti addunque, che fuperano la natura , come è il’ faper contenerli
nell’in- trinfichezza col feflb femminile , la pru- denza non vuole , che fi
fidi l'huom favio • interamente delle virth naturali , perchè il •
più delle volte non elTendo neppur volon- ' (arie , perchè nate in noi >
fenza di noi , o po- • » *• » « Ca) Lib. 2. ». 85. •
’ DIgilized ùy Gpogle 145 poco giovano j o pretto
mancano.E’gene- rofoil.Lione, e leggefi, che abbia iftinto di perdonare a chi
l'e gli umilia : ma fe la fame Joftringela virtù manca , cd ufa della fero-
cia; A mbiziofo è il Cavallo , e fembra,che talora fi pavoneggi della nobile
bardatura, onde è adorno; ma fe vede, la biada feor- datofi dell’ abbigliamento
, e della pompa, non fi vergogna d’ accottarfi con tutto il fren d’oro, alla
mangiatoja . Nè s’ olfenda.. veruno , che io porti in tal cafo la parità delle
beftie , mentre il (ènfo vinta , che_» abbia .la ragione , locchè fuccede tutta
voi. ta , che ella non può collaudare all’huomo inferiore , e ritirarlo da ciò
, che è nocevo- le , non è men frcgolatp , che le bettie me- defime , nè in lui
operano meglio , che in effe , le virtù naturali.. Dunque vana è la_. fidanza,
che ha l’huomo fovra di quette_> fole per ingolfarfi inavvedutamente in un
mare. , dove , da tanti fi fa- naufragio . Delle virtù.. morali, ed acquilltc,
et non può far capitale , perchè fuperate ette pure dalla^ pattìon dominante ,
e , dellitutc in ppna deli’ arroganza dalla divina Grazia , che le con- forta ,
ed avviva , nulla poflbno operare, come accade nelle ruote dell’ Orologio ,
dove, fermatofi l’ordegpo. del tempo rego- Jatoi’e del tutto , elleno per buone
, che_> fieno , c.:pcrfette. in fe mode(ìmc,non po- tendofi muovere , a
nulla l’ervono. h , dice» ■ K va / i4<i ' . ^
. va un gran Savio , f/ùff tiit'fpaccìerò mai per huomo fema difetti tù
che noti foggìaccia per lo meno al pericolo dì cadere ne’ difet- ti altrui ,
dandomi a credere d'ejjer nato fra gli altri come una Jìravaganza della Js/a-
tura ; Se tutti pertanto foggetti fiamo al- le cadute degli altri > perchè non
amtnae- ftrarci col loro efempio » e prendere in_; diffidenza quella natura j
che d’ ugual pa- lla eflendo in tutti , può in tutti ancora-* cagionare
un^fleffo oilòrdinc ? Perche de- ridere^ ne’compagni quella gcnial feryith, ed
alzandole bene fpeffo la malchera met- terla in ridicolo » come un’amor
travcflito da civiltà , e làlvarla poi ciafeheduno in fe medelìmo qual mera
feggiadria di gend- lezza indifferente » quando mai s avveraffe il
fuppofto premeffo? « . ili. Ma veniamo all’apparenza d un Ul
coftume,che per verità nel Modo è ma . Per non comparire troppo fuppo'rre
quefta fcrvitò cortefe d un fole ad una fola Tempre ^ ed m tutti viz.offi
, paffiamo,che poffa ella al* re fe non favia interamente , lontana
ai. men dal reato , che io nòn credere volontario in alcuno • Come
tà lai •vcrcnio da que’Critici offervatori diligen- ti delle
operazioni'^altrui , rfr^i regolano fol dall'ellertio ! S%hc nelle azioni
ambigue, e che poffo- no agevolmente interpretarfi ih mala par- te,
noi fiam tenuti a togliere ogni fofpet- to, ed ogni occafione di mormorare ,
ón- de infogna il grande. Abbate Guglielmo, che due cofe commendaao
l'operazione dèli* huotno j l’ animo di chi la fa y e l* ejìeriore apparenza
dell'opera fiejfa .^z^La buona-» intenzione commenda il fatto appreffo Dio, e
l'onefta fuperfizie dì lui commenda appr ef- fe gli buomini .liba balìa
addunque, che.!’ intenzione di chi particolarizza nel conver- fare fia retta ;
ma conviene di piii , che l' opera iìefla apparifea tale, e negar non.,
potcndofr , che quefta j>arzialità verfod’un folo oggetto non pofla
faciliflìmamentcL» foggiacere ad una finilìra interpretazione, debbe
ciafeheduno guardarfene aliai , di- cendo ancor Tertulliano ;(b; che allaCrìr
fliana pudicizia non bafla P ejferlo , ma-* cbè dee ancora comparire illibata .
Quan- tunque per avvertimento di Dio mc3éfi- mo non aeggia farfi , pure gli
huomini han- no come per ingenita proprietà il giudi- care fecondo ciò, che fi
vede, onde un Pa- lazzo, che non abbia Ììgnorile facciata or- dinariamente non
è iìiniatò j benché vago egli fia al di dentro : e cosi le operazioni, che
hanno un cattivo ellerno , poflbno ef- K i. fere . ' • I , . . Cu} la Cant. c. 5. (b) de Cult, f^min. 14^
fere fante in Ior,foftanza ,cJic ilMondo le crederà fempre perverlc,cd inique.
OicL.^ àttefa quefta .peflìma qualità degli hiiomn ni quafi comune , ed .il
fondamento , che ti porge loro per giudicar male , c indiibbi- tàto , che
tanto, chi giudica , quanto chi c giudicato , àverà la;,fua parte di colpa, ed
clfendo quefia lina* materia , che non am- mcttè ia parvità > fecondo tutti
i Moralilli, reciprocamente farà grave il reato . quefla colà per tanto io non
trovo tem- peramento alcuno , onde pofTa .ridurfene_j la pratica ad una
moderatezza lodevole, e quantunque io mi ìia prelìflb in quello li- bro di
fecondare, è la convenienza , c la_^ diferezione , e per fino la debolezza d
ognu- no, dentro però fempre ai termini del do- vere , in quefla forta di
civile tràttcnimen, to parmi di perdere la carta del naviga- ré ,Q non faprei
rinvenirne' una via di mez- zo I Ed in fatti, chi. potrà mai affolvcre per
oiiefla negli éiàtti Oflcrvadóri della divi- na Legge là dichiarazione di
fervire ua^ Conjugató ad una Conjugata , quando que- fla fervitìi per le file
cifcoflanzc, edi nio* fifa cfteriore , e d’aflldua frequenza , e d af- fettata
finezza , quantunque noi fia , vien_, 'però creduta da, tutti per amore ? Altro
per tanto non'sò' configliarc airhuom fa- vio , che il troncarla di netto , e
mantencifi nel convcrlare ifi una tale indififerenztL^
con \ DiglQjpd by 149, con
tutti gli Oggetti , che tolgafi affatto ogni luogo alla fofpez'iohé. Quando il
Sole' ò nel meriggio le ombre fono'airai pie-* ciolc j e nell’ Egitto- éflendo'
égli nel-fe-^- gno del Cancro ' le Piramidi non fanno", ombra veruna,
perche nel mezzo giorno, vicn ad effer lóro perpendicolare appunto.; In tal
guifa quando l’Oggetto del divertU- mento ,■ ò vogliam dire il Sole tcrreno'i’
mantienft nel meriggiò efpofto a tutti leji- ombre fbno'picciolc , e sì
leggieri i forpeti-- ti , e sì mal fondati , che in tal cafo io ne"da-ì
rei tutta la colpa a chi gli' forma indebita-' mente . Ma 'declinando poi l’
Oggetto piìi ad una parte, che all’altra ile ombre, cre- feono , e- pendendovi
affatto lì fanno gran- di, e fufTiftenti , come nel tramontare 'def Sole
formano i Corpi un’ombra affai; luna ga . Quijidi arguirli puotCj'éhe la
parzia<.i Jità verlò' d’un fòlo , o d’una- fola , non ^o- trà mai eflere’
indenne’ p almcnò efterior'^ mente i e-chè-perciò^ elfendci- re’a- di'fcan-
dalo attivò in- riguardò '"agli altri j-nonJ può praticarfi 'liberamente ,
fuppofto anco- ra , che 'per la fua> intrmfeca''ionocenza>nò« fé né fenta
-riniorfo f«)ìpecidonò anché’i Leggifti , che il dare-occktjicm-'d'alcùrt’ddn-i
no ilo che dare'*l-d'aaM' 'mede fimo : e K 3 S.Pao- ■Éi
ìtàmÉUtk fa) Salye,de fer, ^ ae[Uàìlb'càe fecwr,^ ij‘ )
I Digilized i>y Google $. Paolo afferma, che
il porgere adito. colio fcandalo alla fiacchezza degli huomini di peccar
giudicando , è peccato direttamente contra di Dio ; peccando , dice , voi
cantra i fratelli , e percotendo la cofeienza loro in^ ferma , peccate contra
di Crijìo , («) Efami- i}i dunque bene ciafcuoo fòpra di quello ifùoi andamenti
,' C confideri, fé vedendo ^gli. in qn* altro! quella fteffa procedura, che.
egli tiene in converfando particolare mente mai Tempre, fe ne edificherebbe,©
pure. .ne relleria fcandalizzata,. e corregga in Te medefimo; (bUecitamente.
cih iche in altri .condannerebbe. Se poi egli vede, che non polTTa altri
apprender per male ciò, che egli opera colla fuppplla indifferenza, feguici
pure, che io non farò mai tra co- Ip^rQiChe fi tengono, in giudicando , alla^
parte, peggiore. • • j ■ . .I V. • Vogljo per ùltimo in quello luo- go.
riflettere alquanto , giacché più innanzi do v.r.ò; trattarne di prop.qfitp ,
(bvra la dab- benaggine , per- non chiamarla con altro ti- tolo ingiurioiò ,
d’alcuni Mariti , i. quali fof- Trono in pace , -che. de lor Mogli fieno ler
vi- vide in quella gu!ira,q facendo i Tordi alle_j pubbliche, detrazioni ^ eh e
Tentono. TarTenc, 0 non' ' volendo interamente, capire la To- danza
,Cu) u ad.CelrMtb, 8v 1 2. DigMzedHI^ Google
I IJ I « d un tal coflumc . Parlerò prima di quei
Mariti j che .tìvj eÌTendo perjfe mede^ unii , e fpezialmente colle donne
altrui] non poflono pcrfuaderfi, che: altri fieno in.; ciò ico eretti .
Voglio , che non lì molìrino facii 1| a fqfpettar male per tenerfi lungi dall»
altro , pllrenio di gelofia , da cui ijalcono' tanti guai giornalmente in molte
cafC] co- me dice lo Spirito Santo nell’Ecciefiaftieo: (.a) ma non sò paflare
quel chiuderfi djL. P?r tal maniera l'pcchio Ibvra gli an- damenti delle
Mogli, che lafcino iorp, per la briglia fui collo , e gli permetta- li
libérta.j^che in qualunque altro (ia- to giudicherebbefi. per un’ahulo.
Vederle^: (tare tutta finterà giornata ed, oltre alla..' mezza notte in
compagnia di quei, che le fervono, pare a me, che fia non feorger lume — », ?»*
— i??* !^^f|ando ancora H .Capo di ;Ua fempljce , ed ingenuo.»
potrebbe a mio- giudizio prendere agevolmente in^ dimd^nza’ una tal
(èrvitò Iblo ,• penlando • ftwtàfi a rinvenire iin buoa^ lervidor.e
pagandolo ancora con abbondante falario-, troppo faria .poi felice la .moglie^
fna a trovar chi la ferva con tanto d’ atten- zione fepza veruno, interelfe .
E| quello un argom^to sì facile , é sì naturale , che lo la- ^ 4 .
ria (a) 26. 8. » f \ • * -4 à • ^ • «
«i • % * • * Digitized by Google ...
ria benanche chi non vide mai logica in vi- fo; Che fe poi debbo crédc'rfi -,
dalla qual co- fa io' non fònó mai per- ritirarmi , norrddrfi alcuna feconda
mira in codefta fervitìi sì rigida-j e foggettofa , potraflì ben dir con_»
Platone., '(a;) che x -hanno ' pér'difto ^ Cùn ' loro buona pace *, la metà del
giudìzio 'Quegli, che vi foccombono :Crcào bène , quel , che credono molti
;cioè; che le Mogli loro fieno onefliffime , e nette in ciò da ogni macchia
anche. "minima . Non per c^uefto però'idee' loro'àccordarfi uiià licenza,
di viyereichc quando" non pofla 'col. tempo macchiarle i' può fare ';pe’rò
, che altri le. teiiganó già per macchiate ; Se fù cònfiglio- dcl Profeto-.
Rèale , C&)cHe le Conforlr fticno in cafai-. non folpv 'Hia ritihitc
^'bèriarichc negli' an- goli più Vrerho ti di cKd'iJìialatuamoglie- . fié*
cantv delld tua cafa ; ''còme dunque.-! pòtni ' lòrò accòrdare' il rriàrito
prtìdéute , o lo ftàrne fenipre fitora , o* ih' elfà àcfc'òm- pàgnXte-fcmpre da
ccrtf ihdivifibilrAcati che Témbràiio'MP Battello ideila NaVe J o il
Piedèflàlió 'dcna'CòIònh’à"^? Ató dalla » • 0 t relazione
-altriii ', e 6allà‘ fporicìiza' òcvi- lare , 'che i jùrchi non lafciano
Tóì*tire'di cafa'lè dònne loro fe nòrt Copértè ; é th’e gli - .. < .1. . . *
- £brei- (a) 6. ds Leg, (b^ Pfal. 127.3. , . •— Ebrei
non le danno adito nelle firtàgoghe,fe non fedivife affatto dagli ’
huoriiini : onde_j non può non cflerc moftruofo' il’ permèt- ,terfi da i
Cattolici alle proprie una sì coh- tinova , ed indifcreta dimeftichezza ' coòl
chiunque defidcra di trattarle . Sembra in- giuria, dicono alcuni, il contarci
pàfliì a. cer- te donne , che nel candore non ia‘ cedòhò alle greche Penelopi ,
nò ‘alle Remane 'Lii- crczic’. In primo luogo io'fbflèngo', ’cheò una. donna '
veramente .amica' 'dell' ònefià non fbfFrirà di yederfi accanto; feràpre,,p'e'r
. dir Cosi , uh, puntèllo , quafichc non pòteffe reggerfi altrimente ,
come" feii za l’olmo la vite : òdi quefte ne vediamo- '.anche a i tcm''«
pi hóflri moltifllmc , le quali rihunziaridó faviamentc alla -gran moda non
ammetto- hb Buone- ‘voglie al lor fervizio , nè altri Pir- letti , fuori
di'qucgli ,che fon pagati dà i lòt Mariti'. Ma. 'oltre ancora di ciò chi non
"viede 'hoh efl ere iftgiufia , ma fpczié' bensì di lì?-’ ;ma','edi
rifpcttó , l’irivigila'rc i Mariti all^ cuftodi’a delle Mogli acciò non
s’accbfti vò- ruaó ad òfeufàrè' .anche inminim'à parte lo ■fplciidorc di ior
pudicizia ? Forfè mancò di Convenienza •vèrfo ' di' Sarà laa Confortélì 'Abfamò
j’C'J)?'ì'è)rchc invitati ihcAfa i treih Pélfegririi- incogniti- fece loro'
ogni' forta^i damo- • é * * I (a) Gen. i8.
1 *54 .4’amorcyote^ accoglimento lenza chiamarla ^ancor
efla a cpmiplimentargli ? Le die ben^ ordiaeldi preparar lofo.Ia refezione,
perché folTc a p;^te nel merito della fanmOrpitalh tà , ma non permife , che
ella mancàlTe , còl .l^iarfì vedere., al lùo contegno , ed al do,, vuto ritiro
, Quello , foggiugne qui S. Am.- irpgio , (n,) Cibe riguarda la pietà ^ Àbramo
lo9>uol eoù .ejfa comuae iquelldyche appar- tifue alla verecondia, lo Jafeia
inter amen^ te a Sarà} il Marito flà Julia porta dì caJcLa per ifpiure il
puffaggìo degli Ofpìti , e Sara difende nella ritiratezza il candor del fuq
fejfo. Io non vorrei , che ciò derivafle da me» /a debolezza di fpirito nè i
Mariti, '} quali'^ poco a poco lafciandolì guadagnar la mano j^Ile Confòrti fi
riducono a quella foggèzio- ncmede(ìma,che dovrebbòno da elle rifeuo.. fere ;
onde conolcendo il male y per conferà .vare però, come alcuni dicono pocofènla-
tamente , la pace , non olànò di rimediarvi, ]^a legge dc;i Giudei nel
Deutèrcnomio, 0) jchc i non fiveflìlje la donna colle vejìi dell* buomo y e che
PbuÓmo non u/ajfe degli abiti /etnminilix ,tà io (limo , che ;mira(Te' un tal
precetto alla gravità , che a.ver debbe l’huQ* mo per m.antenerfi in grado
autòrevple-* fovra la donna . A i tempi nplìri . però non fi , - ofler-
C») Ub, I , c. j. (b) cap, zz. Digitized by Google
oiTcrva certamente quefta legge » redeodofi anzi molti di codefti
ridicoli travedimcntit onde podi!) non pochi Sanlbni . alla rocca» feorgond-poi
baldanzofe . le Dalile ciogef fpa(U»efarla in. tutto diQioticamente dau huomjni
^Non.lbno io dato, mai d’umore di pegare al fedo donnefeo un certo pregio ^
accortezza » c di virile intendimento » e con* fedo di conofeerne nioitidime di
tal qualità; pure parlandoli generalmente > h DoJf»0 t fecondo A yerroe >
Uff buomo imperfet* tcf ; e perciò debbe edere diretta dali’nuomQ in
tutte le die operazioni » e non avendo edàf come pure decide Aridotelc » C^)
che uà* «r* bitrh debile » ed i» fermo x ha da fard regola nell’operare.dei
cQdumi » che vede pei Aio Marito » conchiudendp per utile infegna- mento, io
Aedo Filofofo : la Mogli giudicate s che $ coturni, idei fuo Marito f.e-
no 0ua. legge: della propria tìita a lei pr f ferie fa da Dio^c), pel
eougiuugimeuto del Matfitnouio . Non manchino dunque i Mari* ti dirpr.ecedere
coH’efempio.alla buona con> dotta delle Conforti loro,»;{oyradando fem* prc
autorevolmente , ma nella foave , e di- fcreta^ nwpicra,che gliprefcriye
Plutàrcot id) ^gieeft%t,dice , fbe. prefieda alla Moglie il I
UJl'Mji III I. mniyw .(a) I . tbìf. eom. 8 ij fb) i. f.ol, (c} y.Oeeon.
i^ff^epìrdcept.cofiigl 15*^ . , Marito i 'ijftn come 'KtrVadr
otte 'ciWarmentOy ma come P Anima al Corpo , ad ejjò congìun~ ta per una certa
naturale confederazióne^ d’amoré e di ben'evólenza. Vaffò- con t|uefto
all’ordine di quei Mariti •, che avendo pun- tò , o poco d’ambrc' per le
Conforti ,*che_i Iddio ha lóro cogiunte per-le^gc matrimo- niale",
diftcndónQ.fiiori di cafa il proprio ge- nio-, e fi divertono fptto il pretefto
di quella civile fervitfi colle Mógli altrui'. Sempre mi fiè rendùto difficilé
da'- comprenderli comò hiiomini di tal’ afiare' nóh fi pèrluadàn'ojche altri
pofla eccedere nel fervirelé Mogli lo- ro', quando elfi tràlcórrefiero mai
fuòri de i limiti dell’oncllà nel fervire le dònne d’altri. Quando ciò
accadèlTe mai , che non voglio allumarlo , faria ben quella- una'lbrta di ce-
cità vòlontària,'c maliziòfa, per cui badando eglino
all’inter'cire'delle’propl'ie Ibddisfazio- ni chiuderebbònò gli occhi a~ bella
pòlla^» per non eirériié'’tiprèfi.'beh- giullamentc, fullà maniera" di
vivere’, che praticano le-» Confòrti' loro ,pividpnfi,ciò''.fupppllo in_.
quella forma -, ohe- effer pòfelfè V gli animi uè’ con jpgati i e ctÒV eh’ è
contragehio , ed ’iàntipatia indégna' del làhto loro 'cònlbrziò, fi qualifica
per armonia di pace', e fi onora— col titolo di fcambievol concordia . Dal De-
monio xertamente- fpargefi in alcune Cafe Cattoliche la femenza d’una tal .pace
infer- narc péf fare centra il divip precetto deYe-^ " ' " ’
’'^eti greti divorzftra perfone legate inficmc col nodo
indillblubile d^m reciproco amore. Pc- fie non può darli peggiore di quella
fra’con- jugati > mentre alicnaiidofi ,‘c morendo .del tutto rafìezion
maritale, vi nafee Podio , cd il pefìimo diiòrdine di proccuraiTi Piino, e Palr
tra con libertà un palcolo geniale , c dentro, c fuori di cala •Mancando pofeia
i Mariti all’ uffizio lor proprio d^infifterc fopra la direzio- ne delle Mogli
lappiano , che fi fanno rei preflb Dio , e del proprio traviamento > c di
quello ancora delle Conlbrti , che alla tra- (curatezza loro attribuifee • Ciò
fi vede pa- lefc quella di Putifarre , la quale adocchia- to il cado Giufeppc
Ebreo (,a) giovine di bel- lezza uguale allafomma fua continenza-.,
icordatafidèl contegno , e di femmina , e di Padrona , ebbe ardimento di porlo
con in- degne richiede in pericolo di macchiarfi . Ponderando S j\mbrogip un
tale a vvcnimcn- toaferive alla trafeuraggine del Marito la_, icorrezionc della
Conibrte così dicendo : (/;) fio» era in potere del Servo il far tì , che non
fojfe veduto : dovea il Marito pigliar cautela fovragli occhi della Moglie .
Panni per tan- to , che tutte quede ragioni debbano pciTua- dere ciafeuno, cui
prema la propria làlvczza, a ritirarli da un tal collumc , che jìcr
niuna^. ma- Ca) Gen. 59. (b) Lia. de lof. c. 5. .
158 maniera può difehiedi (cjuando noi faccia.* la colcienza particolare
di chi lo pratica , a_. cui io non m' oppongo ") e vedendo in fondo a
quella fpezie di fervitu,che ben fembra più che civile , deteftarJa , c
fuggirla , come un.* principio di fpirituale rovina , che tanti , tante potria,
non correggendofì > guidare al- la perdizione fatto colore di moda , c di
gen- tilezza 4 Delle / Delle Pcrfonej colle
(inali Ji dee convèrfare . < • ' r • • t I.Q E per
(ciegHere la Conver(àzione, corné . w J di fopra fi difle , v’ abbifogiia un
lungo \ e maturo configlio, tanto più lenza dubbio le nc ricerca per Ja fcelta
delle perlbne ,colle_/ quali dee converfarfi, più iaqucfiò , che in_, altro
eflendo veriflìnio il detto di Tucidide.,,, (tf ) che la prudenza parlar tfce
nelle delibera- ziont una giudfzioj'a lentezza . Non poten- do pofeia negarli
al gran làvio di Grecia Bir ante, che più nel Mondo fieno i cattivi, che.j i
buoni, tanto meno potrà contenderfi , cheJ« non fia colà da ftolto il non fare
lunga, c pru- dente difamina sù i cofiumi di quelle perlbne, colle quali vuol
praticarfi : e chi di ciò fi fà- ceflc gloria potria con Tacito annoverarli tra
gli huomini incolti , e bàrbari , 4e* qu^h egli difie ad altro
propofito,C^_)che,yàati>'<7ff'- doglì fervi l eofaP accorta lentezza
giudica, tono imprefa d’ animo regio r efeguirfubho ogni determinazione più
Jlrana . Per elegge- re addunque con ficurezza bifogna farlo col- la feorta della
prudenza , e non mai per i m- pul- ' Lfb.z. (b}
Ubo6*AnnaU . _ i6o pulfo delle paflTio.nJ 5 che (lf*tc
cirendo femprc nemiche della'ragione , tolgono anche per Confcgucnza il
vantaggio delle migliori ele- zioni . La podefià deli' eleggere è un privi-
legio , che diftirigue da’ Bruti 1^ anima ragio- nevole, e r ha iddio conceduto
airhuomo fo- 16 coflituendolo j come là più nobile delle»-» creature corporee ,
in una piéniflìma libertà d' arbitrio^ perche appigliandofi di buona vo- glia
al bene , e alla virtù, fi faccia , come urL> merito all^ eterno premio
dieffa, che egli per altro difpcnfa nel Cielo per mero genio dcir infinita fuà
mifcricordia . A qucfto pri- vilegio di libero arbitrio s’ oppone poi V ap-
petito irragionevole , che noi chiamiamo pafiione, c togliendo la libertà alP
anima d’ operar bene in grazia del corpo , toglie an- cora la fiivia elezione,
che è primogenita dell^ arbitrio, onde Seneca fcrifle profondamente: (a) ntum ,
che ferva al corpo , tjfer lìbero . Ecco dunque chiafiiTìma 1^ importanza di
ti- rar fuori da quello impiego ogni paflìone , fe brama ? hiiom favio di
fareun^ elezione , che (ia fua, libera, prudente, e profittevole .Con- viene in
quellò non clTcre come 1’ erba , che dicefi parctaria, la quale s’attacca
indiflercn- temente ad ogni muro; ma confidcrando in», tutte le cofe il fuo
buono , faperlo pigliar di mi- • Ca; r/>. 93.
i6t mira, e volerlo ad efclufione di quanto poteA fc parere al
fcnfo più dilettevole , c più dol- ce, eflendo quella, fecondo Quintiliano :
(a) cofa da huomo eccellente . Venendo poi agli oggetti della Converfazione ,
che fono per ordinario le Donne, fu, non puònegarfi, biz- zarria da Poeta ,
benché ricavata da un lodo configlio di Platone , quella di riHetterfl dal
fiattida , che danno interpretandofi ana- grammaticamente la Donna debbono
feie- glierfi per ciò le più picciole, ed in rìodra fa- vella così rifuona
. Scter tra t danni convìen fempre il minore • % • Ma
parlando con ferietà dico effere miglior partito l’appigliarfi al cohforzio di
quelle^» donne, che moftrando meno di fpirito , e di brio fono più ancora
inclinate alla faviezza, - elTendo fempre per quello minore il pericolo di
rimanere prevertito in chi le tratta . Ben però è vero , che ricercali anche in
ciò una_. particolare attenzione per non lafciarfi in- gannare ,come , fc non
fempre , fuccede tal volta, da una certa affettata modellia , che_» peggiore
eflendo affai d* una manifella , ma_. ingenua vivezza, occulta fotte il
contegno la frode , e vibrando fottomano la freccia ò più - • - ■ L •
ficu- Ca] Declam. 95* [b] in Protag, \
ficura nel colpo: ulcufjì ^ avvila Tacito 9 (cT) nafcofidotio Jotto il
coloTC una ajluta coyfjpor ftezzd un ptjfuno animo . Ciò ancora hi con-
lìdcrato dal buon Seneca > onde lafcio lei itto: fuggite da certi volti ,
che più fon da^ te- tnerfi quando arrojjifcono^ qnafi , che abbiano con ciò
gettata fuori tutta la verecondia dell\ anima. Nello lluolo delle molte donne
là- vie, e prudenti , che pur tante fe ne contaro? jio lempre , e fe ne contano
, vi lòno alcune-> faputclle, che lafciandofi ad ogni momento cader di bocca
una (entenza la tan da Filolb- feire,ed a guifa appunto di Secondo Cariiiate,
del quale diffe lo Storico precitato , che : [r] avendo fempre fulle labbra la
dottrina de^ Greci y punto non ne riteneva nel cuore ; fpu- tano fempre dolce ,
e grave , adonta dell^ amaro, e del debile , che han di dentro > e pi-
gliano con arte molti merli alla rete . Po- chillìmo avendo clfc di merito per
le ni;ede- fimc ufano dell’ incantefimo per legare al- trui, come i Popoli
dell’ ultimo Settentrione, che privi di forza fi valgono della magi^ per
affafeinare , ed Iflupidire i più robulli allo fcrivcr d’Olao. (</) Ottimo
farà per cono- fcerle bene il documento d’ Ariftotele, il qua- le notò, che:
le'] il Jilenziq apporta decoroy cd orna^ [aj Lib. 6. Annal.
[h]Ep. 1 1. [c] Ib. [d] lìb. 3. c, I, [ej i.Polìt. ' . V. / .
ornatézza alla femmina ; onde potrà l’ huo- mo di Iciino l'coprire
affondo l’ animo di effe dalla moderatezza , che vi fcorgerà di parla- re,
arguendo , che l’ interna virtù regolando la lingua loro non lafci ufcirne ,
che fonti- menti pelati , e malTime di vera faviezza per allontanarle da quelle
, che mettono in mo- ftra una Morale confluente nella mera pom* pa delle parole
. fu] j^on pochi , dice in tal propoflto S.Agoftino, cercano con gran dili-
genza ì detti fapienti , ma •nogliouo avergli nella teorica della dottrina^ e
non già nella^ pratica-delia vita . Quelle poi, che fl tengo-? no in
riputazione di belle parlatrici da feinc- deflme fl manifellano per più perigliofe
tut- ta volta, che fervanfi d’ un parlare terfo , ed elegante , come d’ un
vezzo per catena di chi le alcolta, più godendo , come dicea Salullio, [^J d'
avere un* apparenza , che una fojìanza buona , e lodevole . Non condanno io già
in tutte le donne lo fpirito , c la cultura d’ uii_> parlar proprio , la
qual cofa molto è più fli- mabile in quel feflb , che d’ ordinario non s’
applica di propoflto agli fludj ; ma difappro- vo l' uiàrne con feconda
intenzione di piacer re , e confeguentemente addeicare chi le ode facendone
come una giunta di futTidio alla_> forza , che ha pur troppo la bellezza per
fe L 2 me- (a) In Pfal, 1 1 8-Cb] In Catil.
164 medcfima . Siccome poi io non pofì'o in quc- flo aflblvcre dal
reato alcuna donna, cosi non lafcierò maidiperfuadereagli huomini di ret- ta
colcienza il ritirarfcne , come da un vele- no, che tanto forte effondo ,
quanto dolce , e gradito , Tempre è più ficuro d’ uccidere . • II. Ed in
fatti quefta iattanza di fpirito , e di leggiadria briofa , tanto prefib di pochi
mcn laggi decantata in oggi nei Mondo, ha cagionato un inconveniente, del quale
a mio giudizio egli dovrà peotirfi per lungo tempo, quando pure deggia fperarfi
, che polTa cor- reggerio affatto . E' quello V efferfi la parte più debile
rondata padrona difpotica della più forte, cioè della mafehile, che legata dai
fem- minil brio peffente più, come do vrebbe, non fi da luogo di comandare ,
onde io ripeterò qui ciò, che mi dilTc per ifcherzo , ma grave- mente, non ha
molto, un gran Savio intorno alla nuova nfanza del Cerchio nelle Donne-* del
noftro tempo: ere. che i:on con^ te:ita^jdofi quejìo J'ejjo di comandarvi a
bac* eletta^ vuole occupare ancora tanta parte di Mcndoy che gli buomiuì più
non fapranno do- Ve pofare il piede ^ e dove ritirarfi per dar luogo a codejìa
Jìrana eferefeenza di lujfo ! Oò fuppofto , lenza però mai togliere il luo- go
al vero per chi meglio divifar Io fapefle , troppo è do verofo il riHettcre
feriamente ful- i la maniera di feoprire V interno dllce perfo- ! ne
prima di metterfi aconverfar con effe-j I inav- I I ^
d tiy Google inavvedutamente . Quelle per tanto , che_» fono
di buon cuore , e d’ ottima indole , han- : no ancora un aria efterna di macfth
, di chia- i rezza, e d* ingenuo candore , e fi didinguono per ciò bene fpeflb
da quelle, che non hanno capitale di virtù; onde riconofcendofi come i I
Metalli al colore, poflbno molto giovare nel- la (celta , che debb.e farfene .
A queflc bifo' gna dunque appigliarli , quand’ anche.» vi fi trovafle meno di
quelle doti , che più piacciono all’ occhio, o alla mente poco pur- gata dalle
materiali fpezie , attendendofi cia- 1 Icuno al buon configlio di Seneca , dove
mo- flra, che; (a) P animo rimirando le cofe "vere, I ed ejfendo
perito dì ciò, che debbe dejiderarfit 1 non per P opinione^ ma per la natura
loro le^ I apprezza . Si ftigge con ciò il pericolo d’ in- I gannare
dannolamente fe ftelTo , preziolb t giudicando ciò, che è vile, e che non
merita I r elb’mazione dell’ huom prudente , cui fem- I pre ha da piacere il
meglio,o per lo meno ciò I folamente,che in fua follanza è buono . Que- I (la,
al dire d’ Orazio , è la difgrazia di chi vc- I de gli Oggetti coll’ occhio
della paflìone , an- I zi che del difcrctodifcernimento, poiché cie- ca eflendo
ella non dillingue le qualità, e-> confonde col buono il piacevole , e per
ciò j nelle perlbne, che riguarda con tenerezza-. ; I II I ■
I 1 Ca) \ \ Digilized by Google
t66 Jl •otztó V ìnganita yes)P alletta ì Che il
Commenda nonfoly ma fen diletta . (<*) V amor delle cofe belle è non
poco equivo- co, ma quello delle buone è Tempre favio:on- de io non lafcicrò
mai di lodare quell’ huo- mo , il quale elegga la pratica di quelle per- foné i
lo fpirito delle quali più nei coAume.» rifplenda j che nell’ eAerna avvenenza
del brio . Se tra le Donne per tanto alcuna fe ne tróvafle , che fi facelTe
gloria di eflere la piiù corteggiata , io la'crederei ancora la più pe-
ricololà, e più degna di venire fcanlàta, men- tre parendole di meritar
veramente quella_> fpezie d’ ofTequio , che per lo più Tuoi eflere_# un’
adulazione dell’ avvenenza, come fe gua- dagnato r avefle col pregio d’ una
loda virtù» fi appaleferia da fe medefima per leggiera ,e nocevole in
confeguenza a dii trattar la vo- Icfie. Meno poi non farà dannofa la Con-
verfazione di quelle , che affettando la beltà ffranamente,fe ne pavoneggiano
ancora ol- tre mifura , come appunto fe un tal fiore po- teffe renderle
ugualmente ffimabili, e buone. Perchè poi in quello può eflervi dell’ alluzia
non cosi facile a difeoprirfi , fìngendofi da_. cert’ une di non curare ciò ,
che più curano , è re- , — ^ 1 — • I 'i li — ^ (a)
Lil/, i,Ser,Satyr. 3. è regola certiflìma di conofcerle fenza sba-
glio l’oflervare la picciola , ma coftantej invidictta , che fuolda effe
moftrarfi cen- tra le altre non meno vaghe , e la premu- ra di comparire mai
Tempre > cornei’ accorta Fabulla di Marziale in compagnia delle meno
avvenenti per tirar vantaggio dal lor con- fronto . Perchè in un Mondo si vaffo
, e sì pieno d’ umori diverfi , può pure ancora tro- varfì una tal Torta di
femmine , Te mai fi tro- verà per me giudico effere il conforzio loro
pernizioTo in ibmmo ; poiché vane clTendo , e tronfie d' un patrimonio ,
cheinfe mera- mente confiderato non è , ehe fango frale-» > non potranno mai
tenerfi per capaci di por- tare alcun giovamento a quei , che le prati- cano .
Ed in vero qual gravità , e fbdezza d’ animo potrebbe mai fupporfi in una
Donna, che invaghita, come di Marcilo finfero i Poe- ti, di le mcdcTima per
quello, che c in lei fen- za di lei , c che perciò dovrebbe difingannar- la i
fi vedeffe vogliofa in fommo di farfi ado- rare qual Nume terreno , ed indurre
gl’ altri a perdere il merito degli affetti in colà inlìa- bilc tanto di fua
natura, e caduca ? Se foffero tutti gli huomini dell’ umor mio , che non è
forfè il piò auffero , farebbe lor naufea certa- mente ciò , che a moltiffìmi è
cagione di ma- raviglia , mentre io non trovo cofa , che pili mi diminuifea l’
eff imazione della bellezza^ , infima qualità di. tutte I e cofe,qaanto la
pem- É 4 pa« i68 pa, che io Veggia farfene da chi la
pofliede-ii I concorrendo nel fentiraentodi quell’ huomo d' acuta villa, che
dir folea ‘.quella ejjere tra. le creature la più brutta , che fi tiene ,
effe»- . dolo ancora ,per la più bella , e troppo moflra di compiacerfene . Sia
pure un tal pregio, quello , che più piace a’ Platonici > indizio d’ anima
pura , limpido raggio dell’ eterna Bel- tà incomprenfibile , e fcala per falire
al cono- feimento del fupremo, e vero Bene ; per la_. mia parte io ho ftimato
Tempre più làggi&_« edere quelle Donne , che dalla natura Torni- tene a
dovizia danno a divedere di non cu- rarla, e premendo fòvea la Tola bellezza
dell’; animo, che è la vera , la durevole , c la per- fetta, lafciano, che
ognuno Taccia dell’ altra_, quel conto, phe più gli aggrada, lungi tenen- doTi
elleno intanto dalla colpa di concorrere, in qualche parte nell’ adulazione
de’fuoi am- miratori . 11 Signor di Tarrin diTcorrendo; nel Tuo libro
intitolato La frenerà, e gli Obe~ lifehi d' iArlet t di due llatue aliai nel
mon- do Tamofe, cioè della Venere , che vedèfi nel- la incomparabile Galleria
Reale de’ Gran^ Duchi di Tofeana i e della celebre Diana d’ Arles , dopo lunghe
, e ben fondate ragioni preferiTce alla prima quella feconda, poiché jafeiando
alla predetta Venere tutta l’ efqui- fitezza dell’ arte vi nota un vago
teatrale-» ^ pericolóTo , ed ifligante , laddove nella fua_» Diana rifplende un
aria grave, fignorile, pu^ Digitized by Google dica, e
che da (e concigHafi tm ibmmo rifpet- to . Da ciò può dcdurfi la conferma
della^ ^gran verità , che di l'opra accennammo . Ne -^^qu'ì è da lafciarlì P
errore d'a]cuni> che fi ere» don ficuri per avere eletta la Converfazione di
Donne già attempate , onde gli fembra d’ aver fuggito ogni pericolo di
traviamento <. Quando elleno fieno abituate nella laviezza.» io ne approvo
la pratica, e la commendo, po^ tendo la G io ventò impararne alTai attefa la.,
molta fperienza, che hanno effe del mondo» per la quale combinando le palfate
colle pre- l'enti cofe , nc rilevano Ipellode i documenti utilifiìmi a chi dee
mettere, come fuol dirli , i ferri in acqua la prima volta per far la fua_.
comparfa tra gli altri . Ne olia il non avere clTe r ufo de’ ftudj , poiché la
pratica tal vol- , ta nelle cofe difficili nc fupplilce il difetto, ed alcuna
di loro potrebbe in quello difenderli , come Alinda preffb del noltro
gentiliffimo Collega Enotro Palianzio : C^) . * \ So/a dell’ huom V ambì
zìo» tiranna ■ . Il nojlrofejfo a non faper. condanna . Tutta volta
però , che folTero di cofiume di- verlb crederei, che dovelTcro evitarli al
pari delle altre , (limando io più alfai dannofa la_> Con-
ca) Canto 3: ì'7o •Converfaziohe d’ ari’ attempata
fcorrcttal. , quando fi dia , che quella d’ una Giovine fa- via . La ragione fi
è feguitando un tal fuppo- •fto , che feinpre voglio credere impoffibile_«,
perchè in tal cafb la pratica ben lunga, che_» hanno codcfte del Mondo, non
avendole an- | coradifingannate abbafianza, riefee non iblo d’ ammirazione , ma
di motivo benanche a i giovani per invaghirli d’ una maniera di vi- vere, che
fempre dolce in altri feorgefi , e_> Tempre gioconda. Preftando elleno come,
ai dir de’ Poeti , le Gorgoni l’ una all’ altra 1’ occhio venefico, a i loro
trattenitori la mali- zia cangerebbono troppo agevolmente i’ in- dole buona in
rea piegandola deliramente al vizio. Per diflinguere una tal Torta di fem- mine
, giacche la credo fempre in ogni luogo fadiflìma , nulla pih v’ abbifogna ,
che fuper- fizialmente mirarle, e toflo dagli abiti fe ae_» ravviferanno l’
interne qualità meglio , che dal mantello non fi comprende talora la con- ' '
dizion de’ Cavalli . Se mai compariflero pih ricche d’ abbigliamenti , che non
di frutta-, gl’ alberi nell’ Autunno, fùria fegno infàllibi- le di leggierezza
, c di animo non peranche.« pulàto . £d in vero, fe ridicolo renderebbefi un
Architetto , il quale unir voleffe all’ anti- co il moderno fenza temperar l’
uno coll’ al- tro con qualche modificazione proporziona- ta per togliere la
crudezza di due contrari : non faria certo oggetto mcn degno di rif^
quél- Digitized by Go^le >7* quella donna di
tempo » che alla fbdeaza dcIP età grave unir volefle le finezze, che potefle-
ro condannarfi per eccedenti anche nella pijh florida Gioventù. Baderà addunque
una^ femplice occhiata per guardarli da un forni* gliante pericolo, che non
faria certo , incon* trandofì, il men grave, e dannofo . 111. Alcuni
ancora li trovano tra gli huomini d’umore tanto particolare , e per vero
diredravolto, cha nulla mirano al dàn* no di elegger male i foggetti del loro
diver- timento , purché acquidino la vana lode^ ingannevole di perfoiie di buon
cuore col la- feiarfi piegare ad ogni parte; come fe buono* cd efpcrto efler
potefle il Piloto rivolgendo il legno dovunque fpirano i venti . Se egli -
fempre trar fi lafciafle a feconda meritereb- be la taccia di Seneca (a) dove
dide : chi non sà a qual porto s* indirizza nian •vento può chiamar fuo .
L’huom di buon cuore ha lem- pre da modrarfi inclinato alia virtù , c fc-
guitare la Corrente fin tanto , che non s’im- batta in odacoli , che da lei lo
divertano, come l’efperto Nocchiero appunto , che pi- glia il vento fino a
tanto, che noi dilunghi affatto dal Porto , a cui tende . Non è buono quel
cuore, che apparifee indifferente per appigliarli occorrendo , o al male ,o al
be- : .172 ne : c Ce Phuom- buono j come bcnifllmo in,-
l'egna Platone (a) , è fimìle a Dìo , debbe_* eflcrJo ancora nella fermezza
tanto propria della Natura Divina , e comparir fempre ter hacc delle (àvie
rifoluzioni , /« effe , al dire-j di S. Agollino effondo la mente de* faggio €
buoni huomìnì immobile . Chi dunque giu^ flamentc . vuol farli tenere per
huomo, di buon cuore dee fuggire ogni Ibfpetto di mar le , cd abborrire per
confoguenza la confue- tudine di quelle perlbne, che fvqgiiar lo polr fono
della virtù , poiché non è buono , fecon- do Arinotele chi non dilettafi
dellc^. buone operazioni , e tanto meno lo farà chi fceglie il trattenerfi con
coloro > chq aflblu- tamente operan male . In fatti qual pruden- za potrà
fupporfi in quegli , che eleggono 1’ oggetto della Converfazione, che può
fargli cattivi > quando fecondo il prefato S. Agoftir ho Cd) la prudenza
infegna ciò , che dee te~ uerfiye do , che dee fuggirfiì Saranno elfi e derill
dagli huomini favj per averea bella_. pollà ^elto il male , o la cagione almeno
di clTo,ed accufati dal proprio riraorfo pec aver voluto afcpltare in quello
più il ge- nio > che la giullizià. Chiuda l’Kuom di fenno. pertanto,
l’orecchio al dolce cantò delle Si- : rene , j (a) in Mini
Q^) de Or din. Cc)5, Ethic, e» S» Cd) ^d fratr, in Herem. •
Digitized by Google rene , che poieiTcro invitarlo piti per
uc- cidere , che per dilettare , e diftinguendo fa- viamente dalla verità la
bugia ne penetri •bene il cuore prima di credere al fuon della^ •voce , perchè
l’erba più folta , c verdeggian-* • te nafeonde talora il fiiolerpc , ed il
pomo a rhirarfi più vago racchiude fpefle volte il •verme , ed è guado nel fuo
midollo . Non dì rado fuccede-, che le perfone , le quali dimo- ftrano ad un
l'oggetto particolare un genio più appaflìonato Ibno Ibvente le meno capa- ci
di vera amicizia j come l’ombra , che fie- gue per tutto il corpo, ellendo pure
incapa- cilfima d’amarlo . Chi ha da comparire in., pubblico, e fard la prima
volta huom di Mon- do , dabilifcad bene queda mafììma in meur te ; bensì trita
, ma di fomma utilità , che_» femprc non è oro tutto ciò , che riluce, e che
anzi talora il troppo lume può elTerC indizio di falddcata ibdanza, vedendofi
alcuna volta più rifplendere a cafo un femplice vetro,che un diamante di fondo.
Si guardi egli con tut- ta premura da certe ederiori finezze , che_» tendono ad
allacciarci cuori mcn cauti , e dà quei foggetti , che fimulando d* efier tut-
ti di tutti non fono di veruno per veri- tà : perchè l’arte di vendere , come
pafsò in proverbio il Sole di Luglio non è l’ultima tra Je più praticate in
quedo Secolo . Simili arti- fizj frequenti, i quali nel gran Mondo ca- dono
tutto di fottp l’occhio, mirandoli dai fuo 9 fuo
vero punto potranno elTere un’ ottimo difinganno per gli huomini accorti,e di
buon gullo,e Tea i meno ritienivi formano la rete d'un mifero aìlacciamenco,
potranno fervi- rc ad eflì ,comc il favololb filo d’Arianna_> per ufeir da
qual fiali labirinto più difHcile> ed intrigato . La follanza del facto fi è
j che non bilògna formarfi un’oggetto , o di ma- caviglia , odi compiacimento ,
di ciò , che-* efler potrebbe una frode, nè fermar fi co ii_. jiiipfudenza
nella corteccia delle cofetralcu- rando l’utilitrimo (ludio di penetrarne l’in*
terno < — — IV. Il più (ano contiglio addunque per fare ùnafcelta
prudente delle pertbneda-, praticarli a mio parere fi c l’attenerfi in ogni
rango , oalle fuperiori « o alle uguali , ma_. non giammai alle inferiori nella
propria li- nea.07lle perlbne fuperiori fi ha fempre una certa fpezie di
maggior foggezione, che fuol nalcere dalla riverenza naturale, che tutti
abbiamo verlb di chi c’avanza in alcuna co* fa , onde élTendovi per quello un
pericolo affai minore di familiare dimcflichezza,,vieix tolto altresì ogni
adito al male i Sembra a.> taluni fervil colà il vivere in foggezione; ma
pure ella c un’ottima guardia della mo« defila , e del contegno , faccndò , che
moltif>- fìmi fieno buoni , o non cattivi almeno , per quel rifpetto , che
da loro in altri efigge la_, maggioranza . Nè dee ciò parer firanu a ve-
runo Digitized by Ggfgle nino )‘qua(i che venga per
quefto perfualò a farli buono come in apparenza , e per moti- vo meramente
politico ; poiché a coloro, che riculàno le maniere pih ficure di eflérlo per
mezzo della virtù , del ritiro , e dell’ora- zione, eflér, non puote , che
v.antaggiofo il metterli in ci mento di contenerfi , come per forza, e di non
poter elTer catti vi, quand’an- che volellero . Tra gli uguali poi quando vi
ila il fondamento della làviczza uguale (àrà ancora il contegno , eflendo
certillimo , che tra perfone di pari merito , e virtù , o uoi^ vi làrà mai
occafione di male , o nUina di lo- ro vorrà mai efler la prima ,che perda , e a
Te medefìma , e all’altra il rifpetto . EiTendo COSI la Converlàzione mantenuta
in equili, brio dalla reciproca moderatezza di chi la^ lòftienc, dovrà crederfi
piai fieura;e (c l’ugua- glianza degli elementi forma la perfezione del
inido,il divertimento ancora fra gl’ugua.- li potrà laivare , e la gloria , e
l'innocenza di chi lo pratica . Trattandoli pofeia degli infe- riori io non
Gonfiglierò mai veruno a Aabir lire tra eflì il Tuo trattenimento , nè a Ice *
gliervi l’oggetto del , converfare, perchè l’au- torità può tal volta partorire
franchezza, e dar luogo più agevolmente alla corruttela, ed al difordine .
EfiTendo la parte inferiore non folo per la difuguaglianza, ma benanche di fua
natura più debile , ed inclinata a cede- re , o per adulazione ,.o per
riverenza facili- ta bene fpeflo , ed Introduce la’ colpa , dóve
non faria forfè entrata mai per altrui elezio- ne . Non fono pochiflimi quei ,
che nel feco- Jo fi trovano colpevoli , perchè ebbero trop- po di rifpctto
verfo di chi gli perfuafe la pri- ma volta la colpa , e che farebbòno ancora.»
innocenti del tutto , fe meno avuto aveflero, di convenienza . La difiblutèzza
è un femè che predo germoglia , onde v’abbifogna tut- ta r attenzione pih
premurofo per foppri- merlo , ed affogarlo : ma tanto è poi più fe- condo ) e
più felice nel frutto , quando cadè in un terreno più difpodo a riceverlo .
OrajL» effendo le perfone quanto più inferiori , tan- to ancora men culte , e
più lontane dalla vir- tù , fonò altresì piùdifpode a ricevere le im- preffioni
viziofe, e per confcguenza debbono cohfidérarfi dalle maggiori , come in un più
grave pericolo di (cadere dal retto colf ajii- to ,che a ciò porger puote la
fuperiorita , e f eccellenza del grado, lo hò fempre veduto, per quanto
fovviemmi , foggiaeere al fofpet- tolàiàma di chi bazzica incafe inferiori al-
la propria condizione, mentre effendo na- turai iffima cofa , che ogni fimile
cerchi il fuo fimile , non sà mirarli il contrario fenzà qualche
lòrprendimento, e fenza fupporvi la mira di qualche privato intereffe , il
quale-* tra feffi diverfi hà fempre, fe non la fodanza , un colore almeno
bruttiflìmo . D’ un Perfo- naggio di natura affai altiero , ed impegnato
nell’ Digitized by . S' nòlP amicizia d’una
pérfbna à lui di lungaj mano inferiore , colla quale tratteneva^
impreteribilmente ogni fera , per altro in_» favio diporto, fcntj dire in una
Città cofpicua d’Italia da un huomo di buon nafo : Il Tali^ JuW imbrunir della
fera- diventa umile ,e dì là dalla mezza notte ripiglia il faflo La paf- fione
però , che è Tempre aftuta nel ricoprirfi' temendo in quello una taccia , che
forfè non è.idel tutto irragionevole ha cambiato il no- me al di vertimento fra
gli ineguali , ed adu- landone la parte fuperiore lo chiama col tir tòlo di
Patrocinio , e di Protezione-. Io non_. Voglio qui in tale delicata materia
dilungar- mi per non trafcorrere. quéi conlìnidimo- dellia, che nella .dillcla.
di quello libro ho prefcfitti alla penna . Dirò folo , che le que- lla
protezione riducefi a termini di puro Ibv- venimento, Tempre è più lodevole, e
più gra.; to a Dio il farlo di nalcollo, fecondo la rego- la , chemò ha
egli.fteflb lalciata : non fappia^ la tua mano finijìra quello , che fa la
delirai^ •(<?) ma , che poi nel ,cafo, in cui fiamo,.è me- gliò
airoIutamcnte, e più ficuro , il farlo per- venire per terza mano , e folo
lòggiugnerò quello i che notollì da Plutarco (/i) acuta- mente cioè che ; Poro
è. fempre efficace , ma ,è poi efjìcacijfimù per ottener tutto in- certe^
M ’ oc- (a) Mattb, 6. Cb) De qnajì. Rom* ‘ - . 9
}. ■» . ■ tccaftqn'f, nellé quali gioca anno
alVautorìtài ónde l’huom prudente ha da temore quèlt^ ,arme più, che non temefi
in, mano dc^Fanciul*.' Ji un'arme da fuoco . Se poi debbe intenderil' il
Patrocinio per una' certa premura , che ft. abbia, o delia caf<<,o della
perfona.parrrii cha all’huomfavio convenga bcndicareimmitan* do ilSole,che per
tutto fpande i iiioi raggHfen-» za calare eglimai dalla lublimità deiliio
pofto» Raccolga per tanto da tutto quello iMiiovU |ie , che è fui punto, d’una
sì geìofa eieziane la neceflìtà, che vi è di farla coO' tutto lo sfor< zo
della prudenza,, e ponderando ài grayiflìa ino fentimento del Nazianzeno. ,•
(aj cheli niuna cofa è più facile, che il divenire ■.catti-* Vo : lì perfuada ,
che facile poi lo l'ara altretW tanto divertendoli con perìbn,e,che non fieno
di rperimentata bontà, perchè fe le inalattió s’attaccano tal, volta col
fiato.lòlo,«ieno for ' lunati non fonoi vizjpcrinfinuarfinòll’animai quantunque
picciola a noi fembri: jVfottilift Cma Tapertura :, chè -gliene diamó ; la yeg*
• gio, che per'qiianti prefcry^ivi.lì dieno cón* tra il mal contaggiolb, il
migUore di tutti, ed al quale s^appiglia ciafeuno , èquellpdi fug^ ’ girlo ;
così deexcgolarfi .ancora ognuno in.» ordine al male , che può eontaininarlo
inter- namente non credendo ad altro, rimédió piò, - .'V ' ' ' .
che « • < ■■ <1111 ■ ' ' ' ‘ ' ^a) Orat. i, i;-.«
< -.«ib. ,? .'V • . / - I #- «
« b7< rz" T * *79
che a quello di fcànfarlo ',dove fi vcggia , ed in qualunque perlbna,.per cara
, che gli po- tefie mai elTerc , o per altri capi giovevole. Abbiam Tempre in
quello la mira al nollro interefle , ed alla falvezza, dell’anima., noru^
volendo mai rovinarla per tenere allegro,'e giulivo il corpo , c trattiamo per
ciò., fecon-, do il parere di Seneca , (a) co fi quei foiit. chjh c.i pbjforio
render migliori , che ?ion fiamo : ed allora averemo fatto un’ottima
eìezione.Pcri « • quegli poi, che già la fecero cattiva ,e li tro-
vano in borrafea fenza potere per, degni ri j , * fpetti ufeirne sì prello , oltre
ài configliargd • di lludiar lempre qualche, buona maniera di. mctterfi in
falvo coll’unico rimedio d’una-^ génerofa.e follecita ritirata, dico elTcre
l’uni-| co ripiègo per fuggire i cattivi fenza fiiggir- ■ gli , il comparir
lempre per huomo di buor ne maflìme , c si amico, deironeftà , che bailj *>
il mancare in qiiefto per difguftarlo . Allora i perverfi ò non s^accoftano
come le Notto^* le dove .c luce,p fingonfi diverfi da fé mede- fimi per. tema
di riprenfione . Così eviterà il favio f odiofità di fcaàfar gli altri /ed anzi
la-, feiando a gli altri [ì rlmorfo dilaverò a ican- far lui, fi porrà à poco'
a poco in libertà di po^ .. tcrfi tirar fuor di pericolo , che è in tutte leìj
cofe , ma.in quella fingularmente , la piu vef ra, è ia più infallibile
ficurèzza..,.,' ’ * -f . ' M 2 ^ ‘ . Tì^lld . y. ^ w*. — ■«»» li I
; 1^ > •>* , » ■» ^ 0-0 , (Al) Ep.y, ^ Diglllzed by
Google Della necejfttà dèl vejlive ónejlo-, neìiii' Convérjazioni.
■. . I. \ k- Opo d’avere iiifinuato
all’huomo la - gran premura , che egli aver debbe nello, fcegliere le perfone ,
coiic quali vuol converfarc , parmi ben .fatto ànèora di fug- gerire l’altra
neceflìtà di comparirvi'in abito» pneftò > perchè tolgafi anche in'queda
parte: ognfoccafiòne di traviamento . Le fpade fia- chc 11 anno racchiufe nei
fodero non fefifeoT -ho j è la. calamita coperta non tira il ferro;'* cosi la
perfona veftita con decenza , e nìodé-. ftia , non accende il'cuore di chi la
mira , o fe l'accende non e per fua colpa . Parlandoli poi delle donne, che
fogliorio effore il condimen- • to delle civili Conveffazioni, egli è
certo,. . che al fcflb loro conviene in tutte lecofeil. contegno , ed il
portamento modello i che lo .jfende in (bramo pregevole , ma nella forma '
qtjll’abito gli è poi affatto indifpenfabi'c ; poi- ché fe non lafcia d’effer
fempre pericololq all’huomo lo divicri di vantaggio fenza dub- bio collo ftudio
delle gale , c della, pompa, onde lò Spirito .Santo avvUii (a^ che : la»gi
fitap particolarmente dalla donna adornata. Non piiò negarfi dChe in quella
parte Pabulo non fia in oggi créfeiuto quali alPeccelTo , c • ’ ■ • ■
che ' j (ayEccli. 9* r- ■Mf'
> ■ * ♦ t r- , N ^llized ■ • *
■* che v*abbifógnì per ciò un rimedio ben gran» ,<Jc , fe non
per torlo del tutto , che troppo è difficile , almeno per corrèggerlo alquanto,
e renderlo men colpevole inficme , e men^ dannofo . Intendo io dunque di parlar
qui colle dorine più favic, e più inclinate alla-* virtù , e pónendo loro lòtto
degli occhi tut» tó il gran male ,ch'e può venire dalJ’ inde» cento , e
troppo'- bizzarra forma degli abitfi ritirarle da quella facilità , che elleno
hanno di feguitarne là moda , più talora per non_. contravvenire all' ufanza’,
che per fmiftro ’pcnfiero 'd’offendere la modeftia , Spero per tanto
dall'ottima loro indole quello profitto ' di renderle più caritè nell’adornarfi
, c nemt» che interamente- d’eccedere mai in un coftui •me , che faria folle
del pari , cd iniquo -, tutt^ volta , che gliene abbia qui rilevata , quando '
inai poteffero àinarlo, la •vanìtà^W dì/pendiot \ Vìnte azione > ed il
danno. '■ >11; Sòbeniffimo , che la decenza dell'or- namento in
qualunque 'fiato è lecita , e con*- - venèvole, onde non dee riprovarli , c
però io', non condanno ih quefio altroj che la vanii ài ' contentandomi, che
ogni donna fegua il con- ’ figlio dell’ Apòftolo-, (c) e comparifea in-* '
abito adorno , ma con verecondia v c con fo~' . L’ulb delle velii,, che.
ebbe dàlia pri- . .• V . . ì vM ’• r - ma ■ 'i V
Cà) „i ,' Timoth. a. jh ■i. ’* •» / -
> ^ 'r r / # '•*5* :
. ma colpa il filo principio fembra , che abbia feco tirata la fua
porzion di gafiigo > mentire » jfcr.vendofenc i primi noftri Progenitori per
Confufionc , c vergogna di vederfi nudi per- duta , che ebbero l’innocenza, è
flato Tempre . dalla malizia renduto peggiore a i danni delP innocenza medefima
. Le vefli dunque , che^ furono.un riparo, benché debile, al roflbrdel* Ja
colpa , dovrebbono ’eflere un ricordo per- petuò, e familiare della miferia
r'ih cui tutti peha polli il peccato : eppure per isbaglio della fedotta natura
fon divenute un fomentò di fallo , e d’alterezza . Quella cola ben pòn- ’
■ 'derata dovria tirarci dagli occhi le lagrime-* COnfidcrando , che neppur
balla, la funella.. memoria d’un gafligo sì grande *a farci mi- , gliori .• Più
faria colpevole poi quella vanità* (]uando ardifle mai dimétter mano a defor-
' ' mare la bella' ini magin di Dio imprefla da.iùi per fomma grazia nel
vólto d’ognuno . Se t .'Greci ebbero per le opere de* celebri Auto- ri la
riverenza di non toccarle, benché lafeia* te le avelTero imperfette , lària
bene un gran ' . difordine , che n®n potefle Iddio rifeuotere.* • ;
altrettautò dalle fue creature per le proprio . perfettiflìme,ficchè non
concepilfero la fto- . lida pretenfione di migliorarle .E che altro
foferirebbefi j quando- mai fhccedelTe ,-dalP- • empierfi alcune donne di nere
macchie laL. , faccia , daf dipingerìa. con . piii colori e dai , darle in
fomma un’aria.tuttal diverfada quel- * • '' • ** * ' • • • ' t t
•». -' *> •«Tir. I w 4 »
I , 1 Jflfep ^ ^ «.«tt \ ^ ‘ Digitized by Google
f I *8? ee ? O quaut'
efclama Tertulliano , (a) è alter- no dalla mjìra dìfcìplìna, e profeffioxex
quatu to indegno del nome crìfìiano , il portare dt^> pinta la faccia coloro
, a ì quali è ingiunta //»• femplicità, e mentir col fembìante quegli, cui non
è lecito di' mentir colla lingua i Rìferifce Taeitó , che Fifone faviflimo
Gavalicro di Róma vedendo le corone , che nel gran felli-» . Bo porta
vanfi a Germanico, ed alla Ivicglie_i» ,di Jui,maravigliandofi diffetC^)
Egli non ègiàk. ' . figlio di qualche Rè de\ farti, m'à d*un Impe-l- '
radare Romano , cui troppo difconviene t’adì dattarfi al cojìume ,ed ai riti
de' Barbari ■: Quanto poi faria più difconvenevole in.un^ ' Cattolico
l’ufar nel vellito più Ihorbidczzai., . • che non praticarono . gli
fteflì Gerrtili? E chi potfìa negare, che quando cièfcffe nonlt *
modraflero le perfonc'poco fci^disfatte dell? avvenenza , di cui le hà
fornite il Signore»* j' * afFaticàndofi. elleno per le medefirae di accrei
fccrla je darle un brio più vivace , e più pel-a . , légrinò ?jCosI
l’intcfc. Prudenzio, quando it» , latina favella cantò per ammaeftràmento
di tutti quello , che nella noflra vuol dire : ' : f
i f ■- ^ \ ^ ' .
Qoeft* abu(b di volti bugiardi , che forfè pur . troppo non è lontano dal
coftume d*alcune_f ■ parti d’Italia, cagiona l’inconveniente di non . poter più
riconofcere le qualità interne, che rilucono permezzo del l'angue al di
fuora,co« me infegnò Ippocrate , (c) nel colóre del vi- le : mentre nón
v’clfendo quafi più , dove ciò fi pratichi , alcuna pelle di color naturale-^
>. malamente può difcoprirfi per quefta via_.' l’interno de’ cuori . Alludendo
ad una talco- fi:umanza per verità condannabile dicea un_» . huomo
difingannato per lepidézza , che na- - Icofte elTendo ornai quafi affatto le
vere_* fembianze della donna lòtto uìi colore men-.- tito, gli adoratori di
quel fcflb poflbno unirli ' a quegli'di Afene , che làgrificavano alla (è)
Deità fconcfcìuta crede- re, che io noi penlb , che alcuna donna giun- .
ga ad.un tal fogno di vanità , io crederci , che- più avendo, ella in quello di
rifleflìohe defi- . fterebbe da ùn sì latto affaticàmento per iri- tcrelfe
ancora di quella- vaghezza , che c la^ '■liia più rilevante premura. Non
merita, eu nè tampoco l’ottiene, ftima veruna qiiell’ av- venenza , che fi
giudica artifiziofa , e che può mettere in q aalche Ibfpetto l’integrità
della_ , pudicizia , è dall’ interno candor軫 J^'uit*aU . tra • bellezza
y-{cnv& QeyS. Gfe^rio diNa^ zian- fa) Lìb. de
Humor. /H') . (cj In prof. advìMal. » . \ y"~ '■
.1* V... > • * ^ * * * * ztanzo , tò flìmo^
fuori di quella \ che vietici dal dono della natura . Come gli Abitatori ' alla
riva del Reno efaminana i lor parti pena venuti in luce ; e come il fuoco fuol
effe - re un certìjfmò indagatore, delP oro puro ; così ioriéonofco Pinterna
candidezza delP-, animo tuo .dma trafan data leggiadrìa nU mica del vano
abbìglìàmento . Fino gli An-, tichi Poeti, che furono i Teologi della Genti-
'^lità preferiffero agli Dei un’onella forma di abito , e Diana , che' per
configlio di Giove-» fingevafi aver fatto- voto di pudicizia , da_»: effi fh
fempre figurata con modeftiflìmo or- namento , e delcrivendo la ftatua di Lei
in Si- cilia drffe Tullio , che : (ja') vi f piccava /opra ditutto P abito
•òèrginah'. tanto è vero, che_* Ponefià dell'animo ricavali da quella ancor
delle vefti ..Può dunque veder Fa donna, che lalciandonc ancora da parte quella
malizia, Ja quale può renderla rea per quello al tri- bunale di Dio, le
pregiudica aitai ncll’cAima- zione altrui un sì attento lltidio di gale , che
in vece di accrefcerlo, toglie , ed al fembian» . te , ed al candore gran parte
di lullro , e.di - lode., lo.non vò decidere fe a dì nollri iia ve- ro ciò',
che ne’ fuoi dilte il Profeta EzcchicI» Jb alla donna vana : (a) bai perduto il
fapere' dietro la tua bellézza . Sò bene , che aleun< ' ■ * or,-
ap- .# (b) cap, j$, “• -r-'r-fc *
Lj i%6 . I. )'* «i
. ' applicate forfè di tròppo. ?d un Ibuiigliant^ .
ei'ercizio non dimoflrano, tutto il fcnno , cfié certamente dovrebbqnp, mentre
fi contea- .tano folo d’efler mirate , fenza riflettere , fe . rocchio di chi
le mira fìa , p critico , P.adu- ktore , p dcriforio . Queflo poflb dire per
verità j e per difuiganno di chi uoppne avef- ,Ìèy d’aver fentito farfi io
ileflo più biafl- mi , fcherni j e derifipni ,'che encomj da chi ' ; fe ne
finge taìpr più parziale , a quelle don- " ne , le quali hanno fpefa. un’intera'
mattinà- . ta per fare un’ora fola di bizzarra coinparfa, ■ onde poflbno
avvederfi di. perdere nel tem- po-medefimo il merito di.piaccre , e a Dìo, e i
a gli .huomini . Ed in vero fe.quì di proppfito . fondaflero elleno mai la Tua
premura , a ciò ■ potrebbe darfi col fuddetto Profeta il titolo i
certamente di ftolidezza . Tra noi non m.an- canó moitè , alle quali
potrebbe dirfi ciòc che a Filoraanzia prefTp di Plauto dilfé la ferva i .
allorché richiedevala di biacca per irapallarfi vanamente le gùancie ; «o»
voglio dar •if e leu* ■ ,'psr< hè ciò, farebbe un voler imbiancare,
coll* ' inobioftro lavorio . Ma fe poi in ciò aflìftite_i ^ dalla natura
benillìmo , non parelTe loro mai ' d’effere bianche abbaftanza quando api dir
'yenilTcro eflc pure coll’arte i e fotfriffero co- , me la predetta Filomanzia
d’annerirfi più to- rto , che di mancare alla premura d’eiflerfi in-
dufiripiàmente imbiancaté , potria egli tro- »varfi mai fpczie di vanità,edi
ieggerèzza^ • • » _ « I ♦ . ' < • \ 4
i87 maggiore, dcteftatà per fino falle (cene degli ■
.Idolatri ? Piìi compatibili , ma non più felici» fono quelle , che per quanto
intcnded dal parlar d'altri ftudiano , e giorno, e notte per ricoprire i naturali
difetti collagrarietà delle gale , mentre credendofi d’ingannare chi le
riguarda a minuto , gli mettono anzi letto , degli occhi ciò i che pretendono
d’ occul- tare, e fanno veder più chiaro que’ man- camenti , che in una perlbna
di minore cul- tura non curerebbonfi . Quando quell' arti- fizio fia pure in
alcune poche reale, e ve- ro , a me fembra ,che fia ciò un farli burla- re ,
con lor buona pace., a doppio , e pel di- fetto ,*che da fe muove a rifa i più
deboli , e per la ^vana premura di palliarlo ad ogni co- llo , che fa ridere
anche i più favj . Non mi uicirà . mai di mente a tale propofito il det- to
arguto , che fentj" anni fono in Napoli da_. uno di quelli Critici
inclbrabili , il quale ve- dendo' una donna alquanto^ gobba , ma in_* veto vana
oltre modo , che lòrtiva allora...' appunto di cafa con una conciatura di capo
d’invenzione affatto nuova., dille con grave forrilo, 5 mefehim ajata la natura
coW tir te per renderp- più ridìcola . Il fentimen- ^ , to par da Mimo , ed è
pure graviflimo,; poi- ehè fe talune conofeono d'c'ffcr pòco alla na- turaobbligate
per averle pródette affai di- fettoiè ,. reputerei meglio il fingere alcunu
poco di gravità , mofirandofi men curanjf delP tu
-> DIgilized by Google ' -iSS’ ,
dcll’efteriio * che pòco preme,' fecondo l’I do- '-cumento del Filofofo : [a]
molto più belici^ ..cofa'è-, anzi regìa , aiier V animo ., che il cor- po
compofto : meglio, dico , reputerei moftra,- re fodezza ia tal cafo , e non
curanza , chctii- ' raffi abbellendofi troppo gli occhi di tutti , e
rendere piii vifibile il mancamento col ripulirlo , come i Chirurgi mal
'praticu che per troppo nettar la piaga fcuopronO l’offo • , , w . III.
Nè merita minore confidcrazione il difpendioy che feco porta un tale abufò,
acciò vis’ inducano le favie donne a prenderlo in-un piò giufto abborriraento .
Egli è cert.iffirnd eflere in oggi così crefeiuta la.difpendiòfa_i . maniera
defveftire , che ne rifentono le fa« miglic un danno affai notabile, dovendo
fpe- dcre dietro, ad effa un contante , che potreb* be converti rfi in ufo
molto migliore , e.più yantaggiofo. Benché alcune cafe non cròl-* lino con^
quell’ urto , molte comunemente ’foccombono, e per falvar l’apparenza, chi sài
. che non fi faccian patire di cofe più ncceffa» rie ? Potria ne’ tempi noflri
replicarli forfej- non fuor di propofito quella querela , chelij udiili per
tutta Roma , quando Augufto in_i tempo di carefttà celebrò con importuna..
"- magniiìcenza il più fontuofo Banchetto , che àdAkx*.
T , r vedcflTe foi'fe 1’ Antichità,
comparendovkegli in abito d’ Apolline , c i nobili Convitati vc- ftitida Numi
diverfi ; che mavavìglì», grida- vano i poveri Cittadini., je muojoa dìfimieì
Romani-, giacche gli Dei mangiarunji tutta la - fuetto'vaglia ? Chi entraffe
anche in oggi neC r intimo d’ alcune cale , forfè afcoltcrehbe 1'. , eco d' una
tale doglianza , perchè pendendo- più icmprc il Mondo alla penuria , e alla mi-
léria,, và importunamente crelcendo il ItifTo . di modo ; che ornai forzato 11
vede a cedere^ • non folamente F utile al dilettevole , • ma la_ •
necetTuà benanche alla gran moda ‘, onde li trovarebbe in quello ancora
verifllmo lo fpcri menta to proverbio : che gli jìolti fa» ri-.' der. tutti ,
fuori che quei. di cafa . Lafciando però quello rifleffo di malinconia a' i
Capi di. pala , ehi potrà mai accordare colia crilliana moderatezza una-si
difpchdiofa , ed inutile.» collumanza ? Io ho veduto fpender centina ja / di
doble per una fola conciatura da tefta , che. fatta la prima coraparfa di pochi
giorni non v;al più cento foldi, onde convicn ben dire.» , che uno ftfcttillimo
conto-fi deggia renderei, a Dio per ci?),che fi toglie a i faci poveri con- un'
tale cccefTo di- vanità . Credo , mi dicea^; mia' donna di gran prudenza , che
a -noi. pefe'-.\ r abbono oltre mi futa . le Crefte , fe ne. co» fide- rajjìmo,
ed il malore-, e le confegnenze -• Éd in • yero chi non tre’incrà in
riflettendo , che per ycftif e un lòl capo fikfcia di provvedere ^ 1
tfin- • • » \ \ . A Digitized
by Google rr I I. i.
•tanti midi corpi , che gridario ài divin tribù- . naie vendetta"
centra di cbi dilTipa- si mala- mente il loro patrimonio , che è tutto quello
appunto , che avanza al noftrq commodò , e 'alle convenienze ragionevoli de*
facoltoG? ' Molto più larcbbono poi condannabili quelle , ■ donne , che non
niilurando punto colla forza • le Ipeie confumafl'erò in quello più affai ,
che ■ non conìportàn le rendite . Chi ulà àbiti lù- periori alla
poflìbiltà* del fuo grado (ì *vefle di , ' bugìa, fecondo i' Angelico S.
Tommafo V" C^) e meno, a mio parere , non muove a rifo di chi recitando in
comedia fi formalizza , e pai ■ voneggia del Manto reale, della Corona, deli lo
Scettro, quafi eh è folle una 'fteffa colà tàh- ’ to 1’ efferio in Ibflanza ,
che il fare per poche ore il perfonaggio del Re -. Ed in vero ugual- ^ mente
riderà fempre Giàfcuho , che miri 1<l_> ■ cole pel verfoloro i in
vedendo imadonna^ • . Con verte fuperiore alle fue forze , che in ve- . 'dendo
mi fartofo Timaginc arricchito di ' gemme fàlfe ; poiché neri è
minorJeg'gerez- ' .zaadornarfi, aion pagando, con qucidegli al- . tri , che far
pompa -d’una teatrale comparfa, come fe foffe vera , e prcziola . Poche bilb- »
gna ben dire , che fieno le femmine di tal fàt- ? ta , fe pur anche ve ri' ha
veruna j perchè fe_» foffero molte chi potrebbe mai giughere a_i ' . > ca- ' t » V , .1 .
<t [a] .2, ,2. qufijl: att. i.ad z- • %
t ! i Oy G0( C 1 ■
I9I càpiY la franchezza di girfene elleno in boria, e gonfie
nelle liie gaiè quanto nel cerchiGi ’ delle fae penne il Pavone ? Chi di loro
aver potria coraggio di vederfi per ógni parte fe-t gnatf adito da i mcrcadanti
, .ognuno dei ^uali accennaffe ciò , che in efle è per anche luo j ficchc.in
cafo d’ averfi a fare un’ intera i ■ e giufia-reftituzione,' avefiero a rimaner
le_» mefchine più fpog!iate,che non gli alberi nel crudo' Inverno ? Quella è
una lòrta’ di ceci-* tà , cui io non l'aprei mai imputare a veruna 'i, fc non
cc la confermafiero le querele talora de’ poveri mercadanti , che pagati mai
lem- jpre du certi Avventori colle appuntature liti libri mirano goderfi dagli
altri con tutta di» fin voltura il frutto dilor fatiche , d’efli ancor • dir
potendofi coi Poeta (ur) . • . 1 » . • ' • » i * « ^ * ì 7*a/
da Ji , ma per fé ,fa>t PApi-U miele . \ • *• Molto
più particolàre ibvra di quello era Jaù meraviglia^ che feccvafi , come per
ifcherzo piacevole ,con gravità però di penfiero , un certo mio Cònhdente d’
umor piccante , ma di profonda 'Morale ,in riflettendo all’ ufo di certe
♦femmine più volgari, che fenza penlàr altro in tutto quello, che veggiono,
voglio» farla-da Scrmie ymn'hò mai poiuto còmpréa- ‘ vf' dérct
,< iétà ■ildi ■? .
> ( ; dere, ci diceami , comecértune
comparìfcano ia pubblico sì diritte , e sì tefe, quando so di Certo, che manca
loro in cafa il Jajìeatamento per reggerfi in piedi i Fino a qucfto fogno 'è
giuntala linoderatezza delluflb nel popolo ancor piìi minuto d’ indurre non
poche d’in- fima lega adoflfervare una fettimana di vigi- lie non comandate ■
per ulcir poi nella fcfttu, fieh gaje, ed adorne, facendo a chi le conofce pivi
compallìonc , che meraviglia . Se però .Iblamente fuo foffe il digiunò potria tacerli'
' ammirandone la folferenza; ma come palfar- ‘gli fenza carico, di grave colpa
il tarlo comu- ne alla famiglia, mentre ben diverfe dagli uc- celletti,. e da i
bruti', che digiunano efiTi pci^ cibare i loro parti ancor'teneri , tolgonle di
. fiocca il pane per metterfelo elleno indolTo convertito in naftri, in vezzi ,
ed in polvere ? Abbiano dunque beh l’ odchio le dorine di fenno per non ecceder
giammai, in un sì fatto coftume , che tanto è facile a dar nel vi- • zio,
quanto è difficile da ripararfi dato , che egli vi fia • IV, Crelce poi
la gravezza tì’tin tal di (or- dine per la.maliziófa intenzione ', ch-Q-p^r en-
' tro potrebbe riavervi di formare: con ijucfto una catena al cuore de’
riguardanti . Ciò li nega alfolutamente da tutte, le donne ,• per- chè non fe
ne troverà mai alcuna, che voglia c'onfefVarl* per rea d! un sì pérvcrlb
difegno . Benché io l’ accordi alia maggior parte.di ef- V fe
, non è però la negativa per alcune poche vanarelle foftenuta con ragioni sì
forti , che pòflano perfuadere concludentemente il con- trario . 11 primo
appoggio per.lalvare una_* tal rea intenzione fi è il liipporre,che ciò na- Ica
dalla convenienza d* accommodarfi all’ altrui cofiume nella forma degli abiti ,
e fa- rebbe in vero d’ un umore affatto particola- re colui 1 che vivendo fra
gli altri volefic ve-' ftirfi iti foggia tutta diverfa da quella , che è piò
comune . A quello rifpondo , che può be- niflìmo falvarfi la convenienza, e non
tralcor- rere di là da i limiti della modefiia , conve- nendo con gli altri nella
fofianza dell’ abito , quando onefiafia, c crifiiana, e slontanando- fene poi
faviamente nelle circoftàze d’ alcune aggiunte di libertà, e di Icandalo . Io
fono d’ opinione collante , che ninna donna pruden- te farà mai notata , fe non
sè con lode , quan- do le manchino certe foggie peccaminofe, co- me pure in
tante avvien tutto giorno , men- tre fi vedrà , che ella ha faputo prendere il
buon della moda lardandone ad altri il catti- vo . E’ quella anzi una fpezie di
correzione lUililTima per le piò licenziofe, Ic quali alcuna volta s’ammendano
trovandoli come polle in tibia dalle piò làvic nella pratica dell* errore, pfh
valendoy fecondo il Pontefice S. Leone-», ad iflruìre /’ opera, <;be la voce
. Ma trop- N po (a) Ser-^i, 194 po fi vede
bene, che un.tale abulb,dove fi tro- vi ,ha un fincaiverfo dall;; mera
convenien-.. zà , che fi prcfume per ilculàrio , poiché cia- Iciina delle vane
donne di lopra mentovate_» . cerca d’ efler la prima a metter fiiora le mo- de
, e farfi maeftra alle altre di luiTo non più veduto, locchè non fuccedcrebbc.
quando fi , miraffe unicamente all’ uniformità dell’ul'an-, za. Bifogna dunque
dire con Tertulliano , che fi ama da loro, un tale (Indio per farfi del
feguito, e temendo , che non abbia là nàtura- Je fembianza del volto attrattiva
ugnale al . defidcrio fi procura d’accrefeerie il pregio di
]eggiadria/;/o//a/j'do»e , come egli dice, dal Demonio l'aggiunta delle gale .
Giuditta sì, che ebbè in ciò facendo una retta intenzip- ne, mentre comandatole
dal Signóre , che &’ incamminalTc a i Padiglioni d’Oiofcrne per,
Soggiogarlo fi abbellì , e vefiiffi pompola-- mente combattere^ come afferma S.
Ago» (fino , (Jì) prima col eajlo volto , che colla fpa» da . Olfervo in un
tale avvenimento due co- fe, che tornano ottimamente in acconcio nel cafo
noltro . La prima è , che mettendofi in_, gala quella faggia Matrona unì alla
bizzarria degli abiti anche la modeftia del volto chia- mato dal predetto
Dottore col nome di cafloi non potendo fcordarfi mai, neppure in una si
pom- (a) Lik.de cult.famin, 0>)Ser. 229. de temp,.
pompofa , ed avvenente comparfà , di quel contegno > che tanto è
proprio di quel fello . V altra è> che non lafciò Giuditta con tutta_. la
fua ingenuicà di riflettere, che per fuperar quel nimico non v’ era arme più
ibrte.della_ propria vaghezza, non femplicé già , e natu- ral.e , come ella
tenevala Tempre nel fuo riti- ro, ma rinforzata dall’ efficacia de’ più ftudia-
ti , e pellegrini adornamenti . Quindi rica- var poflbno le donne , che in ciò
mai foflTero le più libere , che la modeftia non ha mai da fcompagnarfi
dall’abbigliamento, e che ftato effendo Tempre quello fecondo una gagliardif-
fima batteria di tutti i cuori debbe da lor pra- ' ticarfi con tale moderatezza
, che altrui non ferva di rete , ed’ inciampo . Hanno effe pe- rò un altro
fondamento , che più (labile fem- bra loro per affolvere da ogni reato l’
inten- zion d’ abbellirli , ed è il pretello di piacere.» unicamente a i lor
Conforti, che io inmoltif-, fime, le quali prudenti fono , ed ingenue , ho
Tempre creduto vero , e lo credo . Pure porta contra di quello
S.Gio:Grifo(lomoC«) due ra- gioni fortiffime, che interamente abbattend.o la
fcufa,dove tale ella foffe,Ialcicrcbbono allo feoverto la peffima intenzione
d’un tal coHu. me.La prima di quelle è , che tai vane donne piaccrebbono affai
più almarito col veftir po- N 2 lìti- ca) HoVé, 28. h Ep. ad
Hebr. 196 fitivo, onde meno li diflurba l’cconomia^ed è ciò
tanto vero, che non di rado nafcono tra di loro litigj,di(Tapori,e contragenj
per non pò* tcre effe ridurgliad appagarle nella brama de* sfoggi, fcegliendo
poi fovente i poveri mari- ti anzi il cedere con diCcapito , che il vive- re
fetiza pace . Come dunque fuffifte il pre- teso di renderli gradite a i
Conforti , fe non balla , nè il genio , nè l’ autorità , nò le ne- gative di
cfll per diUornarle da una si danne- volc coftumanza ? Non è men forte l’ altra
ragione, per cui s’ offerva , che Itando in ca- fa le donne fono Tempre affai
piò dimcffenell* abito , ed allora folo pongonfi in tutta gala , quando ne
fortono: onde ricava il Santo, che l’ intenzion d’ abbellirli con una sì
attenta., premura non riguarda l’ oneflo fine di piace- re a i mariti, ma bensì
I’ altro di piacere a gli cllcri, lotto l’ occhio de* quali s' affaticano di
portare nella fquifitezza dell’ ornamento ua oggetto d* ammirazione . H non
faria quello Un farla da Pavoni, che non fi mettono in bo- ria lè[non fc per
effer veduti, come cantòOvi- dio? E così può voltarli in nollro idioma.
* Dì grate iodi al lume Topo il vano Pavon /piega , e
diffonde li tefor delle piume ; Ma fe noi miri la fua pompa afeonde
. Io (a) Lìbm 1 . de Arte, DIgilized b; Google
Io non hb fentito > che una volta , e da una^ fola di codefte donne leggiere,
ma con efire- mo rammarico , darli la commiflìone a certi galanti Efploratori
di girfene per fin nelleJi Chiefe a fpiar le mode più nuove , c render- lene
pofeia conto , per poter efla comparir- vi più tardi con ficurezzà di non
effere daJ xnen delle altre. ConfefTo , che mirando, allo, ra la cafa di Dio
divenuta pur troppo nell’al» trui concetto una fiera di pompe , di frafehe.
rie, e di fumo, non poter àftenermi dall’elcla. mare : O Mondo, perverfo mondò
, e doVe_> mai potrà giugner più oltre la tua malizia ! Se mai in tali donne
imbattuto fi fofic alcun marito (aria ben poco Tcufabilc , quando non facclTc
ogni sforzo per provvedere autore- volmente ad una tal corruttela. Infegnù Ari-
ftotele , (a) che alle Polledre indomite fi ta- gliane la chiòma , poiché una
tal confufione le averebbe umiliate , e rendute più manfuc- tc . Non dico io
già, che doveflc mai verun_, . Marito giugnere a tanto per guarir
l’alterez- za della fila Donna , quando ancora ella fofic. di tal umore ; ma
faria ben giovevole affai, e giufio il metterla in una sì efatta riforma, chei
poco avendo fuori del bifognevole ulciflelc-* ornai di capo una vanità sì
prefib Dio colpe- vole, ed al Mondo sì perniziola . V. In fatti c
incfplicabilc il danno, che da . ■ N j ciò / » ^ 198
. ciò venir punte in tutte le anime, le quali noa fi hanno una cura piò ,
che vegliante • In al- tro Sècolo. non fu mai forfè piu pericòlola la yediità
delle donne di quel, che eifer pofla in quello nollro , mentre effendofi elleno
ren- dute piu familiari, e men dedite certamente—# alP antica ritiratezza ,
tanto farà piu forte allettamento, quanto faranno più avvenenti le comparfe,
più ammirabili , e più fludiatè • Parrebbe ftrana, e troppo auflera la propofi-
iiohe, fé oltre alF efperimento , che la con- ferma, non la vedelTimò avverata
dalla fola-# olTervazione delle Pitture , e delle Statue dc^ ^reci. Non fe h’ è
per anche trovata alcu- na, che ppfTa paragoaarfi nel bizzarro accon- ciamento
delie chiome al gallo della moder- na finezza, vedendoli chiaramente, che in
ve- ruii tempo non fiorì mai tanto (ladio di pom- P^>che in quelli nollri ,
i quali per efiere il- luminati colla dottrina del fanto Evangelio dovcrebboho
pure efiere di lunga mano più rifervati, e più femplici . Io ricavai un tal
fen- rìmento dalP opinione d* un celebre Scultore moderno, il quale facendomi
ofiervàre conu# qualche riflelfo le migliori, e più nobili llatùe di Roma, in
tale pregio , come nel rimanente Unica,' eYoIa', andavami rilevando P erróre-/
delle Donne prefenti i che flontanatefi dallà^^ naturale, è più propria maniera
d' acconciar- fi , che ufarono le paflate , col pretender d' accrefcerla hanno
tolto, dicca egli i rnoltifii- •i9^ hio aHafimètria deli*
avvenenza . Non vo* ^liò già qui formai* quiftione eli quello, che_» a mè poco
preme, ballandomi il dcdurnevchè quantunque nel lulìb de i nollri tempi altro
non lìa di male v’ c purquella malTima , e di- tei quali vergognofa
fconvenevolezza di non potcrl'enè trovare ne i Secoli IlelTì del Genti*
iefinio' alcun paragone. Quelle Donne ad- dunque -, che s’ adornaffero in tal
guifa pih per compiacenza di pravo genio , che di leu* làbile uniformità all'
altrui collume , potrèb* bono per ravvederli riflettere al folo rimor- Ib di
eflere, ad onta di Tanta Fede, Hate elle lè prime à Icordarlì, che la modeftia
, ela vere- condia fono tuttala gloria del loro feflb . Fu quella virtù da
Speulippo difiìnita, (aj utiiut favta compojìezza- nel portamento del corpo :
onde potrà da fe medeuma cialcheduna con- fiderarCjfe elTendo quella la Tua
foflanza deb- ba ella perfuaderfi diaverne in fe alcuna por- zione • Ghi pòi di
loro fi trovafie in realtà di- fetto fa , ed in quello mancante , come non_.
crederà d’ éflere dannofifiima a chi lo mira_., quando per modella , che fofle
, e follehuta_. mai non lafoierebbe di porgere agli incauti qualche pericolo ?
Sedotto in gran parte il Mondo fi vede puf tròppo dedito a compia- cerfi nella
galanteria, nel fallò , e nelle pom* Jjofe comparfé, onde rea farebbe fenza
dub* N 4 bio (a^ Jadef-Flat. 200 - bio avanti del
Signore quella Donna j cbe> avelTe genio di fare di fé qualche fpettacolo ad
una tale curiofìtà, e fuo farebbe in gran.* parte il male altrui, poiché
ben.difTe quel Sa- vio, chi imbianca la Torre chiama i Colombi. Stieno , che io
le prego , bene avvertite le^ femmine a non ridurre fpezialmente il taglio '
degli abiti ad una certa Icompoflezza si poco modefla, «he fpogliandole più,
che vedendo-, le , porga un . gagliardo . incentivo alla.* Gioventù in
particolare, di perdere il bel fio- re dell, innocenza , ed introdurre per gli
oc- chi la morte dell’Anima. Il Signor diTàr- rin nel fuo libro già mentovato
racconta,che Adriano VI. non volle , che fi ponefTe nella.* Cappella del
Vaticano la Tavola sì celebre^ di Michel’ Angelo Buonarruota rapprefen- tantc
il Giudizio nniverfale,pefchc'ripienadì figure nude, e pericolofe; avendo
ancora in., penfiero di far abbattere le datuepiù belje.^ di Roma per tal
motivo , fe le preghiere di tutti i Virtuofi d’Italia noi difTuaclevanoi/tfce-
2><z,cosi conchiudcj^er zelo ciòcche fecero colà, altre •volte i Goti per
fent'mento dì fierezza , e d' ofiilità. Ora fe tanto danno cagionar pof- fbno
le immodede figure , benché dipinte , o v fcolpite , come credeva quel
faggióiPontefi- cc , che non farebbono poi le immagini vive, e con troppo di
arie adornate ? Difeorrendo io un giorno di ciò con una Donna peraltro di
grande onedà, ma efattifllma nelle mode , DIgItized by Google
r 2ÒI ini dine; ìff oggi P nfanza notipul riprender^
fi, perchè in •vero ella è in quejla parte mode t fiijfima : a cui parvemi di
replicare a tempo: dunque f e la moda cangia guai alP Onefià ! Così è . Vi fono
alcune y che (ì mantengono onefte nel portamento degli abiti > fìnchò 1*
ufanza lo fofFre, dilpofte a mutar parere tutta volta> che fì muti la moda ;
Quello però è un ^ clTer buone a calo, che a nulla giova , non v* elTendo il
concorfo della volontà determina» ta ai bene, per cui quàlifìcaniì le azioni
tutte. Convien, che s’ ami alTolutamente più ifone» Uà, che la moda ,
perchè fi polTa ’efler pronti a dctcflar quella feconda , quando alla prima s*
opponga . SI metta cialcuna dàyanti[agli occhi la grave perdita d* un anima ,
che po» tria cagionarfi da codella attenzione d’ abbel- Jirfi , cd elàmihando
bène il fìiic di praticarla afcolti, come dicea. Seneca , interno ac-
cufatore di tutti , che è la finderefi della co- fcienza, penfando , che, nulla
giova il non fa- perfi dagli altri il reato, quando lo fappia ella fi^ifi^y c
che troppo è mìfero chi dif prezza un^ tal teflimonìo . Ritornando pofcia col
ragio» namcnto alle Donne làvie, ed onelle, le per- fuado a confermarli nc’
prudenti propofiti di fuggire ogni vanità, ed a farfi di quello Capo contra
qualunque perfuafiva più forte d* ufànzs unofoecchio fedele per comparir
fom» pre C*) 45* Digillzed by Google
1202 pré nèllèConvèffazibni adornale informa , che fià
cómpàtibile colla modeltia , onde non fi converta per effe il luogo del civile
diver- tihicntò in un tcatK) ripieno à danno altrui di pericòlofè
cómparfe . • *•••• * * à • /s /' • «
# 0 I / ' ré / #
♦ »* •• $ I 4\ DIgilized by
Goo^k 20J Del tenere Converfazioni in Cafa , I.T
O non fono lungi dal commendare quei JL Capi di Famiglia , i quali confiderando
forfè bene a minuto il coftume della Coriver- fazione , ed il pericolo •, che
può rifultarne^ per chi ne ufa con poca avvedutezza , fe la ti- rano in cafa,
acciò non maneW il divertimen- to a i domeftici,e nello fteflb tempo una buo-
na cuftodia per non riceverne danno . Si può quello ridurre a. vigilanza
prudente , la qua- le unita alla diferetezza npn vuol togliere a' fuoi
fubordinati il piacere , 'mane vuol fem- pre fotto 1’ occhio la qualità , come
il Medico accorto , che non cpntralla al Convalefcenté F ufo moderato da’ cibi,
ma vuol preferivef- ne elTo, e la follanza , e la quantità . C^ndo ciò fia cosi
non farà , che lodevole chiunque lo. faccia, megliojafficurandofi per quella
vi^ heir obbligo', ben.precifo , ,chc gli corre di premere fui ja fa via
condotta delle famiglie. Vi abbilbgnà però un occhio acuto , e pene- trante per
vedere 'acquali peffone si apre l’ adito della cafa, per non allevarli, come fi
di- ce, la Serpe in feno, e toglier 1’ argine per ti- Tfirfi addoflb la pjena »
l^on è ficura la Con- Digillzed by Google verfjizionc
pei* effere in csl3> quando illibata j ella non fia , ed inappuntabile in fe
niedefima, j poiché è dal pari imprudente , e ne riceve»» ugual danno» chi
trafcura i Ladri fbraftieri, e _ chi non guardafi da ì domellici » che poflTono
anche talora apportare un* maggior nocu- -• mento . Il bupn Piloto fpande le
vele , e Ja- fcia la marineria a diporto > niia egli invigila Tempre per
vedere, che vento prende, ed in_. •' tal' maniera dèe regolarli il buòn Capo di
cal fa , che voglia fecondare ncTuoi l’ inclinazio- ' ne del divertirfi ,
avendo mai Tempre la mira al coftume di chi vi riceve perche Ila fenza», '
timor di rovina il trattenimento. Racconta- no i Naturali , a tale propòfito
(<i) d’ una cer- < ta Fiera del MelTico nominata colà Ofiotilo i ‘ la
quale ha una proprietà d’ ammirabile be- ‘ neficenza per P altre di minor
forza, e corag. \ gio. Ella di corpo alquanto maggiore del ‘ gatto, ma d* un
morfo , e d’ un fiato affai per ’ llifero , àppiattandofi nelle felve uccide
ifL> ; paffando i Cervi , e i Daini , indi làlendo ve- locemente
sh gli Alberi chiama col fifehio le altre Fiere piii timorofe a pafeerfi della
pr^ da già fatta dando loro commodo in tal guifa di potercene prevalere lenza
pericolo,e fenza tema. Non è, mia incumbenza di cercar qui fe ciò effer poffa
vero, o nò:; dico fole, che i re Digitized by
Qoogle regolatori delle famiglie poflbno prenderne un documento
affai utile per lor governo preparando effì prima quella porzione d-onc- fto
piacere , che lalbiar vogliono a i luci fa- miliari, acciò poffano goderne
ficuramcntc . In quello la connivenza fària Tempre colpe- vole , ne buono.faria
quel Capo , che per ge- nio di condefeendere in tutto, conccdelfc ciò ancora,
che alle membra ò dannofo , onde in- fegnò il Morale : effervi alcitne
cofe cernii , il negar le quali, non il concederle , è betiefizio ,
Debbono pertanto riflettere con ferietà i Capi di cafa a quello, che accordano
a i loro (oggetti , poiché ogni mancanza di quelli, come pure lì dilTe in altro
luogo, farà ad effi imputata , e dovranno, che ancora è più , renderne un conto
(Irettiffìmo a Dio , quantunque fìeno per fé medeffmi innocenti nel divertirli
. Eli facerdote del Tempio ib") pagò il (io delle abbominevoli cofe, che
face- vano colà i Tuoi (igliuoli,e fervi, c benché egli netto ne (offe, non
andò immune dal gadigo, divenendone complice col permetterle, o col non
riprenderle almeno, con^e ei dovea,con rigore, e con gravità . E’ grande , e
terribile il pelo di chi regola una cafa , ed é cola da_> piangerli il veder
taluni Ibvra di quello vive- re Ipenfierati cotanto , e fonnacchiofi ,
come fe a Ca) I . de beuef. (b) i-Reg.i, 2o5.
fe a tutt’ altri, chea loro fpettafTei’inyigilar- vi . Vuole Iddio , che fieno
eglino virtuoll per fe ftcflì non fole , ma che di pih condilca- no colla virtù
propria tutta la cala, avendo- gli coftituiti come un Capitale, d’ onde prov- veder
debbonfi i familiari di faviezza, di con- tegno, di prudenza , e di configlio .
Convien loro fare in càfa quella figura , che dicefi fare in Malàbar uh certo
fmifurato Àlbero, (a) il quale producendo un fol Pomo, per anno » provvede
tutti quei Popoli con abbondanza , mentre oltre alla grandezza di eflb, che è
va- (lifiìma , ne contiene dentro la corteccia tan- ti e sì ben llagionati ,
che un folo equivale a_* molti . Se i Domenici (bno fcarfi, delle virtù
erifiiane, e morali ,dce il Capo fruttifica re_j per tutti, ficchè di lui polla
dirfi con Caflìodo- ro: Cb) crederai , ebe itt uno fieno molti divifi in una
variay e giovevole immitazione . Ve* glino eiTi ,come il prode Epaminonda
faceva nel (ònno de’ fuoi Concittadini , fui piacere ancora de’ fuoi
fubordinati , poiché faria una difavventura troppo grande il farfi eglino rei
di quei trafeorfi , che fpezialmcnte nell* Ilio del con verfare poflbno
commettere gl* inferiori lafciati in una troppo franca, e trop- po difpotica
libertà . II. Al- (a) P. Nierim. Hifl. natu. lib. 6. c. 25.
(b) l, 4,.E^.ul[im. '■ v QigiHzed by Godale II. . Altri
ibnQ modi a tenere in cala Con*, verfaziqne da certo genio di fplcndida bene-
ficcza,edi liberalità (\^non\t inclinata, comQ ^ notò Seneca , Qajptìt a dare,
che a ricevere . A quello neppure io m* oppongo, non elfen-^ do condannabile,
che uno^ faccia a gli altri parte di ciò, che a lui fovravanza, tanto più ,,
che i Filofolì affermano effere il Bene diffufi-' vo di fé medcfimo . Balla,
che in ciò facendo, s’ufi d’una tal e moderatezza, e d’una mi fura sì giuda ,
che non lafci pendere alla prodigalità la bcnelic^nza con difcapito dell’ anima
non meno , che delle fodanze di chi vuol effere_ji benefico fenza maturità di
configlio . Per huominidi tal forta quadra affai bene il pare- re del
fovracitato Seneca, (A) il quale feriffe, ehé; /’ huom liberale fa fempre fpefe
, che alle ^ forze del patrimonio convengano. Ed in ve-, ro non può dirli
liberale colui , che dona più di quello, che egli podìede: mentre ponendo- li
in necedità di togliere a molti ciò , che im> piega in un folo, viene
altresì a donare quel,' che non è fuo, onde per acquidare il vanto d’ una
virtù, che in molti degenera in vana glo- ria, ed alterezza, cade in un vizio ,
che offen- de la moderazione , ,e la giudizia . Se uc ve- dono pur tanti nel
Mondo , che nati per far dagli altri godere le proprie fodanze tengo- no
Ca) Lib, I . de Benef. (b j Ib, *o8 • • no aperta la
porta tanto per dar adito adii- chefiafi , quanto per lafciare libera P ufeita
al capitale di caia, invaghitili vanamente di palTarc per huomini , a i quali
involando il buono, ed il meglio , Tuoi dire T adulazione , <he nonèfuo ciò,
ebeèfuo . E’ quella una for- gentc per moltilTimi di fpirituale rovina, poi-
ché non potendo le rendite fupplire al genio d’ una tal prolufìone fuol farli
d’ ogni erba un fàfcio per raccogliere a dilla ciò , che li verfa a Canali,
ohdebendilTc il Politico quando affermò, che:(tf) f erario vuoto per ambizione
fi riempie fpeffo eon fceleragine . E lànillimo il fentimcnto di Pittagora
edere uno fplen- I dorè ammirabile della gencrola liberalità il noti perdonare
ad alcuna eo{z-,<ib')purchì s’ac~ mìfti la gloria della beneficenza : ma
bilbgna intenderlo a dovere, e correggerlo coll’altro del Maedro di elfa, il
quale avvifa: (cj nulla éjfervì di pià perniziojp , che il non faper di~
jfpenfare t henefiz] . Chi è dedito alle angu- die dell’ Avarizia debbe
attenerli al condglio di Pittagora, e non redringerli mai in quelle Cofe ,
nelle quali egli poda commodamente.* allargard » e comperare il bel titolo di
bene- fico • Ma chi pende allo fcialacquamento di fùa natura dee regolard colle
mifìire di Sene- ca , ed apprendere la maniera di collocare i Tuoi
Ca) Lib. j. (b) Ibi (c) Sen. z, de Ben, ogle
Digilized by C .209 fuoi doni con mcritoiper non
trovarli poi ktsi za lode > anzi col pentimento d' avergli conu poca
prudenza dillribuiti . A quello convie- ne, che miri Tempre chiunque apre ih
fua cà* fa come un teatro di comune divertimento per non fard deridere da quei
medefìihi > che ne godono, tuttavolta ì che egli riducafi'iiL* miferia ,pèr
genio -d* accudir troppo all'-àK trui felicità, elTendo pur femprevero
il-dctto del Poeta, (a) che: . > . . ' ♦ * ^ So»
V2oWt- Amici al chiaro di fortuna . Ma che tutti fen vau , x’ ella x’
liubruna ,-i - *•' . •• Cònfumatf , che ebbe Cleope Rc.delP
Egitto dietro alla fila celebre non meno, che fmifu- rata Piràmide tutti
i'tefori.del pubblico Era»- rio ,vedendofì derifo da qucHlcITi ,che.aVe-
vanlo'iqnanzi adulato i ritrovò in lua.calà_> una vena d* oro efpònendo àgli
infulti Sonò- re della iùa lìglia,c dandofi a credere ilolidg- mente di
riparare alle beffe' con Ibggettarlì alP infamia " io non crédérò mai ,
che pólTa venirli ad un tale ecceflb da.vcrun Capo del<« le civili cafe^ e
cattoirthe i ma non per tanto TÒ tralafciarc'di configliàrli^a flar bene fovrft
di ciò vigilanti' per non ridurfì ih. quella ver* gognofa neccintà,' che.leggb
non avendo ynò i ; ■ qi; -O argihé. X ' ' .1 • J » , »
» Ca')-. Gv/V, 1 ■' V * iX ' 1
^argine vferuno, è fdita.bene fpcflo.di perfua- jàstG ógni male
pcr/riparo un piccpl roffo- WiiiSe pòi qualcheduno de' menò laggi mi
riipondeflC) che egli anzi» che pcrdei-vi» gua-* dagna non poconieJ tenere in
Cafa aperto il divertimento , non crederò già perquefto , chcifegli-ila giunto'
ad un eflremo i sidetefta» i i)ilé.|>er filala volontà,. chciri' aveflfe;,
aiiadu* bhJetófolojxhe'ciòglLfia.in.qualcbe parte^ contra voglia accaduto , Q
C\a per accedergli ben prefto , fc non è follecito nel ripararvi • Smidolii^ di
grigia cdde'fto fufipòftq vanUg- gio^'JO'vèda bened* oiide:^ e come gUderiva y
acciò non foffe un rivolo di quelle acque--» , die 4^ maligna forgcilteiullwrea
fcaturendò in vede * di- fecondare danneggiano dilTeccaii^ dontl^ ùhlore
nàtunale>il Terreno. ,r7l^Mon* do A ia oggi'St accoxtói nel fuoiintexcfl<
par^ ticòlane^chc ioten^ pcribfpett?ixiiflW4leho mira'priva^ogni profiiliohe
staccia in p<^Ò«ddgJiialti*i*i iCr^jdrqnello.offer H
Capodicàfe:,. chntil'giiadagnono in- diideia niaiiziofadtbhiTeminaporxaccoglie^
rev e dpna poco per invoiare’iitiittò.# iS^.cio foife: maiiegH mofl: r
erèbbe^d^ ^ffert tgnoran-» aiflfiroD-di cconòmiaifoiidftado.HaManj^am^ della
Tua : cala fovra dii certe hadd , che non^ tegg^okv punto fgnoianzi capaci
diaiterrar^ la atìaffo:. A me in tal materia è Tempre pia- cinto ,-alfai qu£j
proì^iiudiÌQ- tra JLiylcxcadanti comune, cioè: frijìo ejjer quelfoldoy ebegua*
i mW/9. \ DIgilized by Gg»gli^
AU J^a la lira ; Infelice fòrà.t>cn quel guadàgno*
ch^pQteffe fard eoli’ pfFelà di Dio, c.che por- tai^qin cafa fumoi.e-miferia ,
toglieì^ te* ibrodella divinaGrazia.. . , . .ILI. '-.Nè minor male
farebbe, fcchi iìen.. la:Convcrfazionc4n .fuacaj^ fella niaid’ una certa; forta
d’ huomini, cbellpiccanq d’:éiTer d’ umor dolce, coiupucent^ e,con;iéÌUQl di^^^
lì, alla mano con tutti , chiudendò. l' occhiò fovra gii andamenti dichi vi
pr^ica., -,e. go* dendó quafi di facilitare per tal me^.)e fched’ alcuni che ia
altro luogo, più «reo* fpetto (arebbono ■ mcn ucure , e lUen lelict . Di
.quelli dilTc ArilloteieV' •(a) che oajpir s^ÌMC. pii brama»» d’ ejfer
amàtii d\ama^ re. gli altri. , Stimo . fcnza;dubbio • . ch^JtéhQ in ogni parte
pochiflimia pure fentito qualcuno invitare.la GlQvéntd.a,lecq trattenerfi, c
dirle Ipgghignando, iveuj^tetiu-^ reco» pbertà^erebè mi trweretè pii gal^^
tuomOiCbe non pe»fatei:\o(:cW: ridottojn buo^ ni termini fembra voler dire :
^e»ì(ed/ar^ ÌM miacafa ciòt che v’ aggrada^ puebèam^ rtuHapreme . QueOuihjria
ocrto, .iejnai^fi <ie0e»uu profanare iltitplo di Galamupnux» che Uguinpaun
ritrattpd’.qneflà, e d|;{àyiéa* za,;riducendQlo a.dinotareun huomp; ebe le
Qon;aifatto nenuco , iudi6fK„?n^c jaliu^o per O 2 " la '
. t Ca) 8 . Etìjìc, r . l Jt
1 . • là virtJi Sia di manò alle corrùttelé cònuna
Ipezie di trafcuràgginé volontaria , là quale "paffa in còntò'di
cortefia-; Non iarebbe qiie» fio un beneficare , ma «ri nuocere altrui- te-
nendo aperto in càfa come lm precipizio per F innocenza',' tanto pin libfcro ,
ed agévole ; e chi fi varftàfTé di' fare ' in ciò benefizio -lenti- '"rebbe
Timproveràrfené 'la qualità dal Mora- le,condizioni mi- o libri, c'bé è H
dàr'gti coti- ^iudì zio i- Se prov- 1 Pi»riFf !• r\V»r ìhRht*
lallO l ITlTTUiiU ) nenpui c puxi a v;nia— ifiàrfi cótuii il
'quaWimpieghì parte délleiuc fóftanzè riellà fcoricià'àllégreztó^^ degH^àltrl è
glrdive’rtàcóri'direàpitodella buòna Mora- le l'f Sana fliraria'ctìfa- per
verità, chcHvàritan- dòìi ùnb'd’ cirere'G'alantUbmó potefle indur- fra
cooperare al' -pubblicò difàvvanta'ggio' dàhdòcartìpo in fua cafn- allo
feadimento del btì'on, còftùnie , é laogò di fpargei fi libérà-
meri^bta-tftalàfcirten^a^de i vizj fòtto ppetè- (lò.di’fpenderc vòlontieVi per
contribuire al- Faitrrii-éivilè-divertimentó . Abbiamo do_.‘ Titò' LiViò‘
C^’J‘hoh;eflfcrfi-'mai da'i Romàni pcrifieiTo, fin'chè fa in-1ìòre''queHa
RèpuBbli- cài P erigerfitéàtriff riòh di legno i acciò fi- pòtélTérò' atterrar
lìibitò dopo le pubbliche^- i u fe- mMmmBì
ri# £a3 Ib. [b] Lib./^S. DIgitized by
Goo^le ■fcfte, ed i foreftieri.liqn-.aveflero a ^redcr.e in Koma
alcuna fabbrica (labile dedicatala! pia. .cere , ed allo (regolato
fcapigliamento,.. Inu •fatti dice Tacito i [a] che portando ih Roma Pompeo le
feor rette licenze dell’ Afia, di cui ^trionfato,, avea , fu il primo » chev'
edifì- caffe un.t.catro di pietra (ìmile a quello che .veduto avea in Mitilene:
c benché non ardi(^ ■fc di farle fc non col pretefto d’ ergere un_. Tempio alla
Dea Venere, pure non potè fug- gire i rifentimcnti , ed il pubblico ri mpro
ve»» ro dei Senato . Chi sà, che molte Calè non^ ^ _ # doveflero
fra di noi ancora dfere di legno per poterfi rovinare tutta volta, che (initi
(b- no certi bagordi, e certe adunanze , dove ad onta de i (lelTi Gentili si
amici della nv^>de(lia, (1 divertono forfè , benché io non fappia mai figurarmelo
, alcuni Cattolici lènza ritegno di verecondia ? Avverta perciò l’ huomo di
fenno , che la fuaCafa non accolga mai per- fone , cui poco prema il timor
Tanto di Dio , ilcché fi riduca ad una tale apparenza , che.* non potelTe
tolerarfi dalla Romana faviezz.a ; poiché fc la Giullizia degli huomini per
altri rifpetti. non procede contra d’ un tale abulb non fi potrà però egli
ibttrarre dal tremen- do a ed ineforabil galligo della Divina .. Per tanto
è.giufio , che aprendoli da qualcuno la ... O 3 • cafa fa]
i/A.,14, i 414, cafa àll*'óneflò divertimento
intercflTi il Capò d^effa nel bene diquegli,che vi concor> rono , e'nafcendo
;ciÒ da un effetto di buona::, imicfaia ne provino eflì quel vantaggio, che
fuòl tirarli dalla fedeltà degli >\mici, trovan- doli- divertiti non meno
con fplendidezza^ che difeli con buona cullodia da ogni perico- lo, onde
funeftar fi potelTc la gioconciità del piacere . Apporta S. Ambrogio per quefto
r cfenìpio delle Cornacchie , le quali chia« mando come in loro converlàzionc le
Cica» gnc gli precedono fcmpre col volo , c com- battono a làngue con gli
Uccelli rapaci j per allicurare alle amiche loro il cammino, [a Jf/srì
traprendendo -, così egli pondera, «incora co/ proprio pericolo le guerre
altrui . In tal ma- niera pih forti rendendofi per codefta difcfa i Vegliatori
divenuti come fratelli di quei faggi huomini, che gli accolgono in cafa, co- me
pure dice lo Spirito Santo { [b~\ il fratello ajutato dal fratello è quafi una
Gttà ben mu~ ^/ra^rlàranno gli Ofpiti doppiamente benefi- ci, é verlb de’
corpi, cui provvederanno d’nn grato follievo, c vcrfb delle anime,Iungi dal- le
quali-terranik) fempre ogni occafione an-' che -minhnà di-prcvertiffi .
Quefto'è il bel- van'to-,* dl'ctii dee 'gloriarli irGalàntuomo , cioè, che
ficuri ùanotutti in fua Cafa j. ne mài ... ; \ dcg- Alili» ' Ca)
Lìb. ^.euam.c. i6. [h] Prov. Digitized by Google ,
2!y deggta egli render feoM&tìddeteriorarneitt’of d* aicùno
o'riginatòftdìitiatu<t>inavvedùCe2zà; nè aiie'pèrfone\,deI' Mondò
GiudiòeJì JEt’ernò . • ■ ' a • n.ìj , : IV. Santo -ancora 'pùi renderfi
penfiero dl tirare in fua' cala l*a]trui>Coh^ a*erfaziòne facendone’ Come'
un efcrdiziòdr fegrcto , nla profittevole Apoftolato." foooj.
me amido'fcmprc del vero non' voglio ta» cere-di conolcere molti huomini di
Ibmma. prudènza , c d’ ugual zelo', i quali immitari- do nel Mondo
le fante induftrie del Nerfy hanno convertita la domeftica loro Con- ver
fazióne in unafcuola d'ogni virti'j,e lòt- to coperta di piacevole
trattenimento van- no' fpargendo il fanto feme Evangelico nell’altrui cuore con
fommo vantaggio di chi gli" tratta Queftó io vorrei vedere ia_. tutti
i-Gapi delle famiglie , acciò guada- gnaffero' un doppio merito appreflo di
Dio, e degli huomini, venendo' ciò ancora cridia- namente -infegnato da Seneca
in propoi’ fitò di beneficare altrui ; far) mn lafcìàr mai egli dice ; di far
bene- a i Compagni y e di efeguire ' ie partì d' buotrr buono ; a'naajt/Fa co'
fatti y P altro colla fedeltà % P altro' éollìL*- buona grotìa y e ì aitro 'cól
oonftglio ; e eo i jalutevoli ■ prèceiti . E’ ben v<*ro , che in ciò ■ O 4
v’è iSèmmé % % ^ » (a) Ibìd:
K I %\6 v*è. d’uopo d’una .prudente
deprezza > p^oi> che -elTendo pur troppo deteriorate in og» gi r«. nature
degli huomini pochi fono colo* ro> che ricevano in conto di benefìzio quella
zelante premura , la.quale moArano i faggi del buono incamminamento de’pih
deboli» onde ibggiugne lo Aeito Filofofo »Ca') che: ^ebbene .foia mefite dee
tener fi per, benefit zio 1*. ottima volontà di , chi dona pur gli buomini
inefperti valutano- quel fola, \ chemirafi eolPoccbio ^ efi pojfiede reatmeu^ '
te yciò difprezzando iCbe in foflanza à pre~ zhfo . Per, far dunque
profittevolmente un tale uffìzio c ncceffario il non lafciarne pe. netrar bene
rintenzione da tutti » ma na- feonderne le mire dello zelo folto il pre~ teAo
dell’ indulgenza , e della docilità » che , faccia credere agli altri non
averli alcun’al- tr.o penfiero , che di accudire alla dolcezza.* del loro
divertimento, .e facendoli ,come in* fegna S, Paolo, Cb) tutto ,di,tutti
colpire nel fogno .della virtù coll’indirizzare altrove la mira . fCosi vediamo
praticarfi dalfaccorto Nocchiero » che -.provezando il vento fa- vorevole moAra
di slontanarfì dal porto» a cui tpnde» imboccandovi pofeia quando altri meno vi
. penla . Hanno certamente.^ i Capi dicala uu’occalione belliAima - di
far del (a) ldj>ib,Qi) i^.Car.9. 19. Digitized
by Google, 217 delbcne aifai grande nel .tempo {lelTo,che
godono dell’ altrui gioconda Convcrfazio» no, mentre, avendo già col benefizio
della cortefe Ofpitalità legati. gli animi hanno ancora fovra di eflì
acquìflata nna certa ^ezie di- padronanza autorevole per po* ter loro infìnuare
tutto ciò > che più bra«> mano . Io sò , che a cqdcfti affabili huomini»
c di facile ‘accoglimento verib di tutti , è riufeito bene rpelTo il fare delle
converfìo» ni ammirabili in taluni, che non avevano Soluto picgarfi nè
da* Genitori , nè da’Pa- ri di Spirito per quanto fatica d’ ammo« nimenti ,
di'perfuafìoni , e di minaccio avef^ ifero ufata. per indurgli a ravvederli .
£* dun> que chiarimmo , che .può agevolmente gtia- dagnarfi un gran merito
chi tiene in caia Converfàzione attendendo a condirla con limi configli , con .
dolci , ed opportune in- linuazioni , e coll’ ufo di .lode , e prudenti maflime
predando collf.efca del piacere i cuori altrui . Sono grandi le meraviglie, che
fi yeggioop tutto di negli innedi olendo in ciò ^arrivata l’arte aLfommo pcr
ridurre i tronchi più.fàlvatici a partorire ipiù de-^ licati, è più gentili frutti
, ed in Napoli, nel- la Tpfcqna, iti alcune parti di Lombardia, c nelle
amenifiime Riviere, di Genova fi of- fervano ftravaganze ftupcnde nel cavare,
da una fola pianta vile, e negletta Uve^ > 4
pre- JJrcziofe j Pòttll dòlfcfflthii , Ficiir fcavìi
Bcr» gamòtté odorbfb',' talché fiolfa dirfi coni. Vit'^ilio , (tf) tire' per-
tanti , e diVèrfi in* riefli troncò ihedcrmio : • • • r » r
X • » % « w ^ M, % ’Lé tiuó^e ftùnàiit i mn
fuoi' frutti ummìra-. • • 4 f t « • ryuh tale artifizio
può valerfi appunto il Ca- po di cafa e confiderando i Naturali divcrfi còlla
commodita di avergli fempre d^intor^ no applicarfi ad inferirvi
!evirth,cheprb*- prie- faranno' df ciafcheduno, per fare quél profitto , che ■
accenna S. Paolo-, dove dicci C^ ). che : tagliato dal naturale \ f fanatico
Vlivo ,fu inferito coatra il eojlume dtlla^ tf atura in Vlìva buona , t dome
fica . Quan- do ridùcafi ad una tal difciplinà la 'Convcrfa- z’ione di cafà
elfa larà non folamente lo- dcvòlè-, ma a tutti ancór vantaggiofa , men- tre vi
peiderà bgniino le qualità più cat- tive in vefiendofi delle rtiigliòrl ,come
ac* cade, al riferire di S. Agoftinò Tedi molti Stòrici gravii (e) in un certo
fonte dell’AI- bànla , nel qiiale attùffiindofr una fiaccolaL. aecefa tolìo
a’àihmorza, ed Una- già fpen- ta s’accende ..'Nel confbrzio , é ncìlà cafa^
deif hùom fàggio ha da fpegnerfi il reo» fuoco delle' pàfliohi più feorrette i
cd àc- ^ < V > •* . t - • ' . ;. ^ % ry . I* ccn^ r m ' «
* V (a) GeorgMb.z, Qf)Rom.\ i.Cc^ Digitized by Google
319 . cenderfì
quello della virtù pei riflelTo del* la fiamma innocente , e pura > che
arder deb* be in cuore al Capo d’elTa . Convien per tan- to , che egli vada
immitahdo -la natura am- . mirabile della Calamitarla quale ne’ più fieri
flutti del Mare, c nello -flrepito delle più tempefiofe borrafche rivolta
{landò* fene. fcmprealla tramontana, ferve di (cor- ta alla confulà , e
sbalordita Marineria per non perdere il filo del fuo diritto cammi- no. Nel
rumore, e nella conTufione, che;:* fuol narcère ncll’intrattenimento di molti,
dee dar fido il Capo verfo il Polo della.> fàviczza , e del contegno , come
per guida ficura degli altri , acciò non idorcanò dai .retto fentiero della
crìdiana' modedia . Quindi avverrà, come .nella de(Ta calamita {uccedc,che
fenza toccarlo -tira à fe il fer- ro colla fegreta forza delle .occùite fuejf
qualità attrattive , ed imbevuto-di effe il fer- ro altri a (è ,• non per foa ,
ma per virtù^ di .quella , ne attrae , onde vedonfi -molti per opra d’ un folo
inneme. drettamente unitt* con dolce nodo- tendere ad un punto ine*' defimo .
Accadcrà fenza dùbbio lo dedb' nella Converfàzione domedica ,dove. tutti'
imbevuti delle òttime qualità: del Capo 1’.- un d’altro. .tirandofi. - coti
violenza (bave..#' verib di lui tenderanno unitamente in_. m£2Zo. alla, defla,.
giocondità ai punto del* la virtù , e dell’ eterna falrezza . Ecco, la.*.
Digitized by Google <'*20 -Véra i etl ag;eyoIjmaniCra.
di;formai-c una^ - dolce Catena di cuori , anche , talvolta roz- -z:i»cd:
incalti,. *00016 il ferro, appunto fe- -condoiche. notir .ancora. il fublime
Teolo- igp'dìNazianzo ,.(<*) tutti «da un Iblo rivòlti . deftraniente,, ed
inclinati , fcnza che ncppu> . ré fe ne avveggianó , al bene .
Proccuri per ultimo il Capo di .famiglia , che fi prende ^enfierò di trattenere
gli altri , di renderfi ' .colla propria' Morale uno fpecchio fmce- ' ro , dove
polTa ciafcuno veder chiaramen- te il fuo fembiante>, e corregerlo quando
bifogni . Non fia egli come .certi fpccchi adulatori , che lavorati con
maliziofo ari. tifìzio. moftrano. bello il brutto, e rappre- feiitano come
fregi d’ avvenenza le mac- chie pih fconcie , onde ad un’huomo vano diffe un
bell’umore vedendolo adulare. la propria deformità col vagheggiarli in uno di
codefti criftalii : vorrei , t/ìmico , per vo~ firo dtjitf gonfio . predarvi
per un poco gii occhi mtei.i.e. prendere per un momento il voflro vtfo,
Tutto.il male appunto deriva dall’adulazione , che tanto regna nel Mon- dò.,
per cui ognuno Audia per commen- dare il compagno , e come il Camaleonte» che.,
muta colore fecondo l’oggetto., in cui s’incontra ,. cangia l’uno iéntimento ,
c pare^ re Itili i iì\ I rnmmmmmmmmmmmiéÈmdmmmmmimmmmm Ca) .
Orat. adv, Muh _ DIgilizad by Goog|B re fecondo gli;
umofì >fte^fc|Uàli s’imbattei: lodandogli ienzà riflèttere >'fe lo
mcwtinòr* o. no . Per’«iufeftò poi - riportando ivizj ttìi-- a^plaufo dgaàió .i
- quéilcf} 'ehe^ dcvcfi' ’^ la virtù, vanno tutto ' giorno' 'crelcèndò^yió.
dilatandofi per ogni parte fenza rimorfo, e lenza riprenditore . Pochi fi
trovano , che amino di farli come norma, elegge degli altri , più comunemente
piacendo il fard adulatóre del reo coftmn§~,rCht m'aero, ed el'emplare di compoftezza-V
poiché ^ole ciafcnno vivere a fuo modo,- lenza, pjg^rfi penderò por gli' altri
. Se di tal' fatta «ran- no coloro, che aprono la caÌa.^al'|ìubblico
divcrtimentó , .non potr^' certo "chi vi ca- pita prohtta> ..'molto'
tfotfandofi' lufingato. an ciò, che merita ammollimento , e feor-
gcndo in chi lo diverte il ritratto , che dell’ >\duIatore dipinfe a
meraviglia Plutarco di- CQQàOiQ)\ci(.a')eglinottba coftumì Jìabilì,»è a fe
pre/erhe forma veruna dì vìta\ma ora a que- ,ora a quegliaccommodandofi non è
malfem- plice , ni uno con tutti , ma variabile ìtl^ tutte le guife . In fomma
non è da condan- narli l’ufo di tenere in cafa la Converfa- zione quando fi
vaglia il Capo delie rego- le fin qui preferitte per far si , che il ge- nio di
beneficare gli altri con un tal com- • . . modo * » • * » I I
I — — ■ I I Ca) De Di/crim.adul.df amie. . . < •; modo:
giovamento rOi poffa.eiafGUnoj^ che 4ie. gode;, ritrovate in lui.il vero
carat-. Cere deU^Amico-,,i.l£juaIe,fu.4a;I'Iatóne cosi Jitnofit^buonOtA^
utile, , . 9 t i * » % t\ P-9
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. * V . .Del nt&iuk'iy.c le proprie
.Donne alla, ■ .. -Converfazione . i • • 4 \ 4
-. » I.-T^lU
détta la donna,comedi fopra notamn ' Jr* - mo,^perdiffìnjzió'ne ben favia
d’Aveju tòt:(ay UH buomò imperfetto : onde né viene per
le^ittliiìa-confcguénaa,-che deggia i’hno* mo dirigerla in tutte le ftte
operazioni,’ aven- dola pur'anchel* Altiflinio à Ini foggettataneli la prima
fu’à collituzione; Non dee peròfem» braredùra alla donna ,• 'ed ihdifcreta una
tal legge i pérdvè efleddo ella di'.lUa natura per ordinario pih debile, e pi^
bifognofa d’ajutov e di configlio » là dipendenza dalP huomoè.n lei di fommo
Vantaggio i onde fcriire. ancora: Ariftotele-,' che- per regolarli prudente-
mente: ella debbo ìh tutte le eofe ubbidire al~. l* buomo'i ^ élla rifletterà
feriamente; calte liia naturale fi-aleafta , ed al foggio provvedir mento del
fommo Regolatorcvwraprcndferà^ cdie al male della natura ha «gli preparatoàn
quella' Tua utile foggeziòne . un ottimo ripa- ro’» aflegnandole nel marito una
dolce véd' amichevole guida , che più franca in tuttcjej colè la renda, e
più ficura.. Non è coavenien-! te / 4 [a]
i.Pbyfcom.%\‘lh] i.OrcòvV tc alle perfone làyle il rammaricarli
d’nnJ certo deftino inevitabile , da cui vien loro qualche pregiudizio , .ma
debbono pcn(are_» unicamente al rimedio, e confolarfi neH’age- volezza di
ritrovarlo . Saggia per ciò potrà dirli la donna, fe mirando alla debolezza del
felfo fol tanto per rinvenire qualche oppor- tuno foftentamento s’ appoggierà
.alja pru- denza delP huomo , che le fu deftinato. Con-, forte da Dio , ed aver
à. con effe Itit i come in- fegna Plutarco, [a] comunti e P affettOy e brame ,
eP allegrìa , nulla avendo. in ciò di . proprio . Si vede per quello eflere
uffizio» particolare delP huomp.Papplicacfi;al gover-; no di cafa, ebe fempre
jpetta , fecondo lo llef- fo Arinotele: [It] al CapOyil quale folo àncora,
ejfer debbe:n{c\xotcnào egli da tutti i fuqi do- OTclilici una pronta jcd
ubbidiente fubprdiaan- za ; Silo penliero, addunque farà di mifurar bene ad
ognuno di loro i palli, che far debbo- no fpezialmente fuori di cafa, ed
illupiinargli in tal maniera , che chiaro diftinguano tutti que’perieoli, chic
incontrar fi poflbno in con-., vériàndo .con gli altri , acciò avveduti fieno ^
ed accorti per ifcanlargli . E’ quello unob-, bligo indifpenlàbile :a i Capi
delle famiglie-», per P amore , che nodrir deggiono, per i loro, parti:',
mentre i Bruti fteffi , e tra.gli altri le-». ■j', Ron- fa] De
pr/scept-connub. [b} \, Tolti, Digitized by Hondlnt
partoriti > che abbiano cicchi i loro pulcini gli rendon la vifta coll' ufo
d’uh erba, che Celidonia fi chiama, ne mai defiftono dal-» r amorevole uffizio
fin tanto , che effi non_. aprano gli occhi . Come poi difpcnfarfi da_* tanto
potrebbono fpnza colpa i Genitori vcrr fodc’ lor Figliuoli ,e Doineftici , che
furono confegnati loro da Dio per averne fedele^ premura, e per cufiodirgli
aiuorofamente in tutto cih > che potelfe ojfcndcrne l’ innocen- za, e t^nto
pili, che trauandofi di figli ancora innocenti , [u] mHgth poco , fecondo il
parer del Filofofo, importa , ma ajfaijtmo /’ awez- ^arfi da picciofi , p in
utu} , o in un altra ma- niet(t\ Anzi tutto da ciò dipendendo ? In que- Ào però
ruarjcano forfè molti per vero dire , mentre (e la pafTapo con tutta
difinvoltura , nulla penfando al grave danno., clip venir puote a i loro Figli,
o Domenici, dalla prima cattiva piega » la quale per oracolo dello Spi- rito
Santo durar fuole fino all’ultima vcq-? chie^za , come J’ iptefc pur anche jl
Uficp icrivcndo, [b'] che Sempre del primo odore olezza il ‘vajo .
Ciò però fia detto per incidenza non elTendp qui luogo di parlare direttamente
delpefo ., P che [al Ethic, e, i. [b] Horat. i. ep. a.
28^ . , .. che efTì hanno per l’ottima educazione della propria
figliolanza. Balla l’averlo così di paflaggio toccato per quanto può appartene-
re alla materia prefente , che mira 1* obbligo d’ invigilare Ibvra al
divertimento , che ogn* ' Uno d’elli permette alle proprie donne sì
con(brti,corae figliuole, o congiunte, e dome'* iìiche. II. Venendo
addunque di propofito a_. parlarne dirò , che farebbe ne* Capi di calk:;. trafeuraggine
infofferibile il non por mente mai al luogo, dove capitar fbgliono le donne
loro, nafeer potendone inconvenienti gravif- flmi . Nè ballar debbe loró per
ilgravio dellit cofeienza il fentire una picciola voce.di buo- na fama , ed un
aura leggiera di buon odore y in quelle cafe, ed in quelle perfonè-, colle.»
quali trattano i lor domellici,per chiuder po- Icia gli occhi per Tempre
intorno agli anda'*> menti di elfi, é'viverfene , come pafsò in pro- verbio,
nella pace tranquillilfima d’ Otta via- no . Rimarrebbono certo bene fpeffo
ingan- nati da quella loro fidanza, che Ibvra'dell’ al- trui buon nome., e
dell’ odore.di falfa virtù > concepHTero . Riferifeono i Naturali , che la
Pantera oltre modo brutta di ceffo , ma d’ uri Ibavilfimo fiato, nafeoftafi tra
i verdeggianti cefpugli dc’bofchi tira a fe per forza di quell» odot'e sì grato
il mifero Salvaggiume , ch<i_» affai ne gode, e fuori ufeendone pofeia im-
provvifamente l’affale, e fel divora . lo non.. ere- credo
,che ciò fia lontaniflìmo da qiiella flra» ge, che dell’ altrui innocenza (noi
farfi nel. mondo per artifizio de’ cattivi , che nafcofti nella gioconda
amenità delle pubbliche allc> grie tirano a le i meno cauti coll’odore di
finte virtudi, come farebbe di vivezza , di brio, di fpirito, c di fiippofia
cordialità, onde per quella via delufi coloro, che dovrebbono averne cura, ne
fanno elfi preda , e gli rovi- nano . Entrano però qualche volta in un_,
leggiero fofpetto intorno alla condotta de’ loro fubòrdinati,fìa.o per interno
lume delia Divina Grazia , opereflerno rapporto de’ più zelanti, i Capi di caia
, e pongonfi ancora in qualche movimento perofTervare dale_» mcdefimL quel.male
, di cui fi teme , ed inda- garne aifondo la verità .Ma fi dilpongono a_»
quello con una sì tardajcd inconfiderata len- tezza., che venendo pure una
volta al punto di mettervi il neceflario-riparo ciò fuccede_» fenza alcun
frutto , trovandofi ornai al difor- dtne poco rimedio., . Dicefi, che penetrati
nel Braille i Portoghefi.t'rovaronvi un certo ani- male limile a i noflri cani,
ma sì lento nel mo< to, che llrafcicando il ventre aifai largo , e_>
pieno, per terra , appena giugnea nel corlb di quindeci giorni a fare tanto di
cammino , quanto ne porterebbe un tiro difaflb,e lo no* minarono ben propriamente
Pigrizia . Q u e- ila , che parve a loro flravaganza , vedefi ap, punto nella
dannofa , e mal accorta fliinidet., P 2 ■ za s'aS _ ^ I
d’ aicuni Capi delle famiglie, che avveritiff | peri;empo dello
fregolamento de’lorològ»- getti reodoqo bensì mille grazie dell’ avvilo a chi
lo porta, fi proteftanb di voler andarvi, di voler toccar con mano , e
provvedervi : ma l’ efeguifeono con tale tardanza , che paf> fando le
lettimane, i mefi, c gli anni prima d’ andare , e di provvedere , a nulla poi
ferve 1’ eflcrvi andato , e l’avercocula'rmente veduto ciò, che fpfpettavafi,!
moderniStorici raccota, no d’un altro Ara vagate animale da cflì detto
Struzzo-Camelo,pcrghè dell’uno, e dell’altro partecipa, che tra le altre
mirabili qualità, di | cui la natura l’ha provveduto, abbia fottole grand’ ali
due forti, C pungenti fproni , onde non potendo, quando anche voglia, fermarfi
tanto fia veloce nel corfo , che difficililTimo fi renda a’ Cacciatori il farne
preda: io augure- rei una tal forte a i Capi di eafa per efler prò» ti , c
folleciti nel tener dietro alle pedate de^ ior domefti?Ì> ^ zelarne , come
debbono , la_» falvezza . Non ha però mancato , che mani- car non puote giammai
, la Provvidenw nel dare ad eflll ancora certi ftimoli interni, polfcnti , che
gli fpronano ad un tal corfo , e fono quei rimorfi, che fentono fpeflb per la-
negligenza nel proprio ininiAcro, c que’pm- denti fofpctti, che gli nafeono in
cuore, c che effi per troppa dabbenaggine difcacciano da le come temerarj
giudizj diftiirbatori della_, pace, e della concordia domeftica, A chi
reg- DIgilized by Google 22$» ge il pelò delle
famiglie è lèmtprc lecito il Ib-* Ipettar con prudenza di quel veleno ^ehe-»
tanti infettando non ptìò crederfi , che Vo- glia perdonarla a i loro
fubofdinati . Trop- pro,ai parere di Galeno, è dedita la Giovent?» allò
frcgolamcnto, creder debbono i ffjUggforiyi'be difendo un ìnternalìbertà
vada-i no fenzd riferva feorrendoM^craiò favio làrà fempre, e lodevole ne’ Capi
il timore del lor deviamento, ìncertijfmo ejfendO y per fenten- za del gran
Platone , [^b^Je di vizio , o alla^ viriti fieno eglino per appigliarfi .
III. Nella bene a i regolatori delle fami- glie il dire, ohe leggiero fìa il
pericolo , onde polTòno contaminarli per l’ altrui conlbrzio t loro'fubordinati
, dilbbbiigandofi per quella' dall’ invigtlar’/i . Non vi é male sì picciolo i
da cui non debba temcrfi rovina, ed eftermi- nio, tutta voltay che fi tralcUri:
ed il. vizio iti_, quella parte può alTomigliarli beniflimo alla natura, di cui
dille Plinio, [c]chc : piè non s* occupa mai tut'tdy ebe nelle minime cofe .
Chi veduto non P aveffe per il'perienza non cre- derebbe mai, chela Remora ,
pefee così mi- nuto , e di mole sì lieve , fermar potelfe tal Volta le groffe
navi, come da molti huomini gravi, eda.i Santi Padri j fi attclla eflcre nort
dirado in alcuni mari accaduto .• Maquan- (a} tn Lacbet.Plat. (b)
In Convi < (.c'\ Libf I e. 2- 2^® , <ìo
ancora dò non VOlefTe àminettérfi, ndrLj può certamente negarfi nella categoria
de* vizj, trai qùali'i più leggieri,cd i meno offer- vati , fonò fbVente Ì piu
nòcevoli > ed attac- candoti tenaceniénte allo fpirito , fono capa-^ ci di
fermare il corib alla più foda ^ e robufla virtù i Ho più volte fentito alcuni
huominì prudenti per altro » ed efperti dolerti , che^ più non fono i loro
Dortietiici di quella doci- lità, (chiettezza, e modetiia,di Cui forniti era-«
no per 1^ addietro , e vanno fpcculando tra fu d’ onde maipoffa efferne
originato il cam- biamento , fenza rifletter punto , che ciò ve- nir puote dal commerzio
altrui, che gli ac-^ cordarono elfi liberamente, e fenza veruna-^ Cautela .
Gflervino dunque con elattezza , Ib, imbevuti fi fbflero mai d’ alcune nialfime
fo-. reftiere , e portati avelfero in cafa certi nuo- vi coftumi, che prima non
v’ eranoj c fappia- nq , che còdetià è mercanzia comprata liille Fiere altrui,
e certi piccioli vizj, che attacca- titi loro nel converlare con molti hanno
ap- , pannato alquanto lo fplendore della primie- ra virtù, come cantò
l’Alciato con gravità da Filolbfo ; [aj \ Tale a chi peìr
i;ìrtHde alto f alia, Spejfo lie^e cagio» troncò la via,
Quan- "" ' ^ Il !•»• 1 rrrr- tr • ^ Ti i • uà» (ajt
Bmblem. • Q^ndociò fia come noti temeranno di peg- . gio eflendo
proprio del vizio il non finir. mai dovecomincia , ma dilatarfi e crefcerca diA
mifura, come da lieve favilla, che trafcurolll, è folito di forgere Un incendio
irreparabile ? Nè mi tengano per troppo rigido , fe qui io parlo di vizio
trattandoli d’ un femplice raf- freddamento nel buon, cpftume , poiché una
virtù , che fi fermi, è fpeflb il feme d’ un peg- ghrvizio, che nafce,[a]»u//apaffa;gJo,
fecondo A verroe, tra Vu»a,e l'altro dì raezzo.Troppo alla nollra fedotta
natura è facile ilpalfare da eftremo ad eftremo(cofa che purdovria c/Tcr
diffidi ili] ma, e lo è in altre materie, )e nel me- ^*88^0 medefirno della più
chiara, e rilucente virtù , fenza mezzo ridurli alle più nere cali- gini , e
più tenebrore della colpa. Ogni varia* zione addunque dee rendcrfi giullamente
fo- fpctta , quando fucceda in perlbne ben coflu- mate, e nelle quali fòglia d’
ordinario veder- fi un lume ben chiaro d’ ingenuità , e di co- ftante faviezza
, La ^htìt , dille Plotino faggiamente, ì una certa confonama , ed ar- monìa ,
ed il vizio una dijfonanza , ed un con- trajìo: imperocché la foflanza dì lei
confiftenel far sì , che le partì dell'anima fecondo l'or- dine della natura
peno tra fe concordi ; ed. il vizio 'conftjìe nel tenerle in difeordìa .
Que- Ca') y-phyf. coni i %. (bj Enti, §, 2ji' . ,
Quefto jrttérrompinieiitò di cohcòrdc af'-* monia dedur fi puote appunto da
quel can- giamento benché leggiero , che miriamo nelle perforie talora più
favie j onde è neceC- farlo ir mettervi prbntd rlpafo per ntìrLi dar adito ad
un maggiore fdoncerto i Da^ tutto quefto più Tempre chiai'amenie rile; vali la
neccflitàj dhe hanno i Capi delle fami- glie d’efaminar bene a fondo quei luoghi,
ne* quali mandantì i lóf Domeftici a divertirli , e prima fpiandone eflì il
terreno per vedere < le vi fiorifea quella modeftia < e quel conte- gnoi
che prudentemente s’ oflerva nelle cafe loro, ficchè non polfano quegli
ftìordarfi nep- pure in mezzo alla Con verlàzione della foli- ta loro oneftà
familiare.Fù coftume de i Ro- mani in tutte le dcterminazionffempfefaggi* ed
accorti , di fabbricare nelle Città di con- quifta^ e nelle Colonie loro,
Àmfitcat-ri, Cir- chi , Bafiliche j e Campidogli , perchè i Cit- tadini loro
fAdditi , che V’ erano trafportati per abitarle , vivelfero Tempre memori di
Roma , e benché lontani da quella augufta Metropoli parefic loto nulladimeno di
cf- Icrc in mczto di lei , c ne conferv'aflero per confeguenza i riti j e le ottime
Coftamanze. Tanto io bramerei , che praticaflcro i Capì di cala j e
fceglicflero per i loro domeftici quelle Converfazioni , che più modelle ef-
fondo, c più rifervate , potelTero Tempre te- nere in eflì viva la Ipczic , c
prefentc Tim-’ . ma- - . ..... jriaginé della
familiare lòró Virtù.' Moltd farà perciò giòvevole il mandare ir al
divef’'* ti mento accónipagnatt ferri px*e da perfona_< confiderrte del
Cafro? ,• aedo ffoffa effett.i informato con fedeltàt di quanto accade f e non
riufeendo a lui l’elTefvi p'fcfenfe fema prtì i che faria pure il meglio >
frietteré cori un tal mezzo a qualunque difordine i’Opfiora tuno riparo lò non
ho mar faputo mirare.^ fenza rilènti mento la coftumanza di COn-< ditrfi
alle Gonverfaziont della fera ì piccioli figli parendomi codefta una fcuola ,
che diafi troppo di buon’ora alla Gioventù per pre-> variéare itmanz’i tempo
i ma fe da nn’abufo potefle mai tirarft profitto àlcurfo farebbe' certamente
per i Capi di cafa quello di effei re dalla fchiettezza innocente dei fanciulli
avvertiti di dò > che fuccede nelle aduitan* ze, e che forfè per altra via
rioni farebbe iora mai noto < La Provvidenza' fèmpre in tuttc_> le cófe
anwnirabile ha fatto , che quando le Tigri più crudeli , che altrove , nell’Africa^
infuriate ó per fame ^o per altro, van di- grignando' tra fc cón afinta rabbia
, e quac-" chic feorrendò pef far ftrage più ficura, fie* no? pYccccftiic
da tiri picciolo animaletto che altainenCe f^chiàndo avvifa , c gli huo- mini,e
le altre fiere , di metterfi in falvo.' Rileggendo io quello rapporto nelle
flori’é-* del nuovo Mondo feoperto da i PortOghclV mt (ay mi
venne torto in mente quel pregiudi- zio per altro molto utile , che rilevan
talora j Corrompitori del buon cortume ne*- più fé-- greti maneggi dalla
facilità, che hanno i Ra- gazzi nel .ridire tutto quello, che veggio- ito ,
onde per un tal fìfchio ad cfll odiofo, più volte i Capi di ealà hanno potuto
fventare^ certe occulte mine, che macchinavangli una grande rovina. Perciò
alludendo alla troppa loquacità d’un Papagallo.dilfe un non sò chi, nc.sò dove,
per impazienza una gran verità: e quefle bejììe , ed ì ragazzi , rompono fempre
con danno la fegr et e zza . Ciò però non_, ortante io. non m’indurrei mai a
lodare la_> pratica già condannata d’ introdur ne’ di- vertimenti
i.Giovanetti ancor teneri. » IV. V’ha nel mondo un’altra Ibrta
d’er- rore inquerta materia alTai grave, in cui vedonrt cadere con fomma
agevolezza non pochi de’ C^pi di cafa ,onde ne vien pofcia_. Un diicapito
.confiderabile al buon regola- mento della .famiglia Alcuni di erti hanno un
cuor generolb , ed invitto per tenere tut- ti.: loro (oggetti in buon freno , e
per non_» concedergli cofa,che portfa recargli il mi- nimo nocumento . Rrtfendo
eglino d’occhio acutifliìmo .preveggiono fempre anche da_. lungi il male ne’
luoi principi , e fanno, con- ftan- — - 1 ^ " • - ■ ^ -r
' Ca) Szett. Phyf. Cur. Hb, 8. c. 74* ftantemenfe refiftci'e ad
ogni i^ciió i ad ogri! preghiera ,>ad ogni più lufìngheVole a(ìali'‘k mento
de' lor familiari > quando voleflefo pure ad ogni dodo incontrarlo, più
miran« do alla foddisfazione del proprio genio t che.all’aflìcuramento delPinnoccnza.
£ppùrd crollano codeflc Colonne ancora di fortez« za si eroica alduna rolla , e
temtndo , comò! difle altrove il Profeta »Qa) do^e noti ha luogo il timóre , fi
lafciano vincere da un rifpetto fìcvoliifimo di convenienza fuppO'« da
accordando per importunità d’ alcuni fcaltri , ed indifcreti interceditori , a
i loro domedici quello, che per confìglio della prU<< denza aveangli
fempre negato. Parmi di ravvifare in qucda fiacchezza di animo ciò « che nell'
Elefante fuccede , il quale aven-* do cuore- di Combattere in Campo aperto qual
falda Torre ^ da cui reggonfi molti va-» lorofi Guerrieri , s'avvilifce poi
dranamen* te intimorendoft fuor di modo per l' incon-* irò d’ un picciol Topo ;
onde a codoro pò* tria dirfi ciò , che delle Vergini dolte fcrif» fe pieno di
compaffione S. Giovanni Gri* fodomo; Cb)fuper.ata aVeudó la maggioti battaglia
tutto ttella pià facile' miferameu- te ptrderotfé. I E come non s' accorgono
eglino edere eodedo un artifizio de’ loif fog- Ca) ffat4 p
5< (b) tìóm. inHatth, foggetti per fuperarc ogn’ argine della
iid* bita vigilan:ia « ed ufeir di caia per forza , giacche far tìort^ lo
poterono ber amore ? Impegnando eglino Con uno uratagemma si deftro i lor
maggiori a lafciargli nella fo^- fpirata libertà con una loia icappata , Che
può eifere la peggioreranno perderein pochi momenti al Capo tutto il merito d’
avergli euftoditi permeiti anni* Nè poflbno già in 3uedo ichermirlì i
Capi dalla taccia di co* ardia , mentre avendo éoneeputo un iavio timore de’
tanti , e si manifefti pericoli, che incoHtranfi nel fecolo , e ne’
divertimenti di ' lui , molti con Ibmma Coftanita nc conteie- ro , e proibirono
a i lor domeftici arrenden* doli pofeia alle perfuafioni d’un terzo , Che punto
non avendovi d’intereire, o forfe_> troppo , che faria peggio , Chiude loro
gli occhi , gli toglie di mano le redini , ed at> terra in un’iftante la
macchina del lor pru- dente governo « Direi in tal calò ciò , che ad un mio
Confidente difle Un’arguto Principe dell’Italia invitato da lui a vedere una
fua_. grandiolà delizia di Campagna , la quale.» cinta d’intorno da un largo
foflb d’acqux^ chiudevafi la fera con un gran ponte levato- io per fiCurczza :
tutto t'à bene , ma con tre braccia dì muro potevate rifparmiar^i fptfa dì
quefla Rocca : alludendo ad una pic- ciola , c debii porta , che per la parte
di die- tro comunicava, con Una lingua di terra alla pubblica firada . Che
occorre vegliar tutto l’anno nn Capo di cafa per guardare i do- ineflici da
ogni finiflro accidente, quando fi laici aperto l’adito alle illanze altrui per
ottenere ogni licenza ? lo non dico già per quello , che egli non deggia fidarfi
talora_> d’un amico , e d’una porfona di fperimentata bontà per confegnargli
, occorrendo , le_»' donne lue , o i familiari , che faria ciò con> trario
alle regole della buona amicizia fon- data fui la fede reciproca, Intendo
Iblodi confìgliarc chi ha cura degli altri , e a non_. fidarfi di tutti, e ad
claminar bcnclequalir tà di coloro , che intercedono tai licenze per non
averfenc a pentire fuori di tempo . La., madre del buon Tobia (a) avea .tutta
la_> fperienza dell’Angelo domelljco di fua car la , benché noi conofcelTe
per un fpirito celelle , eppure a* a(BilTe oltre mifurjL> d’avergli
confegnato per lungo viaggio il fuo unico figlio ; e non baflarono le perfua-
five dello ficlfo marito per alciugarle da- gli occhi le lagrime , e l’ollinato
liio dirot- tiflìmo pianto. O il timore, che haconcc- puto un Capo di cafa per
tale divertimento è giudo, o nò: fe nò, dee sbandirlo, ed accor- dareda fc , e
fenza veruno impullb alle lue Centi il capitarvi colla dovuta riferva ;
fc_. poi ■■(a) Toé. 5, ■ '■T" ’fr
poi è giudo ) e fondato , qual ragione pn6 in^i ^addurfegli in contrario
per farlo defide- rCyC ipan^are con dannofa condefcendeqza al (uo lavio
proponimentoPEfaipiniegli dun- que con retto giudizio quei motivi • che lo '
fpingono a tener lungi da certi luoghi i Tuoi (òggc^i > e particolarmente le
donne , che_> (debbono con maggior cautela guardarli , e_* quando fulTidenti
gli riconofca , ed invinci- bili) non fìa sì facile a cadere per quante-»
fuppliche gli poflano elTer fatte da chi forfè pon vede, o non vuol vedere
ci^> > che egli ha prima di tutti veduto . Si perfuada , phe le_» per
queda fqa connivenza gliawerrà alcuna gofa di male» i primi a riderfone faranno
co- loro, che l’ingannarono . Così fanno i Cac- ciatori , che rubati avendo i
teneri parti alla Tigre pel tempo, che ella elee dalla tana per girfene a
trovar pafoolò ^ vedendola infe- guirgli furiofamente avveduta, che dafidel
Furto, le.gettano con dsdreiza uno Ipecchio, nel quale fermandoli ella a
mirarli i e ere» deqdo , che quell’immagine Ila qualcheduno de* fuqi Tigretti
dà campo ad efl| di beffarla, c fnggirfene. Lq fpecchio , che in tal materia
non pwò ingannare» è la ragione, la rpericnt , e l’efempio altrui , colle quali
cofe rego» Jandolì l’huom di lenno mai non'rederà de» iulb, ne farà paflb, di
cui deggia increfcergli, ■ Kelìami lòJoqul d’avvertire i Capi di cala_, a
preceder Tempre a’ioro ffibordinati colla-. Diglllzed ùy
favìczza , e col buon efempio , a cui polfano efli uniTormarfi , perchè
/e la donna , fecon- do Arinotele, dee far fi regola de* coflumi del
marito, non farà mai condannabile efla_* fola , quando faccia quel medefimo ,
che ve- de farfi da lui , èflTendo ancora mal fatto ,.ma‘ farà comune il
delitto, e per la maggior par, te ancor dèi marito , che è tenuto a porger-' le
nella 'maniera del viver fiio un’efeniplare d’ottima immitaziorie , Stieno eflì
addunque- colla grazia del,Sigrtore,chebenditutti'Io’ credo , lontani dal
Libertinaggio per àvere_>' una giuda autorità di tenerne parimente^ '-
lontane le donne loro , edifeorrendofi de*' Conjagati' ferbin'o eflì intera
Tempre la fede ' per efigerla con giuflizia , mentre gli avvifa il dotttiflìrhò
GiorPico Q>) : molto ìngannarfi' coloro , che giudicano a fe obbligate , e
còme ' •vendute in -fèrvitìi le Conforti , e nulla fe • medefimi ad ejfe
tenuti. [a] 2. Oecon. [b] Lib, i . Ep> »
*40 • « "Danni del Conversar mal^t C A P O XV. VT
« » J, T O non voglio gi,^ 4'ffc , che il npflrq JL Mondo fia diyeji.uto
un,i prova evi-» dente dd grayiffipip dannp , jejie riJevafi dalla pcrni?:iola
inavved^.tczza di convcr- far njalanjente , elìcndo pr.a forfè Janto di- verfo
d? fp inedefimp , puanjto dall* antica fpojphVit^ può fembrar differente la fua
fi- pezza , Q|iefio è b.en certo, phe fen;ja in- veftigarne per ora l’ prigipc
po’ npfiri pPfn- pi combinandpfi i pafTati fi trova jp ogni genere jdi virtù
pno fcadi mento sì potaljii- le , p iic i difordini qua sì piena , e sì la-
grimevpie fecondità , che ri^fee alle p.erfoT ne più fayie di non picciola pena
il vivere in pn Secolo , nel quale è di/fieilc tanto lo fcher? mirfi dal male .
Ciò ha fattó credere a taluni, ohe fia vicino il Mondo al fuo termine , e cor
flituitonn’altra yolfa in follanza anatto njar ligna fi vada aecoila.ndo a)
punto di quella.» défolazione,e calamità , che prediiTe il Signo? re in S.
Matteo , per accennarne gl’indizj del ffio totale efterminio . Nè ciò è fiato
fitoy di ragione del tutto , poiché ancora il gratta Pon- |]a1 cpp.
24. «I» - rontcficé S. Gregorio prefògiva
un ta]e_» defolamento fino al fuo i'ecolo , rimarcando molti in eflb di que’
legni , che dell' ultima l'uà rovina s’hanno dall' Evangelio ; £«3 de' qtfali
tutti , egli dice , molti già vediamo av- venuti , ed filtri temiamo , (he
fieno per av. venire bea prefo^ Negar però non fi puote per tutto
quello, che in ogni età non fiali veduta la virtù conibatter co'vizj , c Ibc-
poipbei^e alcuna volta con difayantaggip notabile :dico Iblo doverli adeflb
temere un poco più, perchè forfè in altri fecolinon., fi ò veduto regnare con
maggior franchezza le corruttele, nè girfenc con fronte sì altier ra in meazo
all’applaufo quafi comune . La^ virtù in que' tempi d'oro fù lèmpre virtù, ed i
vizj mai non cangiaron fembianza , onde aperta elTendo tra elfi , c dichiarata
la guer- ra , avea ciafeuno da' Saggi , o lode , o biafi- rao , fecondo a quale
de'due partiti appiglia- yafi . Ma fé confondendoli colla gentilezza., il
collume più reo, e,, colla civiltà il pecca- to, foffe. mai verinta, come
efclamanp gli Zelanti , a fegrio di non poterfi baftevolmen- te dillinguere la
virtù dal vizio , farebbe il , peggio certamente , che avvenire potelTe ne'
tempi nollri , poiché perderebbe ella tutto giorno moltifiirni dc’fuoi
partegiani per la CL. fadl. CfO /
Digitized by Googl 242 .facilità , che fi troverebbe
d’effer viziofo con jodc . Così gridava pur anche Seneca fin nel .fuo.recolo ,
riconofcendoT(/zj che : ìmmìtan- doft da ivizj alcune •virtudì non pojfouo da
ejjì dìfcernerji : onde ne verrebbe ancora^ J’inconvcnientc , che dicca
Lattanzio cioè; f^j ingannati molti dalla fpezie dì Dani beni abbracciano il
male per 'bene . Ed in vero farebbe quella una difgrazia , acui- potreb- bono
foggiacere anche talvolta le perlbne^à buòne ,;ina poco illuminate , mentre
veden- do applaudirfi.ciò , che merita biafimo , faria facile , che non
penfando piti là s’appigliafle- rp eglino pure alla' maniera del vivere più
plaulibile con danno grandilTimo della vir- tù. Se folte mai vero, che la
leggiadria avelte tolta una gran , parte all* antica faviezza:* iludiando il
Mondo la via di' farti più culto , è più civile , farebbe divenuto fenza
avveder- ienc meno innocente , e farebbe quello uh male .da piangerli col
Morale-'per irrepa» ,T3hì\Qi(a)toglìendofi , al parere.beh fan»dt lui , al
rimedio ogni luogo , quando, ciò , cke era ^izh dìvìen cojìume . Quando folte
così, che io non voglio mai fùpporlo , ninno cer- tamente potria
.contrallarmi-elterfi ciòea'- gionato dal coramerzioindilli'nto,e làmilia- re
troppo degli huomihi, per cui melcolan- doti L De
clem. [b] De fai/, relig. [c] Ep.^^ f jDigitized by
forilo *4-5 clofi con quei 'dell’ ùno i còlìùmi deli’
altre)., làriafuccediuo ciò, che accader fuole natu- ralmente , che la parte
cioè de’ cattivi , pre.- valga , come feràprc più niimcrofa y c più pofl^ente ,
{'eco tirandoli quella de’ buoni in- feriore di numero , e bene fpelTo di
forza. Se quello noflro potelTe mai dirfi per iua difav- ventura il fecolo
della più franca libertà non farebbe certo cofa mirabile , che a.tutti co>-
raune fWiil traviamento introdotto a poco a poco dalla Ibavità del piacere , a
cui pende fempre l’infelice natura dell’huomo . Il Gran Tommafb Moro gloria
dell’Inghilterra un_* tempo cattolica fentendo , che Lutero £ref fiarca st
perfìdo fpacciava per miracolo, che la fua Setta folTc tanto in poco tempo cre-
feiuta idilfe con gravità da lìlofofo veramen»- tc criiliano , ciò è tanto
miracolo , quanta lo che un fajjb penda aWingiU . Volea egli dire, che
predicandoli da quell’ indegno huomo uno ftato di libertà , e di
fcapigliatxtento , era bea naturale, che tuttil’abbraccialTcro di buo- na
voglia . In un fecolo pertanto , dove re- gnar 11 lafciaflero con dominio
difpotico la..^ galanteria , il paifatempo , e la conlìdenza^. troppo farebbe
agevole , che anche i più de- diti alla bontà fi prevertilTero , e cangiaflcr
volentieri partito attenendofi al più colmi- ne , c più praticato. II. S’
aggiiigne a quello, che ■, fecondo Q 2 Pia- 244 .. .
.Platone , il piacere ift lufittgatido gli omI- mi è Jìato fempre f olito dì
tirargli per forzai dovunque gli piace :{cTpo\ eiò avveniva itij •quei tempi ,
tlovc l’cflfer jd’Proe era in t.utto il fiore pel rigido , ed ciàtto efercizio
della::. Morale > c dóve gli huomini facevano uno lludio particolare d’
edere buoni con glo« ria ; tanto pib facilmente accaderebbe in un tempo, in cui
fbfle anzi gloria l'operare-* dive.riàmcnte , e lo Audio de* più fi rida*
cefTc alla (bla pulitezza del tratto eAeriore. Non dovrebbe in tal calb
cercarft da lungi 1' origine del cangiamento, che può vederf^ nel noilro Mondo
, mentre nella lcompoAezza_. de’Viventi fi troverebbe pur troppo chiara.
SefìnoGalenoC^)riconobbe nell'età fua proc^- venire Peflermìnio delle Cittadi ,
e de* Regni dal molle , e fregolato vìvere della Qìoventìr, che doveremmo dip
noi , quando icorgefli- mo comune in tutti gli huomini la feorrezio- ne ?
Quando poi fi facelfe di eiò meravigliaji qualcuno potrebbe dirfegli come quel
Savio ad un certo feimunito, che pafTando per un_> fenile col lume accefo in
mano v^avea dato fuoco, c vedendo la fiamma fpeculava per trovarne la caufa
'.gettate il lume , e prende- te l'acqua , che il male vìen da voi . Vi fono
alcuni, che malamente vivendo , e fempre-» . in 1^.
Ca;> 7. de rep. (b^) In Fiat, ^.deleg. r
Digitized by iri péfRme compagnie , fe la paffano , dicé-i
Origene., ia') dopo d'aver peccato còti tale^ franebezta , comefe nulla
avefféro fattói ri- cercando ancora Con una fluptda. fpcculà^ zìone- d’ónde mai
a loro derivato fia quel male , che ad onta pure di loro difinvolturaj.
conofeono . Che occorre perdere il penfie*- ro , ed il tempo nell’inveftigare
la lorgenteji de* mali , o comuni, o particolari, quan- do per toAimonianzadi
Dio medefimo (àp-r piamo provvenir tutti dal peccato ? Ed in fatti penfando
meglio ciò fi comprende^» con tutta chiarezza mediante il lume Teoloj gieo,f ed
infallibile . E’ certo , che Iddio non può permettere il male , onde Tramo
fovente' perGoflì, che per due motivi; o per prova de* Buoni, 0 per gaftfgo de’
Rei , mentre efièndo' egli Padre della Mifericordia non può avere, che un cuore
paterno , c ripieno di tenerez- za, la quale non manca mai, fcJa giufiizia ir-'
- ritata dalla colpa non ne impediice gli effet- ti . Efàmini ^nque ciafeunó^ e
l’ interno, l’ efterno fuó procedere, e vedrà fc i mali fic-- no a lui derivati
o per prova della mifericor- dia, o per gaftigo della Giufiizia; e trovando,i
che da quella fecondi provengono, fra ccrtor che la cagione farà il deviamento
del fuo vi- vere originato dal pefiìmo efempio, e dalle./ perni-'' - • -
- - 1 i‘ .. . (a) h ffal, ■ perniziofèinrmuazipni
di quei compagni »clie egli, con poca avvedutezza fì èfeeiti*- Per metter
dunque un opportuno riparo ad un^ danno il grave, che nai'cer potrebbe dal maP
uib del Converfare , proccUrianio di riconó*' {cerne , la:Ì0fl:anza piii.a
fondo > cd il midollo più intinto, per abborrirlo quanto egli meri> ta
e.per torlo una volta da noi , lo perdi» fìngendo, chepoifa eflervi ,
quantunque non creda efìervi per divina Pietà , lo divido in_. quattro fpezie,
che dandoli egli mai farebbo- n.o le più fvantaggiofe , cioè ih danno dì Sot
fianz€i in danno dì Gloria^m danno di Corpo, ed in danno d’ Anima . E giacché
da ciò può dipendere tutto l’ utile di quefto Libro trat- terrò a parte per
cialcheduno de’fuòi Capi quella materia . ’ r Del Danno di Sqfìanze
in chi mala^ mente converfa. *• « 1. 1"^ Pili chiara della
(lelTa luce di mezza giornó la rovina , a cui tendono in-.- oggi le
cafe , e potendoli di leggieri attribu- irne air ulb del convèrfar malamente la
càu- fa, troppo farà manifcllo, e bifogoofo di poca prova, il danno delle
Sojlanze, di cui ora par- liamo . Nè io credo , che fia molto lungi dal yerò il
dubbio, che. quello fenfibile detrimen- to derivi dalla difciolta maniera , che
hanno taluni de i meno faggi introdotta di vivere.* in quella parte di mondo ,
che elll formano, poiché i t'/zj, per fentenza di Seneca, (,a')tJort, Jptt. de'
, mà fempre degli huomini . La Felicità tic’ pàflati Secoli debbe afcriverfi
alla profellìone, che vi fi faceva palefamentc del- la virtùipnde la
miferiadel.nollro tanto chia- ra, quanto a tutti fenfibile , potrà crederli ua.
effetto naturale, e neceffario di quella frego- latcz2a,chc egli aver poteffe
nel fuo cofturae. Oltre addunqueal poter.effer pur troppo co- deffo fuo quafi
palpabile fcadimeto un flagel- lo della di vina Giullizia , che pigliafi forfè
ua. anticipata vendetta contra de'PopoH a lei in-- • Q 4 . fede-,;
^ . . . fedeli, come fi vide nel pfinlo degli hupinini, che
decaduto dallo fiato fdiciflìmo dell’ in- nocenza ebbe lo (lento, il (udore ,'
e la penu- ria per pena : oltre dico di ciò potrebbe dirli ancora
concludentemente lina cònfeguenza,- come di (opra accennofli, naturale, c
necelfa- ria del fuo moderno difordine. Qual co(à_. per Vero dire v’ è mai di
più naturale , che 1’ andare le cofe tutte alla peggio tolta ,.che (la la
premura non fòlo d’ agunientarlc , ma di cuftodirle a dovere? Chi è dedito al favio
cfercizio della dòmedica Economia beh sà - quanto v’ abbilbgni di fatica , e di
dudio per indirizzare, e mettere ih buori’ òtdirie gli in- teredì delle
famiglie. Onde non perifo , che_# farà lUngi dall’ àccordarmi tutto dovere ne^.
celTariamcnte giffene a tralàcco , ed in rovi- na, quando a tutt* altro fi
badalTe , che ài de- bito regolamento di effò . Ih fatti fe' vuòtéJ.. fbflcro
fempre lecafedi quegli precifamente,- chedebborìo fodehef'lé, epiche dì coloro
# che ih comp I iltieh tb , edili cerimonia le dilai* pidaflefo , io tìOh
(àprèi vedere come non_.' IblTèrò per andare forzofamente alla malora, ed in un
totale ederminio ; Chi vuoi dono- feere il Padron della villane del podere,
olfèf- vi quegli , che he va levando dìlig'ente'mente i (adì i Veda per tanto
il Padfon di cafa, ed il Regolatore degli affari dì lei, fé ne mòdrà ta- le
premura, che da e(Ta po(Ta apparirne vera- mente per direttore.- Che egli perù
appari- ■ ■ fca-. fi*a tale, ò’ ùà jJodo p'feitte , batta , cfie
egli fia a fe medefimo confapevole d* averla davve* ro, e Quando mai nfe
fentiffe friterrfo finfipro-^ vero dovrà perfitaderfi effer pur tròppo vé- ro ,
che da fc medefìmo pet amar tròppo fi commodo/ ed il piacere,»* è ridotto alla
graft pena cF aver pih poco di commodo' per difet- to di fottanze ,■ e poco di
vero piacere peé mancanza di Contentezza interiofe ; Diceva uh Savio de* tempi
noftri, éhé quejìo Secolo i quello délP apparenza perche levata l* efle-*
rìorìtà d' un luffo daanop altro non fefta $nJi cafa , che làmtferìa . io non
voglio decide^ re, fe egli dicelié vero, sò bène, che la Galan- teria porta
feoo fpefe efoYbitanti di regali, di giuoco, di inangiantenti , c di cbmpaffé
,’ che poco giovar poflòno al buon rncànfinamentdi' delle azien(}e'
particòlai*! / É* ciò tanto yeroy che Giuditta,c?onTe già' accennammo » benché
Santa , e di rara modeftia fornita ,=pare ufeié dovendo di cafa per
comandamento di Dio abbellì ,- adornofli’, ne giudicò opportuno if cbrapariré
agli alloggiamenti tF Oloferne ini quella pofitiva-, e traiandata figura ,.di
cui el- la pregiavafi infua cafa .- Troppò fi'vedead-’ dunque elFeré
imprefèinrdibile dal cónvcrfar nel gran Móndo la ncc'eflltà dello sfoggio , Ctt
euri giiattafi mai fèmpre il vantaggio degli in- tercfiì privati , e
chc'poflbno a lui attribuirli quelle-mifericy delle qualifembra aflài ricco il
nollro Secolo ' il*
■2S.O . . t ; H* Quqnéo all’ incuria poi potcffe • mài crcderfi ne
i tempi moderni aggiunto ancora qualche maggiore accrcfcimento di vizio, fa-
.ria il danno più certo, poiché per mandare le famiglie in precipiziq tgli è
peggiore affai , come feri ve Plutarco, (a) del ferro, e deffuo^ co . In fatti
impegnato, che trovifi qualcuno a fecondare l’ impeto di qualche.pafììone a_,
nulla più mira, che a feguirne il capriccio , e , la violenza , lafciando , che
tutto precipiti , ' pwchè il genio 5’ appaghi. Videfi ciò nel ' Principe
infelice di Sichem , il quale perduto negli amori dell’ avvenente Dina nglia|di
| Giacobbe , cosi con clTo , c co’ fratelli di lei quali ufeito di fe medefimo
s* efprelfe: (Jb) ac- crefeete la dote, dimandate regali, ed. io darò
volentieri quanto mi chiederete. ,.e date a me. folamente la fanciulla ,
Potevano fenza dub- bio i Parenti di Lei chiedergli quanto ei pof- fedeva,che
niuna ripulfa averebbono avuta_> dall’ imprudente giovine tutto. immerfo
nel*^ la foddisfazione del proprio genio ,.:Se ognur no, che fi è prcfillb d’
aderir loro, togliendoli per breve fpazio dall’ impeto, e dalla tirannia delle
paflioni , vorrà rihettcr bene , c con^ tutta la debita ferietà , fovra il
difcapitocoti- diano della propria càfa vedrà.forle, che il frequentar troppo
!’ altrui ne ò .tutta 1* origi- ne, • fa) Jx, vitiofi ad Jnf.fuf,
(b) Gen. 54, Dlgitized by Google 2JI : ne ,
feguir potendo giornàlmenté nelle femi- . glie per cagione di molte quel danno»
che da una fola femmina, al dire di Teodoreto, deri- ; volli nella Reale di
PàlelHna : (a) ciò , che in Tamar è accaduto , può dir fi un certo priaci- ■
pio , e radice di tutte lédifgrazie nella regìa - Cafa di Davide . Chi sà, che
molte cafe non "poteflero mirando il proprio dé{blameiitO:,,e • la
decadenza dalle primiere fortune , cicla> : mare come quel Cortegiano
d’ Oloferne do- '•po il fatto celebre della Betuliefe Matrona:. : Xh)UKaJola
Donna ha poflo in ìf compìglio t ut* Jajà Cafa delRe Nabucco \ Se potclfc ciò ,
mai dalle Cafe moderne ridirli converria he- r^ne accordare al Poeta, che Danno
; c Donna .feado.lo ftefib, da un tale principio e noh d' .altronde venuta lia
tra gli huomini. tanta p^ «nuria , e conchiuderc. per ammaeUramento -di chi per
anche non l’ haipròvató : ' • » . I *>• Che ogni gran mal nepìen
dtù dehil feffo*' Quando fennOi e ragione t Ai rio defir di luì legge
non pone .• • • * t . • . , . i ,
• , Lafeiando però ladecifione. di quello a efei potclTe per
dilàvventura averne qualche es- perimento diròfolo , chclùccedendo mai tal cofa
mi recherebbe troppo - di meraviglia- i4 ve- (^ofAp.Gloff.
ì.Reg. I j. [b] ludìth 14; - • 2Sf2 vedére, che un, danno
tanto palpabile, e si ..proprio dell’ interefle di tutti, non l'crvilTe ad
aprir gli occhi a codefti ciechi volontarj, e_i ilupidi oltre ogni credere. 11
figlio Prodigo fu cieco per la pailìone ritirandoli dalla ca{^ patcrnaj e non
avéndò alcun ritegno per im< rpiegare il pingue ilio patrimònio nella
com> '^piacenza de i lènfi ; ma ridotto in miferia fe- ■ ce.forza a fé
medefimo, aprì le pupille dcllau> ■ragione j e fuperate le inique lufìnghe
dello :fconfigliato capriccio, fi rimife all* ubbidien* za del Padre j [à]
facendo per intereffe ciò , che don averia forfè fatto mai per prudenza*
■ Come poi nondovria mirarfì con iflupore-, che rovinandoli alla giornata
fenftbilmentej* nelle fue follanzc un huomo folTe un giorno piò cieco dèli'
altro , e piò fempre di buona:» voglia attaccato al Ino peggio ? Potrebbe..:^
egli fenza dubbio alToitiigliarll a i miferi Idro^ pici, i quali pieni d’umore
cattivo, ed acquo- ib altro non amano piò, che bere, benché fap^ piano doverli
da ciò cagionare la morte lo^ ro . iDoVerebbono per tanto farli una gran.»
forza Ibmigliahti huomini , le pùr fe ne dan^^ no, ed illuminarli al funcfto
chiarore di quel incendio , che hanno in cala pur troppo , metter qualche
rimedio ad un male , che mi> «accia loro un intera , ed irreparabil
rovina. Ri- fa] Lac. I5« N Rideva un
Savfo In vedendo > che un povero huomo, il quale aveva in cala acecfb forte-
mente il fuoco andalTe cercando lume per feiegliere il meglio de’ mobili e
porlo in fi- curo, gridandogli tra lo feher2Q,e lo fdegno: pigliate età , ebe
potete alla buonora , così tii confufo , ebe pur troppo ne avete in cafa del
lume . Se io m’ imbattein mai iq qualchedu- no di coloro , ohe vanno
allegramente in di- fperfione , ed efterm'nio , qoq riderei certa- mente, rqa
non (àprei però intendere come-» la damma at^ccatad nelle fpdaqze di Iqi non
arrivade a fargli tanto di luce , che badafTe-* ad indurlo per lo meno o 4
falvar qualche.^ cofa potendo *, q a piangere uno fyantaggio tutto derivato
dalla propria negligenza^. . Quello è ben da notarfi pel maggiore dordi- mento,
in cui cader poffa un huomo , e farfe- ne come un fpeochio per aver fempre I4
mi- ra di non cadervi . Ili, Nè può orederd gbbadanza un d^n- no sì grave
, mentre neppure , che c il iiio peggio, d conofee intieramente da chi Ip fof-
fre, poiché impegnatovi il fenfo,di cui è pro- prio 1* acciecarc , qoq h vede
qganta è la ro- vina , veridìmo clfendo il detto dello Spirito Santo intorno
agli huomini di bel tempo; la malìzia loro gli bcf accìecatì . Ed ecco
non e(Ter‘ Ca) Sap^ «. 2|, . . «fiere piìv
mirabile, di è i mileri fieno s\ facili a chiu‘i‘^r l’occhio fovra de i proprj
pregiudizi» ciò effédo gaftigo della colpa, percuichiiidedo-» gli
volontariamente la prima volta peccàdo, non gli poflbno poi riaprire volendo ,
e con-, viengli foggiaceread una cecità, che per efle- ré quafi invincibile,
febra maravigliofa.Bifo- gna dunque , che ftudj bene ognuno fui graa punto.ne
da tutti capito,di conofcerc qual fia il fuo proprio debole non già per
difenderlo , ma per ammendarlo gcncrpfamcnte , fccon- dio la dottrina del
Morale, [a] che fcrifle:co»-: vieaey che tu fappìa ciò y che bai d’ infermo,
per no» ti porre a proteggerlo , Acquillata-» pofeia, che fiafi una tal
cognizione èduopa di più il valerfene perlagiufia riforma del vivere, e
trovandoli mai in alcuna parte con* danabile,ritirarfi con follecitudine da una
co# fturaànza , che feco tirando la dannofa perdi# ta delle foftanze, potrebbe
ridur chi la prati# ca ad un penolb , ma inutile pentimento E’ qui luogo di
parlare fpezialmente d’un er# rore , che potfia forfè cadere in taluno degli
huomini, cioè, che il peccato faccia:fortuna , locchè non.fi vide giammai, ne
potrà- in tutti i fecoli accadere , elfendo anzi il fondamento della fpiritualc
nón meno , che della tempo- fale' rovina ; Chi inai avefie un opinione.^
tan- ta] Lib. I . de Ira. * •• .«
tanto rtravolta pòtrla fpecchiarfi nella cele-' bte Statua di Nabucco^
nella quale (igura- rono , cd intelcro quafi tutti i Santi Padri la fcliéità
della colpa, che finalmente dopò varie' menzognere apparenze riducelì in un
bel' nulla . Era mirabil cofa da vederfi in efla co- . SI bene uniti i preziofi
metalli , onde faceva a- i riguardanti una gioconda, e maravigliofa_.- comparfa
. Ma puredebilc eflendo ncllafua bafe , ed avendo di vii creta i piedi coll'
im- peto leggcrifllmo d’un picciolo fafiblino tut- ta fi rifòlvè, quanta ella
era, in polvere ì e di più, colà ben degna d’ alta ponderazione , in polvere.di
terra, e di fango, per la miflura di cui vennero a perdere tutta la fofianza
loro- gli altri metalli . Si può da quello con evi- denza arguire, che le
fortune , ove fi mefcoli; alcun poco di colpa fono lemprc Ibfpette, e_*“
faciliffime a perderli affatto , quando men vi: fi penfi . Oltre di ciò debbe
rifletterli , che_r elleno fono dillribuite dall'indegna mano , e”, poverillima
del Demonio , che nulla avendo in fe, o fuori di fe, che fuo fia, non può prov-
vedere chi a lui s' appoggia, che di vanita, di bugia, c di fumo.' Tanto
fpcrimentò a dan- no di tutto il Gener nollro l' infelice Eva_. , che a lui
credendo , cd alle fuc traditrici lu- finghc, nulla pete ricavarne, che
fvantaggio, • • c per-, ' .(a) Bart. 2. 55.
2c6 c perdita, offervando 1’ acuto Abbate Rober- to, che: [a ] /'
ìnganttevol Serpente i» tentati- dola non ledeva del fuo , ma la perfuadeva a
rapirei altrui . Ciò pure ancora fi vede ben chiaramente fra di noi mirandofi
gire vi- cenda le terrene profperità,e fpogliarfi l’uno bene fpeftb per
veftirne l’ altro i poiché tan- te nou fonò elleno di numero , oltre all’ e(Te-
re in fodanaa fallaci , che pollano inganparc tutti in un tetppo medefimo ,
Demoftene co- nobbe nelle ftefle tenebre del Paganefimo' ipna verità sì palelc
, dicendo : bifogna-t , phe quejìì fieno infelici, perchè felici fieno
al- tri, pio fi fio tuicenda , che mentre uno fom-r fnergcfi t f altro f
inalzi. ElTcndo per tan- to ciò VerilTìmo , ed incpntrallabilc , ninno , che
abbia fenno s’ indurrà mai a fondare Ib- yra la colpa 1’
avanzamento della famiglia, p de’ fuoi privati interefiì, cd in conlèguenza
ayerà femprc in Ibfpetto quei beni , che gli pareffe di guadagnare in
divertendoli oltre-» all’ oneftp, credendo per vera perdita , c per difcapito
reale di fue follanze, qualunque ae- crefcimentp potelTe dipingergli il
capriccio , C la palT}one . ^ Vel 4* in Cant,(h') Qrat.
i . l V • ’ . ' . Del Danno di Gloria in chi malamente
. V • ^ » • • » * • (onverfa . . ^ ' * CAPO xvir,
» ^ * t ^‘TV/r ^ palefe, ma non men certo xVX n danno di Gloria in chi
poco avef» fe di regola nell’ ufo del conyerfare , onde.* merita d’eflPer egli
pure confidèrato con efatr tczza. Divido co’Morali Filofofì l'onore ininr
trihfeco., ed eftrinfeco . L* intrinfeco è fónr dato fovra l' abito interiore
della virtù , per la quale s' opera Tempre con rettitudine ^ our de chi è
realmente bmno i dice Platone, [a2 confegutfee lacera gloria , L’ onore pofeia^
eftrinfeco deriva dagli atti efterni della virr tìi medefima , i quali, come
effe^p dalla Tua^ - caui'a, procedono dallo ileifo abito interiore,
' è tirando a Te l’ occhio de' faggi acquiflano.a chi" gli pratica una
lode, ed una ilima didinta, che è il fondamento dell'onore , il quale y fe-
condo l' Angelico , altro non è , che un-n> ■ efiimàzione , la quale
abbiamo nell' altrui concetto fui capitale della lìirt-k . Vediamo, ^dunque in
prirno luogo la rovina della glo- ria, cd onore intrinfeco , la quale
potrebbe-* òriginarfi dall' abufo di cpnverfar malamea- R te .
• ’ ■ 0 ^ ^ * Ep. 4. Cb) 1.2. q. 2.
ir. . , \ 1 i Digitized by Google te
'. Qual
virtù potrebbe fupporfi in un liuo* mo,che lafciandofi trafportare dalla
Violen- za di qualche difordinato appetito operaflTe-- in forma da ridurre
tutta la fperanza di lii^, falvezza al rimedio del pentimento ? Egli è poi
certiflìmo , che taluni impegnati in una^ .certa maniera;di vivere da eflì
creduto, civi- le, e galante, ma riguardato di mai’ occhiò da j.Savj, hanno
talvolta fettoibfpirarei.Geny 4»ri, 4 Dom ertici , «d i Zelanti delle anifnejd-
.ro: ediosò, che dopo la morte d’ alcuno di «flì tiitto il fondamento di lor
làlute confjrtc «ella voce fparfafi,che egli averte già da qual- ^ tempo
lalciato.il tale impegno; e r attaq- -camento palefe al tale oggetto . Sicché
io J»1 Vafo fu creduta coderta leggiadria ,, benché^ •rtippolia innocente ,, un
.tralcorlb.. , o di mali- zia io di fiacchezza ,che per l’uno , e per l’al-
trocapo fempre porta del pregiudizio nota- ^bilc d’onoranza nell’akfui
conCetto;E’ cecto, .che dandofi mal, feria quefta foggia di, vive- re un
«effàerfi Jtl piacere t corno bcnifltmp diceà>Seoeca,,0*) manifeftameote .
raoftran- »do una dcbolezzadi fpiritq, che accordar non /fi puote colia virtù
generbfe di (ùa natura , e -coftantcmentc inimica. :di tutto cib».che re- car
le polla alcuna macchia, anche ...minima, ►Sarebbe; un troppo, -vergognofo
inconvc- • nien- Ca) De vit,Be<^ .c • I.
X* ' '•i' . .2'J9 iMCnte il permettere- rhuòmo di venir
tirale^ come per forza, dairappetito. irraggionevor le a'<ciòyacui la ragione
HciTa ripugna., foggiacere dì buona voglia , Ibggiugnc Pia» tohe , ia') alla'
tirannia di quei piaceri, fervi fono della . Nè potria -.giudicarli
quello., o 'efagerazionCtoll.olido fìngimene to > quando, mai fi-vedelTe
taluno foggettarfi al dominio difpotico d’una creatura partico- lare ; lìcchè
non avefle egli mai un’ora di lU bertà per accudire agl’alTari pih
gravi ■camminando in quelloa lèconda , e feguj^ . do laTcortà
d’hUominiilcioperati , e di niun... < fenno ,-riducelTe tutto il tempo della
fua'vita >a divertimentó con'undiibrdine,acuis’op- ■porrèbbonp troppo , e la
ragione , ed ildo- ivere < Chi dunque operalTe. in tal guifa noiu» . .
.avendo la,- regola di quelli due grandi princi-, *' ;pj ,'che polTono dirli le
due bafi della più fa- •via Morale , farebbe un’huomo leggiero, .va- no ,
irregolare , cdL in fe Uefìb mai , quando •non .volefle a bella polla adularfì,
potr ia fup- . -porre quel capitale d’onorevobfaviezza , che iblo può fenderlo
prelTo degli altri ilimabi-'. 4fr. Mai non -farà vero cèrtamente , che. re-
gnila .virtù dove comandano le padìoni au- . «torevòlmente ; c fe non è fallb
il detto del lot- . -vranominato’ Filofofo chc-;:^/ fervirethi ■'■' . R
2, . * pia*' " (a) In rbììf^Jp>y Ifi 'Prqtag
fé . \ V •» ... • 0
V tt(5o piaceri è una fómma ignoranza : non potrà mai
attribiiini una tale condotta ad lin pre* gio , che d’occhio acutiifimo eflendo
ed in . iua lbicanzà .celelle, ignorar non lo 'puote> . ■perché fcmpre
dirittamente lo mira ,1’one- ilo , il buono , ed il vero . E poi aicoltino co-
defti huomini la propria col'cienza , chè è U Giudice interno delle noftre
operazioni , e icntiranno quale fentenza' egli pronunzj contra di loro , efe
gli commendi per vi r- -tuofì, o gii condanni come cattivi j s rei d’un vivere
in veruna parte, piaufibile .:Code(lo è Un’oracolo , al dir di Liffio-, (c) che
: per fc^ non i' inganna , ed ingannar non puote aitruii cdafcoltato con
attenzione è un .Freno . pol^ dènte per non far ciò ^ che la natura medefi- •ma
difapprova , dicendo anche. Seneca; (A) -abbiamo in noi h' ripugnanza a' quelle
eofey che la natura condanna . Ninno degli hqo-- mini potrà, negare di fentirc
in fe medefimo •quefto rimorlb , o voce «ueriore , che lo ri- ^chiama da tutto
ciò , che è viziofo , e fe oonià • oftante uh tale reclamo opcraiTe egli Ic- -
coiido la pefìHina inclinazione de’ fenfì tra- •direbbe fe fteflo , e
ripugnerebbe ribellati» ■dofegli al proprio naturale vche per inge- nito
impidlo abbomina ^infàmia del vizio*. ' ed- ama l’onore della virtù .
Venne .ciò ac- ccn- ym nmnfipa
[aj Lib. I . > • •' . / . . . H . . ^
cenrtaW ptif genfilincntó dal noftro valtf» ròiÒ' Compaftore Enotro Pallanzio !
(d)} Vìefti 9g>f* tAlfna qua^iìi pura , e lucentcl ■ Halle mani
fupertie , ed immortali^ ■ ♦ F. J'olo è colpa aelP umana meutcì I Se poi la
tòrce in falla vìa de' mali, '• i Scrirerido Erode a Celare
intorrfo alla coa-^ ’ ' ' dotta di Marco Antonio valorofifTimo nelle I
operazioni di Guerra attribuì l’ditiraa fua^ ' ' . I feonfitta , non a
s'^entura, ma ad un’acciden-- I te voluto dà efl'ó in grazia d’una cieca
pallio-'^ ' i rie ; égli . conchinde , fà foggiogato > perchè ' , volle
pììl,toflo effer vtnto ■co» Geopatrq,che' I vincere jenza di ejfa.\b) E k
qttaleuno Icher- I mir fivolffle èon qneft’arme fteifa,còlla_.' I quale
io l’afTalgó > c dire , che non è fchiavo' ' chi elegge
voiontarfamente una qualche.» \ I maniera di vivere a fuo talento, io
rrTponde*' ' r€ÌcòaStnccz:(e) nì0ta ferVitM efferepiU ' '' vergógnòfa di
quella , che è volontaria: pòi- ' ' / chè il voler ciò , che è male indizio
d’ani- mo fervile, e già ibggiogato ad onta della ra-' ^ gione' dal fenlb',
effctìdp pur anche ofacoloi di Dio medefirao, Che:(o^) ehìunquefa ilpec* dato è
fervo del peccato ; quantunque, iècon*^' ‘ 1 R 3 •• ... dò j ■r I—
- ■■ I. . .,1 ' * ^ ' 'J . " £a^ Can^i
,[b] Bgepp.h i ÀeExcìd.^eroJ.o.i j r * C«j 4p- 2^»* 8; . • , ■
; • ' \ «/• 4» -A.
\ f I # I
f \ Digilized by I
• 2<$9É' do tutti i Teolc^i) ei'lafàccia
oonpjienecz^dir libero arbitrio* lo conolco beniilì'mo > dirà: forfè taluno
, dove con(ì/lc il male del mio (^^vertimento , e perb uua tal cogniz^iooe-può.
fervirmi .di regok >edi ritegno : ma' io ri- fpondo > che a nùUa giciV'a
conofcere;, qpan<^ do fi òpera, cpòtra U eonofcimento » poieHjà rintclletto
chiaro , e la volontà depravata , è tutto appunto il fondamento delta
Ipirituair le rovina , e tutta la ibAan.za del reato;. Quc* Ito farebjbe tutto
il danno, che rifulterebbe.» dal mar Ufo del conyerfare , quando, fi olii-.
«nalTe l’huomo in grazia di lui a voler ciò» che conolce • per contrario al
dovere , e.per fvantaggiofo alla falute,. Alfalonne fò uxu Principe d’alto
intendimento., e d’una capa- cità affai grande, e pure s’induffe afar oiòt. che
Far non doveva. , nulla da eodefta fua co-- . gnizione cavando odi buono, o
d’onore ve- le , anzi valendofe,ne,p.er fabbricare tutta lo^ 'màcchina
lagrimevejfaf delle Tue difavventu- re . Qual gloria potria mai fondare un’
htio? ^ ino onefto nella fervile , e vergpgnofa liber-r tà di far ciò ,
che apprende per male 2 Trop* pò faria in tal cefo palefe la . vittoria.,
della.* ■ peggiore forra la miglior parte di luì , ceder . dovendo la
chiarezza dell’ intelletto ,fuo mai - grado y al deviaménto ..delle ingannate
af> fez ioni m A4 ^ i II.' Se' poi , come è chiarillìmo ,
perdefi ♦per.queAo l’onore^ iatrinfecó*ftabiÌito IbvraJ V -
u: 9 - f i r il
pofleaimentó della vera virtiì,faràhonj; meno evidente la perdita delP
eftrinfeco , il- Gualé proviene dall^eftimazione degli huo-^ mini^ E’ tanto
poflìbile , che ftimifi dagli afl'*^ innati chi opera fenaà giudizioi quanto,
che; iia creduta lenza lume dì Stelle , o di Luna*, chiara la notte . Il vizio
per quanto cerchi occultàrfi colle divife d’alcune virtudi , che. aver
poteflero dell'ambiguo ,ben cónfape- vble di fua bruttezza , pure s’appalefa da
fej*’ medefimo , come còl fetore puzzolentiflimò.. far fogliòno i Draghi : onde
egli difereditafi,’ ed acqliifta vergogna in fine , e dìfprcgio. preflb di
tutti.Salomone fù il pih faviò Prin-‘ cipe della Terra , e cercava ognuno d’udir'^
gli Oracpli della fua bócca per farfene una^' legge » W onde la Regina Saba
venuta a pip, del fuo Trono ebbe a cpnfelTare d'averlo tròi vato anche maggiore
della fua fama : pure.» dato fi in preda alla fcóftumatezza j e poftofi ■ fra
le catene lufinghevoH delle donne ftra- niere i venne a tale di vederli
derifb , e dive*, . nuto la favola del volgo piu vile . Ed in vero ,
trattandofi di quelle paffioni , che regnar pò*; trébbonocon maggipre
agevolezza in huo*. inini di bel tempo , è firàha cola , che effen*^ do pure a
tutti naturale-'cptanto la mil^ia.*' difèntirfi combattere dàllMnfolcnza del
fen4 R 4'** - ! fo,,; ia.yi.Reg. 1. 10 T
f * C > -i' •f y
t «t I |b , non vi fi«
poi verun’ altro vizio pih di - qUello dcrilb comunemente , e che.mctta uri
huomo con piii fapore in ridicolo^ lo confer- fò d’effermi più d’una volta
ritróvato a ci- inento di non poter contenermi, dal ridere^' Cgiàfichè > nè
il configlio , nè la correzione-», aueie tutte le circofianze erano di mia
p'err tinenza y ) in fentendo certi compagni' indi- yifibili , e tinti
reciprocamente d’una, tal pe- cp, burlarli l’un l’altro dietro lefpaile , e
rac- ' contare l’uno le debolezze dell’altro con tal piacere di critica
argutezza , come fatto ave-, nà uno Stoico de’ ptù rigidi còri un' Epicureo più
licenziofò . Grati fatto , dicea tra me-»' . fteflb , che neppaV l’amicizia ,
fe tra i viziòfi può darli abbia^fof za di fai va ré dalle filate lina
fomigliante fiacchezza,.» fogno > che^' burlata ella non venga da’fuoi
medefinif partegiàni ! Sovviemmi in propofi.to di ciò, che è pure . Verità
d’efperienza , un lepido av- venimérito .accaduto in Fiorenza ad un mio* amico,
il quale trovandoli a calo nel magni- fico Spedale di S. Maria Nuova fù
condotto a vedere l’altro. in furi Iirieà,.nòn meri granaiò- lo de’ riiiferi
Pazzerelli I S’iriibattè égli in uri ,fiuomò ajprima fronte eortefe , che
l^ccoHe» e Io condire alle fiàrize di tutti que’ fveritu- rati infof maridolò a
minuto.iritòrno alla qua- lità della pazzia , a cui era fo'ggettò' ciafeuno'
drfofo , e ne toccayà sì bene la differenza , e gli éfietti ) che fù fuppòftò'
dall’amico per cu- • * .J ÉT
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fopraftante del luògo t fennónc)ià giunti aU’ultima Aanza gli dilTe con una
À>t l.enne tifata il Condottiero : Signore t quelli è il pià pazzo di
tutti,meutre è ofiinato a fpac •' eìarfi per Maresciallo di Francia , ed.ìo ,
cb^ fono il vero i e legittimo Rè nonne sècpfa ai\ éunà . Sorprelb ri.mafc il
povero galantuoì ino > e fatti con fpeditezza i fuoi complimenti al
trattenitorc cercò di sbrigarfene alla mp4 glio , accorgendofi d’ eflfer
fervito forfè dal Capò di tutti quV ftoltj infelici . Pare a mà di icorgere qu\
una pittura naturalilì^m'a di ^eglr httornini,.clrc {chiavi della piò
difordi**. nata pafllone fi fu beffe di chiunque è tocco di quel male , come fe
ne fodero efli nettiflìmi $ come dicea Seneca , (<*) altrui vizj sàgli
occhi t ed ì proprj dié‘ - irò le fpuile . £’ forfè, cofà , che meno for-
prender deggia il fentirq uno riprender r altro di qpcha colpa mede(im'a , in
cui égli yive ingolfato» clic fentire un- mentecatta iTpacciarli per Re ? ,Sc
dunque ' una tal debo«* lezza nor») trova difefa, o per Io meno compa- timenlo,
neppure tra quegli , che infermi ne fono , come potria colui , che vi
fòggiacefre mlferamente fperar lode, ed ediniazionè dagli hupmini faggi^, che
lontana cercano di tenerfcla più» che nelle attaccaticcia ,c mor^ tale ì La
fola vìrtà » afferma Àriflotcle » Ci*} ^ ■ . * > ■ ....L.*. „r .1^1 li
w* ■ .«eiiA- ■ ta} de ira [B] i ; BMe,;. ‘ i DIgHized by
Google I 26$ merita lode : c fc quefta'
riafcf dàt cóncctto^ che formarono d’alcuno gli huomini prudèn- ti >nòn sò'
vedere quale fperanza d'onore, che da lina tale ftima' procede ,nodrir poA
fario coloro, che fiacchi fono, e fenutiper ci5 paléfeirichtc a catena dal
vizio .-Rifletta bene Ciaicuno, che certa eflcndò,‘ed- inevitabilèr ^ueRa
perdita di pubblica onoranza tuttaji Voltif , che fciolganfi a i fenfi le
redini , coni* Viéngli abborrire un'cortutriei che può por*. largii un s\
dannolb difeapito , e regolar mè- glio-la vita in faccia degli huomini , che
in^ torno alla buona , o rea fama fono i Giudici della terra. ' ' " ‘
■ ; Uf.- Nè accaderebbe, quartdó il male fof- fc_mai certo, lufingàrfi
col vano , e tan'lc vol- teabbattuto pretefto di civiltàf,e d'iridilFeren- za,
perchè lafciando ancora da parte il retto, ed infallibile giudizio divino ,
mai'non vi fa- ria perfona di fenrio, che vedendo un huomo perduto dietro alla
fequela continovà, o d’un reo coiTipagno , o d' un vanó oggetto parti- colare,
per cui tutto fi trafcuralfe, e fi pofpo- hefle, per innocente con tu.tto ciò,
c per fag- jio Io giudicafle . Nè io, nè forfè alcun altro. Inora ha mai veduto
fuccedere fimile ftrava^ ganza nel mondo . Creda pertanto ciafeuno^ jche la
migliore', e più ficura maniera di gua- dàgnarfi la ftimà., ed il rifpctto
degli altri , è il non perderlo mai a fc ftcflb, come infegnà- va un graQ
folitico , facendo cofa, di cui ab- - bia J L ^
•• -A ^ , ^ bv ^oci *57 bia una volta da
concepirti roflbre . Chi non, ha ritpettqa % raedefimO t.e non vergognati di
tradire la propria faviezza , ed il naturale contegno^ che.Origene chiamò :
(/z) Corre?» tare delle cattive affezioni, e regolatore dell* quìma : neppure
temerà la difiilioia. degli. aN; tri > ed in ogni cofa.l’ appetito proprio
^con^. dando sfrenatamente niuiia legge averà fen* za dubbio per contenerti .
Ognuno è il pri^v pio giudice delle proprie operazioni , e può, giudicarne piò
rettamente d’ ogn’ altro, per- chè egli vede in ,efle ciò, che altri feorger
nou puotCj.ed è r intenzione, che le qualinca , e_«. le determina, oal bene, o
al male. Scegli per tanto giugne a non temere 1* interna fau. lentenza, che è
la piò vera, ed inappellabile V e di giudicc..di viene, avvocato , c
difenditoreì della. fua colpa :, mai pel giudizio altrui noa^. . làprà
..metterfi ,iu pena , o. paventarne, , per, ravvederti, le accufei vinte, che
abbia quelle, del filo rimorfov làfelice,t dilTe già Seneca , ■ C^; e fi ripète
- in quello, luogo per maggior forza: h/fglice è colui, che dìfpregia un si do-
tfjejìicoyed intimo accufqtore,.ed un ù veridì- } co tejìmonio ! E’ necclTaVio
tanto" al bene-» 'operare quello. rifpecto di ciafeheduno. a fe-i .
ptedefimo, che fenza 4* J.?' ^ vano il timore^, degli.aìtri, quand' anche
potetìe averti , poi- ' • 'chè -V .-V c.%
> (a] 4^ * «J ^ • V *4 ^ 4 ‘di. *
♦ * f V / t 'f
DIgilized by Google ^ i6B . Che il non péGcare
iiieraWCrite per fbggjezlò- fie, o per tema d’ altrui , c lina fpezie di Con-
tirtenza, che non ha merito, c chi difpregian- àò il proprio giudizio faria
pronto a peccare* fé altri noi riprendeffe, ha già peccato , meH-' tre ttel
numero^ foggitigne lò fìeflb Morale»»*- (a) di chi pècca nò» indthitamente
fipon^' chi preferì la continenza al timore altrui , c nbn afe Jleffo . E'
quello un temere , non d* effer cattivo, ma di parerloipoichè'tolta, che ne
folTeì’ efteriore comparai difpofto faréb-*; be 1* huomò a folTerirne fenza
rolTorc f ignb« minia della ibilanza* onde buòno elfendo egli folamente, perchè
non è lecito d’efler pcr- ..verfo * noli merita alcuna lode paventando »■ .con
chiude Seneca , ih') la fama , non la cofei^ énza . Codi delP arsione - Un
tempo Creduta», eroica dell' infelice.Lucrczia Romana decife il noUro valòrofo
Compallore Tirlì Leuca- 'fio : (c^ .V I * - # • ^
Rendérfi al fdltà\ c poi morir\ non Bajìa i ' ; Pria morir-, che peccare.
Incauta , e folta ! - Èhhe in pregio il parer , non l* effer eafia ,
/ -Nè tampoco quella RelTa apparenta , a etìi s* *PPo8giaire ehi é reo ,
potrià mai fef virgU ,, ' • ■■■ - ■ • pef ■ Ca" hih. de
Benef. e. 14. 1^1 i e^9 per acquifto di gloria,
fcopcrta., che ella fofr fc , come purè avvenir puote. sì di leggieri , dagli
tnioiirini piìi deflri, ed accorti . <ìiuda> tradito>che ebbe illìio
Divio Maeftro,nepop-. cepì, o penti niento, p rpATgre ; rpa ripprtan^ do a i
Farifei F iofairie prezzo viliflìmo della fpa fceleraggin'ejpreflb di loro
neppure coru» * un tale atto, che parea di conpunzione , potè guadagnarli
veruna gloria , e l’ clTere (iato una voi|a capace d’ offendere -il
fuo^dovere-j gfffc perder. per feippre ogni fti|tia , ed ono- re . Qijèfla c
dùnque la regola che téner deobe-l’ hupm favio , cioè di non braipar Ib-
lameaìte ,-iua di guadagnarli l' eliirnazione^ji eon mer|to, e rifpettando
prima di tutti fe_* ffelTo c<4 non trafporrcr mai in c^,che egli approvar
non poffa, e non deggfa , rifeuoter pofeia non come un dpno, ina come un tribù»
to di mera giullizia F encomio, c l' onoranza degli altri , Difpollillimo per
la mi a parte_* mi Tento di tener Tempre nella debita ffimaj chiunque ancora fi
trova imoierlb nel coftu- me apparentemente più libero del gran Mcn<« do, ,c
credo, che tutti meco lo fieno , laTcian- do a Dio il dirittodi vedere be'
cuori altrui : ma ficcorue nè io , nè ohi che fiali potrà mai Tchiettamente
riTpettaré una debolezza che fia palcTe,.così ognuno proccuri di tcnerTénc più
lungi, che far fi polTa , e fiando Tempre m ' ogni, e pubblico, c privato
divcrtimcnto,col freno delle jMlfioni aUa upino,. cerchi di com» ' '
pcrar- / V data Ibvra il merito della virtù più
cofpicua ; tolga gli ajtri dalla necellìtà d’ adularlo, c.lui « dal ri morlò di
pretendere ciò, che punto non poteffe competergli . ' «71
% « — • Del Danno del Corpo in chi malamente converfa , .
f t < :1.T) Er queftb danno del corpo jntendò an J_
pregiudizio notabile, deile compleflìo- ’ni originatofi dal coftume della gran
Moda , cbe porta l'eco un difagio non ordinario , ed un incomtnodo) che lèbbcn
dolce , e gradito ; non Inlcia però d’ efler affai grave lo ho fentito
moltiffimi intrigati nelle pratiche deir ]<t galanteria lamentarfi talora di
non aver più un momento di quiete, e di vederfi ridot- ti a fegno di
non>poter più godere d’ alcuna:, di quelle commodità , che cialcunb trovanel
'ritiro della fua cafa'. Ed in vero quale ften- to maggiore può mai penfarfi di
quello, a cui' volontariamente lòggettafi un hùom di fineiii* za ? U ufò delle
ycglic, de’ teatri 'i de*> fedinl» de^ giuochi è d’ occupare tutta la fcra
óltrei^ alia mezza notte, e parlandofi de* banchetti , 'di cominciare col lume
delle candele, c finire- con quel dèli* alba '. ‘'Gli occhi fanno per lo ■più
la penitenza del ventre vedendoli conte- *fo il rieceffafio ripcfb , che alla
ripienezza di ‘lui converrebbefi per non mancare -alle at- ’tenzloni della
mattina per tempo , e riattac- *^candofi le merifc I che toccan poi della fcra
fi ' forma una catena d' bccupaziohi,che fembra- • .. K -iv>-
\ ’ /• I % • •* * /
é po paiT^tempi, ma (bnò un .maceramento in^ Sfenlìbilè delle
nature ancora più forti . La_, yillegiatura, che fu dagli antichi trovata, co-
me cantava il Lirico per fcioglicr 1* animo ^aJle brighe della Città , è divenuta
forfè la_. Irriga maggiore , mentre facendofi una Città /della villf, ad altro
non ferve , che ad accre- feere iItU|nulto, e togliere coll’ aggravio • /della
(bggezipne il piacere d’ una libertà, .clje , divertirebbe . Picca a ciò
riflettendo un,j .pmore fatirico, ma penetrante , che: non bei'- Ratt<ip al
"Vizio le Ottadi a"veà "voluto occapqm fé. ancora iq campagna, e
portare la colpa do- tqe a\tri^.fecerp penitenza • Io però liippo- nendo fempre
, che tutto iegua fenza reato. : pon poiTo ciò non pllante , non condannare .
la crpdclt^ ,.che veggio praticarfi contri (del .porpp., ijegap4pgli quella
par^e ancor diri- .ftorojCbc ycrrebbcgli dal tranquillo , e fpli- ,tarip.
godimento delle villp . Parrebbe qué* ,fta jlfayagàza più fa vola, che verità,
fé la Ipé- - f .I30u pi facefle tutto giorno vedere , che pppoflofi iq illrana
guila il divertimetoàl di- , yertimeto medefimo^han cuore non pochi di- .
coiàgrare,pltre a quella dèll’animà > la falute ’.^cora del corpo alla
compiacenza 4’un'.infazm . bil capriccio ► (predo per tanjtò , che non ér- '
rafle qqel Medico, il quale iti lina Città d’ìtq- •lia,dovc la finezza gode
forfè un luogo d|/Ìin- , ito, m’i di(Te, che: la Ccn"verfaztpne è il
capita- le pili do"vizhfo della Ji^cdiclnà; raéntrc gua- ’ • ' ' .
(lari- fiandod^a bella porta i temperamenti, e le na- ture,.cercano
di Ibftenerfi coli' arte, e forfe_» la rovina della Morale è la fortuna , . e
1' ap- poggio più ftabile della Fifica . Nè dee cre- derli. quefto un
fentimento da Critico per battere lòtto pretefto di compaflìon fimulata il
moderno cortame , poiché io non veggio » che ordinariamente alcuno viva meglio
, e_# con ianità più felice., di quelle perfone , le_j quali dateli al ritiro
.ortervano una regola^ efatta 'nel governarli, aflegnando 1' ora , e la
mifura.fua alle cofe tutte • Così vediamo fuc- / cedere ne’ Chiortri religiofi,
ed anche più ri- gidi, ne’ quali fembra, che non fappia metter piede la morte ,
contàndovifi molti vecchi decrepiti, e.fanifìimi; onde può conchiuderli con
verità, che è più difereta col corpo la pe- nitenza, che non è la galanteria
Non credo già, che dicelTc vero una certa donna di brio, e di parta tempo,
allorché s’ efprcfle con un_. Religiolb vecchio , ma vegeto.:: io cambierei
.volontieri la mia colla' vofira menfa't. quando fotejjì. cambiare' ancor
complejjione . Ma '.Hi- mo bene , che invidiandofi comunemcnte.dal fecolo un
tal vantaggio ne’ Regolari , e'nelle perfone più, temperate , unirebhono: di
buon .genio taluni,, potendo, col vivere in libertà la Ibrte ancora d’ una
perfetta falutc , che è una conleguenza quali infallibile del vivere con_. temperanza,
e cqn_riguai;do.._I-a.funcfta fpc- rienzà pofeia, è cotidiaaa, fa , che negar
non *74 a polla accadere tutto il contrario nel mon- do)
mentre oltre a tanti, e tante ,che rimal'c- ro , anche a dì nollri uccifc dalla
Itanchezza^ sii i balli, dall’ ccccITivo calor nc’ teatri, dalla pertinace , c
digiuna vigilia sii i tavolieri del giuoco, vediamo guadi, decaduti , e
feontra- fatti di tal maniera non pochi fcguaci dcl'non mai interrotto
divertimento , c\\c a molti dì effi, come rifletteva un Satirico , è tolta la
pe- na di comperarfi a‘V've»e»za collo sborfo del fangue, e di cercar
pallidezze daW artifizio» Ciò fupporto, fé non comune per tutto, alme- no in
alcuni luoghi ufuale , quando io in’ im- battelli a vederlo non arriverei a
capire , co- me giunta fbirc la palhone tant’ oltre , che_» fupcrando l’
interefic più prcmurolbd’ ogn’ uno toccante la confervazione del corpo,vin- Jta
aveflc l’ ingenita gelofia di viver faho per confagrarla al piacere di viver
libero , e l're- golato . Quello a me parrebbe un cofpirar l’huomo' contra di
l'c inedefimo , ed ammet- tendo cìh'i che al parere’ di Seneca Cu) , ab-
braccia per firangoiare, tradire la brama co- mune di tener lungi più , che li
pólTa la mor- te, eleggendo anzi di morir tòrto perviver male, che di vivcr
bene per morir tàrdi. Non -c egli vcro,che, fc a tanto obbligafle la Divi- na
Legge i viventi pieno farebbe di querele-» • • '• il Mon* Ca)
Fp.sz. f il Mondò ) tacciandofì forfè d* indifcrctezza
il- ftjpremo Legislatore per vplere ,.che daglL huomini s’acquiftafle con
dilcapito della^- temporale, e tranfìtoria, J’ eterna Vita ? Se^ ciò fofTe, per
vero dire io fceglierei ogn’ al- tro miniftero , che quello dell* Evangelica^
Predicazione , parlando Tempre umanamen- te, poiché non mi fiderei d* aver un
efficacia, uguale al cimento.di perfuadere a i mortali il- fare in prò dell’
anima quelIo,che han corag- gio d’ intraprendere contra del corpo nel di-
vertirlo . Altro dunque non puòdirfi ,.fe non- fé , che pafTando la cecità
dello fpirito a tra- Icurare le premure ancora dell’ Individuo , non fi yeggia
da effi ciò, che più importa, on- de, unicamente , come fcrifle Lattanzio , (a)
penfando al vìvere corrano $ mifer abili fenza avvederfene precìpìtofamente
alla morte . ■ ^ II. -Mà l’incom modo, che rifentono i cor* pi dalla
confuetudine di converfòr con ifmo- deratezza ■ non è poid’ un tale
affaticamento^ chepofTa per altra parte portargli vantag- gio. Eflendo Tempre
infieme huomini. :Coh donne è convenuto al fcflb mafchile. più fer* vido, e pi
ù attivo,- 1’ accommòdarfi al femmi- nile più lento di fua natura , e più
quietò . Quindi avviene ,'chc;fi fprivino gli huomini bensì d’oghi commodo-^
nìà.flieno poi Tempre Sa in [ja] Lìb, de var.cult»
* ^ ih una certa àgitàzióné , cKe rìduccndòfì all*
ozioimpedilcc loro l’efercizio d’ un movi- mento migliore , che affai
conferirebbe alla buona fàlute del corpo, i/ quale, fecondo Pla- tone , [n]
coll’ agitamento cotifervaji . E’ coik in vero degna di pianto icorgere in alcune-»
Sarti a d) noflri tutta quafi la Gioventù per- erlì ih un impiego sV pigro , ed
abbandonate affatto colle belle Arti le occupazioni ancora, che diconH
cavalereiche , -nella glóriofa fatica de|llè quali tanto in- fanità
>profìttano i corpi, imprendere una vita piena d’ozio sì difaffroib per
altro , e sì grave , che ne illanguidifca in. bre^^e tempo il bel fiore, efenza
frutto fcn ca- éa ,togliendofipure , come l'ente Galeno, [^j per la pigrizia la
robuflezza . Si vede tutto giorno pur . troppo , che le premure d’ogni
educazione- anche -più attènta fbgliono per gafligo delle famìglie finire in
nulla , come-* del ragno vile fuccede^ chcfvifcera fe mede- limo per fabbricar
reti alle mofche, e d’^ ordi- nario le più fortunate fqn quelie, che in vece d’
un-huom cattivo giungono a formare uru» Ganimede , che fuol chiamarfi un
Giovine , di proprictà,'edi fpirito . L’ iraprefa più nobile^ che idear fi
poffa uno di codeffi Giovani fpi'- ritofi ò il fard olmo di iqualche bella vite
, ed impiegando il miglior .tempo nella. vana oc- .< ó cu-
Ca^ ht Phes.Qo'j Lib. Stde loe.af\ i cnpàziònedf
perderlo affatto , tutta' fondar la fua gloria nel far l’ huomo di cafa altrui
per- duto Tempre inquclPozio, che fii detto be- nilTimoda S. Agoftino (,a')la
fepoltara de» «//V^.Nqn è poi meraviglia , fe in un fecole si sfaccendato
contifi di rado un huom di valore in cafe, che tanti ne ebbero per
raddietro,e-i. cui dia l’animo di cercare trà i pericoli d’una morte oneda il
luftro d’ un vita gloriofa lan- guendo nella morbidezza il coraggio> come-j
Je femenze nel terren troppo grado, giacché al dire del Trimegido ; [b~] tutto
ciò, cheè^ czhfoyì altresì imperfetto . Per quel poco di pratica in fatti, che
io ho delle Città d’ Italia» parmi , C e Tempre mi rimetto all’ altrui più
purgatogiudizio,3che la gloria di ciafeheduna confida nel recitare a i
foredieri le antiche^ fue dorie , lodandoli piè pel paffato , che pei
prefente,e proccurando,che altri non le am- aniri per do, che fono,ma]rifletta
a quel, che furono , han Tempre in bocca per materia di qualche giudo vanto ,
come i Rodiani : Igran frammenti del Colojfo antico, t
% Quedo è bene un contrafegno evidente » che variata quali del tutto la
condizione del Mon* do convien vivere all’ ombra dell’ altrui glo- S 5 ■
ria (^a) Ad Fratr, in Herem. (b) In Firn. . fìa ,
e riducendo tutto II pregio de*noftt'I all* invidia de’ fecoli già paflati ,
confeflar forfè.* con qualche roflTqre , che fnervate dall' ozio le
compleflìoni più non fanno appigliarfi ad ttn imprefa, che vaglia . Per quefto
ebbe a di?- te un huom prudente in propofito d’ un ag- gravio foffer ito
contatta flemma da un Gio- vine creduto di fpirito : quefto è il Secolo del^ I4
pace , perchè nixno.sà pìh tenere la fpadet^ injnano'. ina duoltnt, che il
perdonare non ab^ kia merito , ejfendofi ridotto a necejfttà . E va- glia il
vero quale è quella Città delle noftre , che in tutta la fila Gioventù contar
pofla uno di que’ Campioni, che fiorirono un tempo in fi gran numero in una
(bla famiglia? Trài Giovani, che ora vivono,il più gloriofo è for- fè quegli ,
che fornito d’una più felice memo, ria incanta gli huomini deboli colla
recita., delle grandi , e magnanime prove , che fece- ro, gli Avi faci; ed io
fempre fovvengomi con piacere di ciò , che mi fìi detto anni fono da un'Amico
d’acutezza parlandofi d’un cer- to Giovine feioperato , ed ignorante ; c/ac-
thè nulla egli fà tfludìajfe per lo meno quel- lo ^ che ban fatto ijuoi
Antenati per faperlo raccontare altrui opportunamente ! Ad una taJc.miferia
conduconfi i corpi di colóro, che dati al trattenimento continovo più non cor
nolcon fatica , onde vantaggio , o di (àlute, o di gloria venir.. gli ppfiTa ,
e mirandogli tutto giorno impiegati in uno (comraodo, madi- ■ ' ' ‘ s •
futile Digitized by .279 futile cfercizio di rpiritofà
finezza potremo dire con Seneca : (<*} non menar ejfì una vita cz'tofa , ma
perderfi in una flentata infiemCt e vanìjftma occupazione^ III. Per tutto
quello però io non farei mai dell’opinione d’alcuni,chc difendono! moderni
huomini condannando l’ infingar- daggine de’ nollri tempi , quafi,, che i tempi
facelfero gli huomini , e non piò tofto per lo contrario foffero dagli huomini
fatti i tempi. Nafeono anche adeflb perfone d’ottimo na- turale > e capaci
quanto le altre tutte , che_» innanzi vilTero , d’ogni imprefa piò nobile» e
piò cofpicua . Ho conofeiuto io fteflb in_. occafione d’efercitarmi , benché
debilmente, per obbligo del mio lllituto nell’iftruir la— • Gioventù > certi
rari , e fublimi talenti -, che nati fembravano appunto per emulare i fatti più
celebri, c più gloriolì degli antichi Eroi» fe la morbidezza non gli aveffe
prevertiti. limale fi è» che feguitando i Giovani il reo cofiume de’ più
d’abbandonarfi ad un viver pigro , e molle , tradifeono fe medefimi , perdono a
bella polla le congiunture più proprie di fegnalarfi , che sì avidamente..»
cercate furono dagli Antenati . Ammorza- tali pofeia per queftà via la bella
fiamma., dell’ internò valore, o molto perdo meno icematofi della fua luce ,
trafpirar non puotc S 4 in fa} De brev, vit. aSo
in corpi sì lenti , ed infingardi , come iina_^ fiaccola) che racchiuia dentro
ad un vaio diafano» e trafparcnte,' s’ ei s’appanna più non rifplende,po/c;l'^
jullo icrivcre di Plu- tarco » [a] tutto ciò , che fi ha di pih bello , e dipìk
iufigue dalla natura , trafandato , che fia per trafeuratezza » e per ozio. ,
tanto più agevolmente fi perde . £’ quello addunque_» anzi un recare, che
ricevere dilonore dal Secolo,. in cui fi vive, e fc tale fiata fofle ' la vita
degli huomini in ogni tempo ,da noi neppure il nome di gloria faprebbefi , nè
di azioni chiare , e generofe , nè de’.tanti.Eroi, che tuttora inceflantemeate
commenda la_. fama, giacché tutto è venuto dal magnani- ■ mo , e collante
alFaticamento de’ corpi , effendo ,pcr quello, che fente Seneca, [aj forte
,evalorofo quegli y da cui la fatica fi fugge . Dovrà per tanto cial'cuno
tenerfi ben lungi da ima sì danaevolc cofiumanza , che_» tanto di pregiudizio
recando alla fallite, del corpo lo condanna fenza ,.che .ci fe ne av- veggia ,
a quella morte , che sì fortementcLj egli abborrilce , o forza almen l’huomo
a_» condurre una vita ;di cui , quando per altro non (òfie , egli deggia . per
quello fo lo una_» volta pentirli , per avere , feguendo l’ ozio, contribuito
non poco .dal canto fuo alla difi^ ilima. del Secolo , in cui ville •. Chiuda
chi ha [a] tie ìib. 'éduc,\Jo), 'Ep. 22. , Oy
God^ 28i fenno l’orecchio alle perfiiafive de’falfi
ami- ci , e fi diverta fenza difcapito , che troppo è folle chi rovina fe
fteflb per fecondare il ge- nio altrui : e fe chi urta ne’ fcogli , fenza re-,
gola navigando a difc'rezione de’ venti , (1 rende ridicolo , non farà certo
lodevole chi per non' cbntravvenire' all’altrui fcofretto cofturae perderà
colla falute la gloria . Con- viene , che l’huom Savio converfi anche pel folo
intereffe del corpo con dilcrcta mode- ratezza , non per rilaflainento, ma per
follie- vo prefigendòfi in quello l’ottima norma del precitato Plutarco ; [a] P
ozio , egli dice, ì . condimento della fatica, e ciò non folo negli animali ,
ma eziandio nelPinanimate cofe^ veggiam praticar fi ; imperciocché , e gli Ar-
chi , e le Cétere , noi ■ allentiamo talora , per poterle poi ritirar e\ed il
corpo in fomma colP inedia , e col pafcolo , c P anhno colla fatica » e col
debito follev amento , confervanfi . Del 'J '
Ca].W Digitized by Google 2S2 ‘ I ^ *
' Dp/ Danno tT Anima ih chi malamente cqnverfa “ C A P 0 XIX.
t • I ^ • * * I.X L punto pili forte della Morale per ordi- I
nar.bene lavila dell’ huora prudente-» confifte nel mirar diritto al termine
delle co- fe, come fovente era folito dire il gran Solo- ne con quella fua
grave , ed importante fen- tenza ; ìa ogni operazione riguarda il fine^ . Ciò
conviene col fentimento di quel celebre Direttore de’ fpiriti S. Filippo Neri ,
che pie- no Tempre d’ amabile dqlcczza foaviflìmi^, fenza molto opporli
palcfamete alle foddisfa- zioni men favie de’ Tuoi Dilcepoli, anda vagli con
efficacia difingannando , fenza moftrare di contraddirgli col ripeter fovente:
e poi ? e tot ? Appagherete, volea dire, le inc!inazio*> ni del genio, ma
poi , che ne feguirà ? Colk_. ne ricaverete di buono, d’ onefto , e d’ utile ?
Debbe l’ huom favio dire altrettanto a fe me- defìmo per convincere lenza
contrafto , e ri- durre placidamente in ubbidienza le perti- naci paffioni
dell’ huomo inferiore . Ci di- vertiremo in luoghi pericolofi ad onta della
faviezza , c della fìnta Legge divina : confu- jneremo in paflatempi la
vita:faremo huomi- hi dcrghih Móndo, giulivi, cercati , graditi ; e poi i llTer
puote quella fola interrogazione un y I
- *8j un gran freno , ed un poflentiflimo infegna- mento
domedìco per tenere in difcliplina gli appetiti piJi frcgolati, pofciachè
mirando nel filo termine il divertimento , o ibfpetto , o peccaminolb
alTolutameate > altro non vi fi troverà che un immenfo danno , e forfè irre-
parabile dello fpirito» locchè grandemente:^ debbe temerli da un huomodi
riflelHone, che fia cattolico . Egli è principio incontrallabU- le> che
tutti s’ inbevono di quelle maifime^ » che profelTano i compagni più cari, c
più in- di vilibili, e quando ancora detto non avelTe 11 . Morale , C^) che
pìglianji ì eojìumì di toloro , eo* quali fi coaverfa , baUeria i' oracolo
dell* Altiilimo! col buouo farai buono, e colperver- fati p,revertirai.\Jf^
Sicché troppo è mani- fedo il danno di cangiar indolei codumi , e_» ientimcnti
per la pratica de’ cattivi , difgra- zia, di cui non edendovi la: più
pcrniaioia,non v’ò nemmeno la più degna d’ elTere.ad ogni cqdo evitata da chi
ha prefentc il lùo fine.» - Siccome il vizio alla lédotta natura più è Tempre
omogeneo, cosi ancora s’indnua nel- l’ anima con più forza, e vi fi radica di
manie- ra , che nulla v’. ha di più malagevole quanto lo fvellerlo; e fe mille
atti virtuofi tal volta^ non badano per la ripugnanza del naturale a formare un
abito di virtù, bene fpeflb per in» clinazio (a) Lib. 2. de
ir. c. 7. (b) P/al. 17, DIgilized by Google I
cUhazione del genio corrotto è fufiiciente un folo efempio a far cadere ,
e un folo atto a_» ftabilire !• abito di qualunque vizio più fcon- cio .
Leggiamo di Timoteo (u) inventor del- la Cétera, che a doppio pagarli facefle
da co- loro, che imparate avendo a fonarla da qual- che peflìmo Citarifta
capitavano alla fua_. (cuoia per averne una giuda regbla di toc- carla a
dovere, e con armonia; più difficile.» elTendo Tempre a tutti il difimparare il
male, che d apprendere lo Aedo bene . Così nelle materie morali è imprefa per
tutti più mala- gevole il ritirarAdal fentiero de’vizj già bat- tuto una volta,
che P incamminarfi per quel- lo della virtù , che erto è pure , e difaArolb .
Chi dunque non vede il deplorabile pregiu- dizio , che viene alP anima
ponendola come per giuoco , e per bizzarria, in una Arada ,il ritirarla da cui
è arduo cotanto , che quaA tocca dell’ imponibile ? lo per me confelTo , che
per debole, che io mi fia , averèi fempre coraggio colla divina affiAenzà di
perfuade- re , ed inclinar chi che Aafì all’ amore della^ virtù ; ma caderei d'
animo pofeia dovendo; ritirare un Iblo dalla fequela di qualche vi- zio'geniale
; non già diffidando mai del con- corlo della Grazia , che tutto puote volendo
ma per la gran forza d’ un abito reo j per at- ' ^ terrar ^ •
(a) rel.m. ferrar cui v* abbiiogna poco meh, che un mi-
,racolo. Parrà qucita forfè un. efagerazione di rigidezza peropporfi
indilcretamente alle altrui più delicate foddisfazioni; ma è fenza_* dubbio una
verità , che ammette pochilhmo di contrailo . falcio da parte per metterla_. in
chiaro, poichò ne ho già altra volta parla- to, che la divina Mifericordia non
è tenuta_. a far prodigj per migliorare chiunque divien peflìmo di buona
voglia, e che perciò lo fpc- rargli in tal cafò è vicino alla prefunzione, la
quale può fargli demeritare del tutto . Dico iblo , che aggiungendofi alla
fralezza della^ ' natura il fomento della malizia viene ad in- fermarti
lo fpirito in guila , che tutta perde la forza per reggerti, eflendo
fpezialmente H piacerei per detto graviflìmo di Pittagora, ì» majfma dì tutte
le ìufermità, da cui come da .forte chiodo. /’ anima vìen fermata nel male ,
Ella da quello morbo è lutingata miferamen- ,te, e pel filo p^gio non ne fente
P. aggravio, .mentre allutillima etiendo la voluttà ,. come accennai S.
Agoftino.; yf] perca fempre ciò, .che a i fenfi ì giocondo', e, quindi è , che
delufb ,Io fpirito dalla contentezza 'di lei non può guardarti da un male,, che
nel fuo danno di- . letta . Vi ò eglfpoi'chi non.conolca r,ido^a_. , per
quello / anima allo fiato peggiore , :che polfa Ca] n . de
Civ. Dei , • N 286 pofla penfàrfì) ed cppreiTa da
nn doppio pcfò^ di fiacchezza naturale, e d’una pertinace ma- lizia ? ^uejìo,
dice Seneca, [a] è un fer^ircr non godere nel divertimento, ed amare il fuo
male , che è /’ ultimo di tutti i mali . Allora addunque s* arriva ad una fomma
infelicità, quando non dilettano folamente,ma piaccio- no ancora le corruttele
, Efamini bene per tanto cialcheduno la fua condotta , e veda fe mai fi
trovafle per ifventura foggetto ad una malattia sì lagrimevole ^ Reggia , fe al
fon- damento delle tante ragioni addotte finora , per lei!)uaii rea effer
potrebbe , quantunque jiolfia, lacollumanza del converfàre con_. troppo di
libertà , egli poffa opporre un ca- pitale in fe medefimo di fayiezza sì
contenu- ta , onde Iperi d' elTere in quella parte netto da ogni colpa , che
far gli pofla un giuflo ri- i»jnòrlo - Quando ei non trovi-afre difefà del fuo
reato con&deri qual cofa abbiano finquì da^ lui ottenuto * c le interne
ifpirazioni divine , che mai non mancano , eie ellerioriperfua- Hvcdei
piùZelantì^«ed'ilcontinqvo rimpro- vero infuperabile della finderefì p.er
allonta- narlo da un sì manifeflo pericolo di rovina , e di fpirituale
efterminio* Se tutto quello non avefle giovato per fare, che ei retroce- delfe
neppure un punto dal Aiodannofb cam- mino £0 Digitized
by Googl mino potrtlibe egli contendere, che attacca- to non li
t^rovafle colle pih tenere affezioni • del chore ad un sì nocevole
l'rcgolamento , e non amaffe colia piii viva paflione quell’ in- fermità, che
l’ aggrava ? Con tutta la cogni- zione del fuò pericolo non faperfi rifolvere
a- fuggirlo è una flupidezza, che fa fpavento,cd un ' indizio’ chiarifllmo d’
efler pur troppo giunto' alia miferia , di cui parlava di (opra il Morale ,
cioè di prenderfene piacere non fo-> lamentc, ma d’amare per fbmma
fventura.. il fuo danno' più rilevante . Gli infermi, che' non fentono il male,
benché graviflìmo, fona, poco men, che fpediti e tutte perdendovi IC' fue
fperanze la Medicina' gli rimette al mira- colo Così- un Anima, che ben
capendola, o non fentaj o non curi la fua péfnmà indifpo- (Izione interna , è
vicina con troppo' di fteu-i rezza al precipizio', e può conchiudeffi , che
appunto v’.abbiibgna per rifanarla' quello Arano miracolo, a cui con pòchilfimo
fondai mento s’> affidano tanti . ' II. ' Se v’ e qualcuno > ohe
foggiaccia per elezione a quefils malattia di’ Toave i ma dan- «oGffima
-libértà , voglio- credere, che egli non diveggia bene in fondò, ne-la
riconofea, quale ella è realmente mortifera . Ora io 1’ invito a darle meco
un-occhiata piò pene- trante per ravvifarla ne i fuoi effetti, c da ciò
rilevarne tutta la piiiintcrna foftanza ..Kc* malori del corpo fogliono da i
Medici pi- ■ 'girar-'' gliarfene. le indicazioni
dall’.ialtpramentói non , fole degii umori interni ,;ma dall’.efter- na
languidezza ancor delle membra , edalla , faccia/pezialmente fcolorita ,
e.fvenuta; e_»- ne! mali deir. anima 1', indizio più^eerto è la> variazione
dell’ indole , che originata.'inter- namente dal vizio, trafpira benanchè . al
di fuori nelle opere . Quello però, come di lo- pra fi dilfe., e ben
faciiilfimo .a fuccedere., ed a vederfi.dagli altri, ma non fi riconpice col-
la roedefìma agevolezza , nc.fi vede fempr.e_*. da. coloro , ne’ quali
avviene;. Se, pur.e.vor- ranno ufan bene della ragione, ed aprir l’ oc- chio
interno per un.lblo momento „ potran- no cflì dò nod ollante mirar, chiaro un
cam- biamento S.Ì perniziolo i Una.- delle prdve_y , più fehfibili, ed evidenti
, che non fi.mdovai* ' la {Terra , è fecondo Oronzio .Tineo:, £«,{) che
gettatafi !dirittaiijente in alto una freccia ri- cade.nel, punto: medofimo ,
cofa., che fenzju dubbio non, .accader ebbe , fe il .Globo: delia.. Terra
avefle moto . . Gonvien ’.qni fiflettcre di propofito lovra di. ciò ,:.cHe'.
accennoflì di pairaggio nel Capo, Nonors e percotnofcére , le un anima è
diverfii da'fe.medefima.-, bffer+ .vare.comeiinfludca.lbvrà di. le? la divina.
Gra- zia^ e quale, imprefiìone le facciano' leipiri- tuali cole, c Ibvra tutto
le. premure dell’eter- na-,. ^ Digilized by Gc
*89 , na falvezza . Se prima rivolgendo al Ciclo uno fgiiardo,e
ritirandofi in fe ftcfla col pen^ fiero> ed afcoltando la divina parola,
infiam- mavafi d’ amor fante, ed accendévafi nel de- fiderio della celelle
Patria , légno era , che^ fìlfa ella llavafì nel punto della virtù , onde.» poteva
la Grazia fecondarla co’ fuoi infiuflì v che tendono a quella Tempre
dirittamenteJl Confideri ella pertanto qual cafo faccia adef* fo di fua falute
, qual’ ufo de’ liioi defìderj > qual conto delle altrui fante ammonizioni f
fe volgendo l’ occhio al Cielo s’ accenda ihji brame di confcguirlo ; fe
penfando a Dio s’ infiammi come prima d’ amore, e tenendolo in conto di fommo
bene tutto a paragone di • lui abbia a vile , ed in un giufto , c generofo
difpregio. Se alcuna di quelle cole più , co- me per l’ addietro , non le
fuccede , èfegno ben manifeflo , ed affatto incontraftabilcLj, che ella lì è
mofla dal punto della primici*a_. virtù,' più in lei non operando le
inondazioni benigniflìme della Grazia , che dal canto fuo variar non fi puotc,
fe non varia il foggetto, in cui opera . Iddìo , dilTe Platone da gran_.
Teologo, è immobile, onde fe qualcuno fi trova da lui lontano non può negarli
,che_» egli non fiali molTo , non potondofi muovere. Iddio, come nella Nave
fuccede, che dal lido T feio- (a> lude Rep.
r j»99 (cioglieaido lafcta la fponda> ngn è da eHa
la» fciata ; e perciò dicefi ancora nel Sagrofanco Concilio di Trento, che :
Iddìo non abbaudo- xa *i'eruf!0 i jo prima non è abbandonato. Quello gran danno
pofeia dell’ anima potria certamente venire dallo fconfigliatodivaga- mcnto di
conyerfar.e lenza veruna cautela_< , b riferva colle .Creature, nel
commerzio con-- iinoyo delle quali ella vada Icemando infen- fibilmente
l’alfctto al Creatore, che faria ap- punto uno slontanarfi a poco a poco da lui
, e deraeritarne per confeguenza le grazie . Io conofeo purtroppo non pochi
Giovani,! quali prima d’ entrar nel gran Mondo era- no d’ un indole angelica ,
e di fentimenti si eroici da fare una fanta invidia alle perlbne ancora piò
unite a Dio : e che dopo appena., un piccini làggio di libertà hanno cambiato
interamente il primiero collume a fegno di non |30terfi piò in verun conto
riconofcerc-rf er quei , che furono . Quello però , che m* a fatto piò di
terrore, è llato non il cangia-^ mento, che troppo^ facile, ma il ritrovargli
sì filli, e sì collanti nel nuovo propofito, che da loro deridafi ogni
ammonimento , ogni configlio, ed ogni piò forte ragione , onde_» altri proccuri
d’illuminargli . Sono i miferì in quello fomiglianti a chi foffre un grave_#
mal d’ occhi , che fopportar non potendo al- cun lume, ne acuto, nè temperato,
altro me- glio non ama, che di flarfenc allo feuro: così E
99* eglino perduto il raggio regolatoré ddla^ divina Grazia
volentieri per gafUgo.più gra- ve fe ne vivono al bujp>^/« amando, come-»
attefta 1’ Evangelifta, [a] le tenebre, che luce . Nè io faprei capire come
huomini, an- cora , che in altre operazioni fembrano, e Iq faran forfè,
alTenaati , poteflcro mirar fenza orrore la rovina d’ un tale acciecamento ; é
lontani da Dio paflarfela con tanta difinvol- tura , fe purtroppo non s’
av.verafle il. detto di Ariftotele confermato da pih gravi Dotto- ri di S.
Chidà Ib'] : /’ huomo abbandonato in preda al piacere perdei ufo della ragione^
.Cofa, che ben conviene colla dolprofa efeìa- mazione del Reale Profeta:[c] /’
huomo effon- do in pojìo di grande onoranza .non ebbe in-, tendimento:
paragonofft alle Beflip infenfate, e divenne fimile ad effe . . III. Io
per tanto bramerei vivamente , che riflettendo ciafeuno colla fcrietà più ma-
tura fovra d’un danno sì grande, c sì eviden- te ne rileyafle quel concetto ,
che egli meri- ta, per ripararvi colla dovuta prontezza, e-» riurarfì una volta
dal pericolo, che egli pol- la veder n^anifeflp di perder l’anima a ca- priccio
• Lo fpecchiarlì in ciò , che ad altri io vento accade , può eflere una fcuola
utilif- fima per apprendere uno fcapitp.che non s’ apprezza, poiché l’ efempio
nelle materie-» T 2 mo- *9* W Ethic. [c] Pfal. 48.
*9* morali àrgometó fortinìmo pèr chicche fiafi, e potendo avvenire
a tutti ciò , che av- venne ad un folo,- può da un calò particolare cavarfi un
ottimo documento ; onde lcri(Te_» Tito Livio quella gran verità , [a ' che :
pììc coff figlio danno le cofe agli huomìni , che gli buomtni alle cofe . Ninno
vi farà forfè, che_» non fappia qualche lagrimevole ftoria di chi è perito in
compagnia de’ cattavi , e nelle-» adunanze, dóve il vizio s' introduflc a poco
a poco: eppure pochifllmi vi faranno , che fap- piano fiirfene una regola per
evitare quel precipizio medefimo, fulP orlo del quale for- fè vanno efli ancora
fcherzando . lo sò , che piò d’ una volta ho fentito raccontarmifi al- . Clini
cafi di grande fpavento da quei medelì» mi, che gli videro ne’ Compagni loro
piò li-, cenziod , e non folo mai non ne ho veduta ammenda ih veruno, ma avendo
pure cerca- to d’ indurgli a riflettervi fovfa con fnitto gli ho veduti come
burlarfene . Quello, quando accadefTe , faria bene un mettere la— '
Divina Giudizia a cimento di vendicarli con tutti i giacche il gaftigo dell’
uno , come av- venir dovrebbe , non ritira 1' altro dal male, • anzi lo rende
piò baldanzofo, e piò pertina- ce . Quindi vengono pofeia i flage’lli delle-»
intere Città, che vediamo pur troppo anche in quello fecole , c non vorrei aver
luogo di P»- (a_) Uh; 22.- r t .
«9? paventare, che neppure imparaiidóuna Cit-: tà a corregere le lue
colpe dal fupplizio deli'; altra fofle Iddio fui punto di punir le Pro- vincie,
cd i Regni , per farfi un altro Mondò più riverente-, epiùlàvio.’ Lo fece egli
ve- dere nello fterminio .totale del diletto fuò Popolo df Ifraele, che, non
volendo mai fare ’, a fe medefimo dell' altrui rovine un utile.»
ammaeftramento, fudalui ridotto a'quell', ultima deiblazionc sì deplorabile ,
che noi tutti. abbiam giornalmente, fotto degli occhi negli avanzi infelici ,
vergognoft , e difpcrfi di quella un tempo sì favorita. Nazione . .Si guardi,
addunque ben d’ intorno ciafeuno », che pratica , offervi bene gli andamenti de
i, fuoi Compagni, e la qualità del coflume, che. in loro fi trova, perchè non
è. radiflìma colà, cheun folo cagioni la rovina di moItiiSe l’ar- te di
prendere gli uccelli , che vanno a ftuo- lo, è r averne un vivo ,c legargli al
piede un lungo filo impaniato acciò , che tornandole-! ne fra i Compagni molti
ne invifehi, e gli ti- ri a terra in mano de i Cacciatori;non è men . fcaltro
l’ artifizio dell’ Inimico infernale nel dar la caedia a molti huomini
innocenti col-.r la malizia di pochi perverfi, tutti bene rpefib»; o moltilTimi
per lo meno , tirandone con un, tal mezzo al fuo partito . E’ quefiaJa graa^'
verità , che non vuol capirfi da i Giovani , c che io non sò finire d’ inculcar
loro, effendo: troppo dalla Iperienzadi tutti i tempi auten-' “ - ■ .T 3
. 1 , . ticata,
cioè, che le corrotte maflìme di colo- ’ r'o co' quali fi pratica, fono un
ficuro veleno dell’ innocenza, in tutte quafi le perfone più làvic avvenendo
ciò , che nel Sole vediamò accadere , il quale benché fornito d’-un a be- nigna
virtù , cd attiva in fommb , pure paf- fando per Io Zodiaco nelle fullunari
cofe in- fluHcC giuda la difpofiziohe , c natura^de’ va- n Animali , che in
quello fi rapprefentano . Chi:fafxt dunque di fenno sì privo , e sì nell’
affare di fua falvczza trafeurato , e difattén- to , che non cerchi d’ ovviare
ad ogni corto ad un danno sì grave, o prenderne quell'or- rore almeno, che fi
debbe ? Chi potrà diver- tirli'con allegrezza in luoghi, e con perfone,' dove
Cgli veggia con evidenza imminente 1' aggravio dell' anima , che-clfer debbe l’
in- terelfc più delicato, e più gelofo di chiunque ha battefimo ? Rammentomi a
talc propofi-' to dell’ arte artai delira' praticata da un Pa- dredi famiglia
in una Città d’Italia per di-- vezzaze un Ino unico Figlio dal viziò di giuo»-
care fénza mifiira . A vea l'imprudènte Gio- vine perdute già molte fijihmc
artai filevan-i. ttj quando una fera confidando al Padre una • perdita più
notabile' da ini fatta ', fu da erto- condotto nel fegrcto del fuo Gabinetto ,
e_»’ tutta la correzione confi rtò nel contargli a_»>' fUa vedutaci danaro,
e'fargli riflettere quan - to di oro egli avea gettato in una fola notte.’
Vodendòllò- fcdnfigliatò Figliuolo qucliaLi-’ t ^ m Ji
gran Digitized by Gdogle i*-'* •• • ' ‘
grati mafia di monete perdute ‘invano con-' ccpi ùnò sdegno sì ftefo , ed un
odio sì gran- dcj centra del giuóco,che mai p'ii'i in fua vi- ta noti volle
pigliare in mano le carte. Co- sì far dovrebbe ogni hiiomo di fenno per di-
fingannar fe medelìmp in ordine al piacere»»’ del diverti rfi., 'quando mai
potefle' eflere a fe confapevòle di farne un mal ufo, c ponendo-^ lì davanti al
peniìero il gran tefofo dèli’ in-' hocenizaV delle viftfi, dell’ Eternità,
dell’àmi-^ ciziadiDiojChc perde penuria vaniflìma foddi-’" sfazione de i
fenfi, abborrirc, ed allontanarli da un collùrhe, che nulla dandogli di buono ,
di più gli rapifee il meglio . Di leggieri iri_. ciò facendo s’accòrgerebbe di
quello fvan- taggiojchè ci nòti confiderà , e trovandoli , quando men ló
credca,di corruttèle, e di mal nate affezioni ripieno , intenderebbe averlo
ornai la colpa fidotto all’ infelicità , e mife- ria Ibmma di chi eflendo
infermo per abito di cattive difpofizioni brama di morire per terminar di
vivere sì malamente , più di ciò, che l’aggrava, temendo, che della ffefla.rf
morte da tutti sì coftantemente abborrita— • In tal calo egli pure fi
troverebbe, a ben pen- farvi; poiché più odiar fi debbe la colpa, che macchialo
fpirito,che quello fteflb difiruggi- mento , che rovina il corpo , affermando
Marlilip Ficino, f^zl che : ficcome all' huomo T 4 »o«-' — ^ ^ C^jMlGor^, plat.
Hott'è efpedhìite il vìttré boti un corpo aff"af~^ lo infermo y coti
neppure con un animo da i i>izj infetto Vedute per tanto, e confiderà- tè
intuttc’Ie .fuecircoftanze le voluttà del fecolo , che piacevoli tanto fì
credono , ed imabili , comincerannó fenza dubbio a far della naufeà all’ huom
prudente, cui conver- rà conchiudere coi dottiflnno Gioan Pico . ^a~\ qual cofd
è mai di defiderabile ne* piace- ri, i quali cercati affaticano ,
acquijlati./va* nifeono, perduti affusano ì ®97 • # ^
Prejèri>àtivi cantra il danno d?l . converfare, i .. /CAPO
XX. • • • • « I. ^ E potrà l’ haom prudente awederH i i3 che
l’ufo della Converlazione lo pon. {a in cimento di foggiacere a qualcuno di
que’ danni) de’quali fì è parlato fin’ ora con* verrà, che egli penfi alla
maniera di. Sparar, fene armandofi.dc’migliori preferyativi» che polfano
metterne l’ Innocenza iniricur.o. Fi(* io eifendo io Tempre nel mio penlieror^
Che U converlar con fayiezza,;e con retto finCj.pof- fa farfi liberamente
,jvengO(adeffo, a prélcri» vere alcuni utiìinìmi preferyativi, che prati* .cati
con diligente, premura .'da chi vive. nel mondo lo torranno, e d^ll’odiofa
ncccdltà di fcpararffdal civile commerzio degli altri , e \ dalla tema' di
rilevarne del pregiudizio . S’ è «.^-^già varie. yolte.in quelloLibro parlato
intor- no al contegno, di cui ufar debbono le perfo* ,ne più favie nel
convcrlàre, e fpezialmcnte_j nel Capo, Quinto, fuggerendo quelle manie* •jre,
e.que’configli , che fono più atti a confe- guire un intento sì ncceflario .
Pure perchè .l’unica mir^che.io.mi (bno prefiifa in quello ..Trattato la
riforma d’un coftume , che po« .tria fàcilmente degenerare in abufo,cd in
ro< • -vina : / vina deiranima , hò voluto
ancora difcorre- rc a parte, c con tutta la difUnzione , dì qùe* prcfervativi ,
che poflbno mantenere illiba- to il candore dicchi , p non vuol e , o non può
difpeniàrfi dal converiàre. Giudico pertanto* che il primo di eflì , ed in
fommo giovevole, cffer polTà 1* armarfi Ic'pcrfóne fecolarì còl pehfiero' delle
Umane mifene , le quali (bno il correttivo dèlia- vana allegrezza-; e dellò
fconllgliato divertitìientp contirioVoVin pre-;- da a
i(JUÌ>fi''gettarto*forfe molti- . coU difcapitq aflài'riifcvante dello
fpirituaiè intèrcffe . Il cercar (bllievo talvolta dalle terrene molé-
iliè'è utia fpezie<d’amor proprio sì naturale^ ■ad ognuno; che farebbe
indiferetezza il con- tlahnatiladel tutto prètendendofi , che fem. pre ftcffe
l' huomo gemendo fbtto d’un pelo', il quale'pur troppò - fenz* altro c
gravifììnio Quello , che in ciò accordar non fi puote fi è, che in cambio d* un
ragionevole conforto fi vada cercando la maniera di fcòrdàrfì affatto di
quelle' miferiè-, che efsendo gafiigo del primo peccato pofsonò'colla
cOhfufiohe mà- tenerpe vivo' nel cnore l' abborrimento . Io dunque vorrei, ichè
gli Kiìomini cònverfafse- Toinfiemein ta'Jguifa'/che màinóh perdèf- lèro d'
occhio 'la' mifera condizióne del mon- do , e non s*
adagiaflerd-così biène per niezzjp 'dc’paflatcmpi contiriovi ih quello carcere
in- felice, che più lord nulla premcfse d’ufcirné. L’-afiCzionarfi alla
fchiavitudine in tal manie- ra» Digitized by '
299 rai che pili non ritengafi brama di libertà , ò un difordine
d’intelletto già prevertito; il qualé' facendoli della lùa pena un godimento
moftra ben chiaro, o di non comprendere ab- baflanza , o di non detcltar quanto
debbelt quella colpa’, che l’ hà mcritata . Quindi è , che amicifllmo' efsendo
io Tempre della di- Icrctezzamoh condanni quegli , che fi diver- tono còamifura
ma coloro' folamcnte , che fcordati di quèìto cfìlio' mortale tutti nelia;^.»
Goverlàzionefeppellifcono i penfieri d’ Eter- nità . i Romani lempre mifteriofi
^ erifleffivi in fommoi- adoravano Volupia Dea de’piacc-. ri, ed Angerona Dea
de’ difpiaccri , ed a eia-, fchcduha avendo eretto il particolare. Tuo. Tempio
,.in quello deU’iina .fagrificavano all* altra temperando così' il godimento
dellc-j . cofe piacevoli cól timordclle avverfe in for-'. ma , chéilà fperariza
di quelle mitigalTc l’ ag-; gravio.di quelle , c lamcmoria del difpiaccre
correggefie la dannofa genialità' de’ piaceri .j Tanto dovria pràticarfi ancora
da chi vive-», nel fccolo,' e portando. nella ConverfazionC; il furio penlìero
delle dilgrazic, che aftliggo-^ no ,>nér hon lafciarfi ingannare dallo
fmodc-, ratodivertimcnto vivere pofciain.quellecpn una.crilliana ralfcgnazionc
al djvln, volere, c," temperarne l’amaro col rijleiro d’averci pure .
lafciata Iddio la maniera d’ andarle fminuen- do colla giocondità dell’oncllo
conforzio . E, che quella favia ricordanza delle miferic,che •
r t qiiaggiìi rie circondatìo , Cairn preFervativo-
efficace dell’innocenza contra la forza di qualunque più dilettevole palFatempo
, C può con chiarezza dedurre dalle fagre Carte. C^i) Giunta appena
SarainGerari con Àbramo fuo Conlbrte fù per la lìia rara bellezza rapi„ ta dal
Rè Abimelecco a viva forza, Cngendofì per timóre Abramo fratello di dei. Capitò
po- icia un altra vòlta in quel Regnò 'medcfimo' anche ifacco figlio d* Abramo.'(^;)con
Rebcc- eafua^òl'a parimente belliffima^fpaccian* dola eiio purè per tema
d’ihfuIto>perfua.*' Ibrella : ed Abimelecco anzi , che farle alcu- na
violenza: promulgò quello editto ; chi toccherà ìa Moglie, di quejì'huomo farà
pu^ aito colla morte • Sembra flrana la conti- nenza di quefto Principe sT
dedito peraltro al viziò contrario ;‘ma chi riflette* alla care- flia , che
allora affliggeva il fuo , ed il Regno tutto dì Paleflina ben comprende, che.
ua^ tal gaftigò l’avea renduto migliore j e che avendo egli fugl’occhi quella
miferianon-, avea cuore d’applicarfi., come prima , al pia- cere'. Per quefto
diffe il S. Giobbe t fc^ beato' Phuomo , che è punito da Dio; poiché egli’
ferifce , e rifana . Egli i dunque certiffimo, che prefente avendo fempre
l’huomo di fen- rio la ricordanza delle umane traverfie farà piò
[a] Ged. 20. [b] Geu, 26, £c] Cap. 5. iS. Digtilzen
pili càuto nerdiverttrfi, e prendendone bensì conforto , ma non
deponendone mai intera- meatc l’«iggravio , in un pefo , che lo tor- menta
averà un forte riparo , che lo di- fenda . • • • li. Da ciò naice l’altro
prefervativo non men poflente per togliere ogni danno del con ver fare,
ed è ilmantenerfi la per Iona, fem- predefiderolà, per quanto può farfi in
terra dell’Eternità , che è l’ultimo fine dèll’huomo. Il vivere con riflefib
continovo alle diiiiv- venture del Secolo è cagione , che'vivo man- tengafi
nelle creature il penficro , c con eflb la fperanzu del premio eterno , che
tien pre- parato Iddio agli Eletti nel Cielo , e che arda fempre vivo per
confeguenza nell’ huomo l’amore verlb della virtù , onde può venire-.»
unicamente la fortuna di confcguirlo . Po- trà per tanto ciafeheduno praticare
tra gli altri -ficuramente , quando fappia d’eirere_» nel fuo interno invaghito
del Paradilò j e_ji di bramarlo con tale ardenza, che ninna..» cofa elleriore
per vaga , e dilettevole , che ella fian , abbia forza di fcpararlo da un sì
amabile' oggetto , ed elTendo egli- còl cuo- re lontano da ogni terréna Infinga
farà certo ancora di battere dirittamente là via di per- fezione dentro al
proprio fiatò . Quanto dalla Terra fon più difoofii i Pianeti più lentamente fi
muovono di moto proprio, e meglio fi conformano al movimento rego- '
lato joa lato ^olPUnivcrlb . Così più; tardi compie Saturno
il fuo giro, che Giove, e Giove_j più tardi , che Marte ; così di tutti propor-
zionalmente avvenendo fecondo la maggio- re , o minor diftanza , che hanno dal
Glo- bo Terracqueo ,.onde la Luna , che è a lui più di tutti vicina , più
picciolo forma il fuo giro, e lo termina ogni mcfc.Chi vorrà dun- que tenere ij
cammino delle crilìiane vir- tudi fenza ftorcere alla via de’ vizj dovrà
attenerfi colle brame alla celefte Patria, c vivere più dilìaccato , che fia
pofììbile , dalla Terra,,, per unilbrmarfi nel movi- mento al principio , e
radice della vcra_. faviezza . Ha la Natura più volte fatti ve- dere de'Mofìri
di doppie membra , come-* tra gli altri attelì.a S. Agollino dicendo ; (^a')
Meli' Oriente nacque utt' huomo doppia; ne' membri Jupenari e Semplice negli
ìnfer riori . Si vedevano pertanto diverfe funzioT ni in eilì , e contrarie
l’una all’altra, come di vigilare con un capo , e dormire coll’alr tro; di
ridere cor» una bocca , e pianger coll’altra , di parlare con una lingua , e
ta- cere coll’altra. Unite così in un folo corporeo . -màgiliero le due moli
accadde, che inferman- dofi.l’ una, c, moreiido, vegeta, e fana rima^ nclTe
l’altra per qualche tempo , ma vinta pure fai Lib. z. de
Ci’V. Dei. . . I pure dal pelbj c dal fetore della
dcfuntà con- vetjnele cedere, e morire per codellainfaufla, ed indivifibile
unione . leggiamo anche a dì njftri negli huomini fòmiglianti moftri in ordine
alla Morale, i quali sfefercitano in at- ti contrarj, moftrandofi ora del Mondo
, ora: del Ciclo , ora . tutti compunti ,ora tutti dii- lìpati ; ma la parte
unita al Secolo , ed a’.pia-: ceri di lui , infetta a poco a poco l’altra, che
vorrebbe effer celefte., e muore efl*a an- - cora mifèramcntc alla Grazia ,
poiché Iddio fteflb afferma , che ; (a) non fi può fiervìre a due Padroni . Bifogna
toglier da noi fimi-- li mollruofità , ed ardendo internamente.»
d’un folo,epiìi nobile defidcrio , avere un Ibi cuore, cd un fol volere
per la felicità, pih vera , che è la Beatitudine eterna -, e di- vertirci nel
Móndo con tutta riferva , co- me la ruota , che và girando fenza ufeir mai
da’.fuoi poli. Quindi avverrà, che avvjam- pando l’huomo d’una sì bella,efavia
bra- ma , neppure chiuderà l’occhio giammai (b- vra la propria debolezza ,
locchò fanno thol- tiflìmi con incredibile difavantaggio delle- anime loro ,
non volendo convenire col gran Chilone per riconofeere il fondamen- to più
ftabile della foda Morale nella fo- ftanza. di quelle fugofe parole; conofei ^
^ ^ - ftefo. £a] Matth, 6, « « I
(i-ejfo . Egli è certo che l’ardènza j colla'qaa-'; le fi brama un
qualche bene i fa Tempre te- mere di qualunque mezzo , che fcmlgafi per
ottenerlo , e tanto più degli oftacoJi , che_A potelfcro attraverfarfi al
confeguimento» en- trando anche talvolta chi brama in diffiden- za feco
medefimo per tema di non eflere_» troppo fiacco, e troppo dilàdatto
all’imprelà, che medita . Molto più gioverà quefto fag- gio timore a chi afpira
all’ eterna Gloria, poiché aperto Tempre tenendo l’occhio d’ una vigilanza
prudente fovra fe fteflb , più ihrà ficuro di tenerne lontani gl’impedi- menti
. Comprefa poi. bene affondo la pro- pria fiacchezza dalle perfone. là vie, e
timo- rate , fi camminerà- certamente da effe con_. tutto riguardo, nè
s’incontreranno i pericoli alla cicca , penfando prima d’ entrarvi alla^ maniera
d’ulcirnc , o fnggendògli affatto, quando fi riconofeono fupériori alle
forzc_> della Natura già di troppo debilitata . E’ de- gna. d’ammirazione la
proprietà , che attri- buifeono i Naturali alla Pantera , la quale^ mai non
affaggia le carni gettatele da’ Cac- ciatori temendone veleno, fe prima non
fon- te nelle Campagne circonvicine l’odore del Dittamo , che è il fuo
antidoto. Salva in que- ffola debita proporzbne ftimo,che in tal guifa debbano
regolarli le Anime, che te- mono faggiamente la dilgrazia d’avvelenarli nella
dolcezza de’ mondani piaceri , mai non r • affag-.. .
4M» ' *3 !• a/Taggtandone alcuno ^quando pronto nout» ’ vCggiano il
fuo rimedio. Nè dico già queftOf t perchè fia lecito mai il bere il tolfico
dellOi, I colpa colla rperanza di rigettarlo , che faria^ ' delitto maggiore ,
poiché per la piaga, affer* ma S. Ambrogio * ìa'] ficercail medicarne»- ' to
,»oa pel medicamento fi broma la . piaga. ! Lo dico lòlo in riguardo alla
(ìcurezza , che aver debbe ogni perfona di fenno , c di cor ) fcienza in tutte
le cole , cd in quelle IpeziaN I mente , che polTono eflere in qualche manie.-
1 ra {òfpette , alle quali conviene .accollar^ con tutta cautela . Vi (bno però
alcuni tra^ qjuegli ancora «che 11 credon migliori , i qua- li non hanno in
quella materia , nè timore, nè audacia , ma vivono in una certa danne- i yole
indifferenza , per cui a nulla badando a I tutto s’accingono fcnza. riflclTo .
Non vie I .cola a mio giudizio, da cui p'iò deggia l’huom I rfàvio guardarli ,
che dalla llupidezza, per la 4]uale non connderandoll talora neppure i perieli
piò evidenti fi cade bene fpelTo in un precipizio irreparabile . Ogni difordine
an- che picciolo puÒ.recar danno allo iflupido, perchè, da niente lì guarda j,
efe a i Leoni già tnorti infultano anche i Lepri più timidi, all’ buomOjChe di
nulla paventa, nuoceranno quelle medeGme. cofe , che, ad un riflellìvo V
non C») Lib. 2, de Fisn, 9» Diglllzed by Google
3o6 non (bgliono apportar nocumento, mJltenen- dofi egli Tempre in
buona guardia . Fino lei* azioni pih (ante , quando abbian del grande,
edell’arduo in fe meddìme, debbono farli con po(àtezza , c con maturità di
rifleflb , perchè abbiano il difliuto Tuo merito , e riu- fcir pofTano buone, e
plaufibili. PrcflTo di tutti vien commendato Abramo per l'ubbi- dienza
veramente ammirabile , che egli di- moftrb nel fagrifìziodcl fuo Unigenito Mac-
co ingiuntogli dal Signore.Se peróne leggia- mo la lioria troveremo , che egli
fece mol- tidlmi preparamenti prima d’ accingerli ad una si fatta imprela , e
S. Ambrogio (a) con-' lìderandogli tutti efclama al noftro propofi- to : 0
quanti rìtardamentì di chi dove a fa- grìficare per non farfi credere dalia
fretta rapito ad un tale Sagrìfizio ! Q>) Con quan - to maggior cautela
dovranno pofeia impren- derli quelle operazioni , che non folamente fante non
(bno , ma vicinilTime anzi a pende- re nella folianza del vizio , come è
appunto il coftume del divertirfi troppo liberamente-» nel Secolo ? Convien
dunque mirar prima bene all'Eternità , mifurar le fue forze, ar- marfi colla
virti'i , e portar feco nelle occa- fióni ellerióri un capitale , che pofla
rimane- re all'Anima intatto anche nella rovina degli huo- mi
" II»! !
Gcf//. 22. hlic. ... . . ?o7 huomini pi^ difcldlti., eS
pili liberi , cotncLl» bene preflb Tuningio configliava Ariftotele a i
Naviganti dicendo : [a | quelle f4e cof(L^ doverjida ejft preparare per la
Nanjlgazìone., che nuotar potejfero infieme col naufra- gante . . ; . IH.
Gioverà àncora àiraifTimo al pre- fervamento dell’innocenza la Tanta morti>
ficazione del corpo , che tiene in doverc_f l’appetito inferiore , e (cerna la
baldanza de’ fenfi. Quello è un rimedio , che poco , o pun- to fi pratica dalle
perfonp fecolari fembran- dogli di far molto ,,fe pure s’afiengono dalla colpa
. Ma è un’errore pur grande quel darli a credere di poter fuggire il peccato
lènza.^ l’ ajuto di qualche interior penitenza , o di qualche efieriorc
mortificazione , elfcndo, che al parere di S. Bafilio ; [^] il corpo ben
pafcìuto , e l'anima in quello immerfa , incli- na al peccato I Ed in vero fe
tanto c difficile il mantenerli l’anima pura , e netta dalla colpa, quando
ancora s’afHiggc , fi mortifica , fi tor- menta , c fa cofe grandi per amor di
Dio a feghó , che egli fteffo dille a’ Tuoi Difcepoli: [cj quando averete fatto
quefle cofe tutte , dite :Jìav*o fervi inutili: che è quanto dire pieni di
miièria, e dellituti d’ogni merito dal canto proprio ; che farà poi quando ella
viva V 2 ' in (a) cap.^. (b) Hom. de Farad, (s") Lue.
17. •'to*.. ... , in delizie , In gmòchi » ed in palTàtempi',
lèn- za corregger mai le peifìme inclinazioni, che vanfcmpre piit imperverlando
colla conde- fcendcnza , e macchinando contra di effa' im totale cderminio? Dee
dunque perfuaderiì ciafcuno eiTere , sì a fe medefìmo , come chicche fìaiì ,
heceflario qualche efercizio di mortificazione , e (cegliere perciò quella
Croce , che farà propria del fùo fiato , per 'potere in virtù di cfia paflar
libero ^ è ficuro l’oceano perigliofo di quefia vita mortale; £’ vera non meno
, che provvida aflai la co^ flumanza delle Rondini , le quali in paflàndo il
mare portano in bocca un’arido ramofcel- lo , e Ranche dal volo lóvra di lui fi
ripofano» cola che fu da S. Agofiino applicata mirabil» mente ai Legno
(àntiifimo della Croce dicen« do , che l’amorofo Redentor nofiro : (e) tuì
quejìo Legno , col quale pajfajfmo il marei imperocché niuno può •valicare i
marofi di quejìo fecolo y/e aotr fc portando laOroce di CJrtJlo . ficco di
quanto s’ingannano molti de' Secolari sfuggendo la Ibfianza non Iblò, ma ogni
ómbra benanche di penitenza , e fìgù<- randofi nel tempo mcdefimojChe
poirariu« feir loro fenza di quello lalutifero Legno lai- vaffi tra le impctuofe
, e frequenti borralche del Mondo ; Sara per tanto migliore confi- glio
£a3 Tinìi. 9. tra^, 2: inio ; Digitized Oflooogle
gléb atténerfi al-pàreré, del (òvracttato tore , che giudica sì
neceffaria a tutti la mor* tiiìcazionc, e (labilire di praticarla al meglio»
che fia poiTibile , per non trovarli a cimentò di naufragare col rimorfo d’aver
già rifiutata la tavola per liberarfenc. Può , volendo » fab* bricarfi ciafcuao
la propria Croce, e. por* tarla anche in mezzo al fecolo con foffercn^ za, che
ò il fondamento del merito; ó.dandofi a qualche digiuno fra fettimaha , che
pure^ tanto è giovevole , o a preferVarla , o a recu* perare l’innocenza di già
perduta , mentre: rende V huDmo oingelt ,com^ afierì S. Gioì Grifoftomo : (a) o
digiunando , che è certa* mente piò ardua , e perfetta cola , col cuore» €
colla mente , per piacere , come infe^na lo fteflb , Qi) più a Dio , che agli
huomini : tu, egli dice , che piti digiuni col cuore , che col corpo , che pià
t*aftieni dal peccato , che dal cibo , non alP occhio degli huomini , ma bensì
u quel Dio digiuni . Ottimo làrà quello digiu* no,perchè!piu fegreto , ed in
confèguenza più praticabile da ognuno ponendoli dinanzi agli occhi la divina
Legge, come un termine.» da non palTarfi giammai colle tralgrelfioni,.c .tutti
ancora i vizj oppolli a i divini Coman* damenti come un . frutto vietato , dal
toccar y j- cui. ‘ £a] Hom. yi. ad Pop» Hom. 15, in c,
6. Mattb. fio ctii dtìbbano-àftcnerfi mai Tempre iepaflìó'*
□i tiiue deil’huomò* inferiore . lo quefta gai- fadigi>iner^ la-perfona con
tutto il merito juigaiuiandO! il Mondo con un’apparenza di YÌta.lieta j e
converfevole , c portando una^ CrOce^j-che punto non disdice alle Sete, ed
agii; Ori ,ma tanto pih grave , e .fenfìbile, quantt^ più- radicata nel .Cuore
.-£d in vero p c-b^.gto^a , conchiude S. Giròlàmo, ejìe/tuarjt- coU'aJìhenza. M
cor pò , jt gonfio è ianìffio dì fuperbia ? ^uqle utilità . contiene non. ber
vino , ed ubbriacarfi d'ira , e 4' odio ì Allora è pregevole il digiuno del
cor» po f quando l'anìrpa digiuna intorno alle com» piacenze del vìzio -.
CrocilìlTa che Ila jcome ancora .infegna l’Apolloio , in tal maniera la perfona
col mondo potrà più ficuramente la- iciarfi veder per tutto , perchè
incontrando veleno pronto averà il Aio antidoto , ed un gagliardo riparo contra
qualfifiapiùpoffen- tc violenza , che tcntafìe d’abbatterlà . Se^ l’acqua delle
fontane mai non fàle in aitò prima d’avere in anguAi canali fperimenta- te le
proprie forze , c prefa come una giuAa mifura dell’eminenza , a cui è fpinta ,
neppu* re dovrà l’huom favio azzardarfi ad imprefe, colle quali proporzionato
prima -non abbia il proprio vigore , c poftofi in qualche ficu-
rezza (a) ad Ceelant. \ I
Digitized b^oogle ■ rezza di fortirne felicemente » Così
\rediamO( che la Natura in tutte le lue operazioni prov- vida in (bmmo ^ cd.
accorta , prima di forma- re il parto nell’utero della madre , vi fabbri- ca
certe membrane , dentro le quali ftar polTa. ben culìodito il feto , acciò non
abbia- no a dilTiparfi gii fpiriti necdi'arj all* agu- mento di lui, e ne venga
, invece d’nn figlio» 6 un moftro, o un aborto . Ciò dee pure nell* ordine
ancor della Grazia immitarfi, dalla^ crifiiana prudenza , e prima di
cimentarc-i» l’illibatezza del cuore colle infidie terrene» farle d’intorno una
buona cuflodia di virtudi morali , ed evangeliche , le quali non la di- fendano
, ed ajutino folo a preferva rii , ma a crefeere ancora , ed a ridurfi in
quella perfe- zione , che non olìantc l’alTalimcnto eilerio- rede’vizj polTa meritarle
il premio etcrnot Codefto è un giglio , che fe dee confervarfi, convien
circondario di fpine , e fofferire anzi pazientemente qualche puntura di
travaglio» e di pena , che la dilgrazia di vederlo impalli- re , e feccarfi .
Intrapprcfa , che averi la ra- gione contra del fenfo una tal guerra noo- dovrà
trattar mai , nè di pace, nè di tregua» poiché il nimico è implacabile , e chi
lo giu- dica, o vinto, o fnervato , lo prova piò fiero» ed infoiente . Hgli è
dunque d’uopo , che vada ognuno invclligando con diligenza qualfia la Tua
pallìone. predominante , e quella pigli 4i ipira , e combatta fetnprc » fe non
per de- : y 4 pri- V Digitized by Google
}I», primcrla aifattoipcr ridarla almenó In fftà« to da non temerne
(brprela > o fconfìtta , (en<». za mai lufingarfì d’cflere- d’un naturale
cosi felice )' che tutte abbia in equilibrio le affé, lioni y e fbggette alla
regola: del dovere^ giacché al dir d’ Ariflotele ; [0] ninna volon- tàì sì
lìbera \ cbe a qualcuno degli appetiti, proprj non ferva. ■ • JV. -lo
penlb per'ultimo'i che poiTa ad. ognuno fervire d’ottimo prefervativo il pren*.
der (bvente il conlìglio degli huomini faggi , ne fìdarfi tanto di fc mcdefimo
»che Tempre^, lì ricali l’altrui. parere come fuperHuo. OgUu-' nO'è foggetto ad
ingannarli nelle cofe di pertinenza, ma nelle dilettevoli poi loèaU. trettanto
, mentre l’ amor proprio lo fa tra-, vedere il piii delle volte, e ben lo
fcriffe acu-, tamente S. Gregorio, affermando , che_». T amor proprio chiude P
occhio del cuore^ » e gli dipinge per fàvia qualunque condotta^» che tenda, al
piacere , cd alla giocondità nei divertimento. Se in quello l’huomonfida> e
crede intieramente a fe medefìmoa farà li- curifTiitia la-lua rovina , avendo ^
perguida:.. . una palTione, che fecondo S. Agofìino £c] fu. la rovina ancora
del primo degli huomini». poiché per fentimento ancora diS. Bafìlia».
(j3.y Lih.^. Rethor. Cb) Iiom...^.$»^Eztcbmi. In c. 1 7. Mattk*
"t- laJbàP amor proprio per fifo JUpeadio I/lì morte , Egli è
bea difficile da riconofcerfi un tale inganno, perchè dolce , e gradito : ma:*
pure entrando in fe medcfimo^ 1* huomo di' fenno , e facendo ana éfàtta
difamina ibvraj. del proprio, collumc , c della maniera di re- . golarii in
tutte le azioni Tue, potrà divilàrlo». e conviacerfene (pezialmcnte in
oflervan» do che egli .vive pih. fecondo i dettami del ..capriccio, chc.deila
buona Morale . . Riceva* toìpoi,. che. egli. abbia quello benigno raggio d’
utililTima conolcenza, gli làrà ben agevole il comprendere , chenon potendo
cgli.fìcu- ramente dirigere fe.mede(ìmo,ha bilògno d* un pih efperto, e
vegliante regolatore, che:j diritto lo mantenga nel (èntiero della virti^ eche
quelli: altrove ritrovar non fi puote» che nel numero degli huomiaif^ggi •
Kiuno^ a mio parere, vi farà mai , il quale penetrata, a fondo una tal verità
non proccuri di prov:* vederli d' un fomigliante appoggio ^ . fenza.* .del
quale làrfa $1 vicino a cadere. I Bruti • che non poifonqcomunicare.altrui i
lìioi fen^ timenti , ..e dar notizia di quel male , che gli . affligge ,. hanno
la cognizione della Bottani* ca, edillingueado quelle erbe, che pih gli
ib<>' no giovevoli, fi rilànano da fe medefìmi . !•’ ' Eupmo però.i che
haP ufò della lingua pcc \ ' ' ' ’ ' ' ' poter- ' Ca] Ap, Lyr, A li
apoph, if I 1 poterli efprfinci?e »• è
privo tl’ «na . tàI..coftó** feenza, e per guarire. aèlie iafermità ,chc lo
aflaJgono , Gouviengii dipender.. da;gli altri, e.meudicarjie dall’ altrui
perizia il. lenitivo;. Quello pure è uno dentanti gaftighi^. i.quali
/uhiiinarònfi centra il primo peccato i-cho.» l’ huoiBo pofla bensì :
perfeguitare il maleej* , che. lo minaccia, e. vincerlo anche tal voltai per
ajuto, ed opera altrui , ma non già o ef- 4èrne, affatto incapace^ o fuperarlo
ben totlo» «pila perfetta intelligenza del luo;rimedio . Nè quello è raen-vero
ne i mali dell’ anima , -la cura de* quali.ha voluto<lddiò<commette- re
agli altri; non permettendo, che fia veru- no medico di fe medefìmo ; In quelli
pertan- to. è alTai più necefiario il ricorrere al confi- glio del Savio , o
per impedir , che non ven- gano, oper curargli venuti, che'fieno , onde Jò
Spirito Santo dice chiaramente ad ognu- no; piegherai il tuo orecchio riceverai
la dottrìua ^ e fe amerai di feutire, farai fa~ piente . Ix) dico addunque ,
che richiedendo là Perfona il parere degli huomini prudenti, e confidando loro
con fincerità quanto le và accadendo nel converfare alla giornata , ^
lafciahdofi regger da elfi, nc ricaverà una fi- CQrczza ben grande per non
rilevarne niai alcun danno . . Chi è fiiori del pericolo pe« r. - ■
glio (a) Eecli. C.6* DigHized by Goo^ glio
Io fcorge , che quegli , il <Ju,a1e v’ è nel mezzo: onde il conlìglio del
primo è Tempre-# più fano , e più accertato ; e quàntunqùe ad alcuni ferabr.i
viltà l’ inchinarfi a chiedere ad altri il parere , è però parte d’ accorgimen-
to, e di faviezza, àtteftando Platone:[j} cjfjèr eofa da bUom prudeute , e
generofo P ornare^ ■ ed avere ift prègio chi è piti getter ofo dì luì .
Dionifio Tiranno di Siràcufa ebbe , [b] al ri- ferir di .Lampridiojin fomma
eilimazione gli huomini faggi, 6 dotti, penfando , che pote- vano colle penne
loro eternarlo, onde avido éflendo egli della gloria faceva loro per cat-
tivarfegli ogni Torta di più diftinta nnezza , è di più riguardevole onoranza
..Meglio pe- rò flato Taria per lui , che Teguiti ne avefle i configli per
meritar quella fama , che preflb de’ Polleri per opera loro bramava di com**
perarfi.. Cosi per tutti farà vantaggiofo il prender fovente un tal configlio
,ne far mài’ cofa , per cui deggia pèntirfi fuori di tèmpo di non averla con
chi' è più favio di lui con- fultata ' [uj Lìh; lo. de L eg. fb} f
• 1 5* I . 13éUet Convé^atiowrijlyetta.» C A P 0
XXL « I. Ssegaati que* prefervatlvi, che polTb-
no impéàre il dannò delconverfar itiaie, è dovere, che fi parli àdeflb di
quella.^ fpczie di civile trattenimento , che può effe- TC meno dànnòfe,ed in
cohfeguenza piò pra-; ticabilè . Già fi diffe di fopra nel Capo unde-^ cimò ,
che bifogna penfare con molta matu- rità per feiegliere il luogo della Converla-
zioriejpòichè trattandofi di ftabilire una ami- cizia, che per éfler buòna, e
vera , debbé an- cor effér uurevole , conviene riflettervi fo- pra con
pòfatezza ,e le 1* Elefante, che vive_> ‘molto; richiede ancóra uno fpazio
più lungo per nalcere,tàrà altresì neceflario, che ada- gio fi concepifea, e
còn favia lentezza fi veg- gia nafeereun amorevole corrifpoiidenza-.’, che dee
finir (blamente col teruJne della vi- ta , qu^do piire abbia da créderli un
confi- glio ò* elezióne ; è non iin trafportò di genio poco prudente .
Preroefla pertanto quella^ matura ponderazione iq nn affare, che non è
dileggierà importanza, io filmo, che per feiegliere con ficurezza debba f huomo
ap- pigliarli alla Converlàzione rifiretta , cioè a qqella , che è compofia di
pochi • Se è vero » che la virtù confida femore nel mezzo , e nel temperamento
di due efiremho viaiofi» o fo- ■ -i : . » DIgItized by
fpetti, farà àncór vero , che la Convcrfazid* he raccòlta, la quale è nel
mezzo alla pubbli^ 'ca di gran rumore , che potrebbe efler noce- vole,ealla
particolare, che è tanto vicina,co- megif provolTi nel Capo decimo,al dilbrdine
dee crederfi la mcnopericolofa a chi elegge-» di praticarla. In elTa
divertefì.l’huomu ballc- volmcnte lenza temere d’alcun pregiudizio , quando gli
oggetti, che la compongono, fìe- -no fperi mentati per innocenti , e che nonj»
cagionino alteramento in chi gii tratta . Vo- glio dire, per cfprimermi con p
ih chiarezza, che una converfazione làrà la migliore.» , quando in elTa non s’
imbatta l’ huomo fra le poche perfone, che la frequentano , in qual- .cuna ,
che ferva a lui di pericolo , ò per pro- pria malizia, ad elTa affezionandofì
tròppo', ò per altrui artifizio , che .nelle maniere già elpode di Ibvra
proccuraifé di caparrarne le inclinazioni . Quando poi (hi- principiò gli
Oggetti nòn (iena perioolofi i cònveri'andoli con ingenuità, e faviezza, noti
(ògliono dive- nirlo neppure col tempo, aviregnacchè daflà confìietudine
tolgafi alle cofe tutte quel non sò chè di meravigliolb ,.e dilòrprendente.^ ,
che a prima frote dimodrano . Alcuni Adfò- nomi affermano, che forprelt
rimafero coló- ro i' i quali per la prima volta oflervaroriò ecclide de* due
maggiori pianéti , eppure in oggi da pochiflimi li confidcrarcòsì chi nòh::,
lia mai pih vedàtò il faziard / di mirarlo i' e chi'vi
nacque in riva non ne«» fa calo alcuno . In qucRa guifa medeiìma to> glieli
appunto dalia frequente confuetudinc agli oggetti quel mirabile , che patria
recar nocumento > e chi da principio s’ avvezza a_. non curargli d’ ordinario
piìi non fente far- fene un imprellìone, che offenda , come chi entrando in una
Drogheria fenza rimanere offefo dalf acutezza degli fpiriti, delle Qtiin-
telTenze, e de gli eliratti vi s’ accommoda co- sì bene, che in procelTo di
tempo non fente-* più alcun odore: la cupidigia dilfe Plinio, ('<?_) di
tutte le cofe vie» quando i' oecafioae averle fia facile .Nè in'quelia potrà,
volen- do, rimanere ingannato' chi che fiali , poiché al dire di S. Bernardo ha
ciafeuno dentro di fe medefimo il giudice delle proprie azioni , . che è
il cuore , il quale , egli fcrive, (A) fem- hra tener cura dell' buomoi e
quelle cofe, che fono cattive, pericoic^'eieda ponderar fi, cott^ un certo, e
Jicùro movimento predice . Orten- fio Oratore ben celebre , il quale difendea^
V erre contra di Cicerone , che P acculava-. , non intendendo non sò qual cofa
ebbe a dir- gli: avverti, o Tullio, che io non fono già ujl^ Edipo : cioè
uno'fcioglitorc d' enimmi ; a cui con ingegnofa prontezza rìfpofe Tullio ; Cc)
bai però in cafa la sfinge per interpretare , e que^ • ' ■ — 1 — . •• ' (oi) Lib.%.p.2Q. Co) J» Soliloq. ■ Ccj Georg, Traf. Retb.
l.^. qnejlo mìol ed ogni altro enimma : aHudeivdo* aduna sfinge
d^oro inaificcio , che Verrei aveagli donato, perchè lo difendelTe. Così an-
cora vi Ibno alcuni, che affettano di non cohòi fccre i pericoli;ne’quati,o fi
pongono, o vivò^ no air impenfata : ma fé* non vorranno trai dir fe medefimi a
bella polla , ed cfler ciechi ad occhio veggente in grazia' delle paffioni ^
comprenderanno d^ avere dentro di fc una.^ voce lineerà, che gli ammonilce , c
gli avvi* fa in qualunque cimento più rificolb: onde 1' edipo, e la sfinge per
Iciogliere quello malii zioib enimma, che fi figurano i fenii ) vive-i nèl
proprio cuòre, c parla chiarifiimocol linguaggio della finderefi . Quella
convita dunque udire , c ritirarfi da quei luogo , che da lei non approva, e
per ficuro tener quei Iblo, nel quale erta non fi rilente , e non re* clama,
che io penlb efler poflTa quello appun^ to della Converfazione rillrctta , e
compolla di poche, ma fàvie perlbne . li. Tanti però fono li
llratagemmi della malizia impegnata nella foddisfàziohe de* fenfi , che
talvolta può indur P huomo , ed in realtà ve T induce , a farfi come fcrupolo
di converfare in luogo rillretto fingei>dogH> dove non è, il pericolo,
per torlo dalla noja:^ di filTarfi in un folo, e dove non trova palco* lo alle
paflìoni meno corrette . 11 rifeohtro però infallibile , che aver fi puotedella
Con* verfazione innocente ^ èil paragonarne col« la . /
Digitized by Google la buona la rea 4 ea efàqiinare gfli
efFett! v cTie dall’ una, e dall’ altra dcri/ano. Ben può yedcrc ciafcuno
rientrando alcuna volta in^ fe medcriflio y fe è divenuto per l’ ufo di con-
veriàre,o migliore di prima» o peggiore«che un tempo non era» o fe per lo meno
sì c con- fervato in quella condizÌone« di cui egli era^ innanzi , che fi defle
a trattar con altri. Fat- to quello Icandaglio» che può rifultare da ua
femplice rifielTo interioretfarà ben agevole^ ad ognuno il riconolcere in qual
luogo fia.« piò j o meno fucccduto un tal cangiamento » ie nel confbrzio di
molti • o di pochi t lè in.» quella y o in quell’ altra cala , o fc piò corl-
quelloyche con quell’ altro degli oggettiyCo* quali ha contratta domellichezza
. Rinve- nuta polcia y che egli abbia 1* origine del Tuo male, o del Tuo bene,
del profittoy o deldilca- pito» volendo pur ripararvi, come è dovere i o
confcrmarfi nell’ ottima rifoluzione già prefa, potrà (labilirfi in quel luogo
, che l’ ha mtto migliore , benché non vi concorrelTe.^ tutto il lUo genio, o
ritirarli da quello, d’ onr de venuto gli fia dello fvantaggio . 1 Cervi
ilrettiy che fieno , e polli in angullia da i Car ni y fi ricoverano in feno
all’ hiiomo , da cui prima fuggivano ; e le perlbne di fenno dan- neggiate, che
veggianfi da una Converfazìp- ne, fobben piò gradita, e piò geniale , debbo- no
ritirarfeoe , e ritornare a quella , che^U féraiooi: danno, quantunque non ri
trorUu» tutta- .ta’ttai'la •compiacenza -, -poichò in ogni
cofa 1' »onefto dee prefcrirfi al dilettevole, ma tanto -piiVnellé fpirituaii,
che (cmprc fono dell' ul- •tima-, c più rilevante premura . -Compianfe «il
Reale Salinifta l' infelicità degli Ebrei , che •hati'HcUa
fchiavitudin'edell’Egi,tto;.(«) reputaroffo la terra.defiderabilé ; cioè la Pa-
.lellinapromeffa lofodaDio per. mezzo de' -Santi-Profeti, c preferirono ad lin
sì ameno » <e sì felice paefe le miferie di lor prigionia_>.»
rihcrefcendogli di lafciar quefte per metterli in cammino alla volta delle
migliori , e più vere-fortune . Convinti , che furono pure_;i una;vblta d’
intraprenderne il viaggio ve- dendoli in mezzo al Deferto acremente fi
rammarica ròno di Moscj e lagnaronli perfin 'dell' AltilHmo/come fe traditi
gli.-avelTe, tut- ti ad:u'na voce gridando : meglio era per noi ' vivtre
fcbìavì di Faraone , che morirci itt^ ìquejf orrida foHtadine . efié-tneno
lìeno.coodannabili quegli huomi- ni, che perfuafi o dal rimorlb, b da i
Diretto- «ri di fpirito, a ritirarli da certe Con verfazio* ni’périoro dannofe
, e.frequentarne.altre di rftinoréftrepito, e pregiudizio’,' preferifeono il
compiacimento del genio, che alle prime-* attaccati gli>tiene > a quella
utilità, .che rica- verobbono dalle feconde , e inollrandoli piu X
aman- Ijil Pfai, Nam. il f ‘ » amanti di quello ,
che piace, che di quello , che giova, cercano ogni pretella per noiit»
cangiare penfiero . Se difeorrendofi di.trat- tarc con altri convien
perfino/«^gire., infe- gna S. Girolamo , (a') quelle palone , in cui ' cader
pojja qualche fofpetto: leggiero, di cat- tivo couforzio j che dovrà poi fard,
quando fc ne abbia l’evidenza del danno per prova d’u» incontrallabile
cfperimento ? Il non làfciar» fi perluadere da una tal veritó è contrafegno d’
una grave malattia di fpiritq , che abbor- irilce ciò, che faria il fuo rimedio,
ed am# ciò appunto, che è il luo peggio. Ed in propofi- todel fuggirfi da
taluni la Converlàzionfe ri- llretta, e compoda d’ huomini faggi , ainan- do la
pubblica, e piena Ibvente d’oggetti. pe- -ricololi , voglio qui addurre 1’
opinione’ d ^Eraclito, e d’. alcuni altri'pochi Filofofiih oc- diné all’
amicizia . Softenévano eifi , che 1* .amor d’ amicizia foflepiù torto
ftmdatonella contrarietà, che nella fomiglianza de .cortu* mi, vcdcndofi.che
talora l’arfo Terreno ama le frefchc pioggie , e l’ umàn corpo oppreflò dal
freddo ama la damma per rifcaldaru ..EC- fendo però Ariftòtele CÌ» J di.parcrc
diverfo » 1 c più fano, riprova querta fentenza con uoju bellilTìma
diftinzione . Quando, il duetto, i egli dice, è mal difpofio > ama » è verbi
U fuo con- fa) Ep. ii,a4'Xuef9óf'.ih');t^JS$bÌ€i* '\
: , , . -3?? jCpntrario > ma quando è di buona.
dilpo.iìziq<> Òe » aip? Tempre il (uo fimile ; cosi il Corpo
febbricitante, o rifeaidato in ecceflo , appetj- fcc le bevande fredde; ma i|
Corpo fàno bra- ma le temperate . Allofà addunque, che fa- rà l’ hqbmo fàno di
mente, e di cuore, amerà la Con Ver (azione di coloro, che farannpa^ lui
fimili: nel cpftume , ed ellendq egli inno- cente goderà altresì di trattare
con quegli , ohe. tali fono , attenendofi al configlip di S. Cirolamo doyc
dice, che dóbbiarfi pro(^‘ ^carpir, è 4* effet:e rtonjolameute giujìì noi
(ìe^Ut ma dji fugare ancora il compier zio di quelli.,' che fono, tutto }
oppofio.. Quindi rifulta T al- tra riprova di quello fuggeritaci da Platone ,
\b^ mentre dicendo egU , che il Buono Jota- mente è amico del Buono, ed il
Cattivo non è in realtà amico ni del Buono, nè del Gtttivq; potrà P huomo
comprendere quali Geno le^ perfonci. colle quaU.cgli poffa trattare ficu-
ramèntOì poiché vedendo con cbi.ftre,tto egli (la per amicizia leale , e Gncera
ye non int.c- reffata, o cafuale, conqfceràancora.quali fic- p,o i
buoni compagni, e quali i perverG , e de- gnì d’ eiler fuggiti , ciò pure
addattando agli oggetti di quella Converfaziònq, che egli pratica pili
voloAtieri . .HI, Si può confiderare di piò nelle, adu- . X ' a
Danze 7T7" ad TìQttài* (h^ìd Lyjsda
\ \ DIgilized by Google i* *\ '
^ ■flànzeriftretteuii àltrbVàntaggio affài'rile^ vantc, ed è la commodità
di praticar Tempre, lo per lo 'pili, colle fteffe pcrlbne, d’óndè può ricavarfi
mi jgran bene .Supponendo io Tem- pre, che i’ ulò del co'nverlare pofl'a
e(fe.re_» profittevole nelle forme prefcritte allii per- ibne i'ecolari .e che
non fono tenuté aTritt- ro.attefi’i falutcvoli configli, ed òttimi docù» menti
, che fi ricevon da i faggi , con vi eh df- re , .che’ ciò avverrà coli
maggióre agevo- lezza in qùèl luogoi'dòve più a lungo fi con- verfi co’ faggi
mcdefimi,'che è quello appurt- tp della convbriàzione,'“ cómpotla di^ochr. La
Cinofura , che’lohtahatre gradi toli dal ■ Polo haun.moto più ‘riftrettó,fempre
vèden , dofi, è ai Naviganti pili ùtile affai i che tutte ie altre ftellè,
mérttle girando effe, c trovah» dofi òr quà' or là; hoh'frpòffonoTetnpfe ve- '
doro . Sebbène àdduhqtié ancóra nelle Con- ; Verfaziòni più’gràndi, è.pùbblichè,
fièno per- ‘.fone •, dàlie quali appf éndér fi poffa-Tiòn po;ì Co > farà
'ciò mén giovevole di quél' 5: c‘hè fa- 'rebbe. nc* luoghi riftret.tf’,
pòichè’riergran_i Mondo noli pò (fono fémpr'C vederfh he trai*- tarfi
confidentcnèrit'e gli ' huom'ihi ‘piirinu- niinati ,'hc tirarne per
Confcquénifà qiiel frutto , che fi ricava dàfpfàticafe cònèfiì iti 'privato.*
Kd invero ciò;fivideàffcbra nclla^ condotta del divin Maefiro fra gli huominì ,
•la fai utevol- dottrina di- cui benché ufèi.flc cou mApicra ioefiabile dal
benedetto (uo ■ ' “ Goitoo ' ’ \ l
Digitized by Gjogle ( Gorpip 7 rifànare
cià^no> pure chiamava ft fe coloro , il profitto defquali più gli preme*,
va;, attefa la bontà , ed innocenza particola*, re, di cui erano arricchiti,
come difle egliv uh giorno a i .ftioi dirccpoli.chiamando i fan*; Ciulli vicino
a {c'.hfeìate , chevengonoa i pargotettì.'ya) Se dunque la Virtù,e Sapien*i za
innnita di Criffo richiedeva per diffpnder*^ fi una certa rcflriziohe di luogo,
edi tempo tanto più farà ciò di.meflìcre per quella de- gli huomini, che è
tanto mefehma , e limita*^ ta , ,nc fi potrà mai raccogliere fra lo ftrepi-, to
,, cd in mezzo .alla pubblicità del divertir) mento . In fatti dilTipandon in
e(Ta il penfie-'; ro, e vagando per i molti.oggctti, c d* ammi*. razione , e.di
piacere , edi tradullo poco cf>~ Ter pofTono. difpofle la mente , e la
volontà ». ricevere il raggio della Sapienza', e ricerca-.' re fra tariti
hUomini ,.che talora fembrano d^. ùverlò perduto quégli , che abbiano tutto
il, . iennò, raccogliendo , Come fuol diffi , l’ oro, dalle immondezze ni
Ennio-4 Non è la virtit. uri téibro , che pòfTa Vinvenirfi.a calo , ed i) femi
'di crii fieno fparli per tutto , onde age*. Volniente fucceda di Coglierne il
fiore dove » e.qùan'do.fi vòglia,.,' Parlando héli’ Ecclefia*. ftiicp C^) la
Sapienza "della pròpria abitazione dice.: ìofetripre Ittogbi altìlfmi ,
rii’ X t : tlmto 4 . Ca) Matth,i^é (b) C. 24.
Digitized by Google / U Alio TròAò fla àel Aiézzó
Si ùSà iìlòanà di Jsfabe • Hd ò ciò quanto dire , Che ella noh_ì può (ètì2a
gran fatica tròvarlì , e fenza una., lòmma premura difcernerfi fra quelle tene-
bi^éi chfe rie ricuopròno ó per noftrógàftigo, o pe^ i‘irpét(;ò della fùà
grandezza > la bella-* faccia . Preflb pofcia di SàlàthOnc pàrh ella dèlie
tìcì per le quali è folità di camihirìare v ediCe, chèlbnò quel ìè fu] deità
git^iziSy o dèi gìttdìzìòy è che trattìeÀji-irerconJtglhi ài' in mezzo
oipenjìeri eruditi. Quindi' ihfe- g;hàhdó la maniera di farne acqtiilfo còlia^:
perfevéranza'di ricercarla, c d’ udirne là vo- ce: Beato, dice, quél bùòmo ,
ebe mì afcòltdi è' Jlà veglìaùdó ogni giorno alle mie porte ! Ben fi vede
pertanto vano' effere il oéfidéi4ò d* imbattcrfi nel raggiò della éèìefté
Sapich-^ za, edella NlòralcCrifliàna , chèèpàrtedi lèi , quando fi cerchi nel
rumor dèlie genti # éfi vada tutto giorno càmbiàndò la'Viadr rintracciarla . T
rovatifi quegli huomini, cKc" Ja pòfTégono, è d* uòpò córitinovàrne' la
pra- tica , non tediarfi del lor còriforzìò i c meri- tarne 1* intrinfichezza
per poter polbia ricc- verhè quello fplendóre, che fi defiderà, è che ITiol
eflere il premiò d' una coffa ntedctèr in u nazione di vivere, èd operàre da
faggio . Gl- cre ancóra di ciò» quando pure nelle grandi Con- ^
• (a) Prov.8. % m DIgilized by Goc 3
Conrerfazionf potéflero» e ftnvefiirli, e trat« tarli a lungo pcrlbnc
prudenti > e di buon., configlio, eflcndo però molte, e diverfe bene rpelTo
di fentimenti,non riefee ciò tanto uti« le a chi defidera d* apprendere buóui
dòca* menti , come può elTerlo nell* intrattenerli ^ con pochi, avvegnacchò le
varie fentenze.» ^ ed i nmlti pareri , confondano bene fpelTo » ' anziché
porger loro lume , le menti de* Gio^ vani, comè non di t*ado fuòl avvenire UellaL,
. diverfità de* cibi quantunque ottimi , e beni* ITimo Cagionati i per cui fi
guadano le com* piellloni, le quali col ibbrio ufo di poche, Ibdanziofe
vivande, fi conlcrvano meglio ,e a* inyigorilcòno . Uno de* miei amici d’umo-
re amenilllmo, e di falute affai cagionófa, ef> fendo ornai fianco d* udire
i diverfi , e tutti contrarj pareri de i più famoil Medici della' fila Patria
nelle confulte fiitte fopra la quali- tà del fùo male , e de* rimedj per
rifànarlo » ebbe un giorno a dirmi tra I* impazienza , ed ilibrrifb: ftoa trovando
io tra tanti virtuojt tbi fàppia darmi una certa regola per guari-^ ■ re,
bìfognerà , che mi riduca , o a vivere , o a morire a mio mòdo. Non pochi
ancora., de’ Giovani peraltro bène inclinati,^ defide- rofi di vivere con
fàviézza , fi trovano a que- llo paflb di mezza difperazione per non fàpe* re
tal vòlta a qual confìglio appigliarfi fra i canti, e si differenti , che
vengono lor fùgge* citi dagli huomini più accreditatili quali feb- X 4
bene ^ tijnc con'Vfin^n’ tutti nel fine primario-delia > virtfi,
diVerfificano però tanto ne’ mezzi per ■ aequiftarla,che molti firiducono a
viver piò toflp a .capriccio) che a perder la quiete nella rooìtiplicjtà. degli
infegnarnenti . .Qui' può ridurfi >. che. vi. cade in acconcio , il
configlio di Plinio cerca d’.effer. amico (ff uttjolo , e nìmìcodìperuno c
venerando le più copio- fe» e ripiene , :(ciegliere la Converfazione di pochi.
^uomini prudenti.» i^quali convenendo con'maggi.ore iaciiità.ncllc.maiTimc
pqtran» no.ancora cagionare nell’ animo .di chi gli pratica-un giovamento più
grande, ed aprir- gli una via di virtù .da.battcriì più fìcura . . . ,IV.
Rimane ora un piùpefante riflellb>che ci dilcuopre. ancor meglio il
vantaggio della Converfazione riftretta , ed è una certa ne- cciTità di venire
dn elTa a ragionamenti fag- gi, e profittevoli • .Quando pochi fi. ritrova- .no
di continovo infieme, per fuggire Ja noja, che fuole in tutte le umane cofe
accadere , e ipcrialmente nella frequenza di converiàre P uno coll’ altro , fa
loro.d’ uopo d’ introdurre difeorfi laudcvoli ,.e vir.tuofi alcuna- volta_.«
polche nonpotendofi continoyar fompre un giuoco ancora modefio^ e non.volendofi
par- lar male, ne vjene la.vaptaggiofà ncc.clfità di parlar-, bene, e di
materie erudite'. Quindi 1 , . .ebbero ani 11^ ili I iiWi^M****»*^' ^
|||^|<^■ f •«* .i (a). % Ì> t •
, .•• • • I « ^ r- / 4 .• • ^ i.
chiaro felice ,cominciamento moltiflime del-, le Àccadcmiapifi celebri ,
mentre annojatili 4^ogni altro, paflatempp alcuni pochi huo-* mini favj che
inncme fpeiTo trovayàhfi , ri^ fplverono di fpendere. .parte dèlia Cónyerfò-
aione in difputc, odi Filofofia , o d^.Eloquen* za,p di Storia poi fi venne
all^ efperimentò^ degli ingegni in recitando fra loro qùalche-j vago, e gentile
componimento po.etido, p. qualche.difertazione oratoria , ed accrefcen-, dofi
per la.cpmpiaccn;^ il numero de i Di- lettanti, fe ne formarono ppfcia quei
graru. Corpi di letterarie Adunanze, che tanto hait recato al mondo tutto di
ìuftro , di cognizio- ne, e di gloria 4 Così fra le altre h av/zenuto^ delia
noftraper vero dirc.Celebratifiinia Ar- cadia , rjngrandimcnto meravigllofq di
cui dcbbefi ricónofcere ingran parte dairbnor^j- , ti {fimo genio del vaìorofo
Abbate , ed Arci- prete Gioan Mario Crefeimbeni , e di alcuni amici fuoi, i
quali riduccndp in Romaja prò- pria Converfazioric ad. lino fdenti^có^ ed,
erudito con^-eflo, furono le forti Colonne at quella gran Macehina, , che nel
corlodi pp.*. . ch.i luftri fra par,cggi?t,a .la fama delle pift atì-!
tichc, e (Ielle pii'i gloripifc Moli di. tutta là lie-, pubblica .Letteraria..]
Q^rto vantaggio pé-' rò , che fuoleaverfi nella ponverfazipna^, raccolta, é,
quello appijtijico, che obbjigà nòrt ; pochi a fuggirlo, mentre efTendo
Lprovvedù- Ud ogni fpr^di cPg3WiPnp^,phe optria^ diftia-
ifo diftinMerglì iti éffà , e pefando loro la fitti- da di rorntrfene,
s’allontanano vòlòntic'ri da Un luogo «dove comparir non polTono fénza una
ginfia fpezìe d’ erubefcenza .■ E’ qui da_. ùotarfi la miferia di molti degna
veramente ^ compafilone , fe non ibfle voluta , c colti- vata col diiàmore >
e còlla tralcuratezza iii^ ógni genere di Audio » e di letterario eferci- zio,'
come pur troppo vediamo avvenire alla giornata . Vi fono affaiffimi tra i
Giovaai fpezialmente si ciechi in tutte le materie» i <)uàli trattando con
huomini dotti » c feien- ziati a fufficienza , riduconfi con molta^ a' tacere o
volendo parlare » danno in tali freddezze» che non farebbono mai credibili » fe
non jt’ udìlTero pur troppo . Per . toccare una delle piti leggiere cognizioni
> che do- v'rebbono averfi dall’ huom civile» vi fonò alcuni si poco pratici
della Geografia , che-» tengono 1* Italia » dóve fon nati » e vivono » óér un
paefe poco dìAante dalle Mòlucche , ' aiAinguendo foventè l' Idioma
Italiano dal Dialetto della Tòlcaha quali » che il parlar purgato di quella
Provìncia foffe una lingua diverfa dà quella d’ ItàHa» ed è lo AèAb erro-' redi
chi diceffe, che il parlare di Cicerone è differente da quel de’ Latini ■. Sòno
pofcia_. -dell’ Italia Aeffa cosi poco informati » che al ’fentir nominare le
Città dì lei» fenon le cre- dono po Ac he’ fpajg immaginar] > non fanno»'
«ercalÉfenle dòte fieiro fituate » è le trafpòr-^ tano Cénò
quà ^ è fa a èàprìcciópih francamente « che non fòvolèggiarono i Poeti eflcrfi
tra- sferiti da ì Giganti i mónti piii alti , e podi 1* uh fbvra 1* altro per
guerreggiare col Cièlo; Quihdi pòi nafeè P ignoranza de* còdumi di tutte ancora
le hàzioni d* Italia, éd il pà Ciar- de in fórma tàhtb pih ridicola ; quanto
pii!( franca; ed io déflb nò fehtito dire da non sÒ chrJ/éa/ff ba molto del
làmbardó: volendolo qualifìeare per mài creato , poiché da certi Carbonari
Lòmbardi capitati nel fiio paefe^ égli mifurava il rimanente di qoclla ben cal-
ia, ed oho'rata Naziohe ,bnde rifpòfegli uaJ huomo d* ihtélligéhza: ìhgaanài e;
Signo- re, perché in Lombardia nóttfono tutti Car~ bonari. Vivono ih fomma
codedi infelici tiél Mondò féhza fapcr dove pòlihò il piede i e fé ih carta
potefle trederfi il ftdema ; che_i ' della Tèrra , e de i Cièli ; fi fórniàno
in ca- po , he pèrdeiebbono. alfai hon quelli folà-» théhte di PittàgòVa, è di
Ciopcriiicò, nià i piti dfahi àncora , ed ipifl càpricciòfi . Nè que- lle fon
còte ; che fi fingano da i belìi tn^eénl per dar materia di ridere, mentre
anche a di hòdri hon è frìàncatò chi fentendó nomina- re si'i i fógliètti
Dortchércheh Città defla_.' Fiandra, e Marlèbóui^ già gran Gènerala^' dell*
Inghilterra , comhlcndafie quella per ùn valorófb Còhdottièró d’ armata , è
cré- delTe quedi Una Piazza Tnvedlta dall* armi di Francia . Elfcndo àddunqhe
ciò'pcr iipèrien- aa 33* . . . * za di Fatti yerimmo iò
non so coniprenaere > tome non. Cerchino Codefli mefehini la ma- niera
d’illuminarfì in cofe , che tanto fQnó triviali) eid ordinaric^I’Ignotanza di
cui trop- J)o è vergognòià , $ biafìmevoie accpfiando* i appunto a quelle
perfbne, che citendon appieno informate ne diicorróno fpefTo , ne condifeono i
ragionamenti lor iamiliari » e qiiélle Conveclàzioni, dove fi trovano . Bi-
sogna ben dunque crédere , che non (ì curirl taluni j come fu Coflume de*
Scettici , d’ altra cognizione, o evidenza ,'che delle cofe , le.» quali cadono
(otto de i fenfi , e fpezialmente qéll^ occhio, ponendo tutto lo fludio loro
nel fàper decidere di vaghezza da Paridi novelli tra Volto, c Volto i di
bizzarria fra le concia- ture; di gufto fra i nallri; e di proprietà fra_. le
mode , Quefto è un farla nella (cuoia deir le Femmine^Sàlomoni reftringendo
tutta iafoftanza del (apére ad una puerile Filofor ^a di Gale, datettetvi beli
taugi ,'dicea uni» huomo di fenno , là fiamma , petebè iti poca fpazh tutta
ridarrebbéfi in tenere. Riflettà- no pertanto i Giovani pofatamènte a quella
^ezie non immaginaria, ma realiilìma di mi- feria, eVéggiano fé torni lor conto
di con- durre nel Mondo utia vita fi deplorabile' , e si lontana dal gran’
piacere , che provàfi nell* Intel igenzà di quelle còfe medefimè, fra 1^ quali
lì vi vé . ^ Per me ho. femprè . giudicata éfr.rc uguale' infelicità il-
paffeggiare per • ‘ qual- ' m I qualche
tiobi le Galleria coiuotto a mano un cieco ridendo > e dando giudizio di
quelle^ rarità, che.non vede, quanto il viver nél Mondo t'aliini allegri,
"è difìhvolti, dilcorren- do con tutta franchezza delle tante cole, che
ràrricchifcònójfenzà averne della minimaJ.' di effe oin*ira aldina di
cognizione fondata , limio cbhfiglio però farebbe, che eglino’
fre(i(uèhtu'ffer9" la Convèrfazione riflrctta_> , quahdo (là compofia
di perfotic ffudiofe in» ilieme,'e ben cbitumate , per apprendere con' diletto
ciò',' chb non ranno,interrogàndo coti; gran principio nei fàp(
èfìl ancora darfi alla giòcpnda lettura di tan’» ti Libri,chc abbiamo di'cqfe
naturali, di con- troverfic, di inattematichéj d’ idòria , d’elò» fl“ enza ,'e
di pocfia per appigliarfi almeno a i capi delle materie, generali , e non
abbiano ■"a'riufcir loro novi gli argomenti , fovra de i quali. fuol
cadere 'il difebrfo de i faggi . Ciò poi da éfTi fàcéndoff verranno a’poco a
poco iad affcziònarfi alla virth, il buon feme di cui introdotto , che fia
negli'aniini fuol partori- re effetti ammirabili, e crcfccfe in una piena, c
lòvrabbondantc raccolta di frutto non me-* ■hó diirevoie, che glofìbfb . ' • '
' • * ^ ^ * < Ti » i «
. 4 • • * Della Sojlanza del Mondo Modèrno, ^ • • * C A
P O XXII. • ** I. X p mi penfq , che IcggcndoQ da’più co? ^
ripli il titolo di qucìlo Capo vi corre? raniio f'ubitodandofì ad intendere,
che debba cctcnervifì quaìche mor^ce l^tira centra del: prL-telp at'uR)
nioderno^ed iti confegùcnza un palco lo fapp^itq per gii umori piìi cHtici.^io
pcnfiero però nou è’ nato mai nella condotta di quello libro di lai'ciàrc la
penna ih libertà fecondando lòtto pretcÓo dì zelo il genio, che hanno molti di
notare in maniera piccan* te i vizj altrui , e mettere chi vi feggiace per dilà
V ventura in ridicolo . lo non ho icritto per altro che per .togliere il male ,
quando vi folTe , e fenza fqpporlo mai con certézza^ ho cercato di Bngerlo
lòlamente in idea,é_i lardando alla colcien^à di cialchcdunó il d«> cidere
le egli vi fìà , 9 nò , porgerne quel ri? medio piò dolce , che unir il pòlTa.
colla di- fcretezza , e còlla Morale. Con tutto qu.eftò però ho giudicato/
elTere obbligo indifpcnfàà bile di chi s’è prefilfo lo fcrivere in tal matér
ria , il togliere la mafebéra ad una qiunicra.^ di vita, che moderna
chiamandoli d^gH huo~- mini piò amici di libertà , pretenderebbe.»
d^autorizzare in molte cofe colcoftume il di> (órdine, e colia gentilezza le
corruttele. Scm-< ■ br& Digitized by Google
bra a (alani | che tutte le azioni per quella:, dleriorc corteccia di
confuetudinc moderni ottimc eirer deggiano , e plauftbiiit.quafichè gii
huoQiini d’oggidì avelTero facoltà di con' vertire il male in bene > e
formare eflì una_« Legge nuova s per cui tutto avelie a crederli buono y Quando
fatto egli fia da loro.. Per me non crederò mai, che viva nel nqdro Secolo
.alcuno • il quale operando > o per fiacchezza» O per malizia eontra
le fante .Leggi divine, ed umane , fì dia ad intendere , che altri debba^
fcguirlo impunemente, facendoli della fuaM vita un cfen»plare , ed un dogma
inBillihile per . regolarli a capriccio eontra i dettami della ragione. Pure c
verìllimo , che i piò de* boli pret.endpno,d’aniformarfi alla pegola* che li
tiene, da’ :licenzio5 , ed oppongono alla correzione, de’ piò zelanti l’ufo
modernò* copie. una fpezie.di legge inviolabile, cui non polTa , c. npo deggia
eontra vvenirli.Per illuminare addunque,c.hon mai peraltro, fimil forta
d’huqiQÌ<ii troppo femplici , o mà* Jiziofì , ^reiup qui un opportuno , ed
utile.r* fmafeheramento di quel Mondo , che elTi ap- pellano abolì vamente
moderno , e che non-. altro , che il midollo appunto di queldifor- dine ,
il qual.c ^ abbiamo, finora colia divina^ Grazia cefcatq d’abbattere, ed
efamineremo le mafiime di coloro, che l’ hanno introdotto, . e s* atfaticano
per avventura di follenerlo. Qui li parlerà gencralilfimamente., poiché è
ben ‘ fcen certo , che la hiigHore , è maggior parte degli hiiomìni
fi ridono di queda chimera di Mondò moderno , e fapendo, che Ja S; Legge
di'Crffto è una rola,cd invariabile, vivono ftcpndò le ordinazioni ' di
cfla'lafòiàndò che altri vada dolidamente Ipacciarrdbfi per huò, vo Legislatore
, e propónendo' ' forme noni» più udite- di vivere, ed oppófte affatto^ all'
^'vàngelio.Méttiamoci per tanto-dinanzi agli iòcchi il curiofo Gaftello
aereo'dl Quello Mon*. dòi è come dal Signóré fu comandato al Pro- feta
fijèchiéllo'C^^ in órdine alTcmpiodiGe- TÒfoliiiia andiam forandone
la''Còlórit5 pa- Vetè'eil.erna pei^éde'rvi ben dentro, e difeo- ■pfirnè la' più
intimale più'hàfcóda Ibdanza. Quattrafoie aperture noi faremo-in codefto murò
v'che' balFeraiino'a farci- conolcerei» .«fiondò ùh’ingannó-VchbtrOppO laria
deplo- Tahile j quando' màPfi'rendèlfe 'èomunc , e_* vedrfe'mò i ch’è'in
-quéfto Mó'ndb'compofto da pfócKiHimi- Libertini ^àltró *iion , fi contiene*
Che 'finezza fèàza 'finetrità 'i tìtn^ér'fiztmcì* 'fettzà ametzta i'
apparèfipa' fèHz<f Mìanzek gfj^rìt4Jeft^à‘diéì>ziófieì'' ^ ì;-* •-
ir-.'-’“f<ingéndo addunqUe ,'ch*e''l*union»dt póché|"Tefte ipal
cònfigli'àte dvelTe potutb ■fermare da fe un Móndo huovO, pter éonvin» céflc iò
la difeorro di tal mapierà;Penfoi die \ 'L 1 1;*;'. fili 1 ' ~ ■-
-. *. -) ^ ♦. Ci^ eap. la. «A* k 'ì\
r. Digilized by Google I tvf lùl
'nafccre del prefente Secolo abbia fortito il fìio principio quedo viver
moderno , che da taluni fi tiene per un nuovo Decalogo; poiché rifletto y che
venti > o trent’ anni fa, quando io era pure in idato di qualche di«
feerhimento , moltiflìme delle odierne co« dumanze non praticavand punto, ed il
Mon* do , per quanto a me fembra , era molto mi- gliore, C^egli , che fono
ancora di frefea età partecipando , e del termine del paflato , de’ principi
del prefente Secolo, jpotranno Convineerfi da (e medefìmi di queda verità, che
parmi incontradabile , e combinando i già fcorfi co i tempi d’adeflb decidere ,
fé tra fante finezze moderne pid fi ritrovi l’anti- ca fincericà , che ne’ Tuoi
anni pih floridi egU già vide in u(b appreflb di tutti , Per me non SÒ , a dir
vero , trovarla , fe non fe tra quelle perfone, le quali confervando pe
ranche-» i’codumi d’allora foffrono d’eflcr notate, co- me huomini y che vivono
all’antica , e di le* gregari! dal nuovo Mondo per non frguirne le corruttele. Sento
dirli d^’nuovi FrabbVica- fori di quedo Mondo , che in oggi per faper vivere
bifbgna faper dedreggiare , c facen- do con^uni a tutti i fenti menti cortefi
dclla^ lingua tenere perfe ipiii fegreti del cuore, 0>n viene, dicono efli ,
parer tutto di tutti, ma elTere poi di quei foli , ohe o pih piaccio- no , o
pih giovano ; comperar molto , e ven- der poco ; prometter tutto , ed attender
que 1 y taa- tanto (blamente , che mette conto i poiché;
troppo è buono colui , che (ì lafcia veder nell* animo , c non protìtta della
fortuna, che tut», ti abbianio di poter fempre celare ad altri l* interno ,
quando (1 voglia , facendo fervir le parole alla hnezza , e l’animo
all’interelTe. Non niego io già , che la didìmulazione ia^ alcuni cali non fia
una virth .Y^*it^ggÌ<^i*3>^. neceffaria : ma non l’approvo in tutte le
co- fc, ed in ogni tempo, tal che s’adoperi de- liramente con tutti per
guadagnarne la buo-, na grazia , e riferviQ la fchieteezza per quei . pochi
unicamente, ad amare, o fervir cui polfa portarci', ed il genio, e la fperanza,
troppo efrendo facile , che il dilHmulare in_, talgiiifa degeneri in una
manifefta , enera^ finzione . Quella infatti lembra , che fia la condotta di
chi fi prefigge di vivere alla. mo- derna, ed è cofa , che muove ri(b il vedere
in taluni una facjlità sì pieghevole alle promefi* fe , che nati pajano appojda
per fervir tutti, e . penfar tanto (bvra d’un sì quanto bada per. proferirlo ,
fenza riflettere , che talora per (bilcnerlo non bafta. la vita , e le
(bllanze,^ d’un huomo. Quindi è poi , che infiniti di co- ! defli s) divengono
un nì> in pratica , c yeden- , / dofi molti delufi di lor fperanza
tardi s’ac- corgono „ch e la finezza fuppofla di chi prò-, mette non
paffai termini della bocca , ed è Un iémplicc abito di cortefia apparente , ne^
. quale punto ^non concorre la yplóntà . In propofito di quefio dlcevami uri’
huomo di fìanipa vecchia •v'appoggiate fuUe pro~ tnejfe iP oggidì y peychè f e
alcuni •voleìfero attendere tuttociò , che sì age’Volmente pro- mettono y ad
ej]i nulla rimarrebbe di proprio. Io sò, e lo fapranno ancor molti, che i
V^CC'» chi da noi conofeiati penfavano afTuipiàfo- vra d’un iì , che non fi
penfa in oggi U3vra_4 d’un nò ; ma chi aveva allora un sì po.tca., farne un
capitale ficuro , perchè Taverlo ot- tenuto con penlàincnto era un con tra
légno d’clTere egli ulcito dalle altrui labbra per conlentimento ancora del
cuore , e col con- figiio della ragione , la quale non lalcia mai impegnare
veruno in cola, che riulcir nou gli pofla. Lodavanfi da Plinio (a) quegli huo-
mini , che fanno del benp fenza prometterlo, e gli raflbmigliava al Fico,//
gua/e non fa- cendo fiori ha pure frutti dolci ffmì An oggi però vediamo Piante
di bellilTirni fiori , che poi non legano in alcun frutto , onde potria forfè ,
quando non foflc ingiuria de’piiiie_;* de’ migliori , quello , chiamarli il
fecolo deir le efibizioni , c dejle promelfe,che durano tanto , quanto i fiori
di, Primavera fugli albe- ri . E’ bellililmo il penfiero d’una Donna di fpirito
, che ancor vi ve y fe mai , ella diceva, ìif potefif evenire afegno di bramare
d' e ffer ' Y 2 ‘ -Reoì- £a3 Lih.i.c.26. i
?4® 'Jtegìna cYeio , che nel Mondo moiefno Yttró^ nferei la
eqrtefia dì chi me lo promettejfe con ftcurezza . Se quedo fìa veramente così
io iafeio deciderlo da coloro > che poteflcro averne pur troppo qualche rifeontro
, é dico iblo > che quando fìa , non potendo accadere* che tra que* pochi
huomini , i quali formano il nuovo Mondo > farà confìglio lànillìmo' lo
^fuggirgli) ed attenerfì al conlbrzio di quegli* che ritengono la fmeerità >
e la fchiettezza^ del vecchio . Piti giova fenza alcun dubbio anche al mero
interefìe privato di ci^fchedtt» no l’attaccarfì ad un (blo huomo fìncero * che
a mille d’apparente fìnezza > poiché farà fem- pre certo ciò , che dal primo
promettefì*ed in calo di negativa io^tengo per minor pena.* ' l’efTerc levato
difperanza da un fìncero* che il venir delulb da cento sì * i quali a nul- la
fervono. III. Dal mancamento della Jtncerhà fi comprende benilfìmo
l’altra firavaganza del Mondo moderno , dove (corgefì una conti* nova Converfaztone
fenza amteìzìa . Per ve- der quello con tutta la maggiore chiarezza.* baderà
dabilire col dottilfìmo Conte Ema- nuel Telàuro, che lo ricavò dal
Filo(blb,C<f) tre efìerc gli atti della vera amicizia; cioè • benevolenza *
beneficenza. . e concordia . bene. [a] Pìlof. mor, /. 20. f.
• 1 DIgilized ùy Google ttùiitótettitt altro non
è « elio un movimentc^ femplice della Volontà , la quale brama il bene ad
alcuno , fenza però muoverfi per far- I glielo da fe medcfima, o
proccurargllelo d’al- tronde j e fi può diffìnire lina propenfione dt buon
animo verfo d’alcuno * c però difle il Santo Arcivefcovo Ambrogio, (a) che:
fami- eìzta é vtrttt t ffoa gàadagao iaterejpttOiper- eh§ fi compra colta
buatta grazia , col da* tsaro* ta Beneficenza è un’atto di volontà effi#
cace ) ohe non iblo defidera'» maproccurail , bene aiidor dell’amico , anzi a
lui àudio llef- fodomunica,di cui ella gode «onde IcriiT^ A^iftoteie , (fi) ebe
: tutti i bent degli amico ■ fono Comuni . La Concordia pofòia è un con-
fentimento rceiproOo > ed armonico di' ani* mo y e di parere , per cui
Convenendo infic- ine pacificamente gli amici , di due , o di pii volontà, fe
ne forma una fola , cne però in* legna S. Girolamo (C) il Potere , e non
•volerà te Medefinte cofe , efiere ta itera , e fiabilcj» ' amicizia . A
qUefti tre atti aggiugne S. Ago- ftino il quarto , Cd) ed é la fè/e , e
cofanzt^ ttClle aifverfitàiChe può cbiamarfila pietra del , paragone per
diftingucre^ tra la vera, e la^ falla amicizia $ rtientre ntuné cofa -, dice il
Santo Dottore y coti bene prova /’ amtcù% V t 9^"»: Ca)
Lib.-i.de Of Cb) Lìb.^.Ethic.d^* (c)fip‘^ ad Demet. (fl) Lìb, z* quafi*
t Digillzed by Google ^Hanto U portare eoa
toìersazH if pefo dcir fl/fro «w/fo . Non fi riconobbe mai meglio» cheGionata
(<») veramente amico: dì Davide , fe non quando, gli porfe ajuto con- tra là
fiera pCrfecuzione del Padre di lui Saul- ]e , nè che Giureppe tanto folTe
amàto da Ru- ben,(A) fe non allora , chelàlvollo dallo sde- gno degl’ iniqui
Fratelli , che lo volevano morto , onde conchiudi lo Spirito Santo , (c) che ;
ama ia o^aì tempo chi è Vero amico . Ora potremo col lume di quella Tana
dottri- na rinvenire agevolmente la verità, che io ho propofta ,cioè elTere
pieno Codefto Mon- do moderno di Converfazione fenza amici- zia . Se il primo
atto di eflfa è la Beaevoieaza bifognerebbe , che gli huomini , i quali tutto
giórno inficme converfano , reciprocamen- te fofler benevoli , ed amafle l’ano
il bene^ dell’altro godendo, che l’amico fcdTe feliccj e ricolmo delle più vere^
profperità . A me_» però fembra, che regni in codefto Mondo un* invidietta
oppofta per diametro alla bene- volenza , per la quale niuno vede volontieri le
fortune dell’altrt) , e ben lontano dal defi- derarlC) come dovrebbe , le mira
anzi di mal occhio , c pare ,'che fe ne attrifti . Ciò fi rica- va da certe
rifleflloni , che Ibgliono faiTi da^ taluni fa) i8. (b)
Gea.^z.j i4 ic) Prov, ly. _ \ DIgHized by Google
'V. • Càluht fbvfa gli avànzameti di quei mec^fimi,' itì compagnia
deiquali fi trovano fpeflb,odi- rniniicndogìi nella foftanza, o attribuendogli
piò al cafo > che al merito , o mal volontieri foflfrendo > che fe ne
parli da chi ne gode. Per lafciar da parte il cofiume tutto diverfb di quegli ,
che fono del Mondo antico anch&j nel cuor del moderno» io mi ricordo , che
ne* tempi già fcorfi empievanfi intimili avveni» . ihenti felici pel
Proflìmo di gioja le cafe non folo , ma le intiere Città , ognuno facendo z
gara di rinvenire argomenti , onde fi pro- valTero meritevoli delledignità, e
delle for- tune coloro , che confeguite le avevano, e ne godeva ognuno degli
amici , come fe toccate folTero a lor medefimi. Per indegno farebbcfi ben
tenuto colui , che avefle ardito di mot- teggiare, o la pcrlbna già graduata, o
il per- fonaggio , che favorita l’avea , tanta era la.^ benevolenza , che l’uno
avea per l’altro , e_» l’intereflTe, che facevafi d’ogni fuo vantaggici Vediamo
pofcia in oggi tutto il contrarione’’ nuovi Legislatori , ed oltre al poco
godi- mento, che fi dimoftra nel bene degli amici, vi è pur ancora chi cerca di
metterne la forte in ridicolo , ed ofcurarne con motti piccanti la gloria ,
cónofcendofi chiaramente , che-* l’ufo del converfare punto non ingerifcedi
benevolenza negli animi loro . Se pàrliam pofcia della Beiìeficenzs , colla
quale dee_» pròccurarfUa felicità degli amici » chi potrà y 4 WM
( • *» ?44 inai tro\^arne. veflig^o in un
Mondo st'pIeiK».-. d’amor proprio > nel quale anzi » che dare^ '
alcuna cola del fuo pare > Che afpit*! ognuno a quello degli altri ? Sono
ben rari quegli huc^. mini , che facciano t fecondo la regola d* Ari* itotele,
comuni agli amici le propde foltanze» ed io penlb, che rabbia indovinata alTai
bene* e polla dirfi felice chi sà guardare il fùo dall* altrui rapacità . Sento
, Che ognuno (i lagna_« di non trovar pii incodefto nuoVo Mondo, chi (la capace
di .fare un piacere al compa* gno , ed anzi , che vederli ofFedre di
Cuore./ 1 benefìzi , come facevafì negli anni feorfì , e ft là nei
vecchio Mondo» non badano tutte le pili ferventi preghiere per confeguire un
pie* ciolidlmo ajuto nelle Urgenze migliori, quan* do farla doppio il merito
della benefìcenza.Id l*ho talvolta olTervato in propofìto Iblamen* te della
Gloria , che ò un dono di ai poco dU ìpendio » vedendola tolta con fomma
avidità a chi fe ì’è guadagnata con nobili imprefe da certi , che o nell'altrui
concetto, la feemano» O l'attribuifcono a fe mcdefimi con furto noxl lieve .
ineife Fidia in moltilfime ftatuc il no- me di Agorante Parlo, luo per altro
infelice Dilccpolo , per genio di renderlo eterno col pregio de'fuoi lavori i e
noi vediamo non.» pochi vivere a fpele dell'aitrui nome , e farli merito di
oiie' (udori , che altri fparfero in- vano , perchè fpogllati con ingordigia
rapa- ce d'ogui titolo d’onoraaZa«Della Coacordia^ Digitized by
(^ogle « . . . *4^. éhe è il tei*2o atto aella
vera amtetzta altro ià tiòn dirò , fé non , che diifìcilmente la vedianl
confcrvarri in oggi tra i Congiunti f)iu Aret- U , noti che tra le
Con^erfazioni » e tra gli iiuomini ) che femhrano pià ftrettamcnte le* gati col
vincolo d'Un reciproco amore . LaJi deformità di non poterli in alcuni paeli
iole* rare inficmc 1 Padri do*Fig!Ì,le' Suocere-# colle Nuore , e i Fratelli
Colle Sorelle , é un_» COllCme certamente moderno , perché ne* tempi feorfi di
frefeo, ei vedevafidi radilTìmo# c fembrava si Arano , come pare adelTo il Ve-»
dcrne infieme taluni vivere in pace . Le riAe, i litigi ,lé inimìAàjChe hah
rovinate ornai tante Famiglie, fono i frutti del trovarfi code* Ai huomini del
Mondo modèrno fempre in* Acme , e bilogna ben dire , che Vadano per- ciò
peggiorando > giacché decife Mùlbniò prefTo di Stobeo : [d ' non pòterfi fra
i càtthi . sonfer’bar U cóncordtd . Mai forlé non fìi pii vero, che in oggi
tanti elforc i pareri# quante fono le teAe , ed io eleggerei piò toAo di tro*
vare due facci e tra i viventi del tutto fìmilL che„duc huomini uniformi di
cùòre #€ di fen* timenti , fra quegli ,che fi fart glòria di vive*, jre alla
moderna. Per quello pofcia ,chè fpet* ta alla , è alla fiejiantd nelle
avverfitài iù ben Vòlontieri me ne rinietterò à Chi lèg-* 8«
>*#• 1- c») Sir. yg. «
V gequcfU miei fogli, perche ne aecidà' egìt ColTo . Se poi
deggio dirne il mìo parere^ (bggiiignerò d’aver pih volte con arp*nìra- zlórae
vedato rinianerfi nelle cbntìngènze_» pih gravi derelitti tcrt’uni da quei ,
che te- nevano per fedeliifimì amici ,c ridotti a fotìe- rire tutto da fe
mcdefiniì l’aggravio del lor dcllino , come fé appunto flati tbflero nel lor
paefe Indiani , o Norvegì , c léntirfi porgere fra la truppa de’ lor confidenti
quel lòccorfo» che troverebbe un povero viandante aflalito da’ Mafnadieri nelle
più cupe , e folitaric bo- fcaglie. Il meglio , chc nelle trayerfie avve- nir
polTa agli fventuratì ,(ì è il non fentìrfi deridere da chi farebbe in obbligo
di fov ve- nirgli , e non dover aggìugnere alle altre la malhma pena di fare
altrui piacere col pro- prio male : dclrimanente buon per loro fe_» hanno degli
Avvocati nel Cielo , giacche lut- ti perduti fono gli amici nel Móndo! Se così
è come piir troppo fembra,che fia,ionon_» crederò d’aver male penfato nel
figurarmi pieno codefio Mondo moderno di Con verlà- zione fenz’ombradì leale
amicìzia , mentre.» l’immagine menzognera di lei fi trova m^- cantc degli atti
più neceflarj , e più glorìofi d’una sì bella virtù .Quell’ amore , che rifat-
ta dall’ufo frequente d’eflTere gli huomini in- sieme , può chiamarfi un’amore
d’occhi , c_j ìsoh di cuore ^ come dicca laerzio notando» «he;
Digitized by,^^)gic 54^^ éhe : moleì non arhatto fe
ttov fe alcun poca alloTU t che Reggiano . Voglio conceder lo pure , che
In converfandofi tutto giorno pof- fà un’huómo concepire qualche atFczIonei»
verfo d’un altro, ma quella , a] parere'di Tullio cuna certa qualità di benevolen-
za, che pub paragonarli a quella de^ fanciulli, che prello s’invaghifcon di
tutto con un’ar- denza d’amore , che punto non è durevole; < onde è poi, che
terminata quella Gonvcriài zione , quell* abboccamento , e quel giuoco, niuno è
pih amico dell’altro, anzi non lofii mai, Glfendo , che; ^amicizia , atteda
S.Ago- ftino , [<r] la quale potè finire , mai no» fu ra amicizia. ly.
Perciò fi conofee appunto l’altro dt- fbrdinedi codedo Mondo riccod’ una
bella^ , ma fenza veruna fojìaaza. Per non diffondermi troppo redringerò
quedo punto alla fòla confideraziori e di vederfi in_. edb confuti affatto gli
dati delle perfone, pii non potendoli didinguere per forza deMuffb tra il
Ricco, ed il Povero, tra il Cittadino ,e rArtegiano, tra il Civile, ed il
Plebeo .'Que- fta è co fa ,che vien mal fentita , e condanna- ta da quegli
ancora,che fodcngonole codu- manze moderne ; ma ciò non dilpiace loro*
che Ca3, Lfb. ì. eap. i, [b] uÌtÒf [cj Uk. ^ de Dtì.
\ Digitized by Google t »
I 34 che in riguardo ali’ ambizione » la quale nott
vorrebbe cmoli) ne gareggianti nel fallo» Vi è però dentro un altro
intfonveniente af* fai più grave j che debbc renderla con mag* gior giudizia
abbominevole , ed è la perdita d' una certa favia moderazione , che da eia»
feuno dee Oonfervarlì nel proprio rango, d* onde poi nalce il buon ordine alle
Cittadi , ft alle Repubbliche tutte sì vantaggiofo . Tol» to, che egli fìa , ne
vien fubito la confufione origine di moltiilimi danni, e lpezialmente_a d’ una
fuperba alterezza } per Cui gareggiane do gli Infimi co’ Supremi viene a
mancare.* la debita dipendenza , il rifpctto , e la fubore dinanza dell’ uno
all^ altro, che ha (labilità V Altidlmo per lo buon regolamento del Mondo eolia
diverfìtà degli dati nelle Crea» ture, che Io compongono . Io mi ricordo» che
anni Ibno era in Italia Una Certa diffe- renza d’ abiti, per cui qualidcavanfi
benìlfì» mo le peribne , e meno ridicola non (àrialt fenduta una dolina vile in
ufàndo di Sete, e.j di BroCati, che in palco Un Arlecchino Com» parendo Con
manto reale. Capitando allora Un Forediero in ciafehedUna Città Conofbea fubito
dalla fola differenza de’ vedimenti gli ordini di effa , e fenza , che 1*
infòrmaffe ve- runo lùpea da fé medefìmo, Come contenerli Cbn. tutti ». In oggi
pofciala regola del velli» re 11 piglia dalla commodità dello fpendere » e fe
i’Àrtegiàno d trova pingue» e ricco, po* N DIgilized by
Google / • • • • ^ fri reUfr la Moglie di ganzo «
elalciar le te* le a quella Signora, là cafa di cui è incommo*' data ,
vedendofi di più bene fpe|fo meglio in órdine un huom di falario , che un altro
idi groflc rendite, è più carica tal volta d'oro Una Contadina, che una
Padrona, Perciò dicea un Oltraniontano d' umor faceto rima* ilo più volte
delufb in falutando profonda* mente alcune fantefchc in vece delle padro* ne in
una delle prirnarie Città d’Ital la : fe h Donne di quejlo paeje non ìforivonfi
infran- te chi elleno fono , io non •uoglio piu cavarmi di cappello ad alcuna ,
£d in vero gli eileri non Iblamente, ma noi rncdelìmi riinanghia* mo forprefì
non di rado in vedendo nelle_* nodre delTe patrie ufeire in pubblico di quando
in quando certi incogniti Perlbnag* gi , che fembrano ali’ abito del primo
Ordì* ne , quando poi veniamo a poco a poco a., (cuoprire efler gente dell*
inlìmo , che poc* anzi coperta di drapei neppure (ì rimirava . £d ceco quell’
apparenza , che punto non ha di fodanza , mentre dandoli ben full’ avvilo
veggiond ufeire i Mantò , le feiarpe , e le_» icudìeda certe cafe,che vagliono
meno affai del veditodi chi le abita , e dalle quali en* trata, che davi la
Padrona col cerchio , hifo* ’gna , ohe d ritiri il rimanente della famiglia per
non potervi capire . Rilì non poso per verità alcuni anni fono in lentendo.
parlare . i-ndeme due Critici Ibvra la sfarzola cóm- parfa 4
Ì50 i . , parla d’ una Donna di baffa lè^a; io mi ftupi- fco,
dicea T uno, d’ ano fola cofa , come elicti fojfa. tener puliti sì bpì merletti
nel fumo continolo della mefchtna fua cafa ; male •voi i' intendete t
lòrridendo rifpondea l 'altro ; io ammiro in ejfa piàgiajìamente quelgran^
genio di penitenza fegreta,che •vedendola di ricca fiojfa la fa poi dormir
falla paglia^ , Leggiamo, che Agatocle Tiranno della Sici- lia (a) effendo
figliolo d’ un povero Pento- laio volea , che nella menfa Reale tra i vafi d’
oro, cd’ argentò, fi raefcoIalTcro ancora-, alcuni piatti di terra per aver
lempre fugli occhi la primiera fua condizione, e non feor- darfi per la
prefente grandezza della pafiata ihiferia. Non è pertanto un abufo inlòfifri-
bile ,che le genti piii bade facciano ogni Au- dio per obliar l’efTerc loro, ed
ingannino con llgoorile comparfa.i riguardanti , empien- doli pofeia d’albagia
per gli inchini di chi non le conofee , e volendoli mettere a forza di ludo in
quei rango, in cui non le ha collo- cate perfUoi altidìmi fini la Provvidenza ?
None quefioaddunque un male così leggie- ro , che non meriti una rifiedione
diAinta_. * cd a cui non dovede cercarfi un pronto ri- medio,oche non. abbia
per lo meno a fuggirti con ogni premura delle perlbne ancora, che per inganno
vi fono kiimerfc J '■ V. Uni- (jii) tlaut.ia Pfeud.Scett*$- a. i,
— DigitIzecI V. ultimo abbaglia > cbe io conildcra
negli Idolatri del mondo moderno , è l’ am- mirazione» che fi fanno efli per
vederlo com- pofio d’ huomini tutti vivaci , c più briofi d’’ affai» che non
fembravano quegli , che vilfe- rs> per T addietro; ma qu> appunto
confifie 1’ inconveniente più grave , che abbiam di fo- pra accennato, cioè
l’allevarvifi huomini di /pìrito , ma fenza dìvozhtte . In primo luo- go
convien diffinire.codefto fpirito , e code- ina vivacità » che tanto da i meno
rifleilivi ò decantata nel lor nuovo Mondo , ,c confidc- randola propria di chi
ha pretefo. di far dog-- ipa d'-un viver libero, e capricciofo, può dir- una
franchezza d’ operar male fenza ri- morfo , t feiiza timore . Codefia animoiìtà
non merita .certamente il bel titolo di un na- turale fpiriiofb , e vivace ,
poiché 1* operare Qontra la ragione, (ècondando l’ impulfo del- y inferiore
appetito , è debolezza originata , o da mancanza di conofeimento , che è unaJi.
difgrazia deirintelletto, o da elezione di, ma- lizia , che è un errore di
volontà . Gli huo- jnini veramente di Spirito » perchè meglio qonpfcono il
proprio dovere , fono ancora., più regolati nel vivere , ed affeguando , fe-
condo il documento dello.Spirito Santo (a) a tutte le cofe il fuo tempo fono
per ordina- no « » I ■■ ■■ M» * la] Eccl.
c. I . V rio i pih dfvoti t ed i più efatt! nell’
oflervan- . padella divina Legge . MpUiiiìmi io neco« (j^ofeo in ogni ScOo, i
(^jttaii pep attenti, che.* fieno a tutte |e eonv'enieu.zc , e della condi« 2Ìone,
in cui nacquero , c dei luogo » in cut vivono, fi fanno pofeia uno fcrupolo ben
de- licato di mancar njai alla minima de]}p ob- bligazioni legali, e dando
Tempre a Dio pun- tualmente CIÒ , che è luo , vivono in un poq» tpgoò sì
religiolb , che (1 rende invidiabile.» alle anime àncora piii diQngannaté del
ie- polo , Si veggionp ■ frequentare i SS. Sagra- menti con una tenerezza sì
divota di cuore p che fù meraviglia nel tempo ftclTo', e com- punzione , e
còmpariièono Tempre per tutto coftanti ne* p,ropoTld^dclla pridiana mode- fìia,
che alle pòìe tutte corteiòmete s*accom^ inodanO) Tuo.rph^ a violarne le Sante
Leggi , é Tebbene in ogni luogo Ti laTcian vedere ma- /pierpfi, edifinvolti
> Tono però pjrpntiifitni n romperla col Mondo ogiii volta , che dovef- fero
in grazia di lui diTguftarfi con Dio . Co- défte cì> Phe poffonp dirfi
perlòne di Spirito yivaci; accorte , é di meate Àregljata p men- tre Tanno , sì
ben maneggiarfi pelT arduo ci- mento di viver nel Móndo Tempre fedeli al
proprio dovere , # , fecondo la dottrinai del Kedentore,Cc:‘) aCefàré
ciè.ebeè di Cefa-* fé, e a J)ìq piò , phe è di f)ig , L’ conlìgliata^ -in
Ca) Mattb, z?» Digitized by Google I
J5'J in vero , e ridicolo(à la meraviglia d’ alcuni in tale propofìto
> mentre non fanno' com* prendere » come taluni de’ Giovanetti fieno *\
arguti , sì pronti , c sì'iefti nell’ età ancor tenera, .onde par lQro,chc
quello fecole par*^ torifea ingegni piil felici , menti più capaci , e naturali
più fpiritofì . lo pure conrclTo > che in oggi è più delira, e Iciolta la pucrizia>
ch.e no.n era al mio tempo l’ adolefcenza , ^ la gioventù , e mi ha fatto per
qiialché anno dello flupore: ma venendo pofeia la Dio mercede in qualche
maggior cognizione ho comprelo non eflere codefla Una felicità,ma una (Ventura
bensì, dove troviO, dei prefen- te fecole . In fatti ciò deriva da uà lagrinie-
vole rilaflTamento , poiché mancata negli huómini, che fupponiamp del nuovo
Mondo, 3uafi affatto l’ educazione , un tempo sì rigi- a, e sì elàtta , è
lecito a i Giovanetti il pra* ticar nelle veglie, il ritrovarfi a i Teatri ,
a_. (.Conviti , a i Balli ,, e (aper prima conofeer Je Carte, che l’ Alfabeto,
onde è , che (ì veg* gionó pofeia innanzi tempo efperti nella., malizia, e
pratichi del mondo, prima quafi di làper cofa ei fia , Negli anni feorfi elfi
lion.. conòlceano altri, che il Padre, e la Madre.. la loggez:one de’ quali ,
benché portalTe del tedio , cagionava però un gran bene , obbli- gandogli all’
efercizio della virtù : adelfò co- nolcéndo tutt’ altri , che i genitori
impegna- ti nelle convenienze del loro Mondo , ap- A
Diglllzed by Google 0 J ^ prendono quelle mafiime ,'che
polTono effer loro fuggerite da perlbne luercenarie » e di* fmtereirate nel lor
profitto > e pigliano a be- nefìzio'dclla natura quella piega , e quel co*
fiume, che più gli piace . Quello addunque j che da i più deboli in loro fi
chiama Tpirito , vivézza, e brio, altro non e veramente, che_« un effetto di
cattiva inclinazione coltivata^ dalle negligenze de’ lor Maggiori, e che dal*
le perfone prudenti, o fi vede fpeflb con nau* fea,, o fi deplora per
compaflìone . Quando ciò fi voglia vedere con evidenza bafta offer- vare, che
codefti Giovani si fpiritofi, non di- vengono per lo più h uomini di gran
levatu- ra, come accadeva nc’tempi già feorfi, quan- do erano men fvagati , é
più attendevano al ritiro ed àgli ftudj . Ciò pure fi confermaL^ : nella
riufcita di que'figliuoji, che fono alleva- i ti anche adeflb all' antica fotto
buona cufto- dia, e lungi dall’ importunò fvariamento de* fpaffi . Non fono io
già per contendere , che • non deggiano da i Genitori amarfi i FigUuo- ' li,
anzi convenendo con "Cicerone, che difie: Cn) amando fino le fiere i lor
parti, noi purc^ colla prole ufar dobbiamo qualche indulgerti ga: difapprovo l’
afprezza (moderata d’ alcu- ni, che dall* eftremo dell* affetto paffarido al-
l’altro del rigore, tengono oppreflì'mai fem- prè Ca j ' a.
de Orat, Digilizad by Google pre, e fenza refpiro i
figliuoli, ónde ne viene , fovente , che s' avvezzino polcia timidi , ad-
dormentati , e poco (inceri , e fpinti da una^ mezza difperazione fi rifolvano
a cambiar flato , e ritirarli al chioftro fenza la voce di Dio., e P impulfo
della Tua Grazia . Ma pure con tutto queflo non m* indurrei mai acom* mendace
quella connivenza , che pende all' ecceflTo , per cui amando i Genitori ,
come_» Ano al Tuo tempo gridava S.Gregorio,C^^)we- tto Dio , che i lor
figliuoli', trafeurano affatto di piegargli al bene, e gli permettono d’ affe-
zionarli , come pur tròppo ò naturale , e co- mune al vizio , fenza punto riflettere
al gran fentimento di-Seneca dove fcrifle , che.» P edueazione vuole una fomma
diligenza , la quale dee giovare ajfiaijfsmo; poiché è facile^ il comporre gli
animi ancor teneri , e dìfificH- mente fi fogliano pofeia i vizj,che fon
crefeiu- ti con noi . £’ quello un veleno , che gettato da una tenerezza
imprudente nel cuore de* Giovanetti cagiona peflimc confeguenzo.» , 'poiché
levatali di mezzo la correzione , ed il favio rigore , crèfee felicemente il
mortai fe- me di colpa, onde s* uccide con ficurezralo •Spirito, eflendo pur
troppo vero il detto del- lo Spirito Santo, (e) che; neppure do vecchio ■
Z z lafcia in 1. Reg. [bj L^ji.de ira, "cj PrOV. 22.
35^ . . . • hfcia il giovine, quella vìa , che ne^prìmi attf ni ha
/celta . £d ecco H fondamento , che ha Ja vivezza negli hiiomini di codeilo
Mondo » " malaménte chiamata , col nome di Spirito ; venendo clTa da
una radice infetta di trafcu» raggine» e di noccvole trafandamento »-pun* to
non sà pofcia accordarli colla divota com- ’poftezza criliiana, che è il pregio
più ricco » e più nobile delle anime ben coftumate . lo non faprei certamente
rinvenire un altro fé- colo» in cui più » che in quello » franchi Itati fblTefo
alcuni cattolici nel mettere in giuo* co » ed in derilione la mallime più pelanti
» e le verità più maflìccic , Ibvra con tutta difin» voltura palTando a quel
notabile pregiudi- zio » che porta all' eterna (alute il cotlume.# più libero .
Ninno di quei » che vivono » po- trà forfè rammentarli d’ avere udito in fua^
giovinezza dilcòrrerli per le Converlazioni» e per i Ridotti con tanta libertà
delle mate- i rie Morali» decidendo a capriccio» elàminan- do» e facendo la
Critica a i feminatori della^ divina Parola , e deridendone ancoralo ze- lo,
quando fi opponga con forza.ad alcune^ delle più nuove introduzioni . Non li
ricor- derà forfè d' aver veduto giovani si dediti al- io sfaccendàmento . sì
perduti né' piaceri» sì lontani dal S. Efercizio dei Catechifini» degli
Oratòrj, e delle fpirìtuali Conferenze » come quegli» che fiorifeono in Quel
Mondo » di cui- • pajr- Digitized by Google
4 f ip4rllamo«e s) ardi't! nèl tempo mèdelimo per
contraddire a chi gli corregge, e per burlar* fi di chi s' afiaticà per torgli
d* errore . NuU la dirò delle Chiefc) 6 della maniera di ftar* tì t della
Santifìcazioii delle Fede ; dell* afli* ilen2a quali affatto perduta alle làgre
funzio- ni Ecclcfiaffiche; dell* ufo , che ornai fembra plebeo , d* afcoltar la
dottrina Criffiana ; di far vifìte agli Spedali , e delle altre opere di Pietà
, che fono del tutto incompatibili colle occupazioni del vivere alla mona, la
premu- ra maggior di cui è di (àgriìicare fatto il tem- po al commodo , alle
convenienze, ed agli fpalli . Dovrà dirli per tanto., fa quella è vi- vacità ,
ed effetto di brio , che quello Mondo sì nuovo alleva huonilni di fpirlto , ma
lènza onìbra di divozione, che è pure un diibrdine da recare {pavento a
chiunque penfa di fal- var 1* anima, ne feguita le malTime dell’ Ate- ifmo . Io
però mi protello di nuovo, che non in tendo incaricare d’un fimile traviamento
fé non coloro, che partegiani di libertà li forma- rono d’alcuni pochi un idea
di tal Mondo ,ad elfo appoggiandoli per appagare con mcn di rimorfole proprie
pa(lÌoni,efàrli credere non autori,ma feguaci d’una certa norma di vive- . re,che
fe da tutti a fondo fi rimiralTe , applau- ib non troverebbe certamente,
nefeguito. Meglio faria dunque per elfì il proporli per efemplare il Mondo ,
che fi forma da i Z j tanti * tanti faggi, che
rivono in ciaicheduna Citt^» e deteflando rUblutaniente an còdume , ch«- non
può follencrfi ,'cho perirapegnO della-» malizia , fcieglier^ una vita , che
fia invéro landevole , e piacer poffa a coloro > «ui altro non piace, che il
bene . Della Giocondità di converfare con Dio . A Vendo
finora donato i riflefli di que« (lo Libro alle convenienze , ed alle_>
foddisfazioni dell' huom civile , mollrandoli come pofTa con ficurezza
divertirfi nel Mò- do y è do vere, che fi parli ancora della Santa
Converfazione con Dio, che io già dilTi fin., da principio elTere la migliore ,
come negar non fi puote , c che ne fpieghi la giocondità per non defraudare la
fpettatiya di chi bra- niafTe di praticarla . Tratterò quella mate- ria co i
fondamenti de i Maeftri di fpirito,ma lenza obbligarmi a quel rigore di fomma^
perfezione , alla quale afpirar debbono Ie_» anime religiofe, poiché io ferivo
in grazia di quelle, che fono rimafte nel fecolo , e con- viene , che fempre le
perfuada a feierre una,, maniera di vivere , che fia compatibile colle premure
di quello (lato , in cui clléno fono . Softehgo per tanto , che alle perfone
ancor fecolari può riufeire beniflìmo di battere IsL. via del Signore fenza
lafciare interamente-» quella delfecolo , ,e deliziarli elle pure nei
fpirituali godimenti, che da taluni fi credono proprj (blamente delle anime
ritirate fie i Chiollri . Iddio, che è fommo bene ,4ì co- Z 4 • •
* Diglllzed by Google I munica a timi fen
za veruna parzialità» e per arricchire co'ffuoidoni uno fpirito iloiu» guarda
al luogo dove egli (ia, ma alla buona volontà, che egli ha'di lervirlo, e d’
amarlo , Egli , dice S. Agbftino , {ayfi S fotto parteci- pe della aoflr a
mortalità tperebè fhuómpfi. facejje partecipe della fua Divinità E* db ha voluto
j chcpolTa farli indifferentemente da tutti! perchè è nato, vivuto > e morto
per tutti, come fé là faluté di tutti gli prcmefie^ . Còme quella d’ un
tolo , c quella d’ un fòlo » come, la fallite di tutti . Perciò pieno d* al-
legrezza diceà il Dottor dcllcGcti C^ja' i Puoi Difcepoli di Gàlazia : Crijìo
amò me , è diede fé fteffo per me yperchò , vi aggiunge Bernar- do Cc^ Santo :
colla medefma carità , eollcu» quale ì morto per tutti , è morto ancora per
cìafebeduno . Può dunque chi che fiafi acco- flarft a lui con franchezza, c compremetter-
■ lì della Tanta Tua Grazia per edinguer la fere J delle celefti confolaziòni
in quel fonte pc- \ renne, ed inelàudo , al quale tutti egli fteflb: ' invita
ò\cenào'.id) Jìtìbondì Venite alle acque ' nevi
ò»r\p\%\iAS,V&i\\OidìJÌ}'mione alcuna , > San Giovanni Grifódomo pflcrvà
, che i j due gran Profeti sì cari a Dio Mosè, ed Elia, erano di dato alTai
diverlb , emendo ammo - glia- (a) TràBat./^^. in (by Galat.
2. (c) Ser.2/i.inÙint.Cd) Ifa,^^,' t DIgilized
1^1 glidto il primo , e I* altro vergine : forfè , ( a"} egli
fcrive,/» quejìi fu nocivo il celibato ? Por-, fe a quegli furono <P
impedimento la Moglie» gdiFigHu6liì'2.po\conQ\\ì\xàc‘.C_b')niunogiu- . diebi
ejfere un ojìacolo alle virtudi il Matrix monio . Ciò fuppoflo per evangelica ,
ed in* cóntraftabile. verità flabiliamo co i MaeAri della vera Sapienza, che
tre fono le vie , per le quali può F anima incamminarli al Tuo Dio, cioè la
Purgativa , l’ Illuminativa , e P Unitiva . Perla prima lì purga. lo fpirito
dal* le terrene miferie, e da quei difetti , che lo poflbno rendere men gradito
all’. Alti flìmo : per la feconda acquida quei lumi , che fon.» necclTarj per
conofeere , e comprendere in- tima mente le verità eterne , c per la terza s’
unifee felicemente al fommo Bene, con un^ vincolo di carità , e dì amore
perfetto , anti- cipandofi interra, per quanto può fard do^ «uhviatore, i
godimenti delParadilb. An- • deremo addunque fcòrrendo per quelle tre -vie , e
molirando alle perlbne del feco!p. ■ quanto d’ allegrezza , c d’.internq
contento -fenfibiic apporti l’ efercizio di batterle con^ ' ini crifiiano
valore. II. Per farci dalla prima, che èia /’tfr* gativa.f \o peelb
, chela pcrlbna ancor fcco- . -JarepolTa con tutto, piacere applicarft
all* eftir- f ai Ser^.contfa ^udà Gdtat»^Qe»t* <j;b^ Mom.
21 sin ^tn» cflirpambnto 4i quei vizj o (lifctti , clic le_>
impediicono- 1* acquifto felice della virtìi * Vediamo certi hiiomini anche tal
orade’più ricchi, e pih delicati, intraprendere con tan- to genio la
Coltivazione delle Campagn^ * che fcordatifi qUafi delle Città > e d* ogni
lor paffatempo, fenc vivono per la maggior parte dell’anno in villa, ne
sdegnano di metter mano eglino ftefll ne’ lavori pÌhab-~ bietti , e pili
travagliofi de’ Contadini . Se_# dunque r hUomo prudente confiderandono^ il
bifogno, e l’ utilità > fi darà di propofito al- la cultura dell’ animo» ne
riceverà fenza dub- bio una oonlblaiione fenfibile , ed Un godi- mento sV
grande , che niun altro epircizio potrà mai eflergli nè pìii caro , nè pih
dilet- tevole. Egli è certo, che l’animo noftro debbe avere qualche occupazione
geniale-* » che lo follevi.e lo diverta,onde lòri ve il gran Pontefice S.
Gregorio (a) che : nììnìere nott^ può V anima fenta diletto » mentre ò nellc^
infime y h nelle fapreme cofe dìlettafi^ Al- zandofi dunque l’ anima col
penfiero fovra^^ delle terrene fòiocchezze, e concependo una viva brama d’
acquiftare qUe’ pregi , che.# pofTono renderla per Tempre felice , con ar-
denza molto maggiore fi darà»a purificare fe medefimU) coropiacendofi*del Tuo
lavoro ,co- me ta} lìb, i8. 1
Digftizsd me il Malico della propria voce , o dell’ ope- ra
propria l’ Artefice. A fpendio 'celebre,» Citarilla ,al riferir di Plutarco (a)
, era Poli - to dire , che pih fe fteflb , che gli afcoltatori ei dilettava col
Tuono , onde ulcinnfe quell’ antico proverbio ; dì cantare afe medefwo , Quindi
raccogliefi, che intereiratafi l’ animà nel fuo fpirituale profitto fi nudre di
quell’ interna gioja , che ne ritrae applicandovi , e che il paflb più
difficile , il quale in quello pofla farfi da lei , confifte nel determinarvifi
col volere . Dee pertanto l’ huom làvio in» dagarc con attenzione quali fieno
gli impe- dimenti più forti, che lo ritardano dall’avan- zarfi nel gran fenderò
della virtù , e quelli pigliar di mira per levargli di mezzo , come chi
rifoluto di por vigna in qualche luogo ri- pulifce prima da i fallì , c da i
fterpi il terre- no . Molto afflitto farebbe il Piloto , fe tro- vandofi in
alto Mare fenza che voglia più Vòlgérfi la Calamita al fuo Polo, non potefle penetrarne
la caufa , che fono gli odori più acuti, come di mufehio, di cipolla, c d’
aglioi onde alterato rimane l’ ambiente , e pronto non avefle il rimedio . Ma
egli di ciò bèiu pratico getta gli odori , purifica l’ aria , e ve- ' de operar
nuovamente a meraviglia la Cala- mita, ed indirizzarfi per via ficura 11 Navi-
glio. CQ «p. Sea,Tr(f<i é 3^4 glio
.Sènza paragone piti grande farà il giuhbilodi cl\i vedendoli gettato a:
traVerib' fra le procelle dell’ infelice, vita mortale»» ^ comprcndevenirne l’
urto delle Ipailìoni, c‘ $à qual fìa la maniera di metterle in calma., edi
raffrenarle. Filfandolì egli nella con- templazione delle MalTime eterne
fentirà certamente venir meno la forza degli appe- titi , e calmarli a poco a
poco la gran tem- pella , come accade al iviocchiero mede- fimo , la
navigazione di cui è più profpera > e più tranquilla , quando Ila egli più
atr tento full’ offervazion della Carta. Ine--- fpUcabile pofcia-Hkpiacere di
chi $à regger- fi in.quel'péricolo dove tanti fi perdono , e»» giugne a regolar
fé medefimo con ficurezza . ne* più Icabrofì cimenti , ' elTendo pure una.»
pena grande il non faper vivere in regola » e dover fempre navigare cbntr’ acq
ua a re- mo forzato . Per un tale efercizio di fìlfazio- ne interna conoice l’ huomo
quanto.gli gio-- vi lo ftarfene unito a Dio anche per la quie- te del vivere
ellerno » poiché ficcome.dillAc- candofi i vapori > c le elalazioni dal lor
prin- cipio» ne vengono i Fulmini * i Venti > i Ter- remoti, ed il
turbamento dell* Univerlb «co- sì difunito lo fpirito dal Tuo primo , c vero,
principio, che è Iddio, ne derivano 1* inquie- tudine, ildilòrdine,
eiltrafcorlb in ogni ibrtadi male , onde è , Che rifòlvefi ad cfTere fedele
all* AitifTimo, ed ad afficurarfi nel por» fedi- J J
fedimcnto della piìlfìncera felicità . S* affé* ziona per quello allo ftarfenc
alcuna, volta^ folo di buona voglia per riflettere con pih agio al buon
regolamento dell' anima, c gli rie'fce in tal guifa di condurre a fine con ibm-
■ma agevolezza quelle (ante rifoluzioni , che fra il tumulto degli huomini
difficilmente gli (brtirebbono, troppo éflTendo vero, che mol* tiffimi'
p^nfieri- d’ azioni generofe , ed eròi* che , bene rpeffo fra la moltitudine
fvanilco* no , e (ì perdono,come appunto fra le borra* iche abbortir (bgliono
le Conchiglie . Piffa* Co in mente quedo principio , e quella veri* tà sì
pefantc , fiipera 1’ huomo le vili inclina* zioni, che io feducono , portandolo
allo (Va- gamento , ed alla vanità del mondano cóm* inerzio , onde proccura vie
pih fémpre di te* nerfi vicino a Dio , e quindi avviengli di re* golarfi con
più faviezza,fenza effere trafpor* tato dalla violenza de' fen(ì , come vediamo
accadere nel pelo, che quanto più s’ allonta- na dal punto del fodegno più
pende all' in- giù, c trabocca, e quanto a quello è più vici- no pende tanto
meno, e fì regola meglio'. Da.ciò pure (uol nafeere l' odio contra il pec-
cato, ed un si vivo abborrimento , che fprc- me fovente dal cuore le lagrime,
con.unal. fpezie di dolore si dolce, che il Santo Davide Ca)fi proteda
d'.e(Terfcne c giorno, c notte.* pafeiu- Digitized by
Google X . palei uto 1 ondeTcosì ne interpreta S. Agolli- iio
(a) i fentimenti: non amarezza , ma pane, foave erano a me lè lagrime . Quefta
èpoi ia cagione di vederfi tanto allegri , e giulivi alcuni huomini di ritiro ,
che dal. cuore tra- ■ . lucendo loro il gaudio ancor nella facciaci- come
infegna lo Spirito Santo, Qb) (ì moftra- no in ogni contingenza lictilfìini, c
come in* capaci d’ attriftarii giammai , poiché non V* Iva alfalimento ,
sì forte d’ alcuna efteriore.» | feiagura , che impedir pofla la tranquillità
dell’ interno giubbilo, i 1 quale nell’ angudo * confine del petto fermar non
potendofi tra» < fpira ancor nell’ ellerno . , - , * \ * ’ *
* - • V allegria chiu fa ìn feno . ' Riflette in facciate porta un
bel fereno.[c^ Kc io voglio già negare, che quella maniera di vivere in
elèrcizio d’ interior purgaraen» to non Ha molto /bggetta alle tentazioni , ed
\ jii diAurbi dei Demonio., poiché dice io -Spi> rito Santo; (Jy Figliuolo.,
che t’ accofti al fer- .^iicio di Dio tfta in timore , e prepara Fani - , ma
tua alle tentazioni . In, fatti Crifto mede- -firaOnon fu dal Tentatore
allalito in altro iuogo, che nel deferto , e nella folitudine del ' I . .
. • ' . . Gctfe- "(a) hic‘ (b) Prav. 15. ij.CO Maria, ' £d]
EccL 2, Digilized by Google Getfemani; ma ciò deriva
dal difpiaclmento, che egli concepifce dal vedere, che V huoraò lì [X)ne in
illatp di ripararfi da i colpi di lui , ' e di trionfarne col tempo , dicendo
S, Pier Damiano, (a) che ; H Solitario $ vìncitor de $ Demotìj , e compagno
degli Angeli . Perciò anzi, che icemariì , dee molto ct'efccre P in- terior
contentezza .vedendo P anima,, che J' inimico s’ intimorilcc replicando .gli
ailali- menti per tema di perder la palma , III. Molto maggiore làrà
poilaconfo- lazione delP anima quando $’ avanzerà alla^. feconda via , che i
Miftici chiamano Illumi- nativa, per la nuova luce , che in lei deriva^ ^alla
più fìlTa , e profonda contemplazione.* de’ celeili Mifterj . Effendo
infallibile Iddio ne’ llioi Oracoli , ed affermando egli.fleflbji che; le fue
parole non mancheranno, co'n- vien credere , che dandofi P anima ancor fe-
colarc a quel ritiro maggiore , che unir fi puote co’ fuoi domeftici affari, ed
alla folitu- dine fpezialmentedel .cdore, che in ogni tem - po, e luogo, da
tutti è praticabile,, fi degnerà 'egli di farle udire la foave fua voce ,
come.^ già le promife dicendo » (c) io la condurrò al ritiro', e parler olle al
cuore . E’ però (frano, c mirabile affai il fuono di quefta divina vo- .
' .:i iCe ; VI U Ca) Lib. 6, ep, $. adMon. Clan, Ti
i« • ..fbj Qt,z, / ) DIgilized by Google
co > poiché égli non ricGVed come umano pel confuctò organo dell’
orccchioj ma coll* occhio della mente fi vcdc> e lo accennò eoa profondità
di midcro il Profeta Abacucco , allorché dilfe : contemplerò acciò , che h
veda, e quello, che a me vien detto , e quello » che io deggia rijpondere a chi
mi riprende . Per quelto dir poflìamo » che la voce di Dio iìa un raggio di fovranaluce
maraviglio (à_. » per cui illuftrandolì l’anima vede le cofe tutr te con una
chiarezza fiiperiore dì lunga ma- no ad ogni conoicimcnto degli huomini> on-
de a Dio rivolto il Salmida cantava : Tu JèifSignore > che illumini
mirabilmente da I Monti eterni . Così dopo > che dalla tcrra^ egli falì di
nuovo alF Empireo» parlò a i fuòi . Apodoli valendoli di tante lingue di fuoco
» e fu codeflo uh parlar loro coir cfpreinoné • e coll* efficacia della celelle
Tua luce , poiché oflcrva il Santo Pontefice Gregorio, [ej che: apparendo al di
fuori le acce fe lingue rima^ jero ai di dentro infiammati i cuori . Ben fi
comprende addunque , che quella rilucente voce di Dio illumina , e perfuade nel
tempo medefìmo F anima , che la riceve in eiTa inli- nuandofi con tale
dolcezza, eh e. volentieri, e . di tutto genio ella aè feguc F impulfo , ea
'poco a poco Tanta diviene con un godimen- ... ^ to « * • Ca)ff.2. i.Cb)
Pfal.’^S-(jiyhiom,io,mEvaup^, * • — • » « , \
mm . ^ to ineffabile: heftehèjtat al dir dell’
Apoffoloa ' (a^ vivo , ed efficace il parlare di Dio , e tfiit penetrante d*
ogni fpada a due tagli ; non fa però alcun ff repito ui(lurbatore> ne afa d’
al* cuna violenza , ma placidamente ottiene-^ quello t che perfuade > e non
perfuadendo che il bene a lui s’ arrendono di buona voglia le affezioni tutte
dell’ anima ! £’ voce , log* gidgne S. Tommafo di Villa nuova Cb') non-*
fonora'i ma penetrante^ non loquace > ma effi- cace', non Jh epitofa aW
orecchio , ma grata-* agli affetti; a quejh voce non n/ ha durezza^ che pojfa
refifiere , per chi fta /crètto ; non fon forfè he mie paritle come il fuoco ,
e come un-* martello^ che /pezza le pietre ? Ritirato dun* que alcuna volta i’
huom favio da i rumori del Secolo riceverà certamente un tal lume , perchè
rivolto alla forgentedì lui, come an* cora vediamo naturalmente accadere nella
Luna', che mai non è più colma di luce d’ al» Jora,che da noi non vedendoli nel
Novilunio Ha interamente rivolta verfo del Sole, che^ ; però diceva 1*
Apoffoio : £cj fpeculando noi I a faccia J coperta la Gloria ai Dio veniam-* i
trasformati in quella medeftma immagine* . : Chi è poi , che non deggia in
fommo godere , d’ una sì bella, e sì dolce iafufiQne di celelle ) . A a fplcn» Hehr. 4. [b] Seff dt Dopf» 4* 4f^ven* ' ^
3* % Digitized by Google . fpfendoirè
tròvandofi còme ài dtibpra dell’ infelice nebbia terrena , che tutte le baffo
cofe ingombra mifcramentc , e ricuopfe, a.» guifa appunto delle Stelle , che
dall’ impuri* tà dell’ Atmosfera ailontanandofi. più fem- pre acquillan di
luce? Lietiffima bilbgna_. '' iehza alcun dubbio , che fia l’ànima in tal
maniera illuffràta ritrovando nuovamente il fuo Dio , che è il principio della
vera alle* grezza, c che per l’innanzi ella perduto avea. In'due guifc può
perderfi Dio dall’ Anima , fecondo i Teologi Minici, o per colpa di lei >
opel ritiramento, che egli fa delie interne conlblazioni , onde viene poi la
cagione del. la triflczza , come piangeva il Salmifta : [a] ritira fti da me la
tua faccia, ed io mi couture bai, in qualunque modo accada quella per* dita
funeHilTima per lo più fempre ne fono in colpa gli fvagamenti del Secolo, fra i
qua* li diffipandofi l’ anima fmarrifoe quella luce di Paradifo . Offerva il
profondillimo Diego Stella, che lì perdè una volta il Redentore-, , ma nella
Città di Gerofolima, nella frequen. za del Popolo , e nella calca delle
folennità « cofa, che non accadde, come forfè era facile, quando egli
perfeguitato a morte fe ne fug. gì nbll’ Egitto: ib'flocrhè, dice , «e avvifa^
, che perniziofa è a noi la felicità del Mondo , meu- fai
Pfal’, 297.[b] In Lue, f 2, 1 Digitized by Google
mentre tn ejfapiììtoffo, che nelle perfecuzio- ni, e ne' travagli, Orijlo
Ji perde . lo sò, che molti mirano con orrore quella manieradi vivere , perche
v' apprendono un sò qualc_» diflurbo di libertà, come impedita, e legata .
Ncceflaria è cèrtiflìmo al ritrovamento di iDio la folitudine , afferma S.
Agollino ; [a] poiché la turba ha dello Jirepito , e quejìa vi~ pone depdera la
fegretezza ; ma è sì pieno di gaudio quello ritiro, che per entro di lui gio-
ilce lo fpirito, comefe in giocondiflima com- pagnia fi ritrovaffe , e perciò
fcrilTc col fon- damento della fpcrienza Bernardo Santo;[Z'^ colui, col quale è
Iddio, non è mai men folo di quando è fola , poiché allora et (i delizia libe-
ramente nella Jua contentezza , ed egli Jhffo allora é fuo per godere di Dio
inj'e ,e dije^ in Dio . Quella è la vera làpienza, alla qua-' le anelando i
Santi fé ne andarono in ogni tempo come raminghi dal fecolo cercando i nalcondigli
più ofcuri,c più tetri per rinve- nirla, e tenuti dagli llolti per huomini di
po- co fenno fi goderono una perfetti iTima, ed in' vidiabile tranquillità:
errando, Icrivc l’Apo- do lo, [c] per le folitudinì , per le /pelone he , e per
le caverne della terra, poiché di ejjì de- gno non era il Mondo" Echi non
vede feli- Aa 2 ciflima Ca] In ^o. TràU. 17. [b] de Vit.
jolit. £c] ad Hebr. 1 1 • l ^7® cHhma ciTere
quella ritirata dagli huomlnf e però gioconda in fommo a chi la pratica ,
nentrei/pregiaudo le creatureìàx^^ S.G ioan Grifoftomo, \a'\pey cercargli
Angeli nella folitudìne trova Dio ? Si fonda ancora uii^ tal gaudicf nel
piacere y che ha F huom (avio per la prudente deliberazione di larcfare il
Mondo ritirandofene prima d’ eflcre da lai lardato ) conofciute > che ne
abbia le frodi , come chi fuggito avendo opportunamente.*. Un pericolo nc
confìdera, pollo in ialvo» la.t qqalità Con una cerca fpezie d* incredibile..»
contentezza. Siccome è grande iafeiagura dei dolci huomini , che legiiendo 1*
impulfb delle palTìoni y e fecondando il capriccio co* me addormentati fèmpre
vi vono alla cieca » ed in mal punto fi rifvegliano fol per pian* gere fenza
rimedio il proprio inganno : così conviene» 'che fìa Ibmma l’allegrezza de*
faggi y che non dormendo mai , o rifveglian* dofi almeno per tempo y il pongono
in guar* dia per non rimanere delufi da un lbnho,che è mortale y e dormendo
pure tal volta , ma.» Tempre all’ ufo de’f ioni coll’ occhio aperto , lo
chiudono poi fenza pena una volta lieta* mente pagando colla morte alla natura
quel tributo*, che per gli fonnacchioil è si grave » come cantò il Poeta .
[b] lA "" ■■ - -a fai Hom. z. fapt Marc* 9om* i*
Cb] Tyionfo della Morte. Digitized by Go8ff %et Motte è
fin d*UHa ptìgìofiè ofears Agli anìiOti getrtìii : agli altri è aoja, {%'bamo
pofia nel fango ogni lor tura. Ì7Ì L’allegrezza ) ch9
hanno i cattivi» è moltd diverfa da quella de’giulU» perchè appoggia* Ca
all’effimero godimento > che aver (1 puoco nel vizio , mentre J! rallegrano
quando ban» no malamente operato > preito fi cangia,^ in cordoglio ; ma
quella de’ giudi origi- nandoli dalla gioja verace » che fi gode^
ncll’efcrcizio della virtù , è femprc durevo- le» ed immortale, nè può
fpiegarfi » dice-a Gioan Geribne , [b] il gaudio , ebe Jiba la-» fera , quando
fiafi fruttuof amente impiega-^ to il giorno .Dii] ìurtìQ pofeia d’un tal
ritiro’ s’aprirà di vantaggio la mente per riflettere, forra la dottrina di
Grido , e per efaminare-» la difuguaglianza , che po.(Ta edere tra l’ani- ma »
ed il filo efemplare , che è Iddio medefi- mo » colà , che nel Mondo fanno sì
pochi , e ne verrà una brama ardente d’immitarlo » forgendone pofeia nel cuore
quel gaudio , che ha ogni limile nell* unifbrmarfì al fuo li- mile . Nè quedo
ricerca Un tempo sì lungo* che deggia rhuomo abbandonare ogni altrn pratica
neceflaria al viver civile -, o politi- co» o d’economico » badando qualche
parti- ci a ^ cella Vtpv, (b) /. I. c, 2 j. V. Il»
r \ / «élla del giorno per rientrare
in fe fteflb dav-i rero , e profondarfi nella conlìderazione di quelle malfime
, e non ingolfarli pofcia nelle cofc elleriori in tal guifa , che perda affatto
d’occhio la , riva , ed il Porto delle interne-! confolazioni. •IV. Da
quello Ibvranoillullramento vie. ne l’anima ad accenderli in una carità- pih
vi. vaoe alla terza via, che unitiva chiama, perchè unifce , lega , e llringe
al Creatore.* Ja creatura con un dólce nodo inefplicabile di reciproca
tenerezza . Quella fortuna aver non fi puote certamente nello llrepito della
moltitudine , poiché in quella guila , che dal contrailo de’ venti s’ ammorza
la fiaccola, cosi fra i rumori del Secolo malamente pu6 confervarfi viva
la.fiamma del fanto amore, e però è configlio del grande Agollino : [al le
creature ,fe vuoi pojjedere il Crea» ' toro . Quello peròdcbbeintenderfi di
quelle anime ,cho fono ancora full’incominciamen- to di quella llrada , e piò
non hanno , che un‘ defidcrio tenue , e vagante d’amar Dio dav- vero'; poiché
in quelle , nelle quali arde già accefo il fuoco amabile della Carità, non folo
non è folito ad ammorzarli , ma crefce ànco- ra Ibvente negli efercizjmedefimi
delle efler- nc operazioni , come appunto vediamo negli in-
I (a) hMp. i DIgItized by Google mcendj
,che s^accrefcono bene fpeflb per laj fiiria di molti venti contrarj.
Attorniato, che farà per tanto lo fpirito da quelle vam- pe d’amor Divinò potrà
fìcuramente accu- dire agli affari ancora del Secolo lenza tema, che moleftate,
o diminuite elle vengano dal rumore di lui , come per tacer di tànt'altri fi vide
in un Filippo il Neri , che effendò tutto giorno in mezzo alla calca degli
huòmini vi- vea mai Tempre unito ftrettamente al fuo Dio , cd anzi , che
riceverne alcun fvantag- gio , ne tirò in ogni tempo un’accrefci mento mirabile
di cognizione , e d’amore . Nè io di- co già quello per obbligare gli huomini
di Mondo ad una perfezione , chC’ febbene da^ tutti immitabile , perchè
difcretillìma , pure fembrar potrebbe a taluno troppo fublime, c fuperiore di
troppo alla mifera condizione dell’umana fiacchezza. La rammento io folo perchè
lì veggia ad evidenza , efie anche nel Secolo può viver fanimia unita
foavemente al fuo Dio fenza che le cure , o pubbliche , o private la dillolgano
, o la ritirin da lui. Quanta fia poi la dolcezza , che in battendo una tal via
fente lo fpirito, quegli potrebboa dirlo , che felicemente ne godono , fe
pure-» ancora ad efld riufeir potelfe , mentre parlan- do il Salmilla delle
anime unite a Dio dilTe, £«] che hanno il gaudio nelle fauet ; come.^ A a
4 rin-, T/al, 14^. I *
37^ rmrct*rato » e fìfti'etto pef la gran forzai ^ ed ampiezza di
cfTo * onde fpiegar non lo po{To« no.Noi però ccrcherem divilarlo in una Con-
jettura fondaCa fulla ragion (ìiolbfìca , la qua* le pure è infallibile . Due
fono le fpezie della vera allegrezza, una , che nafee dal confegui* mento del
Bene , e h chiama giocondità;- l’al* tra , che viene dal poilcdimento di lui ,
e di* lettazione s* appella « Parlandoli pofeia del fornaio Bene , che è Iddio
, fomma altresì conviene ,che fta Tallegrezza dell’aniina nel confeguirlo per
mezzo della Tua Grazia, e nel poltedcrlo , ed unirli a lui col dolce vincolo
delfamore , comprendendo, che ha rinvenu* to pur una volta , e che pofliede
quanto può rinvenirft, e polTedere di buono , di beilo , di vero-i di permanente,
e d’amabile<Fò sì gran* de nell’anima d’Agolìino già penitente là lo* danza
di quello gaudio , che aitna lòia cofa.* rammaricavàli , e vivevano come
inconfola* bile , cioè del tempo , che perduto egli aveva innanzi non amando il
fuo Dio » e perciò fpelTb dolente efclamava : (^al tardi *01 ha amato, 0
Bellezza antica tantoì Si,tardi •vi ho amato ! Lo lìefTo gran Dottore fortilica
mag* giormento quella ragione rilevando l*impe- rizia’di molti nel cercare la
vera allegrezza: non tatti, ìhj egli dice, ricercano il gaudio do*
fa] Ser. di SS. P/ah 7*, * DIgilized by
9e htfognà èercarh . Ed lavctó quinti s’affa-», ticanp indarno per
iftabilire nel Mondo la^ Contentezza loro » trovandoli mai fcnipre_i interiormente
piìi confali > e turbati ! Se mal gli riefce di rinvenirne alcun poco é lA
paf« iàggicro il faggio di lei > e sì jiicnticore « che o manca ben torto in
fe medefimo , ed ingan- fce dal cuore di chi finge goderne per
non^. confelfarfi da. lei deMo i ejjetfdo i fecondo il S. Giobbe , [b'\ a gaffa
d^att punto la gtoeon- dità dell' Ipocrita , Riflettendo il fottilifiìmo S.
Bernardo fovra le parole del Profeta^Rea- le , (c) dove dice rivolto a Dio ; tu
mi de/li allegrezza, nel cuore;, meglio ci fcuopre la_< verità di quello , che
a ndiam dicendo < Offer» va egli ♦che l’allegrezza dividefi in altre due
forti diverfe , una effendo allegrezza del cuo- re , e l’altra degli occhi.
Quella pertanto, che abbiamo nelle eftsriori co’fe ♦ e caduche del Secolo , è
folamente allegrezza dell’ oc- ,chio»cbe ne’ V a rj Oggetti fi va dilettando,
fenza che per una Ibmigliante Utfttìga fi ralle- gri veramente lo Spirito ;
quella pol'cia > eh® dall’interna unione con Dio deriva , dee dirli
allegrezza vera, c ffabBe , perchè à' tutta del cuo- 1&2
hP/al^ilh^ «ap.iciia I ctiore .. E che ciò (la così
ricavar fi puote dal« la ragione ancor Teologica , mentre effondo Iddio
infallibile nelle fue promefle non può mancare di tener la parola , che ha data
a cìafche*duno per bocca del fuo Salmifta ; (a) dilettati nel Signore , ed egli
appagherà Ic^ richìejìe del tuo cuore. Maxima farà dunque.» l’allegrezza di
quello Spirito» che unito vi- vendo a Dio veggia coniolate ficuramente le fue
brame, nè delula alcuna mai di quelle fpc- ranze , che nella bontà di lui ha
gettate . Per ftringere tutto in poco balìa Ibi dire, che que- llo vivere unito
a Dio contiene in (e tutto il buono di qualunque altro ', che Icier lì poifa» e
niun male di que’ tanti , che in cialcheduna altra maniera di vivere lì
ritrovano . Così conchiufe un certo Romano per follencre la gloria della Tua
Patria al di fovra d’ogni altro paefe nel Jitigio inforto con tre Itioi amici
di Città differenti ,c delle più vaghe d’Italia; losht dilTe , quejìo dì certo
, che in Roma fi trova tutto il buono y ed il bello delle altrt^ Città , e
nulla di quel cattivo , che ìn^ ■effe può notarfi . Da quello addunque » che.»
pure è poco in riguardo ai moltillìmo » che It lafcia , per non ufeire da’
^rmini di quan- to può praticarfì dalle perlbne ancor fecola- ri » ben
raccoglier, fì puote , che eftrcma fia_i la •ta]
DIgilized la giocondità di converfare con Dio, Ja quale
propofia abbiamo all’huom faggio in quello Capo per non defraudarlo d'un bene ,
che_j tanto a lui nel Mondo quanto alle anime pii'i ritirate può elTer comune. Soggiugnerò
qui per ultimo alcuni mezzi , per i quali farà fa- cile all’anima a confcrvarfi
in quella felice Unione con Dio , quando già l’abbia fatta ; o pervenirvi,^
quando ella voglia . V. E’ certo, che non potendoli da. ve- runo paflfare
ordinariamente nelle materie Mofali da ellremo ad diremo , bifogna, che l’anima
vada palfo a palTo accoftandofi a Dio, e da quel foramo raffreddamento , nel
quale potefiV trovarli a cagione delle tante lufm- ghc , che nel Mondo
la-ritirano dal vero Be- ne, fi vaglia come d’alcuni gradi per giugne- ■ re a
poco a poco a quell’ardenza di carità, che a lui debbe unirla in, quella vita
,.pcr ri- manervi pofeia più felicemente unita in eter- no . Tutti i SS. Padri
, ed i Maellri di' Spirito, hanno fempre infegnato. cheTcfercizio delle’
virtudi è qu.ella fcala appunto, per cui di gra- ' dino in gradino fi perviene
ad una s'i giocon- da, e s\ perfetta felicità . La Ibllanza poi del- le fatile
virtudi non potrà mai fiorire nell' anima , che non le và coltivando per mezzo
della pratica, mentre dalla frequenza degli atti formandoli 1* abito di effe ,
mai non_» s’acquilleranno fenza imprenderne giornal- mente l’efercizio
d’àlcuna. 3*0 ©e/ modo di Converfare cò« altri finta .
interrompere la Converfazione tonDio» . • « t< A
Vendo io Tempre in mente di parlar» in quedò libro con quelle perfone» che
eli'eado nel Mondo hanno pur anche ne> ceilìtà di trattar ' fpelTo con gli
altri , non ho voluto lardare di porger qui ancora la rego- Ja d’unire alla
convenienza del civile confort» zio la Contino va converfazipne conDio.Sem* bra
quella a prima fronte una fpezie di Para» dolTo » che polfa l’huorao trattar
coll* altro buomo di giorno in giorno > e viver Tempre nel tempo medefimo
unito a Dio col cuore. Oltre però aireflerfì veduto in molti Santi d* altilTima
perfezióne , come in un PrecurTore di (grillo palTato dalla Iblitudine alle
Corti» in tutti gli Apolloli > ed ìn'S. Paolo Tpezialmen» te» e ne’ tempi
noftri ancora in tanti altri £roi » i quali tutti l’adempierono a meravi» glia
: può l’huomo ancora men perfetto > ma d’indole buona, e defidcrolb di viver
con.» rettitudine prefcrivcre a Te medefimo tali Conbai, fuor di cui non
trafcorrendo lo pra» tichcrà egli pure con ugual piacere , ed age» volezza .
Già non fi è mai qui contefb , che_j l’ufo dj Converfare con altri non
fia fbllan- » -■ - - ^ « afalmente buono » e fpeflb ancor
profìtte/o»' le «onde viene per confeguenza, che baiU non abùlarne , per potere
anche in mezzo di lui confervare intatto il candore della vir- th >
converfàndo così nel tempo flelTo , e con gli huomini , e con Dio . Quando ciò
riufeir nonpotefle bilbgnérebbe indur ciarchcduho a far vita da folitario , e
torrebbed ogni Ibr- ta d'umano conlbrzio contra le làggie difpo* ftzioni della
Provvidenza divina , che l’ha or* dinato al vantaggio , e confervamento delP
Univerfo . Infatti il Redentore trovandofi in cala delle due Sorelle.di Maddalo
non mofirò ' minore affetto per Marta, la quale occupa- vali nell'' faccende, e
negli affari di caia, che per Maddalena , la quale flava al Tuo pi& con-
templando . £i riprefe la prima bensì , noa^ però per l’impiego ederiore , in
cui s’eferci- tava , figurando in effa la vita attiva , ma pel troppo
affannamento , che ne moftrava nell* inquictarfene : del rimanente atteda S.
Ago- _ nino, («> che : ammendne furono unite a Dioi ammendue in quefla
mortai carne a Dio con- cordemente fervirono. Il punto addunquedi; nel moli
rare , che non fià queda cofa per ve- runo difficile , perchè la perfbna di
mondo pigliandola in diffidenza non abbia a ritirar- fene , e darle qui i mezzi
opportuni per C»!! Str, z6, de Verb, Dom. /
Digitized by Google f jS*
efeguirlàsfcliceinente fra i ruinori benanche del Secolo . II. Il primo
per tanto di quell i mezzi fa* ^ rà l’aver Tempre l’huoino di l’enno prcfente.
alla memoria la gran verità , che Iddio lo ve* de y edoirervu non foloa minuto
le procedu- re elleriori di lui , oltre alle quali non eden, deli l’um'an
guardo , ma quelle ancora > che fono pili occulte, e pihracchiufe nella
fegre- tezza impenetrabile del penfiero . ■Quello ri- flelTo ebbe forza di
perfuadere la compodez- za de’ codumi per duo a i Gentili , e lalcian- done i
molti efempj , che addur fi potrebbo- no , balla quello , che fra le IlelTe
amenità , e fralcheric cantò pur lériamentc Ovidio : CQ Pà , che fia il viver
tuo fetìjpre ìnnocentey Poiché per tutto é il grande Iddìo pr e f ente.
Un’huomo ,che viva con una tal mailìma in mente , non trafeorrerà certo mai in
alcuna cofa ,.che da riprendbile , efapendo elTervi ùn Giudice vigilante , che
la nota , e l’apppn- ta per chiederne conto a fuo tempo , averi Tempre per
quedo mededmo un gran riflelTo , per non renderfi reo. Egli è manifedo, che 1%
loia prefenza degli huomini tiene chiede fìafà in contegno per non operar male
allo ico-> perto-, onde molti ,o fono , o per lo 'men pa— . jon buoni,
perchè la verecondia, ed il rilpec.. to contende loro di fecondar le paliioni
do« " ve, fa) de tArt. / 7
Digitized by Google ve , e come vorrebbonó ; Se dunque farà
vi- va la fede non averaflì certamente men di ri- guardo per la prefenza di Dio
, che per quel- la degli huomini , e (ària ben perverfo colui, che non
ammettendo vifibilmente la colpa, per non Ibggiacere alFaltrui cenfura , le ac-
confentilTe col cuore nulla temendo il giudi- zio di Dio , avanti di cui col
folo interno ac- confentimento già l’averebbe commeOa. lo oflervo di più , che
tutti i peccati fono foftan- zialmente male creanze, alle quali repugna Tempre
la ragione, la convenienza , e la civil- tà . Per quello ognuno , o per lo meno
i più civili , fi vergognano d’effere pai efem ente-.» cattivi , perchè temono
di comparire mal cofiumati , ed incivili apprelTo degli altri. Quello Ibló
motivo di Ikvia , e civile collu- matezza , ballò a far degli Eroi nel Paganefi-
tno , i quali feavclTero avuto il lume della.- Fede per dar inerito alle
proprie azioni , ed indirizzarle all’ultimo fine della vera virtù, farebbono
Santi . Che pefo dunque aver deb- bo un tal penfiero unito al raggio di Tanta.,
Fede nelle perlbne cattoliche per far sì , che più temano d’elTcr , peccando ,
incivili con Dio , il quale merita da chiunque il conolce Un’infinita riverenza
? Pure l’u, nana malizia è giunta a vincere in molti un sì giudo riflef- fb
inducendogli ad efier cattivi tutta volta, che non fi veggia dal ìAonào y ed è
appunto quejlay efclama San Giovanni Grilòllomo, « ‘ .
f ai rorl^ìae di tatti i mali , ché ftèj;ti affitti feeeamìmff mtt temiamo gli
occhi di Die» ma quegli fole degli huomhl. La Perlbna pe- rò, che punto abbia
d’accorgimento , e di prudenza, fi riderà d’un rifng'o sì debile, e 8Ì vaito ,
che liberandola per poco tempo dal rimprovero degli huomini (àvj la rende rea
pre^o l’Altiifimo colla' certezza d’avere an- etie una volta a i'entire la gran
confufìone_« di quella colpa , che adeflb ricuopre , accre- iciuta- poi
dall’aggravio d'aver ella voluto ingannar gli altri coll’apparenza d’una bu-
giarda modeftia , Peccarono i noftri Proge- nitori nel Paradiib delle delizie
forfè per quello iblo, perchè non rifletterono,cheLj Iddio gli vedefie ,e ciò
fi riconobbe , quando commeflà la colpa a tutto il Gener noftro sì grave,
cercarono di nafeonderfi agli occhi del Giudice , che venne ben toilo à
chiederne.» Conto, Meglio l’ averebbono intela ad occul- tarli quando l’
ingannevol Serpente fece loro Pindegna propofia di violare il gran divie- to ,
ulàndo ogni sforzo per chiuder l’orec- éhio ad una infìnuazione sì detcilabile
, cke fiiggire inutilniente quella coudanna,la qua« le venendo loro da un
Tribunale Ibvrano era inevitabile ; Felice farà pertanto chi non la- feiandofi
acciecar di maniera dalla pafiione» che I (a) jtd Gr.
V che venga a (cordarli della Divina prefenza» ■fe ne
prevàlcrà come d’un forte feudo centra gli fcaltri alTalimenti dell’Infernale
Nimico* e memore * che veglia inftancabile fovra di lui l’occhio di Dio , non
ardirà mai di far co> fa , che polTa meritargliene l’ indignazione. Potrà
egli trovarfi allora per tutto con ficu- rezza , trattare con tutti , mai non
mancan- do a veruna delle civili convenienze , mentre fervendogli un tal
penderò di guardia , e di Cu(lodia *farà ficurodi non nfeire da’ più ri- gorofì
confini della modedia . Sieno pure pe- rigliofì gli oggetti * lubriche -le
occafìoni', frequenti i lacci* l’anima fifTa nella gran maf- lima d’effer
Tempre veduta da Dio averà in_, efla un’ajuto si gagliardo per reggerli ,
che_> ripeterà a fe medefima con S. Bernardo : Ca) petea dove tu non f appio
ejfere Iddio ; che è quanto dire , pecca pure fe hai cuore di farlo lòtto gli
occhi di quel Giudice , che lieeomeL.* fempre ti vede , così può ogni volta ,
che voglia * punirti . Nè quella cola è tanto diffi- cile ,che non polTa
efeguirli da tutti con po- chiffima pena , mentre nulla più colla , che_» udire
le voci interne * le quali mai non man-- cano d’awertirci di ciò, che efler
puote o in- giudo * o nocevole . Iddio non lalcia mai di parlare al cuore
d’ognuno*perchò egli in noi* B b e noi vivejfdt c. 29,
•e nona lui eifcnilo Tempre > fecondo tl detto deil^^Aportolo: [a}/»
/ut viviamo, tu lui ci ' pioviamo , ed ift lui Jìamo i Egli , come Padre
amorolò , non traJafeia mai di fare il poiTibi- le per non perderci , e
c’ammonifce , quando bifogna, perchè noti abbiam da fcoHarcene. '' Così
al l'uo Lucilio fcriveva ancor Seneca^ perfuadendolo a non rigettar mai le voci
in- teriori , che fono il linguaggio piu proprio di Dio:[é ; egli è a te vici»o,e
teeo, è dentro di te ; t) , dico , ò Lucilio , dentro di noi abitai un /agro
fpirito delle nojìre o buone , o cat- tive operazioni ojjervatore , e cujlode .
Que- llo riHcflb ancora cagionerà nell’huóm (àvio un prudente, ed util timore
d’oifenderc il filo Dio , che Tempre lo vede , poiché fe è delit- to il farlo ,
quando ancora a ciò non il peni!, lo farà doppiamente , quando fi faccia pen-
ìj fandovi; e chi a ciò riflette non vorrà mai , 6 I più difficilmente per Io
meno s’indurrà a vo- ler difguflarlo con quella graviifima circo- danza di
iàper beniflìmo d’elTer da lui vedu- to . £ra inconiblahile il Penitente di
Palelli- na per la gravezza del fuo peccato , e riflette si Pier Grifologo ,
che ciò in lui derivava.» dall’amaro cordoglio nel Ibvvcnirfi d’aver potuto
prevaricare (otto glir>cchi-del fuo Signore : /ente Davide , egli dice
qual /ce/c- [a] 17. [b] Ep. 41. [cl] \
r?^7 JceleY aggine Jta il peccare nel cof petto mede- fimo d'eli’
Alt ijjìmo , e però efclama ; a te fola . ho peccato , ed hofattj male alla tua
prefen^ za! Tanto è poi agevole il tener vivo in nienr te quello penfiero,
quanto lo è il mirar quel- le cofe, che ci cadono Tempre lotto dell’ocr .chioi
le quali tutte fìccome ci ricordano la^ fomma liberalità del Signore, che di
tante , e sì palefi grazie c’ha ricolmato , così ancora pofìbno ricordarcene la
prefenza . £’ quello un preziofb infegiiamento, efoavillìmo iri- ,fìeme di S.
Bernardo , che fu fempre< intelb a feoprir la Divina benelìcenza , ed a
trovar le maniere d’elàltarla , e di benedirla; (fl;y?cco* me, così egli
lerilTe ai Monaci mirabilmen- te , non v’e momento , nel quale non goditi l'buomo
della bontà di Dio : coiì nìun mo-> mento debbe ejfervi , nel quale egli non
ab-^ hi a alla memoria prejente ilfuoDìo. 111. Perchè però ciò fucceda
ancor piò felicemente proccuri la perfona fecolarc d’ aver Tempre Dio nei
cuore, che farà il fecon- do mezzo per poter converTare con gli altri, Tenza
partirfi dalla celelle Converlàzione. Aver Dio nel cuore è una coTa alTai
differen- te dall’averlo Tempre in memoria, perchè quello può talvolta
originarti dal timore di Tua giullizia,e quello Tempre naTce dair B b 2
amo- • \ m (a) In Spéc. Monach.
» T I ■ j88 •more della (ìia
bontà. Il timor del ^(ligOf benché fìa falutevole , éd inculcato alPanima
da’SS.Padri, e da Dio medelìmo , è però ferai» prc uno flimolo piìi fervile ,
cd imperfetto» aahbracciarfì colla virth , la quale (ovcnte-« non piace per
altro » fe non perchè non può piacere fenza pericolo » e fenza danno «il Tuo
contrario : onde cantò il Poeta ; * pecca P empio per timor di
pena. ‘JL’amore polcia è un dolce vincolo , per cui
onitillrettamentc[inrieme due cuoritfì riguar- dano con una gelosìa sì delicata
,che ad uno mai non permetterebbe i'òffendcr l'altro» quand' anche poteffe
farlo impunemente» ' nè alcun motivo o di timore , o di fperanza^ arerebbe mai
fòrza di perfuader loro l'infe- deltà . E' quello quel piò nobile » e più poi-
j fentc motivo , per cui fi riguardano da ogni . neo di colpa gli amici di
DiojC quelle anime» che di vera bontà ricche fono » e per fii dettò: Per
amor di Ofirtate il buo» non pecca r Potrà per tanto meglio di fe fìdarii
quellaJ perfbna, che pratichi efteriormente con tut- ^ ti , avendo Tempre Dio
nel cuore,, poiché ' amandolo con tenerezza , fi troverà ancor ^ «
. piò forte per non indurli giammai a rompe- f c te i
propofui della fua Fede : quefio , fcriffeJ Piatone , è bea eerto , che aiua
male puÒ mai accadere all* huomo dabbene . Tanto io non vò dire, poiché
infegnato. ne ha Iddio ftelTq , che una tale certezza aver non fi puo« te fra
le tempefie di quello fccolo inganna* tqre, e che c Tempre miglior colà il
temeroj di quegli inciampi, che ci Hanno tutto gior- no frappiede ; ma dirò
bene , che amandoli Dio davvero , e non lafciando mai , che egli parta dal
cuore, farà piò difficile , che uno a* ì induca ad offenderlo per grandi, e
lufìnghie*. ri , che fieno i tentativi per farlo . Vediamo Guanto può ì*
amicizia tra gli huomini quan«. do ella e vera , e fondata fulfe bafi della
vir- tù , c fe ne Icorgono prove sì nobili , e lira- vaganti, che fembrerebbon
prodigi le l' ulb,. c la frequenza non le rendelfero meno mira- bili •
Potrebbono fenza dubbio ad un amico, fe è leale, prometterli tutti i telòri del
Mon- do, che mai certamente non picgherebbefi a far cofa, che oltraggiar
potefle , o in alcuna maniera affliggere l'altro amico ; ne manca- no efempj di
chi ha fcelto anzi la morte, che P infamia di rompere una tal fede . Se l'amo-
re addunqne tra gli huomini è d’ una tempe- ra sì robulla, ed infupcrabile ,
quantunque^ non ecceda egli punto l’ effere d’una quali- fi b j tà
. U ^olog^ . I V %
tà naturale , di qual Ibvraflino carattere fa-- rà egli poi derivando
dall* abito della òarità« che è una perfezione Ibvranaturale t ed iri_.' tutto
colefte ? Legato', che fia a Dio 1* huo'» mo con quello nodoamorolb, che ben
può ferfi , confermandolo anche Seneca : [ajtra gli buomìttì buotiii è
DiOyVi è amicìzia coaci’- glìata dalla virtà : io non sò figurarmi qua- le
allettamento aver polfano mai le terrene cofe per difcioglierc un legame si
tenero in- fiemé , e si forte . La Spola de i fagri Cantici perduto avendo il
fuo diletto, che pure ama- •va finceramente , fe ne giva per le llrade , e per
le piazze fenza, che alcun fpcttacoio, al- cun oggetto , alcuna curiofità la
divertifle_» punto dal fuo cammino , e dice il Sagro Te- llo, [3] che mai non
ebbe quiete, ne conten- tezza , fenon quando 1* ebbe trovato , fegnq IJcn
chiaro , che niuna delle elleriori cofe.^ avea forza di rompere il nodo si
dolce di quell* amore . E’ quella Una milleriolà figu- ra delP anima amante, la
quale avendo fem- prc in cuòre , come 1* unica , e piò rilevante premura il
s5moBene,a cui già s’è unita,feco per mezzo della contemplazione converlàn- do
fovente, perocché , al dir di Marlìlio [c^ , piò che va- a»
fdtìttjjmjo ' congiungimento fi forma ; non trova piacere, promelTa,
vantaggio. ,(a) De D^>FroV. iSb] Cant.i.[clJft Porpb^
t vaglia a dtllorla da lui , come di iè dicea Ite-**, tamente
P A portolo: («) chi ci feparerà daHa\ carità di Crifio ? Porto io bene.perciò
prò*- mettere allcperfone ancor fecolari una tal. Scurezza > che franche le
renda , e quafi in^ yincibili nei forti artalimenti delle terrene_ji. lufinghe
tutta volta , che abbiano appr db a.-. tener Dio nel cuore , ed a riguardarlo
con^' quella fpezie di gelolìa , colla quale riguar>« dar foglionrt le cofe
pib care . Accefa in erta, quertafìamma di Paradifo, tutte làprà con-; vcrtire
in proprio nudrimento le cofe crter-. ne, evenendo neW anima y come voleva..;
S. Agoftino , [_b'] qualche altro oggetto da-»- amarfi fuori di Dio ,farà colà
rapito , dovc^ corre V impeto di tutta la dilezione inter io • re • Così vcdefi
avvenire in un vado incen- dio , dove prefo avendo il fuoco un gran vi- gore,
tutto d’ dea a lui ferve per crefeere, e 6no quelle cofe meddlme , che altra
volta., ertinto l'averebbono; poiché una vampa, che arda già con violenza , o
non teme , e divora il fuo contrario, o per lo meno quàdo pur ce- da, a grà
fatica s’ammorza.Ne vi fia chi ven- ga meno di cuore , e perdali d* animo fìgu-
.randofi in quella dilezione interna una tale.# dirtìcoltà , che deggia mettere
in una gran., pena lofpirito , poiché foggiugne S. Agofti- Bb 4 no
»^a^ Rm, 8. Cb^ /. de p0, C^if^ c, as(. noyquelT amre meàefmó
effendofdnto , pei*- fettone divino: [^a]re^d6 agevoli^ e le fa ^aveT come un
nulla, tutte le cofe pià afpfejepià ar- due.Ogni altro amorè'terreno comecché
ge- BerolbiCoftante,ed invjtto nc fembri,è debile nulla di meno, volubile ,
codardo , efe non_* altro è l'empre inquieto » c gravofo ; ma 1* amor verfo
Dio>perchè ripolà come pietra^ nel centro , in un oggetto vero , buono >
cj perfettiilìmo > non ha nè gravezza » nè inco- Àanza , ne inquietudine ,
che recar poffa fa- ftidio anche minimo: ed il cuore , anzi, che_i pena, ed
affanno , in lui la fua pace , la fìia-, quiete, e la fua più (labile
contentezza rinvie- ne . Quella è la condizione deli’ uman cuo- re, che non
polTa aver mai nn ripolo vero, e giocondo , le in lui non accendefi una fìam-
ma sì pura, e sì amabile, onde pieno di lei fe- licemente efclamava lo
fteflbgrà Dottore di S. Chiefà AgofUno ; [_bl per te t Signore , ci hai fatti ,
ed è inquieto il nojìro cuore finché in te non fi quieti . Sarà quello per
tanto un mezzo gagliardo, agevole, e foave per far sì, che la Perfona polTa,
volendo , non mancare alle convenienze del Secolo trattando civil- mente con
tutti, fenza interrompere mai là_» dolce ConVerfazione con Dio • IV*
Sidifledi (opra nel Capo Vcntefiftio» che uno dei prefervativl Contra il danno
del con- M De lìeth^ jyom.fer, 5>*Cb] Lfh. i , cottfic . CónVefrfàf
màlamenté è il peniar fpeflo alle miferic del Mondo ) cheadefeano gli animi
incauti) c poco illuminati; adelTo io propon** go un altro metzo « che fembra
convenire.» Con quello « ma è di gran luiiga digerente, e pili efficace .
Quello è lo Audiat'c l’ huom.* favio di togliere da tutti gli oggetti dilette-
voli quel meravigiiolb) e quella dirém cosl« imprimitura di rorprèdente,che a
prima frS* te vi trovano con molto danno coloro > che ne rimangono pre(ì,e
legati.La meraviglia^ eccedente è Tempre indiaio) o di leggerezza^ odi poca
efperienza , onde Tuoi elTere primo principiodelThuom civile, e culto, di non
mo* ilrarii mai tanto Ibrprelb per qualunque gr& cola, in cui s’imbatta,
che altri pofla crederlo nato allora fra gli huomini, e digiuno affiattó . di
fomiglianti vedute . O’ uno di cofloro dilTe bene un arguto Romano io vedendolo
come in eftafi di ftupore nell’ entrare nella Gallo» .ria d’ un gran
Perlònaggio ; iao// Per lui ^ fhef chino , fe non vedea que/la grandezza^ ,
perchè il mondo gli faria parato men bello i ed auerìa penfato meglio alP
Eternità . Que- llo però) che in genere di pulitezza e coltu- ra civile è un
fcmplice sbaglio , nella Mora- le diviene un errore di confeguenza benej ipeflb
affai grande, e lagrimevole;poichè fo- ‘ guendo i 1 cuore la meraviglia dell’
occhio s^ inganna a partito , a quelle cofe fortemente, attaccandoli col
dedderio > e coll’ affezione « ■ ■ thè ehc meno il
meritérèbbono . S. Paolo, chfe fa un tngegnoib , ed infìgne difpregiatore-o del
Secolo , trovò queda bella maniera di prenderne a.vile tutti gli oggetti piò
vaghi , e piò mirabili dicendo ; tutte le cofe io le ho giudicate come
immondezza . [jJ Non pen* lava egli: al danno , che recar polTono i finti beni
del Mondo j alla gran pena , che dee ibfi- ferirli, o per acquidargli , o per
cudodirgli , alla noja che apportar fogiiono, ottenuti , che fieno; perche fono
quelle ragioni , che.» ammettono del contrailo, e che addur fi pO' trebbono per
convincere chi nell' opporli ula dell'intelletto . Ma dovendofi andar con- tra
de i fenfi, che cicchi fono , e materiali , ei •valevafi di quella fòrte
apprenfionc fenfibile •di figurarli tutto per immondezza; e fìccome per fuggir
quella non v' abbifogna difcorlb, badando 1* abborrìmento della natura , così
guarda vali dalle terrene cofe con ugual nau- .fea, efenza metterne in contelà
la fuga, figli ò poi chiaridimo ,che avvezza l'anima.» a oonverlàre con Dio per
mezzo delle fante contemplazioni , le quali up giorno piò dell' altro le ne
fcuoprono l' Mifinita, edincom* prenlibil grandezza , molto non troverà dil^
iicilc con un Ibmigliante confronto a figurar* fi come immondezze le cofe piò
belle , più avve- ta] 8. avvenenti , e più
gradite del Secolo : t»Ua^ volta , dieea ben S. Girolamo [a] che Crìflo cominci
a parer dolcct ^ ttecejfario , che ama~ ro divenga il Mondo . Al paragone del
vero»' (bmmo, e perfetto Bene cofa può mai parere ogni maggior ben della Terra
, finto , appai rente , e caduco > fe non fc appunto una colà da fconvolger
lo ftomaco, e da fuggirfi ben,» tolto , fenza neppur rimirarla ? Tanto infei
gnava anche Plotino per afiicurare a i Gio- vani fpezialmente l’ innocenza del
cuore in mezzo alle batterie del Mondo : [èl alle fu- periori cofe convien
ricorrere, perchè non ca- * diamo in qualche fpezie , che abbia delfen- fuale .
L’ arte è quella di rcnderfi T huomo beato anche in terra , non lafciandofi mai
fovverchiare danna beatitudine, che ricono- feiuta una volta , come è pure ,
per menzo-, gnera P affliggerebbe; c tanto volle inferir^ S. Agoftino
dicendo, [c] che; è pregioi.d’ una grande felicità il non ejfer vinto dalla
felici- tà . Potrà poi d’ una tal arte fornendoli trat- tar la perfona
civilmente con tutti , trovarli in ogni luogo, godere d' ogni comparfa , e_»
non temerne danno , poiché fecondo r infegnamento dell' Apofiolo,
{^^dique- fio Mondo , come fe non ne ufajfe : non vi £a3 Ser. ij.
[b] Ettead.%. £c] hPfal/^\* * £dl i. Còr. 7. * . /*
I farà oggetto s\ mefavigllolb t c sì dilettevo- le > che
abbia forza d* allettarla contra_> quel vivo conofcitnento » ed intimo» che
averà prefo dì tutti . Molti ..girando coll* occhio per le varie fpezie
ingannevoli della terra , col penfiero flan fermi » Ibnnacchio- ti» e melenfì »
onde prevalendo in tal cafo 16 fìupore della pupilla arriva ad ingannare.»
anche lo fpirito . Lungi però fìa Tempre dal- l’ huom prudente una sì danncvole
fonno- ]enza»ed ìmpari ad alzarfi un poco fovra f&j fleffo per poterti
ammacftrare da fe, e no.rt« aver Tempre d* uopo di chi lo guidi in trat- cia
del vero: imparate, dice S> Agotiino» faj «el Mondo ad effer fovra del Mondo
, e fc^ gemete f ottobri pefo del corpo voli in voi lo fpirito interiore .
lucilo tieflb tumulto dello piò floride adunante può trovar largo cam- po a i
Tuoi voli chiunque ha genio d’ alzarti al di Tovra di ciò > che fi vede .
Chi non mi- ra , che alla Tota apparenza del gaudio , dell* ilarità , del
tripudiò , in cui la maggior parte ti perde , certo ne retierà invaghito»
delulb • e tircttamente legato : ma faccia unpicciol volo , e rifletta quanti
ne mancano de* Co a- gregati, e de’Vcgliatori d' anno in anno , di mele in mefe
, di giorno in giorno » interro- gando Te medetimo con S. Bernardo : dmmt dove
fono gli Amatori del A&ndo • ' i qua- Ca] De Gvit. pei c,ii, Cb]
Medit, r.a. DIgitizecI 9 quali poco iauanz* èrÒHÓ cott
mi ? lAltré di loro »oa è rìmaflo , che cenere , ' e ver- mini I Nò quefto volo
llancherà molto chi 1* intraprenda, poiché per tutto fucccdono tali cali , che
viva Tempre mantener poflbno la memoria di (bmiglianti miferic , c fugge- rir
Tempre nuova materia al diTinganno d^ ognuno . Rammento'mi , che in una celebre
Città df Italia trovandoli un giovine a dipor- to dilTe con meraviglia aduna
Donna lag- già : quefla ì veramente una bella Converfa- zione, mentre io non vi
capito maìy che non^ vi rinvenga oggetti nnovr. riTpoTegli allora», con Ibdezza
di rifledione la Donna : quello , che a voi fa meravtglìay e piacere , a me fa^
terrore , mentre confiderandola fpejfo cam- biata per la morte di molti ,
rifletto , che può cambia rfi ancor per la mia fema , che io jap - pia il
quando . Badò al giovine codeda fola confìdcrazionesl vera,e si palpabile per
non laTciard mai piìi fòrprendere dalle novità lu- iingitevoli della terra ,
ediedi di Tubito ad una vita in tutto eTemplarc . In queda Tor* ma lì regoli
nell' edimazione delle coTe ede- riori chi brama di non rimanervi attaccato ,
leco Tempre avendo un vivo raggio di luce » che K ajuti a rimirarle per ogni
parte , ed a», cavarne fuori quelle circodanze, che le ren- dono meno
ammirabili di quel , che Tembra. no . Chi di notte cammina col lume Teco ve-
de, e fogge Tempre ogni pericolo ; ma chi Tervefi 397
39^ fervori dell’altrui , IpelTo rimane al bujo j eJ . cade , o
sdrucciola per lo meno con grave_f danno , Non è (ìcuriiTiiTia la fperanza
d’illu-* minarfi per le cofe medefìme , che iì veggio'* no t o per l’ efempio
di chi sà valerfene aj buon ufo ; ma c ben certo , che provveden* dofi l’ huomo
d’ interna luce fi reggerà fem* pre bene , e fi terrà lungi da quelle vane lu-
(ìnghc , dietro le quali fi perde fenza confi- glio la moltitudine . Sfuggirà
con un tal mezzo quella dorata, ma pelante catcna,che portano al piede non
pochi per mancanza^ di rìflelTione a ciòcche gli dringe , della qua- le così
ialciò fcr.itto profóndamente Marfl- iio: [a] quejìt, che Jìq contemplando è
libero , ma chi, ed it corpo , e le ejlerne cole curiofa- mente. rimira , ferve
al corpo , agii huominì , e alla fortuna . in (umma Faccia lo sforzo maggiore
cialcuno per non ingannar mai fé medelìmo apprendendo in quegli oggetti , che
gli cadono folto deli’ occhio quel buono quel grandiolò, e quel dilettevole,
che vera- mente non hanno : ma vedendovi dentro , e nel midollo pih intimo ,
prima d’ impegnar- vi 1’ affetto , fi tenga ben fullc fue , e non fi getti con
tanta agevolezza a feconda d’ ogni corrente . Quindi fi rifparmierà la pena d’
flvcrfi una volta a vedere delulò dalle pro- prie ^a] la Plof.
I prie fperanze mal appoggiate^ e da lina ccrCJt colorita
apparenza, che ben fpeflb è la reta-» de’ cuòri , a i quali altro per lo più
non rima^^ ne ,'che un tardo , ed inutile pentimento d'^ • aver volute ad ogni
cofto cofe , che non me^ ritavano d’ clTer neppur riguardate -da lun- gi . Cosi
avendo l’ huom favìo Tempre a vi- le il fecolo ingannatore, che è fecondo Ric-
cardo di S. Vittore , {a] U primo paffàggio al- la Virtà: farà ficuro di non
allontanarli pun- to da Dio per mezzo delle terrene fjjezie , e dando colla
perlbna tra gli altri farà Tempre interiormente unito a Dio col cuore . E’
quella una maniera aifai ingegnoTa di delu- dere il Mondo medefimo condellrezza
, fin- gendoli , per non contravenire alla conve- nienza del filò partito ma
confervandoli mai Tempre parteggiano della virtù . Fu fcaltro alTai il
ritrovamento di Jeu iùcceflb- re d’ Acabbo nel l^eguo , il quale Tacendo
credere agli adoratori di Baal di volere eflb pure fagrificare a quelTIdolo ,
nel piu bello' gli Tè mettere'a fil di Tpada mandandone in-* pezzi r infame
Statua: dice il Sagro Te- de , [^] facea ciò ìnfìdiofamente volendo,
mandare in dìjperjìone i Coltivatori di Baal Se all’huomo prudente non riulcirà
d’ atter- rare col Tuo contegno i vizj altrui , per lo meno ^a^
1 i* a. 2* ^b^ IO* I : '40<> fileno gli
verrà fatto con una tal arte di te* nerglifempre lontani dal proprio cuore»
mantenerli fedele a Dio » non lalciandonc la dolce Converfazione per la fallace
^ e lufìa* ghiera del Mondo . J \ Aot
> Conclujìoné deW Opera . I. A . Ltroquìnon mi rimane, cherinno-
XX vare in primo luogo la protefta già fatea lui principio , ed in molti Capi
di qucr fio Libro, cioè di non avere io fcritto per al- tro in quefta materia ,
che. per indennùare_» la coHumanza del civile confbrzio battuta^ forfè con poca
diferetezza in altri fogli vo- lanti , e fenza fupporvi mai alcun dilordine.»
pofitivo prefcrivcre maniere pih proprie d* evitarlo, quando mai vi nafcelìe .
Di più ne pure ho pretefo d’ aggiugnere più lume tu quel molto , che ne hanno Icritto
altri Au- tori con molta (bdezza , ma folo di far pub- blico il mio parere, che
tante , e tante volte m’ è flato richiedo Ibvra di ciò , e fcaricar- mi
apprelTo di Dio , e degli huomini in un_. argomento, che è tanto proprio del
mio Mi- niftero. Per quello dunque , che s* è detto fi- nora , non può
certamente negarfi , che nel coftume del converfare intervenir non pofla il
pericolo di qualche abulb , quella clTendo pur troppo la mifera condizione
della no- llra natura di convertire fbvente in materia di vizio quelle cofe
medefime , che lodevoli ibno in fua feflanza , o per lo meno indiife- renti .
Noè fu il primo a piantar le viti , ed a rinvenire l’ innnocente diletto di
fpegner la fete col vino; pure egli ancora fu il primo Cc . . ad 40*
ad ubbriacarfcne rendendo sì poca edifiea> zione a i fuoi figliuoli, che per
efla originolli la rovina di Canaano . [a] Non potrà per- tanto veruno
tacciarmi ,che io abbia dubita- to poterfi ancora dalla Converfazione per altro
favia , ed innocente , paflare ad un tra- viamento, che riefea in fommo dannofo
, e_# che perciò indotto io no mi fia a fuggerirne i prefer vati vi , perchè
lion vi s’ induca giam- mai alcuno . Quando potefle ciò condannar- fi io
giudicherei inutile ancora, e vana la me- dicina, poiché eflendo piò Tempre i
fani , che non gf Infermi , fembrar potrebbe una fpe- zie d’ umor malinconico
il penfare a quel male , che non è punto comune, funeftando r allegrezza di
quei ,che godono una perfet- ta fallite coll’ inveftigar tutto giórno que*
malori, che potrebbono a{Talirla,e (bttomet- terla . Tanto più farebbe
ingiuriofo all’in- nocenza de i più lo Audio de’ Moralifti , che vanno
fpeculando sì acutamente fovra la^ qualità de* peccati, fuori cavandone le
circo- Àanze più maliziofe , e più metafifiche , per indurre fpezialmente i
Buoni a guardarfene, o a faperne ben divifar la natura, e farne co- me un
efattilfima notomia ogni volta , che vi cadeflero mai per difavventura dell’
uma- na fralezza . Io non credo già , che veruno , di co- ca)
Gè». 9. DigKized dy « •40? di codefH Savj ,
e prafondi Scrittori ave(ffi_» in penfiero , che tutto il Mondo fia pieno di
buoni ini sì perverfi, che peccando con ing^- gnofà malizia , abbiano ridotto
ad. una fpe- ■zie di Icienza il peccato .'-Ma perchè il male potrebbe darfi, ed
in tutte quelle di verfe, sì varie forme , che efli hanno divifato pru-
.dentemente , è partito lor neceflario d’afle- gnarea tutti generalmente, o il
rimedio, quando (1 defle,o il prefervativo, perchè non il dia . Credo, come già
dilli in altro luogo , che forfè non vi fia un huomo di me più di- fcreto nell’
accordare a tutti quello, che efler puote,o di convenienza , o d’ inclinazione
, o di Ibave divertimento : e mi protefto d’ aver fatto ancor qualche (ludio
particolare per difendere , dentro i termini dei giufto, e del ragionevole,
quanto mai far fi polfa , laL^ Civile , e Crifliana Morale , non contenden-
do.a veruno mai 1’ ufo di quella fignorile,e dolce libertà , che a tutti per
privilegio ha.>. conceduta 1’ Alti ffinio . E’ ben vero, che fic- eome io
debbo a lui rendere uno ftretto con- to del dogma , fovra di cui ho fondata la
mia diferetezza ,ho voluto ancora mettere lotto l’ Occhio d’ ogn’ uno tutto
quel male , che.» potrebbe incontrarfi nell’ abufo della mede- iìma libertà per
indurgli a valerfene con.» una prudente , e moderata riferva . La dol- cezza
de’ due famofi Direttori dell’animt> S, Filippo Neri , e S. Francefeo di
Sales , m’ C c 2 ha Digitized by Google 4°4
ha fervito di guida per fecondar ièmpre i quanto fi pofla, 1* inclinazione
d’ognuno fen- za forzar le nature, e render rofpetta lor la., -virtìl coll’
obbligargli ad una maniera di vi- vere audero, e poco accomodato alla condi-
zione , ed alle convenienze di ciafcheduno'. Ma codedi medefìmi due gran Lumi
di Santa Chielà m’ hanno poi anche ammaedrato ilabilire ben chiari, ed
inpreteribilii confini delia eridiana modedia, ed invigilarne all* efatto
mantenimento con tale premura, che mai non ho lalciato d’ efagerare il gran ma-
le, che incontrerebbefi nel trafcorrere fuori di tali termini ; e non già per
fuppofizione.» ingiuriofa, che altri mai da per farlo, ma per zelo fola mente ,
che non cada a veruno in_« penderò dotto qualunque pretcdo di tentarlo* li. Mi
veggio ancora in obbligo di ren- ' dere la dia didinta giudizia al nodro fecolo
» il codume di cui ho battuto dnora in riguar- do ad alcuni pochi , i quali
amici d’ ufare di lor libertà appunto fuor del condne d’ una.* favta
moderatezza , pretenderebbon di for- mare come un nuovo dogma in genere di
Morale . A codedi, nè io, nè chi che dad , cui prema il decoro della
virth,potrà mai accor- dare un tralcorlb, che fenza contrado è con- dannabile ,
e condannato ancora dallo dello mondo o pii'i favio, o men cattivo . Per altro
non può negard al predente fecolo una lode ben ampia di cultura in ogni forta
d’adorna- mento mento affai diflinta j c potendo chiamarfi if
rifloratore di molte belle arti già in gran.» parte fcadute, od’ adulterate,
fpezialmente.*. dell’ Eloquenza , della volgar Poefìa , e della! iba vidima
Tofcana lingua, che molto debbo-^ no alla noflra celebre Arcadia per lo fludio
•’ e premura di cui. ne è ih tutte le Città d’ Ita*. ]ia, e fuori ancora in
varie parti rifiorita laj, gloria,cd in particolare per quel gran luflro*. che
lehan dato nelle infìgni opere loro i no«! ftri valorofi Compaftori , P Abbate
GioanJ- Mario Crefeimbeni Cuftode, gli'Abbati Mu-’ ratori, Salvini, e Cafbtti,
ed i Marchefi Orfi». cMafFei,col feguìto di tanti altri, che hanno per le
nobili raccolte loro arricchita la Re», pubblica Letteraria, d’una pellegriua,e
vaflifl Ifima erudizione.^Così lafciando que’ pochi,i quali dediti ad un ozio
coperto fbtto i pretefii di:civiltà,edi leggiadria, hanno abbandonati- gli
lìudj, e le.occupazioni cavalerefchc, noo- può negarli , che non abbia il
nofiro fecole»: partoriti de’ Giovani d’ alto fpirito , che gli fanno fperare
un accrefeimento lipn ordina»/ rio d’ efiimazione, e d’ onoranza fbvra mol»* ti
de’ già |)a(Tati . Il guflo altresì nelle co(e_a tutte efinifilmb, c ridotto ad
una perfezione, sì grande, che forfè darà a i Poderi, che pen-< fare, non
per avanzarla , ma per. giugnerne' femplicemente all’ immitazione. Efiendo poi
quedoun frutto de’ fubli mi ingegni , chea»,' noflri tempi fiorifcono,è
manifefto non avev Cc j rq- ' V Digitized by
Google I 40^. re il prelente -(eco lo » che
invidiare all’ onor. de’ paflati, mentre, corae-io dicea , fino, a far-
ne-rnvidia, ha faputo negli. huoraini , che in_. lai vivono, adunare quanto di
bello ,di<buo* no , e di fpirUolb animirolfi divilb ne’ prece* denti . R
itnane folo a chi ha zelo per l’ a van* zamehto della .virtù l’ augurare' a
quei, eh.e_«. gli forti roho un buono. , ed utile traffico def- lor tale nei,-
acciochc pol7ar;umana Repub* bièca tirarnefemprevaneaggio, e di fortuna, e di
gloria', e non venir mai a fegno di penr tirfi d’ avere ottenute della membra.,
le qua- li della robu(lezzà,e rpirito'lor naturale abu-, fandofi , (late le
fieno , anzi d’ aggravio-; cKe d’'appoggio, efoftentamento gloriofo . Pern ehò
ciò non accada èneceflario» che cialche- ' dun'o fi prenda- come a punta
d.’onore il proc*. curarc'dalcanto'luo di vivere ih guiia, ctie_> | cfTer
potefle. egli folo di qualche ornamento difiinto ài lecolo, in cui nacque.,
edavefie la> fama à commendarne le azioni , quando per impoffibileogni altro
, che' vi ve faceffeeofo da fèppeHrfirnella(cordanzai,-lMè queftaiè già
quaJche.fp0calazione diMetafifica,.ma uh fb* do-principio di pratica , e vera
Morale-, 'pbì^ che dee' prèmere a tutti in particolare, di ren * derfi coll’ operazioni
faggie nell’ avvenire-,»- degno di lode , quanto premer può inaiali*
linrverfalc di tutti glihuomini , che formano: le .Città , leProvincie ,, ed i
Regni ;• mentre fe ciafcuno'pe’r la fua'parte hoa'fbmenterà; ia
cuore 1 Digitized by C-ic , .407
cuore una tale preniura non potrà mai rlfnl- tarns un tutto lodevole .
Tali efler debbo- no i fentimenti dell’ huomo civile , onefto,e dabbene , o»nde
lafcib fcritto Platone (a~) per un grande , ed utililTìmo ammacftramento di
tutti: accadere per uh certo dìfordtne della^ natura , che gli buomìni da poco
nulla curi» no qual opinione fia per aver fi di loro in av-- venire: ma quegli
, che ottimi fono , far fem^ prete cofe tutte inguifa da meritar fi un buon
nome ne' fecoli futuri appreffo $ viventi . Tutti, che io ben lo sò , avidi
Ibno di gloria , ma non la ricercano dove fi dcbbe, a loro ba- llando, che
alcuni pochi , e tal volta un folo , o per adulazione , o per interefle ,
necom- mendi, qualunque ella fiafi, la condotta: non bafia i dice Seneca, [b'] per
la gloria , e per la fama, P opinione d' unf.lo i Convien gettar- ne per
fondamentò'un buon capitale di vera, e collante virtfi, che preflo,o tardi fi
guada- gna P approvazione di .tutti , cflendo un fre-' gio internò , proprio ,
'c durevole di chi l(L^ poffiedé , e degno per quello d- una lode (in- cera, e
perpetua: fé] nell* huomo; conchiud» Io ftelTo filolbfo , dee lodarfi ciò ; che
è fùo i Egli hàuna bella famiglia, una bella cafctj : molto feinìnà, molto
raccòglie, molto mércan- teggiaì Niuna di quéfie còfe ì in luì, ma tut- - ' ‘ ■
Cc" '4. ■ te' ^zyEpcz, fb] Fp. io8. [c] Fp. 41 I •
• c tc ìntoYTiù (t lut i lodu itt\ cffò Ciò i che
ffoftpu^ torfi^ne darfi . ; . . . ^ . 111. Per ultimo compilando
quel molto^ che finora difFufamente s* è detto per tratta- re, come doveva!! ,
una materia di tantó, pe- fp,,confidcri il Giovine , e V huomo ancora.^.
prudente,che qui non fi. è pretefo di condan- nare f uiò della Cònverfazionei e
fempre fi è. replicato; ma di rettificarlo, potendo egli c€^ fer buono, o
reòjfecondojche è regolato piu, qmeno dalla faviezza • AlleMofcheil mie- cle è
vifchio di morte ,;come alla Farfalla il lume, quantunque ed il miele , ed il
lume fie- no foftanzialmeute buonilTimi • . Può alcuna volta anche la
Conyerfazione per altro one- lia , favia i e vantaggiofa , efler peflima alP
huomo per gli effetti, che partqrifce ; ma ciò farà fempre per malizia di
Golui,.cheme abu- fa, efi dilunga da quelle regole , che qui gli abbiamo
prefcritte coffbndamcnto della ra- gionCydelle Sagre pagine , de^ Santi
Padri, e degli antichi Fiiofofi , dai quali pure, pub molto impapar.fi • Da ciò
debbe dunque rac- cpglierfi , chè.il converfa’re con qualche fa-
vio timore farà fempre il più forte prefprva- tivo delP Innocenza ; poiché
P.pperar con audacia, troppo franca non è mai. proprio deli* huom prudente^
perche mancando ella., e iVancndo qual fumo liev§, altro non lafciu^ la
^'^rgogna , cd il danno d* uno sbaglio tanto rnen compatibile, quanto più
volontà* 409 fio: fa temérìtà , diflc Qninto Curzio acuta-
mente , [uj quando ba fatto il fuo primo fcop» .pìio rimatt fetiza lena , come
alcuni animali .perduto , che hanno /’ aculeo . Il timore è la cuftodia della
virtfij ma bifogna iifarne a do- lere, e quando, e come , é dove può trovar-
fene giovamento. Vi fono tra gli huomini alcuni, che. incontrano in guerra a
petto nu- do’Ia morte, e la temono in una tazza di toflì- *Co ; altri ,.che la.
paventano ftranamente ne' fatti d’arme,e la b.everebbono con franchez- za in un
bicchier.di veleno da gcnerofi. Que- flo nel genere ancora dèi mero
eflerd’£roe_# non è timore, che meriti gloria,perchè non ò fondato fulla
prudenza, da cui debbonfi tener fempre in equilibrio le affezioni per volere in
ogni tempo,ed in ogni luògo ciò,che vérame- tc.ò buono, è per non voler marciò
j che fia aflblutamente.cattivo jquando tali non fòfie- ro le circoftanze, e
del. luogo, e' del. tempo» che. variaflero la natura di quelle cofe , che .
s’appetifcono per moti vo di gloria. . Venendo poi cou qu.efto all^ordine della
Morale , non_» fbno'in verun conto (limabili ,■ nè dotati della vera bontà
quegli huomini , che Itemon.la-, colpa , è;la. fuggono trifolati nelf Ira.»
nella Superbia , nell’ Avarizia , nella .Cola , ed iiij fbmma in que’ vizj ,
che troppo vili effendo, -, . ■ ‘.e dèfor- . « k « »
’* i Digitized by Google e, deformi , fi rendono
odiofi dafe medèfimi» e non la temono pofcia , per cagione .d’elèni, pio , in
un difcorfo molle. , ed incitante:, iru, una pratica giudicata "ci vile,
ed innocente^ ma che fia in foflanza mala , c perriiziòfa, nel conforzio,
d’huomini , che riconofeeadofi di maflìmeiftorte , pure fi amano per le doti
lor naturali ,odi vivezza ,o di galanteria ,o di finta cordialità ! Qui non ha
luogo veruna-, circoftanza per giuftificare la facilità d’ab-' bracciarfi
conciò, che.è difua.natura cat- tivo, perchè.il male , moralmente parlando, dee
lempre fuggirli. Il timore addunque, per cui fi paventa un male o vicino , od
immi- nente , perchè fia faggio , ha da fuggerire , o la fuga , quando in altra
maniera non polTa.. evitarfi il pregiudizio, che Ibvralta ,o mette- re ranimo
ih tale guardia , e difefa , che ad ogni collo ;proccuri di prefervarfene .
Man- tenendofi guernitol’huomo d’unarme si for- , te farà Tempre ficuro in
qualunque , cimento, ' e giacché a niiino riefee; grave una tal vi-
gilanza Ibvra que’ mali , che riguardano!* interefle, non sò vedere , come
polTa parerlo trattandofi di que’ vantaggi, , o pericoli, che toccano lé
premure tanto gelofe'dell* anima, c dell* eterna falvezza; Quantunque nell* ufo
del còhverfarc con diihedichezza non deggia fupporfi alcun mal pofitivo , non è
però egli sì di fua natura innoceute., che non poita tal volta ammetterne
ancora un grave: ficchè il timo- . 4» I timore in chi
Io pratica farà fempre tanto utile, quanto giudo, e la vera maniera, di non
provarne fcapito è appunto il noalafciar mai .di temerlo ' • . •
• ' IV. Termino quedo Libro con. una per- fuallva btn doverola a quella
gioventh., che avelTè mai fafferito. di leggerlo Bnoa.quedo punto , o per lUò
divcrtiitiento; , o per genio di profittarne-. Proccuri- .ognuno de’ Gioiva* dì
d'unir lèmprc-.all’amot; dei divertim.e.ntó quello ancora. <délla<
virth-^jC con propofito, si riibluto , ed iàvariabile , che. in calo d’aver
fi aperdere o-l’uno , ò.l’altra^ voglia.piùtofló rimaner privo del
primo.- che della feconda^ in'entre a ben. 'riftefitervi ètni&rabile quei
piat- cere , che pùòicofi^ite'iajperidi.ta delia - virth» onde rendefi.
ògiiunoi>.e‘eanaa;I>io j>e ftimab- bile ■ appreflb degli' huamihij,.i Per
afiìcurar.ft di'quefto' fà. di iinèfticcerKChc; vi.vo) nemaiv teagàifempre
iLGiovihe-'i’araiore. nell’anÌHj.a» e ne fia.veram.éntc
gelofQj.cojned’ua.t-eiòro il più ricc.o.,;cdi;i pii» grande, che, pofla: mai
poiTederfijlùggéii,do;3d'0gai potere l’errdr di coloro. ì.i .qm Ir. 6 .'dannò,
foli eroente a crederò, eh.Cinon còn veu gà punto a) l’huom libero., , e
lecoia'rc i^eoituvar, nello fpirito ilTantOifenne d.eljai wirti\ piirbella ; e
più. terfa . Io non ho mai . pretefò. j che le- perfonedi Mondo , edi giovani
fpezialmente , vivano in tale angu- ftj.a,».£Ìbie G.ritirbo. adatto da ogni
forta .di.d- vile, e gradevole divertimento per accudir» ' aduna .
'4^2 ., «• 5 ad una IbrtiJgliantfi cultura » cio 'cncndo prò» prie
de’ Spiriti pili perfettiu Non- ho - però mai faputo- accordargli.il viverne
cosi fuor di penfiero , che fe ne feordino interamente, c la mirino ‘ Come 'un
efercizio contrario del tutto', ed incompatibile colle; convenienze-j* * dello
flato loro; Debbono effi dunque riguar- dar la virth Morale , e Crifliana con
affetto particolarei e col; defiderio-d’ arricchirfene_» avere in Ibmmo pregio
■ le rpirituali ^cofe i e ouei j che v’attendono i mai non deridendo- gli
folamentc,: ma bramando Tempre ancor d’immitargli , e fpeffo chiedendone a Dio
la^ grazia . Sembra che il viver da.Santonon fia da tutti attefa l’umana
fralezza , benché éffere lo poffa in verità ,ouando vi fia ^1- la parte
d’ognuno' una aeliberazion rifo- Juta , e da quella di Dio l’àffiftenza della
Tua grazia . Quando però foffe ancor vero, che ciò non fpettaffe a tutti ,
è-ben da;tutti il bra^ mare la Santità ,.nèVha fiacchezza , che pof- fa affò!
ver veruno da un sì giuflo , e sì nobi- le defidério . Quando poi egli fia vero
, ed ar- dente , ficcòme è il primo incentivo del lanto ^amorcied il primo
raggio, del di vin lume, dicendo; lo Spirito pTÌncìpÌQ 'dèlia' fapteuza i
e della 'càrftài\ la bramai delia ■ disciplina : còsi -può talvolta
baflareia per’ * ' . T . * , * S/’: . ••«1 . ti» i J ►
‘ • l-' . < [aj; Sap» 6. I per condurre
un’anima alle cime piìi alte di perfezione , e farla fanta fenza quafi,chefo ne
avveggia . E’ veloce di (iia natura il defi- derio ) onde mai pigra efler non
puote quell* ■anima, in cui egli vive , e perciò S. Gregorio lafciò fcritto
Q>') quel gran fentimento, che: Vantare le fuperiori c^e già è un f altre
ììl^ alto . Io dico ciò per coloro , che fvogliati in- tieramente modrandoil ,
e come avverfi alle cofe tutte della pi età, anzi timorofi d’acqui- ftarla in
pregiudizio delle padìoni , fogliono valerfi per ilcufa d’una certa difficoltà
imma- ginaria , che fembra ad efliì doverfi incontra- re nel viver divoto , e
cridiano , Qual colà-, mai può penfarfì di piò agevole per confe- guir la virtù
più loda , e più cofpieua , quan- to il Iblo bramarla , alzandoli vicino a Dio
ilille ali d’un defiderio , che nulla coda di pena , e nulla reca di nojà ? Per
quanto.ad- dunque lì trovino immerfi nel Mondo il gio- vine, e l’huom civile,
proccurino d’aver Tem- pre della tenerezza , e della parzialità per le cofe
appartenenti allo fpirito , e confonden- doli di non elTerlo , lòfpirino. ad
ogni mo- mento di riufeir fanti , che nudrendo una tal brama di troppo mai non
s* attacheranno alle fciòcchezze'. del Secolo j ed una voIta_ ancora
felicemente lo diverranno . Si ricor- '■ dino A IWII !■ pi ^ Lià, Maral. \\ ' -
<3ino fpefTo , che iti terra fono paffeggieri , e che farebbe una troppo
grande follia iJ per- dere il diritto all’eterna patria per troppo afferionarfi
ali’efilio, cheo>fi voglia, o nò, debhe, quando mcn vi fi penfa , lafeiarfi.
Non permettano per quanto amano fé medefimi ■ d’efTere ingannati ad occhio
veggente da_k quelle miferie fteflc , eh e debbono appunto difingannargli ,
perche faranno inefcufabili un giorno al gran tribunale di Dio , fe della-,
infelice qualità loro che può .eflTereùn do- cumento per abborrirle:, averanno
voluto valerli come d’ un motivo per compiacer- cene . Rifletteva Plinio , che
la benigna na- tura non permette a’ ferpi l’ulcir dalle tane loro , le prima
non è fiorito ih Fraflino , che gli è mortifero ,nè che fecchi egli prima, che
tornino cfli a rintana rfi: '(4) , egli, efclama , benignità della
prottvida clemente naturai Meno certa mente •no'n è fiata coli’ huom'o benigna
la Provvidenza nel favorir- Jò di fpirituali rimedj contra d’ogni veleno, che'
uccider pofla <lo Ipirito ; ma guai a chi o ne àbufa , o noi cura J
Viva’fempre felice-* chi legge, • FINE. - i . . ■
Autori citati nelV Opera: 4I5T A S.
Agoftino. . Aidato. ' Aldovrando. S. Aiwbi^gio, Arinotele. . Averroc.
B Bacone. S. fiafilio. fiattifla. S. Bernardo.
Biante. S. Brigida. G Cafiodoro. • Catone. Chilone.
. Cicerone. Cleobolo. D Demetrio Falereo.
Demoftene. Diego Stella. E. Egefippo. Eliano.
Emmanuel Tefàuro. Enotro PaIliizio.P.A. Eraclito.
Erafmo. Erodoto. S. Eutimio. . F Filone Carpazio.
Filoftrato. G Galeno. Gafparo Scotto. Gio:Gerfone. ■
GiorPico. S. Glo; Grifoftomo. S. Girci amo.- Giovenale. S. Gregorio
M. S. Gregorio Nazian* Zeno. Guarino. Guglielmo Abb.
I Jamblico. Ippocrate. S. indoro. . . liberate. L
. X-aerzio. Lampridio.. Lattanzio. S. Leo*'
/ 4^6 S. Leone P. . Liirio; M.
Marino. Marfìlio Ficino. S.Ma0ìmo. li Morale di Spagna. N
Nierimberg, O Olao Magno. Omero, Orazio, .
Origene. Oronzio Fineo. Ovidjo, P Pàlermitano,
Patercolo*. Perfio, Petrarca. S. Pier Damiano, S.
PierGrifologo, Pittaco, . " Pitfagora, Platone,
Plauto. Plinio. Plotino. Plutarco,. Polibio,
' Proclo.' Prudenzio.' .9- Quintiliano. . Q.
Curzio R Riccardo di-S. Vit, tore. I Roberto Abbate, •
» S . Saliceto. Saluftio, Scaligero.
Seneca. Sidonio Apollinare^ S. Sinefìo. Socrate. .
Solone. Speufìppo. Stobeo. Svetonio. T
Tacito. Signor di Tarrino. Teodoreto. Tirfi Lcucafìo. P.
Tertulliano. T, Livio. S. Tommalb d*Aqui* . . PO, . S,
Tom» V S. Tommafb di VillaJI Nuova.
Tommalb Moro., .. Trimcgifto. Triteraio. • ' Tucidide. Tuningio.
417 Valerio -Maflì mo. Ugone Cardinale. Tigone di S, Vitto-
re. INDICE DELLE COSE NOTABILI, Abbandonsmento delF
Anima y lagrime* vole . pag.izS. .D'Amici falli nel maggior bifognò.'
'J45* Abbellirli per piacere ar.mcrito è lecito» quando vi lìa
quello folo fine.- Abbigliamento in Donne vecchie, 170. Abramo,
fua-cautela nel facrifizio,- jo6. Suo rifpetto verlb di Sara. 15
Abigaille cdrregge.i difetti del RèDavide.i o, Abiineleccojcome rende
Sara adAbramo.48, Abitare in luoghi defòlati grangaHigo. 12. Abi(i fogliono
qualilìcare le Perfonc. ^47. Abito cattivo , fua forza. 284. Accademie
celebri , loro origine, Accafamcnti , quali felici » e quali nò. 45.
Accafamenti degl'Antichi , più felici de'mo- derni, 42, , Acciecamento
del fenlb. Accomodarfi agl’altri , come dee farfi. i j.
Accufatordomeltico di tutti, 201. Achilie creduto prodigiofo da' Greci ,
per- chè. ' . 227. ■ ; Acoua Acqua delle Fontane, come falc
in alto. 310. Ne’ Pozzi profondi inalterabile. 104. Acque fulfuree
danneggiano il terreno. 2 1 o. Adulatori apron’ladito alle corrutele. Pr.
Suo ritratto. . 221. Adulazione di fe medefimo pelTiraa. P^ef.
Agatocle Tiranno di Sicilia Tua modera- Agevolezza per
confeguir la virtii. . 413. Aghirone uccello , fua proprietà. 63 .
Agitazione oziofa. 276. S. Agoftinojfuo gaudio dopo la coverfione.3 76,
.Agricoltura dilettevole . 362. Ajuto reciproco fra i Fratelli, Albagia
collegata coll’Amor proprio./’r, 1 1 . Albania , fuo Fonte ftravagantc, 2 1
8. Alellandro amico di lode. Pref. Getta nel Idafpe il Panegirico
d’Ariftobo- , lo, perchè? , P^ff^ Uccide Clito , perchè ? , 92, Sua
temerità felice . .131, Alfonfo Rè d’ Aragona » filo detto circa i Li- .
bri. . Praf, . Alienazione ,c difamore tra i Congiunti, fua
Di non conofeere il male. Di fe medefìmo , dannofa.
Affabilità , fila forza. Affettazione odiofa. Di troppo
genio. zione . S . Agatone fuo ftudio per tacere
61. origine. D d * 420
Allegrezza vera di due fpczie, fomma di con- feguire , e poffedere Dio.
376. Vanainftabile . 377 Di cuore , e d’occhi . 377 Di chi
batte le vie della Virtù. 361 De’cattivi, diverfa da quella de’buoni.373
Di libertà , quanto biafimevole. AltareinTarragona cretto adAugufto.
Altari , e Sagrifizj accettati dagl’lmperadori di Roma , e perchè ? fref.
Alterezza , fue cagioni . 348. Amar le cofe celefti è lò lleflb,che
lalir- vi. 4*?; Ambizione , ed amor proprio , ricuoprono i vizj .
6. Odia gl’Emoli . 348. Amicizia tra Dio, e l’hiiomo vera , e fua
ori- gine. 390. Quella , che apparifee nel Cane , cofa fia.
109. Fondata sfila fede reciproca. 237. Moh falva dalle derifioni i
viziofi. 263. Vera è durevole- 3*7* Amiciziaconunlòlo,conimiciziaveruno.328.
Suoi tre atti. 340. Quella, che termina, non fumai amici-
zia.. - Sue prove grandi. Amici non fono mai piccioli. •
Leali. . Loro coflanza Vaip, Falfi. ; Veri t amano
in ogni tempo. Loro qualità . . Di fortuna . Trovati a cafo
,di rado buoni. Loro diibnizione. Amor Platonico, Tua opinione
eraminata.65^. Quando ingiufto . 66. Tra le perfone di flato un libero ,
perico- lofo . 68. Amore , come difficile a regolarli , anche nei
. precetto d’amare il Proffimo. Scaltro , ma facile a
conofeerfi. Delle cofe belle è equivoco. Smoderato de’ piaceri ,
fuo danno. Alla virtù ingenito. Proprio , quando fcufabilc.
Suo flipendio . Vano del Proffimo. D’occhio diverfo da quel del
cuore. Terreno , qualità. ‘ Sregolato de’ Figli. • facilita ogni
imprelà. ‘ Del divertimento , s’unifca a quello della virtù . •• • AI
I, Amorevolezza paterna quanto foave. jPr. AnalTagora fua opinione
intorno airEcclilli ■ del Sole. ' Fref. Angelo può divenir ognuno per
virtù. • 42. Angcrona Dea del difpiacerc. . ^Anima invariabile^ ■ P
d 4 Fe- Reeolata intenormente dalla Prudenza I Sua
fuperiorità in riguardo al Corpo. 40.' Sua rovina dal poco. 59. , per
effa meno fi fà , che pel Corpo. Anima , e Corpo, come debba il favio. pre- .
feindere dall’uno , per amar l’altn. 68» , Sua fantiiicazione. J68* Anime
unite a Dio, fuo gaudio. 375* Antipatia. ■ 21. Apoftolato fegreto.
. 2 15. Apparenza fenza foftanza. J47. Per fàlvarla tal volta fi
patilee». 1 88. Non può fondare un retto giudizio. Pr. Applicazione alle
feienze creduta difdicc.» . yolc. 28. Aquile lor caccia de’ Corvi.
70* Arcadia , fuo incominciamento , e lode. ^29. Archelao , come fgrida.là
Figlia. 8j. Archimede , fua fmoderata. allegrezza per la , cognizione.
100. Architettura , fuo errore. 170. Aria , come faccia armonia. •
. ,ioi. Arianna’, f^voloib. , , . 174. Armonia infernale.
155. Artabano , fua imprudenza. 22. Arte dell’arti quale ? ; :
19* Di faperfi far defidcrare. 95. , Supplifce alla natura Di
provezare.il, Vento-. .■ , • , 216. . Di formarfi la b eatitudinein
terra. 595. ' - . : Ar- Artefici , come fbggono la pena dèi
trava- . S7- Arti , non debbono riprovarfi fecondo Pla-
tone. Cavallerefche decadute . 2^6. AlTalone,fuequalità . .
262. Affjendio Citarifta . Afprezza fmoderata verfo i figli.
^84. Aftuzia fanta , qual fia. i<5. Ateniefi , lor Deità
feonofeiutap 1 j4. Attaccamento ad oggetti particolari , dan- noib.
jj/ Audacia lodevole, '• - io. Nociva. I iQ^ Augudo t lua
grande accortezza. Pr, SuoBanch etto condannato da’Romani. 188.
loo. 60. ; SS3-: ^75- 77-- # • • ivi'
■ 78-r 166.- 184., 185." 4>8 - Suo Anello,
Avidità di parlare , fuo pericolo. *'> ' Drfapere. Autorità fiiol
partorire franchezza/^' Avvenenza perduta , fuoi effetti.' • Suo pregio
• • Sua Pefte. Adulata . . Artifiziofà Naturale .
■ Avverfione alla pietà, -r-a* Azioni mifte ,& ambigue , qiial
giudizio^ ri-- cerchino per effer giudicate . Pref. Non fon lecite per
effere di molti. ivi • 5<!i2lificate dal fine. 0^, 5 4. 4 Effer-
DIgHized by Google 4«4 . ,, Efterne dipendono dal
giudizio.altriii. 4^.'* Oziofe , quali. ^17, . Sante, debbono farfi con
cautela, jo6.‘ B BEIlezza , come.dee riguardarfi. 74.
Fortificata dairArte; Infima qualità di tutte le cofe. i66. Dell’animo ,
vera . ; , ...ivi Bene apprefo per vantaggiofo ,ii abbraccia ^ come il
male creduto utile.. . /’r. Non cercato , fi perde. “ Vero, come fi fcuopra
. , . .•27.' « . ^ ^ leva il pregio, .d’ogn’. altro bene. . . . 39S*
Benedizione degli accalàmcnti, .• Benefattore , imiti il Sole. ;
»i78. Beneficenza , fuo temperamento, , ; ‘ 2o8.- Sua qualità . ^
.341... Benefizio , acquila padronanza ifovra-chi lo riceve.' '
217. Benevolenza .- 246. De’ fanciulli. 5^47» Bontà forzata,
quale ? ' . -->174. Cafuale. , .2oi.' B/àma d’imitar Crifio.- ;
,7: 36©. D’imitare i buoni. ’• •; r,; • . . 41 2. Bruti , e Fiere
di.vengono . manlttete cobeon,- . iqrzio. . r - ; .. 'gj. I . ; b C •
Come i Come operano per imprefljon de' fan- . tafmi. -,
55* . Perchè abbiano la cognizione della Botta'- nica. ■ - ' - ' _ '’
Bugia, c verità alle volte non fi diftiaguono. " •' Buoni
,cofa farebbono diftinti da'cattivi- , 2 . Operar bene.peramorei’ •
1 - G C .j Accia degli
uccelli di fiuolo. V • ' 295* Calamita , e ferro, loro'proprietà. ■;■••• ---Só.
..Coperta-. fgb. . Come tiraiil
ferro . , .Suo impedimento per rivolgerfi allaTTfa- . . . montana. ' ' y
i . ' Comcopera nelle borrafcHé di -Mare. *' Camaleonte, fua
proprietà. .•Come cangia-colore,' Cani d’Egitto come bevono
àl-Nilo'.' < <- -- ' S Ì » . .Quello di Dario. • - '• ' ‘
.^^9*, . .Quello di Praflìtcl'e. '■! - ^ •• • -' jvi; Cannocchiale
, fuo ufo. - i ‘ Cantare a fe medcfimo ,' prc>vcrbi0 ahtfcò. . .. ;• t
» • ' ••• '•305# Cantatriciv-; ' ' ; l;.’';-’-.'.' Gàparbierìa ,
dee fuggirli < ' • •/ ... Capi di cafa , che fan da Catoni^ j c ua
*Sta^ .•tifti. . . - ■-S8. . * 1 X^oro y »
i 4 2 5, Loro fpenfieratezzadannofaiL . 2oj. •
Sono il Capitale de’ domeftici. 206. Loro coftanza abbattuta , da chi? •
2^5:. Capitani loro accortezza nel riconofcere il ■ Terreno* i--.
129. Caritàiaccelàjcrefce nelle azioni efternc.374. . Inieparabile dal
fuó divino oggetto. 391. :Converte in fuo alimento ogni cofa. 392* Catena
viziofa di paflatempi. 90* Cattivi , incapaci di mantener la
concordia. S4S> . ®4J* *59» 179.
227. IVI 323, Simili alle Nottole . Prevalgono
> . Perchè fono ì più. .. Più numerofi de’, buoni ... ■ . . Come
fi fiiggono fenza fuggirgli. . Strage, che ^no dell’Innocenza, loro virtù
finte., : . -Incapaci d’amicizia . Catone j.fua naturalezza nell’
operar bene. Cattolico , fuo vero efler d’Eroe.: . . ^ 143 .
Cavallo , fua ;ambiaione , quando, célfa? 1 45» .Sua qualità fi conofee dal mantello.
151. Caufidico di Marziale , dorilo. .1 ■ 170. Celidonia , erba utile
alle Rondini; aas'* Cenfùra nafee ^all’ignoranza. .. > . 1.17.-
Cenlurare altri , odiolb* ivi. Cerchio , ufo moderno delle Donne. 164.
Cervi perfeguitati da’ Cani > fi rico verano in .;feno.air,huomo.., . : ;
320. . Suo fino odorato • , , 1 24, Chielo . ■
427 Chiefe |irofanate per le modci 1 97^ Chimici « ' 874
Chirurgi mal pratici . 1 88* Diffidenti pofTono cagionare, che le pia-
ghe divengan cancrene. Pref. Cibi varj , anche ottimi , alle volte
nocivi. . . 4. . . • ■ Ciechi di malizia. 106. Tra colè vaghe
ridono, nè fan perché. 35^. Cieli , fuo giro « * 14. Sua mirabile
ordinanza. 56. Cinofura, utile a’ naviganti. 324. Cirooftanze
variano gli oggetti. 409. Città , lor vantaggio. 55. ogg* fi lodano
per le glorie paflate. 277. Civiltà ILifpetta. 157. Cleopatra rovina di
M. Antonio. 261. Cleope Ré d’Egitto, ftia infame induRria. 209. Climi
barbari , lor pregiudizio. i £uonl lor vantaggio . 124. CoCodrilli
ajutati dal Regolo . ^4.' - Si lafciano divorare da un piCciolo ànima*
letto 79. • Cognizione del proprio debole. 254. Di fe ftelTo . 100.
■ Porta al conofcimento di Dio. io Degli altri , utiliffima 4
109. Quando é inutile. 262. Colonne , e guglie , quando più
filmate? 1 1 Coip'n.didli fià fofpettar di fe flelfo. 147. Colpe non
temono i rimproveri. Pt. ' - ■ ' ) Co- <~ 42B
. . Comete , curiofiti > che muovono nell^appa- rirc. 95*
Commociità domsflica. 271, Comparfe ridicole . 349* Compafibfuo
motoi ' 79* Compiacenza di fe medefimo, dannofa. 4. Vana , leva il
pregio al bello. 167. Complcfìfioni , fi guafiano per l’aria. 121.
Corapoftezza criiliana . 356. Commtinicazione, rende fóave il bene. 1 2.
Conccttofi, e faceti , facili a dare in fcioc- ‘chezza. 62. Conchiglia,
mirabilmente provveduta dalla natura . 34* Quando partorifee più
facilmente. 1 08. Abbortifee nelle borrafehe. Concordia, domcfiica
dipededalleDonne. 82. Quando nociva all’amore. 85. Suoi effetti.
ij. Effetto della Virth . ivi Condanna peggiore delle altrui azioni
, qual fia. ' 17. Condifeendenza dannofà Vref. fomenta le palfioni
. 508. Confcflbri debbono unirli a’f redieatori per la codanna delle
cattiveConverfazioni.30. Confronto delle cofe brutte , giova alle mea belle . 1
66. Confufione de’ fiati, originata dal Lu(To.j47« Del vero , e del
falfo. fref. Congiunti ; poco tra fe concordi. 345< ' ’ ■ Con *
529 Congiunture preziofe , perdute 'a bella po- fta. ^
^ 40J. Conjugati , tutto abbiano comune . 224. Come padroni
reciprocamente l’uno dell’ altro. 67. Configlio , (ho giovamento 1
^5. 11 chiederlo , par viltà. ^ 1 Confòrti fedeli . 86.
Confuetudine , toglie il maravigliofo alle_« cofe. 317. Contaggio y filo
rimedio ò la fuga. 1 78. Contemplativo fiia trasformazione. 369. Contemplazione
, fuo vantaggio . ^64. Continenza fenza merito y quale, 268.
Contragcnio trai Conjugati , d’ onde ven- ga. 84.
Convenienza del converfare dimoflrata dal Creatore . 12. Modefla di
feguir l’ufo. . 19^. Alle volte dannofa . 127. Quando biafimevole ?
205. Converfare feco flefib, cofa fla. 98. Converfàzioni , talora
non hanno altro ma- le, che quello dell’altrui finifiro giudizio.
Pref. De’ Nobili , condannate a torto. ivi Non proibite da Criflo , anzi
da Lui favo- rite. 9. Di Donne onefle , a chi necelTarie? ivi
21. Sofpette , quali ? Sgridate da’pulpiti inutilmente.
29 Quan- •' f 4?i Crifto , chiama a fe vicine le
pcrlbne piu ca- Tentato nel Deferto , e nell’Orto. 366- Perduto nella
moltitudine Croce in ogni ftato . joo. Cultura dell’Animo , fuo piacere .
362, Civile eccedente , pregiudiziale all’Inno- cenza • 242^ Cuore
, come ubbidiente ne’ fuoi moti. 56. Non guieta , che in Dio . 392.
Cuori pieni di corruttele , non fon (empre_» incapaci della virtù. fref.
Pieghevoli , benehzio, della Natura, ivi Limpidi. Buoni, fiioi
indizj. Pieghevoli troppo , non fon buoni, Curiofità , principio del
fapere. Propria delle Donne. Fomentata. ,
D D * Abbenaggine ridicola , e ftupida. 15^0.
Davide inconfolabile depo il peccato. 386, Debolezza propria non dee fgomentare
il fa - vip . . Pref. Difpirito, - 258. Incompatibile colla virtù.
258, Decihone de’ Legifti circa il danno dato. 1 49. Deliberazioni lente,
oiù ficuirc, • 159. De- 'X 452 , Demonio
povcrifìTnno. ’ ' . 255. Replica gli alTalimcnti , quando più teme.
Dcrifionc delle niaflìme favie. 556. Dcfidcrj, fpefl'o uniti col guardo.
8. Della buona fama., debbono averli. 406. Della virtù , poflbno condurre
alla perfe- zione . ' 4*5* Dellrezza di colpire, coprendo la mano.2i6.
Sue maffime {torte IVI
Diamante , rilplcnde allo feuro. Diana , celebre in Arles.
Suo finto voto di pudicicia. Sua Itatua in Sicilia . Difefa della
licenza , abbominévole. Difetto grande , efier fenza difetti.
Difficoltà d’ottener piacere. Diffidenza di fe itefTò. Digiuno ,
fuo vigore . Di mente , più perfetto. Diligenza fatta per non
errare , più fcufabilc rende l’errore. ( ’ '132. Mancante nel poco. 236.
Dina , d’ onde s’ originafle la Tua difgrazia. . .. . .*54-
Dionigio Eracleotc , fuo difinganno circa il , dolore. 159. ‘
Tiranno di Siracufa , fua Ainia dc’Dotti. 315* I . .. !
Difàmpfe tra’ Coniugati . Difgordia , effetto del vizio.
221 Difim- I • «
Difimpàrare il male , più difficile , che rap- prendere il bene , Difinganno
venuto dal godimento Iperimen, tale d’alcuna oofa. 25. Difordine del
converfare , può eflere comu- ■ nc a tutti.: . Pref.ts,. Di lib.ertà ,
conofciuto da molti. 22. . Si corregge facilmente quando fi vede. 45, ' ,
Spaventofo.' 557/ Difppe'g io', come fi compri . 116.
Diffimulazione, alle volte neceflaria, Diflblutezza, germoglia facilmente.
176Ì Dittamo cohtraveleiio . Divorzi fcgreti ; . t;57* Dolcezza
tròppo compiacete, pèrniziola. 21 1. Interna rende amaro l’efterno.' 396.
** Dolore di compunzione , dolce. 365. ' Donne di fua natura critiche , c
libere nel ri- , prudere-. , io: Pocolavvenétijlafciate fenza
corteggio.75:. Altrui, con qual riferva debbono trattarfi. Soggettate
all’huomp da Dio. I4i* Sua diffinizione . ' . • ■ ' ijj, • Loro difetti
attribuifeonfi a"* mariti.. .178. • Donnadanno.' ' i6r. .Meno
Ipiritòfe , più.ficufe da praticarli. ^ • ibi. Che fanda làpute. '
^162.,’ Attempate favie , profitto nel particolare. - 169. È
e . Attcm- « ( » / •> » *
• Attempate feorrett'e, pih, noce voli , che le Giovani favie . ^
Vane,sbeffatc» ' • ' Suo vantaggio nell’ Ubbidire, all* huomo. ' '
22$r * pi ipirito , fuo fentiinénto circa alla facili- ■; tà di
promettere. . .. ' Saggic i quali ? • ' '/ . * Praghi , lor gemma
nel capo. ‘ 3i manifeftano d? f? col fetore, z6jt ' • ^
3?9- l68. 39- A ’ •- »• f h %
E Braifitio, fua rovina, . jcbrei , lor cautela circa le
Donne» EcclHTe del Sole , non h In Lui Z9J. Pr. 6*
Ofler’vafi la prima volta con iftupore, Économia •
-Educazione infelice nell’efito. ; Scaduta > fuòi effetti. •
Èiefante uccifo da Aleflandro, VQneilo d’ Antioco, ;' J>erchè
tardi tanto a nafcèrc, ' Atterrito dal -Topp,, . , , Alla fua cute
eadonó i dardil - Eli, Cuogaftigo peri figjù . , Efeuventi 'Uguali
perfezionano u n^uto. lyS* ’ Empio protervo , ed infoiente,. : rr.38.
i^on fa male talvolta per timpr della pana. • , -v • 5»b. : Epa- 4S* 276. 353- fr.
Z7* 54* ’ 3*6. 235- Pr.z<j. 205. ^ I
♦ / Epaminonda , fila cuftpdia de^ Cittadini. zo6,
Eraclito } Tua opinione circa l’amicizia. 332 ; Erba paretaria, ■ ?6o,
•Erbe cattive , crefeono fenza cultura. 121. Ermellino, fua nettezza. 75-»
> Erode , Tuo convito (àgrilpgp. ^ Efàme interno, utile,. . “ '
. g2o. Efccuzione precipitofa , propri;i de’ Barbari. *59.
Efempto , dee darfi d#’ Capi di Cafa. .Scuola e^ìcace. Altrui , dee
feguirfi , quando ? " Pe’migliori,ottinjo.; Efler d’Eroc, quando
.fofpetto? . Eflremi di ferietà , C di facezia. Èva tradita ,
[ Evidenza fmentita da molti. . Ezechicllo , fua apertura nella
paréte, del Tempio. ^ . 2?8 .29*? 124'. .*45*
80. p*ss.' .rr.23. I F ' 4
Abulia derifa da Marziale. . . Facilità d’effer .cattivo. . .’
178. P’ottenerle, fedita la cupidigia delle pofe^ • .-.5 *^»
pi prometter tutto , . .. ^ 358* Di piegar l’indole da principio. "
.• jjjy. Familiarità circofpetta . ' - 58. Fanciulli^ perchè più
aiiimofi. Pf- 42, . £ e . 2 '^ Cov- >■'
j ; 4 r ' f
. À • y Come fcioccàmcnte fi payonéggiano per ■ le
azioni' loro; Fatica dolce nella Morale. Non fi fogge dal
Valorófo.'- Fede come dirigga l’intenzióne. . Tra i Conjugati reciproca
. ■; £’ coftanza nclPavVerfità. Forza del filo lume. •
Felicità de’ Bruti in che. confifta. , peli’ Amico dee próccurarfi. . . V
Del Mondo perniziofa., • ' ; V ’ ' Férmezza del favio. ; , Fiàccola
in vetro appannato . Fiato attacca le malattie. Fico non fa
fióri. Fidanza dannofa a’ Capi di Cafa. • _ , Fidia , fuo aniore
verfo'Agaróntc Parlò. J44. . Fiducia vana. ' ‘ _ ijz. FierCj perchè
non amano la Compagnia. ' 2. Figli piccioli , condurli.; alla
converfazione, .252. 67. ' 282. S7S- •186.
37- 47- 282. FU 3 40. s8o. ■
37- .239* J41. 27. 37- 343- 370* 2^. .
/ I giova a calo. . , Figliuol Prodigo. - Filantia , o
amor proprio^ . €. plippo Neri foa dolcezza .’ ' ; ; ■ Sua
Santitàin mezzo al Secolo .' ' Filómànzia preflb Plauto.. Filqfofia
delle Gale. Firiódirigge le azioni. ; . .blamente
pregevolé,’- • Ì)eé;femprc riguardarfi» * ! ... i « ' J .1
'1 .» .» * • , ' Ti|||itizetfty Goògle* \ ^
\ P" • > ' ; Finezza fenza fincerità. - Fonti, e loro
qualità partecipate dalle Mi- niere . 24^ Forza acquiftata dalla
Gjmpagnia. j j, S. Francefco di Saks , fua dolcezza. 403.
Franchezza originata dal difetto di rifleflìo- hc. Fref.4S-:
Sicura; - 5?. _ Fulmini fóliti di ferire i luoghi piìi eminenti.,.
, . . Pref.iz», Frutti fepara ti ,confenranfi. 94*. Fuoco,
d*5dca»pàrifce meglio la lira attività. 5 5 . .. . vj , ' V-
G Alanterla, fuo dirpendio. 249., Galantuomo, titolò
allc volte profanato. 205Ì Gale donnefche in ogni età. 26. Eccedenti,
pericòlofe . , i8c'. Talora fcuoprono i difetti .. • 187* Gaftighi
di Dio , perchè vengono. 24J Della perduta innocenza ,. ■ 247. Spcgiati,
irritarmento della Divina Giu« .fìizia . „ 292, Gaftigo giovevole . , . Terribile.della
colpa d’Adamo. . 514' Gaudio interno , traluce ipelTo nel volto di
chilogode. ' ». 3664 Gclqfia fuoi pelljmi effetti . 1.51. Di viver
(ano , vinta dal piacer di viver, li- bero. ■ . . 274.' E é z / Per
! 0 > , r V • ' ’ '
Per la cuftbdia della virtù. , Genio di corteggi, indizio di leggeìfezia.
1 66, Genitori * qual’amor aver deggino pcriFi- - ’ gliuoli. ‘ Gentili,
iiio errore éi rea l’intenzione^ 37^ Geografia , ignorata da molti . |
Giacobbe , fua fcala w ^ 7^* Giganti jfua guerra favolofa col Cielo^ J j
i< . Giglio difefo dalle fpinc; ^ Giobbe ifuo patto co‘ proprj
òcchi • . 7* Giuoco , lua forza . ’ . i2i. Gio: Man Crefeimbèni j
lino de* eominòiato- rid’Arcadia< ? . I29» Giòna gettato iri Mare ,
perchè? 1 zS. Gionata , quaiido fi moftrò amico di Davide* ... ; ''
3‘42- Gioventh difapplicata j pericololà< 28* Dee piegarli
prefto al bene. 225. • Dedita fe'mprè pih al male, che albéné.z29. Giro
curiòfo di Dotine^ ’' y . 8ò*. . • Giuda traditore, nè purécol
perttimentd pub f • trovar lode. , ; • V Giudice j fliUno è buono in
propria dàufa. 6< Ogn^uno di fe fteflb . ' ’ 267. ■
Giudittaifuafaviezzanell’ahbellirfi.. 194. , ' GiùftiziaùmatìaifUpplita
dalla Divina. •213. • *- Infegriàta da CriftòV - ' . ‘ Giudizio
degl’huomini per lo più difeenden* - "te dall’Apparenza i " .
147. Gloria rapita a chi fcl’è guadagnata.- • g 44. •'.Non fi cerfa
dove pub trova rfii '4q7< GodU y -- — * _
"itizcd by Google \ * f . .. . •
.439* Godimenti imperfetti fenzà compagnia. 1 2.' ; Godimento del
Mondò » come dee regolar-.. ' ■fu Suo modo* . 80* Gorgon] *•
' 170*- Grazia jfuà ileceflità * 144* Greci , loro rifpetto ; ‘
182* Guadagno infelice. 210* H ' # > , • H Uomini
autorevoli non debbono farli. lecito ciò, eh e è contrario alle' leggi.
56.- ■ Àjl’antica migliori. ' > ^37*. Buoni , Come diflinti
da^cattivi. • 5:4* ■ , Di cuor buono, quali;'!' ,J5!9< Dabbene ,
lor ficu rezza * 09* Dotti , per' lo più lafciati foli* • •42* >
Di finezza, lor {lento . .271* > Nati liberi . : . • 140.
Sfrenati , f» credònó Continenti perchè ? Pref. ' . Spintoli j più
contenuti . ivi Spintoli , loro faviezza. ■ 35** • Valorofi i
perchè in oggi si rari? ’ 277. ^ Huomo i il faggio come dee regolarli t
quan- ' do è lodato. . Pr.iS». ‘ Abile diviene col
còmmcrziodcgl’altri.^4. '• Impara dall*altr’huomo. ► 2; E*
lociabile ; ' • ■ ' Co ine diftintp da* òrtlti nelfoperìire. ' $.j.
* ' - . E c 4 \ ID- \ . A / • # m ^ •
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'44^^ I •» 'w « r % - • 4
, IDDIO , come gode nella folitudine, . 2, Ritirata da lui dannófà.
j2g. , Immobile , ed invariabile . , . 289., Non abbandona veruno ,
fé prima none abbandonato . iyj ‘ Non ha parzialità. ■ . . In due
maniere fi piuò perdere « 569. Tutto penetra . •' : Nel cuòre ,
còme s^ihtendé, ' ^ 387. Idol atria, moderna ; ■ ; . De’ Giudei nel
deferto y fua cagione. 9 1 . Idropici; ► 252. jeu , fua deftrezza per
atterrare i’Idolo fiiu Ignoranza di fe fteffo . , loò. Ilarità ,
quando pih limabile ; 1 15. Imitazione dall’altilui altrui coftume . loò.
Impeccabilità fuppofta malamente . Pr. 1 7, Impedimenti, maggiori del bene
debbonfi pi* gliar di mira dal (àggio per levargli . ^65. Imperadori di Roma ,
come fedotti dall’adu- •lazione. • - • Pr. iq. Impoflibilc par
fulTiftente , fe non efamìna. * . \ Prgf.z^. ineendj crèlcono col
vento,* nc Illazione può éfler fofpcttà.. 12*. Indifferenza , alle
volate cattiva,. Dannevole. . ’ . eli.' •^4 -N. Indifcretezza
, di voler abolire tutte le Cour O M verfazioni . ' Fr. 9* Indifcretò non
è chi accorda il poflibilc,proi- bendo folo ciò , che non dee farli. Fr.^o .
Induftria , colpevole. ’ . infelicità fomma , quale ? ^ Infermi
> che non fentono.il nislc* Infermità , loro principi. Infermo ,
come foggetto al Medico. Cronico , fuo motto graziole. - Inganno , facile
nelle cerfe dilettevoli. Ingordigia i d’oode nafca . .. Innefli mirabili Innocenza
, fua debolezza dopo.il primo pec-? cato . Perduta per
rifpetto . ,< • Sua ficurezza . Intelletto fuo grave
difordinc. Sua difgrazia . Intelligenza , gioconda
Intemperanza . Intenzione , buona non Tempre balla. Invidia , tra le
Donne per la bellezza.. Oppofta alla benevolenza. Ifocrate 1 voleva
i buonldiftinti da'càttivi. T J Adri ^nieftid-, più nocivi Languidezza cAcrna ,
indizio di itialc inter-' no- ■ ) * LatoS , alberò , fué qualità Lecito
non è Tempre' ciò> che fì fò da molti Pref.ii, • leggerei talora più'
ùtile jché l’afcoltare. Pref.^^. Divina j più difcfeta i òhe non
quella^ della finezza Sempre debbé averli prefente Degli £brei< circa
il traveftirfi l’huofno da , dontiaiCla Dònna dàhiiomo. Della Moglie, è il.
cofiùme del Marito Leggi fimili alle tele de’ Ragni.' . Leggiadria alle
volte nociva àll’Ónòre. 258. ' , ' Legioni Ungare i come fedate- nell’ ammuti-
namento da Tiberio 16. 'LegiAi,lor deCiliOne circa al dannò dato. Legno della
S. CroCé, Tua forza Lentezza di riparo , lo rende inutile . 227, 'LeAezzà
della Gioventù mòdernà , fùc ca- gióni. , Libei'tà di converlàrè nociva,
quando^ 66. Kou autorizza le colpe. D’efaminarfi la Moraleda-tutti
4. . E’.privilegio deirhtlomq. Perduta , Tempre fi cerca D’arbitrio'^ .
> ^ i^o.- liberale mifurato . . -Tzoy* licenza di converlai'é ,
d’onde nafee? Pt‘ii'y. limofina fegreta , pifi perfetta lingua perchè
data all’huomoé iione fua gcne^ofità quando manca.- Suo timore dello Scorpione
^ Quello di Domiziano < • Dornie ad occhi aperti . •Coronato
< 'Morto c in fintato < , ^ ^ lodare fi debbe ognuno per
quello, che è’ . fuo lode induce ruppófizioùe d’innoCénza./’r.aS. Quella
, che fa migliore di quanto uno fia, fton dee gradirli;De’ difetti, dee
ricufarfi; . Falfa ,*iOri fa lodevole , nà innocente chi • ‘ U
riceve .' A ' ‘ i'^i Quella j che toglie l’elfer lodevole;- 15. lòmbardia
, motto piccante a chi né igno-! ^ rava le qualità < .. , '*
lotte , fua fuga dalla- patria / 127: luce odiata da Chi ?
l'iicrezia Romàna*; zóS. lume prefo dagli altri , non fempré giova.
':lnternO ,-ficuro ; . ' •vi, Funefio alla' Farfalla - ' " - • .
tuhaoppofta al Sole j càgitìiia sbaglio circa M’eCcliire « • 6é V ;
Suo . « i * DIgitized by Google
•444 Suo corfo breve . Perle non rL, . • Qu andò r erta
dèi tutto. ecclilTata ? . Piìiluclda nel Novilunio,.pCrchè ?
J.ufTo,ftiodifpendio . i, . . Fra le miferie..Pregiudiziale a’
Poveri. Dèi Volgo Inutile. ^ . Sua rea intenzióne.. Lutero
derilb da TommafoMorp. IL4? Ti /f Achilie idrauliche rendono Tacqua
piìi J\(Jt utilè. 3^* Macedonj, loro adulazione adAleflaq^ro. 136.
Maddalena lodata da Grillo . ' ' l’ Marlabar : fuo albero maraviglipfo*.
, Malattia di .pirite Male delle Converl’azioni alle volte non e m elTe , ma in
che le mira . ?♦' Fatto legge per ufo . . . Non dee difenderli, ma
curarfi. * , i vi 35. Creduto leggiero è peggiore.. ivi 2^.. AlTai
grave , crederfi più perfetto . : Stoltczza dMncohtrarlo a bella polla, »
. Interno da chi lo foffre non fi fente» aS8^ Dee.fuggirli dovunque
fia.., »7^* Come fi permetta <u Dio'. Poli- t
445 Pofitivoi per nìuna circoftanza può vo- • Icrfi. ■ ' lo. Malinconia
particolare Malizia oppofla alla Prudenza. Pr. • Non c nel cònverfar male
per difetto d’ilif ■ ledìone. • ivi . De* Cattivi , di peccare >
quando il Mondo • -non vede .'I 38 MaliziofìjC critici fìngono il
male, dove non è. Manu'oodiatc uccelli , loro caccia. ’ 1 1^
Meraviglia fmoderata nocevole. 174. Marc’ Antonio , fua rovina d’onde? Mare
, chi ' non l’ha più veduto , non può fu- • ' ziarfi di mirarlo Mariti ,
còme han da precedere alle Mogli. Pòlfono; arguire ciò , che fi fa nelle
cafe_* loro , da quello , che elfi fanno nelle cafe • altrui . Martìri
loro godimento nelle pene d’onde^ • veniffe . • ma. Maflìmo de’
Nobili perdo più ibno corrette.; • • Pref.l^. Buone, quando fi
perdono è peflìnio fegno Cattive s’iniprimono meglio Matrimonio de’ moderni Non
oda alla virtù criftiana Medicina , come opera ne* corpi mal’ affetti. ,
- rref.2. , • Me.^ • % ^ ~ ' Meglio fcmprp
dee piacere aJ prudcflite/idj', , M^ieufagjne ,dannola 1 . ^ ,*
Mente del Saggio immobile nel bencv, .172, Mercan ti, come travagliano per :gli
altrir >9i» Merito doppio della Bepeficenia. ' . , . SAh Metalli fi
riconolcono dal colore. Mezzi per gingnerè all-pnióne pop Dio.Micie mortale
alle mofehe Misericordia Divina » non è a far . mi* racoli, Mil^H^) diycrfe il
non; fentirle; dM pu- < rarlc . ' . . Correttivo della vana allegrezza, .
Rendono inelcufabile.chi le > . 4V Mode feguite per l’ufo igi.
Moderazione partonlpe l’ordine delle Città. M'>de(lia di ricafare ,
invoglia più chi efibi*. fee? /affettata , Criftiana *
p fuoi fini» • Nell’abbigliamento, Modo in tutte le cofe . Molti
fpefio rovinati da uq folo.» Mondo giudice deil’pnOre ’ Suoi bphj fallaci
, Chi l’alfaggia lo jTprezzà . ; • Suo foadimento , e d’onde. Sua
indiicretezza m 5N Suo
fcadltnepto 9p|idiano Mo» I J Moderno; quattro
apertare nella fua cor- teccia . • jjy. Come può deluderfi : ^gq.
Morale, iùo Ibllecifmo. ‘ Suoimollri, ■ ^02.. Sue bafi ,
MoralHU , Ipro ftudip nella teorica del male Mòrte defiderata da phi ? Del
Saggio Mortificazione del corpo neceflarià a tutti. Mofche artifiziali del
yifo. I183. ' Mosè , filo roveto , . , ' 1 25. . Sua perquifizione
, prima d’entrare in Pa- ■ leftina Egli , ed Elia diverfi nello lìato , cd
ambe- due cari a Dio Moftro raro , nato in Oriente.Motteggiamento grazibfo. V.'
N r% ^ i NArcifo invaghitoci fe medefimo. 1Ò7.
Natura , perchè non abbia jda’ buoni .diftinti i cattivi , Perchè abbia fatto
due orecchie, ed una fo- la bocca all’huomo. ' 46, Tutta occupata nelle
piccioie ppfe, Sua tv • Sua provvidenza nella
tbrmazione del fe- to. ‘ • j 1 1 . * Sua miferia . ‘ ‘ * Sua
benignità . 414* Natura divina bada a fe'medefiraa. Naturali buoni
, come fi viziano. \ 102. Si guadano col bramare .di piacere a tut> .
ti. ■ , Nave fenza Piloto . ^8. , Naviganti ,.cofa debbono portar
foco. goy. Navigar còhtr’acqiia, penofo. Navigazione , quando.pii'i felice.. .
ivi Nautica, Tua operazione più diffìcile. Necedìtàjdi viver nel Mondo, come
può efler uti)e. L. V ergognofa , perfuade ogni male. 209. Negare,
talora è benefizio A tempo i grand’arte . , , ’ uL. Negativa fincera più
gio va , che’ la p.romefia. finta. Nobili hanno la prefunziòne in favore
nella faviezza , perchè? Fref.^ . Debbono edere più contenuti .
Noè, il primo a piantare le yiti . ed a tirarne danno . 401. Noja , fi
trova in tutte le cofe unianc. Nome buono, dee curarli. ^ 1 I
> *• . Ob- »» OBbligo
d’accomodarfi l’uno al genio dell’altro Occafione fa nafcere la rea volontài ij
Occafioni > lor forza . 112. Oche felvàggie , loro prudenza ,
6±. Occhio per lo più difeerne il folo colore de’ vizj. - Fre/. 8.
Cattivo giudice nella fcelta della Conlòr- te. . • • 44? Più fpiritofo
qual fia 2 5^ Non vede fc fteflb. J 1 7* Sua licenza . zoo.
Come fi chiude facilmente fovra la pro- pria debolezza . ■ Come faccia la
penitenza del ventre. 271. Occupazione geniale necefiaria ad ognuno Lodevole
de’ tèmpi feorfi Offotilo, fiera del Meflìco , fua proprietà be- nefica . ,
204. Odio venuto'dal troppo converfare. De* Saggi pefllmo .
z±. Oggetti amabili tre. 67. Vifibili ci circondano la divina
beneficen- za . . Ad alcuni biibgna levare ilforprendente • dell’opinione
. 39?- Olmo appoggio della vite, 153. F f Om- Digitized
by Goo^e r- 45Q . Ombra , quando pib pìccola^ 1t
49; Al tramontar del Sole più lunga, ivi De’ Corpi, 17^. Omero ,
che lode defle ad Ulifle. £, Onoratezza, errore di molti circa di effa*
142. Onore intn'pfeco j ed eftrinfeco . 257. Meritato è giuftizia , non
dono. . Operar fayiamente nel ricever la lode.Pr.zS. Opere di pietà , levate
dalla moda. Opinione di poflcdcr la virtù fa perdere i’oc- cafione
d’acquiftarla . ^ D’alcuni circa |1 fupppfto acquifto dell^ virtù.
Delufa facilmente , . 26. D’al Clini d’effer neceflar j per tutto, q6. Di
troppa innopenza dannolà. 1 J4. Di non avere difetti , ^. D’un folp
non bada per la vera gloria,4o7. Ore nojofe , più fofpette , e quando? 20.
Orgoglio biafimeyole . Oro , come perfezionato dal Sole . 82. Unito
coll’autorità , arme pericolpfa.177. Orologio , fua regola dal tempo OrtenHo
Oratore, motteggiato fpiritofamen- te da Tullio, . Ozio , Aia difinizione
,'. NecelTario alcuna volta. Oziofità , creduta dal volgo non è tale, i j
6, I DigHized tjyl » PAcefalfa.
1^4. Padronanza della parte debile ì . Pallidezze artifiziofe 274,
pane di Nozze. 87. Pantera , fua aftuzia . 226* Sua proprietà nel
cibarli. Paojino Svetonio , fua feutenza profittevole. S. Paolo , fuo
ingegRolb dilpregio delle cofe mondane . 394, Papagallo > iùa
loquacità importuna. 2.^4. Parlar culto» nelle Donne non è Tempre con-
dannabile . 16^. Parlare di Dio , fenza ftrepito . 369» Parlatrici
eleganti pericolofe. . Paflaggio d’aria ad aria , dilettevole. 102*
Palfionc predominante debbe combatterli. PalTioni » lor corrente
cagione di precipizio. Pallori Arcadi più celebri . 40 jf.
Patria non dee preferirli alPeliglio^ 414. Patrocinio » quando Iblpetto .
176. Pavone , fua vanità. 191. Pazzia degli Ebrei compian^ dal S. Davide.
321. Peccato , caufa di tutti i mali. Non può/are vera fortuna. ' .
F f 2 Ognii* i Ognuno d’elTi c una mala
creanza! 3 8 . Pena atroce di far diletto ad altri col proprio male Penitenza
più difereta col Corpo , che non c la Galanteria. Penna , fua differenza dalla
Lingua. /*r.48. Penlieri buoni nella moltitudine fi perdono Perfezione unica di
tutte le cole. 1 06. Pericolo , fi vede meglio da chi ne è fuori.
. Perfone di Rango non devono fupporfi difor. dinate. ,
Pn/.,;. . Sofpette anche leggermente, debbono fug- girli. Pedeli'ai Capo
di Cafa giovano al governo. 232. Secolari pofibno attendere allo (pirite
, come? Pefei di Fimmarchia come fi confervano fen- za fale . ' 1 24.
Pefo lungi dal fòftegno è più grave, 3 65. Piacere fila forza Infermità fomraa.
285. Sua afiuzia . 285. . Quello , che. fa perdere la virtùèmifera-
bile. Piaceri , impedilcono la cognizione di noi raedefimi. loi. Piaga
occulta più difficile da faldarfi. Pr.35* Piaghe , talora fi curano meglio
colle fo- men- DIgItized by ' 4!f3‘ niente
, che col ferro , e col fuoco. Fr. i Pianeti , quando benefichi. 2 1 2.
Lor moto. 301. Piante , deboli , come diverfe dalle forti. 1 14. Piega
prefa in giovinezza durevole. Pigrizia , animale del Brafile Piloto , fua
vigilanza. 204^' Sue qualità . Piramidi d’fgitto perchè non fanno
ombra. Pifone, fua meraviglia per le corone di Ger- manico* i8j«
Pitture licenziofe . 200. Platonici moderni , loro malizia. 76.
Podeftà d’eleggere diftinguerhuomo da’Bru- • ti . i6o* Poeti ,
teologi della Gentilità. 1 8 Polledre , come volea Ariftotile , che fi
do- ma (fero . » Polipo > fua proprietà maliziofa. 1 24. Pomi
»Vaghi hanno talora il verme. 17J. Pomo vietato da Dio ad Adamo condifere-
tezza . Pr.52. Pompeo condannato da’Romani per la fab- brica del fuo
Teatro . 212. Popoli deir ultimo .Settentrione mancando di forze ulano
della Magia. 1 62. Poveri qual fia il lor patrimonio. Pratica de’ Saggi ,
fe e continua , è utile, j 26. Praticare, co’Superiori giovevole. Con gl’Uguali
quando giovevole, 175. F f 3 Con / 4S4 Con
grinferion. Pregio , in cui debbono averfi le cofe fpiri- tualié _
4*2. DelleCofe dall’opinione pifi lo(ÌevoÌé. 1 66. Prcfente non tolga il
penfiero dell’aVvènireé t’refenza di Dio . 1 . Prodigalità^
207^ Profuiìorie fofpetta . 210. Progenitori peccarono j perchè
fcòrdaronfi della préienza di Dio^ 384. Prolperitàj lóro vicende.Provvidenza
divina, rimedj, che ha dato per ogni male* ,4*4* Prudenza , fuo uffizio
nel regolaménto inter- ' nOi • . , Difcretà i 20 Putifarreiliia
infoienza. 1^7. a a Uadn* belli fi guardino
da lontanò; 95. , Di prolpettiva debbono effcre per- fetti. 62.
R R Agazzi , loro facilità di ridir tutto alls.4 volte giova.
2^4. Ragione, fé non opera^ l’inìpoffibile par fum. ftcnte. Pr.zz.
: . Sua Digitized by Google . Sua Perdita. 29 lé
Ragno , fi fvifcera per vile uffizio. 276. Rebecca Moglie d’Ifacco difefa
nell’orieftà dal Rè Abimeleccò, perchè? Regni , lor delblamento da che
proceda.244i Regola del veftire è la comodità dello fpen- dere. , 3I48.
Keligioli , vivono fani j cd invecchiano. 273» Remora, pefcc. , , 229.
Ridicolò fi rende chi incontra volontaria- mente i pericoli. 28 J.
Rifleffione utile fovra le cofe , che fi veggo- no. fi.iflefli,vo non
s’azzarda. Pr.42. Riformar fe mdcfimo falla norma altrui, zì Rimedio i e
non querela , richiedono le cofe ineviwbili.' 22 j. ìiimorlb dono di
provvidenza. . Dell’adulazione, dee lafciarfi all’Adulato- re.
Pref.2%* Rinoceronte , fuo odorato. 1 J i • Ripugnanza del genio
nel làfciarlò , contraf- fegtio del male. , Naturale alle cofe
cofl^annabili. , 2to. Rifoluzioni già preie difficilmente fi cangia* no. • .
igj* Rilpetto , niunò dee perderlo a fe medefimo. Ùmànò. . ^ ^
}tS' Rifpofla faggia data ad un Principe giovine-i circa il
viaggiare. F f 4 Ri- 4^^ Ritiratezza, fao confronto col
conlbrzio. ^9. Più propria delle donne. gì. Giova anche alla falutè
del Corpo. 2';^2. Rodi , fuo coloffo'. 2^7. Roma , compendio delle
bellezze d’ogn*altra Città. - Motto piccante per efla. 152. Suo Senato
come* feduffe glMmperadori , adulandogli. Pref.i^. Suo pregio fingulare .
20®. Romani , lor accortezza nel fabbricar le Co- lonie. 2^2. Rondini .
lor coftumanza nel paflaggio del Mare. , Rovinare fe ftcflb a genio d’altri. r. Ruben , quando comparve vanamente
aman. tedi Giufeppe Ruota , fua moto. jjj. * S * ^ ^
# SAba Regina i Saggio non puù fcon volger e le regole-» -
della giuftizia. - -’l • . , . Lafcia il Mondo prima d*efler lafciato
da_. ' lui.. ’Saggi qualificano le proprie azionile non gli •' Iciocchi .
- Piùtemono>chegl?aitri« . . pref.^z. - . • . Ben- • # 4
45^7 • • Benché nel fine convengano, difeordan ne’
mezzi. Salomone , quando fu derifo ? 26J. Salvezza appoggiata alla
fperanza del pentimento Samuello , penfiefo che n’ebbe la Madre. . Sangue
nòbile giova alla làviezza. . 'Pr.^ 3 . Sanità goduta fa nafcerc la
gelofìa dicudo- dirla. igj. Santità , malamente fuppoda da taluni in
le medeiìmi . Debbe defiderarfi. Sapienza flolta qual
fia. • II. Vera , quale? Sua abitazione Sue vie Sara Moglie
d’Àbramo , rapita dal Rè Abi - melecco Saviezza , quanto {limata . >
> . Naturale. 267] Sbaglio volontario non è compatibile. ]
Scandalo , come può naicerc. ‘ Attivo. 149* Scelta del pero Amico , alfai
importante.! 1 1* Scettici , loro follia . Lorofeienza. Schiavitudine , qual Ha
la piìi pefante. Schiettezza. Scialacquatorljderifl dagl’ Amici fteflì, 209.
Scienza del Mondo, libro più preziolò di tut- ti. 6. Deli’ occhio ... . , .
ggj. ■ * ^ F f 5' Sci- / 458 Scimie ,
loro proprietà nelP operare. Fr.^z. Sciocchi , perchè tanti nel Mondo ?
4. Scrupolo, vano de' maliziofì Scultore , conve può fconvolgere le
regole.» ■ dell’ arte. . „ • ^9. Scultori cattolici biafimati da
Tertulliano, perchè Scuola efficace dell’ efeinpio Secolo, dell’ Apparenza
DellaPace,<juale? In cui fi rive,
debbe onorarli Delle efibizioni, quali ? . . Suo rumore fpegne la carità.
J4. Prefentc, fua lode . 404* Secondare gl’ altri, come li faccia
lenza dan> no proprio. 14. Secondò Carinate, fua teorica della
Dottrina Greca mancante nella pratica Seme dei vizj. . 121. Senocrate,
fua continenza . . .ij8. Seiifo, à che riduce l*.Uom;ragionevoIe.i45.
Sepolcro di Mennone, fue llravaganze Servidori , loro dilbrdini imputati a i
Padroni. • . . . ' 9^. ■ Buoni, rari . ' . . • iSi. Servire a i
piaceri viene dall’ignoranza .259. Servitù j profclfàta a Donne di Ipiritó,
cofk^ fia ? - Gloriofa quale ? .Senza mercede, quafi ftolta -Vergognofa,
quando Scr- Serpi n a fcofi nell* erba folta ; . Sferico perfetto
fua qualità . . Sfinge d’oro, donata da Verro adOrtenlìo Oratore, perchè
lo difendefl'e . ; Sì, che diventa un Nò . . Sichein, perduto, per
Dina Sicurezze di cuore alle volte falfa . Pref. ^9. Del Savio. Silenzio
Tuo profitto . * Alla femmina dccorofo. Kecelfario ad alcuni
. Simile cerca il Tuo finiile . Simpatia naturale . Sincerità
antica. Sinderefi, vinta da chi è lodato . Singolarità,
condannabile . Pccita invidia . Sirene . Smoderatezza di
converfare, dcrifa arguta- mente du una Donna . i ì6. Sofferenza d’
udire, nieritoria Soggetto mal difpofto, ama il fuo contrario , il ben difpoffo
ama il Tuo fimile . .. ^22. Soggezione, guardia della inodeftiaAl fenfo,
vergognola Sole, fua indifferenza nel rtfplendere. '42. . Quando piò
benignamente influifea.. . Di Luglio, profterbio.- . • . -lyj. ,
Influilce fecondo i fogni del Zodiaco • 294. Solitario, come deferitto da
Ariftotcle.2.e 56. . SolitudinCj di cuore Sua , Fref. 2 7 .
8. h73 2 2. 228. 19* 146. 460'
, Sua giocondità. Somiglianza cagione d' amore; ' * Soipeitare,
lecito a chi . ‘ ' Sofpetti fondati, quali?' Sofpètto, dee torfcne l’
occafione'i Soiìanza qualifica per Io più le cofe. Pref.15. Spada nel foderò . i So Specchi maliziofi . - • ’ 220
Specchio, che non inganna, qual fia? 6. ' • Interno. 108. Ullorio,
fua mirabile qualità. . Speculazione (lupida . 24J. Spedale di S.
Maria Nuova in F'ircnza , avve- nimento graziofo. 264. , Speufippo , jfua
diifinizione della Modelli^. . Spinolo, tradito dal?
Ingordigia. Spiriti lenti . Spirito, feparato dai fenfrpiù
forte. • Sua rcftrizione odiòfa nel Q>rpo . Senza divozione Difunito
da Dio, fua infelicità . Suo volo facile fuori del còrpo. Spola
de’. Cantici, fua Carità . Stato dell’ Innocenza, come perfettamente.^
felice . ... 12. Statua feontrafatta-, puù elTer lodevole , 39, Che fa
feordare dello Scultóre. . Dì Nabucco, geroglìfico di falfa fortuna Statue
ds’Greci/emplici nell’ornameto. SteU tij. e
4^1 Stélle, opinione circa la lor luce 1 .' Erro.re di Pi
inio circa di effe Dall' Atmosfera lontane , più rifplendcn- ti . 3 ycé
Stima, affettata, facile a degenerare in amo- re. ; . . 5?‘ Altrui,
come s' acqniffa . ;» Stolti, lor fonno . 372. Stordimento ftrario
. Strali, non penetrano la cute dell' Elefante-». Fref. 27.
Stratagemma , praticato da un Padre per di- flogliere il Figlio dal giuoco . i-
. Strepito , e tumulto pregiudiziale all’ acqui- fto della virtù . •. . . :.
Struzzo-Càmelo Stupidezza fpaventola Pericolofa De’ Capi di Cafa . . .
Subordinazione tra le Creature ordinata.. . da Dio. . , -.
Succedimento caufale di cofe buone poco lo- devole,. - *3*^ Superbia,
fuoi danni . r Nociva all’ Innocenza,. i8» Giufta, quale. TAlete,deri(bdalIàfuafantescaii
122. Tamar , principio di rovina alla Regia cafa di Davide i Tartarughe,
infegnano a vincere cori ficurez- za ^ iij. Teatri, (1 volevari di legno
da i Romani . 2 1 2« Tempi j fatti dagl' huomini> non gl' huomini fatti da i
tempi . Tentazioni j aflalgono chi fi dà a Dio < j Teorica^ rifplerida nella pratica <
Terra, immobile, fua prova . Terreno d’ erbe-cattivc , migliore per fcmi- narvi
le bùone .■ , , 4j. Tigre, come ingannata da 1 Cacciatori Quelle dell'
Africa, (coperte ne’lorò agua- ti dal fifchio d'uri picciolo ànimaletto. Come
dclufe da i Cacciatori < 288. Timagine, (ila follia . • **
Timore, vera regola del vivere , Frtfi 42. 'Proprio de’ faggi . Come, e
quando poifa deporfi . ' Debbe averli, ma non moRrarlo ì £’ meglio, che
la derilione , Stolto, quale ? Giufio, è vincibile , Di Dio
. Servile Cuftode della virtiu Imprudente, quale ? ivi Quello che
hanno alcuni d’ efler buoni ^ . , 41 ?• Timoteo, inventore della Cetera Tobia
, pianto dalla Madre pel fuo viaggio . . . . • • . - Tormento d’Aristotele
, fcherzo lepido , ed utile i .Tollìcd, non dee bcrfi colla fperanza di riget-
tarlo* . , , . , Trafcuraggine, cagiona Ipeflb là falfa^ è dan- nevoie
ficurezza .• ' fref. 40. Traveflimenti moderni i Troppo , in tutte le
cofe dee fuggirli ^ 8 1 • Tùrchh lor cuftódia delle Donne. 1^2.
Tutto> rifulta dalle parti t • ' V VAnipa , violenta
converte in fuo palco- io anche le cofe contrarie , g9 1 . Vanità, fuo
danno.- Vanto delle glorie antlche,naiceda mancan- za delle preferiti , .
V'apori , feodandofi dal lor principio cagio- riano venti, fulmini, c terremoti
. ^64.' Variamento d’ indole, fuoì indizj . . 288* Variazione,
fofpetta nella Morale . 2^1^ y arietà di pareri Confonde là mente . ■' Vafi, 4*^4 Vali,
confervano il primo odore ' 2 25. Ubbidienza , non dee metterfi in
anguftia^ . . Fref, $y Come debbe efiggerfi . ivi - Uccelli,
rapaci fua qualità Come providi per la prole . . 192. Veleno, per fe
fteflb non è cattivo 5 1- Venere famofa nella Galleria di Firenze-» . , .
168. Venti, come cangiano natura 1 ig. • Dove nafeono iòn più forti
. . Verecondia, giovevole all’ innocenza . gSz. Vergini flolte. loro
fventura . 2g5. Verifimile, più è gradito . Fì^ef. g8. Verità, c bugia
confufe dall* adulazione.Pre/. 20. Verità, odiofa . Pref.
gì. Si dice con riguardo , e fi fcrive con libcr- tà . ivi
48. Contefa da i fenfi . 99. V ero, difficile da fcuoprif fi .
Pref. go. Vefpafiano, fua dellrezza. 22. Vefpi, loro propietà . Vi-
VeAi, loro ufo d’ onde venga Veftir di bugia qualé ? . Vetro,talqra
più lugido,che le gemme . i7g. Vie della perfezione tre, purgati va,illum ina-
• tiva. Unitiva. g6i. Vigilanza, de Capi,lè manca gran danno del» • le
Famiglie . gg. De Mariti fovra le Conforti è rifpetto. 1 7?»
In- % • 15 41 loj. Intereilata. Villeggiatura iufcliee per
la galanteria. V'^irtù, non fi prende
volentieri per norma».. Pref. 1 1 . Non fi trova a calo . .
Criftiane poflbno inferirli dalla prudenza col vizio . Pref. 43. Col
volgo non convengono . Suo feme . Fa che fi operi con giocondità
. Naturali, e morali . Che finifce può elfer feme del vizio . 231.
Felice ne’ fecoii Icorfi ; Primo palfaggio ad dia . Conviene a
tutti . Compaiiòile con ogni fiato . Vita ben regolata dal timore
. Suadivifionc . Viti novelle, fua qualità . Vivacità, quando
biafiinevole , Vivere a fe ftdfo, lodevole . Vivezza fmoderata,
biafiinevole . Vizj, fatti regola a taluni ; Non debbono atterrire
il favio . 24U 4Ù. Pref. 42. So. /|.2 • - pref. 3 1
. ivi 43. Amati fegre^amente . 9. Del corpo, ^linori di
quei dell’ anima .11. Del corpo, tome fi tolgono con premura. ivi
II- Vili, odiofi per fe fiefiì , . Piccioli, lor danno . ' .
) Non finifeono mai dove cominciano .. Si 4^6 , . . V -
- Si framifchiano colle virtvi » , Non fono 4®’ Tempi > ma degl’
Uomini Peggiori del fuoco. Cerpano di pccultarfi indarno.'
Comnmncmentc derifì , quali< Omogenei. Ulivo celebre de’ Megarefi. Uniformità
di pareri , e di cuore rara. 345 Del Ornile al fuo fimilc gioconda. 373 ynione
degl’Aninii , ornamento delle Città De* coniugati come pretefa da
Dio. . Con Dio , contiene in fe ogni bene. 378. Voce di Dio fi riceve
diverfamente dall’urna- na. Dello Spirito Santo agl’Apoftoli. ivi 368. Voci
interne , vopi di Dio. 386. Volauli pifi innocenti, quali? 19,
Volgo, non può render buone lecofe,/’r.34. Volontà , fuo errore. 351.
Volupia pea de’piaceri , adorata da’Romani nel Tempio d’Angerona Dea del
dilpiace- re, perchè? . Ufo , creduto legge. . ytile, unito ai
dilettevòle è di St'an forza. Ze- ••T-7 z
ZEIanti , come burlati da’ moderni Pla- tonici . 6^. Zelo indifereto.
Pref.io. - Zenone , lua fciiola derifa da Tullio. Nome compiuto: Giovanni
Giuseppe Cremona. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice,
“Grice e Cremona,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
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