AZEGLIO
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice ed Azeglio:
la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale -- non si danno
doveri reciprochi senza società – la scuola di Torino – filosofia piemontese --
filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The
Swimming-Pool Library (Torino).
Abstract. When
Grice started to deliver INDIVIDUAL (rather than joint) seminars at Oxford – as
University Lecturer, hence, with sessions open to every member of the
university – he didn’t know for what he ‘was bargaining.’ ‘Conversational’
became his motto – very much like Azeglio, back in the continent! Filosofo
piemontese. Filosofo italiano. Torino, Piemonte. Grice: “I like Azieglo; first
he was a marchese, unlike me – second he looked for the fundamental law (or
‘fundamental question,’ as I call it) for the principle of cooperativeness – he
finds it’s a natural thing, not a Rousseaunian contractualist thing – so he is
a Griceian at heart – on top, he relies on Bentham, to minimise the Kantian
rationalism and make it digestibale to those who care about what Azieglo calls
‘amore proprio’ – i. e. conversational self-love as still operating under a
wider principle of conversational benevolence.” Coniò il termine giustizia sociale, successivamente
ripreso e sviluppato da SERBATI (si veda) nel saggio La Costituzione secondo la
giustizia sociale e da Mill nel saggio Utilitarianism. E stato anche uno dei
primi teorici del principio di sussidiarietà. Era il quarto degli otto figli del
conte di Lagnasco e marchese di Montanera, diplomatico della corte di Vittorio
Emanuele I. Alla nascita gli fu imposto il nome di Prospero che, divenuto
gesuita, cambia in Luigi. I fratelli Massimo e Roberto sono politici e senatori
del Regno. Maturò la propria vocazione
religiosa a seguito di un corso di esercizi spirituali dettati da Lanteri,
fondatore della congregazione degl’oblati di Maria Vergine. Studia nel Collegio
Tolomei di Siena e poi nell'Ateneo di Torino. Entrato nel seminario di Torino,
quando il padre fu inviato come diplomatico alla corte di Pio VII si trasferì
con lui a Roma e fu ammesso nel noviziato dei gesuiti di Sant'Andrea al
Quirinale. Fu ordinato sacerdote. Inizia
a studiare la filosofia d’ AQUINO (si
veda), studio che continuò a Napoli. Destinato al Collegio Massimo di Palermo
dove insegnò lingua francese per poi assumere la cattedra di diritto
naturale. Pubblica con i tipi della
Stamperia di Muratori di Palermo il suo testo più importante, il Saggio
teoretico di dritto naturale appoggiato sul fatto, considerato a quel tempo una
vera enciclopedia di morale, diritto e scienza politica. Ricevette da Pio IX il
permesso di cofondare con Curci “La Civiltà Cattolica”, rivista della Compagnia
di Gesù, ove scrisse per venti anni per poi assumerne la direzione nell'ultimo
periodo della vita. I suoi oltre duecento articoli pubblicati sulla rivista
furono tutti caratterizzati da un contenuto tale da meritargli il titolo di «martello
delle concezioni liberali» (Messineo). Muore
a Roma. Preoccupato soprattutto dai problemi che nascevano dalla rivoluzione
industriale. Il suo insegnamento sociale influenzò papa Leone XIII nella
stesura dell'enciclica Rerum novarum sulla condizione dei lavoratori. Propone di riprendere gli insegnamenti della
scuola filosofica tomista. Porta avanti questa convinzione, ritenendo che la
filosofia soggettiva di Cartesio portasse a errori drammatici nella moralità e
nella politica. Argomenta che mentre la differenza di opinioni sulle scienze
naturali non ha nessun effetto sulla natura, al contrario idee metafisicamente
poco chiare sull'umanità possono portare al caos nella società. A quel tempo la
Chiesa cattolica non aveva una visione sistematica chiara sui grandi
cambiamenti sociali in Europa, la qual
cosa portava molta confusione tra la gerarchia ecclesiastica e il laicato. In
risposta a tale problema, Taparelli applicò, in maniera coerente, i metodi del
tomismo alle scienze sociali. Dalle pagine de La Civiltà Cattolica attaccò la
tendenza a separare la legge positiva dalla morale e lo "spirito
eterodosso" della libertà di coscienza che, a suo avviso, distruggeva
l'unità della società. Termini chiave
della sua opera sono socialità e sussidiarietà. Vedeva la società non come un
gruppo monolitico di individui, ma come un insieme di varie sub-società
disposte in diversi livelli, ciascuna formata da individui. Ogni livello di
società ha sia diritti che doveri, ognuno dei quali deve essere riconosciuto e
valorizzato. Ogni livello di società deve cooperare razionalmente e non
fomentare competizione e conflitti. Dopo
l'istituzione della Società delle Nazioni, A. ne vanne considerato un
precursore. Sua fu l'idea di un'autorità universaleda lui chiamata
"etnarchia"con il ruolo di tribunale e di arbitrio, che potesse
proteggere ogni nazione dalle minacce esterne. A. continuò a fungere da
autorevole guida al pensiero cattolico in materia di pace e guerra ancora nel
Novecento. Altre opere: “Saggio teoretico di diritto naturale appoggiato sul fatto”
(Palermo); “Nazione e nazionalità” (Genova, Ponthenier); “La Legge fondamentale
d'organizzazione nella società” (Roma, Edizioni di Storia e Letteratura); “La
libertà tirannia” “Saggi sul liberalesimo risorgimentale” (Piacenza, Edizioni
di Restaurazione Spirituale); “La Civiltà Cattolica). Diritto soggettivo,
proprietà e autorità in Luigi Taparelli d'Azeglio, di Alessanfro Biasini, sito
della Università Ca Foscari Venezia. Scuola Dottorale d'Ateneo. The Origins of Social Justice: Taparelli
d’Azeglio, su home.isi.org. Education
and Social Justice, J. Zajda, S. Majhanovich, V. Rust, Sabina, Springer Science
et Business Media, Armando, Il Welfare oltre lo Stato. Profili di storia dello
Stato sociale in Italia, tra istituzioni e democrazia Seconda edizione, G.
Giappichelli Editore, Georges Minois, La Chiesa e la guerra. Dalla Bibbia
all'èra atomica, Bari, Dedalo, Pereña, La autoridad internacional en Taparelli,
Libreria editrice dell'Università Gregoriana, Studi Pierre Thibault, Savoir et
pouvoir. Philosophie thomiste et politique cléricale, Québec, Maria Rosa Di
Simone, Stato e ordini rappresentativi nel pensiero di A., «Rassegna storica
del Risorgimento», Giovanni Miccoli, Chiesa e società in Italia fra Ottocento e
Novecento: il mito della cristianità, in Id., Fra mito della cristianità e
secolarizzazione, Casale Monferrato, Francesco Traniello, La polemica Gioberti-A.
sull'idea di nazione, in Id., Da Gioberti a Moro. Percorsi di una cultura
politica, Milano, Traniello, Religione, Nazione e sovranità nel Risorgimento
italiano, «Rivista di storia e letteratura religiosa», Emma Abbate, A. e
l’istruzione nei collegi gesuitici, «Archivio storico per le province napoletane»,
Saggio teoretico di dritto naturale appoggiato sul fatto, Palermo, Stamperia
d'Antonio Muratori, S. T., Per il centenario della nascita d’A., Rivista Internazionale
di Scienze Sociali e Discipline Ausiliarie, Luigi Di Rosa, A.. L'altro A.,
Milano, Cisalpino, Gabriele De Rosa, I Gesuiti in Sicilia e la rivoluzione del
'48, con documenti sulla condotta della Compagnia di Gesù e scritti inediti d’A.,
Roma, Edizioni di Storia e Letteratura; Perego, La «Miscellanea A.», in Divus
Thomas, Gianfranco Legitimo, Sociologi
cattolici italiani. De Maistre Taparelli Toniolo, Roma, Volpe, Messineo S.J., A.
e il Risorgimento italiano, in La Civiltà Cattolica, Carlo Maria Curci
Compagnia di Gesù La Civiltà Cattolica Rerum novarum Luigi Taparelli d'Azeglio, su
TreccaniEnciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Angiolo Gambaro, Luigi Taparelli d'Azeglio,
in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. A. su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia
Britannica, Inc. Opere d’A., su open MLOL,
Horizons Unlimited srl. Opere di A., Pappalardo, A. in Giovanni Cantoni,
Dizionario del pensiero forte, Piacenza, Cristianità, Vian, A., Il contributo
italiano alla storia del Pensiero: Storia e Politica, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana,.Aloysius Taparelli, in Catholic Encyclopedia, Compagnia
di Gesù Filosofia Sociologia Sociologia
Categorie: Gesuiti italianiFilosofi italiani Sociologi italiani Torino Roma. Non
si danno doveri reciprochi senza società. Egli è costume di chi spiega diritto
naturalo -- il ius naturale -- il considerare certe classi di doveri dell'un
uomo verso l'altro anteriori ad ogni idea di società. E un tal modo di speculare
è coerente con tutto il resto della dottrina allorchè la società si riguarda
come una pura convenzione umana. Ma siccome il fatto di questa convenzione, per
confessione di parecchi fra i suoi difensori, non è se non una finzione di
diritto, fictio juris, ed io non amo fondar sopra una finzione quanto vi ha di
più sacro ed importante nel commercio fra gli uomini, mi vidi astretto a
cercare nel *fatto reale* (italici d'A.) altro miglior appoggio. E sì mi parve
averlo trovato con nulla più che analizzare la idea che ognuno si forma
allorché pronunzia il vocabolo *Società*, o paragonar questa idea collo stato
*naturale* in cui ogni uomo trovasi sulla terra. Ecco per qual motivo non
credei poter trattare dei *doveri reciprochi* fra gli uomini se prima non li
considerava formanti una qualche società. E in verità, come potrebbero esservi
*doveri* reciprochi senza relazioni reciproche? Come relazioni senza qualche
congiunzione? Come congiuzione senza qualche legge? Come legge senza
legislatore e senza autorità? Data poi la congiunzione di molti esseri
intelligenti sotto una autorità comune che altro ci manca per costituire una
società? Parventi dunque ripugnante la voce di *relazioni extrasociali*, usata
dal ch. C. di Haller -- di cui per altro ammiro in molti punti la dottrina --,
nù seppi come introdurmi a considerare i doveri reciprochi se prima non no
stabiliva *sul fatto* le fondamenta con una attenta osservazione dell’essere
sociale. La legge fondamentale del *civico* operar sociale potrebbe dunque ridursi
a questa — la società (e per essa la autorità) dee far sì che ciascuno
*cooperi* a *difendere* e crescere il bene altrui senza sua perdita, anzi con
vantaggio proporzionato alla sua cooperazione. Della società in generale.
Società suol dirsi una concorde comunicazione di bene fra esseri intelligenti.
Società di questi esseri *in istato di tendenza* sarà dunque la *tendenza
concorde a fine comune*. E siccome la tendenza intelligente fra uomini dee
produrre azione esterna, cosi la società umana potrà definirsi *cooperazione
concorde di uomini ad un bene comune*. Gli uomini tutti hanno nella lor
*natura* un elemento di società universale. Gli uomini tutti sono obbligati a
secondare l’ intento del Creatore. Or il Creatore vuole da essi *cooperazione
concorde a ben comune*. Dunque ec. La minore si prova. Uno è per natura il
bene da tutti conosciuto, ed a cui tendono tutti, giacche una è la loro
*natura* ossia impulso primitivo. Questo impulso manifesta l'ntento del
Creatore. Dunque ec. Diremo questo elemento *dovere di socialità*. Coroll. 1.:
Ogni dovere sociale deriva da questo principio *fa il bene altrui*. Giacché la
causa che mi obbliga a far ad altri *un* qualche bene è che debbo far loro il
bene. Coroll. 2.: Questo è il primo principio *sociale* applicazione del primo
principio morale. Il precipuo bene di ogni società è la *onestà*, giacché a
questa tende precipuamente la *natura umana*. Poiché *ottener il bene* è negli
*enti ragionevoli* un *divenir felice*, il fine di universal società è rendere
gli *associati* *onestamente felici*. E poiché la felicità dell’uomo consiste
*secondo natura* nei beni di *mente* e di *corpo*, *assicurarci* e *crescerci*
queste due specie di beni è il fine naturale della società universale. Una
società determinata può o abbracciare tutto il fine naturale con mezzo
particolare cioè col convivere stabilmente, o abbracciarlo parzialmente. Il
*fine* particolare della prima sarà il *convivere* onestamente felice. Della
seconda il conseguire quel particolare oggetto per cui ella si associa. Diremo
società *completa* quella che abbraccia tutto l'obbietto naturale della umana
società, cioè il bene di mente, quello di corpo, o la difesa di entrambi.
Incompleta quella che ne abbraccia sol qualche parte. Coroll. 5.: La società è
*mezzo*, non fine dell’ individuo. Nome compiuto: Alosyus Taparelli. Luigi
Taparelli d’Azeglio, marchese d’Azeglio. Luigi Prospero Taparelli d’Azeglio,
marchese d’Azeglio. Prospero Taparelli d’Azeglio, marchese d’Azeglio. D’Azeglio.
Azeglio. Keywords: non si danno doveri reciprochi senza società, ius naturale,
“non si danno doveri reciprochi senza società”, co-operazione, co-operare, fa
il bene altrui – onestà, fine, principio della socialita, applicazione del
principio della moralità, natura umana, fatto, società totale, società
parziale, definizione di società in termine di co-operazione, ‘de more
geometrico’ – tendenzia impulso naturale all’onestà – società – azione esterna,
esseri ragionabile, esseri intelligente, convivir stabilmente, felice, -- Refs.:
Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed Azeglio,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speraza, Liguria, Italia.
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