ADRIANO
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice ed Adriano: Roma – la scuola di Roma – filosofia romana –
filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di
H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Roma). Filosofo romano. Filosofo lazio. Filosofo italiano. Roma,
Lazio. Epistle of Adrian in behalf of the Christians. I have received the
letter addressed to me by your predecessor Serenius Granianus, a most
illustrious man; and this communication I am unwilling to pass over in silence,
lest innocent persons be disturbed, and occasion be given to the informers for
practising villany. Accordingly, if the inhabitants of your province will so
far sustain this petition of theirs as to accuse the Christians in some court
of law, I do not prohibit them from doing so. But I will not suffer them to
make use of mere entreaties and outcries. For it is far more just, if any one
desires to make an accusation, that you give judgment upon it. If, therefore,
any one makes the accusation, and furnishes proof that the said men do anything
contrary to the laws, you shall adjudge punishments in proportion to the
offences. And this, by Hercules, you shall give special heed to, that if any
man shall, through mere calumny, bring an accusation against any of these
persons, you shall award to him more severe punishments in proportion to his
wickedness.Addressed to Minucius Fundanus. [Generally credited as genuine.]
Adriano was proud of reminding his frineds that the infamous philosopher,
Apollonius, a member of the Accademia, had predicted his ascendancy to power on
the mere basis of a mere oracle.
However, Adriano’s successor shed doubts about his historicity –
Apollonius’s, not Adriano’s! Adriano
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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Adriano
(disambigua). Publio Elio Traiano Adriano Imperatore romano Busto di Adriano risalente al 130 circa Nome
originalePublius Aelius Hadrianus Caesar Traianus Hadrianus Augustus Regno11
agosto 117 – 10 luglio 138 Tribunicia potestas22 volte: dal dicembre del 117
fino alla ventiduesima (XXII) del dicembre del 137 TitoliPater Patriae dal 128
Salutatio imperatoria2 volte: la prima al momento della assunzione del potere
imperiale nel 117 e la seconda nel 135 al termine della rivolta giudaica.
Nascita24 gennaio 76 Italica Morte10 luglio 138 (62 anni) Baia
SepolturaMausoleo di Adriano PredecessoreTraiano SuccessoreAntonino Pio
ConiugeVibia Sabina[1] Figlinessuno Adottivi: Lucio Elio Cesare Antonino Pio
DinastiaAntonini Padre Publio Elio Adriano Afro MadreDomizia Paolina Tribuno
militaredella Legio II Adiutrix in Pannonia inferiore (95); della Legio V
Macedonica in Mesia inferiore (96); della Legio XXII Primigenia in Germania
superiore (97); della Legio I Minervia (98). Questuranel 101 Vigintiviratofu
uno dei decemviri stlitibus iudicandis Tribunato della plebenel 105 Preturanel
106 Legatus legionisdella Legio I Minervia nel 106, in Germania inferiore
Consolato3 volte: nel 108 (suffectus), 118 e 119 Legatus Augusti pro
praetoredella Pannonia inferiore nel 107; della Siria nel 117 Pontificato maxal
momento dell'assunzione del trono nel 117 Sacerdoziotra i sodales Augustales,
prima del 112 Publio Elio Traiano Adriano, noto semplicemente come Adriano (in
latino Publius Aelius Traianus Hadrianus; Italica, 24 gennaio 76 – Baia, 10
luglio 138), è stato un imperatore romano, della dinastia degli imperatori
adottivi, che regnò dal 117 fino alla sua morte. Successore di Traiano, fu uno dei "buoni
imperatori" secondo lo storico Edward Gibbon. Colto e appassionato
ammiratore della cultura greca, viaggiò per tutto l'impero e valorizzò le
province. Fu attento a migliorare le condizioni dei militari. In Britannia fece
costruire un vallo fortificato, il Vallo di Adriano. Inaugurò una nuova
strategia militare per l'impero: all'espansione e alla conquista preferì il
consolidamento dei confini e della loro difesa. Mantenne le conquiste di
Traiano, a parte la Mesopotamia che assegnò a un sovrano vassallo. Il suo
governo fu caratterizzato da tolleranza, efficienza e splendore delle arti e
della filosofia. Grazie alle ricchezze provenienti dalle conquiste, Adriano
ordinò l'edificazione di molti edifici pubblici in Italia e nelle province,
come terme, teatri, anfiteatri, strade e porti. Nella villa che fece costruire
a Tivoli riprodusse i monumenti greci che amava di più e trasformò la sua
dimora in museo. L'imperatore lasciò un segno indelebile anche a Roma, con
l'edificazione del Mausoleo, la Mole Adriana, e con la ricostruzione del
Pantheon, distrutto da un incendio.
Biografia Origini familiari Sulla nascita di Adriano le fonti non
concordano: alcune (come Elio Sparziano) sostengono che nacque a Roma, dove il
padre stava svolgendo importanti funzioni pubbliche; ma la maggior parte degli
autori afferma che Adriano nacque a Italica, a 7 km da Siviglia, in Hispania
Baetica, municipio fondato da italici ai tempi di Publio Cornelio Scipione
l'Africano. La sua famiglia era originaria della città di Hatria, l'attuale
Atri. Il padre, Publio Elio Adriano Afro, era imparentato con Traiano. La
madre, Domizia Paolina, era originaria di Cadice. Adriano aveva una sorella
maggiore (Elia Domizia Paolina), una nipote (Giulia Serviana Paolina) e un
pronipote (Gneo Pedanio Fusco Salinatore). I suoi genitori morirono nell'85/86,
quando Adriano aveva solo nove anni. Grazie al Corpus Inscriptionum Latinarum,
sappiamo che Adriano ebbe una nutrice di nome Germana, una schiava di origini
germaniche successivamente liberata che gli sopravvisse arrivando a morire a
ottant'anni[2]. Giovinezza Traiano, che
non aveva avuto figli, divenne di fatto il tutore del giovane dopo la morte dei
suoi genitori. Anche la moglie di Traiano, Plotina, lo aiutò notevolmente nel
cursus honorum, trattandolo come proprio figlio. Inoltre sembra sia stata lei a
spingerlo a sposare Vibia Sabina, anche lei parente di Traiano. Il matrimonio
avvicinò ulteriormente il futuro imperatore alle stanze del potere, grazie
anche agli ottimi rapporti intrattenuti con la suocera Matidia. Per il resto il
matrimonio fu un fallimento. Dopo che l'imperatore Nerva ebbe nominato Traiano
suo successore, presentandolo in Senato nel 97, la carriera di Adriano fu
notevolmente agevolata. Cariche ottenute
Le cariche accumulate nel cursus honorum del futuro imperatore furono
numerosissime. Quando Nerva morì nel 98, Adriano si precipitò a informare
personalmente Traiano. Fu anche arconte ad Atene per un breve periodo, e fu
eletto ufficialmente come cittadino ateniese[3]. La sua carriera completa prima
di diventare imperatore fu la seguente:
decemviro stlitibus iudicandis seviro turmae equitum Romanorum
praefectus urbi feriarum Latinarum tribunus militum con la Legio II Adiutrix
piae Fidelis nel 95, in Pannonia inferiore tribunus militum con la Legio V
Macedonica nel 96, in Mesia inferiore tribunus militum con la Legio XXII
Primigenia nel 97, in Germania superiore; successivamente trasferito alla Legio
I Minervia. questore (nel 101) ab Actis senatus tribunus plebis (nel 105)
pretore (nel 106) Legatus legionis della Legio I Minervia (106, in Germania
inferiore) Legatus Augusti pro praetore della provincia romana della Pannonia
inferiore (107) console suffectus (108) septemviro epulonum (prima del 112)
Sodales Augustales (prima del 112) arconte ad Atene (tra il 112/13) Legatus
Augusti pro praetore in Siria (117) [4] Ascesa al trono Lo stesso argomento in dettaglio: Adozione
nell'antica Roma. Al contrario del suo predecessore, Adriano non fu mai
adottato ufficialmente, tramite la presentazione in Senato. Su questo punto
l'Historia Augusta riporta diverse teorie, una delle quali fa discendere il suo
avvento al potere da una presunta nomina di Traiano morente, molto
probabilmente una messinscena organizzata da Plotina, che avrebbe orchestrato
abilmente l'operazione, d'accordo con il prefetto del pretorio Attiano. La
questione, in realtà, appare assai più complessa. Pare difficile che Adriano
possa aver preso il ruolo di successore di Traiano per sola intercessione di
Plotina e di alcuni suoi collaboratori. Alcuni conii monetali attesterebbero il
titolo di Caesar per Adriano già in un periodo compreso tra il 114 e il
117. Sulla scia di tali dati l'adozione
di Adriano apparirebbe meno offuscata da dubbi e una deliberata volontà di
Traiano. Adriano, salito al trono, allontanò dai luoghi di potere gran parte
del seguito e dell'amministrazione di Traiano, non senza ricorrere a metodi
brutali (come nella repressione della congiura dei consolari), compresi i
vertici militari[5]. In ogni caso la ratifica da parte dell'esercito, che
acclamò il nuovo imperatore, chiuse la questione. Plotina Plotina Traiano Traiano Principato (117-138) Lo stesso argomento in dettaglio: Monetazione
da Nerva ad Adriano. Il Senato ricevuto un messaggio dal neoeletto, nel quale
egli riferiva di non essersi potuto sottrarre alla volontà dell'esercito, si
allineò a sua volta. Sia i militari sia i senatori trassero notevoli benefici
dalla loro acquiescenza: i primi ricevettero il tradizionale donativo in misura
più cospicua che in passato e anche i membri del Senato ebbero dei vantaggi. La
fulmineità dell'ascesa al potere, accompagnata dall'eliminazione fisica dei
principali potenziali dissidenti o concorrenti, portò a un insediamento rapido,
seguito da un continuo rafforzamento che durò per tutto il ventennio in cui
Adriano rimase al potere. L'opposizione al neo princeps era costituita da
generali che, come lo stesso Adriano, avevano seguito Traiano nelle più
importanti battaglie di ampliamento territoriale: tra questi Quieto, la cui
morte provocò sommosse di ribellione in Mauretania. Adriano fu uno degli
imperatori morti per cause naturali e non assassinati in una congiura. Anche la
designazione del successore e il suo insediamento, dopo la morte di Adriano,
non furono ostacolati. Politica interna Ritratto di Adriano del Museo delle Terme a
Roma, una delle repliche più fresche del ritratto ufficiale dell'imperatore
dopo l'ascesa al trono del 117 Tolleranza
Lo stesso argomento in dettaglio: Rescritto di Adriano a Gaio Minucio
Fundano. Un caposaldo della politica adrianea fu l'idea di ampliare, quando
possibile, i livelli di tolleranza. Si fece promotore di una riforma
legislativa per alleggerire la posizione degli schiavi, i quali si trovavano in
situazioni disumane allorché si verificasse un crimine ai danni del dominus.
Anche nei confronti dei cristiani mostrò maggiore tolleranza dei suoi
predecessori. Ne rimane testimonianza, intorno all'anno 122, in un rescritto
indirizzato a Gaio Minucio Fundano, proconsole della provincia d'Asia. In esso
l'imperatore, a cui era stato richiesto come comportarsi nei confronti dei
cristiani e delle accuse a loro rivolte, rispose di procedere nei loro
confronti solo in ordine a notizie circostanziate emergenti da un procedimento
giudiziario e non sulla base di accuse generiche. Riforma dell'editto pretorio Un'altra riforma
operata da Adriano fu quella dell'editto pretorio. Questo strumento normativo
consisteva in un'esposizione di principi giuridici generali, che il magistrato
enunciava al momento dell'insediamento. Con l'andar del tempo, questi principi
costituirono un nucleo di norme consolidato (edictum vetus o tralaticium), al
quale ogni pretore aggiungeva le fattispecie che intendeva tutelare.
Tecnicamente la finalità dell'editto era quella di concedere tutela processuale
anche a rapporti non previsti dallo ius civile. Con la riforma adrianea, che
l'imperatore affidò al giurista romano Salvio Giuliano negli anni dal 130 al
134, l'editto venne codificato, fu approvato da un senatoconsulto e divenne
perpetuo (edictum perpetuum). Sempre in
campo giuridico, Adriano pose fine al sistema ideato da Augusto che, concedendo
ad alcuni giuristi lo ius respondendi ex auctoritate principis, aveva
consentito che il diritto si espandesse progressivamente attraverso l'opera
creatrice di alcuni esperti scelti dall'imperatore stesso. Adriano sostituì al
gruppo di giuristi isolati dello schema augusteo un consilium principis, che
contribuì alla progressiva istituzionalizzazione di questa figura, togliendole
l'indipendenza residuata. Riforma della
pubblica amministrazione Nonostante avesse seguito personalmente più di una
campagna militare (la più impegnativa quella dacica al seguito di Traiano),
Adriano si dimostrò, oltre che esperto di cose militari, il che era
prevedibile, anche un grande riformatore della pubblica amministrazione. Il suo
intervento sulle strutture amministrative dell'impero fu profondo e radicale,
dimostrando che era parte di un piano globale che l'imperatore andava
applicando, a mano a mano, alla struttura dell'esercito, alla difesa dei
confini, alla politica estera, alla politica economica. Adriano aveva una sua
visione dell'impero e cercava di uniformare le singole parti al suo
disegno. In luogo dei liberti cesarei
diede spazio e importanza a nuovi funzionari provenienti dalla classe dei
cavalieri. Essi erano preposti alle varie branche amministrative suddivise per
materie: finanze, giustizia, patrimonio, contabilità generale e così via. Le
carriere furono determinate, così come le retribuzioni, e la pubblica
amministrazione divenne più stabile e meno soggetta ai cambiamenti connessi con
l'avvicendarsi degli imperatori. Attento amministratore, Adriano pensò anche a
tutelare nel migliore dei modi gli interessi dello Stato con l'istituzione
dell'advocatus fisci, cioè una sorta di avvocatura dello Stato che si occupasse
di difendere in giudizio gli interessi delle finanze pubbliche (fiscus). Va
considerato che in epoca tardo-imperiale l'originaria bipartizione tra aerarium
(la finanza pubblica di area senatoria) e fiscus (la finanza pubblica di competenza
del princeps) era andata scomparendo per l'avvenuta unificazione delle due aree
nelle mani dell'imperatore. I viaggi e
la visita di tutto l'Impero La Porta di
Adriano, ad Adalia, Turchia meridionale, costruita per celebrare la visita
dell'imperatore Appena il suo potere fu sufficientemente consolidato, Adriano
intraprese una serie di viaggi in tutto l'Impero (Gallia, Germania, Britannia,
Spagna, Mauritania), per rendersi conto di persona delle esigenze e prendere i
provvedimenti necessari per rendere il sistema difensivo efficiente. Nel 123
iniziò il lungo viaggio d'ispezione delle province orientali che lo impegnò per
due anni. Nel 128, ispezionò la provincia d'Africa. Nell'anno seguente si recò
di nuovo in Oriente. La sua filosofia risulta evidente dai suoi atti: il ritiro
da territori indifendibili, il controllo dei confini basato su difese
stanziali, la politica degli accordi con gli Stati cuscinetto che facevano da
interposizione fra il territorio dell'impero e quello dei popoli confinanti.
Durante il viaggio in Egitto nel 130 d.C., Adriano si recò a visitare i Colossi
di Memnone. In età romana molti visitatori, richiamati da uno dei colossi di
Memnone per il suo canto al sorgere del sole, erano soliti a lasciare incise
sulle gambe della statua le loro osservazioni e le loro dediche. Anche gli
accompagnatori di Adriano e dell'imperatrice Sabina fra il 20 e il 21 novembre
del 130, lasciarono alcuni testi:
Colossi di Memnone «quando in compagnia dell'imperatrice Sabina fui
presso Memnone. Tu Memnone, che sei figlio dell'Aurora e del venerabile Titone
e che sei assiso di fronte alla città di Zeus, o tu, Amenoth, re egizio, a
quanto raccontano i sacerdoti esperti delle antiche leggende, ricevi il mio
saluto e, cantando, accogli a tua volta favorevolmente la moglie venerabile
dell'imperatore Adriano.» In questi
lunghi viaggi, nei quali praticamente percorse tutto l'impero, non si occupò
solo di questioni legate alla difesa dei confini, ma anche di esigenze amministrative,
edificazioni di edifici pubblici e, più in generale, di cercare di migliorare
lo standard di vita delle province. Al contrario di altri imperatori, che
governarono l'impero senza muoversi praticamente mai da Roma, Adriano scelse un
metodo di conoscenza diretta, che poté attuare grazie al consolidamento della
situazione interna: allontanarsi dalla sede del potere per periodi così
prolungati presupponeva una certezza assoluta sulla tenuta del sistema. Un
altro elemento era la curiosità propria del suo carattere e la propensione per
i viaggi, che lo accompagnò tutta la vita.
Amò la cultura, l'architettura e la scultura greca. Soggiornò molte
volte ad Atene e in tutta la Grecia, attratto da quel mondo pieno di meraviglie
artistiche, e le popolazioni locali innalzarono in suo onore molte statue. Politica estera Adriano e le campagne
militari Lo stesso argomento in
dettaglio: Vallo di Adriano ed Esercito romano.
Statua raffigurante l'imperatore Adriano, in veste greca, mentre offre
un sacrificio ad Apollo, marmo, 117-125, proveniente dal tempio di Apollo a
Cirene, attualmente a Londra, British Museum Il regno di Adriano fu
caratterizzato da una generale pausa nelle operazioni militari. La politica di
disimpegno dalle conquiste che erano state condotte con pervicacia e successo
da Traiano, inaugurata da Adriano (che aveva posto fine alla guerra partica a
prezzo della perdita di Assiria, Mesopotamia e Armenia), suscitò non pochi
malumori tra i vecchi vertici militari legati al precedente imperatore, che
furono prontamente soffocati. Egli abbandonò le conquiste di Traiano in
Mesopotamia, considerandole indifendibili, a causa dell'immane sforzo logistico
necessario per far giungere rifornimenti a quelle regioni e alla molto maggiore
estensione del confine che sarebbe stato necessario difendere[6]. La politica
di Adriano fu tesa a tracciare confini controllabili a costi sostenibili. Le
frontiere più turbolente furono rinforzate con opere di fortificazione
permanenti, la più famosa delle quali è il possente Vallo di Adriano in Gran
Bretagna. Qui Adriano, dopo aver terminato la conquista del Nord dell'isola,
fece costruire una lunga fortificazione per arginare i popoli della Caledonia.
Anche la frontiera del Danubio fu rinforzata con strutture di varia
natura. Il problema delle strutture
difensive era strettamente connesso col territorio e col tipo di difesa che si
voleva instaurare. Infatti strutture particolarmente pesanti e durature, oltre
a richiedere tempi di realizzazione e costi ingentissimi, mal si adattavano a
mutamenti strategici nelle linee difensive. Se un territorio era
particolarmente soggetto a incursioni in un determinato periodo, una struttura
leggera, formata da fossati, terrapieni e palizzate, poteva fornire una
discreta tenuta, dando alle truppe di stanza nelle fortificazioni il tempo di
intervenire. Diverso era il caso di incursioni in profondità o di vere e
proprie invasioni, che richiedevano strutture molto più resistenti, le quali
però, una volta edificate, diventavano definitive e non seguivano le evoluzioni
politiche e strategiche del territorio. Molte regioni passavano da situazioni
di occupazione vera e propria allo stato di protettorati, i cosiddetti
"Stati clienti", il che modificava notevolmente le necessità
difensive. Quando la politica del
protettorato si consolidava, si mantenevano in loco le risorse strettamente
necessarie, spostando le risorse liberate in zone più calde. Questo sistema,
detto delle vexillationes, cioè di distaccamenti prelevati da una legione e
comandati altrove, dette ottimi risultati conferendo un'elasticità di manovra
notevole. Il sistema dei distaccamenti consentiva anche di non turbare gli
equilibri regionali faticosamente raggiunti, perché non si spostava un'intera
legione ma singoli reparti. Il che, con il consolidamento di una difesa sempre
più stanziale e con i conseguenti legami che s'instauravano tra i legionari e
gli abitanti locali, consentiva di mantenere il controllo del territorio,
disponendo comunque di una massa di manovra da destinare a operazioni belliche
ove fosse stato necessario. Vibia
Sabina Per mantenere alto il morale delle truppe e non lasciarle impigrire,
Adriano stabilì intensi turni di addestramento, ispezionando personalmente le
truppe nel corso dei suoi continui viaggi. Poiché non era incline, già dai
tempi delle campagne daciche, a distinguersi per lussi particolari, si spostava
a cavallo e condivideva in tutto la vita rude dei legionari. Di questa attività
rimane memoria nelle cosiddette Iscrizioni di Lambesi[7], che vennero erette
dopo una permanenza dell'imperatore nel castrum omonimo, sede della Legio III
Augusta di stanza in Numidia. Nel documento viene descritta una serie di
esercitazioni molto complesse che la legione svolse con successo nell'anno 128,
a dimostrazione della nuova dottrina difensiva di Adriano, che intendeva
ottenere il massimo dell'efficienza militare anche in quadranti, come quello
numidico, abbastanza pacifici. Da un
punto di vista della struttura organizzativa non portò grandi innovazioni
nell'esercito, salvo creare nuovi corpi (secondo alcuni rinforzare corpi già
esistenti), basati su leva locale, denominati Numeri, al fine di dare un
apporto alle truppe ausiliarie, i cosiddetti Auxilia. I motivi erano diversi,
innanzitutto tecnici: si trattava di mettere in linea truppe molto
specializzate, ad esempio lanciatori, o destinate a terreni particolari, o
equipaggiate in modo non convenzionale (come alcuni corpi di cavalleria
pesante). Inoltre i Numeri non fruivano come gli Auxilia del diritto di vedere
arruolati stabilmente i loro figli nelle legioni e quindi contribuivano a
mantenere gli organici in numero costante.
I Numeri erano molto più vicini degli Auxilia ai gruppi etnici stanziati
nei territori che si intendevano controllare e conservavano organizzazione e
armamento loro propri. Il tutto a costi nettamente inferiori a quelli che si
sostenevano per i legionari regolari, i quali, oltre a una paga di tutto
rispetto, fruivano di donativi saltuari e di una liquidazione alla fine del
servizio, spesso costituita dal diritto di proprietà di terreni. La rivolta in Giudea Lo stesso argomento in dettaglio: Terza
guerra giudaica. L'antica provincia
romana di Giudea al tempo di Adriano Il problema della Giudea si era
manifestato in tutta la sua gravità fin dai tempi della prima rivolta, nel 66,
quando le truppe di Cestio Gallo, governatore della Siria, furono duramente
sconfitte con perdite rilevantissime (poco meno di seimila uomini, secondo
Giuseppe Flavio) e la perdita delle insegne da parte della Legio XII Fulminata.
Il tutto per opera di truppe che non si potevano tecnicamente definire
all'altezza di quelle romane. Il che dimostra la fortissima motivazione dei
combattenti Giudei e, in particolare degli Zeloti. La rivolta si protrasse fino
alla distruzione di Gerusalemme del 70, per opera del generale Tito, figlio di
Vespasiano, e alla caduta della fortezza di Masada avvenuta nel 73, conclusasi
con la morte per suicidio di tutti i resistenti e dei membri delle loro
famiglie. Nel 115, sotto Traiano alla
rivolta divampata a Cirene, in Egitto e a Cipro si unirono anche i Giudei con
effetti devastanti. Il problema era strutturale, dato che gli abitanti della
Giudea rifiutavano decisamente la romanizzazione, sia per motivi nazionalistici
sia, soprattutto, per motivi religiosi. Infatti, professando una religione
monoteista che, in quanto tale, non prevedeva l'affiancamento di altre divinità
come era avvenuto in tutte le province, l'integrazione diveniva completamente
impossibile. Quando Adriano si trovò a dover affrontare la ricostruzione di
Gerusalemme ripropose i moduli architettonici e urbanistici applicati in tutto
l'impero, mentre la popolazione ebraica chiedeva una ricostruzione nella forma
precedente alla distruzione del 70. A
seguito della visita effettuata alle rovine della città nel 130 cominciò
l'opera di ricostruzione permettendo inizialmente la ricostruzione di un Terzo
Tempio, ma secondo la testimonianza del Midrash[8] quando gli venne riferito
dai Samaritani che ciò sarebbe stato causa scatenante di continua sedizione,
parve ricredersi. Di poco seguente, la scelta di far erigere, in luogo di
quello ebraico (come accadeva in tutto il resto dell'impero) un tempio al dio
romano Giove sul sito del Monte del Tempio[9], e altre costruzioni dedicate a
varie divinità romane in tutta Gerusalemme, tra cui un grande tempio alla dea
Venere. Egli fece poi anche rinominare
la città la quale divenne così Aelia Capitolina in onore di sé stesso e di
Giove Capitolino, la principale divinità romana. Secondo Epifanio (De ponderibus
et mensuris, cap. XIII-XVI.; ed. Migne, II. 259-264), Adriano nominò Aquila di
Sinope - parente acquisito dello stesso imperatore - come "supervisore dei
lavori di costruzione della città"[11]. Si dice anche che operò per
mettere un grande foro, che avrebbe dovuto essere il centro d'incontro sociale
primario della nuova città, all'incrocio delle strade principali del cardine e
del decumano, oggi facente parte dell'area quadrata costituita dal Muristan.
Presto i Giudei, che avevano sperato in tutt'altro, furono assai delusi dal
constatare quanto stava accadendo alla loro terra sacra, cominciarono pertanto
sempre più un'opera di opposizione.
Adriano visita la Giudea
HADRIANVS AVG COS III P P - busto laureato di Adriano volto verso destra
ADVENTVI AVG IVDAEAE, S C in esergo. Sulla sinistra Adriano stante, sulla
destra la Giudea, stante, ai cui lati si trovano tre ragazzi. Æ Sesterzio, ca.
117-130 d.C. Quindi una causa della rivolta fu il nazionalismo degli abitanti
della Giudea. Altra causa, secondo una tradizione basata sulla Historia
Augusta, suggerisce che le tensioni siano via via cresciute fino a sfociare in
uno scontro aperto quando Adriano volle abolire la circoncisione rituale della
religione ebraica (il Brit milah)[12] che egli, da fine ellenista qual era,
avrebbe interpretato come l'esser una pura e semplice mutilazione fisica[13].
Tuttavia su questo specifico punto la revisione moderna ha evidenziato che
moltissimi popoli sotto il dominio romano, nell'area nordafricana e
mediorientale, la praticavano senza divieti e che quindi appare singolare un
divieto specifico; uno studioso, Peter Schäfer, ribadisce che non vi sono mai
state prove per affermare una simile ipotesi proibizionista. Nel 132, divampò la terza guerra giudaica,
con i ribelli comandati da Simon Bar Kochba (Simone figlio della stella). Le
perdite dei Romani furono tanto pesanti che nel rapporto di Adriano al Senato
fu omessa l'abituale formula "Io e il mio esercito stiamo bene".
Necessitò di ben 12 legioni per sopprimere la rivolta, ossia circa 5/6 di tutta
la forza militare dell'Impero: fu la sola volta in cui il Senato rinunciò a far
celebrare il trionfo al ritorno dell'Imperatore dopo una vittoria militare[17].
Nonostante le perdite subite, nel 135, Adriano riuscirà a distruggere la città
fortificata di Bétar e soffocare la ribellione devastando la Giudea (580 000
ebrei rimasero uccisi, 1,5 milioni deportati al Mercato degli Schiavi di
Adriano a Gaza, 50 città fortificate e 985 villaggi furono distrutti), Adriano
tentò di sradicare l'Ebraismo considerandolo la causa delle continue
ribellioni. Proibì di seguire la legge ebraica, di attenersi al calendario
ebraico e mise a morte gli studiosi della Torah (il martirio). I "Rotoli
sacri" delle scritture furono formalmente e solennemente bruciati sul
Monte del Tempio. Nel tentativo di cancellare la memoria stessa della Giudea,
rinominò la provincia Syria Palaestina (dal nome dei loro antichi nemici, i
Filistei, dall'ebraico "Philistim" פְּלִשְׁתִּים che significa
"invasori") e agli ebrei da quel momento in poi fu fatto divieto di
entrare nella capitale riconsacrata al paganesimo. Più tardi si permise loro di piangere la loro
umiliazione una volta all'anno a Tisha B'Av. Era evidente che l'impero non
poteva permettersi di mantenere in vita un potenziale focolaio di ribellione in
un'area così delicata, soprattutto in considerazione della presenza di comunità
ebraiche in molti paesi al di fuori della Giudea derivante dalla diaspora
avvenuta in seguito ai fatti del 70. Quando le fonti ebraiche parlano di
Adriano è sempre con l'epitaffio "possano essere le sue ossa
frantumate" (שחיק עצמות o שחיק טמיא[18], nell'equivalente aramaico),
espressione mai usata neppure nei confronti di Vespasiano o del figlio Tito che
avevano fatto distruggere il Secondo Tempio.
Statua in porfido ritraente Adriano rinvenuta a Cesarea marittima Nella
letteratura rabbinica La letteratura rabbinica è in genere fortemente critica
nei confronti della sua politica estera, in particolare riguardo
all'intolleranza religiosa che dimostrò verso gli ebrei; le sue politiche infatti
sono state viste e intese dai rabbini come un attacco alla propria libertà
religiosa, di continuare cioè a studiare la Torah e di seguire gli insegnamenti
della legge ebraica. La maggior parte delle storie raccontate dai "Saggi
di Israele" riflettono un approccio bifronte del suo operato: in una
storia viene raccontato di come punisce un ebreo che non è riuscito a salutarlo
in tempo. Alla domanda rivoltagli su quale fosse la logica della sua severità
nel colpire gli uomini, Adriano rispose: "Tu vorresti forse darmi consigli
su come uccidere i miei nemici?"[19]
In un'altra storia, invece, Adriano scese dal suo carro e s'inchinò
davanti a una ragazza ebrea affetta da lebbra. Quando fu interrogato dai suoi
soldati sul motivo per cui l'avesse fatto, l'imperatore rispose con un doppio
versetto del libro di Isaia - dimostrando in tal modo di conoscerlo assai bene
- in lode della nazione di Israele: "Così dice Dio il redentore di Israele
per l'anima degli oppressi davanti alla nazione ripugnante, i re vedranno e
scenderanno"[20]. Il Malbim, nel
suo commento al libro di Daniele[8] dice come Adriano abbia fatto erigere una
statua di sé stesso nel sito della HaMikdash Bet (il luogo ove sorgeva il santo
Tempio di Gerusalemme) in un giorno per celebrare l'anniversario della
distruzione del Tempio da parte di Tito[21]. Secondo i documenti storici
ebraici di quel tempo, il famoso rabbino e studioso nonché un contemporaneo di
Adriano, il rabbino Yehoshua figlio di Anania, si oppose a qualsiasi intervento
militare ebraico contro l'esercito romano di occupazione, a dispetto dei duri
decreti di Roma promulgati contro la popolazione, e lo stesso fecero anche
molti altri. Statua colossale di
Adriano trionfante con globo in una mano e scettro nell'altra, conservata
all'Ermitage Attività culturali e protezione delle arti Lo stesso argomento in dettaglio: Storia
della letteratura latina (117 - 192) ed Età traianea e adrianea. (LA) «Animula
vagula blandula Hospes comesque corporis Quae nunc abibis in loca Pallidula
rigida nudula Nec ut soles dabis iocos»
(IT) «Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora
t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli
svaghi consueti.» (Historia Augusta,
Adriano, 25, 9. Poesia composta da Adriano poco prima della morte, traduzione
di Lidia Storoni Mazzolani) Canopo di
Villa Adriana Adriano è stato descritto, da Ronald Syme tra gli altri, come il
più versatile degli imperatori romani. Gli piaceva dimostrare di essere versato
in tutti i campi intellettuali e letterari; ma soprattutto frequentò e protesse
l'arte, essendo egli stesso un fine intellettuale, amante delle arti
figurative, della poesia e della letteratura. Anche l'architettura lo
appassionava molto e durante il suo principato si adoperò per dare un'impronta
stilistica personale agli edifici via via edificati. La grande villa che si fece costruire, Villa
Adriana a Tivoli (Tibur), è stato il più grande esempio romano di
"giardino alessandrino", che ha ricreato un autentico paesaggio sacro
al suo interno; andato in gran parte perduto a causa della spoliazione delle
rovine per opera del cardinale Ippolito II d'Este il quale utilizzò molto del
marmo rimosso per costruire la sua celebre proprietà. La villa di Adriano
costituisce l'esempio più notevole di una dimora immensa costruita con
passione, intesa come luogo della memoria, intessuto di citazioni
architettoniche e paesaggistiche, di riproduzioni, su varia scala, di luoghi
come la Stoà Pecile ateniese[22] o Canopo in Egitto. Il Pantheon di Roma, costruito da Agrippa,
fu restaurato da Adriano Anche il Pantheon a Roma, originariamente costruito da
Marco Vipsanio Agrippa ma andato distrutto a seguito di un incendio nell'80, fu
ricostruito proprio sotto l'egida di Adriano nella caratteristica forma a
cupola che mantiene ancora oggi; questo è tra i meglio conservati degli antichi
edifici della capitale imperiale e la sua struttura ha successivamente
influenzato alcuni tra i più grandi architetti del Rinascimento italiano e del
periodo Barocco. La città fu inoltre ulteriormente arricchita di templi, come
il tempio di Venere e Roma e di edifici pubblici. Da già ben prima di salire al
trono provava un vivo interesse per l'architettura, ma sembra che questo non
sia stato sempre troppo ben accolto. Ad
esempio, sembra che spesso l'imperatore in persona mettesse mano ai progetti il
che, secondo Cassio Dione, portò a un conflitto con Apollodoro di Damasco,
famoso architetto di corte ufficialmente investito dell'incarico progettuale
del Foro di Traiano il quale respinse i suoi disegni e proposte per apportarne
modifiche. Quando Traiano fece chiamare Apollodoro per consultarlo su un
problema sorto inerente all'opera, ecco che Adriano l'interruppe per mettersi a
dare consigli, per cui Apollodoro rispose così: "Andate via e continuate a
disegnare le vostre zucche. Tu non sai niente di questi problemi"[23].
"Zucche" si riferisce ai disegni di Adriano di cupole come il Serapeo
che poi installò nella sua villa. Sempre secondo lo storico una volta che
Adriano divenne imperatore, infastidito dalla disistima dell'architetto che lo
riteneva poco più di un dilettante, sarebbe arrivato al punto da mandarlo prima
in esilio e poi a metterlo a morte.
Anche in questo caso, come già con Tacito e Svetonio nei confronti di
Tiberio, Claudio e Nerone, è difficile capire quanto lo storico riferisca fatti
reali e non illazioni dettate da animosità nei confronti dell'imperatore.
Adriano ha scritto poesie in latino e greco; delle sue varie raccolte, andate
completamente perdute, uno dei pochi esempi riusciti a giungere sino a noi è un
frammento riportato dalla Historia Augusta[24][25], che pare avrebbe dovuto
essere parte di un poema latino composto, o meglio fatto dettare, sul letto di
morte. Ha anche scritto un'autobiografia - apparentemente non un'opera di
grande ampiezza o di vasta profondità psicologica, ma progettata perlopiù per
inserire varie notizie o fatti importanti della sua vita e spiegare le
motivazioni delle diverse azioni da lui compiute durante il suo regno. Tondo dell'Arco di Costantino raffigurante
la caccia al leone di Adriano Adriano era poi un cacciatore appassionato, e
questo fin dai tempi della sua giovinezza, secondo una fonte[26]: nel
nord-ovest dell'Asia, avrebbe fondato e dedicato una città per commemorare
un'orsa che era riuscito a stanare e uccidere[27]. Si è documentato inoltre il
fatto che mentre si trovava in viaggio lungo l'Egitto romano - assieme al suo
amato ragazzo Antinoo - uccise un leone[27]. A Roma, otto rilievi
caratterizzano l'imperatore in diverse fasi della caccia; essi decorano un
edificio che era stato inizialmente progettato come un monumento che doveva
celebrare uno di questi eventi[27].
Adriano, benché, sempre secondo Cassio Dione, disconoscesse Omero[28],
fu un umanista profondamente vicino all'ellenismo nei gusti; culturalmente
aveva familiarità con l'opera dei filosofi Epitteto, esponente dello stoicismo
nonché suo amico personale, Eliodoro e Favorino; ma studiò approfonditamente
sia Platone sia Epicuro[29], oltre alla lingua greca antica. Vicino anche ai
bisogni sociali più concreti ha mitigato la schiavitù nell'antica Roma, dandole
un codice legale di regolamentazione più umanizzato proibendo ad esempio la
tortura sulle persone ridotte in schiavitù. Ha costruito biblioteche (un
esempio è la biblioteca di Adriano ad Atene), acquedotti, terme romane e
teatri. La barba di Adriano Da molti
storici è considerato per essere stato saggio e giusto: Schiller ebbe modo di
definirlo "primo servitore dell'Impero", e lo storico inglese Edward
Gibbon ha ammirato la sua "vasta e attiva opera di genio", così come
la sua "equità e moderazione". Nel 1776, ha affermato che quella di
cui anche Adriano faceva parte era stata la "più felice epoca della storia
umana". Un altro dei contributi di Adriano alla cultura più
"popolare" era costituito dalla barba che portava la quale veniva a
simboleggiare anche il suo filellenismo; proprio in omaggio alla filosofia
greca, fu il primo imperatore a portarla sempre[30]. Fin dai tempi di Publio Cornelio Scipione
(detto "l'Africano") era stato infatti di moda tra i Romani essere
sempre ben rasati; anche tutti gli imperatori romani prima di lui, con
l'eccezione di Nerone (non a caso anch'egli un grande ammiratore della cultura
greca), erano rasati. La maggior parte degli imperatori dopo Adriano invece
sarebbero stati ritratti con la barba. Le loro barbe, tuttavia, non sono state
portate tanto quanto un segno di apprezzamento nei confronti della cultura
greca ma perché essa, grazie ad Adriano, era diventata di moda; un uso che
verrà poi ripreso da molti suoi successori (tra i quali Antonino Pio, Marco
Aurelio, Settimio Severo e Flavio Claudio Giuliano). Questa nuova moda durò fino al regno di
Costantino I[31] e fu ripresa di nuovo solamente dall'imperatore bizantino Foca
all'inizio del VII secolo[32]. Fu anche il primo imperatore romano a essere
iniziato al rito greco dei misteri eleusini e, a parte Caligola e Nerone, a
interessarsi fortemente alle culture orientali dell'impero, ma allo stesso
tempo riaffermò le antiche origini di Roma, valorizzando gli elementi arcaici
dell'età regia di Roma e augustei della religione romana, come il richiamo a
Romolo e Numa Pompilio[33]. Restaurò il culto di Venere Genitrice, istituito da
Cesare e poi abbandonato, associandolo a quello della dea Roma, ricostruendo il
Tempio dedicato[34]. Ritratto di
Antinoo scoperto a Villa Adriana a Tivoli e conservato al museo del Louvre
Relazione con Antinoo Lo stesso
argomento in dettaglio: Antinoo. Molto noto è stato il legame sentimentale
intercorso tra l'imperatore e un giovane greco originario della Bitinia di nome
Antinoo, tanto da essere citato nel corso del tempo come una delle più famose
rappresentazioni di "coppie omosessuali" dell'intera storia LGBT; il
giovinetto si trovò strettamente a contatto con Adriano per almeno cinque anni
e lo seguì in tutti i suoi viaggi fino a quando, appena diciannovenne
misteriosamente cadde nel Nilo e morì.
Antinoo come Osiride, con il nemes e l'ureo Travolto dal dolore, in
onore del defunto Antinoo, Adriano fondò la città egiziana di Antinopoli, nella
quale fece edificare un tempio dedicato al culto di Antinoo divinizzato,
assimilato al dio egizio Osiride e successivamente anche a Ermes e a Dioniso,
nonché come patrono delle colture[35]. Per il resto della vita Adriano
commissionò centinaia (se non migliaia) di statue di Antinoo, oltre che farlo
ritrarre in busti, monete, gioielli e altri oggetti di artigianato: tutta la
passione e la profondità dell'amore di Adriano furono mostrate in queste opere,
che sono tra gli esempi più alti dell'arte adrianea e rinvenute ovunque in
tutto l'Oriente ellenizzato dell'Impero romano, raffiguranti un giovane uomo
dal fascino malinconico, caratterizzato da un volto tondo con guance piene
prive di qualsiasi peluria, labbra sensuali, e folta capigliatura a grosse
ciocche mosse che ricoprono le orecchie. Uno dei più famosi fra questi oggetti
è la cosiddetta gemma Marlborough, una sardonica splendidamente incisa e
bagnata nell'oro nella parte posteriore, che si riteneva perduta e che fu poi
riscoperta in un'asta pubblica londinese nel 1952. Il grande collezionista
Giorgio Sangiorgi la riportò poi a Roma, dove è tuttora conservata, quando i
duchi di Marlborough dispersero la collezione per mantenere la tenuta di
Blenheim. Adriano e Antinoo, disegno
del pittore e incisore francese ottocentesco Pierre Bouillon Antinoo proveniva
da Claudiopoli (Bitinia) e Adriano con tutta probabilità lo incontrò durante il
soggiorno in Asia minore avvenuto nel biennio 123/24[36]. Per l'ambiente
contemporaneo non era tanto l'inclinazione omoerotica dell'imperatore nei
confronti degli adolescenti a essere irritante - tali rapporti erano sempre
stati evidenti anche nel predecessore Traiano - quanto l'insolita apoteosi
assegnatagli post-mortem, del tutto simile al culto imperiale e appartenente di
diritto solamente alla famiglia reale, nonché l'allontanamento definitivo dalla
moglie e la profonda malinconia che caratterizza i suoi ultimi anni di regno,
accresciuta anche dalla perdita di lì a breve dell'amata sorella Paulina[37]
(la quale non ebbe peraltro mai gli onori che furono attribuiti ad Antinoo in
quanto pare considerasse l'abbandono sentimentale del fratello sconveniente ed
eccessivo[38]). Immediatamente
cominciarono inoltre anche a circolare voci su quelle che in realtà avrebbero
dovuto essere state le effettive circostanze dell'incidente occorso ad Antinoo;
oltre alla morte naturale cadendo nel fiume per poi annegare subito dopo,
sorsero anche interpretazioni alternative per cui si sarebbe suicidato[39]
perché rischiava di non rimanere ancora per molto nelle grazie dell'imperatore
ma si ipotizzò anche l'omicidio da parte della moglie di Adriano o la morte
sacrificale a carattere magico-rituale nell'intento di donare la piena salute
ad Adriano che in quel periodo era tornata a essere alquanto
cagionevole[40]. Busto di Adriano del
132-138 d.C. Il modello della deificazione postuma dei propri cari - la quale
iniziò a verificarsi durante l'ellenismo tra i vari sovrani del Vicino Oriente
- fu Alessandro Magno, che attribuì egli stesso onori e culto da eroe
all'amatissimo compagno Efestione dopo la sua sopravvenuta dipartita. Ma la
portata della venerazione nei confronti di Antinoo fu tale da includere anche
il catasterismo: Adriano affermò cioè di aver veduto brillare in cielo la
stella dell'amato e lo volle pertanto tramutare in una costellazione col suo
nome, quella di Antinoo[41]. La fede
nella divinità del giovane uomo morto, risorto e assunto in cielo apparve in
varie forme e ottenne ampia diffusione, non solo nella parte più orientale
dell'impero, ma anche in Grecia e Asia minore fino a giungere in Italia[42];
avendo un seguito tra le masse popolari che si ricollegavano a lui nella loro
stessa speranza in una futura vita eterna, il suo volto iniziò ad apparire
anche in lampade, vasi di bronzo e altri oggetti dell'esistenza più
quotidiana[43]. Solamente di Augusto e dello stesso Adriano ci sono state
tramandate un numero di immagini superiore a quelle che imprimono le fattezze
di Antinoo[44]. La morte e il monumento
funebre Fonte battesimale vaticano, la
cui vasca in porfido potrebbe essere il coperchio del sarcofago di Adriano
Negli ultimi anni organizzò la successione. Prima adottò Lucio Elio Cesare, ma
quando questi morì la scelta cadde su Antonino Pio, a cui Adriano fece adottare
a sua volta il figlio di Elio, Lucio Vero, e il giovane Marco Aurelio. Adriano morì nella sua residenza di Baia
forse di edema polmonare, a 62 anni come il predecessore Traiano. Cassio Dione
Cocceiano riporta in un brano della "Storia romana"[45] «Dopo la morte di Adriano gli fu eretto un
enorme monumento equestre che lo rappresentava su una quadriga. Era così grande
che un uomo di alta statura avrebbe potuto camminare in un occhio dei cavalli,
ma, a causa dell'altezza esagerata del basamento, i passanti avevano
l'impressione che i cavalli ed Adriano fossero molto piccoli.» In realtà non è certo che il monumento
funebre sia stato iniziato dopo la morte dell'imperatore e molto probabilmente
fu iniziato da Adriano nel 135 e, dopo la morte, terminato dal successore,
adottato ufficialmente prima di morire, Antonino Pio. La struttura fu, nei
secoli, trasformata ripetutamente e oggi è uno dei monumenti più famosi di
Roma: Castel Sant'Angelo, il quale è infatti anche denominato Mole Adriana.
Esistono teorie secondo cui il sarcofago in porfido dell'imperatore (in
particolare il coperchio) sia stato riutilizzato come vasca del fonte
battesimale di San Pietro in Vaticano[46].
Monetazione imperiale del periodo
Lo stesso argomento in dettaglio: Monetazione da Nerva ad Adriano.
Rappresentazioni storiche La perduta autentica biografia di Adriano fu
reinterpretata in forma di autobiografia, basata su accurati studi di fonti
originali da Marguerite Yourcenar, Mémoires d'Hadrien (Memorie di Adriano) nel
1951 (New York 1954). Un'altra rappresentazione di Adriano e della sua corte è
il classico scolastico di Elizabeth Speller, Following Hadrian: a
second-century journey del 2003 (Seguendo Adriano: Un viaggio nel II secolo).
Il libro mescola racconti di viaggio, finte memorie e autentiche note
biografiche, viste dagli occhi della poetessa e storica di Adriano, Giulia
Balbilla. Altra rappresentazione di Adriano, ricavata dalle Mémoires d'Hadrien
di Marguerite Yourcenar, è lo spettacolo teatrale di Giorgio Albertazzi,
"Memorie di Adriano" per la regia di Maurizio Scaparro. Note ^
Antinoo fu l'amante e il favorito ufficiale dell'imperatore ^ Whilelm Henzen,
Giovanni Battista de Rossi, Corpus inscriptionum Latinarum VI. Inscriptiones
urbis Romae latinae p. 1426.. ^ Iscrizione in Atene, anno 112 AD: CIL III, 550
= InscrAtt 3 = IG II, 3286 = Dessau 308 = IDRE 2, 365: P(ublio) Aelio P(ubli)
f(ilio) Serg(ia) Hadriano / co(n)s(uli) VIIviro epulonum sodali Augustali
leg(ato) pro pr(aetore) Imp(eratoris) Nervae Traiani / Caesaris Aug(usti)
Germanici Dacici Pannoniae inferioris praetori eodemque / tempore leg(ato)
leg(ionis) I Minerviae P(iae) F(idelis) bello Dacico item trib(uno) pleb(is)
quaestori Imperatoris / Traiani et comiti expeditionis Dacicae donis
militaribus ab eo donato bis trib(uno) leg(ionis) II / Adiutricis P(iae)
F(idelis) item legionis V Macedonicae item legionis XXII Primigeniae P(iae)
F(idelis) seviro / turmae eq(uitum) R(omanorum) praef(ecto) feriarum Latinarum
Xviro s(tlitibus) i(udicandis) //... (testo in greco) ^ H. W. Benario in
Roman-emperors.org. ^ Alberto Angela, Impero. Viaggio nell'Impero di Roma
seguendo una moneta, Mondadori, 2010 ^ Le conquiste di Traiano avevano permesso
di acquisire la Mesopotamia e la parte settentrionale della Persia fino al Mar
Caspio, ma le nuove conquiste costituivano due aree approssimativamente
triangolari con lati piccoli sul fiume Eufrate e aventi come confine gli altri
lati. ^ Sul punto si veda: M.A. Levi, Adriano, un ventennio di cambiamento, cit.
in bibl. pag. 44 e seg. Midrash
Rabba, Genesis Rabba 64 (end). ^ Cassio Dione, Historia Augusta 69.12.1. ^
Virgilio Corbo, The Holy Sepulchre of Jerusalem (1981) ^ Epiphanius, Treatise
on Weights and Measures – Syriac Version (ed. James Elmer Dean), University of
Chicago Press, c1935, p. 30 ^ Peter Schäfer, Judeophobia: Attitudes Toward the
Jews in the Ancient World, Harvard University Press,. «[…] Hadrian's ban on
circumcision, allegedly imposed sometime between 128 and 132 CE […]. The only
proof for Hadrian's ban on circumcision is the short note in the Historia
Augusta: 'At this time also the Jews began war, because they were forbidden to
mutilate their genitals (quot vetabantur mutilare genitalia). […] The
historical credibility of this remark is controversial. The earliest evidence
for circumcision in Roman legislation is an edict by Antoninus Pius (138-161
CE), Hadrian's successor […] [I]t is not utterly impossible that Hadrian […]
indeed considered circumcision as a 'barbarous mutilation' and tried to
prohihit it. […] However, this proposal cannot be more than a conjecture, and,
of course, it does not solve the questions of when Hadrian issued the decree
(before or during/after the Bar Kokhba war) and whether it was directed solely
against Jews or also against other peoples.» ^ Mackay, Christopher. Ancient
Rome a Military and Political History 2007: 230 ^ The Bar Kokhba War
Reconsidered: New Perspectives on the Second Jewish Revolt Against Rome, Peter
Schäfer Mohr Siebeck, 2003, p. 68. ^ The History of the Jews in the Greco-Roman
World: The Jews of Palestine from Alexander the Great to the Arab Conquest,
Peter Schäfer Routledge, 2 settembre 2003, p. 146. ^ Historia Augusta,
Adriano 14.2. ^ Gérard Nahon, Article Bar-Kokhba, Encyclopaedia Universalis,
DVD, 2007 ^ La versione aramaica, "שחיק טמיא", viene utilizzata, per
esempio, in Genesis Rabbah 78:1.. A ciò fa riferimento Rashi nel suo commento alla
frase, "טמא לנפש", nel commentario a Numeri 5:2.. In altre due
occasioni poi Rashi si riferisce poi a Bereshit (libro) nel suo commentario,
10:3 e 28:3, utilizzando la versione ebraica, "שחיק עצמות" ^ Midrash
Rabba (Lamentations Rabba), section 3 ^ midrash HaGadol to dvarim 26:19 ^
Malbim to Daniel 9:27 ^ Ilaria Romeo, The Panhellenion and Ethnic Identity in
Hadrianic Greece, in Classical Philology, vol. 97, n. 1, gennaio 2002, pp.
21-40. ^ Cassio Dione 69,4,2 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2020).;
Übersetzung nach Opper 2009, S. 102. ^ Hadrian, su
Historia Augusta, penelope.uchicago.edu, vol. 25.9. ^ Antony Birley, p. 301. ^
Adriano, su Historia Augusta, penelope.uchicago.edu, vol. 2.1. Fox, Robin The
Classical World: An Epic History from Homer to Hadrian Basic Books. 2006 pg 574 ^ Cassio
Dione, Storia romana LXIX 4.6: «In ogni occasione ignorò Omero, sostituendolo
con Antimaco, il cui nome, in precedenza, era stato per lo più sconosciuto». ^
Plotina , su puntoerre.eu. ^ Fündling 2006, Bd. 4.2, pp. 1128–1131; Paul Zanker,
Die Maske des Sokrates: Das Bild des Intellektuellen in der antiken Kunst, München
1995, pp. 206–221. ^ A. E. Conway, ?, in The Burlington Magazine for
Connoisseurs, Facts About the Byzantine Emperors, su web2.airmail.net, 7
settembre 2001. URL
consultato il 7 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 5 febbraio 2012).
^ Alessandro Galimberti, Adriano e l'ideologia del principato. ^ Mario Attilio
Levi, L'età delle guerre civili, in La storia: Roma - Dalle origini ad Augusto,
Mondadori ^ Forse simbolico delle speranze di immortalità e rinascita dei
princeps. (Fündling 2006, Bd. 4.2, S. 698.) ^ Fündling Cassio Dione 69,11,4
(archiviato dall'url originale il 29 marzo 2020).; Fündling 2006, Bd. 4.2, p.
690. ^ Fündling 2006, p. 692. ^ Fündling 2006, Bd. 4.2, S. 692–695; Birley, Cassio
Dione 69,11,2 f. (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2020).; Historia
Augusta, Hadrianus 14,6. ^ Fündling 2006, Bd. 4.2, Fündling , Bd. 4.2, p. 697. ^
Opper 2009, S. 189. ^ Opper 2009, p. 186. Con non meno di sette statue di
Antinoo provenienti dalla sola Tivoli (Fündling 2006, Bd. 4.2, p. 700). ^ LXIX,
su penelope.uchicago.edu. . ^ Federico Zeri, Orto aperto, Longanesi, 1990, p.
26. Bibliografia Fonti primarie Cassio Dione, Storia romana (LA) Historia
Augusta, De vita Hadriani Aelii. (Vita di Adriano, di Spartiano). Fonti
secondarie Albino Garzetti, L'Impero da Tiberio agli Antonini, Bologna,
Cappelli, 1960 (v. p. 393 e sgg.: Adriano). Royston Lambert, Beloved and God:
the story of Hadrian and Antinous, New York, Meadowland Books, 1Attilio Levi,
Adriano Augusto: studi e ricerche - L'Erma di Bretschneider, Levi, Adriano un
ventennio di cambiamento, Bompiani 1994. ISBN 88-452-9061-1. Edward N. Luttwak,
La grande strategia dell'impero romano Bur, Mario Pani, Il principato dai Flavi
ad Adriano in: AA.VV., Storia di Roma, Torino, Einaudi, 1990, vol. II, tomo 2;
ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Milano, Ediz. de
Il Sole 24 ORE, 2008 (v. il vol. 16°). Ben Pastor, The Water Thief, (2007),
Thomas Dunne Books, New York, pubblicato in Italia col titolo de Il ladro
d'acqua, Frassinelli, Milano. Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, (1951),
Einaudi, Torino. (Romanzo, ma basato su dati storicamente accurati). Roberto
Paribeni, "Adriano", in AA.VV. (a cura di), Enciclopedia Biografica
Universale, Roma, Ist. Enc. Ital., 2006, pp. 106–115, SBN IEI0255605. Giuseppe
Antonelli, Gli uomini che fecero grande Roma antica, Roma, Newton et Compton,
2002, ISBN 88-8289-635-8. Alessandro Galimberti, Adriano e l'ideologia del
principato, Roma, L'Erma di Bretschneider, Calandra, Oltre la Grecia. Alle
origini del filellenismo di Adriano, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane,
Fündling, Kommentar zur Vita Hadriani der Historia Augusta (= Antiquitas, Reihe
4: Beiträge zur Historia-Augusta-Forschung, Serie 3: Kommentare, Bände 4.1 und
4.2), Bonn, Habelt, 2006, ISBN 3-7749-3390-1 (analisi completa sulla "Vita
Hadriani" sulla scorta delle valutazioni dei risultati delle ricerche
odierne su Adriano; Recensione.). Thorsten Opper,
Hadrian: Machtmensch und Mäzen, Darmstadt, 2009, ISBN 978-3-8062-2291-3 (edito
originariamente in inglese Hadrian: Empire and conflict, London, 2008). Margarita Torrione
(2024), El militar y la hiedra. Adriano bajo el signo de Dioniso, Madrid,
Guillermo Escolar Editor, 240 p., iconografia, Voci correlate Antinoo
Omosessualità nell'Antica Roma Vallo di Adriano Arte adrianea Villa Adriana
Ritratto di Adriano (Museo delle Terme) Castel Sant'Angelo Rescritto di Adriano
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dell'Enciclopedia Italiana. Modifica su Wikidata Roberto Paribeni, ADRIANO, in
Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929. Modifica su
Wikidata Adriano, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,
2010. Modifica su Wikidata Adriano, Pùblio Èlio, su sapere.it, De Agostini.
Modifica su Wikidata (EN) G.W. Bowersock, Hadrian, su Enciclopedia Britannica,
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la Historia. Modifica
su Wikidata (LA) Opere di Adriano, su Musisque Deoque. Modifica su Wikidata
(LA) Opere di Adriano, su PHI Latin Texts, Packard Humanities Institute.
Modifica su Wikidata (LA) Opere di Adriano, su digilibLT, Università degli
Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro. Modifica su Wikidata (EN) Opere
di Adriano, su Open Library, Internet Archive. Modifica su Wikidata (EN)
Adriano, su Goodreads. Modifica su Wikidata (EN) Adriano, in Catholic
Encyclopedia, Robert Appleton Company. Modifica su Wikidata (DE) Antinoopolis
(Antinoe). URL consultato il 6 ottobre 2023 (archiviato dall'url . Sulle rovine
della città egiziana Antinopoli, che Adriano costruì in memoria di Antinoo Hadrian's life and his love for Antinous.,
sulla relazione omosessuale fra l'imperatore Adriano e Antinoo (EN) Hadrian and
Antinoos. URL consultato il 6 ottobre 2023 (archiviato dall'url originale il 31
ottobre 2005)., sempre sulla relazione tra Adriano e Antinoo (DE)
Antinoos-obelisk. URL consultato il 6 ottobre 2023 (archiviato dall'url
originale il 12 luglio 2007)., l'obelisco del Pincio, eretto per Antinoo Testi
su Adriano e la sua Villa di Tivoli, su documentatiburtinaomnia.it. (ES)
Mercedes Giuffré, Antinoo y la misteriosa pasión de un emperador, su
almargen.com.ar. Adriano e il Foro di Cupra Maritima (PDF). Considerazioni
sulla tradizione storiografica di "Adriano architetto" Predecessore Imperatore
romano Successore Traiano Antonino Pio V · D · M Conquista della Dacia V · D ·
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romaniRomani del II secoloNati nel 76Morti nel 138Nati il 24 gennaioMorti il 10
luglioNati a ItalicaMorti a Baia (Bacoli)AdrianoAeliiPoeti romaniStoria
LGBTAuguriSepolti a Castel Sant'AngeloPersone legate ai Misteri
eleusiniMecenati romani[altre]. Poesia modifica
Ritratto dell'Imperatore Adriano.
Lo stesso argomento in dettaglio: Elegia latina, Poesia didascalica e
Pervigilium Veneris. A partire dagli inizi del II secolo, la poesia latina
sembra abbandonare l'epica a vantaggio di un componimento più
"leggero" e scherzoso, con versi brevi, ispirandosi a Catullo. Si
ebbe così un procedimento di imitazione dei poeti preclassici, cercando anche
una miglior semplicità popolaresca nelle sue forme e contenuti.[8] Nel corso dell'alto impero il distico elegiaco
è impiegato sempre più spesso per l'epigramma più che per l'elegia, che
gradatamente sparisce dalla produzione letteraria dei primi secoli dell'impero
in favore di forma prosastiche (storiografia, trattatistica tecnica) o di
poesia di più alto registro (epica) adeguata all'encomio dei regnanti di
turno. Data questa premessa non
sorprende particolarmente la quasi totale sparizione del genere elegiaco dalla
produzione letteraria di età imperiale. In effetti nel corso del II e III
secolo la produzione di poesia ricercò atmosfere rarefatte e funambolismi
tecnici tipici della corrente dei poetae novelli: in alcuni carmi della
Anthologia Latinacompaiono distici elegiaci, ma più vicini all'epigramma che
all'elegia. I carmi venivano composti in tetrametri trocaici, metrica da tempo
trascurata e dalla cadenza popolareggiante, che troveranno espressione anche
nel Pervigilium Veneris (un inno da cantare, quale invito all'amore ed alle
gioie della vita[9]), componimento anonimo di 93 tetrametri trocaici.[9] Quest`opera
fu attribuita, di volta in volta, a Catullo, ad Apuleio, a Publio Annio
Floro[9] oppure a Tiberiano (IV secolo). In effetti, la datazione rimane molto
incerta: per alcune coincidenze di stile, sembrerebbe appartenere ai
componimenti dei poetae novelli, ma c'è anche chi colloca la composizione in
un'epoca più tarda, finanche nel VI secolo.
Del circolo dei poetae novelli faceva parte il poeta e grammatico,
Terenziano Mauro, suo principale teorico. Altri poeti erano: Anniano Falisco
(che scrisse i Fecennini ed i Falisca), Settimio Sereno(Opuscola ruralia),
Alfio Avito (Libri excellentium), Annio Floro e lo stesso Adriano.[9] Essi si
riallacciavano al precedente movimento letterario dei poetae novi, per
tematiche, tecnica e metrica poetica.[10] La novitas era soprattutto costituita
del fatto che volevano esprimersi in modo più popolare, con toni meno aulici e
classicheggianti riconducibili all'Antica Grecia. Ciò significava introdurre
tematiche campestri, rustiche, con paesaggi idilliaci. A ciò si aggiunga una
ricerca di maggior realismo e verismo, con una metrica popolare e maggiormente
orecchiabile.[10] Lo stesso imperatore
Adriano protesse notevolmente l'arte, essendo egli stesso un fine
intellettuale, amante delle arti figurative, della poesia e della letteratura,
come risulta da un piccolo frammento dallo stesso scritto e riportato nella
Historia Augusta:[8] (LA) «Animula vagula blandula Hospes comesque
corporis Quae nunc abibis in loca Pallidula rigida nudula Nec ut soles dabis
iocos[...» (IT) «Piccola anima smarrita e soave, compagna e
ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.»
(Historia Augusta, Vita di Adriano, 25.9; poesia in stile ellenistico
composta da Adriano poco prima della morte, traduzione di Lidia Storoni
Mazzolani) Cultura
modifica Busto di Adriano. Busto del giovane Antinoo, amante di
Adriano. (LA) «Animula vagula blandula Hospes comesque corporis Quae nunc
abibis in loca Pallidula rigida nudula Nec ut soles dabis iocos. Piccola anima
smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in
luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi
consueti.[...]» (poesia in stile ellenistico composta da Adriano poco
prima della morte, traduzione di Lidia Storoni Mazzolani) Adriano
protesse notevolmente l'arte essendo egli stesso un fine intellettuale, amante
delle arti figurative, della poesia e della letteratura. Anche l'architettura
lo appassionava molto e durante il suo principato si adoperò per dare
un'impronta stilistica personale agli edifici via via edificati. Villa
Adriana a Tivoli fu l'esempio più notevole di una dimora immensa costruita con
passione, intesa come luogo della memoria, intessuto di citazioni
architettoniche e paesaggistiche, di riproduzioni, su varia scala, di luoghi
come il Pecile ateniese o Canopo in Egitto. Anche a Roma il Pantheon,
costruito da Agrippa, fu re-instaurato, edificato nuovamente, sotto Adriano e
con la forma definitiva che tuttora conserva (non fu semplicemente restaurato).
La città fu inoltre ulteriormente arricchita di templi, come il tempio di
Venere e Roma e di edifici pubblici. Sembra che spesso l'imperatore in
persona mettesse mano ai progetti il che, secondo Cassio Dione Cocceiano, portò
ad un conflitto con Apollodoro di Damasco, architetto di corte ufficialmente
investito dell'incarico progettuale. Sempre secondo lo storico, Adriano,
infastidito dalla disistima dell'architetto che lo riteneva poco più di un
dilettante, sarebbe arrivato al punto da esiliarlo e poi farlo eliminare. Anche
in questo caso, come già con Tacito nei confronti di Tiberio, è difficile
capire quanto lo storico riferisca fatti reali e non illazioni dettate da
animosità nei confronti dell'imperatore. Adriano, benché sempre secondo
Cassio Dione disconoscesse Omero[26], fu un umanista profondamente ellenofilo
nei gusti, amico di filosofi greci come Epitteto. Molto noto è il legame
sentimentale con un giovane greco: Antinoo. Nel 130, durante un viaggio in
Egitto, Antinoo misteriosamente cadde nel Nilo e morì. Sulla sua morte furono
sollevati molti dubbi ma la questione rimarrà per sempre oscura e non si può
escludere che si sia trattato di suicidio o omicidio. Travolto dal
dolore, Adriano, in onore del defunto, fondò la città egiziana di Antinopoli,
nella quale fece edificare un tempio dedicato al culto di Antinoo divinizzato,
assimilato al dio egizio Osiride. Per il resto della vita Adriano commissionò
centinaia (se non migliaia) di statue di Antinoo. La passione e la profondità
dell'amore di Adriano furono mostrate in busti e statue rinvenuti ovunque in
Europa, che rappresentano un ragazzo dal fascino malinconico, caratterizzato da
un volto tondo con guance piene prive di qualsiasi peluria, labbra sensuali, e
folta capigliatura a grosse ciocche mosse che ricoprono le orecchie. Adriano. Refs.:
Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice ed Adriano,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.
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