SORIA
Luigi Speranza -- Grice e Soria: la ragione
conversazionale dell’opuscolo della simpatia – la scuola di Lama – la scuola di
Tarato -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Lama). Filosofo tarantino. Filosofo pugliese.
Filosofo italiano. Lama, Taranto, Puglia. La famiglia risiede da tempo a
Sant'Ilario in Campo, nell'isola d'Elba. Appartenente alla corrente del
sensismo. Insegna a Pisa. Combate Cartesio ed esalta GALILEI. Scrive il saggio Rationalis
Philosophiae Institutiones. Direttore della Biblioteca di Pisa. Pubblica a Pisa
la Raccolta di opuscoli filosofici e filologici. Il saggio comprende
Dell’immaterialità delle nature intelligenti; Della potenza che ha lo spirito
umano di determinar se medesimo chiamata libertà; Il virtuoso regime del
proprio corpo è un bene indispensabile per la felicità della vita” e Della
natural dipendenza della salute corporea dall'ilarità dello Spirito”; “Della
simpatia” – “Dialogo tra un cav. francese, e un italiano” e l’”Esame del
Giudizio di Monsieur Du Fresnoy circa BUONARROTI”; “Sulle metamorfosi
degl'insetti”; “Degl'influssi celesti”; “Dissertazione Accademica
sull'Innesto”; “La teoria de' fosfori, e de' loro divarj.” Allievo di GRANDI,
segna il passaggio della scuola galileiana verso l'illuminismo. S. individua
nello sviluppo economico il centro dell'interesse dell'attività politica. È
sepolto nella chiesa di Sant'Andrea a Lama, in provincia di Pisa. Baldini, S.
in "Dizionario biografico degl’italiani", Roma, Istituto della Enciclopedia
italiana. S. è attestato anche a Livorno ed è appartenuto a una nota famiglia
locale.Olschki, Firenze. Treccani Dizionario biografico degl’italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. O violerei certamente tutte le Leggi della
convenevolezza, fe in mezzo al pubblico brio di quarti lietifftmi giorni
invitato A PARLAR DI SIMPATIA, non fosse il mio ragionamento una vivace, e
toccante pittura di dolci affetti, e di delicate e tenere immagini, ornate air
Attica di ridenti fcherzi, e di vezzofe e follazzevoli piaccevolezze. Tale
converrebbe che fotte, io non lo nego, f ufo eh' io far dovrei di quefto tempo,
s' io non parlatti a Voi; ma avanti un tal Con (effe, tutt' altro fi vuol da
me, tutt' altro io debbo. Vi piace eh' io Jafci alle Mufe i teneri affetti, le
delicate immagini, i lieti fcherzi, ed i ridenti motti. Voi cligete da me, che
nella mia bocca non perda la Filofofia i fuoi diritti neppure in quefti giorni;
e volete cosi, perchè le delizie del voftro cultittìmo, e vivacitfìmo Spirito
fon I' indagare, ed il penetrare V intima eflenza, e le fegrete cagioni di
quelle cofe, che maravigliofe fono per femedclime, e d' illuftri confeguenze
feraci. Or tale fenza dubbio egli è ciò, che Simpatia fi chiama, o prendati
quetta voce nel proprio fenfo litterale, o in fenfo tropico e figurato. Dunque
per fecondare il nobile voftro Filolofico genio, dell' ona, e dell' altra
Simpatia patitamente ragionando, ne rintraccerò la natura, e le caufe, e gli
effetti ; cioè rammenterovvi ciò, che fu quefti interettanti Oggetti per Voi medelìmi
già fapetc. La voce “simpatia, presa in senso non figurato, ma proprio, Tuona
Io lteflb, che unione di genio, vicendevolezza di affetto, benevolenza
fcambievole, le quali efprcflìoni tutte fon tra di loro (ìnonime. Quindi non
può aver luogo la Simpatia, propriamente detta, fe non tra gli Ellcri fendenti,
ed intelligenti . Ma i Greci Popoli, imitati da LATINI, e dalle lingue che ne
fon derivate, edendendo il lignificato primitivo di quella parola, chiamarono
in fenfo traslato, ed analogico SIMPATIA, la cagione altresì, per cui dato un
corpo in certe circoftanze, ne fegue un qualche determinato effetto in un'
altro Corpo, fenza che il primo agifea fui fecondo con immediato contatto. E
perchè avevano ofeura, e confufa idea delle Fillche ragioni, onde tali effetti
in Corpi non toccanti*! accadono; quefte ragioni, o cause loro ignote, che
simpatia rettoricamente nominavano, sforzavanfi di fpiegarc, dicendo, che tal
forta diSimparia era una vicendevole correlazione, c quafi cognazione di
naturalo una mutua coordinatone, o un fiiico confenfo tra corpo, e corpo in
distanza. Onde a chi aveffe domandato loro, perchè al Tuonare di una mutlca
corda» le non troppo lontane, purché temperate all' unifono, o air ottava, o
alla quinta consonanza, rifuonino anch' eflc, risposto avrebbero alia
quiftione, che ciò avviene per SIMPATIA, o per una vicendevole correlazione, e
cognazione di natura tra le corde tefe a quelle armoniche proporzioni; ficcome
una foggià dì SIMPATIA, o una 6ftca cognazione, e coordinazion di natura chiamerebbeii
dagli Antichi la causa, per cui V Ago magnetico si rivolge costantemente verso
le regioni polari, e quella per cui 1’acque de' mari più vicine alla
fovraftante Luna, più fi l'olle vano verfo di lei « f ih Ora intorno a quefti
connetti effètti tra materie, c materie didatti di luogo, ed intorno alle
cagioni vere onde nafee una tal tìiìca conneifione tra Fenomeni, Fenomeni in
divertì, e reparati (oggetti due generali e (blenniVerità ignoravano
comunemcnte gl’anfichi, e pochi fon gl’uomini, che noti le ignorino anch' oggi.
La prima delle quali due verità fi è, chetimi i motid' ogoi forta, dipendenti
dell' eftere da ufi qualche corpo in dirtanta, o nafeonò da vero urto, da vera
pattfone, originata da quel corpo dittante, per metto di qualche frappotta
materia fia vifibite, sia invitìbile, ofon eonfeguentc neceflarie di quelle
determinate, e colanti regole della mutua general Gravità, daltequali neffun
Corpo nel materiale Universo può fottrarlì, ed a norma delle quali deve ogni
Corpo, ed ogni fua parte, fecondo le varie circolante in cui fi trovi, oftarfi
in un perfetto equilibrio di contrapporle tendente, o tendere prepotentemente
piuttotto per un verfo, che per un' altro, e piuttotto ad Un tal corpo
dittante, che ad un tal'altro, fenta che urto o pretfìone ve lo fpinga; le
quali regole di moti, chiamanti perciò non A i mecccaniche, cioè non derivanti
da preffioni, e da urti. L' altra delle due predette Verità, men cognita ancora
deli' cfpòfta, fi è, che non folo certi Fenomeni, con certi altri determinati",
appartenenti ad alcuni corpi, localmente dilcofti, fon vicendevolmente
connetti, o dipendenti nclT eiTere, ma tutti quanti ne fono flati finora nel
genere de meri materiali, e quanti ne elicono in quello momento, e quanti ne
fon per cflcre neir intiero giro de* Secoli, e nella eftenfione intiera del
materiale Universo tutti han del pari una veriffima cognazion di natura, o tal
conneflìone, e tal mutua correlazione, per cui fi può dire con rigorofa verità,
che fe a cagion di efempio non nafeeflero dallo itelo d’una Rosa quelle fpine
precife, che ne spuntano, nelle circodanze nelle quali nafeono, niente affatto
di ciò che succede nelle provincie della Terrefrre Fifica fuccederebbe, e fe
non fi generarle nelle circoftanze nelle quali pur genera quel sì piccolo
difpregìato Infetto, che fugge di occhio, e che in ore anzi che in giorni, muor
decrepito, e Tritavo, ed in vece di queir Infetto fi generaffc nelle medclime
circoftanze un altra cosa, o non si generale nulla, (toltoli caso di un
miracolo, da cui li prefeinde) il magnifìcentilfimo, l’ammirabile Universo
intiero fi trasformerebbe in tutt' altra cofa. Gran Paradotio agli occhi de'
Profani, ma grande e fublime Vero per chi è iniziato a miftcrj dell' alca
Filosofia i • Imperciocché non fiam noi certi, che quanto accade nell'universo
Corporeo, tutto fi fa dalle forze motrici, e che tutte le forze non libere,
tutti i non liberi moti, son’ altrettante neceffarie confeguenze di quelle
Finche generali Verità, che Leggi de' Corpi fi chiamano, per le quali poflono,
e debbon feguirc, quali precsamente seguono tutti i Fenomeni, nelle circoftanze
nelle quali fi trovano i materiali soggettiP Bisognerebbe ciTer ben nuovo, e
srraniero nella faenza Filici per dubitarne . Se dunque, a cagion di efempio,
nel fecondo fieno di un Gclfotnino tede la Natura una piccohffima intiera
Pianta feminale, che ricevuta poi da conveniente terreno, crefee in adulta
Pianta di Ge!fomino;cgli avvien ciò, perchè lcLeggi Filkhc di Natura, pòfte le
circoftanze in cui fono le remica! i materie di quel Fiore, forza è, che quelle
materie depongano in quel tal’ordine da cui ritolta ? etfer Pianta fcminale di
Gclfomino, anziché di tutt'altro Vegetabile; e fc colaggiù nelle miniere dell'
Oro fi lavora dalla Natura quel preziofo metallo, anzi che Ferro, o Diamante;
egli è perchè le Leggi de moti | nelle circoftanze in cui tono i principi,
ond'è comporlo il bell'Oro, non poftono a meno di non difporli, e combinarli in
quel tal predio ordine in cui confitte V effer Oro piuttofto, che un’altra
cosa. L’ifteflo vuoili dire di tutti gli altri materiali Fenomeni. Dunque tanto
è domandare, che un' «f&tto corporeo nelle circoftanze precifc nelle quali
fegue, o non fegua punto, o fia divedo, quanto è domandare, che le generali
Fifichc Leggi dì Primo- 9 Natura, dette quali è figlio neceflario, o non
efiftan punto, o fien tutt' altre. Or fe tali non fòflcro, non avrebbero
certamente potuto produrre in veruit tempo, in verun luogo, neffuno di quegli
innumerabili effetti, che fo*o rtati dalla primitiva coftituzione dell'universo,
fino a quefto momento, nè potrebbero generarne pur uno di quelli, che
attualmente effe generano in tutta l’ampiezza delle corporee cofe, e di quelle,
che nederiverannocome naturali confeguenze loro in tutta la ferie delle Età
future. Dunque non folo alcuni determinati Fenomeni, con alcuni altri
determinati hanno real conneffionc,o vicendevole correlazione nelT cffcre, ma
ciafeuno con tutti gli altri, comunque fienfi varj, e di tempo», e di luogo
remoti Perchè quantunque neffun Fenòmeno aver polla ragion di Caufa,
odiEffetto, rifpetto a tutti gli altri indiftintamente, ciafeuno però
indidimamente e una condizion ncceflaria all'efifrcnza di tutti gli altri:
avendo noi veduto in pie ni (firn a luce cfler rigorosamente vera quefta
Propofuionc: Che non io Ragionamento non fi può torre, o mutare un Fenomeno,
date le fue circo/lanze, fenza torre, o mutare le Fificbe Leggi di Natura, e
però fenza tonerò mutare per naturai conseguenza tutto il re Ilo nelt intiero
Vniverfo corporeo. Ed ecco abbatta nza fpiegate le ragioni, e 1' eftenfiooe di
quella SIMPATIA, eh è impropriamente tale, e che gl’ntichi chiamavano
connessìone, consenso, cognazione, correlazione di natura, tra soggetti, e
soggetti inanimati. E' tempo ornai, gentilifsimi uditori, che cedendo alle attrattive,
colle tale aborrimento, e distribuzioae o dispofizione di suoni, allor fi
chiana una bella musica, una beli* Aria, un concerto bello, quando quell'
afsortimento 9 c quella diftribuzione di mufiche intonazioni produce nell'
animo noftro un diletto. Noi abbiam dunque un' interno Tenta, che chiamar fi
può convenientemente fenfo del Bello viiibile, e udibile, del quàl fenfo egli è
caratterirtico Attributo il fentirc un diletto, o una molcftia, qualora vediamo
una tale, o tal' altra fcclta,e difpofizione di parti di un Tutto vifìbile, ed
ascoltiamo un tale, o un tal' altro aflbrtimento diparti componenti un Tutto
(onoro, o udibile. Han prima gli uomini gustato il piacere, che proprio è del
fenfo della Bellezza vifìbile, c udibile, di quel che abbiam faputo quali fieno
le midire, quali le proporzioni, e le diftribuzioni delle parti, onde
piacciono, o difpiacciono i viiibili, egli udibili Oggetti • Prima che fi
fapclfe ¥ Arte Mufìca, piacevano i canti di Progne, e di Filomena-, c prima che
un qualche Fi-dia curiofamcntc mifurando detcrminate le proporzioni, e le
locali correlazioni delle membra di un bel Corpo, le Veneri e f Elene, gli
Adoni ed i Paridi dilettavano i rifguardanti, ed i Momi,e gli Efopi, e le
Gabrine, e le non fucato Alcine ributtavano. E perchè come in tutti gli altri
(enfi avviene, cosi è vero altresì del fenfo della Bellezza, cioè che in tutti
gli Uomini noa fon fabbricati i fenforj di una fretta maniera; di qui è, che
dilconvengono tra loro non di rado nel giudicar del Bello, come difeonvengono
nel giudicar degli odori, e de sapori. Non a tutti i nervi olfattori piacciono,
o difpiacciono gli fletti effluvi, producitori di quelle dilettevoli, o moiette
fenfazioni, che buoni, o cattivi odori fi chiamano. L'organo del Gusto, gli
apici de* nervi, cioè, che in folte fchiere metton capo alla superficie della
Lingua, perchè non sono in tutti gli Uomini di una medefima intriofeca
ftruttura, perciò non ricevono ió Ragionamento in tutti ugualmente grate, o
ingrate fenfazioni di fapore dagli ttefiì cibi, c dalle ftetfe bevande. Per
flmil ragione la Muika, di cut tanto fi compiacciono i Siamefi, ci farebbe
correre colle mani alle orecchie, ed eflì forfè chiamerebber fraftuoni i
rroftri Concerti, e nojofe Nenie le noftre Arie cantabili. Il certo fi è, che
tutti gli Uomini traggon diletto da qualche foggia di Mufica, ma non Io
traggono ugualmente dalle iteflc Opere di Mufica inftrumcotalc, e vocale. Così
appunto piacciono agli uni le brevi dature, e le membra fcarfe e leggiere;
preferirono altri le perfone di alto taglio, e di gravi, e mafficce fattezze;
gli uni fon per l' impatto candido, e vermiglio della Cute, gli altri pel
brunetto Greco. V* fot* anzi àc' Popoli intieri, che dipingono neri vellutati i
Genj buoni, e desinano a' Dei mali i colori di latte, e di cinabro. Ed io
qualche Regno della più eulta Europa, il pallido pagliato non fi chiamava egli,
non ha gran tempo, il bel pallido? E non era egli riputato la vernice la più
conveniente alle delicate bellezze, onde le Dame, che cavavano di piacere, condannavano
liete colle frequenti miflioni di fanguc, ad una perpetua convalefcenza, per
acquifere l'accreditato pregio del pallore, che nel giallognolo biancheggiava?
Vero è, che folto quel Cielo fteflo non aroano ora ie guance, che di carminio,
nè fi contentano del nativo rofato; ma non perciò diventa falfo, che il
dilavato pallido non piacele già preferibilmente ad ogni altra cute. Noq fanno
gli uni faziarfi di ammirar gli occhi neri, e fdruciti di Qiunonc; trovano
altri più dolci i cerulei di Teti; per qucfti fon più toccanti i cefii di
Minerva; per quelli gli feuretti, efeintillanti di Venere. Ma per quanto sia
vero, che il fenfo della bellezza è vario in varj, fenfo però della bellezza
corporea in tutti è, ed evvi altrettanto per ciafeuno in una corporea bellezza
tal mifura, e difpofizioni di parti, e tal colorito di cut*, che a quello
piace, c piacendogli, c dilettandolo, ne attrae 1' animo, e in fe lo fitta
dolcemente, c ne defta voglia di rinnovar tal piacere, e cara ne rende la
caufa, che Io produce. Dunque dalla corporea bellezza, perchè cagion di
diletto, perchè autrice di compiacenza, ed eccitatrice delia voglia di fc,
forza è che nafea una fpecie di affetto; e fc chi lo infpira lo riceve altresì
per fimil caufa dalla fleffa perfona in cui V infpira, si avranno dunque
vicendevolmente cari, lì deaereranno V un l'altro, cioè la SIMPATIA gli unirà.
Gli unirà, dico, e renderalli cari, V uno all' altro, fe i dolci fentimenti,
che la vicendevole relativa corporea bellezza ecciterà in entrambi, non faranno
combattuti, o fuperati da i ributtanti, ed alienanti affetti, o dalle moiette
impreffioni, che cagionano i rincrcfcevoli vizj di mente, i deformi vizj del
cuore, e le maniere difaggradevoli : cioè la bruttezza dell'Animo trafpirando
fuori, e mofrrandofi, o nelle maniere, o ne' difeorfi, o nelle azioni, non
rifpinga da fe co' fuoi iuoi odioiì tratti, con forza uguale, o maggiore di
quella con cui ne alletta colle Tue grate impreffioni la corporea Bellezza.
Dunque perchè qucfta abbia forza durevole, bifogna che l’Animo non fia brutto,
o non il ravvili per tale: nè può la Simpatia eMcr viva, coftanfc, ed alle
Regole della beata Vita conforme, fe dalle bellezze dell' Animo non tragga, fe
non tutto, almeno pretto che tutto, il foave fuo nutrimento. Ed eccoci infcnfibilmente
condotti alla parte ultima del noitro Ragionamento, ed inueme alla migliore, e
più potente, e più dolce cagione della genial Simpatia: poiché tal caufa
appunto ella è un,Anima veracemente bella . Son le bellezze dell' Animo di due
specie; T une appartengono all' intendimento, l’altre alla volontà, o come fuol
dirli, al cuore. Allora è bella una Mente, quando forpafla la comune portata;
ed è tanto più bella, quanto fono più pregiabili i fuoi talenti nativi, B 2 ed
acquiftati. Il talento altro non è, che un' agile, e felice attitudine di a ri
alizzare, e quali notomizzar collo Spirito tutti i comporti Oggetti della
mente, e di conoscere al paragone le lomiglianze, e le differenze multiplici
delle cole, e le loro meno ovvie conneffioni, e i vicendevoli rapporti loro,
quantunque ardui per i mediocri Spiriti, meno atti a condurli lungo una ferie
d' incatenati Veri, a confcguenzf più, e più remote, immutabilmente connette
colle Verità prime, e per fe flette evidenti . Il talento di difcernere anche
le piccole differenze tra quelle cole, che alle Menti comuni pajono le più
limili, e di giungere a tali difeernimenti, al favore di ordinate prenozioni, e
di inanellate indittolubili deduzioni di vero da vero, fuol chiamarli talento
filosofico, e quefto costituifee il carattere del sublime Genio, o vogliam dire
dell'Ingegno profondo, ed inventivo . II talento poi di ravvisare agevolmente,
e come in un colpo d' occhio tra le cofe di dittinoli genere, e fpecie,i lati o
gli Attributi limili, egli Primo. ti egli è il Carattere, per cui chiamali chi
n' è fornito, un' Uomo di Spirito- Un $1 fatto talento potrebbe convenevolmente
dirli Poetico, a differenza dell'altro, che Filolofico nominammo: E gli
conviene il nome di Poetico, perchè non può effer fecondo in immagini, ed in
figurate cfpreffioni, chi non è agile, c deliro in oflcrvarc per quali lati lì
raflomigliano le cofe altronde varie io natura, ficchè poflano t une, mostratc
da certe facce, fervir d' immagini all' altre. Chi quello Poetico talentò
pofTiedc, chiamali Uomo di bella, e do vizio fa, e viva, e brillante
Immaginazione, la quale fe congiunta iia col Filolofico talento, o colla franca
attitudine al fublime, e profondo ed *- fatto pcnfare,ne ritolta daqucfta
unionc fortunata, ciò che fi chiama una illuti re, e bcIlitTima Mente. Una tal
Mente è fempre feconda di frutti degni di fe, vola per ogni lato oltre i comuni
confini, ed ogni giorno più ricca di Veri, o maraviglio!!, o belli * o
intercalanti, ha f arte di lumeggiarli $\ vivamente, e di prefcntarli fatto imm
B s gì" Ragionamento gini sì nuove, e di ornarli con tali grazie di
eloquenza, e di difporli con ordine sì regolare, da renderli come vitibili alle
altrui menti, e vifibili in aria perfuadente inlìeme, e dilettevole. Una tal
-Mente, che fenza incomodare inftruifcc qualora parli, e nuove feerie apre, e
nuovi profpetti alla Immaginazione di chi V afcolta, onde apparirono Verità di
ogni foggia, adorne in cento guife fenfatamentc fcelte, ed 2l Tuoi foggetti
proporzionate, una tal Mente, dilli, quanto è ammirabile i quanto ne piace il
commercio i come ne volano in tal compagnia le ore l quanto fe ne deiidera il
ritorno. 1 La bella Mente adunque ha una forza (impanca, dolce, e potente
forza, che a fe ne trac. Ma non l'ha certamente minore, anzi e più potente, e
più foave P efercita fopra gli Animi altrui un bel Cuore. Son le Bellezze del
Cuore i belli affetti, e belli fon quegli affetti, che rcndon pregiabilc, ed
amabile il noftro morale Carattere ; e la pregiabilità di quello, e la fua
amabilità nafte tutta dalla confederazione delle Virtù lodali, e reali, che
abitualmente rifplendano in un' Animo, e ad ogni rifeontro con tutte le
irrefiftibili loro attrattive si manifestino. Le morali virtù, che ci fon più
care negli Uomini, fon quella Beneficenza, che nafee da compaffìone, e da
benevolo fociale affetto, l’officiofa Gratitudine, la fedele Amicizia, la
modefra idea di fe medefimi, l'obbligante rifpetto per gli altri . Quelli
Attributi dell' Animo non poffon non intereffarc,e non dilettare l'amor proprio
[H. P. GRICE, SELF-LOVE] di tutti quelli, che in un tal' Animo si fatti prcgj
rifguardano. Piace troppo il vederci e cari, e rifpettati, quando ci rifpetta,
e ci ha cari un'anima illuftre, delle Virtù più delicate, e più amabili
poffeditrice e miniftra . Piace troppo un tal' Animo, che i pregj proprj
ravvifa appena, e rileva gli altrui, e lì compiace in rilevarli. Troppo diletta
un Cuore, da cui non afpettali giammai nè turpitudine, nè apatia, un Cuor che
fa fua voglia B 4 dell'altrui voglia, fé Virtù lo permea te, e che non folo fi
pretta a tutti gli atti benefici, che da lui fi domandano ma gode a tali
inviti, e quali gli atti* ra,c i benefici ringentilifce colia alacrità, e colla
gioja, colle quali fi porta ad effer' utile altrui ; un Cuor finalmente, che i
ricevuti favori incide in bronzo, e i compartiti oblia. Tale è il vero
benefico, perchè la bella BENEFICENZA [cf. H. P. GRICE, BENEVOLENZA] non è
figlia dell' interefle, non della vanagloria, o dell' orgoglioso Amor proprio,
che vuol far fentire la Tua superiorità ad altrui; ma cllanafee da un delicato
fenfo di gluteamente graduata benevolenza, da una tenera compafsione per 1'
Innocenza infelice, e per ogni forta di bifogno altrui, e dalla virtuofa
abominazione de’ contrari affetti, come intrinfecamente deformi, ed improbi, e
di loro natura odiabili, e condannabili. Sì fatte difpofizioni di Cuore, fe
comuni forteto tra gli Uomini, il Poetico Secol d'Oro diverrebbe un' Moria. Che
invidiabile vita non menerebbefi ! Intende adunque ognuno, per poco che vi penfi,
quanto fieno defiderabili in tutti 5 e quanto amabili, e care di natura loro
l'eccellenti morali Virtù, delle quali parliamo. Ed ecco perchè diletti, ed in
confeguenza perchè bello iì chiami un Cuore, e quanto ila vero che un Cuor sì
fatto, forza è che fiaua potente oggetto della nOftra ammirazione e una dolce
Tergente di Simpatia- Nè reftano dentro i confini dell'Animo le bellezze del
Cuore: penetrano i raggi loro fui volto, e gli fanno acquiftare tal' aria, che
ne ricrefee maravigliofamente la bellezza, s' ci l'abbia, o un vi libi 1 pregio
gli dà, e lo rende piacevole, quand' anche fenza un bell'affetto del cuore
efpreffo nel volto, quefto per fe medefimo tìon piaecffe. Chiamali aria del
vifo quel compieito di modificazioni vilibili, queirafpetto,che nafee dagli
interni sentimenti dell' animo, e che al variar degli affetti fi varia con
loro. Ogni affezione del cuore ha un vii© tutto fuo, una fonomia affatto
propria. Altro è il volto dell' Animo egro, altro quello del Cuor fcreno, c
contento. Si moftra r Ira ncll' Occhio torvo, e rofleggiante, nelle gonfie
labbra, neli' accefo colore, neli' inturgidimento de' mufeoJi, nella
irrequieta, e varia agitazione delle membra. L' invidiofa malignità impallidire
il vifo, illividifcc il labbro, rappiglia le guance, vibra corte occhiate e
fuggiafche, richiama ogni momento alla terra lo fguardo, nè permette che fi
alzi libero, ed aperto in faccia altrui. Porporeggia Tulle guance IaModeftia al
Tuono delle Tue lodi, e il guardo inchina, e un movimento di pena conduce fui volto,
ma di una pena che rifpetta chi la produce co'plaufì, e cogli cncomj . Un vivo
defiderio mirto di compiacenza, attacca gli occhi di chi Io ha in cuore, lui
caro Oggetto, che a fe lo tira, le labbra reIran focchiufe, ferme le membra,
muovonfi lente, ed oblique le pupille, ma fenza deflettere da chi gì' infpira e
compiacenza, e voglia. Compone la Gioja Ja bocca al rifo, ed il co-lor ravviva,
diftende il fopracciglio, e Io innalza, c gli occhi muove tremuli, c brillanti
. Egli è dunque innegabile, che ogni affetto ha il fuo vifo, ha un' aria tutta
Tua, e che i belli affetti han V aria bella, come i truci, i maligni, i
pulìllanimi, i tetri, e perciò i difprezzabili, ed i viziofi affetti han T aria
brutta. Tra tutte le belle arie, quella che nafee da un' Animo pieno di nobili
sentimemi, di ogni vera battezza, e di ogni orgoglio fchivi, che amabile macffà
fuol chiamarti, quella della lieta serenità di spirito, voto di pungenti cure,
e fuor della tempeffa degli affetti, quella della tenera BENEVOLENZA, qual fi
moffra all' afpetto di chi ci giunge carifsimo, e quella della dolce
ammirazione, fon le più belle, gcneralmente parlando; e tutte V arie belle del
volto fon' appunto, fe ben vi fi rifletta, quel ciò che comunemente dicefi un
certo non fo che, che piace, e alletta. E fc tutti non trovano in un medctimo
volto quel certo non fo che, che più ne piace, addivien ciò, pcrchè non ogni
affetto produttore di qualche beli' aria del vifo, diletta tutti ugualmente; nè
ogni beli' aria può produrre in tutti una ugualmente grata impresone: poiché il
senso del Bello, di cui parlammo già, non è in tutti gli Uomini
fomigliantiflimo. jQuindi piace più ad uno Y aria cupida, c 4§nguente, ad
un'altro la vezzofa e vivàce. Ama piuttofto un terzo la ferenat grande iniieme,
quella cioè, che prender fògltono le Anime grandi; ad un quarto è più caro 1'
afpetto della bella modeftia. In mezro però a tutte quefte differenze, egli è
Tempre vero, che per gli affetti belli dei Cuore y qualche aria bella, e
qualche nuovo pregio acquifta il volto, ed in confeguenza che le bellezze del;
Cuore non folo ci piacciono per fc medelìme, ma affai più grata, e più toccante
ci rendanola bellezza corporea. Ed ceco epilogate tutte le cagioni fiiìcbe, e
morali della perfonal Simpatia. Corpo per la bruttura delle membra, e pel
colorito delia cute dilettevole agli occhi, c refò ancor più toccante da
qualcheduna delle beli' triff Mente bella, tale cioè che unifica in fc ftefla
il filosofìco genio, ed il Poetico, o vogliam dire la fublime, e multiplice ed
efatta cognizione delle cole, colla doviziofa, e luminofa eloquenza; e
finalmente Cuor bello, cioè deU le amabili, e delicate morali Virtù
indiffolubile amante, fon tutte quelle fogge di bellezza, che riunite in una
ftclla persona lo rendono quali un' Oggetto di adorazione, una foave delizia
della Vita, un Ben celeftc in Terra. Che fe pregj sì cari, e sì portenti rincon
tri od in due, che iì conofcano a fondo, una Simpatia irreiiftibilc forza è,
che gli aflortifea, e vicendevolmente gli Aringa. Sarà quefta durevole, e
felice per mille, e mille dolcezze, fe i pregj dell'animo sorpassano con
eccetto tutti i pregj corporei : farà vacillante, c fugace, e fotto una dolce
fuperficie, amara ed ortica, fe un bel corpo che invogli, deforme animo, e da
vizj infociali macchiato, nafeonda, o Mente racchiuda (travolta, o abbacinata.
Con tali difetti può bene (lare un' animalefca paflione, una paiTionc bella non
già. Bella, e tenera amicizia vuole un Cuore adorabile, vuole un efquiiìto buon
senso, se non un'Ingegno, ed uno spirito trascendente il mediocre livello, e
senza bella, e tenera amicizia non vi è bella pafsione. Dunque il diletto, che
la corporea bellezza infpira, foltanto inclini il cuore, ma la Ragione oltre la
feorza trapafsi, penetri fino al centro dell' animo, c tutti gli afcoli
Attributi fuoi curiofa indagatrice, e giudice imparziale rintracci, cmifuri.
Non supponga credula le intcriori bellezze, ma ve le veda in piena luce. Se le
vede, approvi la propenfion dell’affetto, dalla corporea bellezza prima
eccitato, c lafci liberi al cnore gì' innocenti fuoi moti, che un taf oggetto
n' è degno. Ma fc al contrario, riguardando l'Anima, da un vezzofo corpo
velata, quelle bellezze non vi ravvifi, che effee debbono f unica real forgente
delle belle pafsioni, come ne fon la vita, ritenga la savia ragione le
fconiìgliate inclinazioni del cuore verfo quel Corpo, e come unaSfinge, un'
Arpia, una Circe venefica, una feduttricc Sirena, fotto mentite larve quella
fallace fuperficial bellezza rifguardi, e la fugga torto, e la detcfti. Se
Ragione illumini, e feorga a degno Oggetto il cuore, le Simpatie beata cofa
fono, e dono preziofo del Ciclo. Mafc gli ertemi fentì guidano foli il cuore
agli affetti, e loSpirito cede i dritti fuoi fovrani a chi non ha conlìglio, la
Simpatia è cieca, e corre forfennata colà, donde dovrebbe fuggire; vola in
preda agli affanni, e al tardo pentimento, mentre incauta s' immagina di volare
in braccio alla più invidiabile Felicità. Giovanni Gualberto De Soria. Soria.
Keywords: l’opuscolo, simpatia, simpatia, empatia, simpatia conversazionale,
other-love, self-love, benevolenza, helpfulness, cooperation, basis, dull
empiriist, enough of a rationalist, quasi-contractualist, relevance breakdown
on you, one principle, rationality, cooperation. Refs.: Luigi Speranza, “Grice
e Soria” – The Swimming-Pool Library. Soria.
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