SILLA
Luigi Speranza -- Grice e Silla: la regione conversazionale della ta
meta ta physika -- Roma – lascuola di Roma – filosofia lazia -- filosofia
italiana – Luigi Speranza
(Roma). Filosofo romano.
Filosofo lazio. Filosofo italiano. Apellicon, a member of the Lizio, acquires
an extensive collection of the works of Aristotle and Teofrasto that had once
belonged to Neleo, della Scessi. S. takes the collection away from him and
transports it to Roma, where TIRANNIO (si veda) is put in charge of sorting it
out and looking after it. Grice: “Tirannio saw a bunch of books which where
obviously on physics. ‘And what are these?’ A bunch of books piled after those
about physics. ‘I don’t know. I call them ‘the books that come after the books
on physics’ – ta meta ta physika.” Lucio Cornelio Silla Da Wikipedia,
l'enciclopedia libera. Disambiguazione – "Lucio Silla" rimanda
qui. Se stai cercando altri significati, vedi Lucio Silla (disambigua).
Disambiguazione – "Silla" rimanda qui. Se stai cercando altri
significati, vedi Silla (disambigua). Disambiguazione – Se stai cercando
l'opera di Händel, vedi Lucio Cornelio Silla (Händel). Lucio Cornelio Silla
Console e dittatore della Repubblica romana Ritratto di Silla su un denario
battuto da suo nipote Quinto Pompeo Rufo Nome originale Lucius Cornelius Sulla
Nascita Roma Morte Cuma Coniuge Giulia Elia Clelia Cecilia Metella Dalmatica
Valeria Messalla Figlida Giulia Cornelia Silla Lucio Cornelio Silla da Metella
Fausto Cornelio Silla Fausta Cornelia Silla Lucio Cornelio Silla da Valeria
Cornelia Postuma GensCornelia PadreLucio Cornelio Silla Questura Pretura
Propretura in Cilicia Consolato Proconsolato in Asia Dittatura Lucio Cornelio
Silla Nascita Roma Morte Cuma Cause della morte cancro Etnia Latino Religione Religione
romana Dati militari Paese servito repubblica romana Forza armata Esercito romano
Grado Dux Guerre Guerra giugurtina Guerre cimbriche Guerra civile romana Prima
guerra mitridatica Battaglie Battaglia dei Campi Raudii Assedio di Atene
Battaglia di Porta Collina Battaglia di Cheronea Battaglia di Orcomeno
Comandante di Esercito romano Altre cariche Dictator voci di militari presenti
su Manuale Lucio Cornelio Silla (in latino Lucius Cornelius Sulla Felix,
pronuncia classica o restituta: ˈluːkɪʊs kɔrˈneːlɪʊs ˈsʉlla ˈfeːlɪks, nelle
epigrafi L·CORNELIVS·L·F·P·N·SVLLA·FELIX; Roma – Cuma) è stato un militare e
dittatore romano. Lucio Cornelio Silla naque a Roma da un ramo della gens
patrizia dei Cornelii caduto in disgrazia. La motivazione è rintracciabile: un
quadrisavolo di Silla, Publio Cornelio Rufino, nonostante fosse stato console,
dittatore in data imprecisata e avesse celebrato il trionfo sui Sanniti, fu
espulso dal Senato perché possedeva più di dieci libbre di argenteria in casa. Il
figlio di Rufino, Publio Cornelio, fu nominato flamen Dialis, posizione di
massima importanza in ambito religioso, ma i cui obblighi lo escludevano di
fatto dalla vita politica.[4] Questi fu il primo a portare il cognomen Sulla. Nelle
sue Memorie, Silla stesso scrive che il primo Sulla fu il flamine, facendo
derivare la parola dal nome della Sibilla: infatti Publio Cornelio, figlio del
sacerdote e bisavolo di Silla, aveva consultato i Libri sibillini per decidere
se celebrare i primi ludi Apollinares; questo tentativo di nobilitare il
cognomen non rispetterebbe però un'antica usanza romana. Tradizionalmente, infatti,
il cognomen descriveva un tratto della famiglia che lo portava: in questo caso,
mentre Rufinus richiamava la capigliatura rossa della famiglia, Sulla derivava
da suilla, «carne di porco», e alludeva alla pelle chiara e cosparsa di
lentiggini. Nonostante il cambiamento del cognomen, la reputazione della
famiglia non migliorò e i successori del flamine non ricoprirono cariche
superiori a quella pretoria. Il bisavolo di Silla, Publio Cornelio, fu
unitamente praetor urbanus e peregrinus e, come già detto, indisse i primi
Giochi di Apollo. Avvicinandosi all'età di Silla le informazioni scarseggiano:
del primogenito e nonno di Silla, omonimo di suo padre, si sa che fu pretore in
Sicilia, mentre il secondogenito, Servio, ricoprì la carica in Sardegna. Del
padre, Lucio Cornelio Silla, si sa ancora meno: è probabile che non fosse il
primogenito di Publio e che fu amico di Mitridate il Grande, per cui potrebbe
essere stato promagistrato in Asia o membro di una delle numerose delegazioni
che venivano frequentemente inviate in Oriente. Ebbe due mogli: la seconda,
matrigna di Silla, era decisamente doviziosa. Gioventù Busto virile detto
Silla, copia del 40 a.C. ca. di un originale dell'età augustea, marmo, alt. 47
cm. Copenaghen, Ny Carlsberg Glyptotek (in Roma, Palazzo Barberini, collezione
privata). La scultura e identificata con Silla ma, considerata la datazione
(incerta), si può dire che probabilmente non lo ritrae. Poco si sa della
fanciullezza di Silla. Ci rimane solo una leggenda, secondo cui, poco dopo la
sua nascita, una donna lo vide in grembo alla nutrice e le disse «Puer tibi et
reipublicae tuae felix» (Il fanciullo [sarà] fonte di gioia per te e per lo
Stato).Certo è che il crollo del prestigio condizionò la situazione economica
della famiglia, descritta così da Plutarco: «οἱ δὲ μετ’ ἐκεῖνον ἤδη ταπεινὰ
πράττοντες διετέλεσαν, αὐτός τε Σύλλας ἐν οὐκ ἀφθόνοις ἐτράφη τοῖς πατρῴοις.
γενόμενος δὲ μειράκιον ᾤκει παρ’ ἑτέροις ἐνοίκιον οὐ πολὺ τελῶν, ὡς ὕστερον
ὠνειδίζετο παρ’ ἀξίαν εὐτυχεῖν δοκῶν. σεμνυνομένῳ μὲν γὰρ αὐτῷ καὶ
μεγαληγοροῦντι μετὰ τὴν ἐν Λιβύῃ στρατείαν λέγεταί τις εἰπεῖν τῶν καλῶν τε
κἀγαθῶν ἀνδρῶν· «Καὶ πῶς ἂν εἴης σὺ χρηστός, ὃς τοῦ πατρός σοι μηδὲν
καταλιπόντος τοσαῦτα κέκτησαι;» I suoi di Rufino discendenti, fin dal primo,
condussero una vita mediocre e Silla stesso fu allevato in una situazione
patrimoniale niente affatto invidiabile. Da adolescente abitava in casa d'altri
e pagava un affitto basso; questo gli fu rinfacciato in seguito, perché
sembrava aver raggiunto una fortuna superiore al merito. Si dice che, dopo la
campagna in Libia, quando si faceva bello e si vantava, uno dei boni gli si
rivolse con queste parole: «E come potresti essere meritevole di lodi tu, che
ti sei ritrovato tante ricchezze senza che tuo padre ti abbia lasciato niente?»»
(Plutarco, Sull., 1, 2; trad. di Lucia Ghilli) Il biografo greco
probabilmente esagera, perché Silla non crebbe nella povertà più assoluta: era
ricco agli occhi del plebeo, ma povero agli occhi del nobile, una posizione
assimilabile a quella di cavaliere. Nonostante l'ambiente modesto in cui visse,
a Silla fu impartita un'ottima educazione, degna delle sue origini patrizie:
gli furono insegnati la letteratura latina e greca, il diritto, la retorica, la
filosofia e l'arte e fu impregnato dei valori tradizionali del mos maiorum. Con
questi strumenti, Silla poteva certamente rivaleggiare con i più eruditi della
sua epoca, ma per ottenere una carica gli serviva il denaro. La speranza
di ricoprire una magistratura sembrò svanire quando, verso l'età in cui indossò
la toga virilis, il padre Lucio morì senza lasciargli nulla in eredità. Silla,
che godeva di un reddito annuo di 9000 sesterzi, nove volte maggiore rispetto a
quello di un operaio, ma decisamente umile per un aristocratico, prese a
frequentare i sobborghi dell'Urbe, che poco si addicevano a un patrizio, e
personaggi ambigui come mimi e istrioni, per cui scrisse anche alcune atellane.
Secondo Plutarco, in occasione delle bevute con i suoi amici plebei Silla, la
cui immagine è passata alla storia come severo dittatore, mostrava il suo lato
migliore: «ἀλλ’ ἐνεργὸς ὢν καὶ σκυθρωπότερος παρὰ τὸν ἄλλον χρόνον, ἀθρόαν
ἐλάμβανε μεταβολὴν ὁπότε πρῶτον ἑαυτὸν εἰς συνουσίαν καταβάλοι καὶ πότον, ὥστε
μιμῳδοῖς καὶ ὀρχησταῖς τιθασὸς εἶναι καὶ πρὸς πᾶσαν ἔντευξιν ὑποχείριος καὶ
κατάντης.» «sebbene fosse attivo e
più accigliato per il resto del tempo, non appena si buttava nella mischia e si
metteva a bere cambiava del tutto, tanto da diventare gentile con mimi cantanti
e ballerini, dimesso e propenso ad accogliere ogni richiesta.» (Plutarco,
Sull.; trad. di Lucia Ghilli) Ormai pronto al matrimonio, Silla sposò una
certa Ilia, che potrebbe corrispondere a una Giulia, sorella di Lucio Giulio
Cesare e Cesare Strabone Vopisco, o una Giulia minore, sorella di Gaio Giulio
Cesare, Sesto Giulio Cesare e Giulia maggiore, moglie di Gaio Mario, o più
probabilmente si tratta di un errore di Plutarco, per cui la figura di Ilia
coinciderebbe con Elia, la seconda moglie di Silla, di famiglia plebea e di cui
non si sa altro che il nome. In ogni caso, da Ilia Silla ebbe la sua prima
figlia, Cornelia, e il primo figlio, Lucio, che morì infante.Ad ogni modo, il
legame matrimoniale non gli impedì di intrattenere relazioni extraconiugali:
coltivò una relazione omosessuale con l'attore Metrobio, un amore giovanile che
portò con sé fino alla morte, così come continuò a frequentare i circoli di
buffoni. Amò anche la facoltosa Nicopoli, liberta più vecchia di lui e sua
amante, che, quando spirò, lasciò al giovane Silla una grande eredità. Nello stesso
periodò morì anche la matrigna, da cui Silla ereditò un'altra ingente somma di
denaro.Fu probabilmente così che Lucio Cornelio Silla, nato da una famiglia
decaduta, poté intraprendere la sua carriera politica: l'inizio della sua
Felicitas. Esordi della carriera e opposizione a Mario Lo stesso
argomento in dettaglio: Guerra giugurtina e Guerre cimbriche. Silla e nominato
questore di Gaio Mario, del quale era cognato avendo sposato la sorella minore
della moglie di Mario, Giulia, nel periodo in cui questi stava assumendo il
comando della spedizione militare contro Giugurta, re della Numidia. Questa
guerra si protraeva ormai., con risultati addirittura umilianti per l'esercito
romano, tenuto in scacco dalle forze di questo piccolo regno africano.
Alla fine Mario, riuscì a prevalere, soprattutto grazie all'abile e coraggiosa
iniziativa di Silla, che riuscì a catturare Giugurta convincendo il suocero
Bocco e gli altri familiari a tradirlo e consegnarlo ai Romani. La fama che
gliene derivò gli servì da trampolino di lancio per la carriera politica, ma
provocò il risentimento e la gelosia di Mario nei suoi confronti. Difatti Silla
continuò a servire nello Stato Maggiore di Mario fino all'elezione al consolato
di Quinto Lutazio Catulo, di antica famiglia aristocratica come lui, e infine
passando nello Stato Maggiore di quest'ultimo nella difficile campagna condotta
in Gallia contro le tribù germaniche dei Cimbri e dei Teutoni. Silla si
distinse anche in questa occasione, aiutando il console Quinto Lutazio Catulo e
Mario a sconfiggere i Cimbri nella Battaglia dei Campi Raudii, presso Vercelli.
Al suo ritorno a Roma, Silla riuscì a farsi eleggere pretore urbano, e i suoi
avversari non mancarono di accusarlo di aver corrotto all'uopo molti degli
elettori. In seguito fu assegnato al governo della Cilicia, regione situata
nell'odierna Turchia. Si assistette a un avvenimento storico per quell'epoca.
La Repubblica romana e il grande Impero dei Parti vennero a contatto in modo
del tutto pacifico. Una delegazione inviata dal sovrano parto, Mitridate II, si
incontrò sulle rive dell'Eufrate con il pretore Lucio Cornelio Silla,
governatore della nuova provincia di Cilicia. Dopo l'anno di pretura, Silla fu
inviato in Cappadocia. Motivo ufficiale della sua missione era il porre di
nuovo sul trono Ariobarzane I. In verità egli aveva il compito di contenere e
controllare l'espansione di Mitridate, che stava acquisendo nuovi domini e
potenza non inferiori a quanti ne aveva ereditati.» (Plutarco, Vita di
Silla) La missione di Silla, procuratore della Cilicia, nel 96
a.C., quando incontrò un satrapo dei Parti presso Melitene (futura fortezza
legionaria). Rovine di Aeclanum, la città del Sannio irpino conquistata
da Lucio Cornelio Silla. Questo primo incontro fissò sull'Eufrate il confine
tra i due imperi. Una curiosità di quell'incontro fu che Silla cercò, anche in
quella circostanza, di affermare la preminenza di Roma sulla Partia, sedendosi
fra il rappresentante del Gran Re e il re di Cappadocia, come se desse udienza
a dei vassalli. Una volta venuto a conoscenza dell'accaduto, il re dei Parti
fece giustiziare colui che lo aveva così maldestramente sostituito all'incontro
con il comandante militare romano. Ecco come racconta l'episodio Plutarco. Silla
soggiornava lungo l'Eufrate, quando venne a trovarlo un certo Orobazo, un
parto, quale ambasciatore del re degli Arsacidi. In passato non c'erano mai
stati rapporti di sorta tra i due popoli. Tra le grandi fortune toccate a
Silla, va ricordata anche questa. Egli fu infatti il primo romano che i Parti
incontrarono, chiedendo alleanza e amicizia. In questa occasione si racconta
che Silla fece disporre tre sgabelli, uno per Ariobarzane I, uno per Orobazo e
uno per sé, e li ricevette mettendosi al centro tra i due. Di questa situazione
alcuni lodano Silla, perché ebbe un contegno fiero di fronte a due barbari,
altri lo accusano di impudenza e vanità oltre misura. Il re dei Parti, da parte
sua, mise poi a morte Orobazo.» (Plutarco, Vita di Silla. Silla lasciò il
Medio Oriente e rientrò a Roma, dove si unì al partito degli oppositori di Gaio
Mario. In quegli anni la Guerra Sociale era al suo culmine. L'aristocrazia
romana si sentiva minacciata dalle ambizioni di Mario che, vicino alle
posizioni del partito popolare, aveva già retto il consolato per 5 anni di
seguito. Nella repressione di quest'ultimo moto di ribellione delle popolazioni
italiche alleate di Roma, Silla si mise particolarmente in luce come brillante
e geniale stratega, eclissando sia Mario sia l'altro console Gneo Pompeo Strabone
(padre di Gneo Pompeo Magno). Una delle sue imprese più famose fu la cattura di
Aeclanum, città degli Irpini, ottenuta incendiando il muro di legno che
difendeva la città assediata. Come conseguenza, ottenne per la prima volta il
consolato, insieme a Quinto Pompeo Rufo. Occupazione militare di
Roma Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile romana. Silla,
assunta la carica di console, ricevette poco dopo dal Senato l'incarico di
governare la provincia d'Asia. Durante il governatorato organizzò una nuova
spedizione in Oriente e combatté la prima guerra mitridatica. Si lasciò
tuttavia alle spalle, a Roma, una situazione assai turbolenta. Mario era ormai
vecchio, ma nonostante ciò aveva ancora l'ambizione di essere lui, e non Silla,
a guidare l'esercito romano contro il re del Ponto Mitridate VI. Per ottenere
l'incarico, Mario convinse il tribuno della plebe Publio Sulpicio Rufo a fare
approvare una legge che sottraesse a Silla la guida, già legittimamente
conferitagli, della guerra contro Mitridate e gliela attribuisse. Appresa
la notizia Silla, accampato in quel momento nell'Italia meridionale in attesa
di imbarcarsi per la Grecia, scelse le 6 legioni a lui più fedeli e, alla loro
testa, marciò su Roma. Nessun comandante, in precedenza, aveva mai osato
violare con l'esercito il perimetro della città (il cosiddetto pomerio). La
cosa era talmente contraria alle tradizioni che Silla esentò gli ufficiali dal
parteciparvi. Spaventati da tanta risolutezza, Mario e i suoi seguaci fuggirono
dalla città. Dopo avere preso una serie di provvedimenti per ristabilire la
centralità del Senato come guida della politica romana, Silla lasciò di nuovo
Roma, e riprese la strada della guerra contro Mitridate. Guerra contro
Mitridate in Oriente Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra
mitridatica. Mitridate (oggi al museo del Louvre). Approfittando
dell'assenza di Silla, Mario riuscì a riprendere il controllo della situazione.
Con il sostegno del console Lucio Cornelio Cinna (suocero di Gaio Giulio
Cesare), ottenne che tutte le riforme e le leggi emanate da Silla fossero
dichiarate prive di validità e che lo stesso Silla fosse ufficialmente
dichiarato «nemico pubblico» e costretto perciò all'esilio. Insieme, Mario e
Cinna eliminarono fisicamente un gran numero di sostenitori di Silla, e furono
eletti consoli Mario morì pochi giorni dopo l'elezione e Lucio Valerio Flacco
fu nominato consul suffectus al suo posto, mentre Cinna rimase a dominare
incontrastato la politica romana, essendo rieletto console negli anni successivi.
Nel frattempo Silla si era recato in Grecia, dove portò alla caduta Atene. Il
comandante romano vendicò quindi l'eccidio asiatico di Mitridate, compiuto su
Italici e cittadini romani, compiendo un'autentica strage nella capitale
attica. Silla proibì, invece, l'incendio della città, ma permise ai suoi
legionari di saccheggiarla. Il giorno seguente il comandante romano vendette il
resto della popolazione come schiavi. Catturato Aristione, chiese alla città
come risarcimento del danno di guerra, circa venti chili di oro e 600 libbre
d'argento, prelevandole dal tesoro dell'Acropoli. Poco dopo fu la volta del
porto di Atene del Pireo. Da qui Archelao decise di fuggire in Tessaglia,
attraverso la Beozia, dove portò ciò che era rimasto della sua iniziale armata,
radunandosi presso le Termopili con quella del condottiero di origine tracia,
Dromichete (o Tassile secondo Plutarco). Con l'arrivo di Silla in Grecia le
sorti della guerra contro Mitridate erano quindi cambiate a favore dei Romani.
Espugnata quindi Atene e il Pireo, il comandante romano ottenne due successi
determinanti ai fini della guerra, prima a Cheronea, dove secondo Tito Livio
caddero ben 700.000 armati del regno del Ponto, e infine a Orcomeno.Mappa dei
movimenti delle armate romane, prima e durante la battaglia combattuta presso
Cheronea Mappa dei movimenti delle armate romane, durante la battaglia
combattuta presso Orchomenos Contemporaneamente, il prefetto della cavalleria,
Flavio Fimbria, dopo aver ucciso il proprio proconsole, Lucio Valerio Flacco, a
Nicomedia prese il comando di un secondo esercito romano. Quest'ultimo si
diresse anch'egli contro le armate di Mitridate, in Asia, uscendone più volte
vincitore, riuscendo a conquistare la nuova capitale di Mitridate, Pergamo, e
poco mancò che non riuscisse a far prigioniero lo stesso re. Intanto Silla
avanzava dalla Macedonia, massacrando i Traci che sulla sua strada gli si erano
opposti. Quando Mitridate seppe della sconfitta a Orcomeno, rifletté
sull'immenso numero di armati che aveva mandato in Grecia fin dal principio, e
il continuo e rapido disastro che li aveva colpiti. In conseguenza di ciò,
decise di mandare a dire ad Archelao di trattare la pace alle migliori
condizioni possibili. Quest'ultimo ebbe allora un colloquio con Silla in cui
disse: Tuo padre era amico di re Mitridate, o Silla. Fu coinvolto in questa
guerra a causa della rapacità degli altri comandanti romani. Egli chiede di
avvalersi del tuo carattere virtuoso per ottenere la pace, se gli accorderai
condizioni eque. Appiano, Guerre mitridatiche) Dopo una serie di
trattative iniziali, Mitridate e Silla si incontrarono a Dardano, dove si
accordarono per un trattato di pace, che costringeva Mitridate a ritirarsi nei
confini antecedenti la guerra, ma ottenendo in cambio di essere ancora una
volta considerato «amico del popolo romano». Un espediente per Silla, per poter
tornare nella capitale a risolvere i suoi problemi personali, interni alla
Repubblica romana. Si racconta che Silla, prima di tornare in Italia, ebbe un
secondo incontro con ambasciatori del re dei Parti, i quali gli predissero che
«divina sarebbe stata la sua vita e la sua fama». Allora Silla decise di
tornare in Italia, sbarcando a Brindisi con 300.000 armati.Il ritorno a Roma, la
dittatura e le liste di proscrizione Lo stesso argomento in dettaglio:
Proscrizione sillana. Possibile ritratto di Silla (copia di un originale,
oggi conservata presso la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen).
L'identificazione è stata avanzata dall'archeologo tedesco Klaus Fittschen. Quando
fu raggiunto dalla notizia della morte di Cinna, nell'84 a.C., lasciò l'Oriente
e si mise in marcia verso Roma, ottenendo l'appoggio, tra gli altri, del
giovane Gneo Pompeo Magno. Dopo un periodo iniziale di stasi delle operazioni
militari, nel novembre dell'82 a.C. Silla ottenne la vittoria decisiva
sconfiggendo nella Battaglia di Porta Collina un grande esercito costituito
dalle legioni della fazione dei populares e dalle agguerrite truppe sannite al
comando di Ponzio Telesino. L'esito di questa battaglia fu determinato in modo
risolutivo dall'azione del futuro triumviro Marco Licinio Crasso che al comando
dell'ala destra sbaragliò le forze nemiche, mentre Silla era in grave
difficoltà sull'ala sinistra. Subito dopo la battaglia, essendo morti
entrambi i consoli, Silla fu eletto dittatore[56] a tempo indeterminato dai
comizi centuriati con la Lex Valeria de Sulla dictatore: i suoi poteri
comprendevano il diritto di vita e di morte, la possibilità di presentare
leggi, di effettuare confische, di fondare città e colonie, di scegliere i
magistrati. Fu sulla base di questi poteri che Silla realizzò
un'articolata serie di riforme, che, nelle sue intenzioni, dovevano risolvere
la crisi in cui si dibatteva da decenni lo Stato romano. Divenuto padrone
assoluto della città, Silla instaurò un vero e proprio regno del terrore,
mettendo al bando e dichiarando fuori legge (prima proscrizione) tutti gli
oppositori politici, offrendo ricompense a chi li avesse uccisi. I più colpiti
furono i cavalieri, che erano sempre stati ostili a Silla e che presero potere
grazie alla riforma del proletariato: ne furono uccisi 2.600 e i loro beni,
messi all'asta a prezzi irrisori, finirono nelle tasche dei Sillani. Il
giovane Gaio Giulio Cesare, come genero di Cinna, fu costretto ad abbandonare
precipitosamente la città, ma ebbe salva la vita grazie all'intercessione di
alcuni amici influenti, soprattutto della cugina Cornelia, figlia di Silla, e
del marito di lei Mamerco Emilio Lepido, princeps senatus. Silla annotò poi
nelle proprie memorie di essersi pentito di averlo risparmiato ("e sia, lo
risparmierò, ma vi avverto, in lui vedo mille volte Mario", frase citata
in Svetonio, Vita di Cesare, edizioni Laterza), viste le ben note ambizioni
politiche del giovane. Una vittima delle sue proscrizioni, con una morte
particolarmente violenta e crudele fu Marco Mario Gratidiano, del quale si
racconta che fosse decapitato da suo cognato Catilina anche se, in un frammento
delle Storie, Sallustio non menziona Catilina nel descrivere la morte: a
Gratidiano, dice, «la vita era sfuggita da lui pezzo per pezzo: le gambe e le
braccia gli sono state spezzate e gli occhi cavati». La circostanza che
l'uccisione avvenisse presso la tomba di Catulo ha fatto pensare gli storici
che si trattasse non di una semplice crudele vendetta ma di un vero e proprio
sacrificio umano rituale per pacificare un antenato morto, riprendendo l'uso di
sacrifici umani a Roma, documentati in tempi storici da Andrew Lintott, seppure
da 15 anni fossero stati vietati. Il nuovo ordine Ormai rimasto senza
vere opposizioni, Silla attuò una serie di riforme tese a mettere il controllo
dello Stato saldamente nelle mani del Senato, allargato per l'occasione da 300
a 600 senatori. La nomina a senatore fu resa, inoltre, automatica al
raggiungimento della carica di questore, mentre prima era demandata alla scelta
dei censori. Per evitare l'accumulo di poteri si stabilì un limite minimo di
età per le varie magistrature: trent'anni per i questori, quaranta per i
pretori, ecc. Il potere dei tribuni della plebe fu inoltre fortemente
ridimensionato: le loro proposte dovevano essere approvate preventivamente dal
Senato e il loro diritto di veto limitato. Il potere giudiziario fu restituito
al Senato, sia per i reati più gravi sia per le cause di corruzione che la
riforma graccana aveva demandato ai cavalieri. In definitiva tutte le sue
azioni erano animate dall'intento di restituire al partito aristocratico il
controllo della città. Introdusse inoltre la legge per cui i vincitori di
corone militari di grado pari o superiore alla civica sarebbero stati ammessi
di diritto in senato indipendentemente dall'età, questo fu il motivo per cui
Gaio Giulio Cesare all'età di vent'anni ebbe accesso al Senato. Il ritiro
dalla vita politica Cronologia Vita di Lucio Cornelio Silla Nasce a Roma a.C.nominato questore di Gaio Mario fine
della Guerra Giugurtina legatus di Mario nella Gallia Ulteriore legatus di
Quinto Lutazio Catulo nella Gallia Ulteriore sconfigge i Cimbri nella Battaglia
dei Campi Raudii (Vercelli) eletto pretore urbano governatore della Cilicia comandante
nelle Guerre Sociali consolato insieme a Quinto Pompeo Rufo e successiva
occupazione di Roma e messa fuori legge di Mario spedizione in Medio Oriente
contro Mitridate VI del Ponto .messo fuori legge da Mario ritorna a Roma e la
occupa con la forza per la seconda volta eletto dittatore consolato insieme a
Quinto Cecilio Metello Pio 79 a.C.si dimette dal consolato e si ritira a vita
privata muore per cause naturali in Campania nella sua villa di Cuma Nella sua
veste di dittatore a vita Silla venne eletto console per la seconda volta
Cresceva intanto l'insofferenza verso gli eccessi compiuti dai suoi uomini. Un
suo liberto fu denunciato in un processo, e sconfitto grazie alle arringhe del
giovane Cicerone. Silla, sorprendendo tutti, l'anno successivo decise di
abbandonare la politica per rifugiarsi nella propria villa di campagna, con
l'intento di accingersi a scrivere le proprie memorie e riflessioni.
Quando si ritirò a vita privata, pare che attraversando la folla sbigottita uno
dei passanti si mise a ingiuriarlo. Silla si limitò a rispondergli, beffardo:
«Avresti avuto lo stesso coraggio a dirmi queste cose quando ero al potere?. E
alla fine, personaggio dall'indole spietata e ironica allo stesso tempo,
confidò ad uno dei suoi amici: «Imbecille! Dopo questo gesto, non ci sarà
più alcun dittatore al mondo disposto ad abbandonare il potere]» Plutarco
nelle Vite parallele lo rappresenta come il vizio, narrando che fosse
circondato da una variopinta corte di attori, ballerini e prostitute, fra cui
un certo Metrobio, e che gli dei per punizione lo fecero ammalare di lebbra.
Dopo aver terminato le sue riforme, si ritirò a vita privata. In compagnia di
questa allegra brigata, Sulla Felix fino all'ultimo respiro, morì probabilmente
di cancro. Lasciò vedova e incinta la sua ultima moglie, Valeria Messalla, che
qualche mese dopo partorì una figlia, Cornelia Postuma. Com'era allora
d'uso presso i potenti di Roma, lui stesso dettò l'epitaffio che aveva voluto
s'incidesse sul suo monumento funebre: Nessun amico mi ha reso servigio,
nessun nemico mi ha recato offesa, che io non abbia ripagati in pieno.»
Conseguenze dell'operato politico di Silla I problemi politici e sociali che avevano
portato alla guerra civile non erano però affatto risolti. Silla aveva
ristabilito l'ordine oligarchico in virtù della forza derivatagli dagli
eserciti, al cui appoggio avrebbero ricorso sia i sostenitori sia gli avversari
del nuovo corso da lui instaurato. Da Silla in poi la vita politica e civile
dello Stato fu perciò condizionata pesantemente dall'elemento militare:
disporre di un esercito da usare contro gli avversari e, se si rivelasse
necessario, contro le stesse istituzioni romane, divenne l'obiettivo principale
dei più ambiziosi capi politici che aspiravano al potere. Il sistema
costituzionale romano uscì distrutto dalla guerra civile. E l'esempio di Silla
trovò presto un imitatore d'eccezione proprio in un uomo che aveva idee opposte
alle sue: Giulio Cesare. Matrimoni e discendenza Silla si sposò cinque
volte: Giulia, chiamata anche Ilia. Probabilmente una parente di Giulio Cesare,
si sposarono e lei morì., probabilmente di parto. Ebbero una figlia e un
figlio: Cornelia, che fu madre di Pompea Silla, terza moglie di Giulio Cesare.
Lucio Cornelio Silla, che morì giovane. Elia, da cui non ebbe figli. Clelia, da
cui divorziò con l'accusa di sterilità. Cecilia Metella Dalmatica. Si sposarono.
Ebbero due figli e una figlia: Fausto Cornelio Silla. Gemello di Fausta,
questore Fausta Cornelia. Gemella di Fausto, madre di Gaio Memmio, console
suffetto Lucio Cornelio Silla. Morì giovane poco prima della madre.Valeria
Messalla. Si sposarono e fu l'ultima moglie di Silla, che morì nello stesso
anno. Ebbero una figlia: Cornelia Postuma. Nata alcuni mesi dopo la morte del
padre, si presume sia morta prima dell'età da matrimonio. Note Esplicative ^
Chiamata anche Ilia Le figure di Giulia/Ilia ed Elia potrebbero
coincidere (vd. infra). Plutarco, Sull.; Brizzi; Hinard; contra Keaveney,
secondo il quale deriverebbe da sura, «polpaccio»; cfr. Quintiliano, Inst.).
Noto anche semplicemente come Silla, nome che probabilmente deriva dalla
corruzione della grafia originaria del suo cognome (SVILLA). Il cognome
aggiuntivo (in latino agnomen) Felix fu aggiunto quando già era al termine
della carriera, a motivo della sua quasi leggendaria fortuna come condottiero.
Plutarco, Sull., 1, 1; Sallustio, Iug., Plutarco, Sull.; Brizzi; Hinard;
Telford, Brizzi; Hinard Brizzi Livio, Brizzi; Hinard Hinard; Telford, Livio Brizzi;
Hinard; Keaveney Brizzi; Hinard; Appiano, Mith. Plutarco, Sull.; Brizzi;
Hinard; Keaveney Per maggior informazioni sul busto e la sua storia si rimanda
ai seguenti link: The General Publius Cornelius Scipio Africanus?, su
ancientrome.ru. The General Publius Cornelius Scipio Africanus?, su
ancientrome.ru. Keaveney Hinard Sallustio, Iug., Hinar; Keaveney Brizzi;
Keaveney Brizzi; Hinard, suppone anche la partecipazione a un'associazione
bacchica; Keaveney Brizzi; Hinard; Keaveney Plutarco, Sull., Brizzi; Hinard;
Keaveney Telford, Brizzi; Hinard Plutarco, Sull.; Brizzi; Hinard Hinard Plutarco,
Sull.; Hinard 2003, p. 21; Keaveney Sheldon Livio, Periochae ab Urbe condita
Piganiol Brizzi, Storia di Roma. 1. Dalle origini ad Azio, Bologna Livio,
Periochae ab Urbe condita libri Appiano, Guerre mitridatiche Plutarco, Vita di
Silla, Appiano, Guerre mitridatiche Appiano, Guerre mitridatiche, Appiano,
Guerre mitridatiche, Plutarco, Vita di Silla, Floro, Compendio di Tito Livio, Livio,
Periochae ab Urbe condita libri Appiano, Guerre mitridatiche, Plutarco, Vita di
Silla, Livio, Periochae ab Urbe condita libri Plutarco, Vita di Silla Appiano,
Guerre mitridatiche, Appiano, Guerre mitridatiche, Livio, Periochae ab Urbe
condita libri, Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, Velleio Patercolo,
Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, Livio, Periochae ab Urbe condita
libri, Livio, Periochae ab Urbe condita libri Appiano, Guerre mitridatiche Velleio
Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, Per ulteriori
informazioni: ancientrome.ru/art/artworken/img. La carica di dittatore non era
stata ricoperta da alcun politico romano l'ultimo dittatore era stato Gaio
Servilio Gemino. Appiano, Guerre civili Lucio Cornelio Silla, romanoimpero. In
principio ci fu Silla. È noto che egli fu modello a Cesare per tanti aspetti
del suo agire, dall’uso spregiudicato di un esercito ormai politicizzato alla
marcia su Roma, dalla dittatura (sia pure a tempo indeterminato, e non
perpetua) al mantenimento dell’immissione dei neocittadini italici in tutte le
tribù; così, anche in campo storiografico è difficile concepire la genesi dei
commentarii di Cesare senza il precedente sillano": Zecchini Giuseppe,
Cesare: commentarii, historiae, vitae, Aevum: rassegna di scienze storiche,
linguistiche e filologiche: Milano: Vita e Pensiero, Plutarco, Vita di Silla
Dufallo, Basil John Ciceronian oratory and the ghosts of the past. University
of Michigan: UCLA. Bibliografia Fonti antiche Appiano, Guerre civili, in Storia
romana (versione inglese) Appiano, Guerre mitridatiche, in Storia romana.(QUI
la versione inglese Internet Archive. Dione Cassio, Storia romana. versione
inglese. Floro, Flori Epitomae Liber primus (testo latino) . Tito Livio, Ab
Urbe condita libri, Periochae (testo latino) . Tito Livio, Periochae (testo
latino), in Ab Urbe condita libri Plutarco, Vita di Silla, in Vite parallele.
QUI la versione inglese Plutarco, Le Vite parallele di Plutarco, volgarizzate
da Marcello Adriani il Giovane, a cura di Francesco Cerroti e Giuseppe Cugnoni,
traduzione di Marcello Adriani il Giovane, III, Firenze, Le Monnier, Plutarco,
Lisandro; Silla, introduzione di Luciano Canfora, traduzione e note di
Federicomaria Muccioli (per Lisandro), introduzione di Arthur Keaveney,
traduzione e note di Lucia Ghilli (per Silla), con contributi di Barbara
Scardigli e Mario Manfredini, Milano, BUR. Quintiliano, Institutio oratoria.
Sallustio, Bellum Iugurthinum. Strabone, Geografia, XII. QUI la versione
inglese Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri QUI la
versione latina. Velleio Patercolo, Historiae Romanae Ad M. Vinicium Libri Duo
(testo latino) .QUI la versione inglese. Fonti storiografiche moderne Giuseppe
Antonelli, Mitridate, il nemico mortale di Roma. La vicenda umana e politica
del principe orientale che ha avuto il coraggio di opporsi all'imperialismo di
Roma, Roma, Newton Compton, Ernst Badian, Lucius Sulla: The Deadly Reformer,
Sydney, University Press, Giovanni Brizzi, Storia di Roma, I: Dalle origini ad
Azio, Bologna, Patron, Giovanni Brizzi, Silla, prefazione di François Hinard,
Roma, Rai-ERI, Jérôme Carcopino, Silla o la monarchia mancata, traduzione di
Anna Rossi Cattabiani, introduzione di Mario Attilio Levi, consulenza storica
di Federico Ceruti, Milano, Rusconi, Hinard, Silla, traduzione di Anna Rosa
Gumina, Il Giornale, Roma, Salerno, Keaveney, Silla, traduzione di Katia
Gordini, Milano, Bompiani, André Piganiol, Le conquiste dei Romani, traduzione
di Filippo Coarelli, Milano, Il Saggiatore, Rose Mary Sheldon, Le guerre di
Roma contro i Parti, Traduzione dall'inglese di Pasquale Faccia, Gorizia, LEG,
Lynda Telford, Sulla: A Dictator Reconsidered, Pen et Sword, Voci correlate
Catilina Gens Cornelia Console romano Dittatore romano Pretore (storia romana)
Altri progetti Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Lucio
Cornelio Silla Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Mario Attilio Levi, SILLA, Lucio Cornelio, in Enciclopedia Italiana,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Silla, Lucio Cornelio, in Dizionario di
storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Ernesto Valgiglio, Sulla, su
Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Ernesto Valgiglio,
Sulla, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Opere di Lucio
Cornelio Silla, su PHI Latin Texts, Packard Humanities Institute. Lucio
Cornelio Silla / Lucio Cornelio Silla (altra versione), su Goodreads.
luciuscorneliussylla.fr, su luciuscorneliussylla Estratti dal libro di Carcopino su Silla, su
ilpalo L. Cornelius Sulla, Sylla, su noctes-gallicanae.org. Mario e Silla, su
janusquirinus.org. Predecessore Console romano Successore Gneo Pompeo Strabone,
Lucio Porcio Catone con Quinto Pompeo Rufo Lucio Cornelio Cinna I, Gneo
OttavioI Gneo Cornelio Dolabella, Marco Tullio Decula80 a.C. con Quinto Cecilio
Metello Pio Appio Claudio Pulcro, Publio Servilio Vatia IsauricoII V D M
Plutarco Antica Roma Portale Biografie Portale
Ellenismo Portale Storia Categorie: Militari romaniMilitari del II
secolo a.C.Militari Romani del II secolo a.C.Romani Morti Nati a Roma Morti a
Cuma Lucio Cornelio Silla Consoli repubblicani romani Dittatori romaniSenatori
romani Cornelii Auguri Tresviri monetales Governatori romani dell'AsiaPersone
delle guerre mitridatiche [altre] Gamerra Mozart, Attori ATTORI Lucio
SILLA, dittatore TENORE GIUNIA, figlia di Cajo Mario, e promessa sposa di
SOPRANO CECILIO, senatore proscritto SOPRANO Lucio CINNA, patrizio romano amico
di Cecilio, e nemico occulto di Lucio Silla SOPRANO CELIA, sorella di Lucio
Silla SOPRANO AUFIDIO, tribuno amico di Lucio Silla TENORE Guardie. Senatori,
Nobili, Soldati, Popolo, Donzelle. La scena è in Roma nel palazzo di L. Silla,
e ne' luoghi contigui al medesimo. Altezze reali Lucio Silla Altezze reali Non
ommetteremmo la possibile diligenza per sperare, che il presente
spettacolo rimeritar possa il generoso gradimento delle aa. vv. rr. Degnatevi
perciò di riguardarlo con quella benignità, di cui ne abbiamo tante prove, ed
animati da tal lusinga con profondissimo ossequio ci protestiamo di aa. vv. rr.
divotiss. obbligatiss. servitori Gli associati nel Regioducal teatro. Gamerra
/Moza Argomento Son note nell'istoria le inimicizie di Lucio Silla, e di Mario.
È palese altresì il modo con cui il primo trionfò del suo emulo. Non può a
Silla negarsi il vanto di gran guerriero felice in tutte le sue marziali
intraprese. Ma co' la crudeltà, coll'avarizia, co' la volubilità, e co' le
dissolutezze adombrò la gloria del proprio valore. I molti suoi amori lo
caratterizzarono per uomo celebre nella galanteria, quanto glorioso nell'armi,
e questa inclinazione, come ci assicura Plutarco, gli fu compagna fino nell'età
sua più avanzata. Lucio Cinna, da esso innalzato a sommi onori co' la promessa
di secondarlo, e d'assisterlo, celò poi contro di lui sotto le sembianze
dell'amicizia un odio il più implacabile. Aufidio tribuno, menzognero
adulatore, fu quello, che precipitar facea Silla negl'eccessi i più vergognosi.
Fra l'incostanza, l'avarizia, e la crudeltà, che lo dominavano, era soggetto
talora a quei rimorsi, che non si allontanano da un core, in cui per anche non
si sono affatto estinti i lumi della ragione, e gl'impulsi della virtù. Odioso
a tutta Roma lo resero le stragi, l'usurpatasi dittatura, la proscrizione, e la
morte di tanti cittadini, ma degna fu d'ogni encomio la volontaria sua
abdicazione, per
cui cedette le insegne di dittatore,
richiamando in Roma tutti
i proscritti, e anteponendo
all'impero, e alle grandezze la tranquillità d'una
oscura vita privata. Dall'istoria non meno rilevasi, che la famiglia dei
Cecili fu sempre affezionatissima al partito di Caio Mario. (Plutarco in Syll.)
Da tali istorici fondamenti è tratta l'azione di questo dramma, la quale è per
verità fra le più grandi, come ha sensatamente osservato il sempre celeste, e
inimitabile sig. abate Pietro Metastasio, che co' la sua rara affabilità s'è
degnato d'onorare il presente drammatico componimento d'una pienissima approvazione.
Allorché questa proviene dalla meditazion profonda, e dalla lunga, e gloriosa
esperienza dell'unico maestro dell'arte, esser deve ad un giovane autore il
maggior d'ogni elogio. Atto primo Lucio Silla ATTO PRIMO [Ouverture] Molto
allegro (re maggiore) / Andante (la maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe,
timpani. Scena prima Solitario recinto sparso di molti alberi con rovine
d'edifizi diroccati. Riva del Tebro. In distanza veduta del monte Quirinale con
piccolo tempio in cima. Cecilio, indi Cinna. Recitativo CECILIO Ah ciel,
l'amico Cinna qui attendo invan. L'impazienza mia cresce nel suo ritardo. Oh
come mai è penoso ogn'istante al core uman se pende fra la speme, e il timor! I
dubbi miei... ma non m'inganno. Ei vien. Lode agli dèi. CINNA Cecilio, oh con
qual gioia pur ti riveggio! Ah lascia, che un pegno io t'offra or che son lieto
appieno, d'amistate, e d'affetto in questo seno. CECILIO Quanto la tua venuta
accelerò coi voti l'inquieta alma mia. Quai non produsse la tua tardanza in lei
smanie, e spaventi, e quali immagini funeste s'affollano al pensier. L'alma
agitata s'affanna, si confonde... CINNA Il mio ritardo altro motivo asconde.
Tutto da me saprai. CECILIO Deh non t'offenda l'impazienza mia... Giunia, la
cara, la fida sposa è sempre tutt'amor, tutta fé? Que' dolci affetti, ch'un
tempo mi giurò, rammenta adesso? È 'l suo tenero core anche l'istesso? CINNA
Ella estinto ti piange... 6 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A.
Mozart, 1772 Atto primo CECILIO Ah come?... Ah dimmi! Dimmi: e chi tal menzogna
osò d'immaginar? CINNA L'arte di Silla per trionfar del di lei fido amore.
CECILIO A consolar si voli il suo dolore. (in atto di partire) CINNA Deh,
t'arresta. E non sai, che 'l tuo ritorno è così gran delitto, che guida a morte
un cittadin proscritto? CECILIO Per serbarmi una vita, ch'odio senza di lei,
dunque lasciar potrei la sposa in preda a un ingiusto, a un crudel? CINNA
M'ascolta. E dove, di riveder tu speri la tua Giunia fedel? nel proprio tetto
Silla la trasse... CECILIO E Cinna ozioso spettator soffrì?... CINNA Che mai
solo tentar potea? Pur troppo è vano il contrastar con chi ha la forza in mano.
CECILIO Dunque, nemici dèi di riveder la sposa più sperar non poss'io? CINNA
M'odi. Non lungi da questa ignota parte il tacito recinto ergesi al ciel, che
nelle mute soglie de' trapassati eroi le tombe accoglie. CECILIO Che far
degg'io? CINNA Passarvi per quel sentiero ascoso, che fra l'ampie rovine a lui
ne guida. CECILIO E colà che sperar? CINNA Sai che confina col palazzo di
Silla. In lui sovente da' fidi suoi seguita fra 'l dì Giunia vi scende. Ivi
sovente alla mest'urna accanto del genitor, la suol bagnar di pianto. Continua
nella pagina seguente. Atto primo Lucio Silla CINNA Sorprenderla potrai. Potrai
nel seno farle destar la speme, che già s'estinse, e consolarvi insieme.
CECILIO Oh me beato! CINNA Altrove co' molti amici in tua difesa uniti
frattanto io veglierò. Gli dèi oggi render sapran dopo una lunga vil servitù
penosa la libertà a Roma, a te la sposa. [N. 1 Aria] Allegro (si bemolle
maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. CINNA Vieni ov'amor t'invita vieni,
che già mi sento del tuo vicin contento gli alti presagi in sen. Non è sempre
il mar cruccioso, non è sempre il ciel turbato, ride alfin, lieto e placato fra
la calma, ed il seren. (parte) Scena seconda Cecilio solo. Recitativo
accompagnato Andante (sol maggiore) / Allegro / Andantino / Allegro / Adagio
Archi. CECILIO Dunque sperar poss'io di pascer gli occhi miei nel dolce idolo
mio? Già mi figuro la sua sorpresa, il suo piacer. Già sento suonarmi intorno i
nomi di mio sposo, mia vita. Il cor nel seno col palpitar mi parla de' teneri
trasporti, e mi predice... Oh ciel sol fra me stesso qui di gioia deliro, e non
m'affretto la sposa ad abbracciar? Ah forse adesso sul morir mio delusa priva
d'ogni speranza, e di consiglio lagrime di dolor versa dal ciglio! 8 / 52
www.librettidopera.it Gamerra / Mozart, 1772 Atto primo [N. 2 Aria] Allegro
aperto (fa maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni. CECILIO Il tenero momento premio
di tanto amore già mi dipinge il core fra i dolci suoi pensier. E qual sarà il
contento, ch'al fianco suo m'aspetta, se tanto ora m'alletta l'idea del mio
piacer? Scena terza Appartamenti destinati a Giunia, con statue delle più
celebri donne romane. Silla, Celia, Aufidio, e Guardie. Recitativo SILLA A te
dell'amor mio, del mio riposo Celia, lascio il pensier. Rendi più saggia
l'ostinata di Mario altera figlia. E a non sprezzarmi alfin tu la consiglia.
CELIA German sai, che finora tutto feci per te. Vuò lusingarmi di vederla cangiar.
AUFIDIO Quella superba co' le preghiere, e coi consigli invano sia che si
tenti. Un dittator sprezzato, che da Roma, e dal mondo inter s'ammira, s'altro
non vale, usi la forza, e l'ira. SILLA E la forza userò. La mia clemenza non mi
fruttò che sprezzi, e ingiuriose repulse d'una femmina ingrata. In questo
giorno mi segua all'ara, e paghi renda gli affetti miei. O 'l nuovo sol non
sorgerà per lei. CELIA Ah Silla, ah mio germano per tua cagione io tremo, se
trasportar ti lasci a questo estremo. Pur troppo, ah sì pur troppo la violenza
è spesso madre fatal d'ogni più nero eccesso. Atto primo Lucio Silla SILLA Da
tentar che mi resta, se ostinata colei mi fugge, e sprezza? CELIA Adoprar tu
sol devi arte, e dolcezza. S'è ver, che sul tuo core vantai finor qualche
possanza, ah lascia, che da Giunia me n' corra. Ella fra poco da te verrà.
L'ascolta forse sia che una volta cangi pensier. SILLA Di mia clemenza ancora
prova farò. Giunia s'attenda, e seco, parli lo sposo in me. Ma non s'abusi
dell'amor mio, di mia bontade, e tremi, se Silla alfine inesorabil reso
favellerà da dittatore offeso. CELIA German di me ti fida. Oggi più saggia
Giunia sarà. Finora una segreta speme forse il cor le nutrì. Se cadde estinto
lo sposo suo, più non le resta omai amorosa lusinga. I preghi tuoi cauto
rinnova. Un amator vicino se d'un lontan trionfa, il trionfare d'un amator, che
già di vita è privo, è più agevole impresa a quel, ch'è vivo. [N. 3 Aria]
Grazioso (do maggiore) / Allegretto / Grazioso Archi. CELIA Se lusinghiera speme
pascer non sa gli amanti anche fra i più costanti languisce fedeltà. Quel cor
sì fido e tenero, ah sì quel core istesso così ostinato adesso quel cor si
piegherà. (parte) 10 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart,
1772 Atto primo Scena quarta Silla, Aufidio, e Guardie. Recitativo AUFIDIO
Signor, duolmi vederti ai rifiuti, agl'insulti esposto ancor. Alle preghiere
umili s'abbassi un cor plebeo. Ma Silla, il fiero terror dell'Asia, il vincitor
di Ponto l'arbitro del senato, e che si vide un Mitridate al suo gran piè
sommesso, s'avvilirà d'una donzella appresso? SILLA Non avvilisce amore un
magnanimo core, o se 'l fa vile, infra gli eroi, che le provincie estreme han
debellate, e scosse, un sol non vi saria, che vil non fosse. In questo giorno,
amico, sarà Giunia mia sposa. AUFIDIO Ella sen viene. Mira in quel volto
espresso un ostinato amore, un odio interno, un disperato duolo. SILLA
Ascoltarla vogl'io. Lasciami solo. (Aufidio parte) Scena quinta Silla, Giunia,
e Guardie. SILLA Sempre dovrò vederti lagrimosa e dolente? Il tuo bel ciglio
una sol volta almeno non fia che si rivolga a me sereno? Cielo! tu non
rispondi? Sospiri? ti confondi? ah sì, mi svela perché così penosa t'agiti,
impallidisci, e scansi ad arte d'incontrar gli occhi tuoi negli occhi miei.
GIUNIA Empio, perché sol l'odio mio tu sei. SILLA Ah no, creder non posso, che
a danno mio s'asconda sì fiera crudeltà nel tuo bel core. Hanno i limiti suoi
l'odio, e l'amore. Atto primo Lucio Silla GIUNIA Il mio non già. Quant'amerò lo
sposo, tanto Silla odierò. Se fra gli estinti l'odio giunge, e l'amor, dentro
quest'alma che ad onta tua non cangerà giammai, egli il mio amor, tu l'odio mio
sarai. SILLA Ma dimmi: in che t'offesi per odiarmi così? che non fec'io,
Giunia, per te? La morte il genitor t'invola, ed io ti porgo nelle mie mura
istesse un generoso asilo. Ogni dovere dell'ospitalità qui teco adempio, e pur
segui ad odiarmi, e Silla è un empio? GIUNIA Stender dunque dovrei le braccia
amanti a un nemico del padre? E ti scordasti quanto contro di lui barbaro
oprasti? In doloroso esiglio fra i cittadin più degni languisce, e more alfin
lo sposo mio, e chi n'è la cagione amar degg'io? Per tua pena maggior, di novo
il giuro, amo Cecilio ancor. Rispetto in lui benché morto, la scelta del genitor.
Se l'inuman destino dal fianco mio lo tolse per secondare il tuo perverso amore
ah sì, viverà sempre in questo core. SILLA Amalo pur superba, e in me detesta
un nemico tiranno. Or senti. In faccia di tanti insulti io voglio tempo
lasciarti al pentimento. O scorda un forsennato orgoglio, un inutile affetto,
un odio insano, o a seguir ti prepara nell'Erebo fumante, e tenebroso l'ombra
del genitor, e dello sposo. GIUNIA Coll'aspetto di morte del gran Mario una
figlia presumi d'avvilir? Non avria luogo nell'alma tua la speme ché oltraggia
l'amor mio se provassi, inumano, di che capace è un vero cor romano. Atto primo
SILLA Meglio al tuo rischio, o Giunia, pensa, e risolvi. Ancora un resto di
pietade sol perché t'amo ascolto. Ah sì meglio risolvi... GIUNIA Ho già
risolto. Del genitore estinto ognora io voglio rispettare il comando; sempre
Silla aborrire, sempre adorar lo sposo, e poi morire. [Aria] Andante ma adagio
(mi bemolle maggiore) / Allegro / Adagio / Allegro Archi, 2 oboe, 2 corni, 2
trombe. GIUNIA Dalla sponda tenebrosa vieni o padre, o sposo amato d'una
figlia, e d'una sposa a raccor l'estremo fiato. Ah tu di sdegno, o barbaro
smani fra te, deliri, ma non è questa, o perfido la pena tua maggior. Io sarò
paga allora di non averti accanto, tu resterai frattanto coi tuoi rimorsi al
cor. (parte) Scena sesta Silla, e Guardie. Recitativo SILLA E tollerare io
posso sì temerari oltraggi? A tante offese non si scuote quest'alma? E che la
rese insensata a tal segno? Un dittatore così s'insulta, e sprezza da folle
donna audace?... E pure, oh mio rossor! e pur mi piace! www.librettidopera.it
13 / 52 Atto primo Lucio Silla Recitativo accompagnato Allegretto (do maggiore)
/ Allegro assai Archi. SILLA Mi piace? E il cor di Silla della sua debolezza
non arrossisce ancora? Taccia l'affetto, e la superba mora. Chi non mi cura
amante disdegnoso mi tema. A suo talento crudel mi chiami. Aborra la mia
destra, il mio cor, gli affetti miei, a divenir tiranno in questo dì comincerò
da lei. [N. 5 Aria] Allegro (re maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe,
timpani. SILLA Il desìo di vendetta, e di morte sì m'infiamma, e sì m'agita il
petto, che in quest'alma ogni debole affetto disprezzato si cangia in furor.
Forse nel punto estremo della fatal partita mi chiederai la vita, ma sarà il
pianto inutile, inutile il dolor. Andante (fa maggiore / la minore) Archi, 2
oboe. Scena settima Luogo sepolcrale molto oscuro co' monumenti degli eroi di
Roma. Cecilio solo. Recitativo accompagnato Andante (la minore) / Allegro assai
/ Andante / Presto / Adagio Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe.
CECILIO Morte, morte fatal della tua mano ecco le prove in queste gelide tombe.
Eroi, duci, regnanti che devastar la terra, angusto marmo or qui ricopre, e
serra. Già in cento bocche, e cento dei lor fatti echeggiò stupito il mondo. E
or qui gl'avvolge un muto orror profondo. Continua nella pagina seguente. Atto
primo CECILIO Oh dèi!... chi mai s'appressa? Giunia... la cara sposa?... Ah non
è sola; m'asconderò, ma dove? Oh stelle! in petto qual palpito!... qual
gioia!... e che far deggio? Restar?... partire?... oh ciel! Dietro a quest'urna
a respirar mi celo. (parte) Scena ottava S'avanza Giunia col séguito di
Donzelle, e di Nobili al lugubre canto del seguente: [N. 6 Coro e arioso]
Andante mosso (mi bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni, 2
trombe. CORO Fuor di queste urne dolenti deh n'uscite alme onorate, e sdegnose
vendicate la romana libertà. Molto Adagio (do minore) Archi, 2 oboe, 2 fagotti.
GIUNIA O del padre ombra diletta se d'intorno a me t'aggiri, i miei pianti, i
miei sospiri deh ti movano a pietà. Allegro (mi bemolle maggiore) Archi, 2
oboe, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe. CORO Il superbo, che di Roma stringe i
lacci in Campidoglio, rovesciato oggi dal soglio sia d'esempio ad ogni età. Atto
primo Lucio Silla Recitativo accompagnato ... (mi bemolle maggiore) Archi.
GIUNIA Se l'empio Silla, o padre fu sempre l'odio tuo finché vivesti, perché
Giunia è tua figlia, perché il sangue romano ha nelle vene supplice innanzi
all'urna tua sen viene. Tu pure ombra adorata del mio perduto ben vola, e
soccorri la tua sposa fedel. Da te lontana di questa vita amara odia l'aura
funesta... (esce il séguito) Scena nona Cecilio, e detta. Recitativo CECILIO
Eccomi, o cara. GIUNIA Stelle!... io tremo!... che veggio? Tu sei?... forse
vaneggio? Forse una larva, o pur tu stesso? Oh numi! M'ingannate, o miei
lumi?... Ah non so ancor se a questa illusion soave io m'abbandono!...
Dunque... tu sei... CECILIO Il tuo fedele io sono. [N. 7 Duetto] Andante (la
maggiore) / Molto allegro Archi, 2 oboe, 2 corni. GIUNIA D'Eliso in sen
m'attendi ombra dell'idol mio, ch'a te ben presto, oh dio fia, che m'unisca il
ciel. CECILIO Sposa adorata, e fida sol nel tuo caro viso ritrova il dolce
Eliso quest'anima fedel. GIUNIA Sposo... oh dèi! tu ancor respiri? CECILIO
Tutto fede, e tutto amor. GIUNIA E CECILIO Fortunati i miei sospiri, fortunato
il mio dolor. GIUNIA Cara speme! Atto primo CECILIO Amato bene. (si prendon per
mano) Insieme GIUNIA Or ch'al mio seno caro tu sei m'insegna il pianto
degl'occhi miei ch'ha le sue lagrime anche il piacer. CECILIO Or ch'al mio seno
cara tu sei m'insegna il pianto degl'occhi miei ch'ha le sue lagrime anche il
piacer. Atto secondo Lucio Silla ATTO SECONDO Scena prima Portico fregiato
di militari trofei. Silla, Aufidio, e Guardie. Recitativo AUFIDIO Te l'
predissi, o signor, che la superba più ostinata saria quanto più mostri di
clemenza, e d'amor? SILLA Poco le resta da insultarmi così. Risolvi omai. Morir
dovrà. L'ho tollerata assai. AUFIDIO L'amico tuo fedele può libero parlar?
SILLA Parla. AUFIDIO Tu sai, ch'eroe non avvi al mondo senza gli emuli suoi.
Gli Emili, e i Scipi n'ebbero anch'essi, e di sue gesta ad onta il glorioso
Silla assai ne conta. SILLA Pur troppo io so. AUFIDIO Tu porgi nella morte di
Giunia a rei nemici l'armi contro di te. D'un Mario è figlia, e questo Mario
ancor ne' propri amici vive a tuo danno. SILLA E che far deggio? AUFIDIO In
faccia al popolo, e al senato sia l'altera tua sposa. Un finto zelo di sopir
gli odi antichi la violenza asconda. Al tuo volere chi s'opporrà? Di numerose
schiere folto stuolo ti cinga. Ognun paventa in te l'eroe, ch'ogni civil
discordia ha soggiogata, e doma e a un sguardo tuo trema il senato, e Roma.
Continua nella pagina seguente. 18 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra /
W. A. Mozart, 1772 Atto secondo AUFIDIO Signor del comun voto t'accerta il tuo
voler. La ragion sempre segue il più forte, e chi fra mille squadre a supplicar
si piega? Vuole, e comanda allorché parla, e prega. SILLA E se l'ingrata ancora
mi sprezza, e mi discaccia al popolo, al senato, a Roma in faccia? Che far
dovrò? AUFIDIO L'altera non s'opporrà. Quell'ostinato core ceder vedrai nel
pubblico consenso del popolo roman. SILLA Seguasi, amico il tuo consiglio. Oh
ciel!... sappi... io ti scopro la debolezza mia. Quando le stragi, le violenze
ad eseguir m'affretto è il cor di Silla in petto da più atroci rimorsi
lacerato, ed oppresso. In quei momenti fieri contrasti io provo. Inorridisco,
voglio, tremo, amo, ed ardisco. AUFIDIO Quest'incostanza tua, lascia, che 'l
dica, i tuoi gran merti oscura. Ogni rimorso della viltade è figlio. Ardito, e
lieto il mio consiglio abbraccia, e suo malgrado la femmina fastosa costretta
venga a divenir tua sposa. [Aria] Allegro (do maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni,
2 trombe. AUFIDIO Guerrier, che d'un acciaro impallidisce al lampo, a dar non
vada in campo prove di sua viltà. Se or cede a un vil timore, se or cede alla
speranza, e qual sarà incostanza se questa non sarà? (parte) Atto secondo Lucio
Silla Scena seconda Silla, indi Celia, e Guardie. SILLA Ah non mai non credea,
ch'all'uom tra 'l fasto, e le grandezze immerso tanto costasse il divenir
perverso. CELIA Tutto tentai finor. Preghi, promesse, e minacce, e spaventi al
cor di Giunia, sono inutili assalti. Ah mio germano immaginar non puoi come per
te... SILLA So quel, che dir mi vuoi. Silla non è men grato a chi per lui anche
inutil s'adopra. In man del caso se pende ogni successo, il proprio merto,
all'opere non scema contrario evento. In questo dì mia sposa Giunia sarà. CELIA
Giunia tua sposa? SILLA Il come non ricercar. Ti basti, che pago io sia. CELIA
Perché l'arcan mi celi, e perché non rischiari un favellar sì oscuro? SILLA
(Perché in donna un arcano è mal sicuro.) Il mio silenzio or non ti spiaccia, e
m'odi. Te pur sposa di Cinna in questo giorno io bramo. CELIA (Oh me felice!)
Lascia, ah lascia, ch' a Cinna, il tuo fido amico io rechi così lieta novella.
Il labbro mio gli sveli alfin, ch'ei solo è il mio tesoro, e che ognor l'adorai
come l'adoro. (parte) SILLA Ad affrettar si vada in Campidoglio la meditata
impresa, e la più ascosa arte s'adopri, onde la mia nemica al talamo mi segua.
Ah sì conosco, ch'ad ogni prezzo io deggio il possesso acquistar della sua
mano. Rimorsi miei vi ridestate invano. (parte con le guardie) Atto secondo
Scena terza Cecilio senz'elmo, senza mento, e con spada nuda, che vuole
inseguir Silla, e Cinna, che lo trattiene. CINNA Qual furor ti trasporta?
CECILIO Il braccio mio non ritener. Su' passi del tiranno si voli. Il nudo
acciaro gli squarci il sen... (in atto di partire) CINNA T'arresta. Ma donde
nasce questa improvvisa ira tua? CECILIO Saper ti basti, che prolungar non
deggio un sol momento il colpo... CINNA E il tuo periglio? CECILIO Non lo temo,
e disprezzo ogni consiglio. CINNA Ah per pietà m'ascolta... svelami... dimmi...
oh ciel! Que' tronchi accenti... que' furiosi sguardi... le disperate smanie
tue... gli sforzi d'involarti da me... l'esporti ardito a un cimento fatal...
Mille sospetti mi fan nascere in sen. Parla. Rispondi... CECILIO Tutto
saprai... CINNA No, non sarà giammai, ch' io ti lasci partir. CECILIO Perché
ritardi la vendetta comun? CINNA Sol perché bramo che dubbiosa non sia. CECILIO
Dubbiosa non sarà. CINNA Dunque tu vuoi per un ardire intempestivo, e vano
troncare il fil di tutti i meditati disegni miei? Giunia rivedi, e quando amar
per lei di più devi la vita incauto corri ad un'impresa ardita? Più non tacer.
Mi svela chi furioso a segno tal ti rende? Atto secondo Lucio Silla CECILIO
L'orrida rimembranza in cor m'accende novi stimoli all'ira. Odi, e stupisci.
Poiché quest'alma oppressa della mia sposa al fianco trovò dolce conforto alla
sua pena, dal luogo tenebroso allontanati appena aveva Giunia i suoi passi, un
legger sonno m'avvolse i lumi. Oh cielo! D'orrore ancor ne gelo! Ecco mi sembra
spalancata mirar la fredda tomba, in cui l'estinte membra giaccion di Mario. In
me le cavernose luci raccoglie, e 'l teschio per tre volte crollando
disdegnoso, e feroce sento, che sì mi grida in fioca voce: «Cecilio a che
t'arresti presso la tomba mia? Vanne, ed affretta della comun vendetta il
bramato momento. Ozioso al fianco più l'acciar non ti penda. Ah se ritardi
l'opra a compir, che l'ombra invendicata di Mario oggi t'impone, e ti consiglia,
tu perderai la sposa, ed io la figlia.» Recitativo accompagnato Allegro assai
(re minore) / Presto Archi. CECILIO Al fiero suon de' minacciosi accenti l'alma
si scosse. Il sonno da sbigottiti lumi s'allontanò. M'accese improvviso furor.
Strinsi l'acciaro, né il rimorso piede io più ritenni, ma 'l reo tiranno a
trucidar qua venni. Ah più non m'arrestar... CINNA Ferma. Per poco dell'ira tua
raffrena i feroci trasporti. Ah sei perduto, se in te Silla s'avvien... 22 / 52
www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772 Atto secondo CECILIO
Paventar deggio d'un tiranno gli sguardi? Un'altra mano trucidarlo dovrà? Non
mai. Mi veggio intorno ognor la bieca ombra di Mario a ricercar vendetta; e
degl'accenti suoi ad ogn'istante or ch'al tuo fianco io sono mi rimbomba
all'orecchie il fiero suono. Lasciami... CINNA Ah se disprezzi tanto i perigli
tuoi, deh pensa almeno, che dalla vita tua pende la vita d'una sposa fedele. Oh
stelle! E come per così cari giorni... CECILIO Oh Giunia!... oh nome!... Il sol
pensiero, amico che perderla potrei, del mio furore ogn'impeto disarma. Ah
corri, vola per me svena il tiranno... Oh numi, e intanto al mio nemico accanto
resta la sposa?... ahimè!... chi la difende... ma s'ei qui giunge?... Oh dio!
Qual fier contrasto, qual pena, eterni dèi! Timore, affanno, ira, speme, e
furor sento in seno, né so di lor chi vincerà! che penso? E non risolvo ancora?
Giunia si salvi, o al fianco suo si mora. [N. 9 Aria] Allegro assai (re
maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe, timpani. CECILIO Quest'improvviso
tremito che in sen di più s'avanza, non so se sia speranza, non so se sia
furor. Ma fra suoi moti interni fra le mie smanie estreme, o sia furore, o
speme, paventi il traditor. (parte) www.librettidopera.it 23 / 52 Atto secondo
Lucio Silla Scena quarta Cinna, indi Celia. Recitativo CINNA Ah sì, s'affretti
il colpo. Il ciel d'un empio se il castigo prolunga, attenderassi, che de'
tarquini in lui gli scellerati eccessi sian rinnovati a nostri tempi istessi?
CELIA Qual ti siede sul ciglio cura affannosa? CINNA Altrove Celia, passar
degg'io. Non m'arrestare... CELIA E ognor mi fuggi? CINNA Addio. CELIA Per un
istante solo m'ascolta, e partirai. CINNA Che brami? CELIA (Oh dèi! Parlar non
posso, e favellar vorrei.) Sappi, che il mio german... CINNA Parla. CELIA
Desìa... (Ah mi confondo, e temo, che non mi ami il crudel.) Sì, sappi... (Oh
stelle! In faccia a lui che adoro perché mi perdo? Oggi sarà mio sposo, e
svelargli non oso?...) CINNA Io non intendo i tronchi accenti tuoi. CELIA
(Finge l'ingrato!) Or che dubbiosa io taccio non ti favella in seno il cor per
me? Che dir poss'io? Pur troppo ne' languidi miei rai questo silenzio mio ti
parla assai. Atto secondo [Aria] Tempo grazioso (sol maggiore) Archi, 2 flauti.
CELIA Se il labbro timido scoprir non osa la fiamma ascosa per lui ti parlino
queste pupille per lui ti svelino tutto il mio cor. (parte) Scena quinta Cinna,
indi Giunia. Recitativo CINNA Di piegarsi capace a un'amorosa debolezza l'alma
non fu di Cinna ancor. Ma se da folle s'avvilisse così, no, non avria la
germana d'un empio usurpatore il tributo primier di questo core. Giunia
s'appressa. Ah ch'ella può soltanto la grand'opra compir, che volgo in mente.
Agitata, e dolente immersa sembra fra torbidi pensier. GIUNIA Silla m'impone
che al popolo, e al senato io mi presenti; l'empio che può voler? Sai ciò, che
tenti? CINNA Forse più, che non credi è la morte di Silla oggi vicina per
vendicar la libertà latina. GIUNIA Tutto dal ciel pietoso dunque speriam. Ma
intanto alla tua cura io lascio l'amato sposo mio. Deh se ti deggio il piacer
di mirarlo, poiché lo piansi estinto, ah sì per lui veglia, t'adopra, e resti
al tiranno nascoso. www.librettidopera.it 25 / 52 Atto secondo Lucio Silla
CINNA A me t'affida, non paventar su' giorni suoi. M'ascolta, ai padri in
faccia e al popolo romano Silla sai ciò, che vuol? Vuol la tua mano. Con il
consenso lor la violenza giustificar pretende. Il suo disegno tutto, o Giunia,
io prevedo. GIUNIA Io son la sola arbitra di me stessa. A un vil timore ceda il
senato pur, non questo core. CINNA Da te, se vuoi, dipende Giunia un gran
colpo. GIUNIA E che far posso? CINNA Al letto segui l'empio tiranno ove
t'invita, ma in quello per tua man lasci la vita. GIUNIA Stelle! che dici mai?
Giunia potria con tradimento vil?... CINNA Folle timore. Deh sovvienti, che
ognora fu l'eccidio de' rei un spettacolo grato a' sommi dèi. GIUNIA S'è d'un
plebeo pur sacra fra noi la vita, e come vuoi, che in sen non mi scenda un
freddo orrore nel trafiggere io stessa un dittatore? Benché tiranno, e
ingiusto, sempre al senato, e a Roma Silla presiede, e di sua morte invano
farmi rea tu presumi. Vittima ei sia, ma della man dei numi. CINNA Se
d'offender gli dèi avesse un dì temuto la libertà non dovria Roma a Bruto.
GIUNIA Ma Bruto in campo armato, non con una viltade della latina libertade
infranse la catena servil. No, non fia mai ch'a' dì futuri passi il nome mio
macchiato d'un tradimento vil. Serbami, amico, serbami il caro ben. Deh sol tu
pensa alla salvezza sua. Della vendetta al ciel lascia il pensier. Atto secondo
Recitativo accompagnato Allegro (si bemolle maggiore) / Andante Archi. GIUNIA
Vanne. T'affretta. Forse lungi da te potria lo sposo per un soverchio ardir...
l'impetuosa alma sua ben conosci. Ah, per pietade, fa', che rimanga ad ogni
sguardo ascoso. Digli, che se m'adora; digli che se m'è fido serbi i miei ne'
suoi giorni. A te l'affido. [Aria] Allegro (si bemolle maggiore) Archi, 2 oboe,
2 corni, 2 trombe. GIUNIA Ah se il crudel periglio del caro ben rammento tutto
mi fa spavento tutto gelar mi fa. Se per sì cara vita non veglia l'amistà da
chi sperare aita da chi sperar pietà? (parte) Scena sesta Cinna solo.
Recitativo accompagnato Vivace (re maggiore) Archi. CINNA Ah sì, scuotasi omai
l'indegno giogo. Assai si morse il fren di servitù tiranna. Se di svenar ricusa
Giunia quell'empio, un braccio non mancherà, che timoroso meno il ferro
micidial l'immerga in seno. Atto secondo Lucio Silla [N. 12 Aria] Molto
allegro (fa maggiore) Archi. CINNA Nel fortunato istante, ch'ei già co' voti
affretta per la comun vendetta vuò, che mi spiri al piè. Già va una destra
altera del colpo suo felice e questa destra ultrice lungi da lui non è. (parte)
Scena settima Orti pensili. Silla, Aufidio, e Guardie. Recitativo AUFIDIO
Signor, ai cenni tuoi il senato fia pronto. Egli fra poco t'ascolterà. D'elette
squadre intorno numerosa corona ad arte io disporrò. SILLA L'amico Cinna non
ignori l'arcano. Il suo soccorso è necessario all'opra. Ah che me stesso più
non ritrovo in me! Dov'io mi volga della crudel l'immagine gradita mi dipinge
il pensier. Mi suona ognora il caro nome suo fra i labbri miei, e tutto parla a
questo cor di lei. AUFIDIO Io già ti vedo al colmo di tua felicità. Della
possanza usa, che 'l ciel ti diè. Roma, il senato, e ogn'anima orgogliosa or
che lo puoi fa', che pieghin la fronte a' piedi tuoi. (parte) Atto secondo
SILLA Ah sì, di civil sangue inonderò le vie, se Roma altera alle brame di
Silla, oggi s'oppone; ho nel braccio, ho nel cor la mia ragione. Giunia?...
Qual vista! In sì bel volto io scuso la debolezza mia... ma tanti oltraggi? Ah
che in vederla, oh dèi! il dittatore offeso io più non sono; de' suoi sprezzi
mi scordo, e le perdono. Scena ottava Giunia, Silla, e Guardie. GIUNIA (Silla?
L'odiato aspetto destami orror. Si fugga!) SILLA Arresta il passo. Sentimi per
pietade. Il più infelice d'ogni mortal mi rendi, se nemica mi fuggi... GIUNIA E
che pretendi? Scostati, traditor! (Tremo, m'affanno per l'idol mio!) SILLA Ah
no, non son tiranno come tu credi. È l'anima di Silla capace di virtù. Quel tuo
bel ciglio soffrir più non poss'io così severo... GIUNIA Tu di virtù capace?
Ah, menzognero! (in atto di partire) SILLA Sentimi... GIUNIA Non t'ascolto. SILLA
E vuoi... GIUNIA Sì voglio detestarti, e morir. SILLA Morir? GIUNIA La morte
romano cor non teme. SILLA E puoi?... GIUNIA Sì posso pria d'amarti, morir.
Vanne, t'invola... SILLA Superba, morirai, ma non già sola. Atto secondo Lucio
Silla [N. 13 Aria] Allegro assai (do maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2
trombe, timpani. SILLA D'ogni pietà mi spoglio perfida donna audace; se di
morir ti piace quell'ostinato orgoglio presto tremar vedrò. (Ma il cor mi
palpita... perder chi adoro?... svenare barbaro, il mio tesoro?...) Che dissi?
Ho l'anima vile a tal segno? Smanio di sdegno; morir tu brami, crudel mi
chiami, tremane, o perfida, crudel sarò. (parte con le guardie) Scena nona
Giunia, indi Cecilio. Recitativo GIUNIA Che intesi, eterni dèi? Qual mai funesto
e spaventoso arcan ne' detti suoi? Sola non morirò? Che dir mi vuoi barbaro...
ahimè! Che vedo?... lo sposo mio?... che fu?... che avvenne?... Ah dove
sconsigliato t'inoltri? In queste mura sai, che non è sicura la tua vita, e non
temi di respirar quest'aure comuni a' tuoi nemici? In quest'istante il tiranno
partì. Tremo... deh, fuggi... Ah se dell'empio il ciglio... CECILIO Giunia, il
tuo rischio è 'l mio maggior periglio. GIUNIA Deh per pietà, se mi ami, torna,
mio bene, ah torna nel tenebroso asilo. Il rimirarti qual martirio è per me!
CECILIO Non amareggi il tuo spavento, o cara, il mio dolce piacer. 30 Atto
secondo GIUNIA Piacer funesto, se a un gelido spavento abbandona il mio cor. Se
de' tuoi giorni decider può. T'ascondi. Ah da che vivo no, che angustia
simile... CECILIO Sola vuoi, ch'io ti lasci in preda a un vile? So, ch' al
senato in faccia il reo tiranno con violenza ingiusta al talamo vuol trarti, ed
io, che t'amo restar potrò senza morir d'affanno lungi dal fianco tuo? Se
invano un braccio, un acciaro si cerca per svenare un crudel, ch'odio, e
detesto, quell'acciaro, quel braccio eccolo è questo. GIUNIA Ahimè! Che pensi?
esporti?... Correr tu solo a un periglio estremo?... CECILIO Tu paventi di
tutto, io nulla temo. Frena il timor, mia speme, e ti rammenta, ch'una
soverchia tema in cor romano esser puote viltà. GIUNIA Ma il troppo ardire
temerità s'appella. Ah sì ti cela, né accrescere, idol mio, nel tuo periglio
nuove cagion di pianto a questo ciglio. CECILIO Eterni dèi! Lasciarti, fuggire,
abbandonarti all'empie insidie, all'ira d'un traditor, ch'alle tue nozze
aspira? GIUNIA E che puoi temer, se meco resta la mia costanza, e l'amor mio?
Deh corri, corri donde fuggisti. Al suo dolore, a' suoi spaventi invola il cor
di chi t'adora; se ciò non basta, io tel comando ancora. CECILIO E in questo
giorno correndo se al tiranno io mi celo, chi veglia, o sposa, in tua difesa?
GIUNIA Il cielo! CECILIO Ah che talvolta i numi... GIUNIA A che ti guida cieco
furor? Ad onta de' miei timori ancor mi resti a lato? Partir non vuoi? Corro a
morire, ingrato. Atto secondo Lucio Silla CECILIO Fermati... senti... Oh dèi!
Così mi lasci, e brami?... GIUNIA I passi miei guardati di seguir. CECILIO
Saprò morire, ma non lasciarti. GIUNIA (Oh stelle! Io lo perdo. Che fo?) CECILIO
Cara, tu piangi? Ah che il tuo pianto... GIUNIA Ah sì per questo pianto per
questi lumi miei di speme privi. Parti, parti da me, celati, vivi! CECILIO A
che mi sforzi! GIUNIA Alfine lusingarmi poss'io di questo segno del tuo tenero
affetto? Che rispondi, idol mio? CECILIO Sì tel prometto. GIUNIA Fuggi dunque,
mio bene. Invan paventi, se di me temi. Ah pensa, pensa, che 'l ciel difende i
giusti, e ch'io d'altri mai non sarò. Di mie promesse dell'amor mio costante
ch'aborre a morte un traditore indegno, sposo, nella mia mano eccoti un pegno.
Recitativo accompagnato Allegro (mi bemolle maggiore) Archi. CECILIO Chi sa,
che non sia questa l'estrema volta, oh dio? ch'al sen ti stringo destra
dell'idol mio, destra adorata, prova di fé sincera... GIUNIA No, non temere.
Amami. Fuggi e spera. Atto secondo [N. 14 Aria] Adagio (mi bemolle maggiore)
/ Andante (do minore) / Adagio (mi bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni.
CECILIO Ah se a morir mi chiama il fato mio crudele seguace ombra fedele sempre
sarò con te. Vorrei mostrar costanza cara, nel dirti addio ma nel lasciarti, oh
dio! Sento tremarmi il piè. (parte) Scena decima Giunia, indi Celia. Recitativo
GIUNIA Perché mi balzi in seno affannoso cor mio? Perché sul volto or che lo
sposo io non mi vedo accanto, cade da' rai più copioso il pianto? CELIA Oh
ciel! sì lagrimosa sì dolente io t'incontro? Al suo destino quell'anima
ostinata alfin deh ceda e sposa al dittator Roma ti veda. GIUNIA T'accheta per
pietà. CELIA Se in duro esiglio cade estinto Cecilio, a lui che giova un'inutil
costanza? GIUNIA (A questo nome s'agghiaccia il cor.) CELIA Tu non mi guardi, e
il labbro fra i singhiozzi, e i sospir pallido tace. Segui i consigli miei.
GIUNIA Lasciami in pace. CELIA Bramo lieta vederti. Il mio germano oggi me pur
felice render saprà. La mano mi promise di Cinna. Ah tu ben sai, ch'io l'adoro
fedel. Più non rammento i miei sofferti affanni se sì cangiano alfin gli astri
tiranni. Atto secondo Lucio Silla [Aria] Allegro (la maggiore) Archi. CELIA
Quando sugl'arsi campi scende la pioggia estiva, le foglie, i fior ravviva, e
il bosco, il praticello tosto si fa più bello, ritorna a verdeggiar. Così
quest'alma amante fra la sua dolce speme dopo le lunghe pene comincia a
respirar. (parte) Scena undicesima Giunia sola. Recitativo accompagnato Andante
(re minore) / Molto allegro Archi. GIUNIA In un istante oh come s'accrebbe il
mio timor! Pur troppo è questo un presagio funesto delle sventure mie!
L'incauto sposo più non è forse ascoso al reo tiranno. A morte ei già lo condannò.
Fra i miei spaventi, nel mio dolore estremo che fo? Che penso mai? Misera io
tremo. Ah no, più non si tardi. Il senato mi vegga. Al di lui piede grazia, e
pietà s'implori per lo sposo fedel. S'ei me la nega si chieda al ciel. Se il
ciel l'ultimo fine dell'adorato sposo oggi prescrisse, trafigga me chi l'idol
mio trafisse. 34 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772
Atto secondo [N. 16 Aria] Allegro assai (do maggiore) Archi. GIUNIA Parto,
m'affretto, ma nel partire il cor si spezza. Mi manca l'anima, morir mi sento
né so morire. E smanio, e gelo, e piango, e peno. Ah se potessi, potessi almeno
fra tanti spasimi, morir così. Ma per maggior mio duolo verso un'amante
oppressa divien la morte istessa pietosa in questo dì. (parte) Scena dodicesima
Campidoglio. S'avanza Silla, ed Aufidio seguìto dai Senatori e dalle Squadre.
[N. 17 Coro] Allegro (fa maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni. CORO Se gloria il
crin ti cinse di mille squadre a fronte or la temuta fronte qui ti coroni Amor.
Stringa quel braccio invitto lei, che da te s'adora. Se con i mirti ancora
cresce il guerriero allor. Atto secondo Lucio Silla (compar Giunia fra i
senatori) Recitativo SILLA Padri coscritti, io che pugnai per Roma, io, che
vinsi per lei, io che la face della civil discordia col mio valore estinsi. Io
che la pace per opra mia regnar sul Tebro or vedo d'ogni trionfo mio premio vi
chiedo. GIUNIA (Soccorso, eterni dèi!) SILLA Non ignorate l'antico odio funesto
e di Mario e di Silla. Il giorno è questo in cui tutto mi scordo. Alla sua
figlia sacro laccio m'unisca, e il dolce nodo plachi l'ombra del padre. Un
dittatore, un cittadin fra i gloriosi allori altro premio non cerca a' suoi
sudori. GIUNIA (Tace il senato, e col silenzio approva d'un insano il voler?)
SILLA Padri già miro ne' volti vostri espresso il consenso comun. Quei, che
s'udiro festosi gridi risuonar d'intorno son del pubblico voto un certo segno.
Seguimi all'ara omai... GIUNIA Scostati indegno! A tal viltà discende Roma, e
'l senato? Un ingiurioso, un folle timor l'astringe a secondar d'un empio le
violenze infami? Ah che fra voi no, che non v'è chi in petto racchiuda un cor
romano... SILLA Taci, e più saggia a me porgi la mano. AUFIDIO Così per bocca
mia tutto il popol t'impon. SILLA Dunque mi segui... GIUNIA Non appressarti, o
in seno questo ferro m'immergo. (in atto di ferirsi) SILLA Alla superba
l'acciar si tolga, e segua il voler mio. Atto secondo Scena tredicesima
Cecilio, con spada nuda, e detti. CECILIO Sposa, ah no, non temer. SILLA (Chi
vedo?) GIUNIA (Oh dio!) AUFIDIO (Cecilio?) SILLA In questa guisa son tradito da
voi? Del mio divieto e delle leggi ad onta tornò Cecilio, e seco Giunia unita
di toglier osa al dittator la vita? Quell'audace s'arresti! GIUNIA Incauto
sposo! Signor... SILLA Taci, indegna, ch'omai solo ascolto il furore. (a
Cecilio) Al novo sole per mia vendetta, o traditor, morrai. Scena
quattordicesima Cinna, con spada nuda, e detti. SILLA Come? D'un ferro armato,
confuso, irresoluto Cinna tu pur?... CINNA (Oh ciel, tutto è perduto; qualche
scampo ah si cerchi nel cimento fatal!) Con mio stupore col nudo acciaro io
vidi Cecilio infra le schiere aprirsi un varco. La sua rabbia, i fieri
minacciosi occhi suoi d'un tradimento mi fecero temer. Onde salvarti da quella
destra al parricidio intesa corsi, e 'l brando impugnai per tua difesa. SILLA
Ah vanne, amico, e scopri se altri perfidi mai... Atto secondo Lucio Silla
CINNA Sulla mia fede signor riposa, e paventar non déi. (Quasi nel fiero
incontro io mi perdei!) (parte) SILLA Olà quel traditore, Aufidio si disarmi.
GIUNIA Oh dio! Fermate! CECILIO Finché l'acciar mi resta saprò farlo tremar.
SILLA E giunge a tanto la tua baldanza? GIUNIA (Oh dèi!) SILLA Cedi l'acciaro,
o ch'io... CECILIO Lo speri invan. GIUNIA Cecilio, o caro. CECILIO Ad esser vil
m'insegna la sposa mia? GIUNIA Deh, non opporti! CECILIO E vuoi?... GIUNIA
Della tua tenerezza una prova vogl'io. CECILIO Dovrò? GIUNIA Dovrai nella mia
fede, e nel favor del cielo affidarti, e sperar. Se ancor mio bene dubbioso ti
mostri, i giusti numi, e la tua sposa offendi. CECILIO (Fremo.) T'appagherò.
Barbaro, prendi! (getta la spada) SILLA Nella prigion più nera traggasi il reo.
Per poco quest'aure a te vietate respirar ti vedrò. Fra le ritorte del
tradimento audace tu pur ti pentirai, donna mendace. Atto secondo [N. 18
Terzetto] Allegro (si bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. SILLA
Quell'orgoglioso sdegno oggi umiliar saprò. CECILIO Non lo sperare, indegno,
l'istesso ognor sarò. GIUNIA Eccoti, o sposo, un pegno, ch'al fianco tuo morrò.
SILLA Empi la vostra mano merita sol catene. Insieme GIUNIA Se mi ama il caro
bene lieta a morir me n' vo. CECILIO Se mi ama il caro bene lieto a morir me n'
vo. Insieme SILLA Questa costanza intrepida questo sì fido amore tutto mi
strazia il core tutto avvampar mi fa. GIUNIA E CECILIO La mia costanza
intrepida il mio fedele amore dolce consola il core né paventar mi fa.
www.librettidopera.it 39 / 52 Atto terzo Lucio Silla ATTO TERZO Scena
prima Atrio, che introduce alle carceri. Cecilio incatenato, Cinna, Guardie a
vista, indi Celia. Recitativo CINNA Ah sì tu solo, amico ritenesti il gran
colpo. Eran non lungi al Campidoglio ascosi gli amici tuoi, gli amici miei.
Seguito volea da questi infra le schiere aprirmi sanguinoso sentier. Ma la
prudenza il furor moderò. Di tanti a fronte che far potea cinto da pochi? Il
cielo novo ardir m'ispirò. Gli amici io lascio, tacito il ferro io stringo, e
in Campidoglio m'avanzo. Allorché voglio vibrare il colpo, in te m'affiso. Il
ferro nella man mi tremò. Nel tuo periglio gelossi il cor. M'arresto, mi
confondo non so che dir. Quasi il segreto arcano, il tiranno svelò. Ma il suo
comando, che di partir m'impose, la confusione e il mio dolore ascose. CECILIO
Giacché morir degg'io morasi alfin. Sol mi spaventa, oh dèi! la sposa mia...
CINNA Non paventar di lei. Entrambi io salverò. CELIA D'ascoltar Giunia men
sdegnoso, e men fiero mi promise il german. CECILIO Giunia al suo piede? E
perché mai? CELIA Desìa di placarne lo sdegno. CECILIO Invan lo brama. CINNA
Odimi, Celia. È questo forse il momento, ond'illustrar tu puoi con opra sublime
i giorni tuoi. CELIA Che far degg'io? 40 / 52 www.librettidopera.it Gamerra /
Mozart, 1772 Atto terzo CINNA M'è noto a prova già tutto il poter, che vanti
sul cor di Silla. A lui t'affretta, e digli che aborrito dal cielo, in odio a
Roma, se in sé stesso non torna, e se non scorda un cieco amore insano
l'eccidio suo fatal non è lontano. CELIA Dunque il german... CINNA Incontrerà
la morte se non s'arrende a un tal consiglio. CECILIO Ah tutto, tutto inutil
sarà. CELIA Tentare io voglio la difficile impresa, e se aver ponno le mie
preghiere il lor bramato effetto? CINNA La destra in guiderdone io ti prometto.
CELIA Un così dolce premio più animosa mi fa. Me fortunata, se fra un orror sì
periglioso, e tristo salvo il germano, e 'l caro amante acquisto. [N. 19
Aria] Allegro (si bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. CELIA
Strider sento la procella né risplende amica stella pure avvolta in tanto
orrore la speranza coll'amore mi sta sempre in mezzo al cor. (parte) Scena
seconda Cecilio, e Cinna. Recitativo CECILIO Forse tu credi, amico che Celia
giunga a raddolcir un core uso alle stragi, e che talor di sdegno ingiustamente
furibondo, ed ebro fe' rosseggiar di civil sangue il Tebro? www.librettidopera.it
41 / 52 Atto terzo Lucio Silla CINNA So quanto Celia puote su quell'alma
incostante, e Giunia ancora forse placar potria co' le lagrime sue... CECILIO
La sposa mia a qualche insulto amaro invan s'espone. Un empio, un inumano non
si cangia sì presto. Onde abbandoni il sentier del delitto ch'ei suol calcar
per lungo suo costume, ci volle ognor tutto il poter d'un nume. Ah no più non
mi resta né speme, né pietà. L'afflitta sposa ti raccomando, amico. In pro di
lei vegli la tua amistà. Del mio nemico vittima, ah no, non sia. Nel di lui
sangue vendica la mia morte, e 'l mio spirito sdegnoso nel regno degl'estinti
avrà riposo. CINNA Ogni pensier di morte si allontani da te. Se il cor di Silla
contro al dovere, e alla ragion s'ostina, sulla propria rovina, ne' suoi
perigli estremi quell'empio solo impallidisca, e tremi. [N. 20 Aria] Allegro
(re maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. CINNA De' più superbi il core
se Giove irato fulmina, freddo spavento ingombra, ma d'un alloro all'ombra non
palpita il pastor. Paventino i tiranni le stragi, e le ritorte, sol rida in
faccia a morte chi ha senza colpe il cor. (parte) 42 / 52 www.librettidopera.it
G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772 Atto terzo Scena terza Cecilio, indi Giunia.
Recitativo CECILIO Ah no, che il fato estremo terror per me non ha. Sol piango,
e gemo fra l'ingiuste catene non per la morte mia, per il mio bene. GIUNIA Ah
dolce sposo... CECILIO Oh stelle! Come tu qui? GIUNIA M'aperse la via fra
quest'orrore la mia fede, il mio pianto, il nostro amore. CECILIO Ma Silla...
Ah parla. E Silla. GIUNIA L'empio mi lascia... Oh dio! Mi lascia, ch'io ti
dia... l'ultimo addio. CECILIO Dunque non v'è per noi né pietà, né speranza?
GIUNIA Al fianco tuo sol di morir m'avanza. Che non tentai finor? Querele, e
pianti, sospiri, affanni, e prieghi sono inutili omai per quel core inumano che
chiede o la tua morte, o la mia mano. CECILIO Della mia vita il prezzo esser
può la tua man? Giunia frattanto che mai risolverà? GIUNIA Morirti accanto.
CECILIO E tu per me vorrai troncar di sì be' giorni... GIUNIA E deggio, e
voglio teco morir. A questo passo, o caro, m'obbliga, mi consiglia l'amor di
sposa, ed il dover di figlia. Atto terzo Lucio Silla Scena quarta Aufidio con
Guardie, e detti. AUFIDIO Tosto seguir tu déi Cecilio i passi miei. CECILIO
Forse alla morte... parla... dimmi... AUFIDIO Non so. CECILIO Prendi, mia
speme, prendi l'estremo abbraccio... GIUNIA (ad Aufidio) Rispondi... oh ciel!
AUFIDIO Sempre obbedisco, e taccio. CECILIO Ah non perdiam, mia vita, un
passeggero istante, che ne porge il destin. Parto, ti lascio, e in sì tenero
amplesso ricevi, anima mia, tutto me stesso. GIUNIA Ah caro sposo... oh dèi! Se
uccider può il martoro, perché vicina a te, perché non moro? CECILIO Quel
pianto, oh dio! Ah sì quel pianto non sai come nel seno... Ahimè! ti basti, o
cara sì ti basti il saper, che in questo istante più d'un morir tiranno quelle
lagrime tue mi son d'affanno. [N. 21 Aria] Tempo di minuetto (la maggiore)
Archi. CECILIO Pupille amate non lagrimate morir mi fate pria di morir.
Quest'alma fida a voi d'intorno farà ritorno sciolta in sospir. (parte con
Aufidio, e guardie) Atto terzo Scena quinta Giunia sola. Recitativo accompagnato
Allegro (do maggiore) / Andante / Allegro / Adagio / Presto Archi, 2 flauti, 2
trombe. GIUNIA Sposo... mia vita... Ah dove, dove vai? Non ti seguo? E chi
ritiene i passi miei? Chi mi sa dir?... ma intorno altro, ahi lassa non vedo
che silenzio, ed orror! L'istesso cielo più non m'ascolta, e m'abbandona. Ah
forse, forse l'amato bene già dalle rotte vene versa l'anima, e 'l sangue... Ah
pria ch'ei mora su quella spoglia esangue spirar vogl'io... che tardo?
Disperata a che resto? Odo, o mi sembra udir di fioca voce languido suon, ch' a
sé mi chiama? Ah sposo se i tronchi sensi estremi de' labbri tuoi son questi
corro, volo a cader dove cadesti. [N. 22 Aria] Andante (do minore) / Allegro
Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 fagotti. GIUNIA Fra i pensier più funesti di morte
veder parmi l'esangue consorte che con gelida mano m'addita la fumante
sanguigna ferita e mi dice: che tardi a morir? Già vacillo, già manco, già moro
e l'estinto mio sposo, ch'adoro ombra fida m'affretto a seguir. (parte)
www.librettidopera.it 45 / 52 Atto terzo Lucio Silla Scena sesta Salone. Silla,
Cinna, Celia e Senatori. Recitativo SILLA Celia, Cinna, non più. Roma, e 'l
senato di mia giustizia, e del delitto altrui il giudice sarà. CINNA Più che
non credi di Cecilio la vita necessaria esser puote. CELIA I giorni tuoi... la
disperata Giunia... il suo consorte creduto estinto, e alle sue braccia or
reso. SILLA So ch'ognor più l'odio comun m'han reso. Ma un dittator tradito
vuol vendetta, e l'avrà. Stanco son io di temer sempre, e palpitar. La vita
agitata, ed incerta fra un barbaro spavento è un viver per morire ogni momento.
CELIA Ah speri invan, se speri fra un eccidio funesto, e sanguinoso trovar la
sicurezza, ed il riposo. CINNA La furiosa Giunia correre tu vedrai ad assodar
le vie di querele, e di lai. Destare in petto può de' nemici tuoi quel
lagrimoso ciglio... SILLA Vedo più che non pensi il mio periglio. Amor, gloria,
vendetta, sdegno, timore, io sento affollarmisi al cor. Ognun pretende
d'acquistare l'impero. Amor lusinga. Mi rampogna la gloria. Ira m'accende.
Freddo timor m'agghiaccia. M'anima la vendetta, e mi minaccia. De' fieri
assalti in preda, alla difesa accinto, di Silla il cor fia vincitore, o vinto?
Continua nella pagina seguente. Atto terzo SILLA Ma l'atto illustre alfine
decider dée, s'io merto quel glorioso alloro, che mi adombra la chioma, e giudice
ne voglio il mondo, e Roma. Scena settima Giunia con Guardie, e detti. GIUNIA
Anima vil, da Giunia che pretendi? Che vuoi? Roma, e 'l senato nel tollerare un
traditore ingegno è stupido, e insensato a questo segno? Padri coscritti
innanzi a voi qui chiedo e vendetta, e pietà. Pietade implora una sposa
infelice, e vuol vendetta d'un cittadino, e d'un consorte esangue l'ombra, che
nuota ancora in mezzo al sangue. SILLA Calma gli sdegni tuoi, tergi il bel
ciglio. Inutile è quel pianto. È vano il tuo furor. De' miei delitti della mia
crudeltade a Roma in faccia spettatrice ti voglio, e in questo loco di Silla il
cor conoscerai fra poco. Scena ottava Cecilio, Aufidio, Guardie, e detti.
GIUNIA (Lo sposo mio?) CINNA (Che miro?) CELIA (E quale arcan?) CECILIO (Che fia?)
SILLA Roma, il senato e 'l popolo m'ascolti. A voi presento un cittadin
proscritto, che di sprezzar le leggi osò furtivo. Ei, che d'un ferro armato in
Campidoglio alle mie squadre appresso tentò svenare il dittatore istesso.
Continua nella pagina seguente. Atto terzo Lucio Silla SILLA Grazia ei non
cerca. Anzi di me non teme e m'oltraggia, e detesta. Ecco il momento che decide
di lui. Silla qui adopri l'autorità, che Roma al suo braccio affidò. Giunia mi
senta e m'insulti, se può. Quell'empio Silla quel superbo tiranno a tutti
odioso vuol che viva Cecilio, e sia tuo sposo. GIUNIA E sarà ver?... Mia
vita... CECILIO Fida sposa, qual gioia... qual cangiamento è questo? AUFIDIO
(Che fu?) CELIA (Lodi agli dèi.) CINNA (Stupito io resto.) SILLA Padri coscritti,
or da voi cerco, e voglio quanto vergò la mano in questo foglio. De' cittadin
proscritti ei tutti i nomi accoglie; ciascun ritorni alle paterne soglie.
CECILIO Oh, come degno or sei del supremo splendor fra cui tu siedi! GIUNIA
Costretta ad ammirarti alfin mi vedi. AUFIDIO (Ah che la mia rovina certa
prevedo!) SILLA In mezzo al pubblico piacer, fra tante lodi, ch'ogni labbro
sincer prodiga a Silla, e perché Cinna è il solo, che infra occulti pensier
confuso giace, e diviso da me sospira, e tace? Fedele amico... (vuol
abbracciarlo) CINNA Ah lascia di chiamarmi così. Per opra mia tornò Cecilio a
Roma. In Campidoglio per trucidarti io corsi, e armai non lungi di cento anime
audaci e la mano, e l'ardir. Io sol le faci a danni tuoi della discordia
accesi... SILLA Tu abbastanza dicesti, io tutto intesi. CELIA (Dolci speranze
addio!...) 48 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772
Atto terzo SILLA La pena or senti d'ogni trama ascosa. Celia germana mia sarà
tua sposa. GIUNIA (Bella virtù!) CECILIO (Che generoso core!) CINNA E quale, oh
giusto cielo, mi s'accende sul volto vergognoso rossor? Come poss'io... SILLA
Quel rimorso mi basta, e tutto oblio. CELIA (Me lieta!) (a Cinna) Ah premia
alfine il mio costante amor. Della clemenza mostrati degno, e di quel core
umano la virtù, la pietade... CINNA Ecco la mano. SILLA Qual de' trionfi miei
eguagliar potrà questo, eterni dèi? AUFIDIO Lascia, ch'a piedi tuoi grazia
implori da te. De' miei consigli, delle mie lodi adulatrici or sono pentito...
SILLA Aufidio, sorgi. Io ti perdono. Così lodevol opra coronisi da me. Romani,
dal capo mio si tolga il rispettato alloro, e trionfale; più dittator non son,
son vostro uguale. (depone l'alloro) Ecco alla patria resa la libertade. Ecco
asciugato alfine il civil pianto. Ah no, che 'l maggior bene la grandezza non
è. Madre soltanto è di timor, di affanni, di frodi, e tradimenti. Anzi per lei
cieco mortal dalla calcata via di giustizia, e pietà spesso travìa. Ah sì
conosco a prova che assai più grata all'alma d'un menzogner splendore è
l'innocenza, e la virtù del core. Atto terzo Lucio Silla [N. 23 Finale]
Allegro (re maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. CORO Il gran Silla a
Roma in seno che per lui respira, e gode d'ogni gloria, e d'ogni lode vincitore
oggi si fa. GIUNIA E CECILIO Sol per lui l'acerba sorte è per me felicità!
CINNA E SILLA E calpesta le ritorte la latina libertà. TUTTI Trionfò d'un basso
amore la virtude, e la pietà. SILLA Il trofeo sul proprio core qual trionfo
uguaglierà? CORO Se per Silla in Campidoglio lieta Roma esulta, gode d'ogni
gloria, e d'ogni lode vincitore oggi si fa. librettidopera G. De Gamerra Mozart
AttoriAltezze realiArgomento Atto [OuvertureScena AriaScena AriaScena AriaScena
Scena Aria] Scena AriaScena Scena Coro e arioso Scena Duetto Atto Scena Aria
Scena Scena AriaScena AriaScena AriaScena AriaScena Scena AriaScena AriaScena
AriaScena AriaScena Coro Scena Scena TerzettoAtto Scena AriaScena AriaScena
Scena Aria Scena AriaScena Scena Scena FinaleBrani significativi Lucio Silla
BRANI SIGNIFICATIVI D'Eliso in sen m'attendi (Giunia e Cecilio)
Dalla sponda tenebrosa (Giunia) Fra i pensier più funesti di morte (Giunia)
Fuor di queste urne dolenti (Coro e Giunia) Parto, m'affretto (Giunia) Pupille
amate (Cecilio) Se lusinghiera speme (Celia). Grice: “At Oxford they put you down.
“That IS an original interpretation of Silla’s behaviour – but of course you
would need to challenge Mommsen’s objection,” my tutor said, righly assuming
that I had no idea Mommsen had an objection!” -- Silla. Keywords: Mommsen. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Silla”. Silla.
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