SILLA

 

Luigi Speranza -- Grice e Silla: la regione conversazionale della ta meta ta physika -- Roma – lascuola di Roma – filosofia lazia -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo romano. Filosofo lazio. Filosofo italiano. Apellicon, a member of the Lizio, acquires an extensive collection of the works of Aristotle and Teofrasto that had once belonged to Neleo, della Scessi. S. takes the collection away from him and transports it to Roma, where TIRANNIO (si veda) is put in charge of sorting it out and looking after it. Grice: “Tirannio saw a bunch of books which where obviously on physics. ‘And what are these?’ A bunch of books piled after those about physics. ‘I don’t know. I call them ‘the books that come after the books on physics’ – ta meta ta physika.”   Lucio Cornelio Silla Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.  Disambiguazione – "Lucio Silla" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Lucio Silla (disambigua).  Disambiguazione – "Silla" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Silla (disambigua).  Disambiguazione – Se stai cercando l'opera di Händel, vedi Lucio Cornelio Silla (Händel). Lucio Cornelio Silla Console e dittatore della Repubblica romana Ritratto di Silla su un denario battuto da suo nipote Quinto Pompeo Rufo Nome originale Lucius Cornelius Sulla Nascita Roma Morte Cuma Coniuge Giulia Elia Clelia Cecilia Metella Dalmatica Valeria Messalla Figlida Giulia Cornelia Silla Lucio Cornelio Silla da Metella Fausto Cornelio Silla Fausta Cornelia Silla Lucio Cornelio Silla da Valeria Cornelia Postuma GensCornelia PadreLucio Cornelio Silla Questura Pretura Propretura in Cilicia Consolato Proconsolato in Asia Dittatura Lucio Cornelio Silla Nascita Roma Morte Cuma Cause della morte cancro Etnia Latino Religione Religione romana Dati militari Paese servito repubblica romana Forza armata Esercito romano Grado Dux Guerre Guerra giugurtina Guerre cimbriche Guerra civile romana Prima guerra mitridatica Battaglie Battaglia dei Campi Raudii Assedio di Atene Battaglia di Porta Collina Battaglia di Cheronea Battaglia di Orcomeno Comandante di Esercito romano Altre cariche Dictator voci di militari presenti su Manuale Lucio Cornelio Silla (in latino Lucius Cornelius Sulla Felix, pronuncia classica o restituta: ˈluːkɪʊs kɔrˈneːlɪʊs ˈsʉlla ˈfeːlɪks, nelle epigrafi L·CORNELIVS·L·F·P·N·SVLLA·FELIX; Roma – Cuma) è stato un militare e dittatore romano.  Lucio Cornelio Silla naque a Roma da un ramo della gens patrizia dei Cornelii caduto in disgrazia. La motivazione è rintracciabile: un quadrisavolo di Silla, Publio Cornelio Rufino, nonostante fosse stato console, dittatore in data imprecisata e avesse celebrato il trionfo sui Sanniti, fu espulso dal Senato perché possedeva più di dieci libbre di argenteria in casa. Il figlio di Rufino, Publio Cornelio, fu nominato flamen Dialis, posizione di massima importanza in ambito religioso, ma i cui obblighi lo escludevano di fatto dalla vita politica.[4] Questi fu il primo a portare il cognomen Sulla. Nelle sue Memorie, Silla stesso scrive che il primo Sulla fu il flamine, facendo derivare la parola dal nome della Sibilla: infatti Publio Cornelio, figlio del sacerdote e bisavolo di Silla, aveva consultato i Libri sibillini per decidere se celebrare i primi ludi Apollinares; questo tentativo di nobilitare il cognomen non rispetterebbe però un'antica usanza romana. Tradizionalmente, infatti, il cognomen descriveva un tratto della famiglia che lo portava: in questo caso, mentre Rufinus richiamava la capigliatura rossa della famiglia, Sulla derivava da suilla, «carne di porco», e alludeva alla pelle chiara e cosparsa di lentiggini. Nonostante il cambiamento del cognomen, la reputazione della famiglia non migliorò e i successori del flamine non ricoprirono cariche superiori a quella pretoria. Il bisavolo di Silla, Publio Cornelio, fu unitamente praetor urbanus e peregrinus e, come già detto, indisse i primi Giochi di Apollo. Avvicinandosi all'età di Silla le informazioni scarseggiano: del primogenito e nonno di Silla, omonimo di suo padre, si sa che fu pretore in Sicilia, mentre il secondogenito, Servio, ricoprì la carica in Sardegna. Del padre, Lucio Cornelio Silla, si sa ancora meno: è probabile che non fosse il primogenito di Publio e che fu amico di Mitridate il Grande, per cui potrebbe essere stato promagistrato in Asia o membro di una delle numerose delegazioni che venivano frequentemente inviate in Oriente. Ebbe due mogli: la seconda, matrigna di Silla, era decisamente doviziosa. Gioventù  Busto virile detto Silla, copia del 40 a.C. ca. di un originale dell'età augustea, marmo, alt. 47 cm. Copenaghen, Ny Carlsberg Glyptotek (in Roma, Palazzo Barberini, collezione privata). La scultura e identificata con Silla ma, considerata la datazione (incerta), si può dire che probabilmente non lo ritrae. Poco si sa della fanciullezza di Silla. Ci rimane solo una leggenda, secondo cui, poco dopo la sua nascita, una donna lo vide in grembo alla nutrice e le disse «Puer tibi et reipublicae tuae felix» (Il fanciullo [sarà] fonte di gioia per te e per lo Stato).Certo è che il crollo del prestigio condizionò la situazione economica della famiglia, descritta così da Plutarco: «οἱ δὲ μετ’ ἐκεῖνον ἤδη ταπεινὰ πράττοντες διετέλεσαν, αὐτός τε Σύλλας ἐν οὐκ ἀφθόνοις ἐτράφη τοῖς πατρῴοις. γενόμενος δὲ μειράκιον ᾤκει παρ’ ἑτέροις ἐνοίκιον οὐ πολὺ τελῶν, ὡς ὕστερον ὠνειδίζετο παρ’ ἀξίαν εὐτυχεῖν δοκῶν. σεμνυνομένῳ μὲν γὰρ αὐτῷ καὶ μεγαληγοροῦντι μετὰ τὴν ἐν Λιβύῃ στρατείαν λέγεταί τις εἰπεῖν τῶν καλῶν τε κἀγαθῶν ἀνδρῶν· «Καὶ πῶς ἂν εἴης σὺ χρηστός, ὃς τοῦ πατρός σοι μηδὲν καταλιπόντος τοσαῦτα κέκτησαι;» I suoi di Rufino discendenti, fin dal primo, condussero una vita mediocre e Silla stesso fu allevato in una situazione patrimoniale niente affatto invidiabile. Da adolescente abitava in casa d'altri e pagava un affitto basso; questo gli fu rinfacciato in seguito, perché sembrava aver raggiunto una fortuna superiore al merito. Si dice che, dopo la campagna in Libia, quando si faceva bello e si vantava, uno dei boni gli si rivolse con queste parole: «E come potresti essere meritevole di lodi tu, che ti sei ritrovato tante ricchezze senza che tuo padre ti abbia lasciato niente?»»  (Plutarco, Sull., 1, 2; trad. di Lucia Ghilli)  Il biografo greco probabilmente esagera, perché Silla non crebbe nella povertà più assoluta: era ricco agli occhi del plebeo, ma povero agli occhi del nobile, una posizione assimilabile a quella di cavaliere. Nonostante l'ambiente modesto in cui visse, a Silla fu impartita un'ottima educazione, degna delle sue origini patrizie: gli furono insegnati la letteratura latina e greca, il diritto, la retorica, la filosofia e l'arte e fu impregnato dei valori tradizionali del mos maiorum. Con questi strumenti, Silla poteva certamente rivaleggiare con i più eruditi della sua epoca, ma per ottenere una carica gli serviva il denaro.  La speranza di ricoprire una magistratura sembrò svanire quando, verso l'età in cui indossò la toga virilis, il padre Lucio morì senza lasciargli nulla in eredità. Silla, che godeva di un reddito annuo di 9000 sesterzi, nove volte maggiore rispetto a quello di un operaio, ma decisamente umile per un aristocratico, prese a frequentare i sobborghi dell'Urbe, che poco si addicevano a un patrizio, e personaggi ambigui come mimi e istrioni, per cui scrisse anche alcune atellane. Secondo Plutarco, in occasione delle bevute con i suoi amici plebei Silla, la cui immagine è passata alla storia come severo dittatore, mostrava il suo lato migliore: «ἀλλ’ ἐνεργὸς ὢν καὶ σκυθρωπότερος παρὰ τὸν ἄλλον χρόνον, ἀθρόαν ἐλάμβανε μεταβολὴν ὁπότε πρῶτον ἑαυτὸν εἰς συνουσίαν καταβάλοι καὶ πότον, ὥστε μιμῳδοῖς καὶ ὀρχησταῖς τιθασὸς εἶναι καὶ πρὸς πᾶσαν ἔντευξιν ὑποχείριος καὶ κατάντης.»   «sebbene fosse attivo e più accigliato per il resto del tempo, non appena si buttava nella mischia e si metteva a bere cambiava del tutto, tanto da diventare gentile con mimi cantanti e ballerini, dimesso e propenso ad accogliere ogni richiesta.»  (Plutarco, Sull.; trad. di Lucia Ghilli)  Ormai pronto al matrimonio, Silla sposò una certa Ilia, che potrebbe corrispondere a una Giulia, sorella di Lucio Giulio Cesare e Cesare Strabone Vopisco, o una Giulia minore, sorella di Gaio Giulio Cesare, Sesto Giulio Cesare e Giulia maggiore, moglie di Gaio Mario, o più probabilmente si tratta di un errore di Plutarco, per cui la figura di Ilia coinciderebbe con Elia, la seconda moglie di Silla, di famiglia plebea e di cui non si sa altro che il nome. In ogni caso, da Ilia Silla ebbe la sua prima figlia, Cornelia, e il primo figlio, Lucio, che morì infante.Ad ogni modo, il legame matrimoniale non gli impedì di intrattenere relazioni extraconiugali: coltivò una relazione omosessuale con l'attore Metrobio, un amore giovanile che portò con sé fino alla morte, così come continuò a frequentare i circoli di buffoni. Amò anche la facoltosa Nicopoli, liberta più vecchia di lui e sua amante, che, quando spirò, lasciò al giovane Silla una grande eredità. Nello stesso periodò morì anche la matrigna, da cui Silla ereditò un'altra ingente somma di denaro.Fu probabilmente così che Lucio Cornelio Silla, nato da una famiglia decaduta, poté intraprendere la sua carriera politica: l'inizio della sua Felicitas.  Esordi della carriera e opposizione a Mario  Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra giugurtina e Guerre cimbriche. Silla e nominato questore di Gaio Mario, del quale era cognato avendo sposato la sorella minore della moglie di Mario, Giulia, nel periodo in cui questi stava assumendo il comando della spedizione militare contro Giugurta, re della Numidia. Questa guerra si protraeva ormai., con risultati addirittura umilianti per l'esercito romano, tenuto in scacco dalle forze di questo piccolo regno africano.  Alla fine Mario, riuscì a prevalere, soprattutto grazie all'abile e coraggiosa iniziativa di Silla, che riuscì a catturare Giugurta convincendo il suocero Bocco e gli altri familiari a tradirlo e consegnarlo ai Romani. La fama che gliene derivò gli servì da trampolino di lancio per la carriera politica, ma provocò il risentimento e la gelosia di Mario nei suoi confronti. Difatti Silla continuò a servire nello Stato Maggiore di Mario fino all'elezione al consolato di Quinto Lutazio Catulo, di antica famiglia aristocratica come lui, e infine passando nello Stato Maggiore di quest'ultimo nella difficile campagna condotta in Gallia contro le tribù germaniche dei Cimbri e dei Teutoni. Silla si distinse anche in questa occasione, aiutando il console Quinto Lutazio Catulo e Mario a sconfiggere i Cimbri nella Battaglia dei Campi Raudii, presso Vercelli. Al suo ritorno a Roma, Silla riuscì a farsi eleggere pretore urbano, e i suoi avversari non mancarono di accusarlo di aver corrotto all'uopo molti degli elettori. In seguito fu assegnato al governo della Cilicia, regione situata nell'odierna Turchia. Si assistette a un avvenimento storico per quell'epoca. La Repubblica romana e il grande Impero dei Parti vennero a contatto in modo del tutto pacifico. Una delegazione inviata dal sovrano parto, Mitridate II, si incontrò sulle rive dell'Eufrate con il pretore Lucio Cornelio Silla, governatore della nuova provincia di Cilicia. Dopo l'anno di pretura, Silla fu inviato in Cappadocia. Motivo ufficiale della sua missione era il porre di nuovo sul trono Ariobarzane I. In verità egli aveva il compito di contenere e controllare l'espansione di Mitridate, che stava acquisendo nuovi domini e potenza non inferiori a quanti ne aveva ereditati.»  (Plutarco, Vita di Silla)   La missione di Silla, procuratore della Cilicia, nel 96 a.C., quando incontrò un satrapo dei Parti presso Melitene (futura fortezza legionaria).  Rovine di Aeclanum, la città del Sannio irpino conquistata da Lucio Cornelio Silla. Questo primo incontro fissò sull'Eufrate il confine tra i due imperi. Una curiosità di quell'incontro fu che Silla cercò, anche in quella circostanza, di affermare la preminenza di Roma sulla Partia, sedendosi fra il rappresentante del Gran Re e il re di Cappadocia, come se desse udienza a dei vassalli. Una volta venuto a conoscenza dell'accaduto, il re dei Parti fece giustiziare colui che lo aveva così maldestramente sostituito all'incontro con il comandante militare romano. Ecco come racconta l'episodio Plutarco. Silla soggiornava lungo l'Eufrate, quando venne a trovarlo un certo Orobazo, un parto, quale ambasciatore del re degli Arsacidi. In passato non c'erano mai stati rapporti di sorta tra i due popoli. Tra le grandi fortune toccate a Silla, va ricordata anche questa. Egli fu infatti il primo romano che i Parti incontrarono, chiedendo alleanza e amicizia. In questa occasione si racconta che Silla fece disporre tre sgabelli, uno per Ariobarzane I, uno per Orobazo e uno per sé, e li ricevette mettendosi al centro tra i due. Di questa situazione alcuni lodano Silla, perché ebbe un contegno fiero di fronte a due barbari, altri lo accusano di impudenza e vanità oltre misura. Il re dei Parti, da parte sua, mise poi a morte Orobazo.»  (Plutarco, Vita di Silla. Silla lasciò il Medio Oriente e rientrò a Roma, dove si unì al partito degli oppositori di Gaio Mario. In quegli anni la Guerra Sociale era al suo culmine. L'aristocrazia romana si sentiva minacciata dalle ambizioni di Mario che, vicino alle posizioni del partito popolare, aveva già retto il consolato per 5 anni di seguito. Nella repressione di quest'ultimo moto di ribellione delle popolazioni italiche alleate di Roma, Silla si mise particolarmente in luce come brillante e geniale stratega, eclissando sia Mario sia l'altro console Gneo Pompeo Strabone (padre di Gneo Pompeo Magno). Una delle sue imprese più famose fu la cattura di Aeclanum, città degli Irpini, ottenuta incendiando il muro di legno che difendeva la città assediata. Come conseguenza, ottenne per la prima volta il consolato, insieme a Quinto Pompeo Rufo.  Occupazione militare di Roma  Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile romana. Silla, assunta la carica di console, ricevette poco dopo dal Senato l'incarico di governare la provincia d'Asia. Durante il governatorato organizzò una nuova spedizione in Oriente e combatté la prima guerra mitridatica. Si lasciò tuttavia alle spalle, a Roma, una situazione assai turbolenta. Mario era ormai vecchio, ma nonostante ciò aveva ancora l'ambizione di essere lui, e non Silla, a guidare l'esercito romano contro il re del Ponto Mitridate VI. Per ottenere l'incarico, Mario convinse il tribuno della plebe Publio Sulpicio Rufo a fare approvare una legge che sottraesse a Silla la guida, già legittimamente conferitagli, della guerra contro Mitridate e gliela attribuisse.  Appresa la notizia Silla, accampato in quel momento nell'Italia meridionale in attesa di imbarcarsi per la Grecia, scelse le 6 legioni a lui più fedeli e, alla loro testa, marciò su Roma. Nessun comandante, in precedenza, aveva mai osato violare con l'esercito il perimetro della città (il cosiddetto pomerio). La cosa era talmente contraria alle tradizioni che Silla esentò gli ufficiali dal parteciparvi. Spaventati da tanta risolutezza, Mario e i suoi seguaci fuggirono dalla città. Dopo avere preso una serie di provvedimenti per ristabilire la centralità del Senato come guida della politica romana, Silla lasciò di nuovo Roma, e riprese la strada della guerra contro Mitridate.  Guerra contro Mitridate in Oriente  Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra mitridatica.  Mitridate (oggi al museo del Louvre). Approfittando dell'assenza di Silla, Mario riuscì a riprendere il controllo della situazione. Con il sostegno del console Lucio Cornelio Cinna (suocero di Gaio Giulio Cesare), ottenne che tutte le riforme e le leggi emanate da Silla fossero dichiarate prive di validità e che lo stesso Silla fosse ufficialmente dichiarato «nemico pubblico» e costretto perciò all'esilio. Insieme, Mario e Cinna eliminarono fisicamente un gran numero di sostenitori di Silla, e furono eletti consoli Mario morì pochi giorni dopo l'elezione e Lucio Valerio Flacco fu nominato consul suffectus al suo posto, mentre Cinna rimase a dominare incontrastato la politica romana, essendo rieletto console negli anni successivi.  Nel frattempo Silla si era recato in Grecia, dove portò alla caduta Atene. Il comandante romano vendicò quindi l'eccidio asiatico di Mitridate, compiuto su Italici e cittadini romani, compiendo un'autentica strage nella capitale attica. Silla proibì, invece, l'incendio della città, ma permise ai suoi legionari di saccheggiarla. Il giorno seguente il comandante romano vendette il resto della popolazione come schiavi. Catturato Aristione, chiese alla città come risarcimento del danno di guerra, circa venti chili di oro e 600 libbre d'argento, prelevandole dal tesoro dell'Acropoli. Poco dopo fu la volta del porto di Atene del Pireo. Da qui Archelao decise di fuggire in Tessaglia, attraverso la Beozia, dove portò ciò che era rimasto della sua iniziale armata, radunandosi presso le Termopili con quella del condottiero di origine tracia, Dromichete (o Tassile secondo Plutarco). Con l'arrivo di Silla in Grecia le sorti della guerra contro Mitridate erano quindi cambiate a favore dei Romani. Espugnata quindi Atene e il Pireo, il comandante romano ottenne due successi determinanti ai fini della guerra, prima a Cheronea, dove secondo Tito Livio caddero ben 700.000 armati del regno del Ponto, e infine a Orcomeno.Mappa dei movimenti delle armate romane, prima e durante la battaglia combattuta presso Cheronea  Mappa dei movimenti delle armate romane, durante la battaglia combattuta presso Orchomenos Contemporaneamente, il prefetto della cavalleria, Flavio Fimbria, dopo aver ucciso il proprio proconsole, Lucio Valerio Flacco, a Nicomedia prese il comando di un secondo esercito romano. Quest'ultimo si diresse anch'egli contro le armate di Mitridate, in Asia, uscendone più volte vincitore, riuscendo a conquistare la nuova capitale di Mitridate, Pergamo, e poco mancò che non riuscisse a far prigioniero lo stesso re. Intanto Silla avanzava dalla Macedonia, massacrando i Traci che sulla sua strada gli si erano opposti. Quando Mitridate seppe della sconfitta a Orcomeno, rifletté sull'immenso numero di armati che aveva mandato in Grecia fin dal principio, e il continuo e rapido disastro che li aveva colpiti. In conseguenza di ciò, decise di mandare a dire ad Archelao di trattare la pace alle migliori condizioni possibili. Quest'ultimo ebbe allora un colloquio con Silla in cui disse: Tuo padre era amico di re Mitridate, o Silla. Fu coinvolto in questa guerra a causa della rapacità degli altri comandanti romani. Egli chiede di avvalersi del tuo carattere virtuoso per ottenere la pace, se gli accorderai condizioni eque. Appiano, Guerre mitridatiche)  Dopo una serie di trattative iniziali, Mitridate e Silla si incontrarono a Dardano, dove si accordarono per un trattato di pace, che costringeva Mitridate a ritirarsi nei confini antecedenti la guerra, ma ottenendo in cambio di essere ancora una volta considerato «amico del popolo romano». Un espediente per Silla, per poter tornare nella capitale a risolvere i suoi problemi personali, interni alla Repubblica romana. Si racconta che Silla, prima di tornare in Italia, ebbe un secondo incontro con ambasciatori del re dei Parti, i quali gli predissero che «divina sarebbe stata la sua vita e la sua fama». Allora Silla decise di tornare in Italia, sbarcando a Brindisi con 300.000 armati.Il ritorno a Roma, la dittatura e le liste di proscrizione  Lo stesso argomento in dettaglio: Proscrizione sillana.  Possibile ritratto di Silla (copia di un originale, oggi conservata presso la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen). L'identificazione è stata avanzata dall'archeologo tedesco Klaus Fittschen. Quando fu raggiunto dalla notizia della morte di Cinna, nell'84 a.C., lasciò l'Oriente e si mise in marcia verso Roma, ottenendo l'appoggio, tra gli altri, del giovane Gneo Pompeo Magno. Dopo un periodo iniziale di stasi delle operazioni militari, nel novembre dell'82 a.C. Silla ottenne la vittoria decisiva sconfiggendo nella Battaglia di Porta Collina un grande esercito costituito dalle legioni della fazione dei populares e dalle agguerrite truppe sannite al comando di Ponzio Telesino. L'esito di questa battaglia fu determinato in modo risolutivo dall'azione del futuro triumviro Marco Licinio Crasso che al comando dell'ala destra sbaragliò le forze nemiche, mentre Silla era in grave difficoltà sull'ala sinistra.  Subito dopo la battaglia, essendo morti entrambi i consoli, Silla fu eletto dittatore[56] a tempo indeterminato dai comizi centuriati con la Lex Valeria de Sulla dictatore: i suoi poteri comprendevano il diritto di vita e di morte, la possibilità di presentare leggi, di effettuare confische, di fondare città e colonie, di scegliere i magistrati.  Fu sulla base di questi poteri che Silla realizzò un'articolata serie di riforme, che, nelle sue intenzioni, dovevano risolvere la crisi in cui si dibatteva da decenni lo Stato romano. Divenuto padrone assoluto della città, Silla instaurò un vero e proprio regno del terrore, mettendo al bando e dichiarando fuori legge (prima proscrizione) tutti gli oppositori politici, offrendo ricompense a chi li avesse uccisi. I più colpiti furono i cavalieri, che erano sempre stati ostili a Silla e che presero potere grazie alla riforma del proletariato: ne furono uccisi 2.600 e i loro beni, messi all'asta a prezzi irrisori, finirono nelle tasche dei Sillani.  Il giovane Gaio Giulio Cesare, come genero di Cinna, fu costretto ad abbandonare precipitosamente la città, ma ebbe salva la vita grazie all'intercessione di alcuni amici influenti, soprattutto della cugina Cornelia, figlia di Silla, e del marito di lei Mamerco Emilio Lepido, princeps senatus. Silla annotò poi nelle proprie memorie di essersi pentito di averlo risparmiato ("e sia, lo risparmierò, ma vi avverto, in lui vedo mille volte Mario", frase citata in Svetonio, Vita di Cesare, edizioni Laterza), viste le ben note ambizioni politiche del giovane. Una vittima delle sue proscrizioni, con una morte particolarmente violenta e crudele fu Marco Mario Gratidiano, del quale si racconta che fosse decapitato da suo cognato Catilina anche se, in un frammento delle Storie, Sallustio non menziona Catilina nel descrivere la morte: a Gratidiano, dice, «la vita era sfuggita da lui pezzo per pezzo: le gambe e le braccia gli sono state spezzate e gli occhi cavati».  La circostanza che l'uccisione avvenisse presso la tomba di Catulo ha fatto pensare gli storici che si trattasse non di una semplice crudele vendetta ma di un vero e proprio sacrificio umano rituale per pacificare un antenato morto, riprendendo l'uso di sacrifici umani a Roma, documentati in tempi storici da Andrew Lintott, seppure da 15 anni fossero stati vietati.  Il nuovo ordine Ormai rimasto senza vere opposizioni, Silla attuò una serie di riforme tese a mettere il controllo dello Stato saldamente nelle mani del Senato, allargato per l'occasione da 300 a 600 senatori. La nomina a senatore fu resa, inoltre, automatica al raggiungimento della carica di questore, mentre prima era demandata alla scelta dei censori. Per evitare l'accumulo di poteri si stabilì un limite minimo di età per le varie magistrature: trent'anni per i questori, quaranta per i pretori, ecc. Il potere dei tribuni della plebe fu inoltre fortemente ridimensionato: le loro proposte dovevano essere approvate preventivamente dal Senato e il loro diritto di veto limitato. Il potere giudiziario fu restituito al Senato, sia per i reati più gravi sia per le cause di corruzione che la riforma graccana aveva demandato ai cavalieri. In definitiva tutte le sue azioni erano animate dall'intento di restituire al partito aristocratico il controllo della città. Introdusse inoltre la legge per cui i vincitori di corone militari di grado pari o superiore alla civica sarebbero stati ammessi di diritto in senato indipendentemente dall'età, questo fu il motivo per cui Gaio Giulio Cesare all'età di vent'anni ebbe accesso al Senato. Il ritiro dalla vita politica Cronologia Vita di Lucio Cornelio Silla Nasce a Roma  a.C.nominato questore di Gaio Mario fine della Guerra Giugurtina legatus di Mario nella Gallia Ulteriore legatus di Quinto Lutazio Catulo nella Gallia Ulteriore sconfigge i Cimbri nella Battaglia dei Campi Raudii (Vercelli) eletto pretore urbano governatore della Cilicia comandante nelle Guerre Sociali consolato insieme a Quinto Pompeo Rufo e successiva occupazione di Roma e messa fuori legge di Mario spedizione in Medio Oriente contro Mitridate VI del Ponto .messo fuori legge da Mario ritorna a Roma e la occupa con la forza per la seconda volta eletto dittatore consolato insieme a Quinto Cecilio Metello Pio 79 a.C.si dimette dal consolato e si ritira a vita privata muore per cause naturali in Campania nella sua villa di Cuma Nella sua veste di dittatore a vita Silla venne eletto console per la seconda volta Cresceva intanto l'insofferenza verso gli eccessi compiuti dai suoi uomini. Un suo liberto fu denunciato in un processo, e sconfitto grazie alle arringhe del giovane Cicerone. Silla, sorprendendo tutti, l'anno successivo decise di abbandonare la politica per rifugiarsi nella propria villa di campagna, con l'intento di accingersi a scrivere le proprie memorie e riflessioni.  Quando si ritirò a vita privata, pare che attraversando la folla sbigottita uno dei passanti si mise a ingiuriarlo. Silla si limitò a rispondergli, beffardo: «Avresti avuto lo stesso coraggio a dirmi queste cose quando ero al potere?. E alla fine, personaggio dall'indole spietata e ironica allo stesso tempo, confidò ad uno dei suoi amici:  «Imbecille! Dopo questo gesto, non ci sarà più alcun dittatore al mondo disposto ad abbandonare il potere]»  Plutarco nelle Vite parallele lo rappresenta come il vizio, narrando che fosse circondato da una variopinta corte di attori, ballerini e prostitute, fra cui un certo Metrobio, e che gli dei per punizione lo fecero ammalare di lebbra. Dopo aver terminato le sue riforme, si ritirò a vita privata. In compagnia di questa allegra brigata, Sulla Felix fino all'ultimo respiro, morì probabilmente di cancro. Lasciò vedova e incinta la sua ultima moglie, Valeria Messalla, che qualche mese dopo partorì una figlia, Cornelia Postuma.  Com'era allora d'uso presso i potenti di Roma, lui stesso dettò l'epitaffio che aveva voluto s'incidesse sul suo monumento funebre: Nessun amico mi ha reso servigio, nessun nemico mi ha recato offesa, che io non abbia ripagati in pieno.»  Conseguenze dell'operato politico di Silla I problemi politici e sociali che avevano portato alla guerra civile non erano però affatto risolti. Silla aveva ristabilito l'ordine oligarchico in virtù della forza derivatagli dagli eserciti, al cui appoggio avrebbero ricorso sia i sostenitori sia gli avversari del nuovo corso da lui instaurato. Da Silla in poi la vita politica e civile dello Stato fu perciò condizionata pesantemente dall'elemento militare: disporre di un esercito da usare contro gli avversari e, se si rivelasse necessario, contro le stesse istituzioni romane, divenne l'obiettivo principale dei più ambiziosi capi politici che aspiravano al potere. Il sistema costituzionale romano uscì distrutto dalla guerra civile. E l'esempio di Silla trovò presto un imitatore d'eccezione proprio in un uomo che aveva idee opposte alle sue: Giulio Cesare.  Matrimoni e discendenza Silla si sposò cinque volte: Giulia, chiamata anche Ilia. Probabilmente una parente di Giulio Cesare, si sposarono e lei morì., probabilmente di parto. Ebbero una figlia e un figlio: Cornelia, che fu madre di Pompea Silla, terza moglie di Giulio Cesare. Lucio Cornelio Silla, che morì giovane. Elia, da cui non ebbe figli. Clelia, da cui divorziò con l'accusa di sterilità. Cecilia Metella Dalmatica. Si sposarono. Ebbero due figli e una figlia: Fausto Cornelio Silla. Gemello di Fausta, questore Fausta Cornelia. Gemella di Fausto, madre di Gaio Memmio, console suffetto Lucio Cornelio Silla. Morì giovane poco prima della madre.Valeria Messalla. Si sposarono e fu l'ultima moglie di Silla, che morì nello stesso anno. Ebbero una figlia: Cornelia Postuma. Nata alcuni mesi dopo la morte del padre, si presume sia morta prima dell'età da matrimonio. Note Esplicative ^ Chiamata anche Ilia  Le figure di Giulia/Ilia ed Elia potrebbero coincidere (vd. infra). Plutarco, Sull.; Brizzi; Hinard; contra Keaveney, secondo il quale deriverebbe da sura, «polpaccio»; cfr. Quintiliano, Inst.). Noto anche semplicemente come Silla, nome che probabilmente deriva dalla corruzione della grafia originaria del suo cognome (SVILLA). Il cognome aggiuntivo (in latino agnomen) Felix fu aggiunto quando già era al termine della carriera, a motivo della sua quasi leggendaria fortuna come condottiero. Plutarco, Sull., 1, 1; Sallustio, Iug., Plutarco, Sull.; Brizzi; Hinard; Telford, Brizzi; Hinard Brizzi Livio, Brizzi; Hinard Hinard; Telford, Livio Brizzi; Hinard; Keaveney Brizzi; Hinard; Appiano, Mith. Plutarco, Sull.; Brizzi; Hinard; Keaveney Per maggior informazioni sul busto e la sua storia si rimanda ai seguenti link: The General Publius Cornelius Scipio Africanus?, su ancientrome.ru. The General Publius Cornelius Scipio Africanus?, su ancientrome.ru. Keaveney Hinard Sallustio, Iug., Hinar; Keaveney Brizzi; Keaveney Brizzi; Hinard, suppone anche la partecipazione a un'associazione bacchica; Keaveney Brizzi; Hinard; Keaveney Plutarco, Sull., Brizzi; Hinard; Keaveney Telford, Brizzi; Hinard Plutarco, Sull.; Brizzi; Hinard Hinard Plutarco, Sull.; Hinard 2003, p. 21; Keaveney Sheldon Livio, Periochae ab Urbe condita Piganiol Brizzi, Storia di Roma. 1. Dalle origini ad Azio, Bologna Livio, Periochae ab Urbe condita libri Appiano, Guerre mitridatiche Plutarco, Vita di Silla, Appiano, Guerre mitridatiche Appiano, Guerre mitridatiche, Appiano, Guerre mitridatiche, Plutarco, Vita di Silla, Floro, Compendio di Tito Livio, Livio, Periochae ab Urbe condita libri Appiano, Guerre mitridatiche, Plutarco, Vita di Silla, Livio, Periochae ab Urbe condita libri Plutarco, Vita di Silla Appiano, Guerre mitridatiche, Appiano, Guerre mitridatiche, Livio, Periochae ab Urbe condita libri, Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, Livio, Periochae ab Urbe condita libri, Livio, Periochae ab Urbe condita libri Appiano, Guerre mitridatiche Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, Per ulteriori informazioni: ancientrome.ru/art/artworken/img. La carica di dittatore non era stata ricoperta da alcun politico romano l'ultimo dittatore era stato Gaio Servilio Gemino. Appiano, Guerre civili Lucio Cornelio Silla, romanoimpero. In principio ci fu Silla. È noto che egli fu modello a Cesare per tanti aspetti del suo agire, dall’uso spregiudicato di un esercito ormai politicizzato alla marcia su Roma, dalla dittatura (sia pure a tempo indeterminato, e non perpetua) al mantenimento dell’immissione dei neocittadini italici in tutte le tribù; così, anche in campo storiografico è difficile concepire la genesi dei commentarii di Cesare senza il precedente sillano": Zecchini Giuseppe, Cesare: commentarii, historiae, vitae, Aevum: rassegna di scienze storiche, linguistiche e filologiche: Milano: Vita e Pensiero, Plutarco, Vita di Silla Dufallo, Basil John Ciceronian oratory and the ghosts of the past. University of Michigan: UCLA. Bibliografia Fonti antiche Appiano, Guerre civili, in Storia romana (versione inglese) Appiano, Guerre mitridatiche, in Storia romana.(QUI la versione inglese Internet Archive. Dione Cassio, Storia romana. versione inglese. Floro, Flori Epitomae Liber primus (testo latino) . Tito Livio, Ab Urbe condita libri, Periochae (testo latino) . Tito Livio, Periochae (testo latino), in Ab Urbe condita libri Plutarco, Vita di Silla, in Vite parallele. QUI la versione inglese Plutarco, Le Vite parallele di Plutarco, volgarizzate da Marcello Adriani il Giovane, a cura di Francesco Cerroti e Giuseppe Cugnoni, traduzione di Marcello Adriani il Giovane, III, Firenze, Le Monnier, Plutarco, Lisandro; Silla, introduzione di Luciano Canfora, traduzione e note di Federicomaria Muccioli (per Lisandro), introduzione di Arthur Keaveney, traduzione e note di Lucia Ghilli (per Silla), con contributi di Barbara Scardigli e Mario Manfredini, Milano, BUR. Quintiliano, Institutio oratoria. Sallustio, Bellum Iugurthinum. Strabone, Geografia, XII. QUI la versione inglese Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri QUI la versione latina. Velleio Patercolo, Historiae Romanae Ad M. Vinicium Libri Duo (testo latino) .QUI la versione inglese. Fonti storiografiche moderne Giuseppe Antonelli, Mitridate, il nemico mortale di Roma. La vicenda umana e politica del principe orientale che ha avuto il coraggio di opporsi all'imperialismo di Roma, Roma, Newton Compton, Ernst Badian, Lucius Sulla: The Deadly Reformer, Sydney, University Press, Giovanni Brizzi, Storia di Roma, I: Dalle origini ad Azio, Bologna, Patron, Giovanni Brizzi, Silla, prefazione di François Hinard, Roma, Rai-ERI, Jérôme Carcopino, Silla o la monarchia mancata, traduzione di Anna Rossi Cattabiani, introduzione di Mario Attilio Levi, consulenza storica di Federico Ceruti, Milano, Rusconi, Hinard, Silla, traduzione di Anna Rosa Gumina, Il Giornale, Roma, Salerno, Keaveney, Silla, traduzione di Katia Gordini, Milano, Bompiani, André Piganiol, Le conquiste dei Romani, traduzione di Filippo Coarelli, Milano, Il Saggiatore, Rose Mary Sheldon, Le guerre di Roma contro i Parti, Traduzione dall'inglese di Pasquale Faccia, Gorizia, LEG, Lynda Telford, Sulla: A Dictator Reconsidered, Pen et Sword, Voci correlate Catilina Gens Cornelia Console romano Dittatore romano Pretore (storia romana) Altri progetti Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Lucio Cornelio Silla Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Mario Attilio Levi, SILLA, Lucio Cornelio, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Silla, Lucio Cornelio, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Ernesto Valgiglio, Sulla, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Ernesto Valgiglio, Sulla, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Opere di Lucio Cornelio Silla, su PHI Latin Texts, Packard Humanities Institute. Lucio Cornelio Silla / Lucio Cornelio Silla (altra versione), su Goodreads. luciuscorneliussylla.fr, su luciuscorneliussylla  Estratti dal libro di Carcopino su Silla, su ilpalo L. Cornelius Sulla, Sylla, su noctes-gallicanae.org. Mario e Silla, su janusquirinus.org. Predecessore Console romano Successore Gneo Pompeo Strabone, Lucio Porcio Catone con Quinto Pompeo Rufo Lucio Cornelio Cinna I, Gneo OttavioI Gneo Cornelio Dolabella, Marco Tullio Decula80 a.C. con Quinto Cecilio Metello Pio Appio Claudio Pulcro, Publio Servilio Vatia IsauricoII V D M Plutarco Antica Roma   Portale Biografie   Portale Ellenismo   Portale Storia Categorie: Militari romaniMilitari del II secolo a.C.Militari Romani del II secolo a.C.Romani Morti Nati a Roma Morti a Cuma Lucio Cornelio Silla Consoli repubblicani romani Dittatori romaniSenatori romani Cornelii Auguri Tresviri monetales Governatori romani dell'AsiaPersone delle guerre mitridatiche [altre]  Gamerra Mozart, Attori ATTORI Lucio SILLA, dittatore TENORE GIUNIA, figlia di Cajo Mario, e promessa sposa di SOPRANO CECILIO, senatore proscritto SOPRANO Lucio CINNA, patrizio romano amico di Cecilio, e nemico occulto di Lucio Silla SOPRANO CELIA, sorella di Lucio Silla SOPRANO AUFIDIO, tribuno amico di Lucio Silla TENORE Guardie. Senatori, Nobili, Soldati, Popolo, Donzelle. La scena è in Roma nel palazzo di L. Silla, e ne' luoghi contigui al medesimo. Altezze reali Lucio Silla Altezze reali Non ommetteremmo la possibile diligenza  per sperare, che il presente spettacolo rimeritar possa il generoso gradimento delle aa. vv. rr. Degnatevi perciò di riguardarlo con quella benignità, di cui ne abbiamo tante prove, ed animati da tal lusinga con profondissimo ossequio ci protestiamo di aa. vv. rr. divotiss. obbligatiss. servitori Gli associati nel Regio­ducal teatro. Gamerra /Moza Argomento Son note nell'istoria le inimicizie di Lucio Silla, e di Mario. È palese altresì il modo con cui il primo trionfò del suo emulo. Non può a Silla negarsi il vanto di gran guerriero felice in tutte le sue marziali intraprese. Ma co' la crudeltà, coll'avarizia, co' la volubilità, e co' le dissolutezze adombrò la gloria del proprio valore. I molti suoi amori lo caratterizzarono per uomo celebre nella galanteria, quanto glorioso nell'armi, e questa inclinazione, come ci assicura Plutarco, gli fu compagna fino nell'età sua più avanzata. Lucio Cinna, da esso innalzato a sommi onori co' la promessa di secondarlo, e d'assisterlo, celò poi contro di lui sotto le sembianze dell'amicizia un odio il più implacabile. Aufidio tribuno, menzognero adulatore, fu quello, che precipitar facea Silla negl'eccessi i più vergognosi. Fra l'incostanza, l'avarizia, e la crudeltà, che lo dominavano, era soggetto talora a quei rimorsi, che non si allontanano da un core, in cui per anche non si sono affatto estinti i lumi della ragione, e gl'impulsi della virtù. Odioso a tutta Roma lo resero le stragi, l'usurpatasi dittatura, la proscrizione, e la morte di tanti cittadini, ma degna fu d'ogni encomio la volontaria sua abdicazione, per cui cedette le insegne di dittatore,  richiamando   in   Roma   tutti   i   proscritti,   e anteponendo  all'impero,  e alle  grandezze  la tranquillità  d'una oscura vita  privata. Dall'istoria non meno rilevasi, che la famiglia dei Cecili fu sempre affezionatissima al partito di Caio Mario. (Plutarco in Syll.) Da tali istorici fondamenti è tratta l'azione di questo dramma, la quale è per verità fra le più grandi, come ha sensatamente osservato il sempre celeste, e inimitabile sig. abate Pietro Metastasio, che co' la sua rara affabilità s'è degnato d'onorare il presente drammatico componimento d'una pienissima approvazione. Allorché questa proviene dalla meditazion profonda, e dalla lunga, e gloriosa esperienza dell'unico maestro dell'arte, esser deve ad un giovane autore il maggior d'ogni elogio. Atto primo Lucio Silla ATTO PRIMO [Ouverture] Molto allegro (re maggiore) / Andante (la maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe, timpani. Scena prima Solitario recinto sparso di molti alberi con rovine d'edifizi diroccati. Riva del Tebro. In distanza veduta del monte Quirinale con piccolo tempio in cima. Cecilio, indi Cinna. Recitativo CECILIO Ah ciel, l'amico Cinna qui attendo invan. L'impazienza mia cresce nel suo ritardo. Oh come mai è penoso ogn'istante al core uman se pende fra la speme, e il timor! I dubbi miei... ma non m'inganno. Ei vien. Lode agli dèi. CINNA Cecilio, oh con qual gioia pur ti riveggio! Ah lascia, che un pegno io t'offra or che son lieto appieno, d'amistate, e d'affetto in questo seno. CECILIO Quanto la tua venuta accelerò coi voti l'inquieta alma mia. Quai non produsse la tua tardanza in lei smanie, e spaventi, e quali immagini funeste s'affollano al pensier. L'alma agitata s'affanna, si confonde... CINNA Il mio ritardo altro motivo asconde. Tutto da me saprai. CECILIO Deh non t'offenda l'impazienza mia... Giunia, la cara, la fida sposa è sempre tutt'amor, tutta fé? Que' dolci affetti, ch'un tempo mi giurò, rammenta adesso? È 'l suo tenero core anche l'istesso? CINNA Ella estinto ti piange... 6 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772 Atto primo CECILIO Ah come?... Ah dimmi! Dimmi: e chi tal menzogna osò d'immaginar? CINNA L'arte di Silla per trionfar del di lei fido amore. CECILIO A consolar si voli il suo dolore. (in atto di partire) CINNA Deh, t'arresta. E non sai, che 'l tuo ritorno è così gran delitto, che guida a morte un cittadin proscritto? CECILIO Per serbarmi una vita, ch'odio senza di lei, dunque lasciar potrei la sposa in preda a un ingiusto, a un crudel? CINNA M'ascolta. E dove, di riveder tu speri la tua Giunia fedel? nel proprio tetto Silla la trasse... CECILIO E Cinna ozioso spettator soffrì?... CINNA Che mai solo tentar potea? Pur troppo è vano il contrastar con chi ha la forza in mano. CECILIO Dunque, nemici dèi di riveder la sposa più sperar non poss'io? CINNA M'odi. Non lungi da questa ignota parte il tacito recinto ergesi al ciel, che nelle mute soglie de' trapassati eroi le tombe accoglie. CECILIO Che far degg'io? CINNA Passarvi per quel sentiero ascoso, che fra l'ampie rovine a lui ne guida. CECILIO E colà che sperar? CINNA Sai che confina col palazzo di Silla. In lui sovente da' fidi suoi seguita fra 'l dì Giunia vi scende. Ivi sovente alla mest'urna accanto del genitor, la suol bagnar di pianto. Continua nella pagina seguente. Atto primo Lucio Silla CINNA Sorprenderla potrai. Potrai nel seno farle destar la speme, che già s'estinse, e consolarvi insieme. CECILIO Oh me beato! CINNA Altrove co' molti amici in tua difesa uniti frattanto io veglierò. Gli dèi oggi render sapran dopo una lunga vil servitù penosa la libertà a Roma, a te la sposa. [N. 1 ­ Aria] Allegro (si bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. CINNA Vieni ov'amor t'invita vieni, che già mi sento del tuo vicin contento gli alti presagi in sen. Non è sempre il mar cruccioso, non è sempre il ciel turbato, ride alfin, lieto e placato fra la calma, ed il seren. (parte) Scena seconda Cecilio solo. Recitativo accompagnato Andante (sol maggiore) / Allegro / Andantino / Allegro / Adagio Archi. CECILIO Dunque sperar poss'io di pascer gli occhi miei nel dolce idolo mio? Già mi figuro la sua sorpresa, il suo piacer. Già sento suonarmi intorno i nomi di mio sposo, mia vita. Il cor nel seno col palpitar mi parla de' teneri trasporti, e mi predice... Oh ciel sol fra me stesso qui di gioia deliro, e non m'affretto la sposa ad abbracciar? Ah forse adesso sul morir mio delusa priva d'ogni speranza, e di consiglio lagrime di dolor versa dal ciglio! 8 / 52 www.librettidopera.it Gamerra / Mozart, 1772 Atto primo [N. 2 ­ Aria] Allegro aperto (fa maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni. CECILIO Il tenero momento premio di tanto amore già mi dipinge il core fra i dolci suoi pensier. E qual sarà il contento, ch'al fianco suo m'aspetta, se tanto ora m'alletta l'idea del mio piacer? Scena terza Appartamenti destinati a Giunia, con statue delle più celebri donne romane. Silla, Celia, Aufidio, e Guardie. Recitativo SILLA A te dell'amor mio, del mio riposo Celia, lascio il pensier. Rendi più saggia l'ostinata di Mario altera figlia. E a non sprezzarmi alfin tu la consiglia. CELIA German sai, che finora tutto feci per te. Vuò lusingarmi di vederla cangiar. AUFIDIO Quella superba co' le preghiere, e coi consigli invano sia che si tenti. Un dittator sprezzato, che da Roma, e dal mondo inter s'ammira, s'altro non vale, usi la forza, e l'ira. SILLA E la forza userò. La mia clemenza non mi fruttò che sprezzi, e ingiuriose repulse d'una femmina ingrata. In questo giorno mi segua all'ara, e paghi renda gli affetti miei. O 'l nuovo sol non sorgerà per lei. CELIA Ah Silla, ah mio germano per tua cagione io tremo, se trasportar ti lasci a questo estremo. Pur troppo, ah sì pur troppo la violenza è spesso madre fatal d'ogni più nero eccesso. Atto primo Lucio Silla SILLA Da tentar che mi resta, se ostinata colei mi fugge, e sprezza? CELIA Adoprar tu sol devi arte, e dolcezza. S'è ver, che sul tuo core vantai finor qualche possanza, ah lascia, che da Giunia me n' corra. Ella fra poco da te verrà. L'ascolta forse sia che una volta cangi pensier. SILLA Di mia clemenza ancora prova farò. Giunia s'attenda, e seco, parli lo sposo in me. Ma non s'abusi dell'amor mio, di mia bontade, e tremi, se Silla alfine inesorabil reso favellerà da dittatore offeso. CELIA German di me ti fida. Oggi più saggia Giunia sarà. Finora una segreta speme forse il cor le nutrì. Se cadde estinto lo sposo suo, più non le resta omai amorosa lusinga. I preghi tuoi cauto rinnova. Un amator vicino se d'un lontan trionfa, il trionfare d'un amator, che già di vita è privo, è più agevole impresa a quel, ch'è vivo. [N. 3 ­ Aria] Grazioso (do maggiore) / Allegretto / Grazioso Archi. CELIA Se lusinghiera speme pascer non sa gli amanti anche fra i più costanti languisce fedeltà. Quel cor sì fido e tenero, ah sì quel core istesso così ostinato adesso quel cor si piegherà. (parte) 10 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772 Atto primo Scena quarta Silla, Aufidio, e Guardie. Recitativo AUFIDIO Signor, duolmi vederti ai rifiuti, agl'insulti esposto ancor. Alle preghiere umili s'abbassi un cor plebeo. Ma Silla, il fiero terror dell'Asia, il vincitor di Ponto l'arbitro del senato, e che si vide un Mitridate al suo gran piè sommesso, s'avvilirà d'una donzella appresso? SILLA Non avvilisce amore un magnanimo core, o se 'l fa vile, infra gli eroi, che le provincie estreme han debellate, e scosse, un sol non vi saria, che vil non fosse. In questo giorno, amico, sarà Giunia mia sposa. AUFIDIO Ella sen viene. Mira in quel volto espresso un ostinato amore, un odio interno, un disperato duolo. SILLA Ascoltarla vogl'io. Lasciami solo. (Aufidio parte) Scena quinta Silla, Giunia, e Guardie. SILLA Sempre dovrò vederti lagrimosa e dolente? Il tuo bel ciglio una sol volta almeno non fia che si rivolga a me sereno? Cielo! tu non rispondi? Sospiri? ti confondi? ah sì, mi svela perché così penosa t'agiti, impallidisci, e scansi ad arte d'incontrar gli occhi tuoi negli occhi miei. GIUNIA Empio, perché sol l'odio mio tu sei. SILLA Ah no, creder non posso, che a danno mio s'asconda sì fiera crudeltà nel tuo bel core. Hanno i limiti suoi l'odio, e l'amore. Atto primo Lucio Silla GIUNIA Il mio non già. Quant'amerò lo sposo, tanto Silla odierò. Se fra gli estinti l'odio giunge, e l'amor, dentro quest'alma che ad onta tua non cangerà giammai, egli il mio amor, tu l'odio mio sarai. SILLA Ma dimmi: in che t'offesi per odiarmi così? che non fec'io, Giunia, per te? La morte il genitor t'invola, ed io ti porgo nelle mie mura istesse un generoso asilo. Ogni dovere dell'ospitalità qui teco adempio, e pur segui ad odiarmi, e Silla è un empio? GIUNIA Stender dunque dovrei le braccia amanti a un nemico del padre? E ti scordasti quanto contro di lui barbaro oprasti? In doloroso esiglio fra i cittadin più degni languisce, e more alfin lo sposo mio, e chi n'è la cagione amar degg'io? Per tua pena maggior, di novo il giuro, amo Cecilio ancor. Rispetto in lui benché morto, la scelta del genitor. Se l'inuman destino dal fianco mio lo tolse per secondare il tuo perverso amore ah sì, viverà sempre in questo core. SILLA Amalo pur superba, e in me detesta un nemico tiranno. Or senti. In faccia di tanti insulti io voglio tempo lasciarti al pentimento. O scorda un forsennato orgoglio, un inutile affetto, un odio insano, o a seguir ti prepara nell'Erebo fumante, e tenebroso l'ombra del genitor, e dello sposo. GIUNIA Coll'aspetto di morte del gran Mario una figlia presumi d'avvilir? Non avria luogo nell'alma tua la speme ché oltraggia l'amor mio se provassi, inumano, di che capace è un vero cor romano. Atto primo SILLA Meglio al tuo rischio, o Giunia, pensa, e risolvi. Ancora un resto di pietade sol perché t'amo ascolto. Ah sì meglio risolvi... GIUNIA Ho già risolto. Del genitore estinto ognora io voglio rispettare il comando; sempre Silla aborrire, sempre adorar lo sposo, e poi morire. [Aria] Andante ma adagio (mi bemolle maggiore) / Allegro / Adagio / Allegro Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. GIUNIA Dalla sponda tenebrosa vieni o padre, o sposo amato d'una figlia, e d'una sposa a raccor l'estremo fiato. Ah tu di sdegno, o barbaro smani fra te, deliri, ma non è questa, o perfido la pena tua maggior. Io sarò paga allora di non averti accanto, tu resterai frattanto coi tuoi rimorsi al cor. (parte) Scena sesta Silla, e Guardie. Recitativo SILLA E tollerare io posso sì temerari oltraggi? A tante offese non si scuote quest'alma? E che la rese insensata a tal segno? Un dittatore così s'insulta, e sprezza da folle donna audace?... E pure, oh mio rossor! e pur mi piace! www.librettidopera.it 13 / 52 Atto primo Lucio Silla Recitativo accompagnato Allegretto (do maggiore) / Allegro assai Archi. SILLA Mi piace? E il cor di Silla della sua debolezza non arrossisce ancora? Taccia l'affetto, e la superba mora. Chi non mi cura amante disdegnoso mi tema. A suo talento crudel mi chiami. Aborra la mia destra, il mio cor, gli affetti miei, a divenir tiranno in questo dì comincerò da lei. [N. 5 ­ Aria] Allegro (re maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe, timpani. SILLA Il desìo di vendetta, e di morte sì m'infiamma, e sì m'agita il petto, che in quest'alma ogni debole affetto disprezzato si cangia in furor. Forse nel punto estremo della fatal partita mi chiederai la vita, ma sarà il pianto inutile, inutile il dolor. Andante (fa maggiore / la minore) Archi, 2 oboe. Scena settima Luogo sepolcrale molto oscuro co' monumenti degli eroi di Roma. Cecilio solo. Recitativo accompagnato Andante (la minore) / Allegro assai / Andante / Presto / Adagio Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe. CECILIO Morte, morte fatal della tua mano ecco le prove in queste gelide tombe. Eroi, duci, regnanti che devastar la terra, angusto marmo or qui ricopre, e serra. Già in cento bocche, e cento dei lor fatti echeggiò stupito il mondo. E or qui gl'avvolge un muto orror profondo. Continua nella pagina seguente. Atto primo CECILIO Oh dèi!... chi mai s'appressa? Giunia... la cara sposa?... Ah non è sola; m'asconderò, ma dove? Oh stelle! in petto qual palpito!... qual gioia!... e che far deggio? Restar?... partire?... oh ciel! Dietro a quest'urna a respirar mi celo. (parte) Scena ottava S'avanza Giunia col séguito di Donzelle, e di Nobili al lugubre canto del seguente: [N. 6 ­ Coro e arioso] Andante mosso (mi bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe. CORO Fuor di queste urne dolenti deh n'uscite alme onorate, e sdegnose vendicate la romana libertà. Molto Adagio (do minore) Archi, 2 oboe, 2 fagotti. GIUNIA O del padre ombra diletta se d'intorno a me t'aggiri, i miei pianti, i miei sospiri deh ti movano a pietà. Allegro (mi bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe. CORO Il superbo, che di Roma stringe i lacci in Campidoglio, rovesciato oggi dal soglio sia d'esempio ad ogni età. Atto primo Lucio Silla Recitativo accompagnato ... (mi bemolle maggiore) Archi. GIUNIA Se l'empio Silla, o padre fu sempre l'odio tuo finché vivesti, perché Giunia è tua figlia, perché il sangue romano ha nelle vene supplice innanzi all'urna tua sen viene. Tu pure ombra adorata del mio perduto ben vola, e soccorri la tua sposa fedel. Da te lontana di questa vita amara odia l'aura funesta... (esce il séguito) Scena nona Cecilio, e detta. Recitativo CECILIO Eccomi, o cara. GIUNIA Stelle!... io tremo!... che veggio? Tu sei?... forse vaneggio? Forse una larva, o pur tu stesso? Oh numi! M'ingannate, o miei lumi?... Ah non so ancor se a questa illusion soave io m'abbandono!... Dunque... tu sei... CECILIO Il tuo fedele io sono. [N. 7 ­ Duetto] Andante (la maggiore) / Molto allegro Archi, 2 oboe, 2 corni. GIUNIA D'Eliso in sen m'attendi ombra dell'idol mio, ch'a te ben presto, oh dio fia, che m'unisca il ciel. CECILIO Sposa adorata, e fida sol nel tuo caro viso ritrova il dolce Eliso quest'anima fedel. GIUNIA Sposo... oh dèi! tu ancor respiri? CECILIO Tutto fede, e tutto amor. GIUNIA E CECILIO Fortunati i miei sospiri, fortunato il mio dolor. GIUNIA Cara speme! Atto primo CECILIO Amato bene. (si prendon per mano) Insieme GIUNIA Or ch'al mio seno caro tu sei m'insegna il pianto degl'occhi miei ch'ha le sue lagrime anche il piacer. CECILIO Or ch'al mio seno cara tu sei m'insegna il pianto degl'occhi miei ch'ha le sue lagrime anche il piacer. Atto secondo Lucio Silla ATTO  SECONDO Scena prima Portico fregiato di militari trofei. Silla, Aufidio, e Guardie. Recitativo AUFIDIO Te l' predissi, o signor, che la superba più ostinata saria quanto più mostri di clemenza, e d'amor? SILLA Poco le resta da insultarmi così. Risolvi omai. Morir dovrà. L'ho tollerata assai. AUFIDIO L'amico tuo fedele può libero parlar? SILLA Parla. AUFIDIO Tu sai, ch'eroe non avvi al mondo senza gli emuli suoi. Gli Emili, e i Scipi n'ebbero anch'essi, e di sue gesta ad onta il glorioso Silla assai ne conta. SILLA Pur troppo io so. AUFIDIO Tu porgi nella morte di Giunia a rei nemici l'armi contro di te. D'un Mario è figlia, e questo Mario ancor ne' propri amici vive a tuo danno. SILLA E che far deggio? AUFIDIO In faccia al popolo, e al senato sia l'altera tua sposa. Un finto zelo di sopir gli odi antichi la violenza asconda. Al tuo volere chi s'opporrà? Di numerose schiere folto stuolo ti cinga. Ognun paventa in te l'eroe, ch'ogni civil discordia ha soggiogata, e doma e a un sguardo tuo trema il senato, e Roma. Continua nella pagina seguente. 18 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772 Atto secondo AUFIDIO Signor del comun voto t'accerta il tuo voler. La ragion sempre segue il più forte, e chi fra mille squadre a supplicar si piega? Vuole, e comanda allorché parla, e prega. SILLA E se l'ingrata ancora mi sprezza, e mi discaccia al popolo, al senato, a Roma in faccia? Che far dovrò? AUFIDIO L'altera non s'opporrà. Quell'ostinato core ceder vedrai nel pubblico consenso del popolo roman. SILLA Seguasi, amico il tuo consiglio. Oh ciel!... sappi... io ti scopro la debolezza mia. Quando le stragi, le violenze ad eseguir m'affretto è il cor di Silla in petto da più atroci rimorsi lacerato, ed oppresso. In quei momenti fieri contrasti io provo. Inorridisco, voglio, tremo, amo, ed ardisco. AUFIDIO Quest'incostanza tua, lascia, che 'l dica, i tuoi gran merti oscura. Ogni rimorso della viltade è figlio. Ardito, e lieto il mio consiglio abbraccia, e suo malgrado la femmina fastosa costretta venga a divenir tua sposa. [Aria] Allegro (do maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. AUFIDIO Guerrier, che d'un acciaro impallidisce al lampo, a dar non vada in campo prove di sua viltà. Se or cede a un vil timore, se or cede alla speranza, e qual sarà incostanza se questa non sarà? (parte) Atto secondo Lucio Silla Scena seconda Silla, indi Celia, e Guardie. SILLA Ah non mai non credea, ch'all'uom tra 'l fasto, e le grandezze immerso tanto costasse il divenir perverso. CELIA Tutto tentai finor. Preghi, promesse, e minacce, e spaventi al cor di Giunia, sono inutili assalti. Ah mio germano immaginar non puoi come per te... SILLA So quel, che dir mi vuoi. Silla non è men grato a chi per lui anche inutil s'adopra. In man del caso se pende ogni successo, il proprio merto, all'opere non scema contrario evento. In questo dì mia sposa Giunia sarà. CELIA Giunia tua sposa? SILLA Il come non ricercar. Ti basti, che pago io sia. CELIA Perché l'arcan mi celi, e perché non rischiari un favellar sì oscuro? SILLA (Perché in donna un arcano è mal sicuro.) Il mio silenzio or non ti spiaccia, e m'odi. Te pur sposa di Cinna in questo giorno io bramo. CELIA (Oh me felice!) Lascia, ah lascia, ch' a Cinna, il tuo fido amico io rechi così lieta novella. Il labbro mio gli sveli alfin, ch'ei solo è il mio tesoro, e che ognor l'adorai come l'adoro. (parte) SILLA Ad affrettar si vada in Campidoglio la meditata impresa, e la più ascosa arte s'adopri, onde la mia nemica al talamo mi segua. Ah sì conosco, ch'ad ogni prezzo io deggio il possesso acquistar della sua mano. Rimorsi miei vi ridestate invano. (parte con le guardie) Atto secondo Scena terza Cecilio senz'elmo, senza mento, e con spada nuda, che vuole inseguir Silla, e Cinna, che lo trattiene. CINNA Qual furor ti trasporta? CECILIO Il braccio mio non ritener. Su' passi del tiranno si voli. Il nudo acciaro gli squarci il sen... (in atto di partire) CINNA T'arresta. Ma donde nasce questa improvvisa ira tua? CECILIO Saper ti basti, che prolungar non deggio un sol momento il colpo... CINNA E il tuo periglio? CECILIO Non lo temo, e disprezzo ogni consiglio. CINNA Ah per pietà m'ascolta... svelami... dimmi... oh ciel! Que' tronchi accenti... que' furiosi sguardi... le disperate smanie tue... gli sforzi d'involarti da me... l'esporti ardito a un cimento fatal... Mille sospetti mi fan nascere in sen. Parla. Rispondi... CECILIO Tutto saprai... CINNA No, non sarà giammai, ch' io ti lasci partir. CECILIO Perché ritardi la vendetta comun? CINNA Sol perché bramo che dubbiosa non sia. CECILIO Dubbiosa non sarà. CINNA Dunque tu vuoi per un ardire intempestivo, e vano troncare il fil di tutti i meditati disegni miei? Giunia rivedi, e quando amar per lei di più devi la vita incauto corri ad un'impresa ardita? Più non tacer. Mi svela chi furioso a segno tal ti rende? Atto secondo Lucio Silla CECILIO L'orrida rimembranza in cor m'accende novi stimoli all'ira. Odi, e stupisci. Poiché quest'alma oppressa della mia sposa al fianco trovò dolce conforto alla sua pena, dal luogo tenebroso allontanati appena aveva Giunia i suoi passi, un legger sonno m'avvolse i lumi. Oh cielo! D'orrore ancor ne gelo! Ecco mi sembra spalancata mirar la fredda tomba, in cui l'estinte membra giaccion di Mario. In me le cavernose luci raccoglie, e 'l teschio per tre volte crollando disdegnoso, e feroce sento, che sì mi grida in fioca voce: «Cecilio a che t'arresti presso la tomba mia? Vanne, ed affretta della comun vendetta il bramato momento. Ozioso al fianco più l'acciar non ti penda. Ah se ritardi l'opra a compir, che l'ombra invendicata di Mario oggi t'impone, e ti consiglia, tu perderai la sposa, ed io la figlia.» Recitativo accompagnato Allegro assai (re minore) / Presto Archi. CECILIO Al fiero suon de' minacciosi accenti l'alma si scosse. Il sonno da sbigottiti lumi s'allontanò. M'accese improvviso furor. Strinsi l'acciaro, né il rimorso piede io più ritenni, ma 'l reo tiranno a trucidar qua venni. Ah più non m'arrestar... CINNA Ferma. Per poco dell'ira tua raffrena i feroci trasporti. Ah sei perduto, se in te Silla s'avvien... 22 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772 Atto secondo CECILIO Paventar deggio d'un tiranno gli sguardi? Un'altra mano trucidarlo dovrà? Non mai. Mi veggio intorno ognor la bieca ombra di Mario a ricercar vendetta; e degl'accenti suoi ad ogn'istante or ch'al tuo fianco io sono mi rimbomba all'orecchie il fiero suono. Lasciami... CINNA Ah se disprezzi tanto i perigli tuoi, deh pensa almeno, che dalla vita tua pende la vita d'una sposa fedele. Oh stelle! E come per così cari giorni... CECILIO Oh Giunia!... oh nome!... Il sol pensiero, amico che perderla potrei, del mio furore ogn'impeto disarma. Ah corri, vola per me svena il tiranno... Oh numi, e intanto al mio nemico accanto resta la sposa?... ahimè!... chi la difende... ma s'ei qui giunge?... Oh dio! Qual fier contrasto, qual pena, eterni dèi! Timore, affanno, ira, speme, e furor sento in seno, né so di lor chi vincerà! che penso? E non risolvo ancora? Giunia si salvi, o al fianco suo si mora. [N. 9 ­ Aria] Allegro assai (re maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe, timpani. CECILIO Quest'improvviso tremito che in sen di più s'avanza, non so se sia speranza, non so se sia furor. Ma fra suoi moti interni fra le mie smanie estreme, o sia furore, o speme, paventi il traditor. (parte) www.librettidopera.it 23 / 52 Atto secondo Lucio Silla Scena quarta Cinna, indi Celia. Recitativo CINNA Ah sì, s'affretti il colpo. Il ciel d'un empio se il castigo prolunga, attenderassi, che de' tarquini in lui gli scellerati eccessi sian rinnovati a nostri tempi istessi? CELIA Qual ti siede sul ciglio cura affannosa? CINNA Altrove Celia, passar degg'io. Non m'arrestare... CELIA E ognor mi fuggi? CINNA Addio. CELIA Per un istante solo m'ascolta, e partirai. CINNA Che brami? CELIA (Oh dèi! Parlar non posso, e favellar vorrei.) Sappi, che il mio german... CINNA Parla. CELIA Desìa... (Ah mi confondo, e temo, che non mi ami il crudel.) Sì, sappi... (Oh stelle! In faccia a lui che adoro perché mi perdo? Oggi sarà mio sposo, e svelargli non oso?...) CINNA Io non intendo i tronchi accenti tuoi. CELIA (Finge l'ingrato!) Or che dubbiosa io taccio non ti favella in seno il cor per me? Che dir poss'io? Pur troppo ne' languidi miei rai questo silenzio mio ti parla assai. Atto secondo [Aria] Tempo grazioso (sol maggiore) Archi, 2 flauti. CELIA Se il labbro timido scoprir non osa la fiamma ascosa per lui ti parlino queste pupille per lui ti svelino tutto il mio cor. (parte) Scena quinta Cinna, indi Giunia. Recitativo CINNA Di piegarsi capace a un'amorosa debolezza l'alma non fu di Cinna ancor. Ma se da folle s'avvilisse così, no, non avria la germana d'un empio usurpatore il tributo primier di questo core. Giunia s'appressa. Ah ch'ella può soltanto la grand'opra compir, che volgo in mente. Agitata, e dolente immersa sembra fra torbidi pensier. GIUNIA Silla m'impone che al popolo, e al senato io mi presenti; l'empio che può voler? Sai ciò, che tenti? CINNA Forse più, che non credi è la morte di Silla oggi vicina per vendicar la libertà latina. GIUNIA Tutto dal ciel pietoso dunque speriam. Ma intanto alla tua cura io lascio l'amato sposo mio. Deh se ti deggio il piacer di mirarlo, poiché lo piansi estinto, ah sì per lui veglia, t'adopra, e resti al tiranno nascoso. www.librettidopera.it 25 / 52 Atto secondo Lucio Silla CINNA A me t'affida, non paventar su' giorni suoi. M'ascolta, ai padri in faccia e al popolo romano Silla sai ciò, che vuol? Vuol la tua mano. Con il consenso lor la violenza giustificar pretende. Il suo disegno tutto, o Giunia, io prevedo. GIUNIA Io son la sola arbitra di me stessa. A un vil timore ceda il senato pur, non questo core. CINNA Da te, se vuoi, dipende Giunia un gran colpo. GIUNIA E che far posso? CINNA Al letto segui l'empio tiranno ove t'invita, ma in quello per tua man lasci la vita. GIUNIA Stelle! che dici mai? Giunia potria con tradimento vil?... CINNA Folle timore. Deh sovvienti, che ognora fu l'eccidio de' rei un spettacolo grato a' sommi dèi. GIUNIA S'è d'un plebeo pur sacra fra noi la vita, e come vuoi, che in sen non mi scenda un freddo orrore nel trafiggere io stessa un dittatore? Benché tiranno, e ingiusto, sempre al senato, e a Roma Silla presiede, e di sua morte invano farmi rea tu presumi. Vittima ei sia, ma della man dei numi. CINNA Se d'offender gli dèi avesse un dì temuto la libertà non dovria Roma a Bruto. GIUNIA Ma Bruto in campo armato, non con una viltade della latina libertade infranse la catena servil. No, non fia mai ch'a' dì futuri passi il nome mio macchiato d'un tradimento vil. Serbami, amico, serbami il caro ben. Deh sol tu pensa alla salvezza sua. Della vendetta al ciel lascia il pensier. Atto secondo Recitativo accompagnato Allegro (si bemolle maggiore) / Andante Archi. GIUNIA Vanne. T'affretta. Forse lungi da te potria lo sposo per un soverchio ardir... l'impetuosa alma sua ben conosci. Ah, per pietade, fa', che rimanga ad ogni sguardo ascoso. Digli, che se m'adora; digli che se m'è fido serbi i miei ne' suoi giorni. A te l'affido. [Aria] Allegro (si bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. GIUNIA Ah se il crudel periglio del caro ben rammento tutto mi fa spavento tutto gelar mi fa. Se per sì cara vita non veglia l'amistà da chi sperare aita da chi sperar pietà? (parte) Scena sesta Cinna solo. Recitativo accompagnato Vivace (re maggiore) Archi. CINNA Ah sì, scuotasi omai l'indegno giogo. Assai si morse il fren di servitù tiranna. Se di svenar ricusa Giunia quell'empio, un braccio non mancherà, che timoroso meno il ferro micidial l'immerga in seno. Atto secondo Lucio Silla [N. 12 ­ Aria] Molto allegro (fa maggiore) Archi. CINNA Nel fortunato istante, ch'ei già co' voti affretta per la comun vendetta vuò, che mi spiri al piè. Già va una destra altera del colpo suo felice e questa destra ultrice lungi da lui non è. (parte) Scena settima Orti pensili. Silla, Aufidio, e Guardie. Recitativo AUFIDIO Signor, ai cenni tuoi il senato fia pronto. Egli fra poco t'ascolterà. D'elette squadre intorno numerosa corona ad arte io disporrò. SILLA L'amico Cinna non ignori l'arcano. Il suo soccorso è necessario all'opra. Ah che me stesso più non ritrovo in me! Dov'io mi volga della crudel l'immagine gradita mi dipinge il pensier. Mi suona ognora il caro nome suo fra i labbri miei, e tutto parla a questo cor di lei. AUFIDIO Io già ti vedo al colmo di tua felicità. Della possanza usa, che 'l ciel ti diè. Roma, il senato, e ogn'anima orgogliosa or che lo puoi fa', che pieghin la fronte a' piedi tuoi. (parte) Atto secondo SILLA Ah sì, di civil sangue inonderò le vie, se Roma altera alle brame di Silla, oggi s'oppone; ho nel braccio, ho nel cor la mia ragione. Giunia?... Qual vista! In sì bel volto io scuso la debolezza mia... ma tanti oltraggi? Ah che in vederla, oh dèi! il dittatore offeso io più non sono; de' suoi sprezzi mi scordo, e le perdono. Scena ottava Giunia, Silla, e Guardie. GIUNIA (Silla? L'odiato aspetto destami orror. Si fugga!) SILLA Arresta il passo. Sentimi per pietade. Il più infelice d'ogni mortal mi rendi, se nemica mi fuggi... GIUNIA E che pretendi? Scostati, traditor! (Tremo, m'affanno per l'idol mio!) SILLA Ah no, non son tiranno come tu credi. È l'anima di Silla capace di virtù. Quel tuo bel ciglio soffrir più non poss'io così severo... GIUNIA Tu di virtù capace? Ah, menzognero! (in atto di partire) SILLA Sentimi... GIUNIA Non t'ascolto. SILLA E vuoi... GIUNIA Sì voglio detestarti, e morir. SILLA Morir? GIUNIA La morte romano cor non teme. SILLA E puoi?... GIUNIA Sì posso pria d'amarti, morir. Vanne, t'invola... SILLA Superba, morirai, ma non già sola. Atto secondo Lucio Silla [N. 13 ­ Aria] Allegro assai (do maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe, timpani. SILLA D'ogni pietà mi spoglio perfida donna audace; se di morir ti piace quell'ostinato orgoglio presto tremar vedrò. (Ma il cor mi palpita... perder chi adoro?... svenare barbaro, il mio tesoro?...) Che dissi? Ho l'anima vile a tal segno? Smanio di sdegno; morir tu brami, crudel mi chiami, tremane, o perfida, crudel sarò. (parte con le guardie) Scena nona Giunia, indi Cecilio. Recitativo GIUNIA Che intesi, eterni dèi? Qual mai funesto e spaventoso arcan ne' detti suoi? Sola non morirò? Che dir mi vuoi barbaro... ahimè! Che vedo?... lo sposo mio?... che fu?... che avvenne?... Ah dove sconsigliato t'inoltri? In queste mura sai, che non è sicura la tua vita, e non temi di respirar quest'aure comuni a' tuoi nemici? In quest'istante il tiranno partì. Tremo... deh, fuggi... Ah se dell'empio il ciglio... CECILIO Giunia, il tuo rischio è 'l mio maggior periglio. GIUNIA Deh per pietà, se mi ami, torna, mio bene, ah torna nel tenebroso asilo. Il rimirarti qual martirio è per me! CECILIO Non amareggi il tuo spavento, o cara, il mio dolce piacer. 30 Atto secondo GIUNIA Piacer funesto, se a un gelido spavento abbandona il mio cor. Se de' tuoi giorni decider può. T'ascondi. Ah da che vivo no, che angustia simile... CECILIO Sola vuoi, ch'io ti lasci in preda a un vile? So, ch' al senato in faccia il reo tiranno con violenza ingiusta al talamo vuol trarti, ed io, che t'amo restar potrò senza morir d'affanno lungi dal fianco tuo? Se invano un braccio, un acciaro si cerca per svenare un crudel, ch'odio, e detesto, quell'acciaro, quel braccio eccolo è questo. GIUNIA Ahimè! Che pensi? esporti?... Correr tu solo a un periglio estremo?... CECILIO Tu paventi di tutto, io nulla temo. Frena il timor, mia speme, e ti rammenta, ch'una soverchia tema in cor romano esser puote viltà. GIUNIA Ma il troppo ardire temerità s'appella. Ah sì ti cela, né accrescere, idol mio, nel tuo periglio nuove cagion di pianto a questo ciglio. CECILIO Eterni dèi! Lasciarti, fuggire, abbandonarti all'empie insidie, all'ira d'un traditor, ch'alle tue nozze aspira? GIUNIA E che puoi temer, se meco resta la mia costanza, e l'amor mio? Deh corri, corri donde fuggisti. Al suo dolore, a' suoi spaventi invola il cor di chi t'adora; se ciò non basta, io tel comando ancora. CECILIO E in questo giorno correndo se al tiranno io mi celo, chi veglia, o sposa, in tua difesa? GIUNIA Il cielo! CECILIO Ah che talvolta i numi... GIUNIA A che ti guida cieco furor? Ad onta de' miei timori ancor mi resti a lato? Partir non vuoi? Corro a morire, ingrato. Atto secondo Lucio Silla CECILIO Fermati... senti... Oh dèi! Così mi lasci, e brami?... GIUNIA I passi miei guardati di seguir. CECILIO Saprò morire, ma non lasciarti. GIUNIA (Oh stelle! Io lo perdo. Che fo?) CECILIO Cara, tu piangi? Ah che il tuo pianto... GIUNIA Ah sì per questo pianto per questi lumi miei di speme privi. Parti, parti da me, celati, vivi! CECILIO A che mi sforzi! GIUNIA Alfine lusingarmi poss'io di questo segno del tuo tenero affetto? Che rispondi, idol mio? CECILIO Sì tel prometto. GIUNIA Fuggi dunque, mio bene. Invan paventi, se di me temi. Ah pensa, pensa, che 'l ciel difende i giusti, e ch'io d'altri mai non sarò. Di mie promesse dell'amor mio costante ch'aborre a morte un traditore indegno, sposo, nella mia mano eccoti un pegno. Recitativo accompagnato Allegro (mi bemolle maggiore) Archi. CECILIO Chi sa, che non sia questa l'estrema volta, oh dio? ch'al sen ti stringo destra dell'idol mio, destra adorata, prova di fé sincera... GIUNIA No, non temere. Amami. Fuggi e spera. Atto secondo [N. 14 ­ Aria] Adagio (mi bemolle maggiore) / Andante (do minore) / Adagio (mi bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni. CECILIO Ah se a morir mi chiama il fato mio crudele seguace ombra fedele sempre sarò con te. Vorrei mostrar costanza cara, nel dirti addio ma nel lasciarti, oh dio! Sento tremarmi il piè. (parte) Scena decima Giunia, indi Celia. Recitativo GIUNIA Perché mi balzi in seno affannoso cor mio? Perché sul volto or che lo sposo io non mi vedo accanto, cade da' rai più copioso il pianto? CELIA Oh ciel! sì lagrimosa sì dolente io t'incontro? Al suo destino quell'anima ostinata alfin deh ceda e sposa al dittator Roma ti veda. GIUNIA T'accheta per pietà. CELIA Se in duro esiglio cade estinto Cecilio, a lui che giova un'inutil costanza? GIUNIA (A questo nome s'agghiaccia il cor.) CELIA Tu non mi guardi, e il labbro fra i singhiozzi, e i sospir pallido tace. Segui i consigli miei. GIUNIA Lasciami in pace. CELIA Bramo lieta vederti. Il mio germano oggi me pur felice render saprà. La mano mi promise di Cinna. Ah tu ben sai, ch'io l'adoro fedel. Più non rammento i miei sofferti affanni se sì cangiano alfin gli astri tiranni. Atto secondo Lucio Silla [Aria] Allegro (la maggiore) Archi. CELIA Quando sugl'arsi campi scende la pioggia estiva, le foglie, i fior ravviva, e il bosco, il praticello tosto si fa più bello, ritorna a verdeggiar. Così quest'alma amante fra la sua dolce speme dopo le lunghe pene comincia a respirar. (parte) Scena undicesima Giunia sola. Recitativo accompagnato Andante (re minore) / Molto allegro Archi. GIUNIA In un istante oh come s'accrebbe il mio timor! Pur troppo è questo un presagio funesto delle sventure mie! L'incauto sposo più non è forse ascoso al reo tiranno. A morte ei già lo condannò. Fra i miei spaventi, nel mio dolore estremo che fo? Che penso mai? Misera io tremo. Ah no, più non si tardi. Il senato mi vegga. Al di lui piede grazia, e pietà s'implori per lo sposo fedel. S'ei me la nega si chieda al ciel. Se il ciel l'ultimo fine dell'adorato sposo oggi prescrisse, trafigga me chi l'idol mio trafisse. 34 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772 Atto secondo [N. 16 ­ Aria] Allegro assai (do maggiore) Archi. GIUNIA Parto, m'affretto, ma nel partire il cor si spezza. Mi manca l'anima, morir mi sento né so morire. E smanio, e gelo, e piango, e peno. Ah se potessi, potessi almeno fra tanti spasimi, morir così. Ma per maggior mio duolo verso un'amante oppressa divien la morte istessa pietosa in questo dì. (parte) Scena dodicesima Campidoglio. S'avanza Silla, ed Aufidio seguìto dai Senatori e dalle Squadre. [N. 17 ­ Coro] Allegro (fa maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni. CORO Se gloria il crin ti cinse di mille squadre a fronte or la temuta fronte qui ti coroni Amor. Stringa quel braccio invitto lei, che da te s'adora. Se con i mirti ancora cresce il guerriero allor. Atto secondo Lucio Silla (compar Giunia fra i senatori) Recitativo SILLA Padri coscritti, io che pugnai per Roma, io, che vinsi per lei, io che la face della civil discordia col mio valore estinsi. Io che la pace per opra mia regnar sul Tebro or vedo d'ogni trionfo mio premio vi chiedo. GIUNIA (Soccorso, eterni dèi!) SILLA Non ignorate l'antico odio funesto e di Mario e di Silla. Il giorno è questo in cui tutto mi scordo. Alla sua figlia sacro laccio m'unisca, e il dolce nodo plachi l'ombra del padre. Un dittatore, un cittadin fra i gloriosi allori altro premio non cerca a' suoi sudori. GIUNIA (Tace il senato, e col silenzio approva d'un insano il voler?) SILLA Padri già miro ne' volti vostri espresso il consenso comun. Quei, che s'udiro festosi gridi risuonar d'intorno son del pubblico voto un certo segno. Seguimi all'ara omai... GIUNIA Scostati indegno! A tal viltà discende Roma, e 'l senato? Un ingiurioso, un folle timor l'astringe a secondar d'un empio le violenze infami? Ah che fra voi no, che non v'è chi in petto racchiuda un cor romano... SILLA Taci, e più saggia a me porgi la mano. AUFIDIO Così per bocca mia tutto il popol t'impon. SILLA Dunque mi segui... GIUNIA Non appressarti, o in seno questo ferro m'immergo. (in atto di ferirsi) SILLA Alla superba l'acciar si tolga, e segua il voler mio. Atto secondo Scena tredicesima Cecilio, con spada nuda, e detti. CECILIO Sposa, ah no, non temer. SILLA (Chi vedo?) GIUNIA (Oh dio!) AUFIDIO (Cecilio?) SILLA In questa guisa son tradito da voi? Del mio divieto e delle leggi ad onta tornò Cecilio, e seco Giunia unita di toglier osa al dittator la vita? Quell'audace s'arresti! GIUNIA Incauto sposo! Signor... SILLA Taci, indegna, ch'omai solo ascolto il furore. (a Cecilio) Al novo sole per mia vendetta, o traditor, morrai. Scena quattordicesima Cinna, con spada nuda, e detti. SILLA Come? D'un ferro armato, confuso, irresoluto Cinna tu pur?... CINNA (Oh ciel, tutto è perduto; qualche scampo ah si cerchi nel cimento fatal!) Con mio stupore col nudo acciaro io vidi Cecilio infra le schiere aprirsi un varco. La sua rabbia, i fieri minacciosi occhi suoi d'un tradimento mi fecero temer. Onde salvarti da quella destra al parricidio intesa corsi, e 'l brando impugnai per tua difesa. SILLA Ah vanne, amico, e scopri se altri perfidi mai... Atto secondo Lucio Silla CINNA Sulla mia fede signor riposa, e paventar non déi. (Quasi nel fiero incontro io mi perdei!) (parte) SILLA Olà quel traditore, Aufidio si disarmi. GIUNIA Oh dio! Fermate! CECILIO Finché l'acciar mi resta saprò farlo tremar. SILLA E giunge a tanto la tua baldanza? GIUNIA (Oh dèi!) SILLA Cedi l'acciaro, o ch'io... CECILIO Lo speri invan. GIUNIA Cecilio, o caro. CECILIO Ad esser vil m'insegna la sposa mia? GIUNIA Deh, non opporti! CECILIO E vuoi?... GIUNIA Della tua tenerezza una prova vogl'io. CECILIO Dovrò? GIUNIA Dovrai nella mia fede, e nel favor del cielo affidarti, e sperar. Se ancor mio bene dubbioso ti mostri, i giusti numi, e la tua sposa offendi. CECILIO (Fremo.) T'appagherò. Barbaro, prendi! (getta la spada) SILLA Nella prigion più nera traggasi il reo. Per poco quest'aure a te vietate respirar ti vedrò. Fra le ritorte del tradimento audace tu pur ti pentirai, donna mendace. Atto secondo [N. 18 ­ Terzetto] Allegro (si bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. SILLA Quell'orgoglioso sdegno oggi umiliar saprò. CECILIO Non lo sperare, indegno, l'istesso ognor sarò. GIUNIA Eccoti, o sposo, un pegno, ch'al fianco tuo morrò. SILLA Empi la vostra mano merita sol catene. Insieme GIUNIA Se mi ama il caro bene lieta a morir me n' vo. CECILIO Se mi ama il caro bene lieto a morir me n' vo. Insieme SILLA Questa costanza intrepida questo sì fido amore tutto mi strazia il core tutto avvampar mi fa. GIUNIA E CECILIO La mia costanza intrepida il mio fedele amore dolce consola il core né paventar mi fa. www.librettidopera.it 39 / 52 Atto terzo Lucio Silla ATTO  TERZO Scena prima Atrio, che introduce alle carceri. Cecilio incatenato, Cinna, Guardie a vista, indi Celia. Recitativo CINNA Ah sì tu solo, amico ritenesti il gran colpo. Eran non lungi al Campidoglio ascosi gli amici tuoi, gli amici miei. Seguito volea da questi infra le schiere aprirmi sanguinoso sentier. Ma la prudenza il furor moderò. Di tanti a fronte che far potea cinto da pochi? Il cielo novo ardir m'ispirò. Gli amici io lascio, tacito il ferro io stringo, e in Campidoglio m'avanzo. Allorché voglio vibrare il colpo, in te m'affiso. Il ferro nella man mi tremò. Nel tuo periglio gelossi il cor. M'arresto, mi confondo non so che dir. Quasi il segreto arcano, il tiranno svelò. Ma il suo comando, che di partir m'impose, la confusione e il mio dolore ascose. CECILIO Giacché morir degg'io morasi alfin. Sol mi spaventa, oh dèi! la sposa mia... CINNA Non paventar di lei. Entrambi io salverò. CELIA D'ascoltar Giunia men sdegnoso, e men fiero mi promise il german. CECILIO Giunia al suo piede? E perché mai? CELIA Desìa di placarne lo sdegno. CECILIO Invan lo brama. CINNA Odimi, Celia. È questo forse il momento, ond'illustrar tu puoi con opra sublime i giorni tuoi. CELIA Che far degg'io? 40 / 52 www.librettidopera.it Gamerra / Mozart, 1772 Atto terzo CINNA M'è noto a prova già tutto il poter, che vanti sul cor di Silla. A lui t'affretta, e digli che aborrito dal cielo, in odio a Roma, se in sé stesso non torna, e se non scorda un cieco amore insano l'eccidio suo fatal non è lontano. CELIA Dunque il german... CINNA Incontrerà la morte se non s'arrende a un tal consiglio. CECILIO Ah tutto, tutto inutil sarà. CELIA Tentare io voglio la difficile impresa, e se aver ponno le mie preghiere il lor bramato effetto? CINNA La destra in guiderdone io ti prometto. CELIA Un così dolce premio più animosa mi fa. Me fortunata, se fra un orror sì periglioso, e tristo salvo il germano, e 'l caro amante acquisto. [N. 19 ­ Aria] Allegro (si bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. CELIA Strider sento la procella né risplende amica stella pure avvolta in tanto orrore la speranza coll'amore mi sta sempre in mezzo al cor. (parte) Scena seconda Cecilio, e Cinna. Recitativo CECILIO Forse tu credi, amico che Celia giunga a raddolcir un core uso alle stragi, e che talor di sdegno ingiustamente furibondo, ed ebro fe' rosseggiar di civil sangue il Tebro? www.librettidopera.it 41 / 52 Atto terzo Lucio Silla CINNA So quanto Celia puote su quell'alma incostante, e Giunia ancora forse placar potria co' le lagrime sue... CECILIO La sposa mia a qualche insulto amaro invan s'espone. Un empio, un inumano non si cangia sì presto. Onde abbandoni il sentier del delitto ch'ei suol calcar per lungo suo costume, ci volle ognor tutto il poter d'un nume. Ah no più non mi resta né speme, né pietà. L'afflitta sposa ti raccomando, amico. In pro di lei vegli la tua amistà. Del mio nemico vittima, ah no, non sia. Nel di lui sangue vendica la mia morte, e 'l mio spirito sdegnoso nel regno degl'estinti avrà riposo. CINNA Ogni pensier di morte si allontani da te. Se il cor di Silla contro al dovere, e alla ragion s'ostina, sulla propria rovina, ne' suoi perigli estremi quell'empio solo impallidisca, e tremi. [N. 20 ­ Aria] Allegro (re maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. CINNA De' più superbi il core se Giove irato fulmina, freddo spavento ingombra, ma d'un alloro all'ombra non palpita il pastor. Paventino i tiranni le stragi, e le ritorte, sol rida in faccia a morte chi ha senza colpe il cor. (parte) 42 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772 Atto terzo Scena terza Cecilio, indi Giunia. Recitativo CECILIO Ah no, che il fato estremo terror per me non ha. Sol piango, e gemo fra l'ingiuste catene non per la morte mia, per il mio bene. GIUNIA Ah dolce sposo... CECILIO Oh stelle! Come tu qui? GIUNIA M'aperse la via fra quest'orrore la mia fede, il mio pianto, il nostro amore. CECILIO Ma Silla... Ah parla. E Silla. GIUNIA L'empio mi lascia... Oh dio! Mi lascia, ch'io ti dia... l'ultimo addio. CECILIO Dunque non v'è per noi né pietà, né speranza? GIUNIA Al fianco tuo sol di morir m'avanza. Che non tentai finor? Querele, e pianti, sospiri, affanni, e prieghi sono inutili omai per quel core inumano che chiede o la tua morte, o la mia mano. CECILIO Della mia vita il prezzo esser può la tua man? Giunia frattanto che mai risolverà? GIUNIA Morirti accanto. CECILIO E tu per me vorrai troncar di sì be' giorni... GIUNIA E deggio, e voglio teco morir. A questo passo, o caro, m'obbliga, mi consiglia l'amor di sposa, ed il dover di figlia. Atto terzo Lucio Silla Scena quarta Aufidio con Guardie, e detti. AUFIDIO Tosto seguir tu déi Cecilio i passi miei. CECILIO Forse alla morte... parla... dimmi... AUFIDIO Non so. CECILIO Prendi, mia speme, prendi l'estremo abbraccio... GIUNIA (ad Aufidio) Rispondi... oh ciel! AUFIDIO Sempre obbedisco, e taccio. CECILIO Ah non perdiam, mia vita, un passeggero istante, che ne porge il destin. Parto, ti lascio, e in sì tenero amplesso ricevi, anima mia, tutto me stesso. GIUNIA Ah caro sposo... oh dèi! Se uccider può il martoro, perché vicina a te, perché non moro? CECILIO Quel pianto, oh dio! Ah sì quel pianto non sai come nel seno... Ahimè! ti basti, o cara sì ti basti il saper, che in questo istante più d'un morir tiranno quelle lagrime tue mi son d'affanno. [N. 21 ­ Aria] Tempo di minuetto (la maggiore) Archi. CECILIO Pupille amate non lagrimate morir mi fate pria di morir. Quest'alma fida a voi d'intorno farà ritorno sciolta in sospir. (parte con Aufidio, e guardie) Atto terzo Scena quinta Giunia sola. Recitativo accompagnato Allegro (do maggiore) / Andante / Allegro / Adagio / Presto Archi, 2 flauti, 2 trombe. GIUNIA Sposo... mia vita... Ah dove, dove vai? Non ti seguo? E chi ritiene i passi miei? Chi mi sa dir?... ma intorno altro, ahi lassa non vedo che silenzio, ed orror! L'istesso cielo più non m'ascolta, e m'abbandona. Ah forse, forse l'amato bene già dalle rotte vene versa l'anima, e 'l sangue... Ah pria ch'ei mora su quella spoglia esangue spirar vogl'io... che tardo? Disperata a che resto? Odo, o mi sembra udir di fioca voce languido suon, ch' a sé mi chiama? Ah sposo se i tronchi sensi estremi de' labbri tuoi son questi corro, volo a cader dove cadesti. [N. 22 ­ Aria] Andante (do minore) / Allegro Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 fagotti. GIUNIA Fra i pensier più funesti di morte veder parmi l'esangue consorte che con gelida mano m'addita la fumante sanguigna ferita e mi dice: che tardi a morir? Già vacillo, già manco, già moro e l'estinto mio sposo, ch'adoro ombra fida m'affretto a seguir. (parte) www.librettidopera.it 45 / 52 Atto terzo Lucio Silla Scena sesta Salone. Silla, Cinna, Celia e Senatori. Recitativo SILLA Celia, Cinna, non più. Roma, e 'l senato di mia giustizia, e del delitto altrui il giudice sarà. CINNA Più che non credi di Cecilio la vita necessaria esser puote. CELIA I giorni tuoi... la disperata Giunia... il suo consorte creduto estinto, e alle sue braccia or reso. SILLA So ch'ognor più l'odio comun m'han reso. Ma un dittator tradito vuol vendetta, e l'avrà. Stanco son io di temer sempre, e palpitar. La vita agitata, ed incerta fra un barbaro spavento è un viver per morire ogni momento. CELIA Ah speri invan, se speri fra un eccidio funesto, e sanguinoso trovar la sicurezza, ed il riposo. CINNA La furiosa Giunia correre tu vedrai ad assodar le vie di querele, e di lai. Destare in petto può de' nemici tuoi quel lagrimoso ciglio... SILLA Vedo più che non pensi il mio periglio. Amor, gloria, vendetta, sdegno, timore, io sento affollarmisi al cor. Ognun pretende d'acquistare l'impero. Amor lusinga. Mi rampogna la gloria. Ira m'accende. Freddo timor m'agghiaccia. M'anima la vendetta, e mi minaccia. De' fieri assalti in preda, alla difesa accinto, di Silla il cor fia vincitore, o vinto? Continua nella pagina seguente. Atto terzo SILLA Ma l'atto illustre alfine decider dée, s'io merto quel glorioso alloro, che mi adombra la chioma, e giudice ne voglio il mondo, e Roma. Scena settima Giunia con Guardie, e detti. GIUNIA Anima vil, da Giunia che pretendi? Che vuoi? Roma, e 'l senato nel tollerare un traditore ingegno è stupido, e insensato a questo segno? Padri coscritti innanzi a voi qui chiedo e vendetta, e pietà. Pietade implora una sposa infelice, e vuol vendetta d'un cittadino, e d'un consorte esangue l'ombra, che nuota ancora in mezzo al sangue. SILLA Calma gli sdegni tuoi, tergi il bel ciglio. Inutile è quel pianto. È vano il tuo furor. De' miei delitti della mia crudeltade a Roma in faccia spettatrice ti voglio, e in questo loco di Silla il cor conoscerai fra poco. Scena ottava Cecilio, Aufidio, Guardie, e detti. GIUNIA (Lo sposo mio?) CINNA (Che miro?) CELIA (E quale arcan?) CECILIO (Che fia?) SILLA Roma, il senato e 'l popolo m'ascolti. A voi presento un cittadin proscritto, che di sprezzar le leggi osò furtivo. Ei, che d'un ferro armato in Campidoglio alle mie squadre appresso tentò svenare il dittatore istesso. Continua nella pagina seguente. Atto terzo Lucio Silla SILLA Grazia ei non cerca. Anzi di me non teme e m'oltraggia, e detesta. Ecco il momento che decide di lui. Silla qui adopri l'autorità, che Roma al suo braccio affidò. Giunia mi senta e m'insulti, se può. Quell'empio Silla quel superbo tiranno a tutti odioso vuol che viva Cecilio, e sia tuo sposo. GIUNIA E sarà ver?... Mia vita... CECILIO Fida sposa, qual gioia... qual cangiamento è questo? AUFIDIO (Che fu?) CELIA (Lodi agli dèi.) CINNA (Stupito io resto.) SILLA Padri coscritti, or da voi cerco, e voglio quanto vergò la mano in questo foglio. De' cittadin proscritti ei tutti i nomi accoglie; ciascun ritorni alle paterne soglie. CECILIO Oh, come degno or sei del supremo splendor fra cui tu siedi! GIUNIA Costretta ad ammirarti alfin mi vedi. AUFIDIO (Ah che la mia rovina certa prevedo!) SILLA In mezzo al pubblico piacer, fra tante lodi, ch'ogni labbro sincer prodiga a Silla, e perché Cinna è il solo, che infra occulti pensier confuso giace, e diviso da me sospira, e tace? Fedele amico... (vuol abbracciarlo) CINNA Ah lascia di chiamarmi così. Per opra mia tornò Cecilio a Roma. In Campidoglio per trucidarti io corsi, e armai non lungi di cento anime audaci e la mano, e l'ardir. Io sol le faci a danni tuoi della discordia accesi... SILLA Tu abbastanza dicesti, io tutto intesi. CELIA (Dolci speranze addio!...) 48 / 52 www.librettidopera.it G. De Gamerra / W. A. Mozart, 1772 Atto terzo SILLA La pena or senti d'ogni trama ascosa. Celia germana mia sarà tua sposa. GIUNIA (Bella virtù!) CECILIO (Che generoso core!) CINNA E quale, oh giusto cielo, mi s'accende sul volto vergognoso rossor? Come poss'io... SILLA Quel rimorso mi basta, e tutto oblio. CELIA (Me lieta!) (a Cinna) Ah premia alfine il mio costante amor. Della clemenza mostrati degno, e di quel core umano la virtù, la pietade... CINNA Ecco la mano. SILLA Qual de' trionfi miei eguagliar potrà questo, eterni dèi? AUFIDIO Lascia, ch'a piedi tuoi grazia implori da te. De' miei consigli, delle mie lodi adulatrici or sono pentito... SILLA Aufidio, sorgi. Io ti perdono. Così lodevol opra coronisi da me. Romani, dal capo mio si tolga il rispettato alloro, e trionfale; più dittator non son, son vostro uguale. (depone l'alloro) Ecco alla patria resa la libertade. Ecco asciugato alfine il civil pianto. Ah no, che 'l maggior bene la grandezza non è. Madre soltanto è di timor, di affanni, di frodi, e tradimenti. Anzi per lei cieco mortal dalla calcata via di giustizia, e pietà spesso travìa. Ah sì conosco a prova che assai più grata all'alma d'un menzogner splendore è l'innocenza, e la virtù del core. Atto terzo Lucio Silla [N. 23 ­ Finale] Allegro (re maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe. CORO Il gran Silla a Roma in seno che per lui respira, e gode d'ogni gloria, e d'ogni lode vincitore oggi si fa. GIUNIA E CECILIO Sol per lui l'acerba sorte è per me felicità! CINNA E SILLA E calpesta le ritorte la latina libertà. TUTTI Trionfò d'un basso amore la virtude, e la pietà. SILLA Il trofeo sul proprio core qual trionfo uguaglierà? CORO Se per Silla in Campidoglio lieta Roma esulta, gode d'ogni gloria, e d'ogni lode vincitore oggi si fa. librettidopera G. De Gamerra Mozart AttoriAltezze realiArgomento Atto [OuvertureScena AriaScena AriaScena AriaScena Scena Aria] Scena AriaScena Scena Coro e arioso Scena Duetto Atto Scena Aria Scena Scena AriaScena AriaScena AriaScena AriaScena Scena AriaScena AriaScena AriaScena AriaScena Coro Scena Scena TerzettoAtto Scena AriaScena AriaScena Scena Aria Scena AriaScena Scena Scena FinaleBrani significativi Lucio Silla BRANI   SIGNIFICATIVI D'Eliso in sen m'attendi (Giunia e Cecilio) Dalla sponda tenebrosa (Giunia) Fra i pensier più funesti di morte (Giunia) Fuor di queste urne dolenti (Coro e Giunia) Parto, m'affretto (Giunia) Pupille amate (Cecilio) Se lusinghiera speme (Celia). Grice: “At Oxford they put you down. “That IS an original interpretation of Silla’s behaviour – but of course you would need to challenge Mommsen’s objection,” my tutor said, righly assuming that I had no idea Mommsen had an objection!” -- Silla. Keywords: Mommsen. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Silla”. Silla.

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