SILLA
GRICE ITALO: Grice e Silla: la ragione conversazionale – filosofia italiana
– Luigi Speranza (Scanno).
Filosofo italianao. Nasce da Giovanni, un ricco armentario. Inizia i suoi
studi a Chieti per poi trasferirsi a Napoli, dove studia diritto e lingue
orientali. Napoli è, all’epoca, attraversata da un grande fermento culturale, e
ospita personalità di spicco come GENOVESI (vedasi), Galiani, Galanti. S.
partecipa attivamente a questo mondo, si fa notare per la sua erudizione e per
alcune precise prese di posizione, segnate da una robusta vis polemica. Ri-entra
a Scanno dove prende moglie e comincia a esercitare la professione di avvocato.
Fa ritorno a Napoli ed entra nella Real Accademia delle scienze e belle
arti. Nella capitale pubblica La fondazione di Partenope, in cui confuta
la tesi, espressa da Maciucca -- che la attribuiva a sua volta a Martorelli --,
che individua nei fenici i fondatori della città, attribuendola invece ai greci
abitanti di Cuma, già compagni della sirena Partenope -- Soria. S. offre una
copia dell’opera al suo illustre conterraneo Antinori, accompagnandola da una lettera
in cui ne sollecita un parere, seguita da una in cui motiva la sua presa di
posizione contro Martorelli, e risponde ad alcuni rilievi dello stesso
Antinori. Sempre a Napoli, pubblica una seconda opera, firmandola con le
sole iniziali, La Teogonia commentata, sorta di prodromo, secondo Soria, alla
Storia sacra de’ Gentili, pubblicata a Napoli. Intanto, prende posizione in un
dibattito che anda segnando l’Italia e l’Europa dei lumi, sull’abolizione della
tortura e della pena di morte, coagulatosi attorno alla pubblicazione di Dei
delitti e delle pene di Beccaria -- apparso in forma anonima a Livorno.
Fermamente contrario alla posizione espressa da Beccaria, e in sintonia invece
con Facchinei che pubblica le Note ed osservazioni sul libro intitolato Dei
delitti e delle pene, tacciando il suo autore di impostura, sfacciataggine e
indegnità, S. scrive e pubblica, senza firmarlo, presso lo stampatore
napoletano Raimondi, Il dritto di punire – cf. Lucas and the Oxford
ordinary-language philosophers on ‘The Justification of Punishment’ in
Philosophy. S., dunque, da un lato riprende la linea polemica di
Facchinei – tanto da sentire il bisogno di precisare di non essere lo stesso
autore di quelle Note con invettive velenose – sostenendo a sua volta l’origine
divina della GIUSTIZIA – cf. H. P. Grice, “Philosophical eschatology and Plato’s
Republic” -- e del conseguente diritto di punire, l’identificazione del delitto
con il peccato, la necessità della pena di morte. Si oppone altresì a ogni
ipotesi contrattualistica alla GRICE come fondamento della società e del
diritto di punire, centrando la sua visione arcaica della società e dello stato
italiano sulla monarchia assoluta di diritto divino e sulla religione come
fondamento del vivere associato e delle forme della politica. D’altro canto,
contro la visione di Montesquieu, contesta con forza la graduazione delle pene
a seconda del ceto -- Le persone nobili devono contraddistinguersi nelle azioni
buone, e non già ne’ delitti -- ed esorta alla chiarezza e pubblicità delle
leggi, pur sapendo di andare contro gl’interessi del ceto togato e delle
magistrature napoletane. Morto il padre, ne eredita l’industria armentaria
e, per questo, dove trasferirsi a Foggia, dove assume il ruolo di
rappresentante degl’armentari abruzzesi, diventando uno dei deputati generali
della dogana della mena delle pecore. Gl’interessi armentari si riflettono
anche nella sua riflessione dotta e nella sua produzione libraria. Pubblica
infatti La pastorizia difesa. Con quest’opera, S. entra nel cuore del
dibattito sulla censuazione del Tavoliere delle Puglie, che coinvolge alcune
delle personalità eminenti dell’Illuminismo meridionale. La sua posizione,
ancora una volta, è improntata a un netto CONSERVATORISMO – cf. H. P. Grice: “I
would define myself as a conservative: a rationally dissenting and irreverent
conservative!” -- e venata di toni polemici. Fermamente contrario al progetto
di censuazione -- Si dimostra, che più tosto danno, che vantaggio riporterebbe
il fisco dalla proposta censuazione; La censuazione è ineseguibile e dannosa
anche per i locati --, difende con forza le ragioni della pastorizia. Pur
riconoscendo che il sistema doganale ha subito un progressivo declino -- Varie
vicende, e decadenza della dogana per l’introduzione degli abusi; Abusi
introdotti in dogana circa la vendita degli erbaggi baronali -- e anda perciò
risanato -- Che la Dogana abbia bisogno di riforma nello stato, in cui oggi si
ritrova, è questo un punto, che non entra in controversia -- , ribadiva la
necessità di mantenerlo in vita -- Si dimostra, che il discioglimento della
dogana porterebbe la totale di lei ruina --, conciliando le ragioni della
pastorizia con quelle della cerealicoltura -- Come nel Tavoliere possa
promuoversi l’agricoltura senza danno della pastorizia. Muore a Foggia.
Opere. La fondazione di Partenope, dove si ricerca la vera origine, la
religione e la polizia dell’antica città di Napoli, Napoli; La Teogonia
commentata, con cui si propone a’ Sigg. Letterati un nuovo sistema circa il
modo di poter interpretare l’istoria antica secondo l’idea di Thaut, Napoli;
Storia sacra de’ Gentili, che comincia dalla creazione del mondo fino al regno
di Numa Pompilio, Napoli; Il dritto di punire o sia risposta al trattato de’
delitti e delle pene del signor marchese di Beccaria, Napoli; La pastorizia
difesa. Ove si fa una breve analisi sopra alcuni progetti intorno alla riforma
della Regia Dogana di Foggia, Napoli -- ed. anast. con note introduttive di A.
Clementi, L’Aquila. Fonti e Bibl.: F. Soria, Memorie storico-critiche
degli storici napolitani, I, Napoli 1781 (ed. anast. Bologna 1967), pp.
558-560; C. Minieri Riccio, Memorie storiche degli scrittori nati nel regno di
Napoli, L’Aquila 1844, p. 331; A. De Nino, A. S. seguace del Vico, in Rivista
abruzzese, II (1887), pp. 235-243; A. Colarossi Mancini, Storia di Scanno e
della Valle del Sagittario, L’Aquila (ed. anast. Scanno); L.A. Antinori junior,
Notizie istoriche sulla vita e su gli scritti dell’arcivescovo Antonio Ludovico
Antinori, a cura di L. Biondi, L’Aquila 1980, pp. 137-141; R. Colapietra, Il
Tavoliere di Puglia banco di prova dei riformatori e degli scrittori economici
nel secondo Settecento, in Illuminismo meridionale e comunità locali, a cura di
E. Narciso, Napoli; A.M. Rao, «Delle virtù e de’ premi»: la fortuna di Beccaria
nel Regno di Napoli, in Cesare Beccaria tra Milano e l’Europa, Milano 1990, pp.
534-586; R. Pasta, Dei delitti e delle pene et sa fortune italienne: milieux
juridiques et lectures «philosophiques», in Beccaria et la culture juridique
des Lumières, a cura di M. Porret, Genève 1997, pp. 119-148; P. Matarazzo, Dei
delitti e delle pene. Letture napoletane, in I diritti dell’uomo. Dei delitti e
delle pene a 250 anni dalla pubblicazione, a cura di E. Palombi, Torino 2016,
pp. 16-37. Nome compiuto: Antonio Silla. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Silla.”
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