SERTORIO

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Sertorio: il deutero-esperanto nella filosofia ligure – By Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Genova). Filosofo genovese. Filosofo ligure. Filosofo italiano. S. partecipa al dibattito pubblicando dapprima il saggio  “Elementi di grammatica analitica universale,” poi “Un esame filosofico della grammatica universale,” e, infine, “Il problema della lingua universale.” In quest'ultimo saggio, a proposito dei diversi sistemi inventati – incluso il deutero-esperanto di H. P. Grice, S. individua tre fondamentali tipologie di lingue ausiliarie. Il primo tipo comprende quella categoria di linguaggi che definiamo a posteriori che riprendono alcuni, o tutti gli, elementi, non di rado modificandoli, da lingue storico- naturali, come può essere l'italiano, il francese, il cinese, ecc.. Il secondo tipo è costituito da quelle lingue che definiamo a priori con le quali è possibile comunicare sia in via scritta che in via orale, ovvero che presentano una forma ideografico-fonetica tale da permettere non solo la semplificazione della scrittura, ma anche una sua agevole e veloce riproduzione tramite foni. L’ultima tipologia è costituita da quelle lingue che adottano delle scritture tipografiche, crittografiche, numeriche, nelle quali gl’elementi fondamentali della lingua sono utilizzati per trasferire solo l'idea della cosa che si vuole comunicare, ma che non presentano un reale metodo di comunicazione orale. Della seconda categoria discute ampiamente nel primo saggio dedicato al problema della lingua universale, che intende come lingua adatta alla comunicazione tra persone adulte, che hanno già delle idee proprie sviluppate attraverso l'uso della loro LINGUA MADRE – l’inglese oxoniano di H. P. Gice. Qui S. s’occupa innanzitutto della definizione del sistema numerico della lingua ideale, e ne propone di due tipi differenti, sia a base decimale che sessagesimale, e, poi, del suo sistema GRAMMATICALE – cioe, morfologia, sintassi, morfo-sintassi – (“Pirots karulise elatically”) e lessicale (“pirot, karulise, elatic”. Le informazioni seguenti sono tratte da S., Elementi di grammatica analitica universale,  Porto Maurizio, Tipografia Prov, di Demaurizi. Il sistema decimale  romano – I II III IV V VI VII VIII IX X -- S. associa ad ogni numero da 0 a 9 una consonante, secondo le seguenti corrispondenze: 1  = b, 2 = g, 3 = d, 4 = c, 5 = 1, 6 = m, 7 = n, 8 = p, 9 = 1, 0 = z.  A partire dalla virgola che separa i numeri interi dai decimali si pongono in ordine da destra a sinistra le 5 vocali (a, e, i, o, u) e questo ordine è invariabile. Le vocali vanno scritte al di sotto delle consonanti precedenti e, durante la lettura, questi nessi di c+v (che possiamo allora intendere come SILLABA – ma, pa, da) sono da pronunciarsi assieme (del tipo “be” e non “b – e” (prima articolazione). Le cifre devono sempre essere raggruppate a gruppi di tre, secondo l'ordine decine, centinaia, migliaia, milioni, ecc.) e laddove non vi sia alcuna cifra a coprire le sedi di queste terne si inserisce lo zero. Si avrà allora qualcosa di simile all'esempio successivo: 372,215,8976,340 -- 4 d n g    .cgb.1pr. n m d    Z e  a i a u i  e  a. Il numero così composto in italiano si dicee "trecento-settanta-due miliardi, quattro-centovent-uno milioni, cinque-centottanta-nove mila, sette-cento-sedici virgola trecento-quaranta.” Nella lingua di S. solamente "denagu, cogibe, lapuro, nibema, ducozi.” I vantaggi sono molteplici, come dice Frege – nella trauduzione di Austin per Blackwell, favorita di Grice -- se si riconosce oltre all’evidente brevità – cf. Grice, “Be brief (avoid unnecessary prolixity (sic))” -- anche il fatto che in un sistema numerico-alfabetico di questo tipo le vocali che occupano un posto fisso permettono d’individuare perfettamente l'ordine di grandezza di ciascuna cifra senza dover ricorrere ad altre parole per indicarlo. Cosi si sa che la combinazione c+e+c+a+u corrisponde sempre all'ordine dei miliardi, c+a+c+u+c+o a quello delle centinaia, ecc. Il secondo sistema proposto è quello a base sessagesimale in cui ad ogni cifra da 0 a 60 S, associa una sillaba cv, del tipo 1 = ba, 2 = ge, 3 = di. Nonostante anche questo metodo assicuri una brevita d’espressione considerevole (centoventitré › bagedi), risulta meno convincente del precedente per il semplice fatto che quello prevede uno schema di composizione RICORSIVO basato su POCHE semplici regole – la composizionalita com’essenza d’una lingua come il suo oxoniano nativo, mentre questo aumenta notevolmente il grado di difficoltà mnemonica associato ad ogni numero a causa del maggior numero di combinazioni esistenti e  dell'arbitrarietà delle stesse.  Per quanto riguarda invece la parte della SINTASSI, LA MORFOLOGIA, e la MORFO-SINTASSI – la grammatica ragionata -- e lessicale della sua lingua ideale, S. indica delle caratteristiche fondamentali che questa deve possedere per essere di semplice comprensione. La separazione d’un MORFEMA LESSICALE (‘be’) d’un MORFEMA SINTATTICO – “Fido *is* shaggy; Fido e Rex *ARE* shaggy”; ‘Rex is SHAGGiER than Fido’ (One pirot karulises elatically; therefore, pirots karylise elatically – in an elatic way. L’esistenza di particelle SINTATTICHE nuove, più semplici, meno *ambigue* -- cf. Grice, “Do not multiply the senses of ‘if’ beyond necessity, Strawson!” -- di quelle  esistenti. L’invariabilità delle parole – cf. Grice on word meaning – shaggy’. A questi aspetti deve aggiungersi anche l'esistenza d’un vocabolario o lessico in cui ogni elemento possede UNO E UN SOLO SIGNIFICATO (O STRETTAMENTE, SENSO) – “Senses are not to be multipled beyond necessity”: Grice’s modified Occam’srazor --. La sintassi verte intorno al verbo o PREDICATO (“... is shaggy”, “kaurlise”), che da solo e opportunamente coniugato (Fido is shaggy, Fido and Rex are shaggy; a pirot karulises, but pirot karulise -- è in grado di descrivere non solo l'azione, ma anche il SOGGETO (cf. Grice on ‘the’ – discussione con Sluga --) della stessa, il suo NUMERO – cf. Grice on Peano, (Ex), “some, at least one”; il genere, e le circostanze di modo (modo indicativo, ecc.) e di tempo (cf. Grice, “Actions and events,” basato su von Wright). A questo, se necessario, si possono associare ulteriori complementi di pro-posizione, anch’essi declinati, per descrivere  l'azione in MODO più particolareggiato (non volitivo, ma ottativo).  L'alfabeto utilizzato è composto di diciassette lettere, le stesse che sono state utilizzate per il sistema numerico decimale visto in precedenza. Ogni particella sintattica o parte del discorso presenta un ordine vcvcv ed esse sono riconoscibili a seconda delle lettere che vengono  poste in ciascuna sede. I verbi sono riconoscibili dal fatto che presentano nella sede della prima consonante una «b» o una «g» e questa, assieme alla seconda vocale, forma il modo verbale -- diviso in: «ba» INFINITO (‘to be shaggy’), «be» PARTICIPIO, «bi» GERUNDIO (‘being shaggy’), «bo» INDICATIVO (‘is shaggy’), «bu» IMPERATIVO (please be shaggy, o ‘is shaggy, please’, «ga» SOGGIUNTIVO (‘that Fido be shaggy’), «ge» CONDIZIONALE, i. e. con-dictum (‘si Fido e shaggy, Fido e amato’), «gi» MORALE (“Jones is between Richards and Smith”, «go» FISICO (“Jones is between Richards and Smith”), «gu» MATEMATICO O ORDINALE). La vocale iniziale indica la forma del verbo («a» = verbo IN-transitivivo (“Fido IZZ shaggy”, «e» = ri-flessiva, «i» = attiva (Paride ama Elena), «o» = passiva (Elena e amata da Paride), «u» = neutra»). Le ultime due lettere, consonante e vocale, indicano il tempo, il numero e la PERSONA (Grice, “Someone, i. e. I, is hearing a noise”) a cui il verbo stesso si  riferisce, secondo ua tabella:129tem  0. Particelle  numero d  del e personal  1R28  22  มา สิ  1.ª  TO  3."  Singolare  IP838a  아비아비비이  2  Plurale  130  3.  Specificazione del Tempo  = Più che perfetto  = Passato anteriore  =  Passato indefinito  Passato definito  Imperfetto  Presente  Futuro  Futuro anteriore  =  • Dipendente  = Indipendente  = Persona  Numero. Così ad esempio il verbo 'mangia!' (Grice, hobble) può divenire «ibupe», dove «i» indica la forma transitiva (eat a nut – Grice, as ordered to his pet squirrel, squarrel, Toby), «bu» il modo imperativo – cf. Hare, “The window is closed, please -- e «pe» la seconda PERSONA persona singolare (you, not ye) del tempo presente. Allo stesso modo si compongono i nomi. La prima lettera - vocale - indica il genere (del tipo «a» comune – man --, «e» sessuale – flower --, «i» maschile (aquila macchio), «o» femminile (“ship”), «u» neutro» (‘ship’), la seconda - consonante indica la declinazione e il numero, ed esistono cinque declinazioni. La terza e la quarta lettera - vocale e consonante - delimitano l'idea in ordine alla quale si riferiscono le preaccennate qualità di genere e numero, cioè costituiscono la parte che potremmo in qualche modo chiamare morfema lessicale, RADICE (v this little piggy went to market) lessicale SIGNIFICANTE (‘the shag of shaggy) della parola (cf. Grice, word meaning); l'ultima vocale indica il caso di appartenenza. In questo modo poi si formano anche tutte le altre parti del discorso. Il problema d’un sistema di questo tipo è che la riuscita di una buona conversazione dipende in maniera non trascurabile dalle capacità mnemoniche e combinatorie degl’individui interessati – Grice: “That’s why I say: who cares?”. Oltre alla notevole mole di nessi consonantici e vocalici esistenti, oltre al fatto che questi cambino significato se non SENSO in base alla posizione, oltre all'enorme numero di combinazioni possibili, un aspetto penalizzante e soprattutto la struttura stessa delle parole che, indipendentemente dalla parte del discorso interessata, deve necessariamente essere di cinque lettere o di sei lettere, in ordine VCVCV o CVCVCV.  Per quanto riguarda invece la terza categoria delle lingue inventate ad uso internazionale individuate da S., si riporta un esempio di lingua puramente ideografica, numerica. Esempio:  Ne Il problema della lingua universale, S. propone la frase italiana. Il grammatico intelligente interpreta facilmente questa scrittura; perchè il significato o SENSO unico di ciaschedun segno è reperibile istantaneamente  nella trascrizione numerica seguente del terzo metodo:  - 12. 111. 15. 2101. 1245 - 27. 33. 72. 2152. 1151 - 14. 114. 18. 0454. 3293 - 3 - 364 - 14. 111. 15. 1564. 4252 - 14.  112. 16. 0435.1555 -15. 33.72 - 1533. 1265 - 1. Ad ogni cifra associa una funzione grammaticale, sintattica o di senso (ad esempio il numero «1» finale esprime il punto fermo, la fine della sentenza. Il numero «3» corrisponde al punto e virgola. Il «111» significa 'soggetto della proposizione. Il «15» il caso nominativo nella sua forma singolare. Il «364» significa 'perché; ecc.. I trattini indicano l'inizio di ciascun termine e i punti dopo le cifre separano i fattori che fanno parte di ciascun termine. Esempio tratto da S., Il problema della lingua universale, Porto Maurizio, Berio.  La volontà è quella di limitare (ma non del tutto) la fusione dei morfemi e piuttosto apporre nuove cifre che siano ognuna portatrice di un determinato significato (del tipo 'leone-femmina' e non  'leonessa', o ‘aquila macchio’ e non ‘aquilo’). S. è perciò convinto che, tra quelli individuati, il più esatto dei metodi e il  terzo, visto che: La ragione dell'evidenza, che ammirasi nel linguaggio algebrico e che spesso riguardasi come un privilegio di questa scienza dell’arimmetica, si è che nei ragionamenti algebrici o arimmetici non entra mai un segno il di cui valore assoluto e di posizione non sia esattamente definito. Cf. Grice sul formalismo di Peano e l’informalismo di suo alievo Strawson. La sintassi, che attualmente più soddisfaccia alle esigenze filosofiche è la sintassi algebrica o arimmetica – Frege, il concetto di numero, traslato da Austin, read by Grice -- ed i precetti di questa  dovrebbero essere comuni ad una lingua universale. Di nuovo quindi, l'interlingua in grado di descrivere in maniera conforme la natura delle cose è di tipo numerico e algebrico o arimettico e per essere utilizzata necessita di tanti vocabolari quante sono le lingue storico naturali esistenti. Giacomo Francesco Sertorio. Sertorio. Keywords: Il deutero-esperanto di Grice. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Sertorio”. Sertorio.

 

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