SEMERARI
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Semerari:
la ragione conversazionale e il principio del dialogo in Socrate – filosofia
pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo Italiano. Taranto, Puglia. Grice: “Whereas it
would be considered in bad taste at Oxford, the Italians pun on names – and
there is an essay on the ‘seme’ of ‘semerari’ Witty!” -- Grice: “Perhaps
Semerari is right and the philosopher MUST metaphorise. What better title to an
essay on Carabellese than ‘La sabbia e la roccia”?” -- Grice: “I like Semerari:
His ‘principio del dialogo in Socrate” is reprinted in his invaluable
collection on “Dialogo.”” – Grice: “In a way, we may say that Calogero,
Semerari, and myself, belong to the school of the philosophy of conversation –
not to mention Apel!”. Si laurea a
Roma sotto CARABELLESE. Insegna a Bari. Collabora ad Aut Aut, Critica storica,
Giornale critico della filosofia italiana, Clizia, Historica, Rivista di
filosofia del diritto, Rivista di filosofia, Il pensiero, Archivio di filosofia
e altre riviste specialistiche. Fonda Paradigmi. Si dedica per lo più a
Spinoza, a Schelling, alla fenomenologia di Husserl e Merleau-Ponty e al
materialismo storico di Marx. Altri saggi: Lo spinozismo,Vecchi, Trani; Storia
e storicismo: saggio sul problema della storia in CARABELLESEC, Vecchi, Trani;
Storicismo e ontologismo, Lacaita, Manduria, Dialogo, storia, valori: studi di
filosofia, Ciranna, Siracusa; Interpretazione di Schelling, Libreria
scientifica, Napoli; Esistenzialismo italiano (Grice: “This reminds me of
parochial Warnock and his “English philosophy,” or Sorley for that matter!” --
Cressati, Bari; “Questioni di etica, Adriatica, Bari; Responsabilità e comunità
umana. Ricerche etiche, Lacaita, Manduria; La filosofia come relazione,
Quaderni di cultura, Sapri; Natale, Guerini, Milano; “Scienza nuova e ragione,
Lacaita, Manduria; S., Guerini, Milano; Da Schelling a Merleau-Ponty; Cappelli,
Bologna; La lotta per la scienza, Silva, Milano; Valerio, premessa di Papi,
Guerini, Milano, Spinoza, Marzorati, Milano; Esperienze, Argalia, Urbino; La
filosofia dell'esistenza in Kant, Adriatica, Bari; Introduzione a Schelling”
(Laterza, Bari); Filosofia e potere (Dedalo, Bari); Civiltà dei mezzi, civiltà
dei fini. Per un razionalismo filosofico-politico, Bertani, Verona; La scienza
come problema: dai modelli teorici alla produzione di tecnologie” (Donato,
Bari); “Insecuritas. Tecniche e paradigmi della salvezza, Spirali, Milano); “La
sabbia e la roccia. L'ontologia critica di CARABELLESE” (Dedalo, Bari); “Dentro
la storiografia filosofica” (Dedalo, Bari); Sartre. Teoria, scrittura, impegno”
(Sud, Bari); Novecento filosofico italiano. Situazioni e problemi, Guida,
Napoli; “Scesi. Studi husserliani” (Dedalo, Bari); Filosofia Guerini, Milano
Confronti con Heidegger (Dedalo, Bari); La filosofia come scienza rigorosa,
Laterza, Bari, Frammenti di diario; l'anno di Istanbul, Schena, Fasano. “La
cosa stessa.” Seminari fenomenologici (Dedalo, Bari); “Dommatismo e
criticismo”, “Deduzione del diritto naturale” (Laterza, Bari); Pensiero e
narrazioni. Modelli di storiografia filosofica” (Dedalo, Bari); Frammenti di
diario; l'anno del Messico, Schena, Fasano); “Fenomenologia delle relazioni,
Palomar, Bari); “Ragione e storia. Studi in memoria” Tateo, Schena, Fasano;
Dalla materia alla coscienza. Studi su Schelling in ricordo, Tatasciore,
Guerini, Milano; ‘La certezza incerta” Scritti su Semerari con due inediti
dell'autore, S., Guerini, Milano; Ponzio, Il significato della filosofia per
S., in "BariSera", Niro, S.. Il problema morale, Atheneum, Firenze,
Silvestri, Il seme umanissimo della filosofia. Sul pensiero di S. (Mimesis,
Milano). Treccani Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Per la illuminata
iniziativa del Prof. Antonio Corsano e con il consenso della Signora Irene
Carabellese, appassionata e vigile custode dell’opera di uno dei più forti
pensatori italiani del nostro secolo, l’Istituto di Filosofia della Università
di Bari ha promosso e realizzato, con questo volume, la pubblicazione dei corsi
organicamente tenuti da Pantaleo Carabellese su La filosofia dell’esistenza in
Kant, negli anni accademici 1940-41, 1941-42, 1942-43, presso la Università di
Roma e mai editi finora. Nel piano delle opere complete di Carabellese,
annunciato il 1948 ma non più portato a compimento (uscirono soltanto i volumi
Da Cartesio a Rosmini e Critica del concreto), era previsto, coi numeri 16-18,
un « Kant (in parte inedito) ». Tale pubblicazione avrebbe dovuto comprendere
unitariamente e il volume del 1927, La filosofia di Kant. L’idea teologica —
frutto, con l’altro libro del 1929, Il problema della filosofia da Kant a
Fichte, delle lezioni degli anni 1922-1925 alla Università di Palermo — e i
corsi romani del 1940-1943, La presente edizione è stata condotta su un testo
conservato nella Biblioteca privata del Carabellese.e costituito da fogli
dattiloscritti relativi ai paragrafi 1-7 e 38-104 dell’opera e da un gruppo di
bozze di stampa corrispondenti ai paragrafi 8-37. Nel testo sono riprodotte
fedelmente le dispense autorizzate dei corsi svolti dal Carabellese quale
ordinario di storia della filosofia professore di filosofia teoretica a
Palermo, Carabellese ha la cattedra di storia della filosofia a Roma e passa
alla cattedra di teoretica, quando subentrò a Gentile. L’Autore non poté
riesaminare, ai fini di una regolare pubblicazione, il testo. Sono pertanto
restate, qua e là, delle ripetizioni Vv inevitabili, del resto, in un corso
universitario che si è sviluppato, sul medesimo tema, per più anni di seguito.
Anche lo stile della esposizione, talora un po’ trascurato, riflette la
immediatezza e quasi estemporaneità di un discorso al quale è mancato l’ultimo
ritocco letterario. L’approntamento del volume per la stampa è stato curato
dalla Dr. Valeria Novielli, che ha sottoposto il testo a un’attenta e paziente
revisione, rendendone più precisa la punteggiatura, emendandolo, nelle parti
dattiloscritte, di numerose sviste formali, controllando e rettificando tutte
le citazioni. Con la Dr. Novielli è doveroso ricordare i giovani, che con lei
hanno diviso la non lieve fatica della correzione delle bozze: Teresa
Angelillo, Teresa Massari, Cosimo Tinelli e Anna Verzillo. *o d*o* Nel
presentare al pubblico questa grossa e ardua opera kantiana del Carabellese, mi
corre l'obbligo di accennare brevemente al suo significato nel quadro del
pensiero teoretico e metodologicostoriografico dell'Autore, sì che quanti
vorranno studiarla o consultarla possano partire, nella lettura, col piede
giusto. Sulla formazione della filosofia personale del Carabellese
l’insegnamento di Kant ebbe influenza decisiva. Carabellese considerò sempre la
sua ‘critica del concreto’ o * ontologismo critico’ il risultato di un
ripensamento profondo e ostinato della dottrina kantiana. Nella Prefazione alla
seconda edizione della Critica del concreto, che è del 1939, Carabellese
dichiarava esplicitamente che Kant gli « fu d’aiuto » a scoprire la ‘critica
del concreto’ e aggiungeva: « questa mi fu poi d’aiuto a riscoprire Kant »!. Le
suggestioni ricevute da Kant per la scoperta e la strutturazione della ‘critica
del concreto” così come il ritorno a Kant attraverso tale critica precisano il
carattere di lettura teoretica, che rivelano gli scritti kantiani di
Carabellese. Convinto che il Kant della corrente tradizione storiografica, il
Kant cioè raffigurato quale punto di convergenza e di fusione di razionalismo
ed empirismo, fosse una falsificazione dell’autentico Kant e che, al contrario,
la verità di Kant fosse l’affermazione della inesauribilità dell’ ‘essere’ o
‘cosa in sé’ rispetto alla na 1 CARABELLESE, Critica del concreto, Firenze,
Sansoni tura, Carabellese ricostruiva Kant assumendo a criterio
d’interpretazione l’esigenze proprie della ‘critica del concreto’: l’essere in
sé (Dio, Oggetto, Idea) e l’essere in altro (Io, Soggetto, Esistenza). Il
volume del 1927 era dedicato appunto alla ‘idea teologica’ ed era concentrato
nell’analisi del processo onde Kant, pur nei limiti dogmatici e realistici del
suo criticismo, aveva posto la idea quale oggettività e ragione e, quindi, la
schietta idealità della ragione. Per intendere correttamente la relazione
dell’opera del ’27 con La filosofia dell’esistenza in Kant, è utile ascoltarne
un passo: « Per ora constatiamo che Kant ha finalmente scoperto la natura dell’oggettività
nella sua distinzione dalla esistenza. L’oggettività è risultata la necessità e
universalità di coscienza: ciò che nei singoli pensanti c’è di identico.
L’oggettività dunque è universale astratto nella coscienza. Ecco la grande
scoperta che Kant ha fatto, ma non ha visto. È l'America, che egli crede India.
E con la scoperta dell’oggettività, Kant ha scoperto anche l’esistenza nella
sua distinzione dalla oggettività. Infatti, l’oggettività, l’essere identico
della coscienza è astratto, perché ci sono le singolari qualificazioni della
coscienza nelle quali... ci è dato tutto ciò che di esistenziale può mai
risultare » Non diversamente da Colombo che, credendo di aver trovato una nuova
via per raggiungere un continente già noto, in realtà aveva scoperto un
continente prima sconosciuto, anche Kant — pensava Carabellese —, incamminatosi
nella ricerca critica intorno alla conoscenza, era approdato, senza rendersene
adeguatamente conto, alla individuazione della dimensione oggettiva o ideale
della coscienza e alla sua distinzione dall’altra dimensione, che è la
esistenza, la soggettività. Questa 1‘ America’ scoperta ma non riconosciuta da
Kant, che, « al di là di questa oggettività ed esistenza che ci risultano e che
costituiscono la coscienza », si intestardiva « ad ammettere ancora una
esistenza. che concretizza l’oggettività fuori della coscienza » 5.A giudizio
di Carabellese, Kant, impegnato a risolvere il problema capitale della
filosofia moderna, quello gnoseologico, aveva, di fatto, impostato vin nuovo
problema, il problema della coscienza nella concretezza della sua struttura e
delle sue esigenze trascendentali: universalità e singolarità, oggettività e
soggettività, idea ed CARABELLESE, La filosofa di Kant. L'idea teologica,
Firenze, Vallecchi CARABELLESE, La filosofia di Kant.ì esistenza, Dio e Io,
ecc. Il ‘ vero’ Kant era ritrovato da Carabellese nella ‘Dialettica
Trascendentale’ della Critica della ragion pura, dove etano stati definiti i
grandi temi metafisici di Dio (idea teologica) e della esistenza (idea
cosmologica, idea psicologica). La improponibilità di quei temi in termini
conoscitivo-positivi, il loro eccedere dai limiti della ‘ Estetica’ e dell’‘
Analitica’, che costituivano formalmente il campo del ‘conoscibile’ e dello
‘scientifico’, davano a Carabellese la conferma che, con Kant, era accaduto
qualcosa di nuovo e di rivoluzionario. nella storia della filosofia moderna, il
passaggio di fatto, implicante un rovesciamento prospettico, dalla filosofia
del conoscere alla filosofia della coscienza e del concreto, passaggio solo di
fatto e non ancora di diritto, ché Kant continuava a restare impigliato nella
logica della filosofia del conoscere, confondendo oggettività ed esistenza, di
cui pur aveva sentito la distinzione a livello di coscienza comune e di sapere
concreto. La filosofia di Kant « perciò s’incentra nei tre problemi della
Dialettica, scrive Carabellese nella Prefazione all'opera, Di questi tre
problemi adunque noi faremo centro per esporre criticamente il pensiero
filosofico di Kant nella sua integrità, prendendo ciascun problema dal momento
in cui esso si formula nella mente kantiana fino a quello in cui dal problema,
risoluto o no, questa si libera. L’avvertimento di quella che, per lui, era
stata la più originale scoperta kantiana e, insieme, dell’imzpasse logico in
cui era stata bloccata dalle contraddizioni della filosofia ‘storica’ di Kant
metteva nelle mani di Carabellese il filo rosso del suo incontrarsi e
scontrarsi con Kant e fissava i termini e il metodo del suo discorso critico,
che si veniva organizzando nei modi di una lettura, come oggi si direbbe,
‘sintomale’, di Kant, orientata a valorizzare, contro il Kant letterale, la sua
scoperta critica liberandone il contenuto dall’involucro formale e linguistico
della tradizione precriticistica, che ne distorceva il senso e ne strozzava lo
sviluppo. Prescindere da Kant oggi, in filosofia, è fare opera nulla. Ora per
una determinazione di problemi che non prescinda da Kant, io credo che bisogna
rifarsi dallo stesso Kant senza trascurare quelle CARABELLESE, La filosofia di
Kant che sono le conquiste dal kantismo, e non dallo stesso Kant, già fatte.
Rifarsi quindi da Kant combattendolo nei suoi residui dogmatici. Ma per
combatterlo appunto bisogna intenderlo nella sua profondità, e per intenderlo
bisogna avere una concezione della realtà da contrapporgli (concezione sia pure
nata da Kant; che anzi deve esser nata da Kant), bisogna avere un pensiero con
cui indagarlo. Solo così si può fare la storia, sia essa della filosofia che di
una qualunque determinata attività concreta dello spirito. In tal modo,
Carabellese progettava la sua lettura di Kant come controllo di una più vasta e
generale interpretazione del rapporto tra la filosofia e la sua storia. La
filosofia, voleva dire Carabellese, non nasce se non sul terreno dei problemi
maturati storicamente (impossibilità di filosofare oggi prescindendo da Kant e
dalla storia del kantismo). La filosofia, nondimeno, non eredita passivamente
dalla propria storia (necessità di combattere Kant nel suo superstite
dogmatismo). Anzi gli stessi problemi proposti dalla storia non possono essere
compresi fino in fondo, nella loro verità, se non si sia in grado di fare uso
di un punto di vista diverso, andando al di là del giudizio strettamente storico
con un giudizio teoretico (Kant non può essere combattuto, cioè proseguito e
superato, se non venga prima inteso, e non può essere inteso, se non si sia in
grado di opporgli un differente pensiero). Insomma, se la filosofia dipende
dalla sua storia, questa, dalla sua parte, è anche condizionata e anticipata
dalle opzioni teoretiche della filosofia. Il proposito di far emergere
dall’interno della dottrina kantiana ciò che appariva essere il suo contributo
più originale e importante, dando, per questa via, espressione a quanto Kant
aveva lasciato inespresso, rendeva la indagine storiografica di Carabellese
altamente drammatica e rischiosa, provocava il mutuo coinvolgimento dello
storico .e del suo autore, al punto che il dovere di capire l’autore finiva col
coincidere col diritto di correggere, reimpostare o risolvere i problemi da lui
lasciati aperti, e sollecitava al salto al di là dei limiti della filologia,
quando ciò sembrava necessario alla risolutiva espressione dell’inespresso. Lo
stesso Carabellese era ben consapevole di ciò e non fu certo un caso che,
introducendo il volume del ’29, difendesse il suo scrupolo filologico: «
M’auguro che l’amore della tesi non abbia mai forzato l’in- [CARABELLESE, La
filosofia di Kant] dagine storica ad una interpretazione che non sia quella
voluta dalla intima coerenza logica dei pensatori studiati. Certo ho messo in
ciò la massima cura. E perciò mi son sempre rifatto direttamente alla lettera
stessa dei loro scritti, perché i concetti risultassero sempre nella loro maggiore
possibile determinatezza. In definitiva, ciò che principalmente importa a una
ricerca quale Carabellese proponeva e perseguiva non è tanto la relazione, che
Kant ebbe con le sue fonti e coi suoi contemporanei, quanto la relazione che
può instaurarsi tra Kant e i suoi successori e, soprattutto, tra lui e noi
nell’orizzonte della odierna problematica filosofica. Era questo il senso della
contrapposizione a un Kant morto, congelato nel linguaggio delle sue opere, di
un Kant vivo che, diceva Carabellese, « io voglio rivivere e far rivivere, e
col quale quindi io ho bisogno di discutere scendendo nelle profondità del suo
pensiero e analizzando questo sia nei suoi germi nascosti, per i quali egli
rivive in noi che con lui discutiamo, sia nelle grossolanità esplicite dalle
quali egli non seppe e non poteva liberare la sua costruzione, e di fronte alle
quali quindi egli deve rinnegare se stesso e darci ragione. A questo punto può
essere interessante ricordare come un’analoga impostazione alla comprensione di
Kant dava, due anni dopo la uscita del saggio carabellesiano, ma in totale
indipendenza da Carabellese, Martino Heidegger con Kant e il problema della
metafisica. Non è questa la sede per istruire il confronto tra il Kant di
Carabellese e il Kant di Heidegger e illustrarne le differenze pur nella comune
ispirazione ‘ metafisica ’ dei due approcci®. Vale, piuttosto, la pena di
sottolineare la identità, nel metodo, delle due letture, che risalta
oggettivamente alla luce della seguente dichiarazione di Heidegger: « Un’
‘interpretazione ’, la quale si limiti a ripetere ciò che Kant ha detto
testualmente è destinata in partenza a fallire il suo scopo, almeno finché il
compito di una vera interpretazione resti quello di rendere visibile proprio
ciò che nella fondazione kantiana traspare al di là delle CARABELLESE, Il
problema della filosofia da Kant a Fichte, Palermo, Trimarchi, CARABELLESE, La
filosofia di Kant, Lo stesso Carabellese volle precisare tali differenze in una
lunga nota della Prefazione alla Il edizione della Critica del concreto: cfr.
Critica del concreto Xx formule. È vero che Kant non è giunto a pronunciarsi
direttamente in proposito, ma è anche vero che in ogni conoscenza filosofica il
fattore determinante non è il senso letterale delle proposizioni, bensì
l’inespresso immediatamente suggerito dalle enunciazioni esplicite. Così,
l’intento esplicito di questa ‘interpretazione’ della Critica della ragion pura
era di rendere visibile il contenuto decisivo dell’opera, tentando di porre in
evidenza ciò che Kant ‘ha voluto dire’. Nel seguire questo procedimento, la
nostra interpretazione fa propria una massima che lo stesso Kant voleva veder
applicata alla ‘interpretazione’ di opere filosofiche (...). Naturalmente, per
strappare a quel che le parole dicono, quello che vogliono dire, ogni ‘
interpretazione’ deve necessariamente usar loro violenza. Ma tale violenza non
può esercitarsi a caso, per mero arbitrio. L’interpretazione dev'essere mossa e
guidata dalla forza di un'idea illuminante e anticipatrice. Soltanto in virtù
di una tale idea, una ‘ interpretazione’ può osare l'impresa, ognora temeraria,
di affidarsi al segreto impulso che agisce nell'intimo di un’opera, per essere
aiutata a penetrare l’inespresso e forzata ad esprimerlo. È questa una via, per
la quale la stessa idea direttrice giunge a rivelarsi pienamente, manifestando
il proprio potere di chiarificazione. Chi abbia presenti i passi dianzi
riferiti di Carabellese, ove si parla di discesa nelle « profondità » del
pensiero kantiano, di « germi nascosti », a cui fanno velo « grossolanità
esplicite », della « concezione della realtà » da contrapporre a Kant per
capirlo e della necessità « di avere un pensiero con cui indagarlo », può
rendersi conto di come Carabellese e Heidegger concepissero, entrambi, il
lavoro storiografico, in filosofia, fondamentalmente come interpretazione,
interpretazione da tentare come sforzo di esplicitazione del senso profondo e
intenzionale, restato nascosto, delle parole espressamente dette. Di tale
sforzo, la cui realizzazione può anche comandare l’esercizio della violenza
sulla filologia, il pre L HEIDEGGER, Kant e il problema della metafisica, tr.
it, Milano, 1962, Silva, pp. 264-265. Nella Prefazione alla II edizione
dell'opera, che è del 1950, così scriveva Heidegger: «C'è sempre chi si sente
urtato dalle forzature che riscontra nelle mie interpretazioni. Questo scritto
potrà offrire buoni argomenti per un'accusa in tal senso. Coloro che dedicano
le loro ricerche alla storia della filosofia hanno sempre il diritto di muovere
quest'accusa a chi tenta di aprire un dialogo fra pensatori. Un dialogo di
pensiero obbedisce a leggi differenti, rispetto ai metodi della filologia
storica, legata a un suo compito preciso. Più grave è, nel dialogo, il rischio
di fallire, più frequenti sono le mancanze. supposto è un'anticipazione
teoretica (non casuale, non arbitraria secondo Heidegger, necessariamente
derivata dal filosofo stesso del quale si fa la storia, secondo Carabellese),
capace di trasformare in parole chiare e determinate la ‘intenzione’ del
filosofo oscurata e contraddetta dal suo stesso discorso storicamente
esplicito. Secondo Carabellese, il compito della filosofia dopo Kant, nella
misura in cui Kant veniva riconosciuto come ponte di passaggio obbligato nella
storia del pensiero moderno, era di andare avanti sulla strada di una
‘metafisica critica’, che Kant aveva appunto dischiuso ma non percorso. Sin
dalla edizione, che cura, degli Scritti minori di Kant, il Carabellese aveva
fermamente battuto sul fatto che, a suo parere, il criticismo kantiano non
rappresenta la liquidazione della metafisica, bensì la esigenza e anche il
modello, in qualche maniera delineato, di una sua nuova, ‘ critica ’,
reimpostazione. « Nello sforzo tenace e fortunato che Kant ha fatto per rendersi
conto esatto della possibilità della filosofia come metafisica, cioè come
scienza, che ha oggetti non dati dalla esperienza, si possono distinguere due
aspetti: quello per cui lo sforzo tende, diciamo così, ad individuare con la
maggiore possibile esattezza questi oggetti nella loro essenza, e l’altro, che
è come il riflesso di quel primo, per cui lo sforzo torna continuamente a
misurare se stesso » 1°, L’errore di Kant, il suo limite storico, a giudizio di
Carabellese, era consistito nell’aver dimenticato che la Critica, nel suo
stesso programma, era destinata a fungere solo da propedeutica (‘prolegomeni ’)
a ogni futura metafisica e non poteva, perché non doveva, elevare se stessa a
filosofia. L’errore del pensiero postkantiano era stato quello di non accorgersi
dell'errore kantiano e di aver assunto come ovvietà non più discutibile né
problematizzabile la presunta negazione kantiana della metafisica. Metafisica
positivistica, criticismo metafisico idealistico, storicismo, attualismo,
esistenzialismo, ecc. — tale era la convinzione di Carabellese — erano tutti
prodotti diversi di un medesimo perseverare nell’errore di Kant: la confusione
del problema dell’oggetto della filosofia (il problema cosiddetto esterno) col
KANT, Scritti minori, a cura di P. Carabellese, muova ed., Scritti precritici,
Bari, Laterza. problema del rapporto della filosofia con se stessa (il problema
cosiddetto ‘interno. Esauritosi nel mero esercizio della Critica, finita col
diventare fine a se stessa, Kant fu costretto a occuparsi unicamente del
problema ‘interno’ della filosofia e non vide come la sua soluzione sarebbe
stata impossibile fino a quando non si fosse affrontato e formulato
correttamente, secondo le indicazioni della Critica, il problema ‘esterno’. «
Il problema che Kant impostò riguardo alla filosofia », scriveva il Carabellese
il 1929, «e che è sostanzialmente il problema di tutta la Critica, non fu
quello della essenza, ma soltanto quello della possibilità di essa. L'essenza
della filosofia come scienza era presupposta e dogmaticamente accettata. Perciò
il criticismo kantiano non è la piena posizione di quello che abbiamo detto il
problema interno della filosofia; ne è invece la posizione consentita da un
preconcetto essere intellettualistico » !. In altre parole, Kant, nonostante la
Critica, non seppe rinunciare al pregiudizio pre- e anti-criticistico di un
essere sussistente al di fuori della coscienza e del soggetto e all’uno e
all’altra contrapposto e continuò a pensare la filosofia come uno dei modi,
certamente il più fallimentare, di raggiungere conoscitivamente questo essere.
« Come Cartesio aprì quello delle origini, Kant ha aperto soltanto il problema
della possibilità della conoscenza. E tutti gli indirizzi post-kantiani, che di
Kant veramente tengano conto, cercano di rispondere a questa domanda, ma solo a
questa. E a me paiono ora esauriti i tentativi per darle una risposta. È ora di
cambiar aria, di correre verso una nuova dimensione dello spazio speculativo. A
furia di dimostrare la possibilità della conoscenza, abbiamo finito forse col
dimenticare, o meglio possiamo cominciare a vedere che cosa è questa conoscenza
di cui vogliamo dimostrare la possibilità » 1. La ragione principale della
filosofia di Kant, alla luce della interpretazione carabellesiana, stava proprio
in quel bisogno di « cambiare aria », di conquistare « una nuova dimensione
dello spazio speculativo ». Il che, per Carabellese, significava che Kant aveva
toccato il limite estremo dello gnoseologismo moderno, da un lato
circoscrivendo, una volta per tutte, l’area del conoscibile, di ciò che può
essere ‘scienza’, e dall’altro provando che filosofare non è conoscere. li
CARABELLESE, Il problema della filosofia CARABELLESE, Il problema della
filosofia Che cosa la filosofia potesse mai diventare, dopo essere stata
affrancata da compiti di conoscenza — questo, secondo Carabellese, era il
problema posto da Kant, che Kant non ebbe la forza di risolvere, in quanto
lasciò che i potenti strumenti della Critica restassero inceppati dallo stesso
pregiudizio realistico messo in crisi appunto dalla Critica. Il pregiudizio
restò ancora abbastanza saldo per la svista di Kant, che non si accorse della
grande scoperta ‘critica’ e ‘metafisica’, da lui fatta, dell'oggetto quale
universalità e necessità della coscienza e non più suo ‘al di là”.
Proclamandola impossibile come scienza, Kant mostrava di considerare la
metafisica pur sempre come ‘scienza’. Per lui, gli ‘oggetti’ della metafisica
(Dio, anima, mondo) continuarono a valere come l’‘al di là’ della coscienza, conoscitivamente
inattingibile. Eppure il senso della Critica spingeva a inglobare quegli
oggetti nella coscienza, a ‘ immanentizzarli’ non quali ‘ contenuti” bensì
quali ‘essere’ della coscienza, come la stessa coscienza nella sua originaria e
necessaria struttura !8, infine come l’apriori metafisico di ogni determinato e
concreto sapere, essere e fare. Dopo Kant, quindi, anzi attraverso Kant, fare
metafisica, fare cioè filosofia e non soltanto propedeutica alla filosofia
doveva voler dire, per Carabellese, null’altro che riflettere (riflettere, non
conoscere), sempre più a fondo, sulla coscienza comune, sulla struttura del
concreto essere/fare naturale e storico dell’uomo. Nello spirito, anche se
contro la lettera della Critica e contro la dominante tendenza del pensiero
postkantiano, Carabellese pensava tale struttura immanente e trascendente allo
stesso tempo: immanente, perché intrinseca al concreto, trascendente, perché
non esaurita né esauribile in alcuna determinazione del concreto (la
inesauribilità della kantiana ‘cosa in sé’ rispetto al fenomeno o natura). Per
rivalutare a pieno il kantismo bisogna guardare anche «.. coscienza è il sapere
insieme, noi molti soggetti, un oggetto, nella unicità del quale conveniamo »
(CARABELLESE, La coscienza, nel vol. collettivo Filosofi italiani
contemporanei, Milano, 1946, Marzorati, p. 210). Oggetto umico e noi molti
soggetti insieme costituiscono, per Carabellese, la struttura o essere della
coscienza. Fusi e, tuttavia, distinti nella sinteticità originaria della coscienza,
della coscienza l'oggezto è principio 0 fondamento e noi molti siamo i termini
esistenziali. Tutto ciò Carabellese ricavava dalla Critica, ora direttamente
ora mediandola storicamente, ma sempre sostituendo all’abituale lettura di Kant
in chiave gnoseologistica la interpretazione ‘metafisica’ ossia, nel linguaggio
di Carabellese, ‘ ontocoscienzialistica '. questi oggetti della ragione pura,
non per tornare a ripetere la metafisica kantiana di noumeni sconosciuti e
inconoscibili e pur validi come regolativi, ma per guardarli nel nuovo concetto
di co- scienza maturatosi da Kant, e rivalutare così di nuovo il presup- posto
trascendentale della esperienza. Del nuovo concetto di coscienza, in cui
venivano trasposti e semanticamente rigenerati i vecchi oggetti metafisici
della ragione, La filosofa di Kant. L'idea teologica e La filosofia
dell’esistenza in Kant furono la riflessione, tematizzandone l’una l’aspetto
oggettivo (Dio, Idea) e l’altra l’a- spetto soggettivo (Io, Esistenza). Le due
opere furono i due tempi di una medesima ricerca, i due momenti di una medesima
analisi e anche le due direzioni diverse di una stessa polemica. Infatti,
ambedue — come, del resto, tutti gli scritti teorici e storici di Carabellese —
rappresentavano altrettante prese di posizione nei riguardi di quelle che
Carabellese pensa essere le conseguenze della mai denunciata svista di Kant e,
più in generale, le manifestazioni estreme, nel pensiero contempo- raneo, del
non ancora debellato realismo dogmatico. In partico- lare, il libro,
attribuendo a Kant, tradizionalmente fatto pas- sare per il progenitore
dell’idealismo moderno soggettivistico, la sco- perta della oggettività di
coscienza, serviva a Carabellese anche come arma di lotta contro l’attualismo
gentiliano — allora al culmine del suo successo storico —, che di
quell’idealismo si protestava l’esito più coerente e rigoroso e che fu appunto
il bersaglio permanente della polemica filosofica di Carabellese. Analogamente,
La filosofia del- l’esistenza in Kant, con il discutere la confusione kantiana
di esi- stenza e oggettività realisticamente intesa, consentiva a Carabel- lese
di contrastare l’esistenzialismo, che in quegli anni si andava diffondendo
anche in Italia, e di condannare in esso la sopravvi- venza del preconcetto realistico
e dogmatico « che il singolare sia fuori dell’essere, e che l’essere sia al di
là della singolarità » !9 e, soprattutto, l’errore teoretico di presupporre la
esistenza senza chie- dersi che cosa mai essa sia, a quale esigenza strutturale
del nostro essere/fare concreto essa risponda. Esula dal compito assai limitato
e modesto di questa introdu- zione l’esame critico della ricostruzione
carabellesiana della filo- KANT, Scritti minori, cit, p. VI. 15 CARABELLESE,
L'esistenzialismo in Italia, in « Primato » 1943, p. 65. 16 V. segnatamente i
paragrafi 3, 13, 43’ e 84 di questa opera. sofia di Kant. Tale esame, ove fosse
tentato, implicherebbe l’apertura della discussione sulla generale metodologia
storiografica del Carabellese e, quindi, sulla sua posizione teoretica, che di
quella metodologia è motivazione, supporto e guida. A me premeva solo di dare
al lettore alcune indicazioni elementari e, a mio avviso, es- senziali per un
suo primo orientamento sull’impegno programmatico e sul carattere di questa opera,
indubbiamente originalissima e ri- gorosa, in una epoca che, forse, non è la
più favorevolmente di- sposta a comprendere un lavoro storico condotto con la
tecnica usata da Carabellese e ad accettare un discorso teoretico redatto nel
linguaggio che era proprio di Carabellese. Il lettore vaglierà e giudicherà per
suo conto. Quali che siano, però, le conclusioni di ciascuno di noi, possiamo
essere tutti sicuri che la intera ricerca di Carabellese, nella quale, in primo
piano, si pone la sua lunga meditazione kantiana, è, per tutti noi, uno stimolo
potente a li- berarci dai consunti schemi storiografici e a tirarci fuori dai
luoghi comuni in cui la nostra intelligenza filosofica può essersi impigrita.
Bari. Giuseppe Semerari. Semerari. Keywords: fascismo, Gentile, neo-idealismo
come intrinseccamente fascista, Croce, Vico, intersoggetivo, io-tu, dialogo,
dialogo autentico, comunita, valore comunitario, comunita umana, vico. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Semerari” – The Swimming-Pool Library.
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