SAVA

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Sava: FILOSOFIA SICILIANA, NON ITALIANA -- all’isola: la ragione conversazionale del dovere e dei doveri – la scuola di Belpasso -- filosofia siciliana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Belpasso). Filosofo siciliano. Filosofo italiano. Belpasso, Catania, Sicilia. Enciclopedia Popolare Italiana. Saggi:“Sui pregi”, “Doveri dei medici”, A. Prezzavento. /t'iti SUI PREGI E DOVERI DEI. MONOGRAFIA I STRUTTI VA,: ED^NTER. ESSANTE l'tlt «CM i:i.,lssli : Ilf.-.^OLIi: MlllSOHE 'IIP, UttSCHLTTI L FliftKKtll /s: xss SUI PREGI E DOVERI DEI MEDICO. SOCIO DELLE ACCADEMIE DELLA SICILIA, ! E D'iTl LI A, DI «DELLE DI FILADELFIA E NUOVA-TOUR, hehbho DEPUTATO AL conc-resso degli scienziati italiani riKLLA SESTA LORO JIIUMOHE 13 MILANO PER l'aCADEMIA SUJIICO-UUIHL'KGICA DI NAPOLI E DEGLI ASPMA3T1 BATUHALISTI MILANO Pbesso gli EniToni-Linmj Maxtucelli e C. Conimi del Lioto, H. i3^i Non sempre la censura di Seneca, in ima sua epistola espressa con quella sentenza — ut omnium rerum } sic litterarum quoque, in temperanti a laboramus — scoraggiar deve ogni scrittore che al pubblico il bibulo di sue veglie presenta, avvegnaché non bisogna imitare lo svanissimo pensamento di Lemonnier, il botanico di Luigi XF^i il quale, allorquando veniva richiesto perchè non s' induceva mai a scrivere qualche sua opera, era solito rispondere, come attesta Cuvier, che il tempo impiegato ad instruire gli altri è perduto per la disciplina di sè stesso; appoggiandosi allo stolto paradossale so~ fisma che, tutto è stato jdtto, tutto è stato detto, e si viene troppo tardi per aggiugnerc una sola parola. Con simile sutterjugio, all'uomo timido, naturalmente infingardo e presuntuoso, che travaglia e si ammaestra poco, e crede saper tutto e saper meglio degli altri, la ignavia, tanto 'a lui connaturale, arresterebbe, al menomo ostacolo, le ricerche, le osservazioni, ì risultamenti, fornendogli sempremai delle risorse per trarsi d'impaccio. Io ho indugiato a rendere di pubblica ragione questo lavoro, ma alla fine mi vi sono determinato. In esso soltanto, meno avido della brama di creare, come in altre mie opere, che di quella d'esser nule, e simile all'ape che dal sugo di tutti i fiori il suo mele compone, ho raccolto ciò che mi è sembrato potersi esibire con utilità, e al mio oggetto meglio servire; perciocché nel troppo die s'ignora, il poco che si sa, si. sappia bene almeno. Che se.talvolia le mìe proprie idee presento,. egli è con la più scrupolosa accortezza, e per richiamare un utile principio, manifestare un grave errore, o dimostrare una sconosciuta lacuna. Ma, in generale, . io mi sono . appalesato il. meno che mi è statò possibile. No adottato la massima, di Bayle: Une bornie pensee, de quelque endroit quelle parte, vaudr'a toujours mieux qu'une soLLÌse de son crù n'en deplaise a ceux qui se va lite ut detrouver tout chez eux, et ne rieO lenir de persoli ne. Per nitro, un libro redatto con accorgimento, è quasi sempre l'epilogò de' lumi dell'epoca sua ; è una pietra migliare posta dalia mano del talento nella strada dell'esperienza e del sapere. Io mi sono limitato a scegliere, nelle opere le più conosciute e applaudite, le opinioni che più sagge mi sono sembrate, ed ho avuto impegno citare quegli uomini dotati di Jbrte ragione, di sagacità poco ordinaria, e d'infaticabile ardore per lo studio e per la meditazione ; lungi però dalla sciocchezza quasi universale, che volentieri crede la verità sotto la barba canuta de' vecchi secoli, e sotto un nome d'antica e pomposa rinomanza. In riguardo alle quali opinioni qui addotte, ne ho indicato costantemente le origini; e nel riprodurre le attinte citazioni, rimossa bensì la servile pedanteria, ne ho in gran parte verificata la esattezza, dichiarando tuttavìa con Montaigne: Tel allegne Platon et Homère, qui ne les void onques; et riìoy, ay prins des lieux assez, ailleurs qu'en leur sotirce. Questa sorge/ite di' erudizione e faconda dottrina, al chiarissimo Monfalcon, qui principalmente si debbe. Egli ne è il modello, la guida, l'originale ; come Luciano e Vi. Lo studente dee viver fra te IlevoI mente co*suoì condiscepoli ; ei deve scegliere fra loro un Mentore, richiederlo di consigli, pregarlo dirìgerlo, mancando talvolta questa guida tra 1 professo ri; avvegnaché l'alunno che studia senza consiglio e senza norma, lentamente e disordinatamente si avvia nella sua camera, profitta poco di sue letture e di sue osservazioni. Ma allorquando, più inoltrato, è idoneo a rendere ad altri principianti i huoni avvisi che ha ricevuto, non debba egli mostrarsene avaro o restìo, e tanto meno, poiché insegnando ad altri, accrescesi maggiormente la propria istruzione. Se egli vuole impiegar bene il suo tempo, sfuggir deve tutù quei fra' suoi condiscepoli che passano i più bei giorni di loro giovinezza nella infingardaggine, nel gioco, nello stravizzo, nel libertinaggio, net perditempo. L'ignoranza, la presunzione, la necessità di palliare Iti appresso coll'intrigo il difetto di sapere, la perdita della salute e dei costumi, sono i funesti risultamenti delle associazioni sotto auspicii diversi da quelli della positiva diligenza agli studi e dell'ardore per la scienza. Ricercate voi alunni quello tra' vostri compagni, che a preferenza si mostra animato di verace filantropia, disgraziatamente assai rara, che, felicitandosi de' suoi progressi, si anima all'idea de'servigi ch'ei potrà prestare un giorno in sollievo de' suoi simili. Penetratevi di questi nobili sentimenti, onde abbia a potersi dire di voi; Egli è uno del picciol numero fra coloro che onorano una professione, tutti i membri della quale onoratissimi esser dovrebbero. Ma se non sentite questo nobile amore dell'umanità, che eleva l'uomo sopra sè stesso, non lo simulate almeno; siate probo soltanto, e non ostentate una virtù a voi estranea. I professori hanno dritto al rispetto degli alunni, le loro lezioni ascoltar si devono in silenzio, gli applausi e i segni d'iinp roba z ione sono del pari biasimevoli. Il discepolo giudizioso applaude al professore dotto e benemerito coll'assiduità : alle lezioni di lui, da libera scelta esclusivamente spintovi ; e, pur troppo! Io biasima, dimenticandosene: privare gli allievi di questa libertà, equivale togliere a' professori la più dolce ricompensa del loro sapere, del loro talento e zelo. Giovani e stranieri ad ogni vergognoso interesse, gli alunni giammai si ingannino nella scelta del corso che seguir devono, proferendo essi ognora se non il professore più eloquente e più dotto, il più insinuante almeno e chiaro, nelle lezioni del quale maggior profitto ritraggano, Finalmente sostenuti gli esami, disviluppata la tesi, ed il candidalo pervenuto al grado di dottore, gli è necessario dedicarsi a riuscir medico. Egli va ad entrare nel mondo, bisogna quindi additargliene la condotta, di che abbisogna il giovane che è passato dal collegio all'anfiteatro, e da questo agli ospedali. Colui che ha più lavorato è quegli che maggiormente trovasi imbarazzato in tale incontro ; colui che si è indonnato della società correndo dietro «'piaceri, sente appena la transizione; avvegnaché, familiare alle sociali abitudini, avendo intrigato pe 'capricci, gli è facile intrigare per la fortuna: lo scopo solo è cambiato, ovvero modificato, il mezzo rimane sempre lo stesso. Questa norma è degna d'ogni attenzione. Il giovane dottore ritorna da suo padre, e riceve da lui una disposta clientela: inatruito o ignorante, egli eredita la paterna rinomanza, e questa eredità non è al certo la meno curiosa di quant'altre in società si acquistano; ovvero gode de* beni di famiglia, dimentica i suoi libri, non vìsita ammalati, sol vagheggiando una ricca ereditiera di cui lusingasi essere sposo; oppure ostenta un'opulenza iittiz.ìa; ed il maggior numero si agita per ottenere un posto, da valere qual patrimonio di talenti. Le circostanze però aiutano talvolta lo istruito e modesto, e la fortuna è allora giustificata de'favori che spesso largisce al ciarlatanismo ed all'ignoranza. Additare dunque all'inesperto medico il sentiero onde trionfare degli ostacoli che incontratisi ad ogni passo nella società; fargli conoscere la dignità del suo ministero, ed i doveri che adempir deve socialmente in generale, ed in particolare verso i suoi ammalati: giustificare i medici e dilènderli dalle calunniose persecuzioni; e, quali sono precisamente, dimostrarli: ecco il sommario di questa monografia. Veggasi all'uopo il Dictionnaire abrégé de médecine; ed anche De Renzi, Sullo stato della medicina nell'Italia meridionale e sui mezzi di migliorarlo. Un medico ha trascorso gran numero d'anni nelle scuole, ha frequentato con zelo gli ospedali, con assiduità le biblioteche; nessuna parte della teorica gli è ormai straniera: dopo avere consumato il tempo più bello di sua vita nello studio tanto lungo e laborioso dell' arte di guarire, egli viene a chiedere al pubblico quella fiducia di cui per il suo sapere si crede degno. Ma la nuova carriera the gli si apre dinanzi, non è meno laboriosa di quella che ha già percorsa. Aspri scogli l'attorniano da tutte le parti: la teoria cosi bella, attraente e facile ne'libri, è una guida insufficiente o infedele presso gl'infermi: tutto è generalizzato negli scrittori, tutto è particolareggiato nella clinica. Egli cerca indarno sovente que' segni che gli si è detto caratterizzare le affezioni morbose : quelle malattie organiche, che facili a conoscere ei supponeale, lo avviluppano con sìntomi ingannatori o larvati ; quelle febbri essenziali, descritte a lungo dagli autori, che frequentissime ideavasi osservarsi, giammai al suo esame si presentano. Ei vede con sorpresa l'esperienza smentire le magnifiche promesse della terapeutica. Facilissima giudicava la esecuzione dei processi operatori! sul cadavere, ma sul vivente ripetuti ostacoli lo imbarazzano. Incertezza e pericoli dappertutto egli trova. Niente di positivo apprendesi nelle scuole, è stato detto altra volta da alcuno ; e negh' ospedali, il grande numero degli ammalati, la brevità delle cliniche lezioni, l'ignoranza de'veri motivi che determinano il trattamento curativo, una lunga serie di enigmi da indovinare allo studioso allievo ordinariamente presentano. Comunque inslruito esser possa un giovine medico, osserva Vicq-d'Azyr (Eloges hisloriques), egli teme sempre l'istante di agire per la prima volta, allorquando, dopo avere ascoltato e letto, bisogna giudicare e scegliere. Scrupoloso osservatore delle regole dell'arte, e temendo ingannarsi nella loro applicazione, egli esamina con accurata diligenza, e pauroso delìbera. Gli si appresentano incessantemente allo sguardo gli ostacoli che nascono dalla complicazione degli accidenti, e le obbligazioni che il suo dovere g l'impone. Ei consiglia pochi rimedii per dubitanza, come il pratico sperimentato avvedutamente pochissimi ne prescrive. L'uno indaga la natura ed agisce di rado per 26 chè non si crede troppo illuminato su 'bisogni dì essa ; l'altro conosce i suoi sforzi, ed a secondarne i movimenti si limila, e perchè teme perturbarli, di rado anch'egli agisce. Entrambi hanno una grande riservatezza, perchè hanno i medesimi principii, e tendono al medesimo scopo. L'ignorante al contrario comincia con arditezza, e finisce con audacia. Ed in generale i giovani medici i più istruiti, sono i meno intrepidi ed animosi nella loro pratica; sempre diffidano di sé stessi, e dopo molle esitazioni acquistano finalmente quella sicurezza che al vero sapere tanto bene compete: eppure quando indefessi prolungati studj li abbinilo resi pratici cons unitissimi, diffidano rullavi» di non aver fallo troppo. Qual contrasto questi uomini laboriosi fanno col volgo de' medici! Un giovane, al primo sortir d'un liceo, e forse senza precedente educazione, vuol divenir medico: la sorte è gettala: eccolo recarsi in una facoltà di medicina. Ma i parenti suoi, poco fortunati, bastar non possono alle considerevoli spese necessarie per il trascelto stato, se non coll'imporsi le più crudeli ed oppressive privazioni : come fare allora? il tempo pressa; egli si affretta, ei s' industria per affrancarsi di esami nientemai rigorosi; saperne alquanto per sostenerli è tutto ciò ch'egli ambisce, e, appena scorsi già sono i termini prescritti, ghigne in fatto a liberarsene: adunque non più corso, nè clinica, nè libri. Qual cosa egli ignora ond'essere profondo medico? La cupidigia si sveglia: non meno eccessiva dell'ignoranza e della impudenza del novello Esculapio, essa pone tutto in uso per imporre al pubblico, e vi riesce sovente; mentre in opposto il modesto sapere, senza fautori, vegeta nell'obbho. La Bruyère ha molto bene osservato die gli uomini sono troppo occupati di loro, per aver agio di penetrare o caratterizzare gli altri. Da ciò deriva che con merito grande e con più grande modestia, si può languire lungo tempo nella dimenticanza. Non vi è nel mondo tanto penoso mestiere, che farsi un gran, nome. La vita finisce, quando quest'opera si è appena abbozzata. Un giovine medico che entra nel mondo, desidera con impazienza l'epoca quando potrà godere mia generale considerazione. Incerto del destino che l'attende, ei s'inquieta, ei s'agita, si lagna della sua situazione: allorquando frequentava le scuole, riguardava qual istante di sua felicità quello in. cui non avrebbe ormai bisogno delle lezioni de'suoi maestri; adesso che è libero di questo peso, e che il titolo di dottore gli permette esercitarne le funzioni, vorrebbe che gli anni maturato avessero la sua hsonomia, perchè la gioventù sembragli ostacolo insormontabile ai suoi successi. Egli anela il momento quando la fiducia de'suoi concittadini lo ricompenserà di tanti anni da lui consacrati allo studio dell'arte sua. Un pratico, che numerosa clientela priva di tutti i piaceri, compiange quel tempo, "allorché, più felice, abbandonar potevasi alle sue propensioni, e godere principalmente di sua libertà: con dolce soddisfazione rammenta l'epoca de'suoi studj; paragona con amarezza l'indipendenza e la felicità di sua gioventù alla dura servilità nella quale ridncelo il suo ministero, e se talvolta sorride allo spettacolo del benessere clic lunghi e penosi travagli bannogli acqui stato, la canizie de'suoi capelli avvelena bentosto la gioia sua. Laonde l'uomo mai non è contento della sua sorte ! Da' primi successi o da'primi rovesci del medico nella sua pratica, in gran parte dipende l'opinione degli uomini sul di lui merito. Quanto è delicata, quanto difficile la posizione del medico all'ingresso iu società! Quanto interessasi egli de'primi suoi malati che le di lui c ure reclamano! con quale attenzione analizza tutti i sintomi morbosi ! e, nell' impiego de'mezzi terapeutici, quanta riserba tczza egli usa!! Se l'ammalato guarisce, essendo stato semplice il caso e del numero di quelli che del solo regime abbisognano, mille voci celebreranno il profondo sapere del giovane dottore, la rinomanza si spargerli da tutte le parti, magnificando lo strepito de'suoi successi; la fiducia nascerà al grido ripetuto della riconoscenza, ed il tranquillo spettatore degli sforzi della natura, sarà agli occhi di tutti un genio che comanda alla morte. Ma che una fleminasia grave e rapida nel suo corso, gli spenga in pochi giorni un infermo nel fior degli auni, che sintomi consecutivi conducano alla tomba quello sventurato chirurgicamente operato, o quel calcoloso liberato dalla pietra, l'ingiustizia e la mala fede si uniranno contro di lui : si accusano le sue cure, si incolpa la sua giovinezza, gli si contendono le sue cognizioni, e dappertutto incontra la più cieca prevenzione e le più calunniose imputazioni; e talvolta egli è costretto recarsi altrove ad iucon. tra re casi meno disgraziati e maggiore equità. Tuttavia compiagnere, un giovane medico, che nel princìpio di sua carriera non imbattesi in malattie di 29 felice risultamonto, contro te quali la natura e l'arte uniscali loro possanza, non è un motivo ad impegnarlo prestar le sue cure per le sole affezioni morbose, di cui è probabile la guarigione. La religione e l'umanità gl'impongono una legge ili visitare col medesimo zelo o colia stessa assiduità 1 infelice che un'organica affezione conduce alla tomba, o quel malato ebe i soccorsi dell'arie richiameranno infallibilmente alla vita. Uomo pubblico, egli appartiene a tutti coloro che invocano il suo ministero, quindi non può negarlo ad alcuno. Nò l'incertezza del successo, nè il pericolo di rovesciare una riputazione tuttora mal ferma, non sono ragioni sufficienti perchè un medico sia pigro o sordo a' preghi degli sventurati, che hanno riposta in lui l'ultima loro speranza. Del pari un chirurgo non deve negarsi giammai ad una operazione d'esito incerto ma bene indicata. Condannevole pur troppo è la pretesa politica di alcuni individui dell'arte, i quali, temendo di compromettersi, hanno sommo impegno ad evitare le pericolose curagioni. L'ingiustizia frequentissima de'giuchzj del pubblico può mai scolparli di un fallo le di cui conseguenze sono tanto gravi? Quanti malati sono quindi vittima di questa falsa prudenza! Quanto la fiducia può esser corrotta da vani interessi dell'amor proprio! Le qualità essenziali al medico, per riuscire nel mondo, non sono un merito trascendente, un grande impegno per lo studio ed un profondo giudizio, ma sibbene esorbitante ammasso di ciarlataneria, instancabile cicalamento, ed un'audacia che niente può sconcertare giammai. Perche tacerlo or vi a? gli uomini hanno un pendio naturale per i ciarlatani: conoscerli bene, ecco il cardine per chi aspira a grandi successi nell'esercizio della medicina. Una vernice di sanere basta per illudere il rozzo volgo. Egli è vero che la grand'arte di ammassare danari non è meta per il medico che conosce la digitila di sua professione; non men vero è altresì che gli uomini illustri, che si sono creati dei diritti alla venerazione della posterità pe'loro rari talenti, non hanno credulo onde giug-icrvi bastare uno stodio sufficiente e porre in opera ogni astuzia ed ogni raggiro, il cui insieme compone il saper fare. Ma che importa ? quei che scorgono nella pratica medica un eccellente mezzo di fortuna, non fissano alcun significato al risonante = amor della gloria, amor dell'umanità = ed inutile giudicano la scienza, poiché non è indispensabile ad essi per l'acquisto di vistosa opulenza. Eppure i medici hanno ragione di lagnarsi spessodell'ingiustizia degli uomini, Qual forza d'animo non abbisogna loro per sormontare i disgusti ila cui sono sopraffatti? Voi non sapete, diceva Lorry alla gente, quanto ci costa per esservi utili! Un medico amante dello studio ha languito quindici anni nelle scuole e negli anfiteatri fisici ed. anatomici, ha trascorso poscia gli anni più belli della sua vita nell'aria infetta degli ospedali, il pallore del suo colorito e la emaciazione del suo viso attestano la moltipheilà delle sue veglie e delle fatiche sue. Con qual premio sono indennizzati tanti lavori? Qui, l'uomo del mondo declama contro la certezza della più nobile delle umane scienze, e confonde senza pudore la medicina ed il ciarlatanismo; là, qoeglino stessi a' quali le di lui cure hanno reso la vita, negano il ricevuto benefizio, onde dispensarsi della riconoscenza: altrove, qualunque sia l'estensione e la base di sue cognizioni e gì' incredibili suoi studi per aumentarle, il dotto filantropo medico stentatamente può formarsi una mediocre clientela, mentre al contrario nn ignorante non ha, dovuto die presentarsi in società per occupare tutlo il grido della rinomanza. Se gli uomini non ricevono dalla, medicina tutti i benelicii che sperar ne possono, ne debbono incolpare sè stesi. Essi, che all'intrigo ed alla ciarlataneria tanto facilmente accordano fidanza, solo dovuta al vero sapere; che favoriscono così spesso l ignoranza senza discernimento alcuno, e disconoscono il inerito verace ; che non aprendo mai gli occhi sopra i mezzi adoperati a sedurli, non sanno che nulla può supplire all'applicazione ed allo studio, che l' esperienza non istruirà giammai colui che non sia in istato di profittarne, e che il maneggio è quasi sempre la sorgente de'più funesti emiri. I giovani medici generalmente sono buoni, umani, compassionevoli, pronti a credere le promesse colle quali vengono lusingati; amano i loro infermi; nessuno ostacolo a' loro occhi mai non si fa incontro: la carriera che s'apre loro dinanzi sembra sparsa di fiori; e la loro immaginazione sedotta li persuade che per riuscire nel mondo è sufficiente servire gli uomini ed amarli. Illusioni amabili, voi sedurrete pòco! II paradosso del trionfo dell'ignoranza non tarderà a stancare bentosto ed opprimere il loro amor proprio ; la dimenticanza, l'ingiustizia, la parzialità, il raggiro squar ceranno a brani il troppo sensibile loro cuore ; e l'ingratitudine sarà il colmo del disinganno. Veggansi a questo proposito le seguenti opere: Plàtius, De medico audace; Heister, De medico nimìs timido; Sonnet, Satire contre les cliarlatans et les pseudo-médecins empiriques; Coquelet, Criiique de la charlahmerie; Dolàeus, De juvenis medici idea errante philosophico-medica; MimcHmr, La scuola del giovane' medico. Una' diffusa' celebrili) talvolta è meno l' elogio di un medicoj'cbe la satira del pubblico. V, : ' Si consultino le opere seguenti: Licetusv De optiiuo ^medico: Chiappa, Ippocrate, modello de' medici. La medicina non è una scienza incompatibile coli' uso de' sociali trattenimenti, nè esclude colui che l'esercita dalla politezza, dall'amenità, dalle grazie, clic formano il socievole diletto. Si può esser medico ed uomo di società medesimamente; e se alcuni malinconici dottori declamano contro lo sludio dell'arte di piacere, in ciò hanno essi meno riguardo alla dignità di loro professione, che all' impossibilità di correggere la pedanteria del loro carattere, ed il ridicolo delle loro maniere. Quella imperturbabile gravità che portano in società, come al letto de'malati, è un velo sotto il quale occultano sovente una crassa -ignoranza; e quegli inetti sarcasmi che lanciano contro que' loro colleghi che aggiungono al sapere uno spirito penetrante ed amabili forme, altro non sono che la confessione della secreta loro gelosìa. V arte di piacere e quella di guarire hanno fra loro strette connessioni. Se nn medico, troppo tardi apparso net mondo, 0 di carattere molto serio e grave, non può acquistar quella giocondità e quelle grazie naturali che costituiscono l'uomo amabile, egli deve mostrarsi tale, qual egli i; ma non sostenere un posto in cui sarebbe fuor di luogo. Chi dalla natura non riceve la piacevolezza, indarno vorrà simularla; colui che non è dotato d'un facile umore, affetta invano l'amenità: ì suoi tratti, le sue maniere, i suoi discorsi, tutto in lui è stentalo; ei diviene ridicolo per la ricercatezza di voler piacere. Pochi medici hanno goduto pieni successi di amena società come il famoso Procopio. Egli era amicissimo di molti uomini celebri del secolo dee imo Ita vo, ed il suo nome si trova spesso ripetuto ne' loro scrìtti. Piccolo di statura, brutto e gibboso, non fu perciò men ricercato nella società. Si hanno di lui alcuni brani di versi piacevolissimi, una commedia dimenticata, e cattive opere di medicina. Per riuscire nel mondo, bisogna formarsi necessariamente una maniera di essere fittizia, giungendo a possedere quella riserva abituale che reprime tutti 1 movimenti spontanei, quella pieghevole compiacenza che a tutto si adatta, ed una attenzione sempre vigile nel ccrcarè in ogni oggetto una occasione di piacere. Il medico più d' ogn' altro ha bisogno di un carattere flessibile e dì uno spirito insinuante: chi meglio di lui conosce quanto le passioni siano i motori degli uomini? Alcuni, giovani medici, troppo cruciati dello studio, vivono co' libri e nella lettura, e si. sottraggono alla società, per dedicarsi alle. (lolle loro ricerche, Questa occupazione postante ; dà. loro un;. aspetto imbarazzate», ed un timido coufteguo, di cui mai non possono correggersi, e che nuocono talvolta ai successi, a'quali la mqltiplicità e la profondità delle loro cognizioni li appellano. Ogni uomo pubblico. non deve dimenticare sulla di ciò che può assicurare la sua rinomanza. Ogni medico deve portare molta, cura ad . acquistarc i ciò che può mancargli sotto il rapporto delie .apparenti qualità, come eziandio a per fon io u are quelle del suo ingegno. I medici poi sono dispensati il' assoggettarsi interamente alle leggi dell' etichetta, .come una dì loro prerogative.,., >, I 1 >, >.• i.'-i-i i'. Raccomandare al medico 1' uso della società., non importa volerne fare un. zerbino, uu £iceto, uu bell'umore di sollazzevole compagnia ; dissuadergli il pcdautismo od una esagerata gravila, non tende, a prei scrivergli di abbandonarsi senza ritegno a divertimenti innocenti in sè s lessi e piacevolissimi, ma poco compatibili colla dignità del. suo carattere. Un dottore non deroga punto, coltivando, j^rti- amen q, q prestandosi talvolta a'giuoclu. di. Tersicore.,,; in .un convegno di scelti, anaci : uia il ridicolo è prossimo all'abuso, e la professione di quello è : molto grave f onde porre molta. riserbate,zza in tali l'utili passatempi. La vera urbanità sceglie e, conferma i'modi esteriori con le condizióni. È: tale la. severità del pubblico, che pensa male di un medico troppo abile nelle arti 4t ci nette - scienze, -'ohe -non,1 tanno rapporto dilètto colla sua professione essenziale e p ri mitri' aJ Gohii; chs vedesi sempre! ih iriiezzo alte feste ed a'tripudii) séni, braló^pqcd-bccup'àto oi tròppo aliedo idaH'arle sua. Rmunziare-idunque a' suoi gusti più diletti; eia» u^ahriegàzÌQne di sé stesso, ecco! il saccifiaioinlposU a medici. Essi appartengono alla /società, ;.!e: jquestì chiede da loro stretto conto di tutti i loro istanti, e sorveglia i loro piaceri; Un medico non; può gustare in riposo alcon sollazzo':. di giorno, non. può egli promettersi clie poche. ore di quiete; nella notte, il sonno 'suo dura sino a tanto che gli altri non r librino . bisogno di turbarlo con le ordinarkriiótturHe'niòieatie :( Ficq, ifìdfyrfr, ., .,„j,./.,{ ..)'.,(, B Kf'ì'il» ; Sotto Luigi XIV, i medici affettavano una pravi là eccessiva, . Molière; IsìibeSb di ! loro: i mpedantì dispaiv vero; ma i cicisbei sono venuti; e questo ridicolo È -forse più insopportabile dei pruno. Oh airip fori racconta l' aneddoto seguente sopra! uno di qile' dottori alla moda. D'Alembert trovatasi: presso madama J)u .Deuaiit,'ove erano il 'i presidente HenuùH :ed- il.'ia»gnor iPont-de-Vesle: sovraggiugne un medico nominato Fournidi^ il: quale, eulraiide; :dice- a màdaiha Ueffant: Madama, io . vi presento il mìa umilissimo iritìptUtOt al presidente Hénault: Signore, io li ò l'onore di salutarvi; al signor Pont-de-Velsè : iSignore, io sono il vostro iiuiilìssimo servitore; e rivoltosi a D'Alembert: Buon 'giorno, signor abate. Evvl più ridicola peUegoleria.'d*, questa vana e falsa pretensione ad osservare le sociali convenienze ì Questo stesso -.Fouinier è l'originale del Medico del Circolo, commedia di Poiusinet, dedotto da quella di Palissot col medesimo titolo. A qnal punto ormai può un medico liberamente coltivare le arti dilettevoli! La soluzione del quesito è di già presentita. Qualunque sìa il di lui gusto per esse, sacrificar lo deve al pregiudizio del pubblico, o secondarlo con estrema circospezione. Senza dubbio, il flauto a Boerhaave niente scemava a'di lai rari talenti; laonde coloro che godranno di uguale sorprendente celebrità, potranno allora, ad esempio di quello, mostrar senza pericolo il loro trasporto per la musica; ma fintantoché analoga reputazione acquistar si dovranno, prudenza esige, far bene astenersene. Ed avvegnaché, oltre l'opinione conosciuta del pubblico sulla incompatibilità della coltura della medicina e delle arti, bisogna ritenere ancora quante seducenti attrattive sono in queste, che dallo studio cosi arido e penoso delle mediche scienze possono facilmente distogliere. Colui che al sapere unisce la civiltà, un carattere piacevole affettuoso ed ameno, e la compagnevole leggiadria, è più opportuno d'ogn'altro a bene esercitare la medicina: egli onora la sua professione, ei la fa amare. Alcuni medici vivamente sensibili, o per dir meglio di poco spirito, si irritano contro la società declainatrice contro l'arte loro, e contro i filosofi che, come Montaigne, Molière, Rousseau, non credono alla certezza di essa. Qnal bizzarro capriccio) Veggansi le opere: Le Fhàhcois, Réflexions crìtìques sur la médecine. Odwyer., Querela medica. Pljitz, De oedantismo medico. Il ginevrino Odier, in nna Memoria letta all' In stituto Nozionale di Francia, ha provato con evidente dimostrazione i vantaggi, che trarrebbe la medica scienza nel suo paese, da una fondazione a perpetuità, destinata al sostegno di alcuni medici nelle università straniere. Una tale istituzione sembra dover essere la più utile. Questo progetto è stato gik concepito ed eseguito in Inghilterra dal dottor Radctiffe, che ha legato i suoi beni ad un al nobile uso. "Volle questo medico che due studenti, dell'università di Oxford, godessero per sei anni d'un* annua rendita di seicento lire sterline, a condizione di passare almeno cinque anni fuori della Gran Brettagna. La poca cura posta nella scelta de' soggetti, la coi nomina ad alcuni signori appartiene; ¥ assoluto difetto di regolamenti per esìgere da loro un discarico dell'impiego del loro tempo, hanno paralizzata una istituzione, clip sembrava 'promettere, dice Oilier, grandissimi vantaggiosi risii! lamenti. Ma, secondo Valentin, i candidati ora ottengono queste missioni a concorso, nella gran sala dell'Università, in presenza del suo cancelliere e degli nffiziali della Corona. Allorquando un uomo d'alto merito si annunzia in alcun luogOj la rinomanza proclama bentosto il suo nome da tutte le parti; il suo genio esercita sommo potere sulle nazioni straniere, e le contrade le piti remote gli inviano discepoli ed. ammiratori. Chi ignora l'inconcepibile affluenza degli allievi d' ogni paese alle lezioni di Boerhaave, di Morgagni, di Unnici-, di G. P. Franck, di Scarpa, di Sementini? La scienza deve molto a questi omaggi resi alla celebrila. Quanti abili chirurghi, anche fra gli stranieri, non ha for.fl*i^J'UlM*re;ne9aMtì.Moltìic^eriìWri-.disliiUi;jiiit:ii•mpltèi diivano il vanto essere stati allievi di ini; le,»iie. leziqjli ed i suoi esempi inibivano più de' miglio ri libri nello ammaestramento : e- quei che pec goderne oltrepassavano .immense distanze, 'iie trovavano la ricompensa .nell'entusiasmo di cui egli li accendeva per la phiiiurgia, e nel rapido incremento del loro sapere. . r .; Superfluo ; sarebbe provare ulteriormente l'utilità dti' viaggi iinedici : essi estendono la sfera delle cognizioni del medico, gì' 1 insegnano a comparare le opinioni, tid .apprezza re i sistemi') ma il maggior vantaggio che. gli' procurano è dì metterlo iti relazione .cogli: uomini più celebri d'ogni contrada, e fargli Ot;te.ne(e. dalla .loro; beilevoleftza' conoscenze,e .rapporti . del, .maggiore interesse. j., „ '-. ii l. !.. cniutou Qual, differenza. ..jj-a il leggere là descrizione, di un . processo operatorio in un'opera periodica, e vederlo praticare 'dliì suo inventore sul vivente ! -Quanto i«na' prezióse le Osservazioni cliniche filliteial letto- degli ammalati; o nella, intimità del congresso de" dotti -'ohe primeggiano nell'arte di guarire! Un mcdieo illumi-; nato che visita gli stranieri 1, studia con cura ti! lorte metodi' d' insegnamento e di terapeutica ; > osserva i grandi medici nella Iqrd predica pat'ticdlarej si ini pai-, dronisce sul luogo del carattere delle endemìe, osserva le gradazioni die esibiscono secondo lemslat^' lie epidemiche e sporàdiche, e secondo le rpgicmi; nota con esattezza tutto ciò che- e raltttivo alla pò*, lizia degli ospedali, visita le collezioni, di storia natoraic e di anatomia, patologica, e fissa principalmente' l'attenzione sulle innovazioni introdotte nel dominio; della materia medicai' 1 'i*f ' ' h >i'»"l '">i liti Mn un medico non può trarre vantaggio del suo soggiorno nelle straniere focóltà, s'ei non adempie le' seguenti condizioni: i.° È indispensabile possedere la lingua 'del paese : coma potrebbe egli, se l'ignora,' seguire le lezioni de' professori, leggere Je opere no-, vel!e, ed assistere alle mediche conferenze?' un^int^r-' prete, è fastidiosa ed insufficiente risorsa. à"-Se'iè>cognizioni tìi lui non siano di già molto éste'seì, gli sarà impossibile ben ponderare le teoriche ed i fottirecenti che gli; saranno' partecipati, e comparare ciò che preventivamente ei sa. Per questa ragione i vjag^i' mèglio ammaestrano gli uomini instruiti: costoro sa mio difendersi dalla seduzione a cui sospinge naturalmente tutto ciò che è nuovo; essi soli sanno ««servare, di*- . scutere e giudicare. 3° Di tutte le qualità morali; la più preziosa per il . medico viaggiatore è un sano giudizio, col quale indaga e distingue ciò che è buono essenzialmente, da ciò che è vizioso o indifferenti;; né ritiene come scoverte preziose le bizzarre innovazioni, ed apprezza di più i fatti pratici, e gli oggetti di utilità dimostrata, che non lo vane teorìe o le brillanti speculazioni. Alcuni medici o chirurghi di chiara rinomanza, animali d'ardente zelo per i progressi deli' arte di guarire, hanno intrapreso, in epoche diverse, parecchi viaggi presso le nazioni più illuminate e dotte d'Europa, onde conoscere da loro stessi i gradi di perfezionamento della scienza. In effetto allorquando sparsesi in Francia la fama che Cheselden onerava col massimo successo un nuovo processo operatorio per eslrarre i calcoli dalla vescica, Morand propone all'Accademia delle Scienze d'andarvi in persona ad esaminare ciò localmente: egli vi fu spedito, ed ottenne dal celebre operatore di Londra le istruzioni ohe desiderava con tanto ardore. Simili nobilissimi motivi condussero Chopart, Valentin e Roux in Inghilterra, e G. Franck a Parigi: merito più laudevole in questi sommi dotti che nulla aveano da invidiare agli stranieri ! ' t Il più illustre de'medici viaggiatori è stato il gran vecchio di Coo. Ippocrate, ad esempio de'filosofi del suo tempo, andò a cercar lumi in remote contrade: egli percorse la Grecia, l'Asia e l'Europa, le isole dell'Arcipelago e delle coste del Settentrione, e le contrade che avvicinatisi agli Sciti nomadi ; in Tracia poi ed in Tessaglia egli si fermò assai lungo tempo. Riconoscendo nei viaggi fatti tra le indicate condizioni, vantaggi certi ed evidenti, creder pero non debbo n si d'estrema o precisa necessità. Avvegnaché qual è il loro scopo! conoscere i progressi dell'arte di guarire presso gli esteri: ma tutte le utili scoverte, tutt' i fatti degni di rilievo, i nuovi interessanti processi cperatorii, sono pubblicati da'loro autori, o da quelli ebe li avvicinano, quindi conosciuti pur sono da tutta la gente dotta europea. Morand non era pervenuto ancora in Londra, nel 1736, che Garengeot e Perebet aveano scoperto ciò che egli cola andava rintracciando. Lo aver troppo vagato nel mondo è anche meno un titolo di raccomandazione. Quanti medici, per lungo tempo cosmopoliti, che vengono finalmente a stabilirsi fra noi, non hanno guadagnato nelle loro corse moltiplicate fuorché alcuni errori dippiùl Aggiungasi a queste considerazioni che un medico, arrivato in una capitale straniera, può difficilmente giudicare convenientemente gli uomini co'quali è in rapporto, e gli accade sovente considerare e spacciare, colla miglior fidanza possibile, per grandi medici o abili operatori, individui troppo mediocri, mentre si tace di dotti valentissimi, di cui ignora vasi l'intrinseco merito. Veggasi Bartholihks, De peregratione medica. pX»^um^J^;l ! r; ^ Delle Società di Medioimt. ['' ili : perfezionamento dell'arte di guarire; è Io .scopo delle • Società ili medicina: esse esaminano lo acquistàle> cognizioni, ripetono gli sperimenti ed i ..saggi), li ritrovati, le scoverte che interessano la salute degli nomini, coltivano tutte le scienze mediche e le scienze fisiche ne 1 lóro rapporti colla medicina, chiamano nel, loro seno tutti coloro che si addicono con ardore e : successo al loro studio, si valgono de' lumi di tutti i dotti dell' Europa, mantenendo con essi una attiva corrispondenza, raccolgono gli sparsi fatti, e pubblicano le nuove invenzioni e scoperte, propagando delle questioni di cui la soluzione c propria a favorire lo sviluppo delle mediche venia teoriche o pratiche; e finalmente nessuno de'mezzi trascurano che liberar possano l'arte di guarire da vani sistemi, e stabilire principii generali fondati sull'osservazione della natura. Molte di esse hanno instituito vari regolamenti onde soccorrere l'indigenza di gratuite consultazioni : queste cliniche sono vantaggiose, e per l'onore che la loro esistenza fa diffondere sulla medicina, e per gl'importanti servigi che gli sventurati ne riscuotono : e sottraggono inoltre non poche vittime al ciarlatali ismo. Nelle pubbliche tornate di queste dotte adunanze, uno de'membri rende conto de* lavori della società: altri membri l'anno omaggio a' loro concittadini dei risultameuti delle loro ricerche e delle loro meditazioni sopra i punti diversi delle mediche scienze che hanno occupato la loro attenzione. Non si farà qui la superflua e troppo lunga enumerazione de' benefizi, che la società deve allo stabilimento delle Academie di medicina; nè insisterassi sugli immensi progressi che hanno concorso a migliorare l'arte di guarire; nè qui vuoisi presentare lo storico ragguaglio de'fasti loro, che hanno cotanto illustrato la medicina e la chirurgia. Pubblicando le loro Memorie eia raccolta de'premj per quelle diggià coronate, le società mediche molto contribuiscono al perfezionamento della scienza di cui si occupano. Ed i giornali ch'esse rendono eziandio di pubblica ragione, riguardar si debbono qual deposito de' loro lavori, e generalmente come quello di tutte le mediche cognizioni. Compongousi questi di osservazioni, di memorie, di analisi di opere nuove, sotto i quali rapporti utile interesse presentano. È loro scopo far conoscere tutte le scoperte, diffonderle dappertutto, e valutarle: l'esteso dominio della medicina loro appartiene, il quadro statistico presentar ne deggiono, e seguire passo a passo ì progressi delle diverse scienze clic vi si riferiscono, paragonare la dottrina degli antichi a quella de'modemi, ed apprestare sufficiente idea della letteratura medica straniera. Un pratico occupatissimo non ha il tempo di leggere molti libri: un buon giornale gli offre il sommario delle mediche novità; e per i medici di provincia è specialmente utilissimo, che di rado le novità conoscono, ed in gran parte le ignorano. I giornali di medicina offrono utili materiali allo storico dell' arte, di guarire; agli oltramontani conoscer fanno lo stalo della scienza; e presentando in fine un momentaneo interesse, che formane il pregio, possono perfettamente conciliarsi col merito più solido dell' istruzione. Un giornalista di queste materie apportar deve, nello adempimento dell'impegno suo, uno spirito emancipato d'ogni sistema, d'ogni pregiudizio; mostrar l'errore con accorgimelo } ma perseguitare il ciarlatanismo con intrepido coraggio ed inalterabile costanza. Le analisi delle novità mediche non potranno esser utili, che allorquando avranno una estensione proporzionata all'importanza dell' opera, e la critica o la polemica siensi compenetrate evidentemente nelle idee dell'autore. E debbesi ornai desiderare che non avvengano più a' dì nostri quegli attacchi indecenti e vergognosi, che offuscano la reputazione d'uomini, meritevoli di slima reciproca e del civile rispetto di ognuno. Nò tale e il linguaggio che i dotti usar devono: i giornali di medicina sono fatti per arricchirsi de' loro lumi, non per servir loro a campo di guerra. È però vero clic all' aggressori; il torto :ippartieiie, ma uno spirito superiore nioslra maggior grandezza d' animo nello sdegnare una ingiuria die nel vendicarsene ; dirigendo egli a' suoi nemici, a'suoi vili detrattori (che, forse inabili in tutto, vanamente si sforzano atterrare l'altrui rinomanza, alla (.pitale pervenir non polendo sì vendicano col dime male) le severe derisioni del ferneyano filosofo, ilfjle, mais rampe; o imitando l'austero disprezzo di Fontanelle, un silenzio cioè imperturbabile e costante, dedotto dall'avviso dantesco: Boa rujjiouar,|i „, a guarda e passa; omettendo anche spesso di guardar mezzo facce, bifronti o protei mostri. Un giornalista imparziale, nel render conto di un'opera, manifesta gli errori e le inesattezze, ma rispelta sempre l'autore; nè mai permettesi lanciargli contro verun epigramma. Gli amari sarcasmi ristuccano, senza persuadere giammai. Egli deve accuratamente astenersi e dalla preoccupazione dell' odio, e ' dalla prevenzione dell'amicizia o delia stims; questa ' accieca talvolta i nostri aristarchi; laonde si desidera almeno che non profondano con eccesso i loro elogi a coloro non del tutto sforniti di merito, ma che in realtà non sono quali voglionsi magnificare. Le lodi {Dici, fjhilosophitj-) recano nocumento a chi le dà, senza giovare a chi le riceve. Taluno de' nostri medici è qualificato come eccellente scrittore, e frattanto nello sue opere sembra che ignori le regole primordiali dell'arte di scrivere. Queste perpetue ed esagerale adulazioni, che ricevono ne' giornali alcuni individui titolali, non daranno peso alla posterità: bisogna anche una misura negli encomi che si dedicano a' sommi talenti. Gliénier ha esposto perfettamente le qualità che un buon critico posseder debbe. L'ignorante, egli dice, non vede la beltà, il detrattore non vuole vederla, il critico la vede e la mette in evidenza. Parla egli de' grandi scrittori che furono, con rispetto se ne occupa, ma non già con idolatria. Il critico, giusto verso i trapassati, è giusto e benevolo verso i viventi: ei non si limita all'ammirazione de' capi d'opera, ma paga un tributo di stima agli utili lavori. La critica è la scienza del gusto, illuminata dalla giustizia. Scoprire e mostrare gli errori in una medica novità, rilevarne le inesattezze, dimostrare 1 vizi del piano, estrarre e volgere in ridicolo alcuni brani difettosi, non è impegno troppo difficile; un giornalista però opera meglio nel far conoscere il buono d'una produzione, che fermandosi sui difetti di quella. I sarcasmi costano meno d' una giudiziosa riflessione, imperciocché — Crìtiquer est aisé, juger est difficile. — D'ordinario gli errori di un'opera non attirano tante critiche all' autore, guanto le bel Istruire è lo scopo della critica : per adempirlo, un giornalista deve possedere profonde e svariate cognizioni, onde ben giudicare delle relazioni riferibili alle mediche scienze. Una vasta erudizione non lo dispensa dall'arte di scrivere, e principalmente dal gusto, senza il quale le sue critiche ributterebbero il leggitore. E nel render conto di un libro novello. eviterà egli ogni sorta di digressione, seguirà ii cammino dell'autore, e produrrà le di lui principali idee, sia per approvarle, o per confrontarle con altre analoghe, emesse da contemporanei o dagli antichi ; cercando ancora per sostener l'attenzione di variare il suo stile secondo il tema. La natura delle materie sottoposte alla sua critica, non lo esclude di scrivere colla bramata eleganza. Queste riflessioni generali sulle società dì medicina saranno scusabili certamente, avendosi avuto l' intendimento di seguire il medico in tutte le situazioni, ove la sua professione potrebbe ridurlo, cioè di accademico, giornalista, ed autore. Il medico più abile è colui che alla vecchiezza riunisce un vero sapere: gli anni nulla hanno tolto alle suo cognizioni: l'età anzi lia maturalo di più il suo giudizio. Non meno istruito del giovane medico, più franco nell'arte d'osservare, ed a costui superiore, egli possiede inoltre il prezioso vantaggio d'una lunga esperienza. È vecchio medico colui che è saggio ne' consigli, intrepido ne' pericoli, accorto a preveder l'avvenire, di molte risorse, e di grande dottrina. 11 sapere invecchia un giovane, l'ignoranza fa d'un vecchio un alunno; ciò che manca all'eLà, lo compensa il talento : Quid numeras annos ? vixi 'maturior annis, Ada semin facilini, haer, numeranda fili. Ma non per lo scoprire una calva testa o adorna di capelli bianchi, può un pratico manifestare d'aver del merito, chè dimostrasi bensì in una professionale conferenza, principalmente al lcllo dell'ammalato. Gli antichi statuari! non depilavano la testa venerabile di Esculapio; nè la calvizie fu mai una prora del genio. Un giovane può essere gran medico; e difficile cbe un vecchio sia gran chirurgo d'esercizio. Celso vuole che il chirurgo sia giovane, almeno poco inceppalo dagli anni: allora soltanto egli unisce il fuoco dell' immaginazione alla destrezza ed alla fermezza della mano. Un vecchio operatore non intraprender?! giammai quanto un giovane; l'età gli comunica Una invincibile timidezza, che spesso col nome di circospezione si onora. Il positivo ingegno, non il corso degli anni, fa 1' elà del medico. Un giovane dotato di criterio medico, può essere precocemente un buon medico; ed un pratico di sessantanni, tuttoché egli ave&c veduto centomila infera», non sarà medico giammai, se trovasi sfornito d'i questo prezioso dono della È un pregiudizio adunque il riguardare qnal miglior medico colui, che ha veduto il massimo numero possibile di ammalati. Tale è pur tuttavia Io errore del popolo; egli non domanda, dice Zimmermann, se i'l tal medico sia istruito, penetrante, di genio, ma se abbia canuti i capelli: per lui un uomo maturo è necessariamente più abile di un giovane, e conchìude che avend' egli più veduto, debba anche più rettamente pensare. Epperciò c comune Co^a negarsi dal volgo la (tua fiducia ad alcuni medici di segnalalo merito, a'quali non sa perdonare la loro gioventù; mentrecbè senza misura inconsideratamente l'accorda a vecchi medici, indegni di qualunque stima. Esperienza e vecchiaia, sono due espressioni ch'egli crede inseparabili: e la deduzione di ciò emerge naturalmente, imperciocché ei non distingue la vera esperienza dal semplice vedere ed esercizio superficiale. I vecchi, anche più istrutti, secondano estesamente l' opinione del volgo. Un giovane del più grande talento, è a'ioro occhi mi giovane soltanto; e giammai possono sospettare probabile alcuna parila fra loro provetti. Ed ìntimamente convinti del proprio grado superiore, mai lasciali essi sfuggire occasione veruna onde far ciò valere, sia ne' consulti o negli scrini loro: eglino li videro nascere, hanno diretto i loro primi passi nella medica imitici':], comi? agguagliar li potrebbero? Indarno sarebbesi quegli dedicato tutto intero allo studio- della medicina, e negli ospedali sotto i migliori maestri, in quella età felice quando l'immaginazione è vivissima, e la memoria tanto vasta e tenace: invano sarebbe egli debitore alla costanza de' suoi lavori, favorita da propizie naturali disposizioni, e da brillanti ripetuti successi } cionuonoslanle sarà egli sempre pei vecchi un giovane senza esperienza, che promette solo qualche cosa per l'avvenire. Sessant'anni di pratica è una prerogativa, alla quale riunisconsi tutte quelle qualità, il cui insieme forma un gran medico! Però meno si vanaglorierebbero dì loro esperienza, se ricordassero il saggio dettato di Galeno: Medicos qui solam experientìam scquiuitur non admitlimas 3 quonìam ipsi siati Ulìotae jacittnl, quae vident inspicieru.es, et rerum quidem eventata cohtuentes, causam autem ignorantes. Un poco d' invidia forse nemmeno manca ne'giudi zi resi da' piatici anziani pe'loro giovani colleghi : tulli mettono al confronto l'annosa esperienza, di cui tanto premurosamente si prevalgono, conlro la non curva gioventù, che sembra loro difetto grandissimo per un medico. 11 che non a' vecchi medici in generale si dirige, ina a' pratici di mestieri esclusiva mente. Allorquando un medico arriva ad avanzala età, dopo lunga e felice pratica; allorquando un sapere estesamente riconosciulo gli ha acquistato una meritala considerazione, onorato nel mondo, veneralo da' giovani di cui è il Mentore, termina egli infine gloriosamente una carriera percorsa con distinzione. Chi non ha provato un vivo sentimento di ammirazione e di rispetto, avvicinando questi illustri vegliardi, la cui testa oltraggiata dagli anni, conservando bensi il fuoco di giovinezza, richiama l'immagine degli antichi grand' uomini ? Chi non ha sentilo una religiosa emozione, ascoltando la loro voce tremante e fioca in quegli anfiteatri che per sì lungo tempo hanno eccheggiato delle loro dotte lezioni ì Non havvi spettacolo cosi imponente nè più rispettabile della vecchiaia di un medico, che ha passatola vita sua nell'esercizio de' doveri del suo slato, nè altra stima esiste più legittima di quella profondamente sentita, che egli inspira. Ma concedere una cieca insensata considerazione ad un pratico, unicamente perchè il tempo ha increspato la sua fronte ed incanutito la capelliera, e 58 negare Farle di osservare e l'esperienza . a' giovani perchè non sono ancora vecchi, non' è qucslo un ridicolo pregiudizio, contro il quale la ragione e l'interesse dell'umanità non reclama abbastanza? E mentre la vecchiaia indebolisce le intellettive facoltà degli uomini, un medico ignorante goderà forse egli solo l'esclusivo privilegio di ricever per essa f esperienza il giudizio e l' ingegno, di cui è Stalo privo per tutta sua vita? Firtiitem non prima negatit, non ultima domini Tempora. Quali prerogative in favor" loro invocano i vecchi medici? I giovani, essi dicono, hanno poca pazienza, nessuna assiduità, nessuna circospezione; la loro impetuosità li trasporta; noi soli interrogar sappiamo la natura, noi giudicare maturamente, perseverare con costanza nelle nostre risoluzioni, e finalmente osservar bene V andamento delle malattie; un lungo esercizio ci ha illuminati sulle loro complicazioni, e loro varietà: fami gli a ri zza ti con esse, al primo colpo d'occhio discernere noi sappiamo il loro vero genuino carattere, malgrado l'oscurità del diagnostico; instruiti dalla pratica, noi soli conosciamo bene l'azione de' medicamenti, e la scelta che di questi far convienili; alla conoscenza squisita del genio delle malattie aggiungiamo inoltre nuovo vantaggio, non meno prezioso, quello di un metodo sicuro, invariabile, e che venne da una lunga sperienza consacrato, 17 età, replicano i giovani, sminuisce i lievi tab ilmente 1? energia delle facoltà in Ielle ttuali. Orazio lia detto : Multa senati circumt'enìunt incommoda; e Virgilio : Tarda renectut Debilitai viret animi, mutatque vigorem. "Sii puossi più disputare sul vantaggio d' una felice memoria. Questa dà la scienza, e, secondo Galeno, la scienza è l'esperienza; ed a' vecchi, pur si conosce che la memoria manca: . Prima lunguescit semini Memoria lorigb lassa sublabens fimi. Gli oggetti esercitano Sopra di noi una impressione più viva; noi siamo più atti ad osservare e ad agire, più fecondi in risorse, più indipendenti d'ogni sistema, più intrepidi ne'pericoli. Eaglivi, morto a trenlanove anni, fu il restauratore della medicina. Prospero Alpino^ prima del trigesimo suo anno, disposti avea i materiali della sua grand'opera l'Egitto. Bi chat, morto di trentun anni, e Scliwilgné e Boisseau, rapiti nel fiore dell'età, sono nel rango di coloro che hanno grandemente illustrato l'arte di guarire. Chiunque, a treni' anni, non è buon medico, non lo sarà giammai: non per gli anni, pel sapere bensì, debbe un medico essere stimato. Utilissima a'giovani sarebbe la loro unione con i pratici, che per lungo esercizio di loro professione limino acquisiate) molta esperienza; desiderevole sarebbe ancora che solto di questi dimostrassero il primo eaggio di loro idoneità: laonde, guidati per avveduti consigli, eviterebbero quegli errori che le più estese teoriche cognizioni non bastano far loro prevedere. Questa sorta di patronato era prima più comune d'oggidì: di rado veggonsi altrove come nella capitale, de' giovani dottorelli seguir tuttavia la pratica degli spedali, o collegarsi a que'clie li hanno preceduti nella carriera. Pregevolissimi saranno sempre gli avvisi d' uno sperimentalo clinico, gl 1 insegnamenti, ed ì suoi discorsi. H seguire per parecchi anni la pratica di un buon medico, offre ancora ai giovani un altro vantaggio: essi si avviano nell' acquisto della fiducia degli ammalati, e cominciano a farsi conoscere. Spesso il rispettabile professore che li dirige, lor cede ed assegna interessanti casi ed osservazioni, compiacendosi egli ognora d'agevolare la loro gloria ed i loro trionfi. Partecipando al frutto della clientela di lui e della sua esperienza, quella propria più sollecitamente sì formano; al che riuscir non potrebbero, se di sè stessi fossero in balia. Nè solamente il loro Mentore conducali alla via dell'istruzione, ma eziandio li guida a quella della fortuna. Colui che avrà la sorte di trovare sin da principio un abile pratico, che voglia scortarlo in società, e formarlo nell'arte di osservare, dovrà retribuire beneficj tanto segnalati colla più viva riconoscenza; Glie egli ascolti con rispetto le lezioni dell'età matura: che si proibisca quella presunzione cosi familiare a'giovani, e tanto contraria Y progressi della scienza; e si accostumi ben presto anteporre i precetti dell'esperienza alie brillanti teorie delle scuole. Conservino sempre i giovani medici, si ripete, la. più fervida gratitudine per colui che li ha iniziati ne' misteri dell'arte di guarire, ed abbiano per lui un profondo rispetto ed invariabile attaccamento; quindi amarlo è uno de' loro primi doveri. Onorare i suoi maestri, importa onorare sè stesso. Se il discepolo venera il professore, si gloria costui de'progressi del suo allievo, i dì lui successi formano il di lui gaudio; egli identifica la sua riputazione alla propria rinomanza, ed un medesimo vincolo di stima e di amicizia li affratella ed unisce. Mancano le espressioni onde potersi degnamente lodare quell'uomo illustre, da cui tanti giovani medici hanno ricevuto cosiffatti benefizj, vedendolo interamente impegnato ad aiutare il merito nascente, ed a sostenere colla sua prolezione e co' suoi mezzi tutte le intraprese dirette al perfezionamento della scienza. Veggansi le opere di Stebler, Optima seu non annorum sed virtutum numero computata medici aetas deducla; Stahl, Disertano da practicorum veteranvrum praestantìa; Ioncker, Diss, inaugar. medica qua esemplo plethorae demostratur quod bonus theoreu'cus bonus quoque sit praticus. Giovan-Giacomo Treyling ha sostenuto nell'università d'Ingoiataci, nel 1736, una tesi, nella quale sono discusse queste due quistioni ; Un medico debb'egli menar moglie? Qual donna gli conviene mai? Eppure costui non ha tratto forse dal suo tenia Lutto il partito eh' ei presenta. Tréyling declama troppo contro lo slato del maritaggio, confessando medesimamente che il volgo accorda con minor facilità la sua fiducia a' medici celibi che a quelli avvinti da'nodi d'imeneo:' osservazione evidentissima questa, e di gran peso. Egli passa in rivista successivamente lutti i disgusti e gli affanni che fa provare al marito la moglie opulenta, o quella che per natali dislinguesi, ovvero se alla classe plebea appartiene; e piacegii citare tutti i passaggi e dettati de'filosofi diretti contro il maritaggio, insistendo finalmente su certo pericolo che si indica L'i j i Dy Co qui appresso con le testuali parole del dottore di Baviera : Jccidit et hoc viro praesertim medico, quod si juvenculam sibi junxerit, fiancque fbrmosani, Imbeat quod metuat ìllud Epicteti dicentis: Qui formosam duxerit, habebit communem. Cura enim medicus densa praxì obrutus, nec domus nec uxoris custos esse valeal, quid? si haec interim hospitalis alt, et Dianam aemulata cornifica metamorphosi marilum cervina superbum corona in Acieonem transformat, kaeredesque ipsi afferai, non nisi adamitico cum ipso sanr guine conjunctos? Ita ut non sernel saltem tacite secum murmurare querelas debeat: hauti ego mi uxorem duxi, tulit alter amorem: sic vos non vob'is. ( J. J. Treyung, An et qualern medicus debet uxorem ducere, Orai. ìnaugur.). Questo scrittore più serie obbiezioni avrebbe dovuto proporre contro i legami del maritaggio: le declamazioni sono sempre false, e fanno vedere un lato solo degli oggetti. A'ridicoli pericolameli ti che fa temere il tedesco dottore, ben si possono opporre j vuutaggi grandissimi, di cui l'imeneo fa godere il medico. Altri dimostreranno i gravi perigliosi inconvenienti del celibato, e faran conoscere il benessere di una scelta unione, benedetta dal cielo; io mi limiterò ad indicare molti efficaci motivi, che impegnar devono principalmente i medici ad associarsi di buon'ora una compagna degnissima. Il maritaggio dà al giovane medico maggior consistenza, più solida maturila, gli fa scusare folli sua; gli acquista la fidanza di vari mariti e di capi di famiglia, i quali, s'ei non fosse ammoglialo, rifiuterebbero forse le di lui cure. 04 Pensa HiifFmann clic un mediai affrettar non dobhest al mairi moiuo, mrnochè non Irosi mi vantaggiosissimo stabilimento; perchè, die' egli, una moglie e l' imbarazzo, il disordine, il viluppo della domestici ei-niwmia, assorbiscono la moti del tempo che n>ige lo studio. Questa riflessione è fonduta sino ad un eerto punto, ma non deroga quella precedentemente emessa. Un medico assai dedito a' lavori ilei gabinetto, rifugge le delizie dell'imeneo; per lo che fra' dotti, molti celibi si numerano; ma tuttavia una moglie e figli possono perfettamente conciliarsi coU l' a more dello studio. Bacine era maritato, ed occupavasi egualmente di sua famìglia e de'suoi studi, e le domestiche cure non gli menomarono hè i suoi lavori, ne la sua gloria. Montaigne eralo pure. Cicerone, Plutarco, quasi tutti i filosofi e gli antichi letterati di Grecia e di Boma, erano virtuosi mariti ed ottimi padri. Tale fu Ippocrate. Il grand'Haller trovò la felicità con una sposa diletta, e fu uno degli autori piò fecondi del tempo suo. Morgagni era maritato. Sabatier contrasse un secondo maritaggio in età anche sconveniente. Frank, Pi nel, Broussab, ed allrì chiarissimi luminari, non sono vissuti nel celibato. L'uomo non è fatto per viver solo, dicono le sacre carte, ed è ripetuto con entusiasmo dallo scrittore dell'Emilio. E Socrate richiesto, se fosse miglior partito prendere o no moglie, rispose: Qual dei due si faccia, dovrassene* sempre aver pentimento. Dell" Esteriore del Medico. Molière ha vendicato l'affettata gravità ed il pedantismo de'medici del secolo di Luigi XIV. I Diafoirus ed i Purgon sono rari adesso: trovansi tuttavia nel mondo taluni degli originali, di cui egli ha così bene dipinto i ridicoli portamenti, di que'dottori cioè nutriti d'antiche teorie, che in medicina nulla scorgono difficile o inesatto, che prestati fede a'ioro sistemi come a dimostrazioni di matematica, e che se mai si osasse sottoporli a discussione, qaal reato il terrebbero. Ad udirli, l'eleganza, la socievolezza, le urbane maniere, risultano incompatibili con la professione del medico; essi fuggon le grazie, e le grazie rifuggono costoro. Stranieri a' progressi dell'arte ed alle scoperte del genio, distribuiscono senza discernimento qualunque rimedio, uccidono ì loro ammalati nel modo più coscienzioso; ed in ciò agiscono, come il Piirgon, di Molière, qual farebbero ali' uopo pe'loro figli o amici loro. Malouin, a que'tempi medico della regina, era di si fatto carattere: egli prescrisse molti farmaci ad un celebre letterato, che li usò con diligente esattezza, e guarì. Rapito di tanta docilità, il dottore gli disse abbracciandolo: Yoi siete veramente degno d'essere ammalato. Un medico deve attentamente evitare nel suo linguaggio la precipitazione, ed il parlare con esagerata gravità: il barbugliamento del dottor Bahis, non è meno ridicolo della pedantesca lentezza del dottor Macrotoo. Le sue maniere, il suo linguaggio, tutto il suo esteriore dev'essere in armonia con la dignità del suo ministero. ' Un medico ciarlone è un accrescimento di mali per l'ammalato) Se l'esteriore del medico è naturalmente imponente, gli sarà più facile ottenere la fiducia e gli omaggi del volgo. Però un talento grande, è un mezzo più sicuro per ottenere la stima degli uomini. Lìeutaud, di una costituzione debole, di un carattere indifferente e freddo, privo d'ogni esteriore vantaggio e dalla natura ancbe malconcio, non pervenne meno al primo posto dello stato suo. Alcuni moralisti, e lo stesso Ippocrate ( Dè decente habitu a ut decoro), vogliono che all'esteriore di un medico pompeggiasse la salute; e sono d' avviso inoltre essere ridicolo visitare infermi con una gracile complessione ed un pallido viso: tali considera zìo iti però sono futili interamente. Certi indivìdui godono integra salute, malgrado tutti gli esterni segni di pervertimento delle vitali funzioni. Non per la pinguedine, l'altezza della statura, la barba, od il colorito del viso, bisogna giudicare giammai del sapere di un medico. Fare alcune osservazioni sugli abili del medico, non è un occuparsi di frivoli oggetti, poco degni al tema di questo lavoro. Ippocrate, non poche ma replicate volte, è disceso a dettagli di questo genere. Ma si potrebbero omettere dacché direttamente influiscono sul giudizio degli uomini? Chi ignora che l'esteriore è tutto o quasi tutto per essiì Clic sol dall'eslerìor giudica il Biondo. Un medico presuntuoso e ridicolo si adorna di una cravatta, annodata con l'ultima eleganza, e di un abito di colore e di forme alla moda: tutto nel suo vestire, anche sino al bastone, è di modesco gusto: egli escogita, come un galante zerbino, il modo di farsi abbigliare sin da un giorno prima pel di prefisso. Un medico filosofo lasciasi vestire dal suo sarto; e tanta debolezza vi è nel fuggir la moda r quanta a ricercarla. Allorquando la carenala della seta rendeva le stoffe seriche preziose come oro, i medici ed i chirurghi sì distinguevano per questo genere di lusso: gli abiti di seta erari loro rimasti in consuetudine. Montaigne rimprovera tal magnificenza. Al tempo di G. Patin, i chirurghi vestivano a nero, con rosse calze: i medici prendevano la toga nelle pubbliche solennità, e 68 la ornavano d'una cappa di scarlatto, oltre agli speroni d' oro: e godevano sin dalla più remota antichità particolari prerogative, attinenti al loro costume, di cui erano gelosissimi. A' giorni nostri siffatte disùnzioni nemmeno si rimembrano. Sarebbe curioso ed ameno soggetto di ricerche per un erudito, la storia della toga e del cappello de'medici. Egli potrebbe seguire, nel corso delle età, le variazioni delle mutate forme, con le considerazioni principalmente sulle qualità a questo imponente esteriore dal volgo assegnate. Ed in vero il tale dottore doveva al suo vestire la metà di sua rinomanza; per cui i medici scagliaronsi con furore contro alcuni temeravii chirurghi, che osarono ambire all'onore della veste lunga; nè ignorasi che in tale importante ostinata mischia, quantità cV inchiostro fu versata a ribocco da' due partiti; ed i medici più volte pervennero a scorciare gli abiti ed i cappelli de' loro avversari, quantunque alla fine costoro trionfarono, ed ottennero di partecipare a tutti i privilegi degli emuli invidiosi. Un medico che gode grande rinomanza, può impunemente cedere al suo gusto per la semplicità; la negligenza del suo esteriore serve pure ad accrescere la sua riputazione: ma un giovane pratico farà bene nel seguire un opposto metodo : il volgo attribuir potrebbe la modestia del suo esteriore al ristretto numero de' suoi clienti. Si compiacciono alcuni uomini bizzarri coprirsi d'abiti i più grossolani, sebbene non costrettivi dallo stato di loro fortuna, nè curano nemmeno il governo e la nettezza della persona. A creder loro, un dotto pone severamente in non cale il suo esteriore, e l'occuparsene sarebbe per lui fattissima cura, chiamando filosofia questo ridicolo dispregio. Ma le sociali convenienze prescrivono al medico d'evitare ne'suoi vestimenti ogni pretensione alla singolarità. Gonviene f anzi interessa al chirurgo, dice Percy, il vestire comodamente. Ippocrate {De arte), gliene fa un dovere; e l'interesse degli infermi, affidati alle sue cure, e quello della sua riputazione e della sua propria salute, imperiosamente glielo impongono. La negligenza ed il lusso degli abiti, come si disse, sono due estremi da evitare. Bisogna che l'esteriore di un medico annunziar debba esser egli di troppo superiore all'indigenza. Nettezza, decenza, comodità, eleganza senza pretensione, sono le qualità che al sor cìale costarne di lui debbono presiedere e sempre accompagnarsi. Il dottor G. N. Stock (De temperar! da madicorum), oltre all'avere dato saggi precetti sugli abiti de'medici, si occupa anche d'altri argomenti relativi al loro esteriore; egli vieta d' essere ornata la loro capigliatura, interdice il tabacco, il di cui uso, a dir di lui, li priva delle grazie dell'amabilità, e può altronde ferire la delicatezza di certe persone. Triller ha scritto una lunga dissertazione intitolata De odore medico, nella quale egli commenta, ripetendoli, i precetti del padre della medicina sopra l'uso degli odori. Ippocrate avverte il medico di non profumarsi giammai di odorose essenze, dispiacevoli o nocive al malato. Costante circostanza ella è che certi principii odoriferi attivissimi, eccitar potrebbero violenti spasimi sopra donne isteriche, od eminentemente nervose. (Stahl, De frequentiti mar horum in carpare kumano prue brutìs. — Tissot, Des maladies des gens da monde). Più severo del vecchio di Coo, che almeno permette al medico i grati odori, avvertendo che dilettano ancora gli ammalati, Dieterich annunzia pure la sua opinione sul loro uso : Vitare omnino medica* vestimento odorìfera; optine olet medicus quam nìhil olet. Septal e Roderigo da Castro invitano il medico a non usar degli odori, se non che con estrema parsimonia. Il medico circospetto e conseguente a sè stesso, che ambisce il pubblico rispetto, deve adunque esser semplice ne'suoi abiti, grave con gli uomini, rispettoso verso le donne, senza bassezza co'grandi e cogli opulenti, serio coi membri del sacerdozio, affabile cogli inferiori, coi poveri. Il colto lettore potrà vedere all'uopo le seguenti opere: Dìctionn. des sàences médicales;V^aih, Galateo de' medici; Di-Filippi, Nuovo Galateo pei medici. La coltura delle lettere non fa parte essenziale degli studj del medico : ma può egli essere abilissimo, ed almeno mediocremente versato nella letteratura j essendoché, occupando un posto nella società, e non comparendovi come dotto ed erudito, -quale idea darebbe di se, qualora fosse costretto a mantenere un vergognoso silenzio sopra tutti gli oggetti stranieri al rapporto diretto con la medicina, o, peggio assai, se la di lui ignoranza strappassegli ad ogni istante delle scipite inezie sopra materie comunissime a chiunque possiede le istruzioni elementari? Alcuni dottori declamano contro la sollecita accuratezza de' loro colleghi, Dell' ornare il loro spirito di svariate cognizioni. Senza gusto e senza giudizio, essi denigrano tutto ciò che non sanno acquistare. Il più degno passatempo per un medico è la coltura delle lettere ; e se in convenienti limili egli la rislrigne, gli sarà utile infinitamente. La storia, la critica, l'arte drammatica diletteranno gli istanti di suo riposo. Nelle opere de" filosofi si avvezzerà egli a pensare, a conoscere il cuore umano in quelle dei moralisli, ed a scriver bene in quelle de' più forbiti eloquenti scrittori. I suoi progressi lo sorprenderanno bentosto: la di lui memoria, arricchita de' più bei tratti di poeti e di oratori, renderà il suo conversare molto piacevole; il suo spirito, nutrito e adorno de' lavori degli antichi e de' moderni, acquisterà nuova forza e maggiore attività. La sciocchezza sola può sorprendersi di veder un medico a ragionare saggiamente di letteratura, e la gelosa ignoranza può soltanto proibirgli di occuparsene per alcuni momenti. Quanti medici chiarissimi e celebri pratici di prim'ordine, appassionati per le belle lettere, hanno acquistata una meritata rinomanza colla varietà delle loro letterarie cognizioni! Non è questo, è vero, il genere di gloria che un medico debba ambire; ma per l'unico scopo di istruirsi e di formare il suo gusto, le occupazioni letterarie gii convengono, avvegnaché niente d'incompatibile presentano coli' esercizio della medicina. Bensì non inutilizzi egli mai iti accessorii studi uri tempo prezioso, di cui la società gli chiede conto: faccia egli delle belle lettere un divertimento, non già la sua occupazione esclusiva, ed allora degno sarà di lode, cercando ornare l'ingegno con la coltura di quelle. Laonde chi consacra tutto il suo tempo agii studi medici, f u cosa degna; ma colui che dedicando visi col medesimo ardore, sa impiegare altresì alcuni istanti alla utile letteratura, fa assai meglio. Una educazione eccellente e scelte letture, maturano singolarmente il giudizio, infondono forza maggiore allo spirito, e, perfezionando il criterio, regolano l' immaginazione. Le belle lettere producono allo spirito ciò che produce al corpo un ottimo cibo; e chiunque è insensibile a' loro incantevoli o seducenti diletti, ha senza dubbio una organizzazione in felice. Tutti coloro che per loro professione sono ammessi in ogni classe della società, devono giovarsi del loro soccorso. Un medico che non conosce i capi d'opera de' sommi scrittori almeno del suo paese, disonora il titolo eh' ei porta : nessuna scusa per la sua vergognosa ignoranza s' incontra. Ma fortunatamente pochi meritano questo rimprovero; e non vi è professione in cui le cognizioni d' ogni genere siano più comuni, quanto in quella del medico. Alcuni medici sono comparsi con tutto splendore nella repubblica delle lettere, come Guido Patin, uno dei più dotti del suo tempo, che ha lasciato una raccolta di lettere, spesso ristampale, sopra vari soggetti di medicina, di biografia e di storia. Lo spìrito mordace e caustico di questo medico, e l'incanto della sua conversazione, aveangli acquistato una riputazione così grande, che i signori ed i principi a gara contendevansi per averlo a desinare od a cena. Ma chi fu più dotto, chi più celebre di Rabelais? Prima francescano, poscia benedettino, poi medico, indi curato di Meudon, ecc., quest'uomo sorprendente possedeva una prodigiosa erudizione, e parlava quasi tutte le antiche e moderne lingue. Tacesi qui il tema della sua bizzarra opera, ma trasandar non si dee come l'individuo stesso che narra le strane avventure di Gargantue e di Bantagruello, ci ha dato una edizione assai corretta degli Aforismi d' Ippocrate, di cui il nome dell'editore forma il merito principale. Presentemente il gusto delle scienze naturali è tanto generalmente sparso, che a' medici non è più permesso ignorarle. Ad essi socievolmente suppongono estese cognizioni in botanica ed in zoologia, e spesso lor si dirigono delle questioni sopra queste scienze. Un individuo qualunque avrebbe svantaggiosa idea d'un medico, che ignorasse del tutto la storia de' vegetabili e degli animali. Non è possibile, ò vero, che un medico sappia la botanica come un, Jussieu, Mirbel, o Richard ; la chimica come Va'uquèlin, Thénard, e Bouillon-Lagrange ; la fìsica come Biot e Gay-Lnssac; la mineralogia come Haùy, Brongniart, o Beudant; la storia naturale come Cuvier e Duméril: ma il conoscere gli elementi di queste scienze è assolutamente per esso indispensabile. E tuttoché immenso sia il dominio della sola medicina, egli può benissimo, se il vuole, trovare il tempo di far qualche sortita in estraneo campo di scienze, lettere ed arli. Si esigono pure in un medico esatte cognizioni di storia generale e particolare, di geografia fìsica e politica, e sul sistema del mondo. La storia ci mette sott' occhio le vicissitudini degli imperii, onde noi possiamo conoscere la via che conduce alla pubblica felicità. La nautica insegna ove sienvi secche, ove scogli, e mediante la bussola, ci guida al porto cui agogniamo pervenire: ora la storia è la nautica morale. La geografia, se abbiasi rispetto alla sola etimologia e descrizione della terra, un siffatto lavoro affatto nudo, sarebbe troppo sterile: ma i geografi sogliono dare maggiore eslensione alla loro disciplina; essi alla descrizione delle varie regioni della terra aggiungono la cognizione de' prodotti della natura e dell'industria, le vicissitudini degl' imperii, lo stato delle scienze e delle arti. Quindi la geografia non appartiene più ad una sola ragione di studii, ma a molti. Essere al medico politico necessario lo studio della storia e della geografia, ciascuno immediatamente sei vede. Le leggi e le costumanze de' popoli sono in istretta relazione con infiniti avvenimenti che no vengono dalla storia descritti. Basta l'ardimento d'un sol uomo per indurre (a necessità di temperare, od anche mutare le leggi. Altri oggetti, che riferisconsi alla legislazione de' popoli, spettano evidentemente alla geografia : tali sono l' influsso della varia latitudine e de' climi secondari. Esigonsi eziandio principalmente nel medico, una precisa logica, uno studio profondo dell'ideologia, una filosofia pratica, fondata sull'accordo della morale e della religione. Queste cognizioni si posseggono tuttavia da non pochi medici; per cui, son eglino senza dubbio la più erudita classe della società; ed alla dottrina che lì distingue, agginngonsi le urbane garbatezze e la virtù, associate alle grazie del loro ingegno. Veggansi le opere : Hennhanius, De eloquenUa medici} Vicq d'Aztr, Eloges historìques; Le Francois, Riflexians criliques sur la módecrrte; De Beza^ok, Les médccins à la censure; Martini, Manuale di palma medica. Alcuni medici hanno coltivato la poesia con successo. Il nume della medicina era nella favola anche quello de* versi. Apollo dice in Ovidio: Inventarti medicina meum est ; opiferque per orbem Dicor, et herbanim subjecla potentìa nobìi. Girolamo Fracastoro f stimatissimo qual medico e come poeta, si è reso immortale per il suo poema latino sulla SijiUde: i suoi versi sono degni dell' antica Roma e della Corte di Augusto. La riputazione di lui crebbe tanto, che Yerona sua patria, sei anni dopo la sua morte, gli eresse una statua. Se ingegno poetico sufficiente bastato fosse per ottenere questo supremo onore, Claudio Quillet pretender vi poteva : la sua Calìipedìa contiene grande numero di eccellenti versi. Questi due scrittori hanno posseduto in grado eminente, l'arte difficilissima a' moderni di parlar bene la favella di Lucrezio; nè uguagliati sono da Quinto Sereno Sammonico, quantunque non affatto privo di merito. Gli Inglesi si gloriano di Samuele Garth, poeta s medico ordinario del re Giorgio I. Sotto il nome di Dispensary } Gartli ha fondato uno stabilimento destinato a dare a' poveri gratuite consultazioni e medicinali a discreto prezzo, ed ha pubblicato col nome stesso un burlesco poema in sei canti, del quale è soggetto una gara ed una lotta fra' medici e gli speziali. Voltaire, che ne tradusse l'esordio in bellissimi versi, lo antepone di molto al Lutrìn. Questo strano parere d'uomo sommo in poesia, si spiega solo con rammentare l'epoca del promulgato avviso, e l'estrema iracondia del di lui carattere. Pretesi ammiratori di Eoilean servivansi del chiaro suo nome per vilipendere il grand' uomo di Ferney: l'abate Batteux avea pubblicato il suo paralello del Lutrìn e della Enrìade: Voltaire, profondamente ferito, estese il suo risentimento anche sopra Boileau. Ma tutta la rinomanza de' medici poeti si prostra ed abbassa innanzi quella dello illustre Haller. Questo genio, onore immortale della Svizzera, fu uno de' poeti più distinti del suo secolo. Erudito, fisiologìsta, ed in tutto alto maestro, Haller ha in sè riunito ogni genere di gloria. Le Muse furono compagne di lui, ed ora scendevano a trattare con esso il ferro anatomico, ora il traevano sulla cima delle Alpi a cantarne le maraviglie iti dolcissimi versi, che l'aspetto sublime di quelle inspiravagli, resi mirabili in molle lingue. Le Muse 79 versarono sul Redi il nettare di Montepulciano e di Chianti, e lungi dallo squallore degli ospedali l'introdussero nelle orgie delle Baccanti. (Monti, Necessità dell 'eloquenza). Troppo severo parrà forse il mio pensiero, ma 10 non posso approvare che un medico ambisca un genere di gloria, per lui poco dicevole. Che egli faccia de' versi destinati ad essere letti dagli amici, nulla di meglio in ciò; un tal passatempo niente ha in sè stesso di reprensibile : ma pubblicarli, ma, ascoltando un amor proprio pur troppo male inteso, affrontare 11 ridicolo che umilia i cattivi poeti, e compromettere in tal modo la dignità della medicina, ciò, a mio avviso, è la più evidente palpabile inconseguenza. Qual vano merito per un medico è quello d'una poetica rinomanza! Archidamo rimproverò Pena udrò, che lasciava la gloria di ottimo medico per acquistare quella di cattivo poeta: Basti al nocchiero ragionar de' venti, Al bifolco de' tori; e le sul* piaghe Conti 'I guerrier, coati '1 paetor gli armenti. Nutrita de ventis, de tauris narrai arator, Enumerai miles vulnera, pastor oves. Avvegnaché devesi pur ricordare la sentenza, Qua potè quisque in ea conterai diem. la quell'arte ciascun, cui atto il fece Natura, i giorni e l'opra ivi egli spenda. Più importanti cure esigono le veglie del medico: se egli ha la smania di poetare, non abbia almeno quella di promulgar colla stampa le sue bassezze e nullità. Qual è il suo scopo pubblicando cattivi versi? die pretende egli ? — un poco di fumo, alcuni effimeri elogi. Uscendo meschinamente dalla sua professione, si espone a tutto il rigore della critica e del dileggìo; e senza un talento preclaro, altro premio non può ricevere dalla inconsiderata sua intrapresa, die l'indelebile scherno della berlina. ( Bartholikus, De medicìs poetisi. La struttura de'n ostri organi è tale, che l'osservatore, colpito dal ridicolo degl’errori del materialismo, ricouosce ed ammira l'essere supremo – IL GENITORE DI H. P. GRICE -- clic ha creato tante maraviglie. Lo scalpello dell'anatomico fornisce adunque un mezzo di prova principale della esistenza d'un celeste Superno Moderatore. Tutte le virtù sono riunite nell'esercizio delta medicina, la quale estoltesi alle più alte combinazioni; dal che emerge essere ogni medico necessariamente cultore della filosofìa. Con questa non si Ìndica già quella marna, che fa porre nel rango de' pregiudizi tutto ciò che gli nomini d'unanime accordo riguardano e rispettano come base della morale; mania funesta, che umilia l'anima e corrompe il cuore, di cui però i medici sono meno suscettìbili degli altri uomini ; ma si addita quella filosofia che mostra all'uomo tutti i mali ebe l'ateismo ha cagionato al mondo, facendogli vedere la felicità nella virtù, la virtù nella religione ; che lo rende padrone delle sue passioni, gli illumina lo "spirito, e' ne matura il giudizio; ed ha in fine per oggetto primordiale, il fargli conoscere di amare e adempire i suoi doveri. Tale fu sempre la filosofia, d'Jppocrate: i di lui scritti mostrano ovunque la più saggia morale, e dipingono la bell'anima del loro autore. Molti filosoli, e Montesquieu fra' primi, hanno attinto grandi verità dal vecchio di Coo. Ciò ch'ei disse della possente influenza che esercitano i climi sul corpo dell'uomo, e delle modificazioni che questa influenza fa provare alle sociali istituzioni, è stata adottata e sviluppata dall'autore dello Spirito delle Leggi, ed egregiamente modificata dal chiarissimo scrittore della Scienza della Legislazione. Ippocratc trasportò, come egli stesso lo dice (De prisca medicina), LA FILOSOFIA NELLA MEDICINA, e la medicina nella filosofia. Scorgesi nelle opere degli antichi la osservazione d'una corrispondenza tra certi stati fisici, certi caratteri delle facoltà intellettuali e certe passioni; cioè che a tale abitudine del corpo, a tal proporzione delle membra, tal colore della pelle, -tale disposizione de' vasi sanguigni e delle parti molli, corrispondevano una data tendenza ed ùu determinato nesso di idee. Motti' fra que'savi, nella organizzazione dell'uomo comparata a'fenomeni della vita, trovarono la ragione de' fenomeni e la soluzione de' problemi morali i più importanti. La superstizione proibendo loro di licer - 83 care la verità nel .corpo, umano,- obbligava a rintracciarla ne' cadaveri, degli ammali. Diversi .medici hanno scritto opere pregiate sopra argomenti di filosofia. Antonio Van-Dale, medico dello spedale di Harlcm, erudito «omino, è l'autore d'una disseriazione siigli Oracoli, che parve troppo ardita iìlFepoca ili sua pubblicazione, di cui Fontanelle si e poscia servito a redigere, la sua Storia degli Oracoli. Si legge tuttora e. si cita con, considerazione il libro de'Caratteri delle Passioni di Marino Cureau de la Chambre, membro dell' Academia Francese, medico ordinario' del -Re. Ma pochi libri agguagliar possono l'alta filosofia dell'aureo Trattato de* rapporti del fisico e del morale dell'uomo. Cabanis ha istradato a grandi progressi la medicina filosofica. Eloquenza trascendente, pompa di stile, forza dì giudizio, elevazione di' idee, ardire saggio, tali sono le brillanti qualità che hanno generato il durevole successo dell'opera sua. Egli ha sviluppato con rara sagacita i rapporti dello studio dell'uomo fisico con quello de' progressi delT umana intelligenza, e quei dello sviluppo sistematico de'suoi organi con lo sviluppo o la sede delle sue sensazioni e -delle sue passioni. Egli ha illustrato - alcuni punti oscuri della fisiologia de'nervi ; Iva stabilito la importante distinzione tra i movimenti che dipendono dai nervi, organi della sensibilità, ed i movimenti iuvo:d b, HI Ohimè! per quale porta sortiremo noi? Perla porta d'onde si paga, rispose l'intrepido professore. All'istante, seguito dal suo collega, attraversa fieramente 1' anticamera, e va a reclamare il suo onorario. Vi sono de' medici che hanno un raro talento per raccogliere dalle loro cure ricchissimi guiderdoni. Alcune in eminente grado lo possedeva: ramato per un'ammenda di due milioni, alla quale condannato avealo l'imperatore Claudio, seppe egli in pochi anni ristabilir Lene la sua fortuna. Quest'arte studiasi accuratamente dagli uomini che preferiscono V oro alla gloria, e consiste nel far valere lievi cure, ad incitare una straordinaria riconoscenza, od a mascherarsi d'un affettato disinteresse per ottenere dallo imbarazzo di un convalescente, che teme di comparire ingrato, più vistose ricompense di quelle che richieste si sarebbero. La penna ormai rifugge e si nega a questi vili dettagli, pur troppo comuni in società. Si preferisce, come dice Gravina {Praefat. ad cupìd. ìeg. juvenC), uno gloria facile ad acquistarsi^ a quella che è il prezzo delle fatiche; ed un precoce qualsiasi guadagno ad un guadagno più onesto; Facilem enim gloriata laboriosae praefcrimits et premattina» lucrimi plemmque anteponìmus konestiorì. Ma non mirare nell'arte di guarire che un mezzo di fortuna, e sacrificare la dignità della più onorevole fra le professioni alla insaziabile sete delle ricchezze, è nfl vituperevole obbrobrio, di 'cui non si lorderà giammai quel medico che appieno conosce la nobiltà e la santità del .suo ministero. ( Mosehus, De honoribus et divitih medicìnae). I grandi talenti non sono la più sicura e pronta via per acquistare rinomanza. Un uomo di genio limitato, dice La Bruyère, agogna avanzarsi ; laonde tutto sorpassa, e dal mattino alia sera non pensa, non mira che ad un solo oggetto, lo avanzarsi. Egli ha cominciato di buon' ora a mettersi nel cammino della fortuna: ma se una barriera, che chiude di fronte il suo passo, egli trova, subito ei sbieca, rigira, temporeggia placidamente, e va a destra ed a sinistra, secondo che adito od apparenza di passaggio rincontravi ; e se nuovi ostacoli l' arrestano, bentosto rientra nel sentiero che avea lasciato. La natura delle ti i Incolta lo determina ora a sormontarle, ora ad evitarle, od a prendere altre misure; quindi il suo interesse soltanto, l'uso, le congiunture, Io dirìgono. l'i j io:d e. Difficilissimo è ad Un giovane medico farsi' conoscere in grande e spaziosa città. Ivi si accumulano una prodigiosa quantità di dottori d'ogni genere : ufficiali di salute, chirurghi d'armata, chirurghi condotti* ostetricanli, medici titolati, medici senza titoli e senza nome, levatrici, eccetera, Colà pullulano i ciarlatani di tutte le specie, dall' erborista, dati' omiopatico, dal chirurgo ortopedico, sino all' operatore erniario ed al guaritore delle' malattie -veneree: i farmacisti medesimi, colla sciringa o il pestello in- mano, mutilando le foratole, danno consulti. Quante pene adunque, quanti travagli, qual accorgimento bisognano per ritrarsi dalia folla! Come potrà il modesto nledico elevar solo l'edilizio di sua rinomanza? Quanto tempo, onde giugnervi, gli sarà necessario} Ecco ora la. indicazione di alcuni mezzi, proprj a far Ottenere al medico una sufficiente clientela; senza' pretermettere tuttavia essere assai più regolare, dignitoso ed onorevole non adoperarne alcuno. Il pubblico- sarebbe meno spesso ingannato, se non chiudesse gli occhi sugli artifìcj che impieganti pér sedurlo; se persuaso egli fosse che niente può supplire al difetto di stùdio e di esperienza, e se più avveduto ei si mostrasse nella scelta delle persone, alle quali accorda pienamente la sua fiducia. Epperò dispostò pep naturai indole ad accogliere coloro che l'abbagliano con brillanti promesse, indifferente per il merito che sdegna la briga e le vie tenebrose o l'artifizio, ei costringe talvolta il sapere a nascondersi sotto la superficie del ciarlatanismo. Uomini di nome distinto, o grandi personaggi, si degnano in qualche incontro introdurre in società 1 un medico nascente. Spesso, fra costoro, è scopo l'in- 7 l'i 4 te resse della scienza, ed i! produrre l' avvilito merito occulto; ma i più proteggono per vanita. Poco circospelli o poco idonei nella loro scelta, accolgono essi l'intrigo ed il raggiro, lasciano languire il sapere moderato e verecondo, e prodigano all' ignoranza ed al maneggio ciò che all' jslxozione ed al talento accordar dovrebbero, . Ma ordinaria, cosa è vedere il genio perseguii ato, mentre l'ignoranza trova formidabili protettori. Oh ] quanto è da compiangere un medico che sente la dignità di sua professione, e frattanto si avvede essergli indispensabile il favore di un opulento o di un magistrato! A qual prezzo compra questa umiliante protezione, di cui gli si fa sentire tanto duramente il peso ! I I protettori naturali di un giovane mèdico sono i di lui maestri, o que'pratici che, per lungo e felice esercizio dell' arte di guarire, hanno acquistato grande celebrità : la stima generale di cui godono, permette Edilmente istradare la riputazione di quello; e le lezioni ed i datigli esempi guidano i di lui primi passi nel pratico esercizio. • y, Ogni medico desideroso che il pubblico si occupi di lui, deve incessantemente agire, e procurare ognora di prodursi. Molta attività, una delicatezza che facilmente combina colle circostanze, ed un certo fondo di ragionevol ciarlatanismo, ècco il principio, delle grandi riputazióni e delle grandi fortune. Di rado il talento solo, nemico dell' artifìcio,, conduce alla celebrità. II saper-fare d'un medico può avere per oggetto la gloria o la fortuna. Pochi verso il primo scopo s’indirizzano, la folla si precipita verso il secondo. È troppo difficile, anche con molto intrigo, crearsi una fama letteraria; ma sicuri e pronti mezzi di ridursi opulento, largamente si offrono ad nomo abile ed audace, che ha preparato i suoi successi con sovvertire ogni sentimento di pudore e di urbana delicatezza. Richiamare e. fissar su di sè la pubblica attenzione, è unica bisogna. Molte strade n questa meta possono condurre, sebbene non siano tutte onorevolij ed in alcune di esse giammai incamminar non si dee un medico degno di sentito onore. Alcuni medici, giunti presso un infermo, a cui vogliono dare alta idea del loro sapere, l' ascoltano con molta gravita, affettano un profondo raccogli mento, pronunziano poche parole col tono più magistrale, e si affienano congedarsi. Ovvero alcun di loro opprime di interrogazioni il malato e quei che lo circondano, non per chiarirsi sopra oscuri punti del diagnostico* ma per dare un'alta idea di sua esattezza ed abilità nella difficile arte di osservare. Oppure un altro, ilistrutto preventivamente della ctiologia, sintomi e natura: della malattia, da un famigliare, da un amico o dal medico ordinario del paziente, traccia a costui, prima di interrogarlo, la; storia fedele; de'. suoi patimenti j e tutti gli astanti, ed il malato: stesso, sorpresi ed estatici della mirabile saga cita di lui, -interamente si soddisfano. Se il. medico perviene ad ottenere una clamorosa cu ragiono, o ad aprirsi l'entrata d'una gran casa, ed a fissare sopra di sè il pubblico sguardo, la fama non tarderà a bandire d'ogni parte il suo nome. Quasi tulli gli nomini rassomigli a no a'inonloui del Panurgo, od alle pecorelle dell' italiano poetai Dacché un ciarlatano si è procacciato un entusiasta, potrà star sicuro che in breve tempo mille altri gliene guadagnerà l'esempio. gamento dello scroto. Nel mattino seguente, io assicurai a one' curanti ed a tutta le gente, averlo io felicemente guarito: il che mi acquisto grandissimo onore e somma rinomanza. I felici successi nella pratica giovano massimamente a formare la riputazione di un medico. Il principale mezzo d'ottenerne è il circoscriversi in una ragionata aspettazione, e prescrivere, ne' casi in cui la medicina attiva non 0 evidentemente indicata, sostanze poco capaci dì suscitare notabili cambiamenti nell'animale economia. Nel trattamento, del maggior mimerò delle interne malattìe, il regime ed i mezzi igienici bastano costantemente a ritornare la salute al suo tipo normale. È dimostrato che, in questi casi, le medicazioni consigliate dagli autori, esasperano gli accidenti, e suscitano spesso delle complicazioni. Va medico giudizioso deve quindi ritenere qual regola fondamentale di pratica, il bisogno di lasciar spesse volte agire la natura. Scorgonsi sovente alcuni medici cominciare il loro pratico esercizio: prodigando agl'indigenti disinteressati soccorsi; visite, consulti, operazioni, assistenze, medicamenti a vii prezzo o gratuiti : tali sono i mezzi chf impiegano, onde eccitare l'attenzione del pubblico. 11 più urgente loro bisogno è d'esser conosciuti: tutto si pone ip opera, niente costa loro per gìugneryiì Dacché poi cominciano a cogliere i, frutti di loro simulata beneficenza, la maschera cade, ed appare manifestamente T uomo cupido ed interessato. Base del saper-fare è lo giudicar, bene del rapporto delle cose e de' mezzi idonei che vi concorrono. L' opinione pubblica, che è un mostro, un m proteo, offre altresì un fondo mobile, sui quale talora è facile edificare. Laonde mettere a profitto le circostanze locali, farle scaturire se tardano a presentarsi ; eludere le difficoltà, od a forza di perseveranza vincerle; e, principalmente, saper attendere, sono le condizioni da adempirsi dal medico che aspira a brillante rinomanza. Alcuni dottoroni hanno sempre, qu al principio .del Saper-fare, l'aspetto stranamente preoccupato: il loro contegno è quello di un uomo immerso in profónda meditazione; negletto è- il lóro esteriore, come quello d'un filosofo tutto dedito allo studio di importanti scienze; gravi ne' loro discorsi, solo si esprimono con laconici aforismi; nelle strade, nelle pubbliche piazze, ne' luoghi più frequentati, dappertutto in fine ove la moltitudine può vederli, affettano esai la distrazione ed il raccoglimento; uè mancano di quelli dal naso adunco, dagli occhi aggrottali, dal viso scarno, ulivigno, pallido e tetro per ispida barba, che baloccandosi per le. vie vanno leggendo alcuna fanfaluca per far credere essere occupatissimi, nè perdere nemmeno quel tempo ad istruirsi. Ma il loro occulto argomento,, simulando non conoscere gli usi della società, ovvero non attendere alle convenienze, che le dicono bagattelle, è quello di far sembiante d'essere esclusivamente occupati di libri e di malattie, ed ambiscono essere additati come prova del trito volgare assioma, che sempre un poco di capriccio o di follia al merito trascendente è congiunto. Presso un malato, ascoltano attentamente la storia de' suoi malori, dicono poche parole con misurata gravità, ripigliano il bastone, e scompariscono. Il ciarlatanismo di questi medici Iraluce in mezzo all' affettata lor maestrevole gravità, come V orgoglio d'Antistene attraverso i forami del lacero mantello che lo copriva. Si possono vedere le seguenti opere: Hilscher, De slralagetnaL medicis; Cobchwiz, DUsert. de requisilis medico ad praxin felicem stanate necessari^; Brisbane, Dissert. de us quae a medico ad artem bene cxei'cendam abesse deberti; Gregory, Lcciures on duties and qualificalions of a phjràcìan; Uden, Mcdicinìsche politìk; Frank, Senno academicus de civis medici in rcpubUca candidane atque officiis ex lege praacipvg eta-is; Bath, Essay ont the medicai character; Ploucquet, Der arzl; Bohn, Dasert, de officio medici; Tuessink, Oralio de eo quod medicns in arie /adendo impriutis agat ; Hufelikd, Die VerhàlLiìsse des arzles; Schinko, SjsU officiar, medici conspecuts. ; "Wagber, De medicoiwn jurìbus atque officiis. Il medico sarebbe indarno debitore alla mi tura d'un grave esteriore, e dello studio di molte teoriche cognizioni, se egli non acquistasse giammai una estesa clientela, ignorando l'arte d'ottenere la fiducia de'snoi malati ; senza la quale il più vasto talento perde la maggior parte dei suo pregio ; mentre con essa tutto riesce possibile alla mediocrità. Conosca dunque il medico per tempo quanto importi lo inspirarla. Ora pronta a nascere, essa è cieca, irriflessiva; è un sentimento involontario, di cui gli ammalati non sanno rendersi conto, ma li soggioga potentemente. Ora debole nella sua origine, si accresce con lentezza, ed intera, forte ed assoluta dopo replicate prove diviene, essendone diretta da) successo. Giudice infedele de' talenti, spesso all' ignoranza profondasi, ed al sapere si nega. Ma le ingiustizie della moltitudine sono tanto fugaci, quanto sconsiderati sono Ì motivi che le determinano ; ed il sapere, prima ignoto o non calcolato, non tarderà ad ottenere quella fiducia, di cui è ben degno. Un giovane medico non deve mai confondere la confidenza, frutto d'una stima ragionatamente sentita, con le effusioni di colui che varia con indifferenza ogni giorno il suo gusto e le sue idee, ed il caprìccio, l'azzardo o la voglia di novità solo consulta nella scelta di quegli, al quale ampiamente rimette la cura di sua salute. Una signora vi fa richiedere, voi subito accorrete. Questa languida beltà, negligentemente sdraiata sopra un canapè, apre un occhio moribondo, e con fioca lamentevole voce, comincia il tremendo racconto d'una pervigilia, che per tutta la notte F ha tormentata : ovvero traccia: l'allarmante dipintura dell'agitazione de' suoi nervi, dotati d'estrema irritabilità, coni' ella dice. Eppure la freschezza di sua pingue carnagione non dimostra che la più integra salute. Dietro il vostro attento esame frattanto, e dopo le risposte eziandio della pretesa inférma, voi avete già conchiuso essere immaginari i mali di lek... Oli! malaccorto dot. torci! Come, non: vedete voi che si vuol essere qual egrotante? Guardatevi di cosi fatta incauta imprudenza, che vi rovinerebbe peC certo.. Ma ascoltate Col più vivo interesse la prolissa storia de crudeli dolori ch'ella dice soffrire, diffondete i: più affettuosi consigli ed i più gradevoli rimedi, compiangetela di quella eccessiva suscettibilità, che a continue angosce ed a ripetuti trambasciamenti assoggetta tante attrai 425 tivc, e declamate contro la natura, che, accordando alle donne tutte le seducenti beltà, tutte le grazie e l'arte di piacere, ha menomato il pregio di tante prerogative j dando loro troppo delicata organizzazione, punendole d'essere belle col formarle sensibilissime. Ove non giunge la fiducia d' un malato pel suo medico? Vedete quell'infelice, con occhio estinto, depresse le forze, assiderato e macilento il corpo: un medico insinuante ed abile s'impossessa della costui fiducia; all'istante la speranza rinasce nell'animo di quello, il Bangue circola con maggiore rapidità, risvegliasi il perduto coraggio, e la natura e l'arte riconducono la salute. Quanto è esteso adunque l' impero della fiducia! Quanto è possente la sua influenzai Quanto immensa è la stima che eccitai Indarno una fallace speciosa lettera accusa il medico Filippo d'un orribile progetto; Alessandro con una mano gliela presenta, con l'altra porla' alla sua bocca la sospetta coppa. L'arte di persuadere è il principale mezzo di ottenere la fiduciadegli ammalali: questo è un dono che manca talvolta al genio. Non urtate giammai di fronte le opinioni ed i pregiudizi di colui che invoca le vostre cure, ma lusingate le sue idee; nè dimenticate mai che per condurlo alle vostre, vi bisogna prestarvi alle sue. Siate quindi compiacente senza debolezza, e fermo senza rigida austerità: che le più consolanti parole siano profferite da voi, ed un tenero interesse animi sempre il vostro aspetto. Interrogate con destrezza, rispondete con riserva : spiegate talvolta al vostro malato la Causa de'mali ch'ei soffre, e dichiarategli sopra quali motivi la vostra tan speranza riposa; poiché queste confidenze inspirano sincera stima, e rianimano il coraggio. Guardatevi mai sempre di annunziare un prossimo ristabilimento, ma oscurate tuttavia l'avvenire con densi nugoli: i soccorsi dell'arte sono spesso tanto incerti e deboli, che troppo pericoloso sarebbe appoggiarsi all'efficace loro forza; ed il medico, sollecito di sua fama, deve annunziare più ordinariamente un esito funesto della malattia o grandi pericoli, anziché favorevole terminazione e pronta convalescenza. I talenti del medico, per quanto trascendenti e sublimi siano, allorché vanno scevri di successi, non conservano T ottenuta fiducia; ed un piccol numero di avvenimenti disgraziati, possono facilmente atterrare la più solida e stabilita riputazione. Il pubblico, in generale, è portato ad attribuire a' medici l' insufficienza della medicina. Per ottenere la fiducia del pubblico, dice Vicqd'Azyr, si tratta meno di piacergli che di fissare la sua attenzione; e colui che aspramente lo pratica o con rigore lo maneggia, non sempre è chi ne riceve più scarse carezze. Ogni tempra di spirito ha i suoi bisogni: alcuni vogliono trovare nella figura, nel contegno, nel carattere del loro mèdico la dolcezza e la consolazione; altri amano che sia un uomo rigido, severo, minaccevole; se ei fi garrisce per gli errori commessi nel regime, essi gli sanno grado di tali rimproveri e della durezza ancora j che sembrangli effetto dell'interesse preso alla loro conservazione: altri finalmente, riguardando la medicina come una specie di magistratura, desiderano che il loro giudice sia un uomo freddo, imparziale, austero. Allorquando un malato domanda al suo medico qual sia l'indole del male di cui è aggredito, sì guardi bene costui rispondere' ignorarlo, avvegnaché eoa questa spropositata dichiarazione ruinerebbesi infallibilmente da sè medesimo; però abbia pronta sempre una spiegazione qualunque, né importa qual sia. Se lo ammalato sarà dì goffo ingegno, materiale e rozzo, alcune grandiloquenti parolone, alcuni vaghi enfatici discorsi basteranno: ma non bisogna appagare così la curiosità di un uomo di lettere, d' uno perspicace e dotto; fa d'uopo con essi di molta destrezza e di non pochi raggiri; bisogna rispondere che la medicina è una scienza di osse rvazi ohe, che il loro stato morboso non è ben caratterizzato ancora, che il tempo farà conoscere il diagnostico smascherandolo ad evidenza, o altro di simil tenore. Lusingando il malato d'una sicura e prossima convalescenza, il medico s' impossessa della di lui immaginazione, e con vantaggio serresi della energica influenza che esercita sul fisico. La speranza di guarire è un valido mezzo di guarigione. Felice colui che sa farla nascere o la sa alimentare ! Quanti : rimedi agiscono soltanto per l'idea che nutrono gli animalati circa le loro proprietà! Quel farmaco prescritto col volgare suo nome, non sarà produttivo d'effetto veruno, ma decorato di fastosa nomenclatura, opera portentosi ri sultani enti. Darà quindi il medico soverchia importanza alla sollecitudine di infondere a'suoi malati la speme d'una pronta convalescenza, e li terrà a bada adducendo altri esempi di fortunate guarigioni, tacendo loro i pericoli dello stato in cui ritrovatisi, nutrendoli sino all' ultimo istante di loro mìsera esistenza, se l'arie npn può salvarli, di quelle illusioni da essi chieste ed accarezzate; del che sono tanto comuni i vantaggiosi effetti, quanto funesti pur sono quelli d'una verace, ma crudele franchezza. Si è adunque indicato per quali mezzi il medico fissar potrebbe su di lui l'attenzione pubblica, e crearsi numerosa clientela. Non ci si faccia tuttavia il rimprovero d'essersi preteso erigere come precetti lè vie clandestine dell'intrigo, o consacrar l' artificio, il manéggio, la mala fede. Se però individui di raro merito, e nella professione applauditi, avranno creduto dover affrettare la generale fiducia con un destro ciarlatanismo, io sono ben lungi di proporre qua! modello una condotta che solo certe locali circostanze hanno potuto esclusivamente permettere. Ma il medico penetrato della nobiltà di sua professione, aspetterò sempre dal tempo la giustizia dovuta al suo merito, e di rado V attenderà invano. Sdegnerò egli di affettare la singolarità : il vero dotto, come il vero saggio, non combatte gli usi della società; ei non disprezza nemmeno i capricci della moda. Cile se vi si conforma senza esserne Io schiavo, i di lui successi saranno le sue prodezze, nè si vfr drà mendicare l'umiliante protezione dell'opulenza o del potere. 11 medico dev'essere indipendente, ed altro vincolo conoscer non deve fuorché i doveri del suó stato. L'uomo di questo carattere aspetterà forse per lungo tempo i favori della fortuna, ma allorquando numerosi ammalati chiederanno l'assistenza e la cura di lui, potrà egli, senza arrossire, dare uno sguardo sul passato, e con nobile amor-proprio dire a sè stesso : Je ne dois qu'à ìnoi seni loule ma renorttmée. Veggansi le seguenti opere : Amatus Lusitanus, Da introito medici ad aegrotantem ; Hilscherius, De medicorum ingressa ad infirmos perquam necessarios; Rais, De officio medici in itinere principis; Fischer, De medici circa moralia et physica in curandis morbis prudetitia; Chiappa, Del£ eloquenza del medico. Boerhaave non vedeva giammai un malato, nel comincìamento della sua pratica, senza registrare tutte le circostanze e tutti i segni della malattia nell' ordine che si presentavano ; . e, questo metodo, egli afferma, essergli stato di grande utilità. Ogni medico, ad esempio di questo grand' uomo, deve tracciarsi un piano invariabile, per combinare con la pratica gli studi del gabinetto. Se egli non rendesi un esatto ragguaglio di ciò che vede, i suoi falli ed i suoi .successi saranno perduti per lui; e ciò, non dalla esperienza ma dall'uso, verrà ad acquistar cogli anni. Sin dalla prima visita fatta all'ammalato, il medico scriverà ciò che avrà conosciuto, quel che ha raccolto dai racconti altrui, tutte le circostanze in une da lui osservate. Gli oggetti separatamente considerar sì debbono e con riflessione: i sintomi studiar si dovranno isolatamente. Dietro tali elementi, cercherà egli caratterizzar la malattia, avendo cura bensì di non cadere in precipitato giudizio. Bisogna lungo tempo ponderare ogni circostanza, isolarla, riunirla, 'compararla, prima di pronunziare. Tracciala la parte isterica della malattia, noterà egli nel suo giornale le indicazioni curative da lui stabilite, ed i prescritti medicamenti. La prima visita è d'una estruma importanza; essa ordinariamente decide del trattamento cmativo. Se il malato sarà esaminato in modo superici ni e, il medico giudicherà male del di lui slato; ci si inganna, e dì rado dal suo errore si emenda : ina se nulla ha egli negletto per fissare la diagnosi, il risultato confermerà, nel maggior numero de' casi', le prime di lui idee. Alia seconda -visita, ricercherà egli quali cambiamenti avranno prodotto gli impiegali medicinali, quali, modificazioni provato i sintomi della malattia, lo stalo di tutte le funzioni, degli organi digestivi, degli organi secrelorj, di quelli della locomozione, del polso, della respirazione, della circolazione, did calore della pelle, delle facoltà intellettuali ; le diverse giaciture del corpo, ed i tratti del viso, utili deduzioni talvolta esibiscono. Van-Swieten consigliava di visitare gli ammalati, in certi tempi, dieci e quindici volte per giorno, e ad ogni ora tanto di fiorilo che di notte. Ma questo precetto di,flicihiieuie potrebbesi mettere in uso nella pratica particolare. Per ben conoscere una malattia acuta, bisogna Spesso decomporla: sovente ancora, onde possedere la intera storia d'una morbosa affezione, il medico deve tener conto dell'influenza che possono esercitare sopra dj, essa la natura del clima, la -varietà delle stagioni, il regime, le passioni ed altre cose. Importa assai notar con esaltezza l'ora delle esacerbazionì o parosismi, e la natura degli epifenomeni che esister potrebbero. Senza di questo metodo, è impossibile seguire la malattia ne* suoi diversi gradi di sviluppo, di ben conoscere i suoi periodi ed il suo cammino, e finalmente di giudicare del suo stalo di genuina primitiva semplicità, o di complicazione. Tutli i sintomi caratteristici debbonsi tracciare ogni giorno, come pure i cambiamenti diversi ebe provar possono nella durata della malattia in disamina. Le impressioni fatte sopra i sensi richiedono sole un'attenzione speciale, perchè dietro un insieme di segni esterni non equivoci, e loro analogia con i risultamenti dell'esperienza, il medico deve condurre il suo giudizio. Ed ei continuerà regolarmente questo lavoro sino alla guarigione, o alla morte dell' infermo} senza dimenticare la circostanza del modo e l'epoca di terminazione della malattia. Le apposite riflessioni sulle cause del successo ottenuto, o del disastro sofferto, contribuiranno moltissimo a formare la di lui esperienza, e gli additeranno se egli abbia bene o male agito. Ma non affidi alla memoria gli osservati caratteri, li deponga bensì sulla carta, e dopo la morte del malato, o del ritorno a salute, redìga egli la storia della malattia, sopprimendo tutte le circostanze meno essenziali. Coloro che ignorano l'arte di osservare, sdegnano gli scritti di Ippocrale. I soli uomini di genio possono apprezzarne il merito, e far calcolo di molte particolarità che. sfuggono agli sguardi poco esercitati. Nicomaco diceva ad uno spettatore che niente di bello vedeva in un quadro d'Apelle: Prendi adunque i miei occhi e guarda. Il medico avrà già considerato attentamente tutti i fenomeni che possono guidarlo a caratterizzare la malattia, senza della quale precisa determinazione nessuna certezza induce alle terapeutiche indicazioni ; eppure non ha tutto adempito per meglio basare il suo diagnostico : interroghi egli gli autori originali e loro chieda lumi, confronti ciò che ha osservato con fatti analoghi consegnati negli scritti di attenti pratici, e faccia accurata comparazione della sua idoneità con la dottrina di quelli. Deve inoltre affezionarsi co'lihri de'grandi maestri dell'arte, che hanno seguilo la natura sulla via dell'osservazione. Il primo ed il terzo libro delle Epidemie di Ippocrate, i suoi Aforismi ed -i Pronostici, il suo Trattato dell' aria delle acque e de'luoghi; Galeno, de' luoghi affetti; Sydeftham, e gli - altri classici ; molte ottime semeiotiche, e nosografie ; ecco le opere principali su cui incessantemente deve meditare, e che, bene studiate, lo dispenseranno della prodigiosa, moltitudine di volumi che disutilmente ingombrano le biblioteche polverose: e poco scelte. Un medico principiante, instatilo quanto si voglia, qualunque sia la sua prudenza, non può giammai promettersi di non commettere errori nella sua pratica; e la più scelta erudizione, il giudizio il più profondo, non saprebbero dispensarlo di siffatto tributo che paga l 1 inesperienza. Prima di possedere quel tatto che caratterizza 1' abile pratico, sarà egli costretto per lungo tempo tasteggiare ed oscillare) indi, poco a poco, il suo occhio si perfezionerà a vedere clinicamente, e viemeglio famiglia rizzarsi colle varie fisionomie delle malattie. Un anno di pràtica forma assai più un medico che dieci anni di lettura o di lezioni. Quantunque i principi! della medicina sieiio costanti, spesso è difficile farne l'applicazione a casi particolari. La verità non ai presenta mai subito. Per cogliere l'indole d'una malattia, bisogna cercare scovrirla col ragionamento, eseguire ora una cosa, ora tentarne un'altra, nulla trasandare, niente precipitare, regolarsi a norma delle circostanze, ed almeno mai nuocere all'ammalato, se non puossi aju tarlo. Talvolta è utile deviare dalle strade conosciute, e deferire qualche cosa all'accidente. I metodi rigorosi presentano pochi vantaggi, e molti inconveiiienLi arrecano. Giammai un cieco operato non condurrà a rìsuUamehtì tanto soddisfacenti, quanto un empirismo diretto dalla ragione e riunito al talento dell'osservatore. Qualunque sia il carattere d'una malattia, le funzioni del medico sempre riduconsi a dirigere o eccitare gli sforzi della natura, ed a lasciarli operare. Veder molti malati non è il mezzo migliore onde apprendere a bene osservare. Una pratica poco estesa istruisce meglio il medico studioso. Colui che esercita la medicina negli spedali, vede,molto, e non vede troppo : la rapidità, con cui trascorre i moltiplicati oggetti, non gli permette fissarli. Come esaminare profondamente, ini due ore, tutte le circostanze relative alla storia delle malattie di cento a dugéutó individui? Come variare i metodi curativi secondo le indicazioni? Come, in tempo cosi breve, puossi riflettere m sopra ciò die si è veduto, rimontare da' fenomeni alla loro etiologia, e approfondir tutto? Vi abbisogna vasto talento, bisogna anzi genio per sottrarsi dal basso mestiere, praticando in grande spedale. È stato delto che un medico, il quale dì c notte corre da un malato all'altro, è simile al prete die va attorno ognora co' Sacramenti ; tulli due veggono a modo stesso molti ammalali, ed entrambi hanno della medicina la medesima esperienza. Laonde tra' medici di pari ingegno o di pari goffaggine, sono incontrastabilmente più malsicuri quelli che ad un colpo deggiono visitare un mondo dì malati. La meiite non è così veloce come le gambe di questi medici. Un medico sommamente occupato, quanti più vede ammalali, tanto manco vi pensa. La rapidità con cui gli scorrono gli obbietti, come dissesi, non gli permette osservarli, perchè gli sfuggono con la slessa prestezza, e nella sua testa non gliene rimane che an confuso barlume. Quindi non può egli penetrare le circostanze precise d'un malato e d'una maialila, nè a norma della loro differenza variare i suoi metodi e i suoi rimedi, ma prende tutto all'ingrosso. Io conosco, dice lo Zimmcrmann nel Trattato sull'esperienza in. medicina, tra la folla di medici, il più stupido di loro, secondo la moda dì oggidì, passare pel migliore. Questo Esculapio ba ogni mattina nella sua anticamera da cinquanta a sessanta maiali: egli ascolta le magagne di tulli, indi ordinariamente li schiera in quattro file; alla prima ordina un salasso, un purgante alla seconda, un crislero alla terza, ed alla quarta un cambiamento d'aria. . Un medico non può azzardare un farmaco,, senza essere impegnato ad amministrarlo colle leggi della più esatta analogìa. Per bene osservare, bisogna interrogare la natura con pazienza, e considerar, tutto il corso d'una malattia con profonda attenzione. La riunione di. queste condizioni dà sola la vera esperienza, che si è definita « l'abilità a garantire il corpo umano dalle malattie alle quali sta esposto, ed a guarire queste malattie allorquando . si sono sviluppate: Un medico, che non è dotato della felice organizzazione suscettiva e dello spirito attento e scrutatore che richiede l'arte di osservare, può veder molti ammalati e mancare interamente d'esperienza. Questi generali riflessi sulla pratica dell' arte dì guarire negli ospedali, si applicano a' medici delle grandi città estremamente occupati. Continue assenze, numero eccessivo di malati, intoppi incessantemente rinascenti, permettono loro assai poco di raccogliere esatte osservazioni; ed eglino non ne hanno il tempo nè la premura. Le grandi pittà sono il punto di unione de'medici e de' medicastri d' ogni genere, né * rifluiscono nelle campagne che allorquando, imperiose circostanze ve li astringono. Per riuscire in qualche città capitale, bisogna tempo, gran pazienza, e molto sapere. E diffìcile impegno il fissare la pubblica attenzione, e vi si giunge trovando da percorrere piuttosto ignote strade nella folla che si urta e si sforza onde pervenire [alla meta stessa. Nelle piccole città, al con-i trano, se- il medico non può sperare tanta opulenza, che sarebbeglì possibile acquistare altrove, ha il vantaggio almeno di possedere più sollecitamente la fiducia e la stima pubblica; ed ivi ricavar può egli tanta esperienza come nelle popolose città. Ippocrate ha esercitato in ristretti paesi o in borghi, nessuno de' quali era sufficiente a mantenervi un sol medico. 11 maggior numero delle sue osservazioni fu raccolto in Tessaglia e nella Tracia, di cui rammenta Lnrissa, Cranone, Acno, Oeniade, Jera, Eliso, Perinlo, Taso, Abdera ed Olinto, tutti allora piccoli villaggi. Galeno dice che in un solo quartiere di Roma eravi più gente che nella più estesa contrada dove Ippocrate si esercitava. La grandezza di un medico adunque non vuol esser dedotta dalle farraggine degli ammalati, bensì dal talento di saper trarre d'ogni caso particolare tutti i possibili vantaggi. Un antico regolamento in Francia prescriveva ai medici che destinavansi alla pratica nelle grandi citta, di esercitarsi prima molti anni nelle campagne vicine. ( Knipliof, Novo medico praxln non esse concedendam). Sembra ch'essi avessero il tacilo permesso di scozzonarsi a rischio della parte più sana e più utile dello Stato, osserva giudiziosamente Vieq-d'Azyr, e che la medicina abbia bisogno di simili espedienti ond'essere praticata, i quali sono tanto vituperosi per essa, quanto insultanti per l'avvilita umanità. Ingannetebbesi pur troppo un medico se credesse arrivare facilmente all'auge di fortuna, apprestando le sue cure a titolali infermi, e consacrando esclusivamente il suo tempo alle classi superiori della società; avvegnaché la classe agiata del popolo gli presenta una via più sicura alla sua pratica. Presso di ucsta, meno avviluppato nel!' esercizio della professione, divincolato e libero Dell'impiegare i mezzi terapeutici che giudica convenienti, di rado responsa bilo dell'avvenire, egli vi trova ancora una riconoscenza più liberale: e men negligente della vantata munificenza de' grandi. e,.,' w. .Nella estese citta eziandio, ed ovunque altrove, la chirurgia offre mezzi di sussistenza meno moltiplicali di quei della medicina. Hanno alcuni i esclusiva reputazione per la pratica delle operazioni. Costoro sono sempre quelli che 1' accidente i ha posto ;il governo degli spedali. Quindi i chirurghi lèi gli ufiiuiali di salute, dappertutto più numerosi, assai de'iuedici, non possono mantenere le loro famiglie che esercitando indistintamente, ed' alla meglio, le due: partii dell'urte di guarire. Senza vero sapere medico, ma con sufficiente giudizio per lasciare agire la natura, un inedie^ può usurpare facilmente una estèsa celebrità. Per un chirurgo è tutt'altio: i di lui errori si scorgono .in pieno giorno,, se la Sua mano è inabile,, e lutto il . superfare possibile non può 'salvarlo d'essere -designato bentosto qu al cattivo operatore. . questo, nessuna certezza in medicina. Egli . è difficile veder molti malati, e difendersi dalla tendenza del ceco medicare che inspira all'uomo la naturale infingardaggine del suo spirito; per lo che negli spedali massimamente i medici ru lini eri si rinvengono, .. Costoro, con un sol colpo d'occhio, riconoscono uua malattia; la quale,ipìù oscuro diagnòstico presenta, più facilmente da loro vien già caratterizzata: nel che, niente imbarazzali. Dietro brevi interrogazioni fatto all'infermo per sola forma, prescrivono macchinalmente un Ordinativo, che lo allievo, incaricato del lòglio di visito, scrive per esteso dopo avere udita la indicativa parola. Tale è tutta l'arte loro; tale è la loro condotta, costantemente la stessa. Ma questi pratici, il cui numero fortunatamente è poco considerevole, le sole facce de' loro ammalati conoscono appena., Alcuni medici divengono macchine coli* in vece h iare ; leti non permette ad .essi di seguire i progressi della scienza, o assoggettarsi a nuovi sludi : ostinatamente fissati alle antiche loro dottrine, non vogliono variarvi alcuna cosa: tutto. ciò che è nuovo li disgusta e li sdegna, quindi più non leggono. Dopo cinquantanni di medico esercizio, è impossibile per loro adottare altri principii, diversi degli acquistati, che per sì lungo tempo sono abituati seguire. Hokbtjus, Manudìictìo ad medfqinani. 2. f. - , Btìiti Presunzione. 1, Non chiedete a quel dottore ciò eh' ei su, si bene ciò che ighpraL Egli ha letto tutto, ha veduto tuUo: i più difficili casi non lo sorprendono; le operazioni chirurgiche più delicate sono per lui un passatempo: niente lo con l'onde; il suo genio tutto, prevede, .tutto intraprende. Di.' sè egli parla in termini magnifici: e- terrebbe a disdoro il sembrar d'ignorare cosa veruna. Quali malattie non ha egli guarito mai? H c anero e l'.'ìdrofobià confermata, nelle sue mani,' hanno cessato d' essere incuràbili ; egli 'crede possedere, senza accorgersi della tròppa arroganza, tutto il sapere che puossi avere, che giammai potrà egli acquistare: ii primo! aforismo d'Ippocrate non. ha significato alcuno per lui; e finalmente crede aver egli in .sè -infusa 'il genio ed il potete d'Esculapio: stesso. Pochi medici hanno spinto cos'i lungi il ridicolo della vanità, quanto Menecrale, nè s' ignora quali lezioni da Filippo-, egli abbia ricevuto; ovvero Come Paracelso. Ethullerus, De medico mendace. Talun medico ha grandi talenti e profondo vastissimo sapere, frattanto ei non fa numero, e giammai verun posto occuperà egli nella gerarchia di sua professione ; e eoa le' più estese cognizioni, egli ha l'aspetto dell' ignoranza. Interrogatelo: le sue risposte sono le più confuse ed inette. I casi i più semplici lo sgomentano; detesta sempre di agire, e con paura ne determina la esecuzione. Invano la natura annuncia un esito salutare; tremante ognora, non osa secondarla. Giammai non ha sentito egli quelle subitanee improvvise inspirazioni che rivelano ad na uomo di genio il carattere di una malattia complicata nel suo andamento e nel diagnostico, e fuor delle vie comuni gli fanno trovar i mezzi di trionfare della violenza e della sua pertinace resistenza. Conseguentemente nel deliberare ei perde la favorevole occasione ed il momento di rischiare con vantaggio. Un tal medico non uccìde i suoi malati, ma egli li lascia morire. Heister, De medico nimis timido; Steìnmxtzkjs, De juxta media timiditate. Alcuni medici si inorgogliscono pompeggiando non credere alla loro scienza. Svincolati d'ogni pregiudizio, trattano di vane ciance i precetti dèli' oracolo di Coo. Irremovibili nelle loro opinioni, riguardano come Favole i fatti più autentici; e l' arte di conoscere e di trattare le malattie è a' loro sguardi un ciarlatanismo, fondato sull' ignoranza e sulla credulità del volgo. Ma come non lasciarsi imporre da individui, iniziati in tutti i secreti delja medicina? Come sospettarli di malafede, allorquando in verità fanno il sacrifizio di tanti anni di studi e di lavori còsipenosi ? In siffatta guisa argomentano alcune persone volgari. Tuttavia l'uomo imparziale scopre bentosto' in questi pirronisti, que* medicastri, che, disgustati d'una pratica disgraziata, accusano senza pudore la medicina degli errori esclusivamente imputabili alla loro ignoranza. Alcuni pretesi dottori, senza istruzione, .senza talento, e sforniti non meno di scienza che di principii elementari, coloro in 6ne il di cui giudìzio è essenzialmente falso, che, per comparire spiriti forti nella professione, denigrano ciò che ignorano, condannano tutto quel che sono incapaci di comprendere, e rendonsi segno del pubblico dispregio, osando esercitare un ministero che giudicano inutile alla società. Altri medici niente scorgono di oscuro nella scienza dell'uomo. La natura non ha segreto -veruno, che non discoprano; nessun velo occulta a' loro sguardi penetranti i misteri della nostra organizzazione. Non vi sono malattie che non possano perfettamente spiegare e guarire. Questi pratici si uniformano ciecamente a tutte le osservazioni che i libri contengono; e tutti gli assiomi d'Ippocrate sembran loro immutabili verità. Inutilmente l'esperienza accuserebbe la loro dottrina; il maestro l'ha detto, èssi in discolpa rispondono, egli non ha potuto ingannarsi giammai. Laonde, per loro di nessun valore risultano le scoperte novelle della scienza, che nemmeno vere le supporrebbero. Tutti i fenomeni, tutti i cambiamenti che presenta una malattia, durante il suo corso, dipendono, agli occhi loro, non dagli sforzi della natura, ma bensì da' farmaci diggià somministrati, quantunque inattivi altronde ed inutili siano stati. E nell'alta idea che hanno della forza della medicina, si immaginano che nessuno de'mali, che affliggono la specie umana, non possa loro resistere; e spreca tori, senza discernimento, di tonici, di salassi, di emetico, e de'più attivi medicamenti, pensano sempre che agir si debbe, ed agire con tutta energia, i .Vi sono de'fanatici in medicina: con questo nome indicatisi i partigiani esaltati di tale o tal altra dottrina. Guardisi bene ognuno di osar censurare il loro idolo venerato: se avrassi tanta temerità, le ingiurie vomitate dalla loro bocca sarebbero in tanto cumulo, come eran le parole che Omero, in pubblica conclone, fa dire al vecchio Nestore, oh' ei paragona alle onde di neve, impetuosamente in copia cadenti. Costoro di esclusiva ammirazione si preoccupano, disprezzando tutto ciò che ad altrui partito giudizioso concorre. Gagnok, De la recerefte de la vénti dans la médecine. Le querele e le doglianze del malato e la storia ch'ei narra de'mali suoi, sono le basi sullo quali il medico appoggia la sua diagnosi, e gli forniscono la determinazione alle principali indicazioni terapeutiche- Senza questo soccorso non può egli formare evidenti distinzioni, ma appena sole congetture. Le interrogazioni senza metodo, gli schiarimenti mal diretti, stancano l'infermo senza illuminare il medico. Girolamo Ca podi va ce a ha sentito bene quant'era necessario stabilirle metodicamente, ed ha lasciato su questi elementi essenziali di pratica, i più utili avveduti precetti. (Capivacius, De modo interrogarteli aegros; opera omnia). Alcuni ammalati esprimer non possono le loro idee. Indarno si sforzano manifestare le proprie angosce, tutto è confuso ne'loro discorsi. Inutilmente si domanda loro un esatto ragguaglio delle cause e de 1 fé nome ni della malattia ebe li tormenta; nella risposta, si spaziano in prolisse digressioni, si fissano sopra indifferenti circostanze, ed i più disparati oggetti sciopera Latuco te con fondono. Con tali cervelli dovrà il medico tuttavia istituire i suoi quesiti. 11 metodo ù la fiaccola, che Io guiderà in mezzo alle dense tenebre clie lo circondano; per esso distinguerli il medico le peculiari circostanza clie li, inno preceduto la malattia, da tntl'altri fenomeni clic lo colpiscono 3 ed i riflessi indifferenti ed estranei alla patologica sua relazione, da quelli che soli caratterizzar la possono. Finito il racconto che un malato lia fatto di ciò eli' ei soffre, non deve il medico interrogarlo seirzu ordine sopra tutti gli clementi de' inali di lui, o sopra i segni die vi scorge, ma deve informarsi piuttosto del princìpio d'ogni passato avvenimento, avanti esaminare lo stato utluale delle organiche funzioni. Spesso alcune circostanze in apparen/.a futili, sulle quali è ricondotto il paziente, spargono una viva luce per la diagnosi della malattia in esame. Conosciute le cause d'una malattia, e stabilito consegue n temente il trattamento curativo. Accora la mente istrutto del corso de' primi sintomi e dell'ordine col quale sono apparsi, il medico medita sui fenomeni che già osserva; ed ingegnasi quindi unificare ciò che realmente scorge coi ricevuti schiarimenti. Vi sono alquante espressioni, famigliari agii ammalati, il di cui significato non deve esser per il medico quello da essi apposto\L Alcuni individui sono portati naturata e nte"ad esagerare i loro dolori; ma il medico su questo eccesso di doglianze dovrà diffidare con discernimento. Le espressioni del dolore non sono sempre sincere. Ascoltando un malato, nella narrazione de' suoi patimenti, cercherà il medico carpire il soggetto dello allarme di lui, vero o esagerato; e porrà ogni attenta cura ad esplorare quel cuore, e penetrare in quel pensiero, onde squarciare il velo ad ogni occulta imagiuata chimera. Altri ammalati fanno al loro medico insidiose dimande, non già per conoscere il di lui avviso sullo stato in cui trovansì, ma per giustificare l'opinione da loro concepita; e cercano ne' discorsi di un uomo della professione un alimento a' timori, di cui la loro immaginazione è cupamente ingombra ed oppressa. Tale è lo scopo de' malinconici, de' tisici, e di alcuni tabidi, nelle interrogazioni numerose che dirigono a chi prende cura di loro salute. Un medico che sagacemente ha cólto la causa delle loro sollecitudini, deve subito dare una diversione al loro spirito angosciato, simulando un pericolo differente di quello che li allarma. Non è diffidi cosa scorgere una donna tentar d'ingannare il suo medicò, narrandogli malori che affatto non soffre; è simular malattie nervose con la più esatta naturalezza. I segni morbosi' che appartengono a funzioni dipendenti dal dominio encefalico, non possono giammai essere simulati, e sono i soli a cui il medico accorderà assoluta fiducia. Quasi tutte le storie di malattie- nervose straordinarie, hanno abili donne per eroine; ed e accaduto sovente che la estrema loro destrezza nel sostenere la propria furberia, ha deluso la prudenza di qualche medico illuminato ed accorto. Interrogando un malato, è utile talvolta distrarlo dal tema principale delle richieste che gli si fanno: allora quegli si tiene meno in guardia, e più facilmente avviene d'ottenere la verità nelle sue confessioni. Il medico -avrà cura di addolcire le inflessioni della sua voce, scegliere le espressioni che infondono la più anì'ttiuis;» benevolenza, onde padroneggiare sul cuore dell' infermo, facendogli mauiffito in suo bene un vivissimo interesse. Le austere laconiche interrogazioni, ritengono le effusioni del dolore sui labbri dell'infelice, che ne soffre Io strazio: ma le dimande fatte con dolcezza e con pietosa commiserazione, provocano ogni larghezza di fidanza, e quella espansiva loquacità che le angosce desiati mitiga diggià, e solleva. Ed al contegno grave ma aperto del medico, un dolce sorriso sul labbro di lui, fa nascere o ravviva la speranza, e dissipa molti: timori spesse volte ai misero inférmo funesti. Ma se ad elevato rango il malato appartenga, non dimenticherà il medico che un servile abbietto portamento degrada, né inspira fiducia alcuna; come un'aria di superiorità verso un infelice plebeo, è vile e crudele. Si deve alla dottrina di Doublé un eccellente capitolo sul modo d' interrogare e di esaminar gli ammalati. Dividesij die' egli, in due parti naturalmente distintissime: la prima abbraccia la conoscenza di ciò che ha preceduto la malattia ; la seconda comprende la conoscenza delle circostanze alla stessa malattia appartenenti; e deve il medico informarsi J52 inoltre di tutto ciò che si riferisce all'influenza degli esterni modi fica tori, c conoscere la temperatura e la topografia medica del luogo ov'egli pratica. 1 Laonde esaminerà egli primamente 1' età, il sesso, ];i professione; le passioni, le abitudini, il genere di vita dell'ammalato; l'esercizio generale delle sue funzioni nello stato di salute; richiederà del corso di questa salute anteriore alla invasione della malattia attuale, d'altra forse antecedentemente sofferta, degli effetti generali de'me dica menti sulla sua costituzione, delle malattie di famiglia o de' genitori. È utile sapersi con precisione l' ora fìssa dell' ingresso del morbo, e la determinazione del suo periodo, e se per ripetuti accessi, per prima invasione O altamente. Se tali notizie potesse il medico ottenerle dai circostanti, risparmierebbesi al paziente cosiffatta noiosa fatica. Ottenuti i preliminari ragguagli, si procede ad una serie di interrogazioni direttamente relative alla regione, sede del patimento del dolore e dello scompiglio delle funzioni, di cui lagnasi specialmente l'individuo. Indi si chiederà esatto conto di tutte le altre parti del corpo, procedendo metodicamente dietro l'ordine naturale e la successione delle funzioni. Cosi, pe' fanciulli, bisogna richiedere della dentizione, del sonno e dell'appetito. Chè se le malattie de'bambini sono spesso difficili a trattarsi, ciò in gran, parte, deriva perchè esprimer non possono que'poverini i mali che risentono, ed il medico non può trarre alcun lume sull'indole, de' loro patimenti; essi rispondono male alle di luì inchieste, soffrono e si tacciono. F. pei* ima donna, della mestruazione, e delta supposizione di gravidanza: se trattasi di alcuna nubile, si è in dovere parecchie Tolte informarsi, iu modo dubitativo, de' suoi rapporti col sesso più forte. Fer un vecchio, ond'esser qui breve, cliè biugo sarebbe per sìngolo enumerare ogni quesito da proporsi, bisogna investigare lo stalo delle f.icolià imelleitualì, delle forze muscolari, dello stomaco, della imitazione, defecazione, sonno, cec. Utilissimo riuscir potrebbe esplorare assolutamente ogni regione ed ogni parte della persona degli unimalati, ma il pudore vero o simulalo delle donne e la convenienza abituale, impediscono frequentemente di fare queste indagini colta esaltezza desiderabile. Nò bisogna tacere che fino a questi ultimi tempi, Utnita vanii 1 mediei all'esame del l'aspetto, della lingua, del polso, delle orine, degli escrementi, delle materie vomitale, o del detratto sangue. E meno attenti degli umidii, die almeno esploravano sempre gU ipocondri, i medici dell'ultimo secolo non palpavano le regioni del corpo de'loro ammalati, se non erano di ciò richiesi!. Ma Corvisart, rimodernando i lavori di Avcnbnigger, richiamò l'attenzione agli esploramene del torace - e lìiunssais ha dimostrato quanto sia vantaggióso il palpamento dell'addome sopra tutti i punti della sua superficie. L'esplorazione clinica ha fatto sufficienti progressi in questi ultimi tempi: ciò che segue a tale soggetto, emerge dal piano traccialo per Morejon, sommariamente esposto ne'dizionarj di medicina. La vista ci fa riconoscere una colorazione insolita, il cangiamento di forma, di volume e di rapporto, o le soluzioni di continuità delle parti situate alla siipeplicie, o . accidentalmente poste a nudo.. Per essa ci rendiamo esatto conto dell'aspetto della cute capelluta, della faccia, della Locca, della pelle, e di tutte le materie evacuate naturalmente o artificialmente. L'odorato ci appresta la conoscenza dello olezzo generico che emana dal corpo del inalato, di quello elle esala dalla bocca di lui, dalle fosse nasali, da tutt'altra parte esteriore, o finalmente da materie evacuate o estratte. Il gusto è di poco uso, avvegnaché lungi di esplorare queste sostanze, volentieri si ammette ciò che l'ammalato stesso ne accusa. L'udito ci fa riconoscere lo strepito che risulta, dalla locomozione naturale o provocata delle parti contenenti o contenute, naturalmente o casualmente poste in movimento. La succussione raccomandata da Ippocrate, la percussione da Avenbrugger, la stetoscopia da Laènnec, la, plessi me t ria da Piorry, la pressione in diversi sensi, dan luogo a rumoreggia menti, che l'orecchia, nuda o armata di strumenti, raccoglie, su' quali riposa talora la diagnosi di malattie oscurissime senza questo mezzo di esplorazione. Il tatto è di grande importanza, poiché ci istruisce dello slato della cute, del suo tessuto cellulare, dei muscoli, del cuore, de' visceri addominali, delle parti genitali della donna, ecc. Laonde per l'applicazione de'cinque 1 sensi ad ogni organo, raccolgo nsi per quanto è possibile gli elementi razionali ed esatti sullo stato delle parli dell'organismo, sopra le quali possono agire maggiormente. Non basta però esercitarsi a far questa esplorazione con ogni metodo e complessivamente; è necessario altresì che il raziocinio concorra ad unificare tutti i dati esibiti per l'uso de'sensi, li disponga nell'ordine di loro naturale concatenazione, e distingua quelli che hanno maggiore importanza nella ricerca dell'indole e della sede del male. Bisogna che la sagace avvedutezza del medico ponga a confronto lo ammalato attuale con malati analoghi, già da lui osservati, e con quelli di cui ha letto la storia patologica negli scritti di buoni osservatori, o di nosografi di prima classe; nel qual paralello, rafforzerà lo scontro ed il concorso delle cognizioni anatomiche e fisiologiche che rapportar si possono al caso presente. La vita è assai variata, gli organi sono troppo numerosi, le azioni organiche molto diverse e ripetute, e le malattie oscurissime in varf casi, onde esser possibile decidere sempre, sin dal. primo giorno, della loro natura e della sede loro. Come condursi sino a che tale incertezza in tutto od in parte sia dissipala? Lo illustre Stoll ci fornisce la. migliore regola: lndicatione incerta, maneas in generalibus .- la quale però è poco utile per esser troppo generica. Ovvero presumere con Pinel ed i naturismi che bisogna restare in aspettazione, è quasi un dire nulla.' La sola regola in simil caso, e frequentissimo è un tal riucontro, sia quella di dirigere e moderare l'azione de* modifica tori dì ciascun organo, e rimovere ancora tutti quelli che suscettibili pur sono di sopreccitare l'azione organica in ognuno di essi. Questa è la sola aspettazione razionale, che spesso allontana efficacemente lutto ciò che impedjr potrebbe il ritorno al tipo normale di vita, e la guarigione ha effetto senza dover ricorrere a mezzi ulteriori. L' indole e la sede della malattia trovatisi forse manifeste, intenso il morbo, importante l'organo affetto? bisogna di conseguenza ricorrere sollecitamente al trattamento più diretto ed energico, nella indicazione terapeutica che seguir si debbe. Nelle malattie croniche, è necessario ora indugiare, quando incerta siane l'indicazione; or adoperare tutto il medico potere, tostochè la diagnosi in modo non equivoco SÌ presenta. Il medico che si occupa del suo malato solamente allorquando gli siede accanto, tradisce la di lui fiducia, ne la merita per quell'istante. Terminando di visitarlo, dev'egli riflettere eziandio a quanto ha diggià osservato, a quel che ha prescritto, e riassumere 1' idea generale che ritenere egli deve sulla clinica osservazione da lui fatta; nè in ciò bisogna che la sua attenzione sia assorbita e distolta dal calcolo degli onorari che gli competono. La frequenza delle visite dev'essere in ragione della gravezza del male, o dell'espresso desiderio dell'infermo o della sua famiglia. Gli ammalati visitar si debbono per lo più ogni giorno ad ore diverse, ma nei parossismi a preferenza. Spesso è indispensabile per due volte al giorno eseguirsi la visita clinica, talvolta anche di notte; ed in pressanti incontri il medico non potrà abbandonare ìl malato. Util cosa è frattanto non accondiscendere sempre alla -richiesta di un infermo, che per pusillanimità esige ognora presso di sè l'assistenza del curante, avvegnaché si giudica male sovente di colai che spesso non involasi nè facciasi cleside. are. Ma 1' esperi SUu a è l'arbitra delta moderazione. Eppure quanto precede non è tulto sul modo di interrogar gli ammalati. Ed in generale, gl' individui i di cui malori sono l'effetto dui libertinaggio, • quali il dolore, giunto, ad insoffribile grado, strappa involontariamente delle imprecazioni 1 contro colui che è costretto assoggettarli a crudeli manòvre. L'eccesso de'Wo tormenti rende perdonabili i loro oltraggi.. Dippiù; tal ammalate non vuol prendere che farmaci gustosi ; laonde rifiuta tutti quelli, di cui l'odore, la forma o il sapore gli dispiacciono; persiste ostinato nelle sue risoluzioni, c per questa condotta irnigionevole riduce il suo medico nell'impossibilità di agire. Tal altro non ba questa mania, ma curioso all'eccesso, ei vuol saper tutto: bisogna rendergli ragione dell'azione de' medicinali, istruirlo dei fenomeni delle funzioni vitali, e spiegargli le menome particolarità de' mali eli' ci prova. Spesse volte vi sono ammalati, che fanno disperare il medico per la loro .indocilità. Dietro aver ad essi profuso tutte le possibili cure, dopo avere sofferto vivissimo inquietudini sulla sorte loro, sarà pervenuto egli alla fine a condurli ad insperata convaIescenza ; lieto del successo degli sforzi suoi, promette loro una guarigione sicura, se per altro breve corso di tempo sottoporsi vorranno ad una indispensabile dieta: inutili precauzioni, superfluo avviso! in dispregio degli indicati saggi consigli, ogni disordine _ nel regime essi commettono, e ricadono nell'abisso de' mali, d'onde erano stati tanto penosamente sottratti. Molte e varie circostanze richiamare io potrei, per le quali le passioni e disposizioni di spirito de’malati esercitano la pazienza del medico: perlochè facile mi sarebbe additare l'inconseguenza, la' leggerezza, la meschinità di cosiffatti ammalati, i quali, dopo avere manifestata intera fiducia al loro medico, ad un tratto, sènza ragione veruna, si intiepidiscono à di lui riguardo, e gli manifestano una ingiuriosa diffidenza: o potrei indicare coloro che esigon troppo, sempre malcontenti, i quali vogliono che lutto ciò die li attornia sia vittima de' loro capricci; e se fossero assecondati, erigerebbero ancora una diuturna indefessa assistenza del loro medico, che dovrebbe dimenticar per essi tutti gli altri suoi ammalati. E dir potrei di quegli esseri spietatamente ingrati, che dovendo l' esistenza, di cui sono indegni, alle sollecite cure di un abile professore, stancano la di lui delicatezza con vani pretesti, con affettati indugi, e talora non trovano altro mezzo onde sdebitarsi dell'obbligo doveroso della ri conoscenza,, che dirigendo contro di lui i dardi più acuti della calunnia, o lo strazio più accanito della malevolenza ! ! Ma' io non pretendo esaurir la materia : ed à questa succinta sposizione limito la enumerazione delle principali cagioni che possono cimentare la pazienza del medico. Ed il principiante, al suo ingresso in società, deve opporre un fondo inesauribile di pazienza all' .indifferenza, talvolta contumeliosa, del pubblico. Se egli pratica in una vasta città, lungo tempo negletto, sarà sposso testimonio de' trionfi di medicastri spregevolissimi: ma l'oro prezioso ed il fango putente non saranno sempre confusi, e verrà il tempo in cui ne saranno separati. In tutti gli incontri, in ogni passo di loro carriera, i medici hanno un bisogno estremo di pazienza ; e per essi principalmente dir si può: ^a pazienza è il genio! Necessario in ógni istante è al medico, nell'esercizi» di sue funzioni, il soccorso della prudenza. Nè di quella conveniente alla scelta de' farmaci, o alla determinazione delle terapeutiche indicazioni, qui si ragiona; benvero di quella che dee guidare la morale condotta del seguace d' Ippocrate. Conservare V integrità della propria riputazione, è un impegno che esige da lui attenzione perenne. La tendenza degli uomini, propensa ad accusarlo dell'impotenza della natura, è tale, che, in tutte le malattie gravi, la' prudenza inculca al curante richiedere avviso d'altri medici, onde mettersi in salvo dagli attacchi della malvagità e dell' invidia, e per ajutare l' infermo, se mai potrassi, con più efficaci sussidi. In alcuni casi adunque, ia difficoltà della diagnosi d'una malattia, l'imminenza del' pericolo in cui trovasi l' ammalato, la necessità di ricorrere u mezzi estremi, impegnano il medico prudente a sollecitare il convegno d’uno o iti parecchi suoi colleglli, più o meno rinomali, per conferire sullo slato di chi trovasi affidato alle di lui cure, a chiedere cioè una coiisidtnzione. Ovvero, l' aspettazione del medico ordinario delusa per la durata, per i temibili progredimenti del male, o per altri motivi più o meno fondati; o il solo desiderio dì procurare all'infermo, come si disse, tutti gli aiuti della scienza disponibili, inducono i parenti del malato a riunire attorno al suo letto parecchi uomini dell' arte, nella speranza di vedere scaturire nel loro concorso lumi novelli in di lui vantaggio. Stabilito il progetto del desiderato consulto, il numero e la scelta de 1 medici clic devono formarlo, sarà premura degli interessati, che sì invitino i più idonei; o si determinerà ciò dal medico curante stesso, che na. c stalo fatto l'arbitro. Nell'ora del giorno fra loro convenuta, o fissata ordinariamente dal più anziano, eglino riunirannosi presso l'infermo. Prima di entrare nella camera di costui, il medico curante farà l'esposizione della malattìa, de' mezzi adoperali e degli effetti di ri sul lamento. Indi gli aggiunti e consultori si recano dall' infermo, lo esaminano, esauriscono tutte lé ricerche e le domande necessarie a stabilire opportunamente la diaguosi ed il pronostico dell'affezione; ed in tal modo, si accertano essi sulla veracità della narrazione già preceduta, o modificano le loro idee dietro ciò che inesatto o incompleto avranno dedotto. Di ritorno nella sala di riunione, ciascuno di loro, prendendo la parola in ordine inverso alla maggioranza di età, esporrà la sua opinione sulla analizzati malattia, e sul trattamento curativo die adottar si «rede. Finite la discussione, i consultori si riconducono presso l'infermo. Allora il più anziano accenna, secondo le circostanze, in tutto od in parte soltanto, il ri sult amento della discussa deliberazione, e le speranze da loro fondale sulla di lui guarigione. Uno de'mediei redige la consultazione o la prescrizione,, da tutti poscia firmata. Ma Ordinariamente qnes té mediche radunanze non si adempiono con tanta solenne pompa: un solo aggiunto basla da consultore, ad invitò del medico curante od a richiesta dell'ammalato ; e, non osservando di tutte le descritte convenienze cbe le necessarie, imposte dalle peculiari circostanze, si accordano di subito intorno al trattamento più cordacente al caso. Eppure ai 1 è supposta finora una unanimità di opinioni, cbe non si osserva quasi giammai. Qual sarà la condotta del medico ordinario, tostochè il suo di vis amento sarà opposto a quello de' col leghi intervenuti? Nel caso in cui l'uguaglianza dell'avviso deb maggior numero, supponendolo poco saggio, non possa cagionare notabile pregiudizio all'infermo, prudenza richiede poter visi uniformare, con la restrizione di arrestare lo adempimento dell'adottata terapeutica, se l'esperienza farà riconoscerne inconvenienti; ovverò se, dopo sufficiente tempo, non avrà prodotto il bramato risultamento, impedendo in tal guisa l'adoperare di più utili rimedj. Ma quando trattasi di quei mezzi estremi, che erroneamente appli 470 cali comprometterebbero la vita del paziente, o Io esporrebbero all'inutile sacrifizio di un membro di sè stesso, come in alcune chirurgiche operazioni, il medico curante ponderar dee allora l'autorevole credito di coloro dalla cui opinione egli dissente. Ed accederà a questo divisamente, se nella costoro riconosciuta abilità e consumata esperienza potrà dedurre inconcusse ragioni da quietare la sua titubanza. Laonde, senza mancare ai giusti riguardi dovuti a' professoricolleglli, dichiarerà egli la sua opposizione in divergenza di avvisi, e chiederà un nuovo congresso, composto per intero od in parte d'altri aggiunti consultori. Le considerazioni medesime di onore e di probità dirigeranno la condotta del medico consultore. Se, per delicatezza, dovrà questi ognora astenersi dal disapprovare apertamente ciò che è stato eseguito, il dovere gli impone eziandio di opporsi energicamente ad ogni metodo di trattaménto curativo che sembrassegli pernicioso. L'utilità di queste consultazioni non puossi contraddire giammai, specialmente se risultano dal convegno di medici, che per attestato anche de' colleghi hanno diritto alla pubblica fiducia. Tuttavia la difficoltà dì adunarne un cerio numero con la garanzia di tali requisiti, particolarmente nelle città poco popolate, ove sovente regna fra' medici una scandalosa detestabile rivalità, ha fatto considerare le consultazioni medico-cliniche più funeste che vantaggiose agli infermi. Talvolta li an dato luogo a dissensioni puerili e ridicole, che hanno fornito a'detrattori della medicina l'occasione di lanciare satirici strali contro l'utilitè di questa scienza. Ma siffatti sarcasmi avranno colpito soltanto qne'medioi, che la vana loro presunzione o le passioni loro vilissime rendono in ogni tempo spregevoli ed odiosi. La prudenza inculca al medico curante" di avvertire chi è interessato per l'infermo sul pericolo del male, su bit oc li è dichiarasi, od anche appena comincia a sospettarne il pencolo. Chiamato a trattar malattie, di cui l'avverata esistenza recar potrebbe il disordine in alcuna famiglia, il medico prenderà le più accorte precauzioni, onde non compromettere la sua riputazione ed i segreti che gli si affidano. Si troppa importanza per lui è il non errare, uè accusare una donna, un marito senza colpa, o una fanciulla d'intatti costumi, di qualunque malattia che l'opinione pubblica come vergognosa dichiara. Ledi lui funzioni spesso lo iniziano- in reconditi misteri, sia per loro importanza sia per singolarità. Depositario de'secreti delle famiglie e degli individui, egli conosce le loro pene, le loro passioni, le speranze loro più intime; confidente dello sposo e della sposa, de'consanguinei e degli affini, de' genitori e dei figliuoli, de'fràtelli e delle sorelle, del superiore e dell'inferiore, egli deve dimenticare con l'uno ciò che sa dell'altro, e non avvilirsi giammai a tradire la fiducia de'suoi clienti: i segreti che gli si affidano più abbietti, turpi o criminosi, maggiormente occultar li deve col silenzio più scrupoloso. A tal riguardo, il ministero di lui è più delicato di quello dell'avvocato e del confessore. Ma quale scrupolosa decenza, quale attenta ritenutézza non deve egli serbare nelle cure ch'ei presta alle cenobite, alle ragazze, alle donne! (Doublé, Séméiolog. -generale). Esigerà egli la presenza della madre, o di una prossima parente, nelle delicate frequentissime circostanze, allorquando costretti!, sottoporre ad indispensabile perscrutatone ogni più occulta parte, una timida verginella, ritrosa, confusa, vergognando, depone nelle di lui mani l'ultimo velo del pudore. Se una donna dehbasi sottoporre all'esame accennalo, richiederà la presenza del marito. Se la inspezione per una claustrale si richiede, si farà assistere da una delle vecchie suòre. Per una legge de' Visigoti, era espressamente proibito al medico e al chirurgo di salassare una donna, senza che fosse presente il padre o la madre, un fratello, un figlio o lo zio di lei. (Iìodemcus A Castro, Med. polit). Nel trattamento delle donne luciate, vi sono poi regole di decenza, dalle quali in ver un caso non può l'ostetrico dipartirsi giammai. Alcune affezioni patologiche, mascherate con estrema . astuzia da chi le soffre, nè mai rivelate, esigono che il medico le tratti convenientemente, occultando altresì la natura degli adoperati medicinali Non vi sono elogi che alla prudenza non siano dovuti: ha detto Rochefoucauld. Per quanto estesa, cauta ch'ella sia, non può star sicura del menomo avvenimento, perchè si esercita sull'uomo, il più mutabile soggetto dell'universo. Laonde, malgrado tutta la immaginabile attenzione ed i lumi esercitati più accorti ed omnigeni, un medico manca talvolta alle leggi della prudenza. Le migliori intenzioni hanno sovente le più funeste conseguenze, quando regolate non sono, dalla prudenza: « Saepe honestas rerum causas, in jiujiciuin adhibeas, perniciosi exìttts conseqiiunlur « . (Tàcit., Uh. 1, Hist), Il medico portar deve inoltre la più riservata prudenza ne'suoi pronostici: si persuada giugnervi diffidando del suo giudizio, ed osservando lungo tempo i fatti, prima di volerli spiegare: e con saggia lentezza, le sue decisioni esser debbono dirette. Se alcuni medici sono debitori di loro rinomanza per i pronostici confermati dal successo, quanti P hanno perduta per la precipitazione inconsiderata nel giudicare ! Alcuni casi particolari impongono al medico molta prudenza ne'suoi discorsile non sa dissimulare rio che vede, gravi pericoli Io minacciano insieme al suo ammalato. Morgagni curava un uomo robusto d'una febbre, la cui terminazione era tanto prossima da ridursi a convalescenza, permettendo lasciare il letto dopo la refezione, composta di tenue panata. Costui, ad un tratto, fu assalito da vomito violentissimo e continuo, - dietro un pasto di simil natura; perlochè si andò di fretta a chiamare Morgagni: il quale, giudicando il caso poco grave, senza recarsi a lui, si limitò prescrivere alcuni medicamenti. Frattanto l'oppio stesso inoperoso ed inutile riuscendo, si determinò di egli visitare l'infermo; or cammin facendo, e meditando sullo strano avvenimento, interrogava il domestico del malato che lo seguiva, se questi commesso avesse alcun disordine nel regime. Nessuno ; Tisposegli; il mio padrone h stato servito d' una panata, leggiera, sulla quale K. M. ha sparso la polvere da voi prescritta. Morgagni sicuro non avere ordinato per tal uso veruna polvere, conoscendo al iti tronde l'uinore di quel tuie che impolverato avea la pappu, comprese subito e ciò che doveà fare e quel che bisognava evitare. Giunto adunque presso il richiedente, al quale cessato era il vomito, ma era sottentrato il singhiozzo e lo sfinimento di forze, con difficile respirazione e polso piccolo frequentissimo: Coraggio, gli disse il grand' uomo, voi avete molti umori cattivi, ed in breve sarete totalmente ristabilito. Morgagni apprestò bentosto gli opportuni rìmedj ed antidoti, e felicemente in tal guisa prevenne e dissipò la lugubre catastrofe che gli effetti del veneficio seguir dovea. Fodere -{MéUec. legai.), da cui è tratto questo aneddoto, fu testimonio di una scena orribile del pari ; ma la vittima spirò sotto gli attoniti suoi sguardi, per tardo o inefficace soccorso. L'incontro più difficoltoso, esigente la maggiore indispensabile prudenza del medico, è il caso molto frequente, allorché da lui dipendono la vita e l'onore di un individuo imputato d'alcun reato. Richiesto sopra fatti di procedimento penale, nell'interesse della giustizia punitrice, con una inconsiderata parola può egli sterminare l'innocente o salvare il colpevole. L'ignoranza, la precipitazione di giudizio, la prevenzione, hanno spesso cagionalo funesti iri-e-' paratili errori. Laonde, chiamato innanzi a' tribunali come esperto per esporre il suo medico avviso intorno alcun fatto relativo alla sua professione, o per deporre sopra fatti di cui è stato testimonio in occasione del proprio suo esercizio, o per guidare il potere legislativo od esecutivo sopra qualunque qmst'ione non determinabile senza concorso del di lui pavere, il medico dovrà saggiamente ricordarsi di quanta importanza risulta la sua deposizione verbale o scritta; non rispondere alle dimande che colla massima circospezionej trincerarsi spesse volle fra' baluardi del dubbio; non oltrepassare le sue attribuzioni di medico, nè perorare con entusiasmo o con forza itllbrmativa clic ne' casi propizi da poter salvare felicemente un innocente oppresso, contro il quale incritinniscono false apparenze, ebe, per attento esame fisiologico, o sperimento fisico o chimico, non constalo e svaniscono. Veggansi in proposito le seguenti opere: Usler, De eventu in morbis praecognosccndo; Hdcheu, De prognosi malica; Horstius, De siguìs prognosticis; IIehedia, De prognosi fallacia; StockiiaxiseNj Dissert. da praesageiulis morbis; Juucker, Dissert. circa progtiosim rito instìtuendam; Idem, De canta prognosi a cauto medico instituenda; Pleutsch, Dissert. fàntes praedictionum in morbis; Kaltschmied, Dissert. de prognosi status morb. rite formattila; Tomaiàsijji, Sul pronostico nelle malattìe, discorso; Falcoburgo-\eoMAticBicus, De prudentia medicomm; HoFFMA&r, Medictts poliliais .... opera omnia, traduz. pei- BauiiiEn, De la politit/ue de mh/ecins; Fischer, De medici circa morali et phjsìca in enrandis morbis pnulcntia ; Pero a m, Nuovo saggio di procedura medica; Sava, Manuale per il pratico esercizio della medicina legale. t • ossalo. Immensum nobis aperii medicina campnm ad. exercendma in proacimos amorem » ha detto Pichler. Questo volgatissimo assioma è di grande irrefragabile, verità. Un cuore generoso e sensibile fa brillare l'ingegnoso intelletto d'un nuovo splendoce, e nessuna virtù non onora cosi (fattameli te il medico, quanto la beneficenza. Molti attributi lo vincolano agli sventurati., i quali in lui solo sperano e da lui attendono il sollievo ai propri patimenti: primo bisogno in essi è «li versare il lor cuore nel suo, e di espanderne j sentimenti: il di lai primo dovere è di porgere attento orecchio alle doglianze loro, e rianimarne il coni gg in illanguidito dall'indigenza e dal dolore. Ma il consolarli non ò tatto : bisogna ancora soccorrerli. L'umanità, l'interesse di sue funzioni, tutto gli prescrìve ascoltare la voce supplichevole del misero. Esiste inai più ineffabile compiacenza dì quel]» che si sublima nel tergere le lagrime degli sfortunati ì Vi è felicità più estesa ed intera del raccogliere attorno a sè i tributi di venerazione e di amore, superiori ad ogni più viva gratitudine? La beneficenza porta seco il suo guiderdone. Un medico, dotato di questa virtù, diffonde da tutte le parti le consolazioni, la speme e iu t'elice tranquillità dell' animo. I dì lui talenti, il suo tempo, la sua fortuna ei lutto prodiga per calmare le grida dilaniali ti della miseria. Colui, eli' egli ha già richiamato alla vita, è per lui oggetto di attenta c benefica amicizia; sembragli poco avergli impartito tutti i soccorsi dell' arte, chè tuttora ei veglia al rimanente de' pressanti bisogni. Vicq-d'Azyr, con l'energia dell'ordinaria sua eloquenza, raccomanda la beneficenza a' medici: « Se lodevoli e belle sono le funzioni del medico, egli dice, 10 sono meno però ne' palagi e tra le grandezze, ove i molivi apparenti 0 reali dell'iute resse, non lasciano adito alcuno a quei dell'umanità che nell'angusto, squallido e malsano abituro del povero. Ivi, nessun protettore si incontra, nessuna cupidigia ; la rinomanza non si accosta a questi asili: lutto vi tace, fuorché 11 dolore, che li fa spesso echeggiare de* suoi singhiozzi. Le vittime della miseria, quelle delle malattie e della morte, ammassate e confuse, vi offrono un quadro straziante e terribile. Ivi puù ìl bene largirsi, colà puù l'uomo soccorrere l'uomo senza soccorsi ed anche senza chi il veda; e ben vi si allogano la generosità, la verace beneficenza, la tenera pietà; uè ivi si dubita trovar lagrime da prosciugare e averiturati da compiangere ed aiutare. Dicasi talmente in lode de' medici, qual altro ordine di cittadini adempie mai tali doveri con altrettanto zelo e coraggio? Queste fatiche, queste compiacenze competono quasi a tutti i ministri sacratissiini dell'arte salutare: e»lino soli possono trovare le primo lezioni dell'esperienza nella class» più indigente del popolo, scambiandole con quelle di benefica virtù ... Le cure disinteressale accordate agli infelici, di rado rimangono prive di ricompensa; ed il medico trova quasi sempre nella sua beneficenza il principio della propria fama. Allorquando salii egli giunto a chiara e grande celebrità, non dimentichi coloro a cui dove la sua istruzione e la sorgente di sua fortuna. Questa ingratitudine, ordinaria in quelli che hanno simulalo beneficenza per attirarsi la pubblica considerazione, non troverà luogo giammai nel cuore dell' uomo onesto e virtuoso senza ostentazione. L'essere ricco, sarà per lui causa d'esercitare più liberamente la sua favorita proclività alla filantropia, quindi non allontana l'indigente che implora le buone grazie di lui, anzi lo previene soccorrendolo. E losiochè riceve doni dalla fortuna, ne consacra una parte a sminuire i bisogni degli infelici; c por questa generosa condotta rendesi degno del titolo onorevolissimo di medico,' che nobilmente lo fa lieto e prospero. Si possono vedere in proposito le seguenti opere; Sonni, De medico «ehementer laudari (Ugnai Do,Auettiue, Caractère des médecins. La probità più rigorosa e la più severa temperanza, sono virtù indispensabili al medico: esse fanno parte de' doveri di lui, come d'ogni uomo onesto. Depositario, come si disse, de secreti delle famiglie, padrone talora della riputazione di coloro che liannogli accordata intera fiducia, a quale ignominia noti si esporrebbe egli, se per debolezza o per volubilità, svelasse recondite cose, che nascoste esser debbono a qualsiasi sguardo? Ora una disgraziata giovane, vittima della seduzione, implora da lui aiuto e silenzio: ora un padre, un marito gli appalesa le funeste conseguenze d'una gioventù in balia all'impeto irrepiimibile delle passioni. Ma qualunque si fosse la confidenza o la rivelazione, che l'esercizio della sua nobil arte gli permette ricevere, l'onore gli im Ì80 pone ìt sacro dovere di tacersi serapremaì, anche con pericolo di sua libertà o della sua vita. u Quae vero inter curandum aut edam medicinam mìnime faciens, in communi hominum vita, vel videro^ vel audiero, quae minime in vulgus effèri oporteatj ea arcana esse ratus } silebo ». (Hipp. Jusiua. Foés). Veggansi all'uopo i seguenti autori: Albertus, De confessione aegri erga medicum; Reis, De officio medici in itinere principe Stock, De temperaniia mediconan. Nessuna professione esige costumatezza d'irreprensìbile condotta morale quanto quella del medico. Questa purità di costumi, questa castità particolare, virtù che la filosofia ha trasandato annoverare fra quelle che onorano l'umanità, è necessariamente indispensabile al medico, richiesto di prestar l'opera sua presso una donna inferma. Confidente intimo di un sesso, dì cui egli è l'appoggio ; onnipossente sullo spirito de' suoi malati, quanta sarebbe colpa in lui, se della sua posizione osasse abusare? No, un medico non adoprerk giammai il suo ascendente per sedurre l'innocenza, che ripone il suo destino nelle di lui mani; ovvero scoraggiare la volontà di un moribondo, a cui ha aspirato una tanta fiducia. La sua voce non farà udire mai alle donne, che l'avranno scelto per consolatore e per amico, corruttori discorsi. Colui che Ja'suoi vizii avvolger si lascia e trascinare nel baratro della dissolutezza, non tarda molto, ad essere perduto nel connetto degli uomini, .ed i più grandi talenti non -potranno guarentirlo dal dispregio e generalo abbandono. Quindi il medico sovente è diviso fra'suoi doveri ed il vizio. Lo stalo suo l'espone ogni giorno a sacrificare l'onore all'interesse; eppure quanto più frequenti sono le occasioni di secondare senza pericolo le sue passioni, tanto più gloriosa virtù è il vincerle. Pel bene della società egli deve impiegare l'efficace influenza di cui l'investe il suo ministero. Gli uomini che gli affidano ciecamente ciò che hanno di più caro, l'onore delle loro mogli e delle figliuole, hanno diritto esiger da lui un cuore puro ed illibati costumi. E dicasi pure in lode de'medicì : essi hanno dato e donano incessantemente l'esempio delle più elevate virtù. Generosi sacrifizj, grandezza d'animo, magnanimità, beneficenza, sono attributi che brillano in una moltitudine di sublimi azióni, che la storia conserva ne'suoi fasti, e di cui i inedici furono gli eroi. Gli Stati di Àrtaserse re di Persia erano distrutti dalla peste. Il inonàrca, occupato nel volersi vendicare de'Greci, scorgèudo con dolore la spaventósa malattia portar dappertutto la morte nel suo Impero, credè che il solo Ippocrate poteva opporre qualche argine a tanta strage. Inviò adunque al figlio d'Eraclide una deputazione, incaricata esibirgli i doni più ricchi^cogli onori più lusinghieri, s'egli determinar voleusi a combattere in Persia quel torri bil flagello che la desolava. Dite al vostro signore, rispose Ippocrate agli Inviati del gran re, che io sono troppo ricco, e che l'onore mi proibisce accettare i doni di lui, di passare in Asia, e soccorrere i Persiani, nemici de'Greci. Quante volte i medici si sono immolati per la salute de'loro concittadini! Quante volte hanno essi sprezzato quelle epidemiche malattie che spargono iti ogni luogo un soffio avvelenalo I Con qual coraggio si sono eglino sepolti vivi nel baratro della morte I Molti di questi uomini virtuosi non potè ano contare sugli elogi della posterità, i loro oscuri nomi non potevano lor sopravvivere, ma l'amore dell'umanità era per essi un sfinimento non meno violento di quello della gloria. Più ammirabili del guerriero, che nel combattimento sì e te mi zza con la morte, essi corcar non potevano, sacrificando la vita, che tergere amare lagrime, e soccorrere alcuni infelici. Qnal eroismo nel sacrifizio di Bertrand e Deidier durante la famosa peste di Marsiglia ! Quanto stupenda fu la loro condottai Questi uomini generosi, in pochi mesi, affrontarono più spesso la morte che non il più intrepido combattente nel corso di molte battaglie. Potrebbesi omettere d'associare alla loro gloria l'illustre professore barone Dcsgcnettes? Ei non oppose pusillanimi precauzioni alla peste che minacciava Y armata francese in Oriente, nè mostrò inquieti timori; la sfidò bensì col più eroico coraggio. Spaventato dal nome solo del funesto disastro che ingigantiva, il soldato erano interamente vinto. Desgencttes osò egli solo avvicinare, in pubblico, e toccare gli appestali, ed inocularsi quel virus. Giammai altro medico non fu più colmo d'onore quanto quest'uno immortale, nè altro nomo ebbe un earattare più franco di lui, più leale, più intrepido, più nobile. Così potrà liberamente lodarsi ogni iaitro, ebe non essendo insensibile alla critica, e- pareggiar lo possa, non lo sarà agli elogi; avvegnaché il dettato 'virpfobus dicentti peritus, esclusivamente applicar gli si deve. Tostocbè una epidemica malattia si dichiara, lungi di fuggire Ì luoghi ch'essa devasta, un saggio medico dovrà sacrificare i propri giorni alla salvezza de'suoL desolali concittadini. Il teatro della morte, ecco il suo posto. Sin dalla invasione del contagio, ne avviserà il magistrato competente incaricalo della pubblica salute, dimostrando i mezzi più idonei a limitarlo. Non pochi medici sono stali vittime di spcrienze sopra sé stessi tentate. Animati d' un forte amore per l'umanità, e d'uno zelo vivissimo per i progressi dell'arte di guarire, cercando la gloria, hanno invece trovato la morte. Gli archiatri ed i primi chirurgi de'monarchi hanno mostrato sovente alla Corte virtù e coraggio, poco comuni presso i grandi, ed hanno usato il favore di cui il regnante onoravali, col fargli udire la voce della verità. Alcuni storici narrano interessanti ragguagli sulla stima, anzi sull'amicizia, che alcuni medici hanno inspirato a'sovrani, che affidata aveano la loro salute al sapere di essi. Ambrogio Pareo, per l'amenità del suo spirito e per lo splendore di sua celebrità, aveva addolcito il carattere feroce dì Carlo DÌ.. A dimostrare il favore di questo gran chirurgo presso il suo re, Sally scrisse nelle sue Memorie, che il re Carlo, avendo narralo una sera i massacri, eseguiti in quel giorno stesso, de' vecchi, donne e fanciulli, affermò averne orrore, e ne discorse come se tali crudeltà, a Tessergli fatto raccapriccio e generato male al cuore, o grave turbamento nell'animo; talmente che avendo tratto in disparte il suo primo chirurgo, infinitamente stimato e famigliarissimo, gli disse: Ambrogio, non so ciò che avvenuto mi sia da due o tre giorni in poi, ma ;io mi trovo lo spirito e la persona eccessivamente commossi, nel modo stesso come se avessi la febbre, sembrandomi ad ogni istante, sì vegliando cbe dormendo, quei cadaveri a me appressarsi colle facce brutte cosparse di sangue,; io vorrei non vi fossero almeno compresi i vecchi e i fanciulli. E dietro ciò che Pareo ebbe l'intrepidezza di manifestargli, proibì il re con tutta severità di non massacrare più la tradita gente. Innanzi. Luigi XIV, il più assoluto fra'monarchì, Muréclial solo, di cuore e di animo retto, non ebbe timore combattere tutta la Corte, disarmare l'ira del re, e sviare la ingiusta condanna del duca d'Orleans. Come ancora, Fagon e Féìix, 1' uno primo medicoj, l'altro primo chirurgo dello stesso re, soli ardirono porgergli suppliche in favore dell'illustre arcivescovo di Cambiai, disgraziato. La molliplicilà delle cognizioni necessarie al medico, i suoi doveri, l'esercizio di sua professione, i rapporti colla società, la gelosa conservazione della riputazione, tutto gli vieta di prender partito fra gli scioperali turbini sovvertitori degl'imperi. Deve egli astenersi, per riguardo a sè stesso, di pubblicare o diffondere veruna politica opinione, allorquando ei vive in epoca sconvolta da civili discordie. Non è impresa d'uomo eaggio entrare senza esservi chiamato nelle querele de'sovrani: Un medico, amico della pace, e benefattore, per sua professione a tutti appartiene. Unifichi egli quindi le sue veglie allo studio lungo, penoso e difficile dell'arte sua, e diffonda a larga mano le sue cure senza distinzione a tutti coloro che ne abbisognano; perchè altri, in vece di lui, veglieranno a'destini del mondo. Essere straniero a tutte la dissensioni che seno il flagello della società, esser lontano da tutto ciò- che potrebbe distrarlo dai doveri del suo nobile esercizio, ecco il carattere di un- vero medico filosofo. Uomini poco considerati ed oscuri che hanno preso parte nelle rivoluzioni, di rado non ne sono rimasti vittime. Leatocq, chirurgo* abilissimo, irta dotato eminentemente del genio funesto de' co spira tori, molto contribuì a porre Elisabetta sul trono di Russia; ma l'imperatrice, che tutto dovcagli, nulla fece in bene di lui. Nelle violenti convulsioni che hanno lacerato la Francia e l'Italia, parecchi medici hanno sofferto pene crudeli, e ritardato 0 perduto il frutto di loro fortuna con la temerità de'loro incauti discorsi e della loro sconsigliata condotta. Altri hanno pagato, con la perdita della salute o della vita, la deplorabile mania di volere occupare un posto nelle cospirazioni e nelle sommosso, che hanno tante volte sfigurato l'aspetto di classici regni. Abbandonare il servizio de'malatì per aver parte ne'furori de'sediziosi, ciò deriva dal conoscere male l'intima unione dell'arte di guarire con la morale. Si può conciliar facilmente l' amore di patria col dovuto rispetto per ogiii governo stabilito; ma per una inconseguenza, di cui il ridicolo agguaglia il pericolo, non andrò mai un medico ad immolare con cuor giulivo la sua fortuna, la sua tranquillità e la cura della sua rinomanza per interessi a lui non competenti. Non potrà senza dubbio sfuggire d'i sentir vivamente le disgrazie del suo paese, ed indignarsi contro tutto ciò che ne compromette l'onore; ma non vada egli più lungi: soffrire e tacere d'ordinario basta. La società attende da lui non una opinione politica dichiarata, ma la scienza associata a zelo grandissimo per l'adempimento dei doveri del suo stato. Ubbidire, e religiosamente sommettersi alle leggi del proprio paese, è una massima che ogni medico, più d'ogni altro cittadino, debbe ritenere impressa indelebilmente nel suo docile cuore. Veggansi in proposito le seguenti opere: Albertus» De voto caslitatis medica ; Bienvbmu, Des qualités murales da médecin; Castellus, De visita/ione aegroutntiian; Stàhzbnbbb.g, De voto obedientiae medico ; Desgenettes, Histoire medicale de l'armèe d'orient; Luther, De solititdinis militate medica ; Idem, De sale medico; Hoffmàhn, Medicus politìcus; Rodericus a Castro, Medicus politìcus; Strobelbekger, Gallica?, politica medica descriplio ; Miiuchini, Doveri e qualità del medico. Celso (De re medica) vuole che il chirurgo sia giovane, o almeno poco inoltrato negli anni; esige dippiù che abbia la mano ferma, snella, nè mai tremante; che sia ambidestro con uguale abilità; di vista chiara, distinta, permanente, acuta; d'animo intrepido ed inesorabile se Vuol guarire chi affidasi alle sue cure, nè affretti o risparmi! la recisione delle parti che il caso richiede, ma compisca la sua Operazione come se le grida del paziente nessuna impressione facessero sopra di lui. I giovani medici e chirurghi, dice Vicq-d'Azyr, trovano a preferenza utili insegnamenti negli ospizi, ove ima saggia amministrazione diffonde ogni soccorso alla umanità povera ed inferma. Ivi fra' moribondi ammalati, o fra i convalescenti, si istruiscono essi a conoscere le diverse gradazioni della vita, e gli orrori anche della morte: colà senza ostacolo alcuno si ricercano ne'varj organi lo cagioni delle malattie, e la mano incerta dell'allievo può ben esercitarsi sopra corpi inanimati : là il chirurgo si abitua a menomare una. parte di quella sensibilità, che, se intera esistesse, Iremante e timido renderebbelo, o se distrutta fosse, in uomo duro e crudele lo trasformerebbe: ivi finalmente acquistasi l'esercizio di scorgere negli occhi, ne'lineamentì del viso, ne' gesti, nel contegno tutto degli ammalati, que'scgni che l'osservatore percepisce e distingue senza poterli ben descrivere, che indarno si cercano ne'libri, c su' quali è troppo importante non ingannarsi. Un sangue freddo imperturbabile, fra le richieste qualità, importa maggiormente al chirurgo di possedere. Un lungo esercizio può- dirigere una mano da principio mal adatta, ma nessun surrogato dà la fermezza d'animo a colui che non l'ha ricevuta dalla natura. Haller ne era privo: giammai questo grand'uomo, tanto profondo nelle teorie, osò praticare nessuna operazione sul vivente. L'esercizio dà solo al chirurgo quella intrepida fidanza, che gb fa sostenere le più difficili operazioni d' alta chirurgia ; e quella sicura calma gl'infonde, che s'eleva sopra tutti gli ostacoli ed i pericoli. Forse più favorevolmente bisognerà giudicarsi colui, che, operando per la prima volta, sarà profondamente commosso dalla scena di quel tetro spettacolo, stomacato dal peculiare odore del sangue, ed oppresso dalle grida del dolore, in confronto a quell'altro, che, straniero alle impressioni della i pietà, conduce con lentezza nelle carni palpitanti il tagliente strumento, con la calma medesima come se incitasse i frodili inanimati organi di un cadavere. I più abili chirurghi hanno durato fatica a sottrarsi da turbamento siffatto, e da quell'interno tremito, acci gnendosi ad una complicata ed ardua operazione. Dono della natura, la destrezza della mano è frutto talvolta dell'abitudine; senza di ciò, l'operatore trovasi in difetto: I i - Quanto è penoso per gli assistenti; e quanto è disonorevole per il chirurgo, una mano inabile, che spinge a caso il tagliente scalpello ne' luoghi affetti, stranamente eseguisce i più semplici processi', erra ad ogni istante attorno grosse arterie, e tormenta l'infermo con moltiplicate dolorose manovre! Quante volte il coltello de' litotomisti, poco esercitati o imperili, si è smarrito ue'còn torni della vescica! Quei, che le circostanze hanno situato alla testa della chirurgia operatoria negli ospedali, devono familiarizzare di buon'ora la loro mano all'esercizio delle grandi operazioni. •; Alcuni operatori, che hanno mostrato aver per precetto', sat bene, sìt sat cito, sì distinguono per l'estrema abilita di operare; tali furono Sharp, Gheselden e Shankius. Taluni cisto toni isti si vantano dì operare un calcoloso in meno di un minuto. Lécat operava con mirabile celerità, malgrado la complicazione dei processi da lui usali. Questa gloriola però ha costato la vita di parecchi pietranti: quantunque quelli- che si operano bene, lo sono assai presto. Freudesberg, De abusis et impostura medicantium tibetius. Se il medico sarà attivo, ma non spinto da simulato interesse per la salute de'suoì ammalati, il di lui contegno nobile e franco, la sua favella dolce ed affabile, l' animo suo compassionevole, rinascer faranno il coraggio nel cuore dell'infelice, benché prossimo ad esalare l'estremo soffio di vita. Pochi medici conoscono il modo di governare negli infelicissimi infermi le ore fatali di agonìa. Non devon essi abbandonare i pazienti } che allorquando avranno raccolto tutti i segni dimostrativi della vicina morte; uè dovranno volger le spalle a' moribondi, finche rima ngon costoro nella possibilità di avvertire l'abbandono di colui, nel. quale hanno riposta l'ultima loro speranza. Il rispetto ad essi dovuto e le leggi di umanità impongono al medico il dovere di rianimare la estinta loro speme, occultare ed inorpellare il colpo tremendo che va a percuoterli, nutrendoli di lusinghiere illusioni sino all' ultimo termine di loro esistenza; avvegnaché in questo emergente, come in altri incontri, l'uomo esìge tacitamente essere ingannato, ond' esser meno infelice. D'altronde gravi inconvenienti emergerebbero dal sollecito inconsiderato dubitar del medico sulle risorse della natura: il precipitato di lui pronostico accrescerebbe la riputazione di chi succèder gli possa, scemando di gran lunga la sua. Con volto sempre placido e tranquillo, avvicinatevi o dipartitevi d'un infermo in pericolo. Non è più ormai in potere dell'arte renderlo a vita? Sarebbe proprio di un cuor feroce ed inumano, parlar di lui in sua presenza come di uno già spedilo o aggiudicato a capital condanna. 11 primo dovere del medico presso colui che è destinato vittima di morte, è lo allontanare, por quanto sia possibile, gli orrori compagni necessariamente di questo momento gravissimo. E non sonosi forse veduti più infermi, in disperato stalo, essere richiamati a vita? Chi assicura dunque che una incauta parola chiuder non possa la pietra sepolcrale sopra colui che sfuggiva alla tomba? Tostoche l'ora tremenda per l'ammalato è pronta a suonare, prevenuti quietamente i di lui congiunti, la religione impone al medico una severa legge dì prepararlo ad adempire i grandi doveri ch'essa comanda. Momento penoso e delicato! Quanta prudenza, quanta destrezza, quanta circospezione abbisognano per eludere uno sfortunato che riguarda qtial' sentenza di morie la presenza dell' Ecclesiastico ! Le consolazioni sublimi del cristianesimo, e la calma resa ad un'agitata coscienza, hanno scemato senza dubbio più d'una volta il peso esorbitante de' mali, di cui il corpo era oppresso; ma una rivoluzione funesta nel fisico e nel morale dell'infermo, sono slati altresì qualche volta i terribili effetti dell' imprudenza, con cui egli è stalo invitato ad occuparsi di ascetiche meditazioni, e delle importune sollecitazioni colle quali una poco illuminata pietà l'ha tormentato. Si possono vedere all' uopo le seguenti opere: Bichter, De medico morientìs adspeclum magis tjuam mortuì Jugienle; Frank, Polizia medica, traduz. Udì.; IIufelànd, L'art da prolungar la vie de l'homme, (rad. de l'allem., ou la Macrobiotiqite. LA MEDICINA DELLO SPIRITO O LA CONOSCENZA DEL MORALE DELL’UOMO importa assaissimo al medico. Non sono sempre i farmaci che guariscono un malato j i saggi consigli, i discorsi che illuminano la ragione, le dimostrazioni d'amicizia, che il cuore commovonò, sono pure mezzi efficacissimi per ricondurre un infermo alla speranza ed alla vita. Chi ben conosce i caratteri delle passioni, ne modera l'impulso, ed i movimenti a sua voglia dirige; e, sminuendo la molesta loro influenza, strappa alla morte quelle vittime acerbamente dispostevi. Ma chi appoggia la sua sapienza alla gretta abitudine di poche forinole, vede perire sotto gli occhi proprii, d'un male di cui ignora la natura, tanti sventurati, i quali soccombono occultando incautamente la piaga che li consuma, alimentata con improvvida costanza. Si sa quanto importi nelle malattie dello spìrito, dice Zimmerraann (Fon der Erfahrung ui der Jineikunst), avere un medico che non badi di sacrificare il suo riposo ed i suoi piaceri, onde prestarsi ognora in sollievo de'miseri ammalati; che si faccia un essenziale dovere di entrare a parte de'loro affanni; che penetri nell'umor del malato, e sia tratta* hile per mostrarsi con lui secondo le circostanze esigono, e per soffrirne la sua miseria e la sua pusillanimità; che sappia tacere quando è vano il parlare, cattivarsi il suo animo con la piacevolezza quando è inutile ogni altro tentativo, e toccargli il cuore con delicati e nobili sentimenti, tu ti a volta che il di lui seno si apre ad essi, come la terra . isquallidila dal lungo orrore dell'inverno, rhigiovinisce e risorge al rinnovellarsi della fiorita primavera. L'arte di leggere e perscrutare nel cuore degli uomini è adunque indispensabile al medico; e spesso questa è l'unica che gli rimane ad usare. Faccia quindi uno studio profondo delle loro passioni, si eserciti a sorprendere i più occulti loro pensieri, sappia discernere, malgrado costanti abnegazioni od accorta dissimulazione, la verità nelle risposte di un infermo, il quale maschera e sa nascondere spesso la natura dell'insidioso vcleuo che a larghi sorsi ha bevuto. Senza una grande abilità ili quest'arte, necessariamente importantissima, non potrà mai il medico governare un misantropo, trargli dal cuore gli annidati secreti, vinicere l'estrema sua diffidenza, e renderò la calma all'agitata sua immaginazione. Senza una estesa cagni 496 zione de' disordini dello spirito umano, vani soccorsi opporrà egli a numeroso stuolo di malattie nervose che infestano la società. Le passioni hanno troppa influenza sull'uomo fisico: laonde come rimediare ai frequenti disordini che nella sua organizzazione cagionano, se i caratteri se ne ignorano nè rintracciare si sappiano? La debolezza dello spirito umano non permette soventi volte potervisi cancellare quelle idee di cui è impressionato, fuorché d'altre solamente preoccupandolo. Celso consiglia a'medici ciò che da altri è stato più volte ripetuto, correggere cioè una passione con un' altra. Per signoreggiare sulla fiducia di un malato, non bisogna urtare le sue tendenze, ma lusingarle, blandirle; egli rivoltasi contro la ragione, se a lui si appresenta con severa fronte, ed ei chiude il suo cuore a chi non sa compatire i suoi trascorsi e le sue debolezze. Non si può allontanare il nostalgico da'suoi cupi lugubri pensieri fuorché ragionando del suo paese, uè i sospiri di un amante disavventurato scemar si possono se non seco parlando dell' oggetto de' suoi voti. Erasislrato, per le circostanze di quel celebre scoprimento di affetti che Stratonica inspirava, apri l'adito ad Ippocrale onde riconoscere l' amore di Perdicca per Filla, ed a Galeno quello di una romana per il danzatore Pìlade; senza dir oltre di consimili particolari che di frequente accadono, ma ignorati dalla storia pubblica de'fasti medici. L'importanza de'morali . soccorsi nella terapeutica è tanto estesa ed energica, che gli antichi riguardavano la morale, la filosofia e l'eloquenza come utilissimi medicinali. Ed in effetto la impressione che eseroi tano sull'anima, salutari mutamenti fisici spesso cagionar deve. Quanto è superiore al medico limitato all'arte di forraolarej colui fra'suoi colleglli che ad un vasto sapere unisce una elegante locuzione, un fondo inesausto di principii dettati dalla ragione, uno spirito in gegnoso perfezionato dalla coltura delle lettere, ed una eloquenza cui nulla non può- resisterei Per Fintini a unione con la morale, la medicina si estolle al rango eminente che occupa fra le umane scienze; e chi la facesse consistere esclusivamente nella cognizione delle proprietà de' medica menti, non sarebbe degno di coltivarla. Si possono vedere in proposito le seguenti opere: Hipfocratis Opera, De prisca medicina; Ljcetus, De optimo medico; Albertus, De medici officio circa animam in causa sanilatis ; Idem, De convenienza medicinae cum theologia pratica; CueitschiuSj De me~ dico nalurae magiaro; Bohemerus, De medicorum animae et corporis in sanandis aegris conjunctione ; Fischer, De medici circa moralia et phjsica in curandis morbis prudentia ; Hennmanius, De eloquentia medici; Petit M. A., Médecìne du coeur; Cabakis, Bapport du phfsique et du maral de l'homme; Alibert, Phjsio~ logie des passions. Il medico di eslesa pratica deve possedere quella sensibilità, quella dolcezza, quella facilità d' umore senza di cui lo spirito, 1' ingegno, il talento è quasi sempre pericoloso per colui che se ne serve, ed inopportuno per quelli che ne abbisognano. La di lui amena ilarità dipinta e trasfusa nelle sue maniere e ne'-suoi discorsi, sia il primo di tutti i mezzi da -esso impiegati, onde il misero languente informo trovar possa in lui non un uomo duro, ma un amico ingegnoso a fargli credere la possibilità della speranza e del benessere, ed abile a guarirlo de' mali che lo tormentano. Felice quel medico dalla natura formato umano, amabile, compassionevole! Felice colui, che per comparire sensibile, non ha bisogno simulare il gesto, moderare gli scoppii immoderati, rudi o imperiosi della sua voce, reprimere un carattere violento ed altiero, ovvero occultare, sotto affettuose apparenze, un cuore freddo, indifferente e morto alle dolci impressioni della pietà! Si proibisca attentamente il medico a Rè stesso la freddezza e la taciturnità, ordinarie a coloro che non hanno mai saputo o voluto domare il cagnesco loro umore, e che indarno scusar vorrebbero con la seria profonda attenzione voluta dalla investigazione delle malattie. Nessuna cosa può dispensarlo della piacevole urbanità, per la quale la scienza si adorna ed abbella: nulla esclude, nella sua professione, l'arte importantissima di soggiogare il pubblico con quella forza che si modifica secondo il bisogno e la tempra ta n to.di versa dello spirito umano. Qual decreto di Esculapio proibisce forse al medico di onorare le Grazie? Un medico, che giungendo presso un malato, si limitasse ad esaminarlo, dettare una forinola, e prender commiato, non potrà ottenere molta celebrità. Il medico, dice Hoffmanno, non dee recarsi dall'ammalato per farsi unicamente vedere, bisogna pure ch'ei parli. Che giova un muto sapere? Un medico taciturno presenta alla società un essere inferiore al mediocre. Varj dottori hanno dovuto una clientela numerosissima, unicamente al diletto de'loro ragionari. Da noi medici si attende troppo nella società: ci suppongono, a ragione, una educazione eccellente e svariate cognizioni; ma se noi resteremo mutoli, il nostro tacere, il nostro silenzio si riterrà qual dichiarazione espressa di nostra ignoranza. Tale è la società, né i medici hanno il potere di riformarla; anzi a'pregiudizii moderatamente conformar si degano giono, avvegnaché il capo d'opera dell'uomo è saper vivere a proposito (Montaigne): vive ut in publico! Ma un mezzo termine esiste tra il cicalamento ed ii silenzio: ogni medico di sguardo penetrante, conosce questo limite, e sa intrattenére piacevolmente i suoi inalati senza stancarli con ridicola ciarlatanesca loquacità. È impossibile, dice il riputalo Vicq-d'Azyr, che ignorato possa restare per lungo tempo il carattere degli uomini pubblici. Osservati incessantemente da persone interessale a ben perscrutarli, indarno vorrebbero essi occultarsi o mentire. Un medico occupatissimo particolarmente non può sottrarsi alla vigile penetrazione de'suoi malati, i quali si avvedono bentosto se generoso egli sia, dolce, compassionevole, ovvero duro, ostinato, severo. Da questa cognizione il pubblico deduce se gli fosse mestieri impallidire o rassicurarsi, parlare o tacersi in presenza di colui che si è fatto l'arbitro de'giorni dell'afflitto valetudinario; starglisi giulivamente s'egli è amabile, od a prevenire il suo umore, se sventuratamente sarà di que' malaugurati individui, che, aggiungendo la paura, il più grande di tutti i mali, alle infermila di cui la specie umana è assalita, sembrano ignorare che lo spaventare un moribondo, è fra le inumane azioni la più vile, crudele ed ingiusta. Ma il medico puù meglio che altri far mostra del suo carattere d'uomo probo per eccellenza, imparziale, integro, inaccessibile alle passioni od al clamore del pubblico; anima energica senza esaltazione, cuore buono e sensibile senza debolezza, costumi puri e dolci, franchezza inalterabile, discernimento diritto, giudizio squisita, sapienza l erudizione, manifeste esser deggiono sue doti Or ecco il medico al colpetto dell'infermo: l'agitazioni? che la presenza sua cagiona, accelera in molti ammalati il movimento del polso; laonde di quinto fenomeno bisogna tener conto nidi' esplorare la circola/ioni; ; « Cum ftrìmum medivus vcia't, ha detto Celso, solitc'Uudo acgii d/diìtaittis ijuomodo dli se /tubero vidcatiir arterìas inovct, oh quam caiisam periti medici est non pmtinus ut venit, apprehendere ma/ut brachium; sed primuin residere hìlari vultu .... tft" 1 deìnde ejus carpo immuni adiiioverc. Le donne, a cui la natura ha dato de' nervi dotati di singolare mobilità, ed una organizz azione molle, debole, tutta di sensazioni; le donne, naturalmente soggette a moltiplicate dolorose malattie, in preda alle angosce le più crudeli, spesso esposte a grandi pericoli durante il travaglio de' loro parti, sono interessale a preferenza di trovare nel medico, che hanno scelto, un carattere garbato, dolce, cortese, uno spirito llessibile, avvincente, un cuore affettuoso e sensibile. Nè egli perverrà mai a piacer loro, se indifferente o stoico pur sia; nè otterrà la loro benevolenza ed amicizia, se imperioso, duro, inaccessibile si mostri. Pulitezza, amabilità, condiscendenza, pazienza a tutLa prova, attenzioni adorne di seducente delicatezza, sono il maggior novero delle qualità che esse esigono in colai che hanno investito della cura della loro salute. E tostochè rassicurate si credono per le provale maniere, colme di riguardi, sedotte dal linguaggio che provoca ed induce ogni intimità, esse ripongono ben tosto nel medico la confidenza de'mali d'una languida e debole struttura, lo fanno depositario di mille minuziosi secreti che hanno bisogno manifestargli, ma per nasconderli in seno, alla fedele amicizia; esse gli affidano ciò clie ritengono di più caro, la vita cioè dei loro figli, clie eziandio dalla mano di lui per sè medesime fa ricevono. Allorquando finalmente hanno giudicato l'animo suo ed ì suoi talenti in rapporto confacente al loro carattere, egli allora è il loro consolatore, un angelo tutelare, un sostegno necessario alla loro felicità. Se alcuni doveri in vantaggio degli ammalati il medico non può mai infrangere, altri doveri i malati adempir debbono verso il medico. Essi saranno sempremai costanti nella scelta che di lui hanno fatta, onde non diffondere inconsideratamente a questo ed a quello le confidenze loro. Adempiranno fedelmente tutto ciò ch'ei prescrive in sollievo della loro salute, perchè a tanto impegno egli è stato prescelto ; nò trasgredir dovranno in qualunque circostanza le additate prescrizioni e gli ordini imposti. E finalmente devono guiderdonare le cure di lui colla dovuta gratitudine e riconoscenza. La scelta delle persone per assistere gli ammalati non è indifferente. Una fi so nomi a piacevole, una pazienza conosciuti ss ima, una inalterabile- dolcezza, un. cuore compassionevole, sono le qualità principali delle donne da prescegliersi al nobile ma penoso incarco di servire gl'infermi. Ed in ciò gli uomini non possono pareggiarle giammai. Esse sole sanno dare' agli infelici, consumati da patimenti crudeli, ogni minuto soccorso che il deplorabile loro stato richiede, sollevar con leggerezza i loro membri addolorati, e con attedia e carezzevole mano destramente supplire a quella languente inazione. I più circospetti premurosi servigi, i più teneri riguardi, tutto profondono agli infermi affidati alla loro vigilanza: né i portamenti in apparenza capricciosi di uno sventurato, sovente reso ingiusto ed esigente per lo eccesso de' mali suoi, nè le fatiche, nè i disgusti, nè i pericoli, menomar possono o indebolire il loro zelo, esaltato talvolta sino all'eroismo, che niente mutasi al letto del dolore. Ricavando Ì particolari sullo stato del vostro infermo, abbiate cura di nulla dire che possa spargere il turbamento o la paura nel di lui animo: nè fate alcun moto, alcun gesto, che possa interpretarsi in modo sinistro da una mente ingegnosa a rivolgere tutto in proprio svantaggio. E già vedetelo cercar la sua sorte nella espressione della vostra voce, nel vostro contegno, nel vostro silenzio. Gli avidi suoi sguardi chiedono agli assistenti la fatale sentenza, ch'egli teme qual ultima: nessuna cosa è per lui indifferente ; ei tutto indaga, egli è tutto occhi, tutto orecchie. E quando bisogna rassicurare la esaltala imaginazione di un infermo, i migliori ragionamenti non valgono quanto una idea falsa, che, non preveduta e bruscamente espressa, si tro. vassé in opposizione totale coll'oggetto de'suoi timori 11 chiarissimo Petit ha fatto sentire vivamente l'interesse del precetto, che non bisogna giammai .parlare de'funesti avvenimenti d'una malattia innanzi di colui che potrebbe temerne le conseguenze. Non parlate-mai di morte coi vecchi e coi tnori bendi. Se dovrete eseguire una grave operazione, evitate dichiararla; ma imprimete un'idea di speranza e di buon esito per tal temuto istante, servendovi pressappoco d'alcuna ingegnosa perifrasi, come: il momento allorquando io vi libererò; ovvero: quando cesseranno i vostri mali ec. Su di ciò nessuno ha pensato meglio del citato Petit; nò con maggior finezza o più eloquenti maniere si è giammai espresso. Astenetevi presso un infermo pericolante da un turbato contegno, o da tumultuosi movimenti. Accorrete forse contro una pericolosa emorragia? non dimenticate che il vostro primo impegno debb'esserc di signoreggiare immantinente sul morale dell'individuo. Se incerto, agitato vi vedesse, ei perderebbe ogni fiducia e si crederebbe perduto. Sottraetegli destramente lo spettacolo degli stranienti di cui vi servite, e più di tutto lo spargimento del proprio sangue. Qual funesta impressione non farebbe su giovane donna, nervosa, esaurita per uterina emorragia, l'aspetto d'uno ostetrico, il quale, con le maniche ripiegale sino al gomito, le mani, le braccia, il viso, gli abiti bruttati di sangue, la tormentasse con le più aspre manovre, e, dopo averle fatto soffrire un lungo e doloroso supplìzio, facesse mostra di esitare, e le lasciasse travedere la scoraggiante impotenza dell' arte! Allontanale da un malato che state per sottoporre a qualche importante operazione, tutto ciò che sbigottir potrebbe il suo cuore e portare lo spavento nel suo spirito, diggia pel timor del dolore agitalissimo. L'uomo più coraggioso ed intrepido non vede giungere senza fremere rabbonito momento. In quali angosce suppor si debbe colui che, debole e pusillanime, si è pur deciso sottoporsi a' crudeli soccorsi dell'arte, dopo lunghe esitazioni e penosi contrasti! Guardatevi di oltraggiarlo o ferirlo colle più insignificanti facezie, le quali tanto più crudeli sarebbero quanto maggiormente inopportune. Imponete a' vostri aiutanti ed agli astanti un silenzio assoluto. In siffatti terribili istanti, tutto ciò che vi attornia deve respirare la calma più tranquilla e perfetta. Alcuni infermi prossimi alla tomba, sospettando il loro stato, supplicano il medico a dichiarar loro in qual .situazione siano ridotti. Istanze pressanti, commoventi preghiere, nulla tralasciano per vincere la ripugnanza di lui: lo illudono interessandolo sulla necessità di metter ordine ad importanti affari} gli vantano il loro coraggio, simulano una perfetta rassegnazione alla sorte loro: diffidi il medico di tali fìnti motivi. Parecchi infermi, che si vantano mirar la morte senza timore, conservano tuttavia una forte secreta speranza d'essere ricondotti alla perduta salute, nè udir possono quella tremenda verità senza darsi in preda ad orribile disperazione. Alcuni di questi sventurati hanno punito l'incauto medico di sua imprudente condiscendenza con darsi spontanea morte. Bisogna morire, egli è incontrastabile, quando batte 1' ora di morie; ma è fatale il volersi intuonare la requie, quando il coraggio e la intrepidezza potrebbero trionfare ancora sovra la lunga notte del sepolcro. Si possono consultare in proposito le seguenti opere: LutheEj De praecipuis cautelis praxin adeimti juxta clinicos probe aUendenlis; W. Wedelius, De officio aegrotanlium; Bienve.w, Des qualitis morales du m£decin, et de la condotte qu'il dtsit tenir auprès des malades; Detebgie, Àrlic. Consultatìons, dans le Dici, de Mèd. et Chir. praliq.; Vavasseur, Manuel de patJiolog. génèr.; Angeli, // medico giovane al leUo dell ammalato. Lieto il medico d'essere stato utile al suo ammalato, il premio delle sollecite penose sue cure dovrà giustamente attendere. Eppure bisogna assuefarai alla sconoscenza de' clienti, ed abituarsi a sollecitare un compenso, più spesso ritardato dal ricco, meno esalto d'ogni altro. Desideraci cosa sarebbe il gratuito esercizio della medicina: ma in qual classe della società trovare individui animati d' ardentissima filantropia, per consacrarsi a' disgusti e pericoli di questa professione, senza altro guiderdone fuorché la virtù? Di qual pane vivrà il medico e la di lui famiglia? Cessi ornai la società di calunniare i medici, poicbè dal suo seno sono prodotti; uè essendo una specie d'uomini eccezionali, son eglino, come tutti gli altri, ciò che la natura e le civili istituzioni ebbero a formarli. Ogni fortuna suppone in sua origine un salario, un lucro otl una rapina. Questa sorgente è accresciuta per successioni. Ma se il negoziante che si arricchisce calcolando i bisogni delle derrate, se V artigiano che appigiona ii suo braccio o vende il frutto del suo lavoro, se il nobile che pone al soldo la sua spada, niente operano che si possa loro biasimare senza fare la satira dello stato sociale, chi oserebbe vituperare e riprendere il medico che accetta o richiede qualche onorario per cura ed assistenza ad un malato prestata? Per esser capace di opera cosiffatta, ha consumato egli una parte della sua vita, ha erogato porzione delle sostanze sue O della sua famiglia, ha sequestrato la sua gioventù in severe discipline lungi d' ogni diletto, finalmente egli ha travagliato per la società, e questa mostar gli si deve riconoscente. Se gli individui che esercitano l' arte di guarire avessero parte a' primi onori dello Stato, vedrebbesi precipitare nella loro coorte tutti quelli che la fortuna ha colmato de' doni suoi. Allora la medicina esser potrebbe gratuita, pagando la società in onorificenze ciò che in costosi servigi riceve. Ma l'esercizio della medicina attualmente procura appena qualche considerazione; un medico gode alcun credito, occupa talora un posto, tos toch è abbandona la sua professione, ovvero allorquando, giunto a sufficiente fortuna, riposa tranquillo gli stanchi suoi giorni. La vista d’un medico ha qualche cosa di apprensivo, perchè ridesta ciò che ogni uomo maggiormente teme e detesta dopo la indigenza o la morte, la malattia. £ qual mezzo si adopera oryle risolversi ad onorare colui che tanto giova all'umanità? Iticupe rata la sanità da chicchessia, cominciasi a dimenticare il male già terminato, ed insieme in ente dileguasi la ricordanza del medico, e la riconoscenza ccu tunicatamente a lui riprotestata. Questa condotta degli ammalati disgusta ed indegna il medico principiante, quantunque animato d'ogni nobile sentimento, che i progressi poi dell'età estinguono in ogni cuore. Perchè egli desiderava amicizia gli si nega la stima, anzi si opprime di sarcasmi, fors'anco di villanie, finché una nuova malattia riproduce l' umile preghiera c la vile e bassa adulazione, suggerite dal timor della morte. Ingannato nelle sue fantastiche speranze, dà egli uno sguardo beranza gl'infelici loro clienti, occultando l'avida loro cupidigia sotto la capziosa maschera dello zelo. Crcderebbesi egli mai che agli ammalati ed ; agli assistenti l'impostore l'assembra uomo filantropo ed abile, mentrechè il circospetto vien supposto ignorante e disattento! E ciò avviene perchè i movimenti delle gambe, dèlie braccia, e della lingua principalmente, sono valutabili soltanto dall'ammalato, ossia da giudici incompetenti. Ma ognuno dee far sacrificii nell'interesse della società: ciascuu le deve un tributo, ed il medico più che ogn' altro; egli, i cui doveri sono consacrati all'umanità, ne darà il buon esempio, ricavando costantemente per l'esercizio del suo ministero la soddisfazione' di avere agito secondo coscienza e possibilità. Laonde se le mediche funzioni espongono tutto giorno chi le adempie allo sdegno dell'ignoranza), all'obblio dell'ingrato, agli oltraggi del calunniatore: se troppo disgraziato sentesi. il medico, :-, perchè la sua 1 riputazione, acquistata penosamente opn. veglie, privazioni e stenti, da' capricci della moltitudine totalmente; dipende : ise, : per'.' bene adompirc i penosi doveri! che gli si impongono, rinunciar gli bisogna tutti i godimenti della vita c la domestica sua libertà, -egli trova, però nell'esercizio stesso della professione qualche compenso, che da così numerosi ed ines ideabili contrasti in parte lo risarcisce. La stima del poco numero di uomini assennati Io consola, c gli f;i dimenticare la gelosa invidia degli emuli, e la fredda indifferenza ingratissima di coloro che maggiormente obbligali gli sono egli deggiono riconoscenza. L'intimo convincimento e la verace persuasione che i suoi malati hanno ricevuto tutte le cure che lo stato loro esigeva e da lui apprestar si potevano, lo sottraggono agl'insulti dell'affannoso rimorso, ed invulnerabile Io rendono all' avvelenato strale delia smaniali Le invida malignità, allorquando un avvenimento funesto non si è potuto prevenire da' soccorsi dell'arte nò per gli sforzi della natura. Una coscienza calma e tranquilla, assicurando a La buona compagnia che l'onta francheggia n Sotto l'usbergo del sentirsi pura, è già la ricompensa del medico, che esercita con probità ed onore i suoi doveri, Il guiderdone cT una buona azione, è di averla fatta : Recte farti, fecìsse merces est; diceva Seneca (epist.); Le frali iTun b'tenfait, d'est le bienjuil lui-méme, Egli è contento e pago del bene da luì fatto, e molto può farne. Lo infelice a preferenza l'implora, ed ei seco conduce la speranza e la consolazione nell'asilo della miseria : e le benedizioni degli sventurati, sono il compenso di cosiffatte beneficenze, premiate da calde lagrime di immutabile riconoscenza. Tostochè un medico giugne a ridonare un ma 2(3 lato dati' orlo della tomba alla vita : allorquando ei conduce ad assicurata convalescenza un disgraziato, già sottoposto a chirurgica pericolosa operazione; questi fausti risultameli d'ogni sua cura largamente lo indennizzano. Colui che è stato salvato, diviene suo amico e fratello. Il vederlo, gli procura la più singolare e deliziosa compiacenza j ed il mutamento più vantaggioso di sua fortuna non gli apporterebbe una pari così grata gioia. Al contento di togliere una de- signata vittima alla morte, niente è che agguaglia. Un infermo ch'egli ha liberato da gravissimi peri- coli, lo consola d'essere stato meno felice in altri in- contri. ' ! . i . ; i i i i ' Il medico adunque, tolte alcune eccezioni, ndn acqui- sta generalmente vistosa e grande fortuna : ma il frutto de'tooi lavori non è esposto mai a repentini sconvolgimenti, che spesso rovesciano il commer- ciante dall'estrema dovizia nell'estrema miseria. Egli gode d'una sorte piacevole e tranquilla; egU.c posto in quella buona e sicura mediocrità, ohe,, fra .tutte ic condizioni della vita, è la più compatibile con la felicità. Accollo, gradito, festeggiato nella società; stimato dalla gente di lettere, desiderato dal ricco e dal pitocco, il medico, sino alla più tarda età, vive amato, onorato, richiesto da ognuno. Montuus, De stìpendìis medicorum. In questa Monografia sono stati i medici Spesse Tolte da me lodati con ingenua franchezza, an- tGoradhó sia- del lóro numero anch'io. Mi sono iit- igegnato ìàre il loro elogio senza prevenzióne, né -ho dissimulato i loro difetti. Ho esposto i,loro doveri, ed ho curato mostrarli quali realmente pur 'son^ij^r^ii&repj^ritato/iliii^mproyece di parzialità,? ÌS,ox io crédo averlo. heoe evitalo.! n tiniw$ rthtv '.( M. Vr^.tVstV <-v,-v .w.s^l*U ifliifc. Roberto Sava. Sava. Keywords. Refs.: dovere, i doveri – pregi. Luigi Speranza, “Grice e Sava” – The Swimming-Pool Library.

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