SANCTIS

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Sanctis: la grammatica ragionata e  la ragione conversazionale dello stile filosofico – scuola napoletana – filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Napoli). Filosofo Italiano. Napoli, Campania. Essential philosopher. He considers philosophy as a branch of the belles lettres and his field of expertise is when stylists stop using an artificial Roman, and turned to ‘Italian.’ Grice: “I really do not like de Sanctis; when an author becomes philosophical, he says that he has been infested of the philosophical pest!” – Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo architetto, vedi Francesco De Sanctis (architetto). Francesco de Sanctis  Ministro della pubblica istruzione del Regno d'Italia MonarcaVittorio Emanuele II di Savoia Capo del governoCamillo Benso di Cavour PredecessoreTerenzio Mamiani, Regno di Sardegna Capo del governoBettino Ricasoli SuccessorePasquale Stanislao Mancini Durata mandato24 marzo 1878 – 19 dicembre 1878 MonarcaUmberto I di Savoia Capo del governoBenedetto Cairoli PredecessoreMichele Coppino SuccessoreMichele Coppino Capo del governo Benedetto Cairoli PredecessoreFrancesco Paolo Perez SuccessoreGuido Baccelli Governatore della Provincia di Avellino SuccessoreNicola De Luca Deputato del Regno d'Italia Legislatura Gruppo parlamentare Sinistra Coalizioneconnubio, opposizione, governo della Sinistra storica Incarichi parlamentari Ministro dell'Istruzione del Regno d'Italia Sito istituzionale Dati generali Partito politicoDestra storica (1861-1862) Sinistra storica (1862-1883) Titolo di studiolaurea ProfessioneDocente universitario FirmaFirma di Francesco de Sanctis Francesco Saverio de Sanctis (Morra Irpina, 28 marzo 1817 – Napoli, 29 dicembre 1883) è stato un critico letterario, saggista e politico italiano, tra i maggiori critici e storici della letteratura italiana nel XIX secolo e più volte ministro della pubblica istruzione. Francesco Saverio de Sanctis nacque nel 1817[1] a Morra Irpina (Avellino) da una famiglia di piccoli proprietari terrieri, figlio di Alessandro De Sanctis  e Maria Agnese Manzi (1785-1847).  Il padre era dottore in diritto e due zii paterni, Giuseppe e Carlo, uno sacerdote e l'altro medico, vennero esiliati per aver preso parte ai moti carbonari.  Celebre è la sua frase: "Se Morra è il mio paese, Sant'Angelo è la mia città" (Sant'Angelo dei Lombardi, che si trova vicino a Morra e che, al tempo di S., era il punto di riferimento per i paesi vicini).  I critici pedanti si contentano d'una semplice esposizione e si ostinano sulle frasi, sui concetti, sulle allegorie, su questo e su quel particolare come uccelli di rapina su un cadavere… Essi si accostano ad una poesia con idee preconcette: chi di essi pensa ad Aristotele e chi ad Hegel.  Prima di contemplare il mondo poetico lo hanno giudicato: gl'impongono le loro leggi in luogo di studiar quelle che il poeta gli ha date. […] Critica perfetta è quella in cui i diversi momenti (per i quali è passata l'anima del poeta) si conciliano in una sintesi di armonia.  Il critico deve presentare il mondo poetico rifatto ed illuminato da lui con piena coscienza, di modo che la scienza vi presti, sì, la sua forma dottrinale, ma sia però come l'occhio che vede gli oggetti senza però vedere se stesso. La scienza, come scienza, è, forse, filosofia, ma non è critica.»  (Francesco De Sanctis, Saggi critici, Morano, Napoli)  Formazione scolastica Nel 1826 lasciò la provincia per recarsi a Napoli, dove frequentò il ginnasio privato di uno zio paterno, Carlo Maria de Sanctis.  Nel 1831 passò ai corsi liceali, dapprima presso la scuola dell'abate Lorenzo Fazzini, dove compì le prime letture filosofiche, e nel 1833 presso quella dell'abate Garzia.  Completati gli studi liceali, intraprese gli studi giuridici, presto però trascurati per seguire, già dal 1836, la scuola del purista Basilio Puoti sul Trecento e sul Cinquecento, lezioni che il marchese teneva gratuitamente presso il suo palazzo, dove il De Sanctis avrà modo di conoscere il Leopardi e dove avvenne la sua vera formazione.  Insegnamento Trascorso un breve soggiorno a Morra, ritornò a Napoli dove iniziò ad insegnare nella scuola dello zio Carlo che si era ammalato, per interessamento dello stesso Puoti, venne nominato professore alla scuola militare preparatoria di San Giovanni a Carbonara (1839-1841) e in seguito al Collegio militare della Nunziatella (1841-1848), dove ebbe come allievo tra gli altri Nicola Marselli.  Contemporaneamente egli teneva in una sala del Vico Bisi, per gli allievi del Puoti, corsi privati di grammatica e letteratura, avendo tra i suoi allievi alcuni di quelli che sarebbero poi diventati tra i principali nomi della cultura italiana: i meridionalisti Giustino Fortunato e Pasquale Villari, il filosofo Angelo Camillo De Meis, il giurista Diomede Marvasi, il pittore Giacomo Di Chirico, il letterato Francesco Torraca e il poeta Luigi La Vista, suo allievo prediletto, che avrebbe trovato la morte durante l'insurrezione del 1848.  Le lezioni di quella che fu chiamata la "prima scuola napoletana" (1838/39-1848) furono raccolte ed edite solamente nel 1926 da Benedetto Croce con il titolo Teoria e storia della letteratura.  Distanze dal purismo Alla Nunziatella il De Sanctis iniziò a trattare problematiche di carattere letterario, estetico, stilistico, linguistico, storico e di filosofia della storia, prendendo le distanze dal purismo di Puoti dopo aver scoperto alcuni testi dell'Illuminismo francese (d'Alembert, Diderot, Hélvetius, Montesquieu, Rousseau e Voltaire) e di quello italiano (Beccaria, Cesarotti, Filangieri, Genovesi, Pagano).  De Sanctis passò così da una prima fase intrisa di sensibilità romantica e leopardiana, di forte polemica anti-illuministica e di convinta adesione a un programma cattolico-liberale, giobertiano, di restaurazione civile e morale, ad una seconda fase, nel costituire la quale ebbero grande parte la lettura di Hegel e le esperienze drammatiche del 1848.  Partecipazione ai moti del 1848 «Napoletani, siamo fieri di questo nome che abbiamo fatto risonare dovunque alto e rispettato. Vogliamo l'unità, ma non l'unità arida e meccanica che esclude le differenze ed è immobile uniformità. Diventando italiani non abbiamo cessato d'essere napoletani.[2]»  ([senza fonte] Francesco De Sanctis)  Nel maggio del 1848, come membro dell'associazione "Unità Italiana[3]" diretta dal Settembrini, partecipò con alcuni dei suoi allievi ai moti insurrezionali e, in seguito a questa sua iniziativa, nel novembre del 1848 venne sospeso dall'insegnamento.  Prigionia Nel novembre del 1848 egli preferì allontanarsi da Napoli, recandosi nell'entroterra calabrese, ospite prima nella città del Guiscardo di San Marco Argentano (CS) presso il seminario vescovile, poi nel vicino borgo di Cervicati (CS) dove aveva accettato un incarico di precettore propostogli dal barone Francesco Guzolini. Qui scrisse i suoi primi "Saggi critici", cioè le prefazioni all'Epistolario leopardiano e alle "Opere drammatiche" di Schiller, ma nel 1850 venne arrestato e recluso a Napoli nelle prigioni di Castel dell'Ovo, dove rimase fino al 1853 quando, espulso dal Regno dalle autorità borboniche e fatto imbarcare per l'America, riuscì a fermarsi a Malta e quindi a rifugiarsi a Torino.  Durante il periodo di prigionia il De Sanctis si diede allo studio approfondito di Hegel, facendo lo sforzo di apprendere il tedesco e compiere così la traduzione del "Manuale di una storia generale della poesia e della logica" di Hegel, oltre a cercare di approfondire i motivi mazziniani della propria ideologia, come testimonia il carme in endecasillabi con auto-commento intitolato "La prigione".  Dal carcere uscì indubbiamente un De Sanctis diverso, al quale la realtà aveva distrutto le illusioni e al pessimismo e misticismo giovanile era subentrata una moralità più eroica e alfieriana e che, grazie alla lettura di Hegel, aveva maturato una diversa concezione del divenire della storia e della struttura dialettica della realtà.  Attività letteraria a Torino A Torino la cultura moderata gli negò una cattedra, ma De Sanctis riuscì comunque a svolgere un'intensa attività letteraria. Trovò un incarico di insegnante presso una scuola privata femminile dove insegnò lingua italiana, diede lezioni private, collaborò a vari giornali dell'epoca come "Il Cimento", divenuto in seguito "Rivista Contemporanea", "Lo Spettatore", "Il Piemonte", "Il Diritto" e iniziò a tenere conferenze e lezioni, tra le quali quelle famose su Dante che, per la loro originale impostazione e per l'analisi storica e poetica, gli fecero ottenere, nel 1856, una cattedra di letteratura italiana presso il Politecnico federale di Zurigo.  Anni di Zurigo  Francesco De Sanctis nel periodo zurighese (1856-1859) A Zurigo, dove insegnò dal 1856 al 1860, il De Sanctis tenne lezioni su Dante, sui poemi cavallereschi italiani e su Petrarca. Zurigo, che in quegli anni era sede di grande confronto intellettuale, diede a De Sanctis l'occasione di elaborare meglio il proprio metodo critico, di approfondire le proprie meditazioni filosofiche e di raccogliere il materiale documentario, tra il quale assai importante risultano essere le conferenze petrarchesche del 1858-1859 che saranno la base del saggio pubblicato nel 1869 a Napoli dall'editore Morano. Ebbe anche l’occasione di diventare membro attivo del Circolo degli Scacchi della Città: “Ieri sono stato eletto membro della società degli scacchi, pagando il diploma quattro franchi. È la prima società tedesca di cui faccio parte. Qui tutto si risolve in società” [4]  Ritorno in patria Intanto, con l'unione nel 1860 del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna per la costituzione del Regno d'Italia, il De Sanctis poté tornare in patria, dove portò avanti, contemporaneamente alla sempre fervida attività letteraria, anche l'attività politica.  Nel 1860 conobbe Giuseppe Mazzini e, dopo aver interrotto il ciclo di lezioni sulla poesia cavalleresca, sottoscrisse il manifesto del Partito d'Azione per caldeggiare l'unificazione e per combattere le idee estremiste dei repubblicani.  Da quel momento egli si immerse di slancio nella nuova realtà politica italiana, ritrovando nell'azione la possibilità di rendere concreto l'ideale appreso da Machiavelli, Hegel e Manzoni e cioè quello dell'uomo totalmente impegnato nella realtà.  Attività letteraria e attività politica Si dedicò pertanto ininterrottamente, ora all'attività di politico e ministro, ora a quella di giornalista, ora a quella di critico e storico della letteratura e infine a quella di professore.  Cariche politiche In seguito alla conquista di Garibaldi, il De Sanctis venne nominato governatore della provincia di Avellino e per un brevissimo periodo fu ministro nel governo Pallavicino, collaborando per il rinnovamento del corpo accademico napoletano.  Nel 1861 venne eletto deputato al parlamento nazionale, aderendo alla prospettiva di una collaborazione liberal-democratica, e accettò il ministero della pubblica istruzione nei gabinetti Cavour e Ricasoli per cercare di attuare la difficile opera di fusione tra le amministrazioni scolastiche degli antichi stati.  Nel 1862 passò però all'opposizione e, in collaborazione con il Settembrini, promosse una "Associazione unitaria costituzionale" di sinistra moderata, che ebbe come voce il quotidiano "Italia", diretto dallo stesso De Sanctis dal 1863 al 1865. In questo ambito espose la sua visione politica nello scritto Un viaggio elettorale.  Intenso impegno di studi «Come critico e storico della letteratura, [De Sanctis] non ha pari.»  (Benedetto Croce, Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale, II, 15[6])  Il fallimento nelle elezioni del 1865 coincise con il ritorno del De Sanctis a un grande impegno di studi concentrato sulla struttura di una storiografia letteraria che fosse di respiro nazionale, questione che affronterà nei saggi sulle Storie letterarie del Cantù in Rendiconti della R. Accademia di Scienze morali e politiche di Napoli del 1865, e sul Settembrini, Settembrini e i suoi critici, in Nuova Antologia (marzo 1869).  Nel frattempo De Sanctis stava già lavorando a una Storia della letteratura italiana che, nata come testo scolastico, si sviluppò assai presto in un'opera di ampia e complessa portata.  Dal 1872 De Sanctis insegnò letteratura comparata presso l'Università di Napoli e quell'anno accademico iniziò con il discorso su "La scienza e la vita". I corsi da lui tenuti in quegli anni si intitolano a Manzoni (1872), la scuola cattolico-liberale (1872-'74), la scuola democratica (1873-'74), Leopardi (1875-1876). Questi scritti, che svolgono tutti quei temi di letteratura contemporanea che nella storia della letteratura non ebbero spazio per esigenze editoriali, furono raccolti da Francesco Torraca e solo in parte rivisti dal De Sanctis.  Ultima fase della vita Nel 1876, prevalendo la Sinistra, De Sanctis si dimise da professore e accettò da Benedetto Cairoli un nuovo incarico ministeriale (1878-1880), mentre il suo interesse critico si rivolgeva al naturalismo francese, come testimonia lo Studio sopra Emilio Zola che apparve a puntate sul "Roma" nel 1878 e lo scritto "Zola e l'assommoir" pubblicato nel 1879 a Milano.  Intervenne in Parlamento dopo il tentativo di attentato al re Umberto I da parte dell'anarchico Giovanni Passannante, manifestando la sua contrarietà di sincero democratico ad ogni tipo di repressione:  «Io, signori, non credo alla reazione; ma badiamo che le reazioni non si presentano con la loro faccia; e quando la prima volta la reazione ci viene a far visita, non dice: io sono la reazione. Consultatemi un poco le storie; tutte le reazioni sono venute con questo linguaggio: che è necessaria la vera libertà, che bisogna ricostituir l'ordine morale, che bisogna difendere la monarchia dalle minoranze. Sono questi i luoghi comuni, ormai la storia la sappiamo tutti, sono questi i luoghi comuni, coi quali si affaccia la reazione.  Ritornato a Napoli, si dedicò alla rielaborazione del materiale leopardiano, che fu pubblicato postumo nel 1885 con il titolo Studio su G. Leopardi, e alla dettatura di ricordi autobiografici che arrivano fino al 1844, pubblicati da Villari con il titolo La giovinezza: frammento autobiografico.  Colpito da una grave malattia agli occhi, De Sanctis morì a Napoli nel 1883. In suo onore la città natale, Morra Irpina, è stata ribattezzata Morra De Sanctis.  De Sanctis fu membro della Massoneria[8][9].  Post mortem Nel 2007, in suo nome, viene istituita la Fondazione De Sanctis, ente che dal 2009 organizza annualmente il Premio De Sanctis per la saggistica ed altri eventi di carattere culturale. Opere S. enunciò i suoi principi critici in diversi scritti di carattere non esclusivamente teorico e il suo pensiero non è esposto in opere autonome e organiche di poetica e di estetica. Il problema dell'arte non divenne mai per De Sanctis oggetto di un discorso rigorosamente filosofico, tuttavia le sue sparse meditazioni su di esso contengono i principi fondamentali dell'estetica moderna e rivelano quanto fossero solide le fondamenta del suo pensiero critico.  Storia della letteratura italiana  Storia della letteratura italiana, volume I, riedizione del 1912 (testo completo)  Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della letteratura italiana (Francesco De Sanctis). La Storia della letteratura italiana deve considerarsi il capolavoro critico del De Sanctis. In essa l'autore ricostruisce in modo mirabile lo sfondo storico critico-civile dal quale nacquero i capolavori della letteratura italiana. In quest'opera compare la frase "il fine giustifica i mezzi" che De Sanctis usa come esempio errato di come riassumere il pensiero di Niccolò Machiavelli, e che è stata successivamente attribuita erroneamente proprio al pensatore fiorentino.  Altre opere Tra gli studi del de Sanctis spicca il Saggio critico sul Petrarca mentre tra i lavori inclusi nei Saggi critici e nei Nuovi Saggi critici meritano di essere menzionati quelli su episodi della Divina Commedia, su L'uomo del Guicciardini, su Schopenhauer e Leopardi oltre Il darwinismo nell'arte e quelli su Emilio Zola.  Da ricordare ancora è il discorso La scienza e la vita del 1872 nel quale egli, sostenendo la necessità di non separare la scienza dalla vita, prese posizione nei riguardi dell'allora dilagante positivismo.  Scrittore vivace e singolare in una "prosa parlata che ha la spontaneità del discorso vivo", il De Sanctis si rivela un piacevole narratore nel frammento autobiografico La giovinezza  e nelle quindici lettere che costituiscono il resoconto di Un viaggio elettorale scritto nel 1876.  Pensiero In un periodo in cui l'entusiasmo per lo storicismo idealistico era scomparso e la critica, sia europea che italiana si era spenta e si orientava verso la ricerca filologico-erudita, si trovano ancora nel pensiero di De Sanctis i motivi più significativi e vitali della cultura romantica.  De Sanctis stabilì nella sua Storia della letteratura italiana il legame tra il contenuto e la forma con lo scopo di ricostruire quel mondo culturale e morale dal quale sarebbero nate in seguito le grandi opere.  Egli considera l'arte come il "vivente", cioè la "forma", ritenendo che tra forma e contenuto non esista dissociazione perché esse sono l'una nell'altra.  Nelle pagine di De Sanctis vi è una felice vena di scrittore. Egli infatti scrive con una prosa antiletteraria, fervida e mirabile per l'immediatezza del pensiero.  Il pensiero del De Sanctis venne contrastato dal positivismo della scuola storica. Sarà solamente con Croce che avrà inizio la rivalutazione del pensiero desanctisiano che troverà, attraverso Gramsci, importanti sviluppi nella critica di ispirazione marxista. Galasso ha scritto, citando tra gli altri Delio Cantimori, che De Sanctis, esprimendo un giudizio negativo sul Cinquecento in relazione al Rinascimento, vede un rapporto di continuità tra il Quattrocento e il Cinquecento. Nel Quattrocento è compiuta la separazione tra borghesia e popolo rispetto al «blocco compatto dell’intuizione, delle concezioni, della fede, della moralità proprie del Medioevo», ma, mentre il Quattrocento è un secolo vivo, creativo, aperto, dove c’è «ancora un magistero reale rispetto all’Europa», nel Cinquecento non si può che constatare, parole di De Sanctis, «la separazione da tutti i grandi interessi morali, politici e sociali che allora commuovevano e ringiovanivano molta parte dell’Europa».[11]  Metodo Il metodo della critica desanctisiana nasce, oltre che da una geniale elaborazione intellettuale, da una forte esigenza di intraprendere una battaglia culturale.  La critica di De Sanctis fu quindi una critica militante, il tentativo di superare per sempre il distacco tra l'artista e l'uomo, tra la cultura e la vita nazionale, tra la scienza e la vita.  Lo scrittore non è mai per De Sanctis un uomo isolato e chiuso in sé stesso, ma inquadrato nel contesto che lo circonda, cioè la sua civiltà e la sua cultura.  Estetica Discepolo del Puoti, De Sanctis inizia fin dalla sua prima scuola  la critica del formalismo puristico e retorico e si pone sia contro la poetica del Cinquecento sia contro quella del Settecento, accademica e neoclassica.  In quegli anni a Napoli iniziò a penetrare la filosofia di Hegel e il De Sanctis agli inizi studiò e aderì all'estetica del grande filosofo tedesco anche se era in lui già latente la ribellione che divenne esplicita in occasione della pubblicazione del suo "Saggio sul Petrarca".  Hegel sosteneva infatti che l'arte fosse "l'apparenza sensibile dell'Idea" e quindi che l'opera d'arte fosse simbolo del concetto filosofico e quasi una forma provvisoria di esso. Una simile dottrina conferiva carattere teoretico all'arte, ma ne comprometteva l'autonomia, tant'è vero che Hegel prevedeva alla fine dell'epoca romantica la morte dell'arte. S. contrappose all'estetica hegeliana, l'estetica della forma intesa come un'attività originaria e autonoma dello spirito, per mezzo della quale la materia sentimentale si realizza in figurazione artistica. In questo modo essa non è un'elaborazione di un contenuto astratto, ma unità di contenuto e forma.  Su questi fondamenti si basa la critica del De Sanctis che fu una vera rivoluzione nella tradizione letteraria italiana.  Specchietto cronologico  - Nasce a Morra Irpina. Frequenta la scuola privata dello zio Carlo. Passa nel liceo dell'abate Fazzini, poi nello "Studio" del Garzini.  - Nella scuola superiore di Basilio Puoti. 1839 - Fonda la scuola privata superiore al vico Bisi, mentre sostituisce lo zio Carlo nella sua. Viene nominato insegnante nel Collegio militare della Nunziatella. Combatte alle barricate. Viene sospeso dal Collegio della Nunziatella. Si ritira in Calabria, a Cosenza. È arrestato e incarcerato in Castel dell'Ovo. Viene liberato ma deve andare in esilio: in Piemonte, a Torino. È a Zurigo, insegnante di letteratura italiana al politecnico. Ritorna a Napoli. Eletto Governatore della provincia di Avellino. Nel settembre è nominato da Garibaldi Direttore dell'Istruzione pubblica. Provvedimenti per rinnovare l'Università. Deputato del Regno d'Italia e ministro dell'Istruzione. Torna agli studi: è il periodo della sua più intensa attività letteraria.  - Ministro dell'Istruzione.  - Di nuovo Ministro dell'Istruzione  - Muore a Napoli. L'atto di nascita è disponibile sul Portale Antenati  Da notare che all'epoca con "napoletani" (o "napolitani") sovente non si intendevano solo gli abitanti della città di Napoli e dintorni, ma più ampiamente gli abitanti dell'intero Regno di Napoli, consistente nell'attuale Sud Italia continentale. ^ Unita italiana, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. . ^ Francesco Saverio De Sanctis, lettera inviata all’amico Camillo De Meis, Zurigo .Barra, Aspettando De Sanctis: le origini del Viaggio elettorale e il collegio di Lacedonia nel 1874-75, in "Le Carte e la Storia, Rivista di storia delle istituzioni" Croce, Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale, a cura di Audisio, Napoli, Bibliopolis E, come critico e storico della letteratura, egli non ha pari» ^ Francesco De Sanctis, Scritti politici - raccolta di discorsi e scritti, su books.google.it. ^ Scrittori, poeti e letterati massoni  in Internet Archive. sul sito della Gran Loggia d'Italia degli Alam. ^ Paolo Mariani - Massoneria e letteratura italiana (PDF), su centroculturaleilfaro.it. ^ Premio De Sanctis per la saggistica, su beniculturali.it. ^ Giuseppe Galasso, De Sanctis e i problemi della storia d'Italia, sta in Archivio di storia della cultura, a. II - , Morano Editore, Napoli 1989. Bibliografia Opere Saggi critici, Rondinella, Napoli . La prigione, Benedetto, Torino 1851. Saggi critici, Morano, Napoli, . Storia della letteratura italiana, Morano, . Nuovi saggi critici, Morano, Napoli, . Un viaggio elettorale, Morano, Napoli. Studio sopra Zola, Roma. Zola e l'assommoir, Treves, Milano . Saggio critico sul Petrarca, Morano, Napoli . Studio su Giacomo Leopardi, a c. di R. Bonari, Morano, Napoli 1885. La giovinezza: frammento autobiografico, a cura di Pasquale Villari, Morano, Napoli 1889. Purismo illuminismo storicismo, scritti giovanili e frammenti di scuola, lezioni, a cura di A. Marinari, 3 voll., Einaudi, Torino La crisi del romanticismo, scritti dal carcere e primi saggi critici, a cura di M. T. Lanza, introd. di G. Nicastro, Einaudi, Torino . Lezioni e saggi su Dante, corsi torinesi, zurighesi e saggi critici, a cura di S. Romagnoli, Einaudi, Torino 1955, 1967. Saggio critico sul Petrarca, a cura di N. Gallo, introduzione di N. Sapegno, Einaudi, Torino. Verso il realismo, prolusioni e lezioni zurighesi sulla poesia cavalleresca, frammenti di estetica e saggi di metodo critico, a cura di N. Borsellino, Einaudi, Torino . Storia della letteratura italiana, a cura di N. Gallo, introd. di N. Sapegno, Einaudi, Torino 1958. Manzoni, a c. di C. Muscetta e D. Puccini, Einaudi, Torino 1955. La scuola cattolica-liberale e il romanticismo a Napoli, a cura di C. Muscetta e G. Candeloro, Einaudi, Torino 1953. Mazzini e la scuola democratica, a cura degli stessi, Einaudi, Torino . Leopardi, a cura di C. Muscetta e A. Perna, Einaudi, Torino 1961. L'arte, la scienza e la vita, nuovi saggi critici, conferenze e scritti vari, a c. di M. T. Lanza, Einaudi, Torino 1972. Il Mezzogiorno e lo Stato unitario, scritti e discorsi politici, a c. di F. Ferri, Einaudi, Torino 1960. I partiti e l'educazione della nuova Italia, a c. di N. Cortese, Einaudi, Torino . Un viaggio elettorale, seguito da discorsi biografici, dal taccuino elettorale e da scritti politici vari, a cura di N. Cortese, Einaudi, Torino . Un viaggio elettorale, Edizione critica a cura di Toni Iermano, Cava de' Tirreni, Avagliano, Epistolario, a c. di G. Ferretti, M. Mazzocchi Alemanni e G. Talamo. Lettere a Pasquale Villari, a c. di Felice Battaglia, Einaudi, Torino. Lettere politiche, a c. di A. Croce e G. B. Gifuni, Ricciardi, Milano-Napoli Lettere a Teresa, a cura di A. Croce, Ricciardi, Milano-Napoli 1954. Lettere a Virginia, a cura di Benedetto Croce, Laterza, Bari Mazzini, a cura di Vincenzo Gueglio, Genova, Fratelli Frilli, . Scritti e discorsi sull'educazione, La Nuova Italia, Firenze 1967. Edizioni in linea Saggio critico sul Petrarca, Napoli, Morano, . Saggi critici, Napoli, Morano, Storia della letteratura italiana, Scrittori d'Italia 31, vol. 1, Bari, Laterza, 1912. Storia della letteratura italiana, Scrittori d'Italia 32, vol. 2, Bari, Laterza. Saggi critici, Scrittori d'Italia 203, vol. 1, Bari, Laterza. Saggi critici, Scrittori d'Italia , vol. 2, Bari, Laterza, 1952. Saggi critici, Scrittori d'Italia 205, vol. 3, Bari, Laterza, 1952. Letteratura italiana del secolo XIX, Scrittori d'Italia  Bari, Laterza, 1953. Letteratura italiana del secolo XIX, Scrittori d'Italia 210, vol. 2, Bari, Laterza, 1953. Letteratura italiana del secolo XIX, Scrittori d'Italia Bari, Laterza, 1961. Poesia cavalleresca, Scrittori d'Italia 212, Bari, Laterza,. Lezioni sulla Divina Commedia, Scrittori d'Italia 214, Bari, Laterza, 1955. Memorie, lezioni e scritti giovanili, Scrittori d'Italia 223, Bari, Laterza, s.d.. Saggi critici su Francesco De Sanctis Emiliano Alessandroni, L'anima e il mondo. S. tra filosofia, critica letteraria e teoria della letteratura, introduzione di Marcello Mustè e postfazione di Romano Luperini, Quodlibet, Macerata 2017. Ettore Bonora, L'interpretazione del Petrarca e la poetica del realismo in De Sanctis. Modelli di critica stilistica in Francesco De Sanctis e Per e contro De Sanctis, in Manzoni e la via italiana al realismo, Napoli, Liguori. Carrannante, S. educatore e ministro, in «Rassegna Storica del Risorgimento Carrannante, Note sull'uso di 'galantuomo' nell'Ottocento, in «Otto/Novecento», maggio/agosto 2010, pp. 33–80, e particolarmente pp. 59–60. Gaetano Compagnino, Forme e Storie, («Quaderni del Siculorum Gymnasium»), Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Catania, Catania, Contini, Varianti e altra linguistica. Una raccolta di saggi, Torino, Einaudi (il saggio era già uscito come introduzione a Francesco De Sanctis, Scritti critici, Torino, Utet). Croce, Gli scritti di Francesco De Sanctis e la loro varia fortuna, Bari, Laterza, Carlo Dionisotti, Geografia e storia della letteratura italiana, Torino, Einaudi, . Fubini, S. e la critica letteraria, in Romanticismo italiano. Saggi di storia della critica e della letteratura, Bari, Laterza (pubblicato per la prima volta in francese nei Cahiers d'Histoire Mondiale). Toni Iermano, Introduzione a F. De Sanctis, Lettere a Teresa, Atripalda, Mephite, 2002. Toni Iermano, Introduzione a F. De Sanctis, Un viaggio elettorale, Cava de' Tirreni, Avagliano, Iermano, La prudenza e l'audacia. Letteratura e impegno politico in S., Napoli, L'Ancora del Mediterraneo, 2012. Toni Iermano, Francesco De Sanctis. Scienza del vivente e politica della prassi in Francesco De Sanctis, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2017. Sergio Landucci, Cultura e ideologia in Francesco De Sanctis, Milano, Fsstrinelli, 1963. Paola, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, Luciani, L'«estetica applicata» di Francesco De Sanctis. Quaderni napoletani e lezioni torinesi, Firenze, Olschki, . AA.VV., S. nella storia della cultura, a cura di Carlo Muscetta, Bari, Laterza, 1984. Attilio Marinari (a cura di), Francesco De Sanctis un secolo dopo, vol. I, Roma-Bari, Laterza, Mirri, S. politico e storico della civiltà moderna, Messina-Firenze, D'Anna, 1961. Carlo Muscetta, nel vol. Francesco De Sanctis, Pagine sparse, Bari, Laterza, Muscetta, Francesco De Sanctis, in Letteratura italiana Laterza. Muscetta, S. nella storia della cultura, Roma-Bari, Laterza, 1958. René Wellek, Storia della critica moderna, traduz. ital., IV, Bologna, Il Mulino. Benedetto, S. e le feste ariostee del 1875, in Sekundärliteratur. Critici, eruditi, letterati, Firenze, Società Editrice Fiorentina. La nuova scienza come rinascita dell'identità nazionale. La Storia della letteratura italiana di S., a cura di Toni Iermano e Pasquale Sabbatino, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2012. "Studi Desanctisiani". Rivista internazionale di Letteratura, Politica, Società, Fondata e diretta da Toni Iermano, Pisa-Roma, Fabrizio Serra, Resio, Chiara Tavella, Bibliografia desanctisiana, prefazione di Gerardo Bianco, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2020. Voci correlate Storia della letteratura italiana (Francesco De Sanctis) Schopenhauer e Leopardi, dialogo composto da De Sanctis Francesco Muscogiuri, letterato minore che fu allievo di De Sanctis Giovanni Lanzalone, letterato minore che fu allievo di De Sanctis Antonio Fogazzaro Attilio Marinari Fondazione De Sanctis Altri progetti Collabora a Wikisource Wikisource contiene una pagina dedicata a Francesco de Sanctis Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Francesco de Sanctis Collabora a Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Francesco de Sanctis Collegamenti esterni De Sànctis, Francesco, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Modifica su Wikidata Walter Maturi e Francesco Formigari -, DE SANCTIS, Francesco, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana S., Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010. Modifica su Wikidata De Sanctis, Francesco, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, De Sànctis, Francésco (critico e storico della letteratura), su sapere.it, De Agostini. Modifica su Wikidata De Sanctis, Francesco, in L'Unificazione, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, S., su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera. S. Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Modifica su Wikidata Attilio Marinari, DE SANCTIS, Francesco, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 39, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991. Modifica su Wikidata Francesco de Sanctis, su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana. Modifica su Wikidata Opere di Francesco de Sanctis, su Liber Liber. Modifica su Wikidata Opere di Francesco de Sanctis / Francesco de Sanctis (altra versione), su MLOL, Horizons Unlimited. Opere di Francesco de Sanctis, su Open Library, Internet Archive. Modifica su Wikidata (EN) Opere di Francesco de Sanctis, su Progetto Gutenberg. Modifica su Wikidata Francesco De Sanctis, su storia.camera.it, Camera dei deputati. Modifica su Wikidata Mario Fubini, De Sanctis, Francesco, in Enciclopedia dantesca, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970. URL consultato il 14 novembre 2018. Andrea Battistini, De Sanctis, Francesco, in Il contributo italiano alla storia del Pensiero: Filosofia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012. URL consultato il 14 novembre 2018. Critica:De Sanctis, su spazioinwind.libero.it. Concordanze della Storia della letteratura italiana, su valeriodistefano.com. URL consultato il 14 aprile 2007 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2007). Opere di Francesco De Sanctis PDF - TXT - RTF V · D · M Idealismo V · D · M Romanticismo V · D · M Dante Alighieri V · D · M Alessandro Manzoni Controllo di autorità       VIAF (EN) 29550332 · ISNI (EN) 0000 0001 2125 8789 · SBN MILV041882 · BAV 495/85309 · CERL cnp00397977 · LCCN (EN) n80040587 · GND (DE) 11867790X · BNE (ES) XX1041520 (data) · BNF (FR) cb12035617n (data) · J9U (EN, HE) 987007271889705171 · NSK (HR) 000033336 · NDL (EN, JA) 00746422 · CONOR.SI (SL) 9781859   Portale Biografie   Portale Filosofia   Portale Letteratura   Portale Politica   Portale Storia   Portale Storia d'Italia Categorie: Deputati dell'VIII legislatura del Regno d'ItaliaDeputati della IX legislatura del Regno d'ItaliaDeputati della X legislatura del Regno d'ItaliaDeputati dell'XI legislatura del Regno d'ItaliaDeputati della XII legislatura del Regno d'ItaliaDeputati della XIII legislatura del Regno d'ItaliaDeputati della XIV legislatura del Regno d'ItaliaDeputati della XV legislatura del Regno d'ItaliaCritici letterari italiani del XIX secoloSaggisti italiani del XIX secoloPolitici italiani del XIX secoloNati nel 1817Morti nel 1883Nati il 28 marzoMorti il 29 dicembreNati a Morra De SanctisMorti a NapoliPolitici del Partito d'AzioneMinistri della pubblica istruzione del Regno d'ItaliaInsegnanti della NunziatellaGoverno Cavour IVGoverno Ricasoli IGoverno Cairoli IGoverno Cairoli IIIIdealismo italianoMassoniProfessori dell'Università degli Studi di Napoli Federico II Professori del Politecnico federale di Zurigo[altre] La crisi della GRAMMATICA RAGIONATA IN ITALIA non puo mancare : ed è veramente risolutiva. Di GRAMMATICA RAGIONATA si finisce, dopo una colluvie d’aride o elementari produzioni di epigoni ritardatari, col non parlarne più, e d’essa non restano tracce che nell’esercitazioni scolastiche di analisi logiche e grammaticali ancora in uso nelle nostre scuole e sulle quali talvolta rispunta come fungo qualche compendio di grammatica logica rivestito di pompa scientifica. La crisi è determinata da un duplice ordine di fatti, tra i quali non so se veramente corra un'intima relazione. L’uno che riguarda direttamente il corpo, dirò così, della GRAMMATICA RAGIONATA, ed è il non difficile né tardivo avvertire in esso un vuoto sostanziale e perciò tutta la sua infecondità sotto ogni rispetto, scientifico e didattico. L’altro che si riferisce allo stato in che venne a trovarsi la lingua italiana sotto la bufera dell'enciclopedismo, ed è la naturale quanto però anti-filosofica reazione al gallicismo, che doveva richia- [Borsa, nella Dissertazione del decadimento della lingua in Italia, Mantova, l'anno in cui è pubbl. il Saggio di Cesarotti) già incolpa appunto di quel decadimento il neologismo gallico e il FILOSOFISMO enciclopedico.] mare, come facile conseguenza di una premessa sbagliata, alla religiosa osservanza, alla maniaca adorazione degl’antichi i puristi inorriditi al novissimo strazio d'Italia. Le vicende di questa crisi si possono molto chiaramente osservare, da una parte, in quel che accadde a SANCTIS (si veda) scolaro e co-operatore di Puoti, e che egli narra non senza il lume d'una critica sempre nuova e originale e acuta, anche se, come in questo caso, non definitivamente superatrice. Dall'altra, nella critica e nella pratica di Manzoni, che con stringenti argomenti colpi a morte LA GRAMMATICA RAGIONATA, sebbene non muove da un punto di vista estetico. SANCTIS (si veda), quando accorse alla scuola di Puoti, ha già compiuto gli studi di grammatica, rettorica e FILOSOFIA, che oggi corrispondono al ginnasio e al liceo, i primi (ginnasio) sotto suo zio Carlo, i secondi (liceo) sotto Fazzini, non avendolo voluto ricevere i Gesuiti per la sua impreparazione. Un grand 'esercizio di memoria era in quella scuola dello zio, dovendo ficcarci in mente i versetti del Portoreale che s'impara in certi suoi manoscritti, come le antichità e la cronologia, la grammatica di Soave, la rettorica di Falconieri, le storie di Goldsmith, la Gerusalemme di Tasso, le ariette di Metastasio. Alla fine del corso scrive l'italiano con uno stile pomposo e rettorico, un italiano corrente, mezzo gallico, a modo di Beccaria e di Cesarotti, ch'erano i suoi favoriti. La scuola di Fazzini è quello che oggi si dice un liceo. Vi s' insegna FILOSOFIA, fisica e matematica. Il corso si puo fare in due anni. Quell'è l'età dell'oro del libero insegnamento. Un uomo di qualche dottrina comincia la sua carriera aprendo una scuola. La scuola di Puoti, su cui è stata scritta recentemente una degna monografia da un discepolo di Salvadori (Caraffa, Puoti e la sua scuola, Girgenti), si svolge in tre periodi, l’ultimo dopo due anni d'interruzione causata dalla pestilenza scoppiata a Napoli. SANCTIS (si veda) - Frammento autobio- grafico pubblicato «fo Villari ; Napoli. I seminari sono scuole di LATINO e di FILOSOFIA, le scuole del governo erano affidate a frati, la forma dell' insegnamento era ancora scolastica. Rettorica e FILOSOFIA sono scritte in quel LATINO convenzionale ch’è proprio degli scolastici. Le scienze vi erano trascurate, e anche LA LINGUA NAZIONALE. Nondimeno un po’di secolo decimottavo è pur penetrato fra quelle tenebre teologiche, e con curioso innesto, vedevi andare a braccetto il sensismo e lo scolasticismo. Nelle scuole della capitale v'è maggior progresso negli studi. IL LATINO PASSA DI MODA. Si scrive di cose scolastiche in un italiano scorretto, ma chiaro e facile. Gl’autori erano quasi tutti abati, come l'abate GENOVESI (si veda), il padre SOAVE (si veda), l'abate TROISE (si veda). Allora è in molta voga l'abate FAZZINI (si veda). Questo prete elegante, che ha smesso sottana e collare, veste in abito e cravatta nera, è un sensista; ma pretende conciliare quelle dottrine coi principii religiosi. Accanto alla scuola, per chi ha voglia d' imparare, c’è naturalmente la biblioteca. Corsi alla biblioteca e mi ci seppellii. Passano dinanzi a me come una fantasmagoria Locke, Condillac, Tracy, Elvezio, Bonnet, La Mettrie... Mi ricordo ancora quella STATUA di Bonnet, che a poco a poco, per mezzo dei sensi acquista tutte le conoscenze. Il professore dice che il sensismo è una cosa buona sino a Condillac, ma non bisogna andare sino a La Mettrie e ad Elvezio. Ragione per cui ci anda SANCTIS (si veda) con l'amara voluttà della cosa proibita. Compiuti così gli studi filosofici, avvezzo a una vita interiore, avevo pochissimo gusto per i fatti materiali, e badavo più alle relazioni tra le cose, che alla conoscenza delle cose. La scuola ci ha non piccola parte, perchè è scuola di forme e non di cose, e si attende più ad imparare le parole e le argomentazioni, che le cose a cui si riferivano. Ma si avvicina il [Ha già conosciuti altri filosofi, naturalmente. «Il professore fa una brillante lezione sull'armonia prestabilita di Leibnizio. E questo Leibnizio divenne il mio filosofo E come l'una cosa tira l'altra, Leibnizio mi fu occasione a leggere Cartesio, Spinoza, Malebranche, Pascal, libri divorati tutti e poco digeriti. Questo è il mio corredo d’erudizione filosofica verso la fine dell'anno scolastico, quando zio ci dice. Ora bisogna cercarvi un maestro di legge. Si batte già alle porte dell'Università.] tempo in cui il sensismo, male accordato col movimento religioso, doveva cedere il passo a nuova filosofia. Si annunziava al mio spirito un nuovo orizzonte filosofico; mi bollivano in capo nuovi libri e nuovi studi. Si apparecchiavano i tempi di Galluppi e dall'abate Colecchi, de' quali l'uno volgarizzava Hume e Smith, e l'altro, ch'era per giunta un gran matematico, volgarizza Kant. Fazzini è caduto di moda. Per questi insegnamenti e in queste condizioni intellettuali il De Sanctis, invano iniziati gli studi di legge, passava alla scuola del marchese. È proprio di questi tempi che la grammatica del sensismo condillachiano, che vedemmo trionfare concentrata in estratti per gli stomachi degli scolaretti italiani, si vienne a trovare a fronte di due ben forti e agguerriti avversari, il kantismo e il purismo. Questo, dalla restaurazione linguistica di Cesari, iniziata con la famosa dissertazione coronata dall'Accademia livornese, era venuto sempre più guadagnando terreno nelle forme in cui l'aveva circoscritto Cesari, nonostante gli attacchi della Proposta monti-perticariana e dell’anti-purismo tortiano, e nonostante l'esempio pratico del romanzo manzoniano in cui fin dalla prima sua edizione s' era voluta incarnare tut- t'un'altra dottrina linguistica. La reazione al gallicismo è tanto più vasta e tenace della tesi temperata del classicista Monti e del modernismo del romantico Manzoni, quanto più compromessa sembrava la gloria d'Italia nella dilagante corruzione dell'aurea favella un dì sì onorata. Ne furono rocche meno facilmente espugnabili la Romagna e Napoli e organi di gran voce alcuni giornali, come la Biblioteca di Milano, il Giornale Arcadico di Roma e la Rivista enciclopedica di Napoli. Ma tra i puristi, non per sola virtù di dottrina, sì bene anche per le qualità della persona e i modi dell'insegnamento, il più autorevole, quegli che veramente esercitò una più vasta e duratura efficacia sulle menti, sulle scuole, sui metodi, sui (') Op. cit., pp. 51-2. ("} V. Tkahai.za, Della vita e delle opere di /•'. Torti cit., p. 79 sgg. L'ha dimostrato Morandi ne' suoi noti saggi sull'unità della liaeua.] libri, è il marchese Puoti, maestro, autore di grammatiche e di arti del dire, annotatore di testi di lingua, pedagogista. Alla scuola del Puoti, dice SANCTIS (si veda), « lasciai studi di FILOSOFIA e di legge, e letture di commedie, di tragedie e di romanzi e di poesie, e mi gittai perdutamente tra gli scrittori dell' aureo Trecento»^). M'era venuta la frenesia degli studi grammaticali. Avevo spesso tra mano Corticelli, Buonmattei, Cinonio, Salviati, Bartoli, Salvini, Sanzio, e non so quanti altri dei più ignorati. M'ero gittato anche sui Cinquecentisti, sempre avendo l'occhio alla lingua. Si trova in quel tempo a dover sostener sulle proprie spalle il peso della scuola dello zio. La sera anda sempre alla scuola di Puoti. Ma tutta la giornata è spesa a spiegar grammatiche e rettoriche e autori latini, a dettar temi, a correggere errori. Ma quei cari studi mi riuscivano acerbi, non solo per la fatica, ma perche non sono più d'accordo con la mia coscienza. Quel Soave, quel Falconieri li fanno pietà. Nelle classi superiori puo elevarsi un po' più. Cominciai a fare osservazioni sopra i sensi delle parole, sul nesso logico delle idee, sulla espressione del sentimento, sulle INTENZIONI e sulle malizie dello scrittore. Momenti più deliziosi passa alla scuola del marchese, dove egli ben presto si distinse specie nelle cose della grammatica, tanto da meritarsi l'appellativo di grammatico, ed è sollevato all'onore di coadiuvare il maestro nell'insegnamento, quando, dopo l'interruzione cagionata dal colera, Puoti, cominciatosi a stancare dei novizi, ne lascia tutta la cura a SANCTIS (si veda). Il marchese che lavora a una grammatica, attende pure alla pubblicazione di alcuni testi di lingua più a lui cari, come i Fatti d' Enea, i Fioretti di S. Fra?icesco, le Vite dei Santi Padri. Questi studi [Sulla scuola del De Sanctis, v. le belle pagine del Cenno biografico di Nicola Gaetani-Tamburini in De-Sanctis, Scritti vari, li, ed. Croce, già cit. nell' Introduz. Di quella che è stata chiamata la seconda scuola di SANCTIS (si veda) si sono occupati degnamente, come è noto, Torraca e Mandalari.] di lingua si sono già divulgati nelle scuole, e si sente il bisogno di grammatica e di libri di lettura pei giovanetti. Anche in questi lavori l'allievo aiuta il maestro. Di questo tempo fa intima amicizia con Amante, che è un infatuato di VICO (si veda). In una visita onde Leopardi onora la scuola del Puoti, — che cita spesso con lodi l'abate Greco, autore di una grammatica, il marchese di Montrone, Gargallo, Cesari e sopra tutti essi Giordani, si sentì dire dal Poeta che aveva molta disposizione alla critica. In quell'occasione Leopardi, cui non poteva sfuggire la rigidezza di Puoti, dice che nelle cose della lingua si vuole andare molto a rilento, e cita in prova Torto e Diritto di Bartoli. Leopardi dice anche che l'onde coli' infinito non gli pareva un peccato mortale, a gran maraviglia o scandalo di tutti noi. Il Marchese era affermativo, imperatorio, non pativa contraddizioni. Se alcuno di noi si è arrischiato a dir cosa simile, anda in tempesta; ma il conte parla così dolce e modesto, ch'egli non dice verbo. Gli è anche che ormai quel rigido, implacabile purismo comincia a dover piegare o almeno ad ammollirsi . Alla ripresa della scuola dopo il colera il marchese se n'era venuto d’Arienzo, con certi grossi quaderni scritti di suo pugno. È una specie di nuova rettorica immaginata da lui, e che egli battezza Arte dello scrivere. C'è una divisione dei generi dello scrivere, accompagnata da regole e da precetti. Aristotile, CICERONE (si veda), Quintiliano, Seneca sono la decorazione. O mi metteranno alla berlina, o questo è assolutamente un capolavoro, così dice, narrando per quali vie era giunto alla grande scoperta. A quel tempo sono in gran voga gli STUDI FILOSOFICI, e il marchese, seguendo la moda, vuole filosofare anche lui, e da alle sue ricerche un aspetto e un rigore di logica, ch'è veste e non sostanza. E non gli è mancata la berlina. Ma lo salva un certo suo naturai buon senso. Ma chi dai bassi fondi [deep berths – Grice] della grammatica prende il volo filosofico, è SANCTIS (si veda), specie quando, trovandosi al sicuro dallo sguardo del marchese nella scuola preparatoria, puo lasciarsi trascinar dal suo genio a quell'onda di ribellione, che fa naufragare il senno del Maestro. Ed è nella scuola preparatoria, che nelle lezioni private o nell'insegnamento del Collegio militare, al quale è assunto per la stima che godeva presso Puoti, che n'è ispettore, il Maestro intede soprattutto a rinnovare l'insegnamento grammaticale. Ne uscirono, con la liquidazione della GRAMMATICA RAGIONATA, un abbozzo di GRAMMATICA FILOSOFICA e storica e un saggio di una storia dei grammatici. Quelle maledette regole grammaticali io le ridussi in poche, moltiplicando le applicazioni e gl’esempi, e sempre lì sulla lavagna. Mi persuasi che quello resta chiaro e saldo nella memoria, che è ordinato sotto categorie e schemi, logicamente. Così nasceno i suoi quadri grammaticali. Si sbriga della grammatica, e capii che lo studio della grammatica così come si suol fare, per regole, per eccezioni e per casi singoli, è una bestialità piena di fastidio Posi da banda le analisi grammaticali e l'analisi logica, noiosissime, e fa l'analisi delle cose, a loro gustosissime. Questo al Collegio. Nella scola al Vico Bisi, il lunedì e il venerdì, quand'è solo, l'insegnamento grammaticale si eleva ancora di più. Parecchi anni è a leggicchiar grammatiche, lavorando intorno a quella di Puoti. Così si mette in corpo i Dialoghi della volgar lingua di BEMPO (si veda)... m'inghiottii VARCHI (si veda), FORTUNIO (si veda) e i sottili avvertimenti di SALVIATI (si veda) e la prosa dottorale di CASTELVETRO (si veda) e BARTOLI (si veda) e CINONIO (si veda) ed AMENTA (si veda) e SANZIO (si veda) e non so quanti altri autori, con approvazione del marchese Puoti, il quale mi vanta sopra tutti gli altri Corticelli e Buonmattei. Seccatosi presto della parte riguardante le origini della lingua e delle forme grammaticali, perchè non ha, fondamento sodo, infastidito di quel pullular perpetuo di regole e d’eccezioni, stordito da tutte quelle DISSERTAZIONE SOTTILI E CAVILLOSE SULLE PARTI DEL DISCORSO e sulle forme grammaticali, ritorna ai suoi antichi studi di FILOSOFIA. Quei Salviati e quei Castelvetri le pareno addirittura pigmei dirimpetto a quei grandi, mia delizia un giorno e mio amore. Perciò si getta con avidità sopra i retori e i grammatici con un segreto che li cresce l'appetito, vedendosi sempre addosso gli occhi del marchese. Lessi tutto il corso che Condillac compila a uso di non sa qual principe ereditario. Studia molto Tracy e Du Marsais. Il Marchese, sapido dei miei studi MI perdona, a patto che non valica i confini della grammatica, e m'indica un tale, che SANCTIS (si veda) non ricorda, come un buon scrittore di grammatica generale. Il buon Marchese fa anche di più: rivide le prolusioni del professore mettendoci quello stampo tutto suo di classicità ideale. Le prime lezioni sono una storia della grammatica. In quei discorsi prende 1’aria di un novatore, e trova che tutto va male, che tutto è a rifare. Ecco qui un ritratto, come mi venne in quei giorni sotto la penna. Niuna pratica dell'arte dello scrivere; niuna cognizione de' nobili scrittori; malvagio gusto; pensieri non italiani; un predicar continuo purità, correzione; esempli contrari di barbarismi ed errori. Così la grammatica moderna ricca di stranieri trovati splendidi in astratto, ma nella pratica o falsi o di poco profitto, per difetto della parte storica molto è discapitata di quella perfezione in che è al cinquecento. In malvagio stato trovasi LA SINTASSI: squallida e incerta è l'ortografia; le regole del ben pronunziare dubbiose e mal ferme. Niente di certo. Niente di determinato intorno alla dipendenza de’tempi, al reggimento delle congiunzioni. Principii opposti. Opinioni contrarie. Nelle lezioni vuole fare una storia delle forme grammaticali – cf. Grice, ‘or’, ‘other, ‘not, ‘ne aught’. Ma al pensiero gigantesco mal risponde la cultura, attesa la sua scarsa grecità e l'ignoranza delle cose orientali. Perciò quella ideata storia delle forme grammaticali, dopo vani tentativi appresso a VICO (si veda) e Schlegel, si riduce nei modesti confini di una storia dei grammatici da se letti. Parla dei grammatici che TUTTO DERIVANO DAL LATINO. Poi venni a quelli che sono studiosi della [Alcuni brani di essi furono pubblicati ne' Nuovi saggi critici, col titolo Frammenti discuoia, dell'ed. di Napoli. Il periodo tra parentesi quadre, che qui è sostituito dai puntini, l'ho tratto da un brano integro de' Nuovi saggi critici.] lingua, copiosi di regole e d’esempli, che moltiplicano in infinito. Molto s’intrattenni su Corticelli, Buonmattei, Salviati e Bartoli. Censura quel moltiplicare infinito di casi -- cf. Grice, the search for principle of generality -- e di regole che si riduceno in pochi principii. Quella tanta varietà di forme e di significati (massime nel Cinonio), che era facile ricondurre ad unità. Facevo ridere, pigliando ad esempio Va, il per-, il da, irti di sensi e che pur non avevano che un senso solo. La mia attenzione andava dalle forme al contenuto, dalle parole alle idee; sicché, sotto a quelle apparenze grammaticali, variabili e contraddittorie, io vedeva una logica animata, e tutto metteva a posto, in tutto discerneva il regolare e il ragionevole, non ammettendo eccezioni e non ripieni e non casi arbitrari. Con questa tendenza filosofica, corroborata da studi vecchi e nuovi, io conciavo pel di delle feste i Cinquecentisti, e facevo lucere innanzi alla gioventù uno schema di grammatica filosofica e metodica, quale appariva negli scrittori francesi. Dicevo che costoro erano eccellenti nell'analisi delle forme grammaticali, risalendo alle forme semplici e primitive : così amo vuol dire io sono amante. La ellissi era posta da loro come base di tutte le forme di una grammatica generale. Questo non mi contentava che a mezzo. Io sosteneva che quella decomposizione di amo in sono amante m'incadaveriva la parola, le sottraeva tutto quel moto che veniva dalla volontà in atto. I giovani sentivano quei giudizi acuti con raccoglimento, e mi credevano in tutta buona fede quell'uno che doveva oscurare i francesi e irradiare l' Italia di una scienza nuova. E in verità io sosteneva che la grammatica non era solo un'arte, ma ch'era principalmente una scienza: era e doveva essere. Questa scienza della grammatica, malgrado le tante grammatiche ragionate e filosofiche, era per me ancora un di là da venire. Quel ragionato appiccicato alle grammatiche era una protesta contro la pedanteria passata, e voleva dire che non bastava dare le regole ma che di ciascuna regola bisognava dare i motivi e le ragioni. Paragonavo i grammatici o accozzatori di regole agli articolisti, che credevano di sapere il Codice, perchè si ficcavano in capo gli articoli, parola per parola, e numero per numero. Ma quel ragionare la grammatica non era ancora la scienza. Così il De Sanctis, erudito primamente sul Soave in un'atmosfera filosofica, passato poi per il purismo del Puoti, ritornato con maggior maturità alla scienza, veniva a una generale liquidazione di tutti i grajnmatici antichi e moderni, cioè della grammatica ragionata in ispecie, e della grammatica precettiva in genere, ma non della grammatica come scienza. Che nella sua critica negativa superasse la grammatica ragionata e creasse veramente la scienza non si può dire: interamente, come s'è visto, non si appagò dei migliori grammatici filosofici di Francia, come il Du Marsais ; ma egli, almeno nel periodo del suo primo insegnamento, secondo quanto narra lui stesso, rimase sempre sotto la loro influenza. Anche nella parte pratica, nel metodo, egli arieggia molto davvicino il Du Marsais ('), superandolo nella abilità di trasformar la grammatica in critica concreta dell'opera d'arte. La sua concezione della grammatica, o meglio del linguaggio, pur avendo egli concepito una grammatica scientifica o estetica, è la medesima. Va però subito detto a lode del De Sanctis, che egli stesso ebbe coscienza, negli anni maturi, della manchevolezza del sistema. Racconta infatti : « così trovavo nella logica il fondamento scientifico della grammatica ; e finché mi tenevo nei termini generalissimi di una grammatica unica, come la concepiva Leibnitz, il mio favorito, la mia corsa andava bene. Ma mi cascava l'asino, quando veniva alle differenze tra le grammatiche, spesso in urto con la logica, e originate da una storia naturale o sociale, piena di varietà e poco riducibile a principi fissi. Per trovare in quella storia la scienza, si richiedeva altra cultura e altra preparazione. Nella mia ricerca dell'assoluto, avrei voluto ridurre tutto a fil di logica, e concordare insieme derivazioni, scrittori e popolo; ma, non potendo sopprimere le differenze e guastare la storia, ponevo 1'ingegno a dimostrare la conformità del fatto grammaticale colla logica, della storia colla scienza. Quell'avvertita irrudicibilità delle differenze tra le varie grammatiche e principi fissi dimostra chiaramente che SANCTIS (si veda) intuiva dov'era la soluzione del problema : e a lui non filosofo di professione ciò non è scarso titolo d'onore; il dissidio egli lo compose, e in grado eccellente, insuperato, nella critica, nella quale la parola viva, la grammatica parlata dall'arte, fu da lui illustrata in tutta la sua forza espressiva : scientificamente toccò, in quegli stessi anni, il risolverlo a Guglielmo di Humboldt, col quale e col suo seguace e correttore Steinthal si può veramente affermare che la grammatica sia esclusa dall'orbita della filosofìa, sebbene non avvenisse ancora l' identificazione della linguistica generale con l'estetica, che è stata fatta solo recentemente. Nelle difficoltà in cui si dibattè il De Sanctis di conciliare la grammatica generale con le grammatiche particolari, si trovarono impigliati quanti, anche per impulso della Critica della ragioyi ptira del Kant, intesero « alla ricerca delle relazioni fra pensiero e parola, fra V unicità logica e la molteplicità dei linguaggi » (l)j ricerca che, per altro, non era nuova, ma che aveva già dato origine in Francia alla grammatica generale. Il primo tentativo « di applicare le categorie kantiane, dell' intuizione (spazio e tempo) e dell'intelletto» al linguaggio (") (riassumo, non potendolo qui integralmente riferire, dal paragrafo XII della parte storica de\V Estetica di Croce), fu compiuto dal Roth, mentre sullo stesso argomento, verso il primo decennio del secolo, avevano speculato il Vater, il Bernhardi, il Reinbeck, il Koch : pensiero dominante de' quali era la differenza « tra lingua e lingue, tra la lingua universale, corrispondente alla logica, e le lingue storiche ed effettive, che son turbate dal sentimento, dalla fantasia, o come altro si chiami l'elemento psicologico della differenziazione ». Si distingueva una linguistica generale da una linguistica comparata (Vater) ; la lingua, allegoria dell'intelletto, •si considerava organo della poesia o organo della scienza (Bernhardi) ; si ammetteva una. grammatica estetica e una grammatica logica (Reinbeck) ; si proclamò persino che l' indole della lingua si deve desumere dalla psicologia, non dalla logica (Koch). Residui intellettualistici s'avvertono ancora nell'Humboldt pel quale logica e linguaggio sembrerebbero identificarsi sostanzialmente e diversificare solo storicamente, e il linguaggio stesso (') Croce, Estetica. Recentemente G. Piazza ha tentato dimostrare che La teoria kantiana del giudizio era stata già intuita e fissata nella sintassi de' Greci (Roma. 1907); ma è stato confutato da CROCE (vedasi), in La Critica. parrebbe un qualcosa fuori dell'uomo che l'uomo fa rivivere con l'uso. Ma il grande filosofo trovò il vero concetto del linguaggio. La lingua — egli pensò — nella sua realtà è un prodursi e un divenire, non un prodotto ; è un'attività (èvegyeia), non un'opera (ègyov). « La lingua propria consiste nell'atto stesso del produrla nel discorso legato: questo soltanto bisogna pensare come primo e vero nelle ricerche che vogliono penetrare l'essenza vivente della lingua. Lo spezzettamento in parole e regole è il morto artificio dell'analisi scientifica»^). Il linguaggio nasce spontaneo da un bisogno interno. Esiste perciò — ed ecco la vera scoperta dell'Humboldt di fronte ai grammatici logici universali, una forma interna del linguaggio (innere Sprachform), che non è il concetto logico, né il suono fisico, ma la veduta soggettiva che l'ìiomo si fa delle cose. Questa forma interna « è il principio di diversità proprio del linguaggio, oltre il suono fisico: è l'opera della fantasia e del sentimento, è l'individualizzazione del concetto. Congiunger la forma interna del linguaggio col suono fisico, è l'opera di una sintesi interna : e qui, più che in altro, la lingua ricorda, nelle più profonde ed inesplicabili parti del suo procedere, l'arte. Anche lo scultore e il pittore sposano l'idea alla materia, e anche la loro opera si giudica secondo che quest'unione, quest' intima compenetrazione sia opera del genio vero, o che l' idea separata sia stata penosamente e stentamente trascritta nella materia con lo scalpello e col pennello. Ma linguaggio ed arte nell'Humboldt non s' identificano : e questo è il difetto della sua dottrina, che tirò seco non tenui contraddizioni, come quella circa il carattere differenziale della poesia e della prosa. L'Humboldt non vide esattamente « che il linguaggio è sempre poesia, e che la prosa (scienza) non è distinzione di forma estetica, ma di contenuto, sebbene intorno a questi due concetti, compresi in senso filosofico, abbia manifestato profonde vedute. La teoria linguistica dell'Humboldt fu integrata dal suo maggior seguace, lo Steinthal il quale, nella polemica sostenuta (M Ueb. d. Verschiendenheit d. menschl. Sprachbaucs, opera postuma (2M ed. a cura di A. F. Pott, Berlino), in Croce. Croce. Croce. coll'hegeliano Becker, «autore degli Organismi del linguaggio, uno degli ultimi logici della grammatica », dimostrò, pur tra affermazioni talvolta eccessive, « che concetto e parola, giudizio logico e proposizione sono incomparabili. La proposizione non è il giudizio; ma è la rappresentazione ( Darstellung) di un giudizio: e non tutte le proposizioni rappresentano giudizi logici. Parecchi giudizi possono esprimersi in una proposizione unica. Le divisioni logiche dei giudizi (i rapporti dai concetti 1 non hanno corrispondenza nella divisione grammaticale delle proposizioni. " Parlar di una forma logica della proposizione è una contraddizione non minore che se si parlasse àttW angolo di un cerchio o della periferìa di un tria?igolo ". Chi parla, in quanto parla, non ha pensieri, ma lingua. Senza entrar ora nel merito degli altri problemi trattati dallo Steinthal, come quello circa l'identità deWorigine e della natura del linguaggio che esattamente risolvette, e l'altro delle relazioni tra poetica, rettorica e linguistica, cioè tra linguaggio e arte che interessa propriamente l'estetica, e che purtroppo Steinthal lascia insoluto, perchè non arriva mai ad affermare che parlare è parlar bene e bellamente, o non è punto parlare, a noi basta l'osservar, qui, conchiudendo, il nostro discorso che con Humboldt e Steinthal, in quanto l'uno integra l'altro e lo rende coerente nella parte linguistica, si ha un primo notevole superamento della grammatica, non essendo questa soluzione pregiudicata dalla mancata identificazione di arte e linguaggio: la liberazione del linguaggio dalla logica, la riconosciuta completa autonomia del linguaggio da categorie di qualsiasi altra specie che non siano la sua forma interna essenziale, rappresentano la prima vera vittoria della critica negativa della grammatica. La dissoluzione della quale viene così a coincidere perfettamente con l'avvento della scienza. La ribellione e la reazione alla GRAMMATICA RAGIONATA quale si è venuta sistemando in Italia, se non assunsero dovunque quel grado e quel tono che ebbero in S., seguirono, [Croce] però, su per giù, il medesimo sviluppo e i medesimi motivi: da una parte riusce difficile specie a letterati di più largo ingegno, come vedremo accadere, p. es., a Giordani (Puoti stesso abbiamo visto concedere a Sanctis uno studio discreto di quella grammatica), il chiuder gl’occhi a quelle ELEVATE E SCINTILLANTI (alla Grice) INVESTIGAZIONI logiche che sulle lingue avevan condotto i galli, incomparabilmente più geniali e profondi dei loro epigoni italiani. L’aria è impregnata di logicismo, tutto suona FILOSOFIA, il secolo era chiamato dei lumi: chi può sottrarsi alla forza delle cose e del tempo? dall'altra, la vacuità di quel nuovo formalismo, pel fine pedagogico che ora s'impone, non richiede tanto un troppo ELEVATO SPIRITO FILOSOFICO per essere avvertita, quanto il fatto stesso dell'esperienza dello studio linguistico. Si puo credere, ancora, nella grammatica generale, raccomandarne l'utilità (e come si potesse fare anco per ispirito d' imitazione e per servilismo verso la moda corrente, non occorre dire); ma, già, anche a tacer d'altro, con la grammatica generale eravamo già fuori del campo de’bisogni pratici. La grammatica generale è come un'estetica logica della lingua, quindi FILOSOFIA, e noi sappiamo che la scienza non è espediente didattico, mentre il motivo principale dell'interesse linguistico è ora in Italia più pratico che teorico. L'assoluta inefficacia inoltre della GRAMMATICA logica a dirigere l'apprendimento della lingua e l'esercizio dello scrivere dove essere tanto più fortemente sentita, quanto più dilaga il gallicismo nella lingua e nello stile: il ritorno alla vecchia pratica grammaticale e all' osservazione dei lodati scrittori, dove apparire come una urgente necessità; e vi si ritorna infatti con fede rinnovellata e sotto la bandiera del più rigoroso purismo inalberata dal Bembo dell'Ottocento, Cesari, coronato alfiere dall'Accademia livornese, qual s'è mostrato degno d'essere con la nota Dissertazione sopra lo stato della lingua}; e, in ogni modo, con o contro Cesari per gli scrittori o pel popolo, la pratica dove prevalere sulla teoria astratta; perfin nella grammatica em- [In Opuscoli linguistici e letterari di Cesari, raccolti, ordinati e illustra/i ora la prima rolla da Guidetti, Reggio d'Emilia, Collezione storico-letteraria presso il compilatore.] pirica, normativa, tradizionale, presso non gli scapigliati ma i pedanti, la vecchia fede se non scossa, certo fu illanguidita. La tradizione puristica, peraltro, non era stata interrotta nella seconda metà del Settecento, neppur quando più imperversò la bufera del filosofismo francese. Già prima che il rappresentante più autorevole di esso in Italia, il Cesarotti, fosse stato, appunto in nome della vecchia grammatica, contraddetto — ricordammo già, tra gli altri, l'ab. Velo — « con uno stile forbito e piccante », come dicono i suoi editori, si sforza Rosasco « di rivendicare ai Fiorentini il tanto contrastato primato intorno all'origine ed al governo della favella », introducendo nei suoi Dialoghi sette della Lingua toscana a pontificare il Corticelli su lesecolari questioni, sull'autorità dei grammatici, sulla necessità imprescindibile dello studio della grammatica, di contrastare al nuovo sistema de' letterati propugnanti l'uso d'un'altra lingua diversa dalla fiorentina, con tutto il bagaglio de' vecchi argomenti grammaticali e rettorici in favore della purità, della armonia e dolcezza della pronunzia fiorentina, dell'elegante stile, e con le vecchissime distinzioni di discorso impensato e di discorso pensato. « Eh via, la legge che ne obbliga a studiare la grammatica, è giustissima, e chiunque brama riportar gloria dal materiale della scrittura, dovrà o bere o affogare, siesi chi egli si vuole ». E cita in sostegno il Salviati, Quintiliano e altri. Va notato peraltro che il Rosasco non solo propugna la necessità di uniformarsi anche all'uso moderno, ma giudica ancora, sebbene coi soliti argomenti estrinseci, che « non dobbiamo per conto alcuno desiderare la perfezione delle grammatiche, si perchè non si può questo desiderio avere, senza desiderare insieme la estinzione della lingua ; sì perchè quando siamo obbligati a scriver solo secondo le regole e' precetti dell'arte prescritti, non è mai possibile rendere le nostre scritture eccellenti »(') : residui, come ognun vede, delle dottrine estetiche prevalenti nel senso che volevano conciliare il rigore grammaticale col criterio della libertà individuale : temperato purismo, che, mentre per un lato moveva dall'antica tra Ed. della Bibl. scelta, Milano, Silvestri] dizione grammaticale del classicismo, per l'altro era reso possibile dal non essersi ancora la lingua italiana inoltrata pel declivio della cosiddetta corruzione francesistica. Quando questa si accentuò maggiormente, era naturale che l'iniziativa del riparo partisse dalla Crusca custode gelosa del patrimonio linguistico: e già il ricordato Borsa nel 1785 prote- stava contro il decadimento della lingua, e nel 1798 da Losanna un suo Accademico, Federico Haupt, scriveva la Lettera dun tedesco stili' infranciosamento dello stile, com'è naturale che la rifioritura linguistica fosse più di vocabolario che di gramma- tica ; lo stesso lavorìo grammaticale, il più notevole dei primordi del secolo XIX, s'aggirò, come vedemmo, intorno a quella parte della grammatica che è più intimamente connessa col vo- cabolario, i verbi, di cui sorsero parecchi prospetti e teoriche. E a studi di lingua, ossia di vocabolario, si era volto nel 1806 l'Istituto lombardo, fondato dal Bonaparte e convocato a Bologna, di cui era segretario quel Muzzi che già incontrammo quale autore del curioso libro sulle Permutazioni dell' italiana orazione, e che, dopo essersi divertito e gingillato intorno a problemi filosofici secondo la moda d'allora pe' quali non era affatto portato, si immerse talmente negli studi gram- maticali e lessicali e con si vero spirito di devozione alla Crusca, che il Monti doveva titolarlo più tardi « il più fatuo pedantuzzo che mai facesse imbratti d'inchiostro » (l). Partecipò nel 1809 al concorso dell'Accademia livornese con un lavoro Dello siato e del bisogno di nostra lingua, ma il manoscritto, per ragioni regolamentari, non fu accettato. Come sappiamo, di quel concorso il trionfatore fu Antonio Cesari, odiatore quanto il Giordani, delle dottrine del Cesarotti, che, se avevano ancora seguaci dal Romani al Nardo, andavano però perdendo terreno sempre più : quegli stessi che le propu- gnavano — si avverta inoltre — erano assai più temperati del maestro e si guardarono meglio di lui dall'esser accusati di gal- lofilia : verso l' italianità era un desiderio e un moto generale, cui favoriva la ridesta coscienza nazionale: cesariani e pertica- riani o mondani, neopuristi della prima maniera (cioè anteriore) e della seconda, tutti concordavano non solamente nel- In Mazzoni, L'Otl.] l'avversare i criteri troppo licenziosi de' cesarottiani, ma ne! volere — auspice la Crusca per la quinta volta rimessosi nel 1813 alla ricompilazione del Vocabolario — che alle sottili fantasti- cherie sulle ragioni delle lingue si sostituisse il lavoro concreto e modesto del raccogliere e del vagliare voci e locuzioni del buon uso e a riprendere l'osservazione grammaticale secondo le migliori tradizioni del Cinquecento. Balbo scrive al Vidua una lettera sulla lingua italiana per muover lamenti intorno le tante esagerazioni e confusioni pratiche e teoriche del filosofismo che non giovavano punto alla causa della lingua: e Vidua raccomandava a un compatriotta che, an- dando a Firenze come avevan fatto già l'Alfieri e il Goldoni, e avrebbe fatto il Manzoni e avrebbero consigliato al Cavour, non trascurasse di recarsi la mattina in Mercato Vecchio ad ascoltar il pizzicagnolo e le contadine. E alla Crusca stendeva la mano l'Istituto lombardo per proseguire concordi all'opera d'amplia- mento del Vocabolario: né le ripulse dell'Accademia orgogliosa e gelosa delle sue secolari tradizioni né i risentimenti e le irri- tazioni, causa di tante guerre anche personali, che esse provo- carono nel Monti, poterono mai dividere gli animi concordi nella comune avversione al logicismo, alle metafisicherie di provenienza franco-cesarottiana, nonostante che, per quanto riguarda i criteri particolari dell'uso linguistico italiano (pratica, dunque, non scienza), facilmente potessero incontrarsi col Cesarotti in un vivo desiderio di libertà, e spesso inconsciamente (come sarà av- venuto al Leopardi) (' ), non soltanto gli antipuristi come il ce- sarottiano Torti di Bevagna, ma letterati meno bollenti nella se- colare battaglia. N'è prova l'atteggiamento assunto dal capo riconosciuto de' classicisti, il Giordani, nelle contese tra il Cesari, Monti e Perticari : « richiesto del vero valore di alcune voci tolte dal greco, rispose [al Monti] e colse quell'occasione per lodare l'opera e il suocero e il genero, ma anche per addimostrare al- cune sviste di essi due correttori degli altri, e per augurare che gli avversari si riconoscessero invece compagni, come quelli che insomma avevan un fine medesimo e uno stesso desiderio. Cfr. F. Colagrosso, La teoria leopardiana della lingua, Na- poli, 1905 (Estr. d. Rend. Accad. Arch. Lett. e B. A. in Napoli. Mazzoni. Pure, il Giordani è appunto uno di quei puristi che racco- mandavano ai giovanetti il Du Marsais e il Beauzée. « I volumi della Enciclopedia Metodica ne' quali è trattata la grammatica e l' eloquenza ti possono essere utili. Gli articoli rettorici di Marmontel non mi paiono più che mediocri ; quelli di Jancourt assai meno che mediocri. Ma bellissimi i grammatici di Du Marsais, e di La-Beauzée. E il conoscere e adoperare filosofi- camente la lingua è gran virtù di eccellente scrittore. E pron- tamente si applica alla nostra quel che è notato della francese. Ma che cosa significa adoperare filosoficamente mia lingua ? specie quando la si consideri, come fa il Giordani, cosa diversa dallo stile? Interrompi, consiglia, con la lettura di quegli arti- coli, « lo studio che devi far della lingua, e preparati a quello che poi farai dello stile. Perchè io giudico che quello della lingua debba precedere. Non si dee prima sapere qual sia la materia de' colori ; poi imparare ad impastarli e mescolarli ; poi esercitarsi a collocarli, e accordarli ? » (io). Tutto lo scrivere sta nella lingua e nello stile; due cose diversissime egualmente necessarie.... I vocaboli e le frasi sono i colori di questa pittura; lo stile è il colorito. — Ora persuaditi, caro Eugenio, che l'ac- quisto de' colori sia fatica della memoria : l'uso del colorito sia esercizio d'ingegno, disciplina di buoni esempi, di pochi pre- cetti, di moltissima osservazione, di molta pratica. Ho letto molti antichi e moderni che vollero esser maestri : ho perduto tempo e acquistato noia, senza profitto. Veri maestri ho trovato gli esempi de' grandi scrittori. Tra i mo- derni consiglia, tuttavia « il breve trattato del Condillac, Art d'écrire. Di tutto quel libro abbastanza buono, m' è rimasto in mente questo solo principio, molto raccomandato da lui = de la plus grande liaison des idées .... Vero è che quel legame delle idee non deve esser sempre logico ; ma secondo la materia che si tratta, dev'esser pittorico o affettuoso; di che i moderni intendon pochissimo : gli antichi vi furono meravigliosi » (pa- gine 153-4). In questo guazzabuglio di vedute, d'idee e di prin- cipi, c'è tutto, meno lo spirito filosofico : dal che si vede quanto (') A un giovane italiano - Istruzione per l'arte di scrivere, in Scritti di Giordani, ed. Chiarini, in Firenze.] poco fosse compresa e con quanto poca convinzione raccoman- data la grammatica generale del Du Marsais e del Beauzée. Il nume che agitava interiormente il Giordani e i degni suoi com- pagni d'arme non era la filosofia, ma lo spirito italiano che si rinnovava, rinnovamento che alla coscienza di molti si presen- tava come un problema di lingua : donde il calore con cui si davano a questi studi. Il Giordani, mosso dall'invito dell' Acca- demia italiana, « non per rispondere » ad essa, per ciò che « questa materia non sia d'ozio letterario .... ma importi non poco all'onore d'Italia », si dà ad abbozzare una Storia dello spirito pubblico d' Italia per 600 considerato nelle vicende della lingua e alcuni anni più tardi, discorrendo in una lunga lettera al Capponi di una raccolta in trenta volumi che intendeva fare delle migliori e men note prose della nostra letteratura, allargando e colorendo le linee di quel primitivo ab- bozzo, esprimeva l'opinione che l'ordine escogitato lo menerebbe « quasi per una storia della nazione e della lingua, e che dalla somma dei particolari discorsi introduttivi ne sarebbe de- rivato « quasi un ritratto filosofico delle menti italiane per quat- tro secoli ». « Perciocché io considerando la lingua come uno specchio, nel quale cadano tutti i concetti da tutti i pensanti della nazione, e dal quale nella mente di ciascuno si riflettano i pensieri di tutti ; volli con diligenza di storico e sagacità di filosofo esaminare il vario corso del pensare italiano per le ve- stigia che di mano in mano lasciò impresse nel variare delle lingua; della quale i vocaboli e le frasi, o nuovamente intro- dotte, o dall'antico mutate, fanno certissimo testimonio (a chi '1 sa interrogare) d'ogni mutamento nella vita intellettiva del po- polo. Così il Giordani si riallaccia al Napione. Tra il Napione e il Giordani spicca anche per questo ri- guardo il Foscolo, che nella celebre orazione, recitata a Pavia Opere, t. IX: « Scritti editi e postumi pubbl. da Antonio Gus- salli », Milano. f;) Scritti, ed. Chiarini. Per l'eccellente posizione che occupa il Foscolo nella storia della critica, oltre che le note pagine del De Sanctis, vedi Croce, Per la storia della critica ecc., già cit., p. 9 e 27, Trabalza, Studi sul Boccaccio, e Borgese, Storia della critica romantica, libro — è superfluo avvertirlo — per l'inaugurazione degli studi, Dell' origine e dell'uf- ficio della letteratura e nelle Lezioni di eloquenza che le tennero dietro, e particolarmente in quella del 3 febbraio 1809 su la Lingua italiana considerata storicamente e letterariamente, e ne' sei Discorsi sulla lingua italiana parlava della nostra lingua coi medesimi spiriti e intendimenti d'italianità, in modo vera- mente vivace. « Nella sua Prolusione », ripeteremo col De San- ctis, « tenta una storia della parola sulle orme del Vico, censu- rata da parecchi in questo o quel particolare, ma da' più am- mirata, come nuova e profonda speculazione. Il suo valore, anzi che nelle sue idee, è nel suo spirito, perchè non è infine che una calda requisitoria contro quella letteratura arcadica e acca- demica, combattuta da tutte le parti e resistente ancora, contro quella prosa vuota e parolaia, e contro quella poesia che suona e che non crea. Nessuno ha considerato, » scriveva il Fo- scolo, « filosoficamente le origini, le epoche e la formazione di essa [lingua italiana], affine di conoscere per via d'analogia i principi, i progressi oscurissimi delle formazioni e trasformazioni di tante altre lingue. La storia d'una lingua, ecco il suo preciso punto di vista, non può tracciarsi se non nella storia letteraria della nazione ; né la storia può somministrare fatti certi e fondamentali a trovare in materie intricatissime il vero, se non per mezzo di epoche distinte, in guisa che le cause non diventino effetti, e gli effetti non sieno pigliati per cause »('). che dev'esser tenuto sempre presente per tutto questo periodo, perchè, se le idee sulla lingua de' vari critici che vi sono criticati poca luce diffondono sulle loro teorie poetiche, utilissimo è invece conoscere la portata critica di esse per chi fa la storia della lingua. In Opere edite e postume di Ugo Foscolo, Firenze, Le Monnier. In T.. È evidente l'affinità tra il metodo del Foscolo e quello del Napione; ma com'è più profonda la visione del Fo- scolo, così essa in certo senso precorre ancor meglio il principio moderno onde si vorrebbe indagata la storia della cultura nella lingua, special- mente in quanto si serve del metodo monografico per periodi di af- finità spirituali. Notevolissima sotto questo rispetto è una pagina della Lez. II di Eoa. (è la 82 del voi. II) dove illustra il principio: La let- teratura è annessa alla lingua. Capitolo quindicesimo 485 Nel fatto, il Foscolo intravvede così in confuso l'identità di lingua e pensiero, e nell'evoluzione linguistica uno svolgimento spirituale, mostra cioè una vaga coscienza del problema lingui- stico, e il suo sforzo di risolverlo, anche se non felice, è già un progresso. Particolarmente notevoli, anche per la ragione pedagogica, in cui però, come sappiamo, ben si riflette la scienza teorica, son le pagine che scrive sulla dottrina dantesca del Volgare illustre. Ne riferiamo volentieri un brano che ci tocca davvicino. « Su ciò che Dante previde con occhio sicuro egli fondava pochi principi generali intorno alla legislazione gram- maticale. Erano inerenti alla condizione e alla natura della lingua, onde operarono sempre e quando vennero applicati da parecchi scrittori, e quando vennero trascurati da altri, o negati ostinatamente da molti ; ed operarono fin anche negli scritti di chi li negava ed oggimai l'esperienza ha convinto la più gran parte degl'Italiani, che la loro lingua letteraria non può pro- sperare senza l'applicazione dei principj di Dante»: principi metafisici, dice Foscolo, annunziati in tempi ne' quali la filosofia, l'arte dialettica, e la teologia erano tutt' uno, e tali da intricarsi a vicenda, e perciò un po' oscuri forse allo stesso ALIGHIERI (si veda). Al qual punto il pensiero di Foscolo corre a Locke che facilita lo studio delle analisi delle idee, e quindi della natura delle lingue – Grice: way of things, way of ideas, way of words -- e a Condillac che illustrò questa difficilissima parte della metafisica. Francesco Saverio de Sanctis. De Sanctis. Refs.: Luigi Speranza, "Grice e de Sanctis," per Il Club Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia. Sanctis. Keywords: storia della filosofia, il saggio filosofico, il poema filosofico, il tema filosofico. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Sanctis” – The Swimming-Pool Library.

Commenti

Post popolari in questo blog

LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" -- A-Z A AB

GRICE ITALO A-Z G GI

LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" A-Z A ASS