ROVERE
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rovere:
la ragione coversazionale e l’implicature del Deutero-Esperanto – filosofia
italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Roma, Lazio. Direttore
della revista “Universale.” Membro dell’Unione pro inter-lingua, già Unione pro
Latino Internationale. R. elabora un nuovo progetto ispirato aquello di PEANO
(si veda), e lo nomina Latino internazionale, dal Inter-latino. A B. viene
solitamente attribuito anche un altro progetto di lingua filosofica, denominato
genericamente Esperantido. Pubblica la Grammatica de latino internationale,il
Manuale pratico di Interlingua, l'Interlatino e il Vocabolario internationale
Interlingua-english-français-italiano. =e—È—@%6w&b&€——@_ + terror | i %
| AA E il Mamiani: « In ciascuna cosa la natura comincia è l’arte perfeziona,
‘E ottimamente l'Abate Fornari: Che sia naturale - efficacia è cosa certa. e da
questo io argomento che ‘ pi: ella è pure, o può essere, arte. Imperciocchè,
l’arte i che altro è mai se non, come dice il Davanzati, una fabbricata natura?
Dove opera la natura, può l'industria È dell’ uomo studiare i moli che quella
tiene e, imitan- doli o secondando o ndo, Baone l’arte. Non fan cose, ma si
regsono tv una V Sn sì che come ore la DAR non incomincia, |” EG nou 700D
perazione, ivi senza dubbio la i ha luogo.. Può questa non essere ancor nata o
nascer falsa, per poca 0 storta osservazione della natura; ma ciò non.
inferisce che la cosa è impossibile. Confidiamo, dunque, cd A i avere a trovare
un’ arte dell’ eloquenza, e tanto più alacremente ponghiam la mano all’ Dori
quanto più eccelso è il segno a cui miriamo ». SERIA A AE conferma di queste
parole. Costanza. — Che è la favel DE madre natura siamo forniti della favella,
ma ciò che costitui munichiamo. coi nostri simili, questo è tutto. due; E dove
1° uomo non avesse trovato in gent Lio dio del mesifestare i moti. citeremo wa
esempio la. se non un’arte?t— | lel potere di servirci sce il linguaggio con i;
V) interni dell'animo; dove non ci fosse stato nel linguaggio naturale d'azione
il primo anello di comunicazione onde poter procedere a quello artificiale in
gran parte e convenzionale, quest’ultimo non sarebbesi mai inventato, L'arte
pertanto, come accolta di precetti, non sarà mai che il giudizio nutrito e
perfezionato (e questo, ossia le sensitività fregate di molte sperienze
impresse nella memoria, e compendiate, chiamasi 749/026) un corredo di rapporti
in memoria. È dunque un non capire lo stato della questione l’ inchiedere se
abbiano da tenersi a vile i libri de’ precetti retorici od altri o se sia da
deplorarsi 1’ essersì radicato negli animi il detto antico che il parlar
preceda la grammatica, some ogni prima pratica l'arte, © che 1° eloquenza
esiste d’ assai prima degli ammaest ramenti de’ retori come ispirazione di
natura. Imperciocchè la natura deve necessariamente esordire, € poi l'arte da
essa aiutata proseguire, dirozzare; sicchè se l’eloquenza è il cuore che
naturalmente parla, U arte è la ragione che lo rischiara e conduce ». |
Chiuderemo con Dante (Paradiso): Opera naturale è ch' uom favella; Ma così, o
così, natura lascia Poi fare a voi, secondo che vabbella, dE” LE si ose Di
qualche argomento ognun sa parl non sarà capace di aprir bocc politica, ma
saprà tenervi | parlandovi delle vivande - Narra Montaigne (della sua carica a
Carafa, are. Un cuoco a intorno all’ economia a bada mezza giornata ch’ei sa
ammannire. (Essais) che avendo chiesto d un maggiordomo del Cardinal il
personaggio gli fece un discorso di questa | Scienza di bocca con Una gravità
ed un contegno ma- | Ristrale, come se gli tenesse parola di qualche impor-
tante questione di teologia. Gli parlò della diversità Tra appetito e APpetito,
del modo di stimolarlo, delle diverse insalate, della police, delle salse ecc.
ecc. Dopo 1ò entrò a parlare in merito al servizio con belle ed Portanti
considerazioni e tutto ciò gonfiato di rieche agnifiche parole, quali si
impiegano per trattare ;soverno di un impero. store che non sa ] Iscorrere
Particolari Vv alle sue finestre, in > un venditore cli fiammiferi, parlò di
segnito della sua merce, senza mai | 4 iocchezze. SI e EIA In materia adunque
di propria competenza ognuno sa parlare. Ma altro è sapere parlarne, altro è
sapervi tessere un discorso. Appunto, e quì sta la difficoltà, come qui Sta lo
scopo del nostro modestissimo lavoro. Tutti conoscono le proprie faccende,
pochi sapreb- bero farne una narrazione ordinata, pochissimi questa narrazione
saprebbero aiutare con argomenti tali da convincere gli astanti, confutare le
obbiezioni, demo- lire gli avversari. Ma se queste persone interrogaste
ordinatamente, se presentaste loro le possibili obbiezioni, se suggeriste i
dettagli possibili, non ne ricavereste un ordinato racconto? Gli ignoranti non
sanno nep- pure raccontare la propria vita, chè ad ogni momento RE: ritornano
sui loro passi. Ma interrogateli con metodo e ne otterrete un racconto hen
netto ed ordinato. Perchè adunque non si potrà supplire con date regole fisse a
queste interrogazioni ? L’oratoria ha, bisogno dell’ invenzione LA AO della
«disposizione IS dell’elucuzione EST) Girca quest’ ultima parte, il saper ciuè
esporre le cose in maniera conveniente, molti scrissero e serivono tut- todì.
Ma sulle prime due parti da molto tempo si scrive È assai poco. ; Anticamente i
precettisti eran molti, poi sminuirono perchè l’amore per l’eloquenza andò
decadendo e perchè i le loro regole eran troppe e troppo complesse. Fors'an- i
che:siì pretendeva troppo. Le vostre regole, si dice, non danno l’eloquenza a
Di chi ne manca. Ma, adagio, e come volete dar ; l’eloquenza a chi non ha adatto
1° ingegno? E come volete che Tizio Vimprovvisi un discorso sull’ astro-
nhomia, se d’ astronomia è digiuno? E come esigete ch’ pi senta subito la
fallacia di.un ragionamento s0- fistico se la logica non sa che sia? Come
volete Dein una parola, ch’ ei sia eloquente se non ha vasta col vi: Da >
Conoscenza degli uomini, della vita, delle leggi, Se non bazzica mai con
aleuno? Apprendetegli tutto CID € poi vedrete che coi nostri precetti diverrà
buon _ Oratore, i SE S ini sa SCOPO nostro. Noi vogliamo de cameo di ju Ù mite
delle proprie cognizioni = sà | 8COrSO nuo SOR un completo ed ordinato di ‘© ‘0
Scopo del nostro lavoro. I precettisti, lo abbiam detto, furon molti: da Quin-
tiliano al De Colonia se ne conta un numero non lieve. L'ultimo però che abbia
presentato un complesso or- dinato di regole per improvvisare un discorso è
PAvv. Aureli. Col quale ci è caro trovarci in questo campo | rl’accordo, mentre
dissentiamo profondamente da lui în altro suo studio. 28 Egli parte
precisamente dal concetto concetto RA antichissimo — di stabilire un contesto
generale di interrogazioni ordinate, o per dir meglio di punti comuni c
ordinativi delle proprie idee per qualsiasi ar- gomento da svolgere in un
discorso ». Il suo lavoro sotto questo punto di vista è abbastanza buono, seb-
bene deficiente in molti punti e mancante in modo assoluto di esempi, difetto
questo gravissimo ; impe- rocchè, come ben dice Veronesi, il limitarsi a dettar
tti por insegnare l’eloquenza, senza mai regole e prece rebbe come voler portar
discorsi di uomini eloquenti, sa insoenare il minuetto, deseri vendolo soltanto
e senza vt. mai farlo vedere in atto. ì moderni dividere le eloquenza in sacra
© Foo politica forense SR Ho è ui SR, in ut sacro no i muovere la volontà a
praticare i precetti del Va. gelo. Prende il nome di omelta quando spiega il
Van: | cina ossia Seo qoerai € a) Si ( SS di Tea quando. è e. religiosa; di
discorso funebre se è un defunto. L'elugnenza sacra sarà politica e alla
forense, perchè m 3 delle condizioni principali dell’ eloquenza : la lotta. if
Difatti, per quanto l' eloquenza del foro sla più Udc che quella del pulpito,
pure abbondano i bravi AVVO- cati e scarseggiano i bravi predicatori. anca in
essa uma ha tutto il tempo possibile di studiarla; non si hanno | ‘a temere confutazioni,
incidenti imprevedibili, obbie- | zioni a cui non si poteva prepararsi;
mancando la. molto eloquenti, di saper convincere. Eppoi il predica- |
alisposto anticipatamente a credere a tutto quanto sarà petto dal de Senza un
avversario da atterrare, : di ta dini; (i feta. ece.; ma damn con- : pr Son
cose vecchie, come vecchie sono le ra- i ch'e n egli esporrà per sostenere la
tesi propria: improvvisato nè da una parte, nè dall’ altra, LaIpo di Ono pro:
DIRE d0L orazione fatta pet, Nella predica non c' è mai nulla d° improvviso, 00
. tore ha generalmente l’ uditorio favorevole, un uditorio mai sempre inferiore
alles “lotta manca sia l’interesse che la necessità di essere Ria lat ii il
mezzo e la nocpssità di essere sogni, $ sa È ‘parte, perchè il 7, avversario ha
et di convincere l’uditorio del contrario e lo tenta in tuttii modi. dos ra :
Le orazioni sacre specialmente le omelie — ic essere in stile piano ed
affettuoso, i sacri | testi non debbono essere citati con soverchia abbon-
danza, nè in modo assoluto mancare. Tenda l’oratore a combattere ogni
obbiezione possibile, a non lasciar. 3. - ‘adito di sorta alla contraddizione;
elevi l'animo degli — uditori con le consolazioni della fede, cogli esempii dei
favori ottenuti dal cielo; conforti additando i sen; 1 3 tieri della speranza;
ferisca i vizi del secolo non con i | SS RIG declamazioni, DEE o lungaggini, ma
dimo- 3 | strando luminosamente com’ essi conducano alla per- | dizione e non
invada poi mai campi non suoi, entrando d È in argomenti profani, ma
circoseriva il suo dire alla’ x i I materia sua. Procuri di dimostrarsi sempre
pio, virtuoso e 88°) piente 6 traduca assolutamente nella pratica della sua i
vita quotidiana tutti i precetti Lr dal Rote So us L’ eloquenza Politica 0
civile tratta dell’ammistra zione dello Stato, delle riforme delle istituzioni,
di quanto concerne insomma Il pubblico bene. L’ oratore civile deve usar e una
grane chiarezza, sorosa ; deve avvalorare il @, non cadere in continue resente
la eravità dell’ as: prosperità, il miglioramento il popolo per indurlo a qual.
che importante ri Ì 0 per rimuoverlo: da qual dI divisamento, è ; rtante saper
ben muovere gli ’attetti. Cc0, a titolo di Curiosità, quel che scrive Edmondo
De Am Amicis, di Castelar, uno dei migliori oratori spagnoli TEA DE E ASOTERAE
vince e trascina amici n torrente n: nemici con u di poesia e di questo
Castelar 7 noto in tutta Europa, è veramente | ‘a più completa espressione I ge
il culto della dp di 7 la sua eloquenza è musica; il suo ragionamento è schiavo
del suo orecchio; ei dice o non dice una cosa, 0 la dice in un senso meglio che
in un altro, secondo che torna o non torna al periodo, ha un’ armonia nella
mente, la segue, la obbedisce, le sacrifica tutto quello che la può offendere;
il suo periodo è una strofa; bisogna sentirlo per credere che la parola umana,
senza misura poetica e senza canto, sì possa avvicinar così all’ armonia del
canto e della poesia. È più artista che uomo politico, ha ‘d’ artista, non ma
il cuore; un cuore di fanciullo, inimicizia. In tutti ‘i suoi nelle Cortes non
ha solo 1’ ingegno, incapace di odio 0 discorsi non si trova ingiuria; mai
provocato una seria questione personale; non ricorre mai alla satira, non
adopera mai 1’ ironia ; nelle sue più violente filippiche non versa una dramma
di fiele; a prova che, repubblicano, avversagio | di tutti i ministerì,
giornalista battagliero, accusatore osercita un potere, © di chi non è ‘
fanatico per la libertà, non s'è fatto odiare da ‘DO: suno. E però i suoi
discorsi $i godono e non Si to: mono; la sua parola è troppo bella por esser
terribile; ingenuo perchè ogli possa eser- il suo carattere troppo 1 influenza
politica;, egli non sa armeggiare è buono che a pia DE e questa n'è un perpetuo
di chi eitaro un? tramare e barcamenalsi; egli non orande, è t e al lendere; la
sua eloquenza, quando è pui Ol Sere ed a Sp TS cuni L enera; i suoi più bei
discorsi fan piangere. ra; i ‘per lui la Camera è un teatro. Come i pocti MIMO
‘visatori, per aver l’ ispirazione piena e serena, egli ha 1 2 bisogno di
parlare a Quella datà ora, in quel determinato punto è con ‘quél certò tempo
libeto dinanzi. Ùa sè. Pèrcid, il giornò che deve patlaré; prende le sue, ILE
misure col Presidente ‘della Camera; il Presidente die i spone în modo thè gli
tocchi la parola quando lè ‘tribune Soho affollate e tutti i deputati al loro
posto; il Î suoi giornali annunziatò la serà innanzi il suo die scorso atfinchè
le signore possano procurarsi il biglietto; ‘egli ha bisogno d’aspettazione.
Prima di parlare è in- ‘quieto, non può posare uù istànte, entra nella Camera,
esce, rientra, torda al discire, gira pei corridoi, và. ci biblioteca à
Sfogliare un dibrò, scappa nel caffè ‘a bere un Biechier d’acqua, par preso
dalla fe CATE sembra che nòn saprà DR due i, 7 do rà Tidere, che si farà
fischiàte ; del suo discorso non gli Timane una sola det ludida nellà mente, ha
confusò | tutto, ha dintenticito tutto. Come | gli domandano sorridendo gli
amici. va il polso? i ; po Giunto il mo SOLA solenne, sale al suo banco col
capo basso, tire: SUANL, pallido, come un condannato che va a RR assegnato a
perdere in wn sol giorno la gloria Ae: oria com _ Ù È ; paro ti - (uistata in
tanti anni e con tante fatiche. n fù: to mento i suoi stessi nemici senton
pietà del suo » stato. volge uno sguardo intorno e dicesi — suo coraggio si
rinfranca, la. sh N° Egli si alza, Seneros! E salvo; il 9) mente si rischiara,
il suo discorso gli SÌ ricompone | testa come un arietta dimenticata; il
Presidente, | pros, le tribune spariscono; egli non vede più che. o do05 non e
DIRE CHO la sua voce, non se ente Ta cose: « to non I più ii i ni iu Di c peo
geuti e Pisi lontani slo. nol Sua mai i aa "inter romperlo; egli fa
balenare a suo bell’agio Dim pagine cala sun MER a VEE da PINCO e coro Qr N
così vestita, n ioni bella anch'essi; © astelar è sienore dell’ Assembléa:
tuona, sfolgora, strepita e scintilla come un fuoco d'artifizie» AUisgae i
strappa grida di entusiasmo, i TUR, immenso | Deguie d' po o seme EROE testa in
visibilio. Tale è questo famoso Castelar, pro- fessore di storia all’
Università, fecondissimo serittore di politica, d’arte, di religione ;
pubblicista che raz- zola cinquantamila lire all'anno nei giornali. d’Ame-
tica, accademico eletto ad unanimità dall’ Academia espanola, segnato a dito
per le vie, festeggiato dal popolo, amato dai nemici, giovane, gentile,
vanerello, generoso, beato >. L'eloquenza forense è quella del Foro o
Tribunale. Il Cantù così la tratteo:o cD 3 Ì Demostene presenta la perfezione
del talento d° av Sai € vocato, l age « sione, | accortezza del ragion « del
sofisma, l’arte di con È D « É modello della br vc che io ce Ri pt Una
prodigiosa fecondità di prove Mezzi, Ì A i Ta ] e di non tendere che alla sua
sa, la quale cogli Svolge in tutti i versi con in- leloquenza orale, l’ eloquenza
di viva sa n | Tnt contatto immediato col popolo La pci di ; che spesso toccano
ciò che vi ha più AA Ri i Xabe umano, e talvolta più politiche che giudiziarie.
È: È ivi che essa si trova faccia a faccia col popolo FORA presentata da dodici
cittadini eletti a surte, che 0gel. son vostri giudici per tornar domani quel
che erano Jl giorno avanti e confondersi col popolo a eni IPRULSE tengono e di
cui partecipano a tutte .le opinioni. E ivi dove Peloquenza ha un Campo v
riceverne tutte le impressioni, a subi zioni, tutto il potere. Il Vero €
impossibile, negarlo 3 Si trova solo alle assise ed è ivi che le anime elette
riporte da lusinghieri e Più sinceri. Nej per l’eloquenza, si è legati, il
votante, la rielezione. ergine, pronto a rne tutte le sedu- Liù ampo dell’eloquenza,
è E IE dI andato alla Camera ne e da cui egli spera e si vota per tutto a tali
più Seduee i cultori, pel partito che h che ve lo mantio Alle assise invece Vi
e leloquenza può strappar si AUindi sarà sempre il campo Auenza e pe suoi
verace impressione, giudici, Ivi. hte per l’elo- del L'eloquenza accademica
abbraccia argomenti scien: tifici e letterari; son discorsi recitati
generalmente nelle scuole, nelle accademie, in adunanze di uomini — colti. Le
conferenze scientifiche o letterarie sono oggi abbastanza in, voga, ma riescono
sovente assai mono- tone, perchè il conferenziere manca di brio, di spirito; |
ed usa un linguaggio troppo astruso pei profani. Simile all’accademica è
Peloquenza polemica. x x ori on INTRODUZIONE CONFERMAZIONE 0 sostanza CONCLUSIONE
o chiusa. GUSiRi a lor volta | si RO Pi in ‘incipio o esordio — che ha per
iscoperdì i dla benevola attenzione dell’ uditorio mostre | importanza, la
‘novità, 1” Uta, ola P del soggetto. : ne — colla quale si onu olgere. TA n DI
aha O'CELtO DI definizione — celvè, quella che delimita il soggetto è o serve Q
quindi di complemento alla proposizione. i partizione = colla quale sì
stabilisce la divisione che: si darà al discorso, sì annunciano i punti
salienti del medesimo, o gli oratori a cui separatamente: si risponderà, se sì
tratta di una risposta. La Coxrenmazione è la vera sostanza del discorso e.
consta: — della narrazione o esposizione del fatto che è causa Î del discorso.
Da | della descrizione — delle, qualità intrinseche inerenti. °° {$}W n al
soggetto trattato. o delle relazioni = o rapporti di confronto ch’ esso ha. as
con altre cose. i | Tela dimostrazione — ch'è la parte deli discorso de--
stinata a convincete 1 uditotio. i La cimusa finalmente si suddivide in :
conclusione — brevissimo riassunto di quanto. si; disse. nella dimostrazione.
ricapitolazione — ripetizione sommaria di tutte poI cose, ; esposte. «NE i Me
perorazione — punte destinata a commuovere 1 udi: dia torio. ST: consistente in
LRocHe Elo destinate a rin: 5 TRSCE i ceri STATA Vo) Jolgimento. di lle parti
del discorso Introduzione - Esordio. studio principio esordio per INSINUAZIONE
(IMPLICATURA – GRICE) -- insinuazione di | esordio ez-abrupto tà di esordio
principio, o meglio prcemio, ui né UR accennare l'argomento Senza COR nè. UE:
di pa- i Sia i benevolenza e magari la di i fi ascoltanti. Tante. volte non
tutto questo ci occorre. Sovente siamo certi dell’ attenzione. del pubblico, lo
vedian pes pender dalle. nostre no È ten 0 e è inutile e nociva. Nociva, perchè
l'esordio ha da esser breve, di una brevità proporzionata al discorso, ma È .
nza riciri è fronzoli inutili, Un esordio troppo f semprese a sospettare
povertà di argomenti nella . lungo induce sostanza del discorso. È Altre volte
può accadere che della benevolenza dell’ uditorio siam sicuri, e non ci rimane
altro che accaparrareene l'attenzione. csi Ecco qualche esempio di questo
penere d'esordio. Di e Ho da parlare dell’uomo; e 1’ argomento che Studio mi
avverte che io debbo parlare a uomini; | poichè non si propongono questioni
simili quando si tema di onorare la verità. fo difenderò adunque con confidenza
}a causa della umanità innanzi ai saggi che a ciò m invitano, e non sarò
scontento di me Stesso, se mì renderò degno del mio argomento e de? Imei
giudici ». t] (Roussrau — Discorso sull’ origine © fondamenta della
ineguaglianza degli uomini [17583]. i Signori, era mio divisamento di aspettare
che la a degli oratori iscritti contro il trattato fosse vicina . LS prima di
chiedere la parola, onde non N essere costretto ad abusare della vostra
sofferenza sorgendo per due volte a parlare; tuttavia gli attae chi contro il
trattato furono tali, le insinuazioni contro la politica ministeriale furono di
tale specie e le ini i terpellanze e le domande furono così numerose che | 3
‘jo estimerei di fallire a quello che debbo alla Came «a quello che debbo agli
oratori che mi hanno prece: DIRE duto in quest'arringo, a quello che devo al
Ministero — e a me stesso, se io aspettassi più oltre per sorger “a difendere
la politica ministeriale ed a ribattere le accuse di cui fu fatta segno. > x
Cavour — Discorso alla Camera 6 Febb. 1855. NI 2 ( Signori, vi ringrazio di
quoste accoglienze ( «che mi confortano; dacchè (non vel nascondo) mi levo a
parlare oggi senza trepidazione. Alle., della parola non sono più nuovo; ma io
non ho que maniera semplice, domestica, casalinga che {senz essere didascalica)
ammaestra € diletta, ou è t tt ‘minzione di forma e di affetto; non quello
stile smt “gliante che, nutrendosi d'immagini, di motafi re e di antitesi,
commuove e trascina, ferisce e risana DA Gua neppure quello scoppiettio «i
frasi, quel fosforo nel I hf x RE sia gorgheggio peo) ch'è rop Di ì pra Men 90
} sto Gircolo, al quale mal si ad: oncitata ed a sbalzi che alenni oratori di
que dice il tumulto d' una parola e pare eloquenza nelle assemblee popolari. c
Senza che; o signori, quando i0 penso che da que- sta tribuna voi avete udito
il fondatore del nostro Circolo, Francesco De Sanctis, il cui ingegno critico è
ammorbidito dal cuore, ed altri illustri cultori delle scienze e delle lettere;
sono indotto a dire a quella egregia signora (1), la quale mi ha spronato a
parlare: se la punta del rimofs0; come cosa nuova vi alletta; sarete certamente
paga dopo di avermi ascoltato. Le. gentili pressioni mi hari vinto e se il
Bonghi, che ha anni parecchi più di me, fion seppe dir. no ad una Signora, sono
io in colpa il’aver detto sì? (Coxrs G. Capiniiivà — Conferenza. al Citeolo
Filologiéo di Napoli); « Se invece che un modesto . fossi în questo momento un
È del primo grido del bamb linanzi, n i i] RI VOL cultore delli medicina, io
poeta, potrei, parlandovi I > . » e mo che nasce, farvi sfilare ente di
immagini vivaci, tutti i sen” R (1) La Baronessa Manin LIO, ‘amna Dé Riseig
Guevara, dei Duclif b> li eat Ga aaa ni PS o A cis ‘tuosi, SE animo.
Conferenza del dott. Cesari CATTANEO: L'esordio per insinuazione è quello in
cui si nas : RAS ca tutta prima la propria opinione e la si vien di se ne
aggiunge | Roussn scienze e AU — Se il ristoramento delle delle arti abbia
contribuito a purificare i e Ostumi ANIME IETORAE « Veggo, Ateniesi, gli affari
presenti pieni di diffi | denza e Do porelia molti sono stati negletti, | senza
che sia riuscito profittevole il ben parlare; e [i ogli altri si discordano gli
oratori, perchè chi ìla intende a un modo e chi a un altro. È il dar con- |
siglio, che è cosa per sè molesta e difficile, più difficile. 96 EA teniesi, la
rendeste voi. Imperocchè tutti gli altri E È omini sogliono consigliarsi prima
degli avvenimenti, w i Voi dopo di essi. Di qui nasce che per tutto il tempo
che mi torna a mente, 1 riprensori dei fatti vostri ta o riportato lode: di
savi e sinceri parlatori:. ma le asioni più utili vi sfuggono. Contu ttociò,
dopo molti | : pensieri, mi levo a parlare confidandomi che ove VOTE gliate,
lasciati i tumulti e i contrasti, sato sa La ascoltar me come | dice a chi sta
per deliberare sopra negozi di tanta anza, io farò tali proposte da migliorare
le cose. Do senti e da ristorare i danni procurati di a iugfenor he = DasosmENE
- — Orazione intorno alla Pheosi VISSE esordio ex abrupto non è. veramente un
‘esort io | perchè i lascia da parte. qualunque preparazione d Ì si prorompe in
‘eselamazioni repentine. De ‘Eccone un esempio. « Avrò dunque io durato tante
00 Ù messomi i tanti IE per disfare, e e non iFieupara la p ASP li _ 0 italiano
0 toscano, ma fioren- tino e antico fiorentino, patità l'animo di veder con
questi occhi abbatter fe mura di Firenze come se fosse Dl: un ignobil castello?
| mia Ka me, non dic Ta FARINATA DEGLI UsrRtI — Dalle « Storie Pa Piorentine »
di Scipione Ammirato. Nell’esordio si usa sovente la diminuzione, che ha luogo
quando, a schivare la taccia di persone vanaglo- (0) riose, sì dice meno di ciò
che si vuol far intendere. n! «€ Se non sono affatto privo di ingegno, 0
giudici — e he Sento quanto tenue esso sin — ‘0 se alcun eser cizio di
ragionare ecc, > CICERONE — Oraziorie a difesa d’Aulo' Licinio Archia
poeta). EM dda Credere, che Voi, 0 giudici, maraviglia | Prendiate, onde ciò
sia, che tanti oratori sommi ed uomini o stando assisi, io, anzi che altri, mi
| sia in più evato. ire È A Ò P, Vale a dire colui, che nè d’età, nè n ; d
ingegno, Dè d’autorità sono dla esser posto con questi, che siedono, a
paragone. » si Se, come, e fin dove nteresse comune l’opera sua 5 (a ) Ministro
BARAZZUOLI a Genoy DA DALLE CIRCOSTANZE DI LUOGO. « Signori — il vostro egregio
presidente, marchese. srancesco Carega di Muricce, che non dirò vecchio i mio
amico, perchè in lui perenne è la giovinezza dello spirito, invitandomi a
questa conferenza, mi ha provato, — ch'egli fa a fidanza con la cortesia e
l’indulgenza di | tutti voi. Ed io, per esser cauto, avrei dovuto dir no si all
amico mio troppo audace: ma il pensiero mi corse sia queste ridenti contrade,
alle quali mi legano tanti. ricordi della prima giovinezza, ed eccomi innanzi a
Li invoco Monsall e SERI Ea uditori. Qui, N È ae declivii Cavensi,, venni
spesso neg sia anni. {miei primi, e la dolcezza di quelle primavere e edi
quegli > autumni qncor dentro mi suona. Trassi così, da co °° |
contemplazione del bello, l’abito, che non ho I, più solitudine del pensiero,
rinfrancandomi, tra DE pur | gioie dell’arte, dei dolori e delle lotte
politiche. E ripensai anche, o Salernitani, alle vostre 8 arie e a e pa ai o de
10 600) % LI, dl So 40 voi liberamente di eletti studii e di nobili imprese.
Della vostra Salerno narra Livio, chiamandola - Castrum Salerni; il che prova
che forti rocche dovevano custo- dirvi anche prima che, a tenere in freno i
Picentini, parteggianti per Annibale nella seconda guerra punica, fosse tra voi
fondata la colonia romana, della quale Scrive Strabone. Antichissime le vostre
origini, si perdono nei vestigi delle Colonie Tirrene o Pelasghe; e florida
città foste, dopo la longobarda conquista, chè Paolo Diacono vi annovera tra le
opulentissimae unbes della : SERRA Campania, insieme a Capua ed a Napoli mi a.
Io ripensai, 0 Salernitani, alle gloriose iniziative ecc 5-9) (Conte G.
CaprrebLi — Conferenza nella sala dell’ associaz. liberale democratica di Salerno).
L’ austera maestà di Gheorora gi diffond quello che ci circonda parla troppo
cloquentemen del grave lutto che ha colpito la diletta nostra Patria. Sac.
Dott. LuonELLI — Disconeo i commemorativo. pei caduti. dip Amba Alagi. JES ni
Dari CIRCOSTANZE BI TEMPO. wi | Dott. |Doxvivo Noskvzo, i, tenuta alla
scolaresca riunita in Borgo sesia nella ricorrenza Gul 50. ann. dello — Re ca }
Ù la DAGLI UDITORI. n nOi RI NA CaTSono l’esordio da tanti de asconani “come
‘soleva a mò d’esempio praticare Cicerone è op, piene: eo se sono DE peg: ‘Gobi
s6 CO 0 ig come. UO: t ce nelle assemibloo. i EOSONE c Benchè tra voi mi paia
veder molti aver Ta mente sì calmaela fede sì ferma e l’anima sì devota che per
la | presente calamità non si muova o turbi, ma a guisa di duro scoglio sia più
tosto atta a rompere le tempe- stose onde di que:to mondo che lasciarsi da loro
muo- vere e travagliare, e che queste impetuose tentazioni | Siano piuttosto
per chiarire la vostra virtù che per tur- - can barla, pur nondimeno vedendo
alcuni ecc. » "e È SF S. CieRrIANO - Discorso al popolo in cupo di POSERO
3 -5) Da ca ct Ha PRECEDUTO NEL DISCORSO. cA voler fare il mio debito, mi i
converrebbe Du far altro stasera, che ringrazia re il magnifico M Pietro E
delle parole onorevoli, che per sua cortesia ha dette di me, e laudare la sua
magnificenza. ‘del dotto e caldo fficio, che. così è Sprovvedì favore della
liber tà. z - ‘atamente ha 1 fatto a BArToLOMEO 7 Seta Orazione: nell
Accademia. degli Uniti in Ia sa 6) Datr/ csATORE tino. » Jo devo l'onore di
parlarvi a quel. carati er SER | mità con cui i miei concHiadins vollero i ii
da un Mi; col on voto a A in Consiglio. uo "USE (EDO arno mi a G cca
“madre di Vonezia, diede le i velio, i — questa. fiducia con cui Governo,
Provincia e Comune mi consegnarono IE immensamente duraturo e l’immen: — iam
fragile, mentre | mi ic mi a di a ch or _ ‘Das nella sota si cinpertura del Ho
di a SR : >. d'eta = ia Dar ‘SUBBIRTTO. IN, DiscoRSO dell Memore È dA TRS
Che ìl tema Î quale e d ni. Le discepoli, rinnovelli in voi i nobili ent usi RO
iS le vibrazioni all'unisono del sentimenti La Ò procuratevi dal facile
oloquio, dalla copia «li dottrine SO leggiadra parola e dal garbato. put dre.
de — dd egregi Colleghi che mi precedettero in queste confe renze, non lo sperate.
«Non vi intratterranno oggi eroiche azioni, grandi imprese, generose
iniziative, sublimi ideali. Il compito mio è più umile e più modesto, come più
austera è la scienza dei numeri, e chiacciato è l’aere che d’at- torno vi
aleggia ». SI «Buzzi — Conferenza sull’ insegnamento dell’ aritmetica). (
Dispiegati alle patrie aure savonesi, 0 simbolico prezioso vessillo.
Tunonandrai colla gloria delle battaglie i 9 4 . . Ù accrescere l’alloro degli
eroi e le lacrime delle madri. È Ta a mari procellosi e terre lontane, Ma come
omestico palladio ra lerai Î "a È i ecoglierai a te d’imtorno una nume- 1
gia di gente che lavora e vuole che gia tant prospera quanto è SERRE uanto è
bella la terra in cui siamo nati c Allarga le ali tue, o vessili di sotto di
esse, quanti pensano o diletto, e si abbraccino © studiano per l'umano e segno;
i e ad ess nipoti È che il popolo savonese non conosce le è uni le Imvidie;
chiede. “dei È AG È A 5 LAN solo giustizia. per i suoi traffici e per i suoi ce
nè. ad altre gare si accinge. che non siano quelle desti". 7 nate a
rendere, colla gagliarda e onesta ; Cono a più fiorente e Yigorosa l'economia
nazionale. e “a Eco Mostrati,. 10 patriottico vessillo, a o Dean SORBCE.
“grande patria italiana sono amici della civiltà rivendica Gamperta. — Discorso
al Corpo Legislativo. 9) DA UNA 0 PIÙ COMPARAZIONI. Ri. c Chiamato dalla
fiducia, altamente lusinghiera per me, cli questo onorevole Comitato
dell’Accademia di scherma fra i dilettanti delle quattro scuole di Venezia,
all'onorifico incarico di tenere una breve conferenza che serva di prologo,
dirò così, alle brillanti frasi scher- mistiche che stanno fra poco per
scaturire dai rino colloqui fra ferro e ferro ; io volgo estatico gli occhi ame
di ; per jono di religiosa “dai d intorno, per contemplare, pieno di religiosa
Ammrazione, questo meravi i a di cui ogni pi glioso monumento parlante etra
attesta una vittoria e una conquista el Y . UN { i g RI Mare immense dove i
Veneti oscurarono la gloria dei Fenici e de lo scettro e vi » Cartaginesi, dopo
averne ereditato lè sno ali vit Umpero; spiegando il leone di S. Marco È di i
di 0 su tutto l'Oriente, fino alle antiche oe taMmani; ; FE i Mo Mentre Marco
Polo conquistava, mo. su qu ralmente, l' impenetrabile impero dei Mongoli e dei
fgli del Cielo. Allora la mia mente trasognata e in balia (li quelle astrazioni
telepatiche che divagano nel mondo N deifantasmi,sitrasportaa quei tempi
gloriosi del medio È cvoitaliano, ovesi vedevano come dice l’Alichieri: ò È .
Cavalier mover campo iù E cominciare stormo, e far la mostra, 3 y Ò e gir
gualdane, Ro Ro Ferir torneamenti, e correr giostra, si ; ss Lal i R RA —
Quando con trombe e quando con campane, | i | Con tamburi e con cenni di
castella, pio3, E cose naturali e cose TSHRLOI pr “e sa LE a Liza per SA un SRI
una sci: rp: Un fiore, i STINO Quindi, nel vedere intorno ame questa gentile
corona | cli vaghe dame, di vispe donzelle, di baldi giovinotti, i - di proceri
maestosi e di brillanti ufficiali, e contemplando questo azzurro cielo che è
sempre stato il sogno | poeti e dei pittori dì ogni nazione: suggestionato il i
A Spirito da quest’ ambiente paradisiaco, dove gli ettl | marini sì confondono
con 1 olezzo edi profumi che i traspirano dal vago sciame femminino, paemi a
essere a DR ato come il RA E Ra 48. a mia festosa Provenza coronata di mirti è
d’olivi come l’Argolide dei poeti ellenici gi dsl stere ad una di quelle corti
d'amore. 0 o È quei ludi floreali, dove tutti i maestri della g@%4 SH vili
d’armi in amore, trovatori, menestrelli accor- niono, nell revano per le prove
del loro sapere nella giostra, nella quintana, e nell’improvvisare lai,
madrigali, coble, serventesi e romanze. Cav. Dott. ALzeRTO Couennt Conferenza
sul tema Lu scherma nei poemi epici del Tasso e dell’Ariosto tenuta a Venezia
nel cortile del Palazzo Ducale. Da UN DETTO 0 ESEMPIO ILLUSTRE. un pensiero: il
bene all'ultimo respiro la vita al allo studio di adempiere la sua missione ».
Questo è il giudizio che S.M. Margherita di Savoia © orante nella suà fede rac-
uesto stesso è il giudizio che © pronunciò col plebiscito di gno, di rimpianto.
alla me- di esecrazione all’assassino. Commemorazione di fatta dall'on, H € Amb
il popolo; non ebbe che della patria; sagrificò fino dovere ed piangente sul
cadavere Chiusa nella preghiera; q Il popolo immediatament Commiserazione e di
sd Moria dol Re, S..M. il Re Umberto ACCHI a Cremona. TTORD S « Signori —
Vincenzo Gioberti scriveva al Massari da Parigi: « Il vostro affetto vale per
me più di quello di cinquanta Principi e cento Ministri » ed in queste parole dell’insigne
filosofo si scorge l'armonia di lui, | nel pensiero e nelle aspirazioni, col
patriota napole- È i tano. Del Massari si può dire ecc. » È Conte G. CAPITELLI.
— Commemorazione x \ di Giuseppe Massari fatta nella Sala $ ) Die Vega dell’
Hotel Royal di Napoli, E ch . E 1000) DA UN'APPROPRIATA CITAZIONE. «PRG 5, Sia
per la entità del programma e la sua estensione, che si può dire abbraccia
tutto ciò che all’ igiene degli alunni e della scuola si riferisce. Ma
nonostante ciò to mi sforzerò di corrispondere all’ impegno assunto nel modo
migliore che mi Sappia, facendo pure asse: È gnamento sulla vostra indulgente
bontà. » i DEFINIZIONE « L’igiene della Semola, di vista generale, comprende,
fisica, vale a dire, 1° igiene d nei loro rapporti imi priamente detto, o l’
igiene Morale, cos gogica, ossia | ice Considerata. da un punto: da una parte
1° igiene egli scolari ‘considerati nediati con il mezzo scuola pro- ®
dall’altra, igiene intellettuale e ne uu i, studiati nei loro l Sistemi di
educazione, VIZI giò . È sa « Quest IgIche pedagogica “mergerà da tutto cid che
io esporiò relativamente allo svilupp fi ‘o i bsicologieo del bambino. 11 Pesto
della n si _ Bogica, propriamente detta, i sarà trattato con la dell'igiene
fisica dei fanciulli, in quanto ha rapport. p: con la scuola, e della igiene
della scuola in quanto di questa esercita. la sua influenza sulla salute degli
scolo: ) = Sio (PAAIZIONIE LR n a “ doo adunsue è lo scopo no sì ì prefigge
Programma stabilito. dal Regio Ministero e | che i Eb svolgerò nell ordine
seguente ecc. VI QI a doo 3 n 3 È 5 sr per îe; natura dell vo =.cic si che lo
RI di essa è dele ul ben delineare w Lon Ù intenda i in dns (be troppo ristro
" Ren Da breve i) da Pe —' | pure; el: La partizione, lo abbiam Mo no, i |
Simo; serve per annunciare i varii punti in cui sì di- - viderà il discorso.
Deve farsi in modo che ogni parte «di essa sia ben distinta ed ordinata, di
guisa tale che o serva di intelligenza all’ altra, giovi alla memoria: di chi
dice e di chi ascolta e sollevi il pubblico dE un attenzione continuata
facendolo riposare a brevi - si intervalli. Nella partizione dev esservi anche
una certa progressione, di modo che il convincimento, la | persuasione vada
costantemente crescendo. La partizione è inutile quando il soemetto è sem- |
plice di sua natura. | Ecco un chiarissimo’ LA esempio della definizione. Prop
OSIZIONE c Farò arcomento dell della digestione. a odierna conferenza |’ iolene
FERTATZAA Derrn1iz LONGO) Ra € Digestione Sì chiama | ti introdotti n
conservarlo eda CR Rousspav Discorso que Segna politica. la Ego c dc Ed ceco un
esempio semplicissimo della partizi « Per rispondere, o signori, io non seguirò
pass i | passo ì varii oratori che hanno ES il trattat giano questo; sistema mi
costringerebbe a moli | lipetizioni, m ma vedrò di fare in modo di non “che nel
complesso del mio dire rimanga senz «alcuno dei principali argomenti de’ mici
uv i € Onde la Camera però possa portare | | giudizio sulla politica del
Ministero, io mi Ia gore ANTA di farvi dapprima una breve e succinta relazione
delle negoziazioni, e di dirvi quindi i motivi che hannoind il Ministero ad
accettare il trattato, per pi endere ultimo ad esaminare gli appunti che contro
il tratta: | Sono stati diretti. > i E nie VAPITOLO VII. Confermazione eniaMo
ora alla sostanza del NA: TURANZALO Nea n: ._ La narrazione è il racconto dei
fatti ©. nella, forma. più adatta a persuadere. i Po La narrazione qualche
volta si ommette, e cioè î Pe quil: fatto è stato. SSRRISICOE narrato da gua n
cche c noti che si i ‘stiporfiuo. cia Que invece alla narrazione sì x Dai un —
02 — i La narrazione oratoria differisce da ogui altra: il dire dell’ oratore è
più largo, figurato e COLDEO, non solo, ma non tien conto nell’esposizione «del
fatto che dlelle sole circostanze che giovano al suo intento, ogni volta che,
senza alterare la verità, può ommettere 0 appena accennare le altre. La
narrazione oratoria deve esser condotta con grazia, per quanto il com gravità
dell’ arzomento » mettendu con accor bella luce le cose favorevoli all’assunto
dell? oratore. Il quale deve tener presente il detto antico: Quis; quid; ubi;
quibus auriliis; cur; quomodo; a? dove? con quali mezzi? perchè? in qual modo?
Tuando?) e cioè che un fatto è suscettibile di produrre Maggiore o minore
Impressione : ci Quid) dalla qualità di chi lo compie, dalla sua Map 0 SEO da
altre doti di lui, vuoi Quis) dall’essere "appresentato vivamente Ubi)
dalle circostanze di porta la tezza in Privato, Quomodo) dall a maniera in
Quando) dalle Cui Seguì circostanz e di tempo (luce, buio, giorno LESINA n
fatti consimili e commenti relativi; “i AE Rd gliate o principali deli LIuiob
dl mezzo TA d5; E vediamo ora quali siano le fonti generiche ria qualunque
narrazione. ‘It Pri ]. ORIGINI, CAGIONI DEL FATTO RAGYONTO SOSTANZIALE DEL
FATTO (7022140 presenti | 7 7 elementi suindicati) LE CONSEGUENZE DA ESSO
DERIVATE; de 6 4. DIFFERENZE che si riscontrano nell’ esposizione del - fatto
per parte dell’ oratore dal racconto stesso. come venne esposto da altri; ; 5.
SOMIGLIANZA, Ossia paragone del fatto in parola con 6. AMMAESTRAMENTI Che se ne
ritraggono, | | de: Con quest indice qualunque persona di discreta col t; tura
deve saper.raccontare in bell’ ordine un fatto | qualsiasi. Quest” indice gli
deve far. iscaturire le idee, fornire i materiali di una narrazione Ri
efficace, — ordinata. NES a i ph Prima di chiudere questo capitolo. amiamo.
dare un È esempio del modo di rammentare, colla maggior faci lità possibile,
sia le circostazze di un fatto S sia il sezso di uno squarcio qualunque. di prosa
© poos ‘ome anche di un intero discorso. Rin * In un fatto storico non importa
al lettore letteralmente le parole, ma solo le circostanze — 6B4 — che noi
possiamo suggerire è quello di farne analisi col verso sopra indicato (Quis;
quid; ubi; quibus auzvilite; cur; quomodo; quando) abitualmente applicato dagli
oratori alle diverse parti del discorso, e nel quale si ritrovano tutte le
circostanze possibili di un avveni- mento. > Serva d'esempio il racconto
seguente estratto dal libro VII delle Storie Fiorentine: - La morte di Ga-
leazzo Maria Sforza. € Mentre che queste cose nei modi sopra narrati tra il Re
ed il Papa, edin Toscana si travagliavano, nacque in Lombardia un accidente di
maggiore momento, e _ CHE fu presagio di maggiori mali. Insegnava la lingua
latina ai primi giovani di Milano » Cola Mantovano, uomo letterato ed
ambizioso. Questi o che coli avesse in odio la vita e costumi del duca, 3 che
nua altra di tesa, erano Giovanni Andrea ti e Girolamo Olgiato. Con essima
natura del principe fidenza dell’animo è volontà che li fece giurare che come
la loro patria dalla tirannide d- di quelli giovani venne, per l’età ei
potessero, Ie quel principe sibererebbero. — Sendo” ripieni adunque: a questi
giovani di questo desiderio, il quale sempre ui: cogli anni crebbe, i costumi e
modi del duca © di piusni le particolari ingiurie contro a loro fatte, di farlo
man- «lare ad effetto affrettarono. Era Galeazzo dissoluto e crudele, delle
quali cose gli spessi esempii l’aveano fatto odiosissimo, perchè non era contento
far morire gli. uomini se con qualche modo crudele non gli ammaz-. zava. Non
vivea ancora senza infamia d'aver morto la madre, perchè non gli parendo esser
principe, pre- sente quella, con lei in modo si governò, che le venne voglia di
ritirarsi nella sua dotale. \ Sede a Cremona, nel quale viaggio da subita
malattia presa, morì. Donde molti giudicarono quella dal figlivolo essere —
stata fatta morire. Aveva questo duca, Carlo e Giro- lamo disonorati, ed a
Giovannandrea non avea voluto | la possessione della badia di Miramondo, stata
al suo | propinquo dal Pontefice rassegnata, concedere. Queste | private
ingiurie acerebbero la voglia a questi cloni vendicandole, dì liberare la loro
patria da tanti mali. | Deliberatisi dunque a questa impresa, ragionarono dlel
tempo e del luogo. In castello non parea. loro sì- curo; a caccia, incerto e
pericoloso; nei tempi che quello per terra giva a spassi, difficile e non
riuscibile; no conti iti dubbio. Pertanto SERBATOIO in. ‘qualche io pompa e
pubblica festività opprimerlo, dote fussoro certi che venisse, ed eglino sotto
varii colori vi po tessero loro amici ragunare. Conchiusero ancora che sendo
alcuni di loro per qualunque cagione dalla corte ritenuti, gli altri dovessero
per il mezzo del ferro e de’ nemici armati, ammazzarlo. c Correva l’anno 1496
ed era prossima la festività del natale di Cristo; e perchè il principe, il
giorno di Santo Stefano, soleva con gran pompa visitare il tem- pio di quel
martire, deliberarono che quello fosse il tempo erl il luogo comodo ad eseguire
il pensiero loro. Venuta adungue la mattina di quel santo, fecero ar- mare
alcuni dei loro cendo voler contro la vo più fidati amici e servidori, di-
andare in aiuto di Giovannandrea, il quale glia d’alenni suoi emuli voleva
condurre nelle sue possessioni un ae quedotto, e quelli, così ar- Dist, al
tempio condussero 7 allegando voler avanti partissero prendere licenza dal
Principe. Fecero ancora Venire in quel Inogo sotto v AMICI e congiunti, dun nel
resto dell’; duo Gi ridursi con quelli la terra dove ere- lebe, e quella con.
tro alla duchessa cd ai P dello Stato fare ar- rincipi ia MTAERO i da mare e
per questa via assicurare loro e rendere la ni d libertà al popolo. Fatto
questo disegno, e confirmata — l’anima a questa esecuzione, Giovannandrea con
gli altri furono al tempio di buon’ora. ed udirono messa insieme. Al duca
(avendo a venire al tempio) inter- vennero molti segni della sua futura morte;
si vestì una corazza, la quale subito di poi si trasse; volle | udire messa in
castello, e trovò che il suo cappellano era ito a S. Stefano con tutti i suoi
apparati di cap. pella; volle che in cambio di quello il vescovo di Como —
celebrasso, e quello allegò certi impedimenti ragione- . voli. Tantochè quasi
per necessità, deliberò d’ andare È al tempio, e prima sì fece venire Giovan
Galeazzo Ca n Ermes, suoi figliuoli, che abbracciò e baciò più volte, . non
potendo spiccarsi da loro. Pure alla fine deliberato ; s'uscì di castello e
n’andò al tempio. I congiurati, | intendendo come il duca veniva, se ne vennero
ino Chiesa, e Giovannandrea e Girolamo sì posero dalla È | parte dest all’
entrare del tempio, e Carlo dalla si i nistra. Entrò il duca circondato da una
moltitudine | grande come era conveniente in quella solennità ad «una ducal
pompa. I primi che mossero furono il Lam- ‘ | pugnano e Girolamo. Simulando di
far largo al prin: uv se gli SRCOH ORI ‘e OICR a: De corte ed ll 68- Taipoznano
gli dette due ferite, V uma nel petto è l'altra nella gola. Altrettanto fece
Girolamo. Carlo Vi- sconti con due colpi la schiena e le spalle gli trafisso. E
furono queste sei ferite sì preste e sì subite, che il luca fu prima in terra
che quasi niuno del fatto s'ac- forgesse. Subito il rumore si levò grande,
assai spade si sfoderarono, e quelli ch'erano al duca più propinquì, avendo gli
uccisori conosciuti gli perseguitarono. Gio- Vannandrea, ritenuto fra le vesti
delle donne fu da Un moro. staffiere del duca, sopraggiunto e morto. Fit ancora
da circostanti Carlo ammazzato. Girolamo Ol- giato pervenne a fuggi Mr Fe ed
andarsene alla sua casa dove non fu nè dal padre nè dai fratelli ricevuto;
solamente la madre lo laccoma ti Saro ndò ad un prete, an- 10 amico, il quale
messogli sue case lo conduss uoi panni addosso, alle e. iorni ; 3 - Due giorni
dopo, conosciuto, nella Izia pervenne, dove tutto l'ordine Applicazione del
verso et i | hai Sopraccennato al fatto pre- Quis? Cola Mantovano, maestro di
lingua latina, uomo su ambizioso; Giovannandrea Lampognano, Carlo Vi ‘>
sconti e Girolamo Olgiato. È n Quid? Cola Mantovano detestando in tutti i suoi
ra- gionamenti il vivere sotto un principe non buono, prende tanta confidenza
nell'animo e nella vo- lontà dei tre giovani, che gli fa giurare di liberare la
loro patria dalla tirannide del principe; in con- seguenza la sua morte è
decisa. Il duca è assas- sinato; Giovannandrea è sopraggiunto e morto da 3: un
moro, staffiere del duca; Carlo Visconti è ue- ciso dai circostanti; Girolamo
Olgiato cade nella | | podestà della giustizia. si ‘Uni? Galeazzo è trucidato
in Milano all’ ingresso della o chiesa di S. Stefano, ch’è scelto a preferenza
del | i castello, del luogo della caccia, del ‘passeggio, del convito: due
ferite le riceve nel petto, due de nella gola, una alla schiena e l’altra alle
spalle. > Quibus CUTE Ii armare i iena più fidi AUS di niro licenza dal
principe, prima di andare | in aiuto di Giovannandrea, che. voleva condur un
acquedotto nelle sue possessioni. Cur? sar liberare la patria di un PRE SEDI
uomini, se con qualche modo crudele non gli am- mazzava, che ha fatto morire la
sua madre, che due congiurati ha disonorati, ed all’altro ha rifiu- tato la
badia di Miramondo. Quomodo? la mattina sentono la messa insieme: il duca non
può far celebrare in castello nè dal cap- pellano, nè dal vescovo di Como;
depone la corazza; non si può spiccare dai,suoi figliuoli. — I giovani
congiurati, simulando di far largo al principe, con armi strette, acute e
nascose, l’assalgono. DA Il duca cade prima che niuno del fatto s'accorga. Il
rumore si leva grande, e assai spade si sfode- È rano. — Qlci : i È È Olgiato
procura di nascondersi vestendo — 1 panni d’ un prete ; muore con coraggio pro-
atine; mor s_Qcerd : anno 1496, 26 dicembre. (na . Descrizione € 9 seche
inerenti al 0, tratto considera | i, estesamente e minutamente le cose e le
persone. I principali argomenti intrinseci (che sorgono cioè 4 I dalla cosa
stessa di cui si discorre) sono — oltre quelli ; giù indicati parlando della
narrazione — i. Sede l. LA DEFINIZIONE RARE x i "da SR o) Lola col del raz
| del tutto e di ognì parte, esternamente e interna 3. LE QUALITÀ REST
(materiali pure, NR da esaminarsi in modo ARE O ea x cliamo quì della
descrizione di ciò che Srna DAG a ì gno animale od al botanico. In JUesto So se
ne î Scrivono gli organi e le [oro funzioni e si seguono in tutti i periodi
della loro vita animale o et _ Sarà mai possibile dimenticare qualche cosa 0
DrORZ (li materia od esporla male, a sbalzi, a ritroso, se poniamo mente che la
nostra descrizione deve cominciare dal nascere e terminare al morire, com
nascere, il respira; il crescere, il trasfor il morire. prendendo quindi; il
‘e, il muoversi, il sentire, il nutrirsi, marsi, il riprodursi, l’ammalarsi, LE
QUALITÀ ESTETICHE ne per enumera Semplicità, elecan 6. LE QUALITÀ’ INTELLETT
zione, intelletto, volontà, e Le qualità materiali v an di talvolta, alle
estetiche tal alt intellettive sempre. NE (memoria, immagina - cc.) We ù deine
SI È Or ci si dica se con quest’ indice possono far difetto LE le idee. Certo
esso non mette veruno in grado di parla; «i cosa di cui nulla sa, ma fornisce i
materiali per un discorso ordinato, ricco, pieno; ma rende certi che la parola
non può mancare, che del subbietto si diseor-. verà senza mai perdersi e
confondersi, senza mai alterare ordine. il più rigoroso. Relazioni. sono le
qualità estrinseche, de qua è che sono fuori della cosa dun ina To parlo a mo?
d’esempio di un estro e ne enu le bellezze, quest’è la descrizione; lo
confronto altri teatri, queste sono le SI I principali argomenti estrinseci
sOnO: l. LE LEGGI (relazioni tra la ‘cosa; in leggi naturali, umane, divine,
RITA FRZDIZIONE OSEASGRAMA 4. 1 MONUMENTI (materiali [muti e parlanti] ) —
morali [istituzioni 0 cerimonie che celebrano qualche avvenimento] ) O. I
DOCUMENTI 6. IL GIURAMENTO T. LE TESTIMONIANZE (divine ed umane — rica- Vate
dai libri sacri o profani) LE INFLUENZE (attive e passive) IL GENERE E La
SPEGIE 10. cauSE E CONSEGUENZE Il. TEMPI E LUO due occhi della Storia) MEZZI E
SCOPo* GHI (Geografia e cronologia, i gl’elementi Telazioni colla Cosa in
discorso, che possono fornire va Dimostrazione A © come quella che si propona
di convincere È l'uditorio. Ad essa molte cure dedicarono gli Goal e molti
scritti ci lasciarono al riguardo. Î ha Ed ecco le norme più IR PeR cloyere
della prova. Nei delitti la prova spetta al P._ % M. ed alla parte lesa; nelle
domande che han per fine. un possesso, un godimento, la prova si addice a chi
la fa; in tutte le asserzioni, la prova si addice a chi. le adduce. Dunque è
nostro interesse, potendo, caricar I l'avversario dell’obbligo della prova. ì
2. L’ostinarsi a negare ciò che è innegabile, “SÉ Yidente, nuoce anzichè
giovare. In questo caso è a me- glio cedere spontaneamente. (Quintiliano). ELI
Quando non si sa che sos contrapporre al un vittorioso argomento avversario, i
Mio terl». Non potendo confutarlo sp buoni ut. l'occuparsene non vale che a
richiamar 1 RON su di esso ed a persuadere chi ascolta du > tratta cli una
ragione vittoriosa, irresistibile. Così dice CICERONE (vedasi). Quintiliano
suggerisce di contrapporre all'argomento Senza replica, altro argomento di
ugual valore: tutto sta nel trovarlo; che la cosa sia. però possibile Li
abbiamo esempii numerosissimi, Specialmente negli studi intorno alla patria di
tanti uomini sommi (Colombo P. es.) per la quale ognuno trova ub- biezioni
serissimo, questioni insolubili, di guisa che la cosa finisce di necessità col
restar dubbia. Ma poichè giudizialmente il dubbio sì risolve sempre a favor
dell’accusato, per un difensore. costituisce sempre una vittoria ìl far nascere
cot; al dubbio. 4 Come i giornali p er esser letti han bisogno della massima
chiarezza, cos) l'oratore per piacere al suo uditorio. La chiarezza non Sarà
mai soverchia in Chi dee parlare al Pubblico: quindi grave errore la troppa
brevità, S PIREO NAPO OPERAI IAT ON " URI g: 3 de % n è. La n * = ai _ —
79 — intuitivo e l'oratore dee persino serammaticare se senza di ciò non
verrebbe inteso (S. Agostino). Nelle repliche cominciar dagli argomenti più
deboli della difesa, come se non valesse la pena di oe- | cuparsene, e finire ai
più forti. È 6. Si lascino agli avversari, sì rispettino, si riconoscano le
ragioni che essi hanno, affinchè essi sen- tansi impegnati a riconoscere quelle
che abbiamo RORA ui si conceda cioè quanto sì può per ottenere ONESTO SDO vuole
(Franklin). x 7. Una delle arti dei grandi a, nelle RE sballate, è di divagare
dall’ argomento e abbagliare — Sa giudici e pubblico con un mare di belle e
splendide | A parole. Ogni parola suscita un “idea. Far passare dei vanti alla
mente degli uditori un mondo di idee belle, vivaci, brillanti, sopratutto
nuove, originali, anche. a costo di esser eccentriche ; stordire, far del
chiasso, dir cose CA IEGGUA ole ER No dire. In una causa sd catia Ve a a del
pubblico, uscendo «dal terreno vero della dise | sione (Veronesi). i 8. Quando
non si può rigettare l'obbligo. | ; prova sull’avversario, confutare
preventivamente | o Obbiegioni e gli argomenti fa Rico de " $ È F pi CERN
questo difficile impegno, le ragioni avversarie sono distrutte prima di esser
messe in campo. La confutazione, scrive il Rodella, è la parte in cui si
ribattono le ragioni dell'avversario. E quì, » l'avversario ha già parlato, e
allora non facciamo ci seguire mano mano le ragioni messe innanzi da lui e le
cerchiamo di distruggere; o non ha ancora par- lato, e allora le preveniamo.
Nella confutazione si ri chiede: — acutezza di mente per iscoprire i difetti
delle ragiori contrarie, pronto ingegno e pratica per sape! cog lierle nella
parte più debole. In questa parte del. l’orazione può ‘tornar in acconcio una fine
ironia, Senza però mettere in dispregio l’avversario ; uno scherzo urbano ser
virà meglio a distruggere l’effetto degli argomenti contrari e a confondere |’
oppositore. La confutazione deve essere coordinata alla narra- zione, alla
descrizione, allo relazioni e in essi devesi tener calcolo dei seguenti
elementi: — l. DEFINIZIONE. Dalla definizione gi possono trarre argomenti a Per
esempio: « La filosofia morale Una scienza che insegna all’ uomo di PR IrRO 5
farsi migliore, © più felice; donde subito si vede > niuna altra disci-
plina poter essere nè più illustre, nò più magnifica. » (Aristotile) Si può
argomentare dal tutto alla parte, dalla parte pe gn TS = wo abbastanza
CONVINEAATA Tizio » fu trovato IGO azar DRCOLA E NL CREDI Ia DERE À SICA MRI al
tutto, dal genere alla specie, dalla specie al genere, dal più al meno e dal
meno al più, dagli antecedenti ai conseguenti, da questi a quelli, dalla causa
agli Si effetti, dagli effetti alla causa. i È ben naturale che per essere
eloquenti. one È conoscere le leggi del pensiero in quanto si riferiscono — È
all'arte del dire.-« La quale arte, sostenendosi princi- pe: palmente sul
ragionamento, si vuol giovare di quella | che insegna a ragionare, e chiamasi
logica. » DIL 2. ENUMERAZIONE DELLE VARIE PARTI DELLA DEFI- NIZIONE E PROVA DI
ESSE. e e SOMIGLIANZA. CONTRARII E REPUGNANTI. Cont 5. causa ED EFFETTI. —
Dalla grandezza degli. effetti si fa arguire quella della causa o vicegeras sd
ANTECEDENTI E CONSEGUENTI. GENERE E SPECIE 8. SIMILITUDINE, E AUTORITÀ. 30! NOIE
9. ESEMPI. ni 10. AGGIUNTI DI CIRCOSTANZE DI TEMPO, MODO, EBR- SONA, ECC: 1l.
METODO DELL’ ESCLUSIONE. ri molto SETLO por suicidio. Se noi proviamo che non
uù essere RO per tre di queste cause, resterà ben DIRI ch è morto per la
quarta, benchè a prova di essa ci man- chino gli argomenti diretti. 12. FRA DUE
MALI IL MINORE 0 FRA DUE BENI IL MAGGIORE; TESTIMONI. I4. DOCUMENTI PE
MONUVENTI. 15. LEGGI NATURALI, UMANE, DIVINE, RELIGIOSE. 16. ESPERIENZA. | I7.
uso — voce PUBBLICA CONSENSO UN.VERSALE NEI DIVERSI TEMPI E LUOGHI. Ecco un
brevissimo esempio del Ta « Dee Lozio ragioney S80; Olmente esser fuggito,
poichè avere nè amicizia nè buona, 0 tale almeno gi nell’apparenza. (contranit
e vepugnanti) » : “€ Ove Pozio signoreggia luee raggio di Ingegno, ivi non vive
pensiero di Eloria e d’immor- talità, ivi non apparisce nè immagine, nè pur
ombra 0 vestigio alcuno di virtà. (causa ed ePetti). » « E siccome gli Stagni ©
le paludi, putride diven gono nella loro quiete; così i neghittosi s Îvi non ri
marciscono ’ ii li peer si . nell’ozio loro; € ragionevolmente possono così Dod
Ta esser chiamati, come quelle acque morte si chiamano. (somiglianza) > «
Quanto le cose contro natura sono peggiori, più odiose e detestabili delle
altre, tanto più ozio deve esser fuggito, non pur com’ avversario @ nemico, ma
come corruttore e distruttore della ragione, del senso, dell’ umanità. (genere
e specie) » 5 « Esercitano le fiere e gli augelli ed i pesci, eser- citano
Perbe e gli sterpi e gli alberi, gli uffici loro. pi: Quo, natura: nessuna di
tutte i cose. conte- e starsi Le i, a luomo de ei È non eseguirà quello a che
fu PERA È (esempi, leggi naturali). > Li È : Chiusa I rimane a parlare della
chiusa, la quale, 7 siccome abbiamo detto, si compone di quat- Èo Ntro parti. i
Moe. La conclusione, riassume brevemente la so-- È stanza della dimostrazione:
deve esser breve ed efficace; fi tar rimarcare, imprimere nella memoria, i
punti salienti et di argomenti capitali delle addotte ragioni. fi La
ricapitolazione invece, raccoglie per sommi capi | ed in poche ma acconcie
parole tutta la sostanza del SIE perchè l’ uditorio le abbia ben ot alla. c Ma
per non tenervi più a bada, J0coE ] o capi del mio discorso, e poi scendo.
Deesi contribuie lenaro per mantener. le soldatesche che nen) Nformar i
disordini che per avventura vi. allienano; Non già alla prima querela
sbandarle; Si BOSIO da Spedir ambasciatori per ogni parte che istruiscano,
ammoniscano, promuovano a tutta possa il ben della patria; sopra tutto debbonsi
punir quei malvagi che — vendettero la loro fede al nemico, ed averli in abbor-
timento e distruggerli; onde i buoni e leali cittadini si compiacciano d'
essersi y . . . ® a A e appigliati a quel consiglio che più giovi e a loro
stessi ed al pubblico. Se così vorrete governatvi, se vi scuoterete dal ‘vostro
lungo sì, spero che la sorte ancor cangi fac- cia, e lo Stato rifiorisca e
rinvieo letargo, spero, gorisca. Ma se vi sta- rete tuttavia sedendo a vostro
grand’ agia, attenti. solo sino al punto di batter le mani st ad un dicitore, ©
colmarlo di vivi elogi, poi smemorati, come dinanzi, | © inoperosi, e
infingardi; no, Ateniesi, tutta v umana » pradenza non varrà mai da sò sola a
sulvar da patria — «lall’eccidio che le SOVLEStA. DEIANA 1g E | Rd EIZO ron
(Filippica lutorno al Chersonoso) ) } h fact ta omegna a La somma del mio
discorso è ICORI questa, ieitori non vi rende . RO Panno giammai: i le so e nè
stolti; voi sì li farete essere tutto ciò, che a voi sarà in grado.
Conciossiachè non siete già voi che | mirate a quel segno che vi vien da loro
proposto bensì essi tendono tutti cold, ove vi scorgono coll a- ; nima e colle
brame rivolti. Voi dunque, voi dovete a voler la salvezza della patria, e
questa fia salva. Per-. ciocchè, o non. ci sarà chi osì darvi tristi consigli,
0 questi torneranno vani, non essendoci tra voi chi alla loro seduzione
acconsenta. » (Arringa intorno alla distribuzione DA dei cittadini.) È La
percrax ione, o mozione degli affetti, procura di ‘trionfare sulla volontà.
Nelle moltitudini specialmente, pi iesale passioni essendo potentissime, il
sentimento el iti n fantasia hanno il sopravy ento sulla ragione. | |. Non
soffermarsi troppo in questa, ch'è la via del | altrimenti si ingenera
stanchezza e 1° effetto. eno dimezzato. Gli elementi della i ‘Cuore ; ; | mne
vien sciupato o alm | perorazione sono e: Ì. IL CONFORTO © 2 LA PIBTA'
(coll’enumerazione degli altrui và 3. n'amuLaZiIoNE (coi nobili SRRRRL di LA
SPERANZA in o AE LA MANSUETUDINE bi Si ZIAURORSE 6. L'IRA E L’oDIO, in quanto
si promuovano lede volmente contro la colpa 7. 1’ ENUMERAZIONE DELLE VIRTÙ
della persona per la quale sì perora 8. IL RICORDO DELLE UMANE MISERIE per
indurre all’umiltà. Colui può farmi piangere, sentenziò a questo riguardo
Orazio, dl quale senta già dolore, cioè che abbia E nell'anima sua quelle
passioni che vuole in me risve- gliare. Difatti, chi non ha il cuore, prima ed
unica sorgente degli affetti, penetrato da quel sentimento che vuol suscitare
negli altri perde l’opera ed il tempo. Ecco un esempio di Giovanni Grisostomo:
c Or eccolo ridotto all’ ultimo avvilimento: eccolo i cattivo, inferiore al più
miserabile degli schiavi, al | più abbietto supplichevole, al povero la cui
mano è Stesa per implorare l’elemosina del passeggero. Sulla sua testa, sotto i
suoi occhi stanno ognor sospese © sguainate le spade; ad ogni istante ae si
aspetta . l'estremo supplizio e misura nel suo Se ni via che conduce al palco.
Ai piaceri che ‘eli procinto la prisca sua opulenza, succedettero i camnefici,
Al il ricordarsi del tempo felice non può distrarlo nemmeno un momento dall’
idea della sua sventura. J e gii Ma come trovar parole adatte a dipingere P or-
DS rore della sua situazione e la crudele agonia ch’ egli soffre? E perchè mi
sforzerei io di farlo, mentre tutti ne siamo testimoni? Lo avete pur veduto
ieri, quando vennero dalla reggia per ordine dell’imperatore a strapparlo da
questo santuario, dove egli avea cerco un asilo. Il pallore di morte ne
indicava lo spavento, bi: di cni non è ancora rinvenuto oggi: tutto il suo
corpo | scotevasi d’ un brivido mortale, nè aveva membro che si non fosse
‘agitato da tremito convulsivo; la voce in. Ro: d terrotta dai singhiozzi, la
lingua balbettante, tutti î È sensi agghiadati pel terrore, presentavano lo
spetta- | colo d’un uomo moribondo, e già cadavere. Io non ‘Si voglio aggravare
la sua miseria coll’ deraate A quando essa ormai non dà luogo ad altro
sentimento che alla compassione: e questa per lui imploro. Quanto A più grave è
il suo infortunio, più deve mitigar le ‘nostre ire, calmare il corruccio dell” imperatore,
e muovere a pietà quei duri cuori che poc’ anzi udimmo lanciarci rimproveri
perchè non gli abbiam negato î l’asilo del santuario, che egli veniva ad
invocare. — i Che cosa avvi mai in questo, o miei fratelli, che vi. debba
irritare? i « Come? (rispondete voi) accoglieremo nella Gi un uomo che le fece
una guerra implacabile? st « E nen dobbiamo render piuttosto gloria al Signore,
che ha trionfato del suo nemico a segno da ridurlo a nonaver altro scampo che
nel potere e dla e menza della Chiesa? Sì, nel potere di lei, poichè egli cadde
in questo abisso di miserie per GE SAILE stato il nemicò; nella clemenza,
}cichè oggi ella si com- piace di coprire della sua cgida il suo più CRUISE
persecutore, di ricoverarlo sotto le sne ali, di porlo in sicuro daria
violenza, e di schiudergli il materno suo seno con tutta l’amorevolezza; invece
di vendicarsi clelle sue ingiustizie. Può forse darsi più splendida vittoria?
trionfo più luminoso? € E che, mi direte voi; un vomo macchiato da tanti
ilelitti, un pubblico ladro, reo di tante concussioni, ‘Farà introdotto nel
santo dei santi? e eli amplessi di siffatto uomo saranno un con quisto, un
trionfo per la Chiesa? i « Adagio, o fratelli: voi dimenticate che una pub-
blica peccatrice venne a pittarsi ai Piedi di Gesù Cristo e che li tenne
abbracciati; e lungi dal farne un rim- provero al nostro divin Salvatore, abb
iamo un motivo di più d’ammirare e di riconoscere la sua bontà. Ba- date bene
che questo 240 “Pparente non sia prattosto destato da un segreto desiderio «di
Vendetta; vi rsov- Yenga che siete discepoli di quel Dio che sulla eroce ta fi
a RITA iortizoi CURSI i i) 3 È DI diceva a suo padre: Padre, perdona loro
giucchè noù sanno quel che si facciano. c Sarei io riuscito a muovere i vostri
cuori, attutire — le vostre ire? L° rt avrebbe mai dato Mec veggo scorrere dai
subi occhi. »_ Il fine è destinato, già lo dicemmo, a ringraziare - l uditorio
ed a lasciar grata impressione. Eccone qual che esempio. È SSL PURA onde mi
avete paro vi aa Pen e n Voi pure siete stati messi, nei vostri ue DE vostre
industrie, a dura prova dalla crisi interna q “e da quella che imperversa
ancora al di qua, e al d a dell'Atlantico, ma la bufera, se vi ha colpito, n
‘vi ha travolto, ed è questo il mie i argoment della vostra vitalità. Avanti
dunque; nelle Mao ) abiti e dei feriti; i deboli cadi vono; se qualche vostro
stabil — resteranno SREDIO, MO RR IA strie il commercio genovese. Il governo è
con voi SA perchè il governoècon chicombatte e lavora; guardiamo (quindi
insieme l'avvenire con fede nell’ Italia, nel suo Re, nelle sue libertà, nel
lavoro. Ministro Barazzuosi a Genova « Se una gran legge di natura suona che
tutto ciò che ha un principio debba avere un fine, v'è un'altra legge di
opportunità, quella di finire in tempo. Ed io fipiseo citando un altro fatto
conosciuto in appoggio el principio psicologico di eredità, il quale se si im-
pone come vedemmo all'individuo, alle famiglie, ai popoli ed alle razze, si
impone anche ai pubblici] dei. quali aleuni si mostrano sempre arcigni ed
inconten- tabili, altri gentili ed indulgenti sempre. E per mia 3 Sla
gentilezza e }° indulgenza sono sentimenti ereditari, atavici in queste sale,
> Sat Conferenza sull’Eredità del Dott.'v TEDESCHI A PRE atri 5 CARON, più
Feguenfi. e palo e Verato lo sbadiglio, originato dalla stanchezza noia. Tani
EZZOGO, dalla $ SG « Lo dissi prima, e dissi pure quanto si se a — la sua
contagiosità. È EE 3 « Non ARpirerei Invero al averne subito an prova 0 n Ri
STR: tute se Ne poco ambita, nè vedere gnì Isorgere una RI Fase Cer epidemia di
sbadiglio, per contagio imitatorio. Per cui fo punto! sperando che si sviluppi
invece nel mio gentile uditorio, il contagio di una benevola indulgenza.
Conferenza sul Mal del Secolo del suddetto. Uditorio cortese! Ho finito il mio
dire. Se taluno di voi, uscendo da questo edifizio, mi dovesse incontrare col
sigaro in bocca, mi faccia la grazia di non pensare col Tolstoi, che nella
ebbrezza. nicotinica io cerchi di assopire la mia coscienza de- pressa ed
aggravata dal rimorso di quella noia che so benissimo di avervi cagionata, ma
per la quale voi con. gentile compatimento non vorrete tenermi il broncio. »
OGG VC Conferenza sull'/giene del tabacco, i del Dott. Xypras. ) Ecco qualche
esempio intero di una chiusa: « Voi avete pel passato reso questo servizio all’
Italia: colla condotta da voi tenuta per sette anni, dimostrando nel modo più
luminoso all’ Europa come gli x A | italiani sappiano governarsi con saviezza’,
con prudenza, con lealtà. Sta ancora a voi rendere un ua Sali | se non maggiore
servizio: sta al nostro paese a di- s mostrare come i figli d’Italia sappiano
combattere da valorosi sui campi della gloria. Ed io sono certo, o signori, che
gli allori che i nostri soldati acquisteranno nelle regioni dell'Oriente,
gioveranno più per le sorti future d’Italia di quello che non abbiano fatto
tutti coloro che hanno creduto operare la rigenera zione con declamazioni e con
scritti. « Io ho fiducia, 0 signori, di avervi dimostrato come il trattato si
debba accettare per prepotenti ragioni. Credo di avervi dimostrato altresi
come. esso non possa sortire gravi inconvenienti economici e . finanziarii;
come dal lato militare non presenti quei pericoli che da taluno si vorrebbero
far paventare; finalmente che esso deve avere non tristi, ma liete conseguenze
politiche. « Con ciò, o Signori, non ispero di aver convertito alla mia
opinione quegli oratori che combattono questo grande atto del ministero: ma
almeno confido di ; avervi tutti convinti che nelle negoziazioni che lo hanno
DICI non vi fu atto che potesse. meno- iuderio non ijrono da, altro animati che
dal sincero j Dili e Fota Cn: causa Do HberRy cu MOT EE DES LT MIST RT ENTER,
ROMERO ia sempre li animò e che sempre li animerà e come mi- nistri e come
cittadini. Discorso Cavour alla Camera. Signori! quest’ ‘ultimo pensiero tronca
le parole anche sul labbro mio: la pietà mi stringe: più che di par lare sento
il bisogno di pregare; ma non posso metter termine al mio dire senza dirigere
un ultimo affet- troso saluto a quei valorosi: « Salvete dunque, o degni figli
di una schiatta di eroi! Salvete o generosi, che dalle terre africane dif-
fondeste in tutto il mondo la fama dell’italo nome, mostrando una volta ancora,
che ALAN l'antico valore Negli italici cor non è ancor morto. Ah! voi cadeste
lungi dalla patria, voi moriste senza i baci e senza il pianto dei vostri cari;
le vostre spoglie — insonguinate riposano in una terra che non vi fu madre;
‘forse le ossa di qualcuno di voi giacciono tuttora in- sepolte, esposte agli
insulti delle fiere ed al ludibrio degli elementi. Ma se noi non possiamo
rendere | gli estremi pietosi uffici ai vostri corpi, noi pregheremo per le
vostre anime generose il riposc eterno nel grembo del Dio delle misericordie :
noi ci faremo dn dovere di impadronirci dei vostri nomi per consegnarli cinti.
di luce e di splendore all’ammirazione ed alla ricono- ssoriza dei secoli più
lontani. « Sil i nostri figli e i figli de’ figli, e quanti nasce- ranno da
questi apprenderanno dalle nostre labbra Ì vostri nomi, e li custodiranno nei
loro cuori come RE mblema più puro,come l'ideale più elevato della fortezza,
dell'eroismo e del sacrifizio; e dal vostro esempio dp prenderanno che l'amor
di patria non è un Do me vano senza oggetto, una parola che suona e non crea,
ma è un sentimento forte e gentile, un principio fecondo di alti e sublimi
insegnamenti, una passione m agna: nima inspiratrice delle più generose azioni:
è la virtù dei forti che sacrificano la vita al bene della società: è P'eroismo
dei prodi che consacrano tutto Sè stessi i al bene dei fratelli: è 1° orgoglio
santo di un popolo | che conscio della sublime missione che la divina Prov |
videnza. gli assegna su questa terra, ‘soffre, combatte w è spera, fiso lo
sguardo al benessere comune, l’animo e; OSO ai futuri destini che Dio riserba
all’ umanità! » Sac. Dott. LuompLLI _ Commemorazione dei Rio di Amba SOL SA NR
SEO CAPITOLO XII io vertono tutti n coni alla persona di cui si vuol parlare, e
quindi è in- ? dispensabile avere conoscenza speciale della vita, dei costumi
ecc. delle persone medesime; per poterne — parlare, se non ampiamente, almeno
in modo completo. Gli elementi della vita d’un uomo sono ì Segre n 1. Naserra
(luogo e tempo) 2. Genirorr ed avi (occorrendo) 3. Epucazione Avura
(inclinazioni naturali educatori metodo educativo risultato) srl | 4.
Istruzione (maestri e scuole — studii e viaggi) 5. RirRATTO fisico e morale —
(vedasi, quanto | sh È | dicemmo parlando della Deserizione) Mero 6. OPINIONI
(scienza — oo _ go di —_ Ig “= #. PargNTI, amici e detrattori 8. Opere. (
produzioni del suo ingegno scoperte invenzioni libri ecc. 9, Fasa — Giudizio
dei contemporanei intorno alle sue opere 10. Oxori (titoli, cariche, attestati,
dimostra zioni d'affetto, monumenti, ecc.) Coxpizione economica [patrimonio —
luci ricavati dalle sue opere, dalle sue occupazioni eredità donazioni fonti
disoneste, ecc.] 12, Aveppoti [ { quali potranno però già essere stati
intercalati ad illustrazione dei punti precedenti] 13, Sventune [parte,
narrunione la vita, potranno esser intercalate a loro posto] sventure
economiche morali [derivanti da inaldicenza e calunnia da affezioni dalle
opinioni sue) materiali [colpe, condanne] infermità [dipendenti dalla natura,
da disgrazie, da causa volontaria, da offese altrui] 14. Morre (logo e tempo
funerali sepoltura) 3A 15. GIUDIZIO DEI POSTERI € monumenti postumi. 16. Uommsi
simnianti [differenza o similitudine di tempo, luogo, movente, sorte, ecc.)
Come sarà possibile dimenticar parte. alcuna della ita di un individuo conosca
lo questa tavola? Come fice seppe così mirabilmente da lontano il conobbero. |
tadino, e che scevro di superstizioni come pure sarà possibile non farne un
discorso ordinato e com- piuto? AS Feco un bell'esempio di commemorazione
funebre. è c Ufficio pur troppo grave al cuor d’ un amico, mi chiama oggi
un’altra volta in questo recinto sacro alle ceneri dei nostri più cari, onde
inaugu- rare un modesto quanto espressivo ricordo, che Daf: fetto e la
riconoscenza Vostra, volle dedicato all’ esi- mio concittadino, all’amico del
popolo, all’illustre | letterato ed archeologo del quale tutti deploriamo la
fine. wi “« La bontà dell’ animo ingenuo che Pegregio arte- ritrarre in quel
freddo marmo, ben vel ricorda 0 Cittadini, è quella stessa che appariva in
volto, © si manifestava nei modi dell’ esemplare sacerdote Tommaso Torteroli ;
edi. è > appunto quella che lo rese grato ed- ammirato sai ‘Voi non solo che
lo aveste compagno, maestro, par store, consigliere ed amico, ma bensì pure a
quanti « Io non potrei quindi che con troppo inadeguate 1 che seppe con- parole
ripetere quanto vi consta di lui, | ciliare col proprio ministero i doveri
sacri del di pregiudizi di casta, informò così la sua mente al culto del vero e
del giusto, che il progrésso sociale non solo non avversava giammai, ma
apprezzava, seguiva, e propugnava con affetto grandissimo; e di modi gentili, e
per carattere mite e tollerante, ebbe stima, ammirazione ed amicizia da ogni
ceto, e da ogni maniera di credenti. Perlocchè, se in me non fosse
insufficienza troppa all’alto scopo, più bel campo non avrei ove raccorre fiori
di morale e cittadina virtù da porgere a modello di quella della vita del
Torteroli. « Ma voi il conoscete, voi pur conoscete quanto | ne scrisse
affranto da giusto dolore, 1 erudito e di- stinto fra gli addottrinati sotto
gli auspici suoi; e Ja | presenza vostra, ed il vostro concorso, e del Munici-
pio, nonchè quello di molti assenti, ad onorarne la salma e perpetuare la cara.
memoria,. fanno prova eloquente, e valgono assai meglio di me ad affermare x
l'assunto: quindi è ch'io stimo meglio limitare il mio concetto alla
manifestazione. del pubblico voto, Fo piceno dalla vita. dell’ Mini Estinto sol
quanto È :0 tao cordoglio,, Mi; È | gere al sacerdozio. (e È; assaporare le
dolci goti sl 10 marzo 1810, cresciuto da il an 10) Si stie di fortuna in tempi
meno propizi a chi DT eredi po difetto, seppe sì tosto educarsi allo studio ed
alla” moralità che, distinto fra i condiscepoli, meritò quella stima e quella
reputazione d’esemplarità e di sapere, che ben di rado si acquista in
giovinezza; e con tale arredo, iniziata la carriera ecclesiastica come quella
più conforme alla sua delicata natura, ed unica eziandio in quel tempo, che
porgesse facile accesso o al popolano onde avviarsi in società, prescelto dagli
pe institutori stessi, e designato ai pensionati genitori per ripetere ed
istruire al più giovani, ebbe mezzo di ritrarre qualche sussidio al proprio
stato, e si. | procacciò ad un tempo ausilio necessario per giun- n «Io non
dirò per filo e per segno come Ei lot- “00 tasse di poi nelle proprie
strettezze per non tuffarsi aa È ita parassitica alla quale suol dedicarsi una
gran parte di ‘suoi simili; dirò ‘bensì che non | falo) OO la seducente
attrattiva, anzi ebbe ad primizie come institutore di ma l’anima del Torteroli
non nè fatta all infingardaggine, SE giogo della evirante sirena cin quella v |
privilegiata prosapia: m temprata al servilismo, SCOSSO ancora per tempo il
VESTO or RIN EMANATE AZURE IIINTEIE INIT Tgr N È È Spa ‘che di già lo
avvinghiava, con generoso € fermo ripudio, preferì nell indipendenza coltivare
la mente ed il cuore, e fra gli stenti affrontare rassegnato l'abbandono delle
burbanzose caste, € sopportare co. animo pacato l’ ironia ed i felini attacchi
degli uguali che ne uggiavano il troppo saliente confronto. «E cuore e mente
coltivò per onorare la patria, | per consolare l'affitto, per consigliare,
educare e pro muovere la gioventù allo studio, I” operaio al lavoro ed
all'associazione, e tutti al culto della morale, della libertà e del dovere.cE
quanto degnamente siasi adoperato in quel santo proposito, lo attestano i suoi
sermoni domeni- cali nel breve tempo che la mal ferma salute gli permise di
esercitare, con plauso generale, le funzioni parrocchiali nella cattedrale
Savonese; lo attesta l’ap- #20 pellativo di popolare che voi gLimarbto e
ch’Egli e GINA moltissimo, dappoichè la ondlarità che. altri compra ol usurpa
con prestigio per ‘gervirsi del st: popolo sez mai servirlo,, fu da ni mortata
ver la i sua Vul Sings fede democratica, per lamore è a F feno che portò alle
arti ed all'industria per la semplicità e dolcezza di ragionare e d° ARNO il x
: : pic: popolo. E lo affermato i suoì scritti elaborati pazion temente
nell'ufficio di Bibliotecario civico, unico cd x . i 3 AR sha tia Va WE EPICA
ANTITESI MIE 7 III O AC IL, rt al ni di ars Me A .oltre modesto compenso
concesso in vita a tanto si merito dal suo Municipio. Sa interposti amici, di
poter disporre dell ampia gene: rosità di facoltosi benevoli. Quale si fu
adungue IL SE 4A reagente funesto del suo misero fine?.. To: dirollo
corroborata nel’ ultimo — le amiche- voti cure. ‘« Tommaso Torteroli di
costituzione linfatica con andò soggetto in gioventù a fasi e campò malaticcio,
con ipo- el che da me e da molti si rammenta ancora, viag d Le NO PIA a loi
{che di lui genitori nella matura età manifestarono stranezze di mente ed
aberrazioni, si avrà ad esu- beranza onde affermare che il Torteroli per
gentilizia e per eventuale“allucinazione fu spinto inscientemente alla fatalità
che ce lo rapiva: ed a buon diritto quindi conchiudo che quell’ anima esemplare
non è .impu- tabile di colpa. i « Sia dunque condegna lode a voi tutti che col-
l'opera e colla presenza vostra concorreste all’ ono- ranza dell’ Uomo il
quale, obliato in vita da chi avria | dovuto rimeritarlo, e sorreggerlo almeno
nella faticos® via, lasciò dovizia letteraria di affettuosi lavori, e di
inestimabile esempio, alla patria ed alla posterità. (Zol ora, Tommaso,
dilettissimo Amico, se il tuo spirito angelico aleggia qui ad ascoltarmi, condona
e e a disadatto mio tlire: e se pur nonpertanto ques ; LE mio cordoglio alla
cara Madre, AR te 3°. SA modesta virtù, che qui stanno a lato art ; > LO, ri
altrove del sangue mio ti precedette, ah nell’ eterno riposo. » ; LI il troppo
presto, i. un'accusa è un ’ anniegtatla, metter in ridicolo l'accusatore è se
non altro un i veder deprimere chi sta wu po' in al s 4 csi (tratta di cause
gra avi. i È pari. Eccone qualche esempi futarei in due modi. “nel dire e nel
ripetere, Precetti oratorii a ncur il far ridere è un mezzo di difesa, @ 4
sovente metter in ridicolo un'accusa è de- È molirla. Dice il Veronesi: «
Metter in ridicolo E V/ vincere presso la DA divertendola, per quel Co0Ì innato
ch’essa ha a to. Lo ‘scherzo non è naturalmente ammissibile quanido 2. Una fine
ironia, uno stile satirico, giovan del Once i ende a giustificarsi, cioè a con-
Il primo è generale; © consiste che i nostri argomenti. sono uno scoppio d’:
> Egli aduuque pr un sinistro dirugginar di denti, an'alchimia dialettica da
casista, un labirinto di fallacie, di falsi suprosti, di botte finte ecc. Come.
ognun vede, queste sono ragioni eccellenti, che por- tano il nostro torto all’
ultima evidenza. > ì A. FRANCHI. t Si suol dire comunemente, mon esservi
causa tanto disperata che non possa difendersi con qualche apparenza di
ragione; ma al nostro povero avversario era riserbata la gloria di provare col
fatto suo, che anche quella regola ha le sue eccezioni; giacchè la causa che
egli per sua disgrazia avea tolto a patro- cinare, era talmente sciagurata, che
niun sofisma al mondo poteva recarle sussidio. FRANCHI 3. L’'interrogazione
sfugge di sua natura alla discussione, poichè nulla affermando e nulla negando,
esce fuori dal campo della verità e dell’ ore GIRI mane in bilico fra le
probabilità, le congetture, i possibili, i dubbi, i sospetti, i timori, ecc,
ec. Tuttavia essa ha sovente nei discorsi una parte efficace come effetto
oratorio; sovente una serie di incalzanti domande vale quasi a conquidere gli
uditori e ad indurli ad affermare con noi. Il Segneri nel bellissimo esordio
della predica del . Mercoledì delle Ceneri, dopo avere annunziato 22); 1
uditori che tutti d>bliamo morire, e aver fatto loro vi: rispondere che lo
sanno, che la cosa è vecchia, così | SA ripiglia: — po « Voi lo sapevate? Come
è possibile? Dite: e non siete voi quelli che ieri appunto scorrevate per la
città così festeogianti, quali in sembianza di amante, qual di frenetico e
quale di parassito? Non siete voi che ballavate con tanta alacrità nei festini?
Non siete voi che vi abbandonavate con tanta rilassatezza distro ai costumi
della folle Geatilità? Siete pur voi che alle commedie siedevate sì lieti?
Siete pur voi che par- — lavate dai palchi sì arditamente? Rispondete... » Ecco
altro mirabile esempio della efficacia delle in- terrogazioni che togliamo da
un discorso del P. Giro- ‘lamo Tornielli, illustre predicatore del secolo deci-
mottavo: NT aan “« Etunon parli, o Cattolico, dirà Cristo? Tu figliuolo | del
mio Battesimo, tu allievo della mia Chiesa, tu. | erede della mia fede, tu
nodrito a’ miei Sacramenti, io ta sposato alla mia grazia, tu degnato de’ miei
amori | É egli vero che io ti detti a bere il mio sangue; che. io ti fei
pascere delle mie carni; che io ti tenni all | mia scuola; che io ti lessi le
mie scritture; che io ti | confidai i miei segreti; che io t’insegnai dalle
cat: | — tedre, ti commossi dai pergami, ti ammonii dagli altari? E tu di tanti
sentieri d’ andar al cielo, non ne cogliesti pur uno? Tu sarai dunque perduto?
Tavrì io dunque oggi a confonder coi miscredenti? con gli atei, dei quali più
ampiamente parlasti? con gli ido- latri, dei quali più laidamente scrivesti?
coi Turchi, cui pareggiasti d’ intemperanza? cogli Ebrei, cui so- verchiasti in
avarizia? con gli Eretici, cui fosti innanzi a bestemmiar il mio nome, a
spergiurar il mio sangue, a profanare i miei templi, a beffare i miei
sacerdoti, a calpestare il mio Vicario, a violar le mie spose, @ trapassar ogni
legge del mio Decalogo e contraddire ogni detto del mio Vangelo? Tu ne vai
dunque dan- nato coi miscredenti? Il santo carattere del cristiane- simo non ti
salva? La comunione cattolica non ti suf fraga? La mia misericordia, i miei
dolori, la mia croce tì rendon reo di maggior dannazione? Così era egli dunque
da corrispondere al ben che ti volli, che ti feci, che ti promisi? Neppur con
tanto mi meritai che che tn almen ne mici poveri mi riguardassi? Fino di si
"un frusto di pane, di un sorso d’acqua tu mi fosti picasa: Non mai da te
una visita a me infermo, un | cencio a me ignudo? Non mai di tua mano un con- i
i oe a me DEAN ; di tua: casa Au stanza. a me MRS mi fiaccava le braccia e mi
rompeva i fianchi senza mercede; per te, erudele, che pur tanto ne avevi pei
cavalli e pei cani e per ogni peggior servizio de’ tuoi ; piaceri! Ma forse che
io mai mi rimasi per tutto ciò. dal premerti e chiamarti ad emenda® Quid est
quod —* debui ultra facere, et non feci? (Is. c. 4; Anima in- d grata, che non
adoperai, che non mossi per vincerti 18 all’amor mio? Un giorno trovami, un’ora
mi conta della rea tua vita, in cui l’ occhio pietoso della mia grazia non ti
seguisse cercando d’ogni tua traccia. Che dolce cura non mi presi per essa di
te fanciullo? Per quali orrori improvvisi mi frappos’ io alla eurio- sità
maliziosa di quei primi tuoi anni? Quali acuti rimordimenti ti fei io sentire
di quella prima libertà giovanile che contra me ti pigliasti? In età ferma per
quante vie t introdassi nell’ anima il disinganno dei falsi beni? Nell’estrema
vecchiezza di quanti aspetti ti figurai allo spirito il timore della morte e il
ter- (00 rore de’ miei giudizi? Ben ti deve ricordare di quei dì solitari, di
quelle notti funeste che viso ti presentai, | che scosse ti detti, che parole
ti dissi in cuore. Tu stesso alcune volte teco medesimo ne piangevi, tu |
stesso mi coufessavi che io non ti lasciava pur un momento consistere nel tuo
peccato. Da me dunque non si rimase, per me non istette che tu non Posi a par
d'ogni altro arrolarti infra gli eletti. Or perchè dunque ti veggo io qui
tremare tra i riprovati? Aniina ingrata, se non mi desti nulla del tuo, almeno
il mio rendimi, il mio. Dov è, dov'è la stola bianchissima ch'io pur ti cinsi;
gli abiti santi di che io ti vestii al Battesimo? Dov’ è la grazia santificante
che ti rendette sì Lello un tempo e sì amabile agli occhi miei? Dove son essì i
doni, le virtù, i Sacramenti, le mie piaghe, i miei sudori, il mio sangue?
Redde rationem, vedde rationem. (Luc. c. 16.) Domando conto di te, di me, della
tua vita, della mia morte, de’ tuoi fatti, del mio Vangelo: redde rationem. Parla,
malvagio, parla. In- Ventami qralche scusa de’ tuoi peccati, trovati qualche
scampo da’ miei castighi. Deh! Signore, quale scusa a voi che tutto sapete o
quale da voi che tutto potete? Peccavimus, inique
egimus. Justus ess Domine, et re-. chwn gudicium tuum [B. Reg. c. 8. ps. 118.].
Ma
no: Sostieni: che a pienamente convincerti, io vo anche ve- Gere se forse
alcuno di mia famiglia mancò alle commessioni già dategli per tua salute.
Angelo destinatogli per custode, empiesti tu le tue parti? - Grande Iddio, da
quel dì che voi destemelo a custodire, quando mai pin ‘vedeste da lui diviso?
Io me gli tenni sempre a lato, or per difesa, or perguida, or per consiglio, Lo
soccorsi nei dubbii, lo rinfrancai nei cimenti, lo ammonii dei pericoli, lo £
t; b) RIA sfuggì. La seconda volta vi ferma l'attenzione, 10.4 comprende
meglio, lo afferma e vi fa sopra le sue 4 i CO REESTI La a finalmente IL
argomento entra pienamente nel sno cervello, vi sì confieca, se ne im- |
padronisce. Bisogna però cercare di formularlo volta per volta in modo diverso,
con frasi muove, per evitare x la monotonia. D altronde,, anche. parlando bene,
Il troppo stucca e talvolta si direbbe CHE Giurati si | vendicano delle troppe
ciarle. di chi: abusa della parola. » . Questo fermarsi a lungo. sul medesimo.
“pensiero; POE però in ARES guise, prende, il nome di | espolizione. pet È 8.
Simile all’ ospolizione i cha luogo è aio no quando un affermazione cnerie od
na sentenza si dimostra vera in tutt (a ; It 3 x condizioni particolari. €
Cristo fuumile > cceo Ù, sentenza ii 4 ora I le, TAO letto, mimil ves
stimento, e vivendo volle. 0% r offerto @ ‘comperato comi nel mozzo dei dottori
domandare come disce Giuseppe ossare soggetto. Umi cioè di pescatori: essere
hat- tozzato da nomo, e tentato dal diavolo CU minore: senza proprio,
viverpoverole pagare il censo. ‘ Villania, oltraegio, vituperio, rimprovero,
infamia sostenne. E, dr predicando,, © facendo miraco 3 umil circonciso CIME pi
eccatore, SELVO ; polo: ca Maria e a e Mmpagnia aver volle i | Konza difendersi.
i a fuggiva la ‘gloria e l’amore ». E ine sn SR i x do Ci È Vasi 1 PASSAVANDI w
a RECTO poet £ ‘tore 0, scrivo l'Abate, Fornari, non accade quas vi Chi non lo
Saf quale opera di oloquenza non i È NZ Donda? Qu sono d'accordo tutti: Greci,
È Di cristiani, antichi è; moderni usano 1 LO ana « Che ammo sia. Dì esempio in
mano de asi. il como pot tente motivo della volontà umana. più £ Se i cinesi
hanno, fiato di elo i ) @ ‘popoli imporfettamente i 0 Tuo Lù. cosa riducesi ù a
degli. osempi. T qual È le tanga, SUnR, l tutt i S RIO che non sieno laudative
ricorre frequentissimo l’esem: A pio; onde all'oratore si prescrive, che sia
dotto delle SM 3 storie, e ne cavi opportunamente stimoli ad eccitare A Ì È con
l'emulazione i suoi uditori ugli atti generosi, 0 col 3 | timore dell’ infamia
e del danno distorli dalle imprese | disoneste. L'utilità, dunque, e
l'efficacia di questo i | mezzo 0 proprietà dell’eloquenza è indubitato » i 10.
Di costa all'esempio va la parabola e. l’apo- Vari logo, di cui è diverso però
l’uso e 1’ ufficio. Quella è sempre discorso grave e di grav e eloquenza parte;
(3 l'apologo, salvo rari casi, pende sempre nel faceto. Mi E qui pure scrive
ottimamente l'Abate Fornari : Li « Forse mentre da noi si v oratoria di questi
due compo derà attorno Maravigliato, a dimostrando l’essenza nimenti, taluno si
guar: cercando con la mente poco di storia straniera conoscenti, di necessità
dovea mMeorrere a finzioni fantastiche, per dar corpo alla leoce . . ae) morale
e proporzionarle alla finita capacità dell'umano alla parabola è quella che
consiste in un trasferir e. 1 l’oratore fa sè e tutto 1 uditorio in tempi,
luoghi | condizioni diverse dalle presenti. E finale e lo descrive, quasi che
egli e gli uditori tutti vi Mot trovassero in quel punto. Eschine si vale
bollamente di quest? immagine nell’orazione di risposta a della Corona del suo
gran LA Damiostene be: volere. A chi è ignoto Vapologo di Menenio Agrippa,
della ribellione di tutte le membra contro lo stomaco? Bastò quell’apologo a
rabbonacciar ia tempesta di una. plebe fatta indomabile dal sentimento della
sna forza e della violata giustizia. E quando fu mai che la pa rola di un uomo
avesse maggior vigore? E quello 5 non fu egli vigore della moral legge
individuata e. ravvivata in una immagine? 0 diremo, che Menenio Agrippa non
fece opera di oratore? E che fece dunque? A me mi è paruto sempre giudizioso un
motto di Tacito dove si accenna il lontano principio dell? eloquenza latina
appunto in Menenio Agrippa. Principio rozzo, quanto vogliate, imperfetto,
indegno anche, se vi piace, del nome e del progresso fatto di pui, ma PERGRO
certamente di vera eloquenza. » ; SCE 1]. Altra immagine oratoria efficacissima
e simile DE Ne abbiamo bellissimi esempi in molto prediche, | quando oratore si
trasporta col pensiero. al giudi 0 O] « Fatevi un po cora mente dal Tribunale,
ove siamo, al teatro; e pensatevi «di vedere che il ban: ditoro venga innanzi e
che debbasisfare,, secondo il AUG II OR, ene Te pria € nl i nol ih Oo Di
persona, 5 vedere fa città presa, ch dia mura, incendii di caso, madri. e
bambini monati in servitù, uomini c donne. cadenti per vecchiezza, tardi
divozzati dalla libertà, ‘ piangenti, supplicanti sdegnati non di chi li
percuote, È tua di chi ne fu cagione, scongiuramdovi che a vertin patto il
flagello della Grecia non si. coroni, anzi vi guardiate dall infausta fortuna
‘che e accOMpagi Ta costui; chè nè a repubblica incolso mai bene ne al uomo
privato che avesse i consigli di Demosten veguiito. TINELLO I s (ASTE aaa ds
‘Per valersi ‘con efficacia si questa. figura ‘biso! gia dapprima APP:
‘Tecchiuro deli canini (00 accen: i clero si gradi la Tanta» asia; qui: apI ne
SOI ot ada giova moltissimo Foe ne MIELE i eo d di dol discorso 220 ma, si
osservi, cotto non è falsarlo, allungare sl discorso non w dire renderlo
prolisso, bensì fermarsi più a lungo. si un pensiero per meglio farlo rimarcare
ed imprimer nella mente di chi ascolta. Donde « adlenque quel non so che di
antipatico che a questa parola si e sn nottere?. L'amplificazione ha iposo in
più guise e cioè a) con usare ad arte parole di significato più gra O più
leggiero del dovuto 0 valendosi DEA CONeg Jo vo Paz o d'altra figura p 0) coll
agerandire un tutto per via di compara e confronto, le circostanze di un fatto
‘paragonan do si ciascuna a ciascuna x Di ©) coll'aggrandire la figura dotta
‘graida; ai crescere DI diminuire il concetto sali passando: per vari gradi
Erasta ar) lasciando ‘inferire a chi ode la grandezza, pie: lezza. ‘od
impossibilità di una cosa, 200! pnal i tanze che sembrano ad esse ostrance | e)
esponenio minutamente ogni. TO, ndo molto uso di definizioni, di Di, oto n È
inter 100 immogini, e comparazioni, sospensioni, cre. oppure diminuendo una
cosa enor endere Sio se ne RA da Lesa altro mag Ca 7) valendosi dei conseguenti
e degli antocedoi e cioè dalla Srandezza degli effetti far arguire quella della
causa o viceversa 1 ion da più dun 3 ad esso sia posta dal - l'uditorio maggior
attenzione Br i E i SS %) dicendo di cosa 0 persona non Giò che è, ma ciò che
non è; in Siftatta guisa può l orazione ic; diventare infinita (Aristotilo). i:
È 13. E per concludere ecco altre saggie parole del- a. Abate Fornari. Si Come
il letto delle acque non ha interruzioni, ra solo piegature, seni, gomiti,
giramenti che non cn distruggono la continuità; così la struttura dell’orazione
ha sue pieghe e modi e movimenti varii, or So più lenti ed ora più concitati,
ma non divisioni, non Fe discontinuità, non riposi e ricominciamenti, non parti
5 tra sè veramente diverse. de . Da questa continuità delle membra e intima
loro. |. congiunzione risulta in gran parte l’unità dell’ opera.‘ d’eloquenza:
quell? unità, dico, la quale deve suggel- e tra gl’altri. Re anche l’orazione.
Bisogna la congiuntura delle membra di E: . per l’unità dell’orazione; ma più
bisogna l’accordo interiore delle cose. Niente dicasi che contrasti 2 ciò | ©
che si è dettooa ciò che si dirà appresso; non si ecciti | affetto che
distrugga o scemi la forza di un altro già | eccitato o che bisognerà eccitare.
Nè questo è tutt: | Ei bisogna che ogni cosa la quale si dica ed ogm i NE:
passione che si ecciti, concorra Con tutte le altre, aiuti. rinforzi, accresca
l'affetto unico a a si mira. E quì ù DI l'industria umana ha suo potere, come
ha potere dim ‘ primere unità, se così posso parlare, nelle acque cor4 ‘renti.
Ogni nuovo passo che l’orazione fa, sia comei rivo che si scarichi nel maggior
letto, ho lo me scolate onde diventano indiscernibili tra loro, né por. | gono
altro indizio di sè, che il cresciuto volume e la cresciuta possa del letto.
Con questa dilivenza di non. lasciar correre da sè nè disperdersi veruna delle
im- | pressioni oratorie, il nostro lavoro conseguirà non. È solo la necessaria
unità, ma ui’ altra dote eziandio | ‘che non è punto men rilevante. Io intendo
di quel : | graduato crescere e rinforzar dell’orazione, a mano L Tao che d° si
va accostando fi: Suo. termine: al torrente alla foce. F questo. è la
perorazione ; SUL finire dell’ opera oratoria raccolto e vittorioso. Onde 1
maestri dell’ arte sogliono richiedere, che. l'ora pre in sul termine ripeta.
brevemente tutto quello che ha sparso si di. pruove e'sì di affetti in Ri
razione Noi mon. vogliamo preserivere | nè quest altro artifici 10; che
talvolta cade e tal altra. non È Ben tace omandiamo, che egli trovi. maniera $
Re TA in sulla fine, Bei, usione verrà da se mede } Cva questo la conel tutto |
ante sima, più gagliarda e impetuosa, che cede nte, come quella ene aduna Je
forze e gli impet di tutta l'orazione. » ni +39 “di dei =: val | | pi V di F .
E, v i 4 % dc ‘A ì i Di questo ti ammonisco, chè be n De arte senza uso non
giova molto. Bi: ES Ed, È Ammaestr: de egli Ia TRL: » Si O conclusione del
nostro lavoro non crediamo. “RR A We DE ‘inutile registrar quì sotto «poche
osserva= NI zioni che, se proprio tra il dire e il fare Dona dovrebbero render
n discorso. Su “S entrasse di mozzo il mare, capaci DI principianti ad
improvvisa sare u qualunque argomento di propria competenza» Ple Considerate
attentamente sotto ogni #5 tto si pei oggetto del vostro discorso @ suddividetelo
nelle e ] ‘ principali. Le idee si trovano, come dici zonÌ col meditarvi SU; ma
bisogna do ciò co sa rdine O) non Lar: riesce et E JIA i 9, Non cominciate a
parlare prima di aver p suto alla forma, allo svolgimento, alle parti, alla co
elusione del vostro discorso. 3 3. Procurate di richiamare @ memoria inttali È
idee vostre od altrui intorno al vostro argomento, 1 detti e i fatti che ad
esso in qualunque modo si ri feriscono. È 4. Curate la semplicità e 1’
uniformità di soll mento e la conveniente proporzione tra le parti. 4 5. Ogni
cosa del vostro discorso sia conseguenza, di conseguenza. Quel che segue
aggiunga sempre a, «uel che precede in affetto o in idea, e avrete elo- |
ueaza. Questo è precetto del Tommaseo. 6. Quanto alla scelta del soggetto
quando n° i Îl caso si badi ch’esso non sia frivolo, avendosi | Oggi in
fastidio gli argomenti nulli ed in genere ogni. Spreco di ingéeno. Sia
proporzionato alle nostre di i © scelto dove già abbiamo molte osservazioni
ordinate: a chi lo sceglie così, dice Orazio, non gli POSSONO Mancare nè idee,
nè ordine, nè parole. Che sia nuovo oppur no, non importa; la novità ° consiste
nel modo di trattarlo; ma è bene annunziarlo, si 10060 Sotto una forma
possibilmente nuova. I Noi iamo, figli Sil SRO abitudini, e Hi: | consegr
loterminato tirocinio speciale. Jivenir oratore deve dedicarsi 2 fare : di-
romo così degli esperimenti. Scelga ogni giorno un argomento diverso e
possibilmente a caso e veda di tosservi un ordinato discorso tenendo presenti
gli in- dici che abbiamo dato per lo svolgimento di ogni È singola parte del
discorso. È L'oratore americano Enrico Clay, si legge nel Self help dello
Smiles, spiegò così ad alcuni giovani il se- greto de suoi trionfi. La mia
riuscita la devo sopra fi tutto a questo: che all’età di diciassette anni
cominciai, e tutti i giorni una. Ne consegue che mn chi ama e per molti anni
contimuai, 2, sfar lettura e parlare poi con abbondanza sull’ argomento È
trattato nel libro di storia o di scienza che avevo letto. Io mi dava a siffatte
improvvisazioni, ora nei campi, ora nej boschi, e spesso anche in una stalla,
dove non avevo altri uditori che il bue ed il cavallo. A tale della più grande
di tatte le arti iv | pratica precoce e determinati che hanno se- 7 devo. gli
impulsi primi gnato la mia carriera e la mia sorte. : 8 Nè in minor conto si
dovrà tenere la neces | sità dì contrarre l'abitudine di parlare in pubblico.
Se | Demostene, oratore greco a niuno secondo, arringando Si nnanzi a Filippo,
Re di Macedonia, impallidiva così.{ rtemente, da venirgli meno tutta la forza
del suo ACE ì ti HE y3 suna delle cose che doveva i quale | sgomento non s'
impadronirà di chi, non pratico, in prende a parlare in pubblica adunanza?
L’eloquenza, scrive Veronesi, è un: pool ito spontaneo in chi sì trova in
istato d’eccitazione. P. quindi in tale stato è il modo più semplice per cis
Vere il problema dell’eloquenza. » 3 (E narra l’esempio di un tale che, a
freddo, dopo la prima giovinezza non era più capace di fare un sol | Verso se
non. con grande stento, ma se in quale | cena beve un po di ona si accendeva
tanto da diventare improvvisatore, e di versi non mediocri. ì «Lasciando stare
da parte le eccezioni, conveniamo col Veronesi che l’eloquenza è un di psicolo-
gico che si manifesta ogni volta che le nostre facoltà x | fono eccitate,
vengono in qualche modo esaltate. Chi | | non ha visto per sone timide,
taciturne, ‘buttar fuori un, pete di dea in ica d’ ira, di sdegno, (irta ur
Adnnque mottersi in istato di moderata eccitazione, | bicchiere di champagne, è
il segreto | 0 GUELO Ko trovare una ai Bit n anche con un per diventare
eloquenti, parola calda e vigorosa. Chiunque di noi, scrive il già lodato
Veronesi, per quanto sobrio sia, anzi più abitualmente è è sobrio, alla fne di
un pranzo cordiale, in buona compagnia, avrà. trovato una parlantina che se ha
per appoggio inge- gno ed erudizione sufficiente parrà eloquenza, € ci s darà,
alla lettera, la facoltà d’ improvvisare discorsi | Sa cui non si era
menomamente pensato prima, @ molte | volte più felici, più spontanei di quelli
lungamente | | meditati, o, meglio, preparati e scritti: ci darà una. | Specie
d’ ispirazione. to SAR 10. Anche la memoria, che ha una caga im- portanza per
l'acquisto e 1 uso del sapere, è necessa Sia coltivata con amore. Serive a questo.
proposit. | Cicerone. (Dell'Oratore Libro I) Che dirò della È memoria, tesoro
di tutte le cognizioni? La quale se non custodisce le cose trovate e meditate
si capisce mente che tutte le altre doti dell’ oratore, BSs vi > vanno
perdute. È: TE vuolsi una buona memoria intellettuale, ‘q emoria la cui azione
nasce dall’ intelligenza del tto © dico ha per base il SETA delle uo TO 4h La
Bi. le relazioni di causa ed effetto, di mezzo e di fi (quella che si consegue
col moderno insegnamen scolastico), la quale consiste semplicemente nel ritene:
e recitare delle parole in dato ordine, anzichè ne richiamare le idee per mezzo
del loro logico legami Convinti di queste verità noi abbiamo trovato (d po
studi fisio-psicologici ed esperienze pratiche che furon, per la loro natura
medesima, lunghi assai). Sa trovato, gli è breve tempo, un nuovo sist ma di
mnemotecnica, sistema che torna d’ una fedeltà È infallibile perchè fondato
sulle leggi naturali della È memoria e non su combinazioni artificiali come i
varii Sistemi mnemotecnici escogitati fin quì. Il nostro Cul tun metodo nuovo,
che in possesso di qualunque in- | telligente, può no un vero tesoro per la
facilità 0 | la sollecitudine ad imparare e ritenere perennemente “ memoria
qualunque nozione, il contenuto di qua: “a libro letto una sola volta. NPRSuE
difficoltà Nitenere. ORA 0 sistema, UR studio, | per. dido.che sia, DIN QUE un
BC porone si vedono Laggo Questo metodo, facilissimo ad apprendersi. chissino
tempo, rende eminenti servigi in qualangue Ch) rano di studio; facilita
prodigiosamente g oli esami sco lastici; pone in grado dè pr onunziare sermoni,
discorsi, lezioni senza l'aiuto di note 0 del manoscritto, che È basterà aver
letto una volta sola; rende facilissimo | qualsiasi studio e giova immensamente
in a qualunque emergenza della vita. quotidiana. Questo, Hcno è insegnato
completamente i nos tro libro L'ARTE DI RICORDARE 2.a edizione che costa Lire
Presso; l'editore S. Lapi di Città di Cel (Peragia): SR INDICH: see procetti
atti a procacciarla | ERo A IL Dello Hr pube BR II. Delle parti del
discorso.Svolgimento delle parti dui fr . discorso Feordio oo Proposizione Rene
Definizione e partizione : sat VALUTA = Gata . si Y E n DE») VIaSSi Descrizione
. Ra RI x. Relazioni e 5 Na SIC Dimostrazione | Ve; DEI: î e du 4 CS oratorii 5
Mu Precetti L'ULTIMA PAROLA DELL'ARTE STENOGRARICA LA STENOGRAFIA IN TRE
LEZIONI Con metodo nuovissimo, originale italiano, dovuto ale l'autore medesimo
del presente volume. S'impatt da sè, in un giorno. Lire 2. In vendita presso
l'Amministrazione del Giornale per tutti a Ivrea (Piemonte). Questo metodo
semplice, facile, breve, rapidissimo; derivato da un attento e lunghissimo
studio della mostra ortografia; a della nostra lingua, ottenne della
costituzione @ dell’eufoni un tale successo, suscitò un tale giustificato
entusiasmo che allo scopo di diffonderlo si formò tosto un'importante Associa”
zione Nazionale, che volle acclamare et Presidente Onorari? to: l'autore del
metodo, e il cui Comitatorè così compo? dp S. E. il Conte Costantino Nigro,
Senatore del Regno, ‘Ambascia” la Corte Tmperiale dA tore di S. M. il Re
d’Italia presso i, stria. S. E. il Conte Ghiglieri, Senatore del Regno. Tati
tore. Burone Ing. Severino Casana. Senatore Comm. Chiala. Senatore Comm. Avv.
Secondino Frold. Conte Avv. Giacinto Cibrario. Senatore Comm. atore — Senatore
Comm. Prof. Graziadio Ascoli. Senato fino di Valperga Conte Guido. Senatore Gom
Senatore (ruido Fildellu. Sena togno. Depututo Comm. Avv. Pr Comm. Avv.
Romuuldo Palberti. D 1 D Deputato Comm. Tuneredi Gulimberti: =. 2 pucca: Carlo
Compans. Deputato Comm. A oto Mar i Prof. Francesco Parinets: > DOP e asco.
Comm. Giuseppe, Giucos ei ‘i e della R. Univertità do Bolognini, . Università.
i n QI Ing» Vittoro Sclopt5 Nouni giudizi sul sistema memonico dell'Autore
Genova. È opera di gran momento quella a cui Ella con tanto amore |. e dottrina
si accinse, imperocchè base di ogni sapere umano, | di ogni portato dell’
intelletto, di ogni ordinato impulso dell’a- nimo è la memoria delle cose, che
acumina lo spirito d’osser- vazione, scuopre il vero, rispurmia gli inutili
sforzi de lla mente. Coltivare la memoria dovrebb'essere il fondamento, di
tutti. gl’ insegnamenti didattici, affinchè il pensiero individuale non Si
trovi mai isolato e non ci sia mai ‘sperpero di energia men- tale e psichica. |
Rn Auguro alle di Juei teorie, che riconosco basate sopra prin- cipii
razionali,, la sorte fortunata che si meritano ; a lode di Lei ed a vantaggio
di tutti. se Vico- Ammir. Comm. Cario De Amezaga. Finalmarina. Colgo quest’occasione
per tributare alla S. V-_IL d glioso. Esso possiede dei pregi incomparabili, ©
P ne, ogni enco \ to. Peccato € | grande per i cultori del bello, del buono,
dell’ utile che più diffusa, meglio cor i P. Macario da Ghul Lettore di
Teologia e Vicario CM Porto Maurizio 15 [ags Ho letto con piacere © ‘profitti
le assicuro che ci ho trovato mn prova, di memoria ammirabile. | ì miei
complimenti più since Prof. Brescia. Ho letto con vivo interessamento le sue
lezioni sull’ Art ; ricordare, e Le faccio i miei rallegramenti per aver
trovato SI che, bene applicato, può dare frutti eccellenti per lo svolgimento
delle facoltà ritentive della memoria. E desti # tabile ch’Ella faccia molti
proseliti fra i giovani onde questi possano profittare debitamente delle di Lei
ottime lezioni. (Prof. nel R. Istituto Tecnico di Brescia) Pavia. Roma. i ica,
Ammiro. schiettamente il suo sistema di mnemofecnica, ioni ch’ Ella riconosco
giustissime ed assennate le CERA ca o espone così diligentemente e nun mi
meraviglio q sultati ottimi ottenuti. (Min. Agric. Ind. e Comm.) Prof. Rag.
Ulisse Zanotti Trieste i >, non Col suo metodo Ella imita la natura, non
ciecamente; pi è 5 b CELSO la va-- seguendone macchinalmente i precetti:
sibbene imitando n e zionaimente, per analogia e nel suo logico ada vale si
circostanze, seguendo infine lo spirito e non la letter suoi procedimenti. fl
suo metodo è un € da Ella enùmerati ni Studio un piacere anche a coloro per cui
era prima una pena, generando in tutti una volontà intensa di studiare. Vittorio
Donati pubblicista. Portomaurizio 2 Agrile 1893. Il yostro metodo mnemonico è
fallibile, né può essere uguagliato. È della più grande nutilità, dappoichè
tutti i vantaggi, (e mon son pochi) che voi eli attribuite, io li ho già tutti
consta- tati, e se ho potuto constatarli io, logoro: nel cervello e nella
memoria, grali maggiori utilità non ricaveranno da esso gli Studenti di
qualsiasi ramo, di mente fresca e di giovane età? Essi col vostro sistema non
hanno più bisogno di prendere appunti durante Ja lezione del professore,
perocchè voi fornite loro col vostro metodo un vero talismano dinanzi al quale
ogni Ustacolo nello studio svanisce eccellente, facilissimo, in- Gerolamo
Spinelli. ava osi A apo d'opera. Oltre a tutti i Mo, i 3 un altro ancora ve n’ ha:
rende cio P in COLTURA E PROP? 3AZI di piante nuove © di vegetali utili © poc
e/miglioramento di ortaggi comi r tura ed alla propagazione di: Bc poco noti,
nonchè al migl @imuni, sotto lan direzione di Il Giornale per tutti. fiori più
curiosi @ stray gi teressanti, dei vegeta! È db; Gi ALTRE: PUBBLICAZIONI DELLO
STESSO AUTORE La L'ARTE DÌ ESSERE PROMOSSI AGLI ESAMI (opera preziosa per eli
> Di studenti, per chiunque ha da subire nn esame), L. 1 5 È L'ARTE DI
IMPROVVISAR VERSI sia in teatro, in sogietà, comeca ta- ‘1 volino). 1.. 0,80. P
nr LA PREVISIONE DEL TEMPO ALLA PORTATA DI TUTTI. — Mozzi facili.e sicuri
basati sulla scienza. = 1. 0, 50 gi LE CURIOSITA’ DELL’ERUDIZIONE. Guriosità
storithe, scientifithe, Varie, Oricim e leecende — L. 1,75. % + IL LIBRO DEI
PERCHE’, — Spiegazione scientifico-popolare dei fenomeni | x . d’o&ni
giorno. = L. 1, È, 5 DI UN SURROGATO AL TABACCO PRIVO DI NICOTINA, immen- DE
“ssamente economicò, superiore in fragranza al tabacco naturale, usatis- i
“simo all’estero e alla portara di tutti. L. 1. ni LA VITA A BUON MERCATO. I.
1. > LEE ARTI ED INDUSTRIE DA DILETTANTI ENCICLOPEDIA DEI LA- Met VORI DA
DILETTANTI. Lavori su legno, vetro; specchi, metalli, marmo, pule c cellana,
tartaruga, madreperla, schiuma di mare, cartapesti, gesso, pelli, piante,
tappezzerie, tessuti, piume, cuoi, fotugrafia, fotominiatvra, incisione,
scultura, chimica, plastica; pittura, conciatura, bronzatura, argentatura,
doratura, ich - latura, eee. ecc, L. 1,50. »; UTILIZZAZIONE DEI RESIDUI. —
Sessanta utilizzazioni di residui, da x È SO trarsì serio profitto per
l'econumia domestica, l'industria, ce la de 50, fi late RASSEGNA DELLE
SPECIALITA’, Segreto di composizione di cento e o fra le più importanti spec
alità e nuovi prodotti ind istriali.col relativo detta- dA gliato processo di
fabbricazione. Utile a tutti trattando delle più disparate spe- E° cialità,
1.1, Tutte queste opene e varie altre dello stesso antore sono in vendita
presso l’àmministrazione del Giornale per tutti a Ivrea. Presso la stessa trovansi
pure in vendita le seguenti into vessantissime pubblitazioni. TUTTI PIANISTI, —
Metodo per ‘imparare da se stessi a suonare il più noforie, Seaza conoscere la
musica, senza bisogno ui maestro. Metodo.elo-* giato da distinti Mpestri
Fienlato earartito; 1.9; dt " LA PRODUZIONE DELLE PERLE A VOLONTA’ E IN
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e Buonarroti AGA MAGÉRA DIFÚRA Dizionario delle lingue immaginarie (Zanichelli;
ristampa; Les Belles Lettres), oltre 2900 voci, 98 illustrazioni, schema
analitico delle lingue immaginarie, prospetto cronologico dei principali autori
di lingue immaginarie, ventotto pagine di bibliografia (per visionare la
bibliografia cliccate qui). Le voci riguardanti il teatro sono a cura di
Alessandra Barsi. Il titolo è ripreso da una poesia in lingua inesistente
scritta da Tommaso Landolfi nel racconto Dialogo dei massimi sistemi: Aga
magéra difúra natun gua mesciún Sánit guggérnis soe wáli trussán garigúr Gùnga
bandúra kuttávol jeris ni gillára. Lávi girréscen suttérer lunabinitúr Guesc
ittanóben katir ma ernáuba gadún Vára jesckilla sittáranar gund misagúr, Táher
chibill garanóbeven lixta mahára Gaj musasciár guen divrés kóes jenabinitúr Sòe
guadrapútmijen lòeb sierrakár masasciúsc Sámm jab dovár jab miguélcia gassúta
mihúsc Sciú munu lússutjunáscru gurúlka varúsc. Il dizionario è un viaggio
nella creatività linguistica, una raccolta di lingue inventate nei campi più
eterogenei (letteratura, teatro, cinema, musica, pittura, pubblicità, fumetti,
televisione) e per le finalità più diverse (religiose, comunicative,
espressive, ludiche, culturali). Esce una ristampa del libro. Per alcune
recensioni alla ristampa cliccate qui. Nelle due pagine centrali della cultura
di "la Repubblica" esce un articolo di Francesco Erbani Parole,
giochi proibiti, per leggerlo cliccate qui. Leggete la recensione di Umberto
Eco su "L'Espresso". A proposito del tradurre da una lingua
inventata, Eco cita Aga Magéra Difúra anche nell'introduzione a Joyce, Anna
Livia Plurabelle, nella traduzione di Samuel Beckett e altri, versione italiana
di Joyce e Frank, a cura e con un saggio di Bosinelli, Einaudi, Torino,
"TuttoLibri - La Stampa" Bartezzaghi recensisce Aga magéra difúra:
leggete qui. Articolo di Bartezzaghi su "la Repubblica" intitolato I
fabbricanti di lingue dove si parla ancora di Aga magéra difúra. Sulla
"Domenica de il Sole-24 ore Dossena recensisce Aga magéra difúra: leggete
qui. Una voce Aga magéra difúra, dedicata a questo dizionario, esiste
nell'Enciclopedia dei giochi dello stesso Dossena (Utet, Torino). Una bella
stroncatura del libro (finalmente), a opera di Sebastiano Vecchio, intitolata
Per chi è appassionato di linguaggio (in pratica ci rimprovera di non essere
dei linguisti, ma solo degli "appassionati di linguaggio"), esce su
"Italiano&Oltre". Partecipa con Fosco Maraini alla trasmissione
televisiva MediaMente, su RAI 3, condotta da Carlo Massarini, per parlare di
"lingue inventate", per vedere il video su YouTube cliccate qui. Nel
libro di Andrea Moro Le lingue impossibili, edizione italiana a cura di Nicola
Del Maschio (Cortina), si fa un accenno a Aga magéra difúra: Il testo di Okrent
cui fa riferimento Moro è: Arika Okrent, In the Land of Invented Languages,
Spiegel and Grau, New York. è uscita una traduzione francese a cura di Egidio
Festa con la collaborazione di Marie-France Adaglio, presso Les Belles Lettres,
576 pagine. Su "Le Monde" esce una recensione di Roger-Pol Droit:
BONNES JOIES DE BABEL. Un'altra recensione firmata da Picard, intitolata Les
langues du pays des merveilles, esce su "Nonfiction. Le quotidien des
livres et des idées". La recensione di Picard è interessante perché
sottolinea l'incommesurabile inutilità del libro. Fra le altre recensioni
all'edizione francese quella sul numero 5 di "Viridis Candela", 8
absolu 129 EP, vulg, "carnets trimestriels du Collège de
'Pataphisique". Al Centro Pompidou il libro ha partecipato al festival
«KHHHHHHH» Langues imaginaires et inventés. Nell'ambito della mostra Marinetti
e il futurismo a Firenze. Qui non si canta al modo delle rane, Biblioteca Nazionale
Centrale di Firenze, ho tenuto una relazione su Marinetti: parole in libertà e
lingue immaginarie. Su "creatività linguistica e lingue immaginarie",
il mio saggio "Al Barildim Gotfano. Creatività linguistica e lingue
immaginarie", uscito su Parol, Quaderni d'arte e di epistemologia. Lo
stesso tema avevo già affrontato in Sobre "l'imaginari lingüístic",
relazione al convegno sulla creatività svoltosi a Velencia nei giorni 2, 3 e 4
maggio 1996 i cui atti sono raccolti in A creativat Ara, L'Alfàs del Pi, País
Valencià. Il testo Al Baridilm Gotfano è citato nella bibliografia Su nonsense
e traduzione del nonsense: indicazioni bibliografiche a cura di Angela Albanese
contenuto nella rivista "Il lettore di provincia" dedicato al tema I
dilemmi del traduttore di nonsense, a cura di Franco Nasi e Angela Albanese.
Una relazione di R. su Gerghi e lingue immaginarie al castello Pasquini di
Castiglioncello all'interno di un ciclo d'incontri su La comunicazione, volti e
forme: i gerghi, organizzato dal Centro Studi e Ricerche sulla Comunicazione
diretto da Giovanni Manetti. Si veda anche il mio articolo Tradurre da lingue
inventate, all'interno del dossier L'artefice aggiunto. Tutti i modi di
tradurre, apparso su "L'Indice dei libri del mese". Il testo,
leggermente modificato, è stato pubblicato nel Quaderno edito da Babel festival
di letteratura e traduzione, edizione 2019, svoltasi a Bellinzona (Svizzera),
intitolata Non parlerai la mia lingua, dedicata alle lingue inventate; per
leggere questa nuova versione cliccate qui. Sempre riguardo alla traduzione, il
dizionario Aga magéra difúra è citato in un testo di Antonio Prete, "Aga
magéra difúra": sul tradurre da lingue inesistenti, in Antonio Prete,
All'ombra dell'altra lingua. Per una poetica della traduzione (Bollati
Boringhieri, Torino). Sull'argomento delle lingue inventate anche la mia
relazione su L'italiano immaginario tenuta al convegno L'italiano, lingua
d'Europa, organizzato dall'Istituto italiano di Cultura di Strasburgo. durante
la trasmissione radiofonica Baobab su Radio 1 della RAI, va in onda una mia
intervista sulle lingue immaginarie, per ascoltarla cliccate qui. Sempre il
tema dell'italiano immaginario è stato oggetto di una conversazione, introdotta
e coordinata da Andrea Grignolio, durante la nona edizione del Festival delle
Scienze, dedicato a I linguaggi, svoltosi a Roma, all'Auditorium del Parco
della Musica, festival che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Noam
Chomsky. Sulla mia partecipazione a questo Festival una mia intervista radiofonica
alla trasmissione La Notte di RadioUno andata in onda il 23 gennaio 2014, per
ascoltarla cliccate qui. Una nuova versione, rivista e aggiornata, di
L'italiano immaginario è uscita nel volume Langues imaginaires et imaginaire de
la langue. Etudes réunies par Olivier Pot (Librairie Droz, Genève). Per leggere
questa nuova versione. Di linguaggio (quasi immaginario, in quanto economico)
si parla anche nel mio saggio Sraffa and Wittgenstein. Profile of an
intellectual friend. Nel libro di Alberto Nocerino e Roberto Pellerey
Laboratori di scrittura. Istruzioni per una ginnastica alfabetica infinita,
edito da Graphofeel Edizioni di Roma, si accenna agli studi e ricerche sulla
fantasticheria letteraria e sull'enciclopedismo ludico, una corrente che
avrebbe influenzato profondamente l'orientamento di molti laboratori di
scrittura italiani e a p. 24, nota 14 si cita Aga Magéra Difúra. Ho tenuto dei
laboratori sulle lingue immaginarie, cliccate qui. Ho parlato di Lingue
immaginarie e folli letterari: alcuni casi italiani in "Les Cahiers de
l'Institut", rivista dell'Institut International de Recherches et
d'Exploration sur les Fous Littéraires, numero 4, 2009. L'articolo di Daniele
Baglioni, Lingue inventate e "nonsense" nella letteratura italiana
del Novecento, in Antonelli e Chiummo, a cura di, «Nominativi fritti e
mappamondi». Il nonsense nella letteratura italiana, Atti del Convegno di
Cassino, Salerno, Roma, è basato - come dice l'autore stesso - "per la
gran parte dei testi commentati" su Aga magéra difúra. Ecco la nota di
Baglioni: Baglioni cita Aga magéra difúra anche in un altro suo interessante
lavoro: Poesia metasemtica o perisemtica? La lingua delle Fànfole di Fosco
Maraini, in Valeria Della Valle e Pietro Trifone, Studi linguistici per Luca
Serianni, Salerno Editrice, Roma. Sul sito del Centro Studi Landolfi è uscito
nel maggio 2013 un mio testo Landolfi inventore di lingue, citato nel saggio di
Ignazio Sanna, Traduzione e significato nel Dialogo dei massimi sistemi di
Tommaso Landolfi, “Medea”. Aga magéra difúra è citato anche in Raconter
l'Oulipo. Histoire et sociologie d'un groupe di Camille Bloomfiel, edito da
Honoré Champion, Paris. Come studioso di lingue inventate sono chiamato in
causa nel romanzo di Adrián N. Bravi L'idioma di Casilda Moreira, Edizioni
Exòrma,dove sono presentato come l'estensore della prefazione a un libro
inesistente. Un debito al nostro dizionario delle lingue immaginarie, Aga
magéra difúra, è dichiarato da Andrea Bellini, uno dei curatori, insieme a
Sarah Lombardi, della mostra Scrivere disegnando. Quand la langue cherche son
autre tenutasi al Centre d'Art Contemporain di Ginevra. Scrive infatti Bellini
nel saggio introduttivo al catalogo edito da Skira nella nota 1 a pagina 15:
Per ulteriori info su questo aspetto dell'influenza di Aga Magéra Difúra sulla
mostra ginevrina cliccate qui. Nel Dizionario del bibliomane di Antonio
Castronuovo (Sellerio, Palermo), nel capitolo intitolato "Scibile
intero", è citato Aga Magéra Difúra. Su "La Lettura", supplemento
culturale culturale del "Corriere della Sera", un articolo di
Antonelli, Inventare idiomi funziona poco (ma nei libri sì) (parte I e parte
II), dove si presentano due schemi riguardanti le lingue immaginarie e fra le
fonti utilizzate si cita Aga magéra difùra. HOME PAGE TèCHNE RACCONTI POESIA
VISIVA ENCICLOPEDIE BIZZARRE ESERCIZI RICREATIVI NEWS. Ugo Basso delle Rovere.
Basso. Keywords: Deutero-Esperanto. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Basso,” pel
Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library. Basso. Rovere.
Basso.
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