ROSSI
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Rossi:
l’implicatura di Lucrezio – la scuola di San Giorgio -- filosofia campanese -- filosofia
italiana -- Luigi Speranza (San
Giorgio). Abstract. Keywords: Lucrezio, materialismo, psicologia filosofica,
filosofia romana, lingua latina. Filosofo campanese. Filosofo italiano. San
Giorgio, Campania. Il più grande e puro metafisico" nelle parole di VICO
(si veda). Vive a Montefusco. Studia a Napoli. Scrive diverse saggi tra cui il
più importante rimane “Della mente sovrana del mondo”. Altri aggi:
Considerazioni di alcuni misteri divini, raccolti in tre dialoghi, Dell'animo
dell'uomo, Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. DISPUTAZ10NE UNICA DELL’ANIMO DELL’UOMO DEPUTAZIONE UNICA Nella quale
fi fciolgono principalmente gli Argomenti di LUCREZIO (si veda) contro all’Immortalità.
OPERA DI R., abate Infoiato di S. Giorgio ec. -J> fi D All’ Illustrissimo
Signor Marchese D. LORENZO BRUNASSI VENEZIA. Con Licenza de' Superiori w>5'
! •yr&Si fftm/rbr Nil tam diffìcile eff, qtiiu qiuerendo inveffigari
poffìet. Ter. Heautontim, A3, 4. Se. r. % 1 ILLUSTRISSIMA % 9 SIGNORE tv Ella
dimora, che in questa nostra città di Montefufcolo per alcun tempo fatta avete,
tanti argomenti di virtù, e nel riguardevole uffizio di Regio Uditore, e
in_> tutti gli utti -cibila vita^ avete dati; che in ogni parte di quella
ben ampia Provincia, la lode, e’1 nome vostro nelle bocche degli Uomini rifuona
da per tutto. Per la qual cofa io non folamente ho dovuto rivolgermi verfo di V
oi ad ammirarvi, ed amarvi con tutti gli altri; ma ancora ho potuto alla degniffima
persona vostrà alcun particolare oflequio preftare : e fi il mio libro
dell’immortalità dell’animo, che ora efee alla., pubblica luce, dedicare, e
confecrare. Concioffiachè la V irtù fola di per fe, fenza dover altro cercare,
fia potentiffima cagione, perché riveriamo, ed onoriamo colorò, che adorni ne
fieno: e più quelli, che nel più alto feggio di lei collocati veggiamo. Nel che
nondimeno, mentre l’af: ' • fe lezione dell’ animo rivelente, e divoto ho fegui
ta; nel tempo medefìmo all’ opinione del libro, e I9ia?r ip cr e do a -baflanza
a ver provveduto. Perciocché io non dubito, che v quella mia Opericciuola,
(qualunque ella ha) oltre a’ confini dell’ Italia, ed • oltre al ter mi ne d
ella prefenteEtà,inRegioni rimote, ed a futuri tempi coll’autorità del tifone
volo, e chiaro nome voffro nom> abbia a trapaliate. Grande fermamente, e di
gran laude degna è la Virtù voftra, che fin dalla prima giovanezza con perpetuo
tenore, belle, e laudevoli opere ed alle private, pe rione, ed alle pubbliche
cofe profittevoli arrecando, fi è dimoftrata. Nel ti lumi di Giurifprudenza,
quanti ivi fono, ri luffe., ella con grande ammirazione di tutti : poiché
appena varcati tre luftri, a prò di litiganti, e di rei, ' tifiti a dotte, ed
eleganti, e fpiritofeOrazioni vi udirono recitare. Per la qual cosa di dì in dì
Tempre più crefcendo l’ opinione del valor voftro, del pregevole ornamento
della Toga di Giudice della Gran Corte maturamente fu il voftro merito onorato.
E in * quel gra vidimo Miniftero con lucidezza di feienza, e con incredibile
coftanza il dritto cammino del V ero Tempre tenendo, e in ogni affare la
prudenza ufando; cosi bene avete adoperato, che l’approbazione, e l’amore di
ognuno, e in quefti vicini ben avventu roti tempi il favore ancora della Maeftà
del Gloriofiffimo Re noiìro avete meritato. Quin‘ di l’ alta di lei Regai
provvidenza, il -primo onore confervandovi intero, a moderare i Tribunali delle
Provincie, ed a tenerne gli errori, e le corruttele lontanila conofciuta V irtù
voftra ha prefcelta. E a 2 ben la Città noftra innanzi ad ogni altra, e tutta
la Provincia, delle diritte, fagge, e fcorte maniere-, voftre con comune
ripofo, e comun contento copioii frutti han ricolti. Ne folamente nella nobili^
ma fcienza delleLeggi,ma in altre parti ancora dell’ umano fapere Voi avete
molte fatiche, e vigilie, collocate: le quali e la noja adergono di quegli
ftudj, e ne ajutano l’ intelligenza, e la cognizione dilatano, e compiono dell’
Uomo. Ne finalmente^, nelle pulitezze, e amenità delle Lingue più belle non
avete ancora efercitato lo ’ngegno : poiché con elette Poefie tofcane e latine,
della nobile Academia Cofentina, e della,, famofa Arcadiadi Roma, ove liete
aferitto, avete fuperata l’ opinione. Ma la voftra loda più ricca, e adorna £
difeopre, e più chiara, e luminofa nelle dovizie, e negli fplendori del delle
magnifiche, e memorande laudi del Signor Duca di San Filippo voftro degniffimo
Padre. Le quali fe non diftintamente narrare, ne degnamente celebrare, che non
è luogo, ne io con niuno ingegno potrei; perchè fon pur voihe, debbo almeno in
alcun modo additare. E in particolare alcuna parte del veramente maravigliofo
governo, che delle pubbliche cofe egli ha fatto, nel confiderabile. Ma
Digitizéd t Magiftrato di Eletto del Popolo debbo rammentare in ogni modo. A
quella importantiffima ammiri ideazione in tempi difficili, e pericolofì, con
tutti i fuffragj più volte chiamato il Signor Duca, con mirabil fapienza, e
con.» incredibile iludio, e fatica i pubblici affari ha condotr ti a felice
fine. Egli la pubblica falvezza fempre meditando, e a quella ogni penfiero, ed
ogni operai rivolgendo, una cofa affai difficile ha confeguita: che per tutto
il tempo, che quell’ immenfo pefo ha_» foftenutó, giammai ne per colpa
murray-rtc-per qualunque fortunofo evento, ne di fterilità, ne di guerre, ne di
altro fimigliante, nella Città, e nel Regno la fcarfità, e la fame fiali potuto
introdurre. Perciocché, oltre ad ogni altro ingegno di fcorto provvedimento, in
ogni tempo da lontane Regioni per lunghi tratti di mare co- t « piofe annone
fonofì fatte approdare ne’noflxi Porti. Nel che con raro efempio di carità
verfo la Patria, di o/Iequio verfo il Principe, delle fue proprie fo~ ftanze
molto oro ha profufo. Sopra tutto di eterna memoria degno è quello,
cheneiravvicinamentodelle vittoriofe Infegne dell’invitto, pio, felice^. Re
noftro, in tempi pieni di timori, e di fofpetti, premendo ancora il nolfro
Suolo le armi nemit'àìf b che; s che; mercè de’fuoi alti configli, nella Città,
e contorni ogni cofa videfi tranquilla, e quieta. Orche le rapine, le
occifioni, i tumulti, che i trifti, e iediziofi Cittadini in foIniglianti tempi
meditar fogliono, tenefiè dalla. Città lontani; Egli follecitamente le cofe
alla vita neceflarie appreftando 5 e gli animi feroci della plebe mitigati, e
addolciti co’ Signori conciliandola tranquillità, e la pace nella Città, e
quindi in tutto il Regno fuori di ogni opinione ritenne. Onde potè dirti
allora, che eglf il Signor Duca la Città faiva, falve le vite, e foflanze de’
Cittadini al Gloiiofo Re noflro avefle ' conferva te. Caro pei - tan„ * to al
Re, alla Regai Cit„ tà, ed al Regno, a.fublinii. degnità fi è veduto
meritevolmente afcefo. E prima il pregevoliffimo onore ottenne già di dover b 2
Egli Mf Egli colla fua Famiglia, in uno qual più voleffe de’ nobiliffimi Seggi,
fra Patrizj effer annoverato, e delcritto-. Pe^qticfte vie, e con
ifplendidiffime affinità la fua Cafa nel più alto luogo de’ Baroni, e Signori
del Regno ha follevata. Oltre al le nobili Famiglie Spina della Sardegna, e
Poliaftri della splendida nobiltà Cosentina, in donando a Voi in Isposa la
Signora Marchefa D. Marianna Orenghi, Dama di rare doti, tutti i pregi di
quella nobiliffima Famiglia nella fua propria Cala ha trasferiti.Per chiù- '.
quella chiariffima Famiglia ella è nobile in Ventimiglia,Città principale pofla
nel fuolo di Genova. Ella è altresì nobile in Roma, rocca dell’Eccleiiaftico
Imperio. Ed ivi a > | quella Repubblica faggi,>, Togati » e prodi
Capitani; equi Senatori in Cam- dere in brieve giro più cofe pidoglio, qual fu
un Giovan Angelo Orenghi, e_> degniffimi Prelati, e Car-, dinali; tra quali
il Cardinal Niccolò Orenghi di onorata memoria, alla-, Chiefa ha donati. In
oltre alla Signoril Cafa Maffa degli antichi Baroni del Vaglio gli Orenghi
Erettamente appartengono : ' della qual Cafa fu già l’Ava paterna della Signora
Marchefa, che del lodatiffimo a memoria noftra Cardinal Girolamo
Maffacafanatte, è degnifsima ma Pronipote. Quella picciola parte delle
voftre_> amplissime lodi ho io qui potuto ricordare, molte,' e grandi cofe
lafciate addietro. Dal che nondi. meno lì può vedere, che di fommo pregio è la
mia fperanza, che ’l mio libro, che ora al volil o merito inchinato vi
prefento, dedico, e confacro j ficcome 1’ accefo delìderiadel di voto animo mio
contenta in parte; cosi fra molte genti, e pe r mol•. :. . " te. / . te
età debba effe re .durevole memoria della ferviti! mia; della quale fopra ogni
altra cofa del Mondo onorandomi--, -volentieri mi confermo f'- 1 Di U. S.
Illuftriflima ma rno Divotifs ., eri Obbligatifs. Servitore - L' Abate Roflì di
S. Giorgio. Oicbè può avvenire, che quefa mia Difputa capiti nelle mani di
alcuni, che le vane fittilit'a, e, pregiudizj feguono ancora della vo/gar
Ftlofofia; e' fa di me fieri, che io qui alcuna cofa ne dica, che mi pare dover
dire per liberarla, fe è pnjjìbilc, dalle coloro accufe. Imperocché eglino
cerfh mente bia finteranno leu maniera di filofofare, che io ho prefo a feguire
: e le dottrine, che vi arreco t tutte, o parte come nuove, e frane
rifiuteranno : e nelle ofeurità, nelle quali forza è che alcuna volta fi
abbattano, e dove da' fienfi, e parlari loro i miei fi dipartono,come fogliono
in sì fatte accu fe di leggieri trascorrere \ fufpicberanno ancora per
avventura, che alcuna cofcu» vi fi a fionda, che colle verità della' nofra
Santa Religione non ben confenftt, Or io innanzi ad ogni altra cofa /* Alti fi
fimo Dio chiamo in tefliShnio, che con-, * c quefa + t quejla tuia fatica altro
non ho io intefo, che quelle verità, quanto più per me fi è potuto, nell ’
ordine naturale ancora co * fumi della Filofofia avvalorare, e oi di quel
torrente d’Eloquenza divina, con la quae vi avete fatta una fpezie di favellare
tutta vo:lra propia ? perch è p ropia di co tal Jcienza ? Dela bellezza, e’
leggiadra de’ traf porti, che ufate_» tutti opporti, dome debbono eflere, a
quelli, che ufa l'eloquenza Umana; perchè quefta debbe fare dello fpirito
corpo, e voi in certo modo fate del corpo fpirito. Voi liete degno, Signor D.
Tomma- \ fo, non già di Montefufcolo, ma della più famofa Univerfità dell’
Europa. Laonde poiché la voilra modedia, eguale alla voftra gran dottrina, e
virtù ve ne fa contento, almeno giovate il Mondo di coterta fappfentiflìma
Scritturai la quale l’aflìcuro, che recherà gloria, non che a Napoli, all’
Italia tutta, con merito grand irti rno inverfo della Pietà, che fi rifonda in
utilità di tutte le Repubbliche, e molto più Criftiane: e vi fo divota
riverenza. Uantunque negl* infelici tempi del Gentilefimo denfiflìme tenebre d’
ignoranza delle cofc Divine, (alvo il Popolo Ebreo, premettero tutta l’Umana
generazione; pure per lo Covrano magillero della Mondana fabbrica, e per
l’ordinato, e collante corfo de’ moti, e delle generazioni da una parte, e per
la virtù dell’Umana intelligenza, c per 1’interna, e comun legge, e regola
delle operazioni della vita,dall’ altra; delle quali cofe, quella è certa, ed
illultre lignificazione, e quella è chiara, ed indubitata cognizione di Dio;
aggiuntevi ancora te reliquie della tradizione de’ primi. Uomini; pec tutte
quelle cagioni, era nondimeno nelle menti degli Uomini altamente infitta A Topi
NI nz T opinione dell’ autorità, e del principatoDivino, edinfieme dell’
Immortalità degfi Animi umani, e del t fa patta inferno opinioni di' loro al
futuro Secolo. E tra’Filofofi,i più gravi, e fublimi, purgata la Religione
daldella Satura h ttolta moltiplicazione delle Deità, e divinale dei r
dalFaltrc feoncezze, e fozzure della V olaumdeirvo- f U p Cr ttizione, vennero
a conofcere, on folo Autore dover vi etterc, e un folo Arbitro di tutte le
cofe:c la Divina origine, e l’immortal condizione degli Animi noftri, e le pene
degli fcellerati, e i premji degl’innocenti ebbero per fermi, e più minuti, ed
ofeuri, febbene ne la forma zionc dell’ Univerfo, per potere, ed ingegno di
mente fovrana; ne l’informazione del corpo umano, per condizione di mente
inferiore informante, comprendere potettero; tuttavia la più parte di loro, ne
provvidenza di Mente Eterna, r ne realità di Animo Immortale in altro modo
negarono, che, nel Mondo la rea4* lità del Divino cflere, e nell’ Uomo, la.
verità del dovere onefto ritenendo. Il che i moderni Epicurei con tutta laco #
pia de’ lumi de’ noftri avventurofi tempi non fanno; come quelli, che per
eftrema malizia, ò cecità, non de l tut to convinti, per non potere concedere
in Dio realità di Edere fenza verità di legge, e nell* Uomo verità di legge
fenza realità di natura foffanziale; e per non volere l’una per l’altra in Dio,
e nell’ Uomo rirenerc; fi gittan più tofto negli effremi dell'empietà del
totale annullamento di ogni realità, e di ogni verità Divina, ed umana. Ora per
forza di que’ naturai» lumi, e di quelle antiche origini, e’ non è da
maravigliare, che Lucrezio, il più fiero nemico del culto, e dell' Immortalità,
abbia nondimeno per vere, ed affermi alquante cofe, che l’infelicità de’fuoi
tempi fol potè fare, che noi conduceflfero per diritto cammino al conofcimento
del Y r cro. Le quali prima di ogni altra cofa convien notare, con alcune altre
offervazioni, % che lafciate addietro, più intrigata, e malagcvole fenza dubbio
rederebbono l’ intraprefa inveftigazione. E in prima quel Filofofo, dopo avere
argomentato, che f/To Lucrezio i tre Volgari Elementi, l’Acqua, l’Aria,
g^EicZnti e’I Fuoco doveflono l’Animo, e 1’Anima non vagliano dell’ Uomo poter
comporre; .«g p°' LE3Èi2 con apertiflime parole, che quelle tre Na- gfUe. A 2
tu Jflfc. m v lì .aÉ Bt m S «fitti ftkjili Jfr ! 4 il fr 4 t f V',,4 4 É 4.
r> j2^ W m Anìmofecon do LUCREZIO fon di altro genere, dcu que' dm ve gnono
agli occb\ e agli al tri fenfi* chi; ma d’ altro genere più fublime, e più
vigorofo, e più mobile di gran lunga. Nunc age, moveanf animum res accise : tir
unde ^monl Qu >**'«» i > nilfimo, dove fuole ella rifuggire per trarne
comuni (limi argomenti in tutte le ' piùofcure, e malagevoli quiftioni della
Natura. Qnefto tcgttt*tnfinito, nel quacureineU c le truovano eflì e copia per
ogni fuftanza, mafatuol 1 c d ingegno per ogni lavoro, c virtù, e r infinito. '
porere per ogni maniera di operazione. Sicché vergendo, non potere al
fortunofoconcorfo degli atomi lagrande, e maeftrevole opera dell’ Uni verfo
aflolutamentc affegnare;dicono f che per un tempo infinito, dopo infiniti varj
accozzamenti, fien finalmente gli aromi potuto a quel termine pervenire, come
nel. li‘ ' bro v: Nani certè neque confìtto primordi* rerum Ordine quoque fuo,
atque fataci mente locar unt: Nec quo: quoque darent motu: pepigere profetici.
Sed quia multa modi: multi: prìmordia rerum Ex infinito )*m tempore peretta
plagi:-, Ponderi bufque fui : confuerunt concita ferri, Omnimditque coire,
atque ormila ^er tentare, Qut rMa «v Qutcumque inter fe pqffent congrega
crenrez Troptèrea Jìi, ufi magnum vulgata fer piane, e Semplici cogitazioni
noflre. E, in fine è affai malagevole a ritrovar cotal Uyr.. .r’iVero a forza
di fillogiftici ragionamenti; poiché l’una parte, e l’altra della
contradizione, contradicenti fillogifmi quinci, e quindi fomminiflrano, e vie «
più inviluppano la difficoltà. Onde i più _ fenfati, e collanti fon coflretti a
fofpenderé i giudizj; ed i malavveduti, c leggieri fi rivolgono a difendere 1’
uno de’ due Conrradittorj, e fra loro di vili l’ un contro dell’ altro
oftinatamente combattono. Il Vero minuto, c fcompigliato della foflanza
materiale ùmilmente e’ non può ne forma fantallica dipingere, ne intellettuale,
o ragionevole efprimere, nc conchiudere fillogifmo per una contraria ragione.
11 noflro intendimento, poiché dalla parte dell’ Animo è unirà, che aduna, c
contiene il numero, che è la vera diffinizione dell’Intelligenza, ed è
manifefla nel raccoglimento, che ella fa del numero della materia nej. fenfo, e
de’ fenfi nella cognizione, e_,, ' delle varie cognizioni nell’ univerfale, cd
0 cd in fe medcfima, per quella cagione», non può raggiugnere, c diftinguere
quello ccce/Iivo sminuzzamento, e dilfipamenro, ne può accozzarlo, e cederlo a
comporne 1’ eftcnfione. E poi una affai ardua imprefa di pervenirvi con
argomenti : perciocché la mente dell’Uomo nel fuo intendere, che è il Tuo
edere, non avendo niuna abilità per quella maniera di Vero cotanto a lei dilfi
migliaate, fenza feorta, e fenza lume fi svia-, qua, e là adirquctlo, o quello
con mal fondati ragionamenti; ficcome è manifedo nelle molte, e varie fentenze,
delle quali niuna ha niuno pofitivo argomento per fondare il proprio Vero; e
tutte, e ciafcuna han molti, e forti argomenti per abbattere il Vero contrario
delle contrarie. Quindi ficuramente, fe T amor delle parti non in rutto gli
acciecafie, porrebbon giungere finalmente a conofccre, che il Vero non può
trovarli nel dil’cioglimenro degli enimmi in uno de contradittorj, ma dee
ricercarli nel temperamento, e nell’ accordo delle contradizioni, e nel viluppo
degli enimmi, e nelle maraviglie. Stando così le cofe, i filosof antichi del
giardino preoccupati da quel pregiudizio, e i Novelli fpaventati dall’ apparente^,
contradizione, o affatto non han ricercato il vero maravigliofo, o leggiermente
i ~ facendolo, tolto quelli alla preoccupa zione, e quelli allo fpavento
cedendo,, ' fonofi late iati fedurre dalle vicende delle forme corporali ad
aver per cert3 la mortalità degli Animi noflri, con ifconvolgiroento, c rovina
della Naturale, e della, ' Morale feienza, e della Ci vile 3 e della Di vina
altrelì.E qui lien terminati gli avvertimenti, dopoi quali è ormii tempo di
fare quello, che gli Epicurei non han fatto, cioè di farci a confidcrare l’
inrendimentodeli’ Uomo, l’ effenza, la proprietà, e le operazioni lue : nc per
tanto tutta la felva degli argomenti, che di là, o altronde trar fi poffono,
penfiamo di allegare, che sì trapaleremmo i limiti di uua Difpura, eforfi
alquanto ci difeofterem Sì arrecala mo dalla P ro P°H l foluzione, m t tanti, e
teiere timo- tali ne feerremo, quanti, e quali credere ijlinzlonf mo P'ùf,ire
al propolìto fenza rincrefcedelle idee del- Vole proliffltà. JtiU* ‘Iute ^ in
primo luogo conviene allegare la ria, a,em diftinzione, e la dilucidazione
dell’Idce della Mente, c della Materia, che ivi., altra guìfa propofta, che da’
Volgari non fi è fatto finora, e farà ella un gagliardiffìmo argomento dell’
immaterialità dell* Animo, ed agli altri argomenti maggior forza, e lume
fomminillrcrà, che arrecheremo dappoi. Per non tacer nulla di quelle co fe, che
lafciate addietro ofeurerebbono la dottrinajleldee dellaMateria, e della Mente,
s’io non erro, elle in noi, e con noi nafeono a quello modo. Nell* Uomo di
corpo, e di anima comporto, (cheunquefia l’Animo ) per erta coftituzione nafee
certamente il fenfo del proprio corpo, il qual fenfo apprende la prima, ed
ampia, e comune azion Tonificante della lortanza corporale : Similmente da
quella cortituzione mcdefima rifulta la cognizione, o cogitazione del proprio
animo, e del proprio intendimento, Ia^. quale comprende, ed esprime la prima,
ed ampia, e comune significazione del1’Edere mentale. Quelle due Idee così
dirtinte, con dirtinte significazioni, ed espressioni, sono ad ogni uno per la
cofeienza della propria cognizione, e del proprio senso manifede jdccome è a
tutti parimente manifeda la contenenza, o inclusone, e la lignificazione, o
efpreffion loro. Cioè 1’Idea del corpo chiaramente contiene, ed include, e
significa, ed efprime P eftenfionc; e 1’idea dell’ Animo, e dell’ Intendimento
con pari lucidezza la cogitazione efprime, e include, e contiene. Orio non
poffo acquetarmi a quello, che gli altri fanno, che da quelle fole idee della
mente, £«. della materia, e da quelle fole contencnze, senza dir altro, traggon
1’ argomento della didinzione delle due Sudanze. A mio giudizio con troppa
fretta coniar mqftra ìl chiudono, che 1’e de n za del corpo da F difetto
dcll'ar- Sdendone, c non già l’Intelligenza, o de' cartellante Cogl fazione; e
che 1 cuenza dell Aniin far quella mo la Cogitazione, o Intelligenza, e non
fazione? 0 ' già 1’ Edenfionc. Ma credo in ogni modo doverd andare più oltra, e
più a minuto olTervare lecofc, per poter su fondamentapiù falde, e più ampie
fondare quella importantidìma confeguenza. Per modrar di padaggio il difetto, e
la debolezza di quel corto ragionamento; P edenfione, che il corpo di fe
apprefenta ad apprendere, certamente ella è quell'eder medefimo, che nella
coftituzione dell’ Uomo, e per quella coftituzione può il corpo oggettare,e
lignificare; e che l’intendimento noftro dall’altra parte può percepire, ed
apprendere: ma non è già egli certo, che quella lignificazione cosi fatta
arrechi il primo, e principal edere corporale, in cui è dovere che fi riponga
laSuftanza, o Edenza ;o almeno none cofa delira, che il corpo con quel
foloeffere tutta la fua edenza, o Suftanza appresemi all’Animo a comprendere.
Oltre a ciò l’ eftenfìone, come è un edere uniforme, e univcrfale; così è il
più tenue, e leggiero, ed è come nel frontifpizio della propria codituzione
dell’ Edenza corporale locato; il quale perciò la proprietà, cioè la propria
differenza, che è l’atto e la forma, onde fi termina, e compie V edenza,
Secreto, e ripodo,non può discoprire, ed efporre al primo SenSo, ed alla prima
percezione dell’Uomo. E quella^, uniformità, e comunità, di più per quella
fteda ragione di edere uniforme, e», comune, è neceffariamente confuSa, e
indiftinta: che pe r tanto certezza, e chiarezza niuna in niuna guifa può
infondere nell’ idea.La qual cofa tanto più è da credere, che nella fofianza
delCorpo del rutto di vifìbile è uopo, che una moltitudine di particularità
infieme adunandofi, vegna a confonderfi in una uniforme, e comune percezione in
quella prima Idea, eh c ancor effa dal fuo lato fottile, leggiera, cftrema,
cojnune, uniforme, indiftmta. Or chi potrà dire, che in quella indiftinzione, e
confufione, ed in quella leggerezza,ed eftremità di cofe, d’ idee, c di
fignificazioni, ripor fi polla l’eftenza? Per dir tutto in poche parole, quella
fignificazione elfendo come una produzzionc della foftanza corporale, che di là
ft propaga nel fenfo dell’ (Jomojegli è fenza dubbio un manifcfto errore,il
riporvi il primo, e principale, e ftante, e profondo e fiere, qual’ è, e qual
efter dee l’effenziale delle cofe. Finalmente fe 1» Idea contiene, e comprende,
ed efprime 1* efìenfione, fermamente ella 1* adegua ancora, e fi combacia con
lei, che altrimenti come polla comprenderla, e contenerla, non fi può dire.
Adunque l’idea, e 1’Animo, diciam così, ideante, fi vede per quella via, che
coll* ellenfione che apprende, ed efprime, pofla eftenderfi ancor elfo, e sì P
Animo nell’ idea dell’ ellenfione dal lato della potenza, e* pareeftenfo,
quantunque nell’ideadella cognizione, dalla parte dell’ obbictto, tale non fi
ravvili. Ed allo ’ncontro, perche l’idea della cogitazione non è dell’Animo
solo; li perchè animo folitario non è nell’ Uomo, onde il corpo ancora nelle
produzioni mentali dee in alcun.» modo concorrere; fi perchè nella cognizione
de’ materiali obbietti, ne impreffione, uè efpreflione fenza corporale
eftenfionefi può .concepire; per quella cagione il corpo dalla fu3 parre fi fa
vedere in alcuna guifa cogitante dal lato della potenza; avvegnaché dalla parte
dell’ obbietto, come tale non fi ravvili nell* idea deli’ ellenfione. Or come
in quella ultima oppofizione si è fatto, così in tutte le altre, quanto fi è
detto del corpo, per far vedere l’insufficienza dell’idea dell’ ellenfione a
dimolìrare 1’ Eflenza corporale, tanto con altrettante parole fi può dir dell’
Animo, per fare intendere, che l’Idea della cogitazione none fufficiente a
poter diffinire l’ effienza, o lultanza mentale, In fine non debbo falciar di
dire, che il volere colle prime, c (empiici, c comuni idee dell’Animo il voler
noftro diffinire l’ c (lenze delle cole, è per lenze deill_> Dio cola tanto
pericolola, quanto e per' refe eolie fri- verfa maniera di filofofare. Alle
quali ra"cìidee^è'co- g on quando io pongo mente, inrendo fei pericolofa,
bene perchè quella celebre dimoftrazionc Cartefiana in quel modo propoda,fia
(lata, e fia ancora da moiri con ogni argomento fieramente combattuta. Adunque
per quelle due prime (empiici idee.., della Mente, e della Materia, e per
quelle indiftinte, e comuni loro lignificazioni, non può giuftamente venirli a
quella graviffima conchiufione;ma è neceffiario riguardare per tutta 1’
effienza corporale, e in tutte le fu e forme, e modi, e moti, ed operazioni;ed
oltre ciò offiervare tutta Ledendone del fenfo, quanto egli c nel proprio corpo
congiunto, o quanto da circolanti corporali obbietti riceve. Ed ancora in tutta
l’ effienza mentale, ed in tutte le fue forme, e modi per tutta la capacità
della coscienza, e della Scienza, quanto in fe medefima vede, o dall’altre cofe
raccoglie, e ciò fatto, fe_ troverai!!, che nell’ Elfcnza del Corpo la fola
Eftenfione fifeerne da per tutto fenza niun eflerc, o potere di cogitazione, o
intelligenza; e nell’ £lfenza_, mentale, fé feorgeraflì folo intelligenza, o
cogitazione in ogni ricetto fenza niun edere, o modo di ettenfione; allora, e
non prima fi potrà conchiudere, che quefte fieno certamente due™. Elfenze, o
foftanze, l’ una dall’ altra™, realmente didime. La ragione del dover negare
alle fempliei idee quel che fi crede dover concedere all’intera, e compiuta
cognizione della feienza, ella è, a chi ben v> attende, chiariflima. La
significazione, ed espreflion particolare, e manchevole, qual’è quella delle
fempliei idee, già ella molro, o poco laici il in tenebre una parte dell’
effenza, che non è in niun modo lignificata, ed efprelTa : onde volcndofi
a_> quella elfenza donar qualche attributo, non fi può fare lenza gran
temerità: conciottiachè ragionevolmente debbafi dubitare, fe nella parte non
lignificata vi rimanga afeofa alcuna ragione efcludente quello attributo, che
le fi vorrebbe concedere, e volendofi negare, non può niuno, falvo fe non è
fconftgliato, e temerario, rifolverfiafarlo: perciocché fi dee poter fufpicare,
che nella^ parte non lignificata alcuna ragion fi rimanga, che includa quel
cotale attributo, che le rivorrebbe negare. Adunque l’ Idea del corpo, che
contie nc l’cftenfione ( qualunque ella fia ) cfTcndo pur nondimeno
particolare, forza è che ne lafci in dubbio, fe altro vi fia nell’ effenza corporale,
che includa la cogitazione, o intelligenza; e fimilmcnte_, qualunque ella fia
1’ idea della cogitazione dell’ Animo, e quantunque didi nta, e chiara fi
voglia, giacché ella è. particolare, ne fa per quella cagion fofpicare,che
altro pofla efTervi nell’ Animo, che includa Fedendone. E pertanto per fi fatte
idee non può giammai giugnerfi a tale, che quelle due Eflenze fi veggano in
tanta luce, che chiaramente apparifea l* Animo efTer foftanza_» cogitante, o
intelligente. Ma nel fatto di una intera, e perfetta lignificazione le cofe
danno altrimenti; imperocché ogni elTenza col fuo mcdefimo edere lignificando,
per modo che l’effere medefimo fia lignificare, e’1 lignificare altroché federe
non fia,cdel tutto imponibile, che la lignificazione cotanto dall* efifere fi
difcofti,e quello da quella cotanto fi diparta, che tutta intera una
lignificazione niente affatto lignifichi, di un ampio elfere che fi c; e che un
ampio intero elfere non fia nulla affatto di una perfetta lignificazione, che
fi ha. Ora egli è, o agevolmente può elfere ad v ognuno manifefto, che in
quanto colla., zioneficon Icorta’del fenfo, e col cammino della_,
^caadejbefeienza li olferva, o fi argomenta nella materia, di foftanze, forme,
lavori,; • % movimenti, generazioni, e qualunque operazione, per tutta cotaf
ampia, ed intera lignificazione niente affatto fi feorge, ne pur leggiermente
adombrato, ne di effenza, ne di modi di effer della mente : ed è parimente, o
può di leggieri efferc a tutti manifefto, che per tutta la fignificazione, ed
efpreffion mentale, che ci viene o dalla feienza, o dalla cofcienza, nulla
affatto di materia, ne cffenziale, ne modale, nc edere, ne operare vi fi
(cerne. Adunque egli è imponibile, che la materia fia, o che abbia, o produca
tutto il magnifico edere mentale, e che niente di quell’ edere dimoftri in
niuna parte dell’ ampia, ed intera Tua lignificazione; e che la Mente fia, o
che abbia tutto l* edere materiale, e niente di quello dimoftri in_» niuna
parte dell’ ampia, ed intiera lignificazione Tua. Tanto era da fard, che non fi
è fatto, per condurre quel; v Vi*’ la dimoftrazione ad una chiaridi ma
chiarezza La ragione, che dalli materia dritdelP immorta- tamente efclude la
cogitazione, per la mo Umano* 11 * ^ ^iare °S n ‘ circuizion di parole, ella 11
° non è altro, che quella reai diftinzione, che per tutta la foftanza materiale
per ogni parte s’interna, per modo che niuna parte c della materia, che o in
altre parti da fe contenute ella non fia da dividere; o che niente contenendo,
non fi debba ad una ftrema minutezza di ogni contenenza vuota ridurre. Per
cotal ruinofa diftinzione, la foftanza della materia, o nell’un modo, * o nell’
altro, ella è tutta diftinta, e tutta divifibilc: tutte le Tue parti fon Fune
fuori dell’ altre, foni’ une all’ altre avveniticcie,ed eftranee; non fi
potendo a niun patto ritrovare parte della materia per nello di reale identità
nell’ altra implicata. Anzi di vantaggio il tutto medcfimo fi può dire in certo
modo, che e’ non fia, c non infida nelle», fue parti: inquanto che il tutto non
è tale unità, che intera, ed indivifa nel numero delle parti fi eftenda. E le_*
•parti allo ’ncontro in certa guifa pur puoffi affermare, che non fieno nel
tutto, inquanto che elle non fono di quel numero, che fenza confufione_, benché
indiflinte, nel tutto fi adunino. In sì fatta maniera di efTere, più fiate in
più luoghi altrove efplicata, è cofa^ manifefta, che le parti non poffono infra
di loro in guifa alcuna comunicare; ne 1* une nell’ altre per niuna via
penetrare; ne può avvenire giammai, che elle in niun modofcambievolmente fi
contengano, o comprendano, o inchiudano : Ne finalmente comunicazione, o
penetrazione, o contenenza, comprendone,o inclufione alcuna può ef fere I
L'imfenetrabVita della Materia, ovejh da ri fOì’re. «fere ne pur fra ’I tutto,
e le parti ^ Or tutto quello novero di ragioni, che vicendevolmente l’une
1’altre implicando, fono ccrtiffime produzioni della reai diftinzionc, che noi
fotto una ap. pellazion comprendiamo d’impenetrabilità, come le contrarie con
un fol nome di penetrabilità nominiamo; quelle ragioni, dico, fon la
(lefliilima cecità, O amenzia della materia. Siccome quella profonda, e
difcorrevole diftinzion reale difperde ogni penetrazione, e comunicazione di
elTenza, cosi fa ancora di ogni penetrazione, e comunicazione di fcienza.
Conciofliachè la Scienza, o intelligenza, ed ogni cognizione, e cogitazione,
altro che comunicazione, e penetrazione non fia: ficcome la fcomunicazione, e
l’ impenetrabilità, altro non fono che cecità, o fconofcenza. Per Dio la
facilità fola, e’1 chiarore di quella luminofa dimoftrazione potrebbe per
avventura per un fol momento farne travvedere la fermezza, e la ficurezza.
Imperocché come può la materia intendere quello, che non contiene ? E come
contenere quello, che elTa non è ? Per qual via, e con qual potere fi effonderà
la materia ad includere colla conofeenza quello, che efclude coll’ effenza?Come
diftinta effondo dall’ altre cofe, ‘comunicherà con quelle medefìme per
apprenderle ? Come dentro di fé, e quali da fé (leda diftinta, ed efclufa,
potrà o a fé ri volger fi, o in fe il fuo edere raccòrrò, per intender fe, e le
cofe fue ? In qual modo pofta fuori delle cofe, che ella non è, e fuori di fe
niedelìma, che non contiene, potria 1* altrui, o’I fuo proprio edere dentro di
fe conchiudere coll’ intelligenza ? Qual farà il fentimento di quel tanto
deuro, quanto celebrato principio, che l’operare fiegue all’ edere, fe non
quello; che federe è regola, e norma dell* operare : che quale, e quanta è
Cedenza, tale, e tanta eder dee 1’ operazione: che l’operazione non può fuori
eftenderd dell’edenza: che in dnc l* operare è una produzione dell’cderc, dechè
l’effonzada operante; d’operare mededmo,el’ operazione da edftente, e da edo
edere a rincontro. Per le quali certi (lime regole fedi maggior lume
abbifognade, vie più lì dichiarerebbe ciò, che diciamo; che non fi può
contenere, ne includer quello, che non fi è; come quello che non fi contiene,
ne include, non fi può intendere. Adunque certifiimo argomento, e chiarifiìmo
di cecità, ed infenfatezza, è ladiftinzion reale coll’ impenetrabilità,
fcomunicazione, ed efclufion materiale. La diltinzione, che per varj divarie
cofe, e diflacca 1’ eflenze, e proibifce le coriofcenze; nella coftituzione
dcll’intutto divifibile material fotlanza giugneall’ ecceflo di diftinguere;
per modo che affatto ogni comunione tronca di eden za, ed ogni via chiude d’
intelligenza. Laonde e’ non è da maravigliare, fe in tutte le Lingue più
belici’ intelligenza colla penetrazione, comprenfione, contenenza, ed
inclufione è lignificata; e con contrarie appellazioni è lignificata la
fconofcenza. Ed è da ammirar molto, che i novelli Filofofi fien così ciechi,
che la cecità della Materia per quella via non abbiano ravvifata, che fi
prefenta nel primo afpetto delle cofe, non che nel procefio dell*
invelligazione. Con dimoftrare la cecità della materia, abbiamo inficme
dimoftrata 1’ immaterialità della mente; Imperocché fe la materia è cieca,
perchè ella è di vilibile, la mente dee eflere indi vilibiie, perchè è
intelligente. Pur nondimeno c uopo in efla intelligenza oflervar la di lei
immaterialità, come in efla natura diviflbilc la cecità, c l’amenzia abbiam’
oflervata. Adunque fe la Mente cono- °V e f,a fce le fue cognizioni, come per
la pri- trabiitàdeima, e più interna, più lucida notizia I* Mente. della
colcienza è certiflimo, ella certamente le Tue cognizioni, e 1’ eflere di
quelle, e ’i fuo medefimo dee in fc contenere : e con quelle Tue operazioni, e
con tutto il fuo eflere, per pcnetrevole comunione, e per indiflolubil neflo d’
identità, efler dee una cofa medelima realmente indiflinta, ed indivifa. E
poiché per mezzo delle cognizioni apprende tante cofe, quante ve n’ ha, in
tutte l’Iflorie, e in tutte le Scienze, ed Arti; la Mente quell’ immenfa
ampiezza, e quel novero infinito di forme memorabili, fcibili, ed agevoli
conterrà tutte nel fuo intendere, e nel fuo eflere penetrando, e includendo : F
con reai neffo tutte le cofe comprendendo, cd unificando nella Tua
intelligenza; e la Tua intelligenza in tutte le cofe eftendendo, indiftinta, ed
indi vita da quelle così, come è dal fuo efte-[ re medcfimo,e dalle fue medeGmc
cogni. zioni.Dal che chiaramente fi feerne, cfter l’intelligenza, e per
confequcnte 1’Eflcnza mentale con tutta quell’ ampiezza, e 4; con tutta quella
dovizia, che accennata abbiamo efier, dico, nondimeno indiftinta, femplice, ed
indivifibile.Concioflìachc comunione, penetrazione, e inclufione, Veneu-abi-
fono co ip indiftinzione, o identità una hta, e rden- r ... tiù fono um cola, c
per poco una ragione, o notizia c»fa medejì. medefima. Siccome la reai
diftinzione fminuzzaper tutto la foftanza della ma* teriajondel’eflere
materiale è impenetrabile^ incomunichevole; così la penetra-» zione, la
comunione, e l’ inclufione per tutto realmente conduce, e connette l’in.
telligenza; onde l’ intendere, e 1’ eflerementale efter dee indiftinto,
femplice ed indivisibile, immateriale, e immortale. Certamente la fola eftre ma
chiarezza di quefta dimoftrazione a non fani intelletti può per avventura far
dubitare della fermezza per un momento. Imperocché come potrebbe la Mente, o
non contenere quel, eh’ intende, o non eflerc quel, che contiene, o edere da.
ciò che contiene realmente diftinta ? Come mai potrà efcludere, e (terminare
coll’eft’enza quel, che include coll’intelligenza ? Come fopra di fe
ritornando, o in fe il fuo effere raccogliendo A ) 0 ad intender fe, e le fu e
cognizioni; trebbe poi cfler tutta in fe, e quafi fe realmente diftinta, ed
efclufa ? E in fine il proprio, e 1* altrui edere, nell* intelligenza accogliendo,
come può avvenire, eh’ ella fia pofta fuori delle cofe,che intende, e che efler
dee, e fuori di ' fe medefima ancora, qual certamente larcbbe, fe fuflc
divifibile, e materiale ? Non ci ha dcll’indivifibi!ità,c dell’immaterialità
argomento più ficuro di quello, che eia penetrabilità, e della comunione, che è
l’intelligenza. L’Identità, che per varj gradi di varie cofe fomminiftra 1*
intelligenza, c connette l’edenza; nella coftituzion della mente giugnendo fino
alla penetrabilità, ed infelfionc, che adduce ogni comunio : Fa ne di eflere,
ed ogni lume d’intendere, viene in tanta chiarezza, che egli è una maraviglia,
che alcun de* Filofofi abbia difperato di poter trovare (ufficiente ragione
deli’ Immortalità dell* Animo dell* Uomo, la quale fenza fatica d’inveftigazione
nel primo afpctto delle cofe ci fi apprefenta. Con quello argomento fenza fallo
^ffHré P, °mate- fino il fondo è fiato difcopcrto dell’ riale quale efienza
materiale, che è la reai diftindeU^mmte 2 j one ^ e j a di vifibilità, onde la
cecità, e 1’ infenfatezza immediatamente dipende. E infiemcmente il principio,
e 1* origine dell’ efienza mentale abbiam ritrovato, che è la reale
indiftinzione, e 1’ indivifibilità; onde l’immaterialità, e immortalità
neccflariamente difcendono. Ora da quel primo fondamento del, - materiale
eflere, molte altre proprietà procedon della materia: ciò fono mutabilità, e
mobilita; novità, e contingenza; impotenza, ed inerzia; e in fine fug ^gezione,
c dipendenza, che tutta l* effenza della materia adempiono per avventura. Come
altresì da quel principi» ^ pio dell' Efler mentale molte proprietà provengono
della mente : quali fono, coflanza, ed immobilità; neceffità, ed antichità;
potenza, ed arte; e finalmente libertà, e independenza, che tutto 1 ’ effer
mentale fi può credere, che adeguino. Le quali cofe fono altrettanti fermiflìmi
argomenti, 1 * une della cecità della Materia, e l’ altre dell’ Immortalità
della Mente. Ma alla difputa di fi fatte ragioni e’ fa di meftieri premettere
una confiderazione, con utilità de novelli Epicurei, per fargli fin da ora
argomentare la debolezza degli argomenti Lucrcziani : e di tutti gli altri, per
agevolargli l’ inrelligerfza di quanto imprendiamo a dire di quelle
ducEffenze.Io prefuppongo, che quelli novelli abbian già fatto quel, che gli
antichi non penfarono di fare, o fecero leggiermente, e trafeuratamenre : cioè
che abbiano afTai filofofato fopra la Natura immateriale; che nondimeno per la
cagione, che dirò, fi fian rimafi nell’errore. Prendendo eglino la corpulenza,
e la forza fenfibile della materia per falda, e chiara verità, e realità; e per
la finezza, e fotti 4 tutto corporeo, e dirtolubile, e mortale apparifee; e
dall’ altra, per gli altri argomenti fi feerne incorporeo, ed Immortale : non
può niuno ne a quello, ne a quello, ne alla mortalità, ne all’ immortalità, non
prima avendola va nità de’ contrari argomenti dimoftrata, fe non per temerità,
e per capriccio attenerfi. E trovandoli per avventura amenduele parti
inaceslibili, cd inoperabili, c dovere allora, che fi temperi, e fi mitighi la
forza degli uni, e degli altri argomenti, affinchè o un qualche comune effetto
infieme lor forza comunicando, arrechino; o lor forza dividendo, in diverfe
foftanze, o modi, divedi effetti producano. Nel qual tem- pcramento,e
mitigamento egli è fenza,e fallo riporto il Vero maravigliofo : come del Vero
della Mente abbiamo già detto doverfi fare: e come a fuo luogo in quefta
medefima Difputa, col favor di Dio, noi faremo in effetto. Frattanto fe lo
feopo degli argomenti Lucrcziani è, che la Ragione, e l’Animo dell’ Uomo fia
del tutto diffolubile, e mortale; che egli prende da diffipamenti, fucccffioni,
vicende, e mutamenti, •che vi fi veggono : e per contrario i contrarj argomenti
vanno a dimoftrare, che la fortanzial ragione, e I’ Animo egli è in fe medefimo
indiffolubile, ed immortale; non c egli un giurto, e ragionevole temperamento,
e mitigamen-to del contrarto degli argomenti, il dire, che l* Animo debba
effere in fe, e verfo di fe immortale per forza de’ fe-tèéà condi argomenti; e
che la forza de’ primi più oltra non vaglia a conchiudere, fe non che l’Animo
lia dall’ Uomo diffolubile, e in quello fentimento, e in quello rifguardo
mortale ancora? La fola Compofizione, che è nell’ Uomo, ella è fufficientiflima
cagione di ogni variazione, la qual perciò a quella compolìzione fola puoflì
attribuire : onde necelfità di dover dedurre, che-, elTd Natura ragionevole
immediaramente patifca que’fvariamenti, ed ella debba clTer caduca e mortale,
non vi li, fcorge niuna affatto. Gli fcadimenti, gli avanzi, i eominciamenti,e
i lini fono varie guifc, evarj modidieffa compolizione.La compofizione è
principio, ' ». 41 c radice di ogni variazione. La natura ^luziongeL
ragionevole, quantunque ella in le da ti gli argomutamenti corporali immune, e
libera; nienti ima* tuttavia congiunta colla variabile mareria, dee
neceffariarnentfc non in altra guifa, che variando, difpiegar le fue«
ragionevoli operazioni. Sarà quella Tempre una generai foluzione affai fondata,
c forte di tutti gli argomenti di Lucrezio, che può offufear eziandio quella
apparente evidenza, con che ha prefi i materiali intelletti de’ Cuoi feguaci:
e’1 farà ella Tempre, finché eglino non auran dimoftrata 1’ impofiibilità
della., natura immateriale, o 1* impoflibilità del concorso, ed unione della medesima
colla materia, e che a natura immateriale fia ripugnante, il potere con quelle
variazioni, che nell’ Uomo veggiamo, in niuna guifa operare. Il che ficcome
finora non han fatto, così non éda credere, che fian per fare in avvenire. Ora
ritorniamo al propofico, per dimofirare in oltre per la mutabilità, o mobilità
cieca la Natura materiale; e per l* immutabilità, o immobilità, immortale
l’intelligente: come già prima . nbbiam fatto, per la reale difiinzione, ed
efclufione dell’ una, e per la reale_ indifiinzione, ed inclufione dell’ altra.
Nell’ eftenfione, o efirapofizione, che - firZlonc' 1 ^- ne ^ a materia è
manifcfta, noi feorgendo Ucecita della allora quella difiinzione, ed
efclufione, de tornir* ne argomentammo la cecità, ed amenzia: e nell’ intelligenza,
che è in noi, e nell* e (Ter noftro evidente, veggendol’indiftinzione,e P
inclufione; quindi raccogliemmo, •*» • • tal ila de Hi Mente. . 51 mo dover la
mente edere indivifibile, ed immortale. Ora nell’ eftrapofizione me- - 4 -v
dcfima, di più la mutabilità, la mobilità, e’1 moto oflcrvando; e nell’
intelligen- r za, di più la immutabilità,e l’immobilità, e la quiete
ritrovando; di nuovo 1* una, e l’altra conchiufione dell’ una, e dell’altra
natura verremo a provare. V -. L’ Eftrapofizione, per cominciar dalla prima, c
la radice di ogni variazione,. 1 mutazione, e moto; perciocché mancando alla
materia unità reale, che_,. aduni,0 unifichi le parti, e 1’ edere dell’une
nell’ altre implichi, e le Aringa, e fermi indillolubilmente; per necelfltà
deonfi poter le parti 1* un e dall’ \ altre feparare, e fcambiarft infra di
loro, e variare, c mutare, e muovere. Il reai numero delle parti, l’une dall’
altre in realtà diftinte, e 1’ une fuori dell’altre eftftenti, è il medcfimo
etter mobile, e variabile della materia: c Ia_, fletta mutabilità, e mobilità:
è il principio di ogni attuai variazione, c mutazione, e moto. Il difetto di
quella reale unità, che contenga il numero a quel ^ Materia, modo, é il verace
vuoto, col quale, e. . G 2 nel quale dee poter muoverli la materia: che gli
Epicurei ad altra maniera di fallo vuoto trafportano; e i novelli Peripatetici,
e i traviati de’ Cartcfiani n:egano a torto, quello vero vuoto con quel falfo
degli Epicurei confondendo. V Annone delle parti, Fune all altre in ordine al
luogo fuccedcnti, è come un fluflo, c una fuga delle medelime per Io fpazio: la
quale di fua natura domanda I’ attuai variazione, c mutazione, e ’I moto
attuale. Il moto allo ’ncontro egli è l’atto dell’ eflenfione, o efirapofizionc
: ed è prefcnte,ed attuai efienfione, e fuccelfione. Nel moto di per fc
conlìderato non folamenre e lubricità, e flufTo, e fuccelfione di parti in
ordine al luogo; onde le parti fieno 1’ une fuori dell’ altre allogate : ma e
altresì fluflo f e fuccelfione in ordine a tempo; onde le parti fieno I’ unc_,
dopo dell’ altre nel tempo efifienti : dimodo che ognuna delle parti del moto •
allora ella è, quando 1’ altre fue compagne o fono già preterite, o fono per
efiere in futuro: che o più non fono, o ad elTere non fono ancora pervenute. II
che vero cdendo, come infallantemente è; qual maggiore (Minzione può avervi
dell’ edere, e del non edere ? qual più certa efclufione di quella, che Pelle r
fa del nulla, ed il nulla fa del Ee Aere all* incontro ? come ciò, che c, può
mai procedere egli a contenere, ed includere quello che non è, quantunque o fia
dato da prima, o debba edere dappoi ? ficcome non vi ha maggior diftin* zione
dell’ edere, e del nulla, ne più chiara efclufione; perciocché il nulla, che
non è a niun patto, c ogni efclufione di ogni realità; e l’ edere che realmente
è, è ogni efclufione di ogni nullità del non edere: così non ci ha modo più
potente a diftinguere, ed cfcludere,cpcr confegucnte più certo, e più chiaro
modo di efcluderc, ed eftingucre ogni intelligenza di quello, che è il moto,
che perchè fia, 1’ edere, c’1 non edere congiunge inficine : le cui parti deono
edere tali, che una edendo, T altre afFarto non fono, dovendo e(Fcre o
preterite, o future. Non eie, ne può eflervi più chiaro argomento dice o nio
cita, ed infenfatezza, della mutabilità, J' 30é-' UHP nn. 1 a \ "W" 2
•* Wa * >• ' le le parti non poflbn Pune dalPaltre fcevcrarfi, ne (cambiarli
infra di loro, ne murarli, o muoverli in niuna guifa. J L’identità delle parti,
l’unc nelP elTere " dell’ altre infiflenri, P unc nell’ altre penetranti^
deflfo elTere invariabile, ed immobile dell’ intelligenza, è elTa in va- #•
riabilita, ed immobilità, e coftanza, e virtuofa quiete della mente. L’
inclusone è la virtù maravigliofa, che Urigne,e aduna, e contiene, econferma_..
-1 P clTcnza mentale ad eder libera, e immune dalle mutazioni, e da moti della
materia, e ad elTere in quello riguardo invariabile, ed immobile, e quieta.
Quella identità, ed inclulione è ella il Ver 5 verace pieno della Mente, che ne
i voi- Tra magari Peripatetici, ne gli fciocchi de’ Car- ta!e ' tefiani, e
tanto meno gli Epicurei intendere non han potuto finora. L.’infi- - ^ > Y'
llenza, ed infeifione delle parti, che ne luoghi eftendono,ne difpergono tempi,
è quello che ogni corporale lubricità, e fltilTo, e fuccelfione allontana^. •
** ì dall’ elTere intelligente. Ma di cotalin- fillenza,o penetrazione, o
inclufione, egli è da fapere, che altra cofa non è, che (lane l’atro, che 1’
Idea, o percezione. L* intelligenza è principale, radicai percezione, ed Idea:
e 1* Idea, o percezione, è prefente, ed attuale intelligenza; nella quale 1*
immobilità, cd invariabilità del mentale edere, e 1* indivilibilità, e
Immortalità in chiaridimo lume lì difeoprono. La prefente,cd attuai percezione
dell’ Idea, niuna parte della potenza intelligente, e niuna parte dell’
intendevole obbierto preterendo, o in futuro rifervando, cioè ogni parte della
cofa, che intende,infieme comprendendo tutto aduna in un atro, ed in una
prefenza di un femplice edere indi vifibiìe. Poiché l’ intelligenza penetrando,
ed includendo tende all’ influenza di ogni fuo clTere^ in una unità di eflenza:
la percezione c, prefente, ed attuale inclusone, c penetrazione, ed influenza.
Ella è l’atto di quella virtù, c la fermezza, c’1 ripofo, e la quiete della
mente, nella.., pod'cdìone dell’ edere, c del fapere. Non vi ha maggiore
indiftinzione, ed inclufione del’ogni edere, cioè di quella edenza, che tutto
il fuo proprio esere poflìede, che di fé, e delle fue cofc ogni nullità
efcludendo, include ogni fua realità: onde l’atto, e la prefenza, cioè il
prefente edere attuale, che ogni realità a fe appartenente contiene, è nel
colmo dell’ indidinzione, e dell’ inelulione, che ogni nullità, e vacuità, e
lubricità, e fluflo, e mutamento efclude. Tal fermamente è la percezione, o
idea, le cui parti sì elleno fono a fe prefenti, che una parte eflendo, tutte
l’ altre con quella, ed in quella eder deono fenza edenfione di luoghi, e fenza
fucccflìone di tempi; tutta prefente, ed in atto in fe, e con fcco tutto il fuo
edere conchiudendo. Siccome il moto edende, e (minuzza, e difperge le parti
della materia; ed è perciò eda variazione, e mutazione : così la percezione, o
idea, diciam così, intende, e conclude tutto l’ edere della Mente : e per tanto
è la dedìdima invariabilità, o immobilità, o permeglio dire, è edo
ftabilimcnto, ed eda quiete della Mente. Non è nella natura, ne in Cielo, ne in
Terra unione più dretta, ne piu intima, ne più falda, e indidblubile della
percezione: non ci è della percezione più ficuro, ne più chiaro argomento
d’invariabilità, ed immobilità, e di. . quiete. La Mente che nell’ inclufione,
ttjftmo arco - e penetrazione deir intelligenza fi dimenio d' m- moftra
femplice edere, ed indivifibile, faòlaìwia!' ^ cm P^ ce » penetrabile. La Materia
per la compofizione, edeftenfione,o eftrapofizione è divifibilc, variabile,
mobile : la Mente per la penetrazione, ed inclufione è immobile, ed
invariabile. La Materia ha il fuo proprio atto della ;, propria edenza, che è
il moto: la Men te, ella ancora ha il fuo proprio dei proprio edere,che è F
Idea. Nell’ eden* dono, efcludone, variazione, e moto la Materia dimoftra da
fua cecità, ed amenzia: e la Mente ndia'penetrazio& ne, inclufione,
invariabilità, ed, immoti lì bilica biliti fi diicopre indiviiibiie, ed
immortale. Non ci ha cofc più tra fe diverfc, della Materia, e della Mente: non
re ci ha piu evidente contrarietà di quel- / ra U M/ela, che è tra l’Idea della
Mente, e ’1 rìsela Mammolo della Materia. Ma affinchè niu no rivolgendoli alla
materia, ed alla mente deli’ Uomo, ed a’ mori, ed alle idee del medefimo, non
fi turbi, o eoa tacita oppofizionc non contratti quella nottra dimoftrazione;
promettiamo in luogo più opportuno di quella Difputa far vedere, come nel
congiungimento di quelle diverfe nature, e di que’ diverfi modi-, vie più venga
adilluttrarfi, e confcrmarfi la prefente dottrina. Dall’eflerc indiftinto,
penetrevole, ed inclufivo dell’ intelligenza, e fegue Quarta dìdi neceffirà,
che l’ intelligenza eflcr deggià interminata, e univerfale : come-, tdfà-Atuu
dall’ eflerc dillinto, impenetrabile, ed uc elclufivo della materia, necefli
riamente avviene, che la materia debba efler terminata, e particolare. E benché
la penetrazione, ed inclufione chiaramente voglia aver con beco infiniti, eduniverfalitir
e l’ efclufionc, ed impenetrabilità pur con pari chiarezza arrechi
terminazione, e particolarità, anzi più torto la penetrazione, ed inclufione-,
paja eflere non altro, che erta infinità, cd univerfalità: e 1’efclufione, ed
impenetrabilità colla particolarità, e-» terminazione pajano edere una medelima
ragione; contuttociò quelle due ragioni fono due nuovi rilucenti (Timi lumi,
co* quali nuovamente per nuove vie rinveniremo coll’ uno la cecità, ed
infenfatezza delia materia, e coll’ altro l’ immaterialità, ed immortalità
della Mente. Le quali cofee’ perciò conviene, quanto più c podibile, fpiegare,e
dichiarare paratamente. Per ^Aeco- cominciar quindi, Univerfale c quello, che
tutte le cofe, o quelle che gli appartengono, cioè tutto il numero, e tutta la
varietà delle differenze, forme, e modi pienamente contiene, e sì contien egli
ciò che e’ contener dee, che le forme,o le differenze per lungo ordine di
cagioni l’ une dall’ altre procedenti, e tutte da una prima, e principale
pendenti, effo Univerfale dee produrre-,, eziandio. Una principale unità per
altri mezza. DELL’ UOMO. 6 1 mezzani principi inferiori, che indi provengono,
ed ordinatamente gli uni agli altri fuccedono, con fucceffive produzioni fi
eftende fino all* cflremiti degli ultimi particolari a contenergli, e
produrgli. Or quella cflenza, o nozione, o ragion di univerfale, manifefta
mente ella efler dee indivifibile,ed immateriale. Conciofliachè eflere
immateriale, ed indivtfibile altro e* non fia, che eflere in tutti, e con tutti
i particolari, e tutti comunicando, penetrando, includendo, adunare in una
fempliee, indi viabile unità di efienza, o foftanza. Senza quella principale
unità contenente, e unificante, ficura mente le diftinzioni, e le differenze
de* particolari fminuzzerebbono, e difperderebbono ogni comunicazione, e
contenenza: e fenza_» quel numero contenuto, fenza fallo T uhità rimarrebbe
ruota di ogni pienezza, e ubertà. Or 1* intelligenza^ deir Uomo, che ella
efprimendo, eraffojtiigliando, fi eftenda da per tutto> a imprendere,e
conchiuder tutto il numero, e tutta la varietà dell’ Univerfo i* Iftorie, e le
Scienze x eT Arti il roani fe y V.jt., nifdhno a chi che fia. Adunque
l’Univerfale,chc non altro, che una ragione, o nozione, o Idea parendo elTere
da fé nel primo afpetto non dimoftra realità; li Icorge pofcia, ed è reale»,
nell’intelligenza; la cui realità il chiaro lume della cofcienza a tutti
dimoftra. E l’intelligenza, che è una realità, o reai natura, o foftanza; c
pertanto nel primo afpetto non arreca univerfalità; fcernefi pofcia aver vera
univerfalità nell’ idea,o nozione, o ragione dell’ Univerfalc; la cui
immaterialità a tutti innanzi appretta 1* evidenza», della ragione. Cotal
ritorno, e fcambievole fomminiftramento proprio dì qualunque più invitta, e piu
illultre dimoftrazione non intendongli Epicurei: onde nell’ LJniverfale, che di
per fe i {blamente nell’ idea della Mente, turtocche ben vi veggano
indivifibilirà, ed immaterialità; credon pur nondimeno non più che ideale, e
immaginario V ellere immateriale: e poi nell’ intelligenza, che è, e fi vede
edere folo in nature particolari, febben ravvifano univerfalità; pur ii fanno a
credere, che materiale, e divisibile efler debba quella natura univerfale;
dovendo per forza»* di sillogiftica dimollrativa conneffione, all’ Univerfale,
per l’ intelligenxi, conceder realità; cd all’ intelligenza, per l’ univerfale
donare immaterialità. Ma egli è ben uopo quella univerfalità, che nell’Arte,
nell’ litoria, e nella Scienza fi manifefta, deferivere più particolarmente :
affinchè quello argomento non paja anzi un lavoro di fantafìa, che vero, e
fermo, e fondato in Sicure, e indubitabili realità. La nollra intelligenza,
come ognun vede, mifura tutti i modi dell’ eftenfionc, e diftingue, e
diffinifee tutte le forme del numero; onde eHa è aritmetica, e geometrica : ed
al medefimo modo tutte ancora le varie fpezie, e varie operazioni delle co* fe
oflerva, e difeerne, ed eftima; onde ilìorica, e fisiologica può divenire. Non
è adunque la Mente una particolar diterrainata dimenfione, ne c un»* certo, e
particolar numero diterminato; ne finalmente è ella certa,e diterminata forma,
o fpezie di quelle, O quelle nature; ma efler dee, ed è uni> 4 P» P verfal
ftwrtl* I Univer fatiti deità Screma* del P Arte, e della Storia. (Séif 4/. ^4
V V, St>\ °S n ‘ cofa efplicando, e argomentando: che è Io tteflo che dire,
che ella i numeri, e i peli, e le mifure, colla, univerfalità, dentro di.fc il
molto nell’uno accogliendo, e il molto dall’ uno riproducendo, diftingue, ed
efprime: ficcome con più ragioni nel noftro Volumetto Metafilico abbiam provato
per ogni parte .Ora dalla univcrfalità, della quale abbartanza fi è favellato,
trapaffiamo alla necertità, ed antichità per ricoglierne altri argomenti. Ma io
non prendo ad ofiervare Peffere necertario, per trar quindi drittamente
Immortalità nuovo, c contingente per argomentarne cecità, ed infenfatezza nella
materia. Perciocché agevol cola è ad intendere, quanto nell’ indiftinzione la
nec ertiti, ed antichità; tanto nella neceffità, ed antichità 1’ertere indivisìbile,
ed immateriale: ed al primo afpctto, come /iella dirtinzione della materia fi
ravvifa torto novità, e contingenza j così nella novità; c contingenza 1’efler
cieco, ed infenfato fenza molto (lento fi riconofce. Onde il far quegli
argomenti, farebbe più torto di ciò eh* è (lato detto, una riftucchevole
ripetizione, che di nuovo ingegno, una dimoftrazione novella. Benché non porta
negarli # argomenti d’ immaterialità, ed 1 salirà nella Mente : ne 1’erter m .
ss» a negarti, che la ncccifità fopra la indicazione; e la contingenza fopra la
diftinxione aggiungono una, come dicono, nuova formalità. Adunque nella
neceffita. fi vuol notar folamenteil primato, .e’1 principato del proprio edere
: che è*il più forte de’ nobililfimi argomenti Platonici, da più degli .Autori
trattato con poca dcgnità.E nella contingenza deefi moftrare fol la fuggezionc,
e la dipendenza, che meglio di ogni altra cofa ne conduce a quel Vero, che
nella materia andiam ricercando. E vuolfi per tanto dcfcrivcrc prima la
necclfirà, e_ poi la contingenza: avvenendo per fimiglianti acribologie, che
mirabilmente e l’ idee fi dichiarino, e li fortifichino gli argomenti. Or la
neceflità, che altro è Jìù*cbeelia fc non identità, o inclufione_ Jìa.
dell’clferc in una fempliee unità; onde l’efienza con ogni fua parte, e con
feco medefimaè infeparabilmente conneffa ? E poiché un cotal nello non può
conccpirfi che fia, fe non infra più Ragioni, o elementi, o parti; 1’identità
dell’uno col numero inclufo;e del numero coll’ uno includente; c delle parti
if. tr del numero infra di loro in quell’uno» medefnno, e’ farà certamente il
nello della uccelliti. E in fine non potendo» tutto ciò edere fenza intrinfeco
producimento, e fenza intrinfeco procedo dell’ uno dall’ altro; nelj’ efienza
necef» faria, necelfiria mente eflèr dee principio, mezzo, e fine:, così che il
principio internamente produca il mezzo, c’I fine, e a quelli comparta tutto il
fuo edere, e in tutto 1’eflere di quelli fi diffonda •e ’l mezzo, e ’l fine
vicendevolmente tutto il loro edere nel principio rifondino, e in quello
ritornino,, e fi ripolino. La necelfita è edenza., avente unità, e numero,.
principio, mezzo, e fine per interne comunicazioni indivifibilmente congiunti.
E adunque la necelfita in fc, e con feco,,eLda fe medefima, ed avendo in fc
mer. ìzo, e fine prodotti da un principio,, che è ella medefima; viene con ciò
avere il primato, e ’l principato del fua> proprio edere, da ogni altra
edenza m? quello rifguardo libera, c indipendente. Dichiarate così quelle
nozioni, di-' eiamo’ che la neceflirà, o non è ella_, MI». a fiat “nitiVarl
l.,T> rx uX ' T ..V Vk K T' V • rV‘ te. -a -V ; u. e procaccievolc la fcien
onde pròve' za • Quello è dedò ficuramente tutto il i ™. nerbo di quel famofo
argomento platonico, che T Anima dell’ Uomo muova fe medelima: e perciò da fe
dipartirli, ed abbandonare fe (leda a vcrun__» patto non poifa giammai. E di
queiraltro pur di Platone, che nel primo è implicato, cioè che l’Anima dell’
Uomo,*' fia eda vita, onde il corpo fia, e li di? t ca vivente : e per tanto
finir di vivere platonico del? per niuna contraria forza di natura non
immortaliti. poflain niuna guifa. Perciocché qual’aitra cola è ella la vita, fe
e* non è un«, atto perenne, e podcrofo nelP edere, e nell* operare? la vita è
edcnza attuola, ed atto eflenziale, o foilanziale: è edere, ma perfetto, pieno,
vigorofo operante : è ella altresì operare, ma faldo, tobufto, incettante. La
qual cofa unicamente è polla nella generazione, comunicazione dell’ edere.
Nella vita adunque è pofleflione dei proprio cfsere, e del proprio operare, che
fi diftingue, e fpecifica nella pollone del vero, e del retto, e della fcienza,
e della legge, col potere ad apprenderlo, e confeguirlo : e nella pofseflione
del proprio potere, colla fcienza ad intenderlo, e a reggerlo colla regola. La
vita perfetta è il fapere, volere, e potere della mente. Ma fonovi nondimeno
certi gradi d’ imperfetto vivere, per gli quali a quella fommità della vita
mentale, dall’imo d’ impcrfcttiflìme vite fi afccnde, che altrove forfè
dilegueremo ., •divediamo ora della Novità, e Contingenza della materia, e del
fuo eflere^ f. fpregcvole, fuggetro, e dipendente. Il v che, per quel che dell’
intelligenza detto abbiamo, come facile a comprendere, preftamente in pochi
motti fpedireroo. Siccome nell’inclufione dell’ intelligenza è il vincolo della
neccffità ma-. ' i mfcfio ;cosi nella efclufione della mate- \ • • 4 ria
chiaramente feernefi l’ infragnimen- to, e ’1 difcioglimento della contingen-
ebetekj La contingenza ella è sì fatta, che Z£ s l™. 1 • parti, 1 ’ une all’
altre fono rtra «• K 2 mere, ,la Materia fi fpopjia dì ogni prin CÌpGtO «
nierc,avveniticcie,e nuove; ed al tutto ancora, che non in altra guifa, che
l’une all’ altre avvenendo, e congregandoli infierae, compongono; e 1’ une
dall’ altre dipartendoli, c fegregando- fi, agevolmente depongono. Come
rincontro per le ragioni medefime, il tutto alle parti Tue, onde ora è
coftrutto, ed ora diftrutto, egli è Uranio, nuovo, e avveniticcio. E giacche l’
indiftinzione decedere è il nodo infolubiie della necedità; ben egli è uopo,
che nell’ogni diftinzione- tanta contingenza li ritrovi, quanta non può edere
altrove. La Materia adunque per cotai difetti non può in fe edere, ne confetf
co, ne da fe;ne può avere interni principi, mezzi, c fini per interne comunioni
infcparabilmente infieme avvinti. Il perchè non potendo muovere, o reggere fe
medefìma dentro di fe; ne_, fuori di fe altrove in altre cpfe penetrare a
muovere, o reggere foftanze da fe diftinte; è forza che ella fi rimanga nuda
d’ogni primato, e principato di edere, c di operare, fenza lume di faperc,
fenza nume di volere, ., ZT. ' efenza fermezza di potere, di fcienza, di arte,
e di regola fprovveduta, eie- v ca, infenfata, inerte, informe, ed im- a
potente del tutto. Quel capo di foggezione, e di dipendenza, fecondo quella
generai ragione del non edere, egli è come radice di tre più proprie, più
fpeciali dipendenze: il primo di non intendere alcun edere, o vero; l’altro di
non appetir retto, o bene niuno,c’l terzo, ed ultimo di non avfcre niun_»
vigore verfo niun obbietto, di muovente fe medefima. E qui altresì è cofa degna
di maraviglia, che in quel generai difetto, è manifefto lo fcioglimento, e’1
fluita della contingenza, quafi dei non edere; onde 1* edenza, o fuftanza ^
della materia è rifolubile, caduca, temporale. La qual contingenza fi diriva, e
comparte ne’ tre capi fudeguenti: deche nel primo di quelli c la contingenza
del non fapere; onde la Materia è cieca, ed infenfata :c nel fecondo è la
contingenza del non volere ;, onde la Maceria è difinchinevole, ed indifferente
: e nel terzo è quella del non potere, onde la Materia è pigra, e feioperata.
Quello egli c tutto il fà yf reomento mofo argomento Ariftotelico di là
preAnjtotelico rii r r • dciu Divini. *° » che qualunque corpo fi muova, e ta
debba da altro corpo efler moflfo : onde per non procedere in infinito, abbia
ad efTcrvi un primario principio, da fe movente il tutto. Conciofliachè, come
il potere della Mente ritorna nel Capere, e nel volere, per gir colla
cognizione verfo il vero, che fi conofce, e coll’amore verfo il rètto, che fi
appetifee; così il non potere della materia fi ellende al non Capere, e al non
volere il vero, che non s’ intende, e ’l buono, che non fi vuole. Adunque come
nella coCcienn za dell’ Uomo,da que’ tre principi del»trìnci} j men - le tre
poteftk mentali fi perviene, a co* **• noCcerel’ Immortalità della mente dclP
Uomo; onde poi di più conoCcijmo la cecità, ed inCenCarezza della materia; così
nella conoCcenza, che abbiamo della Materia, fimilmente da’ tre principi de
vizj materiali, fi comprende la cecità di quella Coftanza, e 1* inerzia, e 1*
indifferenza, ed impotenza:* onde poi vegniamo a conoCcere 1’infinito Capere,
volere, e potere della mente del Mondo. Imperocché il primario generai capo
viziofo, ci mette dinanzi agli occhi Come da tre il difettofo lubrico edere
della Mare- ^{Tcomjce ria: onde argomentali infinita efl'enza, l’impotenza^ che
l’abbia dovuta trarre dal nulla. Il primo fpczial vizio del non Capere, ne
zadeltaMe * h fa intender chiaramente il difordinato, Um,c turbolento, ed
informe edere della_, medefimajonde fi argomenta infinita lapienza, che
coftanza, ed ordine, e—; .forma le abbia donato. Il fecondo, e’I terzo del non
volerete del non potè- *>-, re, fa veder l’ edere materiale del tutto impotente,
ed inetto: onde fi raccoglie dovervi edere Comma benevola po- vV tteda, ed
onnipotente Nume, che dritti, e fruttiferi inchinamenti, e moti le abbia
conceduti. L’ uno, e T altro è egli un ben triplicato argomento dell r
Immortalità della Mente dell’ Uomo,e_ dell’ efidenza della Mente del Mondo • c
della fuggezione, e dipendenza della Materia particolare dalla Mente
particolare dell’Uomo; e della materia univerfale mondana dalla mente
univerfale del Mondo. Il quale Aridotelico argomento nondimeno, menti
tenebrofe, v altri 4W4 ' i A Vii T-' Cowf /* della Scienza, mento, quel
Filofofo riftretto dentro de’ confini deli’ attività del fenfo dalle materiali
origini, che in quelle ofeurttà, e in quelle anguftie poflono parere e’ prende,
e così efprime ne’ feguenti ve rii. -m* j w* Tum cum gìgnimur, et viu cum limen
humus : i&wrf ftu conveniebat, uti cum corfore, cìr «nà Caw membris
videatur in ipfo fanguine creJTe; velut in cavea per fe Jìbi vivere folam
Conventi, ut fenju corpus tamen affluat orane. Siccome contro all’efiftenza
della». Mente univerfale, 1* argomento, che dalla fenfuale origine del Mondo
traggo 1 più i novelli, che i prifehi Epicurei, cioè che nell’Uomo, e nel
Mondo, altro che *1 corfo de’ penlìeri loro, ed altro che la mole, e i moti
della materia non veggendo; nell’ Uomo alsfro che un fugace penfiero, e nel
Mondo altro che mobile materia non elTere argomentano; quell’ argomento, dico,
per quella fola dottrina delle due fpc-t 2,c di foftanze, c di origini, fenza
far altro, rimane fviluppato,c fpianatoper ogni parte. Perciocché, fe niun di
loro, non convinte prima di vanità le fpirituali follarne, e le fpirituali
origini, che con chiari, ed invitti argomenti abbiam dimoflrate, crede di
premerci ancora coll 'apparenze delle origini fendali; egli è Scuramente uno
feempio. Con tutto ciò e’ fa di meftieri, che quelle inviabili origini in
quello luogo in alcun modo almeno deferivamo. Adunque poiché 1* eflfer
neceflario, e_ T efler eterno fono i primi, e più certi, e più fplendidi lumi
dell’ umana cognizione; e poiché 1' infolubilc della.* neceflità, e 1’ antico
dell’ eternità fon proprie doti dell’elTenza indillinta, penetrevole, e
comunicante; e* non altrove, che nelle tre principali forme del fapere,del
volere, e del potere indiftinzione, penetrazione, e comunicazio* ne può
rinvenirle d’altra parte e* non ci ha cofa più fparuta, e vana, e fuggevole
della contingenza, c della novità, le quali quanto dal vincolo della neceflità,
e dal primato dell’ eternità li dipartono, altrettanto dall’ edere, e dal
conofcere fi allontanano; e come la novità, e la contingenza fono proprie.,
dell’ cflenza tutta divilìbile, e impenetrabile della materia, così alla
medeflma materia la neceflità, e antichità, o eternità fono improprie, e
repugnanti; e finalmente poiché non altrove 1’ ogni diftinzione, colla
divifibilità,e impene dell; uomo- sj trabilità ritrovali, che nella cecità,
indifferenza, e impotenza materiale; Poiché, dico r tutte quelle cole per
lucidilfime nozioni, e per certilTimi argomenti fon vere, e manifelle, e conte
: egli è in ogni modo da dire, che la neceflità, e V eternità non già nel
vuoto^ nel nulla, ma nel pieno, e neH’cffererne nell* edere della materia
difttnta, divifibile, impenetrevoFe, e contingente, e nuovo; ma nell’ edere
della mente, fndiflinto, indi vifibile, penetrevole, necelfario, ed eterno, lì
debbano allogare. Anzi che la neceflità, ed eternit* fiano Ta fteflìflima
mental natura primaria, e lovranare che FjLj M ente prima altro ella non ITa,
cheeffa neceflità, cd eternità, di Capere, volere, e potere dotata. La quale
per Letìfere necelfario, ed eterno, da unico, fupremo, libero, e indipendente
principio' del fuo elfere, che è l r ogni eflfere fpiritnafe; e dell’ elfere
della materia, che è l r ogni edere corporale, cut abbia ogni folhnza, ed ogni
potere conceduto, ed apprettata ogni forma. Por, perchcogni particolare
alfuouniverfale, come a Fonte rivolo fi dee riportare; Umilmente è da tener per
fermo, che-* come la materia dell’ Uomo dall’ immenfa felva dell’ Univerfale
materia ella è tratta; così la Mente particolare del medefimo,dall’ infinito
potere della Mente univerfale è provenuta. Ma la Mente dell* Uomo, benché ella
è in alcun modo di neceflità,e di antichità partecipe, e delle tre forme
ornata; onde può fignoreggiare la Materia, e di -vita, moto, fenfo, c d’ideali
forme fignificanti cogitative, e fenfitive fornirla; tuttavia perchè ella è
finita, e particolare, non può dominar la Materia, ne con produzioni di
foftanze, ne con introduzioni di reali forme. Dal che li raccoglie efler dritto
della Mente univerfalc, che ella, come ha prodotta, e moda, e moderata la
Materia univerfale per la formazione di tutte le fpezic delle cofe mondane, ad
edere; così parimente abbia prodotto, e moda, e figurata la materia particolare
per 1’informazione, onde fieno l’idee, e forme SIGNIFICANTI a fentire,e a
conolccre. Nel qual noftro diviiamento è pure, a mio giudizio, memorevole un
bel cambio di libertà, e di dipendenza tra la Mente particolare, e la
particolar materia nella coftituzione dell’Uomo. Imperocché la Mente, comechè
per le tre forme mentali aver deggia primato, libertà, ed indipendenza; con
tutto ciò perchè è terminata, e particolare, non può ella da fé trarre la
Materia al fuo consorzio, ed alla compofizionc dell’ Uomo: onde per la particolarità,
e terminazione, ella è in quello ancora, e fuggett 3,e dipendente : e la
materia, benché per le tre forme viziofe materiali, di Tua natura fia
dipendente, e ferva; nulladimanco, perchè è ella con tan- ' to ingegno formata,
che debba eflcrc informata al fenfo, ed alla cognizione; è libera, ed
independente dalla materia univcrfale. Conciollìachè quella forma, che è
magifterio di Sovrano Sapere, non Solamente la Sottragga alla debolezza, cd
alla cecità della materia, ad ogni altra formazione di per Se impotente; ma
oltre ciò la debba diftinguere, e Segregare dall* univerSal Seminario, e dalla
formazione universale dell’ altre co •M Se. ' ¥ ri. 1 » Vera orìgine dell' Uomo
rintracciata col lume della filofofia. Origini mafaiche eziandio all’ umano
faPere chiare, efuminofe. Sicché per quelle vie vienfi a conofccre eziandio,
che dalla mente univcrfale, non già la fola mente particolare per creazione; ma
infieme la particolar materia deir Uomo, quanto alla formazione, immediatamente
è dovuta procedere. Quella è ella 1* origine deir Uomo, che con quell’ altra
del Mondo giunte infieme, fono il vero pieno, perfetto, armonico, e
maravigliofo delle facre origini mofaiche, con ogni ragione,c con ogni legge, c
regola concordi : quanto ofeure a’ baffi, e caliginofi intelletti, tanto a’
fublimi, e purgati eziandio dentro i confini dell* umano faperc Iuminofe.
Laddove e», manchevoli, e difordinate, ed inette,e da ogni ragione, e regola
difeordanti, le origini di Diodoro, e di LUCREZIO (vedasi), e d’ altri fenfuali
Filofofanti, anche al lume del mondano fapere per falle fi riconofcono. Per
fare come un Epilogo delle cofe della natura dell’ Animo finora deputate; prima
abbiam provato, che*. 1* Animo è ineftenfo, e penetrevole. Secondo, che elTo è
immobile, ed invariabile .Terzo, interminato, ed umverfale T abbiam dimoftrato;
inquanto Tinimobilità, e T infinità fi oppongono alla mobilità, e finizione
materiale. Quarto, che e’ debba avere dell’ edere neceffario, ed antico.
Quinto, ed ultimo che egli abbia libertà, cd indipendenza, e primato, e
principato del proprio efTere, e dell’ alrrui. Da tutte, e ciafcuna delle quali
ragioni egli fi è conchiufo, dover T Animo in__. ogni modo edere immateriale,
ed immortale. Di più colf ultimo argomento del primato, abbiamo feoperta la vanità
di uno de’ principali argomenti dell’Avverfario. Ma quante ragioni abbiamo
allegare, per convincerne della diverfità delle due nature dell* Animo, e del
Corpo; e per conofcere T edere fpirituale,ed Immortale dell’ uno, e T eder
cieco, ed infenfato dell’ altro; altrettanti oftacoli pare che dinanzi ci fiamo
opporti, per non intendere il concorfo, e la congiunzion loro a coftituire un_i
principio di edere, e di operare nelT Uomo. Imperocché quanta fra quelle^ due
nature è diderenza nella foftanz# Mto* M 2 dell’ ci *» DELL’ ANIMO .deir edere,
e nella maniera dell’ operare; altrettanta ripugnanza pare dovervi edere ad
unirli infieme alla coftituzione di una natura. La qual diflicultà ella è tale,
che come l’altra dell’unità dell’ edere, e dell’ operare dell’ Uomo, prima ha
fofpinti gli Epicurei a credere che l’animo, e’l corpo fiano una medefima
natura; così la difficoltà del potere edere due nature diverfe, gli ha», poi
nell’ errore vie più confermati. Gonciodiachè prima fi prefentò loro innanzi
quella unità, onde facilmente», ConcKiufero la dmiglianza delle due nature : e
pofeia contro ad ogni più forte argomento, che l’animo di altra natura dover
edere dimoftrade, han fatto riparo con quella ripugnanza : che nature cotanto
diverfe non potelfono convenire infieme a comporre una medelima eflenza. Sicché
tutti gli argomenti della mortalità da quelli due capi, che ora abbiamo
additati, difendono. Ed ancora quella immaginata ripugnanza, cotanto ella ha
potuto fopra lo fpirito di alcuni moderni Filofofanti; che per le loro vie, e
giuda i loro principi, non potendo eglino unire infieme lanatura fpirituale, e
la corporale a formar 1’Uomo, fonofi rivolti a voler riftringere, e rinferrare
la foftanza dell’Ani- irrori di mo chi ìh una parte, e chi in un* al-
t&StS. rra acl i^elabro,come già argomentato tomo alta Se. avea Lucrezio,
che dovette farfi; T animo di fuori venitte a compor l’Uomo, e non gii col
corpo da fimiglianti principi nafcefle. Or chi crederebbe che anzi quella
diverfirà è ben ella la, cagione, onde la natura fpirituale, e la corporale
fono inchinevoli, e prette a convenire infieme, o nel mondo alla formazione per
lo produci mento di tutte le fpezie materiali, o nell’ Uomo a produr 1* Uomo, e
le forme fenfitive, e lagionevoli all informazione? 1 cotanto egli è vero, che
P inveftigazione, dal principio male avviata, per tutto il corfo, poi fino alla
fine fa traviargli Uomini dalle verità, quantunque agevoli, e piane. E per
difingannareognuno, noi dicemmo gii, che la Mente 7 per 1 inclufionc, o
penetrazione è ella * i n S e et nj °fa f attuo fa y operante; e per la
raedefima cagione è altresì invariabile w ^ «P f I, e per così
dire,impallìbile, o impaziente: e che la Materia, per l’ efclufione, o
impenetrabilità è infenfata, viziofa, fcioperata; e per tanto è oltre ciò
mutabile, e per così dire, paflibile, o paziente: poiché immobilità, ed
invariabilità, che della Mente c propria, egli c il medeiimo, che
impaflibilità, o impazienza: e mobilità, o mutabilità, che della Materia efler
propria dimoftrammo, è lo flelTo che pazienza, o paflibilità. In quella
impaflibilità, per cui la Mente non può edere moda, mutata, o variata, e può
parer vizio, o difetto, e nondimeno è virtù: e propriamente ella c l’atto
pieno, perfetto, vigorofo, onde la Mente è, ed intende tutto ciò che eder dee,
ed intendere: ed infieme produce ad edere, ed efprime a conofccre ogni
foradiera edenza. E così la padibilità, o pazienza, per cui la materia non è
immobile, e invariabile, può parere virtù; e tuttavia è vizio: e propriamente
ella è la potenza vacua, imperfetta, inferma, onde Ia_# materia non ha proprie
forme di edere, ne d’ intendere; ne di produrre, ne di efprimere realità, o
idee nell’ altre cofe. E ficcome V atto mentale, cheper 1’immobilità fembra
dover edere infertile, ed informe, dalla fua unitali conduce alla moltitudine,
a produrre-, molte, e varie forme di edere, e da intendere nella variabil
materia; così la potenza materiale, che per la mobilità par dover edere
fertile, e formofa,da fe trafcorre ne’ difordini,e negli errori. Ma ben ella
dalla moltitudine all* uno,, cioè ar conciglio, all* ordine, ed alla forma eder
può condotta per forza, ed ingegno della Mente, LaMateria da fe non ha forma,
ne atto ^nzTddl^L alcuno; ma per quello appunto ella è virtù della tutta
capace, ed abile a ricevere ogni ^detuM^ forma, ed ogni atto. La fodanza eden-
mia.. fa, rutta didinta, e di viflbile della materia, che in dividendo o non
mai ad alcun termino perviene, o termina in indivifibili edremità: quanto per
quedo ella apparifce mobile, e variabile; tanto s’ intende eder pieghevole, ed
arrendevole, ed odequiofa a prendere tutte le forme, e i modi,, che *1 fapere,
e volere mentale può ritrovare. Se la materia non forte tale qual’ è, eftenfa,
impenetrabile, divifibile, e variabile in ogni modo; non potrebbe ella efler
capace a ricevere forme, ne reali operanti nel Mondo, ne ideali lignificanti
nell’ Uomo. Se la Mente non forte ineftenfa, indiftinta, immobile, ed
invariabile; non avrebbe ella ne potere, ne ingegno di forme; ne potrebbe aver
virtù, ne modo d’ informar la materia. La_. leggerezza, ed incortinila, e
variabilità, ella è della abilità della materia ad erter formata, o informata.
La fermezza, e cortanza, ed immobilità, ella è deffa virtù della Mente a
formare, o informar la materia. La Mente per la virtù, che è il fuo atto, è
principio delle cofe operante. La Materia per lo difetto, che è il fuo edere
potenziale, è principio delle cofe, per così dire,paffivo. Quella è la più
rimota attitudine, e capacità della materia per la produzione del Mondo, e per
la cortiruzione dell’Uomo a concorrere, e a congiugnerfi colla Mente. Ma altro
e* fa ben di meftieri, che polTa edere vicino apparecchio a sì grandi opere
maravigliofc. La Materia, fecondo l’ opinione di coloro, che nell’inizio delle
cofe vogliono il vuoto, dee edere fcompigliata, e fparfa in moti difordinati, e
turbolenti : e fecondo 1* altra degli altri, che noi vogliono, dee darli
immobile, e fcioperata: nell’uno, e nell’altro fiftcma ad ogni formazione
inetta, ivi per lo fcompiglio,e difordine, che proibire ogni fruttuofa
compofizione, equi per 1* immobilità, e fcioperaggine, che toglie affatto ogni
sforzo ad ogni intraprefa. Il perchè gli uni, e gli altri per viediverfe
s’ingegnan di adempier quei difetti della materia, e di apparecchiarla, e condurla
alla formazione. Ma lafciato da parte dare il contrado di quelle rimotc
origini, che qui non ha luogo; egli è certiflimo, che la materia di per fe
impotente, ed infruttuofa, con due condizioni può pervenire a comporfi, e
variarli, e a comporre, e produrre i var j frutti delle varie fpezie delle
cofe. L’uno è il contatto, che aduna le parti; l’ altro è il confenfò, o
concerto, che unifce infieme i movimenti. La Materia quando ha le parti N con
Due condizioni necejpiriea comporre, e Variar la Materia; congiunte in un lol
corpo, e i moti cofpiranti in un fol moto; allora è ella nel colmo dell’ eflere
variabile, e pieghevole, e offequioSo. La Materia pria Sminuzzata, e raffinata,
colle parti inficine accolte, e co* moti tutti in uno convegnenti, ha la maggiore
Squisitezza dell* eflere paffibile, o paziente, che è,o a raflomigliar l’ idee
mentali modali, o a congiugnersi con idea Softanziale, la più vicina, e più
pronta diSpofizione. Imperocché in quello fiato, con quelle doti la materia in
certa guiSa allora è con Seco, e da Se, ed in Se : ed ha il primato, e *1
principato del Suo proprio eflere, nel tutto le parti adunando; e ’l tutto alle
parti eftendendo; e le parti fra loro, e col tutto infieme giungendo : ficchè
ne moto in una parte può SuScitarfi, che per tutte V altre parti non diScorra,
e per tutto in ogni lato non fi diffonda; ne modo, o forma può imprimerli in
una parte, che», ad ogni altra infiememente da ogni banda non fi comunichi. Con
che la materia tanto all* eflere mentale fi avvicina, che ben può tutte le idee
della mente agevolmente cipri mere, e tutti i numi prontamente efeguire, c la
fuftanziale idea fecondare, e con quella Erettamente collcgarfi acoftituir
l’idea, e’1 nume dell’uomo. Colla copia, e col contatto delle parti, e col
consenso, ed armonia de’moti, la materia ha tutta la felva, c tutto il potere,
e tutta l’abilità per appreftare a Mente fuperiore tutte le forme delle cofe,
colla produzione di tutte le fpezie mondane^ c per appreftare fe medefima a
Mente conforte, per la coftiruzione dell’ Uomo, col producimento di tutte le
forme ideali fenfirive, c ragionevoli. Ma per deferivere più particolarmente la
maravigiiofa unione delia Mente, e della materia nell’Uomo, non già per
hmfrabÙZ^, confermarla, che di già abbiam fatto; è uopo affifarci ad oflervare
le opera- t^Materi zioni dell’ animo noftro : che giufta il nell'Uomo veriflimo
volgar principio, quale 1’ effer delle cofe, tale ancora è l’operare: e
vicendevolmente qual è quello, tale efter dee quello infallantemente. Quando
l’Uomo apprende le forme fcnfibili della materia circoftante; e in appren. » N
2 dendo Sì prende ad adombrare .t i» f: Coro* Al-» . A lente apfrc r da le
formai ì • de' fenjtbili obbietti li dendo quelle forme da* piccioli indizj -,
c rudimenti negli organi de* fenfi introdotti, come altrove abbiam ricordato,
le difpiega, e dilata; certamente allora la mente nodra, e raccoglie in uno i
numeri, ed adegua le dimenfioni, ed efprime le modificazioni della materia. In
quelle fcnfuali figurazioni la mente ha per fuo oggetto la materia formata; e
in quell’ edere della materia, diciatti così, obbiettivo, la mente fi congiugne
in alcun modo colla materia ;ficchè ornandoli delle di lei forme, dentro di fc
nel fuo eflere eftende, fpiega, e figura la material fodanza. Similmente quando
da’ geometrici elementi, e dalle-, combinazioni, e da’fillogifmi, la Mente
dell’ Uomo da fc giugne a trovare forme artificiose, da trasmettere nella
materia; quelle forme medefime, nel fuo medefimo edere codruifce; molti
particolari in uno, cioè nell’ una* fua_. Semplice, e indivifi&ile edema,
edenStoni, figure, e numeri effigiando. Adunque nelle mentali nodre operazioni,
due cofe quanto certe, tanto memorevole intervengono* L’una è, che la Mente con
Vf. V M VÙk' i, % dimento. Per quello novello fiflema.» coflrutto fopra
faldilfime fondamenta, S’intende bene quali fieno i principi . ;. LHj dell*
Uomo: e le maniere dell’ operare, utilità del come colle più interne, e più
fecrete nuovo fijiema guife dell* eflere mirabilmente confentano : e la Mente
dell’ Uomo, e dell’ Univerfore la materia dell’ uno, e dell' altro: e TofTequio
di quella, e di quella materia :c la virtù di quella Mente, e di quella; dell’
una a formare, e dell'altra ad informare, con mille altre verità finora alla
maggior parte degl’ ingegni nafcofte, vegnono a conofcerfi chiaramente. Sopra
tutto per quefta_r> dottrina, 1’argomento di Lucrezio, che dal confenfo
dell’animo, e del corpo, il contatto di quelle foftanze; e dal contatto
l’uniforme natura di amendue*. Vucrezio. vuol concludere ;'nel quale tanto
confìdanoi novelli Epicurei; fi difcopre-chc Secondo argomento di | / l 'egli è
ufeito dal più cupole più renebrofo fondo dell’umana ignoranza. L’ar gomento è
efpreflo in que’ verfq : - hit. Uh H, *tm e. L bt. enim propellere membra, f I.v
Corpoream docet effe. Ubi. enim Corripere exjomno corpus, mutar eque vultum,
Atque hominem tqtum regere, ac ver far e videturz {Quorum nil fieri fine ta8u
pqffe videinus^ '1 J«M! r i t.*V.mentale, che è la penetrazione, e i’ in»
elulione. E che 1’ eftenfione, la fucceffione, e ’l moto con quel contatto, e
con quel contenta, fono il più pronto, c predo inchinamento, ed olTequiodella
materia. E in fine, che P oflequio apprettato con quelle condizioni, e’1 pòcere
efaltato con quelle doti, fono la maniera più adattata, e più conface vole di
unire infìeme la Mente, c la Materia alla coftituiione dell’ Uomo. Ma fe
Lucrezio colla feorta de’ tanfi non potè penetrare in quelle profondità; almeno
dalla poteflà, e dall' imperio, che P Animo ha fopra il corpo, potea coll*
efempio d* illullri Filotafi alcuna cofa argomentare di più pregevole, che non
ha fatto. Tanto più, che quella prerogativa cosi bene efprirae in quelli verta
: 0 Citerà pars arùieé per totum dljjìta corpus Paret, et ad numen mentiti
momenque movetur : a \dque Jìbi Jolutn per fi fipit, cSr fibi goudeti Cum ncque
res animami neque corpus commove t ulta • Concioflìachè lo fptendore di cotal
prin ., tn« » wn io8 folo, ma tutti in un colpo avrem ricili i nervi di tutta
1’ argomentazione Lucreziana. E benché con dimoftrarc lo fcambievole
inchinamento, c combaciamento di quelle nature, fi è in parte-, (pianata la
difficultà; tuttavia ci c altro da dire ancora, per farne da prcflo ad
offervare quella maravigliofa unità. Nel fenfo, e nella cognizione dell’ Uomo,
o per la percezione delle efterne for-» me, o per la concezione dell’ interne
idee; egli è da por mente ad una cola affai memorevole, che non fi è finora
nelle bocche udita, ne su i libri letta delle novelle famiglie de’ Filofofanti
: cioè, che quanto da noi, o concependo fi penfa, o con percezioni fi apprende,
tutto dee effere in fé raccolto, acconcio, ordinato, e comunicante: e niente,
che o diflìpato fia, o confufo, o difcordantc, può ne effere efpreffo dagli
edemi obbietti, ne per interne idee figurato. L’ obbietto del noftro fenfo, e
della noftra cogitazione, proporzionevolmente fecondo che più, o men-» vive, e
chiare fono le fenfazioni, e le idee, egli de’ bene effere ordinarameu• j,. i *
o te confetto, c congegnato: licchè le parti ciafcuna al fuo luogo adattate,
etra loro congiunte compongano ciò che_ deono comporre: e poi per lo moto, il
tutto colle parti, e le parti col tutto, . ed infra di loro, comunichino
infieme vicendevolmente. Imperocché, come altrove è flato detto, qual’ è nella
Mcn- OlfaV è la te la penetrazione, e 1’ inclufione; tal’ L///ES, è il moto
nella materia: onde la pene- limato trazione, un moto della natura fpiri- ne ^
t,AaUr,a ' tuale fi può dire che fia; c ’l moto all’ incontro una penetrazione
della corpo- ' ralc. Oltre a ciò la confettura, e’inumero, e le dimenfioni con
arte voglion ettere difpofte: ed in numero, c mifura regolatamente vuole il
moto per tutto da un capo all’ altro trascorrere :e di quindi nella fua origine
ridondare: e-, tutto ciò variamente, fecondo il vario ingegno, c ’l vario modo
delle cofe. Conci oflìac he, come nell’ efprelfione dell’ efterne
fignificazioni, o azioni, tutto l’ ingegrio, e tutto il movimento vien da
fuori, e fi riproduce nel fenfo dell’Uomo; così nelle figurazioni interne, a
formar 1’opere dell’ arte, tutto r in V / I JT Luce, e lenebre che fiato elle.
I,no T ingegno, e ’l movimento dall* interno fenfo dell* Uomo provenendo, nelle
materie efteriori pofcia fi diffonde. Fermamente ove è diflipamento, tumulto,
difordine, e difeordanza, quivi ci ha egli un chaos tenebrofo al fenfo, ed all’
intendimento dell’ Uomo : ed ove è adunamento, ordine, e concordia con vigore,
ed attività; ivi èchiariflima luce. Sicché le tenebre non fi può dire, che
altro elle fieno, fc noru» che difordine, e dilpergimento, e difeordanza di
parti, e di movimenti: e la luce all’ incontro ben fi può credere, che altro
ella non fia, che piena, vigorofa, ed ordinata comunicazione di modi, e di
moti. Perchè la Mente dell’Uomo è ragione, ordine, regola, virtù, ed atto penetrevoleje
le operazioni mentali, fono elleno o elementi, o congiungmmenti, o fillogifmi
di feienze, e di arti; non può per tanto la». Mente altrimenti operare, che
fimiglianti modi ordinati, e ragionevoli, ed attuofi, e penetrevoli, o per le
formazioni producendo, o riproducendo per 1’efprelfioni. Cioè adire,ficcome ali
in in intendimento noftro fon naturali, e proprj gli elementi, o generi, le
combinazioni, e i fillogifmi dialettici, metafifici, geometrici, ed altri d’
altre Facoltà, e Scienze, che tutti dal copiofofon- ** te della foftanziale, ed
univerfal ragione, eh’ è della Mente, produconfi; così folamente le acconcie,ed
ordinate, e ragionevoli, e penetrevoli forme, modi, ancora dell’efterne
significazioni, ed azioni fono al medefimo intendimento adattate, e proprie: e
feonvenevoli, e fconcie, e difadatte, e per confeguente infenfibili,
edifintendevoli fono le cofe difordinate, e feompigliate, e difeordanti. La
qual cofa, per quello tante tolte da noi ricordato principio, che qual è delle
cofe Federe, taf è l’operare, è affai chiara, e manifella. E come le Scienze, e
1* Arti fono ampliarne tele di ragioni, e di mo- ze te e /^ m di, e lavori con
penetrevole comunio fino mfiìffine conteftej e le fignificazioni efterne, che
figurano, c fiedono il fenfo, firnilmente con forme, e modi, e moti mifurati, e
comunicanti compongono di cofe fatte, o nate la Storia; così è da tenere per
fermo, che Cielo, Terra, Mare, e tutta la macchina mondana, di elementi, e di
congiunzioni, e fillogifmi aritmetici, geometrici, e fiatici coftrutta; e di
copiofe,e vigorofc forze, e moti fornita, da un principio per tutte le linee
fino all* ultime eftremità, per continuata ferie gli uni dagli altri
procedenti, tutra confcco medefim.'L, comunichi, e in fe medefima fotti Ita, e
da fe a fe, da’ principj a mezzi, c fini, virtù, c vita fommimftri. I quali
modi, e mori j maeftrcvoli ingegni di fovrana fapienza, ne’l fenfo noflro, ne
1* intendimento può diftinguere, e fccrnere a . V niun patto: e chi di proprio
ingegno a s ^ fuo modo di fingergli ardifce, egli è \ certamente un infano. E
per li quali modi, perchè ordinati, e ragionevoli, .la materia è, per così
dire, fcibile; e è non per fe fletta : perchè d i fe flef f er onevor*' c ^ a ®
inferma,ed informe, dal diviìntlol no Platone per tal cagione condannata duce
la Men. a rimanerli in perpetue tenebre fe potrà. Ecco adunque del conofcimento
dell* informazione un aliai notabile profitto. La Materia dell’ Uomo, per
ordine, ed incatenamcnto de' principi, mezZl, e fini, tanto nella fabbrica dell'
organo .quanto nell’ influenza del moto, ella e comporta con tale ingegno, che
tutta m fe infittente, ed in fe raccolta, e per tutto operante, e rivolta ad
apprendere le forme efterne degli obbietti elterni, e a produrre l’ interne
degl’ interni : e fecondo querte, e quelle, che fanno un concerto di lumi a
profittar nella icienza, a regolare la vita, c ad operare nell'arte. L’altre
naturali compolizionl, e l’univerfo medefimo della Matura, non fono in altro
modo, che per e fiere efpreflTe da idea nel fenfo, c ^ : ne i a n.°f; ta210ne:
ma Ia magnifica opera dell umano comporto è tutta ordinata ad efprimere, ed
apprenderle cole. Il corpo organico è un arrificiofifli P/ r ef P rimere, e
raflbmigltare tutte le forme, e apprendere e fUn ca cor t° bile Tfl,e – azi de
fpeciofi, ed attuofi obbietti circoflanti. La materia dell’ Uomo a quel modo
coftrutta, e modificata è infine una mente materiale. Adunque la Men P te. : r
unità diir Uon w. 1 ar ri4« tc, modificata fecondo quella ordina* fì fwV» ta »
c ragionevole modificazione del corpo organico, in primo luogo fente, o avverte
quella fua modificazione : e per tal cagione, e in oltre per 1’intima unione,
avverte ancora, o fente la materia congiunta. Conciofliachè quanto quel modo V
è apprettato dalla formai corporale; tanto ella da fe per naturai virtù lo
produca : ficcome appunto avviene nelle minute, e variabili, e lievi
informazioni de’ fenfi, e delle cogitazioni particolari. Comunque egli ciò fia,
la Mente fenza fallo i universa» composizione delle parti, e V univerfo
confenfo de* moti, che tutte le parti in uno, e tutti i moti in un fol moto
congiunge, por P influenza de’ principi ne* mezzi, e ne* fini, e per lo ritorno
di quelli in quelli ;Ia compofizione, dico, e’1 confenfo univerfale, prima
conclude nell’ unità della ifua univerfal cogitazione; e poi, in quanto è
modificata ne’ principi, fente quivi il ritorno de’mezzi, e de’ fini: ed in
quelli allo’ncontro, fecondo i quali fimilmente è modificata, fente 1’ influHo
de’ principi : onde viene a formarli un confenfo lucido, univerfale, con che
più efpreflamente avverte, e fenre la Tua unione) p’I corpo organico congiunto,
e tutte le parti, e tutte le azioni fra loro Team {fievolmente comunicanti. E
in cotal modo, della materia con ferma, e (U* bile modificazion ragionevole,
ordinata al fenfo,ed allo ’ntendimento; e deN la Meme, che è erta lòftanzial
ragione, che per naturai producimento, e per P unione del corpo, nel corpo
imprem de quella modificazione medefimaj dell’uno, e dell’altro ftretri
infieme, ed uniti, in quello già deferitto intreccio di (labili, e fondamentali
percezioni, •fa fic ne il fenfo ragionevole, e la cogi- dei fenfo tazion
fenfuale, che è la Natura dell’ e della cog?Uomo. Ne è da lafciare addietro,
che uz,one • de’ due modi di operare, l’uno della», diftribuzione dell’
univerfale ue* molti ^particolari, e l’altro del raccoglimento de’ molti
particolari nell’ univerfale, -da Mente qui con quello fecondo mordo adopera;
poiché di molte partile -di molti momenti, e movimenti forma un corpo folo,ed
un folo movimento: ficcome fa delle forme aritmetiche, e geometriche, e dell*
altre di lor natura eflenfe, e divifibili, che aduna nell’ineftenfa, e indi
visìbile fua cogitazione; così nelle concezioni, quando ella da fe le inventa;
come nelle percezioni r quando ella in quelle già inventate, e fatte s’
incontra. Laddove per contrario nelle percezioni degli obbietti eterni,
nell’organo univerfale dell’ univerfal fenfo,e ne’ particolari de’ fcnfi
particolari, la fua unità, ed univerfalità già piena, e feconda comparte ne’
minuti indizj, o immagini, all’ impresone, che ne riceve; tutte dall’intimo
univerfal fenfo, e cogitazione riproducendole. E ormai, a mio credere,
ritrovata già 1’unità dell’ effenza, e della operazione dell’ Uomo. Poiché ogni
unità, o metafilica, o fifica,o etica, di arte, od altra come che fia, fe vi ’
ha di altro genere, certamente ella fi compie per unione di atto, e di potenza;
così che, o per identità, o per naturai produzione, o per azion morale, o
artificiofa, 1’ atto colla potenza, cquella con quello fi avviluppino infame, ©
fievole fi difeopre. Imperocché primamente il fenfo lucido ragionevole, che
dalla coftituzione delle due nature rifulta.è quello, che nafce,e fi eltingue
coll’Uomo : e che propriamente per gli varj gradi dell’ età quelle variazioni,
e quelle vicende patifee: e non è già la pura, e lineerà intelligenza della
parte pura, e lineerà fpirituale. Quel fenfo, che è univerfale, nella già
cfplicata univerfal modificazione della materia congiunta, al variare della
materia medefima, ne’ varj particolari modi, e moti, che al moto, e modo
univerfale fopravvengono, o dentro dell’Uomo fufcitati, o di fuori tra fm e Hi,
ancor elio dee elfcr variamente figurato, e mollò. E quando nel procedo dell’
età, al variare degli anni, o ancora per morbo, o per qualunque altra cagione i
modi,e moti li pervertono, e turbano, o illanguidifcono, o celiano, o fi
cancellano in parte, o in tutto; allora forza è che quel fenfo, di che
parliamo, più, o meno, tutto, o parte pervertito, e difordinato, ofparuto, o
deformato ne vegna. Ne’ quali cangiamenti, nella parte materiale, e non
altrove, come defcrivonfi i modi, c fi miniftrano i moti; così i difordini, e »
fopimenti, e i vuoti, ed ogni altro vizio principalmente addivengono. E da quel
lato, onde eflo fenfo è di conditoli variabile, e mortale, a tutti quei
cangiamenti, ed accidenti è fortopofto, falva, e intera, e illibata rimanendo
la parte pura dell’intelligenza, che a quelle varietà la fola univcrfal
cognizione, o cogitazione fomminiftra, c’ tutte-, quelle varietà lènza
moltiplicazione, e fenza giunta riproduce. E qualunque fa la (ecreta guila
della unione delle-, due nature, e cheunque ne rifiliti,!! Mente, ficcome nella
reale, e (labile informazione del corpo organico, che è come foftanzial
percezione, indiflinta, c indivifa, include, c penetra, ed adegua il vario
lavoro di quella prima', e (labile modificazione; e come nelle percezioni, che
fono ideali, e leggiere, e fugaci informazioni, fimilmente indiftinra,
indivifa, e invariata, penetra, c include, ed efprime quei varj minuti modi
particolari; c sì quella prima fo-. ftanzial modificazione, come quelle
fecondane accidentali dall’ unità, e dall’ univerfalità della fua virtù, e
natura», produce, o riproduce; così quando quei modi, c moti fi turbano, o
cedano, o fi cancellano tutti, o parte; la v Mente allora, o in parte, o all’
intutto fofpende le lue produzioni, c depone quelle modificazioni fenza
pervertimcn- gbi di 'modi to,e fenza detrimento della fua foftan- corporali.
za, falva,ed intera prima nel fenfo univcrfale' raccogliendoli; e poi, fe elfo
univerfal modo, e moto organico coffa, o fi cancella; nella fua propria unità,
ed univerfalità della fua pura natura, e intelligenza raccolta, li rivolge ad
altri obbietti, e di altre forme fi adorna, ad altro vivere, e ad altro fapere.
' 'f Quella nofira foluzione non lafcia», luogo a dubitare della vanità, ed
infcrmezza dell’argomento Lucreziano. Imperocché nel noftro fillema tutti, dr
cram J * vv rz8 ciani così, i fenomeni delle fenfuali,e ragionevoli operazioni
deli’ Uomo, con quei crefcimenti, e fallimenti venendo pianamente efplicati:
ficchè,dato che— È intelligenza dell* Uomo fia fodanziale, e la materia fia
bruta, c cieca, come noi affermiamo, e niegano gli Epicurei; le operazioni
della ragione, e— del fenfo pur nondimeno così darebbono elle, come ora danno;
per certo che quell* argomento il più riputato, non vale a concluder nulla. Che
fe poi fi pon mente, che gli Epicurei, con tut- « to l’ingegno loro, non han
finora potuto da niun modo, o moto argomentare della materia niuna diffidenza,
eabilità all’ opere fenfuali ragionevoli dell’Uomo; tantoché l’imprefa di
fpiegare quei fenomeni difperando, hari— lafciata dare; allora certamente la
no-, dra foluzione farà ancora dell’ ederefpirituale,e immortale dell’Animo una
novella dimodrazione. E per ìfcorgere la convegnenza, eia bellezza della
dottrina, tutto il penfamento è qui oratempo di rapportare. Noi adunque prima
poniamo due tra fe lontaniffime-f;: cdre r av A eftremità, 1’ una del più e
ccelfo flato di perfetta intelligenza, e l’ altra della più bada condizione
della cecità della materia. Le quali Mente, e materia in quelle eftremità
conflderiamo, che amendue per contrarie ragioni ugualmente da fe sbandifcono
ogni docilità. L’ intelligenza perfetta da un lato, per 1 °& n’includono, e
penetrazione dovrebbe ella certamente ogni lubricità, e fluflo,e fucceflione
efcludere di dottrina: e si perfetta dottrina, e perfetta feienza in ogni tempo
pofledere : e non mai in niun tempo docile poter effere; che fenza il lubrico,
e ’l vicendevole di variate, e fugaci percezioni, e ragioni non può ftare.La
Materia dall* altro lato, nell’ eftremo deli’ impotenza, e deformità, per la
dimoftrata impenetrabilità, ed ogni efclufione, docile in niuna guifa non può
ella eflèr giammai : fe la docilità con tutta la fua incoftanza.e lubricità,
pur tuttavia includono, e penetrazione inftantemente domanda. Appreflo, quelle
due nature da quell’eftremità argomentiamo poter ricede 4 R re zza* ' 4 *t X +W
rM re a quello modo: Cioè, che Ueflfere mentale da quella fublimità, per varj
gradini di varie foftanze giù dechinando, giunga finalmente a poter
congiungerfi in uno colla materia, e a poter cfprimere modi, c mori materiali :
e che T eifer della materia dall’ imo di fila imperfezione, per varj gradi di
variate forme, e lavori innalzandoli fu pervenga al fine, fino a collogarfi, e
ftrignerfi. colla Mente, e a poter railomigliare, e lignificare modi
fpirituali, e mentali: e così nell’ Uomo, in cui,, in fine quell’ingegno
medefimo,fe non altro, ci (copre l’origine dell’ errore. Perciocché la Mente
piegando all’ imo dell edere mentale, c la materia ergendoli al lammo dell’
edere materiale a formar 1 Uomo; in quella natura, e propriamente nel fenfo
lucido, la Mente per 1 edendoni, e variazioni materiali, e la materia per gl’
ingegni, e lumi mentali li tengono afcole : onde la Mente, materiale edere; e
la materia poter edere mentale gli Epicurei han_» Cagiont-* creduto, alle fole
lignificazioni fenfua li rivolti. Ma eglino avrebbon potuto w‘. penfare, che fe
la Mente nella propria fua altezza non potria mentir la materia : e la materia
nelle fue natie badezzc non può fimigliare la Mente; perche i \ i la Mente in
chiara luce feernerebbefi immateriale; e qui la materia chiaramente infenfata,c
cieca fi ravviferebbe; nell’Uomo, ove 1 ’ una fotto alle fembianze dell’ altra
fi tiene afeofa, è una neeelfità, che ne 1* effer cieco della materia, ne 1’
immaterialità della mente, per altra via, che per quella^ degli argomenti col
cammino della ragione non fi podano ritrovare. Quella è certamente una nuova
dimoftrazione, che abbiam tratta dalP intelligenza, rifguardata nell’ idea di
fovrana perfezione : laddove tutte le altre prima allegate fono (late tolte
dall* intelligenza, confiderata nel fuo edere generale, e comune : avvegnaché
dalla comunità de’ generi all’ idee perfette, e da quelle a quelle fiavi
commerzio, e comunicazione vicendevole di cogni' zioni,e di feienze, come nel
primo capitolo della noftra Metafilica abbiamo dimollrato. Colla dottrina della
univerfal percezione, che fidamente 1* anima contri' buifee a* varj modi, e
mori, che nella materia avvengono; e con quella dell’ univerfal fenfo dall*
unione delle due.* nature rifultante, che c la proprietà dell* Uomo, e che
propriamente per cagion della parte materiale, dee con_> quei moti, e modi
efler modificato, e modo; con quella dottrina, dico, tutC te le altre
difficoltà vegnono ancora a dillrigarfi degl’ impedimenti, e de’ turcibamenti,
che cagiona l’ebbrezza; e de’ delirj, e de’fopimenri, edetarghi, che certi
morbi arrecano; e in particolare il pericolofo diflipamcnto, che produce la
velenofa forza dell’ Epilelfia, ed ogni altro fìmigliante accidente. Che come
tutte convegnono in quell* uno argomento generale delle variazioni, che_ dalla
materia nelle operazioni dell’animo trapalano a turbare, o interrompere, o
abolire il fapcre; così tutte con quell’ una generai dottrina, ugualmente per
ogni parte fviluppate rimangono. Cioè dire, che quegli accidenti, che*l vino,
e’I veleno epilettico, come Lucrezio l’appella, e gli altri malori inducono
nell’ Uomo, fono eglino folamente valevoli a difordinare, o interrompere, o
affatto caffare le forme fenfitive, e cogitative ne moti, e modi corporali, e
non altra cofa altrove. I quali lafcia allora la Mente di più avvivare, e
illuftrare in tutto, o in parte, eoa-» fofpendere, come fu detto abbiamole fue
produzioni, e con deporre le modificazioni: ed indi prima ne’ principali feggi
corporali, e poi, fe più oltra è (dipinta, nella fua propria unità, ed
univerfalità fi ritira da quello ffrazio. Ma è in alcun modo diftinto 1*
argomento del timore, e del lutto, che LUCREZIO amareggiando, ed affannando
l’animo, foventi volte conducon l’Uomo a morire. Imperocché in quel primiero
capo di argomenti de’ varj gradi dell’età, e de’ varj accidenti de’ morbi, le
variazioni immediatamenre, c principalmente il corpo immutano, ed offendono: le
quali perchè nelle operazioni dell’animo ancora trasfondono i difetti, e i
difordini; per quefto folo, fono a LUCREZIO argomento di mortalità. Ma il timo
re, c ’l lutto fono morbi dell’ animo, e l’animo immediatamente, e propriamente
conturbano, e affliggono : e quando • l’Uomo per quelle offefe viene a finire,
nell’ animo è il principio, e V origine del danno, e dall’ animo al corpo .
trapaffa; fìccomc per contrario ne’morbi corporali, dal corpo all’ animo
Lucrezio argomenta, che debba la mor-, • te trapaffa re. Così ugualmente per
gli morbi, che fono manifeffe cagioni della morte corporale, perchè varie
paffioni nell’ animo inducono; e dalle passioni, doni, che fono manifede offcfc
dell’animo, perchè c morbo, e morte al corpo arrecano; pare à Lucrezio dall’ima
parte, e dall’ altri potere la mortalità dell’animo argomentare : c poi dclla,
cu ragione dell’ uno, e dell’ altro propone come un nuovo argomento,
foggiugnendo. Addere enimpartes, aut ordine trajicere &quume(l y Aut ali
quid pr or funi de fummx detrabere illuni, Commutare animum quicumque adori
tur, le cogitazioni, e tra le fen(azioni,e gli V affetti; così tra' le
cogitazioni, e gli affetti c più ffretta appartenenza, e con r • neflìonerper
modo che non mai, ne coa • gitazione fenza ogni fenfo di affetto, ne affetto
fenza ogni lume di cogitazione fi può trovare. Da cotcfte cole Quii fiati (ì fa
chiaro, che come il fapcre, cosi '1 volere dell’ Uomo non è la pura, e fincera
parte dell’ animo; ma è quel vo- lece proprio dell’Uomo, di fenfo inficine, e
di ragione commifto, che dall’ unione delle due nature dee rifultarc. Laonde i
varj moti, e modi delle va- ' i r ie affezioni, o paffioni propriamente in quel
volere, e non già nella parte pu ra dell’ animo le loro vicende ingerif’ m
cono: e le anzie, e gli affanni, e i tedj ' del timore, e del lutto quella
parte-, conturbano, e corrompono fino a condur 1’Uomo mi fero alla morte. E
dell’ Animo avvien folo, come nc’ modi del Capere, che fofpenda le produzioni,
e diponga le modificazióni del volere; e . intatto, e purgato, e puro fi ritiri
nel • la fua univerfalità, per rivolgcrfi ad altri obbietti con altri amori più
puri, e più e più finceri. Ma perchè noi nei prefente ragionamento del fa pere
dell’uomo, di altro genere di operazioni 4 che delle fcnfuali,e fantastiche non
abbiati! fatto menzione; non è per tanto, che dentro gli angufti confini del
fenfo, e dell’ efpreilioni fensuali, debba efler ristretta la cogni'zion
noftra. Da quelli univerfal cogitazione, o cognizione, ficcome perchè dalla
parte corporale è ella fenfitiva, ne debbon nafeere Itu, fenfazioni, e l*
efpreilioni di fenfibili obbietti; così perchè dalla parte immateriale, e
ragionevole, ed intelligente, le ragionevoli cognizioni provenire ne debbono.
Siccome nel fenfo univerfale, per fomma finezza, pieghevolezza,, c mobilità, e
per uniformità di virtù, e di foftanza, onde è come un genere generaliifimo del
fentire, fono i primi elementi, o principi, onde rutte le par*» ticolari
fenfazioni, ed efpreilioni fenfibili formate ne vengono; così in efTa_,
cogitazione, o cognizione, da ogni altra cofa fceverata, ed in fe r ccolta,
fono tutti gli clementi, o principi delle ragionevoli produzioni, e delie
Scienze, S a che cd elfa cognizione è infieme generale cflenza, e generai
conofcenza : e i fuoi elementi, onde è coftituita, fono. inficmemente parti, o
principi di quella eflenza ad edere; e fono prime nozioni, o ragioni di
conofcere, o intendere alla Scienza. Cotefto è il bivio deh fapere dell’ Uomo,
nel quale in oltre., è da notare, che TUomo nella via del fenfo è analitico,
conducendofi da’ particolari a gli universali; e nella via. della Scienza è
Sintetico, dagli universali ai particolari avviandosi. Ma gli elementi del
SenSo, in quanto Sono minuti, imperfetti, informi, fon pure come altrettanti
generi: e le nature fenfibili-y in quanto perfette, e compiute, fono anco in
quel riguardo particolari. E le eflenze perfette ragionevoli, e intelligibili,
perciocché quando vi fi perviene, illuminano tutta la Scienza, fono come
univerSali: e i generi, perchè fono imperfetti, ed ofeuri, in quello riguardo
fono come particolari da riputare. Similmente come il fapere, così il volere, o
dalla parte impura fenfuale genera volontà, ed affetti foraiglian Bìvìodel jà
^cre delP ti, dietro a gl’incitamenti del fenfo; o dalla parte pura fpirituale
produce», voleri, ed affezioni ragionevoli dietro alla guida della Ragione. E
quello è il bivio della vita,in cui fcorgonli le origini delle due celebrate
porzioni dell’Uomo, che il volgo de’Filofofi, quanto con magnifici parlari
decantavamo con ofcuri fenfi intriga, ed ofeura. Adunque la Mente noftra, per
la virtù tante fiate ricordata, e in tanti modi provata di muovere, e reggere
fe fteffa, prima fopra le fenfazioni medefime. E ixti tiMnet certo : velut
aurei, atque oculi funi, Atq\ aliifenfus, qui vitam cumque gubcriumt:. t Et
Dilati mnust atque ‘ oculut t ntirefvs féorjltttv Secreta a ‘nobis nequeunt
fentiret neque effe : Sed tamen in parvo linquuntur fenipore tali i Sic animus
per fe non quii fine corpore, dr ip/ó ' Efse hominet illiut quafi quod va; efse
videtur : .'o'F 1 .' Qs, t # Sive aliud quidvts potius coniunaius et i • .«li»
> yjp r i M Etagere quondoquidem e #*, corpus, adixret. V.v. -tftbv* "o
>s Tutto il nerbo di quello argomento egli è r a mio credere*!!) quella una
sola cosa riporto; che 1* operare, fia^ del Tutto, di cui è ancora 1’edere :
onde a niuna delle parti, che’1 compongono, quell’edere, e quell’ operare
medefimo debba edere attribuito Il fentire adunque, e’1 ragionare dell’Uomo,
che certamente è dell’ Uomo’, cioè del comporto, e del tutto, all’amo mo
folitario non dee poter convenire : c per confeguente 1* animo folo, fenza il
corpo, e senza 1’Uomo, non può fentire, ne ragionare, ne affatto edere :
fcevero di fenfo,e di ragione, non potendo già avvenire, che l’animo da in niun
modo. Si aggiunge a quefto, che P eder di Parte è fermamente effe- ^ t re di
relazione, o di rapporto; onde», la parte al tutto appartenga, e col tutto da
congiunta infeparabilmente. Egli T-V* è vero, che ci ha alcun genere di parte,
che verfo di fe condderata, ella ancora è un tutto : quali fono le parti del .1
«à-J tutto cftenfo, e variabile, e quali in», ogni altra accidentale
compodzione. Con tutto ciò cotali parti, quando elle * fono fegregate dal
tutto, perdon quell’ eder di parte, con ogni altra cofa, che in quel rifguardo
lor conveniva. E che Lucrezio a quefto ancora abbia rifguardato, dalla dottrina
del medefimo intorno alla indivifibilità de’ primi corpi, è manifefto. Volendo
egli indivifibilt quei primi elementi, e volendogli variamente figurati;
acconfente bene, che quelli abbian parti, non già avveniticcie, ma natie; non
quinci, e quindi raccolte a compor P elemento, ma in quello nate: il cui edere,
tutto fia dell’ elemento, che le contiene; ed abbiano a quello necefTario
rapporto ;on. de Pune dalP altre, e dal tutto non_, poffano per qualunque
potere effer feparate giammai. Il luogo di Lucrezio ciUd^Lucre- è alquanto
malagevole ad intendere j zio, non ’m - Picchè P acutezze de* più nobili
Spofitor ‘ P oturo falciar delufe. Il qual jj>ojì on % nQ j ^ er j a p ua
importanza abbiara voluto qui arrecare, ed mterpetrare ., I», Tum porri, quorum
e/l exttmum quodque cacumen Corforìs ìll\us % quei noftri cerner* fenfitt Jam
nequeunt : hi nimhrutn fine fartibuy extat >, \ Et minima cwtfat naturai nec
fuit umquam ' Uh. U JL Ver . Ter fe fecretum, neque pofìbac effe v debiti
Alterius quoniam ejìrpfum : frinì* quoque, fluire a/ùe fìmiles ex ordine parte:
gmine condenfo naturavi eorforis explent. quoniam per fe nequeunt confi are
^neceffe ejl H*rere, ««c/e ?«e Hatura nitritale Jì truova la vera ragione di
ejfer un tutto. t. domanda, che dentro di fe abbia a contenere tutte (e parti,
onde è coftituito: e la parte allo Scontro vuol’ efler tale, che tutta quanta
ella è, con ogni fuo eflere, (la, diciam così, incorporata nel tutto. Di modo
che l* eflere del tutto in quello principalmente confida, che contenga le Tue
parti in guifa,chc non pofla ne eflere, ne intenderli, lenza che lia,e
s’intenda con quella contenenza : e 1’ edere di parte in quello lia unicamente
riporto, che debba del tutto eflere, e nel tutto abbia ad edere contenuta;
licchè non eflere giammai, ne pofla immaginarli lenza quel rapporto, e lenza
quella, per così dire, partiva inclusone .Se quello è vero, come è appreflo di
erto Lucrezio ancora; egli è da tenere per fermo, che la verace, e fincera, e
perfetra condizione dell’ efler tutto, altrove, che nella natura fpirituale, c
mentale non pofla_, rinvcnirfue che la natura corporale, e bruta non più, che
di una imperfetta limiglianza di quell’ eflere lia capace ' Imperocché la
natura mentale, per Io fenfo,e per l’ intelligenza di le, e dell'altre cofe che
fente,ed intende; chiaramente dimoftra dover ella contener fé medefima, e 1’
altre eflcnze con ogni identità, e comunicazione: e fé medelima,e 1* altre
eflenze dover penetrare da per tutto. Con che quella inclufione, e quella
contenenza, che *1 tutto ha delle Tue parti, e quel paflivo incorporamento, con
cui le parti fono nel tutto, dimoftra dover fola perfettamente pofledere. Nella
qual cofa è principalmente riporto il reciproco rapporto, e la neccflaria
conneflione, onde il tutto dalle parti, e quelle da quello, e», 1* unc dall*
altre non portano fepararrt. Per contrario la natura corporale tutta per ogni
vcrfo limitata, ed efclufa, c diftinta, di quella inclufione, e di quello
incorporamento non è capevole:febbene, come qui, ed altrove abbiam dichiarato,
può la Materia per finezza, e per fublimità, ed attività di foftanze, e per
conneflione di parti, e confenfo di moti cotanto ingentilirli, che vegna tanto,
quanto a Materia è poflibile, un tutto perfetto a raflomigliare. Oltre a ciò,
contenenza, ed uni V vcrfalità fono una cofa medefima : Teflere un tutto, e l’
edere univerfale, fono una medefima elfenza. Donde fi può intendere, che alla
perfezione del tutto, due cofe vi fi richieggono necef fariamenrc; l* una,
chc’l tutto debba aver perfetta pienezza in ampia indivi» fibile unità;
l’altra, che tutti i particolari, che gli appartengono, dentro quella pienezza
fiano realmente comprefi. Benché quelle due condizioni ad una fola finalmente
pofiono riferire : concioflìachè, ne perfetta contenenza., fenza palfiva
inclufione, ne pafliva inclufione fcnza perfetta contenenza, poffa clfervi in
alcun modo. Per cotclle_ leggi, primieramente ogni fpezie di tutto,
generalmente confiderato quell’ effere, dee con tutte le fue cofe efl'erc-, • •
in fe medefimo riftrcrto,e chìufo,e da •J t gegno, colla noftra principal
dottrina potta fcioglierlo di leggieri; pure per produrnoi il frutto delle
noftre fpecu- ’ \ {azioni, ci rifolviamo a parte trattarlo. Adunque quel che di
tutti gli altri argomenti abbiam fatto, e faremo apprettò; di quello argomento
ancora facciamo al prefcntc; ingegnandoci a più potere fortificarlo da ogni
parte. La neceflità del dover 1* Anima fcparata effcr fornita de’ cinque fenfi,
che Lucrezio fcmbra voler confermare colle immagini de’ Pittori, e de’ Poeti,
che attedino l'antico comun fcntimento, ella è in fatti da quel Fiiofofo data
appoggiata fopra quel fermidìmo principio; che ogni edenza, o natura comune»,
dee con alcuna delle fue differenze, o proprietà elfer diterminata
neceffariamente : e che fenza ogni fua differenza, o proprietà non può ella
dare in_» niuna guifa. Siccome allo’ncontro, proprietà,o differenza niuna e!
può avervi mai fenza il fondamento, diciam così, della Natura, o edenza comune.
Perciocché 1’Anima con generai fenfo, e percezione delie cofe, per ogni modo
dover edere; anzi altro, che quel fenfo, e quella generai percezione non
effere, egli è ad ognun che vi ponga»» mente, manifedo .Dal che fegue bene, che
il fenfo, e la percezione generale, come con alcuna delle fue proprietà e
particolari forme eder dee compiuto, e perfetto; così quelle proprietà, e
particolarità medelime di necedità egli implica nell’Anima. Fermamente non può
capirfi a niun patto, come l* Anima feparata poffa aver niun fenfo, o
percezione, che nel tempo medefimo X ella m: m ^ Sottilità dì Lucrezio non
inteja da gli Sfojìtori, ella nc veda, ne oda,nc per niuno degli altri fenfi
particolari, niuna percezione abbia degli obbietti. Dall’altra parte, 1’
impoflibilità di avergli in quello flato, egli è per certo una gran fottilità,
con che Lucrezio la compruova, che niuno degli Spofitori ha potuto penetrare
finora .Onde, e nel variar Iniezioni, che ftanno bene, e nel fupplirvi i
fcnfi,che non vi mancano, eglino fonofi affaticati in vano. Prende egli a
conliderare i fenfl in idea, fecondo le loro, per così dire, formalità
metafificamente,c gli rapporta all’Anima : e infieme gli confiderà nelle loro
realità, e corpulenze filicamente, e gli riferifce al corpo: e poi argomenta,
che come i fenfì, ne effere, ne operare pofTono feparatamente dall’ Anima; così
allo fteffo modo non deono potere, ne edere, ne operare feparati dal corpo, e
dall’uomo. Concioffiachè 1* anima ila l’uno Ideale, o formale, o metafilico,
onde le proprietà, o differenze de’particolari fenfi debbano procedere; e
1’Uomo, e’I corpo fia V uno Reale, o materiale, o tìfico, nel quale quelle—
proprietà, e differenze medcfime debbano eflere incorporate diverfamente,
fecondo quei diverfi rifguardi, di diversi principi, e procefTi.Con ciò viene
egli a conchiudere, che poiché l’Anima da una parte non può edere sforni- 7 ta
de’ fenfije dall’ altra non può in niuna guifa efferne provveduta • che ella
non può ne fentire, ne in altro qualunque modo operare, ne effere affatto dal
corpo, e dail’Uomo feparata. Udiamo le parole fue proprie, e poi vegniamo alla
Soluzione. Vr eterea fi immortali t natura animai efi, Et fentire poiefi
fecreta a corpore nqfiro : QuinqueiMt opinor)eam/aciendum efifenfibus auHantt
Ntc ratione alia nofmet proponet e nobis " i t Tofiumus infermi animai
Acheronte vocari. riHores itaque, et f criptorum Stola priora Sic animai
introduxerunt fenfibut cucì ai r L * At ne 1° natura ragionevole, ed
intelligente, e’I Tuo operare efplichiarao, e la fenfibile non lafciamo
addietro, deono difdire che nel più alto, e puro dell* intelligenza medcfima,
quanto a Uomo è conceduto, poggiando, a quelle fublimità non afccndtamo ? Ma
nulladimanco in cotali cofe, affai probabili ragioni, e dove di farlo ci è
permelfo, giufte dimoftrazioni allegando, V affare condurremo a tale, che anzi
da defiderio di più oltra conofcere accefi, che da difperazione di potervi
altro edere, confufi rimanghiamo. Per rifecare ogni rincrefcevolc lunghezza, io
dico fulla e lucidezza. Sicché il fenfo dell’ Uomo, ove egli è più virtuofo, e
più lucido j quivi è in quefle, e quelle parti diflinto, c diviio : ed ove è
unito, ed uno; ivi è torbido, confufo, ed ofuro. Ma nello fla r è w l’Anima,
fepnrntn dee potere operare con piìi francbezza, e virtù. to della Separazione,
fenza far violenza nc a ragione, ne a cofa alcuna, e’ ci convien credere, che
l'Anima fottratta a quelle gro(Tezze,e da quelle angurie Sprigionata, a voler
riguardare la natura di lei, e la fua virtù naturale, quel potere medefimo, che
ella ha fopra la; materia penetrcvole, con più Sovranità^ più vigore efcrcitar
polla; e maggior copia di maggior finezza, ed attività di quella materia
dominare. E per confcguente non riftretta fra quei cancelli, ne in quelle
nnnurczze fpartita; ma dilatata, e in fc raccolta, con uilfolo ampliamo fenfo
universale, polla e più diftinramcntc (cernere, e più altamente penetrare, e
più chiaramente apprendere tutte le forme,e tutte le«, azioni delle cofe
materiali. Se l’Uomo per virtù dell’ Anima ha imperio, e poreftà Sopra la
materia pcnetrevole in» terna; e dona a quella, e nc riceve a rincontro le
modificazioni; e col minifierio della medefima produce il fenfo, e la
cogitazione univerfale; e fecondo la divilata varietà in tante maniere il
difiignuc, quante in noi le ne veggono;. i 1 pri,? cip > primi, e’1
temperamento loro, c l vaftarata. g j 0 ingegno de’lavori, e tutte le
generazioni, e le fufianae, e gli ordinati procedimenti » e k virtuofe
influenze v de* ikir de’ Celefti corpi, e tutto il concerto r e ’1 fiftema del
Mondo, e la cottruzione dell’uomo può meglio efplorare r e penetrare, ciascuna
fecondo la propria capacità r e virtù. Perciocché è da credere, che le menti
finite emendo, abbiano le proprie fpirituali tnodi-i ficazioni; onde fieno
dall’ infinito circoferitte, ed infra di loro diftinte.Ein particolare, che la
menre dell’ Uomo, per una cotal proprietà di più fra ella propriamente
inchinata, ed adattata a congiugnerfi colla materia per la cortituzione deli’
Uomo. Per quefti nottri divifamenti s’intende ciò, che dir vollero quei
Filofofi,che di certi veli corporali, gli Spiriti puri diceano dover effere
provveduti; e alcuni Padri, che le Anime e gli Angeli corporee foftanze
riputarono. Cioè non altro eglino a-ver voluto infirmare da quello r che noi
della maniera di operare dell’Animo feparara abbiam conchiufo, fi dee: tenere per
fermo. Cosi fimilmente è da interpetrare quella Sentenza, che la_. Mente d’ un’
altra mezzana natura abbisogni, per potere attemperai alla materia *
Finalmente, che la villa Tifacela non per inrromilfionc della luce». '. 1
efterna nell’occhio, ma per eftramillione della interna verfó gli obbietti; è
fenza dubbio nata dalla cognizione dell* imperio, e potere della Mente fopra la
materia penetrevole, e dal minifterio, ed oflequio di quella verfo di quella :
onde è il vigore della virtù mentale alla produzione, o alla percezione delle
cofe.E qui poffumo dire aver terminata la Dilpnra colla foluzione degli
argomenti più principali, e più forti. Perchè dopo avere ben fondata la reai
difìinzionc dell’ intelligenza : e dopo avere altri punti ftabiliri, così come
fatto abbiamo delle più rilevanti verità; gli argomenti, che ci rimangono, così
leggieri, e piani 1} difcoprono; che più per non parere, che nftuf aulente gli
tralandiamo, che per necdfiti, che abbiano di particolar foluzione, gli dobbiam
ricordare, a ciafcuno argomento adattando quelle generali dottrine : il che
farem brevemente. E prima veggiamo di quello, che c in quei verfi efpreflo:
Denìque cum corpus ncque at per far e mimai Dìjjìdium, quirt in tetro tabefcat
odore r Quid dubitar quin ex imo y penitufque coorta Emanar iti uti fumus y
diffufa anima vis 1 Atque ideo tanta mutatum fu tre ruina Conciderit corpus
pcnitus I quia mota loco funt Fundamenta forar anima r manantque per artus,
Terque viarum omnes fiexus y in corpore qui funt r Atque / or amina : multi
modi s ut nofcere pojjìs Difpertitam anima naturavi exijje per artus 5 Et prius
effe /ibi diflraclam corpore in ipfo, Quitm prolapfa forar enaret in aCris
aurar 1 ' Dalla. dillofuzione, c putrefazione del corpo umano r che al
dipartimento 1 dell’Anima fegue immantinente, vuol Lucrezio inferire r che L’
Anima debba eflere fparfa per tutto il corpo: che i di lei principj componenti
fieno con_* quelli del corpo talmente intralciati T c intrigati; che quella
eflcr 'debba la cagione, onde al dipartirti- dell’ Anima, una totale
fovverfione al corpo ne avvenga : ficchè tutto fi cangi, e impu• m tridifca., c
tramandi fuora 1’intollcrabil fetore - E poi ne’ feguenti verfi foggi tigne,
che il folo deliquio, avvegnaché allora 1 ’ Anima non vada via, ma foi difiratta,
o opprefla languifca; tanti cangiamenti nel volto, e negli occhi, e in tutto il
corpo produce; quanti le grida, e le lagrime badino a rifvcgli3re ^riterfetri ^
e ’ circoftanti. De’più migliori Interno» ban capì- pcrri di Lucrezio, non bene
han capila la forza ù t;1 la forza dell’ argomento. Eglino moMntO'. arS ° firan
di credere, che quel Filofofo teglia, che F Animo, e l* Anima flano una
medefuna cofa; e quanto qui dice dei doverfi in morte difperderc i componimenti
dell’Anima, onde il corpo imputridifca; che tanto intenda di dire dell’ Animo,
e dell’ Anima infieme, E una natura coll’ altra confondendo crvvéro prendendo
efli 1* Anima per la fola parte incorporale; e quella idea t * e quell’
appellazione alla mafia degli umori, e degli fpiriti non concedendo, fecondo
quefto lor proprio fentimcnto. prendono l’argomento Lucrcziano: fon contenti di
rifponder folamentc, che la putrefazione, e ’l fetore del corpo morto, non è
effetto della divifione, e del dilfipamento dell’ Anima; ma di altra cagione
tutto diverfa. La qual. rifpofta, fe vuolfi comprendere la par- ..., te
fenfuale, è certamente falfa : c fe, meffa da banda la fenfuale, come quella,
cui V appellazione, e 1* idea d’anima non convegna, della sola parte
incorporale si vuole intendere; e senza dubbio fcempia, ed inetta: perciocché
corre a far difcfa, dove non bifogna e quella parte, ove è indrizzata 1’
oppofizione, fcoperta lafcia, e fenza diFefa. Si aggiugne a quello, che quando
LUCREZIO (vedasi) dice, dover efTere dal profon- '• t *' do fcolfi i fondamenti
dell’ Anima, e fuora difTipati, e difperfi; dicono eflì, che con ciò s’intenda
elfer 1’ animo il, fondamento del corpo; il che è ancora vero: ma eglino non
intendon già per fondamenti i primi componenti, il cui dilTipamenro cagioni
quello effetto. :. ne’ corpi morti: che è per certo un non # - affatto
intendere 1 * argomento. Ad un- cye f e “ c e re *j } 0 e que Lucrezio tratto
dalla forza del ve- PAAimi^L* ro, tenne per fermo, che 1’Anima, c 1’Animo, cioè
il principio intelligen- Mmrumt. Hmìz O' te tc, c la parte corporale miniera
del fenfo, foflono due nature didinte : per modo che contro a quella opinione,
che l’Animo altro e’ non fotte, che un* armonia, o concerto, o temperamento,
con lunga fchiera d’ argomenti fieramente combatte; e vuole in ogni modo, che T
Animo fia una fpezie,ed una fodanza. Con che viene a dire, che r Animo fia una
fpezie, ed una fodanza didima dalla mafia, e modi, e moti animali. Poiché certo
dell’ eflere dell’ Anima; dell* Animo folo, come di una cofa aflai ofcura, va ricercando
che e* fia: e in quella ricerca dice,che e’ non fia già un’ armonia, o
qualunque altro modo, ma una certa particolar foftanza. Appretto, comechè per
l’Anima e’ dica efiere baftevole il calore, e l’aria e l’aurc; tuttavia a
produr 1’ Animo, niuna di quelle cofe crede poter badare: ne altro e’rirrova
nella felva delle corporali fpezie, cui pofla attribuire quella maravigliofa
produzione. Onde conclude, che cotal natura producitrice dell’ Animo, fia del
tutto nafcoda, ed ignota, e innominata: di che fin dal principio della Difputa
nc abbiamo allegate le teftimonianzc di più luoghi .Finalmente c’diftingue bene
gli utfizj dell' Animo, e dell’ Anima; e ’1 fupremo dell’ intelligenza, e del
reggimento del corpo all’ Animo aflegnando; le parti dell’ ubbidire, e dell’
efeguire all’ Anima accomanda. Ed efpreflamente,che l’Animo, e l’Anima fono due
foftanze tra loro diftinte, febbene {grettamente infieme congiunte: e per la
{{retta congiunzione, quanto argomenta della natura dell’ Anima, vuol che
dell’Animo ancora s’intenda. Sopra il qual fondamento buona parte degli
argomenti di lui fono appoggiati. LUCREZIO (vedasi) adunque da quel fubito
cangiamento de’ corpi morti, o languenti, non può, ne vuole egli inferire il
difperdimento, ed annullamento dell’Animo; ma sì bene il difperdimento, e
l’annullamento dell’anima; cioè della parte bruta, e fenfuale : e quindi per la
{{retta unione, delle due nature, vuole che lo lìruggimento dell’ Animo infieme
fc ne argomenti. La qual cofa, comechè e’ ben vedelTe non efler neceflaria
conchiu Z 2 fione di neceflfario fillogifmo; perciocché di cofe diftinte,
comunque infieme congiunte, mancando 1* identità dell’ edere, dall’ una all*
altra cofani non può con certezza condurli l’argomento a conchiuder nulla; con
tutto ciò, tra perchè l’Animo una fottiliflìma, e le vidima foftanza cder e* li
avvifava; e perchè la robuftezza, e’1 potere dell’Animo nell’intendimento di
lui, e degli altri Tuoi pari, fparuta, e debile cofa appariva; per quelle
cagioni pensò egli, che come il totale disfacimento del corpo, non altronde,
che da quello dell’ Anima proviene; cosi il diflìpamento dell’Anima fenza 1*
ellinzion dell’ Animo, non potede avvenir*. Ed ecco come noi in efplicando il
fenfodi Lucrezio, abbiamo infieme difciolto il fuo argomento. Imperocché abbiam
fatto vedere, come edendol* Anima, e l’Animo, cioè la parte corporale minilira
dclfenfo,e l’incorporale principio dell’ intelligenza, due nature dillinte,
quali ad elfo LUCREZIO (vedasi) pajon d* edere, 1* argomento in buona Loica dal
didìparaento dell’ Anima, quello :i dell’Animo non può conchiudere a ni. un
patto. Ne dalla (fretta congiunzio •v-W, del senso sono stromenti, il cui
consenso, e cospiramento, anima egli appella, ciò intefe di affermare;
quantunque, che 1’animo ancora sia divisibile, vuol che da quella si fatta
divifione fi argomenti. E dell' infermezza di tal conchiufione per la
diftinzionc di quelle», due nature, che LUCREZIO (vedasi) appruova,e noi abbiam
provata, con tutto quello, che al precedente argomento fi è fatto, non riman
luogo a dubitare : e così tutti gli altri a quello finiiglianri, che dal
confondere in uno il principio intelligente, c la parte fenfualc, tutta_, lor
forza ritraggono. I quali tutti, non già col folo ribattere, o fchifare i colpi
negando, come ufano di fare i Vol gari; ma la foftanza indi vifìbil e
dell’Animo, e le fue maravigliofe operazioni, ed ogni altro dimoftrato pregio
v^per tutto opponendo; e quindi da cer' ti, cd indubitati principj
argomentando; fi fa chiaramente vedere, che’l varino e’ percuotono dell’ ària.
Più larga '-via ne apre il feguente argomento a derivarvi i fonti della
principal noftra dottrina, il quale con chiarezza è ne* .r : fe-. iSs fegucnti
verfi efplicato :. Dtnifue cur animi numquam mens, confili umqu Gignitur in
capite, aut fedi bus, manibufve ? fed unii . v Sedibus, «ir certi s regionibui
omnibus bar et ? Si non certa loca ad nafcendum reddita cuique Sunti «ir ubi
quicquam fojjit durare creai um; Atque ita multimodis prò totis artubus effe y
Membrorum ut numquam exijlat prxpojìerus orda. Vfque adeo f equi tur ret rem :
neque fiamma creavi Lib. tll. Nono argomento. Fluminibus /olita e/ly neque in
igni gignier algor. Circa 1’origine dell’Anima, in prima e* ci oppolc Lucrezio,
che ella nafeer debba infieme col corpo; perchè fi vegga col corpo, e con tutte
le membra crcfcere inficine. E poi del feggio, dove l’Anima fia allogata,
ftabilifce che certo, diflinto, particolare, e proprio e debba clfere.
Finalmente, amendue quelle cofe giunte infieme, dal nafeere, c dall’ cficre 1’
Anima in certo, e ditcrminato luogo, egli argomenta, che fuori del corpo, e
fuori del fuo proprio luogo non polfa folTiftere. Noi allo ’ncontro con bello
intreccio di metafifi. A a che per altre opportunità; delle cogitazioni: c nel
fecondo per la finezza, c vivacità del fenfo, e per lo fervore, e_. Copia de’
fluori più (pi ri rosi; degli affetti; ma ben ella è in tutti i luoghi, e ini.
tutte le parti del corpo organico colla fortanz'a > come è in tutti per 1’
opera-. zione del fenfo, e della cogitazione. Or due foli argomenti di quelli,
che wnfaìm !r- Cì ^ am proporti, rimangono a trattare: Sfotefuo^ de’ quali il
primo più al platonico dogma della preefiltcnza dell’ Anime va a ' '.T colpire
dirittamente, che nel punto .. f,"*; .- dell* immortalità : che per diletto
de’* plausibili divifi di quella (cuoia, non_* abbiam voluto lafciare addietro,
coti-, gli altri che contro a quella medefima opinione,o alla pitagorica
Metemficosi, o ad altro, che alla principal noftra quiflione fono indirizzati:
c’1 fecondo, il tedio, c 1 a /Fan no di coloro, che.,, muojono, ci oppone
contra, di faciliffìma foluzione. Col quale, efpugnati prima di grado in grado
i più robufti argomenti, convien conchiudere la prclentc difpurazione. Il primo
adunque que’ vcrfi, che con leggiadria, ed acutezza è da LUCREZIO (vedasi)
spiegato. Tr eterea fi Immortali s natura animai, L'I Conflati et in corpus
najeentìbus infinuatur; cuì Juper cnteaElam atatem j neminijjf nequimus f
Interi iffe, c ir qut nunc ejl, nane effe creatam. Nec vejìigia gejlarum rerum
ulla tenemus l .-*• fi t-'Mope™ e Jl animi mutata potejlas, Omnrs ut aBarum
exciderit retinentia rerum: No» ( ut opinor ) id ab Uto jam longius errai.
Quapropter fateare neceffe ' eff, qu « fift ante, interìiffe,. co col dire, che
fenza giufta cagione, la pura luce deli’ Anime da Cielo inTerra/i traeflono, a
congiugnerti co’ tenebrofi corpi terreni. Per quelle medefimp ragioni Lucrezio
e’ fi avvisò, che 1 * anticipata produzione dell’ Anime, e’I comun loro
nafcimcnto co’corpi, bollono due ellremità, delle quali una vera, e 1’ altra
falla ncccllariamente eflcr dovefie. Onde mcllolì a convincere di fallita il
primo efiremo dell’ anticipato nafcimcnto, per quello che 1’ Anime congiunte,
di andare cofe niuna memoria (eco arrechino al mondo; conchiufe,che’i fecondo
diremo del comune, e promifeuo nalcimento dovefie cfler vero: e per
confeguente, che l’Animc corporee doveflono edere; e come i corpi, elle ancora
corruttibili, e mortali. Tutravia gli antichi Platonici co* loro profondi
fenfi, c magnifici parlari, le minutezze, e le arguzie degli Epicurei, picciola
allora nazione de’ Filofofanri, aveano per nulla: e col temperamento della
reminifeenza-, che ne -viva, ed cfprclla memoria, nc c tota- 5 -' le oblivione;
e col dimollrarc come-, l v ' l’antiche notizie, col conjugio de’ corpi
porefiono effcrc ofcuratc; il prefente argomento deludevano di leggieri. Ma noi
tra quelle eftremità il vero mezzo abbiamo apprefo, che 1’Anime non già co’
corpi, ne da’ corpi, ne per tanto innanzi a loro, ma bene in eflì nel punto medelimo
da principio ideale, a mentale debbano effer create : e tutto ciò dalla natura
dell’Animo, c da quella del corpo, e da una mirabile armo, nia di natura, e di
legge, e da ogni parte del ragionevole umverfo comprovando; c’I vero del
mirteto platonico difcoperro,e la difficoltà di quello argomento abbiamo
fpianata Al fecondo argomento, che è l* ultimo di tutti; dato, e non conceduto,
che ogni Uomo in morte fi dolga di morire; il che de’ vizioii Uomini, cui i
vifibili obbietti, e l’idee ofeurare, e gli affetti rapir fuo!c r è egli vero,
e non_» già de’ virtuofi, che colla meditazion della Morte ogni fpecie, ed ogni
amore del prefente fecolo deporto, vivaci idee, e acccrt affetti nudrifeono
dell’ invirtbile Mondo; dato dico, c noiu conceduto, che così dea la cofa, come
canta Lucrezio; giuda i noftri principi rifpondiamo brevemente, che quel do*
lore e* non è della pura intelligenza, ne dell’ Anima fola; ma bene è del fcnfo
impuro dalla unione delle due nature rifultante: ed è dell’ Uomo per quella
unione medefima codituito. Il qual fenfo, coll’ Uomo., eder mortale, fol viene
a concludere 1’argomento. Al che Soluzione possiamo accomodare l’acutezza di
Lattanzio col dire, che finche 1’ Uomo vi mrgonunto. ve, quando l’Anima è
ancora nel corpo congiunta, c’ non è tempo di dover ella fentirc la fua
liberazione; anzi più tolto i languori, e le corruzioni corporali di quegli
ultimi momenti le convien fofFerirc: e quando I’Uomo è già, morto, e’ non è
tempo allora di poter fignilicare il fuo fenlò. Sicché Lucrezio da ogni parte
ingannato fi mife a dire: Db. Uh quod fi immortali nofira fcret mens, * Non
lavi f e morlens dijjolvi conquereretur : Sed mogis ire f mas, vcfiemque
relinquere, ut anguis, Gaudenti frtlonga fenrx aut ccrma cervus. fi 7 " :
W Con quella ftiedefima riTpofta, la vanità deirargomenro, che a’recitati ver-
Dtmde c ! mo. li immediatamente va innanzi, li dimo- fuafoivzione. {Ira ancora.
Dove dice, che 1’Uomo in morendo, non lo fceveramento dell’Anima, ma il
diftruggimento (ente, ed avverte :1* Anima non da un luogo all* altro del corpo
intera trapalare, ma_, nel Tuo proprio luogo, come ogni altra parte
infievolire, e mancar lente appoco, appoco. Perciocché è da dire, che l’uomo è
quello che muore; e di quel- '' la vita, e di quei fenfo, che dalle due nature
rilulta, e’puo efifer vero quel che e’ dice fentirfi, ed avvertirli in quel
punto; donde il patimento, c ’l mancamento, c la mortalità dell’anima pura, e
del fenfo, o intelligenza pura, che niente di quello foflFrono, e niente
fentono,o avvertono, non dcefi a niun patto argomentare. Finché 1’ Uomo vive, e
finche l’Anima è col corpo congiunta, il fenfo proprio dell’ Uomo, e la vita
propria dell’ Uomo per legge di unione è fol operante. E quivi lono i
mancamenti, e i profitti : e in quella parte, di quella fono i fenfi, e l’
avvertenze, -«4 C c che fi fentono, o avvertono. Se più rodo coll’ allegata
acutezza di Lattanzio, che propriamente contro a quello argomento ritrovò quel
nobile autore, non fi vuol far difefa; che ben_ può Ilare. Sciolti a quello modo
tutti gli argomenti Lucreziani, perocché alcuni piti minuti, e leggieri, che o
fono eftcnfioni,o particolareggiamenti de* più prinf en f° cipali; o in
qualunque maniera a quelli JSf/. I* 1 rapportano; ed altri,che ad altro fc-,
gno mirano, che al punto dell* Immortalità, inutile, e nojofa opera farebbe a
volergli perseguire partita mente; fciolti, dico, gli argomenti, e fatte le
dimollrazioni dell’ immortai natura dell’Anima dell’Uomo, niente rimane, perchè
non Ita terminata la prò polla Di Sputa. Ma tuttavia del fenfo degli Animali
bruti conviene foggiugnervi un brieve ragionamento, per placare ogni
Sollecitudine, ed affanno degl* ingegni vacillanti, edubitoli. Imperocché dalla
comune, c volgare openione nafeene-, pure un molefto argomento, o fofpicamento
in contrario. Concioflìachè la cognizione, che nella via del hlofohco
inveftigamento fola ne fa lume nel ricercare l’immaterialità, e 1* immortalità
dell’ Anima umana; comunque, e qualunque a gli animali bruti li conceda; non
pare, che in quel cammino poffa edere così ficura,e così fida feorta, come ella
è in effetti. E adunque con ogni fludio da dimoftrare la fallita di quella
ftolta openione:'il che altra via tenendo da quella, che finora han tenuta i
moderni Fifiologi, con altri argomenti, *col favor di Dio, faremo fpeditamente.
E’pare, che i difenfori dell’Immortalità dell’Anima ragionevole, ogni
cognizione debbano difdire a’ Bruti; ovvero colla cognizione conceder loro
i’immarerialità, e l’ immortalità parimente. Perciocché dal dover 1’Anima
ragionevole», effere immateriale, ed immortale, perche è di cognizione dotata,
tanto può conchiuderfi, che i bruti, perchè e’ non», fieno immateriali, debbano
edere di cognizione privi; quanto che i bruti eziandio abbiano ad edere
immateriali, perchè abbiano cognizione. Siccome gli C c 2 EpiL’ opinion volgare
dit/ avori /’ Immortaliti dell’Anima-» delf Uomo Epicurei, i quali tcgnono,che
l’Animo umano fi a materiale, non poflono, a mio giudizio, a’ bruti non donare
alcuna Torta di cognizione: ne’ quali da una parte veggono ordinate operazioni;
ed a* quali dall’ altra non fi può negare— qualunque più pregevole condizione,
o fpezie di materia. Ma con tutto ciò, come potrebbe agli Epicurei venir voglia
di negare ogni cognizione a’ bruti, con dividere dal fenfo cieco la cognizione
-, c l’uno ad una fpezie di materia, e l’altro ad altra fpezie aflegnare; e
lafciata l’inferior materia fenfuale a’ bruti, la miglior parte all’ Animo
dell’ Uomo riferbarejcosì de’partiggiani dell’Immortalità, una parte fi fon
voluti lafciar condurre a concedere a’bruti cognizione, con diftinguere più
maniere di cognizioni: e quelle così diftinte, come loro è paruto,tra l’
immateriale, e la material natura, tra gli Uomini, e le beftie compartire. Onde
non c da reftarfi in quel -folo argomento, il quale nondimeno noi tratteremo a
fuo tempo; ma fa di meftieri di una intera deputazione. In così fconcia
openione, e come farem vedere dcre dappoi, a gli Uomini, ed al fommo Dio
ingiuriofa, più per forza di pregiudizi 1 che per niun valevole argomento fono eglino
caduti. Nella qual preoccupazione nondimeno, c dalla quale», pofcia e’ fon giri
raccogliendo degli argomenti : o più torto le preoccupazioni, o i pregiudizi
mcdefimi han fatto contro al vero, arme di argomenti. Or per cominciare, ognun
fa che 1* ingan-. no de Volgari e non e altro, che que- de'isolg* fto.Le
operazioni animalefche fono elleno certamente diritte, e regolate cotanto, che
il naturai diritto monaftico, quanto loro conviene, adempiono interamente: ed
al focicvole domeftico,ed infino al politico ancora in alcune fpezie
pervengono: lafciando ftarc mille», varj particolari ingegni di operazioni in
quelli, e quelli animali, che fanno le maraviglie del volgo. Adunque per quel
veriflimo principio, che ogni ragionevole azione dee da ragionevole principio
provenire; tantofto fenza», niuna difamina, a quelle cotali operazioni interno
principio di cognizione», hanno eglino attribuito. E ficcome que-fio lo
pregiudizio è di fuori venuto dalle cofej così dall’altra banda, da eflo Uomo,
e dalla di lui natura, e fua maniera di operare un’ altro n’ è Torto nientemeno
del primiero faftidiofo. Giacché il fenfo a’ bruti in ogni modo fi
deeconcedere, e’1 fenfo proprio dell’ Uomo nella cofcienza di ognuno fi
dimoflra edere di cognizione illudrato jquin. di eglino, che’l fenfo altresì
degli ani• mali di alcuna cognizione fornito etter debba, han creduto. Per
parlar prima di quello fecondo pregiudizio, che hanno i Volgari in conto di
gagliardo argomento, e che del primo può di leggieri più prettamente fpedirfi;
batta ricordare, che alla coftituzione dell’Uomo due diverfe nature concorrono.
Per la qual cagione, come delle due foftanze un folo ettere, che è 1 etter
proprio dell’Uomo rifulta ;così parimente de’ due generi di operazioni, che a
quei diverfi principi rifpondono, un folo operare, che è il proprio operar
dell’ Uomo di amendue quelle proprietà dotato, dee provenire : ciò che in più
luoghi di quella Difputa, e nella soluzione degli ultimi argomenti
abbiamdimoflrato. Donde, che ’l fcnfo dell’uomo e’ non Ha Tempi ice, e puro
Tento; e che la cognizion del medctìmo non pura, e Tcmplice cognizione ella
ila; ma che quello con alcuna luce di cognizione, e quella con alcuno
adombrameli. to di TenTo, efler debbano, argomentammo .Giuda quel noftro
veriflimo diviTamento, Ticcomc chi dalla cognizio- B contórni ne dell’ Uomo
inTcrir voletTe, che le jenfaiTf^fo cognizioni degli Tpiriti puri, Toflon elle
furo jènzj^ altresì commifte di TenTo, per non po- f^orìtroije ter capire, che
cognizione Tenia ogni TenTo Ti poffa ritrovare, egli in grande errore fi
abbaglierebbe r così parimente va errato colui, che dal TenTo dell’uomo
argomentando, il TenTo ancora delle bedie voglia credere, che fia con
cognizione congiunto, per non potere intendere, come TenTo Tcevro di ogni
cognizione rinvenire fi potTi. Se nell’ Uomo Tolo le due nature convcgnono
infieme ad edere, ed operare: e ", fuori dell’ Uomo e’ non è altrove in
altra Tpezie sì fatto mefcolamento :e per cotal cagione è nell’ Uomo il TeuTo
mi do fio di cognizione, e la cognizione a_# rincontro è comporta di fenfo; e’
pare per Dio una chiariflima evidenza, che fuori dell’uomo, come cognizione non
può efferc fe non pura, fenza niuna nebbia fenfuale; così fenfo non pof• fa
avervi non del tutto cicco, fcnza ogni lucidezza di pognizione .Da tutto ciò
chiaramente fi comprende, che.» quanto il fenfo limano agl’ inconfiderati c
occafion di errare, e di credere-, che il fenfo de’ bruti è a quello dell’uomo
fimigliante; tanto è chiaro argomento a’ più fenfati di tenere per fermo, che
come la cognizione del genere puro fpirituale, perchè non è cognizion di Uomo,
non dee erter fenfuale : così il fenfo del puro material genere, perchè non è
fenfo d’Uomo, non può erter luminofo. Intorno a che egli è affai da
maravigliare,che i Volgari Peripatetici, ed i Cartefiani, fono i g iriejìa-
eglino da una medertma cagione ftari fofpinti in diverfe eftremità di erroiia
vmcÀgton ri eftremamente contrarj. Imperocché medejìtna fi - gjj un j jC gjj a
|tri fedotti dal fenfo urna trarfinorT. no, credendo non mai poterli fenfo da
cognizion feparareji primi per non torre il fenfo a’bruti, la cognizione ancora
1’han conceduta : e i fecondi per non donare a’ bruti cognizione, il fenfo
ancora P han tolto. Le quali eftremc openioni noi ugualmente falfe riputando,
liam venuti a quello, di dover feparare quelle due facoltà, per lafciare
a’bruti il fenfo folo, ed alle pure immateriali Portanze la fola cognizione. E
tanto balli aver detto di quello fecondo pregiudizio, per torgli ogni forza,
non folo di argomento per convincere, ma_. ancora ogn’ illulìone di pregiudizio
per preoccupare. Ma quel primo ha egli per le menti degl’uomini fparfe tenebre
più denfe, e più univerfali :che dicemmo già eflcr nato dal vedere gli Animali
bruti, diritte, e regolate, ragionevoli operazioni produrre ogni ora. E intorno
a quello, onde, come fopra abbiam notato, falli ancora il principale argomento
loro, dee rutta la feguente Difputa aggirarli, in dimoftrando,che altra cagione
vi lia del diritto, e ragionevole operare de’ bruti, che quella delP interna
cognizione. B . D d pri no Epicurei Jo- bachè la Mente, e la Materia colle
iomigliante. ft anzc>c co’modi loro nell’Uomo convenendo abbian gli Epicurei
medi in confusone; per modo che eglino la_> Natura immateriale, che è il
principio intelligente, annullando, han l’anima dell’uomo tra le pure materiali
fpczie annoverata: e i modi mentali, e i modi, e foftanze della materia, negli
animali bruti avvenendo, abbian confufi i Volgari; (ìcchè fpiritualizzata,
diciam così, la materia, V Anima delle beftie nel ruolo han meflfa delle
foltanze cognofeitive. Perchè nell’Uomo, da una parte la fola materia è al
fenfo riguardevole; c dall’ altra le mentali operazioni,che ficemorrfi n'dta'
cofciùiiza,Co’ modi, e moti materiali, e loro vicende, e variazioni procedono;
i fenfuah Epicurei -han creduto, che la Materia a tanta finezza, e attività,e
ingegno pervenga, che poffa ella efler principio dell’ umane cognizioni. B i
Volgari, negli animali bruti, perchè la materia de’modi 4 prima è bello il
vedere, che 1’inganno L 1 instino j c ’ volgari Peripatetici è a quello dede
luefloVeJi gh Epicurei aliai fimigliante. Conciof 2ii modi dell’arte, e della
feienza mentale ornata, cd ordinata, veggon produrre ragionevoli opere da una
parte: e, dall’ altra al Colo uomo, come è dovere, concedono immatcrial
principio intelligente: fono eglino perfuafi,che la materia porta in alcun modo
e/Tcre principio di alcuna cognizione. Nella qual cofai Volgari per certo più
bruttamente errano di coloro. Imperocché gli Epicurci, negata una volta la
natura^ immateriale, che è tutto il loro errore, concordan poi con feco rteflì,
e giuda i proprj principi da prima preferitti, profeguono a dire, quanto poi
affermano appreso dell’Anima dell’Uomo. Ma i Volgari da’ loro principi ben
lungi fi dipartono, c apertamente fi contradicono: quando, concedo che. vi fia
natura immateriale, c nell’ crter principio di cognizione la colei eflTenza
riporta; pure ne’bruti alcuna cognizione poi donano alla materiale per colorir
Tinca danza, e mitigar la contradizione; nuove fpezie di nature immateriali, e
nuove fpezie di cognizione a capriccio poi fingono. Dalla qual cola il comune
aiv D d 2 gogomcnro è tratto di coloro, che niega-, no a’ bruti ogni qualunque
cognizione: il quale argomento allegheremo noi pofcia, fé avremo tempo, e luogo
opportuno di farlo. Ora alcune più rimote, e più geneil fenfo i ra jj
confiderazioni ci deono condurre uniforme, a quelle f che piu vicine tono, e
pra proprie del propofito noftro E in ogni modo in primo luogo fi dee
efplicare, come il fenfo, o natura fenfuale è una, ed uniforme, che tutte le
maniere, e, forme delie fenfazioni in quella unità, ed uniformità comprende :
che medesimamente è il fuo edere ampio, ed universale, qual’ è, ed efler dee
ogni altra natura comunella qual verità bene intefa, non fi può dire quanta
luce fia per arrecare a quella ofcuriflima quiftione. •Adunque fiocone la
cognizione, o ragione, o natura ragionevole tutte guife, e tutte le forme di
ragionare 'in una uniforme unita, ed univerfalità contiene, infino a perfetta
luminofa Scienza, arte, e legge ragionevole; così al termine di perfetta
material feienzà, irte, e legge fenfuale*, da fimigliante • w « v principio
uno, uniforme, e univerfaie il ienfo eziandio fi conduce. Alle quali due nature
giacché con Peripatetici, e non già con L’ORTO ora deputiamo, dobbiamo
aggiugnere la natura intelligente; quelle tre nature a quello modo ordinando.
Che la pura Intelligente nella fua immobile uniforme s! unirà, tutte le
intellezioni di tutti gl’uè intelligibili accolga fenza vicende, e Nature,
/«lenza variazioni: c che l’impuro Senfo ^onroole^e tutte le fue proprie
varietà di fentire, Scnfualt. in una mobile, e divifibile unità con moti, e
modi con perpetuo flufio varianti, debba contenere : E la natura ragionevole
polla in mezzo al fenfo, ed alla intelligenza, moti fenfibili, e lumi
intelligenti inficmc congiugnendo tutte le fue particolarità Umilmente in fe
aduni, fino al fine di perfetta feienza, legge, ed arte ragionevole. Sicché
1’Intelligenza fia ciò che ella è, fenza millura di fenfo ^ il Senfo fia il fuo
proprio edere, fenza ogni luce d’ intelligenza : e la Ragione così abbia le fue
proprietà, che mefcoli infieme col torbido fenfua le, il chiaro dell’
intelligenza. Due fonimi generi, P uno dell ’ effere terilene feltro dell' ejjer
immagine reale, che non è propriamenove fi ritruo- f c quella, o quella fpezie
particolare. v ’-> ed mela Così flando elleno quelle cofc, ad in- ' ìarila
>. aiUC0 ' tcllerti metafifici cotanto chiare, quanto più non fi può dire, P
Intelligenza (la Ragione, e ’l Senfo fono ciafcuna una unità uniforme,
efprelfiva, e raflomi• gliativa di quell’ elfere, ed a quel modo, eh’ è a fe
convenevole. L’ Intelligenza è un Siiiogifmo già perfetto,che con totale
penetrazione, e con cccelfiva chiarezza comprende Puniverfo effere intelligente
lenza ombre, e lenza vicende. La Ragione, o cognizione umana non è ella altro,
che un argomcnto: cioè una poterti, o facilità, per così dire, di rtllogizzare,
che tutto l’ertere ragionevole va a conchiudere con vicende, ed ombre. Secondo
che noi nella noftra metafilica abbiamo rtabilito, la ragione dell* Uomo, ella
non in altro modo giugne a conofcere gli obbietti, che argomentando dalle
minute, e rozze loro fimilitudini; ed indi le intere, e più perfette immagini
riproducendo, ed efplicando. Ella adunque ertendo coterto Colo crtere di
argomento, che è erte-. Cfme r/tm re ideale, ed efprertivo, uno, unifor-
e£?mto“ emme, penetrevole, uni verfale: viene con ten £ a tutt^ ciò a potere
efprimer tutte le differenze, e forme ragionevoli, una rimanendo, ind irti nra,
indivifa, con quell’ una unità efprefliva, argomentativa. La Ragione, tutto ciò
che le rt apprefenta con argomento in fc raccogliendo, e fe medefima, c ’l fuo
fenCo, e le fue percezioni, e cogitazioni penetrando, c includendo, tutto il
novero apprende. delle forme, che T appartengono. Così il fcnfo,col contatto, e
col conciglio, Comelffene confenfo della più fin 3,e più valente E e porzione
della materia in quel modo r che noi già dichiarammo, divenuta penetrevole, le
azioni, e le significazioni de’ fcnfibili obbietti, ed eziandio degl’ interni
appetiti con incredibile agevolezza, e virtù raflbmiglia : ed iniicme per
adattati canali, con abili dromenti produce operazioni ad ogn’ interna-, r ed
edema lignificazione corrifpondenti. il Senfo è Egli è il fenfo come un
materiale argoargomento* mento; cioè una elprelhone, e riproduzione, con che la
più virtuofa parte della materia raccoglie in fé tutte le particolari, minute,
ed imperfette lignificazioni, ed azioni materiali .. A llmiglianza della natura
intelligente, e della ragionevole alTai più, il lenfo ancor efìfo è una
efprefliva ideale unità materiale, uniforme, ed universale: e cotale ella
effetido, le varie maniere dell* edere Tenibile dee tutte produrre, fino a
poter pervenire a perfetta faenza, legge, ed arte fenfuale. L’intelligenza ella
è purgata da ogni grettezza, e impurità^, ed c libera da ogni mutamento, di
pure t e lucide notizie conteda in una amplif^ ->•*«* •; • - ima * S*V-'VT
et ♦ {ima faenza deli’ ogni effere intelligibile. Il fenfo è impuro, variabile,
tcnebrofoj e nondimeno con cieche idee, e combinazioni, e fillogifmi conchiude
Tumverfa materiale erprclfione, e produzione d’ ogni fenfibile obbietto. La
cognizione, o ragione di fenfo commifta, e di lume d’ intelligenza, per
convenienti idee, e componimenti, e per fillogifmi fi raccoglie in una ben
ampia fcienza lucida argomentativa. Siccome la fcienza ragionevole è
penetrabile, e inclufiva per interne comunicazioni, e produzioni; così il fenfo
egli è a fuo modo pur penetrevole, e inclufivo per finezza, ed agevolezza di
materie, e moti. La fcienza ella è un* ampia forma univerlale del vero
ragionevole, piena, e feconda delle ragionevoli forme, fino alle più
particolari, ed eftreme : c’1 fenfo è umvcrfal forma del vero fcnfibile, con
ferie di limili forme fubordinate, potente a produrre tutte le guife delle
fenfibili ope- H && è razioni. Il femo e della corporal natu- cieca-.
ra come una fcienza cieca : come la_- •frtowdcofcienza è della natura
incorporale, per fumìmfo. E c 2 Così dire, un fenfo luminofo. Poflfono adunque
i Volgari Filofofanti fé non-, credere, fofpicare almeno, chele infinite
combinazioni, e fillogifmi ciechi de’ principi, o elementi, onde il fenfo è
coftituito, vaglion di per se soli, senza niun lume di cognizione a produrre
tutte l’ordinate azioni significative ed operative degl’animali. Cotefte-, '; r
v tre Nature, ciascuna di per se separatamentc nel suo proprio regno, hanno
elleno perfetti principi operanti. Ne all’intelligenza e* fa uopo ne de’procedi
della ragione, ne delle macchinazioni del senso. Ne il senso, o degli {labili
comprendimenti dell’intelligenza, o delle lucide argomentazioni della ragione
abbisogna. Ma nell’uomo, nel qual solo due nature convengono, senfo, ed
intelligenza e si mescolano insieme: e come le turbolenze sensuali ^rToffufeano
la luce della cognizione; cofienìt la cali- sì i chiarori ragionevoli
illustrano la«. frJIAZ caligine del senso. dell'intelii- Cosi dette quelle
cose, più per afteretenza ger loro il malnato pregiudizio, che per convincergli
del tutto j rivolgiamo ormai il sermone a quelle, che maggior forza d’argomento
ne pare che debbano avere. Benché ne il pregiudizio e* v ’. V * •. si è potuto
combatterete non in alcun modo argomentando; ne argomento niuno si potrebbe
adoperare, sé non in qualche maniera contro al pregiudizio combattendo; ne
altronde parmi po % ter meglio cominciar quella parte, che dalla famosa
definizione del Lizio della natura, la quale i volgari di lui seguaci malamente
interpetrando, discreditano; e i meno feorti moderni affatto non intendendo,
deridono. Perciocché il secreto di quella misleriosa definizione difeoperto,
tutta affatto dissiderà la nebbia del volgare abbacinamento. Lasciata Ilare
ogni altra cosa, che dir si potrebbe, per esplicar quella definizione, che qui
non è uopo; io \ à d'^nìziow porto ferma opinione, che quel filofo- Arìj tot
elicne fo, quando e’ dice, la natura esser principio di moto e di quiete; che
egli, allora intese insinuarne di più la comunicazione, e la definizione, che
infic- mementc la natura ha colla scienza, e coll’arte. Sono certamente natura,
Scierà scienza, ed are tre primarj principi, natura - j c h e ogni genere di
forme compiono Jnejcnò t, e 1’univerlità delle cose. La natura mol?' n yù.i
timi vendo, o producendo: che produzioL-nivirjo c moto £ C omc più giù
dimostrere mo)fonó una medesima cosa. L’arte componendo, e formando; e la
scienza penetrando, e intendendo. La scienza generalmente considerata, altro
non è ella che principio di cognizione: siccorae 1’arte pur presa in generale,
e non è che principio di formazione. La natura, ne di formazione come l’arte,
ne di cognizione come la scienza; y mafol di moto e di quiete e principio.
Quella definizione di quelli tre principj additar volle il filofofo in quella
sua definizione con ifceverar l’idea, e ‘ l’essenza della natura dall’idee, ed
ef viV'X fenze della scienza, e dell’arte; e con rillringerla alla lua
determinata proprietà. Ma fono nulladimanco quei princiComunìone di pj tra loro
inficme comunicanti, cofueì trefrìn* mG dalla defìnizion medefima è facile c '
iJ ' argomentare. Perciocché, nc l’Arte e’ può di niuna formazione elTer
principio; nc la Scienza di cognizione senza virrìi di produrre, che e la
Naturar e Icambicvolmente nella Natura è inficine Ja feienza, e 1* Arre; perchè
a_, niun patto c’ porrebbe la Natura cfler principia di produzione senza idea,
e regola, e modo di produrre; il che è cfler Scienza, ed Arte. Quanto è
imponibile, che v’abbia alcun producimene di cognizioni foie n tifi che r e di
forme artificiose senza potere di produrre: altrettanto potere, o virtù ninna
e’non può eflervi senza modo, o regola di produzione. La scienza, l’arte senza
virtù di produzione farebbono (lenii r ed infruttuose per impotenza, e si
rimarrebbono in una ofeura, e tenue generalità di sapere. E la Natura senza
via, e regola, farebbe, per tumulto, e difordine di parti, e di moti ancor ella
infeconda, e rollerebbe in una sparuta, e informe comunità d’edere. Tanto la
scienza, e 1’arte; quanto la natura, come è ben uopo t hann’elleno potenza, ed
atto, de’quali come di due necessarj principj si compiono. La potenza
dell’arte, e della scienza è la virtù producente; 1’idea T o for V i*. o forma,
o regola è il di loro atto. Per contrario la forma, o regola, o idea è la potenza
della natura; e’1 suo atto è la virtù produttiva, L’atto proprio 'QuùIJùl^ d e
i| a scienza è la potenza della Natu f unita della K Natura qua- ra : e 1 atto
proprio della natura e la le de ! i,i s I icn potenza della scienza, e
dell’arte». ili /f | • r • con bel reciproco lovvenimcnto j soccorso. La
regola, o idea ella è l’unità della natura; la qual fottratra, difturbafi
l’adunamento, e’l consenso delle parti, e de’moti; onde la Natura in molte, e
varie parti, e in molti, e difeordanti mori fi frange fi difperde, che nulla
producono. L’unità della Scienza, e dell’Arte è egli il potere di Natura: il
qual tolto, la comunicazione, o inclusone s’interrompe: dal che 1’Arte, e la
Scienza in molte, e varie idee ^.cogitazioni fi fmhiuzza, che nulla conoscono,
ne formano. Ma tuttavia. è da notare, che 1’edere, c’1 potere della Scienza,e
dell’Arte, quantunque egli è foftanzievole, e naturale, cfler dee nondimeno
inclusivo, penetrevole, e luminoso: che altrimcnte la scienza e l’arte con
edere, e con po vi 'l 1 za. ‘:\v j xfcr ui, r*v.' V 1 ,jr * tv*gj NpJ V S •'i
*#• La Scienti 'una N aura Aquella fcientifiche, c quella artificiofe, con
edere, e con potere penetrevole, lucido, inclufivo.E la Scienza coll’Arte, non
vuota, vana, fpoflata, fantaftica; ma è reale, vera, piena, collante, poderola,
per edere, c per potere di reale follanzievole natura: nel che l’Eternità della
Scienza, dell’ Arte, e della Legge è locata : la qual cola, dopo "lunghi
contraili, e’ non han potuto nettamente difpiegare i Volgari. E la Natura non è
ella informe, irregolare^* difordinata; ma è formofa, ordinata, diritta, per
idee, e regole di verace, e falda Scienza, ed Arte : nel che la fempiternit'a
dell’Universo è ripolla, che i filosofi del GIARDINO intendere giammai non-,
han voluto. Quel che al prefente rileva è, che con quanto ho detto della.» •
Natura, e degli àTtrf due principi, io fon venuto a dimollrare, che le
ordinate, e ragionevoli operazioni della^ Natura particolare degli animali
bruti, come quelle della Natura univerfale, deono poter provenire da principio
interno di Scienza, ed Arte cicca. E perchè il maravigliofo potere delle idee
cieche, che alla Natura abbiamo attribuite, finalmente tutti ricono- P!ìt
fpezie lcano; egli è da notare, che oltre alle ^^ orme forme reali delle cofe,
che già fono in eletto, e fono a’fenfi nortri manifefte, e vi ha altresì delle
forme ideali, checosì appelliamo, divife in tre diftinte • Jpezie, o più torto
in tre ufficj diverfi. Il primo egli è dell» ideali, come lor dicefi plaftiche,
dalle quali generalmente a formarli, ed efplicarfi vegnono le reali. Quello
genere è egli principalmente riporto, e chiufo nel feno degli elementi; onde
nella prima origin loro, Erbe, e Piante, e Animali ufeiron « fuori alla lucè :
ed al prefente ancora non di rado ne avvengono novelle produzioni. E in fecondo
luogo le medelime ideali, nelle fortanze delle cofeper tutte le fpezie elle
ferbanfi involte : donde ogni cofa può produrre il lìmile, e propaginar la fua
fpezie. Il fe. condo genere è dell’ ideali, cui noi diciamo lignificati ve, che
fpiccanfi dagli r&jt obbietti, e a rapprefentar vegnono a’ V Mainiiioltri
lenii tante varietà di colori e di rettrici f ono forme, quanti già ne
veggiamo. Il ter- tt Pi • Ffa zo, che fa al propofito, è dell’ ideali
direttrici fopra tutte 1’altre di fommo valore, e pregio, che il fovrano
uffizio hanno elle di reggere i moti, e le operazioni. La Natura di tutti e tre
quei . ! generi d’ Idee eflfer dee fornita: del primo, e fovrano delle
direttrici; affinchè i movimenti fieno regolati, profittevoli, e fruttuufi: del
fecondo genere delle plaftiche; affinchè le forme, o fpezie delle cole fieno
durevoli, utili, egradite : e in fine del terzo delle fignificative; per
fomminiftrare al fenfo acconce lignificazioni, ed efpreflìo ni, onde fi promuovano
le operazioni, e le comunicazioni delle particolari nature infra di loro fi
compiano. E ritornando alle direttrici, è affai ragionevole penfamento,che
cotali Idee ne’ corpi Celcfti, e ne’ loro fiti, ed afpetti, c movimenti fien
ripofte. E non per altro, che per quelle tre Idee moderatrici è da credere, che
il Mondo, magnimi-, KtlU Kd Animai fu da Platone appellato. Nella tuv sensuale
particolar Natura del fenfo e’ ci ha ètuualapcr fut t; a perfezion della Natura
Univer si 0 * natU " fale *. Oltre al fommo potere, ed al perfetta fetro
concilio de’ principi coll’ idec_, plaftiche, e fignificative, avvi ancora la
fovrana regola delle idee direttrici per Io governo della vira. La Natura
fenfuale ella è (opra tutte le corporali nature perfetta, e Copra tutte lì
avanza ad imitare la Natura Univerfale: ficcome l’uomo,’ nel quale tutto il
filloma del fenfo, fornito d’ ogni maniera dMdee, egli è oltre ciò governato
dall’ Idee lucide ragionevoli, Copra tutte le terreftri foftanze rafTomiglia,
1’Univerfo me de fimo illudrato dall’ intelligenza della Mente Unìverfale. Or
poiché è neccflario, che negli Animali bruti vi fin (ufficiente provigione
d’idee direttrici ben ordinate; per qual cagione e’ vi richieggono di vantaggio
il reggimento delle cognizioni ? Non fono forfè l’ Idee cieche direttrici
badevoli a moderare 1’ arruolo moto del feafo ; e fecondo i movimenti interni,
o fecondo l’eftcrne significazioni, non sono elleno valevoli a produrre quelle,
e quelle ditcrminate operazioni ? Come potranno- le plaftiche idee diftribuixc
il chaos della Materia fcminale,, e-, reggerne i moti per generar erbe, ed
alberi, ed artificiofiilìme forme di Animali ; e non varranno le direttrici a.
moderar l’azioni, e i moti fcnfuali per confervare la vita^E egli per avvenrura
il fatto della confervazione della vimerzio tra ta P*u ingcgnofo, e piu
artihciolo deljiicbe ? 7 e f° rrnaz ' one medefima ? Egli non ci ideejìlnifi-
ba tra quelle due fpezie d’ idee dieative. rettrici, e plaftiche, somiglianza,
e comunicazione, e commerzio si fatto, che l’impreflìoni talora delle plaftiche
' pervengon fino al fovrano feggio delle lignificazioni, e direzioni, e quivi
figni’• ficative, e direttive divegnono ; ed al lo’ncontro le figure delle
direttrici, e lignificati ve difcendono giù al luogo delle generazioni, e per
così dire, plaftico - w ingegno, e potere acquila no ? Siccome la mafia
dellgk^a*e*i*,dà*i»m così, genetliaca, è egli un indigefto, e confufo chaos, e
in certo modo indifferente, e indeterminato, che'' nondimeno l’idea plaftica
diftingue, dirermina, e forma fino a perfetta generazione; così il moto
fenluale è propriamente indeterminato, e indifferente, e come confufo, e
indigesto chaos,che tuttavia l’idea direttrice dee poter diftinguere, e formare
fino all* intero governo del vivere animalefco . Egli è fopra ogni altra cofa
da por mente, che il moto del fenfo è della più preziofa.,e più agevole
materia; ed c il più vigorofo, ed efficace tra tutti gli altri, Tempre pronto,
e fpedito, ed operante: e che 1’ idee direttrici del medefimo fenfo fono
vivaci, ed efprefle, e ben ordinate, e compiute ; cioè per diftinta, e lunga
ferie fono in sì fatto modo compartite, che da certe più ampie, e generali, che
in una, prima, e principale, ampliffima, ed unrverfaliffima idea fono accolte,
tutte l’altre minori procedono; e quefte medcfime infra di loro 1’une
dall’altre, da quella prima comuniffima idea fino all* eftreme, e particolari
ordinatamente dipendono . Òr egli efleiido nell’animale, da una parte quel
virruofo, e perpetuo, e univerfal movimento; e dall’altra quel ben fornito, ed
ordinato reggimento di efficaci idee ; qual’ altra 'cofa fia uopo, perchè
l’animale poffa^ agi’inrerni incitamenti del fuo corpo, w ed agli efterni de’
corpi circoftanti regolare le operazioni, di che la vita abbifogna ? Siccome
fciocchiflìmo penfamento c* farebbe di chi alla virtù feniuale, altra forza d’
altra potenza aggiugner volctfe, per muovere l’animale; cosi ugualmente, a mio
giudizio, vaneggiano coloro, che all* intera, perfetta regola fcnfuale, altra
regola d’ altro ingegno vogliono fopra porre-. JtJèZjòT* P er governarlo . Il
fenfo è vigorofa virtù motrice, per idee cieche direttrici, valevole a produrre
ordinate, e profittevoli operazioni . Quindi raccogliefi bene effer dovere, che
1’animai bruto, che è indocile, nafea addottrinato di quanto ha a fare per fua
difefa : e per contrario l’nimai ragionevole, che è docile, imperito, ed
indotto de’ Tuoi f affari e’ convien chfc nafea al mondo, Poiché ridec del
Bruto e’ sono corpoTer qual co- rali, e cieche ; deono elle con tutto rottone-
1’ apparecchio della materia, c con tutvnie rufea in- to il lavoro delle forme
infiemementeT dotto, effer trafmefTe per via di generazione:, Siccome l’ idee
genetliache, di fimil fat ta, tanto nell’Uomo quanto negli altri animali, non per
difciplina fi apprendono, ma bene per naturale operazione fi fommimftrano . E
poiché tutte.» ridee dell’ Uomo fono lucide, elle di neceflìtà colia luce delia
cognizione, l’una dietro all’ altra, e dall’ altra l’una efplicandofi, crefcer
deono a formare la feienza . Per rimontare ali’ altezza.» de’ primi principj,
di che largamente nella fuperior Difputa fi è favellato, la. Mente è ella in
fe, e con fe medefima, ed è in fe, e con feco operante : il perchè 1 ’ Uomo di
Mente dotato, a quella guifa operando,- fe medefimo infegna o nella Mente
univeraale, o nella universal materia, da’particolari a gli universali, e da
quelli a quelli discorrendo; e in cotal modo arti inventando, ed esplicando
scienze, ed iftorie teflendo . Ma il SenSo cicco materiale, da ogni altra coSa
e in Se, e per poco da Se fieflo diviSo, e non può fermamente in Se, e con Se
operando come fa la ragione dell’uomo, insegnare Se medefimo : e perciò con
tutte 1’altre forme, ed operazioni, e lavori materiali, unicamente per
gencrazio G gne efler dee formato, ed idrutto . Erme derano b cn dj m olto i
Volgari, che voogc,u ' gliono l’animale addottrinato per quaErroredìal - lunque
cognizione . Errano eziandio fan mcdefima debbono immediatamente procedere . Ed
in ciò egli è ben latto éeU’Vom* avvcrtire » che la Mente deli’ Uomo la Materia
da una parte; e la Materia univerfalejeZnoUtrfn- ^ a ^ l{ d rr3 > cileno
amenduc affettano il creato . primato, e’1 principato dclfc cofe . La Mente
dell’ Uomo per 1’ indifiolubil m ncflTo della penetrevole, e comuniche vole
identità, per la quale in alcun modo ella da fé procede, c in fé ritorna, e in
fé ripofa; avendo principio, mezzo, e fine infeparabilmente connetti in una
indivifibile, reale unità; e per l a . quale è ancora a Tuo modo
proporzionevolmenro ampia, ed univcrfalc: e la materia per la fua ampiezza, ed
univerfaliti, onde ogni efifere del fuo genere abbraccia, c contiene ; cd onde
in alcuna gnifa, una, penetrevole, e comunicante f! fa vedere . Perciocché a
fondare il fourano primato, e principi- t to dell’ efifere, due cofe infieme
concorrono ; Luna è I’identità, che invincibilmente unifee tutta l’ettenza, o
foflanza, e tutta in ogni parte rendela a -fé medefima infittente, e prefente:
l’altra c l’ampiezza, e contenenzjuwrit'er fale, che ogni eflerc dentro di le
di ogni genere largamente comprendevi anzi primato, ed univerfalità e’ paioli
di eflerc una medefima eflenza ; l’ univerfalità per efler prima, e (buratta,
ella è uopo, che all’ampiezza aggiunga r identità de’ principi ; che il tutto
alle parti, e quello a quello infeparabilmente connettendo, arrechi verace
contenenza. E così eziandio identità, c primato pajono flmigliantemente una
fola cola ; ma e fa di meftieri, che l’identità, col neflo infolubile
dell’essenza abbia infleme la contenenza. ili ogni effere, per efler perfetta,
prima, e poderofa, e con perfezione, pienezza, e potenza efler prima, e fourana
. Orla Mente deli’ Uomo per I* identità de* principi, che feco adduce alcuna
università : e la materia mondana per l’univerfalità, che pare aver fe.co
alcuna comunicazione, elle ambiscono il principato delle cofe appreflo degli
Uomini ftolti . Dal che begli nella fisiologia Torta l’opinione dell’ eternità
del mondo, e quella dell’ autorità, e del potere della Fortuna, ed ogni altra
Scempiaggine, che fa produzione delle forme ideali, e reali, umane, e mondane
fottragge all’ Idea divina : ed indi altrefi nell’Etica c egli derivato il
pregio del fallo, dell’ utilità, e del piacere, che colle frodi, e colle
violenze introducono nelle Civili focietà la peftilenziofa Tirannide . Ma
l’una, e l’altra nell* intelligenza de’ dotti da quelle alture nel più infimo
luogo, ciafcuna del fuo genere fono fiate ritrai te ; conciolfiachc la Mente
dell* Uomo fenza la vera, e piena univerfal contenenza c ella rifirctta, e
circol’critta da ogni lato, minuta, angufta, povera,ed impotente, c di minute,
c varianti, e caliginose cogitazioni, e idee fol preveduta : Sebbene ella per
forza della r penetrevole identità, e lumi, e Segni della Mente uTTiVeffale, e
dalla uni- . verfal materia ricevendo, può b.Z » t i ft BMv *“v ji. ! 2 •” Sfe:
. yin. /S ' Ev* *> L^J 80KT9i fi.:- t- if ^ % Vi V,. ingegno mentale può
ella, forma, ed ordine, e bellezza, e forza acquifere. Così la Mente dell’
Uomo, 1* uni verfai eflere e fapere, che è 1» ogni eirere, c ogni fapere, fuori
di fe avendo ; e di la fatta accorra di edcr ella piccioni porzione, e fottil
produzione di quell ampia umverfalità ; e la Materia avendo fuori di fe ogn’
idea, che è ogni ingegno, e forma, ed arte ; ben ella lì dimoia e/Tere una
partecipazione, ed un limuiacro delia verace prima univerfal torma. Con che
elleno, non già il va- Doppio». no lantafima del loro fa4fo pnncimrn «omento
del che creano nel fenfo degli ftolT; maj del vero principato della fovrana
Mente divina, doppio, rubufto,e luminofo argomento fom mi ni Arano; quella
colla cognizione, e quella colla significazione : quella col conokere,
indiritta verso 1 ogni fapere, ed ogni elTere, onde procede; e quella col
lignificare, additando il medelimo ogni elTere, ed o",w,r, a. flf-ft V K
Ve : vacuità» e difordine e tumulto c deformità» e infermezza, cd ogni
inutilità, e danno sbandifee » bontà » pienezza, potere, Capere, e con erti
ogni frutto, ed ornamento Ceco arrecando da»# una parte ; e dall* altra fe
nell’ erbe, e nelle piante, negli animali » ed in ogni altra corporale fpezie,
cogli occhi della fronte e* fi. vede cotal perfetta cofpirazione, e comunione
con tutte quelle virtù, e bellezze: e nell’ Uomo particolarmente tutto il corpo
organico con ogni fila parte feorgefi ordinato all* inveftigazionc, ed al
profeguimcnto del vero, c del bello» £ nell’ Univerfo altresì nel corfo
regolato, e collante » negli fplendor» della luce » nel potere della
formazione, c in quello della firnificazione, nell* infinità delle forme reali,
che opefàn ò*7'c felle ideali, che lignificano, egli è apertiflima » e
lucididima cofpirazione, e comunione con ogni bontà, e belleza,e utilità, e
ubertà, e dilettamento; fe, dico, tutto ciò è vero, come fermamente è ; ficcome
vedefi per quello dalle cofe difcacciata ogni vacuità di edere, che è il nulla;
ed ogni difetto di configlio, che è il cafojcosì con indicibil chiarezza l’ogni
comunione perfetta della mente fcer-nefi ancor chiaramente significata. Di
cotali comunicazioni, e significazioni, onde è l’iomo d’ogn’ intorno cinto, e
delle interne comunioni, e significazioni del proprio edere, e del proprio
fapere, egli è ccrtiflima produzione V Idea di Dio,che il divagamento, e
divi/ione de’ penfieri, e ’l tumulto, e lubricità degli affetti ofcurano, e cancellano
fino all* infano Ateifmo, che come più fiate è per noi flato detto, è dpiù
cupo.abbiL fo dell’umana ignoranza, Ora per rimetterci in cammino, quello danno
ancora inferifcono alla fcienza quei, che per 1 * ordinate operazioni degli
Ani- •' mali bruti, non contenti delle forme, fue cegni o idee materiali
direttrici, di vantaggio ӣ> pjcurala vi richieggono la cognizione : quella
fffi^, az '° ne illuflre fignificazione divina della divina autorità ofeurando
non poco ; come fa altresì chiunque T idee direttrici dell* Univcrfo non
riconofce . Perciocché le forme direttrici, con più fretto, e più certo
xommercio elleno fon ni H h 2 coll’• 4 * RJ *m._ l*E3 >, ^ « vP, sr &»
l\r iSPIEjS &, feAfl ». vv. .^•’MI j»4 V >» .”-fc> v : \ I ¥ ' j fi
Si- „• Sè?L"; i'r*:r'- fe V,*. .•Q©:ii"e'1 ri*»' • ® ! «r* 51anino a
fvegliarvi le ufo, o cognizione ; ma più tolto, che da un capo all’altro, non
in altra maniera qualunque modificazione fi diffonda, che per virtù della
penetrevole materia, fuccelfivamente d’ una in un’ altra parte di fpiriti, onde
tutto il corpo abbondi, moltiplicata, e propagata. Imperocché ficcome è il
cielo di aere, e d* etere ripieno, e di luce, che da per tutto è in perpetuo
atto, e moto ; così il corpo dell’animale della spiritosa sostanza è tutto in
ogni fua parte irraggiato, e con perenne vigorofo atto-, e mo vimento operante.
Il qual penfamento,(ee più acconcio a Spiegare la maravigliofa comunicazione
delle cognizioni de’ lenii, e degli affetti; e in particolare il subito
momentaneo contentò, con che l’imperio della volontà fecondano i movimenti de*
membri; ed all 1 incontro jfilg» incoi a’ sensi nelle membra fufeitati rifpon-
rjffondenzcu, dano i penfieri, e gli affetti: e fe è egli più atto a fpiegare
la mirabil propagazione delle figure, de’ colori, e de’ tuoni in tante parti, e
in tanta diftanzaje iu ifpczieltà 1’ incredibile velocità del- mfe le
illuminazioni, e figurazioni della luce, che non fa la comun volgare ope- nione
; e* non dee già niuno offendere la novità delle cofe. A quella guifaor
dimoslrata 1’origine, e la virtù, e le~, varie guise dell’operazioni ideali,
noi fermamente abbiamo refa più accette- vole la fentenza, che per le fole idee
direttrici, fenza niuna cognizione, si governi la vita degli animali bruti.
Pure, come per l’ ingegno, e lume delle idee direttrici abbiam moflrato, poter
la materia avvicinar^ al fapere della mente: così d T altra parte, alla potestà
della mente medesima poter ella farfi dapprefTo col vigore del moto, conviene
che dimoflriamo. E adunque uopo, che ritorniamo all* definizione lizia del
moto: la quale interamente fpianancknp' vcrrenTo a conoscere da una parte
1’atto della mente, che c la cognizione; e dall’altro l’atto della materia, che
è il moto: e ’l potere deli’ una natura, e dell’altra; dell’uno, e dell’altro
atto, che dirittamente va a toccare il nodo di que* fla difficile Quifiione. II
moto, dice-u jquel FILOSOFO, egli è atro di ente iiu. potenza, in quanto in
potenza: diffìnizione dcrifa c da moderni Filici, ma che in più, e diverse
maniere interpetrata, alti spro- fondi fenfi difeopre, che la coloro
leggerenza, o feempiaggine ravvi farvi non ha potuto. Noi l’ altre cofe, che
potremmo addurre, ad altro uoporiferva- te, due fole ne feerremo, che a fu pe-
rare la malagevolezza, che abbiamo innanzi, crediamo più opportune . Pri- Prima
/*. 1^3, il moto non è una particolare e r P e,raz 'mn* diterminata mutazione a
produrre- #£!%£. quella, o quella diterminata cofa, che nizione * qualificando
il subbietto, il termini, e ’l compia in alcun modo ; ma così ?gl.' £ ? tto » e
c °sì ( diciam così) attua il subbietto; che altro movendo non li faccia, ed
altro non fi polTa dire, fe^ non che quello fi muova, e fi muti ge- neralmente.
Il moto e già non è di quella fatta di modi, o qualità, chc^ con qualificare, o
modificare f compia in elTere il corpo movente ; ma egli avviene all’ente già
perfetto, e com- piuto, ed attuato con ogni atto, e per- £ I i selezione, e
compimento del Tuo eflerè': il qual eflere perciò e* non è in poten- za, che al
moto foloy cioè a mutazio- ne, e variazion generale, che altroché mutazione, e
variazione e* non fia.On- de avviene eziandio, che in qualunque modo, e
quantunque muovali il corpo, Tempre e’ rimanga libero, e fpedito, e in potenza
a muoverli più oltra in in- finito. La mobilità adunque ella non è certa, e
diterminata potenza a quello, o quel certo, e diterminato atto . Il di lei atto
non è tale, che così ne di- termini Tinfinità, c T indifferenza ; che in oltre
altro atto, ed altra dttermina- zione, e perfezione e’ non li abbia a»,
ricevere . La mobilità non h potenza à produrre, o operare; non è a ricevere
nulla, o patire ; non è ne attuofa, ne paziente mmi*— * tì iiffr» tua' bene
ella è ima potenza generale, ordinata ad un generai atto, che attuandola;
tuttavia nella fua capacità, o poffibilità ancor la (èrbf. Quello è egli effe
re in potèn- za, in quanto potenza; onde Arinotele con profondo acume potè dire
ciò che dille del moto in quella dWfinizio-' ne A* otete^tffa-cggn^ ìzrònKéT Bà
r » l tW l IH 1 ! g medefima maravigliofe forze a conofce? re. Imperocché fa
Mente puo^lla a fd medefima rivolta, fopra di fé ogni fu a azione adoperare :
ficco me fopra noi còti 1 altrettanti argom enti abbia m dimostra.’ >
coniQqj^iioMjfrt( l pf73^5TPa Ja yacjjj.' tà*#Plffipotenza della materia .
Siccome la cognizione, non come il moto della' materia è atto di ente in
potenzi, in guanto potenza . La cognizione non è* eftrinfcca, ma intrinfeca
alla foftanza mentale, e intrinfecamente la termina, e compie ; eflfere, e
forma, e perfezionò * in lei rifondendo. Da qucikTnfigne 4 differenza della
mente, c della materia, della cognizione, e del moto e si viene con somma
chiarezza a conoscere da una parte il sovrano edere della men- cognizione te
pura; e dall’altro, l’infimo edere della Ù pura materia. Imperocché nella
totale acuità, e impotenza della materia e’ben li ravvifa la suggezione, la
dipendenza, e lestremo bisogno, che ella ha di ede- re moda, variata, e
figurata: e per conseguente la Cua natura vuota di ogni potere, e d’ogni atto,
e luce mentale. E nella virtù della mente, che ella ha di muovere, e for ma n e
c ornare Ce fteC- fa, e’bene si riconosce la sovranltà, e l’indipcndcnza, e la
pienezza, e’1 potere di defima differenza s’intende ancora, che è il proposto
nostro, la natura del senso ragionevole dell’uomo, e la natura del senso cieco
animalesco: quella nella congiunzione di mente sostanziale, colla materia
formata; e quella nella comunicazione dell’ atto mentale alla materia ii forme.
Ed ecco la natura sensuale, tutta con tutte le operazioni ragionevoli,
espressa, ed effigiata nella sola materia. Quando per virtù della mente pura e
paffa nella materia 1’atto mentale dell’ogni comunicazione arimmetica,
geometrica, statica;-c-+ l arrcr tfelt ogni potere del moto nella materia più
fina, agevole, ed attuosa con perpetue circolazioni, ed ordinate
diftribuzioni,jcon principi, progressi, e ritorni; e quello in fine dell’ogni
formazione coll’ideali plastiche, e della direzione, e jigiuficasioiie
coll’ideali direttrici significative. Ecco allora un principio movente, ampio,
pieno, perfetto, poderoso e fruttifero: onde nella materia mondana è la
direzione, e significazione ne’ corpi celesti di giorni, mesi, e d’anni, e di
ordinate stagioni, e di altri più ampii, e più perfetti periodi, ed è 1’ogni
formazione, o produzioo^di er- 1 f - ff dell’uomo, be, di piante, e d’animali,
e di ogni altra possibile spezie corporale . 11 qual principio è egli la natura
universale. E nelle- u^'- matene particolari coslrutte, ed ordì- vt rjÀlc. nate
con quegl’ingegni, e fornita di quelle virtù, e forme reali, ed ideali
e’proviene, e la produzione, o formazione de simili, e la significazione e
direzione di tutte le ordinate operazioni necessarie alla vita. 11 qual
principio a suo modo capa- -^ rt * ce, e potente, ed ordinato, c egli lana- f0
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Keywords: implicature moderna, argumenti contro LUCREZIO (si veda), Lucrezio,
De rerum natura, animi degl’uomini, anime degl’uomini, animo/anima, corpi
degl’uomini, corpi degl’animali, degl’affetti degl’uomini, il senso, il moto, i
corpuscoli, ossessione con Lucrezio come filosofo romano. Refs.: Luigi
Speranza, “Grice e Rossi” – The Swimming-Pool Library.
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