RIPA
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Ripa –la scuola di Perugia – una icona griceiana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza
(Perugia). Iconologia. (Roma) è stato un filosofo, storico dell'arte e
scrittore italiano. Da giovane entrò nella corte del cardinale Anton Maria
Salviati, come «trinciante», ovvero addetto a tagliare le vivande della mensa
del cardinale. Il 30 marzo 1598
ricevette il prestigioso titolo di “Cavaliere de' Santi Mauritio et Lazaro”
conferitogli da Papa Clemente VIII.Membro dell'Accademia degli Intronati di
Siena, dedita allo studio di opere classiche e di medaglie antiche, ebbe
contatti con quella degli Incitati a Roma, città in cui risulta presente. Quale
accademico aveva il soprannome di «Cupo», e la sua impresa era formata da un
«Tronco d'Amandola unito con uno di Moro celso». Allegoria della Dignità -- è
l'Iconologia overo Descrittione Dell'imagini Universali cavate dall'Antichità
et da altri luoghi, pubblicata a Roma dagli Heredi di Giovanni Gigliotti e
dedicata al cardinale Salviati. Tra le fonti letterarie utilizzate per l'opera
furono gli Hieroglyphica di Pierio Valeriano, l'Emblematum libellus di Andrea
Alciato, il Discorso sopra le medaglie degli antichi di Sebastiano Erizzo e le
Pitture di Anton Francesco Doni. L'Italia turrita e stellata di R. Si può
notare, sopra la personificazione allegorica, la Stella d'Italia L'opera
"necessaria à Poeti, Pittori, et Scultori, per rappresentare le virtù,
vitij, affetti et passioni humane", è un'enciclopedia dove vengono
descritte, in ordine alfabetico, le personificazioni di concetti astratti, come
la Pace, la Libertà o la Prudenza, contraddistinte da attributi e colori
simbolici. Il testo venne riedito a Roma, per i tipi di Lepido Facij e dedicato
a Lorenzo Salviati, ampliato con oltre 400 voci e con numerose immagini
xilografiche, tra cui quella dell'Italia turrita e stellata, a cui Ripa diede i
connotati definitivi[2], col titolo Iconologia overo Descrittione di diverse
Imagini cavate dall'antichità et di propria inventione. Il testo veniva
ripubblicato a Padova dal tipografo Tozzi, con un maggior numero di xilografie,
probabilmente non da ascriversi all'autore. Presso la tipografia degli Heredi
di Matteo Florimi a Siena, venne ripubblicata con il titolo Nuova Iconologia,
dedicata a Filippo d'Averardo Salviati e con l'aggiunta di 200 nuove immagini
dell'autore. -- è la riedizione di quest'ultima a Padova presso Tozzi. Dopo la
morte dell'autore furono stampate presso il Tozzi a Padova la Novissima
Iconologia e, la Più che novissima Iconologia presso Donato Pasquardi, testo
quest'ultimo ampliato da Giovanni Zaratino Castellini. Dall'editio princeps del
1593 a quella padovana del 1625, l'Iconologia fu stampata ben sei volte, a
testimonianza della larghissima fortuna incontrata dal testo prima in Italia e
poi in tutta Europa e soprattutto in Francia. La traduzione francese
dell'Iconologia, opera di Jean Baudoin fu più volte riedita a Parigi tra il
1636 e il 1681; un'ultima edizione apparve ad Amsterdam. Il prestigio
dell'Iconologia subì un brusco declino in epoca neoclassica. «Già l'Algarotti,
discorrendo delle cognizioni e della cultura letteraria necessarie al pittore,
liquidava con uno sprezzante giudizio il libro del Ripa: «Credono i più che il
solo libro utile a' pittori sia la Iconologia, o vogliam dire le Immagini del
Ripa, o qualche altra simile leggenda». Condanne più autorevoli vennero al
libro da parte dei teorici della nascente scienza estetica moderna, e se il
Lessing ne toccò di sfuggita in un suo saggio minore per rilevarne
l'inesattezza filologica e la scarsa originalità, il Winckelmann, nei Pensieri
sull'imitazione dell'arte greca nella pittura e nella scultura, quasi
certamente aveva in mente l'Iconologia quando, nel riconoscere la necessità di
repertori di figure allegoriche ad uso degli artisti, denunciava
l'insufficienza di opere del genere correnti ai suoi tempi: La pittura si
estende a cose non afferrabili con i sensi; tali cose costituiscono la sua più
alta meta, ed i Greci hanno fatto il possibile per raggiungerla come provano
gli scritti antichi. Se una rappresentazione di questo genere è possibile, non
può esserlo se non per mezzo dell'allegoria: cioè di simboli che esprimono
concetti generali. L'artista moderno si trova qui come in un deserto… Il
pittore che col pensiero va oltre la sua tavolozza, desidera avere a sua
disposizione una raccolta di studi, dai quali possa trarre le immagini
significative e concrete di cose che per se stesse non lo sono. Un'opera
completa di questo genere non esiste ancora: i tentativi fatti finora non sono
abbastanza considerevoli e non raggiungono risultati degni». Uno di questi
tentativi era stata proprio l'Iconologia, della quale, in un esplicito
riferimento del Ragionamento preliminare ai Monumenti antichi inediti, il
teorico del neoclassicismo avrebbe indicato i limiti maggiori nella scarsa
fedeltà filologica ai monumenti antichi: «Coloro che fin ora han trattato del
bello, per pigrizia di mente, anziché per mancanza di sapere, ne han pasciuti
d'idee metafisiche. Si son figurati una infinità di bellezze, e le han
ravvisate nelle statue greche, ma invece di additarcele, ne han parlato in
estratto, e così come ha composto Cesare Ripa la sua iconologia, quasiché tutti
i monumenti si fussero annichilati o perduti». Qui in effetti il Winckelmann
riassumeva quanto aveva scritto più analiticamente l'anno prima nel Saggio
sull'allegoria, dove pure collocava il Ripa fra i tre principali scrittori che
avevano trattato di quella «scienza», accanto al Valeriano e al Boudard. R.
scrive in quell'occasione il Winckelmann prese questo autore (P. Valeriano) per
base dei suoi scritti, e l'erudizione della sua Iconologia è per la maggior
parte presa da lui: il rimanente è tratto, parte dai libri che trattano de'
simboli, come l'Alciato, il Tipozio ed altri; una gran parte però è tutta sua,
o per dir meglio è nata nel suo cervello. Le sue allegorie sono immaginate e
disposte come se non esistessero al mondo monumenti antichi, e crederebbesi
ch'egli non avesse mai avuto la più piccola cognizione né di statue, né di
bassirilievi, né di monete, né di pietre incise». Nella raccolta (Nuova
iconologia...ampliata, Padova) viene descritta l'Hippocresia come: «Donna con
una mascara sopra al viso in modo che mostri due faccie; sarà vestita di
cangiante, nella destra mano terrà una pica, nella sinistra un pomo granato, et
alli piedi si farà una Monna o Simia». L'immagine richiama una realtà, la
santità come simulazione, che, per quanto comune ad altre epoche storiche,
acquista particolare significato in quanto connesso al processo di definizione
del santo. L'Iconologia del Ripa fu riscoperta nel novecento da Mâle in un
celebre saggio, pubblicato in Italia (Lo spirito continua. L'Allegoria) del volume
L'arte religiosa (Francia, Italia). Un altro importante contributo alla
riscoperta dell'opera di Ripa è il saggio di Erna Mandowsky Ricerche intorno
all'Iconologia di Cesare Ripa (in «La Bibliofilia», Olschki, Firenze) che ne ha
sottolineato l'influsso sulla maggior parte delle allegorie dipinte o scolpite.
Di queste derivazioni la Mandowsky ha disegnato una mappa molto documentata,
anche se ovviamente incompleta, come specificato nel titolo "L'azione
dell'Iconologia sull'arte figurativa. Tentativo di catalogo". Sono citate
ben 283 opere di numerosi artisti dai fratelli Cherubino e Giovanni Alberti ad
Annibale Carracci, da Belisario Corenzio al Domenichino, da Aniello Falcone a
Luca Giordano, dal Guercino a Nicolas Poussin, da Carlo Maratta a Paolo Morelli,
da Andrea Pozzo a Francesco Pianta, da Pietro da Cortona al Tiepolo e tanti
altri. Edizioni dell'Iconologia Iconologia overo descrittione d'imagini delle
virtù. Vitij, affetti, passioni humane, corpi celesti, mondo e sue parti,
Massa. [ristampa anastatica dell'edizione] Iconologia a cura di Piero
Buscaroli, Prefazione di Mario Praz, Torino, La Fògola, 1986. Milano, TEA; Neri
Pozza, 2000. Iconologia. Ovvero descrizione delle immagini cavate
dall'antichità e da altri luoghi, Castel Negrino, 2006, ISB. [edizione romana]
Iconologia (5 tomi), a cura di Mino Gabriele e Cristina Galassi, Lavis, La
Finestra [edizione di Perugia] Iconologia, a cura di Sonia Maffei, Collana I
Millenni, Torino, Einaudi, Onorificenze Cavaliere dell'Ordine dei Santi
Maurizio e Lazzaro nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei
Santi Maurizio e Lazzaro — Witcombe. R., Iconologia overo Descrittione di
diverse Imagini cavate dall'antichità et di propria inventione, Roma, appresso
Lepido Facij. «Come rappresentata nelle Medaglie di Commodo, Tito et Antonino.
Una bellissima donna vestita d'habito sontuoso et ricco, la quale siede sopra
un globo; ha coronata la testa di torre, di muraglie, con la destra mano tiene
uno scettro, overo un'asta che con l'uno et con l'altra vien dimostrata nelle
sopradette Medaglie, et con la sinistra mano un cornucopia pieno di diversi
frutti et oltre ciò faremo anco che habbia sopra la testa una bellissima
stella.» ^ (FR) Alison
Saunders, The Seventeenth-century French Emblem: A Study in Diversity,
Librairie Droz. «R.'s work enjoyed considerable popularity in France, where a
French version by Jean Baudoin was repeatedly published in Paris between 1636
and 1681, with a final edition appearing in Amsterdam Savarese, Parini e l'
«Iconologia» di Cesare Ripa, in Iconologia pariniana. Ricerche sulla poetica del figurativo in Parini,
Roma, Bulzoni, Zarri, finzione e santità tra medioevo ed età moderna, prima
edizione italiana, Zappella (2009), p. 176. Bibliografia L'Iconologia di Cesare
Ripa. Fonti letterarie e figurative dall'antichità al Rinascimento, a cura di
Mino Gabriele, Galassi, Guerrini, Firenze, Olschki Cesare Orlandi, Memorie del
cavalier R., in Iconologia del cavaliere Cesare Ripa perugino, notabilmente
accresciuta d'immagini, di annotazioni e di fatti dall’abate Cesare Orlandi
patrizio di Città della Pieve accademico augusto, I, Perugia Mandowsky,
Untersuchungen zur Iconologie des Cesare Ripa, Hamburg 1934; Erna Mandowsky,
Ricerche intorno all'Iconologia di Cesare Ripa, in La Bibliofilia; Gerlind Werner,
R.'s “Iconologia”. Quellen, Methode, Ziele, Utrecht 1977; Pierre Hurtubise, Une
famille-témoin. Les Salviati, Città del Vaticano, Stefani, R. «trinciante»: un
letterato alla corte del cardinal Salviati, in Sapere e/è potere. Discipline,
dispute e professioni nell'università medievale e moderna, Atti del 4º
Convegno..Bologna Stefani, Cesare Ripa: New biographical evidence, in Journal
of the Warburg and Courtauld Institutes, Witcombe, R. and the Sala Clementina,
in Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, Stefani, Giovanni Guerra
«inventor» e l'Iconologia, in Roma di Sisto V. Le arti e la cultura (catal.), a
cura di M.L. Madonna, Roma; Stefano Pierguidi, Giovanni Guerra and the
Illustrations to Ripa's “Iconologia”, in Journal of the Warburg and Courtauld
Institutes; Pierguidi, Alle radici dell'“Iconologia”. I rapporti di Cesare Ripa
con Ignazio Danti, Giovanni Alberti e Giovanni Guerra, in Arte cristiana;
Stefano Pierguidi, “Dare forma humana a l'Honore et a la Virtù”. Giovanni
Guerra e la fortuna delle figure allegoriche da Mantegna all'“Iconologia” di
Cesare Ripa, Roma Maffei, Le radici antiche dei simboli. Studi
sull'“Iconologia” di Cesare Ripa e i suoi rapporti con l'Antico, Napoli;
Giuseppina Zappella, L'iconologia di Cesare Ripa: notizie, confronti e nuove
ricerche, Opera. Giuseppe Fornari, Aristotele e la rivalità delle immagini. Il
“Proemio” dell'“Iconologia” e i paradossi dell'imitazione nell'aristotelismo
del Cinquecento, in Cesare Ripa e gli spazi dell'allegoria. Atti del Convegno,
Bergamo, a cura di Sonia Maffei, Napoli Mino Gabriele, Cristina Galassi,
Presentazione, in Cesare R., Iconologia, I, Lavis, Maffei, Le fonti negate
dell'“Iconologia”. I contributi di Vincenzo Cartari, Domenico Delfino, Giovanni
Battista Rinaldi, Eustathius Macrembolites e un sorprendente apporto di
Théodore de Bèze, in Cesare Ripa e gli spazi dell'allegoria. Atti del
Convegno..., Bergamo, a cura di Maffei, Napoli; Sonia Maffei, Introduzione, in
Cesare Ripa, Iconologia, a cura di Sonia Maffei, testo stabilito da Paolo
Procaccioli, Torino; Giovanni Maria Fara, L'“Iconologia” di Cesare Ripa e la
letteratura scientifica del suo tempo, in L'“Iconologia” di Cesare Ripa Fonti
letterarie e figurative dall'antichità al Rinascimento, Atti del Convegno...,
Certosa di Pontignano. a cura di M. Gabriele et al., Firenze 2013, pp. 65–82;
Mino Gabriele, Per un’introduzione al Ripa: il catalogo e la catena di
montaggio, Maffei, L'“Iconologia” di Cesare Ripa tra tradizione cinquecentesca
e sensibilità barocca Voci correlate Iconologia Iconografia Italia turrita
Andrea Alciato Pierio Valeriano Ripa, Cesare, su Treccani.it – Enciclopedie on
line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. R., su Enciclopedia Britannica,
Encyclopædia Britannica, Inc. Modifica su Wikidata Fabizio Biferali, R. Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, R,, su
Dictionary of Art Historians, Lee Sorensen. Modifica su Wikidata Opere di
Cesare Ripa, su Liber Liber. Opere di Cesare R., su Open Library, Internet
Archive. Modifica su Wikidata (FR) Pubblicazioni di Cesare Ripa, su Persée,
Ministère de l'Enseignement supérieur, de la Recherche et de l'Innovation.
Modifica su Wikidata La Biblioteca Virtuale On-Line riporta le trascrizioni
integrali delle edizioni dell'Iconologia (Roma), (Roma) e (Padova). La
Biblioteca Nazionale Francese rende disponibili le pagine digitalizzate
dell'edizione (Roma) e dell'edizione di Parigi. Sul sito Delfico.it pagina
dedicata a R. (con le varianti dell'allegoria dell'Abruzzo, la bibliografia
delle edizioni dell'Iconologia e i collegamenti a numerose edizioni disponibili
online.) Sul sito www.asim.it/iconologia/ICONOLOGIAlist.asp si può consultare
un database dell'iconologia di Cesare Ripa, tratto dal volume Iconologia del
Cavaliere Cesare Ripa Perugino Notabilmente Accresciuta d'Immagini, di
Annotazioni, e di Fatti dall'Abate Cesare Orlandi..., Perugia, Stamperia di
Piergiovanni Costantini. Portale Arte Portale Biografie Portale Rinascimento
Categorie: Storici dell'arte italiani Scrittori italiani Nati a Perugia Morti a
Roma Studiosi di iconografia Cavalieri dell'Ordine dei Santi Maurizio e
Lazzaro[altre] ROMATreasure^oom ICONOLOGIA DI R. PERVGINO CAV.rc DE' S.li
MAVRITIO E LAZZARO, JiELLsA QjfULE SI ÙESC^T^O^O DIVEBJE IM^GIT^J di
yirtkjfitij tuffetti Vaffìonihumane, t Arti, Discipline, Humerì, Elcmenti,
Ccrpi CeleHi,Vrouincie d' 'Italia, Fiumi, Tutte le parti del Mondo, ed altre
infinite materie. OPERA VTILE AD ORATORI, PREDICATORI, POETI, PITTORI,
SCVLTO&I, Disegnatori, e ad ogni tudioso di GRICEVS, per inventar concetti,
emblemi, ed imprese, per divisare quaifivoglia apparato nattialt, funerale,
trionfale. Per rapprefenur poemi drammatici, e per figurare co'suoi propij
fimW* ciò che può cadere in pensìero ninnano AMPLIATA VITIM^MEVJE D^tLLO STESSO
jt VT Ò ^£ DI XC, imagini, e arricchita di molti difeorfi pieni di varia
eruditione i con nuovi intagli DEDICATA ALL'ILLVSTRISSIMO SIGNOR SALVIATI. W*
KAc*nA*J &%* «4-^rjont- SIENÀ ì Apprcsso gìTUeredi di Fiorimi 3i6i$, con
licenza de’superiori. Ad infialila di Ruoti libraio in Frenze. LO STAMPATORE
A'LETTORI. ^j VA KDO FA utoredella preferite opera è qui in Firenze, si dolfe
meco un giorno che dagli stampatori di Roma gli fofle stata lacerata,
trafeorrendo effila stampa senza correttore, e mi feoprì l'animo fuc di volerla
far rrftampare eoa aggiunta di dugento imagini da lui di nuouo inventate con
difeorfi moltocopiofi 3a fineche riufciiTe maggiore, e più douitiofa. Sapendo
io la fama dell’operae vedendo sì amplo; accreseimento, prefi già quattro anni
sono l'opera sopra di me, e diedi principio a stamparla, ma per varij miei
impedimenti non ho potuto prima che ora spedirla, anzi per isbrigarla più
tosto, una parte ne mandai alla stampa di Siena. Mentre che si stava quaff
circa il fine, viddi comparire vnMeonologia vfeita dalia ftamparia del Pafquati
di Padova; nella quale fappiafi, che non è accrefeiuta cofa alcuna, ancorché
nella Dedicatoria dica lo Stampatore, che per configlio di Perfona dotta fi
mife a riftampare il prefente volume coaaggiunte, & miglioramenti tali, che
fi pud dir più tofto nuouo, che rinouato . Mollò da tali parole credetti, che
qualche nobik intelletto l'haiierTe veramente accrefeiuto, attefochefi vedono
molti ingegni erTerfi facilmente foileuati ad accrefeere opere difpofte,come
quefta, per gradi elementari ; ciò apparii nelle Polianthee, ne Thefori, ed in
altre opere rimili più volte accrefeiute. Laonde volfi confrontare il fudetto
volume di Padoua con quello di Roma per veder raccrefeimento, ne vi frollai
aggiunto pure vn iota. Trouaifi bene mancami iTProcmio^ che certo tralaiTar non
£ Joueua, percioche in quello l'Autore fcuopre il fuo final difegno, e difeorre
circa le forme delle Ima°ine fondatamente, ed e come vndifeorfo in genere d'
imagini, il quale è necefiàrio, che fi metta auanti le fue fpetie . Ogni Autore
per l'ordinario prepone il fuo Proemio, l'Oratore ad Attico dice, che in
ciafehedun libro vfaua Proemij, Plinio nel 3 y.libro fa altrettanti proemij,
Quante volte è Maro riftampato Plinio, non fi fono mai gettati via li Proemij 3
in fomma non è bene defraudar l'opera del fuo premeditato, e compofto dalpropio
Autore. Non doueuà ne ancho il detto Stampator di Padoua tralaflar la
dedicatoria, dell' Autore, per dedicarla ad altro Signore, quello è vn voler
donar ad altrui quel, che non è Tuo. CeBe» Rodigino dedicò le fuc pretiofe
fatiche a Giouanni Grotieri Segretario del Rè Chriftianiffimo, ed in quel tempo
fuo Theforiere dello Stato di Milano; quelli, che le hanno riftampate dipoi,
benché habbiano dedicare le loro ftampe ad altri, non hanno però rifiutata la
dedicatoria dell'Autore. E così vedefi in più antichi Autori .. Valerio Maffimo
dedicò l'opera fua a Tiberio Imperadòre, Plinio a Vefpefiano, Polieno ad
Antonino e a Vero. Vegetio a Vaìentinianojne moderno alcuno leua il prologo
dedicatorioder detti Autori, ancorché dedichi la fua editione ad'altri. Il
Caualier Ripa come quel, che compofe la fua Iconologia in Corte del Cardinal
Saluiati, la dedicò la prima volta all' ifteffo Cardinal fuo Signore, la
feconda,morto elfo Card. la dedicò aH'Illuftrifs. Marchefe Saluiati, comeherede
del detto Cardinale,quefta terza,e(Tendo ancho morto elfo Sig. Marchefe,l'ha
voluta dedicare all' HluflrifsioiQ Signor Filippo fuo; ftrettifììma parente .
La tardanza noftra in iftamparla hauerà giouato per auuertire i librari, ed
a!tri,,ehe non piglrno errore dalla Dedicatoria,e frontifpitio def volume di
Padoua,oue dic^ di nuouo in queft'vltima editione corretta diligentemente, et
accrefeiuta ; attefoche non è accrefeiuta d'imagini imaginate di nuouo, ma di
6q> intagli più conforme al tefto (rampato in Roma: ciò non fi chiama
accrefeere, ancorché fi tufferò intagliate tutte le ottocento imagini, che fi
contengono in detto tefto di Roma . Accrefeiuta fi deue dire la predente,
perche oltre le 8 oo. imagini ftampate in Roma,e riftampate in Pad Hia, n'ha
prodotte l'Autore dugento altre con rate efpofitioni, ftampate hora da me con
nuoui intagli in maggior numero di prima, fi che quefta è la più copiofc d'
ogn' altra Iconologia fin qui ftampata, la quale, accioche fia in tutto, e per
tutto gradita, ho anchor io hauuta auuertenza alle correttioni, ed alla
difpofitione di più Tauole, come nel fine del saggio potrete vedere.
Eviuereitlici. ALL’I LLVSTRISSIMO SIC E PADRON di R. COLENDISS. IL SIGNOR
SALVIATI. E prime fatiche eh' io fa intorno alla materia delle figure
gieroglifiche, sono da R. dedicate all’illujlrissimo SALUTATI, conte a signore
e padrone di R. ionico, e liberali/fimo benefattore che /la in gloria. Doppo la
sua morte, avendole io di numero assai maggiore accresciute, le dedicai ali9
lllufhrifltmo Signor A4 archefe Lorenzo SALUTATI di buona memoria. I/ora, che
colfauor Diurno l'ho mcgliorate, e,per quanto ha potuto la debole^a
dell'ingegno in quefla miagraue età, ridotte aperfettione, non ho hauuto a
dubitare a cui thauejjf a dedicarci perche sfatte cofa propia deU V WuftriJJìma
Qtfa Salutati, non conueniua, che 'vjcifiero fuor a Jòtto altra protet tiene .
Ho doluto dunque la ter^a ìolta, che elle compari/cono nelcofpetto del Ai ondo,
che portino in fronte il nob'ilijpmo nome di V. S. llluftrijjtma :., dalla
quale, come opera d'vnfuo deuottjjtmoferuitore m'djsicuro, che far anno difefe,
da chiunque *volef>e calunniarle s Sperando infame, che Elia fa per
conofiere mquefto la continuatane dell'antica yerafèruitu mia Perfidi Lei, e
del? llluBrifsimaCaJajua; e quanta ftima ho fatta fempre, ed hoggi più,, che
mai io faccia del e del merito, che rtjplendono in V.S.lUuJlriJsima. La quale
fuppht i co, t ydeferfha lìmta
}gradifiaqtiejf4miafathaquatellaj!/!a^iconofcendo in. e jf a t affetto
deticrijfimo dell'animo mio/tlqu«r'tconoji le de ji aerar elle for^e maggiori
fer manift fi arie quanto iole"^i* va deuotijjimo'jeruitcre, mercè delle h
onoratijjt me qualità,miro nella ferfena di ZJ. S. lllujìrijsìma,la quale frego
Dio, che lungamente conjerui felice. X>/ "Rema ti di i ydi Smentire, +,
Dt V. S. Ijlujlr'tpjma . Humilifs* ed Olhligatifi* Semhore UCaudicre " R.
PERVG1NO, PRO EMI Q> Nelouak fi difcone genericamente di varie forme d'i
magmi con le lor regole. W^ìT^^Tl???^) £ Imz&ni fatte per fignificare vna
dmtffa cofa da p -^tó jT k t> AG^il "> {ìue^a > *he fi vede coti
l'occhio, non hanno altra pia C*^^* Js5 $-.&§4>wb terta> ne più
tfniùerjale regolai che l'mitatione dette C^-03 y '&**ÌS memorie, the fi
trouano ne' Libri, ntUe Medaglie,e tS^ L ^Sjg, ne' Marmi intagliate per
induttria de' Latini, et de* ^D^w. £ Greci >odi quei più antichi, che furono
ìnuentori di fe^2^^¥^^k©»^§ quetto arti fitto. T ero ccmwuntmente pare, che chi
f^É'^K^fX^Kte "^ s'affatica fuori di quella imitatione, etri, 0 per
/g»oOfi^L\5tA3&\3c«0' ran^a,o per troppo prefumere, le quali due macchie
fono molto abbonite da quelli, che attendono con le propie fatiche ati'ac
quitto dì qualche lode . Ter fuggire adunque ìlfofpetto dì quefta colpa, ho giudicata
buona co} a, ( haaendo io voluto di tutte quette Imaginifare vri fafeio
maggiore di quello, che fi poteua taccone dall' offeruationi delle coje pia
antiche, &' pero bìfognand& jìngtrhemolte, et molte prenderne delle
modernedkhiar andò verifimilmentecia* Jenna) trattare alcune cefe intorno al
modo difoimare^e dichiarare i concetti firnbolkhnel principio di quett' opera 3
la quale forfè con troppa diligenza di imiti amici fi follecita,efi afpetta
liqualifonoio in principal obbligo di contentare . La/dando dunque da parte.
quell' Imagine, della quale fi feruti tiratore, et delia quale tratta
frittotele nelter%o libro detta fina Pittorica, dirò foto di quella, che
appartiene a* Dipintori, ouero a quelli, che per mezzo di colori, 0 d'altra
cofa vifibile pefiono rapprefèntare qualctoecofa differente da effa, et ha
conformità con Patirai perche, fi come quefta perfuade molte volte per mezzo
dell' occhio,cofi queU ìa per mezzo delle parole mutue la volontà:& per che
ancho quefta guarda le metafore deUeccfe, 1 he fiatino fuori-delTbuomo>&
quelle, che con effo fono congiunte,€? che fi dicono ffftntia li. T^el primo
modo furono trattate da molti antichi, fingendo Flmagini delle Deità, le quali
non fono altro, che veli » 0 vettimentida tenere ricoperta quella parte di filo
fifa, cheriguarda lageneratwne, et la correttone delle cofe naturali, 0 la
difpcfitione de' Cieli, 0 l'irftutn\a delle Stelle, 0 la fimc ?£* della Imttr Q
altre jmili eofe, le quali ton vn lungo ftudio ritrovarono per per auan^are in
quefta cognitione la "Plebe, et accioche non egualmente ì dotti, et
l'ignoranti potefftro intendere, et penetrare le cagioni delle cofe, fé le and
aitano copertamente communio andò fra loro > et coperte ancora per mezzo di
queHe imagini, le laf ciancino a* ToHeri, che doueuano a gli altri efiere
fuferiori di di' gnità, et difapienfa . Di qui è nata la moltitudine dette
Fauole degli antichi Scrittori > le quali hanno l'vtile della fetenza per li
dotti, et il dolce delle curio fé narrationi per gì* ignoranti . Terò molti
ancora degli huomini di gran conto hanno Stimato loro degna faticalo fpiegare
quelle cofe, che trouauano in quelle Fauole occultate, lafciandoci ferino, che
per IHmagine di Saturno intendeuano il Tempo, il quale a gli anni, a' mefi, ed
a giorni da, et toglie l'effere, come efio diuorauà quei mede fimi fanciulli,
che erano fuoi figliuoli. E per quella di Giouefulmimante, la parte del Cielo
pia pura, donde vengono quafi tutti gli effetti Meteorologici . Ter Vlmagine
ancora di Venere d'eHrenta beitela, l'appetito della materia prima, come dicono
i f 'ilo fofi, atta forma, che le da il compimento. E che quelli t che
credeuano il Mondo effere corpo mobile, ed ogni cofafuccedere per lo predominio
dette Stelle (fecondo,cbe racconta nel Timandro Mercurio Trifmegiflo) finfero
*Argo V aflorale, che con molti ocebij da putte le bande riguardaffe . Queflo
ìflefìo moUrarono in Giunone ifofpefa in aria dalla, mano di Giove, come diffe
Homero, ed infinite altre imagini, le quali hanno già ripieni molti volumi, et
fiancati moU ti Scrittori, ma con profitto di dottrina,.& di fapien^a. il
fecondo modo dette Jmagini abbraccia quelle cofe,cbe fono neh" buomo mede
fimo, o che hanno gran vicinanza con efio, come i concetti, et gli h abiti, che
da' concetti ne nafcono,eon lafrequen \a di molte anioni particolari ; et
concetti dimandiamo fenfa pia fattile ime fligat ione, tutto quello, che può
efierfignificatocon le parole j il qual tutto viencommodamente in due parti
fiiuijo. L'vna parte è, che afferma, o nega qualche cofa d'alcuno ; P altra »
ebe nò . Con quella formano l'artifitio loro quelli, che compongono llmprefe,
nelle quali eon pochi corpi,& poche parole vnfol concetto s'accenna, et
quelli ancora, che fanno gli Emblemi, oue maggior concetto con pia quantità di
parole, et di corpi fi manifeUa . Con queHa poi fi forma l'arte dell' altre
Imagini, le quali appartengono al noHro difcorjo, per la conformità, che hanno
con le definitioni y le quali filo abbracciano le virtà, ed i vitti, o tutte
quelle cofe, che hanno conuenien^a ton queìli, ocon quelle, fen^a affermare, o
negare alcuna cofa,eper. effere ò fole friuationi,ohabitipuri4fi efprimono con
la figura hamana conuenientemente, Tercioche, fi come Ibuomo tutto è mifura di
tutte le cofe, fecondo la commme opinione de' Filosofi, et d'^riHotile in
particolare, quafi tome la definitione è mifura del definito, cofi
medefimamente la forma accidentale, che apparifee (He* dormente d'e[fo,può
effer mifura accidentale delle qualità definibili, qualunque fi fi ano, o dell'
anima noftrafola, o di tutto il compoilo . adunque vediamo,che Jmagine non fi
può dimandare in propofito noHro quella . che non bà la forma delih uomo, et
che è imagine malamente diflint a, quando il corpo principale nonfk in qualche
modo l'offitio, che fa nella de finiti one \d fuò genere. Tiel numero
dell'altre coje da auuertirefono tutte le parti effettuali della cofa iftefia;
iHeffa ; e di qucHc fdti ne cellario guardar minutamente le dìfpófikìonì,ele
qualità. Dì fpoft clone mila teflafarà la pofitura alta, o baffa > allegra,
o malinconica » trdiuerfe altre pafjioni,chefifcuopronorcomein Teatro neUC
apparenza della faccia delVhuomo . Donerà ancor* nelle braccìa*nclle mammelle
gambe ne* piedi, nelle treccie, ne' ve siiti, ed i# ogni altra cofa notar fi la
difpofitìone,omto pofitione difiinta, e regolata, laquale ciafeunopotràdafe
mede/imo facilmente conofeere, fen^a che ne parliamo altramente, pigliandone
efjsmpio da' Rpmani antichi, che offemarono tali dìfpofttìoni,p articolarmente
nelle medaglie di Adriano Imperati re, l' Allegrerà del Topolofotto nome
d'Hilarità public a (la figurata con le mani posle air orecchie ; il Voto
publico con ambe le mani aliate al Cielo in atto dì fupplicare ;veggonfi altre
figure pur in medaglie con la mano alla bocca ; altre fiedono col capo
appoggiato alla deiìra j altre Ranno inginocchiate ; altre in pie* dì; altre di
fpofte a e aminare ; altre con vn piede aliato, e con altre* arie difpt*
fitìoni deferitte da Ridolfo Oceone. Le qualità poi faranno t9l ' effere
bianca, onera ; proport tonata, ofproportiona* ta ; graffa, o magra, giouane, o
vecchia, ofìm'dì cofe, che non facilmente ftp of* fono fé parare dalla cofa,
nella quale fono fondate, auuertendo,che tutte quefie parti facciano infieme vn
armonìa talmente concorde, che nel dichiararla renda fodisfattìone il conofeere
le conformità delle cofe > ed il buon giù litio di colui, chi Iha fapute
ordinare infume in modo, che ne rifui ti vna cofa fola, ma perfetta » et
diletteuole . Tali fono qua fi vniuerfalmente tutte quelle degli antichi, et
quelle ancora de* Moderni che non fi gouernano a cafo . E perche lafifionomia,
ed i colori fono con" fideratidagli Antichi, fi potrà e iafe uno guidare
in eie conforme ali* auttorità di +Ari 'flotile, il quale fi deue credere,
fecondo l'opinione de* Dotti ychefupplifc 'a fola in ciò y come nel reHo a
quel, che molti ne dicono : efpeffo lafciaremo di dichiarar* li, baHando dire
vna, o due volte fra tante cofe poHeinfteme quello, che, fefoffera dipinte,
hijognarebbe maiifeHare in ciafeuna, maffi inamente che poffonoglifìudiofì ricorra
e ad *Aleff andrò d* ^ìleffandro nel libra 2. a cap. ip. oue in dotto compendio
egli manfefta molti fimboli con fue dichiarationi attinenti a tutte le membra,
e loto colori. La definitioni fet itta,bencheft faccia di poche parole^ di
poche parole par, che itbbìa efterqmftainpif tura adimitatione di quella ;nonè
peròmatel afferuatione dimolte cofe proposte, acciocheo dalle molte fi posano
eleggere le pache, che fanno più a propofito, 0 tutteinfiemeficcìanovia
compofttione,chefia pivefimile alla deferittione, che adoperano gli Oratori,
edi Poeti, che alla propia difinitione de* Dialettici . il che forfè tanto pia
conuenientemente vien fatto, quanta nel reflo perfefleffa la Vittura più fi
confà con queHe arti più fu ili, et più diletteuoli, che con qmfia più occulta,
et più diffìcile . Chiara cofa è, che ielle antiche fé ne vedono, e dell vna, e
dell'altra miniera molto belle, e molte puàìtiofamente compone . Hora
vedendofi, che quella forte d*lmaginì fi riduce facilmente ali a fi militudine
dslla defìniùone, diremo ; che sì di quefle, come dì quelle, quattro fono i
capi,. ole ò le cagicni principali, dette evali fi puh pigliare fcritne dì
fornirle,&fid£ mattarne ceti ncnti rfitati tuie Stuoie, di Materia,
Efficiente, forma, et Fine, dalla diuerfità de* gitali rapi 'rafie la
diuerfità, che tergono gli Ruttori molte ite Ite in difinire ma medefima coja,
e la diuerfità medefimamente dimclte Ima%m fi tu per fiigmficarc fra cefi fida
. jl t he elafi uno pe rfe Siefio potrà notare ir. queSìe ifltfle, eh e ncib abbuino
da diuerfi antichi principalmente raccolte, e tmu quattro adoperate infime per
me tirare vnafila cofit, fi bene fi trottano in alcuni luoghi ; con tutte ciò,
deuendofi bauer riguardo principalmente adinfegnare cefi, occulta cor. modo non
ordinario, per dilettare con l ingegnosa inuentione » è lodtmh faìlo con
vnafola, per non generare ofcurità,efafiidio in ordinare /piegare, et mandare a
memoria le molte . ^elle cofe adunque, nelU quali fi poffa dìmoflrare ultima
differenza, fi al* cuna fé netruoua 9qne fi a fila beffa p,er fare V imagine
lodeuoley& difimmaperfettione, in mai can^a della quale, che imita
firnprecon la cefi medefima, ne fi di feerie,fi adoperano le generali, come
fono quefte,cbe pofìe infiememofirano quello iHeffo.che conterrebbe effa fola.
Dapoi, quando fappiamo per queftaflrada'difìintamtnte le qualità \ le co*
gioni, le propietà, et gli accidenti d'vna coja definìbile, accìoehe fi ne
faccia; C imagine s bì fogna cercare la fimilìtudine, come hahbiamo detto nelle
cefi ma* tpiali, la quale terrà in luogo delle parole dell' Imagine }o
definitane de Rettori ; di quelle, ebe con fiflono nell egual proportìone, che
hanno due cofe dìHinte fra fé Èie fife ad vna fola diuerfa da ambe dm,
prendendo fi quella scbe è meno ; come,fe, per fimilitudine di Portela fi
dipinge la Colonna, perche ne gì' edificij fofìiene tutti ifaffi, e tutto l
edificio, che le Hàfopra, fenica muouerft » o vacillare t dicendo, che tale è
la fonema neW huomo, per foììenere la gratterà di tutti ifaftidij)& di tutte
le difficoltà,, che gli vengono addeffo, et per fimilitudìne della Pittorica la
Spada,elo Scudo, perche, come con quefli inflrumenti il Soldato difende la vita
propia, et offende l'altrui, cafi il Retbore, e l'Oratore, co' fuoi argomenti
> onero entimei mantiene le cofe fauoreuoli, et ribatte indietro le
contrarie. Serue anchora, oltre à quefìa >vn altra forte di fimilitudine,
che è quando due cofe difiinte contengono in vna fola deferente da efie ;
come,fi, per notare la magnanimità, prende ffmo il Leone, net eguale tffa in
gran parte fi fcuopre ; il qualmodo è meno lodeuole,ma più v fato per la
maggior facilità della inuentione, et della diebiaratione ; et fono quelle due
forti di fimilitudine il neruo, et laforta della imagine ben formata ; fen\a le
quali, come efia non ha molta difficoltà,cofi rimane infipida, et J ciocca. Ciò
non è auuertito molto da alcuni moderni, i quali rapprefentano glieffet* ti'
contingenti, permofìrarel'efìentiali qualità, come fanno, dipingendo perla
Difperationevno t che s appicca perla gola : per l* sAmicitia due perfine ycbe
fi abbracciano : o fimili cofe di poco ingegno, et di poca lode. E ben vero,
come he detto, che quelli accidenti, che figuitano ncceffarianientc la coja
lignificata relC Imagine, farà lode >f orli in alcuni luoghi dienti, et
nudi, cerne in particolare quelli, che appartengono alla fiftonomU, ed
alèbabituìine ietcorpct* che danno inditio del predomìnio, che hanno le prime
qualità nella compofitiote dell' kuomo, le quali difpongono gli accidenti e
tìeriori d'ejfv, &lo inclinano alte dette pa/Jìoni, o a quelle, che baino
con efie conformità. Come tfe douendo di* fingere la Malinconia, // Tenfìero,
la Tenitcmp, ed altre fimili, farà benfatto il vi/o afcìutto, macilento, le
chiome rabbuffate, la barba incolta, et le e arni non motto giouenilì ima
bella, l a feiua,frefca rubiconda, et ridente. Si dotterà fare + il 'Piacere,
il Diletto, VMlegre^a, ed ogn altra cofafmile a quelle, et, fé bene tal
cognitione non ha molto luogo \ nella numera tione dey 'fiatili, nondimeno è
"pfata ajfai,& quefìa regola de gli accidenti, et degli effettigià
detti, non ferri' prejeguitarà ; come nel dipingere la Eelle^a, la quale è vna
cofa fuori della com fr enfiane de3 predicabili,&,febene neW huomo è vna
proportione di linee, et di colori, non è per queflo ben efpireffa Vimagme, che
fia fouerebì amente bella, et froportionata ; perche farebbe vn dichiarare idem
per idem, ouero pia toih Vna cofa incognita con vn 'altra meno conofeiuta, et
quafi vn volere con vna candela far vedere dipintamente il Sole, et non
baurebbelafimilituiine, che è l' anima ; ne potrebbe dilettar e, per non bauere
varietà in propofito di tanto momento: il che principalmente fi guarda. Terò mi
Vh abbiamo dipinta a fuo luogo col capo fra te ntiuote, et cm al* tre conuenienti
particolarità. Ter bauere poi le fimilitudini, atte, et con* tteneuoli in ogni
proposito tè bene d 'auuertire qUel, che auuertifcono i Bietta \ ri, cioè, che
per le cofe conofeibilì fi cercano cofe alte; per le lodabili, fplen^ dide; per
le vituperabili, vili ; per le commendabili, magnifiche. Dalle quali cofe
fentirà cìafcuno germogliare tanta quantità di concetti neW ingegno fuo % fé
non è pia, che iterile, che per fé Hefio con vna cofa, che fi proponga, farà
ballante a daregufio > et fodisfattipne àW appetito di molti, et diuerfi
ingegni, dipingendone l'imagine in dhterfe maniere, èrfempre bene . J{e io
oltre a queHf-auu'ertimenti; li quali fi potrebùono veramente ffiegare^ con
affai maggior diligenza, fo Vederne quafi alcuno altro degna di feri» uerfiypcr
cognitione di que He 1 magmi, te quali fono in vero ammaeftramento nato prima
dall' abbondanza della dottrina Egittiaca, come fa teflimofiio Cornelio Tacito,
poi ribettito, ed acconciò Cól tempo, come racconta Giovanni Gorocopio ne* fuoi
Gìeroglìficbi ; talmente, che potremo qmfia cognitione a fi migliarla ad vna
perfona f apiente, ma ver fata nelle folituiini, et nuda per molti anni, la
quale per and. tre do ne èia comerfatiotte fi r'mefìe » accìoche gli altri |
allettati dalla vagherà efkriore del corpo, che è l'imtgine, defiderino
d'intendere mimitammte quelle qualità, che damo fplendide^a all' anima, che è
la cofa ftgmjìcata, et fola era mentre Haua nelle Solitudini accarezzato da
pochi Hranieri . E folo fi legge., che Tittagora » per vero defìderio di
f^pien^a penetrale in Egitto con grandini fatica, cue apprefe i fecreti delle
cofe, che occu lattano in qu:{ii Enigmi, e però tornatofene a ca/a carico
d'arni^ di f apuana, mnté che doppo morte dtiU (m fila e a fa fifatefie vn
Tempio, eonfaeratoal merito dtljuo faptre . Trouafi ancoraché Piatone gran
parte della fua dottrina cane fuor* écVe fin ftcretcìge, nelle quali ancora i
fanti Profeti l'afeofero . E Chri?to>che fu l'adempimento delle Trcfetie,
occultò gran parte de* jeereti diuini fatto l'ofeurità delle jite parabole, Fu
adunque lafapien^a degli Egitti/ come huomo horrido, e mal nettilo adornato dal
tempo per confeglio dett'efperien%ayche mofiraua efìtr male celar gì indicij de
luogbi,ne 'quali fono i T efori, accioche tutte affaticandofi armino per quefio
mezzo a qualche grado di felicità . Queflo vefìirefu il comporre i corpi
dell'imagini dipinte di colori alle proportioni di molte varietà con belle
attitudini et ton efquifita delicatura % e dell'altre, et delle cofe ifteffe,
dalle quali non è alcuno, the alla prima viUa non fi fentamuouere vn certo
defiderio d' inuefìigare a che fine fieno con tale dif pò fittone, ed ordini
rapprefentate. QuefiacUriofità viene ancora accrejciuta dal vedere i nomi
delletofefottofcritteail' ificjfe imagini . E mi parcofadaoffcruarfi
itfottoferiuereinomi, eccetto quando deuono effere in forma d'Enigma,
perchefen\a la cognitione del nome non fi può penetrare alla cognizione delia
cofa ftgnìficata ., fé non fono Imaginiirmiali*, che per tufo alla prima vifla
da tutti ordinariamente fi riconofeono ; s'appoggia il mio parere al co fi urne
degli antichi, i quali nelle medaglie loro imprimeuano ancho i nomi delle
Imagini rapprefentate, onde leggiamo inefìe, ^bundantia » Concordia, Fottitudo,
Fé» lìcitasi TaXy Trouidentia, Pietas, Salus, SecuritaSiViEloriaiVirtuS) e
mille altri momi intorno alle loro figure. E queilo è quanto mie paruto
conueneuolefcriuere per fodisfatt ione di quelli $, che fi compiacciono delle
no fire fatiche : T^elthe, come in tutto il reslo dell' opera., fé l'ignoranza
fi tira addofio qualche biafimo, hauerò caro, che venga in parte f granata da
Ila diligenza, dallaquale principalmente ho appettata lode, ed ho tolto
volentieri il tempo .agliocchijper darlo afta penna, accioche venendo Coperà,
benigni Lèi" tori, in mano vofir*, io conofea da qualche applaufo delle
voslre lingu* di non hauer perduto il tempo, feriuendo. ÀBBON ABB0ND4 M2 *Ò NN
À gratioia,che hauendo d'uba teì^^irfohdaàl svaghi verde,&i
fregixleil'oro«del iùo vefiknteo,foniotrotó^oprri z:t ICONOLOGIA' eflendo che
il %t>el Vèrdcg|iar\;bèn1gnàperes. Pomorum viario euruanfur ponderami, Et
bromio fitis piena liquore mb«t. Cerne
bo5um{praecudumq;gi?eges;àinclafteushiimor tìincj^ngyi fudant vimina vm
fcrittoPET-ilAHiT ATOVE^pI,^ neUaman.finiftr'a h™™JPz D 7 C E SQUÈRI P J f '
-ghirlanda teffuta d'Alloro-, Mederà, Mirto, da Iamedefima mano, periodino vn
paio di pomi graniti, federa in vira fedia fregiata di fogliami,^ frutti -ài
Cedro yGipìteifo, e Quercia, com'ànco ramid'Oliua, in quella-, parte oue liappqggia
il gombitò, luogopiù proflìmo a la figura . Starà in r mezzo d'vn cortile
onibrofo, liiogo bofcareccio di villa; alli piedi haue' 'rà buona quantità di
libri, tra quali rifiedavn Cinocefalo,*) ti pollice, e leuandoiì la ruggine
diuiene lucido, e rifp tendènte, coti nell'Accademia leuandofi le cofe
fuperfiue, et emendandolilt componimenti* fi polifcono >&f illuftrano
l'opere, e però è necetiario ponerle fotto la lima de feueri giuditijj de g\i
accademici, e fare come dice Ouidio nel Jib.pr.de Ponto.acciò fi emendino, e
polifchino» SeilicetincipiaHaJima mordacius vti, Vt iub ìudicinmiìngula verba
uocem . Onde Quintiliano lfec.cap.iij.opus poliat lima, et non fenza ragione fi
fdegna iioratio ne la Poetica de i latini, che non poneuono al par de i Greci cura,
e fatica » in limare, e pulire l'opere loro . Nec virttitc foret clarisq;
potentius armis, Qùam lingua latium,fi non offenderet vnum-, . Quenct£ poetarum
lima labor, et mora vo$ o Pompiliu? lànguis carmen reprashendite, quod noa
Multa diés, et multa lituracoerunt. B t il Petrarca Sonetto 18. Ma trouo pgfo
non de le mie braccie, Ne opra di polir con la mia lima-, . Quindi è, che molto
accortamente dicefi, che ad' vn* opera gli manca l'vltima lima,, quando non è a
baftanza terfa, e-/ pulita, veggiafi ne gli Adagii . Limam addere . Da quali
habbiamo cauato il motto, oue legge* fi, circa l'emendàtiónede l'opere. Limadetrahitur, atq; expolitur,
quod redundat, quodq; incultura eli, et limata dicuntur expolita . La ghirlanda fi teflc d'Alloro, Hedéra, e Mirto,
perche fono tutte tre piante poetiche, per le varie fpetie di poefia,che ne
l'academie fiorifeono, impercioche il Mirto è pertinente al Poeta melico
amorofo, che con fuauità, e giacere cantagli fuoiamori, perche il Mirto,
fecondo Pierio Valeriano, e fimbolodel piacere, oc Venere madre de gii amori,
anzi riferifee Nicandro, che Venere fu prefentealgiuditiadi Paride incoronata
di Mir* lo, tanto gli era grato, e però Virgilio in Melibeo . Populus Alcide
gratinimi, vicis lacca?, ' Formofas Myrtus Veneri, fu a laurea Phcebo. Et
Ouidio nel principio del 4. lib. de Fa fti, volendo cantar de le fcftt#
d'Aprile, mefe di Venere, inaoca Venere, laquale dice, che gli toccò le t empie
con il Mirto, acciò meglio potette cantare cofe attenenti a lei. Venimus ad
quartuai, quo tu celeberrima menfem-., Et vatem, et menfem compagnia di molte
genti congregate in vn luogo, per la cui vinone fi conlcruano, e però erano
dedicati a Giunone, la quale hebbe epiteto di conferuatrice, fi come fi uede ne
la medaglia di Maronita, con tale Daròle 1 V N OCOMERVATRIX. *£ per quello at^S
. Per -quello anco Giunone era riputata prendente de li Regni,cpmgeuafi con va
melo granato in una mano,come-Confsruamce deli* vnione depopoli. Sedera
i'Academia perche J5 COSMOLOGIA ^che gli efferati; de gli accademici fi fanno
fedendo in ordinanza tra di Ic£,ro, ui farà intagliato il cedrone la
fedia^pereifere il cedro /imbolo dell'eternità. Ante alias enim arbores cedru^
fternitatishieroglyphicumeft, Dice Pierio, polche non.fi {putrefa, ne meno fi
tarla, a la qua?f eternùà deuono hauere la mira gli accademici, procurando
demandar fuora l'opere loro limate, e terfe^aeciò fieno degne di cedro, attefo
che Plinio lib. K5.capj.Jp.dice, che una materia bagnata di. fucco, o uerounta
di olio cedrino, non fi rofìca da le tigntiole,£ come nel capitolo^e libro i
jj. afferma jde ilij)rìj.di Nurna Fomjùjio ritrouati dopò, $g 5-anni nel colle
Giariicola, "da Gneò'Tèreiitjb fcnba /mentre, riuangauà > &T
affoflaua il iuo campa onde, cedro dignajocutus . dice/id'uno, che habbia
parlato /«comporto cofa degna di mémoria,Xide.ttO;vfdto da.Perfio ne la prima
Satira, veggiafi Teofrafto lib,j. e Diofcoride lib. pr. cap. ®& e: l'Adagio
. Digna cedro, per il che Horatio ne la poeticadifl? .; Iperamus carmina fingi.
; Tolfelinenda cedro, &leuiferuandacuprefib» rii3 E però vi fi in
taglierà,anco il cipreflb efiendo incorruttibile storne il
ce4rq,e,piglja,f]i.d^ £ier]QJP&r,& perpetuità.,, la quercia.parimente^
tfmbolé della diuturnità, àppreffó f'ifteflb Pierio, e de la virtù, sì che
anc^'efia vU Viconuerrà,tanto,più che negli/Agonali capitolini inftituiti da
Dominano Imperadore li virtuofi, che vinceuanO in detti giuochi, fi coronauano
jdi quercia, -come g li Hiftrioni, i Citharedi, eli poeti . Giouenale. t
Ancapitolinam fperaret, Pollio quercum, E Martialfi ., f O'cui Tàrpeias licuit
contingere quercus. T)ì che più difufamente Scaligero nei pri. lib. cap. ju
fopr* Aufonio poeta." ^'Oliuaper eflfere Tempre verdeggiante porteli
pure.per l'eternità, del* t quale ^Iuf. ne la i.queft.del^.Simpofio,co(ì ne
ragiona 01eam,laurumiac "figurata de la natura^ita,& viuaciti de
l'ingegno de.lafapienza, e icienza, ienzaìe quali nèceflarie doti non Ci può
e.irere.acqademieo, perche chi n'£ priuò dicefi di lui., tratta, e parlàCratfa
l^inerua j ciò è groflolanamenG? 5da ignorante fenza fcienza:onde tra latini
deriuafi,. quel detto inuita Mi? iierua,più volte vfato da M. Tulio,e da
Horatio in quel verfo de Ja poetica. ~..\: vji Tu nihil inuita dices faciefq;
Mmerua. ipM Tu non dirai, ne farai niente inquplloche ripugna la natura del tuo
ingegno,^! fauor del cielo, li come fanno certi belli human che. uogUono •fare
de l'accademico^ e delpqejta cpn quattro uerfi bufcati di qua, e di là fenza
naturale inclinatione, e fcienza,nes'accorgono, che quanto più parlano, più
pàlefano l'ignoranza loro, bifogna adunque achidefidera immortai nome di faggio
accademico pafcerfi delftutto.de l'oliua,cioè affaticarti per l'acquifto de la
fcienza, e iàpienza con li notturni ftudii,& uigiUe,de quali t /imbolo
l'oliua/ondetraftudiofifene forma quel detto. Z> jfw £• £ ® et « rE ($r:fW
ldsGfè più ihdruilria^efatiea di mente, che 1paftì,cràp&>' 4c, e
(ielittecì vuole perjpttenere le fcienze,'e quell'altro^ detto Oleum,&
Operarci perdere ^quelli, che'perdòno la fatica,e'l tempo in còfa, che non
.neponno riuteire Con vtrlc, e honore, e però. San Girolamo ditte a Pam-*
^^t:o|iio> pleuni perdit, &impenfàs>quì bouem mittit ad Ceroma . Cioè
' pefde,l'pli© *re la fpeìà;, il tempo, et l'opera, chi manda il boue ala Cero
' ^QaiFngutntQcoiaploftoxi'otìo, e di certa iorte di terra, il che fi dicedi
quelli, rche) yogbónOiammaeftrareperfone di' groflo ingegno incapaci tit'pgni
foieh^a > laquale fi apprende con induftria, e fatica,'figniikata ìil±
Quello luogo per il ramò d'oJiua,ia*cui!fronde.è aipra, et amara, com'anco il
frutto -prima che fiacolto,& maturato, ehefe diuenta dolce,efoaue •eie ne;
caua fbauifsimo liquore, Gieroglifico de la fatica^ et anco
dell'eJjÌr-iHt&,,tfom e? quello, che eonferua i corpi da la corruttione i e
putrefattipnè ; eoli la fetenza è aipra,f& amara ;per la fatica
/Seinduiìria, che fi ci mette pe^confeguirlat cPlta_> e.maturata che s'è,
cioè confèguita Ja__, ipienza,.fe ne ferite frutto, e contento grandiffimo con
eternità dèi proprio nome, laqualcpefta in mente dVnoftudiofo gli alJeggerifce
Ja -fati* f a,ifi come anco ilfrutto,e'l contento, che fpera raccogliere da le
feienze. •; federa in mezfcp d'vn cortile ombro fo, o ufero luogo bofeareccio
di villa per; inemoriaJdeHa prima Accademia* che fu principiata in villa da vii
nobil pèrfonaggio, chiamato A cadendo, nella cui amena :uilla,nonJuhgi d'Atene
fi radunauano i Platonici* con il lor diuin Platone, a difeorrere de
^ii^letteu^^atonrcijficome narra Diogene Lagrtiojneitoitjf df
§atpn^|0^^o;ratiqlio.i,eap>^ ;: irìiàa >JL : :.; ;
Àt^neipterfiloas.Academi.quasrerever.um. V ;r M Carlpfte£no Hifiorico dice,che
tal villa, o felua folle fontana d'Atene iniliepafin, sì che la prima Accademia
hebbe origine nelJavilìa> eprefeii nome dà À caderci o nome proprio, perche
è dafaper$,che ie fette, GCr adunanze di virmofi, preffo>gli-antichi fono
ffajte denominate intremodi,da coiìumi,daluoghi,& da nomi propri! di
petfonejda cpflumi ignomì' niQil furno detti ifeguacid'AntifteneCinic^o vero
perche haueuano per coflume di lacerarel'opera,e la vita altrui con dentie
canino, e mordace >ol uero perche à guifa de cani non fi uergognaflero di
ufar palefemente, come 1 cani l'atto Venereo,sicomedi Crate,& Hiparchia
filofofeiTa forelladi Metrpcle cinico,narra JUertio. Elegit continuo puella >
fumptoq; il. Ifiis habitu vna cum uiro circuibat > et congrediebantur in
aperto,atquc ad coenasproecifcebatur. Dacoilume nonetto furno cniamattifeguaci
di Anftotilo Peripatetici [apo tu peripatin.] Quod ett deambulare, perche
heòbero per coftume difputarecaminando;da luoghi publicipréle«. ro il nome
quelli, che furno nomati da le città. Vt Elienfes, MegarenUs,&
Cyrenatcìyeda luogo priuato gli Stoici,li quali prima fi chiamauano Zenonn, da
Zenone lor Principe . -Ma da che detto Zenone per render fi. curo da misfatti
quel portico d'Atene, doue furno verifico, cittadini cominciò mi adiicorrere et
adunare U fua fetca,furno clamati Sioici,per-** . • che % che[Stóa] lignifica
il portico, onde Stoici furnp quelli, che frequétauanò detto portico, che fu
poi ornato di belMme, figure, da Polignoto,famo« fo pittore da perfone fono
flati nominati ^Socratici, gli Epicurei, et altri da li loro maeftri, e come
detto habbiamo, queflo ifttffo pome d'Accademia si deriua dal nome propriojdl
quello Heroeplatonico,detto Academo, ne la cui villa fi radunaganolPiatonici,
laquale adunanza fii Ja_# prima, che fi. tìii^^flei^^t^^mta^iridipoi tutte le
adunanze de uirtuofi, ipno (late chiamate Accademie, per fino a» tempi noftri,
ne quali s'vfa_» p quarto tnodo di nominare per lo più l'Accademie dalla
ellettione di quii che nome fuperbo ^& ambitiofo, da graue, e módeftp, da
faceto, capric* ciofp, et ironico, e queflo vltimae aijfaj frequentato da'
moderni : e per lèguitare i'eipofitione dellajrioftra figura diciamo, che la
quantità de li* 4*H, ||n pejcedetto ^Torpedine . Accidia, fecondo S. Giouanni
I3amafceiJo].>.èuna triflitia>cheag^raua la mente,che non permette, che
fi facci opera buona . Vecchia ii,dipingè, perche negl'anni ièmlicerTano
leforze, et manca |auirtù^'pperare,cpme dimaflra Dauidriel Salmo 7p.doue dice.:
Ne proiicias me in tenipore ieneiftutis, cum defecerit uirtus enea ne
dereJinquas me. Jvlal ueftita fi.rapprcfenta, perche l'^ccidianon operando cofa
ueruna, induce pouertà,e miferia, come narra Salomone ne i Prouerbii al.2$. Qui
pperatur terram iuam fatiabitur panibus,quiautem fe&atur otium replebigur
aggeliate . £ Seneca jnel lib.de benef.Pigntia efl nutrix «egeftatis. li fla^e
a federe nella guifa, che dicemmo (ignifica, che l'accidia rende l'huomo
oriolo, e pigro, come bqne lo ditnoftra il motto fopradetto,e S. Bernardo
nell'Epiftoie riprendendo gj'accidipfi con* dice : O homo imbrudens m lillà
nj^llium nuiuftiant ei, et d.cies ccntcna milha ailìflunt ci, * pc tu federe
praeiùmis ? jLa tefla circpndata gol panno &ero ^dùnoft ra la mente
deji'accidioib occupata dal torpore, e cJie rende Phuomo ftupido,&
inienfato,come narra Ilìdoro ne' foliloquii lib, z Per torporem vires,&
ingemmi! derìuunt» Il pefce, che tiene nella delira mano lignifica Accidia,
perciochefi come quello pefce^comedicono molti Scrittori,e particolarmente
Plinio ljb. 1%. cap.pr. Athaneo Jib.7. e Plutarco de iblertia Animahum.) per Ja
natura, e proprietà fua, chi lo tocca con Improprie mani, o vero con
quaifìuogiia iftrumento,corda,irete,oaltrj>lorède talmette lupidc,che nò può
operar colà nilluna;cosi l'accidia hauend'egli l'ilhflfcmale qualità,
prende,fupera, et vince, di maniera quelli che a quello vjtio Ci danno, ciie U
rende inhaiuli, infenfati^ e lontani da opera lodeuole, cX^ virtuofa. Accidia.
Onna vecchia, brutta, cheftia à federe, con la delira mano tenghi vna corda, e
con la finiflra vna lumaca, o nero vna tartaruca ; Lacorda denòta, che
l'accidia %a,&^ vince gftotìomini,'.e li rende inurbili ad operare, * B Eia
oi re / A E la lumaca, otartaruca,dimo firmo la proprietà deg l'accàd io fi,
che Sono ouofi, e pigri „ Accidia . DOhna che ftia a giacere per terra, et a
canto ftarà vn afintf fi m ìimente a giacere, il qua! animale fi foleua
adoperar da gl'Egittii per mo* llrare la lontananza del penfi ero dalle cofe
facre,erehgioie,con occupatici e continua nelle vili, et in penfìeri
biafimeuoli, come racconta Pierio Valeriano. ACVTEZZA DE LINGEGNO. LA sfinge
feomenarra PierioValeriano nel Jib.vjr fintola punta del* la zagaglia di
Pàllade, fi come fi vedeua in quella flatua di M inerua, che Plinio dice efiere
anticamente fiata drizzata in Arene ) ci può fignificare l'acutezza de
l'ingegno, percroche non è al mondo cofa sì coperta, e tanto nafeofta, che
l'acutezza dell'human© ingegno (coprire, e diuu lga • re non polla, sicome
detto habbiamo in altro luogo nella figura de l'ingegno, però fi pò tra?
dipingere per tal dimoff razione Minerua in quella guifa,che fi fuole
rapprefenfare, ma che però /otto a la zagaglia vifia una sfinge > e o ine
habbiamo detto ACQVISTO CATTIVO. HVOAlO veff ito del color delle foglie
dell'albero» quando ffanno per cafcarejftarà detta figura in atto di camminare,
et vn lembo della ve fte ftia attaccato advn fpino, tirando vn grande fquarcio,
acheriuolta moftri il difpiacere che ne feme, e nella deflra mano; terrà vn
nibbio che rece r Vcftcfi del detto colore, perche fi come facilmente cafeano
le foglie dell'albero, cofi anco eafcanq, et vanno a malelecofc non bene
acquinoteli! medefimo dimofìra lofpino, perciocne quando l'huomo men pesila
alle cofe di mal'aequifto >all*hQrane riceue danno, e vergogna .. Tiene
conia deflra mano il nibbio, per dimoftrare quello chea quetfo propofito di/Te
l'Agiato, tradotto in noftra lingua L'edace Nibbio mentre Kecefouerchio cibo,
che ràpio> Con Ja madre fi duol del fatto rio r Dicendo, Ahivche del ventre
M'efcon l'interiora, e in gran periglio» Mi fento, S ma quel d'altrui .
ADOLESCENZA. VN giouinetto vcflito pompofamente,con la deffra mano fi apog*
gerà ad'vn'àrpada fonare»e conia finiftra terra vno fpccchio, in cap# tna
ghirJandadifiori,poferivn piede fopra d'vn'órologgio da polucre, che mofln che
ria calata alquanto più poluerc di quella della puentia,& d.ì l'jltra parte
vi fia vn palone. AdoDI /ì Adolescenza. VERGINELLA di bello afpetto,coronata Si
£ori, moftri rifo,& allegrezza, con la vefte di varii colori . Adoleicenza
è quella età deirhuomo, che tiene dal decimo fino al veti» tefimo anno, nella
quale l'huomo comincia col mezzo de* fenfi,ad inten4ere,& imparare-fraa non
operare le non confiifamente: comincia oenc ad acquiftare vigore ne' fenfi per
cui deità la ragione ad eleggere, ào^ volere,-e quello fi chiama augumento . La
vederi varii colori è antica inuentione * perche gli Egittii, quando voleuano
inoltrare nelle lor pitture l' Adolescenza £ fecondo che racconta Pierio)
faccuano vna vefte di varii colori,fignihcando la volubilità dei Ja natura
gioucnilc,el Jà varietà de'defiderii, chefogliono venire àgioaiani, mentre fono
nella.più frefea età, e ne gli anni piùtencri: pero dicefi che la via
dell'Aquila in cielo, del ferpe in terra, della naue inacqua e dell'huomo
nelradoiefcenza fono difficili da conofeere, e ciò lì troia Belli Proverbi al
3. La corona decori, e la diraoftratione del rifo, figmficafloallegrezza
ilchciùole regnare affai in qùefta età, che pcrciòfi rapprefeata alleerà * *
dindio afpctro,dicendofineiProuerbi alxv.Che ranimoalleerorei^ deretàJiorida,
AD/VIATIO N>E. DOnna allegra con fronte raccolta, farà ueftita di cangiante,
con la deftramano terrà un mantice d'accendere il fuoco, e con la finiilr* vna
corda, cVallipiedivifaravn camaleonte. Adulatione,fecondo Cicerone nel*
Ji&dellequeftioni Tufculane i vm peccato fatto da un ragionamento ir* vna
lode data ad alcuno con animo &intentione di compiacere,
oueroéfalfaperfuafione, e bugiardo con* fentimeuto, che ufail finto amico nella
conuerìatione d'alcuno, per farlo credere di fé fteflò,e delle cofeproprie
quello che non è, e faflì per oiace* re,operauaritia. r r
Veftefidicangiantcperchel'adulatorcéfaciliffimoad ogni occafinne a cangiar
uoito, e paroie,& dire sii, enò, fecondoil gufto di ciafcuna-T f>erlona,
come dimoftra Terentio nell'EunucoQuicquid dicunt laudo, id rurfùm fi negant
laudo, Id quoque negatquis, nego : ait, aio . II Camaleonte fi pone per lo
troppo fecondare gl'appetiti, ÓVI'odc mone altrui jperciochequefto animale,
fecondo che dice Annotile G trafmuta fecondo k imutationi detempi, come
l'adulatore' fi filma Difetto nella fuaprofefiìone, quando meglio conforma fé
ftefib ad aDokl derperfuointereffeà gH altrui coftum&neorchc &Stà^t^
cocche per effereil Camaleonte timidifiìmo, hauendo m fefiefiopo chifiìmo
/angue, cquello intorno al cuore,ad ogni debole incontrarne cfitrafmuta^ondefi
può uedere, che l'aduJafioneeindicio dipocofpU rito, e.4 animo bailo in chi
l'efercua, et in chi uolentieri l'afcoka, dicen. B % do 0. do Annotile nel 4.
deli'Ethica, che, Omnes adulatores funt feruiles, 6VT abietti homines. 11
inantice,che è attiflìmo inftrumento adaccendereil fuoco, et ad am* mozzare 1
lumi accefi,folo coi vento, ci fa conoicere, che gl'adulatori col vento d:lle
parole vane, ouero accendono il fuoco delle paflìoni,in chi V0 Jontien
gl'afcalta,ouero ammorzano il lume della verità, che altrui mauteneuaper la
coguitione di fc/telìa. X.acorda,che tiene con la finiftra mano, dimoftra, come
rettifica S. Agoflino,fopra il Salmo p.che l'adulatione lega gl'huomini ne 1
peccati,dicendo: Adulantium linguas ligant homines in.peccatis,delettat enim ea
facere in quibus non foUim non metuiturreprashenlbr, lied etiam
laudaturoperator . E ncll'iftcflb Salmo fi legge : In la^uco ifto, queiii
abfconderunt, couiprajaenlus eli pes eorum_, . * L'haDJ . • L'hauere la fronte
raccolta fecondo Ariftotile de Fifonomia cip. p. fignificaadulatione. 'opre di
fintion*, di vario afpetto, Sfinge,CamaleontereCirceimmane., Cari ciie
liifinga, e morde, acuto ftrale, die non piaga, e che inducei; ftrane moro T
Lingua, che dolce appar mentre e più fella . ' In fomma e piacer rio, gioia
mortale, Dolce tofeo, afpro mei, morbo di corti, Quei che Adular l'errante
volgo appella. ADVLTERIO. N Gìouane pompoiamente veftito,che ftiaa federe* e
iìa eraiTo con ladeftramano tengtii vna Morena, et vn Serpe riuolti ambidui
duiin bei giri in atto dieficril congiunti infame, e con Jaiiaijfcwvn** nello,
o fede d'oro che dir neghamo, qual fi fuol dare allefpofe#c chcj ii a vifibile
* ma che ila rotta* deue incominciar/ì dalia difinitione elicila, acciò Ci
iappiadi quello, che fi tratta l'adulterio è adunque vno illecito concubito
d'vn marito, o ucro d' vna maritata,. San Thoma* lo. 3ecunda,iecund«. queft.
154. arti, f. proibito già nel Lenitico al cap. *|t..agiuxitoui pena di morte,
comeancora nel Deute ronomioalcap. 21* &f;^€ftjmpcdilca;: in piedi per
moftrare dilpofiuone al moto :in luogo difficile, e pencololò, perche
ìnquellopiùf agilità li manifefta ; col piede a pena tocca la {erra aiutata
dall'ali,perche l'agilità humana,che quella intendiamo, fi^folleua col vigor
degli fpirici lignificati per l'ali,& alleggerire in gran parie in noi,il
pdòdella iònia terrena. $TVDIO DKL UAGR I C OLTV li A . .nella medaglia di
Gordiano. VNA donna in piedi, che ftà con le braccia aperte, &.
moftra4ufrare* mali > chele (tanno a piedi, cio£ va coro 4* vna banda, e
dall'altra*» irn leone. IHeone fignifica la terra, perciochè (infero
gl'antichi,che-i1 carro della tlea Cibekfiiife tirato da due leonine per quelli
intendeuano l'agricoltura. Il toroci moftra io ftudio dell'arare la terra, e ci
dichiara li commodi delle biade,con Àudio raccolte. t, i' AGRICOLTVRA,
DOnria/v^ftitàdi verde, con vna ghirlanda di fpighe di 'grano incapo», nella
finiftra mano tenga il circolo dei dodici legni celefii, abbracciando con la
delira vn'arbureello,cheiiorifea> mirandolo fi rio j a piedi vi farà
vn'aratro. Il vestimento verde lignifica la rperanW,fènzà la quale non farebbe,
cW fi defle giamai alla fatica del lauorare,e coltiuar la terrà. La corona di
ipighe,fi dipinge per lo principalfinedi quell'arte, ch'è di far moltiplicar le
biade,che lòn necefianea mantener là vica dcU'iiuomó. L'abbracciar l'arbufcello
fionto,& il riguardarlo fiifo, fignifica l'amor dell'agricoltore verfo le
piante, che iòno quali lue figlie, attendendone il denato frutto,che nel.fiorir
gli promettono. 1 dodici Lgni fono i vani tempi dell'anno, et
leftagiohi,chedaefla agricoltura fi considerano, L'Aratro fi dipinge come indumento
principaliifimo per quell'arce. Agricoltura. DOnna con veftimento contefto di
varie piante, con vna bella ghir landa di fpighedi grano, et altre biade, e di
pampane con l'vue; por era in fpalla con bella grazia vna zappa, e con l'altra
maiwvn, roncete to > e per terra vi farà vn aratro . Agricoltura e artedi
Iauorare la terra, feminare, piantare, cV infegnare gni torte d'herbe,&
arbori,co cóferuatione di tempo,di luoghi,e di cofe. Sì dipinge di verte
contefta di varie piante, e cori la corona in tetta tefitadi fpighedi grano, et
altre biade, per efler tutte quelle cofe riccljezdeiragricoltura, fi come
refenfce Propertio lib. 5. dicendo.. Felix agreftum quondam parata iuuentus,
Diuitiasquorummeflìs, &f arbor erant. 'Glifi da la zappa in fpalla, il
roncio dall'altra mano, et l'aratro da inda per elfer quelli ftromenti ne
celfarii all'agricoltura. C Agriif Agricoltura. DOnna veflita di giallo, con
vna ghirlandai» capodi fpighe dìgra no,nella delira mano terrà vna falce y e
nelftaltravn cornucopia pi no didiucf fi frutti, fiori, e fronde. 11 color
giallo del vestimento fi pone perfimilitudine del color dell biade, quando
hanno bilbgno che l'agricoltore le raccolga in premio delle fue fatiche,. che
però gialla fi dimanda Cerere dà gl'antichi Poeti. ALLEGREZZA. GìOVENETTA con
fronte carnofa,. lifeia, e' grande, farà veflita di bianco,. e detto veftimento
dipinto di uerdi fronde, e fiori rofsi, e gialli, con vna ghirlanda incapo di
varii fiori, nella mano de lira tenga vn vafo di criftallo pieno di vino rubicondo,
e nella finiftra vna gran tazza d'oro. Siad'afpetto gratiofo;» e bello, e
prontamente mofiniilra iiauerà il cornò di douitia, e fi potrà veflire di
verde. Allegrezza d'amore. Glouane ueftita con diuerfitàdi colori piaceuoli,
con vna pianta d fiori di borragine fopra i capelli,, in mano porterà faette
d'oro, ed piombo, onero fonerà 1* ArpaAllegrezza, Letitia, e Giubilò.
'Nagiouane appoggiata ad vn olmo ben fornito di viti,*& calch leggiermente
vn cauolo fodo, allarghi le mani, come fé voleffi donar prefenti, e nel petto
hauerà vn libro di Mufica aperto . L'olmo circondato di viti lignifica
allegrezza del cuore r cagionata in gran parte dal vino,come dille Dauid:e
l'vnione di fé Hello, e delle proprie forme, e pafsioni, accennate col cauolo
:e lamelodia.di cofe-g ratea gli orecehiv %9 irecchi, come la Muficay ch'i
cagione delia ìetitia, la quale fa parte delle [uè facoltà à chi ri'è
#iÌQgirofo, per arriuare a più perfetto grado di contentezza.. . Allegrezza VNa
giouanettà coi* ghirlanda di fiori* in capo, pecche li fanciulli ftanno Tempre
allegri i ej perche nelle fefte public he antiche-» tutti fi coronauano, e
loro, e le porte deUe loro caie., etempi.j,ÓV~ animili, come fa
mèntioneTertuli-. del lib. ''fife corona Militis ;3 e con la delira mano tiene vn
ramo di palma, 6%, «di oliu&i per memoria della Domenica delle Palme, e
l'allegrezza con chie -fu ricevuto Chriiìtf JN.S. eoa molti rami di palme ;
e^d'oliue ., Allegrezza. . NEllà medaglia di Fàùftina è vna figura ., laquale
con la deftra tiene vii .Cornucopia pieno di vani fiori, frónde, e fruttile con
la finiftra vn'afta ornata da terra fino alla cima di fronde,e di ghirlande,
Onde fu pre* fa Toceafione daìlainfèriziioiìe, Che còfi dice^HILAR ITAS. €
Alfeso Allegrezza^» . VN A belliflìma giovinetta vettita di verde, porta in
capo vna bella, et vagha ghirlandaci rofe, &C altri fiori, con la deftra
mano tenghivn ramo di Mirto inatto gratiofo, e bello, moftrando di porgerlo
altrui. Bella giouanetta, et veftita di verde fi dipinge, eflendo che Ja-t A
llegrezza conferua gl'huomini giouani, &C vigorofi, fi corona con la
ghirlanda di rofe, et altri fiori » perche anticamente era inditio di fefta_,,
e di allegrezza, percioche gl'antichi celebrando i conuiti coftumorno adornarli
di corone di rofe > et altri fiori, di quale corone veggiafi copiofamentein
Atheneolib.15. Tiene con la deftramano il ramo di Mirto eflendo che appreflb
gl'antichi era fegno di allegrezza, et era coftumenei conuiti che quel ramo
portato intorno ciafeuno de gli fedenti a tauola in uitafle l'altro a cantare,
perilche vnauolta per vno prefo il ramo cantaua laluavokajdelqual coftume
Plutarco nei fuoi Simpofiaci,cioè conuiti largamente n'ha difputato nella prima
quiftione in tal maniera. Deinde vnufquifque propriam cantilenane accepta
myrto,quam ex eo Afaranappellabant,quod cantaret is cui tradita. eaefl et >
C. che fu battuta, l'anno del Signore 110. Ini vn'altra medagliadi Adriano, ab
rrbe condita 874. con le palile H1LARlTAS. Populi Romani . Figurali vn* donna
in piedi con ambi le mani pofte all'orecchie* AMAR'iTVDINE. PER famarifudine fi
dipinge da alcuni vna donna veftita efi nero» che tenga con ambe le mani vn
fauo di mele, dal quale fi neda germogliare una pianta d'afientlo, forfè perche
quando fra.no in maggior felicita' della ulta, allora ci trouiamo in maggior
pericolo de difaitri della Fortuna ioueropercheconofcend3iì tJtte leqaahtì
dalla 03 maona: del contrario^. all'Idra fi puàiuuire perfetti, fetenza dilla.
d.olcezzi_»». quando ti quando fi è guftata un'eftrema amaritudine, però difle FAriofto*
Non cono fee la pace, e non la ftima Chi prouato non ha la guerra prima. E
perche quella medefima amaritudine » che è nell'aflentio > fi dice ancora
per metafora efierenegl'huominiappafsionati . AMBITIONE, VN A donna giouaue ve
Aita dì verde confregi d'hellera, inatto di &lire vn'afprifsima rupe, la
quale in cima habbia alcuni feettri* e corone di più forte, &On. fu&
compagnia vi fia vn k&m con la tefìa alta»,. L'Am baione*, come la deferiue
AleflàndVo Afrodrfèo t e vn'apperi to di fignoria, onero come dice S>,
Tommafo, è vn'appetito inordinato d'honore; la onde fi rapprefenta per vna
donna veft ita di verde, perche il cuore dell'iiuomo ambulalo non.fi. pafee
mairi altro, che di fperanza d'i grado» d'honore, eperà fi d ipinge che
ià&i ia la rupe* ■fesr. 1/regidell'helleraci fatino conofcere, checomc
quella pianta Tempre \VafaJendo in.alto, erompe ipejfolejnura, che Ja
foftentanò; cosi l'ambiitio.fo.no.il perdona alla patria, jie a i parenti, ne
alia religione, ne a chi gliporge aiujoioconfigliojchenón Venga continonamente
tormentando con l'ingordo defi.derio d'eifer reputato fempre maggiordeg l'altri
. Il leone con la tetta alta dimoftra, che l'Ambitione none mai fenza
fuperbia> Da Choftofòro Landino è pollo il.Leone per l' Ambinone, percioche
non fa empito contro chi non gli refìfte, così l'ambitiofo cerca d'effer
fuperiòre, et accetta chi cede, onde Plauto difle : Superbus minoreSdefpicit*
niaioribus fnuidet j &ik>etio: Ira ìntemperantis fremit, vt Leònis
animum gettare credant* Et a quefto propolìto, poiché l'ho alle
man|,agg.iungerò per fóddj(sfatione4e.iLetton vniònettojdi Mar CO Antonio
Cataldi j che dice con* .. ODi «difcordia, e rifle altrice vera ^ Kàpina di
virtù ladra d'honori., Ore di farti, di pompe, e di splendori Soùra'lcorfo
morrai ti pregi altera: Jtù fe.i di glorie altrui nemica fiera Madre
d'hippocrifia fonte d'errori, Tu gl'animi auueleni, e infetti i cuori Via più
di Tififon, più di Megera, Tu fedi yn nudùtf Dio ftimarfi Annone, D'Etna
Empedocle efporfì al foco eterno } O' di morte miniftra Ambinone, TV dunque a T
onde S tige, al lago A u erno Torna, che fen^a te languè Plutone,• L'alme non
fenton duol, nulla è l'Inferno ì Ambinone. DÓnria giouane,veftita di verdefcon
ftabito fuecinto, è con li piedi nudijhauerà a gl'hpmeri l'ali, &con ambe
lemani njoftri di metterti Confufamente in capo più forte di Corone, et hauerà
gl'occhi bendati . Ambitionejfecondò S. Tdmmafo 2.2. q. i^i.art.i.è vn'appetito
difordi tiato di farfi grande i e di peruenirea Gradi,Sta.n,Signorie, Mag
idrati, ST pffieiiiperqual fi uogliagiufta* ò ingiù ftaoccafione, virtù ofo,»o
vitiofo jnezo, onde auuiene che quello fi dica eflereambiiiofo, cóme dice
Arittotilenel Quarto dell'Etnica, iiqualepiù che noii faccia meftiere, et
appetito, fecondo il detto di Seneca nel 2. de ira '.Non eft contenta honoribus
Annuis fi fieri pò teft uno" nomine Vult feftos occupare;, et per omnem
Orbem titulos difponere . Età quefto propfito non voglio lafciare di
fcnUerevn'Àgramma fatata fopra la prefente figurala Taddeo Donnola, che così dice
AmBitio. Amo tibi. Grammaticam falfam quid rides 1 define namq; Ex vitio vitium
nil nifi colligituf. Tu laude hinc homines, qiios ambitiofa cupido, Cascos, de mentes,
ridiculofque facit . AMPIEZZA DELLA GLORIA. SI dipinge per tale effetto la figura d^Aleflandro
Magno con vn folgo* re in mano, e con la corona in capo. Gl'a*ntichiEgittii
intendevano per il folgore l'ampiezza della gloria, e' la fama per tutto
ilmondodiftefaeflendo, che niun'altra! cófa rendei maggior fuono, che i tuoni
dell'aere, de quali efeéil folgore, onde per tal cagione fcriuono gl'Hiftorici
ch'Appelle Pittore Eccellentifllmo, volendo dipingere l'effigie del Magno
Aiefiandro gli pòfe in mano il folgore, accioche per quello lignificale la
chiarezza delfuoìiome, dalie cofe da lui fatte in lontani paefi portata,
6V" celebre per eterna memòria. Dicefi anco, che ad Olimpia madre
d'Àleffandro,-apparue ih fogno vn folgore, il quale gli daua inditio
dell'ampiezza, e fama futura nel figliuolo. AMICITIA DONNA veftìtadi bianco,
maròzzamente, mòftri quafi la fini/Ira' lpalla, et il petto ignudo,con la
deftra mano moftn il cuore,nel qua-le ui farà un motto in lettere d'oro così,
LONGÈ ET PRGPE: 6^, nell'eftremo della uefteui farà' fcritto,-MORS,^ ET VITA.
Sara impigliata, et in capo terrà unaghirlanda* dì mortella, et -'di fioridi
pomi1 granati strecciati infieme,>nella£onte uifaràfcritto.&YEM&
HY,EM5, EASTAS' Sarà fcapigliata, et con il braccio finiftro terrà un'olmo
fecco, il quale farà circondato da una uite uerde. Amicitia fecondo A nftotile
è una fcambieuole, efprefia, e reciproca bentuolenza guidata per uirtù, e per
ragione tra gli huomini, che hanno conformità di influfsi, et di compiei fi
ohi. Uueltimento bianco, e rozzo, è la femplice candidezza dell'animo, onde
iluero amore fi feorge lontano da ogni forte dijfinuoni,òc dilueiartifitiofi,
Moftra la fpalla finiftra, et il petto ignudo, additando il cuore col mot to,
Longe, cV" prope, perche il uero amico, o prefente, o lontano che fi*
dalla periòna amata, col cuore non fi iepara giamai; et benché itempi, et ]jif
^rtuna (i mutino, egli è fempre il medefimo preparato a viuere, e morire per
l'interefle dell' amicitia, e quello fignitìca il motto, che ha nel l^bo delia
verta ^ et come, fanno 1 dadi,quando lì giuoca con elfi. » lì Mirto;che è
Tempre verde,è fegnò, che l'amicitia deue Tiftcflia conferà aarfi,nemai per
alcuno accidente farli minore. Amieitia. VN cieco#chcpcrtifopraallefpalle vno,
che non pofla flare in pi^di^r cornei feguenti verii dell'Ai ciato dichiarano.
Porta il cieco il ritratto' in siile fpalle. Et pervocediluiritrotta.il calle,=
Così l'intero di due mèzzi fafli, L'vn predando la vifta, e l'ai tr ftrarc,che
li hauellero a tener lontani gl'amici finti, et ingrati,, fece leuare da i
tetti della caia tutti 1 nidi delle rondini ... AMMAESTRAMENTO VOMO d'afpetto
magnifico, et venerabì le, con habito lungo,, et ripieno di magnanima
grauità,con vnfpecchio in mano, intorno alenale iaravna casella con qudte
parole. IN3PlG2,CAVTVrS ER1S. L'Ammaeltramentoè reifercitio,che fi fa per
l'acquiftod'habiti virwio«? fì9ò di qualità lodeuoli,per mezo ó di voce, ò di
fcrittura, &f fi fa di afpetto magnifico, perche gl'animi nobili foli
facilmente s'impiegano a 1 fa^ ltidii,che vannoauantialla virtù. Il vestimento
lungo, et Continuato, morirà, che al buon habito fi, ricerca continuato
effereitio,e Jo fpeechio ci da ad intendercela ogni noli raattione deue elfer
ealcolata,&compairata con I' ittioni de gl'altri, che in quella ftclfa cola
fiamo vmuerfalmente f©. d*ti,comcdichiara il motto medefimo AMOR Dl VIRTV. Un
fanciullo ignudo, alato, . in capo tiene unaghirlanda d'alloro»*
&trealtrenelie mani, perche tra tutti gl'altri amori, quali uarixmenteda i
Poeti fi dipingoiio,queJJo4ella virtù tutti gli altri iuperadi nobiltàjcome la
uirtù ifteflaè più nobile di ogn'altra cofa,ÓV" fi dipinge coni la
ghirlanda d'aIloro,pcrfegno dell'honore cne fi d tue ad efia uirtu-,Etpét
moftrare che i'amor d'efla nonècorrut:ihile,anzicome.l'alloro Tempre
uerdeggia,i^si;eomecorona^>^ò ghirlanda ch'è di figura sferica non ha giamai
alcun termine . Si pu© ancor dire,chela ghirlanda della teda figaifichi la
Prudenza, &C l'altre-uirrù Morali, ò Cardin3li,che fono Giuil.tiaj,
Prudenza, Fortezza,e Temperanza, 67" per inoltrare doppiamente la airtu
con U figura circolare > et eoa il numero ternario, che è perfetto ^£|„ le.
coroae. X) % AMO fi sì ICO NO t G'G.f X AMORE VERSO IDDIO HVOMO che ftia
riuoreM te con la faccia riuolta verfo il Cielo, qó# le additi con Ja finiftra
mano,c con la delira moitri il petto aperto. Amor del profilino.,... HVomo
venato nobiImente,che gli ftia acato vnpeHfcan^teon Jifuol figliuoli ni, li
quali ftieno in atto di pigliare con il &còa il languì ch'efee dVna
piaga,che detto Pellicano fi fe con improprio becco in mezza il petto, et con
vna mano mofiri di folleuar da terra vn pouero,& con l'altra gli porga
denari, fecondo il detto di Chrifto nóftro Signore nell'Elia» gelici
Amordilèftefib. SI dipingerà fecondo l'antico vfo Narcifo,éie fi fpeccfiia in
vn fonte,perche amar fé (i efib non è aitro,che vagheggiarli tutto nell'opere
prò* prie con foddisfattione&, con applaufo . Et ciò è cofa infelice, e
degna di rifo,quanto infelice, et ridicolofafu da Poeti amicM fin» Ja-fauola di
^far^ «ifo,pcì?ò difle TAleiato., Si come rimirando il bel Narcifo Nelle
ehiar'ondeil vago fuo fembiantè Lodando hor i beg l'occhi, hor il bel viCo? Fu
di fé fteffo micidiale amante, Così fouente auuicn che fia derifo L'huom * e
danno, e biafimo eiproflb. Amordife/reflb* DOnna incoronata di Veficaria, porti
addoflo vna i accoccia grofTa,8cJ ripiena rftrettà dinanzi dalla mano finiftra,
Con laquale ancq.tengafopra vna verga vna cartelteeon quella parola greca.
*rMÀ*TiA nella-» mano dritta habbia il fior Narcifo,alli piedi vn Pauone. Niuna
cofa è più diffitilciche fé Ireflb conofeere . L'Oracolo DeIfico,e£ fendo
addimàdato da vno,che via tener doueua,per arriuare alla felicita gif
rifpofe,fe eónofeerai te iteflb:Come diffìcil cofa^fìi per orbine del publica
configlio di tutta Grecia fatto intagliare fopra la porta del Tempia Delfico
qncfto ricòrdo. Fu AGize ay toh. Nofce tè ipfumyr oce ài Socrate^ attribuita
all'iftefTo Apollo.Quefta difficoltà di conofeerfi è cagionata dal j'amordi le
fiefib,ilqualt accieca ognuno. Cccus Amor fui. DilTc BóratiO,! effendo cieco fa
che noi lìeHI non ci conofeiamo, et che c-iafcno fi reputi eflere
garbato,elegantc, et fapiente ; Varronè nella Menippea . Omne» videmur nobis
effe bclluli, et feiliui, et làperc * Socrate diceua che fé in vnTheatro, fi
commandatfe che fi leuafleroìin piedi li Sartori) o altri d'ai. tra profefsione,
che foio i Sartori fi leuerebbero, ma fé fi comandale che fi alzalTero i
iàpienci, tutti faiterebbano in piedi, perche ciafeuno prefumc lapere.
Arinotele nel primo della Rct.tiene chccialcuno (per efler amante di fc Hcilo ;
necelfaruincntc tutte le cole lue gii fieno gioc onde, e detti, e fatti BT £# i
fatti : di qui è quel prouerbìo . Suura cuiq; pulchrum . A tutti piacciono le
cofe fue i figli, la patria, i coftumt, i hbn, l'arte, l'opinione,
l'inue»tione, et le compofitioni loro : Però Cicerone ad Attico dice, che alai
uhm Poeta, ne Oratore e flato, che riputaife migliore altrd che (è,do^ Poetilo
conferma Catullo, come difetto cemumae § ancorché di Stìfteno parli. Necjueidem
vnqMara iEquefef! beatus, ac poema cum fcribit Tarn gaudecin fé, tamquè fé rpfe
miratury Nimirum id omnes fallimiiF. Arift. neli'Ethica tib.p. cap. £. mette
due forti d'Amanti dì fé ffefff,vnft-i» forte vitiofa, vituperabile, fecondo
ilfenfo, &' l'appetito, l'altri lodabile fecondo la ragione : Gli Amanti di
fé fieni fecóndo la ragione cercano! d'auanzare gli altri nella virtù,
nell'honeflà, ;& nelli beni interni dell'Animo. Tutto quello fia bene : il
procurare d'auanzare gli altri nelle virtèi ieozadubioch'èlodabilifsimo.
Maciévna forte devirtuofi»e fàpieriti non troppo commendabili, i quali accecati
dall'Amor proprio arrogantemente, fi presumono faperc più de gli altri
/innalzano le cofe propritfl ammirano lo itile, la feienza, et le opere lóro,
difprezzano, et opprimono con parole indegne quelle de gli altri, et quanto ad
altri fuor di ragióne togliono di lode, fuor dì mento a fé atmbuifeono : perciò
Thalete il primo faaio della Grecia difle > che ni'una cofa è più difficile
che conoscere fé fieno, et niuna più facile/ che riprendere altri : ilche
faario gli affet* tionati di fé fteisi > perche quello che riprende, &~
altri biafima, da fegra» d*effere innamorato di fé neflb,cV" d'efierc
auaro ài lode, fi Come accenna Plutarco nel trattato dell'adulatore, e
dell'Amico dicendo. Rcprchenfio, et Amorcm fui, et animi illiberalitatem
aliquam arguit . Auara di lode, et innamorato di le fieno in più luoghi fi
fcuopre Giulio lipfio /liberale de biàfimi, il quale non per dire il parer fuo/
maperdifprezzodek le altrui opere a beila pofta morde grauifsimi Autor i,fpef
talmente iiBem> bo nella feconda Centuria Epift.tfr. nella quale auuihicc io
fìile delBenibo, che fé bene in qualche particolare pano' fi come ogni altro
può cflere caduto, nondimeno torto efpréfifo ha Giudo lipfio di riprendere
genera camente lo ftile fuo, et d'altri del fecondo Tempo di Leone X. i quali
fó* no ftati tanto in profa / quanto in poefia terfi* puri/ culti, cV"
eleganti affatto nella Romana eloquenza, egli reputa il loro Attico ftilc
conoJctuto, et confenato da lui Ciceroniano, languido, puerile, Staffetta tó,
qu%* n* ch'egli piùgraue toglia il uanto all'Oratore, accecato fenra
dubbiodall'amor di fé fteflb, come quello,che è di fi ile diuerfo da quelli che
fono di Itile Attico, de quali dice egli, che le loro compofitioni fono
affettate, et formate ad ufo antico, 6^ non fi accorge, che il fuo fìile vano,
turgido, o per dir meglio torbido, è quello che fi chiama antiquario,
affettato, jaaendicato dalle ofeure tenebre de comici, et Autori più antichi,
tdfutè' Js \,*®on periodi, tronchi, intercifi, ne quali bifogna intendere molte
più di quello, che dice >.& comporto con parole ailrufe, recondite,
raniaccà fé, e Urani fono coloro, che vorrebbero tutti fcnuUTero, OC paraferò
come fcriuono, cV* parlano efsi, &cheiòlo il loro Itile fuflV legni* «ato,
abborrendo ogni altro ancor checon giuditio,con buona,$c regolata fcelta di
parole comporta fia : si che falla, et erra chi fi ima., &.ama l'opere, et
le virtù fuc, fi come raccogliefi dalli fudetti verfi di Catullo, et da quelli
che più a (jaifo porremo . Ma fappinopure quelli Satrapi, e lapienti, chefolo
le loro opere apprezzano, et le altre deprezzano jehe chi loda
iel!elIo,.esbiafimato da altri, chi amerà feitqilo, è fchernito dà.altri, $c
chiama troppo fé fteflb è moltoda altri odiato. >Jemo erit Amicus, ipfe fi te
aniesiiiinis. Perche l'arroga nza concilia odio : la Model! ia amore^ratìa, ÓV*
bene.«olenxa. Differo le Ninfea IMarcrfo (per quanto narra Su ida) ni entree
contemplaua le lue bellezze nella fonte . v^v'o-i ju&ToV(fi\^ Multi
teoderint fi teipiùm amaris.INell'amor diie iìciì'o reftano gli huo« inini
gabbati nella maniera che fi gabbano gli animali irrationali ]
pòfeiacheacufcUno animale dilettapiù la forma iua, che quella degli altri
4ifpetiediuerfa: circa di che Piatene arferifce,che le Galline a fé fieffe piacciono,
et che par loro d'eifere nate con belle fattezze, il Cane paro fceJlifsimo al
cane, il Boue al Boue, l'Alino all'Afino,&^ al Porco pare, «he il Porco
auanzrdi bellezza. Marco Tullio in ogni cola Platonico nel primo lib.de natura
Deorum, allude all'ifteifo.An putas uliam eile terra jnarìq; belluam, qu£ non
fui generis b-lua maxime deleftetur? Soggiunge pppreifq > Ed èmm vis tanta
natane, vt homo nemo ve ht nifi Domini l죻i% eiTe j;€C «juidem foriaica
fòrmicf Ma /amor di4e (.elfo ha nell'imomo jv ho que^o dì più, che egli.fi
reputa più galante di ciafeuno dèlia ma fpetieV ì che no,i vorrebbe
efiercaltr'homo, che fé flefiò, ancorché defideri lm bi'tuna d'altri più
potenti, et felici,. L'Amor di fé fteflb.loraprefètiamo fotto figura
femmiriile,percheè pifr •adicato nelle Donne, attefo che ciafeunaquafi. per
brutta-,.e feiocca che ia,bella,& Saccente fi reputaioltre ciò apprefio
Greci pafs a. fotto nome di emina pofto nella cartella » ehe anco da latini
diceilì Philautia. L'incoroniamo co la Veficaria della quale Plinio Jib. x.
cap. 51. in altro nodo chiamati Trichno, Strichno, PeruTo, Thrionò, et
Halicacabo, era n Egitto adoperata da quelli'che faceuano le corone inuitati
dalla fimiliudine dd fiore d'Edera, hagir acini che porporeggiano, laradice
candifa » lunga vn cubito, e'1 furto quattro /come deienue Ruellio. la poniamo
per (imbolo dell'Amor di le ftefib p,erche i Greci* fpetialnente Theofrarto
lib. o. cap. il. vogliono ch'vna dramma di radica di [uerta pianta data a
beuere, fa che vno s'abbagli credendoli d'efserc bel" ifsimo. Dabitureius
radicisycfrachmj pondus, vt fibi^ quis iiludat, placa tque, feque pulcherrimum
putet . Dirafsi per ìfcherzo di; quelli che bno inuaghiti di fé
rtefsi^chliabbino beuuto laradica della Veficaria, &^ hefi abbaglino, et
burlilo fé ftefsi. La cagione che porti' ribella deftra il Narcifo>è in
pronto, nota è la meamorfofi di quello che inuagjhitolì dell'imaginc fua in
fiore di Nareifo, conuerfe, il qual fiore genera rtupore, egli amanti di fé
freisi marauilianfi coniftupore di loro |ncdefimi,& noa ci mancano di
quelli, cho rapportati dell'Amor proprio fi penfano di efiere tanti Marcifi
compiti, et errerò in ogni co fa. Maquefti tali non veggono il grofso facco
pieno d'ìmperfotioni che-» ddouo portanOjCome SufFeno,ikjuale fi teneua per
bello,gratiqfo, face* 3, et elegante poeta, e non s'accòrgeua, ch'era
difgratiato, (n ripido, e garbato, per loche conclude Catullo, che ejafeuno'
eifendo inuaghitodi : rteiro,inqualchepartes'aiSimigliaaSufrenoy&che
ogn'vno ha qual* he difetto, ma che non concitiamo Jamanwce, cioè il ficco de
vidi che ictrolcipalle habbiamo. Ncque eft quifque, Quem non in aliqua re
videre SufTenum '.. Polsis fuus cuique attributusefe error, Sed non videmus man
ticae quid in tergo efr l Cìòanuìenc dall'amor proprio che il iènnooiufcaj
talché innamorate i noi medefimi feorgiamo fi bene i mancamenti de gli altri
per leggieri, hcfieno^maj/ion conoiciamo li noltrvaneorehegraui,, ilcheei
dimpftrà ;(opo, quando figurò ogni huomocón dte facchi,uno auanti il petto*
altro di dietro, in quello dauanti poniamo i mancamenti d'altri, in quello.
idietro i noftri, perche dall'amor dinei'mcddinai noali vediamo* lì co» te
vediamo quelli de gl'albi. li | \\ Pauone figura l'Amor di fé ftcfco, perche è
Augello che fi cornar OC dcllafua colorita, et occhiuta coda, la quale in giro
(piega, et rotand incorno la rimira : ond'è quello Adagio, tanquam Pauo
circunfpeeìans f et macilente nominato Cinclo . Tiene fotto li piedi ì'arco, et
hffaretracòn la face fpenta per fegrió df „ fere Tomaso, efseodo che
i'abbalsare, et deporre leà*mifue,fignrfiea fog .__£„_getuone . S$ gettione,
ficfommefiìone . Non ci è cofa che domi più l'amore, e ipenI ga l'amoroiàface,
che il tempo,, et la pouertà : l'oroiogio, che porta in_* ! mano è iimbolo
deliempo,ilqualeè moderatore d'ogni h umano affetto, &C^ d'ogni
perturbationed'animOjfpetialmented'Amore, il cui line é£ ; fendo pollo in
defrderiodi fruir l'amata.bellezza caduca, e frale, èforr ; Za. che cangiata
dal tempo la bellezza,, iì cangi anco l'amore in altri penfieri •
fllamamabamolim^nunciam alia cvra impendet petlorì, Dìffe Plauto» ne
l'Epidico,& l'ifteffo ne la MufteJiaria . Stulta e spiane. jQue ìllumtibì
eternimi putasfore amicum^ et bencuolentem Moneò ego -, te deferti ille
atate^etfatietate' Et più a baffo moltra che ceffata la cagione,cefli anco
l'amorofo effetto, mutato dal tempo il bello giouenil colore. Vbì etate hoc
caput colorem_commutamt Rgliquit defemitq; me : tihi idem futurum. Credo fu
detto di Bemofkneche l'amorofo foco dentro del petto accefo, nò lì può ipegnere
con la, diligenza > ma neila negligenza ifteffa per mezzo dd tempo E
s'eflui14 t e (lingue > et fé rifolue . Ringratia il Coppetta, mio
compatriota il tera| -o, che i'iiabbia fciolto à 7\(_, n giufl o [degno d'infin
ite offe fé. tbcfè di noi si doloro fi [empì . TiU alma acquifiiycbe tanto
ar[e> et alfe* Tu de la mia vendetta ì voti adempì La qualbor tolta da
mortai periglio, L'altereTgay e l'orgoglio a terra mandìy Teco al%a il volo a
più. leggiadre iprefe, Tu folo sforai dimore y egli comandi, Che di f doglia i
miei lacci indegniyet empi. • _ II tempo dunque è domatore d'amore, che fi
conucrte alfine in pen amento del perduto tempo ne le vanità d'Amore. L' A ugel
etto nominato Cinclo magro,& macilente, fignifica che ramante lograto che ha
le Tue follanze negli amori fuoi alciutto, et nudo rimane domato da la
pouertà,da la fame, et dal mikro flato in che fi ntroua . Delapouertà n'è
fimboloil detto Cinclo, del quale dice Suida. Qncius auicula tennis y&
macilenta. Trouerbium pauperior leberide y et Cinclo, E quefto augello marino
cofi fiacco, che non può farli il nido, però colia nc$ nido d'altri, onde
Cinclo negli Adagli chiamafi vn'huomo pollerò, Ó£ mendico ? fé bene da Suida,
qucfto marino augello è chiamato (Kin Uìos)Ex quo Cigelus propaupere dicitur .
Crate Tebano Filofofo difiè, che tre cofe domano l'Amore » la fame, il tempo,
et il laccio, cioè Ja diipe ratinile . osfmorem redat fames yfin minus tempus
yeis vero fi vti non i?alesy laqueus y Et per tal conto fi potrebbe aggiugncre
vn laccio al collo di Cupido, eiTendo coftume de gli amanti per
difperationedeflderar la morte, che m effetto alcuni data fi fono ; Fedra ne
l'Hippolito di Euripide non potendo 'iòpparcaro il fiero impeto d'amore, penìa—
dai?* d Ja.morx . £x quo me amor vulnéfàuit ytonfiderabam \,vì (ommodifììms
ferrem eum ? incapi itaque Exinde reticere hunc > et occultare morbuni
lingua enim nulla fidesy qua ex trema quidem (onfilia hom'mum corfigere nouit,
9^f[e ip[a vero plurima poffidet mal/cj Secundo amentium bene ferrei j ìpfa modeflia
vinces yfìatuì.Tertio cum bis effici non pò Jet Venerem vìncere *JWori vifurri
ejì mihì Optimum . J^emo contradicat meo decretò. Ma noi habbiamo rapprefentato
Amore domato foìatuente dal tempo* f*_da la pouertà, come cole più ordinarie :
6V: Gabbiamo da parte lafìàt» Ja diipcrationc, occorrendo rare volte a gli
amanti darli morte : poiché eiaicunoama la vira propria, cV fé bene tutti gli
amanti ricorrono col \ eia fiero alia morte ., noa per ciucilo fé la danno, e
riero il Caualkr Giana; . ss rini introduce Mirtillo che dica
nci'eccefsiuoamoriuc J^qu ha rimedio alcun fé non la morto t cui riiponde
Amanlli . la morte bor tu mafiose fa che legge Ti fan quefte parole >
ancorch'iofappia Che'l morir degli amanti è pia tofio vfo D'innamorata lingua y
che defio D'animo in ciò deliberato, & fermo » E Torquato Tallo prima di
Jui nella fua elegante Pallora/c d'Amia. ta dille, è-pfoy&ane Di ciafeun
ch'ama minacciarft morte, cJHa rade volte poifegtte l'effetto. Batti dunque a
noi hauer inoltrato, come Amore relli principimelite domato da l'infelice
pouertà,& dal tempo . tsfrnordifama-" VN fanciullo nudo coronato di
Lauro con i fuoì rami, et bacche, hauerà nella delira mano in atto di porgere
la corona Ciuica,& nella fìniftra la corona Oblìdionale, et fopra vn
piedelìallo vicino a detta figuraci faranno didimamente quelle corone,che
vfauano i Romani in fegno di valore,cioè la Murale,Ja Caitrenfe, et la Naualc .
Racconta A. Geìho, che la corona trionfale doro, laqrale lì daua in_. honcre
del trionfo al Capitano, ò all'Imperatore fu anticamente di lauro, cV'
l'oblìdionale di Gramigna, et lì daua a quelli foJamente, che in [qualche
eltremo pericolo hauelferofaluato tutto l'efercito,ò s'hauefero ileuato
l'efercito dattorno . La corona Cinica era di quercia,& gl'antichi
jcoronauano di quercia quali tutte le Itatue di Gioue, quali che queiìa», furie
fegno di vita, cVi Romani foleuano dare la ghirlanda di quercia a chi hauelfe
in guerra difefo da morte vn Cittadino Rcmano,voicndo dare l'infegna della vita
à chi era altrui cagione di viuere^. Scleuano ancora fare quella ghirlanda di
Leccio per la Similitudine di detti arbori . La corona Murale era quella,che fi
daua al Capitano, ouero al Soldato, che_> era flato il primo a montare fu le
mura del nemico . Là corona Caftrcnie li daua a chi fulìc prima dogn altro
montato dentro i baltioni,& allog igiamenti de' nimici . La NauaJclì daua a
colui, cheterà il primo a montare fu l'armata nemica, et quelle tre lì faccuano
d'oro, et la Murale era con certi merli fatti a lìmiglianza delle mura, ouc era
alcefo . La Ca[litrenie era fatta nella cima a guifa d'vn baftiono . La Nauale
haueua^. per ornamenti i fegni de' roftri delle naui, e quello è quanto
bifognaua-» icriuerein tal propolito per ccmmoditàde' Pittori . z^fmor della
spatria, del Sig. (jiomnni laratino Qflellini . GIOVANE vigoroiò pollo tra vna
eifalatione di fumo, et vna_» gran fiamma di foco, ma che egli guardi con lieto
ciglio verio il urne, porti nella mano delira vna corona di gramigna, neiJa
lìmftra_j ivii'ùJtra di quercia,aili piedi da vn canto vi na vn profondo pr
ìfitio, *S i'iìlcro canto intrepidamente ccncu-cai icimiuiYe;arme in afe;,e
manli 1 n**'ie aure : e perche cornfponda a limili circoftanze, et per
làcagione che diremo y Ci vcflirà d'habito militare antico.• E giouane
vigorofo, perche i l'Amore della patria più che s'inuecchi&piìr è vigorofo,
non fi debilità, ne mai perde le: forze :: tutti gli 'altri amori celiano» Vn
Caualiere dopo > che hauerà fervuta in amore vn tempo adVna Dama y fpento
l'amo* rofo foco dal freddo tempo,,& da l'età meni frefea, ch'altri penti
eri apportala poco; apoco fé ne:fcarda,ma della patria; non mai . Vn Mercante
allettato da? l'amore: della. robba,i& del guadagno non iftimer&
pericolo alcuno per nauigationi d-ifiìcilifsime, e tempeftofe, all'vltimo Ci
ritira al porto della paterna riua. Vn Cortigiano adefcatodall'ambitionc vinc
baldanzofo nella fuperba Corte, nutrito dalle fallaci lperanze, non dimeno
(buente penla al fuonatiuo nido. Vn Capitano dopo, che ha uerà molti anni
guerreggiato per acquiftar fama, e gloria, al line fé no torna aila patria a ri
po far Ci \ Efempio ne lìail (àggio Vlifiè, che hauen da . 'fy do praticato
come Capitano gloriofo nelle più nobili parti della Grecia* grato, anzi
gratifsinitf alla splendida Corte Imperiale, delìderaua tuttavia far ritorno in
Ithaca fua patria ofcura, brutta, et fallofa, quefto amoire della Patria è
perpetuoper l'eterno obligo y et honore che a quella di •natura ciafcun le
deue, come il figliuolo al Padre', cflèndo noi in quella generati, et hauendo
in ella nceuuto lo fpinto, et l'aura vitale : anzi Per iquanto afienfce Platone
in Cntone, et Hierocle, è maggior l'obbligo, i& Thonore che iì deuealla
Patria y che alla Madre y et al Padre, dal quale prende il nome la Patria.• Qui
nomen "Patria impófuit f Dice Hierocle^) * re ipfa non temete Tatriam
nominanti fpocabulc rquidem a 'Taire deduclo > pro~ nuntiato' tamen femmina
terminatane > vt ex vtroque parente mixtum eftet» tAtcjue bac ratio injtnuat
patriam vnam ex aquo diióbus" parentibus colenda efìa Traferenda igitur
omnino eft patria vtriuis" parentum feórfim :'& ne fimul quidem
parentes ambos maioris fieri >• fed equali honore d'ignari t eft dufern >
et alici tatio > que non tantum aquali yfed maiorij etiamquam fimut ambos'
parentes ko~ nore patriam ajficere monet, neque folum ipfis' eam ptefert ? fed
eiiam yxoriy et libcris y et amicis, et abfoluto fermone rebus altjs omnibus :
poft D'eos. Dello ìfteflb parere è Plutarcho ne li Morali.e^if enim patria, et
~»t Cretenfium* more foq'uar'y eJHatria plus in te, quam parentes fui ius babet
'. Da tale obli|gOy& affetto naturale nafce che' ciafcuuo ami la patria
fiia, ancorché inima rie fa eccettione da loco a loco per humileV o fublime che
fia_, . lyjìes ad Ithacafue faxa fic properat, quemadmodum et moribus gaudet
alieni*. Anzia mio giuditio molto più moitra fapere colui, che cónofee la qua.
lita de coilumi, et la differenza, che ci è da vn luogo all'altro . Onde chi il
leucra il velo della patria affettione dauan ti gl'occhi, che bendati tie* jne,
et chi vorrà dire il vero fenza pafsione, confermerà il parere d'A«
thenco,ilquale ancorché Greco,& Gentile Autore nel primo ;libro,chia ma
Roma Patria celefte, compendio di tutto il mondo Celefìe in vero non tanto per
la bellezza, et amenità dQÌ iìto, et la foauità dei Cielo, quanto perche in
quella ha yoluto fondare la /uà Santa Chielà il Creatosi del Cielo, et ella è
refidenza del fuo Vicario, che tiene le chiaui del Cielo, et vi difpenfa li
tefori cele/li, compendio è poi del Mondo, poi £he in quella non lblamente
concorrono moltitudine di genti da Fran* eia, e Spagna, ma anco vi il veggiono
Greci, Armeni, Germani, Ingle£,01andefì,Eluetij, Mofcouiti, Maroniti, Periìani,
Africani, Traci Mori, Giaponneil, Indiani, Tranfiluani, Vngari, et Sciti,
appunto, co» me dice il ihd etto A theneo. Quandoquidcm in ea Vrbe gente s
etiam tota ha* bitant, vt Capadpces Scytba Tonti mtionesy et alia compirne s
quarum concurfut babitabilis totius terra populus efi . In qnefta guiìà tutte
le parti della terra vengono ad effere volontariamente tributane del fuo
fangue, de fuoi iì*i gli, et Cittadini a Roma,come capo del Mondo, per lo che
con molta ra«# gione tuttauia chiamar il può Alilo, Teatro, Tempio, et
compendio dcU 4'yniuerfo,& potiamo confermare, quello che afferma il
Petrarca con tali parole. Hoc affìrmo, quod totius bumana magnificcntia
fupremum Domicilium J{pma eftynec efi ipIIus tara remotus terrarum
angulusyquikoc neget . Et le il me» de.ìma Petrarca in alcuni Sonetti ne dice
male; emenda anco tale errore con foprabondante lode nelle ih^ opere lucine, in
quella copiofajj inuettiuà,che fa contrg Gallura, nellaquale è da lui celebrata
con sì no* bile encomio, I{oma Mundi caput, Vrbium Regine., Sedes Imperij a^frx
fidei (atbolicafons orarìurn-, meraorabilìum exemploru?/u. E: le i'hauefle
veduta nello ainpliisimo lìdio in chchora,fì troua accresciuta, et oltra_l
jjiodo abbellita, non iiuiirebLc meno de ciò . Muri quidem, et Tal&ia ie~
iìdQiiint ; ghìf* ngmmti immortelìi -eflì Ma più tolto defto ha i.rchbc alla
glena H gloria dcll'immortal nome cornfpcnde Iberna, &eccelfa Maefta dclk b
de'iuperbi palazzi, obelifchì, colonne, archi, e trofèi, in ella conier tanfi
ftatuc ra/e d'antichiflìmi tenitori nominati da Plinio, la Niobc con i Egli, il
Laocoonte, Dirce legala ai toro,& altre moke, alle quali s'aggiungono opere
modcrnedi Scoltura, e Pittura, cììc hoggidi alla fama degli ntichi non cede,
oltre il corfo coni uClO del Tebro Rède'Eiumi,vi
abonlanocopiofìaqmdotti,eicorreno diueriìcapi d acque, et fionlcono deìtiofì giardini
per liiimerbi, e i'patiofì colli, ÓV quello che importa pivi tanno in piedi
infiniti Monaftern', lochi pi;, Collegi;, e Tcmpij veamente Diuini, e
Sacroiànti . In quanto a la Corte di Roma aflìmigliar i può alla
Hierarchiacelefte, fi come Pio Secondo pratico nelle corti Re ;ali,&
Imperiali l'afiòmiglia nella Apologia, che icnue a Martino. nftar Calejìis
Hierarcbia diceres Romanam curiamyntue) et circue Mundurru* 'T perhfira
Trincipum atria, et Regum aulas introfpicito y et fi qua efi curia milis
tL^fpoJiollac refer nobis. In quanto a nobilitimi ingegni, che
contiuamenteviiioriiconoèfupern'o il ragionarne; poiché in cfla,& nafeoo
felicitimi, et venuti di fora fi affinano, come l'oro nella fucina: quini è che
molti gì unge.10 in Roma gonfi;, et pieni di fuperbia, et preiòn-* onedi lòpra
iopra,che poi iì partono Immillati pieni di ftupore,nt# ette lor conto
iidimorarui> perche vi perdono il nome, come li fiumi* e entrano nel mare:
Concetto di Pio Secondo nel libro XI. dellifuoi omentarij . Quemadmodum terra
flumina quantumuis ampia > che nella pnma.Centuria, Epiftolavigefìmatcrza,
bputa Roma città confuta, e turbolenta,, e rutta Italia ìnculta di fama,
ìdiicritti,quaficheilfuoiàpere non fia fondato fopra fcntton antichi
.omani,apprèfo,& imparato anco da moderni Italiani. Dalli Beroaldi da |l.
Antonio Sabeìico,dal M erola^dal Galdenno >& da altri cómétatori, ed*
*ratori,Poeti,& Hiftorici Romanijdal Biódo,da Póponio Leto,daAngc* ti
Polifiano Marfilio Ficino,da Gio.Battifta Egnatio,dal Merliano,da An fcea
Fuluio, da Celio Rhodigino, da Polidoro Virgilio, da Pietro Crini* I), da Lilio
Giraldi, dal Panuinojdal Sigonio,dal Gucchio,da Pietro Vu* Ìno,dalli Manucci
> da Fuluio Oràni Romano > et da altri Italiani oiferàtòn della Romana
antichità, fpetialmente du AlefTandroab Alexan* Ifo. Ma come può chiamare
Italia inculta di fc ritti, fc tutte le altre re-* oni doppiamente di le ritti
fupera, poiché è abondantc,& eulta non^, lo nell'antica fua lingua latina,
ma anco nella materna volgare,ficca di trii Componimenti *& di poefietérfe,
cui te, et dilettevoli al paro di an:hi Greci, et Latini > et per non andar
vagando per lo tempo paifato| )£gidi Li Reni?. ÌCÌ2 "lì '^C^iìliro ?
rìttlà^cj Senato di ^?.rdìÌÌ2sli > vi fo fi» '-fa «o Hiftorici, Oratori,
IurifconfultijFilofofi,^ Teologi tanto culti, fc^ copio/ì di ferini, che tutte
l'altre natiojii ài fcritti poìiòno confondere, Bellàrminiq nella Filofofia, e
Teologia, Mantica, e Tofco fingolarifsimi nel.lajegge, Afcanio Colonna
nell'oratoria facultà di natiua&condia Romana, et il Baronio nell'Hiftoria,
di cui fi può dire, quello che del Romano Garrone djfle S.
AgoftinoliD,6.cap,2.della Città di Dio . Tarn multe legit? vt aliquid ei
fcribere vacaffe miremur,tam multa fcriffit y quam multarti quemquam legere
potuifie credamus ..Se fi yolefie poi numerare altri Auto tori Italiani, et
Romani, che al prefente per Roma ftanno nelle Religioni, nelli Collegijj nelle
Corti ^cVcafe priuate, fenza dubbio andareme: in influito, et tanto più fé
volefsimoyfcirdiRoma,& dilatarci per tutta Italia, laquale per ogni tempo è
fiata ripiena d'h uomini litterati, e vaio, rofi, lì come in fpetie Roma. Onde
con molta ragione il Petrarca fi tiene buono, d'eflere Italiano, et B^omanu$
Ciuis effe gloriort de quononmodQiprj,ncipes}Mutidiq; Domini gloriati funt^fed
? Taulus *Apoftolus) is qui dìpcip non habemus bic manentem Ciuitatem, Vrbem
I\omam patriam*. fuamfacit . Ma tonfiamo alla fìgura,'& fé l'amor della
Romana Patria la« cerata da certi iunidiofi Autori oltramontani poco a lei
deuoti, m'hj trafportato alle fue difefe, et lodi, non deue a niuno
rincrefeere, per poco accrefeijnento di gloria potè arrecare Sterpfiade,alla
memoria, et nome di fuo pio, perche fenza comparatione alcuna, molto maggior
gloria è morir peramor della patria, che viuere nelli fefteuoli combattimenti
Ifthmi;„ Nemei, Pithii, et Olimpici cantati da Pindaro, Per qual cagione
peniamo noi che Licurgo legislatore, et Rèàc Lacedemomefi ordinarie, che non
fifcolpifienomedi morto niuno in fepolcri,fe non di quelli coraggio!! h
uomini-, et donne, che fuffero honoratamente in battaglia morti per la Patria?
Saluo perche riputauaefferefolamente degni di memoria quelli che funsero
glorioiàmente morti per la Patria. Turbofiì alquanto Senofonte Filofofo
Atheniefe, mentre iàceua Sacrifirio, quando gli fu tfiatonuoua, che Grillo fuo
figliuolo era morto, et però kuoflì la corona idi teda, hauendo poi
dimandatomene modo era morto, efièndogliriifpofto, cheera morto animofàmente in
battaglia perla Patria, intelo ciò d limono fi pofe la corona in capo, et
morirò di fentire più allegrezza per jlagloria.,& valoredel Figliuolo, che
dolore perla morte, e perdita di eflò, quando rifpofe a chi gli die la ftinefta
noua . D E OSprecatus fum, vt mihi filius non immortalisi ac longeuus efiet -,
cmnincertum fit anhoe expfdiat, fed vt probus efiet acTatrie amator, Tello di
Plutarco ad Appoilonio . Da quelli particolari.fi può giudicare y che l'habito
-militare, moJ to^en conucngaaìlamor della Patria, Mando fempre ogni buon Ci
indino alle occorrenze pronto, et apparecchiato di morire con l'arme ih mano
per F la !a fua Fatòydpponendoiì a' q,ualfiuoglia fuo publico nemico:' et intf
er^ fi tome l'amico li cono ice ali bifogniycosi l'amor della patria^ non fi
fcorge meglio y che negli vrgen ti bilògmcfi guerra ?oue chi l'ama ante-r pone
lafalute dellaPatria, alla propria vita, &falute. Antico dilli perche gli
antichi hanno= dato Angolare enempio in amar la Pàtria, emoftrato fegni
euidenti d'amo e ? come gli Borati*, li Decii, et li trecentoj et lei
Fabiiiègni tati damille eli enti >che tutti generolàmen te con famaj «gloria
loro meiierola> vita perlofuiicerato amore? ehepor-torno aRoma patria loro.
isfTQMÒ TlésdCtrOLl TBJsfftjiÉliE ET ^MOl^rOLE* VH Delfino" die porti a
caùàllo un fanciullo . Se bene Pierio Valeriano per autorità di Pauiama^
attribuifee ai Delfino il limbolo d'animo . 4/ grato perche in Profelene
Gittate la Ionia, efiendochiamato un Delfino per nome Simone daini fanciullo,
foleua accollarli al litonerfo cpriio, et accomodategli iòttoper portarlo a Tuo
piacere, perche fa da quel fanciullo tolto da le man de Pefcatorij&medicato
d'una ferita che gli fecero, non dìmenonoi l'attribuiremo ad'animo piaceuole ?
et trattabile? perche il delfino e piaceuole nerfo i'huomo non per interdicale
uno de benefitij riceunti? oda riceuerfi? ma di fua propria natura, iiconie
i'ifkiio Valerianocon fìie proprie parole conferma citando Plutarco in
cotalguifa \Admir.aturTlutarcbusiantamanimalisiftiiLs bumanitatemy sìqiàdemnon
educazione y y eluti canesy et equi y non y Ila alia neeeffitatey "velisti
elepbanti pantbe-» r£q; t&leones ab hominibus liberati J ed genuino quodam
affefiu [ponte funt bu~ mani generis amatore: . Dunque fé ipon rancamente di
naturale affetto fono amatori del genere fiumano? non iono per gratitudine de
benefitii iriceuuti? et che fia il ueroleggefipreifoaltriautori che li delfini
hanno fatto l'ifteno, che narra Pauianiacon altri, da quali non hanno mai
rkeu;o benefitio alcuno ? ne benefitio chiamerò il buttargli delle miche di
pale» cheperfeherzo fi buttano, enon per alimento? perche il delfino non là
bifogno di quello, iàpendofi procacciare nell'ampio Mare il uitto da fé
ìeÌfo?efehàporratoperfone? non l'ha porta te per gratitudine? ma per
>iaceuole domefhchezza ? il delfino ha portato uane pedone indifferenemente?
foloperche è denatura piaceuole? et trattabile, et amoreuole lerfo I'huomo.
Perii che fi refenfee da Solino Cap. 17. oueron. che tei li to Africano
appreflò Hippone Diarrhita?un delfino fi laflàua toccare on le mani ? e fpelle
uolte porraua fopra della fchiena tutti coloro? che ci iolcuano caualcare >
tra gli altri Hauiano Proconible de l'Africa ^gli proprio lo toccò ?&l'unfe
d'unguenti odoriferi, ma da la nouitàde gli odori fi fiordi ? e (lette fopra
acqua ? come mezzo morto? &per molti me/i 'attenne da la folita
conueriatione ? dal che fi comprende? che non per inerene di cibarli ? ma
fòloper piaceuole conueriatione gli guftaua trattae con gli HipponefL
DipiùreferifceSolino?& Plinio infieme nel iib« >. cap. 8 che nel tempo
di Auguflo Imperatore vn fanciullo nel Regno h Campania adefcòvn delfino con
pezzi di pane? e tanto con quello fi fomefticò ? che ficuramente ne le mani gli
pafceua, pigliando da quefta fìcurtà ardire il fanciullo? il delfino lo portò
dentro del Laco Lucriio, &_ non folamente fece quello? ma lo coudufica
cauallo da Baia er fino à Pozzuolo, et ciò perfeuerò per tanti anni ? che n'era
giudicalo miracolo, ma morendo il fanciullo? il delfino per rroppo defiderio
inanzi a gl'occhi di ciafeuno morì di dolore ? èV quello fi conferma per ettere
di Mecenate ? &(_ Fabiano » Egefiderio poi fcriue? che vn'altro indullo
chiamato Hermia portato medefimamente a cauallo per alto lare da vn Delfino, fu
da vna repentina tempefta fommerfo?& coli mor3? ilDelfino lo riportò a
terra ? conofeendo enere flato egli cagione di uella morte ? non volfe più
ritornare in mare? maperpunitione* volfe -ch'egli morire Ipirando al fecco,
poiché li delfini fubito chcptocco£ a no 4^ fio Ja terra muoiono; Segno in vero
di natura piaeeuole, trattabile,^ anaoreuoJe .,0NZELIA gràtiofiìfimà 3 fiàuerà
il uoltó copèrto con un finifi i mo, e 'trasparente uelo > il ueftimehto
chiaro > et lucente > a gl'ai meri vn paro d'ale, et nella cima del Capò
vna ftélla . Benché l'anima, come fi dice daTèblògi,-fia fuftanzà incorporea,
immortale, fi rapprefenta nondimeno in quél miglior modo, che l'hu mo legato a
quei fenfi corporei con Timaginatione, là può còmpréndej 6c f»on altrimenti,
che fi fogli rapprefentare Iddio, et gl'Angeli,anc& formatione, et altre
qualità, che alla materia folamen te iranno attaccate, tuttauia douendo queiìa
rapprefentatiohefarfi obietto de lenii corporali,ilamo aftretti di proporcela
auanti fotto forma medeijmamente corporea, et accomodare ancora la cofaintefa
al noffro concetto: Dunque fé gli dà la figura humana con quella licenza, con
la quale ordinariamente il dipingono ancora gl'Angioli, et perche l'anima da
forma al corpo, non fi puòimaginare, che ila d'altra figura y fé bene fappiarno
ella, come fi è detto di fopra-j* non eflèreda quelli termini materiali
circonfcrkta. Riterrà dunque l'effigie del fup corpo per elTere riconofciuta,
et per accoltarfi a quello,. che fenuono diuerfi Poeti, tra gl'altri Virgilio
nel•& Dante nel Gap.3 . dell'Inferno» Tofcia > ch'io vi bebbì alcun
rìconofeiuto Diceil anco meglioeonolcerlayfè gli habbia a dare altri fegnali
della fuàcònditione; perche taluolta occorrerà rappréien tarla con diuerfi
accidenti,' come per efèmpio, ferita,ò ingloria, ò tormentata >&c Etin_.
tal cafo'fi qualificherà in quella maniera, che fi conuiene allo flato* et
con-» ditionefua.. . Dipingefi ignuda per éfféré efià per fua natura fciolta da
ogni impediménto corporeo, onde il Petrarca nella canzone Italia mia, così
dille . tyetalmà ignudai e fola. Etin altra canzóne il principio della qùalo*
Qutinào il fuaue mio fido conforto. Seguita, e dice. Spirto ignudo, &c.
Etnei trionfò della morte cap. i: Wbogginudofpirto &c. Li capelli fparfi
giù per gl'homeri non folo dimoflrano l'infelicità »& rnìferia, 4&
jniieria^ciranimc dannai, ma h perdita del bea della ragione, &deHo
inidiet£p,. onde Dante nel cap. 3 . dell'Inferno, coli dice . "ffloifem
venuti al luogo, ou'jofho fletto) Che federai le genti dolorofe, Ch'anno
perduto il ben dell'intelletto . 11 colore della carnagione, et d^ì velo che la
circonda > lignifica la pri catione della luce, &grafiadiuina. Però
dille Dante nel cap^. parlan dorella forma 9 et fito dell'inferno } che alla
portaci quello rì iia ferita K | affate ognifferanza) ò voi ch'entrate HV O M O
di mezza età con l'ale a gl'omeri » col capo, il collo, la ba £>a, $c i capelli
pieni di neue > e giaccio,, il petto, et i fianchi rofiì> oc adorni di
yarie ipighe di grano,le braccia yerdi,& piene di più forti di fiori, le
cofeie, &T le gambe con gratia coperte di grappi, et frondi d vuc. In vna
mano terrà yn ferpe riuolto in giro,]chefi tenga la coda in bocca,&
nell'altra hauerà yn chiodo, Si dipinge alato con l'autorità del Petrarca nel
trionfo del tempo, ouc dice, Che volan ì'bore, i giorni, gl'anni, e i meft.
Iranno, fecondo i'yfo communo, comincia di Gennaio, quando il 'giaccio, &^
le neuifon-, grandifiìrne,cV* perciò gli fi pone laneuo in capoj §>C perche
la Primauera è adorna d'ogni forte di fiori, et d'herb^ et le coiè in quel
tempo fatte cominciano in yn certo modo a fuegliarfi» et tutti fanno più
yiuacemente le loro operationij però fi gl'adornanol^ braccia nel modo
fopradetto, L'Eftate per elTere caldi grandinimi, cVle biade tutte mature, fi
rappreTenta col petto, et i fianchi roffi, et con le fpighe . L'vue nelle
gambe, moftrano l'Autunno, che è l'ultima parte dell'anfio. Il ferpe pollo in
circolo, che morde la coda è antichiffima figura deiranno, percioche l'anno fi
riuolge in fé ftefio, et il principio di un'an» tioconfuma il fine dell'altro,
fi come per quel ferpe ridotto in forma di circolo fi rode la coda ; onde Virg.
nel 2, della Georg, così difie . Fronde nemus redit agricoli* labot affu* in
orbern^ esftq;infefuaper veftìgia voluitur mms. ScriueFefto Pompeo, che
gl'antichi Romani iiccauano ogn'anno nelle mura de i tempii un chiodo, et dal
numero di quei chiodtpoi nuniecamno gl'anni, et però fegno dell'anno fi potrà
dire che fiano i chiodi • tsfnno HVOMO maturo, alato, per la ragione detta di
fopra, fopm un carro con q uattro caualli bianchi, guidato dalle^attro
ftagioni, che fono parte dell'anno, le quali fi dipingeranno cariche di frutti,
fecondo la dmerfita de' tempi ? zsfT ETIT0. EVRIDICE, che caminando> vn
ferpe gli morfichi vn piede, fignifica(come nana Pieno Valenano atì I1U5 &
pero il offro Saldatore uoi ie lauare 1 piedi de fuoi difcepòii>aceioehe da
gli afietterrenili mondaflè * et purificante >& a Pietra chenon
voleuache|lo la-» afie j difle, fé io non ti lauarò non haurai parte meco >
et nella. Sacra Geche" Achille dafanciu Ilo att'uff ato nell'ac-» tiedella
palude Suge, non poteua in parteakuna elfeVe ferito, fuor che z 1 piedi,i quali
non erano flati lauatij lo finfero per mani feftare che-# ili farebbe fiata
perfettamente forte>& uaforofojfe da propri; affetti noli tue
fuperato*& tanto >noehe Gialone > quando andaua a torre il uélo d'oro
perde una calza-i un fiume f iiquale iòlo tra tutti i fiumi del móndo da niuno
uento e ofiby che uuol aire? che mentre che feguitaua la virtùs, et
l'immortalità i di qualche parte de fuoi affetti priuo>& Virgilio
fcriue> che Didoncfc aando era per mori re > fi icalzò d'una ; calza* con
quelle parole* ìpfa moht? manibusq; pijs > aitarla iuxtd . VrivM exKta pedem
vinclisy in vefie recinUtut Tefiatur moritura deos > et confati fati* Sidera
tqueffo SIGNIFICA CHE ella è fpogliata, £ libera del trmore delia morte£ ic è
uno atte tto lignificata per il piede fcalzo * *AV^t l FIZ10 fVÓMO con habito
ricamato, et con molto artifìtio sfatto terre 1 ladeftramanopofata fopra vn'
Argano * et con il dito indice dell» nfrrainana moftrì uncopello che gli tfia a
canto pieno d'api, de quali ne vedrà fopra detta fabrica, et molti volare per
aria . $i verte d'abito nobile, oc artifitiofo perche l'arte e per fé nobile,
che c'onda N atura fi può chiamare . Si dipinge che tenghipofata la de/fra mano
fbpra l'argànd,éffendóquei* >f Crii quale dimoftriamo l'artitìtio con humana
industria ritrouato, il iale Vince di gran lunga la natura^ et le faccende
difficilifsime con poco orzo mandate a fine ^dell'argano * et al tre machine;
Antifone Poeta ii* iel verfoil qua! cita Ariffotele nelle Meccaniche cifinfegna
> che noi :r via dell'arte fuperiamo quelle cofe alle quali parcherepugmla
flefTa tura della cola,imperò che móuiamo del fuo luogo Edifitij grandmisi*»
[adoperando l'Argano . Moftra^il cópello dell'api, cornea dicemmo^
*endo>chequelì:i. animali fono il Ieroglifìco deli'artifitio, et della
dienza, e però ben d.ffe Salomone * de ad apem, &difce ab ea quarti
laborìofa fìt operatrix . E Virgilio anch$ li elegantemente deferi uè
l'artifitio > et inàuflria de l'api nel primo del* Eneide et più cópiofamente
nel 4. della Georgica, cominciando dal ncij>ióa cui rimeltoal Lettore*
perche anderei treppo a lungo, baftj c} eie voléiìdo cantare de l'arcifiùo, e
indulto naturale de l'api Vir* gilio 4?i §' ilio inulta Mecenate advdire
cantare di tal materia, come di eofè grand t mirabile. Hanc etiam zJ^Cecenas
afpke partem tsfdmirandi tibi leuiumfpeffacula rerum Magnanimo sqi duces
totiufque ordine gentis nJWores > &ftudia 9 &T>opulos, et Trglia
dicctm l JL J^CHITETTf\ c^f. DOM-f^'A di matura età con le braccia ignude >
et con la vcftc di c nullam fperare faktem . Q^efto, che noi diciamo vìumo, e
neceiiario ardire > è vna certa fpe-* iìt di fortézxà impròpria cófi detta
da À riffotelé y pcrcn e può cflerc, /àol elfere pofforin òpera ordinariamente,
ó per acqurfto d'honoréro pei timore dì male auuehiré^ó'per Opera délfirayo
della lperanza, o per là poca con#demzionedeli'immineivté pericolo ?' non per
amordi quello uè"* tfo y e belio r che' è fine" della ^irtù
.rarrnatura,& la 1-parfa col motto,.monVanoyche gran refiftenza è
necèffarifsima in ogni pericolo. Et lo feudo11 col Catjaliero, che córre
coritra i nemici > mofrra quello, chehabbiamoj «Tettoia d'ilperatione effer
molte uolté cagione di falute, ma non uera, . *"X Onna veftita di verde,
nella mano dritta tiene vn pennello,** vn fcar ^J pe : iO,o: ceri la fini/ha vn
paio ntto in terra, aguale vi fia legata vna ianta ancora noneila, et tenera »
Il pennello, 6j Jo {carpello lignificano l'imitaticne della natura,chc par
icokrmeure fi vede efpiefià nel dipingere, et nello fcolpire; ilche fi me* ra
nel pennello, et nello fcarpelJo, et r erche in alcLnealtre non imita» ra.
iuppliiceaid. etti derla,come ncll Agricoltura particnlare,pcròvi ..ggiugncil
palo fitto in terra, quale conia ina dirittura fa che per Vigo* eli arie creica
il tcrto,& tenero arbufccilo . ARME. fo me de finte in Firenze dal Cjran
Duca Ferdinando . IV O M O armato>d afpetto tremendo,con l'elmo in capo,con
la delira mano tiene vn tronco di lancia polàto alla colcia, et con la lini*
:*a vno lctdo,in mezzo del quale vie depinta vna tefiadi lupo. Elleudo quella
figura limile a quella di Marte fi potrà intendere per e£» à Tarme, come Dio
defic. • DONNA vefìita del color di verderame, hauerà l'orecchie d'alino, terra
lotto il braccio finiftro vn pauone, et con la delira mano alta ucfhera il dito
indice • L'Arroganza è vino di coloro, che fé bene fi conofeono di poco vaio»
e, nondimeno per parere aliai pretto a gli altri, pigliano il carico dimrefe
d.fficii i, et d importanza, et ciò dxe S. Tommafo 2 .2. qu. 112. art. 1.
sfrroians e fi, qui Cibi attributi, quod non hahet . Però con ra gione il
dipine con l'orecchie dell'alino, naicendo quello vitio dall'ignoranza,&
dal» 1 fiohdezza, che non Jaicia preLedere il iuccefio dell'imprefe, che fi
prea ono in poco giuditio, Il pauone lignifica l'arroganza effere vnafpctie di
fuperbia^&ildito Itoi'citinaticue di mantenere la propria opinione
quantunque ralla, et al conimun parer lontana, filmandoli mólto, et
ipiezza-idoaitmi . Et •s fcienza è polla nella contemplatione de' corpi
celefti. Le fi dipinge in mano il globo celefte, con il compatto-, per effer
proprio fuo il mifurarei Cieli, ckconfiderare le mifure de' loro mouimenti>
et le ali a gl'homeri fi pongono per la ragione gii detta . exf STVTIJL I 2^^
isf Ts^Ts^ EV0LE DONNA veftita dijpelle di volpe, e farà di carnagione molto
rotta," tenendo vna lcimia lotto il braccio. L'Ailutia come dice S.Tommafò
2.2.qu.^/art. $. è vn vitio di coloro,1 che per confeguire quel che
defiderano,fi vagliano de' mezzi non conueneuoli, però fi dipingerà veftita di
pelle di volpe, effendo quell'animale aftutiflimo, &per tale ancora è
conofeiuto da Efopo nelle lue fauole, adoprato in quefto propofito molte volte.
Della feimia fcriue Ariftotile nell'hiftorie de gl'animali è aftutifsima . La carnagione
rotta per detto del medefimo Ariffclib. 4. de Fifonomia cap.io. Significa
aftutia, perche il bollimento di fangue fempre genera., nuoui moftri
nell'anima, facendo nell'huomo il fangue quello, che fa il fuoco nel
mondo,ilquale fempre ftando in moto, confuma tutte le cofej combuftibili,
auuicmandofi ad elfo . G 3 AVA. ' crìecon la deftramoftri di fcacciarlo, pe non
dargli il fatte delle mamHielle,alle quali hauera la man finifha in at to di
tenerle fìrètte . Pallida li dipinge y perche H'impallidifce il continuò
penfierodi accu mular teforo con appetito infatiabile di fare fuo tutto quello,
che è di al tri lenza hauer riguardo, o a forza di leggi, o a conuenienza di
fort^ alcuna. E ancora U pallidezza cfifel&ydi timore, ilquale fta lèmprc
abondan tifa. $j :ìfsìmo nelle vifcere dell'huomo auaro, non fi fidando
d'alcuno, et molte mire a pena di le mederimo per la gelofla, che ha di non
perdere vna miarnia particella di q,ueiJo,cbe pomede . L'habito ieruile,6.:
ìòzzq,& la catena d'oro acconcia nella maniera che iicemmo,è legno
manifefto deirignobiie,& vii feruuù dell'auaro . La Ce ritta della
fronte,ci dichiara, che l'h uomo auaro in tutte le fue attieni il fcuopre per q
uello,che è,ne fi sa celare in ale una colà * E per oflcruarfi quello coftume
ne gli.fchiaui,fi.moItra la conditione de grauari,medefimamente fchiaui.deila
ricchezza . Lacatenad'oro,che fi tiradietro,ci moftra,chei teibra^&le gran
facoltà, a chi benjconfidera,fonopefo &ticofìflimo.,.& impaccio molto
noio(o,& U-fanciullo {cacciato mdftra, che non è alcuno veramente auaro,che
Donila ìulìeme crudele . Et eilendo la Maefla di Dioiòlita da-rricchire
pjùl'vno, che l'altro, acciò non manchi Toccatone d'operare virtuofahientein
tutti li ftati,fecondola vocatione di ciafeuno, Tauaro preuertenno
quell'ordine, più tolto lafcia marcire con ingordi difegnicjuellorchc ;ia,che
1,'adoperarloja fouuenimentode'biiQgnoiL ssfuaritia. DOnna mal
ve{tita,icapigliata>& icalza,nella deftra-mano terrà vn ro^ fpo,cV con
la finiftra vna boria /errata . L'Àuantiaèvnojsfrpnatoappetirod.hauereyCome
dice S. Agofti.no. lib et perciò fi rappxeienta nella borfa ferrata«sfuaritìcL
IPX Onna vecchia pallida., et magra, che nell'affetto mofìri affanno, &C
JL^.malinconia>a canto haura vn lupo magrifìimo, et a guiia d'idropico i
àauera il corpo molto grande, et iòpra vi terra v mimano * per fegno di d
lore>& con Fai tra tenga vna Loria legata,.& ftretta, nciluq u*k:
miri co;:u igrandiismja ateen tiene. Jl lupo; ccn.e racconta
CiiriilofànoXandj.nOj èanimaJe auido,e voraci 4 cc> .r* ce, il quale non
folamente fa preda aperta dell'altrui, ma ancora con ag guati, &infidie
furti uamen te, et fé none feoperto da paftori,oda cani non ceffo fino a tanto,
che tutto il gregge rimanga morto, dubitando fem^ pre di non hauere preda a
baftanza, così l'auaro hora con fraude,& inganno, hora con aperte rapine
toglie l'altrui, ne però può accumular tanto} che la voglia fi fàtii .
Dipinge!! a guifa dell'idropico ; perche", fi come quefto non ammorza' mai
la fete per lo bere, ma l'accrefce, così l'auaritia tanto crefee nell'Imo-* mo,
quanto crefeano i tefori, però diffe Oratio nell'Ode. 2. lib.x. (re feti
indulgens fibi dirus bydrops Fugerit yenis, et aquofus albo ^ec fitìm peliti
> nifi caufa mo rbi porpore languo r . £t San_, Gregorio anelli Morali.14.
così dice anch'egli fopra_, di ciò : Cmnis auarus ex potu fitìm multìplicat qui
cum ea, qua appetti adeptus fuerti,ad ok tinenda alia amplius anhelat . Et
Seneca ancora : ssfuaro deesì? tam quod habetj, quam quod non habet . La
magrezza», del lupo nota l'infatiabile appetito dell'auaro,
&l'inconueniente tenacità dellaroba, che pofsiede. Onde Dante nel primo
capitolo parlando dell'Inferno così dice : Et ha natura fi maluagiay e riay Che
mainon empie la bramofa voglia Et doppopajlo hapiufamcy chepria-> . Si fa con
la borfa ferrata, godendo più nei guardarci danari, comej cofa dipinta per
diletto, che in_, adoperarli comevtile per necfsità, òdi molto a propoflto mi
pare in quefta occafioneii'Epigramma ài Monfignof Barberino Chierico di Camera,
et hora meritifsimo Cardinale di nobiltà, valore, fpecchio, et ornamento al
fecolnoftro . "Vt parcas opibus, tibi quid nonparcis ; anvnquam s^fugendi
cenfus terminut yllusertit Define diuitias fuluo cumulare metallo Tam tibi dee
fi y quod habes9 €juam quod habere nequisy Quid tamobduras toties^quid Tontice
iatJasì i^on nifi qui frugi efi ^pofsidet ullus opes Tumihidìues eris y qui
nequo tempore fartis biniti] s egeas > Tontice femper eges . ì^uartiia . SI
dipinge da gli antichi Tantalo invn fiume coperto dall'acqua^ fino alla gola,
al qual (òpra la tefta pende vn'albero carico di frutti, iiij modo ch'egli non
poffa arriuare con le mani à i frutti per fatiar la famedi ne al fiume per
fmorzarfi la fete, fecondo il detto d'Oratio . Tantalus à labris fitiens
fugientìa captaty Illumina j con quel che fegue,& fi* milmente Petronio
Poeta, come referifee Pierio Valeriano nel libro j 5. nella parola pedes così
dice J^ec bibit Inter aquas> nec poma patentia carpti . Tantalus
infelixyquemfua vota -pr&mùnt . Diutiijs hac magni facies erti omnia late)
gri tenet et ficco condì* quit orefamem. esfuartiia . DONNA vecchia
veftitad'habito rotto, &firacciato in più luoghi, fa rà magra, et di color
pallido, terrà con la man deftra vna tenagii et all'vna delle gambe hauerà vn
ferro limile a quello de ^ìi fchiaui, eoru laca. V7 h catena in modo, che la
flrafcini per terra, et con la finift « mano s'appoggia ad vna Arpia, la quale
ftfa in atto di lanciarli . Auaritiaè immoderata cupidigia, et fetedihauere, la
quale genera.» nell'auaro crudeltà, inganno, diicordia, ingratitudine,
tradimento,& lo toglie in tutto dalla Giufhtia, Carità, Fede_>, Pietà,
et da ogni virtù morale, et Chriftiana* ' "Vecchia fi dipinge, perche non
folo regna più l'Auaritia nei vecchi: ma fi chiama madre di tutte le
fcelleratezze, e Claudiano nel libro fecondo Stiliconis, di lei così dice .
tAtprimum fcelerum matery &c. . Ilveftimento rotto *& Stracciato ne
dimoftra,che tanto ne gli animi auari polla quefta diabolica pellet, che quello
che rAuantia ruba a gli altri, lo toglie anco a fé rteflà, onde nell'ifteifa
abbondanza rimane più pouero d'ogni mendico,perciò Oratio nel primo libro
dell'Epiftole dice^. Semper auarus eget. ' L'eflermagra,& pallida altro non
dinota che la continua, et infàtiabil fàme^per laquale gl'infelici inclinati
all'auaritia continuamente fono tormentati . La tenaglia,che tiene con la
deftra mano mofìra,che si come detto iftro mento rlringe,e tira fempre a sé,
coli è laperuerfa natura dell'empio auarojilquale non lafciamaioccafione, che
non facci il medellmo effetto, non guardando ne flato, ne conditione di qual fi
voglia perfona. Gli h\dipinge a canto l'arpia>effendo il vero firnbolo
déll'auaritia, percioche arpia in greco volgarmente mòna rapire . Il
ferro,& la catena alla gamba nella guifa,che hauiam detto, denota Fa
ùaritiaeflerfchiaua non folo della roba, ma ancora de' demoni], come teftifica
S.Paolo ad Ephef cap.5.& ad Cololf.cap. 3 . dicendo : *s4uaritia eft
idohrumferuitus .. *sf V D tsf C I *sf. DO NN A veftita di roifo,&
verde,haurà-la fronte torbida, ftando ini! atto di gettare a terra vria -gran
colonna di marmo, fòpra alla quale fi pofì vn'edifitio . L'audacia è contraria
alla timidità,& è vitio di coloro, Che poco confiderano la difficultà
d'alcune grandi attioni, et troppo delle loro forze pre fumendofì, s'auuifano
di recarle ageùolmente a fine . Peróè figurata per vnagiouane,che tenti con le
fue forze di mandare a terra vna ben fondata colonna. "\ Il veftimento
rofTóy& verde lignifica audacia, come anco la fronte torbida,cofì dice
Arinotele de phifiognomonia al nono Capitolo; 1uvgr \; io b v 01^ 0 [' Secondo
l'opinion de' gentili . \7N Giouanetto, c'habbia vna flel-la in cima del
capo,in braccio tenT ga vn,cigno,& ila veftito di verde colore, che
lignifica auguno>percioche fherbe>quand6 verdeggiano,promettono buona
copia di frutti. Pieno veftitodel color? che hanno le foglie 3 quando
l'albero,da fegno -di feccaeu*,, in mano terra vna donnola., et per l'aria
dalla ììniftra banda.vna cornacchia . Il color del veftito dimofìra, che il
cattiuo,augnriou* ftima, che venga . j?er la.vicinanza di gualche-mal
ibpraftante, come le foglie de gli alberi, che perdon'il colore quàdo il tròpo
perde le vir;ùj della donola dille l'Ale-, jQukquid \4gis mufltlatibifi
occwmtfomiutì Signa n\al^.bu fohtis befiia pravA, gerit. Il medeiìmo lignifica
la cornacchia,però dille Virgil io nella JBoc* colica. Sape finijìra catta
pradixit ab ilice Cornix, Si potria-ancora porre in luogo di
quefta.ilbarbagianni, quale fecondo tOuidxo > è vccello apportatore m ogni
luogo di tnffrfsimo augurio » .«^r y Cj r 11 1 0. ?$4la tjfì/tedaglia
-àUAdriano > fecondo i CjentiB„ HVOMO in piedi, che nfguardi vn'vccello >
che voli per aria? ;& eoa I vna mano tenga il lituo augurale^il quale era
vna verga ciirua,-deil* «quale così dice Gelilo :al eap. £. del im. 5.
litunsefi yirga hreuis >ympaxtt qua robuflior eji ìncuruusy qua ^Augures
ytuntur . £ con elfo gl'auguri ledenti difegnauano i tempii a gi'ycceili, di
cui Cicerone fa menzione nel Irb.i* de Dminatione: Quid Utuus iftevcjìer, quod
idarifsimum ett infigne auguratus^ynde vobis efi traditusy ncmfe epFgmidbs r.6
ligiomsdirexititumcumFrbemcondidit)&c/,\>\\. L'vccello, che vola per
Paria rimata, come gl'auguri, et l'offitio dell'au guitto, apprpiroiK ontani
riceuetieroi nonirda'geftì de gli-yCCel|i'« conT ciofia coia, che dal
cantov&geiri,nel volar, loro pireruati hora in quella,, e h ora in
quell'alti a_. parte da coloro > -che erano deputati a cocal facendoti©,
erano fonti.4'mdpuinare, cioè quelirche li preparaivino ad ajcuna^eoià
publica,odi partire fuora della Citta, o aero -> che vokl? iero ehercitare
bene 3 et dirutamente alcun Magiltrato., afquale eiìì era-r no deputati,
"f INA fanciulla alata di color incarnato con vn manto giallo in do£ V fo
? haucra in mano vna lucerna latta all'antica accetftó ftara a le* clero fo pra
il Pegafo caualjo ajato, percheda Hqaiero \ n pai luoghi ella
.cchiamata{ilrtk^/oj).che vuoi dire velata di. giallo, fi come nota Euftatio
Commentatore d-Homero nel 2.1ib.,deliVdiiieax& Virgilio nei lupi epigrammi
dice. osfrirora QcQmm croceo vitamine fulgenj Lì^nit « ti ' £> ì c èsjre^i p
j: y9 ld Ouidiò nel j . lib. de arte amandi' nota il colore incarnato, dicendo
2^c cùphalus rofeapmdd pitie. ida Dea. Ed il mede fimo Euitatio nel luogo
lòprad etto dice, eh e ella va in fui c% trailo Pegafeo per la velocità, et
perche l'aurora è molto amica de' poetkj, et defta gii fpiriti a' capricci
ingegnofi, et piaceuoli . é>f tt/ora. Gloui netta alata per la velocità
delibo moto,cne tofìo fparifee, di color incarnato' còrì manto gialla, nel bràccio
fìnìftro vn ceftelio pienoni varii lìori, et nella fteflà mano tiene vna
fìaccoletta accefa,& conia delira iparge fiori . i4 v r o ^ i f u 6 ? ó f z
s r tst VN À Màtrona,che fédendo,foprVna nobil ledia, fia veftità d'habit?
ricco, et fontuoio fregiato tutto di varie gioie di grande ftimà, con la delira
mano alzata tsnghi d uè chiaui èlcuate j con la fimftravn icettro ekda I J et
da vna banda vi fieno libri, et dall'altra diuerfe armi . Si rapprefenta
Matrona, perche l'età matura ha in fé propriamente aw torità j onde Cicerone
nel libro de Sene&ute dice : csfpex autem Senetìu* tis ejì autloritas-y cX*
poco dopo foggi unge ; Habet fenettus bonorata pr&fer ÓC^ ciò
prin-cipalmente perla prudenza, et molto fapere, che in effa fi ntroua,
dicen..do la Sacra Scrit tura in Iob, al cap. 12. In antiquis efi
fapientia,&in multo, tempore pmdemia, onde auuiene,che.' I per ilqual atto
fi moftraauttorità, et infieme quiete, e tranquillità d'animo,percioche le
cofè,che ricercano grauità,non fi deuono trattare, fé non] conmatura feflìone,
cofi.auuiene ne' Giudici, i quali hauendo poteftay &auttorità di decidere,
anoluere,e condennare, ciò non pofiònolegitti-l inamente efleguire per
fentenza,fe non liedono, come dice la legge 2 . ff.ia honorum fF.quis ordoin
bon.poff.feru. Si vede d'habito pompofb, e rifplendente, percne tale è chi ha
poterla] fòpra gl'altri nel confpetto de gl'huomini, oltreché le velli, e
pietre preJ tiofe per fé dimofìrano autorità, et honore in chi le porta .
Lechiaui denotano Fautorità, e patella fpirituale, come benifiimo lo]
dimoltraChriftoNoftro Signore, et Redentore, quando per mezzo d'ek fé diede
quella fuprema auttorità a San Pietro dicendo : €t ubi dabo claueì regni
Qoslorumy& quodeumque tigaueris fuper terramyerit ligatum, et in falis^
quodeumque folueris fuper terramyerit folutumy lenza molto apparato di ili—
toglimi . Si-fa in habito corto >per inoltrare la poca pretensione nelle
cofe del inondo; perche la verte lunga yièmpre ha inoltrato dignità?
&fupremihenza a gl'altri, et perciò 1 Romaninon uoleuano,che 1 loro
Cittadini ve rifiero di luugo, finche queft'habito per l'età non potefie far
teftimonio Iella virilità dell'animo, et de penfienatti a reggere la Republica.
Et >erò con l'habito corto fi viene a inoltrare, che ipoueri di fpinto
tengoio poco conto de gi*iionori,&. delle grandezze mondane, le quali bene
peifo attraueriàndofi al penfiero, come le vefh lunghe fogliono intricart fra
le gambe, fono cagione che difficilmente fi può caminare dietro a
^hrifto,efTendoci necefiarioeiferefpeditifiìmi dalle cofe del mondo, per
eguirelauiadei Cielo. Si dice anco uolgarmente, che fitnt honores onera. ìon
altro che pefo iì fente dalle uefte,chearnuano fino a terrea chi e porta . Il
ueftimento fi cacciato, et la faccia curuata,moffranofh umiltà, che è
>ropriamente il definito per la pouerta di fpinto, et è grado più bafiò di
luello,che dimandano h umanità, et cortelìa 1 Morali . Rimira il Cieio,per
moftrare,che il premio di quefta uirtù non fi alpeta fra grhuomini,ma folo da
Dio Creator Nofiro, che ha le uie lue ( come lice il Profeta) differenti dalle
uie de gl'huomini, et lì gefto co'l motto òttofentto di S. Agofiino fignifica
quefto fteflò. BEATITVDINE SECONDA E la Manfuetudine . Beati mitesy quonìam
ipfi poffidebunt terram. Importa d'eflerc manfucto, &h umano, et ad altri
nel bene, et ne gli honeiU feruitii confentire. FAnciulla, che tenga fra le
braccia in atto di accarezzare un picciolo, et maniueto Agnello, co'l motto
cauato dal Salmo : Mansueti bareditbunt terram . Perla medefima ragione detta
di fopra quefta figura fi farà fanciulla a» or'eiia. V Agnello lignifica
purità, femplicità, et manfuctudine, non folamen: nelle profane lctte/e
Egittierma ancora nelle facre della Religione^ hnftiana, et gl'auguri gentili
adoperauano l Agnello ne' loro lacniicij, >k> per la piace uoie^za dei
iùo puro, 6^ m^nfueto animo . Ancora San.* Giouaa con le noftre>& loro
milèric. FAnciulla inginocchioni,con le manigiunte,& che largamente pianga
li motto dice coli ; Trgfens luftusjatìtiam genera fèmpitsrnamy et è tol« to da
Agoftiiio . Il pianto,come qui fi piglia, è il difpiacere, che per carità fi
può pigliar da ciaicuno li delie l-ue,come dell'altrui colpe, et danni ancora .
E tenendo lo fiato d'vna fanciulla, quafi meno colpeuoiej che polla efiére,non
èj dubbio ; che facilmente farà conofciuta per légno di quel che iareoòe nel
cellàrio a dire a ehi con parole uolcfieeipnmcre il concetto di quefia Bcaf
titudine /nella quale col motto fi nianifefia, che il premio di quefia lòre di
piantonar i vna perpetua allegrezza dell'almi vita . Lo ilare in
ginocchioni,& con le mani giunte,inofira,che quello pian to,&Cjuefip
dolore vuol eflere mollò da cagione pia,e religioià,accioch il polla dire atto
di vera virtù, non come il pianto di Democrito, il qua! nàcque dairambitione,cx
dai deiidcrio di parer il più fapiente,& il più m rucuoledi tutti gì altri.
QJ1 RIA BEATITVDINE E LA fame, et la fete della Giuftitia. Beati, qui e
furiant, et fitìunt luflitiam, Ooè,che fono mol to d e fìderofi del vjuere
virtuofo,& dd ben oprare,di miniftrareGiufiitia fi ciafeuno, facendo
opera,che gli empi; fiano puniti, et eiàltati ì buoni» SI farà donzellatile
tenga vn paio di bilancie, et vgualmcntc pcfandoj et vi fia vn diauolo in atto
di volerle prendere, et ella con vna ipuda, che tiene dall'altra mano lo fcaccia,il
motto iàrà.* £fitrkntes imfleuit boms9 parole di Maria Vergine nella fua
canzone, La Giuftitia é vna colante, et perpetua volontà di rendere a ciafeuno
cjucllo.che gli fideuc. Però appartiene a quefia beatitudine tanto la lete
della Giuftitia legatecene è bene euidentifsimo, et che abbraccia tutti'
gi'altri beni; quanto il de :ìderio di vedere etfeguita quella, che s'affetta'
da legittimi Tribunali, ck coli l'infegna Nofiro Signore, per virtù degnai)
della beatitudine eterna» Le bikincic notano per fé fteffe metaforicamente la
giuftitia, perche, GOtueenc aggi urtano kzotegmh&mtstàlhcoiì cicche è
virtù,ar^iu. fta i beni deiranìmo,&' pon regola all'attieni deìl'liuomo, !
Nella donzella il notano le qualità di quella gi uftitia* della quale 11 de-*
Uè hauere fame,&tète. Et fi fagiouane,permofi:rare,chc non fi deue molto
tardare, ma metterla in eiccuttone,oue-, et coiiie bifogna.il diauolofi figura
per lo viti» rhe ci fhmola continuamente per farci torcere dalla uia della
giufiitia-»» pia fàcilmente lì fcaccia con h tagliente {pad a del Zelo di Dio,
et il preilio di queftì > fecondo che ci elpnme il motto, è 1 efiere fatiati
di cibi* : he fono molto migliori delle vi uande di quella vita . BEATITVDINE
QJSINTA. Eia mondezza di cuore > cioè hauere il cuore libero dalle
pafsioai>& dal* Je disordinate affezioni r ] Beati mando corde >
quoniam ipfì Dcum uìdebunt . \ 7N A[ donna > che'iparga lagrime di pianto,
iopra vn cuore, che tien» V in mano. La mondezza del cuore fu pitia da Chrifto
N. S. per l'innocenza, la uale è mondezza dell'anima > et fi dice efièr nel
cuore, quando elfo non h ccupato da mali: penfieri > ouero da efóetti
contrari; alla virtù, et fi mora jche non poflì intendere della mondezza
eitenorocon le lagrime, le uali fono la vera medicina de gl'vlcen deii'anima,
come fi ha per molluoghi della Sacra Scrittura. Il premio della mondezza del
cuore fai vedere Dio tnuifibileà gli occhi corporali > li quali quando fono
beru, urgati vedono iòlo gl'accidenti fenfibili, oue quelli della mente
s'abballino t come nel motto s'accenna • et equafi la medefimàcofa con là
pietà* jpoafi'eièrcitayfeAonverfoperfonebifognofe, afflitte, et difperrte per'
. ualche grandiìgratia>o per gl'errori commeffi per propria colpa, delli a
«ali fi lènta dolore, &L pentimento. Tale fu N.S. co'l ladrone, che era 3
pfidele, et li diede il Cielo ; con la donna Samaritana, che era immeria^,i tlk
Jafci'uie, et la fece carta ; con quella che era adultera, et gli refe l'ho
ore, con Maddalena,che era peccatrice,©! la fece Santa; con San Pierrq* {|
quale ranelle il pescato d'hauerlo negato, ^ancoragli diede le chi* j md$l6+ ni
dei Cielo giuftificando o. Oltre a moltaltri efempij, che fi leggono
neli'lnftoriadel Santo Euangelo,oue non parche fi.dipinga N. S. le non per uero
fonte di miferieordia,ad ìmitatione del qnale dobbiamo noi comJ patire a i mali
altrui, et fopportare uolentien le proprie tribulationi,:]uan j do
vengono,opercolpapropna,o per fuo uoiere. Sono quattordici l'opere, et effetti
di quefa. uirtù afiegnate dipintamente dai Teologi, delle quali la principale è
di iòuuenire alia uita altrui col mangiare, &f col bere, &però fi fa la
donna, che tene in mano il pane,& ne fa parte a i fanciulli per le ite.u
imooten:i a procura rielo per alt avia,&iecondo diedre il motto conquefto
mezo faalusimauieu« te fi placa l'i radi Dio . BEATITyDINE SETTIMA, E l'eifer
pacifico.. Boati pacifici^ quoniamfilvf Del vocabuntur . DONNA, che fotto a i
piedi tenga alcune fpade, elmi, feudi, et al" tre armi rotte, con yna mano
tiene yn ramo d'olmo col motto: Confregit arcum-ijcutum^gladium->0' beìlum.
Grado di Beatitudine afiai grande è di coloro, che non pure fi diletta-J nodi
viuere nella pace,& nella quiete ( il che pare appetito vniueriale^ di
tutti gli huomini,cV:fin'onde viene commendata la guerra per le ftelii
biaiìmeuole) ma pcrmezo delle tnbulationi fanno nftorarla, quando lì
perià;& per le, &per gl'altri, non folo nel corpo con gl'inimici
citeriori pia nell'anima, che maggiormente importa ; con le potenze de il'infe.
ne Et fi fa la pace con Tarmi fotto a i piedi, per mofirare,che deue eu'er acl
ciuiftata, et mantenuta per uirtù propria, per efiere tanto più ìuerueuolefr et
commendabile» L'oliua fi da in fegno di pace, per vnita teftimonianza de
gl'ntichi, moderni così leggiamo ch'Enea efiendo per finon tare nelle terre di
Euaf di-o In Italia, per afsicurare il figliuolo dei Kè, che iòipettoiò gli
verni incontro, fi fece fuoraconvn ramo doliuo in mano, et il giouanefubita] fi
quietò,oltre ad infinitiisimi altri efempii, per li quali tutti baiti queftoj "Il
premiodi coftoro è l'eflere del numero de' figliuoli di Dio, eletti all'è'
terna Beatitudine, "BEATITVDINE OTTAVA. Beati qui perfecutionem pntiimtuy
propter luflitiam quoniam ipforum e fi T\e9.num Qxlorum . VNA donna,che guardi
il crudo ftratio di tre figliuolini, che le /tanno inninzi a i piedi in
i;ariomodocrudelmen:c ammazzati col mi to prefbdaj/*Apoftolo. Sicttt focij
ptffiomm efìi'fn erltisy& corifa io; i>, Et i una mano te.iga una
Croce,perefier'Idd1o nobilitino fopratuttele coi,& con certa ruma di le
Hello, ideila propr.a cita, 31 r ciò iì inoltra perla donna che t.en la Croce
ih mano > con lacuale fi n taf/ " noie . *s no le perfecutioni perzeio
della Religione, che è la più ncbil parte delia giuftitia,come fi è detto . Si
dipingono l'una donna,& gl'altri fanciulli, come più alieni da i penferi
dannofì,per i quali polla apparire il mento per proprio errore de gli (Irata
fopportati . • BZssfTJTrDIISrE tsf Cj V I S Mamuetudine, Meftitia, Fame, Ó£
fcte diGiuftitia, Mondezza di cuore,Mifèricordia, Pace,e Perfecutione, lequali
propriamente non fono Beatitudine per oggetto, ma più tofto mo di;e mezzi
perperuenirui, imperò che il Sig.iui parla per figura di metaIo ra,ponendo vna
cofa per un'altra, cioè il mezzo per il termine ultimo ac tingibile,& per uenirea
formar detta figura la faremo. Donna giouane veftita di veftimento corto, con
la faccia curuaverfo il Gelo,con vn agnellino a canto trafitto, et trapanato da
banda, a banda da vna acuta fpada, con gli occhi lacrimeuoli, &^ piangenti,
col volto eftenuato, e macilente, terrà con vna mano vn ramo di olmo, et vn
cuore humano, che gitti fuoco, e fiamme» con ilquale raccolghi le dette
lacrime, vi faranno dui fanciullini a' piedi,a' quali moflncon l'altra mano di
porgere ad 'ambidui vn pane partito in dui parti, acciò fi veda, che ciafeuno
habbia hauere la parte fua, vi faranno anco molti altri fanciullini auanti
gettati in terra otfefi,vilipeiì, vecifi, et mal trattati, et per vi timo fopra
il capo vi faranno due palme intrecciate, vna di Lauro, et l'altra di Oliuo
annodate infieme, et vnite in Croce da vna teli uta di tre vane cole, come
Gigli,Mirti,e Rofe,con tre motti,di quefta forte, alla palma di Lauro. Sola
perfeuerantia coronatur. A quella di olmo. Cum palma ed regnapeìvenerunt fanti
'i . Alia corona. 2{cn coronai itur nifi qui eertauerit. C ve.'o altamente
fecondo gl'antichi a quella di Lauro nAitemitasy a quella di Oli uo,
fmpafsikilitasy Alla Corona, Seueritas. Sì. dipinge donna per raprelèntare
fefìo deuoto,& pietofo, comepoi che così iì dice Beati pauperesfpirìtu >
Et ciò per dinotare che chi vuole confeguir la beatitudine gli fa bifo» gno
fpoglianì di tutti ifuperfiui comodi terreni >& lafciarfi
volontariamente lacerare da ogni parte da bifògni ne proprii beni di Fortuna,
&O dice notabilmente pouero di fpirito> e non folo di cofe,per
dimoftrarci, et darci lperanza,cheanco i ricchi a quali pare,che venga dal Sig,
difficultato tale acqui (lo, polfono, fé vogliono confeguirla effendoinie
regolati, e parchi, e neipoueri magnanimi, e liberali facendo poco conto di
fue> cofe,&: per li poueri ancora, che fenza fpargimento di ricchezze in
altri bifognofipofìònoacquifrarlo con la potenza della buona volontà, de ne chi
diceua Maria . fjurientes repleuit bonis ; diuites dlmittit ìnanes. Si dipinge
con la faccia curua per denotarci rhumiltà,la quale fé bene, fi inchina ve rio
la terra s'erge * et eiàlta verfo il cielo, ciò lignifica j che chi vuole beati
fìcarfì,debbe fopponerfì in terraa proprii Superiori, et in cielo refenre
l'obbedienza a Dio>.& alla fua fante legge che così fi adempio quello di
Pietro nella Canonica. 1. a. 5. Humiliamini fub potenti manu Dei >vt exaltet
vos in tempore uifìtationis ., Si dipinge con l'Agnellino trafitto dalla fpada
per denotarci Tinnocen te>&patiente manfuecudine, che però radice Beati
mites. effendo che chi vuole eifere beato, debba farpoco conto de danni
riceuuti nei beni di fortuna, honore, e fama del mondo, che quello
accennauaDauitnel Salmo 3 6. Beati mites quoniam ipfì hereditabunt terram . Si
rapprefenta con gl'occhi Jacrimanti,& piangenti per dinotarci la triflezza
e meftitia, fpintuale, perche fi dice nel Vangelo . Beati qui lugent quoniam
ipfi confolabuntar. per dirci,che quelli fi beatificheranno, che pian-gendo il
tempo male fpefo, li doni di Dio naturali, e gratuiti, li frutti delle virtù
morali laifati, la mal pallata vita, e peccati comefsi, mediante però il
perfetto dolore detto contritiuo, parte neceifaria di penitentia, fecon do
vuole la comune catcolica Scuola JPanitentiacfl preterita malaplangerey et
plangenda iterum non committere . Si dipinge ancora con gl'occhi lacrimanche
piangenti perche ciò debba farli per compafsione di ChriftoNofti-o patiente
compatendo al dolore, pafsione,& atroce morce di lui,che cofici infogna
Hieremia appartando deli'vnigcnito di Dio con tali parol J, t? tuBum vnigenitì
fac tibìlplanSium amarum . Si raprefentà con il uolto ellejiuato, e
macilente,per denotare il bifogno, e neceisità fpintuale negato» ci tal uolta
daperueriì huomini, onde però fi dice . Beati qui efitriunty et fitiunt iuHitiam,
Per darci ad in tendere, che chi u uol efiere beato, debba-» lèmpre cercare
quello che è vtile, e necefìario alla fallite, et anco hauer fete,cioè animo
pronto di rendere a ciaf e uno quello che è tenuto. Si rapprefentaco'l cuore
humanoche getta fuoco > e fiamma, celie raccoglie Jc proprie lacrime, per
denotarci li cuor mondo,che però Beati mundo corde* rer dirci, che chi vuole in
Cielo beatificato vedere lddio,debba hauere il cuore mondo, e lontano da ogni
malignapafsione,e peruerfaefFettomoiit dano, cht di quello dille il Profeta
Lauammi& nundi efiote. Getta fuceo,e iìamma,perche fi come il fuoco purga,
e monda l'oro, coli la diurna grana il contrito cuore, e come l'acqua puliice
il uafo, cefi le lacrime l'anima-* dalle colpe mortali, onde il Salmo dice,
tsffperges me Domine bifopox& muri daborlauabis me et fuper niuem-, &c.
Et con l'antecedete . Cor mundu creai» me Deus, Vi fi rapref èntano i d ui
fànciullini a' piedi a q uali vien diuiio un pane, per denotare la
mifericordia, perche Beati miferk ordes^&c. Effendo che quello iara beato *
che con pietà iouuenirà alle necefsiii di perfono miferabili con lue fuftanze,
come infegna Eiàia a 18. Frange efnrienti pattern tuum-, . Si dipinge con il
ramo dell oliuo,per fìgnifìcare la pace, tran* cjuillita,& ferenita dei
cuore, onde però dice . Beati pacifici) &c. Perderci che per efiere beato
fi debbano haue*ele tre paci > e tranquilità Spirituale* cioè fuperna con
Dio,interna con te coicientia, et efterna con il profilino, cr e quello fecondo
nel lib.^ .dalla fapìéza,ci uiene infegnato Tax^detlis Dei.Si dipige con molti
fanciullini offefi,uilipefì,uccifl,&maltrattati,per denotare le
perfecutioni ingiufte de' tiranni,e peruerfì noftri inimici>&pe,rò fi
dice Beati quiperfecutiones patiùtar propter iufiitia^ &c. Ciò ne
fìgnifìca, che chi uuole effere beato debba renderli peratto di patieza
impotète,e de boleallauendettaancoreheuendicarfì potefsi, pronto al rimettere
ogni lefione,&offefà,penfando che la perfecutione ferue a buoni per
efercitiodi uirtù, che però difìe il Sig.Dio in quella contentione fra i fuoi
Apostoli. 7s{ifi cfficieminhficut paruuli>noh intrabitis in B^gnv.m
Ccslorum. Le due palme incrociate giunte,& annodate da una corona tefluta
di Gigli, Mirtee Rofe,fopra il capo per imprefa,ne lignifica le tre uirtù
Teologiche, come Fede,Speranza, et Carità, la Fede perii Giglio, la Speranza
per il Mirto,&laRofaperla Caritàjfenza lequali uirtù niffuno potrà giamai
bead« ficarii,& quello baili per fiora in torno a tal materia . BELLEZZA,
ONN A che habbiaafcofà la tefìafra le nuuole > cV il retto Zìa poco
vifibikjper lo fplendore,che la circonda, porga vna mano fuor dello
fplendore,con la quale terrà vn figlio, Sporgendo con l'altra nianò vna
palla,.& vn compaiiò, Si dipinge la Bellezza con la tefta-aicoià fra le-» nuuole,
perche none cofa, delia quale più difficilmente fi polla parlare con morrai
lingua, &che menofìpoila conofeere con l'intelletto ninna.H 2 no, D 68
no,quanto la bellezza, laquale, nelle cofe create, non è altro > fnetafori»
caaieate parlando, che vn_. iplendore, che derxua dalla luce della feccia di
Dio,coaie diffiruiconoiPJiitonici>eflènd3 la prima bellezza vnaco^ fa eoa
eìio,laquale^oi co.ì%munica. idoli in qualche modo d idea perbeiiig. uu di lui
alle ile creature, è cagione > che effe intendano in qualche parie la
bellezza : ma come quelli > che guardano le ììeaì aedo ìpecchity fubito fi
fcór) fhe partorire amando il noflro Sire . Si dipingerà dunque nella fudetta
manièra, lignificandoli per la man( che lì itende col Giglio, ia beìlc^a de
litì&raeiUi, et de4 colon del corpL godutala terra, come Gabbiamo gì* detto
di fopra,. Kell'altra mano terrà lapalk,colcompaITo,perdimoftrare che ogni bel
1ezza coniate in miiure,cV"proportioni, Je squali s'aggiuftano col tempOD
&. col luogo* Il luogo determina la bellezza nella diipoiltione delle-*
Proiiincic, delle Citta, de' Tempii, delle Piazze,deH'h.uomo, e di tutte le
cofeiuggetteali'occhio,come colori ben diftinti, et con proportio~ nata
quantità, et mifura, et conaltrecofe fimilij col tempo h* determinano l'armonie,
ifuoni, le voci, l'orationi, gli abbattimenti, &C altro cofe, le quali con
mifura aggiuftandofì ^dilettano,& fono meritamente chiamate belle Et come
li Giglio perl'acutezzadell'cdore muoue il fem» fo, et delta gli fpiri ti,colì
medefimamente la bellezza muoue, &defla_p gl'animi ad amare,
&defìderare di godere, {per darperfettione a fé rteifo) ia cofa,che
ficonofee per la molta bellezzàdegna di confideratione, ÓV di prezzo; fopra di
che vn nobile, e gentililsuno ipirito fece ilpr-eiea*c Sonetto. £ luce la
beltà, che dal primiero Sperasi vince tgtfopra ogmpenfìero» Splendor nafeendo
in mille raifipartc> Quegli che" l nqflro, e l'altro Tolo erefìe E fede
fa mentre gli vibra, e parte Qua/ì tempii a lui J acri, oue il profonda, Di quel
che in Cielo fpléde eterno vero. Saper s'adopri,e la potente il ^e/ou IJaria
color fouente}bor bianco, horneroVnafcintiUafolmojlronne al monda 4 luce in vna
men, che in altra parte € di ciò, ch'egli imaginando efprejfe TI* dotta mano di
ritrarla in carte J^otefuron leftelle,e carta ilCielo. BELLEZZA F£MINILE.
T^XONNA ignuda,con vna ghirlanda di Gigli,& Liguftri in tefta, in mJ vna
mano haura vn dardo,nell'altra vn fjrecchio, porgendolo in fuori fenza
fpecchiarh* dentro,federa fopra vn drago molto feroce. I Gigli fono l'antico
Ierogliiìco della bellezza, come racconta il Pieri» Valeriano,forfe perche il
Giglio tra gl'altri fiori, ha quelle tre nobili qualità,che riconobbe
unagentildonna Fiorentina nella ftatua fatta da fruitore poco pratico, perche
eiTendo ella dimandata queiche giudicarle di tal ftatua, ella con grandiffima
accortezza dine feoprendo Je bellezze d'umt donna compita,& la gcfFezza
tacitamente di quell'opera, che era bianca, morbida,&fcda,pererTer quelle
qualità del marmo ftefiò necenarifiìme in una donna bclla,come racconta Giorgio
Vafari, et quefte tre qualità ha particolarmente tra gl'altri fiori il Giglio.
II dardo facendo la piaga,nel principio è quali infcnfìbile,laqualepoi crefee a
poco a poco,& penetrando molto dentro, è di fàcile a poieriì cattare,&ci
dimoltra,che cominciando alcuno ad amare la bellezza delle donne>non
fubitoproua la ferita mortale, ma a pocoapococreìcendo la piaga,fentcaJJa
fine,che per alien tàr d'arco non lana. Lo fpecchiodiffioftraefferelabeJlezza
fanimle medefimamente uno pecchia, ncJqualc uedeudo ciascuno le fieno in
miglior perfettione per li 3 'l'amor 7* l'amor della fpecie s'incita ad amaro*
in quella colà* oue li è uedutopìu pe fetto>& poi a deftdei\tr{ì,&.
fruirli . Il drago rrpftra che non è da tidarilpue è bellezza^pcrche ui è
ueleno d. paisionei& di gelofia . E Igauda3perchc non uuol eiTer coperta di
liscio, come anco fi può àit che lìa frale, et caduca,. et perciò le il pongono
i iiguftn nella ghirlanda»^, conforme al detto di Virgilio nell'Egloga feconda.
€ formo fé puer nìmiu ne crede colorì \Alba liguft rà caduntyvacinia nig ra
legatura Et Ouidio de arte amandi (fuo*. Forma bonu fragile ejìyquantuq;
accedit ad annos Fit minorar fpatio carpitur'jlla 2^c femper violacee femper
Mia fiorente St riget,amijja,fpma relitta., Uefa-,* BE'HFfOtM'N^Zé^y £T
F%lC1%JiM^T\ìMC2srj*sfLE del Sig.Cj.iomnni Zaratmo Capellini, ! ONNÀ che tenga
in téfta vna corona di vite' intrecciata, con un ra« mo d'olmo in mano, verlòil
feno vn'Aleione augello marittimo» OgnVno fa quanto la vite arai l'olmo * et
l'olmo la vite, Cuidio.. Vlmus amat vites, vitemnon deferii vlmosPertale amoro
là Beneuolenza?6i vnionc l'olmo fi chiama marito d'ella vite, et vedoua fi
ehiama la ulte quandonon e appoggiata a l'olmo, Ca* tulio ne gli elìàmetri
nuptiali i Vt vitina in nudo viti* qua nafeitur ama l^unquam fé extolit . pi u
a b affo poi dice.. «k?? fi forte eademefivlmoconiuntl la marito, Et Martiale
nd.4. libro ne I veder puoi con quanto ajjettO) St con quanti iterati
abbracctamenttì tavites'aumtkchia al fisa marita* Cioè a l'olmo* fé bene fi
potrebbe anco intendere, al pioppo, o alfrafsina arbori tutti amici alla ui te
come dice Col umellalib.XVL Vitem maximepùputu 'sallt deinde ulmus, deinde
fraxinus > et di queftij arbori uolfe-inten? dereHoratio nel 4. lib; OdeV^chiamati
uedoui lenza la uite* Et vìtenu? riduas dueitad arbores, Et nelle lodi de la
uita raffica conelfali marita, adulta mtikmpr&pagine^ltas maritati* opulos
. Da quefh Poeti latini leggiad^men:e preieil Bembo il fuo concetto
mafsimarnenteda Catullo per eifamre le dame ad'amare. CiafcunaVite* (poggia-,
£$a giacevi giaf din non fé n adorna Ma quando a lolmojO al Tioppo alta s'ap~
*Nd frutto fio, neW ombre fon g ràdile . C refe e feconda per Sole, e per
$iog&Ì4 Oue alcrswTefh più moderni leggono Ma'fwtndo a l'olmo amico alta
s'appoggia. Etdiquc/lblmoci'iiamoLolutiieruire noi lallàndo gl'altri
perefférepi& frequente in bocca de poeti, et per non confondere con più dui
crii rami la corona, che pie gentile comparirà lempkccmentè la
uiteauuiricchiat* totì l'ctoo fiw marito, j.-er incubalo deia. Benevolenza, et
unione *catriir mo» D. 7t ihoniale, l'Alcione che tiene ungano è vn'augeiio
poco più grande ci va paiìuro, quafi tutio di coior ceruleo, le non che ha
melhcate alcune penne porporine,e bianche, ha il collo lottile, et lungo, va
ilolàfczàndo,& ftndendo incorno al lieo del n.are^on voce lau enteuole,
oLeanco fi il fuo n;do,& vi coua ietie g.iorn:>i tjuaii per eiìere
fchci,clKaw.anJi « con,e d^e i 4* -B^p^r juolib.decimocap.? 2. et Indoro lib.
12.&1Ì Sannazaro con* cantò ndTE£loga quinta. Cantere, 0 Hakyonis nidum
mibi pellere ventos D'ultu r, & f&ucs pelai} mi* czreproteRas
Forfìtanbicnoftros fedabìt pefiforis afirs . A tjuefto hebbe mirai* Vng.;ro
neiJa prii^a Scena dd e narro atto d'Alceo, fupeiÀua in verojma gru t:ob^ à'k
declina Ég-oga de* feti. Turbato ei mar (Femor ma forfi vn giorno Terme fcravno
Se^f i ione il ni 0. Cioè (pero yn giorno d hauce MMxscfcb iranc mllo
£ato,& berniirà.n P,q C--.p-ùcÌi^r^4i.eiUe. " i-± so^e f% $oaue vdir
gli auge!, che per la riua Vrendonful nidoyinfiebil voce, et vìM Cantar
piangendo (e fi Jon anco amici) nsficfueian fondale fanno Ulti aprici.fache
egli dicaj Cs fu tra noi et che^iè'ne vbìalié'lòprà^ il) morto" cadàuerò
de àia il to^ eh c'era pòrta co (fa l'onde' marine, et però fanno chCqueftò
augello iì vadì tutta via; lamentando nel lKodHmare> come' tra gli altri
Berna* fìfino Rotai ne l'Egloga XlIL 3$ekpeYcBe:aon:Jóriioy come colei Sommerfo
in marey et perfauor de* Dei €he vide iftfonno y&poitYouólo j§ofoi Hor piange
augello1 il fuo fiato' dogliofo* E nell'òttaua feguentev Quanto t'inuidioy o
ben coppia felice' Comun fu fempre y a' cui cantando lice1 «A cui ' fpofiy-^
augèlli vwlettoyvnnido Vonda qketary quando più batte il lido? Et il Petrarca
anch'èglì canto della beheuolenza,:&' vnione di quefU i$ÌÌM et della ìiia
nobilifsima %ofà>il> cui pregiato noine nel capo de> Ver/ì per ordine
li pone. isf mando lei tiouacelejle tsffìrefr. (jcdÈ^C2^, innitto ye faggio a
lei fimifa Le fu pi errino dell'empireo Corog Ónde beri lieta uà co'l cor
giocondo. I{oma' per nói giàgode eterno s^prile? ìndi verrà per voi l' età
dell'Oro y JOaHringéd feguir folla fud bell'orma? E I(cAI{^A prole ad!
abbellire il mondo ò Et certo,cheninnamaggior felicità può éifere tra dui
conforti che Tvnio' ile',et Benevolenza i degno è d'effere" imprecò nella
ménte d'ogni perdona legata in nodo matrimoniale y il precetto di Focilide
Pòéca^ Greco i^.nà tuàMcóniugemy quid enimfuàuìus &pmslantiu$ Qùamcum
iJÙCaritum diligit Vxor vfquead fenettam' Ét riequé Inter eos incidit
conferìtio ? Cioè ama là tua' móglie, checoiapuò éflere più foautf et pili
co'nuene'uoléyehe quando la mogliéama il maritò per iìné alla_» ¥ eechiezza,
òVilmàrico la fua moglie, ne tra loro c'interuiene rin"à,& con tela
alcuna . Quindi è che li Romani antichi hanno làfiàto* molte memofx di quelli
che Iorio vifsi in matrimonio ynitamc'nte con benevolenza.* fenza con trailo,
(fé quali noi ne poneremo per èfiempioquatro Stampata dallo Smetio due vetìb il
marito, edue altre verfo la moglie. B. funió primigenia Qù}vix ann XXXK fùnid.
"Palla?, fedi (omugiKdtifjimft ttpientijfimQ 3efc benemerenti (um quo
vixit annìs tf.Mens.VL Éiulciter. fine Querela ■•v T. flauto. *sfv(j. Uh.
Chryfogoné tesbiano . t^dmtor Tabularior' 2$4tion\ tìer"editatCaes'Hi
Flauiarb(ica cóniux. curii qua ¥mt amfineuUaajfenf4* DIS Mt^^IBFSa
iufideCjlaphyrae Vixit (tsfnnis XXXIIX. Ti Cldudius faufius Coniugi,
óptimej&bent De fé merita cum qua Pixit t>4nn> xiix menfe è Diebus
XXIIH. fine viti Querela f eciti érfibte ìtfS MAN S> caLpvrniae t.l. bomèae
m.calpvrnivs M.L.PARIS CON.SVAE SANCTISS, CVM.QVA.V.A.XXV. MUE -OltfEN. ET
fibì> Simile modo etiam, * fivlim fi olimfaifiet. Vixìt cum hac trigintanmem
annis fine mrgioyfine Óffenfa. E «dia ìnicnttione di Lucio S il uio Paterno iì
legge. Sine Mia animi laefura* Et in quella $i Giulio Marnano. Sirie vita animi
lefione. Waitra in-' icrittione ponere vogliamo trouata poco tempo fa nella
prima vigna fuor «ii porta latina a man dritta, nella quale dice al Lettore,
che sa d'eiiere iii da zuix d ut deue eiier lodata, 6l, abbracciata, ancrt
cndoPiut,. » ve ì,c-ì.26. v ic ; &H}fiQn*ktidtft benigni: a firn > U
rpro> Ittio corba&et ìtéàtà4M'$*ytft}4#tferrQ WCpjjkm^é L\Jtare D. *fX
L'altare co'I fuoco, dinota, che ia benignità fi deue ufarc,o per aigioù ne di
religione, Jaquale pmicipalrnente sfelèrcua con li iàcriiicij, o almeno non
lenza ena, talmente che u eriga in pencolo d eiiere ritardata, o impedita la
giufliUa perticare Dio Ite uc> Uguale è vguaimente gitile, et benigno . ,
PER L'IMAGINE DELLA B ENIGNITA FIGVRATA Di lui nella periona deirilluftnliima,
ed EccellenuTsuaaL. Signora Marchetana Saluiati . _ tsiTl) Py e pregiò acquifiò
Cjreco Vittore 9 Cjia ritraendo con Matura mano La BelliJJìmatsfrgiua y
onde'lTroian» giudice Ideo Sentì Lf iuo ardore : Uor tu [E S e palma ; (he bel
tanto più grande in carte fi ringi, Quanto via più) che' l corpoyènobil Pzsftm*
t&jftia alquanto china > con le braccia aperte, et con la de/tra mane»
tenga un ramo di pino, inoltrando deiTern* leuatasù d'una rkcha feggia* 5f a
canto u i fia un'Elefante . La benignità^on è altro per quanto fi può ràccorrc
dà la dottrina d'À* rift.lib.4.Etica,che uno affetto naturale di perfona
magnanima in raoitrar ìc fegm di (limare gl'honori dati dalle perfone
inferiori, tiiqtt è uirt^ propria df^cperfone grandmi quaato fono
j&agnaniaigV^: aiagnanim» &oa 7i iCÒttOLòGl A non «uol dir altroché
huomodi fplefldore,& ornamento di perfetta tu, tal che quanto è difficile
deffer magnanimo per hauerbiiòfgno di tiri ti gl'habiti buoni > tanto è
nobile effere benigno. Quattro fono gli affeè ti dei magnanimo* che. affetti n*
deuono chiamare quelle cofe, che noJ Iianno Eiettione, Beneficenza,
Magnificenza, Clcmenza,& Benignità i quali li riducano tutti gl'altri,
perciocheil magnanimo nonfhma,] diiprez^ come quello che non teme* ne fpera :
inquanto non difprez; j| BenefIco,inqiianto non ftima Magnifico^ quanto non
teme Clcme $e, in q uanto non fpera ? Benigno, et perche la benigniti ha per og
immediatamente l'honore, et J'honorarc, però fi può dire, che ?la Ben gmtafia
il più degno affetto? che poflì nafeere ih principe generoiò, ^he e conforme
alla dottrina deU'ifteffo Arni, nel 2. della Rettorica al f apo ao. dicendpj
chf la grafl^e^* j^ii^uomo noa è altro, che vna r e I 1 !tapiaccuole>&
nobile grauità. Laonde iccfrcndoiì quella vino imgcUrgente neila llìuftrus.
Sig. M ADDALE in A Sbozzi maritata nel*
r£cceii.iiÌuftriis.dei$ig*Aiai'cheieSaluiati,miè pano che li veda quella figura
con particulariiieuaone di queila Signora, nella quale oltre ag/altri ipiendori
> che le danno la patria felice, ia Cala Aiiuflsusinia, i genito* r* di
iòinma virtù, rifpieude unto l'ideila benignità mentre accenta
gi'uonoridenepenone inferiori con lieto volto, et con la benignità fua*che_j or
era meglio che gl'altri con l'alterezza, et ben fi può dire di lei quel che
tenue CLudtano in Conmiata Manilij . Teragit tranquilla potejias. Qnod uiolenta
nequit : mandataq; f&rtius urget Imperiofa quies » Le tre Lune,che fono
intorno al fregio della Clamide, raprefentanol'in fegna deli'iiiultnisima -Cala
Strozzi,nellaquale li contiene con molta ragione il fimbolo della Benignità,
percioche,come il mine della Luna_, non è altro che rìfteflò lume del Sole,
coli la benignità non ha altra luce che queha che dell'ifteffa magnanimità Sole
delle virtù, come habbiamo inoltrato, et però la forma del Sole fi icuopre in
tetta della figura, cioè ìm» Juocopiùiuperiore, et più nobile fede dell'in tei
ietto, onde li cauano le virtù intellettiue>& g/organi fenfitiui, ne
quali fi fondino le morali . Il numero ternario delle Lune, lignifica la
perfettione di quella eminente virtù, perche il ternano fempre lignifica
perfettione,come iniègna ^nf nel primo del Cielo Caprprimo.& e primo numero
impari, et principio d'nnpar.tadella quale diceuanoi Gentili fodisfarfì Dio T
come di cela perfetta,onde Virgilio neil Egloga 8. dice. Tramerò Deus impare
gaudet. EtiTittagOiiCi dJìeroil tre triplicato nelquale fi contiene il dua,
effe* re di potenzainfinita, con quali concorda anco Platone, che dice nel
Tinxo, da quello numero triplicato hauere origine la perfettione dell'anima, et
l'iikffa Luna fi dimanda da i Poeti Triforme, come fi vede in Antonio nel
libretto intitolato Grifo, nel qua e dell'iflefio numero ternario difcorre, ne
deuo laffare di dire;che dette Lune fono riuolte a man delira, cioè
veriòTOriente, ìlche è fegno, che la Luna fra in fuo crefcimento,feguitando il
Sole, et coli l'Illuflrifs. Caia Strozzi feguitando gli iplendori della
magnanimità,!! va continouamenteauanzando nella gloria,& ne gli fplendon
deila fama con l'ideila benignità, et è la Luna detta Lucina, per effereella
tenuta da gli antichi apportatnee della luce ai nafeenti fanciul li, perche
porge loro aiuto ad viene dei ventre della madre,& per efiere elia benigna,
et pianeta hunndo affretta tal'horacon il fuo influito il parto iòccorrendo le
donne ne i lor dolori, rendendole più facile al partorì*
re,comediffeHoratiolib^.Cde 22. Montium cujlos nemo rnmqi uirgo Ter uocata
àudìs adetnìsq; letbo* gu et i pallori alla guardia delle loro mand re, et
perciò è fiata chiamata dagli Antichi fcorta,& duce, et gli Egitij con il
geroglifico del Sole, ^: della Luna Vira* magma rnaginauano che queftì dui
pianeti fofifero Elementi delle cofc,come qu li che con la virtù propria
generaiiero, et conferuafìèro, et perpetuando* tutte le cofe inferiori, oltre a
quello la vita noftra enere retta dal gouerno loro per eflere iofìentata da l'h
umor de i'vna, et dal calor dell'altro . Si fa detta figura di faccia
heta,& gioeonda,ridente,di afpetto giornale* leggiadro,& modefto,perche
non è cola più grata, et amata de la benigni* ta,onde diife Terentio ne gli
Adelfi. %e ipfa reperì. facilitate nihil effe homini melius neque clementia.
Etperngnificareloftatofignonlecheè ncccflario all'vfodi efla benW gnita,fi fa
veftita, et coronata d'oro, Il drizzarli in piedi, chinarli* et aprir le
braccia, fono fegni proprii ne t Principi deila lor benignità, lontani
dall'alterezza dell'animo, 6c dal rigore.. Tiene con la deftra mano il ramo di
Pino,eflendo detto arbore fimbolo «fella benignità, perche il pino ancorché ila
alto, et faccia ombra granduli iìma>non nuoce a niuna pianta che vi
fiafottoj ma ciaicuna vi germoglia lietamente, perche ella è benigna a tutte,
corne referifceTheofrafto Filw fofolib.3. cap.15.de Piantisi Tinus quoq;
benigna omnibus propterea effe putatur, quod radice Jìmpllci, aftaqi fit:
Seritur enimfub eam, &Myytus > et Laurus. > &.aliapleraque .: nec
qukquani prohibet radix} quominus hac libere augefcere ualeant; ex quo
intelligi potejfp radicem plus infejìare quam vmbra;quippe cum Tinus yynbram
amplffimam rea daty et relìquia quoq; paucis altisq; nitentia radicibus ad
portionem focietattm* non negat, Oueèda notare, che il pino arbore nobilifsimo
di radice al ta, et iemplice raccoglie benignamente fotto la fua ombra le
minori pian* te, fi come fanno altri arbori di alta radice > che non negano
nceuere in compagnia loro altre piante, il che ci ferue per figura, che vna
perfona nobilo d'altra_. radice, cioè difhrpe> &c origine fublimericeue
fot* to l'ombra de la fua protettione con ogni benignità altri di minor condii
tione, et con portione li amette nell'amicizia > et compagnia fua, iJ chi
non fanno gl'animi nati vilmente, ancor che per fortuna fublimati fienoj che
per l'ordinario reftono rozzi, et come doppi; >enon femplici vfàno yerfo
altri più j.ofto malignità > che benignità* JL'Elefante animale nobile,&
più d'ogn'altrp grade, lo ponemo in qu fto luogo perfimbolo della Benignità de'
Principi, et Signori grandi, de h fua benigna natura ne uiene a far
teftimomanza Arif. lib.p. cap.46.ne l'h'b ftoria de gli animali, Flephas omnium
ferarum mitijiimus > &pkcidiftimust Et Bartolomeo Anglico de la
proprietà delle cofe lib. 18. cap. 42. dice che gli Elephariti fono di natura
benigni perche non hanno fele . Stira auterri Elephantes naturaliter benigni,
quod careant felle, Ma noi diremo ch'egli* iìa benigno non iòlo,perche fia pnuo
di fele(attefo che il cammello anco-* racpnuo di feie,& nondimeno non
arnuaa quella gentile benignità,? che ha l'elefante) ma perche la natura lo ha
dopa co d vn certo lume d'ini belletto prudente e fentimento quali cheliuniano,
Plinio lib. S cap. ri tAinma. 7$ fnhnalium maximum elepbas, proximumq; bumanis
fenfibus &c, quello ani* aie fé mai neiidilèra incontra qualche perfona
ch'habbia imamtala rada per non fpauen tarla col Tuo aipetto, lì ritira in bel
modo al quanto intano da quella, et per darli animo le le moftra tutto cortefe,
&(^ maniero, et le precede auanti nel cammino,tanto, che a poco a poco lo
rimet: perla itrada . Si eleobantes hominem errantem fibi obuium uiderint
infolitune, primo, ne impetti terreant, aliquantulum de uiafefubtrahunt, et
tunegra-, im figura y no riputar partecipi quelli Signori* i quali moflì dalla
loro innata beignaimura rimettono ifuditi,oferuitori nella via del felice
contento, scorrendoli ne 1 loro eftremi bi {ogni * iSlunc fibifinem proponit
Honelìus. rinceps y ut fubditos felices efficiat . Il fine de l'honefto
Principe è di far feri i iudditi difie Antipatro ; di più gli honefti,&
benigni Principi, et Silori, accorgendoli di elfere maggiori tenuti, et
riueriti, porgono ani0 a minori di parlare, et chiedere valenze, et foccorfo,
fi come hanno tto gli ottimi Principi, et Imperatori, che hanno laflato buon
nome di, . Aleflandro Seuero di nome, et benigno di natura a chi non
s'arriltiaua di chiedere niente,lo chiamaua, dicendo perche non chiedi nien-: ?
Vuoi forfè ch'io ti reftì debitore ? chiedi, acciò non ti lamenti di me:
anofceua Aleflandro che il Principe è obligato dar benigna vdienza,& ccorib
a perfone minori, et pnuate,& perciò s'offe ri uà benignamene a loro,
dimandando e bifogni per non rimanere a loro debitore, et pure a gentile Impera
tore,confondan fi quelli Signori afperi di natura,che ncmorvdienza,ele pur la
danno a le prime parole infaftiditi difcacciano 1 fé con ingiuria le perfone,
et le fpauentono con la loro feuera, et brua ciera ; prendino elfempio di Tito
figlio di Vefpafiano Imperatore, che mpre benigno fi moitròal popolo, onde per
tal benignità fu chiamato, more, òVdelitie del genere humano, mai licentiò
alcuno da fé fenza Irgli buona fperanza, anzi auifàto da' familiari, come
ch'egli promettefpiù di quello che poteffe mantenere, fole uà di re che
bifognaua auertiche riiuno fi partifie mefto,& difgufiato dal parlare del
Principe. on oportere, ait quemquam dfermone Trincipis trìflem difeeder e :
Soggi unge etonio, che trattò il popolo in ogni occafione con tanta piace
uolezza/ n benignità, che folea far preparare le fette publiche de Gladiatori
non ulto fuo, ma ad'arbitno de gli afpettatori, cV mai negò niente a niuno e
gli dimandante, anzi l'efTortauaa dimandare di più : 2{am neque negauit cquam
petentibus : et ut qua uellent peterenty ultro adhortatus efi. S tando vna
aaccnagliuennein mente, che in quel giorno non haueua ufatalafo* benignità con
niuno,di chepentendofi, mandò fuori quella memorabile S« bil voce temici diem
perdidimus y Amici habbiamo perduta la giornata, tU putò come principe elìère
debito fuo eifercitare ogni giorno l'ofiìtio de la benignità. Non fu men
[benigno quel buono Imperatore, dico Marco Aurelio di cui Herodiano ferme, che
a qual fi voglia che ui andaua auanti porgeua benignamente la mano, e non
comportaua, cheda la fua guardia filile impedito Tingreflo a niuno, Quelli fono
Principi amati in vita, ÓV" dopò morte bramati, che lì fanno fchiaue legenti
con la benigni tà,& cerio per quattro giorni, che in quella vita vno
lìgnoreggia, deue procurar© di lafiàr memoria benigna di le, perche la fua
lìgnona torto fi perde, et la fua benignità, come virtù eternamente durai Detto
degno di generofo Principe fu quello di Filippo Re di Macedonia Padre del
grande Aletiand ro . Malo diu benignusfluam breui tempo re Dominus appella ri .
voglio più tolto eìiè re chiamato lungo tempo benigno, che breue tempo Signore,
onde io confederando il cortefe animo di qLeftì inuitti, ck benigni Principi 3
et *a nobil natura de l'Elefante animai* maggio re d ogn altro congiunta con
tanta benignità^ concludera,che quanto più vnaperfona è nobile ? et grande, tan
to più deue elìere coitele, et benigna, ma quello, che più importali conforma
con la benigna natura di Dio, di cui' proprio l'e.flèr benigno, effendo, che
non ci è chi più di lui eierci ti la be nignkà per il bene, che ogni giorno fa
a tutte le iue creature, fi che va Signore, et vn Principe per quanto comporta
la mortai conditione in colà ninna può più accollarli a la natura diuina, che
con la benignità lènza dubbio, che j Iddio ama più yn Signor benigne, che
fuperbo altero, anzj l'odia, iicome il moral Filolofo Plutarco chiaramente dm.
ilra nel diicorfo^che fa al Principe ignorante, dicendo, che fi come ; Io
pe.porre Leno alla licenza giouem Si ' . Zi Si fa ancora vecchio,efiendola
vecchiezza finale al verno, che fpoglia i. «ampi d'ogni occafione di
piacere> et di gufio. E lecco 9 et pallido, perche tale diuiene fpeno, chi
biafimapcr l'inuidia,. «he quafiiémpremuo uè il biafimo — Sta con la bocca
aperta, et fi vede, come habbiamo detto con le lingue, ©recchi,& occhi
perche il biafìmo è Tempre pronto d'vdire, et vedere per Scemar la lode di qual
fi voglia perfona . Mira la terra,perche il fine di chi biafima non può efier
fé non vile, ap* poggiandoli inalarne all'arido legno della maledicenza-.
BONTÀ, DONNA bella, veftita d oro, con ghirlanda di ruta in capo, e fta^ rà con
gii occhi nuolti verfo il Cielo, in braccio tenga ynpellica» no con li
figliuolini, fc^a canto vi fia vn verde arboicello alia nua«#. di vn fiume.
Bontà nell'huomo è compoiitione di parti buone, come fedele, verace^ integro,gi
ufto,& patiente . itella fi dipinge, percioche la bontà fi conofee dalla
belkzzz,c£fcnd9 die ia mente acquifta cognitione de' ienfL j lì veftito dal oro
fignifica bontà, per eijer l'oro fupremamentc buon» Tra tutti i metalli .
Horatio dimanda aurea jla mediocnta,dalla quale dea* ja la bontà ifieflà in
tutte le colè,. 1 * L'Albero alla rkia del fiume è conforme alle parole di
Dauidiiel fuor, Salmo, che dice : Ih uomo che iegue la legge di JDio eifer
limile ad vn'al>ero piantato alia. nuad vn rufcello chiaro, beilo, et
corrente,e per non :4fer altro la bontà, dellaxmale parliamo,, che il conformarli
con ia volonca di Dio, però fi dipinge in tal modo, $C M pellicano
medefiinaniente, il juale è vccello,.chc, fecondo che raccontano molti autori,
per lòuuenire sproprii figliuoli pofii in nece&ità,fuena.fe Hello col
rofiro, e dei propno [angue li nodrifee, come dice dififufamente Pierio
Vaienano al fuo luogo» jk de' più moderni nella noftra lingua, ili Rufceili
nell'imprefa del Cardinal d'Augnfta non xnotfra altro,cho i'iflefiabon tà.. Sta
con gl'occhi riuolti al Cielo, per efier intenta alla contemplatici ite
di.uina, &l per.fcacciar i penfieri cattiui „ chexli continuo fanno guerra»
per quello ancora fi pone la ghirlanda di ruta,hauendo dett'heroa prò*.
>neta d'efler fuggita da i fpinti maligni, et ne habbiamo autentichi
tettinomi . Ha ancora proprietà di fminuir l'amor venereo, il che ci manifesta,
che la vera bontà lafcia da banda tutti l'intercisi, et l'amor proprio, iU
nalefolo Concerta, et guafia tutta l'armonia di quell'organo, che fuona-» on
^armonia di tutte le virtù . BVGIA DONNA inuolta, et ricoperta nelf habito fuo
quanto fia pofsibile, ìlvefhmento da vna parte farà bianco, et dall'altra nero,
terrai^-. pò vna ga^a, et in mano yua Seppia pefee . I U /« ICOH GIOSI J La
parte dei vertioicntu-dcl color bianco moftVù^chc giOiyomiuìSttgfa* dì pnftacramcntcdkono-quakiìe
verità per' naiconderui lotto la bugia] mutando il diauoiojìlquaie^coii.e dke
SanGiouan GiivUoiToino iupei MxtLizh ConceJJim ftmte-'duiTi nera dkere i? ut L
mewlacium Juumrarà ucrit-atc^ ao'mrmndet. et per que^a medeiìtna ragione a queffimagxne
ilpone in capo Jaj Gaza, che è dì eolorvariO1, SCja Seppia,Jaouaie,tecondb che
racconta ij P.erio Valeriano nel libro ig. quando lì lente' prelà,; manda fuori
dalla co-' da vn certo humore neromelq uale ^ nalconde,rtimandb con taleingannc
fuggire dal pefcanre.Cbfi il bugiardb ole arabe feib'cOnlanntionedelk
Eugiej&uion^viene maialucè di Buona Sina* BVG1A. PQ'ntìz gioua'ne Bruttarma
artifitiofamente~v^èrHta dì color cangiante] dipinto tuttodì mafearedì più
forti-, et di molte lingue, farà zoppai «gioì con ^na gamba di legno, tenendo
nella fini (Ira mano vn' falcetto di paglia acre1 "a. Sant'Agofrino
dipinge la bugia,dicendb,che éfalia'iignifr' catione delia \^bcè di
cbloro,ehe£on,mala imentionenegano5, ouero afc fermano vnacofa falla v EVperò
li rapprefen :a in vna donna giouine} maBrutta,eiTendb vitio fcr uile,^
fuggito^ommamenteneJle conuerfationi de' nobiliiun modo che evenuto in
vfohoggidi, che atteftandbfila fua nobiltà >come per giura« mento nel pacare
fi ftiinapeì4 cola certa, che il ragionamento fia vero.Ve/refi
artificiofamente", perche con l'arte fua ella s'induftria di' dare ai
intendere le cofe', che nonfonov La vette di cangiante dipinta dì varie fòrti
dì mafeare, &C di lingue di* Kilo lira l'ineon danza c|èl bugiardo, ìlquale
dilungandoli dai verone! fauej Jare,dà dì uè ria apparenza di efierea tutte
leeolè^&di-quì è-nato il proueij* Silo che d ice. Mendacem opo Ytet effe
memo rem: Il falcetto dèlia pàglia accefa altro non lignifica1, fé nonché fi'
come il detto fuoco pretto s'appìccia,& pretto s'annnorza^cofi la bugia
preflo na* ice, et pretto m uore . ^ L'cìer zoppa dànotitia dì quelche fi dice:
triuialmenteychelàb'ugia ha S&gambecorLe»B' V I Ò\ CylO VAMN ETTO moro,
veftitod'azUrroiìelìato d'oro, et fopr* X i\ capo hauera vn Gufo,nel la de/tra
mano vn velo nero, et con la fi* siittra terra Vn -feudo di color d'oro,
ìnìnezo del quale ui na-'dìpinta vnf «arga con motto che dice. AVDE-ND f '.• _
GALAMITA.. \0 N N A mefla, yefiìtà di nero, et mal'in arnefe', moftrandòfi dei
boleti, regga fopravna eànha,tehèdb inumano vn mazzo di ipighe di grano roc^e
frac&fiate,coniC quelle, che vengono abbattute dalla tcpeftaj . Sj1 11
vcftimentojieroiìgnifijca malinconia, ch'è compagna jpcrpetuadek la calamità..
S'appoggia alla canna, perche non fi truo.ua maggior calamità, che»* quella di
colui) che ila in pencolo di rouinare, il quale lì conduce moJte^ volte
adefiderare la mone per rimedio, et la canna per eiTere vacua, 6V poco denfa,
facilmente iiipezza al fòprauenimento del pelò, come facilmente mancano le
iperanzo di quello mondo, perche ogni forre di vento ancorché debole è ballante
a mandare in ruma, et la fab.rica, cV~ li fondamenti delle Anitre iperanze,
&per queftoii domanda calamita da i calami delle Canne Il mazzo del
grano" acconcio, come detto riabbiamo, lignifica la per* ditione,&
jrouina delie biade, che èil principio della noitra calamità . CALAMITA, O
MISERIADONNA afeiutta, tutta piena di lebbra con pochiflìmi panni, che
lecuoprono le parti vergognoiè, et con alcunieagnuoli,cheliItia* no lambendo
lejpiaghe delle.gambe, terrà Je mani inatto di dimandai* clemofimu ^Calamita,
et zJWiferia.. DONNA men%ignuda, a federe fopra vn fàfciodi canne rotte, e fpcz
zatein molti pezzi in mezo a vn cannetoSi dipinge mefta,percioche ia
mifenarendei'huomo metto, cVancoi0che la Fortuna feglimoftri alquanto benigna,
nondimeuonon il rallegra mai 5 come dimoftra Seneca in Thyefte . rProprium hoc
miferos fequiturMitium J^umquam rebus credereltttis fydeat fcelix Fortuna licet
Tamen tifflicJos gaudere piget . Si fa a, federe, per inoltrare, che le fue
iperanze fono andate a terra, perche è cagionata dall'iracondia, et dallo
fdegno. li torchio accefo, dimoftra, che là calunnia è in frumento a trinano ad
accendere il fuoco delle difcordie,& delle rouine ài tutti ì Regnh Il
tirarli dietro il giouine, che ha le mani giunte, ci ià concicele,cLc il cai un
alatore non è altro, che lacerare Ja ian.a de gl|Inn.ocenti : ^ Glifi
dipingeacanto il bàiàliico,percioche, come narra Pierio VUeiaao nèilib. iq* I
Sacerdoti Egitij poneuano quefto animale per la ca~ i. z, làjiijQua $4 lunnia,
perche fi come il baialifco lenza mordere da lontano è pernkio alì'huomo co'l
fguar do> cosi li calunniato! e Sparlando di naicoilo all'orecchie de'
Principi, et altri, induce fraudolentemente l'acculato, che nce« na danni,
difagij, tormenti, e ben ipeito la morte, e fenz'onde poterli am* tare,non
iàpendo il torto,perche gli Vien fatto in abfenza come il vede aii» uenire in
molte corti,& Jrierodoto fopra la calunnia nei hb. 7. così dica Calumniator
iniUriam facit accufatoy non prafentem accufat . CAPRICCIO. Glouinetto verri to
di vani colori, in capo porterà vn cappelletto Cimi* le ai veitimento, fbpra
riquale vi iàranno penne diuerlè, nella delta mano terra vn mantice, ck nella
iìniilra vn fperone. Caprieciofi il adiinandano quelli? che con Idee
dall'ordinarie de gl'altri huomini diuerie fanno pendere le proprie attorni, ma
conia mobiitadai l'vna all'ai tra pur del n.edefimo genere, et per modo
d'Analogia il diconc capricci le idee,che in pitturalo in niufica, o in altro
modo iì manifeitanc; lontanedal modo ordì nanoi-l'inconfìanza fi dimoila
nell'età fanciuliefc^ la Varietà nella diue^fita dei colori » Il cappello con
le varie penne, moftra che principalmente nella fantafij fono pofìe quelle
diuerfitad'attioni non ordinane. Lo fperone,& il mantice inoltrano il
capricciofo pronto all'adulare l'ai trui virtù, o al pungere i-vitif * CARRI DE
I SETTE PIANETI* Cé^fì^O DELLtsf LVKjsf, Come è definito dal Boccaccio Uh. 4.
netta demologia de gli Dei.VN A donna di verginale afpe-tto iopra d'vn carro di
due ruote tirali da d'tè catialli, vn bianco > et l'altro nero per moitrare,
che la Lum faHkóicórfi di giorno >edi notte, è anco tirato il fuo carro,
come die* fopradetrò Boccaccio nel £. libro da' cerui, eifendo cheilcammino,chd
la Luna vien fornito più velocemente di tutti gl'altri pianeti,come quel
la,cheha l'orbe minore,& Claudiano, et Fello Pompeo dicano, che è g "
dato da muli > pereifer la Luna iterile, et fredda di tua natura, come p
mente è il mulo, et Auiònio Gallo fa guidare il detto carro da giouenchi
credefi che follerò dati quell'animali alia Luna per la fi miglianza, che è ài
loro d'elle corna,che perciò fi mettano due piccioli cornetti in capo d la
Luna, comeanco per effer quell'animali facrificati a quella Dea . Prudentio
velie la Luna d'vnbianco, et fotti! velo dicendo» Di bel lucido uelod nói
ueftiid Quando [uccrnta [piega le quadrelli £ la Vergine figlia di Latomia Si
potrà anco veftire con la nelle bìanca,roffa, cV fofea dalla cìnta ìJf iù,
&L il reilante del ueilimento iàrà negro, inoltrando, chela Luna nO ha lume
da sè,ma da altri lo nceue>& è dauuertire,ch'e per bellezza di qm Ita
figura fieno efsi colori polli con grafia, 1 quali inoltrano ? che la Lunau
fcelio fi muta di colore>& da Qiìk molti indoumano le mutationi de teme.
Onde DI CESARE RIVA. Ir Onde Apulco racconta, che la roflezza nella Luna
fignifica venti,il color folco pioggia,& il lucido,e chiaro aere
fereno,& Plinio nel lib. 1 8 cap. $ i. ice il med efimo.. Fu da gl'antichi
dipinta, che portafsi a gl'homeri una faretra piena di rali>& con la
delira mano vna fàcella accefa, et con la finiftra un'arco* Moltra la facella
ardente,come apportatrice della luce alli nafccnti fanT. iulli>percioche
porge loro aiuto, ad vfcire dal uentre della madre. Moflra ancor il lume,che fa
alli paftori,i quali amano affai la Luna, periochedalei ricéuonocommodità
grande, efiendo che la notte guardano fuoi armenti dall'infidie delle fiere.
Oltre ciò s'intende ancor per il lume l'humidità fua,che pretta fauore al cpiante,che
germinano fopra la terra, et alle radici di fotto dona aiuto. La drpinlero
gl'antichi,come habbiamodetto,con l'arco,& con la farera,perche intendeuano
la Luna effere arciera de* Aioi raggi, li quali fono lille uolte nociui a i
mortali,& per dirrìoftrare ancora le punture, che fento-, io le donne nel
partorire,efiendo quella Dea fopra il parto delle donne . CARRO DI MERCVRIO.
I7N giouine ignudo con vn fol panno ad armacollo, hauerà i capegli V doro y et
fra elfi vi faranno penne parimente d'oro congiunte infieie,o uero vn
cappelletto con duealette,cioè vna per banda,in mano porrà il Caduceo,&
alli piedi i Talari,che coli fi truoua dipinto da i pittori, defcritto in molti
libri da' Poeti, et in particolare nelle trasformatioi d'Apuleo. Sarà detta
Imagine fopra d'vn carro > &~ vi faranno molti làflì, peracnnare il
coflume de gl'antichi, che quando paffauano vicino alle flatue Mercuriojciafcun
li gittaua vn fafiò ai piedi,di maniera, che fempre aipiedi della llatua di
Mercurio erano molti monti di faflì, e ciò nfenfcc ornuto nel libro della
natura de gli Dei . Sarà quello carro tirato da due Cicogne vcelli confecrati a
Mercurio, srche quellovcello,ch'è chiamato lbide, è vna fpetiedi Cicogna,
laqua: naice in Egitto, come fcriue Anflotele nel libro della natura de
gl'aniali, doue che Mercurio (fecondo che narrano gl'Idonei) regnò,dando uei
popoli le leggi, fk infegnò loro le lettere, come fcriue Marco Tulnel terzo
libro della natura de gli Dei,& volìc,che la prima lettera delIfabeto foffe
l'Ibi, fi come dice Plutarco nel libro de liìdcj et Cfinde,& uìdionel
fecondo libro delle trasformationi fcriue, che Mercurio fugrido infieme con gli
altri Dei l'impeto di Tipheo gigante ti conuerfe in a Cicogna. Potrebbefì in
luogo ancora ddh Cicogne dipingere due galli, per lsu, ntaiSnuenienza,che ha
Mercurio Diodella facondia, 6V del parlare, ccn la ;Bilbilanza,laquale Ci
dinota con il gallo . j;,||Con il Caduceo fi dice che Me re unc( fecondo i
Gcntili)fufci'tàlfc i mòrjjjijcpme l'eloquenza folcita 'e memorie de £Ì'h uòmini
• ta!an,eIcrea:-,c?moitran:jIa vele ci tu delie fecale, leqta'i in vn tretI j
io far ' t& fpanfcano,però Homero chiama quali le parole,
ve!oci,alate,& c'han,1 f^nne, e chi vuol vedére piùdififufamehte
qLefl:e,efìmiliaItre ragioni dél« Imperlile di Mercurio,óY" degl'altri
Tuoi portenti, potrà leggere ( oltr^ che molti ne fcnuono nelialingua LatinaJ
il Boccaccio, che nella nofh*j jion manca con diligenza CARRO EHI; VENERE.
*\JEH ER E fi dipinge giouane, ignuda, et bella, con vna ghirlandi j V di rofe,
et di mortella > ÒV in vna mano tiehe'vna conca marina . ' Fu Venere
rapprefèntata nuda per l'appetito de gli lafciui abbraccia-» menti, o aero,
perche chi vsi. dietro Tempre allì lafciui piaceri rimanpercioche le ricchezze
fono dalle lafciue donne diuorate > &t_ S debilita il-c©rpo, et macchia
l'anima, di taf bruttura, che niente refta più di bello,., Il mirto > et le
rote fono confecrate a qiiefra Deàypef laconformità?chc tannò gl'odori con
Venere, et per l'incitamento, òT vigore, che porgé-Ù. niirtoaila^lulTuria, che
però Futurio poeta Comico men tre finge Digo-' li e meretrice, cosi dicev. *A
me forti del mirto accia ch'io pàffa Con più uigor, di Venere oprar l'armi* La
cónca marina, che tiene in mano, moftra, che Venere fia nata del jiìàre, coinè
diflfufamen te fi racconta da molti . " Iffuo carro >fecondo Apuieò è
tirato dalle colombe, le quali ( come-fi feri uè } fono oltre modo lafciue, ne
è tempo alcuno dell'anno, nclqualtf non ftieiio infieme ne ilor gufti amorofi
Et Orati©* Quidio, et S.tatip, dicono, che Venere e tirata da i cigni, pcf
cìimofrrare, che i guài de gl'amanti fono Umili al canto del cigno, il q ua-3
le e tan.o più dolce $ quanto quello animale è più vicinoal morire, perche^
tanto più gode l'innamorato quanto più pena in amore . Per fare alquanta
digerente' quefta figura il Qiraldi fcriue, che Vene» re fi rapprefenta, cóme
ho detto, fopra d'un Carro tirato da due cigni, è j éte colombe, nuda, col capò
cinto di mortella, et con vna fiamma al -pciw to, nella deftra mano tiene vna
palla, o vero vii globo, in forma del moni dò, et con la finifira tre pomi
d'oro, et dietro gli fono le tre graticy cox*| le braccia auuiticchiatc * II
globo moftra efler Venere dominatricc,e conferuatrice dell' vniuerfa Li tre
pomi fono in memoria del gì udiuo di Paride a lode della fua«# lìhgrilar
bellezza. Le gratie fono le damigelle di Venere, che allettano, et corrompono i
facilmente gl'animi non bene ftabiliti nella virtù '. \ CARRO DEL SOLE. IL Sole
fi dóurd rapprefentare configura di giovanetto ardito, ignu» -; do, ornato con
chiòma dorata, fparfa di raggi, con il braccio deftro c!icfìefo,& con la
irano aperta terrà tre figurine, che rapprefentano ìc* tre gratie, nella fin
iftra mano hauerà l'arco, et le iàcttc,& folto li piedi JD/7 CESZm RlPj.
&> :Si fa giouine con l'auttoritidei Poeti fra i quali Tibullo
coiidicc,^ ' Che Bacco folo, e Febo eternamente giouani iòno, &c. Ec
perlagiouinezza vollero lignificare la virtù ideinole, produttore^ tempre in
vigore dei iuo calore di colè iniouq, et belle . So/tiene con la iiniftra mano
le tregrJtie perdimoftrare, che piò ch il terzo Etheo* ae, et il quarto
Phegone, et con quelli 'hanno moftrato la qualità *& il camino del giorno;
pcrcioch e Piroo,cheè il primo, fi,dipinge_» refio, efl'endo che nel principio
della mattina, oliando i vapori che lì leuanp àalìa terra, il Sole nel Jeuarfie
roflò j Eoo ^ che è il fecondo^, fi ^imo* fora bianco perche, eflendofi fparfo
il Sole, Òthauendo cacciatoi,vapo* ne iplcdentc,& chiaro^ il terzoè
Etheone,& fi mppreicnìavrqnoin^ fiammato, tirando al giallo y perche-» il
Sole ( fermato nel terzo de| Cielo ) moftrapu) rifplendente iè fieno ;
I/vltinìo e Phegone,,& fi figu* ra'di color giallo"^, ina che porga-,
al nero, per dimoftrare^ la décli-r natione d efìo verfo la terra al tempo >
che tramontando fa_, ofeurare* laterra_,.' CARRO DI MARTE, F"V
rapprefentato Marte dall'antichità, perhuqmo feroce,& terri* bile
nell'aspetto,& Stano nel 7. librodella Ihebaide >jl'am^dj corazza tutta
pièna di fpauenteuoli moftri, con l!eImointefta>^&QjB|* l'v^ccelio Pico
per cimiero, con la deftta mano porta j^nafta,& con if braccio finifiro
tiene con ardita attitudine y^no icudodi iplendoie iàn^ guigno, &con ja
fpada al fianco ^ fopra àyr\. Carro tiratola ^uejLupJ rapaci . }i pioto
terribile,,ck.fpauenteuole ncH'afpetto per dar terrore,,& Jpa* Jìentar
inimici. * I moftri, che fono nell'armatura j moftrano efiere appreso *dj
M&z$$H |i^ore, hmpietà^ §c alhe limili paglioni. SS Gli fi pone il Pico per
cimiero per effer vccello dedicato à Marte per I'a cutezza del roftro,nel qual
folo confida contro gl'altri animali . L'Afta lignifica Imperio,perche tutti
quelli,che attendono all'armi/ gliono eflere fuperiori, et dominare altrui . Lo
feudo denota la pugna,& la fpada la crudeltà . Si fa che ftia foprail
carro,perche anticamere i combattenti vfauano carrette>edi ciò famétioneil
Boccaccio lih-p-della Geneologia de gliD( Gli fi danno i lupi, per effer q
uefti animali dedicati a Marte, et per mo ftrareTinfatiabile ingordigia di
quelli, che feguono gl'eferciti,che mai non fono fatii fimili alli lupi . Et
Homero fa tirare il carro di Marte da.» due caualli, come animali atti per
combattere > 6^ a fua imitationo Virgilio difle . Bella
armantuYeqM)bellumh§c armenta minantur . CARRO D io JOVE. SJU&joiiqge Gioue
allegrone benign^d'età di quarantanni e nelle Meda glie'anticne d'Antonino
flb^arft ''Gordiano fi fa nudo,ma per darli al-» quanto più grada, et per
coprire le parti vini, li metteremo ad armacollo! vn panno azzurro centefto di
vari; fiori . Nella deftra mano tiene vn'hafta, et nella finiftra vn fulmine,
ftando in piedi fopra vn carro tirato da due Aquile. Nudo (i dipinge,
percioche, come racconta Aleflandro Afrodifeo,anticamente l'imagini de gli
Dei,& de gli Re,furono fatte nude, per moftraie. che la poffanza loro ad ogn'vno
era manlfefta. I vari/ fiori, fopra il panno lignificano l'allegrezza, et
benignità di que-; ilopianeta,& d'efsi fiori Virgilio nell'Egloga 2.. cofi
dice. Ipfatibi blando* fundent venabula flore*. Gl'antichi foleuano dare
l'hafta per fegno di maggioranza, et perciò;, nell'imagi ne di Gioue lignifica
queft'ifteffo . II folgore nota caftigo, ma per effer que#o pianeta benigno lo
tien con ; la finiftra mano.,per non efiere rigorofo, il che fi inoltrerebbe
quando lo toj nefie con la delira mano in atto di lanciarlo . Il carro è tirato
da d uè Aquile, non folo per inoltrare, come] fono dedicate a Gioue,ma anco per
dinotare gl'alti,& nobili fuoi penfieri,& la liberi ralità,&
finalmente efferegioueuole altrui,^ perciò dal giouare dicefìl che ei fu chiamato
Gioue . Gli fi danno anco l'Aquile, perii buono augurio, che hebbe mentre an-|
daua a far guerra contra Saturno fuo Padre, della quale rimafe vi Come anco,
perche interpretandoli Gioue per l'aria più pura d' feono i fulmini folo fi
dimoftra con l'Aquila, che tra tutti glVccelli fol s'inalza aerand'altezza
lontana da terra. CARRO DI SATVRNO. (omefì dipinge dal Boccaccio. V Ecchio,
brutto, fporco, et lento,con il capo inuolto in vn panno p; rimente brutto, et
nel fembiante vedrafsi niello, et di malinconie corattoriofo.| onde na. gj>
complefsione, et con habito (tracciato, nella delira mano tiene vna falce,
&con la fimftra vn piccial fanciullo, quale' mollri con bocca aperta voler
di uorare. Stara quefta figura in piedi fopra d'vn carro tirato da due boui negri,oue
ro da due gran ferpenti,& fopra dd carro vi ila vn Tritone, con la Buccina
alla bocca,moftrando di fonarla, ma che fi veda, che le code d'elfo Tritone
fiano fepol te nel piano del carro, come fé foffero fitte in terra.
Dipingefi,fecondo la mentione,che fa il Boccacio lib.8-della Geneologiadegli
Dti, meftoper moflrar la malenconica complefsione di quello Pianeta,&
perche Saturno appreflò gl'antichi fignificaua il tempo3lo faceuano
vecchio,alla qual età conuiene la malinconia. Il capo inuolto,& l'afpetto
tardo,dimoftrano il finifiro afpetto della fkl la di Saturno, et la fua
tardanza . Sporco fi dipinge, perche è proprio di Saturno il concedere i
coflumi rtifonefti. Si rapprefenta con la falce in mano, perche il tempo
miete,e taglia tutte le cofe,come anco potremo dire,che perla Falce s'intenda
la coltiuatione ie' campi,ch'egli infegnò agl'Italiani, che prima era incognita
. ÌlTfanciullo,chc effo diuora,dimoftra,che il tempo distrugge quei medeSmi
giorni de i quali èpadre, egenitore . Si danno i neri boui al fuo carro,perche
tali a lui facrificauario,comc rac ponta Fefto Pompeo. | Si può anco diré,che
hauendoefiò infegnato l'agricoltura per arare, &. toltiuare i campi,non fi
poteffe, fé non con feommodità far fenza quefl* Ìnimali,e però i boui fi
pongono,come inditio d'agricoltura . Il Tritone fopra il carro con le code
fepol te lignifica > che l'hiftoria cominciò ne i tempi di Saturno > et
che da lui indietro tutte le cofe erano infcerte,& ofeure, il che
lignificano le code di Tritone fitte, &nafcofte in* erra,perche innanzi al
tempo non v'era materia d'hiftoria. CARRO DI MINERVA. DA Paufania è deferitta
Minerua nell'Attica fopra vn carro in formai di triangolo da tutti tre i lati
vguali,tirato da due ciuette,è armata al|antica,con vna verte fotto l'armatura
longa fino ai piedi, nel petto hi-» colpita la tetta di Medufa, in capo porta
vna celata ; che per cimiero ha na sfinge,& da ciafeun de' lati vn griffo,
in mano tiene vn'hafla, che nelvltiina parte vi è auuolto vn drago, et a i
piedi di detta figura è vno feudo cnfhllo,fopra del quale ha appoggiata la
finiflra mano . Il carro in forma triangolare fignifica(fccondf)grantichi)che a
Minerua sattribuifee l'inuentione deH'armijdeli'arte di te/fere, ricamare,
&l'Arhitetura. Dipingcfi armata, perche l'animo dd fapicnte fra ben
preparato contro (colpi di fortuna . ILa lancia lignifica l'acutezza
dell'ingegno . £f, ICONOLOGIA Il drago auuolco alla lancia, denota la
vigilanza, che nelle di&ipli.nj tdoprar oifogna>opure che le vergini
iìdeuono ben guardare,comenfe ri.jfcc fopra di ciò l'Alciàto ne 1 fuoi Emblemi
. La Gorgona dipmta nella. corazza jdimoilra lo fpayento, che rfiuom» {àpicnte
rende a 1 maluagi . griffi, et la sfinge fopra Telmo dinotano, che la (apienza
ogniamb £ùita rhòluc . Le auette,ehe tirano il carro, non folp vi li mettono
come vedili con; fccrati à'Aimerua, ma perche gl'occhi di quella Dea fono dVn !
nièdefìme colore di quelli ideila emétta, la quale vede òenifsimo la notte',
intenden dòli cheThuònid faggio Vede, et conoice le cofe, quantunque fieno di ficili,
^occulte. CARRO DI PLVTONE HVOMQ ignudo, fpauentofoin^viftà, convria ghirlanda
dìciprefl incapò, tiene in mano vh picciolo icettrò, et vnachiauc, ftandó It,
pra vn carro da tre ruote,& è tirato da tre ferocissimi cauaj !i,de,i.q
u#fi (fa ccjBdÒ? che dice il Boccaccio lib. 8. della GeheoJogìa defli fJci' j
V*nò'É chiama Metheo, il fecondo Adàftro, et il .'terzo I^ouio,& per Far
meglic «he ila conofeiuta quella figura di Plutone, li metteremo alli piedi
Cerbi ro, nel modo j che limole dipingere, Dipìugclì nudo, per dimqitrarc, che
l'anime de* morti,,che vanno, Régno di Plutone, cioè nell'inferno, lono pnue di
ogni bene, et dì dHHI commodo, onde il Petrarca in vna fua canzone, così dice a
quello prò* Che Talmk ignuda^ e fola £onuìen che arriui a quel dubbio fo calìe
. Spauentofo li dipinge, percioche così conuiene eflere a q udii che ha no
dàcàftigareli icèterati, iecohd^ ^che" meritano gl'errori commétti . r
Òiiìi daL la ghirlanda di cipreiid, per efiére cfiiefÌrarboré cònféeraj %
Chitóne t come dice Plinio nel libro 1 6. delfhiftoria naturale, &^ g
antìc'hi, di detto arbore gli fecero ghirlande per efler pianga trifta, et m
fti$Wf$l etftfy?? *UYA? ì Hoc°Pus > V ^or $: Pa* t\ ìqMs4qtiH$ amàuit '
JUppiter, c?rrl 0 carretta dimofira i gin di q uei, che defiderano
d'arricchire, per affi flutonedagl'anticbitenutopèr Dìo dèlie ricchezze .'
ricolo.di chi vi •Jjf»i trécauàilì,c^)iiiehabbiaai(), detto il primo fi chiama
Me theo,yiji «e ( còm dice il Boccàccio uci i&Ogq ci ùxo) interpretato o£
uro, affi ne*» { É>f C. fi" rcòmpréda la pazza deliberatone dacquiftare
quel che poco fa meftiero,'' on la quale e guidato, o véro cacciato l'ingordo .
Il fecondo è detto A-, jdftro, che ftiona rifletto, che fa nero, acciochefi
conbica ù meiorc di uelio, che diféòrre, &_ ìa triftezza, et la paura circa
1 pericoli, che qua» ièmpre vi ftannb intorno . Il terzo vieh dettò Nouio, il
quale vògliap che lignifichi tepido, accióche pei* lui eònfideriamo, che per lo
teiere de' pericoli 'alle vòlte li "fèruèntinìmò ardóre di" acquifìare
s'impe-»,Uce. ' Gì fi mette a canto il Can Cerbero con tre fatici, per cflere
guardiano • èll'inferno, eilèndò d'incredibile fierezza, et divoratore del
tuttofi cui fcnecà Tragico, nella commedia d'HefCole furiofo còsi dice. itre di
quefio appare ' (onfpauehteuolfuoaó ti reo Dite là e afa La porta difendendo
colg ran Regni oue il gran Stigio cane Vìgiranferpi al collo m crudeltà
fiuàrrifee l'ombre fè fatine Hofridida-pédere a queHi dibattendo € con la lunga
coda 'èfmifuratìcapi -Vi giace fibillandovn fiero drar$> CARRI DE IQVATTRO
ELEMENTI. FV0C0 , 'TVLCA.N O dagl'antichi cr£ porto per il fuòco, et fi
coftumaua L V dipingerlo.nùdò, bruttò, affumicato, zoppo, Con vn cappello di
cof celefte in capo, et con vna mano tenelle V~n martello, et conia-» ' àiftravha
tanagliai [.Stara quell'imagi rie Ìbpradiun'ifola,a'pie della quale vi
fiavnagraiw Imma di fuòco, et in mèzo d'eifa vàrie forte d'armi, e dett'ifola
ha pò* t con bella gratia fopra d vii carro tirato da due cani, Boccàccio nel
libro della Gerieologfa degli Dèi, dice, che il fuoco li d uè forti, il primo è
l'elemento dèi fuoco, che non vedemo, et queflo ohe vòlte i Poeti chiamano
Gioue, et l'altro &ìl fuòco dementato, dei ale noi ci feruianiò in terra,
et per quello s'intènde la figura di Vulea ] j. Il primo s'accende nell'aere,
perii vélòciflìmo circolar moto dell* ibi, et genera tuoni: per il fecondo è il
fuoco, che noi accendiamo di me, et altre cofe, che fi abbruciano. '..,..,
Bruttò. fi dipinge, percioche così nàcque, &dal Padre, il quale dice» fière
Gioue, et la madre Giunóne, fu da loro precipitato dai Ciclo, fi
ìandòa.cadei-eneirilbladiLennonèi mare Egeo, che però fidipina cantò la,
fopradetta Ifola, dalla quaTcafcata reilò zoppo, et feian-» o. Ond egli viene
beffeggiato da gli Dei, nel Conùiuio, che finge* risero nel fine della prima
Iliade, oue dice in iuo idioma. Immenfus autem ortus eflrifus beatis JOijs,
V'tyidzrunt Vulcanum per domùmmìnifiraptem, ., Sfon peraltro,,fc non perche
zoppicauà, impcrfcttione ridicolofà la* ipcrfona, quando' ft muòue, e fa
qualche attionc di e^crcitio, con-», tociò | da quella ifleifa iinb^tóone.
prcic r~a#i "tó;erisu di lodi Giouan Zaratino Cartellini, mio amico,
veramente gentil huomo d'in gegno, et di belle lettere, in quello fuo epigramma
. tsfdVenerem de Tityro Taftore Claudo, €rras non tuus eft natus Cytheyaa
Cupido Tytirus e$l oculis fimilìs tibitotus,et ort Stult'a tibi matri} nilq;
patri eft fimilisy Ftqs tuus coniux claudicat ipfe pede : Js nempe eft
c^cus^nitido tu luminefulgeslslatus hic efto tuus, c&cu iam dejère nati
Vokanusqt pater claudicat, Me yolat. Eft claudus caco pulchrior ifte tuo . La
quale imperfettione apprendo Vulcano lignifica, che la fiamma del fua co tende
allo in sii inegualmente, o uero per dir come Plutarco . Vulca no fu
cognominato zoppo > perche il fuoco fenza legne non camina più d quello che
faccia vn zoppo fenza baftone,le parole de l'autore nel difcoij io de la faccia
della Luna fono quelle . «JWulciberum Vulcanum dicunt da». dumid.ee
cognominatum fuijje, quod ignisfine Ugno non magis progredir > quan claudus
fine feipione . Nudo,e co il cappello turchino fi dipinge^per dimoftrarc^hc il
fuoco et lincerò. Il martello,^ la tanagliarne tiene con ambi le mani figniiica
il ferro fatto con il fuoco. Gli fi danno 1 cani,percioche credeuafi anticamente,
che i cani guardaf fero il tempio di Vulcano>che era in Mongibello, et
abbaianero folamentt a gl'empi>& cattiui, &gli mordenzerò, et
facefiero fella a quclh,che andanano diuotamente a vili tarlo. Gli lì mette a
canto la gran fiamma di fuoco, et l'armi diuerfe,che vi fono dentro j per fegno
della Vittoria di quelli 5 che anticamente reftauanfl vincitori di qualche
guerra, i quali foleuano raccorre l'arme de gl'inimici et di quelle farne un
monte, et abruciandole farne fàcrifitioa Vulcano. CARRO DELL'ARIA. FV dipinta
da Martiano Cappella Giunone per l'aria, per vna matrona a federe fopra di una
fedia nobilmente ornata,con vn velo bianco, chi gli cuopre il capo,ilquale è
circondato da vna fafeia a vfo ài corona anticai e reale,piena di gioie
uerde,rofie,& azzurre,il color' della faccia nfpìédétj La uefle del color
del uetro,& fopra a quella vn'altra di uelo ofeuro, ha intorno alle
ginocchia una fafeia di diuerfi colori . Nella delira mano tiene vn fulmine, oc
nella ilniflra ci hauerà vru tamburino . Il carro è tirato da d uè bellifsimi
pauoni,vccelli confecratiaqueflaDca, et Ouidio nel primo dearteamandi cofì
diee. Laudante s oftendit auis Iunonit pennas Si tacitusfpcBes, Uhi recondet
opes. I uarii colori, et l'altre cofe sopradette lignificano le mutationi
dell'a-*) ria, per gl'accidenti ch'appaiono in ella, come pioggia,
ferenità,imyct3 CARRO DELL’ACQVA. E Da Phorrì ii to nel prmiolibro della natura
degli Dei dipinto Netuft no per l'acqua* Vn uécchio con la barba, et i capelli
del colore dell'acqua manna, cX. n panno indolfo dei saedeiimo coiore,nella
deftra mano tiene un Tnden e,& ria detta figura lbpra dVna conca manna con
le ruote tirata da due ba ene,o uero da due caualli marini in mezzo il
mare>oue fi vedano di uer~ Fù Nettuno vno de i tre fhtelli,alquale toccò per
forte l'acqua, et per* :iò fu detto Dio del mara> et gl'antichi lo foleuano
dipingere hora tran* luilloA quieto :, &hora tur!,,. :ó . Il color della
barbatelli capelli, come anco quello del panno, che pora in doilb,fignifica
(come rifenfee il fudetto £ hornuto) il color del mare. Il Tridente dimoftra le
tre nature deli'acqua,perche quelle de i fonti,& lumi fono dolci,ie marine
fono falfe,& amare, et quelle de i laghi non fò io amarene anco grate al
gufio. Gi'èattribuitoilcarro^perdimoftrarcilfuo mommento nella fuperfì:ie,
ikiuale fi fa con vnanuolutione, et rumore, come proprio fanno le^ •ueted'vn
carro.". E tirato dettò carro da ferocifsimi caualli > per
dimoltrare,che Nettunio è flato il ritrouatore d'eisi, c£«ne dicono 1 Poeti,
percorrendo la terra.. :on il tnden te,ne fece vfeire vn cauallo, et carne
racconta Diodoro, fu xJ »nmo,chelidomaffe. CARRO DELLA TERRA. E L 2.lib.della
Geneologia de gli Dei, il Boccaccio defèriuc la terra,, vna Matrona, con vna
acconciatura in capo d'vna corona di torre* he perciò da poeti fi dice Turrita,
come da Vi/gilio nel 6. lib. dell'Eneide ìen detto et e tirato da due leoni *
La corona in forma di torre dimoftra douer eflèr in tefa per la terra>efTe»
o il circuito della terra a guifa di Diadema ornato di Citta* Torri,
Carteli,& Ville* La vette con i rÌcamì,Pherbe,ck^ i fiori denotano le
felue,& infinite fpe» ie delle cole, delle quali la fuperficie della terra
è coperta. Lo Scetro>ehe tiene con la deftra mano,fignifica ì Reami > le
ricchezze, it la potenza de' Signori della tèrra . Le chlaue,fecondo che
racconta Ifidòro, è per mòftraré, che la terra al epo deirinuerno fi ferra,e fi
nafcódé il femé iòpra lei fparib3quale germoliado vie fuora poi al tépo della
£rimauéra,& allora fi dice apnrfi la terra, I Leoni N pi J I Leoni,che
guidano il carro dimoftrano l'vfanza della agricoltura^ leminar la terrmolti
luoghi. dii.abù:at,i>o che la terra fempre tenga molte fedie uote per
quelli, cnehannoanaicere. CARRO DELLA NOTTE. fame dipinto da diuerfi
Voetiy& in particolare dal Boccaccio, nel primo libri della Cjeneologia.de
gli Dei* *% T N A donna>comc matrona fopra é'yti carro di quattro ruote,p.er
1 ! V Arare le quattro vigilie della notte.. Tibullo gli da due caualli n et
rapprefentacon la ghirlanda d'hedera, pedici l'Edera e dedicata a lei>iù
tempo) tan t'ha maggior pofiansa, Allegro fi dipinge,percheil vino rallegra il
cuore de grhuomini,"& a] (co beuendoio moderatamente da vigore, &f
crelce le foizc. Dipinge^ nudo, perche tj lcìu ? che beuono fuor d i m libra
diiiengof ebr:j ) et manifeftano il tutto, ouero jrerche il bere fi orr'e i
ternani, coj duce niol to i npouerp.& renano ignudi, o perche il bere fuor
dei le.iiiu genera calidez^a, lì tjrfo circondato daH'hedera?dinota che quela
pianta,»* come lega ti %o queIlo,ai che s'appiglia,corì il vmo lega ì'humane
nientifi carro lignifica la yolubiie^^a de glabri ; percioche il troppo vino;
£e;jQ aggirare ìlcerudioa gi1iuomiài,come saggininole iv. icde t~rj La pc.^t
4v* Lupo Cer^^r;); v.ie^or^ »»d 4/iiia collo* d^aoilru e e e; { iUtt*GÌ
CEfJ&E RtF.4. §f 'animai è attribuito a Jrkcco,cor.,e -'anco per dare ad
intende e, che il Vi* 0 pigliato aiodc^tanic iio creicei ardire^ &• la
Uiila^diceudoi^clieUlu^ oocruieroha>iaaii:aaou..ìis:ri;a. Le-QgreciiC tirano
ìlcarfo^dimoftrano là crudeltà degl'imbriachi, j?er> uqai Carico del Vino
non perdona ad alcuno". CARRO DELL AVRÒ R A. 1 /NÀ Fanciuliu dr q uelja
beJlezza,chp Poeti s'ingegnano d efprjme» V re con parolejcoriipcnendbia di re
fé d'oro di porporati rugiada, 6f Liiili vaghezlori du%nti,cofi ha tre
nOmi,Alba,Vermi?lia,& Rancia/fi che perque:) gli farei una uefte.'jno alia
cintura>candida, lottile, e cóme tràfpai ente, tlJa cintura fino
alJe-ginocchia una fopràue^e di icarlatto,con certi trin-, y et
grUppijcheimitaflero quei reuerSeri nelle nuUoIej quando è
uermiia,daìleginocchia fino a i piedi di color dWo, per
rappreferitarla,quan> è ranciayauertendb,che qUe^a Uefle deue eflere fefià,
cominciando dal-» I colete per fargli mófirare le ?ambe ignude', et cofi la
uefie*, come la fo* t auefte fieno mofle dal uentb>& faecinopieghe,&
fuólazzi.Ile-braccia uoglianóefiete nude ancor effe, di carnagione di
rofe>&fpar | ri con rima delleniani dìuerfi fiori>perehe al fuo
apparire s'approno tut che per la notte eìàno ferrati. • Hauerà a gl'omeri l'ali
dì uarii colori, dimoftrando con ette h uelocit£ lfuo moto ypercioche'fpinta da
i raggi folari tofto frarifee.T« capo porteràUna ghirlanda di rófe,&con la
finito mano una face!* ccefa,laquale fighifìcà quello fblcndore maturino, per
lo quale ueggia*auanti, che fi leui il Sole, il Cielo biancheggiare ; ouero gli
fi mandi ihnti un' Amore,che porti una
faCe,&Un'altro:dor3ò,checori1un!altra:fue^ giTitone. nSia pofta a federe
con una fedia indorata, fopra d'un carro tirato dal ca« nlìò Pegafeo yper efier
lAurorà.imica dei Poeti, •& di tutti gli ftudiofip ©eroda di e caualli>
l'Uno de quali farà di colore fpkndentè ih bianco, et j|troYplehdente in
rofio,il bianco (fecóndo, eh e racconta il Boccaccio «.^dèllà'Geheólògia de gli
Dei ) denòtà,chehafcendb l'Auròra dal Sole pcedè quella chiarezza del Cielò,che
fi chiama Aurora >& il e3.ualloro& 1 principio dèlia
mattina,che"oAahdo i uapòri,che fi leUarió dalla terra, dìarite la uenuta
del Sn^l'Àuròra parte,*! chedalla tenuta del Sole,& arteiiza dell'Auròra
ilGielròfleggia «• R R © DEL GIORNO NÀTVRALt Del T{euerendifs. Danti 'Perugino
Vefcow d\Xlatn. \ Vomóiri un circolò fqpradvn Carro cori là face accefa ili
mano, ti» E rato da q liattró càùaliiifigriiiicanti le quattro fuci parti
dell'Orto,.èt iÌl'Occafo,& lidiii crepufcUlijouerò Ume22ogi0rnQji
JiiC2£ànottc,cht cella corrcauauu iì Sòlfe CARRO DEL GIORNO ARTIFIZIALE Del
fopradetto isfutove . HVbmo fopra vn carro timo da quattro caualli, per la
ragione del ta di fopra, con la face in mano, per il lume, che apporta., et è
gu, 4*to dall'Aurora. CARRO DELL1 ANNO DeWifiefio Vefcouo . HV O M O fopra yn
carro con quattro caualli bianchi guidati dall che per tale s intende Cerere,
ouero pei jdinotareilfcacciato ferpe da Eunlico dell'Itola Salamina, il quale
faina* tofì nel tempio di Cerere, iui fé ne flette fempre, coinè fuo nuniftro,
f feruente . La ghirlanda delle fpighe del grano lignifica, che Cerere fia la
terra pi et lo tirano, le balene, perche que/te utile cofelcorrono tutto il
mare,come l'acqua del mare circonda tutta I £p,-ffì ! Tiene il vecchio marino,
per dimoftrare, ch'effendo l'Oceano condott dalle balene per il gran nutre,
folle ricco di moki boni marini, ik di [càie ichiere di Ninfe, che t'vno, et
l'altro dmioftrano le molte.proprie-, iciraccue. &i dimeni accadenti, che
i'pefto fi vc^oncuii quelle. 1 CARRO FAMORE. Come dipinto dal Tetrarca .
QF^iTTEJ) deftrier vie purché aeuc bianchì Sopra -vn Carro di fuoco vn garxon
crude Con arco in mano > e con faette a i fianchi Contro dèi qual non y al
elmo, ne feudo Sopra gl'bomeri hauea fol duegrand'ali Di color milky e tutto
l'altro ignudo. CARRO DELLA CASTITÀ. Come dipinto dal Tetrarca. TN A bella
donna, vedi ta di bianco, fopra d' vn carro tirato da duo V leoncorni, con la
deftra mano tiene vn ramo di Palma, fcr^con la nftra vn feudo di l niullGyiii
mezo del quale vi è vna colonna di diaipro, alli piedi vn Cupido legato con le
man dietro, et con arco,e ftrali rotti, ncorche fopra quefta materia lì
potrebbe dire molte colè, nondimeno xeHer opra d' va h uomo tanto fomofo fenz'altra
noftra dichiaratione uera luogo . CARRO DELLA MORTE. DelTetrarca-, ' TNÀ morte
con vna falce fìcnara in mano, Ira fopra vn carro tirato / da due boui neri,
folto del quale fono diuerfe perfone morte, cote Papi, Imperatori, Rè,
Cardinali, &C altri Prencipi, e Signori, et Hard o conforme a ciò, così
dice . Tallida mors aqm pulfatpede, pauperum tahernas, R^egumque turres . It
Sta ciò in Thebaide . tJMiìle modis Uthi miferos > mors vnafatigat }\rro,
pefie yfame, v'mclis, ardere, calore > tSKMe modis miferos mdrs capti (| 6:
tiene in cima del capo vn'ù orologio dapoluere > e iìafà fopra vn f jo
££a>o da d~e ^veiociisuin cerili* K CARPi CARRO DELLA DIVINITÀ di Petrarca.
L 'Padre, Figliuolo, et foprad'effi Jo Spìrito Santo in vn carro tirai da i
quattro Euangelifti . CARESTIA. DONNA maeilente>c\f mal veftita, nella
deftra mano tenga m t mo di falee > nella fìniftra vna pietra pomice, et a
canto hauera fi, vacca magra . Dipinge/1 la careftia magra > per dimoftrarc
l'effetto del mancarne© delle cofe alla vita h umana neceffarie, perche il
danaro folito a ipende largamente in più felici tempi^nelle ftenli
ftagiòni,poco meno> che tut fi trasferifee nel dominio di pochi,di modo,che
facilmente 1 poueri rim gono macilenti, et mal vediti per careftia di pane, et di
danari, la pietra pomice,^ il falicc pianta fono Aerili, et la ftenLità é
princif cagione DI CES J RE &l$Ai ff igìonc della careftia, ma alcune uoite
nafee ancora per l'infattabile cupidigia d'alcuni Mercantali quali fogliono (
fraudando lanatura ; affliggere ; pò ueragenteconi loro inganni. _ Dioingefi
appreso la vacca magra,per fegno di careftia, et queito ligm: batolo moftrò
Giofeffo nelle-iacre lettere, quando dichiaro il fogno et araone. CARITA DONNA
veilfta dliabito roffu, che nella mano deftra tenga vn core ardente, et con la
fini/ira abbracci vn fanciullo. La canta è habito della volontà ìnfufoda Dio,
che ci inclina ad amai* i,come noftro vitimo fine, et il profsimo come noi
ftefsi, con* la deferi-* ono 1 Sacri Th eologi . Et ii dipinge co'ì cuore ardente
in mano,& co'J fanciullo ih braccio, er notare, cri e la carica è vno
eftetto>& puro, et ardente nell'animo ver3 jDìc,6: verib le creature .
li cuore ii dice ardere quando ama, perche et a* moioo mouèndoli gli fpiriti di
qualche oggetto degno, fanno rellringere il gue al cuore, ìlqualeper la candita
d'elfo alterandoli, lì dice che a perlimilitudme. Però 1 due Difcepoli di
Cimilo S. JN. diceuano, che 3 deua loro il cuore,mentre egli parlaua, et fi
èpoi communemente vfurp ta quella translatione 'da' Poeti nell'amor lalciuo •
11 fanciullo ii dipinge a conformità del detto di Chriflo : Ornarmi minimi*
meisfecijiisymihifeciflis. 1 1 veflimento roffo,per la fimiglianza che ha co'l
colore del (angue, ri ilra che lino ull'efi iifione d'elfo li rtende la vera carità,
fecondo il telUmt ilio di San Paolo. Carità . DOnna verri ta di rofTo,che in
cima del capo habbia vna fiamma di fi co ardente,terrà nel braccio finifho vn
fanciullo,alquaìe dia il latt et due altri gli flaranno fcherzando apiedi,vno
d'elsi terra alla detta fi ra abbracciatala delira mano. Senza carità vn
feguace diChriftojècomevn'armoniadifiònante d'i Cimbalo difcorde,& vna
fproportione, ( come dice San Paolo) però la e rità fi dice effer cara
vnità,perche con Dio, et con gl'huomini ci vnifce i amore,& in
affettione,che accrefeendo poi i meriti, col tempo ci fa deg del Paradifo . La
uefle rolla lignifica carità, per la ragione tocca di fòpra : però la Sp fa
nella Cantica amaua quello colore nel fuo diletto . La fiamma di fuoco perla
viuacita fua è infegna, che la carità non m: rimane d'operare,fecondo il folito
fuo amando, ancora per la carità voli che s'interpretaffe il fuoco Chriflo N.S.
in quelle parole ; Jgncm veni m fere in terram, et quid volo,nifi vt ardeat i I
tre fanciulli dimoflrano, che fé bene la carità è vna fola virtù,ha noi dimeno
triplicata potenza, elfendo fenz'eifa, et la fede, &lafperai>za e dice
coli . © più d ogn 'altro raroye pretiofo 7{e dei benfarfei timido, ofaftofo*
Dono, che in noi uien da Cclefte mano, Ogni e ofafofj rifece credi, e [peri. Co
fi bauefs'io loflile alto > e fon rano, 7{on penfi al mal y di -perita fei
pieno Cóme fon di lodarti deftofo. In riccbe^e,in bonornon poni ajfettm Tu in
corfuperbo mai, ne ambttiofo 0 dolce carità, che mai vien meno 2^o hai tuo
albergOyma in benignoye hu Deh co'l tuo f hoc ? i bafsi mieipenfie Tu
patientefeij non opri in vano (mano Scacciale di tefol mi rifcalda ilpett*
CARIT A. VN A Carità viddi al Sig. Ifidoro Ruberei Auditor del Cardina
uiati>gentirhuomo di molta bontà,& di vanaeruditione ornato, però affai
caro al fuo Signore. Era quella canta rapprefentata da vna bored'oliua,alquaJe
cominciauaa leccar alcuni rami, e dal tronco d' e prima a più Tofs imi, e poi a
più lontani. Quell'herbette credo lignifichino alcuni ;u ti jche da a maritar
Zitelle fecondo intendo >& gl'alboretti ce io fona ;cuni Giouani.chea
fue fpefe tiene qui in Roma a rtudio, tra quali fono iodouico,& Marc
Antonio Ruberto vno Nipote del Signor Gio, Mattea iuberti, che fu Secretano di
Paolo IV. e poi di Pio V.raltro Nipote del ig.Francefco Ruberti,chefu Secretano
di Sifto V. mentre erano Cardi* nli,i quali rertati poco commodi fono dal detto
Sig.I/idoro,in tutto notiti. Et perche l'opra l'arbore ui è vn motto,che dice .
zJKoriens reuiuifcit% r che anche voglia dire, che mentre egli
inuecchia,&va alia fine,no» endo quelli giouani in eiiì rinafea» >
CASTITA DONNA veftita di bianco s'appoggi [ad una colonna, (opra la quale vi
fari un criuello pieno d'acqua,irì vna mano tiene un ramo di nnamomo,neiraltra
un uaiò pieno d'anella, fotto alli piedi un ferpen-tc orto,& per terra vi
faranno danari,e gioie. Veftefì quella donna di bianco per rapprefentare la
purit dell'animo* jie mantiene querta virtù, 5^ s'appoggia alla colonna, perche
none fiu>,& apparente,madurabile, et vero. ì Ucriuello fopra detta
colonna per lo. gran cafo, chefucceflè alla Ver[ne Vertale è indino, ò fimbolo
di canuti * f Il cinnamomo odonfero,e pretiofò dimoftra > che non è cofa
della ;moftra,che fra ie fpine della momficatiorie di noi rtefsi nafee lacatto
a 1 piedi,farà Veftita di lungo, come una Vergine Vertale, Scintasi mezo d'una
fafcia,come hoggiin Roma ufano le uedo,ue,fop.ra la qua ; ui fia fermo il detto
di San Paolo : fiftigo co rpus meum . • Caftità Matrimoniale '• ,J:.._: l7NA
Donna ueftita di bianco, in_, capóhaueri una ghirlanda di V ruta, nella deftra
mano tenga vn ramo d'alloro, c\f nella fìniftra— ia Tortora. et refiflono le
Aie foglie, et i fuoi rami gettati fopra il fuoco . Per Cuidionel i. delle
Metamorfosi finge, che Dafne donna calta li trasfo inane in Lauro. La Tortora
c'infegna co*l proprio efìempio à non contaminare giai l'honore, et la fede del
Matrimonio conuedando Solamente (compre detta dalla cafligatione delia carnejo
concupifcenza, che rend l'huomo in tutto puro > òt lenza aicuna macc h la
carnale . Gli fi fi velato il vifo per effer proprio del cado raffrenargli
occhi pc cioche,come narra S.Gregono nei Morali fi deuono reprimere gli occh
come rattori alia colpa . \ lì veftimento bianco denota, che la caftità deue
eflér pura, et netta et origine d'ogni male, et però ben diffe Ouid. de remedio
amoi Oria fi toUasferierecupidinis arcus . Z.e tortori fono, come riferifee
Pierio Valeiiano nel lib. 2 1. de gli fu leroglifichi,il /imbolo della calli
tà, percioche la Iortora,perduto che h)| la compagna,non fi congi unge mai più.
Lo feetro lignifica il dominio, che ha fopra di fc il callo, percioche I fcene
la carne è principalmente nemica dello fpirito, nondimeno quando egli vuole non
può efier mai abbattutole vinto da quello,& le ben4 fcritto. Continua
pugnalava rifioria, nondimeno fi è detto di fopra,quar do l'huomo ha faldo
proponimento, in contrario non può efierfuperat in alcun modo,& prima fi
deue mettere in elocuzione quel verib d'Or dio nel terzo libro delle
Metamorfofi, quando dice. tsfnte ah moriarquamfit ubi copia noSìri . Che
inferamente traboccare nel vitio delle carnali concupifeenze» CECITÀ DELLA
MENTE. DONNA veflita di verde,flia in prato pierio di varij fiori, col caj
chino, et con vna talpa apprelfo. Cecità . /o* Cecità fi dice la pnuatione
della luce de gl'occhi, et per fimilitudmev uero per analogia, fi domanda
ancora l'ofiufcatione della mente > pere \rm. fi dimoerà con la talpa per
antico coftume de gl'Egitij, come recinta Oro Apolline : l'altra con la tefta
china uerfoli caduchi fioristella ;rra,che fono le e la tengono ocupata lènza
protìtto,perche quanto ài bene il mondo lufinghiero ci prò iette,tutto è vn
poco di terra non pur fotto falfa fperanxadabreue pia" :re ricoperta, ma
con grandissimi pericoli di tutta la noftrauita, conio endice Lucetio libi.de
natura rerum».. miferas bominum mcntesy &pe&ora meo, Dt^itHT bec mi
qmdcunqste cjl nalibm in tenebris vite qtùmtififi perieli? •,t Ouidio nel lib.
6. delle Metamorfofi . r$b funeri quantum mortalia pefioraceca T^otlis battente
CIELO. 7 N Giouane d'afpetto nobilifsimo^veftita d'habito Imperiale di color
turchino tutto iellato col manto detto paludamento, 5^ nella quale fi feorghino
li fuoi dodici fegni, poi ti in capo vna ricca corona piena di uane gemme, et
nelli piedi li cotu. ni d'oro., Il Cielo da Bartolomeo Anglico lib. 8. cap. z.
è diftinto in fette pa Aereo, Etereo,01impo,Igneo,Firmamento,Aqueo,&
Empireo,inaa j non accade repetere ciò che egli ha detto, a cui rimetto il
Lettore, fcj parimente circa il numero de Cieli, a Plutarco, al Pererio ne la
Gene/ al Clauio fopra la sfera del Sacrobofco, la Sintafi de l'arte mirabile, a
J Margarita Filosofica, et ad altri autori : a noi baili dire, che.il Gielp è
tui to l'ambito, et circuito ch'è da la terra per fino al Cielo Fmpixeo oue
fìedono l'anime beate. tjefiódo Poeta Greco nella fua Theogonia fa figliuolo de
la terra in quello modo . Teìlns veroprmumi quidem genuitparemfìbi Q&lum
Stellis ornatumy vt ipfam totam obtegaty Vtq; effet beatis dijsfedìs tuta
femper i cioè. ■ primieramente ingenerò la Terra £t percbe^la delle beate mente
Il del di SteUe ornato Sempre ficura fede^j . isfeciò la copra tutta, Et per
tal cagione gl'habbiamo fatto il manto (Iellato turchino perei fere colore
ceruleo con* detto dal Cielo, et quando uolemo dire vn Cie chiaro,& fereno,
diciamo vn Ciel turchino, Regale poi, et con lo Scc tro in mano,per dinotare
ìi.dominio, che ha ne le cofe inferiori, lì conn vuole Arni. nelpr.lib.de la
Meteora, tefio j.aiizi Apo^llodoro fachei primo che habbia ottenuto lì dominio
di tutto il mondo, fia flato Vna ila noi chiamato Cielo . Vranos prótos tu
Tandos edina feufeKoKon. ideft iumprimus orbis vniuerfts imperio prafuit. Si
dipinge giouane per moftrare che le bene ha hauuto principio,ne ■fteflò termine
fi ritroua,& per lunghezza di tempo non haurà finepè «fiere incorruttibile,
come dice Arili, lib. pri. /Cceli tetto, io. onde è cìh gli Egitij per dinotare
la perpetuità del Cielo,che mai s'inuecchia dipi» feuano vn core in mezo le
fiamme, fi come habbiamo da Plutarco in* fide,& Ofiride cok tali parole .
£alumyquia oh perpetuitatem nuq; fenefcat9 (orde pitto ftgnificant,cui focus
ardens. fuhie&us fit, Et però gli habbiamo pollo nella fini/Ira mano il
fudettt nafo con il core in mezo de la fiamma, et per che in tutto il corpo e
kifle non uedemo lumi più belli, che il Sole, et la Luna, ponemo nellapiù nobil
parte del fuo petto fopra la poppa dritta il Sole, come principi depianeti,de.l
quale riceue il fuo fplendore la Lunapofta fopra la poppa fejiftra> tanto
più th$ quéfte due imaginS del Sok,& della Luna gì' Egitij ••i ■
iigait>l. io? gnificauanoilCielo;locingemocon la Zona del Zodiaco per effero
nncipal cingolo celefìe . Gli fi pone vna ricca corona in tefta di vari* emme
per inoltrare, che da lui fi producano qua giù in vari; modi molti, i diuerii
pretioiì doni di natura . Si rapprefenta,che porti li coturni d'od, metallo
fopra tutù incorruttibile per confermatione de l'incoruttibiJità fua. CELERIT
DONNA chenelladeftra mano tiene vn folgore, come narra Pieno V'alenano nel
I1b.45.de fuoi Ieroglifìchi,a canto haueràvndelno, e per lana vn fparuiero
ancor'egli pollo dal fopradetto Pierio nel b. 21. perla celerità, ciafeuno di
quelli è uelocifsimo nel fuo moto dalla ogniuone elei qualein efsi fi fa
facilmente > che cofa fia celerità. CHIAREZ ZA, NA giouane ignuda,
circondata di mólto Iplendore da tutte lc^ Mnde,& che tengain mano il Sole.
Chiaro teff Chiaro fi dice qucllojchc fi può ben vedere per mezo della luce,che
f lumina, et fa iaciuarezza,laqualedimandareino quella fama > che l'huccanel
libro de Ciementia cofi dice . Ciementia tft lenita* fuperioris ài tterfus
inftriorem in conftituendis ptenis » Qemcnxa D Orma che calchi vn monte d'armi,
et con la delira mano porga va. ramo d'olino ^appoggiandoli con il braccio
finiftro ad vn trono dei mede/imo albero, dalquale pendano i falci consolari .
jLa Clemenza nò è altro, che vn'aftinenza da correggere i rei col deb!
tocaftigo,& emendo vn temperamento della feruitù,uieneacóporre vi perfetta
marnerà di giuftitia,& a quelli che gouernano,è molto neceflaì Appoggiali
al tronco dell'oli uo, per moftrare, che non e altro la jnenza ^ che
inclinationc dell'animo alla mifericordia . Porge il ramo della medefima pianta
per dar fegno di pacete l'armi i tate per terra co' fafei confolari fòfpefr,
nota il non volere contra i colpe noli esercitar la forza fecondo che fi
potrcbbc,per rigor di giufhtia,r cri fi dice, che propriamente è Clemenza
l'Indulgenza di Dio a noftri peci ti, però il Vida Poeta religiofo in cambio di
Mercurio, fìnge cheGu ve delia Clemenza fi ferua nell'ambafciaria, ncllib. j.
della Chrifti de. E Seneca in Ottauia ben'efpnme quanto s'è detto di fopra delh
Ciemenza,cofi dicendo. Tuli h ru eft eminere inter illufìre's viros H*c sunna
uirtus ypctiturfrac Calti vii Confulere parcere affiiffis,ferc Sic Ma Tatria
primus jtuguftus para Cede ah fùnere ttempus,atef; tr§ dare Coplexus afira
eft,colitur) et téplis Deui* Crbi qxietemyS&culo pacemfeto . Clemenza,
DOnna che con la finiftra mano tenga vn [proceflb, cV con la de (fra fe caisi
con v aa penna, et fotto ai piedi vi faranno alcuni libri . Clemenza . xof
Clemenza, e iSWederatione nella medaglia di Fitellio* x Onnaa federe > con
vn ramo di lauro in vna mano, et con l'altra tic* J ne vn baffone vn poco
lontano* La Clemenza è vna uirtù d'animo,chemuouel'huomo à compafsione :lo fa
facile a perdonare, et prontoafouucnire. Si dipinge che fiedaper lignificare
manfuetudine, e quiete . Il baione moftra,che può,& non vuole ufare il
rigore^però ben fi può re aliudendofi al prelente Pontificato, Cedan miUe
Seueri ad vn Clemente . Et potrebbe.! anco dire quel che dice Ouidionel Iib. $.
de Ponto. rinàte nec nofiro Beus eft moderatiorvllus Iuftitiavires temperatine
fuas. Il ramo del lauro inoltra, che con elio ir punfieauano quelli c'haueano
gfefigliDi;. COMBATTI METQ'O SELljt *jtstG10?{£ con l'*Af petite. ' A ftatua,o
figura d'Hercoie,che uccide Anteo, fi uede in molte me» «# daghe antiche
l'efplicatione del quale diceii, che Hercole è vna fi N ulitudine, et vn
ritratto dell'anima di ragione partecipe, et dello fpiri> hurnano,&
Anteo del corpo, il petto d'Hercoleè la fede della lapien* i, et delia
prudenza, lequali hanno vna perpetua guerra con l'appetito : con la
voIont£,imperò che l'appetito fempre contradice> e repugna alragione,ne può
la ragione eifere fupenorc, et uincitrice > fé non leua il >rpo coli in
alto,& lonrano dallo fguardo delle cofe terrene, che i piedi, oè gli atte
tei non prendano più della terra fomento alcuno, anzi tutte cupidità,& gli
affetti che della terra fon figliuoli, al tutto vecida. COMMERTIO I>ELL\A
PIT^i HVMU1\yf. JT V O M O che con il dito indice della delira mano accenni
ad'vna "X macine doppia, che gli fla a canto ; con la fìniflra mano tenga
vn» icogna, et alli piedi vn Cerno . Si dipinge in quella guifa, perche la
macina ha /imbolo delle attioni, commetti; della humanavita, pofciachele macine
fono fempre duo, f vna ha biiògno dell'altra, et fole mai non poffono fare
l'opera di magnare, coli anco vn'huomoper fé ikflònon può ogni colà, Òf però
ie»j picitie noftre d chiamano necefsitudini, perche ad'ogn'vno è neceffa*
bhauere qualche amico con il:juale poffa conferirei fuoi difegm,& j>n_.
fcambieuolt benefiti; l'vn l'altro lolleuartì,8c aiutarli, cornea nno le
Cicogne, le quali perche fono dì collo alto, a longo an* refi ftraccano nel
uolare, ne poffono foftenere la tetta, sì che vna ap* >ggia il collo dietro
l'altra, et la guida quando è ftracca pafia'dietro l'uU na a cui effa
s'appoggia, cofi dice Plinio lib. 10.cap.22. et Ifidoro rife* ifcc vn
fìmilecoflumede Ceruij, liquali perii pefo de lecorna in breuc ilmpo fi
ftraccano,ne poffono reggere la tefta quando nuotano per mare, iber qualche
gran fiume^&però uno appoggiali capo fopraJa groppa d# I-' W» >©J
l'altro, 6: il primo quando è (tracco patta a dietro, sì che in ta! maniera
quefti animali fi danno l'vn l'altro aiuto. Cofì anco gli la uomini Ibi
affretti tra loro a valerli de l'opra, et aiuto vincendeuole, peri Iene mol to
rettamente è flato detto quel prouerbio tolto da Greci, vna mano la uà l'altra,
zJWanits mannm lauat, et digitus digitum, Homo ìmminem fermi cikitas ciuitatem.
Vh'huomo conferua l'altro, et vna Città l'altra Città et quello fi fa non con
altro mezzo, che colcommertio,& però Anfl tra le cinque cole perule quali
fi fi configlio,mettenel quarto luogo,Z>e ij. qua ìmj}ort4ntvrp&
exfonmttir } cioè di quelle cofe, che fi portano dentw «v» e/» *£%* ctf3rè
&€%* *£%* ||p *g et fuora della Città ne le quali due attioni confitte il
comertio,perche *emo portare dentro la noftra Città di quelle cofe, che nome
fiamoptj i, &chen'habbiamobifogno fuora,poìfaremoportarecofexlelequ^i :
"..bofldiauBO in Città,chc n'ha bifogno : perche il GranMaeflro diqucIto .
ioy fco mondo molto faggiamente ha fatto > che non ha dato ogni cofa ad>»
uogo, imperò che hauolutoche tutta quella vniuerlìtà lì cornfponda on
proportione > che habbia bi fogno de l'opra de l'altro, et per tal bifono
vna natione habbia occafione di trattare, et accompagnarli con Taira, onde n'è
denuata la permutatione del vendeee> et del comprare, Si è fatto tra tutti
il commertiojd ella vita humana. COGNITIONE. •« «i^~L delle pedone, che
s'introduchorioanegotiare. La Có^edai ha propoli tioni facili,& attieni
difficili, et però fi dipinj in habijtì di zingara, per efleie quefta forte di
gente larghissima in pr et honefta più esili, per ie quali il fuggetto, la
locutione, &C ancora la diipoiìuone di la è fatta molto diueria da quello
che folleua effere della lòpradetta_» Cpinedia uecchia, come può il Lettore
uedere a pieno le differenze, tra ina, e l'altra nella Poetica dello Scaligero,
nel primo libro de.to l'iftojg al cap. 7. L'offitio dunque della vecchia
Comedia, eflendo di tirare Il vitij, &T attioni de gl'huomini in nfo,&
feiocehezza ; perciò lì è iitta la detta figura di tal vifo, et forma, che fe^
andrà di mano in. mano Schiarando. | Le ueftì (tracciate, et rappezzate, coi!
per il foggetto che haueua ali* jjani,come per le perfoneche faceuano coli
fatta rapprefentatione, noa Ìnteruenendo,come nella Tragedia perfone Regali;nè
come nella Co«edia togata^o pretesta de' Romani Cittadini di conto. Per li uanj
colori dd fuo ueftimento fi dimoftra ja diuerfità, et inconlanza di più cofe,
cheponeua infiemein una compofitione, cVfcancoil urio ftile,mefchiandoinfieme
diuerfi generi di cofe. La feimia che li porge Jaceftella, moftralafozzaimitatione
permezo ](quale faceua palefi li uitij, et le bruttezze altrui, che fi
dimoftrano], q y.rh fozzij& venenofi animali, che ella con rifo,&
feiocehezza icuopre ijpopolo? di che vn'efempio fi può uedere nel Gurguglione
di Plauto . Tum ijìigraci palliati, capite aperto qui ambular® Qui i?icedunt
fuffarcinatiy cum libris, cum fportulis Confkunt-, conferuntyfermones inter fé
tamquam drapeté * .Cftant,obfifti4nt)ìncedunt cum fuis fententijs Ques femper
bibentes vidcas effe in ano-polio Fbiquidfarripuere,operto capitalo >
caldura bibant Triftes, atque ebrioli incidunt. Le faette nella delira
lignificano gl'acuti dctti,& l'afpre malediccnzf, :«))n le.quali
licentiofamente ferma, et uccideua la fama, et riputatione t particolari
huomini -, ondeHoratio nella Foetica parlando della fpeipdi poefia uiene a dire
della Comedia uecchia in tal modo . yccefiiivetus bis com&dia-,no fine
multa; Digna lege regi lexeftacceptaychorufqg àude^fed in vitium libertas
exc:dit->& vim Turpiter obticuit jublato iure nocendi, I Et il detto
Horatio ancora nellib.i.de' fermoni, nella Satira quartale© icario delli
Scrittori della Comedia . 'Eupolisy?iqueCratinìus)tAriftophanefq;Toet* tAtque
al'ùi > quo rum Com'àdia prifez virorum Si quu e rat dignus defcribhquod
mdus+aut fur Qhoì mechus foret, aut ficarius, aut alioqm famqfus multa cum
libertatenotabant. m COMPASSIONE. DONNA che con la iìniftra mano tenghi vn nido
dentro del qua le uì u*ayn Auoltore>chc pizzicandoci le cofcie, ìtiam attodi
dar aiuggere il proprio fangue a ii'uoi fìgliuolini, quali faranno anch'eli nei
nido in atto di prendere il langue, et con la delira mano fteia porg in atro di
compafsione qualche colà per fouueniinento a gl'altrui bile gai . Si dipinge
con i'auoltore nella guilà, che habbiamo detto, perciò chegli Egitti; per lo
Auoltore ., quando col becco ft rompe le coicie,ra! prefentauano la
coirpafsione,perchc egli in quei centoucnti giormi
dimoranclì'alleuareir.giiuoli, non mai troppo lontano i.ohalia preda attento a
quel tòìof eafiero di non iaiciare i figliuoli^ folamente pigi quelle cele che
da preflp gli lì inoltrano, et fc nulla 'altro gli occorre,
jcuuiei.ed'apparccchiarcin^boui figliuòli» egli coi becco puzicuM h ccicie
cai.à ù iùngLC.& cucilo da aiuggere r.ih fegholmi : tanto è l'aia re cui DI
CESARE RIPA. ur col quale ha cura \ che '«per nìancarnento dicibo non gli
maikhmo V il .rgere'ion la dcftramano in at-topietoib qualche dono ^iiinoftra
cbiu e affetto il nero fegnodeirhuomQconjpaisioneuole, ìlquale per chariibc
corre con pron tezza 1 poueri biibg n ofi con le proprie facoi ti. f
C0MPVNTIOKE. I[\ Ò N N-À. vetfti^idicilitio,addclorata, con k becca aperta in
atto ) di parlare>con gl'occhi ri noi ti al Cielo,che Lerilnocopioiè
lagnine, zti vna corona di pungenti fpi-ce in capo, tenendo con Ja Lmilra mano
y, cuore parimente coronato di ipine } terra la defi ra riiahoalta^Cx: il dito
indice dritto Ledo "il Cielo . Si fa uefiita di alitio, et Jagrimeuole,
perche dice S. GicGriibitomo, aj luo l:biO de compunti. cord. .ic/rf compiine
io jack borra £ pktfumm9defì* ita re cìlUip.fts.iw.Mehi'nrt.cis-tJigirc Vili
)h, (S; ih n. matti fiiiv-s, \ . »e li fanno due corone di ipine,perche i er la
ipina nel iJu.03 iJn quel ftc;ttCj che dicci Z&#? icnfi^itu J-[. ria, v/cn
denotata ia .coipa conti-u-a^». «peccato, laquaiedei còltili tTÓlnorcfe > è\
punge la. coiaenza ligniti-ifft.ICQ NO LOG I A", cata perla coronarne
tipne incapo, et non badando quella ebmpuntio *ie,come*infrutcuoÌa, nafcencìo
per l'ordinano dal timore della pena, fy. conofcimento del male. Però fé gli
aggiunge la corona delle fpine al cui re,denptando per quell'altra la nera
compuntione del cuore, che nafqe da quello imr&eriib doìore,ì&
conofcimento d'ha/uer^prlefo Iddio fonimi bene,& perla la gratia fua,&
perche la perfetta compuntione deue ha re quattro coHditioni,cioè che habbia
quel lò-mnio dolore eia detto,pe h r£ addolorata, e lagrimeuole . $econdo,che
habbia fermo propoli to di non commettere pi h peccai che fi dimoftra per
l'indice alzato della mano delira . Terzxj, che umilmente habbia faldo
proponimento di confefìarfei alche uien lignificato per la bocca aperta.
yitimoyc'habbiaàfodisfare, come parimente et prbijnctte per la del aitile
pronta in operare bene,conforme alla fua bpna,è fanta refolutioril
COMPLESSIONI. COLLERI C Of PE RI L F VOCO. X 7 N giouane magro di color
gialliccio,& con fguardo fiero,che effei V do quali n udo, tenghi con la
delira mano una fpada nuda, fhn4 con prontézza di uoler combattere . Da un
latof cioèper terra J farà uno feudo in mezo dtì quale ila dipifl ta una gran
fiamma di fuoco, et dall'altro lato un feroce Leone . Dipingefi magro^perche (
come dice Galeno nel 4. delli AfForifmi ntì commento.^. ) in elfo predomina
molto il calore, ilqual elfendo cagioni della liceità li rapprefenta con la
fiamma nello feudo . Il color gialliccio, lignifica, che il predominio
delfhumore del corpi fpelìb fi uiene a manifeitafe nel color della pelle ',
d'onde nafce,che peri color bianco fi dimoftra la flemma; per il pallido, ouero
flauola collera per il rubicondo mifto con bianco la coinplefsione
fanguigna,& perii fo feo la malenconia, fecondo Galeno nel 4. de famtate
tuenda al cap. 7. Ó j nel i.deirAphoFifmi nel commento 2. Si dipinge con fiero
fguardo,eflenda eiò fuo proprio, come ben dime] ftra Ouidionel lib._j. de arte
a mandi. Cra tument ira nigrefeunt fanguine y ma Lumina gorgoneo f&uius
angue mie Ec Perfio nella 3. Saura. • lì uve fate -fuppofitafe ruefcitfanguisy
et ira Scintillant acuii) &c. Là fpada nuda, e la prontezza di uoler
combattere, dinota non foloij collerico effer pronto alla rifla: ma anco preito
a tutte l'altre operationi come ancora SIGNIFICA la fopradetta fiammadi fuoco,
efiendo fuopropr|| di ri io lu ere. Si dipinge giouane, quafi nudo, et con lo
feudo per terra jperciochi guidato dall'impetuosa pafsione dell'animo non fi
prouede di riparo : m; ien^a giuditio,& coniglio s'efpone ad ogni pericolo,
fecondo il dettod Seneca in Trou.dz:'I menile vitium cfl regerenon poffe
impetum.JLt pero beni di(fc Auicennanels.dei 1. della dittionej. alcap.^. che
quando l'open fono DI CES ARE RIPA. iuSa )no fatte co maturità danno fegnodi vn
téperamentoperfettotma ^ua ^ o fi fanno co impetoA con pòco configlio dano
legno di molto calore* 31i fi dipinge jl.Leone a cantq?per dimòitrare la
fierezza, et animo/Ita l'animo naicente dalla già detta cagione. Oltre di ciò
metteuifiqueanimale per eilereilCollerico fimik a l'iracondo Leone^del quale
coff [ITe l'Ale iato ne ìfuoi Emblemi-. eam reterescaudam dixereleoms
Lutheacrimfurptbiliscrudefcere^ntr^ fiimularttekasconcipityUlegraues, Felle
dolor furia s excìm indomita*. ienota anco jl Leone effer il collerico di
natura magnanima, e liberale» ìche pacandoli termini, di'uiéhe prodigo, come
gl'mfraic'ritti verfl a Scuola; Salernitana ^ non fqlo di cjueftarmà di tutte
Maitre qualità fo~ lettedicono. " '-Èjt humor cbohra^qui competit
impetuojts Hoc venm e$ hominiimcupiem pmcdlere cimblos Hi
ietuter.aij.cHnrynuLtum comed.t:ntj cito crefeunt Inas^ con barba can uta >.
&CJ&PI giaco ad vn baffone coi vna mano, nella quale terra ancora Vi
tacun va moctoych* dica: Vires acquirìt eundo. Porterà in fpalla vi
icio.d'iftromenti, co* quali s'e^è renano l'arti, ék vicino haura vna
d'arrotare coltelli . i L'vib imprime )ml Ja mente noftra gl'h abiti di tutte
le colè, li coni a' pò fienai fa decènti, &C a fua uoglia fi fabrica moke
leggi nei vii et nella conuerfa uqne . Etfìdipinge vecchio, perche nella lunga
efperienza conflile lafii; auttonta>& quan td più è uecphiojtanto meglio
fta in piedi, il che s'act ria col moresche tiene in mano, ilqualcè conuenience
ancora alla ri ta:, perche le ella non fi muoue in giro, non ha forza di
confuinare il ffeco«| il capriccio del Pittore > non ci curando noi dargli
in.» quello alt SANGVIGNO PER L'AAlA. VN giouane al legro, ridente, con vna
ghirlanda di vari; fiori in aì\ di coi^o carnoiò, et oltre 1 capelli biondi
hauérà il color della fa eia rubicondo mifto con bianco, et che fonando vn
liuto dia legno C( rmolgere gl'occhi alCielo,cheg!i piacciali fuono,&il
canto,da vnapa te d'eifa figura ui farà vn montone, tenendo in bocca vn grappo
d'vu; 6(_ da l'altra banda vi farà vn libro di rhufìca aperto . .
Giouane,allegro,con la ghirlanda di fiori, et ridente, fi 'dipinge il fa
£uìgno,perche ( fecondo Hippocrate) in quelli che abbondanodi iangi temperato,
et perfetto, fi generano fpinti uitali puri, et lottili, da qui; nafee il
nfo,& l'allegrezza; onde queftì fono piaceuoli, faceci, 6: amar j
luonij&i canti. L'cllerdi corpo carnofb \ fecondo Galeno nel x.lib. del
temperameli al cap.?.& Auicenria nel lib. i.figiiifica,che dalla uirtiì
afsimulatiua,cl ne ì fanguigiU è molto potente,iufce l'habno del r.orpb carnofq
. r Dipitt^ . /17 Bipingcfi rubicondo mirto con bianco,perche(fecondo Àuicenna
nei \. del 1 0 quefto colore denota abbondanza di fangue,e però dice Galeno ìcl
2. de gli Afòrifmi nel commento 2. che rhumore,cac nel corpo prcionuna,da il
colore alla carne . Il Montone con il grappo 'd'vua, lignifica il fanguigno
efler dedito à renere,& à Bacco; per Venere s'intende la natura del
Montone,effendo elio animale affai ìnclinatoalla luffuria, come narra Pierio
Valeriano . 10.& per Bacco il grappo d'vua ; onde Ari fiorile nel Problema
3 1. ditene ciò auuiene nel languigno,perche in effo abbonda molto feme}ilale è
cagione degl'appetiti venerei, come anco lì può vedexe per la derittione della
Scuola Salernitana . Tintura fingaes et duUia vcrbaloquenres. I 3 Omnibus ixS
Omnibus hi flndijs habiles funt> o si nelfoperationi deH'intelìettt^comein
tutte l'altre del corpo, fimi. : alla tartaruga, che fi gli fa à lato, il che
tutto vien ottimamente efpret> dalla Scuoia Salernitana ne 1 vera che
feguono . 'Pblegma dabit v'.res modicas > latofq; breuefj; *7 hlegmafacit
pinguesyfanguis reddit mediocresy ' Gtia non Hudio tradunt fed corpora fomnà
Senfi'.shabetjtarduswotusypigritiafomnHs •ó'»'^ j Hic fomnolentus) piger et
fpMtamine plenus Ijì huicfenfus bebes pingui?) facie color albus, ' ; t 1
JALÌNCONICO. PER LA TERRA "VOM O di color fbicC) tengln con hiuaft^
lisafitì vd:Lbro-$:l to inoltrando di iludiare, 1 Ha vnu •ss» Hauerà cinta la
bocca da vna benda, et con Ja man de/Ira terrà l>orfalegata,& in capo vn
piffero uccello folitario, La béda che gli cuopre la bocca,fignifica il
filentio, che nel malinc co fuol regnare, eilèndo egli di natura fredda, e
fecca, et fi come la e dita fàloquace,cofì per lo contrario la frigidità è
cagione del iilentio. Il libro aperto,& l'attentione del ftudiare» dimoftra
il malinconico fer dedito alli ftudi;>&in cilì far progreiìb; fuggendo
l'altrui conuerfa «c;onde Horatio nell'ultima Epiftola del a.lib.dicc: Scriptorum
chorus omnis amat nemus, Etfugit Vrbes. Che però gli fi dipinge il panerò
folitario fopra il capo, effendo nccelk che haljjta in luochi folitarij,&
non conuerfa.con gli altri uccelli. La borfa ferrata fignifica l'auara natura^,
che fuole per lo più regnare ncome dicono i feguenti verfi della Scuola
Salernitana. ' Reftatadhuc triHis cbolera fubftantia nigr& Qm reddit
prams,per triftes panca loquenter Hi vigilarti jìudijs : nec mens efi dedita
fomno, Seruant propofitum (ibi nil reputantforetntum . Inuidus, et triHis cupidus dextrcq;
tenaci* 'ì^on expers fraudis itimidus luteìq\ colori: . £ 0 2\£,C Q \D ! *sf tJH **f B^l T *4 LE* Di Tier
leone Ca fella . VN'huomo à man dritta di vnadonna,ambi veftiti di porporaf>
et vna fola catena d'oro incateni il collo ad ambidue > et che la dc\ catena
habbia per pendete vn cuorc,ilquale venghi fomentato da vna no per vna di detti
huomo,e donna. La collana nella guifa che dicemmo >dimoftra,> che il
Matrimonio com pollo di amore,di amici ti a,& di beneuolenza tra l'h
uomo,j& Ja de na,ordinato dalla natura > et dalle diuine leggi, le quali
vogliono, chi marito, et la moglie iìano due in vna carne, che non pollino
eflere di fé non per morte . CONCORDIA. *f 7NA donna in piedi, che tiene due
fpighe di grano in vna man [ V con l'altra vna tazza piena d'uccelletti uiui,
ouero di cuori, La tazza piena di uccelletti, ouero di cuori, lignifica
conformit più pcrfone> per le quali ne fegue l'abbondanza, lignificata per
le api «el grano. C0 2^C 0 I^D I e^f tJH 1 L I T jl J^ £. Isella ^Medaglia diurna
• DONNA che tcìighi con la deftta mano vn roftro di nauc,fop quale ui è
vn'iniegna militare, et in mezo d efia, cioè in mezo l'afta vi fono due mani
giunte,come quando fi da la fede, con lettere, dicono. CONCORDIA EXERCITVVM. Le
due mani nella guifa,che dicemmo,dimoflrano la concordia llin cna. et il
roftrogPEferciti . B CONDI. I*ì CONCORDIA. IN ONNA/che tiene in mano vn fafeio
di uerghe «rettamente legata \} La Concordia è vna vnione di uolere,& non
uoleredi moltiich* uono,& conuerfano infieme . Però fi rapprefenta con vn
fafeio di uer;cdelle quali ciafeuna per fé fteffa è debole, ma tutte infieme
fono fòr-» et dure,onde difle Salamone. FuniculustripleXj difficile rumpitur.
Et melante l'vnione fi ftabilifce maggior forza neiroperationi de gli huomi*
icomedimoftraSaluftioin bello Iugurtino. Concordia parue res enfettnh bordìa
maxima dilabuntur . Alla quale fentenza riferifcc Seneca Filofol|neirepifto]a
p4»che M. Agrippa confeffaua d'eflere molto obbligato, e le per lei s'era fatto
ottimo fratello,^ amìcojdiche veggafipiù diffufai;nte Francefco Petrarca
nell'opere latine lib. j.tratt. z.Cap.i*. Concordia-» . DOnna bella,che moftri
grauità, nella deftra mano tenghi vna tazza* nellaquale ui farà Vn pomo
granato,nclla finiftra vno fcetro,che in :ha habbia fiori,& frutti di varie
iòrti> in capo ancora haueri vna ghirba di mele granate,con lefogJie.&
con frutti,infiemecon la ghirlan\,per acconciatura vi farà vna mulachia, et
coù* hcììq medaglie antiche j lede lcoipi ta. Concordia^. \ Onna,che nella
deftra mano tiene vn pomo granato,& nella finift ri \f vn mazzo di
mortella,e fi fabrica in tal maniera, fecondo il detto di ^rio Valeriano,con
l'autorità di Democrito, dicendo/che la mortella», i pomi granati s'amano
tanto, che fé bene le radici di dette piante fò ! polle alquanto lontane l'vna
dall'altra, fi auuicinano nondimeno i et itrecciano infieme . Concordia^ • ^
Onna coronata d'oli uo,che tenga con la man deftra vn fafeio di frex V
ze^legato con una benda bianca da vn capo d'elfaj, et con vna roflg di
l'altra;ndla mano finiftra tenga vn Cornucopia . Si corona doliuo,per fegno di
pace, effetto della Concordia . Il iàfcio di frezze legato al modo detto,
lignifica la moltitudine de*» ganimi vniti infieme co'l uincolo della
cariti,& della fincerità, cjie diffiilmente fi poflanolpezzarejfomminiftrandofi
fra fé fteffe il vigore, et h gagliardezza, onde poi è lacócordia produttrice
di frutti piaceuoli,co *: dall'altra banda la difeordia non sa le non produrre
fpine, cV" triboli 'flmaledicenza,& liti,che (turbano la compagnia, et
Famoreuole conforti degrhuomini nei uiuere politico, et ragioneuolc. Concordia
nella Medaglia di Tapieno. Onnafedente,che nella deftra ha vna Patena, $l nella
finiftra due-» corni di douina con lettere: CONCORDIA AVGG.& S.C. Vedi
aftiano Erizzo . -a Patena lignifica elfer cofa fanta la Concordia, allaquak fi
debbe ren dre honore,e facrifitio. .iduc corni didouitia, moftrano, mediacela
concordia duplicata», ondanza . izx Concordia Miliare. D Orina armata, con le
mani tenga vn gran uiluppo di ferpi, perche | preparata per difendere ie fìena
eoa l'arali, et per nuocere altrui coi uelenojche iòmrniniftra Tira* Concordia
di pace. DOnna, che tiene due corna d'abbondanza ritorte inficme,che fono
l'vnione de' peniien,e delle uolonta di diuerfe pedone, et con l*afl tra mano
vn uafò di fuocojperchela concordia naice dall'amore fcambic uole,iiquale
s'allòmiglia al fuoeo materrale,per eflère effetto di calore interiore
dell'anima» Concordia degVantk hi . DOnna,che nella mano delira tiene alcuni
pomi granati, et nella fìnt« lira un cornucopia, con una cornacchia >
lagnale fi uede in mo'te Medaglie di Fauftina A uguita lcolpita co'l motto :
CONCORDIA per l'eterna fedelti,ch'ufa quello animale co la fua compagnia, però
dilie l'Ai ■ziatoiCormcum mira inter [e e ncordia vita, Mutua flatq; illis
iatem e rata fide t. I pomi granati preflò a gl'antichi fìgnificauano
concordia, perche tali deuono efiere gl'animi concordi, et in tale unione tré
ie (terli, come fono ie granella di quelli pomi,dalla quale unione,,nafce ^01
i'abbond«nza?chc eilneruo di uiuere politico, et concorde.
Concordìaìnfuperabile . PE R la concordia infuperabiie lì rapprerentaGerione
huomo a • con tré uifìico'l capo cinto d'una' corona d oro,lei
bi\;ccia>& altre tal te gambe,che tenga in una mano de/Ira una lancia,
con l'altra una i'pat nuda,c* nella terza uno fceiro. "Et l'ai ti e tre
mani de la parte finiftràjfl iano lòpra d'uno feudo . Dicefìjche Cenonefu Re di
Spagna, ilquale perche haueua tre Reg fu detto tricorpore,ci(.è,clie haùeiia
trecorp i; fu ammazzato da Hercol al tri dicano eliere fiati tre fratelli, cori
concoidi > che erano giudicati ui fàfo: CO'NFIDENZA. DONNA coni capelli
fparfi, con ambedue le inani fofrentì una naut La Confidenza porta ieco la
cognitione dell'im'mincme pericolo et la laida credenza di douerne /campare
libero, et fenza quelle due qua litu uariarebbe nome, et cangiarebbc l'eflère
fuo . Però fi dipinge con li naue,che è fegno di confidenza!, con la ri'aue i
naui?>anti ardilcono di pra ticare l'onde dei mare, le quali iblocon la
facilità del perpetuo moto, pa che minaccino roi)ifur,morte,& eftermimo
aIi'hur.mo,che quando pali la terra.efce mora de tuoi confini . A queito
pròpoli to dille iioratio nel la 3. Cde"dcl primo libro. Jlli robur,&
fé ìrtplcx Tr'.mrs, et pei. Circa pctlus e tacqui fragilem truci Quem mortis
tiranti gradimi Cuihtìrìfit pehgo rateM. Con q uci>ch e icg'ue. CONFUSIONE.
DONNA giouane confuiamente vefhtadi di uerd colori, che hauead j 1 capevi mai
compofhr poli la delira mano fopra quattro eie lenti confufauiente vma, et la
iìniftra (òpra ia torre di Babel col motto hedica BABILONiA, VNDiQVE. Giouane
h* dipinge, come eia più atta alia confusone, non hauendo e*
>erienza>fenza la quale nonpuq terminare, eifendo'traiportata da dier/ì
appena, quali nell'opere rendono conili/ione . LfT^perii lunghi, &corti,~e
mal componi denotano i molti, et vari; eafien, die confondano l'intelletto . Li
diuerfi colon del vestimento fìgnifìcano le vane > et difordinate
atpniconfufamer.ee operate : Etvbi multitudo,ibi confufio. La torre di Babel è
pofta>come cofa molto concici uta per fegno di con ifione: poiché nel
fabbricare d'effa,Iddio,fì come confufe il linguaggio i i fabricaton, con fare,
che ciafcuno di loro diueriamente parlarle, coanco confufe la mente loro,
facendo i che l'opra rimanerle imperfetta :r cafligo di quelle iuperbe--, et
empie genti, che prquorno di fare quelli! prefacon troia fua onnipotenza, et
per maggior chiarezza per rap■efentare la confusone, vili dipinge il Ghaòs,
inquel modo, che rap•efenta Ouidio nel primo libro delle Metamorfofì, oue dice.
ius erat toto natura vultus in orbe Qiiem dixere chaos rudis^ndigejìa^molcs^ Et
TAnguillara nella tradutrione. T?r:a cbe'l cielfuffe, il mar, la terra, e'I
foc9 Era il foco, la terra, il del, e'I mare: tJWa il mar rendeua il del, e la
terr, a, e'I foce 'Deforme il foco, il ciel, la terra, e'ijnare ì Che vi era, e
terra, e cielo, e mure, e foce Bone era e cielo > e terra, e fuòco, e marey
Za terra, e'I foco, e'I mare era nel cielo T^el mar,nel fuoco,e nella terra il
cielo . Confermatione,Come dipinta nel Talamo dil^ S. a monte cannilo . \ON N A
con due chiaui nella deftra mano, et tien con la fìniftra-» * vna piramide,
nella q uale è fcritto : Super banc petram . CGJ^FEPvM^TIO^E et per fegno di
ciò Achilìe ne Ja nona Iliade d'Homero ori na a Patroclo intimo Tuo amico, che
pigli il più gran bicchiere, che ha foia, et che dia bere ad'VJhTcy et ad'
altri Greci, dei vino piùgagliarc non per altro, le non per dar ad'mtendercche
elio li teneuapcr cariffir lama . Vltcrius iuxWNobiles *sfchillcs Seder eq;
fecit m fidiiibtu > tapctibusq; purpurei* Stcìtim autem Tatroclum,allocutus
eji propc exijìétem Maio rem iam craterem Menoetij fili Hat aito Mcraciusq; f
andito poculum autem para vntcuiq; Hi enim cariffimi viri mea funi in don.o pia
abbaflòpoi Aiace accenna ad VJiflc, che fccia vn brindili ad'Acchj 6^ Vhffe gH
lo fa in tal modo. Imma 1 25 Innuit.Aiax Tonici: intellextiautem nobilis
Vlìjfes hnplensq; vino potutami propinanti achille Salite achille*, et quello,
che ieguita de quali brindifi, n'è pieno Home* ro, a pa/To, a pano fegno
d'vnione* fe& confermatione-d'amicitia. COSCIENZA DONNA con vn e uore in
mano dinanzi a gl'occhi con quefto feriti toin lettera d'oro oiKeia fìnefìs
> cioè la propria coicienza, fìan3 in piedi in mezo vn prato di fiori, et vn
campo di fpine . La cofcienza è la cognitione, che lià ciafeuno dell'opere>
et depenno»' nafcoftì, et celati a gl'altri huomin i . Però fi dipinge in atto
di riguarda re il proprio cuore, nel quale ciafeu* ) tiene occultate le lue fecretezze>
le quali iblo a lui medefimofonoa vi uà forza palei! . e Vltlj, è atto Sta con
piedi ignudi nel luogofòp rad etto > per dimoftrarel a buona,! ttiuavia,per
le quali ciaicuno camminando, ò con le virtù, o co' viti j iit$ è atto a
fentire l'afpre ponture del peccato, come ìlfuaue odore della. Virtù.
Cofcien^a. D Orina di fembiante bellifsimo, veftita di bianco > con la
fopraueft nera, nella delira mano terrà yna lima di ferro, hauerà Icoperto i
petto dalla parte del cuore > donde la morderà vn ferpe, o vero vn verme che
Tempre llimola, et rode l'anima del peccatore, pi;rò ben€4iire Lucano nel
fettimo libro . Heu quantum mi/ero pana mens confiti donat. CONSERVATIONE DONNA
veftita d'oro, nella mano delira terra yn ramo d'oliuo, 8£ JLJ nella finillra
vn cerchio d'oro. L'oro, et i'oliuongnilìcano conferuatione, quello, perche
conferual corpi dalla, corru'ttiòne, et cjuel!o,perche difficilmente fi
corrompe. Il cerchio, comejquello, che nelle figure non ha principio, ne
fine_.può lignificare la dbratione delle cofe, che pèrmezod'vna circolare
trafmutatione li confermano . GONSIDE RATIO N È. DONNA che nella finillra mano
tiene vn regolo, nella deliravi compalTo,& ha a canto yna grue volante con
vn iano in Vn piede. Sara detta figura venuta di color perfo. Tiene il regolo
in mano, et il compatto perdimoltrare, che fi cornai fono^ueiU inftromènti
metani per confeguire con l'opera quella dnttura, che l'intelletto
dell'artefice fi forma, cosi li buoni efempij, cV 1 fau^ ammaefiramenti guidano
altrui per dritta via del vero fine, al quale generalmente tutti afpirano,
&-L. pochi arriuano, perche molti per tor« vie quafi ciechi,!! lafciano dal
cieco fenfo alla loro mala ventura traiportare. La grue fi può adoprare in
quello propofito lecitamente,^ per noiu portare altre autto riti, che pollino
infastidire, batti quella dell'Aleutoche dice in lingua noltra così..
'Pittagora infegnò cbel'biìom douejfe Z quella-, che da far pretermette jf e.
Confederar con ognìfomma cura Ciò fa la g rueyche'l volo feto mifitra L'opera,
ch'egli fatta il giorno hauejfc Onde ne picdifuol.portare vnjaffgS'ella
eccedeua il drittone la mifuraò baffo, CONSIGLIÒ HVOMO vecchio veftito d'habito
lungo dicolor rollò, haurà una collana d'oro alla quale fia per pendente un
cuore, ne la delira mana tenga vn libro cluufocon vna emetta lòpra, nella
finiftra mano. tre tcltc at: taccatead vn collo > vna iella l'ara di cane,
che guarderà vedo la parte dirti ta, verfo la partefiniftra vfea tefla di lupo,
in n.e^zo una tefta di lionq lòtto il piede deftro tenga vna tefia d'orlò, et
un delfino, lì ConfigJio è un difeorfo, et delibera tione, che il fi intorno
alle cofe incerte, et dubbiofe, che fono da farli, il quale con ragione,e
iegge, &r ri loJuc ciò «che fi reputa n»u einechciice, et clic fia per
partorire i] più virtuo^ lo, il più vale, et lì migliore e/ietto. Qlcììo in §
i.antoal pubblico, circa cinque cofe fpcualuieiue il ù Coniglio 4c li duaj, et
entiuwC p oblici re,de4 jys la . 12J Ja guerra, et della pace,de la guardia,
della prouincia, de la grafeia, et uet* touaglia, che fi ha da por tard entro,
&C_ mandar fuori > delle leggi > &^ fiatati, et ciò fecondo
i'inftruttione d'Ariftotile nel primo de la rethorica, Sunt autem quinquefere
numero maximayac precipua eo?um,qu& in confilys agitaA fdcntj^igitur en'm
de T>effigdihus,& redditibus puUicisy De be!loy& pacete custodia
regioni*, De ijs qiie legum conftitutiong* di disilo figuriamo vecchio perche
l'huomo vecchio dimoftra configlio co» ^,2 dice S. Ambrofio in Hexanrieron .
SenecJus efi in confììijs ytiliory perche :à matura è quella rchepartorifce la
perfettione del fapere,& dell'in tencofcte perl'efperienxa delecofe che ha
ved u te, et praticate, non potendo j 4 la gioùentù eifere per lo poco tempo
maturità di giuditio, et però i giorilo, li fi deuono rimettere al configlio de
vecchi . Il configlielo1 di Agamem nne Imperatore de' Greci uiene da Homeroin
pedona di Neftore rìgu-» £ 2 o vecchio di^oo. anni ne la prima Iliade, oue lo
fiefib Keftore efiorta^ 'la i Greci »*! e» -Greci giorni
fpcnaImenteAgamenonne,& Acchibe tra loro adirati ad obbedire al iuo
coniglio, come vecchio. Sed audite me ambo autem mniores efìis m&> lam
enim aliquando et,cum foriioribus quamvos Viris confuetudinem babui, et nmiquam
me ipjì parui pendermi} 7iy[; tales vidi yiros > nec videbo più a bailo Et
tamen meo. confi Ha audiebant ■> obediebantq; recoloy J Quare obedite, et
voj : quia obedire meìius . &_ ne] la quarta Iliade fi oBènice di giouarea
1 càualicri-Grcci col confi glio, non potendo con Je forze, effendo Je forze
proprie de Giotiani, fo,| prale quali eilx molto fi confidano. Stride valde
qiùdem ego vellem, et ipfe Sic effe, vt quando diuum Creutbalionem interferi)
Sed non fimul omnia Dij de4prunt bominibus. Si tunc iuuenisfui $ nunc rurfus me
feneèlus pi Amiti Veruntamenfìcetiam equtiibus invererò, c-r bortabor COTsf^S
ILIO,& verbisyhoc enim munus ejì SFÌ\P'A1 Hajìas autem tmEiabunt iuuenes,
qui me tJMinores natifunt^ confduntque uiribus . Quindicche PJutarco
afferma,che quella Città è ficuramente fàluach tiene il configlio de vecchi, et
Tarme degiojuani ; per ciò che l'età gio iiemie è proportionata
ad'obbedire,& l'età ienile al comandare, lodali o. tra modo quello di
Homero ne b. %. Iliade ne la quale Agamennone In. peratore fa radunare vn
configlio ne la naue direttore diiuomini pri inferamente vecchi, Bis vero
prxccnibus da mofìs iujjìt Conuocare ad concilium comantes +Acbiuos t Hi quidem
eonuocarunt 9 UH frequentes affuerunt teìcritery^ Concilium autem primum valde
potentium confittiti fenum T^floream app.d nauemTyfy F{egis Qrosbic cumcoegiffetprudentemjlruebat
confultationem Gli Spartani dauano ^ 1 loro fi è vn magift.ato de vecchi
nobiliti qua] fono flati chiamati da Licurgo Gerontes, cioè vecchi venerandi,
et il Sooè Rts Sacra 'confìltun^au^i dal greco que* Loverleti/, Bgs.efl
profitti ) Sacra confultatia. Coiaancoiàcrai itato dee*' lOijConfuitorsiche
religiofamenteconfiglia,lo rerenlce Zenodotoda ip>charmp,,«S: Platone per
autorità di Demodoce chiamò il Coafultore olà facra . Il libro nella man deuVa
lignifica, e uè il configlio nafee da lo tudiO di fapienza* et per più efficace
iimbolo de la fapienza vi Q aggiunre l'oprala Cuiecta augello dedicato a
Minerua tenuta da Gentili Dea_* ella Sapienza, et de* con'figlio . Queflo
animale è notrurao-, uà in uola la notte a procacciarli il cibo, et uede di
notte, comeicriuono inatu* ah, (penalmente Bartolomeo Anglico lib. ri.cap.
zj.b;citur nottua quaefenotte acute tuensj&e notte autem videt,là cui
figuraci rapre lènta lo fiuto,& penfìero.notturno de la mente doueado un
coaìiguero,& va Pria iipe,che ha da eoa/ìgliare,&prouuederei popoli,
pcufaré,& travagliare on lameate, medicando la notte, quello che ha da
rifoluere ilgiorno> (Tendo Immagina ti uà dell'ari imo puh
perfpicace>& in maggior vigore nel lentio de l'oicurità della notte ; di
e he ae è gieroglifico Ja Ciuetta > che licerne medio la notte., che il
giorno. Cade Homero nella lècoada r j j ir ' iiade dine...
JtynoportetpertotamnottzmJormìre.confitiarìum :,. Vlrum^cufTopulì funt commi/si
>& tot cura funt ., ' Nonbiiogna advn.configliero., o Principe che ha
popoli lottò Jà.iua. j|lodia,encgot^dipenfarci fopra,dormir tuttala notte,
ptrche chi eoa gliadeue uedere lume quando anco a gli altri è afcuro,giudicare,
ediìcer lereii bene dai male,& il bianco dal
nerQfenzapamoiie>&2rletto>.attelò. (ìeper loconiigllo libero d'ogni
affetto iì uedanp ancorale ccfequaiKun |jp $ift%~ili,&t occulte,eleuato
dall'Animo il tenebrofo velo de le menzo.' I T£,fi penetra conia uifta de
l'intellet ola.verità. Con l'i rnpn mto d'una Ci :ttabattutoad honore di
Dominano . Impera tore,uolfc il Secato Rouiuj.figniiìcare,che il detto
Imperatore luffe Principe di ottimo coniigiio,e ?iéza,*che ta'e fi moftrp.nel
principio del fuo Imperiose bene degenera >i da sì bel principio, cX, da Ja
mente del fuo buon genitore, et fratello pi aritecehon neil'imperip. In oltre
la Ciuetta che Uede,,& uà ìnueftindo cofé a fé neceffane nel tempp.de la
feura notte porta ioprailhb.o iUio^può anco denotare,che il coniglio
Tnueitigato con Audio hottur. Ùl . no zie nodeuci-a*sitenercocculco>&chc
non Ci dcuano palesarci iccrcti, ci _ conluJtano, o^regifirano ne Ji configli
;& però li Romani antichi uei fo il Circo matfìmo ale radici del colie
Palatino dedicorno a Confo Di étì confìglio vn tempio fot terraneo, per
lignificare, come dice Seruio ne l'ottauo de l'Eneide iopra quel uerfo .
Confejfu cauat magnis circenfibut atti: che il configlio deue effere coperto,
et fccreto, di che ueggiafi più a Inni$o Lilio GiraldiSyntagmate quinta. Le tre
tefteche nella finiftra mano tiene di cane,di Lione,& di Lupo nella guifa
detta di fopra^ lòno figu' ra de tre principali tempi dei paffuto, del
prefente, &c del futuro, comi cfpone Marrobio ne li Saturnali lib. i. Cap.
20. perche la te/te di Liont porta in me^zo, dimoftra il tempo prefente,
effendo la natura,& condìtione fua gagliarda ne l'atto prefente, che è
pofto tra il paffato, et faune nire,il capo di Lupo, denota il tempo paffato,
come animale di pochtfftma memoria, laquale fi refenfee a le cofe paffate . La
tetta di Cane fignifica il tempo auuenire, che ci fa carezze, ÒV" feda per
la iperanza di ricc«ere qualche vtile da noi, laqual fperanza riguarda fempre
ié cofe aucnire . Ponemo quelle tre tette figura deiii tre tempi in mano al
configli perche il coniglio è di tre parti, altro confìglio, pigliai] dal tempo
paffato, altro dal futuro, et altro dal prefente; auuertimento di Piatone chi
in Diogene Licrtio coli dice . Qmfìlium tripartiium e/i, aliudquippeapr**
ferito yd'.ud a futuro, aliai a preferiti tempore fumitur . Il tempo paffato ci
fomm ini lira gli effempi, mentre 11 attende con la mente ciò che habbu i
patito qual fi voglia natione, et perfona, et per quai cagione/acciochc ci 1 ne
guardiamo, impercioche da li cafi altrui s'impara quello che fi ha dì fuggire,
et da gli accidenti paffati fi caua norma, et regola di confultarti bene le
cofe prima che fi effequifcano,ponendomentea quanto altri har no operato con
prudenza,acciocheli feguitiamo,& imitiamo. Il prefen-j te ci ricerca a
confidcrarc quello che per le mani habbiamo, rifolueiwkl di pigliare non quel
che piace, et diletta al lento, ma quello che fecon I •io la ragione
giudichiamo ne poffa cagionare col tempo bene, et non.: jnale . T^on tantum
videndum quid in prefentia blandiatur., quam quid deincep: ftte refuturum .
Diffe Dcmofthene : onde il futuro ci periuade di antiiw derc,che non fi
cornetta cofa con temerai, mi con maturo dilcorfo, ac ciò non perdiamo poi la
buona fama,óY~ opinione di noi, et la gloxiia del noftro nome . Quindi e che le
tre tefte di Cane, Leone, et Lupi pigliami da Pie rio per fimbolo de la
Prudenza, la quale ri fguarda a li tr detti tempi,c»mc (1 raccoglie da Seneca
Filofbfo morale nel trattato d quattro uirtù, oue dice Si prudens eft animus
tuus tribus temporibus difpenft turyprtfantia ordina, fu tura prouide,
preterita record are, namqtrinibH de prati ritis cogitai vitam perdit, qui
nihil de futuro prameditaturin omnia incautus in sklit y Ilchc tutto fi
comprende da le tre tefte figura de li tre tem i>& firn bolo della
prudenza lenza la quale non iì può fare buon conlìglio. Con ì filiaperfeftinonfnntabfqiteprHientia,
D.ffeS. Bernardo ne le Epuìole,* 1 Annotile nel primo de la Retorica
diftìnifee, che la prudenza e wt de la . t^i de te mente laquaic h che fi pc^
configliare, et deliberare bene de te cole buone,& de ie male, che appartengano
a là beata, et felice vita,si che al confidilo oltre la iapienza figurata con
la emetta fopra il libro, è neceffana la prudenza figurata con le tre tefte
fopradette. La xefta d'Orio, £c il delfino che tiene (òtto il piede denota che
ne U tonfigli deucii porre da parte J'ira,óT ia velocità attefochc pefsima_,
eofa è correre in furia, et in collera a deliberare, et confutare yn parti* to
: ma deuelì il connglio fare fenz'ira,& fenza fretta, et velocità, TOrfo è
fimbolode l'ira, &f della rabbia,coine animale iracondo, onde il Cardinale
Egidio ne le fue ftanze diflc . CU Or fi rabbioficon feroci artigli, Fanno
battaglie difpietate,& dire. et il Petrarca. VOrfa rabbiofa per gli
Orfactbifuoi . Ma di quello (imbolo iè se dirà al Aio luogo ne lafigura «ffflr.
II Delfino, come pefee al nuoto velocifsimo è figura de la ircttolofa veloci»
u,defetti che nelli configli tantopublici, quàto priuati fchifer fi deuono* Duo
maxime contraria funt ' confitto, ira feiluet, grfejìinatio dille JSiantC làuio
de la Grecia,& San Gregorio nella Epiftola y. dine, che il configlioin coie
difficili non deue eitere precipitoiò . (onfilium in rebus ardui* non debet
tjfe praceps. La. ragioue è in pronto, perche le fue fcelleratezze,con -l'ini
reto,*& con la furia aqniftano vigore, ma li buoni configli con la matura
tardanzaìecondo ri.parere di 1 acito, nel hb.ddle Hiftotie, Svelerà imi petti,
bma confi Ha mora ^alefcere. Si deue bene con celerità, et prestezza, 1 come
dine Anft. Eneguire ilconfiglio, maeon tardanza s'hÀ da rifoluere* jacciò fi
polla prima iciegliere con più ianò giuduiq il miglior partito, i bellifiinvo è
quel detto . Deliberandum ejjl diu, quod factendum ejt fernet . Xungo tempo
coniultar fi deue,, quello chewna voltali ha da fare. Pa*
krocloCapitanoefiendogli dettò da Demetrio fuo Rè, che colà bada uà, i& a
che s'indugiaua tanto ad attaccare la zuffa, et far impeto contro Vejfercicodi
Tolomeo fuo nimico,che era all'iora inferiore di forze, riipofe. In quibus
pomttentia non habet hteum, magno pondere attentandomeli. 1 Nelle cofe, ne k
quali non ha luogo il pentunento, andar fi deue con il pie di piombo, perche
dopo il fatto il pentirai nulla gioua,uoce veramen te d'accorto Capitano;
nonmen fàggio AgefiUo Capitano de Lcaoni, il quale folkcitatodagli Ambaiciaton
Thebani a rifpondere prefto ad vna imbafciataefpoftagli, rifpofe loro ... c^fn
nefriti* 9 quod ad vtilia deliberane lummora esl tutifiimaf Quali che diceiTe,
non &pete voi o Tebani,che ne ;li ardui negoty perdifcernere, et deliberare
quello che è più vtilc, &C* impediente, nonci ceoià più ficura della
tardanza ? oude fi può confi de are quanto ch'erri no coloro, che cómendonoii
parere de l'Ariofto in># juelktDttaua nella quale loda il configlio de le
donne fatto in vh fubito. 5\£olti configli delle donne fono Ma puè mal quel
degl'huomirìejfer buon* Aieglio imprauifotche a penfarttiyfeiti) Che maturo
difeorfo non aiti ;. Che queflo è fpetiale, e proprio dono, Ov.e non s'habbi a
mminàrui fopra \ FMtanliy e tenti, lor dal ciet largiti ' Spefó akun tépo, e
molto fi adio^èì opra. m 2 Et 1,41, . Etcrrano doppiamente, prima perche lodano
il 'configlio fatto infret ta, fecondariamente > perche innalzano il
confrglio delle dorine, pò che in vna donna non vi è configlio di vigore,&
pollo, ma debile; et fìac co, fecondò il parere d'Ari fi. che fprezza il
configlio de le donne al parpoich par'èuà loro' indecenza, che yna donna folle
veduta fra tanti padri con „ icritua coniultare . ì ì Ri TV I P I N G E R fe M
O peni caftigoVnMìuomo:m atto fcrdc'e, ma ancora appreflbjdi alcuni pò* toh
della Grecia, la icure fu geroglifico di feuerifiimo caftigo>fi come-fi tuo
vedere nelle medaglie del popolo di 2 cnedo, dei qua! tratta Pollue, perche il
Re di Ten ed o haueua fatta quelta legge, che chi fufleftata |rouato in
adulterio,cofi mafchio> come femmina, fufle decapitato con la j;ure,&non
hauendo egli perdonato al proprio figliuolo, volle ancor che. Ite fu ffe fatta
memoria,come fi ned e nelle Medaglie di Tcuedo> che da_* loà banda vi è la
fcure>& da l'altra due tede * ij Perche il Leone nella guilà fopradetta
lignifichi il caftigo > ne feruire* Lo di quello che cita Ebano, fentto da
Eudomio> cioè, che rn Leone | n'Orla, et vn Cane nutriti, et fenza offén»
j-erfi punto l'vn i'altrojcome fuflero flati domeftici, et animali d'vna
fre& h fpecie, ma l'Grfa molfa da vn certa impeto, sbranato il cane, col q
uale Éaueua comune la fianca, et il vitto; il Leone comoilo perla fcelleratez*
a d'hauer rotte le leggi dei viuere iòtto ad vn medefimo tetto, corfe ad* oliò
all'Oria, oc sbranatola parimente le fece per lo Cane pagare la me * i tata
pena. CARÉZZE AMATORIE. t T N A belta,e gratiofa giouanetta, veftita d'habito
di color vagho > tU V carnato di varii, et leggiadretti intrecciamenti,
coronata d'vnaj l hirlandad'hcdera, &checonambile mani tenghicon bellilsima
gra: iia dui colombi vn*mafchio,& l'altra femmina>clie con laici
uiamoftri-,,o di bafciarfi » Eflendo le carezze amatorie figliuole della
giouentu,& della bellezza, i|erciògiouarie, &' bella
raprefèntiamoilfuggetto di quella figura» Il uefiimcnto di color vagho,
ricamatodi vari;, et leggiadretti intreciàmenti,fignificagiifcherzi>ì
vani,&diuerfi incitamenti da i quali ne li amanti na fee il defideno della
congiuntione amorofà . La ghirlanda d'hedera è vero lignificato amorofo, percióchè
dettai Jian ta, come dicono di uerfi poe ti > abbraccia > Oc . ftringe
ouunque ella fi t corta, onde fopra di ciò con i fcguenti verfi cofi dice
Catullo» mtem amore reuinciens,ut tenax Mederà hac^ et Mac a rbo rem implicai
errarti V Tiene con ambe le mani li dui colómbi, come di fopra habbiamo
det)> perciò che gli Egitij per la figura di quelli animali fignificauano le
~ irezze amatone, effendoché elle non vengono alla copula venerea tra | i loro,
prima, che infiemc non fieno baciate, et perche le colombe tra irò viano allettamenti
de i baci molti, li Autori Greci hanno affermato lère a Venere dedicate >
efièndo, che fpontan eamen te fi eccitano fra di )to all'atto venereo.Molto più
fopra dìciò fi potrebbe dire, ma per effe fi delle colombe, com'anco de
l'hedera apprelfo tanti Autori teratione, et altri di beilo ingegno, %cofa
nota,e manifetta 3 l'vno per i 14 3 bua V ' J 7}+ 1 taci, et Strepergli
abbracciamenti \(i\ che tutta con u.e ne alleearessfc amaronej non Colo mi
emenderò più oltre per automi}, ne per dichiaralionc, che couuenghi a efetta
figura, ma anco per non trattenere,1 anima ieUe^ofQin ^4^ laiciue a
$y>erÌC9ÌQl^ CONGIVNTIONE BfHM/E COSE HVMAN Con J« Dittine j SI dipingerà
Yn'huomo ginoccnium eoa gl'occhi riuoltì ai CieJo,e eh humilmente tenghicon
ambe le mani vna catena doro pendente d Cielo, et da vna Stella. . Non
è«ticundubbio,cbe con il teftimonio di Microbio,& di Luci no > che la
fopradetta catena non fignifichi un congiungimento delie co te humanccon le
d.uine, et un ce* io vincolo comune con Uguale ldcuV ^ quando gli piace ci tira
a le, 6V leua le menti nofheai Cielo, doue noicoj ^tn le ^oprie &rae, et
lutto il poter n òuvo non poueaio uluz; di in >do co 'f11 '. lui '^ I lOL
./$$ !ui, che vuole fignificarc, che latente fua fi gouerna co'l voler diurna
attamente colini potrà dipingere detta catena pendentedal Cielo, et da. vna
Stella, ìmpercioche qtìefta è quella forza dVna diurna infpiratiOiie, et d i
quel fuoco del quale Fiatone ha voluto ch'ogni huomo fcfparieci pe a fin che
drizzi la mente ajCreatore, et erga al Cieio, però e©nuiene,che ci coniìrmiaoio
con la volontà del S. Dio in tutte le cole, epregarelu* Diurna Maefii, che ne
faccia degni della i uà fanti isima gru tu. CONTRARIETÀ. DONNA brutta
fcapigliata, &jche detta capeg li fieno difordiaatJb mente ipariigtn per
gl'omeri iarà veili ca dalla parte deftrada alto, &abaflbdicolor bianco, et
dalla fimftra>di nero> mache pero-detto uefti mento ha mal compofto? et
dàfciatoj e moftrij che difcorduntutte le par ti dtì corpo -i Terrà con la delira
mano un.«aio pieno d'acquaia lq uan to> pendente aedo neri! di detta acqua,
&con h. finora vn vafo di £uocoac~ cefo, et perverrà da vna parte di
detta.figura viiàramiod uè à$OÈè vna eoa .trappoftaa ? al traj&c'he
toccandoli faccinocontrarn" giri. Si dipinge brut£a,perciò che
briittilsiniàcoià è alfière con tinouame» te coacrartoalle vere, &buone
opinioni-, et chiare dimoftrarioni altrui Licapejgli nella gnilà* che habbiarao
detto,, dimofLranoi difuaiti ..,'& et idiicinto^ dinota lacantracieri -,
che «rraialuce, e le te:JiebreJ,alìojmgliandocc^oro4'quali fuggano la
conuerfatione altrui per lifloa vnir(ìaiÌL'.£agioniprobabiIi9 Snaturali .
Tieùecoala delira man» il vafo dell'acqua, et con la finiftra il fuocopercioche
qnerMui elementi hanno ie drfieicnze contrarie, caldo, e freddo,:& per/ciò
quello 9 che opera lVno, non puòoprari'altrOjjScAannoper quello in
contmuaeonfcranetè, difccrdia, et guerra. Vi ridipinge acantoJe due ruote
nellvguifa, cnen abbiasi detto,per ciocheiiarra Pierio Vakriano nel libro
trentanoue/ìmo, ciieconfid erata' la natura de moti.,'cheiaao ne i circoli, fu
cagione^che i ma trematici colendo /ìgm'fkare gierog] incarnente; la
contrarietà, Velcri ueifero due circoli ^ehe fi tocca-Teros come vediamo farli
m certe machine :, che per i| girar de l'uno, l'altro fi volgeeonun moro
contrari o,onde per tal dimeftrationepolsiamoìdire, che Jì polsi bemfsimo
jrapreientarc lacontianetà CREDITO, rjVOMO di età vi rile->ve(Hto nobilmente
tfhabito lungo, con una li. collana d'oro al collo, fieda;, con &m libro in
una manosa mercanti detto il maggiore, nella cui copertalo dietro Scrinali
«uefto motta. SOLVTVS OMNI F OENO.RI,àa piedi«ifiaun Grifone!^. pra d un i non
tir elio. iterile più a bailo fgureremoil E^bito^è ragioneuok,ehe prima
rap9iefen tiamoil Credito. Lhabbiamo figurai» di età virile pcrcJre «nella
virilità s;acq-uifìv; il Cr©» M. 4 -diìo •ts-a 1 dito,rhabito lungo arreca
credito, et però li Romani Senatori andauan* togati: tal habi:o porti Crailb,
et Lucullo Senatori di gran ere dito> li quali piùd'ogn'altropofiedeuano
t'acuita, et ricchezze. Porta vna collana d'oro, la ragione è impronta >
perche l'apparenza fo» la de l'oro da credito^ fopra del quale è fondato . '
Siede perche colutene ha credito #a in ripofòcon !a mente tranquilla 31 libro
maggiore intendumo>c!ie fia folode Thauere haue e,il che s'eipi tu
lìxconque. verièttod'Hor5no. Sowusomnifoc'ore. cioè libero dog n [ debito, tal
che nel libro non i comprenda partita alcuna del dare, iwx: ^ fo 'amen ce 1
Sauere, poiché e uelloèil uero ere Ito. -e, che non hi da dar Bia lolo Sa da
hauere, ne co ìifte il credito in trafficare, et far/ì nominar con ìld naio
d*.Jtri, come fannoalcuni qacrcanti pe; non dir tu:ti, eh per ci ì facilmente
fdlliiCoao,ma conile in pofledere totalmente del fui proprio fenza hauere da dare
mente ad alcuno . li Gnfòae fu in gr^a ci dito . tir dito prcfib gl'antichi,
&.però fé ne ferumano per limbolo di cuftode,-& che fra vero, vedali
pollo a tutte le cote facce, et profane de gl'Antichi „-a l'Area a li fepolcri,
a l'ùrne,a 1 Tempi; publici, te pr\ uà: : ediiìtjj, come cor no comporto,
d'ammali vigliane,&£cne.x>.i,quah i in.^.aquila, eV"il Fe3nè,fi che
il Grifone fopiu quel mòhttcellò iìgaaca la e uttodia,che dette hauere uno del
cumulo deiici-e-facitlta le «ì uuole mameiiere incredi.o y et dciie fare a
panto, come li Grifoni i quali paracuiar mente cuftodiicono cera monti icithi,
ÓV'HiperDoreijOueibno pietre pretiofe, &C vene d oro, et perciò non
permettono, che ni uno vi li accogli conte re*feaice Solino, onde Bartolomeo Anglico
. De proprktatibus rerum Ub.iS* Cap. z^> dice Cuftodiunt (jrypbès montes
inqmbusfmt gemme. praciofay vtfmaYagdhzr iafjresfynec permittunteas
aiiferri.Wfte.tio conferma Plinio iib. 7. cap. z. ragionando de Scithi . Quibùs
ajfidue bettum effe circa metalla cum Cjrlphis ferarum volacri genere, quale v
l^o traditi* ^cruente ex cunicuìis aurumytnira ctjt piditate 5 e ìludent, 7^m
aurum vtrobique cufì&dìre perbibentury et ter raw auriferacem adamare .
Così quelli, che hannocredito non deupno la£fare accodare al monte de la douitm
loro perfone, che fieno per diftruggerlo,come ruffiam,buftbni,;idulatori, che i
aggrauano col tempo in qual che iìcuna, o ucro in una preftariza,che mai più lì
renderne paraffiti, che li fanno iprecarela robba in conuiti> ne Giocatori,
Meretricio? altre gerj te mfdiiìQ y che darebbono fondo a qual fi voglia monte
d'oro, il che fuggendo queftì tali, daranno in perpetuo credito, et usueranno
con riputatane loro, altrimenti fé non icaccieranno limili trafeurate, et
vitiofe peribne, perderanno la robba, el credito, Sbanderanno raminghi
conifeop* no,& ignominia loro. COSTANZA DONNA che tiene la delira mano
alta, con la finifìra vn'aftaj&^.n' pofa co' piedi l'opra v na baie q uad
ra. Collanza èunadifpofitione ferma di non cedere a dolori corporali, ne
lafeiadi uincerea mitezza, o fatica, neatràuaglio alcuno per la uia àeila
uirtù, in tutte l'attioni. I La mano alta è indirlo di coflanza ne Fatti
proponimenti. La baie quadrata lignifica fermezza, perche da qualfiuoglia
Sandali po:ì (la faida, Sé e ontrapefata egualmente dalle fae pai ti, il che
non hanno m tanta perfezione icorM d'altra figura. L'afta parimente è conforme
al dec;o uolgare, che dice . Chi ben fi ap poggia cade di rado. Et effer
colante non è altro, che ftare appoggiato, S^ làido nelle ragioni, che muouono
l'intelletto a qualche colà. CoJìan^ay et roflò,chemoftri le braccia ign udc^e
ftarà in ateo d'attenderete foilenere l'impeto di un toro. 3"*'" M
rjf In trepiditi è l'ecècffo della fortezza, oppo fio alla uilta, &C
codardia, Hiall'hora fi dice un'huomo intrepido, quando non teme, etiandio quei
che l'htiomo colante è folito temere. Soflo le braccia ignude, per moftrare
confidenza del proprio ùalore, t combatter col toro,iiqualcenendomoleftato
diuienefcrocifsimo, Òcìài tniogno,.per refìftejs foio delle prò uè d'uàa
disperata fortezza. .a i XTKA donnacheron il deflro traccio tenghi abbracciata
una co V lorwia, &c con la ti mitra muno.ujia %ada ignuda iopra d'un gran
uaiTioftriuoiontaruii>eiue di uoieru abbruciare la n; no, et il biaccio» adente,
con fa ue/ìe d^mta? di t*on, in capo terra, una ghiri ui fa d;;..mirto j et di
non uiikine.* inteffupyfic ia ÌMifauauno.unuaiò.pseno di rae, cunuiicuorèych^
fi jueda tra eflV. >aacoa l'altr mano inattpd.ieu^riì inondi capo per
óoiirne il detto cQore, eftencjb proprie ut de gi'aiiuu ti cercar feoipretli
far paRJccipe altrùi deJa propria ailegre-dza» spigai ^fe^^^» «aP**w*i* &*»
I/fO Contento. VN giouane pompofamente ueftito,con fpadaalato,naur£ gtoiey et
penne per ornamento della tefta, et nella deftra mano uno lpec^ chio,&eon
Ja finiftra un bacile d'argento appoggiato alla còfcia? il quale fera pieno di
monete, et gioie. Il contento, dal quale pende quel poco di felicità, che il
godè iri quefta uita,nafce principalmente dalla cognitionedel bene poifeduto, perche
chi non conofee il propri® bene ( ancorché flagrandosi tuo,) non ne può fentire
contento, oleosi reftano li fuoi meriti fraudati dentro di fé fteffoPerò fi
dipinge Pimagine del contento, che guarda fé medeflma nello fpecchio, et cosi
fi contempla, et fi gode ncca> bella, e pompofa di corpo et d'anima, il che
dinioftrano le monete, &: i uefftmen ci. G CONTRASTO Iouane armato, con una
trauerfina loffaffotto il coirfaletto, teng una fpada ignuda in atto di uolcrta
ipingere contro walcun nemico eoa DICES4&E/&Ì^A: MA eó vna gatta a
piedi da Vna parte, e dall'altra vacane inatto di cóbattcxe, * Il contrario è
vna forza di' contrarij, dé'quali vho cerca premiere all'altro, e però fi
dipinge armato, et pretto a &fepdeirfi,&^ offendere; il neLCO . • \ lì
color roflb ci dimoftra l'alterezza dell'animo^ '& il dominio delle paf
mico Contrailo . Gloùanetto, che fatto all'armatura habbia vna vette di color
'roflb, nella delira mano tenga vn pugnale ignudo con fiero Jguar^doj con
vnaltro pugnale nella Anidra, tirando la mano in dietro, ni atto di voler
ferire. ; Con t 1^1 ti o $^e: '^ DONNA d'afpetto gratiofd,& bello, ftia in
piedìcol pugnòde^a mano dritta lèrrato in atto di percuoter/i il petto nudo,
dalla ììrnflra banda, có'l braccio nhiflro ftefo alquanto in giù *& la mano
aperta, 'gl'occhi pieni di lacrime, ri uol ti verlo il Cielo >coafembiante
metto, et dolente. La contritione, è il dolore grandìfsirrio, che havn
peccatore d'hauer oflfefola diuina Maeilàiondeibpradi ciò l'auttore de i*
feguentvjverfi. Dolce dolor, che da radice amara (lo £he beh feitu ct'ognì
gioir più cara . j T^afiifis de' falli all'bor^c'hai maggior doSebriafpra
altrui^purmecoètùofiggior *P ingioili ali almfyche conforto ha filo Suaueyeper
iefuord'abijjaofcuro' (n« Quanto-dolerfìyelagrimar impara. Erto camin poggiando
alCiel ritorno . \Doglia felice) mueriturofa^e rara r Cosldopp calle fpinofiy e
duro Che 'oon opprimi il cuor: maialai al yolo "Prato fifeorge di 'bei £w
adorno^ -% j^el tufi dolce 'languir io mi confilo"' • Che rendè fianco pie
lieto, e fìcuro^* Sttl Petrarcanel Sonetto %6. dòué dice J' vsfiangèndo % miei
paffati tempi, Contritione * On/na bella in piedi, con capelli fparfi', vettita
di bianco* con il petto fcaperto.5 moflrando di percuoterlo con il pugno dritto
3 5c_ con la nViftra mano fi fpògli della fua vette, la quale farà ftracciata
>ck^ di costare berrettino, in atto diuoto > et fupplicheuolej calchicon
i piedi vna •^afenera. Dipingefi la contritione di faccia bella, per
dimoflrare,'>ché il, cuoro contrito, et humiliato non è fprezzàto da Dio,
anzi è niezanoa placarlo nell'ira; come dice Daùid nel Salmo L. et è qùetta vna
difpo/ìtione contrariaci peccato, onero, come difinifeoho ì Théologi, vn dolore
prefo ìe propnj pecca|;i,jconintentione dii;ón^iràrii,& dì lòddisFaré :
ilriorrie cierzàparte'aelì'a'fua'ìbHiMa 'pnyùò articolo1: cJie vna
corurattiÒ;ie>& 1 ' i -ti,;. -i.fi ..;H^t,; -^-v J>;:J.. v^»/. il
1X551— 'Me ìniinuzzamento d'ogni pretenfione,che ci poteffe -dare la fuperbia,
pe gualche bene in noiconofciuto. La maichcra (òtto a i piedi, lignifica il
difprcgio delle cofc mondane ]e quali iòno beni apparenti folo,che lusingano,
ingannano, e riurdan la vera cognitione in noi ftefsi . Sta in atto di
ipogliarfi de veftimenti (tracciati, perche è la contrite nevna parte della
penitenza, per mezzo della quale ci fpogliamo de ve Jìimenti deirhuomo vecchio,
riueftendoci di Chnfto iftcflo, et della fi grada, che adorna, Jfc^ afsicura
l'anima noftra da ogni cattiuo incontri C0T^T17Ì E Tiz U. DONNA d'età virile,
che ftando in piedi fia veftita d'habito fci plice, come ancor cinta da vna
zona, ò cintola, terrà con lvna d k mani con bella gratia un candido armellino
. Continenza,è un'affetto dell'animo > che fi muoue con la ragione,
contraltare con il fenfo, et fuperarc l'appetito de i diletti corporei, et jm
ciò fi dipinge in piedi, et d'età uinlc, come quella più perfetta dell'alti
ctadi, operandoli con ilgiuditio,comeanco con le forze al contrai! ogni
incontro, che fé gli rapprefenta. L'habito femphee* et la zona lignificano il
riftringimento de gli s nati appetiti. 5 ' Il candido armellino dimoiìra efTere
il uero fimbolo della continen percioebe non fplo mangia una uolta il giorno,
ma anco per non imbr; tarli, piùtofloconfente d'eiìerprefo da 1 cacciatori, li
quali per piglia; ^uefto animaletto, gli circondano la fua tana con il fango .
C° ?LT * ?LE ?LZ -* i l i t a ke (ome fu rapprefentata nella Tompa funerale del
Duca di Tarma JLleffmdro Farnefe > in %oma ., DÒNNA con una celata in capo,
et con la dcftra mano tiene in fpada con la punta ni gì ù nel fodero, et il
braccio finiflro ftefo > uoltando però la palma di eflà mano in fu. Coprirò.
GIOVANE ridente, et bello di prima lanugine, ftando dritto^ piedi, con una uaga
ghirlanda di fiori in capo, nella delira maj», ima facci la accefa, et nella
finiftra con un'afta, et farà ueftito [di ucrctf Coi! la dtpm fé Filoftrato .
Et lì fa1 gìirtuane, per eflere tale età più dedicasse fette, et a' folazzl che
ì'ajtre non fono.. I I corniti (i frnno a fine di commune allegrezza tra
gl'amici, però fi che fuoJe il con ulto generare, t J La face accela li
dipingeua di, gf'zntichi iti mano d'Himenco Dio di le nozze, perche tiene
ei\mimi> et gl'ingegni fucgliati 6V allegri il coni t*> ', r& e, re
iì le i^k\.d.d., et Miagmuiimitn ia'pere égualiuènte fare,& 1 cederei H D .
; Hi teucre €on gl'amici oftitij di gratitudiue . L Co j^d o g 1 1 o. VOMO
mefto, malinconiofo, et tutto rabbuffato, con ambe le-» jm. mani s'apre il
petto, eli mirali cuore, circondato da diueriì.lèrpéti. Sara ueftito di
berrettino uicino al nero, il detto ueftimento farà ftrae-. ciato, iòloper
dimortrare il difpregiodi fé ttefiò, et che quando unoè intrauagli dell'animo,
non può attendere alla coltura del corpo, et il color negro lignifica l'ultima
rouina, et le tenebre della morte, alla quale conducono i rammarichi, &i
cordogli. li. petto aperto, et li cuore dalle ferpe cinto, dinotino i
faftidij,& i tra uagli mondani, che fempre mordendo il cuore, infondano
innoifteilì Ueleno di rabbia, et di rancore . £ 0 ^\ETTI0 T^E. DONNA d'età
matura, che nella mano deftra tenga un lituo co» ., un fafcctto di fcntture, et
la ilniftra in atto di ammonire . Qui per la correttone intendiamo l'atto del
drizzare la torta attione |huniana,& che fi dilunga dalla uia della ragione
. li che deue farli da per Ione, che habbino autrorità, et dominio fopra
coloro, che*deuono eifér corretti, et pero fi faco'i lituo in mano ufato, fegno
di fignoria preflò gli antichi Rè Latini, Ór Imperatori Romani . 11 falcetto di
fcntture tìgnifica le querele, quafi materia di corre ttiono. C G 1^7 0 UVMU
W^O. iflCORUENDO fpefle volte di rapprefentare in atto su le fee) ne il corpo
humano, e 1 anima, ciafeuno da le, habbiamo formate e prefenti ligure dell'una,
e dell'ai ra, come fi potrà uedere al fuo luogo, na è dauuertire prima, che per
il corpo humano noi non intendiamo il :orpo realmente iéparato dall'anima,
perciòche cosi fi deferì uerebbe un radauero, ma il bene il corpo all'anima
collegato, che ambe due fanno il alompoiìto deH'huomo tutto, che per certa
fignificationc poetica,& aftrat ione mentale li prefupponghino,comeie
ciafeuna di quefte parti lìelfc ler fé fola ; lo rapprefenteremo dunque huomo
coronato di fiori ligufrri » jeftito pompofamente, terra in mano una lanterna
di tela, di quella,che M'alza, et abbatta, fenza lume con quello motto : ALVMIN
£ VITA. i Si corona di ligustri, per effer da grauifsimi huomini aflìmigliata
la iuta deH'huomo, nfpetto alla fragilità, cV caducità di quefto noftro corpo
Ili fiori, de' quali non fo > che altra cofa fia più fugace, onde il
Salmifta zzìintò nel Salmo 102. Hecordatas eft, quoniam fuluisfumus : homo fi
cut fanum > fies eius tamtam 1 a&rific efflorebit . Ft nel Saimo 8p.
tJffanèficut berba tranfeat^manè floreaty et tranfcat j vtfftrt decidat yindt*
t, et arefiat . Et fimilmente il patientifsimo Iob . Quafiflos egteditnr, cjr
lonteritur » li ueftimento delitiofo, dimoftra quello, che è proprio del còrpo,
cioè l'amaAfe l'amare > et abbracciare i piaceri, èVdelettationi fenfuali,
A" come per contrario abborrirclidifa£Ì,afprezze,& le molcftic. *
'Làiàntcrna, nella gurfo, che dicemmo, dimoftra, che il corpo non hi opèratibni
fenza l'anima, lì come la lanterna lènza il lume non fa l'offiac fuo /cornei!
motto molto bene dichiara . CO \KET T I 0 l^E» «pkONVA vecchia, grinza rche
fedendo nella frniftra mano teng' xJ vna ferula, o vero vno (tattile, et
nell'altra con la penna emendi vafcHttura, aggiungendo, et togliendo vane
parole . Si dipinge vecc.ua,& grinza, perche, come è ch'etto di prudenza la
ce rettione in chi la fa,cosi è cagione di rammarico m quello, che da occa!
iìonedi farla, perche non fuole molto piacere altrui ien tir correggere,*
emendare l'opere lue : et perche lacorrettione s'elìercita nel mancameli to,
che facciamo nella via odeirattiom, o delle* contcmplationi. Si dipinge con lo
«affile, et con ]a \Khrèi\ che corregge le le ritta re ......; proueDI CES ARE
R I PJt. *4F irouedcndo l'vna co'l difpiacer^del corpo alla conuerfatione
politica» 'altra con li terniinidicognitione allai>eatitudine Filolofica .
CO K^v r T E LL u H.E' GIUDICI. rvONNÀ, che itiaa federe per .trauerfo in
Tribunale».con va me-VJ moriate > et vna catena 4'oronella^manosdritta., con
vna volpe a pi«^? li, et farà veftita di verde., r Dipingefi a federe in
Tribunale nella guifa, che;dicemrao,;perche la orruttela cade in coloro,che
fententiano in giuditio^fiflendo effa vno> torcimento della volontà del
giudice a giudicareingiuHaniente per fora de' doni. r . ' Il memoriale in mano,
&T la collana fono indicìo, che o con paroIc,ò on danariJa giuftitia fi
corrompe . La volpe per lo più fi pone per i'anutia,"&* perciò è
conuenienrc a quev to vitio, efièndo che s'effercita coaaftutia, per
impadronirfi de denari, ideile volontà de glfakrih uomini . Veftefi di verde
perii fondarnentidella fperanza> che Hanno nell'auc* 1, come de ttohabbiamo
ài fopra. iCOTtJTE.,,DONNA, giouine, con bella acconciatura di tefta, veftita
di vera& et di cangiante, con ambe le mani, s'alzi il lembo della vette
dinara i, in modo chefeuopra le ginocchia, portando.nella vene alzata molte
hirlàde di varie forti di fiori, '& con vna di dette.mani terrà anco de gli
mi legatiin iilòtli.leia verde, haueri à piedi lunaiftatuetta di Mercurio, ila
quale s'appoggte ri alquanto, et dai l'ai, tra. banda. un paro di ceppi di ro,
o uero 1 ferii, che fi fogliono mettere ad ambi li piedi,& che m fieno on
eflì le camene parimente d oro : iàra la 'terra, oue fi pojrafafloìa, ma oarfa
di molti fiori > che dalla uefie le cadano ; ne piedi hauerà le fcarpe yi
piombo.. I La corte èrma unione di huomini di qualitàalìa Temuti di perfona
leialata,& principale, &c fé bene io d'ella polio parlare con qualche
fon imento, per lo tempoyche vi ho confumato dal principio della mia faa
ullezza fino a queiìi'hora? nondimeno racconterò iblo l'Encomio d'aiini, che
diconojla corte eifergranmaeftradel viuere humano,fo fregna -"Ita
politezza, (cala dell'eloquenza, teatro de gl'honori, fcala delìegraa, zze, et
campo aperto delle conuerlàtioni, et dell'amicitie-: che impara i7bedire, et di
comandare, d'efier libero:,&feruQ,diparlare;& dita-* fj re, di fecondar
le voglie altrui,di difsimular le proprie, d'occultargli u\che non
rmocano,d'afcondere fire, che jnon offendono,che infegna c( 'er grane, Si
affabile, liberale., et parco-, feuero, et faceto, delicato,& .] dente, che
ogni cofa fu -, &C o^ni cofa intende de' fecreti de Principi,, C)| Ile
Forze de Regni, de' prouuedi nienti della Citta, cleH'elettioni &^ vicine a
mortrare le vergogne, et ne' ceppi, che lo raffrenano, et l'impe* difeono,
ondel'Alciati nelie fue embleme così dice . Vana palatino* qnos educataula
cltentesy Dicitur auratis ne fiere compedibus . I fiori fpariì per terra in
luogo Iterile > et falfofo, inoltrano l'apparenza nobile del cortigiano, la
quale è più arcifitiofa per compiacere U fuo Si* gnore, che naturale per
appagare fé medefimo. L'acconciatura della tefta maeftreuolmentefàtta>èfcgno
di delicatura; et dimqftratione d'alti, et nobili penfien . La velie di
cangiante, moftra che tale è la corte, dando, e togliendo a fuo piacere m poco
tempo la beneuolenza de' Principi, e con ella gl'hocori, e facultà . i ien con
vna manogl'hami legati co filo di color verde, per di mort rare,.che la corte
prende gl'h uomini con la iperanza, com'hamo il pefee • « Le fc*rpe di piombo
inoltrano, che nel ikiuigio fi dee efiergraue, e ne faCilmentemuouerfi a i
venti delle parole, o vero delle vnioni altrui, pe eccepirne odio,
ldegno,rancore,& inuidia,con appetito d'altra perfona. Se gli
poneappreflbla ftacua di Mercurio, la quale da gl'antichi fu pd1 Ha per
l'eloquenza, che fi vede efler perpetua compagna ed cortigiano È rtata da molte
perfone in diuerfi modi dipinta, fecondo la varici della Fortuna, che da lei
riconofeono ; fra gl'altri ìlSig. Cefare Caporali Perugino, huomo di bellifsimo
ingegnosi lettere, et di valore la dipin! fé, come fi può vedere nei feguenti
moi verfi, che così dice . fat Corte fi dipinge vna matrona Seco il tempo
perduto alberga, efian^a9 Con vifo afeiuttoy e chioma profumata Che vede
incanutir lapromiffione Du ra di fchiena> e molle di perfona . Di fargli vn
di del ben fé gli rìamm^Oi Ha qualftn va d'vn drappo verde ornata Tei nel
rouefeio v'è l'adulatione « benché à trauerfo àguifa d'Hercol tiene Che fa col
vento de le sberrettate . Vna gran pelle d'afino ammantata . Clambitiofi
gonfiar, come vn pallone ie pendan poi dal collo afpre catene Vi fon anco le
mufe affaticate > IPe r poca dapocaggine fatale > Terfolleuar la mifera,
e mendica Chefciorfe le potrebbe 7 e vfeir di pene . Virtute opprejfa da
lapouertate . K a di fpecebi, efeopette vna reale Ma figittano al vento ogni fat
Uba, Corona ; tien fedendo fu, lapaglia Ch'ha fu'l corpo una macina da guati,
Vn pie in bordelley e l'altra à lofpedate . E Fortuna ad ogrìhor troppo nimica
. SoHien con la man de fi ra vna medaglia Tien poi nell'alt ra man l' barn'
indo rato^j Ouefculta nel me%o èlafperan%a, Con efeapretiofa cruda, e cotta,
Cbefafientar la mifera canaglia . Che per lo pia diuenta pan muffato'. Ne
kfeierò di fcriuere il Sonerto del Sig> Marc'Antonio Cataldo 'quale dice a
queft'iitcno proposito . "•"" ""' * Va r ?{, w*ri°
flat0> y*a volubil forte > Vn guadagni dubbie fo, vn danno aperto) Vn
fterar non ficuro, vn penar certo, Vn con la vita amminifirar la morte . Vna
pigion di fenfiyvn laccio forte y Vn vender Ubertade, a pre^o incerto^ Vn affettar
mercè contraria al merto E qHefto>che il vii volgo appella Corte* Qhìhì han
gì' adulato ri albergo fido Tenebre il ben*oprary la f rande lume Sede
l*amhition > V'invidia nido . f Vordire infidie, ilfarfi idolo, e nume Vn
buorn mo rtal, l'efler di fede infido » tApfarqui glori* : ahi f ecolo * ahi
cefiumeì c ò B^T n S I u. NONNA veftita d'oro,coronata aguifa. di Kegina?e che
fpargecolì J fne,d4nari, et gioie . La Corteiìa è virtù,che ferra fpeóo
gl'occhi ne demeriti altrui,pcr aopi rraril pano alla propria benigniti .
CREPVSCVLO DELLA MATTINA. FANCIVLLO nudo, di carnagione bruna,ch'habbia l'ali
agli hòH meri del medefimo c®lore,ftando in atto di volare in alto, hauerà in
ma del capo vna grande,& rilucente /Iella) et che con la finiftra mano
inghivn'vrnariuoltaaii'ingiu verfandocon elTa minutifsime gocciole 'acqua,&
con la deftra vna taccila accefa, riuotta da la parte di dietro, e l'aria vna
rondinella . Crepufculo (per quello Che referifee iì Boccaccio nel primo libro
delGeneologla de gli Dei) viene detto da creperò, che fìgniflca dubbio, mciolia
che pare fi dubiti > fé quello fpatio di tempo fìa da concedere ainotte
pallata,© al g;iorno venente,eilenda neli.coniìni tra l'vno,& l'aiD.Onde
per tal cagione dipingeremo il crepufculo di color bruno. Fanciullo alato lo
rappreientiamo 3 come parte del tempore per iignìr are la velocita di quefìo
interuallo che pretto patta . Il uolare all'insti dimoftra, che il crepufculo
della mattina s'alza fpin * dall'alba che appare in Oriente. La grande, et
rilucente ftella, che ha (òpra il capo > fi chiama Lucifer, Rapportatore
delia luce, et pereflagH Egitti;, (conie riferilce Fieno Jenano nel libro 4o.de
fuoi Ierogliiìci)fignificauano il crepufculo dd* uà tina>& il Petrarca
nel trionfo della Fama, uolcndo maftrare > che^ ella ftelìa appare npl tempo
del crepufculo con* dice. al in fiil gi &deldi, &c. La faceJIà
ardenteiciuolta nella guifa> che dicemmo, ne dimoftra>c SI crepufculo
della mattinaèmeilàggi ero del giorno . . ; "Kz rondinella fuol cominciare
a cantare auanti giorno nel crepufcul come dimofl ra Dante nel cap. 2 j . del
Paradilb, coli dicendo, . . '8{rW.bor4'yicbe comincia itriHi lai La
Kjmdinellafrefie alla mattina : Forfè à memoria de ftìoi tritìi gu& Et
ABacreDnte.Poeta.GrecQiin;queI Tuo lirico,cou\diiTe:ia fua fentenz|
evfdlHirundinem*. JgHiltuslóqttaxytpiibufriam^ • Tibi,quod ille Tereus ■ Te
pleBamhvfìmdù Dcenis ì Fecijfe fettur olimi Vtrum : forum ne visvolucres T^am
tu quid ante Imenu Jtlcts tibi recidami 3\€eas flrepens ad aurei
Imamfeeemuelinguanut Sfomnijs beatis Anfibi rapis hathylknu* I Jchc fuimitato
dal Sig..Filippo Alberti in quel* li fuoi quaderna Ji. 'Perche io pianga al tuo
pianto Da le dolce^emicJ Rondinella importuna mangiai die Tu pur cantandomi
richiami al pianto, A qucfli fi confanno quegli altri yer%di.Natta Pinario j
gitati da Sene* cane l'EpiftoJa 122» Incipit ardentes Vbahus producere fiammas
Sparge re fed rubiconda iies j iam trìflis hirundo3 . arguti* reditura cibos
imméttere nìdis > Incipit j £9* molli partitos or£ tnmiftrat . CREPVSCVLO
DELLA SERA.' ^^ShSH^ PANCIVLLO ancor*egli,epannicntc alato, et di carnagione
bru*» na, Ilari uà atto di volare *U 'ingiù verlo 1 Occidente, in capo haueN 3
rà ij* n vaa grande,& rilucente frella, con la delira mano terra vna bezzi
ìA . ateo di lanciarla, et li veda per /aria, che n'habl>ia gettate del J
altre, 5^ che calchino all'ingiù,& con laiinifira man o tengln.vna nottola
coni l'ali aperte . lì uolare all'ingiù verfo l'Occidente, dimoftra per tale
effetto efferc j erepufculo della lèra . La fteila che ha in cima del capo Ci
chiama Hefpero, la quale apparife nel tramontar del Sole, appretto gli Egitti;,
come dice Pieno Valcrian nel luogo citato di fopra, lignifica uà il erepufculo
della fera. Le frezze nella guifa,che dicemmo, fignificano i vapori della terra
ti il m alto dalla potenza del Sole, ilquale allontanandoli da noi, e non
h,uendo detti vapor-i,chi li foftengh ^vengono a cadere,& per efferc humo
ri grofsi, nuocono più, o meno, fecondo il tempo, o luoghi humidi,p freddilo
più caldi,piùalti,'o più baisi. Tiene la Nottola con Tali aperte, come animale
proprio, et lì vede vi lare in emetto tempo . CRAPVLA DONNA g rafTa,brutta
nell'afpetto, et mal vertita, con tutto lo fti maco ignudo,haueni il capo
fafeiato fino a gl'occhi, nelle mani tei rà vna teda di Leone, che ftia con la
bocca aperta, et per terra m faranm deglVcccllimorti,&de'pafticci, o limili
cofe . Si fa donna brutta,perche la Crapula non lafcia molto alzare rhuom per
inoltrare, che li crapuloni,"o'per lo più fi imomini fprezzatori delia
politezza,e folo attendono ad ingrafirare,& f>ireil ventre,o perche
fonopoucridi virtù,& non fi itendono con ilp fier loro fuor di quelli
confini . Lo ftomaco feoperto moftra che la crapula ha bifogno di buona co:
plcfsione, per fmaltire la varietà de' cibi, et però fi fa con la tefta fafeia
doue i fumi afecndono, &C. l'offendono . La graflezza è effetto prodò dalla
crapula, che non lafcia penfare a cofe faihdiofe, che fanno la face: macilento.
La tefta del Leone è antico fimbolo della crapula,percfic qudtoaB male s'empie
tanto fouerchio, che facilmente poi fopporta per due, o t giorni il
digiuno,&perindigeftioneil fiato continuamente li putc,co« dice Pierio
Valeriano al fuo luogo . Gl'vccelli morti,& i pafticci,fi pongono,
comecoft, intorno alle qu; Vcfercita la crapula . Crapuléu . DOnna mal
veftita,e di color uerde, fari grafia, di carnagione roiTa, appoggicràcon la
man delira fopra vno feudo, dentro del quale farà dipinta vna tauola
apparecchiata con diuerfe viuandecon vnmot fella touaglia,che dieserà
felicita*, l'altra mano la tcrri fopra vnporc ÌA Crapula è vn'effetto di gola^c
confitte nella qualità^e quantità de* bi^ii DI CES ARE RIPA. rjf* bi, e fuole
conimunemente regnare in periòne ignoranti > &*di grofia pacche non
fanno penfar eofe,che non tocchino il fen fo . Veftefi la crapula di verde,
percioche del continuo ha fperanzadi mutar varij cibi,& paflàr di tempo in
tempo con allegrezza . Lo feudo nel fopradetto modo èper dimofrrare il fine di
quei, che atten dono alla crapula, cioè il gu&o > il quale credono, che
porti feco la feli-, 3tà di quefto mondo, come voleua Epicuro. Il porco da
molti icrittori èpoflo per la crapula, percioche ad altro non «tende ch'a
mangiare, e mentre diuora le fporcitie nel ùngo non alza la x(la,ne mai fi
volge indietro,, ma del continuo feguita auantiper troua* miglior cibo,
CRVDELTA. DONNA di color roflb nel vifo,enel ve/timcnto,di fpauentofa guai
datura, in cima del capo habbia vn rofigniuolo,e con ambi le mani ifoghi vn
fanciullo nelle fafee, perche grandifs. effetto di crudeltà è recidere, chi non
nuoce altrui; ma è innocente in ogni minima forte di delil >, però fi
dice,chc la crudeltà1 è infatiabil appetito di male nel punir
gl'inocenti,rapiri beni d'altri,ofiendere, e non difendere ibuoni,e la
giuftitia» li veOimento rofib dimoftra, che i fuoi penfieri fono tutti
Sanguigni, Pcr.lo roiìgnuolo fi viene accennando la fauola di Progne, e dì
Filomi*, vero indicio di crudeltà, onde dififeTAlciato . Scftid Calchi fttdet,
ve! te Trogne ìmproba f m$ rpcfff$ £mi volucris propri^ proli f amore fubit.
Crudeltà* ^Onna ridente veftìta di fcrruggiiie, con vngroflb diamante in
mc2&~À al petto, che ftia ridendo in piedi, con le mani appoggiate a i
fianchi fri vn'incendio di cafc,e'occifion di fanciulli rinuolti nel proprio
sague* La crudeltà è vna durezza d'animo,che fa gioire delle calamiti de
gl'al> et però le fi fa il diamante, enee pietra durifsima, e per la
fuadurezz* olto celebrata da Poeti in propofito della crudeltà* delle donne.
L'incendio, e l'occifionc rimirante col vifo allegro, fono i maggior le* o Ai
di crudeltà, di qual fi uoglia altro, et pur di quella forte d'h uomini ha luto
poter gloriarli il mondo a' tempi panati nella perfona di pia di un coi
jrone,& di molti Herodi, accioche non fia forte alcuna di fceleraggine, e
non fi conferui a perpetua mcmorianellecofepubliche,che fon l'hi-,a rie
fabbricate per efempio de pofteri. CVPIDITA. O K N A ignuda, c'habbia bendati
gl'occhi con l'aliallc fpalle. La cupidità è vn'appetito fuor della debita
mifura,ch'infegna la |ione, però gl'occhi bendati fono fegno, che non fi ferue
del lume dello 'letto. Lucrctio lib. 4. de natura rerum . K[am faciunt hemmes
plerumque cupidine ffc? it trùiuunt ea,qtt& non flint t'ibi commoda vere*
'ali inaurano velocita, con le quali enafegue f ciò che fotto fpetìe di JN 4
buOiiO rjz Buono, et di piaceuole le fi rapprefenta . Si faignudaperchexon
grandifsnna. facilità fcuoprc I'effer fuo. GVRI.OSITA. DO N.'N.A. con
vcftimento roffo, et azurro, fopr'il quale vi fiano fpat^ feinolt'orecchie, et
rane, hauerà ìcapelli dritti, con le mani alte, col capo che fporga in fuora,
et farà alata. La curiofità è defiderio sfrenato di. coloro > che cercano
fapcre più di «juello, che deuono. Grorecchi moftrano,che il curiofo ha folo
desiderio d'intendere, &d| faperecofe riferite da altri. E S. Bernardo de
gradib. fuperb. volendo di«j moftrare vn Monaco curiofo, lo defenue con queft»
fegnicosì dicendo.il videris Monacu magari^caput ere&umyaures portare f
fpe:fis,curiofutn cognofeaq Le rane,pcr hauer gl'occhi groliì, fon'mdicio di
curioi]tà>e per al tigni ficato fon prefeda gl'antichi,perciochegì'£gi ti j,
quando voleuano fignÈ ficare vn'huomo curiofo rapprefenta uano vna rana, e
Picrio Valeriane dice, che gl'occhi di rana>Jegati in pelle di ceruo
infien:e con carne di re;® «Ruolo, fanno Hiuomo delto,& iueghaco, dal che
nafee ì'ener curioio. j Tien aitele mani,con la tetra infuora, perche il cunolò
fempre Ila dell* &uiuaceperiapere,eV intendere da tuteeie bande le nouità.
Il diedi moftrano ancora l'ali > et ieapeiii dritti, che fono 1 penfìeri
viùa::, òli colori del veftùnento figuifìca no defiderro di fapere. CVS 1 ODIA.
tONN.A armata, che nella deftra mano tenga vnafpada ignuda,1 ' a canto haura
via d ràgo ., Perla buv>na cuftodia due coienecefTariifsime fi ricercano,
vna e il iicdere t jpcncoii*éia fiardefto,che non uenghinoalllmproiiuo,raitnt
li dipinge itm\ he cri. ente co; J. go, come cene dunoftrai'Ak taci
nelleiue£mbienu dicendo. fctrab&c -efligies-iqmipta efl-TaUodìs eius Buie
datarie Incosfai raqv.e tempia coti tìk draco qui domina tonintit ante pedes.
Innupus opus cjì tura affermare / Curdiuacomesboc animai tvflod a rerum
Tentigli laqueos vnditfue tendit mù Et con l'armature, che difendalo, e danno
ardire ne' rioni pericoli» D APPOCAGG1N£. DONNA con capelli fparlì, vefhtadi
berrettino, che tiri più al biai co,che al nero, la qual uefleiara bracciata,
fha a federe come ni »i lopra le ginocchia, col capo baffo, et a canto ui fc
vna pecora . Dipingeiì la dappocaggine con capelli iparfi,pernioftrarc la
tardi! e pigritia neli'òperare, ciie è difetto cagionato da ella tnedefin a_»,
eAi do l'huomo dappoco, lento, e pigro nelle fue atuoni, e però come ii| ro a
tutti gli efcrcitii d'indù ftna,fta con le mani pofa te iopra alle ginoccj La;
vciìc rotta ci rapprefenta la pouerti,6c. lì diiagioibpraLenenJ coloroychcper
dappocaggine non fi fanno gouernarc Stafli .*peici.ei'huQfiiQ dappoco
nonardifet ateajjr DI CE SAKE K IPJ: %0 alzare la tefla a paragone de gl'altri
huoinini,e di camminare per la via éS Ja lode, ia-quale
confifteneìioperationedeliecofe difficili. La pecora^ molto liolida, ne la
pigliare partito in alcuno auuefìimen* to . Però dille Dante nel iuo Inferno
.Huomin i fiate > e non peco re mattey DERISI ONE. DON NA con la lingua
fuori della bocca, ueftìta di pelle d'i ftriee-» con braccia,& piedi ignudi
>cgì dito indice della mano delira fteio, tenendo nella finiftra vn mazzo di
penne di pauone, appoggiando la detta mano ibpra vn-afino, ilquaic ftara co'i
capo alto in atto di lgrignare, ino ftrandoi denti. Denfionc/econdc S. Tomaio
in 2-2.qr.xft 75. è quando rhuomo prende in fchcrzo il male ^ et ìì difetto
altrui, per proprio diletto lodisfacendoiì, «he il delinquente ne lenta
vergogna . 11 cauar la lingua fuori della bocca (perche è atto
dcformc,facendofi alla prefenza d'alcuno è fegno>che le ne tiene poco conto,
6^ però la natu> raltnlcgua a fare a1 fanciulli in quello proposto „ La
pelle d lftrice,elie è (pinola, moitra che fcnz'armcil derifore è collie
i'iiincejiiqbale punge chi gli s'auuicina, 6c_ perche il principale penikro dei
denibre, è notare J'uriperfettioni altrui ; però li iaraco'i dito nel n;odo
detto. Le penne dei pauone fi dipingono > per memoria della fuperbiadi
quello animaletti e flnna fra tutti gl'altri le fteiiobcllimmo, perche non
e.alicuno;che rida de j;aii cofìumi altrui, che quelli fteiai non riconoica
lontani dd fé mcdefirno. L'Anno nei modo detto fu adoperato da gl'antichi in
quello proposito co. e ;ìc fa teltimonianza ii Pieno Valenaii >,&:
altri. DESIDE.H IO VERSO IDDIO. CIOVANETTO vefhto di rollo, et giallo, i quali
colori n*gnin> J eanodclideno.Saà uia.o,} er lignificare la preftezza concui
l'anijnlo infervorato lubitamente volaapenficriceielh>dal petto gl'elea vna
t fiamma, pere he è quella fiamma, che GhrifioJN.S. venne a portar in terra.
.,1 ferra la tòni (tra mano a 1 petto,& il braccio deft ro di/lelo, il viio
riuoltoalCie)o,& haueraacanto vn cer^o, che bcua l'acqua d'vn rulcello,
felli bendo ìì deitodi Dauid nel Salmo 41. doue aflòmigliò ildeiidériodclTa(i
amia fua verfo Iddio, al deùderio, che ha vn ceruo auetato d'auuicinarll 1
qualche li rapida fontana . jh La imi lira mano al petto, &il braccio
deliro diflefo, et il vifo riuolto tid Ciclo è per dimoi! rare,cb e deuono
l'opti e, gl'occhi^il cuore>& ogni #o» c ita eiìereinnouiuoiie verfo
Iddio. I DESIDERIO, $df*\ O N N A ignuda, che hafebia ad armacollo rn velo di
rari; colori, farà alata,& che mandi fuora dalcuore vna fiamma ardente . il
deiìdeac è vn'ajtenfo uokie d'alcuna «ciacche allnueiletto per bue jiofi r$f na
ù rapprefenti, et però tale operatione ha affai dell'imperfetto, e all'tkt
•elietto della materia prima s'affomiglia, laquale dice Annotile de/ìderatc la
forma nel modo, che la femina defidera il mafehio, &f con ragione: eifcndo
l'appetito di cofe future, et che non fi poffeggon©, però il defiderio lòtto
forma'di donna fi rapprefenta . Si può anco dire,che iUefìderioè moto fpiritale
d'animo, che non pòfa maijfin che la cofa a che lo muoue la inclinatione, vien
conicguita, co!ì fono diuerfe forte dijdefidcnj, L'ali notano la fua
velocitarne tn vn iubito viene, e fparilcc La fiamma ci dimoerà il de de io
efferevn fuoco del cuore, et àcìls^ mente,chcquafi a materia fccca s'appiglia,
lòfto che gli fi prefenta e >la* dtt habbia apparenza di bene. DI CES ARE
RIPA. i$S D lVO!ÌONE. DONNA inginocchi oue con gl'occhi nuoltial Ciclo, 5c che
conia deftra mano tenghi vn lume acceio . Diuotionc è vn parttcolaratto della
volontà, che rende rhuomo pi-ontoadurfi cuttoaijafàma:a.iu a. iJi.
jconaffetti^c^operejcheperò vien ben inoltrato col mirie, e con.e ginocchia in
leixù, et con gl'occhi nuolrtialCieiò.. '"' DIALET1CA. DOKNA giouane, che
porti vn'eimo in capo con due penne, l'vnà branca,& 1 altra iiera,& per
cimiero vna Luna>& convn flocco nella man drma,che d'ambedue ie para
punga, et tagli, pigliandoli con la^ mano in mezzo fra l'vna,& l'altra
punta;, terra la fmifrra mano ferrata, facendo vn pugno di eii:,ftandoin piedi
con prontezza, Se ardire. LElmo lignifica vigor d intelletto, quale neila
Diatetica particolare mente fi richiede. Le due penne moltrano,che coli il
vero, come il falfo don probabili ragioni queita facoltà difende, e l'Vno, e
l'altro facilmente folleua, come fa cilraente il vento folleua lepenne;&le
ragioni,efFetti d'intelletto gagliar do, fono come le penne mantenute fu la
durezza de l'elmo, che fi moriràno dritte, e beile egualmente nell'occafione.
La Luna che porta per cimie rofignifica il rnedefirno, pereioche ( come
rifenfee Pierio Valeriano nei lib-44 de fuoi leroglifici) Clitomaco finiigliaua
la Dialettica alla Luna* perla varietà delle forme, che piglia. lì medefimo
dìmoftra lo flocco da due punteria fini/tra mano nella guì fa che dicemmo
dimoftra che quando Zenone voleua inoltrare la Diacritica, fu (olito dipingere
la mano con le dita riflrette nel pugno, uolendo, per quello inoltrare 1
itretti luoghi,& la breuità de gli argomenti, da quafi ella è iena.
DIGNITÀ. O N N A ben'ornata,ma c'habbia vn grandifsimo faflofopra le fpalle,
ilqual falfo Ila ornato di molti fregi d'oro,e di gemmerlhacon la tefta,e le
fpalle aìquanto-curuate.Dal che fi comprende chiaro quello,che molto più chiaro
vede chi lo proua, che gl'honori nò fono altro che peli, :carichi,e però fi
prende molte volte quella parola carichi in lingua noto in cambio d'honori, et
è felice colui che fa portarli fenza guaftariUa eniena,& fracafiarfi ì'oifa
. DILIGE N Z A . DONNA ueftita di roflò, che nella mano deftra tenghi uno
sperone, et nella finiftra un'horologio. Diligenza è un defiderio efficace di
far qualche cofa per uedern5 il fine, L'horologio, et le {prone inoltrano i due
eflètti della diligenza^l'un de" uaUè il tempo auanzato, l'altro è lo
ftimolo, dal quale uengono incitati l'altri a fare il medefimo,& perche il
tempo e quello, che mifura la di lienza, et lo iperone quello che la et
aafeerc, fi dipinge detta figura coxl. cfte due cole. jDIGNITA. DISCORDIA. ONNA
in forma di furia infernale, uefhta di vari; colori, (ari fi, pigliata, li
capelli faranno di più colori, et vi faranno mefcolati molti ferpi,hauera cinta
la fronte d'alcune bende inlànguinate, nella* ftra mano terrà vn fucile
d'accendere il fuoco, et vna pietra focaia,& n 3a fin.iftra vn fafeio di
fcritture,ibpra le quali vi fiano fcritte citationi, e mini, procure, &cofe
cali. Difcordia è vn moto alteratiuo dell'animo, et de' fenfi, che nafte da
varie opcrationi de gl'h uomini > et gl'inducea nimicitiarlc caufe fono a
J?ttione,fcte d'hauercdiffimilitudme di nature, flati, prò feffioni, compi
j£onÌ, et nationi. I varij colori della uefte fonoi nari; pareri degli hi mini,
dì' quali nafee la difcordia, et come non fi tro.uano due perfonc I jmedeihnc)
parere in tutte le cofe, coli ne anche è luogo tanto folitaJ # icorche da
pochissima gente habitato, che in eflò non li laici uedere I .^ièordia,però
diserò alcuni Filofofi, ch'ellaera vn principio di tutti cuCù D eofe naturali,
chiara cola e, che fcira.gl'huomirii.fbffé vn'intiera cpucojw» é\i, che
gl'elementi kv: u filerò il meoìefimò tenore, che faremmo pnu| 'd'£ quan co ha
di buono,edi belio fi niondo,ela natura . Ma quellàditcordia, che tende alia
diiìruttionè, e |non alia conferuatione. dei beapublicò,i? dee
nputarcofa.rrìoltoabonnneuole. Però fi dipingono le; ferpi a queiU,
figura,pereioche fon i cattiui penfìe-ri,i quali.partoriti dàlladifcordìa, fon
fempre cinti, e circondati: dalla morte de grhuominiye, dalla diftrutionc delie
famigke,pervia dLiàngue,e di ferite:, &perqueftavmedèfima -ragione gli fi
benda 1 a fronte, però Vi rgiliodifie . -• jimsòdàyè Siringe alla difcordia
pa%%a Il crin^vipereo[angmno[a benda . Et rAnofto.dei fucile,pariandò della
difcordia . • •; Dilli che. tefcaye'lfucilfeco-prenda >, Enel-campode'
\J^HbnperchecQ.me iregaiidofi iniieme il,fucile,&lavpietra,fanno fuoco,
còfi co àtraftandogi'aniini pertinaci, accendono Tira.., ' Ile fcritture nel
modo >che dicemmo^ fignificano gli animi difcordi di coloro, e iieimgano
^cheiefieipeifo pertale effetto * confumano la. roba, et la vita ^ Difcordia. •
Qimà vemta^come dì fopra,con.capelli diuarii colori,conlamanade
i"iratenga.vn.mantÌGe>cVcon la fini/tra vnafàcefiaaccefa. La varietà
de' colon fignitea la. diuerfita.de gl'animi, come s'è.detto, però
i'Ariortòicriiic. JLa conobbe al vc[ir di color cento' Icrin hauea qual d'broye
quand'argento,, Fatto a lìfte ineguali, e infinite, E neri, e bigi bauer
pareanolite (colti I
Chorlacopranoyb&rnoycb'ipafiiye'lvétOy^ltrimtrecciayaltriinnaJìroera racj
Leggiero aprendoych 'èrano [drufcitey moftrano, ch'ella derma dalbffio
dellemale lingue,..& dall'irafomentata ne' petti humani.. Difcordia..
fcOnna con il capo alto,le labbra Iiuide, fmorte; gli occhi biechi,
guaiti,&pienidi lagrime,lemaniin atto di muouerledi continouo
con'ncoltellocacciato nel petto, con de gambe, e piedi fottili,& innolta«,
n fóltifsima nebbia, chea guifa di. rete la circondi, ò^ cofi la dipmie
Lnftide.. Difcordia.(ome è decritta da Petronio arbitro Satirico con Unguenti
ver[t. Il^jremuere 'tuba, ' yac[ciffo difcordia crine • Extulit ad
fuperos]lygium caput yhuius more Con^tusfaj[guis-,cQmMaqylmdm^bant L Stabant
irati [cabra rubigine dentesTabolmgHafiMensrob[e£adraconibusora . tsftque
inteitoto làcerdtam pectore vesìemy Sanguineam tremula quatieb'at lampade
dextra. DISPBj j8 DISPERATIONE. DONNA veftita di berrettino, che tiri al
bianco, nella finiftra m£ no tenga vn ramo di cipreflò, con vn pugnale dentro
del petto,, oiiero vn coltello, ftarà in atto quali di cadere, et in terra vi
farà vn cobi* palio rotto . Il color berrettin o lignifica difpcratione. Il
ramo del cipreffo ne diraoftra,che si come il detto albero tagliata non
riforge, o da virgulti, coli l'kuomo datoti in preda alla difperatione, eihngue
in fé ogni feme di virtù,& di operationi degne, et ìlluftri. Il Coiiipaffo
rotto, ilquale è per terra, moftra la ragione del difperato eilere venuta
menomò hauer più l'vfo retto, et giufto, et perciò fi rappresi ta col coltello
nel petto. DISPEGIO DEL MONDO, ri VOMO d'età virile, armato, con vn ramo di
palma nella fini (ì mano, et nella dcft'ra con vn'afta, tenendo il capo riuolto
verfo Od© xs? Cielo farà coronato d'alloro > e calchi coi piedi vna corona
d'oracoli^ vn Scetro. IJ difpregiode'l mondo altro non è, chehauer a noia,&
ftimar uilc le ricchézze, et gli honori di quella uita mortale, per conseguirli
beni delia tuta eterna.Ilche fi moftra nello Scetro, et nella Corona
calpestata. Tien la te/la volta uerfo il Cielo,perche tal diSpregio nalce da
pensieri eftimoli fantine dirizzati in Dio folo. Si dipinge armato, perche non,
s'arriua a tanta perfezione fenza Ja_* guerra, che fa con la ragione il fenfo
aiutato dalle potenze infernali^ da gi'huomini federati lor miniftri, de* quali
al fine reftando vittoriofo meritamente li corona d'alloro, hauendo laSciato
addietro di gran lunga colorabile per uie-torte s'affrettano a
peruenirealiafelicità,faliamente credendocene ella Ila pofta in vna breue> e
vana rapprefentatione di cofe pia* ccuoli a gufli loro > onde lApoftolo ben
diife . ?tyn coronabitur nifi qui legittime certauerìt . DISPEGIO DELLA VIRTV.
if_J V O M O vefiito di color di uerderame, nella finiftra mano tien' va ti
ardiolo>e Con la delira li fa carezze, a canto vi farà un porco, ikmale
balpefti roSe>& fiori . Il color del veftirnento lignifica malignità
deliamente, laqual'è radice liei dispregio della virtù, et di amare il vitio
>il che chiaro fi dimoftra per e carezze, che fa all'ardiolo, ilqualeè
vccello colmo d'inganno, et d'infiliti vitij)Come ne fa te/limonio l'Alciato ne
l'emblemi,da noi Spello citalo per la diligenza dell'Autore, et per
l'eSquifitezza delle cole a noftro >roAolìto. Fu vfanza preLoa gì Egitti;,
quando voleuanorapprcfentare m mal coftumato dipingere vn porco,che calpeftafle
le rofe.Al che fi con orma la Sucra Scrittura in molti luoghi, ponendo le rofe,
et altri odori (ter Ja Sincerità della vita,& de' coltami . Però la
SpoSanella Cantica diJeua,che l'odore del SpoSo, cioè dell'huomo uirtuolò,che
viue fecondo )io, era limile all'odore d'vn campo pienodi fiori . DISEGNO. ^ I
potrà dipingeréil DiSegno (per elfer padre della Scultura, Pittura, ) et
Architettura^ con tre tefte vgualij e limili 9 et che con le marti tenni di
uerfiiftromenti conueneuoli alle Sopradette arti, et perche quea pittura per fc
lìeiTa è chiara, mi pare Sopra di ella non farci altra diinaratione.. DIVINITÀ.
\ONNA ueftita di bianco, con vna fiamma éi fuoco in cima il eàir*, po, et.con
ambi le mani tenga, due globi azurri, et da ciaScuno efea ria fiamma,o uero,
che Sopra il capo habbia una fiamma, che fi diuida in e fiamme vguali.,, La
candidezza del ueftimento moflra la purità dell'eflenza, che è neltre periòne
diuine,oggetto della Scienza de* iacri Teologi, et mbiìrato |fi^He tre fiamme
v£uall,per dinotare l'vgualità delle tre perSone, o in vna fiamma *»,« lamina
partita in tre, per figmficare.anco l'ynità della natura coniatiti piattone
delle pedone . Il colur bianco è proprio della di uinità, perche Ci fa
fenzaeprapofition :di colorijCQme.nclle.cofediuinenon uiècprapoiicioncdi forte
alcuna . Però CrmCio N.S.nel monte Tabor. trasfigurandoli. apparue col vefti;to
come di neue. I due globi di figura sfericarmo/lrano l'eternità, che alla
diuinitàèj infeparabile., et fi occupa la mano dritta, et la manca con effe,
perche-» ì'h uomo ancora, per l'opere meritorie.fatte tali per i meriti di
Chriflo^ partecipa dell'eternità celefte . DIVINITA.
Et^acilobaftiUauerdectalaiciaudo luogo di più lungo diìcprib al l>e rione
più dotte. DIVIN ATI0NE SECONDO I GENTILI. DONNA con vn lituo 'in Ciano,
frumento proprio de gl'auguri, le vi:di.uajJ.oibp£aaiIa iella vànj veceiii, ck
ìrnà iicii-u Cofi . ' tS*,Cofiladipinfe Gio-Battifta Giraldi, perche Cicerone
fa mcncionc di due maniere di diuinatione,, vna della natura, l'altra deirarte
. Al a prima appartengono i fogni,& lacommotione della mente, il che
«Vilificanoi vani vccelli d'ineornoalia tcila^ll'altra fi riferirono
frnterprctatio ni de gl'Oracoli,degl'auguri;de' folgon,delk
ftelle,dell'intefion degl'a nimali,& de prodigii,le quali cofe accennano la
ftella>& il lituo. La JDiui iiatione th attribuitaad Apoiline,perche il
Sole ìllnftra gii ipirui, et fi a lama preuedere kcofe future con Ja con
tcmplatione degl'incorruttibili, tome ftimorno i gentili, però noiChriftiani
Cidouexaocoii ogni diligenfca guardare da quelle fuperftitionL DOLORE ....j
VOMO mezzo ignudo con le mani,& piedi incatenati,& ci con. dato da vn
ferpen te, che neramente gù morda il iato manco > fari ' ila mollo
malinconofo. O JLe iti Le mani,& i piedi incatenati,fono l'intelletto,con
cui fi camina>difcoirei do l'opere,che danno effettore difcorib,&
vengono legati dall'acerbità dei dolore,non fi potendo fé non difficilmente
attendere alle l'olite oj jationi . ]lierpente,che cinge la perforia in molte
maniere, fignifìca ordinai riamente fempre male, et il male, che è cagione di
diftructionc, è princl pio di dolore nelle cofe,che hanno Teflere. Ideile facre
lettere fi prende ancora alcune volteilferpenteperlo diaj| nolo infernale con
l'autorità di S. Girolamo, e di S. Cipriano, liquali > dichiarando quelle
parole del Vatemoficr Libera nos a »w/o.dìcono,che cttoi il maggior noftro male
> come cagione di tutte rtmpeffettiòni dell'h'uò?!
mointeriore,&efterierev;, ù Dolore di Zeujì. HVOMQ mefto,pallido,ueftito di
nero, con vn torchio fpento in no, che ancora renda vn poco di fumo ; gl'indi
ti j del dolore, fo neceflariamente alcuni 5fegni, che fi fcoprano nella
fronte, come in v piazza deiranima,doue effo, coinè difie vn poeta, difcuopre
tutte * fue mercantie,& fono Je crcfpe, le lagrime, la mefhtia, la
pallidezza, altre fimili cofe,che per tale effetto fi faranno nella faccia
dellaprefe te figura . Il veftimento nero fu fempre fegno di meftitia,& di
dolore, come que lo,che fomiglia le tenebre, che fono priuatione della luce
> cflendo eff; principio,©* cagione della noftra allegrezza,come difie Tobia
cieco, raccontando le lue difgratie al figliuolo* 11 torchio fpento,moftra,che
ranima(fecondo alcuni fUofofiJ non è al troche fuoco,& ne continui
dalori,& faftidij,ò s'ammorza, ò non da tal to lume,chepofla
dilcernerervtile,& il bene neU'attiofii,c chel'huorij addolorato è fimile
ad vn torchio ammorzato di frefco,ilquale non r £amma,ma folo tanto caldo,
chetarla a dar il fumo che puote,i'eruend( della vita l'addolorato, per nodrire
il dolore ìfteflò, et s'attnbuifce l'i uentione di quella figura a Zcufi
antichifsimo dipintore . DOTTRINA, DONNA veftita d*oro,che nella finiftra mano
tega vna fiamma arder te alquanto bafia, siche vn fanciullo ignudo accenda vna
candela e detta donna moftri al fanciullo vna firada dritta in mezzo d'vna grand
òfeurità. Il veflimento d'oro fembra la purità della dottrina, in cu;? cerca la
nuda verifl, moftrandofi infième il prezzo fuo . ♦La fiamma nella mano,alquanto
bafià,onde vn fanciullo n'accenda vìi candela,è il lume del fapcre,commumcato
all'intelletto più:debole,e me l capace,inuolto ancora nelle cofe
fenfibili,&materiali,& accomodando 5 alla battezza, moftraal fanciullo
la buona via della verità, rimouendol li dal ' ^ fi . if} ial precipitìo
dell'errore, che ita nelle tenebre ofcure della communi gnoranza del vulgo>
fra Jaquale è fol beato colui, che tanto può uedcre, :iie bafh per non
inciampare caminando.Et ragioneuolmente la Do triaa il a/Tornigli* alla
tìammajpcrche infegnala ftrada all'animala viuifìca, &C non perde II Tua
luce,in accendere altro fuoco . Dottrina.* \ Onnad'eti
matura>velUtadipagona»%cliefta afedere co 1: brace a,J^-apertc,cojiie volere
abbracciare^! trui^con la deitra mano ce rra hw ptro,ia«*nàa-del quale vi fia
vn Sole> hauerà in grembo vn libro aperto, jyjii ueda dal Cielo fereno
cadere gran quantità di rugiada. L'ec*inatura.moftra,che nem fenza molto xempo
s'apprend :>no le dote. iil color pagonazzo fi gnifica grauità, che e
ornamento della Dot O z II libro r#4 > lì libro aperto, et le braccia aperte
parimente denotano eiTere la dottr} na libeialifsima da fé fteffa. Lo fcetro
con il Sole è inditio dei dominio, che ha la. dottrina fopra li Jiorron della
notte dell'ignoranza . Il cadere dal Cielo gran quantità di rugiada,. nota
fecondo l'autorii de grEgitij,come racconta Oro Apolline, la dottrina, perche,
come elL intenerifcele piantegiouani,&le vecchie indura, cosi
iadoctrinagi'ingegnipiegheuoli, con il proprio confeniò arricchifcedi te (Iella
> et altri ignoranti di natura Jaièia. in difparte. DVBBIO, GIOVANETTO senza
barba, in mezzo aiie tenebre velli to di cai* giante,in vnamano tenga vn
battone, nel! altra vna lanterna > e fti« col pie fìniftro in fuora,per
legno di camminare „ Dubbio è vn'aitibigi|ità dell'animo intorno al Pàpere, et
per confeguct za ancora del corpo intorno all'operare » Si dipinge giouahe,
perche l'hwonio inqxiefl'etd,per non eifer habiti* to ancora bene nellapura,e
lèmplice venta, ogm cóla facilmente nuoci in dubbio, et facilmente da. fede
egualinentea diueriè cole. Per lo baftone,e la lanterna, fi notano 1 eiperienza,
&. la ragione r con le aiuto delle quali dne colè il dubbio facilmente>o
cammina, a& ferma. LE tenebre fono i campi di difeorfi h umani rondegli,
che non la ftan in otio, iempre con nuouimodi cammina,, e però £ dipinge coi
pie. lini itro in fuora „ HVomo che tenga vn lupo per 1 orecchie,
perciochegl'àntichi hai ■uano in prouerbiodire,di tener il lupo per l'orecchie,
quandon fapeuanoeomefi rifoluereinquaichecoladuDbio{à,conjeii leggein fona Idi
Dcmifone nel ^.atto delia Comedia diTerentio,detta formio «e laràgioneè
tantocliiara-,xhenon,iia biiòg no d'altro commento . . dubbio* Verno ignudo y
tutto penfolo,. incontratoli in due, o vero tre ftra moflri eflè.r confalo, per
non iàperriloluerequaldi dette viedefc bà pigliare. Et quello è dubbio con fperanza
di bene, come l'altro con ti j more di cattiuo fueceiTo,& fi fa ign udo,
per eflére irrefoluto . WANNOr HVOMO brutto; iffuor ueftì mento farà dd colore
della" ruggiti* eh e teng hi con 1 e mani dei li Topi,© Sorzi, che dir
voglfcm*io -, eh iìeno vifibiliperquantofialpetta alla grandezza loro, per
terra in flavi ochain atto dipafcere, et chedal Cielo pioua gran quantità di
grandi* la quale fracafsi, et lininuzzi vna verdeggiante, et fecondifsima vite
>1 delie fpighe del grano che fieno in. vn bel campo a canto a detta figuf
Si , i »t uefte del color della ruggine per eflere cotinouamentc
daan.oiajCcu.ae ìabbiamodettoin akri luoghi, Tiene i Topi, come diceuiuvJ per
dinoftrare che tali animali fieno il vero geroglifico del danno f6c delia-.,
rouina, et troua/ì appreilo Cicerone(come refen ice Pieno Vaienanoiib,
sedicelimo ) che 1 Sorzi giorno^ e notte iempre rodano, 6c talmente
im>rattano le cole da loro rofe > che aon ieruono più a colà alcuna, gli
fi Ikpinge acanto l'odia etfendo detto animale dannolìfsimo > imperò cho. h
qualunque luogo fparge i fuoi efcrementi, iuole abbruciare ogni co^,ne cola
alcuna più nuoce alii prati>p aJIi fennnati > che quandi m q
uelivannoi'Qcheapaicercanzipiùcheieiilorflerco fari liquefatto con a falamoia
>& poi fi fpargerà fopra gl'herbaggi, tutti fi guaderanno, et i corromr
cranno. . Il cadere dal cielo gran copia di grandine,è taato maùfefto, il
nocumento che fi riceue da quella si nel grano, come nel vino, Sfai tri frutti
che beli lo sa quanto fia grande il danno chi lo proua,&ia, >articulare
la poucrtà . &UTIQ) 0 r£7$ g^iBBZltsf DEL SIG. robufto come fi dipinge
Hercolc, con mufcoV li, et cerbi eminenti-, fari incoronato di quercia, nelia
man deftr* Jiautra vna tanaglialo forbice da Ianaruo4o}a-I piede deftro vna pecora,dr*
man finiftra terra fp igne di grano,rami d'olmo, e pampani d vua,che pefj
dino,iarà tracciato, e icalzo,con braccia,& gambe nude, et punte per fi**
pò alla pianta dtJ piede parimente mufculoie, et nerbute . Il Datio fu in
Egitto primieramente impoftoda Sefoftre prkno*Re degli Egittij lo-, pra
terreni, a guiia di taglione continuoper quà-iito-ii raccoglie da rierodoto
I1D..2. Nei primo hb. de gli Auerfanj di Turneboeap. 5. riabbiamo, che anche li
Romani rifeonero Datio,&' decima de frumenti de 1 campi. Caligola poi fu
muétorede dmy fordidi inauditi,& nuoui : impofe gabei le l'opra quaHi
vogiiacofa da mangiare che fi portaua ir*Romà> Dalle Jiti,&giuditij
voleuala qua^rantefima parte; Da facchini J'ottaua parte,* ilei guaAigao, che
faceuano ogni giorno, cofi anco à^ììt Meretrici la p^ gadVna uolta rdi
cheSuetoruo nella vita di detto Imperatore cap.4©. Si ha. da fìgurare-robuito,
perche la rendita dei datiodigran polio al principe, 6c^ alle Comm unità, onde
M^rco Tullio Pro Pompeo diife. fiCiigaLratMeruaieJJii I{eip.Semper duximus * Si
efprime maggiormente queitarqbuftezzs con la corona del rouere,poici e
l'etimologia della robustezza fi derma dalla voce latina^tìi^ckefign^ Rouere,e
Querèla, come arbore durifsimo, gagliardo>fort£, 5 durabile, conuienfi di
più tal corona al Datio,come che Ila corona Ciuica^còfi chiamata da
AuloG«ìio,che dar fi foleua a chi fa iuato hauefle qualche: Cittadino,, efléndo
che l'effetto del Datio è di eonferuareyC mai: tenere tutti li Cittadini, et fi
co »ela Quercia era coniecrata a Gioue, perche nella filettitela tennero
Gentili fuUero le Cit tà^cofi. deuafi dare al DaCio 4 come Quello che accrc«
Ice forza, alli Principi in tutela de qualtftanno le Citta v La tanaglia da
tofarlalanà a le pecore allude a quello che difle TiberfUadeuano ad imponere
nuoui aggratu alle prò uincic. BoniTaJìom *JJc tondere pectts ; noadeglukerey.
Cioè che il buon Paitore deue co fa lc\ pecore, ma non. icorticarle: ilche fi
conia col detto d'AlcamencI figliuolo di leiecro ?ilquale dimandato,, in
chemodo vn' poteife coni ieruaire bene iJjRegno, rifpofe f fé non farà troppo
conto del guadagncl .Apofjtemma Lacónicod> Plutarco, nell'altra mano gli fi
mettono le fpill glie dì grano,rami d'oli ue> e pampani d'uua > perche
lopra quelli tre frutfr : delia terra, di grai*©yfenaa,olÌo,& vino >
s'impongono principalmente . ki jaDelie. 3&p Nell'altra mano gli
rTiftettono le fpighe di grano, rami d'oliue, et pan f 0; pinid vua, perche
lòpraqueftì tre frutti della terra, di grano,faima,oli 1 * tifo fcriuecKe
AurelianalmperafcH-econrritui k gabella del retro >ddia cartacei
lino,&della ftoppa*fapemoancoper relationedcl Boterò >cheii Re della Ch
ina caua l'anno cento ottantamila feudi per dati© *dd fate> dalla Cittadi
Cantone., et cento altri quia feudi per la decima dd rifu di vna terra della
jnedefi ma Città ., Le bracaa,e gambe flude,eguJite,pOTche*]uelle membra fonain
virtù delle mani,& de' piedi miniftre delle operationi,.& andamenti
humani, &eflecutrici delli noftn penfieri, figniticano,che il dati et
Toccatone arreca,con andamejato,e difegno fenietto, cicale di gioua-re nò tanto
a sé quanto al pu bblico>& alli popoli fuoi, et non per
aieraauantia,& pernierò di proprio intereife : ne deuono comportare, shegli
luci vffitiali uadiaoinuentando, come volgarmere fi dice nuoui ircigogoh,&
angherie di gabelle fopracofe vili, fozze y&poco honefte, some fece
Vefpefiano Imperatore, ilquale auido del danaio impofo gabelle per fino
all'orina, diche né fu nprefodaTito fuo primo genito 5gliuolo, &C ancorché
il padre gli nipondeiTe, che li danari ri feoifl Ìi cotal datio non., puzzauano
d'orina, non retta pero che l'animo fufrequentifsimoq; con/ìlio
infpicer.eturnonazenàrim fé \ex an circumfeftus ctfet . Sopra di cheichexza
Marciale contra Chrefta Lei 7. libro . Sed qua de foiywis venti perufth '
Ttamnatam modo mentulam tributi* . Il qua! tributo quanto fia menteuole di
biafimo, :e vergogna chiaralente fi comprende^oiche ogni galant'huomo ad
-arbitrio del procuraire fìleak poteuaehere acculato, tè^tnoolpato di letta
giudaica,^ Gretto a moftrare il preputio, quando &»ua, replica non hauelìe
noito pagare il datio > e però dall'altro canto lodato mene il kio fuccenpre
tema Cocceio Imperatore, che leuòsì uituperofo tributo, perilcheiù attuta ad
honor iuo,per decreto delSenato Romano.vna medaglia d'ar snro,con il.iuo
ritratto,e home da va cantGr& da i ai uro.per riuei^o l'ar 'ùì& ingiù!
dati] leuati>& vietati da Nerua Imperatore j leggati Dione nella fua vit
.dciempio di quello ottimo Imperatore, deuono li Principi fgrauarèi popoli
d'ogni indebita impofitione^onche aggrauarli con nuoue, a ipre gabelle. DEBITO.
GIOVANE penfofo, et metto, d'habito /tracciato, porteti la b* retta verde in
tetta, in ambidi 1 li piedi ; et nel collo vn legame j fer in orma d'vn cerchio
rotondo grotto, terrà vn paniere in bocca,| in mano vna frutta, che in cima
deile corde habbia palle di piombo, q Vna ieprt ttlli piedi » Quefta figura
parte è raprefcntata da cofe naturali,parte da coftumi f j fei. • i,& parte
da varie pene antiche, et ignominie > eoo le quali fi punii! no i debitori i
w > Si D P. me? 'Si dipinge giouane, perche li giouani per io più
iòno*iiaÌ£Htfati,&iìfc>f* hanno amoiValla roba, et fé muno è penioio, e
mefto^qerto coline che ha da pagare i debiti. E (tracciato, perche fprecato che
ha la faa roba, non trouando più credito, va come vn pezzente.Porta la berretta
verde in tetta per lo cottum*, :hes'vfa hoggidi in molti paefi, ne quali a
perpetua infamia i debitori, che non hanno il modo di liberarfi dai debito, fon
forzati a portarla, cV Deròdiceiid'vn fallito, il tale è ridotto ai vérde, u Si
rapprefenta incatenato perii piedi,& per il collo, perche anticamen* te
erano cofi affretti da le leggi Romane,,» le cui parole fono quelle riferite da
AuloGelliolib.20 cap.pr. ASris confefsi) rebusq; iure 'iudicatis' trigintadiesiufiìfunto.
coli dichiarato da Fefto . f^£ ruum appellamus etìamferreum vincutum^quo pedes
7 vel edam cernie es impe~ liuntur* J t Cioè chiamali anco nerutf vn legame di
ferro, col quale fi tengono impeditili piedi,& anco il collo, tlqual neruo
di ferro fecóndo il tetto iò~ pra citato)non poteua effere minore di quindici
Lbbre,ma fi bene maggio reperii debitori,! quali anco tal uoitaft puniuano
capitalmente,ouerofi Haendeuono fuor di Trafteuere, come dice nel medefimo
luogo Aulo Gel*{k> . Tertijs autem nundinis capite pcenas dabant) aut
Tranfiyberrm peregteve-* iwm ibant • Et fé Xi creditori erano più, ad arbitrio
loro il tagliaua a peaei il debitore '. Tfamfi plures forent quibus rem ejfet
iudicatus yfecare fi vellent ttquepartiri corpus addiÈi /ibi bominis
permiferunt : rerba ipfa legis bxc fiunU rertijs uundinis partes fec anta, fi
plus mir.ujue fecuerunt fine fran.de eHo . Il che però eflendo troppo atrocità,
et inhumanita,, non lì'ef eguì mai finail pena > anzi dice l'iftcfib Gelilo
antico autore, che non ha mai ne letto, ne vd ito d'alcuno debitore che fia
ftato diuifo in più para; Irò uafì bene in Tito Limo Decade prima lib.pr/che li
debitori lì dauanoinferui«tio a li creditori, et che erano da loro legati, et
flagellati, fi come fi iegge di Lucio Papirio,che tenne legato Publio
giouanettOjC lo fruttò eilendorli debitore, non hauendo egli voluto compiacere
a gli. apetiti illeciti di Piipirio, per quanto narra 11 lettore. LTapirius
inquit *Publium adok~ [centem in vinculis tenuiffe-jplagisq;, -i-q nello, che
la natura fuada gli altri ammali ditfenlce . L'altra parte », he è ibggetta al
genere, cofi la difinifeono . Il Decoro è quello, li q uàb ècofi conuemente
alla natura, che in elfo appanfea la moderazione, e pmperanza,convna certa
maniera nobile, ci mie, e libera. Si che il i ecoro diffufamente lì dilata in
ogni eofa, che appartiene a 1 'honefto gè * i eralmente j.&
particolarmente, in ogni forte di virtù ; impercioche fft \ mìeiz bellezza dei
corpo con proportionata compofitione de membri* i letta,. et muoue gli
occhi,& per quello delio diletta, perche fra fé tutte ; I parti con. vna
certa grazia coriuengono,,& corriipohdono> cofi il de»;,,, aro, che ne
la vita riluce muoue i'approbatione di coloro co quali fi vi i le con ordine,,
coftanza, et moderatone d'ogni detto, et fatto ; dal che raccoglie, che il
decoro fi oiferua nel parlare, et operare honeftaraen:,&confìderare ciò che
fi conuenga feguire, óV* sfuggire, feguenfi le. bfegiufte>& honefte,come
buone,& conuenienti,sfuggonfi le ìngiajb j et disnonefle, come catti uè,
6c* inconuenienti > contrarie ai defiio > et a Thonefto, il qual nafee,
da vna di quelle parti > G dal rifguarr|),5cdiligenteoiìèruanzadel.vero,odal
mantenere la conuerfatiorse i limana, et il cornmertio dandoli fuo a ciafeuno
., iecondo la data fedo? m le cole contrarie, o da la grandezza, et fortezza
d'animo eccelfo, et matto in ogni colà, che fifa, et fi dice con ordine, et
modo, nel quale le la modeftia, la temperanza > et ogni mitigatone di
perturbatone di ÌJimQ,nelie quali cofe fi contiene il decorosa cui forza
e,chenon.fi polsi ìAarare dall'honefto, perche quello, che è conueniente è
nonetto, &(_ sleUo, che è honefto è conuemente . Onde Marco Tullio difle .
Hoc Lo* 'Mcontinetur id quei dici latine Decorum pateft y gr#ce enim ( to' prepon
) dici' % yhuius vis eft vt ab honefto non queat feparari ; nam &• quod dee
et honefiitm iii.&quodhonejlumeHdecet . Piua baffo foggiunge. Et tu sia
omnia deco^| runt iniufta contra, vt turpìafic ìndecora . Similis. ejì ratio
fortitudmis > quod i4 m viriliteranimoq; magno jit >jd dìgnum viro, et
decorum videtur : quod con id vt turpe yfìclnde.orìim . Per di inoltrare quetta
grandezza, fortezza, J iecelia virtù d'animo, che il decoro richiede,
l'habbiamo figurato con ; ielle dileoji'e adodò, auefo eie gli antichi prelero
la pelle di kone pe** fimboioi?z SIMBOLO del valore della virtù, &.
fortezza d'urfimo, la quale afTegnar fw leano. a quelli, che haueàero
oiieruato. il debito decoro, ÒV. fi follerò m« tirati generolì > farti, et
magnanimi, perciocché tutto quello che fi fa vi riunente, et con animo grande,
quello pare degno d'huomo che ofler il decoro, per il contrario pnuo di decoro
è colui che vi uè effeminatam te, lenza coitanza, et grandezza d>aniino .
Bacco tenuto da Orfeo _ fimbolo del diurno incelietio,in Ariftoiane porta
addotto la pelle del Io ne, Hercoie il più virile,& virtuolo de gli
Argonautici, va fempre in uoitonelia pelle del leone, Aiace primo Capitano di
Greci dopo Achillei ©refe aoch'egli per fuo decoro la pelle dei leone., et dicono,
che in quelli parte ch'era coperto di detta pelle, non poteua elfer ferito,
douc era feo* pertopoteua eifer ferito, al che li può dare quello bellifsnno
lignificatevi che Thuomo in quelle anioni nelle quali fi porta con decoro,nó
può elle* cocco da punture di biafimo,& ignominia,ma ne le attioni nelle
quali l'eli j za decoro li porta, patifee-punture dibiafimo, et ignominia, che
per iìnq al cuore gli penetrano * come ad Aiace,il quale fin chef! portò
vinlmenjfct con decoro 5ne le me unprefe, non yenne mai a fantire biaimo
alcuno^ aia a riportar lode grande ; --biaimo grandi fsuno poi gii fu, dato,
quando buttò giù la pelle del leone, cioè la. fortezza de l'animo dandoli in
predi alla duperatione fenza decoro. Oì tre di ciò habbiamo inuoltoil'decorc .nella
pelle di leone, perche fi come quello animale inquanto al corpo &^ perfetto
de gli altri, coi! in quanta a l'animo,1 non ci è ohi offerui più il decòro di
lui, -perche è liberale, magnammo,1 amatordi vittoria, manfueto*giufto, &L
amante di quelli con quali ccuj tierfa ? fi come^Iice Arinotele ne la
fiiognonuca cap 8. et nel >iib. p, cap; 4^de gl'animali dice,che nói
fofpettoiò,mapiaceuolejfefteuolé,& ad reuole con fuor compagni, et
famigliari. Non s? come dacreto s'pceulta non perché tema, ma per. on mettere timore,
e terrore ad altri j.Suii. fomma oflèrua il decoro da. 'rincipe, et Rè in ogni
parte ; £t quelto fia dettocirca il decoro dell'opeare; veiighianw hoia al
decoro dei parlare, li quadrato col fegno di Mercurio' lignifica la granita,
riabilita,cxf coanza del parlare conforme al decoro,& per ttal conto
Mercurio fu-da Gre 1 cognominato Tetragonos, cioè quadrato lodo, ftabile,
prudente,, per?? he non fi c\zaz eflere imprudente, vano, e mutabile, nel
parlare fuor de; :rminidel decoro, ne li deuecon leggerezza correre a mordere,
e biafiure col parlare le pedóne > et dilprezzare ciò che eflì
fentonoefièndò co 1 4a arrogante,. et dJfoluto ma fi deue portare vna certa ri
uerenza a ciafeu Ojcome a'aminonifce M. Tullio parlando del decoro circala
moderatioe de' fattiySc detti . +Adhibenf.a eft igifur quidam
reuerentiaaduerjus hominesy f optimi euiufq; reliquorum . JS^tm neglige rey
qftiddefe quifqifentiat non folum rpgantis eftfedetiam omnina dijfoluti .
Dimodoché deneiì eflere confideito nel ragionare parlando honoratamente
d'altri; perche chi parla bene, : honoratamente d'altri è fegno, che è perfona
benigna, et honorata,chi irla male è fegno, che è periòna cattiua? maligna,
inuidiofa > &poco ho* orata, quale è appreifo HomeroTherfite di lingua
ferpentina, volubile, Lprontaalchiacchiaraiepeflimamcnte, et dir mal del ilio
Rè; per il con•ano VJiffe, e taciturno, et penfoib prima che parli, nel
parlarpoiequarato eloquente, e prudente, conofcendoegli, come faggio, et
accorto, ne peroiieruar il decoro d\n huomo iàuio, la lingua non deue eiìere
più '.'xedeiia mene, douendofipenfare molto bene, come fi habbiaarajona e.
Linguam praire animo non permittendam * DiiieChilone Lacede|omefe, et molto ben
penfareci Ci deue perch'i! parlare èindmo dell aniio diciatcuno, fiondo, come
parla con decoro, et però da Greci fu chia (jatoilpurlae krìgò?%xsa>iTt%
Hominis ebara cler.Merco del'huomojco lenferiiLe Pieuo v ìu^i^ane^e varie
lettioni Jib. 9. Cap. 6. perche fi coeie beftie (i conolcon^dal,merco di quaì
razza ii ano, coli leperfone dal dare lì conoicono di qual natura,
&conditione lìano. Epi tetto fìlofomorale, come Greco difleneirEnchindio.
Trafige tibi certum modumy,, ebaraftererr, quem obferues? tumfolustecum^ tum
alijs conuerfans, operam da-^ \n colloquia plebei* deftendas fed,fìquidem fieri
potefiy orationemtranfer ad alid decoruniyfn m:nas,filentiumage, Cioè formati
vn certo modo ò charace da offerùarlo teco iteifo priuatamente, et in palefe
conuerfando conaitn,proccura di non incorrerè,m diicorfi plebei,ma per quanto fi
può nfenfci il parlare in qualche cofach'habbia del decoro, altrimenti Iti :
tolto cheto. Oiìeruerafli dunque il decoro nel parlare col ragiona»
diicretarnente d'altri, col non vituperare alcuno, ma più tofto Iore, et col
non taflnre l'opere altrui maflìmamente in cole, che non fono Ha fua
profefiìone, Attefo che molti fanno de glVniuerfali ? et in eiafeuna i7f le una
cofa vogliono interponcre Ugiuditio loro, 1 quali poi nel parlare «tanno a
conolcere per ignoranti con poco lor decoro, come iiPrincij JMegabizo, che
voile taiiàre alcune figure in cafa di Zeuxide, et difeorr re con gli fcolari
fuoi, dell'arte del dipingere, a cui Zeuxide dine que giouani mentre taceui ti
ammir auano come Principe ornato di porpoi Jiora fi ridono di te, che vuoi
ragionare d' vna profeflìone, che non fi di più oiicrueraill principalmente il
decoro nel parlare fé dando band parole brutte * et dishonefte, fi ragionerà di
cofe honefte, et honorate cne fi cóuiene maifimamente a'giouani di bello
afpetto,perchealìa belle za loro del corpo deue corrilpondere la
bellezzadelPanimo, che fi mani /erta da vn parlare di cofe honefte. Vedendo
Diogene fìlofofo vn gioul ne bcllojcheparlaua fenzadecoro,diflegli nò ti
vergogni tu dicauar da vn beila guaina {l'audio, vn coltello di piébo?
pigliando la guaina dauorio per la bellezza del corpo,&il coltello di
pióbo,per lo parlare di cofa bru ta,vile,& iafiaia,come il piombo tra
metalli, veggafi Laertio nella vita d Diogene, oue dice. Videns
dècvmmadokfeentemindecorèloquentem ynoner bsfcis ait jzx eburnea vagina,
plumbeum edttcens gladium f* L'Amaranto, eh e n la iiniftramano porta, è fiore
che d'ogni tempo fioriice, et mantiene il f decoro della bellezza > con
quefto i Greci in Teffaglia incoronauanoil polcrod'Achille vnico lor decoro,
per dimostrare, che ficome quel fi et magnanimo . Etqueftoèquello > che
uolfe ferire M. i ullio nel primo de gli offiti; Omninofortis animus, #"
magnus abus rebus maxime cernitHr>quarumvna in rerum externarum de fpkientia
polircujfrfGrfuafiìm fìt nibilbominem mfiyqu&d Honeflum decorumq ; fìt 9aut
ad^ \rari.-, aut optare; aut sxpeBeve oporterey nullique neque homini neque per
turf ioni animi, nec fortuna fucctimber.e dal che fi raccoglie, che uno, che
ila iramente huomo non appetisce fé non Thonello conforme al decoro, 6e r tal conto,
come di grande, et forte animo non cede a le perturbationi a li colpi di
fortuna :. Onde più abbatto volendo Tullio ragionare del de ro, efiorta, che
nelle co fé profperer et ne gli auuenimenti, che fuccedofecòdo il noitro uolere
grandemente il fugga la fuperbia, e l'arroganza percioche il portar/i
immoderatamente ne le cofe auuerfe, et ne le fau«, ioli, è fegno di
leggierezza,. da la quale è lontano il decoro perche il de* *o contiene in fé
una honeftà, temperanza, modefha, et ogni modera» ne di perturbarione d'animo :
moderatione dico perchel'huomo fi può jza biaimo perturbare > ma
moderatamente > che fé bene la mente fua-# ime alle uolte in parte commoua
da q ualche moto>& perturbatione d'ateo > non per quello perde il
decoro, conueniente ad huomo fauio • Sa* fys non omninaperturbationìbus vacat
ryemmperturbaturmodice fecondo tifi, in Laert* Anzi ècofa propria da huomo il
dolerli, et rallegrarfi,il 1 dolerli, et non rallegrarli e cofa da uno (lipito,
ò làlfo. 2{on dolere* itis
efi y non haminis • dine S. Agoftino lib. 4. Cap. p. de Ciuitate Dei,& lio fecondo nel lib. g
. dell'Epiftole fcriue a Paterno addolorato cfella^ ftedefuoi figliuoli >oue
non tiene per h uomini grandi, et làui/quelli^ fi reputano d'efler fauij, éV~
grandi col riputare limili cali unleggiec no, anzi non li reputa huomini cosi
dicendo . Qvian magni fapientesqi nefcio,homines non funty hominis efi enim
affici dolore, Jentìreyrefìfiere tamen ìlatia admittere>nonfolatijs non
egere . E dunque cofa da huomo,dar luo 1 dolore, et all'allegrezza, ne ci fia
contraria la durezza di Socrate, mai moitrò fegno di triftezza, et
d'allegrezza, ne la feuerità d'Anale ra, et d'Ariftoflene,che mai rifero,perche
quefti eccederono il termisi douere, tanto merita biafirao chi niente fi duole
ò rallegra, quan-> icllo,che troppo,ogniefrremo è vitiofocome il continuo
rifo di Derito,& il continuo pianto di Heraclito,il decoro ci mette per la
via di ( so, ÓV" ci moftra quello che comporta il douere,l'honefto,&
il conue] te: conueniente è che nelle cofe publiche > et priuate de parenti,
pa* J i> Clamici prendiamo allegrezza, ò mitezza, piacere, òdifpiace] :ondo
li cali, che alla giornata occorrono, et che ne facciamo dimoine citeriore di
congratulatione, o condoglienza : ma come detto 1 **' **» ì xijé liabbiamo ne
li noftri affetti, et moti d'animo, dobbiamo rallegrarci Ja moderata Honeità,
et conuemenza dei decoro, in tal maniera la uirt dell'animo, fi vedrà iempre
fiorita d'ogni tempo come l'Amaranto. Habbiamo-diicorfocirca il
decoro-dcU'operare, et del parlare, rcfta,c t rateiamo anco dei decoro circa
l'andare, caminar,& comparir fiora tra geliti, che perciò allagainba
deftra_» «abbiamo dato il grane cotumc et alia iìniiìra ilièmplice 4òcco, le
beneHercole fi ride in Ariftofane t Baecho cheportaua la mazza, &la pelle
dei Leone, con li coturni alle gambe, come coiefproportionate, efiendo la pelle
del Leone fpogiiai pedona forte,riputa-ndo il coturno, mollo, et delicata
perfona/peró dii giic Hercole, che ha da fare il coturno con la mazza. Sud non
poteri* fum>arcere rijumV'idms pellem Leoriis in e roteo pofitam, Q^/i rnens
ì quid coturnus, et claua conueniunt ? Ma molto bene a Bacco fi conuiene il
coturno, che da molle >& Recato reputar non iì deue, perche h coturni
erano portati da Heroi, Cv>m sfìenfce Ifidoro la cui autorità più a'baffo
diftendereir/BV^uindi èciie ut li tragici fpettacoli s'adoperauano -, attefoche
neiie ;r«gcdre v'incerLeri* no peribnaggi grandi, Iìeroi', et Principi per lai
cag oi.edu Poeti yierr filmato1 degnod'Herpi, 6^ Plutarcho nei S;mj offe 4. q.
5. rifériice, d era portato dalli Pontefici Ebrei. Tritnum enm arguti
boiT*.ntijixM«x. e feflts diebusmiiratus ingreditur 'hìnnulvpdiem auro
\contzftarnin}utu's>riinicàirt ad talos pertinentem gejians, c> cothumos,
multa autem tintinahula depevdttit "Vtfterfua inter ambulandim Jirep'iiHè
edunt, rt et apud nos. Per limili tufii diquefto habito gabbandoli Plutarcho fi
come anco Tacitt? feie ccamei arguiice che fufic facci dote di fiacco
portatoci: ìHtioì,6^ Pontefici ^uel tempo con molto Tuo decoro, Bacco tenute da
Pcen imbolo di fj rito diuino, Prefidente ancor enodeile Mufe, et prjmc Merce,
eh babi trionfato portar potcn-a inficme con la Maz^a, et pelle di Leene 1
Pier* cocothurno, et però in poefie,e {colture antiche vienecol cothurno fi%
rato. Virgilio nel fecondo della Georgica,muita Bacco alle vendema dicendogli,
che tinga feco le gambe nude nel mollo, leuatiiì li coturni. Uuc pater 0 Itr.ae
veni, nudataq; tvujto Tinge nono niècum9 diref t;s aura cothumis . Mei qua!
palio Probo dice che li coturni fono certa forte di calzamerm ti al cacciatore,
perche con eifi anco le gambe circondano, et fortifica la forma de quali fi
vede nelle ftatue di Bacco,& di Diana,talc autorità VirgilioA' di Probo fuo
antichifsimo efpofitore, arreccano non tanto j inoltrar che il coturno da Poeti
fi dana a Bacco l'olito a portarli fi cori baiTo più a lungo tratteremo, quanto
per notitia, che iicoturuo era 4 to,comevnofliualetto,& borzachino, che
cingeua_» intorno lag! ba, per fino la polpa, li come nell'Egloga lettimaatìerma
Virgilio e iaqualc promettea Diana Cacciatrice vna Statua ài pulito marmo colf
turno rofiò » le* 2U tf? Letti de marmare tot a
TuniceQftabisfuraseuiti&acQthtiyns. Et quefte dico perche molti Autori di
pezza >tengoflO che il eoturn»' folito porrarfida Hcroi, Principi > et
perfonaggi grandi ne le Tragedie fatte altocome koggidile pianelle 4i, legno da
donna all'vfanza Romana^Spagniiola, Venetiana, Napolitana, o d'altra natipne,
mafsjmanaentc dltaiia,come tiene Sarloftefano fopra ISaifipidc re ve/liana, iiquale
citt quelli verfi di Virgilio nel primo dell'Eneide .
^irginibusTyrijsm^seJlgefiarepharetram» Turpurcoq; alte furas vinche cothurm,
Ouc legger vorrebbe Turpureasq; Epiteto clic nan fi conuiene alla ré£ te
furas,polpe di gamba roffe,pcr belle, percioche in quefto luogo non £ può
pigliare in quel fentimcnto,chc piglia Horatio nel lib. 4. Ode prim* Turpureis
aks oloribus : Et il Poeta dell'Elegia in morte! di Mecenate '._ ; gracchia
purpurea candidiora niue . Perche l'intentipne d'i Virgilio è di da;* re l'epitteto
purpureo al coturnQ,enpalJa polpa della gambale chefiail vero nell'Egloga
fettima dice, Puniceo coturno . Color grato a Diana, lì come a tutte, le
donne,dice 1lTurnebol1b.28.cap. 1 6. del fuo giornale: vorebbe poi Carloftefano
leggere Mto, in vece di Mtè-, immaginandoiV che il cotnrno fufle alto da terra,
fotto il piede, ma il coturno e alto dal \ piede per fine alla polpa della
gamba, però dice Virgilio.Alte furas vinci We coturno y sì conferma
daTurnebonel luogo fopra citato, confiderando, che Diana eflendo cacciatnce
andaua fuccinta con la verta alzata fopra il ginocchio, per lo che hauendo
detto Virgilio, che Venere haueua raccolta laverìa fopra li ginocchio, pensò
Enea clie fufle Diana caccia* itrice, però le addimando fé era forella di Febo
. Ideo alto sgerebat cotburnos, ne.crtiribus nudis cerneretur: Ecco dunque, chp
1 coturno era come vno ftiualetto, che copriua la gamba, non ahrimenjìi Uto, et
grò flbjcome tiene lo Scaligero nella poetica li|ro primo cap.i ?. tìccndq.che
il coturno era g.rofio di tal maniera, che con la iua.àcceflio-» ré d'altezza,
s'vguagliaua la grandezza de gli Eroi, et Soggiunge fé tale : flato ti coturno,
in che modo Virgilio di quello calza la cacciatrice» aquale deue elfere fped
iti'fsima . Si talis fuerìt cothurnus ^quomodo venitriem>eQ calceat
V.irgiìiusy quarti decet effe expedltifsìmam ì Quali che Virgilio ìon l'aperte
di qua! fatta fuffero li coturni, che a fuo tempo fi vfauano, &: selli
Teatn>& Cerci, fpefio fi adopera sano in rappreièntando gli atti pu liei
di efquilìte Tragedie, et pure Virgilio non (blamente nomina il co. imo, ma lo
deferiue nelli fudetti tre luoghi, et chiaramente lo dà alle acciatnei, di modo
che non poteua elfere alto come le pianelle di l^^n^ i donna, ma come egli dice
veftiua,& cingeua la gamba per fino alia olpa: che ritirale il coturno in
forma di ftiualetto pigfiaiene indino P nel*}S )-°*ì UÒMO LOG TAL nell'Elegia
fuddetta,in morte di Mecenate attribuita da alcuni à Caio F come
nfenfceSUida,manoh è vero che per quella cagioni ^icafipothurno verfatilior,
chtftqut(iofiifTct2ntoiì potrebbe dire Socc -verfatilior y perche anco il
zoccolo s'accommoda ad ogni piede dritto," fìniftro, et io poiTano portare
huomini, et dònne . Che fuilì da donna] focco, è notifsimo poiché da gli Autori
fé gli da epiteto muliebre^," Apuleio dice dVno che per parere donna
portaua. vna vefte di feta, i ca pelli lunghini foccolo indorato . Vitellio
Imperatore lcalzò Meflahn togliendoli vn zoccholo, che feco lo portaua, et
fpeffo baciaua . Pimi tafla iì luiTò ddìc fémmine nel lib. q. cap: 3 5 . che
portailero le gioie neil pianelle, et nelli foccoli, et nel I1b.37.cap. 1.
Super omniamuliebria forcuti induebatè margarìtis . Che lo portailero anco gli
h uomini, raccoglieil d Seneca narrando di Ceiare,che porge il piede iìniftro à
Pcmpeo,Pee;i acciò lo bacia/le per inoltrare il zoccolo d'oro che portaua
ornato i gemme;. Et Suetonio nel cap. 5 2.rifenfce di Caligola>che portaua
hor coturn0,hora il zoccolo^'ifteiTo Autore nella vita di Claudio cap. 8-oi
/acconta degli finacchi fatti a quello Imperatore perifeherzo da coni tati
giouani impudichi >.fecondo ii Sabellico, dice, che mentre dormii il giorno
foleuano mettergli nelle mani li zoccoli, accioche in vn iubi J;ì^ fuegliato li
ftrogolafle la faccia con quelli : sì che portandolo huomini donne tanto dir il
potria y Socco verfatilior > ma dicefi Coturno verfatilk cioè ageuole più
che vn coturno > s'accomnioda per ogni verfo più e" imo ftiualetto,
perche il coturno come itiualetto ficalzainognig ba,ii volta >& fi
riuolta,& fi riueria ageuolmente,comc pianella da d -jia non fi potria
riuerfare ne accommodareal piede dell'huomo, maJcfitj^ sa quello della donna,
perche veggtamo che gli huomini non lanno ca minare con le pianelle alte da
donna, alle guali pianelle fi come non fi può applicare quella voce»
Verfatilior . Ancorché s'accommodi ad oj piede finiftro,& deftro,che ciò
feria parlare improprio, et commuipc^. ad cgni pianella, ancorché baiTa, perche
quelle ancora s'accommo n( . *?$ toadogni piede, meglio che le alte,& più
agcuolmentefensa pericolo ii cadere : cofi meno li potrebbe quella voce
verfaiilior applicare al co;urno fé ruffe alto>& groifo, come la
pianella da Donna* è vero che vna roltaGiuuenàle nella Satira fella dice
Breuiorq; vide tur Pirgine'PygmeanulUs adiuiatothurnìs * Ma non per quello ne
fegue,che il coturno tragico fulTe flato atta/ tome vna pianella da donna,
perche li poeti erano. tanto auezzi à j)i[jliar mifticamente, con^ parlar
figurato il coturno portato da pedo* ilaggi grandi, et fuprem'b per l'altezza et
grandezza, che Giuuenale m [uefto luogo l'ha preiò per l'altezza materiale,
intendendo che la». Donna pare più piccola d'vna pigmea ., lenza aiuto di
qualche altez;a_,. Per prouare che non fune materialmente il coturno alto, cone
la pianella, da donna dounano ballare,. li tre luoghi di Virgilio, ggiunta
l'autorità di «Érobo,, che nei fecondo della Gcorgica dic^ oMurni funt
calciamentorum.genera Senatóri afta, quìbus crura etiam* wunwntuY) tuius
calciamenti effigies efl inftmulacrh Uberi > et 'Diana, ; It Seraio, che nel
primo ^ell'£neide afferma, che iono fliuatetti da accia_» . fithurni funt
eqlciamenta venaioria^. ilche dichiara j chej on,f un'ero alti còme le pianelle
da donna, perche con filmile altez» a non fi può correre lopra colline >
luoghi làlfolì, oX. fpinofiV Cqrif attoció voglio che lo prouiamo con altre
autorità* Da Plinio ìibftS etimo Cap. io. fi comprende pure che non Tufferò
alti come le pia-» He da donna, oue egli racconta d'hauer veduto, Athanato
Hifìrio' huomo di cinquanta anni comparire in Scena per fare ostentanodella fua
gàgliardia, con' vn eorfaletto di piombo, et con li coturni i/cinquecento
libre, brutta viftà haueriàno fatto li coturni di coi! gran efo fé fuflero
fiati 'groÌài,/&r alti,come le pianèlle .-da donna foonamente affettati, ma
perche^ douéuano eflefe' a guifa di Amale ttdp erto, che h cinge fino alla
pólpa della gamba, d'oueuano eilere affetti} et più ageuoli alia gamba, et
•doueuano comparire con proportioT#, maflima/^en te col corlàletto', col quale
molto bene veggiamo nel* j» Statue antiche d'Eroi, c*l Principi. li coturni à
foggia di ftiuàletto, dì foggia di pianella alto, &£_ quadrato in angoli,
come dice Aleifandro, „j t41exandro,non le n'è mai veduto niuno, nell'altra
forte_> veggonil t| Stauia infinite fcokured'Imperadori, diMufe,di Diana, et
di Bacri i,del quale coturno di Bacco, oltre gii Autori citati ne fi mentiono
fa :lleio Patercolo nell'vltimo librò, oue narra di M. Antonio, che vo» ia ^a
elfere tenuto vn'akro Bacco, et perciò pomua tra le altre colè )Clinenti a
Bacco, li coturni.. Cam autem nouum effe liberum patrem apJmari iujfijjjet ycum
redimitus tederà, coronxq; yelatus aurea >& Tbyrfum? WiSyCothumisq;
fuccìntus 9€urrii veliti itber pater -pefóus cjì *Ak%andri&, Cornelio.
Tacito àeXl'Vtìdecirad -àé gli Annali 3 dice di Meiialina_, P a hìoìi tu icbJ
mogliedi Claudio Imperatore, che cèlebraua in cafa la fella della ven-1
dèmmia,& chea guifa di Baccante /col* crine fparfo, feoffando il tiriò
appreffo Siilo incoronato d'edera, portauai coturni, et aggiraua lite* fìa
facendogli flrepito intorno va coro dìBaccanti. Ipfa crine fluxo? Tbyrfum
quatiensy iuxtaq; Sylius If edera vinftus, gerere cothurnot, iacerc^j eaput fer
pente circumy procaci, eboro. Simili Baccanti con_, coturni, Veggonlì nelli
marmi antichi di Roma, quali non haueriano potu» to làltare, et correre
furiofamehte negli giuochi baccanali, fé il coturno fuffe flato alto come le
pianelle da1 Donna > nleuato affai, come dicono alcuni col fuuero, e eoa
altra materia di legno. Dicanjnivnpoco quelli tali, laffanda da parte le
Cacciarne!, &l le Baccanti, feilcoturnofoffe flato alto>& folleuato
affai, come haueriano poto* to combattere per monti ^campagne, e>forefte, le
Amazoni, lequà liportananoin gueità gli feudi, come mèzze Lune, et li coturni,
come racconta Plutarco nella vita di Pompeo-, hi hac pugna yAma^oncs
*5\€ontibnt Thermodonti ftuuio aceubantibùs profeclx auxilio venijft perbt
bentur "Barbari* > quippe àpr&lio: ydunu fpotia Barbarorum tegimt
I[oma Teltas'^ma^onkas x coMmosq; rèperiere . Certo che con le flampel: lotto
li piedi non_> polìbno andare sC combattere, ne h uomini, ne. «lonne, le
quali ne i loro giuochi della cieca, nei pafsi alquanto di iìciliyc^ nel voler
effe camminare in fretta, non_. che correre, fi he iiàno le pianelle, ancorché
baffe ài futiero : Onde appanfee che coturno bilbgna che fòffe fatto a^' guifa
di fliualetto, èV* borzacch no fenza alcuno folleuamento fotto la pianta, nel
piede, &c fé II doro nel ip. libro Capitolo 14. dice che erano fatti a'
guita di piani le, ha torto in quello, hi ben nel reflo ragióne > che Tv
fallerò i Tn gici nelli Teatri ',. &f gli fìéroi, come elio afferma.
(òtburni fii fuibus calciabanturTragcediyqui in Tbeatro difturi erantyet atta
intonanti^', tà tantaturi,, ejìenim calàamentum in madum crcpidarum, quo Heroes
vtebanti ""Nel qua! teflo parla in tempo paffató,Calciabantur,
vtebantur . Coni che à fuo tempo non li haueffe veduti in Theatri . Vfati
dunque da Ti gici fotto perfonaggi d'Erroi, ne' Theatri, è da crederete Virgi.
più uoltcli vedeffe, et fapeffe molto meglio de gli Autori più mode^ come
fuffero fatti, cV che non fuffe.ro in altra foggia che in quel! «fci lui deferi
tta, a guifa di fliualetto, 6V borzachino, onde comma mente appreffo gli Autori
vulgari, paffa lo fliualetto fotto nome Coturno, della cui forma habbiamo noi
fatto diffegnare la noflra ft| >a del decoro, contentandoci, quando ci fìano
altri di contrario par, d'errare con Probo, Seni io, o^ con Virgilio
ifleffo,che fopra fapfej con Autori moderni, che non hanno veduto li coturni ne
tempie^ vfauano,corae viddero Se ruio, Probo, et Virgilio,ilquale dice che li
tu mi di Diana, erano d'i roffo colore, e tal colore anco è molto prof ucnaio a
Tragici rappreientameuti, sì perche in effi vengono eff . *tr fènguinofi
cai!,sì perche vi s'introducono Imperatori, Rè, Principi,e_> pedone fublimi
a'qualieonuiene la porpora, àc pcròil coturno è ftaco aiagnato da Poeti >à
perfonaggi grandi, a come il focco apertone polla-' jiie,ciuili,& di minor
aualiti. La onde per venir al lignificato de la noiftra figura ; portando il
decoro ne la gamba dritta,il graue coturno, denota che fnuomo pia potente,
iobilc,& ricco per fuo decoro deue andare con habito nobile, coauenciole ad
vn par fuo, portando ntla finiflra ilfemplice focco» denota che 'huomo ài minor
forza > Sedi bafia conditione deue andare polì tiuamene, e non fpacciare del
nobile, &c del Principe > et ciafcunocirca l'habi0 deuehauerrifguardo
per oiferuanza dei decoro, à l'età, &T al grado, he riene,fuggendo fempre
l'eitrerno tanto di quelli che sprezzano il cui o de la lor perfona yi quali
non lì curano d'eifer veduti con habiti vili, 1 brdiymal legati,quanto di
quelli, che fc l'allacciano troppo, adoperando [articolare ftudio in pulirli,
et farli vedere ogni dì con habiti nuo jì, et trillati. Catone vticenfe diede
nel primo eitremo,che non ollèruòpun ) il decoro da Senator Romano; poiché fé
n'andaua troppo a la carlona ìmminando con gli amici in publico fcalzato con
vnaiòlà verte, di fora mal cinta con vna cordella,-si come dice M. Antonio
Sabellico^ lib* condo, et Afconio Pediano,& Plutarco riferifce,che andaua
per lUòro nto in vna toga da campagna,©^ in tal gùifa fenz'aitra vefta fotto,
tenei ragione in tribunale; Siila è anco riprefo3ehe eilendo Imperatore,» :
«eiferciti con poco decoro del fuo grado fpatfeggia uà per Napoli con^i
Ìimantello,em pianelle. Ne l'altro eftremo diedero Caligola Neroae,
i!°Ìtehògabalo Imperatori, liquali comparivano con habiti figurati di feij
colori conueneuòli più ad vna lafciua donna, che ad'vn maefteuol|lniperatoré;ne
mai gli due virimi portarono vn velìimento più d'vna ' Ita, et Pompeo Magno
ancor elfo viene da!M. Tullio ad Attico iib. a-* iif^.notato
pervano,&lafciuodalecalzette,dalle fafciebianche,& da re&cciola
dipinta, che cori poco decoro d'vn fupremo capitano par ) portar folea, de la
cui velia, fé ne burla ne la 16. Epiftola. Tomptius
ulamMlamfiffamfilentiotiteturffiamL,*. Publio Clodio parimente da Ci;onè vien
biaiìmato, perche portaua le calzette rolfe ch'a lui non fi |ìùchiuanOj come
Senatore,elfendo quello colore da giouani, a' quali che fono in età più frèfea,
fenz'alcun gradone lecito portare veftimen-/ èlli, et colori allegri, et vaghi,
ma però ànch'efsi non deueno trapafjliérmini della módeftia, m pulirli,
afiimigliandolì,con ricci,, n wtufàfà i$fam,' de te ipjo ftatuerei Sé quella
vanità d'habiti, vien ria ir. giouani,m Capitan i,& Principi,tanto più anco
faranno riprei ì ibi ;,c*DÒ£tbn-,che cori habito conforme al decoro de
h.ikcicnsv c«* «onanderann©,afrenendjfi però da Ja ibrdidezza di Diogene Cinica
et d'iLfaminonda lordi Filoiofi, che Tempre poi "tauanovna niede.ima
velia, de quali non fu più pulito Socrate, aie lcaizoie n'anduua inuoltc in vna
verta di tela, o più coito làcco,dentro del quale tal volta dormiua la notte ne
le lì rade per h banchi, oiopra qualche poggi uolo co poco decoro . Ne
{blamente deuefi olierua^e il decoro,ne" l'andare fuora,circa l'ha bicorni
anco circa il moto, l'erigendoli con bei modo del coturno, cioè de la granita,
abhorreiidoTeftrema grauitach coloro, che portano la vita loro alta,
tefa,tirata, tutta dVn pezzo, che a pena fi muouono, et paiono, a punto
ch'habbino la tetta conficcata in vn palo, tanto che lenza decoro j muouono a
rifo chi li vede, ne meno prender fi deuein tutto il iocco, eie è il r affo di
pedone balle vili, da iachè, àC ffahere, ma fi. deue porta? vguaìn.ente il
Tocco, 6c_ il coturno, cioè temperare la grauita col patio ordinano dì periòne
pofitiue . HorationelaSatira^. del primo hbro,con dente latinco,morde Tigellio
Sardo, che non haueua modo nel camminare, horacamminauapian piano, che pareua
fufie vii [Sacerdote di Giunone, &" horacamminaua tanto veloce, che
parea fuggi ile dalinunici| TS^/Z gqjale bomini fuit illi,fape velutqui
(urrebar, fugiens hoflem : perfiepevelat qui Junonis facra ferrei, A le donne
si, che fi conuiene la granita ne lrandare,e'l paflb tardo pef| maggior lor
decoro, et per quello molta ragione nano a portare le piane' lcalte,che
ritardano il palio, ne laffano caulinare in fretta, ma i'huonio deue c«minare
virilmente col palio maggiore de le donne : M. Tullio (i come nfenfee il
Petrarca,ne le opere latine lib.2.trattato 3-cap.^ J^e^i do che Tullia fua
figliuola camminaua vn poco più forte che non fi cohneniua al decoro d'vna
donna, &per lo contrario Paone fuo man;oj# lentamente che non fi conueniua
advn huomo,tafsòambedui cofl vn medefimo motto, dicendo in prelenza di Pifone
fuo genero à la frj gliuola,òcofi cammina da homo, ambula, vt vir . Volendo
inferin che ella doueua caminar piano da femina, 6^ Pifone. più pretto d"'
liuomo . CLrediciòil cqtUfno,& il ibeeo molto bene fi conuiene alla figu
del decoro, come fimbolo del decovo poetico, poi che li poeti non nan no con
altri ftromenti fatta diihntione da vna (ortedi poelìa all'altra, ch« col
coturno, Se col focco, da vna graue ad'vna men graue attionerperch il coturno
fi come habbiamo detto erada Tragici poemi, ne quali v'in teruengono per
fondamento pnncipale,Principi,e perfonaggi tièPleni dico principale, perche
v'interuengono anco ferui,fchiaui,balie,oc Pedi gogin ; £t il foicoera de
comici poemi, ne quali v'interuengonopei ione p,iuatc,& infime, et perche
in queiti fi tratta di cofe balle, dome ihche,& familiari con Itile
parimenti baffo, pigliali il focco per fign % fiato d'vnf ariate baffo; £t in
quelli perche fi tratta d'auueninienti o( «e iSs éorfi tri Heroi, oc Principi
con ftile più grauc> pigliali il coturno per lo parlare fonoro, perfetto, 6^
fublirae,onde chiamafi da Poeti grande &alto. OVIDIO (vedasi). Alta
meòfeeptro decorai > altoq; cotburne . Horatio nella Poetica. Hunc facci
coepere pedem, grandesq; cothuntU Intendendo de Comici, et Tragici, et il
Petrarca nel medefimo (igni fcato li pigli* per baflì, et fublimi ingegni, in
quel verfo . tjManria da coturni, e non da [occhi . Di modo che li
coturni,& li locchi applicandoti non tanto a rhabito,quanto a la figura del
parlare, vengono ad efiere doppiamente limbo lo del decoro poetlco,& vn
compendio d'ogni decoro, perche li Poe[ti eccellenti offeruauo il decoro, ne le
poefie loro, in qual fi voglia cofa, nel coftume de le opere,del parlare, et de
l'habit o,& procurano di mai partire dal decoro debito a ciafeuna
perfona,che fé per errore dal debito [decoro partono,fono notati i loro
perfonaggi di imp«rfettione,fi come nota AnftotiJenela Aia Poetica, il pianto,
ÓV*i lamento d'Vhfie nella $cilla,perche ad'Vlifle,come prudente,e faggio non
conueniua piange re>& lamentar/ì vilmente : £ però dice Ariftotile.
Indecoriatque inconue* ùentis mons flyfsis eiulatioin uylla. Vien notato
parimente Homero da VI. Tuliio>percheattribuifcaa'Deiattioni,che
macchiarebbero anco j;li huomini,come rin*e)ire)diu*enfioni,inuidie,&
difonefti arTetti,diche le vien anco biaiimato da Empedocle,& da Senofane,
ne è marauiglia * :he Eraclito Filofofo giudicarle Homero degno d' efiere
fcacciatoda* featri,& meriteuole, che gli fuffero dati de'pugni, et
fchiaffi,come ri èrifee JLaertio. Homerumq; dicebat dignum qui ex certaminibus
eu'ceretur,co iphisq; cederetur. Non per altro,che per lo mancaméto del
decoro,che el reftoè mirabile più d'ogn'altro d'intelletto, et d'eloquenza ;
Manca milmente nel decoro a mio parere Sofocle in Aiace, oue introduce 'eucro
figlio d'vna fchiaua fratello naturale d'Aiace a contendere con lenclao Re
fratello germano^' Agamennone Imperatore fenza nfpec ) e
timore,rifpódendogli,come fi dice,a tu per tu,e fé benfa che Mene 0 partendo al
fine dica,che è brutta cofa à dir fi,con tendere eoa vho di »role>che fi
pofia domar per forza. 1*Abeo,nam turpe auditu fue rit
VerbiscumeorixarhqUemvicoercere poffis. Non perquefto fi sgrauadi tal bruttezza
perle molte ingiurie riceite già dal ludetto Teucro,mafsimamente che gli
riipofe co maggior roganza dicédo,& a me è cofa bruttiflima ad vdire
vn'huomo ftolidoUpage te,nam et di feguito hauefle ardire di contrariare CQn Rè
fratello deirimperadore,e futfc tato sfacciato che gli dicefle fen rifpetto
mille ingiù rie>e tanto più manca Sofocle nel decoro quato e pocodopo
replica Teucro orgogliofamentealf ifteflb Imperadore uan tandofi d'enernato
nobile>rinfacciaad ? gamennone che ila nato diPa dre empio, et dimadre adulterai
di più gli minaccia fenza conueneaole coilumedi rifpettofo vaflallo,có poco
decoro del'Imperatore,cltc con la fua imperiale autorità giuftaméte per
l'ingiurie et minacele lo p teua far prenderei gaftigare/e ben Teucro fuflc
flato fupremo,e trto to non chepriuato luddito, come era. Hora ficomeil
giuditiofo Poe cerca dare a li perfonaggi de'iuoi poemi il coftume
conueniente,con ha uer cura di nou attribuire a quelli cola fuor d el dccoro,co
fi noi con gii ditiodouerno guardar bene a quanto ci fi conuiene fare, acciò
non reniamo biafimati nelle noftre attioni,come quelli Poetiche volendo in
trodurre perfonaggi ad eifempio delle attioni humane, li rapprefenta no lenza
ildebito coftume con poco decoro, DOMINIO DI SE STESSO. '«NilJlpWb . VOMO i
federe fopra vn leonesche habbia il freno in bocca, et regga con vna mano detto
freno,& con l'altra punga elfo Leone con vno (limolo . 11 Leone pretto
gl'antichi Egittij>£u figurato per l'animo,e per le fua for,ze,però il
Pierio Valerìano dice vederli in alcuni luoghi antichi vn huo mo figurato nel
modo detto,per moilrare,chela ragione deue tenere il freno airanimo,oue tropp o
ardilca, e pungerlo oue iì moftri tardo, e fon no lento. DIFESA CONTRA CIMICI,
MALEFICI, E VENEFICL ONNA che porti in teftavrfornamentocontefto di quelle pie
•— trepretipfe^'Amatidejdi Gagatejd'AgataA Diamante, porti al lollo li coralli,
in mano vna pianta, che habbia la cipolla bianca, detta |»cilla,o vero
Squilla>a piede vilìa vna Donnola, che tenga in bocca vn amo di ruta.
DeJ'Amacidepietra fimilearalume Scifillo,dice Ifidoro ib.15. Cap.io.ehe è
bùono>& relitte cótro ogni malia di maghi del Ga ' fidate dice
Bartolomeo Anglieo lib. 16. cap.4p.che vale cótra le fantafme cantra Hgffumas
Demmum vexatiónes : Mt nel lib. 1 2. cap. pr. dice che l'Aquila 'iM l'Aquila
oltre la pietra Etite, pone anco nel Aio nido l'Agata per etf ftodirlodal
venenofò morfo de'ferpenti. Ma io ho oppenione, che eqi * uochi, ponendo il
nome d'Acathe in luogo di Gagate, impercioche 1 pietra Etite Aqui lina è anco
da Plinio chiamata Gagate nel decimo hi cap.£ . Lapis i^tite quem aliqm
dixereCjagatem.Nòdìtneno l'habbiamo j (la,perche TAchate>o Agatha,che dir
voglia mo,vale contra il veleno i cor effd,& contra il morfo de li
fcorpioni,come dice Plinio lib. $7. ca[ decimo.Deldiamante,iliudeuoln*doroJib.
16. nel cap.oue tratta de'ci ltaili>dke, che fcaccia varie paure>&
refifte a l'atti malefiche, Mttus t& malefici* artibus obuiat. Del corallo
Bartolomeo Anglicc lib. 16.cap.3j dice Contra diabolica^ varia monflra
valetiVzle contra v* nj et diabolici moftri, dell'herba Scilla Plinio lib.20.
cap. p Tythagom Scillam in limine quoque tanna fufpenfam malorum medicamenterum
introitun fellere traditrice che Pitagora riferifee, che la Scilla attaccata
Coprali porte non Jaiia entrare alcuna malia.De la Donnola, che porta la rufi
in bocca fenuono tutti li naturali, che fé ne prouede perfua diffefa coi tro il
bafaIifco% &C. ogni velenofo ferpente DIPESA CONTILA PERICOLI. DONNA. DONNA
gìouane,armata, tenga con k deftra mano vna fpada ignià>; àà, \ col braccio
finiftro vna rotella ih mezzo, della quale vi iìa diurno va riccio fpinoio.
Giouane fi dipinge per elferc la giouentìi perlo igore atta a difenderti ad,
ogni incòtro, l'armature la fpada>dimoÌì:rano ; àttiouinon lòlodxfenfiue, ma
anco d'offendere altrui bisognando. GH '. da la rotella per fegno di
difeia3come narra Pierio Valeriano lib.quaran uneu"mo,&C il riccio,
gli Egitij lo metteuono pergicroglifìco della.» ifefa,&dimoftrauanoper elfo
vn'h uomo che fìaiìcurodairjiifidie,cV..( encoli, et da tutti i cari di
fortuna, imperòche quello animale tolto che ' *nte l'odore delle fiere che lo
cercono, o il latrar de cani fì. raccoglie tut5 in vn gruppo tondone ritiratoli
il mufo,& li piedi da la parte di dentro guifa, che fanno le teftudme, et
tutta la fua fchiena a modod'vna palla idotta in vn globo ri tondo, et per fua
difefaySt faluezza haucndo drizza z le fpine delle quali egli è da ogni parte
ripieno, E fé neftaficu.ro refendo!! formidabile a qualunque toccar lo volefsi
. DIGE'STIONE, DONNA DO NN A di robufta complefsione, tenga la mano dritta
Copra vu* Struzzo,fia incoronata ài puleggio>&: porti ne la mano
finiftra vnl pianta di Condrillo : Senza dubbio le complefàioni robufte fono
più facili a digerire,che le delicate, ónde lo Struzzo per la fua robuftezza,
Sx^ «ilidità dìgerifce ancait ferro, ilpuleggio dice Santo Ifidoro che da gli
Indiani è pia filmato del pepe, artefo che rifcalda* purga, et fadigerire. Il
Condnilo è vna pianta che ha il fufto minore d'vn piede, 8c^ le foglie *he
paiono dentro rofigate intorno,& ha la radice fimite a la faua> quefU
vale a la digeftione, fecondo lifertfee Plinio, per autorità di E%oteo. Poeta
ncilib. iz. cap. 12. ouedicé., DorotìmisSthomacoy^ cQnctftìQnibw
*tilem,c*rmmbt}Sffiiis gronuntiamt « ; DILIGEN2A D ONNA di vm'acc afpctto,tenga
nella manodeftn vn ramo di Thl ino, ìbpra ikfuale voli vn'ape; tìt la man
(inr:h-a tenga vn tronco e A manamandola vnito con vn di Moro celfo,alIi piedi
-Aia va galliche ruipi?, a diligenza è detta fecondo alcuni, a Diligendo, che
lignifica amare» lerche le cofe, che amiamo ci fono dilette, che però poniamo
ogni dili;enza in confeguirle, proportionata etimologia, ma non germana, po.ihe
la diligenza è denuatadala voce Lego.yO veto Delego > in qvzi feri®
hefignirìcafcegliere, Marco Varronenel;quinto de la lingua lati au. Il medefimo
afferma Marco Tul: io nel fecondo 1)e natura Dcoritm *A delegendo
diligentesypucho. li diligcmi begliono per loro ilmeglio,sì che la diligenza è
l'induftria,chc poniamo il eleggere, efciegliere quello che ci è più efpediente
ne le rioftre attioru* i quale diligente induftria leggefi appreso Stobeo che
èpiù vtile ch^j, n buono ingegno. Diligensindafi ria ytilior quam bonum
ingennium» E anco ìù commendabile, quello che fi acquifta con induftria, e
diligenza > che erfortuna,d^acafo, fenza ftudio, induftria, et diligenza
>laquale va ~ : molto in ogni cofa > e nulla ci è che per lei non fi
confeguifea, attefo' he da lei fola tutte le altre virtù fi con tengono ; come
nel fecondo de^. Orante aflerifee Cicerone. Diligentia in omnibus rebus
plurimum valete xc. precipue colenda efl nobis ; baefemper adbibenday bac nihil
eft>quod non afteuatur •: quiavnavirtute reliqua omnes virtutes continentur
.La diligente in*, uftria, o vero l'induftrioià d iligenza, in eleggere,
fciegliere, e cappare l migliore vien figurata da l'Ape che vola fopra il Timo,
ìlqualet dì iue forte, fecondo l'autorità di Plinio, vno che nafee ne i colli,
bianco li radice legnofa, l'altro è poco più negretto di fior nero: Plutarco
nel rattato delia tranquillità dell'animo nferifee che è herba brufchifsima
i£aridifsima,& nondimeno d&quella prendono l'Api il mele, l'applica gli
à gli huomini generofi di cuore che da l'auuerfità ne cauano vtife „ Umines
cordati yficut ssfpibus melprebet tbymus ^acerrima y et aridifìima ber'ayita e
rebus aduerfijìimis fiepe numero conueniens aliquidy &commodum decerunt. Ma
noi l'applichiamo; a gi'huomini diligenti, che con, diligenza» \\i induftria ne
i loro negotij traggono da cofe aride, e difficul vofe quello >;he e più vtile,
et meglio per loro, come l'ape induftriofa, et diligente, yhe dal Thirno
bruito, et arido raccoglie dolce liquore :del Thimo a p Api grato, veggafi in
più luoghi Plinio, e Theofrafto. La diligenza | ighafi anco per Paftlduità, et
folecitudine > come da S.Tommafo in %. .2 ., ueftione 54-art. primo . Efl
autem diligentia idem quod folk itudoy ideo requitur in ornai -virtute yficut
etiam folkitudo . Et perche alcuni per voler et :re diligenti.,&
foleciti,fono troppo aifidui,& frettoiofi vogliamo auuer ceche la diligenza
fouerchia è vitiofa, perche a gli hnouainièaecetrioilripofo, et la refolutione
d'animo, hq uà le rinforza le forze 9 et riuoua la fianca memoria, Ouidio nella
quarta EpifioJa » Hac repajratvires yfejjaq; membra leuat tsfrcùs, et arma tu
tibi funi imitaada Diana ^ Si nunquam ceffes tendere t moilìs erit quai ripoiò
negli ftudif-,mafsujumGqteè ii£ceiJar(ìo, poiché la, iWc* mcuEe I o» #>*
»cnte non può 'difcernere il meglio per effere confufa, e perturbata Protogene
pittore farnofodi Rodi,fc non fuife ftato tanto afìiduo,& tro^ pò diligente
nello ftudio dd dipingere > farebbe ftato in ogni parte più eccellente, et
vguale ad Apelle,ilquale Tiprendeua detto Protogene che non fapeua leuar
lamano4i tauola del dipingere, onde la troppa diligen» zaènociua, come dice
Plinio lib.35. cap. io. ragionando d'Apelle. Dixit enim omnia, {ibi cum itilo
paria efie > aut iUi meliora, [ed yno Jè prafiarcJt quod manum die de tabula
nefeiret tollere^ memorabrfi praicepto ynocere [epe nimiamdiligentiam-. Etperò
non fi deue effere frettololò nelli luoi negottj &ftudij,
nefideueniunolaflar trafportardaldefiderio di vedere la fine deilà intensione
fiia, ma -deue eflere con ti derato, cauto, et iòllecito interne, si che la
diligenza deue effere con maturità nulla, o porta tra li tardanza, et la
preftezza,da le quali et forma vna iodata, et matura dJi genza . QndebenLfsimo
dice Aulo Gelilo lib. 1 >. cap. 1 1.^id rem agen>
damfìmuladbibea.tuvy'& ind.Jìn g tek.it is, cjr diligente tardtias. Quefta
iatta diligenza la ijgu rò Augulto col granchio, et la farfalla, hauendq
iemprein bocca quei detto vulgato, Feftina lente. Tito Vefpafìano la figurò
coldel.fìnoauuolto intorno a Pancora, Paolo Terzo, con vn tarde camaleonte
anneffo col veloce Delfi no. lì Gran Duca Coiìmo con vai Teftudine, o
Tartarucache dir vogliamo, con vna ve'uiòpra: et noi co tronco d'Amandola vnito
con vnodi Morocclfo^perche l'Amandolo è i rrimo^a fiorire Plinio Floret prima
omnium amigdala menfe lamia* w > Sì chi più follecito de gli alth*& come
fre toiolo, et ftoko manda fuora i fior nell'muerno, onde tofto priuo ne rimane
dall'afòentà dei tempo > et però bifogna vnire la folieeita di ligenza
con4& tardanza,de la q uaie n'è fiat bolo lì Moro, percht più tardi de
gl'altri fionfee, e per quefto è riputa» il Moro più fauio degl'altri arbori .
Pliniolib. i6.cap. 2,5 . et difeerne da gì inutili grani de la poluere gli
vtili grani d*1 fuocibo. Aufonio Poeta i'cnuendoaSimmacho fopra il ternario
nume rollile come per prouerbio il Gallo d'Euchione, volendo fignificai
Vn'efatta diligenza, ìlqual prouerbio leggefi negli Adagi) Cjdinaceum Bucbionis
prouerbio dixitrfui folet omnia dilìge-ntiffime perquirere ->et inuefiigar
ne puluifculo quidem reli&o idonee id inuenerittfuod exquifìta
curaconquifìerat* D ELITIOSO VOLENDO dipingere vn'huomo delitiofo, lo
raprefenterenu £0 a e narra Pieno Valeriano nel I1b.36.podo con grand lisi ma
con ttiodua a ledere, ^ co'i cubito Ci appoggia ad'vn cufcino. Adamant éiiìc
che era iegnodi voluttà, et di iafciuia, hauere il cuicmo ioc:o ile Jbitodei^maiKj»
&^uettu« pregia cne dille guaia a ^ue che DI eESJRERJP& t9* ìkc
acconceranno il guanciale, fotto il cubito della mane, intendendo >er quefto
q uelli che lontanati da vna vini fortezza^per le mollitie deì'animo, et del
corpo bru ttamente s'effeminano * ODETKATTIO.N Bw |1 ONNA di brumfiìmo afpetto,
che (Uà a;federe, et che tenghi la bocca aperta,in capo vn panno nero in modo
tale,che gli cuoprì,&: accia ombra à parte del vifo,if veftimento farà
rotto in più luoghi, et el colore della ruggine tutto contefio di lingue fimilc
aquelle del ferale, al collo terrà vna corda in cambio di collana > et per
pendente vna treglia, con la delira mano tenghi vn coltello in atto di ferire,
et coil. ifìmftra vn topo, o forze che dir vogliamo, ma che ila grande,ÓV*
ilìbile-i . Brutta fi dipinge percioche non Colo è brutto il pefilmo vitio
della de* -attiene per effer egli tempre pronto a i danni>&^lla rouina
del profililo, ma molto più bruttifllma cofa è di quelli i quali fi fanno
famigliari, i porgono orecchie, et danno credenza all'iniqua,& peruerfa
natura de detrattori, i quali portano il diauolo nella lingua come dice S.
Bernar* i|o ne' fua fermoni. Detraclor diabolum portai in lìngua . Si
rapprefenta che ftiaà federe percioche l'otio è potentifsima caufà fella
detrazione >& fi Cuoi dire, che chi ben fiede mal penfa, la bocca
iòerta, et le lingue limili a quelle del ferpe fopra il vefiimento dimoftrab la
prontezza del mal dicente indir mal di ciafeuno, alludendo al /etto del prò
feta,nel Salmo ijp. che dice ^cueruntlinguamficutferpentes ynenum afpidumfub
labys contm, Et S. Bernardo ne ìfuoi Sermoni narra vie la lingua dd detrattore
è vna vipera > che facilmente infetta con vn-» il|lfiato,&'vna lancia
accutifsima che penetr con vn foi colpo. • T^m quid non vipera efl lingua detratìoris
Feroci/sima ì piane nimirum, qua tam Ut halite? t (Inficiai flatu vno,nunquid
non lancea E lingua ifl a profeto acuti/sima, qua tre* 'Penetratilo vno. Et a
quefto propoli to benifsimo efplica'quefto concetto il Sig. Gifmon ! Santi con
i feguenti Sonetti cofi dicendo. "BOCCA crudel-, che mentre intenta fnbdi
Tua lingua a danni altrui, [cocchi jaetta U^je petti de mortai ditofeo infetta
Chi mai fchiuar poteo lempietue frodi* Serpente rio 3 che ftbillando rodi Gli
humani corytrifauce can che'rì fretta Latrando > ogn 'alma, ancor che al
ciel erette, tJMordi, efol di ferir ti pafei, e godi . ^ion Mofiro là v'Pl
Ts^lo il corfo ftende 2V£> belua mai su monti ajpri Btfei Teco di par à
l'altrui morte intende s «J>* ' jtnxi è d'*Auerno ancor più cruda fei9 Che
gl'empi! folyfolo i preferiti offende f Tu i vicini y e lontani^ e giufiiy e
rei. J? B^ET^iA) deh frena homai lingua peruerfk Tua l'mgna nel ferir cotanto
audace Ch'ogrìv» che fedele ferfìda>e mendace T'ejìimayedi mortai
velen4afpèr fa $ 'iAwr% non t'arreftar;md cruda ver fa Il rio liquor > che
prima te disface / Che ri pena del fallir tua propria pace ( Volle) conturbi rf
danni tuoi corner fa, Co fi grauida ilfen l'immohil terra Di focofi vapor, da
loro oppreffa'j Si fcuote y.e prima afe muou'afpra guerra l Taf ne l'Fgeo
crucciofa l'onda, efpeffa Quafbor tv fata a* venti Eoi differra ' (jhfiogli in
affrontar, rompe fé sìejfa. * XI panno nero fopra il capo, che fa ombra a parte
della faccia, figni/k la proprietà del detrattore, cheèdir male occultamente,
et pero be. «Urie S.Tommafo z.i.quef.yj.art.^ Altro non è la detrattione che
vna | eulta maldicenza corjftro la famaj& reputatone altrui, com'anco
l'tffA to di efla è d'offufeare", opprimere, et occultare l'honorate
attioni altr^ © col dir male > o col tacere l'opere buone . Terentio nel Phormione jjl
joj^S^ena ^.J^hil cH ^nftpho. Qui
male narrando pofìit deprauari at Tu id quod boni eft excerpis, dicis
qvedmalieB. Il veirimento rotto in pia luoghi, et del colore della ruggine ne^
inoltra che la detrattione regna in huomini baffi, et vili, tra quali vi no di
quegli che il più delle uoite più tolto dalla gentilezza, et corti di qualche
Signore, che dalla buona fortuna, o altri mezzi virtù,afccndono.a qualche
grado, del che mfuperbi ti, per non degenerar 1} to da la loro mala creanza, et
federati coturni fono limili alla rugg Jaquale fi comeeìla rode>& con
fuma il ferro,o altri metalli, con* k fur teica natura di queftì tali con la
detrattione confumano li-buona elfi none, et fama altrui • La collana di corda con
il pendente della (tre che tieneal collo potiamo dire, che fi come gli antichi
faccuonodil tione da perfona, aperfona (come narra Pierio Valeriana lib. tre
Sòrzè che dir vogIiamo,ene tiene con la fmiitra roano, Plau; 1 «P-Atto pr.Sccna
prima anpmjglia i detrattori a' detto animale, pertoche fi come egli* cerca
tèmpre di rodere l'altrui cibo,& altre cole, coti 1 detrattore
rode^iftruggei^^onfumarhonoreji&^uanto^i buono, 5fi ii bello ncU'humano
genere fé ritruoua . Qiiaft mure* femper edimus alienum cibuffu Vhtres prdlatg
junt quum rushomines cmt Simul prolata funtnpjiris dentibuu BIS PREZZO, E?
DISTRVZZIONE 8ei:Tiacerit& cattiui affetti* che tiii in atto di combattere
con vn ierpente, et a canto vi fiaivna Oca f'na> ai piedi della quale vi
fieno diuerfeferpe che fhj no inatto di coni attere con detta Ocogna,macae fi
veda da ella reftino offele comi becco,©^ con li piedi, Si dipìnge
armato>& còri il ferpèritc, pcrciochcckièdifprezzatorc,^
diftruttoredcipiaCeri,cVcattiuiatìfctti,cortuicne e ìeiia d'animo forte»*
virtuofo. Gli fi dipinge la Cicógna, come d)cc n. mo,eflendoch'clix.
Continuamcritfcfa guerra cori i fcrpi,i quali animali fono talmente terrò I ni,
che Tempre vanno col corpo $c¥ tti ra,& 'tèmpre fhnno'a quella cori j
giunti, o vero Ci ascondono nelle più lecrete fi; eh neh e di.euelk ; or.dt
perl'immagine di qucfio-vccclo che di uon ìférpi, fi uk ftral animo li «jualc
dii'prezza le delitie del mondo, Oc che da fé rimurLe, et a fimo te ] glie via
i defidenj sfrenati, ò^_ gli afici^i tcrtcin (ìgnifccati.peruvenc i Hofi ferpi
. DISTINTIONE DEL BEKE E DEL MALE. DONNA J. DONNA d età virile, vefttta con
habito grauc, con la dcftra nuna terra ya criueilo, et con la uaiftra va
raitrello da villa . 01 i^ppreienta d'eri vi nle,$c velica eoa habi to graue,
perciochè detta :ta è.piùsa^aee, eretta da la ragione a ^ a giouentù, 5c la
vecchiezza, per etfere; 4^1^$Jffi&i$&&Jkir itati concupiicenze, et
paflioni,& nell'altra le dcliratione deirinteilec» ;o. At^o ftromèntoè
ilcrnjciro>perdimofti!are la di ftmtione del bene, k del male, dei quale fé
ne ferue per tal {imbolo Claudio Paradino con-» m motto ; Ecquis difeernit
vtrumq; ? Chi è quello che dilli ngue, diuide» ) refega l'vno,& l'altro ?.
Cioè il bene dal. male t come il cnuello, che drude lì buon grano dal cactiuo
loglio, e da l'vtile ueccia, ilche nò fanno le niqueperiòae,che lenza adoperare
ìlcriuellode la ragione ogni cofe nfieme radunano, et peròPicrio prefe il
Cnuello per Gierogliiìco dej» .'Iiuoiiio di perfetta fapienza, perche vn flolto
non è atto a fapere difeerlere il beae dal male, ae fa ìuueffrgare li fecrèti
della natura, onde era juefto prouerbio apprettò Galeno Stulti aderibunt. Li
facerdoti EgitiJ )er apprendere con fagace eoa lettura li vaticiaii, foleuono
pigliare val# :nuelloia mano, fopra che veggiaiì gli adagij ia quel detto prefò
da Gre:i no(rx.ty(tftllxy9ue Cribro divinare . Il raftrcllo che tiene da
l'altra mano, ùia iiiede.ixiia proprietà, perche di tal hromento feruefì
l'agricoltore >er purgare 1 campi da i'nerbe nociue,& radere vii le
feluche, ocftoppie U prati, impercioche d raftro, et raftrello è detto a
radendo,comedice Garrone lib. 4. De lingua latina, co fcHucus homo abradit,
quoabrafu rateili Vitti. J\ajlriqmbus dentali-bus penitus eradunt terram, a quo
et rutabridiclu ìt nel pruno ltb.de re rufhca,cap.49. dice Tura de prctis
ftipulam rajìelli em %qtque addere f artifìcio amulum . Hora fi come
l'agricoltore con il rafteloièpara dal campo Inerbacele catti uè, &^ raduna
con l'i ft elfo il fieno mono al mucchio, et al tre vtiii raccòlte, coli
fhuomo.deuediftinguere •olraftello de l'intelletto -il bene dal male, et con
i'ifteiìò radunare a ie_* i bene, altramente fc io ciò rara pigro, et incauto
ie ne dolerà, però tea* ;lu a mente il r, cordo di Virgilio nei primo della
Georgica. Qupd nifi, et aRidais berbam infefìabcre taftris . Et foniti* trrebis
aues : e£" rurls opaci Falce p^emes ymbras : votisrj; tocaneris imhrem :
Bea "magnum dfòrrarfrKftva fpiclrfyiraceriiHm. Sedi ami on pregherai Dio
per Li pioggia, con tuo dolore, vedrai il mucchio de ifeiiona raccolta di
queli'altro/che è /fato diligente, ck.giuditiofo In far>,ck mitigherai la
fame con le ghiande,, il'che noi potremo applicare^(oralmente a i'huomo,ilquaie
fé non iwìichctà da le le male piante de Lttiui affetti, et defiderij,&coì.raftreìlo
del giudicio non japrà ducerre il bene dd ma'.e> et ie non i.cacue.à da le
gon brauate gi'yeceìla'c y $pé / tft buffoni, parafati, adulatori, et altri
cattiui huomini, et can la falci de l'opcrationi non opprimerà l'ombra
dcrotio,&fe non decorerà al Dioconleorationi, con dolor fuo vedrà il buon
profitto d'altri, cioè refterà fozz0»ftoraachcuolc, igi
tante,vilc,&abietto,comevri porco DISEGNO. N Giouane d'afpetto nobilifsimo,
veftito dVn vago, et ricco dr pò, che con la delira mano tenghi vn compaHò,
cV" con la fini t tao fpecchio .
Difegnofjpluódirecheefiofiavnanotitiaproportìonale di tutte ^ cofe vifibili, et
terminate in grandezza con la potenza di porla invìi Si fi giouane d'aipetto
nobile > perche è il neruo di tutte le cofe fatti! i et piaceuoli per via di
bellezza, percioche tutte le ce fé fatte dall'artr dicono più >& meno
bel le, fecondo che hanno più, et meno difegno! JahdKcz^ade^a farina hunaana
nella giouentù fiorifccprincipr.kr.e-' i Jf7 |Si può ancora fare d'età virile,
come età perfetta, (quanto al difcorfo,che inon precipita le cofe,come
lagiouentù,& non le tiene come la vecchiezza ìnrefolute . Potrebbe!! anco
far vecchio >& canuto come padre della l>ittura,Scoltura,&
Architettura, com'aneo perche non fi acquifta giammai il difegno perfettamente
fino ali'vltimo dell'età, et perche è l'honoIre di tutti gli artifici manuali,
e l'honore alla uecchiezza più che all'aiire età di ragione pare che conuenga :
Si fa il dilegno veftito^perche poetili fono che lo vedano ignudo, cioè che
iàppiano intieramente le fue ragioni, le non quanto linfegna l'efperienza,
laquale è come jvn drappo ventilato da i venti, perche lècondo diuerfe
operationi, et diuerfi cofluIBM di tempi,e luochi fi muoue . Il compaflò
dimoftra che il difegno con*E irte nelle mifure,le quali fono al'hora lodeuoli,
quando fra loro lòno prò >ortionali fecondo le ragioni del doppio, metà,
terzo, e quarto, che fo~ io cómenfurabiM d'vno, due, tre, et quattro,nel quale
numero fi riftrin» . *ono tutte le proportioni,come fi dimoftra nell'Aritmetica,
et nella-» kfufica, et per conseguenza tutto il difegno, onde confitte
neceflaria» | nente in diuerfe linee di diuerfa grandezza, o lontananza .
Lofpecchio igmfica come il difegno appartiene a quell'organo interiore
dell'anima, juaìe fantafia fi dice,quafi luocodell'Ìmmagim,percioche
nell'immagina uua fi ferbono tutte le forme delle cofe,& fecondo la fua
apprenfione fi dicono beile, et non belle come hi dimoitrato il Sig. Fuluio
Mariotelli ;n alcuni fuoi difeorfi > onde quello che vuole perfettamente
poifederc il difègnò,è necefiario ch'habbia l'immaginatiua perfetta, non
maculata, non dJftinta > non ofeurata, ma netta, chiara,& capace
rettamente di tut:e le cofe fecondo la fua natura, onde perche lignifica huomo
bene organizzato in quella parte, dalla quale pende ancora l'opera
dell'intelletto, ?erò ragtoneuolmente a gli huomini che pofsiedono il difegno
fi fuol e hr molta lode, et lifieffa lode con ueneuol mente fi cerca per
quefta_» aa, come ancora perche la natura ha poche colè perfette, pochi foie quelli
che-arriuano a toccardil fegnoin quefta amplilsima profef;jione, che p:rò forfi
nella noftra lingua yien efprefla con quella voileDifegno . Moke più cofe fi
potrebbo.no dire, ma per tenerla folita brevità quello badi, et chi vorrà
vederne più, potrà leggere il libro intito||atoi'Eftafi del Sig, Fuluio
Manotelli, che farà di giorno in giorno alle bffipe,cpera veramente di
grandifsima con/ìderatione . DOMINIO. VOMO con nobi!e, & ricco vefiimento,
hauerà cìnto il capo da Vn ferpe5 cXJCon la finiftra mano tenghi vno Scetro, in
cima del ualevi fia vn'occhio, et il braccio, cV il dito jndice della delira
mano •liftefojcomefogliono farquelli che hanno dominio, et comandano. Gli fi
cinge il capo a guilà di corona con il ferpe, percioche ( come -narPierio
Valeriane nel lib. 15. ) è fegno notabile di dominio > dicendo n vii a
fìniiie diinoftratione fu predetto l'Imperio a Seuero, u come
af:rma'Spartiaì3o,acui'Ciicndoxgli in vìi albergo, einfe il capo -vn ie:pe,
&C effendo fuegliati, et gridando tutti i fuoi familiari, et amici chef*
•co erano, egii fenza hauergli fatta offefa alcuna fé ne partì.-anzi più; che
dormendo Maffiminp il giouane, ilqual fu dal padre dichiarato interne feco
Imperatore, vn ferpe gli fi riuolfe intorno al capo, dando fe« gno della fua
futura dignità . Laveremo qui di riportare gl'altri antf] effempij, che
nell'ifteup luogo Pierio racconta, et in vece di quellij produrremo vno di
piùfrefca hiftoria efpofto dal Petrarca neleo] ìatione del lib. ^.trattatod.de
Portenti cap.i^. oue narra che Azoi feonte giouane vittoriofo, per comandamento
del padre pafsò colli iercitol'A pennino, et hauendo ottenuta vna vittoria
pretto Altopafìl con vguale ardire, et fortuna,fi riuoltó contra i
Bolognefin;In tal fpj tione, effendo fcefo da cauallo per ripofarfi, leuatofì
la celata che vie] fé la pofe in terra> vi entrò vna vipera fenza che niuno
fen'accorgeffl quali DICE SAR E R IP A: r*f fluale, méttendoli Azone di nuouo
in tefta la celata, con horribilc, et fuoiofo ftrepito fé ne calò giù per le
guancie de l'intrepido, et valorofo Capi tano,fenza alcuna fua lenone : ne
volfe però che fufie da niuno fe*uita: mainducendo ciò a buono augurio vsò per
fua imprefa militare a vipera: Augurio non tantoper le due vittorie che all'hor
nportò,quan:o per lo Dominio che dipoi ottenne del Ducato di Milano, ÓV"
tutto :iò afferma il Petrarca d'ha uere vdito dire in Bologna mentre viflauaa 0
fludioiquello foggiungo perche altri autori vanno con finte ehimee arrecando
varia cagione, per laquale i Vifconti portino per imprela-» a bifcia,-Che
aniunopiù crederli deueche al Petrarca, che per relatiole pochi anni dopo il
càfo feguito nel'ifleflò luogo oue fegnì lo feppej 2uod cum
Bononi&addefcens in Jìudijs yerfaremaudiebamydiceil Petrarca, k più a
baffo,Hinc precipue yquodipfe prò fìgno bellico vipera vteretur. .1 giouanetto
poiché efee di bocca del ièrpe, non è altro che figura lei giou inetto Azone,
che fcampò da la bocca de la Vipera, che non lo morde ; ma torniamo alia noftra
figura . Lo Scetro con l'occhio in cima li elio, che tiene con la fini/Ira, 6V
il geiìo del braccio, et delira mano» : fenz'altra dichiaratione legno di
Dominio,come fi vede per molti Autori, et in particulare Pitagora che fotto mi
ftiche figure raprefenta la-, uà filofofia, efprefi'e Ofiri Rè, et Signore con vn'occhio,
et vno Scetro» tornato da alcuni molt'occhio,come narra Plutarco de Ifide,&
Ofiride» \egem enim, che tenghi, V con la finiflra mano vn compafib, et con la
delira vna bacchetta, et [canto vi fia vn timone. | Perche alla felicità del
comunviuere politico fi richiede l'vnione di ìolte famiglie,che fotto le
medefime leggiyiuino,& per quelle fi gouer ino, et per mantenerli ciafeuna
famiglia con ordine conueniente, ha bi pgno di leggi particolari, et piti
riftrette dell' vniuerfali, però quello nuato ordine di gouernare la famiglia
fi dimanda da i noftri con paro1 venuta dai Greci Economia,
&hauendooguicofa, ò famiglia comma eméte in fé tre rifpettipcr efiere ella
pertinètealla vita, come fuomemro,di padrone, et di ferui,di padre,& di
figliuoli,di marito,& di moglie, :rcm quella figurali dipingerà con la
bacchettarne lignifica l'imperio* ìe ha il padrone fopra i fuoi ferui, et il
timone dimoflra la cura, et il reg mento, che deue tenere il padre de i
figliuoli, perche nel mare delle de pie giouenili eglino non torcano il corfo
delle virtù, nelle quali fi dcuo 3 alleuare con ogni vigilanza, e iludio . La
ghirlanda dell'olmo dimofira, che il buono Economo deue necefriamente
mantenetela pace in cafa fua . Q-4 3«* Il comparto Infcgna quanto ciafcuno
debba mifurare le fue forze,& tondo quelle gouernarfi tanto nello
fpendere> come nell'altre cofe, Biantenitnento della fua famiglia > et
perpetuità di quella, per mczo deN la mifurà,che perciò fi dipinge matrona,
quali che a quella età comi ga il gouernO della cafa, per l'efpenenza, che ha
delle cofe del moit ciò fi può vedere nel feguéte Epigramma fatto da vn
belliftimo ingc | Illa domusfelix, cert. s quamfrenat babenis Trodìga non #ris
mater > &• ipfa vigil Que caueat nati fcopults ne forte iuuentus
*s4Uidat fauis y nec fuperetur aquis, Vtbene concordesy cunfti fua iuffa
capejfant Vnaq; fit varia gente coati a domus Si caput auellas migranit corpore
vita> Sic fine maire proba quanta mina domus. fc Vi ELEMOSINA. DONNA di
bello afpetto, con habito lungo, et graue, con la fac* eia coperta dVn velo,
perche quello che fa elemofina, deue veàer à chi la fa,e quello che la nceue
non deue fpiar da chi vengalo donde, Habbia ambe le mani nafeofte lotto alle
velie, porgendo cosi danari à iue fanciulli, che filano afpettando dalle bande.
Haueraincapo vna_» lucerna accefa circondata da vna ghirlanda di oliua, con le
fue foglio, le flutti. Elemofina è opera caritatiua, con la quale l'huomo
foccorre al pouero in alloggiarlo, cibarlo, veflirlo, vifitarlo, redimerlo, et
feppellirlo . Le mani fra 1 panni nafeofe lignificano quel che dice S. Matteo
eap. 6. 'Hefciat finifira tua quid fac iat dextera,& quell'altro precetto,
che dice : Vtfit Elemofina tua. in abfcmdito, et pater tuus, qui videt in ab
fionditi reddat ubi . La lucerna accefa dimoflra,che come da vn lume s'accede
l'altro, fenza diminutione di luce,cosi nell'efercitio dell'elemofina Iddio non
paté, che alcuno refti con le fue facoltà diminuite, anzi che gli promette, e
do na realmente centuplicato guadagno . Oliua per corona del capo, dimoftra
quella mifericordia, che muoue l'huomo a far elemofina, quando vede, che un
pouero n'habbia bifogno, però diflfe Dauid nel Salmo 5 1 . Oliua fruttifera eil
in domo Domini . Et Hefi chio Gierofolimitano,interpretando nel Leuitico :
Sufcrfufum oleum) dice lignificare Elemofina», . ELEMENTI. EVOCO. DONNA che con
ambe le mani tenga vn bel vafo pieno di foco,da vna parte vi farà vna
falamandrain mezo d'vn fuoco,e dall'altra vna fenice parimente in vna fiamma,
fopra la quale fia vn rifplendente Sole, ©uero in cambio della fenice il
pirale, che èanimale con le penne,il quale (come fcriue Plinio,&
riferirceli Thomai nella fua idea del Giardino del mondo ài cap. 5 i.)viue
tanto, quanto Ha nel fuoco>& fpengendolì quello, vola poco lontano, et fubito
fi muore . Della falamandra Plinio nel lib. io. cap. 67. dice, che è animale
limile Sila lucertola,pieno di fìtlìc, il quale non vien mai,fe non à tempo di
Iub ghe pioggie, et per fereno manca . Quello animale è tanto freddo, cheipegne
il fuoco tocco non altrimenti, che farebbe il ghiaccio, et dicefi anco, che
quell'animale ila, et viue nel fuoco, et più tollo l'eftingue, che da quello
riceu.a nocumento alcuno, come dicono Ariftotile, et altri fcrittori delle cofe
naturali . ARIA. DONNA con i capelli folleuati,& fparfi al vento, che
fedendo fopra le nuuole, tenga in mano vn bel pauone, come'an male conlecrato à
Giunone Dea deirana,& fi vedranno volare per Tana varij
vccelli,&aipiedi di detta figura vi farà vn camaleonte, come animale, che
non mangia cofa alcuna, ne beue : ma folo d'aria fi pafee,, et viue. Ciò
riferice Plinio nel lib. 8. cap. £27 ACQVA xo2 AC CLV A. DONNA nuda, ma che le
pam vergognofe fieno coperte con bella gratia da vn panno ceruleo, et che
fedendo a pie di vno fcoglio cif* condato dal mare, in mezo del quale fiano
vno,ò due moftri marini, tea ghi con la delira mano vno fcettro, et
appoggiando/! con il gomito fini» ftro fopra d'vn'vrna, et che da detta vrna
efca copia d'acqua, et vari; pefci, in capo hauerà vna ghirlanda di canne
paluftre, ma meglio farà, che porti vna bella corona d'oro . A quell'elemento
dell'acqua fida lo fcettro,& la corona, perche non $ troua elemento alla
vita humana,e al compimento del mondo più necet iario deiracqua?della quale
fcriuendoHefiodo Poeta, et Talete Milefio, diifero,che efla non folamente era
principio di tutte le cofe, ma Signora di tutti gli Elementi, percioche quella
confuma la terra, fpegne il fuoco, faglie fopra l'aria, et cadendo dal Cielo
qui giù è eagione,che tutte le-i cofe neceflàrieall'huom«nafcano in terra. Onde
fu anticamente apprefiq i Gentili in tanta ftima,& veneratione,che temeuano
giurare per quella, Óf quando giurauano, era fegno ( come dice Virgilio nel
ó.lib.deirEneide^) d'infallibile giuramento, come anco rifèrifcc,&
approuaTommaio Tomai nell'idea del Giardino del mondo, al cap.44. TERRA. VNA
Matrona a federe, velli ta d habito pieno di varie herbe, e fiori, con la
delira mano tenghivn globo, in capo vna ghirlanda d fi onde,fiori, e frutti, et
de 1 medelimi ne iàra pieno vn corno di douitia 1 ìquale tiene con la deftra
mano, et a canto vi farà vn Leone, et altri ani-' ìiiali terreltri . . Si fa
matrona, per efiere ella da i Poeti chiamata gran Madre di tutti j gl'animali,
come bene tra gl'altri dille Ouidio nel 1 . della Metamorfol coli. Qfiaq; poft
tergum magng iaclata parentis . Et in altro luogo del me de (imo 1, li b. di/Te
anco. t5\€agnaparens terra efi, lapide sq; in corpore Terra > Offa reor
diciyiacere hospojì terga iubemur, Et rifteflò anco replicò nel 2. lib. de
Fafti,come anco meglio lo dij Lucretio lib.2. denatura rerum. Si dipinge con il
globo,&chefìiaa federe, per efier la terra sferica, i immobile,come
dimoftra Manilio nel i.lib.Aftronom. doue dice. ritinte fubfedit glomerato
pendere tellus . Et poco dipoi. Tft igitur tet mediarti fortita cauernam aeris
. Et con quello che fegue appreiìò . Si uefte con habito pieno di vani fiori,
et herbe, et con il cornucop pienodi più forte di frutti, et con Ja ghirlanda
fopradetta in capo, pd Cloche la terra rende ogni forte di frutti, come ben dimoftra
Ouidio n lib. 1 . de arte amandi oue d ice. Hac tellus eadé parit omnia
-vitibus illa Conuenityhac oleisybic bene f arra -piret, Et Scatio nella
Thebaide, come rifenfee il Boccaccio nel lib. 1 . dell:» g eiA ci -già de gli
De^', cofi dice della terra. 0 eterna . *c,| Stabileye fermctye del del
l'Occidèh i La macchina veloce}e l'vnoy e l'alti o Carro circonda te > che
in aere vote Tendente fiai. 0 de le cofe meTO Et indiai fa a i grandi tuoi
fratelli, tAdunqne infiemefola a tante genti > Et vna basii a tante alte
Cittadìy Et popoli di fopra y anco di fatto, Che fen%a fopportar fatica alcuna.
^Atlante guidi, ilqualpur affatica Il del dfoftener k Sìelley e i Dei. v eterna
madre d'huomini],.e di 'Dei Che generi le felueyi fiumiy e tutti > *J)el mondo
ifemì ygl'animaliye fiere Di "Prometeo le maniy e infieme ifafft Di
Tirra,e quella fofli y laqual diede fPrimà d'ogn' altra gl'elementi primi* 1 E
gl'huomini cangiaftiy &che camini E*l mare guidiyonde a te intorno fiede La
quieta gente de gì* armenti) e lira \DeUefiereye'l ripofo de gl'vccelliy \Bt
apprejfo del mondo, la foriera. ELEMENTI/ I Quattro Elementi,per compofitione
dei quali Ci fanno legenerationi nàturali,participano in fommo grado delle
quattro prime qualità, et con tal rifpetto fi trouano nell'hiiomaquattro
complefsioni, quattro vii*, tù,quattro faenze principali^quattro arti le più
nobili nel mondo, quattro tempi dell'anno, quattro fiti, quattro venti, quattro
differenze locali> |& quattro caufe,o cagioni delle h umane fcienze. Et
verranno quefU quattro Elementi bene, et piaceuolmehte rapprefentati eo i loro
vifibili (effetti, fenza hieroglifico metaforico, hauendo fatto cofi per
rapprefentase alla vifta rifleiTe cofe vifibili,molte volte ancora gli antichi,
et però con l'aiuto folo della defini tione materiale fi farà prima la terra .
TERRA. DONNA vecchia, veftita di manto lungo, et fofco, fi foftentii/L* aria
fópra vn battone, ilquale pendendo egualmente alla figura dall'vna, et
dall'altra parte, habbia nell'vna,^ nell'altra fommiti vnì_» ftella, attrauerfi
detto battane la figura fin doue pofibnoarriuarle braccia ftefe all'i ngiù,
ftando la figura dritta, e pofandofi con le mani in dettobaftone, la tetta
alzata in alto, et a foggia di treccie* hauerà vna felua d'arbori, et nelle
fpalle fi vedranno come monili due piramidi, che rapprefentìno Città,&
tenendo le mammelle fuori del petto, getti fuom acqua, che fi raccoglia fopra
il. lembo della velie, et fopra al detto battone [[fi vedano pendere grappi
d'vue, et fpighe di grano, et tenga detta figura [♦al collo vn monile di foglie
d'oliue . Cofi fi rapprefentano i tre frutti principali della terra, il
deriuarche fa il mare da i fonti > la ftabilità della terra librata dal
proprio pefo, et iojftenuta, per dir cofi, dalle lationi celefti, moftrate nelle
due Rtllc, elio ^lignificano anco i due Poli, il battone moftra l'afledel
Cielo, i luoghi *jhabitati,& filueftri fono efprefiì nella felua, cV~ nelle
piramidi. Il color della vetQe è color della terra, et la faccia di vecchia è,
perdio j|di lei fi dice a gl'huomini tutti:Tornate alla gran madre antica.
Rhea, o vero Cibale ancora era già rapprefentata per la terra, come fi I rrede
appreffo gli fcritton della Deità . ACQlrA **4 A C CLV A . DONNA giouane velli
ta di uefte fottili,&c di color ceruleo>in do che ne trafparifcano le
carne ignude, con le pieghe> la velie per tucco imiti Tonda del mare >
moftri detta figura di foflener con fatica vna naue fopra la tefla,ftia con i
piedi fopra vn'ancora in forma di camminare ail'mgiù, habbia pendente di
coralli, ÒV d'altre cofe manne, al petto fi uedano due conchiglie grandi, che
raffembrino la forma delle mammelle, s'appoggi ad vna canna, o remo, o feogho
con diuerfe forte di pefei d'intorno, difpofti al giuditio del difereto
pittore. Gli antichi per l'acqua faceuano Nettuno vecchio, tirato per l'on da
due caualli,con tridente in mano, di che fono fcritte l'interpretati
dagl'altri. Per riflefl® pigliauano ancora Dori,GaIatea,Naiadi,6V" altri
nomi, fi condo che voleuano lignificare, o fiume, o mare, ÓV" quello, o
c'hauefli cahna,o fortuna. ARIA. DONNA giouanetta, et divago afpetto, fia
ueflita di color biancc etr2fparentepiùdeli'altrodell'acqua,conambe le mani
moflricì foften tare vn cerchio di nuuole, che la circondi d'intorno alla
velie, et fopra dette nuuole fi ueda la forma dell'arco celefte . Tenga fopra
la teda il Sole, quale fi mofiri, che fi ferua per raggi fui delie chiome di
lei,tenga l'ali alle fpalle, e lotto ai piedi ignudi vna uel. iì potrà
dipingere ancora il Camaleonte animale, che fi nodrifce d'ari fecondo fi
fcnue,e il credo. E di facile dichiaratane, il Sole mofira quefTeJemento e/Ter
diafane*1 fua natura>e fentir più de gl'aìtri,e commnnicare anco 1 benefitij
dei Soli La vela dimoftra il naturai fito fuó effe re fopra l'acque. Finfero
gl'antichi per aria Gioue,& Giunone, Gioue perlapartepi pura,Giunone perla
parte più mifta,econ tuttelefauolea loro fpettan. che Tono quafì mrinite,fì
finiboleggia fopra la natura dell'aria, et delle irie trafm utation-i
permezofuo. FVOCO. C*i IOVANETTO nudo di color uiuace: con un ue!o rofibatj J
uerib, il qual uelo fi pieghi diuerlàmcnte in forma di fiamma. Pi ti Ja tetta
calua /con un ibi fiocco dj capelli all'in su, fi ueda fopra la j fu un
cefchiocó l'immagine delia Luna,per inoltrare che quello fra Clemènti ha luogo
fuperiore, tenga un piede folpcfo in aria, per i fLarela fua leggerezza, et
lotto alle pian te dei piedi fi moflrmo i u ti, che foftìano ; fotto alla
regione del fuoco . Vulcàno,& la Dea Velia furono da gli antichi creduti
Dei del fuo et da i fapienti conofeiuti, che l'uno ci lignificane ì carboni, e
lai tra fiamme : ma in quello io non mi flendo, per efierui altri, che ne pari
lungamente. ELI . ±05ELEMENTI PVOCO. DONNA con la Feniceincapoyche
s'ablmiei> et nella man deft ra tenga il fulmine di Gioue,conle fantille
tutte sfàuillan ti, et fia^ leftitadirofjfo. AERE. DON N A che con ambe le mani
tenga l'iride,oueró arco celeft e -, et habbta in capo una calandra con l'ali
di fteié,& col becco aperto, e ia uefìita detta figura di turchino affai
illuminato » a e QJf A.;oon vua co;o na di fiorirla terza vn vaiò pienodi
liquore, .e la quarta e la Vi. tona coli* iVnramo di palma con lettere. TiìLLVS
STABiLlS. ELEMEN ri SECONDO EMPEDOCLE. Mpèdocle Filofofo dille effe.re 1
prmcipij i quattro Ej ementi, cioè i Fuoco, l'Aere, l'Acqua,& la Terragna
con due principali poten amicitia,& difeordia, l'vna delle quali
vnifce,l'altraicpara,da altri det$c combinationi poiIibiii,& imponibili, le
lue parole greche tradotte poi I latino fon quefte in Diogene Laertio. Zeu e
àgygiic fare (pegiajgta?, j$ alt ìcoeu»
Ì^V?i?S'$ctX£votrÌ7Tix.go7eyiietj5gÓTiioi/ luppiter albus, c£" alma forar
liuto-, atque potens Dù. jfitN^efìis, lacrimi* bombmnqiu lumina compier . Che
furono volgarizati da Seluaggio, Accademico Occulto in et guila, fé bene nei
fecondo, et viti ino vedo è alquanto lontano dai te G reco,& Lati no. Odi
quattro radici delle cojè. Cjiàxe altoytlma Ciunonete Vinto ricco, Eì^yiiyche
di punta n'empie ifito Ond'egli Gioue parimente intende per lo fuoco, che è
foprafaei &f chiamalo Fificamente^Gioue, percioche niuno maggiore gioua
mento altronde fi riceue, che dal fuoco . L'alma Giunone intende per l aere,
ftc^in quello molto con elfo lui lì concordano i Poeti, ìqualiiin ìixj Giunone
moglie,-cX.forella di elfo Gioue, attefo quali l'ideila qu: ti, opochifuma
diiferciu'adeirvno,& dell'altra, onde Homero nel ry linguaggio dtlfe.
Itmpseui cano (turitbrQnajtiyqn. I nclytam > qua m ontnes beati pe r longum
Olympum L&tihonòrant fimulcumloue obiettante fulminibus» i Pigliati"
poi il padre Dite: per la terra, &.è chiamato Plutone, cioè R è* &:
Signore ricco delia terra,f ercioche in etfa fono riporti i piupretiofi
te$oh,& da lei fi caua oro,argento, &ogn'aitro metallo. \' Neih
vitiniamente fi mette per li numi,cioè per lo generare dell'acque. Ne voglio in
quefto luogo trala'icure vn'epigramma drGio. Zarai:tmoCaftellini^lpru volta
iioanaato,aelquJccon lenii miftic,.di fimpcdocle,in forma di enigma eipone,
coinè àJ;a morte d'vn rofignuolo ìnter* uennerò tuta gl'elementi, mentre egli
ftaua cantarido ìnciaia d'vn 'allo fo^apiè del quale ico'rrcùa vnnuo d'acqua.
Dum prifeùm tener* Thilomela in vertice Daphne* . Tlorarct querulo guttu re
mxfladolum, Terculit incaiaum crudeli vulnereTlutof Quam luna hahd potu t
fhflinuiffe diu . In lacnmas ?%e jtis
cecidit rm ribunda propinqui, T^eflis, et in lacrimis funditus interijt . Zxtinttam lento rombvfìit luppiter afiu . Invino
tumulo fu tumulata fuit, ELOQVENZA. Ne* IOVANE bella, col petto armato, et con
le braccia ignude,in eatkJ pò hauerà vn'Elmo circondato di corona d'oro, al
fianco hauerà le ì[occo,nella manòdeftra una uerga, ndla finiftra un fulmine,
et fera uèita di porpora . fi' Giouane,bella, et armata fi dipinge, perciochc
l'eloquenza non ha aU rb fine>ne altro intento, che perfuadere, et non
potendo farci > fenz'alttare,& muouere,però fi dee rapprefentare uaghifsimad'afp
tto, eficn> Tomamente, et là udghezza delle parole, dellequali deue ciìcr
feconi chi vuole perfuadere altrui, però ancora gl'antichi dipinfero Mcrciid
giouanc, piaceuole, et lenza barba, i coftumi della quale età fono anfcra
conformi allo ftilc dell'eloquenza, che è piaceuole, audace, altera,
fciua,& confidente. "I La delicatura delle' parole s'iufegna ?nrr
ranelle braccia ignude, lo iali efeono mora -dal bufto armato, perche fenzai
fondamenti di fa!4a tttnna, && 'impotente onfe^uireilfuoiìne.Però Ci
dice,che ia dottrina è madie dell'elodea-,& della perfuafione ; ma perche
ie ragionrdeila dottrina fono per ia.» Acuità mal uolentieri udite,& poco
intefe,'però adornandoli con pae,fi lafciano intendere, et partonfeono lpeiìe
uoltc efìetu di perfuafio*, &cofi fi iòuuiene alia capaciti, et 4
gl'efietti dell'animo mal composero fi uede,che, o per dichiarare le ragioni
diiìieili, cxf dubbie,o per ^narTammo ai iiioto delle pafltoni,o per
rafaenario», fono acce ira ri; i V«4I *dr *agjfy& artifitiofi giri di
parale dell'oratore, fra' quali egU&ppia celart h iuoartifitio,& coli
potrà iiiuouere,&: incitare i'aitierojo uero^iuegliando l'animo addormenta
todell'huomo baffo, &(j. yJSÀ più capace d'ornamenti, o finalmente
coifolgore delia fublimo» che ha forzad'atterrire,'& di fpauentare ciafeuno
. La uefte di porporacon la corona d'oro in capota chiaro fegno, com$ ella
riiplende nelle menti di chi l'afcolta, et tiene» Udominio de gl'animi
humani*efierìdoche,come dice Piar, in Poi. OwmH& digmtas mmregiad^
gnitateconiunfta eft>dù qmd iujiumefiyperfuadejt^t cu UlaFgfpublkas gubernaù
ELOQJVENZA. DOnna veftita di uarij colori, con ghirlanda in capo d'herba
chiami" ti Iride > nella mano delira tiene vn folgore, Qf nella
finiffra un*i libro aperto, Il ueftim'ento fopradetto dimollra che fi come fono
uarii j J colori, coli l'Ojratione de uè elìere uefii ta, et ty piuconcetti
ornata. La ghirlanda della fopradettaiierba lignifica (come narra Pieno Vale
riano nel lÌb.tfo.)eifere finibolo dellaeloquenza, pcrcioche narra Hora ro che
gl'Oratori de Troiani,come quelli che erano eloquentifsimi, hi lieifero
mangiato l'Inde fiorita, et queikt vuol darci adintendere il poei ainquefto
iuomodo di dire, cioè che eglino haueuano con ogni dilige, za, et ftudio
imparato i precetti dell'ornato: parlale, et di ciò quefta e 1; et con
l'indice, ehe è il fecondo dito dell'ifteifa ras] £efo>&preifoàfuoi
piedi vt fari vn Jibt:o,& fopra elfo vn'oroiogio dajj uè re, vi farà anebra
vna gabbia aperta con vn pappagallo fopra . Il libró,& l'orologiccome fi è
detto t indicio,cheIeparole fono 1'* mento dell'eloquente : le quali però
dcuono elìere adopratc mordine fiiuuradel tempo, eilcndo dal tempo fòle ni»
fura tai'oratione, &da . | riccuendoi numeralo fiile,lagratia,& parte
delì'attitudinea pcrfuadij UpappagaUo,è fimbolo dell'eloquente, perche fi
rciide marauiglj come dice Cicerone nella Hettorica, e gl'altri» che hanno
icntto prima» et dipoi . Il vestimento rollò dimoftra, che l'orazione deuc
effere concitata, et affettuofain modo, che ne rifiliti roflòre nel vifo, accioche
fia eloquente, &atu alia perfiiafione, conforme al detto d'He-rati© . Si *h
me Fiere, dolendum cftprimum ipfì tibì, Etqucfta aflcrtionc concitata fi
dimoftra anco nella mano, et nel dito alto:perchc vna buona parte dell'eloquéza
còfifte nel getto deli'orationc» ELOQJf ENZA, MAtrona veftitad'habito nonetto,
in capohauera vn Pappagallo, et la mano delira aperta in fuora, gl'altra
ferrata moftn 4'afconderlafottolcvefii. Quella figura è conforme all'opinione
di Zenone Stoico^il quale dice* uà, che la Dialitica era famigliarne a vna mano
chiufa, perche procedi aftutamente, Oc l'eloquenza fimìgiiantcavna mano aperta,
che fi aliar* ga,& diffonde aiTai pia. Ferdicniaratiouedel Pappagallo
fcruiraquaa. toh è detto di fopra. Eloquenza nella Medaglia di Marcantonio. ERa
da gli antichi Orfeo rapprefeatato per l'eloquenza, et Io dipinfe* ro in habito
fi lo fori co, ornato dalla tiara Per/lana, fonando la lira» et auanti d'elfo
vi erano Lupi,Leoni,Orfi,Serpenti»& diuerfì altri anima* li, che gli
leccauano i piedi, et non foio v'erano anco diueriì vccelli,eht /olauan9,ma
ancora monti» or. alberi, che fé gli inehinauano, et parimeli ite fafsi
dallamulìca coinmofsi, et tirati. Per dichiaratone di quefta bella figura ci
feruiremodi quello, che ha nterpretato l'Anguillara a queftojpropofito nelie
Metamorfofi d'Ouidia |il iib1 o. dicendo » che Orfeo ci moftra quanta forza, et
vigore habbia eloquenza, come quella» che e figliuola d'Apollo, che non è altro
» che afapienZa. La lira e l'arte del fauellare propriamente la quale ha
fomiglianza deli lira «che va mouendo gl'affetti col fuenohor acuto » hor graue
della oce, et della pronuntia . Le felue#& imonti,che fi muouono,aItro non
fono, chcquegrhuOmt i Hfsi, &oftinati nelle loro opinioni, et che con
grandifì una diffìcultà u* J affano vincere dalla fuauità delle voci, et dalia
forza del parlare, perche: [l'alberi, che hanno leloro radici ferme,&
piofonde nGtano gi'nuomini* he fiifano nel ccntrodeJl'oftinatione le loro
opinioni. N 1 Eerma ancora Orfeo i fiumi, che altro non fouo,ciie i
difonefti,& lafcihuomini,che,quando non fono ritenuti dalla forza della
lingua dalla ro infame vita, 1 corro no fenza ritegno alcuno fin'al mare, ch'è
il pentieuro, et l'amarezza* che mole venne fubito dietro a i piaceri carnali.
Keadw manille te» e benigne le iic»«j per le quali Nintendo no gl'iiuomih ni
*t# ni crudeli,& ingordi del fangue altrui, cffcrc ridotti dal giuditiofo
fjùcVla:ore a p:ù humana,& lodeuote vita. ELO QJ/ ENZA. PER Sfigura
dell'Eloquenza dipingeremo Annoine, ilqua le con fu ono della Ci tara,& con
il canto, fi ueda,che tiri a fé mo J ti lari! faranno fparfi in diuerfi luoghi
t Ciò lignifica > che la dolce armonia de! parlare dell'Eloquenza
perfuade,& tira a fé gl'ignoran tarozzi, et duri huomi ni, che qua, et la
lparfi dimorano>& inficine conuenghino, et ciuiimente viuino.
EMVLATIONE. DON N À giouane,belIa con braccia ignude, et capelli biondr,e A
ciuti,chenuo!ti in gratiofi giri, facciano vnauaga acconciatura a capo,rhabito
farà fuccinto>& di colore uerde.Stari in atto di correre, fa uendo i
piedi alati, et con la delira mano te fighi con bella gratia vno fpn «e,o ucro
vn mazzo di fpme» L'Emù iatiorte,fèconda Ariftotile nel x. lib. della
Rettoricac vn dolc re, ilquale fa che ci paia uedere ne i fimìlia noi di natura
alcun bene hon rato,& ancora polfi bile da conleguirfi,& quello dolore
non nafee perei colui non habbia quel bene, ma perche nói ancora vorreisimo
hauerlo, che fortemente pur et incita non già imaluaggt a defiderare>&
operare contra il bene d'ak come inuidiofi, ma i buoni, e genero!! a
procacciare a loro fieni que che in. altrui vt ggendo, conofeono a loro ftefsi
mancare, et a quello j: polito fi dice : Stimttfas dedit amulavirtur. BQVITA
Tarila medaglia di gordiano. DONNA uefbta di bianco,che nella delira tiene U
bilancici finìfira vn Cornucopia. Si dipinge utftiu di bianco, perche con
candidezza d'animo fenz fJarfi corrompere da gd'interi-sfi, quatta giudica i
meriti . et dcmenij i» ui,e li premia, et condannatila con piaceuolezza,ÒV
reinUsione,fig cani-oli ciò per k bilancici oV* per il cornucopia^Equiì D t. /
1 Equità in molte medaglie . VNA dQiizdladifcinta,cheftandoinpiedi,tcngacon
marnano va paro di bilancic pan, et con l'altra yn bracciolarc .
Equitàdeliiuerendifi.TadreFr.lgnatio. DOnna con vn regolo Lcsbio di piombo in
mano, perche i Lesbij fa» bricauano di pietre a bugnc,e le fpianauano folo* di
Copra, et di fotCO,& per elfere queftoregolo di piombo,ti piega fecondo la
baflezza del* le pietre,ma però non elee mai del dritto: cofi l'Equità fi
piega, et inchina aìl'imperfettionehumana, ma però non elee mai del dritto
della giùftitia. Quella figura fu fatta dal Reucrcndifs. Padre Ignatio Vefcouo
di Alatri,& Matematico già di Gregorio XIII. cflendoiì coli ntrouata tra le
fue icntturc . EQVALITA. Come dipinta nella Libraria Vaticani. DONNA, che tiene
in ciascuna mano vna torcia, accendendo l'ima con l'altra EQVINOTip DELLA
PRIMAVERA. f~^ I O VANE di giuftà flatura,ueftitodallapartedeftradaaIto,& a
VJ baffo di color bianco,& dall'altro lato di color negro,cinto in meziro con
vna cintura alquanto larga,di color turchino, feguita fenza nedi icon alcune
ftelie, a vio di circolo, terrà fotto il braccio deliro con bella gratia
yn,4nete,& con la finiftra mano vn mazzo di varii fioh>& alli pie di
hau^&Hiue alette del color del veftimento, cioè dal lato bianco bian-»
cfce,& dallato negro nere. Equinotro è quel tempo,nel quale il giorno è
eguale con la notte, &cj quello auuiene due uolte l'anno, vna di Marzo alU
3 1. entrando il Sole-» lei fegno dell'Ariete, portando a noi la Primaucra,ck
di Settembre alli Ijf.portandùl'AutJuiino con lamaturità de' frutti. Si dice
Equinotio,cioè eguale^ equinottiale, cioè equidiale>& anco tquator«,cioè
eguagiiatore[del giorno con la notte,6c per quello, che ne inoltra il
Sacrobofco nella Tua sfera : equinotiale è vn circolo, che diuide sfera per
mezzo^cingendo il primo mobile > io di ui de in due parti > &"
milmente i poli del mondo. Si dipinge giouane, perche venendo l'equinotio nel
principio della 'rima-uera,nel mele di Marzo,gli antichi faceuano,chein detto
mefe fof i: principio dell* anno . Dicefi anco che folle la ereatione del
mondo,& |dco l'annodella Redentionc, e della Pafiìone di N. S. &anco da
quello ì-Jjel primo grado dell'Ariete elfere (lato creato il Sole, auttore del
detto kjinnotio; onde non fuor di proposito gl'antichi fecero, che in que%» -de
foffe principio dell'anno, eifendo che egli fia priuilegiato più de 'altri, non
folo per le ragioni dette di fopra, ma perche da quello lì piano l'Epatte,le
lettere £)oi«inicali,& altri còputi celefti.Si rapprefen\ digiufta
ftatura,per elfere eguagliatore, che uuol dire eguale,cioè pad. 11
colorbianeo£giiilkail;giorflo,& il negro la notte.la metà perequa m\ K 2
glianza *i* EQVINOTTIO DELLA PRIMAVERA, glian?al*vn dell'ai tro,il bianco dalla
deftra,perchc il giorno precedi la notte, per efler più nobile. La cin turadi
color cekrte,nelfa quale fono alcune ftclle> ne rapprej ta il circolo, che
fa detto Equinotio, che cinge il primo mobile . Si cinge aneoil detto
cerchio,per efler egli fenza nodo, et perche 11 coli non hanno principine fine,
ma fono eguali . L'Aricte}che tiene fotto il braccio deftro,ne dimofira,che
entrain Sole nel detto fegno,fi fa l'Equinoao di Priniauera,chc per tale i
tione tiene con laiiniftramanoil mazzo dei vari} hari,comc ancorili il ra,che
l'Ariete l'In uerno giace nel lato finirtro, èV la Pn man era m ftro,cofi il
Sole nell'Inuerno ftadal lato fiuiftro del firmamento* &| i'etruinotio
comincia a giacere nel deftro. 1 .'ali a'ki'edi nedimoftranola velociti del
tempoj&corfode idei fi Dì ZEI21M MP2.tip faUl oiaaeo dal pie dcftro,pcr la
velocità del giorno, et il Atgto dalia Hf piftra per la notte, EQyiNOTIO
DELL'AVTVNNO. PJ" VOMO d'età virile vcftito nella guifadciraltro,e cinto
parime» lJL te dal cerchio con le ftclle, et turchino, terrà con ladeftra mano
il '^jcgno della Libra, cioè vn paiodibilancie egualmente pcndenti,con due
J!;Iobi,'vno perlaco in dette bilancella mceadi ciafeun globo fari bianco» |c
l'altra metà negro,voltando Tv no al rouericio de) l'a]tro,& con la fini*
ra mano alcuni rami di pru frutti,^ vue, et alli piedi Tali, come dicera-?
jioall'Equinotio di (òpra. Perhauernoidetto,chccofa fta Equinotio,&
dichiarato il color del v« imento,comeancoquello,chc denotali cerchio, cVl'aJi
alli piedi, ibpra iciò mi parche baiti anco per
dichiaracioneaqueft'aÌtrafigura,eff:nd» L e inetta lignifica ijmedelìmo di
queliadi iopra;*òlod:rj quello, eh» o-rnfica lehered. età vinle/Lco dunque,
-che con eiìiii dm oprala per* kttioue di quc.io tempo,pefcioche in
e&>iiiolti dicono, che il noftroSi* et i '^non **4 " gnorecrcafle
il mondo à noi baftafapere, che nel mefe di Settembre al| a^. fa rEquinotio',
et ne porta l'Autunno con la maturità, e perfettionc* de 1 frutti, che per tal
lignificato fi inoltra, che con la finiftra mano ne tenghi di più forte. La
libra, o vero bilancia è vno dei dodici fegni del Zodiaco, nel qua* 1c entra il
Sole il mefe di Settembre,^ feflìin quefto tempo l'Equino* tio,
cioès'vguagliail giorno conlanotte,dimoftrandofi con li due globi, tnetà
bianchi per il giorno, ÓV" metà negri per la notte, voi ti per vn
contrario all'altro vgualmente pendenti per l'vgualiti dell'vfo del giornt con
la nòtte. ERRORE. HVOMO quafiin habito di viandante, c'habbia bendato gl'occhi
et uada con vn baftone tentone,in atto di cercare il viaggio, peraa dare
aflicurandofi, et quefto va quali fempie con l'ignoranza. L'Errore( fecondo gli
Stoiche vn'vfcire di ftrada,& deuiarc dalla linci come il non errare è vn
camminare perla via dritta fenza inciampare dal rvna,o dall'altra banda, tal che
tutte l'opere, o dei corpo,o dell'intelletto "noftro fi potrà dire, che
iiano in viaggio, o pellegrinaggio, dopo ilquai» non
ftorcendo,fperiamoarriuarealla feliciti. Quefto ci moftra Chrifto noftro
Signore,l'attioni dd quale furono tu1 te per mftruttione noftra, quando appari
a' fuqi difcepoli in habito di pc legrino,& Iddio nel Lenitico commandando
al popol d'Ifrael, che non. voiefie, camminando torcere da vnà banda, o
dall'altra . Per quefta ca * gione l'errore fi doucra fare in habito di
pellegrino, o uero di mandanti non potendo efiere l'errore lenza il pafiò delle
noftre attioni > openfier con eli è detto. Gl'occhi bendati 'fignificano,
che quando è ofeurato il lume dell'» fi telletto con il uelo de gi'interefìi
mondani, facilmente s'incorre ncgÉ errori . lì baftone, con ilquale uà cercando
la ftrada, fi pone perii fcnfo,ce più fpirituale, e li nota in foinma, che ci
precede per via del leniò, facilmente può ad ogni palio errare, fenzr il
diicorfo dell'intelletto., ÓV~ fenza la nera ragione di qual fi vogliaci /a,
quefto medefimo,& più chiaramente dnnoftra l'ignoranza, che a preho ìì
dipinge. ESILIO. Come dipinto dal T^F. Ignatio Perugino Vefcouo d't^latri .
HVCjM O in habito di Pellegrino, che con la deftra mano tiene vj bordone,^ con
la finiftra vn falcone in pugno. Due E/ìli; lòno,vn pubJico,e l'altro
priuato,il publico è quando Ybì mo,o per colpa,o per lòfpetto è bandito dal
Prencipe, o dalla RepublìJ et condannato a uiuere fuor di patria perpetuo,o a
tempo . li prka:o è quando l'auomo vpioatanamen te, o j.cr qualcheaccid j i «
ifi elegge ii y'mere, e morire fuor di patria, fenza efTerne cacciato $ eh* rio
figniiica l'habito del pellegrino, et il bordone .. Etpctil publicoio dinota il
Elicone con i getti alli piedi. £T1C A» ONNA di afpetto graue, terrà* con la
fìniftra mano riftromento detto archipendolo, et dal lato deftro hauerà vn
leone imbrigl at :>. L'etica fi gnifica dottrina di coli umi, con tenendofi
con efia il concup:pcuole, et irafceuole appetito nella mediocriti,e ftato di
mezo,cue conile lavirtù,per confìftere ne gl'eftremi il vitio, al quale detto
appetito jaccofta, tutta volta, che dall'vna, ò dall'altra parte declina .
Tiene appreffo di fé il leone, nobìle,& feroce animale, imbrigliato,per
ignificarei ch'ella raffrena quella parte animale cleilli uomo già, detta.
" e lìconi e allora cndentc tra lo Il 4. due j L'archipendolo ne "da
periìmiktudine ad intendere} che 'ria coi;; cncrc-òene vn piano-fi dkuoftra,
quando il filo pc. duéganvbedi desco ifirumento nò tran Igrcdx ice veriò veruno
de gl'cfl^ fm,mas'aggiulìa con la linea ieg natrici j a parte iupericre,
ond'cgii defeendej culi c|uc!ta dottrina deii Etica iulcgna l'huamo > che
alia rcttttw dine* hi. vgiuìgiianza delia ragione il icniuaic appetitoli
confonda, qua* do non pende a gl'e/irenuj ma nel mezo ti ritiene * ETA DELL' O
k O. VN A bella giouanetta all'ombra d'vn faggio,oucr d'oliuoiiri mezzi dd
quale ila vn feiarno d'api } che habhiano fatto la fabbrica, delh ^uale fi ueda
ftillare copia di mele . Haueri li capelli biondi com'oro, et iparfi giù per le
i palle fenz'artiiicioalcuno,ma naturalmente fi veda li uaghezza loro . Sai
ueftita d'oro fénz*altro ornamento, con la deftra mano terrà vii Corn ucopia
pieno di uari; fiori, Corgnole, Fragole* Caftagne> More, £ Ghiande.
Giouanetta >& vcflita d'oro fi rapprefenta per moftrarè la puritic quei
tempi. Il femplice ucfrimentd|d'oro,cV* i capelli fenz'artifiéio fìgniffcanc i
che nell'età d'oro ja uentà fu aperta>e manifefta a tutti, ck a queìto pn
pofito Ouidio nei libro primo delle Metamorfofi tradottoédall'Anguil.
racofidice. ' Queflo yn fecola fu purgato, e nette %ony* era chi temeffe il
fiero affetti v D'ogni maluaggio, e perfido penfiero Del giudice implacabile^
feuer* Vn proceder real, libero,e fi biette MagiuFti effendo aWhor femplici,ep'
Seruàndo ognfyn la fé dicendoli yero Viuean fen%a altra giudice ficuri . Moftra
lo ftarall'ombra del faggio, che in quei tempi felici d'altri \ Iiabitationc
non lì curauano, ma folo di ftar fotto gl'arbori fi cgj tcntauano. Il
Cornucopia pieno delle fopradette cofe, &tl fauo di mele, perd chiara
t-ion'e d'eflc cofe, ne feruiremo dell'autorità del nominato autto «ìel
fopradetto libro che coli dice. Sen^'effer rottoy e lacerato tutto febofempte
più lièto il fuo maggie Dal y omero, dal rafì ro, e dal bidente Iacea girando
la fuprema sfera, Cgnifoaue, e delicate frutto li con fecondo, e temperato
raggie Daua il grato terren liberamente) Hgcaua al mondo eterna primauera £
quale egli venia da lui produne Zefiro ifior dJ ^Aprile, e' fior di Mag\ . Tal
fel godea la fortunata gente 7{utria con aura tepida, e leggiera' €he
fpreggiado condirle lor yiuade (de StilUuailmiel da gì* elei > e dagl'otti
èiagìaua corgne,e more, e fraghe-^ ghia Correan nettare, e latte i finmi,c i r
ETÀ DELL'ARGENTO. V.NA giouanc, ma non tanto bella, come quella di fopra, foli
apprettò d'vna capanna>farà veftitad'argcntpjil quale veftimci làrà adorno
con qualche bel ricamo, et anco artificiofànicntc accon^ U tcfU con belli giri
di perle ; con là dcftia manoft'appoggierà fopra d'i ^ irata . ' ir f iratro,
et curi la fimffca mano te.ìghi va mazio di liptgWéi grano,C &z\ ti piedi
porgerà (h Gaietti d'aig-enc.ì * L'eiiei-qucihgiouuiie m«iì bella di quella
dell'età dell'oro > et tfefòtil Sella gmia che dicemmo > et con h
conciatura dei capo, inoltra Ja vanir» tadi cjueita alla prima età dtiJ'oro,
onde lopra di ciò per dichiaratioatf Icguiieremo quanto dice ti iopradetto
Anguillaia nel libro citato . Voichealpiu vecchio £>io$ ntiofo, e lento Egli
quel dolce tempo, ch'era eterni *Dalfuo maggior figlimi fu toli'il regno Fece
parte dell anno molto breue, Segai il fecóndo fecol del l'argento.Aggiugendoui
ejiate, autunno,e verni) àie buo del pnmos e del terzo Più degno Foco epitemi
morbide fredda tiene (*• Che fu quel viuer lieto in parte Jpento
S'hebbergthomìm ali'bor qualche goucr Che alUmom cenerine vfar tariffe Unge
%clraagiar^nd veflir,bor grautfhor le tentar mod^coflirm^e legge noue (gno,
S'accomodaronal udriar del giamo (uè Si cóme piacque al fio tiranno (jìoue *
Secondo ch'era in Cacroyo in Capricorno, L'aratro, le fpighedeJ grano, comeanco
la capanna* -inoltrano la colliuatione > che comincio nell'età dell'argento,
et lhabitatione, che in_* quei tempi cominciornoa viare, come appare nella
fbpradetta autorità nel libro primo, doue dice . CjiaTirfi,e Mopfo il fier
giouenco atterra Ideile grotte al coperto ogtfvn si ferra, "Per porlo al
giogo,ond' ei vi mugge,e gè Onero arboree fnafche intejfe infierne* Già il
róz^o agricoltorferela terra (me E quesli,e quel fi fa capanna > 0 loggia
Xol crudo aratro, epoiui fpargeilfeme, Ter fuggir Solere neue3e uéti,e pioggia,
ETÀ BEL RAME. DONNA d*afpetto fiero,armata, e con la verte fuccinta tutta
ricamata in vari; modi) in capo porterà vn'elmo, che per cimiero vi fia tna
tefta di leone, et in mano terrà vn'afta,ftando in atto di fierezza, cosà la
dipinge Ouidio nel libro primo della Metamorfofi, doue dice . f)al metallo, che
fufo in uarie ferme oiVhuom che giàuiuea del fuofudore Hende adorno ilTarpeio,
e'I Vaticano S*agguinfe noia, incommodo, et affanni torti la terza età, come
conforme Tericol nella uita,e nell'honore, +si quel che trouòpoi l'ingegno
huma.no "F-fpeffo in ambedue uergogna, e danne tthenacq\ al'huom
siuario,esi dìformey *JÀ€afe ben u'era riffa, odio,e rancore Che li fece uenir
cen Parme in mani %(fìn u'erafaljìtà ^non u'era inganni Vvn contra l'altro
impetuose fieri (•me fur nella quarta età più dura j ~J lor difeo rdt^e
oftinati pareri. Che dal ferro pigliò nome^e natursu.. ETA DEL FERRO. DONNA
d'afpetto terribile,armata, et il veftimento farà' del color del ferro >
h.ucrà in capo vn'elmo con vna tefta di lupo, con la delira mano terrà vna
fpada nuda in atto di combattere, e con la finiftra rno (cudo,in mezo del quale
vi ila dipinta lafraude, cioè con la faccia d'hup* mo giufto>& il refto
del corpo di ferpente, con diuerfe macchie,& colori, ouero in luoco di
crtiefto moftro ui fi potrà dipingere una fìreaa,& 4 caa» to della
fopradetta figura ui J&ranao diuerfe armi » et iafcfcac » tranab uri,
trombe* et ùmili . ami'**« il moftro>o vero la drena l'vno>e l'altro fon (imbolo,
della fraude, _ aie fi può vcdere>doue in altri luoghi io ho parlato
d'eiia,e per gl'ettetti». natura della foprad e tta età fluiremo per
dichiaratione il più delle volti a orni nato Ouidio,che di ciò coli parla . Il
iter, la fede^ogni bontà del mondo Vn ciecoye unno amor et honoris regni
Fuggirò^ uersil del piegar on l'ali „ Gl'buomini indi fi e a diuentar tiranni »
En terra vfeiron dal tartareo fondo Fé) le rkbe7^eigiàfuegliati ingegna E le
pure yirtà candide > e belle Che per ofiar in parte a tanti mali Cjiro a
splender nel del fra l'altre ft elle. Stintrodttffer k leggile i tribunali* ET
Jt DElV0 1^0 9 come rapprefentate in Tarigi in yna Commedia, auanti Enrico IL
B^èdiFranciéUt. ETÀ DEGL'ORO. VNA bcllifsima giouanetta,vcftita d'oro, e con
Amali dz\ medef ma in vna mano porta vn fauo di mele, et con l'aera vn ramo di
e uerc con ghiande . ETADELi'ARGENTO. DONNA uefhta d'argento con belliilìmi
adornamenti diperle,6c veli d'argcnto,come anco con gran vaghezza adorno il
capo, nel piedi porta fhnaletti d'argento, e con vna dàìe mani vna coppia di
pane ETÀ DEL BRONZO. DONNA armata,& con vn'elmo in capo,chc per cimiero
porta vi tefla di Leone,la velie è f iiccinta, et ii /'armature, come anco
laift ile > fono dd color del bronzo>in vna mano i:ene vn'afta>&
flain attof perbo,& altiero. ETÀ DEL FERR O. DONNA armata, et velli ta dei
color del t'erro, in capo ha vna ce lata con vna tefla di lupo, conia bocca
aperta, et con la man deffi' tiene vn'afta con vna falce m cima ci efìa,ck con
l'altra vn raftello> 5r ha' piedi d'auoltoio . ETERNITÀ. DONNA con tre
tefte, che tenga nelia iimftramano vn cerchio, i la deftra fia col dito indice
alto. L'eternità pernonefier colà fenfifoilc, non puòconofccrfidairintel! $o
humano, che dipenda da'fenfì, iè non per negatione, dicendoti, d Juocofenza
varietà, moto lenza moto, mutatione, e tempo lenza prir ò poi, fu,ò lara line,
ò principio, però difie il Petrarca defcriuendolct cofìanze dell'eternità,
nell'vitimo dc'Tnontì . i Tign haurà Inoro, fu >faw, ne era Ma è fido inprefente,
et bara, & haggi Jtifala eternità raccolta e vcr4, Bl. ma Però le telefono
le tre parti del tempo, cioè,prefente, panalo, e d«: ve-, ire, le quali fono
nftrette in vna fola nell'eternità . Il dito indice alzato, è per fegno di
(labile fermezza, che è nell'ctcrn:i, lontana daogni ione di mutatione,eflendo
fimile atto folito a farli da oloro,che vogliono dar fegno d'animo collante, e
dal già fatto proponilento non fi mutano. Il cerchio è (imbolo dell'eternità .
per non haucrc principio ne fine, et er eficre perfettiflìma fra tutte l'altre
. ETEHNITA. Isella medaglia di Faufiina. *\ONNA in piedi, et in habito di
matrona, tiene nella mano delira VJ il mondo, et in capo vn velo che le cuopra
le (palle . Lo dar in piedi fenza alcuna dimoftratione di mouimento, ci fa
comrendere,che nell'eternità non ui èmoto,nemutattonedel tempo, odel : cofe
naturalo dell'intelligibili . Però ben dilfe il Petrarca del tempo
ell'eternita. sual marauiglia bebb'io,quando reHare Vidi in vn pie colm,che mai
non flette? *J%Ca di/i orrendo fuol tutto cangiarcela ragionc,perche quella
figura non fi faccia a federe,e(Tendo il federe ìditio di maggior (labilità, e
che il ledere fi fuol notare quali fempro ella quiete, che è correlati uà del
moto, et lenza ilquale non fi può elfo itenderc, et non efiendocomprefa fotto
quello genere la qniete del /e:rnita, ne anche fi deue efprimere in quefta
maniera, ancorché da tutu ucfto non (la ofleruatO) con. e Ci dirà qui di fotto
. Si fa donna per la conformità dei nome, Matrona per l'età (labile. * Tiene il
mondo in mano^perche il mondo produce il tempo,con la Tua iobiluà,&
lignificarne l'eternità è fuoradel mondo. Il ve!o,che ambidue gl'homeri le
cuopre,moftra che quel tempo, che on è prefente
neireternita,s'occuita,eilendoui eminentemente * Eternità nella zJWedaglia di
Tito. "^k Onna armata>chc nella delira mano tiene vn'afta, et nella
finiflra_> J vn Cornncopia, e fotto a i piedi vn globo . Per la detta figura
epa arola eternità, non fi deue intendere dell'eternità di fopra reale : ma di
ria cera duratione ciuile lùghifsima,che nafee dal buon gouerno, ilo mi: confi
e principalmente in prouederle coie alla vita necelfarie, perche conofeen lo 1
Cittadini l'abbondanza dalla beneficenza del Prencipc, inno conunouaii^eiite
l'animo volto à ricompenfar l'obbligo con la con )fdia,& con Ja fedeltà,e
però gl'antichi dipinfero quella dur itione,c per :tui.i col cornucopia pieno
di frutti, nafee parimente la lunga durano* r de gli fiati], dai mantenere la
guerra in piedi contro le nationi barbare nemiche,& per due cagioni,l'vna è
che fi mantengono i popoli tv ìlicofi : efpcrti, per refiflere all'audacia, et
all'impeto d'altri popoli firanicri, ìe volellèro offendere ; l'altra è, che fi
aflìeura la pace, et la concordia*» a 1 Cittadini, pere Le unto maggiormeate il
tutto fi vjaifee c^n le possi y->. «* i '., quanto e pfh combattuto dal fuo
contrario > &qucfto fi 4 rcrfutò > t v.de tuttauia in molte Citta, et
Regni,che fra loro tanto piif fono difu ti i cittadini, quanto meno fono da
gl'inimici trauaghati, et fi moltipli c4uo lediflcntioni ciuili, con quiete, et
rifo dell'inimico» però et dipinj l'eternità con l'haila, et con l'armatura
ETERNITÀ. Bc ferina da Francefco 'Barberini Fiorentina nel fuo trattati
d'antère . FKANCESCO Barberini Fiorentino nel fuo trattato,c'ha fattoi amore,
quale fi troua fcritto a penna in mano di Monfig. Maffeo Bar* Inerirai Cardinal
di S. Chielà, et dell'irtela famiglia, ha defcntcol'etc* ruta con inuentione
molto bella: cVhauendola io con particola rgufto ve «j uta,h© penfato di rapprefcntarla
qui, fecondo la copia, che dall'origini le detto Monfignore h è compiaciuto
lafciarmi cftrarrc . Egli la figura, donna di forma venerabile, con capelli
d'oro alquante lunghi, et ricadenti fopra alle fpalle, a cui dal finiftro, e
deliro lato, do «e lì doucrebbero (tendere le coicie, in cambio dielfe fi vanno
proli gando due mezi circoli, che piegando quello alla delira, e quello ali
Jiniftra parte, vanno circondando detta donna iino fopra alla tetta* e uè fi
vnifeono infierne, ha due palle d'oro vna per mano alzate in sii, e"
veftita tutta di azurrocclefte (Iellato, ciafeuna delie quali cofe è molt
propofito conuenicnte per denotare l'Eternità,poi che la forma circolale non ha
prirìcipio,ne fine. L'oro è incorruttibile, e fra tutti li metalli il più
perfetto, e l'azurr Celiato ci rapprelènta il Cielo,del quale colà non appare
più lontana da la corruttione. ETERNITÀ. DONNA in habito di matrona, che nella
delira mano hauerd rr ferpe in giro, che fi tenga la coda in bocca, e terrà
detta immagii vn velo in tefla>che le ncuopra ambedue leì'palle. Si cuopre
le ipalle, perche il tempo paifato nell'eternità non fi vcd«fl Il ferpe in giro
dimoftra, che l'eternità iì palccdi fé rtelfa,ne ii fontf* ili cofa alcuna
efteriore,ck_ippreiìo a gii antichi hgnitìcaua il moi et l'Anno, che fi girano
perpetuamente ( iecondo axum FiiolbfrJ i Biedefimijpero le n'e rinouata pochi
anni tòno la memoria,& l'occafil dcll'infegna di Papa Gregorio X111.&
dell'Anno ritornato al fuo fi per opera di lui, et ciò lari.e (limonio degno
dell'eterni ti della fainafi gran Prencipe. ETERNITÀ. DONNA giouane,vcfiita di
uerde,perdimofrrare, ch'ella non è topoftaal tempo,neconfumata dalle i'uC
forze, flarà a federe fo}l tnaf .^ia,cpn vn'afht,nella mano finiftra polatain
terra, e con ladet {'porga vngenic,cofi fi uede lcolpita in vna medaglia
antica, con lette1 *.:C dicono; CLOD. SlPL\ ALxj. AVO. ijawcra ancora u: capo
vn Lviaiiico d'oro: quell'animale era appft» I . * sr r gr Egiti; iadìtio
delì'eternita,perche non può eflere amtnaziato da ani* male alcuno,*! come dice
Oro Egittiojne* fuoi Ieroglifici, anzi faciline»* te col fiato folo ammazza le
iiere,e gl'h uomini, et fecca l'herbe,& le pian; le. Fmgtfidi oro, perche
l'oro è Uieno Soggetto alla corruttionc de gli litri metalli. '* Eternità nella
medàglia d'Adriano. DOnna,chc foftiene due tette coronate,vna per mano con
quefte lcttt te et TERNITAS AVGVST1, et S. C. vedi Sebaftiano Erizzo. Eternità
to Ver fetuitd, DOnna, che fiede fopra vna sfera cclefte É con la deftra porga
vn Sole, con i fuoi raggi, et con la finiftra foftenga vna Luna, per
inoltrare-,» come ancora nota Fieno Valeriane ne* fuoi Ieroglifici,che il
Solc,e la Lu na fono perpetui genitori delle cofe,cV* per propria virtù
generano >> e C0nferuano>& danno il nutrimento a tutti li corpi
inferiori, ilchcf» molto bene considerato da gli antichi Egiti;, per
rapprefentare l'etei> ti iti, credendo fermamente, che quelli due lumi del
mondo fufTerO ber durare infiniti fecoli,& che funero conferuatori, et anco
nutrì» bri di tutte le cofe create fotto di loro-Siede lotto la sfera cclefte,
come |:ofa, che fia durabile, et perpetua ; nelle medaglie di Dominano, et di
(Traiano fi uede l'eterni ii,che con la deftra mano tiene vn Sole, et con la
ìniftra vnaLuna,col veftimentofcinto,e largo. EVENTO BVONO. \T** IOVANE
lieto,& ueftito riccamente, nella mano deftra haueri L.J vna tazza, nella
finiftra vn papauero, et vna fpica di grano, quello >uono euento
teneuanocofi fcolpito anticamente i Romani in Campi do ;lio,infiemc con, quello
della buona fortunale come vna fomma felici* a di buon fucceflo in tutte le
colè, però lo fingeuano in quella maniera* lolendo intendere per la tazza, et
perla fpica la lautezza delle viuande, k del bere, per la giouen tu i beni
dell'animo ; per l'afpetto lieto i piaceri, he dilettano,^ rallegrano il
corpo/per lo ueftimento nobile i beni della òrtuna, lenza i quali rimanendo
ignudo il buono euento facilmente va* ianome,e natura. Il papauero fi prende
per lo fbnno, et perla quiete» nel che ancora fi :uopre,&accreice il buono
euento • l EMVLATIONE, CONTESA, E STIMOLO Di GLORIA. fXONNA> che tenga vna
tromba nella deftra mano, nella finiftra vna L/ corona diquercia con vna palma
ornata di fiocchi, et dui galli alli • iedi, che fi azzuffino . I Hefiodo poeta
Greco nel principio della fua poefia intitolata le opere k li giorni con più
fimilitudine moftra chelacontefadigloriofa fama è ÌK>ltolaudabile,&
conucneuole,attefocheper tal conterà ìi virtuofi fan-, jo a gara a chi può più
auanzarei concorrenti loro, il ien «mento de i :rfi di Hefiodo è quefto prefo
dal Greco a parola per parola» * nALmulatiìY vicinum yvicinus m ~ **& 1 *^3
lAddiuitìas fejlinantcm,bona vero hdc contendo bom'mibus\ It figulusfigulo
fuccenfet, et fab rofaber, 1 1 mendicut mendico inuidet, cantorq; cantori, I
quali ucrfi per maggior chiarezza noi tradurrcmo^tencndoci 4»cnteal tetto
Cieco. Ilvicinoalvìcmemulfi moftra Che con gran fretta le ricche^e acquisi*
•JWa buona è tal conte/a atti mortali; Uva/aio s'adira col vafaioy
ìlcantoralcantor,ilfabroalfabrOf £'l mendico al mendico inuidia fona. Onde n'è
deriuato quel tri to prouerbio Figulus figulum odit, Il vafai odia il
vafaio,quando fi iuol dire,che vno artefice, o uirtuolo odia lata della
medefimaprofelEone : però uediamo ogni giorno ftudioi'ì, che bi iìmano, et
auililcono le opere dalta, perche odiano la urna delli uirti* lì coetanei fuoi,
non fenza inuidia ; fé benefpeflò occorre che quello,cl umidiamo viuo,morto poi
lodiamo>come dille Mimnenmo* Jnftgni cuipiam viro proni fumus omnes
Jnuidereviuo ^mortuum autem laudare * Mollo lo ftudiofo da vna certa ambitiofa
inuidia d'honorc,ìncitato ci ftimolo della gloriola fama, defiderofo deiferegli
folo pcrecceJlenz: nominato, e tenuto il primo, et fuperiore a gli altri,
s'affatica, s'ind Uria, et s'ingegna di arriuare, anzi tripaflàre 1 fegni della
perfezione leroglificodella gloriofa fama n'è la jromba Significai tuba famam,
rjpi iebritatem. Dice Pieno, la Tromba eccita gli animi de Soldati, et gli fi
glia dal fonilo, Claudiano . Excitet inceftos turmali bucina fomnos . La tromba
parimente della fama cicita gli animi de vi rtuofi,& li de «làtfonno della
prigritia,& fiche ftiano in continue uigilie, alle qualt volentieri fi
danno folo per far progreflò ne gli efl'erciìij loro a perffei fama, et gloria
. Similmente la Tromba incita gli animi de Soldati, gl'infiamma aliamilitia,
Virgilio nel Sedo. */£re ciere virosyMartemq; accendere cantu. Colila
trombadella fama,&: della gloria, infiamma gli animi all'eli lattone della
virtù, quindi è che Plutarco trattando della virtù mot diffe, Legum conditore s
inciuitate ambitionem amulationemq; excitanty ah et qumque* naie certamen
Capitolino JoMÌfnpkx,muficHm.equefireygymnUumy et aliquant* pluriiénty quam
rime efi eorona'torum ; Nella tnfcrittione, ancorché non fi ìbecifichi laxorona
di quercia > nondimeno d'altra non fi deue intendere, perche nelle contefe
di Gioue Capitolino Etgli Hiftrioni ancora,ficome apparifee in; quella
infcrittioneftant. ata dal Panuino,da Aldo Manutio,dalloSmetio, et da Giofetfo
Scalile* ib fopraAuiònia, L. SVRREDT. L. F. CLY FELICIS PROCVRATORI. AB SCAENA. THEAT. 1MR
CAES. DOM11AN. d'A leliandro Hetrufcìs corollis
kmnij'dtanimn aurei dàrentur^&tin Sido lp Poeta "Palmi* [erica, Cioè
Palma ornata di fàfcie,o fiocchi di fetaiveggfilo Scaligero in detto luogo, et
giornale del Turnebo lib. i8.cap. j. f dan; às* ICONOLOGIA dandofi non per
altro che per la vittoria : onde gli Athenid Bietteuaooogn'anno dui galli a
contendere in public» ipcttacolo, ade! fempio dell'Emulatione, come leggefi in
Celio Rodigino lib. p. cap. ^ Vfauano anco quefto in Pergamo. Plinio lib. io.
cap. zi. tergami omniU énnis fpe&aculumgallorumpublice editar
ccugkdiatorura > Et Polluce lib.j e (limolo di gloria. EDIF1TIO, O VERO VN
SITO. GLI antichi per vn faifo attaccato a vn filo denotauano l'edifìcio» ucro
il fi to>& l'opera fatta, cqnciofiacofa che in nifTun modo Ci pi j
drizzare gli edifiiij fé non fi cerca con diligenza la drittura de ì can ti, p
mezzo de gli archipendoli; onde nel fabbricare fi de uè prima oiierua quello,
che tutti gli cdifitij corifpondano all'archipendolo, et che noi habbinomfe(per
vfare il uocabolodi Vecruuio) parte alcuna d'incili n tionc all'ingiù . Però fi
potrà rapprefentarc quella figura per vn huou I che tenghi in uoaiaano
l'Archipendolo in atto di adoprarlo con arte, con giuditio, FALSITÀ D'AMORE, O
VERO INGANNO. DONNA iuperbamente ueftita, terrà con le mani vna fcrena, e
guardi in vn fpecchio. II falfo amante fotto la delicatura d'vna leggiadra
apparenza > et (pi • la dolcezza delle finte parole, tiene per ingannate
alcole le parti più che ine fpecchio nano tutte quelle cofe,che ìi fono polle
innanzi, e però vnal fijnilitudine>che non ha realità,& quello, che gli
fi apprefenta alla fi ftra, mene alla defila mano, et medefiinamente quello,
che è dalla de vicneallaliniflrajilcheètuttoquelio^lie imporla quefto nome di
fall — 4 ome benifiimo racconta il Pieno nel Jib.4».. F AMA. DONNA veftita d vn
uelo fonile fuccinto a traucrfo,raccolto a 1 zagamha>chc ìnoftri correre
leggiermente, haucr a due grand farà tutta pcnaata>& per ditto vi faranno
un t'occhi, quante pcnnc,& ^uc'h ui faranno dola.* b«cche,& orecchie,
neiia dcilra mano terra troail I I I ! . %2$ troffibiiCòfi
ladefcriueVirgilioj&pcr più chiarezza fermeremo le Tue paiole
medeumerfradottc in hnguanoftra cefi. U Fama $ vn malydicuinonpm veloce
'Piccola, al timor prùno,& poi s'inalba E neffun altro,rdi volubile^ Fino
alle fìetle, et entra nella terra r fot vmei& camminando acquiflafor%e>
È trai mutoli ancora emende il capo. Et poco poi foggi unge. 5 veloce dipiediye
ieggier d'ale Sono nel co rpo piume, fon tant* occhi* 'ntsefiroborrédaje
gràde,alauale quate Di [otto vigilanti,® tante lingue Marauiglia da direj
&Mnte bocche alla guardia del colmo* a" alcun tetto* )uonan
inlei,& tanf orecchie inalba y{ OfoprAd'altc, (^eminenti torri, t fola
dinotte mmeigp il cielfiridendo Le gran città fmarrendo,et fi del falfi ìt per
Inombra terrenayne mai china Come dei aero è mefaggier iettate:* t Tocchi per
dolce Conno*® [tede il gìo rno FAMA BVONA. "X GNNA con vna tromba nella
mano dritta, et nella finiftracoflu J vn ramo d'oliua, haucrà al collo vna
collana d'oro, allaquale ila er pendente vn cuore, et hauerà l'ali bianche a
gi'homeri. Jli^pmba lignifica il grido vniuerfale fparfo pergl'orecchi de
gl'imo l'ai*" Il ramo d'oliua morirà la bontà della fama, e la (inceriti
dell'haomo : molo per òpere illuflri,pigJiandofi fempre,&; roliuo,& il
frutto fuo in bona parte ; però nella Sacra Scrittura fi dice dell'olio,
parlando/i di w rifto N. Signore in figura, Oleum effùjkm nomen tuum, EtdeH'Oliua
dii ii Salmo," Oliuafraàifera in domo Domini . Et per quefta cagione folei
no gl'antichi coronar Gioue d'Oliua, fìngendolo iommamentebuo-, 11,
&fommamente perfetto. Il cuore pendente al collo, fignifjca, come narra Oro
Apollinc ne ' (di Ieroglifici,là fama d' vn'h uomo $a bene. L'ali di color
bianco,notano là candidezza, et la velociti della fama i bona.
FamacattiuadiClaudiano. Onna con vn ueftito dipinto d'alcune immaginettc
rtere,come out. tini con l'ali nere,& con vna tromba in mano, conforme al
detto iClaudjanonel lib.de'Ua guerra Get;ca,contro Alarico. F'-imaq; nìgraìttss
juccintlapaimnibki $tas . >ono l'immàginette notate perdei timori, che fi
accrefcononcl ere i'crela catt'ua fama. L'ali nere moft'rano rofcu-rit'à
dt4ramo«v& la -ford ctezza . Fama chiara ne Ila medaglia di intonino. ir 'N
A beiiiminìi ;rMira" MM'Wtì Mercurio coni talaria' piedi, et >1 al
capo,fopra il braccio fìniftro tenghi con bella gra:iavhpanno,& [Ulano il
caduceo,^ nella deftra per lo freno vii cauallo Pegafeo,che i "..con i
piedi in aito pei' volare. UìgjjgdiMcrcurio cuni :aia.i,&csdjccbifigaifica
la chiara fama S per» I) titf ^ pcrciochc gli antichi Jo finfero auntio di
Giouc,]c per lui ^incender parlare, cioè l'efficacia della voce »ì&dcl
grido, che per tutto fi ipandi et l'ale che tiencin capo fignifìcano le parole
veloci.. II cauallo Pegafeo s'intende per la chiara fama di Antinoo vclocctnei
te portata,& fparfa per l'vniuerfo . 11 freno d'elfo cauallo goucrnato da
Mercurio; ci dinota, che la fam è portata dalle parole, et dalla voce, che
fuona*ialÌe virtù degliUuftì fatti de grhuomini>& che tanto più,o meno
cotal fama peruienc al ma FAMA CHIARA. dp,quanta et dal pacare de gl'huomini è
acci ta^& fparfa. -, Et il popolo Romano per honorare Domitiano fece
battere in vna e fciolto la poppa che a la calìa appefa pendo E di fnngue ogni
vena ignuda, è [coffa Sembra vnapaUa a uentofen%afìai* tyallido,e
cre[po,magro>c ofeuro ha il voi Ventre nel uétrefuo non fi comprende te deBa
pelle fol vettite Coffa (to Ma il loco par che fìa già uentre Hata \E dell'oca
congiunte in varìj nodi ^affembra in fomma l'affamata rabbia Trafbaion varie
forme, e vmì modi. Doffa vn'anotomia,chef anima hahbia f FA Ti Ci. gOnna
giouane mal vcftita, di color verde, in mano terrà vn libro aperto, dando in
atto di leggerlo yóT a canto vi lira vn uitello,o eneo. ' La fatica,fceondo il
detto di Cicerone nel 2. delle Tufculane,* vna cer a
©perationedigrand'attioned'animo, o di corpo, et fi rapprciènta ve» ita di
verde,perehe la fperanza JaricHòpre,& la mantiene . i Si dipinge giouane^ercioche
lagiouentù e atta alla'fatica più d*ogn*ai :a età ddì'huomo. Et Ouidio nellib.
a.dc arte Amaadi volendo diroorare,ciie nella giouentù fi deue durar fatica,
cofi dice ».$uvires>animiq. fintini tolerate tabtres lamveniet tacito curva
[eneftapede., Col libro fidimoftra la fatica della mente, che s'apprende
principalmente per mezzo de gl'occhi, come ftradapm fàciledicognitione in ojni
proposto all'intellètto. Quella del corpo fi rapprefenta per lofìgni* icatodcl
giouenco conferme al detto d'Ouidio r,ei hb. 15. delle Meta* iorfofi doue dice
C&delaborìfericreduntgaudere imenei, FATICA. "Ofina robufta,&
veftita di pelled'afino > in maniera che la teftadeli'afi no faccia
l'acconciatura delii capelli,efl~endo quell'animale nato a fatiea, et a portare
peli : s'aggiungeranno ancora alla detta acconciala due ali di Grue,& in
mano terrà i piedi del medefimo vcceHo,ilquaIferue per memoria della fatica,
perche è antica opinione, che inerui ijll'al-i,& de i piedi di Grue portati
adolTo,fàccino lòpportareogni fatitsageuolniente,&: fenza
akùndilpiacere,comeaueniice Pierio Valeria^.fi FATICA ESTIVA. ^ 7N A giouane
robufìa, veftita d'habito fuccinto, e leggiero con le ''W' braccia nude,ehe con
Jadeftra mano tenghi vna falce da mietere il Émo>& con la finiftra vno
feorregg iato finimento da batteri! frumenf3ni& apprcfiTo vi fia vn bue,
3iouam-, et robufta fi «lipinge, per tfier in quella età le forze del corsia
die inaine yigorcie»s& anco più atte alle fatiche, come bene lo ^dijroìi ra
Guidi cj iib. 15. Metamorfosi. S a Fitq; 1*8 ICONOLOGIA fittjue yaiens
iuuenisinequecnim robuftior £(ms Vllflynecvbcrior>n?cqu4magisardeat-vlla.
L'habito fuccinto, &^ leggiero, e le braccia nude diinoftrspo U
fpofitione,&prontezza,chcii richiede all'operatione,rinH come diflfuiamentc
legna S.Tommafo eontragenriles lib^.cap.pj» FATO. HVomo vcfl ito di panno di
lino, per la ragione fopradetta,haueri capo vna flclia,neUa man delira il
Caduceo di Mcrcurio,nellafi lira *ra Conocchia col fufo, ma che il filo fia
tronco nel mezzo» Le ragioni, che fi sdegnano alle dette eofe,fono quelle
piimieran te, percheìl fato fi tiene per diuolg.ua opinione de fami della
gentil; che confi Ha nella diipofi tione delle iìelle,& che tu tti li
noftri humani fari,& importanti negotii trapaflìno,fccondando il moto
d'elfo, però >• pra i\ capo,come dominatrice fi dipinge la ftella detta * 11
Caduceo denota la pò tt fra del fato,cuero vn certo diurno fpiritit mc:o,'p«r]o
quale non lolsmentc la mente noftra, ma tette le cofc ccr tean *.?*? le ancora
dicevano «flèr motte y& governate y&ctcdc&zno dì piàlgca* tili,che
fufie vn certo vincolo>co'l quale noi venimmo obbligarle riftrctti con
l'ifiefioDioAchecOn noilaneceflìtàdi quello mede Sia© ad unaffe tutte k cofe^
Lo dipìngevano con la conocchia, ÓY* coni! Fufc^perche coli fi moitra il
debolifsuno filo de noftn giorni, attaccato-allc potente deiCielo . F A V ORE.
GLI antichi fingeuano vn giouarie ignudojallegro,coà Pali.allc/ba!Jc>con v«a
benda a gfocchi,e co'piedi tremanti,fraua iopra vna ruo :a.Io non so uedere,per
qual altro fine coli lo dipingen%ro,fe non per ditnoftrare i tre fonti,onde
fearurifeono, '& denuono tutti i favori . li primo è la viitù,figmificata
pe r l'alida gKantichi fpeffe volte, per mantenere la metafora -del volo
dell'ingegno . lì fecondo è la fortuna, dalla q uale iiceuano haver Jc
ricchezze, &" per/quelle la nobiltà, le quali due cofe principalmente
danno,& mantengono il fauore viuoj& gagliardo, et la fortuna è
dimoftrata con la ruota, pcrJa ragione dada-fi a fuo luogo, l'al:ra cagione del
fauore è il capriccio, 6V inclinatione di chi £auoriicof enza alcun fine
ftabile,o fenzaipronc d'alcuna cofa ragionevole, et que^ lo uien lignificato
perla cecità de gl'occhi corporalità quali s'imparaci* cr corto il conofcimeato
dell'intelletto, et qveftefono tre cagiona Si poflòno-ancora con qvefte
medeftnie cofe lignificare tre effetti d'eli b>cioè l'afi l'ardire, che fi
àa dal fauore per impiegarli a grand'impréfei ja iuperbia,che toglie Ja uirtù,
et la conofeenza delle perlòne mengranii,ilchc fi nota nella cecità,& il
dominio della fortuna, che per lo più fi [onfeguitce per mezzo de' favori,&
ciò perla ruota fi manifeila. Però que ioli dice fecondo il vulgo, non douendo
noi attribuire dominio alcuno pia fortuna^dipendendo tutto dalla diuina
previdenza: Et in quello s'hi la feguitare la ueriti,infegnataci da
S.TommafoContragentiles ? e 02 FAVOR E. *-Ì I 7N Giouanearmato, con uno feudo
grande polito in terra, oue fari V dipinto il mare con vn delfino, che porti
fopra il dorfo vn giouile, che fuoni la lira, ótcon la mano dritta terra vno
feetroabbafiato uer* 'bla terra. Si dipinge il fauore armato per l'audacia di
feoprirfi vigorofo nello • mprefedi molta difncultà, alle quali.fpeùo
s'amfchia, ÓV ne efee facilmente cen honore. Lo feudo è fegno,che 1 fauori fono
difefa della fama, et della roba coleeffo è fatto perdifefa della vita
corporale'. ' * 1 II Delfino nel modo detto, accenna Ja fauolad'Arione nobile
fonato! fcjilqualeperinuidia d'alcuni mannari, effendo gettato da41a barca
helkjacque fu da quello pefee amore uolmen te portato alla ri uà,
ìlqual'offitìo ! può prendere in quelVo propongo, perche il faucre deve ei.ìcr
lenza obli j. -,&: lenza danno di chi lo fa,ina con ucile,& honore di
chi lo nceuc lep.i qualità fi vedono zfpixfìz neh'atuom 4el Delfina, che tene*
fuo $ j feo1 »5* fcoraodo porta il fonatore per l'acque, fic, gli fai uà la
vita Si dice ancora cfTer portato vno che è folieuato da fauore> et per me,
zo d'effi facilmente mene a termine de Tuoi dcfiden; . in cambio del d fino fi
potrebbe ancora fare vna Naue in alto mare, con vn vento, che fpinin
poppa,perdimoftrare>chcil fauore è l'aiuto, che s'hi per lo e
pimentodedefiderlj. Lo feetro piegato uerfo la terra è iliegno, che dauano i Rè
di Perii; per fauorire i uatìàlli > toccandogli la tefta ^ perciò fi legge
ncH'Iflone Sr cre>chc Affilerò, Artaierfe dettodagli fcrittori profani, per
fauonre Eft fua moglie, le toccò-eon lo feetro la tefla .Gl'antichi ancora,
dipingeuono il fauore col dito più groffo della m% ao. piegato,, di che fi può
uederc la ragione appreffa il Pierio, &f aluj Scrittori • Fecondità nella
Medaglia di t^famea, D Orma, che con lafiniftra tenga *aCornucopia,& con
Iadeftramejjj| per mano va fanciullo . Si fa il Cornucopia^per adoprarh* ancora
quefta parola ài feconditi me iaforicamente nella terra,, ne gì' Alberi, ne
gl'ingegni, &^ inogm alti cofa buona» fecondità nella Medaglia di
Faujlina.. D Orina fòpravnlctto.gcniale,& intorno le fcheraino due
fanciulli fede nella Medaglia di Vtautilla» VN'huomo con vna donna, che fi danno
la fede ftringcndofir la do Ara mano. FEDE CHRISTIANA. DONNA inpiedi
fopravnabafe,ueftitadibianco,ndJafinil!raha rà vna Croce.,& nelJadefira vn
calice . La Fede è vna ferma credenza,per l'autorità* di Dio, di cofe cne per
gomcnto non appariscono, nelle quali è fondata la fperanza Chrifhan Si
rapprefentafopra vna hafe,per dimoftrare,che elia^ome dice &A brogiohb.
i-.de Patri, Abr.cap.2. tonicela baie Reginaditutte far" uirtu,poiche
fenza di efià è imponibile piacereà Dio xcome dice S. Pr adHebr.cap»u. Et. fi
fa in piedi, e non a fèdere, con v» calice nella deftrarpcr lignifica re
leoperationi corrifpondenti ad efì'a,effendo che, comeattefìa et Ago flino
lib.de fid,&Loper.cap.ij tom.4.& S.Iacomoalcap.2 Ttrfidem,fi* §peribhs
nemopotcjtjraluari,nec iufiifiiarij nani fides fine operibus monna ejl,c tx
tpcribusconfumatur. Si che con l'opere douemo leguitare la fede ■''
ftra,poiciic quello ueramente crede, ìJquale eièrcita con l'opere ciò
crede;dice S..Agofriiio fopra S, Matteo ai cap. i l.T{pn eaimfais tfi ere [ed
vidend'um ejir vt credatitr. Et perche due principali capi d'cfiaFedejCome dice
S. ?nolo,fcno« deve in Cinifk) Crocili i':o,& ad Saciameato dfcU'Altaie :
però fi dipi t'-. ù..i Olvcc, ecol Ca'itc. FEDE CHRISTIAN AVNA vergine con
hàbitobianchifsimo fopra una pietra quadrata-*» con la delira terra eleuara vna
Croce ',.& con ella vn libro aperto, guardandolo flflamente,& col dito
indice della liniera, additerà toccando quali l'orecchio iuo;lafciando da parte
Xefplicatione dell'altre cdfe già dette di fopra. «i Si rapprefenta col dito
all'orecchio, et col libro aperto, perciodie dite fono 1 mezi per apprendere la
Fede fanta,vnoèl'vdito, et queftoè il prin cipale,dicendo S.PaoJo ad
Rom.cap.io. Fiati s ex auditu^auditusautem per -verhum Chrisìi;L'zìtro è il
leggere 1 libri Canonici,& queftoè men potentc/Viutis eil.n.Jermo Dei^r
etficax,& pemtìabilioromnigiaÀioancipitiypertin-* gens yfque ad Aiuìfionem
anivuìaie)Che icmofolo priuatione d'efia-eofi dobbiamo noi crederebbe chi hi
iede perfetta,^ armata con la carità, habbia l'eflere, et viua, cVchi di uefta
fia priuo, s^uuicini,ó fia in tutto profilino alla priuatione, et alla tiortc
eterna ; l'vno ci dine Chrifio N. S. in quelle parole . Qui eredititi te
ctiamfi mortuus fuerit viuet ; L'altro s'hà del facro firn bolo di Santo ithanafio
. U&c efifides Qitholica, quam nifi firmìterquccr€el bianco, che la e fra
tutti La [anta Fé vtfiita in altro* modo Che vnfol puto,vnfol neo la può farb E
perquefta cagione molti incorrendo, in vn folo errore,con per che . Quiimm
delinquit fctJus e fi omnium reus ~ Lamano,che tienefopra il petto, moftrache
dentro nel cuore fi, ripo . ) fa la uera,6Y'uiuafede,& di quella faremo
premiati ideila quale dice $ GiouanninéirApocalifli &lczp-2.Eflofifclis
vfqyadmortemy&dabotibiyiì cit 'jDcminustPorammviu, Non dellafinta, che
molte uoltc fi moftra nel ja mortificata apparenza de' corpi . Nell'altra mano
tiene il calice > fimbola della Fede, doue fi foftenap tutte le noftrc
Iperanzc,^ il fine dc'noftri defideri;* efiendo h Fede vij ferma crevfcnza^fuori
d'ogni dubbia confidatane! ccrtoeflerc di Dio, i
;Pt0mdCiWa'&TrBft-ATToi.ICA. .C DONM . %ss DONNA ueftita di bianco,con
l'elmo in capo, nella mano dtftra te** rà vna candela accefa >6c_ un
cuorc>& nella iìniftralatauola dell» iegge uecchiainfieme con un libro
aperto.Ia Fedcicome una delle uirtù Teologiche tienei» capo l'Elmo per
dimoftrarer cheperhauereiauera Fede li deuc mantenere l'ingegno ficuro da'
colpi dell'armi nemiche>che fono le ragioni naturali de' Fiiofofi,ck !e
fofìftichc ragioni de gl'Hereuò, et mali Chriftiani,tenendoferma la nente alla
dottrina Euangelicar &a' diuiai comandamenti, dicendo San Gregorio
nell'Homilia io. che ; Fides non babet meritum yvbi humana rati» irabet
experimentum. Il libro con le tauole di Moi fc> fono i 1 teffamenta n uouo,
5>C vecchio nfieme,comeprincipal fomma di ciò,che{ì deue credere*,che fono
li rommandamentidi Chriflo S.N. infieme con quelli della vecchia legge* per
conformità del detto f«o, che dice: Non fono venuto a diflruggere A legge ma
adempirla. Il cuore in mano con la candela accefa moirra rilluminatione della
i^entc nata per la Fede, che difeaccia le tenebre deH'infideltà > et dellV
^oranza,diccndo S.Ago(lino fopra S.Giouanni al capitolo nono: Cecità*
fiinfàelkasr&ittuminatiofides T Però per antica ceremonia nel facrificio
Iella Meifa>& in altri atti Ecclefiaftici, fi vede i'vfo de' lumi,&
delle torrie accefe, delchediffufamente tratta Stefano.Durante > de ri tib*
Eccl. iij.t.cap.rp, FEDE NEL V AMIC1T I A, r\ ONNA vecchia,& canuta coperta
di velo bianco, col braccio do* Lx ftrodiflcfo,&: d'vn'altro velo fari
coperta la delira mano* Tienecoperta la mano delira, fecondo l'ordine di Numa
Pompilio Rè fe^Rpmani nel facrificio da farli alla Fede,per dare ad
intenderebbe fi ha faféruarela Fede con ogni fincerità all'amico, poiché
'.Fides (come dice htàgorsÌEBamorìsfuttdamentum^quafublafaytotaamicitU lexy
ius, yis, ae ntio peribit . .Rapprefentaffcanuta, e uecchia,perchecofì la
chiamò Virgilio, ilche licniara vn'interprete, dicendo, cheli troua più fede ne
gl'h uomini, che tanno per molti anni maggiore efperienza; et aggi unge per
moffrare-»» :hc non balta conferuarc la fede per alcun tempo; ma biiògnachc
fia^r perpetua. Racconta di più Aerane, cjje facrifieando alla Fede il
Sacerdote, fi cornila nonfolola delira mano con bianco uelo, mail capo ancora,
e quai tutto il corpo, per «fimoft rarefa candidezza dell'animo, che deut eifer
compagna della Fede nell'amici da. bFEDE MARITAIE DONNA ueftita di bianco, con
le prime due dita della delira m&m tiene vn'anello, cioè vna fede d'oro* et
un'altro meriteuolelb Iciaeadere in mife'egli non è giuditiofo'in drizzare il
camino della 'vi ta fùa per loco eonueniente,non è pofiìbile, che uengaa quel
fine > ci deiideraua nelle fuc operationi. FEDELTÀ. DONNA ueflitadi
bianco,eon due dita della dcftra mano,tengJ> | vn'anello, ouer figillo, et a
canto ui fia vn cane bianco . Si fa il Cigiììo in-mano,pcr legno ài
fedelri,perchecon elio fi ferrano I nafeondono li fccreti > Il ceue perche è
tìdelifsimo hauera luogo appreffo quefta imagine f I l'autorità di Plinio nel
lib.8 deU'hiftoria naturale, doue racconta in pi ticolarc del
canediTitoLc'.bienouedutoin Roma nel confofctod Ap{> Iunior Publio
Silio,ilqualc encndoil fopredetto Tito in prigione nòt i parti mai da giacere
per quantopotcua vicino a Jui,&enendocglifìn« jnente come reo gettato dalle
leale gemonie fuppliciochc fi ufaua in )i ina à quellijche eranocondannati
dalla giuflitia, (la uà il cane in tome 1 corpo del già morto padrone,
moftrando moltifsimi effetti di dolore;* -portando tutto il cibo,che gli fi
daua^Ha bocca d'elfo, effondo alla fin il cada. %J5 sadatiero gettato nel
Teucre > il cane ancora di propria uoglia ui fi gettè eggendo lòpra l'acque
per buono ipatio quel corpo con infinita mera» ugJia de' riguardanti . Si legge
anco in Erafllod'vn CaualierRomano,che haueuaun 6gliuo3 vnieo nelle falce,
apprefib alquale dì continuo ftaua vn cane dometao di cafa,&^auuenne>che
facendo/i vn giorno nella Città alcuni gio~ hi militari, ouc il Cauahere doucua
interuenire, volle la curiola^ ja moglie interuenire alla fetta, et hauendo
ferrato il fanciullo còl cane i vna medefima ftanza^onducendo feco tutte le fue
ferue, fé ne andò io ra vn palcodellaeaCa, donde il poteua hauer della fella
trattenimento;, fcì in quel tempopcr vna feffura della muraglia vn'horribil
ferpente > ót ndatoiencalla culla per uccider il bambino, fu dal cane alfa!
ito,& uccifrettando eno folo infanguinato per' alcuni morii del ferpe, a
caio iruuel combattimento del cane, et del ferpe la culla fi uòltò fottofopra ;
la, alia allo ipcttacolo del l'angue, et della culla riuerfata, "ritornata
che fupnietturando la morie del fanciullo r portò con lagrime al padre la falla
uouaregli infuriato per tali parole corfe alla ftanza,e con vn colpo difpa i
l'innocente cane per mento di fedeli^ diuife in-, dueparti,poi pian^ stufo andò
uerfo laculla, et credendo vedere le tenere membra sbrana^ t trouò il fanciullo
viuo>e l'ano con fua grandi feima allegrezza, et meraÌglia,poi aecorgendefi
del Jerpe morto y uenne in cognitionc della ueriidblendblìinfinitamcnted'hauerdato
all'innocente animale la morte, li ricompenfa della rarifsima fedeltà* .
Molt'altri cflempi, raccontano ditó altri auttori in que/to propoiìco>a noi
batfanoquefti . FEDELTÀ. ]"V ONNA vcffitadibianeo,conla
deftramajiotienevrMchiane,& ali*. .J piedi vn cane, La chiaue è inditio dì.
fecretezza, che fi deue tenere delle cole apparterntialh fedeltà
dell'amicitia,;lehe ancora per Angolare influito eh naIra la fedeltà fi
lignifica perii cane,come fi è detto in altre occafioni. felkit amila medeglìadi
(jmlìa et nella finiftrail Cornucopia pieno' frutti > e fiori. jjla felicità
è vn ripolb dell'animo in vn bene fommamente conosciuto,, jdefiderato, et
dcfid'erabile, però fi dipinge a federe, col Caduceo m lego di pace,&
difapiensa. H Cornucopia accenna il frutto confeguito delle fatiche,
fenzalsquafc ìmpoifibile arauarea-ilafelicità, che per mezzo defiefi conofee,
5r «idera. Mori fono inditio d'allegrezza, dalla quale il felice fiato non fi
c'iside |maij lignifica ancora il Caduceo la virtù, cV il Cornucopia la
r:cchcz~ fcexp. felici fimo tra di noLcolOroyeli^h^nno tanaba:u temperali, che
Iiof%lé poflòno prouuedcre al le neceflttà del corpose tanto virtnofijche pòi
suggerir quelle dell'anima . FELICITA ETERNA. GIOVANE ignuda,con le treccie
d'oro, coronata di Iauro,fiac la,& rifplendente, lederà iòpra il cielo
(Iellato, tenendo vn a pali nella finifl a n.ano, et nella deft ra vna fiamma
di fuoco, alzando glocj in alto, con legni d'allegrezza . GioLiane il dipinge,
peraoche la. felicità eterna non ha feco, fé norl legrezza perpetua, lauitu
uera, bene incorrotto, cV tutte le grane pJ colan, che ieguonola gtouentù,
&c" delle quali l'altre Uà lono ni t'eì tcuitienire alia ricadi)
perorriarfii, ma tutto il bcniu'Cj ex 1* . ìj? 1 eapcllrd'oro fonoi penfien
foaui di fempiternapace, et ficuracon» lordia . in quello figniticatoèpigìiato
l'oro ancora da Poeti,chcèla-> priaa etàiucorrotta da gi'huomim, quando fi
viueua fen za contaminare le kggi. Ponila federe fopra il Cielo itellato,pcr di
moftrare,che laverà felicilische Colo in Cielo Ci godevo n è fogge tta al
rapido corfc delle flelle, de ilio fcambieuolemouimento de tempii La corona del
lauro con la palina inoltra ^che non fi può andare alla: feliciti del Cielo,fe
non per molte tnbclationi, efìendo vero il detto di >\Paolo,che dice. J^nn
foronab*:urnifiyqiulegitimècertauerit. La fiamma ardente dimoftra l'amor cfi
I>io,& il miraraltolacontemjlationedi lui, perche in ambe due quelle
parti coiiiifteia beatitudine k la compita felicità . FELICITA BREVE DONNA
ueftita di bianco* et giallo* che tenga in capavnacoròn» doro^ìa cinta di varie
gemmc^nella mano delira haueràvn fcctro, lenendo il braccio
alto,alquales'auuitichi con le fuefrondi vna zuccha» Ihe forga dal terreno
vicino a' piedi d'eflà>con la fìniftra tenga vn bacis pieno di monete, et di
gemme ., lì veftimento bianco,e giallo è inditio di contentezza,la corona,&
lo :etro di fignona, et il bacile di gran ricchezze, nelle quali cofe la
brec,& vana felicita confìtte afiìmigliandofi alla zucca, laqualeinbrcuiimo
fpatio di tempo altiflìma diuentata,in pochifsimo tempo poi perde igni fuo
vigore, et cade a terra, il che è conforme a queicatdiflc l'Alato tradotto in
nofira lingua. Crebbe la xuccaa tanta altezza, ch'eli*,A vn*altifìimo Tin paftè
la cima, M mentre abbraccia in quefia parte,ein quetld ' 1 rami fooi fuperba
oltre ogni fi ima ElTin fen fife, e atei cofi fauellct Treue e la gloria tua ;
perche non prima Verrà il verno divette, et giaccio tinte. Chefia ogni tuo
rigor del tutto efìinto . FERMEZZA DONNA con le mer&bra grofle,d'afpetto
robuf!o,ueftita tf'azzur\f ro> 6^ ricamato d*argento,comc di ftclle,&
con ambe le mani ter ivna torre. iQuefta figura è formata in manierarne
facilmente lènza molta dichia *tioneiìpuòintenderc,p«ròpernonci trattenere, ol
e non bifògna, di* I folo,cheil color della velie con le ftelle nfie fcolpiteui
fopra, moli ra* ' ) fcrmezza,per fimilitudine della fermezza del cielo,ilquale
per la fra f rfettione,fecondo il tutto, non è foggettoa mutatione locale, ne
cortttiua, et non può in modo alcuno vacillare in alcuna parte ♦ -.; FER. aj8
FERMEZZA, ET GRAVITA DELI/ORATIONB. SCRIVE il Picrio nel primo libro de fuoi
Hieroglifici, che quand Sacerdoti Egittii voleuano dimofìrarc in pittura la
fermezza, grauità dell'oratione, faceuano Mercurio fopra vna bafe quadrata ien
piedi,ilche dimoftraua la fermezza >& forza delle pa roJeeflegu ite, lo
quali fenza l'aiuto delle mani, o piedi poflòno per iè ftefle fare i'offitio,
che da loro s'afpetta. Fortezza d } animo, et di corpo . DOnna armata dicorazza,elmo,fpada,e
lancia,nel braccio finiftro, nendovno feudo con vna tefta di leone
dipintaui,fopraallaqual 'namazza,per quello s'intende la fortezzadel corpo,eper
il capo di ' ne,lagcncrofità deU'animo,e fi vede coli in vna medaglia molto
antica Fortezza, et valore del corpo congiunto con la pruden%ay et virtà
dettammo . DOnna armata di corazza,elmo, et fcudo,& nella delira mano h bia
vna fpada ignuda, intorno alla quale vi Ha con bei giri auu to vn ferpe,e fopra
Telmo habbia vna corona ài lauro co oro intrecciati con vn motto per
cimierojche dica : HLS FR VGIBVS. La fpada fignifi ca la fortez2a,& valor
del corpo,e la ferpe la prudenza, et virtù dell'ai mo,con le quali due virtù
fpefTe volte fi vedono falirc gl'h uomini di vii «ondi tione alla trionfai
corona d'alloro,cioè ad alti honori deJla militi^ Forte%z? del corpo congiunta
con la generefità dell'anime. DOnna armata,come s'è detto,nelladeftra tenga Ja
CJauad'Hercolt in capo per elmo vna tefta di leone, fi come fi vede nelle
ftatuc antiche. Fortuna. DOnna co'l globo celefte in capo, et in mano il
cornucopia. l\ glob celefte dimoftra, fi come egli è in continuo moto? coli la
forcul fempre fi muoue,e muta faccia a ciascuno hor'innalzarìo» è lior 'abbai
-. do,e perche pare che ella fia ladifpenfàtrice delle ricchezze, et delli b
Ili diqueftomondo;però fclc fa anco il cornucopia,perdimoftrare, ci non
altrimenti quelli girano di mano in mano, che faccia il globo ce, Ìle,onde
diflc AufoniaGallo . Fortuna nénquamjtftit in cGdcmfìatiiyfetnì
moueturyVariat)&' mutai vices, et Jumma in imum vcrtit,iic rcrja erigit . P
anco lignificare il globo,che la fortuna vien yinta,e imperata dalla difj
iitionecelefte,laquaIe è cagionata, et retta dal Signore della Fortuna; della
natura^ fecondo quello ch'egli ha ordinato ab eterno. FERMEZZA D'AMORE. DONNA
d'ornati lsimo habito veftita, per acconciatura deka hauerà due ancore, che in
mezzo con bella ligatura tengono vi cuore humano>con vn motto che lo
circondi, et dica Xfctis cjìfnmiffin F1VMI, E PIÙ M A TEVERI SI vede il Teucre
ra;ij rclentaro in rricJct luoghi in Roma, &paim larmente nel Vstic*jìiii
vjiabeiiilsima Hatua d\ uMn*iC:chcfw | rendo . 2%f crido > et fotto il
braccio, deliro tiene vnà nipa,fottò la quale fi véggioio due piccioli
fanciullini, che con la bocca prendono il latte da efia. lotto il medefimo
braccio tiene vn'Vrna dalla quale efcc acqua in granliisima copia, ha nella
finiftra mano vn cornucopia pieno di varii frutte con la delira mano tien'
vnremojhà la barba, et i capelli lunghi,©^ : coronato da vna bella ghirlanda di
uanj frutti, e non. Il Tcuerc è fiume d'Italia, ìlquale efce dal deflro lato
dell'Apennino, t diuide la Toicana dall' Vmbna > e Campagna, come ancq là
città di Loma^ . ì, Si dipingono ifiumi giacendo jperdimoftrarc, che la Joro
proprietà è andare per terra . |I due piccioli fanciullijche prédono il latte
dalla lupa,fi fanno per me* tona di Romolp,e Remo fratelli,fondatori di Romani
quali furono tro kjti àllariua del Teuere efpolti,chepigliauanoil latte da vna
lupa. I Si corona detta figura in memoria delle vittorie de* Romaniche per ò fi
uede il ritratto in alcuni luoghi,chc detta figura ifia coronata non.» lo de*
fiorile frutti, ma di lauro. i II corn ucopia con la di uerfiti de*
frutti,fignifica la fertilità del paefe, bue pana. oliremo dimoerà efier fiume
riauigabile,& commodo alle mercantie. Teuere come dipinto da Virgilio
nelfettimo dell'Eneide . landò in ripa del fiume ilTadre tnea Da gl'oppi folti
tra le fpeffe fronde t Sotto l'aperto del polì 'a giacere 'Parue ch'vfcijfe dal
tranquillofiume, ; Diede alle membra al fin breue ripofo, Veflito d'vn fottil
ceruleo velo f£t ecco il Dio del luogoyil Tebro ftefjo E difrondofa canna cinto
il crine. II ueftimento del colore ceruleo fi fa per dimostrare la chiarezza
deleque >cflcndoairhora più chiara, quando meglio riceue il colore del
lo,&pcrò fu dimandato il Teuere Albula da principio,che poi da Ti-* fino Re
de gl'Albani nel Teuere fomaierfo, fu chiamato liberi, 6*^, i Teuere. otraffi
anco far il velo di color flauo, perche cofi lo dipinge Virgili© 7-deIl'Eneide.
fe multa flauus arena Tyberis . Et Horatio. Vidimusfiéuum Tyberim . jla
ghirlanda di canna che gli da Virgilio conuicne à tutti i fiua.i,per« 5
facilmente nafeono in luoghi acquofi. ± ARNO. 7 N vecchio con barba, e con
capelli lunghi, chegiacendofia pofaa *2 conVng°mito fopra
vn'Vrna,da]laqualeefca acqua, haueri fitta figura cinto il capo da vna
ghirlanda di faggio,& a canto vi farà à "ere vn Leone, ilquale tenghi
con le zampe vn giglio roflò,chel'vnd Itro dinotano l'antica arme di Fiorenza,
principal Città di Tofcana* fmezo della quale pafla l'Arno. ' icefi che altre
uolte i Fiorentini fi eleffero per loro infegna fra tutti ^ingiglio bianco in
campo roflo: ma poi per alcune difcordié natt, tra *+• tra di lorOfCome
racconta Cri ftoforo Landim, clcncro il Giglio rotta ia campo bianco. Elefiero
parimente fra gl'animali il Leone, Ci come Rèdi tutti gl'ani. mali,e fra
gFhuomini eccellenti per il lor maggior figlilo Hercolc. Gli iì da la ghirlanda
del faggio per dinotarc,che l'Arno,fecondo chi racconta Strabone,efcc dal lato
deliro del monte Apenmno da vn Ilo. go chiamato Falterona, oue è gran copia di
faggi . Scende cjueftoiìumcdal fopradecto luogo, da principio, come vn t4
fcello d'acq uà fra Urani balzi,e ftrabocchcuoli luoghiA valli verfo i'QN
cidente,e poi entrandoui molte forgine d'acqua, torrenti, et fiumi fi in*
groflà,& laffando alla fini/Ira Arczzo,entra nel Fiorentino>& parlai
Firenze,& la partifee indueparti, et quindi fccndendo a Pifa parimenti
quella diuide,e poi corre alla marina, oue finifcc il fuo corfo . Si può anco
dipingere detta figura con ilcornucopia,attcfo,che dow egli pafla fono luoghi
fertili di 1 ofeana. PO. DA diuerfi,& in particolare da Probo è flato
dipinto il Pò,non Col che fi appo£gi,come gl'altri fiumi all'vrna,e che habbia
cinto il« };o di ghirlanda di canne,ma c'habbia la faccia di toro con le corna.
Dipingeiì in queiraguifa,percioche ("come racconta Sermone Probe j ! fuono
che fa il corfo di quello fiume è limile al rugito del buc,come a co le fue
ripe fono ineuruateà guifadi corna . Per la dichiaratone delia.ghirlanda di
eanna.ci fcr uncino dell'ai ri tà de gl'antichi, perciocheioro coronauano li
fiumi di canne, perei come riabbiamo detto nella pittura del Teucre, la canna
nafee,ecrr meglio ne 1 -I doghi :acqùo fi, chc-ne gl'aridi . • Si potrà
aocodipingcre'queito fiume vecchio con capelli, è barba hi ga cànuta>&
éome Gabbiamo dettò, che s'appoggi all' Vrnà> dalla qoa efebi copialterr,
cor vna delle mani il corno di douitia,econ l'altra vn ramo d arbore,da ìq le
fi veda lagrimare humorgialta Hauerà in capo vna ghirlanda di pioppo, per
moftrare non folo ci -quefiofiume è circondato da queftì arbori, aia per
memoria di quel1 che firacconta fanolofa mente delie forelle di Fetonte,
ìlqualefù fulrr nato da Gioue,& fommerfo nel Pò,& effe trasformare in ;
pi^ppeal !a 1 uà di quello fiume, come anco Cigno Redi Liguria in Cigno, elìcci
ciòvifrdipinge,ancoil detto vcccllaycdendoiènc di ciiì indetto fiuil
gran^Uarmtà. E.qucfto fiume Aottfsirhòin Lorahardia^lqualenafcendgrembon raltiffimomonte
Velalo dalli confini d; Liguri Gahiem con chia nìiiJ» et breuilsimo principio
per l'Alpi icende,©^ poi calando fotto ter > ri'forge,&C entra con lem
bocche ncll'Had natico mare, onde fidi fjrìcrc fenzaèiìèr piantati, onde ciril
àrie^dcirEftate,mentrc che il Sole comincia a declinare, fudanova ' rto humore
giallo in modo di lagrime,ilqualc fi raccoglie con artificio, li compone in
ambra» ADIGE. . TN vecchio, -come gli altria giacere, appoggiato ad
vri*Vma:,4a!la V . quale efehi copia d'acqua, farà coronato di vna ghirlanda di
chuer* ìori>& frutti,& con la delira mano tengiù vn remo . Adige ha
la fua fontana, dalla quale efee nell'Alpi efi Trento ( fccon~ do Plinio) et
mette il capo nei Mare Adriatico alli Eofionijouc è affai 1 porto. Gli fi dà la
bella ghirlanda de vani fiori, cV frutti, per dimostrare, che r doue egli pafia
è ameno, et fruttifero, come bene dimoftra Virgilio Ha Buccolica, et nelno-io
libi dell'Eneide quando dice.. iìenó 1 Siue T?adì rip'ts > ^tkzdra fot p
roptsr amannm~ TI remo, che tiene con là deftruiiiàno, dinota eflcrqticfto
nobi! fiume uigabite,perciociieper eno fi conducono, varie colè.-per IVio
Scigli ÉominL ' ' NILO, 1{appreJentato in vm Hatua di marmo poila nel Vaticano
iiRomal ITA à giacere con chiome, e barba lunga, ha il capo inghirlandato di k
fiori, frondi, e frutti,giace con libraccio fin i Uro appoggiato fopra_» f
Sfinge, quale ha la faccia fin'alte mammella di giouanecta, et il retto corpo
ài leone, fra la Sfinge,&.il corpo del Nilo fi vede vfeire gratta iiitUà
d'acqua, tiene con la finiflra mano vn corno di douitia pieno di ndi,fiori,c
frutteranno (òpra la perfona ài detto fiume, com'aneo fori* vn Coccodrillo
poftoa cantoad elfo ledici piccioli fanciulli&i, i qua on allegrezza
moftrano di fcherzare . lNilo,comcdiceil Boccaccio nel j.lib.delia Geneologia
delli Dei, è tiemeikitoijale,che diuide l'Egitto -dall'Etiopia^ fecondo la
commu ipinion* nafee ne i moitti di Mauritania preflb all'Oceano .
tueftofiau'ne fi po& iòpra alla Sfìnge, come moilro iamofo dell'Egle* |ùe
pafla? quello fiume „• jetteuifiànco il Coccodrillo,per efier'ancorefiG ani
male dell'Egitto, e ul più folito Ilare alla riua del Nilo. la gran quantità
d'acqna,ch'eicc nel detto mo~do,moìtra l'innondatioa Nilo nella regione
d'£gkto,e ne gl'altri paeiì, oue egli pana. 1 fedici fanciulli lignificano
ledici cubiti di alteseadeli'mirendatione ^Nilo,che è fiata ia maggiore che
iiaboia fatto, e l'allegrerà de i put~ • T tini 1 *4* tini moftra l'vtile, che
di tale inondinone cauano Je perfone di quei lira. ghi,che fono aridi, e
fecchi, perciferiòttopofh aJla gran forza dei Sol* onde per tale inondatane fi
fanno li terreni fcrtili,& i paefi abbond che ciò fignifica il cornucopia,
et Ja ghirlanda. TIGRE. Isella Medaglia di Traiano. VOMO vecchio, che come
gl'altri fta giacendo con l*vrnt dava, lato, cV dall'altra vna Tigre. Nafce
quello fiume nella maggiore Armenia,nel piano di vn luocodf to
Elongofine>& girando in. diuerfi luoghi con dieci bocche, entra ni mare
Perfico. Dictfi, c'hebbe quello nome di Tigre per la velocità, come anco pfi
che nel luogo,oue panali diceeflerui quantità di quelle fiere. DANVBIO. 7{dla
et di canne ; Et Ouidio nel luogo detto di fopra così fa tione, quando effo
fiume di fé fletto dice doppò l'efier ilato abbatt Hercolo. ìo mi trottai
fcornatoye fen%a moglie Ben c*hoggi con corone, e canne, e Con doppio
dishonor,con doppio affanno 'Di falce afeondo àia mia fronte il da Tiene
fottoall'vn de bracci due vrne, da vna delle quali efecacqu dall'altra nò.
Acheolo è fiume fàmofifiìmo della Grecia, e nafte nel monte Pin diuidendo la
Etolia dall'Arcadia, finalmente defeende con il m Malia_*. Secondo che
fauolofamente dicono i Poeti : Onco promife Dciar1 fua figliuola, bellillima
giouane, per moglie ad Hercole con quella ditione, che riducefle le acque del
fiume Acheolo in vn folletto, feorrendo con due allagaua tutti li frutti, et le
biade di quei paefi, ceua grandifsimi danni, però dicefi, che Hercole dopo
molte fai combattendo con Acheolo cangiato in toro, lo vinfe con rompergl
torgli vn corno dal capo, che fu quando raccolfe l'acque in vn fol U et lo refe
fertile, et abbondamc,& perciò fi rapprefenta con vn'vrnaj getti acqua, e
l'altra nò . A C . *4J ACI. DefcrittodaOuidioncI trigefimo libro delle
Metarmorfofi, et Galatea di lui innamorata cosi dice .* n bel giovane in tanto
in me%o al fonte Io riconobbi alle fatele cont$ veggio infìno al petto apparir
fuore ^fei > fé non che motto era maggiore e ornata di due corna hauea la
fronte Lucide hauea le carni, ecritta Mine, maettà ripiena, e dijplendore E
dicorona, e canne ornato il crine, Aci è fiume della Sicilia procedente dal
monte Etna. (ACHERONTE, Fiume infernale. VESTO fiume farà di color tanè ftinto,
che getta per iVrna acqua, e rena,percioche Virgilio nel lib. i ©.dell'Eneide
così dice; Rine via Tartaei > quefert *4.chtrentìs ad vndas Turbidm
hiccj&no, rafiaqué voragine gurges • tAefluat y atque omnemCocyti eruÈat
arenam COCITO Fiume infernale. i AR A quefto fiume di color tutto nero, et che
per l'vrna getti acqua f del medefim &L giòuenijc>con vna corona di
fiori, et frutti iji capo,appoggiato da vna vna parte all*Vrna,& dall'altra
ui fari vni itilo. f f è fiume grandiffimo, ilquale riccue ferinità fiumi, SC
più di cenorrenti. :oro na di fiori,& ài frutti, in legno the il paefè
rigato da lui è fertile ; 'jjje modo > et i fuor habitan ti viuono
politicamente. rf \yh li mette a canto il Gamello,come animale molto proprio
del paefè* fjkè quefto fiume. GANGE. ? sfc' a*Petto rigido,con corona di palma
in tefta.s'appoggia da vna parte ilC J' come gl'altrìiìumi airVma,e dall'altra
parte vi farà vn Rinoceróte. fltwge gran fi urne de ghindi nafee dal fonte del
Farad ìfo . lV8Vt!*rrapprefenU da*Petto rigido, eflendoi fiioi habitanti poco
dediti al\W plrura,e per confequenza poco ciuili. li fi pone acanto Tallonale
fopradetto, come animale del paefe, ouc li"' T x parla *A* pafla quello
fiume. HVOMO moro,con corona di raggi intorno alla tefta, «'appoggi al« r
Vrna,& dit vna parte vi è vn Leone . A quello fiu me per eììèr lotto la
zona torrida gli il fanno i raggi in e* po,di carnagione mora, come fi uede
gl'habitanti douc egli paifa, che fa no mori. e quali abbruciati dal Sole . Gli
iì mene a canto il Leone, come animale principali fsimo del paefi oue riga
queflo fiume. Fiumi de fcritti da Fliano. ELIANO hiftorico lib 2.cap.^. De imaginibus
flwiorum . Dice e la natura, et l'alueo de i fiumi ci fi rapprefénta auanti
gl'occhi, no dimeno alcuni hauendoli in ueneratione formorno le loro
immagini,pa te con figura humana,e parte bouinà; Similcaibuoi gliStinfaliiiK
l'Arcadia faceuonoil fiume Erafino, &il Metopa; i Lacedemoniefi TE
|ota,iSicÌoni popoli nel Peloponcno non lungi da Coriritho >& i FilTa
loro vicini i'Efopo, gli Argiui il Cefifiò;In figura humana. faceuang Pfofilij
popoli nell'Arcadia rErimantho,chéfecondo Plinio lib 4. cap. nel quale fotto
CC] tinuc allegorie fi deferirono diuerfi effetti, et qualità del fiume. "
"Perpetuo Et pauiis horis milita mille yagor Sum penti us mòllis ypradura
et pondera gcfte* JÉ>/ et figliuola della virtù, madre perche dalla fogninone
del bene nafee l'amore d'eiTo,& il desiderio d'operare in fom
jnaperfettione cofe lodeuoli,& uirtuofe, n*glia,perche fé no è vn'anuno ben
compofto con molte attioni iodeuoli,fondatonella virtù, non fuolc /limatela
Fjlofofia, ne tenere inconto alcuno i fuoi fèguaci : ma percho pare molto
ordinario,e naturale^he la virtù,habito della volon ti generila fcienza> che
è habito dell'intelletto^ però elfendo maffiìheda Cicerone;& da Anaerobio
dipinta la virìù d'età fenile, che carni nan do per uia fafiblà ipera alla fine
ritrouarfi in luogo di ripofo) fi dourà fare la Filofofia giouane>co;ne
figlia, fuor di ftrada, et per luogo difabitato, per mo« Arare participatione
del genio, et deiiincTinatione materna. Si da poi ad intendere per lagiouentù,
la curio/ìtà de* fuoi quefiti, « i che è non men grata a gl'intelletti de'
virtuofi,che fiaa gì occhi degi'ef* feminati vna faccia molle,c lafciua, moftra
ancora, che fé bene alletta^. ì molti l'età* bella, e frefea, li fa nondimeno
tirare indietroladifficulti, iella via, ÓY" la. pouertà mendica de*
ueftimenti . -Sta penfofa perche è folkaria, folitaria per cercare fé fkn*a
nella quiete fuggendo i trauagli>che trouaua nelle conuerfationi mondane. E
mal ueftita,perchevn'huomo,che fuor de'luoghi habitat! attende a ì fe ftellò,
poca cura tiene de gl'adornamenti del corpo . E anche mal uefhta, forfè perche
non auanza tanto a' buffoni nelle 4«orti de' Principiane fc ne ponano veftirc i
Filofofi,oc_ virtuofi,tal che fi può credere, che da quel tempo in qua, che
ihPetrarca l'vdì chiamare Ipoucra, e nuda 5 ancora non habbia cangiato
conditione, o rifarcite Io *ncftimcnta. Il libro ferrato,ehc tiene fotto il
braccioci moftra i fecreti della nata | ira,che difficilmente fi fannq,e le
loro cagioni, che difficilmente fi pofla» (eo capire,fecol penfiero non fi ftà
confiderando, e contemplando minti riamente la natnra de* corpi fodi,e
hquidi,femplici, &c_ compofii,ofcuri, ÌÌBtopachi,rari,& fpeffi,le
qualità4 enentia li,& accidentali di tutte le cole, : Ielle piante, delle
pietre, dcll'herbe, de' fiumi, dcllt minerete gl'effetti
jaieteorologtci,delladifpofìtione de'Cieli,della forma del moto,deU'op«
3ofitioni,& influé2e,deiranÌQ,ahumana,efuoprincipioydella fuaeiìenja,e
delle ine particella fua nobiliare felicitaceli e fue operationi,c fcnT i
timenri. timcnti, con altre moltifsime cofc non difllmili da quefte mede/Sin*.
In. diuerfe altre maniere fi potrebbe rapprefentare la FiJofofia,anoÌ baiti
hauerla fatta cofi per Ja facilita di chi legge, &c per non hauerca*
confonderci con glienigmi fuori delia chiarezza di queJJc cofc, Jequali portano
confusone ancora agii feri tri de migliori Autori, &f però mok te eoa
àdlità fé ne poflano,& fabricare,&c_ dichiarare, comprendendo! «!a
quefta fola > che la Filofofia è feienza nobili fsima, che con l'in tellet tuttauia
fi perfettiona neH'huomojche è poco ftimata dal volgo, et fpit1 eata da fignon
ignoranti, s'efercitain cofc difficili godendo al fine eia «militi di mente, et
quiete dell'intelletto. FLAGELLO DÌ DIO. VOMO veftito di color roflb, nella
mano deftra tenga *na if za,6C nella finiftra vn fulmine, effendo l'aria
torbida, &il terre ^ douc fra pieno di locufteju* prende il fello per lo
vigore, et per la pollar V fopra i colpe uolij& fcellcratt • 1 *4f fi color
rono,figniiìca ira,& vendetta, la sferza èia penargli h uomini ^iù degni d
i perdono,per.corregerli, et rimenarli odia buona via, fécoft~ dio il detto .
SIms amo,arguo, et cafiigo. lì fulmine è fcgnodel gaftigo di coloro,cnc
oftinatamenteperfeuerano •ci peccato, credendoli alla fine della vita a^euoluaeate
impetrare da,* £>io perdono SIGNIFICA etiandio il fulmine la caduta
d'alcuni,che permV torte,& inatte fono ad altifsimi gradi della gloria
peruenuti > oue quando più furbamente fi edono non altrimente,che fòlgore
prccipiton*,cafcano nel* Ltferie,& calamità, ?cr le iocuftc,che riempiono
l'aere, et la terra s'intende l'vniucrfalgato, che Iddio manda alle uolte fopra
i popoli, accennandoli i*iniìona_. agclu d'Egitto, mandati ^crcagionedella
pertinacia^ ofiinata vo* {•Il £ Faraone. 1 T 4 FORTEZZA. DONNÀ armata, et
ueftita di color Jionato, il qual color ffgntóct fortezza, per efler
iòmigliante à quello del Leone, s'appoggia quella donna ad una colonna, perche
delle partidell'edifitio,qucftaèia più forte,chc l'altre foftiene, a 1 piedi di
efla figura vi giacerà vn Leone > animale da gli Egittij adoperatoci quello
propofitQjcomeu* legge in mot ti l'eri tu . DONNA armata,& veftita di
lionato,©* fé fi deue ofleruarela fifin mia,hauerà il corpo largo,la Aatura
dritta, l'offa grandini petto « r ofo, il color della faccia fofeo, i capelli
ricci, &c_ duri, l'occhio lucie r on molto aperto, n ella de (tra mano
terrà v n'affa, con vn ramo di rout et nel braccio lìniftro vno fcudo> in
mezo delqualc vi iìa dipinto vn ci e s'azzuffi con vn cignale. L'efiercitaru*
intorno alle cofe difficili > conuicnc à tutte le virtù pai colar . %49
colar!, nondimeno la Fortezza principalmente ha quefta riguard o,e tut to ii
fuo in? ento è di fopportar ogni auuenimento con animo in uitto, per amor della
virtù.Si fa donna, non per dichiarare, che acoftumi feminiK debba auuicìnariì 1
huomo forte •• ma per accommodare la figura al modo di parlare,ouero perche
eifendo ogni virtù fpecie del vero, beilo, et appetibile,ilquale fi gode con
l'intelletto,(& attnbuendofi uolgarmente il bello alle donnc)fi potrà'quello
con quefteconuenien temente rapprefentare* o più tofic?perche come le donne
(priuandofi di quei piaceri, a' quali le ha fatte piegheuoli la natura)
s'acquiftano, e conferuano ia fama diuh'honor fin jrolare,cofi ì'huomo forte,
co' rifehi del proprio corpo,in pencoli della ifteflà uita,con animo accelò di
virtù,fa di sé nafeere opinione, e fama di grande ftima:non deue però ad ogni
pencolo della uita efporfi, perche eó intentione di fortezza, lì può facilmente
incorrere nel vino di temeraria, d'arrogante,di mentecatto,& d'inimico di
natura, andando a pericoloni ftrugger fé iteflb,nobil fattura della mano di
Dio, per cofa non equiualét» alla ùìta donatagli da lui.Però il dice, che la
fortezza è mediocrità detcrminata > con uera ragione : Circa la temenza, et
confidenza di cofe gra« ui,& terribili in (ottenerle» come, et quando
conuiene,a fine di non fare» jcofa brutta,& per far cofa bellifsima,per
amor dell'honefto,fono i fuoi ce|ce(si quclii,chéi la fan troppo audace,comc la
d;ceuamo pur hora,cV~ la ti» tnidità la quale,per mancamento di uere ragioni,
non fi cura del male ira* minenteper sfuggire qucllo,che falfamentc crede,chelc
ftiafopra;& come non fi può dir forte, chi ad ogni pencolo
indifterentemente ha defid* io,& uolontà d'applicarli, con pencolo, cofi ne
anco quefto, che tutti li fugge per timore della vita corporale; per moftrare
chei'huomo forte, sa dominare alle pafsioni dell'animo,come anco vincere, et
fuperare gli oppreflbri delcorpo/quandon'habbiagiufta cagione, et efiendo ambi
fpet* tanti alla felicità della vita politica . Si fa douna armata col ramo di
rouc** ire in mano,perchc l'armatura moftrala fortezza del corpo, &^ la
roucro quella dellanimo,per refifter quella alle fpade, et altre armi
materiali, et bdc;quc(taal foffiarde* venti aerei, et fpirituali,che fonoi
ùitii,& difetti e ci ftimolanoa declinar dalla uirtù, e fé ben molti altri
alberi potreb>ono lignificare quefto mede(imo>facendo ancor'eifi
refiftenza grandifiìnaalìa forza de' temporali, nondimeno fi pone quefto, cerne
più noto,& doperato da Poeti in tal propofito, forfè anche per clìer
lcgao,che refifte ;randcmcntealla forzaflellacqua, ferue per edili tij|> et
refifte a' peli graui «riungo tcmpo,& maggiormente perche da quefto
a;bero,da'Latini det "" robunchiamiamogi'huomini forti,e robufti . Il
color della velie fimile alla pelle del Leonc,moftra, che deue portarli
ell'imprcfc l'huomofche da quefta virtù vuol che l'honor fuo deriuijkoe il
leonc,ilqualc (I manifcfta nell'apparenza di color lionato,& è anima che da
fé fteflb àcofe gradi s'elpone, elevili con animo fd cgnoìòabbor fce,anzi fi
fdegneria porli ad eferckar le fue forze con chi ila apparenteente inferiore, e
coli può andare a pericolo di perder il nome di forte rhuomo #5© ICONOLOGIA ìh
uomo che con itratii di donne,di fanciulli, a 'a uomini infermi,o etici «tati
vuol moftrarfì podcroib del corpo;nc l'animo è lodeuole, ilquale a co fi uili
penfien s'impiega > onde vicn da molti nprefo Virgilio, che faceflè t
Enea,fintoper huomo force, venir penfiero d'amazzarHcìena donna.* imbelle^ cui
la fpcranza del viuere venia nodrita dalle lagrime, che n natica in
abondanza,& non dalla fpada che forfè non hauea mai tocca . Forti fi dicono
Sanfonc, e Dauid Rè nelle facre lettere . Forte fi dice H«& «ole nelle
fauolc de* Pocti,& moltfaltri in diuerfi luoghi, c'han combatta «o>
&c vinti i leoni ~ L'afta fignifica,chc non folo fi deue oprar forza in
ribattere i danni,chf poflòno venire da altn,come fi moftra co l'armatura di
doflb, e col feudoi sia anco reprimendo la fuperbia,& arroganza altrui con
le proprie forze L'afta nota maggioranza, e fignoria, la quale vien facilmente
ac^uiftata cermezo della fortezza. 1 fegni di Fifonomia fon tratti da
Aristotile pa non mancar di diligenza in quel che fi può fare a propofito . Il
Leone azzuffato con il cigniale,dice Picrio Valeriano libiche figni* fica la
fortezza deiranimo,e quelladel corpo accompagnate, percioc he 1 leone uà con
modo,e con miiura nelleattioni,&il cignale fenza altri nici
fipcnfarefifalinnanziprccipitofamentead ogni imprefa. FORTEZZA. DOnna che con
vna mazza limile a quella d'Hcrcole fuflfoghi vn grai t leone>& a* piedi
vi fia la faretra con le faette,& arco4. quefta figura « J canata da vna
bellifsima medaglia, vedi Pierio nel lib.i. Fortuna buona . Isella medaglia di tsfntonino
Geta. DOnna a federe,*ehe Ci appoggia con il braccio deftrofopra vna ruota in
cambio del globo celeftc,cK conlafiniftra mano tiene vn cor nucopia . Fortuna
infelice • DOnntfopravnanauefcnza timone, et con l'albero, &c la uclaròol
daluento. n La nane è la uita noftra mortale, laquale ogn'huomo cerca dicondu:
feà qualche porto tranquillo di ripolb ; la vela> e l'albero fpezzato, 3
gl'altri arnefi rotti, inoltrano la priuatione della quiete, efTendolaUi la
fortuna vn fuccefib infelice, fuor dell'intendimento di colui cheof
raperclettione. Fortuna ghuevole ad t^fmoré. DOnna laquale con la mano dcftra
tiene il cornucopia, et la finii! làrà pofata fopra al capo di vn Cupido, che
le Icherzi d'intor tllavcftc. Fortuna pacificassero clemente. J^ella medaglia
ài ^fntonim Tb. VN A bella donna in piedi, che con la deftra mano Ci appoggi
fop vn timone, et con la finiftra tiene vn cornucopia con lettere. CU UH. et
altre FORTVNA OBSEQVEN. fcìX S. C. fu rappnfec ta cucfta Fortuna in Roma nel
Confolato quarto di Antonino Pio, noi •dalfc»£nc,chca gloria,& bonor
fuo,diniofttandoiì per quefta figuri la t>ì. ifr k fua profpcra, e benigna
Fortuna, ilche le lettere intornòad cùa l'efpriaiono, fignirkandofi per quelle
cflere a quello Prencipe la Fortuna obe~ iiente,& compiaceuole, et
quantunque uarii fiano nel mondo gli moui* menti di quella,effendo la Fortuna,
fecondo i Gentili, vna Dea imitatrice d^RegnirCk fubita yolgitrice delle cofe
mondane, nondimeno perdinoftrare la felicità dell'Imperio di quello Principe
gli fegnomo nel riuer >ò della fopradetta medaglia, vna buona, &*ferena
Fortuna pacifica* > La Dea Fortuna oltre molti altri cognomi, fu anco da i
Romani chianata Obfequens,cioè indulgente,o uero clemente, fi come nelle
antiche nfcri ttioni fi legge, et particolarmente a Como fi troua vn faflò, in
cui 5 ueffe lettere fi veggono fcritte. Fortuna obfequentiord. lomens voto
vrofalute 'Ciuium fufeepto. Vedi Sabaftiano Erizzo. Fortuna . fX Onnache con la
delira mano tiene vn cornucopia, et vn ramo d'ai»»1 U/ loro, con la finiltra
mano s'appoggia ad vn timone, lignificando, ih'clla fa trionfare chiunque vuole
>& la dimoftratione di ciò fi rappre» inta con il ramo dell'alloro .
Fortuna *Aurca. Tacila medaglia d1 ^Adriano» f 7NA bellifsima donna, che giace
in le ttoiternio eoa vn timone ai» V li piedi . Quella e quella Fortuna aurea,
che in camera de gPImperadori fi fole» • ponerc mentre viucuano,cV* che
reggeuano l'Imperio, come per le Irò Fortuna. FORZA1. "^ ONNA robufta, con
le corna di toro in tefta, a canto terrà vn'cle* 4J fante,con la probofside
dritta'; perche volendo gl'Egittii lignificare 1 rhuomo forte lo dimoitrano con
quell'animale, cerne fi legge in Ore 1 zittio nel lib.fecondo de' fuoi
Icroglifici ; le corna ancora,c lpetialméte 4toro, inoltrano quello
medefimojondc Catone preflba Cicerone nel li b> delia vecchiezza dice che
ouando egli era giouanc nonjdefiderauale flze ne ò'vn toro,ne
d'vn'Elcfantc,prcndcndo quelli due animali come,^i forti, et gagliardi de
gl'altri. For^a éttsfmore . f ' Vpidacon l'ali alle fpalle, con l'arco, ÓVIe
faette in mano, et con Sa V / faretra al fianco,la mano fini fira alzata uerfo
il Cielo, donde fccndo »' alcune fiamme di ^fuoco,infieme con molte làette
ipezzatc,chegli >iuauo intorno da tutte le bande,moftrandofi cofi,chc Amore
può tan* jjBjw rompe la forza di Gioue,'& incende tutto il inondo* coli e
dipinte "mAJciato in vno Emblema, cofi dicendo. fflìgerum
fulmenfregit,Deus tsfliger, igne bum demonftrat vti efiyfortior ignis tsfmor. ^
mr SIGNIFICARE QUESTO MEDESIMO, rilteiFo auttore deferì ue^Unore £fl?B $wp
tirato da Leoni,comc £ vedeme-iriftefib luogo. For^a d'amore sì neiracqua,come
interra* knciuUo ignudo, con l'ali a gl'omeri, vt ridet placidumq; tueturì
2(ecfaculas,nec qua cornua fleffat babct > *4Ucmfei manuum flores
gerit,altera pifccn* SciUcetrt terra iura> det>atque mari X^uiusJLmor
blandi* iccirco arride: ocellist 'Njm arcus, aut ntmc ignea telagerit . f^ec
temere manibtff Florem> delphinaq; trattai ilio etenim terris, hoc valet
ipfe mari . T>ER efprimeregl-anticn. quello «^^^f-J^SS P all'emblcma,chc a
quello che fi appa i tiene a net iv »"«;*£ ianoTiiap#ed,Hiena,coB un'altra
di Pantera app.effn ^ perleJpe J£d£ fi «de nellacontrancti di queft. due
animali A. per MM» t$j ìenciofì Vapprefentare vna fòrza.dall'altra fupcrata, fi
potrà fare, con.* porre dinanzi a gl'occht la memoria di quefti effetri,in quei
miglior mado, che al pittare parerà, che pofia dilettare i e dar bene . For-^a
. DOnna armata di corazza, 6V elmo in capo, con la deftra mano teaghi vna fpada
ignuda > et con la iìniitra vna facella acccf a, et à caiir to vi ru vn
leone che dia irratto fiero, et che vccida vn'agnella. FRAGILITÀ DONNA che in
ciaicuna mano tenga della cicuta, la quale e da Vi»»; gii io nella Buccolica
dimandata fragile dicendo . Hac te nos fragili donabimus ante cicuta . Alla
quale poi fi aùomiglian© tutte le core che meno hanno nome di fragilità •
Fragilità . Onnaveftita dVn fottilifilmo velo,ne!la deftra mano tiene vn ramo
di tiglio, et con la liniera vn gran vàfo di vetro fofpefoad vn filo.il do le
conuicne perche agevolmente fi fquarcia . Il tiglio da Virgilio nel ibro
fecondo della Georgica è detto fragile, et il vafo di vetro foipefo dal lo non
ha bifogno d'altra dichiaratione, per edere il vetro agcuolmente elio, et
facile i ipezzarfr, fragile medefimamente è il fedo feminilc, et il cuedare
ancora la corrifpondenza di quello . Fragilità Humana . DOnna con faccia
macilente1, &c afflitta, uedita poueramcnte,tcnga . con ambe le mani molti
di quei bamboli d'acqua agghiacciata, che tendono il verno da' tetti delle cafe,
li quali bamboli dice il Pierio Vale* I |iano, che erano da gl'antichi Egitti;
polii per la fragilità dcll'humana via: non farebbe anco difconueniente
fare,che qucita figura modrafie, per igrauezza degl'anni d'andare moltochina
appoggiàdofi ad vna ficuole anna,per edere anch'efia vero fimbolo della
fragjlià,comc la vecchiezza, ila quale quando vii h uomo arri uà facilménte
fente ogni minima lcfione» i: facilmente ne rimane oppredò. Notarono alcuni
àncora la fragilità umana, con quelle bolle che fa l'acqua, che paiono in vn
fubito qualcfhc nfa. ma tofto fparifeono,& non fenza ragione. FRAVD E. ANTE
dipinge nel fuo inferno la fraude con la faccia di huom© giudo, et con tutto il
redo del corpo di ferpente, didinto con diuer* macchic,e colcri,c la fua coda
ritirata in punta di feorpione, ricoperta ll'ondedi Oocito, ouero in acqua
torbida>e nera,così dipinta la dimanGcrione,e per la faccia dh uomo giudo fi
comprende ledrinfeco degli omini fraudoléti,efiendo di volto,& di parole
benigne,ncH'hàJtito moli, nel paifo graui,ne'coflumi,& in ogn'altra cofa
piaceuoli; nell'opere nafeofte fottoil finto zelo di religione,& di
charità, fono armati d'a« ìia,& tinti di macchie di fcelleraggine,talmente,
che ogni loro operaie alla fine fi fcuopre piena di mortifero veleno,& fi
dice efier Gericnc, khc regnando cóftui predò à Tlfolc Baleàri,con benigno v
clto,có paro!^ ts ole carezzcuoll, e con ogni familiarità, era vfoà riccucrc i
riandatiti, e] amici,poi fottò color di quella cortefia, quàdo dormivano gì'
vccideua,c farà yeftita di giallolino lìn'u mezagabj hauerài piedi
fimiliaH'aquìla,elacoda di fcorpionc,uedèdofialpar dd gambe > nella deftra
mano terrà duecuori>& una mafeheracon la finirli Fraude è vitioche vuole
inferire mancamelo del debito officio del t ilc,& abbódanza d'inuentioni
nel male, fingendo fempre il bcne,& s'cl3 guifcecolpenfiero,con le parole,
et con l'opre fotto diuerfi ìnganneucl colori di bontà,& ciò fi dimonra con
le due faccie . Ilgiallolino lignifica tradimento, inganno, et mutatione
fraudolenti i due . D . *j$ I due cuori fignificano le due apparenze, del
volere, et non voleremo» ;ofa medefima . La mafehera dinota, chela Fraude fa
apparire le cole altrimenti a«s# nuci che fono per compire ifuoidefiderij. La
coda di feorpione, &C i fàedi dell'Aquila, lignificano il veleno altofo,che
fomenta continouamentc, come vccello di preda,per rapire ak trui, ola roba,ò
l'honore. Fraude. DOnna che tenga in mano vna canna con l#amo,col quale
habbiju. prefovnpeicc,&altripefcifi vedano in vn vafo già morti, perciò*
Ehe Fraude, ò inganno altro non è, che fingere di fare vnacofa buona»., et
fuori dell'opinione altrui farne vnacatttua,comefiilpcfcatorc7cht porgendo
mangiare a' pefei, gli prende, et ammazza * Fraude y de l'^iriojlo. Hauea vn
piacettol vifo babito bonetto Era bruttale defo rme in tutto il relios
Vn'humilvdgcr d'occbhvrìàdargrauc, Ma nafeodea qnefie fatterge frane Vn Parlar
si benigno, e si modero Con lungo babìtOye la rgo,efotto quella Che parea
Gabriel,cbe diceffe *Aue * esrttojficato hauea fempre il coltello. \ FVGA. Onna
con habito fpedito, Scapigliata, con Tali alle fpalle, ^ con va fanciullo in
braccio,& che ftia in atto di fuggire. FVGA. pYOnna veftita leggiermente,
alata, in atto di fuggire; con le treccie-* Y* fparfe,& che volti la
fchiena . Dipingefi alata, perche la Fuga non è Fuga fé non con prontezza. Li
capelli fparii dinotano la poca cura,che fi tiene di fé fieno in cafo di
ibitaFuga. Si vede d'habito lcggiero,pcrche non deue hauere cofa alcuna, che
gli | iia impedimento . \ Si fa con la fchiena riuolta, perche in latina
locutionc, voltar fchiena i>n vuol di r altro che fuggire ., FVGA POPOLARE.
-T\Onna che umilmente fugga, ma tenga con ambe le mani vnofeia» «V mo d'api,
fotto il quale vi fia vn granaiffimo fumo . Quello l.h-abbiamo per tal lignificato
da gl'Egitti;, et fi vede per cfpenza, che Tapi da nelìun'altra cofa > più
che dal fumo s'allontanano, et fufamente fi mettono in fuga, come alle volte fi
vede vn popolo folla» i per ìeggieriflìma > et piccioliflìma cagione-».
FVRIE. ANTE nell'Inferno dipinge le Furie, donne dibruttifiimo alletto, con
velli di color negro, macchiate di fahgue, cinte conferà n capelli ferpentini,
con vn ramo di ciprèflb in vna mano, nell'aìcon vna tromba, dalla quale efee
fiamma,& fumo nero, et fon finte-i |K antichi Poe ti > donne detonate i
tormentare nell'inferno l'anime* nalfattori.FVi$6 ICONOLOGIA FVRIL Statiocofi
le dipinge. (adendo giù fan ombra attempa >ijk J minor Jerpi del viperea
crine r E gl'occhi fon fotto la trifta fronte Cacciati in due gran cane, onde
vna luce Spauenteuole vien,fimile à quella the tal'hor vinta da cantati verfi
Quafi piena difdegno, e di vergogna %JMoì\ra la vaga luna, di veleno la pelle
èfparfa,& vncolordifoc* Tinge lafcura faccia, dalla quale L'arida fete9 la
vorace fame, I tritìi maliyC la fpietata morte Sopra i mortali cade, e dalle
fpalle Scende vrihorrido panno > che nel p ette Si fi ringcy alla e rudel
furia rinoua SpeJfoiater%* delle tre foreìle, Che la vita mortai con cui li fi
ami iftQfurano > èTroferpinà con lei, Et ella, ambe le manfeotendo in queftd
La iface porta con funeree fiamme, In quella ha vn fiero ferpe,onde percoH
L'jaria^ttriftàdo ouunque vtlge il piede» FVRORE, i • HVOMO che moftri rabbia
nel vifo, *fic *glf occhi tenga Icgt vnafafcia, Aia in gagliardo mouimcnto>cV~
in atto di volcn gittare di lontano vn gran falcio di varie forte di armi in
nafta, le qua habbia fra le braccia riftrette,& ria ueftito d'habito corto.
La fafeia legata a gl'occhi inoltra, che priuo refta l'intcl letto quando1
furore prende il dominio nell'anima, non efTendo altro il furore, chee cita di
mente del tutto priuadel lume intellettuale, che porta l'huomo fare ogni cofa
fuor di ragione . L'armi cheticn fra le braccia fon inditio, chc'l Furore da
(èfleflòpoi inftrumcnti da vendicarli, et da fomentar le medelìmo . E uellitodi
corto,pcrche non guarda ne decenza, ne decora Furore. HVomo d'afpetto
horribile,iJqualc fedendo fopra varti arnefì di gu per fubits (impeto dell'ira,
piglia uuura, e ièmbiauz* ilaccicuoie, nel braccio liniero hauerà uno feudo, in
nicao dei quale ai Ha in icone, cosi ìodricriuei'Àlciatà. . Furore
fi-perbo,& indomito, LJ Vomo armato di c®razza,c elmo, con uoJtofìero, e
fan£UinoTb,coa ~X la fpada nella delira mano, e nella finiftra uno feudo, nel
qual m Zia i^rnto, ofcolpito un leone, che per ira, et rabbia, uccida, ft;ua
retando li |ropri]£gUuoh>e per cimiero tlell^elijuo uiik
tiiiferpenteuiuace,&auol. nj;(> in molti gin. 5 SI II leone nel modo fop
rad etto fecondo gPEgittij, è il ucro, et il proprio Jàierogliiìcodcl Furore
indom!to>il ferpenteche uibra le tre lingue dalle Icre lettere è tenuto per
implacabile nel furore, 'a ragioneeche il ferpen-,,rj|fubit© che fi fente m
quale heinedot ficib fa è m tanta rabbia,& furo>i che non refta mai fin
tanto,, che nrn habbiau^mitsto tutto'! uele'nn m egiuditiodi quello,
chel'haplfek^e molte tioite nferilconoefferfiued» morire di rabbia folo per non
poter uandioarn* nel iuo furore * FVROR POETICO )fa Iouane4riuace,,&
rubicondo con l'ali allatefta? coronato «fi lauro » m;MI et cinto. d'edera» ftando
in atto ài fcriueie; ma con la faccia riùol* *r IT L'ali %s% «
I''ali/ignificano, la preftezza, et Ja velocità deJ l'i ntellctto. Poeta che
non s'immerge: ma fi fublima, portando feco nobilmente la fai «e gVh uomini,
che poi fi mantiene uerde, ebelJapermolti fecohV ia fronde del lauro, et
dell'edera fi mantengono . .. ;,$i fa uiuace,& rubicondo, perche è il furor
poetico una foprabboi di uiuacità di fpijiti, che amechifee l'anima de numeri,
6^_ de' coi merauigliofi, i quali parendo imponìbile che iì poflìno hauerc folo
dono della natura, fono /limati dóni particolari,èV" /ingoiar gratia
Cielo, et Platone difle, che fi muoue la niente de'Poeti per diuin furo, col
quale formano molte uolte nell'idea imagini di cote iòpra naturali j quali
notate da loro in carte, et rilette di poi a pena fono in tele, e co : laute .
s* ciute wperò fi ^mandano i Poeti prefica' Gentili, per antico coftumo ;
Santi, eeneratione del Cielo, figliuoli di Gioue /intèrpreti delle Mufc, 'O. 11
n.„ I. r..ii.>«.^ n>nAr amico della notte, fa•reuole compagna delle
fuedishonorate anioni . E veftito dr pelle di lupo, perche il lupo viuc folo
dell'altrui robba, 6C v Irapine, come ilJadro, che per leggerezza di ceruello
credè con quefto •» defimo penfiero di fouuenirea'luoibifogni. Il grimaldello,
et il coltello non hanno bifogno di molta efplicatione. Le braccia, et gambe
ignude, dimoftrano la destrezza, et l'ali appiedi la oociti, che con grande
induftria fi procura dal ladro» per timore de'me• v ti fupphcij ♦ ir t fon«4
90KZA ALLA GIVSTITIA SOTTOPOSTA* RACCONTA Picrio Valcriano nel primo
libcojiauer veduto ti Medaglia antica al fuo tempo ritrouara, nella anale v'era
impreft ' na donna veft ita regalmente,con vna corona rn capo,à federe fopra'l
do fo d'vn Leone, et che ftaua inatto di metter mano ad vnt fpada; la qua dal
detto Pierio fu per la Giuftitia interpretata,&il Leone per la Eoif! § come
chiaramente fi vede efferc il fuo vero Gicroglifico. FECONDITÀ. * DONNA
incoronata di Senapa» tenga con le mani verfo il « l' Acantho, da alcuni riputato
il Cardello, con li figliuolinidentn aido, alli piedi da vn canto vna Gallina
con i fuoi pulcini appena nati di £:r vuoua,da l'altro cito vna lepre co i fuoi
parti nudati ftiora di frefee a fecondità i la maggior feliciti, che pofia
hauere vna donna maritat poiché per mezo di quella produce i frutti, da lei nel
Matrimonio coi dcfidcnoafpctuu Utufo che per antico influito di natura
éneceffarit : x Tra il rari efièmpij felicità humana, raccolta Plinio hb.7.
c;.p. ^.diCecilio ÌVìetelJoMalionico3che hebbe qua#ix> lig-lmoli, v*ìo
^recorejCVVtreCGniuhjdui baiali a (U\ììQ Qcùioj0j0^ iac* i^ede^w «iUcap.
1,3.na; ra,c ire a ia uìorV $ teiua f %6% ??lua lafciò fci figliuoli,vndici
nipoti, &^ che. tra Generile Nuore,• tu quelli che lo ialutauano I nomedi padre
arnuauano 227. 'Mette anco d' vier trouato negli atti de* tempi dAugurto nel
fuo duodecimo coniò to,chc Caio CnipinoHilare da Fiefole, con fette figliuoli
mafclii, e di femmine,con »7.Nipoti mafehi, nouc femmine, et 29.pronepoti,con
dinata pompa facrificò in Campidoglio. Per ultima feliciti >&^ magg
gloria uien chiamata Anicia Faltonia, Madre di Confoli in quella icrittione
rtampaw malamente da lo Smetto, con duedirtichi di piì quali fono fopra
vn'altra infcrittione pur di Anicia Faltonia Proba r eh 1 uede nel Palazzo del
Cardinale Cefis. *AnitUjFaltonì&,Vrob&y sAmnios Timios, jinicìùscfr
decoranti „ {^onf^lisvxariyConfuIisfilia^Confulum Matti. ^ìnicius Trobinus.
V.C. Confai OYdiruritisy& ssJnicius Trobus VJC. Qu/ìfior Candidatiti*
VilviydeuinSti maternis meriti*, dedicarmt. Valerio Masfimo .iti lib. 4. cap.
4. fententiofamente dice, che grande mo ornamento fono a le Matrone i
figliuoli; é\f narra di Cornelia Ma n de Gracchicene 1 x.figli fece fecòdo
Phnio,apprefio la quale efiendò ai ij giata vna Matrona di Càpagna,che le fece
popola moftra deTuot belli* a ornamcnti,ehe portaua,ella in ragionando la
trattenne tanto che.torcS vo dafquola i figliuoli, quali ueduti difiè,&
quefti fono li miei ornarne ty Feconda il può dircancoquell'altra Corneliade
ìzgtntc de Scipioni, i ma più figliuoli, et fufle r_ referito in pij fc «e i
fafei Confulari al Confule,chehaueua minor numero ài figliuoli 0 corche fufle
jftato più vecchio :& ciò conila ne la legge Giulia, citati Aulo Gelilo
lib. 2. cap. 1 fSi fa coronata di Senape, perche il minutifsB femedi querta
nerba, lenza molta indurirla, o diligenza del coltiualj fra tutte Therhe
diuiene tale,& di tanta grandezza, che è atta a forte»] gli augelli, che ui
fi pofano fopra . De la fecondità de l'Alan te ne ri] na Plinio lib. 1a.cap.63.oue
dice,che ogni animale, quanto più è grati di corpo, tanto meno è fecondo, vn
figlio alla volta partorifeono gli j fanti, li Cammelli, 6V le
Caualle,l'Achante minimo A ugeletto nepJ rifee dodici.La gallina porta alli
piedid'a vn canto co l'vuoua,chenaft «lue pulcini per vuouo dimoftra la
fecondità di quefto dòmertico vco tali racconta Pierio hauerne ueduti
inPadouu,& fi legge ne glifi cTAlberto,che in vn certo luogo della
Macedonia couado vna galliti; vuoua, nel rìafcere fumo trouati 44. pulci ni.Adòpcrauan'ancora
gl'ai ; ira querto proposito la pecora con dui agnelli tnfieme legati, perche
1« tiene Matrone quando haucuonò partorito due figliuoli adVn parto
kuaxxuLcnficai'e vna pecora con due agnelli a Giunone pi-cadente a'opi il
i& ^opulenza, 6^ de regni, &f aiutatrice delle donne ne' parti, le
quali Ìon iolo due alla uoltaipeno partoriicono in pì& luoghi, come in
Egitto; ìa per quanto narra Arif.l1b-7.cap 4-de gl'annusi in alcuni
luaghi-3.& 4. la uolta,&più e più uolt-e cinque; Vna d on n a par tic
ularmen te ne parari 2o.in quattro.parti>anquc a la volta>& la
maggior parte" di quelli potè nutrire,^ alleuare. Aulo Gelilo lib. io.
cap.2.narra,che al tempo d' Au1 j urto Imperatore vna ierua di detto Augnfto
nei campo Laureate parto'•ì cinque putti, che pochi giorni caropòrno*& la
madre anco non molto 1 ìopo mori, a la quale per ordine d'Augnfto, fu fatto ne
la via Laurentia il fepolcro, nel quale fu ferino il parto di detta donna
Giulio Capiolino anco rifenice, che nell'Imperio d'Antonino Pio, cinque putti
in n parto nacquero, et iehene Annotile tiene che quello numero fia fine ella
moltitudine in vn parto, órche non fi truouienerfene infieme par» li j| [o
intagliata nella lèpolrura invn monaftenodi Monache di San BerrtlopxflbLhaia^in
Hó!anda:ciò auuenne, perche efiendo capitata, nanxi alla Cote/Fa vna pouera
donna con due fìgJuiòji nati ad vn parto, domandare' la iknofìna, elfa in luogo
di aiutarla, l'incarico, dicendo, \ he non fi poteuanofardue figli ad vn
tratto, fc non haueifero parimen: due padri, diche rifentendofi forte quella
poueretta,pregò Iddio, che tr manifestar la lua pudicitia, permette/le che la
Contena gii grauida, jrtorilìè tanti figliuoli, quanti giorni ha l'anno .
Martino Cromerò ve» iftico autore: nella ma Cronica ferine > come l'anno
1269, vn'altra Mar|icrita, moglie delCon te Virboslao partorì $6. figliuoli in
Cracouia* :' le la lepre fiJeggechc è tanto fecondacene mentredàU latte partorì
fee, ^ìpon fra lVno,e l'altro parto pochissimo interuallo,&4'ratconta Vale»
)cl» Malsimo d'vil Ilòla, doue furono forzati a partirfi gli habitatori, per
"•^ran copia, che vi era multiplicata di quelli animali. Però non fono
cati alcuni, che hanno detto, che i mafehi concepirono,
partonfeo*,&nutriicono i parti; pròpri 1, come fanno le femmine ftefle.
FEROC1TA, DONNA giouàne armata, con fembiante altero", e che Ipifa-ira
> t# minacele, tenghi la (fimfìra mano fopra il capo d Vna ferocifsim* re,
quafi che Itia in atto perauuentar fi altrui, econ ìadeftra vn
battoiLTdi'quercia,ilquale per cflef conoiciuto habbia de le fog^ie,e de le
ghianda che io tentai in atto minaceieuole, et accenni per colpire, dipinge
giouane, perciocue ne la maggior parte de i giouani regna aldezza del (àngue :
la quale genera in loro l'ardire, la prontezza, la a d'au uanraf giare tutti 1
onde lenza timore alcuno intraprendono 1 fi uoglia coia,qua«tunque ardua, e
difficile lìa : e per metterla in e(done impiegano ogni lua ìòrza uiua3 e ip in
telarne n te, la quale pròV 4 pnetà* Jmpiger, iracunlusy inex orabilis > ace
r$ lura neget fibi nata > nikil non arroget armi? » Lo fece da fanciullo
allenare da Chirone Centauro, ne monti di Ti gita, che combattcua ogni giorno
con Onì»Lconi, Cigniali > animai it n \6s, e feroci : non per altro, fé non
per farci credibile, che riguardando al . ìaeftro, et Aiofuo,al luogo, doue fu
allenato, a gl'efferati;, a' quali ttefe, non poteua non eflere dotato di gran
ferocità militare . Le cui peate,fcguendo Virgilio, fa al lattare,e nutrire la
fua guerriera di latte di ca. alla indomita, la fua Clorinda il Taflò da vna
Tigre . L'Ariofto ilfuo Luggier» di midolle d'orti*, e di Leoni, ne quali tutti
animali appare, e* jicca la ferocità. Conuiene ancora dargli l'arme,' perche
non iòlaìente e proprio del feroce l'offendere, ma pur lì moftra al pari quefta
palone in difenderiì>efiendo la ferocità il fouerchio de l'audacia, che
Tvno> l'altro abbraccia, Piene la delira mano fopra vna ferocifsima Tigre,
percioche molti Poeti >cr la natura, e ferocità di fcjuefto animale, hanno
prefo occaùonc di mo et nel gefto_ vna gran coftanza» ^ generalità .
Linterpretatiónc di q uefta figura è data da vn certo Dotare Parifienfe
chiamato per nome Holcot, Allegato da Frate Arcangelo ^1 Vercelli Sermonum
Quadragefìmalium Sermone 25. ! Si dipinge con faccia ofeura, perche de
gl'articoli della Fede, che noi fediamo, non riabbiamo qui euidenza alcuna,
perche come dice San_i Itolo Videmui hic per fpeculumy &in £nigmate } La
ondcdiiTc Chriflo a San -i^uimafo in S.Giouannialcap.20.
7}eati/fMnQm>iderunr,& crediderunt^ tjpuò anco dire, che vadi velata, et
coperta, perche Thabito de la Fedo etto . con gì j occhi "fcintillànti, et
oltre la commune potenza de gH lomini acuti,. et perspicaci, di color viuace,
et di ìneflauito vigore, andrene fufie tanto attempata, che in modo veruno fi
farebbe creduta de ti noftra • Era di ftatura ambigua, impercioehe hors ne la
communej fura de gli huomini fi conteneua, talhora poi parca toecafie il Cielo
la fommità del capo,che fe'piualtolo hauefie alzato nell'ifteiìò eiejancora
penetraua, ÒV* fiancava la vifta de gPh uomini y che la riiguar* jjano . Hauea
le uefte di fòttiliisimo filo lavorate con raro artificio, àiIteria
indiffolubile,tefiute( per quanto ella difle) d'ifua mano, lequalì
euano>come le immagini affumicate, otFui'ca te d'vna certa caligine di Bezzata
antichità» Ne l'efiremità della ueila ui il leggeua vn Pi » G e~ w L ne la
fommità vn Thita, tu i'vna >,& l'altra lettera a guiia Ai, icak m ì fi
fcorgcuano fcolpiti alcuni gradili, per quali da l' vi ti ma lettera Ci a deua
a la prima» la medefiraa uè fta certi h uomini uiolenti ftracciaroi e tolfeto
uia le particelle che ciafcuno potè. Con la man delira tcnei alcuni libri >
con la finiftra lo fcettro. Edi uenerando uolto » meritamente, perche la
Filofofiaèdcgnad' nore, fitriuerenza grande > per efler ella Madre di tutte
le arte libc Maeftra de' coftumi,o^d' ogni difciplina, legge de. la
uita,&difpe trice de la tranquillità, Dono particular di Dio. Tbilofopbi4
bonar artium nibil eH aliud nifi ( Vt Vlato ait ) donum, et inuentum 'Deorunt .
Di Marco Tullio nel primo de la fua Filofofia,dctto riportato da Santo A
ftinode Ciuitate Dei lib. t.%. cap. 22. coli conci uiò ragionandomi* d
vtfatentur> nuìlum diuinum maius efi donum > fi 1 nullo Deo dari
credendum eH, nifi ab ilio > quo y& ipfi qui multo s Deos colu, nuìlum
dicunt efìe inaio rem ; Volendo inferire, che la Fi lofofia fia dono 1 1
uero,& vno Dio, per tante eccellenti fue condì non i, Viene ad effcre:
nerabile, ÓVperò Seneca moral Filolbfo ne l'Epiftola i^.difle.''Nunqu 1 in
tantum conualefcet nequitia^nunquam fic contra virtutes coniurabitur, vt i'i
Tbilofopbie nome» yenerabile^&facrum maneat . Mai la fceleratezza, e'1 1
tiopiglierà tanto vigore, mai fi congmngcra in tal modo contro le il tu, che il
nome de la Filologia non rimanga fàcro,e uenerabile .
Hagliocchifcintillanti,&la virtù utfiua più acuta de la potenza de|
huomini;perche mediante la cognitione di là. con l'occhio de Tinteli j to gli
huomini ucdono, et conoscono molte cofe occulte de la-natii tanto della terra,
quanto del Cielo; fi come efprime Tullio nel fudel luogo, dicendocene la
Filofotìaprimiersmente, c'inftruifcenel culo! Dio, e poi ne la modeftia, et
grandezza de l'animo, et la mede lima cti (caccia da l'animo, come da gl'occhi
la caligine, acciò potiamo uedci tutte le cofe fuperiori»infenori,prime,ultime,&
mezzane, E-dicoloruiiiace^ncorche attempata fia,ÓV" fuperi l'età
noftra,sì;l che la làpicnza fu da la fomma, et Eterna Sapienza di Dio concedui
l'huomo fubito creato,cioè al primo noflro Padre,& clla-da primi fqjp *
flap Tempre maeftra di 'tutte le creature : et èfempre viuace, et vig £t fta di
continuo io piedi fcacciando co'l fuo fplendore le tenebre d onoranza da la
mente deiriortali : si perche la fapienza è ftabile,& in ruttibile, laquale
ad.ogni j?eHòna, ancorché colmad'annijdona uig £^ for^ezzacontra
ogniauuerjò,.c,torbo lente caiò,& vguahtà di m
tdognijmoto,&porturl)ationcd'anÌ4no,s!comene difeorre Santo '
RmoDeCiuir.DeUib.p.cafò.&'t Non faremo m quefto luogo d.ifciìC
odiftin.uonedala iàpienza a la Filofofia^ofla da Seneca Epifr.$9 la fapienza
fiavn perfetto bene de la mente hiimana : ma in -Filoibdfl amore, dt:fideno>
cV" ftudio.di conicguirc qnciia fapienza: ciò. è uenj «quanto a la lìgn
ili catione dei nome, pecche ia Filoiofìa alt-o non fi|f ca,chc Amor-di
iap;enza*e di thiù, &jF Uolbfoyuol dire Anùco^l tei . tSf t, et ftadiofo di
virtù» et fapienza > ma fé fi confiderà tutto il corpo de la 'ilofofia
fecondo l'ìntentionedi fiottio, dircmo,che fia il medcfimOicB* ri ftefia virtù,
et fapienza, et però egli la chiama nella profa terza del pri? no libro ^Omnium
magiara rirttttum. Nel fecondo proià 4 Virtutum omnia (ittrix. Nel quarto profa
prima» Verip&utilumms . Maeftra,& nutrice** l'ogni virtù, apportatrice
del vero lume : cpitheti, che fi conuengono a a fapienza, fi come è veramente
tutto il corpo de la Filofofia,che contieic in fé tre partii l'atti ua,che
compone l'animo ne'buoni coftumi; la coaemplatiua>che inueftiga i fccreti de
la naturala rationa!e,in cui confi/le mgioae>con la quale difputando fi
difecrne il vero dal falfo, Oc quella icerca la ftru ttura,& proprietà de
le parole, et de gli argumenti,parti tu* c tre di perfetta fapienza, che fi
confanno con 1* altra definitione de la-» «pienza, che adduce nel medefimo
luogo Seneca a differenza della filobfia . Safkntiaeft nefie diurna y&
bumana, et horum caufcs. la quale defi Dione a mio parere contiene le tre pa
rti della Filofofia . la fapiéza è conol'ere le cofe diuine . Ecco la
contcplatiua, la quale non folo per tìfica in* sftiga le cofe naturali, dette
dal Pererio nel 1. della Finca cap. 1 1. effetti «iella Diurna mente ; ma anco
per Metafisica riputata da Ariftotile diui; iffima, contempla le intelligenze
foftanze attratte, et la natura ftefTa ld\o . Conofce le humane . Ecco la
morale attuta . Conofce le caufe d'am* \ :due. Ecco la rationale, mediante la
quale fi viene in cognitione de le agioni dele cofe diuine, et humane. Z.a
Filofofia dunque contenendo i; fc la definitione de la fapienza, viene ad
efiere vna ideila co fa, che la-» ienza, maffìmamente in vigore della Metafisica
da lei contenuta, la.^ ale per autorità d' Ariftotele merita il proprio nome di
fapienza. la on • Marco Tullio nel quinto de le Tufculane,f azionando de
l'antichità de Pilofofia,dice ch'ella e antichiffima*macne il nome è
fccfco.UntìqMffl. m cum ridevnus,nomen (amen effe confitemur recent. Et la
reputa l'i riefia, : la fapienza. Impercioche,diceegIi,chi può negarcene la
fapienza né antica di ratei, et di nome ? Cioè la Filofofia, la quale per la
cognitiole le diuine, 5c humane cofe, de li principi/A de le caufe, appreùo gli
chi otteneua quello bel li ("fimo nome di fapienza, &L li fette fauij
de recia furono chiamati Filofofi, cioè fapienti ; oc molti fecoli auanti rgo,
Homero, Vlifie, et Neftorre furono tenuti per fapienti . Simtlte Atlante,
Prometheo, Cereo, per la cognitione che hauenano del* fé celtftr, furono
chiamati fapienti. E tutti quelli che poneuano il lo> :di« nella
contemplatione de le cofe, furono fempre chiamati fapié* 1 fino al tempo di
Pnhagora,al quale parendo ti tolotroppo fuperbo, cr chiamato iàpientc,fì fece
chiamar Filofofo,cioè amico de la fapié* la fapienza fu chiamata Filofofia,
cioè Amor di fapienza, tal che la »fia è quella iftefla,che pie anticamente
chiamauafi fapienza. Onde io Diogene lacrtio nella vita di Platone kggcu\P«£r#
yerèfapk^ *?* ' ttam, et Tirilo fopbidm vocatappetitioné quandam, ac de
fiderium diurna fapìtntì La datura ambigua hor piccola* hor grande; fìgnifica,
ch'ella hor s'oi cupa ne la cognitione de le co fé inferiori de la terra,
&_ hora ne le fup riori del Cielo, cV alle volte formonta tant'alto ad
inucftigare le matcr (Mimi, che l'intelligenza human a non le può capire ; et
però dice Bo la vifta de'rifguardanti non era hab ile >& {ufficiente a
ri fg uà darla > &fcorgerla ; attefoche li miftcri; Diuini fono occulti,
et l'elle za diurna ìftefla, che nel Cielo rifiede, non può effe re da l'h
umano dùce fo comprefa . Deus bumana ratione comprebendi non potè il > difle
San Gr gorio Nazianzcnone l'orationedclianto Battesimo . Che merauigli; Se a Si
monide Gentile Poeta Greco, addimandato da Gierone Tirann che cola fufle Iddio,
dopo hauer prefo vn giorno, et due di tempo a pe farci) et richiedendodi più
doppio termine, rifpofeall'vlfimo ? Qua» più confiderò l'eiTenza di Dio, tanto
più mi pare ofeura cofa : Quanto d tius confiderò Deum > tanto mibi res
videtur obfiurwr . Riferifce Cicerone i primo de natura Deorum ., La velia di
fottiliffimo filo, lignifica la fottigliezza de gli argomei nel difputare la
materia indifiblubile, per lemateri e filofofichc, che fo ) per fé ltefle
leali, &C falde, mattimene l'atti uà, circa li buoni coftun» TerTute di
marnano; percheThabito dela fapienza è indiflòlufciJe, lì mutabile, et faldo di
fua eiTcnza, et propria qualità, non per artificio h » mano.'Eofcuro in quanto
a T inueftigationc de le cofe occulte dela ;| tura, et ciò pare comprefo da
Tullio nel primo de Oratore . Tbilofopul tres parte* eli diHributayin natura
objcuritatem> in dijjerendt fubtUitatenty in I tam>atquemores, Etfc
guardiamo al coftume Filofofico>diremo,che V * bito fiaoflfufcato da vna
caligine di negletta antichità,pcrche li fiiofofl ne vanno per l'ordinario
negletti, et difp rezzati, a la filoibiìca, con p; \ ni antichi, vili,&
imbrattati, Pouera,& nuda vai Filofofia. non tanto i neceffiti,quanto per
volontà, come Socrate,"^ Apollonio, che andau.l veftiti di facco
brutto,fcalzi,& col capo fepperto, et Diogene inuoltc vna fofea fchiau
inailo rdo>& fozzo*détro vna botterma ciò fé ben è ve > ria detto piò
tolto per ifcherzojdiciamo vna più vera ragione. Sono le • (te de la Filofofia
coperte da vna antica caligine, perche li Filofofi fio tempi antichi hanno
hauuto coftume di adombrarla con fofifticherie ol • re . Gli Egitti)
occultarono la Filofofia lotto ofeuri velami di fauolc I Gieroglifici fecreti .
Pithagora la velli con vn drappello d'ofeuh limili Pithagorici . Empedocle con
enigmi. Protagora con intricati commeij Platone con fenfi miftici . Gorgia con
bizzarri, fallaci, et contrarli aia n*enti,che tutte lecofe fono,& non fono
. Zenone l'ifteffo cópoffibiil imponìbili efperienze . Ariftoti te ton termini
ofcuri,& difficile teftuii parole ; onde egli fteflò chiama uà Acroamatica
la vdicnza che l'alcol i . tjrmattina,ne la quale trattati a de. la più
remota,[& fottìi fitófofia attinente ì contemola-tionede le cole
naturali>&difpute dialettiche: et mandò in. ce alcuniJibri detti da lui
AcrpamaticiYche contengono la recondita di-* plina de la fu a fetta
Peripatetica, li quali hauendo veduti Aleilandro Maio fuo Sc9lare mentre era ne
l'Afia centra Dark>,fì lamentò feco per let-j . iecke haueffcdiuolgaticofi
belli iecreti di natura, a cui Ariiìotile con(eràdo l'ofcurezza,neJa quale
lihaueua inuoIti,& dati fuora rifpofe. li ho p in luce tanto, quanto non li
hauelfi dati . il tenore di dette lettere, re^ |lrate da Aulo Gdlio nel
vigefimo libro 3} capitolo.quarto!*non voglio* ncare direpeterlo in quefìo
luggo per maggior certezza a gufto de: ìudioii, '
^lexdtfderoérìftiìtelifalHtem* Haud rette feciJìì quod \ aufcult$tf>rm
libro* edideris . in qua enimre a ceterfe \ item preftabimus > fi
difciplmqgn. quibus eruditi fumus omnium omnino fint wmunesì Equidem malimin
rerum vfu opimarum quam in facultatibus *w» \e . Vale.
*sfrifloteles%egiMexandro Saluterai 5«t »h, kripfifliadme de libris
aufcultatorijs inter arcana illos contiti putans oporteve, li tu eos et effe
editosy et minime editos fcit»\, cognobiles enim ijs tantum erunt^
tnesaudìerint. Vale, IQue/ri libri detti AufcultatoriJ, ne quali per quanto
riferifee Aulo Gel tfi conteneuano fottili, &c ardue fpeailatiani di natura
fono £li ette* fari libri de la tìfica intitolati da Annotile De fhifico
ajiditu, cioè de Tv||, o ascoltare cofe fifiche di natura occulte non per
altro* fe non perché te Arii!otile,per la loro ofeurità che non fi poffino jin
tendere, et capifi j non fi odino efplicare da la bocca del Maeftro >
Apparifce di qui che a ppoftali Filofofi Antichi palliauanoJa filolofica
di&iplina con efeuri uni, volendo mostrare a le genti ch'efii
intendeuatìoymanón voleuario i intefo da altri tuno quello, che publicauano, cV~
ns*la [mente laro tedino : et alle volte diceuano cofe ofeure e ftrauaganti per
efier tenuti in £ior credi to,&: confi deratio ne,come accenna Lucianonel
Dialogo di Ilio in difprezzo di Pithagora : quafi che non baftàife, che la
filosofi* cpfe occulte di natura ruffe per le fteffa ofeura, Te anco no» le
aggiun pò maggior ofeurità con difficile teitura di parole, ediuerfitÉ di fan*
fhe opinioni. Si che Boétio figura la Filofofia con Veflefofcà^etf la r^a
difficulti de le fue materie, et per Tofcurità de terminine la quale ino inulta
gli antichi Filofofi. i _ el'etf remiti de laverìa lèggeuafi inteffuto vn Pi,
greco, dal qoale per gradifcplpitiaguifadifcala fi faliuà àlafommita, ne la
quale erav# a,, et non vn, T, coinè Jianno tradotto tutti gli efpoficori
volgari Metto il Dpmeniqhi ) molto malamente > perche vi è differenza doppia
#la qualità, de la lettera, che quefi;a è vn T, femplice, et quella è vnitA
oraipiratione, fi.pe^v il fignificato diueria'>&al tutto contrarici
quan» 1* >preno %r» iconologia 4i viu,a la «otte, perche il
rlhita,appreMoJiGr€c», come il C,ap Latini dàdofì 1 voti, o le forti
neligiudaij era nota dicódànatione,& ili luco a ppreifo i L*ati ni nota
d'affo hi tionc, il Delta, poi era nou di d i latte fie di tépo,p.r veder bene
la caufa jcome apprendo i Latini N. LVon liqm ciocche non fuPe lecito
perali'hora giudicare . Onde S. Girolamo m Sa Marco chiama iJ T. legno de la
làlute,& d la Croce, perche in quella pei de rVfteJfa vita Ciifto N.
Signore per dar fàlu te, et Vita al genere humanc écc tato Tempre prefo
perfìnibolodela vita, perfine dagli fiottìi,*! che t da molti giud -Cito al
tempo di Tcodofio Imperatole, quando p*r ordii fiio furono in AleiTandsia
buttali a terra tttti li iciv\. ìj ór gl'Ufo) i, tra| litri quello di Scapidc,
ne le cui pietre, et fallì trouaonii fcolptti part chi fi mili Caratteri.T. fi
eome anco hoggidiiì veden* la guglia deli polo piena di GieiocLfici
^maflìmameiite ne U faccia veriò ccde'nt* lacuale fi vedevna croce formata, più
maggiore àncoin quèllàVdi S «anni Laterano veri© la Scala tanta da licu>
Gieroglifìci 1 or^ùuto ' cominciò ad ordirt ii fuograue DiJo^odc i'
in,prcfe,dppanfce anco in ftatua Egittiaca di ScrapideCanopo,che ne la man
dritta tiene il lau, i. le fi vede qui in Rima nello Studio del Sigr. Antonio
Bolo : k b n eiano nel trattato del giudmo d&lc vocali lo reputa notade
Jadn, pere erano porti in croccila quale è limile a la lettera F* ma come
habHaicoglifico dela vita ; fi coineatteitano Rufino, Suida,'&
Nicer'oropiù« fiotkmenteduutulib.12, cap. 2.6. narrando la diimizzion? del
detto t per tateagt ;ie Marnale d-a quefto charateere epitheto di mo»tife:ti
Perfio ne la Satira quarta lochiamo ncg.o ter 1 òlcnrita dclan «
htpotistsm%rumyiùo^T4tfi%treT^eta^. Tu up ciò ila detto per palfi..ut,&
auutrure 1 errore dilli tetti voi « ttu i »n ìon che habbia tal lignificato
nella Filofofia di Boetio, attefo die hi quefta-» figura il.fi. greco lignifica
Prattica, OC il.©. Theorica, nellequali due palli confitte la Filofofia, cerne
fi raccoglie da Sant* A gettino, De Ciuit. Jibr. 8. «api t. 4. Studium fapientU
in afìione, 4*r contemplatone rerfatur, rnde pars eius afìiua ', altera
ccrttwplatiua dici potefl, contempl&tìua aattm ad con» fpiciendas natura
caufas, et finceriffmam ueritatem . Ne a cjuefte due patti è diuerfa la
tripartita diftintione Schedi (òpra fatta riabbiamo, non tanto perche la tci^a
detta rationalc, che inueftiga le cagioni, aggiunta-», per guanto dice
Sant'Agoftino, da Platone, fia iùperflua, come vuoiti Seneca epiftol. 28. in
quella definitione della fapien^a, che allega fecondo alcuni, Quidam ita
finkrunt, fapicntia efì neffe diurna, et human*, et horum caufas, Ettèndo la
rationale circa le cagioni parte, delle cofe diurne,& humane; quanto perche
S.Agoftino nel luogo citato afTèrma*che non è contraria. Ideo h$c tripartito
non efì contraria UH difiinb1ìoni>qua intellìgìtur (rnmefltt* iium japientU
in aclione, et contentplaticne confislert . In fòmma la Filofofia-» confitte
nella Prattica,e nella Theorica,la prattìca è l'attiua morale ; la Theorica è
la conteroplatiua, che è fublime, etiene i! primo grado in dignità, vltimo per
la fua difficulti in-confeguirla : et però da Boetio è porta fepra lafcala, et
a* pie della /cala la prattfca,come più facilmente, cominciando fi prima a
mettere il piede in quella come più batta per falire di grado in grado più ad
alto : attefòche il principato del Filófofare, come dice Arittotele nel primo
della Metafifica i:ap. 2. hebbe origine dal marauigliarfìdelle cofe minori, che
arrecauano dubbio, e dipoi pattando più oltre cominciò a dubbitarfì delle cofe
maggiori: et pet p cognitione,chc s'acquiftaua delle cofe minori, dalla
prattica loro s'apri l'in. elletto,ad,afcendere a poco, a poco alla cognitione
delle maggiori attinenti ala fpecul2tiua, più difficile, perche non apparifee a
niun fenfo corporeo, come 'attiusjch'opera attualmente, e vifibilmente,ma la
fpecolatiua fi palefà al fenfb titelletuale, contemplando, &C meditando con
l'intelletto la cagicne,& la vela delle cofe naturali, ne' quali confitte
la Theorica, cioè fpeculatiua, voct-» eriuata a 1 hecreo veibo greco,che
fignifica,infpicio,rigfuardare, onde,Thea•um,luogo fatto per vedere, et
riguardare, et quel che vede,& rifguarda ogni fa,Dio, dicefi da Greci Theos
. Eflendo il, Q., prima lettera di quefta voce» icos, cioè Dio, potremo anco
dire,che è porto a capo deiia fcala, come feopo, jrmine, et fine
d'afcendere,& arriuare a lui,& fé guardiamo bene la figura sfeta di
detta lettera fi ci rapprefenta apunto vn verfàglio con quella linea iru Jjezzo
per trauerfò, come fre^za fitta nel verfàglio, volendo inferire,crte deueip
indicare la mente noftra verfo Iddio, e tenerla fempre fitti in lui, coirti
Jmme bene, feopo, &C fine della fapien^a ; perche il fine delia fapien^a,
òC jlla Filofofia,è il fommo bene, che è Iddio Philofophia docet hominem
conoide cteatorem fuum,dice frittotele de Moribus. Et Santo Agoftinode Ciuit.
IJ. 8.cap.p. dice,che il Filófofare è amare Dio, et che Platone tiene che il
vero, 1 femmo bene fia Iddio, e vuole,che il Filoiofo fia amatore, et imitatore
di to, cV più fopra nei eap.& dicr; che nella Filofofia morale fi tratta
del fupre• ^ X mo t7Ì dio bine,fen^a ilquale non fi pub edere beatola detta
Fìlofofia morale e I atti» cioè prattica la cui prima lettera è il . fi .
ficome habbiamo detto, ftando nells parte eftrema della fcala fignifica, che
per li gradi delle Virtù morali di Giufti tia, Forteti, Prudenza, Temperanza,
Magnanimità, Magnificenza, Libera lità, Benignità, Clemen^a,& altre,
s'arriua alla fòmmità della fcala, cioè alivi timo fine, al fommobene, che è
Dio noftro Creatore, capo di tutte le virtù, 3 nel lib. 1 8 „cap. 30. aflcrùce
S. Agoftino, che la Fìlofofia tpeculatiua vai più pe esercitare gl*ingegni,che
ad illuminare la mente di vera làpien^a, come che f attiua fi a quella Jaquale
per mc^o dellì buoni coftumi ci faccia conièguire 1 vera Capienza, 8c con
ragione, perche la Theorica,che è la contemplatiua, dC ipeculatiua efiamina la
verità delle cofe : ma la prattica, attiua, morale raett in opera la verità, li
buoni cortami, et tutte le virtù, che ci feruono per fcala d falire a Dio
vltimo ripofo, fine, e termine delia beata vita, come bemilìmo ei j pone Boctio
nel metro nono libro ter^o parlando a Dio. Tu requie* tranquiftapijs, te
cernere f ìris, Trine ipium, lettor, Dux, femita, termìnus idem • E nella profa
fedente . Terfe&um bonum veram effe beathudinem conflituimus, tAtqu'h et
Beatitudinem, et Deum,fummum bonum effe coUegimu: Hora fi come Dio è principio,
guida, termine, &T fine d ogni noftro ben coli noi dobbiamo in quella
vita,mettere il piede nella fcaja de' buoni coftun Se virtù dal principio,che
cominciamo a caminare per fine ali'vltimo palio dr la vita noftra, 6^ non
celfar mai di falire, finche s'arriui al fommo bene^ Semper ajjiduus etto, et
quemaimodum qui fcalas contendere coepemnt n frius defiflunt ab afeenfu,
quamfupremum attingerintgradumiftc et tu in bt» femper altius [candendo
affe^ìumfis . Dille Agapeto Greco a Giuftino. Mao to, che dalla prattica delle
virtù morali, %C cole inferiori fi può paifare, * afcenderealla cognitione delle
cofe fuperiori, 6 che frapanifefta, la Maeftà, la Prouiden^a, e la fòmma bontà
di Dio : Sicome Mercurio Trimegifto inPimandro cap. v. Deus fané totius expers
iriuidia perfingulas Mundi particulas vtiq;fplendet : Se per concluder ciò
compitamente cauiamo mora.» quella gemma, che fi con/èrua nel vaio di elettione
capit. primo a' Romani » tue non fono feu/àti quelli ingiufti Gentili, iquali
conofeendo folo fimulacri di Segno, di faflo, Augelli,animali infiniti per loro
Dei, non hanno -voluto hauere potitia del «"vero Iddìo : impercioche Egli
fi è manifeftato, et le cofè inuifibili fue dalla creatura del Mondo, per le
cole fatte fi feergono, òC la Tua fempiterna -virtO, et Diuini là . Quia quod
notum esl Dei, manifeflum, e fi in iìlis : Decus mmillis manìftflàuit .
inuiftbìlia enim ipfius a creatura Mundi, per e a quafaèla !mt inteUeBa
confpìcimtur 'Sempiterna quoq-, eius "pìrtus, et Diuinitas, ita v$ ìnt
inexcufabiles . Ha k -verta /tracciata per mano di certi huomini violenti, che
fé ne portor10 -via le particelle, che poterono . Quefti,fi come Boetio efplica
nella profa g» 'ei primo lib. fono le varie fette de'Filofofi, che per la
varietà delle peruerfe-» pinioni, che ciascuno tiene, viene la Filofofia ad
ertère rtrappata,e {tracciata in arie parti, effondo per fé ftefla vnica, Se
retta . Pithagora hebbe la fua parte-. 1 ella fpeculat'ua, Socrate
neli'attiua,che fu il primo, che inttoduceflela mora: ita nelle Cittd, come
dice Tullio de Oratore,& nel 5. delle Tufculane, il che_. bnferma S.
Agoftino de Ciuit. lib. 3. cap. 3. fé ben l'ifteffo S. Agoftino lib. 1 8. ap.
30» dice, che la.Filofofia morale rifplendena viuente Mercurio Trimegi|o,chc
fieri molto tempo auanti di tutti i Sauij della Grecia. Islam quod atti» t ad
Thilofophiam, qua fé docere aliquìd profitetur vnde fiant homìnes beati, e a
tempora Mercuri), quem Trimegifìum vocauerunt, in iliis terris buiujmodi idia
claruerunt, longè quìdem antejapientés,quos Thilofophos habuit Grecia, atone
poi fcolare di Socrate hebbe i'attiua,e la contempiatiua infiemeaggion :ndo la
rationale drpiù, cV da quefto nacquero molti capi di fette contrarie ifcuno per
moftrare d'eflere d'ingegno più fpeculatiuo difteriua dall'altro, e ne fpefio
dal propio Maeftroinuentando nuoue opinioni, cY^ ragioni, come ciftotile
Peripatetico, a cui fu contrario Senocrate Academico, ambedue dipoli di
Platone, et di Senocrate fu fcolare Zenone Prencipe della Setta ftoi ma il fuo
Porfirio Platonico, tea j, che fi rinouaficro folamente ne
gHhuomini,dichen'ètcflimoriio jt*AgOfìino,de Ciuit. lib.x. cap. xxx. la drappo
di più tenendo, che lima tulle coeterna con Dio . Sentenza reprobata da
Sant'Agoflinade Itt lib. x. cr.p. xxxj. la flrappò nell'attiua, con il fuo
illecito amor Piajico fehernico, et deteftaco da Dicearcho filofofo, &T da
Cicerone Drche platonico nel 4. de le Tnfculane. Ariftotele fquarciò la uefta a
lofofia, foftentando che il Mondo fuffe ab ^terno, che Iddio non l'-ab
tratto,&^nonhabbi?, cura delle cofe del Mondo* et che non conofci pn fé
ftelfo : ehe non penfa ad altro,che a fé medefinio, et che il ben^ ci
[ed'altfoue, fi come cioccamente mantiene nel 12.de la metallica: X Ec *6z Etne
Ji Morali de gli Eudemij lib. 7. cap.15.oue /traccia la Fi!ofon*a. mala maniera
. Deus prò fua excetkutta, nihil prater fé ipfum cogitai.-nói autori bonum
aliunde euenit * Gh ftoici parimente laceroronola vetta filo, fica in più
bande,dicéd© che il Mondo fia ammato,rationaJc,& mtel ligi Je > che le
difciphne liberali iìcno mutili, che gli errore e peccati fui Yguali, che le
mogli deueno eflere comuni emendane di ciò Autori, D gene Cinico, et Platone,
come ritorce Laertio ne la vita di Zenone e pò de la S^taiìoica, il quale
inuero /tracciò, la velia affatto ne Ja Filo fia attiua con la mala; pratica de
co/lumi, concedendo la liberta del pari re chiamando tutte le cole ancorché
dishonefte con i loro propri; non mandando anco fuora la vento/ita per ogni
parte lenza rifguardo alcuc come ferme Tullio a Papino, Tetote&is verbìs ea
ad tefcripfi, qi:& aperti rnis dgunt Hoiciyfed illietiam crepita* aiunt
eque lìbero* ac r.ucljttse£e oportè Molila da tale dishoneftanon è
marauiglia,xhe lafjUofojìa. (ì Jaraenti e Boetio ne la profa terza de gli
Stoici, et Epicurei in Wie, il capo deq li fracafsò la veftaa la Filoioia
ponendo il fine dtì ionio bene nel piao : et ripoiòjcooie Aniiippo ancorché
fcolare di. Socrate, polè illbmmo : ne nel piacere del corpo, Anthiilènefuo
códiicepoio ne i'animo;Ma Epi j ro lo pò fé nej. giacere del corpo, &^
dell'animo, come dice Seneca . bene EpicurO)ii, lamentò, ch'era malamente ìntdo
dagl'ignoranti, dici randoii chenonintendeua del [piacere dishoneiìo,
laiciuo,& Juiiunoi, ma la quiete del corpo,.& de l'animo libero d'ogni
periurbazione, do j to dvna. iòbria ragione, fi come afferma Laertio ne la fua
vita, ma non j il quello rappezzò la veda, attefo cheilfine fuo
è-cattiuoaonehendopojj ne Ja virtù* et bontà de l'animo per arnuare al iomino
b*ne Iddio vltii noftrofine *ma pofe il fine in bene caduco, e tianfitorio,
negandoli mortalità, dell'anima, confermando anch'egli, che Iddio non tiene C de
le colè humane^iquarci brutti, et deformi.. Stracciorona di più Epicurei la Fi
io l'ofia togliendole la radunale.. I Cirenaici doppiarne togliendole la
naturale, et rationale >, ritenendoli la morale come So 1 eumlocum > qui
monitionts cominci >fujìulity>& p&dagogi effe dixit %non. ?> f
pbi ytanquam qmequam aiiud fit fapiens, quarti humani generis, pedagAgMS Ma
quelli ritagli, et lquarci lono aliai minori de le peruerie Opinioni lai]
Mondo, li Cielo, 'l'anima, et iddio noftro Eterno bene : Apprcl t^uaJe 1 Sauij
dique/to Mondo lono itolti • Sapientes huius Mundi funi > Bei.mHulti. Mercè
a leiCiocche, et perfide loro opinioni con le q hinno lacerata la verta a
Jafapienza; perii che meritano nome non a pienti, ma di fluiti, cofi chiamati
da San P>«"io nel primo cap. a ft*>»* 1 1 anuerunt in 1 ogitatiombia
jì:;s > e^ obfcuratum efi infipievs cor eorum : dio tri fé effe fapk'jitts
yfìdii fatti funt . Il mutauerunt gloriarti incorri ft T . j$j iei,
inftmilitudiwmmaginiscQrruptibilisbominis, et volucrum&quadruf:*
Hmy&ferpentium^ % ',, Tiene con la man delira alcuni libri . Con la falli
ra lo scetro . I libri gnitono lo Audio, che far deue quello, che vuole
acquiflare h fapiena, occupandoli in volere i libri profitteuoli al o acquifto
di eiTaf deftm ou dal tonno della pigntia,& de ]'otio,che fogUono ind urre
iafeiui am >,inuidie, et cattiui a fletti, chèchiudono la via per
arriuareaìfa iapienza, i quello è quello, che vuole inferire JHoratio nella
feconda Bpiftoia del rimo libro. £fm Tofces ante diem libmm cum fumine : Si non
ìnttndes animamjì^ìfs, iam clarummane fenefiras lntrat> et anguHas extendit
lumine rimas Stretimus et vnde: Qjis modus argento, quidfas optare, quid afper
Vtiìe nummus babet, Tatria charisque propinquis Quantum elargin deceat : Quem
te Deus effe luffit, &> humana qua parte locatus es in re 'Pifce.
leeeiìario dunque (cacciare il Ibino, et Totio, nemici delle difcipline, kociui
all'acquieto delia fapienza, che col volgere 1 libri Ci confcguiice» [ndo i'v
fo de' libri iftrumento della dottrina . Infìrumcntum dottrina ejl. ìslibromm,
Biffe Plutarcho nella educatione de'iìgliuoli,& Ifidoso [libro ter^odel
iòmmobene afferma, e he ogni prò h cto procede dal kg ti 1 libi 1 cV dal
meditare ciò che ii legge . Omnis profetlus ex leclione, &• utaiió;iè
proceda, qua enim nefeimus > leclione difeimus > qua didicimus > me»
tiùìie LOiijiruahhi ; Qm'i che i Itovi chiamanfi mu a mueferi . X 4 X/> *8o
£ofcecro SIGNIFICA CHE la fapienza,laquaIeinquefta opera di Bocti per Ja
Filolbfia fi piglia, é Regina di tutte ie difcipiine, et arti liberali,t che da
e/fa vengono ordinate ; ìnipercioche haueiado la iàpienza,& hloi iìa nonna
delle cofe diurne,6T humane,&cofi«enendoft ella nella co tempia tiua, et
nell'attma, vengono da 1 eie>iice Seneca epiic 8$k-St M.Tu ih» éc Platone nJ
luoghi (opra citati ; neRiej?auig,^.è chc il. medesimo Tulli «ìica.«arllakF
ilpléfo ; Tu mmnmx legum, Tu magiara, morumygr ttijttpto fuìfli; et Seneca
nellaepiit.^j, che cola è-altr^la Filoioiia, cnek-ggo^ Ja vita? Che iia Regina
delle diieipline,& arti.liberali non è dubhupd che da lei Tono prodotte.
Ejì laudatarum artiunt omnium procreainx qu&dai et quafi-pavens ca,
quamTbilofopbiam Gracivocant, ; Dille Cicerone nel pt mo dell'Oratore, et nelle
Tul'culanela chiama; 0'viu Tphilofopbia du; è virtutis indagatrix y expultrìxq;
vitiormn, quid non. modo nosyfed ommno ? ta bominum fine te effe potuìfiet ? Tu
vrbes. peperifti vtu djjjìpatos homines in j €ietatem vit&conuocafii i
Nelle quali parale lì atenbu ilcono alla Filolafì attioni Regie, e titoli da
Regina^ Ariftippovolendoinferire,che le ci fapìine liberali vanno dietro alla
Fiiofoiii morate* per la quale tutte I altre cole s'imparano, &che ella è
Regina di tutte, di He che quelli ci fono ornati di liberali . discipline >
e deprezzano la Filologa, tòno eoinej Proci di Ptnelopie, i quali faceuano
conto di MeJanthone>& Polidoraci «nigelle > e non fi curauano del
lenozze di Penelope, ch'era Signora, ^j Patrona; limile cofa dille Anfto
d'Vlilìe,ehe quando andò all'Info parlo a tutte l'ombre infernali fuor chea
Proferpi na Regina : il primi detto d'Anftippovien riputatoci Plutarcho ne
i'educauone di Bior ©uè chiama la Fik>fofia lomma,&capo di cuccigli
altrifeudij*. Vrhat €Jì edam Bìonis Vkilofopbi dicium, qui aiebat yficut
Tenelopes Trovi cutn n on \ jìnt cumcPenelopa concumbere, rem cum eius anciiii
s babuifftnttita qui Tbilt fbiam netptemt apprehenderey eosin alv\s nullius
preiij difdplinis fefe contzn Itaquer eliquor untfiudi9rum quafi caput, et
fitmmuy confi ituenda eìl Vinlofofi Se è degna daelFerconfUtuita (omnia, et
capo de gli altri frudij, ùcu mente di tutti lorochiamar lì può Regina:
Inquanto che la Filolòna ga dà vna mano i libri,e dall'altra lo feetro, poteuio
anco dare quello gmficato;cheadvn Re che tiene Io icettrodePopoli,è necefiàno
ai tenere libri d'Etnica filoibna,6V di Politica attinenti al coftume,^ Biodo
di ben regnare e trattare il militare imperio,& quelli fpetfo ri-f ere,
accioche veggfoino lcritto ne' libri quello che gli amici, et infc. foro denoti
; non hanno ardire di auui farli, et ammonirli, et però De irioFaiCieoenoruua
ToloineoRe a tenere per le inani noni**cn lo . sii fc>, che libri
vtiii,& idonei alia buona amminijtratione del Regno. Confiderando, che la
Filologa tiene 1 libri da la delira, et lo fcetro da . fin 1 Ara, duerno che la
iapienzadeueelfere preferita al dominio, 6(^al legno, perche lenza Ja làpienza,
e configli© de' iamj non iì può ben regere, et gouernare : onde nel fecol d'oro
rcgnauano iolamente fòpientt àolbfij&queliifii ono Principi, et ìegislaton,
come dice Pofiidonio i Seneca epiit. 90. Solane fu Principe, et legislatore de
gli Atheniefi, icurgo de* Lacede.iiorn.Zeleuco de' Locrefi ; Scriue Plutarchoin
Ifide, •: Uiìrtde, cliegli Egitij icieglieuanoi Re, ò da Sacerdoti, o d*a
Guernepsrche queih iono tenuti in conto perii lor valore, cV quelli per la
iaienza. Ma quel guerriere, che fi creai a Re fi dauaalladiiciplina derSa
l'rdoti, acciò ii facefle partecipe deiia Fi loiòfia>ÓV~ fapienza,&
diuen\ne atto al governo, 6 e,&la filolohaè di giouameuto grande al
Principe per ben gouernare» iomediffufamentedimoitraPluurcho nel trattato
>clv fa al Principe «orante, -Y" in quell'altro doue mantiene, che fi
debba fìlotofare con |ineipi, fede ne facciali buono et lodato imperio di M.
Antonio Iinpe~ jfrore, tlquale irebbe pieii di filofofia la lingua el petto, e
fpefio in bocca jaer foiea quella preuofa voce di Platone, le Città
fiorirebbero te li Filo |E itnperaflerojO vero icgl'Imperatori filofofafìero .
Florerent Ciuitatesyfi i Vbitofbpbi imperar ent, aut Imperato fes philofepharentur
: Riferifcc Giulio pitohno nella fua vua.Ilcheauuerter.do Theodofio Imperatore
diede »norio,y Arcadio fuoi figliuoli alla difciplina d'Arfemo huomo fapien
fimo, il quale effendo Dato veduto dall'imperatore ftare in piedi auanti i gli,
mentre quegli ammaeftrai a, cV eifi tupe.bamente federe, fi adi:on effo loro,
et li fece fpogliare de gli adornamenti regali ammoneni, ch'era meglio per loro
vmeie priuati,che imperare con pericolo za dottrina od làpienza, voce affai
commendata da Nicefòro lib.12* c|. 2^. Con giurìa ragione dunque fi dà lo
fccttro alla Filofofia molto «pueaeuole alla fapienza, la eguale ìa ehe h
Principi fenza pencolo fic» \ amen te i66 ICONOLOGIA rumente regnino,
teitimonio ne fia l'tfteffa Capienza, che nell'ottauo pro uerbiodi ie medefijma
dice ; Terme%eges reznant,& legum proditores iufi difcgmunt^ Per mezzo mio
regnano liRe, cV i legislatori difeernano i giufto; et Hugone dille, che la
Filofofia infegnagiufta,& rettamente r gnarejconoicendo ciò Filippo Re di
Macedonia eiìorcaua Alelìàndro Magno Tuo figliuolo ad apprendere la Filofofia-,
fotto la difciplma Filoiòfo, dicendogli accioche tu npn_, commetti molti errori
nel gnarejde'qualiini pento hor io d'haucr? commefiò . Riportano glori
iafamaiRe mediante-» la; Filofofia, non tanto per goueruare i Poj con fapienza
> quanto per faper reggere fé fteffi ; dato che vn Re regga ne fé ftefio,
regge anco bene i Popoli con fodisfattione,& applauio e mune : ma fi come è
difficile ad vn nobile, et gagliardo deftnere rafrei re il corfo fé non ha, chi
gli fopraftia > et chi lo freni, coli diffidi cofa è vn Principe afloluto,
che ninno fuperiore conofee faper e regolare fé ft fo,& raffrenare
l'iropetuofo corfo de gli affètti fuoi » la Filofofia nondim no, et fapienza
facilità tutto ciò, perche la Fiiofofia fecondo AriftippD et altri Filofofi
doma gli affetti dell'animo, E difficile ad vn Principe \ uane effere
continente, nondimeno Aletfandro Magno mediante la Fi fofia de' buoni cofturm
fu giouane contir)entifsimo> poiché portò rifpeti alla moglie,ckalle figlie
di Dario,chedi rara bellezza erano dotatatene le tenne da ichiaue, male honorò
da Madre, et Sorelle,^ portò anc rifpettoaRofranafuabelliI«>imafchiaua,che
fé la fposò per non farg torto, et violenza ; confufione diquelh Signori, che
non lafTano intat non diròfchiaue,oleru2, ma non la perdonano a valla Ile
nobili, èVh norate. E difficile ad ogn'uno il perdonare a'nemici maisimamentc
Principi, nondimeno Celare Dittatore lulìgnorrofi della Rcp. et dell': peno
mediante h fua fapienza, vette gl'i ir peti dell'ira, et perdonò a ~ '
Offendono gli animi le maldicenze tanto, che lì commuouono ad mortale contro i
detrattori, &C calunniatori, nondimeno Auguro, pattano, et altri ottimi
Imperatori non vollero fare rifentimepto e loro, ne incrudelirli per parole, ò
libelli contro gli Autori, et con pr za, perche le voci del Popolo maldicente
non dan forza di detraherc maadvngran Pn pcipe, che con prudenza, fapienza,
&fgi urti da got ni, eflendoche le buone atuoni loro fanno per fé fìcfie
me» re 1 maieiio &però Pio Secondo Pontefice condan temerne perdonò a chi
l'haiic prouocatocon ingiurie, e detii mordaci, de' quali non r.efcce conto,
voleua che in vna Città libera come Roma liberamente fi parlaflc» e me di lui
dice il Platina ; Male de fé ofwc.ntcf re! loquentes tohocutt mw libereenim
inibera Qv.hate loqv.iomnevoìcbat; 11 qual detto fùdiTibc peratore,6Vmoftròanco
di noni/limare le pelsime voci del volgo, qt, do difie ad vno, che fi
lamentata, che alcuni di lui diceuano male ; ri fé fé in Campo di Fior?
anelerai, vedrai molti che di me ftefio ancor.i ranno male. Anzi dalie
maldicenze Antonino Filoioib Imperatore, n tè Ja Filofofia, che cosi R'i deità
uà profitto prcndeua : poiché fpeiio man s6y »andaua,checofa Ci dicefle di lui,
fentcndo male, fedentrodi fccono* f:eua effer vero, fé n'eniendaua ; Erat
enimfama fu* curiofifiimuf reqttirens i ver um, quid quisque de fé diceret,
emendans, qua bene reprebenfa videre*fr. Narra Giulio Capitolino. Tutti quelli
lono frutti della Fiiofofia, ìc regge gli animi, &c moderagli affetti con
lo feettro della fapienza, )1 qua ieff reggono gli huomini prudenti
inogniauuenimento loro>& scoreggiano 1 moti dell'animo > tanto nella
uuerfità, quanto nella profc £rui, ck_ fopraftanno adogni colpo di fortuna*
Omnia quteaderem ho» linem pojfunty fubter fé habet,eaque defpicere cafus
contemnìtbumanos* >ifle l'Oratore : 6c Diogene Filofofo eiìendogli
addimandato, checofà LadagriàtohauefledallaFiloforia;fenon altro riipofe,ho
guadagnato aefto, che io fono apparecchiato ad ogni fortuna :& Dionino Tiranno
acciato dal Regno ad vno, chegli difle, che cofa ti ha giouato Fiatone» la
Fiiofofia, nfpofe, ch'io poffi q uefta graue mutatione di fortuna com )i tare :
percioche non s'vccife come hanno fatto altri > ma flette faldo > ITe fé
fteflb, et imperò alle paffioni dell'animo Porta dunquelo feettro rpiù cagioni
> perche la Fiiofofia è Regina di tutte le difapline, et ariberali
>perche è neceflaria a' Principi per ben regnare, et perche là e£ e quelli
che la pofleggono Re^eflendo che con filofofica liberti danno
t»nlìglio,cV"comandanoadaltri'che fàccino^o non faccino vna colà; i perche
mediante la FUofofia, et fapienza viuiamo nel pacifica Regno tlla tranquilliti,
poiché potiamo in ogni tempo yluog©,& mutatione ^fortuna imperare a gJr
appetiti, affetti, et perturbationt dell'3nimo,& pi mede/imi reggere, et
gouernare con prudenza,& fapienza : onde Zee neafierì, che li lapienti
Filofoli, non folo erano liberi, ma Re . FVRORB IMPLACABILE. ||.VOMO armato di
fpiù forte d'arme, et ferito in mplteparti dell* fi perfona, moffri nel
fembiante furore > et rabbia >fari cinto con rat f catene, che dalle
braccia, &f dalle gambe gli pendino Sterri con la_» |f!ra mano vnferpe
detto Àlpido, piegato in molti gin, con la bocca fcpftach*abb/ala lingua fuori
tripartita,,& vedendofiperjlaperfona infiio'vcleno, moOri,&ftiain atto
d'offendere altrui, &alli piedi di detta iara vi farà vn Cocodrillo,chc
moftri di percuotere fefteffo.. . h dipinge armato, 6^ ferito in molte parti
della perfona, con la dimo1 lizionedel furore, et rabbia^eflendo che il furore
è propria alterationc 1 ramino irato t che conduce Thuomo airoperare contro fé
fteflb * Dio, |j.tura, huonjini, &^ cofe>& luoghi Ifce rotte catene
che dalle braceia,& da le gambe gli pendono,dinotano! èp il furore è indomito,
cV poche fono quelle cofe che a lui faccino filftensa . pene con ladefìra mano
il ferpe nella guifa, che habbiamo detto, per e i cne le.acre let;ere hanno
cfpreffo il furore implacabile, pei vn ferpe piccato '284 ICONOLOGIA ita, e
piegato in molti giri, et che ha la lingua fuors al vedere tripartii dicell,
che neflun furore fi può comparare a quello deH'afpido, il qua {ubito che lì
fente tocco, coli beftialmente s'infuria, che non (ì fatia lì che non habbia
auuelenato col morfo, chi l'ha offefo, o vero di rabbia 1 fi muoia come dice
Euthimio Il Coccodrillo in atto di percuotere (è fteflb, voleuano gli Egiti j
con le animale nella guila che s'è detto, fignitìcare il furore, perciò che qu
fto animale quando è rimafto gabbato della preda, contra fé ftcfib $ acc« de di
furore, et fdegno . FORZA SOTTOPOSTA ALL'ELOQJENZA DONNA vecchia,
vcftitagrauemente>checonladcftramano 0 ghi il caduceo di Mercurio, et fotto
li piedi vn leone . Ciò diuioitrache ia 1 orza cede all'eloquenza de' Sauii, 1
GA pt GAGLIARDEZZA* DONNA di maturo afpetto, ma vago, di vifta proportionata, e
fuelta? farà di leggiadro habito veftita, coronata di amaranto, c\_ tenga con
^nbe le mani vn ramo di oliuo Con li fuoi frutti, &C fopra a detto ramo vi
fari n fauo di mele con alcune api . ! L'amaranto è vna fpica perpetua »
laquale fuor dell'vfo degl'altri fiori, fignìa (labilità, gagliardezza, e
con/èruatione, per la particolare qualità fua di >n immarcire giamai, et di
ftar tèmpre beila, et di -verno quando fono man-' ati gl'altri fiori, folo
tenuta nell'acqua fi rinuerdifee, però li popoli di TefTaglia i fretti
dall'oracolo Dodoneo a far ogni anno l'efpiationi al fepolcro di »^chil«, come
fi fcriue, portauano dell'amaranto, accioche mancando gl'altri fiori nefto, che
prefto fi rinuerdifce,fulfe in difefa della loro diligenza, coronane d(ì con
eflò la tefta nel fare l'oblationi . Per quefto è il detto fiore immortale, :
fi dedica alla immortaliti col ramo d oliuo, et il fauo di mele allude a quel»
rifpofta, che fece Diogene Cinico ad alcuni, che gli dimandarono in che mo3 fi
potefle allungare il filo della "vita humana . Dicendo,che le parti
interiori doueuano irrigar di mele, et l'efteriori vngerle con l'olio, et
voleua intensrecoftui /òtto ofeurit^, come era il folitofuo, cheperviuere
fano,8c~gaiardo bi/ogna ftare con il core allegro, et pieno di dolci, 6^ fuaui
penfieri jnr/nuamente, et per lo corpo hauer la commodità neceflaria tenendolo
isu fercitio, accioche non fia confumato, e guadato dall'otio : ma aiutato, et
mfolidato. Dice oltre a ciò Atheneo, che chi vfa li cibi conditi con il mele,
me molto più di quelli, che vfano li cibi comporli di colè forti . Et in quefto
ropofito adduce l'eflempio di alcuni popoli detti Girnei, nell' Ifola di
Cortile i li quali "viueuano lunghiflìmo tempo, perche fi pafceuano di
cibi dolci, compoftidimele* EtDiaphe, il quale fcriiTc dell' Agricoltura,
afferma-, ie il cibo di mele "vfato di continuo, non folo fa giouamento
grandiflìmo al» ' viuacità dell'intelletto : ma conferua ancora li fenfi iani,
Se interi . GELOSIA DONNA con vna vefte di turchino a onde* dipinta tutta
d'occhi j. e d'orecchie, con l'ali alle fpal!e,con vn gallo nel braccio
finiftio, Se nella deamano con vnms^o dì ipine, J Gelofia è -vna paflione, Se
vn. timore, che fa che il valore della virtù, o de' «enti d'a!trui,fuperando le
qualità "virtuofe di chi ama, non le tolga la polTef* ne della cofa amata*
Dipinge!] la Gelofia col gallo in braccio, perche quell'animale è gelofiffimo 1
;ilant£,defto, et accorto . L'ali fignificano la prefte^a, Se velocità de' fuoi
variati penfieri . j Gli ocelli], Se orecchi) dipinte nella_vefte fignificano
l'affidua cura del gelofo yvedere, et intendere fottilraente ogni minimo atto,
Se cenno della perfona sjnata da lui, però ditte il T'affo nuouo lume dell'età
noftra in vn fonetto. klofo amante, apro m$ 'eccbi.e miro, £ milforecchi, ad
ogni fuono intento. 11 ma^o delle fpine, dimoftra i faftidij pungentiflimi del
gelofo, che di con* zgé GELOSI AJ continuo lo pungono, non altrimenti, che fc
fofifero /pine acuti/lime, le qm per tal cagione gli ti dipingono in mano .
Celofia . • D Orina *ve(tita nel modo iopradetto, nella deftra mano terrà vna
pian di helitropio.. Il color del -"veftimento è propio lignificato di
Gelofia, per hauer il color d mare,ilquale mai non li moftra così tranquillo,
che non ne forga iofpetto, ce tra li fcogli di Geìofia per certo, che l'huomo
fìa dell' altrui fede non palla m fèn^a timore, &C faftidio . Si fa ancora
queft' immagine, che in "Vna mano tiene il flore helitropio > quale fi
gira Tempre intorno, e incontro al Sole, feguicando il fuo moto, e
aiegelofo,oo'p*J3i t conlcparole, 6c^ col peofiero, lem prefta -volto ali con
rem platione delle beliate da lai per fouerchio amore fti aute i are, et rr
efce al mondo. GfiV &i >/#r GENIO BVONOé Secondo i Gentili, N fanciullo
con belliffimi capelli, farà coronato di Platano 1 8^ là mano tiene -vn
ferpento • Cofì fi ?vedc koipiio in alcune Meda[lie antiche^ ... genio cattivo;
Secondo i Gentili . 1|"T Vomo grande,nero, di *volto /paaenteuole, con
barba, e capelli tanghi, jLJL eneri,inmanotÌenvngufo» Scriue 'Plutarco,
chiapparne a Marc© ruto occifor di Cefàre il genio cattiuo in quefta forala,re
il gufo come ftittóano gl'an tichi è vcceììo di trift'augurio.* però Vergili©
nel 4. dell'Eneide • Solaque culminibus ferali Carmine bubo Sape tjueri, et
longas infletum ducere voces . Molti fono ( fi racconta ) i Geni j, fecondo
l'application! dell' ingegni, de' uali fi prendono, ma a noi /irebbe diligenza
iouerchia dipingere alcuno aire a quefti,che ibno gli vniuerfàli per acconciar
tutto il refto, che fé ne potrete e dire a i luoghi conuenienti, fecondo
l'ordine, che habbiamo prefo. GENI 6, Come figurato da gli antichi* IT Olte
immagini antiche del Genio rapprefenta VincéntioCartari,pref Di cuti£, Fontis,
Loci, e dellWltimo n'era figura la ferpe, nello Smetio a carte 2 num.4. leggeri
Genio Horreorum Senaiorum per la conferuatione del Gran ro di Seiano, coli anco
Genio Conferuatori Horreorum Gaianorum, Gen Thefaurorum,*vede_fi in quell'altra
inferi et ione non più ftampata, che al pr fente (là in vn'orticello dietro il
Monafterio di Santa Sufanna nel colle quiriti le . E' vna bafe, che dal canto
deliro ha il vaio detto Vrceo » c*^ dal lìniflro patera, fotto la quale è pollo
il Gongolato di Marco Ciuica Barbaro,& non Ba baro* come feorrettamente
ftampafi in tutti i Falli fen^a prenome, et nome tal Conlolato, che fu del 1 5
8. JOVI CVSTODI, ET GENIO THESAVRORVM C. IVI. AVG. L1B. SATYRVS D. D. DEDIC.
X1H. K. FEBR. M. CIVICA. BAR3ARQ. M. METILIO REG VLO COS. il Geni'© TMCESA%E
%IEÀ. *S? il Genìo,che noi volgarmente dicemo per I'humore,e per il gufto.è
naturale inclinatione, che ha vno ad *vna cofà, ed effercitio : fi può figurare
Fanciullo alato, (imbolo del penderò, che fempre nella mente vola di ciò,che fi
ha gufto, e fantafia : tenga in mano ftromenti atti a dichiarare quello,di che
fi diletta? fé vno ha Genio alle lettere,gli fi ponga minano libri ; fé a
fuoni, e canti, intauolature di mufica, lire,leuti, ed altri ftromenti ; fé ad
amicarmi,* e cofi di mano in mano d'altre cofe, in fimili occafioni fi potrai
incoronare di Platano tenuto da gli antichi Arbore geniale,^jerche è grato, e
gufta a tutti quelli, chela miranoper la fua belle^a, e^rande ampie^a, difende
l'Eftate con la fua ombra dall'ardor del Sole, ed il Verno riceue il Sole, però
l'Academia d'Achent^ intorno alla loggia fi compiacque tenere molti Platani,
che fiorirono,e crebbe ro all'alterca di $5. braccia,come fcriue Plinio lib 12.
cap. primo.. E Serie Re «'inuaghì di quefta pianta generola, allì cui rami fece
attaccare collane, ed armille d'oro^nella guifa* che racconta Eliano lib. 2.
cap. 1 3. fi può anco incoronare di fiori, come l'incorona Tibullo hb. 2. eleg.
2. Il Genio del Popolo Romano, comequello, ch'era fempre di guerreggiare, e
trionfare, in *vna-» icdaglia di Antonino Pio è figurato con vn ramo d'alloro,
o d'oliua nelia dera, e nella finiftra 'Vn* afta, in vn'altra il cornocopia,
per la foprabbondante icche77a del Mondo, che poffedeua, al cui acquifto era
intento, onero per lo ufto dell abbondanza, che ha communemente ogni popolo. In
altre due-, medaglie di Traiano, e di M. Aurelio Antonino Filofofo, nella
deftra tiene vna atera, nella finiftra le fpighe, per denotare, che quelli
Imperadori premeuano eli 'abbondanza, e nella loro religione,di cui n'è fimbolo
la patera : in vna meaglia di Nerone la patera nella deftra, nella finiftra il
cornucopia, auanti Tara» iquale fen^a dubbio fiì battuta per adulatione, poiché
il Genio di Nerone,cioè humor fuo era inclinato al male, e non al bene ; alla
impietà, non alla reli;ione ; alla deftruZ£>one, non all'abbondanza : molti
fimili, ma fen^ara veglonfi nelle medaglie di Maflìmino, tra quali vi è
imprelfo il Genio, che nella jeftra tiene vna patera con vna ftella Copra. 3
nella finiftra il cornucopia. In pili iodi anco appreffo il fudetto Occone fi
figura in altre medaglie d'Imperado-, fecondo gli afretti, e volontà loro : li
quali affetti, e perturbationi d'animo aflàu ano lotto nome di Genio, come
apparisce in Plutarchonel trattato del l tranquillità non lunghi dal fine in
quelli verfi, ne' quali fono inlcrti dieci noli inuentati da Empedocle, per
efprimeregli affetti, ed inclinationi d'animo. Hic inerant Cbtkonias&
cernensprocul Belio pea, Et vario Harmonie vultu, Dirìjq; cruenta, lAtfcbre,
CalliHoque, Tboofaque, Dynaeque Tfemertes, et amoena, nigro frutluque ^ifapheia
. j Quorum Geniorum nominibus varia animi perturbationes exprimuntur, dice
Ijutarco, oue chiama nomi di Genij le perturbationi ifteffe, èc gli affetti
dellanimo tra loro contrari j, nominati in detti verfi, che fono terreltre, et
folare |c la viltfacelle, ed altre varie co fé in man» . GEOMETRIA DONNA, che
tenga in vna mano vn perpendicolo,econ l'altra vn cor palio : nel perpendicolo
fi rapprefenta il moto,il tempo, e lagraucz de corpi : nel compatto la linea,
la fuperfkie, et la profondità, nelle quali co fitte il general fuggetto della
Geometria. Geometrìa. DOhna, che con la deftra mano tiene vn compatto, et con
la fimftra * triangolo. GIORNO NATVRALE. SI dipinge giouane alato, per la
ragione detta nella figura dell'anno,ce! vn cerchio in mano fbpra vn carro,
iopra le nuuole con vn torchio accche nafee dell'* telletto, et eflendofi tali
iftromenti ritrouati da gli Artefici, perhauerr mil notitia nell'opere di
Geometria» meritamente adunque per quelli fi dir" ftra il difeorfo,&
ancora l'elettione, che deuefare lo ingegno deli' huon» per conofeere, et
giudicare ogni forte di cofe, perciòche non dioicamente v' dica colui, che nel
medefimo modo "Vuol mifurare tutte l'attioni . Ve . sp3 Per dichiaratione
dell'Iride, diremo, che ciafcuno, che fale a gradi dell'ati tioni humane,fìano
diqual forte fi *Yogliano,bifogna, che da molte efperienffe apprenda il
giuditio,ilxjualejquindi rimiti, come l'iride rifulta deli* apparenza di molti
diuetil colori auuicinati inficine in virili de' raggi Solari . Ciuditiot
Citerò inditio d' \Amon . HVOMO nobilmente gettito, con il capo pieno di
papaueri 3 che lignificano indicio dimore pretTo a quellj\antichi, i quali con
il gettar delle forti predicevano le co/e d'auuenire, perche volendo far'efperien^a,fe#
'amante fofle riamato pigliavano le foglie del papavero fiorito ; et fé le
pone* nano fui pugno, poi con la palma della deftra mano percotcndo con ogni
forra le dette foglie, dallo ftrepito, che effe facevano fotto la
percoffa^giudicaua* no ramore^a*ffidefiderato* Quefto racconta il Pierio
Valeriano col teftimonio di Tautifìonel Iib.5 8.deJ tuoi Gieroglifici, fcbene è
cofà fupcrftitiofa, et ridicola . Giuditìogiujto. BVomo veflito d'habito longo,
6c^ graue, habbia in gui/à di moniJc^ » che gli penda dal collo "vn cuore
humanoj nelqualefìafcolpita "\na-# m maginetta, che rapprefenti la Verità,
egli Aia con il capo chino, &C coiu >li occhi baffi
acontemplareflfiamente il detto monile,tenga a'piedi alcuni li>ri di Legge
aperti $ il che denota, che il *stiQX$C perfetto giudice deuecflèr ntegro*
Scuoti deve mai per qualfiuoglia accidente rimuouere gli occhi) dal ;iufto
delle Sante Leggi >& dalla contcmplationc della pura, et intera verità :
edi Pierio Valeriano nel lib. 5 1 GìVDICE. rjVOMO ^vecchio, fedente, £c^
veftito d'habito gràue, terrà con lai "1 deftra mano *\nal>acchetta, in
torno alla quale Ha auuolta "vna ferpe» a *yn lato faranno alcuni libri di
Legge aperti, fic^ un'aquila, et dall'altra arte ^n'horologio,ó^vna pietra di
paragone > effendoui fopra d'ella "Vna loneta d'oro, c^vna di rame,
ckdell'vna come dell'altra appatifea il fc» no del lor tocco. Giudice è detto
da giudicare, reggere, et eflèguire la Giudi tia, et è nomo ttribuito ad
huomini periti di ella Giuftitia, et delle leggi pofte da Prencipi, Kepubliche
alla miniftratione di quelle. Si dipinge vecchio, fedente, 6V veftito
grauemente, dicendo A riftotele nel pr^o della Topica, che non il debba
eleggere Giudici giouani,non effondo neletà giouenìle efperien^a, ne
moderationi d'affetti . La bacchettacene tiene nella man deftra, ne lignifica
il dominio, ch'ha il Giudice fopra i rei . La ferpe, che intorno ad ella fi
rivolge, denota la Prudenza, che fi richiet negli huo mini pofti al gouerno.
Dicendo la sacra Scrittura : Eftote pruentes fìcut ferpentes. I libri aperti
dimoftrano, che il vero, et perfetto Giudice deue efTere molto ;n perito,
circofpetto, integro, e vigilante » che percib gli fi dipinge a canto
^orologio, accìòche non mai per qualiluoglia accidenteonn rimuoua gli oc* ' Y 3
chi aj>+ chi dall'equi ti,e dal giufto,e come l'aquila polla da gl'antichi
per vccelto di acu tiflima villa, deue il giudice vedere, et penetrar fino alla
nafcofla, et occulta; veriti rapprefentata per la pietra del paragone, nella
guifa, che fi è detto, la» quale ne lignifica la cognitione del vero, et del
fallo . GIVOCO DALL'ANTICO. VN fanciullo nudo alato, con ambedue le mani
diftefe in alto, prendendo vna di due treccie, che pendono da vna teda di donna
> che fi a pò* fta in qualche modo alta, che il fanciullo non vi fi pofià
arriuar a fatto. Sia-, quella tefta ornata d'Vn panno, che difeenda infino al
mezzo di dette treccie, cX^, vifaràfcritto. IO CVS. Si fa alato,perche il
giuoco confitte nella «velocità nel moto con fcher^o . GIVRISDITIONE HVOMO
veftito di porpora, nella delira mano tenga vno feettro,qua-" l'è'vero
inditio di naturai giurifdittione,& nell'altra i falci consolari che fi
portauano per fegno di quello medefimo, GIVSTITIA Secondo che riferifee Giulio
Gettio » DONNA in forma di bella vergine, coronata, et veftita d'oro che con
honefta feueriti, fi moftri degna di riueren^a con gl'occhi] di acutifliItta
villa, con vrt monile al collo, nelquale fia vn'occhio (colpito . Dice Platone,
che la Giullitia vede il tutto,& che da gl'antichi facerdoti fu chiamata
veditrrce di tutte le eofe . Onde Apuleio giura per l'occhio del Solete della
Giullitia infieme, quali che non vegga quello men di quello, le quali cofe
habbiamo noi ad intendere, che dertono efière* ne miniftri della Giullitia, •
perche bifogna, che quelli con acutiffimo vedere penetrino fino alla nafcofla
et occulta -verità, et fieno come le calle vergini puri d'ogni pallione, fiche
né pretiofi doni, né false lufinghe, né altra cofa li porta corrompere : ma
fiano faidi, maturi, graui, epuri, come l'oro, che auan^a gl'altri metalli in
doppio per Co, et valore, E perciò potiamo dire, che la Giullitia
flaquell'habito, fecondo il quale-, l'huomo giallo per propia elettione, è
operatore, e difpenfatore, così del bene, come del male fra fe,& altri >
o fra altri A' altri fecondo le qualità, o di prò* portione Geometrica, ouero
aritmetica, per fin del bello, e dell'vtile decorno. dato alla felicità publica
. Per moftrare la Giullitia, Se l'integrità della mente gli antichi foleuano
rapprefentare ancora vn boccale, vn bacile, &f vna colonna, come fé ne vede
efpreffa teftimonian^a in molte fepolture di marmo > et altre antichità,
cheli trouano tutta via, però dille l' Alciato . Jus bac forma monet dicium fine fordibus effe »?, •
befunftum, furas atqi babuijfe mams . D
GiuHitia di Taufanid negli EUa$i. Onn* di bella faccia, 3c molt'adorna, la
quale con la mano finiftra fui* foghi vna vecchia brutta,per colendola con vn
barione . Et DI CESSARE %1TJ: *gf* Et quefta vecchia dice Paufania efler
l'ingiuria, la quale da giufti giudici, deue tempre tenerli epprefla, accioche
non s'occulti la ^verità, et deuono aicoltar patientememe quel,che ciafeuno
dice per difefa . Giuftitia Dluìna. t DOntia di ringoiar bottega, veftita d'oro
con vna'cortma d'oro in teftaJ, fbpra alla qual vi fia vna colomba circondata
di fplendore -, hauer-d i capelli fparfi fopra le fpalle, che con gli occhij
miri, come cefa baila il inondo, tenendo nella deftra la fpada nuda, et nella
finiftra lebilancie . ? Quefta figura ragioneuolmente fi dourebbe figurare
belliflìma,perche quel!o, che è in Dio, e la medefima effettua con eflo ( come
fan beniflimo i facri Theologi ) il quale è tutto perfettione, et vnita di
bellezza . Si vede d'oro, per moftrare con la nobiltà del fuo mctallc,e con il
fuo Splendore l'eccellenza, &fublimità della detta giuftitia. La corona
d'oro è per moftrare, ch'eli' ha potenza fbpra tutte le potendo «iel mondo. LE
BILANCIE SIGNIFICANO CHE la giuftitia diuina da tegola a tutte le attieni, e k
fpada le pene de' delinquenti. Lacolomba moftra Io Spirito fanto ter^a perfona
della fantiflìma Trinità, Svincolo d'amore tra il Padre, et il Figliuolo >
per lo quale fpir ito la Diuina giuftitia fi communica a tutti i Prencipi del
mondo . Si fa la detta colomba bianca, e rifplendente, perche fono quefte fra
le quali-" tà vifibili, e nobiliffim* . Le treccie fparfè moftrano le
gratie * che feendono dalla bontà del cielo fenS(a ofTenfione della Diuina
giuftitia, sltì^i fono propij effetti di efla » Riguarda come cofa baila il
mondo, come /oggetto a lei, non efiendo niuna co(à a lei fuperiore. Si
comprende anco per la fpada,e per le bilancie ( toccando l'uno ìnftromen to,la
vita,& l'altro la robba de gli huomini.) con le quali due cofe Thonore mon
dano fi folleua, et s'abbafla bene fpeflb, che fono dati, e tolti, et quefta, e
quella per giuftitia diuina, fecondo i meriti de gli huomini, et conforme a*
feueriffimi giudici^ di Dio . Giuftitia. DOnna veftita di bianco,habbia gli
occhij bendati ; nella deftra mano tenga vn fafeio di verghe, con vna feure
legata infieme con effe, nella fini (tra vna fiamma di fuoco, et a canto hauerà
vno fttu^o, ouero tenga la fpada,& le bilancie. Quefta è quella forte di
giuftitia, che efèrcitano ne* Tribunali i Giudici, Se gli eflecutori fecolari .
Si vefte di bianco, perche il giudice deu'efTere fen^a macchia di propio
interefle, o d'altra paflìone, che pofla deformar la Giuftitia, il che vien
fatto tenendoti" gli occhij bendati, cioè non guardando cofa alcuna della
quale s'adopri per giudice il fenfo nemico della ragione . 11 fafeio di verghe
con la feurc, era portato anticamente in Roma da littori Y 4 innanzi dar 29S
innanzi a* Con(óK,& al Tribuno della Pici Vper moftrar,che non fi deue
rimanere di castigare, oue richiede la Giuditta, ne fi deue cilcr precipitoso :
ma dai tempo a matutare il giudizio nello fciorre delle verghe. La fiamma
moflra, che la mente del giudice deueeflèr Tempre dritta ver fo il Cielo, Per
Io ftru^o s'impara, che le cofe, che vengono in giuditio, per intrica che
fieno,non fi deue mancare di Irrigarle, 5c^ ifiiodarle, fen^a perdonare fatica
alcuna, con animo patiente, come lo ftru^odfgerifceil ferro, ancorché fia
duritfima materia, come raccontano mo'ti fcrittorr. Giuditta retta, che non fi
pieghi per ami citta, ne per odio. T\ Onna con la fpada alta, coronata nel
mezzo di corona regale, c¥~ o \J la bilancia da ~vna banda le farà *vn cane
fignificatiuo deiramicitia,5 dall'altra vna Sèrpe pofta per l'odio . La fpada
alta nota, che la G'mftitia non Ci deue piegare da alcuna banda, pet
amicitia,ne per odio di qualfiuoglia perfona, S: all'hora è lodeuofe,&
mantenimento dell'imperio . Per le bilanciane feruirà quanto per dichiaratione
habbiamo detto nelhu quarta Beatitudine • Giufiitiarigorofa . VNo' Sceletro,
come quelli, che fi dipingono, per la morte in vn roanroj bianco, che la cuopra
in modo, che il ~vifo, le mani, &~ i piedi Ci vedano con la fpada ignuda,
et con le bilancie al modo detto » E quella figura di-j moftra, che il giudice
rigorcfo non perdona ad alcuno ("otto qualfiuoglia prete-I (lo di
fcu(è,che pollano alleggerir la pcna,come la morte,che ne ad ctà,ne à fef«j Co,
ne a qualità di perfone ha riguardo per dare efTecutione al debito filo. La
"Vida fpauenteuole di quella figura moftra, che fpauenteuole è ancora a'!
popoli quella forte di Giufìitia, che non fa in qualche occafione interpretarcj
leggiermente la legge . Giufìitia nelle Medaglie d'Adriano, d'intonino Tio » et
d'^ilejfandro. DOnna a federe con "vn bracciolare, e fcettro in mano, con
l'altra tiene "vna patena . Siede lignificando la grauita conueniente a i
faui j, 6^ per quello i Giudici hanno da leti ten tiare fedendo . Lo fcettro Ce
le da per fegno di comandare, et gouernare il mondo. Il bracciolare fi piglia
per la mifura, 6C la patena, per efiet la giufìitia co fa diuinju • GLORIA DE'
PRENCIPI. 'Nella Medaglia d'Adriano . DONNA belliflima, che habbia cinta la
fronte d'"vn cerchio d'oro con tefto di diuerfe gioie di grande (lima . I
capelli faranno ricciuti,e bion di, lignificando i magnanimi, e gloriofi
pen'ìeri, che occupano le menti de Prencipi, nell'opere de' quali fommamente
rifplende la gloria loro . Terra coi la finilira mano vnapiramide,laquale
fignifica la chiara,& alta gloria de' Prencipi i . GLORIA D Er PRENC I P
!.__, ^^g» — ^5 Sff pi,ché con magnificenza fanno fabbriche funtuofè,e
grandi,con lequali Ci mo ra efla gloria . E Martiale, benché ad altro propofito
parlando, dille. Barbar a Vyramidum fiteat miracula Memphis, Et a fila
imitatione il diuino Ariofto * 'accia qualunque te mirabil fette Moli del mondo
in tanta fama mette . Et fimilmente gli antichi metteuano le piramidi per
{imbolo della gloria.», he però$'ah(arono/ mo luogo ampli, et nobilitimi
edifitij per commodo de gl'Infermi, e loro mi niftri j Et per non eflere in Tua
Signoria Illuftriilima altro fine, che di fare ope re lodeuoli, e 'virtuofe,
eflend® lui Protettore de gl'Orfani, ha di detti Orfan inftituito *vn nobil
Collegio dal fuo nome detto Saluiato, de con grandiflim, liberalità dotatolo da
poterai mantenere molti giouani Orfani di bell'ingegno che per pouerti non
poteuano oprarlo, oue s'inftruifcono da ottimi Precettot nell'humane lettere,
et nella Religione . Ha fatto ancora vna magnifica Cap pella dedicata alla
Beata Vergine nella Chiefa di S.Gregorio di Roma ampliando le fcale del Tempio,
&C fattogli auanti vna fpatiofa piazza per commodit del Popolo, che a
grandiffimo numero vi concorre ne i giorni delle Stationi, et altri tempi in
detta Chiefa ., oltre altri edifici) da fua Signoria I ludriffima fatt I per
ornamento della Città, òC habitatione della fua famiglia ;, come il nuoa 3^
nella deftra mano con vna tromba . La Gloria, come dice Cicerone * è vna fama
di molti, dC~ fègnalati beneflti) 1 e* ^?°* ' a 8l* anùci > alla Patria, et
ad ogni forte di per fon e . ! f fi dipinge con la tromba in mano, perche con
eflà fi publicano a popoli i tfderijde'Prencipi. >-*' L* So», La corona è
inditio oel premio, che merita ciafeun buomo famofo, &1 . Signoria, che ha
il benefattore (opra di coloro, che hanno da lui riceuuti beo. fitij, rimanendo
elfi con obbligo di rendere in qualche modo il guiderdone. I Gloria » DOnna
-veftita d'oro, tutta rifplendente, nella finiftra con vnCornuc pia, et nella
delira con vna figuretta d*oro, che rapprefenti la verità. Gloria, &C
ghirlan in mano, come premio di molte attioni virtuofe. Gloria. DOnna, che con
la deftra mano tiene vn* angioletto, 6d** fotto al pie d Aro "vn
cornucopia pieno di f rondi, fiori, Oc frutti . Gloria, DOnna» che mòftra le
mammelle, cV^ le braccia ignude,nella deftra m s no tiene vna figuretta fuccintamente
veftita, laquale in *vna mano pò ta vna ghirlanda, et nell'altra vna palma,
nella fi ni lira poi della gloria farà vt Sfera, co' fegni del Zodiaco . Ed in
quelli quattro modi fi vede in molte mi liete, et altre memorie de gli antichi
., GOLA DONNA veftita del color della ruggine, col collo lungo, come la gruii
6^ il ventre affai grande. La Gola /fecondo che narraS.Tomma(To,2.2.queftione
148. w*rtic. l.l vn difordinato appetito delle cofe, che al gufto
s'appartengono, ÓX^ fi dipjnd col collo così lungo, per la memoria di Filoitene
Ericinio, tanto golofo,che d che la guerra, et la pace fono beni della Re*
ublica, lWna,perche da efperien^a, valore,& ardire ;4 altra,perche
fomminira l'otio, per mezzo del quale'acquiftiamo fcientia, et prudenza nel
gouerare, et fi dà Toliuonella mànodeftra, perche la paceèpiù degna della guer*
i, comefuo fine, et è gran parte della publica felicità. GRAMMATICA DONNA che
nelfa delira mano tiene vnbreue fritto in lettere latine, lequali dicono : Fox
lìtteratat&articulataì debito modo pronuntiai, et nella finiftra vnasfera,
et dalle mammelle verferà molto latte. Il breuefòpradetto dichiara,^ definifee
l'eflere dèlia Grammatica. La sferra dimoftra,che come principio s'infogna
aTanciulii le più volte ado* randofi il caftigo, che li difpone, &li rende
capaci di difciplina . Il latte^hegl'efce dalle mammelle, fignifica > che la
dolce^a della feien ^a fee dal petto, et dalle vifeere della grammàtica .
Grammatica.* DOnna, che nella deftra malto tiene vmrafpa di ferro, &C conia
finiftra vn vaio, che fparge acqua fopra vna tenera pianta . Grammatica è primi
tra le fette arti liberali, et chiamali regola, et ragione sparlare
aperto,& corretto . La rafpa dimoftra, che la grammatica della, et
aflbttiglia gl'intelletti. Ed il vaiò dell'acqua è inditio, che con effa fi
fanno crefeere le piante ancor nereljede gl'ingegni nuoui al Mondo, perche
diano a' fuoi tempi frutti di )ttrina, et di fàpere,comc l'acqua fa crefeere le
piante fteife . GVARDIA DONNA armata, con'vna grue per cimiero, nella mànodeftra
con JaJ fpada, et nella finiftra con vnafacella acce/à, et con "\n paparo,
ouero ha,che le ftia appretto '„ La facella con la grue lignifica 'vigilanza,
per le ragioni, che fi lòno dette Toue in iìmil propoli to TiftelTo fignifica
l'ocha, la quale dodici volte fi fue ■* ia in tutta la notte, dalche credono
alcuni, che fi prendere la mifura dell'ho*, con le quali mi furiamo il tempo,
nello fuegliarfi quello animale fa molto epito con la voce, 3^_, tale, che
narra Tito Liuio, che i foldati Romani,dorendo nella guardia di Campidoglio
furono lùegliati per benefitio lolo dSn pero, et così prohibirono a' Franteli
l'entrata: Quelli due animali adunque notano,che la vigilante la fedelti fono
neceffarijiìimealla guardia,accomgnace con la for^a da refifterej il che fi
moftra neU'armadura,e nella fpada. 7 GRANDEZZA, E ROBVSTEZZA D'ANIMO. N giouane
ardito, che tenga la deftra mano fopra il capo d'vnferoch* fimo Leone, il quale
ftia in at to fiero, e la finiftra mano al Ei nco . Si diib3 Si dipinge m
quefta guifa, percioche gH Egittij haueuano chiaramente ceft prefo, niuno altro
animale nellaquale egli è molto eccellente, cfpo ttendofi ad imprefe
magnanine,e generofe,e non per ahra cagione dittero moi Ci efTere ftato il
Leone figurato nel Cielo, fé non perche il Sole quando palla p« quel fegno, è
più che mai gagliardo,* x obufto. GRATIN. IOVANETTA ridente, e bella di
vaghiamo habito veftita^oroni .1 ta di diarpri, pietre pretiofe, e nelle mani
tenga in attedi gittare pia dolmentc rofe di molti colori, fens^a fpine, hsuerà
al collo vn vezzo di perle/ Il diafpro fi pone per la gratia, conforme a
quello, che li naturali diconi cioè, che portandoli adoflo il diafprofi
acq-uifta la gratia degli huomini . Quefto medefimo fign fica la rofa fenza
fpine, et le perle, Acquali rifplendo nò,& piacciono, per (ingoiare, é^
occulto dono della natura,come la grai che è neg!' huomini vna cerca venufta
particolare, che muoue, e tapifee gl'i mi all'amore, et genera oecultamente
obbiigo,e beneuolcnza» GRATU DIVINA. DONNA bella, 5^ ridente con la faccia
riuolra -verfb il Cielo, doue di lo Spiritofanto in forma di colomba, come
ordinariamente fi dipinge. Nella delira mano tenga vn ramo d'oliuo con vn
libro, 6^_ con la. finitila. vna tazza. Guarda il Cielo, perche la gratia non
vien (e non da Dio, il quale per man» fertatione fi dice ellèr in Cielo, la
qual grana per confeguire douiamo conuertirci a lui, et dimandargli con tutto
il cuore perdono delle noftregraui colpe ; però difle : Canuti tìmìnì ad
met& ego conutrtar ad vos . Si dipinge lo Spiritofanto per attribuirli
meritamente da i Sacri Theologi I lui rinfufione della diuina gratia ne* petti
noftri, Se però dicefi, che la grat vn ben prò pio di Dio, che fi diffonde in
tutte le creature per propia liberi «li elfo Iddio, et fenza alcun merito di
quelle . Il ramo di Oliuo fignifica la pace,che in virtù della Gratia il
peccatore rie dbnciliatofi con Iddio fente nell'anima . La tazza ancora denota
la gratia, fecondo il detto del Profeta . Calìx rum inebrians quàm
praclaruseft. Vi fi potranno fcriuere quelle parole, Bibite, et inebriamini .
Perche chi « in gratia di Dio fempre fta ebrio delle dolcezze dell'amor fuo,
percioche quella imbriachezza è fi gagliarda,& potente,che fa feordar la
lete delle cofe me* dane,& fenza alcun difturbo da perfetta, et compita
fatici* • GRATU DI DIO, VNA bcIliflIma,egratiofagiouanetta, ignuda, con
bellifllmajéc^ vagì, acconciatura di capo. Li capelli faranno biondi, et
ricciuti, óWaranM circondati da vn grande fplendore,teiti con ambe le mani vn
corno di deuitiaj che gli cuoprira d'avuMi, acci&che non racftri le parti
meno honcfif,'e con tflc •*...., ver $03 xitxk diuerfc cofe per l'vfo humano sì
Ecclefiaftiche, come anco d'altra frrtf, ' nel Ciclo fia vn raggio, il qua:
rifponda fino a terra . GRATIE. hr» R E fanciullette coperte di fottilillìmo
velo, fotto il quale apparifcano Li ignude, così le figurarono gli antichi
Greci, perche le Gratie tanto fono tu belle, et fi {limano, quanto più fono
fpogliate d'intereffi, i quali fminuifco • o in gran parte in efie la decenza,&
la purità ; Però gY Antichi figurauano in (Te Pamieitia vera, come fi vede al
fuo luogo. Ed apprettò Seneca de benefiijs lib. primo, cap. 3. vien dichiarata
la detta figura delle tre Cratic^ceme anco oi nella figura deU'Araicitia .
Cràtìe. A Ltre, Se varie figure dielle (3 ratie fi recano da molti Autonoma io
non neJ l\. dirò altro, hauendone trattato diffufamente il Giraldi Sintammate
xiij» e da lui Vincenzo Cartaro* dico bene, che fé ne veggono anco fcolpite in
marno in più luoghi di Roma le tre Gratie giouani, allegre, nudty 8c
abbracciate^ radi loroj'vna ha la faccia volta in Udabandafiniflra ; l'altre
due dalla decra guardano verfo noi ; quelle due lignificano, che quel, che
riceue vnagraia, o beneficio, deue procurare di rendere al fuo benefattore duplicata
gratia * icordandofene iempre : Quella lòia lignifica,• che colui, che la fa,
deue feor» larfene fubbito, 6^ non poner.mence al beneficio fatto: Onde fOrator
Gre[o in iuo lenguaggio,diiTe nell'oraticne, De Coronai Equidem cenjeo eum,qui
be\efcium accepit, oportere omni tempore memìmffe, eum autem qui dedit coiir
jnuo obliuifcì, ad imitatone del quale l'Orator Latino anch'egli dille .
Afe'finijfe debet is, in quem cottatum efl beneficium, non commemorare qui
contulii : crchc in vero brutta cofa è rinfacciare il beneficio, dice lo iìeilo
Cicerone. Odiofum hominum genus officia exprobantium . Sono Vergini, e nude,
perche la gratia deue efiere lincerà, fen^a fraude, ii> anno, et fperan^a di
rimuneratiene, Sono abbracciate, &C connette tra loro, jerche vn beneficio
partorifee l'altro, et pecche gli amici deuono continuare in ufi le gratie :
&C~ perciò Crifìppo aflìmigliaua quelli, che danno, et riceuono beneficio,
a quelli, che giuoeano alla palla, che fanno a gara > a chi fé la può Ìù volte
mandare, et rimandare l'vno a l'altro . Sono giouani, perche non deue mai
mancare la gratitudine,ne perire la meoria della gratia, ma perpetuamente
fiorire,& viuere. Sono allegre, perche ili dobbiamo ettere coli nel
dare,come nel riceuere il benefitio . Quindi è,chc . prima chiamafi Aglia
dall'allegrezza, la feconda Thalia dalla 'viridità,la tei^ i Eufrofina dalla
dilettatione . GRATITVDINE DONNA che in mano tenga «vna Cicogna, &T Vn ramo
di Jupirri, o di faua, Oro Apollinc dice, che quello animale più d'ogn altro
riftoraj juoi genitori in vecchie^a, OC' in quel luogo medefimo * oue da etti è
fiato jutrito, apparecchia loro il nido, gli fpoglia delle penne inutili jt dà
loro manlate fino, che fiano nate le buone, 6C che da fé fìeffi portano trouare
il cibo, pò gli Egitti j ornauano gii feettri con questo animale, e lo teneuano
in molta COfifi»» 3»+ confici eratione ferme Plinio nel lib. 1 8. al cap. z 4.
che come il lupino,* la ftu ingranano il campo,doue fono crefeiute,così noi per
debito di grati tubine do biamo Tempre duplicare la buona fortuna a quelli, che
a noi la megliorano . Si potrà fare ancora a canto a quella figura ^ri'
Elefante, il quale dal Pieri Valeriano nel 2. lib. vien porto per )a
gratitudine, &C cortefia; Ed Eliano fa uè dWn'Elefante, che hebbe animo a
entrare a combatter e„pcr.vn 610 Padri ne, il quale eflendo finalmente
dallafor^a de gl'inimici Superato, fi^ morti con la lùa proboscide lo prefe, et
lo portò alla fua ftalla s moftrandone grandi (imo cordoglio, òC amaritudine*
GRAVITJt. DONNA *veftita*iobilmente di porpora, con *vna Scrittura figillata
'collo infino al petto pendente^ nell* acconciatura delcapo farà vnaG lonnacon
*vna piccola ftatuettalcpra; &C la vefte tutta afperla d'occhi} pauone, con
*vna lucerna accefi» fatta fecondo T'vfan^a de gli antichi neil; delira mano.
La porpora è -veftimento communea quefta, &C all'honore, come a qti; liti
regali, cVnobililTIme. Il breue è autentico fegno di nobiltà, la quale, è vera
nudricc di grauità d's teresa, di gloria, et di faufto . La colonna s'acconcierà
in capo per le mascherate a piedi, b a cauallo ; r per ftatua di fcoltura, ò
pittura fi potrà fare a canto, cX^ che col braccio antro fi pofi fopra d'ella
per memoria delle gloriole: a ttioni, che fomentai la grauità . Gli occhi di
pauone fono per legno, che la grauità fomminiftra pompa,c n Ice con l'ambinone
. La lucerna dimoiìra, che gli huomini grani fono la lucerna della plebe, et
«lei Volgo. Grauità delTbuomo. DOnna in habito di Matrona, tenga con ambe le
mani vn gran fallo leg to, et (bfpefo ad -vna corda. L'habito di Matrona
moftra, che allo fiato dell' età matura fi conuienef la grauità, che a gli
altri, perche più* fi conofee in elfo l'honore, e con maggie anfietà fi procura
con la grauità, e temperanza de' coftumi v Il fairo moftra, che la grauità ne'
coftumi dell'huomo fi dice fimilitudine et nella finiftra lo feudo, con vna
tefta di lupo dipinta » I mezzo d'ella . Guerra1, IX Onna fpauenteuole in
*vifta, et armata con vna face accefa in mano in^» èJ atto di camminare, hauerà
appretto di fé molti vafì d'oro, e d'argento,e ( mose gittate confufamente per
terra, fra le quali fìa vn* imagine di Pjuto, ' • « delle cicchete tutta rotta,
per dimoftrare, che la guerra diffipa, ruma, Se Z con344 confama tutte le
ricche^e non purc,douc ella fi ferma > ma doue cammina.; àC trafeorre GVIDA
SIGVRA de veri bonori. DONNA nel modo, che la virtù al fuo luoga habbiamo
descritta, coi *vno feudo ai braccio, nel quale fiano fcolpiti li due Tempi j
di M. Mar j cello, Tvno dell'Honore TdcT l'altro della Virtù ; fieda detta
Donna fotto vnjM quercia, con la deftra manoin alto leuata mroftri alcune
corone militari, con feettri, infegne Imperiali, Cappelli » Mitre, et altri
ornamenti di dignità, chi faranno porti fbpra i rami del detto albcro^oue fia
vn breue con il motto : Hint omnia, et fopra il capo dell'imagine vi fori
vn*altro motto, che dica, Me Dm Il tutto dimoftrerà, che da Gioue datore delle
grafie,. ai-quale è dedica quell'albero, o per dir bene dall'irteflo Dio fi
potranno hauere tutti gli hot rj;,-& ledignità mondane r con la
feorta,& guida delle virtù, ilche infegna* i due Tempij mifticamente da M.
Marcello fabricati, perche Tvno dedicato i l'Honore non haueual'entrata, fé non
per quello di erta Virtù . HIPPQCRISJA DONNA Con faccia r 8c mani Ieprofè,
-veftita di pelle dì pecora bi an con "vna Canna verde in mano, la quale
habbia le tue foglie,.& permaó chi) : I piedi medefimamente faranno
leprofi, et nudi,con vn Iupo,che efea d fotto alla vcfte di eflày& con vn
Cigno vicino, QuelIo,che diflè Chrifto Signor Noftroin S. Matteo alcapit. 23.
baftapa l'intelligenza di quefta imagine, perche volendo improuerare a gli
Scribi, dfl Farisei la loro Hippocrifia, difle che erano fimili, a' fepolcri,
che fono belili fiori, et di dentro pieni di olla d'huomini morti, Se di pu^a ;
Adunque Ha pocrifia non fari altra, che vna fintione, di bontà» et fantitd in
quelli, che Coté maligni, et feelletati ; però fi dipinge donna leprofà,
veftita di habito biancrf perche il color della verte fignifica l'habito
virtuofoyche artifiriofamente ricuo pre la lepre dal peccato, che (là radicato
nella carne, e nell'anima. La Canna verde, è (imbolo ( come dice Hettorre Pinto
nel cap; 40. di Eze chielle Propheta ) dell'Hippocrifia, perche nascendo con
abbondanza di fogli, dritta, et bella, non fa poi frutto alcuno, (è non piuma,
et dentro è vacua, l piena di vento . Deirifteflb ancora dice il medefimo A
ntore,dare inditio il C gno, il quale ha le penne candide, et la carne nera .
Il lupo,che fi moftra foli alla verte di pelle diuerfa dalla fua, è tanto
chiaro per le parole di Chrifto nel l'£uangelio> che non ci bilògna dirne
altro* Hippocrifia . DONNA magra, &C pallida, veftita d'habito di mezza
lana,] di col*» bertino, rotta in molti luoghi, con la tetta china verfo la
fpalla finiftr; hauerà in capo vn velo, che le cuopra quafi tutta la fronte ;
terrà con la finift mano vna grolla, et lunga corona, et vn'offitiuolo, et con
la deftra mano, ce* il braccio (coperto porgeri in atto publico vna moneta ad
vn pouero, hauerà gambe, et li piedi limile al lupo. Hip©DICESA%E %1TA. 3+ì
H1PPOCRIs1a; •pocrefia appreflò S. ThomalTo fecunda fecunde,, queft.3. art. 2.
è vitio/che uce l'huomo di fimularc, et fingere quel, che,non è in atti,
parole, et opere Priori, con ambitione vana di edere tenuto buono,eflendo
trifto . 4Magra, e pallida fi dipinge,perciò che come dice S. Ambrofìo nel 4.
de' Tuoi •cali, gì'riippocriti non fi curano di eftenuare il corpo per edere
tenuti, et flauti buoni, et S. Matteo al cap.6. Cura ìeiunatìs nolite fieri fi
cut Hippocrita, wes;exterminant enim facies fuas^t videantur ab heminibus
ieiunantes . ||lveftimento, come dicemmo eflendo comporto di iino,& di
lanadimoftra (lime dice il fopradetto S. Ambrogio, ne! cap. 8. de morali)
l'opera di colcmi quali con parole, et attione d'hippociifìa cur prono la
rottigliela deila-» i*Mitia interna, 6^ moftrano d. fuori la fempì.citd
dell'innocenza j quefto fi Ipa per fignifìcato della lana, et la malitia per i!
lino . fa tefta china, con il velo, che 'e cuopre la fronte, la corona, et
l'cffitiuolo tiiitano,cherHippocrito moftra d'edere lontano dalle cofe mondarle
r'uolZ 2 co alla H 344 to ali* COTrtemplatione dell'opere diuine . Scorgere la
moneta ad vn pouero, nella guifasrche fi è detto, dimoftra fa vai nagloria de
glihippocritr, Si dipinge armato,-petche l'homicìdò genera il pericolò della
vendetta, a quale fi prouedè conia cuftodia di fé ftéflb . La Tigre fignifica
fiere^a, 5c^ crudeltà* le quali danno incitamento, fpronano l'homicida ;"
la pallide^a è effetto dell'ira, che conduce all'homi» dio > cV^ del timore,
che chiama a penitenza ; Però fi dice nel Genefi, eh* Cairn hauendò 'vecifo il
fratello, andò fuggendo, temendo il caftigo deU giuftitia di Dio. BONE S T
A.DONNA con gli occhij bafli,veftita nobilmente-, con vn velo in tefta»c le
cuopra gli occhij . La grauità deli'habito, è inditio negli Huomini d'animo
bonetto, et p«(5 honorano, SC fi tengono in conto alcuni, che non fi conofeono
per lornoi del veftirc, efiendo le cofe elieriori dell'huomo tutte inditio
delle interiorjgj riguardano il compimento dell'anima . Gli occhij baffi fono
inditio di honeftà, perche ne gli occhi fpirando feiuia, come fi dice, et
andando 1 amore per gli occhij al cuore, fecondo to de' Poeti ; Abballati verfo
terra danno fegno,che ne fpirti dilafciuia for^a d'amore pofTa penetrare nel
petto . Il velo in tefta è inditio d'honefti, per antico, e moderno coftume,per
el ' ^Volontario impedimento al girar lafciuo degli occhij, HONORE GIOVANE
bello, veftito di Porpora, et coronato d' alloro, con "\ nafta nella mano
delira, Se nella finiftra con vn Cornucopia, piencJ| frutti,fiori,e
fronde.-Honore è no me di polleffione libera,e volontaria degl a'* mi virtuosa
attribuita all'huomo per premio d'ella ? 11 ni, e cenata coi hnc m Ì'Jm 3+J
'honefto ; et S. Tommafo 2,2.q 1 20. ar. 4. dice, che, honor eft cuìuslibet
virìutis premium* Si fa giouanc, et bello, perche per fé fteflb,{èn^a ragioni,
ò fillogifmi alletaciafeuno, èV^ fif.deuderarc. Si vefte della Porpora, perche
è ornamento legale, et inditio di honor fupremo, L'hafta, et il Cornucopia,
&C la Corona d'Alloro, Lignificano le tre cagioni »rincipali, onde
gl'huomini fogliono efTcre honorati,cioè,la fcien^a,la ricche^'a, et Tarmi, et
l'alloro fignifica la feien^a, perche come quello albero ha le òglie
perpetuamente verdi, ma amare al gufto, così la feien^a, fé bene fa im« tortale
la fama di chi la poflìede, nondimeno non fi acquifta fen^a molta faica, et
fudore . Però dille Efiodo, che le Mule gli haueuano donato vno feet» ro di
lauto,e(Tendo egli in bada fortuna, per mezzo delle molte fatiche arcitato alla
faenza delle cofe, et alla immortalità del fuo nome, Honore. HVomo dVpetto
venerando, et coronato di palma5con vn collar d'oro al collo,& maniglie
medefimamente d'oro alle braccia, nella man deftra erra -yn'hafta, et nella
finiitra vno feudo, nel quale fiano dipinti due Tempij ol motto . Hie ttrtninus
hcret, alludendo a' Tempij di Marcello detti da noi oco innanzi. Si corona di
Palma, perche quell'Albero, come fcriue Aulo Gellio nel 3.Iib. elle Notti
Attiche è fegno di Vittoria, perche, fé fi pone fopra il filo legno tualche
pefo anchor che grane, non fòlo non cede, ne fi piega, ma s'inalba, et lllendo
l'honore, figliuolo della Vittoria, come fcriue il Boccaccio nel 5 . della
kneologia delli Dei, conuien che tu ornato dall'indegne della Madre . |
L'hafta, et lu feudo fuiono indegna degli antichi Rè, in luogo della Corona,
i>me narra Pierio Valer iano nel hb 42. Però Virgilio nel 6. dell'Eneide,
detaiuendo Enea Siluio R" di Alba ditte . Jlle ( vide sì) pura iuuenù, qui
nititur baila . I E perche nel Tempio deil'Honorc non fi poteua entrare, fé non
per lo Temjo della Virtù, s'impara, che quello Solamente è 'Nero honore, il
quale nafee illa Virtù. !| Le maniglie alle braccia,& il collaro d*oro al
collo, erano antichi fegni d'home,& dauanti da Romani per premio, a chi
s'era portato nelle guerre valo^mente, come fcriue Plinio nel 3$. Iib.
dell'Hiftoria naturale . Honore nella Medaglia d'intonino Tio . t J N Giouane
veftito di verte lunga, et leggiera,con vna ghirlanda d'alio^ V ro in -vna
mano,& nell'altra con vn Cornucopia pieno di frondi, fiori, 1 frutti .
Honore nella Medaglia dì Vìtellìo. *""> Iouane con -vn'hafta nella
deftra mano, col petto mezzo ignudo, et col \\X Cornucopia nella finifha ; al
pie manco ha vn'Elmo,c3c^ il fuo capo fari innato con bella acconciatura de'
fuoi capelli medefimi . L'hafta,& le mammelle feoperte dimoftrano, che con
la for^a fi deue difende 'honore, et con la candiderà confeiuare . Z 3 II
Cor>tiano 34-6 Il Cornucopia, et l'Elmo, dimoftrano due cofc, lequali
facilmente trotiam credito daeffere honorati; T^na è la: robba j l'altra;
l'effercitio militare; quella genera l'honore con la benignità, quefta con
l'altererà -, quella con U podi, bilità di far del bene ; quefta col pericolo
del nocumento ; quella perche fa fj rare ; quefta perche fa temere; ma Tvna
mena l'honore per mano piace mente; l'altra fé lo tira dietro per for^a ., K O
RE DEL GIORNO. MOLTE "volte può venireaccafibne di dipinger l'hore, et
ancor eh fé ne polla pigliare il difegno da quelli,che da molti fono fiate
deferiite, nondimeno ho uoluto ancoralo dipingerle differente da quelle, perche
\t» varietà fuole dilettare alli ftudiofi ., Dico dunque »che l'nore fono
miniflre del Sole diuife in 24. &C ciafeunaj guidatrice del timone dcr
carro folare, per il fuo /patio, onde Ouidio ne delle Metamorfofi, così dice .
*A dextra Uuaq; dm, et menfis, et annus . Saculaq; et pofitafpatijs aqualibus
bar A Et il medefìm 0^ più aisaflà « Iungere'equosTitan velocinus ìmperat borìs
luffa De# celeres peragunt, ignemq\ vomente* *4mbrofia fucco faturos prafepibus
altis Quadrupede: ducutiti adduntq;fonantia fratta. Et il Boccaccio nel libro
quarto, della Geneologia creili Dei, dice che l'hot fono; figliuole del Sole»
et di Croni, cV* queftoda i G reci vien detto il tem percioche per lo cammino
del Sole con certo fpatio di tempo vengono a ' marfì, Sf* fueceffiuamente [Wna
doppo. l'altra, fannoefre la notte palla» giorno giunge,. nel quale il Sole
entra dalla fueceffione di effe, effèndogli 1 l'hore del giorno aperte le porte
del Cielo, cioè il nafeimento della luce,
qualeoffitiodeirhorefamentioneHomeroj&dice che fono fopraftanti porte del
Cielo, et che ne hanno cura con quelli verfi . Sponte fores patuerunt
cceliquasferuabant borA Quibus cura efi magmmeodum » et Olympus» Il qual luogo
Hbmero imitando Ouidio, dice che l'hore hanno cura d porte del Cielo infìeme
con Giano « Trafìdeo foribus cali cum mitibus horìs \ Volendo noi dunque dar
principio a quefta pittura,,faremo che la primi hora Ila nel l'apparir del Sole
. HORA PRIMA FANCIVLLA bella, ridente,con ciuffo di capelli biondi com'oro fp*
al vento dalla parte d'auanti, et quelli di dietro fiano fieli, et canuti, Sarà
veftita d'habito fuccjnto, et di color incarnato con l'ali agli homei ftando
però in atto gratiofo, e bello di volare . Terrà con la delira mano (ouero doue
parerà all'accorto pittore, che fu ilo luogo propio ) il fcgno del Sole, dritto
-,&*minen te : ma che fìa grande,* (ifibilc, et con la finiftra vn bel ma^o
diiìorìjioffi., 6^ gialli irritato di coninciarfi ad aprire. i Si dipinge
giouane, bella, ridente, et con n'ori nella guifa che dicemmo,periocche allo
ipuntar de* chiari, et rifplendenti raggi del Sole, la natura tutta li illegra,
et gioifea, rìdono i prati s'aprono i fiori,, 8^ i vaghi augelli fòpra i
erdeggianti rami, con il ioauiflìmo canto fanno fétta,:e tutti gl'altri animali
loftrano piacere, è¥~ allegrerà, il che beniflìmo deferiue Seneca nel primo
loro, in Hercole Furente £on qucfti *verfì * um caruleis eue Bus equi* T^ondum
rupt a fronte iuuencus . litan,fumnmm profpìcit eotan, Vacua reparant vbera
mttres . ijtm Cadmais inclyta bacch Errat curfu leuis incerta fperfa die,
dumetarubent Motti fetulanshadm ìnherbx boebiquefugitredituraforo'il Tendet
fummo Hridula ramo bor exoritur durus,& omnes Tinnafque nono traderefoli
gitat curas, aperitq; domos Geìiit, quprulos inter n idos iftor gelida cana
pruina Tbraciapellex,turbaq;circum ege dimifio pabula carpii Confufafonat
murmure mixto dit parato liber aperto Tettata dieml capelli biondi (partì al
"Vento dalla parte dauanti, et quelli dietto ftefi, 8e muti,
fignificano,che Fhore in breue ipatio di tempo principiano,& finifeono
tornando però al (olito corfb, j II color incarnato del veftimento dinota il r
offeggiare, che fanno li raggi del le in Oriente quando cominciano afpuntare
fopra il noftro emifpero, come taoftra Virgilio nel ietti mo dell'Eneide . q;
rubefeedat radijs maret& athere ab alto aurora in rofeisfulgebat lutea Et
Ouidio nel 4. de' Fatti . ^„-s ox vbi tranfterit ccelumque rubefeere primo Caperti
Ì'jEt nel 2. \ce vigli nitido patefecit ab ortu Turpureas dimora foresti piena
rofaru atri* Et nel 6. delle Metham. folet aer pmpureus fierUcum prìmum ^Aurora
mouetut. Boetiolib. 2.metr. 3. m polo Thabus rofeis quadrigli lucemjpargere
caperti. L'ideilo nel metro 8. wd Thcsbus rofeum dient Curru prouebiu aureo .
Et Station. Theb. iam Mydonijs elata cubilìbus alto T^rantes excuffa, comas
multuqifequttU puleratcclogelidas aurora tenebrai Solerubens.Ì Et Si Ho I
talico lib. 1 2. ir vbi nox depulfa polo primaqj rubefeti Lampade Veptunus . L
habito fuccinto, et l'ali a gl'homeri in atto di volare, lignificano la vele* ì
dell hore, come nel luogo di fopra citato dice Ouidio 2. Metamorf. fgire equos
Titam vclocibus imptm boris lujla Dea edere s peragunt . Z 4 Lei* 3+* Le fi dà
'! fogno del Sole, perche foleuano gli antichi dare al giorno do hore, et
dodici alla notte, lequali fi dicono planetali, òC fi chiamano così, che
cialcuna di efle vien fignoreggiata da vno de* fegni de' Pianeti, come fi de in
Gregorio Giraldo tom. 2. lib. de annis, Se menfibus, con quefte par
7>rocanturiconflitut£fitnt.Oìuc a q fio chi volerle maggiore efplicatione
legga Tolomeo, et Zeone>& da certi vei d'Ouidio fi raccoglie il medefimo
. ?^p» Venws affulfit, non Ma luppiter bora Lunaque &c. Giouanni del
Sacrobofco intorno a qu fto, Così dice nel computo Ecclefij dico : Ts(otandum
etìam quod dies\eptvman£, fecundum diuerfos, d'me,fas h* beat appellatioues ;
Thilofopbi enimgentiles quemlibet diem feptimana, ab il planetari dominatur in
prima bora illius dui denominanti dìcunt enimplan tasfuccejjiue dominariper
horas diei . Et fé bene in ogni giorno della fettimana ciafchédun' hora ha
particolar t gno differente da quelli de gli altri giorni, tuttauia noi
intendiamo adòlut mente rapprefentare dodici hore del giorno, et altrettante
della notte fen^ hauer riguardo a' particolari giorni, et a loro fucceffione,
nel circolo della It rimana, fi che per dimoftratione, fi darà principio alla
prima liora del gì ori con il Sole, come quello, che diftinguel'horc, èc
èmiluradel tempo, e qu fto baderà per dichiaratone de i fegni, fi per quefta
prima hora, che habbi mo defcrttta, come anco per il reftante. hora seconda;
FANCIVLLA ancor'ella con l'ale aperte in atto di volare, hauerà i pelli di
forma, òC^ colore come la prima : ma quelli dauanti non farai tanto biondi,
l'rubito {ara fuccinto, di color d'oro, ma circondato d'alcuni cioli nuuoletti»
et nebbia, eflendo che m queft'hora il Sole, tira a (e i *v della terra, più, o
meno, fecondo l'humidìtà del tempo parlato, et a queft'fl volfe alludere Lucano
nel 5* della guerra di Farfaglia . Sed noBe fugata Ufum nube diem iubar extulit. Ft Sii.
Trai. lib. e. Donec flammiftrum tollentes cquore curru Caligo in terras nitido
refolutafert Solis equifparfere diem iamq; orbe renato Mollis erat ttllus
rorata mane ptut Diluirai nebulas Tìtànfenfimque fluebat Claud. 2. de rap.
Profi Tfondum pura dies tremulìs vibratur in vndis lArdor > et mantes ludunt
pe> c£rulaflamm feruirà anco alle Itre hore, che ci reftano a dipingere . HORA TERZA FANCIVLLA anch'ella, con la forma de i
capelli gid détti : ma quelli C* d'auanti faranno tra il biondo, e*l negro.
Sari alata, et come l'altre in atto gratiolo di volare, con habito fuccinto » e
)edito, di color cangiante, cioè due partì di bianco, et vna di rollo,
perciòche uanto più il Sole s'inalba dall'Oriente, la luce vien maggiore, e di
queuYhora itende Ouid'o nel 6. delle Metam. quando dice : vtfolet aer Twpuretts
fieri, cum primum aurora mouetur t '.$ breue pofi tempus candefeere Solis ab
ortu Terrà con la delira mano con belliffimo gefto il legno di Mercurio, e con
la niftra vn'horiolo folarc, l'óbra del qual deue moftrar Thora 3. Tinuentore
per uanto narra Plinio nel libro fecondo,fu ^naximene Milefio difcepolo di
Ta:te : di quefto horologio riferifee Gellio, che tratta Plauto nella fauola
detta.» eotio : Vt iìlum Dij perdanUqui primus horas reperti, quique adeo
primus fiditi bicfolarium, qui mihi comminuti mifero articulatim dicm . ORA
QVARTA FANCIVLLA come l'altre » con l'ale, Se i capelli nella guifa, che
habbiamo detto di fòpra, l'habito fuccinto, et di color bianco, perciòche di •»
t il Boccaccio,nel libr. 4. della Geneologia delli Dei, eflèndofi gii fparfo il
Soìt, et haHendo cacciato i vapori, il giorno è più chiaro, òC Ouid. dice nel
4. ielle Metham . cum puro nitidìjfimus orbe Oppofita [peculi referitur imagìne
Thrtbus Et Sii. I cai, lib. 1 a. Redditur ex tempio flagrantior $therelampas ht
tremula infufo refplendent emula Tkrtbo . Terrà con la delira mano il legno
della Luna, auuertendo il diligente Pitto-* rapprefentarlo in modo, che lì
conofea il legno in prima vifta . Porgerà con la fi niftra mano, in atto
gratiofo,e belio,vn Giacinto flore ilqua* || per quanto narra Ouid. nel lib. i
o. fu -"vn putto amato da Apolline, SC haendolo egli per diigratia
-vccilo, lo mutò in fiore . Ilchedimoftra,chelavrrcù del Sole la mattina va
purgando neifemplici r ANCIVLLA alata in atto di volare, con i capelli nella
guifa dell'altre, èc con habito fuccinto di color cangiantejn bianco, et
ranciato, ellendo ie il Sole, quanto più s'auuicina al mezzo giorno,più
rifplende . Terrà coru na delle mani il fegno di Saturno, Se con l'ai tra
l'£litropio> del quale Plinio jel lib. 2.cap,così dice . Miretuv $j9 Miretur
hoc qui non ob fernet quotidiano experimento, herbam *nam qua *i eatur
Etiotropium abeuntemfolem intueri femper omnibus horis cum ea vertici nubilo
obumbrante ; Et Varrone . T^ecminus admirandum quod fit in fior ih quos vocant
Eliotropio,, db co quodfolis ortummanefpeclant, et eius iter itajt quuntur ad
occafum, vt adeumfemperfpeBent* Et Ouidio nel quarto delle fue Metam. dice di
queft'herba, che fu vna Nin fa chiamata Clitia amata dai Sole, la quale per vna
ingiuria riceuuta da quelli fi ramaricò,talmente,che fi voltò in queft'
herba,le parole4el Poeta fon quultufq;fuos, fleclebat ad illum . Membra ferunt
hafiHefolos fpartemq; colori» Zuridus exangues pattor conuertit in berbas EH in
parte rubor vioUquefimillimus ora flos tegit, illafuum quamuis radice tenetur,
Vertitur ad folem, mutataq\ feruat amorem . HORA SESTA FANCIVLLA; farà
queft'hora di afpetto pia fiero, e inoltrerà le br cia,& gambe nude;
hauendo però ne* piedi ftiualetti gratiofi,e belli É lor del "veftimento
farà rodò infiammato,perche dice il Boccac. lib.4.dellafl neologia delli Dei, rittouandofi
il Sole in me^o del Cielo,molto più rifpler " et rende maggior ardore, che
perciò fi rapprefenta che moftri le braccia,e j bc nude, ilche lignifica anco
Virgilio nel libro ottauo dell'Eneide 4 Sol medium Cali confeenderat igneus
orbem . EtMartialenellib.3. lam prono Thaetontefudat ^iethon • Interiungit
equos meridiana* Mxarfttque dies,& bora faffos . Et Lucano nel lib. 1.
Quaque dies Mediusflagrantìbus as~luat borìs \ Terra con la delira mano il
fegno di Gioue,e con la finiftra vn ma^o d'hi ba fiorita,chiamata da Greci, e
Latini loto; l'effetto della quale, fecondo che I narra Plinio nel lib. 1 3. al
cap. 1 7.6: 1 8. et T hcofrafto ; è marauigliofo, perei» che ritrouandofi dett'
herba nel fondo del fiume Eufrate, la mattina allo fputj tar del Sole, anchor'ella
comincia à fpuntar fuori dell'acque, et fecondo che I Sole fi va inalbando,
così fa queft'herba, in modo, che quando il Soleèarriu; ■ to a me^o il Cielo,
ella è in piedi dritta, et ha prodotto, et aperti i fuoi fiori et fecondo
poiché il Sole dall'altra parte del Cielo verfo roccidcnte,va calandcosi ; sjì
risi il loto,* imitazione dell'hore va feguitando (ino ai tramontare del
Sole,cnt indo nelle Tue acque, et fino alla mezza notte fi va profondando * La
forma odett'herba, Se fiori, fecondo che fciiuc Plinio nel luogo citato di
(òpra è fi» r ile alla faua, et è folta di gambe, et di foglie : ma pia cotte »
Se Cottile, i fiori (ho bianchi, Se il frutto fomiglia al papauero HORA SETTIMA
TESTITA di colore ranciato,.il quale dimoftra il principio della decli» V
natione dell'antecedente hora, terra con vna delle mani il fegno di Mar* t 8e
con l'altra vn ramo di luperì, con li ba celli, attefoche fi riuolge al Sole,
Se I corche nuuolo fia,dimoftra l'hore a i Contadini, di ciò fa fede Plinio nel
libra ]!. alcap. indicendo? Ife e vlliuz qua feruntur natura afienfu terra
mirabi» Irefi: primum omnium curri Sole quotidìt àrcumagitur borafque agricolis
»«• \o dcmonslrat., hora ottava; ANCIVLLA, fari veftita di cangiante
bianco,& ranciato,terrà il fegno del Sole, et vn horiolo Sole i ma
congeftodiflferente dell'hora ter^a, per (ìgnificato :maperrendcre^ario il
gefto,ebella pittura, et che Tomdi e(To moftri efiere quefta Tottaua hora,
eflèndoche anche la prima, ha il defimo fegnodeì Sóle «denota .anco detto* horiolo
la diftintione dell' fiore-, giorno da quelle della notte* II color del
veftimento» dimo(lra,che quanto ptò crefeono l'hore tanto più il rno "va
declinando, e va perdendo la luce» Et quefto baderà per dichiaratone xleicolori
de vcftimenti,. che mancane "orefeguenti, ORA NONA. ANCIVLLA alata., il
colore propio dei fuo veftimento farà giallo pa. gliato. ferra con la deftra
mano il fegno di Venere, et con l'altra vn ramo di vliuo, (cioche quefta pianta
riuolge le fue foglie neliòlftitio, come fi è -vifto per fcruatione da molti,
di che ancora ne fa fede Plinio • HORA DECIMA. ANCIVLLA alata >'Veftita di
colorgialfo.: ma che tiri alquanto al negre* "erriconradeftramanoilfègnodi
Mercurio >6c^* con la (ìniftra vn ramo ìjioppa per hauere anco quefta pianta
il medefimo lignificato dell' 'vliuo, Kide per quefta caufa il Pontano ne
fuoi'verfl la chiama arbore del Solo, ) dicendo. Thaetontias arlor, fundit rore
nouo, &c> Intendendo la pioppia. HOR^ VNDECIMX ANCIVLLA alata, il fuo
-veftimento farà cangiante di giallo, Se ne^ grò, auuertendo che tenga come
habbiam detto con bella gratia il fegno Luna, et vna Clepfidra horiolo d'acqua,
del quale fa mention Cicerone . de Natur. Deor. Quid igitur, inquit, conuenit
cumfolarium, vel deferì-, aut ex afua contempleris, &C nel fine della
fettiraa Tufculana : Cras ergo ai 1 i5z ICONOLOGIA trifl ad Clepfydram ;
perciòche con quelle clepfidre.cioè orioli d'acqua fi" per niua
anticamente^! tempo a gli oratori,come bene accenna Cicerone, nel ^ orat. jtt
hunc non declamator aliquis ad clepfidram, latrare docuerat . Et Martiale nel
lib. fefto . Septem clefpfydras magna tibi voce petenti *Arbitee inuitus,
Ciciliane dedit, Et ancorché quefto horiolo non fia fòlare, nondimeno Scipione
Natica,l'a no 595. della edificatone. di Roma* con l'acqua diuife l'hore
egualmente d et hefperus vmbra Et nel libro decimo fefto. Qbfcuro iam vefper
olympo . Fundere aquam trepidai, caperai vmbram. Terrà con la deftra mano il
fègno di Saturno, et con l'altra vn ramo di t ce eflendo che la pioppa,
l'vliuo, èC il falce, riuolgono leiòglie nel Solititi come faiue Plinio . HORE
DELLA NOTTE. HORA PR1MA FANCIVLLA alata, $C parimente con capelli, come le
altre horec giorno, ma il colore di quelli dalla parte d'alianti farà negro .
L'habito farà fuccinto, et di varij colori * perciòche eflindo il Sole trami»
tato nell'Occidente tale fi dimoftra, per la ripercu/Iìone de i fuoi raggi rat
colori, come dice Statio 2 . Achille, Fraugebat radios humili ìam prontts
olympo . Tromittebat cquìs . Tbabus, et Oceani penetrabile lìtus anbelis Del
vario colore fa teftimonian^a Seneca in Agamennone così dicendo": Sufpecla
varius Occidensfecitfreta . Terrà con la deftra mano il fegno di Gioue, et con
la finiftra *vna notto!a,oi 1 ro vefpertilione,così dettò a vespertino
tempore,comt dice Beroaldo commc tatore d'Apuleio, che è la fera quando quelli
animali cominciano a compari come dottamente deferiue Ouidio 4. Metam. nella
fauola deil'ifteflò animai così dicendo. lamqut diet exaclus eratt tempufque
jubibat Qiiod tu, nec tentbras, nec pofies dicere lucetti » Sedcumluce tamen
dubia confnia noclis Te8a repente quati pinguefque ardere videntur lampe $M
lampade:, et rutiliscoUucentignibusades Talfaque fieuarum fìmulacrumvlulàre fer
arumi Tumida iamdudum letitant per tecla forores Diuerjtcjuc locis ignes ac
lumina vitant: Eumq; petunt tenebrai paruos membrana per artttì Torrigitur
ténmfque includunt brachia penne 7{ec qua perdiderint vetèirem rationt
figurarti Scire fmunt tenebra, non illas piuma leuauit Suflinuere tamen ìfe
ferlticehtibus alis> Conataque le qui minimam prò corpore voceiù Emittunt :
peraguntque leui Stridore querelai Teblaque non fyluas celebranti lucemque
perofe Ttyfle -polantyferoque trabunt ''a Vefpeie nomen. HORA SECONDA. *tjf
ANCI VttAl alata,,&*Ve(lÌtà ài color benino, perciocKe quanto più il Sole
s'allontàua dal noftro emifpero » e paffa per l'Occidente tanti per
la^ucccflìonedeltfhore riiia>fiofeUÉa,come dice Virilio nel feconde
Jl'EneideJ,» Vertitur Inter eacodum, et ruit (Sciano noti' Inuoluens rmbra
magna terramque poluwqueE nel ter^o V Sol ruit interca, et montervmbrantur
opaci •* HE quello batteri per i lignificati, dei colori delli veitimenti dell'
hore, chic» fono da fuCcedére IITertà con la delira mano il Tegno dì Marte, Se
con la (iniftra vna ciuetta per mt (ignora della notte, come dice Pierio
Valeriano nel libro 20. ck^ piglia il* me da eflà, eiTendoclie iLlatino
fidichiara nottua, dalla notte . . fiORA TERZA FANCIVLEA alata, et veflita di
benino, più feuro dell'antecedènte, terrà con la delira mano il fègno del Sole:.,
maperòche tenga la man© fa quanto più fi pub, moflrando con tal atto, che il
Sole fia tramontato, 3i ih la finiftra vn bubone, o barbagianni,vccello
notturno-, la fauola del quale ItcontaOuidionellib.?. delle Metam. l'argomento
è quello. Gioue hauenI conceduto a Cerere, che rimenaire Proferpina fu a
figliuola dall'inferno; con elio patto,che ella non hauelTe gallato cofa alcuna
in quel luogo, fubbito ftalato difleyche gli haueua villo mangiare dèlli
granati y-cV? impedì la fua^ nata, la onde adirata Cerere lo trafmutò in quello
animale, il quale fuole ■ecare Tempre male nouelle ., Àjepetet Vroferpina
Coslum' Lege tamen certa, fi nullo s contìgit Mie Orbe cibos ; nam fic T are
arum federe fra&utn tfì Dixerat, at Cereri certum eH educere natam. 1{on
ita fate fmunt quoniam ieiuma Virgo, S»U $j* Sohteraty.& cultìs dum fimplex
errat in hortis \ Tuniceum curua decerpferat arbore pomum Sumptaque pallenti
feptem de cortice grana Trefferat ore fuo, folufque ex omnibus illud ^fcalaphus
vidit,[quem quondam dìcitur Orphne Inter ^iuernales baud ignotijjìma
T^ympb&s Et Acheronte fue furuis peperijfe fub antris. Viàit, et indicio
reditum crudeli s ademiu ìngemuit Bigina Èrebi» teHemqueprcfanum Fecit auem
jfparfitmq; caput pblegetontide lympha In roftrUm,& piuma s,& grandia
lumina vertit. llle fibi ablatus fuluis amicitur in alis, Inique caput cresciti
longofque nfetlitur vngues» Vixque mouet nata per inertia bracbia pennas
Faiaque fit volucris venturi nuncia lutlus Ignauus Bubo dwum mortalibus omen.
Di quello animale così dice Plinio, nel libro decimo al capir. 1 2.
Bubofunebris > et maxime abominans publicis fracipue aufpuijs deferta ina
Ut, nec tantum defolata fed dura etiam, et inaccefla 3-notlismonftrum nec canta
aliquo yocaliìfcdgemitu . HORA QVARTA FANCIVLLA alata in atto di 'volare, farà
il fuo veftimento di color lionato. Con la delira mano terrà il fegno di
Venere, òC con lafiniilra vn' horìuolo dapoluere. HORA QVINTA FANCIVLLA alata,
come l'altre : il color del veftimento farà di lionanato, che tiri al negro . Con
l'vna delle mani terrà il fegno di Mercurio,-& con l'altra *vn ma^o di
papavero, effendo che di quella pianta fi corona la notte, come dice O indio
nel lib. 4. fari. 6. Inter ea placidam redimita papauer e frontem T^ox venti,
et fecum fomnia nigra trahit . Et ha propietà di far dormire, come operatione
notturna, laonde Virgilio lo chiama foporifero nel 4: dell'Eneide .
Spagensbumida metta, foporiferumque papauer Et Ouidio ancora nel 5. de Trift.
Quotque foporifaum grana papauer bahet. E Politiano pieno di fonno . Hic gratum
cereri pler.umque fopore papauer, HORA SESTA FANCIVLLA alata, e vcftita di
color n«gro, come dice Ouid.4.fafK. Iam color y>nus inefl rebus tenebrisque
teguntur omnia . Con la delira mano terga il fegno della Luna, &C con il
braccio finiftro rat gatta, sff atta, perciò che fignifìca la Luna rdicendo,che
i Dei fuggendo Tira di Tifone» : ne andarono in Egitto, ne quiui fi teneuano
ficuri, fé non prendeuano forma Ili d'vno, chi d'vn'akco animale ; fra quali la
Luna fi cangiò in gatta,come di * e Ouidio nel lib.5. delle Metamorfofi .
Feleforor Thabi, niuea Saturnia vacca pifee Venus latuit . Perciòche la gatta è
molto varia, vede la notte, e la luce de i fuoi occhi j cre:c, o diminuifee,
fecondo che cala, o crefee il lume della Luna. tatio Iib. 1 2.Thcb. di
queft'hora diflè . dodo nox magi* ipfa tacebat Cum grane notturna
c&lufubtexitur vmbrx. olaque nigrantes laxabant aflra tenebras . Et nel
librojfecondo. *AH vbi prona dies longos fuper aquora fines Exigit, atque
ingens medio natatvmbra profundo . HORA SETTIMA FANCIVLLA alata, farà il fuo
veftimcnto di color cangiante,ceruleo, Se negro, Terrà con la deftra mano il
fègno di Saturno, e con il braccio niftro vn Tafio, per moftrare, ch'eflèndo
queft'hora nel profondo della notte, a altro non fi attende, che a dormire,
come fa quell'animale 1, il che dottalente deferi nono i poeti . Virg. 4.
Eneid. 7{px erat, et p.acidam carpebant fefia Joporem ^iequora cum medio
voluuntur jydera lapfu Corpora, per terras fylu&que, €r fieua quterant Cum
tacit omnis ager, pecudes, picleque volucres. 1 Si?. Ital.lib. 8. Tacito nox
atra foport mela per et terras,& lati Stagna profondi Condiderat. ; Ouid.
5.faft. T^oxvbiiam media eflt fomnufqueftlentia pr&bet. Et canis, et varia
conticuìflis aues . Stat. i.Theb. Jamque per emeriti fìtrgens congnia Thabi lam
pecudes volucrefque tacent, iam fomnus auark Titanis late mundo fubuecla
filenti . Inferpit curist pronufque per aera nutat Xprifera gelidum tenuauerat
aera biga Grata labbrata referens oblittia vit£. HORA OTTAVA FANCIVLLA alata »
in atto di volare, il colore del veftimento fàr et fopra la camp» na da fonare
fhore, effendo* che il fuono difpone, e chiama ognuno al fuo efer citio, come
dice Beroa!$o Commentatore d'Apuleio, lib. 5.& maiftme all'hai ra decima.*
eìlendogià pafTato il tempo di dormire epeiòS..Lucanel 14-& ctum j 8. dille
cos Qui fé bumiliat exaliahitur* Il tener la coronad'orc fotto il piede
dimoftra,, che l'humiltà non pregiai grandc^e, e ricche^e, an^i è di/pregio
d'effe, come S Bernardo dice quar do tratta delli gradi deii'numiltà, et per
dimoftratione di quella rara virtù Bai douino primo Rèdi Hierufalem lì relè
humile, dicendo nel rifiutare la coron d'oro j tolga Iddio da me, che io porti
corona d'oro là, doue il mio Redcntoi la portò di fpi ne. E Dante nel (èttimo
del Paradifo così dille. E tutti gl'altri modi erano fcarft Tfon fojfe
bumiliato ai ine amar fi .. *A lagiuBitiatfelfìgliuol di Dio HVMANITA, VN A
beila donna, che porti in feno varij fiori, òC con la finiftra mari tenga vna
catena d'oro . Humanità, che dimandiamo volgarmente cortefia, è *vna certa
inclinali* ne d'animo, che fi moltra per compiacere altrui . Però fi dipinge
con i fiori, che fono fèmpre di villa piaceuole, et con la cat na d'oro
allaccia nobilmente gli animi delle perlone, che in fé ftefle fentoii l'altrui
amicheuole cortefia . Humanità . DOnna con habito di Ninfa, àC vifo ridente,
tiene vn cagnolino in bra ciò, il quile con molti ve^ì le va lambendo la faccia
con la lingua, éi vkino vi lar.ì i'Elefant* . L'hu. HERESIA. SS SI. fc L'humanità
e onfifte in diffimular le grandt^e, et i gradi per compiacenÌji,&
fodisfattione delle perfone più batfe. \ Si fa in habito di Ninfa per la
piaceuole^a ridente, per applaufo di gentile^L ilche ancora dimoftra il
cagnolino, al quale ella fa carene., per aggradirò wpere conforme al defiderio
dell'autor loro : L'elefante fi feorda della fua grande^a,per fare fèruitio
airhuomo,dalquaJdefidera efler tenuto in conto, 6£~ però da gl'antichi fu per
inditio d'hurrui :à dimoftrato . HERESIA, /N A vecchia eftenuata di
fpauenteuole afpetto,getterà per la bocca fiana ma jftum cata, hauerà i crini
disordinatamente fparfi, et irti, il petto aperto, come quali tutto il redo del
corpo., le mammelle afeiutte, e affai pendati, terrà con la finiftra mano vn
libro fucchiufo, donde appariscono vfeire-. fj>raferpenti> et con la
deftra mano moftri di Spargerne varie torti. Aa 2 L'Heiefìa ìéo
L'Herefiajieamdo San Tommallo foprailjibro quarto delle fenten^e,6^ altri
Dottori, è errore dell'Intelletto, al quale la 'Volontà oftinatamente adh«
rìfee intorno a quello, che fi deue credere, fecondo la Santa Chiel'a Cattoli
caRoman&i». Si fa 'vecchia,per denotare rSrltimo grado di peruerfit^
inueterata de THetetico. E dì fpaucntcuole afpetto,per eflère priua della
belle^a, et della luce chi: riflìma della Fede, et della verità Chriftiana y
per lo cui mancamento 1'huoit è più brutto dell' ifteffo Demonio. Spira per la
bocca fiammaafFumicata, per lignificare l'cmpiéperfuafioni, l'affettò ptauo di
confumare ogni cofà', che a lei è contraria . I crini fparfi,8^ irti, fono i
rei penfieri, iquali fono femprr pronti fka; difèfa»» „ ri corpo quafì nudo,•
come dicemmo, rre dimòftri, che, ella è nudi ogni "virtù. Le mammelle
afeiueté-, et afTai pendènti dimolrrano aridità di vigore fénr^a ilquale non fi
pollono nutrire opere, che frano degtoe di vita eterna. II libro fucchiufo con
ìè ferpi lignifica la falla doEuina,.& le fenten^c piu.fi ciu«s&
abomineuoli, ebei pia "vtlenofi ferpentr. Il fpai'geie le ierpi denota
feffetto di feminare-falfe opinioni •> HISTORlA DONNA alata, et veirità di
bianco, -che guardi inoltro, tenga cor* finiftra mano vn'ouato^ouero vn libro*
/opra del quale moliti di fcriii re, pofandofi col pie finiftro ibpra d vn
fallò quadrato, 3cT acanto vi fia'j Saturno, (oprale /palle del quale poh"
Touato, ouero il libro, oue ella fcriue . Hiftoria è arte, con la quale
fcriucndo»s'efpri mono l'attioni notabili de huomini, diuifion de* tempi,
nature, e accidenti preteriti, e predenti delle p fonc, e delle cofe, la qual
richiede tre cofe, verità, ordine, oc confonan^a. Si fa alata, eflendo ella vna
memoria di cofe feguice, degne di faperfi,laqi le fi diffonde per le parti del
mondo, et feorre di tempe in tempo alli pofter Il volgere lo fguardo indietro
moftra>che l'Hifloria è memoria delle eòi panate nata per la poflerità . Si
rapprelènta, che fcriua nella guifa »■ che fi e detto,percioche THiftc fcritte
fono memorie degli animi, àC le ftatue del corpo, onde il Pctq|| nel Sonetto
84. Landolfo mio quell'opere fon frati Che fa per fama gfhuominiimmt tA lungo
andar: ma il nofirofiudic è quello Tiene pofato il piede fopra il quadrato,
perche l'Hifloria deue lìar fer falda, ne {aliarli corrompere, 0 fòggiogare da
alcuna banda con la bugia per ' terefle, che perciò fi velie di bianco . Se le
mette a canto Saturno, perche l'Hifloria è detta da Marco Tullio >jj Simonia
de i tempi, maefUa della *viu, luce della memoria > 6C" fpiriio 1
l'attioni . HlSTO Z>/. jS' HISTORIA . SI potrà dipingere vna donna,che
uolgcndo il capo,ti guardi dietro alle /pai le, et che per terra, doue ella
guarda, vi fiano alcuni fafci di kritture mezj ae auuoltate, tenga vna penna in
mano, òC farà veftita di verde, eflèndo elio 'Veftimento contefto tutto di quei
fiori, liquali fi chiamano fempreuiui,& d »!• i l'altra parte vi fi
dipingerà vn Fiume torto, fi come era quello chiamato Mei tndro nella Phrigia,
ilquale fi raggiraua in fé (teilo, IATTANZA. DONNA di luperba apparenza,
veftica di penne di pauone, nella finiftra mano tenga vna tromba, oc la deftra
farà albata in aria . * La Iattanza, fecondo S. Tornado, è vitio di coloro, che
troppo più di quel, «he fono inalandoli, ouero che gPhuomini ftefli credono,
con le parole fi gloxiano,.& pei ò fi fìnge donr.a con le penne di
pauone«perche la Iattanza e compagna, o come dicono alcuni Teologi, figliuola
della Superbiarla quale fi dimoerà per lo pauone, perche, come dio fi reputa
aliai, per la bella varietà dci«-e_> penne, che lo ricuoprono
fen£a"vtiIe,cosi i luperbi fomentano l'Ambitionc-» con le grafie
particolari di Dio 9 che^oflìcdono fen^a merito propio, et come il pauonefpiega
Ja fua fupetbia con le lodi altrui, che gli danno incitamento, «osi la Iattanza
con le lodi propie,le quali fono lignificate nella tromba,che apprende fiato,
et Tuono dalla bocca medefima . La mano albata ancora dimo * &ig aficr tiua
teftimonian^a .. D1DO TL O L ATRI A et d'vn toro > perche Pihdulgentiaj
addòmeftica gl'animali *& gL'animLfcrocijhOuerOjperche l'indulgenti»,
addolcifle il rigore ., INFAMI 'Jtl DONNA brutta, e mal "veftita : tenga
le mani l'vna contro l'altra, con il dito di mezzo d'ambe due le mani diftefò,.
et con gl'altri tutti ft retti, 3q^ raccolti ., Brutta, e mal mellita fi
dipinge1*, percioche bruttifllma Severamente l'In* famia, et accodandoti ella
alla pouertà la rende bratta, et mendica, come dij ce Plauto in Pèrfa con i
fèguenti verfu Quamquam resnoftrafant pater paupercuU Modica, et modeftti,
melius eH tamen ita viuert T^am vbi actpaupertatem accejjit infamia Crauior
paupertasfit fides [ublefìior „ INFPLICITA; DONN^ pallida, et macilente, comi
petto nudo, e le mammelle luti* ghe, et afeiutte, tenga in braccio vn fanciullo
magro, inoltrando dolori di non poterlo alimentare, per il mancamento di latte,
et elTendo fendala ma* no del braccio finiftro,lo ftenda in atto di pietofa
compadrone, hauendo il *vt; ftimento ftracciato in molti luoghi • Con quanto li
è detto, fi dimoftra il mancamento de i beni della Natura, et della Fortuna, da
i quali la quiete, et la tranquillità noftra dipende • INGEGNO. VN giouane
d'afpetto feroce, et ardito, farà nudo, hauerà in capo vn elmo, et per cimerò
vn* Aquila, a gl'homeri Tali di diuerfi colori . Terrà con la finiftra mano
vn'arco, et con la delira vna fre^a, ftando eoa* attentione in atto di tirare .
Ingegno è quella potenza di fpirito, che per natura rende l'huomo pronto >
capace il tutte qu;lk feicn^e, ou'egli applica il volere, e l'opera, Gio.
INGEGNO. » hmm> che daljuofenfo Ignorati^, DOnna, come di fopra fi è detto*
alla quale fi potrà aggiungere, che la n fte fia contefta di fcaglie di pefceje
quali fono il vero fimbolo dell'igno ranza, come fi vede in Pierio Valeriano
lib. 3 S» La ragione è.perche i! pefee è di fùa natura ftolido, et lontano da
ogni ci parità, eccetto il Delfino, et alcuni altri, che raccontano per
marauiglia, et co me le fcaglie con faciliti fi leuano dal corpo de pefei, così
con gli ftudij delie lettere fi può leuate all'huomo il velo dell'ignoranza»
Ignoranza di tutte le cofe . G L'Antichi Egitti j, per dimoftrare *vn'ignorante
di tutte le cofe,faceutn vna imagine col capo dell'alino, che guardale la
terra, perche al fole della virtù* non s'alza mai l'occhio de gli ignoranti, i
quali fono nell'amor dirò folo, che fi dipinge de na armata, per dimoftrare,
che la mu fattone, alla quale fono fogge tee tutte cote create, per fé ftefla è
forte, &T fi conferua fotto all'armature, cioè (òtto mouimento de'CielU che
eilendo di diuerfa, et più falda materia di efla, fot cagione del fuo moto, poi
del calore, poi della generatione,& corr unione, ci a -vicenda procedono.,
fecondo la dottrina d'Ariftotile, 6^, la conferuano; quello modo. Il lino è
pollo da Poeti per loFato,dandofi alle Parche, e gl'interpreti di Ti crito,
rendendone la ragióne, dicono,checome il lino nafee nella Terra, ò\ quindi a
poco tempo vi fi corrompe,' così l'huomodella terra medefimamèi te nato in elfa
per necellìtd di natura fi rifolue . Le maniache, tirando in contrario luogo
jfquarciano il panno, fono le co trarie qualità, che in -vigore del moto de'
Cieli distruggono, *& moltiplicai le cofe terrene : Se fi nota ia molciplicadone
ntIle DI CESARE %IPAy. :frfÀ tuoua in coloro, che dri^ano le propie operationi
a danno de* benefattori . Nel finiftro braccio tiene l'Hippopotamo, perche come
eiTo, quando è ere*,'ciuto in età per defiderio di congiungerfi con la madre,
vecide il propio genitore, che gli fa refiftenì^a, così l'empio per fecondare i
fuoi sfrenati appetiti, :ondefcente fcelleratamente alla mina de' fuoi
maggiori, e benefattori » Tiene nella deftra mano vna faceila accefa,
abbruciando il Pellicano, perire i'operationi deirempio non fono volte altroue,
che al diftruggimento deli Carità, OC Pietà, la quale affai bene per lo
fìgnificato del Pellicano, fi die hiara, come racconta il Rufcello nel fecondo
libro delle fue imprefè, 6^ noi remo più diffufamente in altra occafione .
Impietà .. Onna brutta, con gli occhij bendati,e con le orecchie d'afino, tenga
co» il braccio deliro vn Gallo, §C con la fmiftra mano vn ramo di pungerla
'Aimo rouo.Impietà è affetto fiumano, et beftiale dell'animo fuperbo contra la
propietà e i buoni^Sc della virtù : la qualità fua è di mancare de i debiti
vffici j alle cof* tcre, a parenti, a' proffimi*alle léggi, et alla patria . Le
fi bendano gli occhiji e le fi danno ^orecchie dell'afino.perche come nari
Horatio Rinaldi nel lib„ delle /cien^e.; Sc*~compendio delle cofè, dice, che**
mpietà nafee talhorada ignoranza non ioccorfa, et folieuat» dalla gratia di io,
perche moki non illuminatinon poflono per le.tenebre mondane feorge» il vero
bene del Cielo, amarlo, ehorcorarlo Il Gallo,che tiene neLbraccio
deftro>vien pollo da gli Egitti) per fegno d'im* eti,come teftifica Pieriò
Valerianolib.24*eflendo che quello animale monta propia madre, et taluolta fi
moftra fiero^& crudele verfo il Padre ; Si eh* •ueregna l'im pietà",
conuìenranco,che vi fiala crudeltjtaq; infeeptrisfuperne Citoniam effìngunt,
inferne Hippo potamumj vtftgnìficerunt, impietatem, et violentiamfubic&am
effe ruttiti* . T^am Oiconi&quidemiufìe agunt> et parentesfenio
confeclosin alisgeHant. Hi, popotamus autem animai efl inìuflifsimum. INCOSTANZA.
DONNA, che pofi con un piede fopra vn Granchio grande/atto co» queHo,-che fi
dipìnge nel Zodiaco ; fia -veftita di coior torchino, et in «ano tenga la
luna-. „ li Granchio è animale, che camina innanzi, Se in dietro, con eguale
difpc j tione, come fanno quelli, che «(Tendo jrrefoUiti, hor lodano la
contemplano» hora l'attione, hora la guerra, hora la pace, hor la feien^a, hor
rignoranza,h percfocne,cottie narra Pierio Valeriano lìb. 9; qaeftò •nimale è
più d'ogni altro inferifato, et indocile, et non come Taltrebeftie» che mentre
viuono, hanno qualche particolare induftrià . Il velo nero, che lecuopre la
teda, dimoftra.che fi come quello colore nonii prende mai altro colore, cosrehi
è indòcile, non èatto, ne capace a riceuerc^ difcip'ina, et dottrina alcuna,ne
qualfiuoglia ammacftramento 8che lo potrebbe fòlleuare dalle cofe vili,. drudo
di Venere, eifendo ftl Cignale ammanto, come racconta Teocrito, fa il fior
purpureo, et bello» fì» poco dura il fiore, et l'herba, et forfè per quello
lignifica l'infermità . INFORTVNIO. HVOMO con vna vede di Tanè feuro, 5C
dipinta di rouine di cafe,Ie giunga fino al ginocchio, con le braccia, le
gambe, et i piedi nudi,fen^a lfc a alcuna in capo, nella delira tenga vn
Cornucopia riuolto verfo la terra-., » e iia voto, OC nella Anidra vn Como .
L'In" 37 'è L'Infortunio, come fi raccoglie d'Ariftotele, è vn euento
contrarlo al bene, de d'ogni contento : et il Coruo non per efler 'Vccello di
male augurio, ma pei elfere celebrato per tale da' Poeti, ci può fera ire
perfegno dell' infortunio1: fi come fpefle volte, vn trillo auuenirnento è
prefagio di qualche maggior,mal« fòpraflante, et fi deue credere, che vengano
gì' infelici kicceurì,& le ruinepet Diuina permiflìone, comegli Auguri
antichi credeuano,chei loro augurijfttf (ero inditio della "Volontà di
Gioue . Quindi fiamo ammoniti a riuolgerci ^iù reali, oc perfette, et nna
difforme, veftita di bianco, fpar fa di fangue,con vn turbante in capo all'vfo
de' Barbari ; nella mano finiftra tiene vna gran ta^a d'oro,aljquale terrai gli
occhij rmolti, nella deftra hauerà vna feimitarra,& per terncie
rottejp.fForme li dipinge, perche l'ingiuftitia, onde il male vniuerfale de'
Popoli, Vc Sucrte ciu,h louente^eriuano, bruttùTima fi deuc ftimare . Bb U Ì74
INGIVSTITI A. Lafcimitarra (Tgnifica il giuditìo torto ; et il veftimento
Barbaro la cnjj tà>la "vcfte bianca macchiata di fangue lignifica la
purità corrotta della giù: tia,alla quale corruttela appartiene pure la ta^^a
d'oro, hauendo gl'occhij,c la volontà, et il penfiero nngiufto Giudice per
l*auaritia riuolti alla vaghe? dell'oro fo!amente;perche non potendo infieme
fbftenere le bilancie, e 10 gione,cadono, onde vengono ca!peftrate,come fé cofa
folfero di minor pre£ INGORDIGIA. DONNA veftita del color della ruggine, nella
finiftra mano tenga'» Folpo, et a canto vi farivno ftru^o . L'Ingordigia
propiamente detta è vn disordinato appetito delle cofe, d> al nutrimento fi
appartengono più vitiofo di quello, che dimandiamo Gols° Crapula, fi^ fi
dipinge veftita del color della ruggine, perche diuora quefl» ferro fen^a Tuo
vtile, come l'ingordo ogni cofa trangugia fei ^a gufto > al ci* appartiene
ancora lo ftiu^o, che il ferro diuora, et digctifce . DICESj4*RE "RIPA.
37f ti Folpo in Or o Apollinc figmficail:medefimo j perche mancandogli i cibifi
adrifce della carne iuamedefima . ingordìgia. * -v Onna di brutto afpetto
sveltita del color della rugginey che vomiti il patto 3 per la bocca ; tenga
nella delira -mano il pefee detto fcaro,& nella finiftra uno vna lampreda,
da Latinidetta "Muftéla marina, oucroHebrias . Il pefcé Scaro a noi è
incognito-, perche diccmo>xhe non fi troua fé non nel lareCarpafeo -, et non
efeequafi mai dal promontorio di Troade ; dalli Scritti, è tenuto pefee
ingordifsimo ' fa ficcare, et cadere a terra.. Significa queftomcdefimo la
vipera, la quale per merito della doIce^a,che cue ne' piaceri di Venere col
compagno, bene /peflb tenendo il filo capo in zea, lo fchiaccia, et effb ne
rimane morto : E poi che mi fouuiene vnfonct. a quefto propofito di M. Marco
Antonio Cataìdi, non m'increfcefcriuerlo* fc fodisfattione de' Lettori »
holpe,e et errori albergò; efedfy Chmtm curi mijtfone feruifede,
ifteUaalgiuHo,a la T^aturaJ Dio, Tu lupo y^frpia, Grifon d'opre» ed'afpetto
ette inferndl, morbo perueìfo,e rio, Tu di virtù, tu d' animo honoràto
yjtletto,e dì Satanfiilia,& herede. Feccia^chwma fttor macchi a^e difetto*
ìì Vieta nemico, e di mercede, Tufeicon V^tuaritìa avn parto nato, f o(ìro a
riceuer pronto a dar reftio, Fuggi dal peri fier mio, nonché dal pettot dì promeffe,
e benefici} oblio, Cb'è de vitij il peggior Vèffere ingrato . INlMiClTIA. ONNA
veftita di nero, piena di fiamme difuoco-, con la deftra mano in atto di
minacciare, con la finiftra tiene 'vna anguilla, et in terra fiano ane,&
*vna gatta,che fi a^uffino infieme . l'veftimento nero con le fiamme fignìfica
l'ira mefcolata con la malinco-, che infieme fanno l'inimicitia durabile,la
quale non è folo quell'ira,che.^ nel profondo del cuore, fatte le radice con
appetito di vendetta, in pregiulo del proflìmo, et che ciò fi moftn per lo
fuoco, et lo manifefta la definition oue fi dice, l'ira eflere vn feruor del
fangue intorno al cuore, per appetito di Rdetta, àC la malinconia è addimandata
da medici ^trabilis, però fi può Ipificare nel color nero, et fa gli haomini ricordeuoli
dell'ingiurie, j (L'anguilla, il cane, et la gatta dimoflrano il medefimo
effetto, eftendo quelMita d'andar lontana da gli altri pefei, per inimici tia,
come dice Oro Apolo»» et quefti infieme eftendo in continuo contrafto
naturalmente . Bb 3 INI37* I H I M X CITIA MORTALE DONNA armata, (ara di
afpetto fiero, et tremendoyveftita di color i fo, che con la deftra mano tenga
due faette vgualmente dittanti, } rafgredifcono a sì alto precetto, dicendo in
S. Matteo. £ go autem dico "pobis\ iiligite inimico,ì>eslros}benefacite
ijstqui oderunt^os, et orate prò prefequentibus, et calumniantibus iros .
Inoltre il medefimo Euangelifta a 1 8. dice, Se Derdonaremo a i noftri inimici,
ch'egli perdonare a noi lenoftre colpe . Sic pa\er meus caleìlisfacietvobis,fi nonremiferitisvnufquijque
fatrifuo de cordìbus ^eslris, queftelono parole delSignore Dio, del quale chi
vuole eflere amico •ifògna far quelloyche egli dice, Vcs amici mei
eslisyfifeceritisquaprdcipio "pois. Ioan. 15. Però conuiene perfalute
dell'anima nottranon ellcre intenti alla 'endetta, et eflere oftrnati,&
inimici limile alla,canna>& la felccche fono tand fra di loro contrari
j, chevna ammala l'altra, ilche diceDiofeoride libi. 4. jp. 8 5.
Teribitfilix,quamper ambitum copio fiorii arundo coronet ? &xontré vanejcet
harundosquam obfepiens multa filix incrbem cinxerit . Et Pieno Variano lib.
cinquantaottefimo dice, che lono tanto inimici,-che le felci cagliate m la
canna,ouero fé arandofriì mette la detta canna fopra delvomereinun ri— [ìafeono
pi£,e pariméte a voler toruia le canne metterai le felci, fa il medefimo
jffetto, che fa la canna,tanto fono per natura mortalmente nemici : Onde fo*
jxa di ciò Aléflandro Magno ("ancor che gentile ) diede efempio, cheli
«deua-» f rdonare,& non perfeguitareil fuo inimico fino alla morte, perche
hauendo flò perfetto di Battria, doppo hauer tre volte rotto X>ario,
conVanco fattolo :igione,così legato IVccifè ., et per dimoltrare Aléflandro
quanto errore ha» >Qe commefloil detto Bello ^ridottolo in fua poteftà lo caftigò
della fua oftinaperfecutione, 6c^_ iriimicitia, che legati > &Taggiunti
per for^a infieme due mi d'arbore, et a ciafeun legata vna gamba
BeiTo,fecefciorlid'infieme,e pre» itofamente aprendoli lo sbranò per mezzo per
memoria,& 'efempio del lue imjcheuole, et peflìmo coftume, INIQVITA DONNA
veftita di fiamme di fuoco, 6c^ fugga velocemente . Si dipinge in fuga,perche
non è ficura in luogo alcuno >! ogni cofà lefiu mbra,& ogni minimo
auuenimento la fpauenta, generando il timore, ilquale m la fugati configlia
> et fi rifolue perpetuamente . E veftita di fuoco,perche niquità abbrucia
Tanime peruerfe, come il fuoco abbrucia i legni più lecchi, IN QVIETVDINE DONNA
giouane veftita di cangiante, che tenga vna girella di carta,co* J me
quella,che /ogliono tenere i fanciulli, che girano al 'vento, perche^ fono
gl'huomini inquieti, che r.on fi fermano mai in vn propofito con ftai tà, che
perciò fi velie anco di color cangiante . Inquietudine d'animo . )Orna mefta,
et in piedi, che nel a deftra mano tenga vn cuore, fòpra del quale vi fia vn
tempo d'horologio, et con la finiftra vna banderuola di elle, che moftrano i
venti . Si rapprelenta con l'horologio fopra il cuore, et con la
banderuoIa,come diurno, per dimoltrare, che fi come l'horologio, 8c la
banderuola di continuo Rio in moto, così chic inquieto dell'animo, mai non ha
ripofo, et gli conuie>Ì elporfi a lutti i contrarij, che lo molcftano . Bb 4
IRREIC OBOLO Gl'iA IR £ E'SOtV T l'O N E' ÉZI i imi D O NN'A? vecchia a federe,
veftita di cangIàrttfe,con vn panno netoaut toalla tcfta,& con ciafcuna
delle mani tenga vn conio in atto di cantai Irrefoluti fi dicanogli huomini,
che conofcendola diuerfità, et a diffidi! delle cofe, non fi rifoluono a
deliberare queIlo,che più conucnga,& però fi w| prefenta, che ftia
a'federe.' Veftefi di cangiante, che raoflri diuerfi colon,comé diuerle
apparente fl.& però non fi va nell'attic rifolutamentecomein^giouentiì. Se
le dà i Corui per ciafcuna mano in atto di cantare, il qua! canto e icnif
Cras,Cras, così gli huomini irrefoluti differirono di giorno in giorno, q«n'
debbono con ogni diligenza operare, come dice Marnale. $ts €ras te viBurum,
o-** dkis VoHhume femper Die mihi eros ìHud Toftbume quando venti? Sguàm
longècras iHudìVbi eHiautvnde petendum ì T^unquidapud Tarihosr*AirmenÌQsq\ latet
? jam eros iHud habefPriamhvel J^eHoris annuserai iflud quanti die, mibipoffet
emi. Cras viuesthodieiam viuere Tofìbumcferum efl lUefapitquisquisVoUhume
>ixit beri. Il pannò nero auuolto alla teda, moftra i'oicurici, e la
confusone dell' intcl* ecco, per la -varietà de' peri fieri, i quali lo rendono
irrefo lu to . INNOCENZA, VERGINELLA, veftita di bianco, in capo tiene *vua
ghirlanda di fiori, con vn' Agnello in btaccio^. Con vna ghirlanda, Se habito
di Vergine fi dipinge, per eflère la mente del* 'innocente intatta, et
immaculata : Però dicefi, che l'Innocenza è vnalibera,e tura mence deH'huomò,
che lènza ignoranza penfi,& operi in tutte le cofe con andidc^a di fpirito,
8c fen^ puntura di cofeien^a . L'Agnello lignifica l'innocenza, perche non ha
ne fbrZ* » uer&vna pecora »> L'innocenza, ouero Purità nell'anima
fiumana, e come la limpidezza nel* acqua corrente d'vnviuo fiume. E con la
confideratiorìe di quefto rilpetto, nolto le conuiène il nome di -Puri ri-.
Però gli Antichi, quando voleuanogiuare d'eflère innocenti di qualche
fceIerateZZa > dalla quale fi (èntiuano incoi[ati91ouero voleuàno
dimoftrare,che non erano macchiati di alcuna bruttura, bleuanonel colpetto del
popolo lauarfi le mani, manireftando con la monde^jr $ di effe, et con la purità
dell'acqua la mondezzai e la purità de Ila-mente. j Di qui nacque, che poi ne'
Gieroglifici furono quefte due mani,che fi laua-* pano infieme,vfare da gli
Antichi,come racconta Pierio Valeriàno nel lib.tren lacinquefimo, et S.Cipriano
nel libro de Liuore^ci eforta a ricordarli Tempre*,, |>erché chiami Ghrtfto
la fila Plebe, et nomini il fuo Popoloi adoperando il noine di pecore, -volendo
così auuertire,che l'innocenza, et la purità Chriftiajra^fi deue mantenere
intatta, Se" inuiolabilc . * I a v Giona di palma da S. Ambrogio in quel
luogo, Statura tua fimilisfk£U fi \alm&, è interpretata per l'innocenz*» e
purità, che ci è donata da E)io fubito, che fiamo rigenerasi pel fantiilimo
battefimo.* £ 1NVBID1ENZA DONNA, veftita di rcflò,con vn freno fotto a' piedi,
&C in capo con ac» conciatura di penne di Paucne, tenga la deftra mano
albata per moft re ftabilita di propofito : in terra vi ila vn'A/pide*ilquaIe
con vn* orecchio p ma la terra, et l'altro Io ferri con la coda .
L'Jnubidien^anon è altro, che vna tra/greffione volontaria de' precetti diurni,
o degl'humani • Il '\eftito rolfo, eTa mano alta conuengcno alla
peitinacia",la quale è cagio» ne d'inubidien^a :il freno dimoftra,che i
amore delleprcpie paifioni conduce^ altrui a volontario di fpregio delle leggi,•'•&
de' comandamenti, à',qualifianj& coftar 7J • d'Amore il . jf*
PAmore,{ècondoPÌerio » perche quefto pefce s'attacca tanto tenacemente a' adì,
o fcogli, che-più* todo fi laflà leuare a pe^i, che (laccar» . L'ideflo pefce
on figura però dell'oliuo, et dell'origano io ponemo per instabilità d'Amore %
>oiche fi (ente l'odore dell'origano, per quanto riferifce Pierio lib. 27.
òC 57. abborrifce tantoché fi (lacca, per Io contrario l'odor dell'oliuo glie
tanto gra« o> che l'abbraccia : tal natura dice Atheneolibr. 7. fi fcorge
quando metten* Ioli -vn ramo d'oliuo nel mare in quella parte,doue danno i
Polipi, in breuc* en^a niuna fatica fc ne tirano fuora. attaccati alramov^iunti
fé ne vuoiti • )leam illos appetereboc -etiam documento eH'squod eiut
ramumfiquis in mare {imìttat vbipolypì habitant, ac parumillic contineat,
quotquot volet nullo la* \ore ramoimpafto&extrahct'* Ciò auuiene» perche
fono d'odorato leggiero,& mano odore (oaue»come quello dell'oliuo, 8c
odiano l'origano di acuto odo» e,• però il' ramo di quello sfuggono > òC
"a quello fi attaccano. Così fanno gli manti inftabili»fe la cofa amata
porge loro l'acuto origano della gelofia, óQj : moda da qualche rifpetto moftra
(degnoa5cafpre^a,non potendo effi comortare così fatto rigore fubbito fi (laccano
dall'amore,, et giurano di non tor» arui più : ma fc poi l'amata riuolga vedo
loro ciglia fèreno > e moftri grata pia* euole^a fubbito ritornano » 8c dì
nuouo s'attaccano al ramo dell'oliuo firn» 010 della foauepace. Maggiormente fi
dimodraqueda indabilitd con la figa» del Polipo, ilquale è pefce mutabile ?
perche varie forti di colori piglia, cosi li amanti fi mutano di colore, hor
s'impallidifcono, hor s'arroflìfeono, varia» 1 jo propofi to, et pigliano
diuerfi affetti v et paflìoni, per il che l'animo loro dà !:mpre in (labile^. »
' blnftaMMr Onna ve(litad| molti colori,. con la man delira s'appoggi a *vna
canna con le foglie, è lutto i piedixenga vna palla. Veftefi di varij coiorrf
mftabilità % per lafrequente mutation di penfieri del* auomo inftabile. I Si appoggia
ad vnafragir canna >fopra alla palla, perciòche non è (lato di [lindi tione
alcuna, doue la volubil mente fermandoli fi afficuri, e dulie non fi •ppigli
conforme alle cofe pili mobili, e meno certe . Infiabilità, ouero Incofianra,
fY Onna dedita di varij colori, per la ragione già detta, dia a cauallo CoptXj
1 Hiena ferpente, ouero tenga il detto animale in quel miglior modo, chf i \\uà
a chi Io vuole rapprefentare . 1 1 Inftabili fi dimandano quei,ch'in poco tempo
fi cangiano d'opinione fén^a pone, c fcn^i fondamento,& però fi dipinge con
l'Hiena apprc(To,animalej ?4e non mai da feimo,c dabile nel medefimo edere: ma
hora è forte, hora è de* «• e,hor audace, et hor timido, molte -volte fi
manifeda per mafehio, e talho* 1 per femmina, talché (i può ragioneuolmente
dire, che in elio fi truoui la ve. lodabilità, come dice Oro Apolline .l
INTELLETTO VOMO armato di corata, e^veftko d'oro, in cspo tiene vn'elmc rato, e
nella dcftra vn'afta. Queft'huomo di quefta maniera deferitto dimóftra" la
pctfettione dell'intelletto, il quale armato di faggi configli facilmente fi
difende daciò che iìapflf| fargli male,e cosi rifplende in tutte le belle, e
lodeuoli opere, che egli fa, ouero perche in guerra > come in pace è
neceflarijffimo . Ha l'elmo dorato in tefta, per moftrare, che l'intelletto
rende Thuomo Co* do, e fauio, e lo fa lodeuole, e piacevole a gli altri, che lo
conofeono di pre^Oi come è di pre^o Toro, e /aldo, com'è faldo l'acciaio;
l'afta fi pone,perche dall'Intelletto nafee tutta la "virtù, che può
"venir in difefa dell' huomo, il quale come Rè Mede nella più nobil parte,
c^, ha carico di comandare, et di dai legge ad -vii popolo di pallìoni, che in
noi fen^a elfo farebbe tumulto, e coneinoui follcuamenti. IN$Sj Intelletto,
Glouanetto ardito* veftito d*oro, in capo terrà vna corona medefì mamen» te
dioro,ouero vna ghirlanda di fenape,i fuor capelli faran biondi,eaconclcon
fcreir anellature, dalla cima del capo gìvfciti -vna fiamma di fuoco, ella
delira mano terrà ~vno fcettro,e con la finiftramoftreràWaquila, che gli a
vicina . L'Intelletto è pet natura incorr«ttibile^& non muecchia
giamai,& ero fi dipinge giouane. li veftimento d'oro fignifica la purità,
SC femplicità dell' cfler fuo » eflèndo oro pur idi mo fra gli altri metalli,
come s'è detto . I capelli fon conforme alla vagherà delle fue operationi .. La
cotona, e lo feettro fono fegni del dominio, cJx' effò ha fbpra tu tte Te
pafoni dell'anima noftra,& fopra l'iftelFa -yolontà, lacuale non
appetifeeeofa, he prima* da effonon venga proporla . La fiamma è il naturai
defiderio dì fapere, nato dalla capacità della virtù inellettiua, la quale
fempre afpira alle cofè alte,e diuine, fé da' fenfi, che volenier i
robedifcono,alla confideratione drcofe terrene, e balle non fi lafcia fuiare.
II moftrar l'aquila col dito*figninea l'atto dell'intendere, eflèndo propio
delintellettoii ripiegar l'operationein fé fteflb, vincendo l'aquila nel
volojaquale «pera cattigli altri vcelli-, SC animali' in quefto*comc anco nel
"vedere. | La fenape infiamma la bocca,t fcarica la tefta,& per quello
fignifica l'opeatione grande d'vn intelletropurificato nel tempo, che non
l'offufcan le nebic delie paflìoni *o le tenebre dell'ignoranza Vedi Pier.lib.
5 7* INTELLIGENZA. ON^A vertita droro, cìie nella deftf a mano tenga vna sfera
r e con la* finiftra vna ferpe *farà inghirlandata di fiori . Jntelligen^a
dimandiamo noi quella vnione, che fa la mente noftra con la-» ofa intefa da
leir& fi vefte d'oro, perche vuoFeflere lucida,chiara, àC rifplcnente,non
triuiale, ma nobile, et lontana dal/aper^ dal volgo, e delle per fono lebee,
che tutto dillingue nelle qualità fingolari dell'oro., Si potrebbe poco
diuerfamente ancora moftrare la figura di quella intelligenayche muoue le sfere
celefti, fecondo i Filofòfi : ma perche principal intento joftro è di quelle
cofe,che dipendono daM'opere,e dal fapere humano,parliamo li quella fola, la
qual con la sfera, e con laferpe, moftra che per intendere le-» ole alte, e
fublimi, bifògna prima andar per terra come fa la ferpe, e nell' iniender
noftró andare con principi) delle eofe terrene, che fono meno perfetp delle
celeftj, però fi fa nella mano finiftra la ferpe, fi^ nella deftra,ch'è iù
nobile, la sfera. t La ghirlanda di fiori in capo, moftra in che parte del
corpo fia collocata quel ji potenza, con la quale noi intendiamo, et i fióri
moftrano, che di fua natura intendere è perfezione dell'animo, e dà buon odore,
per generar buona fama, | buon concerto di fé fteflo nella mente degli altri •
IN3*4 reo NO LOCI A INTEHI GENZ Al iasaaeaBm Intelligenza . D Orina, che nella
delira tiene vn liuto, e nella fini/tra vna tauola fcritts Moftra che
l'Intelligenza nafee per lo più, o daii'efpcrien^a, o dallo! dio de* libri,
come facilmente fi comprende per le cofe già dette . INTREPIDITA, E COSTANZA.
GIOVANE vigorofo, veftito di bianco, e rollo, che moftri le brace ignude, e
darà in atto d'attendere, e foftenere l'impeto d'vn toro . Intepidita è
l'eccello della Foriera, oppofto alla viltà, e codardia,^ alll rafi dice
'vn'huomo intrepido,quando per fine conforme alla dritta ragior non teme
quello, che da animi ancor ficuri fi fuol temere. Sono le braccia ignude,per
rooftràre confidenza del propio Calore ; e co batte col toro, il quale eflendo
moleftato diuiene ferociiIìmoj& ha bifogi refiftere,folo delle proue dHna
di/petata foite^a. :. INVENZIONE, Comerapprefentatain Firenze dal Gran Duca
Ferdinando é t T N A bella donna, che tiene in capo vn par d'ale, come quelle
di MercuV rio,& vn'orfa a' piedi, elecca vn*òrfacchino, che moftra,che di
poco fia ito da la dett'òrfa partorito % &C leccando moftra ridurlo a
perfcttione della a formai * i nvest rG a rro ne. ONNA con Tali alla tefta, e
il cui veftimento fia tutto fparfo di formi3 iioflr che, tenga il braccio
deftro>e il dito indice della* medefima mano alto > |o(lrando con elfo
"vna Grue, che vóli per: aria, e col dita indice della finiftra, Cane,
ilquale ftia con la tefta bafla per terra in atto di cercare la fiera .
L'ale,che porta in capo,fignificano Peleuatione dellìntelIetto,perche al^anfi
egli per l'acquifto della Gloria, dcll'Honore >e dell'Immortaliti » viene in
nitione delle cofe alte,ecelefti «* Diamo aquefta figura il veftimento pieno di
formiche, perche gli Egitti) per efignificauanorìnueftigarione,e{Tendoquefti
animali diligentiflimi inue^atori di quanto fa bifògno al viuer loro » Moftra
la Grue, che vola, perche gli Egitti) ( come dice Pierio nel lib. dìceftefimo )
voleuano, che ciò folle dimoftratione d'huome*curiofo, e inueftigare delle cofe
alte, e fub!imi,e di quellè>che fono remotedella terra, pcrcioche refto
vcello vola molto in alto con velociti, e fcorge molto da lontano. Del
fignificato del Cane, Sefto Pirhonefe Filofofo nel primo lib. Cap. 14. di-,che
il cane nella guifa,che dicemmo,denota inueftigatione,percioche quanfeguita/vna
fiera» ed arriuato ad^n luogo, doue fono tre ftrade, e non riandò veduto per
qual via fia andata; elio odorata » ch'habbia la prima ftrada » ora la feconda,
e fé in nefluna di cflè fente, che fia andata, non odora la ter-,ma rifoluto
corre argomentando, che neceflàriamentc fia andata per ella» INTERNOv I
dipingere per rrnuernow^fdone belliflimogibuane, in habito di caccia* tore, la
ftatua del quale, già era nel monte Libano col capo coperto, coru parenti
mefta, tenendo la finiftra mano alla faccia, e con la deftra foftenen» 1 veftimento,
pareua,che in eflb cadeflèro le lagrime, le quali cofe tutte deiuono la figura
del Verno, che così racconta Pierio Valeriano lib. Nono. INVIDI DONNA
vecchia,magra>brutta,di color Huido,hauerà la mammella fiJ niftra nuda,e
morfieata da vna ferpe,laqual fia rauuolta in molti giri fo1 della detta
mammella, et a canto vi fari vn Hidra, fopra della quale terrà oggiata la mano
. Inuidia non è altro, che alle grarfi del male altrui,' Se attriftarfi del
bene con tormento, che ftrugge,e diuorai'huomo in fc ftellb. L'efler magra, e
di color liuido,dimoftra, che il iiuoré nafee communemenia freddo, e i'Inuidia
è fredda,Ó£~ ha fpento in fé ogni fuoco, ó*^, ardore di ititi. erpe, che
morfica la finiftra mammella, nota il ramarico ch'ha fempre al cuore Sii INV£ST1GAITIONE.
cuore Finuidioity del bene altrui, come cPrTcHoratio nel/£f iftole. Inuidw
alteriti* macrefeit rebus opimìs. Le fi dipinge appretto l'Hidra, percioche il
iuo pu^^olente fiato * et il ve|e Jnfetta>& veci de pili d'ogni altro
velenofo animale; così l'inuidia altro non pi caccia (è non la rouina degli
altrui beni, sì de il quale^ rrè in mano. Si dipinge vecchia, perche,per dir
poco, ha hauuta lunga, OC antica inimil :ia con la -virtù. Ha pieno il capo di
fèrpi, in vece di capelli, per fignificatione de' mali pen| ri, eflendò ella
Tempre in continua riuolutione de' danni altrui, dC apparect iata Tempre a
fpargere il veleno ne gli animi di coloro, con i quali fen^a mai iiietare fi
ripofa,diuorandofi il cuore da fé medefima,il che è propia pena delI nuidia . E
però ditte Incorno Sannazzaro . mnudiafigliuol mio fé Hefia macera Che non gli
vale ombra di cerro,ò d'aceri Kfi dilegua come agnel perfafeino inuìdia . )
jlUìdo halvolto,ìl corpo magro,e afeiut Tiacer alcun ;fe no dall' altrui lutto
Gl'occhi so biechi,e rugmofo,t latte {to, ^iìlor ride l 'inuidia,ch 'altrimente
l petto arde dì amaro fele, e brutto Si moHra ogn'hor adolorata,e mejìa, enen
colma la lingua, né mai/ente Efempre all'altrui mal vigila,e defla, Inuìdia .
DOnna vecchia, mal veftita, del color di ruggine ; fi te%a vna mano alla-,
bocca, nel modo, che fogliono le donne sfaccendate in balla fortuna-., irdi con
occhio torto in difparte, hauerà appretto "Vn cane magro» il quale^ ne 4a
molti efretti fi -vede è animale inuidiofillìmo, e tutti gli beni de gl'ai—
vorrebbe in fé (olo, an^i racconta Plinio nel lib. 25. cap.-8. che fentendofr
il le motfò da qualche ferpe, per non reftar orTeib mangia vna certa herba
innatagli dalla natura, et per inuidia nel prenderla guarda di non ettère -veto
da gli huomini . I mal veftita, perche quello vitio ha luogo particolarmente
fra gli huomiaaffì, e con la plebe. La mano alla bocca è per fegno, ch'ella non
nuoce ad altrui:ma a fé fretta,**» : nafee in gran parte dalPotio . Inuidia.
rj^yeleno, è l'inuidìajhe diuora Vn pallido color tinge la faccia %
Lemidolle)& ilfangue tutto fugge, Qual da del duol interno certo fegno, nde
l'inuido nhà debita pena Et il mi fero corpa dìuien tale erche mentì e i altrui
forte l'accora Che par che fi dislrugga,efi disfaccia; Sfoira fremey e come
leon rugge Ciò che vede gli p orge odio, e difdegno • losìrando ch'ha la mifera
alma piena Terò fugge la luce, e tutto a male ' odio crudel chel mena Gli
torna, e con eguali. Ce Jl veder $fè %A veder l'altrui ben con occhio torto Dijpiacerjchiua
il cibo, annoia il Cere Terò dentro fi fa ghiaccio,e furore Vnqua non dorme:
mai non ha ripofoj Bagnafi difudore* Efempreilcorglièrofo, Che altrui puòfar
del fuo dolor accorto, Da queltìnuida rabbia, qualhauer E con la lingua di
veleno armata *Non può mai fine, et a! cuigraue m M ordt# biafima femore
ciò,cbe guata, Rimedio alcun di Medico non naie . lnuidia, àeW*Alciato .
DOnnafquallidaye brutta, E douunque ella uà, prefio, o lontani Che di carne di
uiperafi pajce; sporta dardi fpinofi nelle mano; E mangia ilpropio cuore Che
nel fuoj "angue tinge . Cui dolgon gl'occhi liuidi a tutt'hore In quefto
hahitojtrano, Magra, pallida, e afciutta, E in tal forma ì lnuidia fi dipinge,
INVOCATIONE, DONNA veftita di rodo» in capo hi vna fiamma di fuoco, et vn'altr
j fimile le n'efee di bocca. L'Inuocatione fifa chiamando, ó^, affettando
concreti defidcrio il dii no aiuto.. Però li dipinge conueneuólmente con due
fiamme, chegliefconovnadl la bocca, e l'altra dalla cima del capo, che
dimoftrano la -vera, e proli tteu et ifpediente dalla diuina benigni facilmente
s'impetra, IMPETO. VN giouane di afpetto feroce, et ardito, che fia quafi nudo,
e che ftia i atto di affrontare impetuofamente l'inimico,e con la fpada nuda
mol di tirare vna fioccata ; hauera bendati gli occhi j, e con Tali a gli
homeri,a a to vi farà vn Cignale, che ftia parimente rabbuffato, con la baua
alla bocca» in atto di operarli vnitamente con la figura a chiunque gli fi
metta auanti | offenderlo . Giouane, e quali nudo,di afpetto feroce, e ardito
fi dipinge, per noneflJj nella giouentu alcun timore,ma prontc^a,e audacia ad
efporfì con impeto ogni incontro,che perciò ftà nell'atto fopradetto,e con la
fpada,come diccir vi farà -va cinocepbaio. Stat^.Theb. deferiuendò la cafa di
Marce nel paefe e* Traci dice,che v'era fra molti l'Ira, et la chiama rolfa
dicendo . Èforìbus egeumque nefas ir&que rubentes. l Perché naice dal moto
dei (àngue, e procura fempre la vendetta col danno con la morte alti ui, però
va ricamato il "veflimento di nero. ! l' Rinoceronte è animale, che tardi
s'adira, e bifogna irritarlo innanzi gran je^o : ma quando è adirato diuiene
ferociflirno,• però Marciale nel i.lib. de jjoi Epigrammi dille *
ìollicitantpàuidi rìnùcetòta magiflrì Seque dìu magna coìlìgk ira fera . ! Gli
Egitrij quando "\oleuano rapprefencar l'ira dipingeuanovn cinocefalo fcr
effer più d'ogn'altro animale iracondo » Vedi Pierio Valer. Iib.6". Cieca
con la fchiuma alia bocca h rapprefenta, percioche eflèndo l'huomo into
dall'ira perde il '.une della ragione, e cerca con fatti, e con parole
offendere altrui, e però dicci!. Ce 2 Vn ISTITVTIONE. Tn cmàtl moto violente è
l'ira Chefpmge Vhuomo à furor empio,e\ Ch'inforca nube il tritìo animo vela Che
l'intelletto in folle ardir accieca » E d'amaro bollore il cor circonda E ogni
diuina infpiration rimoue \ Coprendo i labri d' arrabbiata fpuma9 Dall'alma
vile,e la conduce a morte Efocofo defio nel petto accende Trina digratia.e di
fallite eterna . Dirouìna dannoja, e di vendetta. Et il Petrarca nel Sonetto i
pj. E furor longo ; ch'il fuo pofsejfore ha è breue furor, e chi no' l frena
Spejfo a vergogna, e a morte talhor mene» ISTITVTIONE. DONNA, che con la deftra
mano tenga vn paneretto, o ceftello, che diri vogliamo,che dentro vi fi vedano
delle rondini, Sono alcuni, iquali hauendo in alcune anticaglie oflernato *vn
caneftrello con delle rondini dentro» *Vo^liono, chequeftofia il gieroglifico
dell'lftitutione, ck^ prendono di ' ^ucfto i'argumcnto da' benefit» j
diOrifide, Ó^ di Cerere dati a' mortali, peri : jjj >erò che da quefti habbiamo
riceuuti, e le leggi del ben -viuere, ed i precetti ti ben lauorarei campi}
imperò che i Poeti chiamano Cerere leggi fera, ed ppreilb Diodoro nelle lettere
de gli Egiziani Ofiri è detto, e tenuto Gioue -iuflo Padre, Duce, e Confultore
di tutto, le quali cofe, o 'vogliate accomodarle alla Iftitutione, o alla
agguagliane tutte quadraranno benifiimo, fi^ arannoalpropofito. INTERESSE
PROPiO, UOMO vecchio, veftito di nero, che tenga con vna mano vna canna con
Thamo da pe/care,e con l'altra "Vn raftello,daU'vn canto vi fia;vn
allo,& dall'altro vn lupo j IntereUe è "Wappetito disordinato del
propio commodo, e fi ftende a mol-, e diuerfì obietti fecondo gli appetiti de
gli huomini : ma "Volgarmente alicquifto, et conferuatione della robba, che
però fi dipinge vecchio ( corno ice Ariftotile nella Poetica ) eflendo queft'
età naturalmente molto inclinata, l' Auaritia capo particolare deli'intereliè .
La canna con l'hamo moftra, che, ntereffe sforma fpefTe volte a far benefìtio
altrui : ma con intention di giouaj ento propio, e non per la fola "virtù,
che non può hauer fine meno nobile di fteiTa, perche con la canna i pefeatori
porgono il cibo al pefee, con intentioi di prenderlo,e tirarlo fuori
dell'acqua. Quello medefimo affètto di propia affettione fi dimoftra nel
raftello inftrtl» ento di Villa, il quale non ferue per altro, che per tirare
*verio colui, "che maneggia . Si vefte di negro per moftrare, che fi come
elTo colore non fi può tramutali in altri colori, così TinterelFato fta fempre
fermo ne* fuoi "vtili, e commodi, tre che l'intereile propio è macchia,
che da ciaicuna parte ofeuta il bianco Ha virtù, e perche Finterefle tiene
altrui in gelofia del propio commodo, et continua vigilanza, così d'animo, come
de* fenfi,• fé gli accompagna feco il Ho pollo nel modo, che di fopra fi è
detto . Scli mette a canto il lupo, percioche l'intereflè ha la medefima
natura, 6C òpiet "1 pò, et del medefimo animale habbia f orecchie, et che
abbracci, &^ inga con auidità con ambe le mani vn globo, che rapprefenti il
mondo, così :n dipinto da Gieronimo Malici Lucchefe pittore, huomo di bello
ingegno, Idi boniffimogiuditio. ITALIA COLLE SVE PROVINCIE E PARTE DELL'ISOLE.
E Come rappresentata nelle Medaglie di Commodo,Tito> et ^intonino, ||7 NA
belliis. donna veftita d'habito fontuofo,e ricco con vn manto (opra, W fieda
fop: a vn globo,ha coronata la tefta di torri,e di muraglie,có la deftra temo
tiene vn feettro, ouero vn'aita,che con l'vno,e con l'altra vien
dimoftratitielle fopradetteMedaglieje con la finiftra mano vn cornucopia pieno
di diii a fi»tti,e oltre ciò faremo ancorché habbia fopra la tefta vna
belliflima ftella. Ce 3 Italia ITALIA COLLE SVE PROVINCIE E PARTE DELL’ISOLE.
Italia è vna parte dell'Europa, &C fu chiamata prima Hefperia da Hefpt*
Fratello d'atlante, il quale cacciato dal fratello, die il nome, et alla
Spagna, airitalia : ouero fu detta Hefperia ( fecondo Macrobio lib. i . cap. 2
. ) dalla Aquodfupraì niettiorem, quodq; alluìt infra +An ne lacus tantos? te
Lari maxime? neque Tluclibus> &fremitu ajjmgens Benace marino ?
*Anmemoremportus,Lucrinoque addita clauslra *Atque indignatum magnis
slridoribus teqitor Julia qua Tonto longè jonatvnda refufo, Tyrrhenufq;fretis
immittitur eflus auernis ? |Vi fono ancora non folo per maggior ricche^a,
&^_ fontuofità diuerfe mìe j:e di metalli: ma etiandio varij,&diuerfi
marmi, et altre pietre fine, onde Alette Vergilio al luogo nom'nato narratosi
fegnendo j Ha c eadem argenti riuost oerifq; metallo, pttendit vcnìsiatque auro
plurima fluxif. €c 4 U S9* La corona di torri, et di muraglie dirnoftra
l'ornamento, e la nobiltà delle Città, Terre, Caftella, et Ville, che fono in
quefta rifplendente, et {ingoiai Prouincia, onde il Poeta nel 2. delia Georgica
hebbe a dire • tddde tot egregia* Vrbes, operumque Uborem Tot congeda manu praruptis
oppidafaxis: Fluminaque antiquos f'ubter labentia muros . Lo feettro, ouero
l'hafta, che tiene con la delira mano, l'vno, et l'altra nifìcano l'imperio, et
il dominio, che ha (opra tutte l'altre nationi, per l'i cellen^a delle fue rare
virtù non foio dell' armi : ma ancora delle lettere. feiarò molt'altre cofè
dignilfime di tal lode per non eflèr lungo : ma folo terò in confideratione
quello,chc rettifica fopra di ciò il noftro più volte al to Poeta nel 2. della
Tua Georg* It dementa acrevirum Marfos* puhemqì SabeUam ^Aftnetumqì malo
Ligurem f^olfcofq; verutos Extulit : bac Decios » Marios > magno fq;
Camillo* Scipiadas Amos, bello, et te maxime Cafar, Qui nunc exterms tifiti iam
vìBor in orìs ImbeUem auertis Bpmanis arcibus Indum* Il Cornucopia pieno
divari) frutti lignifica la fertilità maggiore di tu l'altre Prouincie del
mondo, ritrouandofi in elfo tutte le buone qualità elfe che ha i fuoi terreni
atti a produrre tutte le cofe,che fon ncccflànc all' hurn ufo, come ben fi vede
per Virgilio nel meo efimo libro. Sed ncque Medorumfyluai, dìtìffima terra,
Tfecpulcher Ganges,atqi auro turbidus Hermus Laudibus Italia certent : non
Baclra, ncque Indù Totaq; turiferis Vancbaiapinguis arenis . £ poco dipoi . Scd
grauidafruges, et Bacchi mafjìcus humot Jmplcuere: tenentole£q; armentaq; lata
Bine bellator equus campo fé fé arduus infert : Bine albi ditumnegreges : et
maxima tamus Vittima ifiepe tuo prò fufifluminej acro fipmanos ad tempia Deum
duxere triumpbos, Hic ver ajfiduum, atqi alìenis menftbus eflast Bis grauidie
pecudes, bis pomis vtilis arbos . Siede fopra il Globo (come dicemmo) per
dimoltrare,comel Italia è Si fa, et Regina di tutto il Mondo,come hanno
dimollrato chiaro gli antich mani, et hora più che mai il Sommo Pontctìcc
maggiore >& iiipenotea fiuoglia Personaggio, Italia. NEI ter^p confolato
di Adriano fu in vna Medaglia d'argento efprefla piedi, con vn'hafta nella
dcftra, et con il cornucopia nella 11 niltra,fi> me nferifee Adolfo Occone
ab Vrbe condita 876. Se bene il ter^o conlòl 4i Adriano, fecondo il conto del
Paamno fu dcli'S 7 2. dalla ediheatione di K ari . ÌPT a . Si pub efponcre, che
l'Afta, come (imbolo della guerra fignjfichi l'I tali» tllicofa, il cornucopia
la fua fertilità,* ricchc^a: Alcuni forfè defidecebbon» lì la figura di Roma,come
capo d'Italia,& del mondo . Però dico vna Donna federe fopra fpoglie,
trofei,e arme di nemici.dallvna mano vn baftone,ou«e ifta,dal l'altra vna
ftatuetta della vittoria alata, che tiene vna corona di lauro : orna felice in
vna medaglia di Adriano. ne* Donna a federe nella delira tiene vn ramo
d'alloro, come vittoriofa, nella tu ftrà vn nafta, coèie bcllicofa : Vn'altra
pur d'Adriano. Donna a federe col turione, nella delira vn fulmine, nella
finiftra vn baftone, per fegno del domiio d ; tutto il mondo, con le parole
ROMA FELIX. Fùancorapprefen* ta R orna eterna nella medaglia di Marco Giulio
Filippo Imperadore, fopra.* io feudo, neila delira lafolita ftatuetta della
'vittoria, nella finiftra il baftone: o feudo eifendo rotondo, e sferico,
pigliati per fimbolo della Eterniti : Nella »ed..glia di Mutio Cordo ftampata
da Fu'uio Orfini, vedefi in vn medefimo uerfo Italia,& Roma infieme, Italia
dal canto deliro col Caduceo deftro,5^ ;>! cornucopia nel finiftro braccio
«* Roma tonicata in habito fuccinto, tiene fotto il pie deliro vn globo,
nella-* lan finiftra vn'hafta * et perge la man delira alla delira d' Italia :
Hoggidì i» ma della Torre di Campidoglio vi è polla in piedi la ftatua di Roma
armata, >n la Croce in mano, Trofeo, fcettro,arme,& infegna più nobile,
et millerio» di tutti gli altri, per la quale ella è bafe, fondamento A capo
della Santa Mare Chiefa, che Romana s'appella . LIGVRIA DONNA magra, di afpetto
virile, et feroce fopra di vno fcoglio,o faflbj haueri vna velie luccinta con
ricamo d'oro in dolio, vn corfaletto, óc^ i capo vn'elmo . Terrà la delira mano
alta, et aperta, in mezzo della quale vi rà d pinto vn'occhio, cV* con la
finiftra mano porgerà con bella gratia vn rato di palma, oc appreflò al lato
deliro vi farà vn timone, e dal finiftro vno feu0 con due, ouero con tre dardi
. Liguria, fecondo il Biondo, è prima Regione dell*ltaiia dall' A pennino fin»
|! mar Tofco, et Catone, Sempronio,& Berofo, dicono, che la Liguria
pigliaf: tal nome da Ligufto figliuolo di Fetonte Egittio, che venne in quello
luog» à habitare infieme con Tuo padre, auanti che vcnillèro i Greci d'Attica,
6^ notrio d'Arcadia . Fu poi quello luogo chiamato Genouefato da Genoua Città p
rincipale, 8^ obilillìma di quella Prouincia . 1 Magra, et fopra vn fatto fi
dipinge,per ellere la maggior parte di quella ProI incia fterile, ( fecondo che
fcriue il Biondo ) dicendo,che li Romani erano fosti di mandare Ipeilò Colonie
in tante parti d'Italia, et non mandarono pure* ; na a Genoua, ne in altro
luogo di elfa Prouincia, temendo, che i foldati pet \ etta cagione non vi
potellero habitare . Onde Strabone nel libro quinto, feri* IJBil Genouefato
ellèr pollo fra i monti Apennini, &C checonuiene a'paefani» ■er taccorre
qualche cola da viuere,^appare i loro faftbfi, et afpri luoghi, an^i ic^are lì
Luii ^ci accceicere la colti uà tìone . Il medefimo accenna CICERONE (vedasi)
T'9 LI GVRIA. in "Yn'oratione contra Rullo, dicendo. Ligures montani,
duri, et agreBes. La "vede col ricamo doro dmota la copia grande de*
danari, oro, arg« e altre ricchc^e infìnite,di che abbondano queftì Popoli, li
quali con induftiu e valore hanno in diuerfì tempi acquiftate, e tutta via
l'augumentano in infuri* trxome Giouan Maria Cataneo nella Tua Genoua ampi
mente ne fai uè. i ien* con la ììniftra mano il ramo della palma,per
dimoftrare,che non feonore ricene ogn'anno da quefta pianta quefta Prouincia,
poiché de i fuc candidi rami il Sommo Pontefice nella Quadragefima benedifee,
Se dìftribui* /ce con molta *veneratione a tutti gi'Illu'hiilimi Signoii
Cardinali,a PieJati,areua che foflero a punto nati quefti huomini,per
trattenere li Romani nella.» nilitia, che fpeffo con ingegno bifognaua eflere
con loro alle mani, et che non ;ra Prouincia più atta a fare, che i Soldati
Romani diueniffero forti, et animofi li quefta, per le difficoltà de* luoghi
fra quelle afpre montagne, doue era necefario affai irgli, come anco per la
deftre^a, et coraggio de i detti, che non datano tempo a i Romani di
ripo(àre,iI qual valore fé bene in quei tempi moftraono, fecondo Liuio, &,
altri grauiflìmi auttori, nondimeno ogni giorno su .naggiori imprefè fi fono
efpofti, da' quali han riportata gIoria,6c~ honore ; fra [pali imprese non
tacerò quella "Vittoria, che Biagio Afareto hebbe contro Alonfo Ré di
dragona, il quale fi refe prigione in mano di lacomo Giuftinian» lelli Signori
deli'lfola di Scio, *Vno delli capi dell'Armata, effendo chiariflìma a fama del
fuo grande valore . Similmente in quefta gloriola Vittoria fu pref© Siouanni Rè
dì Nauarra, et l'infante Henrico fuo fratello, come per THiftoric 1 1 Napoli fi
vede,e nel Compendio di effe del Collenuccio nel lib.6\fog. 1 2 8. Tralafcierò
di dire mole' altre marauigliofè imprefe,con l'interuento di tanti -aualieri,
et Capitani famofi,che in diuerfi tempi fono ftati, ó^ hanno fatti {loriofi
acquifti per i lor Signori . Il timone s che fé le dipinge a canto cosV ne
lignifica Cottimo gouerno deljla nobiliflima Republica di quefta Prouincia,
come anco il maneggio della na-» juigatione, che per effer quefto paefe
marittimo con (ingoiar maeftria fi efercita « diuerfi vfi, così di pace* come
di guerra, per hauer hauuti, et hauendo ancora hoggi huomini famofiftimi, li
quali han comandato in mare, et comandano tuttauia « Gi Cardinali, fi^, Papi,
come fono Innocenzo II Adriano V. Nicolò V.Sifto I V. Innocentio IX. et Giulio
1 1. Molto più fi potrebbe dire, che per non efTere troppo prolido traIafcio,e(
Ào quella (ingoiar iffim a prouincia degna di molto maggior lode della mia,
TOSCANA bellissima donna di ricchi panni veftita,fopra de' quali hauer ' manto
del Gran Ducato di velluto rollò foderato di armellini, in hauerà la corona del
Gran Duca, l'habito di fotto al manto farà limile ad vi micio bianco di lino
iettili/lìmo, dalla parte fìnirtra vi faranno diuer/è ari l'Arno fiume, cioè vn
vecchio con barba, e capelli lunghi, et che giacendo pofato con vn gomito (òpra
vn'vrna, della quale efea acqua, hauerj il detto fi' me cinto il capo di
"vna ghirlanda di faggio, &C * canto vi farà a giacer vn ie ne,&
dalla delira vi farà vn'ara all'antica, fopra la quale vi farà il fuoco, et i
torno a detta ara vi faranno (colpiti 1' Vrceo,la Patera, et il Lituo verga
augur le, in mezzo fiano vari), e diuerii inftromentifacerdotali, fecondo il
falfo, ó( antico vfo de' Gentili,e con la finiftra mano tenga con bella grada
"vn gig toflb»&vn libro. Molti nomi ha hauuti quella Prouinciasvno de*
quali fu Tirennia, come na ì fa Berofo Caldeo nel libro i . dell' antichità, et
Trogo nei 2. dicendo efTer ft nominato così quello paefè da Tirreno figliuolo
di Atio, il quale per qu narra Strabene lìb."). diccene dell'Idia mandò
quiui habitatorì,percioche, vno discendente di Heicole,-& di Omfale,
effendo dalla fame, et careftia i j^ato mandar fuori parte del fuo Popolo,
tratte le forti, 6^ dando a Tirrei maggior parte delle genti il màdò fuori,
ondagli venuto in quello paefe le nò Tirrenia . Fu poi da' Romani » fecondo
Dionifio Micarnafleo, chian Etruriadairintelligen^a,& efperien^a del
minilìrareil culto diuìno, nelqi] vinceuano tutte 1 altre nationi ; onde quelli
popoli erano perciò in tanta ' apprettò li Romani, che ( come dice Dionifio
infieme con Liuio ) mandai loro figliuoli in quella prouincia ad imparare non
folo lettere: ma anco li mi, et la Religione . Al fine pigliò il nome di
Tufcia, o di Tofcana, ( fei ffefto Pompeo ) da Torco lor primo Rè, figliuolo
d'Hercole, et d'Araflà, ▼enne quiui dalle parte del Tanai, e fu creato Cofito
dalli Gianigeni,& pò f ù pofeia confirmato quello nome per l'eccellenza del
modo di facrificare 1 viauano quelli popoli, come riabbiamo detto, et di ciò fa
finendone Piir Rbroj.cap. J. Iella 'fcì Bella fi dipinge, percioche quefta
nobiliffima Prouincia,gioia d'Italia; è ìuciiflìma,& vaghiflima per hauer
quella tutte le doti di natura, èC arte, che fi io defiderare, come di Cielo
benigniffimo,di falubrità d'aerc3di fertilità di ter per efler abbondante di
Mari, Porti.Fiumi, Fcnti,Giardini, ben piena di Citcelebri,& grandi, c\T di
fontuofìffimi edifitij, così publici, come priuati,e di numerabili ricche^e, 8C
per eiler feconda di pellegrini ingegni in egni ar-, in ogni ftudio, e faenza,
così di guerra,come di pace famofì . L'habito, e corona del Gran Ducato, è per
denotare quefta celebre Prouin12 con quella prerogatiua, che più Tadorna,
hauendo la Sereniflìma Cafa de* edici non meno con opere gloriofè, che con
famofì titoli, &iniìeme oino odo illuftrata la Tofcana, percioche a chi non
fono noti li nomi, àC attioni ^egie, et heroiche de i Lorenzi, de i Cofmì, e
de* loro digmilìmi SuccelTori, r lo valore, e grande^a^de' quali le più
illuftri,e Regali cafe dei mondo hani voluto hauer con e ili confànguinità, et
affinità. Il giglio roflo,fe gli fa tenere in mano per meglio denotare quefta
Prouincia, n l'infegna della più principal Città,che è Metropoli, e
gcuernatrice quafi dì tra ia 1 ofeana . Il libro ne denota, che quefta
nobiliflìma Prouincia è molto feconda d'huoni letterati, èV in tutte le
feien^e,' tenendo ella fola aperti tre celebri Studi), >è di Perugia, di
Siena, e Pifà. L'habito bianco, che detta figura tiene iòtto > lignifica la
lealtà de' coftu-, purità di mente, fiede lincerà conforme a quanto d'abafio fi
dirà della* ligione . ÌGli fi mette a canto l'Arno, come fiume principale, che
patta per mezzo Tona, e da elfo ne riceue molti commodi, et vtili, come fi
potrà vedere nella-» crittione al fuo luogo di detto fiume. '• Le armi, che gli
fono a lato, dimoftrano, che nella Tofcana vi fono, et fono I :i fempre huomini
nella profeflìonc dell'armi illuftri, e famofì, tra' quali non l:iarb di dire
in particolare de i Luccefi, come huomini valorofiflìmi, et in» ti itti in tal
profeflìone . Onde in particolare, et in vniuerfale in tutta la Prol'eia di
maggior lode fon degni, che della mia . ! L'ara a l'antica con il fuoco, et gli
fopradetti inftrumenti è legno di quella-* I "a Religione verfo gli
antichi De, tanto celebri nella Tofcana, che fòla ne te!ia cathedra, 8c*~ f co
la, ouc i Romani con tutto il Latio veniuanoad imparae cerimonie, et i riti, 8c
i dottori di ella erano in tanto credito, OC veneraI ie, che il Senato, e
Popolo Romano nelle graui difficultà de* publici maneg| nell'euenti,^ accidenti
delle cofe richiedeua il lor configlìo,cV interpreI one circa la legge de loro
profani Dei j onde fi fa chiaro, che a tutti i tempi I ita grande la pietà, et
Religione di quefto popolo . Teggiafi anco nel tempo del 'vero culto di Chrifto
Noftro Signore, che è U quefta Prouincia fa mofa,5^ celebre per molti Santi,
che vi fono flati htafei corpi de* quali nella famofa, 6^ antica Città di Lucca
'vifibilmenJ oggi fi 'vedono fen^a gli altroché di altre Città di detta Prouincia
fi potreb ^o raccontare, è umilmente famofa per moki gran Prelati di Santa
Chiefa, liquali li quali non làfalfa: ma la vera Religione fèguendo fono ftati
fpecchiol& t pio di carità, bontà. Se di tutte l'altre -virtù morali, e
Chriftiane ; et pure h gi ve né fono tali > che di molto maggior lode fon
degni, che non può dar le la mia lingua, percioche chi potri mai dire a
baftan^a le lodi, Se heroiche tu dcirilluftriilìmo Frartcefco Maria Cardinal
del Monte, non meno da ammiratole riuerito per la'tiiaefti del Cardinalato, che
per le qualità R della fua per fona, che ben Io dimortrana difeefo, come egli
e, da vna dell più nobili ftirpi del mondo. Ma non (blo quella nobil Prouincia
ha in S. Ch fa hauuti membri principali, ma vi fon ftati i capi fteffi di valore,
Se bontà i comparabile* come fu Lino, che meritò di fuccedere immediatamente al
Pr cipe delli Apoftoli nel gouerno di S. Chiefa, il quale fu huomo Toicano >
fanta vita^che diede grandiilimo nome a quella Regione * Sono più i fecondo i
feguenti tempi ftati altri, et per fantità, e dottrina, eccellenti attieni
molto fegnalati, iquali per breuiti fi tralafciano : ma n può già pretermettere
ilgrarì Leone Primo * percioche chi di quello nome ammirerà la iantità* et la
profonda dottrina,pure ne gli fcritti fuoi lafcia 6: come al nome, il coraggio,
Se autorità in lui molto ben corrifpofe,perci con la prefen^a, Se femplice
parola fpauentò, S perciochc gli Vmbri fonò popoli anhifluBi d Italia, come
attefta Plinio hbj, cap. 14. intanto, che per moftraìe ntichita grande di effa
alcuni b.nno detto de gli Vmbri quello, che credeu*1 Yr5"
fauol°ramentc> come fi è detto di fopra . Bene è vero, che l' Vmbria
nuchiHima, come dice Plinio nel luogo di fopra citato, &C altri autori £
Dpertio luo alunno nella prima elegia nei quarto libro. tfmbrìa te notìs
antiqua penatibus eàìt, Mantuano Poeta umilmente . nemorandefenex, quo fé vetus
ombria tantum iafiat . Si fa 404 Si fa con Telmo in tefta, pcrcioche gli Vmbri
furono molti potenti, et forni dabili nel!' armi, intanto che, come dice Tito
Liuio nel libr. o. minacciauan Roma,ancorche trionfante,difpofti di volerla
prendere, il che viene anco affei mato da Giouanni Boterò nel primo libro delle
Aie Relationi Vniuerfali, dicer dot che gli Vmbri fono popoli de* più guerrieri
d'Italia, di ciò fa fede anco Vii gilio nel 7. óknìjque fub *Aftt Qua latera
excelfi leuofacit ardua cornu ? Hinc Èrebi excidioregnis narrare folfbat
Venturum Heroem . Softiene con la deftra mano vn tempio rifplendente, percioche
nell' Vr fon due gran capi di Religioni delle maggiori,che fian'al mondo,l'vno
de' antiqua penatibm edit. Le£ DI TOSCANA. Le fi dipinge appretto l'horribil
calcata del Iago Velino, hora detto Pie di :o, come cola, non folo in quefta
prouincia notabile : ma anco in tutta Itacerche è tale la quantità delinqua, et
il precipitio3nel qual impetuofamencafea, che lo ftrepito, &C percofla
d'ella fi /ènte rimbombando per fpatio di . miglia, dando a* riguardanti
marauiglia, e fpauento, et per la continua eledone de' 'Vapori cagionati dalia gran
conculììon dell'acqua refìettcndofi i L'gi del Sole, vien a formarli
"vn'Arco ce'efte da' Latini chiamato Iris. Onde fnio nel lib 2.cap.
quanto' perche è in mezzo dell' Italia, come aj Cora lo defcriue Vergilio nel
7. dell'Eneide. EH locus Italia in medio fub montibus altis . 'Nobilis, et
famamutiis'memoratus in oris •Amfancli pallet •,denfisbuncfrondibus antrum
Vrget vtrimque latusnem&ns > mèdioq; fragofos Datfonitumfaxis, et torio
vertice torrens. Hicfpécué. horyendum ', &fauifpir acuta Ditis MonHràntur,
r'uptoq; ingens Acheronte voràgo J \ 407 rLATIO. I deue hauer intorno colli,
de^ pianure, per dimoftrare la Natura del Iuoi|;flèndo dotata rVmbria di
"Valli, colli, e piani bellifllmi . Onde Silio Ica* nel lib. 6. de bel.
pun. diflè . Cottes vmbros, atq\ arua petebat jlnmbal excelfofummum qua vertice
montis Deuexum Uteri pendetTudert atq;vbilatis Torretta in campis nebulas
exalat ìntrtes, Etfedet ingentem pafceus Meuania Taurum D ona louh LATIO .
j" EDRASSI per il Latio l'antico Saturno, cioè*vn* huomo con barba longa,
folta,e canuta, fedendo in vna grotta, tenendo in mano la falce, fa la detta
grotta fi rapprefenta vna donna a federe fopra d'"\n mucchio di mifearmi,
&^ armadure. Terrà in cs pò vn celatone guarnito in cima di di penne, 5^
nella finiftra mano vna corona, ouero *vn ramo di lauro, Si D et regnis exul
ademptU . Jsgenus indocile, ac dijperfum montibus altis Compofuit ; legefque
dedit, Latiumq; vocari Maluit ; bis quoniam latuiffet tutus in oris • Ed Ouidio
nel-primo de' Farti * Caufa ratisfuperesl : Tufcum rate verni in amnem ^A.nte
pererratofalcifer orbe Deus . Hac ego Saturnum memini tellure receptum i
Ccslitìbus regnìs à ione pulfus erat . Jnde diu genti manftt Saturnia nome» t
Ditta quoque eìì Latium terra latente De9 \ *vìen defcitto, da effà denominatole
gli attribuifce la detta falce, perche d >no alcuni, che egli fu
l'inuentore, che la trouò mentre infegnò a gli habitid d*Italia, e*l coltiuare
de' campile di fare il raccolto del grano,e di tutte le bi;e. •^Icri dicono,
che queft'arme li fu data dalla madre, quando fu contro del »• dre, et fi mode
a liberare i fratelli di prigionìa, et che con elfo caftrò Ciefc > ine
racconta Apollonio nel quarto lib. delli Argonauti* Per la donna fedente fopra
della grotta fi moftra Roma, laquale etiendoÉ (ta fui Latio * non folo come
cofa famofiilìma fingularmente dichiara qi'to paefe, ma li fa commune tutto il
fuo fplendore, et la fua gloria, oltre enei altro vi (U bene la detta
figura,percioche Roma anticamere hebbe nome Sj» »ia,ikhe dimoftra Ouid.nel Saturni
fori ego prima fui* +4 pa tre ditta, meo quondam Saturnia Roma e/? Hec UH à
calo proxima terra fuit . Si torus infretio esl, dicor Matrona Tonanth
luntlaque Tarpeiofunt mea Tempia Ioni . Nella guifa » che fi è detto fi
rapprefenta Roma, coméhoggi di lei fi ' ; *Vna nobilifHma ftatua di marmo
antica negl'horti d^ìi iUtuiifimi Sifò Celi nel Vaticano* Ilrar» Il ramo ilei
lauro,ouero la corona del medefimo, oltre il fuo lignificato, che vittoriofa,
et trionfi, che per fegno di ciò fi rapprefenta fopra 1 armi già deee,denota
anco la copia di lauri, di che abbonda quella Proumcia, et quello, he Plinio
narra nel lib. 1 5. al «P 3° cioè> che fu vn A^lla? ^SW hauendo_ apita *vna
gallina bianca, che haueua in bocca vn ramufcello di lauro carco di cacche, la
lafsò cadere falua nel grembo di Liuia Drufilla,la qual fu poi moglie ii
Aueu(to,fopra*l qual fatto richiefti gl'indouini,rifpofero,che fi doueflero
coeruar la gallina, et i polli, che di lei nafeeflero . Che il ramo fi
piantafle, il che (Tendo fatto nella villa di Cefare prelfo il Teuere, ne
crebbe di quefta forte di tlberi vnagran felua, della quale trionfando poi
gi'Imperadon portauancvn lamo in mano, et vna corona in tefta . isti Ne fiì
folamente la detta felua, che in altri luoghi fé ne fecero molt altre, che >no
durate molto tempo, et fin*hora fi vede, che in quefta regione vi è magior
copia di lauri, che in qualfiuoglia altra Prouincia d'Italia . CAMPAGNA FELICE,
euero Terra di lauoro, DIPINGESI questa felice provincia in vn florido campo
con la figura di Bacco, et di Cerere, li quali ftiano in atto fiero di fare
alla lotta, 6^ ìe non fi difeerna auantaggìo di foi^a più in vno, che
nell'altra. »| Hauetà Bacco in capo vna ghirlanda di *vite, con pampani,&
vuea& Cerere irimente hauerà vna ghirlanda di fpighe di grano . Dalla parte
di Bacco faranno olmi grandinimi con verdeggianti viti, che fatano fino alla
cima di elfi arbori cariche di '■vue, et per più '■vagherà 'yì d ttà anco
mettere a canto vna tigre, come animale dedicato a Bacco, ÓV~ dal* Uro lato di
Cerere vna campagna di alti, et fpigati grani, et vna gran ferpe» dicato
animale Cerere. Felice veramente fi può chiamare quefta Prouincia, poiché ella
abbonda di olti beni, dc^ ipecialmente di quelli, che fono alla natura humana
neceftarij, ie il pane, et il vino. E venendo in cognitione i Greci antichi
della felicità uefta fertililTìma Prouincia con appropriata, &CT gioconda
fauola finfero,coracconta Plinio nel libiche quefta campagna fofle lo (leccato
doue di conuo combattano Cerere,e Bacco alla lotta, per dimoftrare, che Cerere
in pror grani non ceda alla feconditi di Bacco in produr 'vini, et altrefi
Bacco, anegli non ceda all'abbondanza di Cerere, in produr grani j doue che per
que1 rifla è tanta la fertilità dell' vna, e dell' altro, che dal tempo de'
Greci infino *ra danno combattendo, non effondo ancora neflun di efli ftracchi,
ne che_^ *E>lia cedere per honor del lor frutto per vtilità del genere
humano,ne lafciano cnpo di poter dare giuditio qual di eifa fia più forte, et
valoroia . Campagna Felice, ouero Terra di Lauoro . Ij) Er far diueria pittura
di quefta Prouincia, rapprefentaremo vna bella, SC gratiofa giouane in luogo
ameno, con ghirlanda in capo tefluta di "varij •'», 8c con vefte di color
verde, parimente dipinta a fiori di diueifi colori. Dd 3 Sotto 4ii CAMPAGNA
FELÌCE, ÒVERO TERRA DI LAVORO; Sotto 11 bràccio deftro tenga vn fafcio di
fpighe di grano, et con la finiftii mano con bella grada vna "verdeggiante
vite,la qual moftri di eflcre fecondi! ma del fuo frutto,& a canto vi fia
vna fpelonca, dalla quale efca,fumo,e acq> Fu da Plinio nel 5. libr.
nominata quefta Prouincia, Campagna felice, di felice produttione de' frutti, i
quali d'eflà abbondeuolmente fi cauano . Al fine fu detta terra di lauoro dall'
ageuole^a di lauorare quefto paefe> la qual coltura » et lauorare facilmente
s'apparecchia a riceuere la fcm però anco fu chiamata campi laborini . Altri
dicono > che pigliaiTe nome di terra di lauoro per elTer molto fruttife fi
come diceftero ella è buona quefta terra da lauorare, perche non fi pe l'opera
> ne la fatica . Fu" anco nominata così quefta Prouincia dalla fatica,
taquale riebbero gli tichi a conquiderla, &C poi a ritenerla foggetta, come
narra Liuio. Bella, gratiofa, veftila nella guifa, che dicemmo» e con la
ghirlanda di fic di DI CESaAKB %l P A) #14 ipinge acciòche fi conofca, come la
Natura ha uoluto rnoftrare quanto quefta rouincia fia amena, et fruttifera, et
data occasione a gli antichi ( come riferire Plinio nel libro ter^O ) di
chiamare quefta Regione Campagna felice, poihe quiui è aria temperata con tanta
dolce^a, che molti imperadori, et Senabri Romani infaftiditi del mondo "vi
fi fono ritirati à più tranquilla vita, 5^ fiaffime a Popoli, et a
Baia,&f\fimilmente fecero altri grandi huomini per lecuparfi nelli ftudij
delle lettereìtra'quali fu Virgilio eccellente Poeta,Tito Liio, Orario,
Claudiano, et Francefco Petrarca molto amico di Roberto Rè di lapoli, onde
fopra di ciò così dice Silio Italico „ {une molles&bi ritHs}atq;hofpita
Mufis Otia,& exemptu curps grauiorìbus euu, £ non folo quiui è, come
riabbiamo detto, aria così perfetta : ma *vi fi duoino tutte le deli tic per lj
piaceri, et -vtili de gli huomini, elTendo che da ogni to fi -vede la diuerfità
de i frutti, e quello, che maggiormente importa, copia •andiflìma di grani, e
vini, e che per tal lignificato fi rapprefenta con il falcio :lle Ipighe di
grano, et con la 'verdeggiante, e feconda vite carica di *vue; ont Martiale nel
primo libro de' fuoi epigrammi fpecialmente parlando del mon t Vefuuio luogo
compreio in quefta parte, così dice . Hic eH pampineisì viridi* modo Vefuius
t>mbris \ Trejferat hic madidos nobili* vua lacm, H&c iuga quàm llifa
còUes}plm Baccus amauit Hoc nuperSatyri monte dederechoros ; Hac Generis
fedestLacedamonegratior 2 Hi Hic locus Herculeo nomine clarus erat : Cuncla
ìacent flammis : et trifti merfa fauilla: T^ec fuperi vellent hoc licuiffe
[ibi, La cauerna,della quale efee, e fumo, et acqua, dimoftra i faluberrimi
bagni nto nominati di quefta Prouincia,i quali fono molti, fé bene vn folo fi
rappresa, et per la parte fi deue intender il tu eco . y CALABRIA DONNA di
carnagione foYca ~veftita di color rodo, in capo hauerà vna -^ bella ghirlanda
di fronde d'ornello fpai fé di manna, con la deftra mano ivi vn cornucopia
pieno d'~vue di diuerfe fpetie binnehf, e nere, con la fini-' amano tenga vn
ramo di gineftra carico di bocciuoli di feta, et *\n ramo di mbagio con 'e
foglie,e frutto, e per terra vi (la anco vn fsfeio di canne mele . Il nome di
CaLbria, pare che fia voce Greta,il quale habbia riceuuto quefto ^e da Greci,
che l'hanno hib;tato, perciccheeilcndo ncn e comporto da,, ios, et Bnjo (delle
quali voci l'vna lignifica buorio, &f l'altra featurire) (Ì fne a lodare
con tal nome quefta Prouincia, efifendo che in ella fi tioua il fonti TtlÀ ni '
lì chc confcrma Piec™ Razzano, OC FrancVco Bedinghicri jtia iua Geografia,
nelli fuoi verfi,che cofi dicono. Calabria è detta nel prefente giorno, \'- E
fignifìca il nome, che produce Le cofe buone, e con copiojo corno. Dd 4 Etim
#&. Calabria; Et in vero quello paefe è molto fruttifero, pieno dì
opportuni monti, d'ap ; chi colii, Se dì amrniflìme valli : ma quel, che più
importaci è aria perfetti/» ma, che rende gratinimi quei beni,che la Natura
produce, li color fofro della carnagione, 8cT Thabito rollò dinotano
l'operationi ri,ftari la detta figura in atto di ballare, hauerà in capo vna
bella ghirlanda di [iuo con il Tuo frutto, et con la deftra mano terrà con
bella gratia vn rrìa^o di >ighe di grano, e vn ramo di mandolo con foglie,
efrutti, haucri da vna par-; : vna Cicogna, che habbia vna ferpe in bocca, et
da l'altra diuerfi inftromenda fonare 1 et in particolare vn tamburino, et 'vn
piffaro . Fu da gli antichi chiamata quella Prouincia Apulia da Apulo
antichilUmo i di quefto luogo, che quiui venne ad habitare molto tempo auanti
la guere di Troia-/. Dipinge!! di carnagione adufta, e veftita di fottìi velo,
per dimostrare il gran alore, OC ficchà, che nella Puglia per lo più fi tiuoUa,
per la qual cofa fu coTetto Oratio a dire nell'Ode 3, epodon: Siticulofie Apuliae,
nominandola così iena di Zète, et parimente Perfio nella 1. Satira. lS(ec
lingua quantum fitìat canis, ^Appula tantum : Le tarantole fopra il
'veftimento, e macchiate di diuerfi colori fi rapprendano, come animali
notiflìmi, e vnichi a quella Prouincia, come anco per dinoftrare ( fecondo che
rifeiifce il Mattiolo fopra Diofcoride nel libr. 2. ) la dilerfità del lor
veneno ; percioche mordendo elle alcuno ne fuccedono diuerfi, k ftrani
accidenti 5 alcuni cantano, alcuni ridono, alcuni piangono, chi grida, :hi
dorme, chi vaglia, chi faka, chi trema, chi fnda, et chi patifee altri diuerfi
iccidenti, et fanno pa^ie, cerne fé follerò fpiritati, et ciò da altro non
proce* le, fé non dalle diuerfe nature sì di quefti animali, come ancora di
quelli, che òno da eflì morficati, et anco fecondo i giorni, e l'hore. La
diuerfità degli infttomenti da fonare, dimoftra, che il veleno di quefti
animali ( come narra il Mattiolo nel luogo fopradetto) vniuerfalmente fi miti»
[;a,& fi vince con la mufica de' filoni, et però fi coftumadifar fèmpre
fonare» |lì,& notte, finche rcfFefo fia fanato> imperoche il lungo
fuono,& il lungo baiare ( che perciò fi rapprefenta quefta figura, ftia in
atto di ballare ) prouocando ti fudore gagliardamente vince alfine la maligniti
del veleno,& ancorché li detti inftrumenti per ogni parte fi coftumino
"volontariamente per gufto, &C dilettati one, nondimeno in quefta
Prouincia fi adoprano, non folo a quefto fine, |na per necedìta, come fi è
detto. Le fi dipinge a canto la Cicogna con la ferpe in bocca, perche quefto
animain niun'altra parte dell'Italia U il nido, che in quefta, onde fi dice
ellsrui pea della vita a chi ammala le Cicogne, per il beneficio 9 che eflè
apportano on il tenere netto il paelc dalle ierpì . Lt +*+ PVGLIA. Le fpighe
del grano, la ghirlanda dell' ~vliuo,& il ramo del mandorlo ne d: moftrano,
come in quella Prouincia vi è tanta abbondanza di grano,or^o,olio mandorle, che
facendo paragone di elfa prouincia al refto d'Italia, fi può dire che etfa ne
proueda più rì'cgn'altra, deue, che non (blamente quefta regione «e ha quantità
per fé, ma ne abbonda per molti altri luoghi ancora . ABRVZZO DONNA di afpetro
virile 5 et robufto veftita di color verde, che (land in luogo erto, et
montuofo con la delira mano tenga'vn'aira, et con 1 finiftra porga con bella
gratia vna ceftella piena di ^afFaiano, et appreflò lei d vn de i lati fia *vn
belliltimo cauallo. 1 Popoli di quefta Prouincia anticamente fi chiamarono
Sanniti, Caraceni Peligni> Marucini, Prccutini> Veftini, Irpini, &i
altri nomi, fecondo il ucghi,tto il vocabulo di manierarne quella denominatane
fcambieuolmente è fta1 fuccefla a quella de1 Sanniti, e fatta vniuer iale, Cóme
ella a tutto il paefe . Si dipinge donna in luogo erto, SC montuofo ; per
eflere quefta Prouincia 3sì fatta. Si fa medita di color verde * et di afpetto
virile, Se robufto, percioche, come ice Plinio nel libro terzo, che gli huomini
habitanti ne' monti fono vigorofi, Dbufti, et più forti di queglij che habitano
luoghi piani, tfercitando più quelli, corpo, che non fanno quelli * E perche
produce quefta Regione, grandiflima quantità di zafferano, del ) uale non folo
ne participa tutta l'Italia,ma molti altri paeiì ancora, fi rappreInta, che
porga la bella cella piena di quefti frutti . j Il belliflìmo cauallo, che le
(la appretta, denota igenerofi, e molto nominiti caualli di Regno, de4 quali
de* più forti fono in quello paefe,per la già detj \ cagione del (ito, fé bene
per la belle^a, SC grande^a di corpo ve ne fono il Calabria,e in Puglia di
molta ftima, maffime quelli della ra^a del Re, del Hrencipe di Bifignano, 6^
altri, Sta anche bene il cauallo a quefta Prouincia, percioche elfendo animale
di a natura generofo > SC^ feruendo al fatto della guerra, fi attribuisce a'
Santi huomini bellieofi,, che ( come appretto fi dirà ) fletterò à fronte più
volte-» n l'efercitió de* Romani . L'hafta*che tien con là deftra mano,è per
lignificato del lor propìo nome, fiificando ( come dice Fello ) la voce Greca
Sannia hafta . Oltre di ciò l'hafta le fi conuiene in fegno della virtù, cV del
grande valore.} jercioche i Sanniti cominciando a fare conto della virtù, Se
fra di loro delle-» jerfone vktuofe, in tutti gli atti ciuili, come di pace,
così di guerra honorajano quelli, et diuennero tanto Coraggiofi, che ardirono
di farli foggetti tutti li conuicinì Popoli » feotrendo gran paefi, Se di farli
inimici i Romani, a* quali come dice Strabòne nel luogo citato ) fecero più
volte veder la proua del loro ìalore. La prima volta fu quando mollerò la
guerra. La feconda quando fu • mo in lega con efib loro. La ter^a quando
cercarono d'eflere liberi, et Cittatini Romani, e non lo potendo ottenere
mancarono dell'ara icitia de' Romani, ■^ fé ne accefe laguerra chiamata Marfica
> la quale durò due anni, Se finalmente ottennero d'eilèr fatti partecipi di
quello, che defiderauano . MARCA. ? I dipinge in forma di vna donna bella, SC
di virile afpetto, che con la de-, J lira mano fi appoggi ad vna targa
attrauerfata d'arme d'hafta,con l'elmo in i»po, et per cimiero vn pico, et con
la finiftra mano tenga vn ma^p di fpighe li grano, in atto di porgerle, Se
appretto a lei Vi farà vn cane, I Si rapprefenta bella per la vagherà della
Prouincia molto bene diftinta dal\ natura in valli, colli, piani, riui, oc
fiumi, cheper tutto l'irrigano, Se la renono oltre modo vaga, et beila. "
* Si abrvzzo; Si dipìnge di vivile afpettocon vna mano appoggiata alla targa,
cV altre irani} per moftrare li buoni foldati>che d'eflà Prouìncia efeono .
Le (ì li mette per cimiero il pico arme di quefta regione, eflèndo che Slpicc
cello di Marte fuffe guidato, tC andaftì auanti le legioni de* Sabini» e
quelle. nella Marca conducete ad eflère colonia di quella Prouincia, et per
quefto fi detto a tempo de' Romani la Marca, Ager Picenus > come affai ben
deferii* in vn breue elogio il Signor Ifidoro Rubcrti nella bel li dima, et
marauìgliofi. Galleria di Paiamo nel Vaticano fatta fa r da Papa Gregorio XIII.
di fcliciili ma memoria, nella qual fu di molto aiuto il Reuerendiflìmo Padre
Ignatit Danti Perugino, et Vefcouo d'^latri, che n'hebbe fuprema cura da fua
Bea tndine, c¥" l'elogio fu quefto. *AgérTicenus >ager diftus eft
propter fertilitatem, Vicenus a Vico Martis W S traboni placet, nam annona, et
militibus abundat,t}uibksf et inficine fegni di notabd fedeltà, ne i maggior
bifogni loro, et della Chrifttanici, contro i Turchie gli Eretici ;8c a tempo
de' Romani intichi fpetialmentefecero,quando congiurando contro di elfi gran
parte del* ile Colonie d'Italia gli modero guerra folo li Marchegiani, de'
quali i Fermani «(torno in fede, et combatterono in lor feru-igio ; onde queda
prouincia, ó\T* quella Citt*} ne acquiftò lode di fedele, Se per loro gloria ne
i luoghi publici vi prede fcritto. Virmum firma fides'RQM.inorMn Colonia, Onde
ragioncuol-: imente fc li è merlo a canto il cane,per dimoftrar-s la fede tà
loro j Oltre di ciò Iper dimostrare, che in quefta prouincia vi fono cani di
gran ftirna,e bontà,e di «ffi ne vanno per tutta l'Italia, e ritornando al
va!ore,e fedekà di quelli foldati, jfi dimoftea da Velieio Patcrculo quando die-',
e he Pompeo armò per 1 a Repu » blica numero gràdiffimo di gcr.ee: ma clisjn
Cohorte Tkena plurhnu cefidebat, A tempi +i* A* tempi più moderni, quando Papa
Clemente V 1 1. fi tronanaaiTediaro Cartello S. Angelo dalli Sp2£nuoIi, et
daiTedefchi, i Marchegiani quafi pop larmente s'inuiorono. alla volta di Roma,
de i quali fpingen,dofi alianti il Co» te Nicolo; Mauri tio da Tolentino con
alquanti caualli, e con effo Tullio Ruber ti, fi ritrouarono a cauarlo di
Cartello, quando fi andò a fàluate ad Oruieto. ;R0MAGNA.DONNA con bella
ghirlanda in capo di lino con fé fueibglie.,e fiori di nibbi a: con la deftra
mano.terri vn ramo di pino con il frutto, &i la finiftrapanocchie dimiglio,
di panico, dtbacelljsdi faue,e df fagJuoTi . Hebbe quefta Prouinciadiueth nomi,
vno de' quali fu Flamminia, et che habbia ottenuto quefto nome dalla via
Salicata, et raffrettata da C; IJ| nio Confole Romano, come narra Strabone nel
Kbr. 5. et V. Liuio nel 9. guerre de* Macedoni,dicendo,che Flaminio hauendo
foggiogatii Liguri* ratta pace co' vicini popoli > non potendo patire, che i
vittoriofi foldatt fi otiofi, vi fece fiiicare, eraflettarelavia da Roma per
Tofcana, et per V Vmbii. (ino a Rimino.t Fu poi detta Emilia da M, Lepido
£milio,i!qual fece vna (ira ìj che veniuada Piacenza a congiurigetifi. con. la
Flaminia. Fu pofcia chiamarli Gallia Cifalpina, per. ch'ere fiata habitata
lungo tempo da Galli Boij, Infuori Cenomarii,& da altre filmili generationi
(come dimoftra Polibio nel quarto li bro)dicenb!o,che hauendo i detti Calli trapaliate
IV* !pi,& feendendo in quelli paeie_*, {cacciati i Tofcani, che quiui
haueuano edificate dodici Città, quitn l fermarono., et da eflì Galli fu poi
nominato tutto quefto paefe GiHia Cifalpt na . Fu.poicia detta Gallia
Cispadana, et Trafpadana» per eflere da gli antich partita la Cifalpina in due
parti, cioè, di qua, et di là dal Pò Fiume . Fu pofcfc nominata Gallia Togata 1
come fi raccoglie anco da Martiale nel ter^o libro, che iui lo compofe^ . Hoc
tibis quicqtìid ìdeB Jonginquis mittlt ab orìs . cGdllìay Ternana nomine dìBa
toga . E più a badò dice fpecificamente,che era nel foro Cornelio, cioè Imola*
Rpmam vade liberi fi venerisvnde, requiret 1 .. *Jem>lìtei dices, de regione
vìa, Si quìbuè inTerris, quafìmus in Vrbe, rogabit, tCorneli] referas, me licet
effe foro . Ftì detta Gallia, eflèndoui i Galli Senoni t et parimente i Boij
palfati nell'I»» lia, et quiui hauendone fcacciati i Tofcani ( come habbiamo
dcito) et habitandoui, cominciarono a poco,a poco a pigliare i ciuili coftumi
de Romani non fo* lamente del modo del viuete,ma altrefi del conuerfare, oc
-vedire, percioch» vedendo quelli eller togati, anch'eglino pigliarono le
toghe, che erano -yetti' nienti de' Romani. Vhimamcnte fu Ccome narra il Biondo
) chiamata Romagna da Carlo Maglio, et da Papa Adriano primo doppo la rouina
de' Longobardi, per efler fta« fa Rauenna con acquante altre Città, et Terre
vicine fempre per tutto il tcrnpc de* Longobardi fedeliffimi al popolo Romano.
£i fa a quefta prouincia la ghirianda di lino > hauendo Plinio in molta il
lino . 4-ip ROMAGNA. IWdi Faenza nellib. I g, ponendolo fiel ter^ò grado di
lottigliela, Se derw Si, et nel fecondo grado di bianche^a . • La rabbia"
'vien molto lodata quella di R auenna da Diofcoridé * come cofa.» ItabiléV Le
pannòcchie di miglio', et di panico denotano la fertilità del pacali quanto a
tutte le forti di biade,-& legumi, SC ipècialménté migli* panichi, >
fce,&fagiuoli. III ramo di pino con il frutto, che tiene con là deftra
mano, è per dimòftrare' iiobiliflìma felua di pini intorno a Rauennà, et
Ceruia, che è cofa tanto proi Edi quefta prouineia in Italia, che niuna cofa la
fa tanto differente dall' altre; «l'into. effa. Onde Sifto V. di felice memoria
in vna fua Bolla circa la conferoione di quelle pinete, la chiama decoro dìtalia
. I jMa per non bilar di dire cofa,che notabil fia, ò^_ per dar oCcafìone ad
altri P gelido loro materia di variare a modo toro la forma di quella figura,
lo tron'ippreflb Plinio lodati i Rombi,e gli ^£ ipragi di Rauenna, onde
Martiale di «• così dice nel i$,, iib. Motti Mollìs in equorea qua creuitfpina
^attentici ^{pn erit incultis gratior ^fparagis . Racconta anco l'abbondanza
delle rane, che fi tremano quiu^i-Sc^ di lor così f&uell&j. Cum
comparata rìflibus tuis ora . 1\jliacus habeat crócodilm anguHè Mdiufque Bearne
garriunt B&utnnatesl Vi (e no ancora le viti reitili di Faen^a,deìle quali
ne fa mentione Mar rone l;b, i . cap. 2. de re ruftica . Et gli ottimi,
egenerofi vini diCefena, Ce bene rodono elTere fuperati ini tri luoghi prodotti,
ma gii antichi gli ripofero tra "Vini generofi, come fi leg appretto
Plinio nel lib. 3. al cap,6 Si Mecenate ne faceua gran ftima,e perdi rono
chiamati Mecenatini. Onde non terrei per errore far nella ghirlandi coni parìre
alcune foglie di '"vite . Pccrafu anco dipingere il Sale, che da Piatone
nel Timeo fu detto caro, et amico a Dio, et nel p. della Iliade fu da Homero
chiamato diuino, 6^" c" Dionifio Naldi da Brefichella Generale della
Inuittìflfima Rep. di Venetiaai bedui Guerrieri famofì nominati dal Giouio, et
dal Bembo de Re Veneta U' molti generofi Capitani df quefta bellico fa
Famiglia, dalla quale anco fc fcefi i Signori della Bordigier3,gli AlidolTì da
Imola,iContiguidi bora M di Bagno,d;cefi da Guido Nipote d'Othone Magno, primo
Imperatore man ia»h uomini di grande ftima,e valore A' altri, che
lallòpernoneller LOMBARDI. VNA donna bella, graffa, Se allegra, il fuo
Sveltimento fìadi colora tutto fregiato d'ero, Se argento, con ricami,&
altri ricchiflìmi, ghi adornamenti ; nella deftra mano tenga con bella gratia
l'Imperiai Ceri d'argento, &T* con la fìniltra vii bacile, oue fìano molte
corone d'oro Di appoggiato a! fìanco,e appreflfo i piedi dal deliro lato fu il
Pò fiume,cioè vn' Uio ignudo, secchio, con baiba lunga, Se longhi, e ftefi
capelli, coronata vpa coroni ti oro é Ot;ero pei variar quella figura fia la
tetta di toro con ' i "' " ghii 4** uìe efca copia d'acqua, Se che fi
fluida in fette rami, et con la finiftra mano :;* con bella attitudine Mi
cornucopia. Sa hauuto quefta nobile, et belliflìma prouincia diuetfi nomi
fecondo la «»ituà de* tempi, Ce il primo fu Bianora GalliaCifalpina, iC anco
e(Ta per vna |>e£e Gallia Togata, Felfina, Aurelia>& Emilia, come
tifentee Catone in libro 0 gìnum » pofeia fu detta Longcbardia, et hora
Lcmbaid»* . o non mi eftenderb a dichiarare pei qual cagione babpja hauuto \i
fopradeti nomi per non clfer tedici, ma folo dito, perche fi chi malie
Bianoia., r fu ilprimo nome, che ella hauefìe, come anco, perche fi It-ca
nominata* Upbardia, chc'è (raro r*vltimo nome . i )ico dunque, che traile pi
imieramci te il nome di Dianoia da Ocno Biano» jfrhralorofo Capitano de*
Tofcani, il quale pattando Impennino vmfignondi,i ftopaefe, fecondo che
riferisce Catone nel/originii doue dice • Callia Ci/padana, ©eVw pianoro, à
viclore Ocno • ù finalmente detta Longobardi* da i Longobardi, che longo tempo
ten» la Signoria di dia Regione «hora dicefi Lomb-iU-a, per maggior doke^e* la
pronuncia. ella, grafia «allegra, fcV* -ve/tira di color verde fi rapprefenta,
per elìete gli «ini di quefta prouincia amoreuoli, conuerlèuoh, et mo'to drditi
«Ili Co* i della -vita, godendo -vn paefe quanto polis titeie ameno,
fcrti!e,£bbone di "vùiere, di delitie,& di tutte le cole, che fi
richiedono al felice viuert* abitatori, oue fono moke Città grandi, famofe
Terre, infiniti Villaggi, tuofi Cartelli, magnificentiiiìmi edifitij
publici,& priuati, dentro,& fuolla Città, fiumi celebri, fonti, et
laghi di grandiflìma cenfidcratione, valli» i, et monti ricchi -di tutte le
gratie del la natura, et dell'arte^ . «ori d'oro, ÓV argento* ricami, et altri
vaghi ornamenti lignificano la ificen^a, lo fplendore, Se. la pompa de popoli
di quefta prouincia, liqua* rodano di ricche^e, Se artifitij, di nobili lauori
conforme al merito della molta gran nobiltà, gran -virtù, et valore . 'Imperiai
corona d'argento dimoftra l'illuftre dignità, cV" honoran^a di prouincia,
riceuendo il Rè de' Romani in ctìa la detta corona di argento "* viene in
Italia per incoronarli, percioche,come rife. ifeono i dottori nel rab. de ele&&
la gioia nella Clementina,prima,fuper verbo veltigijs de ; di tre diuerfe
corone la Maeftà dell'I mpetatore fi corona, ieramente quella di ferro riceue
dall' Arciueicouo di Colonia iti Aquif«a, poi quefta d'argento gli -vien data
dall'Arciuefcouo di Milano, 6T la-» etj» d'oro gli yien data dal Jorarao
Pontefice nella Chiefa di S. Pietro di RoIjdelle quali quella di ferro
fignifica la tortela con la quale deue foggiega^belh : l'altra d'argento dinota
la purità de* ecftumi,& le chiare atrioiti, Hi euono edere in tutti i Principi
IWltima d'oro fignifica la tua preminenza f^aftitia,& potenza fopra tutti
gli altri Rè,& Principi temporali del mondo, e ne 1 oro ^j mojto auan^a
tutti gì; a|tri n,ecai|j f f eoroue d'oro Ducali nobilitano anco, et inalbano
quefta fopra tutte l'aite tre /f-LOMBARDIA. tre prouincie d'Italia, dimoiando,
ch'ella abbraccia, et in fé contiene pi riiofi Ducati, come di Milano . Vi è
anco l'antico, &C nobile Ducato di Turino, doue haueuano il fuòj gio i
Duchi de* Longobarbi ( fecondo Paolo Diacono, Biondo i et Sabellict hoggi è
poflfeduto conottimo, &giuftifIimogouerno dall' Altera StttH ma di Carlo
Emanuele Duca di Sauoia, veramente Prencipe meriteuoledi « giore, et
qualfiuoglia ftato, per eflèr egli di (ingoiar valore, et rifplenden! tutte le
virtù* come anco celebre di gloriofa fama, per la grande^a, &** chiilìma
nobiltà dell'origin fua . Vi è anco di Mantoua,di Parma,di Piacen^a,di
Ferrara,& hoggi haque'fl Reggio» &C Modena,• de* quali quanto fia la
magnificenza, la grandc^alj lo fplendore non lolo di quefta prouincia : ma di
tutta l'iulia è noto a tuo» mondo**» e fi dipinge acanto il Pò, comecofa
notabile di cfla prouincia „ il qual pafJo per mezzo di e(Ta,gli apporta
infiniti commodi, e piaceri, et è celebre per ^Iminato Fetonre, che in elfo
cadde, et fi fommerfe, come diurnamente lafcrittoOuidio nel fecondo libro delle
file Metamorfafun quelli verfi-. jlt "Phaeton rutilos fiamma populante
capillos, Voluitm in pr&ceps langoque per aera trafili Fertur > *t
interdum deCcelofteìlafereno S>u&fi non ceàditi potuti e ecidijfevideri
. Quem proculà VMria diuerfomaximus Orbe. Excipit Eridanus fumantiaque abluit
ora... ài fa anche coronato il detto fiume, per etfere il maggiore d'ltali^u
raccoido nel fuogrembole ricche^e di moUiaitri fiumi., perche il Petrarca nel tro
1 43. così lo chiama . J^ de gli altri fuperbo, altero fiume. fa3>i per
efiere Jionìbìo il maggiore dìtalia, come fi è detto, ma per noru punto alla
grande^a de'jnù famosi del mondo, cioè del Nilo, e dclo, Lucano nel lib. 2.
così dice * Quoque magis nuìlum teUmfefoluit in amnemy Erydanus, fratta fque
euoluit in aquorefyluas, jiefperiamque exbaurit aquìs . Hunc fabula primum
Topuleafiuuium ripas vmhajfe corona : Cumque diempronum tranfuerfo limite
ducens » Succendit "Phaeton flagrantìbus athera loris, Curgitibus
raptispenitus tellure perufta, Hunc habuifie pares Tbebeis ignìbus y>nda l
7{pn minor hic T^jlOifi non per plana iacentis %Aegypti lylicas
"b{jlusfiagnaret arenas . I^oamir.or hic lHroy nifi quod dum permeat.orhem
ifleir, cafuros in quelibet aquorafontes xAccipit, et Schyt.cas exit non folus
in vndas &c, :ome fi e detto, fi potrà dipingere quello fiume con la tefta
di toro con li* ' i,percioche ( come narra Seruio, et Probo ) il fuono,che fa
il corlò di queime, è limile al muggito de buoi, come anco perche le fue ripe
fono in» tfc a guilà di corna . :ornncopia nella guifa,che dicemmo, lignifica
l'abbondanza grande caua quefto celebre fiume, efièndo che nel tempo della
Canicola, come nàrìionel lib. 3. cap. ió.quandofuTAlpifi ftrnggono le neui,ingrofiandolì
* rgendofi da torno, Iafcia poi quei luoghi tocchi da lui fertiliflìmi, et diui
• > la prouincia in dueparti,con fette bocche entra nel mare Adriatico con
W|copia d'acqua, che ( come dice Plinio nel luogo citato) fa fette mari . MARCA
TRIVISANA. *j N A donna leggiadra, et bel!?,, che habbia tre faccie, hàuerd il
capo orI nato a guifa di 8«rrcintia madre degli Dei antichi, di corona
turrita-»' >n :to torri d'intorno, et nel mezzo ~vna più eminente
dell'altre, fari veftita : -. Ec 2 fotto +2+ MARCA TREVIGIANA. /òtto di color
azzurro $ haiier \ dalla quale penda vn roftro di naue, ò di galea, eV * la
finiftra mano tefiga don beiti gratia vn libro, et anco vn ramo d'oliuo . . La
prouincia di Vene tia, che da Longobardi Marca TriuiTana fu detta, er hauef eglino
pofto il feggio del Marchefato nella Città di Treuigi ; è pronieia nobilidìma
al pari d'ogni altra,ehefia nell'I taliajhabitata gi* da gli Eli* gei» pofeia
da gli Eneti > et da Troiani > che doppo la rouina di Troia con A *■ note
in Italia pattarono » Ella al precinte contiene in fé notie Citti principali
> le quali tutte hai» il loro Vefcouado > oltre le molte Terre murate, 6^
Cartella, che -vi fcot «X^ oltre il gran numero di villaggi } nonfolamente per
la graflè^alel terreno, il quale è fer tiiifli rao ; ma in gran parte per lo ti
to ameniflìrao, li he fipu . 4*S può ragioneuolmente dire, che quella belila »
che nell'altre Regioni d' Itai fi 'vede per la delitioia coltura de gli
babitatori, in quefta folamente li veg\ per l'opera della gran maeftra Natura,
che così l'ha voluta fabricare . Le Città fono Vinegia, la quale è capo, Se
Signora della Prouincia, Veroi, Vicenza, Padoua, Treuigi, Ceneda, Belluno
feltro, et Trento, che è pofto li confini di Germania nelì'Alpi,delle quali
Città in ogni tempo,& in ogni età ufeiti fono molti huomini illuftri in
lettere, et in arme, che Iongo farebbe il rne qui mentione, pofeia che nelle
Hiftorie, che fi veggono in luce delle cofe guitein Italia così ne gli Antichi,
come anco ne i moderni tempi, ritrouanfi più luoghi deferirti i loro fatti
illuftri, Ce copiolàmcntc raccontati, tra' qua li può -valorofo nominare Eglino
da Romano, il quale fé ben fu tiranno1! fu ttòhuomo'valorolo nell'armi, e gran
Capitano. Si potrebbero anco annouerare gli «Scaligeri, che gi^per i tempi
patTati funo S'ignori di Verona, di Vicenza, $C di molte altre Città fuori di
quefta-. :ouincia, i Carrarefi signori di Padoua, i Caninefi S'ignori di
Treuifo, di Ceda, di Feltro,di Belluno, et tanti altri "valorofi Capitani
di militia, *vfciti di lefte Città : ma per non parere, che fi faccia
emulatione con l'altre prouin», qui gli tralafcicrò fi come anco i più moderni,
che nelle guerre fatte » foftenute dalla -Signoria de' Venetiani in quefta, cV
in alcre prouincio nno dato manifclli fegni del lor 'valore, dC del loro nome
hanno lafciato tmortal memoria. Quanto al fito, pofeia che ella è rinchiula tra
la Lombardia, la Romagna.» > ure Adriatico, il Ducato del Friuli, 6C l'alpi
Treuifane, che dalla Germàla leparano, ella è dalle parti dei Settentrione montuofa
: ma nel rimanente na, le bene ripiena di vaghi, et ben colti colli, da quali
fi cauano delicatilfi"vini, et faporitiflimi frutti . Dal piano poi, che
ampliflìmo fi fcuoprenel louano,nel Treuilauo, 6: nelCenodefe aliai più, che
nel Veronefe, Se"" nel entino, che per la m?ggior parte fono
territorij montuofi,& nel Bellunefè, trino, &C Tridentino, che fono
porti tra monti aliai angufti, et riftrcttijó^' fò fono più feraci di vino, che
di grano. LSi rapprefenta bella, 6^ leggiadra con tre faccie, percioche
"Veramente è •liffima quefta prouincia, come anco per alludere al nome di
Treuifì, ò TreU; lana Marcai . Ip pub ancora dire, che per tale firnilitudine
fia fomigliante all'imagine deliba Prudenza, che così da gli antichi era
figurata, la cui "virtù nel Senato Ihetiano particolarmente riluce. w-a
Corona Turrita nel modo, che dicemmo, dimoftra per le otto torri le-. É|>
Cittd foggetee, OC la Torte nel mezzo più eminente dell'altre rapprefenmi Città
dominante . U colore azzurro del 'Veftimento, denota l'intimo Golfo
dell'Adriatico macche la bagna, et che da imedefimi Signori è dominato, ti.a
foprauefte, ò manto d'oro ricamato di fpighe, et fregiato di verdeggiane «* che
fe-# >ene non rende quefta terra tanti per *vno, quanto le fertililTIme,
tutta "volta n alcuna parte di lei non cede a molt'altre : ma quello è
marauigljoio in ella > i fé le può afcriuere a (ingoiar fertilità, poiché in
quei me defimi campi, oue le 'igneporgono le loro vue, fi fémina il Tormento, e
doppo quello il miglio.ouco formentone, douc tutte tre quelle raccolte fi fanno
in vn* anno medefimo ; !i maniera che, fé in altre regioni la terra produce più
grano, ha bifogno poi di ipofarfi, ne fuole in quell' anno ifleflb d'altre
biade caricar i granai del padroni ma quefta con tutto che rade volte le fi dia
tregua, non fuole ( elfendo deitamente lauorata ) defraudare la fperan^a
dell'agricoltore . Genera parimente tutte le forte de' frutti d'alberi, et fi
ad ogni artifltio » che i quello genere vfar fi pub, fi ancora alle piante per
egtine fi proua ellere mol;oarrendeuole, intanto che e per copia, et per bontà
fi può agguagliare a qua*jnque altra, fi^ pur di fopra a molt'altre ancora,
come ne rende teftimonio Ltheneo nel lib. $ . che parlando de' pomi, così dice
. Ego vero, viri amici, maime omnium ea mala, gli Aregoni, i Rorai, gli
Aftemij, i Partheni j, i Valuafoni, i rangipani, et altri infiniti, per lafciar
da parte quelli, che fono in vita. Et per cflere opportuna alle cacciagioni, le
fi mettono per fue dimoftrationt ìcoturni,come quelli di Diana, e finalmente,
perche nella parte fua Auftralt* crmina in acquee paludi) fé le fìngono a*
piedi le cannuecic, et i giunchi » CORSICA DONNA di afpetto rozzo fopra di
eminente fatto circondato d'acqua l itì capo haueri vna ghirlanda di fòglie di
vite, fari armata, èC* con tallirà mano terrà vna corfeica, dalla parte
deliravi farà "vn canecorfórma che a grande, et in villa feroce, fecondo
che narra Plinio lib.3. capitolo quinto. LaCorfica è lfola nel mar Liguftico,
d^ f u primieramente nominata da reci Cyrnus, come dimoftra Strabone libro
quinto, et Virgilio nell'egloga 9. aando dice : Sic tua Cyrneasfugiant examina
taxos, E vogliono alcuni, ebe acquiftallè quello nome da Cimo figliuolo
d'Hercoh e fratello di S'ardo, il qua! pafiàndo diìh Libia a quello luogo, e
quini ferJatofi volfe, che da lui folle con quello nome addimandato j eilcndo
che prilla era detta Terafine, come nana Nicolò Perotto . Pofcia 4-3° Fofcia fu
dimandata Corlìca da vna donna così chiamata, la quale era pa fata in
quell'Itala a cercare vn Tuo vitello perduto, et ritrouatolo quiui, òC aj
gradendole il luogo, vi fi fermò, e tanto piacquero gli fuoi coftumi alli rozzi
li bitatori, che nominarono flfola dal fuo nome, Altri dicono, che ella rude co
nominata da Corfo, quiui fatto da Coi Co valentiffimo huomo, il quale luoj
tempo tenne la fignoria di quel paefè, et fra molti, che fcriuono di queft'/fol
Dionifio dice, che ella acquiftalteil nome di Corlìca dalla gran moltitudini
delle cime de' monti; percioche quello nomeCoifo in Greco, et in Latino d nota
le tempie de* capi, come fé dicelle l'Jfola delle tempie de' monti . Dipingcfi
(òpra l'eminente fallo, perche quella Mola è molto mal di/polla coltiuare, fi
per i laOì,come anco per elicmi alti (limi luoghi, come dice Ruti «el i. lib.
del fuo Itinerario così, Incipit oh few os ofìcnien Cor fi e a monte s
'bikbifernmque capnt concolor vmbra leuat . Si rapprefènta di afpetto tozzo,
percioche gli habitatori di quefta Ifola per » più fono di coftumi poco ciuili,
che così dice Strabone nel lib. 5 . La ghirlanda di vite dimoftra, che quefta
Jfbla produce delicati vini, i quali iRomajOX^in molti altri luoghi d'Italia
fono di molta flima. Si dipinge,che fia armata,e che con la deftra mano tenga
vna corfefca,per tC* t tali armi molto vfate dalli Corfi,liqUali fono Mimati
buoni,e valorofi faldati. Le fi dipinge a canto il cane nella formajche
dicemmo,percioche dell'Italia, aiui fono li maggiori, d^ più feroci contra gli
animali, li quali ne vanno in bici luoghi {limati affai per la bontà, òC
ferocità, e belle^a loro. SARDEGNA DONNA di corpo robufto, et di colof
gialliccio fopra d,-vn fàflb in forL^ ma della pianta d'"vn piede humano
circondato dall'acqua . Hauerà in *po*"vna ghirlanda d'oliuo . Sari
veitita di color verde. Hauerà a canto vn* Qimale chiamato Mufakylquale, come
dice Fra Leandro Alberti nella deferittione, fìmlli tione,che fa di quell'I bla
ha la pelle, et i piedi come i cerui,8c^ le corna fi a quelle del montone, ma
riuoke a dietro circonflétTe, e di grande^a d'vn mediocre cerno, terrai con la
delira mano vn ma^o di spighe di grano, et con la-, (ìniftradell'herba chiamata
dal Mattiolo, Sardonia, o Ranuncolo, che è limile all'Appio faluatico . Plinio
nel 3. lib. cap. 7. dimoftra con l'autorità di Timeo, che ruffe chiamata la
Sardiegna Sandalioton dalla figura, et fòmiglian^a, chttiene delta fcarpa,la
quale da' Greci è detta Sandialonen,e da Marsilio lehnufa, per efler ella fatta
a fomiglian^a del veftigio del piede humano, che per tal diftratione
dipinghiamo la fudetta imagine iopra il fallo, nella forma del piede» cìvì
dicemmo, Se per denotare, che quello luogo ila Ifola, la circondiamo coru
l'acqua, come hauemo dimoftrato di (òpra. Sardegna. DTcefi anco, che ella
acquiflaue nome di Sardegna, da Sardo, figliuolo di Hercole,8c^ diThefpia,che
quiui pafsò dalla Libia,con molti cf mpagni,fi dipinge di corpo robulìo,&
fopra ii'latTo, perche i Sardi fono h uomini di corpo robufjo,& di coftumi
duri,& ruftici,& alle fatiche molto difpofli. Di color gialliccio fi
dipinge, per cagione non folo dell'ardor del Sole,ma, come dice Strabone nel
lib. 5. in queiVlfola fempre Vi fa cattiua aria, e maflime nel tempo
dell'Eftate,nel quale fi vede fempre rcUa, et grolla, ma più doue B caua
jigrano, et altri frutti,che feno luoghi più baffi . . Se leoa la ghirlanda di
oliuo, percioche viuono tra loro molto pacificamente . Non vfano armi,
percioche fra di loro non fanno guerra, ne anco niuno artefice è nell'Ifola,
che faccia fpade, pugnali, o altre armi > ma fé ne "vogliono 1 ne
pigliano nella Spagna, o in Italia, 11 color "verde del "veftito,
denota ( cerne moftra Strabone lib. 5. ) efTer quello luogo fertile di tutte le
cofe . Tien con la delira mano le fpighedel grano,perche quiui ne abonda in
quan tifa, et fé i Sardi attendellèro meglio, che non fanno a coltiuar la
terra, raccoglierebbero tanto grano, che fuperarebbe quefl'lfola la Sicilia.
Selcdal'herba Sardonia,© Ranuncolo, che dir "vogliamo, comecofafegnalata,
la quale ( come racconta il Mattiolo ) chi la mangia more,come inu atto di
ridere per caufa deili nerui, che gli ritirano, àC da tale effetto è tratto il
prouer bio del rifo Sardonio. Le fi mette a canto il iopradetto animale, perche
( come racconta il fopradetto F. Leandro ) in niun'altro luogo di Europa fi
troua eccetto, che in Corfica, &^ in queir I(o!a^. E anticamente li Sardi
vfauano le pelli di tale animale per loro aimadura, et di eflì ve n'è in tanta
copia, che gli Iiolani l'vccidono per trarne le pelli,©^ acconcie che l'hanno,
et fattone cordouani, ne fanno nr rcàntia in qua; &in la per tutta l'Italia
con gran guadagno, oltre l'utile, che ne cauano per l'vfo lor dei
viuciejcilèndo eflì animali boniflìmi a mangiare., V SICILIA. N A beìliffima
donna vcllitc d'habito fortuofo,& ricco, che fieda (opra d'vn luogo in
forma triangolare, cucondato dali'acqua, hauerÀ adornato . SICILIA. 4-3 y le il
Capo di vnabelliflima acconciatura dì *varie * Se ricche gemme, tetra con la
deftra mano vn caddero * cdn la fmilha ^rn ma^o di varij fiori, et fra effi vi
faranno mefcolati alcuni papaueri . Le fiano a canto due gran fafei di grano,
Se "vno della mirabil canna Endo» ria hoggi detta canna mele, di cui fi fa
il ^uccaro, Se da. vn lato vi fia il monte Etna, dal quale efea fumo, 3^ fiamme
di fuoco . La Sicilia ( come ferme Strabene nel libro fefto ) fu chiamata
Trinacria s SC il medefimo afferma Trogo da' tre promontorij,che mirano a tre
parti deLmon do, che fono il Pelerò, il Pachino, e tXiiibeo. Ónde (opra di ciò
Ouidio nel 1 3 . lib. delle fue Metamorfosi cofi dic. Sicaniam tribuf h&c
eXcurritin àquora lingms, E qui bus imbrifero! tterfa eft Vachynos ad attfiros
Mollibus expofitum Zepbyris Lilybxon ad arftos vietjuoris (xfertesfpeflat
Boream^HeTelorHS. fu 4ì4r ' Fu anco per maggior confortarla chiamar» Trinacris,
di cui dice Ouidio tifi 4.de'FaftL Terra tribusfcopulìs valium procurritin
aquor Trinacris à pofitunomen adepta loci . Poi trafle il nome di Triquetra.,
che ciò riferifce Plinio nel 3. libr. della forma triangolare, che per ciò
rappre/entiarho la pittura dì quella imagine fopri il luogo triangolare. Pigliò
anco il norrfe di Sicariia,come narra Diòdorocon l'autorità di Timeo, dicendo,
che fulTe così dimandata dalli Sicari antichiflìmi hàbitatoti di ella, li quali
dall'Ifola fi partirono perxle continue ruine, che faceuano i fuochi . alfine
fu detta Sicilia, come moftra Polibio, ó£~ JDionifio dalli
Siculhantichiilìmi,& molto potenti popoli d'Italia. Bella fi dipinge con
habito fontuofo, et ricco, per moftrare la nobiltà, e belleq^a ditutta rifola.,
nella quale vi fono ricche, et nobili Città, Terre, Ville^i Cartella, et altri
luoghi di marauiglia, che ciò Così dice Ouidio. Grata
domu*Cererì,muÌtaseapoJJìdet Vrbcs . La bella acconciatura di capo con varie,
et ricche gemme lignificano, come li Siciliani Mano d'acuto ingegno, e nobile
nelle inuen-tioni . Tiene con la delira mano il caduceo,per moftrare
lafacondia,che hanno nel parlare,& che con la for^a del loro ingegno
fofleroinuentori dell'arte oratoria, de* verfi -buccolici, paftoralij et di
molte altre cofe degne di memoria ;& Silie Italico nel 14. lib. fopradi ciò
così dice,, Hic Vbjbo dignum? et Muftì venerabile Vatum '-' Ora
excellentumfacras qui e armine Jyluas, Quique Syracufana refonant Helk on
non.ademdafer#* E Lucano nel 2. (i. Oraferox SiculalaxauitMuhiber^etna B Siljio
nel 14. per eflcr ella /anta detcrm ìnatìone ; e con ragione Tanta dir lì pub
la legge, perche è cagione, che fi efferati il bene, et il fuggi il male j
laonde tiene Demcftene, che la legge fìavnritrouato, e dono di Dio*, alla quale
ccnuiene, che tutti gli huomini obbedivano. Lex eft, cui cmne sborri ine s ob
temperar e cementi, cwm oh alia multa, tum uel eo maxime, quod le* omnis
inuentum quidem, a e Leimunus eft. Però l'Orator Romano chiamò li leggi .
SanclionesJ aerate, et fatvatalegcs ; Le quali leggi, come fante, SC facre non
fi poflono "violare fetida condegna pena . Tiene lo feettro nella deftra,
perche comanda cofegiufte, ed he nefte,epr hibifee le conttarie,come Regina di
tutte le gent!,riuerita fin dalli Rè,che ioti lo feettro del deminio loto ls
fanno riuerirr, ed oMeruare da tutti li fuoi popol Il libro denota la legge
faida, laquale tra/predire non fi deue, effondo in pofta la falute delle Città.
Inlegibus pofita\ ejt Ciuitatis jalus, dille il Prii cipe de' Filofofì nel
primo libro della Rctiorica cap. 1 4. le non fufle la legge : che lega la
sfrenata licenza, il mondo farebbe totalmente didoluto, e ripierx d* inganni,
d'ingiurie, di torti» d oltrs^gi, e di mille misfatti, per li quali n tur
barcbbeiWniuerfal quiete, e perirebbe la falute d'eroi Citti, però il medrfimo
Filofofo nel tei 5^0 della Republica dice, l egem praeffe Ciuitati eft optatole
• Il Regno Papale, e la Corona Imperiale tenuti dalla man liniftiafoprailli bro
fono (imbolo dell'vna, e dell'altra legge, Canonica,e Ciuile, Pontificia, e
Ccfarca, nelle quali fi comprende (a feien^a della legge diuina,ed riunì ana •
Fine della prima 7 arte . i. >ELL , LASCIVIA ^Ì^^^OftNÀ giouane riccamente
veftita, terrà vn fpecchio Con !a g. §& finiftra mano, nel quale con
attenderne li lpecci^ > con Jade§ JJr h& ftiaftiainattodifarfìbefloilvifo
» acanto vi faranm? fdeu^ è«^ ni pàfieri vcelli lafciui, e l'ulTuriofi, àC vn
armeiiino,del qua¥97$'? le dice rAiciato . Dinota l'armellìn candido, e netto
Vn huom, che per parer beilo, e lafcìuo Si coltiua la chioma, e7 vi/o, e7
petto.. Lafcìuia, >Gnna con ornamento barbaro,e che moftri con "Vii
dito di fregarli leggiermente la tetta * Così la dipingeuano gl'antichi, come
fi "vede appreffb i! Pierio . LASSITVDINE. ò languidezza efliu a . DONNA
magra, (aia d'habito fattile aliai leggiermente veftita,moftran do il petto
diicoperto,• con la finiftra mano s'apoggierà ad vn battone 9 on la delira
terrà vn ventaglio, mostrando di farli vento. Per la languidezza, b latitudine
( come habbiamo detto ) intendiamo quel debolezza, che citeriormente accade al
corpo,e che l'annoia . f Si dice eftiua, per dimoftrare non la languidezza, ò
Iadìtudine cagionata.» ! malattia, o d'altra cofa : ma quella caulata da
Magione naturalmente calda, férEftate* |Si dipinge magra, perche efalando la
foftanza del corpo per mezzo del ca«V che la dilfoluej viene
nec"eflariamente a dimagrarli . L'habito,& il petto nudo fono fegni
Coli della ftagione, vfando gl'huomini quella veftimenti aflaHeggieri per
fentiré men càldo,che ila potàbile, come co fon fegni del calore, che attualmente
fi troua in detta languidezza. Con l'appoggi arti, inoltriamo haUer bifogno di
foftentamento,é chi ha bi(ò fio di foftentamento,non ha forze fufrrcienti per
fé dello, il che è propijffimo '!UnQftrarjgura,che fi è detto eiVec debolezza
di forze del corpo humano . A llven) 2 Il -ventaglio moftra, che mouendò l'aria
prollima già ribaldata fa li all'altra più frcfcha, il che è di molto
refrigerio al corpo, di maniera, à l'vfb del ventaglio eflendo per la noia, et
affanno del caldo, di moftra fuffkien« temente, quello che propiamente fi troua
nella languidezza, che è la detta, moleftia del calore^ . LEALTA. DONNA
"venuta di bianco, tiene la mano deftra al petto, ék^ vn ci pelino
appreso. La man delira (opra il petto, lignifica integrità dell animo, et il
cagnolini per la prepia inelinatione parimente (ideiti, e lealtà . Lealtà,
DOnna '■veftita di fottilifllma velie; innma mano tenga yna lanterna àc cefà
nellaquale ammiri attentamente, et nell'altra vna maschera Ipez zata in più
luoghi, et fìa in aito di sbatterla in qualche muro, ò fallo . La vede fottile
moftra, che nelle paiole dell' huomo reale li deue (coprile, l'animo (incero:
ucT fenza impedimento.eflendo le parole àxoncecti dell' ani: mo noftre, come la
vefte ad vn corpo ignudo ., La lanterna medefimamente fi pone per l'anima, Se
per lo cor noftro, 6c^' lo fplendore,che penetra di fuori col *vetro, fono le
parole, §C l'attioni eftt riori, òVeome la lanterna manda Cuoi :i quel
medefimolume, che nafee der tro di lei, coli l' huomo leale deue efler dentro,
e fuori della medelima qualij tà « A quefto proponto dille Chrifto Noftro
Signore, fra tale la "volli a luce preflb à gli huomini che eiTì ne
rendano gloria à D'io, che alla fama de meri vcjftri corr ifpon dan.o l'Opre,
La maichera che getta per terra, e fpezza > moftra medelìmamente il {pregio
della fintione, e della doppiezza dell'animo, come fi è moftrato in; tri
propolìti . Lealtà . DOnna vellica di bianco, che aprendofi il petto, moftri il
propio core ] elfet'ella 'Vna corrifpondenza dell'animo, con le parole h con
Tatti acciò lena intieramente preftata fede., ì .LEGGE, CANONICA, €ome dipinta
nella libreria Vaticana. DONNA, che ftà a federe, con la deftra mano tiene vna
bilancia, ne quale fon pofte da vna parte corone d'oro circondate di fplendore,
et (òtto li piedi di dette donne vna volpe diftefà. Thefeó, per quanto
riferi/ce Plinio, fu Uvuentore della Lega detta da' tini» focdus, che più
anticamente per autorità d'JEnnlo fi diceua., fidus, e qu ii | che ne hatieuano
cura, etano chiamati fctiales, perche alla fede public tra' popoli erano
propufti, come piace a Varrone,ed c(Iì haueuano cura, eh giuna guerra fi
pigliarle, e quella tettata, con la Lega, e confederanza fi con ftituifee la
fede della pace, di che pienamente.tratta il Panuinio : De Ciui tate Romana .
Menalippo legato del Re Antiocho aflegna tre fòrti di lega in Tito Liuio Vna
quando fi fa pace co' nemici 'vinti, imponendofi loro legge edaggrau ad
arbitrio de* vencitori ; l'altra, quando i nemici.reftando in guerra del pa con
patti eguali di rendere cofe tolte, e mal poiledute, fanno pace,• terze quando
fi faamicitia ed amifta con nationi, che non fiano irate mai nero che_. Ma la
più antica confederanza nominata da Liuio nel primo libro 6 ta tra Albani, e
Romani non cade fotto niuna delle tre fudette forti > poi ci fi ftabilì la
lega con patto, che fi combattette prima tra li tre Horatij, e Ctùt tij, e che
quella patria con bona pace fignoreggiafle l'altra, i cui Cittadini i
inanellerò vincitori : e pur quefto accordo chiamali da Liuio Feedus, dicen gular
duello tra Aleflàndro, e Menelao per amor d'Helena in quefta mai* ra, e
conditione ; che il Vincitore ottenga le ricchezze, e le bellezze d']3lena, e
gli altri radino in ferma confederata pace . Alexander, et bcllicofus Menelaus,
Longis haftis pugnabunt prò muliere : Viclorem autem mulier, et opes fequentur%
esteri vero amicìtiam, et fodera firma ftricntes. Tutt. \vT>1 C. > Tutto
ciò fi ftabiliica m cotal guifa, pigliaua l'Imperatore lauandofi prima-, I mani
con l'acqua vn coltello, e fradicaua dal capo d'alcuni Agnelli i peli, i Isaii
fi diftribuiuano a* Principi dell'vna,e ì*altra parte, esponendo poi i patti
\\\o accordo, fcannaua gli Agnelli podi in terra, e vi ipargeua fbpra del
->ino, |cendo. O Gioue,a quelli,che prima romperanno i patti»eou" icona
per ter» Ìoe ceruello, come quello vino* ìtipiterauguHijJimèìtnaximè et
immortale s Dij cateri ytn priore* feeder a yiolauerint, * Sic ifforunutrebrum
humifluat y eluti hoc vinum, ! Ma noi nella predente figura, non intendemo
rapprefentare niuna delle fumé forti di Lega, perche cadono fotto la figura
della pace ed amicitia : poienon lignifica altro più propiamente la voce
latina, Fccdus, che la pace, e_* micitia, la quale (labilità, fi formaua con
quello principio di parole AMII TIAESTO. di che n'è particolare Olì eruatore il
BrilTonio nel lib^.dellùe fomole, dicendo . Liuius lib. 3 8. comprobat Faduscum
^Antiocho in hòc vrbaconfcriptumfuifìe . ^ìmicìtia Regi ^Antmho cumT,I{.
bislegibus, et hditìonibns eHo . Si che noi efprimeremo vn'altra forte di Lega,
ed è quella, landò due, o più parti fanno Lega, ed accordo di vnirfi contro vn
loro corriLine nemico : tale fu la Lega di Pio Quinto col Re Cattolico, e con
la Repu:a Venetiana contro il Turco, la quale fu detta Sacrum fcEdus, ed il
monte tto in fuflìdio per tale imprefà chiamali tutrauia Mons facri feederis, e
ve1 la detta Lega dipinta nella fata Regia in figura di tre donne abbracciate,
ria dalle quali rapprefenta la Santa Chiefà, la feconda Spagna > Ja terza
VeI eia, diftjnte con le loro fblite imprefe, ed armi * Noi riabbiamo figurate
due donne armate,ed abbracciate » per denotare IVme ed accordo di aiutarli con
l'armi contro il nemico, L'Arione,e la Cornacchia fono fimbolo della Lega
contro vno commune ne co, perche quelli due augelli fono nemici alla Volpe, la
quale è ad'ambedue uerlària,onde elfi accordanti d'afcoltare vnitamente infieme
la Volpe, e di la brla,e /pelarla col becco più,che poflono,però riabbiamo
polla la Volpe deli toli piedi della Lega {imbolo in quello luogo del commune
nemico,che da" (legati atterrar fi cerca mediante la guerra, della quale è
gieroglifico l'hafta, e ciafeuna delle due donne tiene in mano . Che l'Arione,
e la Cornacchia^ fòpra l'afte fienoamici, il dice Arifto. lib. 0. cap. primo de
gli animali ; Wnìci cornix > et ^irdeola ; che facciano Jega contro la Volpe
fi raccoglie da.» inio lib.x. cap, 74, Cor nix * et ^Ardcola contravulpmm genus
communibus imkìtijs 3 &c. LEGGILREZ2A. )© N N A, che riabbi a l'ali alle
mani, a* piedi a gli homeri, et alla tefta, farà velli ta di piuma hniilima .
Tdi Allegrezza. piuma ; LETITIA. A £ETd, LETTERA Come rapprefentate in Firenze,
in y>n beìliffimo apparato. DONNA veltita d'honefto,e gentil'habito, che con
la delira mano ti« ne vn libro,e con la finiftra dwe flauti, per lignificare
concetti, e pacol» quefte come diletteuoli,quelle come honorabili . DONNA
con!occhij vn poco concaui, con la fronte quadrata, e col i fo aquilino, farà
veftita di bianco con vn'Aquila in capo, e n«IU del* rpano tenga vn compaftò,
ed vn cornucopia alquanto pendente»coi quale v* gìoie,danari.,collane,c\: altre
cofe di prezzo, e nella finiftra hauerà vn'altro c> nucopia pieno di frutti,
e fiori . La Liberalità è 'vna mediocrità nello/pendere per habito *virtuofo,
&i moderato. Si dipinge con occhij concaui, e fronte quadra, per
fimilicudine del leou liberaliilìmo fra gl'animali irragioneuoli, e col nafo
aquilino per la firmili' diix DI£ES A ?{E %I P Jd animali. [ due corni nel modo
detto, dinotano, che l'abbondanza delle ricchezze-» $})nueneuol mezzo di far
"Venir a luce la Liberalità, quando è accompagna^:on la Nobiltà dell'animo
generofo, fecondo il poterò., 6^ la forza di dona.». detteli di bianco la
liberalità, perche, come quefto colore è iemplice > o to, fenza alcuno
artifitio, così la Liberalità è fenza fperanza di "vile inno. 1
comp&ffo ci dìmoirra la liberalità douerfi mifurare con le ricchezze, che
Hìedono, e col merito della perfbna, con la qual s'eièrcita quella virtù, nei (
fé è lecito à feruitore entrar nelle lodi delfuo Signore) merita particoIma
memoria rilluftriiJìmo Signor Cardinale Saluiati, patrone mio$il conforme al
bifogno, Se al merito di ciaioino comparte le propie facoln sìgiufta mifura, et
con animo sì benigno, che facilita in vn'iftello temer fé la ftrada del Cielo,
e della gloria, e per gli altri quella della vita pree della virtù, con
applaulo vniuerfale di faina lincerà . Liberalità. Onna vedila di bianco, nella
delira tiene vn dado,e con la finiitra fparge gioie, e danari* dado infègna,che
egualmente è liberale chi dona poco, hauendo poco ; chi dona aliai hauendo
molto, purché li refti in piedi da tutte le bando la facultà principale,
Liberalità *• i Iouanetta di faccia^allegra, cV^ riccamente "Veftita, con
la anidra mano tenga appoggiato al finiftro fianco vn bacile pieno di gemme, e
di ete d'oro, delle quali con l'altra mano habbia prefo vn gran pugno, cV^ ga
ad alcuni puttini ridenti» &^ allegri, che da fé fteflì (è ne adornano „ e
portano in moftra per la gratitudine, 6^ per l'obbligo, che 11 deuo betalità
del benefattore, onero per inoltrare, che ancora il riceuere fa» 6\^ ricchezze
con debito modo è parte di liberalità, fecondo l'opie de* Morali j fé bene è
più nobile. a ttione, e più beata, il donar altrui le fuo . Pierìo Valerìano
aflegna per antico Ieroglifico di liberalità, il bacile fola, ale noi
accompagniamo con l'altre cofe pei compimento della figura, et Klichuratione
della liberalità figurata. LIBERTA. DONNA veftita di bianco, nella de/Ira msno
tiene *\no fcettro, ne i jfiniftra vn cappello, et in terra vi fi vede vn
gatto. Lo féetfcro lignifica T autorità della Liberti, ÓV l'imperio,che tiene
di i*j medefima, eiTendoìa Liberti ~vna poileiTìone allbluta d'animo, et di
corp* et robba, che per diuerfi mezzi fi muouono al bene ; l'animo con la
granai Dio ; il corpo con la virtù ; la robba con la prudenza . Se le da il
cappello come dicemmo, percioche quando voleuano i Rom:i dare libertà ad vn
feruo dopo d'hauergli rafb i capelli gli faccuano portar 1 capello, et fi
faceua quefta cerimonia nel tempio di "vna D a creduta prottrice di qucin,ch'acquifl:auano
la libertà, 5^ la dimandauano Feronia per 1 dipinge ragioneuolmente col
cappello . Il gatto ama molto la Libertà, et perciò gl'antichi Alani, i
Borgognoni, t i Sueui,fccondo che Tenue Metodico io portauono nelle loro
infegne dinftrando,che come il detto animale non può comportare di eiFere
rifèrrato r> l'altrui forza, così e ili erano irnpaùentiilìrni di lei uicù .
Li. ? Libertà. DOn na,che nella fìnifha mano tiene vna mazza» come quella d
Heccolc Oc nella delira mano tiene vn cappello con lettere LIBERTAS AVGVSTI ex
S. C. Il che lignifica iibertade acquiflata per propio valore, &Z^ Virtù
conforme a quello,che fi è detto di fopra, S>C fi vede così /colpita nella
medaglia di ntonino Eliogabalo • Libertà. DOnna,che nella mano delira tenga vn
cappello, tC per terra vi farà vn giogo rotto, LIBIDINE. DONNA bella, %C di
bianca faccia, con i capelli groflì, &^ neri, ribuffati all'insti, §C folti
nelle tempie, con occhi gialli, lucenti, òC ciui i moftrano quefti fegni
abbondanza di (àngue, il quale in buona temratura è cagione di Libidine, &C
il nafo riuolto in su, è fegno di quefto elfo per feg no del becco animale
molto libidinoso, come ditfè Arifìotede fìfìonomia al capitolo
fefIàntanoue,hauerà in capo "vna ghirlanda di ede-, (kià lafciuamente
ornata, porterà a trauerfo vna peli e di pardo, e per tra à canto vi fari ~vna
pantera tenendole detta figura la finillra mano fa* a il capo, L' hedera da'
Greci è chiamato ciflo, cV" ciliare ( tirando le loro paroleJ noftro
proposto) lignifica eflere dato alla Libidine; pero Euftathio dice, ìe fiì data
l'hedera à Bacco per legno di Libidine, cagionata dal vino . La pelle del
pardo, che porta a trauerfo a guila di banda, come dice an>ra Chriftoforo
Landino, parimente lignifica Libidine,efIèndo a ciò il detto limale molto
inclinato, mefcolandofi non {blamente con gli animali delfua fpecie : ma ancora
( come riferifee Plinio ) col leone, e come la pel: del pardo è macchiata, così
umilmente è macchiata la mente delHiuomo 3Ìdinolb di penfieri cattiui, et di
voglie, lequali tutte fono illecite . E ancora propio di quefto animale
sfuggire quanto può di efiere veduto uando fi pafee, &T pafecndo di
fuggerfi il propio (àngue, il che è propijfImo della libidine, perche più
d'ogni altra cola le fue "voglie procura di paRere nafeoftamente, e che
niuno il veda, §C di làtiarfi euacuando il propio ngue, Se togliendoli le
forze. ., Per dichiaratione della pantera il medefimo Landino dice, che molti
la fanlb differente dal pardoiolamente nel colore, percioche quefto ha più
bianco, I vogliono anco che fia la femina del pardo, et fé crediamo elfer vera
quella »là, potemo comprendere, che la libidine principalmente, e con maggior
olenti.i domina nelle femine, che ne5 mafchij, ( come fi crede commune"
jente ) in ciafeuna fpetie d'animali. . fj Afferma Plinio eflèr la pantera
tanto bella, che tutte le fiere la defiderano : Jja temono della fierezza che
dimoftra nella tefta,onde effa occultando il po,emoftrandoildorlb l'allettale
dipoi con fubito empitole prende» e uorsu,. 11 che *>,* 11 che è molto
funile alla libidine, la quale con la bellezza, e lufin^ha ci tira, e poi ci
diuora, perche ci con fu ti a il tempo, il denaro, la fama, il corpo, 6 cV~
fcapigliata, con la bocca aperta» e con vna gh landa di vite in capo* m
Licentiofi fi dimandano gli huomini, che Fanno pìu di quello, che conui' ne al
grado loro, riputando in Ce ftelTi lode, far queìle attieni, che ne gi*«jl fon
biafimeuoli in egual fortuna, e perche pilo efler quefta licenza nel p; lare,
però fi fa con labocca aperta » 6^_ perche può eflere anco nella libsi| dì far
palefe le parti, che pef iftinto naturale dobbiamo ricoprire, la quale fa fi
moftra nella nudità j nel refto deli' altre opere pigliandofi libertà di !'
molte cofe, che non e* appartengono, e quello Ci dinota con la 'vite, la qu:
inchinando con il frutto f uo molte volte fa fare mol te coiè inconuenienti, '
difdiceuoli: d^ come li capelli, che non fono legati infieme feorrono liba
mente, oue il vento gli trasporta, così feorrono i penficri, cTactioni d'vn ho
mo licentiofo da fc medefimi . LITE» DO N Nf A ve/tita dì va-rij colori, nella
delira mano tiene vn vafo dNj qua, il quale verfa fopra vn gran fuoco > che
arde in terra ', il che è ijj (ègno del contrario,al quale 1 altro contratio
naturalmente opponendoli, e i cando impadronirfi della materia, e foftanza
dell' altro, dà con ftrepito fej= dì lite, e d'inimicitia, il qua! effetto
imitano granimi difcordì,& litigofi» pia feruendofi d'alcuni principij
della natura, et infegnandodi cono/cere i ftaii,le propofitioni, et ogni altra
parte,ouero iftromento della dimofhatione fyo vero,& reale iftromento.
Logica . Jp Iouane pallida con capelli intricati, e fparfi di conueneuole
longhezza ; J nella mano delira tiene vn mazzo di noria con vn motto ibpra, che
dicai 14 chi Vcrum i&falfum, Si nella finiflra vn fèrpente. Quella donna e
pallida perche il molta vegliare, et il grande ftudio, che ir torno ad ella è
neceirario,e ordinariamente cagione di pallidezza, et indifpoii tione della
vita. Lcapelli intrigati, et fparfì dimoftrano che l'huomo il quale attende
allafp culatione delle colè intelligibili, fuole ogni altra cofa lafciar da
parte, e dime* . ticarfi della cuftodia del corpo r I fiori fon fegno, che pe*
indttftria di quella profefsione fi vede H vero |>arire, et il falfo ri manere
oppreilò, come per opra della natura y dall'I» «afeono i-fiori» che poi la
ricoprono . il fèrpente c'infègna la prudentia neeefiarijffima a profeflìone,
come a tu te l'altre non s'affaticando in altro yrhumanainduftria, che in
diftinguere 'vero dal falfo, et fecondo quella diftintione fàper poi operare
con proporr* nata conformità al vero conofeiuto, Se amato . Scuapre ancora
iHerpente. che la logica è (limata velenosa materia, et inacèflibile a chi non
ha grand* ingegno, et è amara a chi la gufta » et morde, et vecide quelli, che
con temi rità le fi oppongono . LONGANIMITÀ, VN A matrona adai attempata, a
federe fopra d'vn fallò, con gl'ocdf verfo il cielo, con le braccia
aperte,& mani alzate . La longanimità, è annouerata dall' Appoftolo al cap.
4. de' Galati tra li d dici frutti dello Spiritofànto, S. Tomafo nella 2.2.q.
136". art. 5. è "vna virt mediante, laquaie la perfona ha in animo
d'arriuare a qualche cofa aliai bei difeofta, ancorché ci andalfe ogni iongo
tempo farà quafi ignuda, ma che il drappo, che coprili le parti, fìa di pili
ci, e renda vaghezza all'occhio . 6CT che fedendo (opra vii
cocodrillo,facirezze ad vna pernice, che tiene con vna mano* illuda è vn
ardente, e sfrenato appetito nella concupifcenza carnale feclèruanza di legge,
di natura, ne rifpetto d'ordine, o di fedo . dipinge con li capegii ricciuti,
ed artifitiofamente acconci, e col drappo :to, perche la luflTuria incita, ed è
uia dell'infernoje (cuoia di Iceleratezze. rappreienta quafi ignuda, perche è
prcpio della lufiuria il dflìpare, e digere non (olo 1 beni dell'animo, che
fono virtù, buona fama, letitia, lie la gratia del corpo, che fono bellezza,
fortezza, de(h ezza, e fanità,ma beni di fortuna che fono danari, gioie,
poilèilìoni, e giumenti . -de fopra il cocodrillo, perciochegli Egitlj
diceuano, che il cocodiillo era della lufluria,perche egli è fecondiflimo, e
genera moki figliuole come '*"•''. narri n" ti «arra Pierio Valeriano
nel libro 2 9. è di così cont'agiofa libidine,che fi credi che deiia Tua dricca
mafcella i denti legati al braccio dritto concitino, e cor muouano la lulfuria
v Leggefi ancora ne gli fcrTttori di Magia, ed ancora appretto Diofcoride
Plinio,che Ce il roftro deìcocodrillo terreuVe,!! quale animale è da alcuni dei
Scinco, ed i piedi fono poftinel vin bianco, e' coli beuuti infiammano gr mente
alla Iafciuia '.,* Tiene, e fa carene alla pernice, perefoche niuna coia è più
conueniejj pili commoda per dimoftràre vna intemperatiflìma libidine, ed vna
sfrenai lima lui! Uri a", che la pernice, laquale bene (pedo è da tanta
rabbia agitata, coito, ed èaccefa da tanta intemperanza di libidine, che alle
volte il mafcl rompe l*vòita,che la femina co uà, elfendoella nel eouare
ritenuta, ed impe ta dal con'gi ungerli feco.> MACHINA DEL MONDO, DON N A
ch*habbia intorno al capo i giri de* fette pianeti, &X^ i go di capelli
faranno fiamme di fuoco, il fuo "yeftiinento farà cono tito in tre parti,
et di tre colori . 1 1 primo che cuopre il petto, ó^^ parte del corpo farà
a^urro con nuuo! Il fecondo ceruleo con onde d'acqua . Il ter^o fin'a piedi
farà 'verde con monti* città, Se"" cartella, terrà in"ti mano la
ferpe riuolta in circolo che fi tenga la Coda in bocca, il che f gnifì che il
mondo da fé ftellbySc^ per fé Hello fi nutrifce,ck^ in le medefimo,! per fé
medefimo Ci riuolge fempre con temperato, 6^ ordinato moto,• | principio corre
dietro al fine, cVTil fine ritorna al fuo Hello principio, per*! fto ancora vi
fi dipingono i fette pianeti . Il fuoco che ha in cima del capo, ck^il color
del veftimento, lìgnifi^ quattro Elementi,che fono le parti minori della
grandilli ma machina vni^ fa!e. MAGNANIMITA DONNA belIa,con fronte quadrata, Se
nafo rotondo, vefìita di oro^ la corona imperiale in capo, ledendo fopra vn
leone, nella man def^ terrà ~vno feettro, ck^ nella finiftra vn cornucopia, dal
quale verh morti d'oro . La Magnanimità è quella virtù, checonlìftein vna
nobile modenl ne d'affetti, òtT il croiia folo in quelli che conofeendofi degni
d'eller hen I ti dagl'liuomini giuditiofì, e (limando i giuditij del volgo
contrarij aliavi fpeflè volte,ne per profpera troppo fortuna s'inalba, ne per
contraria fi lai no fottomettere in alcuna parte, ma ogni loro mutatione con
egual' arH foftengono,cNT aborrifeono far cola brutta per non violar la legge
dell'hon" Si rapprelènta quella donna bella, con fronte quadrata, e nafo
rocorJ fomiglian^a del leone, fecondo il detto d'Ariftoteiede fifon.al cap.9.
Veftefi d'oro, perche quella è la materia atta per mandar à effetto mol D1 bili
penfieri dVn animo liberale, et magnanimo # Porta in capo la corona, 6^ in mano
lo feettro, perche l'vno dimofrr.ic biltà di penfieri, l'altro potenza
d'eireguirli,per notar che lèn^a quelle dr/r* fc e impoilìbile eifercitare
magnanimità, ellendo ogni habito ettètto di n»* attici J? itìoni particolari :
fi dimofka-la magnanimità eftèr vera dominatrice delle», (iffioni vili;e larga
difpenfatrice della facoltà per altrui benefitfò,e non per va ltà,&
popolare applaufò. Al leone daToeti fono aflomigliati li magnanima itrche non
teme di queft'animale le forze degl'animali grandi, non degna-» tfb i
piccioli,& impatiente,dé*benefitij alcruilargp rimuneratorey&r non mai
flnafconde da' cacciatori* fe egli s'auuede d efler lcoperto, ch'altrimenti fi
ti» ira, quafi non volendo correr -pericolo fenza neceffita. Quefta figura
verfà le ronetefèoza guardarle, pesche la Magnanimità nel dareoàltuirfi deue
ollèp» tìre fènza penfàre ad àlcunalorte di timuneratione, e di qui nacque quel
dee tDa le cofè tue con occhi j ferratile con occhij aperti riceui l'altrui. Il
Doni inge quefta virtù poco diuerfàmente, dicendo douerfi fare donnabella,e
ironata all'Imperiale-, riccamente veftitacon lo fccttto in mano, d'intorno Ìn
palazzi nobili-, &r1oggiento nel fcontrarfi poi con lento paffo, ò con
(alto allegro fi rinièkia,con ferir) propofito di non far cofa indecente alla
fua nobiltà. l'I due fanciulli moftrano che congiura mifurafi deuon abbracciar
tutte te facoltà per amor deH'honefto,pei la patria,per l'honore, perii
parentijeper iamici magnanimamente /pendendo il denaro in tutte rimprefè honorate-.
Magnanimità. Onna,che per elmo portarà vna tefta di leone, fbpra alla qual fi
vi fieno doi piccoli corni di douitia, con veli,& adornamenti d'oro,farà
veftita ì faabito di guerriera,& la vefte lata di color torchi no,& ne'
piedi hauerà fliJetti d'oro . MAGNIFICENZA. NONNA véftita,& coronata d'oro,
hauerà la fi/bnomia firnile alla Ma-* gnanimitd,terrà la finiftra mano (opra di
vn'ouato, in mezo alcjuale vi a dipinto vna pianta di fòntuofa fabrica . La
Magnificenza è vna virtù, laquale confitte intorno all'operar eofe grane
d'importanza,come habbiamo detto,e pero fard veftita d'oro . L'ouato, (òpra il
qual pofa la finiftra mano, ci da d'intendere, che l'effetto la Magnificerà è
l'edificar tempi j,palazzi,& altre cofe di marauiglia, e che uardano o
lVtile publico,o l'honor dello rtatojdell'imperu^e molto più
delIReligione,& non ha luogo queft'habito fe non ne Prencipi grandi,e però
fi fyianda virtù heroica, della quale fi gloriaua Auguflo quando diceua hauer
limato Roma fabricata de'mattoni, et douerla lafciar fabricata di marmo . B
Magnificenza. DOnna reft'ta d'incarnato, portarà li ftiuaetti d'oro, hauerà
nella deft mano vn'imagine di Pallade, lèderà fopra vn riccfiiflìmo leggio* et
fi rapprefenterà a cauallo, hauerà detta fèggia a canto . Gli ftiualetti erano
vfati da gfantichi Rè, et per fegno di fuggetto Real fon effetti della
Magnificenza de' Prencipi, et tutte quelle colè le fi fblo con cenni,
comandando fenza*nolto fatica, però appi elio fidipingi feggia,chc già fu il
leroglifico dell'Imperio . MAL1GNITA DONNA brutta, pallida, veftita del color
della ruggine, et chete^g1 vna coturnice con la tefta alta '"verfo il
cielo,& con l'ali aperte. Brutta fi dipinge, percioche t*operationi del
maligno fono bruttillìme, fuggite da ogni conuerfatione politica, Se ciuile .
La pallidezza lignifica che quando lon' infette d'humor maligno le pa interiori
fi manifeftanonegli esteriori del corpo«Il colore del veftimento5dimoftra che
fi come la ruggtnecont'nuaméte-o fuma ogni metallo.oue ella fi pone, così il
maligne non cella mai con la pel ma fua natura di danneggiare ogn'opera
lodeuole,& virtuosa. La coturnice nella guifa che dicemmo-, lignifica
malignità, percheco narra Pierio Valeriano nel Hb, 24. de'fuoi Ieroglifivi,
volendo gl'Egitti) «É ftrare la malignità, dipingeuano 'vna coturnice,
percioche è di così pellìin Se maligna natura, ch'hauendo beuuto,con le ^ampeìk
con il becco intorbi* il refto dell'acqua, acciò che niurì altro animale ne
polli bere, et a qucftivfi; Ezechiele Profeta nelcap. $4. rimprouerando la mal
gnu à degl Hebrei die JEf cum purijjimam aquam biberìtis reliquampedibus veHm
turbatus, MUED1CÉNZA, DONNA con gl'occhi j concaui, veftita elei color del
verderame, e ciafeuna mano tenga "vna facelta^ccefà, "vibrando fuori
la lingu limile alla lingua di vna lèrpe, 8£~ à trauerio del veftimento terrà
vna pelM d'iftpce^.. Il coloie del veftimento, &gli occhij concaui,
lignificano malignità, e me fi legge nella Fifonomia di frittotele, Se il dir
male dtlle buone att et la riputatone » acquiftata a iaciche, et ftenti .
MALINCONIA DONNA vecchia, mefta>& dogliofa, di brutti panni veftita s
lènza alcun* ornamento, ftari a federe Copia vn falìb y con gomiti pofati fopra
hi, et ambe le mani fotto il mento, §C vi farà a canto un'albero fen) tiiOCCJ
fronde, et fra i fallì . Fa la malinconia nelfliuomo quegli effetti iiteili che
a forza dei verno ne gl'ai ieri, de nelle piante, li quali agitati da diuerfi
nti, tormentati dal freddo, Se ricoperti dalle neui » appari/cono fecchiw
[ili,nudi . et di vilifiimopre^o, però non è alcuno che non fugga* come-* a
difpiaceuole la conueriatione degrhuomini malinconici»vanno eflì fem-« col
penfiero nelle colè difficili, !e quali fé gli fingono preléuti, et reali, il
mostrano i legni della rneftitia, e del dolore . pecchia fi dipinge, percibche
gl'è ordinario de* giouani ftare allega,& i hi malenconici, però ben dille
Virgilio nel 6. Talkntes habitant morbi, triftifquefenectms . mal veftita fen^a
ornamento, per la conformiti degl'alberi lenza foglie, nza frutti, non aliando
mai tanto l'animo il malenconico, che penti 4 uratfi le commodità per Ilare in
continua cura di sfuggire » ò proueder 4 i che s'imagini eflèr vicini . 1 fallò
medéfimamente oue fi pofà, dimoftra che il malenconico, è duro, lile di parole,
et di opere, per le, òC* per gli altri, come il ialjb, che non iduce herba, ne
lafcia che la produca la terra, che gli Ila fotto : ma fé fcepareotiofa al
tempo del fuo "Verno nell'attioni Colitiche » al tempo idimeno della
Primauera, che fi Icuopre nelle necelfità degl* huomini là* jiti, i
malenconiofi fono trouati, et efperimentati fàpientiffìmi » &C giuofjffimi
. MALEVOLENZA VECCHIA con occhi j concaui, brutta, (iapigi iata, e magra, con
va. ma^zo d'ortiche in mano,& vn bafiiifeo appreso. Vuelta è della medefima
natura deiraffettione, dalla quale nafee, che è !io : ma per eflèr meno
principale, cV^ molto riflretta, è dipinta in que*luogo donna 'vecchia, perche
l'età fenile la partorifee, elfendó che li aani nuoui al mondo, (limano
parimente nuoue tutte le colè, Se pero le ino: ma i vecchi come fianchi di
veder gran copia di co/è hanno a noia fa» ente il tutto. (capigliata per
dimoftrare, che li maleuoli non allettanogli animi a be*" elenca, anzi fi
fanno abhorrire come pelle, che infetti le dolci conuerfà*; ù, il che dichiara
il bafiiifeo, che folo con lo /guardo gl'huomini auue» i. La magrezza è effetto
del continuo, ramarico del bene conofeiuto i» P^onadelproflìmo. '.'ortiche come
a quella figura, così anco conuengono a la maledicenza B 2 pesche * Itsi perche
come l'ortica punge lafciando' dolore lenza ferita, cofi il malèdicer te non
pregiudica nella vita,o nella robba,ma ncU'honore,che a pena fi fa qu che fia
fecondo alcuni Filofofi, 8c pur cuoce, ik difpiace a tutti icntirfi doue fi
fcuopra pur vn poco quello particolar inttreue.. MANSVETVDrNE DONNA
coronata.d*oliuo,coavaEiefante accanto,,fopra del quale jx fi la man delira ..
La manfuetudine fecondo Aditotele nell'Eticha lib.4.è vna mediocri tàc
terminata cor» vna ragione circa la pallìone dell'ira in ruggirla principalmi
te,& in feguirlarancora in:quelféco(e^ con quelle perlbne^ome, et quarti
" doue conuiene per amor del buono, et be!lo,e pacificovi uer e.
L'Elefante nelle lettere de gì* Antichi Egitti)» perche ha per natura di
combattere conrle fiere meno portenti di' elio ^ né con le più forti le n
grandemente prouocato, da grande inditi© di manfuetudine » 6^ ai perche
caminando in mezzo d' "va armento-di pecore, chele*vengo contro fi tira da
banda, acciocché imprudèntemente non le veniuero orTei 6^ porta tanta olleruan^a
a? cofi debili animali r che per la^prefen^i quando è adirafotorna* piaceuolfcy
òC trattabile oltre a ciò rìrerifee 1J1 cho,>che fequalche Peregrino
caminando per di/erti, habbia perdura la do., cVf l'incontri nell'Elefante, non
folamentenon è offefò,. ma è ridotto la via fmaeska.L'oiiuo è fegno di pace,
&f dì mafifuetudihe, e però i Sacerdoti de gl'i* fichi ne* primi tempi
voleuano, che tutti i fimulaehri de' Dei loro iutiero bricati col legno
dell'oli uà interpretando che a Dio conureae eilere largo.i natore delle gratie
fuea* mortali, volgendoli conben'gnità * 6^ rnaniii tudine a perdonare loro i
corrrmefli peccati, et dargli abbondanzadi ti beni a quello bel Hieroglifico
parue >che i Dei acconfentitìero fecondo t fiferifee Herodoto quando fumo
pregati da gli Spedauricenfi a torre la (te liti del paete loro, alche fu
rifpolio, che la grada farebbe feguita quando li uellero fabricatoi fimulaehri
di Damia,& di Aurelia,di legno d'oliua,& pai chedaindiinpoifin'a certo
tempo predo a Milifij arderle icnz*opra di Fui maceri ale vn tronco di detto
legno. S» che oltre di queflo,che l'olio ha tanta fòrza contro il furore, che
ano {parlo nel mare quandoè turbato fa celiare la tenapella,e lo fa tornar
quieu tranquillo. MARTIRIO GIOVANE bello, 5^ ridente, veftito di rofado,con gli
occhi riuoty cielo,& le carni afperie di iangue r haueri per le membra i
legni del ferite, lequali a guifa di pret'ofilTime gioie n (penderanno .
Martirioè propiamente il iuppìicio,> che fi paté per amor di Dio,&a
fefad Ila federateli oiica,. òC della Religione,. per grada dello Spirito ' Co,
et afpertatione dell'eterna '"vita, le quali cole lo fanno frate allegro,
&*! dente, con ii "\eltimento di rolado, in fegno di quello amore, et
con le tiic D I CES A%£ %IP nA. at ci, che Tono autentici figilh de' Santi
Martiri. MAESTÀ REGIA. Tacila Medaglia di Antonie Vi* . \ J N A donna coronata,
Se fedente moftri nell*afpett0 grauitl, nella deIV (tra mano tiene la fcettro,
Se in grembo dalla (mirtea mano vn'aqtfila. •I Lo fcettro, la corona, òv^ lo
Ilare a federe » lignifica la maefli Regia, et tr l'aquila gl'Egirij Sacerdoti,
dinotavano lajpotenza Regia* peteioche Gimè si quella fola diede il Regno con
la lignoria (opra tutti|gli vccelli » eilend© Vl tutti di fortezza, 6*^ di
gagliardezza preflantiffima, h quale efleiido ve» men ce (tata dotata dalla
natura de' coltami Regali t imita a fatto in tutte le )fe la Regia Maeftà,
MARAVIGLIA* NA giouane che tenghi il braccio deliro alquanto alto cori la mano
aperta, o^ il fmifteo flefb a baiTo con la mano parimente aperta : ma eia palma
di elfa mano fia riuoltata "verfo la terra * &C con gamba più inetro
che l'altra * ftarà con la tella alquanto china vedo della fpalla finillra, :
con gì occhi dubiti in alto . Marauiglia è -vn certo ftupore di animo /che
viene quando fi rapprelenta )fa nuoua a feniì, li quali fofpefi in quella
rendono l'huomo ammiratiuo, Se Upidoj che perciò fi dipinge con Ugello del
capo, 8^ delle braccia, nella uifàchefi è dettò. Giouane fi rapprefènta j
percioche il marauigliarfi è propio delligiouani» on ellendo ancora in loro
efperienza . MatHìmonio, X T N gioiiane di prima barba il quale tiene nella
mano finiitra vn* anello * 'V ouero vna fede d'oro, et con la delira s'appoggi
ad vn giogo . 1 Matrimonio è nome di quell'atto che fi fa neh" accoppiare
l'huomo, ò\f* :i donna in marito, et moglie, legittimo, il quale apprelfo a noi
Chriftiani è acramento ; vedi S. Mattheo al io. La fede d'oro dimoftfa la
fedeltà, e purità dell' animo, che deue clTerc* fa il marito* Óy^ la moglie »
et il primo vfu dell'anello fu, ( fecondo che raeonta il Pierio Valeriane ) per
tener a memoria di mandare ad effetto quaU he cofa particolare > cVT"
fi taccila il detto anello, ouero ricordo di colà
mol3'vile;dappicrefcendorinduftria, &C l'ambitionedi 'vana pretentione^. i
pompa, lì venne all'oro, et alle gemme, portate per ornamento dello iani,
dali'intentione di quel primo ~vfo è nato poi, ó^_ riceuuto come per *gge, che
fi debbano portar per fegno di Matrimonio ; per ricordanza d'ofJruare in
perpetuò la fede promefla vna volta. 11 giogo dimoftra che il Matrimonio doma
gl'animi giouenili, e gli rende er fé, et per l'altrui profitteuoli »
Matrimoni** •jlT N gtauane pompofamente '"vefliro, con -vn giogo /opra il
collo, $C^ V con i ceppi a i piedi, con vn* anello, ouero vna fede d'oro in
dito, teli % nendo e 2 i MATRIMONIO. nendo nella medeftma mano vn cotogno, et
(òtto a 'piedi haueri vna v'per, Per lo giogo, 6 a chi è congiunto in
malimonio, fuggendo il coftume della vipera» che per diletto amorolo ammaa» fa
il marito, come s'è detto altroue MATHEMATICA. DONNA di mezz'età, "veftita
di velo bianco,e trafparente^on Tali alla tefta, le treccie fiano diftele giù
per le fpaile, con vn compaflò nel1 deftra mano, moftri di mifurare vna tauola
fegnata d'alcune figure,©^" nuf '«ri » &^ ioftentata da vn fanciullo,
alquale ella moftri di parlare infègnan ole, con l'altra mano terrà vna palla
grande figurata per la terra col difegno ell'hore, 6^^ circoli celeftì, &T
nel lembo della verte fia vn fregio intefluto i figure Mathematiche, fiano i
piedi ignudi (òpra vna bafè . Il vestimento trafparente dimoftra, che ella na
di aperte, 8^, chiare dimorationi, nelche auanza facilmente l'altre faenze .
L'ali alla tefta ingegnano, che ella con l'ingegno s'inalza al volo della con*
rmplatione delle cofè attratte . La faccia di giouane lafciua, conuiene alla
Poefia, 6X^ all'altre profeflìoi, che nell'età giouanili operano la forza loro,
et ibm mini ftrano allegrezza, he è proprietà della giouentù, Ma alla.
Mathematica conuiene;! a/petto dì onna graue, 6^ di matrona nobile, talché ne
molte grinze la guaftjno, né lolca fplendidezza l'adorni, perche quelle
difdicono oue fia piaceuole nobilà, quefta perche arguisce pochi anni, ouero
poca prudenza, et molta la/cilia, il che non è in quefta faenza amata da tutti
gli huomini dotti,che non fi iondano nella *vanità delle parole, ò de* concetti
plebei, de' quali prendono |blo materia di nudrirfi l'orecchi degl'huomini più
delicati, et meno fapienti; Quefto iftefto moftrano le treccie fparlè fenza
arte per le fpaile, che da fc fole lanno ornamento a le medefime . Il comparto
è l'iftromento propio, 6*^ proportiònato di quefta profeflioie>& moftra
che ella di tutte le cofe dà la porportione, la regola, e la mi fura. Sta in
atto di tirare il circolo, perche fé bene la Mathematica è fpeculatìua cienza,
denominandola dal fuo più vero, et nobil fine, nondimeno ancora^ Vfò, è fine,
le non della (cienza, almeno di chi la polli ede, elTendo neceilàio doppo
l'acquifto dell'habito d'efla per giouarnento d'altrui manifeftarla in «laiche modo,
e di qui fono nate l'inuentioni di mufiche, di profpettila -, di Archittetura,
di Geometria, d'Aritmetica, e d'altre ptafeflio• che tutti date alle Stampe,
cVf cauate da' principi j di quefta faenza-* tintamente recano gufto alli
ftudiofi con fòdisrattione de gl'autori,iquaA 4 liper *4 MATHEMATICA. li per
quegli mezzi, come per ampia (cala iàgliono alla fama, ó*^ a 1/immot Ialiti.
Tali habbiamo molti degl'antichi, &non pochi che viuono a gloria del l'età
noftra > fra i quali hanno luogo ChriftoforoClauio, Giourn Paolo Ve» nalione
Giouan Bittilta Raimondo, Luca Valerio, Federico Metìo, Pietri Maillardi,
Cefare Ruida, Camillo Agrippa, et molti altri che con efquifita (cienza, et con
fondamento che vàiamente pofliedono in premio delie fati che loro in dono in
quefta proftiTìcne al nofìro fecolo fama fmarrita, mer ce d'alcuni, che per
l'applaufo della fortuna infuperbiti vogliono cfler te nuti hiìomini di gran
fapere in quefti ftudi), (tan do fra la calce, òC i taflì non fapcndoeffi,
chela virtù i tributarij ama,nonierua della fortuna^. Conuiene adunque per non
deuiat molto dal noftro propofito di ritornar a quello che diceuamo. ilcompufa
alla Mathematica, Se il fregio di triangoli, « d'altre figure mtoine. aj i
torno alla -vette, moftra che come (oro nel lembo i fregi d'ornamenco, t** i
tortezza, cofi nelle proue Mathematiche queiie iftelìe (otto piincipij, òC*
Éndamenti . J La palla con la defcrittione della terra, et con le zone Celefti,
ciana o iaLjtio, che la terra, nel mifurar delle quali fi va fcambieuolmentc,
non nauc■bbonoproue, fé non di pocomomcnto, quando non fi (oftentatìfeto, et
difyideflero con le ragioni Matematiche ^ Il fanciullo, chefoflien latauoìa, et
attende per capirle dimoftratiueraJoni, c'infegna, che non fi deue differire la
cognitione di quefti principi j a alSi età, che nella puerile, perche oltre che
l'ingegni piììro^zijemeri'atti, £e a quefta«'apre come vnaporta di bel palazzo,
ò -giardino., nel quale poi «tra nell'anni foglienti dell'età, fan anche
vn'iftrcmento da fegnare nell'infetto noftro, ch'è come carta bianca, 6 tauola
rafa, quafi tutte le cole., che ìsl valent'huomini, ò da libri ci verranno mede
auanti per l'auuenire,« pef lefto forfè principalmente i Greci quel tempo che
noi confumamo a appre* e lingue ftraniece, nell'età puerile fèruendofìefTì
della propia > e naturale^* doperauano nella Mathematica ; onde difficili fi
(limano hoggi moki di elli efempij ch'eilì danno per chiarezza delle dotti i«e
. •J piedi nudi, et ftabiii in terra -, fono per dimoftratione della fua-cuidenzaj
tabilità a confermatione di quel che s'è detto MEDITATIONE DONNA d'età matura,
d'afpetto graue, et modeffo, la quale poffa a ! federe fopra vn monte di libri,
fopra la mano del finirti o braccio 3 pieto su la coffa dtl lato detto ripoli
la gota in atto di (tare ptnfo/à, et fopra il ftro ginocchio con l'altra mano
*vn libro facchi uiò, hauendoui fra merzo alche dito. Ellendo la Meditationevna
ferma confideratione riguardante la /emplice ttù delle cofe, par che
conuengonole fudette qualità, perche lo intelletto quell'età è atto a
difeernere il vero. Lagrauità,e mode/Ha non fi difeofta dal conueneuole dell'
età, et dell© dio . Vatto et perfette, dalle quali * come fi dimoftra per il
feguente Epigrafi «aifqualdice_. felìxquivìtée cttras exutus inane*, Exercet
meditati* nobile mentis opus tfic potuit certa* venturi* linquerejede* Vnde
bomines verum difeere rite queant Uunc ergo merito Memo dignatur bonore Et
celebri cantufama per aHra vebit» MEDITATIONE SPIRITUALE, DONNA polla con
le^inocchia in terra, con le man gionte, haurà occhi chiufì, 6^ vn velo la
cuopra tutta, in modo che tra (patite (orma di e(Ia donna . La Medi catione
Spirituale, non è altro ch'vn'attione interna, che l'a congiunta per carica con
Dio fa coniìderando lecofe, che tanno à prop»» per la perfettione, et falute,
perciò lo ftar con ie ginocchia in terra,& con snani gionte inficine,
lignifica l'effetto di de.uotione>& humilui,che ha la m Iona, la qual
continoua, et vfa ia Medita tion Spiri male. L'hauer chiufì gli occhi, dimoftra
l'operatone interna,.aftratta dalle a ♦ifibili, il che fi nota col manto,che la
cuopre, 11 detto coprimento può fìgnifìcar come chi medita, fi nafeonde in
luog» tirato > et ftafli fòlitario, fuggendo Toccafìoni della diflrattion
della menci Meditatìone della morte . DONNA fcapigliata, con vefti lugubri ■»
appoggiata col braccio a qu che fcpoltura,tenendo ambi gl'occhi JìfH in vna
tetta di morto, che loprala detta fepoltura,&chealli piedi fia vna
pecorella con la tefta alzata*: bendo in bocca herba in fegno di ruminare •
MED1€I1^*4. DONNA attempata, in capo haurà vna ghirlanda d'alloro, nella m'
deftra terrà *vn gallo, àC con la finiftra vn baftone nodofo auuolti vna fèrptw
: Medicina èicientia perlaquale gl'affetti vitali, et nutritiui del corpo, ;
mettere, et catiare fi conofeono. Donna di tempo fi dipinge, percioche gli
Antichi tennero, che ruffe ¥ gogna all'huomo, che hauelle palfato quaranta anni
chiamar il medico,p4 Supponendo alla fua compiendone*, &£~ col fuggire
l'~vno, &feguir l'ali* potette curar fé fteffo, pero il Medico
"vecchio con l'arte, e con l'eiperien:! cenferua la fanità prefente, et
ricupera la perduta • Gli fi cinge il capo di vna ghirlanda di alloro, perche
quello albero gkj a molte infermità, et foleuati alle Kalcnde di Gennaro da'
Romani dareifièro da conferei ai alla finiti. La ferpe, et il gallo, come
racconta Fefto Pompeo, fono animali vigli* nuoui Magistrati alcune foglie di
lauro, in fègnoche hauefièroc Gni tutto l'anno, perche fu creduto il lauro con
ferire aliai alla faniti . tiJlim MEDICINA. V imi, et tali cornitene che fiano
quei che miniftrano la Medicina, furono co le ferpi appretto a gl'antichi fègno
di fanità, perche fi come la ferpe pogiù la "vecchia fpoglia fi rinuoua,
così paiono gli huomini rifanandofi e£ rinouati . tf baffone tutto nodofò,
fignifica la difficultà della Medicina /& la fèrpti nfegnadi Eufculapio^Dio
della Medicina,come credettero ralfamenU-r entili. Medicina. \ Onna che ftia in
atto di fondere ? n grado di fcala, fàr ce motto fcritto/-he dica M edio tutijjimus
ibis, MEMORIA DONNA di mc^z* età, haueri neh" acconciatura della te (la vn
cV^ riabiliti per la ri ne detta altroue * eftendo prozio della memoria ritener
fermamente lefd: f del fenfo,comediceuamo rapprefentate, dC Ariftotele
l'afferma nel Iu| citato di iòpra. r Thè Di CE8A%£ ' %ZPéA. 2p Tirali la punta
dell'orecchio, in conformitàdi quel che dice Plinio lib, 1 1» H'iitoria
naturale con quefte parole : * \ in aure ima memoria locusquem tangente:
atteftamur. £c Virgilio nell'Egloga 6. dice, Cumcanerem Rgges, et pr&lia
Cynthim aitrem Velliti et admonit, IT cane nero fi pone per la medefim* ragione
del colore deWeftimento di kta figura, come anco perche il cane è animale di
gran memoria, il che fi *:de per efperienza continoua, che condotto in paefe
ftraniero, 6^ lonta* i per ritornare, onde è ftatoleuato da fé ltdiò lènza
dirficulutritroua la-. Uda . Djcefi anco che ritornando Vlillè in patria doppo
'venti anni non fiY jro, che -vn cane lanciato da lui alla partenza rche lo
riconofcelFe, Se accanite „ Onde Socrate appretto alatone nel Fedro, giura per
lo cane, che_# irò haueua imparato imeni» tutta l'oratione che Lilia haueua
compolla. Memoria, DOnnff con due faccie, veftita di nero, §C che tenga nella
mano delira vna penna^r nella finiftra vn libro * La memoria è vn dono
particolare della natura, et di molta confidératioabbraccfandbfì con efFa tutte
le colè pallate per regola di prudenza in quel :he hanno a fiìccedere per lo
auaen*Teypero fife con due faccie. lì libro, &la penna, dimoftrano, come fi
ludi dire, che la memoria con IVì peiiettiona, il quale 'vfo principalmente
eonfifte,,ò nel leggere,. o nello iuere MEMORIA GRATA DE' BENEFITll RICEVVTL
del Signor Giouanni Zarattino Capellini.• TMA gratiofà giouane incoremafa con
ramo dì Ginepero folto di gra* r nelle; tenga in mano vn gran chiodo > ftia
in me^zo d'vn leone,ed*vn" jila . Incoronali con ginepero, per tre
cagioni,lVna, perche non fi tarla,ne mecchia mai . Plink>lib.6„cap.40.
Caricm,& ttetuBatem nonfentit ittnipe* \ cofi la grata memoria per tempo
alcuno non fente il tarlo deli* obliuione m mai s'inuecchra, però la figurano
giouane . La feconda perche al ginepero n cafeano-mai le foglie, come narra
Plinio lib. 1 6\cap. 2 l.cofi ~vna perfon* p deue lalciarfi cadere di menterl
benefitio'riceuuto „ La ter^a perche le..* nella del gì neper e ftillate con
altri ingredienti ygiouano alla memoria ^ed ì laaanda bollita con cennere di
ginepero, parimente conferifee molto a'ia moria,-come tra gli altri Filici
inregna il •Gualcherò nel trattato latino del* emoi ìaar firmale.• CeiWe
Durante medefimamente conferma, che le bacche del ginepero ■ ifortaiwil
ceruello^e fanno buona memoria, là quale cowfetuar fi deue eie i benefitij
riceuuti et efler fempiterna ^epitheco dato' dall' Orature dieen* I cuifum
obftrictus memoria benefici} fempiterna > di cui legicioiumente può» Kue
fimbolo il ginepero annouerato tra le piante eterne Il chiodo, j0 MEMORIA GRATA
DE’ BENEflClI KICEVVTI. TI chlodo,che tiene in mano,è tolto da gli Adagi j in
quel prouerbio, Cla trabali figere beneficium,conficcare il benefitio con vn
chioclo da traue,per notare la tenace memoria del benefitio riceuuto ch'hauer
fi deue . Ponefi in mezzo al Leone,ed all'aquila perche quelli animali,ancor
chef «i di rag one, hanno moftrato di tener grata memoria de benefici] riceuin
In quanto al Leone Aulo Gellio nel v.lib.cap.24^rifèrifce,che Appione htft rìco
Greco lafsò fcritto di haueré, non vdiro, ma con gli occhi] propij vede in Roma
nel Cerchio maflimo, facendoli li giuochi publici delle caccie, ei re (lato
e/pofto vno fchiauo detto per nome Andtodo alle fiere, e beftie,che erano, tra
lequali vno horribile, e feroce leone iubito, che "vidde Andro (tette
quafi marauigliato, e dapoi s'accoftò a lui, facendogli fetta con la eoe come è
coftume d'amoreuoli cani, e leggiermente gli leccaua le gambe, e 1 Androdo,che
prima era quafi morto di paura, accarezzato dalla fi« mani cominciò a pigliare
lo (mattito ipirto, fidando gl'occhi) 'verfo il leone, ailH tricorne folle
fatta fcambieuole ricognicione, l'huomo, e la fiera allegi i, pa ua,che . 31
Éche l'vno fi congratulafTe di veder l'altro . A quello Spettacolo cefi mira*
W; il popolo mandò fuora 'voci grandi dime dima rauigiia : perche Andro-' Éfu
condotto alianti l'Imperadore, il quale gli dimandò in cjual modo quel ■ne
con" atroce futlè "verio di lui maniìieto, Androdo riSpoSè,che già
l'haue«iconofeiuto in Africa,cjuando vi era Proconsole il Suo padrone -, dal
quale p] le gran battiture, che da lui gli erano date, fé ne foggi per ftar
nafeofto ia e tudini» e campi defèrti, e che fi ricouerò nella sferza del gran
calor del Soicn ~vna fpilonca, ne itette molto che vi arriuò quel leone aitai
addoloratele Ého di lamenti ar cui aipetto Androdo temè, ma il leone con atto
humile, fi dimandafle aiuto, alzò vn piede, e lo porle vedo lui. Androdo
vedendo ede InSànguinnato, comprefè>che vi flanelle male, sì che gli pigliò
il piedal quale traile Suora vno acuto Stecco., e gli nettò la piaga,Ì1 leone
conto del medicamento,gli fece carene, e fi riposò in feno a lui, e da ind., ed
infieme con la donzella s'a biugib . Hora fé consideriamo. che il Leone è Rè de
gli animali cerrefti, i Tequila Regina de gli aerei, Concluderemo, che quanto
più *vna perfori; nobile, magnanima» e generofa j tanto più conferua grata
memoria de1 beo fitij riceuutì . MERITO. HVOM O fopra.dWn luogo erto, bC
afpero, il *veftimento • fontuofo,, 6c ricco, oc"" il capo ornato
dWna ghirlanda d'alloroil xà con la delira mano, et braccio armato vno fccttro,
et con la man binili nuda vn libro. Il Merito fecondo San Tornando nella $. parte
della fomraa questione J artic. 6. è attione virtuotà, alla quale lì deue
qualche colà pregiata in vO gnitionew . Si dipinge fopra il detto luogo alpro,
per la difficoltà, per mezzo eh qual& perpetua gloria . MERITO. Come
dipìnto nella [ala delUCancellaria di $pma. Vomo ignudo jcon -vn manto regale,
tiene vna corona in capo, ^C^ con la deftra •'vno feettro., Ma perche il merito
è co fa che aaanza le noftee parole > raderemo che egli ;deiimo a maggior
efficacia parli di fc fteflo * MESI. MAR2O IOVANE di aspetto fiero, habbiain
capo ^n'eìmof véftito di color X tanè, che tiri al negro,. i Ma poi che il Sol
nel? animai di/crete E seffiro tornò fuaue, e luto Che portò Thrijso illuminò
la sfera *A rimenar la ddte Tr matterà A Moftra anco, che come l'Ariete* è
vn'animale debile^di dietro,ma ha qual che forza dauanti, così il Sole nel
^principio di elio legno ha le forze Mie debi li per caufadel freddojche
nwinuilce4a fua gagliardezza ., ma piìlauanu vei (o l'eftate>è più
gagliardo» cioè più caldo. La ta^za piena di prugnoli,iparagi> e lupoli >
ci da fegno quali fiano i i ti di detto mefe, ma fi deue auuertire, che i
frutti così di quello mele, | de gl'altri fi polfono dal diligente Pittore
variare, fècondola qualità de il ghi, perche l'aere doue è più caldo > più
predo vengono, e per lo con tracie ipaeh freddi.. A'PUlit, Gì O V AN E con *Vna
ghirlanda di mortella in capo > sveltito-di col "Verde, hauerà a
gl'homeri l'ali^con la deftramano terrà.il'fegno e Tauro, il quale farà con
beliUrtificio.;adorno.di.più fòrti di.viole ., e di va fiori, che in detto mefe
fi trouìno, escorila finiftra'vna bella cillella pien di carciofi,
baecelliimandorlc fresche -> frutti > che nel meli d* Aprile, comi ciano
à venite . Chiamali quello mele Aprile fecondo Varroneyqhafi Aperile, perei òc^
in effo s'apréla terra, e fpande fuori le lue ricchezze>&~
petl'ifteiraiagiol Greci chiamarono l'iftefiomefe anteftefiona,'perchein quello
ogni cof fifee, ouero.come /dice Ouid. daHachiatezza, e (èreniteT>ewiigli4.
JE i fiorile l'herbefua dolce famiglia ; Ridono i pratiyc'l cielfi rafferen* £
gioir Trogncie pianger Filomena, Cioue saUcgya di mlrarfua figli f. lì legno
del Tauro, che tiene con la man delira, è per fignificare, che u • Uva
camminando mque(lóm£'(e per quello legno.,' il quale tuttauia p»gu Btaseior
forza, fi come il Toro, è più force. 4«1 Montane, dica/io-ancoia, H -T "*
tlSol Sole regna in detto legno ^perche nei>méfe d'Aprile, ficeminciano à
vedV liefatichedeibuoiycroè le biade. MAGGìO 10VANE vetlitodi color verde
ricamato di varij fiori.come d'elfi, »J l parimente hau«à^n capo vna
ghirlanda,terrricon la deftra manoi emmijKjuali /arano circondati di roìe
bianche,roilé, et vermiglie, con la*à niftra vna berla eeftella piena di
cerafe,pifèllij fragole,vuà fpiha,in honor dell'altra onde
Ouidio.HinefuaMaiorestribuere'PocabulaMaio lunìus a luuenum
noritintdiftutadeft* Gli fi dà il verde, et fiorito veftimento, &Ia
ghirlanda frvtefta di *varii fiorper ni oftrare la bellezza »e traghezza de i
prati, colli, &campagne,lequaiì tte ordinate, Se ornate di vari) fiori, et
ver di herbe, rendono marauiglia,& egrezza alli riguardanti, et incitano
gl'augelli a cantare fuauemente,e tOV la natura gioike. Onde beridifle.il
Sannazaro, ynbelfìoYÌtoì& diìettofo Maggio, Il fegno di Gemini ci moftra,chein
quello mefé la forza derSole. fi rad-^ ppia r perche cominciando ad efler
caldo, 6^ lecco eflendo che per due-, adi il Sole fi efeua dalla terra>&
in queflomefe le c%fe fi raddoppiano, cioè noitiplicxnojpcrcioche gl'animali
partorifeono, GIVGNO. GIOVANE, et alato Comegl altri mefì, ó^ veftiti di verde
chiaro l t ouero come dicono verde gaio, hauerà in capo vna ghirlanda di Spighe
intano non mature, con la deftra mano portare per inlegna il
Gancer,'oueGranchio,il quale farà circondato dalle fopradette ipighe, e con la
finiftra-» a fa^za, ouero vna beila cella, dentro allaquale *\i faranno
vifciole, fcafe, ccocole, pere mofcarole, cocuzze, citroli,brugne, finocchio
frdcoi& altri t*J,H:hefoglionoeuere in quefto tempo, ' Chiamali Giugno da*
Latini per la caufadetta di fópra nel mefè dì Mag« i, benché alcuni Io chiamano
da Giunone latinamente Jmon'mm, leuato flettere di mezzo dicono luniufn ^perche
al primo di quello fu dedicato il ipio di Giunone, ouero da lunio Bruto,
che.fcacciò dal Regno il primo Jrno di quello mefe Tarquìnio .; Si verte dì
color verde chiaro, perche in quello mele per il calore del Solo ominciala
ingiallire il grano, et anco diuerfè herbe, k 1 fegno del Granchio denota, che
arriuandoil Sole a quello légno, meo* icia a tornare in dietro, frollandoli da
noi a guifadi detto auìmale, tlquaimminaall'indietro, .... Ci LV3* LVGLIO
GIOVANE, farà alato, et 'vellitodi colore raaciato, 6^ corona di /pigne di
grano, haucrtf nelfvna delle mani il fegno del Leone a .,di*ètr per effer il t
in ordine,cominciando, come s'è; detto nelmelè di Luglio, da Mar -°* . Il fiero
afpetto ci da ad intendere quanto quello mele Ila molefto, &C V, me di
molti mali pub ellèr cagione, per la flella canicula doue ti Sole fi Wm il
quale a guifa di rabbiolò cane offende, chi non lì ha buona cura . Il fegno
Celefte^.che regna in quello mele, è chiamato Vergine^, peri*, »©ftrare, che sì
come la Vergine è Iterile, né da fé genera, cosi i! So in quello tempo non
produce cofa alcuna : ma folo le prodotte matura, { ì peiietciona. Pr la cella
piena de' fopradetti frutti,c la ghirlanda di fiori Ci dime» (peluche qaefto
mele produce. SETTEMBRE. M.yni I O V A N E alato, allegro, ridente, veftito di
porpora, hauer*J ir»* VJT pò *vna ghirlanda di miglio, e di panico, nella
delira mano il ftw ».. della Libra, 6^ con l'altra mano il cornucopia pif nodi
^ue bianche,*^ re, perfìdie, fichi, pere, mele,lazzaroIe, granati, èC altri
fruiti, che «(•" uano in detto mele. .,.' j Chiamali Settembre, per
ellère, come fi è detto il fettimo, le bene fi (#• mò qualche tempo Germanico
da Germanico Imperatore ... vM Si velie di porpora, pecche lì come la porpora è
-Ycltimentc* Regale, I loconuienfi à Rè, ó\^ huomini lllultri, et grandi, ì
quali abbondano dSI hefoii, et grande^e . Così quefto mefe, come Rè, et
Principe di tutci gli cri mefi dona in maggior copia tutte quelle cofe, che
fono neccilare al vie* humano é Tiene il fegno della Libra,per dimoftrpre che
iivqueftó tempo 'viene il Soin quefto; et fallì l'Equinotio agguagliandoti la
notte', col giorno, coniti ile ancora Virgilio. Libra dies,fommque
paresvbifecerit horas . OTTOBRE, "f^ IOVANE con 'Veftimento di color
incarnato, 6c^ con Pali come li w_J altrimeft; porterà in capo vna ghirlanda
di' virgulti di quercia con_, ghiande, con la deftra mano il legno dello Scorpione,
et con la finiftra.» rna bella ceftella piena di forbe,nefpole, fonghidrpiù
forte, caftagne con cci, et lenza Fiì chiamato quefto mefe Domitiano, da
Oomitiano Imperatore : ma per :ereto del Senato, et à quefto, ÓC^ a quello
meritamente furono cancella-, fi come erano ftati tirannicamente importi,
ÓC^gli reitò il nome antico Ottobre, per ellèr l'ottauo in ordine» Gli lì da il
veftimentodi colot incarnato, perche declinando il So'e ne! co'» tio hiemale
comincia à riftringerfi l'hurnore nelle piante, onde le loro foglia uentano del
detto colore** Dipingeii conio feorpione, perche in quefto mefe il Sole (T
ritroua (òtto filo fegno, &T è chiamato Scorpione dalla figura dalle
ftelle, e da l'efletci, ìe produce in quefte parti,imperòche,corr e lo feorpione
col fuo veleno punendo da la morte,(è préfto non fi (occorre à quelli, che fon
pvtnt, cos' menie il Sole in quefto fegno per rinequalità del tempo, apporta
malattie molto picolofe, et per quefto dille Hippocrate ne gl'aphorifmi, che
l'inequalità del i:mpo partori/ce infermità,maiìime quando nel ì'ifteilo
giorno, hoia regna freddo, ed hora caldo, il che Ipellò auuiene nell'autunno .
La caftella iopradetta contiene i frutti* che porta feco elio mefe. NOVEMBRE
IOVANE "veftito di colore delle foglie, quando incominciano a feckX càrfi,
&T cadono da gli alberi, alato, hauerà cinto il capo d'vna ghicndadoliuo
col fuo frutto, porterà nella deftra mano il legno del Sagittao-, et con la
finiftra vnà tazza piena di rape, tadici, cauoh, ÓV^ altri rrutti, «ìe il mele
di Nouembre porta feco* Il tenere il Sagittario nella deftra mano ci lignifica,
che il Sole in quefto iefe regna, &C palla lotto qUefto fegno » ilquale è
detto Sagittario, sì dalia-* gura delle ftelle, come anco da gli affetti che
produce, poiché in quefto 'mpofaettando dal Cielo gràndine >pioggie,
folgori, arrecano non poco >auenti>, come anco in quefto inde più s
eferou la caccia,iaquaie fi fa per li iettatori. La ghirlanda di oliuo col
fratto è fegno di quefto tempo, nel quale l'oj ì C 3 Imagià jf lió'a già matura
fi coglie per farne folio, liquore 'vtiliiTìmo per più cofé alla. vita humana .
Si'chiama Nouembredal numero, per cfler il none,fi come anco il fèguen te per
eilèr il decimo fi chiama Decembre . DEC'E.MBRi GfO V AN E di afpectohorrido,
come anco faranno gli altri due mei fèguenti, veftito di nero, alato, con la
deftra manoterrà il capricor bo,& con la finiftra "Yna ta^za piena di
tartufi . Horrido, et veftito di nero fi dipinge .perche in quefto mefe la
terra è fpc gliata d'ogni Tuo adornamelo, che perciò afico fi rapprefenta fenz*
ghirlandi Per il capricorno fegno celefte, fi dimoftra quefto mefe, nel quale
il SòleJ cammina per dettofegno: è detto-capricorno, perche 8 fi come il
capricorno! pafee nelli precipiti], &C monti akillimi, così in quefto mele
il Soie e in il oiflìmo grado verfo'l mezzo giorno . Se gli da i tartufi,
perche quelli nel mefe d'i Decembre fi crouano in maj gk>r quantità, et più
perfetti » GENNARO GIOVANE alato, et veftito di bianco, il quale terrà con ambe
le mi ni il fegno d'acquario . "'Quello mefe, óc^ il fecondo furono
aggiunti all'anno di -Romolo da Ni' ma Pompilio,& chiamato quefto da lano
lanuario, perche fi come lano fi i con due facCie, oueto perche eflendofi r
folute l'acque, è teaipo di pefeagione . " MESI 9 U E 5 I fecondo V
agricolture* GENNARI BtÓ M O di-virile afpetto, che ftando a Iato cfvna ruota
d'arrotare ferramenti, tenghicoìi la delira? mano vn rottelo, e con la finiftrà
motti con il diro indice diuerfi ferramenti' necefiTarij all'Agricoltura, quali
Mano ler terra da vna banda, et dall'altra vi* gallo» Dipingefi di mirile
afpetto * oX^ con il roncio nella delira mano, perciohe in quefto mefe ir
diligente Padre di famiglia, ò altri che fanno arte di carni o, porranno
riuedere tutti li ferramenti, che fi fogtiorio adoperare ali coltiuatione delle
'vigne » cerne ronci, b felcetti, iquali feruano per otart., Si moftra, che
ftia accanto ad 'Vn-a ruòta, perche conuiene hauere in que:o mefe (eiTendo egli
ieeondor moderni principio dell' anno y coti, pietre^, uete per arrotare %-òC
aguzzare detti ferramenri!fottih\ et che taglfno ben*, Ìome dice Coliirnella
Ifb. £. cap. 24. Duris tenuijfimisqueferr amentis omne puf rufiicum exeqnendum
. Moftra con la finiftra matto? detti ferramenti, perche Mmirmente iii decito
mele, eh» fa arte di Campo deuemettcre in ordine le gomere con li fuoi »af ri,
ricalcare 'Vanghe, bidenti, papponi, cV^ altri ferramenti neceffàrij,per
patìfcrfene poi a feruire nel fèguente mele, perche dice Marco Catone de rti
rafticar cap; 5. Omnia mature conficias, nani res rufthafic cHfì vnam rem fere
veceris omnia opera fero facies, Bifogna' dunque che fia molto vigilante, 5^ fi
negoti j non vadinè trattenendoli di gforno in giorno, che perciò gli fi
dipinge il gallo a canto, èC* tqueflo propofito far* bene, che io faccia
mentione di quello che narra Plinio lib. 1 8. cap. 6. mcftrando quandiofia
Vtile ah" Agricoltori l'cffere vigilanti, 6V" laboriofi . * G. Furio
Crefinà, dlfcniauo che eglì èra, fatto franco, ricogliendo in vnJ eampo molto
piccolo,' molto puì che i fuoi vicini nelle pofie{Eoni grandi, tra molto
odiato, come re' per incanti egli haueflè tirate a fé le biade, dei campi
vicini . Per la qt?af cofatelTendo citato da Spurio Àlbinio Edile* Curule,
&C acculato al Popolo, &C perciò temendo egli d'efler condannato
percioche bifognaua, chele Tribù fnetteilèro il partito, comparue in giudi* »o,
èv. portò quiui tutti i Tuoi ferramenti,con quali egli lauoraua, &C me» nò
vna fua figliuola ben guarnita, àC veftita. I ferramenti erano graui, &T
grandi, et ben fatti zappe grandi jtoon piccoli vomeri, òC boui ben pafeiu*i
> $C~ difle . O Cittadini Romani, quefti fono i miei incantefmi, ma noe C 4
vipof vi pollò già, come io vi moftro i miei ferramenti, inoltratele -vigilie,
le fati che,& i (udori miei. Et ciò detto fu^floiuto. Febraro.. HVomo d*et^
"virile, che ftando in^nacvignamofliri potar «quella./ . Sono due tempi di
potare: ma fecondo Magone fi pota pnma che ger àiinì la "Vite, pcrehe
eiìendo piena d'humori pigliaieggier ferita, et vgualc, perefifte al coltello,
VN giouane convna vanga in mano, 8c moftri di fcàl^are lcviti,& di vn
latofia ^n cauallo. Si dipingegiouane, per eflerroperadella^vangadi gran
fatica, e perei», in quefto mefe fi comincia à /calzare le che in quello mefe
fi comincia à mietere l'orzo» c# .\| poi il grano,onde fi potrà dipingere. Vn
contadino giouane con braccia nude,8^ che renghi con 'a delira ma5 vna
tagliente falce, conia quale cagli i anioni delle fpighedi grano, Ic^ jali
raccoglie con la finiftramano: ouero che moliti d'bauer mietuto, et che elio
grano faccia vna meta . Deuefi _, come racconta Columelk libro fecondo de
Agricoltura, che iru ietto mefe,.oue faranno mature le biade mieterle, prima
che fi abbrucino . i "vapori della fiate, che iono nell'apparir della
Canicula grandiffimi. Pefi deuono mietere in fretta * perciòche ènoiofo ogni
tardare, ellèndncheeccelli . ck altri animali fanno danno, come anco eflendo
Zecche le gufeie, frani, óc^ le fpighe cadono, però, come ho detto, fi deue
miecere quand» iualmence le biade ingiallirono . luglio . ) Ercheil più
notabile effetto di quello mefe è la ricolta de ì grani dipingeremo per eflo.
Vn contadino tobufto in vjrTaia ., mezzo nudo, terrà con ambe le mani va
rreggiato, il quale è iftromento da battere il grano, &C flando con bella itudine
moftri di batter il grano, il qualelàrà lleló neLTaia,a canto alla quaà farà
vna pala, vn raflello, 6c altri iflxumentiper fimile efercitio. Sgotto. T N
huomo, che dia in atto di acconciare botti, tini, bigonzi, e bari1i,haV uendo
appretto di fé tutti queJIi inftromenti necellàrij a fimile vffitio,
ecofi.narra Palladio iib.p. dereruftica. Si potrà anco dipingerli a cantò vna
chioccia con i pulcini,attefo che i polche nafeono di quello mele/anno più
vouaalTai de gli air ti, i quali nafeon© altri meli.. Settembre. T Vomo,
chetenghì vn ceftopieno d'vue, con le cofeie, e gambe nude i jl come quellijche
s 'occupano ne gl'eferciti j di cauar il mollo da l'vue, I a canto vi fai à vn
tino pieno d'vue, le quali moilrando d'elier pelìe da elio, o e/chi il modo, Se
entri in vn'altro vaio . EperelTer anco che in quello mele fi fa il mele non
farà fuor di propofito netterui a canto due, b ere copelle d'api. Ottobre. E
Huomo che tenghi con la man finiftra vn cedo pieno di grano,6VT eoa la delira
pigliando eflo grano mollri di fpaigerlo in terra, c\_ ch(L> ìghi coperto da
vnq che (limoli i buoi, i quali tirano vn' aratro, 6^ anche, feccndo Hefiodo,
ilqualfùilprimo,chefcriueirede l'Agricoltu( come narra Plinio libro 1 8. ) fi
deue feminare alli dieci di Nouembce_.', : in tal giorno tramontano le
Vergiiie, lette giorni dipoi logliono per >iù leguir le pioggie, 6\^ efier
fauoreuoli alle biade leminate, nondimeper la varietà deÙi terreni caldi, et
freddi fi femina più pretto, ò più tardi. Ma ' +2 Ma per nonconfondere le noftre
pitture, Se terminare cialcun mefe ì.'offècio Tuo, faremo che in quefto fi
femini il grano, come cofa principale al vi« «ere humano. %outmhre\ ET perche
Tulio è molto nccelìario all' huomo,non folo per mangiare^™, anco per molti
altri cominodi, faremo che in quefto mete, cerne narr Palladio lib . 12. de re
runica fi faccia l'oli©, per eflère, come habbramo det to;,, molto neccllario,
come fi vede in tutte lefcritture facre, eflèndo, che e quefto pretioib
liquore. non folo fi ferue in condirei cibi, ma anco in confc crare li miniftri
delia Santa Ghiera,& l'altre cofe a lei pertinenti . Dunque dipingeremo
vn'huomo, che tenghi con la delira mano rna sfei za, et vadi dietro a vn
cauallo y il quale fìa attacato ad vna ruota da mol ine oue fi macinai oline,
Se allaradi ella vi fia vn monte d'oliue, de 'Vnapala torchio, UcCcohìJSc
quanto farà bifogno a tal'officio . Decembre; HVbmo robuftoV che con amba le
mani tenghi ~vn'accetta,& con bella ipofitione raoftridi tagliar vn' arbore
... Secondo Palladio libi ì^, de re mitica, eilèndò Decembre principio de l
uerno, Se l'aria fredda, la virtù de gl'alberi fi concentra in elfi, Se fono
più rabili li legnami per le fabbriche, Se per far ogn'alcrajopeta,. doue che
in qu fto mefe fi, tagliono non iolo le lelue per far legnami
per.,lefabbrrche,s II chmefe la terra quali dal Tonno de l'inuerno gii ida fi
lueglia, e fi riuefte di nuoue pompe conuenienti a le ftefla, che ibno>
nerbe, le foglie, &i fiori. Et pero gli huominiairhora facilmente
s'incitano al piacere conleappanze della -vaghezza del mondo, 6^ fi gode con
allegrezza tutto quello* ìelaterra produce^ontano dalla malenconia,«flèndo -che
quefto mefeap>rca allegrezza infinita . Giugno. f T Vomo vertito da contadi
no con -vna ghirlanda dì fiori di lino, fta inu» il mezzo d'vn campo pieno di
verdure, -e tiene vna falce^fenara . Si dipinge così, perche in quefto mele
fecoado Euftachio ì^Soie prende vi>re, et li fccca fi fieno, et fi miete .
luglio s T Vomo me^zo nudo chinato* che con la delira mano tiene vna taglien~A
te falce, con la quale taglia i couoni de le fpighe di grano, 1 «quali egli
cco^lìrron lafmìftra mano, tiene in capo vn capello largo, col quàfe moftra dif
nderfi da l'acccfo calor del Sole. IL SIGNIFICATO di quanto habbiamo dettoci
quèfta imagine, Se ch'effondo i ani maturi frfògiion tagliar quando fi Solchi
più 'vigore » •sigofìo. jr Vomo ignudo, il qual moftra di elfer '"vfeito
da*vn Humeè, eflèrfila* "Ì uato, &P portoli à la riua di quello, a
fèdere, fi cuopre con vn panno di io le parti men'honelte, et moftra per
r«ccelIìuo caldo fofpirare> et metterfi ia ta^a alla bocca per bete . Queita
figura, che nel bagno fi latta, 9>C che beua, altranon dinota, ch'i!
tfeimento della canicula, da cui radoppiato il caldo gl'huomini ^hanno bifò* io
di bagnarli per vmcttare il corpo, e bére per ipegnerla fece . Settembre, jr
Vomo anch'elio in hàbito di contadino, con "vna ghirlanda di pampt"1
ne in teila,tiene in mano alcuni grappi di vua con le gambe, et cofeie ìde,
come quelli che fi occupano nello efercitio di cauare il mofto da l'vue ì Et a
canto vi è vn tino pieno di vue pefte, ck^ 4a etto tino efceil mofto, et itta
in vn'altro vaia . Altro non dimòftra quèfta figura fé non la vendemmia,
laquale fi fuo! far fi mefe di Settembre quando l'vue fono mature ■•„ ^ ^ Ottobre.
f 7 N gioflane in *vn pràto,8c^ in elio moftri di hauer piantato molte fra,* V
/che, (k in quelle fi vede hauerci teli fottiliffimi lacci, Si reti, acciòchè
eccelli non pur non s'auuedano dell'inganno -, ma ancora non pollano "ve:r
quelli, che per lo prato fparfi dolcemente cantano, 8^ non molto lonta> fta
il detto giouanetto nafeofto in cappà'nello,& ridènte moftra di ammaz . ire
*\a prefo 'vcceilo > il quale farà con l'ali aperte per tentare disvoler
ggire» ' Cife ^ Ciò SIGNIFICA CHE nel mese d’O tcobre fi da principio alle
cuceie per piglia gli vccelli . 7{purmbre, Vnomo, che (limola i buoi, i quali
tirano ""vno aratro in mezzo di | H no cimpo. Colini, il quale con
fatica s'appoggia all'aratro, moftra la fi agio n de la de, lequali,come dice
Euftachio, e molto atto a l'elercitio de Tarare. Decembre. HVomo, che tiene con
la man finiftra vn certo pieno di Temente di gran la quale con la man deftra
moftra di ipargerlo in terra, laquale vien ce perta da alcuni lauoratori . Ciò
dimoftra il tempo delle Cernente,fe quali Ci Cogliono con /autoriti detto
Euftachio fpargere in terra il mefe di Decembre* Gennaro * VN giouane, ilquale
moftra d'andare a caccia con diuerri cani, tiene e vna mano vn corno da ibnore
> 6^ in ipalk vn Laftone, col qi porta vn lepre con altri animali • Con
quefto C\ moftra il tempo d'andar a caccia, percioche eftèndo ripofi il guano,
et il vino, Se raccolte tutte l'altre cofe, che fono vtili alia vita hum^ na,
l'huomo Ce ne va quefto mete di Gennaro a caccia . Febraro . \J N vecchio
crefpo, canuto, veftito di pelle fin*a i piedi, fta a redere aj! predo vn gran
fuoco, et moftra fcaldarfi. Quella figura moftra non pur l'apprezza de
l'inuerno, ma il freddo de fa vecchiezza, fi come fi fuo! dire. La fiagion
fredda, e* piaceri amorofi Condotto l'hanno Jìar vicin al fuoco Dal vigor
naturai coHui fogliando MESE IN GENERALE. GIOVANE "veftito di bianco, con
due cornetti bianch?, volti ve^ la terra, c\^ terrà la mano (opra vn vitello
d'vn corno iolo, $C fy coronato di palma . Et il mefe da Orfeo domandato Vìcello
di vn corno, folo, perche in quelj modo fi ha la defìnitione del Mefe, il quale
non è alcro,che il corfo,che fa, Luna per li dodici Segni del Zodiaco, nel
quale viaggio, pare à gli occhi d ftri,che parte del tempo crefea, et parte
feemi . Lo feemare fi dimoftra col corno tagliato, Se col crei cere Yeti del
*vitell| il quale per Ce ftellb Ci 'viene aumentando col crei cere, 6^ ^ col
calare dellji Luna ; peto la Luna è da Apollodoro, Se da alcuni altri fautori
dimanda Taurione_, . Le due corna della tefta,dimoftn:rio l'apparenza che fa
elfa à noi altri, qui do è nella fine del mele . Fuftachio dimanda il mele
bue,corr e cagione della generatione,comme» tando il primo libro dell'iliade .
i La palrn_ ogni nuoua Luna manda fuori ~vn nuouo ramo, &C quando | Luna ,
^j .una ha 'vent'otto giorni, ella ha T'vltima parte di fuori illuminata, in-,
nodo che, l'eftreme parti della Luna riguardano all'ingiù, .6^ de* fuoi frut'
quelli pia fi (limano, per alcune medicine, i quali hanno forma più rimili i
Ila Luna . Si potrà fare ancora con Therba detta Lunaria, la quale fi forine
eflere di al natura, che ogei giorno pe*de*vna foglia,, finche la Luna-cala,
pei al erecere d'eoa,.crefce ogni giorno all'kcrba vn altra «foglia, talchejn
vn^ai mec tu tte le per de, e racquifta . METAFISICA DONNA con vn globo, et *vn
horofogio (òtto ali! piedi, narrerà gli occhi bendati, ó^T'in capo
'*vna-corona,facendo con la deftra mano vn ;efto tale, che dia legno di
conternplatione, &C con la finiftra tenga vn feetro,perche effondo ella
Regina di tutte l'altre faenze acqui fta te. per lume narrale, òC fprezzando
lecofe foggettc allamutatione, eàl tempo confiderà e co (e fuperiori con la
fòla forza dell'intelletto,mon curando del fènfo . j MeHpfica . DOnna, che
fotto al piede finirli o tenjra vn globo, conia delira mano appoggiata alla
guancia,& che.ftiaj>enfòfa.j òC^xon la finiftra mano ftù n atto di
accennare . Per la palla confiderà il mondo tutto, S^lecofé co rrutibili,cnc
fòggia^:tono,come "vili a quefta feienza 3 la quale s'inalza folo allecofe-cclefti,*^
liuine • a M INACCI£ DONNA con la bocca aperta -, con acconciatura di tefta>
ohe rappr*» lenti *vn moftro fpauenteuole, veftita di bigio -ricamato «Hco'flb,
8£"" aero, in vna man oterrà vna fpada, cV^ -nell'altro vn battone in
atto minac:ieuole_, . Minaccie fon le dimoftrationi, che fi-fimno per
fipauentare, et dar terrore altrui, cVT* perche in quattro maniere può nafeere
k> fpauento, però quattro cote principali fi notano in quella figura
descritta da Euftachio, d^ fono la tefta, il vellico, la fpada, et il barione-»
Si fa con la bocca aperta, per dimoftrare, che l'impeto delle minacele f* la
voce, il quale poi accrefe e. ìpauento-a quelli, perche fi grida, Òc^ perche
nel gridare fi còmmuoue il -fàftgue, fi porta fèmpreyn non foche ;ipa* uenteuole
nella faccia, 6^_ fi come; la voce còmmuoue l'orecchie, Così,i li» neamenti
della faccia fpauentano per la vi fra difpiaceuole, come ancora lau» horribile
acconciatura della fuatefta> Il veftito bigio per cfTer quefto colore
compofto di bianco, 6^ di nero, e metto per fomigliar la nottc,ch'è
fpauenteuoIe,non quando è ofcuriffima:ma quando ha folo tanta luce, che fèrua
per veder le forme fpauenteuoli»che fi iponno rapprefentatconfufainente in
etfà,per quefto fi dice da' Poeti l'inferno iiflèr pìen di oicura luce, et
Virgilio nel 6", dell'Eneide ditle ., ' ì^uate ** luì Quale perincertam
lunamfub luce maligna E(ì iter injylus vbi calum e onditi t ymbra,
luppiter,&c, Il ricamp rollò» et nero» moftra che il minaccio £ /fendè per
ipauen al /angue, ouero alla morte . Il baftone, Se la fpada,
fann»conofcerequa£fortedi minacele fi deue ad perare con nemici
valoroii>& quale con fetuitori > Se genti plebee >che po>
iànno, Se conofeono delle cofe d'honore «, MlSERIA, Vedi a Calamità . Miferìa Mondana,
DONNA, che tenga la tefta dentro ad vna palla dr vetro r &Cz\ tra/parente,
Se con vna borfa verfi denari,& gioie* « La tefta ne la palla di vetro
facilmente per la continoua efperienza de li vanità di quella vita, fi
comprende quel che lignifichi* e eiafeun per fé ftd nel peregrinaggio di quefti
pochi giorni, che ftiamo fopra la terra > /a quan yani fian© Jj noftri
defideri j, Se córte le noftre fperanze La tefta fi piglia per il pensièro,
effetto dell'anima in effà . Il vetro moftra la 'vanità delle cofè mondane per
la fragilità fila, oué perche la mi/èria humana confifte incedere in qua! parte
Fhuomo/ fi "voi alle cofe maggiori di quef cftè fono, (limando gran cofa
gl'honori, le riccb 2(e, Se còfè fimi li, che poi fèn^a il vetro, fi 'Vede che
fono vanità, et mitèni ouero, che come il vetro non terminala villa di quello,
che vf guard»,peri fer corpo diafano, così le ricche^xe, SC* beni del mondo non
danno mai te mine a noftri penfieri, an^i, che tuttauia accrefeono il defiderio
di paflan auanti, e con quefto infelice continou© flimolo ci conducemo
miferar>iea alla morte. La borfà, che élla verfà, moftra, che come
volgarmente fi crede eflcre fèj ce chi ha gran facoltà, cosi fi vede etler
priuo di gran commodi chi ne èfci za, il che facilmente pub fuccedere a ciafeuno
. MISERICORDIA. Vedi alle Beatitudini. Miferìeordia DONNA di carnagione bianca,
hauer* gli occhi groflì, Se il nafo -*— * quaritò aquilino, con vna ghirlanda
d'oliua in capo, ftando con f braccia aperte, ma tenga con là deftra mano vn
ramo di cedrò con il frut * canto vi fari l'vccello pola>otfero cornacchia .
Mifericordia è vn affetto dell'animo compaffioneuole verfò l'altrui mah come
dice S. Giouanni Damasceno lib. a. cap. 24. La carnagione bianca, gl'occhi
groflì, fi come offerii Sig.Fuluio Orfino De familijs Romanorum nella Gente
Crepufia, doue 5tte vna medaglia, nel cui diritto leggeri dietro vna tefta . L.
CENSORIN. 1 riuerfo vna "virtoria fopra -vn carro tirato da due Caualli in
atto di corre-,fotto li quali -vi fono quefti nomi. C. LIMETA. P. CREPVSJ .
che^' no i detti deputati /òpra la zecca, dal qual riuerfo apparisce, che . C.
LIETA, nqn può lignificare altro, che Caius Limetanus, attefoche faria -vn©
ropofito a mettere C. Limitibus metandis . fotto due caualli .la medaglia Caio
Mamilio Limetano da Pierio non conofciuta -vedefi raprefentata al iuo in
iftampa nella medefima opera dell'Orlino, doue tratta della Gente^ amilia,cV~
proua per autorità di Saluftio,che detto C. Mamilio fu anco Trimo della Plebe,
ini chiaramente fi viene in cognitione, che quel Simolacro n habito palliato,
corto, &C foccinto, col cappelletto in tefta, con il baftos In mano, éV^
con il cane a piedi, che ha la tefta alzata, cV~ bocca aperta erfò lui, è
VlifTe, che doppo xx. anni fé ne ritornò a caia fila incognito fòt-, Tfeentito
habito di mendico, riconofciuto per patrone da Argo filo canet quale imagine
fece imprimere Caio Mamilio Limetano per memoria, cho fua gente Mamilia
djfcendeua da Mamilia figlia di Telogono, che fd figlirio di Vlifie nato di
Circe, cV^ è quello che edificò nel Latio Frafcati, cofi fcriue Sedo Pompeo,
Plutarco, Acrone, òC Porfirio Interprete d'Horaj, però i più antichi Marnili j
furono cognominati Tufculani, il primo che^» troui è Ottauio Mamilio Tufculano:
Cicerone lib. 2. de Natur. Deorurru tpud Regillum beilo latinorum, cum ^4ul.
Tofthumius Difiator cum OSlauh tamilio Tufculano prillo dìmicaret, in nofira
ade Caftort& Tollux ex equis pn taretiififunt.llquzle Ottauio Mamilio fu
Genero di Tarquinio Superbo, cole attefta Liuio nella Decade prima del terzo
libro, quando ragiona di Tarqui io Rè,che fi conciliaua la gratia de Principali
Latini con gli alloggi, e parente. O&auio Mamilio Tufculano ( is
longèTrinceps latini nominis erat, fi wc credimus, ab Vliffe Dcaqi Circe
oriundus ) ei Mamilio pliamnuptam dat :f> fcaeI S» tacciato dal Regno
Tarquinio Superbo doppo 5 2. anni eflendo Confoli Li rio MinutioCarbeto, c^
Caio NautioRutilio, fu Lucio MamilioTufculan faito Cittadino Romano, di che
Liuio Decade prima.lib.3. L. Mamilio Tufct Iaoo approbantibus cunctis Ciuitas
data eft. 400. anni doppo in circa Cai Mamilio Liuetano per memoria della Tua
flirpedifcefa da VlilTe, fece impc mer la (ùdetta medaglia « li cappclletto,che
portaìn tefta lenza falda, è di quelli fatti a gulfa di mcz ouo di Struzzo,
nella forma che (ì vede in capo alle ftatue di Caftore, oc"~ Po luce
guerrieri la conici, di che Pompeo Fedo * Tika-Caflori, per non dar fi a
conofeere : maL» ella medaglia vi ftà imprefto, ouero per aggiunto, nella
guifa, che lo aggiunin quelli tempi Nicomacho, tanto più che nelii verfi
d'Homero ( che per tal mto più abailò Doneremo ) non fi nomina ; ouero perche
Vlille fta figurato ;r viaggio, penfando CaioMamilio,che la fece battere
all'vio di Roma,atte che ì Romani per viaggio portauano il cappello . Tarquinio
Prifco auanti [(Te R è andando a Roma *vn*Aquila gli tolte il cappello, óc^
vn'alta Aquila ce il fimile a Diadumeno figlio di Macrino Imperatore mentre
andaua a f paf > in campagna : in Citta non l'vfàuano i Romani : Giufto
Lipfio lib. primo edorum cap. 23. afferma che i Romani andauano (coperti, et
non portaua» 0 all'vianza noftra i capelli, diche promette trattarne a pieno
nelli fuoi Saìrnali, a quali rimetto il lettore, non hauendoli io veduti ; in
qua»to al dubio, che iui muoue fopra autori, che fanno mentione di feoprirfi la
tefta per onorar altri, tra quali Seneca, Saluftio, et Plutarco, che nelli
precetti di regere la Republica, et nella vita di Pompeo ragionando deirhonore
» che facea Siila a Pompeo, dice che auanti di lui ancorché giouane fi leuaua
in piedi, fi feopriua tefta: fi può rifpondere, che fé vn Cittadino Romano era
in Citta feopriua la tefta con quella parte di toga, che in teda rauuolgeua
ogni Citrino, s'era per viaggio fi leuaua il cappello . il medemo cap pelio da
viaggio tetto da Giulio Capitolino Cucullione porrauafi anco di notte, fi come
riferire nella vita di Vero Imperatore, il quale ad imi catione de'vitij di
Caligola,& i Nerone andaua la notte in volta con vn cappello in tefta per
le tauerne,6e^ iioghi public! di Donne infami,oue incognito fi mefchiaua con
taglia cantoni, ! sgherri per attaccar rilfe, dalle quali bene fpelfo fé ne
partiua con la faccia** immaccata,& liuida, tornandotene a Palazzo tutto
afflitto . In tantum uitiown Caìanorum, et T^cronianorum, ac Vìtellianorumfuiffe
Amulum, >t uagsttur notte per tabernas^c lupanari a obtecte capite
Cucullione uulgarì uiatorh, fr commifeeretur cum triconius, et committeret
rixudifjtmulans quis efiet, Apeque ajflictum liuida facie rediifiey& in
tabernis agnitumjcumfefe abfconàjéìc . Cuculio Santonico da Giouuenale nella
Satira ottaua chiamato" il capeio alla Franzefe, che i vagabondi adulteri
di notte portauano. tfocturnus adul(•k Tempora Santonico ueUs adoperiti
cuculio} D % Nella Sumere notturno* Meretrix *Aug. cuculio s> Lìqbat comite
anelila no aplius », Et nìgrumflauo crìnem ascondente galero . Se ben forfè
legger fi potrei, Et mgrumflauum crinemabfcondente galero, più verifimile è,
che il biorB quello luogo Ha epitheto della chiomsu, che del cappello, Virgilio
nel 4,r Eneide al crine da pure l'epitheto di biondo . Et crinesflauos,&
membri cor a iuuent come guida alla patria con tal fèntimento di parole . Hunc
auttm refpondens allocutuseft prudens Vlyflcs Cognojco, mente teneo, ))&c
iam intelligenti iubes • Sed camus, tu autem poftea ajjìdueduc, Ha autem
mihifìcubi baculum incifum eft, Vt innitar., quoniam d kitis valde Inbricam
ejìe vìam • •] Dixit, et circum bumeros deturpem impojuit peram Denfis fcrutis
rimofam, tortilis vero eratfunis . Eàmaus autem ei baculum gratum dedit. Hi
iuerunt,ftabulum autem canes, et paftorts uku Cuftodkbant d i •munente s, bic
autem in ciuitatem duxit J^gem Vaupcri tri/ti fimilem,&. Maculo innitentem,
b&c autem triftia circum corpus vefiimenta indutusi Più abaifo rifenice
Homero, quando il cane Argo lo riconobbe doppo xn* Cani* Pierio piglia
Mercurio, fcolpit© lei diritto di detta medaglia per (imbolo della Concordia,
che ne deue feguie doppo la limitatone della mifara ; nel che parimenti i rra,
elTendo in queft© topronto, Mercurio figura dell'eloquenza, et fapienza
d'VliflTe, al quale Merlino Tuo protettore diede ( cerne canta Homero nella X.
Odiilèa ) contro gii ricanti di Circe, i'ht rba Moli difficile a (canard, della
cui d fficultà Piin.lib.2 5. ap.4. la quale Herba è gierolifico della (apienza,
òC* eloquenza, che difficilncnte da gli huomini s'acquifta, con la quale Vlifle
potè far refiften^a a giornanti di Circe, cioè alli piaceri, òC alle fen(ualit
Procace tr .2 gli Albani, Aza nella Giudea, 6^ Ciercboam in G'erualemme
regnauano ; ma è facil cofa, cr e intenda di mifure di cole liqu de, flc"~
roinute_ . Geliio citato da Plinio libro fèttimo, capitolo
cinqu2ntsfei,;!ttribuifcc^ l'inuentione delle mifure a_, Pallamede, ó^ Plinio
a_ Fi don e Argiuo, che-» filil decimo Principe de gli Elei, dhppo Hercolc potentiffimo
fra tutti gli altri di fuo tempo, per quanto riferifee Stratone libro ottano,
doue nomiila la mifura Fildonia, la quale ier.ea dubbio era di cofe liquide, 6^
minute, D 3 fé pòS+ fé ponemo mente a quel palio di l heotoratfco nelli
Senatore nel capitolo della Geometria, oue narra, che il primo,che mi; (urafle,
àC partiue la terra fu l'Egittio Trimum ^fegiptius dominis pr* prijsfertur effe
partitus,cuius difciplina magiari mmfores ante dicebantur qual fuiTequefto
Egittìo, trouafi in Herodoto lib. 2. chiamato Sefoftre, da. alcuni Sefofe,
difeefo dall' Arabia, primo Rè di Egitto, il quale diftribuì ai ogni fuo
valìallo vna egual portione di terra, 6^ v'impofe vn datio da pa gaffi ogni
anno, et fé à quaLchunogli fullè ftato Iminuito il terreno dalle in xaondationi,
il Rè mandaua ì mifiirareil danno dato, acciò fecondo la tali fi defalcacele
fmimiiue il xiatio, di qui la Geometria, 8C la Mifura hebbe ori £ine, la quale
pafsò poi nella Grecia . * li, mifure, et geometria edificar no» fi debbe,
perciò alcuni applicano a lu quel verfo d'Ouidio nel primo delle Metamorfosi.
Cautus bumum lungo fìgnauit limite Menfor . E la mifura figurata da noi con
ifttcmenti, che (colpiti fi "Yeggiono nelle, antiche infcrittioni de'
Romani, òCT primieramente (e le da nella man deftn il piede Romano principal
mifura, dalla quale tutte le altre fi deriuano, co ine la fudetta Decempenda,
Vlna, cubitum, Orgya mifura di fei piedi, fl^ plethrum mifura di cento piedi,
oc"* altre, che nomina Budeo nel luogo cita* Co » et con quelle mifure de piedi
fi naiiuuuano le miglia, li ingerì, et lo Itadio,che del Icmifwre, acciocfce il
Pubiico non patilfe danno, fii coramella al Prefetc» delle . >r fella Città
. SanTommallò nel fecondo libro del Regimento de' Principi caltelo quattordici,
dice cheli pcfi, 6^ le mifure fono neceflarij alla conferà htione della
Republica, percioche con quelli fi conferua la fedeltà nel conlattare^ : Onde
l'Eterno Padre Iddio nel Leuitico capitolo dicianone, ord;landò a Mosè, che
eilortalle il Popolo a mantenetela giufticia, propofe reiole della naturai
giuftitia_ ; non farete, diile, cola alcuna iniqua nel pe/o, L nella mifura .
T^on facietis iniquum aliquid in iudicio, in rcgula, in ponsre, et menfura
fiaterà iusla 3 et #qua fint fondeva ; iuslus modius, dquifyefextarms .
Soggiunge San Tommafo. Ergo B^eges pondera, et menjuras ìadere debent populis
fibifubitflisvt rtfleftin commerci] sihabeant, La prelente hgura può feruire
non folo per mifura materiale de (iti 9 cam1,6^ edifici), ma anco per miiura
morale > òC moderatone di fé medemo : òre, dice. Tokhe h Ihaurè mifìtrata,
la Ttrtica Mi dirà quanto ella vai, fino a vn picchio, E molto propoi donata a
denotar la miiura del proprio *vhi€rt>, 8f far lo (candiglio delle fue
facilità, perche .contenendoti molte mifure-. i pertiche nelli terreni,
polleiìioni, $C 'Ville, dalle quali fé ne caua-. 'Vitto lignificare in quello
luogo il faper mifurare le lpefc, aftenenofi dalle fuperfluità, tk^
gouernandofi conforme^ l'entrato iua, et indica } che danao le raccolte de gli
fuoi terreni » •nd'è jS ond'è quel detto di Perfio poeta parlato in prouerbio .
M effe tenus propri*} uè . fa le fpefe fecondo la tua raccolta, Si le tue
facoltà ; metafora preia da Agricoltori, che mifurano le fpefe con f entrate;
> checauano dalle raccolt delli campi loro, altrimenti non fi pub durare,
quando la fpefa fupera il gì dagno. Horatiolib. s.fatira^. Define
eultummaioremeenfu, lana la fpei maggiore dell* entrata, non ti mettere a far
quel che non puoi ; ma datti e fura, de norma da te ìtelfo ; dalla qual norma
farà figura la quadra, da lat detta norma, con la quale fi mifurano, et
aguagliano gli angoli, &C per noi con la quadra della ragione dobbiamo
aguagliare l'angolo de la fpefa e l'angolo dell'entrata, et dobbiamo mi furar
bene l'vno, t\C l'altro cantoi con la propria mifura, conforme a quel detto di
Luciano, Dijudices dimet tisq; propria ytrumq; menfura. fi che deuefi ltare in
ceruelìo, et viuere a fei che è il compaflo, col qual dobbiamo mifurare la
circonferenza, &ape^ ra della noftra bocca . Giouenale fatira xi. Bucc£
Tfofcenda efl menfura Ju&fpetlandaq; rebus Infummis, minimi fq; etiam, cum
Tifcis emetur: 7v(e cupias Mullum, cumfit ti Gobio tantum . In loculis : Quis
enim te deficiente cumenta, . Et enfiente gula manet exitus me paterno ì Ne'
quali verfi ci fi dà ad intendere, che non fi deue mandare ogni cofa per la
gola con parafiti, in palli, in banchetti, e conimi ; ma che ciafeuno uè
conoscere la mifura della lua bocca, óc^ che fi deue riguardare nellej fé
grandi, et nelle minime ancora /quando fi compra il Pefce,fe hai lolam te modo
da comperare il Gò, pefee da mercato, non desiderare il Mullo condo alcuni la
triglia, che vai più ; impercioche feemando la borfa, &C * feendo la gola,
non fi può fperare fé non efito cattiuo, et infelice de l'heg tà paterna ;
riducendofi poi in eftrema miferia il diflìpatore, e fpregatoreg fen^a mifura è
vilìùto . Il jNiuello col perpendicolo da' latini detto Libe| tiene anco il fuo
miftico fentimento,attefò che col niuellofi bilancia, pel cofi, l'opera,
facendoli proua fé ella è retta, giuda, ó£~ vguale : cofi noi p. mentf dobbiamo
ponere il niuello fopra le noftre opere, 8c^ con giufta tta bilanciare, et
mifurare la noftra conditione, e lo (lato noftro . Oportet autem iuxtafuam
quemq\ conditionem, Vniufiuiufqi rei fpcclare modum . Dille Pindaro j Et perche
col perpendicolo, pelò di piombo Ci mifura l'altezza, dobbia anco noi mifurare
l'altezza de* noftri penfieri col perpendicolo del intellet Se del giuditio,
acciò non facciamo cartelli in aria . Quicquid excejjit modum Tendet inviabili
loco . Dice Seneca nell'Edipo . Ci òche efeede il modo, et è fuor di mifura dep
ere da loco inftabile : ma la mifura rende il luogo ftabile,& fermo,&
li peni d'atti oni graui, mifurati con debita mifura, fi pollono comportare. J^»i
j uà mctìtur pondera [erre poteH, Veriò degno di Valerio Martiale . Deue dunque
ciafeuno portar Ceco mifura d ella ragione per mifurare le lue operatioui, '6^
regolarli in qt co . j9 ti debiti modi, acciò polla caminare in quefta 'vita
per la -via diiitca, gin* » &»-_> eguale fenza intoppo alcuno .
MODESTIA. N A giouanetta, che tengha ne la deftra mano vno fcettro,in cima del
quale vi fia vn'occhio, veftafi di bianco, S: cingati con vna cinta d'oro, acon
il capo chino, fen^a ciuffo, et fenz'altro ornamento di tefta . Santo Agoftino
dice,che la modeftia è detta dal modo?&~ il modo è padre ie l'ordine : di
modo che, la modeftia confitte, in ordinare, Se moderare !e_^ >èrationi
humane, òC per far ciò, bifogna collocare lo feopo della noftra inntione fuor
d'ogni termine eftremo dal mancamento, §C dell'eccello, tal le ne le noftre
attioni non ci teniamo al poco,ne al troppo, ma ne la ~*ia di ezzo regolata da
la moderatione, de la quale n'è (imbolo l'occhio in cima-» ; lo feettro,
percioche .gl'antichi facerdoti 'Volendo congieroclifico ligniflil moderatore,
foleuano fare 'vn'occhio, óc^ vno feettro, cofe molto concienti alla modeftia,
perche chi ha modeftia > ha occhio di non calcare in qualche i fé qualche
mancamento, et chi fi laffa reggere dallo fcettro della modeftia, sa frenare li
Tuoi penfieri, acciò non incorrino nel fouerchio . Modeftia enim ( fé condo
feri uè Hugone autore efemplare ) cfl cultum, et motum, et omnem n flram
occupationem vltra defeflum, et cifra excefìum filiere. La Modeftia dunque
richiede, che Phuomo fappia moderare fé ftefTo,do particulare di Dio, come
Sotade antichiflimo potrà greco lafsò fcritto. EsmodeHushoc Dei manusputa.
Modeftia prompta tunc aderit tibi>fi moderabis te ipfum . Il
"veftimenro biancone fegno di modeftia,& d'animo,il qual contento dell
co fé premènti, par che niente tenti più alianti, ciò narra Pierio
Valerianolib,^ Si cinge la modeftia con cinta d'oro, perciò che ancolediuine
lettere me Piante la (ìidetta cinta dimoftrano la temperanza, et la modeftia,
per la quaì i larghi . et lafciui defideri j, et sfrenate cupidità, fi
iiftrigono,& fi raffrenano informandovi dentro l'animo vna pura modeftia,
come fi può comprendere dà Salmo Eruóhuit, in quei terzetto, Omnis gloria
eiusfilij$? Focato, con le coma nella fronte, che guardano in Cielo,la barba
lunga, $0 pendente verfo il petto, et ha in luogo di vefte vna pelle di
pantera, che li culpe il petto,& le /palle, tiene con IWna delle mani vna
bacchetta, la cima della quale è riuolta in guifa di paftorale, 6^ con l'altra
la fiftola iftromento di /ecce canne, dal me^zo in giù è in forma di capra
pelofo, et i fpido . £c Silio Italico lo dipinge ancor egli in quefta guifa
cofi dicendo . lieto delle fue fefte Tan dimena la picciol coda, et bà di acuto
pino le tempie cinte, e dalla rubiconda fronte efeono due breui corna, e fon*
l'kifpidaèarba feende fopra il petto Dal duro meno, e porta quefto Dio Sempre
rna uerga paftorale in mane Cui cinge i fianchi di timida Dama la maculofa
pelle il petto, e il dorfo* Pan è voce Greca, 6C in noftra lingua lignifica
l'vniuèrfo, onde gli antichi polendo Tonificare il Mondo per quefta figura ante
ndeuano per li corni nella-, ruifa che dicemmo, il Sole, c che fta fopra gli
altri Elementi, in confine delie celcfti sfere, La barba lunga, che va giù per
lo petto, mtfftracfoe i due Elementi fùperioi, cioè Paria, e'1 fuoco fono di
natura, e forza inafehile, comandano le loro jnpreffionidi natura feminile. Ci
rappre/ènta la maculofa pelicene gli cuopre il petto, dc^ le fpalle,l'ot* ?aua
sfera, tutta dipinta di chiariffime ftelle, la quale parimente copte tutt*
juello che appartiene alla natura deile co/è. La verga dimoftra il gouerno
della natura, per la quale tutte le cofe { ma/Une quelle che mancano di ragione
) fono gouernate, àC nelle fue operationi ono anco à determinato fine . Si
dimoftra anco per la 'verga ritorta l'anno, flqualfi ritorce in (è ftefli.
lell'altra mano tiene la fiftula delle fette canne, perche fu Pan il primo,ehc
SC altre fimili cofe, eflèndo che nelf Europa vi fono i maggiori, e più ri
tenti Prencipi del Mondo y come la Maeftà Ce/àrea, 6^ il Sommo Pontcf Romano,
la cui auttorità fi ftende per tutto, doue ha luogo la Santiflìma \ Cattolica
Fede Chriftiana, laquale per gratia del Signor Iddio, hoggi è peri nuta fin al
nuouo mondo. Il cauallo, le più forti d'armi, la ciuetta /òpra il libro, et li
diuerfi ftrume muficali, dimoftrano che è ftata tempre fuperiore à l'altre
parti del mondo, rarmi,nelle lettere, et in tutte l'arti liberali . Le
fquadre,i pennelli, et i fcarpelli, lignificano hauer hawuti,& hauere hti
mini illuftri,& d'ingegni preftantilTimi, sì de Greci, Latin], ò\^ altri
eccell tiffimi nella pittura, fcoltura,& architettura . Nell'I fola di
Candia da Gioue in forma di Toro, come fingono i poeti: Europa nella Medaglia
di Lucio VokeoStrabone,& altroue è figurata D la, fopra *\n Toro,che la
porta via. ASIA, DONNA coronata di vnabelJiiTìma ghirlanda di vaghi fiori, 8 la
qual vogliono e tenerle l' Imperio, si deli* Afia maggiore,come de la minore.
La ghirlanda di fiori > et frutti è per lignificare che l'Afia ( come
riferiteci io. Boemo ) ha il Cielo molto temperato,& benigno . Onde produce
non fottuto quel che fa meftiero al viuere humano : ma ancora ogni forte di
delit perciò il Bembo così di lei cantò . Nell'odorato, e lucia' Oriente Là
(otto il vago, e temperato Cielo, Viue ma lieta, e riposata gente, Che non
l'offende mai caldo, né gielo . L'hàbìto ricco d'oro,& di gioie concerto,
dimoftra non Colo la copia grande, ie ha di elle quella feliciffima parte del
mondo,nu anco il coftume delle gen di quel paefe, perciòche come narra il
fopradetto Gio. Boemo non io lo gì' Ivommi : ma le donne ancora portano
pretiofi ornamenti > collane, maniglie» adenti, 6; vfano altri diueifi
abbigliamenti . E Tien f* | Ticn conja deftra mano i rami di diuerfi aromati,
perciò èl'Afia di efll et sì feconda, che liberamente gli di liribuìfce a.
tutte l'altre regioni . Il fumigante incenfiero, dimodra li fàoui >
^odoriferi liquori, gomme,5 fpetie,che producono diuerfè Prouincie de l'Afìa:
laonde JLuigi Tanfillo do cernente cantò.Ut fpirauan foauì .^irabi odori . Et
particolarmente delfincenfo. veti è in tanta copia, che bada abbondati
tementeper i facrificjj a tutto il mondo . Il Camelo è animai molto propio
dell' Afia* 6^ di eflS Ci feruono più, che. di ogn'altro animale. ASIA DONNA in
piedi, che nella finiftraticne tre da ;dh, in vna medaglia d A driano di
legnata da Occone ab Vrbe condita 8 75»vien anco di fegna ta neirifteflb luogo,
Donna in piedi, nella delira vn fèrpente^nella.firiiftra vn Jimone,, fòtto i
piò di vna Prora con la parola Alia, AFRICANA donna mora, quàfì nuda, hauerà li
cappèlli crefpi-, 8tT /parfi,te nendo in capo come per cimiero ""vna
tefta di elefante, al collo vn file di coralli, ó^jdieflia l'orecchie due
pendenti, con la deftra mano tenga *vi icorpione»& co la finiftra vn
cornucopia pien di fpighedi grano ; da vn lato af preltò di lei vi farà
rviiferociflìmo leone, et da l'altro vi fàranno.alcune viperei et fèrpenti
venenófi. Africarvna delle^quattro parti del Mondo è detta Africa, quafi aprica,
ciot vaga dèi Sole, perche è priua del freddo, ouero.è detta da Afro vno de
difeen» denti d'Abraham, come dice Giofèfo. Sirapprefèntamora, eflèndo l'Africa
fòttopofta al mej^zo dì, ó^_ partt-. di ella anco alla zona torrida j ondegli
Africani vengono a&eflère naturalmeq te bruni, et mori. Si fa*nuda, perche
non abbondamolto di ricchezze quetlopaefe., Xn tefta dell'Elefante fi pone,
perche cosìftafatta nella Medaglia deH*fmperadore.Adriano,>eirendo quelli
animali propine l'Africa, quali menaci da quei popoli in guerra, diedero non
folo mecauiglia ; ma da principio fpauento a R omani loro nemici . :Li capelli
neri, crefpi, coralli al collo, 6^ orecchie, fonoornamenti Joroj propij
morefehi . Il ferociffimo leone,il feorpione, Si. gli altri -venenofi Serpenti,
dimoftrano» che nell'Africa di tali animali ve n'è molta copia, et fono
infinitamente vene* noli, onde fopra di ciò, così dille Claudi.! no .
7^amq;feras aliis tdlits maurufìa donu Tr^buityhimfolì debet ccu vi&a
tributiti Il cornucopia pieno di (pigne di grano denota l'abbondar:^, et
fertilità friH mentaria dell'Africa, dellaquale ci fa fede Horatio. QuicqHid de Libycis verritur
arcis. Et *y ' Et Gio. Boemo anch'egli
nella detta deferittione, che fa de coftumi, leggi, f'vfanze di tutte le genti,
dice che due 'Volte l'anno gl'Africani mietono le iade, hauendo medefimamente
due 'volte nell'anno l'eftate . Et Ouidio nel luarto libro delle Metamorfofi
anch'egli'. Cumquefuper Libyc àsuitlor penderei arenas Gorgone} capitisgutta
cecìàertcruentA Quas burnus exteptas uarìos ammauit in angues ; VnàefrecjUens
Illa es~l, infeslaque terra colubri* . r\ 'O NNA che con la finiftra tiene
-"vn leone legato con vna fune, meda* LV glia di Seuero deferitta da
Occone ab Vrbe condì ta.p48.& 960, In meaglia di Adriano tiene vno scorpione
nella deftra, affila in terra, nella finiftra 11 cornucopia . L'Africa con la
probofeide in tefta de elefante vedali in Fuiio Orfini nella gente Ceftia,
Eppia 3Norbana, et nella medaglia di Q^ Ceci0 Metello Pio. E 2 AMEICO NOLO G
1nora, il che potrà ancora alludere al veflimento . Coronò quello pittore
l'offo del capo d'erta di "vna ghirlanda di -verde alto, per inoltrare
l'Imperio fuo fopra ruttili mortali, et la legge perpetua^, E 3 nella finifrra
mano le pinfo vn coltello auuolto con *vn ramo d'oliuo » perche non
fipuòauuicinarlapace, et il com modo mondano, che non s'auuicini ancpr la
morte, &la morte per fé della apporta pace, et quiete, et chela fi» è
ferita di;pace, et non di guerra » non hauendó chi gli refifta, « Le fa tenere
vn bordone dà peregrino in su la fpalla, carico di corone, di mitre, di
cappelli, di libri, ftrumenti muficali, collane daCaualieri, anella da
maritaggio, OC gioie, tutti iftromenti dell'allegrezze mondane, lequali
fabricano la Natura, et l'altre, &ella emula ambedue, -va per tutto inquie.
ta peregrinando, per furare, bC ritornare tutto quellojdi che a l'induftria, et
ai fapere humano fecero donatione . Ai Morfei SI può anco figurare con
"vna fpada in mano inatto mThacciéuolé,& neP l'altra con vna fiamma di
fuoco, lignificando, che la Motte taglia, òC diuide il mortale dall'immortale,
6c^_. con la fiamma abbrucia tutte lepfr te-ntiefenfitiue, togliendo il 'vigore
a' fenfi, et col corpo le riduce in cenn* j:©>&.infummo.. : Morto7* CW
gran'confideratione farebbe fondato all'autorità della fc'ritturaS» era chi
volette dipingere la morte,ieconck> fu moftrato in fpirito ad'A mor Profeta,
fi come è regiftrato nelle fue Profetie, al cap. òttauo, doue dice
Vncinumpomomm ego video, ciocche vedeua la morte,non fòlocome fi dipii gè
ordinariamente con là falce nella finiftra mano, ma anche con -vn vncini nella
deftra,perche sì comeco la falce fi lega il fieno,& l'herbebatte,che ftin
sì come ne l'Ode 28. deii'ifteilbli brodicc. mllum Sana caput Vroferpinafugit.
MORMORAI* IONEVedi a Detrattione*. MOSTRI. PERC HE molte volte occorre di
rapprefentare-diuerfi Mo(trì,sì terreftri, come acquatici, $C aerei, ho trouato
alcuni Poeti, che ne fan no memione ; onde mi pare a propofito di mefcolarii
inficine, per chi ne ha ueràbiiògno. SCILLA . ?j % CILLA. Secondo Homero
nell'OdiJfea, VN moftro herrendo dentro d'vna fpelonca marinatoti dodici piedi,
e ancor noi crede £/ pur toccai e la pelle irfutate dura : Ma quando chiaro
alfinconofee, e vede Che tutto è candì [otto alla cintura t Si Sìr accia il crin,
Rivolto, e'ipettofiede Itli, JB tale ha di [e Sleffo onta, e paura* Che fugge
il nuouo cant fccos'adim ■ Mafuggomnqne'puolfeco fel gim* *£t Virg". nel
5. dell'Eneide diilè. Scilla fi Hringe nell' aguati ofeuri. D'vnafpelonca» e n
fuor porge lahosc* Ei legni trahe dentro a gVafcofifcogli Human ha ilVolto, e
nel leggiadro afpetto Vtrginefembra, eie poHreme parti Di mar in
moHrofpauentofo, e grande Congiunte fon dilupo alfieroventre Didelfin porta al
fin l'altere code-, Scilla,e Cariddi fono due fcogli pofti nel mare di Sicilia,
eVfono ftati fèmvepericolofiffimi alli nauiganti, però i Poeti antichi
lidiedero figura di moiri marini opprefloiì di tutti quellì,chepafTano vicini
ad e/li . SCILLA. Moflro nella Medaglia 'di Sefio Tompeo . VN A donna nuda fino
al bellico > kquale con ambi le mani tiene ^r* timone di naue, 6^ par che
con elfo vogli menare vn colpo, et da! jell'co in giù èpefee, et fi diuide in
due code attorcigliate, et lotto al bellico ìfeono come tre cani, et tengono
mezzo il corpo fuori, et par che abbaino» Tiene il timone in atto minaccieuole,
et nociuo per dinotare, che eflendo Jcilla vn palio molto pericolofo a'
nauiganti > fuoi fpe^zarele naui 3 ÒiT amna^zare i marinari . v Si dimoftra
per i cani lo ftrepito grande che fa il mar tempeftofo, quando )atte in quei
fcogli,che s'aflomiglia al latrare de cani» òC il danno, che riceJono dalla
fierezza di Scilla quelli, che danno a traueiTo 5 onde Vergilio cosi iice con
quefti *ver fi nella fefta egloga . E 4 Can•7t Candida fuccinfìam latrantibus
inguina monflrìs fruii chi a s vevajferates, 6^ perciò il Petrarca difìe ..
Taffa la nane mìa colma d'oblito Intra Scilla e Cariddh&ca„ Chimera..
LVcretio, et Hòmero dicono* che la Chimera ha il capo di Leone, il ventre di
capra, ó\^ la coda di drago, et che getta fiamme per la bocca,co me racconta
anco Virgilio,, che la finge nella prima entrata dell' inferno inCerne con
altri moftri.. Quello,chc dittero fàuoleggiandò i Poeti della Chimera fiV
fondata nell'biftoria d'vn monte della Licia, dalla cima della quale
continuamente eicona fiamme, et ha d'intorno gran quantità di leoni, effondo
poi più a bailo veria il me^zo della fua altezza molt*abbondanza*d'arbori, e
pafcoli .. Griffo., SI dipinge con la tefta,con l'ali,, ccon l'artigli
all'aquila fomiglianti, 6^ con il refto del corpo, eco' piedi pofteriori.&
con la coda al leone. Dicono molti, che quelli animali fi trouano ne i
montideli' Armenia-; . è il Griffo infogna di Perugia m«a patria datali già
dagl'Armeni, li quali paflati quiui con figliuoli, ó\^ nepoti,ó\^ piacendoli
infinitamente il fìto,eflenN do dotato da la natura di tutti i beni, che fono
neceflarij a l'*^vfo humano, le« citamente v'habitarono dando principio alla
prelente nobile, inuitta, et gè* nerofa profferita .. Sfinge. LA Sfinge, come
raccont&Eliano ha la faccia fino alle mammelle di vna giouane, et il refto
del corpo di leone, ós^ Aufonio Gallo oltre a ciò dice,ch'ella ha due grand'ali
".. LaSfinge> fecondo la fauola,che fi race nta,.. flaua micino a Thebe
fopra d'vna certa,rupe,(8c^ a qualunque perii na*chc. pallaua di là pzo oneua
quefto enigma, cioè.. Qual folle quell'animale, c'i^ duepiedi,ò: ilmedeiìmoha
tre piedi, OC quattro piedi, et quei che non lapeuano feiorre quello detto,da
lei reftauano miferamente veci uyòcd morati ; io fciolfe Edipo, dicendo,^ .'era
l'huomo, il qual ne la fanciullezza a le mani, 6^ a i piedi appoggiandoli è di
quattro piedi, quando è grande cammina con due piedi : ma in vecchiezza
fcruendofì del baflone è di tre piedi ; Onde femendo il moltro dichiarato il
ìuo l fuo enigma, precipitosa mente giù del monte,oue ftaua fi lancia • *4pie.
F Infero li poeti l'arpie in forma dSrccelIi fporchi, et fetidi,Sc differo,
che. furono mandate al Mondo per gaftigo di Fineo Rè d'Arcadia,aI quale^,
[perche hauea accecati due iuoi figliuoli, per condefcendere a la coglia della
jnoghemadregna di eflì,.quefti vccclli, eilèndo acciecato
rimbrattauano,ó£"" toglieuano le viuande mentre mangiaua > et che
poi furono jcjueft* arpie fcac* ciate da gl'Argonauti in feruitio di detto Re
nel mare Aonio neil'ifole dette-» Strofadi >xome racconta
ApolloniadifFufamente. racconta Virgilio nel 3. de t'Eneidejche vna di quefte
predicente a i Troiani la venuta infelice, et i faftidij che doueuano
fopportare in pena d'hauer prouafcad'Vcciderle, et afimiglia* za di Vtrgilio
ledefesiue L'Anodo così . Erano fette in vnafchiera, e tutte Volto di donna
bauean pallide » e [morte Ter.lunga fame attenuate, e afeiutte» Horribil a
veder più che la morte Valaccie grandi hauean difform'c brutte Le man rapaci» e
l'vgne incurue, e torte Grand* e fetido il ventre, e lunga coda, Come
diferpe.che s aggirale fnoda. Furono l'arpie dimandate cani di Gioue, perche
ibno l'ifteflè, che le futie gante ne l'inferno con faccia di caneiComediiTe
Virgilio nel /èfto dell'Eneide» rtfaque canes vlulare per vmbram . fiicefi,che
quefti eccelli hanno perpetua fame a firn iHtudint de gl'auari . fììdra-,
DIpingefi l'hidra per vn fpauenteuole /èrpente, il quale come raceont&J
Ouidio lib. 9. Methamorf.hà più capi, ÒX^ di lei Hcrcole così dille quando
combattè con Achcioo trasformato in (erpente • Tu con vn capofol qui
mecogioslrì L'hidra cento n hauea, né laftimat, £ p e r ognvn,ch'io ne troncai,
di vento Tje viddi nafeer due di piùfpauento. Ci fono alcuni, che la pingono
con fette capi rapprefen tati per i fétte pee« cati mortali.. Cerberoi SEneca
la dèferiue in quello modo. il terrìbile cane, ch'alia guardia Sta del perduto
regno, e con tre bocche Lo fa d'horribil voce rifonare 1 orgendo gì aue tema
aletrisT ombre il capo, el collo ha cinto diferpenti, Et è la coda vn fiero
drago,ilqualc Fifchia, s'aggira,e tuttofi dibatte AppolJodoro
medefimamentelodcfcriuc ^m* di più dice ., che I peli d et in mano vna viola da
gamba » b altro inftrcmento muficale. Mufica. SI dipingono alla ri uà d'vn
chiaro fonte quali in circolo molti cigni, &£* nel mez2o *vn giouanetto con
l'ali alle /palle, con faccia-mollc-* > et delicata,tenendo in capo --vna
ghirlanda di fiori, il quale rapprefènta Zefiro in atto di gófiare le gote, et
di ìpiegar vn leggiero vento veifo i detti cigni,per la ripercusfión di quello
vento parerà«che le phime di eflì dolcemente fi muò,iiono,perche,come dice
Eliano,quefti vccelli noncantano mai, le non quando fpira Zefiro, come i
Mufici, che non fogliono volontieri cantare3fè non fpira-i qualche vento delle
loro lodi,& appreffo perfone,chc gufano la loro armonia. Mufica . D.
Otìna,che fuoni la cetra, laquale habbia vna corda rotta, ckT in luogo della
corda vi fia vna cicalaè In capo habbia vn rufignuolo vccello no^ tifiìmo, a'
piedi vn gran.vafò di vino, et vna Lira col fuo arco, La. cicalapoftafbpra la
cetra, fignifica la Mufica, per vn cafoauuenuta dì vn certo Eunomio, al quale
fonando vn giorno a concorrenza con Ariftoflej no Mufico,«el più dolcedel
fonare fi ruppe vna corda, &iub'bito Copra quella cetera andò volando vna
cicala, la quale co] fuo canto fuppliua al ;«»• r camento della còrda, cofi fu
vincitore, della concorrenza muficale. Onde per beneficio della cicala, di tal
fatto, li Greci drizzornó vna ftatua al detto Eu! nomio con vna cetera con la
cicala fopra, et la pofero per Hieroghfico della : mufica. v il Rofignuolo era
fimbolo della mufica per la varia,fii2ue5& dilettabile me lodia della
vtrce,• perche auuertirno gli antichi nella voce di quefto vccello tinta ia
perfetta feien^a della mufica ». cioè la voce hor graue., et hora acuta 9 jeen
tutte le altroché s'ofleruano per dilettare . Il vino fi pone perche la mufica
fùritrouataper tenergli animali allegri, coraefa )JÌ fg Ole fa il vino, et
ancora perche molto aiuto dà alla melodia delta voce I! -vi fio buono,
^delicato, però dittero gli antichi fcrittori vadino in compa gniadiBaccho» M V
s e; FVRONO rapprefentate le Mufe da gli antichi giouani, gratio/è, 6^J
Vergini, quali fi dichiarano nell'epigramma di Platone referto da Dio gene Laertio
in quella fèntenza . H&c Venus ad Mufas . Venerem exhorrefcite l^ympht,
lArmatus vobis aut amor infilìet . Tunc Mufe ad Venerem. Lepida hac loca tolte
precamur • diliger bue ad nos non volat Me puer . Et Eufebio nel lib. della
prcparatione Euangelica dice eflèr chiamate Izì Mufe dalla voce Greca mneo, che
lignifica inftruire di honefla, 8c buona di« fciplina; onde Orfeo nelli Tuoi
hinni canta come le Mule han dimoftrata la Religione, et il ben vmer'a gli
huomini . Li nomi di dette Mufe fono quelli, Clio, Euterpe, Talia, Melpomene,
Polimnia, Erato, Ter/icore, Vania, Oc Calliope » CLIO. KAPPRESENTAREMO Clio
donzella con vna ghirlanda dì fami ro, che con la delira mano tenghivna tromba,
&con la finiltra vii Jibro, che di fuora fia fcritto TVCIDIDES . Quella Mufa
è detta Clio, dalla voce Greca eleo, che lignifica lodare, b dall'altra cleos,
fignificante gloria, et celebratione delle cofe, che ella cani ta,ouero per la
gloria, che hanno li Poeti preflò gli huomini dotti, come di* ce Cornuto, come
anco per la gloria, che riceuono gl'huoniini, che fono ce* lebrati da Poeti, •
Si dipinge con il libro Tucidìdes, percioche attribuendoli a quella Mufìu»
Thiftoria, dicendo Virg, in opufe, de Mulìs. Cliogefta canens tranfafli tempora
reddit . Conuien che ciò li dimoftri con l'opere di famofo Hiltorico, qual fàjl
detto Tucidide. La corona di lauro dimoftra,che fi come il lauro è* fempre
verde,e longhifV fimo tempo fi mantiene, cofi per l'opere dell'Hiftoria
perpetuamente "vi-. nono le cofè pallate, come ancor le prefenti, EVTERPE,
GIOVANETTA bella, hauerà cinta la teda di vna ghirlanda di vari) fiori, terrà
con ambi le mani diuerfi ftromenti da fiato. Euterpe, fecondo la voce Greca
fignifica gioconda, et dilettetfrMe, per ii piacere, che lì piglia dalla buona
eruditione, come dice Diodoro lib. j.cap. i. et dalli Latini fi chiama Euterpe
: Bene dekclans.Alcuni vogliono, che quefta Mufa fia fojwra la Dialettica, ma
ipiù dicono, ke fi diletta delie tibie, et altri inftcomenti daikto, così
dicendo Oratio nela prima ode del lib. i. Si neque tibias liuterie eohibet. Il
Virg. in opufé. de Mufis . £>ulcik*[uis xalamos Euterpe Slaiibusyyget. Se /e
da ghirlanda di fiori, perche gl'antichi dauano alle .Mule ghirlanda li Roti,
per eiprimer la giocondità del^propio lignificato perii Tuo nome, àC flètto del
fuQno,.che tratta., TALI A. GIOVAN E di Ìafciuo., et allegro volto, m capo
Imierà 'vnaghirla-nda d'hedera,Zti\À con la fìniftra mano vna^nafchera
ridicolofa,6Y~ ne piedi i ibechi . A quefta Mufa fi.attribuifce l'opera della
Commedia., dicendo Virgilio iru pufc.deMufìs. Comica ìafciuo
gaudetfermonel'halid.. Perciò le fta bene U -volto allegro, et Ìafciuo, come
anco la ghirlanda dihs;ra in fegno della fua prerogatiua fopra la Poefia
Comica: La maTchara.ridicolofa, lignifica la rapprefentatione del fuggetto
rideuolc erpropio della Commedia. -Li Tocchi eflèndo calda-menti,, che
vfauanoanticamentej3ortare.it.eci tanti t Commedia>dichiarano di
-vantaggio-la noftra figura. MELPOMENE D0NZELLA d’aspetto, èx^veftitograue, con
ricca, 8^ "vaga acconciatura di capo, terrà-con la finiftra'mano feettri,
et corone alzate in to, et parimente faranno altri feettri, &C cotoneauanti
lei gittate per teri».ÓX con la delira mano terrà ~vn pugnale nudo, Se ne i
piedi i coturni . irgilio attribuifee a quefta Mufa -l'opera cfella Tragedia
con quefto verfo. Melpomene tragico proclamatm&Sìaboatu . Benché altri la
facciano inuentrice del canto, donde anco hariceuuto il noie,peròche vien detta
dal nome Greco Molpi, che vuol dir Cantinela, 3^ lelodia, per la qualeiono
addolciti gli auditori . Di qui dice-Horatio ode 4. lib. 1. Cuiliquidam. pater
uocem cumcrthara dedit. Sì rapprefenta di afpetto,^^ di habito graue, perche il
fùggetto della Tracia è cofà tale, eftendo attione nota per fama, ò per
rhiftone,laqual grauità i viene attribuita da Ouidio.
ùmnegenusfcriptigrauitateTragadia lanciti Ce corone, 6*^ feettri parte in mano,
&C pacte in terra, et il pugnale nu3>%nificano il cafb della felicità,
et infelicità mondana de gl'hiiomini per wtenere la Tragedia txapafto
difelicita a miferie, cuero il contrario da mirie a felicita . U coturni,che
tiene ne i piedi fono iftromenù di elfa Tragedia. Onde Horatio nella Poetica
diceEfchilo hauergli dati tali mftrumenti . Tofìkuc per fona » patt Carmine,
wtttu . TERTERPSICORE, ^ I dipingerà parimente donzella di leggiadro, §C vago
appetto, terrà \tu j cetera mofttandojdi fonarla, ri ara in capo vna ghirlanda
di penne di varìj olori, tra odiali faranno quelli di Gazza, et ftarain
attogratiofodi ballare. Se le da la cetera per Tauttorita del P©eta,che nel
detto opufcolo, dice TerflCOIC • . lAffeEìus titharismouH, imperat,auget . Le
fida la ghirlanda, come fi eletto, fi perche fòleuano gli antichi talora
coronare le Mufè con penne di diuerfi colori, inoltrando con elle il troa della
vittoria, che riebbero le mufè per hauer *"vinto le sirene a cantaro » ime
fcriue Paufània nel nono lib. della Grecia, et le noue figliuole di Pierio,
^diEuippe v icore fopra i balli . VRANI A T A VERA vnaghirlanda di lucenti
ftelle3fàra veftita di azzurro,& ha* ri uerà in mano vn globo rappre
tentante le sfere celefti. La prefente Mufa è detta daLarini celefte,
lignificando Vranos, che è l'ilio che il Gela: Vogliono akuni che ella fia cofi
dettaj perche inalza al Cie^rhuomini dotti» Se le da la corona di ftelle,&
il vestimento azzurro in conformiti del filo fìificato, et globo sferico
dicendo così Virg. in opufc.de Mufis. >Vraniac&li motusjcrutatur, et
aflra* CALLIOPE. "MOV A NE ancor eila,& hauera cinta la fronte di vn
cerchio d oro,nel J braccio finiftro terrà molte ghirlande di lauro, Se con la
deftra mano tre ri, in ciafeun de'quàli apparirà il propio titolo, cioè in vn
Odiflea, nellal3!iade,&: nel terzo Eneide. Calliope è detta dalla bella
voce., quaflappo tis culiftopos donde anco Ho* ;ro la chiama Deam clama ntem.
Se le cinge la fronte con il cerchio d'oro, perche fecondo Hefiodo è la più
»na, et la prima trale fuecompagne,come anco dimoftra Ouidio lib.5.Faft. Wrima
fui capii Calliopaa bori, Lucano, et Lucretio lib. 6. xCallkfe
requieshominnmydiuMmquè uoluptas . Le corone d'alloro dimoflrano, che ella fa i
Poeti tilendo quelle premio lo-' Se fimbolo della Poefìa, I libri fono l'opere
de ' più llluftri Poeti in 'verfò heroico, il qual verfò fi at)uifcc a quefta
mufa per il verfò di Vergilio in opufe v Carmina Calliope libris heroica mandat
. A. quelli verfi di Vergilio ch'habbiamo citati fi confanno li fimulacri delo
'% \ fe,che ftanno imprefie nel libro del Sig. Fuluio Oifino de Familijs
Romano9; nelle medaglie della gente Pomponia . Veggafi So Veggalì anco il nobile
trattato > che fa. Plutarco nel nono Simpofiaco ojj fiionexiii. MVSE Cattate
da certe Medaglie antiche dal Sig. Vìncentio della Torta eccellentiffimo
nell'antichità . Clio . TIENE vna tromba, per moftrare le lodi>che ella fa
rifònare per li fai ti de gli huomini illuftri . Euterpe. Con due tibie. Taira
. Con *vna mafehara, percioche a detta Mufa vogliono che folle la Commedi
dedicata» ha ne ipiedi i ibechi . Melpomene . Con vn mafèrrarone, in fegno
della Tragedia y ha ne i piedi-i coturni Terpficore: Tiene quella Mula
"vna citara . Erato. Con la lira » 8£~ capelli longhi, come datrice de
l'Elegia . Volinnia. Con il barbito da vna mano, et la penna da l'altra,
P'rania. Con la letta facendo "vn cerchio : ma molto meglio* che tenghi
vna sfera pò* che a lei fi attribuire TAftiologia . Calliope. Con vn volume,
per fcriuer i fatti de grhuomini illuftri. MVSE. Dipìnte congrandijjima
diligenza, et le pitture di effe le ha il Signor Francefco Bonaventura,
Gentilhuomo Fio* rentino 3 amatore, et molto intelligente di belle lettere .
Clio . Con vna tromba in mano, Euterpe. Con vn flauto in mano3 et con molti
altri dromemi da fiato alli piedi « Talia . Con vn "volume. Melpomene. Con
vna mafehata . Terpfìcore. Con vn arpa. Erato . Con vno Quadro. Tuli*' . Sì Tolinnia.
!on vn aria preffb alla bocca in fegno della 'voce » 5^ vna mano alzata per i
gettile* quali fi ferue l'Oratore . Urania, Zonvn globo cclefte. Calliope, Con
vn libro. M V S E. Come ài finte dall' Jllufirifsimo Cardinal di Ferrara a
Monte Cauallo nelfuo giardino . Clio. COn la deftra mano tiene -vna tromba >
Se con la finiftra vn -volume, **$ dalla medefima banda vi è vn putcino,che per
ciafeuna mano tiene vna acella accefa, dC in capo vna ghirlanda . C Euterpe. On
ambe le mani tiene vna mafehara • Talia . r^ On la deftra mano tiene *vna
mafehara con i corni, 8^ con la finiftra j "Vi cornucopia pieno di foglie,
bC di ipighe di grano : ma verdi ^^ó^ er terra vn'aratro . Melpomene. la deftra
mano tiene vna mafehara, et con la finiftra vna tromba, 6^* L> per terra vi
è '"vn libro di mufica aperto. mouendo con gratia le penti* della coda,
per dar a (è fteflb aiuto nel volgere, et aggirar il corpo, aecompasgnando il
volo con l'ali, cosi medefimamente fi poteua col timone pofto dietro alla naue,
'volgendo nel modo,che "vofgeua la coda queirvccello,con l'a» iuto della
vela {olcar il mare, ancorché fulfe turbato, et hauendo facto di eie proua di
felice filarello, 'vollero, che quefto "vccello folTe il Hieroglifico
dell* Nauigatione, come nel Pierio Valeriarro fi legge al filo luogo .
T^auigatione * VNA donna ignuda proftrata in terra, che habbia li capelli
lunghiftt mi,, che fpargendoli per terra 'venghino a fare onde, Umili a quella
del mare, tenendo con vna delle mani vn remo > 6^ con l'altra la carta, e
bollòlo da nauigare . NINFE IN COMMVNE. \ L L E fintionì de gl'antichi non è
dubbio akuno,che molte, et diuftì fé vtilità G poflbno raccorre, dimoftrando la
potenza, 6c^_ prouidenz di Dio ; perche altri ne infegnano precetti di
Religione, moralità, 6\^ alti fimili beneficij, fi come hora particolarmente
con l'allegoria delle Ninfe fi di nota l'opera della Natura,fignificandofi per
elle Ninfe la virtù vegetatiua con fidente nell'humor preparato, per la quale
fi fa la generatione, nutritone, è aumento delle cofe > onde fi dice le
Ninfe eiTcrc figliuole dell'Oceano, madt del D DICESJ%ERIPJ. ?3 del fiume,
nutrice di Bacco, fi dicono fruttìfere, Se vaghe di fiori, che pafee* no gli
armenti, mantengono la vita de mortali, et che in lor tutela > et cura i
monti,le valli, i prati, i bofehi, &C gl'alberi, et ciò non per altra
cagione,che per elfer la detta virtù dell'humore fparfa in tutte le fudette
cofe,& operare Cimili effetti naturali, fi come intefe Orfeo celebrando in
vn fuo hinno le dette Ninfe* in quella fentenza . J^utrices B acchi, quibus eft
oculta domus Que fruttìfera, et lata pratorum floribus eftis, Tafcitis, et
pecudes, et opem mortalìbus ipfa Cum rerere,& Bacco uitam portaftis alumna.
Le quali cofe fiano dette qui in commune delle Ninfe, per non hauere a replicare
riflette cofe nella efplicatione delle particolari figure > che feguirartno
appreffo . H innedi, et T^apee . SAranno donzelle gratiofe, il lor habito
fuccinto, ÓVf* come dir fi fuole^ Ninfale, di color verde, l'acconciatura della
tefta adornaranno varie fòrti 'di fiori con loro mifchiati, 8c varij colori,
mofkaranno anco gran quantità di iherbette, e fiorine! grembo raccolti,
tenendolo con ambi le mani di qua, 8c di 1 à con bell'atto fpar fo . Il
Boccaccio nel libro della Geneologia delli Del riferifee le Ninfe de prati, àC
de fiori chiamarli Hinnedi : ma Natale Comite lib. 5. delle mythologie al icap.
1 2. delle Ninfe,dice tali Ninfe chiamarli Napee voce deriuata dalla Greta,
napos, che lignifica collina, et pafcolo. Il verde colore del veftimento, le tenere
her bette, et fiori dimoftrano quel [che è lor naturale. Driadi,& H
amadriadi . SI dipingeranno donne rozze, lènza alcun ornamento di te,fta, anzi
in vece di capelli fi potrà far loro vna chioma di muico arboreo,o lanugine,che
(ì vede pender intorno a i rami degli arbori. L'habito fia di verde ofcuro,li
ftiualetti di feor^a d'arbori, in ciafeuna mano terranno vn ramo d'albero
filueftre col fuo frutto, cioè chi di ginepro, chi di quercia, chi di Cerro, 6:
altri limili . Le Driadi, et Hamadriadi fono Ninfe delle felue, 8c*"*
delle quercie. Mnelimaco vuole,che fiano nominate Driadi, perche nelle q uercie
menano lor vita » &T" che fiano dette Hamadriadi, perche infieme con
le quercie fon proiotte, onero, come dice il Commentatore d'Apollonio, et
Ifacio, perche elle :on le quercie perifeono . Il miflerio Filofofico contenuto
(òtto quelle fintioni, fi è dichiarato di fopra, quando s'è detto delle Ninfe
in commune * 7{ìnfe di Diana . rVtte le Ninfe di Diana faranno vellite d'habito
fuccinto, 6^ di color bianco in fegno della lor virginità . Haueranno le
braccia, et le fpalie quali nude, con arco in mano, òC fareuà al fianco. •-, F
2 Così Sj. et bracbia nude. Nel palazzo deiriJluftriilimo, 6^ Reuerendifsimo
Signor Cardinal Fa nefe ve n'è vna di quelle Ninfe, molto gratioia > cV^
fatta con le medefimc. ©fleruationi . Potrebbefi anco oltre il /accinto
veflimento adornare di pelle di '"vari j an mali per fegno, che fieno
cacciataci . NAIADI. "Ninfe de fiumi. Siano donzelle leggiadre, con
braccia, e gambe nude, con capelli lucidi chiari, come d'argento, e di
criftallo per gl'omeri fparfi. Ciafcuna nari in capo "vna ghirlanda di
foglie di canna, e (otto il brace finiftro vn*vrna,dalla qual n'efea acqua .
Dice il Boccaccio nel lib. della Geneologia delli Dei le Naiadi eflèr dette i
voce lignificante fluirò, et quella commotione, che fi vede nell'acque mentr
Scorrono. Si fan con braccia, gambe, e piedi nudi, per fignificare le
Semplicità de TaC que, eflendo elemento fènza miftione. Li capelli chiari,
lucenti, et fparfi Significano Tacque correnti . Ilvafo, 8^ la ghirlanda di
canne Con per fègno della l>ro povertà nel le acque, 6^ per quella
ragione,pcr la quale fi danno INrne, de le ghUan de ai fiumi. Quefto
ragionamento di Ninfe mi fa fbuuenire vna fonte bofeareccia fige rata dal Sig.
Gio.Zarattino Caftel!ini,al cui mormorio dormendo alcune Nir fé da vna parte vn
Cupido difeaccia dal bofeo con -vna face accela li fauni, Sì tir i, et Siluani,
dall'altra parte vn'altro Cupido, che porta adoflo l'arco, et ! faretra, e
tiene vn dardo in mano,con la punta del quale moftra d'imponere filentio a
certi cacciatori, che hanno il corno aliato in atto di voler fonare fc pra la
fonte, leggefi quefto fuo Epigramma, che per elTere leggiadro, e belle ne
voglio far parte a curiofi ... Raptores Driadum proculhinc difeedite fauni »
Syluani turpes, Van, Satyriq; rudes Hic T^ympha dulci deuitt* lumnajomno
Claudere ne timeant adleue murmur aqu*. Rauc&venator clangorem comprime
Bucce» Que uigiles cupiunt /omnia ne rapias» SZuodfi de fomno furgent refonante
fragore Tu fies oculis prfda odioja fui;. MARE. VN vecchio con crini longhi,
barba folta, inordinata, farà nu^o, Se or do, ma a torno fi vedrà cortina,che
fuolazzandogli copra le parti din J^i, fotto *vn piede fi vedrà vn delfino, e
folto i'aluo vna conchiglia marina, minano . Sj in mano Vn timon di naue, ò
d'altri vafcelli da fòlcar il mare. Si dipinge il mare huomo vecchio,per efler
egli antichiffimo,©^ coetanea de la noftra madre terra. Si fa horrido,e
fpauenteuole per le fue commotioni . li lenzuolo dattorno gli fa vela, et il
timone, che tiene con la mano,«(Tendo ifttomenti lignificanti l'operationi di
nauigare,dichiarano la condicione di elio mare. Il medefimo effetto fa il
delfino, et la conchiglia, cuendo animalerie fi generano A' viuono in quefto
largo-campo . TH ETHI. 'bljnfa del Mare. DONNA di carnagion folca, hauetà i
capegti fparfì attorno al capo, le faranno vna ghirlanda di gongole, et
chiocciole marine, hauerà per ve» fomento 'vn velo di color cucchino, et terrà
in mano vna bella pianta ramofa di coralli. Thethi fu finta elTer Dea marina,
&T fi intende per effà quella maflà^'ac* qua,o vogliamo dire humore
apparecchiato, 6^ confparente alla genefatioDe, Se nutritione, perciocheè detta
Thethis, quali tithyj» cioè nuurice,perche l'humore nutrifee ogni cofà.» o par
s'intende i-elemento dell'acqua, il quale* abbondantiflimamentefi racchiude dal
mare, il che intele Vergdio nel fuo Pollone, con quefti verfi . Tauca
tamenfubertmtfrifc& veBigia fraudi: X£*r; tentare Tethin ratibus qux cingere
muris Oppida, &c. Da Theti tiene ii cognome in Perugia mia patria l'anticha
famiglia hono» fata hoggi nella perfona Signor Girolamo T hcti j gentil' huomo
di tariffimi aualità . Il color delle carni, e del "velo di Theti
dimoftrano quel bell'acque marine* Le gongole, le chiocciole, et la pianta de
coralli fono cofe di mare atte a far >iu manifefta la noftra figura .
Galatea* DOnna gìouanc bianchidìma, le chiome faranno fparfe,nTucenti,quafi
fila d'argento, terrà all'orecchie pendenti di chianfiime, 6\^ finiifime-»
perle, de'le quali hauerà 'Vna collana, òC per vestimento vn velo candido» ome
latte, parte à torno il corpo rauuolto, et all'aria fpiegato, con vna mano
jerra il vclo,& con l'altra vna fpugna, i piedi fi poteranno (opra vna
bianchifma conchiglia . i Galatea è detta da gada, che fignifica latte, perb la
candidezza della carne» I del velo rifpondono al fignificato del nome, et
all'eller luo. Le perle,& le conchiglie fono per legno che è Deità del mare
. Quanto alla fpugna narra il Boccaccio nel 7. 1 b. de la geneol.de gli De?,che
et Galatea Dea della bianche^a fi dinota la ichiuma, che dall'onde marino
pattute accogliente fra loro l'aere fi genera, la quale e bianchifllma, dalla-»
uai poi fi generano le /pugne • F ; NIN/ar V NINFE DELL' ARIA. Iride . N A.
fanciulla con l'ali fpiegate in forma d'~vn me^zo cerchio, lequati fieno di
dellendo all' hora più opportuno per cagione dell'humido k far queil'opera^he
nel tempo fereno, cV alciuttoj onde Plinio nel libro 1 I. dt:Ila Luna quanto è
maggiore, ha più forza di alzare maggiore quantità dì -vapori, ÓC^ di tenergli
fofpefi in quella ter^a regione dell' Aria, i qua'i'poi non eflendo da forza
bafteuoie tarati più su alla fecond*Regione, ricadendo a badò fanno molta
rugiada fecondò la moltitudine di deeri *Vapori . COMETA. J^infa dell \Aria .
VN A grouanetta d*afpetto fiero, di carnagione, Se veftimento rollò e
chiomarfparfa,£^ parimente accefà,hauerà in fronte vna ftella,con ''Vna mano
terrà "Vii ramo d'alloro, 6c^'Vno perche la Cometa, come fame Ariftotile
nel 3. hb. delle Meteore, è di natura fulfu rea, et da gli Antichi fu ripu*
tata cofa prodigiofa.; ferine anco Plinio nel '2» lib. dell'Hìftoria naturale,
ó^ Verginella prima della Georgica. Fulgura : nec diri totiep arfere Comete ;
Lefi danno in mano i rami dell'alloro, et della *verminaca /-percfce-coru eflì
gli antichi faceuano le purgationi de portenti cattiui, che loio appartano, fi
come della "verminaca fcriue Plinio nel libro 'ventidue, et dell' alloro
nel lib. 1 6. de anchora del folfo,di che habbiamo dettc,uekrentacii.quc della
fua Hiiloria naturale. NECESSITA DONNA-, che nella mano deftra tiene vn
martello^, &** »e41à finiftra*» vn ma^zo di chiodi» Neceflìttf è vn
eileredella cola in modo, che non polla Ilare altrimenti, 8c pone ouunque fi
ritroua vn laccio indiflolubile, et perciò fi ralTomiglia ad vno che porta il
martello da vna mano, ck^ dall'altra li chiodi,dxendofi volgarmente quando non
e più tempo da determinai* vna cola con configlio, efler fitco il chiodo :
intendendo la neceflìtà dell'operationi • 7$ecefsità . DOnna /òpra dWno alto
piedeftailo, che tenga ~vn gran fuiò di Diaman* ce,come fi legge udii ieri e ti
di Platone. NEGL1GENZA. DONNA medita di habito tutto Squarciato, et rotto, farà
ìcapigliattfc^ (landò àgiacerecon vn horologio da polueie di traiierlo in mano
> o per terra-. Dipinge^ Ja Negligenza Scapigliata, et mal veftita, per
fegno, cKe ir negli-» gente non è compito nelle fue attionij et fpiace
generalmente a tutti» li ilare a giacere figniiìca defiderio di ripoio,d'ond' è
cagionato quello vitio» L'horologio pollo in modo, che non corra l'arena,
dinota il tempo per» fotSc è quello viti© fig iuolo dell'Accidia, oueio nato ad
*vn parto con efla*r ^ però fi potrà dipingere con "viia testuggine* che
le cammini fu per la vefte» per eller lenta s et negligente nelle-iue
operationi per il pefo della viltà dell'a» nimOjche non la laici a v (ciré
dalla. 1 uà naturai fordid.^za. . NQBiL T A. DONNA togata riccamète co vna
ftelfà in*capo,& co vn feetro in mino. La velie lunga predo a' Romani non
era lecito porurfcda ignobili U fo fi La ftclla in capo pofL, et lo Scettro in
mano » inoltrano che è anione d'ani. Bio nobile prima inclinate a gli fplendon
dell'animo, lignificati per Ja ftelly, I)OÌ a commodi del corpo, lignificati
nello lecttro, et che la Nobiltà nalt e dal. a "virtù di vn'animo chiaro,
cV^ fplendente, òC fi conici' uà facilmente pc. mezzo delle ricciute mondane.
NOBILTÀ. DONNA in habito graue, con vn'hafta?nella mano delira, 8c nella fini
ftra colfimolacro di Mmema,comeil vedesnella medaglia di Geta. La grau'tà
dcll'habito lignifica le maniere,& i coftumi graui, che nella pei fona
nobile li ricercano . L'afta, et il limolacro di Minerua, dimoftrano,che per la
fama,ò delle fciei 2e,ò dell'armi, la ncbiltd fi acquifta.; eflèndo'Minerua.protettricc,
fecondo i credere de' Poeti de gli vni, et dell'altri* gualmente,• per eller
nata dal caj di Gioue, che è il difeorfo, et l'intelletto, per me^to del quale
quelli hann vedendoli (òpra la Tua tetta a k une Ite le, et per l'aria mé$
nottola volante « Terrà con la finiltra mano vna pietra da far/uoco/opra la
quale fiavn pe^ zo diclca,& con la li ni lira tenga vn'accialino, col quale
molti i haueu percoli detta pietra, et f» vedano per aria molte fauille, et
l'elea acce la . Apprellò alladctta figurarvi fari vn candeliere con vna
candela. per *c cenderhu. Il color del veilimento bertko moilra la come
riferilceil Boccaccio ne primo libro della Geneologia, la prima parte, ellèndo
che in quello tempo 1 eraù Le h mette auanfi il gallo nella guifa,che riabbiamo
detto, percioche quefta ultima parte della notte *vien detta gallicinio,
conciofia cofa che venendola notte -verfo il giorno, i Galli cantano, come dice
Lucretio . Explaudentibus alis ^Amcram darà confuetus voce vocare* Et Plinio
nel lib. i o al cap. n . narra, che i galli fono le noibe guardie^ notturne,
prodotti dalla natura, per deftare gii huomini all'opere, et per rompere il
fonno, effendo che alla quarta vigilia con il canto chiamano alla cura, et alle
fatiche.-. Onde G pub dire, che il gallo lignifichi la "vigilanza, che
deuono vfar gli huomini ; perche è brutto fuor di modo dormendo confumare tutta
la notte * et più amici della ragione, da{la quale deriua principalmente
l'obbedienza . V\. Li i.'IUldU Ut LJK.Ì, CMC 111 Villi! U CU«t 11 ld laUMlICMIC
l«t L/'Ullli UUIÌ14 V fcendei e alle preghiere noftre, ik all'adempimento de1
defideri noltri . U gioco col motto SVAVE, è per dimoftrare la facilità
dell'obbedienza, quando è fpontanemente, fa imprefa di Leone X.amencre era
fanciullo, Jaqual poi oi ritenne ancor nel Po§jtin*eato.,.adornandòne tutte
l'opere eli magnificenza, •qiiaimo grato di farfi beneuolo per l'acquifto i
gramicijOnde (opra di ah Terentio in Andria cofi dice. Ob/e^uiu amìcospar Tiene
con la finiftra mano legati il Leone, et la Tigre, per fingnificare, che
l'oflequio con li Tuoi mezzi ha forza di domare Leoni, Tigri, cioè animi fieri,
altieri, et fuperbi, come ben dimoftra Ouidiolib. 2. d'Arce amandi. VkftiDI
CE$4%E %lPtumidosq; leoncs fìuftìca paulatim tamm aratra fubit . OBLIVIONE D'AMORE,
T7 Anciullo alato,feda, &C dorma, incoronato di papaiieri, appretto d'^vna
JL fonte nella cui bafe vi fiafcritto» FONS CYZICI» tenga vn ma?zetto
'origano,nella (ìniftra mano, dallaquale penda vn pefce Polipo : la delira*
fòntarà il volto, col cubito appoggiato /opra qualche fterpo> o fallo . Il
fanciullo alato lo porremo per (imbolo delì'obliuione d'Amore fuanito,c alla
mente volato . Non piacque ad Eubolo, ouero ad Araro ( fi come riferifce
Athenco lib: 13.) ch'Amore fune dipinto alato riputandolo ritrouato da
inefperto, et poco giuditiofo pittore, ignorante della conditione d'amore ;
ilquale non è altrimenti leggiero, et volàtile > ma fopramodo graue, attefb
che non facilmente vola dal petto,doue vna volta è ritratto, ond'è, che non in
'"Vn iubbito fi liberano le perfone dalla incurabile malattia d'Amore. Qui
s mortalimn primus qutfo pinxit, *Aut cerafinxit alatum ^imorem f 7{jhilpreter
tefiudìnes iUepingeredidiceraU Quins et ingenium prorjus ignorabat buius Dei,
Leuis enim minime tH, aut itafacilis Vt qui eìns telis male habei, éò morbo
flatim liberetut Immo grauis fuprà modum: quorfumergo UH penna ì Ea res piane
nugg, tam etfi quifpiam ita efìe autumat, Aleflide pure dice, che tra perfone,
che fanno, vi è fpeilò ragionamento eh* Amore non vola, ma quelli che amano
volano col penfiero per i'inconftanza, et varij moti dell'Animo, òC che
nondimeno gl'ignoranti pittori io figurano 6on le penno . Creber fermo eH
nÀpudJopbiHas, nonyolare Deum sAmorem >fed illos quiamanUalias aero de caufa
alas a/fingi, Viclores autem ignares pennatum eum delìntafie . Se a detti Poeti
Greci non pareua tagio euole, che fi raprefentafle Amore-* alato, tenendolo
eflìper faldo, et graue, certo uisnifi veLmilesy-pelamaus, &frigora no èli
s, Et denfo mixtas perferet imbre niues f* Il Petrarca trauagliato nella
miiitia amorofa efclamò. Guerra ti mio slato dirra,& dì duol piena. Moflra
altroue di non hauer cagione di rallegrarli non conoicendo ripofo, rinunciando
ad altri l'allegrezza . Ma chi vuol fi rallegri adhor£,adhora, Ch'io pur non
hebbi ancor non dirà lieta Ma ripofata v nhora . Sopra che duolfi appieno in
quel Tuo lacrkno/ò Tonetto, ^£ Tutto il d ì piango, et poi la notte quando
Trendon ripofo i miferi mortali Trouomi in pianto et raddoppiane i mali
Cofifpendo il mio tempo lacrimando . Di modo che,fe gl'Amanti
neli'amorofaimprefa ftanno fènza ripofo in co tinua guerra,finita l'imprefa
nelì'Obliuione d'amore prendono^ripof,non p fan do più alla cofà amata cagion
del lor dìfturbo . Il Papatiere,che porta in tefta,è|inditio del ripofò,che
nelì'Obliuione d'am re fi gode, poiché il papauere genera fonno, Se anco
obliuione fé in gran copifc s'adoperi, maffimamente del largo, largior nocet,
lethargum enimfacit, dice-» Gio. Ruellio de Natura ftirpium: fé fa il lediargo
fa l'Obliuione, la quale è fimiliflìma al fonno . Non fen^a cagione l'Ari orto
nel 14. Canto, defcriuend«| la cafa,& la fpelonca del fònn», mette
neiringreiTo l'Obliuione. Sotto la nerafelua vna capace, Tutta aggirando va con
ttorto paflo, | Efpatiofa grotta entra r.elfafto, Lofmcmorato oblio sia su la
porta, Di cui la fronte l 'Edera Jeguace ?^ow laffa entrar né riconofee alcuno*
Dalia conforme hmiglianza,che ha il fopone, e'1 fonno con l'obliuione, ne
Euripide fa, che Orefte ripofatofi alquanto dal furore renda gtatie ad ambedue
al Sonno, et a Lethe, ouero Obliuione, che dir vogliamo . 0 dulcejomni
leuamenyremedium morbi, 0*m ?,Sc eh' bebbe vn tempio commune con lei, nel quale
vi era dedicata l'Ara della. Obliuìone, figlia fecondo Higiniodell'Ethere,&
della Terra * fecondo Hefia do nella Theogonia della contenzione .. Ma
Plutarcho nel 7.. Simpofio queftione quinta, reputa^ Bacco Padre dell'
Obliuìone » cosina l'opinione de' p«| antichi» che riputauaao Tobliuione madre
di Bacco,alquale era dedicata L'obli, uione, àC la ferza, per inditio>.che
non fi debbia ricordare, et far rifleflìon*.: di quel che fi commette» cV"
pecca per amor del vino» ouuero che con leg« gier pena y òtT puerile caligo fi
deue correggere; ragioni e fpofte da Pluta elio nel principio del primo Simpofio
: le quali io più tofto ritorcere "vorrei &C dire, che la fepza, 6^_
FObliuione a Bacco dedicata, lignifica „ che il "vi no partorifee
l'Obìiuione dell' "honefti, ó^ della temperanza, %C che peri grancaftigo
merita colui, che fi (corda d eli* honefto, ©X^, fi fbmtnerge in?
temperantemente ne U'-vbbriaehez za madre dell' Obliuìone «figlia appunti di
Bacco. l/Obliuione in alcuni è per natura, come fu nel figlio d*Herode Àttico
che non; poteua imparar 1* Alfabeto» à\^ in Corebo, Margite > óc^ in Meli«|
tide „che non Seppero numerare più auanti, che cinque : m altri per -varij .
ac: ridenti di paure, di cadute, di ferite » et botte nella tetta, come quel/o
Athe aiefir litterato > che percolo da vna (aliata, perde la memoria delle
le ttere-i italamente ricordandoci d'ogni altra cofa, per quanto narra Valerio
libro primo, capitolo ottano, et Plinio libro fettimo, eap. trentaquattro . Per
infirmi! là Mettala Cornino Romano fi feordb del fuo propio nome, et in Athene
oc corfévna pefte nel principio della guerra PeloponelVe, per la quale molti di
quelli *cbe recarono in vita perderono talmente la memoria, che non fitti
coidauanod€llrPareati,nediloromedefimi : Per vecchiezza è cofà ordi Daria, che
TObliutone fopragionge .Al tempo di M. Tuilio Orbilio Pupillo'3 Beneuento llluftre
Grammatico diuenuto "vecchio perde la memoria . M iroua-fi eirere occorfa
in altri l'Obliuione lènza alcuno accidente y mentre chi erano ben.cornpofti di
fanità di corpo, et di mente* Hermogene fofifta Ri" thorico, fi come
rifenice Suida.in giouentìì Tua d'anni ventiquattro fenza ca| gione, et
malattia alcuna, perde la memoria » onde viti© poi unto più abieet ? invecier
vecchiezza, quanto più per l'auanti (limato da tutti, etiandio più obli uiofa,
quanto ...he è di mente men falda,& più leggiera . Quid leuius fiamma,
fumo? quid mollmsv da? Fiamma,fumo, vada, femina,fed leuior . la vuol edere a
bella polla obliuioia,& viaci indulti ia,& arte mailìmamente
8Ìlepromcfl"e, et pergiuri che fa a gl'amanti, di che duolfi Catullo.
Trulli fé dicit mulier mea nubere malie ÌQuam mihi non,fifeluppiter ipfepetat,
G 3 Dicitt m Dicitìfed mulier cupido quod die it amanti, In vento, et rapida
feibere oponetaaua . Ma Xenarcho nelli cinque combattimenti appreflo Atheneo
nel X. libri /cri uè li giuramenti della Donna, non nell'acqua, ma nel vino,
che fomea* ta l'Obli uione. Mulier is iufiurandum ego in vtnoferibo . Plauto
nel faldato liima la donna di tenace memoria nel male, et in vn fii« bito
obliuiolà del bene . ' Si quidfaciendum e fi mulierimale, atque malithfeEafibi
immortalis memoria eft,memin?fle,etfempiterna Sin bene,aut
quidfdeltterfaciendumftty eadem venìunt Obliuìoft extemplo vtfiant, meminifìe
nequemt . J ta mandragora» che da Pithagora Atropomorfo chiamafi,perche la Tua
ra« dice imita l'humana forma, è pianta /bporifera, come airerifcono Theofrafto
| Diofcoride, Plinio, Atheneohb.xi.Ifidoro, cV~ altri," quella data in
beuan da genera obi iuion e, balordaggine, &fonno.' sì che quelli, iquali
reftano d far 1 Sparge ns numida mella> foporiferumq, papauer. Oue non è da
marauigharfi lì delle al Drago deputato alla vigilanza i!
papauere,/oporiferoanoi9 ma non al Dragone, perche vna pianta non ha l'iflelFa
forza di nutrimento in tutti gli Animali, come fi raccoglie da Seruio, tal
pianta agli huomini è parto cattiuo, che buono lari per le beftie, il (alice è
imaro aH'huomo, che a Hi boui, ó^ alle capre è dolce, la cicuta, ch'è mortiera
a noi,è -vitale alle capre, òC le ingrafla : cofi il papauere fé arreca
fonnoenza alle per Zone non l'arreca al Drago di natura fopra modo -vigilante,
al uale da Vergilio *vien dato per altro effetto, ©^^ fenza dubbio per cibo
rinefeatiuo, attelo che il Drago è calidiflìmo, col Tuo caloce infiamma l'aria,
iti nodo che pare dalle Tue fauci efea fuoco, per il fuogran calore è capitale
nemico all'Elefante di natura frigido, dc^ cerca dargli morte per rinfrefearfi
ol fuo frigido (angue, Se è talmente ralido, che con la bocca aperta fi pone-»
iiontro ai venti, de' quali è tanto auido, che le "vede "Vnà vela
gonfia dal,vola verfo lei con tanto impeto, che bene ìpellò di volta alli
'vafcclli, la li Marinari quando lofeorgeno per non pericolare riti ano le
•vele, *vegafi San Girolamo fopra quelle parole in Cieremia cap. 24. Traxerunt
Trenini quafi Dracones . Di modo che faggiamente Virgilio gli dà il papaurrc^»
urto col mele, perche ii mele è rinfreicatiuo, 6^ Immetta, però Vergili© ifle,
Jpargens numida metta : oc^ Plinio libro ventidue cap. 24. dice, che-, frigerag
1 aidoii ; onde gli Antichi loponeuano a tauola nel principio, óV" :l
mezzo de conuiti . Varronedererufticalibr.j. cap. 16. Mei ad princiacomiuij, et
infecmdammenfam adminiftratur : non per altro, che per minate 1 calidi -vapori
fomentati dal cibo, ÒX^ dal vino,p erche il mele tettila i "vapori del
vino, fi comeattefta Plutarcho nel 2. Simpofio quefrione 7. cendo, che alcuni
Medici per reprimere l'vbriachc^za danno a gli vbriachi unti 'Vadino a dormire
del pane cinto nel mele, ilqual mele appreso i Poeti . G 4 è iblico 'tòt re o
no lo cr^é è folito cibo del calido Dragone, Valerio nel primo deli'Argonautica»
Et dabat efìerno liuentia ntella veneno Fr nellottauo .
Tfectalisbiantìmelladabam. TI papauero poi è frigido in quartogradb, fi come
affermano i Fifici, e fimplicifti dato al Dragone per alleggierirgli
l'ardore> et tinfiefcarlo, non per fargli venire "vn breue» et leggier
fonno, acciò fi ripofarllè dalla continua vigilia, Se rifuegliato poi
ritornarle con pru "vigoie alla guardia, come vuole Tutnebo nel fuo
giorna'e lib. 25?. cap. 6. ilchc non approuo, non eflèndo necelTario per tal
conto darglielo, perche la vigilia al Dragone, come naturale in lui » non i
contraria, ne può debilitarlo, ne eflergli nociua > ma piò tofto gli noceret
bei! prouocaro, et violente fonno contro la fùa natura ;di più dato, che il
papauere hauelTe forza di addormentare il Dragoncch'è-vigilantriTimo^cn
èvenfimile^che gli delle tampoco per breue fbnno porche G farebbe presentata
commodi tà di rapire i pomi d'oro in quella breuicà,& leggiere^za d!
fonno,& fi fareb be anco potuto vecidere,.& legare H Dragone mentE'fcra
fonracohiofo,.che di continouo "vegghiar dòueua, 6^ a Medea non iarebbe
ftato bi ogno di adoperare i fuoi magi d'incanti per addormentarlo, perche ià
ria blamente badato apportare Thora, nella quale fi ripe fàua il Dragone, e
Giafone fènza l'aiuto di Medea hauecebbe-poflli co rnualare li-pomi Hefperidi
in quel breue /baro del Dragone. Dandofi dalla Sacerdotellà giornalmente per
cibo nrdenarioil papauere mrfto col mele al Dragone, chiaramente fi "viene
in cognitione, che Ouidio in quelle pam\e,lHh gigr amine fuecì, non incende che
Ti pianta del fugo letheo d'obliuione, con la quale Med«a addormentaua il Drago
fia il papauero, ma altra cofa ftraordinaria, quale è il ramo di Gn eparo,
chiamato da poeti come per antonomafia lenza nominarlo, ramo letheo, dedicato
all' in férnale obliuione, fi come ailètifce (aio.. Batti da Pio nelli fèguenù
mfi il quale nell'incanto, che fa Medea al Di agone* per addormentarlo nell*
obliuione ipetifica ri ramo di gineparo tenuto in mano da Medea . ; de J de
minarcoutbio neon tetimioti ih allo, Ucc autem,fciltcet Medea, ipfum Draconem,
1 ni ingens ex fot/ione cyceone, efficacia. 1 Imiperi recens fecto ramo
pharmaca carminibu* T~*1 Hprabarin oculosr circumqyplurmusodor Tharma cifomnum
creami Conuenìentemente contro il velenofo Dragone fi ferue del ramo di
ginept*o,fi peiche il fi urto del ginepro vale contro il veleno, il Teme Tuo
purga il corco dal timore de fei pentii iquali temeno efli di quella pianta
accefa, come dice Plinio^ Si perche inquanto ali0bliuion*,e fonnolen^lombra del
ginepro ègraue, et orili Ica^ la mente di eh* fotso fi pofa.non fenza
balordaggine, et doglia di teda, fi come fanno gl'acboià d'ombra greue,de'
quali nel 6*. iib.Lucano genericamente afine paria... lArboribus primum certis
grauis umbra tributa ejk yfq: adeocapitisfacìant utfepe dolores, Si quis
easfubter iacuit, proftratus inherbis^ ^ Specificatamente poi nomina . Virgilio
nel penultimo verfo dell'vltima egiogo il ginepro d'ombra graue . Juniperi
grauis umbra y a queftofi tenne Cartone Durante nel fuo Et bario. Imiperi
grauis umbra t amen, capitiq; molefta eft\ EiTendo pianta d'ombra graue,e
naturalrnente-atta a cagionare Sonnolenza, èc obliuione in quelli, che dimorano
all'ombra fua : perciò il ramo di Ginepro è da poeti reputato ramo d'obliuione
. OCCASIONE. T7 I D VA' antieo,& nobiluomo fcultore, difegnò l'occafione ;
Donna ignuI _L da,con vn velo a trauerfo» che le copriua le parti
vergognofe,& con li cappelli fparfi per la fronte, in modo che la nucha
reftaua tutta feoperta, et calua i con piedi alati; poiandòfi fopra 'vna ruota,
et nella delira mamvvn rafoio. I capelli riuolti tutti 'ver-lo la fronte ci
fanno conofeere, che l'occafioneii deuepieuenire Spettandola al palio, et non
feguirta per pigliarla quando ha "volte le (palle ; perche palla velocemente,
con piedi alati ponisi fopra la ruotarne perpetuamente fi gira. Tiene il rafoio
in mano,perche dèue efière fiibito atroncare ogni forte d'im pedimento.Onde
Au/onio Poeta fopra quella ftratua di Fidia, il quale vrfcoljaì anco quella
della penitenza,come che fpeife volte ci pentiamo della penduta oc cafione,a
dichiaratione dell'vna, et l'altra fiatua fece quello, beli' epigramma • Cuius
opus? Tbidiequi fanum VaUadisyeius\ Quiquelouemfecit,tertia palma ego fum, Sum
Dta, qim rara : et paucis occafwnota Quid roti .+ '-ififiis non hauendo
fondamento di vere, et peifet* * te ragioni per ogni vile incontro diffj paté
"vanno per terra. Opera vana, VN huomo moro, ignudo,ilcjuale con vna mano
tenga vn vafo d'acqua, 6C~ fé la fp^rga per doffo,& con l'altra mcftri di volet
fi leuai via la negrezza, et queflo può efler fimbolo dell'opere vane, che alla
fine non poflòno hauer efito lodeuole, per non cilèrui ne debiti mezzi, ne
debita dilpofìtione. Opera DI QEZA%E %IPsA. r$r Opera vana* DOnna, kqualecon la
fpada tagli vna gran fiamma di fuoco » ouero come fi dice in proueibio, pedi
l'acqua nel mortala, Ce però con vero Umile*» 6 potrà dipingere» OPERATIONE
MANIFESTA. DONNA che moftri ambe le mani aperte, ciafchuna delle quali habbia
vn'occhio nel mezzo della palma . Quefta fu belliffima figura degli Antichi, et
le mani s'intendono facilmente per l'operationi, come 'vero iitromento
dell'operationi noftre più principati, &C ne cesarie . Per l'occhio fi
moftra la qualità dell' opera, che deue efler manifefta, 5^ chiara, ne
propiamente limile alla lucerna, che fa lume altrui, et per le ftefla non vede
ma all'occhio, che con la lua luce adorna, et arricchifee Ce fterTò, con che fi
moftra, che l'operationi ne per vanagloria, ne per altro fine meccar aico fi
dcuono esercitare, ma Colo per beneficare (e, et altrui • ©PEnf OPERATIONE
PERFETTA. D0NNA che tiene con la delira mano *Vtfo jpecchio, Se con Iafiniftflu
vno (quadro,&: vn co m palio . Lo fpecchio,doue;fivvedonoTimagini,che non
fon reali,*CrP ì ft-I O TSI B, Hìppocrate. BO NN À honeftamente ©mata, di
faccia non molto bella, ne rWtd brutta, ma fi moftri audace, óc^ prèfta ad
appigliarfi a ciò, che le Ics» rapprelènta, 5c^ per quefbodeue tener l'ali
«èlle mani, c¥~ allefpalle, cornea» dilleHippocràte. Opinione è forfè tutto
quello, che ha luogo nella mente, QcT nelì'imagina» -, tione dell'huomo, ò
almeno quello folo, ohenonèperdimoftrationeappa» rente, óc^ perche "Varij
fono l'ingegni, et l'Ìnclkiationi,varie àncora, anzi infinite fono l'opinioni,
Se di qui ha origine il detto triuiale, come dice, guot capita totfententif.
Qui anco fi può conofeer eflère infiniti i concetti delle meriti humane, co» me
infinite fono l'inclinationi, &C difpofitioni particolari . Per quella
cagio I ne TAuttore delia pi ef-ntc figura 'volle, che fulìè disfaccia, ne
bella, ne di(piaceuole, perche non è opinione alcuna così irragioneuole,che non
ponV'Vt nir foftentata con qualche apparenza *verifimile, óc^ con qualche
ragione con» uenientemente fondata, ne alcuna fé ne troua così fermi, che in
mille modi dagl'ingegni di qualche confideratione non venga facilmente
biafimata, cK^ abbattuta . L'ali alle mani-, cV* alle fpalle inoltrano la
•velocità-, con che fi prendono / &~lafciano l'opinioni,quafi in vn
medefimo tempo, (correndo iubito per tutto il mondo, MT portando ipellè volte i
panni dell'ignoranza. OPVLENZA. DONNA riccamente ve(rita,che ftia a federe
fopra vna feggia d'oro c'u condata di molti vafi d'oro, et d'argento, et calle
di gioie, òV tacchetti di denari, tenendo nella mano deftra vna corona imperiale,
Se nella finiftra* vnofeettro, et vicino le fia vna pecora . I vestimenti
nobili, le feggie, Se i "vali d'oro, le cafle di gioie, le corone, Se gli
feettri fono cofe, che per commoditi, et nobiltà dell'huomo non impetrano, Te
non le ricchezze j però come effetto di elfe > faranno conuenienti a darci
cognitione dell'opulenza, precedendo nel conoscere dall' effetto alla caufà »
«come fi fi nel principio di ogni noftra cognirione . '"• Le pecore fono
ancor elle inditio di opulenza ; perche di tutto quello, che.» in effe fi
troua, fi può cauar denari, Se riccjie^ze ; perche la carne, la peliti » il
latte, 8^ il pelo, fono ftromenti boniflìrni per i commodi dell'huomo, anmin.
fua bocca reificando il grano nafeente, lo fa crefeere, et pigliar vigore, 8c
il fuo fterco ingralTa i campi, Se li fi fecondi, pero gli Antichi ne
conieruauano gran quantità, Se col numero di elfe numerauatio le ricchezze de
gli huo* mini, formandone il nome della pecunia^ ì 1 perqueftafi dice, che
antica* mente haueuano le pecore lana d'oro x Se Hercole riportando dalla
vittoria-» Africana gran quanti ti di pecore, fidila riportare i pomi dell'oro
dal giardino dell* Hfpecide, come racconta Pierio nel decimo Ubro dell'opera
lua» A ORAT1ONE DONNA veftita di 'verde, ftando inginocchioni con gli occhi
riuolti al Cielo, le vfeirà dalla bocca vna fiamma di fuoco, tenendo il dito
indice «Iella finiftra mano (opra la mammella finiftra, Se facendo fegno di
inoltrare* il cuore, con la deftra batte ad vna porta ferrata. Veftita di
-verde fi dipingeI'Oratione,per la fpcranza, che ha di con/èguijfre la gratia,
che dimanda Dio, il quale principalmente fi muoue per humiltà noftra, la quale
fi dimoftra, tenendoli le ginocchia in terra ; il quale coftume è ftato antico
indicio di honore, Se di fommifEone, non so fé per naturai in* ftinto, o più
tofto, perche l'inuentore di quella cerimonia fapefte, che i fanciulli,come
racconta Gio. Goropio, mentre (tanno nel ventre della Madre-, toccano con le
ginocchia le guancie, Se gli occhi, d'onde tengono le lagrime, Con cui
volentieri Iddio offefb fi lafcia placare . Nella lingua latina te ginocchia fi
dimandano Genua nome, che ha graiu Conformità con le guancie,che pur fono dette
Gens : talché ambe quefte partì difpofte al medefimo effetto* con l'intentione,
Se oracioue del cuore, fanno infieme tale Armonia, che Iddio 'vinto dalla
pietà, facilmente coudona quei fupplitij:, che fi doueuanoalle fceleratezzc
commefTe. Kappefentafi con gli occhi riuolti al Cielo * perche le colè
dimandate nelForatione deuono elfer appartenenti al Cielo, che è noftra patria,
Se non alla* terra, oue fiamo peregrini . Per la fiamma, che I'efce di bocca,
fi Ggnifica l'arderne affetto dell* oratto«e, «he c'infiamma la mente dell'amor
di Dio» Udieo:indiceinattodimoftrareilcuore, è fegno, che 1 oratione fi «feuc
Far prima col oioxe »poi con la bocca, Se il picchiare alla porta » che Tàuome
deue D no Ì «A dcwe eflèr conVoratione importuno, 6 che genera
humiltàjóX^lacognitione di Dio, chegeneaconflden^a,infegnandoci,chenon dobbiamo
eiler nel dimandare tanto Émili, che ci di/periamo, ne tanto confidenti, che
non dubbitiamo per lì dc^ periti noftri. Ili Turibolo fi pone per l'oratione,
perche in quel medefimo luogo, che eri KrefFoDio nell'antico teflamento
hncenfo, fono nella nuoua legge le pre* Jiierc degli huomini giufti. Il cuore,
che tiene nell'altra mano in fegno d'offerirlo, nota che ( come difTe »
Agoflino )Ce non ora il cuore, è vana ogni opera della lingua. A Oratione,
DOnna vecchia di fèmbiante humile, medita d*habito fèmpKce, 6^ di color bianco,
Mara inginocchioni con le braccia aperte, ma che con la.» feftr a mano te nga
-vn incenfiero fumigante, le catene del quale fiano coro* e, o rofarij della
Gloriofa Vergine Maria > òC terri la faccia alzata, che miri no fplendore .
Si dipinge veftita di bianco, pereioche, come riferifee S» Ambrogio nel lib.
>e offici oratione deue eflèr pura,femplice, Jucida,e manifefta . Lo ftare
inginocchioni con le braccia aperte dimoftra la riueren^a,che fi dele hauere al
Signore Dio, et in particolare quando fi ftà in oratione . Il tènere la faccia
albata, óc^_ che miri Io fplendore, denota, come dice San "omafTo queft.
83. artici . che l'oratione è vna eleuatione di mente, 6V ecci* uione
d'affetto, col quale parlando l'huomo, porge prieghi a Dio, palefandoi fecreti,
e defiderij del cuore. Lmcenfiere fumicante, è il fimbolo dell*oratione > et
fopra di ciò il Profeta, psì dille nel salmo 140 . Dirigatur Domine aratio me a
fiotti incenfum in confpeflu tuo l ^ Le Corone, che fono come catene
all'incenfiere, -"vi fi mettono perche cori Te Ci fi oratione, $C in effe
confitte il Pater nofter >8c~ l'Aue Maria. Il Pater j>fter fu comporto da
Chrifto Noftro Signore, et infognato a gli Apoftoli quan d gli dimandarono, che
injegnafle loro di orare : Et l'Aue Maria dall'Angelo labriello, da S. El
ìfabetta, et da S. Chiefa . ~|Si dipinge vecchia, pereioche in tale età fi
frequenta più l'oratione, per eflèr lu vicino ciafeuno alla partenza di quello
Mondo . ORDINE DRITTO^, E GIVSTO. V O M O, che con la deltra mano tenghi
l'archipendolo, &L^ **>* ì* finiftra la fquadra . Volendogli Egittii (
come narra Pierio Valeriano lib. 49.) dimoftrarequale cofa drittamente, et
ordinatamente eflere fiata fatta,& ritrouare il giufto, &il 1 3 ii2 et
il dritto di ella, Io fignificauano per Io archipendolo, 6C per la fquadn
Eflendo che l'archipendolo fèrue a quelle cofe, che fi debbono drizzare, et
fquadra alle cofe alte, e piane,ma torte » et in vltimo a tutti i canti di
ciafe corpo, per ilquale fia da tirarfi la linea dritta . ORDINE DRITTO» E GlVSTO.
ORIGINE D'AMORE DEL SIC GIOVANNI Zarattino Caflellim* DONNA che tenga vno
fpecchio trafparente rotondo,gro(Tc t8c e lento, incontro all'occhio del Sole,
ilquale con i Tuoi raggi ti apatia per mezzo dello fpecchio accenda vria
facella porta nella mano finiftra, d manico dello fpecchio penda vna cartella,
nella quale fia faitto quefto moU SIC IN CORD?. FACIT AMOR INCENDiVM. L'Orgine
d'Amore deriua dall'occhio, dal -vedere, et mirare vn bello q getto . ìJotriano
alcuni prouare, che anco dall'vdire può generarli Amore dati (òpra quella
ragione, che gli occhi» et le orecchie noftrc fono come DI CES4%E %IP^ in
tredeli'{anima, per le quali ella riceuendo le fpetie, che cadeno fotto i
fentiincnti,fà di quelle giudicio, s'ellefiano .belle, o brutte ; quelle che
ella per belle pproua,ordinariamente le pia ceuo, 6^_ le altre le dìfpiaceno :
et ficocne ella aaturalmente le brutte abhorifce, cofi le belle appetisce :
dimodoché Te Amore per le feneftre de gli occhi entra nel petto noftro, cofi
taluoka può entrare^ per le feneftre delle orecchie,vdendofi deferiuere le rare
bellezze d'alcnna Dana ; per la qual deicrittione alletato dal piacer di lei,
fi può concepir neli'anino defiderio di quella ; il qual defiderio di bellezza
non è altro, che Amore-» tele aflai l'Autori ti de' due principali Amorofì
Tofcani, il Boccaccio,©^ il Perarcha, quando il primo ci racconta le nouelle di
Ludouico, di Gerbino, et di Vnechino, che fìinnamororno in voce,& quando
l'altro apertamente, diile,in uella canzone,nel!a quale lodo il valoie di Cola
di Rienzo Tribuno Romano . Se non come per fama huom s innamora . Nel qual
verta con tutto che in elio intenda l'Autore dell' Amor della virtùa quello
fletto feutimento, che Marco Tullio afferma, che per Amor della virH tu,* nj.
tu, et bontà quelli ancora, che mai veduti no l'hauemo in vn certo* modo amii
mo: nondimeno applicar fi può genericamente ad ogni amore di virtù, di bellezza
: addurremo di pilliti fauor di quella opera Atheneo, che nel 1 libro dice,
Mirandum non eft audiùone tantum quofdam amere captos fui} oue narra l'Amore
del Re Zariadre, ò^^di Odate figlia d'Omarte Rè, amb* due di sì fatta, ó*^
fegnalata bellezza, che nati pareuano da Venere, Se Ade ne, i quali
s'innamorarono per fama, et dalle fattezze conte da altri redo irn* pretta nell'idea
di ciafeuno di loro l'immagine deferitta, ÓV^ pe» tale impref» (ione l'immagine
di Zaradrie in fogno apparue alla bella Odate, 8c^ la immagine di lei a
Zariadre : Omarte '"volendo maritare Odate, ordinò vn publico conuito,
8£" diede a Tua figlia in mano vn vaio d'ero pieno di vino, dicendogli
guarda bene chi ti piace, 6^ prefentala a chi vuoi per marito . Odate mirando
intorno i Principi, &: Signori concorfi, piangeua, non vedendo tra quelli
il bramato afpetto ch'infogno vidde, trattenutafi nel pianto, non molto flette
; comparire Zariadre, che per lettere di lei auuifato corfe, 6CT (ubbito
compaia ditte Odate; fon qui,fi come mi hai commandato,onde ella riconofciutolo
tutta lieta, et ridente gli diede il ~vafo, 6^ egli come Ipofo da lei fra tanti
elet la conduttè nel fuo Regno. Gange Kpdel, eh* usò la uelate*l remo *A cercar
la fua morte . Innamoratoli per fama della Contefla di Tripoli doppo hauerla
lungo tem pò amata,& celebrata in Rima fenz'hauerla mai veduta ; accefo dal
defiderw di 'vederla, nauigò verlo lei, 6^ nella nauigatione grauemente
s'ammalò» giunto a Tripoli, fu dato auuifoalla Contefla dell'infelice fua
venuta ; Ella fattolo condurre nel fuo palazzo lo riceuè benignamente nelle
braccia, &^_ egli rimirato ch'hebbe l'origine non men dell'Amor, che della
morte fua renduto gli gratia della pietofa accoglienza nell'Amato feno fpirò»
Ma è d'auuertite,che fé bene dall'vdito pare ch'habbia prefo origine l'Amo
delli fudettij nondimeno non fi può l' afcoltante inuaghir folamentc per Tv
dito,, fé nell'idea fua non s'informa, òC imprime l'immagine della narrata bel
lezza, in modo che paia innanzi a gli occhi hauerla,* teftimonio ne fia Odate
che vidde in fogno zariadre, che mai veduto haueua, ÓV^ nel conuito lo rie
nobbe, come fé perfonalmente altre volte veduto l'hauelle, il che non haurel be
potuto fare, fé non hauefle conceputa nella mente fua l'immagine di lui fi
guratagli da altri: Cofi GianfreRudel Signor di Balia,• il quale debbett anco
fecondo il coftume de gli amanti far imprimere il ritratto dell'amata ContelTa,
et in quello debbe contemplare la bellezza della "viua immagine . Onde
nonf meramente dall' vdire, ma miftamentc dal parer di vedere auanti gli occhi
l v* dita bellezza, s'innamororno, però alTolutamcntc dir non fi può, che per
lo finellre de gli orecchi peruenga l'Amore nell' anima, perche deriua
mediatamente dall'immaginatione del vedere, ó\ non immediatamente dall'vdire,
&T che fia il vero, fé l'vdita bellezza non s'approua poi da gli occhi,
quando fi 'Vede ; non fi radica l'Amore, ma fi be ne prende le radici, quando
vede che la prefenza cortiiponde alla fama, però fi fuol dire le non rieicc la
bellezza cotiforme forme alle relation! . Minuit pra?fentia famam . L'orecchie
fon© finirti e dell'anima quanto fieno gli occhi,ma non per quello riceueranno
quelle fpecie,i he appartengono a gii occhi, come la proportione de
colori,& lineamenti, che formano -vna compita bellezza, la quale fòlo da
gli occhi rettamente fi giudica . Per le fineftre dell' orecchie fi generata
Amore dall'vdire vna voce foaue, &C angelica fèmplicemente, ma per vdir
narrare vna bellezza da vn terzo, fi genererà fecondo che la narrata bellezza
ci fi prefènta nell'imaginatiua, in modo che ci paia di vederla,& per tal
patere, et imaginatione ci mouerà ad amarla,^veduta poi veracemente a fatto
s'innamorerà fi che l'vdito porge fi ben occasione d'amare, ma non però è
cagione d' Amere, perche l'Amor di bellezza vdita fi forma nella imaginatione,
et fi conferma poi dal 'Vedere effettualmente Immaginata bellezza : onde l'Amor
di vdita bellezza, non ha forza fé detta bellezza non fi vede : che la cagione,
et occafione fia differente comprendefi da Marfilio Ficino foprail conuitodi
Platone nella oratione fcttima cap. x. oue proua,che l'occhio è tutta la
cagione della malatt, a amorosa, quando i mortali fpeiIo,& fiflò drizzando
l'occhio loro a l'occhio d'altri congiungono i lumi con lumi, e miferabilmente
per quelli fi beueno l'amore : laconfbnanza de gli altri membri oltre a gii
occhi, dice che non è propria cagione, ma occafione di tal malattia, perche tal
compofitione inuita colui che di lungi vede, che più accorto venga, et perche
di propinquo guarda lo tiene abbada in tale afpetto, et mentre ch'egli bada, e
guarda fòloilrifcontrode gli occhi è quello, che dalla ferita : così diremo noi
che per fentir delcrìuere vna bella bellezza, farà l'vdito occafione di mouerfi
ad amare,attefòche per tale defcrittione ci fi figurarà nella idea l'imagine
della decritta bellezza,& ci s'indurrà defiderio di veder quella bellezza,
la qtial veduta l'afpetto fòlo, et il rincontro de gli occhi è cagione, xhe
inuefchiati reftiamo nell'amoiofa pania . il rincontro de gli occhi, dal qual
procede l'origine d'Amore l'habbiamo figurato con lo fpecchio incontro
all'occhio del fole . lo fpecchio è di quella fòrte de°quali ragiona Oronzio
Fineo nei fuo trattato de fpeculis vftorijs. con fimili fpecchii riferifce
Plutarcho nella vita di Nma Pompiiio fecondo Re de Romani, che le vergini
vedali da lui inftituite,fe mai il lor perpetuo foco fi eftingueua di nouo l'accendeuano,come
che pigliaflero vn puro foco da Cielo, con quefti narra Gio: ^onara che Proculo
Mathematicho fotto Coftantinopoli abbrucio lenaui dell'armata di Vatiliano
ribelle di Anaftafio Imperatore de quali Archimede ne fu prima inuentore contra
Romani, che allediauano Siragufa Patria fua . La prefente figura è vna
fimilitudine ; fi come per lo fpecchio occhio dell'arte pofto incontro
all'occhio del fòle, pallàndo i raggi folari s'accende la facella ; cofi per
gli occhi noftri fpecchi della natura porto incontro all'occhic d'vn bel fole
paffando i raggi della fua luce, la facella d'amore nel cor s'accen de, di che
n'è figura la facella porta nella mano finifìra, dal lato manco del co re
dechiarata dal motto . Sic in corde facit amor incendium . Così l'amor Incendio
fa nel core prefo in parte da Plauto in quello epifonema, &~ effag*
raderne. H ita mihì irtpetforeyttqi in corde facif ^imor incendium. Come fi
mandi l'incendio da gli occhi al cuoce, lodimoftra Marfitio Fi nella oratione
fettima cap. 4. dicendo, che gli (piriti, che fi generano dal cald» del cuore
del più puro (angue,/emprc in noi fon tali, qual'è l'humor del (angue, Ma fi
comequefto -vapor di fangue, che fi chiama (pirico ynaicendo dal (angue è tale,
qual'è il fangne, con manda mora raggi (ìmilr a fé per gli occhilo* me
firieftre di "vetro * E H Sole cuore del Mondo,per quanto anco afferma C«»
lio R.od gino ìihjf. ap. 25. pet lo fuocircuito, et corfòfpande il lume, òC pei
\o lume le Tue -virtù diffonde in terra, coli il cuor del corpo noftro per vn
(uè perpetuo mouimento agitando il (angue a fé ptoffimo, da quello fpande gli
(piriti in tutto'l corpo, d^ per quelli diffonde le fcintille de raggi in tutti
* >n membri maflìmamentè per gli occhi, perche lo fpirito eflendo
leuJifimo,ag* uolmente fa!c alle parti del corpo alci (fi me *e'llusne dello
fpirito più copio/a* menterifplende per gli occhi >poi che gli occhi Cono
(opra gli altri membri tra* (parenti, tunc capi [ciré quis effes I llafuit
mentis prima, mina me£, Et vidi, et perif, nec notis ignibus arfi . Il mede/imo
nel terzo degli Amori parlando all'innamorata « Terque tuos oculos, magni mihi
nummi s injiar » Terq, tuos oculos, qui rapuere meos^ g Noto più d'ogni altro è
quello di Vergilio . Vtvidi vt perij, vt me malus abslulit errori Vengono di
mano in mano a dir il medefimo i Poeti volgati > Gino da Pido» la più Ipeflò
d'ogni altro maflìmamente nel fbnctto 4 J, dimore è vnofpirito cb'ancide,
Chenafcedi piacer, e vienper guardo, E fiere il cor,fi come face dardo, Che
l'altre membra disìruggc > e conquide. Nel primo terzetto. Quando s'affi
curar gli occhi miei tanto Cheguardaro vna D onna, e h'io incontrai» Che
miferio il cor in ogni canto . L'ifteflb nella de'ciittione d'Amore. Quando gli
occhi rimiran la beffate* E trouar quel piacer deflarla menti L* anima, e'I cor
lofente, E miran dentro la proprietate Stando a veder fen^ altra volontatt Se
lo [guardo s'aggiunge immantinente . Vafia nel core ardente vimor • Più
dolcemente il Petrarca . Dagli occhi voftrivfciól colpo mortale, Contro cui non
miual tempo » ne loco : Da voi fola procede ( eparui vn giuoco) II fole t e l
fuoco, ci uento ; ond'iofon tale, llpenfierfonfactte, el vifo vnfo!e9 E'idefir
foco, e'nfieme con quefi*arme Mi punge Umor, m'abbaglia, e. mi diflrugge .
Lungo farei a riportare autoriti d'ogni Poeta ellcndone piene tutte le carta
>«• fine de moderni : ci contentammo folo di prefentare -vn Tonetto
d'vnnol>t!e ingegno man l«o ad vna Dama, che fuggì dalla finelha ouando
pafsbil «10 amante, OC fi ritiro dietro all'impannata a rimirarlo Trafitto hai
Donna quefto core àrnica, Della tua luce altera, efuggitiua, Con celata
percoffa in fiamma urna Del tuo bel guardo mio tiranno antico, S^ual crudo
^Arciere traditor nemico* In un cogliendo fua virtù viti \ H 2 Colpì /// Colpi
attentar, cb* altri di vita priva Suol perfeflure occulte in poggio aprico l
Ben ferir mi poteva a campo aperto, Che Imiocar .trema, e l'alma più nonofa,
all'apparir deltuofuperbo afpetto. Ma perche dolce morte b aurei /offerto»
T^onuolefti crudele, e difdegnofa Ferirmi a faccia a faccia, a petto a petto .
Né Solamente i poeti, ma leggiadri Profatori infieme hanno attribuito l'origine
d'Amore all'occhio, Achille Statio ne gli Amori di Leucippc, òC Clithofonte
lib. i . Dumfefe oculi mutuo refpeclant imagines corporptm, fpeculotitm infìar
fufeipiunt ; pulebritudinis autemfìmulacraipfts à coìporibusmjfa, et oculorum
minifterio in animam illabentiatnefcioquamfeiunSÌis etiam corporibusipfis
ipermixtionemfortiuntur corporum congreffu, qui certe inaniseft, longe
meundiorem . più abaffo . Conciliatores enim tAmoris oculi funt.HcWodoronel 4.
deU'Hiftotia Ethiopica. ^Amantiumenim mutuus afpeBusiaffeftusretordatioy ac
redintegratio eft,& infiamma t mentem cenfpeclus perinde atq; ignis
tnateri£ admotus . Diciamo noi di più, che l'incendie, che fi manda fuori da«»
gli occhi è di efficacia maggiore del fuoco materiale, poiché quello non arde
fé non è pofto appreflo la materia,maf Amorolo fuoco, che da gli occhi
sfauilla,infiama la mente,e'l cuorcanco da lungi: Si come il fuoco s'attacca,Cx:
s'auen ta nella Babilonica Naftha fior di bitume, ancorché difeofto fia, coli
la fiamma di due begli occhi ardenti, ancorché lontano s'accende, fi diffonde,
e fparge-, ne gli animi de riguardanti ; Onde Plutarcho nel quinto Simpofic,
queftione jettima ailèrifee, che gli Amori, de' quali niuno più vehemente moto
negli huomini cafea, pigliano origine, et principio dall'alpetto, tantoché
l'amante fi liquefò quando la cola amata ri (guarda,, et in quella palla, et
trafmuta, percioche, lo (cambieuole (guardo de .belli.» et cioche elee per gli
occhi, o j(ìa lume, o fia vn certo fluitò dlltrugge gli amanti, et li confuma
con vn dolore mifto col piacere, da Orfeo chiamato Glicìpicrb, cioè dolce
Amanogultato dal Peiracaha nel fonato . Mirando ilfolneHjelf occhio fcreno Dal
cor l'anima fianca fi feompagna Ter gir nel Varadifofuo terreno: VoìtroHandoidi
dolce, e d'amar pieno, TPer queHi eHrcmi duo cmtrarijy e mifli, Horcon voglie
gelate, horeon accefe Staffi e offra mifera, et felice . Piene fono le dok-^zc
d'Amore, d'amaro allaitio, anzi di fcle, 6c^Iefue contentezze, fono le doglie,
eà Pianti, dcrni'crelli Amanti . è amarol' Amore perche qualunque ama muore
.amando, eflèndo l'Amore volontaria morte, in quanto e morte è cofa amara, in
quanto volontaria è dolce . Muore amando qualunque ama, per,chc il mo penitelo
dimenticandole nella ^periona amata fi tiuolge iccondo la ragione di Marfilio
Ficino . Adunghino quelli, che nellainornorofa paléftra effercitatf fono, che
Amore è s maro tanto lontano dall'amato • oggetto, quanto preferite, è amato di
lontano, perche i amante lungi dal foli bel fole, per la priuatione di elio
"viue in ofeure tenebre, de in contìnuo Tamilico, dehderando goder la (uà
luce : è dolce pur di lontano per la rimembranza del piacere della goduta luce,
l^prefenasa poi dell'amata luce è amaro amorev perche auanti lei l'Amante
s'àlÉJiueia, s'arde,e fi ftrugge;è dólce dall'altro can| to, attefoche fi con
fuma nel fììbbel fuoco, et nella fiamma a luì gradita nella l quale gli è più
dolce il penare, che fuor di quella gioire : 8c è più dolce perche-»
rivolgendoli nella perfona amata in quella pafTa: è doppiamente amaro perche .
more non potendo trapalare, e trasfbr marfì, totalmente in lei, et con ella
innernamente vnitiì : eltendo impedìbile che da fé (teffo totalmente fi diuida,
de *fi difunifea affatto, C\ come vorrebbe per lo grande Amore : onde fempre
beanti per maggior vnione d'aesirarfi intorno all'amato lume» Cerne taVhor al
caldo tempo fuole Semplicetta farfara al lume auc^a r V' Volar negli òcchi altntiper
fua "pagherà : 0 nàe auuen ch'ella more, altri ft duole* Cofifempre io
corro al fatai mio fole Degli occhi, onde mi vieti tanta dolce^^ Che'lfren
della ragion amor non prerra. M a fi m'abbaglia Umor foauemente, Ch'io piango l
'altrui noia, e noi mio danno » E cieca alfuo morir l'alma cor fente. Per e(Ter
amor dolce amaro, gli amanti in vn medefimo punto, in dolcerz* -godono,e fi
ftruggono in amarezza per il fuobel fole,che cercano,c dciidaano» Ter far lume
alpenfier torbido i&fofco Cereo il mio fole: *b{elqual prono dolce^e tante,
e tali Ch' Umor perfora a lui mi riconduce ; Toifì m'abbaglia, che' (fuggir wV
tardo, lo chiederei a fcampar non arme\an\i ali i ■"* Ma perir mi da 7 del
per quefla luce, Che da lungi mi Hruggo, et da prefi'ardo . i Ma che ? a gli
amanti tanto è il dolce quanto l'amaro : l'amaro glie dolce, Se il dolce amaro
. Urda, 0 mora, è languifca vn pia gentili Stato del mìo non èfotto la Luna, Sì
dolce è del mio amaro la radice. Di quefto mirto, dolce amaro, di morte,e vita,
d'allegrezza,©* dolorerà folamente cagione il fol di due begli occhi', origine
dell'Amore . Di qualfol nacque l'alma luce altera Dì que begli occhi, ond'io ho
guerra, e pace, r ChemicuoconoilcuoreinghiacciOie'nfuoc&ì Concludiamo con
le arTemiofe parole di quella Amante, che ne! principi» II 4. dd 129
ICONOLOGICA del decimo libro 'veramente d'oro d'Apuleio cofi ragiona, la
cagione, 8c l'ori» gine di quello mio dolore è ancor la medicina, et la falute
mia fé tu folo, per* che quelli tuoi occhi per gli miei occhi pattati in fino
all' intimo de! mio cuore nelle medolle mie commoueno "vn'acerbilììmo
incendio . L* origine dunque d'Amore dall'occhio nafee conforme a quel detto
deriuato dal Greco . *Amor ex videndo nafeitur mortalibus . Non fari vano
quello difeorfò, ma profitteuole ogni voIta,che conlideranda l'affetto d'amore
nafea dal vedere,e dal rincontro di due begli occhi, per noru entrar nel cieco
labeii nto d'Amore, chiuderemo gli occhi all'apparente fplendorè delle mortali
luci : fé il dimorar con lo (guardo auanti vna (plendida bellezza, ci Q
incorrere nella malattia d'Amore : il fuo contrario, ch'è di ri uolger gli
occhi altroue » ci liberar* da quella, ^inerte oculos tuos ne vìieant vanita»
tem j faggio è quel configli o dato in quello gratiofo dittico .• J^uid facies
» facies generis fi veneris ante? 'Nefedes,/ed eas, ne pereas per eas\ Non fi
deue federe, et dimorare auanti *vn bel volto, ma fuggir via dalla-. fua
'villa, òV^ hauer cura che gli occhi noftri non fi r incontrino con gli occhi
altrui, che belli fiano, per non cadere in detta noiofa infermità d'Amore ; e
le caduti ci lìamo ; per riforgere da quella, rimedio datoci tanto da Marlilio
Fici* no nel conuiuio, quanto dal Maeftro d'Amore nel remedio d'Amore» ytpene
extintlum cinerem,ft fulpkure tangas Viuit9& ex minimo maximus ìgnU exit*.
Sic nifi uitaris quic quid reuocabit .Amor em9 Flammaredardefcet, qua modo
nulla fuit . Perxcololò è il propollo fine dell' Amor Platonico, quaPc di
fruirla bellezza Con l'occhio : attelb che Amore ha com pollo infieme li gradili
del piacere ( fé* con do Luciano.) Tyequetnimfatiseslafpicert £ttm, quwt amas,
nef,exad» nerfofedentem, atq;loquentem audire: [ed perinde atquefcalis
quibufdam uolup* tatis compactìS) *Amor primam gradum uifus kabet, utapfpiciat
uideliett amatum . Deinde ubi afpexerit, cupit adductum ad se proprius, etiam
contingere . li primo (calino fi è il vedere, et rimirar la co/i amata, doppo
quello il dehderio di toccare quelche fi vede, ilterzobacio, il quarto fatto
Venereo, pollo che s'è il piede nel primo (calino del vedere, diffidi colà e
ritenerli di non (ali* re allatto, et palTare all'vltimo ; poiché dal
"vedere fi commoueno gli affetti, Et ciò Socrate iflelTo oracolo de'
Platonici negar non puotè, veduta ch'hebbe^» la bella Theodata nominata da Senofonte
nel 3 . libro de i fatti, e detti di Socrate, dicendo . T{os autem,& ea qua
uidimus tangere cupimus,& ambibimus amore dolentes, et abfentes
defiderabmusy e quibus omnibus fiet, ut nos quident demferuiamus, buie
ueroferuiatur. Ecco che Socrate anima di Platone, confefc fa che dallo (guardo
fi defidera paflare al tatto, cV che per tal defiderio ancorché lungi dalla
colà amata, fi patifea dolori, et fi cade in leruitù d'Amore-/ . Arafpade
Cauallier del Rè Ciro hauendo detto al fuo Signore, che li poteua-» mirare, òC
feruircvna Dama fen^a farli (oggetto alle pallioni amorofe_ ;
N«)»rilpo(èilRè,ècofapciicololà;auuengacheilfuoco non di fubbito abbruci . T2T
bruci chi lo tocca, Se non di lùbbito le legni ardino : nondimeno io non voglio
maneggiare il fuoco, ne rimirare cale belici &a te Arafpade dò per
configlio, che non filli gii occhi in belli oggetti, perche il fuoco abbrucia
quelli che Jo toccano, ma i belli accendono anco quelli chi di lontan lì
guardano, tanto che per amor fi flruggono, J^eqypulcYOs intitecr 9nec
eti.amtibiconfulo *Araffasyfmas ìnpukrisùculosuerfari, quod ignis [quidem
vrithomines't ungente s, ac formoli eos etiam
Mceridanttqmfe-profulfpectantyUtpopter amorsm^aent. Non fi tenne Arafpade al
buon configlio, adìcuraijdofi di poter far refiiten zau ad Amore, et dinon
paffar più oltre* che il primo (calino dello (guardo; ma * {>oco a poco fi
concepirono dentro i 1 fiio petto con" eccelline fiamme per le belezze di
Panthea da lui amata 9 che dal dolor piangeua, òC dalia vergogna fi confondeua,
e temeual'a /petto delfuo Rèpcr ie ingiuriofe minaccie, cn egli fece a quella
Honefla Dama, càe non volle compiacere a fuoi Amori $ fi chel'incauto Arafpade
non pensando alla forza dello (guardo, porto eh' hebbe il piede nel primo
gradiledel vedere » (pento daU'infoportabile defiderio » tentò di giugnerc al
tatto, Se falire oue gli perfuade.ua V Amoroso affetto i O quanti dal rimirare,
e veder cola a loro grata, molli dallo (limolo della concupifeenzas come
ingordi voglioso battere le mani in quello, che appetifeanc; in quel* lo, da
che efli guardar fi douetiano., come dal fuoco, Megabizo gran Capitano di
Dario, mandò fétte Per fiani, che doppo lui erano neh'efèrcito i più
principali» per Ambafeiadori né Aminta Rè di Macedonia, i quali eden do (lati
ri* ceuuti nobilmente, doppo il con uito, fecero inftanzadi 'vederle belle Dame
di Macedonia, ;ne furono fatte venire, "Vedute, chei'hcbbero i Perfiani
s'acceféro d'Amore, e pregarono Aminta» che le £cc(Te federe auan ti gli occhi
loro ( fi come racconta Erodotto ) li compiacque il Rè, &e(IÌ cominciarono
fubito lènza naodeftia a ftenderele mani (opra le poppe di quelle : ciò ad
Aminta parue sfacciataggine, SC non meno ad Aleflandro fuo figliuolo, il quale
in bella maniera fece partire il Padre, et partito che fiì, diffe alli
Perfiani, poiché fere fiati in regalato conuito > auuicinandofi i'hora
d'andarfi a ripofare, voglio anco vi s apparecchi delitiofo letto in compagnia
di quelle Dame, acciò polliate riferire al voftro Rè, come fete flati bene
accolti, et accarezzati dal Principe di Macedonia, però laflàte prima che le
Dame fi vadino a pulire, ò(' laua* re nel ferragJio loro: Fece poi Aleflandro
venire Giouani sbarbati adorni d'habiti feminilicon pugnali Coito le yefti, i
quali entrati nelle camere aflrgnate^ alli Perfiani, credendoli e Ili fullèro
Donne i corfero ad abbracciarli, ma li raeIchini furono a furia di pugnalate
vecifi: Miferia cagionata dal vedere, dall'occhio, origine d'infiniti mali,
Autori di precipiti j, 6^ di fniftricafi . Da chi hebbe principio la perditione,
et la commune calamità del Genere humano ? dall'occhio dal vedere la bellezza
del pomo vietato. Vidìt mulier quodbonum effet lignum ad vefeendam, et pulcrum
oculis, afpet7uq> delegabile . Per qual cagione Iddio mandò dal Cielo larghi
torrenti d'acque a fommerger l'VniiTerfo £ per la lafciuia dell' occhio .
Videntes Filij Dei filias hominum quod effent fulcri . Sanfone Capitano cofi
forte, da chi fu vinto ? dal rifguawàar le Delizie puma di Thamnacha Filiftca,
di cui dille al Padre chiedendola per confoi te. in Tlacuìt acidi 'f meis . Et
poi di Dalila meretrice, nel cui feno gli fu recifo i! i ne della Tua fortezza
> et canati quegli occhi miniftri del Tuo Amore, della fu cecità,& morte
. Il Rè ch'era cofi giufto conforme al voler di Dio,corre fec a diuentar
adultero, ingiuflo, et homicida ? mirando incautamente da vnai loggia le
bellezze di Bethfabea . Vldit mulieremfe lauantem, erat atitem mulh pftlcra
valde . Se l'occhio ha fatto preuaricare Dauid cofi giufto, Sanfone ce forte,
ch'altro potremo dire, che la villa dell'humana bellezza corrompa lì Giuftitia
> cV fottometta la fortezza : et ehi fari, che s'aflìcuri firtàr lo fguat do
in cofe belle ì Non guardò mai con buon occhio Augufto verfo Cleopatr; la quale
doppo la morte del fuo Marco Antonio, pen so (come riferifee Stròfi con
artifìcio della bellezza fua di poter allettare l' Animo d'Augufto, ma egl
tanto pài nel cuor fuo l'odiala, 5: ordinò a Proculeio,che vedette di pigliarla
L de cuftodirla viua, per condurla in trionfo, iì che hauendo prefentito
Cleopatra Regina >checon la fua bellezza vinfe tanti Principi, et valorofi
Imperatori d'eferciti » defperatafi di non poter vincere anco Augufto, per non
reftar viwa prigioniera nelle fue mani y fi fece dar morte dalle ponture d'vn
afpe,-. per lo che Augufto non hauendo potuto confeguir il fuo intento, fece
portar iru trionfo l'immagine di lei : Et che moueua vn cofi grande Imperadore
a brama fé, che fi conducete in trionfo vna Donna ? trionfar dWna Donna . certo
la 'vittoria > che riportò di lei ; attefoche egli folo non fi Jafsò vincere
da quella che con gl'acuti dardi degli occhi fupi vinlè Cefare y M. Antonio,
cV^ molti Rè ftranieri ; quella che iì -vantaua di non hauer ad eftere
trionfata, dicendo, non triumphabor .in memoria di che Augufto fece battere vna
medaglia pofta nelli fymboli di Claudio Paradino da lui efplicata, nella quale
era imprellò vn Crocodilo legato ad vna Palma, figura di Cleopatra Regina
d'Egitto da lui fuperata, con quefto motto, Colligauit nemo : gloriandoli che
niun altro potè far refiftenza alla beitela di Cleopatra da lui disprezzata,
6X_ vinta . Ni uno dunque fteuramente drizzi lo fguardo in belli oggetti, ne
vagheggi Dame di vago lume adorne, ritardi auanti il lor confpetto : perche chi
ardiri mirare,vn bel fembiante afpro tormento de gli occhi,&'del
cuorejanch'egli al fine fi. dotri,&Tlamentari, in cofi querule, et dolorofe
note. 0 Mondo ^openjier vanì, 0 mia forte ventura a che m adduce: Odi che vaga
luce .Atcuor mi nacque la tenace /pente ; OndeV annoda, e preme Quella^ che con
tua for%a alfin mi mena, La colpa è voflra,e mWl danno, elapena. Così di ben
amar porto tormento, E del peccato altrui chieggo perdono ;
tAm^idelmioichedeuea torcer gli occhi Da troppo lume . Ritiro P'ir ci ìfeuno la
-villi dalla potenza di raggi dWn riuSlendente fole, sf.i ' 'hi-ii finoouuv* Ji
due b.^'i occhi, Sc^_, ponga mente a! costume dt! Ca« . iz3 uairio vccello
grande marittimo, il quale { per quanto narra ElianOj&C^ PIutarcho nel
fudettonmpofio)amrmeftrato dalla natura, sa che s'egli fida lo /guardo ne gli
occhi diquelli,che fono oppilati, riceue in fé l'oppilatione di co • loro,
ondegli voltafi con gli occhi ferrati, altrimenti refta dentro di (è, come
dagraue colpo ferito : così noi chiuderemo gli occhi al rincontro di due
cocenti lumi, acciò per gli occhi noltri non.riceuiarno le fiamme loro nel
cuore, ilquale altrimenti rimane epprefio,;& fcHocato dali'opiìatior.e
amorofà, punto 4a, pungente arale., 6^ arfo da folgori, et facete,itramenti
militari d'Amoree col quale parlando il Poeta, dille . L'arme tue furori gli
occhi: onde l'accefe Saett'ufeiuAn d'inmjibil fuoco. OST1NATIONE. DONHA veflita
di nero con la tefta circondata dalla nebbia 9 fòftenendo con ambedue le mani
*Vna teita d'Alino . Il "veftiinento di nero, è conueniente alì'oflinatione,
perche cornei! panno tinto in nero non può pigliare altro colore, con"
'■vn' huomo ©felpato iru 'vna opinione non sa "volgerli per alcuna ragione
alia luce della 'verità dimostratagli . Hauerd ìa tetta circondata di nebbia,
perche gli oftinati fogliono vedere poco lontano * Si. peròiì fermano faldi
nella loro opinione ; perche non è dubbio tiler cofa da fauio leuarfi di
opinione per elìèr talmente ordinato il noftro fape« t*,.che òpcr
perfettione,&. numero grande di cofe perfette, ò per la poca luce, 8c^ofcuritidel
noftro intelletto non lìarao mai a tal termine, che «on «abbiamo luogo di panar
innanzi, Se da tor lapalma del fa pere noftro à noi medefìni., con la
fucce(Iìone3che fi fa delle cofe di tempo in tempo. La tefta dell'Alino moftra
la medefima ignoranza,già detta efier madre del*oftinatione,&: fi figura
l'ignoranza nella tcììa dell'Alino, per eller quello animale ftolidiiTimo
equalmente d'ogni cola, fodisfacendofi, e del brne, ^Sc^ del naie, rnofìrandofi
fallìbile alle forze ", ò cordoglio, à differenza de gli altri nimali •
OTIO GIOVANE grano, in vna caueraa ofeura, fé derido fi appoggiato col gomito
finiftro (opra d'vn Porco, che flia diflefo in terra, ÒCT con la medeima mano
fi gratti il capo 3 farà tutto (onnacchiofo. i Giouane fi dipinge, come quello,
che non ha efperimentato r.'nccmmodità Sella vecchiezza . \ Graìlo, per li
pochi penfieri, i quali non danno noia per la troppa occupatio*e del penfiero,
et dell intelletto, alla dilatatone del (angue per le membra . Siede in
"vn'efeura caucrna ; percioche l'huomo oriolo non è pronto alfhoDreudi,e
gloriole àttiotìi-'j onde cóuiene menare la vita ignobile, òV tenebrofa. Sì
appoggia ad vn Porcc^perche l'oriolo nella conuerfatione degli altri rinomini,
è limile al porco, per la vilttf, e dapocagginc (un . j E opinione d'Ànftoule,
che quello a-cin* «k nella fìlònomia fia il più incrpace i. = e. n+ pace di
ammaeftra mento di tutti gli altri animali ; come l'oriofo che non curi alcun
lodeuole etèrei tio, sì rende inhabilead apprendere qualfiuoglia difciplina ;
et fi come quefto ideilo animale ad altro non attende, che a fodisfare l'a
petito della gola, &f di Venere ; cofi l'huomo dall'otto dominato, fi òà
rutta a contentare Ce Hello, fodisfacendo a* proprij appetiti con perdita della
propria fama-; . Si g atta il capo a guifà di coloro, che mal Tanno prender
configlio, non riattendo imparato la prudenza, (pendendo la maggior parte del;
tempo nel! deliberatone delle attioni ; lequali fé fono buone non le mandano a
finejfc re lejpregiudicano all'honore, et alla fama * Otio 4 Glouane
gra(To,& corpolenCo, C-axcL a giacere per terra,per veftimento por-tara vna
pelle di porco, &c per terra vi farà "vn vomere inftrumento di ferro
da arare la terra, ma tutto pieno di ruggine » Per dichiaratone della giouentù,
§C della gratterà » del giacere -in terra, et del -vel ti mento della pelle di
porco, di quella figura feruirà la dechiaration fatta della figura di fopra :
folo diremo, che è fignificatiuo dell'odo il vomer arrugginito, come de negoti
j, et dell'anioni quefto medefimo chiaro, et netto >eiiendo il più
importante n'egotio noftro far cofe appartenenti al-viuere, £^ come non
adoprandofi il "vomere viene rugginoso ; cofi l'huomo, che-» tralafcia il
ben'operare, dandoli in preda all'odo fi cuopre, 6^ empie d'infami*',di vitij,
che lo rendono poi d/fpiaceuole a Dio,& a gli hilomini, e quefto otio non è
altro che vna quiete dell'intelletto, il quale non moftrandf la ftrada di
operare vircuofamente a' fenfi, anch'efli Ce ne ftanno fopiti, ò quel ch'è
peggio difeacciati dalla via conueniente . Per quefto dille S. Gregorio l'otio
eflèt vna fèpoltura dell'huomo viuo, 6^ la Scritturarne tutti i mali del mondo
gli ha inregnati l'otio, Ne fi prende in quefto luogo l'otio per contemplatone:
come lo pigliò fcherzando con parole Scipione il grande,dicendo di sé ftellb,
che allhora hauea men'otio che mai,quandone hauea pili abondanza ; per dir che
quanto meno era impiegato nell'attioni, tanto era più intento al contemplare
> perche di quefto otio godono fòlo quelli,che con lalcttione de molti
libri, 6^ con l'intendere! cofè alte, 6^ nobili, mantengono fenza muouere altro
che la lingua,ò la penna > la pietà,la religione,il zelo di Dio, il
confbrtio de gli huomini.oX^ in fomma quanto è bene fra le mifèrle di quella
vita mortale. Otio. HVomo vecchio,veftito di giallo dipinto à Mafchare, Se à
trauerfo ha u eri. vna banda berettina con vn Fagiano per cimiero, nella deftra
mano vna f icella di color bigio fpenta,& nella finii! ra vn'ouato in campo
d'oro, nel quale fia d-pinto vn giro col motto . In quiete voluptas. Otio,
HVomo grailbjcorpolenro,* federe in terra con vn feudo fòpra, tutto rico perto
di ftrali,& fre^ze tirate da diuerie bande, qua fi che l'otio fia feudo di
tutti i vitij. Grado lo dipingiamo per la cagione detta di fopra,&"
cofi io fa l'Ariollo dicendo. la . . t*f 1 1 qasjto albergo ; il grane forno
giace V Othda vn canto corpoìent*, e graffo. Lo feudo ripieno di fre^ze, moitra
che l'huomo otrofo ì\ laida venire adotto tutte le calamità, prima che penfi à
volerli leuare dalla polmonaria nel perder* il cempo,& fin che gli refta da
viuercb fia conlode,òcon biafimo.con honore, jb con vergogna,con danno, ò con
vtile poco cura il tutto. Et perche il mal Tuo Jfififtolito non bifogni
guarirlo con lo fmrnuire del fangue, et col tagliare dell* 'jrene, fi tontenta
venire mancando a poco à poco con iua vergogna ; faftidio do gli amici,&
vituperio della famiglia. Otiù. VN Giouane mal 'veftitojil quale ftia col capo
chino, et /coperto, et co» ambi le mani in feno. PACE. 'ideila medaglia
d'^tuguftofi veitfcolpitA » DONNA, che nellafiniftra mano tiene vn Cornucopia,
pieno di frutti» fiori,frondi,con vn ramo d'vliuo,& nella delira vna
facclla, con la qualo abbruci vn montone d'Arme. Il Cornucopia lignifica
l'abbondanza, madre, et figliuola della pace j non et mantenendo lacareftia
fenza la guerra, ne l'abbondanza del vitto fenza l'ab>ondanza di pace,come
dice il Salmo. Fiat pax in virtute tua>& abundantia in turribus tuis. ti
ramo dell' -vii uo dinota la mitigatone de gli animi adirati, come fi è detto
Miì Iongamente in altri luoghi. Et la facella * che abbruci il monte d'arme,
lignifica l'amore vniuerfale,©^^ cambieuole fra i Popoli, che abbrugia, et
confuma tutte le reliqnie degli odij, che fogliono rimanere doppb la morte de
gli huomini. Per dichiaratone del Cornucopia,ne ferutremo di quello, che
riabbiamo detto nella figura dell'abbo» dan^aw . Tace* Giouane bella con
ghirlanda d'vliuo in capo,nelta mano deftra ferri la figt* ra di Pluto,&
nella finiftra vn fafeio di fpighe di grano,come fi caua dal* li ferirti di
Paufaniàcne nella deftra mano tiene vna face accefa rruolta in giù, et {òtto à
quella vi è vn monte di arme di più (òrte,& appreffo vn Leone,ó*£~ vn
Agnello giacendo infieme. Pace fi dice con agguaglianza di molte volontà
moftrata con fegni efleriori, jlche fi moftra nello Mare infieme il Leone, et
la Pecora, che per natura fono diuerfiflìmi di coftume,5^ (\ prende da
Vergili©, il quale volendo augurare pace al tempo di Pollione,diire che gli
Agnelli, ft^ i Leoni haurebbono infierm habitato, Tace. DOnna,1a quale tenga in
grembo Tvccello chiamato Alcione, et in terra canto d'efla vi farà vn Caftoro
in atto di flrapparfi con denti i genitali. L'Alcione è vn picciolo vccello,il
quale fi il nido alla riua del Mare;, §C pt quei pochi giorni3cbe quiui fi
trattiene,cefla ogni 'vento,*& ogni tempefta, re ftando il Mare,6c il Cielo
tranquillo,& fcreno,-però è-indicio di tranquilliti, i. di pace ; onde
metaforicamente giorni Alcioni j fi dimandano da gli Antichi ne' quali il
Tribunale fi quietauay& fi pofauano li Litiganti. lì caftore,il quale
perfeguitato da cacciatori,come (criuono alcuni, co' den> fi mo^za i
genitali ; fapendo per quefti euer da loro fèguitato, è indicio di gra;
defiderio di pace,cV~ ammonitione a ferrar gl'occhi alla perdita di qualche bc
ne, et di qualche vtile, per amor fuo . Et fi legge à quefto propofito *vna
letti ra di Sapore fcritta a Coftantino, la quale lo efòr ta à lafciare vna
parte de 1 R gno dell' Afia per viuere in pace, con Teifempio di quefto animale
irragion noie, il quale per priuarfi del Colpetto, fi taglia quel membro, che
lo fa (lare ii quieto. Tdtt D . iz/ Tace. Onna giouane à federe, co» la deftra
mano tiene legati infieme vn Iup» « &C vn Agnello fotto ad vn giogo
medefimo,8£~ nella finiftra porta ~vn Quefta figura moftra la pace e(Tèr
cagionata dal reggimento de'Prencipi»cha (fanno abballare l'arroganza de'
fuperbi, et farli viuere fotto il medefimo giogo co' più humili, &^ meno
potenti, per moftrare che è fola, e propria virtù sue Kencipi faper far nafcere,&
mantenere la pace nelle Città >& ne* R egni,Ia qua! 1 Tiene ipefle volte
perturbata dali alterezza de' fuperbi,& però Ilioneo orando I,Didone predo
Virgilio nel primo lib. dell'Eneide la loda di quello capo particolare . Et la
pace di noi fteilì che nella medefima figura fi può intendere; non è altro che
la concordanza de' fenfi del corpo con le potente dell'anima, rendendo
egualmente obedienza alla ragione chi domina, et da leggi ad vne,Sc^a gl'altri
. Et per lignificare l'Imperio del Prencipe li fa la figura che fiede; non fi
potendo dar giudi rio publico fenza ftar à federe forfè per conformità del
detto d'Ari itotele che dice,che la prudenza nell'anima s'introduce per mezzo
del fedele ìt della quiete . Tace. Isella medaglia, di Filippo,, DOnna>che
nella deftra mano tiene vn ramo d'o!iuo,& con la finiftra vn*hafta. Per
quefta figura fi dipinge la pace acquiftata per propria virtù, et
vaIore>& ciò denota l'haftache tiene in mano» Tace. In vna medaglia di
Vefpaftano fi vede [colpita . DOnna che da vna mano tiene "vn ramo
d'oliuo, dall'altra il Caduceo,& ìn vn'aitra fi vede con vn ma^zo di fpighe
di grano, et col cornucopia, dC con la fronte coronata d'oliuo. Tace. Isella
medaglia di Tito. DOnna che nella deftra mano tiene vn ramo di palma, et nella
finiftra vn*hafta. La palma promette premio à meriteuoli > Thafta minaccia
caftigo à delinquenti,©^ quefte due fperanza, òC timore mantengono gli «uomini
in quiete^ in pace. Tace . Velia Medaglia di Sergio Ùaìbd con nome di pace
[colpita Ha . VNa donna di bell'afpetto, che fiede, et nella deftra mano tiene
vn ramo d'vliuo,nella finiftra vna Claua con lettere» TaX^fugufi.&S.C. Nota
quefta figura la pace acquiftata per -valor dell'animo, et per vigor del corpo,
l'animo fi feopre nella belle^a,& nel federe della donna . Il Corpo della
Glaua, iftromento col quale Hercole foleua caftigar gl'inimici, con reprimere
'audacia de malfattori* Tace, ìxf vi Tace» J>{ella Medaglia di Traiano .fi
fa foto. DOnna,che con la deftra tiene vn ramo di vliuo, et co» la finiftra ~tn
Co* no di diuitia • Tace. Et in vn' altra di Filippo fi "vede in formadi
Donna, che conila deftra mai* alza *\n ramo dVliuo, et con la finifta tiene
vn'hafta eoo lettere Tax fundal €um Ferfis, et di tutte quefte potrà il
diligente Pittore eleggere quella,che pii gli parrà a proposto, et anche di
molte farne vnaioia, come vedrà meglio pò t«rlì piegare la fua intentione »
Tace. Isella Medaglia di Claudio. VNa donna, che abbaila il Caduceo *verfò la
terra doue è vn fèrpe con fio ri ftrauolgirnenti,moftrando la diuerfità de
colorici veleno. che tiene,6* con l'altra n>ano iì fcuopte gl'occhi-con vn
**v£lo per non ^vedere il fé rpc, a quelle lettere» PAX ORB. TERR. AVG.
Chiamornogli Latini Caduceo,perche al fuo apparile faceuacadcre tutte li
4ifcordie,& fu per ciò l'infegna della pace. Il cuoprirfi gli occhicol
velaper non vedere il fèxpe,,dimoftrache la guerns Capprefentata per il
velenofo ferpefia noiofa * dc^, U'iufiurto dannOjOnde Vip igiiio nel primo
dell'Eneide (òpra di ciò coli dille. Trulla falus bello, pacem te pofeimus
PACIFICO. ^Ve'di àncBeatltudini la fèttima, l> A S SI ON£ D'AMORE. DO N N
A,che con 'Ynamaao tiene vna "verga, Sfrcon l'altra vna ta^zai et appretto
di fé da vn lato vi faranno Leoni,OriìJLupi,Cigna!i>Cani,5c^, limili ; et
dall'altra parte molti faffi . Si prende per la patfione d'Amore Circe,come
narra Ouidio, et dittero gli Antichi effer vna Maga potentillìma, che
trasformaua gli huomini a fua voglia,5c volfeto, come habbiamo detto
fingilicare con eflala padrone d'Amore . Tiene la -"verga, perche Homero
nel libro x. dell'OdyflT. finge che la dett donna hauendo dato à bere vn fuo
liquore à i compagni di Viiliè, toccatoli i capo con la vergaci trasformale in
fiere. La ta^za,è per dinotare quei fughi d'herbe, et beuande, coi quali fi
dice,cr faceua vfciregli huomini fuori dì se, rendendoli à guifa di latti, oc
bruti anima» hjfopra di ciòne ragiona Ouidio xiiij. lib. Metamorf. con quelli
*erfi. 7{cc mora.mìfcerì tofìi iuhet orde a grani, Mellaq; "pimq\ merheum
lacle coagula puffo t Quìqifub hac lateant furtim dulcedine fuccosi lAdìjciti
accipimus [aera data pocula deverà. Et Vergi! io nel 7. Hinc
exaudirigemitusjrxqs Lcowm Vinclar eeufantum^ fera fub rio tle rude fftum ■
SetìgériqjfacsiatfsànfMfepibifsyrfi Sauire^ac forma magnoruniyìiilareLuporuni:
i Quos homlnum ex facie Dea fempotentìbus ber bis rlnduerat Circe irfpuhusMC
terga ferarum. f Il che dinotano i diuerfi animali, 8£T la moltitudine de (affi
j fi che fi deuo fldcrare,ehe la fopràdetta figura è ynaefpreflionè della
padìone d' Amore, ja quale prende dominio injquegli.huomini,'che fi lanciano
otiofamente piglia•Aeco! gufto di cofe ddetteuòli, ropofito| mortificatione,
mala /òdisfattionc, cVf . dolore j nondimeno perche la vhttrfraleauuérfità non
fi fmorza a fatto, fi delie fare di colore berettino .-, che ritiene^qucllapoca
di "viuacità, che è la fperan«i za di cambiare fortuna fra lemiferie »o\^
è vn'aipettare all'occaib del Sola*,, che di nuouo forga la-luce,bella; e
ehiara,per illuminare il giorno, o/curato nelmiferie. Il giogo, èfignificatiuo
della patienza, li quale come fi è detto, iì efferata^ folo nel tollerare le
auuerfità, con ànimo^coftante, et tranquillo . Et in quefto propofuò diflè
Chrifto-NoftroSignore,cne il fuo^giogo era fuaue per il premiot che s'afpettà
doppò Tofleruanzatie fuoi fanti commandamenti ; che fono 'vn [giogo, al quale
volentieri fottomett* il collo ogni Chriftiano, che hàbbia ze[Ib
delilionor..di.Dio . T attenda. DQnna con^mtorchio accefo in vnamano-, con la
quale verfi cera lique? fatta lopra l' altro' braccio ignudo, et a piedi per
terra vi faranno alcune», jhimache, le quali fi pongono per la patienza, per
(cordar i tempi, et ftarfi molti g orni rinchiufe nelle Toro cocciòle finche
viene il tempo a propofito di v/cir |fiiora-i. T attenda. Qnna veftita di
berrettino con le mani legate da *vn paro di manette di ferrò, 6^ a canto vi
fari 'vao fcoglio, dal quale efea acqua a goccia, 8c cada fopA le manette di
detta figura . Perla quale fi moftra, che ad vn'huomo,che fa afpettàre ogni
cofa fuccede* felicemente, &C ancorché i principi) di fortuna fiano
cattiui, aiutati poi dsu qualche fauore del Cielo, che non iafcia mai fenza
premio i meriti dell* huoijio, in vn punto nafee quel bene, che molti anni fi
era in vano defiderato . Di quella forte di patienza, et dell'efito felice, habbiamo
de noftri memorabili et. lìmpij nella Corte di Roma,eflèndo fblo per la
patienza d'vn affidua feruitù *, molti arriuatì alPhonor del Cardinalato,&
d'altri gradi importanti della Hie* xarchia Ecclefiaftica j oue come Citti
fabricate nell'alte montagne, fono efpo« iti a gli occhi di tutto il mondo, òC*
hanno occafione di far fi chiari per la virtù dell'animo, come fono celebri per
la degnità, 8c grandezza efteriore . Ma quando bene non fuccedefie, che alla
patienza folle guiderdone la libertà in quefta *vita, come fi vede cofi fpeflo,
che la fòrza dell'acqua confutili =il ferro; non dobbiamo però perderci
d'animo, parlando con quelli, che drizzano la loro feruitù a buon fine, 3^ non
all'ambitione, viuendo virtuofamen» te, fapendo le promeffe fatteci per la
bocca di Chriflo Moftro Signore,che coniiftono in beni non corrottiteli,
dicendo In patientia veHra poffidebitis animai **cflr.ts, et che è folito
caligare, et correggere in quella vita quclli,che ama, • defidesa premiate
nell'altra . • 'Patienza. DOnna d'eti matura, a (édere fopra -vn (allo, con le
mani in modo, cheJ moftri fegno di dolore,& con li piedi ignudi fopra
"Vn fafeio di (pine. La patienza fi fèuopre nel fópportare i dolori del
corpo, 5^ dell'animo: p th fi dipinge la prefente figura iu quell'atro . Le
(pine fono quelle punture, che toccano nell'honore,b nella robba, ò ne. la
vita,le quali fé bene pungono i piedi, cioè danno faflidio nel corfo degli
affetti terreni j nondimeno lafciano libera la teda, et le alttc membra più
nobiU perche vn'anima ben regolata, Se ben difpofta fopra alla ftabilità della
'virtù non proua il danno fondato nelle cofe terrene . Il federe fopra il
fafiò, dimoftra efTcr dura cofi fàper reggere la patienza e animo tranquillo,
ma che facilmente fi fupera • PAZZIA. VN huomo di età 'virile, vetliro dì
lungo, et di color nero, ftara ridente, et a cauallo fopra vna canna, nella
deftra mano terrà [vna girella di carta iftromento piaceuole, et traflullo de
fanciulli, li quali con gran fludio lo fanno girare al 'vento. La pazzia fi fa
conuenìentemente nel modo fbpradetto,* perche non è altro Tefier pazzo, fecondo
il noflro modo di parlare, che far le cofè fènza decoro! 4^ fuor de! commune
v(o de gli huoinini per priuatione di difeorfo fenza ra* gione verifimile, ò
flimolo di Religione . Quindi è, che fi dice communemente elfer meglio
esercitare la pazzia con moki, che efier fauio con pochi; perchè jnifurandofi
la noftra fauie^r.a dalla noflra cognitione, 6^ conofeendofi più ord; nanamente
in molti » che in pochi, par che quelli, non quelli, fi debbano fèguitare;
percioche il più degl'huomini mi furando la bontà dell'attieni aitici con Is ?1
ijr ( flon le Tue, approuarà quei coftujni > che a' Tuoi fi afTornigliano ;
onde è necef! (àrie per acquiftare quello buon eccetto, all'opinione {falerni
nelìe fue amoni, eccoftarfi Quindi e, che nelli honort "vno fi itima
felice ; perche dal maggi jc f numero de gli huomini quelli fono flimati gran
parte della felicità, nella pa»i uertà fi giudica ciascuno mefchino, perche da
molti tale fi vede reputato; £c dì f quefta pazzia, Se di quefta fauiezza, fi
parla tempre fempre da gf huomini jiqt* Sballando l'ali per dolore, òper
timore, ò che viene cPimperfettione naturale.. Giouane, fcapìgliata, et fcalza
^i dipinge ; percioche iì pazzo non (lima lo aiedefimo^ ne altri . Se è
Isntaflo d'ogni politica conuerfàtione, per non conoscere ilbene di quella,
Scnoaper fine disontemplatione, b dispregio del Mon:4o pecaimr di Dio sj e ciò
dico perriipetto di quelli, ch'hauendo gii domati gli affetti loro per la
conuerfatione,fi ritirano a vita folitaria . il color cangiante del
veftimento,denota inftabilitàj che regna nella pazzia. La pelle ef Oc/ò,
lignifica che i pa^zi per il più fi reggono dall' ira,* percioche jfi
veggoncquafi continuamente far diuetfe ftrauagantie * Tiene con la finiitra
mano vna candela accefà vicino il Sole .5 perche è fegne veramente di pa^ia
presùmere e i'vfo . Si fa ignudo, ó\^ nero*, perche ikpeceatofpoglia della
gratis, «^_ priua a~ fatto del candore della -virtù, 'dando in jpeficoio di
precipitare per l'incrt rezza della Morte, che lo tira nell'Inferno, ie non fi
aiuta con U penitenti*, Ó^J, col dolore . . *"' Ecit ♦ ?E circondato dal
ferpente, perche il peccato è vna *vna fignoria de! Dimoiti ;«oftro nemico? il
quale cerca continuamente ingannarci con fin te appstenzt^ > di bene,
operandone tèmpre il fucceflo, che ne hebbe con la prima soffra Ma*dre
infelice. * Il "verme al cuore, è il verme della confeien^a, ò la
conferenza ft&fla, cno dicono i Theologi, la quale flimola,&: rode
l'ani ma peccatrice, 8t^ iètrpre ftà "viuace, Segagli do^n che net peccato
lènte il polio, &ilfargue*0fld£preB« i de il "vigore, et fi nodrifee .
PECUNIA DONNA "Veftita di\giallo> di bianco, ì^ di tanè (curo, in capo
ha.uerà vna bella acconciatura, fòpra la quale vi farà "vna Ciuetta,*S^
ceri a ia ruiano alcuni torfegli, et pile. il colori dèi "veftimento
lignificano le forte delle monete, le quali fi fat'no -d'oro, d'argento, Se di
metallo ; con lì torfclli, et le pile, che fono ffromenti da battere monete *
La Ciuetta preflo a" Greci fignificauadanari,perche pergratificaregli Atrn
v niefi, che per infegna portauano queft'animale.quafi tutti i Greci io
ftampaua *• no nelle monete loro, come ferine Plutarco nella "visa di
Lifandro . Si nota ancora la pecunia con le Nottole,, le quali in Athene fi
ftampauano •-nelle monete per vna memorabile aftutia di vn Seruitore di Gilippo
pur in A te *ne; raccontata dal medefimo Plutarco nell'ifteflò luogo; Perche
hauendo cari-» co quefto GiJippo di trafportare vna"pecunia in
Lacedemonia, buona-parte ne* occultò (otto le tegole del tetto di caia, il che
hauendo veduto il detto fuo Scr— \ uidore, et eflèndo legge appreflo di coloro,
che non fi douefle credete al Ser-nidore, che teflificaua in pregiuditio del
filo propio Padrone, dille loro in giu-ditio, che fotto le tegole della Cala
del fuo Padrone vi era grandifllma,quantità di Nottole. Il che eflèndo intefoda
gli accorti Giudici,rintcgrorno la Repubblica di quel danaro /lodando
l'accortezza del Seruidore, &dimandocnopoL %'m alcune occafioni il danaro
col nome di Nottole. PELLEGR1NAGGIO UOMO in'habitodi Pellegrino, ma che
habbiarafa la meta della tefta, fic^fimilmente della barba, et dalla delira
habbia i capelliJonghif;{imi, che gli pendano fòpra le fpalle, et Umilmente la
metà della barba longa,. . et hirfuta per imitare gli Egitij, i quali in quefto
modo dipingeuano il Pellegrinaggio ; 6^1 a cagione fu, che eflèndo Orinide
partito per lVpeditioneL* contro li Giganti in dieci anni, che flette lontano
tempre con gran fludio, col-* tiuòla barba, et la tefla^ poi ritornato in
Egitto adoprò il rafoio. Gli EgittÈjfvolendo denotare poi il fuo
Pellegrinaggiocol felice fuccefTo del ritorno, lo dipingeuano nel modo detto.;
il che poi ancora fecero per efpri mere ogni fòrto. -di Pellegrinaggio . Hauerà
nella delira mano *vn Bordone, (òpra del quale vi farà vna rondine ; perche
quefto "vccello, fecondo, che hanno ollèruato.gli Antichi,fubbito ch'ha
incominciato a "volare, fi parte, OC* "V4 lontano dalpadre, et dalla
ma* -dre pellegrinando PARSIMONIA DONNA di età virile, veftita d'habito
femplice, et fenza ornamento alcuno, con la deftra mano tenghi vn comparto % et
nella finiftra vna boria piena di danari legata, con vna cartella riuolta in
bei giri con vn motto » chi dichi IN MEL1VS SERVAT. Paifimonia è "vna
delle due partì principali della liberalità > che confide nel ritenerti
dalle fpefè, che non fono conformi alla ragione, et trafgredifconoil mezzo .
Maìorem fenfu defint cnttum» dice Horatio Sat. 3. 1. 2. cioè lafla and re le toefe
fuperfhie maggiori dell'entrata j il che fi fa con la Parsimonia, laqua le
delle qnattro parti della prudenza» che confifteno intorno li beni di fortuna
tre ne poffìede . Nam circa bonum prudentiaquadrupliciter fègerit,cum au
adipifcitur bona > aut tuetur, aut adauget, aut prudenti^ vtitur, hi
prudenti^ aliarumq; virtù tum funt canones |; talmente che fé li canoni della
prudenza^ circa la facoltà, fono di quattro forti ; fecondo Plutarcho
ad'Apollonio, ouero quando s'acquila la robba> Vii confcrua, ò fi accrefcc
>òil adopera prudent niente^ DICESJ%g %LPJ. rjf te ; Certo che la Parli
monia prudentemente adopra la robba, l'accrefce » la conferita ; Efchine
Filofofo Socratico fbleua auuertires che da fé JteiTo pi» liana ad *vfura* con
lo fminuire la fpefa circa il 'vitto > conforme a quel detto » 'agmim
ve&igal pariìmonia >gran tributo è la patfimonia, poiché ottima
rilutione e per accrefcere Tentrata il reformar le Ipefe: &:però Ariftotile
dà per >n figlio alle comunit4,ch e $\fi la parfimooia, in quefta maniera
fecondo la„* aduttione del Mureto . Primum quidem nolfe oportet quantum ex
quaqj t ciuitas capiat, Notis effe debent fumptus, quos facìt ciuitas, vt fi
quis fu>eruacaneus eftollantur, fiquisiuftomaioc minuatur. Opulentiores
enira* unt non ij modo,qui ad opes aliquid addunt, (ed ij quoq; qui de
fumptibus etrahunt . Cofi li capi di famiglia dcuono primieramente confiderate
Tcnata,ch*hanpo, et poi hauer riguardato alle ipefe, che fi fanno per cala per
toc ia le fuperflue, 6^ fminuire quelle,che fono maggiori del douere,
imperciohe diucntano più ricchi non folo coloro,che aggiungono alla robba
qualche^ ofa, ma quelli anchora, che fi leuano da le fpelè, Et in Seneca de
Tranquilliate cap.^.a proposto della Parfimonia quell'altra belliflìnia
fentenza, che cofi ice, Placebit autem haec nobis meniura, fi prius parfimonia
placuerit fine qua ice vlJar opes fufficiunt. nec vii? fatis patent. Si fa di
età virile, percLoche in quello (tato l'huomo è fatto capace di ragiée, àC
opera fecondo l'vtile,& honore, L 'habito femplice, et fenza artificio,
denota che la parfimonia è lontana da >gni /pela, vana, et liiperfl.ua ;
onde fopra di ciò S. Ambrofio ad Vercellen» cofi lice . Inibii tam necefsarìumt
quam cognofcere quodfit nefefsaritttn . Il compaflo, fignifìca l'ordine, 6^,
mifura in tutte le colè j percioche fi cene il compatto non efcc punto dalla
fila circonferenza, cofi ia parfimonia non eccede il modo dell'honefto, 5^ dtì
ragioncnole . La borfaco'l morte in meliusftruat, dimoftra che è maggior
induftria > &: honoreil conferuare qucl!o5che fi ha, che acquiftare
quello, efee manca » come iimoftraClaudiano lib. 2„ln Stilìcon. Tlus cHferuaffe
repertum > Quarti qiufifie decus, EtOuidiolib. 2. de Arte Àmandi. 7{on minor
eflyirttts,quam quarere fotta tucrì» Cffus ìnefl Mie ; hic exit artis opus .
PARTIALITA. DONNA brutta, che tenghi la deltra mano ferrata, >6^ il bracci*
alquanto raccolto verfo il petto, et il finiftro ftefo con la mano aperta, e-,
per acconciatura del capo vna cartella con vn morto, che dica EADEM NON OMNIBVS
. Terrà il vifo riuolto, &C che guardi dalla parte finiftra, et fotta lì
piedi ~vn paro di bilancie. Partialità è vitio, et è contrario alla giuftitia,
efTendo che non d à a tutti quel lo, che gli fi conuiene, come beni/limo lo
dimoftra il motto fopra detto ; 6partialità
peccatograuiffimodeiringiuftitiajglifìconuienerefTerc bruttiflìma, et
abomineuo-' le ad ogn' ~vno, 6^ Cicerone in 2; Tufcu. J^jbileH malum, ni[t quod turpe
aut vìtiofum eft~. Il tenere la
deftra mano ferrata, 6\^ raccolta, &ia finiftra ftefa» et aperta*
lignifica, che la partialità opera non fecondò la giuftitia,checon fòmma
perfet-* rione dà con ambi le mania ciafeuno quanto gli fi conuenghi, ma
guidata da* rintereflè, ò altra peruerfa5 caufà,-diftribuifce ingiuftamente
fenza hauere ri— guardo al giufto, Se al ragioneuole ; come beniflìmo teftifica
Ihnocentio lib.ii* Devtìlitate ' conditivnfchuman& . Vosnon
attenditismeritacaujarum, fedpcr* fonarum, non iura.fed mmera, non quod ratio
dittct,fedquod'voluntas4Jfe fleti» non quod fentiat, [ed quod mens^upiat,non
quod liceatifedquodlìbeat. Il tenere iWiforiuolto dalla parte finiftra,
dimoftra che il partiate non hh Inanimo retto, ne di "volgere la mente al
vero, ma più a vno,chc all'altro^omc partiale,& nemico del bene operare ;
onde Ariftotile nei primo libre della Ret-torica a quefto propofito, cofi dice,
^fmor, et odium &proprium commodumfkpefàciuntwdicemnon cognofeere veruni .
Le bilancie fotto li piedi, lignificano tanto più la peruerfa natura di
quefta-» pefte, poiché eflendò continuamente contraria al giudo, con difpregio
cerca-» di conculcatela retta giuftitia. Si potrà^anco per fare differente
quefta figura,. oltra-il tenere le bilancie lotto li piedi, che con la finiftra
mano porgeflì qualche dono ad vno fanciullo dibelliilìmo afpetto, nobilmente
veftito,& corona* to con vna ghirianda dilauro, et con la dèftra mano
fcacciafi con vna sferza-» rn'altro fanciullo fimile al primo, &T coronato
di lauro anch'egli, che ciò di-' moftra il merito dell'ano, Se l'altro
fanciullo, et le malainc/inatione, Se opera* peruerfa di quefta iniqua, et
federata par tialiti'. PENA DONNA di brnttoafpetto, con bocca aperta in atto di
gridare, con habito mefto, e maninconico, Sé in diuerfe parti ftracciato »con
vna sferzi in mano, fari ^pppa da vn pie, eoa vna gamba di legno,
moftridifeendete vni gran cauerna, Se fi fuftenti con fatica fopra le crocciole
. Fra la penitentia,e lapena vièìquefta dlncerenza,particolare,chela
penitentiafi genera con la volontà, Se confenfo dell' huomo, che gii fi duole
degl' et" ron cómeflìjmala pena, è quella che il giuditio,ò de gì'
huomini, b di Dio di a'peccatori lenza ftimolo di pentiméto,ò defiderio di
fodisfare co le buone opere.. Theologi ;:perche come ella è mezzo fra
la-cofaiche fi cuoce,ÓX^ il fuoco,co(V la penitentia è mezzana fra i dolori del
peccatore, c*^_ l'amor di Dio, ilquale è motore di effi, Hi la penitentia tre
patti principali, che fbrtoi contritione> confefflone, Se fodisfattione,
però fi potrà dire, che la contritione s*accenni con l'afpetto malenconico*e
dolorofo ; la confezione con la faccia riuolta al cielo in legno di dimandare
perdono, facendolaperò a* Sacerdoti approdati ; et la fodifattion» con la
Graticola iftromento propor-tiònato alla pena temporale y dalla qualefi» mifura
ancor il mento di quefta virtù viua, e vitale . 'Penitenza . ^Onna con la verte
di color berettino, la quale (irà tutta rotta, Se fquar> ciata,ftarà quella
figura mefta, piangendo, con vn faccetto di fptne inu vna mano* et nell'altra
con vn pefee^perehe la penitentia deue eflere condir» col digiuno^ e col
ramarico «-• Penitenti', DOnna vecchia,-&T canuta vellita dSn panno dì
color bianco, ma tutt»' macchiato, et dia a federe in luogo folitario (opra vna
pietra,dcnde elea vn tonte, nelquale fpecchiandofi col capo chino verfi molte
lachrime ftando in attod'ifpogliarfiv La penitenza è vn dolòrede' peccati
piùper amordi Dio,eheper timor deli* le pene ; il qual dolore nafeendo dal
cuore fcerne sé ftefib, et labrutturadellt file attioni pattatele però fi
rapptefenta quefta Donna che mirandoli nel fonte* &jvedéndòfi già confumata
dalla vecchiaia, piange il tempo pattato male fpe» fc, òC lignificato per le
lemure nella candida vefre, chexi'innocentia dona*teci per mezzo del (acro
Battefimo, Se contaminata per la noftra colpa . La pietra oue fiede,-& fi
pofa, non è altro che Crinito Noftro Saluatorc, fo-* pra il quale il pcccator
fedendo, cioè fermandoli col penfìere alla contemplatibne del fonte, che èia
gratia, laquale da lui featurifee, come dice egli alla Sa* marirana ; fi
ipoglia della ve fte imbrattata per lauarlà nel fonte planandoli,0 facendoli
candida l'anima per mezzo delia penitenza, la-quale è facramento hauuto per noi
da mera benignità di lui *> Però dille Dauid a Dio. Signore tu mi lauerai, e
mi farò più bianco della neue . Il luogo folitario, lignifica il (cererò del
cuore, nel quale ritirandoli, et dahV vaniti mondane allontanandoli la
mence,-troua la pace di Dio,& col dolore d* leccati toma in gì atta ^ rjì
ICO NO tOC Ivi PENITENZA. D Orina macilente, et rettiti di cilicio» terri nella
man delira vna sferza, 6c nella fìniftra vna croce, nella quale riguardi
finamente. Il Cicilia, lignifica > che il Penitente deue menar la vita
lontana dalle delicie, Uc^ non accarezzare la carne . La dìfciplina, è la
correttione di fé fieno, ck^ la croce la pazienza, per 1 a-. conformità, che il
penitente acqui (la con rifletto Chrifto, 6c^ per lo dilpregi© de 1 mondo,
conforme alle fue paro!e,che dicono, Qtù non tallii Crusemjuaì
&[eauiturme)nonpotcjl meus e(ìe difcipulus . Penitenza, deferitta da
Aufonio Gallo, in quelli verfi . Sum Dea,cui nomen cum Cicero ipft dedit, Sum
Dea, qu£ fatti non failiq; exigopanus, ^{cmpcyt paniteat fic Mettin&a toc
or. IE2* DI CESARE %IPjL Jjj PENSIERO. HV O M O dedito di nero, con
l'acconciatura di capo piena dì nocciò» li di per fico, hauerà per la -vede
molte fpine voltate con le punte vcrfo la carne^ . t noccioli di perfico,
moftrano, che come elfi fono diuifi da moki, tV^ va> rij canaletti, ancorché
fiano di materia foda, e dura * cofi è l'anima noftra, l\* quale ancorché Ha
immettale, è diuifa nondimeno da penderli» varie pacti,ca* me bene auucrte il
Pierio . Le fpine,ci manifeftano,che non altramente pungono, e tormentano i
penfieé" l'animo,* che le (pine tormentino, et affliggano il corpo
delHmomo, dandogli •ccafione di malinconia, che lì nota nel color nero della
vede. Tcnfieto, HVomo vecchio, pallido,magro, e malinconico «"veftito di
cangiante, co» capelli riuolti in su, con vn pai d'ali al capo» $C alle fpalle,
haueri ap* poggiato la guancia fopra la finiftra mano, e con la deftra terra vn
viluppo di filo tutto intrigato, con vn'Aquila appreflo • Vecchio fi
rapprefènta, per eilèr i pen/ìeji più /colpiti > e più potenti nelTétJ
vecchia, che nella giouentù . E pallido, magro, óX^. malenconico, perche i
penfieri, àC maffime quelli, che nafeono da qualche dilpiacere, fono
cagioni,che lshuomo fo n*affligge,rq*« cera » e confuma . Il 'veftimento di
cangiante, fignifica, che i penfieri foao diuerfi, et da va** bora all*altra ne
forgono infiniti, come dice il Petrarcha nella canz. xvij» *A
ciafcunpafionafcevnpenficrnom* Alato fi finge dal mede fimo nel Sonetto 8$.
dicendo* Volo con l'ali de penfieri al Cielo, Perb Dante nel nono dell'Inferno,
dice che il penfiero, è "Vn ^élocifllnì* «noto della mente, il quale vola
fubbitodoue Io volge l'intcntione, et è capace di tutte Timagini pallate,
preienti, e future . Et il Sìg. Bernardo tajfo, fopra di ciò coft dice » Se di
penne giamai candide, de belle V'ornafte petafier miei le fpalle, e'1 pettt%
Per inalzami al regno de le ftelle, Col fanor di felice, et chiaro oggetto *
Ornateu'hor, che fian proprio di quelle # Che di poggiar per l'aria hanno
diletto» Vlate a ricercar il mondo intorno Et m irar oue nafce, et more il
giorno • I capelli tmolti in su, e la finiftra mano alla guancia, fono fegnl
dell* elciuÉ» tìone della mente, nata per la quiete del corpo. II viluppo di
filo intricato, è fimile al penfiero, il quale quanto più s'aggira,1 tanto più
moltiplica, et fi fa maggiore, et alle volte s'intriga di modo, che fa perdere
la Tperàn^a di ftrigarfi, e crefee per nuoceva fé fieno con le proprio felze *
et è ^rero» che alle volte il peaficro dà lifoluriooe a* negotij » ©X^ troua
&s*4a gli Antichi oflèruauano ( come narra Pieci Valcriano-) :~ t+t }£. )
che Fatto il facrificio, fi bagnane yji circolo nell'altare col fangue delle
vittime, raccolto in vn vafo'con molta Religione, é^ quefto era quella
parolacerata, che foleuano proferire in Greco Teleiefth^cioè
hauerrenito,laqua-l diceuano eifere inditio di petftttione/elTerjdo quella clà
ogni paiteMa più perfetta figura di tutte l'ai tre /& il cerchio del
Zodiaco è fimbdle della ragione. Se • debita, et conueneuolerhifura
dell'atticmi perfette*, ; DONNA >vefti|a deìcolot dèt^erderame ì&ì*
ambidue le mani teoga^.n Serpeflte^gaifiàaetuo-?Tecondo'che fi eaii'a
d'Ariftotile, d'eftre»ià perfidia," *?' \ Tierfel'areo per ferire etiàndio
d i lontanò còh parole malediche » Ilgócodrilbile
ji^iwtìgeappreuo^erchéperreguita, e vuol guerra folo CO« * quelli^ che fuggono^
con* la perfecutione no» fi pujdimandare con quefto mo* P( tempre la fama alle
perjfonc,., le proprio"; • :_ ;! PlAE.r-Rr ICOLO uN gioUàne yxhe caminando
pervia piena d'Kerbette, cV° fiero calpefti vn ferpente,il quale'riuolgendofi
ftia in atto fiero di morsicargli la gamica, gli fia vicino dalla parte déflra
vn pe.rcipitiò,^^ dalla finiltra vn torrente** d'acqua. -'Sar*
appòggiatò-ad'vnadebolcànrrà, Se dal cielo diveggia cadere** vrf folgore.
Ancorché lo ftaro,& fa vita sì del Giouahe, come del vecchio fia fallace,
Se «ìiiobiòfa, dicendo il Signor Dio generalmente a tutti, Eftote parati quia
nefeiùs, ncque diern, neque horam|tuttàuià il giouahe ha in maggior pericolo
del :hi inàuuedutamente afpra pontura, ne dimoftra»che l'huomo camìnando per
la-» fdbiia via delie caduceprefaerità di quefto mondo, quando meno ci penia, £
viene PERICOLO. 'Viene oppreOTo *n vn momento a 1 improuifò di eguale he c
a]amiro/ò ca/ò pc^ tremo anco dire,che la via piena d'herbette, et fióri
'vicin0 z\ precipitio et al torrente dell'acqua, che lignifichi mentre fi fa il
pallaggj0 et quefta nnTerabil vita perla vii dellipiaceri* e delitàe mondane,
che tanto/; porti pericolo in ac•qua,quanto in teriache caminando noi fènza
conflderatione nobiIe,e virtuoso che fi calca nel maredeile mifèrie,onel
precipitio" dell'eterna dannatione La canna ne dirnoftra Ja fragilità
della noftra 'vita, la quale di continuo fti in pericolo, efìèndo che fi
appoggia bene fpeilo alte cofè caduche, òC frali ! Con a Quelle di vera
lode,.& degna confìderatione. 11 folgore nella guìfajcnedicemmo,,ci dirnoftra,
che non folo in terra, 6c nell'acque fiamo foftòpofti àd'infiriiti pericoli,
come habbiamo detto; ma in altre all'inclinatione/ie i Cieli, i quali
influirono i loro effetti per quanto pollòno inclinare, 'Se fi può dire,che il
-'Signor Dio alle volte permette, che noi fiamo caftigati per i noìtri demeriti
con gl'accidenti,& di/giade, che ci auuengono, dicendo San Pauolo. Teccatnm
auttm wmfuerìtCQnfiimAtumgenerat mortemi TX 11 . T43 f»c la potenza humana pub
far refillenza alla grandezza, et poterli di chi diede legge, et termine al
tutto : Nulla gioirò ad' Efchilo Poeta Tragico d'andare in campagna amena per
ischifare il pericolo della morte predettali > poiché "vn' Aquila
portando tra gli artigli per aria vna telluggincla lafsù cadere (opra jl capo
caluo dell'infelice Poeta, credendoti folle vna pietra > et in tal guifa
incora nella morte in quel medefimo giorno > nel quale temeua di motjire,
coline riferifee Plinio PERSEVERANZA VN fanciullo, il quale cen le mani fi
foftenga ad vn ramo di palma alzato affai da terra-. • Per la fanciullezza, fi
inoltrano le prime impiegature dell'animo in bene_ • tenendoli alla palma, che
lignifica 'Virtù, per non fàpere Mar lòggetta a* peli » come fi è detto altre
volte, ma s'alza quando il pefo gli s'aggraua fopra, come; lavimi, che fi
conofee quando il vitiogli daoccafione di far refillenza, 6^ perde sé iurta la
perleueran^a, lafciando le buone opere,come il fanciullo fpirtto non pub
lalciarc il ramo della palma, dal quale ftà pendente » 6^ lontane da terra, che
infieme con elio non lafci artchora la vita cadendo . Pero la Perfeueran^a,come
dille Cicerone nella Retthorica, fi contrapone alla pertinacia » 6VT è vna
fermezza, e (labili ti perpetua del voler noftro, retta, e gouernata dalla
ragione in quanto è neceflària all'attieni honelle dell'huomo « TerfeueranTp .
DOnna Veltita di bianco, 8il quale non fi tralmuta mai per le fteffo .
Terfener*n%a, come di fìnta nel Tàlamo del Card. b. m. Qrftno, a Tafquino .
DOnrìà » che con là delira mano tiene ma ferpe, riuolta in circolo,tenendo la
coda in bocca, e con la finiftra vn ma^o di corde d* Archibugio PERSVASIONE VNA
Matrona in habito honeflo, con bella acconciatura di capo, fopra alla quale -vi
lia vna lingua, dC a* pie d'eflà lingua vn'occhio/ati Uretra con molte corde,
c\Tiigaccie d'oro, terrà con ambi le mani vn corda, allaquale fia legato
vn'animalc con tre tef^vna di Cane, l'altra di Gatto,1a« . terisj d' fy?inra
lingfla'per élfer il più.principalCi '^jpiù neceitario iftromento da per*
fiiadere-sltrui, fi dipìngerà nell'acconciatura della teila, che fi faceuadagl^
Egittij Antichi» per dimoerai e le parole» e la perfuafione lenza arce, e folo
con " raiutg*dellanattira . Per moftrare poi vri parlare aiutato da molto
eflèrcitio., et da grand* arto s faceuano vii* occhio .alquanto fanguigno,
perche come il fangue è la fède dell'anima, fecondo il detco d'alcuni Filoiòfi,
coti il parlare con arte, è là fede delle Tue atcioni, e come l'occhio è
fmeftra, onde ella vede, coli il parlare è line* (Ira, ond'è veduta da gl'altri
. Le ligaccie dell'oro per la vita, dimoftrano, che la perfuafione non è altro
* che '"vn' elfcr cattiuato ad altrui, e ltgato con la deflrezza, e
ibauità deli' elo^ tjuente parlare L'animale di tre facete, morirà la necefRtà
di tre cofe > che deue hauere colui « ohe dà luogo in le lìdio alla
peiiuafione ; prima deue ilici fatto beneuolo, il che et . i+S che fi moftta
con la faccia di Cane, che accarezza per fuo intcreffe . Deue ancora fatfi
docile, cio^ che fappia quello,chc gli fi deue persuadere, ciò fi dimalira con
la Scimia, che fra tutti gli altri animali pare, che capifca meglio i concetti
de gl'huomuai . Anchora fi deue far attento, e fi dimoftra ciò col Gatto» che
nelle fue anioni il quale folo douerebbe feruitcK 2 perdii+S per difender la
vita>& coli dipinto feruc per vaghc^a, et in mano terrà vn'Arpa, e nelle
gambe portare ftiualetli d'oro. La chioma profumata, et ricciuta con arte, fono
fegni di delicate^za,di lafeiuia, e d'effeminati coftumi j Vi fono moltiffimi
eilempij appreflb i Poeti, che per moftrare d'hauer dato bando a' piaceri,
dicono di non acconciarfi i capelli ;ma lafciargli andar negletti, Se fenza
arte -, però al Piacere fi faranno con artificio inanellati . Le Gemme, et i
fiori, fono miniftri, et incitamenti al piacere . La Corona di mirto, nota
l'ifteflò, per efler dedicato a Venere, Se fi dice,che quando ella s'efpofeal
giuditio di Paride, era coronata di quefta pianta . L'ali moftrano, che il
piacere prefto va a fine, àC vola,e fugge; e però fu da gl'Antichi Latini
dimandato a Voluptas. L'Arpa, per la dolcezza del fuono, fi dice hauer
conformiti con Venere, e con le Gratie, che come quello, cofi quella diletta
gl'animi, e ricrea li fpiriti. Gli ftiualetti d'oro, conuengono al piacere, per
moftrare, che Toro lo tiene in poco conto, le non gli fèrue per iodisfarne
gl'appetiti, ouero perche pigliandoli i piedi molte volte per l'inccnftan^a,
fecondo il Salmo . Mei autem pene moti font pedes, fi fcuopre, che volentieri
s'impiega a nouit il quale porti fopra la teftavnata^ia V con vn cuore dentro ;
perhe è proprietà deìrhuomo vano, dimofttar il fcapigliata, che con la mano
deftra fi ftracci J capelli, coronati dVna ghirlanda d'appio,e cen la finiftra
tiene vn ramo di faua con fiori,e fruttO,& a canto vi fari vna Rondine . Il
veftknento nero,fu Tempre inditio di meftitìa,e pianto ; i capelli fparfi, C#
fuelti ) et medefimamente k ghirlanda dell'appio/ignifica pianto, perche da.» ;
gl'Antichi s'ad«praua per far il letto a' Morti . Il ramo della faua, fi pone
per feguitar l'opinioni de gl'antichi Latini) chei. volfero, che quefta folfe
pianta di lutto, e di meftitia,dicendo»che ne' fiori 'vi è fcricto la parola di
pianto; et però Varrone prohibì il mangiar faue a* Sacerdo-« ti, c\^ mi piace à
quefto propofito raccontare la pazzia di Pittagora, il quale eflendo afialito
de' nemici, è(T potendofi commodamentc (àluare in vn cam; pò di faue quiui
'vicino, 'Volte piti tolto lafciarfi ammazzare, dicendo non-» voler difturbare
l'anime de' motti, le quali penfaua (cioccamele Mare a ripa* farfi tra quei
fiori . La Rondine, fi pone per lo pianto, eftendo il fuo canto molto
lamenteuole; | onde i Poeti la fingono Progne, che pianga l'ingiuria fattale da
Tereo fuo ma* aito, come dirTufarnente raccontano molti Scrittori . PIETA
GIOVANE, di carnagione bianca, di bello afpetto,con gl'occhi graf* fi, e con il
nafo aquilino, hauerà l'ali alle fpalle, fari vellica di rollò, con *vna fiamma
in cima del capo, fi tenga la mano liniftra fopra il cuore, e con la deftra
vedi vn cornucopia, pieno di diuerfe cofe vtili alla vita humana, Si dipinge di
carnagione bianca, di bello afpetto, occhi gralli, òC col nafo aquilino, perche
in quefto modo la deferi nono i Fifognomici . Veftcfi di rollo, perche è
compagna,e forella della Carità,allaquale eònuienc quefto colore, per le
ragioni dette al filo luogo . Porta Tali, perche tra tutte le -virtù, quefta
principalmente fi dice volare^, perche vola a Dio, alla patria, e dalla patria
a' parenti, e da parenti a noi ftclE* continuamente. La fiamma,'che l'arde
fopra il capo, 'lignifica la rnente accenderfi dall'amor tfi Dio, ali'efercitìo
della pietà/ che naturalmente afpira alle cofe celefti . K 3 La //# PIETÀ. La
mano (iniftra (opra la binda, del cuore, lignifica, che Fhuomo pietofò % /iiol
dar inditio della Aia carità, con opere vìue, e nobili, e fattecon intenderne
(àlda, &peifetta, fenza ofter) catione > o desiderio di vanagloria,;
Però dicono alcuni, che per leuare ogn 'ombra alla pietà d'Enea, Virgilio,con
gl'altri Poeti, dille la grand'opera della fua piet«,eflcifì efercitau fra Tofcuritit
della note*. 11 Cornucopia! moftrayche in materia di pietà,non fi deue tenere
conto de'* le ricchc^e del mondo j il che ha moftraco come C faccia., con
fingolar eflèmpìo Fra gi'aìtrUnelIe molte penurie de'noftri tempi di Roma/tl
Sig. Patritìo Pa* tricij, alquale il deuono da tutte le parti molto maggior
lodi,di quelle, che poffono nalcere dalla rniapenna . Vieta. DOnna, la quale
con la fi mitra m^no, tiene vna Cicogna, 6c^ ha il braccio deftro pofto (òpra
rn'altaxc con la /pada, òC a canto vi è vn'Eiefa» Ce» et vn fanciullo . iji La
pietà, è amor di Dio, della patria, de' figliuoli, òC di padre, 8c di madre ;
però fi dipinge con il fa urinilo . La Cicogna, infegna la pieti ver fo il
padre» 6^ la madre, col Tuo clfc mpiedetto altre 'volte. Il tenere il braccio deliro
con la fpada in mano fopra l'altare, dimoftra quel* la pietà» che fi deue
-vfare "verlo la l'anta ^Religione, efponendofi a tutti i pericoli .
Rifcrifce dell'Elefante Plutarco, che in Romacerti fanciulli per
fchcr^o,haMcndo punto la probofeìde ad vn'Elefante, e perciò effondo elfo
adirato, piglia vn dc'detti fanciulli per gettarlo in aria ; ma gridando, e
piangendo gl'altri per la perdita del compagno, l'Elefante con pietà
piaceuolmente lo rìpoìe in terra» lènza fargli male ; hauendo caftigata la troppo
audacia folo con la paura . PIETÀ*. *Nella Medaglia di Tiberio fi tede [colpita
. VN A Donna a federe, con vna ta^za nella delira mano.» GC* col gomito manco
pomato fopra vn fanciullo . Vieta. QVindo gl'Egitti) voleuano lignificar la
pietà, dipingeuano due Giona* ne inllemc, che tirauano vn carro, per la
ricordanza di Bitonide,, cV^ Cicche fratelli » che per atto di pietà, tirarono
la propria Madre al Tempio di Giunono » Tiità . Si vede ancora nella Medaglia
tfjtntonin* . DOonna con vn fanciullo in braccio,e con vno-a' piedi . PIETÀ
DE’FIGLIVOL! verfo i Vadri. VN Glouanti che porti fopra le fpalle vn vecchio,
fugendo i*incendio,per la ricordanza della pietà d'Enea . PIETÀ. Come fu
dipinta da ^Antonino Tio. VN A Matrona, con la verte lunga, con vn Turibolo in
mano, 'chiamati» da Latini Acerra, et auanti ella Matrona, "vn'ara cinta
d'vn fedone, fopra kquale v'è fuoco accefo per facrificare . Cicerone dice nel
hb. della natura delti Dei, che l'elfer pio, non è altro, che la riuci enza,
che noi riabbiamo hauer'à Dio, a i noftri Maggiori, a Parenti, aw gli Amici»
ÒC^ alla Patria. PIETÀ DE’FIGLIOLI verfo il "Padre. IOVANE modefta,tenga
la tetta finiftra feoperrta con la aiaiip deftra fopra in atto di fpremerla, et
a* piedi vi (ìa vna Conachi a . Gli Antichi Romani per figura delia pietà,
volendo efprimere la pietà di M. IllTJ&U» ICO NÒ LOG le^t PIETÀ DE’FIGLIOLI
verfo il Taire. la e generica > et la nóftra in fpecie figura la Pietà de'
figliuoli verfo il padre, éc rhabbiamointalguiiarappreientata per memoria di quella
pietoTa!ffg!tà, laquale di nafeofto allato il padre iti prigione, oue èra
condannato a morire, au cui fu interdetto, che non fé gli portaffe da mangiare
da r.iuna pedona, ma_# ellendo feoperto dal cuftode delle carcere:, che eg'i
campaua per mercè delti figjiuola,piacque tanto queftopietofoòffùio, che-Caìo
Quinto, &r"M. Attiua Confoli Romani, oltre l'impunità rimefla al reo
4èdicoruo vn tempio alla Piera in qucJla parte iflelT'a di prigione, oue
occorfe il calo vicino al Theatro di Marcello, come dice Plinio, che aderto è
cafa de gli llluftriiTìrhi Signori Sanai; li, la qual parte di prigione debbe
eflère tra quefto Tir eatro, e Santo Nicola in carcere DI CX Su4Mg >%[%%. *M
Carcere. Narrali tal cafo da Serto Pompeo, et Solino in pedona %d mia figliuó*
la di balla conditione verfo il padre > che verfo la madie, dice chefucceiìe
|;iinioJib.7. cap.36. et Valerio Maflìrno lib.5.cap. 4.0 padre, o madre quello
poco c'importa,cbe è i! medefimo atte di Piera. Ancor che al ere -volte
riabbiamo detto, che la Cicogna è gL» -ogliflcó della pietà paterna, nondimeno
la Cornacchia ci ferire h ora per l'imbolo delia Pie* cà ~verfo.il padre, et Ja
madre : impercioebe cafeando al padre, ò alia madre-. loro per la
"vecchic^a le piume, i figli li eopreno con le proprie pennf, e portano
loro il cibo da pafeerh, et li folleuano con le ale nei volate in fede ài
che.-, adunò qui le parole da Bartholomeo Anglico de proprietà tibus rerum lib.
1 2* copi o, Adrmranda eli huius auis clementia,namcum parentes per Jongeuam
(ene&utem, plumarnm tegmine, et alarum regmine nudari contingtt . Cornices
iuniores proprjjs pennis eos fouent, &colle&o cibo pafeunt 5 quando
etiam parentes earum fenefeunt, eos fulcro alarum fuarum lubleuant,cta;e vna
peiiora da nujla,& da;poco. Se per otio.c pdicmarc^ ; f; ', ae, Se r/4I Se
dell'arte, in quanto da profpe:tiua,& è oggetto dell'occhio, et per quefto
bifognandoli quafi continuamene* hauer per la tantafia tutti gli effètti
viiìbili della natura, viene per taleagionc à prendere molta cura, Se
maninconia, die genera poi adaftione, come dicono i Medici, dalla quale
naturalmente negli huonaini con molti altri, que* fto particolare accidente fi
produce . Saranno i capelli hirfuti, 6C fparfi in alto,©^ in diuer/è parti con
aneliature, che appariicauo prodotte dalla negligenza * perche naicouo queiti
efterioi«eace DICESJ%E %IPj4. tjs mente dalla tetta, come interiormente ne
nafcono i pcnfieri, et i fantiamì>ctt« fono mezzi come alia fpeculatione,
cofi ancora all'opere materiali» Le ciglia inarcate, moftrano marauiglia, et
veramente il Dipintore fi cften*,de à tanta fottile inueftigatione di colè
minime in Te ftelfe per aiuto dell Dolci fai merauiglie, e dolci hganni A
pporti a chi ti vede, onde à la mente Rendi ftupore fopr'ogn' altro oprare .
Che nata, alhor perfetta, immantenente Fai cofe per durar molti, e molti anni,
Fatte dal tempo vie più illufòri, e chiaro POESÌA, GIOVANE bella, veftita
d'azzurro cclefle, fopra il qual 'veftiment» 'vi faranno molte ftelle, farà
coronata di alloro, moliti le mammelle-* ignude piene di latte, col vifo
infiammato, òC penfofò, con tre fanciulli a lati, che 'volandole intorno, vno
le.porga la Lira, fl^ il Plettro, l'altro la Fiftola, 8c il terzo la
Trombaj& non volendo rapprefentare i tre fanciulli per non ingombrare
troppo il luogo, i detti iftromenti fi pofàranno appretto di ella. Poefia,
fecondo Platone, non è altro, ch'efpreilìone di cofe diuine eccitate-» nella
mente da furore,& gratia celefre. Si dipinge giouane,& bella, perche
ogn'huomo, ancorché rozzo, è alterato dalla fila dolce^a, et tirato dalla fua
for^a . Si corona di lauro, il quale fta fèmpre verde, 8£~ non teme forza di
fulmine celefte, perche la poefia fa gl'iiuomini immortali, 6^ gli afficura da
colpi del tempo, il quale fuol tutte le cofe ridurre all'obliuione . La vede
con le ftelle, fignifica la diuiniti,per conformità di quello,che dillero i
poeti hauer origine dal cielo . Le mammelle piene di latte, moftrane la
fecondità de' concetti, et dell'in-' uentioni, che fono l'anima della poefia .
E penfbfa,£: infiammata nell'a/petto, perche il poeta ha fempre l'anima piena
di velociilìmi moti Somiglianti al furore. I tre fanciuìli,(bno le tre maniere
principali di poetare, cioè paftorale, Lirico, Se Heroico; le quali dipendono
più dall'habilità naturale,che dall'altre; dicendoli per commune opinione, che
gli poeti nafeono, et gli Oratori fi fanno. Infinite cofe fi potrebbono dire
della Poefia fenza variar dal noftro proposto; ma horamai ogni bello (pirico
tanto ne sa, per lo molto efercitio delle \ccademic,& Scuole d'Iul ia,che
farebbe vn voler dai lume alla luce del Sole, v* leene DICES4%£ %l?A *JS I A.
le me fcrlncre in quello luogo : Del che mi faranno teftimonio certo in Perugia
mia patria,r Accademia degrinfenfati,illuftregià molt'annijlaqiiale rende
marauiglia non pure à fé fteflà, ma all'Italia, et à tutto il Mondo, per le
nobili parti de gl'ingegni, che eflà nodrifee, i quali tutti inficine lei
rendono nobile, come ella poi ciafcuho feparatamente rende famofo, et in
particolare il '.Signore Cefarc Crifpoldo Gentilhucmo rara Dottrina,& varia
disciplina, ne la nobil Cafa, del quale come già i Platonici nella Villa
d'Academo,gli Academici Jnfenfati fi radunano, oc ben fi potrebbe alla fua cafa
dare quell'Epiteto!che ilPrencipe della Romana eloquenza, diede alla caia
d'Ifocrate Illuftre.-. O rator d' A thene : Domus ifocratis qtrafi htdus
quidam, atqi officina dicendi j èc vn'altra 'volta confermò l'iftedo . Domus
ifocratis officinababita eloquenti^ efl . Si come dunque è fiata tenuta la ca/à
d'Ifocrate fucina delinquenza, coG bora la cala del Crifpoldo, è tenuta fucina
d'eloquenza, et d'ogni arte liberale, euc concorreno a lauorare fabti di gran
Valore, et d'onde alla giornata n'efeobo opere . xjS DOwira*«imo^)k vn* Apollo
ignudo, con *vna corona di alloro nella deftra ma no, con la quale faccia
fembiante di volere incoronare qualch'vno, Se con la iìniftra mano tenghi vna
Lira, et il Pietro, POEMA LIRICO DONNA Giouàne, con la Lira nella finitura
mano, SC la deftra tenghi il Plettro, farà veftita d'habito di varij colori, ma
gratiofo, attillato, 6^ lUccto, per manìfeltare, che (otto vna fola cola, più
cole vi fi contengono, haoerjà vna carrella con motto, che dica . Pretti compie
fior fìngala canta. POEMA EROICO UOMO di rcal maelt, Se-" graue; incapo
ruuerà vna ghirlanda d'alloro, et ne Ila delira mano vna Tromba^ i con vn motto
che dica . Ito* nifi grandi a cinti, POED . np POEMA PASTORALE. GIOVANE di
Semplice* 6^_ natura! bdL^ai, co© *na feàasgga 5» «pano» con ftiualetti a
iiafia, acciò che mofkì ìì piede sg«H&» *mm ^as& e parole (òpra.
Vaflonm carmina ludo. POEMA SATIRICO HVOMO ignudo, con faccia allegra, lalciua,
ardita, &f*cià«*iferi ìa-> lingua, con vn Tirfb in mano, Se, vi fia
icritto il mottolniàtns cujpide figo . 'POVERTÀ. ONNA, veftita come vna
Zingara, col collo torto, in atto di domandate e!emofina, in cima del capo
terra v*i vccello, chiamato Codan^inzola, euuero fqualfacoda, Racconta il
Vsleriano, che volendo gli Egittrj lignificar vh'huomo di eftrema pouertà-,
dipingcuano quertJ/,vcccllo j perche, cerne dice ancora Eliano, è animale di
tanto poco vigore, che non "fi puòfar il nido, &per quello va facendo
l'oua ne* nidi altrui . Rapprefentafi la pouertà, in Forma di'Zingara, per
noni! trouare la più mefchina generatione di quefta, la quale non ha ne robba 4
ne nobiltà » ne gufto » ne fperanza di cofa alcuna, chepoflà dare vna
particella di quella feliciti * eh» è fine della vita politica . Tovertà, DOnna
ignuda,6\^ macilente, a (edere (òpra vnaiprarupe» con !e rat* ni, et i piedi
legati, tenti di fciortele legaccio co' denti, en'èndo nella-» ìfpalla dritta
punta da va fcarauaggio, Se habbia i capelli intricati . Qui fi
dipingetnon-quelia pouert^,della quale fi ragiona prt'flb ad Ariftofan* nel
Phito pofta neH' hauere quanto e badante alla neceflìui del vitto fenza
fbprabbondanza.ma la pouerw di quelli, -che non hanno da viuerc : Però fi di*
inge ignuda, et macilenta,con capelli intricati, Se con le mani, Se piedi
legati >pra Io icoglio»per efiere il pouero priuo del maneggio di molti
negotii, chelo renderebbono famofb . Pesòdille San Gregorio Nazianzeno la
pouertà eflerc •Vn viaggio, che ino! ti -viaggi impedisce, e molteattioni ; Se
procura feioglieffi i nodi co' denti, perche come fi dice tribalmente, la
pouertà fa l'huomo induftriolo, et iagsee ; onde diiìè Teorico a Diofante : la
pouertà -fola efler quella > che fasci u l'arti, perche e itimelo
lignificato in quell'animaletto, che noi chiamamo fcarauaggio . iptittertm, T-\
Onna pallida,^ furiofa, "Vcftita ài negro,come dice Ariftofane nellaCo)JL/
media chiamata Pluto. La pjlldezza, fi pone, perche deu'è pouertà, è carestia
delle cofe da viucrtet ouequcfte mancano, fanno perdere il colore, ÓX^ lo
ipirito . ! Si fa furiofa, ouero in atteggiamento di pazzia, perche tutte le
parole, cV atrio* a'vn poucro>iouo riputate pa^ia, a« più k da fede a lui,
skt ad vno infenfato lì cos ito DOnna dirtela foprà rami d'Alberi fecchi* con
alcuni pochi ftracci d'intorno. Li rami fecchi, mostrano l'edere dWno, che
ville al mondo in pouertà, che non è Mimato buono, non potendo far frutto da se
medefimo, fé non per ar-, cioè per adoprarfi in tutti i bifogni a capriccio
dell'indultria altrui. Pero a tutti i pericoli della Republica > à tutti i
trauagli del Regno, a tutti gli aggradi) della Città, fubbito fi fottopongono i
poueri > con granellili mi pericoli della vita j et però Virgilio difle nel
pri. della Georgica* DUris vrgens in rebus egefìas » POVERTÀ, in vno cb'habbia
bello ingegno . DÒ N"N A mal vellica, che tenga la mano delira legata ad
gran faitò pòfato in terra, cV" la lìniftra alzata* con vn paro d*aii
aperte, attaccato fra la mano, Se"" il braccio. Pouertà, è mancamento
delle Cofe neceiTarie alPhuomo, per foftegno della-» vita, Sc^acquifto della
virtù-. L'ali5 nella mano finitila, lignificano 3 desiderio d'alcuni poueri
ingegnofi > i quali.alpirano alle difhcultà della virtù, ma opprellì
dalleproprie necellità, fono sforzati a ftarfi nelfabiettioni j Renelle
viltà-delia plebe, &fiattribuiice a Grecila lode deirinuentiorle di quella
figura . POVERTÀ DI SPIRITO. JVcdi alla prima Beatitudine . PER DONO. HV O M O,
che hauendo'l petto ferito, e'1 volto, Se gnocchi verfo il ciclo, et nella
delira mano vna1 ipada nuda con la punta riuoita in terra-, t inoltra di far
forza, et in effetto di fpezzarla. Il petto ferito, dimoftra l'oftefe, le quali
fi prefuppongono dal perdono, ìl ipr^»re della fpada, fi^nitìca, che il perdono
li depone-, ck^ la volontà» et la comrnodità di fare ogni vendetta . . • I:
vifo riluolto al cielo, denota il riguardo, che fi ba nel perdonare a £>n
no» ftro Signore» TI quale ci dice Dhnittìte,& dimittetur vobrs, 'àC
aitroue, mibi "pindittam>& ego retribuam . POLITICA DONNA che con
la delira mano tenghi "Va paro di bilancie. i'eiche la politica a^giufta
in mado gli l'Iati dilla 'Irpub'.ica, che 1' *vn« per l'altro fi folletta, et
fi foftenca fopra la terra, con quella felicità, iella quak è capace fra quelle
rniferiel'mfìf miti, et la debole natura noftra. PREGHIERE. DV E Vecchie
grinze, melle, ^pppe, guercie, maninconiche, et "veftito di turchino, cefi
le dipinge Homcro;3c^ et di difercto penfiero . PRODI CESARE %IPA. if3
PRODIGALI DONNA con occhij velati,di faccia ridente, tiene con ambi le mani va
Cornu. opia, col quale fpargc oro, &C altre cofè di gran prezzo. Prodighi
fono quelli, che donano, et fpendono fenza guida della ragione 1* facoltà, et i
danari; però ha bendaci gl'occhi j quelta figura, difpenfàndo i beni fenza
giuditio à chi non h merita, e lafciando di donare a'più degni . Et è
bia(imeuole non li faper temperare in dar la propia robba, et le propie ricche^e,
che poilòno efler fineftra, et iftromento di *yiu«r bene, et beatamente.
Trodigalità. DOnna lafciini, veftita riccamente, con bella acconciatura di
tefta piena,» di gioie, co* crini molli, come la defciiue Dante, portando a
canto due gran borie di danari, de quali gitti via gran parte ; Si vedano
ancora due Arpie,chc le rubbino i danari nafcoftamente, per moftrare, che
quelli, che ftanno predo ali nuomo prodigo, mentre egli fi occupa in gettar via
le propie faculti gli mostrano buona cera, et gli fanno riucrcn^a j il che nota
la fascia feminile L 2 dcU tJìf cklI'A rpia ; ma neli'intei xionc lo /prezzane
> come huomo,che auuili/cc fé ftef. lo» alien igliando Ja loro intendone
ahettc dtl corpo di quello moiìro, che è brutto, &• indolente. PROMISSIONE.
DONNA che ftia col braccio, et con la mano dritta ftefa # 'tenendoli la
finiftra al petto . Il braccio diittofttfo, è indicio «li prorr mere alcuna
cofa, con la finiftra al petto fi moftra di afficurare altrui fopra la fede
propia col giuramento,per la conferuationc di sèileUbJaquale dal pettc,e dal
cuore dipende priflcipalméte. PRpNTEZZA DONNA ignuda, et alata,nella mano defì
ra tenga ~vna fiamma di fuoco, et nella finiftra vno Schirattolo, ignuda fi
dipinge, per efter libera d'agni impedimento all'operare.. Alata, per la
preile^zs, &: velocità, indicij della pronte^a . 11 fuoco nella mano,
lignifica viuaciu d'ingegno, cheli fcuopre nelle ope«rationi di vna natura
pronta, et de gli hu omini tanto, è più pronto l'vno dell'altro, qusnto più
partecipa di quello elemento . £ lo Schirattolo iì dipinge, perche è animai
velpcijTimo,, fR^OTIDENlA DELL" ANNONA netta Medaglia d'iAlefandro Setter
o . DONNA, che nella mano deftra tiene vn ma^o di /pigbe di grano, Se nella
finiftra vn Cornucopia, con vn vafa.di terra pieno medefimamente di fpighe .
Queftafigiirai fimile à quelle dell' abbondanza deferitte nel principio
dell'opera . Però non occorre, che ci (tendiamo lungamente in ragionarne ;
balia fàpere, che è virtù, che-deriua dalla pradenza,& fi ri ftinge a' particolari
termini della prouifione delle cofè necefTarie al viuere, o di &ev fteflo,
b di molti ; però fi attribuifee quefta lode ancora a Dio,come quello,che
irreprenfibilmente prouede à tutte le neceflìtà noftra . Trouiden'^a . DOnna
conduetefte^fomiglianza dilano, vna tefta farà ghirlandata di fpighe di grano,
et l'altra di vite con ii frutto, in vnamano terrà due-» chiaui,&
nell'altra vn Timone,non potendo eftere alcun5 huomo proni docenza la
cognitione del tempo pattato, et delfuturo* A ragione fi dipinge quefta figura
con le due faccie, le quali dicemmo efter conuenie/ui alla prouidenza deferitta
di fopra . Le chiaui moftrano,che non bafta il prouedere le cofè, ma bifogna
ancora operare per eftère perfetto ne gli atti virtuofi, et le chiaui notano
ancora tutte lc.cofe,che fono iltromcnti delle attioni appartenenti alla terra,
et che ci aprono li laberiati fabricati fopra alla difficoltà del viuere human»
. Il Timone, ci inoltra ancora nel Mare adoprarfi prouidenza in molte occt*
(ioni, per acquiftarne ricchi ^e, et fama, et ben f pedo ancora folo per fiduar
. la vita ; Et Ja prouidenza regge il Timone di noi ittiì^SC da fpcranza al
viuer «odi* . ttf lìoftro, i! quale quafi naue in alto Mare, ffolleujto, et
fcoffo da tutte le bande da venti della fortuna . PROVI D ENZA. %eUa Medaglia
di 'Probo. SI vede per là prouidcnza nella Medaglia di Probo, vua Donna
ftoIata,ch« nella delira mano tiene vno Scettro, 6^ nella finiftra vn
Gornupia-» ? con vn globo a* piedi, et fi moituala prouiden^a particolarmente
appartenere a Magiftrati . PROVIDENZA. Ideila Medaglia di Mafsimìno . DONNA,
che nella deftra tiene vn mazzo di fpighe di grano, Se nella finiftra vn'hafta,
che con diuerfe cofe moftra il medefimo,che fi è detta dell'altra^. tProuiden\a
. ET nella Medaglia di Tito, fi vede vna Donna con vn timone, et eoa 'V» globo,
come in vna di Floriano col globo,& con vn'hafta . T\ouiden%a . VN A Donna,
che alza ambe le braccia verfó il cielo, et riuolge quafi cott le mani gionte
verfo vnaftella, con lettere, Trouidentia D cerumi laquale è di Elio Pertinace,
come racconta l'Erizzc . Fra gl'hiiomini plebei ; la prouidenza, perche
immediatamente da Dio » ilquale è datore di tutti i beni, e conoscitore di
tutte le cofè,fecondo il detto del1* A poftoio . Omnisfufpckntia n oflra ex
Deoeft ; fi^ non ci prouedendo elfo delle cofe neceflàrie, poco, ò nulla vale
la prouidenza noftra, che è come la_# volontà de teneri fanciullini trafportata
daldeiiderio di caminare, cheprcO:» cade ; fé la forza della nutrice non la
foftenta . Trouiden%a . SI vede nella Medaglia di Balbino,vna Z)onna,che con la
finiftra mano tic* ne vn Corno di diuitìa,& nella deftra *vna claua, col
Mondo a* piedi, co» lettere che dicono Trouidentia Deorum> et S. C, PRVDENZA
DONNA, con due fàccie fimile a Giano, et cheli /pecchi, tenendo "\na Serpe
auuolta ad vn braccio . Le due faccie lignificano, che la prudenza è vna
cognitione *vera,& cercala quale ordina ciò,che fi deue fare, cV^ nafee
dalla confideratione delle cofe* pattate, et delle future infieme . L'eccellenza
di quella 'virtù, è tanto importante, che per eflà fi rammentano le cofe
pallate, fi ordinano le prefenti, et fi preuedono le future; onde Thuomo, che n
è fenza, non sa racquiftare queIlo,che ha perduto, ne fa conièruarO quello che
poffiede, ne cercare quello,che afpetta. Lo Specchiati^ fignifica la cognitione
di sé medefimo, non potendo alcun» regolare ie-fue attioni, fé i proprij
difetti non conolce . La Serpe quando è combattuta, oppone tutto il corpo
allepercoflè, armandoti la tefta con molti giri, fliT" ci dà ad intendere,
che per la virtù, che è quafi L 3 il neftr© ifj il noflxo capo, et la noftra
perfettione, debbiamo opporre a colpiti fortuna, tutte l'altre noftre cofè,
quantunque care ; et quella è la vera prudenza . Per» fi dice nella facra
Scrittura : JEflote prudentesficHt Serpente s . Truden^a. DOnna con l'elmo
dorato in capo, circondato da vna ghirlanda delle foglie del moro; hauerà due
faccie, come s'è detto di (opra, nella deftra-» mano terri "vna fre^za,
intornoalla quale vi farà riuolto '"vn perce detto Ecneide, ouero Remora,
che cofi è chiamato da Latini,il quale fcriue Plinio,che atta -candofi alla
Naue, ha forza di fermarla, et perciò è porto per !a tardanza nella tiniltra
terrà lofpecchio,nelqualemirando,contemplafe(tellà,& a*pi lignifica
l'ingegno dell'huomo prudente, et accorto, armato di faggi configli, che
facilmente fi difende da ciò, che fiv per fargli male, et tutto rifplende nelle
belle, et degne opere,che fa. La ghirlanda delle foglie del moro, che circonda
l'elmo, dinota, che l'huobio fauio, et prudente non deue fare le cofe innanzi
tempo » ma ordinarle co» giuditio; et però T Alciato dille. 7(àn germina giamai
il tardo moro Fin aiti freddo non è mancato* efpenfos 3s[e7 fauio fa le cofe
innanzi tempo, Ma r ordina con modo, e con decoro, lì Pefce auuolto alla fre^a,
è indicio di quefto medefimo; Di pili ammanisce, che non fi deue efièr troppo
tardo nell'applicarfi al bene conofeiuto ; il che ancora esprimendo l'Alciato,
non mi par fuor di propofito fcriucrlo qui fòtto • Ch'effer fi debba in ogni ìmprefa
molto Saggio al parlar,& nell 'oprar intento, Il pefce il moftra alla
faetta auuolto, Che fuol l^aue fermar nel maggior >ent§, Yola dall' arco, e
dalla mano fciolto il dardo, e l'altro troppo pigro, e lenta ^(uoceil tardar,
come effer preflo, e lieue La via dì me'^p feguitar fi deue » Lo
fpecchiojfignifica la cognitione del prudente no poter regolar le fue attieni»
fé i propij fuoi difetti non conofce,e corregge. E quefto intendeua Socrate
quanto efortaua i fuoi Scolari a riguardar fé medefimi ogni mattina
nellojfpecchio. Il Ceruio»nel modo detto, il medefimo moftra che ii dardo, et
il pefce;perche quanto le lunghe, et difpoftc gambe l'incitano al corfo, tanto
lo ritarda il graue pefo delle corna, OC il pericolo d'impedirà" con eife
fra le felue,e gli fterpi . E a propofito ancora, il ruminare d* quefto animale
al difeorfo, che precede la rifolutione de buoni penfieri,* Ne rn'increfeerà a
quefto propofito icriu*re il Sonetto delgentile Sig, Gteuanni Buondelmonte, che
dice cofl . Rara, e nobiì virtù, che fola rendi, A Via più d'ogn'aìtra Thuom di
laude d«ga©> E fei del viuer noftro ako foftegno, E del tuo ben oprar fot
gloria, attendi L 4 Tè Ut li* Tu luogo, e tempo accortamente prendi, E
diftingui, rifolui, e tocchi il fegno . Del pattato difcorrL, et per tuo
ingegno, Scorgi il futuro, cV il prefente intendi * Ordinata ragion, tu guida,
&duce, Di chi gouerna Tei, di chi configlia, E biafmo, e danno lai fchiuar
fòuente* Prudenza amata,& eira, altera figlia Di Gioue, ""Yn
raggio almen della tua lue* L'ignoranra disgombra a la mia mente, Et per fare
alquanto differente quefta figurai potraflì incambio di tenere ?• Frezza nella
guifà che dicemmo,appoggiare la riìano adVn'anchora intorno alia quale vi fia
auolto vn delfino, che e/plicar et di m*>no in mano afeendendo farà più
chiaro, tanto che da capo venga ad eilère cbiariflìmo. La Profpettiua è detta
da Greci Optici, dal vedere è nobililfimafcientia» Come foprà le Matematiche,
ÓY~le Fifiche dimoftrationi fondata, tratta della natura, et propieti della luce,
Se potenza *vifiua, della quale nel a vita humana,& jieliVniucrfità delle
cofe non ha più ccccllcnte,ne più marauìghofa. %*>? fcla Profpettiua, come
fi è detto, diletteuole, &giocondiia,ru ; &. perciò fi rapprefenta di
bello, et gratiofo alpetto . Ha ii pendente con i'occhk^ peremo • che dal
cedere ha la Tua denominatone, fi come quclia,che su le ipetie ? ifibiJij Se
attiene viforia è tutta pofìa . Per gi'iftromenti fi dimoftra la conditione, et
l'operationi fùe# Nello Specchio ie figure rette fi riflettono, Se perche
quefta feienza di luce t etta,& di refìefia, feruendofi, fa vedere di belle
merauiglie, per tanto in legno fi è pofto lo Specchio . E rifedendo le feienze
nelli ferirti de famofi huomini, fi fono dati a quella figura l'opere di due
Autori, che per hauer d'ella ottimamente trattato,(ono per lei celebrati} onde
per gl'Autori tal feienza fi ren* de molto ben manifelta . Li colori nelle
vefti variati da ofeuro al chiaro/fono per dirnoftrare, che l'operationi della
profpettiua fi fanno col chiaro della luce, òC* con l'ofcuro dell'ombra con vna
certa j^raduatione, fecondo le diftantie, et réflefli . Et in vero fi deuono
render gratie à Dio,che, et nel pattato fecolo,& nel prefente non fiano
mancati, ne manchino huomini in ogni forte di fcien^e,& arti celebri, come
ne anco in profeflìone di proipettiua, fra' quali è ftato M. Giouanni Alberti
dal Borgo, il quale in che ftima fi doueflè hauere, lo dimoftrano tante
fimofè'opere fue, SCT in fpetie quella di Pittura fatta nella Sala del nuouo Palazzo
nel Vaticano, dettaja Clementina, in compagnia di M. Cherubino vero fu©
fratello, non meno per natura, che per pari eccellenza in queft'arte »
'Profpettiua . DOnna, che con ambe le mani tiene vna prolpettiua,& alli
piedi ha /quadre, compa(Iì,& altri flromenti conueneuoli a quell'arte,©^
come per rapprefentare fimil figura non fi può allontanare dalle cofe iftefiè,
coli non Difogna molto ftudio per dichiararle; attefo che elle medefime fanno
noto quanto fòpra ciò fa meft iero . PVDICITIA. DONNA veftita di bianco, nella
delira mano tiene vn'Armellino, et ha il volto velato . Ogni peccato è macchia
dell'anima ; ma propiamente pare, che folo dalle con la deftra mano tenghi va
giglio parimente bianco* et fotto il piede deliro vha teftuggine . Veftafi di
bianco, perche fotto di tal colore fi figura la puriti,& integrità de! la
vita i dallaquale deriua la pudicitia, onde Salomone 'volendo perfuadere il
Candore, et fmeerità dell'animojdice » in otnni tempore candida finttcìiimerìtà
tua . Si fa Velata nella gaifa,ch*habb;vmo detto percioche la donna pudica»
deue celare la bellezza della fua perfona, et leuare l'occafione a gl'occhi,!
quali fono cagione il più delle volte di contaminare la pudicitia>& a
qucfto propofito Tertuliano chiama tal velo armatura di timotd'infamia, et
pudicitia, baftione di modeftia, muro del fello ferninile, il quale non è
pallato da gl'occhi d'altrui ; il ttiedefimo Autore determina il mòdo, al quale
fi deue diftendere la forma del fopradetto 'Velo, dicendo quanto Coti lunghi,
et occupano i capelli » quando fon diftefi, tanto deue elfere, et occupare il
nominato 'velo > 'talché ariui per fino alla cintura, ad'imi tatione de'
Romani gentili » i quali figurarono la Dea Pudicitia con la faccia coperta,
come frpuò -vedere nella medaglia di Sabina moglie di Adriano Imperatore, et in
quella di Herennia-, et di MartiaOtacilla Scuera con tal titolo» PVDlCiTIA AVG.
Le fpofe Romane per fegno di pudicitia,etiandio ne lo fteflb giorno,che an*
dauano a marito fi velauano il capo . Onde in Serto Pompeo leggefi, obnubit
caput operit, et nuptia: diesare capitis opcratione ; (òpra che
difFufàmentedifeorre il Briflbniode ritu nuptiarum : coftume ofleruato
medefimamente da-» Matrone Romane, Poppea Sabina moglie di Nerone, ancorché
impudica fuG» fé per parer publica, compariua in publico velata . Caio Sulpitio
Gallo Romano repudiò la moglie, perche vfcl mora con la faccia Coperta : ne
folo apprefl» Romani, ma anco apprettò li Greci per dimoftrare pudicitia Je
donne andauano velate, e però Muteo Poeta Greco,de/criue Hero veIata,come anco
è deferii U Peaelope da Homero, et Helena particolarmente nella 3. Iliade .
Trotina aurem candidis operta -pelisfcrtbatur è domi . U Sh CE$Jl%E %TPA. *7*
PVDICITIA. IL nella Giudea riferifee Tertulliano de Coron. Milit. che le donne
v/àuano «li velarti . A pud Judxos dice egli, Tarn (blemne eft fem inis eorum
velamene capitis, vt inde dignofeantur ; alle donne poi chriftiane, S.
PauloaCorinthi comandò che oraflèro col capo velato, et nelcap.xi. ipetialmente
dice. Omnis sutem mulier orans, aut prophetans non "velato capite,
deturpat caput fuum, "\ num enim eft ac fi decaluetur, nam fi non veìatur
mulier tondeatur, fi vero tarpe eft mulieri tonderi, aut decalami, velet caput
fuum . S. Pietro anchora ordinb,che tuite le donne entraflero nel tempio
velate,& da peccati fiamo purgati, et perciò diffeDauid. Afperges me domine
hi(òpo,S£inundabor,lauabis me, et fiipei iiiuem dealbabor . PVERITIA. VN
puttiao veftito di varij colori, a caualio 2 pre cattiue, mifurando il modo,
che né la pena » né la colpa ecceda (buerchia* mente, ma che ferbino infieme
conueniente mifura, et proportione j il che fi oilerua nell'antica legge,
pagando ciafeuno in pena l'occhio,per l'occhioni pi»» de, per lo piede, et la
vita, per la vita . * PVRITA. Vedi a Innocenza « Turiti é Gloitanetta, veftita
$ bianco, con vna Colomba in mano» Giouanetta fi dipinge la purità, perche fti
«e* cuori teneri,doue non hi ancora fatte le radici la malitia } et il
-veftimento bianco, e tal difpofitione di mente conueneuole, come la bianchezza
più d'alcun' altro colore partecipa della luce, della quale
nefltm'accidentefenfibile, e pi ì puro, et perfetto, mo» ftrandofi anchora in
quello modo la purità eilère più di tutte le altre -virtù afla diuinìti
fomigiiante . La Colomba bianca, ci dimofrra la (implicita, 8c purità della
*vita, 6^ col colore, ch'eila con ogni delicatezza mantiene, et col coftume
naturale, che è di godere con {ingoiar purità il Tuo compagno, fenz'altro
dcfidcrare,ò volere.*» pei fine de naturali defiderii d'Amore. PVRITA, ET SINCERITÀ
D'ANIMO. DONfMA veftita di bianco, per la ragione detta in altri luoghi, et
cht* tenghi con bella gtatia -vn Gallo . Il Gallo, come riferifee Pierio
Valeriane lib. 2 4. apprelfo gli Antichi, (igni ♦ ficaua la purità, Se
(ìncerità dell'animo, onde Pitagora comandò a Tuoi Scolari che douellèro
nutrire il Gallo ; cioè la putiti, et (inceriti de gli animi loro ; 8c Socrate
appreifo Piatane quando era per morire, lafciò nel fuo teftamento ~v« Gallo ad
Efculapiò ; volendo in quel modo inoltrare il faggio Filosofo, che readeua alla
diuina bontà curatrice di tutti i mali, l'anima fua pura, et finctra come era
prima . Onde Giulio Camillo nel fine della cannona in morte del Delfin di
Francia, cofi dille . Ma a te Efculapiò adorno Ei [aerò pria l'augel nmeio del
giorno. PRECEDENZA, ET PREMININZA DE TITOLI, DONNA di graue afpetto tenga in
tefta il Rè degf vccelli,e con la man» deftra s'opponghi ad\n* Aquila, che le
darà a* piedi ardita, dritta,©^, con la tefta alta in atto di voler volare
verfo il detto Re per togliergli il luogo. Il Rè de gli Augelli è da La tini
detto Trochilo, da Ariftotile Ofebbys quafi Rex, de PrcTes auiu mi dice
Hcrmolao Barbaro fopra Plinio hi». 8. cap. 2 5 .comc che . jpj PRECEDENZA, E
PREMINENZA DE TITOLI, che fia Rè9 et capo degl'augelli, di che né fimbolo, come
Ci raccoglie da Suetonio in Celare cap. 8. oue Io chiama per edere picciolo,
Regaliolo . Prid ie autem eatdem idus Martias Auem Regaliolum cum laureo ramalo
Pompeiana curia: Te inferentem, -volucres vari) generis ex proximo nemore per'ecutar
ibidem difeerpferunt . Nel qual luogo narra Suetonio, che era li prodigi]
della-. CDngiura di Cefare oc.orie che vn Rè d'eccelli il giorno 'auanii la
morte di Cefare, che fu alli 1 5. di Mar^o . Volando con vn ramofcello di lauro
verfo il Teatro di Pompeo, che fraus in campo di Fiore, oue addeflb ftà il
Pah^zo di Don Virginio Oc fino, molte forti d'Augelli da ~vn bofeo vicino lo
prefeguitorno,& lo sbranomo in più partane! qual Teatro fu appunto vecifo
Cefare il giorno feguente, dal che fi vede che il Trochilo vìen piefo per
figura d'vn capo d'Imperio, et d'vn Rè, perche s chiamato Rè, et vien prepofìo
a tutti gli altri, et dicefi, che l'Aquila /pelle volte,, contende con detto
Trochilo, come riferifee Ariiìotile nel!' h.ifipria degl' Animali lib. colmo di
moneta, nell'aura vn tronco di quercia, con qualche fronda ? èVghiannà, acciò
meglio fi conofea. In teda porti "vna ghirlanda di quelle^ viole nere, che
non hanno rametn',ma che fin dalla radice fono piene di foglie » So che alcuni
per fi mbolo. della ^rofperiti della vita figurano vna cornacchia*, non per
altra ragione fé noti perche campa aiFair ma "vagli jt a dire il vero, che
prutofto doueriafi pigliare per fi mbolo della lunghezza della vita, Se non per
la profperici, perche mol tipodono hauere lunga vita, et non hauere profperità,
come alcuni vecchi oppreli dal male, trauagliati chi da paralifia, chi eia
podagra, et chi da delinamenti » Profpera vita non chiamerò io quella di
CaioMecenate, il quale perpetuamente haueua la febre, Se ne gli virimi tre anni
de lavila Tua, non poteua dormire pur vn'hora;che profpera vita fu quella di
Heracleto Filosofo, che patiua i'hidropifia ? quella d'Ennio Poeta tormentato
da morbo arterico ? Se. che prò ad Antipitre Sidonio poeta di campare molto
vecchio, fe ogn'atino haueua nel dì che nacque lafeìxe ? da la quale al fine fa
eftinto . Certo che la di coftqro vita, ancorché matura, Se longa, profpera dir
non fi può, fi come per il contrario pcofperamente hanno altri villuto, ancor»
chepoco tempo, come Alefiandro Piagno, Marcello nipote >& figlio
adottiuo d'Augudo, Se altri Principi, che giouani in profferiti fono morti : ma
ron fo■o dati al tutto prjfperi per la.breuità della vita, fi che alla
profferita della vi» ta, bifogna, che vi cortèorrino più cofe attinenti non
folo alli beni del corpo,. ma anco alli beni di fortuna* Vi fi ricerca la
lunghezza della vita, la buona* finiti, et 'a buona faculU da mantenerli in
vita, fé non* in cofe foprabondanti, almeno in cofe necedarie >che ben fi
può contentare vno > che hi unto * che gli bada. Tauper enim non eft, cui
remmfuppetit vfns. Dide Horatio nel primo delle Epiftole . La facoltà nella
nodra figura la rapprefentamo ned' habito ricca, Se nel fa» detto corno
d'Hircule communemente ditto della «to.iitia,o d'Ama!thear non l'habbiamo
figurato pieno di frutti come il folito, fi p:r partirci dall' orii" '
natio, fi perche Palcfato narra, che Kercule in Tcfpi Gattello delia Boetia
era* 4>eflt> . PROSPERITÀ DELLA. VITA. '77 fpe(Ib alloggiato di -\na
garbata dorma chiamata An3arthea,taqualeteneua il Tuo danaro in vii corno di
bufalo, onde i compagni di viaggio d'Hércole coroinciorno a direnile Hercole
baueua il corno d' Amalthea,dat quale ne riceuemz abbondantemente quanto gli
bifognaua per Tuo vlo* il che non poteua comportare loia nipote d'àmalthea
vedendo, che il corno fi votau-a per foUuenìre_j .Hercole. Altri 'Yogliono,che
Amtkhea folle vha vecchia ricca, che radunane il denaro, che cauaua della
vendica delle mercantie in vn corno,come hoggi dì fanno molti artegiani, et che
Hercole Io rubbalfe pieno dì danari,indi viuendo egìj iplendidamente, vfcì
Cuora vn detto, che Hercole dal còrno d'Amatthea ne prendeua ogni bene:Quindi
è,che Filemone Comico per ifcher^o,dit1e» che il corno d'Amalchea, et della
doui t ia non § al'trò»the haueré buoni dumi. Tune illud elle cornu Amaltheae
putas Cuiusmodi ptngit pi&or cornuboaisf Argentea eft moneta, quam qui
pofTidet e Haic copiofe prò 'voti* cua&a affìuuru "' M
Er»ere(Cerno.interno (ara la buona fanità,che importa piiì,-perche la (ànità è
il maggior 1 hcforo,che fi polla defiderare « Pirro Rè degliEprroti non pregaua
Dio per «ccrefeimento di Dominio, ne per ricche^e : ma Notamente .per la Vanita
. Hac bene conftituta, profperius ceffata ^dcrentur «omnia j dice
CeliofRodogino lib.4. cap. 24. et Hofctfcioad Jcciocofi-fciifTe . Si ventri
bene, fi laterheft vpedfbftfc]ue tuìs ;jiil Diuitie/poterunt regales
«dderemaius... vCheguftofitiadelle^icche^e^non^ ftà&ene? Valeat poifeiTor
opcr,tec,di(Tè il medefimo Poeta a Lollio,& a Torquato.. Quo mihi fortuna
> fi non conceditur vtì . A che mi ferue la fortuna, laricchcj^a fé non mi è
con ceffo di poterla godere ? conuiene dunque che qucllojche la pQfliede,ftia
bene di.corpo, et anco «l'animo, chc.non fi laflìpertuiibare dalla
cupidigiaj.dallJira,dal timore ., dalla-» #pera nza,daH'alleg! ezza, dal
dolore,£>4a lOiialfiuoglia affetto, motq,& pallione d'animo, come
foggionge Horatio ài fudetto Ì.ollio,. _ Qui ctipit, aut metuit, iuuat illy/n
iìcdomus j aut.res Vt lippumpi&a? tabula?, fomenta eritè della vita. Il
tronco di quercia,come di (òpra hàbbiamo detto, vìen dimoftrata la prosperità
inguanto alla finità, et lunghezza della vita i perche la quei eia, come
arbore!, che ha il legname duro, incorruttibile >&^ che in .perpetuo fi
oouferiu,èfimbolo4ella robustezza, &C gl'ihuorriini gagliardi fono detti
robufti dalla Rouere,corn€,dice.Fefto . Robum dicitur a rubro,3^ tufo colore,
vnde » et materia, quarplurimas -vena* eius colotishabet, dieta eft:
Eobur,hinc,& haroines valentes, et boni^olorìsrobuftidicuniur* 8£~.peròHerco!c,ch'erarobullo,
et forte.portaua la fuama^zafatta^liquercia^è anco fimbolo della diu# turnit^,
&& produrre »on dico fiori, mafrutti cri hono#ateoperacioni Si modo
quodam cplatur; pur che fi canferui,& mantenga come fi deue, 5c non
guaflicon li diCordini laTua profperità di vita, QMTERELA A DIO DONNA
veftita-d'Vn candido velo>che hauendo il •vifoirnefto,& iagrimeuole
riuolto-al cielo *& la delira mano al petto, mefki l'altra man# •{Ter
morfìcata da fieri* et -velenofi ferpenti. La meltitia del volto, dimoftra
qu&l fìa l'afTettcrdeila querela . Si dipinge con gli occhjdsgfimeuoli,
riuolti akielo^perchrcome fi è dctttf s'ìndri^a la querela a Dio ì>ui
habitat inxalis, Con lamanp-morficaCis da terpentr, -fi vuoi denotare la
querela hauere per; sagioni lorref& l'in* tc^rifcr, per la quale ha
«ffiìcacia detta querela Querela* n % "\Onrw veftita di tsrrr1
perciochegii Anticni ne* mortori), et nelle au«eifiV \_S tà !ororfi -veftiuano
di tal colore-,hauerà in capo vn Pallata lohur io n, vecclio^rhc ha »alcanto
mancncon!sof& triefto» QVl£TE DONNA-, che fkct'm piedi fopra "V-na
bafe di figura CubkarCon la ima delira foftenga vn Perpetuinolo . propr some è
il cenpo d£li%niuerio,c^iijK^Ì|rjdòfiquiet.imente, li ^moftr-j per cagione
della fila-quiete, et venendb qiiefl»prmcipa!'mcnte,luonodi contrnuoj& ne'
cieli chelonoineortctt'bili, vedi arrro chiararoen-é.vu j-^petuo moto -/qui udì
c,chenon cpnofcendo^noj realrnente la quiete, d e amo filare il celiai e
delmcroi il qiiaIe*£R>n-porendp-gtuftÌ^ficaie c-oHenfo -, adiamo
imaginandcr.con intelletto ; -& perche deila quieta noi paliamo in impetro
deU'huoiXJo, diremo allóra elTo quietai fiiquando i fuoì moci del pe. Ti ero, e
de rattioni fono rcgolathc retti,|in modo,che diifci&tamei .* re vadino a
knreaHuogo delia quietefiia^, che è i'altra.vita -apparecchiata a^. Bèathper
quietarli cternaìmentricome ilPfcrpendicolojche #^graur,& fuori dei « M* Z
E5feiU,« it* iì ente al punto imaginato dell'Orizzonte, oue è la Aia quiete. D
Quitte. Onna > di afpetto graue, Se verietabile ; farà veftita di nero, che
porti fèc« qualche frgno di Religione, fopra all'acconciatura della tefta, vi
ftarì v» nido, dentro deìquafè fi veda vna Cicogna tutta pelata per la
vecchiezza » la-» quale fi ripofa nel nido, Se è nutrita dalla pietd de figliuoli
. La vera quiete, è imponìbile, come habbiamo detto, poter/a ritrovar com«»
piti in queflo mondo; Con tutto ciòvn certo cenar da negotij d'importanza pefr
menate vita fen^a penfìeci, che mantengono con anfìet/ì !a mente, fi domanda
*volgarmente Quiete,& è Colo vn lafciar altrui per attender* a fé fteiTo,e
però è molto riprendile nel confòrtio de gli huomini, SC nel viuere polìtico »
priuarlì di quella feliciti, che viene dal giovamento, che fentono i
Parenti,cVf gl'Amici dall'opra d'vn Cittadino vtilealla fila Patria, fé non fi
fa per cagione-» di Religione, la quale fòla merita, ehe fi lafci da banda
ogn'altro intereflejòV^ però fi dipinge detta figura in habito Religioiò, et
graue, &e venerabile, non e£ fèndo ogni intorno atto a fcgUitar con lode
tal forte di vita,ch'hà tifogno d'intero giuditio, et di falda in tendone
notata nell'afpetto del vifo, et nella com|>ofitione del corpo, come
racconta Ariftotile nej lib. di Fifon . 11 veftimento nero, moftra la fermezza
de* penfìeri, ScT la quiete della mente^ non «ftenel&atcoquefto colore a
pigliar de gli altri, come fi è detto altrove. Ancora dimoftra, che Thuomo, che
attende alla propia quiete, è ofeuro appredo il Mondo,non tendendo fi
fa-mofonel f uperar le difficolti della vita con.» *"vtìle del p'roflìmo.
Per la Cicogna s'impara, che in vecchiezza principalmente, fi deue proci* raf e
quella poca quiete, che fi può trovare, quando fianchi, óc^ fatij delle cofe
terrene, ©X^ caduche ; con piò ardore, &^ maggior fede afpiriamo alle
celefti, Se perpetua „ RABB IA Vedi a Furore RAGIONE DONNA veftita del color
celefre, frarijco' piedi fopra alcuni fetpenli alatijd: moftruofi, lì quali
terri legatf con vn freno. La ragione, è virtù dell'Anima, con là quale fi
reggono,*: gauernano le potente di eiTa, le quali per cagione dei peccato
originale, Se del fuo fomite, fonò in noi corrotte, Se mal inclinate .
Dipingefi di color celefte il veftimento, perche la ragione deve fèmpte
conformarfi col Ciclo, Se hauere splendore.& chiare^» » Il freno» è indicio
del difcor/ò, Se della ragione, con la quale tutti gli appetiti inferiori, che
fi rapprefèntano fotto figura di ferpenti; perche mordono l'ani nhna,
incitandola al peccare; Se tirando fperan^a della noftra rouina dall'eletto
delia lor prima impecia fatta con Adamo, («no tenuti a freno, Se domati.
RARAGIONE. VN A Giouane, armata, con la corona dell'oro "m capo > ó*^
te bracci au ignude* nella deftra mano tenga vna fpada » et con la finiftra vn
freno * col quale afttena vn Leone » farà cinta d*vna candida benda,, dipinta
tutta co» Quefta virtù, è domandata da Tbeologi fóv^a dell'Anima, per eflere h
Re* gina, che dà le vere» et legittime leggi a tutte Phuomo . Si dipinge
giouane armata» perche è difefa,& mantenuta daf vigore della-* fapienza, fi
piglia molte volte predo gli Anrichi gl'armatura citeriore, coniti nel
(ìgnificato di Pailade, Se in altri propoiiti . La corona dell'oro,che tiene
intefta, moftra, che la ragione, è Tela baftanv te a far (coprire gli hctommi
di valore > ÓC^dar loro Splendore, fama, prezz©* &;_. chiarezza ne è
coft (ìng ilare l'oro fra metalli, ancorché fia il più pregiato, che nm
fiVgohire non fia fr*t le potenze dell'anima noflra qutfta^he dlrau® diamo
■Ugioneja quale ha h fede fua nella più nobil parte del corpo, òC ouc ha
l'anima maggior vigore all'operare. Per le braccia ignude, s'intendono l'opere,
le quali quando hanno prìncipi* dalla vera ragione » non hanno macchia, b
fofpetto alcuno, che le veli, ò itadombri ; talché non fi veda immediatamente
vera, &T perfetta virtù . La fpada, è il rigore, che bifogna adoprare alla
ragione, per mantener nette il campo delle virtù da viti j predatori de beni
dell'anima } %C a quefto prò* poilto dille Chrifto Signor noftro. Non Areni
pacem mittere in terram fed gladiurr ;perche tutta la fua dottrina, non fu ad
altre direttacene a fare la difuniode yitij già inuecchiati nell'anima, dalla
vimì, per mezzo della ragione illuminata dalla fua gratia . Il freno in bocca
del Leone, ci notali fenio /aggiogato, et fòttomeffb ad et fa,il quale per
sèftetfb, è ferocifllmo >& indomito . te note di Arithmetica fono pofte,
perche con quefte fi fanno le ragioni in ietta arte, che prpuano le cole reali,
come con la ragione, che fià nell'anima,!! proua, &Sw ^ conofee tutto
guello, che appartiene al ben noftro . s Ragione. VNa Giouane,'veftita di'coìor
celefte, ccn clamidetta d'oro, nella deftra mano tiene vn'hafta, abbracciando
vn'alloro con la finiftra ; dal quale_> penda vno Scudo con la tefta di
Medufa depinta nel me^zo d'elìoj hauerà l'elaio in capo con vna fiamma per
cimiero . Già fi è detta la ragione del veftimento, bC della Clamide dell'oro
nelle figure di IbprajEt perche l'hafta lignifica l'imperio, ci dà ad intendere
la ragione efìcr-la Regina, che comanda in tutto il regno della compoftura
dell'huomo . L'Arbore dell'alloro con la tefta di Medufa pendente, da eflò,
dimoftra la-» vittoria, che ha la ragione de gli inimici contrarij alla
virtiì,la quale'gli rende..» ftupidi, come la tefta di Medufa»chefaceua
rimanere medefimamente ftupidi ljuelli,che la guardauano,& leggiamo che
Domitiano Imperatore la pertaua_> fempte (colpita nell'armatura, et nel
figillo, a fine di moftrarfi vìttorioió, L'Elmo, nota la fortezza, &C la
fapienza della ragione, eiIendo.*4fa quella prudenza nell'anima intellettuale,
che difeorre i fini delle cofe, 6^ quelli che giudica buoni, (egue, 6X_ fugge i
contrarij. La fiamma, mcftta, che è proprietà della ragione inalzarli vcffb il
Cielo,8^ di farli limile a Die, dal quale deriua la noftra nobiltà • Ragione .
DOnna Matrona di belliflìrao afpetto, che con la delira mano tenghi *vna
sferra, et con la finiftra vn freno, fi come il cauallo fi doma col
freno,&T li putti con la sferra, eofi la ragione gouerna, e doma le cattine
arlettioni dell'huomo, RAGIONE DI STATO. DONNA armata di Corata, Elmo, et
Scimitarra. Sotto l'armatura^ pò urà vna trauerfina di colore turchino ricamata
tutta di occhjj,e-* di orecchie, con la defh mano terrà vna bacchetta, con la
quale moftri di dare vn rouerfeio dal lato deliro, oue fiano alcuni papaueri, i
maggiori de* quali fi «uoftrarà con Tatto fopradttto delia bacchetta,
chefwn«daeiIàrotu,&£et-« tati.RAGIONE DI STATO 1*3 tati i capi per terra,
*vedendofi rimaflo folo il gambo intiero, 6^ al:uni altri piccioli papaueri .
Terrà la finiftra mano appoggiata fopra la tetta d'vn Leone, et a* piedi fia vn
libro pofto dall'altra parte, con l'infcrituone IVS. Si dipinge armata, per
dimostrare chei'huomo che fi/èrucdital ragione^ vuole quando vi Tufferò le
forze il tutto dominare con l'arme, 6 altro me^zo. Si rapprefènta con la
"vette di colore turchino contefta d'occhi, e d'orecchie» per lignificare
la gelofia, che tiene del Tuo dominio,che per tutto vuol hauer occhi,&
orecchie di ipie, per poter meglio guidare i Tuoi difegni, óc^ gl'altrui
troncare,, . -, Se le dà la bacchetta per rnoftrare quefta Ragiona di ftato
effèrtf'propia cH chi h^ dominio, &iìgnoria, dalia quale
rhuomodiuieneipiperÌQÌo, ancorché ognWno, per ben che Prèhcipè non fia, poila
hauere 'vna certa ragione di fiate ioip rqpia, con la quale "\ogli
gouernarc il dominio delle (uè cole, §C dri^M 4 zarU 18+ ?arle a! propoftc fine
. I papaueri gettati per tetra, come dicemmo, fignin"can€,ehechi fi
feruedel. la ragione di flato, non lana mai fot ger perfon?, che poflà
molenarl©, a foraggi ianza della tacita ri^pofta data da Tarquìnio al Meflo del
(uo Figliuolo . fyx ytlut deliberabur.dus in bortum Mium tratifitfequente
nunciofilij, ibi in ambulare tacitusjunma pauperum capita dicitur Iaculo
decufijfe ; parole di T. L iuio nel primo lib. Decade prima . Il che
*"vien olleruato da molti per rigore di ragion di flato, ÓV" per
moftrarfi feueri; ma di equità il Principe deue piò tofto ìàrfi amare, che
temere, et ciò per vtil fuo, perche il timore genera 1 odio, et l'odio le
ribellioni, et pero deue più tofto conforme a l'equiti amare, et hauer a piacere
Vaflalli^h'habbino polio di ricchezze } nel modo eh e con figliato Veifpefianò
lmper. da Appollonioin Filoftrato lib. 5, cap. 13. Diuitibus autem-. petmittes,
vt facultatibus tuto fruì poflìnt . eminentiores fpicas, quaecunq; fupraceteras
ie attojlnnt non amputato, iniufta enim eft in hoc Ariftotelis ratio, cioè
permetterai, che i ricchi poflìno godere le ricchezze loro, non tagliare le
fpighe più alte, cioè quelli che iòno più in grandezza de gli altri .
Configli*^ sì ben poi che fi /piantino quelli, che tono /èditio/ì, Se che vanno
machinando delle nouità, in quefto modo . Diftìciles homines, moleftofq; potius
tanquara fpina s è fegetibus aufer, Se res nonas m olicntibus terribilem te
©ftende, minitando tamen magis, qnam puniendo» Le fi mette a canto il Leone,
per efler di natura fimife a quelli, che per ragion di flato cercano eflér di
continuo fuperiori a tutti gl'altri, come anco per dinotare la "vigilante
cuftodia, che fi deue hauere con fortezza, per conferuatione'del ilio Stato .
II Libro propofto col motto I V S, dimoftra, che taluolta fi pofpone la rai*
gioneci,uile,per caufadi regnare,quantoper la publica vtilit4,come per eflèmpio
puòcondonare taluolta il Principe a molti la vita, che per lor misfatti per
legge Ciuile haueuano perduta, per feruirfi di eflì in guerra giufta, effendo
che rifulta molto hauer huomini di virtù, e di "valore Ma più d'ogni altra
cofau» detto libro col motto, 1 VS, inferifee quel detto che hauer foleua in
bocca Celare Dittatore, di Euripide Tragico ne le feniflè citato da Cic nel 3,
de gli orHiij, et riportato da Suetonio in Cefare al cap. jo, 7{amfiviolandum
eH lFStregnandigratia ywlandum esl : alijs rebus pietatem edas, I quali verfi
cofi habbiamo tradotti mal conditi, ma in modo che intender fi pouìno
feguitando più che fi può l'ordine del tcfto latino . Se la ragione violar fi
deue Solo fi deue per ragion di Hate T^eW altre cofe la Tietade Honora: II qual
detto quanto fia impio ogni pedona pia giudicar Io può é atte/oche^ •gni
Prencipe maflìmamenteCbriftiano deue anteponere airintereflè prepio, c^_ a
fimile deteflabile ragion di flato la giufta ragione giuridica, la quale chi
cali cflra 'vien poi al finepui ito da la giufliiia di Dio • RAM. iSj RAMMARICO
DEL BEN' ALTRVI. DONNA macilente, veftita di nere, et {capigliata,con la deftra
n" ftr ap-. pi capelli, habbi alla/ìniftra mammella attaccata yna Serpe,
&*llj piedi *vn Nibbio magro . E ~veftita di nero,'per.che i penfieri, che
piegano a danno del ptollìmo/ono tutti luttuo(ì,& mortalijche fanno dare continuamente
in dolore, et in tene bre, che offufeano l'anima ; e trauagjjano il corpo. Et
però fi ftrappa icapelli -dalla tetta, ellèndo i Tuoi penGeri cionchi, et
'Volti finiftramente con fuo do» • lore, 6^ falcidio. Il che con più chiare^a
dimoftra h Serpe attaccato alla mammella, il quale come manda freddiiììmo
veleno al cuore, et eftingue il calore, che manteneua Thuomo viuo, cofi quefta
triftitia affligge l'anima, et l'vccide, introducendo il veleno per li fenfi,
che in qualche modo fentono l'altrui felicità, 6c però, anchora fi dipinge
macilente * 11 Nibbio ha tanto dolore del bene altrui, che fi ftende fino
all'odio de propii tigli, come fi è detto in altro luogo, eV però fi adopra in
quefto propofito . Rammarico* Vedi Affanno. RAPINA. DONNA armata con vn Nibbio
per cimiero, et con la fpada ignuda.» nella man dritta, nella fini/Ira hauerà
"vno Scudo., in mc^o 4eì quale fia dipinto Plutone, che rapilca
Proferpina, ó Starà appoggiata con la man finiftra in modo, che paia fi ripofi
(opra la banda dritta del tronco traueifo della croce, Se dalla banda finiftra
del detto" tronco, penderà vn freno, Se calcara con li piedi vna morte in
terra quiui proftrata, in-» modo, che fia la Caluaria di ella al piede della
Croce. Alla figflificatione della dee ta figura^perche tanto bene, Se cofi
facilmente è ftata ftefa, cìc^ dichiarata da-» 'vn bell'ingegno, nell'epigramma
fequente, non occorre, che vi aggionga altra efpof tione_, . " • Qiuenam
tam lacero veftita incendia ami&uf Religio fum mi vera Patris fobbles . Cur
veites vilfs ? pompas cóntemno caducai QuÌ9 liber hic ? Patris lex veneranda
mei . Cur nudum pedtus ? decct hoc candoris amicum» Cur innixa Cruci ? Crux
mihi grata quies . Cur alata £ homi nes doceo fu per aftra volare Cur radians ì
mentis difeutio tenebras Quid dacet hoc fnvnum ? mentis cohibere furores Cur
tibi uìois premitur ? mors quia «loi&is ego RELIGIONE DONNA allaquale,vn
/òttil velo cuopra il vifo,tenga nella deftra mano vn Libro, et vna Croce, con
la finiftra vna fiamma di fuoco, et appreffodetta figura fia'vn'Elefante.
Secondo la diffinitione di S. Tomafo nella 2. della 2. parte, alla queft.72. et
art. 7. et alla queft.84. art.a. et de gl'altri Scolaftici,^ virtù morsle,per
la quale rhuomo porta honore, et riueren^a interiormente nell,animo,&
citeriormente col corpo al vero Dio . E anco ne gli huomini talmente inferra da
natura la religione, che come dice Aristotile per quella più, che per edere
ragioneuolew, fono differenti da bruti animali > vedendo»" ciò
chiaramente da quefto jcht^ ce* pericoli improuifi, fen^' altra deliberatione,
ci volgiamo a chiamare il divino aiuto « Se le fa velato il vlfo, perche la
religione ne gli huomini riguarda Dio, come dice S. Pauolo ferfpeculum in »
veneratione, riconofeendo per quella il {ingoiar beneficio della redention
loro. Il Libro, ne dà ad intendere le diurne Scritture» rcuelationi,&
tradirioni,delle quali vien formata ne gli animi la religione, ] 1 fuoco, (igni
fica la devio t ione della pura, 5: finccra noftra mente tendente yerfoDio,il
che è propio della religione, + Le fi dipinge a fato l'Elefante, per eftère
più* d'ogn'altro animale religiofó,co* me fi dirà : Narra Plinio nel lib. 8. al
cap. I. che quefto animale e raro in bontà, prudente » amator dell'equità, e
humano, pereioche incontrando lrhuomo a cafone* deferti,che habbia fmacrito il
camino, tutto amoreuole, ùC mansueto gli moftrala via ; è difereto, perche come
dice l'ifteilb Plinio, occorrendoli di pattare fra armenti fi franca tanto
deftramente^er non far lor m*le,che eglino medefi mi non fé ne auuedono, Ma quel
che fa più a noftro ■ proponto » è quefto raro animale il Hieroglilic» della
Religione ; raccontando pur erto Plinio al luogo citato, che egli ha in
veneratione il Sole, et le Stelle, Se apparendo la nuoua Luna, fponcaneamentc-*
va stanarli in acqua di 'viuo fiume, et amalandofi chiama aiuto dal Cìelo,bur«
tando verlo il cielo delf hetbe, come me^[e, per intercedere gratia di faniti,
41 che tutto vien confirmatoda Pierio Valeriana, Se altri Autori, àcT il
Sannazaro nella ina Arcadia, cefi dice . Dimmi qual fera f è sì di mente
human*, Che s'inginocchia, al raggio della Urna, £ per pMgarfi feende alla
fontana ? Onde vedendo io tante rafe qualità in quefto nobrliflimo animale, non
poco piacere, Se fodisfattione ho prefo, confi ierando, che tal figura è propra
infogna delf IlluftrìiIimo Cardinal Montelparo mio Signore, per vedere, che
fingoiarmenteconuengono in S.S, Wuftriilìma le fudette qualità di Religione;
Prudenza, Giuftitia j «Sc^ Manfuetildine, che con tariifimo eli empio
rifplendono nella Pcriona d'elio Sig, Cardinale ; in modo, che non pure l'hanno
refo degno del grado del Cardinalato, ma lo fanno anco digniflimo di maggior
honore,nel quale ardere -vna-» ultima di fuoco, Il fuo o fopra l'altare $ è
ftato in v(b di fàcrificio predo a molte, et antichi^ iimenationi fino alla
venura di Chrifto, il quale placo l'ira di Dio, non col fangue de Tori, ò
degl'Agnelli, ma con sé Hello, Se con ìa fua propia carie, et col propio
fangue, il quale iniracolofa mente fi cela per falute noftra lotto (pecie di
Pane, Si di Vino nei Santillìmo Sacramento dell* Euchariftia . Et fi vede queHj
figura con la mano aperta, òC eoa l'altare ia 'Vita Medaglia antica d\ Elio
A:Ko:iiuo. Vertefi D / C%&A%E %[P^ >tm aliavo v4"«»
•**ia>tt4J''1 *" f . Io cofi la religione, et purità di elli . Et
Plutarco nel lib. d'ifide, Se Oiìride^, Jice, che a Dio non fi conuiene oofa
alcuna, che non fia pura, Se candida, SC perche il panno lino |>iancoiì
purga, e netta più degl'altri, giudicorno gli Egitti j, cht folle pili conajpneuole
a Sacerdoti, et alle cofe di Religjone,ch« cufeun: altra forte di panno >
òdi drappo. Hfligione, DOnna di maeftà, Se di grauità, medita con manto ricco
fatto a v fó di Viuiale, haueri velata la teda, fopra la quale lo Spirito fanto
rifplenda con la luce de fuoi raggi in forma di Colomba, Star* detta figura
fopra vna pietra riquadrata, che dintìita Chtifto Signor noftro, il quale è la
'-vera pietra angolare, che dine il Profeta riprooatada gli Edificatori della
vecchia Legge, et è per enee poftapoi nel principal cantone della fua fama
Ghiefa ; non è alcuno » che polla poruì altro fondamento, come dille S. Pauolo
. Ha quella figura da vnat>andà vn fanciullo con le tauole cR Mosè,con
alcune rofe, 6c" alcuni rami fecchi, per moftrare le pallate cerimonie de
fàerificif antichi, et dall'altrabanda fari vn'aìtro fanciullo, che fofticne il
libro de Vangelij,perchein Chrifllo terminorono tutte lepro£ctie,& le
ccrimcjnicfdella vecv chia legge ;. „% Tiene ella nella fifcìftra mano la 7erga
del Saccate Aron;, Se nella deftra^ kchiaui della Poteft| Ecclefiaftica,per
aprire, et ferrare ifCieìo., a gli huomini conforme a* loro meriti. Dunque da
quefto veroj& viuo ritratto, è'nata la noftra fanta, Se vera Religione
modello di falute, fabrieato da fanti Dottori fopra le pietre riquadrate da
quattro Euangelifti Scrittori delia Legge piena di Spirito fanto, di
ReIigione>di fuoco, d'amore, et carità RELIGIONE FINTA DONNA
cort&àbitograue, e lungo, a ledere in *ynaj$edja d'oro, fòpraj
"vn'Hidra di fette capi, hauendo detta Donna vna corona in tefta piena*»
di gioie rifplendenti con molti ornamenti di veli, et d'oro, nella delira mano
ba vna ta^za d'oro con vna /erpe dentro . Inanzi a lei fono molti inginocchiaci
in atto di adorarla, et alcuni ne fono morti per terrai perche i falli
ammaeltr*-, menti degl'elempij allettano con qualche apparenza di piacere,h di
finta commoditi terrena,ma al fine preparano l'Inferno nell'altra vita,& le
calamiti nel. la preiente, che per lecretii giudici j di Dio, vengono in tempo
non allcttato . REPVLSA DE PENSIERI CATTIVT\J N' huomo che tènghi per li piedi
vn picciolo fanciullmo, e che con di Importa attitudine io sbatra in vna pietra
quadra,e per terra vene fieno morti di quelli,che già fieno ftati percoflì in
detfa pietra . Perche tutti i Theologi confentono, che (Trillo è pietra,!! deue
attentamente auuertirenel Salmo 36. SuperfluminaBabylonis, L'ultimo terzetto,
©uè li parla de' piccioli fanciulli sbattuti fopra la pietra, Beatus qui
tenebit, o\^ allidet ip9 ICO NO LO Gf^ét REPVLSA DE PENSIERI CATTIVI. allkìètpamtiìos
fuos ad petrarn . Cof* dà le Pàrafsafvdfpofto . Beato è chi fi* ecrrijoùero
contenera «lali 'vitij, &C^_, romperà ipiccioli'faoij cioè primi moti alla
pietra dì Chri(m> che è ftabilelo(Untamento>&bafc dell'anima noftra r
Pero noi tutti d©uemo rompere li noftri penfieri di cattiui arrettr mentre Tono
piccioli ^uantijche-crcfchino, Óc^ s'attacchino alla deliberatone sbattendoli,
co;neh abbiamo decto>ne ^ pietra di Chrilto, cioc"\olgendò la mente
noftra_, e'I cor noftro vetfo Che (lo, collocando in lui ogni noftro
penficro,©^ que«cr è pareredi F.athimijicoiarhe p; \\ni di ijì'dcrta l'hauena
Axiamanrrt»,Ouidk» anch'cgli anco: che poeta gentile Si piget in primo h
mine-fi fte pedsna Ot>£?i5:ncdjn» »oi>& font lubtfi
mat*lemina-ruort>> Et DI CESJ%E %IP^ Et tuusìncipiens ire rCiìftatcquus«
•Principijs oblia* Gtfo.medicina pacatur, dCum-naalapec iaagss conualucre
aiorae.. iRffìkmtione. v-\ Onna ., lacuale conta danaciiCOB la
man.défcia&]M:a JalSniftra fu4i,4^ a L) canto vifaràwmcafià^&^niàcchette^ilbfmri.
", li contare i danari dWna mano nell'alt^ ei^imoftra* che vno, che fa
refttturione della robbamon Tua, non^ì priua di cofajrlcuna., an^i moltiplica
insè fteflo le facoltà, difponendocofi-il Creditore ad «(Ter liberale
veriò-dife } oucro meftra che la reftitutione deue efler libera
^&^Uileuefare>ciafeuno^^a^sèft€f* fo,fenz'altra mezzanità. ;t ^ a La
cafla, 6C il iacchetto, ci «tarmo %no^ chetantoil poco»quanto l*iflaifl fi deue
feftituire a* propri] Padroni . '^efurrettione . DOnna ignuda, che efca/lu&ra
dVna lèpoltura . R£SVRRETTIONE DONNA ignuda, chea trraierforhàbbia vn velo, et
con la finiftra tenga* "vna Fenice, la quale^pcr opinione d'alcuni
Scrittori, è vccéllo, cheli tro* tia nell'Arabia, oue fé ne 1U fenza;compagnia
dèlia fila fpetje» et quando è vecchia, per lunga*età, accend«:il fuoco con
l'-ali al calor del Sofe,e s'a'bbrugia^poi dalle file ceneri ne nafee
vnoux^&-damoftrandofi allegra, et piaceu& nella finiftra vno fcertro«,
et vn4ibro portando nel lembodella vette fcritte quelle parole .
Ornatusf&r^fro : et i! color del vifo farà robicondo, et alla piedi -vi
(ara vna^himiera ; (ì comefi vede dipinta al Tuo luogo . Non è huomo sì
ruftico,&«ìfeluaggio, che non lenta la dolce^a dVn'a«fr* fìciofo
ragionamento in bocca dijper'ona faconda >:eh e Ti sforata perfugdere^u|l
che cola, però lì dipinge bella, nobile,& piaceuolcjtìene la delira mano
alta,& aperta, percioche la Rettorica difeorreper vie larghe, et
dimoftrationi aperte, onde Zenone per le dita qua, 5: là fparie, et per le mani
allargate per tal gefto, la Rertorica interpretaua . Et Quintiliano riprende
quelli, che orando jnqualf che caufa, tengonole mani lotto il mantello rcome
che s'egli ttàttailcio le-c^r le pigramente^ , Lo fee ttro e ftgnr, che la
Rettorica» è domina nicc degli animi, et gli fper^ D '19* tia, raffreni, piega
in quel modo,che più gli piace . 11 libro dimoftra,che queft'arte s'impara con
loftudio,per non hauerfi da alcuno in perfettione perdono di natura. Le parole
Ornatus, òC perfuafio, ingegnano loffitio del Rettotica, che è dì iftruire
alcrui a parlare conuenientementc per perfuadere. La Cbimiera, come è dipinta
al Aio luogo, Na^ranzenoje lo fpofìtore d'Hefiodo intendono per quefto moft» le
tre parti della Rettòrica, cioè la giudiciale per lo Leone,per cagione del
terrore,che dà i rei,la climoftratiua per la capra, percioche in quel genere la
fauella fuole andare molto lafciuamente vagand© : &vltimamentela Delibera
ti uà per lo dragone per cagione della varietà degl>afgomerrti,& pei li
affai lunghi giri, et auuolgimenti,dc' quali fa di meftie-, ceper il
perfuadere» RIGCHEZZA DONNA vecchia, cieca, et veftita di panno d oro . Cieca
dipinge Aristofane la Ricchezza nella Comedia intitolata Fiuto, perche per Io
pia fé ne vi in cala d'huomini poco meriteuoli,aqualr fé hauellè occhi), che le
ferttiflero, non fi auuicinarebbe giammai; ouero perche fa gli huomini ciechi
alla cognitione del bene, con vn finto raggio, cheapprefentalorode commodi» et
de piaceri mondani, fenza lafciar loro veder la vera luce della
""virtu,fe per parfcicolar gratia non è fuperata la Aia inclinatione
. Si dipinge vecchia, perche inuecchia alcuni col penderò d'acquiftarla ; altri
col timore di non perderla, hauendònc il poflello . Il veftimento dell'oro,
moftra, che le ricchezze fono beni efteciori, &c cho teon fanno ali'ineerna
quiete, cV~ al ripofo dell'huomo . „ Onna in frabito regale ricamato con
diuerfe gioie di gran ftima,chc-« nella man delira tenga vna corona Imperiale,
et nella finiftra rno Scettro^ vn vafo d'oro z piedi. Ricchezza è polle dìonc
d'oro, dVgento,gioie,$tati,tertcni,ediÌìcij,giumenli, ferui, ve Mi menti, ecc.
■»»>La corona in mano, lo Scettro,& il vaiò a* piedi, mourano, chela
prima. et principal ricche^a, è pofledere la 'volontà de gli huomini, come
fauno i Re j la feconda, è il denaro. R l CONCILl'ATIONE D'AMORE del Sig.
Giouanni Zarattinì CaHeUìni. ONNA giouanc, allegra, coronata d'vna ghirlanda
d'herba, chiamata Anacamplerote; porti al collo vn bel zafiro, nella man dritta
vna coppa, con la finiftra tenga per mane due pargoletti Amori. La Riconciliatione
è vna rinouatione d'amore,che fi fa col ritornare in gratia della cofa amata ;
Impercioche dall'amore tra gli amanti na /cono continuamente fofpetti,
ingiurie, a quali fuccedono Io fdegnoJ'ira,&: la guerra,come vagamente
éiprime Terentio, In amore ha?c omnia infant vitia:
iniurie^fufpiaones,inim!citiavnducia;, Bellum,paxrurfunu. Il medefi»© dice
Horatì© «ella Satira j. lo. a,, J f D D . ift R. I CONCILIATLONI. In amore hax
fuat mila, belluai Paxrutfum. Lequali differenze occorrewo tanto pili ipeflo, quanto
più fi ama, et quanto più vno ama, tanto più ogni minima cofa l'offende f
riputandoli di nonefFerc* filmato da la cola amata conforme a lo lmifurato amor
fdO>& che fi faccia tor« Co a ì meriti fuoj, onde facilmente concepifee
l'amante dentro di fé fóegno, Se ira, in tal modo che non penfà di portare più
amore, anzi s'incrudelifce nell'odio,ma sfogata Tira con far dispetti alla cofa
amata, fi pente de l'odio » chele ha portato, non pub più (lare in ira, et in
guerra,ma brama, et cerca la pace,laqualc ottenuta gode ne la R iconciliatione
d'Amote, da la quale è rinouato,noto è quello di Terentio, Amantium ira: amoris
redintegratio eli . L'hcrba Anacampferote farà figura della Ricohciliacione,
poiché gl'antichi tennero, che al tatto di elfa ritornalTero gli amori,
ancorché con odio fallica iepoiii, fi come riferifee Plinio lib. 2 -f.'cap. 1
7, nei fine • N U II ^affiro d'i colore azzurro, fimile al Cielo fereno,
/èruiràpcr embolo detta Riconciliatione, che arreca allonimo fereno fiato di
tranquilit» m*, non mancano amanti,& amici, che a bella pofta cercano
occafioni di fdeori'ìy e riilè, per duplicare più volte la beneuolenza, et
l'amore, et prouar fpefto i fiKnui frutti della riconciliatione . Discordia fit
carior concordia, dille quel Mimo Publianoj e però Agathone poeta era vno di
quelli, chedaua occafione a PauDICES4%S %IPJ' 'PI a Patìfani a iti»
cordialilEmo amico di adirarli > accio che prouaftè doppio concento nella
riconciiiatione ; di che ne fi mentione Elìano lib.2.cap.2 1 . lucutidifijmum
amantibus elle reperio, fi ex contenticne, et litibus cum amafijs i«_* gratiam
redeant . Et fané mihi "\-ideujr nihil iliis delc&abilius accidere
polle» Huius ergo voluptatis perfafpe eum parricipem facio, frequenter cum eo
contendens • Gaudium enim capit, fi contentionera, cum eo iubiede difìoluam4 OC
reconctlero . RIGORE. HVOMO rigido,& fpauenteuole, che nella delira tiene
vna bacchetta di ferro, et a canto vno Struzzo. Sì deue dipingere queft'huomo
rigido, %/C fpauenteuole, efièndo il rigore*. Tempre diipiaceuole, ÓV rifoluto
ad indur timore ne gli animi de fùdditi . Onde la verga di ferro fi pene per
l'afpre^za del caftigo, ò di fatti, o di paro* le . Perciò S, Pauolo
minacciando a Col oflènfi, dimandò fé voleuano, che egli andaife a loro con la
piaceuole^za,, ò pure con la verga di ferro • ■Dipinge/! appretto lo Struzzo,
per dimoftrare,che il Rigore., è miniftro del-» la Giuftitia punujua,& che
fupera pec fé fteflb qualfiuoglia contrailo . RIPRENSIONE. DONNA horrida, 3c
armata con corata, elmo, et fpada acanto, nel* la man defeca tiene vn •vafo di
fuoco, Oc nella fìuiftra vn corno » inatte di fonarlo» La Riprenfione, è vn
rimprouerare altrui i difetti, a fine che fé ne aftenga,& però fi dipinge
horrida, et armala, per generai fi dalla riprenfìone il timore, Se è come
l'huomo s'arma di fpada»& altri ainefi per ferire il corpo.cofi la riprea*
fione di parole fenice l'animo • Tieng il ftioco in mano, per accender
neirhuomo colpcuole il rollare della ^Vergogna-. . Il corpo,è per fègno del
difpiaceuol filono,generato dalle voci di riprenfìone RIFORMA, DONNA vecchia,
veftita d'habito femplice, corto, &T fenz ornamento alcuno ; con la deftra
rrìanoterr*. vn roncietto, ouero vn par di forbice, 6^ con la fini/ira 'vn
libro aperto, nel quale *yi llano fcritte le feguea«iparolc^. w *Pereunt di
[crimine nullo . vimmifia leges . Vecchia fi dipinge, percioche a quefta età
più conuienc,cV è piti atta a rimr* mare, et reggere altrui, fecondo Platone
nel V. della Rep. onde per la riforma intendiamo i buoni vfi conformi alle leggi,
i quali fìano traiafeiati per licencioio abufo de di huomini.che poi fi
riducano alla lor forma,& confifte princìpafaaente la riforma citeriore, et
interiore . Si veftc d'habito femplice, Se corto, perche gli habiti Viccamcnri
guarniti, aon folo fono «ota di fupertìuità, ma ancora alle volte di licentiofi
coftum!,8c~ ci ò caufano la moi bidc^za, «^ gli agi di tali habiti nelle
perfone, che quelli ^uaafópraLondÀjucmtiitc. N a D ron» ipé ICO NO L OC IsA R !
ORMA. g W2p ^^gi^ap i^^ysj* «« «^»3r! » *^$ %£. I*» Xk-i,!HB.| II roncietto
ancora, è chiara fignifìcaticne di riforma, percioche fi corno gl'arbori, i
rami de' quali fuperfluamence cresciuti fono, con eflo fi riformano tagliando
-\ia quello, che foprabonda, hC che toglie ali* albero il *vigort* » Con"
la riforma leua uai gl'abbufì di quegl'huomini in quelle cofe,nellequali
licentiofamente Ci fono lafciati trafeorrere più oltre di quello j che
comportano le leggi . 11 ftmile anchora fi pub di re delle forbici, che
tagliano le fuperf Juità, come è manifefto a tutti . Il libro dinota le leggi,
et conftitutioni, fecondo le quali fi deue 'viuere, 9c riformare i
trasgrcllori, che fé bene quanto a eflì le leggi fono perdutetene non le
ollèruano, ati^i fanno il contrari o, non però quelle perifeono per cafo alca*
no, come bene diinoftrano quelle p arelt di Lucano nel libro 3 . Dt bcUo
Céuil'h che dicono. fmm$ Tcrcunt dirimine nullo Uw*àE*k&*rm &; Et con
per eflb libro fi riducono aliWfo antico k leggi ttalafciatt, tanto ne •oftumi,
«me ne gli tubiti, «T di inumo fi jd&OTa wgUJwomuuU^rt deu'o£eruanza,&
lo iUto di buon reggimento. et epigramma; ijuos ratio mores docet>& Iex
prauosabuft» Deformat» long* dimiauitq; die . t * Hinc velut arborihus
latèramalia oreicunC Nec matura fuo tempore poma ferunt. Sic vana exurgunt
virforum germina, et alt» Virtus humanoin pe&ore preuaiacet . Noxia rerum
igiturforliscenfurarecidat Yt vit« rcdeat {pleadidaforma noua: . RIFORMA.
MATRONA *Yecchia 4 veftita i'iiabito graue, m t ièmplice (ènz* alcun ornamento,
con la deftra ssano £erra vna sferza,& conia fiai&ra irn libro
apettocol motto, *4r£tte, in yna facciata^ Ot/ècrdt, nell'altra,. Per la
riforma intendiamo quellc^rdinationi de* Superiori, con IcqualfaT buoni coftumi
tralafciati per licentiofo. abufo de gli ^uomini fi dà nuance miglior forma,
conforme alleleggi, eii tornano di nuouo ad introdurre tra i nac« defimi, e
quello con, quei dueprincipali, econuenienti me^zi, cioècoh l'cfòt«are
dimostrato per il libro aperto ; e col riprendere, e caftigar e dimettrata per
la sferra -, ambedue meglio (lignificati con le due parole del motto canate da
$. • Paolo nei cap.4.delia z. a Timoteo, e del iàcro Concilio di Trento alla
itiE i j. nel ci .della Riforma»ricordatoa detti 5jupcriori,accibch.e fé ne
feruano in qu» fta materia, cioè, che debbono eflèr Raftori « et non
percuftori, che deuono ricercare di ritirare i fudditi da gli abbufi più con
I'efortationi, che col caftigo » operando più in uerfo quelli Famoteuolezza,
che l'aafteriri,, più i'efortationi » che le minaccic, e più la cariti, che-rimperìo
. Ma non ballando poi l'elbrtarione, fi potrà venire alla sferra,. (Sempre però
mitigandoli rigore con la manfuetudine,ilgiuditio con la mifericordia, eia
(èuerità con la piaceuole^d,che con s'introdurrà facilmente ogni riformane*
popoli fGggetti,e tanto più quan-; co il tutto fi farà con maturo configli©,
chepetò fi dipinge in età di Matrona RIPARO DAI TRADIMENTI. VTT VOMO che tenghi
in braccio vna Cicogna, la quale habbia in bacca JL JL vnramufcello di Platano
. La Cicogna ha naturale inimicitia con la ciuetta, e però la ciuettale
RIVALITÀ. Trf/ce la Tecorella i rerdi campi E f ente il fuo monton coT^ar
vicino. Ma d'i quefti fiorili coatefe di Rìualità ne iono piene quafi tutte
l'egloghe* ^adorali . II RVMORE VOMO armato, che mandi fàette, cofi le dipingevano
gli Egittj ve«fi in Oro Apollinea SALATE DI PAVSANIA, "TTV DONNA a ledere
(opra •*vn 'alto leggio > con vnà ta^a in roano, 8(~ * JL/ cinto yi fari
un'Altare, fopraal cjuakfc» nrna Serpe raccolto con la» iciia alia*. ., . daiL
«JOilt s*ji«pata'iacilmeqte, che (ia fàlut^, et in che confida . >'>*¥
Primieramente l'Altare prello gli Antichi, era vltimo rifugio di quelli, M
nonhaueuano akro modo per fcampar dall'ira «kii'ii imico,& Te ad eflò
atcune s auuicinaua, non il trouaua huoròo tanto profontuofo, ò di sì poca
réligionf » che l'offcndene ;à^ però Virgilio introducendo
PiianjoneSrvltitna»cc«fiÌtà fen^a alcuna Speranza humana, . linfe che da Creufa
folle efortato a tiar vicin* all'Aitare, con ferma credenza di confi mare la
vita per me^zo della religiftntfj Adunque eller /àluo,come di qui lì raccoglie»
non è altro, che effer libero da graue pericolo fopraftante, per opra ò di sèj
ò d'altri . Il ieggio, 8 con le medicine, oc con medicamenti pigliati per bocca
. Il Serpe ancora, è fegno di falute, perche ognaanno fi rinoua, et
ringtouanifcey è tenaciflimo della *"YÌta,for.tev&^fano, et buono per
moltiffime medicine. Siferiue, che per sé /ledo troua vn'lierba da confolidar
la 'vi(h,&: vn'altra,ch* è-molto più da fufeirar le dello ancora moi to .
Et nelle (acre lettere mifterio» famente dal Signor Iddio fu ordinato da Mosè,
che fabricafle vn Serpente di bronco AVI legno, nel qual guardando, chi fi
trouaua ferito, riceucua folo eoa lo /guardo tafaniti. Si notano adunque in
quefta figura quattro cag'oni, onde nafee la falute^, » le quali fono prima
Iddio, dal quale dipende principalmenqe ogni bene, OC fi dimoftra con ì'altare
j Poi le rnadicine,6c le cofe neceilarie alla 'vita per nutrimento,^ fi
.lignificano con la ta^z /altra l'euacuatione degli humori fi*. uerchi moftrati
nel Serpente, il qual fi fpoglia della propria pelle per ringiou*. nire . lì
quarto è il cafo accidentale nato fenz'opra,ò penfamento alcuno,ilchc fi
inoltra nel feder otiofo, come auuenne a quello, che fi rifanò della pugnalata
dell'inimico, che gli franfe la cruda poftema . Et perche fi diftingue la
falute de Sacri Theologi in falute d'anima, et 1 titolo t+é Saline. IN. nìaJtr*
del medtfimo, fi vede vna Donna, là quale conla-finiffiraiiit* Do tiene
vn'hafta, et con Ja.deftra Yna-tazza^dandoda bere ad vna SerpeIndica ad vn
piedeitallo . fc|hafra> et il .piedeftallo-, raoltrano-la fermezza, 8t
ftabiliti in luogo dell*^ loggia detta di /oprai perche non Ti pub dimandare
fàlute,quando non fia Acuta» Oc ftabile » h che riabbia pericolo di finiftto
accidente >h pur di cadere . Dal; cjie i*a{ficura,rhafta,fopra alla
.qualeiì*foftenga«juefta figura . . SALVTE DEfc GENERE HVMANOv come dipinta
nella libraria Vaticana . *N A dònna in piedi con vna gran Groee,& appretto
detta. figura, vnfan— ciuU'o>c>he**r egge fu le igallc l'ai ca di Noè,.
SALVITRITA O FVTUTA' DELlTARTÀ^ BONN A diafp:'Ctofereno, &^_ bello, veftita
d'oro, checoR vna mane ' ten?hi.-vna colómba, et con l'altra -foilcuato in alto
il vento Zeftiro al— trimeme detto Fauonio tra ìenutlt coir quefterrnotto SPIRA
T LEVIS > AVRÀ FAVONI', et a canto viadiila-vn'aquila.. Si fa di afpetto
fèreno>& belfe^come principal legno di falubri à . Il -ve^imento d'oro,
perche l'oroè dettodal'óra,oueioauca,.Au umen'nr ab aura eftd'cYum, fecondo :
fidòro lib'.i 6 Se ideo virtutem habe t confort tatiu im-; coft^'ària
temperata, oc pura> Se confòrtatiua vale tanto oro s I ien6con a rwt mano la
colómba, perocché (come narra Pferio Valeriana Ititeli, è grerog'aficr»
de!raria,& nel tempo peft'itente,& comsg-to/o quelli, che aìtta
carnc'non mangìa-no, che di colombe,non fon mai da contag one alcuna off li; et
eraircvfo» che fé la pefte comincia uà -z offender© gì* hu >mi-nif non fi
prepaiaua altro cibba i Re,che la carnedélie colombe, .quantunque Diodoro
arFcirsi,che il vitello, &Tochafòlam ente folle ilhutrimentidiqueiRè.. II
vento Ztfi.OjChe tiene in alto, gli fi da>pcrthefecondo alcuni Autori i
veci» ti nafcoT'/ordall ^ri:», come attera Ifidoro de natura rerum,cap. yS: et
l'aria vien purgata di' venti h nigni,e téperatijfrcome da venti maligni, et
intemerati .vien corrotta, coirKrduìl'Auftio vc»to dettoyab h, unendo. da
tiahere i*acqu.ì>chefa> l'aria gioita. nucrifc«v& congrega le nubi*
et dmmafi notho in Greco, perche corrompe Paria Ja paKe che nake d^Jla
corrottione dell'i 1 ia per ladiftemperan 7.1 d Ile gioggie, e'del/à Ciatài
fofKandn l'Àuftro rientra/portata in varij paefi; ma fumando ZehHro,4che
lignifica portatore di -vita difeaccia la pefte, rende pota l'aria, cY"
«Hlipa le nubi, h meddìma virtù ha.il vento Borea altrimenti^ fe «aiti •»
•^««atoc^uinckfcjaielcccuquiedc'lacrificiji *»f II Serpe ìnch'eg! i è fegno di
fallite, et di fanitiolo con vn velo ricuopra le parti vergegnofe, ftari in
piedi fopra vno Scettro, mirando vn Uggio, che dal cielo le rifpienda nel vifo,con
le mani libere da ogni impaccio. Qua fi dipinge la Sapienza, che risponde alla
fede, Se confìtte nella contemplationc di Dio, et nel d i (pregio delle cofe
terrene, dalla quale fi dice ; Qui in» menerit me, inuenìet vitam, et
haurìctfalutem à D omino . Et però fi dipinge^ ignuda, come quella, che per sé
ftetla non ha bifbgno di molto ornamento, ne di ricchezze, potendo dire con
ragione chi Ja poilìe de d'hauer Ceco ogni bene» non con l'arroganza di
Filofofo, come Biante, ma con l'humilci di Chriitiano, come gli Apoftoli di
Chrifto, perche chi poffiede Iddìo per intelligenza,'& per amore, poffiede
il principio, nel quale ogni cofa creata più perfettamente, e he
insèltenafitruoua. Calca que (ta figura lo Scettro>per legno di di /pregio
de gli honori del mon* éot i quali tenuti in credito d'ambitionc, fanno, che
l'huomo non pub auuici* narli alla iapien^a, euendopropio di quella illuminare,
óc^, d. quella render ÌA mente tenebr ci su . Mira con giubbilo il raggio
celcfte, con !e mani libere cf ogni impaccio, per eflère propio Tuo il
contemplate la diuinkà,ai che fono d'impedimento l'atrio* ai cfteriori,& le
occu pacioni terrene. SAPIENZA. GIOVANE in vna notte ofeura, veftita di color
turchino, nella dettr» mano tiene vna lampada piena rTolio'acceia, et nella
finiftra'vn Lib:o. Si dipinge giouane, perche ha dominio lopra le ftdle, che
noni'inuecchiafio, ne le tolgano l'inteliigen^a de iccreti di Dio, i quali fono
viui » cx^ veri eternamente-.. I^a lampada accefa,c il lume dell'intelletto, il
quale per particolare d.»no di Dio, arde nell'anima noftra fenza mai
confumarfi, b fminu rfi,• ilo auuiene^» per noftro particolare mancamento, che
venga ipetlo « :i gran parte offufeato, £c ricoperto da vrtìj,che fono le
tenebre, le quali loprabb ndan y nell'anima, che 'vuol dir libro de* libri,
perche in elio s'irne para tutta la iapienza, che è neceilaria per farci falui
. Sapiex'Zjihumaìja. VN Giouane ignudo con quattro mani, et quattro orecchi,
con la raaru dettra di fida con la Tibia illromenco rau ficaie consacrato ad
Apolio,3* ' con la faretra al fianco. * Quella fu inuentione de
Lacedcmoni,iquali volicco dimoftrare.che non bt* " /..«. étaua SAPIENZA
HVMANA. &7 ftaua per eflfer fapiente la contemplatione, ma vi era
nrcefTar'o il molto "vfè,àt la pratica de negoti j, lignificata per le
mani, òC l'arcoltare i configli altrui, il che -s'accenna per gli orecchi, cofi
fortificandoli, ó^ allettato dal Tuono delje propie lodij come dimoftra riffe
oménto mufic^le, con la faretra appreilb, s*ac* «uifta, et ritiene il nome di
fapiente . SAPIENZA VERA. DONNA quafi 'gnuda,la quale ftende !e mani,& il
-vifoin alto,Bnrand i vna luce, che gli fopraftà ; hauerà i piedi e'euati da
terra, moftrandé eiieie attorta in Dio,& ipogliata delle colè terrene . Non
è la tapienza numerata fra gli habitì virtuosi acquietati con vfb, &efpeS
rienza -, ma è particolar dono dello Spirito santo, il quale fpira doue gli
piacer fenza acceuatìone di perfona. E gli Antichi che parlanano d'efla, et
difcorre» «ano non hauerdo lume di cogni tiene di Chrifto Signor notlro ^vera
Sapienza del Padre cesino, con tutto ciò ne ragioaauano con graia religione»
molto ca»> tei&eus* me*te»& volei»no,che i) nome di fapicntc non fi
potette dare ad alcun li uomo mortale, fé non fede compito, Se irreprenfibile .
Quind ma l'armi della Sapienza delle quali vno farà cinto,fono ferme,e frab:li
; impercioche fi tiene}che il petto fia la ftanza della sapienza, an^i alle
volte pigliali il petto per l'iltt ila sapienza Onde_ Horatio ad'Albio Tibullo
. Noh tu corpus eras fine pectore, cioè, non eri per» fona fen^a Sapienza . Il
Gallo (òpra il cimiero m tetta il pigriarem© per Pintelligenz?, 6V" lume
ra>^ tionale, che rifiede nel capo, fecondo Platone, che fi figuri il gallo
per l'intelligenza non e cofa abfurda . Da Pithagora, et Socrate mirticamenje
per il gallo è data chiamata l'anima, nelìa quale (bla vi è la vera
intelligenza, petche il gallo ha moka intelligen^,conofce le ftelle, et come
annuale Colare, riSguardaj. ii Cielo, et confiderà il corfo dei Sole, 'Se dal
fuo canto fi comprende ia quantità del giorno, et la varietà de'cempi,peL'
talfapere,& intelligenza èva dsd cat ad Apollo, Se a Mercurio riputaci
fopra la Sapiente*: intelligenza di "varie faenze, Se arti liberali Oltre
che Dio di fua bocca dille a Iob nel cap. 28. Quis dtdic Gallo intciligentiam,
ne! qual luogo da gli Scrittori il gsllo è interpretato per il predicatore, Se
Dottore Ecclefiattico, che canta, et puWica nella Chiefa Santa la Sapienza
Diuina . Le corna di raggio tra l'elmetto, ik l'orecchi nelle tempie piglianfi
per (Imbolo della lacroianta dignità, Inde Mofes cornibus infignibus efiSgitur,
dice Pierio lib. 7. Se figurali, come raggi, e fiamme di diuinità . Lo feudo
haueri in mezzo io Spiritoianto:poicheSapiétiaim ddet spiritus Dei,
lob.c.g2.enell'£cclefiaftico parlandoli delia Sapienza, iple creauicillam
infpiritufandro, perche fé ricerchi Io feudo di forma rotonda leggali Pierio
Valicriano lib 42. "volendoli dimoftraie il mondo, il quale folto la
figura rotonda delio feudo fi regge P Sapienza, laquale deuono procurare con
r.utt? n? acquiflaria coloro,» quali tocca il gouerno del mondo, conforme a qu.
He grau!, et lententioleparoìe della sapienza nel 6. cap. Si
ergodeleclairnuiediLuis.cx: ièeptiis, òiseges Popuiijdiisgiu
SapieatiamjVtinperpetuum cegnetis. diligiti O Umica su lumen fapientix omnesqui
praeeftis populis, c^ perciò fi pone lo spiritofant* in mezzo allo feudo
rotondo figura d'orbe, li j er che la Comma sapienza diuina gouerna
perfettamente tutto il mond® col fiio medefimo fpirito, anco perche^ egli può
infondere il perfetto lume, et perfetta s?pien^a a i Prencipi per gouernare il
Mondo conforme alla sapienza, poiché fi come detto riabbiamo, Spiritus Dei
Sapientiam docct . 11 libro delia Sapientia con i fette fegnacoh, fignifica li
giuditij della Sapienza diuina edere occulti, il che i Gentili lo denotauano
con ponete suànti i tempi) le sfingi, le quali anco al tempo noftro habbiamo ve
dute adanti il Pantheon detto la rotonda, àCT per denotare.che i dogmati facri,
bC precetti, fi deuono cuftodire inuiolati lontari dalla profana multitudine.
Jl libto, Ambilo della sapienza ferrato con i (ètte fignacoli fignifica
primieramente li giuditij della sapienza diuina ellere occulti . Gloria Dei eft
casaro verbum, gloria Regum inueftigare ermonem : impercioche appartiene
all'honor del ìomma Giudice afeondere le ragioni de i fuoi giuditij . dice iì
Cardinal Caetano fopra Je parabole di Salamoile cap. xxv. occultiflime ci fono
le ragioni delli diuini giuditij, che fpeilb ellercita . Tra Dio, et i Rè vi è
difparità,• alli Rè è ignominia celare la ragione de fuoi giuditij, perche deue
tmmfeftare le ragioni per le quali giudica, perche condanni vno
all'effilio^ueco a!U morte; airhonor di Dio appartiene occultar le ragioni
delli giudici) (uoi, perche non ha iuperioie,ne vguale, perche il fuo dominio
depende folamentc della Aia volontà, bC retto gì uditio. Secondariamente il
libro figillato con fette figlili denota l'occulta mente del* la diuina feienza
refpetto alle cofe future, che è per fare Dio finche le riueli,come efpone il
Pererio nell'Apocalifie cap. 5 .dilput. 3. Septenarins numerus figillorum
denotat vniuei fitatem obfcurir.atum> et dirHcultatum latentium in diuiuina
praslcientiafuturorum * Nel medefimo luogo dice, che quelli figiHi non-i fono
a!ìro, che la volontà di Dio . Sigilla illa non elle aliud, nifi Dei voIunta~
tem, que; arcana fua praefeientiae claudit> et aperit, quam dm vult, àC
prout ""vult* et quibus '"vult è Terzo fignifica rofcurità,nella
quale è inuolta la sapienza, et per la quale-» diffìcile fi rende ad aquiftarfi
> però Salomone l'allìmigliò ad *vn teforo nafeofto nel 2. cap. delle
parabole » Si quaefieris eam quafi pecuniam, et ficut Thefauros effoderis
illam, tunc intelligei timorem Domini, et feientiam Dei inwen'es . Sta
nafi.oita apprettò Dio, Ó\^, figillata la sapienza, non perche gli huomini ne
reftino priui, ma perche la dimandino a Dio, et cerchino acqui» ftarla con
induH:ria,e fatica »acciòche non s'infupeibifchi di fé fteffi, ma ricono^ fchno
tanto dono dalla fomma Sapienza . Santo Sgottino parlando dell'ofcuf ita della
fcrittura nel Tom. 3. de doc~t. Chrifti. Quod totum prorfum diuinitus «de non
dubito adedomandam labore fuperbiam . L*iftellòdeTrinitatc. Vt autem nos
exerceat fermo diuinus non res in promptu fitas, fed in abdito lcru« tand^s, et
ex abdito er uendas maiore ftudio fecit inquiri, nella queftione 5 j. coli
dice. Deus nofter fic ad fàlutem animai um diuinos libros spiri tufan&o
moderatus eft, vt non folum manifeftis pafcete,ied ctiam obfcuris exercere
nospellet . Degna è da riportai fi quella lua icntcn^a» che è nelle feoten^e .
Tom* *" ambone, . ut ^.bonEfuntinfcripturisfan&ismyfteriGrum
profunditates, qua: ob hoc ceguntur, ne vilefeant, ob hocqueruntur vt
exerceant,ob hoc autem aperiuntuce pafeant . Moke cagioni di ciò raccoglie anco
Francesco Petrarcha nel terzo libr. delie inuecciue cap.vi. era Iequali è
quella pur di Santo Àgoftino nel Salmo 125. ideo enim inqui t obfcurius pofitum
eft, vt multos intelìc&us generet, et ditiores dilcedant homines, qui
claufum inuenerunt, quod multis modis ape-? rirecur, quam fi vno modo apertum
inuenirent . L'ofcurità del parlar diuint» è* vtile,perche partorire più
fentenze di verità, et le produce in luce di nocitia T mentre che vno l'intende
in vn modo, et l'altro in vn'aitromodo. Deu$aliu# eum fic, alius fic
intelligit, dille neli'vndecimo de Ciuitate Dei.per "vltima pone quella di
S. Gregorio (òpra Ezechiele Magna inquit vtilitatis eft obfcuiita» eloquiorum
Dei, quia exercet fenfum, *vt fatigacione dilatetur, et exercitatus capìat qued
capere non poiTet ocioius, habet quoqj adhuc aliquid » quia fcrip* tura facrx
intelligentia fi cun&is eflet operta 'vilefeerec, fed in quibusdam lo»' cis
obfcuribus, tanto maiori dulcedine inuenta reficit^quanto maiori labore
ctftigat animum quelita . Et quelle fono le cagioni > per le quali la
sapienza di* uìna habbia nafeofto molti fuoi mifterij dentro ofe ura nube di
parole. Nube-. dico conforme a Santo Àgoftino, De Genefi contra Manichcos,oue
chiama l'ofcurità della fcrittura nube . De nubibus eas irrigat.id eft de
fcripturis Prophetarum, et Apoftolorum ; re&e appellaritur nubes, quia
vetba ifta, quc. fonane 9 fri ftò,&pereuiIo aere tranfèunt, addita
abfcuritate allegoriarum,quafi aliqusu caligine obdu&a "velili nubes
fiant . Tanta è lo/curiti della fcrittura in akuni palli, che Santo Àgoftino,
il quale fenza maeftro apprefe molte difcipline,3£"* ciò che trattano i
Filoiofi /òpra i dieci categorij, confetta di non hauer potuta intendere il
principio di Efaia ; ne marauiglia è che il Toftato nella prefationc-» Copra la
Genefi dica, Scriptura sacra adeo eft difficilis, ~vt in quibufdam locis » fq;
hodienonpateatintelledus. Gli Egitti j l'ofcurità della sapienza, et vav na
dottrina loro di cqfe facre la denotauano con ponere auanti i tempi) le sfia»
gì t lequalianco nel tempo noftro riabbiamo vedute con oicure note gierogìifo»
che, nelle ba(è, auanti il Pantheon, detto la Rotonda, trasferite per otdine di
Sifto V. alla fontana di Termine; delle quali sfingi Plutarco in lftde,&
Ofhide» Ante tempia Sphinges plerumq;collocantes; quo innuunt fuam rerum
facrarum dodrinam conftar* perplexa, et fub inuolucris latente fàpientia . Ma
noi Gabbiamo figurato l'ofcurità,& difficolti della sapienti diuina coi
libro ferrato con lette fegnacoli prefi dalla sacra Apocalilfe, 'volendo
inferire, che nella recondita sapienza diuina -vi fono cofe tanto ofeure,
quanto pretiofe,di cettiffima fede, et autorità : liquali fette fignacoli a
quelli facilmente faranno aperti, che chiuderanno le feneftre de i ienfi alli
fette capitali vitij, con le fette ">irtu a loro contrarie ; &T
cercaranno di confeguire con la pietà, e timor di Dio la sa|>ien^a,&
feien^a doni dello Spiritofànto, L'Agnello Pafquale fopra il libro fi pone,
perche Dignus eft Agnus qui occifus eft, accipere virtutem, SC diulnicatem, et
sapientiam Apoc. cap. 5. Vn'al* tra ragione vi fi può addurre, rifpetto
ì'humana conditioiie delle creature, ledali per ottenere la Sapienza, non
deuono elferc fupeibe, e inique in Anima O 2 enim 2/2 SAPIENZA DIVINA. enehe non
iota con iiatti wa con Ie*par: h^ fuor de i termini gm$i,& tagioneuoii, fi
da grandemente Scand.oÌo,,& fi U con elle cadere altrui imqu.alcht mala
operatfòrj^j con danno, 8C' con ruinagrandiilìma, come ben dimoftra S. j nomalo
in 2,2. CiUcìl,^. art. pvimo,diando, che Scandolo è detto» 0 fatto meno dritto,
che dÀ cccalìone a gl'altri di ruma . I capélli ricciuti, labarha bianca
artifidolàmente acconcia, f'ha&ito "vago, 3^ gii ftromerìti fopradetti
ditnoRrano, che nel vecchio è di molto Scai doip latrare in difpartele cofe
eraui,& attendai alle ìaiciuie,conuitt,gmochijcfte, canti,& altre vacua
cooro.rinc al detto 4 Conieilb Gallo . O 3 Turpe,#f$ Turpe Ceni *vultus nitidi,
veftefq? decorae, Atq; etiam eft ipfum -viuere turpe fenem Crimcn amare
iocofcrimen conuiuia cantus . •O miferi, quorum gaudia crimen habec, Perche, fi
come dice Sencczin Hippólito Atto.2. Al giouane l'allegrezza,» 'Vecchio fi
conuien ièuero il ciglio • 'Laetitia iuuenem,frons decet triftis fènem . Il
tenere, ch'ogn'vn veda, le carte dagiocare>è chiaro fègno-come habbiamo
detto di ScandolOi€;particolarmentenel-vecch;o,eflèndo che non?(olo non fugge
il giuoco, ma dà materia^cne ligiouani faccino il .medefimo ad' imitatione del
fuo male elTempio . SCELERATEZZA O VTTIO. VN
Nano'fpEopoitionato?guercÌQ,di.ca«3agion€.bruna, dipelorofib,^* che abbracci
vri'Hi dra* Le fproportiorii del corpo fi domandanoarguitce fan imo'béllo>e
bene operante ; (limandoli, che come ì panni s'acconciano al doli», cofi i
lineamenti,eie qualità del corpo fi conformino con le perfettioni dell'animajpeib
Socrate fu anclfegli d'opinione,che le qualità del corpo,e deH'animajtabbino
infieme cóuenien^a. Guercio, brutto je di pelo rollo fi rapprelenta, percioche
quefte qualiri fono ftimatecommunemeute^itiofe, onde a cjuefto propofito diflè
Martiale xvi. de fuoi epigrammiCrinerùber, niger ore-, breuìs pede, lumine
Ufus, iHemmagnampr D 3i9 naf:cndo perciò nella Città molto difturbo,fecero
finalmente conuentione,crie fi dnuefle andare all'Oracolo d'Apolline Pitheo,e
che da lui lì a/pettallè ri/olaticne,ilquale rifpofe douerf] dar in dono al più
fauio della Grecia ; Owfe di còmun confen/ofì portato a Socrate, il quale
ellèndo confapeuole del lignificato «Teflòjfubbitdlo rimando all'Oracolo,
dicendo,che fuor di lui medeiirno non fi doueua ad alcuno, per-chefblo Dio
penetra, sa, et conoice eutre le co/e. SCIOCCHEZZA. ONN A mal veftita,!» quale
ride di vna girellarne tiene in mano di quel le, che fanno voltare i fanciulli
al vento,có vna malia di bióbo in capo,alìudendofi al detto htìnOiTlumbeu
ingemum, perche come il piombo ègraue,& fé ne ila di fùa natura al
balFo,cofi ancora è lo /cioccacene non al^a mai Pingegno,n la mente a termine
ài difeor forouero perche,come impiombo acquieta là plédore,e tolta lo
perde,cofilo /ciocco fxcilméte rallótana da buoni proposti •* Il rjfo lenza
occa(ìone,è effetto di feiocche^za jpcrÒ dille Salomone', moko rìfo abbonda
nella bocca defli (ciocchi . La girella» dimoftra, che come i (uoi
peafieri,cofi l'opre fono di-ntilun valor*, et fi girano continuamente» S
COLTVRA GìOVANE bella, con l'acconciatura della tefta femplice, &'
negligente fopralaquale farivn ramo di lauro verdelli farà veltitadi drappo di
vago colore,con la defbra mano/òpra al capo dì vnadatua difillo, nell'alti a
ttnghivarijiftromenti ne cellari j per retiercldo di que/f arie^co' piedi
polati lopia v» ricco tappeto Si dipinge la /coltura di faccia piaceuole,ma
poco ornata,perche mentre con la fan tafia Hi uomo s'occupa in conformare le
cole dell' arte con quelle delia* natura-, facendo l'vna, et Pàltra fcmigliante,
non può impiegarli molto neiia_> cura delle cofe del corpo . Il ramo del
lauro,. che nella fèuerità del "Verno eonfèrua la verdezza nelle.* fue
frondi, dimoftra, che la /coltura nell'opere fue, fi conferua beila, àC vitra
contro alla maligniti del tempo» Il veftito di drappo di vago colore, farà
conforme alla fcoltura i/le/Ta, laquale et efercita per diletto, et fi
mantienerper magnificenza . La mano ancora fòpra alla ih tua, dinauftra, che fé
bene la /coltura è principalmente oggetto degl'occhi, pub efler medefimamente
ancor del tatto,perche la quantità foda^circa la quale artifitiofamente
comporta dalla natura fi e/Ter cita quetVarte,può.eller egualmente oggetto
dell'occhione del tatto. Onde fappiamo,che Michel'Angelo Puonarrota, lume,e
fplendore di ella, ellendogli in vecchiezza per lo continuo ftudio mancata
quali affatto la luce,foleua col tatto palpeggiando le ffcatue, ò antiche,e
moderne che fi follèco, dar giudicio>6£~ de! pr~3^ "•>&'"*
del va'ore. Il tapeto fottp i piedijdimoftrajCome fi è detto,che dalla
magnificej>za "vie» /ottenuta la fcoltura, et che fenza ella farebbe
vile, ò for/e nulla . SCORNO. VOMO con vn Gufo in capo, e con la vefte^rnal
comporta, di/cinta. Le XX D . 217 Lo f corno è vna fubbita
ofFeia'neìj'honore,8cr" fi dipinge coi Gufr, Il cjuale e «vccel-io di
catùuo augurio, leeondo l'opinione /ciocca de'Gcntili,& notturno» perche fa
impiegar gli animi facilmente a cattiui penfieri . SDEGNO.UOMO atmato,e veflito
di rolFo,có alcune fiamme di Fuoco, ftarà con te braccia i(*nude,porterà ricoperte
le gabe,có due pelli di piedi di Leoni fatte a vfo di calza-,tenendo in capo
vna teda d'Odo, dalla quale elea hàma, e fumo. Il fuo vifo farà ro(Io,e
fdegno(o,e in manopoiterà alcune catene rotte in pezzi Il veftimento rollo, et
le fiamme, meritano, che lo fdegno, è *\n "\iuace r?« bollimento del
fangac . Le gambe,& le braccia, nel modo detto, danno indicio, che lo
fdegno pub cfler sì potente neìì'huomo per opta delle paffioni meno nobili, che
fi renda limile agli animali bruti, et a Ile fiere feluaggie. Et però ancora vi
fi dipinge la-, pelle dell'Odo, il quale è incitaciiìlmo allo fdegno. Le catene
rotte moftrano,che lo fdegno fufeita la for^j& il vigere per fupeperar
tutte le diirìci^t} . SECRETEZZ A. ONW A, che non (olo h abbia cinta fa bocca con
vna benda, ma anco figiK lat3,& il redo della pedona fia da vn gran manto
nero tutta coperta . Solcuanogl'Antichi con la bc cca legata, e figillata
rapprefentare Angerona Dea della fecrete^a, per denot; re i'obligo di tacere i
fuoi, •& gli altrui iecreti. Si dipinge con il manto nella guifa ch'habbiam
detto, percioche h com'egli rìcuopre tutee le parti del corpo, coli la
fecretezza cela, ottiene occulte tutte^ . quelle ^ofe, che le vengono cci
fidate. SEGOLO HVOMO ve:chio con vna Fenice in mano,chefi arde, et ita dentro
alla nona sfera, . Si fa vecchio,pcrche il fecolo5è lo fpatio della più Ionga
età dell'huomo,ouei ro di cent' anni, et lo fpatio delia vita della Fenice j
oueroìl moto d'"vn grado della nona sfera. SEGRETEZZA, O VERO T AGlT
VRN'IT A. DONNA grane in habit© nero,che con la delira mano ti ponga vn'anell©
fopra la bocca in atto d'imptimeda, àC alii piedi da vn canto vi fu vna-»
Ranocchia . Vuol eiìèr graue,perche il riferir fecreti è atto di leggiere^a,
ilche non fanno le perlone ibde,& gcaui. L'habito. nero fignifica la buona
confidenza, e coftanza,perche il nero non parta in altri colori^cofi vna
perfona ttabile,e coftantè non palfail fecreto in akri,ma fé lo ritiene in bona
confidenza . Tiene l'anello in atto di fuggilarfi la bocca, per fegno di ritenere
i fecreti. .Arcatimi vt celet claudenda eHlihgua fritta. Diflè Luciano Greco^V
tri diflero metaforicamente la chiaue nella lingua,volendoinferire,che li
fkreti il deuono tenere chiufi intocca. Sei eft mìbi in lingua cìauis
cuJìodiensNtti'o d'Eichdo Greco Poeta, cofi tradotto da Gentiano in Clemente
Aleflandrino Scornate ViNclTEdipo Coloneo di Sofocle cragico,p«k il coro in
queita guìfà. m ' Mif ICO NO L 0 G IkA SEGRETEZZA, OVERO TACITVRNITA Vbì
"veneranda Sacerdotes Clauis lingua claudit Fouent Sscra Céferìs Miniitri
Eumolpida? ^ Horrùnibus:& quarti aurea Et ciò dice per dimoftrare,che
quelli teneua» no occulti i fecreti m Uteri di Getere,come Ce haueireto la
lingua ferrata in bocca a chiaue,nel che hanno mira i detti autori a quelle
piccole chiaui antiche fat te a guifa d'anello atte a
ferrareJaprire,fegnare,& figillare le cofe, accio fi mantenelfcro
cuftodite,& non fuftero da ferui tolte fenza cono(cerfi> de' quali
anelli da fegnare ne tratta Giufto Lipfio nel 2. lib. degl'Annali di Cornelio
Tacito ; dagl'Autori citati da lui fi raccoglie che quelle picciole chiaui
erano anco chia mate anelli,ma(Tìmaméte da Plauto,quando fa dire a quella madre
di famiglia. Obfìgnate cellas, referte anulum ad me . De' quali anelli con
chiauette anneftì ; fé ne vedo o infiniti in Roma da fhidiofi raccolti. Vfauafi
anco da gli antichi (ìgillar,come hofa,le lettere con anelicene fi portano in
deto, accib non fi vedino,b palefino li negotij, onde occotfè vna volta che
eflèndo prefentata vna lettera ad Mellàndro Magno di fua madre contra Amipatro
in prefen^à di Efeftione fuo caro amico>fenzafcoftarfi ne guarda: fi da lui
la Ielle : ma fubito letta fi leu© . iì9 C\ leuò l'anello dai dito,coiquale
folea fegnarc le lue lettere,e lo pofe in bocca ad Enfeftione,per ricordo di
Secretez3£a,acciò non riferifle] il contenuto. Ne è marauiglia,che Augufto come
racconta Suetonio alcap. 5. vlàlìe figilJarele lettere con vno anello,nel cui
imprato -era vjia sfinge; perche la sfinge è gicroglifico nel l'occultare i
iecreti,iecondo Plerio lib. 6. Altri vfàrono per impronto l'imagìne
d'Harpocrate reputato dalla fuperftkiofa gentilità Dio del filétio, per dare ad
in tendere co tali legni a chi fcriueuano che Itellèro cheti,& occui
tallero i lecrcti. La Ranocchia fu imprefa di Mecenate periìmbojo della
taciturnità : trouafi inPlinìolib.j^.c.y.che vie vnafb te di Ranocchie nelli
canneti, enell'herba, mute,fen^a voce,e limili fono in Maccdomia^elP Africa in
Cirene, in TerTaglia nel Iago Sicendo,&ìn Serifo Itola del Ma' e Egeo
20.miglia difeofto da Delo,ne laquaie Itola vi nafeono leRane mute, onde paifa
in prouerbio, Seriphia Rana, per vna perfona chetae taciturna', veggmfi
gl'Adagj»e Suida nella parola. Batrachos seriphiosjoue dice Ran stripliia df de
mut!s,quod rane, Seriaph^ in Scy rum perlat$,non vocirerabsntur.. Le Rana
Serifàa dicefi di persone mute,e taciturne : perche le rane Serifìe non
gridauano, ancorché fulìero portate in Sciro, oue le natiueranegridanano : e
però quelli di Sciro marauigliandofì delle rane mute di Serifo foleano dire Bafrachos
ech seripbu,cioè Rana Serifia,laqual voce pafsb poi in prouerbio. Si cric no è
fuor di propoli topenfare (fi come anco giudica il Paradinonel li fimbo'i
heroici) che Mecenate v fa Uè nel fuo anello la rana,per (imbolo della
Taciturnità, e Secrete^a,mediàte laquaie era molto grato ad Augufto Imp.come
narra'Eurropio:»e bene Suetonio al c.66.dice che Augufto reftò dilguftato di
lui, perche riferì vn fecreto della congiura (coperta di Mu rena a Terentia fua
moglie; mancamento inuero grade,perche li fecreti mailìmamente de Principi non
fi deuono riuelare a niuno homo, no che a Donne di natura loquaci5come ie
gaize,' he ridicono ciò^he odono dire,e fé bene la fecre tezza,e taciturnità
èfemina,nondimeno!i fecreti, che fono mafehi nò potorio ftar rinchiufi nel
petto delle fémtne. Ben riebbe ragione Efopo dar quel ricordo, Mulieri nunquam
comi/eris arcana.dicefi diCatone,ch'o£ni volta checenferiua qualche fecreto
alla moglie fempve fé ne ti ouaua perito: ben Ce ne trono pen tifo Fuluio amico
d' Augufto,ilquale hauendo vn giorno fentito piangere l'imperat. e lamentarli
della folitudine di cafa, di due nepoti da canto di figlia tolti di vita,di
Poftumio vnico rimafto,che in eililio per calunnia di Liuia fua moglie viueua,e
che era sforzato lanate il figliaftro 'uccellò: e dev'Imperio, ó tutto che
hauelfe compaflìone del nipote,e defiderallè di richiamarlo dall elfilio,
Fuluio riferì quefti lamenti alla moglie, la moglie a Liuù Imperatrice, diche
ella acerbamente fé ne lamentò con Augufto : Fuluio andatofene la mattina,fecondo
il coftume a falutare.e dare il buon giorno a l'fmper. gli rifpofc Augufto .
Sanam mcntem Fului . cioc,Dio ti dia buon fènno,dandogli ad intederè con tal
motto, che haueua hauuto poco ceruello a ridir il fecreto alla moglie, co
laquaie poi fé ne dolfe fortemente,dicendo,Augufto s*è accorto,ch'io ho
fcopeico il fuo animorperò da me fteflo mi voglio dar morteje meriramete
rifpofe la mogli^dfen do ftato tanto tempo meco,nche bene fpeflo, come curiofe
d'intéiere i fatti altrui,a bella pofta fati norma in tali cali bifogna
gabbarle per leuarfele dauanti con qualche artifitiofa ìnuentìone,come fece
Papirio preteftatogiou metto accorto,che taciturno tene occulti ifecreti del
Senato, calla Madre the coi ftSzagrade da lui ricercauache cofa s'era confukaco
ne! Senato,ri!pofe dopo lunga refiltenza,che s'era trattato s'era meglio per la
Repub!ica,cff vn huomo folo hauelle due moglie vna donna due mariti, ciò (ubico
mtefo,lo riferì a l'altre marrone, lequali Ce n'andorno vnite infiem? piene
d'anfietà al Senato, eio pregorno co lacrime a gl'occhi,che fi terminale pili
.tolto di dare per moglie vna donna fola a due huomini,che vn1 huomo a due
donne . Il Senato fi flupì di limile domanda: intefa la cofa, come era pallata,
fece gran fella a Papirio abbracciamolo ogn'vno per la (uà fede,e
fécrete^a>dandogii fkiuilegio,chegK folo de' putti pcrl'auuenire poteifein
con fèglioiiiteruenii"e,eomeri{-eriice Macrobione'Satutnali li. 1. et?. nò
è inferiore la burla, che narra Piuurco,nel trattato d :: 'Garrulità te,prorneuole
in quella mate ria,d'vn Senator Romano, ilquale ftando molto penlofofopra vn
configlio occulto del sena:o,fìi con mille (congiuri pregato dalla mogIie,che
la facefie cófipeuole del lecreto, dandoli giuramento di non douerlo ridir mai:
il marito fingédo eller conuinto dalle fue preghiere, dille fappi che è venuto
auuifo, e li Vna lodola è volata armata con lancia, e celata d'oro : hora m'amo
con gl'Auguri a confultare fé fia buono,ò cattiuo augurio,ma di gratia taci,
non Io ridire a niu no. la lecreta moglie partitoli il marito dubitando di
finiftro augu;io>cominciò a piangerei dar materia alla ferua d'accorget fer,
e, che difgracìa vi era, fi come fece,la Padrona narrolle il tutto, co la
folita clau'ul, uuerti nò lo dire a niuno; ma ella difeoftatafi dalla
Padron", raccontò il tutto ad vn fuo amante, l'amante ad vn altro,&in
breuefi fparfeperil foroRomano,doue peruenne all'orecchie dell'Autore della
nuoua, ilche tornatofene a cafa,d:(Tè alla moglie,tù m'hai
rouiiPto-giàs'èfaputo in piazza il fecreto,che t'ho d ttojsòche'l Senato (1
lameu tara di mc,bilogna ch'io muti paefe per la tua incontinenza,& tlla
ri(pole,nó è vero, non ho detto niente5nó (ei tu il trecentefimo senatore del
Senato? perche ha da eller data la colpa più a tech'agl'alcrircomeil tiecentefimo?
rifpofeil ma rito,quefto non Iosa niuno del Senato fé no io,che ho ce* ujto
fimil fintione per prouare la tua fecrete^zri.Ma per i'auuenire nò accade far
piena della fecretez^a delle donne, che per l'ordinario tutte cantano*vo!éY.eri
. Meglio anco farà di andar cauto in ciò,e rileruato con gl'huinminse non
confidare i Juoi fecreti con niuno,e chi li confidale (\ diuolgano,non fi
lamenti d'alti i,ma di te ftciìo,cheè .ftato il primo a di'. '!i> netilche
deuefi ofterware la continua taciturnità della Ra» na Serifìa, laquale it bene
è prefa dagl'Adag j prr vicio'a.e (uùcrchia taciturnità in alti e cole ;
nulladimeno è commendàbile in quello particolare della fecreterza ; perche il
leat.ro dot: e eller tenuto in bocca ch:uiò,e dallato. SEDITIONE CIVILE. DONNA armata
con vn'ai't a nella mano dritta, ueila finhlra vn ramo di Elce,alìi piedi due
Cani, che li a^zurlauo^vuo incontro i'aiuoLe fé SEDITIQHE ClVlLE. 22 1 Le
/èdìtfon>reguerre,& h dìffèren^ Guilì nfuna artra cofa le commuotw£ crie
\ì corpo >& li (noi appetiti,&: cupidigie, tutte le guerre nafeono
dairacqutfto d'elle ricchezze r et le ricchezze ci sformano d*acquiftare per le
commodi tè del corpo, al quale cerchia moierurre>ckr*aaco'pfociìrfanio di
lat iare tutti gli appetiti noftrij et cacciarci tvmeIecupidigie,&voglie,.che
dal fenfoct vengono fomentate »o per "vtile di robba, 6 per amor dtDame »
6 per arabitione dfi, cV pretensone ài magioran^a, non volendo cedere a gli
alter» maj fiiperarlrin ogni conto: per quali rifpetti vengono s Cittadini a
perturbare il tranquillo flato della patria, et ieminano per la Cft tà dille
nuoni,& (i pongon» in arme perle Sedi tieni fufeitate, 8c*"*perciòJa
figuriamo armata, dalla quaJej» Sedinone deuonoin ogni modo attenerli ti
Cittadini,, per la quiete publica >{que omnes aboleat . Tiene vn ramo d'Elee
nella mallo fìniftra per (imbolo della Seditìone ciuile, polche quefti arbori
fé tra loro fi sbattono, et vrtano, fi rompono » Arift. nel $• della Reithorica
per autorità di Pericle, che i Boeri j erano fimili a gli Elei, impercioche fi
come quelli tra loro fi rompono,cofi li Boetij tra lorocorabatteua* no .
Pericles, inquit ille, Boetios ilicibus effe fimiles dixit, vt enim ilices
feC**, "viciffiro frangUnt > ita Boetios inter le prarliari ; onde ne
deriub l'AIciati rJEmbìema.205. Duritia? nimia quod fé fé rumperet ilex>
Symbola ciuilis fèditionis habet. Dalla cui figura dell'Elee fi raccoglie » che
fi come gl'Elei piante grandi > ga« gliarde, falde, denfè,& dure,
difficili a ìpiantarfi^Cx: tagliarli da colpi di ferro, nondimeno vrtandofi tra
loro facilmente fi rompono, cofi le Republiche ancorché ben munite,&
fortificate, difficile ad edere [piantate da ferro,& nemica mano, nondimeno
fé li cittadini tra loro sVrtano, facilmente cadono, aacorche domeflici d'vna
medefima Città per gli ideili rifpecci di fopra toccatf vengono in contefa, et
partorifeono alla patria, Se Citià loro pernitiofe turbalenze di feditioni
ciuih, dimodo che fono, come tanti cani arrabbiati* Lmet ici> et fitibondi
del fangue ciuiie, riputati da tutti gl'huoiti ini sfacciati, audaci « Se;
cattiui, fi come eiclama Cic. neli'Oratione prò Seftio . Hi3& audaces, Si
mali» et perai t ioli ciues putantur» quijnsitant popoli aniroos ad ieditionem
• SENTIMENT l. V I s o. GIOVANETTO, che nella deftra mano tenga vn* Auoltoio,
*ofi lo rapprefentauano gl'Egitti), come racconta Oro Apeli ine, nella finiltr»
terrà vno fpecchio, 8c ibtto ai braccio, et a canto fi vedrà vno Scudo,oue fia
dipinta un'Aquila con due, o tre Aquilette, che guardino il Sole, col motte che
dica, Cognitìonisvia . Lo fpecchio dimoftra, che quella nobil qualità non è
altro, che vn'appren*Clone y che Q l'occhio noftro, il quale è rifplendente,
come lo fpecchio, ouerediafano, come l'acqua delle forme accidentali,
"vifibili de' corpi naturali, et le riceue in se non altrimenti, che le
riceue lo fpecchio, porgendole al fenfo cop* mune, et quindi alla fantafia, le
quali ranno l'apprenfione,fe bene molte volte fal/a; et di qui nafee la
difficoltà nelle feienze, 8c nelle cognitioni appartenenti aila varietà delle
cofe ; da quello Ariftotilc giudicò la nobiltà di quello fentimento, e che più
ageuolmente de gli altri faccio ftrada a gli occulti letteti della natura,
fepolci nelle fodanze delle cofe jftefle ; che fi cauano poi alla luce eoa*
quelli me^zi dell'intelletto . L'Aquila ha per ecftume, come rarcontano i
diligenti Oilèruatori, di por* tare i fuoi figliuoli vicino al Sole, per
foipctto che non gli fiano (lati cambiati» Si fé vede che ftanno immobili,
fopportando lo jfplendore,li raccoglie» et li nutrice, ma fé troua ii contrario
come parto alieno li fcaccia;da che s'impara que ftà ringoiar potenza quando
non ferua per fin nobile, Se per elTcrcitio di opera-, tioni lodeuoli, torna in
danno, et in vituperio di chi l'adopra j Et forfè a quello fine durò nell'Italia,
et nell'Europa per molti anni, mentre durorno le fediti tioni de* Vandaliche i
Signori principali, i quali haueflero mancato di debito* h con Dio, ò con gli
rinomini, fi faceuano accecare, accioche viueflero in quel» la mifèria^ . Si
può ancora vicino a quefta immagine dipingere ii Lupo Ceruino > 4a La* tini
dimandato Lincio, per l'acutezza del iuo vedere, VOITO. \JOLENDO gli Egittij
lignificar ì'vdito, dipingeuano l'orecchia del Toro, perche quando la Vacca
appetì Ice il coito ( il che è folo per tergine di tre hore ) manda fuori
grandiilìmi mugici, nei q ual tempo non fòprauenendo il Tore (il che rare volte
auuiene) non fi fuol piagare a tal atto fino al1 altro tempo determinato j però
ftà il Totoconùiaiaiiicatedeiloa quarta v*£ ' ^co«J| tfr* Ivi ce, come racconta
Oro Apoliinc .^lignificando forfè in ta' modo, che;fi deti«L# ascoltate
diligentemente quello in particolare piùd'ogn'altra cofa,che eneceffario alla
duratione, òC* alia conferii adone di noi ftelfi, in quel miglior modo* che è
poflìbile . Et perche meglio fi conofcaquerta figura, fi potrà dipingete* detta
immagine, che tenga con le mani l'orecchia d'vn Toro. Vàrio. DOnnachefuoni vn
Liuto,& acanto vi fatàvnaCerua* ODORA T CX. GìOVANETTO, che nella mano
finiftra tenga vn vafo, 8c nella d^ vnma^zo di fiori,con vn Bracco a' piedi,e
iarà veftito di color verde dipinto dirofer&altrìfiori . Il vafo lignifica
l'odore artificiale, ò\ril mazzo di fiori il naturale. Il Cane bracco fi pone,
perche la virtù di quello fèntimento, comein tuttii cani è di molto vigore*
coli èdigrandiffimo ne' Bracchi, che col Colo odorato ritrouano le fiere afeofe
molte volte in luoghi fecretiflimi, OC all'odore fi fono veduti Ipeffo fare
allegrezza de Padroni vicini3cheakramente non fi vedeuano. Si vefte di color
verde^, perche -dalia verdura delie feondi yfi tolgono i fiori teneri, et
odoriferi . GVSTO DONNA, che con la delira tenga vr* ee&o pieno di diuerfi
frutti, 6^ nella finiftra "Vnfrurto di perficc. Il Guilo, è vno de cinque
Pentimenti del corpo, ouero vno delle cinque partì, per le quali entrano
l'idee,, et l'apprenfioni ad habitar l'anima, della qua e-, fanno i loro
configli bene fpeilo in vtile, et Ipeflìiltrao anche in mina di elìa,i ngannati
dalla falfa immagine deHe cofe apparenti, che lono gli efploratorijóV^ lpie tal
voltafalfe, &c però cagionano gran male a lei,, 8c ad elfi ; falle lpie
riebbero in particolare gii Epicurei, li quali gli rifermano, che buona colà
folle at» tendere alla crapula ien^a molti penfieri d'honore, ò di.gloria
humana . Si dipingecon varietà di, frutti, perche quelli fenza artificio,
diucrlamente dal gufto fi fanno fentire,& il frutto dtl pertico ù prende
fpeliò a limile prò» polì to da gii Antichi . TATTO. DONNA col braccio finiftro
ignudo,fopra dclcjuale tiene vn Falcone, che con gl'artigli loitringe,&r
per terra vi lari vua Teltuggine. -SENTIMENTI DEL CORPO. VN' huorno, che tenga
da vna mano legati con cinque c'ngoli alquanta larghi quelli animali,
vnoSparauiero,vna Lepre, \ a Cane, vn Falcone, et vna Scimia, nel primo cingolo
in mezzo lia figurato vn'occiiio, nel fecondo vnaotecchia, nel terzo vn
na(o,nel quarto "vna lingua, ntl quinto vna mano. Cinque fono i
leiuimenci,am>eogn*vn sa, Villa, Vditc, odorato,GuÌtoi& Tatto :
altrettanti fono gli inftromcnti.ó»: orgac.i ki',iori},pti '.iqtuii fi
riceuoao, i dece» iebCi dall'anioni* (.ìualitìrorrcnti .i^naii fi abbuino pei
ogni cingolo. Non lattata King; a in uu^outie {opraci;.', polendoli
oidiiiaiarncxite uc-tre cai liuteria sì? «atem fi* Arift. in Galena, in
Auicena,* in altri fine», et Filofofi .come anco E wTn. lib. x. cap. 69. in
Anto Gellio lib. 7. cap. 6..« Piutarcho de
placm^h,lorophoruminUttantiofitmiano,mSantopainafceno,& m Celio
Redigiao/bafti anoìttreciwl.faponi.perliqualimoffi cifiamoa figurarli cen It
Cudctti animali. La 'vitta fi faria potuta f apprefentart con il lupo ceruiere,
da cui diconfi glt occhi di acuta -vifta lincei : con tutto ciò la figurarne
con lo fparauiere augello dipotentiirimavirtuvifiua>chefinnel folefitTalo
fgturdo,*lcui fele rifekar* la villa 6T kaa le macchie, et le caligini da gli
occhi,come 1* Aquila* ma noi Gabbiamo più tofto eletto quello, che quefta ;
perche egli è di più fimbolo dell'Ethere, dello fplendoreA «Wla *uce dedicato
ai folc,luce, fplcndore, 8c lampa del Mondo,chiamato ài gli Egitti) Ofuide, di
cui n era detto Augello figacaper l'acuterza della Tua vifta : Plorarchonel
trattato d'iiide, 3T Ofinde. Accipirreetiam pitto Ofirin fa:pc proponunt, auis
enimea pollet sciamine *vifus .che la vifta habbia amnità con la luce,con lo
fplendore, STcon l'Ethere afterraafi da Phitarcho ne morali, ©uè dice che il
Mondo fé bene è vn folo noa dimeno ècompofto in vn certo modo di cinque corpi,
del corpo della terra, dell*aqua,dell'a«, del foco,& del Gelo .chiamato da
A ri ftotele quinta Man* «a, da altri luce * et da altri Ethere, ne mancano di
quelli che applicano le facultà de i lenfi, eguali di numero alli fudetti
cinque corpi,il tatto alla terra,perche refifte ;il gufto all'aqua, perche
piglianfi le qualità de fapori per Inumiditi delia-lingua fpengofa et numida jl'vdit©
all'ariana quale ripercoflà, sì fa la voce, e'1 fono ; l'odorato di natura
ignea ethere, òC alla luce, perche l'occhio lucido ftromento della vifta ha
puro humore chriitallino, 6^ nel Timeo fi fi partecipe de i raggi et lumi
Celefti . Vifus, fulgore, ether, et lux res cognat contemperantur, fenfuraq;
concordi rnotu perceliunt, dice plut. nel ducorfo d*Ei,appreuo Delfi. L'adito
ha per fimbolo il lepre,che da gli egittij per i'vdito figurauan* . Pia*'
Barcho nel quarto fimpodoqucftione^uatta^jCeleritare exaudiendi videtur
«lijsanteire, cuius admiratione du&i AEgiptij in fuis factis Htteris piòlo
lepore auditum fignificant. L'odorato f» dimoftraua da gli egittìj col cane, il
quale all'odore feopre le cote na{co(te,conofce la -venuta di gente incognita,&
del Patrone, ancorché lungo tempo fia ftato lontano,e fente nella caccia doue
fieno parlate le fiere, cV~ le perfeguita fin che le troaa,onde fi fuol dire
come in prouetbio, nafo da bracco, per vno che habbia bono odorato : della
fagacità, òC odorato de cani veggafi quel vago libretto della Caccia di
Senofonte : Quelli tre fenfi che fin qui ciplicati habbiamo3non fono communi a
tutti gli animali, poiché alcuni naicono ciechi fèn^'occh>,altri fardi fen^a
orecchic,altri fènza narici,& odoratole bene i pefei ancorché non habbino
membro,o forami di vdito,& odorato, nor dìmeno,& odeno,&
odorano:delli due fèguenti fenfi ne fono, partecipi tutt> gli animali
perfetti, come piace ad Arift. nel 3. lib. de Anima cap. 1 3. et nel lib. del
fonno,& della vigilia. Omnia ammalia tat"tum,Òt^ guftum habent
pra?terqj animalia jmperfe&aù'huorno auanza tutti gli altri animali nel guf
fioti,& pomi filueftri»ne i lunghi "viaggi > accio non gli manchi
da odorare.'ma quefti fono moftri di natura fenza bocca, però fono pi iui del
gufilo . Il Porco ha gufta d'ogni cofa per fine del loto et delle immonditie,
et perche ciò è vitio di gola l'habbiamo lattato da partenti i ome anco
laflìamo gli au • gelli di lungo Collo come la grue > et i'Onocrotalo fimile
al cigno, perche qucfti fono (imbolo deliaca, atte/oche Filoxene figlio
d'Erixidt^ fi lamentaua della natura che non gli hauefle dato lnngo collo come
alla Grue per poter più lung» tempo godere del gufto delli cibi>& delle
beuande, fi come anco Melanthio del quale Atheneo nel primo libro . Melanthius
voluptatis defiderio captus aui* cuiufpiam Iongattt ceraicem dari fibi
poftulabat, -vt quam diutillìme in voluptatis lenfu motaretur . Onde Martiale
neli'x I . libio, Turpe RaUennatis guttur Onocrotali. Etl'AIciato nell'emblema
nouantefimo. Gurcullione gruis tumida vir pingitur aluo » Qui Laron, aut
manibus geftat Onocrotalum, Per sfuggir noi "vitiofo Gieroglifico »
facciamo (imbolo del gufto l'Herodio detto il Falcone augello di ottimo gufto,
poiché per gran fame ch'egli habbia » come narra San GREGORIO, non vuol
mangiare mai carni putride,rna la comporta finche troui pafto degno del fuo
purgato gufto. E necelTario che ragioniamo alquanto foprà la lingua pò fta nel
cingolo del gufto » poiché non tutti concedono il fentimento del gufto alla lingua,
ma chi al palato folamente,chi alla lingua »& infieme al palato,*^ chi alla
lingua fola . Marco Tullio nella natu:a degli Dei moftra d'attribuirlo al
Palato quando dice che Epicuro dedico alli gufti del palato, cioè della gola,
non hebbe riiguardo al Cicloni cui concatio,& volto,da Ennio chiamali
Palato, fcpicurus dum Palato quid fit optimum iudicat,CceIi palatum,vt ait
Ennius,non fulpexit . Et nel libro intitolato, de fimbus,Voluptas quar palato
percipitur, qua.' suribus . intendendo del piacere del gufto.ehe fi piglia col
palato, ik del piacere deli'vdito,che fi piglia con le orecchie Quintiliano
lib.p. cap.2. lamentandofi cheli putti s'inftituifcono prima nelle
deiitie,& g«fti,che nel parlare, ancor eflò Tatiribui ce al palato . Non
dum prima verba exprimit,& iam coccum intelligit, iam conchifium pofeicante
palatum eorum,quam os inftitu.mus. Horatio nel fecondo del le epift. facendo
mentione di tre conuiuti,che haueuano diuerfo gufto, dico. st7 ch'erano di
vario palato» Tres mini comiiiuc prope diflèntire *vident«r Pofcentes -vario
vultum diuerfa palato. FauorÌHo appretto Gcllio lib. 15. cap. 8, dice che
quelli non hanno palato, cioè gufto, che mangiano la parte fuperiore de gli
augelli, et de gli animali ingranati « Superiorem partena auium?atq; akilium,qui
edunt, eos palatum non ha bere. Altri l'attribuì feono tanto alla lingua,quanto
al palato, dicendo che il gufto £a *vn fèn fo,che piglia i fapor i nella
lingua,ouero ne] palato ; Plinio ncll' * j» fcV bro eap. 3 7, l'attribuisce ad
ambedue, intellecìus fàporurn cft ceteris in pril»a lingua,homini et in palato,
Altr»,có li quali ci fìamo tenuti,1'attribuÌLcono folamente alla lingua,tra
quali Lattando fkmiano, che neiropifitìo di Diocap.x.fpecificaramente afTegnail
fapore,non a'trimenji al palato, ma alla lingua, ne a tutta la lingua,ma alle
pai ti che fono d'ogni cantone quali come più tenere tirano il fapore con
fottiliffijni fènfi, Nam quod atjtiner ad faporem capiendum/allitur
quifqui$,hunc fenfutn palato i nelle arbitratur; lingua eftenim,qua fapores
fentiuntur,nec tamen tota,nam partes eius.quap funt ab vtroq; latere
tenerjore$,faporem fubtiliiH.mis fenfibus trahunt . Ariftotele nel p, lib.
dell'hiftoria de gli animali cap. x 1, dice chela fo.^a di quello gufto
l'ottiene rpetialmente la parte anteriore detla lingua : ci fono anco filofofi
che pongono l'organo, et l'origine di quello gufto m vna pelletta lotto la
linguai {otto carne fpongofa, òC porofà nella fiiperficie della linguai et
perche fanno che limile pelletta fia anco nel palato,quindi è che fi pone da
multi il gufto nella lingua, et nel palato : onde Ariftor, dice che certi petei
che non hanno lingua riceueno gufto dal palato loro carnofo; Anco la gola è
partecipe del gufto, anziCicd ce,che il Gufto habita nelle fauci della gola .
Guflatus habitat in ea parte Oris,qua efculentis, et poculentis iter natura
patefeeitjma non per quefto fi ha da far fimbolo del gufto altro che là
lingua,perch« in lei è il principio del gufto,ella mone il fenfo de fapori ; il
godimento poi et il piacere delle cofe,che il mangiano confifte nell'i
ngollare, per la foàuità dell! cibi che nel defeendeue toccano là gola;come fi
raccoglie da Arift. nel lib. delle parti de gli animali: lingua sensum mouet
saporum, efculentorum autem omnium voluptas in defeendendo contingit,piglia>palpeggia,&
maneggia ogni cofa,& imita li getti, Se le alcioni Immane, onde Miniico
chiamo Cgliipide biffo ione Icimia, &C Demo(tene,Efchine per i loiofpeiH
mouimenti,&: gemVchefaceuartoconle mani $ jjli ftellt atti con mano»fanno i
Cinocefali,© gattimam moni che dir vogliamo: ma noi lo figuratilo con la
(cimia,ellendola Tua fimigliaaza humana da poeti celebratala Ennio pri
meramente» Simia quam turpis fimillima beftia nobis e A flit iitriutione Q.
Sereno dille. Siue homo/eu fimilis turpiflima beftia nobis % Vualnera dente
dedit, Claudiano Humana qualis fimulator fimius oris, Ct Ouidio nella
irasformationede cercopi in Scimie così cantò* In deforme vkos animai mutauit
ve ijdem Diilìmiles heminiypofiènt fimile/q; videri. Se bene li Cercopi checi
fono propriamente i fudetli gatti mammoni, Càmie •on (a coda*per la cui
differenza diflè Martiale. Callidus emiffas eludere fimius haftas j SÌ mihi
cauda force Cercopithecus erarn. Habbiamo raprefenuto li fentimenti del corpo
legaci chccì in vfla ira^gtne, perche è neceffafio,che fi trouino anneflì tutti
in "vn corpo, che fen3[a vn di loio,c impetfetto,e fconcertato»come
*vn'iftr omento fenza vna corda. Si potria ad'ogni occafione raprelentare anco
ciafcuno fentimento (eparato col fuo ci»gole*5 perche col fugo fuo fi
ricuperano la *vifta »dalche fi è poi comprefo che gioui alla calìgine de igli
hnomini : Fceniculum nobilitauere (èrpentes, guftatu, vt diximus, fcne&am
exeundo, oculorumq; aciem luccoeiusreficiendo. Vndeintclleótum elt,hominum
quoq; caliginem prarcipue^* eo leuari . Addito aggionga fi vn ramo di Pioppo
bianco,ouero di mirto, perche il fugo caldo delle foglie del Pioppo bianco leua
il dolore dal! orecchie,di che Plinio lib. 24. cap. 8. il mirto,perche Poglio
tratto dalle fue foglie, 6^ bacche ftillato nelle orecchie le purga .
All'odorato aggiongafi la rofa t dalla quale fpira foauiiTìmo odore, più che da
ogni altro fiore 5 Algufto-vn pomo, che fé bene i pomi fono giocondi anco
ali'odof&to, &^ aili vifta,nondim eau l' vlumo Ho loto è il gufto.
T> AI tatto fi potrà aggiongere nella finiftca mano ve (q 1 petto
vn'Atmelliiriò, et ?n Riccio, per denotare le feconde qualità djuerfe del
tàtto,!'afpero, &'i i mar» indo ; quello al tallo è ruuido, et pungente,
per il contrario la pelle di quello è di lifeto, morbido,* delicato tallo.
SENSO GIOVANE, ignudo et graffo, ftando in vn Rufceilo d'acqui à mezza
gamba,& nelle riue vi fieno varie piante, da "Vna delle quali dio con
la deftra mano colga il frutto, et con la fi ni lira tenga "vn ma^o di fiori
. Il ftnfo fi dipinge ignudo,perche fa gl'huomini andar nudi de' beni
dell'anima, et del corpo, mentre Hanno intenti al prefente piacere, non fi
prouedendo, ne fi preuedendo perlefuture calamiti. La grafferà, è indieio
d'anima (ènfitiua, di penfien biffi » '& di poca fpeeu* . latione nelle
eofe difficili, la quale principalmente macera ti corpo, et indeboli* (ce le
membra,come confermano i Fifiognomici . Sta co' piedi nell'acqua corrente, per
dimoilrare, che i piaceri del fenfo/ono in continuo moto,& corrono, et menano
via l'età fenza profitto,& fenza merito . Ec è difficile il fofteneifi,
come pericolofo il caminar per eilì . Si piglia alcune volte l'acqua per i
peccati, 5c"~ l'huom e y;he vi ftà per Io peccatore, fecondo il detto di
Dauid : Intrauerunt aqu£ vfcj; ad animarti meam . Et in quello propofito fi
moftra, che feguitandol'huomola vita del fenfo, ftà iru gran pericolo di non
iommergerfi per mezzo d'elfo, mortalmente cafeando. I fio i,& i frutti,
notano più particolarmente quattro effetti del fenfo, cioè il vedere, il guito,
l'odorato, et il tatto, i quali fi oprano ne' fiori, c\^ ne' frutti, feoprendo
l'altro dell' "vdito nel mormorio, che facilmente fi può veni e in
cognitione,che faccia l'acqua corrente . ' Senfi, come fi poffom
rapprefentarein vna figurar fola .Glouane, vetlito di varij colori,hauerà in
capo vna ghirlanda di diuerfi fiorì^ frutti, con vn pennacchio, il quale mollri
d'elfer molfo dal "vento; nelia finiftra mano hauerà ~vna Cetera, b 1
ibia, ouero Fiitula,^ la delira ter* ri nel guanto. G;ouane fi dipinge, per
dimoilrare con queft'età la volubile:^ de i fenfi . Li varij colori del
vefhmento,dhotano il fenfo dei vedere, di cui infieme con la luce fono obietto
; cofi i fiori l'odorato, et i frutti ii gufto dimoftrano ; 6c^ ridromento da
fonare lignifica quello dell'vdito,riferendo Pierio Valeriano nel 7. lib. de
fuoi Hierogl;fici,gli Egittij hauer con alcuni de der.ti iftromenti lignificato
iì fenlo dell'orecchio, li tatto fi dimoftra col guanto, il cui vfo è di
difendere la mano dal freddo, da Sole, et fomiglianti ccfe,che al fenfo del
tatto fanno alteratone . Gli fi j,one il pennacchio in capo, perche i fenfi
facilmente fi mutano, come fi Biuoué il pennacchio a picciol vento. SENSI. PE R
rapprefentare i cinque fentimenti del corpo in vna fola figura . fi dipinge -vn
gìouane veftito di bianco, che in capo habbia -vn ragnatele* che gli fieno
appreno vna Scimia, vn'Auoltoio, vn Cignale, et vn Lupo cer^eP ^ roccia ro ;
oafcuno di (petti ammali fi crede e he habbia vn fenfo più acuto g 5T pia
efquifito,che non ha l'huomo* peto li dicono qu fti -veth . Nos aper audittf y
hnx vini, Simia guftu * Vukur odoratu, fuperat Aranea ta&u . SERVITV VNA
G'onane fcapghata, veftita d'habito corto,e fpedito,d, color bian. 'co che
ten^hi in fpalla vn gioiellerò vn groflo.óT pelante fatto: Hayerà i pied. nudi
afe* camni per la. ;godi*quia in paucafu-ttifidelis, &c, Il giogo in fpaila
anticamente era pofto per fimbolo della feruitìì, cerne narra Pierio Valeriano
nel lib. 47, de Tuoi Hieroghfk i, come anco fa mansione Seneca in Hercole
Furente, doue dice, Quot irte famulus tradidìc Règ»j ned Cut ergo Regi feruit,
§C patitur iugum I Et Plauto in Milite . Nam nomini fcruo fuoa Domitosoportet
habereoculos, èf manus. Et come riabbiamo detto, in cambio del giogo fi potrai rapprefentare,
chitenoni vn graue fatfo; percioche veramente., è duro, &" gtaue, il
ioppottarc il f>efo della k>uitù,come dice Seneca in Troade . Durum,
inuifum» graue eft feruirium ferre. L*habito corto,& i piedi nud', et alar,
lignificano, che cornitene alia /éruità la prontezza,& velocita. Il caminar
con li piedi fppra le fpine, dinota gl'incommodi, 8^ flifficultì* che patìfee
di continuo chi in feruitu (1 troua-, Onde Dante tati V. del Pvgatorio, cofi
dice,, .* Tu prouerai fi come sa di falò Lopanealtrui, et quanto è duro calle
Lo fcendereve'l falire per i'altrui Icak— La Grne con il fauo nel piede,come
dicemmo,Ggnìfica la vigilali ?«,che i ferr «iteri debbano hauere per feruigio
d« i lor Padroni,come il Signor Noftro Giesù Chrilto. Beati i rui ilIi,quos cum
venerit dorninus inuenerit vigilantes. SERV1TV PEK.FORZA. DONNA con il capo
rafo,magra.fcal^a5e mal veilita,che habbia legnato il vifo dx qualche
carattere,e che fia legata con catene,e ferri aìii piedi. La fèruiuvii cui
parliamo vien detta à remando, percioche eflendo alcuni prefi alla guerra, non
s'amma?z.tuano, ma fi ieruauano, òC fi faccuano fei> ui, i quali fi
chiamausno per for^a . Si dipinge con il capo rafo, percioche apprefio i Greci,
$C~ lassili ("come tìferiice Pieno Valeriane lib. 32. ne'luoi
Hieroglifiti) era raanifefto legno di Seruitiì . L'eiler magra, fcùl^kjSc mal
"Yeftita5 dimoftra iw quella rpecle di ftruitù la-» pouert^ del
vitto,grincf.-mmodi,e non hauete cofa akuuaj che lafollieui, rif ar.i,& che
cuopra le fue mjlètie. P 4 U >} Jl viro fegnato nella guifajche dicemmo* è
chiariflìmo fegnòdi priuàtione-» della libertà, come chiaramente hoggidì anco
fi vede. Le catene, et gli ferri denotano i duri legami, che di continuò
tengono cp. jarefia l'infelice vita dello fchiauo ; Servitù . D Orina fcapigliata,
{calza, magra, delegata con catene, m anette, et ferri a' piedi. Scapigliata fi
dipìnge fa (eruitiì, perche eflèndo il fno penfìero occupato in_# fcioifì
d/faftidi j impomhtiffimi delle catene, non attende a gl'ornamenti : Mofìra
ancora, che i penfieri fèruili fono baffi, -Yilij Se terrenù E fealza, perche
non ha cofa alcuna,che folleui le Tue fperanzè, che ripari i fuoi intoppi, et
che ricuopra le fue brutte^e. £ magra, per la pouertà del ^vitto, che i eguita
principalmente gli huom ini di ftruitiV. Le legacele dì catene, SC di ferri,
fono indicio di ammiflìone di liberta, Se d*vn pcflètfb certo di pene, et di
dolori,, SETE DI GIUSTIZIA. Vedila quartaBeatitudine . SFACCIATAGGINE. DONNA
con* occhi hene aperti, et fronte grande,& palpebre ìànguinofe,farà
lafciuameme vellica et aliandoti i panni con ambe le mani,fcuopra le gambe, 3^
le cofeie ignude, appreufb"vifarà vna Scimia, che m^ftri le farti
dishondtew . La sfacciataggine, è un'effètto vituperabile oppofto alla vergogna
>che per • mah* operatione apporta biafimo. Ha gli occhi con
fegnìfopradetti.perche notano sfacciataggine, come dice Ariftotile nel 6. cap.
della Fifonomia . Et lafciuamente fi verte, per lo defiderio d'impiegare
l'opere lue in danno, Se vituperio dell'honoF proprio . Parimente fcuopre le
celate parti de! corpo, perche lo sfacciato non pre^a** Fhonorepf fro in quel
modo, che lo mantengono gl'altri huomini. La Scimia lignifica sfacciataggine,
perche quelle parti, che fi dettone tenere celate, ella per naturale
infrinto,fcuopre,& manifefta fen^a alcuna auuertcnza* come dimoflra Pierio
Vaferiano SFORZO CON INGANNO, VN Giouanerobuito, armato da guerriero, ne!
deftro braccio tenga aauolta "vna pelle di Leone,& nella finiftra mano
vna di Volpe,in atto di elìer pronto a tutti i bifegni per offendere il nimico
con la for^a lignificata per il Leone,* Si con la fraude, ouero inganno di m
oftrato nella Volpe • D SICVREZZA, E TRANQUILLITÀ T\(f ila Medaglia di Gordiano
. ONNA in piedi appoggiata ad vna colonna,^ tiene con mano rn'ha» fla, ouero vn
ScetuoA auanti •yti Altare . Possiamo intendere, che colui,che ftà bene con Dio
» al quale fi cenuìene il facrìficio, pnoficuraroenteripefare. SICVRTA O
SICVREZ% A. DONNA, che fi appoggia ad vn'hafta con la deftra mano, et con la
fin;* lira ad vna colono*, cofi fi vede in vna Medaglia dì Macrino . E ficurtà
fi dice, quella fermezza, che (ente l'huomo nello ftato fuo, come-. in
ogn'alcra cofa, ferina pericolo d'erTer rimollb ; Peto fi fa appoggiata alla
ce* lonna, che dimoftra fermerà, et all'hafta, che dimoftra imperio, et
maggioranza, dalla quale è pericolo cafeare a terra, come è virtù faperuifi
conferuarc-. con hortore. Gii fi potrà anco far chetenghi in capo vna ghirlanda
di felce» dimoftrando per eflalaficurezza, per tenete lei i ferpi loi cani, animali
(opriu ogni altra forte molto pericolofi, e nociui, et quefta ellere la
potiflìma cagione, chei contadini "vfatlèro d'empirne i lor letti, li come
hanno dettogli efpofitosi di Teocrito*, Sicurtà . D Orina, che in capo tiene
vna ghirlanda d'oliuo, ftà a federe dormendo, con la deftra tiene
vn'hafta,nella finiftra mano pofa /a guancia,e la tefta, tenendo il gomito del
braccio della medefima mano fopra vna colonna. Sicurtà . STà nella Medaglia
d'Otone vna d©nna,che nella delira mano tiene la corei*na, Renella finiftra
vn*halta,con lettere, Stcuritas V. J^. Sicurtà . NE! la Medaglia d'Opilio
Macrino fi dipinge *vna donna, la quale con ìsu finiftra mano s'appoggia ad vna
ma^a, e con l'altra fopra d'vna colenoa, con lettere, Securitas tem forum .
SILENTIO APPVLEIO. UOMO fenza faccia,con vn cappelletto in tefta, ignudo, con
vna pelle et Lupo a trauerfo, e tutto il corpo fuo farà pieno d'occhi, e
d'orecchi. Quefto huomo fenza faccia, dimoftra,che con tutto il vifb fi parla,
et prettamente con la lingua, tacitamente con gli occhi, con la fi onte, et con
le ciglia j §C però per dar ad intendere il filentio Apuleio formò quefta
imagine. 11 cappello fopra alla tefta, lignifica la libertà,che l'huomo ha di
parlare, Se di tacere, ma fopra d'vna tefta fen^a lingua dimoftra efier meglio
il tacere, che il parlare, quando non fia neceffario, perche gli occhi, e gli
orecchi per la vefte, auuertifcono,che molto fi deue vedere, et vdire, ma
parlar poco, come accenna la pelle del Lupo, perche il Lupo, fé -vede alcuno
auanti,che fia veduto da-, lui, gli fa perdere fubbito la parola, in modo che
con gran sforzo quello, che è veduto, a pena può mandar fuori vn deboli (Ti
mofuono, e tacendo, a gran paffi quefto animale fé ne fugge conia preda
rapida., . Però giudicorno gl'antichi, che fi douelTè adoperare per m emoria
del filentio . Silentio . DOnna, con -vna benda legata a trauerfo del -vifo,
che !e ricuopra Ubi bocca. E tentenna di Macrebio, che la figura di Àngcrooa
con la bocca legata, òC '■afa fuggélfiità infegni,che chi sa pacire,&
tacere, dhTimulandogli affanni, li vince al fine facilmente, et ne gode poi
vita Kep,& piscinole. SikntiOj, \J N Giovanetto, che fi tenga il dito ndice
alla bocca in atto d= far cenno, che fi taccia, Sc^ che nella f. niftra maao
tenghi -vn perfico con le foglie. Fu il Perfico dedicato ad Arpocr ate Dio del
filentio, parche ha le follìe Simili alia lingua htimana, et il frutto
raSTomiglia al cut re, tollero forfè lenificare, che il tacere a Suoi tempi è
virtiì, pero l'huomo prudente non dee cofuniare il tempo in morte parole
vane,& Senza frutto,ma tacendo ha da confiderare le cole prima, che ne
parli . Si fa gioitane, perche ne i giouani principi! Tnervte il filentio è
fegno di modefb'a, Se*"" efFetro "virtuofo, Seguitando l'vfo de
gli Antichi, che dipfngeuano Arpocrate giouane con l'ali, e col vifò di color
nero, percioche il fi!entio,è amico della notte,come dicono i Poeti. Ne mi pare
di,doaer tralasciale i verfi dell'Ariofto, che del filenro dicono cofi . il
filentio va intorno", e fa la Scorta. Ha le fearpe di feltro, e*l mantel
bruno, Età quanti n'incontra di lontano, Che non debban venir cenna ccm mano .
Sihutio. HVOMO vecchio"I quale fi tenga vn dito alle labbra della bocca,
Se*"* appreffo vi farà vn'Oca con-vn fallò in bocca. Perche l'età fenile
per/uade facilmente il Spenno, come quella che confida.» piti ne' meriti,e
nella fama acquiftata, chenelleparolc, fi fi» il filentio-da alcuni di qiiéfta
età . L'Oca, è milita dedica al continuo fttidere, Si cingottare con «nolta
garrulità., daC feijoa cynSòn;ni£a, ò armonia alcuna ; però tenendo il firflò
in bocca, c'infegna, che non ci trooando noi atti à poter parlare in modo* che
ne poSliamo acquietare lode, dobbiamo tacete più colto ; acci oche fé non fi
creScc, almeno non fi lminuilca l'opinione del nortro Sapere; efiendo che il
filentio agguaglia più i più ignoranti, a più dotti, ex: però diceua vn fauio.,
che l'huom» s*aflamigliaua alle pentole, le quali non fi conoscano le fiano
Zane, ò rotte 3fe non fi fanno fonare. Et Socrate doueadodar giuditio di vno
nueuo Scolare della fua fcuola,difle di -volerlo fentire^per poterlo vedere .
{Scriue AmmianodelrOche,che partendofi per lo troppo calore del Sole
dall'Oriente, aif Occidente, o\_ eden do loro uccelliti panare per lo monte
Tauro, oue è gcand'abbondanra d'Aqu le, timide della forza loro, per non
manifeftarfi con lo Strepito naturale della bocca, prendo. io con ella vn
SaiTo,& lo Sostentano fino che fi elee fuora del pericolo. Silentìo .
FAnou11o,come fi è dctro,col dito alla bocci,con l'ali alle fpalle di color
nero ; SU Sedendo,cV moltrando di non poterli reggere in piedi, per difetto
della debolezza delle garabej tiene in mano V» corno di diuicia>&
d'incorso ai* cuni . 23S cttni vsfi pieni di lenticchie, et d'altri leguitì iy
con le perfidie, che fono ie priRiitie, che ai iìlentio per telinone fi
efferiuano . Gli fi fard ancora appretta vn Cocodrilio, ii quale non hauendo
lingua da fate alaina bue di fcxtmo, a ragione fi potrà dire hieroghfiro del
filentio SIMPLICITA GìOVANETTA, dedita di bianco,!a quale tenga Tu mano vna
Colomba b:anca,& -VH Fagiano. Gou: netta fi dipinge, pei la proportione
dell'età, la quale nel principio dei fapete, è limile ad ym carta bianca, oue
non ria fcritto, non eflèndo altro la^ (impliciti, che vn'ignoran^i
ifcufabifedel bene, 6fe bene ancora fi domandano femplici gli hu«mìni di poco
partito. Veftefi di bianco, per eifere quefto colore fempliciflimo, ouero fen^a
conapcfitbne_, . E la colomba ancora fi pone per effe da Chrifto Sign. Noftro
data per inditi© che non opera viituofamenee,& con quella ragione datali
dalla natura,che lo fa differente dagl'aniaaali irtationali, i capelli nella
guifa, ;he dicemmo,fono i pen fieri volti al male»* •perare», • Tiene in
braccio la Scimia, percioche è cofà volgatiflìma, et dal teftimonio degli
fcrittori di tutte l'età approuata, che per la Scimia, ò Berta s'intenda 'Vn*
huomo da gli altri fpre^ati{ììmo,& tenuto per vn manigoldo,&
Sciagurato; fi ooraelomoftrò Demoftenenell5Oratione,che fece per
Tefifonte,dicendo,che Efehineera vna Bertuccia tragica, mentre ei s'andaui in
certo modo con crauita di parole mafcherando,ell*endo egli tuttauia vn gran
pc^zo di crifto,e Dione nidori co, Io, dice, non fòde i miei maldicenti più
ftima, che fi faccia, come fi fuol dire, delie berte . Trouarete ancora appretto
Cicerone nel. e Epiftole, la berta non efiere pofta fé non per huomo da
niente_> . Ne fcioccamcnte è chiamata da Pianto la berta hora cofa da nulla,
hora fciaguratijlìma, come fa nella Commedia del Milite, et del Seudolo, et in
quella del Rudente la mette per il ruffiano, che dietro a fogni fi
vilambccando. Conciofiacofa,che no** fi truoui generatione di perfone più
fcelerata,e più perduta de i urli ; ellendo eiii fi come egli afferma, in
di(gratia,& odio a Dio,& agl'huomini. SIGNORIA. Vedi Imperio.
STNCFRITA. *ÌT DONNA veftita d*oro,c'he con !a deftra mano tenghi vna Colomba
bia%&.,8f con la fìniftva porgili in atto gra tiofojSc^ bello vn cuore . F/
la fìnceriti pura>& l'enea finta apparcn^a,6^" artificio
alcunojperò fi rap» pre ent3,che tcnghì la bianca Cofornba,& il vefti mento
d'ore. l! porgere il ctfcre,denota l'integrità Tua, perche non hauendoPhuomo
fincero *virio alcuno di volontà s non cela rintiinfeco del cuor fuo » ma lo fa
paleic sdogn'vno. Sincerità. \J Na belliiEma giotìanetta con capelli biondi
eom*oro,(parfi giù per le ipal le,fen^?artifìdo alcuno,iari veftita d'vn
(ottilisfimo, ÓVT candido "velo, &^ che con la delira mano moftri
crhauerfì /coperto il petto, maftrandoam» be le rrìammelie,ódallaqnale
fcaturifca acqua chiara. SOCCORSO – GRICE THE PRINCIPLE OF CONVERSATIONAL
HELPFULNESS -- UOMO armato, che nella deftra mano porti vna fpada ignuda, Se
nel!» finiftra vn ramo di Quercia col fuo frutto. Il Soccorlb ha due parti
principali,rvna aiuta, 8c /occorre altrui con vettouaglia,per (cacciare il
pericolo dejla fame, con l'altra refille a'U fo :^a de gl'inimici.
perfàIutediquello,che fi foccorre; però fi dipinge armato oer aiutare idebo
li>& bifognofi, contro alla potenza de gi'inimio, Se co ramo di quercia
carco dì ghiande, per aiutare nelle neceffità della fame, hauendo antica mente
foccorfo a sé ftefli gli huomini in tempo di necedità per mezzo di quefto
frutto, che è de dicato à Gioue,il qual gioua,& (occorre tutto il mondo,
eflendo Giouc l'aria pia pjura,&purgata>onde noi refpkiamo>e viuiamo
SOLITUDINE.DONNA veftita di bianco,con "vn Paflaro folitario in cima del
capo;teTf ràfbtto Ubi accio deftro~yn Lepre,èV nella finiftra "vn libro,
ftando iiu luego re'moto,& folitarioj&f" però dicefi, che la
folitudine è habicatione de g '• huomini in luogo ruftico,& remotojungi
dalle conuer(àtioni del volgo, QcTd* publici,& priùati maneggi della
Patria,etlercitando religione, dottrine, ò qualche virtuofa auioné;& il
Petrarca nel Sonetto 28. Solo e penfofo i pia deferti campi Vh mifurando à pajji
tardi,e lenti. ti color bianco del veftimento,fignifica l'intemione di
colui,che habita nella (olltudincjche è di mantener^ candido, et puro da ogni
forte di macchia,chopoflfa imbrattare l'anima, ò da negoti) chela colori feono,
ò da gl'amori mondani,che la rendono rofea; onde il Petrarca nel Sonetto 222.
(opri di ciò coli dice • Cercato bòfempre {olii aria Vita. Le riue il fanno,! e
' campagne £ ì bofehi. Ter fuggir queFt ingegni fordiye lofebi. Che la Ùrada
del Cielo hanno fmarrita . Il Paflaro,come dicétno,* pei fua nstura vccello
folitario, come dice il Salmo}?!. Faflus fum fictìt pajfer fatitarins in letlo.
€li fi mette fo to il braccio deftro il Lepre,percioche volendo
gl'Ei{ittiis(come narra Pierio Valerlanò nel lib. 1 3.) lignificare l'hùortio
fol irano, fi dICESA%£eRiPA. »39 le cofe,rendendo Je lodi.che dene al Tuo
Creatorejper beftia dall'altra bSda, qael che viue in folitudine per
poltroneria, petche la vita foli caria à chi non-» ha dottiina3è piena
d'infidie,e di paura,come difìfc Cicerone nel primo lib. deiini:& à chi non
hi religione è biafmeuole,& vicuperofa. SOLLECITVDINE. DONNA vellica di
roiro,& verde,nella delira mano tenga vn fttrnolo,o» uerofperone et nella
fini 'tra "vnafacella. Il veftimènto rofll>>& verde, lignifica
la fperan^a infieme col defiderio et Tamore,onde fi genera la follecitudine .
Il (limolo fignifica il defiderio efficace di confeguire, ò di finire alcuna
cofa ; però Teocrito vfàuà IpeiTo di nominare la follecitudine, amorofa punta,
ouero (limolo d'amore. Per la f*3cella,apcora fi dimoerà il defiderio, et la
follecitudine intentarne ar dehdo nel cuore non lafcia viuere in pace, fin che
non fi è venuto à buon fine. Et la fiamma fignifica la fbllecitudinfjperche con
calde^a,^ prederà fa Vo pera iua,x:on(umando quel che bifogna, per mantenere
nell'ciler fuo il proprio fplendore. SOLLECtTVDlNE DONNA Giouane, oh l'ale
nelle fpalle, et à piedi, haueri le braccia > et le gambe ignude,&
haueri vna trauerfina rodaceli v n'arco telo nella finilira mano, cauando con
la delira vna faetta dalla faretra, et à piedi "vi (ara "vri Gallo. \
L ali alle fpalle,& i piedjjmolìrano *velocità,& lol'ecitudine, et però
fi dice, alcun'hauere meile l'ali,quando è feliecito nelle Tue attioni,cofi
dille Vergilio di Caco ladrone perfegui tato dà Hercole. «*. Speculami
petitipedibus addidit aìas. Lebraccia,& gambi; ignude,fignifkano
deftrez^.i,& fpedi rione . lì color rodo, è per la famigliane del fuoco, il
quale fignifica follecitudine 3 per la gii detta ragione. L'arco tefo,& lo
tirale apparecchiato per faettare, è la continua-, intelitione della mentejche
dri^a i-penfieii ali'opera.come a fuo fine. Si dipinge il Gallo come animale
folieciio, il quale all'hore fuc determinate, fi della cantando,perche non
lafcia la follecitudine finire li ibnni intieri,conforme al detto di Homero.
SOLLE CITYDI NE. ELLA ponna^ leaata fopra due ali3con vn Gallo fotto a' piedi,
et il Soie che fpunti fuori dall'onde marine, et in ambe le mani orologio da.
poluere . r J Si dipìnge quella figura bella, perche la follecitudine piglia
per i capelli loccanone >& la ritiene con rutto il bene,& belio,che.
porta feco. L'ali lignificano vdocità,& il Gallo diligenza . Et per
moftrare, che deue effere perfeuerante la follecitudine,per etfère
comrnendabile,lì aggionge l'horolo,; gij, et il Sole,il quale nel fuo veloce
corfoiè durabile^ permanente. Solle. ifS ICO NO LOG I*A x Sollecitudine.^ DOnna
con vn'Orologio in mano. L'Orologio fi pone per il tempori quale è tanto
ve?oce,che pcopr-amtate l'andar filo fi puoi dire volo»& ammonifee nei
altri » che nelle noftre att'oni, fiamo prefti,& foHeciti,per non
eflèrjtardandojoppreffi da luì, &prefi nelle iafidie4che tutta via ci
ordifec. SOLSTITIO ESTIVO, VN Giouane d'eti di 25. aaui, tutto nùdo,eccetto le
parti *vergognore » quali faranno coptttecon vn velo di colore purpurino;ftirà
detta figura in atto di ritornare indietro, hauendo in capo vna ghirlanda di
fpighe éi gran^J Hauerà Copra la tefta à vfo d'vna corona, vn circolo turchino
> largo quanr* farà la figura nelle fpa)le,nel qual circolo fi fcolpiranno
noue (Ielle, et in me^o d'effe il legno del granchio,o ver Cancro. Con la
delira mano terrà vn globo, ò palla,che dir YOgliamo.della quale (ara ofeura la
quarta parte, che far* la parti . 24-r *vererchefi come la capra fi pafee
nell'altejrupi * 8 Quatti H*£$ ICONOLOGICA Quatit inde foporas. Dfiifxo capit
pennas, oculifque quietem irrorar ungens letea tempora vwga . Hmèdsfimofa
Statio nella 6\ Thebaide. Et corni) fugiebat fomnus inatti . Dal corno -voto ne
fuggiua il Tonno . Nel qualfuogo Lattando grammatiodice. Scario 'difle il corno
voto, per* che lo haueua tutto diffufo la notte : impercioche cotì da' pittori
fi rapprefentari il formo in modo che paia infonda,e -^erfi dal corno il
liquido fogno fópra quelli, che dormono, però fi porri dipingere, che da: detto
corno n'efea, come fumo, il qual dimoftra la cagione del tonno eflTere i
-vapori, i quali falendo alla tefb,lo cangiano, et per mezzo di éilbfi
rifoluoho, ' Ed oltre a quello, che ha deferite© Filoftrato, faremo anco coti
l'autorità di Tibullo, che 1 • i quali fono animali inclinatiti! mi a dormire
SORTE. DO N M A veftita di color mifchiò, nella delira mano tiene vna corina.»
d'oro,& vna borfa piena, OC nella fi niftrà vna corda • Il color mifchio,
fignifica la varietà delle forti 4 La corona d'oro, et il laccio, fono légno,
che per forte ad alcuno tocca la feliciti, ad altri l'infortunio }& il
difeon ere fé la forte fia, o che cola fia,èopr perche non feguitano il merito
degli huomini, ans^i quali natu» ralmente ambedue attendono a fauorir il merito
di minor preq^oj però diciamo, che l età frefea, et giouenile iuol eiTet madre
de pochi meriti . 1 "venti,che gonfiano la vette, dìmoftrano, che la forte
viene aiutata dalle parole, et dalfauore de gl*h uomini efficaci, ouero
dall'aura populare, et por* ta il grembo pieno di gemme, perche el a fi
eltercita in far abbondare gì' huo* mini de beni non afpettati 3 OC fi dice
t&i'hara fotte ancora 9 il fucceilò de gH tuuenkaemi caletti* ^1 | $QÌPh
*4* SOSPITION£ ÒNNA vecchia, ma^ra, armata, et per cimiero portara vn Gillo,
fà-^ là vellica fotto ali* armatura d'vna traUerfìna di color torchino,&
gialD lo -, nel fìniftro braccio poeterà vn Scudo, nel quale fia dipinta vna
Tigre, porgerà il dette/beacelo infuori, in atto di guardia, et con la deftra
tetta yna fpada ignuda tn atto di ferire. Vecchia fi dipinge, per la lunga
efperien^a, dalla quale ella ? foli ta di nafeere, &T* però fi 'veggono i
giouani cfTere pochillìmi, et i '"vecchi moltifllrm {ofpettofL, L'Elmo
v& h feudocon la fpada in atto di ferire, lignifica timore, con ch« il
fofpettofo è folitodi prouedere a fé fteflb, onde fopra di ciò 1" Ariofto
nel io condo degl'ul tirai cinque Canti del fopradetto, cofì dice . Grida da
merli, et tien le guardie delle * ne al del ofeuro» E ferro fopr a ferro, e
ferro velie, Quanto piti s'arma, è tanto m en fi curo . #V >Mtsta,
&;,accrefce hor quelle cole, hor qaefte Alle por-te, al ierraglio, al^wflò
al muro 3*er darne altrui monition, gli auan^1 » E non pai che mai ne habbia à
badatila. 'Il Gallo nel cimiero, dimoerà la -vigilanza de fofpettofi, efFendo
il gallai collie dice Appiano, animale egualmente vigilante, Se fofptttofo. La
Tigre pò fi a nc!lo Scudo, fecondo Àriltotilencll'hiilorfa degl'animali
lignifica fofpetìiorje', forfè perche il fofpettofo prede in fi ni ft riparte
le cofe, che li fanno, come la Tigre, die ièn tendo l'armonia del fuono, che è
per se fieli© piaceuole, prende faiììdio, ik rammarico. SO$TANZA DONN A
"Veftita d'oro,.?, nella delira mano tiene vn ma^odi fpicho di grano,
cV" nella finittra alc&ni g^ppi dWua, gettando.latte dajfto mammelle»,
. ) SOTTILITÀ. LA Sottilità ha famigliarla con la p-uden^a, perciò come il
piente penetra tutte le cole, coti anco la iottiliti nel corpo de' Ideati
penetra-» tutti gli fpatij ; Però fi dipinge Donna, che trapalfi vna muraria da
"vna-. .parte all'altra, bC fidiconoper metafora, lottili i pentita alti,
et di.hdlide* belli ingegni . SPAVENTO. SI dipinge con faccia, cV habito di
remmina «, ma alterato, o\: fpiuepteuoIcè^^ vna coli fatta immagine dello
fpauewto dedicornoi Corinthi a' fi n. ( gìiuoli SPAVENTO.
"tua**"ygliuoli di Medea da loro vecifìgià, per lo dono,che haueuano
portato alla &• gliuola di Creonte, la quale ne perì cqn tutta la cafa
regale . SPAVENTO. % HVOMO di cruttiflìmo afpef to,armato, che con la deftra mano
tengM vna fpada ignuda in ateo minaccieuole, e con la finiftra mane la ttfta dì
Medufa,& alfi piedi vn ferociffimo, Se fpauenteuole leone» Si rapprefenta
di bruttiììimo afpetto 3 et u" arma lo /pausato* per dar temaJ con le
minaccie* et l'opera . Le fi fa tenere la tefta di Medufà, a fimilitudine dì
Domitiaso, che per imprefà iblea portare vna Medufa,per il terrofe,che cercaua
metter di sé negl'animi de i populi : Gli fi mette a canto 1© fpauenteuole, et
. ferce rilìmo Leone per ciò che gli Egitij volendo dimoftrare vn'huomo
ipauenteuoIe,il quale con lo guardo Eolo facefle tremare altrui, lo
fignificauano co» quefto animale, Onde Agamennone par. mofbars d'edere
fpauenteuole^ tremendo,folea portare i\ Q. 4 Leone ICO NOLOC I*A 3 © STANZA,
Leane perjn&gna, eflèndo che 1a natura di que&o animale, quantunque
egli fia pacifico, nondfmcno fa paura a cri* io guarda: tant> è la foi^a, et
la maefti de i Tuoi occhi, et i poeti co» greci, come latini douendo fcriuerc
Io Spavento, hanno volentieri prcia la comparatione dalia fìere^a di qupfto
animale. SPERANZA SPERANZA. Nella medaglia di CLAUDIO la speranza è dipìnta
donna, vesttta di VERDE, con -rn giglio in mano, perche il fiore ci dimostra la
speranza, la quale è una spettazione del bene, si come all'incontro il timore è
va comra mouimento dell'animo nell'arpe tutio^c del male, onde noi vedendo
Horì, fogliamo SPERARE I FRUTTI, li quali poi-col corf una passione alterati và
del desìderio pec possedere una cosa amata, non è dubbio che ne senza amore
ella, ne amor :ienza lei, può durare lungo tempo. E come non si desidera già
mai ;l mai e » rcofi sempre si spera il bene d’un’uomo, ó\c viue colla guida
dclJa natura, e dalla ragione, e per ellère il bene ageuolmente conofei uro,
fiicument^muo-», fcte ad amare ed a sperare d'edere posseduto e goduto. Però
dille S. vuoili110 nel Salmo 1 04 cbie l'amare senza la speranza ^n Fai che la
rnoi te al tutto pon sìlentio SPERANZA cowr dipinta dagl'antichi. VNA
fanciulTerta allegra, con vn vestito longo e trasparente Se fetidi cingerfi,
tiene con due dita della mano vn'erba di tre foglie e coiw l'altra mano s'alia
la veste e par che camini in punta de piedi. Fanciulla si rappresenta LA
SPERANZA, percioche ella comincia come i fanciulli peiche si come di loro SI
TIENE SPERANZA che saranno buoni, cosi quello chu rh uomo SPERA, noi. lo gode
ancora perfettamente. Si dimostra allegratesele ogni seguace di cniellojche
l'hucino SPERA, gli cau« feallff rezza.. livea-T' *jt H vestimento longo e
trasparente DENOTA – FREGE -- che tutte le speranze sono lunghe e per esse si
ftrauede il desiderio. Si dimora lio vestimento ferina cingerfi, perche LA
SPERANZA non pigha. ne stringe la verità, ma {diamente prende quello che gli
vien portato dall'aria, ed Ai qua, ó^ di là. L’erba chiamata trifpglìoi è quella
primaliefba che nasce dal grano femi«ato, 8c quello è quello che (I chiama IL
VERDE DELLA SPERANZA. Il camminare in punta di piedì, perche LA SPERANZA non
stà ferma, e non si raggiunge mai fé n. M.& ì! favore della fifa grada.
Però si dipìnge con efTa.e si dice essef legua ci DELLA SPERANZA, bugie >
sogni, atti fallaci, e mentite conietture . I )ip.ngefi colle mammelle ignude,
perche volentieri ciafeuno nodnice col L ^ic;:t,fa quaFein pochidimo tempo
assai ere fee, e s'inalza, ina poi io va subbito crea, in terra, e si secca,
DIMOSTRA CHE QUESTA SPERANZA che è mafc fonda ra, quanto più si vede in alto,
unto più ftiin pericolo d'anaichilarfi ^S^ d'andane infoino. SPIA. IY VOMO
veftito nobilmente, tenghi coperto quafi tutto il vi/ò con fa? JL cappa, ò
ferraiolo,che dir vogliamo, ilquale fia tutto conteftod'occhi» orecchi A'
lingue : terrà con la finiftra mano vna lanterna,! piedi fiiranno alari*,
vicino a quali ""vi lari vn bracco^che ftia con il mWo per terra
odorando in atto di cercacela fiera. II -velili mento notile dimoftra che a la
Spia cOnuiene hauere habito ricco, e nobile per potere praticare non folo tra
la plebe,ma anco fra gl'huomini di con nidore, che aisrimente farebbe fcacciato
dal comertio loro, Se non potrebbe-» «lare alla corte relatione di mométo: le
conuieneanco il detto habito perche vi fono anco di' queli,che fanno la spia,
che fono tali, che per non accrekrere l'o* brobrio, l'infamia, et il vituperio
ìor grandiffimo,taccio,& lardo di nominarli* dico bene, che la Republica
Romana non petmife mai,che vn Senatore poteC» fé fare spia,comé auuertifce
Afconio Pedianò ne la verrina detta diuinatione_, . oue dice, Ncque fenatoria
perfòna potelt indiciam profiteri faluis legibus * Vergogna de'noftri tempì,che
fi ammettono alla spìa più nobili cheplebei.noa pregiudicando però gl'huomini
d'honote>& di ftima. Tiene coperto il 'vifo, come habbiamo detto,
efièndo che chi fa tale eferci* tio,fenevà incognito,
nefilalfaconofceredaniiìurib, per poter meglio e fercitare i'vrHcio fuo,&
per dimotìxatc anco quelii,che fono di-maggior" confidarationey quali fé
ne danno nelle corti, et altri luoghi sì pubblicijcom'anco prilliti, che p*T
accjurftaxt la gratia de i lor patroni, fanno fecretamente la spia, e non
curano, ne (limano l'honor loro, et non hanno riguardo di tradire, et affannare
qual f\ voglia amico quantunque caro gli fia; com'anco potiamodire che il
tenere coperto il vifo, denota cheellèndolaspia huomo vitt'peto'o, $C infame,
non può cóme gl'huomini d'honore tenerlo fcoperto,& però i\ fuol dire da
quegli, i quali rifplcndone d'honorata, et chiara fama, pollo andare con Ja
frónte (coperta, Gl'occhi, óV l'orec:hie (Igni fica no gli strumenti,con quali
le fpie efTercitano tal'srre per compiacere a (ignori, et patroni, conforme a
quello, Adagio Multa.' Return aurcs, atq; oculi ; iiqual prouerbio pigliali per
le (pie, perche i princìpi col me^o degl'occhi, et orecchie d'altri vedono, et
odono quelio,che fi fa, et ; he fi dice, et cotali spie fi dimandano da Greci
Oucufor, che vuol diri Ituomini che fempre vanno porgendo orecchie per
intendere quello che fata, è\^ che fi dice>conae habbiaaa© detto di forra,
Da Dionifio Siracufanofor» * chiaI fiue quid ->eri fide vani referrent,
STiper/N crebbro ìmcolmo grandiffimo » per il che il Senato » acciò fcematfe il
numero de fpìoni tratcp di f minuire loro il falatio, ma Tiberio non volfe,
dicendo in fauore di spioni, che le leggi u fouerterianole li cuftodi di eflè
fi leaaflTero . Iura Tubarti, fi Cuftodes iegum amòucrentur, et
Domitianoimperatore, che net pnncipiordeirimperio cercaua daf buon faggio d\ 4e
t Se di parere clemente per aéqùilbr te gratia*del popolo, volle opprimere le
calunnie fifeali delle fpic, dicendo ìpeifo » f>rinceps,
S^elatoresiioncàfo^imc^^ *S+ ta. et irrita a far l'offìtio della spia, perilche
la fanno poi alla peggio -, querolancio altri a torto con falfe accufe colorite
col veriilìmile, p er deluderli dalla grafia de Principi, et Signori . In
procefl'o poi di poco tempo trafeorfo in reprobo fenfo diede tanto oltre
l'orecchie a gli fpioni, per far rapina^ confifeac beni de' viui, àC de' morti,
che niunà cofa era ad alcuno ficura, ne vnofpione bell'altro fi fidaua,ma
ciafeuno temeua l'alerò,^ intanto fauoreapprelloi'Im./ peratore erano gli
spioni* che li Procuratori, et aljricaufidici lanate Jecauiè» fi dauano alla
spia È Vituperio di quelli Principi, che tengono aperte i'orecchie a gli
accufatori, et danno loro fubbita credenza. Amrniano Marcellino vitupera
Coftan^o Irn peratore, che tutte k relationi 4i Spioni teneua per chiare, et
vere* et battana folo, che vno fotte flato nominato, et imputato da Sari» micho
spione,• quindi nàfce che dimcilmenten può sfuggire da le mole (tic-» della
corte per innocente, che fia vno dandoti a detto loro j OndeGiuliano Imperatore
prudentemente per raffrenatela lingua ad vnospione dille» -Qui* inno cens elle
potéritjfi accufoflcfuiricict? Sono da enere èfclufe le viperine lingue da
palazzi ie'buoni Principi, acciò non turbino la innocente vita de' buoni
Cortegiani, et |euonoefore abbottiti,-cne pefte, veleno, &: morte, fi come
diceua Annibale, et immitare quelli due ottimi Imperatori padre^te figlio Ve.
jpefiano, e Tito,i quali odiorno gli spioni, come huomini neftinati al pùbblico
danno, et fpeiTo nefecero frullare per li Teatri « acero s"a(teneuero
gl'altri dall'vintio dello spiohe. Antonino lmperatore,omnes miniftros habet
impios .. La lanterna, che tiene con la fìniftra mano,, lignifica chenonfolofi
fa la-* spia di giorno,.ma anco di notte,, onde Luciano nel dialogo intitolato
il Tiranno introduce la lanterna a far la spia a Radamanto giudice, deU*
inferno de i misfatti *& fcelcrate^se di Megapentc* I piedi alati,,
dinotano, che alla spia conuiene edere ditigente, cVf* preda che akrimente non
farebbe profitta fé non folle iollieita, Se ""veloce come Mercurio
alato, il quale come nel (aderto dialogo, dice Luciano, che conducano-»
ranrmedannateall*ìnfernalpene » coligli fp'toni conducono li rei al fupplitio
mediante le parole, Alata verba dìcuntur ab Homero » Se però Mercurio
referendario dell i fauoiofi Dei fi dipinge alato da gl'Antichi * lignificare
^volente* "Yolucremperaeraferri fermonemideoq;ò^^Nunciusdiòì:us eli
Mercuriu* quoniam per fèrmonem omniaenunciatur > dice Lilia Gira di » il
bracco, che dà in atto dì cercare la fiera, vi fi pone per lignificare la spìa
» il cui onStio confitte in cercare » Se inueftigareogni giorno li fatti
d'altri,atteio> che il bracco va fèmpre indagando le fiere con l'odorato
*che in latino per traslationeodorari pigliali per pfefentire, et inueftigare
l'altrui cofe con diligentia j Se fecreta folicci tudine a fi come fanno le
/pie » dallequali Dio ce ne guai; difemprc. SPLENDORE DEL NOME. UOMO
proportionato, &T di bellifiìmo aspetto, d'età virile, vestito di broccato
d'oro mifto di porpora, fari coronato d'vna ghirlanda di di fiori,cioè di
Giacinti roflì, Porterà al collo vna collana d'oro, con la delira-» mano il
appoggici ad -vna Claua,o dir vogliamo ma^a d'Hercole » Se con la finiftra
terri con bella gratia vna facella accefa . Se dipinge proportinato, SC di
belìiilìmoafpetto, perciò che la bellezza.» corporale (fecondo l'opinione
Platonica) è argumento d' vn'animo virtuofo ; %C Ariftotile, ancora nel primo
dell'Etica dice, che la bellezza del corpo è indillo, che l'animo, il quale ftà
nafeofo dentro d'vn corpo belio,fia nella beltà firnile a quello, che fi vede
di fuori. Si rapprefenta d'età virile, eflendo ch'ella ha tutti quei beni, che
nella già* eentu » et nella -vecchiezza ftanno feparati, 6T di tutti gf
ecceilì,che fi ritrouano nell'altre età, in quefta ci Ci troua il mezzo,6£~ il
conucncuolc, dice Ari ftotile nel 2 . della Rettorica. Veftefi di broccato
d'oro, perche il primo metallo,che moftra colore è i oro, il quale è il più
nobile di tutti gl'altri metalli, come quello che naturalmente è chiaro,
lucido, et virinolo, Se però portauafi da perione,che haueuano acquiftato
fplendido nome in valoroie imprefe quando trionfauano, fi come portò Tarqumio
Prifco, quinto Rè de Romani ; che primo di rutti entrò in Roma,. Trionfante,
Come dice Eutropio . Primulq; T riumphans Roma intrauit, Se Plinio hb. $ i>
cap, 3. Tunica aurea triumphaUe IarquiniumPriicum Verrius tr&dit ÌCONOLO C
l±A SPLENDORE DEL NOME. tradit . Lo facerno mifto, oucro tefluto con la porpora
percioche.la vefte trio» fale fu anco di tal drappo . Plinio lib.9. e. 3c>.ragionando
della porpora, Omnem vcftimentum iilnminat,in triumphali mifeetur auro, cioè,
che la porpora illumina ogni "vifta,& fi me/^hiacon Toro trionfale, le
quali vefte hanno ori* gìne dà la vefte chiamata pinta da diuerfi p«eti, &T
Plinio Hiftorico lib.b.cap. 48. dice, Pietas veftesiamapudHonierumfuitìè
vndetriumphales nac, che quelle follerò le vefti trionfali l'afferma Alellandro
nelli Genicali lib.4. ca. 28, Cjuidem purpurea; auro intextc; erant,& nifi
triumphalibus 'vifi excapitolio, et palatiohaudaliter darifolitae. Ne folamente
da Gentili dau fi la -vefte d porpora, et d'oro a perfone llluftri di chiaro
nome, ma anco nelle (acre lettete hsbbiamo il medefimo coftume al cap.28.
dell'exodo . Accipientq; aururr et hyacintum . et pocodoppo, facientaucem fuper
numerali de auro, dc^ hyacimo . Faranno vna foprauefte d'oro, et di
Giaci»to,cioè di porpora, per CJK il Giacinto eu di rollo colore » come dice
Ouidio ragionando de' Gì -ci ni ««1*.l ss?ftcl X. delle Metamorf. Purpureas
color bis, et Viig. Suaue rubens Hyacintusr fi che tal habito d'oro, et di
porporay"flTendoehe è /olito darfi agenerofi perfo •fiaggi, molto ben fi
conuiene a lo Splendore del nome» Si corona de i fopradett* fiori, percioche
Giacinto belliilimo giouane fu ( come canta O iridio nel x. delle Metamor.)
conuertito d'Apollo in fior purpureo detto Giacinto j et per effefé Apollo
delle Mufe, dell'ingegno, et delle lettere protettore, dicefi Uie detto fiore
fia Simbolo della Prudenza » et Sapien^i,dalla quale fpirano lfe«ui(Iimi odori,
fi che nori fuor di propofito conuiene detta ghirlanda a quelli* liquali
rifplendono, et operano virtuofamente dando buone odcrc di loro ftefìì » et
però Apollo nel fudetto libro di Ouidio cofi conclude nel cafodi Giacinto ad*
fienose, et /plendore del i uo nome* Semper eris mecam memorq; haerebis in ore
Telyra pulfa manu, te carmina noftra fonabant . la collana d'oro fi daua per
premio a valorofi > Se virtuofi huomini,al nome de? quali molte volte li
Romani driz^auano infcrittioni, nelle quali faccuano mentione delle collane,
che a loro fi daua.no, come fpecialmente vedefinclla nobile memoria di LIiatus
c&iesex prouocatione vic"tor . Cicati icibus adusilo corpore infignis
nulla, i-n tergo, idem fpoJia capir Domtus haftisp.uris . Phaleris.Torquibus ÌU. et
armillis coronis . ciuicis. Aureis. Mura Obfidional. I. Fifio ALKIS.captiuis . /mperatores Villi, ipfius
maxime-, opera tri'.imp'iantes feuitus . S'appoggia con la delira mano alla
Claua d'HercoIe, perche gl'Antichi folcuano lignificare con ella ì'idea di
tutte le virtù y Onde quelli, che cercano la-» fama, SsC io Iplendore del
nomf/i appoggiano alla *vktu\ et iaftano in difparte i vìtij,di doue ne nafeano
le tenebre, che ofeurano la buona fama, dicendo Cicerone nel 3. degl'off. Eft
ergo vlla res tanti, auteomodum vullum tam expetendum, vt viti bon;, Se
(plendorem,& nomen amittas.Quid eft qued arfer re tantum \ ti itasiftaquam
dicitur pc/iìt, quantum auferie/i boni ~viri notnen eripuem ? fidem, mititiamq;
deti axerit . Tiene con la finiftrà mano con bella gratia la facella accefa,
dicendo S. Matteo cap.v. Sic luceat lux veftra coram hominibus,vt videant opera
veftra bona, et giorificent patrem vefttum,qui in Coelis eft . Et gl'Antichi
fono flati (oliti porre gierogiificarnente il lume per fignifi.are quell'huomo,
ilquale nelle for^e dell'ingegno, ò del corpo rrauefte operato con fatti
Illuftri, Se preclari,• Se gl'interpreti efpongono per tal lignificato la
Gloria, òC lo fplendore del nome de gi'huomini giuftLe vii tuofi, liquali
fempre per ogni pofterità rifonderanno # fecondo la Sapienza al cap. 3.
Fulgebunt iufti, Se tanquam Scintillar in arundineto difeurrent, cVc^ non folo
in quefto caduco fuolo, ma nell'eterno ancora . S. Mattheo nel 1$, Lufti
fulgebunt ficut Ibi in Regno Patris eorurru . Gnd'iò confiderando i chiari lumi,
Si io Splendore grandiilìmo dell'immortal K. nome mjÌ pome dell'
lHuftfiilìmaCafaSaluiati, mi par di direfenza allontanarmi ponto dal vero, che
sì neirvniuer fole, come particu!armenteneH*£ccellen^a ll)uftri£ {ima del Sig.
Marchcfe Saluiati,rifplendano tutti gfhonori,& tutte le virtù,che poHono
fare di eterna fama, et Gloria feliciflìmo l'huomo ; a cui molto bene-. fi può
applicare per tal conto quel nobil *verfo di Vergilio nel pei. dell'ENEIDE
Semper honosj nomenq; tuum laudeqj manebunt. SOPRA LO SPLENDOR DEL NOME. NA C
QJV E da Raggijoue il fembiante eterno Colori di Virtù Pimmenfo Apelle Si viuo
ardor', ch'appena anime belici Terminar© il gioir col Ciel fìiperno 'Quindi
tentò del Mar 1 afpro gouerno Iafone, in ricercar glorie nouellc, E vinfe i
Moftri,**! Sol rene, e le Stelle Alcide inuitto ., e fòggiogò l'Inferno « Jn
mille fpecchi aitar Fama ritenne^ L'alto fplendor dell'immortali impreie, E del
ver cantatriee al^ò ìe penne. Cofi per beli' oprar' nome fi ftefe D'Olimpo in
fcnot e in tale ardor penienne, Che men lucidi il Sol fuoi lampi accefè
.ILL'ILLVSTRISS. SIC. MARCHESE SALVIATE Q VESTO, che'n voi Signor viuace
fplende Sublime bonor* d'altera 'ft ir pe, e doro Di Palme-onufto, e di
.-{aerato Alloro Pompa degl'Ani, a gran Nipote fceudc . Ma nuouo Sol, eh1 a
ferenarfi intende, ^^ Giungete i raggi Voftri ai lampi loro Lucidi sì,
ch'Eterno alto lauoro Telfe la fama, e*lnome "voftro accende. Onde !a
gloria innamorata ammira Voi di bella '\irtu tempio terreno, E cofi poi dal cor
dice, e fofpira ; Da quello Eroe d'alte vaghete pieno Oggi l'antico Onor*
forge, e iofpira, Non ha pati il "valor' che gl'arde in leno. STABILITA.
DONNA veftita di nero, con la man delira, et col dito indice alto, ftanJ in
piedi iopra vna bafe quadrale con la finiftra fi appoggiare ad vn'afta, laquale
/ara potata (opra vna {tatua di Saturno, che Aia per tetra, Veftcfi xjf Veltefi
di néro, perche cai colore dim olirà {labilità, conciofia cofa che ogni altro
fuor che quello colore pub eflere commutato,& conuertito in qualunque altro
colore fi voglia, ma quefto in altro non può edere trasferito, dunque di*
moftra ftabilità,& collauda . v Lo Ilare in piedi fopta la bafe quadrata,
ci dimoftra eflere la (labilità coltati* tè,& falda apparenza delle cofe,
\a quale primieramente noi efperimcntiamo, et conofciamo ne' corpi materiali,
dalla ftabilità de' quali facciamo poi nafcete l'analogia delle cofe materiali,
et diciamo ftabilità eflere nell'intelletto, nelFoperationi del difeorfo $ Si
in ©io ifteflò, il quale difle di propia bocca ; Eg9 petti, et non mutor* La
mano delira, Si il dito alto fi et per fimiglian^a del gefto di coloro, che*
dimoflrano di voler ftar fermi nel lor proponimento . L'hafta di legno moftra
ftabilità, come la canna il contrariojper la debole^%k fua, come fi è detto al
fuo luogo,perche,come fi fuol dire volgarmente : Chi male fi appoggia prefto
cade . La ftatua di Saturno, fopra laquale ftà pofata Thafta, è inditio, che
vera ftabilità non può edere, oue è il tempo, eilèndo tutte le cofe, nellequali
elfo opra, foggette inuiolabilmente alla mutatione; onde il Petrarca volendo
dire vn miracolo, Se effetto di beatitudine nel trionfo della diuiaità ferule,
Vidi ridar colui, che mai no flette, Ma variando fuol tutto cangiare. Et doue è
il tempo vi è tanto annetta la mutatione, che fi ftima ancor efTet òpra da
fapientc il faperfi mutare d'opinione, 6*^ di giuditio ; onde l'ifteflà Poeta
dille-. « Per tanto variar Natura è bella. Se bene ricorda l'Apoftolo, che chi
dà in piedi con le virtù/opra le quali non può ne tempo, ne moto, deue
auuertire molto bene di non cafeare in qualche Vitio, acciò poi non fi dica :
Stultus, vt Luna mutatur . STABILIMENTO. VN* Muomo vellico con vna Ciamarra
longa da Filofofo,che ftia a federe in mezzo di due anchore incrociate, che
tenghi la deftra mano pofata iopra l'anello dell'vna dcirancOre,e il
fimiletaccia con la finiftra dai'altra parte. Si verte con detta Ciamarra da
Filofofo, fi come viene deferi tto Socrate,e tal habito conuienfi appunto a lo
Stabilimento, il quale fuole elTere in tali perlone togate j e Filolofiche
pìu,che in altri d'habito fuccinto, et men graue del toga* to, ilquale è graue,
(labile, et di ceruello . Soleuano gli Egitti) per lignificare lo ftabilimento
dimoftrarlo con due anchore infieme, et faceuano di quello comparatione alla
naue, laquale all'hora fpre^a la furia de' venti, e dell'acque da elfi
commofla, che cfsri due anchore è fermata, e di quella comparatione fi fèrue
Ariftide ne Panatenaici, Se Pindaro nell'lfthmia vfa per denotare fermezza, et
ftabilimento, vn'anchora,dicendo Mancherà ha fermato per la felicità fua, cioè
è ftabiiico in vita tranquilla-., GC felice^* ' R a Sta* 'stt Stabilità .
DOnna, clic ftia a federe fòpra d'vn piedeitallo alto, tenendo fatto a ì pie*
di ~vna palla di colonna in grembo molte medaglie . Stagioni. CAuafi la Pittara
delle ftagioni, da i quattro *verf?*che pone GiofefFo Scaligero in fecondo
libro Catale&orum . Carpit blanda fuis Ver almum dona rofetis. Torrida
colle&is exultat frugibus Aeftas . Indicai Autumnum redimitis palmite ~vertex.
Frigore pallet hiems defignans alite tempiis . Fumo quefte da Gentili adeguate
a particolari Dei loro . La Primauera a Va* nere, l'Eftate a Cerere, l'Autunno
a Bacco, l'Inuerno a ti venti • Vere Venus gaudet florentibus aurea fèrtis .
Flaua Ceres asftatis habet fua tempora regna : Vinifero Autumno fumma eft tibi
Bacche poteftas . Imperium feuus hyberno tempore ventis . Vegganfi altri dodici
tetraftici ne gli opufculi di Ve rgilio, doue in varij mo» èi fi deferiuono gli
frutti, et effetti delle quattro ftagioni STAGIONI DELL'ANNO, "Primauera.
VN A Fanciulla coronata di mortella, e che habbia piene le mani di varij fiori,
hauerà appreflb di sé alcuni animali giouanetti,che firher^ano . Fanciulla fi
dipinge, perciochc la Primauera fi chiama l'infamia dell'anno, per eflere la
terra piena d'humori generatiUi > da quali fi vede crefeere frondi, Bori, et
frutti na g! arbori, et nell'herbe . Le fi dà la ghirlanda di mortella,
percioche Horatio nel libro primo Ode*, 4* coli dice • Nunc deeejt aut viridi
nitidum caput impedire royrto, Aut f lorae, terrae quem ferunt folutae . I
fiori, et gl'animali, che fche* ^ano, fono conform^a quello, e! dio nel Uh.
primo de Fafti, Omnia tuncflorent, tunc eft noua temporis artas, Et noua de
grauido palmite gemma tumet. Et modo formatis open tur frondibus arbor,
Prodit,& in fummum feminis herba folum. Et tepidum volucres concentibus
aera mulcent • Ludir,i& in pratis,luxuriatq; pecus . Tunc blandi foles,
ignotaq; prodit hirundo, Et Iuteum cella lub trahe fingit opus Tunc patitur
cultus ager, et rènouatur aratro ; Ha?c anni nouitas iure vocanda fuit . Si
dipinge anco per la Primauera Flora, coronata di fiori, de'quah ha anco piene
le mani, &C Ouidio poi deferiuendo la Primauera, dice nel a. libro delie
Metamoi foli . Gli 2 ** Sparca di bianchi fior, vetmigli » et gialli. v, Di
rote, e latte, è la fua facci* bclla_> > Son perle i denti, * le labbra
coralli, E ghirlande le fan di -vari^ fiori, Schermando (èco i &oi laìciui
amori ESTATE VNA Giouane d'afpetto robufto, corona ta di Spighe di grano,
veftita dì color giallo, et che con la delira mano tenghi "vna face! la
acce fa. Giovinetta, et d'afpetto robufto fi dipinge, petcioche TEftatc fi
chiama la, gtouentu dell'anno, per eflere il caldo della terra più forte, et
robufto a maturate i fiori prodotti dal la primauera % il qua! tempo
defciiuendo Gnidio Bel i $♦ Jib. delle metamorf.cofi dice. Tranfit in^eftatem
poft *ver robuftior annus, Fitqj valens iuuenis, nequeenim robuftior xtas Vlla,
nec vberior, nec qua? magis ardeat vlia eft. La ghirlanda di fpighc di grano,
dimoftra il prinapaliflìmo frutto, che rende quefta (ragione. Le fi da il
'veftimento -del color giallo, per la {ìmilitudinedel color delle-* tuade
mature^. Tiene con la deftra manolafacella accefà, per dimostrar il gran
calore, che rende in quefto tempo il Sole, come piace à Manilio libro quinto
cofi dicendo. Cum vero in vaftos furgitNemams hiatus Exoriturq; caiiis,latratq;
canicuia fkmmas Et rapir igne A.io,gemìnatqj incendia Solis
Q«aiubdentefacemterrisradiosq,'moue;ite. t Et Ouidio cofi la dipinge nel 2.
libro delle metamorfosi, Vna donna il cui ^vifo arde, cV rifpiende Vedi varie
fpighe il capofad cinto., .Con 'vnfpecchio, che al Sol il fuoco accende \ ->
Doue il fuo raggio è ribattuto, e fpinto . Tutto quel che percuote in mondo offende,
Che certa fccco, ftrurto, arfo, et eftinto, Ouunque fi riuerberì, 6\^ allumi
Cuoce l'herbe, arde i bofehi, sfocai fiumi k Soleuano anco gli Antichi ( come
dice Gregorio Giraidi nella fua operadelh dei w;aip,ngere per ltitate Cerere in
habito di Matrona con vn ma«o di fp^he di grano, et di papaucro con altre cofe
a lei appartenenti AUTVNNO VN A Dònna di età virile, grada, 8C veftita
riccamente, hauerfl in capo -vna ghironda d ~vue conie f«e foglie. et con |a
dcftfa J^ hl vn cornucopia di diucifi frutti. Dipin'ìt» Dipinger! di età
virile, pcrcioche la ftagione dell' Autunno fi chiama la virilità deh* anno per
ettère la terra difpofta à rendere i frutti già maturi dal calore eftintoj et
diporre i Temi, et le foglie quali franca del generare, come fi le*gè in Ouidio
Uh. xv. Metamorf. Excipit autumntis polito femore iuuenta Maturus mitifq; inter
iuuenemq; fenemq/ Temperie medius (parfus quoque tempora canis « Graffa, et
veftita riccamente fi rapprefenta, pereioche l'Autunno è più ricco dell'altre
ftagioni . La ghirlanda di vue, et il cornucopia pieno di diuerfi frutti,
fignifieano che l'Autunno èabbondantiflìmodi "vini, frutti, &C di
tutte le cole per l'vibdc^ mortali, Et Ouidio Iib.2. Metamorf tfofi Io dipìnge
a ncor'eglu Staua vn'huomo più maturo da man manca, Duo de tre mefi à quai
precede Agofto, CheTvifo ha rotfo>é'già la barba imbianca» E ftà fordido,e
graftb,e pien di mifto, Via il fiato infetto, e tardi fi rinfrefea, Che vien
dal fuo venen nel letto porto, Di vue mature fono le fue ghirlande, Di fichi j
e ricci di caftagne, e ghiande^. Sì pub ancora rapprefentare per l'Autunno
Bacco carico dVue con la Tigre, che faltando, gli voglia rapire l'vue di mano,
ouero dipingerai!! vna Baccante* nella guifa, che fi fuole rapprefentare,come
anco Pomona. INVERNO UOMO, b donna vecchia, canuta, e grinta, veftita de panni,
SC di pelle^che ftando ad vna tauola bene apparecchiata appretto al fuoco,mo
iìri di mangiare, et fcaldarfi # Si rapprefenta vecchia, canuta,e
grin^a,percioche Tlnuerno fi chiama •"vec* chieda dell'anno, per ettère la
terra già latta delle fue naturali fatiche,& attione annuali> et rendefi
fredda,malinconicaje priua di belle^za,il qual tempo defcriuendo Ouidio nel
xv.libro delle Metamorf. cofi dille. Inde fenilis hyems tremulo venit horrida
patta, Auc /pollata fuos, aut quos habet alba capillos ; L'habito de panni, di
pelle, et tauola apparecchiata appretto al fuoco, lignifica, ( come narra
Picrio Valeriano ) perche il freddo, e la quiete doppo i molto trattagli
dell'Eftate, et le ricchezze dateci della terra, pare che ci inuitino à viuere
più lautamente di quello > che fi è fatto delle ftagioni antecedenti ; Se
Oratio nell'Ode 9. lib.primo, cofi dice . Vides,vt alta ftet niue candidum
Dittblue frigus ; ligna fuper foco Soraéte; nec iam fuftineant onus Large rrp
3nens : atq; benignius, Sylua laborantes, geluque Deprome quadrimum Sabina
Flumina conftitennt acuto Ì O Thaliarchc merum dy ota. Ouidio Gnidio
ancor'egli, dipingendo rinuerno, nel %, libro delle Metaimofofi, (Cofidicc-* Vn
vecchio v'è, che ognWn d'horrore eccede, E fa tremar ciafeun, che à lui pon
mente . Sol per trauerfo il Sol taluolta il.vede, Bi (là rigido, e freme, e
batte il dente, E gh iaccio ogn ì fuo p el d al capo, al p iede. Ne men brama
ghiacciar quel raggio ardente, Etnei fiatar tal nebbia fpirariuole-, Cheoffufca
quali il fuo fpiendoce al Sole, Dipingefi anco per rinuerno Vulcano alla
fucina, come Anco Eolo con i >venti, perche quefti fanno le temperie,
chenelTlnuerno fon più frementi che aie gì Altri tempi.. STAGIONI., Le quattro flagionì
dell'anno nella Medaglia d\,Antmwo Car acalla* SI rappréfentano le fopradette
ftagioni per quattro bellùTime ligure di fan* ciulii vn maggior dell'altro, Il
primoportalopraJefpalle vna ceda piena di iiori . 11 fecondo tiene con la
delira mano vna falce . Il ter^o con la iìniftra porta vn cefto pieno de varij
frutti * et con la deftrau vn*animale morto, &quefti tre fanciulli ibno
ignudi, Il quarto è veftito, et ha velato il capo, JSe porta fopra le fpalle vn
baftone— » dal quale pende vn' vccello morto, bC con la iìniftra mano parimente
porta-» un'altro vccello morto vn differente dall'altro. Stagioni . Come
rapprefentatein Fiorenza da Francesco Gran Duca di Toftana in un beili/simo
apparato. PRIMAVERA. TR E Fanciulle con bionde 4 Se crespe treccie, fopra le
quali vi erano bel* Jifiìmi adornamenti di perle, et altre gioie, ghirlandate
di varij, et vaghi fiori,fi che effe treccie facevano acconciatura,& baia a
i fegni celefti, et la 1>rima rapprefentaua Marzo, et come habbiamo detto,
in cima della tefta fra-* e gioie, et fiori, era il fegno dell'Ariete La
feconda Aprile, et haneua il Tauro . La tet^a Maggio con il Gemini,& il
veftim ento di ciafeuna era di color verde, tutto ricamato di varij fiori, com
anco d'eflì ne teneuano con ambe le mani, Se ne i piedi iti ualet ti d'oro . .
ESTATE. T"1 R E Giouane ghirlandate de fpighe di grano, A La prima era Gi
ugno. Se hauea fopra il capo il (ègno del Granchio • La feconda Luglio con il
Leone . La ter^a Agofto, Se poruua la Vergine ; il colore del veftimento era
giallo, R 4 con*f+ conteftodi gigli •, et ne i piedi portauano fri «alerti
d'oro. AVTVNNO. TR. E Donne-d'età virile, che per acconciatura del capo
haueuano adornamenti di gio;e, cV ghirlandate di foglie di "vice, con vue,
Ót^ altri fi ut ti . La prima era Settembre, et per il fegno haueua la Libra *
La feconda Ottobre con il ScorpioneLa terza Nouembre, et banca il Sagittario ;
it colore del veftimento era dì cangiante rodò, fed et f»mina« infecundas
efficit . La Triglia tenuta dalla finiftra mano in "vna tac^a dì
"vino da "vgual fegno della fterilità . Atheneo curiofe cofe
riferifce della Triglia nel fettimo libro,pet autorità di Platone poeta comico
in Faonedice,che è cafto>,& pudico pefcc, Se pero confacrato a Diana in
quelli verfi . Dedignatur mullus, nec amat -virilfa Eft enim Dianar fiicer,
proptereaqj arre&um pudendum odit. Se bene Egcfandro Delfo nelle felle di
Diana dice, che fé le offèrifce > perche perfeguita, et vccide il 'venenofo,
Se mortifero lepre marino : facendo ciò per fallite dell'huomo alla Dea
Cacciattice, la cacciatrice Triglia fi dedica-. . Ma Apollodoro vuole, che per
edere Diana ftata detta (òtto nome di Hecate Dea-» 1 riformerà Triglia per
fimiiitudine del nome a lei fifacrificalfe: onde in Athcre vi era vn luogo
detto Triglia, perche "vi fi vedeua la ftatua di Hecate Triglanthina*
diche Heraclite poeta nella catena dilfe . O hera Reginaq, Hecate Triuiorum
pnefes, Triformisi triplici facie fpeótabilisi qua: Triglis propitiaris. II
quaf pefee è anco detto da poeti latini Barbatus Mullus, fi come fu chiamato da
Sofrone greco . Ma noi non lo pigliamo per figura della Stetilità, come pefee
dedicato alla Cafra Diana, per la tua honeita continenza : ma perche fé
"vn'huomo beue il vino, nelquale fia (lata Soffocata ia Triglia,diuenta impotente
alli piaceri venerei, 6Cle lo beue vna Donna, come fterile non concepirà, il
che conferma Atheneo con 1* Autoriti di Terpfide nel libro delle cofe Veneree .
Vinum/n quo fufTocatus Mullus fuerit, fi ~vir bibat ad Venerem impotens erit,
fi Mulier non concipiet, vt refert Terpfides libro de Venereis . STVPIDITA,
OVERO STOLIDITA. VN A Donna, che ponga la man dritta fopra la tefta d'vna
capra, laquale tenga in bocca l' herba detta Eringior.; nella man finiftra
habbia vn fior di Narci(ò,& del medefimpfia incoronata, ì La ftupidita è
vna tardanza di mente, ò di animo tanto nel dire, quanto nel fare qualche cofa,
cofi definita da Theofrafto nelli caratteri ettìci, la cui definitone, non è
didimile alla deferittione fatta da Arili, fuo maeftro fopra lo ftupido nelli
morali grandi lib, primo cap. 27. in tal forma di paiole . Stupidus, fé a
attonitus, S: cunda, et cun&os veritus tam agendo, tam dicendo felertia*
expers, talis eft qui in cundis obftupefcit . Lo ftupido, ouero attonito
impaurito d'ogni cofa, Se dognVno \ tanto nel fare, quanto nel dire, priuo d
mduftria, e cale STUPIDITÀ, O V'ERO STOLIDIf A è tale che in ogni cofa retta
ftupido; &T altroue nell'Ethica dice, che Io ftolido d trattiene anco
douenon occorre: fecondo l'autorità del medefimo Filofofo lo ftupido da vn
canto è contrario nel bene alla diligenza, et industria, dall'altro canto nel
tinaie alla sfacciatezza, perche lo sfacciato, è temerario,& ardito iru
ogni luogo contro ogni cofa, et contro ogn'vno nel parlare, òC nell'opetare.,.
ma lo ftupido è freddo, e timido tanto nel bene, quanto nel male, per la
limpidità del fuo animo, e tardanza della fua mente . La Stupidità nelle
perlone, b per natura, b per accidente, per natura è tardo di mente quello,
ch'è d'ingegno groflb, e d'animo timido ; per accadente auuiene in varij modi,
b per infermiti, b per marauiglia, e ftupefattione d'vna cofa infolita, che
s'oda, fi vegga in-# altri, ò-fi proui in fé, ouero dalla contemplatione de
ftudij, ftando quelli cho ftudiano per l'ordinario tanto indenti alle materie,
che paiono ftupidijinfenlat^ attratti ; ìk però meteoria in Greco tanto
fignifica fpeculatione di cofe (ublirni, guanto ftaprditàjOLiero ftolidità.
Sueconio nella vita di Claudio cap.30.vold>» do cipri ì . **!> do
efprimere, che Claudio Imperadore era {memorato attratto Cupido, et
iniConfiderato dirle . Inter cetera in eo mirati funt homines, et obiiuionem,
cv" inconfiderantiam, vel vt grecè dicam meteoriam, chie Aulcpfian, id
eft, ftupi* ditatem, et inconfiderantiam . Superafi lafìoliditJ, ò ftupidità
naturale ccru l'efercitio delle virtù> fi.come con l'otio 11 accrefee,
poiché l'ingegno in quello fi rnarcifee, e diuiene più obtufo, et offuicato
dalla caligine dell'ignoranza Zopiro Fifonomico eflendofegli prefentato auanti
Socrate Filofofo da lui non coJiofciuto guardandolo in faccia difiè, coftui è
di natura ftupido, balordo *, li cir« ;Coftanti, che fapeuano la fapienza dì
Socrate, e che difeorreua con accorto giudicioj et folleuato intelletto, fi
mifero à ridere : ma Socrate rifpofe, non vene-, ridete, che Zopiro dice il
vero, et tale ioero,lc non haueffi fuperata la mìa vi* vtiofa natura con
loftudiodellaFiloiofia, vi e vn detto prefo da Galeno . 7{e MtYcmim ipfe quidem
cum Mufisfanarit. Jlquale fi dice verfojvno,chc fiaokra anodo ftupido, et ignorante,.voiendo
inferire*che è tanto iìolido,e ftupido,ch* •non lo fanarebbe Mercurio inuentore
delle icieu^e con tutee le mufe : talché lo ^efercitio delle fcieni(e,c delle
virtù catto ad aflòtti^liarc l'intelletto, e toglierne /Via la ftupidità, et
ftolidità.. Lacapra tenuta dalia-man dritta è fimbolo della ftolidita. Ariftor.
nel cap. ideila fi fon orni a diceche,chi ha gli occhi limili al color di vino,
è ftoIido,perche taliocchi fi riferifconoalla capra. Quibus autem vino colore
fimiles funt, ffiolidi funt referuntur ad caprss . 11 medefimo Ariftotile lib.
d'animaledice che fé dalla greggia delle capre fé ne piglia vna per li peli che
gli pendano dal mento, chiamato arunco, tutte le altre ftanno, come ftupide con
gli occhi fidi 'verfo quella : veggafi parimenti Plin. lìb. 8. e. 50. L'erba
JEringion, che tiene in sboccala il gambo alto vn cubito con li nodi, et le
foglie {jpinoiè,d« la cui forma veggafi più didimamente nel Mattiolo, et in
Plinio lib. 2 i.cap.i 5. &C hb.22, cap. 7. Plutarco nel trattato,che fi debbia
difputare con Principi da vn Fiiofofo, riferifee, che fé vna capra piglia in
bocca l'Eringio* ella primieraftiente, cVTdapoi tutta la g reggia ftupefatta fi
forma, fin che accoftandofi il Pallore gliela leui di Wca . 11 Naccifo,che
porta nella finita mano, come anco In capo, è finre,c!ic aggraua,&
balordifce latefta, et però chiamati Narcifo,non da Narcifo rauolofo
giouanetto,come dice Plinio lib. 21. cap. ip. ma da Narce parola greca, che
fiarce, perhelanftupore, et tofto languifce: mentre lì ftupiuapareua vn
fimulacro di marmo, come canta Ouidionel ? delle Metrmorf. Ac ftupet ipfe fibi,
'Yukuq; immotus eodem Hiret, vt è pario formatum marmore figmim . Plutarco nel
ter^o fimpofio queftione prima conforma, che il Narcifo fioro Odetto da Narce
parola greca, perche ingenera ne i nerui torpore. et grauez^a ftup.da rpeiilche
Sofocle lo chiama antica corona de gli gran Dei Infermi Ji,cioè de morti.
Narcifum dixerunr, quiatemporem (qui narce graxiscft) neruis . mcutiat,
grauediiiemo^torpidaìn: vnde,& fophocies eum vtterem ma^rorum Dtoium Yéì
fatà 4 federerò!! la firiiftra mano terrà *vn libro aperto >nel quale mici
attentamente* Cótt la ddtitst vna penna da fetiuere > &~ gli farà a
canto vn tome accefo 1 óc^ ttìGalIo'.Gìòùanè fi dipinge i péfaocfie fi gióuafie
e atto alle fatiche dello Audio * Pallido, perche quelle fogliono eftenuare '$
é^ impedire il cotpo, come di lliaftra Giouenale fatira V* At te nóci jrnis
Viuat inipallefcere Catti** Si velie d'habito modeftOjperciochegli ftudiofi
foglioftó attendere alle cote moderate i Sc^ fode t Si dipinge^ che dia a
federe* dimourando la quiete, 6^ sfHduità*che t icerca lo Audio « L*attentione
£>prà il litro apèrto, dimoerà che lo Audio e *Vna vehèrfiente», applicr
tioné d'animò alla cognit'óne delle cofe * La penna,che tiene con la dèftra
mano, fignifica l'operatione S^ l'inten* tìone di lafeiare ì fcriuendo >
memoria di sé fteflo, come dimoltra Perfio/atira primari Scire tùum nihil eft,
nifi té feire hoc alter* Il lume accefo* dimoftràj che gli ftudiofi confumano
più oliojche vino * Il Gallo fi pone da diuerfi per la follecitudine, et per la
Vigilanza » ambedue con uè a icnti, et uccellane allo (t lidio SUPPLICAZIONÈ,
Tacile Medaglie di perone VNA verginella coronata di lauro, con la finiftra
mano tiene -vn cesello pieno di varij fiori, e frondi odorifere» i quali con la
deftra mano fparga fopra d'vn' Altare con gran fcmmiilione, al pie del quale
Altare vi è vn letto con grandi, et varij adornamenti . Hauendo i Komani in
*>lo per^ fupplicare i Dij,i lettifternij, che etano alcuni letti, i quali
ftcndcuano ne i te mpij, quando ^oleuano pregare gli Di), gli follerò DJCESJ'RB
%1?~À~. s*3 Becero propiti j, e quefte fupplicationi, et letcifternij fi
faceuano,ò per allegrezza, ò per placare l'ira ideili Dei, nclqual tempo gli
Senatoricon le mogli, et figliuoli andauanoA i tempi j,.&alli altari delli
Dei,.& alcune volte foleuano anco in tale occasione andare i nobili
fanciulli,,& li libertini, et anco le 'vergini tutte coronate portandola
laurea, li aUerudo {eco con .pompa iiàcri Carri delli Dei, et foleuano
dimandala, fk pregarecon {acri verfi la pace a quelli, e fi ftcn.deuano i
lettifternij approdò gli altari ideili fàei con varij ornamenti, et Ipargeiiano
., come riabbiamo .detto ver di ^odorifere fronda fiori d'ogni forte* et \&
verbene auanti, et dentro delli Jtempij, 5VBLIMIXA D£lLA GLORIA. PONG AS 1
vna,ftatuafopravnagrancok)nnafr anco mediarite la eccellenza delle d/fciplina
militare, s'arrìua alla Sublimità della Gloria; s ò spiai. \ÌTÀRÌE figure fi
poìlono formare fopra ì fofpiri ;perche vari) fonò gli af* retti dell'Animo, è
le paffionf,da quali fono fomentati . Nafcono i fofpiri dalla memòria delle
afrìittioni,& pércolTe riceuùte.dàl pentimento de* falli còmmeffi,del
tempo, et delle accattoni perdute, dalla rimembranza dèlie reÙ^ fcìtà pofledute
; dalle berturbationi prefenti per il dolore, e deììderiò di qualche
èóiàjtalffònoì foipiri degl'amanti, che fofpirano dal defiàerio della cola
amata l dal defiderió di gloria, et di trouare -vn fublìme ingegno fimile ad
HomèJOj chi cantane le fue lodi fofpirò il gran Macedone . Giùnto AlefTandro
allafamofò tomba Del fiero Achille fofpirando dille ', O fortunato, che fi
chiara tromba Trouafti, et chi di te fi alto fcriire^ », Ne (blamente da'cafì
paffati, et prefenti li fofpiri deriuano » tria anco da'faturì, poiché
dalTopinione,e timore de'mali auuenire,che la perfona fopraftar fi «vede
fofpira ; ne Tempre i fofpiri fono veri, alle volte fono feriti j come i
fofpiri delle meretrict,^^ delli falli traditori Amici : Alcune volte fono per
accidenti d'infirmiti, alcune volte quafi naturali, per vna certa
confuetudine,ch'elTer £iole in quelli, che fpeffo fofpirano, dal penfare alli
negotij,& a gli ftudij loro,fi come fpciTo Virgilio fofpirar folea( per
quanto narra il Sabellico, lib.7. capito* lo quarto} onde e quel faceto motto
d'Augufto, il quale fedendo in mezzo a VERGILIO VIRGILIO che fofpiraua, et ad
Horatio,che come lippo patiua di lacrimatione ^'««cKi/uaddinwndato da vii'
amico,che cofa faceua,rifpofe,feggo^ra le 1 acri* ' mei* . 27 s **j>
frpfpiri Se bene qui li fofpiri fono dalle lacrime^patati, nondimeno,1 pianto è
fempre col io! piBo accompagnato, peto con molta gru» gli amorfi Poeti fpeflb
l'vnifcono J U Montemagno co-etaneo di PETRARCA. Mille lagrime poi, mille
fofpiri Piangendo fparii Il Petrarca ifteflo Quel vifo liete Che piacer mi
facea i fofpiri,e'l pianto jMonfignor della Cafa . Et gì? non haue Schermo
miglior, che lacrime, &^_ fofpiri . Jlmedefimp p non ^han loco
Lacrime,& fòfpir, iiquì ò frefehi affanni > Si pub ben fofpirar fen^a
piangere, ma non piangere ferina {pfpirare, nt&> -gonp a punto le
lacrime con i fofpiri, come pioggiaj&Tcatoinfiemc^^Bemi^ Et nubi lofo tempo
Sol l'ire, e*l pianto pjogga, iJoipir -venti, Che moac (pefìfo in me ramato
lume . ' tOgnì fofpìrodi goal forte fi :fia, figurili alato nelle tempie, 6airo
: nella fi niltra poi pongali cofa atta adenotar Metto, per il. quale fi
fo/pira^ che M quefto.ifteflbnoftro libro pender fi può £ fùoi luoghi
particolari,jquali però non accade ripetere . AI fofpiro d'infirmità ppngafi
nella finiftra vn ramo.d'Anemone,perche feri jleOroEgìttio ne i fuoi
gieroglifici, che gli Antichi per queft' erba fignificauaHP la malati» 5 £à il,
fiore purpureo, belIo,ma poco dura iliìorc^ et l'erba, et per quefto denotauano
i'infirmità.. Il fofpiro quafi naturale nutrito da -vna consuetudine,,
effendp^glifpetie di malinconia hauerà in xapo vnaghirlanda d*4&?ntio,
alludendpquellp, che au e^uefto propofito dille il Petrarca.. Lacrimar fempte è
il mio fbmm.0 diletto,J1 rider doglia, il cibo altcntio, e tofeo. 3i che quella
perfona,cne penfàndo allinegotij,e ftudij,eche,coittinuameHte fofpirando ftà
malenconico,per rimedio di elfo fi rapprefenterà,che fia per la man fini/tra
congiunto con la delira di Bàccoi, chetali' altramano habbia la-, fua lolita
ta^a, percioche altro temperamento nota ci è^ che vn'allegiia di cui n'è
{imbolo Bacco da Poeti, 6C Filofbfi tenuto per .figuràdi fpirito diuino.&T
fublime intelletto., Difilo Comico in Atheneo lib. fecondo chiama Iacee (che
col fuo liquore rallegra il cuore ) làpientiffimo fpaue, Amico.a prudenti, é^
anicnofi, il.quale efeita l'animo degli abiettix& 'vili, perfuade.li feueri
a rìdere, | i poltroni apreadere ardire, et i timidi ad.eiTer forti.
Prudentibus, ac cordati? omnibus amiciffime * Bacche., ata^fapientiflìme,;
quam.fuauis.es.. v Abietti magnificè
vt fentiant, de fé tu folus efficìs; Superciliofis, et tetricis perfuades vt
rideant : il, Jg^auis vt audcant : vtfortes fi nt timidi. Si €ke. é?4 Cherernone Tragico afferma* che col
"vino fi concilia il rifo, lafapien^a, fa docilità, Se il buon configlio :
non è marauiglia, che Homero nella nuoua Iliade induce pes/òne di gran maneggio
nella dieta Imperiale di Agamenone Imperatore, auanti fi configli, e tratti di
negotij militari, farfi molti brindifi i'vru l'altro idb poi tanto più è lecito
a perfòne di ftudij f fpetialmente a Poeti, dey cjuali è Prefidenti Bacco;
fcriue Fllocoro,che gli Antichi Poeti non fetfipre can tauano i Dithirambi : ma
foto quando haueuano beuuto : all' h ora infocando Bacco, ouero Apollo
ordinatamente cantauano odafi Archilocho . Bacchi Regis canticum elegans
Dityrambicum aufpicàri feio, Vini fulmina percutfa mente . Pero Demetrio
Alicarnafièo fotto il titolo di Nicerate chiama il vino cauaf* io del Poeta,
ferina il quale non fi pub far viaggio in Painafo . Vinum equus eft lepido promptus
veloxque Eoetej Si potantur aqux nil paris egregium . Più Volte riabbiamo noi 'veduto eflcr confolato con
òttimi,* coldiali vini d* Amici Torquato Tano,cfie era (èmpre penfofò,pieno di
ma!eneonia,e fofpiri» Al fofpiro finto delle Meretrici,• et delli falfi
traditori amici ftrìnee infieme i nerui del petto, fi diftfmge, et congela»!
cuore:cofi a*. line hfg 'amanti, oper troppa gclofia,che reftringe Iota lo
fantt*» ree trop o anTor Amore, cheWiil cSore, concepifconopaffiom u w che
fouenteWorzati a trar fuora dal petto lorofofpiriamme.am.Me.de q«»l' P^co»(t
gì* Amanti, il Petrarca. Pafco il cor di fofpir,ch altro non chiede. Rerb gli
fuol chiamar hot dolci, hor foaui,&TerchL'^Jmatox?Q(|utney& l'inquieta
conditione degli Amanti» cWqttòn*: tJ^UJW^^ più portano la mente' cinta d'acuti
mirti, cioè c^e' penììen a.mjorc^ ; ne quali s'imbofcano, e per quali'
ftangendoje fpfpira^ in qutfta vita vn perpetuainferno ri'amòroiopenfiero, che
hanno in tefta fomminifTra loro materia di' fofpirare prefa da ogni minima
cofani* rimembranza d*^nauolifaconfurnav fe,^diitrqg^erev M . Ardòmf, et
ftruggò ancor, com' io folia :' Làura rjùvolue : Sc.Con pur quel ch'io m'eraV
Qui tutta humije^qìii%ivi(li a,ltera ; Hor afpra,riot piana^nor dilpietata,
hofpiav Et quel cHefegue per fin l'vltimo terzetto1. Qutdiffévna parola
*>*K^ quìfbmie:' Qui càngio'! yifo . In quefti penfier laflb lSlott£,&
dì tienimi il Signor rioftro Amore ". I] veder luoghi, doue con diletto
habbiano veduto vna volta lalordama g$ fa (pfpirare: Il Petrarca rimirando
l'amenità di Sorgale le acqucdentrodequaiIlla fuadonria'ignuda
viddé,fofpiVarido,così cantò .• Ghiarejfreiche^ó*^ dólci' acque' ^.^ Que le
belle memorai. jPòife colei,cheTo la a me parDònnly Gentil ramo, -oue piacque
fCort /olirmi rimembra ) A lei di far al bel fianco colonna. EopSmtìntfd;^
g£>efofpira_,.. Io ho pien di (ofpir qiiéiV aer tuftby D'afori còili
mirandoil dolce piano ? Oue qacque còlei,ch'hatfendo in mano' Kil o covi in (ù\
fiorire, coronata Mq*,ro,ch* gemmeingran copia, nella deftra mano tiene 'Vn
pallone, et nel Ui?ojftra "\tnoTpecchio,.ncl quale.miri, 6C contempli fé
ftcfla . La Superbia, come dice San Bernardo, «
^n'appetitoolifordinatodellapro!" pia eccellenza, cV^.però fuolcadereper
lo fatine gli animi gagljatdi,&:.d'ingegnoinftabile, quindi è che iì
dipinge bells,& altera,©^ riccamente -vcftita.,. fio {pecchiariì dimoftra,
che il fupetbofirapprefcnta buono, ót"~ bellq,v" '=•• .Acadt-r ~và
chi troppo in alto {ale-.. ' ìl^eftimento rofl, ci fa conofeere, che la
Supe*bia$troua particolarmente ne gli .[vuotami colerici', &^ fangmgrfi,
lùquali (empcè frmaftrano alteri, sfòrrjtfKroiì mante-rière tjueftd.Opiriione
di ft ^itejTi.còn gli ocnattienti citeriori idei' corpo £ ? •,;•> ? ; La
Superinone è natadalla Tofcàtfa, la cjnale da Africbio libr. 7. ehiamafi -madre
della hiperllitione . Neq; genitrix, S: mater fupérftitionis Exittuia opi-monem
eius ncim M famam r è horniriata fuperftitiòne dalla vece fuperftice latina,
che lignifica fopauiuente, Onde Marco Tullio nel 2 . iib.de .nat.DeoS 4 rum,
.&• SVPERSTIT1O ti È* rum, dke,che fi ftìperftitiofi fono cori
chttmau,pefche tutto il dì pregano Dio* che li Tuoi figlinoli fopraui uano a
loro j ma Latca litio fir m iano lib. 4-cap 2 8 .dice, che quefti non fono
iiipctftitiofi, perche ciaicun© dtfìdera t che* Cuoi figli foprauiuano, OC
quelli chiamaaa fnperftition, i quali riuefiuanola memoria y che fopraftaua de
morti » onero quelli, che fopraui (luci al padre, Se al Ta madre tene uano, 5c
celebrauano le immagi ni loro in cai 4,come Der penati : lmpercioche quelli,
che pigliauano nuout riti y oche in luogo de' Dei honorauano t morti, erano
chiamaci fupef ftitroft . Religiofi poi chiamane cftieHi, che hpnorauano i
Pubblici, Se antichi Dei, et ptoùa eie Latiantio da quel veri© di Vccgilio nel
lib . 8. dell'Eneide . Vana fuperttitio, veteromq; ignara ©eorurn » Meglio di
tutti Seruio,fopra il detto ver(o,dice che la iuperftitione ì vn fuperfluo, 3c
feiocco timore nominata ftìpe riti t ione dalle "vecch e, perche moke
foprauùTute, dall'età delirano $ Se ftoitt fono % onde per tal cagione
"vecchia U dipingemo . E chiara . *8t flt chiara cofa è,che le vecchie
fono più* fuper ftitioie >petche fono pia timide, ti Tiraquello nelle leggi
Connubiali pare, p.dice che le vecchie fono fpctialmen te dedite alla
fuperftitiune, et però Cicerone in più luoghi la chiama Anilo » riputandola
cofa particulatc da vecchia, quindi è che le donne fono dedite alle
ftregonarie» et alla magia, arti familiari alle donne» come dice Apulco nel o,
lib. del fuo Afino d'oro * Le ponemo "vna Ciuetta in tefta, perche e prefa
dalle timide, e fuperftiofè perfone per animale di cattiuo augurio, &c come
notturno è fatto (imbolo della morte nelli Gieroglifici di Pierio Valeriano, il
quale dice, che col canto fuo notturno fempre minaccia qualche infortunio » et
narra l'infelice cafo di Pirro Rè de gli Epiroti, ilquale reputò per fegno
cattiuo della fua futura,e ignominio fa morte,quando andando a efpugnare
Argo,vidde per viaggio vna Ciuetta pò nerfi fopra l'afta fua, impcrcioche ne
fcgni,che giunto a dar Palìàlto fu leggiermente ferito da vn figliuolo d'vtìa
veccniarella, la quale vedendo da alto.che^, T>irro perfeguitaua detto ftìo
figliuolo, gli buttò in tefta vnà tegola co tutte due le irùni,per ilqual colpo
cade morto, et quefta è fuperftitione a credere, che tal morte dì Pirro futTe
agurata da quella Ciuettà JPer il medefimo rifpetto fé le pò re aili piedi il
gufo, et cornacchia animali, che foglione ellcre tenuti di male augurio da
fuperftitiofi ancor hoggi, della Cornacchia Vcrg. Eglola prima . Saepc finiftra
caua prafdixic ab ilice conix « Et Plinio la tiene per augello d'infelice
canto, quando nel x. li. ci 2.dice di lei. Ipfa Ales cit
inaufpicata'garrulitatis* Del Gufo neirutdlo loco, dice Plinio,che è animale di
peffimo prodigio» Bubofunebtis j òC maxime abominatus, et piùabaflo. Itaq; in vrbibus aut omninoin
luce vifus, dirum oitentum eft . L'iiteiìo
riferifee Ifidòro arrecando li feguenti 'verfi d'Ouidio nel 5. delle Metamorf.
Ecedaque fit volucris venturi nuntìalu&usj Ignauus Bùbo dirum mortalibus
omen « Nel Confolato di Seruio Fiacco, et Q.Calfurnio, fu vditO cantare -vn
Gufo ìopra il Campidoglio, et aliborà appreflb Ncmantia le cofe de Romani
andana,"0 rna!e«&percheera cofi abomineuot«concetto,narra Plinio.che
nel Coràenttò nellaw penfieri .,. ihabbia da eiiere da qualche fegno,il quale
naturalmente non paia denotare tìmil co(à, dico naturalmente, perche ci fono
animalità' quali naturalmente fi preuedo yna concerne la ficura tranquilliti
del mare dall'Alcione *il quale augello fi il nido d Inuerno, cV^ mentre coua
per fette giorni, ficuramentc, il Ma*e ftà tranquillo, di che n'e teftinoonio
Santo Ifidoro. Aicyon pelagi volucris difta quafi ales Gceanea, eo quod Hyeme
in ftagnis Oceani nidos facit, pullpiq,-educir,qua excubante fei tur
extentoarquorepelagusfilentibusventis continua feptem dierum tranquillitate
miteicere, $C eius feetibus educandis ©bfequium rerum natura prabere. Et perciò
Plutarco de Solerti» Animalium djce,che niuno animale merita d'eflère più amato
di quefto, Alcyoni auterru circa \St JCONO LOG 1*4 trirca 'bramarti partenti
totum mare Deusflu&uum,c^ pluuiarum vacm £r*bet, vt iam alitici animalfit
nullum,quod homines ita merito ament:hui ma da Ciuetta» -CornacchiaGufo5&
altri animali non.fi può ién^afupei itirione predirebenejO male aIcunOj«oa
hauen.doefftnaturaUttfakunacol bsne, o còl m al e,jchejci:ha,4a venire, mali
fiìperltitiofi timidi attendono a leggerezze limili,
&:moftranod*hauereil,ceruello di Ciuetta, che in tefta alla fupeifhtione
habbiamo pofta,.e d'euere.come inienlàterCor.nacchie,e come Gufi goffi»
&fcÌQCchi, che li;ftannofint0rnoal[ipicdi,poiche pongono i Ioroftudij,e'
penifierì fopra di quelli, et fondano fopra loro.cofi vane ofieiuationi . Onde
Budeo nelle Pandette, dice, Propterea factum, ^tfuperftkioproinani etiam
obiervuafione ponatur,; amentis eft enim iùpetftitioneprejceptorum.contra
naturasti caufe trahi,. An^i Santo Ifidoro non iòlo tiene tale fuperfticione
infenfata, OC vana, ma anco teputa.cofa nefanda a ccedece^cHe Dio faccia
partecipi de* Tuoi difegnì le Cornacchie, Magnurfioiefa^ ha?. credere nvt Dms
confilia fua corni cibus martdet % Porta al collo mókijpoli^mi,»elfcndo
coftume.di pedone (uperditioie, timide di -mak^ortaoo^d'cllo caratteri -. lettere^
parole perianjtà, perarml, per Ì5fuggire;pericoliv&'/per altre co/e
à'qualinon poffono recare giovamento alcuno, perche non hanno rvirtù, ne forila
alc«na . MapiaceUè.a Dio,che {insili fuperlHtiofe cofefullèro eftirite con la
gentilità; poiché tuttavia ne fanoanco.traVCniwJjtiam, ne fnatacwfto di
quelli., che -aggrauano bene ipello il peccalo deHa fuperititione
con'&tuirfi in co'ry he non fi conultne4.cl1e
paroJedella'fiLrictura^crajlequaliffi dauerio portare /tjmpHcemente per d
uotione, .come Ci "auuertifoe nel Manuale dclNauanro i
Qui,confulunr,fingunc, ve) por-..tant c'urn certa fpe. quedasn^nominalltiipti
ad aliquid habendwn, vei ftfgien dum peceat mortaliter,ex quo metti
fairoSifibiDeosimagina* tur, quos veneietur, aceolàt, «fcgle&o interim
vnius veri Dei hoDore,& cultu,* Impius autem eft,qui nuUòs omnino Deosselte
cre.dirjl che ficonfontìa coldct to di Seneca', citato dalBeroaldofbpra
Suetonio nella-vka d'Qthone cap.4. Superftitìo eft error irtfanus; » fupedtkio
autem nthil aliudeft5quarhfalfi Del cultus, 6lit Deum,icarupe*ftiuQyiolat.
Talcofa deuefi tanto più abbonire da ogni Ghriftiano» quanto che ècefta-me
deriuato da fugerikiofì Gentili y fi com&conita-appiciro antichi Poeti ..
Tibullo nella feconda elegia?. Et me ltiftrauit taedìsV(Dilidio nel 7. della
Metamorfosi .• 1, Multi fidafq; faces in folla fanguinis atra1 TingitycVf
infe&asgeminiisaccendkin aris, Terq» fenem fiamma,tèr aqUa,ter lulphute
purgat.£c Luciano nel dialogò dì Menippo. Medio nacl:Ì&
(ìlentioad'Tigridèrarfte Mimiarn duce»s^urgàuk,r1mularq^abfter^tyfaceqy;ilRiftrauit
. Più a baffo . interim accertarti faeem tenenr, foàttd amplius iam fummiuo
rnurure, ied Vocexjuaift ppteratmarima clàmitans funul omnes conuoeat
Erynnes,HecateniiQ#arnaSb;e:*£eètamq;Proferpinam .. Ellendó già laGfhtilki
fpentadàl>. l»«eteite^&iì»lu*ìr«:»iuc« del noftro Saluatore, fpengan
anco in tutto,> et pet tutto da noi la di lei petnkiofa, et • infèrnal face
della fuperftkione» La religione hon'oraA ©tìerua ii culto diti ino, la;
fuperftitione-violà il culto di Dio ; il reiigkjfo dal fuperftkìofo con quefta
diftintion* fìdifèerrte y il-lupetftkiolb Ha pautfa'di Bio,ma il Religiofolo
teme con riuetèn^a come padre,non Gorne nemico, bellini m-a diftintione.pofta
dà Budèo iópra le Pandette, per*au> tonta di Varrone . Quale autem tlltìd
eft crucd Vario rel/giofum a mperftftipfo ea dillin* tem vereri 'Vt
parentesynon vf hoites tirtiere.Grrei fnpcrfti rioia étti dindèmo-i 'niam
appellarti, et dindajmonas fuperftkioios, abinconiulta, et ablurda diui-, ti£
potenti» formi di ne, huiufmodi meticuios . Scrupulòsnunc appaiane non
'•jitìepro verbo,& inde fupeTmfiofos fcrupu)ofòs,inctVenirr) iempei?
aliqìiid,^trod .itìoaleeos habeat, &fanquaitì lapillus. ideftfcrupulus
incalcé^,f4entidem pun&ket ; Si che li fuperìfcitiofi per tal
fpauento,ch,harm^dd)a^etì^4i«iaa> 2Ì+ fi penfano d*e(Fere giuftamente
timorati di Dio, et ardenti nelfa baona religìone » ma s'ingannano, perche
totalmente fono agghiacciati, et freddi nel culto diuino cofu etti dal gelido
timore,che hanno, impercioche non bada adorare^ Iddio per timore, ma fi deue
temere, et amare infieme, et con ardente amore hanorarlo, àC riuerirlo : Ancora
li tiranni, et huomini facinorosi fi temeno . cernendoli non s'amano, ma fi
odiano» cVT* con tutto ciò per timore fi fa loto honore, ne per quello quel!'
honore è volontario dato di buon cuore, perche.* non il porta a quelli amore,
ma Iddio fi deue ben temere, ma con amore, do* uendo noi conforme ai principale
precetto dell'ardente cariti amare Dio fopra ogni colà ? Onde li fuperftitiofi
temendo, &^ non amando Dio,ancorche per tal timore esercitino digiuni, et
s'occupino in oratione, 8e altre religione opere,non per quello fono ardenti
nella religione, fi come in apparenza raoftrano d'elTere, ma fono più collo
fpenti, e morti, «(Vendo priui del zelante amore verfo Iddk>,contto il quale
per timore còmettono facrilegij bene fpeiTo,feruendofi di cofe facre, SC
benedette in empio» Se mal adetto vfo applicandole a loro fuperfticioiè
imaginationi per fuggire quel che temeno, o per ottenere quel che defiderano
per commodo, &? vtil loro in quella vita mortale j Onde con moU ta ragione
il Tiraquello dice, che s'accolli all*Hippocrifia, an^i Bude » aflèrifee nelle
Pandette, che fi piglia ancora per PHipocrifia . "Ponetur etiam a do&is fuperftitiaproeo quam
he/efim vocamus. Plutarco nel trattato della fuperftitione
proua, che per il dannofo,vitiofò, Se fpaucnteuole timore di Dio chiama* ta da
Greci Diddemonia, li fuperftitiofi fieno nemici di Dio é Neceffe eli
fuperftitiofum, &^ odilfe Deos, Se metuere, quid ni enim, cuoi ab ijs
maxima fibi illata e(le; illatumque iri mala exifti medium qui Deum odit»&
metuit eiui ed inimicus, Ncque interim mirum ed, quod eos timens adora t ac
facris veneratine et ad tempia alTidet, Nam tyrannos quoque coli ~videmui,&
faiu. tari,ijfq> aureas (lataas poni ahijs, qui tacite eos odcrunt,oderetur,
et execra» runt,e nel medefimo trattato prouaxbc li luperftitiofi fono piò
empi) degl'empi}, e che la fuperlUtione è origine deli'impietà ; dimodo che non
pollòno elicla altrimenti ardenti di zelo di religione ancorché moftrino
d'edere infiammati nel culto di ella, eflendo la fuperlUtione feparata dalla
religione,coroe proua Santo A golii no de Ciuitate Dei. lib,^ cap. 50. Se a
lungo ne difeorre per tutto il (erto Hbr, impercioche la religione ollerua il
"vero culto, Se la imperlimene il falfo . dice Lattando Firmiano. Nimirum
religio veri Cultus eft#;uj erftitio falli . Habjbiamo pollo (ateo il medefimo
braccio finiftro, che tiene la Candela accefa,il lepre ver fa il feno» per inoltrare,
che il zelo apparente di religione del fupetftitiQiò è congionto con il vietalo
timore, Se lo tiene celato dentro del (uo feno, del qual timore né fìmbolo il
lepre, che le ftà nel lato manco del cuore, ellèndo che ajli timidi
luperftitiofi palpita il cuote,comealli timidi lepri ; Cornificio poeta,
chiamar foleua i loldati p-urofi, che fuggiuanojleporcs galcatos » lepri con la
celata, ESuidarifecifce, che li Calabrefi da Reggio erano, come timidi,
chiamati lepri Timiduraanimalculum eft lepus: vnde Regi ni lepores dicti funt.
tanquam timidi, olcré di ciò'» timidi fupcrllitioij, quando s'incontrano per
viaggio in "vna lepre la iogliono pigliare per male augurio, et tenerlo
per . sSj iti finiftro incontro, onde è quel veifo greco riportato da Suida*
Phanis o lagos dyftychispij Cribus Cofpcclus lepus infelices facit calles .
t/incontro del lepre fa le ftrade infelici. Nella man dritta tiene vn circolo
di fte!le,e d; pianéti, ver fo li quali tìfgua*-da con timore* perche, fecondo
Lueretio'* la fuperrtitioneè vn fupcrfluo. e vario timore d'elle cofe, che
Iranno fopradi noi, cioè rìe!?e celeri, edcliediuine Autorità allegata da
Sermone! luogo fopra citato,* Secundurn Lucrelium Superili tio eft
fuperftancium rerum, id eft Otlefiium, et diuinarum, qu;e fuper hosftantinartis
j et fuperfluus timor.* ^propiocoftume de'tupetftkiafi di haUere timore delle
Stelle, Coftellationi, Ò(T fegni delCielo,& di regolarli! con li Pianeti,
Se fate vna cofa più torto di Mercordì, e Giouedì, che di Venerdì, àC Sabbato *
Se più d'vn giorno, che d,vn'altro,& farla àllhora,che con ordine
retrogrado fi deputa al giorno del pianeta, che corre ; del quale errore n'è
cagione l'Aftrologià, dallaquale è deriuata la fupcirtitionc;(l coinè afferma
Celio Ho digihO lib. 5iCap.3£>. per autorità di Varron«_, Ex Aftrologice
porto finii prò fluxille fuperftitionù omnium vanitates, locupletiilìmus
au&or Vartc teftatur, Ma li timidi fuperftitiofi, ladino pure la vana
fuperftitione, et il vano timote, che hanno delle ftelle, coftellationi,
Pianeti, ót del li fegni » che nel Cielo ùpparifeono, poiché non poflonoa loro
fare, ne bene, ne male 6^ dieno pit\ torto credenza a Dio padre della verità,
che a gli Aftrologi figli della bugia » il quale in Gieremia cap.x. ci
ammonifcrjche non li temiamo . luxta vias gentium nolite dìfcere, et a fignis
Cedi nolite metuere, qua? timent gentes» quia*» leges populorum "vana iunt
et poco più abaflò Nolite ergo timere ea, quia fìec male poftunttacere, nec
bene : 6C però San Gregorio nell'homi! i« X.dillè Neque enim ptopter rtellas
homo, fed ftella? propter hominem faéte funt. L'huomo non è nato per ftar
fottopofto alle influente delle Stelle^ ma le ftelle^. fono fatreper feruitio
deirhuomo . §fRAfAGEMMA M1ttfARI BelSìg. Giouarmi Zar aitino Cafiellinot, PÌN G
A S ì vn'hùomó armato, che porti in teftà né* Cimièro quefto mot to Gre co,he
doloihe bibhìiterrà lo (tocco cintò al fìhìftrò lato, e dal braé* ciò firiiftro
-yha rotella, rieliaqùàle Ila dipìnta yna ftahòcchià>ché porti in bocca per
trauerfo vh pe^zò di canna -, incóntro ali* HidrÒ animale aquatile fatto a
girila di lerpéiìlquàle con la bocca apèrta cerchi diùb'rarla » apjyo'ggieià la
mari Vlèftrà al fiancò toh braùura, gli federi préilo li piedi da vh canto vn
Leopardo ardito con la tetta àlca,& ih cima del Cimiero pongali Vh Delfino^
Quèfta figura è totalmente contrària ài parete di Alefiahdrò Màghójiìqual*
àbiYorrì oltrambdò !ó Stratagèmma, et perciò ertendò égli perfuafo da Parme*
hiónè, che àffàlràile àH'improdifo li hemici di hotte,rifpofe,che tra brutta cofà,
ad vn Capitanó.rubbare la vittoria;, e che ad Vh AlefF. fi cèuenrua vincere
lenita ihgàn. ni. Vielor iam furati^ ihCjUititurpe tft rfcahifefte>ac fitte
"dòlo Alesati dtutfi sincere STRATAGEMMA MILITARE, "vincere oportet,
riferifce Arriano ., non ottante quefto altiero detto eeniìderando, che
Alellandro Magno hi nelle attioni fue precipitoio,& hebbe per l'ordenario
più temerità, et ardire,che «irta di fattela, la quale vuole eliere congiunta
con la prudenza, Se col configlio . Habbiamo coluto/ormate la preiente figura
de lo Stra.tagéma,come atto conue»icnte,an^i necertaxioad y.n Ca pitanio, al
quale s'appartiene non tanto con for^a, et brauura eipugnareii nomici, quanto
all'occorrenze per la falute propia della patria, 8^ deirefercito fuo fuperarli
col conleglio, 6C~ con l'ingegno, nel quale confitte lo ftratagem* ma : perche
lo ftratagemma non è altroché 'vn fatto egregio militare trattato più col
confcglio,& ingegno, che eoa il 'valore, ciotte, impercioche forte^a e (è
alcuno con valore combattendo, lì nemici vince : Conieglio pofeia oltrc^ al
combattere con arte, *& con aftutiaconfeguir la "vittoria . Fortitudo
enim e&Jì quis rubare pugnante* hoiles deuincit : Confiiium vero extra
prxlium. arte, BICESA%E%IPA. tS7 ite i atq'ie djlo Vi&oriam àdipifci : Dice
Policno Macedonio ne! proemio de ;li (boi ftiatàgemmi, Autóre greco molto
graue* et antico, che fiorì nel temidi Antonino* 3^ Vero imperatori, dal quale
hanno apertamente rubbato rèrti Autóri volgari de i noftri tempi * Soggiunge il
medefimo Autore,che la^. jnncipàl Fa|>;cn^i de* fingulari Capitante
certamente lenivi periglio acquiftar a ^vittoria, ottima cofa è poi andare
ìmaginaiìdo qualche cofa » accioche col >iuditio,é configho fcorgendò auanti
il fine della battaglia fi riporti la v teoria . Dptirhum 'vero eft ( dice egli
bufando il tefto greco, per non arrecar tedio) in pfa acie quiddariì machinari
j~vt cohfilio prsueniente finem prxlij *"viófcoria-> paretùr . Ilche
pare ancona nfe perfiiada Hsmerò* che (pelle volte dice, he dolo he bijphi j
feu dolo,] féu vi ; cio^j ò con ingannò>ò con for^a, e quefto è il mot co,
che habbiamò poftò fopra ii Cimiero del noftró Stratagemma, che pari mente fi
lègge in Potieho, dal cui detto fi deiiua quello di Vergilio nel 2. dtlle
Eneide in perfoha di Coirebo * Mùtenius Gypeos ; D^naUmq; infìgnia nobis
Apteiiius dslus, ah virtusj quis ih hofte reejuirat ? qtt Vfi dice dica
procuriamo pur noi di cótìfegùir vittoria con tal ftratagemma, mutiamo gli
ftud; j, accoramodiànci gli elmi >& l'infcgne de' Greci,* chi poi
vorrreUàle alla forìa, 8^*vnoftraìagemma 01'dfto prudentemente, fuperagran
copia difoldati,dice Euripide in Antiope. Confilium (apientér initium multa's
maiius vincit : impetitia vero cum multi cudinte defcerms mahim eit,& il
medefimo in Bolo . Exiguum eft 'viri xobur, prarualeat autem aiiimi induftrià,
femper enim virum imperitHm>& robufturn corpore min'u's timeo, qUam
imbeciUem, et veriatum . Veggafi circa ciò il fermònè 54, di Stobeo, doue ci
fonotnolte fentenzo in fauor delio Stratagemma, Quindi è.che Lifandto e(fendoglÌTinfacciato,che
con inganni facell'e molte cofe indegne, ri'fpoie,che quando non baftaua la
pelle del Leone, faceua di meftièrò cucirla con la pelle della Volpe,* Vbi
Leonina pellis non fufrtìrit,j;bi adfuer>da«eft Vulpina,dice Plutarco negli
Apofcemmi,volendo inferire-, che dduenoh bàftando le forze ydeuòno
fupplirePaftutie de lo ftràtagemma ; Ij primo che ì'^vfàlìè tra Greci
yrirerifee Mienofu Sififo figli uolo di Eolo, il fecondo Autolieo figliuòlo di
Mercurio» il terzoiPròteo, ó\^ il quarto Vlillè che Hcmèro chiamò poylcrétòsj,
cioè vafer, attuto., et dipkVfà th'egiiAÉfib nella nona Odiirea Guanti ^eflere
àftuto,^ fraudolente. Sum Vlyfles^aertiadesjquì òmnibus dolis •Hominibus curi
fum,vtmea gloria cejum àttingifc Vlillè io fon del granLaertc figlio, Che per
gl'inganni miei, de' quali abbonda Dillimàfònoatuttiglìmortaliv, E la mia
gloria giùnge Minò al £ièh>. Mutiffi tuo Capitano fu anco Ambile Caf
tàgitìefeje moltoleft© inrrirroti& nuoui 2SS noui (Iratagemmi, e come Tenue
Emilio Trobo nella Tua vita, quando non era eguale di for^e,combatteua con
i'ingegno,e congl'inganni,e per venire alTef plicatione della noftra figura,
rapprefèntiarno lo ftratagemma turco armato perche iìafì ilCapitanio inferiore,
o fuperiore di for^e,(ìafi egli per combattere con for^a,o con inganni, fa
me(tiero,ch'egli fia Tempre prouifto, onde Cinctuti, acciw&i,&
pra?cinóri Milites : detti Tono quelli "vaiorolì, e vigilanti fbldati che
mai non (tanno fènz'arme, e come deuc fare ogni accorto (oldato, hanno Tempre la
Tpada alla cinturai la mano pronta, ed apparecchiata al combattere fi come
difeinci Tono li poltroni inubili alla militia, di che Seruio (opra Vergilto
nel fine dell'Ottauo, Onde Augufto daua per ignominiofà pena a’ soldati tra
(curati,che ftelfero diTcinti, Ten^a cinta militare diTarmati . RappreTentiamo
lo ftratagemma tutto armato con lo flocco al fianco : perche fiali il Capitano
inferiore,o Tuperiore di forze; fiali egllper combattere con forza,o con
ingannila me(ricre,ch'egli (ìa Tempie prouifto; onde è che da latini cinéti
cinétuti, pra.*cindti,& accincii milites Tono detti quelli 'Valorofì, 6^
"vigilanti fòldatijche ftanno cinti con le lor»armi,eilèndoche ogn'accorto
Toldato deue Tempre tenere Tarmi Tue con Te, la Tpada alla cinta,e la mano
pronta, ed apparecchiata a combattere : per lo contrario Difcincli fono detti
li poltro* ni, inabili alia militia, diche Seruio Topra Verg. nel fine
dell'Ottauo ; però Augullo daua per pena ignominioTa a*To!dati delinquenti, che
ftello diTcinti, fèn» ^a cinta militare, e iTarmati, come indegni di portare
armi : ma caftigati più (etienmentc erano quelli foldati,che volontariamente
per pigri tia,ò dapocaggì* ne hauedero la (là ce le armi, maflimamente la Tpada
. Corbulone Capitano di Claudio Imperadore, fece morire vn Toldato,che Tenza
Tpada» ed vn'altro che col pugnale Tolamente appaila intorno ad vn Baftione,
Cornelio Tacito libr, xi, Ferunt militem quia valium non accinctus, et alium
quia pugione tantum accinóìus foderet, morte punitos . E Te bene rifteflò
Hiftorico non lo può crc«dere,parendogli uoppa Teuerkà ; nondimeno
tengo,cheCorbulone3ilqualpto meua in riformar la militia, pur troppo lo facefle
; ne lo fece per feuerità di fuo capriccio, ma per rigore della diTciplina, e
legge militare j atteTo che era de» bito de* Toldati, quando elfi zappauano, e
faceuano fofTe per fortificare gli al» ioggiamenti del campo, tener la Tpada al
fianco, deporti giù gli Tcudi,c le bagagiie loro fbpra i propij legni intorno
alla miTura de* piedi ailègnata a ciascuna-» Centuria per fcouarla, nella guiTa
che certifica Giulio Frontino, che Tcnllè dell'arte militare, molti, e molti
anni inuero doppo Tacito, ma conTot me alli codumi de' maggiori tratti da
diuerfì Hiftorici più antichi: dice egli nel ter^o hb, cap.8.Scatiuscautem
caftra afflate, vel hyeme,hofte vicino, maiore cura, ac labore fii mantibus .
Nam lingula? Centuria' diuidentibus campidudì:oribus,óc"
principibus,accipiunt pedaturus,& Tcutis,ac larcinis Tuis in orbem circa
propit fjgna difpofitis, cin&i gladio foflàm aperiunt : oltreché corta per
leggi, che fi puniuano capitalmente quelli, che haueflèrp alienata,
venduca,perduta,o lalìata la Tpada. Pauolo GiurifconTulto nel libro delle pene
de' ioldaci, 1. Qui con:-* meatus .rf.de re mi liuti; e Modellino hb.^delle
penejib. 3. rKde re militari, Frano anco cinti d'arme per fine quando pian
tauano, quando poi cenauano con I lon l'Imperadore fciolti, e difarmati, come
narra Giulio Capitolino ned* v uitati (Iellate d'oro ; òC perche diffidi cofa
era nella Corre Palatina trouar chi ì'haueffe prefe, i foldati quieti fi
comporta uano la perdita, ma di nuauoinuitati non voleuano più fciolerfi Le
cinte . Poftea rogati ad conui.um cinedi accabuerunt . Cumq; ab his
qua?retetur, cur non fòluerenc cingulum, «{ponchi fé dicuntur Salonino
deferìmus, atque hinc .traftum moterp, vt deinceps cum Imperatore cin&i
difeumbetent, In quanto a gii animali figurati,prima ch'io venga alla loro
efpofitioncmetv terò in confideratione, che il Capitano per due effetti fi
ferue dello ftracagemma,alle "Volte per faluar feftefibfolamente^iiandoèpouerodifoi^e^en^a
curarli dì fuperareii nemico, riputando aliai guadagno ma ntenerfi in vita
insieme col fuo efferato . Altre volte poi, quando è più potente, fé ne ferue-r
per sbaragliare f esèrcito nemico con rifeluto penfiero di rimanere vincitore $
t quella due effètti fono rapprefen tati dalla natura degli animali propoflhe
pec venire al primo, Racconta Éliano Hiftorico nel primo lib, cap. 2. che in
Egitto la Rana è dotata di particular prudenza » impercioche fé s'incontra
neh'Hi«* dro alunno del Nilo nemico fno,conofi:endofi inferiore di
for^e,fubbito prende vn pe^o di canna in boccale la porta ftretta per
trauer/ò,ondef Hidro non U può inghiottire, perche non ha tanto larga
!abocca,cuianto fi (tende la Canna* ed in quefta guifa la ranocchia con la fila
aftutia fcampa dalla for^a del-Hidro, il quale è ferpe di bella vifta, ma di
atroce veneno, di cui Plinio iib.2.p.cap.4 dice, In orbe terrarurn pulcherrimum
anguium genius ed, quod m aqua "viuif Hydri vocantur, nullius ferpentium
inferiores veneno: fotto quefto effetto cade quello ftratagernma de'Britann^ò
vogliamo dire Ingiefi,i qu3ji ritrouanduft inferiori di Cefare, tagliorno buona
quantità d'arbori, e li attrauerforno molti fpeflì in vna fclua,pet la quale
parlar doueua Cefare,e ciò fecero per impedirgli i'ingrellò ; Vn'altro
ftratagernma vsò /Pompeo in Btundufio turbato dalla ve* nuta, che intefe di
Ceiare, donde Collo fi pani, e per ritardar l'impeto di CeGire, fece murar le
porte, e fece fare fatò a trauerfo le vie, pia ntandoui leoni àgu*' %i coperti
di terra . Il fuo figliuolo ancora Scfto Pompeo in Ifpagnaad A te» uà cernendo
la venuta di Cefare fece attraueifare Carri ver le fede per trattenere
l'efèrcito nimico,«d hauere più tempo di ritirarfi,e foftificatfi in Ccrdotìa
doue egliandò; Anibale fimìlmente vedendoli con dtfauantaggio cMufi qusfi tuli
i palli da Q.Fabio Mzffimo ; lo tenr e a b?.da ruttori giòrnetvénendo poi la
notte iceeh certi (armenti in fu fé corna di moki bouijgJi'muiò yeifo il
monte,ifona!e pettacolo sbigottì di forte Tefercito Rornano,che ncn fu alcuno,
-ch'hau? Ile -ài jire d'vfcirc de' riparie con tale ftratagéma trattenuto il
Campo'nemico. fé ne uggì fèr^a detrimento del fuo effercito.fi fecondo effetto
^quando, il Capitano itrouandofi ptouiffo di for^ma però con qualche
difauantaqcjo.penfad' ki-lire con l'ingegnò,* con l'aftutie indurre Pìnimicp à
qualche paffò nò penf to, Qi girarlo in mediche con fua ficure^i verga a
fotiomctteilo per inaizra !e T alia àpi alla glornfa vittoria : Di ut natura è
il fiero Leopardo, il quale non fidandoft nelle fue for^s contro il leone,
cerca di metterli al (ìcuro con si ratta altutia : fà: egli vrta
cauernaych'habbia due bocche,l'v,na penwntrare, l'altra per vfcìre larghe
am'bédue,ma (trette nel mezzo»quarido Ci vede perfeguitato dal leone fugge nelU
caiierna,oue il leone dal defìderio di trionfar di lui lottentra con tanto'
impeto, che per la groife^a del fuo corpo s'inalba in modo nella ftrettura di
mezzo* che non può andare auanti,ilchefapèndo il Lcopardo,che per la /ottiglie^a
del fuo corpo' palla veloce la buca fatta, ritorna dalla parte oppofuaj dentro
la fbflà\e con li denti,' e iVnghiè lacèra,e sbrana il leone dal canto di die
tro. Et fìc ixpe artépotius,quarrì viribus de leone obtinét vicloriam
leopardus,' dice Bartolomeo Anglico,' De proprie tatibus rerum lib. i 8.capi6$;
5imili aftutié onò di quelli accoréi guerrieri, che fanno dare nelle fue
imbofcate le nemiche iqù'adre,come fece Anibale a Tito SempronoGracco,e Celare
a gli Heluetij; 6 dir vogliamo Sùi^zeri,iquali guereggiando con lui entrarono
ne i confini de ifran^efié de'Romani con numero intorno a ottanta milia,de*
quali io. miiia poteuano poi tat l'armi ; Cefaré Tempre ritirandoli cedeua
loro,vn giorno, i Barbari perciò maggior ndutia prendendo lopetfeguitauano,mi
voléndofi eiii pallàr il fiume Rodano, Céfare non molto inan^i accampò.ondc i
Barbati hauendo palpato cori gran fatica l'impctùbfo fiume, ma non
tutti,volendòhé paffare ancora il giorno féguente, jo. riiilia,quelli, che
erano pafìatì fianchi fonìa la' riua fi ri pof auano * Céfare la notte
afìalendoli * gli vccifè quali tutti>elTendo loro interrotta la facoltà di
ritornarféne per lo fiume ; altri ftratagemrrii a quéfto propoli to recar fi
pòtriano, ma ballino quefti,rimettendo il lefc tore curiofó di faper varij
ftratagemmi al fudetto Polieno, a Giulio Frontino, a quelli pochi dì Valerio
MaflirhOi e di RarTaci Voiaterrano t ed alle éopioie raccolte de* Moderni^ 11
Delfinoifopra il Cimiero,fu irhprefa di Vlitfe autore duelli ftratagernmì,e fé
bene lo por taua nello feudo per grata memoriajch'vn Delfino liberò Telemaco
fuo figliuolo daH'onde,nelle quali era caduto,fecondo la cagione éfpofta la Più
tare© per autorità di ZacintOicd Crirehò; nondimeno potiamo dlre,che ftia be ne
ad Vliile il Delfino animale aftUto,e lcaitro,come fimboio dello flratagethaj
ed attinia conueniente ad vn Càpitanojperchè il Delfino è capo,e Rè degl'aqua
tili,ve]oce,pronto,iagace,ed accoitojcome deue èfltre ógni Re,Gemralé,è
Capitano d'ellerciti; fagace,ed accorto in lapet pigliai partiti in ardue
oceafìòhì t vcloce,C pronto in eseguirli: Ha l'attuto Delfino molto
conofeimento* e confila quando è per ccrhbatttre coi) il C tocodillo fcroce,e
pcfhfera beftia,a cui egli e inferior di for^a* ftnrlo nella parte piti debile
ien^a (uo periglio: Vuol egli dal Mareencrar nel Nilo,il Crocodrillo non Io
potendo compoitare,come le gli oc cupalleil iuo regno, cerca di cacciarlo via
jdcUeil Delfino non potendo con la fòr^a, lo vince con l'altutiàieilo ha fui
dolio penne taglienti come coitelli,e pct che la natura ha dato ad ogni
animale, che non iolo conofea le cole a lui gioueu iaeo fc^ atterriti immergunt
Delphini, fubeuntefque ajuum illa lecantfpina; poiche chiaramente apparifee,che
il Delfino '"vinceil fuo nemico mediante j'a« ihitia, totalmente pernia di
ftratagemma; con ragione lo veniamo a figurare (ìmbolodeirifteflro ftratagemma
nel cimiero in tefta, per dimoftrare la tolleri tud ine., j&iprefte,^a,
xonla.quaJe ne' cali argenti fi .deuexol penfiero immaginare lo Itracagemma, ed
immaginato con |a jnedefima iollecitudine, e-, prefte^a ponerlo in eflecutione:
come ì Delfini, fanno quelli Capitani di giù -ditio, i quali informatilldel
(ito, Se dell'ordinanza del capo.nemjco, i*atìàltano da quella banda, doue
conofeono da più.dtbile, e facile a romperlo, et metterlo in sbaraglio.: emendo
il Delfino minoredi foi^a, e di llatura.del Croeodiflojche perl^rdinariopaila
ventidue;braccia dilungherà, imperandolo, e vincendolo, può feunre perfimbolo a
quelli,ehe (ono.rninoii^di/ion temere i nemici maggiorivd> loro : però
quelli, che fononi più.polto, e di .maggior nerbo _, ftiano auuertiti dinon
andar ta.nto.aItieri perle for^e loro, che_> fpre^inolirminQri, exonbrauure,
ed orgoglio facciano Iqro oltraggjo^perche non vi è
hiuno,per^rande,che.fia,.che,CQn:lo;ftratagernma;giunger non fi po£. fa da
quallluoglia infima perfona. A cane non magno fa?petenetur aper.. 5peflo il
Cignal da picciol can s'afferra,, Piccf^o è èo Scarabeo, jSc^ nondimeno con
aftutia(ì mendica delf Aquila, nella gui fa* che narra 4*Aloiato «èli Emblema,
cento {eifantaorto, piccioloè l'Ichneumone., da «olino chiamato Enidro
animaltttc ornile alla Donnoia, come n'auuertifce Hermolao Baibarofopra Pliino
libro Decimo .capiio fetantaquatt-r© da.alcuniienuto force d'india,^ .pure
quefta .beflioia^ attutandoli nella creta iene-la corsia feccandofcla al Sole,
$C contio i'Afpide combatte riparandocon la coda i.colpi ^finche .con i! capo
obliquo lif guardando fi slancia -dentro le fauci .d'eli* Afpide ; l'itilo
qmndo ^cdeii Ctocod.llo con la bocca aperta ( allettato d*l Rè d'vccelJi detto
Trochiio, che glie la fa tenere aperta, grattandoghela delicatamente, 6C
beccandogli le^ ianguiiughe, come dice Hercdoto, vi fé gli auuenta dentro, gii
rode le interiora, e come acuto dardo gli trapalla ii ventre, donde le n'e/ce
fuora. . T z L'Egidio Wp L'Fgitho parimenti e picciolo augèllo da Arinotele
detto, Salo, da Achille, •Cocchio nell'Emblema .pìl Acanthe, che da alcuni
pigliali per il cardello,deU •la qual differenza Hermolad Barbaro fopra PLINIO
nondimeno fimilé augelletto fi sfoga centra 1* Afino, che trsu li fpini
doucl'Egitho celia, ttregolandoiì* gli guatta il nido, perciò gli fàlt a-» con
impeto addotto, e col becco gli punge gli occhi, 6^ le piaghe, che tal 'Volta
fuole hauere fai cello, 3^ nella fchiena . Il Delfino ancora 'vien Cd* perato
da ~vn picelo! pefee, che per Enigma lo propone Bernardino Ilota n*l* i'£gloga
x. piscatoria \ Dimmi qua! piccioltoelce 1! Ma re accoglie, Che col Delfi n
combatte, et vincer potè* Quarpìcciolpefce fi 'Voglia inferire, non so di
certo, mi iouuien hetiCs cheli Delfino è nemico del Pompilo chiamato anco da
alcuni Mautilio peice picciolo, del quale Àtheneo nel fectimo libro ne tratta
difufamente luogomokocuriofojoue tra le altre dice,. chele il Delfino Io
mangia^, non lo mangia fen%àpen?~; atteioche fubbito mangiato, rimane
addolorato, ed inquieto,, tanto che fianco ed infermo vien ributtato dall' onde
al lito, oue_* diiienta etto preda, e cibo d'altri -, ma fiafi che pefee
picciolo fi voglia . La concilinone è, che li maggiori pottònoettère fupcrati
dalli minori, cmalfiuoglia pec abietto»che fia, è da temerfi, Publio ne i mimi
« Inimicum qtaamuis fiumi lem, doétè efì: metutre v Quelli dunque, che nelle
forile loro fi confidano, nelle proue di crudeltà, € misfatti commetti, &T
fanno del brauaccio, fi attengano di fare ingiurie ad altrui, e credano
pure,che quelli fteflì infilici, ch'elfi hanno fatto adaftri,po£ ibno efler
fatti a loro, e fi ricordino, che ehi non può efler *vinto con egual for^a, è
-vinto con aftutie, e ttratagemmi ; et chi non pub eflere fuperato da 'vno-, è
fuperato da più ; motto che fu detto in Greco a Maflìmino Imperatoi feioce f
che per la Aia robutte^a, c\^ grande tiratura II teneoa inuincibile.. Qui ab
vno non poteft occidi, a rnultis occidkur > Elephas grandis eft, et
occiditur, Leo fortis eft, et occidicur,Caue mulcos, fi fingulos non times . Il
fenfo de* quali verfi porti da Giulio Capitolino fu da Ludouico Ùolce ae*
conciamente tradotto, ma noi lattato c'a parte ogni acconcio, e pompatile
paiole folamente ci tederemo . Quel,che non pub da vn fol efier vecifo i Da
molti ben soccide, E grande l'Elefante, e pur soccide, Fort'é il L eon, ed egli
ancor sWecide, Guardati pur da più, s'vn fol non temi * $en lo prouò
l'infoiente Mattìmino, il quale ripoiandofi infiefflé col figlio lui mezzo
giorno all'attedio d'Aquile* nel fuo padiglione, fu da' ibi dati amnu^DI
CESeARM %IFJ. 293 ammanito colimedefimo figlio » mandatane le.tefte d'aro
becitte a Roma ; uà folamen^e da.moltitudi»e,di persone,,ma da yn jntaigio jblorogni
alto peri©, naggio pubelTere/uperatqjCQme ilCtocodrillo dal Delfino per via di
ftratagem ima . Aod, nel ter.^o de' giudici, portando premènti adfiglon Rè de
Moabiti f iinfe d'hauergli a dir parola di Cedreto, entrato folo dal Rè
lo.percoflè a^moitc*,nel yentrecon vncpltellq,cbe tagliaua d'ogni canto:
caforinoua toaVterapi.no;ftri nel 1 580. da. FraGiacppo Clemente dell' Qxd. de*
Pred. chefotto colore iì sprefentare alcune lettere adHenrico Ter^o Rèdi
Francia,nel porgerle chinaivr idofi a fargli, riueren^a.inginoccbione, lo ferì
parimenti con ynfimile colteli© suel pcttignone;iebène il fuo^ sfai uo,. ed.
egli fu* fubbitp da circoftanti.yccifò, auanti che fpiraiTe ìhRè.
Salirafiìmilrnente l'animofa,vedoua Gjudith alla Patria fuatornò con la tefta
d'HoIor fferne Principe degli Adiri}. Paufania giquane di niuno folpett© (
comedicft* sGiufHno) e'fendofipM ^Ite querelato a Filippo .Rè di Macedonia
del|a~y:ÌQ» iJen^a fattajli, da Attalo, 'Vedendo^tie(il;Rè!nonIo puniua, an-^i
fé ne ridejua»^ inanoraua rauuerfario, lafTato il Reo, prefe vendetta
dall'iniquo G judice, ara.magandolo in. vno ftretto palio lontano dalla fila
guardia . Vna,vepe,f : liberare il figliuolo dal pericolo, butto addotto a
Pirro «ynja tegola,. che/vccife, per .quaJìtonarra Plutarco "vln
^erfi,ano(.aftutam ente. con ~vr?aft:a trafirte-Qiuijiano Apoftata Imperatore
GiopSatt^Egnatio . Perfis(adepto imperio ) feellura Jndixit, *\bi duni
inconfultius agir, Perfce, viri dolo in defèrta cum exetcitu dii-,#us, conto
tratec'tusperijt, Stefano.Procuratore,comefefuireinfermoìCpmrparue col braccio:
fini ftro infafciato auanti;Pomitiano„ImperatQre,ilqua(e rnea Jtreilau aintento
a leggere certi, memoriali,xhc gli diede,fu da luiferito
nell'in;guinagliacon.vn coltello: con ta]e a.ftutja *yn 'Procuratore domò
vnmoftxo di .crudeltà formidabile a tutti pertanto fangue di nobili, eh' egli
fece fpargere;,4i manieracene li-torti,egi1ngiuriofì oltraggi public*, e
priuati fattila' Grandi* vVengono vendicati etiamdio da 'vn mjnjmo folo per via
di (tratagemma.. •Ponemoil De!£no fopra iLCimiero,fi perche il Delfino(come
cofta ne li ge.aials diAleirandro ììb.6. cap»2j . ) fu imprefadi Vliffe Autore
di Stratagemmi^ tae fenza ragione, perche il Delfino jcapo,e Rè degl'aquatili/è
animale lagace-» accorto,:pronto,-e,veloce,come decedere ogni Rè, Generale,e
CapitanodV: feccia, fagace,j& accorto in faper pigliar partiti in ardue.
occanoni, veloce, òC pronto in e{feguirli.:vsì ancopercheil Delfino è
di,mo!to,conofcimentq,;& considera quando èper combattere coni! Crocodìllo
feroce,&,venenofa beftia ferirlo nelle partepiu debile ^n?a fuo periglio,,
non gli va incontrp per hauere il Cocodrillo grande apertura di bocca munita di
cetnbili.dkn.tj .ordini a guiladi pettini, et perche anco è armato
dVnghie.fpauenteuolU ne Io#(Talta di fopra^ » perche ha la fchiena,& la
pelle dura,che refifte ad ogni colpo, ma come accorto, et deliro palla veloce
fotto acqua, et va con l'acute penne,che fui dorfo tie»e à ferirlo rei *\*ntre,
perche sì che in tal parte è tenero,molie,$: facile* trapalarlo, et con tal
fìratagemma l'vccide riferifee Solino in tal guifa .. 1 Capitaai di
giuditioinfoimatifi del filò, et dell'ordinanza del campo nemico lo ai|alT 3
un© àpf. tano da quella banda, doue conofconafia più debole, facile a romperlo,
e me** terlo in sbaraglio, fi che il Delfino,fe bene minore di for^e, e di
ftatura al Cocodrillo,che per l'ordinario palla ventidue braccia di
grandezza,!© fupeia,& l'vccide, dal che ponno prendete ardire quelli, che
fono minori, di non temere de' nemici maggiori di ìoro,e qa*Mi,che fono di pur
polio, et di maggior nerbo,ftij che con lo Itratagemma giunger non fi polla da
qualfiuoglia mimmo A cane non magno fa? pe tetaetur Ape* Speffo il Cignal da
piceiol can s'afferra * Picciolo è riebneumone da Solino chiamata Enidro animafetto
fintile aila-r donnola, cotne auuertilee Hermoiao Barbaro fopra Plinio
lib.x^ap.^^^da aleuv »i tenuto per force d'Indiale pure quefta befriola
attufandofi nella Creta, fé ne fa corata feceandofela al Sole •,& co-ntra
TAfpide combatte riparando con lau coda i colpi nemici, -finche ton il capo
obliquo riguardando, fi slancia denteo le fauci dell* afpide, et quando vccffc
il Cocodrillocon la bocca aperta allettato» dal Rè d'^Yceelli detto Throchilo,
et da Suetonio in Cefare Regaliolo, che glie la fa tenere aperta
grattandogliela delicatamente, fé gli auenta dencro,gli rode le interiora, et
come acuto dardo gii trapalila il ventre, donde fé n'cfcc fuoia » L*£githo è
anch'egli piccioli Augello da Ariftotrle detto Salo ; òa Achille Bocchio
nell'Emblema elfino ancor» fuol eflcre fuperaco da vn piceiol pefee, et pei
enigma laprepone Becnardiru Rota nella x.pifcatorJa* Dimmi qual piceiol pefee
ri mar accoglierne col Delrm combatte*, e vince* pUote * Ch'io per me credo,
che (ìa il -Pompilo detto anco Nautilio, pefee inimicilTimodel Delfinoidelquale
AtheneO nel 7. li. ne tratta molto copiofamente, degno d'enere dagli ftudiofi
veduto* Quelli adunque* che nelle for^e 'oro fi confidano, e fanno del
bravaccio, fi aftenghino di non fare ingiuria a niuno, ancorché inferiore dì
forj&a, -e di peribna, et fi ricordino, che chi non pubcilèi *Vinto con
vgual for^, è -vinto con afìutic, e ftratagemmi,©^ chi non pub etfere fuperato
da vno, e vinto da più } motto che fu detto in greco a Mammine Imperatore, che
per la fua robufte^aj e gran ftatura di corpo fi teheua per im« mortale, et
inuincibite * Qui ab vno non poteft occidi a mukis occiditur* Blephas grandi s
etti òC occiditur Leo fortis elt, 6^ occiditur. Cauc multos, fi fingulos non
times » Il fenfo de* quali -vern polli da Giulio Capitolino nella "vita
del detto Impe latore è quello a verfo, per veriò • Chi . 2?j Chi non {j pub da
vn Solida più-sVccide, E grande rEefante»e par s'vccide. Forte è il
Leon,ed'egli ancor s'vccide Se vn Coi nontcmùhabiji timor di motti, E ben lo
prono l'infoiente Maffimino,iIquale ritrouandofi a l'afledio di Aqui eia,mentre
fui mezzo giorno fi ripofàua infieme eoi uWfiglio nel 'tao Padigliofie.fu da*
Tuoi propij (bldati Romaniche erano da lui (frappatati,vccifofcoi me defimo
figlio, mandatene d'ambedue le tefte a Roma, in tal maniera fi ©prime t'infolen
padelle genti peruerfè, mediante lo ftratagemma. Si come anco fu Domitiano
imperatore percoffb, et morto da Stefano procuratore con attuto (Itatagemma,
fingendoti ammalato, portando il braccio (ÌKÌftro irauoko confafcie di lana,
tra' quali afcofeil coltello per leuare ogni fofpetco di macchinato (Irata p-m
ma TARDITÀ DONNA veftita di beret tino, Se hauerà la faccia, et la fronte
grande, darà a cauallo fopra vna gran Te(tuggine,Jaquale regga con la briglia,
&y^ (ari coronata di giuggiolo» attero tardiflìmoà frutta. TEMPERANZA,
DONNA -veftitadi porpora* nella deftra mano te»ga "vn ramo di patos a, et
n elk fin i (t ra vn freno* La temperanza è vna mediocrità determinata con vera
ragione circa? gt*eeri, o\^ difpiaceri del corpo* per conto delgiufto.» -Si.
del tatto, v(ando(ì come fi conuiene per amor delf heneftojóc^ dcll'vtrle; che
"fia -mediocrità fi mo« fka col veftimentodi porpora comporto di due
dmer^ì (Timi colori, li cjualicofi porli infieme fanno apparire vna diletteli©
le, &T vaga cornpo&tione,come due eftr-emi guardati 4& ~vn fagace-,
éc^_ accorto intelletto, ne nafee vn'idea, Ó^^ vn concetto di molta
perfettione,laquale poi tmnifeirata nelPopere dimandiamo con ometto nome di
temperanza -, per moitrace, che £a circa i piaceri, cV^ difpiaceri del corpo,
Leiì dà la palma in mano, firnfeolodel premicene hanno ki cielo ^uelli,che
dominando alle paffioni, hanno fogg'ogati fe$eili. La palma non fi piega,
ancorché le ftiano fopra giandilTimi peli, an^i fi fol}eua* come dicono
liicrittoriycon" anco l'animo tempera per dimoftrart-# . officio iella
temperanti, Che è di raffrenare, e moderare gli appetiti dell'ani » feo,>
fecondo i tempi, lignificandoli anco per lo tempo la mifuta del raotOiS^ Seda
quiete,'perche con la-temperanza fi mifufanoi mouim^i ti dell'animo» j{ fi
danno r termini ddì'v'riay& dall'altra b.inda>da'quali vfeendo la
temperane*, £ guaita come ì fiumi', che vanno fuori delle fponde loro .
L'Elefante dal T^ieiio nel 2. libro, e porto perla temperanza, perche eflènds»
i'fluefatto* advna certa quantità di cibo,. non vuol mai paflare il (olito,!
prendendo tolo' tanfo, quanto è fua "vfart:£a per cibarfi •>' Ed a
queltopropofito1 Plutarco raceoìifaiChe hr Sigia hauendb^oieriiidareot dine dal
filo Signore di: dare vna'mifa*adiftóadail-gÌ€)?no'ad:vno Efcrante>
chebaueuja * il iètuidorepef moki giofni' fece ftare dettoanrn^alefoio con
me^za mifurax che fon© collegate mfierne per alrùriè for^e occulte
*nonv(atitffcó di efprimerto co» pi» manifèflo fegno -, e più ìròpio gier
onirico, che figurate \t fopradette due herbe, o piante, che dir 'vociamo,ciéjè
rhelitrop*os e'lSeHnot*opÌ0*percioche quella fi muoue,egira fev rorido il Mèi e
r|fleftà feeOfi*d#la Luna * e éicefi^he ci fono de gj altri fiori tan0 d'alberi,
quanto d'herbe « che dimeftrano far il rnedefimo>ma non già pia rtfidéntemeh
tè di cjtìéfteilu* ^on4e è da fapere, che gl^Egittij teneuano, eh e urte le
cofe batìeilero Vito ifteilò ofcii nettando falche haueiferadipcnden^a iaile
Superiori, e con qaelfe folTero c»llega*e^naper for^a dell'in teletto,v« 'aifa
pét for^a della ragione, vn Wa 4elìa iiàttira» vn'alwa delfcnfo, e cofi ciaD
2?$ ièuna feguifTe la Tua, con la quale beni/limo fi confacele. TEMPESTA NINFA
DELL'ARIA, Vedi a Grandine TEMPO UOMO vecchio, vestito di cangiante color
vario, Se diuerso, farà il detto redimento riccamente fatto"à (telle,
perche di tempo, in tempo effe fono dominatrici alle colè corrottiteli, farà
coronato di rofè, di fpighe, di frutti,e di tronchi lecchi come Rè, e llgnore
dell'anno, e deJle ftagioni; (tara fo* pra il circolo del Zodiaco, perche la
Tua virtù è la sii nel Cielo altamente collocata, et mifurando a noi i moti del
Sole, ÓY de gli altri pianeti, ci diftingue, 8c eftingue i meli, gli anni, et
l'età ; terrà vn fpecchio in mano, il quale ci fa e nofeere, che del tempo folo
il prefente fi vede, et ha Telici e, ilquale per anco ta è tanto breue, et
inccrto»che non auan^a la falla imagine dello fpecchio . A canto hauerà vn
fanciullo magro,& macilente, da vna banda ; et dall'ai tra vn'altro
bello,& graffo, ambidue con lo fpecchio:;, et fono il tempo pallato * che
fi va confumando nelle memorie degli h uomini, et il futuro, cheaccrefcc le
(peran^e tuttauia . A* piedi farà vn libro grande, nel quale^due altri
fanciulli fermano, tenendo l'vno lignificato per lo giorno,il S©Je in
tefta,& 1 altro per la notte, la Luna Tempo . VEcchio veftito di varij
colori, nella deftra mano terrà vna /èrpe rinolta.» in circolo, mcftrer^ di
andare con la tardità', et lente^a, hauerà il capo coperto di vn velo di color
"veide, fopra alla chioma canuta, perche il freddo, et le neui lignificati
nella canute^a lono cagione, che la terra fi -vede di herbe, et di fiori . I a
Serpe, nel modo fopradetto, lignifica Tanno, fecondo Topinion* de gli antichi,
il quale fi mifura,& fi diftingue col tempo, et è immediatamente-*
congiunto con fé dello . Tempo . HVomo vecchio alato,il quale tiene vn cerchio
in mano : Se ftà in mezzo d'vna mina, ha la bocca aperta, moftrando i denti, li
.quali fieno del colore del ferro . Sì fa alato, fecondo il detto Folat
irreparabile tempus, il che è tanto chiaro per efperien^a, che per non
difacerbar le piaghe della noftra miferia, non occorre farui lungo dilcorfo .
II cerchio, è fegno,chc il tempo Tempre gira, ne ha per fua natura principio,
ne fine, ma è principio » e fine de se folo alle cole terrene . àC à gli
elementi, che fono sferici . La ruina,e la bocca aperta,& i denti di
ferro,moftrano,che il tempo flrugge, guafta, confuma, et manda per terra tutte
le cole len^a ipefa, et ien^a fatica. Ter,) pò . HVomo vecchio, alate, col
piede deftro fbpra dVna ruota, de con le bilancie, ouero coi pefb geometrico in
mano. TENACITÀ. Il pie deliro fopra alla ruota, laquale con la Tua
circonferenza non tocca, fjt* non in vn put:to,che non ftà mai fVrmo,ci fa
comprendere,che il tempo non ha Te non il preterito, &il futuro, ellendo il
preferite vn momento indi uifìbile. Le bilancie, o«cro pefo geometrico
dimoftrano,che il ìempo, è quello, che agguaglia, et aggfuftf; tutte le cofe .
TENACJTA. VNA veechia che d'ogni intorno ila circondata di hellera,e de'rami
della medefima pianta ne tenga in ambe le mani . E attribuito di tal maniera il
nome della Tenacità airhellera,come figniflcato di legare, e d'abbracciare, che
già appreflb i Romani al Sacerdote di Giouo non folo era trifto augurio
toccarla, ma anche il nominarla, accioche indi non apparirle legato in alcun
modo, ne in fatti ne pur col pensiero, e per quefta caigi one'non gli era pur
lecito di portarne vns anello, volendo, che a9 Sacerdoti tallero tutte le cole
libere. Onde appi-elfo Virgilio fi legge, che volendo far St» «lo far
facrifitio -Bidone > leuò via ì legami de i piedi, e dìfcintefi
d'ognurttofB* la vefte_, . DOnna, laqua'tacon la deftramano tiene vn vàfò di
fuoco,econ la Gniftt* tenendo vn baftone loftu^ica» et maneggia, pecche tentare
„non èal» tro,che fomentare quelk»^ che pei^jè :ftetlo?hà poca for^a.» fé bene
èpoteote.aj hauerne aliai, et ad accelerar l'opera, b dùcorpa, o di mente..
TENTATlONE & AMORE.. VN A beila ryerginella^dipaueti nàbijji-veftita, la
quale moftri dittare^ ambigua, fé debba raccogliere alcune collane d'oro, et
gioie,& denari^ che danno per terra,& fi dipingerà in vna notte j
dietro lei fi vedrà vnavecchiji brutta, cV; macilente.* Alia gagliarde^! delle
tentadoni molto fa Pimportan^a delle jcofè, che (ì promettono, ma molto più
(limola la uccelliti, che l'huomo fcnte in fé fceflt delle cofe offerte, Però
fi dipinge quefta gjouanetta pQueta,&,mal veftita,co(i l'occafione
d'aricchire inluogQ, che.colfiìentìo,.& conia fecccte^a, par che-» inclini,
et pieghi l'animo.a fario.con le perfuafioni» che nonccflano (limolare li gli
orecchi, o il cuore, vedendolo dalla, concupifeen^a, che.per&èftefranon
ceffa, ò dalle parole di perfonahabituata nel vitio,che continuamente fprona,©^
tanto più* Ce l'anitrio è feminiìe, che per sé fteflòconcorre a* fomenti della
natura, a quefte inclinationi principalmente. accompagnato dalla debolezza »
che», 'Volentieri fi lafciapartecipare., §c dalia -verginità J% che pexja poca
efperienaj» incauta facilmente fi lufing^. Si tira . La vecchia
macilente>ch;e "vi iW dietro, èifiguradellaperfbnaih abituatale! vitio,
che perfuade a malitiqfi amori, latconueriatione de* quali deuefi fuggir*, e
ciafeuno deue procurare di non ^aliarle praticare.in.cafa, eilendo bene fpefie
•agione della perdition* delle fiimiglie, di che nc.auuertifce Naamachio Pecca
Greco, eflòrtandòci a difeacciare gli.efterni amori, prima.che da altri
fivcoRo|5f il difeguo della mente loro. Externos amoresreice; priusquam
ib,ali}» Reuera cognofeas ftudia, mentesq; ipforunt Nec Anum improbam tuis
"vnquam aedibusrecipiaj Multar uro bene condkas famiiias pelfundedcrmit
Ann* 0 TEOLOGIA DONNA con due faccia diftìmili, guardando con P-vna più
giouanoJ Cielo, con l'altra pili vecchia la terra, ftarà a federe fopra vn
globo,oue* ro vna palla turchina, piena di ftelle, tenendo la delira mano al
petto,cV la finirla fteia verfo la taira, et foftenendo il lembo della
vefte,ricino allaquale fi ve de vna ruota, che è il propi» hioreglific© nelle facre
lettele della feien^a Theo gica, perche cerne la ruoca nò tocca la terra fé non
con l'infima parte della in circonferenza mouend©fi, coli il vero Teologo fi
deue feruir del fènfo nella lui feieja^a, Colo. tattto»che l'aiuti a caraiiiatc
inaiai, e nsn per allo» dar uih dentro es . j*r Le due faccie* con le quali
guarda il Cielo,e la Terra» dimoftranejCRe coinè dille S. Àgdflìno a Vo!u nano,
tutta laTeologia è fondata nel riguardare conti tfr ìMTStuiéi Òc amare con
perfeueran^a Dio, et il pro{Cmo,& pej; non fi poter *& £ar l' vna, che
l'altra non fi abballi, dimo£tra,che il Teologo non bifbgna» ch%# fnai tanto
s'inalai con l'ingegno, che non fi ricordi di edere huoaao, et dhe.là*
ciìmentepuò incorrere in molti erróri, àC pero deue andare catite,& ftQ*àr
dcré con autierten^a nel riuolgerfi per la bocca il testamento di Dio * Si
famiglia all'età giouenìle quello, che guarda il ciclo, perche le cofe aftiL/,
et remote, (òrio curiofe, et piaceuoli, come le cofe terrene ? §C balle per
lasXigt feco faftidij, &C moleftié * fono difpiaceuoli, àC tediofe . Sta
^federe foprail Cielo {Iellato, perche la teologia non fi ripoù in cr*fa alcuna
inferiore, ma va direttamente à ferire alla cognitione di Dio,donde ha poi
regola, &c norma da lapere, et intendere tutte le cole, che le fia eoa
facilita ordinate, rendono marauiglia è gl'occhi noftri in tetri * La mano al
petto,moftra grauita,per elìer quefta,fcien^a di tutte fé felen^. Il lembo
dell» vede foftenuto dalla mano, che fta diftefa verfo terra * dimoftra,che vna
parte di Teologia fi ftendealle cofe balle, ma nÈCéllkne,che fono il formare
debitamente le attieni noftre, regolarfi nelle virtù, fuggire li
'\itìj,hotiorar Dio elteriormente, dÉ~ altre cofe fimili, le quali fono, come
vna veitc^j folto alla quale non penetrarlo, fé non le menti illuminate da Dio.
TERRORE. HVOM0 con la tefta di Leone* veftito di cangiante, tenendo in man3 vh
flagello, perche par propietà del Leone > atterrire chi lo riguarda-/,
:>erò gl'antichi vfarf>nd al terrore far la faccia di quello animale* Il
flagello è indicio, che il terrore sforai gli ànimi, &gii guida a modo Caan
3c"" i colori ancora lignificano le "varie paifìoni*alle quali
impiega l'animo vn'* auoifio, che dal terrore fi lafcia fpauentare . __ Sono
ancora o,uefté le tre cagionÌ,che atterifeono gli hdorninì, cioè gli afpeti fi
formidabili, i /ucceffi nociuì, &lé fubiùnée mUtatiorii delle cole; l'vno è
nel irifoj l'altro nella sferra; il ter^o nella vefte di eangian/e t f l
aufaina finge, che Marte per com miffione di Giotfé vada.à fufeitar guerra _ra
gì* A rgiui, et i Thebani,^ dice cne pigliò lo fpauento,& il terrore,^ gli
fece andare auaatì, dc^ lo difegna in parte,& in parte deferiue gli
erTetii,ch^ ia Ux vengdiid, é^hì voltato ih lingua noflra coli é L>ella
plebe crudel, che ha intorno elegge) Il terrdr se à i deftrier lo manda inan^i
AI cui poter non è, che il Tuo pareggi In far temer altrui, non che l'aiian^ ì
Per coftuì par che P'huo'm ; il ver difpreggé^ Se nel timido petto, auuien,che
ffeanzi Il moftro borrendo, che ha *voci infinite i Et maniferiipreal mal
potte* 6^ ardita Vrià fola ridn e fempre la faccia, Ma molte, e tutte in
'variati afpétri 3$t Che fi cangiano ogn'hor.» purché a lui piaccia Di accordar
quei co* fpanentofi detti. Quelli ne' cuori humani sì forte caccia* Che a dar
loro ogni fede fono aftref ti, E con tanto fpauento fpeCo all'ale Le Città j
che poi credono ogni male.. Ti Terrore dipinto con la faccia di Leone, racconta
Pau^àma, che fi ved, fco! pi to preflb a gl'Elei nello Scudo di Agamennone, ma
che in molte altre .esfieni Vi dipingeua donna infuriata rSc terribile, forfè
per memoria di Medu» fa, la tefta della quale era da Dominano portata innanzi
al petto .neliatmatUi ra3 per date terrore, et fpauento a chi
lomiraua,.TERREMOTO IL Terremoto fi potrà rapprefentare in difegno.con figura
d'huotrìo^efait, gonfiando le guancie, c\^ (torcendo in (frana, et fiera
attitudine il viCoi moiln con gran for^a di vlcir.e da vna fpelonca, ò dalle
iì(Ture deJlamraA'gM fi veda con i crini longhi, Se fparfi.. La terra dintorno
fi potrà fare rotta, et folleuata con .arbori gettati. a terra. fracaifari, con
le radiche 1 tuolte al del©,» Il terremoto, è quel tremore, che fa la terra per
cagione delPelfalationi riftrette nelle vincere di -ella vche. cercando l'efito
la fcuotono ., et fi fanno (bada all'vfcire fuora con euidente apertura di
quella.. Onde Lucretio^ilfe. Qood nifi prorumpit tamen impetus ire animai,, Et
fera vis venti per crebra forami naterras . Difpertitu» v.thorror, et
incutitinde tremolerà.. Timidità, 0 Timore* HVomo vecchio, veftito di
giallolino, col corpo ;Curao; la faccia alquanto pallida, gli occhi piccioli,
et bianchi., le mani lung he, &fo Itili, c\^ i piedi alati ; (tara
mefto,u& (otroil braccio 4ìn; fl.ro terrà,vn Lepore jfebene frj 51 timore,
et la timidità vi è qualche poco di differenza, non è però tanta,chc* non fi
pollano abbracciare (otto vn'iftellà im nagine ; ondediciamo, che il timore è
vna paflìonc dell' animo, nata ne gì* huomini dal dubbio, che hanno, che
l'opinioni fatte, non 'vengono giuftificate à bafttfn^a^ E vecchio', perche fi
genera doue non è abbondanza di (angue.» ne vìuacitì di fpiriti, il che G
'vedeauuenire ne' vecchi, che perdono il vigore infieme col l'età, et
facilmente temono tutti gl'infortuni) . Il già lolino, del qual coloreè la 'veflce
imperfetto, come il timore moftra imoecfettione dell' huomo non nafeendo le non
dalla cognitione della propia» indegnità. I ledili (ojjiadetti del corpo, (ano
ne'timorofi notati da tutti i fìfiognomici, et da Ariitocde in particolare al
cap. 6$ io. II lepre fotta al braccio (indirò, come dice il medefimo Autore nel
lib. del» niiftoria de gl'animali è amiaiilìmo di fua natura, DC (e ne vedono
m-micìti (cgni, et effetti . I^icdi . j& ì piedi alati, lignificano la
fu£a,chtf nafee per lo timore fpeflìifimo, come ti Iettò in altro proposito
TIMOR E. E C C iri t O, balìido.'veftito di pelle di ceruió,in modo che la teda
ceruio faccia 1 acconciatura dei capo, et ne gl'occhi del ceruio vi far araao
molte penne di color rollo * i Si dipinge pallido il timore, perche rende
pallidi quel!;,che i'hannQ Veftefi di pelle dì ceruio, perche il ceruio è
animale tim difiirho, et fuggeno da qualche finiftro, fé troua correndo delle
penne rollè, lerma il corfo, èe fi ggira in rnodo,che fpelfe volte ne reftà
prefo > ii che Vergili© nei 1 2.deli'£ncir e i accennò con qùelte pafole .•
Inclnfi veluti fi quando flumine rtaclus « Cef uum i aut punicei? feprum
formidine penna? TIRANNIDE. DÒNMÀ armata, alquanto pallida, fuperbaj et crudele
in vifta,& riandò in piedi,fotto all'ai matura hauerà vna tiauerfinadi
porpora, in cao~viià corona di ferro *nclla delira mano Vna ipada ignuda,ÓC
conia finiIra terra vh giógo » Arrhataj 6^ in piedi fi dipinge, per di
-noftràfe la vigilanza, che è necetfaia al tiranno per conferUare la grànde^a
dello (tato violento ; che però ftà ?mpré con l'animo^ cV^ coti le for^e
apparecchiate alla difefa di fé iteiìo, S£"* 11'cfTefa d'altrui i E
pavida, per lo timóre continuò, 8^ per Pahfietà, che perpetuamente la
noléftano, et affliggono * Dimortra crudeltà i e fùperbia helt*afpetto, pèrche
l'vna di quefte due peftì, e fa la ftradà alle ingiurie grandezze, ix. l'altra
ce la fa edere perfeuerante . Si vede di porpora >& fi cotona di ferro *
per dimoftratione di fignoria, ma mbara, Se crudele^. -. Ih vece dello
feettrofegrio di dominio* Se di gotìerno legittimo, tiene vna pàda ignuda, come
queiia j che fi procura l'obbedienza, de' luciditi, con terroe, pafcendoli, non
per il beh lord, come fa il buon pallore, ma per Soggiogarli ill'atatro, Se per
icdrticarli, come fa il bifolco mercenario de buoi, hauendo >er fine folo la
propia vellica j et però tiene il giogo in mano è TOLÈRANZA. Sì dipinge donna,
"\eftita di berrettino, d'a (petto fenile k in atto di fòpottare (opta die
(palle vn iafio con molta fatica > con Vh motto, che dica. ., fybus m
sftruvfecundis . : Tolerare, è quafì portare qualche pefo,diil?mtilando là
graHe^za di efT© per gualche buon fine,& Un p«fi dell'anima,alla quale
appai ti* ne il fopportare,, k tollerare per cagione di vutù gli faftìdij, et
le aftìttueni, le quali fi dimoftrar ao Col iaifo, che per la gtauiià iua,
opprime quello, che gli ita iotto . E vecICOXrO LOG IsA E vecchia d'acato,
perche la toleran^a nafce da maturità di configlio, \i quale è dell'età fenile
in maggior parte de gl'huomini mantenuta, 6^. adoEd il motto dà ad intendere il
fine della toleran^a,che è di quiete,& di ripo» f©,perdie la fperan^a {bla
di bene apparente Q tolcrarc,&: fopportare volendo» ri tutti lifaftidij»
TORMENTO D'AMORE UOMO mefto, et malinconico, veltito di color bruno, et fofeo,
cìn« to di {pine ; neiracconciatura del capo porterà vn cuore pacato da vna
fre^a con due ferpi,che lo circondano, inoltrerà effa figura il petto aperto,
Se lacerato da vno Auoltore, dando in atto di moftrare con le mani le Tue
pafliq* ni, et il Tuo tormento . TRADIMÉNTO VOMO vcftito di giallolino, con due
tefte, Tvna di vaga giouane, dt l'altra di vecchio orgogliofo ; nella deftra
mano terrà vn vafo di fuoco, et nella finiftra vn'altro vafo d'acqua ;
{porgendo il braccio innanzi . 1 i* tradimento è vn "\itio dell* animo di
coloro, che macchinano male con-, tr alcuno, (otto pretefto di beneuolen^a, Se
d'afFettione,o con fatti,o conpa* itole ; et pero la eletta figura fi verte di
giallolino, che dimoftra tradimento. Dipingefi con due tede, per la
dimoftratione di due pailìoni diftinte,"vna_/, che inclina alla
beneuolen^a finta, l'altra alla malauolen^a vera,che tiene cela* ta nel cuore
per dimoiarla con l'occafione della mina altrui . I due vafi l'vno di fuoco,
&C l'altro d*acqua infegnaro che il tradimento (1 ferue di contrarij,
perche quanto il tradimento deue efière maggiore, tanto inoltra maggiore
lancettione)& la beneuolen^a ♦ L'acqua, et il fuoco fi pcende per lo bene,
e per lo male,fecondo il detto del-» l'Apocaliffe. ^ quarti y et ignem appofttl
tib'h ad quodeunq; voluerh porrìge manum tuam, TRADIMENTO. N* rniomo armato, di
brutto afpetto, il quale ftia in atte di baciare vn." altro huomo bello,
6^ fen^a armi j terrà la mano dritta al pugnale^ dietro r.l fianco. Si fa d'afpetto
difpìacf noie, perche quelto vitto e macchia enorme, e defor* nvrj Infame della
vitadell'huomo. li b;icio è inditio d'amici tia, et di beneuo'é-^a ; dar la
mano al pugnale per vccidsie, è Jrretto d'odio, di r.inc tenga .vna mafeheca
CcpTLr il -\ilò, et alandola alquanto con vna mano, faccia {coprire in psrto
kh: accia : joj lai facci» macilente, et brutta,la detta mafchera hauerì i
capelli biondi, 6^ ricci, in capo poeterà *~vn 'velo fottiìiflìmo, dal quale
traiparifeano li capelli Serpentini. Fingono t Poetigliele Furìe,fieno alcune
donne nell'lnferno,deftinate a'tetmenti altrui; et che fieno Tempre inclinate
alla mina degli huomini, brutte,dt* fpiaceuoli,fetenti,con capelli (erpentini,
et occhii di fuoco, et per quello eflènéo elle miniftro di grandiilìmo male, ricoperte
con la mafchera, noteranno il tradimento, che è vn'erTetto nociuo, e luttuofo
ricoperto con apparenza di bene, et però ha la detta mafchera i capelli biondi,
e ricerche fono i penfieti finti» per ricoprire la propia fcéleraggine, 8c
mantener celata la calamità, che preparano altrui » Il che notano i ièrpénti,
che fono tutti veleno, 8^ toflico, Sc^ i capelli ferpentini, che apparifeono
fòtto al velo » dimoftrano, che ogni tradimento alla fine fi fcuopre, &c
ogni mai pcnfi ero fi sa, fecondo il detto di Chd»rr*7(vjw ~ -™. ^r~ !sl|gv |p^
A ^^K^«9» H il JPhjI ì 'IfellÉG^ fA^jjlil^^S # iJCT ^=^MyèA Mk^^yQ ^VVC®"
^ fe^lM Jyp WsÈÉskf III 1 fflfe>J\i " o JgBÉjjife H»^ IX imitatione di
quelli calcati, con'quefta forte di /carpe, et li dimandauano coturni . E dimoftra,
che quefta fotte di Poema, ha bifogno di parole graui, c$C di concetti, che non
fieno plebei, ne triuiali. Però dille Horatio» Effutire leues indigna Trag.-cd
a"verfus, TRANQJVILLITA. DONNA con allegro -volto, tenga con ambe le mani
"Vn'Alctaie, recello, il quale Aia dentro al fuo nido, et vn'altro ne voli
intorno alla tetta di ella.,. Gli Alcioni fanno il nido alla ripa de! mare con
mirabile artificio di oflìcciuo li, fic^ fpinc di pefei aliai piccioli, et in
tal modo inceduto, et fortificatotene e ficuro ancora da* colpi di fpada ; ha
forma limile alla Zucca, et non ha fé non_r vii picciolo pertugio,per il quale
a fatica entra, et efee l'Alcione ifteflb, ilquale fu p rciìo agl'antichi
Egittij indiciodi tranquilliti, perche enVper naturale^ iftinto. 30? ftinto
conofce i tempi, et fi pone a far il nido,quando vede, che fia per conciliare
molti giorni tranquilli, et quieti $ però tirando di qui la metafora,
dimaniauano i Romani giorni Alcionij, quei pochi dì, che non era lecito andate
iru 'iuditio, et attendere alle liti nel Foro . Tranquillità . DOnna bella
d'afpetto, la quale ftando appoggiata ad -vna Naue, con 1*_j delira mano tenga
vn Cornucopia, èV con la (ìniftra le falde de* panni*, per terra -vi farà
vn'anchora arrugginita, et in cima all'albero della naue fi vedrà vna fiamma di
fuoco . Sì appoggia alla naue, per dimoftrare la ferme^a,5c tranquilli tà»che
condite nella quiete dell'onde, che non là folleuando,fanno,che ficuramente la
detta donna s'appoggi . Il Cornucopia dimoftra, che la tranquillità del Cielo,
6^ del mare produ:ono l'abbondanza, l'vna con l'arte delie mercanzie, l'altra
con la natura delle nfiuen^t. L'anchora è iftromento da mantenere la naue
falda, quando impetuofamen te è molcftata dalle temperie, gittandofi in mare,
3^ però farà fègno di tran* ^uillità .vedendoli applicata ad altro vfb,che a
quello di mare. La fiamma del fuoco (òpra alla naue dimoftra quella,che i
nauiganti dimaniano luce di S. Ermo, dalla quale, quando appariice fopra
l'albero della naue, clli prendono certo prefagio di vicina tranquillità .
Tranquillità, Vedi a Sicure^a . TRANC^VILLITA Isella Medaglia à intonino Vio .
DONNA, che tiene con la man delira vn Timone, et con la Anidra due fpighe di
grano,moftrand© per effe fpighe, l'abbondanza delgrano,che fi può haucre per
mare in tempo tranquillo, et quieto. TRIBULAZIONE. DONNA vestita di nero/arà
fcapigliata,nella delira mano terrà tre mar telli,& nella finiftra vn
cuore, E veftita di nero, perche porta neri,&ofeuri li pensieri, i quali
continnamen te macerano l'anima, et il cuore, non altrimente, che fé tufferò
martelli, iquaii con percollè continue lo tormentalTero . I capelli fparfi
lignificano i penfieri, che diffipano, et fi intricano infieme nel multiplicare
delle tribuLtioni, et de trauagli . Tribulatione . DOnna mefta,&
afHitta,con le mani,& i piedi legati,& che a canto vi fi*-» vn'aftamato
Lupo» in atto di volerlo diuorar e, TRISTITIA, O VERO Rammarico del ben altrui
. Vedi Rammarico. TREi*S T REGVA VNA donna,che ftia in vna ifoletta,neI mezzo
del mar tranquillo a Cede re fbpra vn fafcio d'armi in afta legate,porti il
petto armato, come Bellona;habbia (opra il ginocchio deftro il murione,e fopra
il murione tenga pofàto il pugno.e con eflo Aringa vna verga,intorno laquale
/àrà inuolto il pefce Iup i, e il rnugile,o muggine, che dir vogliamo vnici
infieme; con la finiftra tenga le* gatì con vn cingolo vn cane,e vn gatto,che
pacificamente lèdano al paro. Marco Varrone definifce la tregua in due modi.
Induci* funt pax caftrenfì* pau orum dierum,vel Induci^ funt belli feriae. La
tregua è vna pace diipochi di fatta nel campo, ouero la tregua è una vacanza di
guerra,lequali defini tiani ad'Aulo Gellio nel pri.lib.cap.2 5. non piacene, éc
gli paiono più tofto bre nt 8c gioconde dtfcriuion,che perfette definitioni :
inquanto alla feconda dice,ch': pili tofta gratioià, che apertamente definita,
Se che più fignificaa temente è da Greci detta Ecechiria, cioè, attinenza di
menar le reaai; perche nel tempo della tregua aoa è lecito combattere . . ■$($
fin quanto alla* prima dice che noti fi; può chiamar pace,perche ftà anco in
piedi fa guerra, fé ben Tattodi menar le mani cedane pace caftrenle dir
può,cioè fatta nel campojò ne gli alloggiamenti de foìdati, perche fi fa
ancoaltroue fuor del campo, e degli alloggia^encimilitari, ne anco è per pochi
dì,perche fi concede parimenti a meli ; tre mefi di tregua diedero i Romani a
Cartagi nefi,come^. narra Liuio nel x. lib. et fei mefi a Nabide Tiranno de
Lacedemoni :; Quadrigario poi nelprimo degli Annali lafsò feruta» che Gaio Pbntio
Sannito dimandò al Dittatore Romano tregua per fei hote, fiche là Tregua non è
come dice^ Varrone, per pochi giórni, ma anco per hore,e metì* an^i leggiamo in
Tito Liuio, che a Perugia, Cortona^ Are^o, le quali eratìoquafi capi della
Tofcana chiedendo pace da Romanità conceduta tregua? pe* trenta antìi,& in
Attiene© lib. i 5. legg'efi,Tnducias tecum paciicor adannos criginta *& tal
tregua di ^Ot artrti fu fatta da gli Àtheniefi còni Lacedemonr foggiogata, eh*
hebbero l'£ubea ; il medefimo Tito Liuio riferifee^che afli Veietani fu da
Romani conceduta tregua di io. et 40. anni, et di pi»! nelprimo lib. di cento
anni . SubacTi Ve*» ie'ntès pacem peritura Oratores Romam mittunt, agri parte
multatis, in cerat am annos inducile date;. Nel intimo libro racconta vna
tregua data a Ceripur di centoannr, elfèndo T& tregua' per
nore,giorni>mefi,& anni di lungo, et breue tempo,potremo direjcnela
Tregua fia "vna conuentione di iofpenderele arra* per vn certo tempo
determinato . Non è da tralafciare la definitione, ch'è nella prima legge cap.
primo, oue fi comprende indiamente la conciitione della^ fregila, -perche in
elFa fi dà ficure^za alle cofe*&T alle perfone, mentre che anc* non' è!
finita la difeordté v Tregua eft fectìritas prieftita rebus,& perfonis difeotàia
rtondum finita, 8(^ quello in quantoalla definitione ? In quanto alla
Etimologia della •voce latina Incfacia?, il indetto Gellib,penfà Che fia -voce
comporta di tre parole inde > vti, iam . Cioè*, che non fi combatti pet fine
al giorno determ*inato,da indi in poi fia lecito trattare*come già fifoleua da
nemici per via di guerra, Aurelio Opilio la giudica voce deriuata,abini~ fui et
introitU,perche né! tempo della tregua li nemici logltono hauer cornetti»'
ì'nfieme,& ciak uno può entrare nello ftato dell'altro ficuramente. '
L'inuentote della Tregua fecondo Plinio lib. 7. cap. 5 6. fu Licanore {
Indacìas lyCanor* feedera Thefeus . Giiidic* tinto della Tregua, quanro della
lega.» erano i Feciali, perche quelli fi deputauano fopra la fede Public* de
popoli, co* rtìe fi è detto nella figura del la lega, &Cic. pone quefta
legge» Nel lib. 2.de^ FegibUs clic nel tetto Greco leggeri Horcia, *che
lignifica giurarne» tc^* ma in fpetie laparola fedus non lignifica altro piti
propiamente, che amiciti», A: pace, fi come nella figura della lega riabbiamo
con autorit*: prouato, &T fra certezza ne danno gl'HiftorÌGÌ,.che fpefle
volte;pongon Tamicitia, et la pace fotto nome di fedus, fi, che propia, et
diftintameme parlandola tregua no» fi può dir fodus, atte/oche vi ..è differenza
grande tra Joeo, perche la tregua da_» Jatini detta ifiducia?.,sè\pace
temporale, per vncerto /patio di tempo, et fardus è patto d'amiciti?y^ pace
perpetua, ne è marauiglia, che i domani a parecchi I oratori, che
dimandaronoioro lega, diedero phYtofto tregua»fi romene auuertifceil Sigonio
neLppimo lib. de Antiquo Iure Itaii^cap. primo» Et fé la tradurtiooe filetta
dice . Fa^deris amena efto teftis Iuppker . Lo dice per ifprimerc, che
Agamernionelmperadore, inupcòGioue per testimonio del.patto giurato dell'accettar
la tregua,: :Dunque la proporla, che fa fare Priamo Re de Troiani da Ideo fuo
nnntio a Greci, efièndovna foipenficn d'ai me, finche s'abbrucino iCadaueri,
viene ad efiere tregua formata., poiché finito di abbruciare detti Ctìtiaueri,
dice di voler combattere di nuouo : ne più antica^regua di.quefta fi legge',
ondepotemo dire, che l'inuentorc de|Ja tregua fia fiato Priamo Re de 1 roiani »
Il corpo della noftra figura Aà in vnalfokttaftel mezzo del mar tranquillo per
dimoftr;?re,che lo (biondella tregua, e come ilmaretranquillo, ma nonJpeX it in
pre, perche alfine psotompe in turbolenta,e temperi?, e fi come celiata Ila
tefnpefta.dfii'ordc fi pur ardare ficuramente nel mezzo del mare durante law
tranquillit) »er/fi cefi', u 1 3 tempefta delle armi, per fin che dura il
tianqudW tempo delta trrgua fi può andare ficuramente nel mezzo dello ftato
nemica* &^ ciò cadde fotto la hidrtta Etimologia d'Aurelio Opiiio. Ab
initu, tSc^ Jntroiru. Perche nel tempo della tregua s'entra acl paefè de'
nemici fen^a-, pericolo. Siede fi pia vn fafeio d\,rmi in afia legate, perche
le bene nel tempo della-» tregua fi foprafedeno le armi, et le riponeno »
nullac imcKo finite il tempo del ' la tregua Di CESA'KE %ÌPA. jrt h fregna fi
fcìogllono le aimi, &C ritorna in piedi la guerra, cime prima, e c{# cade
lotto le definitioni di Varrone, et lotco l'Etimologia di Gcllio di quelle C£C
parole. Inde, vti,iam. Porta il petto armato^come BeUona,percHe nel tempo della
tregua ftà nel pct to de* Popoli Ja cura della guerra,ancorche (1 facci vacanza
dalle armi . Tiene fedendo il rriurione iu) ginocchio, e non in teda, per
lignificare maggiormente ilripofojche fT prende nel tempo della tregua, §CT vi
tiene laraaiw (opta per molirare la proceda di ponerlelo in tefta^finko il
tempo delia tregua. 11 pefee Lupo vnitocol Muggine, è fimbolo delia tregua',
poi che quelli duc^ pefei, ancorché franfo capitali nemici, nondimencrad vn
certo determinato tem pò fogliono interne congregatfi,per quanto il Filolofò
nella Hiftoria d'Animali lib.p.cap.z.cofi narra* Lupus y8c mugils-quanquam
inimici funt capitale*, (amen ftato tempore congregantur : fono inuolti poi
intorno alla verga, per di* fnoftrare,chela conuentione della tregua aikinge
".e parti • aerare vnite fen^aof. fenderli, non elTèndo lecito col dar
noia,òe moleftkr, rompete la verga, cioè la legge della tregua^perehe chi rompe
la tregua, fa violenta alla legge delle genti, come fi ha da Liuio lib. 4$.
riputandoli; fraudolenti quelliyChe la rompen&. Omnesportas conciooabundus
ipfe Imperator cireumijt,.& quibuteuncj; irti» tarnencis poferat, iras
militum acuebat, mine fraudem hollium ineufans, qui pace petite inducij's
dati:>,per ipfum induciarum tempus, eontra Ius gentium/ jtd caftra
oppugrcanda ^enilfent . Fraudolenti furono i Cartaginefi^che violofono la
tregua confro Romani prima, che ìpiialTe il penultimo giorno dell* tregua, come
riferifee Liuio lib. 20. fraudolenti furono i Longobardi, che neU l'Imperio di
Mauritio più -\o!teromperono la tregUain Italia * Fraudolenti furono iThraei, i
quali vìnti dalli Boetij alla palude Goapidefe ne fuggirono in Helic'om,&
fecero tregua co 1 Boetij per cinque giorni, fecondo riferifee >uida j fcel
qua! tempo i Boetij fatto configlio fi patirono alfieurati dalla Vittoria, ck
dalla tregùaf: et mentre chea Minerua Ironia, come dire Policno antichiiìimò
Amore néa'ottauo lib. de gli ftratagemmi, ficiificauano* et conuitì celebraua*
no/iirono di notte da Tritaci aiìaitati, parte vecifi, et parte piefi viui / I
Boetij fomentandoli con i loro nemici della violata tiegua * rifpofeto i 1
hraci, ch'eilì Fecero tregua per i giorni,e non per le nottii con molta ragione
limili fraudolen ti vengono meritamente vituperati da Cicerone nel primo «degli
offitij,perche^ fotto vna maÌitiofa,& aljuta interpretatione di legge fanno
ingiuria,come quel lo,che hauendo lattd Col nemico per trenta giorni tregua, di
notte laccbegiiar M2 1 campi, volendo che la tregua pattili ta fullè per li
giorni,^ non per le notti Ve i Ile qui curri tng.nta dieium eflent cura hólte
pacìa? inducix, no£u popuìabatur agros, quod dierum eflent pad*, non nocìium
induci? . Per meglio dirrtoltrare FobbJigationedel putto conuenuto nella tregua
vengono dalla noftra figura temili legati vn cane > et vn gatto, perche il
patto della tregua lega gh animi de' nemici > c\_ fattioni contraricene nel
tempo delia tregua npofano, e danno il pace, finita la tregua tornano ad eflere
come cani et gatti, 1 quali alle 'volte iUmie pacificamele iuficme, ma in bieue
temi* foi fi adunano. 'l* V 4 ViU *3« la foffoghi . • Udendo il Valore vna
congiuntione della virtù del corpo,."€RJP,J. PS -All'età 'virile fi
appoggia il valore facilmente, perche (uol per sé fletta perule la forte ^a
deli'an imo, et la robufte^a del corpo veftelld'oro, percicche,tì come
l'oro.neliefiamme fi aiEna,cofi ja^perrettipne deli'huomo fi acquila nelle
fiamme deglLodij,nQdiiti,o,dall'4nuÌdia,o.dallaFortuna . -, Gli fi fa io
feemo,, pcrciie alvalore fi.deuonodi.ragione i gouerni, le ugnqti.e ; &C la
corona dell'Alloro, che /empre.mantiene il verde ien^ impallidirfi, dimoftra
i'oifitiodeH'iìiHQmo rvalprofo^ fecondo, il .detto d\ btcutio utile-»
Epiftolew,. Nil confeire (ibi. nulla pallefcere culpa .. Perche la pallide^a, è
fegno ne' pericoli di poco valore . 11 Leone,col quj.]cfi secatela dimoftia,
che t opera di vero -valore, fapejr : «cquiftare gli animi de gli hut, mini
feri,& beftiaìi,con prcuocarli alla bene* r«okr;^a, ipogliandcgli con
^articolar gaibo de' eoiìumi. maligni, &ntiiemafiliere ipiaceuolu \VANA
GLORIA. DONNA di vano afpettocon vn paro di corna, in tef% nellequali fia
ratiuolto del fimo . I fuoi pender ti faranro due iangujfughe,vna per orecchia,
terrà nella man delira vna trcmbìfTlfcllafiniftra vi> filo, al quale lu
attaccato "vna Vefpa, che /uola^i in alto, Gmilealle Api, ina più grolla ^
con le-, ali maggiori.» La VanaGlotia è immotò inordinato dell'animo, col quale
vno deriderà la .propia eccellenza, per enei più de gli altri honorato . S.
Girolamo nell'Epiftole* dGloria inanis eft inordinatus animi motus, quo aliquis
propriam defiderat ex^cellentiam, vt alios honore percellat . La Gloria
veramente incica gl'animi de gli huomini alla virtù, imperoiochefe il corfo
delli cauaiii s'dcita col fuono de! la tromba, fé nella caccia i Veltri con )a
voce,«& grida de* cacciatoi! [prendono >nimoa confè&uirlapredajfeconlofticpito
delle; mani fi fa, che da gli animali jnmi fi appetita la velocità, quanto
crediamo noi,-che fi pollano ftimclare gii huomini, i quali nati fono alla
auidità della lode. et della gloria ? QueIlo,che fi commuoue dalla fàoe, &:
dallo ftimolo della gloria ad honorate impre.e,non (t può dire fé non, che
habbjavn bell'animo, peiche. beliamola è, conseguir bucina fama per mezzo
d'honoiate imprefe^ Quid autem pulcrius Viro, * Quam gloriam bonam ufto ioti fi
lènte bene fpelfb di (gallo in feritir lacerare le opere fae da inudi, da
maligni, &T dalla mofticudme" de £>«*• diti) critici y che in vece
d> gloria iannó biafimo ì oltre che dtuerfe iono !e pf«* feilionf, àC i
profeilbri d'vna fetenti» c^c arte, per lo più non fi curano di trai* tati d'
vn altra : trovandomi angioino in vn circolo honoratodi letterato ptrfoac
"vetta» a citare ia "vui* occorenza Tito Liuio } mi dimandò vn Theor
lego . ìff jfftgo Spagnuolo Eccellente nella Jua disciplina, chi fuflè Tito
Liuio, et di chi ... irrattafle>\c.eit.o che appreflb di lui la gloria di sì
nobile Autore, &C dcJ Konuai, de' quali egli tratta,era incognita : &C
pur Tito Liuio ( per quanto narra iPlinio-neila Tua dedicatoria a Vefpefiano
Imperadore ) fi glciiiua,,ch «gii hajaeua acquiltata gloria a >b^ftanza,.6^
che hauiebbe potuto falciai di fcrìue£e,ièl*animo inquieto non fi fuiTe
pafciuto ideila fatica ., nondimeno la Tua-» l'ioria col iuo "Vanto non è
nota a tutti i.litteratL,tattrto meno farà nota quella-» d'altri di minore
autorità : difficilejcojaè confeguir daziaria, che lì sppetilce 'jpprelTb
ognuno>tkf% in ogni luogo . I Cottigiani.cheiì gloriano d'hsuer i prini
gradi, Oc fauori in vna Corte, dalla vanagloria gonfi), penfano,, che non ci
lianoaltri,che loro al Mondo, 6^ che i nomi loro fianoceiebri,-eaiorida *va
ìPoloaìi'altro ; ma quanto lì aggabbano ; che Tappiamo noi, .come fi chiamaa© i
CoKÌgianifPrinci_pali delRè di Francia j, di Spagna,.di Pollonia, 6^
dellTmperadore? ne tanpoco quelli di là fanno quefti di qua ; anzi ne in
RomamedeImafono da tutta lajiobiità.conofciuti, e ftimati : ma. che dico
iodeCortegiapì ? quanti Principi, Marchetì, Conti, Duchi, Bar©ni,& Prelati
ci fono al Monldo,il nome de* quali non fappiamo,& fé da vno fi sa,
dall'altro non fi sa : quante ftatue, arme di Principi, et infegne vediamo ne
Palaci, Tempij, et Sepolcri erettiioioper vanagloria da noi non conofeiute ? ne
(olo de pailati, ma anc© idi quelìi,ch'hoggi giorno viuono fono da
tutti,.&per tutto conofeiute. La maggior gloria.che più oltre fia dilatata
è quella de Romani, &C* nondimeqo a-tempi^di Marco Tullio la gloria loro*
chepur haueuano riportato gorioe vittorie d'Africa, de Partili, cV~
d'altre.pii\ remote regioni del Mondo, noa laneua pattato il fiume Gange *&
afcefoìl Monte Caucaflò., perdo che leggefi lei fogno.di Scipione. Ex his ipfis
cultis, notifq; terris, nuai aut tuuro,auc cutìfquenoflcum nomen vel Caucafum
hunc, quem cernisjtranfcendere potuit? vel ipfum Gangem tranfnare t poco dopo.
Cemis profecTocjuantis in angutijs yeftrafe gloria dilatare vejit. EtpitYabaffo,
Non modo non a?ternsm;fed ìe diuturnam quidcm.gloriam aflèqui potTumus, quid
autem intereft abhis, juipoftea nafeentur fermonem fore de te ? Veggafi tutto
il tetto, che certoi degno d'elTer veduto io tal materia di
Van^gioria.pcr^o(tra,confufione,& eoa suVvcggafi Macrobio cap.x. et Bcetio
de^Conlolatione lrb.2. profe ft ira, ilquae nel metro eflbrta i defcderofi
della Vanagloria a rimirar la Gloria dei Gel© mmenfo, incotalguifa per
viJeterràciafoun© la gloria. del Mondo, et vergo^ {aaraflj che ìl.fuo
nome;polTa empire il.breue fpatio della Terra.. Quicurnque folam mente
precipiti petit, Suramumque credit gloriarci, Late patens art heris cernat
plagas . Arcumque terrarum (itimiBreuf mque replere non valentis ambitum .
Pudcbir aneti nominis. Vergògnmfi ben Giglio coloro, che prendono Vanagloria da
quel cadde, et fragil bene. Ch'è vento, et ombra, 8^ ha' nome beltate .
Confondanfi quellf ambitiofi, che per gloriarli d>haue^eamiftàvde,
Prencipiicon prefcnti,e fuper-f flae iptCe comprano l'amicitià loro « Quelli^
che per edere tenuti magnanimi » &C ricchi pongono quinto hanno* fabbriche,
gloriandofi,che vi retti Tarme,' il nome loro, èV 1^ £>ndatibnecol
millefimo, vanità che caralor Cotta j fi come caropa^ar voleu* Firne'
vleretrice la Vanagloria icllafùia'membria, poiché il guadagno di molti anni
orferfe d'impiegarlo in rifalle mura deThebani, ogni volta ch'eli
hauttlèropoi't ì quella tnfcrittione'intorna alle mura1 rfeftrutte da:
Aleflandro, et tiilbrate da lei-. Alexander quidam lubuertit, fed Phyine teftiJ
tuit . Mefchmi, oc infelici fi reputino coloro, e he fi gloriano della
ricche^a, 8c potenza loro, che in vn punto perder poilortor ne voggonola morte,
che flap proiTima . Gùde Sofifane Gìecò,ancotchegentile,nuii tanto
dapocta^uànt^ da Chiiftianojcofi parlò .O^infelices '"vt plurimum, minimum
v'ero felices Mbrtaies, quid gloriamini propttr poteftates,Quas "vna lux
vel dedit : vel abifcaiit $ nelle ep-iit. di Sii Paubla a gli efeiii Homiha »i
$'. Habcnt, inquic, mulicres in Ct quoddaoi va nas gloria ftudiumv Gran
bettiahrà è l'eiler vanagtoriofo, perche la Vanagloria è vna feroce bé* flia .
Immanis beftia Vanagloria . Dille Filone Ebreo nella vita deirhuoroo ciuìle :
come gran beftia porta in tetta le corna,le quali appreflo altri iono fimbo* lo
della potenza, et dignità, apprellb noi in quefto luogo figurano la iuperbia_
conofee, per lo più fi genera, et da lei nalce la vanagloria,che del pari con
eflaL^ fempre camina: poiché niuno lupe bo è leri^a vanagloria, ne niuno
vartagloriofo è leo^i fuperbia Lucifero vanamente gloriandoti della fua
bellezza, et eminen^unfuperbicofi meritò d'etlère incoronato dal Mondo con vn
pardi cotfna » le quali denotano l'alterezza, della fuperbia', d(~ della
vanagforia. Al Popolo Vloab van3glorio(b, et fuperbo volfe Dio gli fufie rotto
if corno delfà-* fua iuperbia,e'l braccio della lua potenza, Geremia cap* 48.
Abfciffuftì eft cornu Vloab, Se brachium eiusconcritum eft / Audiuimusiuperbiam
Moab* 8£" altitudinem cordis tius. CetfabitMoab elle Pbpuius ^quoniam
conerà domi* num gioriatus eft . Adi irael, che pigliò vanagloria delle fue
feliciti » et deli tic* temporali > -he niente fono, minaccia Dio in Amos
cap. 6, Qui la?tattiini in-» nihili, qui dicitis, nunquid non in fortitudine
noftra alVumpfimus nobis cornua? DI CESARE %ITuf. V7 mia ? ecce enim fufcitabo
fuper vos domus Ifrael gentem,*^ conterei^ vos ab int.oitu emath *vfq,«ad
torrentem deferti . Onde il Regio Poeta nel ialsno 74 (apertamente ci
ammonifce, che non alziamo il corno della fuperbia, òC delia vanagloria .
Nolite exaltare in altum cornu veftrum,ego autcm annuntiabom ifffculum :
cantabo Deo lacob, 8c^ omnia cornua peccacorum confringam . Beftie fono i
vanagloriofi, perche feguitano la beftia della vanagloria, Beftia fa Croftrato
ad abbruciare lo ftupcndo Tempio di Diana Efefia con manifefto pc ricolo delia
vita fua, folo per fai fi nominare al Mondo . Btiìia fu Empedocle Filofofo
riputato a fuoi tempi di mente faggi*, óC auftera,il quale per ambì* tione
d'eflèr tenuto vn Dio, come fé ftfle fparito, dc^ alcefo al Celo, non fa-,
pendofi nuoua di lui, fi difcoftò la notte dalla V illa » oue egli fece la fera
vnfo. crificio, et vn conuito ; Mentre i conuicati dormiuano fèparati>chi
fotte vn'albero, chi da vn canto,e chi dall'altrojs'andb a gettare nell'ardente
voragine del Monte Etna, malavehemenza delia fiamma sba'^ò in alio fuor della
voragine le fue (carpe di bronco, che portar folea ; in tal grufa il fuoco
paleso f arden* te deiì© della fua vanagloria, Befìie fimili fi fono vedute a
tempi notiti, che* hanno ambito d'efler tenuti santi, Il fieno intorno alle
corna pollo negl'Adagij fotto quelle parole di Horatio li« b«*o primo Satira
quarta . Fcenum habet in cornu, long* fuge_> » Pigliali da Pierio per
fimbolo della ferocità, non lontana dalla vanagloria--, perche sì come i Tori
per l'abbondanza del parto ingrallàtì diuentano più" altieri j et
infoienti, così le perlone del Mondo per l'abbondanza delle commodità,
felicità, e potenze loro diuengono più fuperbi, et vanagloriofi : contuttocio
noi per altro rifpetto ponemo intorno alle corna della uanagloria il fieno;per
dimoftrare, che le graui corna dell'altererà fi riducono in leggicre^za di
fieno,iru "vanità, in niente, e che i fuperbi, ck^ alti penfieri, che ha
in tefta il Vanaglo» riolo reftano all'ultimo ofFufcatijCk^ coperti da
"vna viltà abietta, e minima : poiché il penfiero del vanagloriofo è
apunto come il fieno,gri fiorii ce nella mea te per vn poco, ma tofto fi
rifolue in aridità di fieno,che in vn'arneno prato bai* dan^ofo Verdeggia, ma
in breue fi lecca, e'1 fior gli cade . E/aia cap.40. Omnis gloria eius quali
flos agri, exiccatum ed fcenum, et cecidit tìos . Concetta che fi repete da S.
Pietro,cV da S. Iacomo nella prima Epiftola. Glorietur autem frater humilis in
exaltatione fua, diues au tem iu humiluate fua, quoniara ficut flos fcèni
tranfibit, exortum eft enim ibi cum ardore, Sc^ arefeit fcenum, éc^_ flos eius
decidit, poiché anco ne gli huomini fauij Pvltimo affetto, che fi laflì, è il
defiderio di gloria : la quale fottilmente entra,ma ingordamente deuora il
bene,che fi fa, fetida che ce ne fèntiamo,cot»e la fàngifuga il iangue . S.
Crifoftomo. Quo inanisrgloria ingreditur omnia quo: intus funt,infenfibiliter
aufert . Onde con proportionato nome S, Gio. Climaco chiama la 'Vanagloria
fanguifuga, il qual Santo ( per quanto riferisce il Padre Granata in *vna
predica del tomo fecondo ) efpugnaua l'auaritia con la miferkordia, l'accidia
con la meditatione della morte, et la vanagloria col farti veder di rado, et
col parlar poco,con la fòlitudine > et con la taciturnità, rimedi) veramente
atti a {laccarli da dodo quefta fanguifuga, che lì tenacemente s'attracca.,,
che con-» gran difficoltà da gii animi fìraccar fi pub : le cui for^e Santo
Agoftin© dice, che non fi fanno, fé non da chi cerca fargli refi Ilenia : perche
fé ad alcuno è facile il non defiderar lode, quando non fi porge ; diffidi cofa
è non fé ne pigliar diletto, quando s'ofFerifce. Qu-u» vires nocendi habeat
human gloria; Amor non fèntit, nifi qui ei bellum indixerit. Quia etfi cuiquam
facile el? laudem non cupere, dum negatur^, difficile tameneftea non
deleófcari, cura oflfertur . Ma quefta fanguifuga è tanto giotta, che non ci
lalfa affettare» che* altri ci offerifea lode, ma fa che noi l'andiamo
procacciando, perche naturalciafeheduno ha dentro di fé quefta fanguifuga
d'amor di gloria,però non coli facilmente fi pub in tutto fiaccare dal iènfo .
La Tromba, che nella delira tiene è ordinario flromento della -vanagloria, con
che fa Toffitio da fé fteflà della fama, et lignifica quelli, che nella 'Vanagloria
efeedeno, &C che ài propia bocca cantano di fé medefimi, et inalbano con
magnificenza, et fbnoro circuito di parole le cofe loro, e fé fanno qualche
opera buona,la fanno in modo,che fi fappia, 3i acciò fi fappia bene la publican
> elfi . S. Chrìfoflomo (òpra quel palio di Santo Mattheo cap. 6. Cum facis
Elcemofinam noli tuba canere ante te: dice che la trcmba,e ogni attione,ouero
parola,per la quale il vanto dell'opera fi rapprefenta, Se che il cantar con la
tromba, è defiderar la pompa della vanagloria . Tuba eft omnis acìus vel
fermo,pei quam ipfa operis ia&antia defignatur, tuba ergo canere efl,pompam
vanat laudi* appetere : brutta cofa è il -vantarli, odiofa a gli huomini, òC a
Dio ftellò, che odiaua Moab, perche era vanagloriofo, fuperbo, et perche fi
vantaua oltra modo . Ego feio, ait dominus,iac~tantiam eius, 6\^ quod non fit
iuxta ea virtus eius . Ariflide Orator Greco,ticne che quando i fatti
corrifpondeno al vanto delle parole, che fia conueniente di lodar fé ftefib,
per appoggiar la fua opinione arreca le parole d'Achille nel nono dell'Iliade .
Oppida ter quatuor crepi naualibus armis, Terrenis 'vnum, atq; decem circum
Vbera Troia?, Thefauros quibus ècunóbis multofq,*bonofq, Eiipui atq; omnes
Strida: munera feci . Soggiunge J/riftide_ . Nemo Grccorum indignatur . cur *
quia congruunl &&a nferbis . Ma dica pure quel, che fi "veglia .
Non ci è coia,chc fin i n uifa più ". 319 tnè la lode, che il vantarti, et
gloriarfi delle Tue opere, ancorché vere . Laus in bre proprio fordefeit. Non è
d'approuare quella fua difefa, che fa ^riftide, il» bjuale hauendo lodato vna
dia Oratione fopra Minerua, perche »e fu riprefo : foftiene nel Paraftegmate,
che fece bene a gloriare, con moki eflèmpij fpetialmente d'Homero che s'
attribuita il principato della Poefia » òC che Hefiodcf ancor egli fi glori) .
Mufarum laudes infert Qua: quondam Hefiodum docuerunt carmina pulcra Rifpondo
che all'esèmpio de Poeti in auantarfi,& gloriarli, non lì deue parer mente,
perche è loro propio vanocoftume, eflèndoche cfli appe ti/cono pili la
gloria,che il cibo, e le foftan^e,& (è la danno bene fpcflb con apparato
d'Hiperbole, e grande apertura di bocca, nel che i poeti «i'hoggidi auanzano
quanti poeti fiano mai flati ai Mondo, poiché ho fentito dire da alcuni di
loro, che^# Virgilio non è tanto mirabile, quanto fi tiene, quali ch'efli
habbino più giudi * ciò, del giuditio "vniuerfale, et che il loro ftile è
più fònoro, Se naturale del fu» èn^a durerà : altri dicono che hanno più eulta,
dolce, Se foaue facondia !di Satullo, Tibullo,& Propertioi Altri nella
poefia volgare, dicono che lo ftilo del Petrarca non è da imitarli, perche non
s'vfa più, quafi che lo ftile d'vna lin» »ua, (ìa qualche braga alla
martingalla jo calzone allafiuigliana; et che lo ftile ie' capi principali non
(sa per ogni tempo buono : ficome Tempre farà degno i'ellère imitato più d'ogni
altro lo ftile d'Homero, di VERGILIO VIRGILIO, di Pindaro, òC ORAZIO nel genere
loro, cofi nel fuo farà quello del Petrarca : Se non s'"vfa ; lon sWfà da
chi non vuole, da chi non può,& da chi non sa vfarlo,non che ariuar Io:
tacciano per l'auuenire i noftri Poeti, ne dichino più,che fé il Petrarcha afte
viuo mutarebbe maniera di dire, et componerebbe com'eflì compongo10; talmente
che il Petrarca pigliarebbe norma da lon 'foggi ungono,c he il Poe na dell'
Ariofto *va terra, terrai che quello del Taflò Q troppo alte cornette: 4a
ch'efli hanno trouato la vera forte di ftile Heroico . Io per me correi che 0
facelTero per gloria dell'eti noftra ; ma non che il diceftèro, il dire è facil
cola ai difficulti è fare di propria inuentionecofè nuoue/en^a repeterecofè
volgata l'altri, et di quelli medefimi, ch'efli biafimano, 6 che riconofee la
tua Poefiav dalle Mufe repatate da Poeti diurne, dicendo nel tetto greco Calìn
edidaxa* aoidin pulcrurn docuerunt Carmen . Che le Mufe gli hanno infegnato il
bel verfo . quello non è gloriarli, perche non vuole inferire, che il fuo verfo
fu bello,ma che le Mufe gli hanno infegnato il bel verfo, la bella Poefia » Che
Homo» ro s'attribuifea il Principato della Poefia » confeflb di non haucr letto
doue, pe* rò non pollo giudicare quelle che i\ dica : fé l'ha fatto non per
quello piglia lecito ellèmpìo da lui Artide, si quale come Oratore non (ì
conuiene la licenza, et libertà Poetica ì an ^i al Poeta ideilo è biaiìrrìeuole
parlare nelle fuc lodi* iìcome Plutarco nel trattato di lodar fé ftelìo net
principio biafima Pindaro » che fi vanta, et non fa mai fine di magnificare la
fua facoltà : Ho ben veduto in Homerojche le piti principali>e faggie
perfonè delli fuoi Poemi fuor di decoro fi vantano, come Vlille nella OdiiTsa,
il quale efponendo le fue calamità ad Alcinoo Imperatore narra le fue • mprefe
ordinatamente in quattro libri dall'ot tauo al duodecimo, permetto l'occafione
di raccontare l'impreie, le prodezze! bC le 'Vittorie lue dalle cofe auuerfe
conforme al parer di Plutarco : ma nonu» ammetto l'cfordio, et la forma delle
parole con le quali troppoVinnal^a.mat(imamente ritrouandofì ali fiora in bailo
ilato>conofciuto folo per biiognoii foraltiergli addimandò, perche piangeua,
chi era,come fi chiamaua,5c^ di che loco. Onde Vlille nel principio del nono
glrrifponde. Suro Vlyllès . et quel che fegUe . Alcinoo poi, doppo hauerlo
vdito molto,non mo(Ira di conofcerlo né men per fama, quandoché nel mezzo dell*
vndecima Od ite a non cónofcendolo più che tanto,altro non dice ad Vlille, che
quelle pa» iole,* Dairafpet'to non pollo giudicare, che tu fia "vn furbo,
né vn faHario, come molti huómini, che vanno Vagabondi,per la terra a piantar
pa(locchie,can^one, e menzogne, dandoli Vanto d'hauer fatto, e detto; perche
hai bella maniera di dire, Se buoni penfieri : ma dato che anco Alcinoo
fhauefleconofcifl' to per fama, non conueniua,che Vlille di le ftelìo dicetlè .
Mea gloria ccelun attingit .ne meno a fua immitatione l'Enea di Vergilio . Sum
piusiEneas Fa ma fuper a*thera norus . Neftore parimente fi gloria tròppo, et
parlando con Agamennonelmpera torè, et con Achille Rè, Se Capitano più degli
altri Greci principale, nel gle riarfi 'viene ad ingiuriarli,dicendo loro, io
hopratticato con.perione più fot di voi, da quali femprr fui [limato. lam enim
alienando ego et cum fortioribus > quam vos Vicis , 321 Viris eonfuetudinem
habui: Se minquam me ipfì para? pendetunt* Pcteua ben eflàggerare la grande$fta
di quelli, con chi eonuersò in gioventù fua, (èn^a venire ad vna noìofa
comparaticnew . Achille ha dell'arrogante a dire ad Agamennone iuo Imperadore
in prefen^a d'altri principali Greci. Tunonhaihonorttome, che fono il più fotte
di tutti i Greci } et do. lendofenecon Theti madre (uà confi :tma l'iftelfo.
Nofcatautem, Atrides Iaredominans Agamemnon. Suam culpam: quod fortiffimum
Achiuorum non honorauit. Potetia ben moftrarele Tue ragioni, 6^ il torto
Fattogli da Agamennone, (èn^a auantarfi d'ellère il più forte de' Greci: certo
che limili parole lo fanno fupeibo, èC im modello . Parla bene con giulla
maniera nel nono dell'llia j de, in quel luogo citato da Anitide, oue ricula
Achille di non tornare a feruire Agamennone,che gli mandò per .^mbafeiatori
VltlFe, Aiace, et Fenice, a quali rifpofe, d'hauerfempre combattuto, doucua.
Tutto quello non lo clicca line di vantarli delle lue mipieiè, ma per far
vedere i giufti meriti, della fua feruitù, Oc"" l'i ngi ulto torto
riceuuto in ricompenfa dal iuo Imperadorè, attefo che il contare i fuoi fatti
per difefa fua 4 et fcolpar fé Hello, è ia»# prima cagione, che permetta
Pluratcho di lodar fé Itelfo . Però Ariltide non pigìi 1 eguale elì'empio,
perche ad Achilìe era neceifario in tal cafo per dir \*^ lue ragioni, narrar le
lue prodezze veramente fatte. Ma a lut non era neceCfario ne conueniua lodar
l'oratione fua ; concede lì, bene, che fi difendanole opere lue, et che fi
mantengano per buone, quando da altri fono riprefe: ma rjon elìèndo (tata a lui
da alcuno bufimkra, non doueua egli lodarla, ne fofttntare poi ch'haueflè fatto
bene ad elleifì lodato da le (Ulto, quando fu ammonito, ch'egli fi gloriaua. Il
Maggiore Orator di tutti i Greci lo viene aw conuneeie, dicendo, che niuna
pedona dlfode^za.. ò(T dottrina fegnaiata»# non fy'o non diri cofa alcuna
gloiiofamente di fé ftellb, ma s'arrollìrà anco ièntirne dire da altri . Quelli
poi,che fono lontani dalia vera dottrina, che iì attribuifeono,& prefumono
hauerla, per non fapere ^parole noiofilllme ad dirfidifeiteflìptofenfeono.
Tantum abeft vlium ilhorumj qui foiide docili funt»,quicquam de fé gloriofus
dicerc,-vt*alio edam diecine, erubefeant v Qui -vcrolongius a -vera, quam libi
"Vendicant dottrina, abfunt, propter in-' fcitiam verba inoleltillìme
audienda de le ipfis proferunt. Niunodunquedeue fare il trombetta delle fue
ledi, o vere,b non vere,che fiano, La Vefpa,che molala in alto,é di quella
forte fimmalle Api, ma più grofsa, laquale perche manda fuoravn fuono, che
rimbombala latini chiamafi Bambyiiusjc inutile a produr mele,e fi fabrica i faui
di luco voti dentro di lòftan^;*,, attiilirno fimbolo deli'huomo
vanagloi;iolo,che per ordinario ha moltcparale, pj è fa molto flrepito, de)
redo è inutile, et fi forma nella mente cadetta in aruu > chimere vuote di
ferino, e di (apere, fabricate apunto di loto, poiché fi fonda fopra la
vanagloria delle cofe terrene ;ond'è quell'adagio. Bombylius homo. Tali fono
quelli huomini,che deferiue Theofrafto nelli Charatteri Eihici. cap. 57. cV 62,
F netti, ambitiofi, èV Oftentatori, a quali s'afiìmigliano quelli, che pieni di
boria volano col penfiero in alto, et comparirono (òntuofi, cV profumati con
paggi a 1 iurta, et moretti appretto > per e (Ter più riguardati, et
ammirati, portando adollo perle,e gioielli,contro i quali Plinio Iib. 3 7.
cap.primo, dice, che fi gonfiano per *vna certa vanagloria da Pifari . Quelli
che ogni minima cofa,che fanno cercano di farla con vano, òcT affettato
apparecchio, tenendofènc poi buoni appretto le genti, dando conto a ciafeuno,
dell'ordine che hanno tenuto : Quelli che con noiofe oftentationi celebrano la
nobiltà de gli aui loro,i gradi della cala, le ricchezze, et facultà, che
conaitano altri non per cortefia,ma per vanità,accioche fi vegghino i loro
(plendidi addobbamenti» te la loro politia, a quali non fi pub far maggior
difpetto,che non accettare i'inaito, SC non rifguardare ciò,ch'efli reputano
grande^a loro. Quelli che*, da tutti, et per tutto» pigliano la precedenza, la
man dritta, eJl primo luogo . Quelli che fi compiacciono d'ellèr veduti
appretto vn Principe, e (tanno più fui fjraue, che l'ifteflb Principe. Quelli
che per parere d'hauer gran negotij, maneggi, e fecreti d'importanza fi
ritirano da banda per ogni poco di co/à, et s'ae coftano all'orecchie delle per
ione, quafi che ragionaiTero d'occulte imprefè,ne diranno cofa,che in paleie
dir non potettero. Quelli che fanno moitra dSn fopraferittocon titolo
d'llluftre,o Molto llluftre,e taluoltad'Illuftriflìmo.cV^ dicono diriceuere
continuamente lettere hor da vn Principe, hor dall'altro, et s'otferifeono
difauorirti appretto quelli,non come offitiofi, ma come vanagloriofi, per darti
ad intendere>ch'e(Iì pofibno apprelTo Principi ; di cofi fatte leggiere:^ fi
pafeono, SC* fono inutili per (e, non che vtili per altri, ettcndo tutto il
loro Audio porto nella vanità, che fi rifolue alfine in vn rimbombo, che ia
breue fuamfee : ficome ogni Pompa,e Gloria di quello Mondo con (onoro rimbombo
perifee . Perij t memoria eorum fonitu . VANITA. GIOVANETTA, ornatamente
veftita, con la faecia lifciata, porti fopra alla tetta vna v,%$x con vn cuoie.
Vanita fi domanda nell UBRIACHEZZA DONNA vecchia, ro(Ta,& ridente, vellica
del color del* rofe fèccho, in mano terrà vn vafo da betiere pieno di vino, 6^
a canto vi farà vna Pantera . Rapprcfentafi vecchia, perche il troppo vino fa,
che gli h uomini prefto iriuecchiano, et diuentano deboli • La Pantera
moftra,che gli vbriachi fono furio(ì,di coftumi crudeli,^ feroci, come fono le
Pantere,lequali, come«dice ^riftotile nella hiftoria de gli ani-? mali,non fi
dimenticano mai . Vecchiezza. DOnna grinta, et canuta, veftita di nero
femplicemente, con vn ramò di Scnicio in mano -, perche ì fiori di quefta herba
fono di color pallido, et nella loro più alta parte diuentano come canuti » et
cadono. Vecchiezza . DOnna con la teda canuta, macilenta, &C con molte
crefpe per la faccia, 'Veftita di quel colore delle fog'ie, quando hanno
perduto il vigore,fens^a ornamento, tenendo heila man finiftra vn horologio da
poluere, ilquale llia nel fine deli'hora, -'& "vn paro d'occhiali, con
l'altra appoggiando ad ^n battone, infegr»erà col dito il detto horologio, 8c
terrà "vn piede alto, et fofpelb iopra vna folla, m oprando il vicino
pericolo . Vecchie^a è quella età deli'huotno,che tiene da cinquanta fino a
/èttanta anni, nelìa quale l'huomo, che va in declinatione per la fredderà del
fangue, diuiene inhabile a!le fatighe corporali-, et eflercitij mentali, i
quali per la debolezza de* fenfi, non puh fare fèn^a difficoltà, e quefla età è
tutta declinatione. Che la -v^cchie^za fminuilcala vifta, le forze, rambitione,Ie
belle^ejd^1 le fperan^e, fi moftra con gli occhiali, col baftone, col
veftimento, con la faccia, Ó\_ con l' horologio, che ftà in fine,ouero dal
color della verte fomigìiante à quello delle frondi de gli alberi
neirAutunno,ouero dalla folla, nella quale ita per cadere. Si potrà ancora
dipingere, che tenga in mano le fpine, ouero la pianta d'alcune rofe, le quali
fiano sfrondate in gran parte, et languide . Vecchiezza. VN A vecchia, magra,
pallida,coperta d'-yn manto nero,& che fi appoggi ad vna Crocciola, e con
la finiftra mano tenga -vn ramo lèccho lenza foglie da vna parte 'vi fia vna
tartaruca, e dall'altra vn horologio dapoluere, e che moftt.» che la detta
poluere fia al fine VELOCITA DONN A con f ali alle fpalle, in atto di correre,
tenga vno Sparuiero ìtu capo con l'ali aperte, il che è conforme ad vn detto di
Homero, doue fi ci^ime^m gran velociti col volo dello Sparuiero, K z V&>
D 32+ Velocità . DOnna con habito, con Tali alle (palle, portando i Talari,
oueto ftlualctti fìm ìli a quelli di Mercurio, et nella delira mano -vna faceta
. I catari fono indicio di velocità, però dirte Virg. di Mercurio . Aurea,qua:
fublimem alij fiuè a?quora fupra Seu terram rapido pariter cum flumine portant
. La faetta ancora nel tuo moto veloci llimo meri e a3 che fé ne faccia memoria
in quefto propofìto. Appretto hauerà vn Delfino > et vna Vela, quella perche
fa andare veloce la naue: quello, perche muoue fé flcflo velocemente VELOCITA
DELLA VITA UMANA. SE dipìnge per la velocita della vira humana vn Centauro >
il quale animale fino alle patti ertreme del ventre hanno forma humana, OC il
retto del corpo fi finge fìmile a vn Cauatlo . Racconta Pierio Valeriano, che
il termine della noftra vita con 'veloce cor* (o faprauuiene, Se
quefto,percioch« noi con vna rnarauigliofa lubricità cadendo, fìamo dalla morte
rapiti VENDETTA DONNA armata, Se veflita di rollò, nella^deftra tiene vn
pugnale ignudo, Se fi morde vn dito della finiftra, a canti? ha vn Leone ferito
con vn dardo, il quale fi veda in detta ferita, et il Leone ftia in atto
fpauenteuole . La vendetta d rapprefènta con vn pugnale in mano, per dimoftrare
quello atto fpontaneo della "volontà, che corre a vendicare le ingiurie,
con lo fpargtmento del /angue, et però ancora fi verte di rodò . Si dipinge
armata, perche per mezzo delle priopie for^e facilmente pub rhuomo vendicare
l'ofFefe . _^, E fi morde il dito,perche chi è inclinato a vendicarfi,per hauer
memoria pili (labile, fi ferue cofi del male fpontaneo, che fi fa da sé fleflò,
per memoria del male violento, che pruoua per lo sforzo degl'altri . II Leone
effondo ferito oflèrua mirabilmente il percuflorc, Se non lafcia mai occafione
di vendicarfi . Onde il Pierio racconta, che vn giouane compagno di Giuba Re
de* Mori, mentre il detto Re a'ndaua con l'Esèrcito per li defèrti dell'Africa
per cagione di prouedere alle fue cofè, incontrandofi in vn Leone, lo percofie
con vn dardo, et l'anno dapoi ripafTando il detto Re già Ipedito per quel
medefìmo luogo, comparue il detto Leone, Se ofleruando il giouane, che l'haueua
ferito, andando con velociflìmo corfofra la gran moltitudine de' Soldati,
miferabilmente lo lacerò, partendoli (en^a offendere alcun'altro t folo'
fodisfacendofi d'hauer vendicata la vecchia offefa . Però gli Egitti)
dipingeuauano nel detto modo il Leone per la vendetta . Vendetta . DOnna
armata, con vna fiamma di fuoco fopra all'elmo, haueri mo^za_»: la finiftra
mano!, Se tenendo gli occhi j fifsi al tronco del braccio dimo-v (tri con
l'affetto tubato, malinconia A rabbia: dall' altra mano temi il pugna* le in .
3ìj le in atto dì voler ferire, farà veftita di roflb, et a canto hauerà vn
Coruo, coi vno Scorpione in becca,ilquale punga co la punta della coda il Coruo
nel collo. L'armatura dimoftra il valore, fic la foriera del corpo efler
ucceflario alla ^vendetta de' danni riceuuti .,u 11 fuoco è inditio del moto,
&C del feruore del fangue intorno al cuore » per ira,8c per appetito di
"vendetta, a checorrifponde i'afpetto turbato . E guarda il tronco del
braccio, perche non è cofa alcuna, che inanimi maggiormente alla
'"vendetta, che la memoria frefea de' danni riceuuti, E però è dimoftrata
col Coruo punto dallo Scorpione, dal che l' Alciato tira vn fuo emblema dicendo
. y^ptibat volucrescaptum pede Corms in aura;, Scorpion, audaci premia parta
gul£ . \A fi tilt infufofenfim per membra veneno, P&ptoreminftygias
compulitvltor aquas, -* 0 rifu res digna ; aliis qui fata parabat,
lpfeperit,proprijsfuccubuìtq\ dolis, VENVSTA.' Del Signor Giouanni Zarattino
Cafìellino . NINFA bella di gratiofo afpetto veftita di cangiante, cinta con vn
cingolo,nel quale vi fiano ricamati intorno Cupido, le faci ardenti,& il
caduceo di Mercurio, porti in tetta vna corona di rofe, tenga nella deftra mano
l'Helichrifo fiore gialio,& lucido come 1 oro.nella finiftra laugelletto
chiamato da Greci Tinge . La Veriufta è vna certa gfatia, che arreca perfetto
condimento alla bellezza: perche non ogni perfona bella ha venuftà. Suetonio
deferiuendo le fattezze di Claudio Nerone,fece differenza nel cap, 5 1. dalla
bclle^a alia venuftà, in quel le parole. Fuit vultu pulcro magis,quam venufto .
Fu di volto più tofto bello, che venufto,e gratiofo. Catullo facendo
comparatione di Quintia con la fua diletta Lesbia,concede,che Quintia fufle
bella,non però totalmente bella,perche non haueua alcuna venuftà, maproua, che
Lesbia fua era tutta bella, perche^ toaueua ogni 'venufti . Quintia formofa e
fi multìs mihi candida >longa, B^tla e fi. bat egofic fmgula confiteor .
Tetum illud formofa nego, nam nuUa Vtnufìas . Trulla in tam magno efl corpore
micafalis. Lesbia formofa e fi, qu£ cum puleberrima tota efl, Tum omnibus vna
omnes furripuit Venens . Dalquaìe Epigramma fi raccoglierne oltre alle fattezze
d*vn corpo grande, ben fotmato,e d'vn color cand'do, bifogna hauer anco
Venufta,e quefto lo dimoftra Catullo non tanto in quella (uà voce Venuftas,
quanto in quella . Mica ialis. ciocche Quintia era infipida>non hautua
niente di venufta,e grafia .fopra di che Aleflaiidro Guarino Atauo del Caualier
Guai ino autore dei Paltor fìo\>, dice . Quemadmodum cibi fine fale minime
deleótant, ita Quintia quoque 8 fcilacct longa, o\_ candida eilet, fine
'veuultaie non ^idtbatur formola . X i Siconac VENVSTA. i Sieomc il cibo fen^a
Tale non gufta, con* ancoQu'ntia, ancorché fullè bella-;, grande, e candidi,
nondimeno non pareua bella /èr^j Venufta, la quale non è altroché vna certa
gratis, ficome nell' vltimo verfo efpone il fudetto Autore in quel mezzo
pentametro, Omnesfurripuit Veneres. Videtur,ii>quit,ceteris mulieribus omnes
*venuftates furripume, cum ©mnis gratia in ipfa fola appaYéàfTcioè pare, che
Lesbia habbia rubbato tutte le venuftà alle altre donnesche in lei fola
apparifeeogni gratia : a guifa del ritratto di Zeuxide Pitture, che per
figurate a gli Agrigentini in Sicilia Giunone La. inia, fcielfe le più belle
belfe@p dalle più belle, e gratiofe donzelle, ch'haueflero : fi conferma da
Lucrctio Poeta, che ~vcrfb il fine del 4. lib. chiama la gratia, mero fale.
Tarmila Tumilio, ChaYÌtonia tota) mrumfal. Volendo inferire, che a tal amante
accecato dall'amore vna Dama piccola', di bada datura da lui amata parerà vna
delle Gratìe, tutta faporita.e tutu graliofa, impercioche Chariton ia feno due
parole in aleuti Celti malamente congionte,che in greco lignificano gratiarom
vna vna delle grat ie, laqua le gratta fotto nome di fale '"vienoa molli
Autori comprefa, perche la Venuftà,c3^ la gratia è il condimento delia
befie^a.come il Tale d'ogni 'viuanda . Plutarco nel quinto Simpofio nella
queftionc decima . Fa&um eli vt gratiarum nomen falibus imponeretur a
quibufdam . Et più a bado . Atq; hac fortalfe de caufk pulchritudinem
mulierisnon ociofàm,aut tnuenuftam, fed gratiofam,8£" ad promouendum
aptam/alfam vocant. Per quefta cagione,dice egli la belle^a d'vna donna, che
non fia otiofa, feiapita, et fen^a venuftà,ma che da gratioià» ÓC^ atta a
commuouere gli animi, è chiamata faIf2,cioè fàporita »& gratiofaj et però
Venere riputata Dea della belle^a fi finge nata dal Mare,che è folio : fi che
la Venuftà, che dice Catullo, il Sale,& le Veneri, altro non fono,che la gratia,
6^ la gratia non è altro,che la Venuftà, parola deriuata da Venere j a Venere
enim ( vt inquit Cicero ) dieicur Venuftas, perciò ditte Catullo,che Lesbia
rubbb tutte le Veneri, cioè ogni gratia, et Venuftà, perche Ven ere, come Dea
delle bellezza, et capo delle gratie, oltre la bellezza del corpo hebbe in fé
tutte legratie, che fi ricercano ad vna perfetta Venuftà, fa quale contiene due
doti principali : la gratia dell'ai petto, et la gratia della voce ; circa
l'afpetto confitte nel grato, et gratiofe colore, nel gratiofo moto, nel
gratiofo rifo, et nel gratiofo {guardo . Circa la voce confitte nel gratiofo
parlare, nel quale fpetialmente fi ricerca il faporito fale delle faggie,
foaui, angeliche parole,e però ditte Quintiliano Iib.5. cap.3. che la Venuftà è
quella coia, che fi dice con vna certa gratia . Venuftum eft, quod cum gratia
quadam, et Venere dicitur. Et nei x.lib. capitolo primo dille . Ifòcrates omnes
dicendi Veneres fècutus eft . Volendo efprtmere, che Mocrate hebbe nel dire
ogni gratiofa maniera . Tutte le fudette parti della Venuftà vengono
confederate più volte dal Petrarca nel caro oggetto dell'amata Laura : confider
ò il grato colore di gratia, &T di dolcezza pieno in quello quadernale .
T0B0 che del mìo flato fujjì ai c&rta, *é me fi mi fé in sì nuouo colore,
Ch'baurebbe a Ciotte nel maggior furore Tolto l'arme ài mano, et l'ira morta .
In quel terzetto poi confiderò il candido colore del "volto, la biondezza
del capello, la negrezza delle ciglia, lo fplendore de gli occhi,la bianchezza
delli denti, et la rottela delle labbra, colori che arrecano gratia, et
Venuftà, quando con proportione comporti fi ritrovano tutti in vn fuggerto.
Latefla or fino » et calda nette il volto, Hebeno i cigli,, e gl'occhi tran due
Belle Qnd'+Amor l'arco non tendeua in fatto. Terte, et rof e vermiglie. Et quel
che,iegue. Confiderò il giatiofo moto, e lguardo,quando ditte . Che dolcemente
i piedi, e gli occhi muoue. Et nel fonetto in qual parte del Cielo confiderò
infiemccon Io /guardo il gta tiofo parlare, e'i dolce rifo . X 4 ter Ter diuina
bellezza indarno mira Chi gli occhi di cosleigiamai non yide Come foauementr
ella ti gira • 7{on sa coni ^imorfana, et come ancide Chi non sa come dolce
ellafofpira, E come dolce parla, e dolce ride, £ nel Seguente Sonetto . 4mor,
et io sì pien di merauigliat Come chi mai cofa incredibil vide Miriam coflei,
quando ella parla, o ride . Nell'altro Sonetto confiderò medefimamente il
gtaciofo paltò, et moto *£ Et nel Sonetto, foglia mi fpróna . Nel cui primo
terzetto particolarmente rono raccoMutte le tre fudette forti di bellezza deli
animo del corpo,& deUa voce, nelle quali è la Venufta, et grafia . yirtute,
honor, be UeTtfa > att0 ffntiU 9 Dolci parole a i bei rami m'han giunto •
Oue foauemente il cuor m'inuefea . Virtute, honor, ecco la bellezza dell'animo,
che ne gli animi conciliali gratia . Belletta, atto gentil ; Ecco la gratia del
corpo . Dolci parole i ecco la gra eia della voce . *A i bei rami mhan giunto .
Oue foauemente il cuor m'iuuefca ; ecco la portanza della gratia, che in* uefea,
commuoue, alletta, e tira l'animo per mèzzo della mente, 1 occhiy; nes aetatis
gradus venufHflìma ; di tal venuti* per tutti i gradi d'età vien ano da Greci
lodato Alcibiade r M Tullio CICERONE ifteflbloda il voltoyche arreca dignità»
*verruf!à infìerne . Vultus multum afrert rum dignitatena, tum Venuftatem
Talché la Venuftà in vn huomo è lodabile, e conueneuole r Nella donna no ne
ragiono, poiché più torto (1 amerà ~vna men bella, chefìa virtuosa ^gentile
grattala nel camminare* ragionare, à(T conuerfare, che vnapiùbelk di volto»
fenza venuftà, fen^A virtù alcuna rum"ea net procedere» fciocck.nell
andare >6c •nfrpida nel parlare * Habbiamo cinta la noftra figura d'ella
vendila col fijdetto cingolo da Greci chiamato cello, ouero baltheo, che Venete
di natura Madre d'ogni Venufttf,Sc gratia portar Talea per comparire
graliofà>.nel quale vi era tanta virtù, che negli amor oh* (tfegnè plaeaua
per fine l'iracondo, e furibondo Marce,& col medefimo Giunone riceuutolb
imprefto da Venere puotè placare l'Altitonante Gioue : fcher:£o grafiofamente
fopra cioMartiale nel 6". lib. 'volendo lodar Giulia di gratia» òC
bellezza, a cui dir1e,ch'era tanto bella,& gratiofà,che da lei Giù» none,é
Venere i fretta farebbe venuta a dimandare impfeftoilgratiofocingolQ> Vt
Marti* reweeturamor: fummiq; tonanùs* *A te luna petat ceflum, et rpfa Venus*
Queflb pretìofo cingolo è deferittoj ficome rhabbiamo figurato da Homeio nel
xiii. della fua Iliade, ouea Giunone Venere l'imprcrìa • *A pefioribus
foluitacu piftum eingulurrr Jfarium : ibiautem in eoiltecebm omnesfacla erant.9
jbiinerat quidem\Amor, et defiderium, et colloquiarti $landi[oquentic> qua
decepit mentem valdeetiamprudentium, Hoc eiimpojmt manibut, verbumq;
dixit>& nominami* Recipe nunc hoc cingulumt tuoq; impone fìnuì tontex
tum varie in quo omnia fuclafitnttneq\ tibiput* Inefficaxfuturum effe}quodcunq
metttibus tuiscupis * Appanfce da quelto tetto d'Homero, che in detto cingolo
vi erano ricamati a ponta d'acci Amore, i defiderij, eia foaue eloquenza del
parlar dolce . Amore i'habbamo prefentato con la folita imagined: fanciullo
alato, i dcfiderij con |c faci ardenti,i quali fono quelli, che a gu fa di
ficelle accefe ardeno continuamente i cuori degli amanti . La fòaue el quen^a,
et il dolce parlare col caduceo di Mercurio riputato da Poeti padre d t ila
eloquenza, cX^ ancora caco delle etatie, come dice il Giraldo nel Sinu^mate
xiii. Metcurium infuper veDI . SS* reteres gratiamm Ducem conilìtueroiìt . E
però Luciano antico Fiiofofo nel dialogo ampolline, et Vulcano dice, che Mercurio
rubbò il cingolo a Venere, dalla quale fu abbracciato per la vittoria, che
riportò mediante la Tua gratia: ne lènza cagione gli Atheniefi pofero { per
quante narra Paufania ) nell'andito della rocca la ftatua di Mercurio infieme
con le gratie . Siche il Caduceo» come linimento di Mercurio ferue per fimbolo
della foaue eloquente della gra tiofà facondia del parlare ; nel qua! cingolo
Homero ci volle dare ad intendere (a for^a della gratta, fen^a la quale la
bellezza non vai nienterbelta era Venere, ma lènza il cingolo (imbolo della
gratia non poteua addolcìre,& allettare Marce ì bella era Giunone, ma lènza
il cingolo di Venere, cioè lenza la "venufta, 8c ^iatia non potè mitigar
Gioue,mediantc laquale pur J.o mitigò, iìcoirc Venere Marte, volendo inferire,
che la bellezza congionta con la gratia può adefearc^ ogni per fona, ancorché
fia di fiero cuore, come Marte, e d'animo ajbhme,©^* alto come Gioue ; ma che
la bellezza non ha quella virtù lenza la grati a, laquale induce Amore, 6^
defiderij con la foauità del parlare nelle menti de* pili prudenti huomini,
allettandoli in tal maniera, che lì ottiene da loro ciò, che-, fi sa deli
derare. Libanio Filofofo Greco fopra il cello, e fopra la rofa finge vn
belliflìmo fchet ^ocifegnato da Angelo Pollano neUa Centuria prima csp.
xi.& narra che Pallade, ex Giunone, elTendo comparite auanti il pallore
Giudice delle bellezze loro, difièro a Venere,che fi leuafieil detto cingolo,
perche le daua unta grazia che incantaua le perfòne : rifpoiè Venere, eh era
contenta di deponetlo,ma che era ben douere, che (è vna di loro haueua il
Murion d'oro, et l'altra vna diadema pur d'oro, ch'ella ancora fi
procacia(Iequalch*altro adornamento gratiofòj rimafer d'accordo Palla de, e
Giunone. Venere difeoftatafi da loro fé n'andò in vn belliflimo prato,
oue-colfe gigli, 'viole, et altri fiori per addornarfehe,ma parlando auanti
fentì l'odore della ro(à, alla quale accoftatafi,vedendola fopra-. ogni altro
fiore bella, et gratiofa, buttò tutti gli altri, e fecefi vna corona di rofe,
con la quale comparì auanti il Giudice, ma Pallade,& Giunone vedendola-,
citta modo, con tal corona di rofegratiofà, non afpettorno il giuditio, ma
ammedue fi chiamarono vinte, Se coderò ad abbracciar Venere, &C baciar la
corona di rofe,& poftafela ciafeuna fopra il crine loro di nuouo la
rfpofeio in e? pò a Venere, da quello noi ci fiamo molli ad incoronare la
Venuftà con corona di iofe,& con ragione inuero, perche la rofa per la
venufta /uà è regina delli fiori, tempi dehnifee il Murtola. Anacreonte Poeta Greco la reputa
honor deFle gratie . Bgfa,flos, odorqtte dìuum,• HominMfiYoja eSì voluptas . Decus illa gratiarunf^i Conuienfi dunque alla
Venuftà, perche la rofa dedicata da Poeti a Venere è (imbolo della gratia, et
della bellezza, nella quale fé fi deue i icercare, secondo i platonici le tre
sudette parti che rendeno gratia, cioè la virtù, il proportionato colore e la
soavità della voce, certo che cella rosa vi è tombolo di tuttcw quelle c] utile
partì, vi è la virtù sua in confortare i corpi nostri con tante sorti di
liquori di ìoCc, vi è il color grato incarnatino rnifto di bianco, e di rotto,
come fingono i poeti fparfo dal fangue di Venere (òpra la rofa già totalmente
bianca: "vi è la fua fragranza di odore (imbolo della (òauità della
voce,atte(òche tengono al. cuiii Filofofi, che )'odore,ed il colore della rofa
deriui dalla gratio(à (Iella di Ve* nei e : qnindi è quel prouerbio, Rofas
loqui, e poeticamente dicefi, che Vene* te parli con bocca di ro/e . Virgil.
nel i% dell'Eneide . Rofeoq; fise infuper addidit ore . Cioè, con bocca
gratiofa > per la (òauità del parlare, 11 Petrarca. Perle, t rofe vermiglie,
oue l'accolto Dolor formaua ardenti voci, e belle . Ed vn'aitra volta; l a
bella bocca, angelica di perle Piena, e di rofe, e di dolci parole. Oue in tal
tenore efprime il Petrarca ~vna bocca al tutto gratiofa, pigliando le j erle
per li candidi denti, e le rofe per le "vermiglie labbra, da' quali
vfciua* no pretiofi detti efpofti con foaue eloquenza, et gratia di parlare .
Torquato Tallo ancora, £ nella bocca, ond4efce aura amorofa § Sola roiTeggia, e
fèmplice t la ro(i« L*Helicrifo, che porta in mano > è *vn fiore così
nominato da Melicrifà Nia« fa .che primiera lo colie, per quanto
fcriiTsThemiftagoraEfefio, maioten» go, cht (la detto,perche il (ùo nome è
comporto da Helios, che lignifica Sole, e da Chrylòsjche lignifica oro,
attelòche l'ombrella di quella pianta piena di pea denti corimbi, che mai non
fi putrefanno, quando è percofla da' raggi del Sole, rifpìende come fufle
d'oro, la onde fi conilumaua da' Gentili incoronarne gli Dei, ilchc con
grandiflima diligenza oilèruò Tolomeo Re di Egitto, ficomo narra PLINIO . oue
dice^che ha i fufti bianchi, e le frondi bianchiccie limili a quelle
dell'abrotano, e più (opra nell'vndecimo capitolo, dice, che*» che l'Helicrifo
ha il flore limile all'oro, la foglia gentile, et il gambo fottile, ma lodo; e
quello (la detto,perche (1 (appia>come s'habbia a figurare,e per moftra» re
la fua forma eflère differente dal Chrifanthemoje dall'hmarantOjpercioche, fé
bene con tali nomi è (tato anco chiamato l'Helicrifo » come riferifee Diofco*
ride lib. 4. cap. 50. nondimeno la forma è differente,come fi comprende dalle
figure imprelle dal Mattinolo Aio Efpofitore: Habbiamo dato quello flore io
mano alla Venufta,pcrche è fior gratiofo, che prende il nome dall'oroj e dal
Sole,lotto Ji cui raggi, è vago, e lucido come Toro * né più gratiofa vna cofa
dir fi può, che quando è tifplcndente, e lucida, come l'oro ripercoflo dal Sole
: di pit hanno olleruato gli inueftigatori de' naturali lecreti, che quello
flore rende la. pedona graciolà, a tellerne ghirlande portate nella guifa, che
dice Plinio, ec t/ztheneo autore Greco antichilfimo, il quale nel XV. libro
cofi lafsò fcritto. Ad gratiam, et gloriam "vita? pertinere fi quis (è coronet
Helichryfo . Val» ali; gratia, e gloria della vita, fé alcuno s'incorona con
l'Helicnfio . Tiene dunqui in mano quella noflra figura della Venulla
i'Hclicrilo, come lini bolo delia gta tu, e : tra, et della glori a popolare,
perche Whi ha in Te venuftà, 6^ grafia, ha per l'ordinario-aiico ra appreflo
gli altri a/pplaufò, fatto, gloria, fauore, et gratiaT^S^ perche la Venuftà
concilia la gmia. mediante la quale fi oitengo'no le cofe, s*è detto da* Latini
pieno dì Venuftà, et fortunato *vro, che !gli fiano fuccedute bene le cofe >
fecondo la Tua intention«_ . Panfilo nel1 Tatto quinto delTHecira eflèndogli
fucceflc fuor di fperan^a cole bramate l circa la moglie difle 5 Quis me eft
fortunatjof r >enuftatiiq; adeo ptenior £ Per Io contrario inuenufto s*è
detto^vno, che fia dilgr aliato, al quale non iucce dono cofe defidcratt. :
l'altro Panfilo neHVfridria Scena quinta, Atto primo parlando delle no^e, che
non defideraua, dille, Adcon* hominem elle inuenuftum, aut infelicem quemquam
vt ego fum ? Icci niuno huomo coli inuenisfto,difgratiato, ed infelice, come
fon io t onde «hi ha in fé gratia, chiamar fi può felice, perche truoua anco
facilmente pregiò altri fauori, éc^ gratia, di eoe facciamo (imbolo
l'Helicrifio, il quale, come fiore nobile,vago, 6^ gratiofo, puòeiTere
d'ornamento, yaghe^2a, 6^_ graue a chi lo porta, non che "veramente quefto
fiore polla, come dicono i ìuddetti Autori, fare acquiftar gratia, cVfauoie;
Sicome gli Indiani feioccamente teneuano, che la roia poterle far conciliare
grafia appref* ibi Principi, ciò ritolta "vanità. Vanità fimilmente è di
coloro, che pcnfano, la lepre faccia gratioie quelle perlone, che [mangiano
della fu a carne_ > ne poco marapigliomi di Pierio Autore graue, che lo
afFeimi, c\T s'aflfatighi di perfuadere altri a crederlo, corrompendo il tefto
di Plinio nel 28. lib. capitolo decimonono, ouc dice Plinio . Somniofos fieri
lepore fumpto in cibis Cato arbitiatur . &C Pierioìn "vece di,
fomnìofos, vuol piti torto leggere, formofos. Plinio "vuol dirjecondo
Catone, che Ja carne del lepre fale^ genti fonnacchiofe, àC Pierio^v^ole, che
faccia le genti gratiofe, cVT belle, òC foggiunie j ^ Vulgo etiam perfuafum
conciliari ex co corporì gratiam . E oppinione del 'vulgo, che dia
gratia"alli corpi, detto prefo da Plinio, ma non l'arreca lealmente
intiero, perche Plinio Io mette per di/prcrsrj», rigittando in quanto a fé,
fimile folle oppinione . Vulgus, ^^ gratiam corpori in fepcem dies friuclo
quidem ioco, Cioè, il vol^o crede, che a mangiare il lepre dia per fette giorni
gratia con ifcher^o inucro friuolo ; quafi dica, che fia ~vna baia j ma Pie»
rio quafi che tale oppinione fuflèw 'vera, fa, che il lepre fia verace firnbolo
della venuftà, X_ gratia; Laquale non fi deue, per l'antica,^ feiocca
perfuafione del «volgo rche (opra niuna certa caufa 1 c\^ ragio. ne fi fonda,
rapprefentare /òtto figura del lepre, 6^xfe in quelli medefimi tempi, mentre la
detta perfuafione era nel volgo ipaifa, comoda fauij fchernit*, non fi truoua
da niuno Autore tenuto il lepre per (imbolo della venuftà, Unto meno adeflb
tener fi deue, poiché il volgo d'hoggidì non ha fimile diceria. Si véla Sì vate
Pierio in fauor Aio di vna figura di Filoftrato, che dipinte Cotto vn arbore di
melo i Pargoletti timori » che fcher^auano con vn lepre, ma ciò non ha, che
fare con la VenufhJ, poiché di limili fcher^i, mille fi veggiono in fregi pò-,
(ti nelle facciate di cafe . e Palaci, in Giardini di Roma pargoletti v/tf mori
> e fanciuli*,che fcherzanocon opre, martini, et altri animali di giuoco :
cita anco per teitimc nio Marciale nell'Epigr. fcritto a Gellia nel 4, libro.
Si quando leporem mittis, mihi Gellia dicis ; Formofus ièptem Marce diebus eris
: Si non derides : fi verum Gellia narras Editti nunquam Gellia tu leporem . In
quanto che i pargoletti Amori non voleflero ferir la lepre con dar di. o faet
te ; ma pigliarla viua, come ibauiflima offerta a Venere : foauidìma a Venere-,
dille Filoftrato » non perche nella lepre fu (imbolo di VenulU, ma perche è ani
male fecondo, Venereo ;an^i Fiioltrato in detta figura apertamente giudicar per
feiocchi quelli amanti » che tengono nella lepre fi a forza d'incitamento di
Amore ; Inepti autem amatores, amatorium quoddam lenocinium in ipfo elle
exiitimauerunt : peto in damo anco cita Pierio Martiate nell'Epigramma fcritto
a Gellia nel quarto libro . Si quando leporem, &c. Ma in quefto Martiale fi
burla di Gellia donna brutta, la quale gli mandò a donare vn lepre, con direfe
mangiallè di quello egli farebbe bello, egratioi» per fette giorni: a cui
Martiale, tenendo ciò per feioccheria, rifpofe, Gellia > le tu non burli, (e
tu dici da -vero, tu moftri non hauer mangiato lepre ; perche^ fei (èmpre
brutta . Fa mentione anco Pierio di Aleflandro Scucio, ch'era gratiofo
Imperadore, e mangiaua fpeflb de' lepri » ma certo,chc la gratia non procedeua
dal cibar di lepre, ma dalla gratia Aia naturale: mangi vno, che non fi di
natura gratioso, quanti lepri, che vuole, che mai non rarù acquiUo di gratia
alcuna : la gratia è data gratis dalla Natura, ne fi pub comprare, ne acquetare
con rimedi}, e cibi conditi . Arreca oltracciò Pierio certi verfi d'vn Poeta,
che fcher^ò (opra il (udetto Imperadore, pigliando materia dal Aio gratiofo
lepore, e dal lepre, che fpello mangiar folea, quali che il lepore, e la gratia
dell’Imperadore procedei! e da lepri mangiati . Tufcrum quod vides elle noftrum
Regem» Qucm òyrum fua detulit propago, Vcnatus feci t, et lepus comefus, Ex quo
continuum capit leporem • Mt Lampridio nella vita di lui dice, che 1 I
mpcradore elfendogli moff rad detti vera rifpondefle in greco per dilprezzo del
Poeta con tal fentimento . Pulcrum, quod putas elle velhuai Regem Vulgari
miserande de fabclla, Si verum putas elle, non irafeor, Tantum tu comedas
'velini lepufculo, Vt fias animi malis repulfis, Pulcher, ne inuideas liuore
mentis . Ne* quali vcifi chiama miicrando il Poeta, che A mo«c(te a credere,
dalli volgaf DI J voìgar diceria, ed opinione, ch'egli fuflè bello, perche
mangiato lepri . Se tu credi quefto, rifponde l'Imperadore, io non me n'adiro,
Solamente voglio da te, che mangi ancor tu lepri, accioche (cacciati i mali
affetti dell' animo diventi gratiofo tc non rh'habbi più inuidia.dal tenore di
talerifpofta,fi conofee» quanto l'Imperadore tenefle per cofa ridicola quella
volgata diceria, perlocho chiama il poeta miferando, e mefehino : L'Imperadore,
fé mangiaua i lepri, li mangiaua non per diuentare gratiofojchegid era di
natura,ma perche gli gu« ftaua il lepre, ch'egli dello pigliaua nella caccia,
della quale molto fi dilettaua, come fcriue Lampridio . Che i poeti riabbiano
fch erbato Sopra iHcpre » ed il lepore, lo hanno fatto per Io pronto bisticcio,
che fé ne forma . Si non vis edere leporem, sede Uporern ; dille vn'altro poeta
ad vno, che ftaua a tauola, ne mangiaua del leprc,che vi era, ne diceua niente
: ma quefta conformità di voce detta Annominatione, o Paronomafia,non bafta ad
includere il firn bolo del lepore, e della gratia .-perche il lepre non fi
forma dal lepore, ne il lepore dal lepre, ma fi dice lepus, quafi (ìt leuipes,
perche è leggiero di piede, come tiene Lucio Elio preflo M, Varrone lib.j. de
re runica cap. i a.ouero come pii\ tofto vuole Varrone è detto dall'antica voce
Greca Eolica, leporin, perche è fimo ì di nafo Liporjs, ouero Liporrhis,
fignifica fimo, per quanto n'auucrtifce Gioi Seppe Scaligero : ma il lepore della
gratia, e venuità non fi deriua da limili vo! ci, diuerfè di lignificato :
dunque per niuna via, ne per etimologia, ne per na« ! turale intrinseca virtù,
ne per vaga eftnnfèca ferobianza, il lepre, che più torto ; brutto è, può
feruire per Gieroglifico della Venuttà, e gratia ; alla quale riabbiamo dato
noi la corona di rofe, e l'Elichrifo fiori al tutto belli, vaghi, e legi
giadri, che fpirano tanta fòauità, e gratia,che diedero occafione a gli antichi
di i penfare,che fulTero atti allo acquifto della gratia ; i quali, come
gratiofi fiori pofiono arrecare adornamento, e gratia a chi li porta, perche la
gratia naturai* Igiene accrefeiuta da gli artifitiofi adornamenti, pero fingefi
conforme al verisimile da Libanio, che il Mutione d'oro delle gratia a Pallade,
e il diadema a-» Giunone, per quello anco Venere di natura bella,e gratiofa
portar volle il detto cingolo ricamato,* Scelfe la corona di rofe per comparire
più gratiofa con fi; mili artifitiofi adornamenti, iquali fi conuengono a
Dame,ma però Séruatri ter ì mini dell'honeftà, e modeftia, ellendo difdiceuole
ad honorate Dame lalfarfi t trafportarc dal fbuerchio defidcrio di farli
"vedere belle, e eratio fé con fuperbi, m*m hpm »>~aw,w *h wKinw \, f»w
v*r«»vr«> VIUVIVVf llML/lkW HA TUA lì il II» v» i»» Igufto, che quello di
hieri : e fé bene elTa nipote, hoggi mi fono adornata per gli jtcchij di mio
Padre,c hieri per gli occhij di mio marito, nondimeno fi conuerria più alle
Dame andare adorne in guifa tale,che hauclfero da piacere più tolto ì gli occhii
de' padre, che a gli occhij degli huomini . A Cauàlieri poi in netCun modo
conuengonfi gli artifitiofi adornamenti, fé non tanto, quanto comporta la
virilità caualierefea, perche la belle^a virile poco deue tller coltiuata, {
puidio, Pie* coli modico forma virili» amat . NafcondanJfi quelli Cauàlieri,
che per parer gr? tiofi pongono cura,ed arte particolare di fpatTeggiar fuora
co» cium, ricci, e "vedimeli ti iafeiui, e profumaci, affettando tanto il
portar della vita, i getti del volto, con i (torcimenti di tetta, e ghigni
sforzati, il parlar melato con parole ttentate, e ttudiate > che in vece di
gratiofi diuengono più cotte con la loro affettinone odiofi,inuece di
virili,efreminati,rnoibidi,e delicati, pen fano d'ettere ftimati » e lodati, ma
fono fprc^zati,e biafimati : Sicome il Cali iliero Mecenate, le ben da' Poeti
per la fua liberalità celebrato» da Seneca Hlofofo per la fua affettatone
vilipeio nella Epittola 1 1 }t oue dice, Quomodo Ma^cenas vixerit, notius eft,
quam vt narrari nunc debeat, quomodo ambu* lauerit, quam delicatus fuerit, quam
cupierit videe i,quam *vitia fua lacere vo» luerit . Quid ergo ? non oratio
eius a?que foluta eft,quam iple difeinctus f* non : Cam insignita illitis verba
iunt, quam cultus, quam comitatus, quam domus, quam vxor ? E più jbaflb.r
Ma?cenas in euleu fuo quid purius amne, filuilq; ripa comant bus . vide vt
alueum lintribus arene, verfoq; vado remittant ho: tos: quid fi qais femina
cirro crifpat, ^/C labris columbatur ì fono quelli affettaci Caua'ièri
fpiaceuoli a ti^tti, edam dio a' loro affettionati » Difpiacque ad Au» gufto
Taffettà to parlare ^elfiftefTo Tofcano Mecenate, ancorché per altro da lui
fulfe amato, per quanto fi narra da Suetonio nel cap. 86.. nella "vita d'
Augufto, e da Macrcbio in quel tenore di lettera in/erta nel primo libro de
Saturnali cap 4. nella qua le facendoli beffe della fua aftèttatione dice . Sta
fano me le delle genti, meluccio, auorio di Tofcana la fero Aretino» Diamante
del Mar inferiore Tirrheno, gioia Tiberina, Smeraldo di C2fa Ci^nia, Diaipro
de* figoli, brillo di Porfenna habbi il carbonchio,accioche pOifi congregare
tutti i fomenti delle adultere . In quefta maniera i Caualieri, che vogliono
affettare la Venuftà, e grafia, con artificieri componimenti di
peifona,d'habito, edi parole vengono fcherniti, e burlati per fino dalli propi
j amici, con gran perdita di ripiitatione.e gratia apprettò ogni perfona graue,
e prudente-. L'augclletto j che nella finiltra mano della notti a figura fi r
iene,da Greci, 1 da nostro PLINIO chiamato linge non è altrimenti la cod^in^ola
da'latini det ta Motacilla, ficome malamentealcuni autori hanno tradotto in
Pindaro, il Snida, e l'interprete di Theocrito nella Farmaceutria, errando
inneme con lo» ro molti altri principali feri ttori, tra* quali Gregorio
Giraldi Syntogmate 8. Natal de’Conti nella Mithologia. E l'Alciato nell'Emblema
Erra parimenti 1 hedòro Gazza a dir, che la linge dal volgo fia chiamata
torquilla,e da gli Antichi Turbo, come ne auuertifce Gio. fLctifta Pio ne gli
annoiamenti capit. 2.chiaroafi rettamente da alcuni Torcicollo, percrie fi inge
è 'vn'augelletto, che torce il collo, riandò fermo il reftante del corpo, fecon
do Ariftotile nel a. hb. cap. 1 2.de natura d'Animali,doue ragiona delli
fpartim enti delle dita, dice ndo, che cucci gli augelli hanno 4. dita tre
dauanci, vno dietro, pochi hanno due dica diuife per ogni banda, come ha
l'augelletto lingd grande poco più del fringuello, di color "Vario, ha la
lingua fimile a quella delle ierpi, la caua fuora quattro dita, e di nuouo la ritira
dentro, torce il collo contro di le, tenendo il retto del corpo quieto . Paucis
quibufdam vtrinque bini vt auicula:, quam lyngcm vocant : h«cpaulòauior
frigilla eft, colore vario ' habec •habet fibì própriam digitotum quam modo
disi jdifpdfitioaem ; .S&* linguam ferpentibusfimilem ;quippequam in
>longitudinem tmenlura quattuor digir tortini ìporrigatjTurfumq^ contrahat
intra rciftrum jcolkimetiam icircumagit in auerfum, reliquoquielcentc corpore
modo fèrpentum :: E queifto il testo d' Ariftotele al quale aderifse PLINIO
quefto gratiofò augelletto, e che lo donò a Giafòne, tper far i nnamorar M edea
... Domi* na autem velociffimorum telorum verficolòr-em Motaeillam.e cario cum
alligaf /et rotar quatuorradiorum indiflolubili furiofamauem Cypris attulit
primuni ad homines, fupplicatricésq; incantationes^docuit fapientem Aefonidem
„^t Medea? eximeretreuerentiam erga .parentes, defiderabilifque^jrsciaipfam in
peétore ardentem verfaretsfiagdlonerfualianis .. Per tal cagione fu dagli antH
chi 'Greci tenuta idonea a gPincantamen ti amorofi .. Theocrito nella
Fatmaceutria Edillo fecondo introduce Sineta Ninfa innamorata di Uelfide
-Miudù># cefi cantando. Sicut harsc ceram ego, Deo adiuuantr, liquefaci©,
Ita .prar amore (lati m liquefeat Myndius Delphisj Vtq; voluitur hic
arneusOrniVopè Veneris ^ Sicilie voluatur ante noftrasfores, lynx trahe tu
illuni meam ad domum Virum.. per metafora, fi chiamano Iyn« ges tutte le
gratiofecofe, che incitanoad amore,eche fonoatte a perfuadere, per vigore
dellagratia, e venulU; Zezze le parole gratiofelechiama, Vei borum lynges,
perche le parole tirano gli animi, ancorché duri, e difficili a piegarli, et
d'Helenadicono i Greci,che haueua cofi potente Iinge.cioè coli potentc^ratia, e
VenurU,che allettaua Priamo ifteflò.Re di Troia, ancorché cqnofceflc,ch'elia
era la rùina del fuo Regno, ne fi poteua concilo lei adirare, ma con paterno
amore la chiamaua figlia : e Suida narra di Cleopatra, ch'ella penfaua di poter
adekare, e tirare all'amor (uo Augufto Impcradore con ia medfcfima Iirge, Y
cioè Ì3? cioè gratile venuftà efficace con la quale a defio, e tirò Ccfare, e
M. Antoni», Hora, fé ripigliamo il miftico parlar di Pindaro * che Venere
portafie dal Cele Minge, fotto adombrata figura, chiaramente -vedremo efpreflo,
che la Venuftà » e gratia è dono particolar del Cielo, e della Natura, donata
poi a Giafone > che fu bello, e nobile Caualicre, accioche poteife
commuouere ad amore Medea, e perfuaderla contro la voglia del Re de Colchi Tuo
padre, e della Regina madre a pigliarlo per Tuo fpoio, come fece ; fi
manife(ta,che la nobiltà, e la beile^a non ha -vigore di difponete gli animi
fen^a la gratia, perà Suetonio mo-. Ara di (prezzare la bellc^a di Nerone
imperatore, perche era fenza gratia, e come priuo di amabil gratia, e cólmo di
odiofi coftumi era da tutti odiatogliene, non auuiene in quelli, che hanno
*venuftà> e gratia, laquale è di migliore con* dicione, che la belle^a ;
perche la belle^a per fé ftellà non ha vehemenza di allettare gli animi fen^a
la gratia, ma la gratia,e venuftà ha anco efficacia gran' de fen^a la bellezza,
fìcome habbiamo di fopra moftrato con Tcllèmpio d' Vi» (fé, Socrate,e Quinto
Rofcio, i quali ancorché brutti, mediante la gratia,e verni. ala loro tirauano
a fé gli animi delle pedone, e faceuano acqui Ilo dell'altrui gra tia. Onde
prouerbialmente dicefi . lyngemhabet. D'vno, che habbia tal gratia, e
venufta,che pare, che incanti le perfone, e le sforai ad amarlo ; però predo di
noi la linge è f imbolo, e figura della for^a, ed efficacia della gratia, o .
VcnulU. VÈNTI, Eolo I{e de* Venti . HVOMO con vn manto regio, e veitito con
Tali a gli homeri, e capelli rabbuffati,cinti di ""vna corona, le
guancie gonfie, e con arabe le man; tenga in fi-ra attitudine *vn freno * Si
dipinge, che porti la corona, et il freno,percioche i Poeti lo chiamano R de
venti) e per quanto riferifee il Boccaccio hb.xiii. coli* Venne in Eolia alla
Città de* Venti, Oue con gran furor fon colmi i luoghi t D'Auftri irati, quinci
in lagran caua Eolo preme i faticofi venti « E la fonante Tempe,e come Rege Per
lor legami, e gli raffrena chiufi » Ou'eflì difdegnofi d'ogni intorno, Fumano,
ed alto ne rimbomba il monte * 8 VergUio ancor defcriuendolo nel primo
dell'Eneide, coli dice . Talia fiammanti, fecum Dea corde volutans Nimborum in
patriam, loca feta furentibus auftris Aeoliam venit, hic vafto Rex Aeolus antro
Luctantes ventos> tempeltatefq; fònoras. Imperio promic ac vindis, de*"
carcere frenat ' Uh indignante; magno cum murmurc montis Circum cìauftra
fremutati celfa (edet Aeolus arct-, « Sceptra teuens, moliicq; animos, et
temperai it« .EOLO, Cerne fi pofia dipingere d'altra maniera. HVOMG m habito di
Re, con vna fiamma di Fuoco in capo, terrà eoa vna mano vna vela di Naue,e con
l'altra vno Scettro . Si rapprefenta in quella guifa, perche Diodoro Siculo nel
6. libro delle lue-* kiftorie.dice, che Eolo regnò nelle Iiole chiamate da gli
antichi dal fuo nome, Eolie, che fono nel mare di Sicilia,efu Re giuftillìmo,
humano,e pietofo,ed in/ègnò aili Marinari l'vfo delle vele, e con la diligente
ofleruatione delle fiamme «lei fuoco conoiceua i Venti, che doueuano tirare, et
li pt tdictua > onde hebbe luogo la fauola, che egli era Re de' Venti.
VENTI. ANCORCHÉ di molti venti fi faccia mentione, nondimeno quattr* fono li
principali, e di quelli faremo pittura, i quali Ternano dalle quattro parti del
mondo ciafeuno dalla Aia parte ; ed Ouidio nelle MetamoifoJì di fora tulk
«lice, mettendo ciafeuno al fuo luogo nel libro primo • Euro "verfo
l'Aurora il regno tolie, ; Che al raggio mattutin fi fottopone FauonioneirOccaio
il feggio -volle Oppofto al ricco albergo di Titonc, xVer la fredda, e crudel
Scitìa fi volle L'horribil Borea nel Settentrione . Tenne l\vf uflro la terra a
lui contraria, Che di nube, e di pioggie ingombra i'aih. EVRO. HVOMO con le
gote gonfiate, con l'ari a gli homcri, di carnagione m« refea, hauerà in capo
vn Sole rollo Qucfto vento loffia dalle parti dell'Oriente * Si dipinge di
color nero, per fimilitudine de gli Ethiopi, che fono in Lcuafc. te, donde egli
-viene, et cofi è flato dipinto dagli antichi . L'ali fono inditio della
velocità de' -venti, e circa l'ali quello baderà per dichiaratione di tutti gli
altri venti . Si rapprefenta col Sole rodo in cima del capò, perche Ce il Sole
quando tra. wonta è roflo,ed infocato,moftra,che qi erto vento ha da forfore il
dì,che vie» dietro, come moftra Vcrgilio nel libro primo della Georgica
fcriuendoli fegni, che ha il Sole delle ftagioni,dicendo. Ca?r uleus pluuiam e
enunciai igneus Euru* « FAVONIO O ZEFFIRO che dir vogliamo . VN Giouane di leggiadro
afpetto, con Tali, e con le gote gonfiate, come communemente fi fingono i
venti, tiene con bella gratia vn Cigno eoa i ah aperte} ed in atto di cantar*.
V z Haotfà $4» te O NOLO G !*A Hautrl in «pò vna ghirlanda con teftadi *vaiij
fiori, cori èdipmtoda Philoftrato nel libro dell'imagini, doue dice, che quando
viene quefto ve nto, i Cigni cantano più foauemen te del foli toy et il
Boccaccio nel quarto libro della Gè neologia delli Dei dice, che Zcphiro è di
compleflìone fredda, et humida,nondimeno tempera tame n te, et che ri folue i
'verni . et produce l'herbe, et i fiori, e perciò^li fi dipinge là ghirlanda in
capo ., Vien detto Zephiro da Zephs, che volgarmente Tuona vi ta, *\ien de tto
po| Fauonio, perche fauoriice tutte le piante, fpira foauemen te, e con piaceuo
lecita da mezzo giorno^ fino a notte,. de dal principio di Primauera fino al
fintai «iell'Eitate.BOREA, OVERO AQVILONF; VOMO horrido, con la barbavi
capelli, eie ali tutte piene di' néue, et i piedi come code di ferpi; coli
viene dipinto da Paufania r &T Cuidio» H^^librdeflcMetamorfofi, di lui coti
dice. l Deh perche Tarme mie pofte ho in oblio r .. E come alla mia rabbia
alento il freno Apro rimar fino al fuo più cupogrembo» E per rendere al mondo
il ciel fereno Scaccio dall'aere ogni vapore, e nembo, E quando in gioftra
incontro, e che percuota, » Yincoi& abbatto il nero horrido NotOr Quando
l'orgoglio' mio per l'aria irato \ Scaccia i nembi vers'Au{h:o, e loftia, e
ftemer E'ì forte mio frate 1 dall'altro lato. Altre n ubi ver me ributta, e preme,
• E che quello, e quel nuuolo è forcato > Nel mezzo del camind'vrtacfi
infieme, Io pur quel fon, che con horribil fuono EòyfeirilfuocOylafatita, e'1
tuono. ] Non folo il foftìo mio gl'arbori atterra, Ma fi a palalo pur fondato,
e forte, E fé tal'hor m'afeondo, e ftò foteerra Nel tetro career delle genti
motte, £b d'intorno tremar tutu la terra, Se io TX l . $4 Se io trouo aliWfcir
mio chiule Je porte, E fin die io non èfalo all'aria il Tento, f Di tremor
empio il mondo, e di fpauento. AVSTRO. Come de dritto da Ouidio nel primo libro
delle Metamorf, Con l'ali humide su per l'aria poggia i Gl'ingombra il volto
molle o/curo nembo Dal dorfo horrido Tuo fccnde tal pioggia, Che par,che tutto
il mare tenga nel grembo Piouon fpetlè acque in fpauentofa foggia * La barba,
il crine, e il Tuo piumofo lembo » 1 Le nebbie ha in fronte, i nuuoli alle
bande Ouunqne Tale tenebrone fpande .' Per quanto riferifee il Boccaccio nel
lib. 4. della Geneologia delli Dei, dice_^ che quello •vento è naturalmente
freddo, Se (ecco, nondimeno mentre vene?do a noi, paffa per la zona torrida
> piglia calore, dC dalla quantità dell'acqu, che confitte nel mezzo giorno
; riceue Thumidità, et con" cangiata natura, pe; uiene a noi calido,
&CT humido, et con il fuo calore apre la terra, et per lo pir è armeno a
moltiplicar Thumor, ck^ indurre nubi, et pioggie j et Ouidio dt» fcriuendoli
tuttequattro ne) primo lib.Triftium eleg. 2. coli dice, Nam modo purpureo vires
capit Eurus ab ortu, Nuac Zephyrus fero vefpere miflus adeft. Nunc gelidus
ficca Boreas baccatur ab ardo : NuneNotusaducrfapra?lia fronte gerit.,'. AVRÀ.
VN A fanciulla con i capelli biondi, fparfi al vento], con bella acconcia* tura
di varij fiori II vifo farà alquanto graflb, cioè con le gote gonfie limili a
quelle de' venti, ma che fieno tali, che non disdicano agli homeri, porterà
l'ali, le quali faranno di più colori, ma per lo più del colore dell'aria, 6^
fpargeri con ambe lc^ mani diuerfi fieri . L'Aure fono tre, la prima è
all'apparire del giorno, la feconda a mezzo giorno, óX^ la ter^a verfo la fera
. Furono pinte dalli Poeti fanciulle, piaceuoli, feminatrici di fiori con
Toccai fione di quei -venticcioli, che al tempo della Primauera vanno
dolcemente^ fpì rgendo gli odori de' fiori, com e dice il Petrarca in vna
fedina, doue dice . Là ver l'Aurora, che fi dolce l'Aura Al tempo nuouofuol
mouere i fiori. * E nel Sonetto 162. « "'L'Aura gentil, che raffèrena i
poggi, « Dettando i fior per queftòombroiò bofeo » Al fuaue fuo fpirto
riconofeo, &c. Giovane, e coll'ali Ci dipinge, per rappresentare la
velocità del suo moto VERGOGNA HONESTA, DON^A eli gratìofo afpettOjCol •volto,e
gli occhi badi, con la fòmmità deH'orccchie,&guancieafperfa diroilore,
vettafi di rollo, habbia in capo vna tetra d'Elefante, porti ne la deftra mano "N-n
Falcone, nella finiftra terga vna cartella, nella quale "vi Ha fcritto
queftomotto. DYSOPU PROCVL. La Vergogna, ancorché non fia virtù, è lodata da ^f
riftoti'e, dellaquale no ragiona fufleguentemente doppo le virtù", ed a
guifa di virtù è da lui pofta tra due eftremi vitiofi, tra la sfacciatezza, e
la paura . Lo sfacciato non fi -"vergogna di cofà alcuna j il paurofo fi
vergogna d'ogni cola : il vcrgognolb è in mezzo di quefto>che fi vergogna di
quel!o,che vergognar fi deue : (opra che vegg,£ nel 2t libr. cap.7.
dell'Etìlica a Nicomacho,il medefimo nelli morali grandi pone la vergogna tra
la sfacciatela, e lo ftupore, circa li fatti, e le paiole . Vereenndia inter
impudentiam, et Uuporem medietas, in a&ionibus colloq.uiisquc conditura .
Zenone diiTe,che la Vergogna è timore d'ignominia > conforme^, alla
difìniticne d'*é[iftotele nell'Etnica lib. 4. cap. vkirr.o, oue dice il
Filofofo, Ve* Verecundìa timor quidam infamile defìnitur ;però da' Latini e,
detta verecundia a vercndo,dal dubbitare, òC hauer paura di qualche fallo, e
d'ellèr tiprefò nelle attioni fue : perche la Vergogna è vna moleftia,e per tu
rbatione d'animo, nata da quelli mali, che pare ci apportino difonore, o dalle
cofe prefenti, o paf* iate,o d'auuenirc . cofi definita da ^rift. nel 2. della
Ret. fecondo la traduttione del Mureto. Pudor eft moleiliaquaedam, et
perturbano animi orta ex ijs malis, qua; ignominiam inurere "vidsntur, aut
prelentibus, aut prcteritis > auc rìituris . ^ìcuni hanno fatta differenza
tra, Pudor,& Verecundìa, dicendo,che Verecundia fìa la Vergogna, che lì ha,
ed il timore di non commettere qualche errore, che poi gli dia infamia, ed
ignominia, et Pudor fìa il rollbre, che fi ricette doppo qualche errore
commetto : ma truouafi predo gli autori indifferente-; mente prefa "Vna voce
per l'altra, e Verecundia dicefi tanto auanti, quanto dopo l'errore commefio,
& cofi Pudor fari '"veìlcm, fed me prohibet pudor, dic«L* Alceo 3
Saffo, et quello è auanti il fatto prima che parli : ne più ne meno,corac in
Italiano Vergogna dicelì, fendali commetta alcun fallo, vna certa modeftia, ed
honeità lodabile,Iaqualefuorcifere nelle donzelle,e ne' giouani modefli,che per
honeìlà fi vergognano pallarese parlare doue è moltitudine di gente, e d'ek
Fere veduti da Ioro:il Petrarca moitra l'honelta vergogna della fua modella
Dama, quando fu da lui veduta nuda. Stetti a mirarla : ond'ella hebbe
"vergogna. E nel Trionfo della Cadila celebra la di lei vergogna . Hon
citate, e Vergogna a la fronte era Nubile par de le 'virtù diurne, 1 Che fan
coftei fopra le donne altera . Vergogna anco dicefi il roflore, dolor interno,
e pentimento jch'habbiam» di qualche cofa mal fatta . Il Petrarca vergognandofi
de* Tuoi ^iouan.ii errori, cofi cantò tutto dolente ; Ma ben veggio hor,
licerne ai popol tutto Fauola fui gran tempo : onde fornente Dimemedefmo meco
mi vergogno: E del mio vaneggiar vergogna è il frutto, : E'I pentirfì, ci
conofeer chiaramente, Che quanto piace al Mondo, e breue fogno. Ma quella
vltima forte di Vergogna è di minor lede, che la prima, perche I* prima fa, che
la per fona s'aftenga dall'trrare per timor di biafìmo,e quella è dimoflratione
di Virtù chiamata da Valerio Mafiìmo madre d'honéfta rifoiutiolse,e d'ottimo
configlio,tutela de' folcnni orati), maeflra dell'innocenza, cara a"
proflìmi, ed accetta alli flranieri, in ogni luogo, in ogni tempo porta
feco'vrt grato,efauorabilefembiante. S. Bernardo la chiama iorella della
continenza, eSant' Ambrogio, compagna della pudkitia, per la cui compagnia
Meliaca^ ftità èficura. -' L'altra vergogna, che nafee dall'errore commeflo, è
certamente lodabile-,-» ma meno commendabile della ptima, perche molto meglio è
non errare per la vergogna, che vergognarli pei l'errore, aUeiochc la vergogna
fé bene e legno di Y 4 virtù» **9 virtù, nondimeno qurllo, che induce la vergogna
è vi tio . Il fudetto Akc& quando diHè a Saffo, vorrei parlare, ma vergogna
mi ritiene . Saffo gli rifpoie, fcifùflecofahoneftanontivergognarefti dirla. Si
tjuidquam bonetti méns fèrat, ac boni, Ne Iingua-quìdcruam turpe pare* tua
Nullo impedireris pudore . E però molto più lodabile e a non far cofà, perla
quak ci habbiamo* fognare, che il 'Vergognarci : pur tal ^vergogna a^ccr effa
non è fen^a tintura ili virtù, 'perche è bene vergognarfì,doletfi, pentirfi, ed
arroffirfi degli errori tommeflì . Diogene in I aertio dice, che il roflbre è
colore della "Virtù » Sam# Ambrogio vuole, chela colpa lì accrefea col
difendere le colè malfatte, 6^ che fi 'frninui/ca col rofiore, « con Ja
vergogna e fugge la fua vecs : mai non via pei vergogna Tatto venereo irw
palcie. >*£ ©atefe, come fanno le beftie sfacciate, -ma in occulto . Se bene
i'huomo, "comò H più perfetto degli altri animali > deue non Colo
vergoguatfi in palefe, ma anco m occulto . Pithagora moralismo Hlofofo, diede
queftó ottimo precetto, Turpe quippiam nunquam facies nec cum alijs, nec
tecum,fcd omnium maxime te ipfum rcuereare . Non commettere cofa dishonefta ne
con a!trui,ne da te lìeflò, ma principalmente rifpetta, e riutrifei te
fteflc^fenten^a molto conforme a quella di Democrito . Ancorché fij folo non
fare ne dire cola, che fia cattiua, impara a riueri*c più te fteflo > che
gli altri » che fi vergogna de' luoi difetti, ne 'vuole comparire nel cofpetto
delle perfene, fi può comprendere, che gli animali nobili, a' quali preme più
l'honore, che a gli altri,concepiicono maggior vergogna quando incorrono in
qualche errore, il che non fanno gli animi vili T baili, e poco honorati, che
le bene commettono errori grollì, ed infami> nondimeno non f» ne
"vergognano, ma come non fia fatto loro,sfacciatam*ute compari/cono pec
tutto» Auguftolmperadore di gran fentimento d'honoie adirolTi fortemente,
quando fèppegli itupri, e' misfatti di Giulia fua figUuola,ed in quell'ira fece
pubblicare vn procedo dal Qucftore ad alta voce al Senato pieno de' vituperi)
di lei con animo di farla punire,e morire,ma dipoi celiata l'ira sì vergognò
d'ha uer fatto pubblicare il procedo, perche intiero ad vn Principe,come ìaì
non con ueniua tanto di palefare, e vendicare g*i lìupri di fua figliuola,
quanto di tacerle ricoprirli,perch« labruttei(£a,e macchia d'alcune cófe,
ritorna (opra di ch'i fi vendica . Quia quarundam rerum turpitudo etiam ad
'vendicantem redit * dice Seneca nel Selto de'benefitij cap. 32. Confiderando
ciò Augufto, pianle ài non hauere opprene col filentio le attioni dishonefle di
fua figliuola, et dalla vergogna per molti giorni non fi lafsò vedere . De
filia abfens, ac libello pec Qucftorem recitato notum fenatui fecit »
abitinui.rq; cengreifu hominum prae pudore, dice Suetonio SVETONIO. nella vita
d' Augufto OTTAVIANO . Ma con tutto ciò deuefi auuertire di non incorrere
nell'cftremo, cioè di non prendere fouerchia vergogna > perciò .riabbiamo
pollo nella fin idra mano quel motto. DYSOPIA PROCVL. cioè ftia lontano la
fouerchia, e vitiofa vergogna > perche douemo fi bene hauere in noi
vergogna, ma ferina Diioria à coli detta 1 949 cofi detta da Greci la
fòprabbondante, et vitiofa vergogna, nella quale fi efee de il termine del
roflbre^ettendo a terra gli occhij inficine con l'animo ; impercioche, fi come
chiamati Catefia vn meftitia, e dolore, che butta a terra gli ecchij, cofi la
vergogna, per laquale non riabbiamo ardire guardare in faccia a_. niuno,
chiamafi Diforia, alla quale chi facilmente fi da in preda, inoltra d'efler
d'animo troppo delicato, ed effeminato ; ne gli gioua di coprire h fua
morbidezza d'anime con Thonerto nome di vergogna, per laquale fono forcati a
cedere a' pili animofi, ne fi fanno rifoluere a metterli innanzi, e fare niuna
atrio* ne honefta in pubblico, ma iranno Tempre ritirati in vn cantone dalla
vergognonefe ne partono punto fen^a (limolo d'altrui . lfocrate Oratore
^thenieie hatteua due fcolari Theopompo troppo ardita, ed Eforo troppo
vergognofo eoa* quello foleua dire, che adoperaua il freno per ritenerlo, e con
quelto lo fprone per incitarlo, e rimouerlo della vitiofa vergogna, perniciofa
a tutti, maifimamente a poueri,che hanno bifogno dell'aiuto d'altrui .
Vlilìè,nella 1 y.Odiilea, tornando a cafa fua traueftitoin babitodi mendico,
come poiiero vcigognolo « erifpettofo moftra di non hauere ardire d'entrare
doue fannoilconuito li Proci, Telemacho, penfando fia veramente vn
pouero,ordina ad Eumeo,che dica a quel pouer'huomo, che non fi vergogni, ma fi
faccia auanti a dimandare il vitto a' Proci, attefoche la vergogna è nociua a'
poueri bifognof « Da huic hofpiti hajc £erens, ipfumque iube Petere vi&um
"Valde omnes adeuntes procos Pudor autem non eft bonus indigenti viro,vt
adfit. Perloche, fi come la difcreta,e moderata "vergogna è lodabile,ed
vtile,cofi la indifcreta,ed immoderata vergogna è biafimeuole, e nociua,e
quello è quello» che volle inferire Hefiodo, quando dille ; Veiecundia,quaj
viros multum hedit, et iuuat . La vergogna, che molto gli huomini offende, e
gioua, hauendo rifguardo ai debito modo : gioua i'honefta, e conueneuole
vergogna, offende la diforia fuperfìua, e vitiofa vergogna, della quale ne
tratta Plutarco in quel brcue,ma fag gio,ed accorto difeorio intitolato, De
vitiofo pudore VERITÀ VNA belliflìma donna ignuda, tiene nella delira mano alta
il Sole, ilquale rimirae, con l'altra vn libro aperto,e vn ramo di palma, e
fotto al de* ftro piede il globo del mondo . Verità è vn'habito dell'animo
difpofto a non torcere la lingua dal drittOj&T propio eflere deile cofe, di
che egli parla, e fcriue, affermando folo quello, che è àC negando quello,che
non è ien^a mutar penfiero. Ignuda fi rapprefenta, per d'inorare, the la
fimplicità le è naturale j onde Euripide in PhamilfiSjdice elfer (emplice il
parlare della "verità, ne gli fa bifogno dì vane interpretationi ; percioche
ella per fé fòla è opportuna . Il medefimo dice Efchilo, et Seneca
nell'Epiftola quinta, che la verità è femplice oratione, però fi fa nuda,come
riabbiamo detto» et non deue haucie adornamento alcuno, Tiene il fole, per
lignificare, che la verità e amica della luce, ancella è luca
cbiaiiffima5chedimoitraquel,cheè» Si può anco dire,che riguarda il iolc,cioè
Dio, /è n^a la cui luce non è verità alcuna ; an^i egli è l'itìefla verità j
dicendo Chriilo Noiìro Signore . Ego fura Via, v€rtas,& Vita. Il libro aperto
accennarne nelibri fi truoua la verità delle cofe,& perciò è lo lludio
delle feien^e . lì ramo della palma ne può lignificare la fila for^a,
peteioche, fi come è no* io, che la palma non cede al pelo, coli la verità non
cede alle cofe contrarie, et ben che molti la impugninojnondimenofi felieua,ÓV
crefeeinako. Oltre a ciò lignifica la rorte^a,& la littoria ; tfchine poi
centra Timarcp dice, la verità hauer tanta forila, chefupera tutti i ptnlìeri
humani. Bacchilide chiama la aeriti onnipotente fapien^a nell'Efdra al 4., cap.
E la Tentenna di Zerobabel Giudeo dice, la verità efier più forte d'ogni altra
«ofa, et che valle più di tutte l'altre preflo al Re Dario . Ma che dico io
delle fenten^e ? poiché li fatti de' nofiri Chrifliani ampliflìinamente ciò hanno
prouato, eflendofi molte migliaia di pei ione d'ogni eti, d'ogni fello, àC
quafi d'ogni paele efpotìe al fpargere il fangue, C\_ latita per mantenere la
verità della fede Chriftiana ; onde riportando gloriclo trionfo de'
crudelillìmi tiranni, d'infinite palme, flc^ corone hanno la verità Chriftiana
adornata* Il mondo lotto i pie, cenota, che ella è iuperiore a tutte le cofe
del mondo, ÒC~ di loro più pretioia, an^i che è cofa diuina, onde Menandro in
Nannis^licc,che la 'Verità è cittadina del cielo, Se che gode Io lo Ita re tra'
Dei. Verità . DOnna rifplendente, Se di nobile afpetto, veftita di color bianco
pompofamente, con chioma d'oro, nella delira mano tenendo vno /pecchi© ornato
di gioie, nell'altra vna bilancia d'oro . La conformità, che ha l'intelletto
con le cose intelligibili, si domanda da filosofi con quella nome di verità, e
perche qucl che è vero è buono, e il buono è privo di macchia, se di lordura,
però si velie di bianco la verità, aggiungendoli che è simile alla luce, 6X la
bugia alle tenebre ed a quello alludeno le parole di Chritìo S. N. quando dice
quel, ehe vi dico nelle tenebre, narrate, nella luce, cioè, quel, che io dico
innanzi alla pianeta del tempo che lìa fe operta la verità delle profezie in me
ditelo voi quando laro fatico al cielo che sarà rivelato, 6 aperto il tutto, se
però egli ancora è dimandato, e luce, se verità: onde lo splendore di quella
figura, ed il veltito si può dire che si conformino NEL MEDESIMO SIGNIFICATO. E
lo specchio insegna che la verità allora e in sua perfettione, quando, corne fi
è detto l'intelletto si conferma colle cose intelligibili come lo specchio è
buono quando rende la vera forma della cofa che vi rii^ lende, ed è la bilancia
ifidicio di quella egualità. Vmtk . 14-* ICO NO LOG I&t ferità. F Annulla
Ignuda, con alcuni veli bianchi d'intorno, per dimoftrare, ctt^ ella deue efTer
ricoperta, et adornata in modo con le parole, che non fi le* li l'apparenza del
corpo Tuo bello, àC dilicato,e dì fé ft elio più,chc d'ogn'altn » adorna, cV^
s'arricchiice . Verità. Gnuda come fi è detto, nella deftra mano il Sole, et
nella finiftra vn tempo I d'horologio . Il Sole le lì dà in mano, per ridetta
ragione, che fi è detta di fopra dello iblea dorè ; et il tempo nella man fini
ftra lignifica, che % lungo andare la verità ne» ceflariamente fi fcuopre, et
apparifee, e però è addimandata figliuola del tempo,& in lingua Greca ha il
lignificato di cofa,che non (là occulta . Verità. Glouanetta ignudacene nella
deftra mano vicino al cuore vna Perfìca,c vna fola foglia, et nella finiftra
vn'horologio da poluere. La Perfica è antico Gieroiifìco del cuore > come la
Tua foglia della lingua, fi è vfàto tempre in molti fìmili propofiti la
fimilitudine, che hanno con l'vno, accioche quello, che fi dice habbia forma,
óX^ apparenza di verità . E l'horologio è in luogo del tempo, che fi è detto
nell'altra . VIGILANZA DONNA con vn libro nella deftra mano, 6c^ nell'altra con
vna "verga, &C" vna lucerna accefa, in terra vi farà vna Grue,
che fo fregna vn fallo *ol piede^. E tanto in vfò, che fi dica vigilante, cV
fucgliato vn'huomo di fpirito viuace, che fé bene ha prefò quefto nome della
Vigilanza de gli occhi j -corporali, nondimeno il continuo vfo fé l'è quali
conuercito in natura, et fatto fuo, però l'vna, et l'altra vigilanza, et del corpo,
et dell'anima vien dimolìrata nella premènte figura, quella dell'animo nel
libro, nel quale apprendendofi le faenze fi fa l'huomo vigilante, òC defto à
tutti gl'incontri della Fortuna, et l'agitatione .della mente contemplando, 6^
la verga fucelia il corpo addormentato,com« il libro,& ia contemplatione
dettano li f piriti fonnolenti ; però del corpo, e deU l'animo, s'intende il
detto della Cantica, Ego dormio, et cor meum uigilat. E le Grue infegnano, che
fi deue ftar vigilante in guardia di fé medcfimo,& della propia ^vita ;
perche, come fi racconta da molti, quando vanno infieme per ripofarfi
deliramente, fi aiutano in quefto modo, che tenendo vna di elle I vn fallo col
piede raccolto, l'altre fin, che il fàlTo non cade, fono ficure di elTere I
cuftodite per la vigilanza delle compagne, 6^ cadendo, che non auuien» fé non
nel dorimire di dette guardie, che al rumore fi dettano, àC fé ne fug«»
gonoviaw.,( La Lucerna dimoftra i che la vifilan^a propiamente s'intende in
quel tem* po,che DI CB$jì%E %IP;A* Hi ' VIOILANZA. fo cfteè pia concernente al
ripofo, et al fònno, pero fi dimandauano da gli an* lichi! Vigilie alcunehore
della notte, nellequali i Soldati erano obligati a ftar vii— -itantì per
ficure^a delfeffercitio, e tutta la notte fi pactiua in quattro vigilie orne
dice Gelare nel primo de'Tuoi commentari}.. Onna veftita di bianco, con vn
Calia, e co» vna Lucerna in manoipercri* il gallo fi deftaneirhore della notte,
all'eflercitio del fuo canto, ne tralascia mai di obbedire allioeculti arai
maceramenti della Ha*ura,cofi infegna * grbuomini la 'Vigilanza . E 1 a Lucerna
moftra quefto m edefimor vfiindofi da noi Ȉccioche le tenebre 'non fiano
impedimento all'attioni lodeuofi r E pernii legge,cheDemoftene interrogato,
come haueua fatto a diventare * ralente Oratore, ri fpofe di hauerofato più
olio, che vino, intendendo co» quello la -vigila n^a de gli ftudi j, con que
ito la fonnolcn^a delle delitie. Vi»* >£éòdv *2 DOnna, che ftia in piedi con
vn campaneHb in mane» Se con vn Leone vU cinoin atto di dormite con gli occhii
aperti . La campana è inftromento facro, c¥"~ fi è ricrouato per déftar
non menogli animi dal Tonno degli errori con la penitenza, allaquale c'inuit a,
chiamandoci al tempio, che i corpi dalle pia^e,e dalle commodità del dormire .
Il Leone fu pretto a gli Egitti) inditio di 'vigilanza, perche, come racconta
il Pierio, non apre mai intieramente bene gli occhij, fé non quando fi
addormenta, et però Io fìgtirauano alle porte de' tempi j, moftrando, che in
Chiefa deve vegliare con l'animo nell'orario ni, /e bene il corpo par, che
dorma alle-, attioni del mondo . VìpUma perdifenderfii& eppttgnare
altriDONNA, che nella delira mano tiene nrnaferpe, ÓC^ con la linift» nrn
dardo.' V w.;| LT Jt DONNA mal veftita, giacendo per terra in luogo fangofo, e
brutto ; te-' nendo in mano lVcello Vpupa, et inoltri non hauer ardire d'aliare
gli oc chi] da terra, ftan dole gppreffò ~vn Coniglio . Vile fi domanda
l'h'uomo, che fi ftima meno di quel, che* vale, et non ardi 1 /ce quello, che
potrebbe conieguife con Tua lode,fen^a muouerfi a tale opinione di fé (teflo
dalla cretìen^a, cheìcgli habbia di operare con virtù, 6c^ però 6 rapprefenta
la viltà in vna donna, che giace per terra, et mal veftita, eilèndo
•rdinariamente le donne più fàcili de gli huomini a mancar di animo neh"
at tioni d'importanza . Il veftimento {tracciato nota, che in vn vile non vi
fia penfiero di addobba* re il corpo Tuo, per dubbio di non poter foiientare
quella grauità, e quei cortami, che richiedono i panni, ouero per quel detto
triuiale,che fi (uoldire . w/udaces fortuna iuuat, timidofque repellit . E
nr>n hauendo ardire l' huomo per 'viltà offerirvi ad impreie grandi, fé ne_*
fta fra il fango d'vna fordida vita,fen^a venir mai a luce, ed a cognitione de
gli Jkuominijche lo polìono fouuenire delle cole neceflarie . V Vpupa lì deferì
uè da diuerfi authori per vccello -vilifsimo, nutrendoli di fterco, SCT altre
fporcitie, per non hauer' ardire metterfi a procacciare il ciba ton difficoltà
. Il tenere gli occhii badi dinota poco ardire,come per l'effe tco fi uede. li
coniglio è di fua natura vili (limo » come chiaro fi fa da molti, che hanae
fcritu la natura de gli animali, VIOLENZA. DONNA armata, che al finiftro fianco
porti vaa (cimi carri, nella delira vn battone, e con la fini lira teng* vn fanciu!
lo,e lo percuota. Violenta è la for^a, che fi adopera, contro i meno potenti »
e però fi dipinge armata alTotifeia di vn fanciullo debole, t fen^a aiuto
d'alcuna parte. Cofi diciamo e (Ter violento il moto della pietra gittata in
alto contro ai moto datole— dilli Batata dei fiume^ke akend«s& anca* altro
cote limili, le qtuù in q ueiìi mori :. VIRGINITÀ. 5Ì>*>'3 SJt moti poco
durano, perche la naturatila quale l'arte,e la for^a finalmente vbUr iifce,lc
richiama, e le fi facilmente fecondare la propia inclinatione., j VIRGINITA
IOVAN E pallida, et alquanto magra,di be!lo,& gratiofo afpetto,co«vna
ghirlanda di fiori in capo, *veftita di bianco, éfT fuoni vna cerata,
jmoftrandofi piena d'allegrezza, feguendo vn' Agnello in mezzo d'vn prato. Si
dipinge giouane, perche dalla fua giouentù fi mifura il fuo trionfo, ed il Elio
pre^o,per la contraria inclinatone di quell'età . -a pallide^a, ed allegrerà
fono inditi] di digiuno, e di penitenza,* fono due particolari cuftodi della
Verginità . Ha il capo cinto di fiori, perche, come dicono i poeti > la
verginità non è a\« : jero, che vn fiore, il quale fubbito,che è colto, perde
tutta la gratia, e beitela . Segue l'agnello, perche unto è lodeuole la
verginità, quanta fé ne va feguen-t ffi f «^ ' do l'orme di Chrifto,che fiì
il/veroellèmpio della verginità, Se il w:ro AgneU k>,che coglie li peccati
del mondo . Il Prato verde dimoftra le deline della vita lafciuia, la quale
comincia, e fini* /ce inherba,per non hauerio sé frutto alcuno di vera
contente^a,ma folo vna fcmplice apparenza, che poi lì fecca, et fparifee,
laquale è dalla -vergini là «al* eata con animo generofo, e allegro, e però
tuona la cetara . Verginità . Glouanetta, la quale accare^i con le mani vn'
Alicorno, perche, come al» cuni fcriuono, quello animale non li iafeia
prendere, fé non per mano di Vergine. Verginità. VH A belliuTma giouanetea,
"veftita di panno lino bianco, con vna ghicvj landa di fmcraldi, che le
coroni il capo, e che con ambe 1 emani lì cinge •on bella grafia *vn cintolo di
lana bianca * Lo fmeraldo, per quéllo,che narra Pierio Valetiano lib 41 è fegno
di vergi I uità,e fuconfecratoa Venere eele(te,credutaallhora Dea dell'Amor
puro, dal epale non poflono nafeere fé non puri, e candidi effetti ; percioche
da lei viene ejuel puro,e fincero amore, che in tutto è alieno dal congiortgi
mento de* corpi} e perb lo fmeraldo da molti, et in particolare da gli
Aftrologi è pofto per fegno della verginità, Si dipinge col cintolo di lana
nella guifa, che dicemmo* percioche fu antice? eoftume, che le Vergini fi
cingefl'ero col cinto, àn fegno di 'Verginità 9 la quale f\ foleua (ciorre
dalli Spolì la prima fera, che elle doueuano dormire con elfi, ce me ferine
Fedo Pompeo» et a quello allude Catullo iletl epitalamio di Manlio, A lejj
andrò, DONNA bella, armata, òC d'afpetto -virile, che in vna mano tiene il
mondo, de con l'altra vna lancia. Significando,\ he la virtù domina», tutto il
mondo. Armata fi dipinge, percioche continuamente combatte col vitio . Si
rapprefenta d'afpetto virile, perche il fuo nome viene ( fecondo Tito Liuiò nel
lrbr. 27: et Valerio Malli mo lib. 1 .cap. 1 . ) a viro vel a viribus, et
moftra la forte:re-,cne conuiene al virtuofo . VIRTV. Isella Medaglia di
Domitiano Galjeno et in quella di Galba . SI rapprefentaua ~vna donna in guifa
d'vn'Amazzone, con. la celata, e Parazonio, che e vna fpada larga fetida
punta,& con la Iancia,polando il piepiede fopra *vnà celata, ouero fopra vn
mondo . VIRTV. Tacila Medaglia di Lucio Vero, PE R Bellerofonte bellillimo
giouane a cauallo del Pegafeo,che con vn dardo in mano -vecide la Chimera, fi
rappre/ènca la -virtù Per la chimera allegoricamente s’intende una certa
moltiforme varieti de’ vitij la quale vecide BELLEROFONTE -- GRICE VACUOUS
NAMES --, il cui nome dall'etimologia sua vuol dire uccisione dei vitij --,
c¥~l'Aiciati nelli fuoi Emblemi cofi dice . Bellerophon, vt fortis eques
fuperare chimarram, Et lycij potuit fremere monftra foli,, Sic tu Pegafeis
-ve&us petis atthera pennis, Confilioq; animi moftra fupetba doma .
Moftrano 'ssj Moftrano i detti verfi, che col configlio, e con la *virtù, fi
filpera la chimera* cio ma non percoMa dal fulmine » con vn motto che dice :
Nec forte ', nec futo . La virtù come guerriera, che di continuo col viti© fuo
inimico combatte, (i dipinge armata, et col fulminc,il quale, come racconta
Plinio,non pub con tutta la fua -violenta offendere il lauro, come la virtù non
può cfler ofteia da qualfiuoglia accidente difordinato. L'elee, che è dipinto
dentro allo feudo, altro non fignifica,che virtù ferma, e cofrante, come quefto
albero,che hauendo le radici profonde, i rami, e le foglie ampie, verdeggiante,
quanto più vien recifo, tanto più germoglia,^ prende^ maggior "vigore ;
an^i quanto più è feoflo, et trauagliato, tanto più ere/ce, Se con maggior
ampie^a fpande i rami, però fi aftòm.alia alla virtù, la quale nelle
trioulationi, Se ne' trauagli principalmente fi fcuopre . Le fi pub dipingere a
canto ancora '"vn'Iftrice, il quale non fa altro preparamento per difender
la vita fua, che di ritirarli in fé medefimo, Se difenderli con Ce ftello, come
la virtù da fé fteftà fi difende, Se in fé medefima confida, per iuperare
ageuolmente ogn'incontro di finiftro accidente, Si for^e, a ciò alludeua,
Horatio dicendo di nafeonderfi nella propia virtù : Virtù . DOnna veftita d'oro,
piena di màefU, con la deftra mano tiene vn'haftx/ » SC con la finiftra vn
cornucopia pieno di "vari j frutti, con vna teftudine fotro a i piedi • Il
veftimento d'oro lignifica il pregio della virtù, che adorna, 6^ nobilita tutto
i'huomo. Tiene l'hafta in mano, perche ella impugna, 6ppofitieni de' contrarij
auucnimenti . Z 2 Per m VIRTV. Per significato del lauro, ne feruira quello,
che duerno nella feguente figura* che nell'vna, e nell'altra fi rapprefenta la
detta pianta . Il motto dimoftra, che quelle attioni, folo fono depen denti
dalla virtù,lc • quali hanno la loro eftremità, che lo no, come folle oue
Triuomo cade, e s'immerge cadendo dal Tuo dritto fentiero, però dille Oratio .
Ed modus in rebus funt certi denique fines Quos vltra citra quenequit confiflere
return » Vìrth. VNa giouane bella, 6^ gratiofa, con Tali alle fpalle, nella
delira mano tenga *W hall* > 8^ con la lìniftra -vna corona di lauro, e nel
petto habbia vn fole_, . • Si dipinge giouane, perche mai non inuecchia, ant^i
più Tempre vien vigo* rola, et gagliarda, poiché gl'atti fyoi conftituifeono
gli habili,&,durano quanto la ^ita de gli huomini * . . Bella \ 3SK Bei!»
fi rapprefenta, perche la virtù è il maggior ornamento dell*animo . L'ali
dimortrano,che è propio della -virtù l'al^arfi a volo fopra il eommune •vfo de
gli huomini 'volgari, per guftare quei diletti, che folamem e premano
«Wiiiornini più'virtuofi, i quali, come dilTe Vergilio, fono albati fino alle.,
delle dall'ardente mietile diciamole s'inalba al cielo, che per^ mezzo dellavirtù
fi fa chiaro, perche diuenta Ornile a Dio, che è l'ideila virtù,e bontà. Il
fole dimoftra,che come dal cielo illumina elfo la terra, cofi dal cuore la-,
virtù difende le fue potente regolare a dar il moto, Se il vigore a tutto il
corpo uoftro, che è mondo piccolo, come dilfero i Greci, e poi per la virtù
s'illumina, /calda, et auuigora in maniera, che buona parte de f ilofofi
antichi la Itimorno ballante a fupplire alle fodisfattioni, ed a' gmfti, che
nella vita humana pofloiio defiderarfi,& perche Chrifto S. N. d dimanda
nelle facre lettere fole di giù* ftitia, intendendo quella giuditia
vniuerialiflìma, che abbraccia tutte le -virtù, però fi dice, che chi porta
elfo nel cuore,ha il principal ornamento della vera, e perfetta virtù. La ghirlanda
dell'alloro' ne lignificarne fi come il lauro e fempre verde, 8c non è mai
tocco dal fulmine,cofi la virtù moftra fempre vigore,e non è ma» abbattuta da
qualfiuoglia auuerfario, come anco ne per incendio, ne per naufragio fi perde,
ne per aduerfa fortuna, o forte contraria. Le fi da i'hafta per fegno di
maggioranza, la quale da gli antichi per quella era lignificata. Dimoftra anco
la forza, e la poteftà.che ha fopra il vitio,il quale fempre dal* la virtù e
fottopofto, e "vinto . VITA HVMANA. T"X D N N A veftita di verde, con
vna ghirlanda in capo oli fempreuiur», ro+ jLJ pia laquale vi Ila *vna fenice,
àC nella ieftra mano terra vna lira con il pletro, e con la finidra tiene vna
ra^a, dando da bere ad vn fanciullo. Quello, che da Latini fi diceneli'huomo
-viuere, fi dice nell'herbe c}^ nel» le piante Virére, et la medefima
proportione, che e fra le parole * è ancora fra le cofe lignificate da effe,
perche non è altro la -vita dell'huomo, che vna -vi* ridirà, che mantiene, ed
accrefee il ca'ore, il moto, e quando ha in fé di bello, • di buono, e la
"vitidità nelle piante, non è altro,che vna vita * la quale man* cando,
manca il nodrimento, il calore, le fiamme, §C la vaghezza, però i'her» ba,che
tiene nel capo quell'immagine,(i dimanda lèmpreuiua, oX l'età prò* fpera
neh" huomo fi chiama 'viridi tà, 6^ da Virare parola latina, fi fono
chiamati gli huomini -viri, però fi farà non fen^a proposito inghirlandata di
queft'herba. Quafi il medefimo dimoftra il veftimento verde, Se come dall'
herbe non li attende altre, che la viric ita, coli neU'huomo non è berte alcuno
(parlando hun attamente. ) che fi debbia, anteporre alla virtù ideila. fi
L'hiftoria, o fauola, che fu della Fcmce,è tanto nota, che non ha bifogno m Z i
di moke >j* di molte parole 3e fi prende per la vita lunga, et ancora pei
l'eternici, tinouando femedefìma, come fi è decto „ Tiene con la delira mano la
lira cor» il plerro,percioche narra Pierio Valeriano nel
lib,quarantafettefImo,che per gieroglifico della lira per quello s'incende
l'ordine della vita h umana, percioche eilcndofi ritrouato da alcuni, che nella
lira fieno celebrate fette differente di voci, hanno da quelle conosciuto, che
la flato della vita h umana èdallamedefima varietà continuamente agitato;
percioche la Settima fettimana ilmafchioc formatone! ventre; Sette hore doppo
il parto dà manifeftt fegnr della morte, o della vita, Sette giorni dipoi il
bellico fi ftrìnge, e falli fodo, Doppo due volte fette dà manifeftQ legno di
vedeie,dop pò fècce volte fecce ha la fermerà dello fguardo,e la cognitione :
Vediamo poi doppo il fecefmo mefe cominciare a meteere i denci, doppo due voice
fette fé* dere ficuiamente, doppo tre volte fette cominciare a formare le
parole >doppo quactro voice fette cominciare ad andare, doppo cinque volte
fecce comincia* re a difpiacergli il lacte » Pòfcra doppo fetc'ann* dilacerando
i primi denti, nascere più gagliardi, e farli pieno il Tuono della *vote, Nel
fecondo fettennario nafcer e i peli helle parti vergogno fc» venire là virtù di
generare, et incaminarfì alla robultc^i virile. Nel ter^o apparire la prima bai
ba,efacfi fine di crefecre. Nel quarto "venire la robufte^a, e la pienezza
delie membra . Nella quinta-», effondo a ppienocrefciu co le for^e y quanto a
eia/cono fono concedute è da PU^ Ione determinato il tempo accommodato alle
noz^e, come fi vede nel fettim» libro delle leggr . La fetta conjerua intiere
l*a&: raccolte for^e, &C amminiftra copiofamente il rigore della
prouiden^a . La lettima ha diminuì tione delle for^e,ma ~vn pieno accrefeimento
dello intelletto,e della ragioni,» Onde vogliono ifoldati in quefta età elfer
liberati dalla militia, con et kruu,con due piccole alette in capo.
Contemplatione è fruire, e conofeere Dio, imaginando la perfetti
one,delIaejuale confitte in creder bene, cioè nella ìftefia fede pura >e
viua, Lali,che tiene in capo5fignificanoreJeuationedeirinteilcuo,laquale non
Ia«* feia abballare^ penfieri alle cole corrottibili, oue s'imbratta bene
fpefio la nobiltà dellanima,& la purità delle voglie cafte, però fi
dipinge, che miri ti eie!» donde efee lo fplendore che l'illumina, perche
i'hauer l'anima atta alla contcn* platione,è dono particolare di Dio, come
affermò Dauid, dicendo; Domine-, adiuua me, òC meditabor in iuftificationibus
tuis t .^tà con humiltà, perche Iddio refifte a' /upeibi, òT fa gratìa a gli
humili . L'vna mano fteia,& alta, e l'altra ferrata,e balìa, dimoftrano la
uJaflationcw della mente ne gli alti penfieri del Cielo, 6^ la paicità intorno
alle baile -voglie terrene. VITA CONTEMPLATIVA DONNA ignuda» che ftenda vna mano
aperta verfò il Cielo » $t^ cotu l'altra tenga vn libro, nel quale fiafericto
il motto tratto dai Cimo Mihi inhxrére Deo bonum eft . Michel' Angelo, come fi
è detto della attilla, fa vna ftàtua di Rachele, forel-la di Lia, et figliuola
di Laban per la contemplatili*, con le mani giunte,con vn ginocchio piegato,^
col volto par che dia leuata in fpirito, et ambedue quefte ftatue mettono in
mezzo il Moife tanto famofo del già detto le poi;, o . VITA UMANA DONNA, che fi
poti co’piedi nei mezzo di vna Ruota di Tei raggi, laquale dia in piano
rotondo,fopra vn piedeftallo in modo formato, che non pieghi, ne dalia deftra,
ne dalla finiftra parte» terrà in vi a mano il Sole, e «eli altra la Luna. Sono
ianti,e tanto i varij cafi dell'humana "vita^he per la moltitudine,^^
nelle penne, che fcriuono,e ne gl'intelletti fteflì, che discorrono, fanno
confusione, parendo impedìbile atriuare a tanti indiuidui, che con molti
vniformt attioni podbno generar feien^a di fé fteflì ; pur da tutti quelli fi
raccoglie quali vn'epil. go, che la vita è incerta, volubile, et pero fi
moftrano nella Luna, e nel Sole le cagioni fuperiori neceifarie, e nella ruota
gl'inferiori accidentali ; 8^ le bene la forte » oueto la fortuna non ha cola
alcuna fuor de gli auuenimentt fteflì,che vengono di rado, et fuor dell*
intencionc di chi opera, con tutto ciò l'animo noftro per lo più troppo credulo
in quello oue fi truoua intet eflato, ha dato facilmente luogo di fignoria
particolare in sé (itilo a quella imaginata dei cà di quelle cofe,allequali non
sa allenar la cagione,ne ila alla fortuna o la colpa, o la lode, e diciamo,che
la ruota lignifica gi'auuenimenti,che hanno cagione inferiore, e
accidentale,cioè di fortuna, la quale con la ruota fi dipingea dau* gli antichi
come colei, che riuolgeflèa fuo piacete li fiat', e le grandezze, VITA
INQVIETA. LA vita de' mortali edèr foggetta ad vna perpetua inquietudine,rio
porri fignìficare la figura di Sififo, il quale fecondo le fintioni di: molti
Poeti f tnài ceda di riuolgere verfò la cima di vn gran monte vn graue fallò,
et da alto tornando a ricadere,nuoua, et perpetua fatica fi ag^ionge al mifero
huomo, per ricondurre di nuouo in cima al monte il fallo, oue non è badante di
fermarlo, onde Ouidio nel lib.4. cofi dice . Sififo *vn graue fallo ogn'hor tormenta
. Il monte è (imbolo della vita noftra. La cima di elio, denota la quiete, 6T~
tranquillità dì quella, alla quale ciafeuno afpira . lì fafio è lo Audio, e la
fatica, che ciafeuno prende per potetui strinare . Sififo è ( per quanto narra
Gio. Battifta R inaldi ne i fuoi Teatri •) "fignifica torc dell'anima, la
quale mentre è qui giù, tempre a qualche quiete ipira, de che . } e (ecche
diutntano • Alie foglie Simonidc^ effimigliò la vita noftra in que* verri. „
VnamfèntentiamoptimevirChiusprotulit a Quod hominum
generatiotalisfit,qualiseftfoliorurttt' „ Har.c ^aucishominesperceptamauribus
», In pec1;orecondunt,nec intelligunc „ Quarti breue (ic muentutisacvits
tempusdatum 0 Mortalibus . L'Hemerobio è vno animaletto volatile maggiore dVna
molca: ha le ali,t» quattro piedi, nafee ficome dice PLINIO m Ponto ; nel
fiumc_* Hipane,che circa il Solititi© porta ctrte bacche di gufa teneri, dalle
quali n*e« (cel'Hemerobio, che può feru.'re per figura della breuità della vita
: poichc muore nel medefimo giorno, che nafee ; e noi cominciamo a morire nello
fteffo giorno,che nafeemo ; e fé bene in quello noti moriamo, nondimeno, perchè
la vita noftra è breue ; vita d'vn giorno fi chiamarcofi la-chiamò Antifontc* »
Vita fimilis est carceri unius dici et totum vita spacium vni diei xquAe prò
pemodum dixerim per quem intuiti lucem polteris deinde vitam traiemus E
Petrarca nel trionfo del tempo £ quanto posso alfine m'apparreccrno, pensando!
bretfeviiier mìo, nei quale StaWni'era vn f&neiullo, ed hór ion vecchio j)
Che più d'vn giorno è la uita mortale Nubilo, breue, freddo, e pien di noi Che
può bella parer ma nulla vale? E perche la vita è cosi breve e corta li greci
la paragonano al dito.a! paJmòi Se al cubito: da Mimnèrmo Colofonio e da
Gmnione dicesi cubitale tempus, da Diogeniano, Vita: palmus, da Alceo poeta
greco, digitus est dies, per SIGNIFICARE la brevità della vita, la quale,
quando a>.co a molti anni fi-diltcnda nondi-j naca } meno alfine vna breve
hora l'annulla, ciò viene molto bene conf dento i vna antica inscrittionc che
fi conferita nel Pai; %$j dei Cardinale Ce is e© u li ver fi • d; m. Ca?fìus
arquidicus iameentum clsuferat annoi Felices annos toc tulit hora breuis* P. P.
Onde il Petrarca nel trionfo della Ominidi ditfe, „ O mente vaga alfin Tempre
digiuna 9» A che tanti penfieri ? vn’hora fgombra » Quel, che'n molt'anni a
pena fi raguna. L'ifteflb nel sonetto. Rott'è l'alta colonna. O noftra vita,
ch'è fi bella in villa Com perde ageuolmente in vn mattino Quel » che'n molti
anni a gran pena s'acquifta* Di quella noftra fragile conditione, n'é
Gieroglifico la rofa vltìma a nafte re doppo tutti gli altri fiori, ed è prima
a mancare, fecondo Athcneo lib. 1 5. No uiffima rofa poli alios
nafcitur,eademq; prima deficit, e con molta conuenienX* la vita noftra s.'aflìmiglia
alla rofa, che vaga, et gratiofa languifce tofto nel medefimo giorno, che nafee
come fi ef plica in quel motto, ch'habbiamo pollo intorno alla rofa, che è
verfo di Vcrgilio, il quale della rofa cofi cantò circa la* (uà bellezza,
efragi li là . », Tot fpecies,tantofq; ortus,uariofq; nouatus Ipfa dies aperit,
conficit ipfa dies .]] „ Conquerimur,natura,breUis quod grada florum'eft
Oftentata oculis illieo dona rapis . „ Quamlonga vna dies, astastamlongarofàrum
Qiiaspr?befcentesiuxtafene6lapremit. j Ben fu la rofa alli mefi palliti fimbolo
della breue vita nel Pontificato d**4t Jeflandro Cardinal de' Medici Papa Leone
XI. che per imprefà portò Tempre U rofa con quello motto. SIC FLORVI. Imprefa,
che di corpo, e d'animai li conuiene più doppo la morte fua, che in vita,
poiché fiorì colmo di gratia, e maeftà nel Pontificato breuillìmo tempo» come
la rofa, lattando al mondo foauiilìmo odore di fé . La Seppia, ed il Calamaro
detto da' Greci Theutis, e da' Latini, Loligo fi pongono fimilmente per figura
della vita breue, perche pochiflìmo tempo campano, come rifer ifee Atheneo. per
autorità del Filofofo. Ariftotele. de animalibus Theu ti, ac Sepia: yitam elle
breuern alTcri t . VITA LONGA. VNA efnnna di vecchio afpetto, vedila all'antica
e che tenga la dcdtsu mano fòpra vna Cerua, ch'habbia corni grandifErai con
moki rain /parli nella man finillra vna cornacchia. Il ve&imeac» all'antica
dimoila il tempo pattato di molt'anni » Tiene A. VITA LONGA. Tiene li mano
foprala teda della vecchia cerna}che ha le corna folte di molti ramijper
moftrare con effa la lunghezza della vita eflendo.che quefto anima le è di
lungi vita,e o^ni anno mette vn ramo fecondo alcuni, quefto è certo.chev più
che s'inuecchia gli s'ingroflàno le corna con più bozzi, e punti'di cornette, .
Campa 3oo.anni,e più. Plinio lib.8 c.^.cofi dice, vita ceruis in confetto
lcnga:' e foggiunge, che doppo cento anni ne fono (tati prefi alcuni con li
collari d'oro poftaui da Aletìandro Magnò coperti dalla pelle crefciuta, il
medcfimo fi riferifce d'^gathoclea Tiranno di Siracufa ch'ammalò in caccia vn
cerilo, chfi haueua intorno al collo "vn collare di bronco, nel quale vi
era intagliato quefto nome DIOMEDE ARTE MI DE riabbiamo in hiftòriapiù frefca »
che Carlo Sefto Rè di Francia prefè in caccia nella felua Senliana vn ceruo,cho
haueua il collo cinto d'vn collare di metallo indorato con tale infcrittionc •
HOC OESAR ME DONAVlT, da cui n'èderiuato quel detto comeproucrfcuOiCefaris
fuminoli me tangere;onde il Petrarca anch'eli 'dille nel Tonetto. Vna candida
cerua fopra Therba Ncliun . VITA E L'ANiM O, tita NeflTun mi tocchici bel collo
d'intorno Scritto hauea di diamanti» e dì Topati, Libera farmi al mio Cefare
partse . EiTempfj,che denotano la lunghe^a della uita de' cerui j : fi come
lunga « la .ita della cor*ucchia,dà moki autori latirii cognominata A
ntìofa>perche campa raolt'anni, &C però l'habbiamo aggiunta alla mano fi
niftra di quefta figura, Ja cui età insieme con quella del ceraio n'c fatta
mcntione in quelli eilàme* tri, che fi credono di Vergili o, De «tati bus
animalium • Ter btnos, deciefq; noucm fuperexit in anno Iuftafe»efcentum,quos
implet ritaYÌroruar Hos nouics fuperat viuendo garrula cornix, Et quater egTedi
tue cornicis fxcula Ceraio. VITA, E L'ANIMO. VNA gìouanetta veftit* di rtede,
eie c«bI» ddba mano tenga con bella «aria m lucerna accefa. Si vette dì ve rde,
per dimoftrare la fperanzji, che rhuomo feà ài longa vita. Le fi da la lucerna
accefa per significare la vita, nella quale l'olio infufo pe. fai iuo il lume,
ne dimostra quel vital umore del quale il calor si pafee per dar vita al corpo,
il quale mancando, è necessario che insieme, e’l caldo, e'i corpo s*t* ftmgua,
e manchi. Di qui è che appreiTo Euripide in molte delle Aie tragedie, quelli,
che hanno a palTare di questa vita, dicono quelle parole. Dìo ti iàlui òcara
luce, la quale opinione segue Plutarco, dicendo, la lucerne effere fimile al
corpo, che è dell'anima ricettacolo VITIO, Vedi a Scelleratezza vittoria;
Isella Medaglia di Dominano \ PER la vittoria si dipinge una donna alata, che
nella destra tiene un cottiti copia, e nella sinistra un ramo di palma. E qui
sono le due, forti di bene, che por tafeco la vittoriarcioè la fama, ouero
rhonore, 6c la ricche^za, e l'una, e l'altra per ragione di guerra, si toglie
per for7ja di mano all'inimico • y.ttoria. Donna vestita d'oro, nella destra
mano tiene un pomogranato, e nella sinifira un’elmo, cosi ia descrive Eliodoro.
Perche due cose sono necessarie per conseguire la vittore, cioè la forzji, e la
concordia, què si a per ritrovar la via, che le d naiccnde, quella per aprirla
coru animo corraggioso; La fot^a si mostra nell'elmo, che resiste a colpi, che
vanno per offender la teda, 6C l'ingegni uniti nel pomo granato, il quale è
riftretto ceri l'vnicne de Tuoi granelli, come gl’uomini di valore, reiiringono
ili una (bla opinione tutti i pensieri di molti ingegni. VITTORIA. Isella
Medaglia di Ottani. Si dipinge donna, alata, che sta sopra una base in piedi,
conia palma in una mànn, e nell'altra con una corona, e due ierpewi dall'una, e
dall'altra par pe, e con un'altra serpe, che giacendo si auuolgà intorno
agl’altri due, con lettere ASIA RECEPTA, cosi si vede nella medaglia di
Augusto. Vittorie degl'antichi. Donna di faccia verginale, e voli pell'aria,
colla destra mano tenga una ghirlanda di lauro, ovvero di olivo, e nella
sinistra una palma, conl'Auila sotto a'piedi, la quale tiene nelle zampe un
ramo pur di palma, ed il vestinento si fa di color bianco, colla clamidetta
gialla. Il lauro, l'olivo, e la palma, sono dagl’antichi v/ati per legno
d’onore, ;I quale volevano dimostrare doversi a coloro, che àucflèro riportata
vittoria le nemici in beneficio della patria, e le ragioni sono dette da noi
altrove, de ono tanto chiare per, fé flette, che non hanno bisogno d’essere
replicate ph) 'una voltai Si fa in atto di valorej perche tanto è cara la
vittoria, quanto SIGNIFICA più ma iféftamentc valore eminente, e dominatore.
QuelW 1 &S ICONOLOGICA Quello medesimo SIGNIFICA ancora l'aquila, 8c però
augurando buona fortuna alle loro imprese gl’antichi imperadori neh"
insegne la ipiegauano, fic^ la porcauano innanzi, per nudrire la spetanza della
vittoria negl’animi de’soldati. Di vestimento bianco e nelià (ini (tra una
palma, con lettere, Victoria navalis, & S. C. VITTORIA NAVALE, come dipinta
da Hpmaaù QVANDO la vittoria, è sopra una prora deIl'inimico, ovvero quando fti
a canto a un trofeo, dove siano stromenti navali, come sono TimoMi, Anchore,
Remi, si chiama vittoria navale, onde auendo i romani avuto vittoria di quelli
dì Antio nel fiume del Tevere, tagliorno le prore delli loro nauilij, 8^ fecero
un pulpito nel foro romano, che chiamorno rostri, dove oravano le cause, 5C
nelle medaglie di Vespesiano pella vittoria navale vi è s una colonna rostrata,
si che volendo dipingere la vittoria navale nell'uno, 6c nell'altro modo sta
bene littoria nella medaglia di Tito Donna senza ale, con una palma, &C
corona d’alloro. In quello modo mostra Tito non voler che ella si partillè mai
da lui, cosi la dipinsero. anco gl’ateniesi, come racconta Pausania nelle sue
antichità pella rnedesinu ragione di Tito. VITTORIA tfella medaglia d'^ingufto.
DONNA sopra un globo, coniali aperte per volare, con una corona d’alloro in una
mano, & nell'altra il Labaro Insegna dell'Imperatore, che '{ i galli oggi
dicono cornetta, (olita a portarvi innanzi al prencipe, quando in persona si
truova alla guerra, come mostrano le lettere, che sono intorno alla medaglia
IMPERATOR CAESAR. VITTORIA come dipinti dagl’antichi GVANTfcCHI dipingo la
vittoria in forma y 9>C bene ìpelfo a sedere sopra le spoglie dei nemici con
trofeo dinanzi ai petto con una palma, & uno scudo, e parole che dicono
VICTORIA kquando dice Ipsa. $*% Ipfa Duci sacras vittoria panderetalas, £t
palma viridi gaudens, et amica Tropharis custos imperij virgo, quae fola mederis
Vulneribus: nullumq; docesfentire dolorem. E Plinio. Laborem in vicotia
nemofentit vittoria; Ofelia Medaglia di Severo DONNA che siede sopra di vn
Scudo, e tiene vn’eImo Mi tmm » che debbe esser quello del vincitore. D H V
VITTORIA JfyUa Medaglia di Lucio Vero. VOMO con un’elmo in testa, che porta con
la delira un’asta, 8c eoa la unifica un trofeo in spalla COLLE SPOGLIE IN SEGNO
DI VITTORIA. H. P. GRICE SEGNO NATURALE -- Vittoria, come rappresenta nella
medaglia di Vespesiano. UNA donna alata in piedi, che scrive entro ad uno
scudo, che sta appresso ad vna palma, VOLONTÀ. depinta con •vcftitopoueto, fé
bene Ze notante, conforme all'altra opinione, la dipinte molto ricca come
diremo poi. 11 color rosso, e giallo, cagionati prelTo al Sole per l'abbondanza
della luce, potranno in quello luogo, fecondo quella corrisponden^a dimostrar
la verità, che è chiare^a, lume, e splendore dell’intelletto. Si dipinge con
Tali; perche si domanda col nome di volontà, &C pèrche con UN PERPETUO VOLO
difeorrendo inquieta fé fteflà per cercar la quiete, la qual non ritrouando,
con volo ordinario vicino alla terra, ingagliardifce il suo moto in verso il
cielo, òC -verso Iddio, e però ancora ai piedi tiene l'ali, che l'aiutano
(minuendo la timidità, e l'audacia. La cecità le conviene, perche non vedendo
per se ftelfa cosa alcuna, v^quasi tentone dietro al senso fc e debole, ed
ignobile, o dietro alla ragione, se e gagliarda, e dipresso. Volontà, Orina
vestita di cangiante, farà alata, 6^, con ambe le mani terri un’ l tenga nella mano
dritta in ramo d'oluia inuolto con ramo di mirro, nella mano lini (tra tenga un
pesce detto scaro. L'inione è tutrice della citta, attefbehe fecondo Agostino
nella città di Dio. La città non è altro che una moltitudine d’uomini
concordemente unita: dato che quella moltitudine d'uomìni -- cf H. P. GRICE
HOBBES LEVIATHAN -- si difunifca, n'elce dalla disunione Tederminio delle
città: di quanta forza sia l'unione lo dimo (Irò Sciluro re degli Scithi, il
quale stando vicino a morte si fa venire intorno ottanta figli, che aveva, d^ a
ciascuno fa provare se peteuano rompere va fascetto di verghete niuno potè,
Egli solo moribondo ad una, id una le rompe, avvertendoli con tal mezzo, che
uniti insieme (ariano stati potenti; disuniti, deboli, e senza forze. Docens eos,
dice Plutarco ne gli poftemmr Iunctos quidem inter se vires habiturosj fin vero
difiungerentur, & discordijs agitarentur infìrmos fore: Quello configlio di
Sciluro dato ai figli per mantenimento del regno, che a loro lafia, vale anco
alli cittadini per conservazione della republica, e città loro. L'unione
de’cittadini alle città arreca sempre dolce^a, e soavità ne piu, ne meno, come
uno inftrométo di molte corde unisone, ed vn concerto di molte voci ad vn tono
corrilpondente, che rende foaue, e dolce armonia. Concetto di Scipione Africano
riportato da S. Agoftino nella città di Dio. Moderata ratione civitatem
consensu diflimillimorum concinere; et quae harmonia a musicis dicitur in
cantu, eam esse in civitate concordia mar &illimum, atqj optimum omni in
republica vinculurrw incolumitatis. L'oliuo auuolto con il mirto, è SIMBOLO DEL
PIACERE, che si prende da l'vnioS ne, ed amica pace de'Cittadini, attefochc
fono arbori di natura congiunti di fcambieuole amore, le radice loro con
fcambieuoli abbracciamenti s'vnifcono, e li rami del mirto per quelli dell'olmo
con grata vnione fi fpargono, e tengono protcttione del frutto dell'oliuà,
poiché lo ripara dalla gagliarda tor^a del Sole, e lo difende dall'ingiuria del
vento > acciò conlèguifca SIGNIFICA la fua tenera, e dolce maturità,
ficomeriferifèe Theofcafto nell' hiftoria delle piante. Cofi li Cittadini
deueno con amicheuoli abbracciamenti d'amore, e fraterna^carità vnirfi, e
protergerfi tra loro; in tal maniera fi confeguifee poi la dolco quiete, e profperità
non tanto priuata, quanto publica. Lo Scaro pefce, ci efibrta anch'elfo a
l'vnione, a lo fcambieuole amore, ed alla pronte^a d'animo in porgere aiuto a
gli altri; Notano i pefei Scari vniti infieme, t fé vno di loro deuora
l'hamo^l'altri Scari corrono fubbito a rompere eoa morfi VNIONE CIVILE. morfi
la len^a, &^_ a quelli, che fono entrati nella rete, porgono loro la coda,
alla quale elfi co' denti s'appigliano, 6^ frappano fuor della rete: de'quali
ne tratta Plutarco, De Solertia Animalium in quefto modo. Alia flint, quibus cum
prudentia coniunctus MVTVVS AMOR – SELF LOVE BENEVOLENCE MUTUAL LOVE H. P.
GRICE BUTLER, fccietatifque studium declarant. Scarus ubi hamum voravit, reliqui Scari adfiliunt,
& funiculum morfibus rumpur, ijdem fuis in rete illapfiscaudss tradunt,
mordicusq; tenentes alacritercxtrahunt, Con simile fcambieuole amore, ed
affetto deueno eijeregli animi civili tra loro vniti, e pronti non a fòmmergere
altri, ma a leuarli, òC~ liberarli dalla tempefta delle tiibolationi, i quali
pietofi offici j legano i cuori degl’uuomini, cV^ fi vnifcono maggiormente
gl’animi: onde tutto il corpo della Città felicemente prende accrcfcimcnto, òtT
'Vigore mediante la Ciuilc Vniono «ie'fuorCittadini. Aa j VGVAsu VGVALIT A'* -%
DONNA, che con la deftra mano tenga vn paro di bilancile con )a finiftra vn
nido, che vi fia vna Rondine con i fuoi figliolini,a i quali porga Per le
bilancie fi denota la retta, e -vera giuftitia, che dà a ciafeuno quanto deue^
.,, Per la Rondine nei nido, come (opragli Egittij intendeuano vn nuomo quando
a Tuoi figliuoli vgualmente diltabuifce l'Eredità. E parimente vn Principiando
nel vittojvellito, e commodi propij non voglia fuperare,ma vguaoliarfi a quei
de'Tuoi Cictadiai . A guifa della Rondine,che mai non raddoppia il cibo a chi lo
habbia -vna volta dato, ma egualmente pafee, e mitrine con vT jmalitd tutti i
Tuoi rondinini . tir Di quella vgualiU talmente ne fu ftudiofo Adriano
Imperatore, che neiiu© ni J famigliar vitto voi fé ofleruar quel coftume
d'Homero, che a mimo mancato il rnedefimo cibo ordinando ben fpeflò, che alla
Tua Menfa furTero polli cibi co» munì, e propri) di pouere perfone per leuar
ogni occafione a qtìei,che fec©mangiauano,di fuperbia a ò d'altro fimile, che
dalla delicatezza delle viuande-» haueflèro potuto arguire regnare in lui . Che
fapeua molto bene, che per conciliarli gl'animi de' Popoli niente più giouaùa
al Principe, che cól decoro,c-r Maeftà" dello Scettro vnire, e far moftra
con tutti di fimil vgualità . Sendo la-» potenza di Tua natura odiofa, che
moderata come fopra fi fa amabile, e benigna . Per quefto Fatea Cartaginefe
gratidiflìmo amatore dell*vgualit*i icere perciò ben fpeflb riffe, e brighe fra
loro V Ma fé fi confiderà rettamente*; oue fi cerca rVgualità per fommo bene
della Città, ò Republica ne fegue, che cib,che eccede detta vgualità fia di
danno alla detta Cittiio Republica. Onde fuftimato>chevn huomo di per felli
flìttia Virtù fufle nociuo per la fila fuperiot\tà\ e fopreffiflen^a degli
altri. Che perciò i Greci' inuentori dVgni bel cofluine ciuile,.e
particolarmente gli Atheniefffàùehdo, che per eiTer nociuo meri-; laua caftigo,
ma il caftigare vn'huomòpltr fue troppe virtù, farebbe flato 'Vn commettere
peccato ? Perciò ritrouatfóno vna pena honoreuole condeniente a reprimere il
loro giudo yo ingiurio fofpetto, che hauelTerodell' Eccellenza dì quel
virtuofò, e la dimandarono Oftracifmo v Come fé alcuno conofeendofi pieno di
molto fangue, e di gagliardiflìma cenplefìione fi feemaflè del cibo, 8c hauefle
per vfb di cauarfi del fangue per non cadete in que' difetti, ne' quali
Cogliono cadere molti per la moka robufte^za di loro for^e . Cauandofi qùafi dà
Plutarco, mentre parlando.delL'Oikaciimo dice,che di quefto come medicamento
foleua feruirfi il Popolo a certo tempo ordinato, confinando per X* Anni fuor
della Città quel Cittadino, che auan^aua gli altri, ò di gloria, ò di ricche^e,
o di reputatione, per la quale era hauuto per fofpetto nella Città». Punendo di
quella pena folo le perfone ffiuflri . An^i il medefimoAutore^ foggiungendo
dice, che Iperbolo huomo fcellerato cercando di far punire di fimil pena vno
de'tregrart Cittadini i/f teniefi Feace, Niccia', e Alcibiade cad|» de contro
fua natura la pena fopra il capo di detto Iperbolo inaiente fimili genti
ignobile, e baffe ad elle punite di fimil pena,. anq[j accorti»" eflèr
fiata.» •violata tal pena nella detta per fona leuarono poi ^via l'"vfan^a
di quella. F(ì detta Oftracifmo da vna pietru^a chiamata Oftraco fopra la quale
fcriueua- no i Cittadini il nome di quello, a cui voleuano dar bando della
Città, e la get- tauano in -vn luogo della piazza chiufo di cancelli, il numero
delle quali do- ueua parlare fei mila a vincere il partito, L'Autore fopradetto
nel 2. della.» Vita d'Alcibiade moftra detta pena d.'Oft racifroo non eflere
fiata ordinata per punire i trilli . Ma per moderare la troppa grandezza
altrui, e perciò con al- tro vocabolo detta Moderaùone, .fìtta à, dell'
inuidiofì, che per dieci anni non vedeuano prefentc quel tale, della cui
lontananza mitigauano al- quanto il dolore, che col vederlo giornalmente li fi
accrefceua, e s'internaua malignamente negl'animi, loro. Il medefimo Ariftotile
più largamente, e di proposito trattando di quefta pena nel fopradetto lib. 2.
al cap. 9. dice . Qua- propterà Ciuitatibus, cjuaspopuloreguntur Oftracirmus
repertus eft, ha: fi- quidem ciuitates a^qualitatem maximecomplectuntur
.,-Itaq; qui fuper excel- leie videtur vélpropter diuitias, vel propter
Amicos,vel propter aliquara aliam Ciuilem potentiam extra Giuitatem relegatur
adTempus aliquod ordinatum. Doue fi vede, che lo approua, ma non fi riftringe
al Tempo, e va feu/àndo il Configlio di Periandro dato aTrafibulo il tagliare
le fpighe maggiori del- l'altre . Piacque ad Augufto quefta forte di punitione
moderandola conaltro nome, e parole, come dice Tacito nel lib. 3 .in propoli to
di Sillano della^ami- glia de' lunij, che haueua comméflb adulterio con vnafua
Nipote, al quale non fece altroché farli intendere, che lo priuaua della fua
Amici eia, per lequa- li parole^ e feparatione d'amifti, intendendo Sillano
ellerli in vn certo modo accennato l'Efilio . Exilium fibi demonftrari
intellexit, fènica metter indugio in mezzo fe'l prefe da fé medefimo,*ne prima,
che fotto l'Imperio. di Tiberio fu reftituito alla Patria. Molte cofe fi
potrebbono dire, àC molte autorità li potrebbono addurre,ma per àbbceuiareil
noftró ragionamento concluderemo, che fi vede all'aperta effèrida
tuttiamata>& abbracciata quefta vguàlità, tal- mente, che nella natura
ftefla, ciò beni/limo fi confiderà ancora nelle temperie de' corpi humani, che
mentre Hanno yriiti, e non alterati da foprabondan^a d'huomini, o fuper ior ita
-eccelli uà di vno d'ellì * il corpo fi mantiene fino, t-. perfetto nell'cffer
fuo con la jdifereta diftributione.dél /angue alle profiline, et, alle più
remote parti di e/lì 4 VSANZA. Vedi Confuetudine. VSVRA DONNA vecchia,
macilente, et brutta, terrà fotto il piede manco *vn bacile d'argento, &C
nella mano il boccale, con alcune catene d'oro, òC* con l'altra mano
fporgendola in fuori, moftri di contare alcune monete piccole, nel che fi
accenna quellojin che confifte Tvfura, cioè il prefto de de- nari con certezza
di maggior guadagno, che conuiene, 6tT fen^a pericolo di perdita j però tiene
gli argenti, che fono di molto pre^o tiretti lotto al brac- cio, et pagati con
poco prc^o, con pregiuditio al proiiimo dellVtile, et a sé dell'honore, ellèndo
quefta fòrte di gente, come infame condennata dalle leggi di Dio, et da quelle
degl'kuomini. VTILITA DONNA veftita di veftimento d'oro, in'vra mano terri vn
ramosi quercia con le ghiande, &^ con le frondi, l'altra mano ftarche più
ci riuefte, %C ci nudrifce con la carne, $C~ con latte proprio. Il medefìmo fa
l'oro } che fi tramuta per tutti gli vii » 5^ per ogni forte di vtilità, però
fi manifefìa nel veftimento Et perche fl grano è la più vtil cofa, che creaiTe
Iddio per l*huemo,delle fue fpighe fi corona, et il ramo di quercia con i iuoi
frutti de- nota quefto medefimo > per hauer fcampati dalla fame gli huomini
ne' primi tempi fecondo l'opinione de* Poe»* ti, et piaceffe al Cielo, che non
fi potette dire, che gli fcampi negl'vltimi noflrija tan- te calamità fìamo
ridotti per colpa de* noftii 1 errori ~ r, m l£*JL~ *$?* JCONOLOGlsA 7. VELO
VOMO in abito di sacerdote, che nella deftra mano tenga vna sfer- ra, &C
nella finiftra vna lucerna accefà . Il zelo è un certo amore della religione
col quale si defidera che le cofe appattenenti al culto diuino fiano eilèquite
co ogni iincerità, prontezza, e diligenza. A che fare due cose accennate in
queft'imagine sono neceflarijffìmccioè in-segnare a grignoranti, &
correggere, & caftigare gl'errori jambedue quefte par- tì adempì Chrifto
Saluatore, fcacciando quei che faceuano mercato nel Tempio di Gierufalemme, ed
insegnando per tutto quel giorno in cflò la sua dottrina, aflìmigliandofi
quefta, &C quello convenientemente colla lucerna, e col flagello, perche
dove ci percuote non è chi fani, ed oue fa lume non è chi ofeuri, in nome del
quale dobbiamo pregare, che fiano tutte le nostre fatiche cominciate, e finite
felicemente. Laus deo, e Beafce Virginis Mariae. Cesare Ripa. Ripa. Keywords:
Grice, deutero-esperanto, icon, eikon, iconologia, Grice’s lectures on Peirce,
Oxford, iconic. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Ripa”. Ripa.
Commenti
Posta un commento