RAULICA
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Raulica: SICILIANO NON ITALIANO -- all’isola
-- la ragione conversazionale all’isola! l’implicatura del barone -- l’origine dell’idee – il fondamento della
certezza – filosofia siciliana – filosofia sicula – dello spirito della
rivoluzione e dei mezzi di farla terminare -- corso di filosofia: ossia,
re-staurazione della filosofia – filosofia
siciliana -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Palermo).
Filosofo italiano. Palermo, Sicilia. Essential
Italian philosopher. Grice: “Italian philosophers can be fun: there’s ventura,
and there’s Bonaventura, who was actually fidanza, i.e. fidence, as in
confidence.” Grice e Ventura
Gioacchino Ventura Gioacchino Ventura, (dei baroni) di Raulica,
C.R. (Palermo, 8 dicembre 1792 – Versailles, 2 agosto 1861), è stato un
predicatore, filosofo e teologo italiano, cittadino del Regno di Sicilia,
presbitero teatino, noto anche per il suo sostegno alla causa della Rivoluzione
siciliana del 1848. Biografia Figlio di Paolo Ventura, barone di Raulica
(1734-1816), avvocato e consigliere della Suprema Corte di Giustizia del Regno
di Sicilia e di Caterina Platinelli, Gioacchino Ventura fu avviato agli studi
presso il Collegio Massimo dei Gesuiti di Palermo, sua città natale. Dopo
l'iniziale adesione alla Compagnia di Gesù nel 1808, quando l'organizzazione
gesuita fu soppressa in Sicilia nel 1817, Ventura aderì ai teatini. Ordinato
sacerdote, si distinse come apologeta, scrittore e predicatore, soprattutto
grazie alla sua Orazione funebre di Pio VII (1823). La sua carriera da filosofo
iniziò come esponente della corrente controrivoluzionaria resa nota da autori
come Félicité de Lamennais, Joseph de Maistre e Louis de Bonald.
Monumento memoriale a Gioacchino Ventura nella Basilica di Sant'Andrea
della Valle di Roma Da papa Leone XII fu nominato docente di diritto canonico
all'Università "La Sapienza", e nel 1830 fu eletto Superiore Generale
dei Teatini. Dopo questo incarico (1830-1833) Ventura intraprese l'attività di
predicatore a Roma. La sua eloquenza, sebbene a volte esagerata e prolissa, era
veemente e diretta ed ottenne grande fama. A Parigi, nonostante una conoscenza
non perfetta della lingua francese, Ventura riuscì quasi a rivaleggiare con il
celebre predicatore domenicano Jean-Baptiste Henri Lacordaire. Con
l'elezione di papa Pio IX al soglio pontificio, Gioacchino Ventura acquisì un
ruolo politicamente prominente. Nel 1848, anno dei grandi moti europei, egli
sostenne la legittimità storica e giuridica della rivoluzione siciliana,
auspicando la rifondazione del Regno di Sicilia indipendente all'interno di una
confederazione italiana di Stati sovrani, e viene nominato ministro
plenipotenziario e rappresentante del governo siciliano a Roma. Nel
frattempo la sua posizione a Roma divenne delicata per via della proclamazione
della Repubblica Romana (1849) e dell'esilio di Pio IX. Ventura rifiutò
l'offerta di un seggio all'Assemblea Costituente, ma – oltre ad invocare la
separazione tra potere temporale e spirituale – riconobbe la Repubblica Romana
a nome del governo rivoluzionario di Palermo. Dopo la resa della Repubblica, si
trasferì in Francia, dove morì nel 1861. Opere La scuola de' miracoli:
ovvero, Omilie sopra le principali opere della potenza e della grazia di Gesù
Cristo, figliuolo di Dio e Salvatore del mondo Il tesoro nascosto: ovvero,
Omilie sopra la passione del Nostro Signor Gesù Cristo La Madre di Dio, madre
degli uomini: ovvero, Spiegazione del mistero della SS. Vergine a piè della
croce Le bellezze della fede ne' misteri dell' Epifania: ovvero, La felicità di
credere in Gesù Cristo e di appartenere alla vera chiesa I disegni della divina
misericordia sopra le Americhe: panegirico in onore del beato Martino de
Porres, terziario professo dell'ordine de' PP. predicatori Il potere politico
cristiano: discorsi pronunciati la quaresima del 1857 nella cappella imperiale
delle Tuileries Saggio sul potere pubblico, o Esposizione delle leggi naturali
dell'ordine sociale Dello spirito della rivoluzione e dei mezzi di farla
terminare La ragione filosofica e la ragione cattolica: ragionamenti predicati
a Parigi nell'anno 1851 La tradizione e i semi-pelagiani della filosofia:
ossia, Il semi-razionalismo svelato Saggio sull'origine delle idee e sul
fondamento della certezza Della vera e della falsa filosofia Nuove omelie sulle
donne del Vangelo Corso di filosofia cristiana: ossia, Restaurazione cristiana
della filosofia Sopra una Camera di Pari nello stato pontificio: opinione La
Questione Sicula nel 1848 sciolta nel vero interesse della Sicilia, Napoli e
dell'Italia Memoria pel riconoscimento della Sicilia come stato sovrano ed
indipendente Menzogne diplomatiche, ovvero esame dei pretesi diritti che
s'invocano del gabinetto di Napoli nella Questione Sicula Discorso funebre pei
morti di Vienna la religione e la libertà Raccolta di elogi funebri e lettere
necrologiche Bibliografia AA.VV., Gioacchino Ventura e il pensiero politico
d'ispirazione cristiana dell'Ottocento. Atti del seminario internazionale,
Erice, 6-9 ottobre 1988, a cura di E. Guccione, Firenze, 1991 Andreu F., P.
Gioacchino Ventura: Saggio Biografico, "Regnum Dei", 1961, XVII
Bergamaschi G., Padre Gioacchino Ventura: fra tradizionalismo e neotomismo,
Milano, 1992 Cremona Casoli G., Un illustre siciliano: il padre Gioacchino Ventura
da Raulica, in "Rassegna Storica del Risorgimento", aprile-giugno
1956, pp. 293-298 Cultrera P., Della vita e delle opere del Rev. P.Gioacchino
Ventura: ex generale dell'ordine dei Teatini, Palermo, 1877 Giurintano C.,
Aspetti del pensiero politico di Gioacchino Ventura nel "De jure publico
ecclesiastico" in : AA.VV. Studi in memoria di Gaetano Falzone, a cura del
Comitato di Palermo dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano,
Palermo, 1993 Guccione E., Cattolici e democrazia. Ventura, Murri, Sturzo e le
critiche di Gobetti, Palermo-Sao-Paulo, Ila-Palma, 1988 Guccione E., Gioacchino
Ventura alle radici della democrazia cristiana, Palermo, 2000 Guccione E., The
Concept of "Revolution" in the Thought of Gioacchino Ventura, in AA.VV.,
Selected Papers, 1994, Consortium on Revolutionary Europe 1750-1850, Florida
State University, 1994, pp. 92-104 Guccione E., Un omaggio clandestino di
Ventura a Lamennais, in "Nuova Antologia", luglio-settembre 2016,
Vol. 617° - Fasc. 2279, pp. 141-150 Pastori P., Gioacchino Ventura da Raulica e
la rivoluzione napoletana del 1820, in "Rassegna Siciliana di Storia e
Cultura", n. 2, 1997 (IT) Sergio Romano, La vita e il pensiero politico di
padre Gioacchino Ventura, in Revue belge de philologie et d'histoire, vol. 73,
n. 4, 1995, pp. 1019-1026. Altri progetti Collabora a Wikisource Wikisource
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Gioacchino Ventura di Raulica Collegamenti esterni Ventura di Raulica,
Gioacchino, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Modifica su Wikidata Giuseppe De Luca, VENTURA, Gioacchino, in
Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937. Modifica su
Wikidata Ventura di Raulica, Gioacchino, in L'Unificazione, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, 2011. Modifica su Wikidata (EN) Gioacchino Ventura,
in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
Modifica su Wikidata Ignazio Veca, VENTURA, Gioacchino, in Dizionario
biografico degli italiani, vol. 98, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2020.
Modifica su Wikidata Gioacchino Ventura, su BeWeb, Conferenza Episcopale
Italiana. Modifica su Wikidata Opere di Gioacchino Ventura, su MLOL, Horizons
Unlimited. Modifica su Wikidata (EN) Opere di Gioacchino Ventura, su Open
Library, Internet Archive. Modifica su Wikidata (EN) Gioacchino Ventura, in
Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company. Modifica su Wikidata Biografia
sul sito della Regione Siciliana. Martinucci P., Padre Gioacchino Ventura di
Raulica (1792-1861). Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità
Nazionale. Paolo Martinucci, Gioacchino Ventura di Raulica (1792-1861), in
Cristianità. Portale Biografie Portale Cattolicesimo
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Sicilia Categorie: Predicatori italianiFilosofi italiani del XIX secoloTeologi
italianiNati nel 1792Morti nel 1861Nati l'8 dicembreMorti il 2 agostoNati a
PalermoMorti a Versailles (comune francese)Gesuiti italianiTeatiniProfessori
dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza"Personalità della
Rivoluzione siciliana del 1848Religiosi italiani[altre]. Nome compiuto:
Gioacchno Venturi, de baroni di Raulica. Noto per il suo sostegno alla causa
della rivoluzione siciliana. Studia a Palermo. Insegna a Roma. Si distinse come
apologeta, scrittore e predicatore, sopra-ttutto grazie alla sua "Orazione
funebre di Pio VII.” La sua carriera da filosofo inizia come esponente della
corrente contro-rivoluzionaria. Teatino. Intraprese l'attività di predicatore.
La sua eloquenza, sebbene a volte esagerata e prolissa, e veemente e diretta ed
ottenne grande fama. Con l'elezione di Pio IX al soglio pontificio, acquisì un
ruolo politicamente prominente. Sostenne la legittimità storica e giuridica
della rivoluzione siciliana. Auspica la ri-fondazione del regno della Sicilia
indipendente all'interno di una con-federazione italiana di stati sovrani.
Ministro pleni-potenziario e rappresentante del governo siciliano a Roma. La
sua posizione a Roma divenne delicata per via della proclamazione della
repubblica romana e dell'esilio di Pio IX. Rifiuta l'offerta di un seggio
all'assemblea costituente, maoltre ad invocare la separazione tra potere
temporale e spirituale riconosce la repubblica romana a nome del governo
rivoluzionario di Palermo. Altri saggi: “La scuola de' miracoli: ovvero, Omilie
sopra le principali opere della potenza e della grazia di Gesù Cristo,
figliuolo del dividno e salvatore del mondo”; “Il tesoro nascosto: ovvero,
omilie sopra la passione del nostro signor Gesù cristo”; La madre del divino,
madre degl’uomini: ovvero, spiegazione del mistero della SS. vergine a piè
della croce”; “Le bellezze della fede ne' misteri dell’epifania: ovvero, La
felicità di credere in Cristo e di appartenere alla vera chiesa”; “I disegni
della divina misericordia sopra le Americhe: panegirico in onore di Martino de
Porres, terziario professo dell'ordine de’ predicatori”; “Il potere politico”;
“Saggio sul potere pubblico, o esposizione della legge naturali dell'ordine
sociale”; “Dello spirito della rivoluzione e dei mezzi di farla terminare”; “La
ragione filosofica”; “La tradizione e i semi-pelagiani della filosofia: ossia,
Il semi-razionalismo svelato”; “Saggio sull'origine delle idee e sul fondamento
della certezza”; “Della falsa filosofia”; “Nuove omelie sulle donne del
vangelo”; “Corso di filosofia: ossia, re-staurazione della filosofia”; “Sopra
una camera di pari nello STATO pontificio”; “La questione sicula sciolta nel
vero interesse della Sicilia, Napoli e dell’Italia”; “Memoria pel
riconoscimento della Sicilia come stato sovrano ed indipendente”; “Menzogne
diplomatiche, ovvero esame dei pretesi diritti che s'invocano del gabinetto di
Napoli nella questione sicula”; “Discorso funebre pei morti di Vienna la
religione e la libertà”; “Raccolta di elogi funebri e lettere necrologiche; Il
pensiero politico d'ispirazione cristiana. Atti del seminario Erice, Guccione,
Firenze. Andreu R.: saggio biografico, "Regnum Dei", Bergamaschi, R.:
fra tradizionalismo e neo-tomismo [AQUINO], Milano, Cremona Casoli, Un illustre
siciliano”; "Rassegna Storica del Risorgimento", Cultrera, Generale
dell'ordine dei Teatini, Palermo; Giurintano C., Aspetti del pensiero politico
nel "De jure publico ecclesiastico"; Istituto per la Storia del
Risorgimento, Palermo, Guccione, Democrazia. Murri, Sturzo e le critiche di
Giobetti, Palermo, Ila-Palma, Guccione, Alle radici della democrazia” Palermo;
Guccione, Un omaggio clandestine; in "Nuova Antologia", Pastori, “La
rivoluzione napoletana in "Rassegna siciliana di Storia e Cultura",
Romano, La vita e il pensiero politico, Treccani Istituto dell'Enciclopedia
Italiana. Regione Siciliana. Martinucci, Istituto Storico dell’Insorgenza e per
l’Identità Nazionale. ELOGIO rCNEBRE DI DAIVIEllO O'COIVIVEIL MEMBBO DEL
PABUHENTO BRITANKICO DA R. Ex-Genkkalb bb'Chibrigi BseoLAM Ctmtuttor» detta
Saera Congregationt de' Riti td Eiaminatore dei Veuoti e del Clero Romano. J^/.
L'editore, proprietario di questo elogio, per g^enerosa cessione fattagli dall'
Autore, dichiara di Toleme godere il dritto di proprietà a termini della
Convenzione pubblicata con Notitrazione della Segreteria di Stato COI TIPI DI
CIOTAimi BATTUTA ZAMPI. .\ Ili Hisognosi di riposo per le incessanti fatiche^ durtyte
negli ultimi otto mesi^ nell'esercizio dell' ecclesiasti" co ministero, e
risolulissimi perdo di non intrapren^ deme delle nuove, ci eravam da principio
negati di tesser VElogio funebre dell'immortale Ò'Connelh La grandezza e le
circostanze tutte eccezionali del Sog* getto entrarono ancora per non piccola
parte in quessto rifiuto. 0*Connell non è stato un uomo ordinario^ ma uno di
quegli iwmini di cui non ne nascon mai due; uno di quegli uomini che Iddio crea
per compiere grandi disegni, da prima noti a Lui solo, e che quin^ di i fatti
rivelano al mondo. O'ConneU è stato un ge^ nio; ed il genio non è degnamente
lodato che dal ge^ nio\ e perciò noi reputavamo un tale assunto molto al
disopra di noi e delle forze nostre. La gloria poi di O'Connell è stata l'avere
obbli* goto la più grande Potenza della terra a rassegnar ' si con bel garbo
alla legge che un privato le ha, in certo modo, imposta. Poiché è stato ed è
sempre proprio della saggezza inglese di tener fermo finché si può; e quando
non si può piti, cedere a tempo^ anziché an^ dare incontro ad una di quelle
orribili catastrofi in cui poi si perde tutto, per la stolida ostinazione di
voler tutto conservare. La gloria di O'Connell é stata IV di avere egli solo
rivendicata la libertà religiosa e etvile della sua patria per mezzo di una
rivoluzione pa^ cifica, una delle più grandi che rammenti la storicu La gloria
di O^Connell è stata l'aver fatto trionfare la libertà per mezzo della
Religione^ e la Religione per mezzo della libertà. Or era egli possibile il
rammentar queste glorie di O'Connell senza risvegliare i risentimenti e le
antipatie di una politica onerosa, cui la sola parola di libertà mette paura
come uno spettrOf turba come un rimorso? Era egli possibile ti non attirarsi la
censura di uomini si impietriti nell'antico^ che non hanno ne intelligenza per
distinguere, né cuor per sentire il pocolino di bene, che in mezzo al molto di
male, vi è nel moderno? Ma tacersi^ o passar leggermente sopra il titolo
principale onde O'Connell è stato il piti straordinario H piti ammirabile
personaggio della età nostra, non sarebbe stato lo stesso che ridurre a piccole
dimensio^ ni uno dei più, grandi spiriti che siano mai apparsi a consolazione e
gloria dell'umanità? Per tutte dunque insieme queste ragioni not noti
tM>levamo sapere di fare l'elogio di che si tratta; e non abbiam ceduto che
in faccia a considerazioni^ ad inviti, a desidera che san del comando, ed a cui
non si può resistere nemmeno con umiltà senza peccar di superbia. Nel piegare
però il capo a si scabroso e difficile incarico, stabilimmo tra noi medesimi di
disimpegnarlo con tutta la libertà di spirito che la Fede cattolica lascia
nelle cose dubbie', la dubìis libertas; con tutta la sincerità del cuore; col
maggior disprezzo di ogni personale pericolo, col più perfetto oblio di ogni
proprio interesse; e ciò per elevarci in alcun modo all'altezza del nostro
Soggetto coUa generosità almeno del sentimento: poiché sentivamo di doverne
rimaner molto al disotto per le qualità dell'ingegno. Nulla infatti ti ha
arrestato dal lodare 0*ConneU pel lato appunto onde piti meritava di esser
lodato, ed eziandio dal proclamare altamente^ senza am/i'oologie ragtri^ le
verità le più dure ed incommode, e per chi comanda e per chi ubbidisce; e che
sono frattanto le piti salutari e le più capaci di assicurare i troni^ di fare
t popoli felici, e di far trionfare la Religione, Imperciocché dapprima, due
specie di ripugnanza vi sono oggi contro la Religione: Vuna totale ed assoIuta,
l'altra relativa e condizionata. La repugnanza assoluta é quella onde si odia
la Religione perché Religione; e quindi la Chiesa, gli ecclesiastici, tutto ciò
che alla Religione si appartiene* Questa n]ptignanza è l'orribile eco, che dura
ancora, della parola infernale di Voltaire: Ecrasez l'infame, et la su*
perstition. L'antipatia relativa poi e condizionata è quella onde si odia la
Religione, non già però per se stessa, ma in quanto stolidamente si crede
rivale e nemica del processo e della libertà. Ma vi è nella natura
dell'Italiano un elemento cattolico, onde l'Italiano, tenti ciò che vuole, non
può senza pena e rammarico far di meno della Cattolica Religione. E questa è
una delle ragioni onde gli eresiarchi e le eresie non han potuto mai far
fortuna in questa bella e privilegiata parte del mondo. VAntipa^ tia assoluta
dunque contro la Religione cattolica è ror rissima: essa non trovasi che nel
fondo del cuore di qualche vecchio settario, impregnato sin dall' mfanzia dei
pregiudizii e dei sentimenti anticristiani deUa filosofia miscredente del secolo
decimottavo; e che morrà senza posterità! giacché l'odio é sterile, ed ha
complici, ma non già eredi', e non vi é che Pamore che é fecondo, che genera e
riproduce il medesitno essere, e perpetua la stessa verità. Non così è però
della ripugnanza relativa o condizionata. Il ceto medio, cioè, il ceto che
studia, il ceto che ragiona, vuoisi o non vuoisi, è il ceto piti influente e
che trasforma alla lunga in se stesso e compone, e riduce a sua immagine i due
altri ceti estremi deUa società; con tutta la generazione che sorge, con tutto
ciò che intende, con lutto ciò che sente; poiché la società degli spiriti, o la
concordia fra gli esseri intelligenti, non può mantenersi che per mezzo
delCintélligenza; ed è in questo senso che ha detto Paschal: ri, che chiunque
si dichiara contro di esse, non ispira che diffidenza, repugnanza, odio,
disprezzo. Or poiché, come lo abbiam dimostrato (Vedipag.l^ di questo Elogio)
la Chiesa nella sua saviezza non ha potuto finora parlar di libertà, ed ha
dovuto anzi in certo modo fulminarla per l'orribile abuso che si è fatto di
questa sparola; i Volterriani si son serviti di questo silenzio e di questi
anatemi della Chiesa, per persuadere alle masse che la Chiesa, nemica, non vi è
dubbio, della falsa libertà, sia nemica ancor della vera; che il Cristianesimo
é oscurantismo; e che i preti e i frati sono i veri nemici, gli avversarii
implacabili di ogni progresso e di ogni libertà. Il sistema poi del così detto
Dritto divino nella materia politica, secondo che una scuola celebre di
oltremonte si é ostinata a rappresentarlo, viene in fondo a sostenere che il
Potere publico di ragione non abbisogna, ove, secondo U celebre detto di
Bossuet, (( Iddio stesso ha bisogno di aver ragione. )> Ora il Dritto divino
così inteso mette VUomo-Potere al disopra di Dio stesso, e non é che V apoteosi
della tiran TU ma e Vidolatria della sovranità. Poiché du/nque una tale doUrma
è contraria alla ragione insieme ed al sentimento, all'istinto delVuomoy e
perciò non è e non può mai esser vera; così si è venuto a conchiudere che
nemmeno é vera la religione che la professa^ che la insegna, e che ne fa la
condizione necessaria inevite^ bile della sua seguela. Or siccome questa
orribile dottrina, atta più a rendere odioso il Potere ed a distruggerlo, che a
conservarlo ed a farlo amare^ certi pubblicisti ignoranti Vhan messa a carico
della Chiesa cattolica e del cattolico insegnamento ; cosi la ripugnanza^ che
essa ispira, si è estesa anche in Italia all'insegnamento Cattolico ed alla
Chiesa; e Dio e Ge-^ sii Cristo^ le dottrine cattoliche e le caUoliche
istiluiionij la Chiesa e gli ecclesiastici sono staiti avvolti nello stesso
odio e nello stesso disprezzo. Oh se sapessero il gran male^ U male sommo che
certi ecclesie^ élici^ piti zelanti che saggia han fatto ai popoli ed oZ-^ la
Chiesa colVaver voluto fare un articolo di fede divina, di una opinione
puramente umana^ e di un partito politico^ la vera adunanza dei fedeli o la
vera Chiesa! Essi hanno così allontanato dalle pratiche della Religione enormi
masse di cristiani, e le hanno gittate fuori delia Cattolica unitd^ nelVahisso
del deismo e deW indifferenza! Imperciocché non é piti tempo di farsi
illusione. Finché dureranno i pregiudizii^ gli errori funesti che un concorso
di maieaugurate circostanze è giunto ad accreditare intomo alla pretesa
alleanza o complicità della Chiesa coW eccesso o colVabuso della forza; intano
noi ministri della vera Religione spereremo di attirare a noi le masse
intelligenti; esse ci riguarderanno sempre con una specie di orrore; continueranno
a camminar senza di noi, e, se noi ci metteremo loro innanzi, contro di noi e
sopra di noi. Dirò anzi di più che^ se un trambusto accadesse in Italia sotto
l'impero di questi pregiudizii e di questi errori^ esso sarebbe sommamente
anticristiano ed an-tiecclesiastico.il grido: a A basso i preti; à basso i
franti )) Starebbe tradotto in azione con una orribile fedeltà. La Chiesa si
troverebbe esposta a maggiori orrori di quelli di cui al principiò di questo
secolo è stata la vittima. E poiché^ come l'abbiamo di già avvertito^
l'Italiano nel fondo del suo cuore ama la cattolica Re^ ligione; il suo odio
contro di essa e i suoi ministri si troverebbe fortificato ed accresciuto dal
sentimento della disperazione di pàtere essere d'accordo con una religione di
cui non può fare di meno; dal sentimento di rabbia di credersi respinto^ di
vedere volta in sua nemica quella Religione di cui ha un immenso bisogno e per
cUi sente una indestruttibile simpatia; dal sentimento in somma del furore in
cui degenera ogni amore deluso nei suoi più vivi trasporti; Frustrata cupiditas
vertitur in furorem (Aug.). E non vi è nuUa di più terribile^di più crudele
quanto V amore furibondo ed il furore aìuoroso! Mirate dunque di quale e quanta
importanza si è, per parte di noi ecclesiastici^ il parlare oggi al colto
pubblico dell'Italia un linguaggio capace di disingannarlo dei fatali
pregiudizii di cui una Propaganda di empietà e di disordine si è studiata
d'imbeverarlo contro la Chiesa. Mirate di quale e quanta importanza si è oggi
per noi di mostrarci, senza finzione, senza inganno^ colla sincerità, col
candore^ col convincimenr to proprio di ministri della Religione di verità,
amici e fautori di un saggio e legittimo progresso, di una saggia e legittima
libertà! Mirate di quale e quanta importanza si è oggi pel gran Ponte pcej che
Dio ha accordato miracolosamente alla sua Chiesa, che^ mettendosi al disopra di
tutti i meschini calcoli della pò- Uiica uma/na^ parli esso pure il Ungttaggio
dei popoli per meglio far loro gustare le sue celesti dottrine; prenda a cuore
i loro temporali interessi, per ispirar loro maggior zelo per gl'interessi
spirituali ed etemi; e faccia conoscere che egli sente e vuole disimpegnare la
nobile e sublime missione del Sommo Pontificalo: Di essere non sólo il Pastore
e il Maestro nell'ordine soprannaturale e divino; ma ancora, neW ordine civile
e politico, U Padre, U tutore, il vindice dato da Dìo a tutti ipopoli
cristiani. Né meno comuni e meno radicati sono certi pregith dizU in materia
politica. A forza d'intrighi e d'inganr ni, si t giunto a persuadere
agl'incauti che i Sovrani sono i nemici dei popoli; che le monarchie sono
incon^ patibili colla Inerte politica; che questa libertà non si domanda
co'prieghi, ma si conquista colla forza; che qtiesta pianta prospera colia
scure, e germoglia nel sangue; e che l'insurrezione è l'unico mezzo da
sot" trarsi dalla oppressione. Ai Sovrani poi si è vohUo pure persuadere
che i popoli sono nemici della loro autorità e della loro esistenza; e che non
si può aver pace con essi, non si può mantenere l'ordine politioo che coU'ajuto
della forza; e che l'arte di ben governare oggi consister deve nell'arte di
organizzare e di dirigere la forza pubblica per potere impunemente vessar le
persone e vuotare le borse. E da questo sentii mento di mutua gelosia, di mutua
diffidenza che si è giunto ad ispirare ai popoli contro i Sovrani ed ai Sovrani
contro dei popoli, si è riuscito a metterli in istato di opposizione, di guerra
permanente: donde fière tendenze da una parte al dispotismo, ed all'anarchia
dall'altra, che mettono ad ogni istante in pericolo l'ordine e resistenza della
società. Ora contro tutti questi pregiudizii, in materia di Religione e di
politica, ci siamo levati arditamente in X questo Elogio, Entrando nello spirito
del grand' Uomo^ cui esso é consecratOj ed esponendo le gloriose sue gè-sta
nelle loro intenzioni generali, nei loro successi, abìnam procurato di
dimostrare che lungi dalVessere la Religione la nemica della libertà, non vi è,
non vdpuò essere libertà vera senza la vera Religione. Per calmare poi le
inquietudini^, gli scrupoli delle persone semplici e dabbene, abbiamo pure
insistito sul gran fatto dei tempi moderni:^ Che lungi dal dovere la Religione
temer nulla dalla politica libertà; alVom^ bra anzi e col favore della libertà
politica può sola" mente oggi trionfare e dilatarsi la Religione; ed
abbia^ mo fatto conoscere non solo possibile ma ancor necessor ria unciUeanza
sincera tra la Religione e là libertà. Al medesimo tempo però e colla medesima
forza abbiamo attaccato tutti i pregiudizii politici dei po^ poli contro i
governi e dei governi contro dei po^ poli. Abbiamo esposta la dottrina
Cattolica intomo alla Resistenza passiva ed all'attiva Ubbidienza, con cui solo
può sussistere l'ordine pubblico e la dignità umana. Abbiamo condannato con
tutta l'energia della ragione e della parola il partito disperato deU'inster*
rezioncj^ e l'uso brutale della forza contro gli abusi del Potere; ed al Potere
ci siamo studiati di fare mtendere che ha torto di diffidare della libertà, che
è an-zi un principio di ordine e di forza, e l'unico mezzo, il mezzo pvU
efficace da disarmare la rivoluzione e farla una volta per sempre terminare. E
così abbiam procurato di riconciliare ancora il Sovrano col popo^ lo^ il popolo
col Sovrano, e l'ordine colla libertà. Il nostro linguaggio ha scandalizzato
alcuni, ha sorpreso molti altri; ma in quanto alla moltitudine accorsa ad
udirci, possiamo santamente gloriarci nel Signore, che esso è stato capito
nella verità dei suoi principii, apprezzato nella purezza delle sue intenzioni,
gustato ne^vantaggi delle sue conseguenze. Chi è stato presente a questa
predicazione, nuova nelle forame ma antica nelle dottrine^ ci farà giustizia
che non è una vana millanteria il dire che rare volte la sacra eloquenza ha
avuto un successo si magnifico si verace e si universale. Mentre andavamo
esponendo le nobUi simpatie^ le relazioni scerete della vera Religione colla
vera libertà, un sentimento d'inesprimibile gioja hrillava sopra tutti gli
occhi. Parca ognuno dir seco ste$^ so: « Non è dunque vero altrimenti che la
Religione cattolica e nemica della libertà! Possiamo noi amare la libertà senza
cessare di esser cattolici^ senza passare per miscredenti! » Cosi uno sposo^
irritato contro una sposa^ che teneramente ama, e che gli è stata dipinta come
infedele; prova un senso di compiacenza, che non si può esprimere colla parola,
allorquando gli si dimostra da altri che la sua cara sposa è miiacente, e che
non ha cessato di maritare il suo amore. Gli stessi segni d'interno contento si
son veduti trasparire nei volti quando noi abbiamo parlato deU V alleanza
possibile tra l'ordine e la libertà^ tra le idee di un sensato progresso e la
fedeltà al proprio Sovra^ no: « Sta lodato Iddio^ pareano tutti voler dire, che
si può amare la libertà e il progresso senza passar per ribelle. » E quando,
nel terminare il nostro discorso, coli' accento del piin profondo convincimento
e del piti tenero affetto (giacché noi conosciamo ed amiamo il popolo romano)
abbiam detto: « No, miei cari » Romani, voi non siete quali qualcuno,
calunniandovi, » ama di farvi comparire. No, no, voi non siete i ne-* » mici
del Trono pontificio, degli Ecclesiastici e del" » l'ordine. Se amate una
onesta libertà, voi amate an» Cora la Sovranità del capo della Chiesa e la
Religione; )) a queste parole l'Uditorio non fu piti padrone di se stesso: un
mormorio vi si udi di una sincera lieta ed universale approvazione^ pronta a
scoppiare in manifestazioni le più clamorose j se noi stessi^ ricordando il rispetto
al luogo santo dovuto^ non ci fossimo affrettali di reprimerle. Ecco dunque
scoperti al pubUico, nella maniera meno equivoca e piti solenne, i veri
sentimenti, i sentimenti legittimi^ sinceri e comuni del popolo romano! Simili
effetti ci auguriamo che produrrà nel resto dello slato Pontificio, ed anche
presso allo Straniero la solenne manifestazione delle dottrine contenute m
questo discorso. Almeno perirne non avvezze ad adularci questo appunto ci hat^
esortato a sperare: as^ sicurandoci che questa predicazione 9 nelle presenti
drcostanze, è stata un avvenimento che avrà un gran-d'eco in tutta Italia e
fuori di essa. Noi potremmo qui riportare le loro testimonianze e le loro
parole^ ma per non sembrare che, all'occasione dell'Elogio di O'Connell, vogliamo
fare U nostro, ci limitiamo a riferirne una sola; e ciò non tanto a glo» ria
nostra, quanto a nostra difesa, in faccia a chi ha creduto di potere in buona
coscienza accusare in pub" blico come pericolose o fantastiche le nostre
dottrine^ e prave le nostre intenzioni; e poi crediamo di non dovere lasciar
passare questa occasione da rendere qui pubblicamente la dovuta giustizia alla
moderazione e alla saggezza della Censura Romana m materiadi stam^ pa.
Omettendo adunque che il Censore Teologo di cui il pubblico conosce ed ammira,
ed il Sommo Pontefice ha teste compensata la vasta dottrina e il fervore dello
zeh, nell'esercizio dell'Ecclesiastico ministero^ omettendo, dico, che
quest'uomo insigne, non meno pel suo sapere che per la sua viriti, non ha trovato
a cen^ surare, nel nostro Elogio, nemmeno una virgola; diremo solo che il
dottissimo Preside della Censura, che Ma profonda scienza dell'antico unisce
una solida co gntzwne^ un senso squisito del moderno^ nell inviarci V Elogio
col suo Imprimatur, ci Aa scriito appunto co^ sì: « Come io mi compiacqui assai
di approvare la Bene^ » dizione dell'ultima sua Predica recitata in S. Pietro:
» nulla curando le prevenzioni di alcuni o troppo semr » plici^ o zelanti di
uno zelo male inteso; cosìi e molto » più mi compiaccio ora di approvare r
Elogio fum^ » bre da lei fatto al celebre O'ConneU: perché reputo » un tale
Elogio non solo eloquentissimo, ma atto an» cara a raddrizzare molte idee ed a
fare un gran » bene. » Solo il savissimo Preside ha richiamata la nostra
attenzione sopra una parola della pagina 104, che avrebbe potuto dar luogo ad
equivoci; che noi ci sia-mo affrettati di prevenire con una noterella che vi
abbiamo apposta. Possiamo adunque affermare^ a lode, noi lo ripetiam
volentieri, dei dotti Censori, che nel presente Elogio stampato vi è tutto
quello che ne ab* biam detto in voce, senza una sola parola di meno; ma al
contrario con varii squarci di più^ che nella recita abbiamo saltati per non
istancar troppo Vudi" torio e noi stessi spossati, nel solo primo giorno,
da una declamazione di circa due ore. A maggior onore poi del sullodato Preside
illustre^ ci crediamo anco in obbligo di aggiungere: che non avendo voluto noi
prenderci la libertà di pubblicare il brano della lettera, che poco fa si è
letto, senza il di lui permesso; questo permesso ci è stato daW egregio Autore
dato nei seguenti termini, che fanno ben conoscere la sincerità e la generosità
de'suoi senti-' menti: «e Mi ha detto il suo Tipografo che o fare U nostro, ci
limitiamo a riferirne una sola; e ciò non tanto a glo» ria nostra, quanto a
nostra difesa, in faccia a chi ha creduto di potere in buona coscienza accusare
in pub" blico come pericolose o fantastiche le nostre dottrine^ e prave le
nostre intenzioni; e poi crediamo di non dovere lasciar passare questa
occasione da rendere qui pubblicamente la dovuta giustizia alla moderazione e
alla saggezza della Censura Romana m materiadi stam^ pa. Omettendo adunque che
il Censore Teologo di cui il pubblico conosce ed ammira, ed il Sommo Pontefice
ha teste compensata la vasta dottrina e il fervore dello zeh, nell'esercizio
dell'Ecclesiastico ministero^ omettendo, dico, che quest'uomo insigne, non meno
pel suo sapere che per la sua viriti, non ha trovato a cen^ surare, nel nostro
Elogio, nemmeno una virgola; diremo solo che il dottissimo Preside della
Censura, che Ma profonda scienza dell'antico unisce una solida co gntzwne^ un
senso squisito del moderno^ nell inviarci V Elogio col suo Imprimatur, ci Aa
scriito appunto co^ sì: « Come io mi compiacqui assai di approvare la Bene^ »
dizione dell'ultima sua Predica recitata in S. Pietro: » nulla curando le
prevenzioni di alcuni o troppo semr » plici^ o zelanti di uno zelo male inteso;
cosìi e molto » più mi compiaccio ora di approvare r Elogio fum^ » bre da lei
fatto al celebre O'ConneU: perché reputo » un tale Elogio non solo
eloquentissimo, ma atto an» cara a raddrizzare molte idee ed a fare un gran »
bene. » Solo il savissimo Preside ha richiamata la nostra attenzione sopra una
parola della pagina 104, che avrebbe potuto dar luogo ad equivoci; che noi ci
sia-mo affrettati di prevenire con una noterella che vi abbiamo apposta.
Possiamo adunque affermare^ a lode, noi lo ripetiam volentieri, dei dotti
Censori, che nel presente Elogio stampato vi è tutto quello che ne ab* biam
detto in voce, senza una sola parola di meno; ma al contrario con varii squarci
di più^ che nella recita abbiamo saltati per non istancar troppo Vudi"
torio e noi stessi spossati, nel solo primo giorno, da una declamazione di circa
due ore. A maggior onore poi del sullodato Preside illustre^ ci crediamo anco
in obbligo di aggiungere: che non avendo voluto noi prenderci la libertà di
pubblicare il brano della lettera, che poco fa si è letto, senza il di lui
permesso; questo permesso ci è stato daW egregio Autore dato nei seguenti
termini, che fanno ben conoscere la sincerità e la generosità de'suoi senti-'
menti: «e Mi ha detto il suo Tipografo che c da prima corno Daniello O'Connell,
vero cittadino, si è giovato della Religione per rendere al suo popolo la Uber
senza richiamare sopra di sé un'attenzione profonda, cosi mai non termina che
lasciando l'assemblea nell'estasi di un'ammirazione silenziosa e di un silenzio
ammiratore. Nel foro è il oausidico espertis-* Simo nella cognizione dell'immenso
caos delle leggi inglesi, e che, con una meravigliosa precisione di 12 termÌDiy
ne penetra lo spirito, le inlerpreta, le con* cilia, le confronta, le applica,
e ne trae le più felici conclusioni in yantaggio della sna causa. Nelle po«
polari adunanze è un Oratore vivo, nervoso, incalzante, ardito senz'esser
temerario, franco senza es* sere insolente, grazioso insieme e terribile; che
si avvicina, discende al linguaggio, ai sentimenti delle masse, e le eleva sino
a sé, e dietro a sé le strascina senza resistenza; che padrone di tutti i suoi
affetti, e, ricco di tutti gli artificii, di tutti i sussidii della parola,
prende, quando e come gli aggrada^ il patetico della elegia^ Funzione del
salmo, la mordacità della satira, l'amenità della novella, la luce del lampo,
il terrore del tuono, l'aria impo* nente del legislatore, e l' ispirazion del
profeta. Nessun uomo seppe meglio di lui eccitare le pas* sioni popolari e
contenerle; carezzare il popolo e morigerarlo; ricordare le più dure verità, e
farle gustare ed amare per la maniera di dirle. No^ la storia dell'Eloquenza
non ci presenta esempio di un oratore più completo, più vario, più originale,
più facondo, più vivo, più impetuoso e più potente. 10. Ora, a giudicarne dalle
apparenze, pare che 0*Goonell a questa eloquenza, in cui non ebbe modelli né
avrà mai imitatori, debba la gloria di sue fortune e la forza del suo impero.
Eppure no. La saggia Antichità avea definito il vero Oratore: L'o** nesf uomo
eloquente; Yir bmm dicendi pertius. Per chd| come la probità senza l'eloquenza
è impotente; cosi l'eloquenza senza la probità è funesta; essa non serve che a
metter sossopra gli stati, i popoli in insurrezione. Che se l'eloquenza di
O'Gonnell è stata la felicità del popolo e la sicurezza dello stato, FirmametUum
gentis et stabilimentum populi (Eccli. 49y/;ciò è accaduto, perchè egli,
cittadino cristiano» alla forza, alla grazia del dire ha unito la virtù è la
santità del vivere; si è giovato pel trionfo della li* berta dell'adempimento
delle pratiche che la ReK* gione impone. ll.Qaal uomo di lui più attaccato
a'differenti do* veri di figlinolo, di sposo, di padre, di cittadino? Qual
cristiano di lui più fedele alle leggi di Dio e della Chiesa? Ma so quello che
volete oppormi. Voi vo« lete oppormi che, in contraddizione alle leggi di Dio e
della Chiesa, O'ConnelI si è una volta battuto in duello, ed ha avuta la
disgrazia di uccidere il suo avversario. Sì, è vero. Ma io potrei dire che
questo avversario non fu che un sicario^ onde la Munici* ypAìik.orangista di
Dublino, impaziente di disfarsi del gran difensore della causa Cattolica, mandò
provocando il nostro giovine eroe, sicura d'immolarlo: giacché D'Esterre, (che
tale era di questo miserabile il nome) era nel tiro della pistola si destro e
si sicuro, che giungeva a spegnere colla palla una lampada senza toccarla.
Potrei ancora avvertire che O'ConnelI a sangue freddo, e per lungo tempo^ per
non violare appunto le leggi dell'uomo e del tristianOy non rispose che col
disprezzò alla crude^ le disfida, onde il fanatismo orangista augurossi di
estinguer coH'arnii il grand'uomo che non potea Tincere colla ragione e col
dritto. Potrei altresì notare che il vile sicario, veniva appostandolo ad ogni
punta di strada; lo caricava di contumelie e di affronti; lo minacciava sempre
della vita: sic* che il povero O'GonnelI era obbligato di cammi* nar sempre
armato e circondato di armati. Po-* trei infine soggiungere che D*£sterre era
il Go« Ha dei nuovi Filistei) il più accanito e tremendo nemipo della Fede di
Roma, che si faceva un tristo- vanto d'insultare alla pretesa debolezza dd vero
Israello; e che O^Connell, in un islaute di una religiosa illusione, potè
credersi il nuovo Davidde scelto per vendicare l'obbrobrio del popolo del
Signore; e che solo in un momento d'impazienza, d'ira, dì risentimento
cavalleresco, eccitato da prò* vocazioni sì ripetute e si vili, e che gli
ecclissò la ragione, cedette al principio di un falso ponto di onore e di nno
zelo malinteso, e disceì^e ad una pugna in cni, cosi disponendolo Iddio, per conservare
all'Irlanda e alla Chiesa // suo Vomo^ la vittima immolò il carnefice che volea
immolarla. Io potrei dir tutto ciò, se non per iscusare il mio eroe> almen
per attenuarne la colpa. Ma il ciel mi guardi che, ministro dL una religione di
pace, in faccia alla Vittima Divina, che ha versato tutto il suo sangue perchè
il sangue dell'uomo sia rispanniato, io osi difendere un delitto cbe la legge
dì natara e la legge evangeUea egaalmente coddannano. II eie! mi guardi dal
patrocinare nn costo* me egualmente insensato che barbaro, onde si vuol provare
colla finezza dell'occhio, e colla yalenzia del braccio Tinnocenza del cuore.
II ciel mi gnar* di dallo scusare un pregiudizio inescusabìle, ondq pretendesi
di onorarsi coll'omicidio, e lavarsi d'una efimera macchia col sangue^ e che la
Chiesa giusta* mente chiama diabolico} À diabolo ìnvectum (Con* eU. Trtd.J.
Dico dunque che O'ConnelI ebbe torio e gran torto nel duellarsi. Ma dopo che ne
avete ndito il peccato, uditen l'emenda. Poiché, al cadere dei parosismi della
febbre del^ Fonore mondano, e di un falso zelo per la religione, la ragione e
la fede ripresero nell'animo di O'ConnelI il loro impero; fu egli si dolente
della sua trista vittoria, che non potè mai pensarvi senza gemerne e tremarne
da capo a piedi di orrore; die fece voto solenne a Dio di non mai accettare,
molto men provocare l'insensato e truce giudìzio delle armi; e che in fine
quante volte (e ciò accadeva spessissimo ad un uomo che, per la gran causa che
difendeva, era obbligato ad irritar molte pas-^ stoni e crearsi molti nemici)
quante volte, dico, respingendo con orrore le provocazioni che gli venivan
fatte a duello, era trattato da infame, da vile: cui cedette sempre e da per
tutto il primo postO) avesse benedetta la mensa. Anzi in queste pubbliche
riunioni si faceva un vanto particolare di professare cogli atti e colle parole
la Fede romana. Deh che l'occultare i sentiménti della vera fede, il
vergognarsi di adempirne in pubblico le pratiche non è che debolezza, e la
maggiore di tutte- le debolezze: che perciò più comunemente ritrovasi nelle
anime piccole, negli spiriti deboH, nelle donne e ne'giavanì. Il vero genio fu
veramente ed amò di comparir religioso; e mai non conobbe la viltà del rispetta
umano! Che dirò io poi dei sentimenti di q[uesto gran Cristiano pel Clero della
sua patria ? Re dì fatto dell'Irlanda, arbitra del cuore e dell'azione di otto
milioni di uomini, che, come fanciulli, pendeano dai suoi cenni, vera Campione
e sostegno della Chiesa Cattolica, che gli dovette la sua più gran gloria e Ja
sua libertà, non mai usci dai limiti dell'umile dipendenza dal suo vescovo o
dal suo parroco. Alla testa di tutti come personaggio politico, cornee uomo
religioso però si tenea come l'ultimo di tutti; e, nuovo Costantino, appena
osava di prender per sé rultimo posto nelle assemblee del Clero, quando vi era
chiamata a manifestarvi i suoi disegni, a d^rvi i suoi consigli per la difesa
della Religione e della libertà. Pronto poi a scagliarsi come un lionc coQ' tro
chiunqae avesse osato di dire a carico de'Sacerdoti una men clie rispettosa
parola, dava egli stesso prove del più grande rispetto per qaesto yenerabìle
corpo, si illustre pei suoi patimenti non meno che per la sua dottrina e per le
sue virtù. Lo riguardava non come un ceto di uomini, ma come una riunione di
santi e un collegio di martiri. Ne parlava colla più gran riverenza, col più
tenero affetto. Per motivo da fuggire le società scerete: Il nostro Clero,
dicea egli al popolo, ce le ha proibite. Ci sarà fra noi alcuno che osi di non
ubbidire a questo Clero si saggio, si buono, si generoso e si edificante (7)?
In quanto poi agli Ordini religiosi, istituti si preziosi per la Religione e
per la vera civiltà, furono essi spesso il soggetto de* suoi publici discorsi^
de' suoi magnifici encomii, come lo erano del suo più tenero amore. Faceva
discìogliere in lacrime il suo immenso uditorio, allorché ram^ mentaya i giorni
felici in cui l'Irlanda era ricoperta di tanti monisteri, tempii della
preghiera, scuole della santità, asilo della dottrina, refugio dei poveri, e
che procacciarono all'Irlanda il merito, la gloria e il nome AeìVIsola dei
Santi (8). La sua eloquenza diveniva più energica, più anima^ ta, più patetica
allora quando, ricordando lai cose, facea egli confronto tra l' Irlanda che ora
20 moriva di fame sotto il giogo di nn protestantismo spietato, e l'Irlanda
indipendente, forte, ricca e prosperosa, ajutata e seorta da*suoi monaci
ne'sentieri della vera virtù e del vero sapere (9). Cosi teneva egli sempre
sveglio nel popolo il sentimento della nazionalità e dell'amore per una patria
già si grande, si buona, si santa, ed ora si infelice, ed allo stesso tempo
avvivava sempre di più il sentimento di amorosa riconoscenza per la Fede
cattolica, sorgente unica, per l'Irlanda, delle sue passate glorie, e
consolazione e rimedio unico dei suoi mali presentì. 16. Ma ciò che è al
disopra di ogni idea e di ogni espressione si è lo zelo di O'Gonnell per questa
medesima Religione. Tutto lasciava, sacrificava tutto quando trattavasi di
servirla e di adoperarsi per lei. I poveri parrochi, i Comuni, i villaggi
poyeri, bisognosi di chiese, ricorrevano a lui ; ed egli colla sua attività e
colla sua eloquenza trovava subito i mezzi da fame. loro costruire, come per
incantesimo, delle più ampie e più belle. Invano poi 1' anglicanismo, cambiando
armi, senza però mai cambiare i suoi sentimenti di odio profondo verso i
cattolici, meditava di vincere -colle astuzie di una fina malizia coloro, che
non'potca più opprimere colla forza di martini crudeli. O'Connell veglia sempre
a discoprire, è sempre pronto ed -intrepido a combattere le insidiose
macchinazioni dell' eresia, che, per essere divenuta ipocrita, non è perciò
meno persecutri ce e nemica. Che non ha egli fatto; quanto non ha egli e
scritto e parlato; e quanto non ha combattuto, «ino all'ultimo della sua vita,
contro i due Bill tristamente famosi che abbandonan.o l'uno i pii legati e le
rendite della cattolica Chiesa, l'altro i collegi e l'educazione dei giovinetti
cattolici (10) alla sorveglianza, alla direzione, o a meglio dire alla
dominazione dei protestanti? E sebbene la debolezza o l'inganno di alcuni
membri del cattolico Clero, essendo venuto disgraziatamente in soccorso di
queste leggi funeste, le abbia fatte adottare; ciò nullostante, tale, si è il discredito
in cui l'eloquenza di O'Connell le ha poste; tali e si vigorosi sono i colpi
che loro ha lanciati, che sono quasi morte sul nascere, o che morranno
intieramente colPesser trasformate in tutt'altre. Se qualcuno, a voce bassa si
avvisava, coll'antico tuono di sagrìlego insulto, di dirlo Papista,
rivolgendosi tosto contro di Ini, intrepido ripigliava: 0*ConDeHo innocente.
Mentre però era 0*GonnelI prìgionieroy come S. Paolo, non parlava a* suoi
concittadini, se non scongiurandoli a dimostrarsi suoi degni amici e figliuoli,
colf usare mansuetudine e pazienza, col rispettare quella stessa autorità che
colla più manifesta ingiustizia Io avea privato della sua libertà; Obseero vòs
effo' tnncius in Dommo, ìtt digne ambtsletù in mansuetudine ei pcUieniìafEph
A), Sicché tutta la condotta di quesf uomo straordinario è stata il modello, e
come il codice delle leggi pe) tempo dell'oppressione, ad uso degli oppressi*
Perciò ancora, mentre combatteva da una parte le teoriche omicide dei
turbolenti Cartisti» faceta dall'altra sentire tutto il peso della soggezione
servile ad una aristocrazia usurpatrice Mentre eoa una mano arrestava il popolo
dal precipitarsi nell'abisso della sedizione, gii additava coll'allra
Tignominia di piegare in silenzio il collo al giogo di un sistema oppressore e
tirannico. Cosi feca egH degli Irlandesi un popolo osservatore dei cristiani
doveri sino allo scrupolo, e geloso de^suoi drilli civili sino al faDatismOr
Gos^l lo mantenDe nei limiti della subordinazione, e ne sviluppò la nobiltà del
carattere e la grandezza del cuore. Cosi elevò egli aoclie le classi più rozze
e più oscure sino al subii* me del dovere, e rendette in esse comune la probità
cittadina e volgare Teroìsmo cristiano. Così formò egli degl'Irlandesi no
popolo modello, un popolo degno deirammirazione e dell'amore di tutti i popoli,
un popolo che ba sostenuta per quarant* anni ona lotta grave, ostinata,
implacabile, ma senza mai violare alcun dritto, senza mai calpestare alcun do*
vere; e che, con un passo fermo e sicuro, si è avaìsk zato alla conquista della
sua libertà religiosa e civile: abborrendo egualmente e dalla servitù religiosa
deirEresia, che sola può far sopportare la ser* yitù politica, e dalle violenze
sanguinarie dell'aoarchia, colle quali popoli ciechi troppo spesso, invece di
giungere alla libertà^ ricaddero più miseri e più avviliti di prima nelle
braccia della tirannìaCosi ba fatta conoscere, ha messa in azione la dot*
trina, cattolica della Resistenza ptissiva e délV Ubhi» dietua attiva^ e ne ba
dimostrata, sopra un grande teatro, con un magnifico esempio, la verità dei
principi!,, la importanza dell'applicazione/ la sìcch rezza del successo; e si
è reso benemerito del Sovrano e del popolo, della Religione e della politica,
della Chiesa e della società. "Io. Finalmente gli ultimi mezzi onde pare
cbc O^Gonnell abbia trionfato delia ingiustizia deireresia bono stati la sua
profonda intelligenza degli uomini delle cose, la sua fermezza prodigiosa, la
sua instancabile attività. Profonda intelligenza^ io dico, degli uomini e delU
cose. Non mai fallirono i suoi prognostici, non mai i suoi disegni andarono a
vuoto. Predice egli oggi ciò che deve dopo dieci anni accadere; e Tevento yiene
a giustificare appuntino la verità dei suoi vaticinii. Tutto ciò che ilice, lo
legalizza; tutto ciò che prevede, accade; tutto ciò che consiglia, riesce;
tutto ciò che intraprende, lo compie. Dimodoché si era acquistata la lode
deiruomò dal colpo d'occhio più sicuro, dal tatto più delicato, dalla
penetrazion più profonda, dagli espedienti più infallibili nel condurre a fine
i più difficili affari. 26. Dissi ancora Prodigiosa fermezza. Siccome nes« 8un
uomo gittossi mai in una più grande, più nobi* le e più ardita intrapresa; cosi
non ve n^ebbé mai alcuno che sia stato segno di attacchi più numerosi, di una
persecuzion più ostinata. Insulti e calunnie, sarcasmi e bestemmie, satire e
processi, promesse e minacce, tradimenti e apostasie, multe'e prigioni, tutto è
stato adoperato per cinquantanni, con una orribile perseveranza, per abbattere un
si grande coraggio. Ma invano. Come le lodi non lo inebriano, così le
opposizioni non lo sgomentano. Come i successi noi fanno insuperbire, cosi non
lo abbattono le sconfitte. Cornee largo, magniGco nel concepire i suoi disegni;
così è costante neirescguirli. Or do-> Ve mai nella storia, mi sì additi, mi
si mostri nn altro esempio di nomo che per mezzo secolo abbia lottato contro la
più grande potenza della terra, sen« za lasciarsi intimidire o arrestare
giammai, ma con sempre maggior lena, con coraggio, con costanza sempre
maggiore? Dico infine Imtancahih attività. Il sno riposo è il non conoscer
riposo. Lo avresti veduto sempre in agitazione e sempre in moto onde
incoraggiare i timidi e reprimer gli audaci j sostenere i de-* boli e dirigere
i forti, arrolare gli amici e sco* prire i traditori, confermare i sinceri e
smascherare gì* ipocriti. Moltiplicando in certo modo se stesso, quasi allo
stesso tempo è in Inghilterra ed in Irlanda, nelle assemblee nazionali e noi
parlamento, tra le riunioni dei grandi e i mit^ iinghi del popolo, nelle
municipalità .e nei tribunali. Dove non è presente colla persona, vi si ^rova
colla sua azione. Dove non giunge colla sua voce, arriva co'suoi scrìtti. Tutti
i punti delPIrlanda sentono la sua influenza. Tutte le classi dei cittadini
sono agitate dalla sua forza. Tutti gli spiriti sono n* niti nei suoi disegni.
Tutti i cuori son d'accordo noi lasciarsi guidare dalla sua autorità. Come il
gigante della favola che co' suoi movimenti scuote e solleva una montagna; il
solo O'Connell, formato avendo di otto milioni di uomini come un uom solo,
agita e muore a talento questo gran popolo, e Io lancia contro deUlnghilterra,
che sbigottita dk addietro per non essere schiacciata dal suo peso. Or tutto
ciò è vero, Yiprissimo. Ma non è men rero però che quello che aggiunse una
fopza irresistibile a tanta intelligenzai a tanta fermezza, a tanta attività si
fu la carità che la Religione ispira, e da cui fu sempre penetrato il suo
cuore. Prendendo dal Vangelo Ie«ue.nonne, consoli ipocrifi non fece mai pace;
questi soli mai non risparmiò: fossero Lordi o ministri, nazionali o stranieri,
ecclesiàstici o secolari^ questi soli, strappata loro dal r riso la maschera,
additò al pubblico in tutta la loro turpitudine, in tutta la loro deformità. Contro
di costoro solamente versava a piene mani il fiele delle sue invettive,
laYiciava i fulmini della sua parola, e li dava al ludibrio e alla esecrazione
del mondo; poiché di fatti gli scribi e i farisei sono stati mai sempre la
peggior genia degli uomini che ab» hia mai macchiata la terra: una volta
crocifisser Gesù Cristo, ed or sono la mina del Cristianesimo. Perciò nulla
eguaglia l'amarezza e Io zelo ondo perseguitava i Metodisti e gli Oraugisti, i
più ipocriti e quindi i peggiori fra gli creiici: degni discendenti del più
grande ipocrita de' tempi moderni Cromwel, suoi truci ajulanti, suoi legittimi
eredi neir odio furibondo e crudele contro la cattolica Chiesa. «O bravi
cristiani, dicea loro, che, colla Bibbia in una mano e la spada e la fiaccola
nelFaltra, non avete lasciato dietro di toì che tracce di ruine e di sangae!
Voi ammossate ora calunnie contro dì noi, contro di cui prima facevate
massacri. Ogni vostra parola, ogni vostra azione dimostra che vi manca il
potere e non già il volere di far rivivere i giorni di Gromwel, di Irclon, e di
Ludlom! » 29.Ma in quanto ai protestantismo di buona fede, alle anime sincere e
generose che vi si trovano, ai suoi nemici politici, O'Gonnell, fedele alla
massima cristiana di S. Agostino: Diligile homines; irUerficite erroreSf mentre
ne combatteva gli errori di cui eran la vittima, non cessava di rispettarne e
di amarne ancor le persone. Quindi, severo irreconciliabile e tremendo contro
di loro sul campo della discussione politica, in privato poi non faceva mai molto
contro di loro ; si faceva un dovere di scusarli, di difenderli e di render
loro tutti i buoni uflScii della carità cristiana. Perciò dicea egli stesso con
ogni verità: « Come uomo publico ho un mondo di nemici, ho nemici tutti i
nemici della libertà e della religion dell'Irlanda; ma non ho, non conosco
nemici come privato e come cristiano. » Gli stessi suoi avversarii politici
furon più volte uditi render giustizia alla generosità cristiana di questi suoi
sentimenti. « O'Gonnell, diceano essi, è un^ anima grande; bisogna volergli
bene. per forza. Nemico acerrimo delle nostre opinioni, è il miglior amico
de^nostri interessi e delle nostre persone. » £ perciò lo visitavan volentieri
; si onoravano della sua fatniliarltà e della soa confi' denza* Ed era bello il
rederli traUenersi la sera in amichevole compagnia con quél medesimo O^Coii-*
Hell contro di cui la mattina, suIFarena parlamen* taria, avevan combattuto con
furor di lioni, e che collo stesso furore avea combattuto contro di loro* Deh
che quanti conobbero dappiresso OXoanell fan* ti lo amarono! Se tale era egli
co'nemicì, ìmaginerete facilmente qual sarà stato cogli amici della causa della
sua Irlanda. In quanto poi ai suoi miseri concittadini, é impossibile il dire
quanto li amasse. Rammentate i primi anni di questo secolo, in cui l'odio degli
orangisti contro i cattolici, per la insurrezione del 179S dei cattolici contro
gli orangisti, essendo ancora nella sua orribile vivacità; i magistrati
protestanti sedcano nei tribunali come vili satelliti della tirannia, e non
come sacerdoti della giustizia, tutori deir innocenza e vendicatori del
delitto. Perciò il solo nome di cattolico era un .titolo bastante di
proscrizione e di condanna. Gratin questi giorni nefasti, e pei cattolici di
orribil memoria, il solo O'Connell, ritrovossi cbe^ erede dello spirito
delFantico Daniele, conu3 del nome, si fece l'intrepido difensore dcirinnoccnza
oppressa. Incontra egli un giorno Ira via una turba di cattolici che venivan
tratti al tribunale, diceasi, per esservi giudicati come rei di delitto di
stato, in verità però per esservi immolali come cattolici; giacché i giudici,
tutti accanili Or angisti,.eran di quelli che la ScriUora chia*^ ma Iqpi
togati, e non formavano un tribunale di 6ag roso, quanto O'Gonnell lo fu pei
suoi cari irlandesi. Non amava che loro, non vivea, non respirava che per loro;
e tutto lor sagrificare, le sue sostanze, i suoi avanzamenti, la sua opera, la
sua vita, fa sempre la sua delizia e la sua felicità. Chi può però immaginare,
non che esprimere il cordoglio, l'affanno onde fu trafitto e lacerato il suo
tenero caore alla vista della sua povera Irlanda travagliata dalla fame,
divorata dalla peste, ed intanto che non ismeotisce mai la sua pazienza, che
non si scuote nella sua fedeltà! Deh che, pallido il volto, e tinto del segno
di una augusta tristezza, taciturno e spesso piangente, anche in pubblico
parlamento, ove si re* caya a chiedere, in aria supplichevole, pane ainrìan*
da, ben dava a divedere la orribile tortura cui era in preda il suo cuore! Ecco
quindi incominciare a venirgli meno, coll'antico brio e coraggio,- anco le
forze; cadere in una tetra malinconia, in un abbattimento profondo; e questa
robusta natura, che avea resistito a 50 anni di stenti e di fatiche, cadere
sotto il peso della passione dell'animo e del dolore. Sicché con ogni verità
può dirsi, che, alla carità vissuto, non è morto che per le mani della carità:
soia degno sacerdote di si nobile vittima! 32. Ma se nulla eguaglia la
tenerezza, l'amore di O'Connell per la sua Irlanda, nulla nemmeno egua* glia
l'amore, la tenerezza dell'Irlanda pel suo O'Connell« Otto milioni di nomini Io
aman tutti come lor padre, mentre gli ubbidiscono come a lor duce^ e lo
venerano come loro sovrano. Quale fiducia nei suoi consigli! quale docilità ai
suoi avvertimenti! quale ubbidienza a*suoi cenni ! È questa una massa di
centomila uomini che fremono contro un atto oppressivo e ingiusto delTaatorità;
ed una sola parola di O'Gonnell li caima, li disperde e li rimanda pacifici
alle loro abitazioni. È questa una contrada di più milioni di nomini famelici;
ed oh il pessimo consigliero che ò la fame! Non vi è ragione che ascolti, non
vi è diritto che rispetti, non vi è rischio che non corra, non vi é gasiigo obe
payentt ! O^Conaeir grida: (( Rispetto alla proprietà, che così comanda la Be-*
ligione: » e la saa voce sola ottiene ciò che tutte h artiglierie dell*
Inghilterra invano avrebbero sperato di ottenere, cioè: la pazienza nella fame,
la rassegnazione, nella morte. Deh che la storia non ci presenta altro escn>
pio di jina potenza morale sì grande, sì colossale, ed insieme .si ubbidita e
sì rispettata; io non so di alcun Sovrano di dritto che,. più di questo Sovrano
di fatto, sia stato fedelmente ubbidito, rispettosa^ mente yenerato,
cordialmente amato! 33. Il suo viaggiare é un continuato trionfo. Trion^ fo di
Otti sarebbe impossibile il formarsi Fidea, se nei trionfi di PIO IX non ne
avessimo sotto gli oc* chi la realità. Appena la voce si sparge che yiene il
Liberatore, ecco intere provincie in moto; ecco i rappresentanti delle Contee,
delle città, ecco le Corporazioni intere dei cittadini, ecco popoli interi
daUuoghi più lontani venirgli incontro con bandiere spiegate in bell'ordin
disposti. Vedendolo poi spuntare da lungi il grand*Uomo, dalle forme atletiche,
dall'aria sublime, dalla fronte maestosa, dallo sguardo caritatevole,
dalFamabil sorriso; ecco ripetuti lietissimi evviva, pronunziati con tutta
l'energia del cuore, riempir l'aria intorno. Mentre egli, a traverso gli archi
trionfali e le vie tapezzale di arazzi e di fiori, in mezzo alla siepe
foltissima d'immense turbe, impazienti di mirarlo in viso, di udirne la' Toce,
si ayyìa pria di tatto ad adorare Dio nel suo tempio. Alla sua vistala gioj a
si dipingea in tutti i volti, il gaudio inondava tutti i cuori. In presenza di
O'ConnelI questo buon popolo sembrava obliare le sue miserie e le secolari sue
angoscie. Per quanto lo veggano, non si saziano mai di vederlo. Per quanto Io
ascoltino, non si stancan mai di ascoltarlo. Mirate^ Io circondato da due, tre
e fin seicento mila persone. Oh come tutti pendono estatici dal suo labro! Ob
con qaale aria di tenerezza se lo Vagheggiano, eoa quale avidità lo
ascoltano,~con quale entusiasmo gli applaudiscono! Oh plausi! oh grida! che,
articolate da tutte le lingue, nascon però da tutti i cuori! Oh come tutti
prendono interesse alla sua sanità, alla sua vita, alla sua gloria! È il nostro
padre, dicòno, il nostro amico vero, il nostro sostegno, il nostro li^
bcratore; e perciò, dopo Dio, egli è la nostra unica speranza, la nostra
gloria, la nostra delizia, il nostro amore. Chi può però farsi idea della
costernazione, della pena, del dolore di tutto questo buon popolo, allorquando
vide il grand'Uomo a lui si caro messo in prigione per lui? Come ad una
calamità pubblica, il lutto si sparse per tutta Irlanda, la mestizia era
dipinta in tutti i volti, Tamarezza era in tutti i cuori. In tutte le famiglie
si recìtavan preci, in tutte le chiese si facevano voti per la libertà di
O'Connell DaMuoghi più distanti venivano in processione, coi sacerdoti e coi
vescovi alia lor testa, popolazioni intere a visitare il gran prigioniero della
Fede e della libertà dell'Irlanda, e deporre ai suoi piedi l'omaggio del loro
amore e del loro dolore. Questa prigione perciò cambiossi in regìa. 0*Gonnell,
più che da sovrano, vi teneva ogni mattina ricevimento solenne. Più che da
sovrano, io dico, giacché nessun sovrano ha ricevuto mai tanti onori sul suo
trono, quanti il nuovo Paolo prigioniero nel suo carcere! Qual fu poi la
contentezza, la gioja dell'Irlanda allorquando, l'ultimo giorno appunto della
Novena che, per la sua liberazione, O'Gonnell avea insinuato dì farsi alla gran
Madre di Dio, l'Alta Camera del parlamento d'Inghilterra, questa volta più alia
per la nobiltà dei suoi sentimenti che non lo era per l' elevazione del rango,
con un atto di ammìrabii giustizia, rendette libero il suo campione
all'Irlanda, il padre al suo popolo? All'uscire di O'Gonnell dalla prigione un
magnifico carro trionfale ed un popolo immenso Io ricevette fra gli evviva e i
segni di un entusiasmo, di un'ebrezza, di un contento più facile a idearsi che
a descriversi. Questo giorno fu per O'Connell un vero trionfo: al cui confronto
tanto più pallidi e meschini sarebber parsi i trionfi dei romani imperadorì,
quanto che questi furono i triglifi della forza, quel dell'amore! 35. Ciò che ò
singolare ancora si è l'entusiasmo, la fiducia, l'amore che il suo
disinteresse, Id^>««egQ0 rifa» il suo zelo per la patria e per la fieligionv
era giunto ad ispirare alle donne. Quest'entusiasmo muliebre formò una parte
non piccola del l'immensa forza morale ond'egli regnò costantemente sul pò*
polo. Giacché, lo ìntendan bene gli uomini dalle corte vedute, dalla cieca
mente come dal cuor di maGÌgno> che si credono i soli buoni a gorernar. Tuo*
mo che non conoscono, il popolo che non. intendono: Quando una idea, sia
politica sia religiosa, dalla UKente degli uomini discende nel cuor delle donno
e divien sentimento, la sua forza centuplica, a tutto resiste e trionfa di
tutto. Or la donna irlandeiM era per O'Gonnell, ohe essa riguardava ^come
runico e rero sostegno^il vindice della patria e delb Religione; ed era essa
che, nell'animo del padre» dello sposo, del figliuolo, ne teneva sempre vìvo
l'amore, ed ispirava loro il coraggio dei più grandi sagrifieii pel liberatore
comune. Mirate colui che, col passo vacillante, col rossore- in volto, colla
tremola mano si avvicina all'urna elettorale. Egli è un povero affittuario,
padre di famiglia, che^ già carcerato per debito, ha veduto aprirsi le porte
della sua prigione dalla mano crudelmeate. benefica del Lord suo creditore, a
condiztoi> ne che voti contro di O^GonnelI. E già Famore delb tua desolata
famiglia vincendola sull'amore pel Lir beralor della patria, sta egli per
votare contro di lui. Quand*ec€0 udirsi voce di donna: XiseraM$ €h^
iìsìAììtìàordatt della tua anima e della libertà (Ht^ member your soul and
liberty), O voce! O donaa! Essa è la spo^a di questo irlandese infelice, è la
•posa, che preferisce la vittoria di O'Gonnell alla li* berta dello sposo, al
sostentamento de'figli! A questa Yoce, richiamato il misero a se stesso^ oblia
esso pare che è sposo, che è padre per ricordarsi di essere cittadino. Vota
invece pel Liberatore; e, novello Regolo, tranquillamente alla sua prigione ritorna.
Ben presto la sublime parola della sposa magnanima dall'una all'altra estremità
si ripete dell'Isola dei Santi. S'imprime nel bronzo (19), si scrive sulle
bandiere dell'Associazione cattolica. Poiché in questa gran parola si trova
tutta compendiata la storia di questo popolo eroico, tutti espressi i
sentimenti di un cuore veramente irlandese, che da tre secoli tutto
sagrificaaDio e alla patria, alla Religione e olla libertà. 36.1magìnate perciò
se questo popolo possa consentire che il suo Liberatore e padre, il quale tutti
i suoi beni, i suoi lucri (20), il suo riposo, la sua esistenza ha sagrificato
all'Irlanda, dell'Irlanda non viva^ Ma deh che il più cattolico, il più morale,
il più coraggioso^ il più nobile dei popoli della terra è altresì il più miserabile.
Arrivare coi più duri suoi stenti a riempirsi di patate il ventre, ò il colmo
della sua agiatezza* e della sua felicità. Eppure, c^h popolo generoso! Oh come
volentieri egli anche dèlia sua patata si priva per dare il suo obolo pel suo
Liberatore! sino a formargli l'annuale assegno dì presso a cento mila scudi!
L'insolenza protestante ha dato perciò ad O'Gon^ nell il titolo di Be
mendicante. Ma insensata! men^ tre cosi intende schernirlo, lo onora. E qual
più bella regalia di questa che vive non di tributi estorti colla forza^ma di
offerte yolontarie ispirate dairamore? Qual più bella regalia di questa che non
faa altra spada che la penna, altra artiglieria che la parola, altro corteggio
che i poveri, altra guardia del corpo che Taffezion del suo popolo? Qaal più
bella regalia di questa che non fa scor* rer le lacrime, ma le rasciuga; non fa
versare il sangue, ma lo arresta; non immola le vite, ma le conserva; non
domina il popolo, ma lo migliora ; non foggia catene, ma le spezza; che
mantiene Tordine, l'armonia, la pace, senza pregiudizio della libertà! Deh qual
sovrano non si stimerebbe felice di regnare cosi! Sicché di questa regalia
pacifica può dirsi in certo modo ciò che di quella di Salomone fu detto: che
nulla eguaglia la sua grandezza, la sua gloria e la sua magnificenza; Rex
pacificus magnificcUus est super omnes reges terrae (IH, Reg.lOJ! 37. Poiché
dunque, con tai mezzi, che il suo spirito religioso avea santificati ed elevati
ad una al* tezza meravigliosa, ebbe disposta la pubblica opinione in Irlanda e
in Inghilterra, nella regia e nel parlamento, nel santuario e nel popolo ia
favore della liberazione della patria; eccolo presentarsi a reclamare i
suffragi de'suoi concittadini per essere eletto uno dei Ilappresenlanti d'
Irlanda al parlamento Britannico. Invano il governo, a render vana una siffatta
pretensione^ per parte di un cattolico si nuova e si inaspettata, gli oppone
per competitore un illustre personaggio (21) nominato di già al ministero, e
benemerito della causa d'Irlanda. Invano ne'cinque giorni che durò questa
memorabile lotta elettorale tutti furon messi in opera i mezzi," di cui un
gran Potere potea disporre, per fare escludere un uomo, il cui solo nome era
divenuto lo spauracchio dell'Inghilterra. Questa volta il merito prevalse alla
ricchezza, lo zelo della patria a' turpi istinti di adulare il Potere, l'uomo
del popolo all'uomo del ministero, il cattolico al protestante; ed O'Connell fu
eletto tra' plausi de'veri fedeli e il fremere degli orangisti. La grande difficoltà
però non era altrimenti che un Cattolico fosse eletto, ma che fosse poi
accettato come Membro del Parlamento, dal quale per leg* gè ogni cattolico era
stato da tre secoli formalmente escluso. Non importa. Il genio di O'Connell,
con quella sicurezza di previsione che non gli venne mai manco, pien di fiducia
nella giustizia della sua causa, e molto più nella protezione della Regina del
cielo, dopo ottenuta questa prima vittoria» si tenne per sicura ancor la
seconda; e come se^ pei solo fatto di questa elezione, fosse divenata già
libera l'Irlanda, tra le rfsa di scherno degli uni e i segni d'incredulità
degli altri, intonò l'inno della liberazione, dicendo a*suoi Elettori: « Uomini
di dare, voi sapete che la sola base della libertà si è la Religione. Voi avete
trionfato, perchè la vostra voce, che si è elevata per la patria, avea
precedentemente esalata al Signore la preghiera. Ora canti di libertà si fanno
sentire nelle nostre campagne; questi suoni percorrono le valli, riempiono le
colline, mormorano nelle acque dei nostri fiumi; e i nostri torrenti, colla lor
voce di tuono, gridano agli echi delle nostre montagne: É liberata l'Ialanoa! .
Or, come lo predice, cosi avviene. Si presenta alla camera dei Comuni; un
usciere gliene contrasta l'ingresso. Siete cattolico, gli dice, non vi è luogo
pe' cattolici in una assemblea protestante. E poi, giurate voi i trentanove
articoli della religione Anglicana? « Io giuro, ripiglia O'Gonnell, fedeltà al
mio Re ed a tutte le leggi giuste del Parlamento; ma non giuro l'eresia e la
bestemmia. Chieggo alla Camera di essere ammesso a provare il mio dritto. »
Questa dimanda si inusitata è accordata, più per istinto di curiosità che per
principio di giustizia. Il grand'uomo è introdotto. Angiolo tutelar
dell'Irlanda, venite deh in soccorso del suo generoso avvocato! Non mai causa
più grande fu messa in deliberazione al tribunale degli uomini. Non mai più
gravi interessi dipendettero dalla parola di uà uomo! Trattasi della libertà o
della servitù civile e religiosa di un gran popolo; trattasi della stabilità o
della ruina di un grande impero! Non temiamo però. Queste circostanze hanno di
già elevato O'Conneli sopra se stesso. Egli sente tutta l'importanza della
missione di cui è incaricato. L'assemblea prende Tattitadine della più gran
serietà. Nessuno 6ata; tutti gli occhi sono rivolti sopra di lui, e tutti i
cuori palpitano dove di speranza, dove per paura. O'Conneli parla, ma con tuono
si maestoso, con voce sì ferma, con tale elevazione di sentimenti, forza di
ragioni, magnificenza di stile, vivezza di espressione, calore di affetti; che
scuote e fa tremar tutti da prima, e quindi convince i più difficili, doma i
più ribelli, commuove i più duri; ed in fine fa rimaner tutti come estatici e
fuori di sé per Io stupore: sicché rimirandosi l'un l'altro parean dirsi con un
eloquente silenzio: « Non mai uomo ha parlato cosi. Chi avrebbe coraggio di dar
torto a un tal uomo? » I pregiudizii adunque cedono, gli odii religiosi
taciono, le vecchie usanze non si attendono, l'eresia si arrende, la giustizia
trionfa; ed ecco, in persona di 0*ConneII, il Cattolicismo prender polito nel
Parlamento britannico, dopo tre secoli dacché ne era stato sbandito! 39. Ma
l'Emancipazione? Non temete. La breccia é fatta. Il nemico è dentro. La
cittadella è impossibile che non cada. Non passa infatti che un anno; e
soggiogato dalla parola possente di O'Conneli, e dalla forza àeìV opinione e
delle simpatie de' popoli (22) che O^Gonnell era giunto ad interessare nella
soa causa, lo stesso ministero torys, che era stato costitoito per aggravare la
servile condizion dell'Irlanda, è obbligato a proporre il Bill della sua
libertà. Una parte notabile dei Comuni si oppone; l'Aristocrazia minaccia;
l'Anglicanismo protesta; lo stesso re Giorgio IV, le cui ottime qualità d'inglese
e di cristiano erano oscurate dal fanatismo di un settario, ne freme ; nella
rabbia dell'orgoglio reale, umiliato di dover cedere ad un privato, battendo i
piedi, gittando la penna, e prorompendo nella imprecazion plateale : «
O'Gohnell sia dannato da Dio (6od damne O'Gonnell) : » ricusa di sottoscrivere.
Tutto però è inutile. Bisogna cedere, bisogna arrendersi; e la gran le^ge, che
tanto onora la benché tarda giustizia, la generosità e il buon senso inglese, è
firmata; e la libertà civile e religiosa dell'Irlanda, come un trattato di pace
che si è obbligato a sottoscrivere in seguito di una sconfitta, è stipolata tra
la gioja degli uomini liberi ed il plauso del mondo! O vittoria! Dopo la
vittoria, onde il Cristianesimo primitivo ottenne i suoi dritti civili e la sua
libertà religiosa da quegli stessi Imperadori che lo avean per tre secoli
trattato da schiavo, non vi è stata mai vittoria di questa più nobile, più
magnifica e più sorprendente! Da UDa parte erano interessi politici e rivalità
di fortuna, privilegi di casta e pregiadizii di educazione, antipatie nazionali
ed odii religiosi, Pop* posizione del re e la repugnanza del popolo, ed infine
una eresia radicata da trecent'anni nel suolo, intelligente, interessata,
padrona delle terre, dei capitali, della marina, dell' armata, del parlamento;
cioè a dire: che combatteron da un lato tutte le passioni, tutti gli errori,
tutti i talenti, tutte le ricchezze) tutte le forze; e dall'altra lato ha
pugnato un privato, povero, inerme, appartenente ad una nazione serva, ad una
razza proscritta; un privato che chi chiama temerario e chi forsennato; chi lo
taccia d'ambizione e chi di fanatismo; chi Io insulta e chi lo deride, chi lo
disprezza e chi Io minaccia, chi ne sogghigna e chi ne freme. Eppure quest'uomo
solo, questo privato, si combattuto, si attraversato, forte soltanto della sua
eloquenza sostenuta dalla sua Religione, vince tanti e si poderosi nemici; ed a
quella colossale Potenza, che dispone a suo grado de' destini del mondo e della
sorte dell'umanità, a cui nulla resiste e che trionfa di tutto, O^GonnelI ha
resistito, l' ha vinta, ne ha trionfato! avvenimento, grande, unico, stupendo,
che cambia la faccia del mondo e onora un secolo! e che, compiutosi sotto degli
occhi nostri, e tramandato alla storia, troverà incredula la posterità
meravigliata; e di cui perciò può dirsi: Opus factum est in dt'ebus nostris,
quod nemo credet cum narrahitur (Habac.J! Ma le leggi municipali d'Irlanda
erano stafìe combinate in modo daireresia, cbe i cattolici non polean nel
Goninne ottenere alcun posto, esercita-* re alcun dritto, nemmen di piantare un
negorìo» nemmen di aprire una bottega: dipendendo tatto ciò dairarbitrio e dal
capriccio dei protestanti. L'Emancipazione politica de'Gattolici adunque, in
dritto, era senza dubbio moltissimo, ma non era nulla in fatto senza
l'Emancipazione civile. Ora O'Gonnell anche questa vittoria ottiene; e per essa
ba messo in mano ai cattolici tutte le municipalità dell'Irlanda. Poicbé, uso
ad entrar sempre in Parlamento con in bocca il grido compassionevole insieme e
terribile « Giustizia per rirlanda » onde fa rabbrividar chi lo ascolta; alla
forza di questo grido, sostenuto da una agitazion sempre viva, da una eloquenza
sempre possente, da milioni di petizioni (23); non vi è nulla che tenga, non vi
é nulla che regga, non vi è nulla cbe resista. Cosi ottiene egli pure che
fossero per metà diminuiti i vescovati ed in gran numero soppresse le
parrocchie dell'eresia: piante parasite che si alimentavano dei sudore della
cattolica Irlanda! Cosi le ottiene ancora l'esenzione daU pagare decime odiose
pel mantenimento del culto protestante da cui era oppressa. Così ottiene che la
sua patria, già serva dell'Inghilterra ne sia divenuta rivale, già schiava sia
divenuta libera; già aggregato d'individui poveri, umiliati, infelici, sia
sorta in una nazione proprietaria, compatta, maestosa, terribile. 56 41. Che se
la morte gli ba impedito di veder compiuto il trionfo dell'Irlanda, per la
Revoca delPaito iniquo che riunisce i due popoli sotto uno stesso regime;
questo trionfo però O'Gonnell, colla sua agitazione, co'suoi disegni, colle sue
norme, co'suoi sagrificii, lo ha così ben preparato, che è impossibile che non
si ottenga. £ poi non ha egli lasciata i suoi figli, credi del suo spirito,
delle sue virtù e della sua gloria, come del suo sangue? £ poi il suo
secondogenito non é stato di già chiamato ad occupare Io stesso rango politico
del Padre dalle onorevoli simpatie e dalla libera scelta del Clero e del
popolo? E poi non ha preso egli a seguire i principii, i piani del genitore, a
battere le medesime vie ? Ah sì, Giovanni compirà 1' opera di Daniello! Il
nuovo Giosuè introdurrà il nuovo popolo eletto nella vera terra promessa di una
completa indipendenza, che il nuovo Mese non potè che salutare da lungi. La
stessa Inghilterra sarà costretta a lasciare andar libere le sante tribù. Essa
incomincia a comprendere, che due popoli, di indole, di costumi, di linguaggio
e molto più di religione diversi, non possono stare insieme uniti sotto un
regime medesimo; che Tlrlanda, priva del suo particolar parlamento, non è un
appoggio per Fin* ghilterra, ma un imbarazzo, un peso; e che non può essere
salvata dalla fame e dalla peste, che minaccian di distruggerla, se non per un
regime suo proprio. Sì^ o generosa nazione, da quest'ultimo travaglio che ti
desola e.ti affanna, risorgerai più libera, più gloriosa e più forte.
Inghilterra e Irlanda non sa* rete più due popoli 1' uno all'altro soggetto per
odiarvi e indebolirvi l'un l'altro ; ma, secondo le intenzioni sublimi, ì
generosi sentimenti del gran* d'aomo che tanto onorate e che tanto vi onora,
sarete due giojelli della stessa corona, due appoggi dello stesso tronoj due
nobili sorelle della stessa famìglia, che, amandovi, sostenendovi l'nna e l'ai*
tra y camminerete sicure nelle vie della vera li* berta, della vera grandezza,
al compimento dei su* blimi disegni cui la Providenza vi ha destinate-, per la
diffusione del Vangelo, per la emancipa* zione degli uomini, per la salute del
mondo! .42. Ecco dunque un piccolo saggio di ciò che è stato O'Gonnell come
cittadino. Oh quanto perciò la sua gloria è più splendida di quella di un
Napoleone! Ah che nel paragonare questi due uomini, i più straordinarii
de'tempi moderni, e che hanno riempita la prima metà del nostro secolo della
grandezza del loro nome, O'Gonnell e Bonaparte, la storia imparziale dirà: che
l'uno è stato il genio della pace, l'altro della guerra. L'uno ha assicurati i
figli alle madri, i mariti alle spose, i padri ai pupilli; l'altro li ha tolti.
L'uno ha salvato milioni di vite, l' altro le ha sagrificate. L' uno ha
predicata la fedeltà, l'altro la ribellione a -tutti i governi stabiliti. Il
nome dell'uno non ricorda che grande disinteresse, grande amore della
giustizia. della legalità e dell'ordine; il nome dell'altro non rammenta che
grandi scompigli, grandi ingiastizie, grandi spogli e grandi usurpazioni. L'uno
ha fatto rivivere i principii di civile indipendenza deposti nelle antiche
costitazioni delle monarchie cristiane; Taltro li ha distrutti. L'ano ha per
quarant'anni lavorato alla vera libertà di tutti i popoli; l'altro, sotto il
nome di Centralizzazione, ha creata una servitù universale. E ciò, perchè mai?
Perchè Napoleone si è ispirato dell'ambizione, O'Gonnell della carità. Quello
ha disprezzata laBeligìone, imprigionando l'augusto suo Capo; questi l'ha
onorata, Tha amata, mandando a questo Capo in omaggio il suo cuore; quello,
cittadino mondano, si è servito di una filosofia miscredente per creare la
servitù; questi, cittadino cristiano, si è giovato delle pratiche che la
Religione impone, delle dottrine che la Religione insegna, della carità che la
Religione ispira, per far regnare la libertà. E quindi l'uno ha ottenute solide
conquiste; l'altro ba visto, pria di morire, dileguarsi le sue. L'uno ha lasciato
dietro di sé un solco di luce, V altro una striscia di sangue; ed ove la
memoria di Napoleone ispira un non so che di lugubre e di orrendo (24), e non
desta che una sterile ammirazione mescolata col pianto; al contrario la memoria
di 0*ConnelI fa tripudiare di gioja e, sempre benedetta, sarà l'amore e la
delizia del mondo! Imperciocché il Liberatore d'Irlanda non bft distretti
all^Irlanda i benefici! della libertà, ma li ba estesi ancora a tutta FEuropa,
a tutto il mondo. Deh che Iddio non crea i grandi uomini per l'utili* tà di un
sol tempo e di un sol popolo, ma per rutilila di tutti i popoli e di tutti i
tempi; e l'uomo di genio perciò appartiene a tutta l'Umanità. Qui però, per
farvi intendere il mio pensiero^ bo bisogno di indicarvi almeno una importante
dottrina, cbe sola può darci T intelligenza delle due principali epoche della
storia moderna. La storia del nostro secolo è scritta in quella del secolo
decimosesto. Uomini di tutti i talenti, ma insieme di tutte le infamie e di
tutti i delitti, con in bocca la parola Riforma posero allora sossopra il mondo
cristiano; ed uomini di simil tempra a'di nostri, con sulle labbra la parola
Libertà^ hanno sconvolto tutto il mondo politico. Ma come mai ? £ egli dunque
dato al genio del male, personificato in un qualche uomo, di agitare, di
sconvolgere a suo grado il mondo, e trarlo negli abissi della ribellione o
dell'eresia? No, no, non è altrimenti cosi. Gli eresiarchi del secolo
decimosesto amavan si poco la Riforma^ quanto poco i rivoluzionarii dei tempi
nostri amano la Libertà. Come nella bocca di quelli la parola Riforma, cosi la
parola Liberia nella bocca di questi non è che un pretesto, nna menzogna, una
impostura. Con queste magiche parole quelli vollero distrugger la Chiesa,
questi la società. Tutto ciò è vero, tutto ciò è provato dall'esperienza. Gli
uni e gli altri non hanno sul lor passaggio ammassato clie ruine; e, padroni
del campo, gli uni si sono mostrati cristiani i più empii e i più corrotti
(25); gli altri i più despoti e i più crudeli fra gli uomini di stato. Come
dunque, e donde hanno essi mai attinto sì gran potere, da strascinare la metà
dell'Eurqpa ne^ loro disegni di disordine e di errore? Yel dirò io. Simile ad
un fiume che in certi punti del suo corso ammassa immondezze, il tempo riunisce
in alcune epoche disordini e abusi. Questo fenomeno è comune a tutte le umane
società le meglio costituite; e la stessa Chiesa, nella parte che essa ha di
umano, non ne va esente. Allora un malessere^ una atonia, una perturbazione
secreta s'impadronisce del corpo sociale, che chiama, che cerca un rimedio
pronto ed efficace; e chiunque, colla raccomandazione dell'ardire, della
scienza e del genio, si offre ad apprestarlo, è sicuro di essere ascoltato.
Pertanto, come gli scandali e gli abusi degli ecclesiastici, accumulatisi dai
secoli precedenti nel secolo decimosesto, fecero della Riforma un bisogno
universale nella Chiesa; così le ingiustizie e gli arbitrii dei politici, dai
precedenti secoli derivati nel nostro, bau fatto nello stato un bisogno universale
della Libertà. Non è dunque per avere insognate false dottrine che gli
eresiarchi e i rivoltosi hanno ottenuto si 61 grandi e si funesti successi; ma
perchè hanno indovinato, sono iti incontro ad un bisogno vero, universale della
Chiesa e dello stato; e si sono offerti di appagarlo: promettendo, predicando
colla lingua quello che certamente non avean nel cuore, cioè: questi Libertà^ e
quelli Riforma. 44. Ma in questo rapido colpo d'occhio sopra le indicate due
epoche, e sulle cause delie orribili perturbazioni che yì sodo insorte, è
indicata non solo la Glosofia della loro storia, ma ancora la natura del loro
rimedio. Come mai l'eresia fu nel secolo decimosesto arrestata nel tremendo suo
corso, che minacciava di avvolgere nelle immonde sue acque l'intera Europa?
Coll'avere la Chiesa adottata la parola medesima dell'eresia, e gridato essa
pure: Riforma. Deh che appena la Chiesa, pria per la bocca del gran Pontefice
Paolo III, e poi nel gran Concilio di Trento, articolò questa gran parola,
Reformatio (26); questa promessa, questa speranza di una riforma vera, data
dalla Chiesa, rese vana la falsa riforma proclamata e offerta dall'eresia; le
spezzò in viso il talismano tremendo della magica parola, con cui avea fatto a
tanti popoli illusione; e Teresia luterana e calvinista, che stava già per
invàder la Francia e l'Italia, restata come dottrina politica degli stati che
vi piantaron sopra le loro costituzioni e le loro dinastie, come dottrina
teologica però cessò di fare nuove stragi e nuove conquiste. Or al medesimo
modo, la rivoluzione, che minaccia di fare il giro del globo, non potrà essere
arrestata nella sua marcia devastatrice dei troni e degli stati, se non allora
quando gli stessi governi, adottandone la medesima parola, grideranno essi
ancora Libertà. Questa parola, io lo ripeto, è senza dubbio cotanto bugiarda
nella bocca dei demagoghi, quanto già la parola Riforma Io fu nella bocca degli
eretici. Ma se, prendendo esempio da ciò che ha fatto la Chiesa rispetto alla
Riforma, i governi adottano la stessa gran politica larga e generosa riguardo
alla libertà; se faranno una verità di questa parola, che in bocca alla
sedizione è lina menzogna; se si affretteranno essi di compiere ciò che la
rivoluzione può promettere, senza poter mai mantenere; se, accorrendo così a
tempo a sodisfare a ciò che è oggi un bisogno reale, sensibile, evidente dei
popoli cristiani, li liberano dalle seduzioni della demagogia; se faran di buon
grado e dentro certi limiti, ciò che potrebbero essere più tardi costretti a
fare smodatamente da una inesorabile necessità; essi toglieranno ai nemici
dell'ordine il favore dei popoli; e siccome una saggia riforma, eseguita dalla
Chiesa, disarmò l'eresia, cosi una saggia libertà conceduta dai governi
disarmerà la rivoluzione; e questo si è, s'intenda bene, il mezzo unico, il
mezzo sicuro, infallibile da farla terminare. 45. Ora questa grande dottrina si
semplice, ma insieme sì profonda^ iaiesa da pochi, e non professala da ninno ai
principio di questo secolo, 0*Gonnel! è stato il primo a proclamarla, ad
inaagnrarla, a metterla in pratica col più grande successo. . Quando qaest*nomo
singolare incominciò a mostrarsi sulla scena politica del Regno-Unito, cioè nel
plii gran teatro del mondo, i migliori spiriti erano, intorno alla libertà,
dominati da pregiudizii funesti, ma disgraziatamente troppo giustificati dalla
vista di tanti troni vacillanti o caduti, di tante dinastie spente o
proscritte^ di tante espoiiazioni, di tante stragi, di tante mine eseguite a
nome e sotto il vessillo della libertà. Qjuesta parola, indice di tanti
eccessi, facea palpitar di paura. Questo vessillo, lordo di tanto sangue, non
destava che orrore. Tutte le idee di ordine si erano immedesimate perciò colle
idee di un insensato assolutismo; e tutte le idee di libertà in quelle di un
giacobinismo crudele. Libertà era sinonimo di ribellione; liberale, di
regicida. Ogni tentativo di politica riforma era riputato un attentato contro
la stabilità dei troni e la tranquillità degli stati.Un dispotismo illaminato
era riguardato come l'unico rifugio dell'ordine, runico tutore della società.
Cosi la fedeltà moderna non comprese più Tordiae senza il dispotismo: come
l'antica filosofia non comprese mai la società senza la servitù! 46. Ma da che
un uomo, come O'Connell, di cui non si potca mettere in dubbio, né la grandezza
del 64 genio, né la purezza deHe intenzioni, ne la fedeltà al suo principe, né
l'amore pel suo popolo, né sopratuito rintelligenza della sua fede, né la
sincerità della sua religione; dacché, in somma, si yide questo gran cittadino
e gran cristiano insieme, in« Yocare, predicare la libertà e francamente dirsi
e protestarsi liberale egli stesso; queste parole*incominciarono da prima a
suonar meno ingrate alle orecchie delicate e schive del Cattolicismo e della
fedeltà irlandese. Poi divennero familiari in quel popolo; poi vi si
naturalizzarono, e con esse le idee che rappresentano, i sentimenti che
ispirano. InGne l'Irlanda, alla scuola e sotto le ispirazioni del suo
O'Gonnell, divenne il popolo più liberale di Europa e il più entusiasta per la
libertà. Ma di qual libertà! Deh che la nazione irlandese, che Te* resia
anglicana, orgogliosa e crudele come i Giudei, bestemmia e insulta, dopo di
averla crocifissa, è frattanto una nazione di eroi. Essa, formata delle teorie
cristianamente liberali di O'Gonnell, ha adottata la vera libertà figlia della
Religione; si è garantita dalla falsa, parto mostruoso della ribellione; ed ha
presentato al mondo lo spettacolo unico di un popolo libero nel chiedere, e
docile nell'ubbidire; geloso della sua indipendenza, e nemico della sedizione;
amante del suo paese, e fedele al suo re; abbastanza fiero per non avvilirsi, e
abbastanza saggio per non insolentire; sublime nella rassegnazione, e moderato
nella resistenza; zelante 65 dei proprìi diritti, e scrupaloso a rispettar
quelli di altrui; che si riunisce ma senza tumulti, che si lagoa ma senza
invettive, che grida contro la ingiustizia, e non S(»'passa mai i limiti della
legalità. Oh gloria dunque, o trionfo di O'Gonnell di avere cosi il primo
riconciliata la libertà coH'ordine, l'indipendenza colla fedeltà, e di aver
trasformato in principio di sicurezza a di felicità il principio delia
distruzione dei troni, della desolazione e delia servitù del popolo! Questa
grande rivoluzione pacifica, nelle idee e nei sentimenti, ben presto
dall'Irlanda guadagnò ringhilterra, e dall'Inghilterra cominciò a percorrere in
tutti i sensi l'Europa. L'esempio di una nazione di otto milioni di uomini che,
fedele alle dottrine del suo maestro e direi quasi profeta, è sempre agitata e
sempre tranquilla, sempre intenta a discutere i suoi diritti e sempre esatta a
compire i suoi doveri, sempre sdegnata delle ingiustizie che soGTre e sempre
fedele; quest'esempio, io dico, fece aprire gli occhi a moltissimi, e sparse un
gran lume sulla scienza di stato. I pregiudizi! si dissiparono. I grandi
ingegni videro d' allora possibile un'^allcanza tra la libertà e la ubbidienza,
fra l'agitazione più vivace ed il rispetto alle leggi, fra i diritti della
sudditanza e la sicurezza del principato, tra la indipendenza del popolo e la
stabilità degl'imperi. Là parola libertà si cominciò a pronunziare senza
ripugnanza, ^i cominciò a conoscere 6 66 cbe si ^uò amare il popolo, senz'esser
nemico dei re} ed essere liberale, senza essere giacobino. E gran cosa! Doye
credete Toi che oggi si» ritrovino i proTOcatori audaci di leggi di eccezione,
gli adulatori vilissimi del Potere, i sostenitori della dottrina degli antichi
popoli pagani, deìVassoluta supremazia dello Stato : dottrina che abbandona
tolto un popolo cristiano airarbitrio, al capriccio di un pugno di uomini che
si dicon lo Stato, e crea una servitù universale? Dove credete voi che oggi si
ritrovino coloro che ricusano la libertà ai genitori di educare i proprii
figliuoli; alla Comune, di regolare le proprie spese; alla Provincia, di
provedere alla sua prosperità; alla Chiesa, di predicare e condurre i popoli
nelle vie della verità e della giustizia? Dove credete voi che oggi si
ritrovino coloro in cui Podio del popolo è eguale ali* insolente disprezzo con
cui ne parlano? Dove credete voi infine che si ritrovino i nemici di tutte le
libertà, i fautori impudenti di tutte le servitù ? Si trovano fra'più fanatici
demagoghi, tra gli allievi del giacobinismo e defla ribellione. Mentre al cootrario
la libertà non trova amici più sinceri, seguaci più costanti, difensori più
intrepidi, avvocati più generosi, che fra' più devoti partigiani dell'ordin
monarchico, fra gli eroi e i martiri della fedeltà ! Ora un cambiamento sì
strano e si inaspettalo ha avuto il suo principio, la sua causa in Irlanda; è
nato sotta gli aùspicii e il magistero di 0*Con nell. É stato egli che,
coll'esempio delia sua patri», ha dove modificate, dove cambiate affatto le
idee politiche di una gran parte di Europa. È stato egli che ha screditata la
falsa, libertà e raccomandata la vera. É stato egli che ha smascherata
Tipocrisia dei demagoghi, e svergognata per sempre la sedizione. £ vero che
questa dottrina è quella degli antichi Apostoli, degli antichi Cristiani, degli
antichi Martiri che, mentre colla voce e cogli scritti, colle loro proteste nei
tribunali e colle loro apologie presentate agrimperatori, reclamavano i proprii
diritti e gridavano contro l'oppressione, non cessavan di esser fedeli. Ma la
paura del peggio Tavea ecclissata e presso che spenta questa nobile dottrina^
fra le persone fedelmente cristiane e cristianamente fedeli. Un pensiero, una
parola di lagnanza contro unMn giustizia, ài censura contro di un abisso del
Potere, sarebbe loro parso un delitto. Ora O'Gonnell l'ha risuscitata questa
dottrina concili»trice, l'ha restaurata^ l'ha diffusa, l'ha insegnata colla
potenza della sua parola e col fatto de'suoi successi, r ha renduta comune e
popolare in Europa. 47. Voi stessi, o Remani, che ciò ascoltate, voi sì siete
una prova che le influenze dell^ apostolato politico di O'Gonnell han penetrato
fino in questa bella parte di Europa. 68 Imperciocché, è vero, lo dirò io con
dolore, è vero che vi è forse fra voi àncora un qualche tardo allievo della
filosofia rivoluzionaria dello scorso secolo, un qualche pedante insensato che
agogna a realizzare in Roma cristiana le teoriche republicane di Roma idolatra,
e ad applicare le sue idee di collegio alla società. È vero che vi son di
quelli pei quali, come già pei sangui* narii Sanculotti del . 97 da cui
discendono, la parola di libertà del popolo nasconde la trista idea della
distruzione e l'orribile sentimento delPodio della sovranità. Ma questi
degeneri cittadini (se cittadino può dirsi chi meditd la ruina della sua patria
) sono pochissimi. Il popolo però, il vero popolo romano, pel suo spirito di
ordine, ^i ubbidienza e di amore versa il suo principe, divenuto Tammirazione
dell'Europa e del mondo, guarda con orrore ed obbliga a mascherarsi questi
fabbri occulti di ribellione, e detesta le loro dottrine di disordine e di
sangue. Il suo squisito buon senso non si -lascia prendere alle loro insidie,
alla loro ipocrisia. Non comprende la libertà che coir ordine ; non divide il
desiderio del suo ben essere dalla fedeltà e dall'ubbidienza ai suo sovrano.
Che anzi questo popolo si buono e sì intelligente ha perfezionata, direi quasi,
la dottrina che V apostolato di O'Gonnell ha accreditata in Europa. Roma alla
più scrupolosa legalità ha aggiunto l'entusiasmo dell'amore. Chic 69 de per
mezzo di una agitazione amorosa, come Irlanda ha chiesto per mezzo di una
agitazione legale, la riforma degli abusi onde il tempo e le passioni, come
sempre e da per tutto accade, hanno alterata la natura deirantìca Costituzione
degli stati della Chiesa, che conciliara si bene (28) l'ordine e la libertà. E
poiché il linguaggio di un popol che ama è impossibile che non sìa inteso da un
Pontefice tutto amor pel suo popolo; poiché i cuori che sinceramente si amano è
impossibile che alla fin non s'intendano ; oh il bel vanto che tu, o Roma, ti
prepari, se però t'intendono, se però non ti arrestano, se però non
t'ingannano, se però non ti tradiscono! oh la bella pagina che aggiungerai alla
tua storia! quella in cui la posterità maravi- ^ gliata leggerà la conquista
che tu avrai ottenuta di una saggia, di una vera libertà, per le vie sol
delFamore! 48. Dico di una vera libertà: giacché, siccome vi è il vero oro e
Toro falso, cosi vi è la libertà vera e la falsa libertà. Oh come quella è
vaga! Oh quanto questa, è deforme! Oh come quella è maestosa! Oh quanto questa
è terribile ! Oh come ' quella spira grazia e calma ! Oh quanto questa tramanda
spavento ed orrore! L'una ha ornato il capo della splendida aureola
dell'ordine, Fallra lo ha ricoperto del berretto rosso dell'anarchia. L'una
stringe in mano l'ulivo di pace, l'altra la fiaccola della discordia. L'una è
vestita di un abito si 70 bianco come qaello deirinnoccnza; TaUra è ayrol^ la
nel nero paludamento del delitto, macchiato di sangue* L'una è il sostegno dei
troni, 1* altra ne è la mina. L'una è la gloria e la felicità dei popoli,
Taltra ne è Tìgnominia e il flagello. Questa sbuca dall'inferno come uno sbuffo
avvelenato dallo spirito del diavolo; quella, come un^aura soave dello spirito
di Dio, discende dal cielo; Ubi spiri' tus Domini ibi libertas (7, Corinthi Z)!
49. Perciò, intendiamolo bene, miei cari fratelli, questa vera libertà esce non
già dalle orgie clandestine della ribellione, ma dal Santuario; germoglia dalle
dottrine non già della filosofia, ma della Religione. La libertà è la
radiazione pacifica della verità, come la servitù è il lampo funesto
dell'errore. Non può perciò ottenersi sincera e pura che dalla Chiesa in cui
sola si ritrova sincera e pura la verità. Come dunque è stata la Chiesa che ha
sostenuta la libertà metafisica dell' anima umana contro i filosofi e gli
eretici che Thanno impugnata; come è stata la Chiesa che ha creata la libertà
domestica, elevando la sposa, e consecrando i figliuoli; come è stata la Chiesa
che ha introdotta la libertà cn?f7e, abolendo fra'popoli cristiani la vendita
dell'uomo e la servitù; così solo la Chiesa potrà proclamare la libertà
politica, fissando i veri, i giusti limiti delTubbidienza e del comando, i veri
e giusti dritti, i veri e giusti doveri del popolo e del principato. Fedeltà
dunque, ubbidienza, fiducia, amore alla vera Religione: ad imitazione del
grand'Uomo di cui deploriamo la perdita, che non solo si è della Religione
giovato per ottenere la vera libertà, co» me abbiamo vedato^ Liberavit gentem
stuim a perdittane; ma, come qaesf altra volta vedremo, si è servito della
libertà per far trionfare la Religione; Corroboravi^ temphm. ELOGIO FUrVEBRE.
Simon magnusjqui liberava gentem suam a perditione; et in dièbus suis
corrobaravit templum (Eecli. ^J, 50. Siccome tì é una vera grandezza, figlia
della virtù e del merito; così ve ne è una falsa, figlia del favore e del
capriccio di chi la comparte, o del pregiudizio edeirioganno di chi la credevo
inGne delTadolazione, dell'intrigo^ della viltà di chi se la procura. Come però
la grandezza é diversa nel suo principio, cosi varia altresì nella sua darata.
La falsa grandezza non basta a raccomandare, ad elevare nemmen la persona, che
ne è rivestita come di un abito che non le si assesta; e perisce con essa, e
spesso ancora prima di essa. La grandezza vera al contrario nobilita, non che
una persona, tatta una famiglia; come una pura luce si riflette ancora so* pra
una lung^ discendenza; e gli emblemi più bril« lanti ne trasmetton la gloria
sino alla posterità più rimota. Egli è perciò che nel magnifico stemma della
famiglia O'Gonnell si legge il bel motto «L'Occhio di O'Gonnell è la salate
d'Irlanda; SaUus Hibemiae oculus O'Connell. » 51. Se non che questo splendido
motto non solo é la testimonianza delle glorie passate di questa illustre
famiglia, ma ancora è stato come una profezia delle sue glorie future, che in
Daniello O'Gonnell ha avuto il suo compimento. Giacché l'occhio vigile e
penetrante di Daniello O'Gonnell ha salvata ai giorni nostri l'Irlanda; Saìus
Hihemiae oculus 0*Cannell; essendosi egli, cittadino cristiano, giovato della
Religione per conquistare la libertà della sua patria, siccome ve I' ho di già
dimostrato; e, cristiano cittadino, essendosi della libertà servito per far
trionfare la Religione, come debbo dimostrartelo questa mattina: il perchè è
stato grande della grandezza verace, e a cui può perciò attribuirsi l'elogio
della Scrittura; Simun Magnus, qui Itbera^it gentem suam a perditùmcj et m
JUeiui iuts carroboravit templum. Io non vi chieggo più oggi, miei cari Romani,
la vostra attenzione, il favor vostro; nella vostra indulgenza voi me lo avete
di già accordato nella maniera la più lusinghiera per me; io ne sono in
possesso. Non mi resta dunque che cordialmente ringraziaryene^ profittarne ed
incominciare. Simile ad un Sovrano legittimo, la verità non ha bisogno che di
se stessa, non ha bisogno che di ri« Telarsi per quella che è, per riscuotere
Tadesione, l'omaggio e regnare nel mondo delle intelligenze* AI contrario,
simile ad un tiranno usurpatore, Terrore non può imporsi alle menti degli
uomini, non può conservarne Fimpero che per mezzo della forza e dell'inganno.
Perciò, ovei'Eresia comincia sempre dalPattaccarsi ai Grandi, per quindi, col
favore delle loro passioni e colla forza del loro, potere, dominare il popolo;
la Dottrina cattolica al contrario comincia sempre dalPannunziarsi da so sola
al popolo, e poi si degna di ammettere alla sua seguela anche i Grandi, a patto
però che veiigan col popolo ad assidersi alla mensa, a bere alla tazza
dell'eguaglianza Cristiana, vestiti delle divise dell'umiltà. Ove l'Eresia è
sempre in ginocchio a pie dei troni,' implorandone uno straccio di porpora che
la ricuopra, una spada che la difenda; la Dottrina cattolica, santamente altèra
della divina sua origine, non si presenta ritta in piedi innanzi a'troni che
per predicar loro le più moleste verità, i più duri doveri. Ove in fine le
Chiese ereticali e scismatiche vaU mendicando sempre dagli uomini protezione ;
la vera Chiesa non chiede a Dio se non libertà] Ut Ecclesia tua secura Ubi
serviat libertate. Quindi, come l'ho altrove avvertito, la libertà di coscienza
che, nel senso assoluto^ è indifferenza, a* teismo, empietà, giacché è la
negazione di ogni rivelazione, di ogni religione positiva, di ogni regola del
credere e dell'operare; nel senso relaiivo però, cioè, rispetto alla Potestà
civile, che non ha avuto da Dio la missione di predicare e d'interpretare il
Vangelo, è un principio cattolico, che la Chiesa ha professato, ha insegnato,
ha difeso; e cui non potrebbe Finanziare senza abdicare alla sua divina
missione, senza distruggersi; è una condizione necessaria della sua esistenza e
della sua propagazione. 53. Ma poiché, sulla fine dello scorso secolo, la
Chiesa cattolica avea veduto, a nome e dagli apostoli della libertà,
imprigionati i suoi Pontefici, dispersi i suoi ministri, distrutti i suoi
altari, profanati i suoi tempii, violate le sue vergini, usurpate le sue
sostanze, aboliti i suoi chiostri, screditate manomesse le sue dottrine, le sue
leggi, il suo culto, le sue istituzioni; poiché infine in quell'epoca funesta
la Libertà camminò sempre in compagnia della bestemmia e del sagrilegio; cosi
cominciossi a rigiiardare come la nemica necessaria, inconciliàbite della vera
Religione; ed i veri fedeli non poteano adir la pa- rola libertà senza fremere,
e non credeano poterla pronunziare senza delitto. Che anzi, poiché nell'epoca
medesima l'Altare era caduto sotto i colpi della stessa scure che avea
smantellato il Trono; invalse l'idea che solo insie- me uniti potean risorgere.
Quindi il Trono eVAUàrt ispirarono Io stesso interessaniento, si troiiaroDO
uniti nella mente) nel cuore e sulla lingua di tutti ì buoni. E poiché una
trista esperienza avea dimo- strato clie il Trono non potea far di meno delF
Alta- re; cosi cominciossi anche a credere che neppur T Al- tare potesse far di
meno del Trono. E quindi altresì il Trono fu considerato come l'appoggio
necessa- rio non solo dell'ordine politico ma ancora del- l'ordine Beligioso.
Queste idee eran divenute comuni in Europa. iTeri Fedeli tenean fiso lo sguardo
non solo sui troni* cattolici, ma ancora sui troni protestanti. Gli stessi
cattolici dell' Irlanda non aspettavano che dalla liberalità della Corona
protestante del- l'Inghilterra l'emancipazione della loro coscienza é della
loro Beligione; e tutte le loro speranze avean riposte in un trono
costituzionalmente nemico della lor Fede. 54. Ma questo era lo stesso che fare
della divina Religione una istituzione umana che non può far di- meno dell'appoggio
dell'uomo. Ma questo era lo stesso che abbandonare la fede, la morale, il
culto, la Chiesa all'arbitrio del Potere civile, che, sotto pre- testo di
esserne protettore, non avrebbe mancato di farsen Pontefice; ed è provato, che
la Chiesa ha avu- to più spesso a dolersi dei suoi protettori che dei suoi
persecutori. Questo era lo stesso che far dipen- dere dal buono o reo volere
del Principe la Fede del popolo, consacrare come politicamente legìttimi 78
tutti i sistemi di errore, persia Tateisaio; e consen- tire alla più'dura, alla
più insopportabile, alla più umiliante di tutte le servitù, la servitù della
co- scienza; e voler distratto fin l'ultimo vestigio del- la dignità umana.
Quanto non era dunque importante^ necessario il far sentire ai popoli che il
Potere civile cbe stende sulla Religione la mano, facendo sembiante di pro-
teggerla, la domina, e dominandola, Tannulla, la degrada; e che la vera
Religióne non può sussiste- re e propagarsi che all' ombra e coll'ajuto delta
libertà? Ma, grande Iddio ! distruggere un pregiudizio che un complesso di
orribili circostanze avea pian- tato profondamente negli spiriti più sag^; che,
cioè, «La libertà fosse la nemica del laReligione:» calmare le apprensioni, le
paure, i terrori troppo legittimi che la parola libertà destava ne'cuori più
religio- si e più pii; strascinare un popolo si cattolico, co- me quel
deirirlanda, a cercare nella libertà il trion- fo di quel Gattolicismo, che nel
resto dell'Europa era o spento o malconcio sotto i colpi della libertà: cbe lavoro!
che impresa! Una intera generazione di uomini apostolici' non parca potervi
riuscire. Ep- pure, un uomo solo, un solo secolare, il solo O'Con- nell l'ha
fatta. Il suo genio è bastato per concepirla, il suo coraggio per
intraprenderla, la sua costao- za, la sua potenza per compierla! 55.Con quale
prudenza, con quale discrezione^per non intimidire pregiudizii troppo
ragione?oH, sen- timenti troppo delicati, si applicò da prima e nelle pabbliche
concioni e nei privati discorsi, a persua- dere al popolo e al Clero: Gbe non
vi era nulla a sperare in vantaggio della Religione cattolica dalla liberalità
spontanea di un governo protestante; che Pemancipazione religiosa non si potea
ottenere che pel mezzo e in compagnia deircmancipazione poli- tica; che la indipendenza
della Chiesa cattolica in Irlanda dovea essere una conquista legale, pacìfica
del popolo, e non già una concessione gratuita del Potere; e che la libertà era
Punico mezzo che lor rimanea per far trionfare la Religione! Solea egli spesso
ripetere: Che nulla gli era stato più diffì- cile quanto il persuadere al Clero
che la Religio* ne non dovea, non potea vincere che col favore della libertà.
Non mancarono al principio spiriti piamente de- boli o ipocritamente maligni
che, al sentire un lin- guaggio si nuovo nella bocca del giovine O'Con- nell,
ne diffidarono essi stessi, e lo tradussero al tribunale deiropinion publica,
come uno spirito in- temperante, falsificato dalla filosofia del secolo de-
cimo ottavo; o come un tristo emissario incaricato di inoculare all'Irlanda le
dottrine anarchiche della rivoluzione di Francia; o, in una parola, come un
Si^ttario. Ma il suo orrore pel sangue, il suo amore per la legalità, la forza
del suo convincimento e sopra tutto il suo zelo sincero per la Religione^ 80 dissiparono
ben presto questi sospetti e queste ca* laonie. Le sue sante intenzioni furono
conosciute, le sue dottrine furono intese 5 furon gustati ap* provati
applauditi i suoi disegni. Che anzi, tale si fu l'effetto magico deìla sua pa-
rola e della sua azione, che nel giro di un lustro, riuaci a trasfondere
nell'Irlanda tutto il suo spirito; e a trasformare in se stesso l'Irlanda;
attirò nelle sue idee non solo i cattolici in massa, ma ancora moltissimi
protestanti (29); non solo i secolari, ma ancora gli ecclesiastici; non solo
gli uomini, ma ancora le donne; non solo in Irlanda, ma ancora in In-
ghilterra; e stabili V Associazione della libertà religio- sa^ in cui tutti gli
uomini di buona fede, tutti i cuo* ri nobili, tutti i caratteri generosi del Regno-Unito,
di ogni chiesa e di ogni opinione, si trovaron con* cordemente collegati nella
stessa idea di reclamare coi loro sforzi riuniti la libertà di coscienza dal
Po- tere civile, e di far trionfare la propria religione col mezzo delia
libertà. 56. Ma dove fece singolarmente conoscere la no- biltà della sua anima
cattolicamente libera e- libera- mente cattolica si fu nel grande affare del
Feto, os- sia della pretensione del Governo protestante d'In- ghilterra a
partecipare alle nomine dei vescovi cat- tolici d'Irlanda. Poiché qui sì che
addimostrò la scienza dì un dottore, lo zelo di un apostolo, il co- raggio di
un eroe, e, pel molto che ebbe a soffrirvi, anche la pazienza di un martire. 81
la pretensione del governo parca discreta o in insigniGcante. Dei tre
candidati, che il Clero d'Ir- landa solea, come ancor suole, presentare alla
scelta della S.Sede per farne un tcscoyo, il Governo anglicano volea la facoltà
di escluderne un solo. I vantaggi che sì promeUeano,per mercede di questa
concessione, erano grandi, lusinghieri e capaci di abbagliare i più cauti e di
sedurre anche i più pii, cioè: rEmancipaziode o la libertà religiosa e politica
dL tutti ì cattolici del Regno-Unito, e la dotazione dell'Episcopato d'Irlanda.
Il popolo già incominciava a sorridere ad una proposizione che gli si
presentava come il termine di tré secoli di orribili angoscia Una parte del
Clero, nell'interesse della dignità della Beiigione, non parve lontana
dall'accettare una dotazione stabile che lo togliesse dalla dura condizione di
vivere poco men che di accatto. L'Episcopato stesso, che, riunito in sinodo,
avea sul principio, con un accordo unanime, respinto questo dono oOerto da
greca mano, come attentatorio alla indipendenza ed alla disciplina della
Chiesa; si trovò poi scisso: giacché alcuni vescovi, ingannati da fallaci
promesse, da adulazioni affettate, avean data al Bill del governo una adesione,
di cui ebbero vergogna e dolore e che rilrattaron più tardi. I cattolici
inglesi essi pure, non vedendo nel Bill insidioso se non una concessione
importante che faceva cessar^ la loro degradazione politica, il foro stato di
cittadini senza città, ed apriva loro le porto del parlamento, si gittaropo
dalla parie del governo, ed entrarono con uno zelo sì deplorabile n^Ile sue
yisle, che tacciarono d'imprudente temerilà Topposizione deirEpiscopato
d'Irlanda, ecacciaron fuori e quasi scomunicarono dal Gomitato cattolico il
celebre Monsig. Milner, il solo membro del Clero cattolico d'Ingbilierra, che
in una eloquente memoria al parlamento avea combattuto la misura goyemaliva
collo zelo, col coraggio e colla doltrioa di un Atanasio. Boma stessa, in
q,uesta gran lotta, parve inclinare versoi nemici della Chiesa d'Irlanda; e,
come i me* desimi campagnuoli irlandesi, nella loro semplicità, Io diccan
piangendo: Sembrava essa pure divenuta Orangtsta. Mons.
Quarantotto,.Vice-Prefetto di Propaganda, durante la prigionia dell'Immorlal
PioYll, avea, con suo rescritto, a.ccon$entilo alle insidiose proposte del
gQverno inglese, che potean riuscire funeste alla libertà della Chiesa.
L'Orangismo, forte di questa pretesa concessione di Boma, insolentisce; ii
paese, lacerato da divisioni intestine, abbandonato dai suoi fratelli
d'Inghilterra e da*suoi tutori di Boma, non può così solo tener fermo contro le
compatte falangi dell'eresia anglicana. I più coraggiosi sono stanchi di una
lotta ineguale e che non offre alcun probabii successo. ]Lo scoraggiamento è in
tutti gli spiriti, la freddezza in lutti i cuori. Oh infelice Chiesa d'Irlanda
! ecco a tante tue calamità venire ad aggiungersi la maggiore e la più
umiliante di tutte: La perdita di quella religio 83 sa indipendenza òhe i tuoi
generosi figlinoli aveàn comperata con tre secoli di pàtinieriti e di
sangue!.,. Ma no, non temete: yì è un O^ConnelI) che la ProTYÌdenza ha, come un
nuovo Giuda Maccabeo, suscitato per vegliare alla difesa di questa Chiesa»
OXonnell giustificherà ancor questa volta la veri-» tà del motto del suo
gentilizio stemma: tu Occhio di O'Connèll salute d'Irlanda; Salus Hibtmiat ocu*
lus 0*ConnelL 57. anima grande! Tante difficoltà riunite, lungi dair abbattere
il suo coraggio, lo accendono. Nella disperazione comune, egli sol non dispera.
Nei co* munì timori, per la condotta di Boma, egli solo è pien di fiducia nella
saggezza di Boma; e nella mancanza di tutti i mezzi, di tutti gli ajuti da
com*battere un potente nemico, egli solo osa di impegnare la pugna, come chi è
certo della vittoria! Eccolo perciò far proclami alla nazione sopra le insidie
che le si preparano; riunire ecclesiastici e secolari in grandi assemblee, ed
ivi dinto&trare, colla scienza di un teologo e colla perizia di un legista,
come della concessione, Ha; non oblia i preti cortigiani e li stimatizza. Che
più? Vedesi qaasi al medesimo tempo confortare il Clero ed animare il popolo;
risvegliare Io zelo e la vigilanza dei vescovi, e sostenerne il coraggio; far
spedire dieci legati a Londra ad implorare il soccorso della società degli
amici della libertà religiosa^ e far volare due vescovi a Roma al Sommo
Pontefice, reduce dal glorioso suo esilio, con una dotta memoria in cui, a nome
dei cattolici suoi concittadini, espone con una forza irresistibile di ragioni,
i mali che Tammissione del Veto attirerebbe sulla Chiesa d'Irlanda. E poi in
tutti i tempi e in tutte le occasioni, in pubblico ed in privato non cessa mai
di gridar, di ripeti^re:«Ora e sempre noi rigetteremo ogni favore che ci
bisognerà comprare col sagrificio della nostra Bcligione e della nostra
libertà. » 58. Or che ottiene egli mai con questi sforzi delia sua eloquenza,
della sua attività e del suo zelo? Ottiene il successo il più completo, il più
luminoso. Ottiene che Tepiscopato conciliarmente riunito dichiari: la
condizione di servo,, mal potea far valere la verità e la santità della sua
religione schiava in fac-» eia alla religione dominatrice de'saoi duri padroni;
Era duaqoe necessario, pei fine al quale la Nazió^ ne Irlandese parca essere
stata da Dio destìnataf ch'essa rompesse i ferri del suo politico servaggio, e
che per tal mezzo acquistasse la libertà e la ìa« d^endenza religiosa della sua
Fede. 61. Or ecco appunto ciò che intese, ciò che vide il gienio penetrante di
O'ConnelL Deh che, a diCEe*renza di certi uomini, che solo pregtwttzio e adpla*
zione fa grandi, e che appajono poi men grandi di quello che sono, O'Goniieli è
assai più grande di quel che apparisce. Le sue intenzioni, i suoi fini^ sono
più sublimi e più stupendi delle sue opere. Da alcune sue espressiont
fuggitive, dallo zelo inaudito 92 e dalla costanza, senza esempio nella storia
del vero patriottismo, che egli ha dimostrata nel procurare la liherlà della
sna patria, si è potuto solo comprendere che egli riguardava il popol d'Irlanda
come un popolo di predilezione, scelto da Dio per la salute etema di molti
popoli, come un popolo missionario. Si è potuto comprendere che O'Gonnell, nel
lottare per la emancipazion dell'Irlanda, non credeva di trattare una causa
ordinaria di pò* litica umana, ma di cooperare al gran lavoro di Dio nel più
grande dei disegni della sua misericordia; e che egK non si riputava, semplice
Irlandese, ma il servo, Io strumento di Dio nella sua Chiesa. A misura perciò
che le prove del nobii destino dell'Irlanda, in vantaggio della Religione fuori
d'Irlanda, si accrescono e più divengono al suo sguardo visibili; O'Gonnell sempre
più si penetra del carattere religioso dell'incarico da Dio ricevuto di
affirancare, di elevare Tlrianda. La sna azione diviene più intrèpida, le sue
intenzioni più pie. Riguarda egli V Isola de'Sami ctome santa, non solo perchè
ricoperta delle ossa, inznppota del sangue di milioni di martiri; ma. ancora
perchè occupata a spargere ampiamente pel mondo la santità. La onora con sempre
maggiore riverenza, l'ama, Taccarezza, vi si delizia con una tenerezza sempre
maggior re. Ah che non la chiama egli del suo suolo» per l'ameaità delle sue
pittoresche contrade^ per la robustezza, per la bellezza, per la grandezza del
euo^ re de'suoi abitanti; ma sibbene perchè vede in questa nobile nazione, che
si è voluta far passare per la pie incolta e la più irrequieta della terra, una
nazione de* positaria della verità e della grazia di IKo, adorna della maestà
della missione di Dio, chiamata a dar prova della' fedondità che, come la
primitiva Cbie>sa di Roma, si è acquistata, con tre secoli di martim e di
sangue, e a generare molti figli di Dio in tutto il mondo. E quindi il
disciplinarla con tanta par zienza, il difenderla con tanto coraggio, il da#si,
rimmolarsi tutto per essa con tanta alacrità, il volerla libera a costo di
tanti sforzi e di tanti sagrificii. Cosi «ina madre educa con maggior cura,
veglia con maggior gelosia, ania, vezzeggia con maggior tenerezzai^misla al
rispetto» un figliuoletto che sa di essere destinato a regnare. > Iddio ha
benedetto questi nobili diaegni, questi santi trasporti che la sua grazia avea
fatti nascere nel cuor del suo servo. 0*ConneIl ha veduto la libertà civile,
che egli avea vaticinata e conquistata alla sua patria, volta in mezzo di
trionfo dèlia fiéligione.in diverse paHi del mondo. 62, Di fatti fu in grazia e
per gli eroici sforzi delrirlanda, che, colla civile libertà, ancora la libertà
religiosa fueoneédnta a tutti i cattolici della corona Britannica. Eòeo dunque
dà quelFistante la cattolica «4 Beligìone, riguardata fioo allora in Inghiltora
con un superbo disdegno, -come la religióne dei servi, e, $otto nome di
reZt^^ftòttfPapiWa, rilegata con dtsprez« zo nella plebe e negli ergastoli,
spiegarle una grande importanza, una gran forza, una gran dignità. Eccola,
santamente altera, salire i palagi dei grandi, penetrare nel parlamento,
insinuarsi nella regia, assidersi nei secreti consigli della regalia, obbligare
Torgógliosa politica, che non la degnava già nemmeo di uno sguardo, a trattare
con essa da cguale, e poco meno che a rispettarla come padrona. Eccola questa
Religione, ripotata sol propria degl'ignoranti e degli imbecilli, della plebe e
delle donnicciuole, invadere le Università più famose di Oxford e di Cambridge,
e recintarvi seguaci fra il meglio cbe vi avean prodotto le cattolicbe
tradizioni non potute dall'eresia intieramente distruggersi; e contar fra'suoi
umili discepoli i migliori ingegni, gli uomini più eruditi e più profondi nella
scienza della Religione, le più nobili anime^ i caràtteri più generosi* Deb òhe
non è più oggi il tempo d^insultare una Religione che, senza alcun ajuto dei
poteri umani e a loro disi»etto, e forte solo della sua libertà e del suo
incanto, attira, alFòdore dei suoi unguenti di vini, ànime grandi; le impegna a
seguirla per le vie più difficili, a sagrìBoare le posizioni più lucrose e più
brillanti, ad abbracciare la povertà nell'unick ambizione di possedére la
rérità! Gran cosa! La Religione cattòlica che, priva dei suoi dritti civili,
non appariva che serva, fatta liberai dal Genio di 0*GonneIlj è apparsa regina.
La libertà ne ha fatto nc^Iio conoscere ed apprezzare la verità e la bellezza.
Il divenir Cattolico non è più oggi; presso gli slessi protestanti inglesi, nn
degradarsi^ ma è un salire, nn onorarsi nella pubblica .opinioae»> Le sempre
nuove conquiste, che la Fede cattoUcj^ fa ogni istante aelle classi più
coispicue della società^ neiruscire dalia rete del protestantismo, sono
accompagnate da un s^timento d'invidi« e non di disprezzo. Quelli che vi
restano, gittano sopra se stessi uno sguardo di vergogna che li uniilia, e più
non vomitano ingiuriei non lanciano sguardi d*ira sopra quelli che da lor si
separano. Non biasi* mano chi si £a cattolico; si dolgono di non avier,(^«
raggio d'imitarne Tesempio. Le ingiurie plateali,, i sarcasmi, le invettive
violente^ le contumelie contro i cattolici. più non si trovano jche sulla bocca
di fa-^ natici bigotti, cosi ignobili di sentimenti come di nascita. L'alta
aristocrazia, la vera scienza, la buona fede, il filosofo che riflette, Tuomo
di stato che si rispetta non ha per la Chiesa cattolica e per Taun gusto, suo
Capo, che espressioni di rispetto, di ami mirazipue e di lo4e. Le volte di
Westminster ogni di risuonan di accenti generosi che rendono omag* gio alla
verità cattolica» e fan giustizia delle r^ncid^ iusolenze, ormai
insopportabili, dei vecchi setta^ rii. Or continuftMo le coie su questo piedQ;.
come dabitare della verità della profezia, che an bel genio italiano (Il Conte
de Maistre) ha fatta al principio di questo secolo: « Che, pria che esso
finisca 9 a San Paolo di Londra sarà celebrata la Messa?» )f a una volta che la
Messa si celebri in San Paolo di Londra, chi può ridire in quante altre chiese
dei vasti dominii deiringhil terra sarà pur celebrata nel medesimo giorno? Gran
fatto ! la Corona Britannica domina sopra circa ottanta milioni di sudditi in
tutto il mondo* Ora egli é ad una sì enorme massa di uomini, di linguaggio e di
religione diversi, che O'Connell ha aperte le porte delia vera Chiesa, ha
assicurata per sempre la libertà di divenire cattolici, coiraverla rivendicata
airirlmida! Chi può però misurare l'estensione, Timportanra di un tal successo!
Deh che, se lo zelo di O^Connell non avesse altro successo ottenuto, questo
solo sarebbe più che bastevole ad assicurargli un posto distinto, una gloria
affatto singolare negli annali del catto- lico apostolato ! Mirate difattì gli
effetti preziosi che la Fede cattolica, emancipala nella Madre patria, -prodnce
in tutte le dipendenze di quel vastissimo impero. Do* ve sventola il vessillo
della Gran^Bretagna, la fede delKIrlanda, all'ombra delia libertà, spiega una
for- za ed una maestà cdì nulla reaisie.ll soldato irlande- se,' il sacerdote,
il missionario irlandese sono l'og- getto di un particolare rispedo per parto
di coloro che vi comandano. LaRelìgione cattolica non ha ivi quasi altri nemici
che i Metodisti,* la setta in cui sono colati e si sono concentrati tutti i
sentimenti Tili, tutti gl'istinti crudeli dell'eresia. Le altre set- te sentono
la superiorità dell'azione cattolica nel conyertire, nell'inciyilire i popoli,
e le rendono o- maggio; e la Chiesa, divenuta libera, in queste va- ste
contrade ogni di più si fortifica, si estende e trionfa* Or questa rivoluzione,
la più grande dopo quella che operò nel mondo il cristianesimo nascente, que-
sta rivoluzione si preziosa, pei suoi principii, pei suoi mezzi, pei suoi
resultati. Dio per mezzo di un sol uomo l'ha operata! Daniello O'Gonnell è co-
lui cui, dopo Dio, ne risale la gloria. 65. Che dirò io mai degli effetti che
l'emancipazio- ne d'Irlanda ha prodotti sul protestantismo inglese? Il
vaticinio che, quando trattavasi questa gran cau- sa dell'emancipazione,
pronunziarono i più pro- fondi politici della Gran-Brettagna, cioè: tezzata,
Tha santificata e Tha fatta servire al trion- fo della yera Religione nella sua
patria; ben pre- sto questa dottrina, restata fino allora celata in qualche
angolo oscuro della Francia e dell' Alle- magna, si è ripetuta con un eco
sonoro in tutta FEuropa; ha guadagnate le Università, è entrata nei gabinetti,
è penetrata nel Santuario; e, solo al- l'eresia ed all'errore funesta, dove ha
prodotto, do- ve ha preparato i più brillanti trionfi alla verità. 68. Infatti,
in faccia a questa dottrina della indi- pendenza della coscienza dal Potere
civile, e quin- di della libera discussione in materia di religione» ne'paesi
in cui la vera Religione si trova circondata dalle false; tutte le nuove sette
religiose, nate dal- l'orgoglio dalla voluttà, come vermini della corru- zione,
son morte quasi nel nascere; e mentre che la miscredenza e l'eresia vede
divenire ogni dì più rar re le sue fila; la Verità cattolica, uscendo dalle sue
lotte più forte e più vivace, vede ogni dì più raddop- piarsi il numero dc'suoi
seguaci; ed essa sola profit- ta della libertà^ sotto i cui colpi temeasi che
potesse soccombere! Deh che con più di ragione può dirsi della libertà, quello
che delia Scienza si è detto: ff Che, cioè, Essa è un dissolvente che decompone
tutti i metalli, meno che l'oro. » Poiché veramente la libertà tutte le
religioni discioglie e annienta, ad eccezion della Vera ! E se non fosse ciò
certo» se ìion fosse evidente; se la libertà, uno dei più grandi attributi dì
Dio, potesse mai non convenire alla Religione di Dio; voi non mi udireste
sicuramente farne l'elogio da questo luogo, sacro soltanto a tutto ciò che è
vero, santo e divino. Che più? Con quest'arma alla mano il Raziona- lismo
alemanno ricusa arditamente di sottometter- si al culto ufficiale della
Prussia; e, negando al Po- tere ogni competenza d'imporre simboli e d'inter-
pretarli, distrugge gli ultimi avanzi dell'edificio di Lutero, e lavora per la
intera libertà dei cattolici. Con quest'arma la democrazia di Ginevra, combat-
tendo le pretensioni intolleranti, la giurisdizione dottrinale dei ministri
dell'eresia, abbatte 1' em- pietà di Calvino nella metropoli del suo impero, e
prepara al Cattolicismo la libertà. Con quest'arma la Diplomazia europea batte
in breccia Tintolleranza musulmana in Costantinopoli, il paganesimo om- broso
della Cina; ed apre le porte alla libera pre- dicazion del Vangelo. Di quest'arma
infine si fan forti oggi, ad essa sola han ricorso, essa maneggia- no con
confidenza, uguale alla paura che pria loro ispirava, i fedeli, i sacerdoti, i
vescovi della Chiesa cattolica, in Ispagna, in Portogallo, in Francia (33), nel
Belgio, in Olanda, ed in molte contrade di Alemagna, per ottenere
l'indipendenza di cui la Chiesa ha bisogno, e che un liberalismo ipocrita si
ostina a negarle; arrestano il potere civile tentato di foggiare nuove catene
alla Chiesa, e l'obbli- f aaio a spezzare le anticlie. Deh che la causa della
yera Religione, trasportata^ una Tolta dal genio di O'CoimelI isai largo
terreno della libertà, agitata alla gran luce della pubblicità, non può più
perire; i suoi diritti non possono essere più contrastati; non possono più
arrestarsi i suoi legittimi progressi e le sue conquiste! 69. Invano perciò
certi goyerni s^'illudono di poter più dominare la Chiesa, o nella Chiesa.
Poiché il grande apostolato di O'Coùnell ha fatto del principio délV
Indipendenza della Religione dal Potere civile un domma universale; poiché lo
ha persuaso a tutte le menti, lo ha impresso in tutti i cuori, e lo ha fatto
adottare, gustare ai più zelanti, ai più pii fra i Pastori della Chiesa; queste
principio non può più cadere in obblio. Acquisterà forza per la stessa
resistenza che vi si vorrà opporre, trionferà di tutti gli ostacoli, e farà
trionfare la Religione. E guai, guai ai governi che credessero ancora di poter
fare del dispotismo reli^oso nel secolo decimonono, dopo la grande rivoluzione
che vi si é creata nelle idee! Gl'Imperatori che, col farsi cristiani, non
voller capire il cristianesimo, e pretesero di continuare ad esercitare il
dispotismo pagano sulla Chiesa cristiana, furono dalla Chiesa abbandonati;
caddero in tutte le bassezze che fecero dare ai loro regni il titolo di Storia
del basso impero; e scomparvero dalla scena politica del mondo senza eredi e
senza successori. La Chiesa, che non isdegna ma ricerca, non disprezza ma ao^
coglie, ma santifica tatto ciò che ha forza e vita, si Tolse allora alla
Barbarie, le cui mani avean fatta ginstizia delle miserie e delle colpe
dell'impero romano; le laro con un poco d'acqua il capo, la unse di nn poco
d'olio in fronte, e ne fece il miracolo della monarchia cristiana. Se mai
dunque i loro successori, lasciandosi penetrare dalPelemento pagano,
essenzialmente dispotico, rinunziano all'eie* mento cristiano essenzialmente
libero perchè caritateyole, e non vorran sapere della dottrina della libertà
religiosa dei popoli, e della indipendenza della Chiesa, che formò la sicurezza
e la gloria dei loro maggiori; la Chiesa saprà far di meno anche di loro; si
rivolgerà forse alla Democrazia; battezzerà questa Matrona selvaggia; la farà
cristiana, come già fece cristiana la Barbarie; riconoscerà nn qualche suo
figliuolo, che gli ayyenimonti avran* no elevato al trono; gl'imprimerà in
fronte il sigillo della consecrazione divina; gli dirà: « Begna; » ed esso
regnerà: nonostante la sua origine plebeja. ^ Deh che i governi non hanno
appoggio, non hanno scampo, non bau difesa, non hanno probabi* lità di durata
che nel dare la sua libertà alla Chiesa (34), e nel trattare e nel rispettare i
popoli come figli di Dio ! * A scanso di equivoci, non intendiamo, in così
parlando, che la Chiesa disporrà a sno piacere delle corone e dei regni; ma
che, riconoscendo i diritti dei governi che vorranno rico' noscere i suoi,
presterà loro nooTa forza colla sua sanzione e col suo appoggio. Qual fa
pertanto la pura gioja che inondò ti e acre di O'Gonnell al vedere co'proprii
occhi questi segnalati vantaggi, questi splendidi trionfi, pe ift. Gli stessi
sentimenli area ancora pel Clero €a«tolico di tutto il mondo. Nel 1837 arendo
saputo che i giornali del Continente lo accusavano di arer parlato con poco
rispetto' del Clero Spagnnolo; O'Connell smentì snhilo, in un discorso fatto al
popolo, questa accusa; ed airamico, che gli area data di ciò notiiia, rescrìsse
cosi: « No, io non ho mai mancato di rispetto al Clero Spagnuoio; io non mi son
renduto reo di questo delitto .... Come si è potuto mai credere che io abbia
così parlato dei ministri del Signore? Il linguaggio che mi si attribuisce
rassomiglierebbe a quello dei pretesi liberali di Trancia che sono più nemici
della Religione che amiei della libertà. Io credo, che ri son pochi che, più di
me, sian lontMii dairinginriare e dal calunniare i sacerdoti di Dio. Vi ho
sempre manifestato i miei secreti intorno ai sentimenti di tsnerazione che un
sacerdote m'ispira. > « Voi vi burlerete forse di me, se io vi dico che
spingo questo rispetto pei sacerdoti sino alla superstizione; ma il fallo è che
io non sono, in questo, padrone di me stesso. Io non bo mai conosciuta una sola
persona che abbia trattato di una maniera inr conveniente i Ministri
dell'Altare e che abbia prosperato io questo mondo. Vi è per questa gente una
male^ione anche ni questa teiTa. » A questa prova confidenziale, e perciò
efficacissima, della profonda pietà e del rispetto del grand'uomo pei llinistrì
di Dio, aggiungiamo che, avendo avuto non poche volle ragione di essere poco
contento della rìconoscenza di un qualche membro dìel Clero, non ne fece con
alcuno mai la |)iìi piccola lagnane Ecco le sue precise parole sopra di ciò: t
Queste società sono dì più riproTate da tutte le persooe di educazione, di
carattere e di rango. Sono riproTate specialmente dal rostro Clero si amabile,
si intelligente, sì laborioso e si pio, e da Toi tanto amato. Sarà possibile il
non attendere alle Toci^ ai consigli di questo Clero? Non sapete forse cb'esso
altro interesse non ha che il rostro? e nessun fine ha fuorché il rostro
rantaggio temporale ed eterno? » Così egli, secolare. Volesse perciò Iddio che
certi ecclesiastici parlassero, come questo buon secolare, del Clero ! Il
Tenerabile Beda attesta che ai monisteri dell'Irlanda concorrerà la giorenlù
studiosa di tutta TEuropa. L'insigne Scrittore Ware, sebbene inglese e
protestante, dice pare: Constai fuiise olim in Hibemia scholas insigniores, ubi
Galli, Saxones ete. tamquam ad Bonarum Litterarum emporia, confluxerufU. Altri
affermano ancora che nari cariche interamente di giorani nobili
dall'Inghilterra approdarano spesso in Irlanda: i quali renirano in quei
celebri monisteri ad apprendervi la letteratura e le scienze sacre e profane;
Quos omne$s scrire il citato Yen. Beda, Hibemi libentissime $u$cipientes,
vietum ei$ quoHdiànum sine pretio, librai quoque ad legendum» et magiHerium
graiuitum praebere curabant (Hi$tor. Eccles. lib. III. cap. 23y. Non contenta
però la generosa Irlanda di accogliere ne'snoi monisteri la gìorentù studiosa
di tutta l'Europa, e di alimentarla ed istruirla gratuitamente; era ancora
sollecita di mandare i suoi santi e dotti monaci non ad uno ad uno, ma a torme,
a spargere la luce della rera fede e della rera scienza in tutta l'Europa. Egli
è uno scrittore, protestante pure ed inglese il Camden che ciò ci attesta:
Hibemi in univernm Europam sanetimmorum virorum examina emiserunt Il
protestante Gobbet, nelle ine famose lettere contro del protestantismo inglese,
dimostra che una delle cause dell'estrema miseria in cui vive il basso popolo in
Inghilterra» stessa, non che in Irlanda, è stata la soppressione dei monisteri,
eseguita dall'Eresia in odio della -vera Religione. Quando i monisieri erano in
piedi, quando ad ogni piccolo tratto di paese tì era un'abazia, nessuno poterà
proTare la fame. Giacché, oltre Tospitalità rbe per tre giorni si accordare a
tutti indistintamente i yiaggiatori; qualunque pOTero si presentaYa alla porta
di uno di questi pii stabilimenti della carità pubblica, ne ricerera tanto cibo
da poterne portare anche a casa. Ora la massa dei poTcri è tutta a carico del
gOTemo e dei particolari, che sono obbligati a concorrere # loro sostentamento
con enonni tasse; e si sa con quale infelice successo ! Secondo questa legge si
doTono erigere in Irlanda Collegi provinciali^ ore i gioTani di tutte le
religioni devono an> dare a studiare: ma sotto professori e con libri
mediatamente o immediatamente scelti dai goTemo protestante, costituzionalmente
nemico della fede cattolica. Questa istituzione aTrebbe qualche cosa àelVuniversiià
di Francia, contro la quale i padri di famiglia, i reri cattolici e
l'episcopato di quella gran nazione reclamano da tanti anni, con tanto zelo e
con tanta costanza. Questi Collegi provineiali sarebbero il mezzo più efficace
da propagare rindifferenlismo e l'incredulità non solo ftra'cattolici ma ancora
fra gli stessi protestanti, e da distruggere ogni germe di Cristianesimo. Un
protestante imparziale li ha perciò denunziati al pubblico, come un piano
gigantesco di empia educazione. Di più non ci yoUe perchè l'intrepido ed
instancabile cami^one della yera Fede si lerasse ad attaccare questa oiribile
legge, con tutta la forza della sua eloquenza e della sua autorità ; sicché ri
eccitò contro Tesecrazione di (utU l'Irlanda. E sebbene, per la ragione
indicala nel testo, questa \egge sia passata al Parlamento; pure non si è
potuta eseguire: tale si è l'opposizione che troya; e probabilmente non si
eseguirà giammai : e se si arriva a metterla in esecuzione, i yeri Irlandesi
torneranno a fare ciò che per trecent'anni han fatto: provvederanno, cioè, essi
stessi alla meglio alla istruzione dei loro figliuoli; ed a tutti i conti,
preferiranno sempre che i loro figli restino senza istruzione nelle umane
scienze, anziché inviarli a queste sentine deirempìetà a perdervi la fede
divina. Non contento però di combattere gli eretici colla voce, li combattè
ancora cogli scritti. Oltre il Trattato sopra l'Euearistia» di cui sopra si è
detto (not.4), sono celebri due altri Trattati di Daniello O'Connell, in forma
di lettere, contro i Metodisti. Nel primo di essi O'Connell vendica
Tautenticilà dell' Edizione detta Volgata della Sacra Scrittura, con una
erudizione sacra egualmente ampia che solida e sicura; e colle ragioni più
forti» ed allo stesso tempo le più intelligibili, anche pel popolò, dimostra
come è impossibile al protestante di Care un solo atto di fede divina
appoggiandosi solo alia Scrittura interpretata secondo i principii del
protestantismo. Contro poi le calunnie dei Metodisti: che la Chiesa romana non
ama la diffusione del Codice divino, O'Connell prova che, nel corto intervallo
passato tra rinvenzione della stampa e la così detta riforma protestante, i
Cattolici pubblicarono, in diversi paesi, non men di ottocento edizioni diverse
della Sacra Scrittura, delle quali duecento sono nelle diverse lingue volgari
di Europa. Nota ancora un fatto della più alta importanza che, cioè, le
indicate edizioni in lingua volgare della Sacra Scrittura, sono state fatte nei
paesi chOv all'epoca della riformai rimasero attaccati alla fede Cattolica; e
che al contrario non si era pubblicata alcuna edizione della Scrittura in
volgare in Inghilterra, in Iscozia, in Danimarca ed in Isvezia prima che queste
contrade avessero abbracciato il protestantismo. Dal che vittoriosamente
conchiuse, che i paesi, che l'eresia accasa di essere restati Cattolici, perchè
ri era scarsa la cogniiione delle Sacre Scrilture, erano infatti quelli in coi
questo libro dÌTÌno era più dilTuso; e che al contrario i paesi che si yantano
di avere abbracciata la riforma, seguendo le dottrine della Scrittura, in
rerità sono quelli in cui questo Sacro Libro era meno conosciuto. In quanto poi
alle Tersioni protestanti della Scrittura in Inglese, che sono state in uso in
Inghilterra sino al 1611, 0'Connell dimostra che più di mille ministri
protestanti le dichiararono « Piene di assurdità in molti luoghi, ed in molti
altri colme di sensi che falsificano e pervertono la parola di Dio. > Eppure
queste eran le fonti, conchiude O'Connell, dalle quali i vostri primi protestanti
attinsero le loro nuove dottrine ! ! ! Nel secondo Trattato si applica
particolarmente a far yedere che razza di apostolo era Giovanni Wesley
fondatore de'Metodisti. O'Connell cel dimostra prima fervente ministro della
chiesa anglicana, che recatosi per zelo nelle Indie, non giunge a convertire un
solo uomo al cristianesimo; e termina il suo apostolato collo scomunicare una
donzella perchè ricusò di sposarlo. Poi ce lo rappresenta successivamente
Indifferentista, inclinato al papismo, della Setta dei Fratelli di Moravia 9
Calvinista antinomiano; ed infine, che rigetta tutte queste credenze come
cattive, ed inventa una nuova religione tutta di suo conio, il Metodifmo,
Questi quadri sono dipinti col pennello di un Bossuet. Wesley ed i suoi primi
compagni Ti sono rappresentati negli atteggiamenti proprii a destare orrore non
meno per le loro persone convinte della più fina ipocrisia e di ogni sorta di
delitti, che per le loro dottrine dimostrate assurde, mostruose e ridicole.
O'Connell in tutti queatl Trattati dimostra che egli era tanto profondo teologo
quanto famoso giureconsulto; e che sapeva maneggiare con eguale facilità e
successo la scienza del dritto e la polemica religiosa; e questi egregi
Trattati sono stati degni però di essere citati con lode dal dottissimo P.
Perrone gesuita nel suo famoso corso di Teologia. Lo Siandard, giornale
inglese, accanito proleslante, in nn lungo articolo sopra O'GonneU, lo chiama
il Tommaso Mo~. ro del 8ec(0TA i3. Pag. 25, (13) Furono perciò incredibili g^i
sforzi che fece il goremo per sopprimere do, rinasceya sotto di un altro più
minacciosa e più terribile, prese il partito del lasciar correre; e si diede
per vinto in faccia ai rìtroyati inesaurìbili ed all'invincibile costanza di un
uomo solo! QonU saivoiizioiie si Ai: Che OXonnell, nel caso che il gOTerao non
avesse fallo a suo modo, avreUie sollevala conr Irò la Cmona lalta l'Irianda:
so|ipoaizioiie di coi la condotta che atea O'Connell per «piarant'annl tenuta,
e le note sue mottravano Tinsossislenia. Airepoca delle soounosse tentale dal
RadiealUmo ingUte; se gl'Iilandesi si oniTano ai CarUsti, autori di qoeita
rÌTolnzfone sociale, era finito per Tlnghiltem. GÌ* Irlandesi sono si numerosi
in Inghilterra, che in una sola città se ne contamo fino ad ottanta mila; e
perciò i CartUU non lasciarono alcun mezzo intentato per attirarli nelle loro
idee e nel loro partito* facendo valere principalmente le troppo giuste ragioni
dell'Irianda per le ingiustizie di cui è slata la vitlima. Ma le dottrine e gli
ayTertimenti di O' Connell, sopi-a il dovov di rispettar Tordine ed esser
fedele al Sovrano, erano sempre presenti alla mente, risuonavan sempre all'
orecchio dei figli dell'Irlanda. Sicché tra le tante migliaja di quei settaiii
che furono tradotti ai Irihunali come rei di alto tradimento, non si è trovato
un solo Irlandese. La storia imparziale dirà dunque che O'Connell, l'uomo il
più benemerito dell'Irlanda, ^ stato altresì l'uomo il più benemerito di tutto
l'impero britannico e dell'intera Europa. Se mai il fanatismo puritano, anglicano,
pietista, oranglsta, cosa non difllcile ad accadere, congiurerà contro il trono
d'Inghilterra, è certo che la regina Vittoria non troverà volontà più fedeli
per sostenerla, Inraccia più forti per difenderìa, cuori più generosi
neiramarla, di ifuelli dei poveri Irlandesi, che la corona d'Inghilterra, con
trecenf anni di persecuzione, ha tentalo di avvilire e di distruggere. I
stonali piolesUiiti é'Iiiglulterra e élriaida sodo pieni delle confeiHOiii del
profirieCarìl e dei ricchi de' due regni, che dlchlanBO ora di rieonosceie: Che
essi derono all'mineiiza ed alla asioBe di O'Connell l'arer eonsenrate le loro
ricchezze, le loro proprieti e la loro Tifa. Tutti gli nomini di senno vedono
ora e conipssano che la morte dì O'Connell ha lasciato nn Tooto immenso nell'
economia gOTemalira, cho nulla polla riempile. Manca da oggi innanzi ipiel
braccio pp^ sente che, Interponendosi tra gli oppressori e gli oppressi,
persnadeTa a quelli la moderazione, a cosUMro la pazienza; e mantenoTa l'M-dine
dvile e politico in una grande nazione. Ndla milizia inglese tutti i milllari,
di qualunque concessione fossero, erano costretti, le domeniche, di andare ali»
chiesa protestante. Ora un soldato cattolico irlandese, per nome Patrio Spence,
una domenica ricusò di andanri, dicendu che, essendo cattolico, non poteva
assistere agli eserdzii di un culto ereticale. Cacciato per ciò nel fondo di un
sozzo cavcere, a solo poco pne ed acqua per alimento, dopo una settimana di
questo patimento disse che acconsentiTa di InterTenire cogli altri al tempio
protestante. Ha appena il min»» stro anglicano Incominciò la sua oIBciatnra, Il
braro cattolico, cavando di tasca un libretto di divozione, si mise a leggere
lo sue preghiefe, voltando le spalle al ministro dell'eresia. Il pevchè, cancellato
dal reggimento, fu condannato alla deportazione o airesillo perpetuo dalla sua
patria. Come però O'Connell seppe un tal fatto, tanto si adoperò, tanto scrisse
conilo la ingiustizia crudele, la tirannica intolleranza di obbligare i poveri
cattolici ad intervenire al servizio protestante, che non solo ottenne il
ritorno di Spenee al suo reggimento; ma di più costrìnse il governo a dare
a'cattollcl soldati la libertà di andare le domeniche alla Messa nelle chiese
cattoliche. L'Ani^icanismo intende bene che, fino a tanto ohe il Clero
cattolico dell'Irlanda fa cansa comune col popolo: questo popolo non uscirà mal
dalle rie deirubbidienza e dell^ordine; e che, per mezzo di una agitazione
sempre pacifica e sempre legale, obbligherà l'Inghilterra a concedergli il
parlamento suo proprio e tutte le sue libertà. E poiché l'Irlanda Teramente ed
intieramente libera la paura all' eresia ; cerca essa, per tutti i mezzi, di
dividere il Clero dal popolo, affinchè il popolo, privo della direzione del
Clero, dando luogo a tumulti, presenti al governo apparente ragione non solo da
negargli le libertà che reclama, ma ancora di spogliarlo di •quelle che ha già
ottenute. Come però ha reduto che il bravo Clero d' Irlanda è inaccessibfle
alla seduzione deir oro, l'Anglicanismo ha avuto ricorso airipocrisia; e
profittando della stupidità e della debolezza di certi Cattolici inglesi ha
fatto predicare all'Irlanda: « Che è uno scandalo il Tedere il Clero Cattolico
di quell'Isola dimenticare le sue funzioni ecclesiastiche, e prender parte
all'agitazione politica dell'Irlanda; * e con mille rergognosi artificii ha
sparso da per tutto questo pregiudizio e questa calunnia contro il Clero più
zelante della Cristianità, ed ò giunto ad accreditarlo fino qui in Roma: dove
abbiam sentito noi stessi certi imbecilli ripetere la stessa lagnanza, senza
accorgersi i porerlni che, così parlando, erano il trastullo dell'eresia e
faceano la sua causa, credendo di zelare l'onore vero del sacerdozio e della
Chiesa. Felicemente però per la Religione e per l'ordine pubblico, il Clero
d'Irlanda non ha dato retta a queste Omilie o ipocrite o insensate. Ho detto da
prima felicemente per la Religione ; perchè se il Clero si divide dal popolo e
non prende a cuore tutti I SUOI Interessi corporei, civili, politici; non ha
più forza, non ha più autorità allorché gli parla de'suoi interes- si
spirituali e divini. Il sacerdote il quale non comincia dal- l'esercitare la
carità, non può persuadere con successo la verità. Perciò Gesù Cristo
incominciava dal risanare, dal nutrire i corpi con un pane materiale, pria di
nutrire le anime col pane spirìtoale éeHìh soa celeste dottrìns. Il sacerdote
che non prende parte alla condiiione cÌTÌle e p. La riforma qui non si arrestò.
Essa rapi alia Cbiesa i suoi beni e ne fece la proprietà de' laici. Tolse t
loro dritti ai popoli, ed ai poveri il loro patrimonio; e distrusse i capitali,
da cui si traeira il sollievo dei miseri, il conforto degrinfcrmi, il vestito
dell'indigente, il sostentamento dell'orfano e della vedova desolata ! Vedi la
Bolla di Convocazione del Concilio di Trento; od il Concilio di Trento medesimo
nelle Sessioni De Reformatìone. Nella rìfoluzione suscitatasi nel Canada Tanno
1837, i Cattolici Irlandesi, ivi emigrati, imbevuti delle massime di OXonnell,
non vollero prendervi alcuna parte, e rimasera fermi ne'loro sentimenti di
fedeltà alla Corona d'iAghilterra. I demagoghi francesi, che aveano eccitato il
trambusto, ne furono arrabbiati, e concepirono il disegno di demolire la Chiesa
Cattedrale e la residenza del Vescovo che con una sua lettera pastorale avea
esortato il popolo al ristretto ed all'ubbidienza all'autorità. Come però i
buoni Irlandesi ebbero di ciò contezza, si armaron tutti come poterono, di
fucili, di spade, di spranghe di feno, di vanghe o di altri strumenti di arti,
e, non potendo avere altro, di nodosi bastoni, e circondarono la Chiesa e
l'Episcopio, minacciando di morte chiuniiue avesse osato di toccare la Casa di
Dio o la residenza del loro Pastore. Questo contegno de'bravi Irlandesi
sconcertò i sediziosi, li obbligò a rinunziare al loro disegno di distruzione e
li fece divenire mansueti siccome agnelli. Tutto ciò lo sappiamo dallo stesso
Monsignor Bourget, vescovo di Monreale nei Canada, che in quest'anno medesimo è
stato qui in Roma, ed ha predicato in questa venerabile chiesa di Sant'Andrea
della Valle nel triduo ordinato dal Sommo Pontefice ìm wo^ corvo deirirlai^a.
Voltaire ha detto dei moderni Romani: Conquistatori pia non SODO, ma son
felici. L^osserrazione, ripeto, è di Voltaire. NOTA 29. Pag. SO. (29) Fra
questi anche dne Memfirì della Famiglia Reale; olire ima gran quioitità di
Lordi e di Deputati dei Comuni. Questo celeberrimo trattato fd fatto nell'anno
1691, in Limerick, allorché l'Irlanda stava in armi per difendere Giaco* mo II.
re d'Inghilterra e d'Irlanda contro l'usurpatore Guglielmo III, principe
d'Orange. Combattè allora sì valorosamente l'armata Irlandese che, sebbene non
riuscì a riìnettere Giacomo sul trono, pure ottenne un trattato onorevolissimo
in cui vennero ampiamente guarentiti agl'Irlandesi tutti i loro dritti
religiosi e civili. Prima però che fosse firmato il trattalo, arrivò in ajuto
dell'Irlanda una flotta francese che facilmente Tavrebbe messa in istato
d'ottenere una compiuta vittoria. Ma U cattolica Irlanda avendo impegnata la
sua parola pel trattato suddetto, non volle accettare gli offerti soccorsi, per
non violare la fede data. Non cosà però l'Inghilterra protestante. Non
passarono che pochi mesi, ed il trattato fu da essa annullato con una insi^e
malafede. Poiché non solo furono tolti ai cattolici i dritti che erano stati
loro assicurati quando essi aveano le armi in mano in una guerra giusta; ma
ancora si cominciò ad opprimerli con leggi le più empie e più crudelL Questo
celebre trattato somministrava un argomento perenne ad O'Connell, per provare
l'innata perfidia dell' Eresia anglicana e del fanatismo orangista, e la
fedeltà e la onoratezza della cattolica Irlanda. L'immensa fiducia, il tenero
amore degli Irlandesi pel loro Clero, indipendentemente da ogni altra
considerazione, proviene da ciò che il Sacerdote Irlandese è l'aomo
dell'Irlanda, è Taomo del popolo. Se mai fosse spesato, o, per un legame
qualunque, fosse attinente al govemo, perciò stesso diverrebbe l’uomo del
governo, lo strumento senrile della corona; cessa d’essere l’uomo del popolo, e
perde la fiducia e l'amore del popolo. Un clero salariato d’un governo nemico
della sua religione è un clero degradato. E un clero degradato non può più
parlare a nome di dio al popolo né esseme ubbidito. Quindi il popolo si
comincerebbe ad allontanare dalla pratica della legge di dio e della religione
ed a poco a poco cade nella dissolutezza e nell’indifferentismo. Quanto meno si
può sospettare che il sacerdote parla nell'interesse del potere umano tanto più
ha forza nell’inculcare la legge divina. Quanto è più indipendente tanto è più
rispettato. Quanto è più libero, tanto è più potente. Quanto è più
disinteressato, tanto è più amato. L'occhio acuto e zelante di O'Connell yedeya
tutte queste conseguenze nell'offerta insidiosa del goyemo protestante di
salariare il Clero cattolico; e perciò attaccò sempre questa misura con una
energia e con una perseveranza superiore ad ogni idea. Pochi anni sono il
comandante Inglese di Gibilterra si avvisò di intavolare una persecuzione in
forma contro la Chiesa Cattolica, sino ad incarcerare Monsignore Hugon Vicario
Apostolico in quella stazione. Quei buoni cattolici non ebbero che a ricorrere
ad O'Connell; e mediante il suo zelo^ la sua influenza e la sua attivila onde
gridò altamcnlc e presso la Regina e presso il ministero e presso il
Parlamento; il Vicario Apostolico fu restituito alla sua residenza, il
comandante fu deposto; ed a quella Chiesa fu renduta la sua pace e la sua
libertà. Questo sistema, di giovarsi dei mezzi legdi che, in ogni slato, si
troTano più o meno efficaci ed a disposizione di latti, affine di rivendicare
dalla Podestà civile la libertà della Chiesa, ha ricevuto non ha guari la
sanzione del Sommo Pontefice Pio IX in queste parole da esso pronunziate nel
Concistoro degli undici giugno p. p. a commendazione dell' Episcopato di
Francia, nobilissimo corpo di Pastori della vera Chiesa: Ecco il tenero e
saggio proclama che VÀssodazione della Revoca ha diretto al popolo dell'Irlanda
nella circostanza della morte di O'Conell: Compatriotti ! O'Connell non è più.
Lo spirito animatore dell'Irlanda è estinto. Il lume delle nazioni è scomparso.
Lamentatevi' e piangete pure, o figli dell' Irlanda; poiché la tazza della
vostra afflizione è piena; e i vostri patimenti sono senza misura. Colui, che
formava la gloria de'vostri cuori, è stato percosso, lo splendore di Erin
(dell'Irlanda) si è spento. Il liberatore dell' patria è morto. In unastagione
di afflizione è piaciuto air Altissimo di colpirci fin alPestremo. La pestilenza
e la fame opprimono il nostro popolo: mentre in un altro suolo, langi dalla
amata sua patria, giace il veterano Campione dell'Irlanda. Sì, piangiamolo
pure, perchè tutto il genere umano piange la di lui perdita; ed il lutto che ci
colma, per la sua morte si estende a tutto 11 mondo.Sì per tutto il mondo un
granyuoto è sentito. Chi lo colmerà? Qual nazione^ qual popolo non ha perduto
in lui un benefattore? La nostra patriA ha perduta la sua guida e il suo
Capitano. Abbiamo però senv: pre le massime della sua sapienza; e son queste le
norme che rirlanda deve seguire: per esser sempre sotto lo stendardo di
O'Connell. I suoi insegnamenti sono sparsi fra di toì, come per tutto il mondo.
Non vi è durata di tempo che potrà far cadere in oblio la sua dottrina. I suoi
sentieri erano quelli della pace« Egli camminò per le yie della legge e
dell'ordine. RammentateTi di quel suo detto « Colui che commette un delitto, dà
forza al nemico. Ora per i suoi lunghi e fedeli serrigii, per Tesempio sì
nobile della sua yita, per la gloria del suo nome immortale yi preghi»* mo. Ti
scongiuriamo, o Compatriotti, di non abbandonare giammai i principii, e di non
mai dimenticarTi degl' insegnamenti di O'Connell. Fra mezzo a tante anime
Teramente cristiane e generose, e perciò amanti della Tera Keligione e della
Tera libertà, che si troTano nel partito legittimista, molte Te ne sono
degeneri e Tili che, sotto pretesto di difendere il principio della
legittimità, non Ti è dispotismo cui non s'inchinino, non tì è despota che non
adulino, non tì è interesse, per grande che sia, che non sagrifichino: fosse
anche la Keligione, fosse anche la patrial Per costoro adunque Daniello
O'Connell ha doTuto essere, ed è stato di fatti segno di contradizione e di
disprezzo. Non Ti è specie d'ingiurie che gli abbiano risparmiata; non Ti è
specie di accuse che non gli abbiano fatte nei loro giornali; sicché, non solo
in Francia ma in Italia ancora, e perfino qi^i in Roma, sono giunti a creare le
più sinistre preTenzionl aiH che contro l'ortodossia di cui il grand*uomo avea
date prove sì grandi e si luminose! Quindi è accaduto che ayendo egli dimandata
la grazia, che il suo Confessore, che conduccTa sempre in sua compagnia,
potesse, in ogni diocesi, udirne la confessione, senz'essere obbligato a
chiederne la facoltà al toscoyo del luogo; questa grazia gli fu negata.
L'amico, incaricato di ottenergliela usò però la delicatezza di nascondergli
questa negatìTa: solo gli manifestò che, dietro le dicerie e gì' intrighi di un
partito, in Roma 'si era incerto intomo a'sentimenti delrO'Connell, rispetto
alla S. Sede. Ora O'Connell, al sentire che si metteyano in dubbio i suoi
sentimenti di filiale attaccamento alla Sede Apostolica, ne pianse per dolore;
e rescrisse subito una lettera che termina con queste ammirabili e tenere
parole, degne di un S. Girolamo, e di un Sant'Agostino: «Io venero in ogni cosa
Tautorità della S. Sede. Io spero bene ( poiché mi conosco) che non yi è una
sola persona nella Chiesa che, più sinceramente di me, faccia di tutto cuore
alla S. Sede la sommissione (nella più larga accettazione della parola) che la
Chiesa Cattolica dimanda a'suoi figli. Non ho mai detto, e non dirò mai una
sola parola che a lei non sommetta colla più profonda obbedienza. Sono
attaccato di cuore al Centro dell'unità, col più ardente desiderio di non mai
separarmene, né in pensieri né in parole né in azioni; e se mai mi accadesse
che io m'ingannassi nelle opinioni che enuncio, spero che si avrà la
discrezione d'interpretarle a seconda de'miei sentimenti: giac- ché LA MIA SOMMESSIONB
ALL* AUTORITÀ* DELLA CHIESA t COMPLETA, INTERA ED UNIVERSALE. > QuCStO
bell'atto di fede, questa bella professione dei sentimenti di un vero
cattolico, di un yero figlio della Chiesa, essendo stata posta sotto gli occhi
dipi Sommo Pontefice, lo intenerì sino alle lagrime. Le ingiuste preyenzioni si
dissiparono, e la grazia fu all'istante accordata. Gratior et pulchro veniens
in eorpore viHus (Vfa-gil. Aaeneid. lib. ix). E quell'invitta ss forza che ha
virtù a beltà mista f'Ttaduz. di jnnib, CaroJ, CENNI SUI SOLENNI FUNERALI
Celebrati in Sant'Andrea della Vcdh di Roma per V anima di Daniello o'connell.
lìt A. quel sommo Irlandese di DanieHo O'Connell» trapassato in Genova il 15
Maggio mentre a Roma dirigeasi, doTea Ro* ma nna lacrima di dolore » una prece
di etemo riposo, una parola di lode. E fu pio dlTìsamento di alcuni ottimi
Ecclesiastici, e di altri distinti Romani, che per collette, solenni esequie si
celebrassero per l’anima del gran Cristiano che tanto aTea meritato della
Religione, della patria, del mon- do. Il Sommo Pontefice l'immortale Pio IX
n'espresse il suo pieno gradimento; e allo stimolo delle parole, perchè la pom*
pa funebre riuscisse degna di Roma, aggiunse l'opera di ge- nerosa largizione;
concesse, per ispecialissimo pririlegio, i ric- chi paramenti sacri della
Cappella Pontificia, e a maggior suf- fragio di queir anima dichiarò
priTilegiati tutti gli altari di 8. Andrea della Valle nei giorno in cui
quest'esequie avreb- bero avuto luogo. I desiderii del Sommo Gerarca, e l'aspettativa
del popolo romano non verniero defraudati. Nulla fa ommesso, anzi con ogni
premura e diligenza si procurò che la sacra cerimo- nia riuscisse decorosa e
magnifica quanta altra mai di simile natura. Lo stemma gentilizio e apposita
iscrizione locata sulla por- ta maggiore della Chiesa annunziava al pubblico
che il po- polo romano rendeva f^i estremi uflBcii a Daniello O'Connell; altra
grande iscrizione sulla porta all' intemo enumerava le principali sue gesta.
Quel vasto tempio ti presentava triste ed imponente aspet- to. Il bruno di coi
era tutto vestito dava maggiore risalto alle sue belle forme archiletioniche;
né qaelle gramaglie ti ren- deano usa tetra monotonìa, che la maestreyole
disposizione delle seterie e de'yelluti, e la ricchezza delle frange ad oro,
nulla togliendo all'effetto lugubre che ispirar dee il tetro co- lor di morte,
il rario e il gajo dispiegara agli occhi del ri- guardante. Maestoso e svelto-
insieme sorgeva fino a sessanta palmi sotto la gran cupola il catafalco, nel
cui basamento leggeyansi delle iscrizioni dettale dal yaloroso latinista il Ca^
nonico D. Francesco Mauro. Nel secondo ripiano Tedevasi un gran medaglione a
basso rilievo rappresentante V effigie di O'Connell morente, cui la statua
della Religione che tut- to sormontava il monumento, «ombrava dire Il valente
Scultore signor Binaldi avea Tubo e l'altra modellato. Negli altri tre lati
dello stesso ripiano e- rano, a finto rilievo, espresii tre fatti memorandi
della vita del grand'uomo, oggetto di questa pia cerimonia; cioè: Nell'uno
rappresentavasi V atleta della emancipazione Irlandese pero- rante per la prima
volta nel parlamento inglese in difesa del diritto de'CattoIici a sedervi.
Neiraltro scorgevasi Lui segui' to dal corteo e in abito di Lord maire di
Dublino (abito che O'Connell è stato il primo Cattolico ad indossare da dueceiF
t*annl) ricevuto dal Clero alla porta della Metropolitana di quella città. II
terzo accennava alla sua gloriosa liberazione dal carcere» e lo si vedeva
salito su di un cairo trionfale in- dicando al popolo festeggiante la gran
Madre di Dio, da cai riconoscea il trionfo della sua innocenza. ADYBRSARIIS
SYPBRATI8 G0NS0PITI8 FACTIONIBYS CATBOLICA RBLIGIONS CYI SE TOTYM DBYOYBRAT IN
LIBBRTATBM YINDICATA BX SABCYLI PR0CBLLI8 IN PORTYM ABTERNITATI8 SE RECEPIT
INGBNTI STI DESIDERIO APYD CIYBS TYM APYD feXTBROS RBLKTO OBIIT lANUAE ID. HAT
AN. SAL. HDCCCXLYII TIXIT ANNOS LXXI MENS. IX. DIBS TI AD AETATBM BT RES GESTAS
PER DIT AD POPTLORTH PRAB8IDITM AC SOLAMBN HBT PARTM DIT In tumuli temporarii
lateribus hincinde. DANIEL O'CONNELLVS TNYS POST HOMINTU MEMORIAH QUI SCRIPTIS
YOLYMINIBTS TANTA SAPIENTIA RBFBRTIS IVRA FIDBI LIDERTATI9QTB QVAE SE ANTE A
INYICEM AYBRSARl YIDEBANTYR AMICE COHPOSYIT AC CETERIS GENTIBYS YTI HANC
INIRBNT YIAM YNDB TAXTA AD IMPERIA FIRMITAS AD RELIGIONBM MAGNYU INCREHENTVlf
REDYNDAT QYASI SIGNYH EXTVLIT YNIYERSIS KA FYIT GRATIA ET B^STIUATIONB YT
PRIHVS CATHOLICORVM IN ANGLICIS COMITIIS ADYBRSARIIS FRY8TRA OBNITENTIBVS IN
SBCVNDO ORDINE SBDBRIT IDEMQYB TOT ANNOS REU POPYLAREU DEXTBR BGtT ET PRINCIPBH
SEMPER LOCYM OBTINYIT PER QYEM lYDKIIS SEYERITAS LEGIBYS ADSERTA EST DIGNITAS
FRENA INIECTA LICENTIAB PIETAS ET RELIGIO AMPLIFICATA MAGNIS AYCTIBYS BIS
ARTIBYS YIAU AFFBCTAYIT AD SYPEROS IV. DANIEL O'CONNELLVS PtO BA QVA FVIT STMMA
ERGA 6EDEM APOSTOLICAH OBSERVANTIA ET SANCTISS. PONTIFICEM PIYM OPT. MAX CVIVS
FAUA APVD OMNES GBNTES lAM PERCREBVERAT ROMAB INFIRMA LICET VALETYDINE ITER
SVSCEPIT YERVM lANVAE QTTM MORB\'S MAGIS INGRAVESCERET IN GERISTI SBRYATORIS
PRO SE CRTCI ADFIXI COMPLBXV DIEM OBIIT SYPRBMYM ALTER MOYSES TERRAM YIYENTIYM
DB LONGB PROSPEXIT CVIVS TAMEN COR IN QYO DYM YIVERET CANDIDA RELIGIO PIETAS
AMOR PATRIAB YNICE YALVIT DANIEL FILIVS AD PATERNA BXEMPLA C0NTBNDEN8 ROMAM
SICYT MORIBNS IPSB CAYERAT PERFERENDVM CYRAYIT In aversa tumuli temporarii
facie. V. DANIEL O^CONNELLVS BXIMIA FYIT IN DBYM PIBTATB m YIRGINBM DBIPARAM IN
CVIVS TYTELAM SE TOTYM TRADIDERAT STVDIO SINGVLARI lUSTITIA VERO INTEGRITATE
ANIMI FORTITYDINE LI6ERALITATE DILIGBNTIA FACILITATE QYA SE OMNIBYS BXAEQYAVIT
NVLLI OMNINO COMPARANDYS QYAS ANIMI SVI YIRTYTBS IN QYATYOR LIBEROB SEDYLITATB
TANTA INSTILLAYIT YT BOB NON TAM SIBI PROCREASSE QYAM DEO ET RBIPYBLICAE
MIABSBFBRRBT BT LONGO POST SB IKTBRYALLO RBLINQUBRET QUAE SEQUUNTUR EPIGRAPHAE
IN INTERIORI TEMPLO PILIS DISPOSITAE LEGEBANTUR Clamaverunt od Dominum qui
suscUavU eis Salvatorem Jud. Clamor filiùrum Israel venti ad me, vidique
afflictionem eorumj qui ab Àegyptiis opprimuntur Veni, et miWm te, ut educai
populum meum. Ego ero tecum, (Exod.). Ab infamia mea mecum crevU miseraUo, et
de utero matris meae egressa est mecum. (Job.). 4. Dedit ei Deus sapientiam, et
prudentiam multam ntmis, et Mitudinem cordis, (Reg.). 6.Justitia indutus sum,
et vestivi me sicut vestimento, et dia- demate judicio meo. Oculus fui cocco,
etpes claudo. Job. Gubemavit ad Dominum cor ipsius, et in diebus peccato- rum
corroboravit pietatem. Eccli. Princeps fratrum, fundamentum gentis,
staòilimentumpo- puh Eccli. Ubi non est gubemator, populus corruet Prov.
Custodiva illum ab inimids, et certamen forte dedit UH ^t vinceret (Sap. x.
12). Descendit
cum ilio in foveam et in vinculis non dereliquit illum, et mendaces ostendit
qui maculaverunt illum, et de- dit UH claritatem aetemam. Sap. Loquebar de
testimoniis tuis in conspectu regum, et non confundebar, (Psal. ii8). i I.
Populumjustum liberava a nationibus, quae iUum depri- mebant. (Sap.). i2. Vos fila confortamini,
et viriliter agite inlege, quia in ea gloriosi eritis, (Macc.). Majorem hac
dilectione nemo habet, ut animam suam ponat quis prò amicis suis. Joan. Mortuus
est pater et quasi non est mortuus: similem enim sibi reliquit post se. In vita stia vidit, et laetatus eit
in ilio: in ohitu suo non est contristatus » nee eonfu. ÀS est eoram inimicis.
(Eccli.). Praecepit Josue principibus populi dicens: Mementoteser- monis^ quem
praecepit voÒis Moyses famulus Domini, Et responderunt ad Josue. Omnia
quaecumque praecepi- sii nohis fademus» sicut ohedivimus in cunctis Moysi» ita
ohediemus tibi. Josue Decessiti non solum juvenibus, sed et universae genti
memoriam mortis sttae ad exemplum virtutis, et fortitu- dinis derelinquens.
(II. Mac. vi. 3). 17.
Cum placuerint Domino viae hominis^ inimicos quo- que ejus convertet ad pacem
Prov. Sapiens inpopulo haereditabit honorem et nomen illius erit viveììs in
aetemum Eccli. NIHIL OBSTAT Josephus
Maria Can. Graziosi Censor Theologus IMPRIMATUR F. Dom. Buttaoni O. P. S. P. A.
M. IMPRIMATUR Canali Patr. Constantinop. Gioacchino Ventura dei baroni di
Raulica, Gioacchino Ventura Da Raulica. Gioacchino Ventura di Raulica. Raulica.
Keywords: l’origine dell’idee – il fondamento della certezza, la legge naturale
dell’ordine sociale, la sicilia come stato sovrano ed independente. Refs.: The
H. P. Grice Papers, Bancroft MS – Luigi Speranza, “Grice e Raulica” – The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria.
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