PORTA

 

Grice e Porta: la ragione conversazionale -- filosofia italiana -- there may be another!

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Porta: l’implicatura conversazionale – filosofia italiana – Luigi Speranza (Castelnuovo Garfagnana). Filosofo italiano. PORTA nascea Castelnuovo Garfagnana e muore a Venezia. Pittore, matematico, astronomo e astrologo italiano, studia a Roma, dove conosce il maestro Francesco SALVIATI (del quale assunse il cognome), assieme al quale si trasferì poi a Venezia. Ivi, tra le tante opere, si occupa della decorazione del soffitto della Marciana e affresca la sala regia dei Palazzi vaticani a Roma. Nella prima parte del Codice Marciano Porta affronta il tema del rapporto tra movimento degli astri e linguaggio, indagando la formazione degl’elementi vocali, definendo un'embrionale tassonomia dei suoni e prospettando la possibilità di una  loro riproduzione ARTIFICIALE attraverso appropriati dispositivi meccanici.Per approfondimenti  vedasi treccani.it/enciclopedia/giuseppe-porta Dizionario-Biografico, a cura di  Biffis.   Giuseppe Porta, detto il Salviati o il Salviatino (Castelnuovo di Garfagnana, 1520 – Venezia, 1575), è stato un pittore italiano.   Targa al pittore visibile sotto il Loggiato a lui dedicato Biografia Si formò nella bottega del celebre Francesco Salviati, in onore del quale decise di assumere proprio "Salviati" come nome d'arte. Già nel 1535 era a Roma assieme al maestro, dove si dedicò alla decorazione esterna delle facciate di vari palazzi; è in questo periodo che i due poterono studiare da vicino le opere di Raffaello: sarà questo un fatto centrale in quella definizione di maniera che così come stabilita dai due artisti di concerto al Vasari guarderà alla maniera dello stesso Raffaello oltre che di Michelangelo.  Nel 1539 il Porta lasciò Roma per recarsi prima a Firenze (dove ebbe appunto a conoscere il Vasari), poi a Bologna e quindi, nel luglio dello stesso anno a Venezia.  Il suo primo lavoro autonomo fu quello che gli garantì la maggior fama, ovvero l'incisione posta a frontespizio del volume Le sorti intitolate giardino d'i pensieri, libro divinatorio pubblicato da Francesco Marcolini nel 1540, di cui il Porta curò anche le illustrazioni interne: tali vignette formavano un repertorio di tipi e di situazioni figurative a cui si ispirarono i maestri della nuova generazione (Tintoretto, Bassano, ecc.); lo stesso frontespizio, di per sé, è da molti studiosi considerato un vero e proprio manifesto del Manierismo.  Alla partenza di Francesco Salviati, nel 1541, il Porta cominciò a dedicarsi con maggior costanza alla decorazione di palazzi veneziani, tra cui Palazzo Loredan a Santo Stefano. Fu in quel periodo che lavorò alla splendida Sala della Libreria della Biblioteca Marciana assieme, fra gli altri, al Veronese ed al Tintoretto: sono del pittore castelnuovese una delle file di tondi del soffitto ed un Prometeo sulla parete destra.  Nel 1548 gli venne commissionata per la Basilica dei Frari la pala d'altare Presentazione di Gesù al Tempio.  Nel 1565 il Porta tornò a Roma per completare gli affreschi vaticani, lasciati incompiuti dal maestro Francesco Salviati; nell'anno successivo venne eletto membro effettivo dell'Accademia del Disegno a Firenze.  Tornato a Venezia, fu chiamato ad affrescare un soffitto di Palazzo Ducale, oggi sfortunatamente perduto.  Negli ultimi anni si dedicò prevalentemente a studi di matematica.  Giuseppe Porta da Le vite del Vasari «Fu allievo di Francesco Salviati Giuseppo Porta da Castel Nuovo della Carfagnana, che fu chiamato anch'egli, per rispetto del suo maestro, Giuseppo Salviati. Costui giovanetto, l'anno 1535, essendo stato condotto in Roma da un suo zio, segretario di monsignor Onofrio Bartolini arcivescovo di Pisa, fu acconcio col Salviati, appresso al quale imparò in poco tempo non pure a disegnare benissimo, ma ancora a colorire ottimamente. Andato poi col suo maestro a Vinezia, vi prese tante pratiche di gentiluomini, che, essendovi da lui lasciato, fece conto di volere che quella città fusse sua patria; e così presovi moglie, vi si è stato sempre et ha lavorato in pochi altri luoghi che a Vinezia. In sul campo di S. Stefano dipinse già la facciata della casa de' Loredani di storie colorite a fresco molto vagamente e fatte con bella maniera. Dipinse similmente a San Polo quella de' Bernardi, et un'altra dietro a San Rocco, che è opera bonissima. Tre altre facciate di chiaro scuro ha fatto molto grandi, piene di varie storie: una a San Moisè, la seconda a San Cassiano, e la terza a Santa Maria Zebenigo. Ha dipinto similmente a fresco in un luogo detto Treville, appresso Trevisi, tutto il palazzo de' Priuli, fabrica ricca e grandissima dentro e fuori; della quale fabrica si parlerà a luogo nella Vita del Sansovino. A Pieve di Sacco ha fatto una facciata molto bella; et a Bagnuolo, luogo de' frati di Santo Spirito di Vinezia, ha dipinto una tavola a olio; et ai medesimi padri ha fatto nel convento di Santo Spirito il palco overo soffittato del loro refettorio, con uno spartimen to pieno di quadri dipinti, e nella testa principale un bellissimo Cenacolo. Nel palazzo di San Marco ha dipinto nella sala del Doge le Sibille, i Profeti, le Virtù cardinali, e Cristo con le Marie, che gli sono state infinitamente lodate. E nella già detta Libraria di San Marco fece due storie grandi, a concorrenza degli altri pittori di Vinezia, de' quali si è ragionato di sopra. Essendo chiamato a Roma dal cardinale Emulio dopo la morte di Francesco, finì una delle maggiori storie che sieno nella detta sala dei Re, e ne cominciò un'altra; e dopo, essendo morto papa Pio Quarto, se ne tornò a Venezia, dove gli ha dato la Signoria a dipignere in palazzo un palco pieno di quadri a olio, il quale è a sommo delle scale nuove. Il medesimo ha dipinto sei molto belle tavole a olio: una in San Francesco della Vigna, all'altare della Madonna; la seconda nella chiesa de' Servi all'altar maggiore; la terza ne' Fra' Minori; la quarta nella Madonna dell'Orto; la quinta a San Zacaria, e la sesta a San Moisè; e due n'ha fatto a Murano, che sono belle e fatte con molta diligenza e bella maniera. Di questo Giuseppe, il quale ancor vive e si fa eccellentissimo, non dico altro per ora, se non che, oltre alla pittura, attende con molto studio alla geometria; e di sua mano è la voluta del capitel ionico che oggi mostra in stampa come si deve girare secondo la misura antica; e tosto doverà venire in luce un'opra che ha composto delle cose di geometria.»  (Tratto da: Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori di Vasari, pittore e architetto fiorentino)  Opere Circoncisione di Gesù, collezione Luigi Grassi, Roma Ciclo d'affreschi sulla Passione della Cappella del SS. Sacramento, chiesa di San Polo Frontespizio "Le sorti",  Fine Art Museum of San Francisco Presentazione di Gesù al Tempio., pala d'altare, Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia Profeti, pala d'altare, Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia La Purificazione di Maria Vergine e santi, pala d'altare, Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia Madonna con Bambino e i santi Antonio Abate e Bernardo, pala d'altare, San Francesco della Vigna, Venezia Santa Caterina d'Alessandria con i santi Gerolamo, Giovanni Battista e Giacomo Apostolo, pala d'altare, San Francesco della Vigna, Venezia Cristo Redentore tra san Giovanni Battista, san Gerolamo, santa Caterina e san Tommaso, studio per pala d'altare, Getty Museum, Los Angeles Ratto delle Sabine, disegno a penna e inchiostro bruno, Museo del Louvre, Parigi Crocifissione, cappella della Trinità, Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia Cristo Risorto con gli apostoli Giacomo, Tommaso, Filippo e Matteo, 1560, cappella della Trinità, Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia La Resurrezione, Nationalmuseum, Stoccolma Riconciliazione dell'imperatore Federico Barbarossa, affresco, Palazzo Vaticano, Roma Guerriero e tre donne attorno alla morente, disegno a penna e inchiostro bruno, Museum of Fine Arts, Boston Ratto delle Sabine, olio su tela, Bowes Museum, Durham Cacciata dal Paradiso, olio su tela, Musée des Augustins, Tolosa Presentazione di Gesù al Tempio, basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia Presentazione di Gesù al Tempio, basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia   Caterina d’Alessandria con i santi Gerolamo, Giovanni Battista, Giacomo Apostolo, chiesa di San Francesco della Vigna, Venezia Caterina d’Alessandria con i santi Gerolamo, Giovanni Battista, Giacomo Apostolo, chiesa di San Francesco della Vigna, Venezia   Vergine con il Bambino, sant’Antonio Abate e san Bernardo, chiesa di San Francesco della Vigna Vergine con il Bambino, sant’Antonio Abate e san Bernardo, chiesa di San Francesco della Vigna   Cristo Risorto con gli apostoli, basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia Cristo Risorto con gli apostoli, basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Venezia   Deposizione dalla Croce, chiesa di San Pietro Martire, Murano (Venezia) Deposizione dalla Croce, chiesa di San Pietro Martire, Murano (Venezia) Voci correlate Francesco Salviati Giorgio Vasari Mattia Biffis, P., Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Portale Arte   Portale Biografie Categorie: Pittori italiani Nati a Castelnuovo di Garfagnana Morti a Venezia [altre]  PORTA (Salviati), Giuseppe. – Figlio di Ludovico e di una certa Maria de Rocca, nacque (come riportato da Migliorini,  sulla scorta di documenti non più rintracciati) a Castelnuovo Garfagnana, feudo estense in territorio toscano.  La famiglia paterna costituiva una delle casate più autorevoli del centro garfagnino, annoverando diversi membri impegnati nel campo dell’amministrazione e del diritto (Nesi). Il padre fu più volte sindaco della Vicaria, mentre il cugino Francesco è ricordato per aver ordinato e tradotto in volgare gli statuti cittadini, nonché per essere l’autore di un poema di ispirazione dantesca intitolato La visione (Firenze, appresso Marescotti). È possibile che anche Giuseppe, primogenito del ramo di Ludovico, abbia potuto contare in gioventù su una prima educazione di stampo umanistico, di cui resterebbe traccia negli interessi scientifici della sua maturità.  Stando a Giorgio Vasari, la sua formazione si svolse a Roma, dove giunse accompagnato da uno zio «segretario del vescovo di Pisache lo mise a studiare con Francesco de’ Rossi, detto il Salviati, a quel tempo una delle personalità emergenti nel panorama artistico romano.  Qui, sempre secondo Vasari, il giovane Porta evidenziò ben presto una naturale predisposizione pittorica, imparando in breve tempo «non pure a disegnare benissimo, ma ancora a colorire ottimamente. L’apprendistato dovette plausibilmente svolgersi nel segno di una solida pratica disegnativa, maturata a contatto con i tradizionali modelli dell’antichità e con l’ambiente dei seguaci di Raffaello (soprattutto Perino del Vaga e Polidoro da Caravaggio). Significativa fu senz’altro anche la pratica come frescante, tecnica di cui in seguito il garfagnino sarebbe diventato un riconosciuto maestro e da cui avrebbe derivato una peculiare sensibilità cromatica, evidenziata anche dai critici seicenteschi («arricchì la pittura di colori non ordinari», Boschini).  Non sono finora note opere risalenti al periodo romano, anche se è plausibile che egli possa aver collaborato con il maestro in occasione di commissioni pubbliche degli anni Trenta, come nel caso degli apparati temporanei per l’ingresso di Carlo V a Roma (1536), o dell’affresco con la Visitazione della Vergine per l’oratorio dei Fiorentini, sempre a Roma (McTavish). Non si può inoltre escludere che alcuni dei disegni giovanili di soggetto antiquario – come la Scena classica di Windsor (Royal collection) – debbano essere riferiti a questo periodo di formazione. Intraprese, al seguito di Francesco Salviati, un viaggio verso il Nord Italia, che lo condusse prima a Firenze, poi a Bologna e infine a Venezia, dove i due artisti giunsero  (Cheney).Il soggiorno veneziano fu probabilmente propiziato da un invito da parte dei Grimani, che in quegli anni stavano portando avanti un ambizioso programma di rinnovamento decorativo del loro palazzo di Santa Maria Formosa, coinvolgendo maestranze centro-italiane; esso si inquadra inoltre all’interno del più vasto fenomeno di aggiornamento in chiave classicista della cultura veneziana, che spinse tra terzo e quinto decennio del Cinquecento diversi pittori e letterati a lavorare o a trasferirsi temporaneamente in laguna (Hochmann).  In questo contesto si colloca l’esordio artistico di Giuseppe Porta che, nell’ottobre del 1540, realizzò, firmandolo, il frontespizio illustrato de Le sorti intitolate giardino d’i pensieri di Francesco Marcolini, vero e proprio «manifesto grafico del manierismo veneziano» (Pallucchini, in Tiziano e la silografia), nonché alcune delle allegorie e dei ritratti di filosofi che adornano il volume, che si distinguono per l’impostazione romanista nei gesti e nelle pose (Mancini). Simili caratteristiche tornano anche nei primi lavori pittorici che ci sono giunti, come nel caso della Resurrezione di Lazaro (Venezia, Fondazione Giorgio Cini), oppure della tavola con La caduta della manna (Milano, coll. privata; Pallucchini).  Alla partenza di Francesco Salviati, P. prede la decisione di fissare la propria residenza a Venezia, potendo contare, tra l’altro, sul sostegno di non meglio precisati «gentiluomini» veneziani (Vasari). Gli incarichi dei primi anni Quaranta testimoniano in effetti un prevalente impegno nel campo della decorazione ad affresco, soprattutto di ville e residenze nobiliari della terraferma; nonostante molte delle opere ricordate dalle fonti debbano considerarsi perdute, alcuni disegni superstiti consentono di definire temi e modelli prevalenti, mettendo in luce il suo impegno per un rinnovamento in chiave classicista dei codici decorativi nel campo dell’affresco (McTavish).  Tra i lavori di questo periodo vanno segnalati gli affreschi eseguiti con Camillo Capelli, detto Camillo Mantovano, per una residenza rurale del Padovano, da identificare con villa Saraceno ‘delle trombe’ di Agugliaro, documentati nell’autunno del 1541 (Biffis), le decorazioni interne di villa Priuli a Treville, nel Trevigiano (Ridolfi.) oltre che «una facciata molto bella» a Piove di Sacco (Vasari). Tra le primissime opere vanno incluse inoltre alcune sezioni degli affreschi con Uomini illustri della Sala dei Giganti a Padova, attribuiti a Porta sulla base di serrati raffronti stilistici (Bodon). Da scalarsi in progressione fino alla metà degli anni Cinquanta sono infine altre imprese decorative compiute in prevalenza a Venezia, tra cui si annoverano gli affreschi per Ca’ Bernardo a San Polo, quelli per un edificio a San Rocco (pagamenti: McTavish), e ancora l’intera facciata di palazzo Loredan a Santo Stefano, decorata con Storie romane. Viene tradizionalmente fissata la commissione dei dipinti per il monastero di S. Spirito in Isola a Venezia, a quel tempo oggetto di un ambizioso programma di riqualificazione architettonica e pittorica, per il quale Porta realizzò le portelle dell’organo con Il trionfo di David e David e Saul, come pure il telero con l’Ultima cena per il refettorio e i tre tondi con scene del Vecchio Testamento (Elia nutrito dall’Angelo; La raccolta della manna; Abacuc portato a Daniele).  L’insieme, trasferito alla Madonna della Salute a seguito della soppressione dell’Ordine, testimonia un cauto avvicinamento ai modi della pittura veneziana contemporanea, soprattutto sul piano delle scelte volumetriche e cromatiche (Mc Tavish).  Gli anni seguenti evidenziano un progressivo incremento degli incarichi pubblici, in particolare per dipinti d’altare commissionati da famiglie di ceto procuratorio e importanti ordini religiosi; contemporaneamente si assiste anche a un crescente interesse da parte della critica e del pubblico dotto, attestato, tra l’altro, dalla presenza del suo nome nell’epistolario di Pietro Aretino  (Rossi).  Tra i lavori più importanti eseguiti a cavallo della metà del secolo, e di cui si conservano in certi casi anche disegni preparatori con interessanti varianti iconografiche (Jaffé), vanno ricordati: la Presentazione di Gesù al Tempio e santi, su commissione dei procuratori di S. Marco de Ultra per l’altare Valier ai Frari (Maronese; Biffis); la Deposizione dalla Croce per S. Pietro Martire a Murano (Zaru); l’Assunzione della Vergine per S. Maria dei Servi, del 1550-55 circa (ora ai Ss. Giovanni e Paolo, cappella del Rosario; McTavish); le pale con la Vergine e i ss. Antonio abate e Bernardo e i Ss. Girolamo, Caterina, Giovanni Battista e Tomaso, rispettivamente per la cappella Dandolo e Bragadin a S. Francesco della Vigna.  Dovrebbe risalire anche il matrimonio con la veneziana Andriana Fasuol, dalla quale ebbe cinque figli (Biffis), oltre che la definitiva e ufficiale adozione del cognome Salviati, scelto «per rispetto del suo maestro» (Vasari).  Partecipò, assieme ad altri sei colleghi (tra i quali Paolo Veronese, Andrea Schiavone e Battista Franco), alla decorazione del soffitto della Libreria marciana di Venezia, promossa dai procuratori di S. Marco a completamento dei lavori dell’edificio sansoviniano destinato a conservare il patrimonio librario della Repubblica. Porta contribuì con tre tondi allegorici raffiguranti Minerva, la Fortuna e la Virtù, Le arti di fronte e Mercurio e Plutone ed Ercole e Bellona, contraddistinti da una sequenza ordinata e metodica di personificazioni e figure mitologiche, rese con misurati equilibri di forme e cromie (cfr. i più recenti D. Gisolfi, On Renaissance library decorations and the Marciana, in Ateneo veneto, s. 3; Biffis, 2013a, pp. 75-126).  L’intervento marciano contribuì a mettere in luce le sue capacità nel settore dell’allegoria politica e civile, in seguito nuovamente saggiate con la raffinata lunetta con l’Allegoria di Venezia come Giustizia (Londra, National Gallery), realizzata per la Zecca (McTavish). Tra le opere di questo periodo si ricorda anche la pala con i Ss. Cosma e Damiano, Giovanni Battista e Zaccaria, commissionata dal medico Benedetto Rinio (Venezia, S. Zaccaria; Pitacco). Più problematica è invece l’autografia delle quattro Sibille per la chiesa di S. Maria del Giglio, per le quali è registrato un modesto pagamento a suo nome di 14 ducati (Rossi). Giunse a Roma su invito dell’ambasciatore Marcantonio da Mula per realizzare un affresco per la Sala regia dei Palazzi vaticani con La pace di Venezia, per il quale ricevette – assieme all’allievo Girolamo Gambarato – diversi pagamenti (McTavish). Secondo Vasari, prima della morte di Pio IV fece a tempo a impostare anche una seconda scena con La storia dei sette re in seguito andata distrutta, ma di cui esiste un pregevole disegno preparatorio (Chatsworth House, Devonshire Collection, inv. 16; McTavish).  Al ritorno a Venezia ricevette l’incarico di realizzare le tele con soggetti allegorici per il soffitto della sala di Antipregadi a Palazzo ducale, per le quali fu pagato 660 ducati (McTavish). L’insieme, andato perduto nell’incendio del 1574, è descritto in un poema latino di Francesco Zannio, che si sofferma in particolare sulla spiegazione dei soggetti e sul significato politico e istituzionale delle allegorie (Biffis).  Alla metà degli anni Sessanta si dovrebbe collocare anche il progressivo avvicinamento alla figura di Jacopo Contarini di Pietro, raffinato cultore di matematica e meccanica, nonché uno dei principali mecenati veneziani del tardo Cinquecento (Hochmann).  Alla sua committenza si devono diverse opere della tarda maturità di Giuseppe Porta, tra cui l’allegoria sacra con L’apparizione di Cristo risorto agli Apostoli (ora a Venezia, Ss. Giovanni e Paolo) e un lungo fregio con figure allegoriche per il palazzo Contarini a S. Samuele, andato disperso, ma di cui sono venuti alla luce diversi frammenti in collezioni private (Hochmann; McTavish), che mostrano, rispetto ai lavori giovanili, uno stile meno rifinito e monumentale, affine ad alcune contemporanee sperimentazioni tizianesche sul tema della forma e del volume.  Simili caratteristiche tornano anche in altre opere degli ultimi anni, come nel caso dei quattro teleri eucaristici per la cappella del Sacramento di S. Polo a Venezia, databili verso la fine degli anni Sessanta (McTavish), l’Annunciazione per gli Incurabili (ora a S. Lazaro dei Mendicanti) e il Battesimo di Cristo per S. Caterina di Mazorbo, su commissione di Emilia Michiel. Tra i lavori estremi va annoverata anche la Presentazione al Tempio per S. Giorgio Maggiore, lasciata incompiuta al momento della morte e portata a termine da Jacopo Palma il Giovane (Jestaz).  Morì a Venezia quando il Senato gli rilasciò un privilegio per alcuni macchinari idraulici (Boucher) – e quando il figlio Teseo gli subentrò nella titolarità della casa a San Trovaso (Biffis).  Oltre che per la sua attività pittorica e per il suo contributo allo sviluppo in chiave classicista dello stile pittorico veneziano, Porta è ricordato dalle fonti anche per la sua attività di studioso e per le sue riconosciute competenze nel campo della matematica e dell’astrologia.  Sono numerose, in tal senso, le testimonianze antiche che menzionano i suoi studi (Vasari) o che ricordano l’ampiezza dei suoi interessi intellettuali, come nel caso di Carlo Ridolfi, il quale evidenziò come egli avesse «buon intendimento delle scienze» e fosse «buono studioso delle matematiche, delle quali compose molti scritti e disegni. Rilevanti furono anche i riconoscimenti ufficiali o le attestazioni di stima, provenienti non solo da colleghi e sodali (tra cui Danese Cattaneo: Rossi), ma anche da altri protagonisti della vita culturale veneziana del Cinquencento, come Francesco Angelo Coccio, Ettore Ausonio, Francesco Patrizi, Sperone Speroni, Bernardo e Torquato Tasso (Campori, 1872; Biffis).  Delle molte opere progettate, l’unica a vedere effettivamente la luce fu la Regola di far perfettamente col compasso la voluta et del capitello ionico…, stampata da Francesco Marcolini e pubblicata nel giugno del 1552 con dedica a Daniele Barbaro. La breve plaquette illustra un metodo per la costruzione della voluta o spirale ionica, concepito come risarcimento di una celebre crux filologica vitruviana su cui si erano cimentati in precedenza anche Alberti, Dürer, Philiader e Serlio; rispetto a queste, la soluzione prospettata da Porta si distingue per l’eleganza formale e la precisione descrittiva, evidenziata dall’adozione di un procedimento matematico mutuato dal libro IV degli Elementi di Euclide (Losito).  La testimonianza più importante del suo «enciclopedismo esoterico» (Rossi) resta comunque quella offerta dal manoscritto marciano It.5094, che raccoglie – in forma di appunti, spesso riuniti in modo disorganico – testi, commenti e schemi relativi alle ricerche del pittore nel campo dell’astrologia e dell’acustica (Boucher; Biffis). Il codice si compone di due parti principali: la prima affronta il tema del rapporto tra movimento degli astri e linguaggio, indagando la formazione degli elementi vocali, definendo un’embrionale tassonomia dei suoni e prospettando la possibilità di una loro riproduzione artificiale attraverso appropriati dispositivi meccanici; la seconda, organizzata attorno a un nucleo di quattordici quaestiones, affronta invece temi più generali di astrologia giudiziaria, relativi soprattutto all’influsso degli astri sul destino individuale. Sul piano del metodo, il lavoro si caratterizza per l’ampio ricorso a modelli descrittivi e all’esperienza empirica, mentre scarsi sono i riferimenti teorici diretti, che si limitano di fatto alla sola citazione dell’opera dell’astrologo bolognese Bartolomeo della Rocca. Annunciato come di imminente pubblicazione da Patrizi, il testo venne in seguito abbandonato in una fase avanzata di stesura, forse anche a causa del carattere decisamente eccentrico della materia trattata; il codice pervenne quindi nelle mani di Jacopo Contarini, probabilmente come dono da parte dei familiari del pittore, per essere infine incorporato nelle raccolte marciane (Boucher). Vasari, Le vite, a cura di G. Milanesi, VII, Firenze.  C. Ridolfi, Le maraviglie dell’arte, a cura di D.F von Hadeln, I, Berlin Boschini, Breve instruzione per intender in qualche modo le maniere degli auttori veneziani, in Id., Le ricche minere della pittura veneziana, Venezia 1674, pp. non numerate; G. Campori, G. P. detto il Salviati. Notizie biografiche e artistiche, in Atti e memorie delle Deputazioni di Storia patria per le provincie modenesi e parmensi Migliorini, Gli uomini illustri garfagnini, Castelnuovo della Garfagnana Frey, Der literarische Nachlass Giorgio Vasaris, II, MünchenPallucchini, La giovinezza del Tintoretto, Milano Jaffé, G. P. il Salviati and Peter Paul Rubens, The art quarterly; I. Cheney, Francesco Salviati’s North Italian journey, in The art bulletin Boccazzi, Due tele ritrovate di G. Salviati, in Arte veneta; A. Ballarin, Jacopo Bassano e lo studio di Raffaello e dei Salviati, Pallucchini, Per gli inizi veneziani di G. P. Boucher, G. Salviati, pittore e matematico; Tiziano e la silografia veneziana del Cinquecento (catal., Venezia), a cura di M. Muraro - D. Rosand, Vicenza; D. McTavish, G. P. called G. Salviati, New York-London 1981 (con bibl. precedente); P. Rossi, Una monografia su G. Salviati, in Arte veneta McTavish, Roman subject matter and style in Venetian façade frescoes, in Racar Hochmann, La collection de Giacomo Contarini, in Mélanges de l’école française de Rome. Moyen âge-temps modern Losito, La ricostruzione della voluta ionica vitruviana nei trattati del Rinascimento Mancini, Lambert Sustris a Padova. La Villa Bigolin a Selvazzano, Selvazzano Dentro 1993, ad ind.; M. Rossi, La poesia scolpita. Danese Cataneo nella Venezia del Cinquecento, Lucca Furlan, Un’aggiunta al catalogo di G. P., in Arte documento Jestaz, Tintoret et Véronèse au secours de G. Salviati et de Palma le Jeune…, in Revue de l’art Rearick, Francesco Salviati, G. P. and Venetian draftsmen, in Francesco Salviati et la Bella Maniera. Actes des Colloques de Rome et de Paris a cura di C. Monbeig-Goguel - P. Costamagna, Rome Hochmann, G. P. e la decorazione di palazzo Contarini dalle Figure, in Arte veneta Pitacco, Un prestito mai rifuso: la vicenda del ‘Liber de simplicibus’ di Benedetto Rini, in Figure di collezionisti a Venezia tra Cinque e Seicento, a cura di L. Borean - S. Mason, Udine Hochmann, Venise et Rome 1500-1600: deux ècoles de peinture et leurs échanges, Genève, ad ind.; D. McTavish, Additions to the catalogue of drawings by G. Salviati, in Master Drawings Nesi, Castelnuovo capitale della provincia estense di Garfagnana nel XVI secolo, Castelnuovo di Garfagnana; G. Bodon, Heroum imagines. La Sala dei Giganti a Padova…, Venezia, ad ind.; A. Imolesi Pozzi, L’attribuzione del frontespizio de “Le sorti in Un giardino per le arti…, a cura di P. Procaccioli, Bologna Cellauro, G. Salviati’s ‘Allegory of Architecture’ for Daniele Barbaro’s 1556 edition of Vitruvius, in Storie dell’arte; A. Maronese, La Pala della Purificazione di Giuseppe Salviati: devozione, celebrazione famigliare, propaganda politica, in Venezia Cinquecento, McTavish, Due nuovi dipinti mitologici di G. P. detto G. Salviati, in Arte veneta Biffis, G. Salviati a Venezia Indagini e ricerche sulla produzione figurativa e sul lascito letterario, tesi di dottorato, Università Ca’ Foscari, Venezia (tutor prof. A. Gentili); Id., Prima di Salviati. L’altare dei Frari, i procuratori di San Marco e un documento per Marco Basaiti, in Venezia Tra poesia e pittura: versi di Francesco Zannio per G. Salviati, in AFAT; D. Zaru, Art and observance in Renaissance Venice: the Dominicans and their artists, Roma. Giuseppe Porta. Keywords: deutero-esperanto – fonetica naturale, fonetica artifiziale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Porta”.

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