PIRANDELLO
Luigi Speranza -- Grice e Pirandello: all’isola
-- la ragione conversazionale -- e dov’è il copione? è in noi, signore – il
dramma è in noi -- siamo noi – I ciclopu – identita personale, l’uno, nessuno, decadentismo
– reduzione siciliana – la scuola di Girgenti -- filosofia siciliana –
filosofia italiana -- Luigi Speranza (Girgenti). Filosofo
italiano. Girgenti, Sicilia. Grice: “Pirandello would say he is no philosopher,
but then I’m a cricketer!” --. Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per la
letteratura. Grice: “I quoted Brecht! I should have called Pirandello!” -- Per
la sua produzione, le tematiche affrontate e l'innovazione del racconto
teatrale è considerato tra i più importanti drammaturghi del XX secolo. Tra i
suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in lingua italiana e
siciliana) e circa quaranta drammi, l'ultimo dei quali incompleto. Io son
figlio del Caos. E non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in
una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in
forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del
genuino e antico vocabolo greco Kaos. Figlio di Stefano Pirandello e Caterina
Ricci Gramitto, appartenenti a famiglie di agiata condizione borghese, dalle
tradizioni risorgimentali, nacque in contrada Càvusu a Girgenti..Nell'imminenza
del parto che dove avvenire a Porto Empedocle, per un'epidemia di colera che
stava colpendo la Sicilia, il padre decide di trasferire la famiglia in
un'isolata tenuta di campagna per evitare il contatto con la pestilenza. Porto
Empedocle, prima di chiamarsi così, era la Borgata Molo. Quando si decide che
la borgata diviene comune autonomo. La linea di confine fra i due comuni venne
fissata all'altezza della foce di un fiume essiccato che taglia in due la
contrada chiamata u Càvuso o u Càusu, pantalone. Questo Càvuso appartene a metà
alla Borgata Molo e l'altra metà a GIRGENTI. A qualche impiegato dell'ufficio anagrafe
parve che non e cosa che si scrive che qualcuno e nato in un paio di pantaloni
e cangia quel volgare càusu in caos. Il padre, partecipa alle imprese
garibaldine. Sposa Caterina, sorella di un suo commilitone, Rocco Ricci
Gramitto. Il suo nonno materno, Giovanni Battista Ricci Gramitto, e tra
gli esponenti di spicco della rivoluzione siciliana e, escluso dall'amnistia al
ritorno del Borbone, fuggito in esilio a Malta dove muore. Il bonno paterno,
Andrea Pirandello, e un armatore e ricco uomo d'affari di Pra', ora quartiere
di Genova. La famiglia vive in una situazione economica agiata, grazie al
commercio e all'estrazione dello zolfo. La sua infanzia e serena ma, come
lui stesso racconta, caratterizzata anche dalla difficoltà di comunicare con
gli adulti e in specie con i suoi genitori, in modo particolare con il padre.
Questo lo stimola ad affinare le sue capacità espressive e a studiare il modo
di comportarsi degli altri per cercare di corrispondervi al meglio. Fin
da ragazzo soffre d'insonnia e dorme abitualmente solo tre ore per notte. E molto
devoto alla Chiesa cattolica grazie all'influenza che ebbe su lui una domestica
di famiglia, che lo avvicinò alle pratiche religiose, ma inculcandogli anche
credenze superstiziose fino a convincerlo della paurosa presenza degli spiriti.
La chiesa e i riti della confessione religiosa gli permettevano diaccostarsi ad
un'esperienza di misticismo, che cercherà di raggiungere in tutta la sua
esistenza. Si allontanò dalle pratiche religiose per un avvenimento
apparentemente di poco conto: un prete aveva truccato un'estrazione a sorte per
far vincere un'immagine sacra al giovane Luigi; questi rimase così deluso dal
comportamento inaspettatamente scorretto del sacerdote che non volle più avere
a che fare con la Chiesa, praticando una religiosità del tutto diversa da
quella ortodossa. Dopo l’istruzione elementare impartitagli privatamente,
fu iscritto dal padre alla regia scuola tecnica di Girgenti, ma durante
un’estate preparò, all’insaputa del padre, il passaggio agli studi classici. In
seguito a un dissesto economico, la famiglia si trasfere a Palermo. Frequenta
il regio ginnasio Vittorio Emanuele II e dove rimase anche dopo il rientro dei
suoi a Porto Empedocle. Si appassiona subito alla letteratura. Scrive “Barbaro",
andata perduta. Aiuta il padre nel commercio dello zolfo, e puo conoscere
direttamente il mondo degl’operai nelle miniere e quello dei facchini delle
banchine del porto mercantile. Studia a Palermo e Roma. Studia filologia sotto
Monaci. Studia Bücheler, Usener e
Förster. Scrive “Foni ed evoluzione fonetica del dialetto della
provincia di Girgenti.” Si trasfere a Roma, dove poté mantenersi grazie agli
assegni mensili inviati dal padre. Qui conobbe L. Capuana che lo aiutò molto a
farsi strada nel mondo letterario e che gli aprì le porte dei salotti
intellettuali dove ebbe modo di conoscere giornalisti, scrittori, artisti e
critici. Un allagamento e una frana nella miniera di zolfo di Aragona di
proprietà del padre, nella quale era stata investita parte della dote di
Antonietta, e da cui anche Pirandello e la sua famiglia traevano un notevole
sostentamento, li ridusse sul lastrico. Questo avvenimento accrebbe il
disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di P., Antonietta. Ella era
sempre più spesso soggetta a crisi isteriche, causate anche dalla gelosia, a
causa delle quali o lei rientrava dai genitori, o Pirandello era costretto a
lasciare la casa. La malattia prese la forma di una gelosia delirante e paranoica,
che la porta a scagliarsi contro tutte le donne che parlassero col marito, o
che lei pensava che volessero avere un qualche tipo di rapporto con lui;
perfino la figlia Lietta susciterà la sua gelosia, e a causa del comportamento
della madre tenterà il suicidio e poi se ne andrà di casa. La chiamata alle
armi di Stefano nella Grande Guerra peggiorò ulteriormente la sua situazione
mentale. Solo diversi anni dopo, egli, ormai disperato, acconsentì che
Antonietta fosse ricoverata in un ospedale psichiatrico. Morirà in una clinica
per malattie mentali di Roma, sulla via Nomentana. La malattia della moglie lo porta
ad approfondire, portandolo ad
avvicinarsi alle nuove teorie sulla psicoanalisi di Freud, lo studio dei
meccanismi della mente e ad analizzare il comportamento sociale nei confronti
della malattia mentale. Spinto dalle ristrettezze economiche e dallo
scarso successo delle sue prime opere letterarie, e avendo come unico impiego
fisso una cattedra di stilistica dove impartire lezioni private di italiano e
di tedesco, dedicandosi anche intensamente al suo lavoro letterario. Inizia
anche una collaborazione con il Corriere della Sera. Il suo primo grande
successo fu merito del romanzo Il fu Mattia Pascal, scritto nelle notti di
veglia alla moglie paralizzata alle gambe. La critica non diede subito al
romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non
seppero cogliere il carattere di novità del romanzo, come d'altronde di altre
opere di P.. Perché P. arrivasse al successo si dovette aspettare a quando
si dedica totalmente al teatro. Lo scrittore siciliano aveva rinunciato a
scrivere opere teatrali, quando l'amico N. Martoglio gli chiese di mandare in
scena nel suo Minimo presso il
Metastasio di Roma alcuni suoi lavori: Lumie di Sicilia e l'Epilogo. Acconsente
e la rappresentazione dei due atti unici ebbe un discreto successo. Tramite i
buoni uffici del suo amico Martoglio anche A. Musco volle cimentarsi con il
teatro pirandelliano: Pirandello tradusse per lui in siciliano Lumie di
Sicilia, rappresentato con grande successo al Pacini di Catania. Cominciò da
questa data la collaborazione con Musco che incominciò a guastarsi dopo
qualche tempo per la diversità di opinioni sulla messa in scena di Musco della
commedia Liolà nel novembre al teatro Argentina di Roma: «Gravi dissensi» di cui
Pirandello scrive al figlio Stefano. La guerra fu un'esperienza dura per
Pirandello; il figlio venne infatti imprigionato dagli austriaci, e, una volta
rilasciato, ritorna in Italia gravemente malato e con i postumi di una ferita.
Durante la guerra, inoltre, le condizioni psichiche della moglie si aggravarono
al punto da rendere inevitabile il ricovero in manicomio dove rimase fino alla
morte. Dopo la guerra, lo scrittore si immerse in un lavoro frenetico,
dedicandosi soprattutto al teatro. Fonda la Compagnia del Teatro d'Arte di Roma
con due grandissimi interpreti dell'arte pirandelliana: Marta Abba e Ruggero
Ruggeri. Con questa compagnia cominciò a viaggiare per il mondo: le sue
commedie vennero rappresentate anche nei teatri di Broadway. Nel giro di
un decennio arrivò ad essere il drammaturgo di maggior fama nel mondo, come
testimonia il premio Nobel per la letteratura ricevuto per il suo ardito e
ingegnoso rinnovamento dell'arte drammatica e teatrale. Degno di nota fu lo
stretto rapporto con Abba, sua musa ispiratrice, della quale Pirandello,
secondo molti biografi e conoscenti, era innamorato forse solamente in maniera
platonica. Molte delle opere pirandelliane cominciavano intanto ad essere
trasposte al cinema. Pirandello andava spesso ad assistere alla lavorazione dei
film; andò anche negli Stati Uniti d'America, dove famosi attori e attrici di
Hollywood, come Garbo, interpretavano i suoi soggetti. Nell'ultimo di questi
viaggi andò a trovare, su invito, Einstein a Princeton. In una conferenza
stampa difese con veemenza la politica estera del FASCISMO, con la guerra
d'Etiopia, accusando i giornalisti statunitensi di ipocrisia, citando il
colonialismo contro i nativi americani. Pirandello e la politica: l'adesione al
fascismo. Non aveva mai preso specifiche posizioni politiche, tranne
l'ammirazione per il patriottismo garibaldino di famiglia, unica certezza in
un'epoca di crisi. La sua idea politica di fondo e legata principalmente a
questo patriottismo risorgimentale. Una sua lettera apparsa sul Giornale di
Sicilia testimonia gli ideali patriottici della famiglia, proprio nei primi
mesi dallo scoppio della Grande Guerra durante la quale il figlio e fatto
prigioniero dagli austriaci e rinchiuso, per la maggior parte della prigionia,
nel campo di concentramento di Pian di Boemia, presso Mauthausen. Non riuscì a
far liberare il figlio malato neppure con l'intervento di Benedetto XV. Nella
sua vita condivise alcune delle idee dei giovani fasci siciliani e del
socialismo; ne I vecchi e i giovani si nota come la sua idea politica e stata
oscurata dalla riflessione umoristica. Per Pirandello, i siciliani hanno subìto
le peggiori ingiustizie dai vari governi italiani -- è questa l'unica idea
forte che ci presenta. Nella prima guerra mondiale e un interventista,
anche se avrebbe preferito che il figlio non partecipasse in prima linea alla
guerra, cosa che invece fa, arruolandosi volontario immediatamente e rimanendo
ferito e prigioniero degli austriaci, situazione che e estremamente angosciosa
per lo scrittore. Nel primo dopoguerra non adere subito ai fasci di
combattimento, tuttavia pochi anni dopo esplicita l'adesione al fascismo, ormai
istituzionalizzato. E ricevuto da Mussolini a Palazzo Chigi. Chiese
l'iscrizione al partito fascista inviando un telegramma a Mussolini, pubblicato
subito dall'agenzia Stefani. Eccellenza, sento che questo è per me il momento
più proprio di dichiarare una fede nutrita e servita sempre in silenzio. Se
l'E.V. mi stima degno di entrare nel partito nazionale fascista, pregerò come
massimo onore tenermi il posto del più umile e obbediente gregario. Con
devozione intera. Il telegramma arriva in un momento di grande difficoltà per
il presidente del consiglio dopo il ritrovamento del corpo di Matteotti. Per la
sua adesione al fascismo e duramente attaccato da alcuni intellettuali e
politici fra cui il deputato liberale G. Amendola che in un a saggio arriva a
dargli dell'accattone che voleva a tutti i costi divenir senatore del Regno. Pur
non ritrovandosi caratterialmente con Mussolini e molti gerarchi, che ritiene
persone troppo rozze e volgari, oltre che poco interessati al teatro, non
rinnega mai la sua adesione al fascismo, motivata tra le altre cose da una
profonda sfiducia nei regimi social-democratici, così come non si interessa mai
del marxismo, solo ne “I vecchi e i giovani” mostra un leggero interesse per il
socialismo -- regimi nei quali si andano trasformando la democrazia liberale,
che ritene a loro volta corrotta, portando ad esempio gli scandali dell'età
giolittiana e il trasformismo. Pova inoltre un deciso disprezzo per la classe
politica che avrebbe voluto vedere, nichilisticamente, cancellata dalla vita
del Paese, e una forte sfiducia verso la massa caotica del popolo, che anda istruita
e guidata da una sorta di monarca illuminato. E tra i firmatari del Manifesto redatto
da GENTILE. La sua adesione al FASCISMO e per molti imprevista e sorprende anche
i suoi più stretti amici. Sostanzialmente egli, per un certo conservatorismo
che comunque ha, guarda al duce come ri-organizzatore della società. Un'altra
motivazione addotta per spiegare tale scelta politica è che il fascismo lo
riconduce all’ideale patriottico ri-sorgimentale di cui e convinto sostenitore,
anche per le radici garibaldine del padre. Vede nelli una idea originale, che
dove rappresentare la forma dell'Italia destinata a divenire modello. Puo apparire
un punto di contatto colli fasci il sostenuto relativismo filosofico di
entrambi. Ben diverso pero è il relativismo morale dei fasci, fondato sull'attivismo
e il suo relativismo esistenziale che si richiama allo scetticismo razionale. Si
fa interprete di un relativismo pessimistico, angosciato, negatore di ogni
certezza, incompatibile con l'ansia attivistica o il relativismo ottimistico
dei fasci Sempre nel solco di Amendola e dei critici anti-fascisti vi è anche
un commento più pragmatico alla sua iscrizione al Partito fascista, la quale
avrebbe avuto origine nel suo ricercare finanziamenti per la creazione della
sua compagnia di teatro, che ha così il sostegno del regime e le relative
sovvenzioni. Il governo fascista, pero, perfino dopo il Nobel, gli prefiere
sempre Annunzio e Deledda, anche lei vincitrice del premio, come letterati
ideali del regime. Ha molta difficoltà a re-perire i fondi statali, che
Mussolini spesso non vuole concedergli. Non sono infrequenti suoi scontri
violenti con autorità fasciste e dichiarazioni aperte di a-politicità. Sono a-politic.
Mi sento soltanto uomo sulla terra. E, come tale, molto semplice e parco. Se
vuole potrei aggiungere casto. Clamorosoe il gesto narrato da C. Alvaro in cui a Roma
strappa la sua tessera del suo fascio davanti agli occhi esterrefatti del
Segretario Nazionale. Nonostante ciò, una rottura aperta col fascismo non
si onsume mai. Si conclude senza troppa fortuna l'esperienza del Teatro
d'Arte. Dopo lo scioglimento, in tacita polemica con il regime fascista che a
suo avviso era troppo parco di sostegno ai suoi progetti teatrali, si ritira. Forse
a parziale compensazione di questo mancato sostegno, e uno dei primi trenta accademici,
nominati direttamente da Mussolini, della neo costituita Reale Accademia
d'Italia – i reali italiani! In nome del suo ideale patriottico, partecipa
alla raccolta dell'oro per la patria donando la medaglia del premio Nobel. Questa
scelta di adesione ai fasci è stata spesso sia minimizzata sia accentuata dalla
critica. L’ideologia fascista non ha mai parte nella sua vita o nel suo teatro,
abbastanza avulse della realtà politica, così che non fu in grado di vedere e
giudicare la violenza dei fasci. Il contenuto anarchico, corrosivo, pessimista
e quasi sempre anti-sistema del suo teatro e guardato con sospetto da molti
uomini del partito. Non lo considerano una vera "arte fascista". La
critica non lo esalta, spesso considerando il suo teatro non conformi all’ideale
fascista. Vi si vede una certa insistenza e considerazione della borghesia
altolocata che i fasci condanno come corrotta e decadente. Gl’arzigogoli
filosofici dei personaggi dei suoi drammi borghesi sono considerati quanto di
più lontano dall'attivismo fascista. Anche dopo l'attribuzione del Nobel
parecchi teatro e accusato dalla stampa di regime di disfattismo tanto che
anche fine tra i controllati speciali dell'OVRA. Nonostante i suoi elogi al
capo del governo, il Duce fa sequestrare l'opera “La favola del figlio” cambiato,
per alcune scene ritenute non consone, impedendone le repliche. A lui e imposta,
per contrasto, la regia dell'opera dannunziana La figlia di Jorio! Le sue volontà
testamentarie, che negavano ogni funerale e celebrazione, metteranno in
imbarazzo i fascisti e lo stesso Mussolini, che ordina così alla stampa che non
ci fanno troppe celebrazioni sui quotidiani, ma che ne fanno data solo la
notizia, come di un semplice fatto di cronaca. Il rifugio di Soriano nel Cimino
ama trascorrere ampi periodi dell'anno nella quiete di Soriano nel Cimino, un'amena
e bella cittadina ricca di monumenti storici e immersa nei boschi del Monte
Cimino. In particolare rimase
affascinato dalla maestosità e dalla quiete di uno stupendo castagneto situato
nella località di "Pian della Britta", a cui volle dedicare
un'omonima poesia, che oggi è scolpita su una lapide di marmo posta proprio in
tale località. Ambienta a Soriano nel Cimino (citando luoghi, località e
personaggi realmente esistiti) anche due tra le sue più celebri novelle Rondone
e Rondinella e Tomassino ed il filo d'erba. A Soriano nel Cimino, è rimasto
vivo ancora oggi il suo ricordo a cui sono dedicati monumenti, lapidi e
strade. Frequenta anche Arsoli per molti anni, soprattutto durante i
periodi estivi, dove amava dissetarsi con una gassosa nell'allora bar Altieri
in piazza Valeria. Il suo amore per il paese si ritrova nella definizione che
egli stesso diede ad Arsoli chiamandola La piccola Parigi. Appassionato di
cinematografia, mentre assiste a Cinecittà alle riprese di un film tratto dal
suo romanzo Il fu Mattia Pascal, si ammala di polmonite. Ha già subito due
attacchi di cuore. Il suo corpo, ormai segnato dal tempo e dagli avvenimenti
della vita, non sopporta oltre. Al medico che tenta di curarlo, disse. Non
abbia tanta paura delle parole, professore, questo si chiama morire. La malattia
si aggrava e muore. Per lui il regime fascista vuole esequie di stato. Viene nvece
rispettate le sue volontà espresse nel testamento. Carro d'infima classe,
quello dei poveri. Nudo. E nessuno m'accompagni -- né parenti né amici. Il
carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi. Per sua volontà il corpo,
senza alcuna cerimonia, e cremato, per evitare postume consacrazioni
cimiteriali e monumentali. Le sue ceneri furono deposte in una preziosa anfora
greca già di sua proprietà e tumulate nel cimitero del Verano. Camilleri e
altri quattro dettero il via a un lento e travagliato adempimento delle sue
ultime volontà (in caso non fosse stato possibile lo spargimento). Far
seppellire le ceneri nel giardino della villa di contrada Caos, dove e nato. Ambrosini
trasporta l'anfora in treno, chiusa in una cassetta di legno. A Palermo il
corteo funebre venne però bloccato dal vescovo di Agrigento Peruzzo. Camilleri
si reca al vescovo, che rimase inamovibile. Propose allora con successo l'idea
di inserire l'anfora in una bara, che venne appositamente affittata. Il corteo,
per un breve tratto a piedi e poi a bordo di una littorina, giunse a Girgenti. Dopo
una cerimonia religiosa, l'anfora con le ceneri e estratta dalla bara e riposta
nel Museo Civico di Agrigento, in attesa della costruzione di un monumento nel
giardino della villa. Solo dopo parecchi anni dalla morte, realizzata una scultura
monolitica di R. Mazzacurati, artista vincitore del concorso indetto,
costituita principalmente da una grossa pietra non lavorata, le ceneri vennero
portate nel giardino e versate in un cilindro di rame inserito nel terreno, che
venne chiuso da una pietra sigillata con del cemento. Una parte rimanente
delle ceneri, trovata anni dopo attaccata ai lati interni dell'anfora, non
essendo più contenibile nel cilindro ri-colmo e ri-aperto per l'occasione,
venne dispersa, rispettando il desiderio originario di lui stesso. Davanti agli
occhi di una bestia crolla come un castello di carte qualunque sistema
filosofico. (L. Pirandello, dai Foglietti). E convinto che qualunque filosofia e
fallita di fronte all'insondabilità dell'uomo quando in lui prevale la bestia
-- l'aspetto animalesco e irrazionale. La sua e una teoria della pluralità
dell'io. Pubblica i saggi “Arte e Scienza” e “L'umorismo” -- caratterizzati da
un'esposizione di stile colloquiale, molto lontana dal consueto discorso
filosofico. I due saggi sono espressione di un'unica identita artistica ed
esistenziale che ha coinvolto lo scrittore siciliano che vede come centrale
proprio la poetica dell'umorismo. In “L'umorismo” confluiscono idee, brani di
scritti e appunti precedenti. Sue varie chiose e annotazioni a L'indole e il
riso di Pulci di A. Momigliano e parti dell'articolo di Cantoni nella «Nuova
Antologia». Il suo umorismo si inserisce in un rigoglioso e più che secolare
campo di meditazione e ricerca sull'omonimo tema; e rappresenta il momento ri-epilogativo
probabilmente più soddisfacente di una serie di acquisizioni teoriche che la
cultura ha chiare e consolidate . Bisogna infatti aspettare il saggio di Genovese,
“Il Comico, l’Umore e la Fantasia o Teoria del Riso come Introduzione all’Estetica”
(Bocca, Torino) per avere un saggio di ampia informazione e documentazione, di
solido spessore speculative pur nell'ispirazione idealistica da cui prende le
mosse. Tecnicamente persuasivo, insomma, e con ben altre fondamenta teoretiche,
praltro, in un panorama di non rara fossilizzazione culturale, va detto che
l'opera di Genovese è stata appaiata forse soltanto dal coraggioso saggio, e
Homo ridens. Estetica, Filologia, Psicologia, Storia del Comico” (Firenze,
Olsckhi). Distingue il comico dall'umoristico. Il comico e definito come avvertimento
del contrario, nasce dal contrasto tra l'apparenza e la realtà. Vedo una
vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile
manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi
metto a ridere. "Avverto" che quella vecchia signora è il contrario
di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta
e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto
un "avvertimento del contrario. L'umorismo, il "sentimento del
contrario", invece nasce da una considerazione meno superficiale della
situazione. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che
quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un
pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente,
s'inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a
trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non
posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me,
mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro. Da
quel primo *avvertimento* del *contrario* mi ha fatto passare a questo *sentimento*
del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico. Quindi,
mentre il comico genera quasi immediatamente la risata perché mostra subito la
situazione *evidentemente contraria* a quella che dovrebbe normalmente essere,
l'umoristico nasce da una più ponderata ri-flessione che genera compassione e
un sorriso di comprensione. Nell'umoristico c'è il senso di un *comune sentimento*
della fragilità dell’uomo da cui nasce un compatimento per la debolezze dell’altro
che e anche la propria. L'umoristico è meno spietato del comico che giudica in
maniera immediata. Non ci fermiamo alle apparenze, ciò che inizialmente ci
fa ridere adesso ci fa tutt'al più sorridere, o piantare. La filosofia dell'umoristico in nasce già quando pubblica
le due premesse de Il fu Mattia Pascal dove richiamandosi al “Copernico” di
Leopardi riprende l'ironia che attribusce l’eliocentrismo alla pigrizia del sole
stanco di girare attorno ai pianeti. Si vede una notazione dell’umoristico
nella contrapposizione di due sentimenti opposti. Dopo l’accettazione
dell’eliocentrismo, i terrestri accetano di essere una parte infinitesimale
dell'universo e nello stesso tempo la sua capacità di
compenetrarsene. L'analisi dell'identità condotta da lui lo porta a formulare
la teoria della crisi dell'io. Il nostro spirito consiste di frammenti, o
meglio, di elementi distinti, più o meno in rapporto tra loro, i quali si
possono disgregare e ricomporre in un nuovo aggregamento, così che ne risulti
una nuova personalità, che pur fuori dalla coscienza dell'io normale, ha una
propria coscienza a parte, indipendente, la quale si manifesta viva e in atto,
oscurandosi la coscienza normale, o anche coesistendo con questa, nei casi di
vero e proprio sdoppiamento dell'io. Talché veramente può dirsi che due persone
vivono, agiscono a un tempo, ciascuna per proprio conto, nel medesimo
individuo. Con gli elementi del nostro io noi possiamo perciò comporre,
costruire in noi stessi altri individui, altri esseri con propria coscienza,
con propria intelligenza, vivi e in atto. Paradossalmente, il solo modo per
recuperare la propria identità è la follia, tema centrale in molte opere, come
l'Enrico IV o come Il berretto a sonagli, nel quale inserisce addirittura una
ricetta per la pazzia: dire sempre la verità, la nuda, cruda e tagliente
verità, infischiandosene dei riguardi, delle maniere, delle ipocrisie e delle
convenzioni sociali. Questo comportamento porta presto all'isolamento da parte
della società e, agli occhi degli altri, alla pazzia. Abbandonando le
convenzioni sociali e morali l'uomo può ascoltare la propria interiorità e
vivere nel mondo secondo le proprie leggi, cala la maschera e percepisce se
stesso e l’altro senza dover creare un personaggio, è semplicemente “persona”. Esemplare
di tale concezione è l'evoluzione di Vitangelo Moscarda, protagonista di Uno,
nessuno e centomila. Ancora sulla crisi dell'identità del singolo
impotente con la sua razionalità di fronte al mistero universale che lo
circonda, in Il fu Mattia Pascal, espone metaforicamente la sua filosofia del
lanternino, tramite il monologo che il personaggio di Anselmo Paleari rivolge
al protagonista Mattia Pascal, in cui la piccola lampada rappresenta il
sentimento umano, che non riesce ad alimentarsi se non tramite le illusioni di
fede e ideologie varie ("i lanternoni"), ma che altrimenti provoca
l'angoscia del buio che lo circonda all'uomo, l'animale che ha il triste privilegio
di "sentirsi vivere. Nella lanternisofia, il lanternino che proietta tutto
intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l'ombra
nera, l'ombra paurosa che non esisterebbe se il lanternino non fosse acceso in
noi, ma che noi purtroppo dobbiamo credere vera, fintanto ch'esso si mantiene vivo
in noi. Spento alla fine da un soffio, ci accoglierà la notte perpetua dopo il
giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé
dell'Essere, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione? (Il fu
Mattia Pascal, Il lanternino) La sua sfiducia verso la fede religiosa
tradizionale lo porta ad accentuare così il proprio vuoto spirituale, che cercò
di riempire, come il citato personaggio del Paleari, con l'interesse personale
verso l'occultismo, la teosofia e lo spiritismo, che tuttavia non gli daranno
la serenità esistenziale. Il contrasto tra vita e forma Luigi Pirandello svolge
una ricerca inesausta sull'identità della persona nei suoi aspetti più
profondi, dai quali dipendono sia la concezione che ogni persona ha di sé, sia
le relazioni che intrattiene con gli altri. Influenzato dalla filosofia
irrazionalistica di fine secolo, in particolare di Bergson, Pirandello ritiene
che l'universo sia in continuo divenire e che la vita sia dominata da una
mobilità inesauribile e infinita. L'uomo è in balia di questo flusso dominato
dal caso, ma a differenza degli altri esseri viventi tenta, inutilmente, di
opporsi costruendo forme fisse, nelle quali potersi riconoscere, ma che
finiscono con il legarlo a maschere in cui non può mai riconoscersi o alle
quali è costretto a identificarsi per dare comunque un senso alla propria
esistenza. Se l'essenza della vita è il flusso continuo, il perenne divenire,
quindi fissare il flusso equivale a non vivere, poiché è impossibile fissare la
vita in un unico punto. Questa dicotomia tra vita e forma, accompagnerà
l'autore in tutta la sua produzione evidenziando la sconfitta dell'uomo di
fronte alla società, dovuta all'impossibilità di fuggire alle convenzioni di
quest'ultima se non con la follia. Solo il folle, che pure è una figura
sofferente ed emarginata, riesce talvolta a liberarsi dalla maschera, e in
questo caso può avere un'esistenza autentica e vera, che resta impossibile agli
altri in quanto non è fattibile denudare la maschera o le maschere, la propria
identità (Maschere nude è infatti il titolo della raccolta delle sue opere
teatrali). Questa riflessione, che si rispecchia nelle varie opere con accenti
ora lievi ora gravi e tragici, è stata, ad opera soprattutto dello studioso
Adriano Tilgher, interpretata come un sistema filosofico basato sul contrasto
tra la Vita e la Forma, che talvolta ha fatto esprimere alla critica un
giudizio negativo delle ultime opere precedenti al "teatro dei miti",
accusate a volte di "pirandellismo", cioè di riproporre sempre lo
stesso schema di lettura. Il relativismo psicologico o conoscitivo «La verità?
è solo questa: che io sono, sì, la figlia della signora Frola Ah! E la seconda
moglie del signor Ponza Oh! E come? Sì; e per me nessuna! nessuna! Ah, no, per
sé, lei, signora: sarà l'una o l'altra! Nossignori. Per me, io sono colei che
mi si crede. Ed ecco, o signori, come parla la verità. -- Dialogo finale di
Così è (se vi pare)). Dal contrasto tra la vita e la forma nasce il relativismo
psicologico che si esprime in due sensi: orizzontale, ovvero nel rapporto inter-personale,
e verticale, ovvero nel rapporto che una persona ha con se stessa. Gl’uomini
nascono liberi ma il caso interviene nella loro vita precludendo ogni loro
scelta. L’uomo nasce in una società pre-costituita dove ad ognuno viene
assegnata una parte secondo la quale deve comportarsi. Ciascuno è
obbligato a seguire il ruolo e le regole che la società impone, anche se l'io
vorrebbe manifestarsi in modo diverso. Solo per l'intervento del caso può
accadere di liberarsi di una forma per assumerne un'altra, dalla quale non sarà
più possibile liberarsi per tornare indietro, come accade al protagonista de Il
fu Mattia Pascal. L'uomo dunque non può capire né l’altro né tanto meno
se stesso, poiché ognuno vive portando consapevolmente o, più spesso,
inconsapevolmente, una maschera dietro la quale si agita una moltitudine di
personalità diverse e inconoscibili. Queste riflessioni trovano la più
esplicita manifestazione narrativa nel romanzo Uno, nessuno e centomila. Uno
perché ogni persona crede di essere un individuo unico con caratteristiche
particolari. Centomila perché l'uomo ha, dietro la maschera, tante personalità
quante sono le persone che ci giudicano. Nessuno perché, paradossalmente, se
l'uomo ha centomila personalità diverse, invero, è come se non ne possedesse
nessuna, nel continuo cambiare non è capace di fermarsi nel suo io". Il
relativismo conoscitivo e psicologico su cui si basa la sua filosofia si
scontra con il conseguente problema dell'incomunicabilità tra i siciliani. Ogni
personaggio siciliano ha un proprio modo di vedere la realtà. Non esiste
un'unica realtà oggettiva, ma tante realtà quante sono i siciliani che credono
di possederla. Dunque, ognuno ha una propria verità. Questa incomunicabilità
produce quindi un sentimento di solitudine ed esclusione dalla società e
persino da se stesso. Proprio la crisi e frammentazione dell'io interiore crea un
altr’ io diverso e discordante. L’io consiste di frammenti che ci fanno
scoprire di essere -- uno, nessuno – molti -- centomila --. Il personaggio come
il Vitangelo Moscarda di “Uno, nessuno e – molti centomila e i protagonisti
della commedia ‘a fare’, “Sei personaggi in cerca di autore” di conseguenza
avverte un sentimento di “estraneità” –
alienazione o alterita – strano – etimologia -- dalla vita che lo fa sentire
forestiero della vita, nonostante la continua ricerca di un senso
dell'esistenza e di un'identificazione di un proprio ruolo, che vada oltre la
maschera, o le diverse e innumerevoli maschere, con cui si presentano al
cospetto della società o delle persone più vicine. Il peronaggio accetta
la maschera, che lui stesso ha messo o con cui gl’altro tende a identificarlo. Prova
ommessamente a mostrarsi per quello che lui crede di essere. Incapace di
ribellarsi, pero, o deluso dopo l'esperienza di vedersi attribuita una nuova
maschera, si rassegna. Il personaggio vive nell'infelicità, con la coscienza
della frattura tra la vita che vorrebbe vivere e quella che laltro lo fa vivere
per come esso lo vede. Il personaggio accetta alla fine passivamente il ruolo
da recitare che lui si attribuisce sulla scena dell'esistenza. Questa è la
reazione tipica del personaggio più deboli come si può vedere nel romanzo “Il fu
Mattia Pascal”. Il soggetto non si rassegna alla sua maschera. Accetta pero il
suo ruolo con un atteggiamento ironico, aggressivo o umoristico. Ne fanno
esempio varie opere come: Pensaci Giacomino, Il giuoco delle parti e La
patente. Rosario Chiàrchiaro è un uomo cupo, vestito sempre in nero che si è
fatto involontariamente la nomea di iettatore e per questo è sfuggito da tutti
ed è rimasto senza lavoro. Il presunto iettatore non accetta l'identità che gl’altro
gli ha attribuito ma comunque se ne serve. Va dal giudice e, poiché tutti sono
convinti che sia un menagramo, pretende la patente di iettatore autorizzato. In
questo modo ha un lavoro: chi vuole evitare le disgrazie che promanano da lui
dovrà pagare per allontanarlo. La maschera rimane – ma almeno se ne ricava un
vantaggio. L'uomo, accortosi del relativismo, si rende conto che l'immagine che
di sé non corrisponde in realtà a quella che l’altro ha di lui e cerca in ogni
modo di carpire questo lato inaccessibile del suo io. Vuole togliersi la
maschera che gli è stata imposta e reagisce con disperazione. Non riesce a
strapparsela e allora se è così che lo vuole il mondo, egli e quello che l’altro
credono di percipere in lui e non si ferma nel mantenere questo suo
atteggiamento sino all’ultima e drammatica conseguenza. Si chiude in una
solitudine disperata che lo porta al dramma, alla pazzia o al suicidio. Da tale
sforzo verso un obiettivo irraggiungibile nasce la voluta follia. La follia è
lo strumento di contestazione per eccellenza della forma fasulla della vita
sociale, l'arma che fa esplodere la convenzione e il rituale, riducendoli
all'assurdo e rivelandone l'inconsistenza. Solo e unico modo per vivere,
per trovare l’io, è quello di accettare il fatto di non avere un'identità, ma
solo frammenti -- e quindi di non essere uno ma nessuno -- accettare
l'alienazione completa da se stesso. Tuttavia il colletivo non accetta il
relativismo. Il soggeto chi accetta il relativismo viene ritenuto pazzo dal
colletivo. Esemplari sono i personaggi dei drammi Enrico IV, dei Sei personaggi
in cerca d'autore, o di Uno, nessuno e centomila. Divenne famoso proprio
grazie al teatro che chiama “teatro dello specchio”, perché in esso viene
raffigurata la vita vera, quella nuda, amara, senza la maschera dell'ipocrisia
e delle convenienze sociali, di modo che lo spettatore si guardi come in uno
specchio così come realmente è, e diventi migliore. Dalla critica viene
definito come uno dei grandi drammaturghi. Scrive moltissime opera, alcune
delle quali rielaborazioni delle sue stesse novelle, che vengono divise in base
alla fase di maturazione dell'autore: Prima faseIl teatro siciliano
Seconda faseIl teatro umoristico/grottesco Terza fase Il teatro nel teatro
(meta-teatro) Quarta fase Il teatro dei miti. Generalmente si attribuisce il
suo interesse per il teatro agli anni della maturità, ma alcuni precedenti
mostrano come tale convinzione necessiti di una rivalutazione. Compose alcuni
lavori teatrali, andati perduti poiché da lui stesso bruciati (tra gli altri,
il copione de Gli uccelli dell'alto). In una lettera alla famiglia, si legge. Oh, il teatro
drammatico! Io lo conquisterò. Io non posso penetrarvi senza provare una viva
emozione, senza provare una sensazione strana, un eccitamento del sangue per
tutte le vene. Quell'aria pesante chi vi si respira, m'ubriaca: e sempre a metà
della rappresentazione io mi sento preso dalla febbre, e brucio. È la vecchia
passione chi mi vi trascina, e non vi entro mai solo, ma sempre accompagnato
dai fantasmi della mia mente, persone che si agitano in un centro d'azione, non
ancora fermato, uomini e donne da dramma e da commedia, viventi nel mio
cervello, e che vorrebbero d'un subito saltare sul palcoscenico. Spesso mi
accade di non vedere e di non ascoltare quello che veramente si rappresenta, ma
di vedere e ascoltare le scene che sono nella mia mente: è una strana
allucinazione che svanisce ad ogni scoppio di applausi, e che potrebbe farmi
ammattire dietro uno scoppio di fischi! -- da una lettera ai familiari. È in
questa dimensione che si parla di teatro mentale: lo spettacolo non è subito
passivamente ma serve come pretesto per dar voce ai "fantasmi" che
popolano la mente dell'autore (nella prefazione ai Sei personaggi in cerca
d'autore Pirandello chiarirà di come la Fantasia prenda possesso della sua mente
per presentargli personaggi che vogliono vivere, senza che lui li
cerchi). In un'altra missiva, spedita da Roma, sostiene che la scena
italiana gli appare decaduta: «Vado spesso in teatro, e mi diverto e me
la rido in veder la scena italiana caduta tanto in basso, e fatta sgualdrinella
isterica e noiosa -- da una lettera ai familiari. La delusione per non essere
riuscito a far rappresentare i primi lavori lo distoglie inizialmente dal
teatro, facendolo concentrare sulla produzione novellistica e romanziera.
Pubblica l'importante saggio Illustratori, attori, traduttori dove esprime le
sue idee, ancora negative, sull'esecuzione del lavoro dell'attore nel lavoro
teatrale: questi è infatti visto come un mero traduttore dell'idea
drammaturgica dell'autore, il quale trova dunque un filtro al messaggio che
intende comunicare al pubblico. Il teatro viene poi definito da P. come un'arte
"impossibile", perché "patisce le condizioni del suo specifico
anfibio":: un tradimento della scrittura teatrale, che ha di contro
"il cattivo regime dei mezzi rappresentativi, appartenenti alla dimensione
adultera dell'eco. È in questo momento che Pirandello si distacca dalla
lezione positivista e, presa diretta coscienza dell'impossibilità della
rappresentazione scenica del "vero" oggettivo, ricerca nella
produzione drammaturgica di scavare l'essenza delle cose per scoprire una
verità altra (come è spiegato nel saggio L'Umorismo con il sentimento del contrario).
Fondò la compagnia del Teatro d'Arte di Roma con sede al Teatro Odescalchi con
la collaborazione di altri artisti: il figlio S. Pirandello, O. Vergani, C.
Argentieri, A. Beltramelli, G. Cavicchioli, M. Celli, P. Cantarella, L.
Picasso, Renzo Rendi, M. Bontempelli e G. Prezzolini -- tra gli attori più
importanti della compagnia figurano Marta Abba, Lamberto Picasso, Maria Letizia
Celli, Ruggero Ruggeri. La compagnia, il cui primo allestimento risale con
Sagra del signore della nave dello stesso Pirandello e Gli dei della montagna
di Lord Dunsany, ebbe però vita breve: i gravosi costi degli allestimenti, che
non riuscivano ad essere coperti dagli introiti del teatro semivuoto costrinsero
il gruppo, dopo solo due mesi dalla nascita, a rinunciare alla sede del Teatro
Odescalchi. Per risparmiare sugli allestimenti la compagnia si produsse prima
in numerose tournée estere, poi fu costretta allo scioglimento definitivo,
avvenuto a Viareggio. Prima faseTeatro Siciliano Nella fase del Teatro
Siciliano P. è alle prime armi e ha ancora molto da imparare. Anch'essa come le
altre presenta varie caratteristiche di rilievo; alcuni testi sono stati
scritti interamente in lingua siciliana perché considerata dall'autore più viva
dell'italiano e capace di esprimere maggiore aderenza alla realtà. La
morsa e Lumìe di Sicilia Roma, Teatro Metastasio, Il dovere del medico, Roma,
Sala Umberto, La ragione degli altri, Milano, Teatro Manzoni, Cecè, Roma, Teatro Orfeo, Pensaci, Giacomino,
Roma, Teatro Nazionale, Liolà, Roma, Teatro Argentina, Seconda fase: Il teatro
umoristico/grottesco. Pirandello e Marta Abba Mano a mano che l'autore si
distacca da verismo e naturalismo, avvicinandosi al decadentismo si ha l'inizio
della seconda fase con il teatro umoristico. Presenta personaggi che incrinano
le certezze del mondo borghese: introducendo la versione relativistica della
realtà, rovesciando i modelli consueti di comportamento, intende esprimere la
dimensione autentica della vita al di là della maschera. Così è (se vi
pare), Milano, Teatro Olimpia, Il berretto a sonagli, Roma, Teatro Nazionale, La
giara, Roma, Teatro Nazionale, Il piacere dell'onestà (Torino, Carignano) La
patente, Torino, Alfieri, Ma non è una cosa seria, Livorno, Rossini, Il giuoco delle parti, Roma, Quirino, L'innesto,
Milano, Manzoni, L'uomo, la bestia e la virtù, Milano, Olimpia, Tutto per bene,
Roma, Quirino, Come prima, meglio di prima, Venezia, Goldoni, La signora Morli,
una e due, Roma, Argentina. Nella fase del teatro nel teatro le cose cambiano
radicalmente. Il teatro deve parlare anche agli occhi non solo alle orecchie, a
tal scopo ripristinerà una tecnica teatrale di Shakespeare, il palcoscenico
multiplo, in cui vi può per esempio essere una casa divisa in cui si vedono
varie scene fatte in varie stanze contemporaneamente. Inoltre il teatro nel
teatro fa sì che si assista al mondo che si trasforma sul palcoscenico. Abolisce
anche il concetto della quarta parete, cioè la parete trasparente che sta tra
attori e pubblico. In questa fase, infatti, tende a coinvolgere il pubblico che
non è più passivo ma che rispecchia la propria vita in quella agita dagli
attori sulla scena. Ha un incontro con Filippo. Conseguenza, oltre alla nascita di
un'amicizia e che Filippo sente come accadde in passato per lui, il bisogno di
allontanarsi dal regionalism dell'arte verista pur conservandone però le
tradizioni e le influenze. Incontra Eduardo, Peppino e Titina De Filippo. Sei
personaggi in cerca d'autore, Roma, Valle, Enrico IV, Milano, Manzoni, All'uscita,
Roma, Argentina, L'imbecille, Roma, Quirino, Vestire gli ignudi, Roma, Quirino,
L'uomo dal fiore in bocca, Roma, Degli Indipendenti, La vita che ti diedi, Roma,
Quirino, L'altro figlio, Roma, Nazionale, Ciascuno a suo modo, Milano, Dei Filodrammatici,
Sagra del signore della nave, Roma, Odescalchi, Diana e la Tuda, Milano, Eden, L'amica
delle mogli, Roma, Argentina, Bellavita, Milano, Eden, O di uno o di nessuno, Torino, di Torino, Come
tu mi vuoi, Milano, dei Filodrammatici; Questa sera si recita a soggetto,
Torino, di Torino, Trovarsi, Napoli, dei Fiorentini, Quando si è qualcuno,
Buenos Aires Odeón, La favola del figlio cambiato, Roma, Reale dell'Opera, Non
si sa come, Roma, Argentina, Sogno, ma forse no, Lisbona, Teatro Nacional. Alla
fase del teatro dei miti ase si assegnano solo tre opera. La nuova colonia
Lazzaro I giganti della montagna Romanzi Copertina de Il turno, Madella. Scrive sette romanzi: L'esclusa,
a puntate su La Tribuna (Milano, Treves); Il turno (Catania, Giannotta); l fu
Mattia Pascal, Roma, Nuova antologia. Suo marito, Firenze, Quattrini. (poi
Giustino Roncella nato Boggiolo, in Tutti i romanzi, Milano, Mondadori, I
vecchi e i giovani, Milano, FTreves. Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Firenze,
R. Bemporad et figlio. Uno, nessuno e centomila, Firenze, Bemporad; Novelle. Le
novelle sono considerate le opere più durature. I critici hanno cambiato tale
opinione ritenendo le opere teatrali più degne di essere ricordate. Fare
distinzione tra il contenuto di una novello o romanzo e un dramma è difficile. Molte novelle sono
state messe in opera a teatro. “Ciascuno a suo modo” deriva dal “Si gira”. “Liolà”
ha il tema preso da “Il fu Mattia Pascal”; “La nuova colonia” e presentata in “Suo
marito”. Analizzando le novelle si puo renderci conto che ciò che manca è una
delineazione tematica, una cornice. Sono presenti un crogiolo di personaggi ed
eventi. Il tempo in cui una novella e ambientata non è definito. Alcune si svolgono nell'epoca umbertina, poi
giolittiana e del dopo-giolitti. Diversamente accade nella novella siciliana. Iil
tempo non è fissato. E un tempo antico, di una società che non vuole cambiare e
che è rimasta ferma. I paesaggi della novellistica sono vari. Per quella detta
siciliana si ha spesso il tipico paesaggio rurale. In alcune si trova il tema
del contrasto tra le generazioni dovuto all'unità d'Italia. Altro ambiente
delle novelle è la Roma umbertina o giolittiana. Il protagonista e sempre
alla presa con il male di vivere, con il caso e con la morte. Non si trova mai
rappresentanti dell'alta borghesia, ma quelli che potrebbero essere i vicini
della porta accanto: il sarto, il balie, il professore, il piccolo proprietario
di negozi che ha una vita sconvolta dalla sorte e dal dramma familiare. Il personaggio
ci viene presentato così come appaie. E difficile trovare un'approfondita
analisi psicologica. La fisionomia e spesso eccentrica. Per il sentimento del
contrario, il personaggio ha un carattere *opposto* a come si presenta. I
personaggi conversano nel presentarsi per come essi *sentono* di essere. Ma
alla fine, e sempre preda del caso, che li farà apparire diverso e cambiato.
Novelle per un anno -- è uno dei più grandi scrittori di novelle, raccolte
dapprima nell'opera Amori senza amore. In seguito si dedica maggiormente per
tutta la sua vita, cercando di completarla, alla raccolta Novelle per un anno,
così intitolata perché il suo intento e quello di scrivere 365. Novelle per un
anno, Firenze, Bemporad; Milano, Mondadori); Scialle nero (Firenze, Bemporad); La
vita nuda, Firenze, Bemporad, La rallegrata, Firenze, Bemporad, L'uomo solo,
Firenze, Bemporad, La mosca, Firenze, Bemporad, In silenzio, Firenze, Bemporad,
VII, Tutt'e tre, Firenze, Bemporad, Dal naso al cielo, Firenze, Bemporad, IX,
Donna Mimma, Firenze, Bemporad); Il
vecchio Dio, Firenze, Bemporad, La giara,
Firenze, Bemporad, Il viaggio, Firenze, Bemporad, Candelora, Firenze, Bemporad,
Berecche e la guerra, Milano, Mondadori, Una giornata, Milano, Mondadori). Si
svolge la produzione letteraria di Pirandello meno conosciuta dal grande
pubblico, quella delle poesie che, contrariamente alla composizione teatrale,
non esprimono alcun tentativo di rinnovamento sperimentale estetico, e seguono
piuttosto le forme e i metri tradizionali della lirica classica, pur non
rimandando a nessuna delle correnti letterarie presenti al tempo dello
scrittore. Nell'antologia poetica Mal giocondo, pubblicata a Palermo, ma
la cui prima lirica risale quando P. aveva appena tredici anni, emerge uno dei
temi dell'ultima estetica pirandelliana del contrasto tra la serena classicità
del mito e l'ipocrisia e la immoralità sociale della contemporaneità. Sono presenti,
come nota lo stesso P., anche toni umoristici, specie quelli derivati dal suo
soggiorno a Roma. “Mal giocondo” (Palermo, Libreria Internazionale Pedone
Lauriel); Pasqua di Gea, Milano, Galli (dedicata a Schulz-Lander, di cui si
innamora a Bonn, con una chiara influenza della poesia di Carducci. Pier Gudrò,
Roma, Voghera, Elegie renane, Roma, Unione Cooperativa) -- il cui modello sono
le Elegie romane di Goethe); Elegie romane, traduzione di Goethe, Livorno,
Giusti, Zampogna, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, Scamandro, Roma,
Tipografia Roma, Fuori di chiave, Genova, Formiggini, Pirandello nel cinema
Inizialmente Pirandello non amava molto il cinema, considerato inferiore al
teatro, e questo interesse maturò lentamente, negli anni. Il rapporto tra P. e
il cinema fu complesso, ambiguo, conflittuale, a volte di totale rifiuto, altre
volte di grande curiosità. E fu certamente la curiosità per questa nuova
modalità di narrazione per immagini, che si era già strutturata come industria
cinematografica, che lo spinse a scrivere il romanzo Si gira, poi ripubblicato con
il titolo Quaderni di Serafino Gubbio operatore. In questo romanzo il suo
giudizio sul cinematografo è spietato sia quando teme che il pubblico abbandoni
i teatri per correre a vedere su uno schermo "larve evanescenti"
prodotte in maniera meccanica e fredda, sia quando descrive il mondo della
produzione cinematografica popolato di personaggi volgari impeg confezionare
prodotti commerciali per soddisfare il palato delle masse e gli interessi degli
uomini d'affari. Nello stesso tempo la struttura stessa del racconto letterario
e l'ipotesi, da lui stesso formulata, di trarne un film prefigurano un'idea di
linguaggio cinematografico di grande modernità: il film nel film. Momento
cruciale per la storia del cinema, nei primi decenni del suo sviluppo, fu
l'avvento del sonoro. Anche in questo caso ad un iniziale rifiuto seguì una
svolta significativa. In una lettera a Marta Abba, Pirandello scrisse. L'avvenire
dell'arte drammatica e anche degli scrittori di teatro è adesso là. Bisogna
orientarsi verso una nuova espressione d'arte: il film parlato. Ero contrario,
mi sono ricreduto" Pirandello sul set de Il fu Mattia Pascal con Pierre
Blanchar e Isa Miranda Il lume dell'altra casa di Ugo Gracci. Il crollo di M.
Gargiulo, Lo scaldino di Genina. Ma non è una cosa seria di Augusto Camerini, La
rosa di Arnaldo Frateili Il viaggio di Gennaro Righelli Il fu Mattia Pascal di
Marcel L'Herbier La canzone dell'amore di
Gennaro Righelli, primo film sonoro italiano è tratto dalla novella In
silenzio. Come tu mi vuoi di George Fitzmaurice con Greta Garbo Acciaio di
Ruttmann. Il fu Mattia Pascal di Pierre Chenal, Questa è la vita di Giorgio
Pàstina, Aldo Fabrizifilm a quattro episodi, tutti tratti da una novella: La
giara, Il ventaglino, La patente e Marsina stretta. Come prima, meglio di prima
di J. Hopper Liolà di A. Blasetti Il viaggio di Vittorio De Sica Enrico IV di
Marco Bellocchio Kaos di P. e Taviani, adattamento da Novelle per un anno, Le due
vite di Mattia Pascal di Monicelli Tu ridi di P. e Taviani, adattamento da
Novelle per un anno; La balia di Bellocchio, adattamento da Novelle per un anno;
P. nell'opera lirica La favola del figlio cambiato di Gian Francesco Malipiero,
Liolà di Giuseppe Mulè, Six Characters in Search of an Author di Hugo Weisgall,
Sagra del Signore della Nave di Michele Lizzi, Sogno (ma forse no) di Luciano
Chailly. Altre opere: Mal giocondo, Palermo, Libreria Internazionale Pedone
Lauriel); A la sorella Anna per le sue nozze, Roma, Tipo-Litografia Miliani e
Filosini, Pasqua di Gea, Milano,
Galli, Amori senza amore, Roma,
Bontempelli); Pier Gudrò, Roma, Voghera, Elegie renane, Roma, Unione
Cooperativa; Traduzione di Goethe, Elegie romane, Livorno, Giusti, Zampogna,
Roma, Società Editrice Alighieri, Beffe della morte e della vita, Firenze,
Lumachi, Lontano. Novella, in "Nuova Antologia", Quand'ero matto....
Novelle, Torino, Streglio, Il turno, Catania, Giannotta); Beffe della morte e
della vita. Firenze, Lumachi, Notizia letteraria, in "Nuova
Antologia", Dante. Poema lirico di G. Costanzo, "Nuova
Antologia", Bianche e nere. Novelle, Torino, Streglio); Il fu Mattia
Pascal, Roma, Nuova Antologia, Erma bifronte. Novelle, Milano, Treves); Prefazione
a Giovanni Alfredo Cesareo, Francesca da Rimini. Tragedia, Milano, Sandron, Studio
preliminare a A. Cantoni, L'illustrissimo. Romanzo, Roma, Nuova Antologia, Arte
e scienza. Saggi, Roma, Modes, L'esclusa, Milano, Treves, Umorismo, Lanciano,
Carabba); “Scamandro” (Roma, Tipografia); “La vita nuda” (Milano, Treves); “Suo
marito, Firenze, Quattrini); “Fuori di chiave, Genova, Formiggini, Terzetti,
Milano, Treves); “I vecchi e i giovani, Milano, Treves); Cecè. In "La
lettura", Le due maschere, Firenze,
Quattrini, Erba del nostro orto” (Milano, Studio Lombardo); “La trappola” (Milano,
Treves); “Se non così” "Nuova Antologia", Si gira ( Milano, Treves);
“E domani, lunedì” (Milano, Treves); “Liolà” ( Roma, Formiggini); Se non così Con
una lettera alla protagonista, Milano, Treves); “Un cavallo nella luna” (Milano,
Treves); Maschere nude, Milano, Treves, Pensaci,
Giacomino, Così è (se vi pare), Il piacere dell'onestà, Milano, Treves); Il
giuoco delle parti. Ma non è una cosa seria. Milano, Treves, Lumie di Sicilia.
Il berretto a sonagli. La patente. Milano, Treves, L'innesto. La ragione degli altri, Milano, Treves, Berecche e la guerra, Milano, Facchi, Il
carnevale dei morti. Firenze, Battistelli, Tu ridi. Milano, Treves); Pena di
vivere così, Roma, Libreria nazionale, Maschere nude” (Firenze, Bemporad); Tutto per
bene. Firenze, Bemporad, Come prima meglio di prima. Firenze, Bemporad); “Sei
personaggi in cerca d'autore -- commedia da fare” (Firenze, Bemporad); Enrico
IV (Firenze, Bemporad); L'uomo, la bestia e la virtù” (Firenze, Bemporad, La
signora Morli, una e due. Firenze, Bemporad, Vestire gli ignudi. Firenze,
Bemporad, La vita che ti diedi. Firenze, Bemporad, Ciascuno a suo modo.
Firenze, Bemporad, X, Pensaci, Giacomino! Firenze, Bemporad, Così è (se vi
pare). Firenze, Bemporad, Sagra del signore della nave, L'altro figlio, La
giara. Firenze, Bemporad); Il piacere dell'onestà. Firenze, Bemporad, Il berretto a sonagli. Firenze, Bemporad, Il giuoco delle parti. Firenze, Bemporad, Ma
non è una cosa seria. Firenze, Bemporad, L'innesto Firenze, Bemporad, La
ragione degli altri. Firenze, Bemporad, L'imbecille, Lumie di Sicilia, Cecè, La
patente.Firenze, Bemporad, All'uscita. Mistero profano, Il dovere del medico.
La morsa. L'uomo dal fiore in bocca.
Dialogo, Firenze, Bemporad, Diana e la Tuda. Firenze, Bemporad, L'amica delle mogli. Firenze, Bemporad, La
nuova colonia. Firenze, Bemporad, Liolà. Firenze, Bemporad, O di uno o di
nessuno. Firenze, Bemporad, Lazzaro (Milano, Mondadori); “Questa sera si recita
a soggetto” (Milano, Mondadori); “Come tu mi vuoi” (Milano, Mondadori); “Trovarsi”
(Milano Mondadori); “Quando si è qualcuno” (Milano, Mondadori); “Non si sa come”
(Milano, Mondadori); “Novelle per un anno, Firenze, Bemporad, Milano,
Mondadori, I, Scialle nero, Firenze, Bemporad, La vita nuda, Firenze, Bemporad,
La rallegrata, Firenze, Bemporad, L'uomo solo, Firenze, Bemporad, La mosca, Firenze, Bemporad, In silenzio,
Firenze, Bemporad, Tutt'e tre, Firenze, Bemporad, 1Dal naso al cielo, Firenze,
Bemporad, Donna Mimma, Firenze, Bemporad, Il vecchio Dio, Firenze, Bemporad, La
giara, Firenze, Bemporad, Il viaggio, Firenze, Bemporad, Candelora, Firenze,
Bemporad, Berecche e la guerra, Milano,
Mondadori, Una giornata, Milano,
Mondadori, Teatro dialettale siciliano, 'A vilanza, Cappiddazzu paga tuttu, con
Nino Martoglio, Catania, Giannotta, Prefazione a N. Martoglio, Centona.
Raccolta completa di poesie siciliane con l'aggiunta di alcuni componimenti
inediti, Catania, Giannotta, Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Firenze,
Bemporad, Uno, nessuno e centomila, Firenze, Bemporad, Prefazione a E. Levi,
Lope de Vega e l'Italia, Florencia, Sansoni, Introduzione a S.D'Amico, Storia
del teatro italiano, Milano, Bompiani); In un momento come questo, in "Nuova
Antologia",Giustino Roncella nato Boggiolo, in Tutti i romanzi, Milano,
Mondadori, Tutti i romanzi, Milano, A. Mondadori, Novelle per un anno, Milano,
A. Mondadori, Maschere nude, Milano, A. Mondadori); Lettere a Marta Abba,
Milano, Mondadori, Saggi e interventi, Milano, A. Mondadori. Oltre al Nobel
ricevette diverse onorificenze: Cavaliere di Collare dell'Ordine equestre
del Santo Sepolcro di Gerusalemme nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di
Collare dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme Arcade Minore
della Secolare Accademia del Parnaso Canicattinesenastrino per uniforme
ordinariaArcade Minore della Secolare Accademia del Parnaso Canicattinese —
Canicattì Intitolazioni. A lui è stato dedicato un asteroide. Enciclopedia
Italiana Treccani alla voce Girgenti. In A. Camilleri. Biografia del figlio
cambiato, Milano, Lettere da Palermo e da Roma, Bulzoni, Roma, Il risorgimento familiare.
Medicina e Insonnia. in.. Riferimenti autobiografici a questo problema che
affligge si trovano in numerose sue opere: Il turno, L'amica delle mogli, Il fu
Mattia Pascal, L'uomo solo, La trappola, La giara G. Bonghi, Biografia di P.., Edizione dei
classici italiani A. Camilleri, In
effetti, afferma in un lettera ai familiari da Roma. I professori di questa
università, nella facoltà mia, sono d’una ignoranza nauseante (Lettere giovanili
da Palermo e da Roma Bulzoni, Roma, difese pubblicamente durante una lezione un
suo compagno rimproverato ingiustamente dal rettore. M. Manotta, L. Pirandello, Pearson Italia
S.p.a., Da Album Pirandello, I Meridiani
Mondadori, Milano, A. Camilleri, Biografia del figlio cambiato, BU. La storia
di Luigi e Antonietta è infatti quella di un matrimonio di una Sicilia di fine
'800, combinato per interesse, da parte di due soci nel commercio dello zolfo.
Antonietta porta la dote che assicura ai giovani sposi sbarcati da Girgenti in
continente e approdati a Roma, una vita tranquilla e permette a Luigi di
affermarsi come scrittore. Il matrimonio d'interesse è sublimato grazie alla
letteratura e diventa un matrimonio d'amore con la moglie ideale (in Anna Maria
Sciascia, Il gioco dei padri. Pirandello e Sciascia, Avagliano, S. Guglielmino,
H. Grosser, Il sistema letterario Milano, Principato, Storia, G. Mazzacurati,
Introduzione e biografia, dalla Prefazione a Il fu Mattia Pascal, Einaudi; Vita
di Pirandello; Pirandello e la moglie Antonietta, G. GiudiceTipografico Torinese,
M. Manotta, Pearson Paravia Bruno Mondadori, L. P., S. P., A. P., Il figlio
prigioniero: carteggio tra L. e S. Pirandello durante la guerra Mondadori, Motivazione del Premio Nobel per la
Letteratura. TUTTI I NO DI MUSSOLINI A P.. L'arci-fascista non piace al Duce; G.
Afeltra, Mia cara Marta, l'amore platonico di Pirandello Tra Pirandello e M. Abba ottocento lettere di
emozioni Einstein e l'invito. Lo scontro
che nessuno vide L. Lucignani,
Pirandello, la vita nuda, Giunti, Pirandello e la prima guerra mondiale. Chiede
di entrare nei Fasci (La Stampa); F. Sinigaglia, I volti della violenza a teatro,
Lucca, Argot. Non e l'unico filosofo che si iscrive al partito fascista nel
pieno della vicenda Matteotti. Ungaretti si iscrisse appena nove giorni dopo il
funerale di Matteotti (Stato matricolare di Ungaretti, Università "La
Sapienza" di Roma. La sua adesione al fascismo, G. Giudice, Pirandello (POMBA
Torino); Pirandello e la politica, su atutta scuola. G. Lagorio, Troppi
idiotic. E P. partì; P., nudità e FASCISMO; P.. Gli anni del fascismo; Mussolini,
Nel solco delle grandi filosofie -- relativismo e fascismo, in Il popolo
d'Italia. Le idee di Mazzini e di Sorel influenzano profondamente il fascismo
di Mussolini e GENTILE (S. Zamponi, Lo spettacolo del fascismo, Rubbettino. Sorel
è veramente il notre maître (Mussolini, Il Popolo in Opera Omnia); Interviste:
parole da dire, uomo, agl’altr’uomini, Rubbettino; riportato da Giudice. Prefazione
alle Novelle per un anno, Milano, Storie dalla storia, L'oro alla patria Il
Sole 24 ORE M. Sambugar, Letteratura
italiana per moduli, Incontro. R. Dombroski, L'esistenza ubbidiente – la
filosofia sotto i fasci (Guida); L'Ovra a Cinecittà di Marino, Boringhieri, Il Post); I giganti della montagna,
taote. Così, in una bara in affitto,
riportammo a Girgenti le sue ceneri. Malgrado i divieti prima del gerarca, poi
del pre-fetto, e infine del vescovo. In Camilleri e lo strano caso delle ceneri
di Pirandello. N. Borsellino, Il dio di Pirandello: creazione e sperimentazione,
Sellerio, R. Alajmo, Le ceneri di Pirandello, Drago, in Saggi poesie, scritti
varii Mondadori, Milano). I filosofi hanno il torto di non pensare alle bestie
e davanti agl’occhi di una bestia crolla come un castello di carte qualunque
sistema filosofico. D. Marcheschi, L'umorismo, Milano, Oscar Mondadori, X. Marcheschi rivela che copia intere pagine del
saggio da opere precedenti di Dumont, Binet, Séailles, Negri, Marchesini,
nonché dalla Storia e fisiologia dell'arte di Ridere di Massarani. Vedi
articolo de Il Giornale, in “Caro P., ti ho beccato a copiare. P., L'umorismo e altri saggi, Giunti; S.
Guglielmino, H. Grosser, Il sistema letterario Milano, Principato, TP.: guida
al Fu Mattia Pascal, Carocci, Scrittori sull'orlo di una scelta spiritista
Sambugar, La sua filoofia s'inserisce in un contesto culturale in cui è
presente il concetto di relativismo: la teoria della relatività di Einstein, il
Principio di indeterminazione di Heisenberg, la teoria quantistica di M. Planck.
Simmel fonda il suo relativismo sulla convinzione che non esistono leggi
storiche obiettivamente valide. Dizionario di filosofia). E nelle arti
figurative il relativismo è ripreso dal cubismo caratterizzato da una
rappresentazione dell'oggetto considerato simultaneamente da diversi punti di
vista. S. Guglielmino, H. Grosser, Il sistema letterario Milano, Principato, Maschere
nude, Zorzi, Newton Compton); Providenti, Epistolario familiare giovanile Quaderni
della Nuova Antologia, Le Monnier, Firenze, Roberto Alonge, Pirandello,
Laterza, Bari, Elio Providenti, Luigi Pirandello. Epistolario, Quaderni della
Nuova Antologia, Le Monnier, Firenze); U. Artioli, L'officina segreta di
Pirandello, Laterza, RomaBari, Luigi Pirandello, una vita da autore, repubblicaletteraria.
C. Vicentini, Il disagio del teatro (Marsilio, Venezia). La prima
rappresentazione della commedia La morsa si ha a Roma, al Metastasio, ad opera
della Compagnia del "Teatro minimo" diretta da N. Martoglio che la
mise in scena assieme all'atto unico Lumie di Sicilia. Cedendo alle insistenze
di Martoglio acconsentì a che La morsa e Lumie di Sicilia sono rappresentate
nella stessa serata. I due atti unici hanno diverso esito presso il pubblico,
che accolge con favore La morsa, mentre non grade Lumie di Sicilia (in
Interviste, Parole da dire, uomo, agli altri uomini" di I. Pupo, Rubettino,
Legato a ricordi della fanciullezza di
Pirandello. Da. Savio, Il carnevale dei
morti. Sconciature e danze macabre nella narrative, Novara, Interlinea. l mio
primo libro fu una raccolta di versi, “Mal giocondo”. In quella prima raccolta
di versi più della metà sono del più schietto umorismo, e allora io non so
neppure che cosa e l'umorismo ("Le lettere"); “Il cinema di Amedeo
Fago P. NASA. Enrico 4., Firenze, Bemporad e figlio, Esclusa, Milano, Fratelli
Treves, Fu Mattia Pascal, Milano, Treves, I P.. La famiglia e l'epoca per
immagini, E. Zappulla, Catania, la Cantinella, R. Alonge, Roma-Bari, Laterza, U.
Artioli, L'officina segreta” (Bari, Laterza); Barilli, La linea Svevo-P.,
Milano, Mursia, E. Bonora, Sulle novelle per un anno in Montale e altro
novecento, Caltanissetta-Roma, Sciascia, N. Borsellino, Ritratto e immagini, Roma-Bari,
Laterza, N. Borsellino e W. Pedullà (diretta da), Storia generale della
letteratura italiana, Il Novecento, La nascita del Moderno, Milano, Motta, Michele
e Rössner, L’identità italiana, Atti del Convegno internazionale di studi
pirandelliani, Graz Pesaro, Metauro, Arcangelo Leone De Castris, Storia di Pirandello
(Bari, Laterza); A. Benedetto, Verga, Annunzio, Pirandello (Torino, Fògola); L.
Lugnani, L'infanzia felice (Napoli, Liguori); Macchia, “La stanza della tortura,
Milano, Mondadori, Pirandello e
dintorni, Catania, Maimone, F. Medici, Il dramma di Lazzaro. Asprenas, A. Pagliaro,
“U ciclopu, dramma satiresco d’Euripide ridotto in siciliano (Firenze,
Monnier); G. Podestà, "Humanitas",
F. Puglisi, L'arte; Messina-Firenze, D'Anna, F. Puglisi, P. e la sua lingua,
Bologna, Cappelli, Puglisi, P., Milano, Mondadori, F. Puglisi, P. e la sua
opera Catania, Bonanno, C. Salinari, Miti e coscienza del decadentismo
italiano. D'Annunzio, Pascoli, Fogazzaro, P.” (Milano, Feltrinelli); A. Sichera,
Ecce Homo!Nomi, cifre e figure di P. (Firenze, Olschki); Scrivano, La vocazione
contesa (Roma, Bulzoni, Taffon, Il gran teatro del mondo, in Maestri
drammaturghi nel teatro italiano. Tecniche, forme, invenzioni, Roma, Laterza, G.
Venè, “Fascista. La coscienza borghese tra ribellione e rivoluzione” (Venezia,
Marsilio); Veronesi (Napoli, Liguori); Vicentini, “Il disagio del teatro” (Venezia,
Marsilio); R. Vittori, Il trattamento cinematografico dei 'Sei personaggi' (Firenze,
Liberoscambio); Zappulla, P. E LA FILOSOFIA SICILIANA, Catania, Maimone, Filosofi
siciliani del secondo dopoguerra, Catania, Maimone. Casa d Fabbri Lanterninosofia
su Pirandello Treccani Dizionario
biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Conferenza Episcopale Italiana. nobelprize. Audiolibri
di Luigi Pirandello, su LibriVox. di P.,
su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff.:etteratura fantastica,
Fantascienza. Movie
L., su Internet Broadway Database, The Broadway League. P., su
filmportal.de. Centro Nazionale Studi Pirandelliani, su cnsp. Istituto
di studi pirandelliani allo Studio P.. E. Licastro, Pirandello fra Spengler e
Wittgenstein. GIRGENTI(das alte AGRIGENTVM), einer der sieben Haupt- orte, in
welche sich Sicilien politisch teilt, liegt wenige Kilo- meter von der
südlichen Küste der Insel und zählt etwa 20 000 Einwohner. Gegen Norden
erstreckt sich seine Provinz bis Cammarata, westlich bis Sciacca, gegen Osten
bis an den Flufs Maroglio, und umfalst die Gegenden Aragona, Favara, Naro, Canicattí,
Casteltérmini, Cianciana, Cammarata, S. Stéfano, Ribera, Sciacca, Bivona, Re-
calmuto, Raffadali, Licata u. a. Die mundartlichen Grenzen entsprechen aber
nicht genau den Verwaltungs-Grenzen; wir finden deshalb, dals, während es
zwischen GIRGENTI und den kleinen es umgebenden Gegenden, wie z. B. PORTO
EMPEDOCLE, Siculiana, Montaperto, Aragona, Recalmuto, Favara, aufser einer
gewissen Dehnung der Aussprache nur sehr seltene oder fast keine
Verschiedenheiten giebt, man das- selbe von den Gegenden, die sich mehr von ihm
entfernen, nicht sagen kann. So z. B. Canicattí und Casteltérmini nähern sich
mehr der mundartlichen Gruppe des Innern der Insel (Caltanissetta), wo die
Aussprache im allgemeinen sehr gedehnt ist, und in ihren Gegenden bemerkt man
besonders die Diphthongierung des e (g, e) und des o (e, ?), welche in Girgenti
(Hauptort) und an den Küsten ganz unbekannt ist. So nähert sich auch Licata
etwas den Mundarten der Südost- spitze, namentlich in der Entwickelung des kz
(aus pl, cl, tl) zu et (canu, occu, veciu, wie in Noto, Múdica); ferner gehört
Sciacca fast ganz zu der mundartlichen Gruppe der westlichen Küste der Insel,
da in ihr die Hauptmerkmale selbst, die ge-wöhnlich in der ganzen Provinz sind,
fehlen: /+ Hiati =gy, statt =/ (filiu = figgyu, agrig. fitu); Perfekt -avit =
áu statt ú (purtáu, purtá); 9+a, 0, u=j: jammi, jaña (agrig. gammi, gaña) u. s.
w. Bei der Verfertigung dieser Arbeit habe ich besonders die folgenden Werke
benutzt: F. Diez, Grammatik der romanischen Sprachen. Meyer-Lübke, Grammatik
der romanischen Sprachen. Italienische Grammatik. Leipzig 1890. H. Schneegans,
Laute und Lautentwickelung des sicilianischen Dialektes. Strafsburg; Hüllen,
Vokalismus des alt- und neusicilianischen Dialektes. Bonn; Giovanni, Cinquanta
Canti, novelline, sequenze e scritti popolari siciliani. Palermo; Giovanni,
Venticinque Canti e novelline popolari siciliane. Palermo] und manche andere,
die ich in derselben nicht unterlassen habe zu citieren. Sehr viel aber hat es
mir auch geholfen, dals ich aus der Provinz GIRGENTI gebürtig bin und in mir
selbst die beste Grundlage meiner Arbeit gefunden habe. Für die gütige
Teilnahme an der Arbeit sage ich Foerster hiermit meinen herzlichsten Dank;
ferner mufs ich auch dem Herrn Prof. E. Monaci, meinem hochver- chrten Lehrer
in Rom, danken und den Freunden Prof. E. Si- cardi von Palermo, Dr. Giovanni
Taormina von Siculiana für die mir liebenswürdig gesandten Nachrichten. Laute und
Lautentwickelung der Mundart von GIRGENTI. Halle a. S.,
Druck der Buchdruckerei des Waisenhauses. Foerster in dankbarer
Verehrung gewidmet. GIRGENTI (das alte AGRIGENTVM), einer der sieben
Hauptorte, in welche sich Sicilien politisch teilt, liegt wenige Kilometer von
der südlichen Küste der Insel und zählt etwa 20 000 Einwohner. Gegen Norden
erstreckt sich seine Provinz bis Cammarata, westlich bis Sciacca, gegen Osten bis
an den Flufs Maroglio, und umfalst die Gegenden Aragona, Favara, Naro,
Canicattí, Casteltérmini, Cianciana, Cammarata, S. Stéfano, Ribera, Sciacca,
Bivona, Recalmuto, Raffadali, Licata u.a. Die mundartlichen Grenzen entsprechen
aber nicht genau den Verwaltungs-Grenzen; wir finden deshalb, dafs, während es
zwischen Girgenti und den kleinen es umgebenden Gegenden, wie z. B.
Porto-Empe-docle, Siculiana, Montaperto, Aragona, Recalmuto, Havara, aufser
einer gewissen Dehnung der Aussprache nur sehr seltene oder fast keine
Verschiedenheiten giebt, man dasselbe von den Gegenden, die sich mehr von ihm
entfernen, nicht sagen kann. So z. B. Canicattí und Casteltérmini nähern sich
mehr der mundartlichen Gruppe des Innern der Insel (Caltanissetta), wo die
Aussprache im allgemeinen selir gedehnt ist, und in ihren Gegenden bemerkt man
besonders die Diphthongierung des e (g, e) und des o (8, p), welche in GIRGENTI
(Hauptort) und an den Küsten ganz unbekannt ist. So nähert sich auch
Licata etwas den Mundarten der Südost-spitze, namentlich in der Entwickelung
des liz (aus pl, c, tl) zu c (canu, ou, veccu, wie in Noto, Módica); ferner
gehört Sciacca fast ganz zu der mundartlichen Gruppe der westlichen Küste der
Insel, da in ihr die Hauptmerkmale selbst, die ge-wöhnlich in der ganzen
Provinz sind, fehlen: /+ Hiat i = gy, statt = 1 (filiu - figgyu, agrig. fitu);
Perfekt -avit = áu statt (purtáu, purtá); 9+a, 0, u-j: jammi, jaña (agrig.
gammi, gana) u. s. w. Bei der Verfertigung dieser Arbeit habe ich
besonders die folgenden Werke benutzt: F. Diez, Grammatik der romanischen
Sprachen. Meyer-Lübke, Grammatik der romanischen Sprachen; Italienische
Grammatik. Leipzig; Schneegans, Laute und Lautentwickelung des sicilianischen
Dialektes. Strafsburg Hüllen, Vokalismus des alt- und neusicilianischen
Dialektes. Bonn. Giovanni,
Cinquanta Canti, novelline, sequenze e scritti popolari siciliani. Palermo; Giovanni,
Canti e novelline popolari siciliane. Palermo] und manche andere, die ich
in derselben nicht unterlassen habe zu citieren. Sehr viel aber hat es
mir auch geholfen, dals ich aus der Provinz GIRGENTI gebürtig bin und in
mir selbst die beste Grundlage meiner Arbeit gefunden habe. Für die
gütige Teilnahme an der Arbeit sage ich Foerster hiermit meinen herzlichsten
Dank; ferner mufs ich auch dem Monaci, meinem hochverehrten Lehrer in Rom,
danken und den Freunden Sicardi von Palermo, Taormina von Siculiana
für die mir liebenswürdig gesandten Nachrichten.Diakritische Zeichen.*
Vokalismus. ç = offenes e, e = geschlossenes r, i = sehr offenes i,
beinahe e, a = sehr offenes u, beinahe o, !. Halbvokale. Konsonantismus.
*Kons. = gedehnte Aussprache des Anlautes: dumama, decottu, bannera, ve,
"Roma, k? = fl: zuri (flore), xmmi (flumen), % = ts:
carraratu, 2= ds: vurza, i = palat. c, g = palat. g, J2
= ital. gh in ghiotto, $ = franz. ch in „cheval", del = Il (es
wird bei uns nicht mit Schneegans gebildet, „in-dem man die Zungenspitze nicht
wie bei d gegen die obere Zahnreihe drückt, sondern gegen die Gaumen-höhle,
nachdem man sie nach hinten umgeschlagen hat"; denn es ist nicht das
Gaumen-d der Sarden, klingt vielmehr palatal: es ist ein mit dem Zungen-rücken
auf dem Mittelgaumen hervorgebrachtes g, wobei die Zungenspitze den Rand über
den oberen Alveolen berührt, 4 = mouilliertes / (ital. gl), ñ =
mouilliertes n (ital. gn), += ti + Vok. - ist die stimmlose zu der
stimmhaften d!, Sf = sti+ Vok. — wobei die Zungenspitze sich gegen den
Mittelgaumen mehr nähert als bei s, i — faukales n in sanu
(sangue), le = ital. ch + Vok. im Hiat (liy = liz), 'm)
'n) = Vokm, Vok.n. *) Man entschuldige die Ungleichartigkeit
ciniger Zeichen mit dem Fehlen entsprechender Zeichen im Vorrat der
Druckersi. A bleibt in der Regel sowohl in GIRGENTI (Hauptort) als in der
Provinz unverändert: capu (caput); fava (faba); lizavi (clave); amu (hamu);
vraca (braca); lagu (lacu); paci (pace); vaggu (radiu); maju (maju); gratu
(gratu); gradu (gradu); nasu (nasu); manu (manu); bañu (*baneu); "raru
(raru); ala (ala); pata (palea); cavaddu (caballu); annu (annu); gattu (cattu);
passu (passu); parti (parte); arcu (arcu); árbulu (arbor); ama (arma); marba
(malva); áutu (altru); cáudu (caldu); fúusu (falsu); canta (cantat); canca
(cambiat); santu (sanctu); latte (lacte); matressa (metaxa); labbru (labru);
pati (patre). Besondere Fälle - lat. mälum. Im allg. Sicilianischen fehlt
die entsprechende Form zum ital. melo aus griech. melon (u82ov); statt ihrer
findet sich nur pumu; ammilatu, d.h. „del sapore o del colore d'una mela"
ist aus ital. melo geholt und wird metaphorisch wie in „parlari ammilatu"
gebraucht. Mu-luni (aus Angleichung des i an das tönende u) ist der ital.
mellone. Lat. gravis (ital. grave und greve, cf. Canello, Arch. glott. ital.)
ist allg. siz. gravi adjektivisch und ad-verbial, aber gelehrt, z. B. „casu
gravi, malatu gravi"; zun ital. greve „con valore puramente
materiale" entspricht agrig. gravisu; sonst hat *grevis in grevu
„geschmacklos" „dumm" und „pesante nello scherzo", deshalb
grizanza, und in grevia „mal' umore, pesantezza di spirito" seine Stelle
ein-genommen. Lat. alacer hat sich nur im Sinne von „pronto, attivo,
vivace" im ital. alacre, alacrità, alacremente, aber ge-lehrt und
entlehnt, erhalten; im Sinne von „lustig, fröhlich, freudig, heiter" ist
vulglat. *alécrus an seine Stelle getreten: ital. allegro, allg. siz. allegru,
oft bei dem Volke: allégiru, mit i - Einschiebung. Lat. ceraseus hat sich
im ganzen Sicilianischen sing. crasa, plur. crasi erhalten; cf. sard. kerasa,
neap.-röm. ierasa, ¿erase (nicht ierase, wie Meyer-L., Ital. Gram. schreibt).
Lat. Suffix -aria, -arius erscheint im allg. Sic. und im Agrig. als -ara, -aru;
als ara, -are; als -cra, -eri; als -er, - ergu. Beispiele:
panaru, picuraru, nutaru, vurdunaru, azaru, jin-naru, frivaru, murtaru u. a.
(echt volkstümlich); sigritarzu, calanar, ssafalaru, mancataru,
nivis-sargu u. a.; 1) vueri, giseri, camperi, lucanneri, luktigeri u.
a.; rifrigger, maggisterzu, virser u. a. Doppelformen: abbirsarm
entgegenstehend und virseru Widersacher, Teufel, adversarius; arginteri
Silberarbeiter und Argintaru Name eines Berges aus argentarius; cavaddaru
Führer der Lastpferde und cavaleri (die Landbewohner nennen cavalera eine
Mandel, die harte Schale hat) aus *caballarius; galera (auch galia Galere)
Gefängnis, z. B. „mannari 'ngalera" zur Zwangsarbeit verurteilen und
gallaría (?), cf. Canello, aus calaria von sãñov; quartara Krug „la quarta
parte d'un barile" und quarteri Stadtviertel aus quartarius; cannilaru
Lichtzieher und cannileri Leuchter aus *candela-rius u.a. Man konnte hier auch
svarzu, sbar (ital. svago) Belustigung und sgarru, sbatu (ital. sbaglio) aus
*ex-varius, varius = Badeós, cf. Canello, hinzufügen. Die volkstümliche
Entwickelung von -arius ist aber nur -aru, wie Schneegans gut erklärt
hat; - arzu ist besonders ital. Einfuhr, v. g. calendario, proprietario,
segretario, locatario „colvi che prende a pigione casa, bottega etc.",
Fan-fani, Voc. ital. neben locandiere „padrone d'una locanda" (statt
lucataru oder lucataru findet sich aber agrig. lucateri neben lucanneri in
demselben Sinne wie im Ital.); - eri, - eru sind besonders französisch oder
italianisierend auf franz. Ur-sprung, vgl. boucher, agrig. vucteri, altfrz.
jusier, agrig. giseri, prov. campier, agrig. camperi u. a. Allg. sic.
jittari, jetta, jittatu dürfte nicht auf ejéctat beruhen (Meyer-L., Ital.
Gramm.), sondern, wie im franz. *jecère, a durch j beeinflufst
sein. Lat. natare (ital. notare, nuota) ist in Girgenti natari, nata in
der Regel geblieben, und so auch aqua — acqua; caseu - cau (s + Hiat i). Zu dem
calab. miercu (Meyer-L.) entspricht agrig. mercu (ital. marco, marchio
Zeichen), miercu in Casteltermini, Canicatti, mircari (cf. altfranz. merc,
merchier). Lat. habeo = aju, neben e, eju; darüber ist zu bemerken:
a) e kann einfache Kontraktion von aju sein, vgl. t'e mannatu, l'e amatu
Licata = t'aju mannatu, l'aju amatu) e= aju a + Infinitiv (von aj'a...,
cf. franz. j'ai à ...). Die einfachen Formen des FVTVRVM sind in GIRGENTI
mundartlich ganz und gar ungewöhnlich: t'e fari moriri, t'e mannari a
"Roma = t'aj'a "fari moriri, t'aj'a mannari a "Roma (ital. ti
faró morire, ti manderó a Roma); y) die Form eju = aju, speziell aus
Casteltermini, kann so gebildet sein: zwischen e (gewöhn-liche, einfache
Kontraktion von aju) und a + Infin. ist ein j vorgekommen, vgl. z. B.
affirratu e janci (e = ai Artikel und hanéi, anci von ganci, ital.
gancio); ej a jiri = e a jiri; später wird ej a zu eja, wie in m'eja
namurari = m'aiu a "na- murari, danach wird eja zu aju analogisiert
eju. Sehr häufig ist ferner a von aju a, besonders in der Stadt Girgenti und an
den Küsten: m'a namurari, m'a fari 'stu piacri = mai a fari stu piaciri; d) die
literarischen Formen aja, ajamu, ajati, ajanu sind mundartlich ungewöhnlich;
nur in einer verwünschenden Ausrufung - "mannagga! (mal ne abbia) findet
sich agga von habea. Agrig. lizovu, covu in Licata, aus clavus ist nicht
klar; aber vielleicht läfst es sich aus clavr = clau-u = clau-v-u erklären. -
Lat. sapio (ital. so) ist in GIRGENTI saie (p+i im Hiat = ē) regelrecht
geworden. - Muncu (ital. monco) aus mancu ist nicht volkstümlich; statt seiner
sagt das Volk: ¿uncu (cf. ital. cionco), oder „sen:a manu", aber
mancari,mancu, mancanza (für monco neben manco im Ital., of. Canello). Suffix -abilis =
abili, abuli: curabili, maniatuli; öfters aber hat ital. -evole seine Stelle
eingenommen: ludevuli, cum- passiunevuli, durevuli u. a.
Suffix-aticum = aggu; cumpanaggu (ital. companatico); sarvaggu
(silvaticu) u. a. Gelehrtes -aticu is geblieben in: stallaticu (ital. stallatico,
auch stallaggio), viaticu, estaticu. Mlat. amandola (ital. mandorla)
giebt ménnula (cf. occ. amenlou). Neben kuarke (ital. qualche) aus
qualeque, findet sich uft, auch in agrig. lorki, vielleicht aus *kaurki;
möglich finde ich es, weil ich viele Male kaurkidunu (ital. qualcheduno),
be-sonders in Porto-Empedocle, gehört habe, obwohl das k sonst immer u an sich
zu ziehen pflegt; vgl. kuatela von kautela (auch cotela). Endlich,
der betonte Vokal a, sowohl in offener als in geschlossener Silbe, wird in einigen
Mundarten der Provinz, besonders in Aragona und Recalmuto, nach Guttur, und
Lab. in ua diphthongiert, z. B. guaddu, cuani, curcuari, puani. §2. e @ (= è
litt. lat.) bleibt gewöhnlich in GIRGENTI (Hauptort) und im allgemeinen
an den Küsten. Im Innern der Provinz, und besonders in einigen Gegenden, wie z.
B. Casteltermini, Canicatti, wird e zum Diphthong ie. e bleibt:
crepa (crepat); leva (levat); tema (tremit); prega (precat); nega (negat); deci
(decem); peju (pejus); meti (metit); pedi (pede); sedi (sedit); teni (tenit);
seru (seru); feli (fel); peta (petra); lebbru (lepore); nela (nebula); merlu
(merulu); ecklqu (vetulu); metu (melius); teña (teneat); menzu (medius);
ferru (ferru); beddu (bellu); pettu (pectus); setti (septe); sé sex); vespa
(vespa); festa (festa); jinessa (genestra), erba (herba); certr (certu);
perdi (perdit); sempri (semper); centu (centí). frieri, wieni, tieri,
nierier, miete, mienzu, viers, viene, bieni, liévitu, miévula, mierlu,
mienzu, viersu u.s. w. (Casteltermini, Canicatti). Dieser Diphthong
findet sich immerim Munde des Volkes, und er ist das bemerkbarste Kennzeichen
dieser Gegenden. Dafs die gebildeten Stände beim Spre- chen
versuchen ihn zu vermeiden, versteht sich, weil er immer einem Ohre, das an
gebildetes Sprechen gewöhnt ist, unangenehm auffällt. Und so wird es kommen,
dals eine gebildete Person, nehmen wir an in Casteltermini selbst, um nicht mit
dem Volke: „viersu, mienzu, mierlu" zu sagen, „versu, menzu, merlu"
sagen wird, was dann nicht die Mundart von Casteltermini, sondern gewöhnliches
Sicilianisch ist, das von jedem Gebildeten in Sicilien gesprochen wird. Die
Leute aus dem Volke, die die Wörter am meisten dehnen, sprechen: „viersu,
miensu, mierlu" in einer noch mehr offenen und gedehnten Weise aus, als
die besser Gebildeten, welche die Diphthongen doch immer aussprechen, aber in
einer weniger unangenehmen Weise. Damit will ich sagen, dals die
Diphthongierung des e existiert in einigen Gegenden des Innern der Provinz,
abgesehen von der Affektation und der Dehnung, mit welchen sie ausgesprochen
werden kann; und dals es, nach meiner Meinung, unverantwortlich ist, aus der
einfachen That-sache, dals die Gebildeten diesen Diphthong zu vermeiden suchen,
zu schliefsen, wie jemand es gethan hat, dals es die blofse Wirkung affektischer
Rede sei. Dals der Vokal, welcher die folgende Silbe schliefst,
einen Einfluls auf das e ausübt, finde ich sicher (cf. neap. und calab.).
Wir finden ½ B.: piettu, liettu, frummiente, priezza, lamientu, bieddu,
mienzu, viellzu, bieni, pietti, lamienti u.s.w. - und: erba, beddo, petta,
picuredda, palummedda, cublizaredda, petta, testa, terra, ichliga u. s.
w. Wenn wir hierauf keine Rücksicht neh- men, wie können wir die
zwei Formen: „bieddu" und „bed-da", „pietti" und „petta",
„vieklizu" und „velkza", „patum-mieddi" und „palummedda"
erklären? Anmerkungen. Linnina aus lens, lendis, mit den calab. lindine,
campob. linenc (dagegen im ital. lendine) scheint auf ein et zurückzugehen.
Vestice aus bestia (ital. bestga) würde zu Gunsten eines g sprechen, ist aber
nicht volkstümlich entwickelt. Lat. HERI (ital. ieri) ist agrig. ajeri, wie im ganzen
Sicil. (cf. span. ayer = ad heri). Bei múntua (ital. méntova) ist e
nach m zu a geworden. Ital. scendere, allg. sic. sinniri aus lat. descendere
(kaum vermischt mit discindere, wie Meyer-L., Ital. Gramm.). 'Ntinna (wie
das ital. antenna) scheint auf ein lateinisches zurückzuführen. e zu i im
Hiat.: diu, auch "di (Deus): „Di nun móta" Gott behüte; „pi
l'amuri di di" um Gottes willen; miu (meus); in Casteltermini findet
sich ma = miu, mia (vgl. ia = iu) „ma pati", „ma mati", in der
ganzen Provinz aber auch me frati, me mati, und fraturzu me neben fraturäll
miu; endlich riu aus reus. § 3. alls vulglat. e = a) è, B) i, y)
vulglat. i = kl. lat. i wird agrig. i. a) aus lat. è: mi (me); ti (se);
si (se); sivu (sebu); fici (fecit); liggi (lege); sita (seta); cridi (credit);
pisu (pesu); vini (renes); sira (sera); tila (tela); cannila (candela).
Besondere Fälle: Volkstümlich (aber meist ital. Einflufs) e statt i
zeigen die Wörter: statera, neben statía (cf. ital. sta-dera); veru (veru);
fera (feria); tettu (tectu), sirenu, Unbe-wölktheit, heiterer Himmel (ital.
sereno); kuatela (cautela); iercu, cerki, cerca, cercanu, v. cercare; nettu (ital.
netto); tirrenu (terrenu); -emu (-emus); vulemu, facemu u. s. w.; ie (-U, i) in
Casteltermini, Canicattí: buliemmu, jemmu; vieru, niettu u. s. w. Ferner kuetu
(quietus) vgl. ital. queto, das Canello, Arch. glott. ital. „forma semi-popolare"
nennt. Findet sich auch e statt i in den folgenden ital. Lehn-wörtern: re (re);
spera (spera); velu (velo); frenu (freno); reñu (regno); sigretu (segreto);
prufeta (profeta); debitu (debito); sinceru (sincero); eredi (erede); cullega
(collega); essemu (estre-mo); misteru (mistero); ecu (eco); -esimu (-esimo);
primavera (primavera). aus lat. I: ficatu (ficatu); liga (ligat); siti (siti);
vidua (vidua); pilu (pilu); mitr (miliu); sajitta (sagitta); pinna (pinna);
friddu (frigidus); siklza (sitla); ssita (strigile); nivru (nigru); vitu
(vitru); pudditu (pullitru); vinti (viginta); capissu (ca-pistru); massu
(magistru); virga (virga); pasi (pisce); viscu (viscu); rissa
(rixa). Besondere Fälle. e statt i zeigen auch hier die Wörter:
veci und 'mmeci = in + vice, ital. invece (vice); stelu, gelehrt (stilu);
selva, gelehrt (silva) - ital. stelo, selva; fermu (fir-mu) wohl Eintlufs des
r; ferner vor n in menta (mintha); ssega aus ital. strega (striga); lenza
(lintea); menu (minus); cumenia (aber auch 'ncuminia); tenta (triginta): die
Form tinta ist mir ganz und gar unbekannt. Die niedrigen Leute zählen immer
nach zwanzigen und sagen z. B.: 'na vintina e deci, di vintini, du vintiari e
deci, ti bintini, um tenta, quaranta, cinquanta, sissanta zu sagen. E statt i
zeigen auch empru (impiu) gelehrt; vérgini, neben virgini als kirch-licher
Ausdruck: Vergini Maria. Neben rissa (rixa), findet sich ressa, gelehrt, wie im
Ital. (Canello); dema- nu gelehrt - Besitztum - neben duminzu ebenso
gelehrt - Herrschaft -, Doppelformen aus dominium. Dagegen i zu a oder ai, etwa
durch das franz., in ammáru, ammáina, aus adminare (altfranz. amaine), heute
amène, ist einfach unmöglich und mufs andern Ursprung haben, vgl.
Flechia Arch. Glott., Meyer-Lübke it. Gr.) aus lat. i: ripa (ripa); lisía
(lixiva); lima (lima); amicu (amicu); fatiga (fatiga); radici (radice); viti
(vite); nidu (nidu); ritu (risu); vinu (vinu); carina (carina); suspira
(su-spirat); filu (filu); viña (vinea); milli, oft auch mirza (mille, milia);
faidda (favilla), scrittu (scriptu), lintikhzu (lentiscu); cincu
(quinque). Anmerkungen. Es fehlen in Girgenti die entsprechenden
Formen zu den ital. trebbia (durch Vermischung von tribulum und tribula,
Meyer-Lübke, op. cit. § 52), merxo (wenn es zu mitis gehört), segala, elce,
stegola (stivula, stiva Caix, Studi 595, wenn man nicht mit Mussafia Beitrag
111, 1 zu hasticula stellt); vetrice, artetico (s. Meyer-L.): finden sichaber
in der Regel crisima, carina, lítica, ital. cresima, carina, letica (von
litigare). In Recalmuto, besonders bei den Landbewohnern, wird i
fast zu e, mit groser Dehnung ausgesprochen: decu (dicu); felu (tidu);
venu (vinu); veña (viña); durena (duzzina). $4. 8. ! (= ö litt.
lat.) bleibt o in Girgenti und im allgemeinen an den Küsten; wird in
Casteltermini, Canicattí in -uó- diph-thongiert. Beispiele: tova (*tropat);
prova (proba); novu (novu); vo (bovef); omu (homo); coc (cocu); jocu
(jocu); coct (cocit); rota (rota); sonu (sonu); soru (soror); scola
(scola); ópira (opera); sóggiru (soceru); folu (foliu); córe (coriu);
oggi (ho- die); okhiz (oclu), coddu (collu); fossa (fossa); notti
(nocte); cosa (coxa); postu (posto); nossu (nostru); forti (forte); corda
(corda); or (ordeu); corpu (corpu); corvu (corvu); porcu (por-cu); cornu
(cornu); morsu (morsu); sonnu (somnu); lonu (lon- gu) - und: uokki,
suonnu, suonu, tuovu, ruoppu, muoddu, muortu, juornu, buonu, suoru,
tistimuoni, cuoddu, cuornu, I. S. w., aber immer tova, ¿oppa, modda,
morta, "bona, cor-na, picotta, cosa, fora, u. s. w. Besondere Fälle.
Agrig. munti, frunti, funti (seltener fonti) scheinen auch auf ein
vulglat. ont zurückzugehen (im span. aber ?). Purpu, gruncu und gulfu,
urma, gelehrt, ent-sprechen den ital. polpo, grongo, golfo, orma; aber tornu, oni,
forsi, corpu ital. torno, ogni. forse, colpo (s. Meyer-Lübke Ital. Gramm. §
65). Zu bemerken sind auch arrustu cf. sard. arrustu; atturru (torreo)
cf. calab. atturru, sursu, neap.-calab. sursu, ital. smso, aber grossu (sard.
russu), sorba (calab. surba, lecc. survia) - lat. cofinu (ital. cófano) ist
agrig. cufinu, durch die Versetzung des Accents vortonig und ge-
schlossen geworden. Lat post, po in Girgenti, unterliegt in Casteltermini
energischer Diphthongierung: à zu úa, pua. Endlich a statt o zeigen die Wörter:
nannu, nanna (Grofsvater, Grofsmutter), = ital. nonno, nonna, und vassa =
ital. costra signoria, „vassa si ni va", vassa veni ca'". -
Schnec- gans erklärt das durch die mit der Häufigkeit des
Gebrauches sich einstellenden Lässigkeit der Lautbildung.Aus vulglat. o =
a) litt. lat. ü, 8) i, d) vulglat. e = litt. lat. u wird agrig. u. a) aus
lat. ö: pumu (pomu); duga (doga); vuci (voce); nute (votum); cuti (cote); rudi
(rodit); spusu (sposa); via (hora); zzuri (flore); curuna (corona); curti
(corte); sulu (solu); tuttre (*tottus); furma (forma); curca (collocat, vgl.
altfranz. colche, ital. corica). Anmerkungen. O statt u zeigen die
gelehrten Wörter vittora, groba (gloria), códici, nonu, nobili (nobuli bei den
Volke), mobili und doti, divoto, sacerdoti (sacardoti) schon volkstümlich
geworden. Neben ura (HORA) findet sich gra aus há hora, Zeitadv., z.
B. „pra veñu" (ital. ora vengo), „gra -¿i vajr" (ital. ora ci
vado). - Besonders zu bemerken ist auch "nomu (NOMEN, ital. nome), cf.
Romania. O ist auch in: prdini, firçõi, prontu, conta, 'Roma, "Ragona,
ripasu, pilu, tonaca, testimonu bemerkbar, und in den ital. Lehnwörtern
flora, votu, dom, conti, nodu (nicht mit p, wie Schneegans sagt; -
überhaupt ist die Aussprache ganz im Süden charakteristisch immer offen und
gedehnt). - -Onem, -ionem, mundartlich zu -uni: añuni (angone); rub-buni
(von robba Priestermantel); 'mrzacuni (von 'mracu, ebriacu); raguni, caguni,
staguni u. s. w., bleiben bei gelehr-ten Wörtern als -igni: lustioni (ital.
quistione), naxioni, pas-sioni, tintazioni, suggizioni, affizzioni, uccasioni
u. a. Neben forma Gestalt, gelehrt, findet sich regelrecht furma, aber nur im
Sinne von „Leiste". Dem ital. uovo (aus (vum) entspricht agrig. quu.
Auffällig ist endlich culossa (colostrum, s. Meyer-Lübke, Gramm. d. rom.
Spr.). 8) aus litt. lat. й: lupu (lupu); cuva (cubat); guritu
(cubita); guva (juvat); gúvini (juvene); jugu (jugu); fuji (fugit); cruci
(cruce); cútica (cutica); furza (furia); gula (gula); сии (cuneu); rugga
(rubia); puzzu (puteu); calunma (calumnia); uti (utre); supra (supra); duppe
(duplu); gulutu (glutu); stuppa (stuppa); russu (russu); turri (turre);
savurra (suburra); cunnuttu (con- 1) So Meyer-Lübke, Fanfani hat
corica.ductu); vucca (bucca); musta (mustu); crusta (crusta); curtu (curtu);
furca (furca); gurgu (gurge); turtura (turtura); surcu (sulcu); vurpi
(vulpe); súrfaru (sulphur); prúvuli (pulver); curpa (culpa); sunnu
(sunt); unna (unda); tuncu (truncu); runca (runcat); kumm (plumbu); unnici
(undeci). Anmerkungen. — ? statt u zeigen auch hier: docca (ductia);
satoll (satullu); lonta (ital. lontra) alle gelehrt, und die ital. Lehnwörter:
tossicu (tosco); lotta (lotta); conzu (conio, neben ruñu); vrigña (vergogna);
culonna (colonna); gottu (auch" bottu: un bottu d'acqua) ital. gotto. Moli
aus mulier (ital. moglie) ist gelehrt und sehr selten, ebenso gobbu aus gublus
(ital. gobbo); nozzi aus nuptias (ital. nozze); das Volk sagt: muléri
(muliére), jimmu, nguayyu oder spusalizzu. Zu bemerken ist Izoviri, lovi
(pluere - plovere, Grundform plovia, of. Foerster, Zs. f. R. Ph. III.): to, so
(tuus, suus — vgl. ital. tuoi, suoi, aus tü-i, sũ-i für tui, sui, Schneegans).
Colobra und colubra ist mir ganz und gar unbekannt. Unklar ist jornu aus
diurnus (Analogie zu notti? Mussafia). Zu dem ital. scuo-tere (excutere)
entspricht agrig. scotiri. Auffällig ist Suffix -uru)lum = okku
cunokka, finokkau, pidokku, gunoklizu. Fommu (fuimus), foru (fuerunt) und
die Formen des Condit. fora, foratu, fora, foramu, foravu, faramu sind nicht
klar. Zusatz. In Casteltermini, Canicattí wird dieses ó (+ u, i) in nó
diphthongiert: juornu, aber Plur. jorna, vollizu, nolli, Tinuokkau, piduokhau;
fuommu, tuoru u. s. w. y) aus vulg. lat. u = litt. lat. u: fumu (fumu);
sucu (sucu); suca (sugat); lue (luce); mutu (mutu); crudu (crudu); fus
(fusu); una (una); muru (muru); mulu (mula); purci, puer (pullice); guñu
(juniu); lulu (juliu); gula (acuc|ulla); gustu (gustu); fruttu (fructu);
nuddu (nullu), susu (sursum). Anmerkungen. - Statt -itu Partizipendung
findet sich fast immer -utu: tradutu, finutu, zzurutu, partutu,
sintutu. Ganz selten ist o statt y: unklar ist gró aus gruem; ebenso lordo
aus luridus, was Ovidio (Grundr.) als Anlehnung an sordo (?) erklärt. 1)
Die Landbewohner sagen junettu, wie altfrz. juignet.§ 6. griech. v.
Griechisch i, i wird meist durch u, seltener durch i wie-dergegeben; doch
manchmal findet sich auch o und e statt u, i, wie im Ital. Beispiele:
vurza, grutta, cutuñu, tunnu, tuffu (mustárau, crókkmula, mit Versetzung des Accents);
aber torsu (ital. torsu, thyrsus), martorzu geistliches Schauspiel in einigen
Gegenden der Provinz während der Passionswoche, neben martirz, gelehrt
(Doppelformen aus martirium, wie im Ital., cf. Canello, op. cit. 32f.); lonxa
gelehrt (cf. ital. lonza); tollu (ital. stollo); brutiru, aber libezin,
ménnulr, cémmalu, gettu, die zwei letzteren gelehrt. In tapúnu (toúravor) kann
das a vom Verbum tapanari verschleppt sein (Meyer-L., Ital. Gram. § 16, 16)
oder aus Angleichung an den folg. lat. Vokal: - tepúnu - tapinn. § %. ae,
oe (schon vulglat. e) sind agrig. als et behandelt: celu, fenu, fetu, neu
(naevum); ¿ena, grecu, ebreu (Abbreu, Abbré), juden (judé), prestu, seralu,
spera, tedmo, fería, preda, eru, die vier letzteren gelehrt. (Foedus, laetus,
suepes, taeda, perit, quaesi, caccus fehlen). - In Casteltermini, Canicattí
wird dieses g in -ic- diphthongiert: fienu, fictu, griecu. lat. au.
Es ist nicht leicht, eine bestimmte Regel für die Entwickelung des lat. au
festzustellen. Man kann im allgemeinen sagen, dals im Sicil. LAT. AV, sowohl
primär als sekundär beibehalten ist, jedoch Ausnahmen fehlen nicht, obwohl
viele durch ital. Einflufs gebildet worden sind. Primäres au bleibt au:
táuru, addaure, vaucu, CAVSA (neben “cosa”, Doppelformen wie im Ital., cf.
Canello), lausu (neben lodi gelehrt), pause, gelehrt; canlu, Niculau, öfters
bei Anreden Niculá.Zusatz. — an wird oft zu aru agu verdehnt: túgurn, addáguru,
cávusa, rúcule u. s. w. au — 0: oca (ital. oca); robba (ital. roba), bei
den Landbewohnern ist robba das Landhaus; cos (ital. cosa); pocu, neben picca
(ital. pocn); póriru (ital. povero); cotu kann aus cautus kommen, obgleich es
keine entsprechende Form zu ital. chiotto, neap. hipte,' aus quietus |cf. Diez
(kaum) durch franz. coit] ist; oru (ital. oro); o (ital. 0, aut); goja (ital.
gioja); nolu (ital. nulo), godu, júdivi, neben udiri (ital. godo), lodi gelehrt
(ital. lode), lodr, loda, lúdane (ital. lodo, loda, lodano) - tisore, auch
fisoru, tisole bei dem Volke (ital. tesuro); parole, palore (ital. parola);
frori gelehrt (ital. frode), lúnare (ital. lodola), foci, gelehrt (ital. foce);
clanstrum, anru, unsu, planta, guute fehlen. Zusatz.
o diphthongiert in no: prore, cuotu: (Casteltermini, Canicatti, puoru
auch in Recalmuto). « - ar (ital. al) vor m: rarma (sacua, ital. calma),
sarme (sauma, ital. salma aus oágua). Sckundäres - aut (Perfect - avit)
ist in Girgenti (Haupt-ort) und in der ganzen Provinz, aufser von Sciacca
(-au), - geworden: amú, purtú, currú, mannú etc. Das sekundäre aus
al entstandene an hat in der Provinz von GIRGENTI eine mehrfache Behandlung. Es
ist merkwürdig. wie man in einer Gegend selbst, nehmen wir an, in der Stadt GIRGENTI,
zwei oder drei verschiedene Entwickelungen des al hören kann: z. B. autu,
ácute, neben utu, antu; srauzu, siu-vuzu, scuzu, scanzu; sautu, sautu, satu,
santu u. a. - Die volkstümliche Entwickelung des al ist aber au: autu, scruzi;
sautu, fausn, caudu u. s. w., das Zerdehnen des an zu avu ist ganz gewöhnlich;
die Formen atu, satu, scazu u.s. w. entstanden aus áu, «(u) (autu = atu);
wichtig ist die Form untu, santu, scanzu u.s.W., wo l zu n geworden ist. Diese
Form findet sich nur bei dem niedrigen Volke, besonders Landbewohnern.
Meyer-Lübke, Ital. Gram., er- 1) Ovidio (Arch. glott.) erklürt das neap.
kiuote aus dem lat, plotus, und Canello das ital, chiotto aus dem neap.
kivote.klürt die Form antu (altru) aus der Verbindung unaltro; aber das, glaube
ich, kann nicht auf fanzu, canza, santu u. s. w. bezogen werden. Merkwürdig ist
auch an aus unbet. au in anceddi (Casteltermini). Vgl. altfrz. ancun. In callu
neben caudu (ital. caldo), falla (ital. falda), nur bei den niedrigen Leuten zu
finden, ist Id zu ll geworden. In Cianciana wird al vor d zu ai: caidu, faida, so auch ale:
caidára, caichúri. - S. Kons. Unbetonte Vocale. Vortonige. Ohne
Einflufs von Kons. bleibt a bewahrt als a: für die unter i und u
zusammengefallenen Vocale (e, e, й, 0, й, й) ist zu bemerken, dafs diese i- und
u-Laute (sowohl vortonig als nachtonig) nicht immer ein ganz reines i und u
sind, sondern ein Mittellaut (i, 4) zwischen e und i, o und u, cf. Meyer-Lübke,
Ital. Gram., Schneegans. Doch dieses Schwanken finde ich nicht so ausgebreitet
und zuchtlos, wie Schneegans leicht annehmen lassen würde. Auf die gewöhnliche
Schreibung des sicil. Dialektes mufs man sich im allgemeinen sehr wenig
verlassen, und die selbst von Schneegans dargereichten Texte zeigen es
deutlich; in der That: uno, subito, solito, danno, anno, successo (in den
Cicalate), impiegato, Municipio, saluto („le Maschere"), tanto,
spartavano, ognun, mode (bei Papanti), mio, argento, mano, lo esercixio,
pavento, eccidio, campo, immenso, obboé, dire, contento, dente, allegria,
mascherati, verità sind keine sicil. Wörter mehr, sondern ganz und gar
italienische, mit italienischer Schreibung. Wenn ich also kein Gewicht
auf diese ungenaue Schreibung lege, und mich nur an den echten Volksausdruck
und meine natürliche Aussprache halte, so finde ich, besonders in der Provinz
von Girgenti: 1. dals i und u im Auslaut den reinen und bestimmten Laut des i
und u wirklich nicht mehr haben, sie sind unklar, offen und fast lautlos: ital.
anno ist sicil. weder anno, noch annu, sondern annu; dals dieser Mittellaut
zwi-schen e und i, o und « besonders in gelehrten und italienischen Lehnwörtern
mit e und o zu bemerken ist, z. B. alligrin, prisenti, filici, riggimentu,
sicunnu, cmlentu, prepositu u. a. Formen wie scordatille machen keine
Ausnahme, weil es ein zusammengesetztes Wort ist (scorda+ti+ lu, vgl. ital.
scorda+ te+lo) und das o von seinem Accent (córda) aufgehalten ist, sonst
scurdári, scurdústi, scurdátu. Teátu (Schneegans) neben tijatu ist gelehrt
(ital. teatro), ebenso mascherati volkstümlich mascarati (durch Einflufs des
r). Lat. au ist als au bewahrt geblieben in den Wörtern aurikki, Laurenzu
(oft zu Lagurenzu, daher Lagrenzu bei dem Volke, besonders Landbewohnern),
ferner in audaci, au-tunnu, rumentu, nauszatu, cautela (neben cotela s. unten)
gelehrt und Lehnwörter; sonst wird es zu a: agustu, ascuta, ascutari, agur (wie
schon im Vulglat. agustus, ascultare, agurium), Agustinu, aceddu (anceddu
Casteltermini); arikkini (ital. orecchini, Ohrringe), xzatari (flautare),
ladari, ladatu Castel-termini, Cianciana. Neben aurikli, arikki, arilkini,
Laurenzu, areddu, finden sich oft auch oribli, orillini, Lorenu, oceddi, wohl
vom Ital., wo anl. o unverändert blieb, während es inl. zu u werden mufste in:
pusari, ripusari, purureddu, gudiri (neben gódir), lydari, rubári. - Beachte au
in auliva, aulivi. Romanisches au entstanden aus al-Kons. bleibt au, wie
in autirra (altezza), oder durch Einflufs des l, das u an sich zieht, wird au
zu va in kuadara (caldaia), kuacina (calcina), luadári (caldicare), aus
kaudara, lavina, kaudzari; neben diesen finden sich aber auch die Formen
callara, callari, fal-laru, fallarinu (deriv. v. falda), caidara, caidiari,
faidduzza in Cianciana, fadali aus au verkürzt. In cotela aus cautela und
cocina aus caucina (calcina) ist au (primär und sekundär) zu o geworden.
Vor Labialen wird al nicht zu au, sondern zu ar: par-ment (palmento), marva,
arbulu, sara. Ferner in Girgenti vor Dentalen: artaru (altare); farsari
(falsare). Unter Einflufs von Kons. - Der Übergang der unbetonten Vocale a, e,
i zu a vor oder nach einer Labialis(s. Schneegans, Meyer-L.) ist in
Girgenti (Hauptort) sehr selten. Beispiele: cannavi, nie cánnuru
(cannabis), carrabbina, livari, rimita, rimiteddu, seltener rumitu, rumiteddu
(here-mita); birritta, carnalivari, arristitari, misura, misurari,
dimannari, addimanna neben dumannari, dumanna, aubi- dienti,
disublidienti, assimitari, súbitu, úrtimu, annivuricúri, simenza,
siminari, ammintuari, ammintuatu, addiminari, milincana, rivirsari; aber duviri
(debere); dumani (demane), cf. ital. dovere, domani. Dagegen findet sich häufig
u vor oder nach Labialis in einigen Gegenden der Provinz, besonders in Licata,
z. B. luvanti (levante); luvari, buvatuvilla (ital. levare, levátevelo),
rumitu, rumitedde, dumanna, burritta, pu-naru (ital. paniere), musura (misura);
ammuntuari, sulnitu (subitu); mulungana (melengiana), annuvricari
(anivricari), car- rubbina, sumenza, fumurar (fimus + ariu), sduvacari
(deva-care) - in Casteltermini: Musummulisi (die Bewohner von Mussomeli),
vutieddu (vitellu) u. a. Durch Einflufs des folg. p ist a an die Stelle
von urspring-lichem vortonigen e getreten in sapurtura (ital. sepoltura);
sre- purcru (ital. sepolcru). Einflufs des v: a) e, seltener i, o +
i= a + v: faraci (ferace); sarbari (servare); kuarela (querela); sacardoti
(sacerdote); arsira (hersera); Arasimu (Erasmus) Cianciana; Sarafina
(Seraphina); sarüzzu (ital. esercizio); viparedda (ital. vi-perella); arruri
(errore); carzaratu (ital. carcerato); purcaría (ital. porcheria); massaria
(ital. masseria); Castartermini (Castel-termini), viklareddu (ital.
vecchierello), battaria (batteria); sarvaggu (silvaticu); maravila (mirabilia);
arreprensilli (ital. irreprensibile); arasiluli (irascibile); marabinenne
(moribondo); tartuca (tortuca); partualle (Portogallo). Anmerkung.
In GIRGENTI, wie im allgemeinen im ganzen SICILIA, kann auch hier von den
Formen des Futurums keine Rede sein, weil keine eigentliche Form des Fut.,
sondern nur die Verbindung des Infinitivs mit den Verben aju, seltener rotu,
sich noch ganz deutlich in seinen zwei Teilen findet. - Formen wie arir, amiró,
saró u. a. sind Einfuhr der Schrift-sprache; doch habe ich manchmal amaró,
avaró (ameró, avró) gehört. 8) i, e + I = u + r in GIRGENTI: GURGENTI (Girgenti),
survigzu (servizio). p) r + e, seltener o = v + a: rapprisintari (v.
represen- tare); racenti (recente); raclúta (ital. recluta); raccoliri
(recol-ligere); valogu (horologiu); forasteri, Lehnwort (forestieri) u.
a. Dieses a wird zu ü in manchen gelehrten Wörtern, rütturi (rettore),
rüdattu (redatto), rütipunte (ital. dietropunto, retro-puntu), rättorica
(retorica). Einflufs des k auf au. Das k zieht u an sich: liun-dara,
kuacina, lundiari, kuatela. Einflufs des n: e, i + n werden a + n: antari
(ENTRARE), anconta (incontra), anutuli (inutile); ancumenãa (incomincia),
ssanuto (ital. sternuto), manziornu, manzió (ital. mezzogiorno); vorñ: añuranti
(ignorante), añumina (ignominia), añranza (ignoranza). Sporadische Veränderung:
suluczu sulusiari von singultu, singultare. otn=atn: eamusu, camsiri,
ermasatu (cognoscere); anuri (honore) ricanusenza (riconoscenza), disanuratu
(deshonoratu); anniputenti (omnipotente). Vor der Gruppe mm wird i zu a:
ammattutu (ital. imbattuto); masate (ital. imbasciata); cmenagrute (ital.
immagrito); Ammaculata (Immacolata). Vor m wird e zu i in: mümorga
(memoria) Lehnwort. Nachtonige. Ohne Einflufs von Kons. bleibt
nachtoniges a in-und auslautend bewahrt: stómacu, timpanu und tégula, "rose,
cosa, badda, cuda, canta, puma; für die unter i und « 4u-sammenfallenden Vocale
(ẽ 7, i, 0, й, ù) s. Vorton. Kein auslautendes e in cincu (quinque, ital.
cinque); agrig. sunca (cf. altital. dunqua) bestätigt ein schon im Vulglat.
dun-qua aus dunque in Anlehnung an unquam. Ferner zu bemerken sind puru (ital.
pure); comu (ital. come, cf. senes. como): conta, fina = cont'a, fin'a;
fora = foras (ital. fuori und fuora); manu bleibt manu auch im Plur. (cf.
altital. le mano). Aus-laut. ae wird i: curuni, culonni; auffillig ist die
tonlose Par-tikel ca = ital. che (dafs) und ca — quae Pron., wie z. B.:
Sacêu di tértu ca | du soru siti, Ca státi emmernu 'nrémmula
abitati (Giov. Canti etc.
Cianciana.) und „vó ca veñu" (ital. vuoi che venga) u. dgl. -
Für die Weglassung einer Endsilbe Unter Einflufs von Kons. - Vor r wird
e, seltener o zu a: númaru (numeru); cámmara (camera); vipara (vipera);
ruccaru (ital. zucchero); vómmaru (vomere); Gásparu, neben Gaspinu
(Gaspero); Luñfaru (Lucifero); bifara (biffera); gámmaru (ital. gambaro);
misara Casteltermini (misera), cán-taru (ital. cantero); cólara (xohepa);
jüniparu (juniperu); Ettari (Ettore); Cristófaru (Cristoforo); cárcari (ital.
carcere) - nach i: érramu (onuos). Labialis +e, i = Lab. +u:
pruvuli (pulvere); murula (nubila); simuli (similis), súltu, urtumu,
Licata (subitu, ultimu); und Suffix -couli, -abuli, -ibuli (-abile,
-ibile). L verlangt u vor sich: áttula (dactilus, ital. dattero);
utuli (utilis), ácula (aquila), ménnula. Vor e findet sich a für i,
seltener o: calacu (calice), ca-nonacu, tonaca, cronaca, mantacu, sinnacu,
monacu, monaca, parracu, funacu, aber kúvica («f. ital. chiavica) neben
cluuca gelehrt, ital. cloaca - nie vor n: pampina, guvini, cufinu (ital.
cófano); órfan ist Lehnwort. Für den Schwund des tonlosen Mittelvokales. Die
Aphärese ist in Sicil. sehr häufig, weil alle Würter vokalisch
auslauten: a-Aphärese in einzelnen Wörtern: cttula, Castel-termini
(kleine Axt, ital. accetta); Ragona (Aragona), Gur-gentz (Agrigentum), sañaturi
Licata (lasañaturi, Rollholz, von lasaña); rina (arena), gula, Nadel (acucula),
ramu (aeramina), pretia (apotheca); sparau, sporaci (asparagus); - @) bei mit «
anlautenden Femininis, die mit den Artikeln la, 'no (una)zusammentreffen:
la'ffizioni (la affezione); la icetta (la accetta), 'na marena (una
amarena); - y) vor Nasalen: 'mmátula (am-matula, Adver. umsonst, von griech.
uárnv?) 'Ntonia,
'Ntuniktiza (Antonia, Antonietta), 'nüddi Porto-Empedocle (ital.
anguille), 'ncina (ital. angina); 'ncinala (ital. anguinaglia),
neuviceddi Porto-Empedocle (ital. acciughine); 'naría (ital angaria), 'narsári
(ital. angariare); 'mmasaturi (ital. ambasciatore); 'mminsilatu,
'mminsitari (amminsitatu, amminsitari, it. vezzeggiare); 'nusari (angosciare);
'ncunza (ital. ancudine); 'ntinna (antenna). i-Aphärese. a) in einzelnen
Wörtern: munnizza (im-monditia); rinnina (hirundina, aber hier scheint
Umstellung zu sein: hurindina statt hirundina); Nazzu (Ignatiu); - 8) bei
Verben, vor Nasalen: 'mmarazzari (ital. imbarazzare), 'mmarrari
(ital. imbarrare), 'mmasari (invasare); 'mmástiri (imbastire); 'ncarcari
(incalcare); 'nzzammari (inflammare); 'mpinciri (im-pingere) und 'nnucienti
(innocente); 'mmastu (ital. imbarazzo, impaccio); 'mmernu (inverno); 'mmeru (in
verso, verso, circa); mmesta (v. vesta, ital. federa); 'mminzioni (inventione);
'nien-tivre (incentivo); 'nienzu (incenso); 'néura (ingiuria); - y) in
formalhaft gewordenen präpositionalen Verbindungen: 'mpuntu (in puntu); 'mpresa
(in prescia); mpiñu (in pegno); 'mparu (in pare); 'mpixzu (in + pizzu, in
punta); 'mpró (in pro); 'ncapu (in capo, sopra); 'nkzaru (in chiaro); 'nima (in
cima) 'ncostre (accosto, in + costu); 'ncoddu (in collo); 'ncanir (in
cambio); 'nfunnu (in fondo); 'uninari (in denari); 'noceu (in cio'che) u.
a. 3. c-Aphäresc. a) in einzelnen Wörtern: rumitu, rimita (eremita),
rumitorzu, rimitorzu (eremitoriu), vispicu (episcopu), -réticu (ereticu),
limósina (Elenuocion); cillenza cillen:asi (eccellenza, eccellenza si); sarczzu
(esercizio); kgesa (ecclesia); ¿angel (evangeliu); - 8) vor Nasalen:
'mpiña (frz. empeigne) 'mmracu, mmracari (ebriacu). 0-Aphärese in:
spitali (hospitale), riganu (origanu), ralogu (horologiu), auch roggu
([lo]roggu); micidaru (homi-cidariu); miupáticu (omeopatico); la 'bbidienza
obbe-dienza). 1- Aphärese in: vindicu (umbilicu), 'na (una); napocu
(una + poco = etwas, z. B. nap d'acqua etwas Wasser,cf. una picca
Messina); lu 'ffizzu (lo ufficio); vor Nasalen 'nyuentu
(unguento). ae-Aphärese in: rúggini, rugga (aerugine); ram
(acramina), stimari (aestimare). Die Anreden und die Vornamen erleiden
oft stärkere Aphärese: ñuri und nu, ñura, ña von siñuri, sinura (Herr und
Herrin). Es ist aber zu bemerken, dafs diese zwei For- men sich nicht für
einen wirklichen Herrn und für eine wirk-liche Herrin passen, sondern für einen
Mann und ein Weib aus dem Volke. Ferner: ñuri taugt als Anrede eines
Kut-schers; 'mpari von cumpari (ital. compare), z. B. 'mpari Pé (compare
Giuseppe); - ñursi, murnó und nasi, nanó (Signor si, signor no). Die Eigennamen
erleiden fast immer Aphärese: Minicu (Domenico), Peppi (Giuseppe, cf.
ital. Beppe), Sare (Rosario), Tanu (Gaetano); Vanni (Giovanni) u. a
Besonders ist zu bemerken: mu, mullu gieb mir, gieb es mir (von dammi, dammelo:
dammüllu); sutu = nisutu (aus nesiri = ital. uscire, uscito); ncavà also (von
dunca, unca, 'nca + va, 3. Pers. Praes. Ind. von andare); emu (habemus);
tidicari kitzeln (von ital. titillare und solleticare, *(ti]tillicare); mótaca
(von una vota ca = ital. una volta che ...); tellia Cianciana (=
tantilika, ital. un tantino); ña! (von dunca, anca); ici, ña (dunca von
donique, cf. Foerster, R. E.). Die a-Prothese ist besonders von den mit ad
erweiterten Verben gebildet, die oft den Urverben, des Sinnes wegen,
an-geglichen worden sind; dadurch ist es entstanden, dafs dies a anderen Verben
vorgesetzt wird und endlich den Substantiven, auf welche sie Bezug haben (cf.
Meyer-L., Gramm. d. rom. Spr.). Wir haben also mit arl anlautende Verben, bei
welchen die Präposition nd einen reellen Wert hat, sogar oft ihren lateinischen
Wert: ldummisiri und dórmiri (cf. oudormisco und dormo); appurtari und purtari
(of. affero und fero); abbanuri cintauschen und riñari wässern, baden; uurnari
tagen von jornu, all'aymur-nute bei Tagesanbruch; aldumari Licht machen von
lumi;2. und Verben, bei denen die aus Angleichung vorge- kommene
Präposition ad ganz und gar schmarotzerisch ist: accumenta neben cumenia,
abballari neben ballari, addi-mannari neben dimannari, assapiri neben sapiri,
addifén- niri neben difenniri u. a. Substantive, auf welche diese
Verben Bezug haben: abballu, addimanna, addimanneri u. s. w. Ajeri,
apprima könnten auch ad einschlielsen. Die Resonanz des et entwickelt oft
ein a: arridiri (ridere); arriparu (riparu); arrinésiri (riuscire); arripezzu
(rappezzo): arraccuntari (raccontare) - fast alle Volksnovellen beginnen:
si cunta e s'arraccunta ...; arrazzimi (von razza); arrisettu (risettu);
arriccamari (ricamare); arriccamu (ricamo). ite bei Verben wird fast
immer zu ar, arra: arraccóliri (recolligere); arraccumannari (ital.
raccomandare); arrassumi-tari, arritiniri (retinere); arrispúnniri
(respondere); arristai (restare) u. a. Besonders ist zu bemerken:
ad attia Aragona (a lia = ital. a tc); unquániki Aragona = ital. qualche,
aber sicher von un + qualche; a-Prothese bei den femin. Substantiven auch ohne
Einfluls des Artikels la: aggenti, abbili, amenta, addan-nazioni; artá (etá);
ferner abboné = bonum est; accussi = cosi; abbasta = basta; accura = cura
findet sich nur in der Verbin- dung duna accura = ital. datti cura, es
kommt aber gewifs ron duna a + cura = ital. prendi a cura. Die
Synkope ertolgt sehr selten und nur unter Einflufs des halbrokalischen v. So
wird es kommen, dals, wenn das / zu et werden kann, die Synkope erfolgt, sonst
nie, ½. B. póllici (pollice) und purci, puci. Ein schönes Beispiel
giebt uns »salicem" mit seinen zwei Formen: sálair; gelehrt, neben
sarcu; surer (sorice); spirda (spiriti); purpu (polpo). Inlautendes ¿ aus
e fällt vor r ab: o(i)ritá (veritá); pri-culu (pericolo); oprari (operare);
disperdri (disperdiri); krilhia (chierica); mráculu (miraculu); tati (tirati);
tari (tirare); vita-teddi Cianciana (ritirateddi); dettu (dettiru); mitti
(mettiri); vittu(vittiru) Licata. Auffällig ist in érramu (ital. ermo) e vor i
zu n geworden. Abfall des inlautenden u vor r: sapritu (sapuritu)
Licata; cruna (curuna); 'ncrunatu (incurunatu); frusteri (forestiere);
crusu (curiusu) Licata. Bei den Formen des Infinitivs + le (lo pronom.
Artikel) erfolgt die i-Syncope immer: mannarlu (= mannari + lu, ct. ital.
mandarlo); purtarlu (= purtari + lu, cf. ital. portarlo) u.s.w. Die
Kontraktion ist sehr häufig, besonders unter Auf-hebung des Hiats. Es ist hier
zu bemerken, dals dic Artikel lu, la, li nach da, di (de), pi (per); a ihr /
verlieren und dadurch haben wir: do = da lu von da 'u, du =
di lu von di 'u, da = di la von di'a, da = da la von da 'a,
pa= per la von pi(r) 'a, pu — per le von pi(r) 'u, pj = per li von pi(r)
'i, U= a lu von a 'u, e= a li von a 'i. Beispiele: Do munti = da lu
munti (ital. dal monte); du mari = di le mari (ital. del mare); da mati =
di la mati (ital. della madre); pa genti — pi la genti (ital. per la
gente); pre menu = pi lu menu (ital. per lo meno); scupittinu pj
denti = pi li denti (ital. spazzolino pei denti); u forti ca = a lu
forti ca... (ital. una volta che ...); e vintunu = a li vintunu
(ital. al ventuno ...). Für e, eju = aju. Fina, conta sind aus finu
ta, contu + a (cf. ital. contra, oltra) gezogen; ebenso sa aus sia, ava aus
avía: „sa ladatu "diu" ital. sia lodato dio; „ava jutu" = avia
jutu (ital. era andato) in Cianciana; ma aus miu und mia: „ma pati, ma mati
" in Casteltermini, Licata; au, za aus xiu, xia (ital. zio, zia).
Ferner jencu aus juvencu; orallannu = ora è l'annu; vosenia= vostra eccellenza;
cossía, vossa = ¿ostra signoria; Saru aus Saria (Rosario). Es ist zu
hemerken, dals der durch einen ausgefallenen Kons. hervorgerufene Hiat dagegen
durch j be-hoben wird in majisi (magese); pajisi (pagese); majulda (cf.
ma- gida); sajitta (sagitta); fajida (favilla); projiri (porrigere);
fri-jüri (frigere); rijuddu (regillu); fújiri (fugere) - beachte noch castzari
(castigare); und oj (hodie); raja (radia) - ferner frúula (fragola); aber
paúni (pavone). Sehr häufig bei der Proklise: a list' ura, a 'st'
ura =« ista ora; em' a-fari = emu « fari; aj", ej a + Infinitiv = ju
a, eju a etc:; $) nach betontem Vokale: di = dui (ital. due); jü
=jiu, in (ego); mi = mei (ital. noi); qua' = guai; Di = Diu (Deus); me' =
mcu, „me' pati, me' frati", auch me'= mea, „me' mati" und „fratursu
me'"; po'= puoi und poi (potes und post); -a'=-au (-avit): purta', liga,
curca; -i =-iu (-ivit): jiuniï, curri, muri; se'= sci (sex); assa'= assai
(satis); d) bei Anreden und Eigennamen: rumpa' (cumpari, ital.
compare); cura' (curatulu, ital. cur- torc, castaldo); piccil (picciliddi
Kinder); nu (nuri Kutscher): do, don (donnu: "do Matteu, don Cola,
aber donnu Mi- nicu); Sa und San (Santu: Sa Lenardu, Sa Luigi, Sa Lenil,
San Franiscu, San Petu, aber Sannu Minicu, sannu statt santu, wenigstens so in
manchen Texten geschric- ben, ich glaube aber, dals man San Numinicu =
San Duminicu (Domenico) lesen mufs, in der That wird nd immer zu un, vgl.
cannila = candela; ebenso vielleicht auch oben mufs donnu Minicu = don
Numinicu sein); pa, tr' (papa, tata); mả' (mama'); Li (Lina); Ti' (Tina);
Ste' (Stefanu); Anne' (Ametta); Nute' (Nuien u, 'Innocen:o); Ro' (Roccu);
Pe (Peppi) u. a.; d) besondere Fälle: in Licata statt voli
(ital. vuole); je Cianciana statt jeva (ital. giva): Giufa li je' mittennu
(Giovanni, Canti et cet. Cianciana); mide statt milemma (ital. mede-simo).
i-Epenthese zwischen Labiale + r: Sittemmiru, Ottúviru, Nevémmiru, Diemmiru
neben Sittemri, Otturru, Nuemru, Duemii; úmmira neben ummra (umbra); piruni (prunu);
'mmirazza neben 'mmraxza (in brachiis); () 9+r: sóggiru, soggira schon in
früher Zeit socerus, ital. suocero; mágiru statt magru findet sich in Girgenti
sehr selten; allégiru neben allegru; s + m bei fremden Wörtern: Cósimu (Cosmo);
cataplasima (nataháoua); biasimu; spasimu; asima neben d) 9+1: 'ngilisi
(inglese); Ingilitterra (Inghilterra) Casteltermini. Zusatz. Der Einschub
eines 2, wie er in ital. inchiostro, chioma, älter * inclaustrum, *cloma
vorliegt, findet sich nie in Girgenti: inlzossu, koma sind ganz gelehrte
Wörter; das Volk sagt inca, coma nur im Sinne von „sopore, disposizione al
sonno", z. B. „coma 'ntesta"; ferner scuma neben spuma (ital.
schiuma), rifutari, favu, furina (lat. fuscina, ital. fiócina). 2.
u-Epenthese, durch Guttural hervorgerufen, zwischen «) guranu (grano), néguru
(nigru), gulutu (gluttu); 8) c+*: neuruc, curucifissu (croce, crocetisso),
'ncgrustari (incrostare), curudu (crudo), curucelone (corbello). Die
Formen aut -ati, -uti an Stelle der ital. Substantiva auf -á, -ú (roci tronche)
sind nicht epithetisch. Sie kommen gerade von dem lat. vierten Falle auf -
ate(m), - ute(m) her: piatati (pietate), voluntati (voluntate); caritati
(caritate), cirtuti (virtute). In GIRGENTI sind diese Formen sehr selten, nur
bei dem Volke findet sich oft die Form auf -ái (von -«(1)i): aitai,
nicissitai (etú, necessitá). 2. Die Formen auf -aju, -au bei Verben
(ital. -ó, -o) sind auch nicht epithetisch: aju = habeo, saccu = sappio,
seju = sedeo; — staju, daju sind analogisch zu aju — neben daju findet
sich auch duñu analogisch zu suñu (sum).3. Die a-Epithese ist sehr häufig:
Neben Lúnidi, Már-tidi, Mércuri, Jóvidi, Vénniri, Silbatu, Dúminica (Namen der
Wochentage) finden sich: Lunidia, Martidia, Mercuridía, Juridia,
Venniridia, Sabbatulia, Duminicadia, cf. dia = dies span., prov.
Bei Pronomen: In Licata, Casteltermini findet sich jia von ji (ego), mia, tia
statt mi, ti — me, te (zur Vermeidung des Hiats mija, tija). - Gewöhnlich, bei
dem Volke, ist die Form Dia, Dija = Dii, Dei, Dee. In Casteltermini
findet sich ada = ad; vgl. sardisch. 1. Sehr häufig, immer bei dem Volke,
ist auch die ni- Epithese nach betonten Vokalen: a) bei Verben: eni
= é (est); pinsni = prinsú (ital. pensó); curcani = curcú (coricó), addivintani
= addivintá (diventú), funi = fu (fuit); $) bei Pronomen und
Zahlwörtern: jini = ji (iu ego), tini, seni, Casteltermini, — ti, sé (tre,
sei): d) bei Adverbien und Konjunktionen: nuni = line (plus);
rucussini - accussi (cosí); cúni — cú (qua); lani = da (lá): pirioni
(öfter pirco(n)i) = pirió (perció). Siddu, seddu in Licata = si †ildu
(ital. s'egli, si + illu). Vokalzusatz am Wortende zeigt auch das Sicil.
bei kon-sonantisch auslautenden Fremdwörtern: tammi (Tram), onni-bussi, lapisi,
gassi (gas), wie toscan. - c. Sonderbar und wichtig ist die Weise, in der
das Volk das geistliche Lateinisch in Gebeten ausspricht: „Stababat matri
ilclorosa | iusta croce lacrimusa | ed abbatti filiussu" (Dum pendebat
Filius), Casteltermini - „Oi cruxisi vada spissonia passionama tempori | piassi
cuci graxia | Reixi de la china" Casteltermini (Text: O Crux, ave spes
unica, - Hoc Passionis tempore - Plis adauge gratiam - Reisque dele
crimina) „Posuarenti supra caputti
causanti rexi o scrittu Jesusi Naxia-renu rexi joduro omini (Text: Posuerunt
super caput ejus causam ipsius scriptam: Jesus Nazarenus, Rex Judaeorum),
Giovanni, 50 Canti et cet. u. a.; Giovanni, Canti et cet. Angleichung des
anlautenden Vokals an den betonten Vokal: a - á: piatá (daher
piatusu), matassa, gazanti (gigante), valanza neben vilanza (bilancia), cf.
altirz. garant, frz. balance — aquali (equale), aquannu (hoc annu).
i - i: birritta (baritta), filinza (fuligine?), ficili (fucile). U —ú:
ruñuni, sutuzzu aus *si(n)glutiu. f) Angleichung des nachtonigen Vokals
an den betonten: á — a: ánasu (anisu), cálacu, párracu, ássacu. i - i:
tírici (tiraci), pítila (pigliala) Licata. ù - U: disituti, anútui. %)
Der pronom. Artikel lu (lo) bei den Verbalformen hat den Wandel von unbetontem
sekundären i zu u hervorgerufen: facitulu, luvátulu, mittitulu, maritatulu
(Licata). Ferner ist die Angleichung des unbetonten sekundären Vokals an
den Endvokal u besonders in Licata sehr häufig: avissur, vitturu, avissumu,
scannulu. Zusatz. Aus Angleichung an die 1. Pers. Praes. (-4) findet sich
in Licata: appu statt appi (ital. ebbi), vittu statt vitti (ital. vidi), persu
statt persi (perdetti), vinnu statt vinni (venni) — in Girgenti aber
appi, vitti u.s. w. Der Vokal a drängt sich oft an die Stelle eines anderen
anlautenden Vokals: aserätu (esercito), assequiu gelehrt (osse-quio), assirvari
(osservare), asistiri (esistere): „un assisti "li" (non esiste piu),
afennir (ofiendere), affiru, gelehrt (officio), arcasioni (occasione), aduri,
adurari (odore, odorare), abbré, abbreu (ebreo), aternu (eterno), ammitu
(invito) u. a., s. Die Veränderungen, die der Konsonantenanlaut im Satz-innern
erleidet, hat schon Schneegans § 24, S. 145-50 sehr fleissig nachgewiesen und
erklärt. Es steht fest, dafs besonders ki (quid); a (ad); pi (per); e (et);
"kau (plus); fa (facit); va (vadit); sta (stat); si (es); é (est); ddú
(illac); ti (tres); 'nla (intra), wie übrigens alle vokalisch anlautenden
Oxytona, die Dehnung von p, 6, m, f, c, 9, d, t, n, s und die artiku-latorische
Verschiebung (wie Schneegans schreibt), von v - sowohl primär als sekundär — zu
b; j zu ge; d aus gi zu i;."— aus d— wieder zu d; n+j=n; n+o;n+6 =
m+ b = mm; bewirken: Beispiele - nach Schneegans loc. cit. Labiale:
p: = i ppezau di pani! a ppala:zu la ppinnin, a pperru a ppexsul.
b: — s. unten § 26. m: — pi mmati (per matrem) latti e mmeli. f: -
si ffoddi, ti fimmini. Gutturale: c: = ki ccosa: a ccasa! g: - a
gyamm a l'aria: Dentale: d: - dittu pi dditta; é dduci - s. unten.
t: — a ttia, é Hoppu — (é troppo). n: — ti notti, é menti. 8: — ddá
ssupra, lii ssonnu! (sowohl primäres als secundäres aus et entstandenes
wird b: uncora é biru; ste binenme; lizu bicinu; ...j wird zu ge = ti gudici;
te gorna, á grunta. ¿' aus gr entstanden wird zu vr: La mmidia di li
ggenti é rranni assá (GIRGENTI). mis donn in wie sei migans meint:
Imfermu mi la vita bedeutet nicht: Imfermu nni la vita, sondern: mi
liidda (illa, ital quella) vita; pri ddi junini, nicht pri li juvini, sondern
pri kiddi éuvini; trattamu a ddu siñuri! = a kiddu siñuri! pri ddi mobili = pri
liddi mobili. n tj=ñ: u ñardinu (un jardinu) u ñornu (un jormi); do
Nakinu (don Jakinu) u ñocu (un jocu). 1+01=m+6= mm: 'mmarca (in barca);
'mmucca n + 11 (in bocca) mmita (in vita) ni mmeñe (non vengo). Doch
eine wichtige Anmerkung habe ich bei Schneegans nicht gefunden; nämlich, dals
einige Konsonanten, besonders 6, d, r, g, manchmal auch m, n, et schon im
Anlaut eine gedehnte Aussprache haben, und dafür im Satzinnern nicht mehr
verstärkt werden. Das d, z. B. von decottu, duman-na, dannatu, dugana, ist
nicht dasselbe wie in deci, duñu, domu, dormiri, doti, dori, durz; während
dieses im Satz-innern verdoppelt wird: a deci, a deci (ich schreibe im Anlaut d
= dd) u. s. w.; bleibt jenes ganz und gar wie wenn es isoliert gesprochen
würde, weil es schon für sich selbst gedehnt ist. - Zwischen decottu, so
vereinzelt ausgesprochen, und decottre (ddecottu) in E mmi vinni decotti
Pi dormiri la notti giebt es gar keinen Unterschied. Immer als *Ъ
(bb) lautet das anlautende b: Tritturi, batia, buttana, bestia, bagganc u. s.
w. nur in Indienan, budienti, Aphärese aus ubbudienza, ubirdienti u. dergl.
findet sich das einfache b; wie obiges et verhält sich auch i: "ie,
riggina, veñu, rumitu, robba (in ranni, rossu, arusa ist das et aus gi entstanden);
g: gelu, genti, "genti, gilu, "golu;" nur in nome,
nappa, norea, sonst nu (nos), masiri, nespule n. s. W.; m nur in mermcar
(marner)miraculu, mraculu, merda (ital. merda), sonst mennula, menu, mari,
munti u.s. w.; et nur in rippu, sonst Ciccu, ruffu, celu, cima u. s. w.
Über die Konsonanten im Auslaut ist wenig zu sagen, da im allgemeinen das
Sicil. sich hierin wie das Ital verhält. Auffällig ist suñu = sum (vgl. neap.
songo, donyo, stonyo, calab. sonyo, *ponyo, *donyo). Lat. non findet
sich als nun, oft 'un: "'un ci volu jiri, un aju lii ti
fari", im Satzinnern wird das n t j zuñ: „pirli nu ñoki?" (ital.
perché non giochi?), n + 0 = mb = mm „nu meñu (non venio) - aber no,
Verneinungswort; in ist ni geworden, ada = ad findet sich in Cianciana,
„ada mia, ada tia" (ital. a ma, a te), con wird cu. In einsilbigen Wörtern
bleiben 1, &, nehmen aber wie im Italienischen ebenfalls einen Vokal an:
feli, meli. sali, cori, aber pj = per (pri, durch Umstellung er — ve tindet
sich nie in GIRGENTI), in mehrsilbigen Wörtern bleibt i nur in crru, marmaru,
sonst frati, soru, ebenso 1, bar-came (aus baccanal Ovidio Arch. Glott.. - Iu
sempri, quattu (wie schon im Vulglat.) findet sich die Umstellung -er, re,
welches oft nach st fällt, nicht nur in nossu, vossu, die doch bei dem
Volke ofters zu nosu, vosa werden; sondern auch in capissu, maissu, aber
auch masu. S fällt in einsilbigen Wörtern ab: nu, vu, ti, ve, "lu, po, sé,
ha, da' (neben duna) str; die Formen mit i: nui, rui, poi, sei. hai, düi sind
nicht volkstümlich (vgl. ital. noi, voi, poi, sei, has, das); -aut (avit) = -á
in GIRGENTI: purtá, amú, curcú; est =é, oft eni bei dem Volke; -nt verliert
sein t nur bei 3te Pers. Praes. amanu, vidina, lodane; sonst fallt es
ganz: amaru, rittira, ludar. Labiale. §1. P - a) Anlautend wird
gewühnlich beibehalten: passu, pati, puru, ponti, pilu, peta, pirnici
(perdice), putia ([a)potheca); puse (pulsu); pirani (prunu); pifania
(epiphania): - wird = 1 in badda, baddóttule (ital. palla,
vallottola),-busa (pasciá); ballaccuni (ital. pollaccone); bizzocca (ital.
pinzochera); buttana, buttaneri (ital. puttana, puttaniere); — wird o in
vastunaca (ital. pastinaca); vispicu (episcopu) durch Dissimilation (bemerken
auch die Umstellung vispicu statt piscopu, vgl. span. obispo). Inlautend
bleibt p: ripa, capu, lapa (apis + Artikel / zusammengewachsen); pipi, lupu,
scupa, sapiy in varvasapiu (zusammengesetztes Wort: varva-sapiy, vgl. ital.
barbas-súro) — wird = bb in cubbu (cupu z. B. arz cubbo = it. aere cupo),
cúbbula (cupola); lebbru, lebbiru (lepore); lebbra (lepra) - wird = v in
pouru, puritá - durch Binfluls des folgenden r, cf. Meyer-L. Cons. riciri
(recipere, cf. ital. ricevere). Vor dem Tone — e nur in arrivari, sti-
rari, cuverta Fläche des Schiffes, neben cuperta Decke, sti-vari ist auch zum
Seewesen gehöriges Wort — y mit f vertauscht in gulfu (ital. golfo), tufeu
(ital. trofeo), alle beide gelehrt. p +, im Hiat = ¿c: sicca (sepia), saccu
(sapio), arca (apium, apia), saccenti (sapiente); bleibt im Anlaut in
ital. Lehnwörtern piatusu, piaté, tempu, pir, duppre, impiassu, piuma,
esempiu u. a. • pp bleibt pp: stuppa, ssuppre (struppu); cippu (rip-pu);
lippu, puppa, scoppu. &) in Verbindung mit Kons. y + Dent. wird
gewöhnlich an diesen assimiliert in: pt = tt: attu (aptu); rutta
(ruptu); accatta (captat); setti (septe); grutta (crupta); cattivu (captivu),
volkstümlich nur im Sinne von „Witwer", cattiva, Witwe, vgl. dasselbe im
Sard. battíu, battía. - In pt, griech. Anlaut, füllt p ab: tisana (ptisana). ps = ss: jissu (gipsu); kissu
(eccum ipsum); scrissi (scripsi); = s in casa (capsea); - nach et fällt y ab:
scarsu (excarpsus) — im Anlaut sarmu (psalmus). /: crapa (CAPRA); grúpiri
(APRIRE); — wird zu 2 nurin liereri (cani livreri) gelehrt. vgl. ital.
lerriere, sonst supra, suprana, sapro u. s. v. Durch Einflufs eines
Nasals wird p oft zu l in Castel-termini: cumbitu (ital. compito), cambana
(campana), esembir (exemplu), timiniluni statt timpuluni (Maulschelle), bleibt
in Girgenti, tempu, rumpiri, tempru. Sporadisch sp - se in scantari, daher
scantu, scantusu, nach Traina, Sicil. Wtb. 872,viene da *spantari, che a sur
volta à scorciato de sparin-tari"; vgl. sard. ispantu, ispantusi; und
siche Schneegans S. 69. - Scattusu (nicht scuttica, wie Schneegans
schreibt) kommt nicht von dispettoso, sondern von scattari, ef. Traina.
Sic. Wtb. scattu 880, vgl. ital. schiattosn. Für rascari, neben
raspari, scuma neben spuma, vgl. ital. raschiare neben raspare, schiuma neben
spuma. Sonst sp bleibt: respa, vi- spanni, cripu, nespola, spata,
spalda, spissu, spusa, spusa U. S. W. Spl findet sich nur in
splumenti, splénnite, spleniri, splmuri, gelehrt und Lehnwörter, sehr selten im
Volksmunde, der shrannenti, sblémitu, sblemi, solénniri, shamári
aus-spricht. § in Verbindung mit 1. pl = lit: lzanu, laga, lattu, kummu,
lizazza, lioviri, lau, lizuma, culkia. - Volkstümlich in PORTO-EMPEDOCLE ist
„plaga" im Sinne von Erdstrich - Ufer - pilaija geworden, neben
kraga, Wunde. Mundartlich in Licata pl = c: canu (planu), caja
(plaga), ñummu (plumbu), coriri (plovere), canziri (plangere) u. s.
w. Zusatz. Scola (scoplus) mufs ital. Lehnwort sein (vgl.
scoglio). Pruculi ist nicht aus pluvure, sondern aus pur- ruli, mit
Metathesis des v. In entlehnten und gelehrten Wörtern bleibt pl: plausibili
(ital. plausibile); placari (ital. pla-care); plebi, cumplimente (rumblimentr
in Casteltermini): plácitu (ital. placido) u. a., - «) Anlautend, mit starker
und gedehnter aus-sprache, bleibt 1, in: "beddu, bedde, bon, bone,
boutire, bañn, bena, batia, batissa, basta, bastari, hitlivi, ballari; - bleibt auch in
entlehnten und fremden Wörtern, wie: hallakkinu, bagasa, battisimu, tuggacca,
bajunetta, balena,
baruni, battatuni, basalicó, 'bastardu, battaria, bannera, barrera, bamminu, botta,
-benna, borza, bar- cuni; - wird = e in vo (bove); vivu, viviri (bibere);
vucca (bucca); vancu, rastuni (bastone); vilanza (bilancea); vasari
(basiare); varca (barca); vasu (basso); vutti (botte); vestza (bestia); varba
(barba); varbarottu Kinn; vastasu (von BaGrá(u); vucceri (frz. boucher)
u. s. w. - wird = m: matu, mia- tiddu (beatu, beatu + illu); muniuré (t.
bot. stirax benzoin, ital. belgiuino). Inlautend, bleibt und wird
verdoppelt in den Lehn-wörtern: robba, nóbbili, débbuli, súbbatu, cible, (aber
vollis-tümlicher civu „pasto degli uccelli"), plebbi (plebe); sebba,
rabina, neben volkstümlichem ragga (ital. rabbia); parab-bula (parabula), aber parola,
palora - nach r: varba (barba); erba (herba); orbu (orbu); arbulu - wird
volkstümlich = 2: cuvari, cavaddu, duviri, lavuru, maravita, pru- vari,
aviri, cannavu, nuvula, fava, sivu, viviri, scrivu (ar-vule, neben arbulu, ist
sehr selten); guvitu, suvaru (suber). Von diesem o geht et oft in u auf,
wenn nach et ein u steht: neula (nebula); taula (tabula); diaulu (diabolu);
faula (fabula); parola, palora = paraula (parabula). - Auffällig ist jimmu
(gibbus); mmiucr (ebriacu), vgl. ital. imbriaco: calab. imine (gibbus); rogu,
gelehrt (rubus) entspricht dem ital. rogo - fabbro fehlt im allg. sic.; ebenso
ove (ubi); unni kommt von unde her. B wird zu m in ssúmmula neben dem häufigen
tottula (orgoußos), durch Einflufs des vorhergehenden m. - Sporadisch / -- f in
vifardu, ital. ribaldo. (ital. nebbia, nibbio) können sich nur durch
Abfall des b erklä-ren: neha, mihus (miblius vgl. Wölflins Arch.),
affiliari (ital. affibbiare) von *affilare. - et + u = pp: «ppi (habui);
appimu, appiru, rippi (*bibui); cippi (bibuit); rippine, minppire. in
Verbindung mit Kons. bt = tt: suttirrangu (subterraneu); suttili (subtile);
detta (deb'tu); sutta (subtu). les := ss: assenti (absente); assólviri, gelehrt
fällt vor st, se: sustanzn, astiniri (abst.); scuru (obsc.); entlehnt osenu
(obscoenu). - mb = mm: tumma (tromba); gamma (gamba); rummáttivi
(combattere); kumm (plumbu). - hr = vi volkstümlich: uraco (braca); vraxzu
(brachiu); aber labra, labbru, gelehrt, in frevi, frivaru (febris, februarius)
ist die Umstellung des i zu bemerken. In Verbindung mit 1: Il = j in
Sciacca janru, jan- lizz:a; in GIRGENTI: Inancu, hiankia (vgl. ital.
bianco, bian-chezza); agrig. gastima (blasphema) ist mir nicht klar. Bl bleibt
in fremden und gelehrten Wörtern: blannu (blandu): ble, oft bili (frz.
bleu); blusa (frz. blouse); problema (pro-blema); aber Iunnu (ital. biondo).
Volkstümlich in Porto-Empedocle findet sich pilorca, pilotili? (ital. blocco,
blocchi), pilaja (plaga). f. - im Anlaut bleibt f: filu, fava, fusu, fim-
mina, furnu, ferru, focu u. s. w. — wird sporadisch zu b in -burietta,
Iurcittata, hurcittuni (it. forchetta, forchettata, for-chettone).
buffet). Tafánu (ital. tafano, aus tabanus) ist nicht volkstüm- lich. — f
zu bo in carabba (arab. garâfi, ital. caraffa), spora-disch. Im Inlaut findet
sich f verdoppelt in: riffa (cast. rifa), goffa (cast. gafa). Schneegans; aber “mafia,”
ital. “matfia”. - Cunortu, cunurtari, wohl von rum-hortari, nicht von
conforto, confortare. In Verbindung mit Kons. - fi bleibt fr: frenu,
fra-pula, frati, friddu, frana, frunna u. s. w. - f sogar zieht oft das et an
sich: frevi (febris), frivaru (februarius), friscari (fistulare, *fisclare,
*fiscrare, - friscari), frummicula, neben furmicula, sfrazcu (ital. sfarzo). -
sf wird oft sp: spilari, spolatura = sfilare, sfilatura; spunnari =
sfunnari; spu- yari = sfogare; spogu = sfogo; spari = sfare; spatte
=sfatto. — of bleibt in Girgenti: 'nfami, nfunnu (in fondo); cunfusu; nfattu
(in fatto), 'nfernu (inferno) etc. — wird zu mp in PORTO EMPEDOCLE: 'mpunnu (in
fondo), 'mpami (in fame); 'mpattu (in fatto) 'mpernu (infernu) - zu mb in
Casteltermini: mbami, mbiernu, mbrimmitati (infirmitate), 'mbattu. d) In
Verbindung mit 1: f = x, mit starker Aspiration bei dem Volke, beinahe $
im gebildeten Stande: xamma (flamma); xzatu (flatu); zuri (flore); xzumi
(flumen); xzumara (flumara), xasc (flascu), x2águr (v. flagrare) etc.,
sporadisch zu ke in gunkari, gunkratu (ital. gonfiare, gonfiato) neben
vun-curi, vuncatu. In gelehrten Wörtern bleibt fl: femma, flim-máticu, flussu,
riflussu, flora, floridu, fluidu, fluttu, flas-sioni, flaggellu, flotta,
flautu. Anlautend, bleibt v: ventu, vuci, vucca, vernu, vuturu, orddan,
indir - mit einer sehr weichen Aussprache. - Wird = m in mascu (vascu),
minnitta (vin- dicta), minniña, minniñari bei dem Volke, neben vinniña,
vinniñari (vindemia, vindemiare), macabbunne (ital. vagabondo), mocaveña neben
vocaveña (vo + ca + veña, vuoi che venga, ital. viavai). - Das deutsche w findet
sich durch gu wieder-gegeben, aber schon als gu, wie Schneegans richtig
bemerkt, ist es aus dem Ital. nach Sicilien gekommen: guerra neben verra
Kinderwut, guastu, quastari, quai, guardari gelehrt, guadañari, guadañu; - VAGINA,
ital. guaina, ist aber agrig. vajina. Im Inlaut bleibt v: navi,
vivu, lavi, nivi, moviri, cava, favu, lavari, novi (nove), leva (levat), novu
(novu) - juvini (juvene) ist gelehrt (ital. giovine), ebenso brevi
(breve); - o schwindet in neu, vo (bove), pau (pavo), pauni (pavone),
paura, fauri (favore), Guanni (Giovanni); fajulda, jina (avena), lisa (lixiva).
- Übergang des o zu g in núgula neben nu-vula, annugulatu neben annuvulatu,
ragatusu (ravitosu); grugini (juvene), purguli, pogir in Casteltermini; neben
pau, paum, fauri, faurire finden sich oft pagu, pagun, fagur, seltener pagura,
Giuganni, wo sicher au zu agu verdehnt wird, vgl. taguru (tauru),
addaguru (lauru), Lagu-renzu (Laurentiu), agulivi (aulivi). Unklar ist sinzli
(gingiva) männlich, statt * sincia (sard. sinzia), vgl. lisin; saliva fehlt im
allgemeinen Sicil., statt seiner findet sich spu-taxza; auch rivu fehlt. In
addiminari (ital. indovinare) ist der Einflufs des Nasallautes, der oft
teilweise Assimilation aus-übt, i -n zu m-n (vgl. minnitta, vindicta) zu bemerken.
d) In Verbindung mit Kons. n+o=mm (durch ne):mmintari
(inventare) 'mmidiari, 'mmidguse (invidiare, invi-dioso), 'mmidia (invidia),
'mmersu (inversus), cumméniri (con-veníre) 11. s. w. d + 0 = bb (durch
22): abbente (adventu), abbirsarzu (ad- versariu). r+ i=*+b:
sérbiri, sirbútu (servíre, servito), sarbari, sarbatu (servare, servato).
s+ x=s+0: sutar, sointariar (v. venter, ital. sven-trare), sbummicari (s +
vomicare, vomitare), sbinari, sbinatu ital. svenaro, senato, shinniri (ital. svendere)
u. s. w. § 5. m. - a) Anlautend bleibt m: minutu, maturu, munita,
maravita, mira, in marmaru, merda, mraculi (ital. miracolo) hat m die gedehnte
Aussprache des Anlautes — m zu 2, durch
Dissimilation, in videmma, vidé, neben midemma, midé (ital. medesimo) - sporadisch
zu b in minaca (nach Avolio 42, von arab. menaca) - m zu n in nespula (mespilu)
gemeinrom.; nillza (mitulu), cf. ital. nicchio, niechia, also wie in nite =
ital. nibbio, worüber bereits gehandelt worden ist. Im Inlaut bleibt m:
nomu, ramu (ramu); fumu (fumu); premi (premit); lima (limo); “amari” (AMARE) —
wird sogar häutig verdoppelt: fimmina, cummedia, cummidianti, com-maru,
tommaru, nummaru, cucummaru, cámmaru. 8) mti =ñ: vinniña (vindemia),
vinniñari (vindemiare); • siña, neben sima gelehrt (simia), sparañari
(ital. risparmiare); aber lmia (ital. lumia) neben limuncellu. scanneddu,
culouna, anniputenti, autunnu, sonnu; vgl. ital. ogni; balénu (BéDEuvOS, Diez,
ital. baleno) ist gelehrt.ml, nd = nt, un: contari, conti, sinteri gelehrt (ital.
sentiero,
sem'tariu); nur nach Synkope des inneren Vokales; sonst limitu (limitu); linnu,
Ercumaru, circunnari. om bleibt rm: furmicula, furma, furmari, fermu, firmari.
Gutturale und Palatale. c. I. c ta, 0, U. Anlautend bleibt gutturales c:
cavaddu, casa, cornu, cantari, cantunera, cura, cori, conta, cútina, cóppula
etc. - wird zu y in: gattu, gámmaru, júvitu, guvitata (neben vúvitu, cuvitata
durch Assimilation), garófalu, garrubba, ganiu, gamma, jagga (ital. gabbia, fi.
cage, cf. Wölffins Arch.). - gulfu (Ró2os) ist ge-lehrt, ital. golfo. Die
Wörter cantu, piania, peria, piriari, scurcari zeigen keine Palatalisierung des
c vor a, sondern erklären sich, wie schon Schneegans gesagt hat, aus
französischer Herkunft: cantu (chantre), piania (planche), perca (perche);
piriari (percher); scuriari (ecorcher).
¿armu (charme), iar-mari (charmer) fehlen in Girgenti; aus cheminée
erklärt sich riminia. Franzosische Worter sind ebenso tabare und
tasen, taskettu, wo das c (cabaret, casque) zu t geworden ist. - Famiari
neben camiari „riscaldare il forno" ist nicht klar; es kann keine
Angleichung an flamma sein, da fl immer zu 2 wird (flamma = xiamma);
vielleicht aber an fum. P) Inlautend bleibt e nach dem Accent: spica,
littica, lattuca, fastuca, tartaruca, locu, focu, pocu, jocu, sucu, dieu,
ficatu; lagu (lacu) ist gelehrt (ital. lago), pregu (precor), pagu nach
Schneegans aus Angleichung an den Infinitiv prigari, pagari. Inlautendes
e vor dem Accent zu g: pagari, prigari, arrigurdari, arrigurdanti, lagusta, addugari
(adlocare); Sira-yusa; aber carricari, vucari (ital. vogare), affucari
(adfaucare, ital. affogaro), asucari (exsucaro, ital. asciugare), cicala
(cicada), sicuru (securu), jucari. - C schwindet in putia. II. c+e, i =
ie, ci. a) Im Anlaut: centu, cerou, cra, cmiri, ¿erca, cincu, cimici,
riveddu, ccir, tima, cu,cirasa etc. - è wird zu g in fremden und gelehrten
Wörtern: ginisi (span. ceniza), gileccu (span. chaleco), gitá, Licata
(cittá), gafaluni (cefaglione). Inlautend bleibt ic, ii: viünu,
radici, paci, nuüi, dei, pici, cuci, cruci ete. Unklar ist kirkiri (ital.
cicerchia = cicercula, nach Avolios wahrscheinlich richtiger Erklä-rung Rest
der alten gutturalen Aussprache des c, vgl. sardisch). Sporadisch è zu et
in babalusi, Licata (span. baba + lueir, ital. lumaca). — è zu et in sóggiru,
sóggira, wohl weil Propar- oxytonon (soceru). Ee, e im Hiat. = ix:
aaru, fasia (facio), laziu (laceu), mustarola, abbracari, eraru, risu
(ericiu), jarill (glacies); ¿occu (ecco hoe), -axu (-accus): ramurazza,
ca- tinain, vista, gintari, sicca,u, mula:u, cudar:u; - ux21
(-uceus): sanguzzu, santurru, curviäu, piduzau ete; aber face (facies),
minacer gelehrt. In Verbindung mit Kons. c+f(-x-) = ss: matassa,
rissr, tossicu, tessiri, fissu, lissu, lassari; - wird -s in Lisannaru,
Lisannara (Alexandru, Alexandria), lisia (lixiva), nésiri (exire), cosa (coxa):
seliri (exeligere), salari (exh.), asu- rari (exsuc.), masidda, - als s
findet sich in esempru, spiri-mentu (exper.), esilu gelehrt (vgl. ital.
esempio, esperimento, esilio). c+t=It: fattre, notti, otte, pettu,
fruttu, dotta, di- fette, aspettu, vettr etc. c+*= gr: grassu,
gradila, gridari, cunsagrari, sigri- tarm, sigretu; nach dem Accent in
agru, magru, sagru, aber auch agru, magre, sagiru. né = ni: cunzari
(ital. conciare) ammunciddlari (amon- cellare), dun«ellu (do'n'cella),
vilanza (bilancia), lanza (lancea), unza (uncia). In Verbindung mit
1 + Vok. cl = liz: ohkzu, lizovu, logavi, kesa, kzaru, lanu, lavi,
lugiri, finokkzu, kizamari ete. Mundartlich wird è in Licata (vgl. et in
Noto, Modica); anu, caru, cesa, covu, cav, camar, speciu (speclujlu), macca
(macla) etc. In einigen gelehrten Wörtern bleibt cl: clamurusu,clamuri,
clavicula, aber lizossu; cli, clac zu 1: quali, spirali, juli, graditi, armiti,
nie zu ye: quayga, gradigga, vie z. B. in Palermo. §7. qu. a) Im
Anlaut bleibt qu in quattu, quaranta, quannu, quantu, quinnici. Vor o wird oft
zu cu, cutilan (quotidian). - Für corki neben quarki, corkidunu, auch
cor- runu neben quarkidunu, quarkunu, s. 1, § 1. Vor e, i bleibt qu
nur in gelehrten Wörtern: quarela, questura, questurinu, quistioni, querannari
u. a. Das Volk sagt aber oft: curela, custura, custioni. Auffallig ist quetu,
volkstümlich. QVID (ital. che) ist lie' geworden; cu muls, wie Schneegans gut
bemerkt, auf cui Dat. beruhen. Qu durch DISSIMILAZIONE zu è in cersu, úncu,
cinquanto. Inlautend bleibt qu in gelehrten Wörtern: ossequzu, ossequari,
equipaggu; wird aber zu y in cunsiyuiri (ital. conseguire), cunsiguenza (ital.
conseguenza), aguali (ital. eguale). Mit verdoppelter Tenuis findet es
sich in acqua (ital. acqua). “qv” zu “c” in “acula”, “aquila”, sicutari
(sequitari); niculizia (ital. liquirizia), cincu (cinque), cocu (coquus),
licori (liquore), anticu, sunca (dunqua) — vor e zu è in cociri, toriri. §8.. I. y +0,
0, U: a) im Anlaut bleibt ya, go, yu: gaddu, gaddina, gódiri, yustu, yula
etc. Nur im Satzinnern wird y manchmal zu h: ¿aju hustu, piccatu di la hula
be-sonders in Licata; jaddu, jaddina, justu (gustu); jabbari, jabbatre,
jabbillotu (von gabella), nur in den Mundarten von Sciacca und
Casteltermini. Häufig auch in Girgenti, wie in vielen anderen Mundarten der
Insel, findet sich die Prothese des y vor gutturalen Vokalen: gunu, juna (unu,
una), gómini (omini), gavutu, yavutizia (altu, altezza); in li gulivi (autivi),
li yuriklie, könte aber in letzterem Fall Aphärese des a sein, of. au zu ayu
verdehnt. In grapu, grapi, grapiri, graputu (von aperire) ist auch die
Metathesis des i zu bemerken. Inlautend wird y +«, o, u in GIRGENTI
gewöhnlich beibehalten: ruga, laya, fayu, magu, fragula, liya, ligaturi,
juyu, prigatoru, prigari (von preyare aus precare), rinneyu,rinnigate,
rinnigari, rigale, arrigulari, annegu, annigari, figura, figurine, figurari.
Seltene Fälle: allg. sieil. ist h aus g in litica (litigat), wie ital. lética;
in PORTO EMPEDOCLE findet sich pilaja (Erdstrich, Ufer) neben lzaga (plaga) und
in GIRGENTI gayanti neben gaganti (gigante). Ego (nach Schneegans) wird zuerst
zu eju, dann eu (wie z. B. in Ribera), dann, mit j-Prothese jec, und aus jeu
—jüu, wie Deu--Diu, meu, miu. In GIRGENTI findet sich nur in (ef. ital. io),
mit vanni, 50 und 25 Canti etc.) auslautend u mit a vertauscht. - Auf
älteres et führt garn „blafs", vgl. ital. giallo, wie denn auch im span.
portug. ein lautwidriges et vorausgesetzt wird; nur im fiz. jaune ist es
berechtigt. II. y te, i = ge, gi. a) Im Anlaut wird y to, i volkstümlich
zu j: jenniru (generu), jissu (gipsu), jimmu (gibbu), jinessa (genista); bleibt
ge, gi in gelehrten und fremden Wör- tern: genti, genu, goa,
gilatina, "gilatu, gebbia, giru, galle, gestu, gergu, ginia, gilusía,
gilusu, gelu, géniri, ginirali u.a. Auffällig ist agrig gunokly, gunoklya,
ayyunik-lizari, agyunilhzatu (also älteres *gunuclu durch Vokalharmonie) neben
dinokkzu (DISSIMILAZIONE bei Ähnlichkeit y - k zu d - li). Sporadisch zu
s in sincili (gingiva), cf. sard. sinzia. 8) Inlautend schwindet y te, i
und wird i zu j: majisi, majissu, majidda, pajísi, sajimi, sajitta, jitr
(digitu), projii, rigiri (regere), frigri (frigere); fujiri (fugere), fuj
(fugit), rigiddu (regillu), bleibt als de, gi in gelehrten Wörtern: priguni,
vir-gini, virginitá, virtiggini, riggissu, riggissari, greggi, leg-giri,
riggina, magissatu, furmagiu, tragie u. a. d) In Verbindung mit Kons. n +
g nach dem Ton = i: saiu (sangue); staña (stanga); linua (lingua); gana
Zahn; fanu (fango); loir (longu); zu ñ aber in añuni (angone); zu ni nur in
san- csuca (sanguisuga) - n+ ge, gi = ni: kjanciri (plangere);
ssincri (stringere); tinciri (tingere); finüri (fingere); nura (in-giuria);
ancilu (angelu); munciri (mungere); nicñu (ingeniu); funca (fungea). Nur in
Licata bleibt ng: mungiri, pungiri, punigusu, ligangiri, tiniiri u.s. w.g + n
verbindet sich zu ñ: puñu, mañu (magnu), reñu, sinu, añeddu, liñu, stañu,
cuñatu, piñu, diñu. Canusiri (ef. ital. conoscere) kommt von dem vulglat. *
conoscere, cf. Meyer-L. — ngi zu ni in sponia, nzunza (ital. spugna, sugna). -
ngl zu i in ciña, uña, ciñali, gelehrt (ital. cigna, ugna,
cignale). yin = mm: domma, enimma, frammentu, flemma, gelehrt. go
bleibt go: griddu, granatu, granula, grecu, gro (grue), gradu, gren, grivanza -
manchmal fällt y in gra: ranni, raufa, ravusu, rasta (grasta), radu,
ranatu. Im Inlaut, neben agru, mayru, allegru, findet sich agiru,
mayiru, alle- giru, s. § 18; ferner nigure, xaguru (nigru,
flagrore). gl. = t: lommaru (glomere); alannara (glande), abuttiri
(glutire); qualari, vilari, ssiari, ssia, - ylobu, ylora sind gelehrt, ebenso
giarza, ital. ghiaccio. j. Anlautend bleibt j: jencu (juvencu);
jiniparu (juniperu), jittari, jettitu, jittena (s. jecere), jugu, jocu,
ju-culanu, jucari, jucata, jovidi, jumenta, juntri, judici etc. - In
gelehrten entlehnten Wörtern wird j zu g: ga (jam), guvini (juvene); gustu,
gustizza (justu, justitia), gudixm, gu-dicari, gurari neben jurari,
volkstümlich. Für Gesú, Gesuziu, Guvanni, ital. Gesù, Giovanni. In den
Mundarten von Cian-ciana und Casteltermini (manchmal auch in GIRGENTI) findet
sich statt j: grugini Casteltermini (juvene), gustizia, gustu, garnu,
grattena, agruccu, agruccatu, agruccari (v. guccu) (vgl. frz. juc). - So
wird j - ge auch in den adverbialen Verbindungen, wie z. B. a gocu, a giettito,
a grunta, pi giunta u. s. w. Inlautend wird j volkstümlich auch als j
bewahrt: peju neben peigu (pejus) gelehit, majuri neben magguri (ital.
mag-giore); maju (maju), dijunu, dijunari. - Von dem golehiten et wird durch
Einflufs des n, zu è in 'niuga (ital. ingiuria).Dentale. Sowohl im Anlaut
als im Inlaut bleibt t gewöhnlich unverändert: tantu, tauru, tu, tortu, tila,
tempu, talari, tizzuni; - viti, vita, latu, cuntata, batia, putia, ba-tissa,
legitimu, ssata, siti, rota etc. Tonloses t vor dem Tone =d nur in padedda, gridari, rudeddu,
gradita (vgl. ital. pa-della, gridare, budello, gradella); gelehrt ist grada,
cf. ital. grada (grata); tt bleibt tt: gatta, sajitta, batti
(battit), gutta neben yuccia, cf. ital. goccia (*guttea). - It gekürzt in t:
matinu (ital. mattino). ut statt it findet sich in mintiri, minti, mintutu
(mittere) durch Einflufs des Nasals des Anlauts. y) in Verbindung mit
Kons. it bleibt rt: porta, marteddu, morti, murtaru, mur-tidda etc. -
wird zu rd in spirdi (spiriti). ut=nt: lisantu, lianta, cente, frunti,
munti, funti ete. st = st (nie st): agustu, mustu, gustu, testa, castedu
etc. ti=t: pati, mati, vite, tovati, quattu, metu, uti etc. str =
ss: ssata, assu, massu, nossu, rossu, culossa ete.; bei den niedrigen
Leuten findet sich manchmal et statt $$: masu neben massu (maistru), noss
(nostru), voss (vostru), ásacu neben ássacu (astracu, ital.
terrazzo). t=lil: veklzu, silliza, niklia; in fist'lare (ital. fischiare)
ist das l zu r geworden: fiscrare und dann durch TRASPOSIZIONE o Metathesis
friscari statt fishzari. Mundartlich in Licata i =й: vei, sicia, nicca; cf. cl,
pl=. t, volkstümlich = iñ: peru, maxa, ssaari (ex-tractiare), palar,
prezal, accarizari. Suffix - antia = spiranza, luntananza, crianza,
mancania a.sV entia - crsa: prisenza, sensa, sintenza, simenza, cusenza,
pruvidenza; - itia = ira: duczza, cuntintizia, frankirza; - atium =
azzU: minurza, palazau; - itiun = irzu: timulizzu, capizzu u. s. w. (s.
Schneegans). - (angustiare), ef ital. angosciare. Rasuni, stasuni u. dgl.
sind, wie Schneegans gut bemerkt, eine Popularisierung der fremden Form mit et -
doch hört man sie sehr selten - Sir-vizu neben sirvizzu, prisenza neben
prisenza, stazioni neben stazzuni, oxzu, privinzioni sind alles gelehrte
Wörter. Unklar sind paien:a (patientia, ital. pazienza), wobei Schnee-gans
an eine volksetymologische Ableitung von paci denkt, und scorca (scortea), das
Avolio von écorce ableiten möchte. d: Im Anlaut bleibt gewöhnlich d: donu,
duru, deci, dormiri, dinari, durari, doti, dari, mit weichem Ausdruck im
Gegensatz zu decottu, dugana, duguneri, dannari, dumannu, s. II: Cons. -
Sporadisch d zu t in tusellu (span. dosel); zu s in sunca (dunqua); fällt in
attula (dactylus). f) inlautend wird d auch beibehalten: nidu, nudu,
gra-du, fidi, pedi, cuda, sehr weich ausgesprochen, aber nie in ? übergehend -
doch manchmal verstärkt es sich in t, bes. bei Proparoxytona: tispitu, stúpitu,
ácitu, vgl. ámitu. - D zu n, durch Dissimilation in lónara ([alaudula),
sporadisch zu / in ricala (vgl. ital. cicala, franz. cigale); schwindet in
'ncúnia (incudine). dd zu on in rénniri, vgl. ital. rendere. d) in
Verbindung mit Kons. dr = t in quatu, citu (ital. quadro, cedro). id bleibt id:
tardu, pirdutu, pérdiri, virdi u. s. w. Id = Il in calle (caldu),
calliari ('caldicare), falla, ful- larr, fallarinu (v. falda); callara,
callaruni (caldaja), nur bei den niedrigen Leuten. nd = nn: camila, funu, quann, bunnu,
cunfún-niri, mannari u. s. W. &) in Verbindung mit Hiat. i: de
volkstümlich = j: jorme (diurnu), seju (sedeo), viju (video), raja (sing. raju
sehr selten, radiu), criju, ligeju (cludeo); oji (hodie); caju, appoju,
appu-jari (v. podiu). - In gelehrten, entlehnten Wörtern bleibt dị: darule,
dialugu, dialette, mediu, rimedre u. a. Segga (sedia), Keine Umstellung
des d findet sich in mpatidiri, da es nicht von impallidiri, wie Meyer-L. (It. Gram.)
glaubt, sondern von patedde (Schalmuschel) kommt, das heisft,,restringersi, per
paura o per freddo, coma und patella."raggu, gurnali, gurnalista,
gurnaleri sind ital. Wörter, ebenso pranzu, manzu (mandium), roxzu, shixzu,
frizzu. - Auffällig ist orzu (ordeu) volkstümlich. In menzu, mazzornu, man-inó
(mezzo giorno) ist der Einflufs des Nasales des Anlautes zu finden. s. a) im
Anlaut bleibt s gewöhnlich: sali, sucu, siti, sonu, se (sex), soru, suitta,
sudari, simen:a, sava, surfaru, sampuña (sambagna), sirina ete. - wird zu et nur
in sorba (sorba), salbara (arab. sebbara). - Simia, neben siña, siroceu sind
ital. Lehnwörter. - Nur st, sp, sc, nie et () inlautend wird s auch beibehalten: risu,
fusu, casa, rasu, spusu, misi, cosa, rosa ete. Die Form riciñolu, Nach-tigall,
ist in Girgenti unbekannt, statt seiner findet sich vi-siñol, gelehrt (cf.
ital. rosignuolo). y) ss bleibt ss: russu, grossu, passaru, passu,
grassi, missa, passari etc. - Porau (possum) mufs, wie Schneegans bemerkt,
analogisch zu fazu sein. Vasu, grasa, nisun beruhen auf si. in Verbindung
mit Kons. sc vor oder nach Palatal-vokalen =$: camúsiri etc.. rs bleibt
rs: ursu, cursa, scarsu, pirsuna, pirsuasu etc. - wird zu rz in vurza
(bursa). ns = nz: pinzari, 'nzémmula (insimul), lunitu, 'nziñari, 'ncusu
(insursum), 'nzumma (in summa) etc. &) in Verbindung mit Hiat. i.
Schneegans hat kaum recht, nach meiner Meinung, zu sagen, dafs s + Hiat.
i = e (ital. g) wird. Diejenigen Beispiele, die er giebt, beweisen die
Thatsache nicht; denn occasionem, prehensionem, phasianus lauten nicht cacuni,
pricuni, facani, sondern prisuni, casuni, fasanu, alle drei sind aber aus dem
Ital., prigione, cagrone, fagiano, entlehnt und sehr wenig gebraucht. Camisia
lautet nicht camica (wie im Ital.), sondern cammisa; *asium (ital. agio) nicht
au, sondern asu. Also lautet von allen Beispielen bei Schneegans nur
caseus = cazu und dieses ist auch gelehrt (vgl. ital. cacio), da das Volk statt
seiner immer tumaxzu sagt.Welches ist nun die volkstümliche Entwickelung von s
+ Hiat i? Ich lasse es bei den Beispielen bewenden: cam-misa (camisia); vasu
(basiu); vasari (basiare); ginisi (cinisia); ¿irasa (cerasea); lizesa
(ecclesia); riversu (ital. rovescio); fasola fasoli (phaseolus) alle
volkstümlich; dann cau gelehrt, asu, rasune, fasam, prisuni Lehnworter)
im Anlaut wird n beibehalten: nodu, nasu, nudu, novu, niguru (nigru), nidu,
natali etc.; — schwindet gewöhnlich in nun (non): „un sacõu nenti, un ti ni
volu dari, un ti porzu ajutari, un et é bersu" u.s. W. - Zusatz eines n
findet sich in nesiri (exire), nguanta (ital. guanto), nita Geschwür, nxiru
(seria). - Für nomu, "nappa, "nocca siehe II. inlautend, bleibt
n auch fast immer: luna, gaddina, fini, lana, manu, pani, jina, fenu, bona,
finessa, minutu, finokkau. etc. - N-n, durch Dissimilation, in 1-n in vi-lenu,
cunfaluni; n-m zur -m in arma (anima), armali (animale) – DISSIMILAZIONE [cf.
H. P. GRICE, ‘soot’, ‘suit’ – DISTINCTIVE FEATURES]. 8) in Verbindung mit
Kons. n vor s schwindet, wie allg. rom. isula, misura, spusu, spusa, misi etc. d) nn
bleibt nn: annu, pinna, nannu, nanna, pannu etc. 8) nị =ñ: cuñu, suñu,
duñu, tiña, viñu. - In gelehrten Wörtern bleibt n: calunma, crimoma, querimonia
u. a. Auffällig ist ssamu, ssamari, ssamatu (von extraneu), volkstümlich. l. a)
im Anlaut: liu, loda, lumi, locu, liggi, lattuca, luntanu, littica etc. - l zu
g durch Dissimilation in gitu, golu (aber schon vulglat. jilium, jolium). - I
zu et in rimarra (limarra von limu), rusiñolu (cf. ital. rosignuolo). B)
inlautend bleibt l zwischen Vokalen: gula, pala, mula, pilu, gelu, cuturi,
pilucca etc. - Wechsel des / und et miteinander in palora (parola), grola
(gloria), ¿artiri (barile), acqua-loru (acquarolo), rogu aus lorogu (horologu).
- 1- 1 zu r-1 in fragelle (flagellu), caramedda (frz. chalemel). - I zu t in
úmitre (amylum), cf. ital. ámido. - 1-1 zun - 1 in canollia (aber schon
volkslat. conucla); Filmena (für Filumela).d) Il = dd [für die Aussprache s.
Diakr. Zeichen]: idda (illa), -beddu, -ada (bellu, -a), sedda (sella); midudda
(medulla); cipudda (cepulla), nuddu (nullu), griddu (grillu), cavaddu
(ca-ballu), foddi (folle), peddi (pelle), stidda (stella) etc. - In ge-lehrten,
italianisierenden Wörtern wird Il beibehalten: bell, bella, billia neben beddu,
bedda, biddixza, pullu, satollu, valli, aber vadduni, abbaddatu (ital. vallone,
arvallato), villa (villa), aber viddanu, sogar milli (mille); beim Volke findet
sich aber öfters mira (milia). Ferner balla (frz. balle) neben badda. (ital.
palla Kugel), fratellu Klosterbruder neben frateddu Vetter; coll Last neben
coddu Hals (s. Schneegans). U—1 zu un - 1, durch DISSIMILAZIONE, in pinnula
(ital. pillola). d) I vor Kons., im Silbenauslaut. I + Labialis zu r:
tarpa (talpa), purpa (pulpa), corpu (colpu), curpa (culpa), purpu (polpu),
sarpari (salpare), vurpi (vulpe); arba (alba), sarvaggu (silvaticu); sariza
(salvia), sarvari (salvare); surfaru (sulfaru), parmentu (palmentu), parma
(palma), ermu (elmo). In pru-vuli ist die TRANSPOSIZIONE o Metathesis des r
(aus / + Lab.) zu bemerken. l + Gutturalis zu r: arcova (ital. alcova);
surcu (sulcu); sapurcru (sepuleru); carcañu (calcaneu); 'ncarcari (incalcare);
barcuni (balcone); quarki, corki (qualisque, ital. qualche); curcari
(collocare) - cravaccari von cavarcari (cavalcare). 1+c= r in purci (pulce);
sarõu (salice); farci (falce). - l+ ¿ vocalisiert in caucu (ital. calcio);
quacina (aus caucina calcina). - I + et schwindet in puci neben purci, duci
(dulce), ducizza (dulcitia); - l+i = n in fanci (falce) bei den
Landbewohnern. l + Dental. 1. l + Dent. = v: artaru (altare); Marta
(Malta); Car- taggiruni (Caltagirone); surdatu (soldato); sordu (soldo);
ger-suminz (gelsomino); farsari (falsare); sarsa (salsa); nurtu (insultu);
garnu (afrz. jalne). Anmerkung. Wenn jemand aus dem Volke, der einen
Anstrich von Bildung hat, entweder durch Schulbesuch oder Dienstzeit, mit einem
aus höherem Stande spricht, wird er immer liardu (caldu), mortre (molto), artu
(altru), martempu (maltempo), farda (falda), sarsica (salsiecia), sarte
(saltu),sartari (saltart) u.s. w. sagen, in der Meinung italienisch, oder wenigstens
ein feines Sicil. zu sprechen. - Wirklich volkstümlich ist aber artaru
(altare), nie otaru, neben ataru; die anderen Wörter sind entlehnt und
fremd. 2.1 + Dent. vocalisiert: autu (altu), autu (altru), sau-tari
(saltare), sautu (saltu), fauda (falda), fausu (falsu), ceusa
(gelsu), meusa (milsa). - In diesem Fall ist die Einschiebung des o, 9 sehr
häufig: avutu, avutu, sagutu, cavudu, favusi, cevusu. In Cianciana findet sich
/ + Dent. in ¿ vokalisiert: fúida (falda), caidára (caldaja), cáidu (caldu),
caidiari (caldi-care), caidiatu caldic + atu) - nur bei den niedrigen Leuten
geht / + d in ll über, wie in falla, fallaru, fallaririnu, callu, calliári,
callara, callaruni. - Formen wie atz, atu, satu, satari, sasixxa, caxi
sind sicher contrahiert (ar = (), ebenso in pusu (pulsu), vuturu
(vulture), voxi (volsi), ascutari (auscultari), cuteddu (ital. coltello).
1. bei dem niedrigen Volke, besonders Landbewohnern, wird / + Dent. zu n: antu
(altu), antu (altru), santu (saltu), santari (saltare), fanzu (falsu), canzi
(calx), ascunta (auscul-tat), punsu (pulsu), sanzizza (salsiccia), monta
(volta), auch mota. / + Hiat. i. h = 7 in der ganzen Provinz, ausser
von Sciacca und Ribora: fitu, mitu, gitu, golu, mutúri, pita, tata, vota,
cun-rilu, famila, olu, melu u. s. w. ohne Ausnahme. r - a) im Anlaut findet
sich nur als scharf gerolltes alveolares y (v): re, renniri, ridiri, russu,
ris-tari, rasu, Roma, rosa u. s. w.; - ranni, varusu, rat-tari sind aus gr
entstanden. 8) inlautend, bleibt et gewühnlich als weiches ungerolltes
vaibberi (barbierc), feimmu (fermu) - nach Labialen schwindet o in derselben
Mundart: fevi (sicil. frevi), firaru (sicil. frivuru), pimu (primu), pivari
(privare). - Aus Dissimilation schwindet i aber in der ganzen Provinz in crivu
(vgl. kalab.neap. krivu). Zutritt eines &, fast immer bei auslautendem t
erfolgt in: anata (cf. ital. anatra), inhiossa, gelehrt, (ct. ital.
inchiostro), cilessi (ef. ital. vilestre), jinessa (genista) - nach
anlautendem t in tisolu (tesauru), tuniari, vgl. Diez Wtb. trono. - /-zur
- 1, durch Dissimilation in: arbulu (arbore), in- ruca, rasola (rasoriu).
Sporadisch et zu n in Gaspanu (Gaspar), fisini (viscere); r zu l in siloccu
neben siroccu. Metathesis der y in: prevula (pergula), sfrazzu (ital.
star. 20), ssanutu (stirnutu), scravalu (scarabeu), vrigoña (ital.
vergogna), friscari (fiserare), prevuli (purvure), tubbu (torbido), proji
(porrigere), prummettiri (ital. permettere), cravuni (carbone) - crapa (capra),
crastu (castru), frevi (febris), frivaru (februariu), graniu (cancru),
catteda (cathedra). - Dagegen stehen furmentu (frumentu), purpama (propagine),
tirdinari (tredenari). d) or bleibt er: ferru (ferru), terra
(terra), carrettu (v. carTu), cord (currit), turri (turre) u. s.
w. 0) / + Hiat. i. 1? + Voc. =• + Voc: argu= arus. §1 - fera
(feria), munaster (monasteriu), cannilaru (*candelaria), syarra (*ex-
variu), axxaro, jinnaru, fricara, murtare, panare, nularu, rurdunaru,
panaru u. s. w. In gelehrten Wörtern bleibt : coru, sigritarn, mug-
gisterzu, messaru, rifriggerne u. a. — Auffallig ist virsérge (adversariu)
volkstümlich.-Im letzten Augenblicke, als ich eben diesen meinen ersten kleinen
Versuch nicht ohne einiges Bangen in die Welt hinausschicken und den
Fachgenossen vorlegen wollte, langte in Bonn eine neue Arbeit über die
sicilianischen Mundarten an von meinem durch eine Reihe sprachvergleichender
Arbeiten hochverdienten Landsmann, Gregorio aus Palermo, unter dem Titel, Appunti
di fonetica siciliana, Palermo. Indem ich dieses Zusammentreffen als einen
besonders günstigen und glücklichen Umstand betrachte und nicht wenig darauf
stolz bin, dals meine süfse Muttersprache Gegenstand einer solch vertieften und
andauernden Forschung zu sein gewürdigt ist, so habe ich noch andere Gründe,
mich des Erscheinens dieses wichtigen Buches zu freuen. Ich sehe nämlich, dafs
wir nicht nur in fast allen Punkten, wo wir uns mit unserem unmittelbaren
Vorgänger, der vortrefflichen Arbeit von Heinrich Schneegans, dieselbe stellenweise
berich-tigend, beschäftigen, jedesmal zusammentreflen, was sich durch unsere
Kenntnis des Sicilianischen als Muttersprache ohne weiteres erklärt, sondern
obendrein wir uns beide in demselben Gedanken begegnet sind, unsere Arbeiten
Foerster) Die Hindernisse, die das endliche Erscheinen des nach dieser
Jahreszahl offenbar schon länger als ein Vierteljahr fertiggedruckten Buches so
lange verzögert haben, sind in der Einleitung nicht angedeutet. Durch die Güto
des Foerster konnte ich das oben eingetroffene Wid-mungsexemplar sofort
benutzen. - Meine Arbeit wurde bei der hohen philosophischen Fakultät der
Universität Bonn als Doktor-dissertation eingereicht und angenommen. Die
Korrektur des letzten Bogens erhielt ich in Bonn zu widmen, der bereits vor
acht Jahren die erste wissenschaftliche Bearbeitung des Sicilianischen nach den
in Deutschland allein erreichbaren Schriftdenkmälern veranlalst hat in der
Bonner Dissertation von Hüllen und welcher der Untersuchung der Mundarten
unserer beiden grofsen italienischen Inseln seit Jahren liebevoll seine Kräfte
widmet. Durch die bis jetzt erschienenen Arbeiten steht die Laut-Ichre
des heutigen Sicilianischen im grofsen und ganzen fest und fertig da; allein
bei der unendlichen Mannigtaltigkeit der Lautentwickelung, die fast mit jedem
Orte wechselt, ist es klar, dals ein vollständiger Aufbau erst dann wird
vorgenommen werden können, wenn eine möglichst grofse Anzahl von
Einzelnuntersuchungen über die lautlich irgend wichtigeren Punkte unserer
herrlichen Insel, und zwar möglichst von Sicilianern, erschienen sein werden,
wozu ich mit dieser Arbeit mein bescheidenes Scherflein beizutragen gewagt
habe. Auf eine eingehendere Würdigung der Arbeit Gregorio's kann ich mich hier
nicht einlassen. Ich bemerke nur nebenhin, dals ich in einigen Punkten, wie
Erklärung des grevia von graivius - ai kann sicil. unter diesen Bedingungen nie
e geben -, der analogischen Erklärung des - oklin aus uculu durch Anlehnung an
culu, Ableitung von bruicetta von broccus - ich kenne nur burietta, das ja irgendwo
in brucetta umgestellt sein könnte, das aber von furca kommt und dem ital.
forchetta genau entspricht, während natürlich brocca zu broccus gehört -,
Anwendung des Zeichens ti statt des einfachen t für lat. ti (ich wenigstens
kenne es blols als einen einzigen Laut !, welcher bestimmt der stimmlose zu dem
stimmhaften da ist), die Annahme, dals lat. -ss- allein et geben könnte in
grasu u.s.f. - meiner Ansicht nach ist
stets ein folgendes i im Spiel, auch in casa, vgl. frz. causse, portug. caixa
-, die Ableitung des porzu von possum (statt von potio, die Auwendung des
Doppelzeichens ij statt des einfachen n, da man nach ñ nichts einem / ähnliches
hören kann, u.ä; nurin einem Punkte möchte ich, weil es meine Heimat betrifft,
wiedersprechen: Auf wird gesagt, dals in GIRGENTI sich manchmal die
Diphthongierung des et und des p findet, was aber nie der Fall ist.
Thatsächlich sind nämlich caétuóf-fuli, suoddi keine agrig. Wörter; statt ihrer
sagt man immer und nie anders als cacóciuli, sordu, sordi. Bonn. L. P.Luigi Pirandello. Pirandello. Keywords: e dov’è il
copione? è in noi, signore – il dramma è in noi -- siamo noi – R Chiede
d’entrare nei fasci, La Stampa, Gentile e Sorel, Mussolini e Nietzsche,
Mussolini e Sorel. – ridotto in siciliano. U ciclopu, decadentismo, identita
personale, l’io e la societa, il collettivo, l’intersoggetivo. Refs: Luigi
Speranza, “Grice e Pirandello” – The Swimming-Pool Library.
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