PIRANDELLO

 

Luigi Speranza -- Grice e Pirandello: all’isola -- la ragione conversazionale -- e dov’è il copione? è in noi, signore – il dramma è in noi -- siamo noi – I ciclopu – identita personale, l’uno, nessuno, decadentismo – reduzione siciliana – la scuola di Girgenti -- filosofia siciliana – filosofia italiana -- Luigi Speranza (Girgenti). Filosofo italiano. Girgenti, Sicilia. Grice: “Pirandello would say he is no philosopher, but then I’m a cricketer!” --. Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per la letteratura. Grice: “I quoted Brecht! I should have called Pirandello!” -- Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l'innovazione del racconto teatrale è considerato tra i più importanti drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in lingua italiana e siciliana) e circa quaranta drammi, l'ultimo dei quali incompleto. Io son figlio del Caos. E non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Kaos. Figlio di Stefano Pirandello e Caterina Ricci Gramitto, appartenenti a famiglie di agiata condizione borghese, dalle tradizioni risorgimentali, nacque in contrada Càvusu a Girgenti..Nell'imminenza del parto che dove avvenire a Porto Empedocle, per un'epidemia di colera che stava colpendo la Sicilia, il padre decide di trasferire la famiglia in un'isolata tenuta di campagna per evitare il contatto con la pestilenza. Porto Empedocle, prima di chiamarsi così, era la Borgata Molo. Quando si decide che la borgata diviene comune autonomo. La linea di confine fra i due comuni venne fissata all'altezza della foce di un fiume essiccato che taglia in due la contrada chiamata u Càvuso o u Càusu, pantalone. Questo Càvuso appartene a metà alla Borgata Molo e l'altra metà a GIRGENTI. A qualche impiegato dell'ufficio anagrafe parve che non e cosa che si scrive che qualcuno e nato in un paio di pantaloni e cangia quel volgare càusu in caos. Il padre, partecipa alle imprese garibaldine. Sposa Caterina, sorella di un suo commilitone, Rocco Ricci Gramitto.  Il suo nonno materno, Giovanni Battista Ricci Gramitto, e tra gli esponenti di spicco della rivoluzione siciliana e, escluso dall'amnistia al ritorno del Borbone, fuggito in esilio a Malta dove muore. Il bonno paterno, Andrea Pirandello, e un armatore e ricco uomo d'affari di Pra', ora quartiere di Genova. La famiglia vive in una situazione economica agiata, grazie al commercio e all'estrazione dello zolfo. La sua infanzia e serena ma, come lui stesso racconta, caratterizzata anche dalla difficoltà di comunicare con gli adulti e in specie con i suoi genitori, in modo particolare con il padre. Questo lo stimola ad affinare le sue capacità espressive e a studiare il modo di comportarsi degli altri per cercare di corrispondervi al meglio.  Fin da ragazzo soffre d'insonnia e dorme  abitualmente solo tre ore per notte. E molto devoto alla Chiesa cattolica grazie all'influenza che ebbe su lui una domestica di famiglia, che lo avvicinò alle pratiche religiose, ma inculcandogli anche credenze superstiziose fino a convincerlo della paurosa presenza degli spiriti. La chiesa e i riti della confessione religiosa gli permettevano diaccostarsi ad un'esperienza di misticismo, che cercherà di raggiungere in tutta la sua esistenza.  Si allontanò dalle pratiche religiose per un avvenimento apparentemente di poco conto: un prete aveva truccato un'estrazione a sorte per far vincere un'immagine sacra al giovane Luigi; questi rimase così deluso dal comportamento inaspettatamente scorretto del sacerdote che non volle più avere a che fare con la Chiesa, praticando una religiosità del tutto diversa da quella ortodossa.  Dopo l’istruzione elementare impartitagli privatamente, fu iscritto dal padre alla regia scuola tecnica di Girgenti, ma durante un’estate preparò, all’insaputa del padre, il passaggio agli studi classici. In seguito a un dissesto economico, la famiglia si trasfere a Palermo. Frequenta il regio ginnasio Vittorio Emanuele II e dove rimase anche dopo il rientro dei suoi a Porto Empedocle. Si appassiona subito alla letteratura. Scrive “Barbaro", andata perduta. Aiuta il padre nel commercio dello zolfo, e puo conoscere direttamente il mondo degl’operai nelle miniere e quello dei facchini delle banchine del porto mercantile.  Studia a Palermo e Roma. Studia filologia sotto Monaci. Studia Bücheler, Usener e  Förster. Scrive “Foni ed evoluzione fonetica del dialetto della provincia di Girgenti.” Si trasfere a Roma, dove poté mantenersi grazie agli assegni mensili inviati dal padre. Qui conobbe L. Capuana che lo aiutò molto a farsi strada nel mondo letterario e che gli aprì le porte dei salotti intellettuali dove ebbe modo di conoscere giornalisti, scrittori, artisti e critici. Un allagamento e una frana nella miniera di zolfo di Aragona di proprietà del padre, nella quale era stata investita parte della dote di Antonietta, e da cui anche Pirandello e la sua famiglia traevano un notevole sostentamento, li ridusse sul lastrico.  Questo avvenimento accrebbe il disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di P., Antonietta. Ella era sempre più spesso soggetta a crisi isteriche, causate anche dalla gelosia, a causa delle quali o lei rientrava dai genitori, o Pirandello era costretto a lasciare la casa. La malattia prese la forma di una gelosia delirante e paranoica, che la porta a scagliarsi contro tutte le donne che parlassero col marito, o che lei pensava che volessero avere un qualche tipo di rapporto con lui; perfino la figlia Lietta susciterà la sua gelosia, e a causa del comportamento della madre tenterà il suicidio e poi se ne andrà di casa. La chiamata alle armi di Stefano nella Grande Guerra peggiorò ulteriormente la sua situazione mentale.  Solo diversi anni dopo, egli, ormai disperato, acconsentì che Antonietta fosse ricoverata in un ospedale psichiatrico. Morirà in una clinica per malattie mentali di Roma, sulla via Nomentana. La malattia della moglie lo porta  ad approfondire, portandolo ad avvicinarsi alle nuove teorie sulla psicoanalisi di Freud, lo studio dei meccanismi della mente e ad analizzare il comportamento sociale nei confronti della malattia mentale.  Spinto dalle ristrettezze economiche e dallo scarso successo delle sue prime opere letterarie, e avendo come unico impiego fisso una cattedra di stilistica dove impartire lezioni private di italiano e di tedesco, dedicandosi anche intensamente al suo lavoro letterario. Inizia anche una collaborazione con il Corriere della Sera. Il suo primo grande successo fu merito del romanzo Il fu Mattia Pascal, scritto nelle notti di veglia alla moglie paralizzata alle gambe. La critica non diede subito al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non seppero cogliere il carattere di novità del romanzo, come d'altronde di altre opere di P..  Perché P. arrivasse al successo si dovette aspettare a quando si dedica totalmente al teatro. Lo scrittore siciliano aveva rinunciato a scrivere opere teatrali, quando l'amico N. Martoglio gli chiese di mandare in scena nel suo  Minimo presso il Metastasio di Roma alcuni suoi lavori: Lumie di Sicilia e l'Epilogo. Acconsente e la rappresentazione dei due atti unici ebbe un discreto successo. Tramite i buoni uffici del suo amico Martoglio anche A. Musco volle cimentarsi con il teatro pirandelliano: Pirandello tradusse per lui in siciliano Lumie di Sicilia, rappresentato con grande successo al Pacini di Catania. Cominciò da questa data la collaborazione con Musco che incominciò a guastarsi dopo qualche tempo per la diversità di opinioni sulla messa in scena di Musco della commedia Liolà nel novembre al teatro Argentina di Roma: «Gravi dissensi» di cui Pirandello scrive al figlio Stefano. La guerra fu un'esperienza dura per Pirandello; il figlio venne infatti imprigionato dagli austriaci, e, una volta rilasciato, ritorna in Italia gravemente malato e con i postumi di una ferita. Durante la guerra, inoltre, le condizioni psichiche della moglie si aggravarono al punto da rendere inevitabile il ricovero in manicomio dove rimase fino alla morte. Dopo la guerra, lo scrittore si immerse in un lavoro frenetico, dedicandosi soprattutto al teatro. Fonda la Compagnia del Teatro d'Arte di Roma con due grandissimi interpreti dell'arte pirandelliana: Marta Abba e Ruggero Ruggeri. Con questa compagnia cominciò a viaggiare per il mondo: le sue commedie vennero rappresentate anche nei teatri di Broadway.  Nel giro di un decennio arrivò ad essere il drammaturgo di maggior fama nel mondo, come testimonia il premio Nobel per la letteratura ricevuto per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell'arte drammatica e teatrale. Degno di nota fu lo stretto rapporto con Abba, sua musa ispiratrice, della quale Pirandello, secondo molti biografi e conoscenti, era innamorato forse solamente in maniera platonica.  Molte delle opere pirandelliane cominciavano intanto ad essere trasposte al cinema. Pirandello andava spesso ad assistere alla lavorazione dei film; andò anche negli Stati Uniti d'America, dove famosi attori e attrici di Hollywood, come Garbo, interpretavano i suoi soggetti. Nell'ultimo di questi viaggi andò a trovare, su invito, Einstein a Princeton. In una conferenza stampa difese con veemenza la politica estera del FASCISMO, con la guerra d'Etiopia, accusando i giornalisti statunitensi di ipocrisia, citando il colonialismo contro i nativi americani. Pirandello e la politica: l'adesione al fascismo. Non aveva mai preso specifiche posizioni politiche, tranne l'ammirazione per il patriottismo garibaldino di famiglia, unica certezza in un'epoca di crisi. La sua idea politica di fondo e legata principalmente a questo patriottismo risorgimentale. Una sua lettera apparsa sul Giornale di Sicilia testimonia gli ideali patriottici della famiglia, proprio nei primi mesi dallo scoppio della Grande Guerra durante la quale il figlio e fatto prigioniero dagli austriaci e rinchiuso, per la maggior parte della prigionia, nel campo di concentramento di Pian di Boemia, presso Mauthausen. Non riuscì a far liberare il figlio malato neppure con l'intervento di Benedetto XV. Nella sua vita condivise alcune delle idee dei giovani fasci siciliani e del socialismo; ne I vecchi e i giovani si nota come la sua idea politica e stata oscurata dalla riflessione umoristica. Per Pirandello, i siciliani hanno subìto le peggiori ingiustizie dai vari governi italiani -- è questa l'unica idea forte che ci presenta.  Nella prima guerra mondiale e un interventista, anche se avrebbe preferito che il figlio non partecipasse in prima linea alla guerra, cosa che invece fa, arruolandosi volontario immediatamente e rimanendo ferito e prigioniero degli austriaci, situazione che e estremamente angosciosa per lo scrittore. Nel primo dopoguerra non adere subito ai fasci di combattimento, tuttavia pochi anni dopo esplicita l'adesione al fascismo, ormai istituzionalizzato. E ricevuto da Mussolini a Palazzo Chigi. Chiese l'iscrizione al partito fascista inviando un telegramma a Mussolini, pubblicato subito dall'agenzia Stefani. Eccellenza, sento che questo è per me il momento più proprio di dichiarare una fede nutrita e servita sempre in silenzio. Se l'E.V. mi stima degno di entrare nel partito nazionale fascista, pregerò come massimo onore tenermi il posto del più umile e obbediente gregario. Con devozione intera. Il telegramma arriva in un momento di grande difficoltà per il presidente del consiglio dopo il ritrovamento del corpo di Matteotti. Per la sua adesione al fascismo e duramente attaccato da alcuni intellettuali e politici fra cui il deputato liberale G. Amendola che in un a saggio arriva a dargli dell'accattone che voleva a tutti i costi divenir senatore del Regno. Pur non ritrovandosi caratterialmente con Mussolini e molti gerarchi, che ritiene persone troppo rozze e volgari, oltre che poco interessati al teatro, non rinnega mai la sua adesione al fascismo, motivata tra le altre cose da una profonda sfiducia nei regimi social-democratici, così come non si interessa mai del marxismo, solo ne “I vecchi e i giovani” mostra un leggero interesse per il socialismo -- regimi nei quali si andano trasformando la democrazia liberale, che ritene a loro volta corrotta, portando ad esempio gli scandali dell'età giolittiana e il trasformismo. Pova inoltre un deciso disprezzo per la classe politica che avrebbe voluto vedere, nichilisticamente, cancellata dalla vita del Paese, e una forte sfiducia verso la massa caotica del popolo, che anda istruita e guidata da una sorta di monarca illuminato. E tra i firmatari del Manifesto redatto da GENTILE. La sua adesione al FASCISMO e per molti imprevista e sorprende anche i suoi più stretti amici. Sostanzialmente egli, per un certo conservatorismo che comunque ha, guarda al duce come ri-organizzatore della società. Un'altra motivazione addotta per spiegare tale scelta politica è che il fascismo lo riconduce all’ideale patriottico ri-sorgimentale di cui e convinto sostenitore, anche per le radici garibaldine del padre. Vede nelli una idea originale, che dove rappresentare la forma dell'Italia destinata a divenire modello. Puo apparire un punto di contatto colli fasci il sostenuto relativismo filosofico di entrambi. Ben diverso pero è il relativismo morale dei fasci, fondato sull'attivismo e il suo relativismo esistenziale che si richiama allo scetticismo razionale. Si fa interprete di un relativismo pessimistico, angosciato, negatore di ogni certezza, incompatibile con l'ansia attivistica o il relativismo ottimistico dei fasci Sempre nel solco di Amendola e dei critici anti-fascisti vi è anche un commento più pragmatico alla sua iscrizione al Partito fascista, la quale avrebbe avuto origine nel suo ricercare finanziamenti per la creazione della sua compagnia di teatro, che ha così il sostegno del regime e le relative sovvenzioni. Il governo fascista, pero, perfino dopo il Nobel, gli prefiere sempre Annunzio e Deledda, anche lei vincitrice del premio, come letterati ideali del regime. Ha molta difficoltà a re-perire i fondi statali, che Mussolini spesso non vuole concedergli. Non sono infrequenti suoi scontri violenti con autorità fasciste e dichiarazioni aperte di a-politicità. Sono a-politic. Mi sento soltanto uomo sulla terra. E, come tale, molto semplice e parco. Se vuole potrei aggiungere casto. Clamorosoe  il gesto narrato da C. Alvaro in cui a Roma strappa la sua tessera del suo fascio davanti agli occhi esterrefatti del Segretario Nazionale. Nonostante ciò, una rottura aperta col fascismo non si onsume mai. Si conclude senza troppa fortuna l'esperienza del Teatro d'Arte. Dopo lo scioglimento, in tacita polemica con il regime fascista che a suo avviso era troppo parco di sostegno ai suoi progetti teatrali, si ritira. Forse a parziale compensazione di questo mancato sostegno, e uno dei primi trenta accademici, nominati direttamente da Mussolini, della neo costituita Reale Accademia d'Italia – i reali italiani! In nome del suo ideale patriottico, partecipa alla raccolta dell'oro per la patria donando la medaglia del premio Nobel. Questa scelta di adesione ai fasci è stata spesso sia minimizzata sia accentuata dalla critica. L’ideologia fascista non ha mai parte nella sua vita o nel suo teatro, abbastanza avulse della realtà politica, così che non fu in grado di vedere e giudicare la violenza dei fasci. Il contenuto anarchico, corrosivo, pessimista e quasi sempre anti-sistema del suo teatro e guardato con sospetto da molti uomini del partito. Non lo considerano una vera "arte fascista". La critica non lo esalta, spesso considerando il suo teatro non conformi all’ideale fascista. Vi si vede una certa insistenza e considerazione della borghesia altolocata che i fasci condanno come corrotta e decadente. Gl’arzigogoli filosofici dei personaggi dei suoi drammi borghesi sono considerati quanto di più lontano dall'attivismo fascista. Anche dopo l'attribuzione del Nobel parecchi teatro e accusato dalla stampa di regime di disfattismo tanto che anche fine tra i controllati speciali dell'OVRA. Nonostante i suoi elogi al capo del governo, il Duce fa sequestrare l'opera “La favola del figlio” cambiato, per alcune scene ritenute non consone, impedendone le repliche. A lui e imposta, per contrasto, la regia dell'opera dannunziana La figlia di Jorio! Le sue volontà testamentarie, che negavano ogni funerale e celebrazione, metteranno in imbarazzo i fascisti e lo stesso Mussolini, che ordina così alla stampa che non ci fanno troppe celebrazioni sui quotidiani, ma che ne fanno data solo la notizia, come di un semplice fatto di cronaca. Il rifugio di Soriano nel Cimino ama trascorrere ampi periodi dell'anno nella quiete di Soriano nel Cimino, un'amena e bella cittadina ricca di monumenti storici e immersa nei boschi del Monte Cimino. In particolare  rimase affascinato dalla maestosità e dalla quiete di uno stupendo castagneto situato nella località di "Pian della Britta", a cui volle dedicare un'omonima poesia, che oggi è scolpita su una lapide di marmo posta proprio in tale località.  Ambienta a Soriano nel Cimino (citando luoghi, località e personaggi realmente esistiti) anche due tra le sue più celebri novelle Rondone e Rondinella e Tomassino ed il filo d'erba. A Soriano nel Cimino, è rimasto vivo ancora oggi il suo ricordo a cui sono dedicati monumenti, lapidi e strade.  Frequenta anche Arsoli per molti anni, soprattutto durante i periodi estivi, dove amava dissetarsi con una gassosa nell'allora bar Altieri in piazza Valeria. Il suo amore per il paese si ritrova nella definizione che egli stesso diede ad Arsoli chiamandola La piccola Parigi. Appassionato di cinematografia, mentre assiste a Cinecittà alle riprese di un film tratto dal suo romanzo Il fu Mattia Pascal, si ammala di polmonite. Ha già subito due attacchi di cuore. Il suo corpo, ormai segnato dal tempo e dagli avvenimenti della vita, non sopporta oltre. Al medico che tenta di curarlo, disse. Non abbia tanta paura delle parole, professore, questo si chiama morire. La malattia si aggrava e muore. Per lui il regime fascista vuole esequie di stato. Viene nvece rispettate le sue volontà espresse nel testamento. Carro d'infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m'accompagni -- né parenti né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi. Per sua volontà il corpo, senza alcuna cerimonia, e cremato, per evitare postume consacrazioni cimiteriali e monumentali. Le sue ceneri furono deposte in una preziosa anfora greca già di sua proprietà e tumulate nel cimitero del Verano. Camilleri e altri quattro dettero il via a un lento e travagliato adempimento delle sue ultime volontà (in caso non fosse stato possibile lo spargimento). Far seppellire le ceneri nel giardino della villa di contrada Caos, dove e nato. Ambrosini trasporta l'anfora in treno, chiusa in una cassetta di legno. A Palermo il corteo funebre venne però bloccato dal vescovo di Agrigento Peruzzo. Camilleri si reca al vescovo, che rimase inamovibile. Propose allora con successo l'idea di inserire l'anfora in una bara, che venne appositamente affittata. Il corteo, per un breve tratto a piedi e poi a bordo di una littorina, giunse a Girgenti. Dopo una cerimonia religiosa, l'anfora con le ceneri e estratta dalla bara e riposta nel Museo Civico di Agrigento, in attesa della costruzione di un monumento nel giardino della villa. Solo dopo parecchi anni dalla morte, realizzata una scultura monolitica di R. Mazzacurati, artista vincitore del concorso indetto, costituita principalmente da una grossa pietra non lavorata, le ceneri vennero portate nel giardino e versate in un cilindro di rame inserito nel terreno, che venne chiuso da una pietra sigillata con del cemento.  Una parte rimanente delle ceneri, trovata anni dopo attaccata ai lati interni dell'anfora, non essendo più contenibile nel cilindro ri-colmo e ri-aperto per l'occasione, venne dispersa, rispettando il desiderio originario di lui stesso. Davanti agli occhi di una bestia crolla come un castello di carte qualunque sistema filosofico. (L. Pirandello, dai Foglietti). E convinto che qualunque filosofia e fallita di fronte all'insondabilità dell'uomo quando in lui prevale la bestia -- l'aspetto animalesco e irrazionale. La sua e una teoria della pluralità dell'io. Pubblica i saggi “Arte e Scienza” e “L'umorismo” -- caratterizzati da un'esposizione di stile colloquiale, molto lontana dal consueto discorso filosofico. I due saggi sono espressione di un'unica identita artistica ed esistenziale che ha coinvolto lo scrittore siciliano che vede come centrale proprio la poetica dell'umorismo. In “L'umorismo” confluiscono idee, brani di scritti e appunti precedenti. Sue varie chiose e annotazioni a L'indole e il riso di Pulci di A. Momigliano e parti dell'articolo di Cantoni nella «Nuova Antologia». Il suo umorismo si inserisce in un rigoglioso e più che secolare campo di meditazione e ricerca sull'omonimo tema; e rappresenta il momento ri-epilogativo probabilmente più soddisfacente di una serie di acquisizioni teoriche che la cultura ha chiare e consolidate . Bisogna infatti aspettare il saggio di Genovese, “Il Comico, l’Umore e la Fantasia o Teoria del Riso come Introduzione all’Estetica” (Bocca, Torino) per avere un saggio di ampia informazione e documentazione, di solido spessore speculative pur nell'ispirazione idealistica da cui prende le mosse. Tecnicamente persuasivo, insomma, e con ben altre fondamenta teoretiche, praltro, in un panorama di non rara fossilizzazione culturale, va detto che l'opera di Genovese è stata appaiata forse soltanto dal coraggioso saggio, e Homo ridens. Estetica, Filologia, Psicologia, Storia del Comico” (Firenze, Olsckhi). Distingue il comico dall'umoristico. Il comico e definito come avvertimento del contrario, nasce dal contrasto tra l'apparenza e la realtà. Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere. "Avverto" che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un "avvertimento del contrario. L'umorismo, il "sentimento del contrario", invece nasce da una considerazione meno superficiale della situazione. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s'inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro. Da quel primo *avvertimento* del *contrario* mi ha fatto passare a questo *sentimento* del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico. Quindi, mentre il comico genera quasi immediatamente la risata perché mostra subito la situazione *evidentemente contraria* a quella che dovrebbe normalmente essere, l'umoristico nasce da una più ponderata ri-flessione che genera compassione e un sorriso di comprensione. Nell'umoristico c'è il senso di un *comune sentimento* della fragilità dell’uomo da cui nasce un compatimento per la debolezze dell’altro che e anche la propria. L'umoristico è meno spietato del comico che giudica in maniera immediata. Non ci fermiamo alle apparenze, ciò che inizialmente ci fa ridere adesso ci fa tutt'al più sorridere, o piantare. La filosofia  dell'umoristico in nasce già quando pubblica le due premesse de Il fu Mattia Pascal dove richiamandosi al “Copernico” di Leopardi riprende l'ironia che attribusce l’eliocentrismo alla pigrizia del sole stanco di girare attorno ai pianeti. Si vede una notazione dell’umoristico nella contrapposizione di due sentimenti opposti. Dopo l’accettazione dell’eliocentrismo, i terrestri accetano di essere una parte infinitesimale dell'universo e nello stesso tempo la sua capacità di compenetrarsene. L'analisi dell'identità condotta da lui lo porta a formulare la teoria della crisi dell'io. Il nostro spirito consiste di frammenti, o meglio, di elementi distinti, più o meno in rapporto tra loro, i quali si possono disgregare e ricomporre in un nuovo aggregamento, così che ne risulti una nuova personalità, che pur fuori dalla coscienza dell'io normale, ha una propria coscienza a parte, indipendente, la quale si manifesta viva e in atto, oscurandosi la coscienza normale, o anche coesistendo con questa, nei casi di vero e proprio sdoppiamento dell'io. Talché veramente può dirsi che due persone vivono, agiscono a un tempo, ciascuna per proprio conto, nel medesimo individuo. Con gli elementi del nostro io noi possiamo perciò comporre, costruire in noi stessi altri individui, altri esseri con propria coscienza, con propria intelligenza, vivi e in atto. Paradossalmente, il solo modo per recuperare la propria identità è la follia, tema centrale in molte opere, come l'Enrico IV o come Il berretto a sonagli, nel quale inserisce addirittura una ricetta per la pazzia: dire sempre la verità, la nuda, cruda e tagliente verità, infischiandosene dei riguardi, delle maniere, delle ipocrisie e delle convenzioni sociali. Questo comportamento porta presto all'isolamento da parte della società e, agli occhi degli altri, alla pazzia. Abbandonando le convenzioni sociali e morali l'uomo può ascoltare la propria interiorità e vivere nel mondo secondo le proprie leggi, cala la maschera e percepisce se stesso e l’altro senza dover creare un personaggio, è semplicemente “persona”. Esemplare di tale concezione è l'evoluzione di Vitangelo Moscarda, protagonista di Uno, nessuno e centomila.  Ancora sulla crisi dell'identità del singolo impotente con la sua razionalità di fronte al mistero universale che lo circonda, in Il fu Mattia Pascal, espone metaforicamente la sua filosofia del lanternino, tramite il monologo che il personaggio di Anselmo Paleari rivolge al protagonista Mattia Pascal, in cui la piccola lampada rappresenta il sentimento umano, che non riesce ad alimentarsi se non tramite le illusioni di fede e ideologie varie ("i lanternoni"), ma che altrimenti provoca l'angoscia del buio che lo circonda all'uomo, l'animale che ha il triste privilegio di "sentirsi vivere. Nella lanternisofia, il lanternino che proietta tutto intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l'ombra nera, l'ombra paurosa che non esisterebbe se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi purtroppo dobbiamo credere vera, fintanto ch'esso si mantiene vivo in noi. Spento alla fine da un soffio, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell'Essere, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione? (Il fu Mattia Pascal, Il lanternino) La sua sfiducia verso la fede religiosa tradizionale lo porta ad accentuare così il proprio vuoto spirituale, che cercò di riempire, come il citato personaggio del Paleari, con l'interesse personale verso l'occultismo, la teosofia e lo spiritismo, che tuttavia non gli daranno la serenità esistenziale. Il contrasto tra vita e forma Luigi Pirandello svolge una ricerca inesausta sull'identità della persona nei suoi aspetti più profondi, dai quali dipendono sia la concezione che ogni persona ha di sé, sia le relazioni che intrattiene con gli altri. Influenzato dalla filosofia irrazionalistica di fine secolo, in particolare di Bergson, Pirandello ritiene che l'universo sia in continuo divenire e che la vita sia dominata da una mobilità inesauribile e infinita. L'uomo è in balia di questo flusso dominato dal caso, ma a differenza degli altri esseri viventi tenta, inutilmente, di opporsi costruendo forme fisse, nelle quali potersi riconoscere, ma che finiscono con il legarlo a maschere in cui non può mai riconoscersi o alle quali è costretto a identificarsi per dare comunque un senso alla propria esistenza. Se l'essenza della vita è il flusso continuo, il perenne divenire, quindi fissare il flusso equivale a non vivere, poiché è impossibile fissare la vita in un unico punto. Questa dicotomia tra vita e forma, accompagnerà l'autore in tutta la sua produzione evidenziando la sconfitta dell'uomo di fronte alla società, dovuta all'impossibilità di fuggire alle convenzioni di quest'ultima se non con la follia. Solo il folle, che pure è una figura sofferente ed emarginata, riesce talvolta a liberarsi dalla maschera, e in questo caso può avere un'esistenza autentica e vera, che resta impossibile agli altri in quanto non è fattibile denudare la maschera o le maschere, la propria identità (Maschere nude è infatti il titolo della raccolta delle sue opere teatrali). Questa riflessione, che si rispecchia nelle varie opere con accenti ora lievi ora gravi e tragici, è stata, ad opera soprattutto dello studioso Adriano Tilgher, interpretata come un sistema filosofico basato sul contrasto tra la Vita e la Forma, che talvolta ha fatto esprimere alla critica un giudizio negativo delle ultime opere precedenti al "teatro dei miti", accusate a volte di "pirandellismo", cioè di riproporre sempre lo stesso schema di lettura. Il relativismo psicologico o conoscitivo «La verità? è solo questa: che io sono, sì, la figlia della signora Frola Ah! E la seconda moglie del signor Ponza Oh! E come? Sì; e per me nessuna! nessuna! Ah, no, per sé, lei, signora: sarà l'una o l'altra! Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede. Ed ecco, o signori, come parla la verità. -- Dialogo finale di Così è (se vi pare)). Dal contrasto tra la vita e la forma nasce il relativismo psicologico che si esprime in due sensi: orizzontale, ovvero nel rapporto inter-personale, e verticale, ovvero nel rapporto che una persona ha con se stessa. Gl’uomini nascono liberi ma il caso interviene nella loro vita precludendo ogni loro scelta. L’uomo nasce in una società pre-costituita dove ad ognuno viene assegnata una parte secondo la quale deve comportarsi. Ciascuno è obbligato a seguire il ruolo e le regole che la società impone, anche se l'io vorrebbe manifestarsi in modo diverso. Solo per l'intervento del caso può accadere di liberarsi di una forma per assumerne un'altra, dalla quale non sarà più possibile liberarsi per tornare indietro, come accade al protagonista de Il fu Mattia Pascal.  L'uomo dunque non può capire né l’altro né tanto meno se stesso, poiché ognuno vive portando consapevolmente o, più spesso, inconsapevolmente, una maschera dietro la quale si agita una moltitudine di personalità diverse e inconoscibili.  Queste riflessioni trovano la più esplicita manifestazione narrativa nel romanzo Uno, nessuno e centomila. Uno perché ogni persona crede di essere un individuo unico con caratteristiche particolari. Centomila perché l'uomo ha, dietro la maschera, tante personalità quante sono le persone che ci giudicano. Nessuno perché, paradossalmente, se l'uomo ha centomila personalità diverse, invero, è come se non ne possedesse nessuna, nel continuo cambiare non è capace di fermarsi nel suo io". Il relativismo conoscitivo e psicologico su cui si basa la sua filosofia si scontra con il conseguente problema dell'incomunicabilità tra i siciliani. Ogni personaggio siciliano ha un proprio modo di vedere la realtà. Non esiste un'unica realtà oggettiva, ma tante realtà quante sono i siciliani che credono di possederla. Dunque, ognuno ha una propria verità. Questa incomunicabilità produce quindi un sentimento di solitudine ed esclusione dalla società e persino da se stesso. Proprio la crisi e frammentazione dell'io interiore crea un altr’ io diverso e discordante. L’io consiste di frammenti che ci fanno scoprire di essere -- uno, nessuno – molti -- centomila --. Il personaggio come il Vitangelo Moscarda di “Uno, nessuno e – molti centomila e i protagonisti della commedia ‘a fare’, “Sei personaggi in cerca di autore” di conseguenza avverte  un sentimento di “estraneità” – alienazione o alterita – strano – etimologia -- dalla vita che lo fa sentire forestiero della vita, nonostante la continua ricerca di un senso dell'esistenza e di un'identificazione di un proprio ruolo, che vada oltre la maschera, o le diverse e innumerevoli maschere, con cui si presentano al cospetto della società o delle persone più vicine. Il peronaggio accetta la maschera, che lui stesso ha messo o con cui gl’altro tende a identificarlo. Prova ommessamente a mostrarsi per quello che lui crede di essere. Incapace di ribellarsi, pero, o deluso dopo l'esperienza di vedersi attribuita una nuova maschera, si rassegna. Il personaggio vive nell'infelicità, con la coscienza della frattura tra la vita che vorrebbe vivere e quella che laltro lo fa vivere per come esso lo vede. Il personaggio accetta alla fine passivamente il ruolo da recitare che lui si attribuisce sulla scena dell'esistenza. Questa è la reazione tipica del personaggio più deboli come si può vedere nel romanzo “Il fu Mattia Pascal”. Il soggetto non si rassegna alla sua maschera. Accetta pero il suo ruolo con un atteggiamento ironico, aggressivo o umoristico. Ne fanno esempio varie opere come: Pensaci Giacomino, Il giuoco delle parti e La patente. Rosario Chiàrchiaro è un uomo cupo, vestito sempre in nero che si è fatto involontariamente la nomea di iettatore e per questo è sfuggito da tutti ed è rimasto senza lavoro. Il presunto iettatore non accetta l'identità che gl’altro gli ha attribuito ma comunque se ne serve. Va dal giudice e, poiché tutti sono convinti che sia un menagramo, pretende la patente di iettatore autorizzato. In questo modo ha un lavoro: chi vuole evitare le disgrazie che promanano da lui dovrà pagare per allontanarlo. La maschera rimane – ma almeno se ne ricava un vantaggio. L'uomo, accortosi del relativismo, si rende conto che l'immagine che di sé non corrisponde in realtà a quella che l’altro ha di lui e cerca in ogni modo di carpire questo lato inaccessibile del suo io. Vuole togliersi la maschera che gli è stata imposta e reagisce con disperazione. Non riesce a strapparsela e allora se è così che lo vuole il mondo, egli e quello che l’altro credono di percipere in lui e non si ferma nel mantenere questo suo atteggiamento sino all’ultima e drammatica conseguenza. Si chiude in una solitudine disperata che lo porta al dramma, alla pazzia o al suicidio. Da tale sforzo verso un obiettivo irraggiungibile nasce la voluta follia. La follia è lo strumento di contestazione per eccellenza della forma fasulla della vita sociale, l'arma che fa esplodere la convenzione e il rituale, riducendoli all'assurdo e rivelandone l'inconsistenza.  Solo e unico modo per vivere, per trovare l’io, è quello di accettare il fatto di non avere un'identità, ma solo frammenti -- e quindi di non essere uno ma nessuno -- accettare l'alienazione completa da se stesso. Tuttavia il colletivo non accetta il relativismo. Il soggeto chi accetta il relativismo viene ritenuto pazzo dal colletivo. Esemplari sono i personaggi dei drammi Enrico IV, dei Sei personaggi in cerca d'autore, o di Uno, nessuno e centomila.  Divenne famoso proprio grazie al teatro che chiama “teatro dello specchio”, perché in esso viene raffigurata la vita vera, quella nuda, amara, senza la maschera dell'ipocrisia e delle convenienze sociali, di modo che lo spettatore si guardi come in uno specchio così come realmente è, e diventi migliore. Dalla critica viene definito come uno dei grandi drammaturghi. Scrive moltissime opera, alcune delle quali rielaborazioni delle sue stesse novelle, che vengono divise in base alla fase di maturazione dell'autore:  Prima faseIl teatro siciliano Seconda faseIl teatro umoristico/grottesco Terza fase Il teatro nel teatro (meta-teatro) Quarta fase Il teatro dei miti. Generalmente si attribuisce il suo interesse per il teatro agli anni della maturità, ma alcuni precedenti mostrano come tale convinzione necessiti di una rivalutazione. Compose alcuni lavori teatrali, andati perduti poiché da lui stesso bruciati (tra gli altri, il copione de Gli uccelli dell'alto). In una lettera  alla famiglia, si legge. Oh, il teatro drammatico! Io lo conquisterò. Io non posso penetrarvi senza provare una viva emozione, senza provare una sensazione strana, un eccitamento del sangue per tutte le vene. Quell'aria pesante chi vi si respira, m'ubriaca: e sempre a metà della rappresentazione io mi sento preso dalla febbre, e brucio. È la vecchia passione chi mi vi trascina, e non vi entro mai solo, ma sempre accompagnato dai fantasmi della mia mente, persone che si agitano in un centro d'azione, non ancora fermato, uomini e donne da dramma e da commedia, viventi nel mio cervello, e che vorrebbero d'un subito saltare sul palcoscenico. Spesso mi accade di non vedere e di non ascoltare quello che veramente si rappresenta, ma di vedere e ascoltare le scene che sono nella mia mente: è una strana allucinazione che svanisce ad ogni scoppio di applausi, e che potrebbe farmi ammattire dietro uno scoppio di fischi! -- da una lettera ai familiari. È in questa dimensione che si parla di teatro mentale: lo spettacolo non è subito passivamente ma serve come pretesto per dar voce ai "fantasmi" che popolano la mente dell'autore (nella prefazione ai Sei personaggi in cerca d'autore Pirandello chiarirà di come la Fantasia prenda possesso della sua mente per presentargli personaggi che vogliono vivere, senza che lui li cerchi).  In un'altra missiva, spedita da Roma, sostiene che la scena italiana gli appare decaduta:  «Vado spesso in teatro, e mi diverto e me la rido in veder la scena italiana caduta tanto in basso, e fatta sgualdrinella isterica e noiosa -- da una lettera ai familiari. La delusione per non essere riuscito a far rappresentare i primi lavori lo distoglie inizialmente dal teatro, facendolo concentrare sulla produzione novellistica e romanziera.  Pubblica l'importante saggio Illustratori, attori, traduttori dove esprime le sue idee, ancora negative, sull'esecuzione del lavoro dell'attore nel lavoro teatrale: questi è infatti visto come un mero traduttore dell'idea drammaturgica dell'autore, il quale trova dunque un filtro al messaggio che intende comunicare al pubblico. Il teatro viene poi definito da P. come un'arte "impossibile", perché "patisce le condizioni del suo specifico anfibio":: un tradimento della scrittura teatrale, che ha di contro "il cattivo regime dei mezzi rappresentativi, appartenenti alla dimensione adultera dell'eco. È in questo momento che Pirandello si distacca dalla lezione positivista e, presa diretta coscienza dell'impossibilità della rappresentazione scenica del "vero" oggettivo, ricerca nella produzione drammaturgica di scavare l'essenza delle cose per scoprire una verità altra (come è spiegato nel saggio L'Umorismo con il sentimento del contrario).  Fondò la compagnia del Teatro d'Arte di Roma con sede al Teatro Odescalchi con la collaborazione di altri artisti: il figlio S. Pirandello, O. Vergani, C. Argentieri, A. Beltramelli, G. Cavicchioli, M. Celli, P. Cantarella, L. Picasso, Renzo Rendi, M. Bontempelli e G. Prezzolini -- tra gli attori più importanti della compagnia figurano Marta Abba, Lamberto Picasso, Maria Letizia Celli, Ruggero Ruggeri. La compagnia, il cui primo allestimento risale con Sagra del signore della nave dello stesso Pirandello e Gli dei della montagna di Lord Dunsany, ebbe però vita breve: i gravosi costi degli allestimenti, che non riuscivano ad essere coperti dagli introiti del teatro semivuoto costrinsero il gruppo, dopo solo due mesi dalla nascita, a rinunciare alla sede del Teatro Odescalchi. Per risparmiare sugli allestimenti la compagnia si produsse prima in numerose tournée estere, poi fu costretta allo scioglimento definitivo, avvenuto a Viareggio. Prima faseTeatro Siciliano Nella fase del Teatro Siciliano P. è alle prime armi e ha ancora molto da imparare. Anch'essa come le altre presenta varie caratteristiche di rilievo; alcuni testi sono stati scritti interamente in lingua siciliana perché considerata dall'autore più viva dell'italiano e capace di esprimere maggiore aderenza alla realtà.  La morsa e Lumìe di Sicilia Roma, Teatro Metastasio, Il dovere del medico, Roma, Sala Umberto, La ragione degli altri, Milano, Teatro Manzoni,  Cecè, Roma, Teatro Orfeo, Pensaci, Giacomino, Roma, Teatro Nazionale, Liolà, Roma, Teatro Argentina, Seconda fase: Il teatro umoristico/grottesco. Pirandello e Marta Abba Mano a mano che l'autore si distacca da verismo e naturalismo, avvicinandosi al decadentismo si ha l'inizio della seconda fase con il teatro umoristico. Presenta personaggi che incrinano le certezze del mondo borghese: introducendo la versione relativistica della realtà, rovesciando i modelli consueti di comportamento, intende esprimere la dimensione autentica della vita al di là della maschera.  Così è (se vi pare), Milano, Teatro Olimpia, Il berretto a sonagli, Roma, Teatro Nazionale, La giara, Roma, Teatro Nazionale, Il piacere dell'onestà (Torino, Carignano) La patente, Torino, Alfieri, Ma non è una cosa seria, Livorno, Rossini,  Il giuoco delle parti, Roma, Quirino, L'innesto, Milano, Manzoni, L'uomo, la bestia e la virtù, Milano, Olimpia, Tutto per bene, Roma, Quirino, Come prima, meglio di prima, Venezia, Goldoni, La signora Morli, una e due, Roma, Argentina. Nella fase del teatro nel teatro le cose cambiano radicalmente. Il teatro deve parlare anche agli occhi non solo alle orecchie, a tal scopo ripristinerà una tecnica teatrale di Shakespeare, il palcoscenico multiplo, in cui vi può per esempio essere una casa divisa in cui si vedono varie scene fatte in varie stanze contemporaneamente. Inoltre il teatro nel teatro fa sì che si assista al mondo che si trasforma sul palcoscenico.  Abolisce anche il concetto della quarta parete, cioè la parete trasparente che sta tra attori e pubblico. In questa fase, infatti, tende a coinvolgere il pubblico che non è più passivo ma che rispecchia la propria vita in quella agita dagli attori sulla scena. Ha un incontro con  Filippo. Conseguenza, oltre alla nascita di un'amicizia e che Filippo sente come accadde in passato per lui, il bisogno di allontanarsi dal regionalism dell'arte verista pur conservandone però le tradizioni e le influenze. Incontra Eduardo, Peppino e Titina De Filippo. Sei personaggi in cerca d'autore, Roma, Valle, Enrico IV, Milano, Manzoni, All'uscita, Roma, Argentina, L'imbecille, Roma, Quirino, Vestire gli ignudi, Roma, Quirino, L'uomo dal fiore in bocca, Roma, Degli Indipendenti, La vita che ti diedi, Roma, Quirino, L'altro figlio, Roma, Nazionale, Ciascuno a suo modo, Milano, Dei Filodrammatici, Sagra del signore della nave, Roma, Odescalchi, Diana e la Tuda, Milano, Eden, L'amica delle mogli, Roma, Argentina, Bellavita, Milano, Eden,  O di uno o di nessuno, Torino, di Torino, Come tu mi vuoi, Milano, dei Filodrammatici; Questa sera si recita a soggetto, Torino, di Torino, Trovarsi, Napoli, dei Fiorentini, Quando si è qualcuno, Buenos Aires Odeón, La favola del figlio cambiato, Roma, Reale dell'Opera, Non si sa come, Roma, Argentina, Sogno, ma forse no, Lisbona, Teatro Nacional. Alla fase del teatro dei miti ase si assegnano solo tre opera. La nuova colonia Lazzaro I giganti della montagna Romanzi  Copertina de Il turno,  Madella. Scrive sette romanzi:  L'esclusa, a puntate su La Tribuna (Milano, Treves); Il turno (Catania, Giannotta); l fu Mattia Pascal, Roma, Nuova antologia. Suo marito, Firenze, Quattrini. (poi Giustino Roncella nato Boggiolo, in Tutti i romanzi, Milano, Mondadori, I vecchi e i giovani, Milano, FTreves. Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Firenze, R. Bemporad et figlio. Uno, nessuno e centomila, Firenze, Bemporad; Novelle. Le novelle sono considerate le opere più durature. I critici hanno cambiato tale opinione ritenendo le opere teatrali più degne di essere ricordate. Fare distinzione tra il contenuto di una novello o romanzo  e un dramma è difficile. Molte novelle sono state messe in opera a teatro. “Ciascuno a suo modo” deriva dal “Si gira”. “Liolà” ha il tema preso da “Il fu Mattia Pascal”; “La nuova colonia” e presentata in “Suo marito”. Analizzando le novelle si puo renderci conto che ciò che manca è una delineazione tematica, una cornice. Sono presenti un crogiolo di personaggi ed eventi.  Il tempo in cui una novella e ambientata non è definito. Alcune  si svolgono nell'epoca umbertina, poi giolittiana e del dopo-giolitti. Diversamente accade nella novella siciliana. Iil tempo non è fissato. E un tempo antico, di una società che non vuole cambiare e che è rimasta ferma. I paesaggi della novellistica sono vari. Per quella detta siciliana si ha spesso il tipico paesaggio rurale. In alcune si trova il tema del contrasto tra le generazioni dovuto all'unità d'Italia. Altro ambiente delle novelle è la Roma umbertina o giolittiana.  Il protagonista e sempre alla presa con il male di vivere, con il caso e con la morte. Non si trova mai rappresentanti dell'alta borghesia, ma quelli che potrebbero essere i vicini della porta accanto: il sarto, il balie, il professore, il piccolo proprietario di negozi che ha una vita sconvolta dalla sorte e dal dramma familiare. Il personaggio ci viene presentato così come appaie. E difficile trovare un'approfondita analisi psicologica. La fisionomia e spesso eccentrica. Per il sentimento del contrario, il personaggio ha un carattere *opposto* a come si presenta. I personaggi conversano nel presentarsi per come essi *sentono* di essere. Ma alla fine, e sempre preda del caso, che li farà apparire diverso e cambiato.  Novelle per un anno -- è uno dei più grandi scrittori di novelle, raccolte dapprima nell'opera Amori senza amore. In seguito si dedica maggiormente per tutta la sua vita, cercando di completarla, alla raccolta Novelle per un anno, così intitolata perché il suo intento e quello di scrivere 365. Novelle per un anno, Firenze, Bemporad; Milano, Mondadori); Scialle nero (Firenze, Bemporad); La vita nuda, Firenze, Bemporad, La rallegrata, Firenze, Bemporad, L'uomo solo, Firenze, Bemporad, La mosca, Firenze, Bemporad, In silenzio, Firenze, Bemporad, VII, Tutt'e tre, Firenze, Bemporad, Dal naso al cielo, Firenze, Bemporad, IX, Donna Mimma, Firenze, Bemporad);  Il vecchio Dio, Firenze, Bemporad,  La giara, Firenze, Bemporad, Il viaggio, Firenze, Bemporad, Candelora, Firenze, Bemporad, Berecche e la guerra, Milano, Mondadori, Una giornata, Milano, Mondadori). Si svolge la produzione letteraria di Pirandello meno conosciuta dal grande pubblico, quella delle poesie che, contrariamente alla composizione teatrale, non esprimono alcun tentativo di rinnovamento sperimentale estetico, e seguono piuttosto le forme e i metri tradizionali della lirica classica, pur non rimandando a nessuna delle correnti letterarie presenti al tempo dello scrittore.  Nell'antologia poetica Mal giocondo, pubblicata a Palermo, ma la cui prima lirica risale quando P. aveva appena tredici anni, emerge uno dei temi dell'ultima estetica pirandelliana del contrasto tra la serena classicità del mito e l'ipocrisia e la immoralità sociale della contemporaneità. Sono presenti, come nota lo stesso P., anche toni umoristici, specie quelli derivati dal suo soggiorno a Roma. “Mal giocondo” (Palermo, Libreria Internazionale Pedone Lauriel); Pasqua di Gea, Milano, Galli (dedicata a Schulz-Lander, di cui si innamora a Bonn, con una chiara influenza della poesia di Carducci. Pier Gudrò, Roma, Voghera, Elegie renane, Roma, Unione Cooperativa) -- il cui modello sono le Elegie romane di Goethe); Elegie romane, traduzione di Goethe, Livorno, Giusti, Zampogna, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, Scamandro, Roma, Tipografia Roma, Fuori di chiave, Genova, Formiggini, Pirandello nel cinema Inizialmente Pirandello non amava molto il cinema, considerato inferiore al teatro, e questo interesse maturò lentamente, negli anni. Il rapporto tra P. e il cinema fu complesso, ambiguo, conflittuale, a volte di totale rifiuto, altre volte di grande curiosità. E fu certamente la curiosità per questa nuova modalità di narrazione per immagini, che si era già strutturata come industria cinematografica, che lo spinse a scrivere il romanzo Si gira, poi ripubblicato con il titolo Quaderni di Serafino Gubbio operatore. In questo romanzo il suo giudizio sul cinematografo è spietato sia quando teme che il pubblico abbandoni i teatri per correre a vedere su uno schermo "larve evanescenti" prodotte in maniera meccanica e fredda, sia quando descrive il mondo della produzione cinematografica popolato di personaggi volgari impeg confezionare prodotti commerciali per soddisfare il palato delle masse e gli interessi degli uomini d'affari. Nello stesso tempo la struttura stessa del racconto letterario e l'ipotesi, da lui stesso formulata, di trarne un film prefigurano un'idea di linguaggio cinematografico di grande modernità: il film nel film. Momento cruciale per la storia del cinema, nei primi decenni del suo sviluppo, fu l'avvento del sonoro. Anche in questo caso ad un iniziale rifiuto seguì una svolta significativa. In una lettera a Marta Abba, Pirandello scrisse. L'avvenire dell'arte drammatica e anche degli scrittori di teatro è adesso là. Bisogna orientarsi verso una nuova espressione d'arte: il film parlato. Ero contrario, mi sono ricreduto" Pirandello sul set de Il fu Mattia Pascal con Pierre Blanchar e Isa Miranda Il lume dell'altra casa di Ugo Gracci. Il crollo di M. Gargiulo, Lo scaldino di Genina. Ma non è una cosa seria di Augusto Camerini, La rosa di Arnaldo Frateili Il viaggio di Gennaro Righelli Il fu Mattia Pascal di Marcel L'Herbier  La canzone dell'amore di Gennaro Righelli, primo film sonoro italiano è tratto dalla novella In silenzio. Come tu mi vuoi di George Fitzmaurice con Greta Garbo Acciaio di Ruttmann. Il fu Mattia Pascal di Pierre Chenal, Questa è la vita di Giorgio Pàstina, Aldo Fabrizifilm a quattro episodi, tutti tratti da una novella: La giara, Il ventaglino, La patente e Marsina stretta. Come prima, meglio di prima di J. Hopper Liolà di A. Blasetti Il viaggio di Vittorio De Sica Enrico IV di Marco Bellocchio Kaos di P. e Taviani, adattamento da Novelle per un anno, Le due vite di Mattia Pascal di Monicelli Tu ridi di P. e Taviani, adattamento da Novelle per un anno; La balia di Bellocchio, adattamento da Novelle per un anno; P. nell'opera lirica La favola del figlio cambiato di Gian Francesco Malipiero, Liolà di Giuseppe Mulè, Six Characters in Search of an Author di Hugo Weisgall, Sagra del Signore della Nave di Michele Lizzi, Sogno (ma forse no) di Luciano Chailly. Altre opere: Mal giocondo, Palermo, Libreria Internazionale Pedone Lauriel); A la sorella Anna per le sue nozze, Roma, Tipo-Litografia Miliani e Filosini,  Pasqua di Gea, Milano, Galli,  Amori senza amore, Roma, Bontempelli); Pier Gudrò, Roma, Voghera, Elegie renane, Roma, Unione Cooperativa; Traduzione di Goethe, Elegie romane, Livorno, Giusti, Zampogna, Roma, Società Editrice Alighieri, Beffe della morte e della vita, Firenze, Lumachi, Lontano. Novella, in "Nuova Antologia", Quand'ero matto.... Novelle, Torino, Streglio, Il turno, Catania, Giannotta); Beffe della morte e della vita. Firenze, Lumachi, Notizia letteraria, in "Nuova Antologia", Dante. Poema lirico di G. Costanzo, "Nuova Antologia", Bianche e nere. Novelle, Torino, Streglio); Il fu Mattia Pascal, Roma, Nuova Antologia, Erma bifronte. Novelle, Milano, Treves); Prefazione a Giovanni Alfredo Cesareo, Francesca da Rimini. Tragedia, Milano, Sandron, Studio preliminare a A. Cantoni, L'illustrissimo. Romanzo, Roma, Nuova Antologia, Arte e scienza. Saggi, Roma, Modes, L'esclusa, Milano, Treves, Umorismo, Lanciano, Carabba); “Scamandro” (Roma, Tipografia); “La vita nuda” (Milano, Treves); “Suo marito, Firenze, Quattrini); “Fuori di chiave, Genova, Formiggini, Terzetti, Milano, Treves); “I vecchi e i giovani, Milano, Treves); Cecè. In "La lettura",  Le due maschere, Firenze, Quattrini, Erba del nostro orto” (Milano, Studio Lombardo); “La trappola” (Milano, Treves); “Se non così” "Nuova Antologia", Si gira ( Milano, Treves); “E domani, lunedì” (Milano, Treves); “Liolà” ( Roma, Formiggini); Se non così Con una lettera alla protagonista, Milano, Treves); “Un cavallo nella luna” (Milano, Treves); Maschere nude,  Milano, Treves, Pensaci, Giacomino, Così è (se vi pare), Il piacere dell'onestà, Milano, Treves); Il giuoco delle parti. Ma non è una cosa seria. Milano, Treves, Lumie di Sicilia. Il berretto a sonagli. La patente. Milano, Treves, L'innesto.  La ragione degli altri, Milano, Treves,  Berecche e la guerra, Milano, Facchi, Il carnevale dei morti. Firenze, Battistelli, Tu ridi. Milano, Treves); Pena di vivere così, Roma, Libreria nazionale,  Maschere nude” (Firenze, Bemporad); Tutto per bene. Firenze, Bemporad, Come prima meglio di prima. Firenze, Bemporad); “Sei personaggi in cerca d'autore -- commedia da fare” (Firenze, Bemporad); Enrico IV (Firenze, Bemporad); L'uomo, la bestia e la virtù” (Firenze, Bemporad, La signora Morli, una e due. Firenze, Bemporad, Vestire gli ignudi. Firenze, Bemporad, La vita che ti diedi. Firenze, Bemporad, Ciascuno a suo modo. Firenze, Bemporad, X, Pensaci, Giacomino! Firenze, Bemporad, Così è (se vi pare). Firenze, Bemporad, Sagra del signore della nave, L'altro figlio, La giara. Firenze, Bemporad); Il piacere dell'onestà. Firenze, Bemporad,  Il berretto a sonagli. Firenze, Bemporad,  Il giuoco delle parti. Firenze, Bemporad, Ma non è una cosa seria. Firenze, Bemporad, L'innesto Firenze, Bemporad, La ragione degli altri. Firenze, Bemporad, L'imbecille, Lumie di Sicilia, Cecè, La patente.Firenze, Bemporad, All'uscita. Mistero profano, Il dovere del medico. La morsa.  L'uomo dal fiore in bocca. Dialogo, Firenze, Bemporad, Diana e la Tuda.  Firenze, Bemporad,  L'amica delle mogli. Firenze, Bemporad, La nuova colonia. Firenze, Bemporad, Liolà. Firenze, Bemporad, O di uno o di nessuno. Firenze, Bemporad, Lazzaro (Milano, Mondadori); “Questa sera si recita a soggetto” (Milano, Mondadori); “Come tu mi vuoi” (Milano, Mondadori); “Trovarsi” (Milano Mondadori); “Quando si è qualcuno” (Milano, Mondadori); “Non si sa come” (Milano, Mondadori); “Novelle per un anno, Firenze, Bemporad, Milano, Mondadori, I, Scialle nero, Firenze, Bemporad, La vita nuda, Firenze, Bemporad, La rallegrata, Firenze, Bemporad, L'uomo solo, Firenze, Bemporad,  La mosca, Firenze, Bemporad, In silenzio, Firenze, Bemporad, Tutt'e tre, Firenze, Bemporad, 1Dal naso al cielo, Firenze, Bemporad, Donna Mimma, Firenze, Bemporad, Il vecchio Dio, Firenze, Bemporad, La giara, Firenze, Bemporad, Il viaggio, Firenze, Bemporad, Candelora, Firenze, Bemporad,  Berecche e la guerra, Milano, Mondadori,  Una giornata, Milano, Mondadori, Teatro dialettale siciliano, 'A vilanza, Cappiddazzu paga tuttu, con Nino Martoglio, Catania, Giannotta, Prefazione a N. Martoglio, Centona. Raccolta completa di poesie siciliane con l'aggiunta di alcuni componimenti inediti, Catania, Giannotta, Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Firenze, Bemporad, Uno, nessuno e centomila, Firenze, Bemporad, Prefazione a E. Levi, Lope de Vega e l'Italia, Florencia, Sansoni, Introduzione a S.D'Amico, Storia del teatro italiano, Milano, Bompiani); In un momento come questo, in "Nuova Antologia",Giustino Roncella nato Boggiolo, in Tutti i romanzi, Milano, Mondadori, Tutti i romanzi, Milano, A. Mondadori, Novelle per un anno, Milano, A. Mondadori, Maschere nude, Milano, A. Mondadori); Lettere a Marta Abba, Milano, Mondadori, Saggi e interventi, Milano, A. Mondadori. Oltre al Nobel ricevette diverse onorificenze:  Cavaliere di Collare dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Collare dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme Arcade Minore della Secolare Accademia del Parnaso Canicattinesenastrino per uniforme ordinariaArcade Minore della Secolare Accademia del Parnaso Canicattinese — Canicattì Intitolazioni. A lui è stato dedicato un asteroide. Enciclopedia Italiana Treccani alla voce Girgenti. In A. Camilleri. Biografia del figlio cambiato, Milano, Lettere da Palermo e da Roma, Bulzoni, Roma, Il risorgimento familiare. Medicina e Insonnia. in.. Riferimenti autobiografici a questo problema che affligge si trovano in numerose sue opere: Il turno, L'amica delle mogli, Il fu Mattia Pascal, L'uomo solo, La trappola, La giara  G. Bonghi, Biografia di P.., Edizione dei classici italiani  A. Camilleri, In effetti, afferma in un lettera ai familiari da Roma. I professori di questa università, nella facoltà mia, sono d’una ignoranza nauseante (Lettere giovanili da Palermo e da Roma Bulzoni, Roma, difese pubblicamente durante una lezione un suo compagno rimproverato ingiustamente dal rettore.  M. Manotta, L. Pirandello, Pearson Italia S.p.a.,  Da Album Pirandello, I Meridiani Mondadori, Milano, A. Camilleri, Biografia del figlio cambiato, BU. La storia di Luigi e Antonietta è infatti quella di un matrimonio di una Sicilia di fine '800, combinato per interesse, da parte di due soci nel commercio dello zolfo. Antonietta porta la dote che assicura ai giovani sposi sbarcati da Girgenti in continente e approdati a Roma, una vita tranquilla e permette a Luigi di affermarsi come scrittore. Il matrimonio d'interesse è sublimato grazie alla letteratura e diventa un matrimonio d'amore con la moglie ideale (in Anna Maria Sciascia, Il gioco dei padri. Pirandello e Sciascia, Avagliano, S. Guglielmino, H. Grosser, Il sistema letterario Milano, Principato, Storia, G. Mazzacurati, Introduzione e biografia, dalla Prefazione a Il fu Mattia Pascal, Einaudi; Vita di Pirandello; Pirandello e la moglie Antonietta, G. GiudiceTipografico Torinese, M. Manotta, Pearson Paravia Bruno Mondadori, L. P., S. P., A. P., Il figlio prigioniero: carteggio tra L. e S. Pirandello durante la guerra Mondadori,  Motivazione del Premio Nobel per la Letteratura. TUTTI I NO DI MUSSOLINI A P.. L'arci-fascista non piace al Duce; G. Afeltra, Mia cara Marta, l'amore platonico di Pirandello  Tra Pirandello e M. Abba ottocento lettere di emozioni  Einstein e l'invito. Lo scontro che nessuno vide  L. Lucignani, Pirandello, la vita nuda, Giunti, Pirandello e la prima guerra mondiale. Chiede di entrare nei Fasci (La Stampa); F. Sinigaglia, I volti della violenza a teatro, Lucca, Argot. Non e l'unico filosofo che si iscrive al partito fascista nel pieno della vicenda Matteotti. Ungaretti si iscrisse appena nove giorni dopo il funerale di Matteotti (Stato matricolare di Ungaretti, Università "La Sapienza" di Roma. La sua adesione al fascismo, G. Giudice, Pirandello (POMBA Torino); Pirandello e la politica, su atutta scuola. G. Lagorio, Troppi idiotic. E P. partì; P., nudità e FASCISMO; P.. Gli anni del fascismo; Mussolini, Nel solco delle grandi filosofie -- relativismo e fascismo, in Il popolo d'Italia. Le idee di Mazzini e di Sorel influenzano profondamente il fascismo di Mussolini e GENTILE (S. Zamponi, Lo spettacolo del fascismo, Rubbettino. Sorel è veramente il notre maître (Mussolini, Il Popolo in Opera Omnia); Interviste: parole da dire, uomo, agl’altr’uomini, Rubbettino; riportato da Giudice. Prefazione alle Novelle per un anno, Milano, Storie dalla storia, L'oro alla patria Il Sole 24 ORE  M. Sambugar, Letteratura italiana per moduli, Incontro. R. Dombroski, L'esistenza ubbidiente – la filosofia sotto i fasci (Guida); L'Ovra a Cinecittà di Marino,  Boringhieri, Il Post); I giganti della montagna, taote.  Così, in una bara in affitto, riportammo a Girgenti le sue ceneri. Malgrado i divieti prima del gerarca, poi del pre-fetto, e infine del vescovo. In Camilleri e lo strano caso delle ceneri di Pirandello. N. Borsellino, Il dio di Pirandello: creazione e sperimentazione, Sellerio, R. Alajmo, Le ceneri di Pirandello, Drago, in Saggi poesie, scritti varii Mondadori, Milano). I filosofi hanno il torto di non pensare alle bestie e davanti agl’occhi di una bestia crolla come un castello di carte qualunque sistema filosofico. D. Marcheschi, L'umorismo, Milano, Oscar Mondadori, X.  Marcheschi rivela che copia intere pagine del saggio da opere precedenti di Dumont, Binet, Séailles, Negri, Marchesini, nonché dalla Storia e fisiologia dell'arte di Ridere di Massarani. Vedi articolo de Il Giornale, in “Caro P., ti ho beccato a copiare.  P., L'umorismo e altri saggi, Giunti; S. Guglielmino, H. Grosser, Il sistema letterario Milano, Principato, TP.: guida al Fu Mattia Pascal, Carocci, Scrittori sull'orlo di una scelta spiritista  Sambugar, La sua filoofia s'inserisce in un contesto culturale in cui è presente il concetto di relativismo: la teoria della relatività di Einstein, il Principio di indeterminazione di Heisenberg, la teoria quantistica di M. Planck. Simmel fonda il suo relativismo sulla convinzione che non esistono leggi storiche obiettivamente valide. Dizionario di filosofia). E nelle arti figurative il relativismo è ripreso dal cubismo caratterizzato da una rappresentazione dell'oggetto considerato simultaneamente da diversi punti di vista. S. Guglielmino, H. Grosser, Il sistema letterario Milano, Principato, Maschere nude, Zorzi, Newton Compton); Providenti, Epistolario familiare giovanile Quaderni della Nuova Antologia, Le Monnier, Firenze, Roberto Alonge, Pirandello, Laterza, Bari, Elio Providenti, Luigi Pirandello. Epistolario, Quaderni della Nuova Antologia, Le Monnier, Firenze); U. Artioli, L'officina segreta di Pirandello, Laterza, RomaBari, Luigi Pirandello, una vita da autore, repubblicaletteraria. C. Vicentini, Il disagio del teatro (Marsilio, Venezia). La prima rappresentazione della commedia La morsa si ha a Roma, al Metastasio, ad opera della Compagnia del "Teatro minimo" diretta da N. Martoglio che la mise in scena assieme all'atto unico Lumie di Sicilia. Cedendo alle insistenze di Martoglio acconsentì a che La morsa e Lumie di Sicilia sono rappresentate nella stessa serata. I due atti unici hanno diverso esito presso il pubblico, che accolge con favore La morsa, mentre non grade Lumie di Sicilia (in Interviste, Parole da dire, uomo, agli altri uomini" di I. Pupo, Rubettino,  Legato a ricordi della fanciullezza di Pirandello.  Da. Savio, Il carnevale dei morti. Sconciature e danze macabre nella narrative, Novara, Interlinea. l mio primo libro fu una raccolta di versi, “Mal giocondo”. In quella prima raccolta di versi più della metà sono del più schietto umorismo, e allora io non so neppure che cosa e l'umorismo ("Le lettere"); “Il cinema di Amedeo Fago P. NASA. Enrico 4., Firenze, Bemporad e figlio, Esclusa, Milano, Fratelli Treves, Fu Mattia Pascal, Milano, Treves, I P.. La famiglia e l'epoca per immagini, E. Zappulla, Catania, la Cantinella, R. Alonge, Roma-Bari, Laterza, U. Artioli, L'officina segreta” (Bari, Laterza); Barilli, La linea Svevo-P., Milano, Mursia, E. Bonora, Sulle novelle per un anno in Montale e altro novecento, Caltanissetta-Roma, Sciascia, N. Borsellino, Ritratto e immagini, Roma-Bari, Laterza, N. Borsellino e W. Pedullà (diretta da), Storia generale della letteratura italiana, Il Novecento, La nascita del Moderno, Milano, Motta, Michele e Rössner, L’identità italiana, Atti del Convegno internazionale di studi pirandelliani, Graz Pesaro, Metauro, Arcangelo Leone De Castris, Storia di Pirandello (Bari, Laterza); A. Benedetto, Verga, Annunzio, Pirandello (Torino, Fògola); L. Lugnani, L'infanzia felice (Napoli, Liguori); Macchia, “La stanza della tortura, Milano, Mondadori,  Pirandello e dintorni, Catania, Maimone, F. Medici, Il dramma di Lazzaro. Asprenas, A.  Pagliaro,  “U ciclopu, dramma satiresco d’Euripide ridotto in siciliano (Firenze, Monnier); G. Podestà,  "Humanitas", F. Puglisi, L'arte; Messina-Firenze, D'Anna, F. Puglisi, P. e la sua lingua, Bologna, Cappelli, Puglisi, P., Milano, Mondadori, F. Puglisi, P. e la sua opera Catania, Bonanno, C. Salinari, Miti e coscienza del decadentismo italiano. D'Annunzio, Pascoli, Fogazzaro, P.” (Milano, Feltrinelli); A. Sichera, Ecce Homo!Nomi, cifre e figure di P. (Firenze, Olschki); Scrivano, La vocazione contesa (Roma, Bulzoni, Taffon, Il gran teatro del mondo, in Maestri drammaturghi nel teatro italiano. Tecniche, forme, invenzioni, Roma, Laterza, G. Venè, “Fascista. La coscienza borghese tra ribellione e rivoluzione” (Venezia, Marsilio); Veronesi (Napoli, Liguori); Vicentini, “Il disagio del teatro” (Venezia, Marsilio); R. Vittori, Il trattamento cinematografico dei 'Sei personaggi' (Firenze, Liberoscambio); Zappulla, P. E LA FILOSOFIA SICILIANA, Catania, Maimone, Filosofi siciliani del secondo dopoguerra, Catania, Maimone. Casa d Fabbri Lanterninosofia  su Pirandello Treccani Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  Conferenza Episcopale Italiana. nobelprize. Audiolibri di Luigi Pirandello, su LibriVox.  di P., su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff.:etteratura fantastica, Fantascienza. Movie L., su Internet Broadway Database, The Broadway League. P., su filmportal.de.  Centro Nazionale Studi Pirandelliani, su cnsp. Istituto di studi pirandelliani allo Studio P.. E. Licastro, Pirandello fra Spengler e Wittgenstein. GIRGENTI(das alte AGRIGENTVM), einer der sieben Haupt- orte, in welche sich Sicilien politisch teilt, liegt wenige Kilo- meter von der südlichen Küste der Insel und zählt etwa 20 000 Einwohner. Gegen Norden erstreckt sich seine Provinz bis Cammarata, westlich bis Sciacca, gegen Osten bis an den Flufs Maroglio, und umfalst die Gegenden Aragona, Favara, Naro, Canicattí, Casteltérmini, Cianciana, Cammarata, S. Stéfano, Ribera, Sciacca, Bivona, Re- calmuto, Raffadali, Licata u. a. Die mundartlichen Grenzen entsprechen aber nicht genau den Verwaltungs-Grenzen; wir finden deshalb, dals, während es zwischen GIRGENTI und den kleinen es umgebenden Gegenden, wie z. B. PORTO EMPEDOCLE, Siculiana, Montaperto, Aragona, Recalmuto, Favara, aufser einer gewissen Dehnung der Aussprache nur sehr seltene oder fast keine Verschiedenheiten giebt, man das- selbe von den Gegenden, die sich mehr von ihm entfernen, nicht sagen kann. So z. B. Canicattí und Casteltérmini nähern sich mehr der mundartlichen Gruppe des Innern der Insel (Caltanissetta), wo die Aussprache im allgemeinen sehr gedehnt ist, und in ihren Gegenden bemerkt man besonders die Diphthongierung des e (g, e) und des o (e, ?), welche in Girgenti (Hauptort) und an den Küsten ganz unbekannt ist. So nähert sich auch Licata etwas den Mundarten der Südost- spitze, namentlich in der Entwickelung des kz (aus pl, cl, tl) zu et (canu, occu, veciu, wie in Noto, Múdica); ferner gehört Sciacca fast ganz zu der mundartlichen Gruppe der westlichen Küste der Insel, da in ihr die Hauptmerkmale selbst, die ge-wöhnlich in der ganzen Provinz sind, fehlen: /+ Hiati =gy, statt =/ (filiu = figgyu, agrig. fitu); Perfekt -avit = áu statt ú (purtáu, purtá); 9+a, 0, u=j: jammi, jaña (agrig. gammi, gaña) u. s. w. Bei der Verfertigung dieser Arbeit habe ich besonders die folgenden Werke benutzt: F. Diez, Grammatik der romanischen Sprachen. Meyer-Lübke, Grammatik der romanischen Sprachen. Italienische Grammatik. Leipzig 1890. H. Schneegans, Laute und Lautentwickelung des sicilianischen Dialektes. Strafsburg; Hüllen, Vokalismus des alt- und neusicilianischen Dialektes. Bonn; Giovanni, Cinquanta Canti, novelline, sequenze e scritti popolari siciliani. Palermo; Giovanni, Venticinque Canti e novelline popolari siciliane. Palermo] und manche andere, die ich in derselben nicht unterlassen habe zu citieren. Sehr viel aber hat es mir auch geholfen, dals ich aus der Provinz GIRGENTI gebürtig bin und in mir selbst die beste Grundlage meiner Arbeit gefunden habe. Für die gütige Teilnahme an der Arbeit sage ich Foerster hiermit meinen herzlichsten Dank; ferner mufs ich auch dem Herrn Prof. E. Monaci, meinem hochver- chrten Lehrer in Rom, danken und den Freunden Prof. E. Si- cardi von Palermo, Dr. Giovanni Taormina von Siculiana für die mir liebenswürdig gesandten Nachrichten. Laute und Lautentwickelung  der  Mundart von GIRGENTI.  Halle a. S.,  Druck der Buchdruckerei des Waisenhauses. Foerster  in dankbarer Verehrung  gewidmet. GIRGENTI (das alte AGRIGENTVM), einer der sieben Hauptorte, in welche sich Sicilien politisch teilt, liegt wenige Kilometer von der südlichen Küste der Insel und zählt etwa 20 000 Einwohner. Gegen Norden erstreckt sich seine Provinz bis Cammarata, westlich bis Sciacca, gegen Osten bis an den Flufs Maroglio, und umfalst die Gegenden Aragona, Favara, Naro, Canicattí, Casteltérmini, Cianciana, Cammarata, S. Stéfano, Ribera, Sciacca, Bivona, Recalmuto, Raffadali, Licata u.a. Die mundartlichen Grenzen entsprechen aber nicht genau den Verwaltungs-Grenzen; wir finden deshalb, dafs, während es zwischen Girgenti und den kleinen es umgebenden Gegenden, wie z. B. Porto-Empe-docle, Siculiana, Montaperto, Aragona, Recalmuto, Havara, aufser einer gewissen Dehnung der Aussprache nur sehr seltene oder fast keine Verschiedenheiten giebt, man dasselbe von den Gegenden, die sich mehr von ihm entfernen, nicht sagen kann. So z. B. Canicattí und Casteltérmini nähern sich mehr der mundartlichen Gruppe des Innern der Insel (Caltanissetta), wo die Aussprache im allgemeinen selir gedehnt ist, und in ihren Gegenden bemerkt man besonders die Diphthongierung des e (g, e) und des o (8, p), welche in GIRGENTI (Hauptort) und an den Küsten ganz unbekannt ist.  So nähert sich auch Licata etwas den Mundarten der Südost-spitze, namentlich in der Entwickelung des liz (aus pl, c, tl) zu c (canu, ou, veccu, wie in Noto, Módica); ferner gehört Sciacca fast ganz zu der mundartlichen Gruppe der westlichen Küste der Insel, da in ihr die Hauptmerkmale selbst, die ge-wöhnlich in der ganzen Provinz sind, fehlen: /+ Hiat i = gy, statt = 1 (filiu - figgyu, agrig. fitu); Perfekt -avit = áu statt (purtáu, purtá); 9+a, 0, u-j: jammi, jaña (agrig. gammi, gana) u. s. w.  Bei der Verfertigung dieser Arbeit habe ich besonders die folgenden Werke benutzt:  F. Diez, Grammatik der romanischen Sprachen. Meyer-Lübke, Grammatik der romanischen Sprachen; Italienische Grammatik. Leipzig; Schneegans, Laute und Lautentwickelung des sicilianischen Dialektes. Strafsburg Hüllen, Vokalismus des alt- und neusicilianischen Dialektes. Bonn. Giovanni, Cinquanta Canti, novelline, sequenze e scritti popolari siciliani. Palermo; Giovanni, Canti e novelline popolari  siciliane. Palermo] und manche andere, die ich in derselben nicht unterlassen habe zu citieren.  Sehr viel aber hat es mir auch geholfen,  dals ich aus der Provinz GIRGENTI gebürtig bin und in mir selbst die beste Grundlage meiner Arbeit gefunden habe.  Für die gütige Teilnahme an der Arbeit sage ich Foerster hiermit meinen herzlichsten Dank; ferner mufs ich auch dem Monaci, meinem hochverehrten Lehrer in Rom, danken und den Freunden Sicardi von Palermo,  Taormina von Siculiana  für die mir liebenswürdig gesandten Nachrichten.Diakritische Zeichen.*  Vokalismus.  ç = offenes e, e = geschlossenes r, i = sehr offenes i,  beinahe e, a = sehr offenes u, beinahe o, !. Halbvokale.  Konsonantismus.  *Kons. = gedehnte Aussprache des Anlautes: dumama,  decottu, bannera, ve, "Roma,  k? = fl: zuri (flore), xmmi (flumen),  % = ts: carraratu,  2= ds: vurza,  i = palat. c,  g = palat. g,  J2 = ital. gh in ghiotto,  $ = franz. ch in „cheval",  del = Il (es wird bei uns nicht mit Schneegans gebildet, „in-dem man die Zungenspitze nicht wie bei d gegen die obere Zahnreihe drückt, sondern gegen die Gaumen-höhle, nachdem man sie nach hinten umgeschlagen hat"; denn es ist nicht das Gaumen-d der Sarden, klingt vielmehr palatal: es ist ein mit dem Zungen-rücken auf dem Mittelgaumen hervorgebrachtes g, wobei die Zungenspitze den Rand über den oberen Alveolen berührt,  4 = mouilliertes / (ital. gl),  ñ = mouilliertes n (ital. gn),  += ti + Vok. - ist die stimmlose zu der stimmhaften d!, Sf = sti+ Vok. — wobei die Zungenspitze sich gegen den Mittelgaumen mehr nähert als bei s,  i — faukales n in sanu (sangue),  le = ital. ch + Vok. im Hiat (liy = liz),  'm)  'n)  = Vokm, Vok.n.  *) Man entschuldige die Ungleichartigkeit ciniger Zeichen mit dem  Fehlen entsprechender Zeichen im Vorrat der Druckersi. A  bleibt in der Regel sowohl in GIRGENTI (Hauptort) als in der Provinz unverändert: capu (caput); fava (faba); lizavi (clave); amu (hamu); vraca (braca); lagu (lacu); paci (pace); vaggu (radiu); maju (maju); gratu (gratu); gradu (gradu); nasu (nasu); manu (manu); bañu (*baneu); "raru (raru); ala (ala); pata (palea); cavaddu (caballu); annu (annu); gattu (cattu); passu (passu); parti (parte); arcu (arcu); árbulu (arbor); ama (arma); marba (malva); áutu (altru); cáudu (caldu); fúusu (falsu); canta (cantat); canca (cambiat); santu (sanctu); latte (lacte); matressa (metaxa); labbru (labru); pati (patre).  Besondere Fälle - lat. mälum. Im allg. Sicilianischen fehlt die entsprechende Form zum ital. melo aus griech. melon (u82ov); statt ihrer findet sich nur pumu; ammilatu, d.h. „del sapore o del colore d'una mela" ist aus ital. melo geholt und wird metaphorisch wie in „parlari ammilatu" gebraucht. Mu-luni (aus Angleichung des i an das tönende u) ist der ital. mellone. Lat. gravis (ital. grave und greve, cf. Canello, Arch. glott. ital.) ist allg. siz. gravi adjektivisch und ad-verbial, aber gelehrt, z. B. „casu gravi, malatu gravi"; zun ital. greve „con valore puramente materiale" entspricht agrig. gravisu; sonst hat *grevis in grevu „geschmacklos" „dumm" und „pesante nello scherzo", deshalb grizanza, und in grevia „mal' umore, pesantezza di spirito" seine Stelle ein-genommen. Lat. alacer hat sich nur im Sinne von „pronto, attivo, vivace" im ital. alacre, alacrità, alacremente, aber ge-lehrt und entlehnt, erhalten; im Sinne von „lustig, fröhlich, freudig, heiter" ist vulglat. *alécrus an seine Stelle getreten: ital. allegro, allg. siz. allegru, oft bei dem Volke: allégiru, mit  i - Einschiebung. Lat. ceraseus hat sich im ganzen Sicilianischen sing. crasa, plur. crasi erhalten; cf. sard. kerasa, neap.-röm. ierasa, ¿erase (nicht ierase, wie Meyer-L., Ital. Gram. schreibt). Lat. Suffix -aria, -arius erscheint im allg. Sic. und im Agrig. als -ara, -aru; als ara, -are; als -cra,  -eri; als -er, - ergu.  Beispiele:  panaru, picuraru, nutaru, vurdunaru, azaru, jin-naru, frivaru, murtaru u. a. (echt volkstümlich);  sigritarzu, calanar, ssafalaru, mancataru, nivis-sargu u. a.;  1) vueri, giseri, camperi, lucanneri, luktigeri u. a.; rifrigger, maggisterzu, virser u. a.  Doppelformen: abbirsarm entgegenstehend und virseru Widersacher, Teufel, adversarius; arginteri Silberarbeiter und Argintaru Name eines Berges aus argentarius; cavaddaru Führer der Lastpferde und cavaleri (die Landbewohner nennen cavalera eine Mandel, die harte Schale hat) aus *caballarius; galera (auch galia Galere) Gefängnis, z. B. „mannari 'ngalera" zur Zwangsarbeit verurteilen und gallaría (?), cf. Canello, aus calaria von sãñov; quartara Krug „la quarta parte d'un barile" und quarteri Stadtviertel aus quartarius; cannilaru Lichtzieher und cannileri Leuchter aus *candela-rius u.a. Man konnte hier auch svarzu, sbar (ital. svago) Belustigung und sgarru, sbatu (ital. sbaglio) aus *ex-varius, varius = Badeós, cf. Canello, hinzufügen.  Die volkstümliche Entwickelung von -arius ist aber nur  -aru, wie Schneegans gut erklärt hat; - arzu ist besonders ital. Einfuhr, v. g. calendario, proprietario, segretario, locatario „colvi che prende a pigione casa, bottega etc.", Fan-fani, Voc. ital. neben locandiere „padrone d'una locanda" (statt lucataru oder lucataru findet sich aber agrig. lucateri neben lucanneri in demselben Sinne wie im Ital.); - eri, - eru sind besonders französisch oder italianisierend auf franz. Ur-sprung, vgl. boucher, agrig. vucteri, altfrz. jusier, agrig. giseri, prov. campier, agrig. camperi u. a.  Allg. sic. jittari, jetta, jittatu dürfte nicht auf ejéctat beruhen (Meyer-L., Ital. Gramm.), sondern, wie im franz.  *jecère, a durch j beeinflufst sein.  Lat. natare (ital. notare, nuota) ist in Girgenti natari, nata in der Regel geblieben, und so auch aqua — acqua; caseu - cau (s + Hiat i). Zu dem calab. miercu (Meyer-L.) entspricht agrig. mercu (ital. marco, marchio Zeichen), miercu in Casteltermini, Canicatti, mircari (cf. altfranz. merc, merchier).  Lat. habeo = aju, neben e, eju; darüber ist zu bemerken:  a) e kann einfache Kontraktion von aju sein, vgl. t'e mannatu,  l'e amatu Licata = t'aju mannatu, l'aju amatu) e= aju a  + Infinitiv (von aj'a..., cf. franz. j'ai à ...). Die einfachen Formen des FVTVRVM sind in GIRGENTI mundartlich ganz und gar ungewöhnlich: t'e fari moriri, t'e mannari a "Roma = t'aj'a "fari moriri, t'aj'a mannari a "Roma (ital. ti faró morire, ti manderó a Roma); y) die Form eju = aju, speziell aus Casteltermini, kann so gebildet sein: zwischen e (gewöhn-liche, einfache Kontraktion von aju) und a + Infin. ist ein j  vorgekommen, vgl. z. B. affirratu e janci (e = ai Artikel und  hanéi, anci von ganci, ital. gancio); ej a jiri = e a jiri; später  wird ej a zu eja, wie in m'eja namurari = m'aiu a "na-  murari, danach wird eja zu aju analogisiert eju. Sehr häufig ist ferner a von aju a, besonders in der Stadt Girgenti und an den Küsten: m'a namurari, m'a fari 'stu piacri = mai a fari stu piaciri; d) die literarischen Formen aja, ajamu, ajati, ajanu sind mundartlich ungewöhnlich; nur in einer verwünschenden Ausrufung - "mannagga! (mal ne abbia) findet sich agga von habea.  Agrig. lizovu, covu in Licata, aus clavus ist nicht klar; aber vielleicht läfst es sich aus clavr = clau-u = clau-v-u erklären. - Lat. sapio (ital. so) ist in GIRGENTI saie (p+i im Hiat = ē) regelrecht geworden. - Muncu (ital. monco) aus mancu ist nicht volkstümlich; statt seiner sagt das Volk:  ¿uncu (cf. ital. cionco), oder „sen:a manu", aber mancari,mancu, mancanza (für monco neben manco im Ital., of. Canello).  Suffix -abilis = abili, abuli: curabili, maniatuli; öfters aber hat ital. -evole seine Stelle eingenommen: ludevuli, cum-  passiunevuli, durevuli u. a.  Suffix-aticum = aggu; cumpanaggu (ital. companatico);  sarvaggu (silvaticu) u. a. Gelehrtes -aticu is geblieben in: stallaticu (ital. stallatico, auch stallaggio), viaticu, estaticu.  Mlat. amandola (ital. mandorla) giebt ménnula (cf. occ.  amenlou).  Neben kuarke (ital. qualche) aus qualeque, findet sich uft, auch in agrig. lorki, vielleicht aus *kaurki; möglich finde ich es, weil ich viele Male kaurkidunu (ital. qualcheduno), be-sonders in Porto-Empedocle, gehört habe, obwohl das k sonst immer u an sich zu ziehen pflegt; vgl. kuatela von kautela  (auch cotela).  Endlich, der betonte Vokal a, sowohl in offener als in geschlossener Silbe, wird in einigen Mundarten der Provinz, besonders in Aragona und Recalmuto, nach Guttur, und Lab. in ua diphthongiert, z. B. guaddu, cuani, curcuari, puani.  §2. e  @ (= è litt. lat.) bleibt gewöhnlich in GIRGENTI (Hauptort)  und im allgemeinen an den Küsten. Im Innern der Provinz, und besonders in einigen Gegenden, wie z. B. Casteltermini,  Canicatti, wird e zum Diphthong ie.  e bleibt: crepa (crepat); leva (levat); tema (tremit); prega (precat); nega (negat); deci (decem); peju (pejus); meti (metit); pedi (pede); sedi (sedit); teni (tenit); seru (seru); feli (fel); peta (petra); lebbru (lepore); nela (nebula); merlu (merulu);  ecklqu (vetulu); metu (melius); teña (teneat); menzu (medius); ferru (ferru); beddu (bellu); pettu (pectus); setti (septe); sé sex); vespa (vespa); festa (festa); jinessa (genestra), erba (herba);  certr (certu); perdi (perdit); sempri (semper); centu (centí).  frieri, wieni, tieri, nierier, miete, mienzu, viers, viene,  bieni, liévitu, miévula, mierlu, mienzu, viersu u.s. w.  (Casteltermini, Canicatti). Dieser Diphthong findet sich immerim Munde des Volkes, und er ist das bemerkbarste Kennzeichen dieser Gegenden.  Dafs die gebildeten Stände beim Spre-  chen versuchen ihn zu vermeiden, versteht sich, weil er immer einem Ohre, das an gebildetes Sprechen gewöhnt ist, unangenehm auffällt. Und so wird es kommen, dals eine gebildete Person, nehmen wir an in Casteltermini selbst, um nicht mit dem Volke: „viersu, mienzu, mierlu" zu sagen, „versu, menzu, merlu" sagen wird, was dann nicht die Mundart von Casteltermini, sondern gewöhnliches Sicilianisch ist, das von jedem Gebildeten in Sicilien gesprochen wird. Die Leute aus dem Volke, die die Wörter am meisten dehnen, sprechen: „viersu, miensu, mierlu" in einer noch mehr offenen und gedehnten Weise aus, als die besser Gebildeten, welche die Diphthongen doch immer aussprechen, aber in einer weniger unangenehmen Weise. Damit will ich sagen, dals die Diphthongierung des e existiert in einigen Gegenden des Innern der Provinz, abgesehen von der Affektation und der Dehnung, mit welchen sie ausgesprochen werden kann; und dals es, nach meiner Meinung, unverantwortlich ist, aus der einfachen That-sache, dals die Gebildeten diesen Diphthong zu vermeiden suchen, zu schliefsen, wie jemand es gethan hat, dals es die blofse Wirkung affektischer Rede sei.  Dals der Vokal,  welcher die folgende Silbe schliefst, einen Einfluls auf das e ausübt, finde ich sicher (cf. neap. und calab.).  Wir finden  ½ B.: piettu, liettu, frummiente, priezza, lamientu, bieddu, mienzu, viellzu, bieni, pietti, lamienti u.s.w. - und: erba, beddo, petta, picuredda, palummedda, cublizaredda, petta, testa, terra, ichliga u. s. w.  Wenn wir hierauf keine Rücksicht neh-  men, wie können wir die zwei Formen: „bieddu" und „bed-da", „pietti" und „petta", „vieklizu" und „velkza", „patum-mieddi" und „palummedda" erklären?  Anmerkungen. Linnina aus lens, lendis, mit den calab. lindine, campob. linenc (dagegen im ital. lendine) scheint auf ein et zurückzugehen.  Vestice aus bestia (ital. bestga) würde zu Gunsten eines g sprechen, ist aber nicht volkstümlich entwickelt. Lat. HERI (ital. ieri) ist agrig. ajeri, wie im ganzen Sicil. (cf. span. ayer = ad heri).  Bei múntua (ital. méntova) ist e nach m zu a geworden. Ital. scendere, allg. sic. sinniri aus lat. descendere (kaum vermischt mit discindere, wie Meyer-L., Ital. Gramm.).  'Ntinna (wie das ital. antenna) scheint auf ein lateinisches zurückzuführen.  e zu i im Hiat.: diu, auch "di (Deus): „Di nun móta"  Gott behüte; „pi l'amuri di di" um Gottes willen; miu  (meus); in Casteltermini findet sich ma = miu, mia (vgl. ia  = iu) „ma pati", „ma mati", in der ganzen Provinz aber auch me frati, me mati, und fraturzu me neben fraturäll miu; endlich riu aus reus.  § 3.  alls vulglat. e = a) è, B) i, y) vulglat. i = kl. lat. i wird agrig. i.  a) aus lat. è: mi (me); ti (se); si (se); sivu (sebu); fici (fecit); liggi (lege); sita (seta); cridi (credit); pisu (pesu); vini (renes); sira (sera); tila (tela); cannila (candela).  Besondere Fälle: Volkstümlich (aber meist ital. Einflufs)  e statt i zeigen die Wörter: statera, neben statía (cf. ital. sta-dera); veru (veru); fera (feria); tettu (tectu), sirenu, Unbe-wölktheit, heiterer Himmel (ital. sereno); kuatela (cautela); iercu, cerki, cerca, cercanu, v. cercare; nettu (ital. netto); tirrenu (terrenu); -emu (-emus); vulemu, facemu u. s. w.; ie (-U, i) in Casteltermini, Canicattí: buliemmu, jemmu; vieru, niettu u. s. w. Ferner kuetu (quietus) vgl. ital. queto, das  Canello, Arch. glott. ital. „forma semi-popolare" nennt. Findet sich auch e statt i in den folgenden ital. Lehn-wörtern: re (re); spera (spera); velu (velo); frenu (freno); reñu (regno); sigretu (segreto); prufeta (profeta); debitu (debito); sinceru (sincero); eredi (erede); cullega (collega); essemu (estre-mo); misteru (mistero); ecu (eco); -esimu (-esimo); primavera (primavera). aus lat. I: ficatu (ficatu); liga (ligat); siti (siti); vidua (vidua); pilu (pilu); mitr (miliu); sajitta (sagitta); pinna (pinna); friddu (frigidus); siklza (sitla); ssita (strigile); nivru (nigru);  vitu (vitru); pudditu (pullitru); vinti (viginta); capissu (ca-pistru); massu (magistru); virga (virga); pasi (pisce); viscu  (viscu); rissa (rixa).  Besondere Fälle. e statt i zeigen auch hier die Wörter:  veci und 'mmeci = in + vice, ital. invece (vice); stelu, gelehrt  (stilu); selva, gelehrt (silva) - ital. stelo, selva; fermu (fir-mu) wohl Eintlufs des r; ferner vor n in menta (mintha); ssega aus ital. strega (striga); lenza (lintea); menu (minus); cumenia (aber auch 'ncuminia); tenta (triginta): die Form tinta ist mir ganz und gar unbekannt. Die niedrigen Leute zählen immer nach zwanzigen und sagen z. B.: 'na vintina e deci, di vintini, du vintiari e deci, ti bintini, um tenta, quaranta, cinquanta, sissanta zu sagen. E statt i zeigen auch empru (impiu) gelehrt; vérgini, neben virgini als kirch-licher Ausdruck: Vergini Maria. Neben rissa (rixa), findet sich ressa, gelehrt, wie im Ital. (Canello); dema-  nu gelehrt - Besitztum - neben duminzu ebenso gelehrt - Herrschaft -, Doppelformen aus dominium. Dagegen i zu a oder ai, etwa durch das franz., in ammáru, ammáina, aus adminare (altfranz. amaine), heute amène,  ist einfach  unmöglich und mufs andern Ursprung haben, vgl. Flechia Arch.  Glott., Meyer-Lübke it. Gr.) aus lat. i: ripa (ripa); lisía (lixiva); lima (lima); amicu (amicu); fatiga (fatiga); radici (radice); viti (vite); nidu (nidu); ritu (risu); vinu (vinu); carina (carina); suspira (su-spirat); filu (filu); viña (vinea); milli, oft auch mirza (mille, milia); faidda (favilla), scrittu (scriptu), lintikhzu (lentiscu);  cincu (quinque).  Anmerkungen. Es fehlen in Girgenti die entsprechenden  Formen zu den ital. trebbia (durch Vermischung von tribulum und tribula, Meyer-Lübke, op. cit. § 52), merxo (wenn es zu mitis gehört), segala, elce, stegola (stivula, stiva Caix, Studi 595, wenn man nicht mit Mussafia Beitrag 111, 1 zu hasticula stellt); vetrice, artetico (s. Meyer-L.): finden sichaber in der Regel crisima, carina, lítica, ital. cresima, carina, letica (von litigare).  In Recalmuto, besonders bei den Landbewohnern, wird i  fast zu e, mit groser Dehnung ausgesprochen: decu (dicu);  felu (tidu); venu (vinu); veña (viña); durena (duzzina).  $4. 8.  ! (= ö litt. lat.) bleibt o in Girgenti und im allgemeinen  an den Küsten; wird in Casteltermini, Canicattí in -uó- diph-thongiert. Beispiele: tova (*tropat); prova (proba); novu (novu);  vo (bovef); omu (homo); coc (cocu); jocu (jocu); coct (cocit);  rota (rota); sonu (sonu); soru (soror); scola (scola); ópira  (opera); sóggiru (soceru); folu (foliu); córe (coriu); oggi (ho-  die); okhiz (oclu), coddu (collu); fossa (fossa); notti (nocte); cosa (coxa); postu (posto); nossu (nostru); forti (forte); corda (corda); or (ordeu); corpu (corpu); corvu (corvu); porcu (por-cu); cornu (cornu); morsu (morsu); sonnu (somnu); lonu (lon-  gu) - und: uokki, suonnu, suonu, tuovu, ruoppu, muoddu,  muortu, juornu,  buonu, suoru, tistimuoni, cuoddu, cuornu,  I. S. w., aber immer tova, ¿oppa, modda, morta, "bona, cor-na, picotta, cosa, fora, u. s. w.  Besondere Fälle. Agrig. munti, frunti, funti (seltener  fonti) scheinen auch auf ein vulglat. ont zurückzugehen (im  span. aber ?). Purpu, gruncu und gulfu, urma, gelehrt, ent-sprechen den ital. polpo, grongo, golfo, orma; aber tornu, oni, forsi, corpu ital. torno, ogni. forse, colpo (s. Meyer-Lübke Ital. Gramm. § 65). Zu bemerken sind auch arrustu  cf. sard. arrustu; atturru (torreo) cf. calab. atturru, sursu, neap.-calab. sursu, ital. smso, aber grossu (sard. russu), sorba (calab. surba, lecc. survia) - lat. cofinu (ital. cófano) ist agrig. cufinu, durch die Versetzung des Accents vortonig und ge-  schlossen geworden. Lat post, po in Girgenti, unterliegt in  Casteltermini energischer Diphthongierung: à zu úa, pua. Endlich a statt o zeigen die Wörter: nannu, nanna (Grofsvater, Grofsmutter), = ital. nonno, nonna, und vassa = ital.  costra signoria, „vassa si ni va", vassa veni ca'". - Schnec-  gans erklärt das durch die mit der Häufigkeit des Gebrauches  sich einstellenden Lässigkeit der Lautbildung.Aus vulglat. o = a) litt. lat. ü, 8) i, d) vulglat. e = litt. lat. u wird agrig. u.  a) aus lat. ö: pumu (pomu); duga (doga); vuci (voce); nute (votum); cuti (cote); rudi (rodit); spusu (sposa); via (hora); zzuri (flore); curuna (corona); curti (corte); sulu (solu); tuttre (*tottus); furma (forma); curca (collocat, vgl. altfranz.  colche, ital. corica). Anmerkungen. O statt u zeigen die gelehrten Wörter vittora, groba (gloria), códici, nonu, nobili (nobuli bei den Volke), mobili und doti, divoto, sacerdoti (sacardoti) schon  volkstümlich geworden. Neben ura (HORA) findet sich gra  aus há hora, Zeitadv., z. B. „pra veñu" (ital. ora vengo), „gra  -¿i vajr" (ital. ora ci vado). - Besonders zu bemerken ist auch "nomu (NOMEN, ital. nome), cf. Romania. O ist auch in: prdini, firçõi, prontu, conta, 'Roma, "Ragona, ripasu, pilu, tonaca, testimonu bemerkbar, und in den ital. Lehnwörtern flora, votu, dom, conti, nodu (nicht mit p, wie  Schneegans sagt; - überhaupt ist die Aussprache ganz im Süden charakteristisch immer offen und gedehnt). -  -Onem, -ionem, mundartlich zu -uni: añuni (angone); rub-buni (von robba Priestermantel); 'mrzacuni (von 'mracu, ebriacu); raguni, caguni, staguni u. s. w., bleiben bei gelehr-ten Wörtern als -igni: lustioni (ital. quistione), naxioni, pas-sioni, tintazioni, suggizioni, affizzioni, uccasioni u. a. Neben forma Gestalt, gelehrt, findet sich regelrecht furma, aber nur im Sinne von „Leiste". Dem ital. uovo (aus (vum) entspricht agrig. quu. Auffällig ist endlich culossa (colostrum,  s. Meyer-Lübke, Gramm. d. rom. Spr.).  8) aus litt. lat. й: lupu (lupu); cuva (cubat); guritu (cubita);  guva (juvat); gúvini (juvene); jugu (jugu); fuji (fugit); cruci (cruce); cútica (cutica); furza (furia); gula (gula); сии (cuneu); rugga (rubia); puzzu (puteu); calunma (calumnia); uti (utre); supra (supra); duppe (duplu); gulutu (glutu); stuppa (stuppa);  russu (russu); turri (turre); savurra (suburra); cunnuttu (con-  1) So Meyer-Lübke, Fanfani hat corica.ductu); vucca (bucca); musta (mustu); crusta (crusta); curtu (curtu); furca (furca); gurgu (gurge); turtura (turtura); surcu  (sulcu); vurpi (vulpe); súrfaru (sulphur); prúvuli (pulver);  curpa (culpa); sunnu (sunt); unna (unda); tuncu (truncu); runca (runcat); kumm (plumbu); unnici (undeci).  Anmerkungen. — ? statt u zeigen auch hier: docca (ductia); satoll (satullu); lonta (ital. lontra) alle gelehrt, und die ital. Lehnwörter: tossicu (tosco); lotta (lotta); conzu (conio, neben ruñu); vrigña (vergogna); culonna (colonna); gottu (auch" bottu: un bottu d'acqua) ital. gotto. Moli aus mulier (ital. moglie) ist gelehrt und sehr selten, ebenso gobbu aus gublus (ital. gobbo); nozzi aus nuptias (ital. nozze); das Volk sagt: muléri (muliére), jimmu, nguayyu oder spusalizzu. Zu bemerken ist  Izoviri, lovi (pluere - plovere, Grundform plovia, of. Foerster, Zs. f. R. Ph. III.): to, so (tuus, suus — vgl. ital. tuoi, suoi, aus tü-i, sũ-i für tui, sui, Schneegans). Colobra und colubra ist mir ganz und gar unbekannt. Unklar ist jornu aus diurnus (Analogie zu notti? Mussafia). Zu dem ital. scuo-tere (excutere) entspricht agrig. scotiri.  Auffällig ist Suffix  -uru)lum = okku cunokka, finokkau, pidokku, gunoklizu.  Fommu (fuimus), foru (fuerunt) und die Formen des Condit. fora, foratu, fora, foramu, foravu, faramu sind nicht klar.  Zusatz. In Casteltermini, Canicattí wird dieses ó (+ u, i) in nó diphthongiert: juornu, aber Plur. jorna, vollizu, nolli, Tinuokkau, piduokhau; fuommu, tuoru u. s. w.  y) aus vulg. lat. u = litt. lat. u: fumu (fumu); sucu (sucu);  suca (sugat); lue (luce); mutu (mutu); crudu (crudu); fus (fusu); una (una); muru (muru); mulu (mula); purci, puer (pullice); guñu (juniu); lulu (juliu); gula (acuc|ulla); gustu  (gustu); fruttu (fructu); nuddu (nullu), susu (sursum).  Anmerkungen. - Statt -itu Partizipendung findet sich fast immer -utu: tradutu, finutu, zzurutu, partutu, sintutu. Ganz selten ist o statt y: unklar ist gró aus gruem; ebenso lordo aus luridus, was Ovidio (Grundr.) als Anlehnung an sordo (?) erklärt.  1) Die Landbewohner sagen junettu, wie altfrz. juignet.§ 6. griech. v.  Griechisch i, i wird meist durch u, seltener durch i wie-dergegeben; doch manchmal findet sich auch o und e statt u, i, wie im Ital.  Beispiele: vurza, grutta, cutuñu, tunnu, tuffu (mustárau, crókkmula, mit Versetzung des Accents); aber torsu (ital. torsu, thyrsus), martorzu geistliches Schauspiel in einigen Gegenden der Provinz während der Passionswoche, neben martirz, gelehrt (Doppelformen aus martirium, wie im Ital., cf. Canello, op. cit. 32f.); lonxa gelehrt (cf. ital. lonza); tollu (ital. stollo);  brutiru, aber libezin, ménnulr, cémmalu, gettu, die zwei letzteren gelehrt. In tapúnu (toúravor) kann das a vom Verbum tapanari verschleppt sein (Meyer-L., Ital. Gram. § 16, 16) oder aus Angleichung an den folg. lat. Vokal: - tepúnu - tapinn.  § %. ae, oe  (schon vulglat. e) sind agrig. als et behandelt: celu, fenu, fetu, neu (naevum); ¿ena, grecu, ebreu (Abbreu, Abbré), juden (judé), prestu, seralu, spera, tedmo, fería, preda, eru, die vier letzteren gelehrt. (Foedus, laetus, suepes, taeda, perit, quaesi, caccus fehlen). - In Casteltermini, Canicattí wird dieses g in -ic- diphthongiert: fienu, fictu, griecu. lat. au.  Es ist nicht leicht, eine bestimmte Regel für die Entwickelung des lat. au festzustellen. Man kann im allgemeinen sagen, dals im Sicil. LAT. AV, sowohl primär als sekundär beibehalten ist, jedoch Ausnahmen fehlen nicht, obwohl viele durch ital. Einflufs gebildet worden sind. Primäres au bleibt au: táuru, addaure, vaucu, CAVSA (neben “cosa”, Doppelformen wie im Ital., cf. Canello), lausu (neben lodi gelehrt), pause, gelehrt; canlu, Niculau, öfters bei Anreden Niculá.Zusatz. — an wird oft zu aru agu verdehnt: túgurn, addáguru, cávusa, rúcule u. s. w.  au — 0: oca (ital. oca); robba (ital. roba), bei den Landbewohnern ist robba das Landhaus; cos (ital. cosa); pocu, neben picca (ital. pocn); póriru (ital. povero); cotu kann aus cautus kommen, obgleich es keine entsprechende Form zu ital. chiotto, neap. hipte,' aus quietus |cf. Diez (kaum) durch franz. coit] ist; oru (ital. oro); o (ital. 0, aut); goja (ital. gioja); nolu (ital. nulo), godu, júdivi, neben udiri (ital. godo), lodi gelehrt (ital. lode), lodr, loda, lúdane (ital. lodo, loda, lodano) - tisore, auch fisoru, tisole bei dem Volke (ital. tesuro); parole, palore (ital. parola); frori gelehrt (ital. frode), lúnare (ital. lodola), foci, gelehrt (ital. foce); clanstrum, anru, unsu, planta, guute fehlen.  Zusatz.  o diphthongiert in no: prore, cuotu: (Casteltermini, Canicatti, puoru auch in Recalmuto).  « - ar (ital. al) vor m: rarma (sacua, ital. calma), sarme (sauma, ital. salma aus oágua).  Sckundäres - aut (Perfect - avit) ist in Girgenti (Haupt-ort) und in der ganzen Provinz, aufser von Sciacca (-au), - geworden: amú, purtú, currú, mannú etc.  Das sekundäre aus al entstandene an hat in der Provinz von GIRGENTI eine mehrfache Behandlung. Es ist merkwürdig. wie man in einer Gegend selbst, nehmen wir an, in der Stadt GIRGENTI, zwei oder drei verschiedene Entwickelungen des al hören kann: z. B. autu, ácute, neben utu, antu; srauzu, siu-vuzu, scuzu, scanzu; sautu, sautu, satu, santu u. a. - Die volkstümliche Entwickelung des al ist aber au: autu, scruzi; sautu, fausn, caudu u. s. w., das Zerdehnen des an zu avu ist ganz gewöhnlich; die Formen atu, satu, scazu u.s. w. entstanden aus áu, «(u) (autu = atu); wichtig ist die Form untu, santu, scanzu u.s.W., wo l zu n geworden ist. Diese Form findet sich nur bei dem niedrigen Volke, besonders Landbewohnern. Meyer-Lübke, Ital. Gram., er-  1) Ovidio (Arch. glott.) erklürt das neap. kiuote aus dem lat, plotus, und Canello das ital, chiotto aus dem neap. kivote.klürt die Form antu (altru) aus der Verbindung unaltro; aber das, glaube ich, kann nicht auf fanzu, canza, santu u. s. w. bezogen werden. Merkwürdig ist auch an aus unbet. au in anceddi (Casteltermini). Vgl. altfrz. ancun. In callu neben caudu (ital. caldo), falla (ital. falda), nur bei den niedrigen Leuten zu finden, ist Id zu ll geworden. In Cianciana wird al vor d zu ai: caidu, faida, so auch ale: caidára, caichúri. - S. Kons. Unbetonte Vocale.  Vortonige. Ohne Einflufs von Kons. bleibt a bewahrt als a: für die unter i und u zusammengefallenen Vocale (e, e, й, 0, й, й) ist zu bemerken, dafs diese i- und u-Laute (sowohl vortonig als nachtonig) nicht immer ein ganz reines i und u sind, sondern ein Mittellaut (i, 4) zwischen e und i, o und u, cf. Meyer-Lübke, Ital. Gram., Schneegans. Doch dieses Schwanken finde ich nicht so ausgebreitet und zuchtlos, wie Schneegans leicht annehmen lassen würde. Auf die gewöhnliche Schreibung des sicil. Dialektes mufs man sich im allgemeinen sehr wenig verlassen, und die selbst von Schneegans dargereichten Texte zeigen es deutlich; in der That: uno, subito, solito, danno, anno, successo (in den Cicalate), impiegato, Municipio, saluto („le Maschere"), tanto, spartavano, ognun, mode (bei Papanti), mio, argento, mano, lo esercixio, pavento, eccidio, campo, immenso, obboé, dire, contento, dente, allegria, mascherati, verità sind keine sicil. Wörter mehr, sondern ganz und gar italienische, mit italienischer Schreibung.  Wenn ich also kein Gewicht auf diese ungenaue Schreibung lege, und mich nur an den echten Volksausdruck und meine natürliche Aussprache halte, so finde ich, besonders in der Provinz von Girgenti: 1. dals i und u im Auslaut den reinen und bestimmten Laut des i und u wirklich nicht mehr haben, sie sind unklar, offen und fast lautlos: ital. anno ist sicil. weder anno, noch annu, sondern annu; dals dieser Mittellaut zwi-schen e und i, o und « besonders in gelehrten und italienischen Lehnwörtern mit e und o zu bemerken ist, z. B. alligrin, prisenti, filici, riggimentu, sicunnu, cmlentu, prepositu u. a.  Formen wie scordatille machen keine Ausnahme, weil es ein zusammengesetztes Wort ist (scorda+ti+ lu, vgl. ital. scorda+ te+lo) und das o von seinem Accent (córda) aufgehalten ist, sonst scurdári, scurdústi, scurdátu. Teátu (Schneegans) neben tijatu ist gelehrt (ital. teatro), ebenso mascherati volkstümlich mascarati (durch Einflufs des r).  Lat. au ist als au bewahrt geblieben in den Wörtern aurikki, Laurenzu (oft zu Lagurenzu, daher Lagrenzu bei dem Volke, besonders Landbewohnern), ferner in audaci, au-tunnu, rumentu, nauszatu, cautela (neben cotela s. unten) gelehrt und Lehnwörter; sonst wird es zu a: agustu, ascuta, ascutari, agur (wie schon im Vulglat. agustus, ascultare, agurium), Agustinu, aceddu (anceddu Casteltermini); arikkini (ital. orecchini, Ohrringe), xzatari (flautare), ladari, ladatu Castel-termini, Cianciana. Neben aurikli, arikki, arilkini, Laurenzu, areddu, finden sich oft auch oribli, orillini, Lorenu, oceddi, wohl vom Ital., wo anl. o unverändert blieb, während es inl. zu u werden mufste in: pusari, ripusari, purureddu, gudiri (neben gódir), lydari, rubári. - Beachte au in auliva, aulivi.  Romanisches au entstanden aus al-Kons. bleibt au, wie in autirra (altezza), oder durch Einflufs des l, das u an sich zieht, wird au zu va in kuadara (caldaia), kuacina (calcina), luadári (caldicare), aus kaudara, lavina, kaudzari; neben diesen finden sich aber auch die Formen callara, callari, fal-laru, fallarinu (deriv. v. falda), caidara, caidiari, faidduzza in Cianciana, fadali aus au verkürzt. In cotela aus cautela und cocina aus caucina (calcina) ist au (primär und sekundär) zu o geworden.  Vor Labialen wird al nicht zu au, sondern zu ar: par-ment (palmento), marva, arbulu, sara. Ferner in Girgenti vor Dentalen: artaru (altare); farsari (falsare). Unter Einflufs von Kons. - Der Übergang der unbetonten Vocale a, e, i zu a vor oder nach einer Labialis(s. Schneegans, Meyer-L.) ist in Girgenti  (Hauptort) sehr selten.  Beispiele: cannavi, nie cánnuru (cannabis), carrabbina, livari, rimita, rimiteddu, seltener rumitu, rumiteddu (here-mita); birritta, carnalivari, arristitari, misura, misurari,  dimannari, addimanna neben dumannari, dumanna, aubi-  dienti, disublidienti, assimitari, súbitu, úrtimu, annivuricúri,  simenza, siminari, ammintuari, ammintuatu, addiminari, milincana, rivirsari; aber duviri (debere); dumani (demane), cf. ital. dovere, domani. Dagegen findet sich häufig u vor oder nach Labialis in einigen Gegenden der Provinz, besonders in Licata, z. B. luvanti (levante); luvari, buvatuvilla (ital. levare, levátevelo), rumitu, rumitedde, dumanna, burritta, pu-naru (ital. paniere), musura (misura); ammuntuari, sulnitu  (subitu); mulungana (melengiana), annuvricari (anivricari), car-  rubbina, sumenza, fumurar (fimus + ariu), sduvacari (deva-care) - in Casteltermini: Musummulisi (die Bewohner von  Mussomeli), vutieddu (vitellu) u. a.  Durch Einflufs des folg. p ist a an die Stelle von urspring-lichem vortonigen e getreten in sapurtura (ital. sepoltura); sre-  purcru (ital. sepolcru).  Einflufs des v: a) e, seltener i, o + i= a + v: faraci (ferace); sarbari (servare); kuarela (querela); sacardoti (sacerdote); arsira (hersera); Arasimu (Erasmus) Cianciana; Sarafina (Seraphina); sarüzzu (ital. esercizio); viparedda (ital. vi-perella); arruri (errore); carzaratu (ital. carcerato); purcaría (ital. porcheria); massaria (ital. masseria); Castartermini (Castel-termini), viklareddu (ital. vecchierello), battaria (batteria); sarvaggu (silvaticu); maravila (mirabilia); arreprensilli (ital. irreprensibile); arasiluli (irascibile); marabinenne (moribondo);  tartuca (tortuca); partualle (Portogallo).  Anmerkung. In GIRGENTI, wie im allgemeinen im ganzen SICILIA, kann auch hier von den Formen des Futurums keine Rede sein, weil keine eigentliche Form des Fut., sondern nur die Verbindung des Infinitivs mit den Verben aju, seltener rotu, sich noch ganz deutlich in seinen zwei Teilen findet. - Formen wie arir, amiró, saró u. a. sind Einfuhr der Schrift-sprache; doch habe ich manchmal amaró, avaró (ameró, avró) gehört.  8) i, e + I = u + r in GIRGENTI: GURGENTI (Girgenti),  survigzu (servizio).  p) r + e, seltener o = v + a: rapprisintari (v. represen-  tare); racenti (recente); raclúta (ital. recluta); raccoliri (recol-ligere); valogu (horologiu); forasteri, Lehnwort (forestieri) u. a.  Dieses a wird zu ü in manchen gelehrten Wörtern, rütturi (rettore), rüdattu (redatto), rütipunte (ital. dietropunto, retro-puntu), rättorica (retorica).  Einflufs des k auf au. Das k zieht u an sich: liun-dara, kuacina, lundiari, kuatela.  Einflufs des n: e, i + n werden a + n: antari (ENTRARE), anconta (incontra), anutuli (inutile); ancumenãa (incomincia), ssanuto (ital. sternuto), manziornu, manzió (ital. mezzogiorno); vorñ: añuranti (ignorante), añumina (ignominia), añranza (ignoranza). Sporadische Veränderung: suluczu sulusiari von singultu, singultare.  otn=atn: eamusu, camsiri, ermasatu (cognoscere); anuri (honore) ricanusenza (riconoscenza), disanuratu (deshonoratu); anniputenti (omnipotente).  Vor der Gruppe mm wird i zu a: ammattutu (ital. imbattuto); masate (ital. imbasciata); cmenagrute (ital. immagrito); Ammaculata (Immacolata).  Vor m wird e zu i in:  mümorga (memoria) Lehnwort.  Nachtonige. Ohne Einflufs von Kons. bleibt nachtoniges a in-und auslautend bewahrt: stómacu, timpanu und tégula, "rose, cosa, badda, cuda, canta, puma; für die unter i und « 4u-sammenfallenden Vocale (ẽ 7, i, 0, й, ù) s. Vorton. Kein auslautendes e in cincu (quinque, ital. cinque); agrig. sunca (cf. altital. dunqua) bestätigt ein schon im Vulglat. dun-qua aus dunque in Anlehnung an unquam. Ferner zu bemerken sind puru (ital. pure); comu (ital. come, cf. senes. como):  conta, fina = cont'a, fin'a; fora = foras (ital. fuori und fuora);  manu bleibt manu auch im Plur. (cf. altital. le mano). Aus-laut. ae wird i: curuni, culonni; auffillig ist die tonlose Par-tikel ca = ital. che (dafs) und ca — quae Pron., wie z. B.:  Sacêu di tértu ca | du soru siti,  Ca státi emmernu 'nrémmula abitati  (Giov. Canti etc.  Cianciana.)  und „vó ca veñu" (ital. vuoi che venga) u. dgl. - Für die  Weglassung einer Endsilbe Unter Einflufs von Kons. - Vor r wird e, seltener o zu a: númaru (numeru); cámmara (camera); vipara (vipera);  ruccaru (ital. zucchero); vómmaru (vomere); Gásparu, neben  Gaspinu (Gaspero); Luñfaru (Lucifero); bifara (biffera); gámmaru (ital. gambaro); misara Casteltermini (misera), cán-taru (ital. cantero); cólara (xohepa); jüniparu (juniperu); Ettari (Ettore); Cristófaru (Cristoforo); cárcari (ital. carcere) - nach  i: érramu (onuos).  Labialis +e, i = Lab. +u: pruvuli (pulvere); murula  (nubila); simuli (similis), súltu, urtumu, Licata (subitu, ultimu); und Suffix -couli, -abuli, -ibuli (-abile, -ibile).  L verlangt u vor sich: áttula (dactilus, ital. dattero); utuli (utilis), ácula (aquila), ménnula.  Vor e findet sich a für i, seltener o: calacu (calice), ca-nonacu, tonaca, cronaca, mantacu, sinnacu, monacu, monaca,  parracu, funacu, aber kúvica («f. ital. chiavica) neben cluuca gelehrt, ital. cloaca - nie vor n: pampina, guvini, cufinu (ital. cófano); órfan ist Lehnwort.  Für den Schwund des tonlosen Mittelvokales. Die Aphärese ist in Sicil. sehr häufig, weil alle Würter  vokalisch auslauten:  a-Aphärese in einzelnen Wörtern: cttula, Castel-termini (kleine Axt, ital. accetta); Ragona (Aragona), Gur-gentz (Agrigentum), sañaturi Licata (lasañaturi, Rollholz, von lasaña); rina (arena), gula, Nadel (acucula), ramu (aeramina), pretia (apotheca); sparau, sporaci (asparagus); - @) bei mit « anlautenden Femininis, die mit den Artikeln la, 'no (una)zusammentreffen: la'ffizioni (la affezione); la icetta (la accetta),  'na marena (una amarena); - y) vor Nasalen: 'mmátula (am-matula, Adver. umsonst, von griech. uárnv?) 'Ntonia, 'Ntuniktiza (Antonia, Antonietta), 'nüddi Porto-Empedocle (ital. anguille),  'ncina (ital. angina); 'ncinala (ital. anguinaglia), neuviceddi Porto-Empedocle (ital. acciughine); 'naría (ital angaria), 'narsári (ital. angariare); 'mmasaturi (ital. ambasciatore); 'mminsilatu,  'mminsitari (amminsitatu, amminsitari, it. vezzeggiare); 'nusari (angosciare); 'ncunza (ital. ancudine); 'ntinna (antenna). i-Aphärese. a) in einzelnen Wörtern: munnizza (im-monditia); rinnina (hirundina, aber hier scheint Umstellung zu sein: hurindina statt hirundina); Nazzu (Ignatiu); - 8) bei Verben, vor Nasalen: 'mmarazzari (ital. imbarazzare),  'mmarrari  (ital. imbarrare), 'mmasari (invasare); 'mmástiri (imbastire);  'ncarcari (incalcare); 'nzzammari (inflammare); 'mpinciri (im-pingere) und 'nnucienti (innocente); 'mmastu (ital. imbarazzo, impaccio); 'mmernu (inverno); 'mmeru (in verso, verso, circa); mmesta (v. vesta, ital. federa); 'mminzioni (inventione); 'nien-tivre (incentivo); 'nienzu (incenso); 'néura (ingiuria); - y) in formalhaft gewordenen präpositionalen Verbindungen: 'mpuntu (in puntu); 'mpresa (in prescia); mpiñu (in pegno); 'mparu (in pare); 'mpixzu (in + pizzu, in punta); 'mpró (in pro); 'ncapu (in capo, sopra); 'nkzaru (in chiaro); 'nima (in cima) 'ncostre (accosto, in + costu); 'ncoddu (in collo); 'ncanir (in cambio);  'nfunnu (in fondo); 'uninari (in denari); 'noceu (in cio'che) u. a.  3. c-Aphäresc. a) in einzelnen Wörtern: rumitu, rimita (eremita), rumitorzu, rimitorzu (eremitoriu), vispicu (episcopu),  -réticu (ereticu), limósina (Elenuocion); cillenza cillen:asi (eccellenza, eccellenza si); sarczzu (esercizio); kgesa (ecclesia);  ¿angel (evangeliu); - 8) vor Nasalen: 'mpiña (frz. empeigne)  'mmracu, mmracari (ebriacu). 0-Aphärese in: spitali (hospitale), riganu (origanu), ralogu (horologiu), auch roggu ([lo]roggu); micidaru (homi-cidariu); miupáticu (omeopatico); la 'bbidienza obbe-dienza).  1- Aphärese in: vindicu (umbilicu), 'na (una); napocu  (una + poco = etwas, z. B. nap d'acqua  etwas  Wasser,cf. una picca Messina); lu 'ffizzu (lo ufficio); vor Nasalen  'nyuentu (unguento). ae-Aphärese in: rúggini, rugga (aerugine); ram  (acramina), stimari (aestimare).  Die Anreden und die Vornamen erleiden oft stärkere  Aphärese: ñuri und nu, ñura, ña von siñuri, sinura (Herr und Herrin). Es ist aber zu bemerken, dafs diese zwei For-  men sich nicht für einen wirklichen Herrn und für eine wirk-liche Herrin passen, sondern für einen Mann und ein Weib aus dem Volke. Ferner: ñuri taugt als Anrede eines Kut-schers; 'mpari von cumpari (ital. compare), z. B. 'mpari Pé (compare Giuseppe); - ñursi, murnó und nasi, nanó (Signor si, signor no). Die Eigennamen erleiden fast immer Aphärese:  Minicu (Domenico), Peppi (Giuseppe, cf. ital. Beppe), Sare  (Rosario), Tanu (Gaetano); Vanni (Giovanni) u. a  Besonders ist zu bemerken: mu, mullu gieb mir, gieb es mir (von dammi, dammelo: dammüllu); sutu = nisutu (aus nesiri = ital. uscire, uscito); ncavà also (von dunca, unca,  'nca + va, 3. Pers. Praes. Ind. von andare); emu (habemus); tidicari kitzeln (von ital. titillare und solleticare, *(ti]tillicare); mótaca (von una vota ca = ital. una volta che ...); tellia  Cianciana (= tantilika, ital. un tantino); ña! (von dunca, anca); ici, ña (dunca von donique, cf. Foerster, R. E.). Die a-Prothese ist besonders von den mit ad erweiterten  Verben gebildet, die oft den Urverben, des Sinnes wegen, an-geglichen worden sind; dadurch ist es entstanden, dafs dies a anderen Verben vorgesetzt wird und endlich den Substantiven, auf welche sie Bezug haben (cf. Meyer-L., Gramm. d. rom. Spr.). Wir haben also mit arl anlautende Verben, bei welchen die Präposition nd einen reellen Wert hat, sogar oft ihren lateinischen Wert: ldummisiri und dórmiri (cf. oudormisco und dormo); appurtari und purtari (of. affero und fero); abbanuri cintauschen und riñari wässern, baden; uurnari tagen von jornu, all'aymur-nute bei Tagesanbruch; aldumari Licht machen von lumi;2. und Verben, bei denen die aus Angleichung vorge-  kommene Präposition ad ganz und gar schmarotzerisch ist: accumenta neben cumenia, abballari neben ballari, addi-mannari neben dimannari, assapiri neben sapiri, addifén-  niri neben difenniri u. a.  Substantive, auf welche diese Verben Bezug haben:  abballu, addimanna, addimanneri u. s. w.  Ajeri, apprima könnten auch ad einschlielsen.  Die Resonanz des et entwickelt oft ein a: arridiri (ridere); arriparu (riparu); arrinésiri (riuscire); arripezzu (rappezzo):  arraccuntari (raccontare) - fast alle Volksnovellen beginnen: si cunta e s'arraccunta ...; arrazzimi (von razza); arrisettu (risettu); arriccamari (ricamare); arriccamu (ricamo).  ite bei Verben wird fast immer zu ar, arra: arraccóliri  (recolligere); arraccumannari (ital. raccomandare); arrassumi-tari, arritiniri (retinere); arrispúnniri (respondere); arristai  (restare) u. a.  Besonders ist zu bemerken: ad attia Aragona (a lia = ital.  a tc); unquániki Aragona = ital. qualche, aber sicher von un + qualche; a-Prothese bei den femin. Substantiven auch ohne Einfluls des Artikels la: aggenti, abbili, amenta, addan-nazioni; artá (etá); ferner abboné = bonum est; accussi = cosi;  abbasta = basta; accura = cura findet sich nur in der Verbin-  dung duna accura = ital. datti cura, es kommt aber gewifs  ron duna a + cura = ital. prendi a cura. Die Synkope ertolgt sehr selten und nur unter Einflufs des halbrokalischen v. So wird es kommen, dals, wenn das / zu et werden kann, die Synkope erfolgt, sonst nie, ½. B. póllici  (pollice) und purci, puci.  Ein schönes Beispiel giebt uns  »salicem" mit seinen zwei Formen: sálair; gelehrt, neben sarcu; surer (sorice); spirda (spiriti); purpu (polpo).  Inlautendes ¿ aus e fällt vor r ab: o(i)ritá (veritá); pri-culu (pericolo); oprari (operare); disperdri (disperdiri); krilhia (chierica); mráculu (miraculu); tati (tirati); tari (tirare); vita-teddi Cianciana (ritirateddi); dettu (dettiru); mitti (mettiri); vittu(vittiru) Licata. Auffällig ist in érramu (ital. ermo) e vor i zu  n geworden.  Abfall des inlautenden u vor r: sapritu (sapuritu) Licata; cruna (curuna); 'ncrunatu (incurunatu); frusteri (forestiere);  crusu (curiusu) Licata.  Bei den Formen des Infinitivs + le (lo pronom. Artikel) erfolgt die i-Syncope immer: mannarlu (= mannari + lu, ct. ital. mandarlo); purtarlu (= purtari + lu, cf. ital. portarlo) u.s.w. Die Kontraktion ist sehr häufig, besonders unter Auf-hebung des Hiats. Es ist hier zu bemerken, dals dic Artikel lu, la, li nach da, di (de), pi (per); a ihr / verlieren und  dadurch haben wir:  do = da lu von da 'u,  du = di lu von di 'u,  da = di la von di'a,  da = da la von da 'a,  pa= per la von pi(r) 'a, pu — per le von pi(r) 'u,  pj = per li von pi(r) 'i,  U= a lu von a 'u, e= a li von a 'i.  Beispiele: Do munti = da lu munti (ital. dal monte); du  mari = di le mari (ital. del mare); da mati = di la mati (ital.  della madre); pa genti — pi la genti (ital. per la gente); pre  menu = pi lu menu (ital. per lo meno); scupittinu pj denti  = pi li denti (ital. spazzolino pei denti); u forti ca = a lu forti  ca... (ital. una volta che ...); e vintunu = a li vintunu (ital.  al ventuno ...).  Für e, eju = aju. Fina, conta sind aus finu ta, contu + a (cf. ital. contra, oltra) gezogen; ebenso sa aus sia, ava aus avía: „sa ladatu "diu" ital. sia lodato dio; „ava jutu" = avia jutu (ital. era andato) in Cianciana; ma aus miu und mia: „ma pati, ma mati " in Casteltermini, Licata; au, za aus xiu, xia (ital. zio, zia).  Ferner jencu aus juvencu; orallannu = ora è l'annu; vosenia= vostra eccellenza; cossía, vossa = ¿ostra signoria; Saru aus  Saria (Rosario). Es ist zu hemerken, dals der durch einen ausgefallenen Kons. hervorgerufene Hiat dagegen durch j be-hoben wird in majisi (magese); pajisi (pagese); majulda (cf. ma-  gida); sajitta (sagitta); fajida (favilla); projiri (porrigere); fri-jüri (frigere); rijuddu (regillu); fújiri (fugere) - beachte noch castzari (castigare); und oj (hodie); raja (radia) - ferner frúula  (fragola); aber paúni (pavone). Sehr häufig bei der Proklise:  a list' ura, a 'st' ura =« ista ora; em' a-fari = emu  « fari; aj", ej a + Infinitiv = ju a, eju a etc:;  $) nach betontem Vokale:  di = dui (ital. due); jü =jiu, in (ego); mi = mei (ital.  noi); qua' = guai; Di = Diu (Deus); me' = mcu, „me' pati, me' frati", auch me'= mea, „me' mati" und „fratursu me'"; po'= puoi und poi (potes und post); -a'=-au (-avit): purta', liga, curca; -i =-iu (-ivit): jiuniï, curri, muri; se'= sci (sex); assa'= assai (satis);  d) bei Anreden und Eigennamen:  rumpa' (cumpari, ital. compare); cura' (curatulu, ital. cur-  torc, castaldo); piccil (picciliddi Kinder); nu (nuri Kutscher):  do, don (donnu: "do Matteu, don Cola, aber donnu Mi-  nicu); Sa und San (Santu: Sa Lenardu, Sa Luigi, Sa Lenil, San Franiscu, San Petu, aber Sannu Minicu, sannu statt santu, wenigstens so in manchen Texten geschric-  ben, ich glaube aber, dals man San Numinicu = San Duminicu (Domenico) lesen mufs, in der That wird nd immer zu  un, vgl. cannila = candela; ebenso vielleicht auch oben mufs  donnu Minicu = don Numinicu sein); pa, tr' (papa, tata);  mả' (mama'); Li (Lina); Ti' (Tina); Ste' (Stefanu); Anne'  (Ametta); Nute' (Nuien u, 'Innocen:o); Ro' (Roccu); Pe  (Peppi) u. a.;  d) besondere Fälle:  in Licata statt voli (ital. vuole); je Cianciana statt jeva (ital. giva): Giufa li je' mittennu (Giovanni, Canti et cet. Cianciana); mide statt milemma (ital. mede-simo). i-Epenthese zwischen Labiale + r: Sittemmiru, Ottúviru, Nevémmiru, Diemmiru neben Sittemri, Otturru, Nuemru, Duemii; úmmira neben ummra (umbra); piruni (prunu); 'mmirazza neben 'mmraxza (in brachiis); () 9+r: sóggiru, soggira schon in früher Zeit socerus, ital. suocero; mágiru statt magru findet sich in Girgenti sehr selten; allégiru neben allegru; s + m bei fremden Wörtern: Cósimu (Cosmo); cataplasima (nataháoua); biasimu; spasimu; asima neben  d) 9+1: 'ngilisi (inglese); Ingilitterra (Inghilterra) Casteltermini.  Zusatz. Der Einschub eines 2, wie er in ital. inchiostro, chioma, älter * inclaustrum, *cloma vorliegt, findet sich nie in Girgenti: inlzossu, koma sind ganz gelehrte Wörter; das Volk sagt inca, coma nur im Sinne von „sopore, disposizione al sonno", z. B. „coma 'ntesta"; ferner scuma neben spuma (ital. schiuma), rifutari, favu, furina (lat. fuscina, ital. fiócina).  2. u-Epenthese, durch Guttural hervorgerufen, zwischen «) guranu (grano), néguru (nigru), gulutu (gluttu); 8) c+*: neuruc, curucifissu (croce, crocetisso), 'ncgrustari (incrostare), curudu (crudo), curucelone (corbello). Die Formen aut -ati, -uti an Stelle der ital. Substantiva auf -á, -ú (roci tronche) sind nicht epithetisch. Sie kommen gerade von dem lat. vierten Falle auf - ate(m), - ute(m) her: piatati (pietate), voluntati (voluntate); caritati (caritate), cirtuti (virtute). In GIRGENTI sind diese Formen sehr selten, nur bei dem Volke findet sich oft die Form auf -ái (von  -«(1)i): aitai, nicissitai (etú, necessitá).  2. Die Formen auf -aju, -au bei Verben (ital. -ó, -o)  sind auch nicht epithetisch: aju = habeo, saccu = sappio, seju  = sedeo; — staju, daju sind analogisch zu aju — neben daju findet sich auch duñu analogisch zu suñu (sum).3. Die a-Epithese ist sehr häufig: Neben Lúnidi, Már-tidi, Mércuri, Jóvidi, Vénniri, Silbatu, Dúminica (Namen der Wochentage) finden sich: Lunidia, Martidia, Mercuridía,  Juridia, Venniridia, Sabbatulia, Duminicadia, cf. dia = dies  span., prov.  Bei Pronomen: In Licata, Casteltermini findet sich jia von ji (ego), mia, tia statt mi, ti — me, te (zur Vermeidung des Hiats mija, tija). - Gewöhnlich, bei dem Volke, ist die  Form Dia, Dija = Dii, Dei, Dee.  In Casteltermini findet sich ada = ad; vgl. sardisch.  1. Sehr häufig, immer bei dem Volke, ist auch die ni-  Epithese nach betonten Vokalen:  a) bei Verben: eni = é (est); pinsni = prinsú (ital. pensó); curcani = curcú (coricó), addivintani = addivintá (diventú),  funi = fu (fuit);  $) bei Pronomen und Zahlwörtern: jini = ji (iu ego), tini, seni, Casteltermini, — ti, sé (tre, sei):  d) bei Adverbien und Konjunktionen: nuni = line (plus);  rucussini - accussi (cosí); cúni — cú (qua); lani = da (lá):  pirioni (öfter pirco(n)i) = pirió (perció).  Siddu, seddu in Licata = si †ildu (ital. s'egli, si + illu).  Vokalzusatz am Wortende zeigt auch das Sicil. bei kon-sonantisch auslautenden Fremdwörtern: tammi (Tram), onni-bussi, lapisi, gassi (gas), wie toscan. - c.  Sonderbar und wichtig ist die Weise, in der das Volk das geistliche Lateinisch in Gebeten ausspricht: „Stababat matri ilclorosa | iusta croce lacrimusa | ed abbatti filiussu" (Dum pendebat Filius), Casteltermini - „Oi cruxisi vada spissonia passionama tempori | piassi cuci graxia | Reixi de la china" Casteltermini (Text: O Crux, ave spes unica, - Hoc Passionis tempore - Plis adauge gratiam - Reisque dele crimina)  „Posuarenti supra caputti causanti rexi o scrittu Jesusi Naxia-renu rexi joduro omini (Text: Posuerunt super caput ejus causam ipsius scriptam: Jesus Nazarenus, Rex Judaeorum), Giovanni, 50 Canti et cet. u. a.;  Giovanni, Canti et cet. Angleichung des anlautenden Vokals an den betonten  Vokal:  a - á: piatá (daher piatusu), matassa, gazanti (gigante), valanza neben vilanza (bilancia), cf. altirz. garant, frz. balance  — aquali (equale), aquannu (hoc annu).  i - i: birritta (baritta), filinza (fuligine?), ficili (fucile).  U —ú: ruñuni, sutuzzu aus *si(n)glutiu.  f) Angleichung des nachtonigen Vokals an den betonten: á — a: ánasu (anisu), cálacu, párracu, ássacu.  i - i: tírici (tiraci), pítila (pigliala) Licata. ù - U: disituti, anútui.  %) Der pronom. Artikel lu (lo) bei den Verbalformen hat den Wandel von unbetontem sekundären i zu u hervorgerufen: facitulu, luvátulu, mittitulu, maritatulu (Licata).  Ferner ist die Angleichung des unbetonten sekundären Vokals an den Endvokal u besonders in Licata sehr häufig: avissur, vitturu, avissumu, scannulu.  Zusatz. Aus Angleichung an die 1. Pers. Praes. (-4) findet sich in Licata: appu statt appi (ital. ebbi), vittu statt vitti (ital. vidi), persu statt persi (perdetti), vinnu statt vinni (venni)  — in Girgenti aber appi, vitti u.s. w. Der Vokal a drängt sich oft an die Stelle eines anderen anlautenden Vokals: aserätu (esercito), assequiu gelehrt (osse-quio), assirvari (osservare), asistiri (esistere): „un assisti "li" (non esiste piu), afennir (ofiendere), affiru, gelehrt (officio), arcasioni (occasione), aduri, adurari (odore, odorare), abbré, abbreu (ebreo), aternu (eterno), ammitu (invito) u. a., s. Die Veränderungen, die der Konsonantenanlaut im Satz-innern erleidet, hat schon Schneegans § 24, S. 145-50 sehr fleissig nachgewiesen und erklärt. Es steht fest, dafs besonders ki (quid); a (ad); pi (per); e (et); "kau (plus); fa (facit); va (vadit); sta (stat); si (es); é (est); ddú (illac); ti (tres); 'nla (intra), wie übrigens alle vokalisch anlautenden Oxytona, die Dehnung von p, 6, m, f, c, 9, d, t, n, s und die artiku-latorische Verschiebung (wie Schneegans schreibt), von v - sowohl primär als sekundär — zu b; j zu ge; d aus gi zu i;."— aus d— wieder zu d; n+j=n; n+o;n+6  = m+ b = mm; bewirken:  Beispiele - nach Schneegans loc. cit. Labiale: p: = i ppezau di pani! a ppala:zu la ppinnin,  a pperru a ppexsul.  b: — s. unten § 26.  m: — pi mmati (per matrem) latti e mmeli.  f: - si ffoddi, ti fimmini.  Gutturale: c: = ki ccosa: a ccasa!  g: - a gyamm a l'aria:  Dentale: d: - dittu pi dditta; é dduci - s. unten.  t: — a ttia, é Hoppu — (é troppo).  n: — ti notti, é menti.  8: — ddá ssupra, lii ssonnu!  (sowohl primäres als secundäres aus et entstandenes wird b: uncora é biru; ste binenme; lizu bicinu; ...j wird zu ge = ti gudici; te gorna, á grunta.  ¿' aus gr entstanden wird zu vr: La mmidia di li ggenti  é rranni assá (GIRGENTI).  mis donn in wie sei migans meint: Imfermu mi  la vita bedeutet nicht: Imfermu nni la vita, sondern: mi liidda (illa, ital quella) vita; pri ddi junini, nicht pri li juvini, sondern pri kiddi éuvini; trattamu a ddu siñuri! = a kiddu siñuri! pri ddi mobili = pri liddi mobili.  n tj=ñ: u ñardinu (un jardinu) u ñornu (un jormi);  do Nakinu (don Jakinu) u ñocu (un jocu).  1+01=m+6= mm: 'mmarca (in barca); 'mmucca n + 11 (in bocca) mmita (in vita) ni mmeñe (non  vengo). Doch eine wichtige Anmerkung habe ich bei Schneegans nicht gefunden; nämlich, dals einige Konsonanten, besonders 6, d, r, g, manchmal auch m, n, et schon im Anlaut eine gedehnte Aussprache haben, und dafür im Satzinnern nicht mehr verstärkt werden. Das d, z. B. von decottu, duman-na, dannatu, dugana, ist nicht dasselbe wie in deci, duñu, domu, dormiri, doti, dori, durz; während dieses im Satz-innern verdoppelt wird: a deci, a deci (ich schreibe im Anlaut d = dd) u. s. w.; bleibt jenes ganz und gar wie wenn  es isoliert gesprochen würde, weil es schon für sich selbst gedehnt ist. - Zwischen decottu, so vereinzelt ausgesprochen, und decottre (ddecottu) in  E mmi vinni decotti Pi dormiri la notti  giebt es gar keinen Unterschied. Immer als *Ъ (bb) lautet das anlautende b: Tritturi, batia, buttana, bestia, bagganc u. s. w. nur in Indienan, budienti, Aphärese aus ubbudienza, ubirdienti u. dergl. findet sich das einfache b; wie obiges et verhält sich auch i: "ie, riggina, veñu, rumitu, robba (in ranni, rossu, arusa ist das et aus gi entstanden); g: gelu, genti, "genti,  gilu, "golu;" nur in nome, nappa, norea, sonst nu  (nos), masiri, nespule n. s. W.; m nur in mermcar (marner)miraculu, mraculu, merda (ital. merda), sonst mennula, menu, mari, munti u.s. w.; et nur in rippu, sonst Ciccu, ruffu, celu, cima u. s. w.  Über die Konsonanten im Auslaut ist wenig zu sagen, da im allgemeinen das Sicil. sich hierin wie das Ital verhält. Auffällig ist suñu = sum (vgl. neap. songo, donyo, stonyo, calab. sonyo, *ponyo, *donyo).  Lat. non findet sich als nun, oft  'un:  "'un ci volu jiri, un aju lii ti fari", im Satzinnern wird das n t j zuñ: „pirli nu ñoki?" (ital. perché non giochi?), n + 0 = mb = mm „nu meñu (non venio) - aber  no, Verneinungswort; in ist ni geworden, ada = ad findet  sich in Cianciana, „ada mia, ada tia" (ital. a ma, a te), con wird cu. In einsilbigen Wörtern bleiben 1, &, nehmen aber wie im Italienischen ebenfalls einen Vokal an: feli, meli. sali, cori, aber pj = per (pri, durch Umstellung er — ve tindet sich nie in GIRGENTI), in mehrsilbigen Wörtern bleibt i nur in crru, marmaru, sonst frati, soru, ebenso 1, bar-came (aus baccanal Ovidio Arch. Glott.. - Iu sempri, quattu (wie schon im Vulglat.) findet sich die Umstellung -er, re, welches oft nach st fällt, nicht nur in nossu,  vossu, die doch bei dem Volke ofters zu nosu, vosa werden;  sondern auch in capissu, maissu, aber auch masu. S fällt in einsilbigen Wörtern ab: nu, vu, ti, ve, "lu, po, sé, ha, da' (neben duna) str; die Formen mit i: nui, rui, poi, sei. hai, düi sind nicht volkstümlich (vgl. ital. noi, voi, poi, sei, has, das); -aut (avit) = -á in GIRGENTI: purtá, amú, curcú; est =é, oft eni bei dem Volke; -nt verliert sein t nur bei 3te Pers. Praes. amanu, vidina, lodane; sonst fallt es ganz: amaru, rittira, ludar.  Labiale.  §1. P - a) Anlautend wird gewühnlich beibehalten: passu, pati, puru, ponti, pilu, peta, pirnici (perdice), putia ([a)potheca); puse (pulsu); pirani (prunu); pifania (epiphania):  - wird = 1 in badda, baddóttule (ital. palla, vallottola),-busa (pasciá); ballaccuni (ital. pollaccone); bizzocca (ital. pinzochera); buttana, buttaneri (ital. puttana, puttaniere); — wird o in vastunaca (ital. pastinaca); vispicu (episcopu) durch Dissimilation (bemerken auch die Umstellung vispicu statt piscopu, vgl. span. obispo). Inlautend bleibt p: ripa, capu, lapa (apis + Artikel / zusammengewachsen); pipi, lupu, scupa, sapiy in varvasapiu (zusammengesetztes Wort: varva-sapiy, vgl. ital. barbas-súro) — wird = bb in cubbu (cupu z. B. arz cubbo = it. aere cupo), cúbbula (cupola); lebbru, lebbiru (lepore); lebbra (lepra)  - wird = v in pouru, puritá - durch Binfluls des folgenden r, cf. Meyer-L. Cons. riciri (recipere, cf. ital. ricevere). Vor dem Tone — e nur in arrivari, sti-  rari, cuverta Fläche des Schiffes, neben cuperta Decke, sti-vari ist auch zum Seewesen gehöriges Wort — y mit f vertauscht in gulfu (ital. golfo), tufeu (ital. trofeo), alle beide gelehrt.  p +, im Hiat = ¿c: sicca (sepia), saccu (sapio), arca (apium, apia), saccenti (sapiente); bleibt im Anlaut in ital.  Lehnwörtern piatusu, piaté, tempu, pir, duppre, impiassu, piuma, esempiu u. a.  • pp bleibt pp: stuppa, ssuppre (struppu); cippu (rip-pu); lippu, puppa, scoppu.  &) in Verbindung mit Kons. y + Dent. wird gewöhnlich an diesen assimiliert in:  pt = tt: attu (aptu); rutta (ruptu); accatta (captat); setti (septe); grutta (crupta); cattivu (captivu), volkstümlich nur im Sinne von „Witwer", cattiva, Witwe, vgl. dasselbe im Sard. battíu, battía. - In pt, griech. Anlaut, füllt p ab: tisana (ptisana). ps = ss: jissu (gipsu); kissu (eccum ipsum); scrissi (scripsi); = s in casa (capsea); - nach et fällt y ab: scarsu (excarpsus) — im Anlaut sarmu (psalmus).  /: crapa (CAPRA); grúpiri (APRIRE); — wird zu 2 nurin liereri (cani livreri) gelehrt. vgl. ital. lerriere, sonst supra, suprana, sapro u. s. v.  Durch Einflufs eines Nasals wird p oft zu l in Castel-termini: cumbitu (ital. compito), cambana (campana), esembir (exemplu), timiniluni statt timpuluni (Maulschelle), bleibt in Girgenti, tempu, rumpiri, tempru. Sporadisch sp - se in scantari, daher scantu, scantusu, nach Traina, Sicil. Wtb. 872,viene da *spantari, che a sur volta à scorciato de sparin-tari"; vgl. sard. ispantu, ispantusi; und siche Schneegans  S. 69. - Scattusu (nicht scuttica, wie Schneegans schreibt) kommt nicht von dispettoso, sondern von scattari, ef. Traina.  Sic. Wtb. scattu 880, vgl. ital. schiattosn.  Für rascari,  neben raspari, scuma neben spuma, vgl. ital. raschiare neben raspare, schiuma neben spuma.  Sonst sp bleibt: respa, vi-  spanni, cripu, nespola, spata, spalda, spissu, spusa, spusa  U. S. W.  Spl findet sich nur in splumenti, splénnite, spleniri, splmuri, gelehrt und Lehnwörter, sehr selten im Volksmunde, der shrannenti, sblémitu, sblemi, solénniri, shamári aus-spricht.  § in Verbindung mit 1. pl = lit: lzanu, laga, lattu, kummu, lizazza, lioviri, lau, lizuma, culkia. - Volkstümlich in PORTO-EMPEDOCLE ist „plaga" im Sinne von Erdstrich  - Ufer - pilaija geworden, neben kraga, Wunde.  Mundartlich in Licata pl = c: canu (planu), caja (plaga),  ñummu (plumbu), coriri (plovere), canziri (plangere) u. s. w.  Zusatz. Scola (scoplus) mufs ital. Lehnwort sein (vgl.  scoglio).  Pruculi ist nicht aus pluvure, sondern aus pur-  ruli, mit Metathesis des v. In entlehnten und gelehrten Wörtern bleibt pl: plausibili (ital. plausibile); placari (ital. pla-care); plebi, cumplimente (rumblimentr in Casteltermini): plácitu (ital. placido) u. a., - «) Anlautend, mit starker und gedehnter aus-sprache, bleibt 1, in: "beddu, bedde, bon, bone, boutire, bañn, bena, batia, batissa, basta, bastari, hitlivi,  ballari; - bleibt auch in entlehnten und fremden Wörtern, wie: hallakkinu, bagasa, battisimu, tuggacca, bajunetta, balena, baruni, battatuni, basalicó, 'bastardu, battaria, bannera, barrera, bamminu, botta, -benna, borza, bar-  cuni; - wird = e in vo (bove); vivu, viviri (bibere); vucca  (bucca); vancu, rastuni (bastone); vilanza (bilancea); vasari (basiare); varca (barca); vasu (basso); vutti (botte); vestza (bestia); varba (barba); varbarottu Kinn; vastasu (von BaGrá(u);  vucceri (frz. boucher) u. s. w. - wird = m: matu, mia-  tiddu (beatu, beatu + illu); muniuré (t. bot. stirax benzoin, ital. belgiuino). Inlautend, bleibt und wird verdoppelt in den Lehn-wörtern: robba, nóbbili, débbuli, súbbatu, cible, (aber vollis-tümlicher civu „pasto degli uccelli"), plebbi (plebe); sebba, rabina, neben volkstümlichem ragga (ital. rabbia); parab-bula (parabula), aber parola, palora - nach r: varba (barba); erba (herba); orbu (orbu); arbulu - wird volkstümlich = 2: cuvari, cavaddu, duviri, lavuru, maravita, pru-  vari, aviri, cannavu, nuvula, fava, sivu, viviri, scrivu (ar-vule, neben arbulu, ist sehr selten); guvitu, suvaru (suber).  Von diesem o geht et oft in u auf, wenn nach et ein u steht: neula (nebula); taula (tabula); diaulu (diabolu); faula (fabula); parola, palora = paraula (parabula). - Auffällig ist jimmu (gibbus); mmiucr (ebriacu), vgl. ital. imbriaco: calab. imine (gibbus); rogu, gelehrt (rubus) entspricht dem ital. rogo - fabbro fehlt im allg. sic.; ebenso ove (ubi); unni kommt von unde her. B wird zu m in ssúmmula neben dem häufigen tottula (orgoußos), durch Einflufs des vorhergehenden m. - Sporadisch / -- f in vifardu, ital. ribaldo.  (ital. nebbia, nibbio) können sich nur durch Abfall des b erklä-ren: neha, mihus (miblius vgl. Wölflins Arch.),  affiliari (ital. affibbiare) von *affilare. - et + u = pp:  «ppi (habui); appimu, appiru, rippi (*bibui); cippi (bibuit);  rippine, minppire. in Verbindung mit Kons. bt = tt: suttirrangu (subterraneu); suttili (subtile); detta (deb'tu); sutta (subtu). les := ss: assenti (absente); assólviri, gelehrt fällt vor st, se: sustanzn, astiniri (abst.); scuru (obsc.); entlehnt osenu (obscoenu). - mb = mm: tumma (tromba); gamma (gamba); rummáttivi  (combattere); kumm (plumbu). - hr = vi volkstümlich: uraco (braca); vraxzu (brachiu); aber labra, labbru, gelehrt, in frevi, frivaru (febris, februarius) ist die Umstellung des i  zu bemerken. In Verbindung mit 1: Il = j in Sciacca janru, jan-  lizz:a; in GIRGENTI: Inancu, hiankia (vgl. ital. bianco, bian-chezza); agrig. gastima (blasphema) ist mir nicht klar. Bl bleibt in fremden und gelehrten Wörtern: blannu (blandu):  ble, oft bili (frz. bleu); blusa (frz. blouse); problema (pro-blema); aber Iunnu (ital. biondo). Volkstümlich in Porto-Empedocle findet sich pilorca, pilotili? (ital. blocco, blocchi), pilaja (plaga). f. - im Anlaut bleibt f: filu, fava, fusu, fim-  mina, furnu, ferru, focu u. s. w. — wird sporadisch zu b in  -burietta, Iurcittata, hurcittuni (it. forchetta, forchettata, for-chettone).  buffet). Tafánu (ital. tafano, aus tabanus) ist nicht volkstüm-  lich. — f zu bo in carabba (arab. garâfi, ital. caraffa), spora-disch. Im Inlaut findet sich f verdoppelt in: riffa (cast. rifa), goffa (cast. gafa). Schneegans; aber “mafia,” ital. “matfia”. - Cunortu, cunurtari, wohl von rum-hortari, nicht  von conforto, confortare. In Verbindung mit Kons. - fi bleibt fr: frenu, fra-pula, frati, friddu, frana, frunna u. s. w. - f sogar zieht oft das et an sich: frevi (febris), frivaru (februarius), friscari (fistulare, *fisclare, *fiscrare, - friscari), frummicula, neben furmicula, sfrazcu (ital. sfarzo). - sf wird oft sp: spilari,  spolatura = sfilare, sfilatura; spunnari = sfunnari; spu-  yari = sfogare; spogu = sfogo; spari = sfare; spatte =sfatto. — of bleibt in Girgenti: 'nfami, nfunnu (in fondo); cunfusu; nfattu (in fatto), 'nfernu (inferno) etc. — wird zu mp in PORTO EMPEDOCLE: 'mpunnu (in fondo), 'mpami (in fame);  'mpattu (in fatto) 'mpernu (infernu) - zu mb in Casteltermini: mbami, mbiernu, mbrimmitati (infirmitate), 'mbattu.  d) In Verbindung mit 1: f = x, mit starker Aspiration  bei dem Volke, beinahe $ im gebildeten Stande: xamma (flamma); xzatu (flatu); zuri (flore); xzumi (flumen); xzumara (flumara), xasc (flascu), x2águr (v. flagrare) etc., sporadisch zu ke in gunkari, gunkratu (ital. gonfiare, gonfiato) neben vun-curi, vuncatu. In gelehrten Wörtern bleibt fl: femma, flim-máticu, flussu, riflussu, flora, floridu, fluidu, fluttu, flas-sioni, flaggellu, flotta, flautu. Anlautend, bleibt v: ventu, vuci, vucca, vernu, vuturu, orddan, indir - mit einer sehr weichen  Aussprache. - Wird = m in mascu (vascu), minnitta (vin-  dicta), minniña, minniñari bei dem Volke, neben vinniña, vinniñari (vindemia, vindemiare), macabbunne (ital. vagabondo), mocaveña neben vocaveña (vo + ca + veña, vuoi che venga, ital. viavai). - Das deutsche w findet sich durch gu wieder-gegeben, aber schon als gu, wie Schneegans richtig bemerkt, ist es aus dem Ital. nach Sicilien gekommen: guerra neben verra Kinderwut, guastu, quastari, quai, guardari gelehrt, guadañari, guadañu; - VAGINA, ital. guaina, ist aber agrig.  vajina. Im Inlaut bleibt v: navi, vivu, lavi, nivi, moviri, cava, favu, lavari, novi (nove), leva (levat), novu (novu) - juvini (juvene) ist gelehrt (ital. giovine), ebenso brevi (breve);  - o schwindet in neu, vo (bove), pau (pavo), pauni (pavone), paura, fauri (favore), Guanni (Giovanni); fajulda, jina (avena), lisa (lixiva). - Übergang des o zu g in núgula neben nu-vula, annugulatu neben annuvulatu, ragatusu (ravitosu); grugini (juvene), purguli, pogir in Casteltermini; neben pau, paum, fauri, faurire finden sich oft pagu, pagun, fagur, seltener pagura, Giuganni, wo sicher au zu agu  verdehnt wird, vgl. taguru (tauru), addaguru (lauru), Lagu-renzu (Laurentiu), agulivi (aulivi). Unklar ist sinzli (gingiva) männlich, statt * sincia (sard. sinzia), vgl. lisin; saliva fehlt im allgemeinen Sicil., statt seiner findet sich spu-taxza; auch rivu fehlt. In addiminari (ital. indovinare) ist der Einflufs des Nasallautes, der oft teilweise Assimilation aus-übt, i -n zu m-n (vgl. minnitta, vindicta) zu bemerken.  d) In Verbindung mit Kons.  n+o=mm durch ne):mmintari (inventare) 'mmidiari, 'mmidguse (invidiare, invi-dioso), 'mmidia (invidia), 'mmersu (inversus), cumméniri (con-veníre) 11. s. w.  d + 0 = bb (durch 22): abbente (adventu), abbirsarzu (ad-  versariu).  r+ i=*+b: sérbiri, sirbútu (servíre, servito), sarbari, sarbatu (servare, servato).  s+ x=s+0: sutar, sointariar (v. venter, ital. sven-trare), sbummicari (s + vomicare, vomitare), sbinari, sbinatu ital. svenaro, senato, shinniri (ital. svendere) u. s. w.  § 5. m. - a) Anlautend bleibt m: minutu, maturu, munita, maravita, mira, in marmaru, merda, mraculi (ital. miracolo) hat m die gedehnte Aussprache des Anlautes  — m zu 2, durch Dissimilation, in videmma, vidé, neben midemma, midé (ital. medesimo) - sporadisch zu b in minaca (nach Avolio 42, von arab. menaca) - m zu n in nespula (mespilu) gemeinrom.; nillza (mitulu), cf. ital. nicchio, niechia, also wie in nite = ital. nibbio, worüber bereits gehandelt worden ist. Im Inlaut bleibt m: nomu, ramu (ramu); fumu (fumu); premi (premit); lima (limo); “amari” (AMARE) — wird sogar häutig verdoppelt: fimmina, cummedia, cummidianti, com-maru, tommaru, nummaru, cucummaru, cámmaru.  8) mti =ñ: vinniña (vindemia), vinniñari (vindemiare);  • siña, neben sima gelehrt (simia), sparañari (ital. risparmiare);  aber lmia (ital. lumia) neben limuncellu. scanneddu, culouna, anniputenti, autunnu, sonnu; vgl. ital. ogni; balénu (BéDEuvOS, Diez, ital. baleno) ist gelehrt.ml, nd = nt, un: contari, conti, sinteri gelehrt (ital.  sentiero, sem'tariu); nur nach Synkope des inneren Vokales; sonst limitu (limitu); linnu, Ercumaru, circunnari.  om bleibt rm: furmicula, furma, furmari, fermu, firmari.  Gutturale und Palatale.  c. I. c ta, 0, U. Anlautend bleibt gutturales c: cavaddu, casa, cornu, cantari, cantunera, cura, cori, conta, cútina, cóppula etc. - wird zu y in: gattu, gámmaru, júvitu, guvitata (neben vúvitu, cuvitata durch Assimilation), garófalu, garrubba, ganiu, gamma, jagga (ital. gabbia, fi. cage, cf. Wölffins Arch.). - gulfu (Ró2os) ist ge-lehrt, ital. golfo. Die Wörter cantu, piania, peria, piriari, scurcari zeigen keine Palatalisierung des c vor a, sondern erklären sich, wie schon Schneegans gesagt hat, aus französischer Herkunft: cantu (chantre), piania (planche), perca (perche); piriari (percher); scuriari (ecorcher).  ¿armu (charme), iar-mari (charmer) fehlen in Girgenti; aus cheminée erklärt sich  riminia. Franzosische Worter sind ebenso tabare und tasen,  taskettu, wo das c (cabaret, casque) zu t geworden ist. - Famiari neben camiari „riscaldare il forno" ist nicht klar; es kann keine Angleichung an flamma sein, da fl immer zu  2 wird (flamma = xiamma); vielleicht aber an fum.  P) Inlautend bleibt e nach dem Accent: spica, littica, lattuca, fastuca, tartaruca, locu, focu, pocu, jocu, sucu, dieu, ficatu; lagu (lacu) ist gelehrt (ital. lago), pregu (precor), pagu nach Schneegans aus Angleichung an den Infinitiv prigari, pagari.  Inlautendes e vor dem Accent zu g: pagari, prigari, arrigurdari, arrigurdanti, lagusta, addugari (adlocare); Sira-yusa; aber carricari, vucari (ital. vogare), affucari (adfaucare, ital. affogaro), asucari (exsucaro, ital. asciugare), cicala (cicada), sicuru (securu), jucari. - C schwindet in putia.  II. c+e, i = ie, ci. a) Im Anlaut: centu, cerou, cra,  cmiri, ¿erca, cincu, cimici, riveddu, ccir, tima, cu,cirasa etc. - è wird zu g in fremden und gelehrten Wörtern: ginisi (span. ceniza), gileccu (span. chaleco), gitá, Licata (cittá), gafaluni (cefaglione). Inlautend bleibt ic, ii: viünu, radici, paci, nuüi, dei, pici, cuci, cruci ete. Unklar ist kirkiri (ital. cicerchia = cicercula, nach Avolios wahrscheinlich richtiger Erklä-rung Rest der alten gutturalen Aussprache des c, vgl. sardisch).  Sporadisch è zu et in babalusi, Licata (span. baba + lueir, ital. lumaca). — è zu et in sóggiru, sóggira, wohl weil Propar-  oxytonon (soceru). Ee, e im Hiat. = ix: aaru, fasia (facio), laziu  (laceu), mustarola, abbracari, eraru, risu (ericiu), jarill (glacies); ¿occu (ecco hoe), -axu (-accus): ramurazza, ca-  tinain, vista, gintari, sicca,u, mula:u, cudar:u; - ux21  (-uceus): sanguzzu, santurru, curviäu, piduzau ete; aber  face (facies), minacer gelehrt. In Verbindung mit Kons. c+f(-x-) = ss: matassa,  rissr, tossicu, tessiri, fissu, lissu, lassari; - wird -s in Lisannaru, Lisannara (Alexandru, Alexandria), lisia (lixiva), nésiri (exire), cosa (coxa): seliri (exeligere), salari (exh.), asu-  rari (exsuc.), masidda, - als s findet sich in esempru, spiri-mentu (exper.), esilu gelehrt (vgl. ital. esempio, esperimento, esilio).  c+t=It: fattre, notti, otte, pettu, fruttu, dotta, di-  fette, aspettu, vettr etc.  c+*= gr: grassu, gradila, gridari, cunsagrari, sigri-  tarm, sigretu; nach dem Accent in agru, magru, sagru, aber  auch agru, magre, sagiru.  né = ni: cunzari (ital. conciare) ammunciddlari (amon-  cellare), dun«ellu (do'n'cella), vilanza (bilancia), lanza (lancea),  unza (uncia). In Verbindung mit 1 + Vok. cl = liz: ohkzu, lizovu,  logavi, kesa, kzaru, lanu, lavi, lugiri, finokkzu, kizamari ete.  Mundartlich wird è in Licata (vgl. et in Noto, Modica); anu, caru, cesa, covu, cav, camar, speciu (speclujlu), macca (macla) etc. In einigen gelehrten Wörtern bleibt cl: clamurusu,clamuri, clavicula, aber lizossu; cli, clac zu 1: quali, spirali, juli, graditi, armiti, nie zu ye: quayga, gradigga, vie z. B.  in Palermo.  §7. qu. a) Im Anlaut bleibt qu in quattu, quaranta, quannu, quantu, quinnici. Vor o wird oft zu cu, cutilan (quotidian). - Für corki neben quarki, corkidunu, auch cor-  runu neben quarkidunu, quarkunu, s. 1, § 1.  Vor e, i bleibt qu nur in gelehrten Wörtern: quarela, questura, questurinu, quistioni, querannari u. a. Das Volk sagt aber oft: curela, custura, custioni. Auffallig ist quetu, volkstümlich. QVID (ital. che) ist lie' geworden; cu muls, wie Schneegans gut bemerkt, auf cui Dat. beruhen. Qu durch DISSIMILAZIONE zu è in cersu, úncu, cinquanto. Inlautend bleibt qu in gelehrten Wörtern: ossequzu, ossequari, equipaggu; wird aber zu y in cunsiyuiri (ital. conseguire), cunsiguenza (ital. conseguenza), aguali (ital. eguale).  Mit verdoppelter Tenuis findet es sich in acqua (ital. acqua). “qv” zu “c” in “acula”, “aquila”, sicutari (sequitari); niculizia (ital. liquirizia), cincu (cinque), cocu (coquus), licori (liquore), anticu, sunca (dunqua) — vor e zu è in cociri, toriri.  §8.. I. y +0, 0, U: a) im Anlaut bleibt ya, go, yu:  gaddu, gaddina, gódiri, yustu, yula etc. Nur im Satzinnern wird y manchmal zu h: ¿aju hustu, piccatu di la hula be-sonders in Licata; jaddu, jaddina, justu (gustu); jabbari,  jabbatre, jabbillotu (von gabella), nur in den  Mundarten  von Sciacca und Casteltermini. Häufig auch in Girgenti, wie in vielen anderen Mundarten der Insel, findet sich die Prothese des y vor gutturalen Vokalen: gunu, juna (unu, una), gómini (omini), gavutu, yavutizia (altu, altezza); in li gulivi (autivi), li yuriklie, könte aber in letzterem Fall Aphärese des a sein, of. au zu ayu verdehnt. In grapu, grapi, grapiri, graputu (von aperire) ist auch die Metathesis des i  zu bemerken. Inlautend wird y +«, o, u in GIRGENTI  gewöhnlich  beibehalten: ruga, laya, fayu, magu, fragula, liya, ligaturi, juyu, prigatoru, prigari (von preyare aus precare), rinneyu,rinnigate, rinnigari, rigale, arrigulari, annegu, annigari, figura, figurine, figurari. Seltene Fälle: allg. sieil. ist h aus g in litica (litigat), wie ital. lética; in PORTO EMPEDOCLE findet sich pilaja (Erdstrich, Ufer) neben lzaga (plaga) und in GIRGENTI gayanti neben gaganti (gigante). Ego (nach Schneegans) wird zuerst zu eju, dann eu (wie z. B. in Ribera), dann, mit j-Prothese jec, und aus jeu —jüu, wie Deu--Diu, meu, miu. In GIRGENTI findet sich nur in (ef. ital. io), mit  vanni, 50 und 25 Canti etc.) auslautend u mit a vertauscht. - Auf älteres et führt garn „blafs", vgl. ital. giallo, wie denn auch im span. portug. ein lautwidriges et vorausgesetzt wird;  nur im fiz. jaune ist es berechtigt.  II. y te, i = ge, gi. a) Im Anlaut wird y to, i volkstümlich zu j: jenniru (generu), jissu (gipsu), jimmu (gibbu), jinessa (genista); bleibt ge, gi in gelehrten und fremden Wör-  tern:  genti, genu, goa, gilatina, "gilatu, gebbia, giru, galle, gestu, gergu, ginia, gilusía, gilusu, gelu, géniri, ginirali u.a. Auffällig ist agrig gunokly, gunoklya, ayyunik-lizari, agyunilhzatu (also älteres *gunuclu durch Vokalharmonie) neben dinokkzu (DISSIMILAZIONE bei Ähnlichkeit y - k zu d - li).  Sporadisch zu s in sincili (gingiva), cf. sard. sinzia.  8) Inlautend schwindet y te, i und wird i zu j: majisi, majissu, majidda, pajísi, sajimi, sajitta, jitr (digitu), projii, rigiri (regere), frigri (frigere); fujiri (fugere), fuj (fugit), rigiddu (regillu), bleibt als de, gi in gelehrten Wörtern: priguni, vir-gini, virginitá, virtiggini, riggissu, riggissari, greggi, leg-giri, riggina, magissatu, furmagiu, tragie u. a.  d) In Verbindung mit Kons. n + g nach dem Ton = i: saiu  (sangue); staña (stanga); linua (lingua); gana Zahn; fanu (fango); loir (longu); zu ñ aber in añuni (angone); zu ni nur in san-  csuca (sanguisuga) - n+ ge, gi = ni: kjanciri (plangere);  ssincri (stringere); tinciri (tingere); finüri (fingere); nura (in-giuria); ancilu (angelu); munciri (mungere); nicñu (ingeniu); funca (fungea). Nur in Licata bleibt ng: mungiri, pungiri, punigusu, ligangiri, tiniiri u.s. w.g + n verbindet sich zu ñ: puñu, mañu (magnu), reñu, sinu, añeddu, liñu, stañu, cuñatu, piñu, diñu. Canusiri (ef. ital. conoscere) kommt von dem vulglat. * conoscere, cf. Meyer-L. — ngi zu ni in sponia, nzunza (ital. spugna, sugna). - ngl zu i in ciña, uña, ciñali, gelehrt (ital. cigna,  ugna, cignale).  yin = mm: domma, enimma, frammentu, flemma, gelehrt.  go bleibt go: griddu, granatu, granula, grecu, gro (grue), gradu, gren, grivanza - manchmal fällt y in gra: ranni, raufa, ravusu, rasta (grasta), radu, ranatu.  Im Inlaut,  neben agru, mayru, allegru, findet sich agiru, mayiru, alle-  giru, s. § 18; ferner nigure, xaguru (nigru, flagrore).  gl. = t: lommaru (glomere); alannara (glande), abuttiri  (glutire); qualari, vilari, ssiari, ssia, - ylobu, ylora sind gelehrt, ebenso giarza, ital. ghiaccio. j.  Anlautend bleibt j: jencu (juvencu); jiniparu  (juniperu), jittari, jettitu, jittena (s. jecere), jugu, jocu, ju-culanu, jucari, jucata, jovidi, jumenta, juntri, judici etc.  - In gelehrten entlehnten Wörtern wird j zu g: ga (jam), guvini (juvene); gustu, gustizza (justu, justitia), gudixm, gu-dicari, gurari neben jurari, volkstümlich. Für Gesú, Gesuziu, Guvanni, ital. Gesù, Giovanni. In den Mundarten von Cian-ciana und Casteltermini (manchmal auch in GIRGENTI) findet sich statt j: grugini Casteltermini (juvene), gustizia, gustu, garnu, grattena, agruccu, agruccatu, agruccari (v. guccu)  (vgl. frz. juc). - So wird j - ge auch in den adverbialen Verbindungen, wie z. B. a gocu, a giettito, a grunta, pi giunta u. s. w. Inlautend wird j volkstümlich auch als j bewahrt: peju  neben peigu (pejus) gelehit, majuri neben magguri (ital. mag-giore); maju (maju), dijunu, dijunari. - Von dem golehiten et wird durch Einflufs des n, zu è in 'niuga (ital. ingiuria).Dentale. Sowohl im Anlaut als im Inlaut bleibt t gewöhnlich unverändert: tantu, tauru, tu, tortu, tila, tempu, talari, tizzuni; - viti, vita, latu, cuntata, batia, putia, ba-tissa, legitimu, ssata, siti, rota etc. Tonloses t vor dem Tone =d nur in padedda, gridari, rudeddu, gradita (vgl. ital. pa-della, gridare, budello, gradella); gelehrt ist grada, cf. ital.  grada (grata);  tt bleibt tt: gatta, sajitta, batti (battit), gutta neben yuccia, cf. ital. goccia (*guttea). - It gekürzt in t: matinu (ital. mattino). ut statt it findet sich in mintiri, minti, mintutu (mittere) durch Einflufs des Nasals des Anlauts.  y) in Verbindung mit Kons.  it bleibt rt: porta, marteddu, morti, murtaru, mur-tidda etc. - wird zu rd in spirdi (spiriti).  ut=nt: lisantu, lianta, cente, frunti, munti, funti ete.  st = st (nie st): agustu, mustu, gustu, testa, castedu etc.  ti=t: pati, mati, vite, tovati, quattu, metu, uti etc.  str = ss: ssata, assu, massu, nossu, rossu, culossa ete.;  bei den niedrigen Leuten findet sich manchmal et statt $$:  masu neben massu (maistru), noss (nostru), voss (vostru), ásacu neben ássacu (astracu, ital. terrazzo).  t=lil: veklzu, silliza, niklia; in fist'lare (ital. fischiare) ist das l zu r geworden: fiscrare und dann durch TRASPOSIZIONE o Metathesis friscari statt fishzari. Mundartlich in Licata i =й: vei, sicia, nicca; cf. cl, pl=.  t, volkstümlich = iñ: peru, maxa, ssaari (ex-tractiare), palar, prezal, accarizari. Suffix - antia =  spiranza, luntananza, crianza, mancania a.sV entia - crsa: prisenza, sensa, sintenza, simenza,  cusenza, pruvidenza; - itia = ira: duczza, cuntintizia,  frankirza;  - atium = azzU: minurza, palazau; - itiun  = irzu: timulizzu, capizzu u. s. w. (s. Schneegans). -  (angustiare), ef ital. angosciare. Rasuni, stasuni u. dgl. sind, wie Schneegans gut bemerkt, eine Popularisierung der fremden Form mit et - doch hört man sie sehr selten - Sir-vizu neben sirvizzu, prisenza neben prisenza, stazioni neben stazzuni, oxzu, privinzioni sind alles gelehrte Wörter. Unklar sind paien:a (patientia, ital. pazienza), wobei Schnee-gans an eine volksetymologische Ableitung von paci denkt, und scorca (scortea), das Avolio von écorce ableiten möchte. d: Im Anlaut bleibt gewöhnlich d: donu, duru, deci, dormiri, dinari, durari, doti, dari, mit weichem Ausdruck im Gegensatz zu decottu, dugana, duguneri, dannari, dumannu, s. II: Cons. - Sporadisch d zu t in tusellu (span. dosel); zu s in sunca (dunqua); fällt in attula (dactylus).  f) inlautend wird d auch beibehalten: nidu, nudu, gra-du, fidi, pedi, cuda, sehr weich ausgesprochen, aber nie in ? übergehend - doch manchmal verstärkt es sich in t, bes. bei Proparoxytona: tispitu, stúpitu, ácitu, vgl. ámitu. - D zu n, durch Dissimilation in lónara ([alaudula), sporadisch zu / in ricala (vgl. ital. cicala, franz. cigale); schwindet in 'ncúnia (incudine). dd zu on in rénniri, vgl. ital. rendere.  d) in Verbindung mit Kons.  dr = t in quatu, citu (ital. quadro, cedro).  id bleibt id: tardu, pirdutu, pérdiri, virdi u. s. w.  Id = Il in calle (caldu), calliari ('caldicare), falla, ful-  larr, fallarinu (v. falda); callara, callaruni (caldaja), nur bei den niedrigen Leuten.  nd = nn: camila, funu, quann, bunnu, cunfún-niri, mannari u. s. W.  &) in Verbindung mit Hiat. i: de volkstümlich = j: jorme (diurnu), seju (sedeo), viju (video), raja (sing. raju sehr selten, radiu), criju, ligeju (cludeo); oji (hodie); caju, appoju, appu-jari (v. podiu). - In gelehrten, entlehnten Wörtern bleibt dị: darule, dialugu, dialette, mediu, rimedre u. a. Segga (sedia),  Keine Umstellung des d findet sich in mpatidiri, da es nicht von impallidiri, wie Meyer-L. (It. Gram.) glaubt, sondern von patedde (Schalmuschel) kommt, das heisft,,restringersi, per paura o per freddo, coma und patella."raggu, gurnali, gurnalista, gurnaleri sind ital. Wörter, ebenso pranzu, manzu (mandium), roxzu, shixzu, frizzu. - Auffällig ist orzu (ordeu) volkstümlich. In menzu, mazzornu, man-inó (mezzo giorno) ist der Einflufs des Nasales des Anlautes zu finden. s. a) im Anlaut bleibt s gewöhnlich: sali, sucu, siti, sonu, se (sex), soru, suitta, sudari, simen:a, sava, surfaru, sampuña (sambagna), sirina ete. - wird zu et nur in sorba (sorba), salbara (arab. sebbara). - Simia, neben siña, siroceu sind ital. Lehnwörter. - Nur st, sp, sc, nie et  () inlautend wird s auch beibehalten: risu, fusu, casa, rasu, spusu, misi, cosa, rosa ete. Die Form riciñolu, Nach-tigall, ist in Girgenti unbekannt, statt seiner findet sich vi-siñol, gelehrt (cf. ital. rosignuolo).  y) ss bleibt ss: russu, grossu, passaru, passu, grassi, missa, passari etc. - Porau (possum) mufs, wie Schneegans bemerkt, analogisch zu fazu sein. Vasu, grasa, nisun beruhen auf si. in Verbindung mit Kons. sc vor oder nach Palatal-vokalen =$: camúsiri etc..  rs bleibt rs: ursu, cursa, scarsu, pirsuna, pirsuasu etc.  - wird zu rz in vurza (bursa). ns = nz: pinzari, 'nzémmula (insimul), lunitu, 'nziñari,  'ncusu (insursum), 'nzumma (in summa) etc.  &) in Verbindung mit Hiat. i. Schneegans hat kaum  recht, nach meiner Meinung, zu sagen, dafs s + Hiat. i = e  (ital. g) wird. Diejenigen Beispiele, die er giebt, beweisen die Thatsache nicht; denn occasionem, prehensionem, phasianus lauten nicht cacuni, pricuni, facani, sondern prisuni, casuni, fasanu, alle drei sind aber aus dem Ital., prigione, cagrone, fagiano, entlehnt und sehr wenig gebraucht. Camisia lautet nicht camica (wie im Ital.), sondern cammisa; *asium (ital. agio) nicht au, sondern asu.  Also lautet von allen Beispielen bei Schneegans nur caseus = cazu und dieses ist auch gelehrt (vgl. ital. cacio), da das Volk statt seiner immer tumaxzu sagt.Welches ist nun die volkstümliche Entwickelung von s + Hiat i? Ich lasse es bei den Beispielen bewenden: cam-misa (camisia); vasu (basiu); vasari (basiare); ginisi (cinisia);  ¿irasa (cerasea); lizesa (ecclesia); riversu (ital. rovescio); fasola fasoli (phaseolus) alle volkstümlich; dann cau gelehrt, asu,  rasune, fasam, prisuni Lehnworter) im Anlaut wird n beibehalten: nodu, nasu, nudu, novu, niguru (nigru), nidu, natali etc.; — schwindet gewöhnlich in nun (non): „un sacõu nenti, un ti ni volu dari, un ti porzu ajutari, un et é bersu" u.s. W. - Zusatz eines n findet sich in nesiri (exire), nguanta (ital. guanto), nita Geschwür, nxiru (seria). - Für nomu, "nappa, "nocca siehe II.  inlautend, bleibt n auch fast immer: luna, gaddina, fini, lana, manu, pani, jina, fenu, bona, finessa, minutu, finokkau. etc. - N-n, durch Dissimilation, in 1-n in vi-lenu, cunfaluni; n-m zur -m in arma (anima), armali (animale) – DISSIMILAZIONE [cf. H. P. GRICE, ‘soot’, ‘suit’ – DISTINCTIVE FEATURES].  8) in Verbindung mit Kons. n vor s schwindet, wie allg.  rom. isula, misura, spusu, spusa, misi etc.  d) nn bleibt nn: annu, pinna, nannu, nanna, pannu etc.  8) nị =ñ: cuñu, suñu, duñu, tiña, viñu. - In gelehrten Wörtern bleibt n: calunma, crimoma, querimonia u. a. Auffällig ist ssamu, ssamari, ssamatu (von extraneu), volkstümlich. l. a) im Anlaut: liu, loda, lumi, locu, liggi, lattuca, luntanu, littica etc. - l zu g durch Dissimilation in gitu, golu (aber schon vulglat. jilium, jolium). - I zu et in rimarra (limarra von limu), rusiñolu (cf. ital. rosignuolo).  B) inlautend bleibt l zwischen Vokalen: gula, pala, mula, pilu, gelu, cuturi, pilucca etc. - Wechsel des / und et miteinander in palora (parola), grola (gloria), ¿artiri (barile), acqua-loru (acquarolo), rogu aus lorogu (horologu). - 1- 1 zu r-1 in fragelle (flagellu), caramedda (frz. chalemel). - I zu t in úmitre (amylum), cf. ital. ámido. - 1-1 zun - 1 in canollia (aber schon volkslat. conucla); Filmena (für Filumela).d) Il = dd [für die Aussprache s. Diakr. Zeichen]: idda (illa), -beddu, -ada (bellu, -a), sedda (sella); midudda (medulla); cipudda (cepulla), nuddu (nullu), griddu (grillu), cavaddu (ca-ballu), foddi (folle), peddi (pelle), stidda (stella) etc. - In ge-lehrten, italianisierenden Wörtern wird Il beibehalten: bell, bella, billia neben beddu, bedda, biddixza, pullu, satollu, valli, aber vadduni, abbaddatu (ital. vallone, arvallato), villa (villa), aber viddanu, sogar milli (mille); beim Volke findet sich aber öfters mira (milia). Ferner balla (frz. balle) neben badda. (ital. palla Kugel), fratellu Klosterbruder neben frateddu Vetter; coll Last neben coddu Hals (s. Schneegans). U—1 zu un - 1, durch DISSIMILAZIONE, in pinnula (ital. pillola).  d) I vor Kons., im Silbenauslaut. I + Labialis zu r: tarpa (talpa), purpa (pulpa), corpu (colpu), curpa (culpa), purpu (polpu), sarpari (salpare), vurpi (vulpe); arba (alba), sarvaggu (silvaticu); sariza (salvia), sarvari (salvare); surfaru (sulfaru), parmentu (palmentu), parma (palma), ermu (elmo). In pru-vuli ist die TRANSPOSIZIONE o Metathesis des r (aus / + Lab.) zu bemerken.  l + Gutturalis zu r: arcova (ital. alcova); surcu (sulcu); sapurcru (sepuleru); carcañu (calcaneu); 'ncarcari (incalcare); barcuni (balcone); quarki, corki (qualisque, ital. qualche); curcari (collocare) - cravaccari von cavarcari (cavalcare). 1+c= r in purci (pulce); sarõu (salice); farci (falce). - l+ ¿ vocalisiert in caucu (ital. calcio); quacina (aus caucina calcina). - I + et schwindet in puci neben purci, duci (dulce),  ducizza (dulcitia); - l+i = n in fanci (falce) bei den  Landbewohnern.  l + Dental.  1. l + Dent. = v: artaru (altare); Marta (Malta); Car-  taggiruni (Caltagirone); surdatu (soldato); sordu (soldo); ger-suminz (gelsomino); farsari (falsare); sarsa (salsa); nurtu (insultu); garnu (afrz. jalne).  Anmerkung. Wenn jemand aus dem Volke, der einen Anstrich von Bildung hat, entweder durch Schulbesuch oder Dienstzeit, mit einem aus höherem Stande spricht, wird er immer liardu (caldu), mortre (molto), artu (altru), martempu (maltempo), farda (falda), sarsica (salsiecia), sarte (saltu),sartari (saltart) u.s. w. sagen, in der Meinung italienisch, oder wenigstens ein feines Sicil. zu sprechen. - Wirklich volkstümlich ist aber artaru (altare), nie otaru, neben ataru; die anderen Wörter sind entlehnt und fremd.  2.1 + Dent. vocalisiert: autu (altu), autu (altru), sau-tari (saltare), sautu (saltu), fauda (falda), fausu (falsu),  ceusa  (gelsu), meusa (milsa). - In diesem Fall ist die Einschiebung des o, 9 sehr häufig: avutu, avutu, sagutu, cavudu, favusi, cevusu. In Cianciana findet sich / + Dent. in ¿ vokalisiert: fúida (falda), caidára (caldaja), cáidu (caldu), caidiari (caldi-care), caidiatu caldic + atu) - nur bei den niedrigen Leuten geht / + d in ll über, wie in falla, fallaru, fallaririnu, callu, calliári, callara, callaruni. - Formen wie atz, atu,  satu, satari, sasixxa, caxi sind sicher contrahiert (ar = (),  ebenso in pusu (pulsu), vuturu (vulture), voxi (volsi), ascutari (auscultari), cuteddu (ital. coltello).  1. bei dem niedrigen Volke, besonders Landbewohnern, wird / + Dent. zu n: antu (altu), antu (altru), santu (saltu), santari (saltare), fanzu (falsu), canzi (calx), ascunta (auscul-tat), punsu (pulsu), sanzizza (salsiccia), monta (volta), auch mota. / + Hiat. i.  h = 7 in der ganzen Provinz, ausser von Sciacca und  Ribora: fitu, mitu, gitu, golu, mutúri, pita, tata, vota, cun-rilu, famila, olu, melu u. s. w. ohne Ausnahme. r - a) im Anlaut findet sich nur als scharf gerolltes alveolares y (v): re, renniri, ridiri, russu, ris-tari, rasu, Roma, rosa u. s. w.; - ranni, varusu, rat-tari sind aus gr entstanden.  8) inlautend, bleibt et gewühnlich als weiches ungerolltes  vaibberi (barbierc), feimmu (fermu) - nach Labialen schwindet o in derselben Mundart: fevi (sicil. frevi), firaru (sicil. frivuru), pimu (primu), pivari (privare). - Aus Dissimilation schwindet i aber in der ganzen Provinz in crivu (vgl. kalab.neap. krivu). Zutritt eines &, fast immer bei auslautendem t erfolgt in: anata (cf. ital. anatra), inhiossa, gelehrt, (ct. ital. inchiostro), cilessi (ef. ital. vilestre), jinessa (genista) - nach  anlautendem t in tisolu (tesauru), tuniari, vgl. Diez Wtb. trono. -  /-zur - 1, durch Dissimilation in: arbulu (arbore), in-  ruca, rasola (rasoriu). Sporadisch et zu n in Gaspanu (Gaspar), fisini (viscere); r zu l in siloccu neben siroccu.  Metathesis der y in: prevula (pergula), sfrazzu (ital. star.  20), ssanutu (stirnutu), scravalu (scarabeu), vrigoña (ital. vergogna), friscari (fiserare), prevuli (purvure), tubbu (torbido), proji (porrigere), prummettiri (ital. permettere), cravuni (carbone) - crapa (capra), crastu (castru), frevi (febris), frivaru  (februariu), graniu (cancru), catteda (cathedra). - Dagegen stehen furmentu (frumentu), purpama (propagine), tirdinari  (tredenari).  d) or bleibt er: ferru (ferru), terra (terra), carrettu (v.  carTu), cord (currit), turri (turre) u. s. w.  0) / + Hiat. i.  1? + Voc. =• + Voc: argu= arus. §1 - fera (feria), munaster (monasteriu), cannilaru (*candelaria), syarra (*ex-  variu), axxaro, jinnaru, fricara, murtare, panare, nularu,  rurdunaru, panaru u. s. w. In gelehrten Wörtern bleibt : coru, sigritarn, mug-  gisterzu, messaru, rifriggerne u. a. — Auffallig ist virsérge (adversariu) volkstümlich.-Im letzten Augenblicke, als ich eben diesen meinen ersten kleinen Versuch nicht ohne einiges Bangen in die Welt hinausschicken und den Fachgenossen vorlegen wollte, langte in Bonn eine neue Arbeit über die sicilianischen Mundarten an von meinem durch eine Reihe sprachvergleichender Arbeiten hochverdienten Landsmann, Gregorio aus Palermo, unter dem Titel, Appunti di fonetica siciliana, Palermo. Indem ich dieses Zusammentreffen als einen besonders günstigen und glücklichen Umstand betrachte und nicht wenig darauf stolz bin, dals meine süfse Muttersprache Gegenstand einer solch vertieften und andauernden Forschung zu sein gewürdigt ist, so habe ich noch andere Gründe, mich des Erscheinens dieses wichtigen Buches zu freuen. Ich sehe nämlich, dafs wir nicht nur in fast allen Punkten, wo wir uns mit unserem unmittelbaren Vorgänger, der vortrefflichen Arbeit von Heinrich Schneegans, dieselbe stellenweise berich-tigend, beschäftigen, jedesmal zusammentreflen, was sich durch unsere Kenntnis des Sicilianischen als Muttersprache ohne weiteres erklärt, sondern obendrein wir uns beide in demselben Gedanken begegnet sind, unsere Arbeiten Foerster) Die Hindernisse, die das endliche Erscheinen des nach dieser Jahreszahl offenbar schon länger als ein Vierteljahr fertiggedruckten Buches so lange verzögert haben, sind in der Einleitung nicht angedeutet. Durch die Güto des Foerster konnte ich das oben eingetroffene Wid-mungsexemplar sofort benutzen. - Meine Arbeit wurde bei der hohen philosophischen Fakultät der Universität Bonn als Doktor-dissertation eingereicht und angenommen. Die Korrektur des letzten Bogens erhielt ich in Bonn zu widmen, der bereits vor acht Jahren die erste wissenschaftliche Bearbeitung des Sicilianischen nach den in Deutschland allein erreichbaren Schriftdenkmälern veranlalst hat in der Bonner Dissertation von Hüllen und welcher der Untersuchung der Mundarten unserer beiden grofsen italienischen Inseln seit Jahren liebevoll seine Kräfte widmet.  Durch die bis jetzt erschienenen Arbeiten steht die Laut-Ichre des heutigen Sicilianischen im grofsen und ganzen fest und fertig da; allein bei der unendlichen Mannigtaltigkeit der Lautentwickelung, die fast mit jedem Orte wechselt, ist es klar, dals ein vollständiger Aufbau erst dann wird vorgenommen werden können, wenn eine möglichst grofse Anzahl von Einzelnuntersuchungen über die lautlich irgend wichtigeren Punkte unserer herrlichen Insel, und zwar möglichst von Sicilianern, erschienen sein werden, wozu ich mit dieser Arbeit mein bescheidenes Scherflein beizutragen gewagt habe.  Auf eine eingehendere Würdigung der Arbeit Gregorio's kann ich mich hier nicht einlassen. Ich bemerke nur nebenhin, dals ich in einigen Punkten, wie Erklärung des grevia von graivius - ai kann sicil. unter diesen Bedingungen nie e geben -, der analogischen Erklärung des - oklin aus uculu durch Anlehnung an culu, Ableitung von bruicetta von broccus - ich kenne nur burietta, das ja irgendwo in brucetta umgestellt sein könnte, das aber von furca kommt und dem ital. forchetta genau entspricht, während natürlich brocca zu broccus gehört -, Anwendung des Zeichens ti statt des einfachen t für lat. ti (ich wenigstens kenne es blols als einen einzigen Laut !, welcher bestimmt der stimmlose zu dem stimmhaften da ist), die Annahme, dals lat. -ss- allein et geben könnte in grasu u.s.f.  - meiner Ansicht nach ist stets ein folgendes i im Spiel, auch in casa, vgl. frz. causse, portug. caixa -, die Ableitung des porzu von possum (statt von potio, die Auwendung des Doppelzeichens ij statt des einfachen n, da man nach ñ nichts einem / ähnliches hören kann, u.ä; nurin einem Punkte möchte ich, weil es meine Heimat betrifft, wiedersprechen: Auf wird gesagt, dals in GIRGENTI sich manchmal die Diphthongierung des et und des p findet, was aber nie der Fall ist. Thatsächlich sind nämlich caétuóf-fuli, suoddi keine agrig. Wörter; statt ihrer sagt man immer und nie anders als cacóciuli, sordu, sordi.  Bonn. L. P.Luigi Pirandello. Pirandello. Keywords: e dov’è il copione? è in noi, signore – il dramma è in noi -- siamo noi – R Chiede d’entrare nei fasci, La Stampa, Gentile e Sorel, Mussolini e Nietzsche, Mussolini e Sorel. – ridotto in siciliano. U ciclopu, decadentismo, identita personale, l’io e la societa, il collettivo, l’intersoggetivo. Refs: Luigi Speranza, “Grice e Pirandello” – The Swimming-Pool Library.

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