PANDULLO
Luigi
Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Pandullo: dal grido al grido – filosofia
calabrese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Tropea). Filosofo
italiano. Abstract. Keyword: H. P. Grice. Tropea, Vibo Valentia, Calabria. ANALISI
METAFISICA DEGLI ELEMENTI DEL LINGUAGGIO OPMA affo òfctuho òeivixe
Viutxoilujioi c)t tutte fé fi DOMENICO PANDILLO PROFESSORE DI BELLE LETTERE E
DI LINGUE ESTINTE E VIVENTI, * NAPOLI 2 NAPOLI DALLA TIPOGRAFIA TRANI,
Dìgitized by Google Essendosi adempito a quanto prescrive la legge, la presente
opera è sotto la di lei guarcntla. Digitized by Google AL NOBIL UOMO IL SIGNOR
BARONE D. FRANCESCO NICOTERA. Consacro a Voi, gentilissimo e o- noratissimo
Signore , la mia Gram- matica. Non bramosìa di laude , non sete di novità, non
basso fine indussemi a por mano ad opera sì fatta. Solo ed unico mio scopo si
fu segnar più certa , spedita ed age- vol via agii apparanti L’idioma gentil ,
sonante e puro di quel sommo e divino Tosco che tutto seppe. Fortissimo stimolo
a farmi accin- gere ad un tanto lavoro si fu pure il riflettere che , chiamato
io da propizia stella a svelare ai figliuoli vostri gli altissimi concetti e le
bel- lezze, copiose oltre ad ogni stima, Digitized by Google dei sublimi
classici dell’ itala favel- la , con più ardente impegno ne avrebber eglino
apparato le dottri- ne contenute in un libro fregiato dell’ illustre nome di
chi loro ha dato V essere , e composto da colui che ha la cura d incaminarli al
ben- essere. Prego intanto il Dator d’ ogni bene che lungamente e prospera-
mente conservi la vostra persona , per marche di onore , per grandez- za
d’animo e per buona riputazio- ne , Eccellente , alla cospicua vo- stra
famiglia , preziosa , agli amici e devoti vostri , carissima. Di Napoli, a’dì
12 Gennaio i835. Di Vostra Signoria Illustrissima, A 'ffezi Oliati s. m0 e
clcvotis. m ° servitore D. PANDTJLLO. Digitized by Google PREFAZIONE. 5 % Vox
diversa sonat populorum ; est vox tamen una. Marciai. Il linguaggio è V organo
per cui comu- nicasi la ragione umana , la facoltà che trasmette’ V imagine del
pensiero. Ecco 10 scopo di tutte le lingue } e per giu- gnervi, esse impiegan,
tutte , i suoni della parola. Ma come mai questi suoni arti- colati che formali
un tutto sensibile, suc- cessivo e divisibile , rappresentar possono 11
pensiero , oggetto puramente intellet- tuale e necessariamente indivisibile ?
La LjOgica , mediante V astrazione , perviene ad analizzare quest’atto
indivisibile dello spirito 5 essa considera separatamente le idee che ne sono V
oggetto j osserva le diverse relazioni eh ’ hanno tra di loro a causa del
rapporto eh’ esse han tutte col pensiero indivisibile. Quindi le idee par -
Digitized by Google 6 ziali di un medesimo pensiero son con- catenate le une
con le altre in una suc- cessione fondala sui rapporti che le le- gano tra di
esse e al tutto. Or a questa successione dar puossi il nome di ordine analitico
, per esser ella al tempo stesso il risultamcnto dell' analisi del pensiero ed
il fondamento dell' analisi del discorso in tutte le lingue. Il linguaggio ,
fondato in tutto e per tutto su quest' analisi uniforme che ne è come il
meccanismo intellettuale , diviene V i strumento comune della manifestazione
dei pensieri e della ragione umana , l' iu- te rp et re dei sentimenti e delle
affezioni , l' organo prezioso della carità universale che legar dee tutti gli
uomini per lor fe- licita , e 'l legame necessario della società che gli
unisce. Le differenze che ravvisami tra una lingua e l'altra, non sono , per
così dire , che superficiali j esse provengono da quel- le dei tempi , dei
luoghi , dei costumi e degl' interessi , i quali , variando senza fine ,
lascian sempre sussistere il mede- simo fondo. Digitized by Google 7 La
Grammatica , la scienza delle scien- ze , quella che le abbraccia tulle , che
ha per oggetto l' enunciazione del pensiero per mezzo della parola pronunziata
o scritta , ammette dunque due sorte di princìpi. Gli uni , d’una verità
apodittica immutabile universale , son fondati sulla natura del pensiero medesimo
, ne se- guono l'analisi ; gli altri non hanno che una verità ipotetica e
dipendente dalle convenzioni fortuite arbitrarie e mutabili che han generato i
differenti idiomi. I primi costituiscono la Grammatica gene- rale , i secondi
son l'oggetto delle diverse Grammatiche particolari. LjU Grammatica generale è
dunque la scienza ragionata dei princìpi immutabili e generali del linguaggio
pronunzialo o scritto , in qualunque lingua si sia. Una Grammatica particolare
è V arte di applicare ai princìpi immutabili e ge- nerali del linguaggio
pronunziato o scritto le istituzioni arbitrarie ed usuali d' una lingua
particolare. La Grammatica generale è una scien- za , perchè non ha per oggetto
se non la Digilized by Google 8 specolazione ragionata dei princìpi im- mutabili
e generali del linguaggio. Una Grammatica particolare è un' arte, perchè ha per
oggetto V applicazione pra- tica delle istituzioni arbitrarie ed usuali di una
lingua particolare ai princìpi ge- nerali del linguaggio. La scienza
gramaticale è anteriore ad ogni lingua , perchè i suoi princìpi sup- pongono la
possibilità delle lingue , per- chè dirigono la ragione umana nelle sue
operazioni intellettuali'. L’arte gramaticale, al contrario , è po- steriore
alle lingue , perchè gli usi delle lingue deggion esistere pria di esser rap-
portali artificialmente ai principi generali del linguaggio , e perchè i
sistemi ana- logici che f orman l'arte non posson essere che il successo delle
osservazioni fatte su- gli usi preesistenti. Io mi occuperò di quest' ultima, e
, sic- come la conoscenza di ciò che operasi nel nostro spirito è assolutamente
neces- saria per comprendere i fondamenti della Grammatica , la qual verità ,
se avesse d- luminato ogni scrittore di grammatiche , Digitized by Google 9 non
si sarebbe imaginato di far teorìe dei segni pria di aver approfondito la
conoscenza della lor formazione e quella della lor espressione e deduzione ,
così V ordine da me tenuto in questa IN uova Grammatica Ragionata Italiana,
ossia Ana- lisi Metafisica degli elementi dei Discorso, è diverso affatto da
quello che general- mente si osserva , ed è proprio quello da natura e da
ragione segnato. lo non farò motto da prima di sostan- tivi e di aggettivi ,
del lor accordo in ge- neri e in numeri , nè delle regole da sta- bilire perchè
le diverse terminazioni del verbo indichino le persone , i numeri , i tempi , i
modi , nè della maniera onde queste parole riunite formar possano una
proposizione. Ciò facendo , sarebbe lo stesso che cominciar dalla fine ,
partire da una situazione in cui non siamo an- cora. Ecco V errore e la falsità
di tutte le grammatiche non ischiarate dalla luce dell 1 ideologìa. Tosto che
nasciamo , noi sentiamo , esprimiamo ciò che sentiamo , parliamo j noi abbiamo
un linguaggio , prendendo Digitìzed by Google IO queste parole nel lor più
esteso senso , e con verità possiam dire di esser noi so- vente eloquentissimi
, pria di sapere e di poter pronunziare una sola parola arti- colata. Questo
linguaggio primitivo , il solo che possiamo parlare , non è mai da noi
abbandonato : noi lo coltiviamo in- cessantemente , gradatamente lo perfezio-
niamo , sinché ghigniamo ad una lingua perfezionatissima , pria di esserci
caduto nelV animo il dubbio che sienvi regole im- mutabili le quali dirigono
queste opera- zioni e eli esse sian conseguenze imme- diate e necessarie della
nostra organizza- zione medesima, lo non fo adunque che seguire gradatamente i
progressi del no- stro spirito , senza perder mai di vista la filiazione delle
nostre idee. Ij esame del discorso in genere ; Varia- tisi dei suoi veri
elementi , ecco V oggetto delle mie ricerche in questa Grammatica. Le informi
decisioni dei primi grama- tici , scrupolosamente da età in età ripe- tute ,
senza essere state mai fuse nel cro- giuolo delV esame e dell' analisi , han
ser- vito a moltiplicare gli errori e a via più Digitized by Google II spessore
le tenebre del pedantismo. Ep- però dissimular non deggio che il mio si- stema
di Grammatica , rovesciando la maggior parte delle false idee ricevute e degli
erronei principi , sarà agramente ripreso dall ’ ignorante ciurma e dai Zoili
pedanti cui paragono alle sucide Arpìe le quali lordano tutto ciò che toccano ,
in- sensatamente proclamando V inviolabil ri- spetto dovuto alle opinioni
dall’uso e dalla propria antichità accreditate : Clament periisse pudorem , . .
Vel quia nil rectum , nisi quod placuit sibi , ducunt ; Vel quia turpe putant
parere minoribus , et quae Imberbes didicére , senes perdenda fateri. Horat. II
Epist. j , 80 . lo risponderò loro con questa sentenza del giudizioso
Quintiliano : Quidquid est optimum , ante non fuerat. Instit. orat. X, a.
Adunque se la mia propria ragione , se le mie particolari esperienze di parec-
chi anni nell’ insegnamento non mi fac- Digitized by Google 12 ciano spacciar
cV assai , fonimi asperare che questo mio metodo sarà per riuscir semplice ,
agevole , breve ed uniforme agli apparanti la favella italiana e per servir d'
introduzione allo studio di tutte le lingue , giacche tutte kan delle regole
tra lor comuni che derivano dalle nostre facoltà intellettuali e d'onde
emergono i princìpi del raziocinio. Le poche anime seguaci del vero e del bello
, al rimprovcrlo delle quali è bersa- glio la gente ignara , vana , invidiosa e
superba , sapran al certo compatirmi s' io non abbia saputo nè potuto far
meglio , rammentando io loro le parole del divino Alighieri .... Queste due
proprietadi ha la Gramatica , che per la sua infinitade li raggi della ragione
in essa non si termina- no in parte. Convito. Veggio infine avvertire gl' imparanti
che il pensiero dello stesso Dante dal Sanzio così sviluppato : Grammaticorum
sine ra- tione testimoniisque auctoritas nulla est ( in Minerv . , lib. i , c.
2 ) , avendomi ad evidenza mostro ch'il gramatico limi- tar non deesi ad una
esposizione dogma- Digitized by Google i3 tica delle regole grammaticali j ma
che dopo averle dedotte dai principi della ragione e della sana logica ,
avvalorar le debbe con autorità da far legge , ho sem- pre giunto al precetto
gli esempli , tratti dai creatori della nostra lingua e dai clas- sici più
puri, Dante, Boccaccio, Petrar- ca , Firenzuola , Fedi , Buonarroti , ec.
Chiudo quanto mi era posto in cuore di far palese ai miei leggitori pregando le
persone scempie d ’ ogni mal talento , e coloro che meritamente han fama nella
repubblica delle lettere , di additarmi per le vie aperte alla comunicazione
lettera- ria , gli errori ov io fossi , per inavver- tenza o per ignoranza ,
potuto cadere. Tantum abest ut scribi contra nos no- limus , ut id etiam
maxime optemus . . . Nos qui sequimur probabilia , nec ultra id quod verisimile
occurrerit progredì pos- sumus , et refellere sine pertinacia, et re- felli
sine iracundia parati sumus. Cic. II. 7 use. disp. ij. Analisi del DISCORSO
[cf. H. P. Grice, ‘discourse’] Ogni SISTEMA DI SEGNI è una LINGUA. Ogni IMPIEGO
di una lingua, ogni EMISSIONE [cf. H. P. Grice, UTTERANCE,
impliacture/implicatum with ‘implicate’ to do duty for ‘mean,’’suggest,’ ‘signify’]
di SEGNI è un DISCORSO. Essendo dunque ogni DISCORSE la MANIFESTAZIONE delle
nostre idee, la conoscenza perfetta di queste idee può sola farci scoprire la
vera ORGANIZZAZIONE del discorso e svelarci completamente il segreto meccanismo
delia sua composizione. Sentire e GIUDICARE, ecco tutta la nostra intelligenza,
tutto il nostro essere, tutto ciò che siamo, l’intiera nostra esistenza*
Giovanetti , è questo un fatto che ognun di voi ha già dovuto in sè provare , è
questa la fonte , onde emanar deggiono tutte le conoscenze gramaticali ,
debb’csser questo il lilo d’ Arianna per non farvi smarrire negrinestricabili
andirivieni del labirinto edificato dai Clamatici non filosofi. Quando
giudichiamo, sentiamo dei rapporti tra le nostre idee, sentiamo che un essere
qual si sia, o piuttosto l’idea che se ne ha, giacché non sentiamo che le
nostre idee, rinserra una qualità, una proprietà, una circostanza qualunque. GIUDICARE
[che S e P – H. P. Grice] è dunque sentire che una idea ne rinchiude un’altra.
Quando io penso a Cesare, e GIUDICO CHE Cesare è dotto, sento che l’idea di
Cesare comprende l’idea di egser dotto e ch’ella la novera nel numero degl’elementi
che la compongono attualmente. Imperò, quando abbiamo una percezione, una idea,
noi sentiamo } e quantunque volte sviluppiamo una circostanza in questa
percezione, noi giudichiamo. È questo, giovanetti, un punto capitale che non
bisogna perder mai di vista. Per ESPRIMER un giudizio, fa di mestieri enunciar
le due idee – S e P – H. P. Grice -- di cui l’una contiene l’altra, più l’atto
dello spirito che ravvisa questo rapporto. Ciò appellasi IL SOGGETTO, L’ATtRIBUTO
ed il SEGNO DELL’AFFERMAZIONE che gli unisce. Ecco ciò che costituisce una PROPOSIZIONE.
L’essenza del discorso adunque è d’esser COMPOSTO DI PROPOSIZIONI, di
enunciazioni di giudizi. Son questi i suoi veri elementi immediati 5 quindi
impropriamente vengon appellati elementi, parti del discorso, quelli che sono
realmente gl’elementi, le parti della proposizione. La de-composizione adunque
della proposizione sarà l’oggetto delle nostre ricerche. De-composizione della
proposizione nei suoi elementi. Giovanetti, voi siete ora nella certezza
ch’ogni proposizione debb’esser l’enunziazione d’un giudizio e che il discorso
non puote avere SIGNIFICAZIONE veruna quando non esprime un giudizio qualunque.
Riflettendo ognun di noi su la natura della nostra intelligenza che tutta
consiste a sentire e a GIUDICARE, non puossi affatto dubitare di queste verità.
Si è dimostrato nel precedente capitolo che per ESPRIMER UN GIUDIZIO fa d’uopo
enunciare le due idee di cui 1’una contiene 1’altra, più 1’atto dello spirito
che osserva un tal rapporto. Qual maraviglia debb’esser ora la vostra nell’udire
che sovente un solo de’nostri suoni articolati RAPPRESENTA una proposizione INTERA
– H. P. Grice, ‘whole’/’part’], esprime un giudizio COMPLETO [compiuto]! Non 7
per esempio, vuol dire: io non sento ciò , o io non credo ciò, o IO NON VOGLIO ciò,
secondo le occasioni diverse. Si, vuol dire del paro: io lo credo, o io lo farò,
o ciò è certo, secondo i vari casi. 1l nostro semplice grido AH! SIGNIFICA: io sono dolente – H. P. Grice’s very example in ‘Meaning
revisited,’ if C is in pain, C hollers. Il grido oh! può SIGNIFICARE: io
sono attonito, stupefatto. Avviene lo stesso di tutte le nostre interiezioni,
d’un gran numero di congiun-zioni e di parecchie di quelle parole chiamate da
alcuni gramatici particelle: esse son tante enunciazioni di INTERI GIUDIZI. –
H. P. Grice at one point disagreed when he compared a yawn from ‘I am bored.’ Endorsing what we may call an OPTIMALITY-based account to ‘significazione
dell’emissore’, ‘I am bored’ only means that I am bored. Dir puossene
altrettanto, in molte circostanze dei nostri pronomi. Essi rappresentan sovente
una INTIERA PROPOSIZIONE. Quando, dopo aver detto: la Francia ha dichiarato la
guerra alla Spagna: soggiungo: siatene sicuro , credetelo, ciò vai quanto dire:
credete questo GIUDIZIO, siate sicuro di questo giudizio; la Francia ha
dichiarato la guerra alla Spagna. Ne e lo SIGNIFICANO esattamente questa
proposizione. In un’altra circostanza, ne significheranno un’altra. Da un altro
lato abbiamo parole, in gran numero, che NON esprimono neppure una intera idea,
le quali NON rappresentano, per così dire, che un frammento [H. P. Grice: PART]
d’idea: tali sono le nostre preposizioni, gli avverbi, gli aggettivi, compresivi
i participi e gli articoli. Il, di, virtuoso, diligentemente, NO SIGNIFICAN
ASSOLUTAMENTE NULLA, e non si potrebbe fare verun uso di sì fatte parole,
isolate e separate da ogni altra. Questi stessi segni uniti ad altri, il
dinoterà in qual estensione debb’esser presa una idea. Di – H. P. Grice on Hardie, ‘What is the meaning of ‘of’?’ ‘And what do
you mean by ‘of’?’ --, posto tra due idee, indicherà che 1’una è in un certo
rapporto con l’altra. Virtuoso [cf. H. P. Grice, ‘shaggy’] disegnerà una
qualità d’un ente. Diligentemente, la maniera onde un’azione è eseguita. Ma il
non è mica il nome dell’estensione j di non è quello del rapporto j virtuoso,
non è quello della qualità, nè diligentemente quello del modo. Non son dunque
questi, veri segni, ma realmente FRAMMENTI di segni – H. P. Grice, ‘utterance
whole, utterance part’. Non havvi proposizione senza verbo ESPRESSO O
SOTTINTESO [cf. Grice’s main taxonomy: explicitlly conveyed – DICTUM --,
followed by ‘that-‘ only as opposed to the ‘saying’ of nonsense --; implicitly
conveyed, IMPLICATUM. Desso costituisce solo la PROPOSIZIONE – cf. H. P.
Grice alla Rimini, ‘complesso proposizionale’ -- e determina il SENSO – FREGE SINN,
SENSUS, Anglo-Norman, ‘sense,’ as in ‘SENSA NON SUNT MULTIPLICANDA PRAETER NECESSITATEM
-- di quella nella quale entra. Ma quando il verbo è impiegato al modo
participio, NON EVVI ENUNCIAZIONE DI GIUDIZIO } quindi NON HAVVI PROPOSIZIONE.
Quando DICO: un uomo leggente – e non dico CHE un uomo è leggente -- , una
donna pregiata – e non dico CHE una donna è pregiata --, una cosa finita, e non
dicho CHE una cosa è finita, enuncio semplicemente delle idee isolate ed
uniche. Il verbo a questo modo è un vero aggiunto ed è questa la sua forma
essenziale e fondamentale, come vedrassi quando si esporrà la teorìa del verbo.
Il verbo all’infinito NON FORMA uè anco PROPOSIZIONE –
‘to be or not to be’ as opposed to Hamlet said that to be or not to be was the
question --, nè per seguenza ENUNCIAZIONE DI GIUDIZIO. Esso è un vero nome
alla Ryle ‘Fido’, mediante il quale si DI-SEGNA ed il verbo medesimo e lo stato
eh’esprime. Lo stato PRIMITIVO – H. P. Grice: PRIMARIO NELL’ONTOGENESI E NELLA
FILOGENESI -- d’ogni proposizione, è, come di sopra si è accennato, d’esser
composta d’UN SOL GRIDO. Ma quali elementi necessari deggian contenersi in questo
SEGNO UNICO, il vedremo tosto. Essendo ogni PROPOSIZIONE – H. P. Grice,
complesso proposizionale -- l’enunciazione di un giudizio, ed ogni giudizio consistendo
a sentire che una idea esiste nel nostro spirito, che un’ altra idea esiste in
quella, bisogna necessariamente che il segno unico il quale esprime una proposizione
contenga in sè almeno DUE ALTRI SEGNI 5 l’ uno RAPPRESENTANTE una idea esistente
in sè stessa, e l’altro RAPPRESENTANTE un’altra idea come non esistente che
nella prima. Son questi al certo DUE ELEMENTI NECESSARI del discorso: vediamo
ora quali essi sieno e poscia se sienvene altri del pari indispensabili. Il
nome che si concepisce come SUSSISTENTE in sè e come IL SOGGETTO di ciò che in
lui si concepisce, è IL PRIMO – “the cat” di questi DUE SEGNI – “sat on the mat”.
In effetti, sono i nomi che RAPPRSENTANO tutte le idee che hanno nel nostro
spirito una esistenza assoluta ed indipendente da ogni altra idea. Che questa
esistenza sia positiva e reale come quella degl’esseri sensibili, o pure
fittizia ed imaginaria come quella degli esseri puramente intellettuali –
Pegaso, cavallo alato, proposizione, significato --, poco rileva. Queste idee
esistono in sè stesse e non son subordinate ad alcuna altra. I nomi adunque, ed
i PRO-nomi [cf. H. P. Grice, pro-verb, ‘Socrates whatted in 391 B. C.’ -- che
ne fan le veci, posson solo esser i subietti dei nostri giudizi e delle nostre
proposizioni – “Socrates” is H. P. Grice’s and P. F. Strawon’s example in their
joint seminar on ‘Categories’ – cannot be a predicate; it’s a substantial -- 5
e tutti gl’altri elementi del discorso non rappresentano che idee a quelle
relative. Nulla a3 di meno le altre parole, ed anco FRASI – H. P. Grice, “Utterer’s
meaning, sentence-meaning, phrase-meaning, word-meaning” -- intere, divengon
assai sovente soggetti di proposizioni j ma ciò avviene quando sono impiegate
come nomi assoluti o soggettivi, vai quanto dire ri-guardati come esprimenti
idee aventi un’esistenza propria ed assoluta. Gli aggiunti propriamente detti,
o modificativi – H. P. Grice, ‘shaggy’ -- y e per seguenza tutte le parole e le
frasi impiegate aggettivamente, son le parole che compongono la seconda specie
dei segni indispensabilmente NECESSARI per formar una proposizione – H. P.
Grice: “That’s why I restricted my analysis to ‘Fido is shaggy’”. Ma essi non
sono attributi completi: esprimono bensì una idea che fa parte d’un’altra, ma
con astrazione dell’idea – O PRESUPPOSIZIONE – H. P. Grice e P. F. Strawson -- d’esistere.
Valoroso – SHAGGY --, rappresenta, è vero, l’idea valore – OR HAIRY COAT -- come
appartenente o piuttosto come dovendo appartenere ad un soggetto – SMITH’S
JONES, FIDO --, ma non già come effettivamente esistente – cf. H. P. Grice’s e
P. F. Strawson’s example in their joint Oxford seminar on ‘Categories’: Bunbury
is disinterested. He is in the next room. Real disinterestedness doesn’t
exist. Yes,
Bunbury is really disinterested. Imperocché per SIGNIFICAR completamente che
una idea è rinchiusa in un’altra, bisogna PRIMA SIGNIFICARE eh’ ella è , eh’
ella ESISTE – H. P. Grice’s and P. F. Strawson’s example: ‘real
disinterestedness’. Or di questa PROPRIETÀ – cf. H. P. Grice on P. F. Strawson’s
INDIVIDUALS -- sono scempi, per una singolare astrazione tutti i nostri aggiuntivi,
proprietà di cui va solamente adorno il solo aggiunto essendo, esistendo od esistente
che in sè racchiude I’ idea di esistenza, idea che lo rende completamente
attributo e che per mezzo suo è implicitamente – via IMPLICATURA -- negli altri
aggettivi compresa. Questi aggettivi sono appunto i verbi. I verbi son dunque
altrettanti aggiunti chiudenti in sè medesimi l’aggiunto essendo che noi
chiamiamo participio, eli* è la lor forma essenziale e fondamentale. Quindi
fassi aperto perchè gl’aggettivi propriamente detti son VERBI MUTILATI, e i
verbi sono AGGETIVI INTERI, e perchè i primi uniti ad un sostantivo non
producon mai una proposizione, e perchè non si richiede che un vèrbo e’1 suo
subietto per farne una. Ma il verbo al modo participio forma la proposizione
imperfettamente. Quando dite: Giulio leggente od essendo leggente, voi
accoppiate DUE idee, una esistente in sè stessa – GIULIO, cf. H. P. Grice’ and
P. F. Strawson’ ‘BUNBURY’ -- ed una che non puote esistere che in un’altra, e
nulla d’avvantaggio. Ma quando dite: PIETRO LEGGE od È leggente – H. P. Grice’s
and P. F. Strawson’s ‘BUNBURY IS REALLY DISINTERESTED’ --, voi pronunziate un
giudizio formale, cioè che l’idea di legge o è leggenie ESISTE in una maniera
positiva ed attuale in un’ altra. Per le stesse ragioni dianzi addotte non
puote esservi proposizione quando il verbo è all’indefìnito. In ogni
proposizione dunque si contengono DUE TERMINI – categoria morfo-sintattica --,
un soggetto ed un attributo, un nome [l’ONOMA del Cratilo dell’accademia] ed un
verbo [IL REMA del Cratilo dell’accademia – v. Robins, Storia della linguistica
--. Tutto il rimanente del discorso risolvesi in accessorii di subietti o di
attributi. Eccoci ormai pervenuti alla de-composizione completa della
proposizione. Facciamci ora a percorrere le divisioni della medesima. Della
divisione delle Proposizioni . Giovanetti, si è dimostrato nell'antecedente
capitolo che in ogni proposizione contener deggionsi DUE TERMINI: il soggetto
che è il SEGNO dell’ente GIUDICATO, quello del quale si afferma, o si nega, il PREDICATO
– BOEZIO – praedicamentum --, quello dell’idea in lui contenuta, quello che si
afferma o si nega. Il soggetto esser può semplice come in questa proposizione:
Beatrice mi guardò con gli occhi pieni Di faville d'amor — Dante ALIGHIERI. Il
soggetto puote esser moltiplice, allor- ché , in virtù dell’elissi che tanto
suona quanto difetto o mancamento, si attribuisce a più oggetti una intenzione
medesima, come in questi versi del Petrarca: Amor, natura, e la hell’alma umile
Ov' ogn alta virtute alberga e regna, Contra me son giurati. Se non avesse in
questo luogo il Poeta fall’uso dell’elissi, sarebbesi convenuto dir così: amor
contra me è giuralo } natura contra me è giurata 5 e la bell'alma umile ove ec.
, contra me è giurata, e però avrebbersi, in vece d’ una , TRE PROPOSIZIONI. Il
soggetto è complesso come in questa proposizione: Lucevan gl’occhi suoi più che
la stella. Dante ALIGHIERI. Dario re di Persia fu vinto d’Alessandro. Le
formule gl’occhi suoi , nel primo esempio } Dario re di Persia , nel secondo ,
sono i soggetti complessi. Non havvi lingua, per doviziosa di vocaboli che sia,
la qual non manchi pur sovente di segni, propri ad esprimere con una sola voce
ciascuna idea e ciascun concetto che venir ci possa nello spirito. In tal caso
ci convien far uso d’una perifrasi, ossia d’un largo giro di più parole ad un
sol termine equivalenti 5 quindi in questi versi di Dante ALIGHERI: Tu proverai
si come sa di sale Lo pane altrui, e cornee duro calle Lo scendere e’I salir
per V altrui scale ; all’aggregamento
dei segni lo scendere e 7 salir per V altrui scale, ritraenti sì fatto concetto,
forma il soggetto della SECONDA PROPOSIZOINE. Del paro che il soggetto , 1 T
attributo esser può semplice, moitiplice, complesso, ed enunciato con una
parafrasi. L’attributo è semplice, come in questa proposizione; Dio è eterno. È
moltiplice in questa: Dio è giusto ed onnipossente. È complesso in quest’altra:
Cesare fu il tiranno d’una repubblica di cui doveva esser il difensore. È
finalmente l’attributo enunciato per mezzo d’una perifrasi in questa
proposizione: Il vivere onestamente è il solo mezzo per essere scempio dell’altrui
maldicenza. Ciò premesso passiamo a discorrere le differenti specie di
proposizioni. NON È MIA IDEA, O GIOVANETTI, FAR QUI PAROLA DI TUTTE LE SPECIE
DI PROPOSIZIONI CHE DISTINGUONSI NELLA FILOSOFIA. La gramatica – H. P. Grice: “Austin
loved Chomsky because he enthroned something above philosophy: grammar, that we
at Oxford associate first – if not foremost – with grammar school-boys! -- non
si occupa che della FORMA delle proposizioni, e sotto questo ragguardamento
dello spirito esse posson essere i .° semplici o composte ; 2 . ° complesse od incomplesse
; 3.° relative ; 4-° integre od elittiche; 5.° principali od incidenti, e queste
esplicative o determinative. Le proposizioni sono semplici o composte, secondo
la natura del lor soggetto e del lor attributo. Una proposizione semplice è
quella di cui il soggetto e 1’attributo sono egualmente semplici cioè, igualmente
determinati da una sola idea totale, come : la saggezza è preziosa; la
considerazione che si accorda alla virtù è preferibile a quella che si accorda
alla nascita. Una proposizione dicesi composta quando il soggetto o l’attributo
son composti, cioè determinati da differenti idee totali. Una proposizione
composta pel soggetto può decomporsi in tante proposizioni semplici quante son
le idee totali integranti contenute nel soggetto composto; ed esse avranno
tutte il medesimo attributo e soggetti differenti. Demostene e Cicerone furono
oratori: sonvi qui due soggetti, Demostene E – cf. H. P. Grice on CONJUNCTION, ‘and’
-- Cicerone ; quindi DUE proposizioni semplici aventi lo stesso attributo: i.
Demostene fu oratore; 2 . Cicerone fu, oratore. Una proposizione composta pell’attributo
può decomporsi in tante proposizioni semplici quante idee totali integranti
sonvi nell’ attributo composto j ed esse avranno tutte il medesimo soggetto ed
attributi differenti Cicerone fu filosofo ED – cf. H. P. Gice, CONJUNCTION, ‘and’
-- oratóre: qui havvi DUE attributi, fu filosofo e fu oratore: imperò due
proposizioni semplici col medesimo soggetto: i° Cicerone fu filosofo \ 2 °
Cicerone fu oratore . La de-composizione fassi sensibilissima in qnesta
veramente aurea strofa di ORAZIO, II. Od. io. Auream quisquis mediocritalem
Diligiti tulus caret obsoleti Sordibus tedi , caret invidenda Sobrius aula. II.
Le proposizioni sono a un pari complesse od incomplesse, secondo la forma dell’enunciazione
del lor subietto e del lor attributo. Dicesi proposizione complessa quella di
cui il soggetto o l’attributo sono complessi. i°. Proposizione complessa pel
soggetto: La possanza legislativa è rispettabile. 2. 0 Proposizione complessa pell’attributo:
Dio governa tutte le parti dell'universo. , Una proposizione incomplessa è
quella di cui il soggetto é 1’attributo sono parimente incomplessi. Esempi: la
saggezza è preziosa: mentire è una viltà. Chiamasi proposizione relativa quella
la quale dipende da altra proposizione sottintesa. Tale si è la seguente:
Lassando l'atto di cotanto uffizio, Dant. la cui correlativa SOTTINTESA [cf. H.
P. Grice, IMPLICATA] si è: quanto è l'atto del giudicare. Quella eh’ ha neve il
volto, oro i capelli. Petr. Chiamasi proposizione integra quella in cui
contengonsi tutte le parti necessarie all’intendimento del concetto che vuoisi
esprimere, come nella seguente: quella ch'ha neve il volto. Ma se TACCIASI –
cf. TACITO -- in essa il soggetto o il verbo, o l’uno e l’altro, la
proposizione, per tal manco difettiva, dicesi proposizione elittica, siccome la
seguente, finimento dei precitato verso: oro i capelli, il cui intero costrutto
si è, e quella che ha oro i capelli. Quando le giunte fatte, sia al subietto,
sia all’ attributo, sia a qualche altro termine modificativo dell’uno o del1’altro,
sono esse stesse proposizioni, tali proposizioni parziali sono incidenti } e
quelle di cui esse son parti integranti, sono principali – H. P. Grice: “if” –
as opposed to “not,” “and” and “or,” introduces hypotaxis. Per esempio, quando
dicesi: i savi , che sono più istrutti del comune degli uomini, dovrebber pure
sorpassarli in saggezza, questa è una proposizione complessa: che sono più
istrutti del comune degl’uomini, è una proposizione parziale, legata al
soggetto i savi, di cui è un compimento esplicativo, perchè serve a svilupparne
l’idea per trovarvi un motivo che giustifichi 1’enunciazione della proposizione
principale, i savi dovrebbero sorpassare gli altri uomini in saggezza: la
proposizione parziale, che sono più istrutti del comune degli uomini, è dunque
una proposizione incidente. Parimente quando dicesi: la gloria, che proviene
dalla virtù, ha uno splendore immortale, è questa una proposizione complessa:
che proviene dalla virtù, è una proposizione parziale, legata al subietto la
gloria, di cui è un complimento determinativo, perchè serve a RISTRINGNERE IL
SIGNIFICATO TROPPO GENERICO, vago ed inde- terminato del nome gloria – “a knockdown
argument” – H. P. Grice --, mediante l’idea della causa particolare che la
procura, cioè, la virtù: così la proposizione parziale, che proviene dalla
virtù, è una proposizione incidente. Sonvi dunque due sorte di proposizioni
incidenti: 1’ una esplicativa , e 1’ altra determinativa. L’ esplicativa serve
a sviluppare la comprensione dell’ idea parziale alla quale è legata: è una
semplice spiegazione. Esempio: i savi, che sono più istrutti del comune degli
nomini, dovrehher pure sorpassarli in saggezza. La proposizione incidente, che
sono più istrutti del comune degli uomini, è puramente esplicativa, perchè è lo
sviluppo ANALITICO alla Leibniz dell’idea di savi. La proposizione incidente
determinativa è quella che giugne un idea accessoria alla comprensione dell’
idea parziale cui è legata , per ristrignere l’estensione del soggetto. Esempio:
la gloria, che proviene dalla virtù, ha uno splendore immortale. La
proposizione incidente, che proviene dalla virtù, è determinativa, perchè aggiugne
all’idea antecedente della gloria, l’idea accessoria di provenire dalla virtù,
di aver la virtù per causa 5 e questa addizione ristrigne l’estensione del nome
gloria, escludendo ogni gloria che NON viene dalla virtù. E della proposizione
basti ciò che se n’è parlato, e trapassiamo ora a discorrere i suoi diversi
elementi e mostrar l’origine e l’uso di ciascuno di essi. Degli elementi della
proposizione. Giovanetti, dopo avervi parlato della natura della PROPOSIZIONE,
dopo di avervi fatto conoscere i veri elementi ond’ è necessariamente composta
e le divisioni di essa, fa di mestieri or esaminare le differenti SORTE DI
PAROLE – H. P. Grice: “I will restrict my ellucidation to ‘Fido’ and ‘shaggy’ --
di cui fassi uso in una lingua perfezionata per render l’espressione del
pensiere più completa e più facile. lo non mi occuperò punto delle diverse
classificazioni che i grammatici han fatte di queste parole, nè del numero, nè
dell’ordine delle lor denominazioni $ del lor uso e delle lor funzioni bensì. E
però foni- mi a considerare gl’elementi del discorso come si offrono al mio
spirito, partendo dallo stato primitivo della proposizione in una lingua
nascente – alla H. P. Grice. E siccome nell’origine della lingua, una
proposizione non è composta che di UN SOL GESTO – cf. segno arbitrario:
volcale, gesto, moto --, di un sol GRIDO – H. P. Grice’s holler --, così le
prime parole che si presentano al mio spirito son quelle le quali, anco
attualmente, esprimon da sè sole una intiera proposizione. Or queste parole,
questi segni ideali, questi gridi IN-ARTICOLATI, nomansi dai grammatici inter-iezioni
– H. P. Grice, ‘why ‘inter’? – The Latin word ‘interjectio’ translates to ‘enteuxis’
or ‘epiphonema’ in Greek. Therefore, there is no single direct equivalent for
the speficic term ‘interjectio’ in Greek. The word ‘interjectio’ itself is
derived from ‘interjicere, from inter- and jacere, to throw. To throw or place
between. Therefore, interjection literally means ‘a throwing between,’
describing how an interjection is a word ‘thrown’ into a sentence to express emotion,
surprise, or a sound, without being grammatically connected to the other words.
Di esse dunque conviene far capo. Delle Interiezioni. Ahi! serva Italia, di
dolore ostello! D. ALIGHERI. L’ interiezione , o giovanetti , è il vero tipo
originale della lingua. Tutte le altre parti del discorso non sono che frammenti
di questa e non son destinate che a de-comporla ed a risolverla nei suoi elementi.
L’interiezioni adunque sono SEGNI NATURALI – Grice’s point exactly in ‘Meaning
revisited’ -- della nostra organizzazione, espressioni sincopate, vere frasi
elilliche, sprimenti quei gridi di PIACERE o di DOLORE, di GIOIA – Occam: risus
naturaliter significat laetitiam interiorem -- o di TRISTEZZA – lachrima naturaliter
significat interiorem traestitiam --, d’APPROVAZIONE – Blackburn’s HURRAH!” -- o
di DISPREZZO – BLACKBURNO: Boo! --, e di sensibilità, onde siamo affetti.
L’uomo ha apparato questa lingua dalla stessa NATURA – physis – segno fisico (Those
spots mean measles) vs. segno non-fisico --, eh’ è uno in tutti, e di cui la
moderna FAVELLA – Latin fabula -- è una semplice traduzione in suoni ARTICOLATI
ed arbitrari – non-fisici. H. P. Grice: “There is
intentional control, and hence my theory of meaning is not causal but
intention-based. Ogni interiezione, per le ragioni dianzi addotte, è una
compendiata espressione d’un giudizio, ossia d’una proposizione intiera j
adunque ella debbe implicitamente inchiudere uu soggetto – l’’io’ di Hegel –
but cf. H. P. Grice: “Surely creatures should reach a point where they should be
able to express a state of affairs which is not internal to themselves -- ed un
predicato. In
fatti il grido ah! SIGNIFICA: io sono soffrente, o io soffro. II grido oh! vuol
dire: io sono attonito, stupefatto. Doh! suona quanto: io sono sdegnato,
incollerito, cruccialo; e così dee discorrersi degl’altri siffatti segni. Delle
interiezioni, alcuni son semplici gridi NATURALI – o fisici – dunque causali -,
siccome ah ! oh ! ec. \ altre un aggregamento di voci articolate commiste ad
alcun grido come oim 'e , ahimè, ec. Quantunque volte avvenga eh’altri suoni
articolati trovinsi giunti al semplice grido naturale O FISICO O CAUSATO INVOLUNTARIAMENTE,
ei possono risguardarsi in due diversi aspetti; cioè o come elementi d’una
proposizione elittica che la forza della passione e quindi la foga del dire non
permette esprimere per le solite formule del favellare e ci lascia poca libertà
di spirito per analizzarli, o come una interpretazione della semplice
interiezione, voglio dire, come una traduzione in voci articolate ed ARBITRARIE
– intenzionate e non fisici o causali -- del grido medesimo. Adunque colui che
compreso da forte dolore, sciama: oimè! viene a dire: oi! cioè io sono da
soverchio dolore oppresso } me , vale a dire; SOCCORRETE ME. Ma in questo verso
di Dante ALIGHIERI: ahi! quanto egli era nell'aspetto fiero! la formola quanto
egli era nell' aspetto fiero, è una pretta traduzione in voci articolate del
sentimento contenuto nel grido ahi! Imperò chiameremo le prime , pssia i
semplici gridi inarticolati ahi oh! ec. interiezioni pure f le seconde, ossia
l’accoppiamento d’alcun grido con altro articolato suono, saran da noi chiamate
interiezioni miste. ANALISI Delle interiezioni e delle parole impiegate come
interiezioni nella nostra lingua. A. Ah ! (io mi sento inorridire); Ah! fiera
compagnia . Dante ALIGHERI, Ahi ! (io mi sento da grande ira e cruccio commosso
forte ) 3 * — Ahi ! dura Digilized by Google 4 " terra , perchè non t'
apristi ! — Dante.— Ahi ! nuli' altro che pianto al mondo dura ! — Petrarca.
Ahimè o aimè ! ( io mi dolgo compian- gete me )! — Aimè! che piaghe vidi ne'
lor membri ! Dante. Ahi ! lasso ! ( io sono dolente , soccorrete me lasso ) j
Ahil lassa me ! ( io mi lamento cosi per ) che assai chiaro co- nosco corri! io
ti sia poco cara. — Boc- caccio. B. Beato me! (mirate me bealo") $ Bealo
te! ( io ammiro te beato ). Pur beato ! ( io posso pur chiamar me beato )j —
Pur me beato ( poi ) che noi abbiamo giudice che non mi lascerd piu far versi.
Davanzati. D. Deh ! ( io mi sento commosso forte pen- sandovi j — Deh ! amico
mio , perchè vuo' tu entrare in questa fatica ? Boc- caccio. Digilized by
Google 4 * Doh ! ) io maravigliando il dico )$ — Doh ! gli aveva ben tenero ’l
budello , Buonarroti , Tancia. E. E ! ( la memoria di quella vista mi spa-
venta ancora ) j — E quanto a dir qual era è cosa dura ! Dante. Eh ! ( io sono
quasi incollerito ) j — Ehi che V . Sig. Illustriss. mi dà la baia. Redi. Alla
fine delle frasi interrogative, questa interiezione significa 5 non dico io
vero ? Tu ti dai forse ad intendere eli io' sia tuo schiavo , eh? Firenzuola.
Ehi ! ( io sono maravigliato ) — Ehi ! messere , che è ciò che voi fate ? Boc-
' caccio. Eia ! ( di' su ) j — Eia ! Calandrino , che vuol dir questo ?
Boccaccio. Eimè ! ( io sono dolente , compiangete me) E ime , lasso! che ora
intendo quello che non intesi. Crusca. Eimeil {io sono adirato e mi vince l'im-
Digitized by Google V#» 4a pazienza )\ — Eimei ! state a udire , Firenzuola. H.
Hi ! ( ciò mi spira nausea e disprezzo ) ; Hi! meccere. Boccaccio. Hui ! o pure
ui! (io sento acuto dolore )} Alto sospir , c/i e duolo strinse in hui y mise fuor
pria , Dante. O. 0 ! ( io chiamo voi ) ; — O voi , o Jot- tor/ Firenzuola. Oh!
[io sorco pieno di maraviglia e d’ in- vidia ) 5 — O/i / liberalità di Natan ,
quanto se ’ Zu maravigliosa ! Boccaccio. O/i / o/ì ! [ io sorco maravigliato ,
io sono maravigliato )/ — 04/ o/i/ la testug- gine vola? Firenzuola. 01 / o
pure ohi ! [ io sorco dolente ) j — O/ , lasso ! che tuttor desio ed amo ,
Crusca. Oìbò! [io sdegno e sprezzo ciò); — Dia ce ne guardi , oibò !
Buonarroti. OiVrcé / od ohimè ! o pure omè ! [io sona Digitlzed by Google 43
dolente , compiagnete me)', — Oimè , Zawo/ — Oimò! il bel viso ! Oimè! il soave
sguardo ! Petrarca. Oimei! (oi mez) (zo son dolente , abbiate pietà di me)', —
i/ messo comincia a dire : oimei ! Crusca. O io! o pure oio ! ( io sono stupefatto).
Oio! disse il monaco, se vi di lungi .... Boccaccio. Oisè! ( gridava eh* egli
era dolente, che „ compiangessero sé)} Oisè ! dolente se! che il porco gli era
stato imbolato. Boc- caccio. Oitu! (tu sei misero , tu sei degno di com- pianto
)} — Oitu ! Gerusalemme, Cru- sca. P. Pu ! ( io V abborro ) — Pu! Buonarroti.
U. Uh! ( io inorridisco ) — Uh ! (prego ) che Dio tei perdoni ! Firenzuola. Le
interiezioni di cui abbiam fatto molto sono le più usitate } facciamo ora
Digitized by Google 44 l’analisi di parecchie altre parole impie- gate come una
sorta d’interiezioni e pro- curiamo di darne il significato. B. Bravo 1 bravai
bravi ! brave l bravissimo! Sono espressioni abbreviate di tu sei bra- vo , tu
sei brava ec. Buono! è un elemento della proposizione questo è buono . C.
Cànchero ! {mi fosse venuto un} canchero (s’ io faceva altrimenti ) mentre il
pode- stà qui stava r Buonarroti. C ancherusse! — (im) cancherusse! ( mi venga
se io non dico vero ) e mi fu per ingoiare , Buonarroti. Cdnchitra! — Canchiira
! ( mi venga se io mento ) cosi ben non canta il sere , Buonarroti. Capperi ! —
Capperi (io son maraviglialo )/ io mi ridico. Crusca. Céppita! — C oppila ( io
son maravi- Digitìzed by Google 45 gliato ) ! io ho fatto da medico daddo- vero
, Redi. Cosi ! — (come è vero questo ch’io di- co ), cosi ( desidero che )
cresca il bel lauro in fresca riva ! Petrarca. D. Diacine o diacinl — Diacin (
diavolo fa ) eh’ ci mi risponda. Berni. Diavolo ! ( desidero che il diavolo ti
porli via ) \ — • Come * diavolo ! non hanno che una coscia e una gamba?
Boccaccio. Dòmine ! ( io invoco e prego te , signo- re') , — Domine l fallo
tristo. Boccaccio. F. Finocchi ! (io sono maravigliato) \ — Fi- nocchi ! costui
non è chi é* pareva. Fi- renzuola. G. Guai! disgrazia. — Guai (sono preparati)
a voi , i quali vi apparecchiate d’ an- dare colle ricchezze al reame del cielo
! Crusca. Digitized by Google 46 Guarda ! — Lo duca mio dicendo : guar- da ( il
periglio ) , guarda ! Mi trasse a se del luogo dov ’ io slava. Dante. M. Madesì!
( mio Dio si). Manco male ! Questa espressione vale quan- to il male è manco
che non sarebbe sta- to , la cosa andando altrimenti. N. Non. — ( come questo
eh* io dico è falso). O. Olà ! — Olà ! ( io chiamo te che sei là) dove se ’ ?
Boccaccio . Omb 'e! ( ora bene) ora la cosa sta. bene)) — Ombè ! quegli gli
curi che è là propo- sto a ciò. Buonarroti. Orsù ! — Orsù (ora levatevi su ) ,
giova- ni , assaltiamo virilmente e con allegra fronte questi dormiglioni.
Firenzuola. Digitlzed by Google 47 p. Pape 1 . ( io sono maraviglialo ). — Pape
, Satan ! pape , Satan , aleppe ! Dante. SI. — ( come questo ch’io dico è vero
) , si ( vorrei che io) fossi morto quando la mirai , Petrarca. »S7«/ (sta
cheto)! —Sta, ch’io vo' con- siderarla meglio. Firenzuola. Su ( levatevi su i
piedi)', — Su, madon- na , levatevi tosto. Boccaccio. V. Via ( va! o andate o
andiamo in via) ', — Via , fdccialevisi un letto tale , quale egli vi cape.
Boccaccio. Viva! (io prego che egli viva)', — Viva , viva il nostro signore.
Crusca. Z. Zitto ! (non fare o non fate un zitto)', — Zitti un pò’, ch'elle
dormono. Buonarroti. Digitized by Google CAPITOLO VI. 48 Dei JSomi e dei
Pronomi. Giovanetti , io vi ho fatto conoscere ad evidenza nel precedente
capitolo che pos- siamo esprimere una intiera proposizione con un sol segno. Or
conviene farvi osser- vare che tosto che cessiamo di voler espri- mere una
proposizione per mezzo d’ una sola parola , il primo bisogno che fassi in. noi
sentire si è quello di un segno che rappresenti il soggetto di questa proposi-
zione , che disegni la cosa di cui vuoisi far parola , l’ idea alla quale se ne
attri- buisca un’ altra. Questo seguo non puote esser altro che il nome, esso
solo adem- pier può questo ufizio nel discorso ; i soli nomi posson essere i
soggetti delle propo- sizioni. Inutil cosa estimo distinguer tra essi e nomi
propri ed individuali , come Cesare , Pompeo , Alfredo ec. , o gene- Digitized
by Google 49 rali e comuni , come libro , marmo , ta- vola $ nomi di esseri
reali o nomi di ge- neri , di classi , di specie , di modi , di qualità ed
altri esseri intellettuali i quali non hanno esistenza che nei nostro inten-
dimento. L’uso che dobbiam farne nei no- stri raziocìni è la sola cosa di cui
abbiamo ad occuparci. E però investigando , o giovanetti , la filiazione delie
nostre idee , parmi assai verisimile , e direi pur certo , che i nomi di
persone sieno stati i primi, e forse as- solutamente i primi inventati dagli
uomi- ni. Iu fatti , appena cominciò 1’ uomo a manifestare , mediante un grido
od un ge- sto , un sentimento , una passione , un movimento dell’ anima ,
sembrami che il primo bisogno che si è fatto sentire abbia dovuto essere di
specificare chi provava un tal sentimento ed a chi il suo parlare volgea.
Quindi 1’ origine dei nomi perso- nali io , tu , se : io nome dell’ individuo
per sè parlante \ tu , nome d’un solo indi- viduo , a cui dirigesi la parola ;
sè , nome dell’ individuo in relazione d’ identità col soggetto: nel numero del
più , noi , voi , sè . 4 Digitìzed by Google 5o Avendo i creatori delle lingue
attribui- to a questi segni il comprendimento del- l’ idea dell’ individuo con
la determinazion sua con 1’ atto della parola , ciò esser do- vrebbe
potentissimo argomento che queste voci sieno veri nomi , cui con appaia- mento
speziale diremo nomi personali , lasciando ad ognuno la libertà di dar loro il
nome che più gli va a genio. Veniamo or a parlare delle proprietà e virtù di sì
fatti segni. , Variazioni del nome personale io. Singolare, Plurale. Soggetto
io noi. [ di me .... di noi Rapporti di dipendenza l n1 *, a ,ne * • ci, ne,
ano ! da me .... da noi Oggetto . . . . mi , me . . . ci , ne, noi Variazioni
del nome personale tu. Singolare , Plurale Soggetto tu voi L di le .... di voi
Rapporti di dipendenza / ti , a te ... vi , a voi / da te .... da voi Oggetto
ti , te .... vi , voi Digitized by Googte 5i Variazioni del nome personale sé.
Questo nome , destinato ad esprimere un rapporto d’ identità col soggetto , non
può mai rappresentare il soggetto stesso. dì sè Rapporti di dipendenza / si , a
sè da sè Oggetto si , sè Sonvi per F oggetto e pel rapporto di dipendenza due
forme ben distinte, cioè: Per 1’ oggetto Pei rapporto di dipendenza. Mi , me Mi
, a me Ci , noi Ci , a noi Ti , te Ti , a te Vi , voi Vi , a voi Si , sè Si, a
sè Vediamo ora qual è il loro uficio nel discorso. i.° Se l’azione espressa dal
verbo cade sopra un sol’ oggetto , si dee far uso delle forme mi , ti , ci , vi
, si : Mi ritrovai per una selva oscura. D. * Digitized by Google 5a a. 0 Pel
rapporto di dipendenza deggionsi impiegare le medesime forme mi , ci , ti , Vi
, 5i , quando non havvi che un sol ter- mine cui 1’ azione è diretta : Tu sola
mi piaci. Petrarca. 3.° Allorquando in una serie di propo- sizioni similari
sonvi più oggetti o più rap- porti di dipendenza , con una sorta di op-
posizione tra un termine e un altro , o più, non debbonsi mica impiegare le
forme mi, ci, ti, vi, si , ma queste, me, noi, le, voi , sè , per l’ oggetto ,
e a me , a noi , a te , a voi , a sè , pel rapporto di di- pendenza. Quelle medesime
bellezze che presero e vinser te , hanno di poi preso e vinto me. Firenzuola. —
Così la ma- dre al figlio par superba , coni ella par- ve a me. Dante. La
ragione di questa differenza è nella natura stessa , la qual vuole che la forza
delle parole sia conforme a quella de’pen- sieri. Le forme me, te, noi, e c. ,
hanno maggior forza che le loro corrispondenti , mi, ti, ci, ec. , a causa che
le prime han l’ accento tonico , e le seconde ne sono affatto prive , e per
conseguenza il loro suono è senza vigore. Digitized by Googl 53 4-° Si fa pur
uso delle forme me , te , ec., nei casi in cui l’ellissi sottintende una delle
due proposizioni similari : Io parlo a te {e non parlo ad altri ) però che
altrove un raggio Non veggio di virtù , eh' al mondo è spento. Petrarca. 5. °
Se il verbo sia all’ imperativo mo- do , le parole mi , ci , ti , vi , si ,
affig- gonsi ad esso infine e s’ incorporano in una sola parola : Porgimi ,
alto Signor , quella catena Che seco annoda ogni celeste grazia . Buonarroti.
6. ° Ma se il comando sia negativo, que- ste medesime particelle deggion
precedere il verbo ; — non vi maravigliate. 7. 0 Se il verbo sia all’
indefinito , sop- primesi Ve finale, e le parole mi, ci , ec. si uniscon al
medesimo : Si come cieco va dietro a sua guida Per non smarrirsi. Dante, e se
quest’ e finale sia preceduta da due r , come in trarre , se ne sopprime una :
trarmi a riva. 8.° Le trasposizioni delle forme mi, ci, Digitized by Google H
ec. , dinanzi al verbo di cui l’ infinito è 1’ oggetto , rendono 1’ espressione
più ele- gante : — non ti puoi tenere , invece di non puoi tenerti. 9. 0 Le
stesse particelle mi, ci, ec ., si collocano pure appo il verbo , al partici-
pio presente o passato : — Mostrandovi le sue bellezze eterne. Dante. . Venuto
è il tempo che io farò portar pena alla malvagia femmina della ingiu- ria
fattami. Boccaccio. , l.» Colonna 2. a Colonna 3 .® Colonna. Mi ... . lo • • •
« melo 0 me lo. Ci .... li .... celi » ce li. Ti .... lei .... tela » te la. Vi
... . le .... vele » ve le. Si .... ne ... . sene. » se ne. . io. Allorché una
della forme della pri- ma delle tre colonne sovrapposte , è se- guita da una di
quelle della seconda co- lonna , vengonsi a comporre delle due pri- me le forme
della terza colonna, col can- giamento dell’ i in e, nelle particelle mi.
Digitized by Google 55 ci , li , vi , si — ... Con quella fascia Che la morte
dissolve , men vo suso. D. Questo cangiamento dell’ / in e si fa die- tro un
principio generale d’ armonìa, il quale esige che quando una parola senza accento
, terminata in i , si giugne ad un altra, igualmente priva -di accento, si cam-
bi T i della prima in e , senza di che si avrebber parole di due sillabe ,
senza ac- cento tonico , ciò eh’ è- ijnpossibile. 11. Se una delle forme
semplici, mi, ti , ci, ec. o delle composte , melo , te- lo , ec. , sia posta
dopo un verbo all’im- perativo che ha subito un troncamento , come di', da',
fa', ec. , debbonsi legare in un sol corpo il verbo e la forma se- guente ,
semplice o composta , sopprimen- do 1 ’ apostrofo o l’ accento del verbo e
raddoppiando la consonante della forma seguente. Avviene lo stesso dei verbi
com- posti di più sillabe e terminati in vocale accentata : — Dimmi , per
cortesìa , che gente è questa. Petr. — Riguardommi. 12. Nelle proposizioni abbreviale,
de- corni, decoti, le particelle mi, ti, situate dopo , formano con la parola
ecco , un Digitìzed by Google 50 dattilo che, per la sua rapidità, dinota
perfettamente ciò che vorrebbesi poter e- sprimere con un gesto : — Éccomi (
ecco mi vedi ) , che doman- di tu ? Bocc. 1 3 . Se le forme /ne, /e, se , sien
se- guite dal pronome il , deesi sopprimer la vocale del pronome , per comporne
le for- me mel , tei , vel , sei , invece delle for- me usuali melo , telo ,
velo , selo , ec. — T tei dirò. Petr. 14. Le forme la ti , la si , il mi o lo
mi , ec. invece delle forme ordinarie tela, seia , melo , ec. rendon l’
espressione più graziosa 5 ma appartengono esclusivamente al dialetto toscano :
— La ti farò 5 — la si ritolse 5 — il mi ridice. E nella forma il mi , per melo
, collocata dopo il verbo, si tronca la vocale del pronome il : — Di- telmi. 1
5 . Si è dinanzi stabilito per regola ge- nerale che le forme mi , ci , ti , vi
, ec. melo , telo , ec., debban collocarsi innanti al verbo tranne l’imperativo
, l’infinito ed i participi. Hassi oltre a ciò ad osservare che quando il verbo
è terminato in vo- Digilized by Google 57 cale accentata , anco in altro tempo
si pos- sono le anzidette forme dopo il verbo tra- sporre , raddoppiando la
consonante della forma seguente, e così l’espressione acqui- sta un carattere
particolare, assai proprio ad' indicare , con un* armonìa analoga , un’azione
più o men prolungata, secondo le circostanze, come fassi aperto dall’esem- pio
che segue : — Lo mio maestro allora in su la gota Destra si volse 'ndietro , e
ri guarà ommi. Dante. 16. La particella ne puote esser impie- gata fuori dello
stile familiare nel mede- simo senso e nelle circostanze medesime che la
particella ci. E se ne segue un ver- bo che , dopo il troncamento della voca-
le, termina in m, si trasforma questa let- tera in w, per renderne più agevol
la pro- nunzia ; — Mostratene la via di gire al monte. D. Qui mai più , no , ma
rivedrenne in cielo. Petr. 17. Invece di dire con me , con te , con se , con
noi , con voi , si può dire meco , tecoj seco , e in verso solamente Digitized
by Google 58 nosco , vosco : — Non credi tu me teco ? Euripide v è nosco.
Dante. 18. L’idioma italiano nell’ impiego dei nomi personali offre dei
vantaggi che le altre lingue non hanno j sia per esprimere certe gradazioni del
pensiero , quelle va- rie tinte, quelle sfumature, per cosi dire, sia per dar
all’espressione l’incanto dell’ar- monia , più analoga al sentimento. Esempi.
Rendo me a voi. A voi rendo me. Mi rendo a voi. Rendami a voi. A voi mi rendo.
Vi rendo me Rendomivi. Vediamo ora in qual circostanza impie- gar debbasi l’una
anzi che l’altra di que- ste differenti forme. Rendo me a voi. Questa
espressione e- spiime che chi parla , vuol far sentire a colui cui dirige la
parola, i.°il valore che attacca alla sua propria persona 5 2. 0 l’esclu- sione
assoluta di ogni altro individuo a cui potrebbe rendersi. Esprimerà ancora la
sua idea con maggior forza , se dice : a voi Digilized by Google *9 rendo me j
ma s’ei facesse uso dell’espres- sione mi rendo a voi , i.° l’armonìa non
avrebbe più la stessa gravità ; 2.° colui che parla farebbe intendere eh’ e’non
si occupa quasi punto di se stesso, ma che rapporta tutto il suo sentimento
alla persona cui volge la parola. Se poi volesse rendere la sua espressione più
rapida , ciò che può sovente esser necessario , direbbe : rèndo- mi a voi. Se
vuol esprimere la medesima idea con più di sentimento per la persona a cui
parla , dirà : a voi mi rendo. Di- cendo : vi rendo me , l’interesse principale
dirigesi sull’ oggetto dell’ azione. Da ulti- mo se la persona ch’esprime il
suo senti- mento trovasi in una situazione che gli dia a pena il tempo di
enunciar la sua idea , dirà : réndomivi , espressione rapidissima. Eccovi , o
giovanetti , un saggio della prodigiosa ricchezza della lingua italiana }
quindi fatevi a considerare qual posto ella occupar deggia tra le altre lingue.
DEL GENERE. I nomi della lingua italiana sono stati distribuiti in due
appartate classi , relati- vamente al genere j 1’ una comprende gli esseri
maschi e quelli cui si è attribuito il genere maschile , l’altra comprende gli
esseri femminini e tutti quelli ai quali essi quest’ ultimo genere attribuito.
Dicono alcuni grammatici che se i no- mi fossero alla natura delle cose
conformi avrebbero ad essere in ogui lingua tre ge- neri , il maschile, il
femminile, e il neu- trale , comprendendosi in quest’ ultimo , siccome
nell’inglese idioma, i nomi degli eDti inanimati , che non han sesso. Ma i i
creatori delle lingue , non avendo alcun riguardo al picciol comodo che sarebbe
da tal distinzione risultato , hanna in ciò se- guito il caldo
dell’imaginazione , anzi che un freddo ragionamento , e dando vita e moto a
quanto per occhio e per mente si gira , dietro alle regole dell’ analogìa , at-
tribuirono il geoere maschile agli enti i quali , considerati nelle relazioni
analoghe agl’individui animali comparati, riferi vansi Digitized by Google 6i
ad essi pel vigor delle membra , per la forza, per gli effetti da essi
prodotti, ed anche per la material forma del nome me- desimo 5 e compresero nel
femminil ge- nere quelli che , per le relazioni loro col debil sesso, rassomigliavansi
maggiormente agli enti in lui contenuti. Ma poiché 1’ imposizione del genere ,
dietro le regole analogiche, è nata dal con- fronto degli enti inanimati con
gli anima- ti j e questo essendo conforme al ragguar- damento e all’ atto del
comparare e dello scernere le convenienze e le discrepanze dei diversi popoli ,
ne segue , che i nomi medesimi aver deono nelle lingue disfor- me genere ,
quantunque volte nella com- parazione vengono ad affrontarsi due qua • lità
disformi. Quel popolo, per esempio , il quale d’un ente disanimato considerò
principalmente la fecondità e la vaghezza delle forme o altre qualità al
femmineo sesso appartenen- ti , attribuìgli per questa ragione il genere
femminile ; e quello , il quale dell’ ente medesimo risguardò principalmente la
for- za , la robustezza o altra proprietà degli Digitized by Google 62 enti del
maschio sesso , 1 ’ ascrisse per tal riguardo fra i nomi di genere maschile.
Un’ altra ragione della differenza dei ge- neri sono i linimenti , dati ai
diversi no- mi , le più volte a caso , ma tal Hata per una certa analogìa coi
nomi delle lingue onde essi erau tratti , sì come in quelle avean già fatto da
altre , e così via via. La desinenza naturale dei nomi dell’ i- dioma italiano
essendo sempre una voca- le , per essa conoscer debbesi il genere dei nomi $ ed
ecco le regole generali a ciò ne- cessarie. Son maschili : 1. I nomi in o,
tranne mano , spiganurdo . 2 . I nomi in me } eccettuato arme, fa- me , speme (
voce poetica ). 3. I nomi in re j salvo febbre , polvere , scure , torre. 4 * I
nomi in nte$ eccetto gente , lente , mente , semente. 5. Le vocali i , o , u 5
le consonanti b , c > à , g , p , q, t , v\ L’ uso e ’l dizionario
insegneranno agli studiami le altre eccezioni alle quali que- ste regole vau
soggette. Son femminili ; 1. I nomi
terminati in a : tranne ana- tema , poema , diadema , dramma , epi- gramma ,
problema , tema , ed altri de- rivati dal greco. 2 . 1 nomi in i j eccettuati
abbiccì , bar- bagianni , di , e i composti di questo me- desimo nome, lunedì ,
martedì , ec., brindi- si , guastamestieri , diesi, ambassi. Si eccet- tuai
pure tutti i nomi terminati in t che non han singolare. 3. I nomi in n :
fuorché Corpi , /neu, pianta , Perà , e qualche altro. Parole d’ambi i generi.
Aere , arbore , carcere ( il plurale 9 carceri , è sol femminile ) , cenere , (
il plurale ceneri , è femminile ) , dimane , significante il principio del
giorno , è fem- minile } nei senso di dimani , è maschile} Jine e folgore ,
fonte , fronte , ( in prosa, femminile, e in poesia , dei due generi), Genesi ,
margine , e solo femminile nel senso di cicatrice , noce , ordine , è pre-
feribilmente maschile 9 nel senso di ordi- Digitized by Googie 64 ne religioso
, oste , nel senso di esercito, è femminile , quando significa albergato- re ,
è maschile , trave , serpe. DEL NUMERO Nomi maschili. Regole. Singolare.
Plurale. a mutasi in i. Dramma, drammi. e i Padre , padri. o i. Fratello,
fratelli. io j o ii . Tempio, tempj o tempii. io ìi. Natio, natii. ckio chi.
Occhio , occhi. glio gli. Periglio, perigli. ciò ci. Bacio, baci. gio , gi.
Agio , agi. . aio aj o ai. Portinaio, portinaio portinai. ca chi. Duca , duchi.
co chi. Cuoco, cuochi. go ghi. Luogo, luoghi. I nomi maschili , qualunque sia
la lor desinenza nel minor numero , comune- mente finiscono in i nel numero
maggio- re. Ravvi ciò non ostante alcune parole Digitized by Google 65 d’ una
cadenza irregolare , come uomo , uomini j Dio , Dei j bue , ùuoi. Le
terminazioni cìiio , gZù) , c/o , g/o, diyentan plurali mediante la soppressione
dell’ultima vocale, 1’/ non essendo al sin- golare che come lettera
modificativa del suono. Tutti i nomi in co , e in go , compo- sti di due
sillabe solamente prendono una h al plurale avanti l’ultima vocale , salvo i
tre seguenti : greco, mago, porco , che fanno greci , magi , porci. Nelle
parole in co composte di più di due sillabe, questa desinenza trasformasi in
chi, quantunque volte venga preceduta da una consonante -, ma se poi sia
preceduta da una vocale, cangiasi co, in ci, tranne i seguenti : abaco ,
antico, carico, aprico, beccafico , pudico , rammarico , fondaco , manico,
opaco, stitico, traffico, ubbria- co e qualche altro che prendon Yh al plu-
rale. Nelle parole finite in go, di più di due sillabe , se questo finimento
sia preceduto da una consonante , go trasformasi in ghi, come albergo ,
alberghi. Se sia preceduto 5 Digitized by Google 66 da una vocale , trasformasi
parimente in giù, eccetto alcuni nomi, come asparago teologo , ec. , che fanno
asparagi , teolo- gi , ec. Noim Femminili. Regole. Singolare. Plurale. a
cangiasi in e. Casa , case. e i. Madre , madri. 0 i. Mano , mani. eia ce.
Faccia, facce. già 8 e ' Bragia , brage. già gle. Bugìa , bugìe. ca che.' Parca
, Parche. 8 a ghe. Verga , verghe. I nomi femminili terminati in a , can- gian
questa vocale in e : i nomi finiti in e od in o , mutano queste vocali in i ,
al plurale 5 i nomi in eia e in già , trasfor- mano queste cadenze in ce e in
ge , a meno che l’accento tonico non cada sulla penultima vocale, come in bugìa
j allora, bisogna necessariamente conservare al plu- rale l ’ i del singolare ,
per esser sì fatta Digitized by Google 6 7 vocale parte integrante della parola
, men- tre, nel primo caso, vi si trova come let- tera modificativa del suono.
Le desinenze ca e ga trasformansi in che e ghe , senza veruna eccezione.
Finimenti invariabili. Singolare. Plurale. a Bontà , bontà. è Piè , piè. i
Crisi , crisi. ìt Virtù , virtù. ie Specie , specie. Ogni parola terminata in
vocale accen- tata , è invariabile ; le femminili in ie , del paro , salvo la
voce moglie , di cui il plu- rale è mogli. Osservazioni particolari. Anello ,
Anelli o anella. Braccio , Bracci o braccia. Molti nomi in o , hanno , al
plurale , la desinenza ia i e in a, con la quale di- * Digitized by Google 68
ventan femminili. Sovente l’una di queste terminazioni è preferibile all’ altra
, o per l’armonìa, o per l’eleganza, o perchè di- venuta più familiare per 1’
uso. Il nome legno ha tre differenti forme al plurale: legni , legne , legna.
La prima è il nome specifico j la seconda e la terza disegnano il legno da
bruciare. Miglio , moggio , staio , paio , novo, fanno al plu- rale , miglia ,
moggia , si aia , paia , fio- ra. Gesto e gesta , gesti e geste al plurale.
Osso , fa ossi e ossa e non già osse , ec. Le altre irregolarità su questo
punto sono unicamente poetiche , tali sono le forme agora , borgora, corpora ,
letlora, e c., in vece di aghi , borghi , ec. , impiegate da- gli antichi e da
Sannazzaro e dail’Ariosto per la rima dei versi sdruccioli. Sonvi dei nomi che
, dietro la natura delle cose eh’ esprimono , o per una con- seguenza della lor
origine , non posson es- ser impiegate che al singolare , come, me- le , prole
, mane , per mattina , ec. , ed altri di cui non puossi far uso che al plu-
rale , come nozze , molle o molli , ec. Le parole eh’ escono nel minor numero
Digitìzed by Google 69 in doppio finimento, prendono pure nella caduta del
maggior numero doppia desi- nenza , secondo le variazioni di cui ab- biam di
sopra fatto motto. Singolare. Plurale. Arma , j Arme. ) Arme , j Armi. J '
Canzona , ) Canzone. Canzone , j Canzoni. Do fine, o giovanetti, al numero, a
que- sto secondo accidente o passione del no- me , non men del primo notabile ,
cioè del genere, con farvi osservare di esser prin- cipio di ragione eli’ i
nomi propri d’ un individuo , come Demoslene , Cicerone , Virgilio , Orazio ,
ec. , non si potendo con sè medesimi adduare nè intreare , non han per
conseguente nè sentimento nè for- ma del secondo numero. Nondimeno al- lorché
sotto vesta di figura o colore ret- torico s’ adoprano siccome nomi di specie,
ad accennare i sommi oratori , quali fu- rono Demostene e Cicerone , e i gran
poeti, quali furono Virgilio ed Orazio , piglia- Digitized by Google 7 ° no
aneli’ essi la nota propria del numero maggiore , i Demosteni , i Ciceroni ,
ec. Degli Aumentativi e dei Diminutivi . Fa di mestieri, o giovanetti, ch’io vi
discorra di quello scemamento ed accre- scimento di significato dei nomi, il
quale fassi col crescergli una o più sillabe , per esprimer una modificazione
dell’idea pri- mitiva. Nou solo i nomi , ma i modifica- tivi ancora, van
soggetti a questi acciden- ti 5 onde nell’ italica favella tragge il di- scorso
sì soave grazia e leggiadrìa, cotanta forza e brevità , e 1’ oggetto medesimo
in tanti e sì vari aspetti appresentato viene che in nullo può raffigurarlo la
mente che con atto similissimo noi ritragga la scrit- tura. Aumentativi. I.
Cavallo , Donna , Cavallone. Donnone. Digitized by Google 71 Gli aumentativi
formansi col mutar de- gli aggiunti l’ultima vocale in one , desi- nenza alla
quale si è data l’ attribuzione di esprimere una idea di grandezza. Una parola
femminile , aumentata in tal guisa , diviene maschile. Così donnone è del ge-
nere maschile. E’ pare che , con l’ aumento della massa e delle forze fisiche ,
l’ indi- viduo prenda pur le forme del più forte sesso. II. IFomo , Omaccio,
Donna , Donnaccia. Il suono delle desinenze accio e accia desta da sè stesso
l’idea del disprezzo. III. Popolo Popolazzo. Giovane , Ciovanastro. Queste
cadenze son pure nota di di- sprezzo. Digitized by Google 7 2 IV. Belli ,
Grasso , Fresca , Grande , Giovane , Bacio , Belloni. Grassotto. Ì Frescozza.
Frescoccia. Grandaccio. Giovanotto. Baciozzo. Queste terminazioni sono ancor
proprie degli aumentativi 5 il tempo e lo studio posson soli mostrarne agli
studiosi il senso ed il valor preciso. Diminutivi. I. Fianciullo , Fanciullino.
Figliuolo , Figliuoletto. Bocca , Boccuccia. Poeta , Poetuzzo. Libro ,
Libricciuolo. Prato , Praticello. Pazza , Pazzarella. Uomo , ( Omicciatto i n •
• . . 1 Omicciattolo. Digitìzed by Google 73 A ritrarre le modificazioni per
mezzo di sì fatti diminutivi ombreggiate circa al me- nomamento nel significato
primiero dei vo- càbolo , è necessario far sentire il carat- tere di ciascheduna
delle precedenti desi- nenze. La prima , ino , esprime non solo la picciolezza
dell’ oggetto , ma talvolta pur quell’ affezione e quella tenerezza che la
natura c’ ispira per gli esseri che han più bisogno del nostro soccorso. I nomi
in tal foggia modificati fan supporre , negli og- getti che disegnano , una
grazia ed una va- ghezza particolare , e la desinenza medesi- sima dipigner
sembra questa idea. La seconda, etto , puot’ esprimere, i.° una semplice idea
di picciolezza, come nella forma giardinetto , quando Boccac- cio disse :
presero inverso un giardinetto la via\ 2. 0 esprimer può la picciolezza a un
tempo e la grazia , come i 1 paroletta , diminutivo di parola , alloichè Dante
dis- se : per le sorrise parolette brevi } 3 .° può dinotare un’ espressione di
picciolezza e di disprezzo , come in ometto , picciol uo- mo , del seguente
esempio di Caro : dii Digitized by Google 74 è questo ometto che ci è venuto a
dir vil- lanìa in casa nostra ? La terza cadenza , uccio , esprime na-
turalmente un’idea di picciolezza, ma può pur rappresentare un’idea di
disprezzo o di grazia. Soderini (Trattato della coltiva- zione ) offreci un
esempio del primo senso nella parola carruccio , dicendo : si può far portare
.... con carrucci. Matteo Vil- lani porgeci un esempio del secondo senso nella
voce cappelluccio , dicendo: con vii cappelluccio. Boccaccio, in fine, ci dona
un esempio della terza modificazione, di- cendo con una boccuccia piccolina. La
quarta , uzzo , impiegata come se- gno di picciolezza , relativamente ad una
persona , indica un’estrema magrezza , este- nuazione in un ente al di sotto
delle pro- porzioni ordinarie j ma esser può pure nota di grazia. Essa esprime
la prima idea nella forma tisicuzzo dell’esempio di Boccaccio: sì tisicuzzo mi
parete. Si ravvisa . 1’ altro senso nella parola occhiuzzo , di- minutivo di
occhio , nel seguente esempio, cavato dalla Fiera di Buonarroti : ha ella più
quegli occhiuzzi ribaldi , che mi fer pazziar ? Digitized by Googie 75 La
quinta , icciuolo , può dinotar sem- plicemente la picciolezza, ma puote esser
anco l’espressione del poco conto che fassi dell’ individuo così qualificato.
L’ Ariosto ci dà 1’ esempio della prima significazione nella parola omicciuolo
dicendo : gli di- mostrò 7 bruttissimo omicciuolo j e Boc- caccio ci presenta
l’altra significazione nel- 1’ esempio seguente : era un buòno omic- ciuolo d'
un loro bellissimo giardino or- tolano. La sesta, elio, può disegnare una sem-
plice idea di picciolezza tìsica oppure di disprezzo per la persona così
qualificata. Boccaccio offre la prima idea nella parola campanella , dicendo :
quando udirete so- nar le campanelle , venite qui. Firenzuo- la , nel suo Asino
cC oro esprime l’ altra idea con la voce procuratorello , allorché disse : che
dirai tu d' un certo procurato- rello il quale , perciocché e’ disse non so che
contro di lei , ella il fece diventare un montone ? La settima , icello , può
dimostrare , i .° la semplice picciolezza dell’ oggetto } 2 .° il disprezzo per
1’ oggetto } 3.° un certo iu- Digitized by Google 76 teresse e rispetto per l’
individuo. Si rav- visa la prima di queste signifizioni in tra- vicello ,
quando Boccaccio disse: sconfitta dal travicello j la seconda r nella parola
fraticello , adoprata dallo stesso autore : fraticello pazzo } la terza , nella
parola medesima , allorché Petrarca disse : e i neri fraticelli } e i bigi , e
i bianchi. La ottava , erello , additar può la sem- plice picciolezza
dell’oggetto ed anco l’idea del disprezzo che ispira la leggerezza dì lui. Redi
ci fornisce l’esempio della pri- ma significazione nella parola coserella ,
dicendo ; i libri sono tutte coserelle stam- pate in questa città } la seconda
nella voce pazzerello , nel seguente esempio di Fi- renzuola: eh , pazzerello ,
disse mona Mé- chera , ve' quel che tu di'. La nona , iccialto , esprime il più
pro- fondo disprezzo. E’ pare che colui il quale fa uso di questa modificazione
abbia l’in — tenzione di ridur l’oggetto all’ultimo grado di depressione. La
Crusca ce ne sommi- nistra 1’ esempio seguente : egli è un certo omicciatto ,
che non è nessun di voi che 9 reggendolo , non l'avesse a noia. La decima
desinenza , ìccìattolo , espri- me la medesima idea che la precedente , ma è
nota d’ un più vivo disprezzo che l’ individuo c’ ispira. L’ esempio seguente ,
tratto dalla Crusca , ad evidenza lo di- mostra : Non potrà fiaccare con armi
si poderose V orgoglio ad un feccioso omic- ciattolo quel gran Dio ?
Modificando 1’ aggettivo invece del no- me qualificato , possonsi in italiano
espri- mere con altrettanta precisione , varietà e grazia le più dilicate
modificazioni dei no- stri sentimenti , come rilevar puossi dai seguenti esempi
: Guardo le lunghe sottilette dita. D. o Semplicetta farfalla al lume avvezza.
P. Amorosette e pallide viole. P. Modificar possiamo ancora il nome e 1’
aggettivo a un tempo stesso : Con un vasello snellello e leggiero. D. Così le
idee si moltiplicano e 1’ espres- sione conformasi al più fugace pensiero.
Impossibil cosa è assegnar regole positive su queste sorti di modificazioni
onde la nostra lingua abbonda j il tempo e lo stu- dio posson soli farle
conoscere ai discenti. Digitized by Googie 7 8 Sonvi pure molti avverbi
suscettibili di queste diverse modificazioni : bene , beni- no , assai bene ,
benone , benissimo. Havvi di doppi aumentativi e doppi diminutivi : ladro ,
ladrone , ladronaccio ; cosa , coset- ta , cosettina. Ciascuna desinenza
esprime una particolar modificazione : tra le seguen- ti , di cui la voce
vecchio è suscettibile, vec- chietto , veccliiuzzo , vecchierello , vecchiot-
to , vecchierellino , vecchiettino , vecchic- cio , vecchi cciuolo , vecchino ,
evvi una differenza che l’ uso e la pratica c’ inse- gnano a gradatamente
sentire. Parecchie di si fatte modificazioni sono una sorta d’ir- regolarità e
che , per conseguente , P uso solo può far conoscere agli studiami , co- me
amarognolo , un poco amaro , giallo- gnolo , color giallo, ma sparuto, cattivo
rossigno , rossiccio , che ha lo stesso si- gnificato $ mediconzolo , medico
ignoran- te. Havvi pur delle parole che , mediante queste modificazioni, posson
ricevere due ed anco tre qnalilìcazioni ad un tempo. In occhiettuzzaccio , che
è la parola oc- chio , pervenuta , per queste gradazioni , occhio , occhietto )
occhiettuzzo , all’espres- Digitized by Google SI» 79 sione occhìettuzzaccìo ,
son comprese tre differenti modificazioni cioè: i.° il dimi- nutivo semplice
etto , occhietto j 2. 0 la mo- dificazione di carezza , uzzo , occhielluz- zo j
3.° quella di dispetto e di corruccio, accio , occhiettuzzaccio. DEI PRONOMI.
Variazioni del pronome Egli. Singolare. Plurale. Soggetto . . egli eglino. di
lui di loro. a lui , gli , li . . a loro , loro. da lui da loro. Oggetto ...
lui , lo, il ... . loro, gli, li. Rapporti di dipendenza Variazioni del pronome
Ella. Singolare. Plurale. Soggetto . . Rapporti di dipendenza Oggetto . . ella
di lei ... . a lei , le . . da lei ... . lei, la . . . • elleno, di loro, a
loro , loro, da loro, loro , le. In
qnesti pronomi sonvi , o giovanetti , due forme per l’ oggetto e due pel rap-
porto di dipendenza } 1’ uso di esse è fon- dato su lo stesso principio che si
è stabi- lito per l’impiego delle forme mi, ci, ti , ec. ; me, noi, te, ec. Gli
stessi princìpi accenneranno pure il collocamento che sì fatti pronomi occupar
debbono nel di- scorso. La forma li , o gli , sia pel rapporto di dipendenza al
singolare , sia per 1’ og- getto al plurale , impiegasi innanzi ad una parola
nè per vocale nè per s seguita da un’ altra consonante : E li condanna a
sempiterno pianto. P. Innanzi ad un verbo che non comincia nè per vocale nè per
s impura , puossi impiegare il per lo, ciò che rende l’espres- sione più
graziosa : Tu 7 dei saper , poiché tu oien con lei A tornii ogni mia pace.
Buonar. Il pronome il , preceduto dalla parti- cella non , legasi con essa per
comporne la fonila noi : Io noi oidi, e però scriver noi posso. D. La forma
gliel ( glielo ) risulta , quando Digitized by Google 8i il pronome gli , è
accompagnato da uno dei pronomi lo, li, la, le , ne , e for- masene una sola
parola, frapponendosi la lettera e per conservare alla forma gli il suono
infranto che le è naturale : Non gliel celai, ma tutto gli el apersi. D. Invece
delle forme lui , lei , loro , deb- besi impiegare il nome personale se in
qualunque rapporto si sia , ogni volta che queste forme sono identiche col
soggetto della proposizione : 1? amata spada in sè stessa contorse. P. La
elissi può sottintendere la preposi- zione a dinanzi alle forme lei e lui :
OndC io risposi lei. D. Ma per dar lui esperienza piena. D. Le parole che nelle
seguenti frasi el- littiche abbiam restituite tra parentesi , evidentemente ci
dimostrano che le forme te , lui , me , ec. , vi si trovano non come soggetto ,
ma bensì come oggetto , o co- me complimento della preposizione in sot- tintesa
: Credendo esso chi io fossi ( in ) te , m ha con un bastone tutto rotto. B. Io
v ho creduto esser ( in ) lui. B. — Maravigliossi forte Tedaldo , che alcuno .
6 Digitized by Google 82 intanto il somigliasse , che fosse credulo ( essere in
) lui. B. — E ciò che non è ( in ) lei odia e disprezza. P. — ( Io chiamo )
felice te , che si parli a tua po- sta ! D. Varie forme dei pronomi egli ,
ella. Ei per egli. — Ed ei sen gl come ven- ne veloce. D. E' per egli. — Quel
di retro muove ciò eh' e' tocca. D. Ei per eglino. — Ei son fra V anime più
nere. D. E' per eglino. — Cortesemente gli do- mandò chi $ fossero. B. Elle per
elleno. — Chente eh' elle si Altri pronomi che esigono un' attenzione particolare.
Questi e cotesti significano quest’ uomo} quegli , quell’ uomo Questi pronomi
usansi ordinariamente per disegnar individui della specie umana Digitized by
Google 83 solamente. Questi mostra 1’ individuo vi- cino a, colui che parla :
Questi che mai da me non jìa diviso . D. — Cotesti , ap- presso a colui cui si
parla : Cotesti che ancor vive e non si noma. D. — Que- gli accenna l’individuo
lontano dall’uno e dall’ altro : Quegli è desso. D. — Que- ste parole
rappresentar debbono solo il soggetto della proposizione. Il pronome quei è una
sincope di que- gli , ed è sommesso alle medesime regole : E come quei che con
lena affannata , Uscito fuor del pelago alla riva , Si volge all' acqua
perigliosa e guata. D. Si ha qualche esempio di questi , cote- sti , quegli ,
usati per additar il soggetto, ancorché non si riferiscano ad uomo , co- me nel
Boc. Dall' una parte mi trae l'a- more , e dall' altra mi trae giustissimo
sdegno : quegli vuol eh' io ti perdoni , e questi vuole che contro a mia natura
in te incrudelisca. Ma quest’ esempio non è da imitarsi. Il pronome altri è pur
adoperato per le enumerazioni nel medesimo senso che la parola chi : *
Digitized by Googl 84 Altri fa remi , ed altri volge sarte. D. Il pronome
altrui puot’ essere impiegalo m tutti i rapporti , ma rappresentar non dee il
soggetto : Se tu incateni altrui senza catena. B. Forse , a te stesso vile ,
altrui se* caro. P. Amor negli anni altrui stagion rin- verde. Buonar. L’
elissi può sottintendere , dinanzi al- trui , le preposizioni a , e di : Io
reputo gran follia quella di chi si mette senza bisogno a tentar le forze dello
( di ) al- trui ingegno. Boc. La quiete onde sei privo ( a ) altrui presenti ,
E quel riposo eh* anzi al nascer muo- re ! Buonar. Indipendentemente dalla
preposizione di l’ elissi può pur sottintendere la parola qualificata da questo
pronome : Il lavora - ior del podere si dee guardare di tor V ( a- vere di )
altrui. Novelle antiche. La differenza tra i pronomi esso ^ essa , egli , ella
, consiste in ciò : questi ultimi sono impiegati ordinariamente per esseri
Digitized by Google 85 animati , ed i primi per tutti gli esseri inanimati ,
quantunque i maestri dell’arte non abbian seguito strettamente nè l’uno nè 1’
altro di questi princìpi : Dinanzi ad essi non eran salvati. D. Le forme desso
, dessa , ec. non pos- son adoperarsi che coi verbi essere , pare- re ,
sembrare , e simili , e non posson a- ver luogo nel discorso che per esprimere
un’ idea identica col soggetto : Questi è desso , e non favella. D. Tu non mi
par ( esser') desso. B. ElV è ben dessa , ancora è in vita. P. . I pronomi
costui , quest’ uomo , costei , questa donna , che fanno nel maggior nu- mero
costoro , mostrali la persona dap- presso a colui che parla : Diceanj chi è
costui che senza morte , Va per lo regno della morta gente ? Dante. Colui ,
quell’uomo , colei , quella don- na , di cui il plurale è coloro , disegnano
persone lontane ; /’ son colei che ti die ’ tanta guerra. P. Quest ’ è colui
che 7 mondo chiama Amore. P. Digitized by Google 86 Questi pronomi posson esser
impiegati in tutti i rapporti coi segni relativi, e quan- do son collocati nel
discorso come quali- ficativi d’ un nome precedente, se, pere- leganza , vengan
collocati dinanzi al nome eh’ essi qualificano , bisogna assolutamente sottintendere
la preposizione di. Nel co- stui regno. — P. — Al colei grido. — B. Lui e lei
posson essere una sincope di colui e colei , Ringrazio lui Lo qual dal mortai
mondo m ha ri- moto. P. Alzando lei che ne’ miei detti onoro. P. La particella
ne , impiegata come pro- nome , significa di questo , di quello , ec.:
Dimandatene pur Vistone vostre. P. I pronomi colestui , quest’ uomo , co- test
ei , questa donna, di cui il plurale è colesloro , sebben oggi poco in uso ,
pos- son tuttavia usarsi nello stil famigliare , ma sol per indicare le persone
vicine a colui cui volgesi per punta il discorso : Se colestui se ne fidava ,
ben me ne pos- so fidar io. «7 Perchè battete voi cotestoro ? — No- velle
antiche. Allorché il verbo d’ una proposizione determinativa riferiscesi al
soggetto della proposizione precedente, accordarsi dee col soggetto medesimo il
verbo della proposi- zione determinativa ! Jo son colui che tenni ambo le
chiavi Del cuor di Federigo .Dei Verbi e dei Participi. Nella decomposizione
della proposizio- ne , vi si è fatto , o giovanetti , chiara- mente vedere eh’
ella rinchiude un sog- getto ed un attributo, cioè una idea sen- tita esistere
nel nostro spirito , ed una idea sentita esistere in quella. Vi si è fatto, se
ben vi ricorda , aperto che 1’ uomo , messosi a significar per parole i propri
concetti , da principio gli ritrasse per sem- plici gridi , per sospiri , per
atteggiamen- ti , per cenni , ec. , e che il primo stato della proposizione si
fu d’ esser espressa completamente con un solo di sì fatti se- gni. Ma quando
incominciarono i primi uomini a decomporla ed imaginarono di tradurre nella lor
artifiziata favella il gri- do o’I gesto ordinato a dimostrar resisten- za
deli’ individuo , per sè semplicemente, Digitized by Google 89 o per sè e per
altrui parlante , ed uniro- no queste parole all’ interiezione , è chiaro che
questa non ebbe ad esprimer più il soggetto , ma bensì 1’ attributo. Or , noi
abbiam veduto che, degli elementi della proposizione , i veibi sono i soli che
e- sprimono un attributo. Adunque , l’inte- riezione eh’ era una proposizione
intiera , è ridotta a non esser più che un verbo. Quando dico ahi , questa
interiezione , questa esclamazione, questo grido, signi- fica l’intera
proposizione io soffro. Ma to- sto che dico io ahi , ahi non significa più che
l’attributo soffro o sono sofferente. Ec- co dunque , o giovanetti , il secondo
ele- mento del discorso , il verbo , questa pa- rola sì maravigliosa , sì
ineffabile , trovata naturalmente, scoverta necessariamente, che ha sortito in
particolare il nome che co- munemente a tutti è dato , per mostrar la
preminenza ch’egli ha sopra gli altri segni degli umani intendimenti. Il verbo
non ha alcun senso , non espri- me verun giudizio senza un soggetto $ del paro
che il soggetto non esprime alcun giudizio senza un verbo. Esso esprime l’i-
Digitized by Googl 9 ° dea che rappresenta come esistente real- mente e
positivamente in un’ altra e per conseguenza rinchiude l’idea di esistenza j
però è suscettibile di tempi. L’ esprime come destinata ad esistervi e a
modificarla, e però suscettibile di modi. Esprimendo dunque il verbo l’idea
sotto forma attributiva , dee conformarsi al suo soggetto in numero ed in
persona. Se poi venga degli accidenti e di persona e di nu- mero e di modi
dispogliato , esso si ri- solve nel modo indefinito, cui noi chia- meremo
participio. Perchè manifestamente si vede che , di tutte le forme del ver- bo ,
quella del participio presente debbesi considerar la primiera , non tanto per
la proprietà sua d’accennar l’idea principale, quanto per essere stata pria
d’ogni altra creata: io esistente } noi esistenti ; fu que- sta la primitiva
maniera di esprimersi de- gli uomini. Ogni verbo a un modo definito è dun- que
un attributo, cioè esprime eh’ una ma- niera di essere è attribuita a un
soggetto ; ed ogni attributo è un verbo , o almeno rinchiude un verbo j
consiste sempre a dire Digitized by Google 9 * che un suggetto esiste in
genere, od esiste di tal maniera particolare. Questa verità ci mena a conoscere
, o giovanetti , che , per non essersi , per di- fetto di lume di ragione ,
scorta 1’ armo- nìa dei segni coi concetti di cui fan ri- tratto , s’
introdussero fra i verbi molte inutili, anzi erronee distinzioni, chiaman-
dogli altri attivi , altri passivi , altri neu- tri, altri uni-personali ,
altri riflessi , altri infine con altri ridicoli nomi , informe par- to d’
ignoranza e di errore. È manifesto dunque che tutti i verbi sono verbi di stato
, perocché tutti espri- mono che un soggetto è d’una maniera o d’ un’ altra.
Che questa maniera di essere sia transitoria o permanente , passeggierà o
durabile ; che consista a fare od a sof- frire , a ricevere o a produrre ,
nulla ri- leva 5 è sempre una maniera di essere, uno stato. Tutti i verbi a
questo riflesso son simili. Che si dica , amo , dormo , son battuto , tuona ,
si diporta , si accenna sempre, io sono d’una maniera o d’un’altra. In fatti le
anzidette proposizioni amo , dormo , son battuto , tuona , si diporta ,
Digitized by Google 9 * non esprimono tutte se non tìn’accidental maniera di
essere , come vedesi aperto , traslatando le predette forme nelle primiere loro
equivalenti io sono amante , io sono dormiente } io son battuto } il cielo è
to- nante j egli è diportante se j ove ognun vede eh’ altro non affermasi in
ognuna , se non che ’1 subbietto è , o nel modo mo- strato dall’ aggiunto
amante , o io quello accennato dall’ aggiunto dormiente , o in quello
significato dagli aggiunti battuto , tonante , diportante. La sola distinzione
che s’ ha a fare tra i verbi è quella che consiste ad esser com- posti d’una o
di più parole. In fatti nel- 1’ origine del verbo , allorché nasce , per così
dire , dall’interiezione , separando da questa il soggetto della proposizione ,
i verbi son tutti composti di un sol segno che rinchiude due idee, cioè l’idea
gene- rale di esistenza, e l’idea particolare d’una certa specie di esistenza,
e che rappresenta queste due idee sotto forma attributiva. Poscia , il bisogno
di esprimere in gene- rale eh’ un soggetto è , esiste , senza dire come , ha
fatto imaginare il verbo essen- Digitized by Google 9 3 do , esistendo (i) ; ma
quando poi avvi- saronsi gli uomini di crear degli aggiunti, vale a dire di
formar dei segni che rap- presentassero tutte le idee sotto forma at- tributiva
, come potendo esistere in altre , senza però esser dette esistervi , allora
ac- coppiando o confondendo col verbo primo essendo questi nuovi segni, si
formarono tutti i verbi e tutti gli attributi possibili , e tutti differenti
tra loro come lo sono i diversi modificativi che li compongono. Così io sono
amante , sono leggente , son debole , sono infelice , sono altrettanti verbi
come corro , scrivo , passeggio , donno . Solamente , i primi son formati di
due segni j i secondi d’ un solo j le parti com- ponenti son separate in vece
d’ esser con- fuse. Ecco tutta la differenza. Impertanto tra tutti gli
aggettivi essendo è il solo che rinchiuda l’ idea di esisten- (i) Essere ed
esistere non son mica perfettamente sinonimi. Essere esprime più ordinariamente
1’ esi- stenza intellettuale , con astrazione dalla sua realtà fuori del nostro
spirito; ed esistere pigne più par- ticolarmente 1’ esistenza positiva e reale
, indipen- dentemente da noi. Dlgitized by Google 94 za , ciò che lo rende un
vero participio , cioè un verbo al modo aggettivo. E per- chè il solo che
esprima l’idea di esisten- za , ei solo puote aver tempi ; giacché non havvi
che 1’ esistenza la quale sia suscet- tibile di durata , e , per conseguenza ,
di epoche nella durata. Quindi questo parti- cipio ha due forme differenti }
essendo , pel presente , e stato , pel passato. Pertanto considerati i verbi in
riguardo alla virtù loro eh’ è d’ accennar l’esistenza degli enti , essi
appartengon tutti ad una classe. La sola differenza degna di nota si è , com’
ho di sopra accennato , quella che nasce dal valor proprio degli aggettivi ,
onde son composti , altri dei quali accen- nano un’ esistenza assoluta , ed
altri una maniera d’ essere relativa ad un ente , il cui nome ha ad esser
complimento dell’ ag- giunto col quale il primo verbo è confuso. Ordinar
regolarmente le variazioni d’un verbo nei suoi accidenti di modo , tem- po ,
numero e persona , è ciò che nelle scuole appellasi ordinariamente coniugare ,
coniugazioni \ voci formate dal nome ju- gum , giogo , e dalla preposizione
curri , Dlgilized by Google 95 con , che tanto suona , quanto por sotto lo
stesso giogo. Questa ragione converrebbe del paro alle declinazioni dei nomi e
degli aggiunti , e però non pare sufficiente per dar nomi differenti a cose
tanto analoghe. Chiame- remo adunque, o giovanetti , declinazioni anco le
variazioni dei verbi , per non mol- tiplicar enti senza necessità , e compren-
deremo sotto questo nome generico tutti i cangiamenti che subisce la lor forma
pri- mitiva. I verbi , come di sopra si è mostro , esprimon sempre l’esistenza,
sia una esi- stenza astratta ed in generale, come fa il verbo essere , sia una
esistenza particola- re , una certa maniera di essere determi- nata , come fanno
tutti i verbi aggettivi. Quando i verbi esprimono puramente ed unicamente
questa esistenza generale o par- ticolare, senza giugner alcun accessorio alla
sua semplice enunciazione , essi non sono che semplicemente il nome di questa
esi- stenza , sono ciò che nomasi al modo in- dejìnito. Essere , per esempio ,
è il nome di questa qualità, di questa proprietà che Digitized by Google 96
consiste ad essere, a esistere, a non essere il niente. Leggere è il nome di
questo stato particolare , di questa maniera speciale di esistere che consiste
ad esser leggente. Se poi questi nomi , questi infiniti , su- biscan delle
modificazioni , se lor si dia una terminazione aggettiva che rappresenti la
maniera d’essere, cui esprimono non più come isolata ed indipendente , ma come
potendo e dovendo appartenere ad un ente qualunque , il verbo è ciò che
appellasi il modo participio. Esso diviene un vero aggettivo e ne fa tutte le
funzioni. Ma se invece di dare al nome verbale, all’infinito del verbo, una
forma aggetti- va , gli si dia una forma che rappresenti il secondo membro
della proposizione , allora esso non è più nò soggettivo , nè aggettivo , è un
vero attributo , un modo dejìnito. Ecco , o giovanetti , una mede- sima parola
che fa successivamente l’ ufi- cio di tre diversi elementi del discorso : è
questa una prima parte delle declinazioni del verbo. Il verbo , in questi tre
stati di attribu- to , di aggettivo e di nome , è suscettibile Digitized by
Google 97 d’una seconda specie di declinazione , di quella , cioè , destinata a
disegnare i suoi rapporti con gli altri segni del linguaggio. Cosi , nello
stato di nome soggettivo , il verbo è suscettibile di esser d’ un ge- nere e di
notare i numeri e le desinenze , per esprimere , come gli altri nomi , le sue
proprie modificazioni. Quando il verbo è nello stato di agget- tivo , debbe ,
come gli altri modificativi , dinotare i numeri e le cadenze , per po- tersi
accordare coi sostantivi in tutte le circostanze. Da ultimo , quando il verbo è
attribu- to , fa di mestieri che esprima il rapporto di concordanza col suo
soggetto. Ma i verbi, oltre alle modificazioni su mentovate , esprimenti , nei
tre differenti stati , le lor relazioni con le altre parli del discorso , hanno
ancora un’ altra causa di variazioni } e questo terzo ramo di de- clinazione è
destinato ad esprimere delle modificazioni che son proprie e particolari ad
essi j giacché sempre esprimono una maniera di essere, di esistere, che resi-
stenza è suscettibile di durata , e che la 7 Digitized by Google 9 8 durazione
ha necessariamente delle epoche e del periodi cui titil cosa è disegnare.
Quindi i tempi in ogni modo. Epperò fa d’ uopo , o giovanetti , eli’ io di
entrambi yi faccia parola , cominciando dai modi. Dei Modi dei Verbi. Divenendo
un verbo successivamente so- stantivo, aggettivo ed attributo , senza ces- sare
d’esser verbo , senza cessare di espri- mer 1’ esistenza , senza perder la
proprietà di aver dei tempi , eh’ è quella che lo di- stingue essenzialmente da
tutti gli altri ele- menti del discorso, è per sè manifesto che queste tre
funzioni sono maniere di essere differenti che gli appartengono , modi di-
stinti di sua esistenza , cui chiameremo con ragionate denominazioni , modo
sostanti- vo , modo aggettivo e modo attributivo. Giovanetti , non vi lasciate
illudere dalle moltiplici , vaghe ed erronee denominazioni che i grammatici non
filosofi hanno appo- ste ai modi. Esse non sono che locuzioni sincopate , le
quali ridotte alla lor pienezza gle 99 coll’ adempimento delle dissi ,
risolvonsi sempre ai tre modi indicativo , condizio- nale e soggiuntivo , sui
quali estenderemo ancora la nostra analisi. Il verbo , in questi tre modi ,
rappre- senta egualmente l’attributo j esso significa che 1’ idea cui esprime è
compresa in un soggetto. Nel primo, lo dice positivamente ed assolutamente ;
nel secondo , vi aggiu- gne un’ idea d’ incertezza , e nel terzo , una idea di
dipendenza da un altro verbo. Il modo condizionale non è che una gradazione ,
un uso particolare del modo indicativo , gradazione eh’ è piuttosto un cangiamento
di tempo anzi che di modo; perocché esprime sempre qualche cosa di futuro , od
almeno di eventuale. Il modo soggiuntivo è assolutamente il modo indicativo ad
un caso obliquo , pre- cisamente come Caesaris è lo stesso nome che Caesar ,
giugnendovi solamente l’idea di dipendenza da un altro nome. Ciò è tanto vero
che talvolta si fa uso dell’ in- dicativo nelle medesime circostanze in cui s’
impiegherebbe il soggiuntivo : bisogna ch'io sia , e sento che sono j e
certamente * Digitized by Googl loo in ambo i casi esprimesi che l’ idea essere
è T attributo dell’ idea io. 11 condizionale e ’l soggiuntivo non son dunque
veri modi del verbo } ma 1’ uno è una circostanza particolare, e l’altro un
caso obliquo del modo indicativo. Essi fan- no tutti e tre parte del modo
attributivo. Riassumendo dunque le nostre idee, di- ciamo , che è nella natura
del verbo di aver tre modi , il sostantivo , l’ aggettivo e T attributivo $ che
nel primo , è suscet- tibile di tutte le modificazioni che forma- no le declinazioni
dei sostantivi j che nel secondo , subisce tutte quelle che costi- tuiscono le
declinazioni degli aggettivi $ che nel terzo , dinota sempre i numeri e le
persone del suo soggetto $ che in tutti e tre , disegna i tempi , e che tutte
que- ste alterazioni diverse compongono le sue declinazioni. Ciò basti dei modi
e trapas- siamo alla teorìa dei tempi. « « n Dei tempi dei Verbi. Sono tre
maniere principali di conside- rar 1’ esistenza , cioè di riguardarla come
Digitlzed by Google IOI passata , come presente , o come a venire* Quindi
puossi il tempo partire in tre epo- che principali : presente , passato , e fu-
turo. Le idee di passato e d’avvenire non sono che relative all’idea di
presente. Or, nella durata come nello spazio , non po- tendosi determinar un
punto se non me- diante le sue relazioni con un punto co- nosciuto , considerar
perciò dobbiamo il presente qual termin fisso, ove appuntansi le dimensioni
delle diverse parti del pas- sato e del futuro. Il presente , nel discorso ,
s’ha dunque a riguardar in un aspetto , perchè è sem- pre compresa nell’
istante dell’ alto della parola. Non avviene lo stesso del passato nè del
futuro , perchè un ente può essere stato in tempo più o men remoto dall’ at-
tuale istante della parola , e puote aver ad essere in tempo all’ istante
medesimo più o men lontano. Essendo il carattere essenziale del verbo di esser
un aggettivo , come di sopra si è mostrato , il quale diviene un attributo od
un sostantivo , secondo le idee che • vi si aggiungono o che se ne tolgono \ ed
Digitized by Google 102 entrando il modo participio od aggettivo nella
composizione di tutti gli altri , co- minceremo perciò da questo, come offer-
tasi questa formola pria d’ogn’ altra all’ inda- gine dell’ uom parlante.
Distingueremo dunque un participio pre- sente essendo \ un participio passato
stato , ed un terzo participio composto di questi due essendo stato. Se dal
modo aggettivo , passiamo al modo sostantivo , vi troviamo un presente eh’ è
necessariamente un tempo semplice, essere , ed un passato , composto dell'in-
finito presente e del participio passato , essere stato. Veniamo ora al modo
attributivo. Esso contiene una moltiplicità di tempi , per la ragione che
quando il verbo è attributo si ha più bisogno di esprimer tutti i gradi di sua
significazione per l’ esattezza e la precisione del discorso. Esaminiamo dun-
que tutti questi tempi l’ un dopo 1’ altro. II primo è il presente, io sono.
Esso accenda l’esistenza positiva, attuale ed as- soluta nel momento in cui si
parla. Que- sta forma è semplice , nè si potrebbe com- Digitized by Google io3
porre , se non del participio presente , sono essendo , il che formerebbe un
so\erchio ripieno , una inutil ripetizione. Il secondo , io sono stato ,
esprime una esistenza passata assolutamente e compresa in un periodo di tempo
in cui l’attual mo- mento della parola è pur compreso , che chiameremo passato
assoluto primo. Il terzo , io fui , puossi considerare sic- come una variazione
del precedente , e differenziasi da esso in questo, ch’egli ac- cenna un’ esistenza
stata in un periodo af- fatto fuor di quello in cui l’ attuai mo- mento è
contenuto e che chiamar puossi passato assoluto secondo. Il quarto , fui stato
, ha la virtù di ac- cennar un’esistenza stata in tempo passato e anteriore ad
un periodo eh’ è pure fuor del presente , cui chiameremo passato as- soluto
terzo. Superfluo affatto si giudica questo tempo, poiché la formola sono sta-
to , distendesi a quanto è trascorso dall’i- stante della parola al di là. Il
quinto, io era , esprime un’esistenza passata di là dal presente ; ma 1*
esprime nel medesimo tempo come presente rela- Digitized by Google io4
tivamente ad nn’ altra epoca. Per questa ragione nomasi passato imperfetto , e
me- glio appellerebbesi passalo presente. Puossi pur accennare per esso
l’esistenza attuale, come , per esempio , se rompendo uno il mio pensamento ,
io sciamassi : io era fe- lice in questo momento. Il sesto , io era stato ,
esprime pure un’esistenza contemporanea ad una passata , un’esistenza presente
in nn periodo passa- to , ma in un periodo anteriore ad un al- tro di già
passalo $ è un secondo passato relativo , un secondo grado del passato im-
perfetto. Dopo questi due passati che sono nel medesimo tempo presenti sotto un
altro aspetto e che per questa ragione chiame- remo tempi relativi , per
opposizione ai tre primi che sono assoluti , seguono due futuri. Il primo, io
sarò , pigne puramente e semplicemente 1’ esistenza a venire. Esso si potrebbe
chiamare il presente del futuro. Il secondo è realmente un fu- turo passato ,
giacché esprime un’ esisten- za che sarà pria e fuori d’ un’altra ch’ha a
seguirla poi. by Googk io5 I tempi , detti condizionali o supposi- tivi ,
perchè esprimono un’ esistenza la quale avrà luogo quando una condizione sarà
adempita od una supposizione sarà realizzata , sono , per la prima forma , io
sarei. Questo tempo ha un’analogìa evi- dente con la forma futura , coi tempi
im- perfetti o relativi e col soggiuntivo o su- bordinato. In effetti , sarei ,
significa io sarò se una tal condizione sarà adempita o quando una tal
supposizione si realiz- zerà. Esso è dunque un futuro riguardo all’atto della
parola : esprime una esisten- za a venire , ma ehè sarà contemporanea ad
un’altra esistenza , e però partecipa delle forme dei tempi futuri e dei tempi
relativi. Esprimendo inoltre l’esistenza co- me subordinata ad una condizione,
ad una supposizione, partecipa ancora delle forme del soggiuntivo o
subordinalo'. I tempi dun- que detti condizionali sono realmente i tempi
relativi od imperjetli dei tempi a venire. La seconda forma è , sarei stalo ,
esat- tamente la stessa che sarei , giugnendovi un’ idea di passato. Essa
accenna un’ esi- Digitized by Google io6 stenza la quale , se avesse avuto
luogo r sarebbesi incontrata con altra di là da que- sta in ch’io parlo. È un
vero futuro pas- sato relativo e subordinato ad uua condi- zione. Riguardo all’
imperativo , diciamo che i grammatici l’ han distinto con tal nome, perchè
l’esistenza futura di cui egli è il seguo , accennasi per esso imperativamen-
te. Le formole sia egli 5 sieno eglino , ap- partengono evidentemente al
soggiuntivo , in virtù dell’elissi. In quanto al soggiuntivo , esso non si
puote adoperare , se non in una proposi- zione dipendente , il quale accidente
è ciò appunto che costituisce il carattere e la virtù sua propria. Le sue
formole sono , che io sia , la quale accennar puote un’ esistenza con questa
eh’ io favello congiunta , o a lei seguace. Ch’io sia stato. Questa formola
accenna un’ esistenza di là o di qua dall’ attuai momento della parola. C/i io
fossi. Questa ancora , sì come l’anzidetta maniera, accennar puote un’e-
Digitìzed by Google 107 sistenza di là dall’ istante della parola o di qua dal
punto stesso. C/i io fossi stato. Anche per questa forinola accennar puossi
un’esistenza ante- cedente o susseguente all’atto della parola. Di questi
quattro tempi del Soggiuntivo i due primi corrispondon per aualogìa a due tempi
assoluti dell’ indicativo , e gli altri due lian più dì rapporto coi tempi
relativi dello stesso che compongono il condizionale. L’ espressione di
dipendenza o di sub- ordinazione che caratterizza il soggiuntivo fa sì che il
valore dei suoi tempi non abbia nè fissezza , nè precisione j perchè sempre è
subordinata al senso del verbo che lo regge 5 e però esso non è eh’ un caso
obliquo del modo attributivo. Questa divisione di modi e di tempi e la lor
denominazione , mostrar vi debbe ad evidenza , o giovanetti, che gli uomi- ni,
per pignere tutto ciò ch’avean a dire dell’ esistenza s’ iudusser a
considerarla sotto due aspetti , come positiva e come accidentale. Sotto
ciascuno di questi due punti di vista , ebbero da prima distinto Digitized by
Google io8 tre epoche , io sono , io sono stato nel- 1’ esistenza positiva , e
io sarò , io sarò stato nell’ esistenza accidentale 5 quindi i tempi assoluti.
Poscia ebber bisogno di rappresentar 1* esistenza in ciascuna di queste quattro
circostanza, come contem- poranea ad un’ altra esistenza 5 quindi i tempi
relativi , io era , io era stato per P esistenza positiva , e io sarei , io sarei
stato per l’esistenza accidentale j ed essen- do eventuale quell’ esistenza che
dipende da una condizione o da una supposizione, ne segue eh’ essa debb’ esser
necessaria- mente espressa dai due ultimi tempi rela- tivi che perciò
condizionali si appellano. Ecco perchè da tutto ciò che abbiam detto risulta ,
come di sopra si è accen- nato , che il preteso modo soggiuntiva non è un modo
, ma solamente un casa obliquo del modo attributivo , da cui , come caso
diretto , riceve le modificazioni dell’esistenza. Così , questo caso obliqua
non ha più clic quattro tempi che corri- spondono egualmente ai quattro tempi
delle due divisioni del caso retto. Le duo prime forme io sia , io sia stalo ,
sono Digitized by Googlt i°9 assolute j e le
s0 il nome precede il numero , quello deb- b’ essere al plurale , anni
ventuno } se lo segue, il nome debb’ essere al singolare: Poi per la medesima
via par discendere altre novant' una rota. — D. Convito. Dopo i nomi di sovrani
, per disegnar colui che vuoisi nomare nella serie degli individui dello stesso
nome, deesi far uso dei numeri ordinali , come : Federico se- condo 5 Carlo
terzo , ec. Dicono gl’ Italiani : tutti due , tutti tre ; oppure tutti e due ,
tutti e tre , ec. } ed anche tutti a due , tutti a tre , ec. La pri- ma e la
seconda di queste forme sono più ★ Digitized
by Google i48 usitate : Era in pericolo di perdere tutti due i figliuoli. —
Pecorone. — Là Ve già tutt' e cinque sedevamo. — D. — Non vi ha ella invitati
lutti a due? — Firenz. Pare che colui che fa uso della secon- da maniera
insista più sul numero degl’in- dividui che compongono la collezione, che sulla
collezione stessa j ei vuol diFe : tutti, ed erano cinque , sei , sette , ec.
La co- struzione piena della forma tutti a due , a tre , ec., è tutti , e il loro
numero giu- gne a due , a tre , ec. L’articolo che accompagna il nome de-
terminato dall’ aggettivo ambo, ambidue , ec. , e da ogni aggettivo numerale ,
vuoisi interporre tra l’aggettivo slesso e ’l nome; Roma Ti c/iier mercè da
tutti sette i colli. P. Ambe le mani per dolor mi morsi. D. L’analisi delle
espressioni a uno , a due , ec. vedrassi a suo luogo \ appari qui il di- scente
che questa forma di enumerazione appartiene alla lingua italiana esclusiva-
mente : Come le pecorelle escon dal chiuso A una t a due , a tre. D. Digitìzed
by Google *4o e f come tu mi vedi , VuV io cascar li tre ad uno ad uno T/n'l
quinto dì ed sesto. — D. Fa di mestieri in fine osservare per l’in- telligenza,
degli antichi che da certi numeri formansi dei verbi nella maniera seguen- te :
da uno , formasi adunare } da due , ad- duarsi j da tre , intreaisi } da cinque
, in- cinquarsi } da /m/Ze , immillarsi. VI. Degli aggettivi Determinanti
Possessivi. Chiamansi aggettivi determinanti posses- sivi quelli , il cui
proprio valore si è d’ac- cennar il risguardamento della mente in- tesa ad un
oggetto che vien determinato con una relazione di proprietà dai seguenti segni
di cotal virtù potenziati : Singolare Maschile. Singolare Femminile. Mio. Mia.
Tuo. Tua. Suo. Sua. Nostro. Nostra. Vostro. Vostra. Digitized by Google i5o
Plurale Maschile. Plurale Femminile Miei. Mie. Tuoi. Tue. Suoi. Sue. "
Nostri. Nostre. ' Vostri. V ostie. 1 (*) Percorriamo ora le regole di sintassi
alle quali son queste parole sommesse. Nell’ ordine della costruzione diretta
gli aggettivi possessivi collocansi dopo i nomi cui determinano col concorso
dell’articolo: Morta e la donna tua ch'era si bella. D. Non vidcr gli occhi
miei cosa mortale. Buonar. Nella costruzione inversa sia che 1’ ag- gettivo
possessivo preceda il nome , sia che lo segua, la elissi dell’articolo non dee
mai aver luogo ; Chi ni allontana il mio fedele amico ? P. Vinse paura la mia
buona voglia. D. La elissi può sopprimer l’ articolo che (*) Si è sottratta la
parola loro dalla serie di questi aggiunti, com,e appartenente ai pronomi.
Desso è un pronome , e nulla più ; perchè quando si dice il padre loro , vi è
ellissi della preposizione di, il padre di loro. Digitìzed by Google i5i col
concorso del possessivo determina il nome , quando questo è un nome di pa-
rentela o di dignità al minor numero, co- me padre , madre , figlio , ec. ,
maestà , eccellenza , signorìa , ee. : Mio figlio ov è ? e perchè non è teco?
D. Loda a cielo la magnificenza di sua Maestà. — Caro. Quando evvi nelle frasi
trasposizione di parole , 1* articolo è visibilmente sottinte- so , anco
innanzi a nomi che non sono di parentela ; Ripiglierà sua carne e sua figura ,
— D. invece di la carne sua ; la figura sua. Mio ben non cape in intelletto
umano. P. invece dell’ordine diretto il bene mio , ec. VII. Questo y Cotesto ,
Quello , ec. Gli aggettivi determinativi questo , cole- sto , quello ,
accennano che 1’ individuo per essi dimostrato può trovarsi in altret- tante
situazioni di luogo diverse, relativa- mente a colui che parla ed a colui cui
di- Digitized by Google 102 ■ rigesi la parola disegnando il primo, que- sto ,
la cosa presente o vicina a chi patr- ia j il secondo , cotesto , 1’ oggetto
eh’ è presso a cui altri parla } il terzo , quello , la cosa che non è nè
appresso a chi parla nè a colui a cui altri volge il parlare. E- sempi : Appena
in terra i begli occhi vicC io Che fur due soli in questa oscura vita. ;
Buonar. Partiti da cotesti che son morti. — D. Io non V intesi , nè quaggiù si
canta , Llinno che quella gente allor cantaro , JYè la nota soffersi tutta
quanta. — D. A determinar due epoche , 1* una pas- sata , l’altra futura, fassi
pur uso degli aggettivi quello e questo: Era la più bella femmina che si
vedesse in que ’ tempi nel mondo. — B. Pensa che questo dì mai non raggiorna.
Dante. Le medesime parole disegnano ancora le cose di cui si è parlato, in
questo stes- s’ ordine : questo , la più vicina $ quello , la più lontana :
Amore e crudeltà tri han posto il campo , Digitized by Google i53 Questa m >
ancide , e quel mi tiene in vita. — Buon. La parola sta , accorciata di està
> o dell’antica ista , non è più in uso che nelle forinole avverbiali
stamane o stamattina , stasera , stanotte. 1 nostri antichi dissero istamane ed
istanotte. Tacesi leggiadra- mente il nome a cui gli aggettivi questo o questa
, quello o quella , s’appoggiano, nelle formole in questo , in quella , ec. ,
il cui pieno sarebbe, in questo tempo , in quella ora , ec. Vili. \ Che , Quale
, ec. .. . L’ aggettivo congiuntivo che è invaria- bile ; esso è comune ad
amendue i generi e ad amendue i numeri, e, come scor- gesi dai seguenti esempi,
accenna il sog- getto o 1’ oggetto della proposizione , sia per gli esseri
animati, sia per gl’inanimati : Voglia sfrenata è’I senso , e non amore , Che V
alma uccide. — Buonar. V ’ sono i versi , u son giunte le rime , Digitized by
Google 154 Che gentil core udla pensoso e lieto ? P. O voi che sospirate a
miglior notti. P. Cui , è parimente invariabile e serve ad ambi i generi e
numeri , potendo esser impiegato in tutti i rapporti possibili, tran- ne per
disegnar il soggetto. Questa forma pare più propria a determinar gli esseri
ragionevoli, ma impiegasi pure per le cose: Questi V orme di cui pestar mi
vedi. D. L’ aggettivo quale , in virtù della sua terminazione in e , conviene
egualmente ad ambi i sessi e determina tutti gli es- seri , potendo esser
impiegato per ogni rap- porto : Contro la qual non vai forza nè in- gegno. — P.
Qual vaghezza di lauro ? Qual di mirto ? — P. Nelle frasi interrogative si fa
uso di chi per disegnar le persone } di che per le co- se , e di quale per le
qualità delle une e delle altre : Chi mi difenderà dal tuo bel volto ? Buo. ...
E disser : Tu guardi si , Padre , che hai ? — D* Quale può parimente esser
impiegato Digitized by Google 1 55 nelle enumerazioni , alla stessa guisa di
chi : , Qual fior cadea sul lembo , Qual su le trecce bionde . . . Qual si
posava in terra , e qual su V onde y Qual , con un vago errore Girando , parea
dir : qui regna a- more. — P. Chi , in questo esempio : Beato è chi non nasce j
— P. $ significa quella perso- na la quale. In quest’ altro esempio rap-
portato dalla crusca : i tavarnieri e chi questo sostengono , significa quelle
perso- ne le quali. Ma quando questa parola è impiegata nelle enumerazioni ,
non può di- segnare che un solo individuo dell’ uno o dell’ altro sesso : Chi
ribalte da proda e chi da poppa. D. Quando dicesi chi canta e chi balla , 1’
analisi c’ insegna che una tal frase è sin- copata e che per la sua pienezza fa
di me- stieri dire uno individuo è il quale can- ta , e un individuo è il quale
balla. Le espressioni quello che o quel che 9 e ciò che , significano la cosa
che : Digitized by Google i56 Quello che la speranza ti promette. D.
Percompassiondiquel ch’i vidi poi. P. Siete voi accorti Che quel di retro muove
ciò eh * e * tocca ? — D. Il che , o per una doppia elissi , che , significa la
qual cosa : L'un fratello l'al- tro abbandonava , e ( che maggior cosa è ) i
padri e le madri i lor figliuoli. — B. L’ espressione qual che è compendiata di
individuo tale quale è quello che\ Qual che per violenza in altrui noe - eia. —
D. L’ aggettivo che puote adoperarsi in tutti i rapporti , per soggetto e per
oggetto e- ziandio : Tutte le cose di che 'l mondo è a - domo. — P. Se questa (
lingua ) con eli io parlo non si secca. — D* Mi ritrovai per una selva oscura (
In ) che la diritta via era smarrita. D. Che può pure esprimer rapporto a per-
sone 5 ma dai buoni scrittori usasi assai di raro : Ed io son un di quei ( a )
chc l pian- ger giova. — D. Digitized by Google i5 7 Le preposizioni di e a
posson ometter- si innanzi a cui : Il buon uomo in casa cui morto era. B. Voi
cui fortuna ha posto in mano il freno . Delle belle contrade. — P. In questi
esempi v . Colui lo cui saver tutto trascende ; — D. — Il cui pensie- ro } — B.
— evvi ellissi e trasposizioue, essendo l’ordine diretto lo saver di cui , il
pensiero di cui. Adunque le parole on- de queste forme sou composte possonsi
or- dinare in tre modi differenti ; di cui il pensiero j il cui pensiero \ il pensiero
di cui ma il di cui pensiero è maniera vi- ziosa. La forma che può rappresentar
egual- mente il soggetto e l’oggetto , e cui , l’og- getto solamente ,
soprattutto quando evvi anfibologia , in modo che non possa di- stinguersi se ,
usando il congiuntivo che , questo si rapporti al precedente od al se- gu ente
nome. Ecco esempi dell’ una e dell’ altra maniera : Quella donna gentil cui
piange A - more . — D. Digitized by Google i58 Forse cui Guido vostro ebbe a
disde- gno. — D. Un cavalier eh’ Italia tutta onora. P. È da osservarsi infine
che quale va dis- giunto dall’ articolo i . , nelle interrogazio- ni ; quali
novelle mi recate voi ? 2 . nelle proposizioni dubitative : non so qual sia j
3. quando è in correlazione di tale : Qual i fioretti dal notturno gielo
Chinati e chiusi , poi che'l sol gl'im- . bianca , Si drizzan tutti aperti in
loro stelo , Tal . . . D. Delle preposizioni. Afferma il maestro di coloro che
sanno, niuna cosa potersi sapere se prima i primi princìpi , i primi elementi ,
e le prime ca- gioni di lei non si sanno. Con questo pro- cedere che tanto
assottiglia la mente , ver- rà a comprendersi nell’analisi che fare- mo di
questi segni detti volgarmente pre- posizioni ^ primamente qual sia l’ uficio
vero e’1 loro uso nella nostra lingua j se- condamente , che ognun di essi , in
ogni formola e guisa del dire , si appresenta o- gnora in un aspetto medesimo ,
cioè col- l’ impressa qualità del primiero suo essere, per quanto ad essa
diverso , e spesso an- che contrario , per lo material costrutto apparir possa
} terziamente , che niun di questi segni può -mai in luogo d’un altro
sostituirsi , nè dimostrare altro ragguarda- Digitized by Google i6o mento
della mente , che quello al quale fu da prima ordinato $ infine , che quan-
tunque volte due popoli accennan le stesse relazioni con segni diversi, ciò
nasce, non da capriccio , non da cieca usanza , lin- guaggio ordinario de’
grammatici non filo- sofi , ma sì da natura e ragione : giacché se ciascun
popolo della terra ravvisato a- vesse d’ un modo 1’ oggetto della sua in- tesa,
accennato avrebber tutti con un segno unico e solo le relazioni medesime , men-
tre avviene il contrario , e ciò per l’atto disforme della mente che , per via
diver- sa , giugne sovente ad un fine medesimo. Seguendo adunque , o giovanetti
, me- todicamente e gradualmente la generazione dei segni delle nostre idee,
eccoci giunti ad un elemento del discorso altamente no- tabile. Esso ha due
importantissime pro- prietà j l’ una d’ incorporarsi in un gran novero di voci
e , per tal congiungimen- to , diventar parte integrante e necessaria alla
formazione e al significato delle voci medesime $ come , per esempio , nelle
se- guenti , congiungere , soprapporre , impor- re , deporre , apporre , ec. j
l’altra qualità Digitized by Google è 1 6 r si è quella di collegar coi segni
delle idee relative quelli coi quali essi sono in relazio- ne diretta. Questo
elemento è dunque se non assolutamente necessario, almeno mol- to essenziale.
Sonvi delle lingue , come la basca e la peruviana che non han preposizioni }
pe- rocché dinotano per mezzo del cangiamento delle sillabe desinenziali tutti
i rapporti che noi invece esprimiamo per mezzo di quei segni } ma molte lingue
, come la no- stra, non han casi, e quelle che ne han- no , ne contengono sì
picciol numero che non sono sufficienti ad esprimere i diversi rapporti eh’ una
idea aver può con un’al- tra } quindi il bisogno delle preposizioni. Ma queste
, sebbene in grandissimo nume- ro , non possono in veruna lingua espri- mere i
diversi rapporti tra i nomi ; eppe- rò ciascuna di esse , per derivazioni e
pel- metafore , ha ricevuto una moltitudine di sensi differenti , quantunque
analogici. Ev- vi più } se noi rimontiamo allo stato pri- mitivo di tutte le
lingue , non troveremo, nella lor origine , che alcuni gridi più o inen
articolali , come di sopra si è per noi 1 1 Digitized by Google 162 dimostrato ,
alcune parole , la più parte monosillabe, formate il più sovente per ono-
matopeia e facendo l’ uffizio di nomi. Tutte queste sillabe che sono state
successiva- mente sopraggiunte ai segni originari , che formano tutti i
derivati di quei primi ra- dicali e per mezzo dei quali gli uni e gli altri son
divenuti , secondo il bisogno , verbi , aggettivi , avveri j , ec. , tutte que-
ste sillabe , dico , non son esse ad evi- denza vere preposizioni ?
disegnazione sem- pre insignificante e sovente falsa , per la proprietà , sì
capitale , che hanno d’incor- porarsi con la parola che modificano e di formar
tutti i composti e derivati dei ra- dicali primitivi d’ogni lingua, e che però
appellar dovrebbersi composizioni anzi che preposizioni. Quantunque non si
possa sempre trovare 1’ etimologìa di questi segni } è certo non- dimeno eh’
essi derivan lutti da nomi o da aggettivi e ne derivan ordinariamente per
abbreviazione, giacché è nella natura del- l’uomo impaziente d’ esprimer le sue
idee , di compendiare al più possibile il discorso ed in ispezie le parole di
cui più frequen- Digitized by Google 163 te è T uso. Essi son dunque nomi od
ag- gettivi originari , impiegati prepositivamen- te , e scemi delle lor
primitive sillabe de- sinenziali , e però indeclinabili in tutte le lingue : e
qui comincia la classe delle pa- role invariabili. Ciò basti della lor origine
e trapassiamo a mostrar di ciascuno di questi elementi l 5 ufficio e 1’ uso.
Della Preposizione di. L’ operazione propria di questo segno si è manifestar
conceputa idea di qualità , cioè il rapporto di due nomi di cui l’uno qualifica
1’ altro : Come raggio di sol traluce in vetro. P. Parole di dolore. D. Ma ,
come sovente accade che l’uno dei due nomi è sottinteso , io vi additerò , o
giovanetti, il mezzo, di ristabilire questa elissi. 1. II Dante disse: per
esser fi' ( ) di Pietro $ dunque , allorché Dino Com- pagni disse : messer
Palmieri di messer Ugo , ei sottintese il nome figlio. 2 . Boccaccio disse :
gli mise innanzi Digitized by Google 164 certi ceppi 5 ma egli pur disse :
messivi su di valenti uomini , sottintendendo la parte dell’ oggetto
qualificato da di valenti uomini , che puot’ esser un buon numero. 3. Il
medesimo scrittore disse : a' ca- valli e all’ armi usatasi j dunque , quando
scrisse : di tali sen'igi non usata , sottin- tese P espressione all'
esercizio. 4- Dante dice: vicino ai monti } adun- que nella frase : vicina di
Napoli , Boc- caccio sottintende alla città. 5. Petrarca scrive : presso al
giorno } e la Crusca cita la frase , presso alla città di Parigi , dunque in
questa locuzione di Dante , presso del mattino , il poeta sot- tintende all'ora
o al tempo } e quando si dice presso di Parigi , si sottinteudon le parole alla
città. 6. II Dante disse : pàrliti da cotesti che son morii \ dunque, allorché
disse: di Fi- renze partir ti conviene , ei sottintende 9 dalla città. 7 .
Bembo , dietro l’ordine della costru- zione diretta , disse : comlatteronsi più
di sei ore con incredibile gagliardìa } ma nel- l’ esempio che cita la Crusca ,
di grandis- Digitized by Google i65 sima forza combatteo , piacque all’ autore
di sottintendere con impeto . 8. Il Dante scrisse : accese in fuoco d'i- ra ^
dunque, quando Boccaccio disse: ac- ceso della sua bellezza , sottin tendesi
nel desiderio. 9. Passavanti dice : tutto quello in che avrà offeso Iddio }
così Boccaccio , dicen- do di che ? offesi ? sottintende evidente- m ente per
elissi in fatto o in materia. 10. Si è dimostrato con l’autorità, sì bene con
la ragione , che il secondo ter- mine del paragone è preceduto in italiano
dalla preposizione di , in virtù dell’espres- sione a comparazione. È dunque
evidente che in questo esempio , tratto dal Con- vito di Dante : ciascuno è
certo che la natura umana è perfettissima di tulle le altre nature di quaggiù ,
fu pensier del- 1’ autore sottintendere 1’ espressione a com- parazione. 1 1 .
Petrarca , seguendo 1 ’ ordine della costruzione diretta , dice : ogni impresa
crudel par che si tratti j così, il Dante, quando dice : ma per trattar del ben
eli 1 vi trovai , sottintende la parte dell’oggetto Digitized by Google iG 6
qualificato da del ben , ec. Questa parte esser può gli effetti. 12. Petrarca
disse : che meritò la sua invitta onestate , 1 dunque, allorché il Dante
scrisse : s’ io meritai di voi , sottintende la grazia o il favore. 1 3 . Il
Dante disse: aver diletto ; dun- que , nella frase del Boccaccio : io ho di
belli gioielli , ha sottinteso 1 ’ espressione certo numero o certa quantità ,
di cui di belli gioielli è il qualitìcativo. 14. La Crusca cita questo esempio:
du- rò di cosi fare ogni notte per ispazio di uno mese } dunque, nell’esempio
seguente eh’ essa rapporta , durando questo modo di parlare bene di due miglia
, si sottin- tende per ispazio o per lo spazio , espres- sione qualificata da
di due miglia. 1 5 . Si legge nel Pecorone : ti comando che tu lo lasci venire
in camera per di e per notte ad ogni sua posta 5 egli è dun- que aperto che
quando Boccaccio disse : non tornerà di questi sei mesi , ei soppri- me per
elissi 1’ espressione per lo tempo. 16. Dante disse: quando ne liberò con la
sua vena } dunque , l’esempio seguente, Digitized by Google 167 citato dalla
Crusca : e di quelli danari liberò il marito e i figliuoli 5 1* elissi sot-
tintende col mezzo o con la somma. 17. La ragione, in un con la grammati- ca,
ci obbliga a dire pigliare una cosa * è dunque evidente che F irenzuola ,
dicendo anche delle golpi si piglia , sottintende la parte dell’ oggetto
qualificato da delle golpi la quale è alcuna , cioè alcuna golpe. 18. Si legge
nella Crusca ed in parec- chi dei nostri classici scrittori: riconoscere alcuno
per suo liberatore } dunque , nel- 1 ’ esempio seguente , citato dalla Crusca :
creandoli conti paladini , e per di sua famiglia , si sottintende il
complimento della preposizione per, eh’ è il nome mem- bri, qualificato da di
sua famiglia. 19. Il Dante disse: Ciano che quella gente allor cantaro j
dunque, allorché dis- se : e canterò di quel secondo regno , sot- tintende
l’oggetto qualificato dalla prepo- sizione di , e ’l suo compimento le pene e lo
stato. 20. Dietro l’autorità di tutti i nostri classici , si dice essere in
tale luogo } dun- que in questa frase del Dante : mentre eh Digitized by Google
i68 io fui di la , le parole nel mondo , qua- lificate da di là, sono
sottintese: nel mon- do di là. 21. Boccaccio disse: con li quali , ra- gionando
, incautamente s' accompagno j dunque, nell’esempio che cita la Crusca:
accompagnossi di buona compagnia , si sottintendono le parole con gente. 22.
Avendo detto il Boccaccio : egli si è innamorato a una donna , è chiaro che
quando dicesi : innamorarsi di una don- na , evvi elissi d’ un nome ,
complimento della preposizione a j e che per seguenza, le parole sottintese
possono essere alle bel- lezze : innamorarsi alle bellezze d y una donna. Della
Preposizione a. Naturata è questa preposizione delia pro- prietà d’accennare un
rapporto di attribu- zione o di tendenza. Ma , assai sovente , raggiunto che ,
esplicitamente od implici- tamente , esprime questo rapporto , è sot- tinteso }
.l’analisi additerà il mezzo di rein- tegrare l’ellissi nelle più difficili
frasi ita- liane in cui aver può luogo siffatta sop- pressione. Digitized by
Google 169 1. Boccaccio disse: in sul primo son- no ; dunque , allorché scrisse
: al primo sonno , impiega una forma elittica di cui la costruzione piena debb’
essere : in tempo vicino al primo sonno. 2 . Avendo il medesimo scrittore
detto: volse i passi verso la casa j è evidente che in quest’esempio dello
stesso autore, se ne fuggirono a Rodi , deesi sottinten- dere volgendo i passi
verso a Rodi. 3. Petrarca disse ; devoto aprimi rami 5 dunque, nell’esempio
seguente citato dal- la Crusca , a qual donna sei tu? debbesi sottintendere la
parola devoto , esprimente il rapporto disegnato dalla preposizione a. 4- Si
legge in Boccaccio : sottoporla a lei j dunque , nella frase impiegata dai
nostri classici , stare a padrone , si sot- tintende sottoposto : sottoposto a
padrone . 5. L’ uso , approvato dalla ragione , ci fa dire : che novelle avete
nella città ? dunque , in questo esempio citato dalla Crusca : che novelle
avete a città ? vi è elissi e la costruzione piena debb’ essere : che novelle
avete nel giro attenente alla città ? Digitized by Google 170 6. La Crusca cita
questo esempio : eles- sela in cosi grande stato \ il che ci mo- stra che la
frase ch’ella adduce , eleggere uno a re , è eiittica, e che la costruzione
piena è : in grado appartenente a re. 7. Boccaccio dice: stringendosi al petto
il morto cuore } ciò ci porge il mezzo di supplire all’ elissi della frase del
Dante , Jerniò le piante a terra , supplendo stret- te : strette a terra. 8.
Boccaccio disse : solamente che uo- mini fossero conformi a' lor costumi } dun-
que l’espressione del Petrarca è a grado , è sincopata di in modo conforme a
grado. 9. Si legge nel Boccaccio : ivi forse a tre miglia. La parola ivi
disegna il punto della partenza j per pervenire al termine opposto bisogna
dunque dire da ivi , cioè : movendo da ivi. Non può giugnersi alla meta senza
percorrere lo spazio interme- dio } così reintegrar deesi 1’ elissi , dicen- do
: movendo da ivi , e andando per uno spazio forse eguale a tre miglia. 10. La
Crusca cita l’espressione a due mesi , e con ciò ci autorizza a dire a due ore
, a tre anni , ec. Puossi reintegrar l’e- Digitized by Google * 7 * lissi ,
riflettendo che il tempo non può pervenire al termin disegnato senza per-
correre lo spazio che si frappone } lo che ci fa vedere che queste espressioni
sono un’abbreviazione di: il tempo avendo scorso per ispazio eguale a due anni
, a due ore , a tre anni , ec. 1 1 . Questo esempio di Petrarca : i ho pregato
Amore... che mi scusi appo voi , c’insegna a supplire all’ elissi nella frase
del Boccaccio: alle belle donne si scusò j cioè , appo alle belle donne. 1 2.
Allorché il Boccaccio disse : gli fece pigliare a tre suoi famigliari , non è
egli manifesto che mette la preposizione a da- vanti alle parole tre
famigliaci, per dise- gnare questi individui come il termine al quale i suoi
ordini son diretti , e che per conseguente , la sua espressione è sinco- pata di
gli fece pigliare , comandando a tre suoi famigliari che gli pigliassero ? 1 3
. Il Dante disse: volti a levante \ dun- que , in questa frase che cita la
Crusca : V animo suo era tutto a ’ poveri , si può sottintendere volto : volto
a ? poveri. 14. Nell’ esempio seguente citato dalla Digitized by Google I72
Crusca : noi abbiamo casa d'avanzo , alla famiglia che siamo , colui che parla
dice dietro la comparazione che ha fatta tr,a la capacità della casa e ’l
numero degl’ indi- vidui che compongon la sua famiglia. È dunque evidente di
esservi elissi di com- parando la casa nostra : comparando la casa nostra alla
famiglia , ec. : giacché il Dante disse : comparala al sonar di quella lira.
15. Questo esempio della Crusca: esporsi a manifesto pericolo c’ insegna che
nel se- guente ch’ella adduce: andrete sino a Pisa a questo caldo ? dobbiamo
sottintendere esposto : voi essendo esposto a questo caldo. 16. Per reintegrare
Pelissi nella frase se- guente , citata dalla Crusca : fare all’amo- re , deesi
ragionar così : fare è verbo d’a- zione , esso dee dunque aver un oggetto che
puote esser atti. La preposizione a ci mostra che queste azioni tendono al ter-
min disegnato dalla stessa preposizione } dunque la costruzione piena debb*
essere ; fare atti inducenti alV amore. 17. Le formule classiche fare in sorte
} fare in modo } fare in guisa , e simili , , 7 3 c’ insegnano qual debb’ essere la
costru- zione piena di questa locuzione citata dal- la Crusca : fare a lascia
podere. Dite dunque ; fare le cose in modo simile a colui che lascia il podere.
Delle P reposizioni in e ne. V vidi duo ghiacciati in una buca. D. Queste
preposizioni , di cui la seconda puot’esser uu’alterazione di en , impiegata
dai nostri antichi e derivata dal celtico come le due precedenti di e a ,
poten- ziate sono della virtù d’ accennar un’ idea di stato in luogo dal nome
che n’ è il se- gno , determinato. Ma come spesso avviene d’esser l’agget- tivo
ch’esprime un tal rapporto , sottinte- so , e talvolta la stessa preposizione
anco- ra , si esporranno per noi gli esempli più difficili in cui Questa elissi
ha luogo , e s’ indicheranno i mezzi di rimenar le frasi alla costruzione
dell’ordine diretto. i. La Crusca cita questa locuzione, an- dare in punta di
piedi j il che ci ammaa- Digitized by Google j 74 stra che in quest’altro
esempio : tornando a casa in propri piedi , si sottintende egli andante : egli
andante in propri piedi. 2. Per l’espressione che adduce la Cru- - sca : porre
in . . . si apprende che nella frase da lei citata , colle mani in croce , si
sottintende poste : poste in croce. 3. La Crusca cita questo esempio : una donna
il domandò in compra , di cui la costruzione piena è : il dimandò per modo
consistente in compra. 4- In questa frase che cita la Crusca : in queste parole
Panuzzo tornò a casa , si dee sottintendere il discorso stando : il discorso
stando in queste parole. 5. Petrarca disse : credendo esser in del } dunque, in
questo esempio che cita la Cru- sca , chi dice eh' egli v' andò in cinque anni
, è soppresso essendo : essendo in cinque anni. 6. In questo esempio che adduce
la Crusca , l'eròe sono buone da mangiare } ma non perchè sieno colte il tal dì
, la preposizione in o ne è sottintesa : il tal dì , cioè , in il o nel tal dì.
7. La Crusca cita questi esempi : acciocche voi siate in della corte dello im-
peradore \ coloro che sono in dell’ amor di Dio. Welle forme in del , in dello
, esi- mili , che i moderni hanno affatto abban- donate, la parte del
reggimento della prepo- sizione in qualificata dalle espressioni del- la corte
, ec. , e dell’ amor v ec. , è sottin- tesa. Dunque , in della corte , è un’
ab- breviazione di in compagnia della corte j e in dell’ amor di Dio è
sincopata di in fuoco dell ’ amor di Dio. Della Preposizione da. Ogni cosa da
voi ni è dolce onore. P. Deh , dimmi , Amor , se muove . Da te , che donna a
fedel servo sia Nemica. Franco Sacchetti , citato dalla Crusca. Amor , la vaga
luce Che muove d(ì begli occhi di costei , Servo ni 1 ha fatto. B. Cauz. V. La
qual via muove dal castello diPralo... e viene insino alla porta. Crusca. Più
che tu non speri , S’appressa un sasso che dalla gran cerchia Si muove. D.
Digitized by Google mG * Così dall imo della cerchia scogli Movcn. D. Movendo
la radice di questa distinzione dalla natura. Crusca. La preposizione da , pur
trasferita nel nostro idioma dalla lingua celtica , è de- stinata ad indicar un
rapporto di partenza o d’allontanamento. Gli esempli di sopra citati ne sono
una prova incontestabile. Ma potendo , come il più sovente ac- cade , esser sottinteso
l’aggettivo che espri- me sì fatto rapporto , esporransi da noi alcuni esempli
in cui questa dissi ha luo- go , per insegnare agli studiosi a ravvisa- re , in
ogni caso possibile , il principio unico che abbiamo stabilito e nel mede- simo
tempo i mezzi di ristabilire l’ dissi. 1. Il Dante disse, parlando di Enea ,
che venne da Troja \ la ragione , di ac- cordo con gli esempli , ci dimostra
che questa frase è un’ abbreviazione di : che , movendosi da Troja , venne in
Italia. 2. Boccaccio disse : chi da voi non de- sidera (Tesser amato : or ,
leggendosi nei nostri classici amar d’ amore , amar per amore , ec., è evidente
che la costruzione piena dell’ esempio di sopra debb’ essere : Digitized by
Google 1 7 7 chi non desidera la fortuna di esser ama- to con amore moventesi
da voi. Analizzate del paro le frasi classiche : amar da padre , cioè ; con
amore moven- tesi da padre $ amar da figliuolo , cioè ; con amore , ec. Pei
seguenti esempi, ci limiteremo a ri- stabilire tra parentesi la parola
esprimente T idea di allontanamento disegnata dalla preposizione da. 3. Che mi
disvia ( movendomi ) da tutti gli altri. P. 4- ( Movendomi ) dalla mia
giovanez- za . 13 . 5. Questo è segno ( moventesi ) da Dio. Crusca. 6 .
Ristrette ( con forza moventesi') dei vo- leri ... de padri. B. 7 . ( Con
volontà mossa ) da me non venni. D. 8 . Andatevene ( nel luogo moventesi ) da
lui. B. 9 . In una valle ombrosa ( per V ombra moventesi ) da molti arbori. B.
10. Essendo in età da ( cui muovesi il tor ) marito. B. 12 Digitized by Google
178 1 1 . Non le rispondo ( cose moventi si ) da medico , ma bensì ( cose
moventi si ) da buon amico. Redi. 12. Essa incontrogli ( sino al luogo } da (
cui muovono } tre gradi discese. B. 1 3 . Sono passato ( perii luogo movente }
da casa vostra. Crusca. 14. Fatevi ( narratore movendovi } da ( il } capo.
Crusca. 1 5 . La forza di essi dipende ( nella forza movente } dalla potenza
romana. Davanzati. 16. Era biasimato ( con biasimo mo- vente ) da tutti.
Crusca. 1 7 . Serrerai bene V uscio da ( cui muove la } via. B. 18. Aveva una
casa (nel luogo movente ) dalle fornaci. Crusca. 19. Io sono (operante per
impulso mo- vente} dalla sua (parte}. Crusca. 20. La torre è forte ( per forza
mo- vente } da sè. Crusca. 21. Divino sguardo da ( cui muove il} far Vuomo
felice. Una chiara pruova della giustezza e della precisione di sì fatta
analisi si contiene nel terzo dei seguenti versi del Petrarca : Digitized by
Google I 79 Pace tranquilla senz alcuno affanno, Simile a quella che nel cielo
eterna , Move dal loro innamorato riso. Della preposizione per. Questa
preposizione che il latino e l’ita- liano idioma han tolto dal greco poros ,
che ha generato egualmente la preposizione par francese, e la spagnuola por ,
rappre- senta un’ idea generale di traversamento dall’uno all’altro estremo
d’un qualsivoglia spazio. Naturata di questa proprietà ella fu destinata sin
dalla sua nascita ad esser nota del movimento che fassi , passando per alcun
luogo mezzano tra ’l principio e’1 Pine} e di questa regola sien gli esempli:
Elio passò per l’isola di Lenno. D. Per quella contrada molto spesso passava .
B . Ma sovente accadendo che il rapporto del luogo per cui si passa , espresso
sem- pre dall’aggettivo passante , e dalla prepo- sizione stessa , sono , l’uno
o l’altra , o en- trambi sottintesi, metteremo sotto gli oc- chi degli
apparanti una serie di esempi in cui evvi siffatta elissi , con le parole re- ★ Digitized by Google i 8 o stituite
tra parentesi , perchè imparino gli allievi a ristabilire da sè stessi cotali
difetti. i. (passando) Ferme si va nella città dolente , Per me si va
nell’eterno dolore , Per me si va tra la perduta gente. D. i. j E venni qui (
passando ) per V in- fernale ambascia. D. 3. Baverina sta come stata ( il tempo
del suo esser tale passando per ) moli anni. D. 4* Sapere una cosa (la scienza
di quella passando ) per prova. Crusca. 5. Tutte le torri di Firenze... alte
(la loro altezza passando per ) cento venti braccia l’una. Crusca. Dietro
questo principio incontestabile dis- se il Dante: per quanto ir posso } il Boc-
caccio : lunga per lo terzo j la Crusca ; per una gittata di pietra. 6 . Quelle
vivande diligentemente appa- recchieranno ? che ( il comandamento pas- sando )
per Paraneno saranno loro ordi- nate. B. 7 . Quel sasso non si potrebbe muovere
( con forza passante ) per cinquanta paia di buoi. Crusca. Ella non. ci può ,
(V effetto passando') per potere che abbia , nuocere. B. g. Quivi soavemente
spose il carco soave ( passando ) per lo scoglio. D. i o. Io sono ( Tesser mio
passando ) per non esser pih. B. 1 1 . Questa donna è sufficientemente bel- la (
il suo esser bella passando ) per (esser) moglie. Crusca. 12. Credono in Dio (
il loro credere passando ) per parole. Crusca. 1 3 . Mandare ( alcuno , il
motivo di ciò passando ) per ( chiamare ) uno. Cr. 14. Io ti giuro ( con
giuramento pas- sante ) per quello indissolubile amore che 10 ti porto. B. 1 5
. Sono nominati ( la lor nominanza passando ) per ( essere nel numero ì dei
primi. Crusca. 16. Ci conviene (l'acquisto passando) per molle tabulazioni
sostenere, acquistare 11 reame di Dio. Crusca. 17. Il principio da cui nasce
una qual- sivoglia disposizion d’animo , ha una certa colleganza e consorterìa
con la causa , onde un effetto deriva } e però col principio unico Digitized by
Google i8a da noi stabilito , supplir si puote all’elissi che evvi ne’ seguenti
esempi ed in quanti altri mai addur si potrebbero : Femmina è cosa mobil per
natura. P. E trarrotti di qui per luogo eterno. D. Piaga , per allentar d'arco
, non sana. P. Spero per lei gran tempo Viver, quandi altri mi terrà per morto.
P. Per te poeta fui , per te cristiano. D. Della preposizione con; Questa
preposizione è naturata della virtù d’indicar un rapporto di compagnia ,
ordinariamente espresso dal modificativo giunto o, congiunto , per dar più
forza all’ idea che vuoisi esprimere: È giunta la spada col pastorale. — D. Con
quello giugnendosi. — B. Con amor congiunto. — P. La mia anima si congiugnerà
con la tua. — B. Questo aggiunto ch’esprime il rapporto, esser può sottinteso ,
in virtù dell’origine; di questa stessa preposizione , derivata dal celtico
con, significante unione 9 congiuri- Digitized by Google i83 pimento :
Ragionando ( egli essendo giunto ) con meco , ed io ( essendo giunto ) con lui
— P. Pongasi attenta mente alle seguenti frasi nelle quali abbiano ristabilito
tra parentesi le parole dalla elissi taciute. 1. Sentì parlare molte persone ,
le quali , come egli avvisava , quello andavano a fare che esso ( essendo
giunto ) co' suoi compagni avea già fatto. B. 2 . Essendosi Dioneo , ( giunto')
con gli altri giovani messo a giocare. B. 3. La reina ( essendo giunta ) con le
altre donne ( giunte ) insieme co' giovani^ ( tutti ) a carolar cominciarono.
B. 4- Venendo ( giunto ) teco. D. Delle preposizioni fra o infra , tra o intra.
La preposizione tra , di cui fra non è eh’ una variazione, deriva dal celtico
tra . I latini avean attinta alla medesima sor- gente la stessa preposizione
ira che non è più nsitata se non nei verbi trajicio , traluceo 5 ec. Era e tra
diseguan un’idea Digitized by Google 1 84 di posizione trasversale ; le composte
infra ( ln j ra ) e intra ( in tra ), accennano una idea di più , quella d’
interiorità. Non son mica queste parole che espri- mon da sè sole una tal idea
, ma bensì con l’ aiuto d’ un aggiunto generalmente sottinteso , come fassi
aperto dai seguenti esempi , e dai verbi Jraporre e traporre. Così si sporranno
da noi alcuni esempi con questa parola ristabilita tra parentesi, perchè gli
apparanti ravvisino in ogni caso possibile questo principio unico. 1. Un dì ad
andare ( per lo luogo stante') fra V isola si mise. — B. 2 . Una sera ( stante
) fra V altre. — B. 3. {In consiglio formato) fra sè deli - berarono. — B. 4- (
Nel tempo corrente) fra qui e otto dì. — B. 5. ( In istato stante ) fra paura e
spe- me. — P. 6. ( Nel luogo posto ) fra via. — P. 7* Si che venne ad imperare
( in tutto il tempo stante ) fra ( lo essere ) solo , e ( lo essere )
accompagnato , ( per ) anni cinquanta sei. — Crusca. Quando ( il tempo ) fu un
pezzo ( stante ) fra notte. — Crusca. 9. ( Pinto da affetto stante ) fra ( e
passante ) per paura e ( stante fra e pas- sante ) per vergogna ^ fuggiva. —
Crusca. 10. Già terra in ( luogo posto') fra te pietre. — P. 11. (Nel tempo
posto) in ( tempo cor- rente ) fra pochi giorni. — B. 12. Io era (nel luogo
stante) tra color che son sospesi. — D. . 1 3 . E in breve , (la roba stante )
ira ciò che v' era non valeva oltre due cento fiorini. — B. 14. Sarà poi ( nel
luogo stante ) tra noi due tutto questo avere. — Crusca. 1 5 . Essere (nello
stato posto) tra'l si e 7 no. — Crusca. Digitized by Google i86 Spiegazione ,
analisi ed uso di tutte le parole od espressioni adoperate nella favella
italiana come preposizioni. A Accanto (a canto ; a il canto) (in luogo confine
al canto attenente a). Accosto (accostato) (in luogo accostato a'). Addosso ( a
dosso , a il dosso ) ( in luogo attenente a il dosso appartenente a ). Adentro
( a dentro , a il luogo dentro ) ( nel luogo attenente a il luogo dentro
appartenente a , o pure , stante in ). Anzi (in luogo stante in anzi ,
guardando al luogo di , guardando a ). Appetto ( a petto ; a il petto ) ( in
luogo confine a il petto attenente a ). Appiè ( a piede , a il piede ) ( in
luogo confine a il piede di). Appo ( appressato ) ( in luogo appo al luogo di j
appo a ). Appresso ( appressato ) ( in luogo o in tempo appressato al tempo o
al luogo di j appressato a). Attorno (a torno; a il torno) (nel luogo volgente
a il tórno attenente a). Digitized by Google 187 Avanti. Gli elementi di questa
forma sono le parole celtiche ab , seguo di allonta- namento , e ant , donde il
latino ante , segno di opposizione. Così i’amdisi della parola avanti puote
essere ( nel luogo movente avanti , guardando a j guar- dando al luogo di,
guardando al luogo movente da ). La forma avante per avanti è poetica. C Circa
( in circa , in cerchio ) in luogo stante nel cerchio dij nel cerchio atte-
nente a). Contra. Questa parola componesi degli elementi con e tra , parole
prese dal celtico , e di cui la prima è un segno d’ opposizione j e’1 secondo (
trach ) , significa verso. Si dice ancora contro. D Dallato ( da lato j da il
lato ) ( movendo da il lato attenente a ). Dappoi (da poi) ( movendo da il
tempo Digitized by Google a 88 corrente poi , e andando a ) — Movendo da il poi
, in che ciò fu fatto. Dattorno ( da torno } da il torno ) ( in misura movente
da il torno attenente a j da il torno di ). Davanti ( da ab ant } vedete avanti
) ( nel luogo movente da ante , guar- dando a } movendo da o dal luogo di ).
Dentro (nel luogo dentro appartenente a } appartenente al luogo di '. ; movendo
da). Questa parola componesi di tre elementi celtici, di y en , tre. Dietro (di
retro) (nel luogo o nel tempo dietro , guardando a j movendo da ) . Il secondo
elemento onde questa parola componesi è il celtico dre , dietro. Dinanzi (di in
anzi) (nel luogo dinanzi riguardando a j riguardando al luogo di } movendo da
). Di presso ( vedete presso ) nel luogo di luogo presso a ). Di retro o di
rietro ( vedete dietro ( nel luogo di retro riguardando a } moven- do da). La
forma primitiva , divenuta oggi popo- lare e poetica , è dreto , di cui le se-
Digitized by Google i8 9 guenti , dietro , di dietro , retro , di re- tro , di
rieto , di rietro , drieto , sono altrettante variazioni o alterazioni.
Dirimpetto o di rimpetto (di re in petto) ( nel luogo di rimpetto guardando a j
guardando al luogo di') . La preposi- zione di è il segno di rapporto di qua-
lificazione } la particella re esprime il ripiego dei pensiero da un termine a
un altro j im è un’alterazione di in \ petto nome, è preso qui in un senso
figurato. Dirinconlro o di rincontro. Questa forma esprime la medesima idea che
la pre- cedente } gli elementi che la compon- gono sono di re in con tre } ella
può dunque esser analizzata così : in luogo posto in ispazio di luogo
determinato , ripiegandosi il pensiero in luogo oppo- sto per traverso. Di
verso ( stando in o movendo da luogo di luogo verso a ) . La parola verso è il
latino versus. Dopo (in tempo o luogo posteriore guar- dando a j guardando al
tempo o al luogo di ). Digitized by Google I 9° E Eccetto ( questo essendo
eccetto che è ) . Questa parola deriva dal latino exceptus , da ex e caplus.
Entro. Vedete Dentro. F Fino ( nel luogo o nel tempo stante in fine
appartenente a j contenuto in ; mo- vendo da ) . Questa parola deriva dal
celtico fin o fiin f fine. Fore , finora , fuore , fuori ( nel luogo o nel
tempo stante in fuori , movendo da j movendo dal luogo o dal tempo di'). Di
queste forme igilalmente impie- gate dai nostri antichi , la prima e la terza
son rimaste ai poeti \ e l’ultima è la più usi tata. Il Dante ha detto pure
furi per fuori. L’ origine di questa pa- rola è il celtico fior , d’ onde il
dorico fora , il latino fioris e fioras , e ’1 fran- cese fors , cangiato in
hors. A fronte o alla fronte ( in luogo volto a fronte , riguardando a ;
guardando al Digitized by Google * 9 * luogo di'). Questa parola fronte , la
lati- na frons e la francese front , derivano dal celtico fron , significante
davanti. G Giusta o giusto ( in maniera giusta o in modo giusto ). Par mi che
questa parola sia una sincope di aggiustata , o ag- giustato , derivata dal
celtico ajusta , d’onde il francese ajuster. I. Incontra 0 incontro ( in con
tra ) ( al cam- mino volgente in luogo stante contro a ). In queste forme , la
preposizione in espri- me un’idea di contrarietà, con , un’idea di unione di
forze che agiscon insieme j tra , un’idea di traversa. Vedete Contra. Infino (
in fino } in fine ) ( in fine con- tiguo a $ contiguo al luogo di } mo- vendo
da $ contenuto in ). Infiora } in fuori. Vedete Fare. Innanzi ( in anzi ) in
tempo corrente anzi , riguardando a ). Digitized by
Google IQ2 J/isino ( in sino \ in fine). Vedete Infitto. Intorno ( in torno }
in il torno ) ( in il torno appartenente a ; appartenente al luogo di , movendo
da. Il nome torno deriva dal celtico lor , cerchio. Inverso ( in luogo verso )
( in luogo ver- so a j verso al luogo di, o in confronto verso a. Vedete Verso.
L. Lontano ( in luogo o in tempo lontano , movendo da j riguardando a \
guardando al luogo di ). Lungi ( in luogo stante lungi , movendo da ,
riguardando a ). Lungo ( nel luogo stante in luogo lungo , guardando a ;
guardando al luogo di'). M. Mediante ( essendo mediante questo che e). N.
Nanti. Questa forma non è più in uso , essa era adoperata , al par che nanzi 5
nel senso di innanzi. Digitized by Google ig3 O. Olirà , olire ( in luogo
stante oltre , guar- dando a j guardando ai confini di ). La prima di queste
forme è più usitata in verso. Presso ( presàato } appressato ) ( in luogo o in
tempo presso a $ presso al tempo o al luogo di ; presso , movendo da ). La
parola presso è derivata dal celtico prem, vicino ", d’onde l’antico
francese preme , il più prossimo ; e nelle due lingue , prèmere , deprimere.
Pria o prima ( in ora prima , riguardando al tempo di ). Q. Quanto ( in tanto
volume , in quanto vo- lume, o pure pertanto vedere per quanto è dato a ,
ovvero per tanto arbitrio per quanto io ho ). R. JRimpelto , a ri mp etto , di
rimpetto. Ve- dete Dirimpetto. Rispetto , a rispetto , in rispetto , per ri-
spetto ( la considerazione passando per il rispetto riguardante a , o pure ris-
guardante al riguardo di'). S. Salvo ( salvato ) ( questo essendo salvalo che
è). Sanza. Questa parola che i moderni han cangiata in senza e di cui la forma
pri- mitiva è stata san , deriva dal celtico sy 9 difetto , mancanza. Il latino
sine , lo spagnuolo sin e 1 fran- cese sans , emergono dalla medesima sorgente.
Sino. Vedete insino. Sopra ( in luogo posto sopra , guardando a \ guardando al
luogo di ). Le parole sopra , sovra , su , e le antiche forme sor , sur , son
derivate dal cel- tico swp, d’onde il latino super. Sotto ( in luogo posto
sotto , guardando a } guardando al luogo di , ovvero in tempo corrente sotto ,
riguardando a). Questa parola , e la latina sub , subtus , Digitized by Google
iq5 deriva dal celtico sub. Sovra. Vedete Sopra. Su. Vedete Sopra. Le forme
suvi o suvviy e suso per su , son poetiche. V. Verso. Vedete Inverso. La forma
ver , per verso, è poetica. Degli Avverbi. Senza farci mai scappar di mano il
filo delle nostre idee , eccoci giunti , o giova- netti , alla seconda specie
della classe delle parole invariabili , ed alla prima di quella delle
elitticlie , cioè agli avverbi , a meno che non vogliansi già riguardare come
pa- role elittiche tutti i verbi aggettivi , per- chè in sè rinserranti il
verbo essere ed un aggiunto. Poscia che l’opera e gli studi de’sommi ingegni
ebber alzato il parlare a un certo grado di perfezionamento , agevol cosa fu a
discernere che resistenza e le qualità , siccome le lor differenze relative ,
pote- vansi in altrettante guise modificare, quanti erano gli accidenti loro.
Si fu allora che scorta l’analogìa tra il modo d’essere d’un ente e il luogo e
tempo iu che egli è cominciossi a dire : cantare in tuono doL ce , scrivere in
istile elegante j trattare con maniere cortesi } fiero in modo dolce j venite
in questo luogo \ partì nel giorno di ieri. Tal si fa l’origine di siffatte
forme mo- dificanti, e cotale il procedere dell’nmano ingegno , sinché ,
pervenuto il linguaggio al suo colmo di perfezione e di finezza e avvedutosi
l’uomo che, figurandosi i movimenti nostri di fuori , secondo i de- siri e gli
altri affetti che ci affigon dentro, imaginò di rappresentar le figurazioni
ester- ne degli enti per quelle ond’esse han prin- cipio, cioè per quelle
dell’anima j e avendo fatto segno di lei la voce mente , s’ inco- minciò da
prima a far uso delle forme cantare con mente dolce } piangere con mente
pietosa , con mente dolorosa , ec., in cambio delle prime formule : cantar con
tuono dolce j con tuono soave $ pian- gere in atto pietoso j in atto doloroso ,
ec., e da ultimo , alzato il linguaggio al colmo del suo più bel fiore, s’ebbe
in pensiero di ridurre gli anzi detti modi alla massima lor semplicità ,
sottintendendo in prima il Digitized by Google 198 segno del rapporto , e
formando poscia del nome e dell’aggiunto un corpo solo , teneramente ,
dolcemente , fortemente , ec., cioè d* una tenera maniera , d 1 una dolce
maniera , dC una forte maniera , ec. 3Noi abbiam tratto la parola mente dal
celtico ment che significa maniera. I la- tini hanno attinto alla stessa fonte
le for- inole forti mente , inimica mente , ec. E Boccaccio , nella novella
nona della nona giornata , disse : con sana mente , invece di sanamente. Ma non
potendosi tutte le modifica- zioni esprimere in cotal guisa, fu di me- stieri
imaginare un altro modo d’ abbre- viamento , il qual si fu di sottintendere in
altre il nome , in altre la preposizione , in altre il modificativo , in altre
infine ado- perando altri mezzi d’ alterazione , aggiu- gnendo , menomando ,
sostituendo un se- gno in luogo d’ un altro , onde nasce so- vente il non poter
risalire senza fatica all’o- rigine prima e all’ intero costrutto di sif- fatte
maniere 5 quindi le forme semplici oggi , molto , sempre , qui, ec., sostituite
alle composte al di d y oggi j in molta Digitized by Google *99 copia ; in
tempo eterno $ in questo luo- go , ec. Dalle cose sia qui sposte cavar si pos-
sono le seguenti conclusioni , i. che la denominazione d’avverbi non dee far
cre- dere che queste parole naturate furono della proprietà d’accennar solo le
modifi- cazioni dei verbi j giacché modifican so- vente gli aggettivi , ed anco
altri avverbi , come nelle seguenti frasi : un uomo ben fatto $ assai ben fatto
, ec,,* e però parmi che più sarebbe ad essi convenuto il nome di segni o note
di modificazione , anzi che quello d’avverbi. 2 . Gli avverbi come le
preposizioni derivan sempre da un nome o da un aggettivo che è il lor tipo pri-
mitivo. 3. Gli avverbi sono elementi se- condari del discorso e quasi superflui
, per quanto utili essi sieno alla brevità del favellare. Questi segni creati
furono gran tempo dopo l’ invenzione del linguaggio composto di segni articolati
e arbitrari. 5. Non essendo gli avverbi nè nomi nè parole che direttamente
riferisconsi ad un nome in particolare, ma servendo ad espri- mere una
circostanza fissa e determinata della significazione d’un aggettivo o d’un
Digitized by Google 200 verbo , hanno ad essere , siccome sono di fatto in
tutte le lingue , necessariamente indeclinabili. Un avverbio che subirebbe una
variazione , diverrebbe un altro av- verbio , un’ altra parola. 6. Gli avverbi
servono a sporre in modo compendiato le idee che sprimer si dovrebbero mediante
una preposizione e ’1 suo complimento. L’esistenza semplice e la dipendente de-
gli enti modificar puossi relativamente al tempo , al luogo , al modo , alla
qualità, alla quantità , all’ordine, al numero , ec. } quindi la diversità
delle denominazioni apposte agli avverbi e le varie classifica- zioni in che
sono stati parliti. Ora , per esempio , vien appellato avverbio di tem- po }
qui avverbio di luogo. Bene , di mo- do. A bello studio , di qualità. Oltremo-
do , di quantità. Da ultimo , di ordine 5 e così degli altri. Passiamo ora a
sporre la maniera di formar gli avverbi o le espressioni avver- biali , in cui
la parola mente e l’ aggettivo relativo alla modificazione che disegnasi , sono
il complimento d’ una preposizione sottintesa. E caramente accolse a se quell ’
una. P. Digitized by Google 201 In questo esempio il nome mente , ma- niera,
essendo del genere femminile, l’ag- gettivo caro prende la desinenza in a che
conviene a questo genere come si è veduto nel capitolo degli aggettivi.
Soavemente disse ch'io posassi. — D. Qui l’aggettivo soave non subisce alcun
cangiamento , perchè la forma degli ag- giunti terminati in e, conviene
igualmente ad ambi i generi. Quando 1’ aggettivo è terminato per re o per le ,
si tronca l’ ultima vocale per render più aggradevole il suono dell’espres-
sione : Ora per le tue parole maggior- mente il conosco. — B. — Bene e leal-
mente le sue cose guidarono. — B. I nostri antichi scrittori non han sempre
fatto una cotal elisione , come rilevar puossi dai seguenti esempi :
TJmilemente vi prie- go. — B. Similemente il mal seme d'Adamo. D. Digitized by
Google 302 CATALOGO ALFABETICO Delle parole e delle espressioni adoperate come
avverbi. Analisi delle medesime. Queste parole e queste espressioni' si sporranno
per noi in due sezioni separa- te } parleremo nella prima delle parole ge-
neralmente chiamate avverbi, e delle espres- sioni che , sebben composte di più
paro- le , scrivonsi in una sola 5 e nella secon- da , si sporranno le
espressioni avverbiali formate col concorso delle preposizioni di , a , da ,
ec. Evvi un gran numero di sì fatte parole che appellansi , or preposizio- ni ,
or avverbi , ciò che ripugna alla ua- tura delle cose ed esser debbe un grande
ostacolo ai progressi della scienza. Noi ab- biam rimediato a questo disordine
collo- cando le parole in quella delle due classi che natura ha lor assegnata.
A. Adagio ( ad agio ) ( in modo simile ad agiato passo}. Digitized by Google
2o3 Adesso ( ad esso ) ( in tempo attenente ad esso tempo ). Addoppio o a
doppio ( in modo simile a corpo doppio , cioè doppiato ). Affatto ( a fatto ) (
in modo simile a atto fatto ). Allora (a la ora) {in tempo contiguo a quella
ora'). Allor fu la paura un poco queta. — D. Allotta per allora è voce poetica.
Almanco ( a il manco) ( all'atto o al vo- lume manco a comparazione ec. )
Almeno (a il meno). Questa espressione » è la medesima che la precedente e si
analizza del paro. Alquanto ( alcun tanto ) ( alcun volume o tempo tanto quanto
egli sia). E se questo mio ben durasse alquan- to. P. Alto ( in luogo alto o in
tuono allo ). — Gridavan sì alto. — D. Evvi un gran numero di espressioni av-
verbiali composte d’ una preposizione , d’un nome e d’un aggettivo, nelle quali
l’elissi sopprime i due primi elementi. Tali sono le seguenti , rimenate all’
or- Digitized by Google 204 dine della costruzione diretta per servir di
modello ad ogni altra forma della sorte. Aperto ( in modo aperto ) ; asso- luto
( in modo assoluto ) j basso ( in luogo basso o in tuono ) j breve ( in discorso
breve) ; caro ( per prezzo ca- ro ) ; continuo ( in tempo continuo ) 5 eterno (
in tempo eterno ) , ec. Altramente ( altra mente ) ( con mente altra ). Le
forme altramenti e altrimenti , sono variazioni della prima forma. Altresì (
altro si) ( con altro atto fatto si come questo o quello ). Altrettale ( altro
tale ) ( in un altro modo tale , quale . . . ). Altrettanto ( altro tanto ) (
un altro volu- me o atto tanto quanto è questo o quello ). Altrieri (altro
ieri) ( in lo altro ieri). Altronde ( altro onde ) ( in altro onde ). Altrove
(altro ove) ( in altro ove). Anche , anco , ancora ( a o in questa o quella ora
). Più vago di veder eh ’ io non fossi anco. P. Ancoi , voce poetica (a o in questo oggi).
Appena o a pena ( in modo simile a pena). Appieno ( a pieno ) ( in modo simile
a luogo pieno ). T non posso ritrar di tutti appieno. D . Appunto ( a punto ) (
in modo simile a punto accostato a punto ). Assai ( a sazietà , molto ).
Avaccio (in modo avacciato ), prontamente. Avale ( a eguale ) ( a tempo eguale
al presente ). B. Bene , benissimo. Bensì ( bene sì ) ( il fatto sta bene ( ve-
ramente ) sì come io dico ). Boccone o bocconi. C. Ci (in questo luogo). Colà (
in quel luogo o tempo ). Vuoisi così colà dove si puote Ciò che si vuole. — D.
Colaggià o colaggiuso (colà giù o giuso) ( in quel luogo stante in luogo
basso). Colassù o colassuso ( colà su o suso ) ( in quel luogo stante in luogo
alto ). Digitized by Google 2o6 Come (con o in che maniera , ovvero in quella
maniera che ). Contrattempo (coatra tempo) (in tempo stante contra a tempo
opportuno ). Cosi ( co sì ) (così . . . . come dico , come dissi , ec. ) Costà
(in cotesto luogo). Costaggiù (costà giù) (in cotesto luogo stante in giù).
Costassù ( costà su ) ( in cotesto luogo stante in su ). Costì (in cotesto
luogo). Costinci (da cotesto luogo ). — Ditel costinci , se non, Varco tiro . —
D. Cotale (cotale) (con tale atto , quale). Cotanto ( co tanto ) ( con o in
tanto vo- lume in quanto ....). Cotanto V esser vinto gli dispiacque ! P . D.
Daddovero ( da vero , da vero ) ( dico , o dice .. . cose moventi da fatto vero
). Dimane o dimani ( nel giorno di il se- guente mane , cioè mattina). Quando
fui desto innanzi la dimane , Digitized by Googli 207 Pianger senti' fra 'l
sonno i miei figliuoli Ch' erano meco , e dimandar del pane. D. Dimanisera (
nel giorno di dimani nella sera ). Domattina ( domane nella mattina ). Dove (
nel luogo nel quale ). Dovunque ( dove unque ) ( in ogni luogo io che mai ). E.
Ecco ( vedi } vedete j odi , udite'). Essempigrazia o esempligrazia (per gra-
zia d ' esempio ). Eziamdìo o eziandìo (anche Dio volente ). F. Finora (fino a
o da quest' ora). Fiore ( per quanto è picchia qualsivoglia particella che
sia). Forse ( ciò è in forse ). G. Già ( in tempo passato } in tempo pre- sente
). Giammai ( già mai ) ( in alcun tempo
mai ) . Giu o giuso ( in o nel luogo stante in lasso luogo ). Gli (in quel
luogo'). ( Gnaffe ( in mia fè ). Guari. Credo che questa parola , sì che la
francese corrispondente , guères , de- rivino dal celtico gerr , picciolo j
d’onde il latino gerrae , bagattelle. I. Jersera (ieri sera) (in ieri nella
sera). Immediate ( senza mezzo ; senza mettere tempo in mezzo). Imprima o in
prima (in ora prima). Indarno ( in vano $ in luogo vano ). Indi (da o per quel
luogo). Ìndiritta ( in diritta ) (in via non diritta ). Questa forma non è più
in uso. Insembra o insembre (insieme). Voci an- tiche. Insieme. Questa parola ,
sì che la latina simul , e la francese ensemble , deriva- no dal celtico eng ,
folla , e syml , adu- nato. Digitized by Google • 209 Intanto (in tanto tempo,
in quanto....) Intrafatto ( in modo interamente fatto'). Jntrocque ( intra hoc
) ( intra questo tem- po ). Forma oggi inusitata. Invano ( in luogo vano ),.
Issa ( in questa stessa ora). Voce poetica. Issofatto^ in ipso facto) («e/
fatto stesso). Ita (ita est) ( così è, si). Questa parola è poetica. Ivi (in
quel luogo). L. Là ( in quel luogo ). — Pon mente se di là mi vedesti unque. —
D. Laci (in quel luogo). Forma poetica com- posta di là e ci. Laggiù ( là giù )
( in quel luogo stante in giù ). Lassù (là su) (in quel luogo stante in su). Li
(in quel luogo ). Liei. È la stessa parola li , cui i poeti han giunto , per la
rima , ci. Linci (da quel luogo). *4 Digitized by Google 210 M. Madesì ( mio
Dio sì). Le forme madie . e madiò ( mio Dio ) , siccome la prece- dente ,
appartengono al dialetto toscano. Muffe ( per mia fé). Mainò ( mio Dio , no ).
Maisi ( mio Dio si). Male ( in modo malo o per mio male). Malgrado ( con malo
grado). Manco ( in grado $ in peso j in volume mancato ). Massime ( in modo
sommo). Maunque ( mai , mai \ mai in nessun tempo). Voce non più in uso.
Mediate ( con mezzo } con termine mez- zano ). Meglio ( in qualità migliore a
compara- zione dì ). Meno ( in quantità minore a compara- zione di). Mica ( per
quanto è piccìola una mica). Mo ( in questo momento). Molto ( in quantità
grande). Digitized by Google ili N. No ( voglio negativamente. — ) Non. O. Oggi
(in questo oggi j in questo tempo ). Oggidì , oggigiorno ( oggi m questo di ;
oggi in questo giorno'). Oggimai ( oggi mai ) movendo da oggi e andando in
mai). Ognindi ( in ogni di ). Ognora (ogni ora) ( in ogni ora). Ornai , ormai ,
oramai ( movendo da que- sta ora e andando in mai). Onde ( nel luogo in che o
da che o per che ). Ondunque ( onde unque ) ( in ogni luogo per lo quale mai).
Ora ( in questa ora). Orinci ( in luoghi da qui lontani ). Ove (i'w o nel luogo
nel quale). Ovunque (ove unque) (in ogni ove mai). * Digitized by Google 212 P.
Pai te ( in quella stessa parte di tempo ). Peggio ( pia male a comparazione
di...') Più ( in quantità più grande a compara- zione di...). Poco (in volume
poco). Posdomane , posdomani (post , cioè poi , movendo da domane o dimani).
Punto (per quanto è picciolo un punto). Q. Qua ( in questo luogo ). Questa voce
di- segna un luogo men circoscritto di qui. Quaggiù ( in questo luogo stante in
bas- so). — Venni quaggiù del mio beato scanno. — D. Qualora ( qual ora ) ( in
ora tale in ora (in volta tale in quale volta). Quando ( latino : qua in die }
il giorno o il tempo in che ). Quandunque ( quando unque ) ( in ogni quando mai
). Quasi. Questa parola viene dal celtico casi. quale ). Qualvolta Digitized by
Google 2l3 Quassù ( qua su ) ( in questo luogo stante in su ). Qui ( in questo
luogo'). Quicentro ( quivi entro ) ( in questo luo- go entro ). Quid ( in
questo luogo). La particella ci è aggiunta alla forma qui per licenza poetica.
Quinci (da o per questo luogo ). Quiritta ( in questo luogo per via ritta).
Quindi (da o per o in quel luogo). Quinoltre o quindi oltre (movendo da qui e
andando oltre). Quivi ( in quel luogo ). Quiviritta ( quivi per via ritta ). R.
Repente (in atto repente ). S. Sempre (senza fine). Questa voce risulta da due
parole celtiche, chemp , o semp y senza , e ar , ed in composizione er, fine.
SI (il fatto sta si , come io dico ; come tu dici ). Digitized by Google ai4 Si
(si, come io dico , tu dici...). SI ( in modo fatto si , come conviene es- sere
per questo che è .. .). Con quest’ analisi , ciascuno può ridurre a un
principio unico i quaranta signifi- cati differenti che si attribuiscono alla
particella si. Sipa (sì), forma del dialetto bolognese, adoperata dal Dante nel
i8.° canto del- F Inferito , nel senso di si. Sossopra o sottosopra o sozzopra
(la parte di sotto stando nel luogo di sopra ). Sovente (in tempo sovente).
Supino ( in alto supino ). — Supin ricad- de , e più non parve fuora. — D. T.
Talora ( in ora tale in quale ora ciò av- viene ). Talvolta ( in volta tale in
quale volta ciò avviene ). Tampoco (tanto poco quanto poco si vo- glia ). Tanto
( in tanto volume in quanto volu- me . . .). Tanto sio ( tanto tosto quanto
tosto è pos- sibile ). Tardi ( in tempo tardo'). Teste ( in questa ora presente
o passata o futura ). Tosto ( in modo tosto). Trabene poltra bene). Troppo (in
truppa). Trovasi l’ origine di questo vocabolo nel celtico tropa , truppa.
Tuttavìa ( in tutta via ). Tuttavolta ( in tutta volta ). Tuttora o tutC ora o
tuttore ( in tutta ora , in tutte ore ). U. XJguanno o unguanno (per o in
questo anno ). Urnbè ! ( ora bene ). U adunque (da onde unque). TJnqua o unque
( mai in alcun tempo ). Pon mente se di là mi vedesti unque. D. Unquanche o
unquanco ( unque anche , unque anco ) ( mai insino a questa ora. Queste , e le
due precedenti , son voci poetiche. Unque mai (mai, mai). Digitized by Google
2l6 V. Vi ( ivi in quel luogo). Volentieri o volontieri ( con animo vo- lente
). Delle espressioni avverbiali formate per mezzo delle preposizioni di , a ,
da , in , ec. Queste espressioni che sono una delle sorgenti della prodigiosa
ricchezza della nostra lingua , sono del paro una delle principali difficoltà
per gli apparanti l’ ita- lica favella. Epperò noi ci faremo a sporre ai
discenti un mezzo sicuro di sommettere al nostro metodo analitico sì fatte
espres- sioni quasi senza novero , operazione dello spirito senza la quale
impossibil cosa è comprenderne esattamente la forma e la significazione.
Pongano ben mente gli stu- diami a questa parte affatto nuova della nostra
grammatica , alla quale ci lusinghia- mo sarà fallo, da coloro a cui l’altrui
sa- pere non fa ùggia , assai grata accoglienza. Digitized by Google I. 217 Di
(in maniera ) Di brigata. „ {per modo) Di caso. ( nel luogo) D'intorno ( di
luogo stan- te in torno ). ( nel luogo) Di là. ( in modo) Di buona voglia). (in
spazio) Di corto {tempo). S nel tratto ) Del continuo { tempo ). con passo) Di
pari {passo). Fassi aperto dai precedenti esempi che ogni espressione
avverbiale formata della preposizione di , e d’ una o di più paro- le , altro
non è che la parte qualificativa d’ un nome e d’ una preposizione cui l’e-
lissi sotti nteude sempre. Il nome sottin- teso non puote esser indicato che
dal sen- so del nome espresso, e ’1 verbo dall’e- spressione avverbiale
modificato, può solo farci trovare la preposizione di cui il nome elittico è il
complimento. ( movendo dal giorno') D'
oggi ( andan- do in poi). ( in tempo ) Di bel mezzo di. ( movendo da stato ) Di
bene ( essere , andando ) in meglio ( essere ). ( movendo da un termine ) Di
tempo ( andando ) in ( altro ) tempo. Vedesi ad evidenza da quest’analisi che
se una delle espressioni di cui abbiam par- lato sia seguita da un nome,
complimento della preposizione in , questa formula è il termine della parola
andando , dalla elissi sottintesa. I. ( in modo appartenente) A bocca. ( in
compagnie simili ) A branchi. - ( in modo eguale ) A briglia sciolta. ( in
quantità simile) A bizzeffe. (co» intaglio appartenente) A bulino, (in tempo
conveniente) A buona sta- gione ). ( per prezzo eguale) A buon mercato. ( in
tuono eguale ) Ad alta voce. ( per cammino verso) A destra (mano). Digitized by
Google 219 (con animo inteso') A diletto. (in luogo appartenente) Ad imo (
luogo ). (in tempo appartenente ) Ad uri ora. ( con caratteri simili ) A
lettere maiu- scole. \ . \ ‘ ( in luogo verso ) Allo ( luogo stante ) in giù. La
preposizione a disegna il termine a cui tende V essere o la cosa \ questa ten-
denza do vrebb’ esser espressa da un agget- tivo che , in cotali espressioni
avverbiali , è sempre sottinteso. Questo aggettivo^ è sempre uno di quei che
reintegrati abbia- mo nelle precedenti frasi j cioè apparte- nente j simile y
eguale y conveniente j vol- gente j verso. a. > (in maniera simile) A brano
(presso) a brano. ( in tempo confine ) Ad ora ( seguen- te ) ad ora. (in luogo
presso) A terra (presso) a terra . In queste espressioni avverbiali : ad ora ad
ora , a terra a terra , ed altre simili , evvi una doppia elissi che reintegrar
deesi nella guisa stessa delle forme semplici. Digitized by Google aao 3 .
Mangiare ( in modo simile ) a ( modo che ) crepa ( il ) corpo. ( in modo simile
) A ( modo che') fiacca ( il ) collo. È sempre il medesimo principio $ al-
leghiamo questi esempli per far vedere come empier debbansi le elÌ6Si ueile
espres- sioni in cui entra un verbo. 4 . ( in proporzione eguale ) Ad assai (
quantità ). Se T espressione avverbiale compongasi della preposizione a e d’un
avverbio o d’un aggettivo , questo determina o qualifica un nome sottinteso. 5
. (in modo simile) A fine forza (forzata). Quest’esempio è destinato a
dimostrarci un errore generalmente sparso , che in sì Digitized by Google 221
fatta espressione la parola forza sia no- me , mentre è aggiunto. 6 . ( nello
spazio appartenente ) Al (luogo) di fuori. L’ articolo legato alla preposizione
a determina con l’aiuto dell’espressione qua- lificativa di fuori , o simile ,
il nome luogo od ogni altro nome relativo alle cir- costanze e che è sempre
sottinteso. Se , in- vece della preposizione di , siavi ogn’ al- tra
preposizione , supplir deesi la parola eh’ esprime il rapporto , di cui la
preposi- zione è il segno j come per esempio nella f orma alla per fine , eh’ è
sincopata di giunto alla parte passante per fine. 1 . Da ( in luogo movente )
Da banda. ( in luogo movente) Da (luogo) alto. ( in luogo movente) Da lunga
(via). ( in prezzo movente ) Da meno (
va- lore a comparazione di ... ). ( movendo ) Dalla ( via ) lontana. ( in luogo
movente ) Dalla ( parte stante ) lungi. La preposizione da disegna il termine
della partenza espresso dall’aggettivo mo- vente , sempre sottinteso in
siffatte espres- sioni avverbiali ; questa parola è adunque in esse il primo
mobile dietro il quale tutte le altre voci offronsi naturalmente da sè stesse
al pensiero* 2 . ( movendo ) Da ( una ) banda ( an- dando fino ) a ( l'altra )
banda. ( movendo ) Da ( luogo passante ) per lutto ( luogo ) . ( movendo ) Da
indi ( vegnendo ) in qua. Se una di queste espressioni avverbiali sia seguita
da una preposizione con un complimento, il discente restituir dee l’ag- gettivo
esprimente il /apporto di cui la preposizione è il segno. f. In In ( luogo ) allo. In ( tempo ) breve.
Per reintegrar Pelissi in queste, espres- sioni avverbiali , basta sapere
ch’ogni ag- gettivo suppone un nome cui qualifica ed a cui si raffibbia come la
qualitate alla sostanza. 2 . ( nel luogo stante ) In ( luogo posto ) là. ( nel
luogo stante ) In ( luogo posto') oltre. Nelle espressioni avverbiali composte
d’ una preposizione e d’ un avverbio, av- verta bene lo stu diante che
l’avverbio mo- difica sempre il suo aggettivo sottinteso che fa parte del
complimento della pre- posizione , sì come nei due precedenti e- sempi.
Digitized by Google aa4 1. Per ( V azione passando ) Per costà. ( la
dimostrazione passando ) Per e- sempio. ( l’azione passando ) Per ( luogo ) di-
retto. ( l’ azione passando ) Per forza. In ogni espressione avverbiale
composta della preposizione per e cl’una o più altre parole , la elissi
sottintende sempre 1’ ag- gettivo esprimente l’idea del rapporto on- de la
preposizione per disegna il termine. * , \ 2 . ( il desiderio passando ) Per (
tempo appartenente ) al presente ( tempo ). Se la prima parte dell’ espressione
av- verbiale sia seguita dalla preposizione a col suo complimento , fa di
mestiere so- stituire , sì nell’ una che nell’altra , 1’ ag- gettivo che può
solo esprimere il rapporto di cui la preposizione non fa che indicare il
termine. Digitized by Google 3. ( il motivo dell' azione passando ) Per ( lo
adoperarla ) in casa. Dassi l’ analisi di quest’espressione, Per- chè si è
creduta una spezie d’irregolarità di cui impossibil cosa era render ragione.
Delle espressioni avverbiali che forman classe a parie. Già ( lungo ) tempo ( è
passato ). Infine ( in fine ) ( movente ) da sera. Injìn ( movente ) da (
questa ) ora. Viva son io , e tu sei morto ancora , Diss' ella , e sarai sempre
injìn che giunga Per levarti di terra l' ultirn ora. P. Injino ( in fine ) (
appartenente ) a ( questa ) ora. Injino ( appartenente ) allora (a quella ora
). Là ( in quel tempo ) intorno ( in tor- no )• (in ) L' altrieri. ( con )
Armata mano. i5 Digltized by Google ( in ) Ogni ora. ( in modo stante ) Oltra
(al ) modo ( convenevole ). Più che tanto ( quanto basta ). ( il tempo scorso
da quell' ora alla pre- sente ) Poco ( tempo ) fa. Poco ( tempo ) stante ( fra
V uno e V altro fatto ). ( come) Punto (passante) per punto. ( movendo ) Quindi
( andando ) a pochi di. Quivi ( in quel lnogo ) medesimo . Quivi ( in quel
luogo ) ( posto in ) su. Quivi ( andando ) oltre. ( in ) Tutte le più ( spesse
in nume- ro ) volte. ( movendo ) Indi ( andando ) a po- chi di. Delle
Congiunzioni o Interiezioni congiuntive. Le differenti spezie di parole che so-
nosi fino ad ora da noi considerale , sono gli elementi o le parti integranti
delle pro- posizioni , ed esse vi entrano più o men necessariamente, a ragione
della natura pro- pria di ciascuna e dei differenti bisogni dell’ enunciazione.
Non avviene lo stesso delle congiunzio- ni. Esse sono, al certo , elementi
dell’o- razione , giacché son parti utilissime nei nostri discorsi, ma non sono
elementi delie proposizioni } esse servono solamente a legarle le une alle
altre. Tal è di fatto , o giovanetti , il carat- tere distintivo di questi
segui della fa- vella che congiunzioni addimandansi : es- se ordinate sono a
legare una con altra proposizione \ ed errano coloro che fansi a credere che le
congiunzioni legar pos- sono pur anco una con altra parola, men- tre sempre due
sentenze realmente con- giungono. E in vero, quando dico: Demostene e Cicerone
furori eloquenti , io dico in realtà Demostene fu eloquente , e Cicerone fu
eloquente : od in altri termini , Demo- stene fu eloquente , a ciò aggiungo che
Cicerone fu eloquente. Del paro , quando dico ; questo prin- cipio è cero o
falso , è come se io di- cessi , questo principio è vero o questo principio è
falso : e traducendo o, si ha, questo principio è vero a una condizione la
quale è , che non si possa dire che questo principio è falso. La congiunzione o
, esprime realmente tutto ciò che ve- desi in carattere corsivo , tra queste
due proposizioni , questo principio è vero , questo principio è falso \ e così
ella ap- picca l’una con l’altra. Dir puossi altrettanto delle congiunzio- ni
che adopera nsi nell’ interrogare \ co- mechè non paiano da prima due proposizioni
congiugnere , perchè la prima è soppressa. In effetti , nelle formule; co- me
siete voi entrato? perchè siete voi sor- tito ? esprimo realmente queste idee ,
io domando come voi siete entrato j io do- mando perchè voi siete sortilo. E
svilup- pando il sentimento delle congiunzioni , risulta : io domando una cosa
la quale è la maniera onde voi siete entrato. Io do- mando una cosa la quale è
la ragione per la quale voi siete sortito. Le con- giunzioni come e perchè
collegano in real- tà le proposizioni sottintese, io domando , con le
proposizioni espresse, voi siete en- trato , voi siete sortito. Dai
soprascritti esempli adunque evi- dentemente conoscesi che questi segni so- no
, è vero , un elemeuto del discorso , ma non precisamente un elemento d* una
proposizione in particolare } esse son pa- role elittiche , ma differenti da
tutte le al- tre } elle hannosi a riguardare qual for- inola compendiata d’ una
intiera proposi- zione , il cui senso relativo e imperfetto s’appicca alla
proposizione che le precede, e perdesi in quella che le segue e in lor si
confonde. Digitized by Google a3o La voce che dalla cui virtù ricevon tutte le
altre e nome e proprietà di congiun- zioni , è propriamente la congiunzione u-
nica, la congiunzione per eccellenza. Essa deriva dal primitivo qhe o quhè, che
signi- ficava legame , cordone , possanza unitiva. Imperò , chi non considera
delle cose la material forma, manifestamente può vedere che la congiunzione che
non è altro che l’ aggettivo congiuntivo , di cui a suo luogo ragionossi, il
quale, adoperato siccome con- giunzione , è il nesso che due proposizio- ni fra
loro collega. Quando dico , per e- sempio : voglio che siate buono , è lo stes-
so che: voglio una cosa , la quale è , siate buono. Estimiamo affatto superfluo
produr qui altri esempli a provar tal vero. Nel seguen- te catalogo si
sporranno , all’ uopo , trenta frasi. Quindi non dobbiamo maravigliarci delle
tante inutili distinzioni fatte di questo se- gno , nè dei tanti e sì diversi
nomi im- posti alle congiunzioni , appellandole, al- tre causali , altre
copulative , condiziona- li , sospensive , dubitative , negative , ag-
Digltized by Google a3i giuntile, elettive , conclusive , dichiarati- ve ,
diminutive , ec. Perchè le vane appellazioni dall’ errore e dall’ignoranza
prodotte non ci abbaglino, imprendiamo or a disaminare tutte le for- mule , che
a dritto o a torto congiunzioni addimandansi , procurando di far apparare il
vero uficio e ’l valor proprio di ciasche- duna. Catalogo alfabetico ed analisi
di tutte le parole e frasi adoperate come • congiunzioni. A. Acciò ( a ciò ) (
con animo inteso a ciò che è, ec. ). Acciocché ( a ciò che ). Abbenchè ( a bene
che ). Affinchè o affinechè ( a fine che ) ( con animo inteso a un fine che è,
ec.). Ancora che o ancor che ( a questa ora avvenendo una cosa che è , ec.).
Ancora quando ( in quella ora nella quale avviene che ). Anzi che ( in tempo
anteriore , guardando al tempo in che avverrà che ). Appresso che ( a presso che ) ( [in tempo
contiguo a tempo presso a quello in che ) fa > facciamo , fate , fanno. Faceva
, ec. J Feci , facesti , fece , facemmo , * faceste, fecero. Farò , ec. Farei,
ec. Fa, faccia , facciamo , fate , facciano. Che faccia , ec. Che facessi , ec*
Stare. Stando. Stato. Sto , stai , sta 9 stiamo , state , stanno. Stava, ec.
Stetti , e non stiedi , ec. stesti , stette , stemmo 9 steste, stettero. Starò,
ec. Sta, stia, stia- mo , state, stieno o stiano. Che stia, ec. Che stessi ,
ec. , e non già slassi , ec. Seconda Declinazione. Partiamo questi verbi in due
classi , di cui la prima comprende quelli ch’han T ac- cento tonico sull’
antipenultima vocale } e la seconda quei ch’han quest accento sulla penultima.
I verbi della prima classe non hanno d’ irregolare che il perfetto assoluto e
’I participio passato , o pure l’ uno o l’altro solamente , tranne i verbi che
seguono e i lor composti : bdttere , cdpere , crede- re , empiere , ésigere ,
fèndere , frèmere , gémere , miètere, méscere , pàscere, pèn- dere,
prescindere, ricévere, resistere, ri- Digitized by Google 3io flèttere ,
ripètere , scèrnere , sólvere , span- dere , splèndere , sprèmere , stridere ,
ìmc- cùmbere , sùggere , fóndere , véndere . Quelli della seconda classe hanno
altre irregolarità, salvo persuadere e solere che hanno irregolari persuasi ,
ec. , persuaso e sòlito. Verbi della prima Classe. np a lor cere , tòr « tòrto.
Ucci e/ere , ucci ucciso ( 1 ). Accór gere, accòr 5 / accòrto (a). Fri g&re
, fri fritto . Có gliere , cò còllo. Distin gi/ere , distin « distinto. M
e//ere , m messo (3). Pr émere , pr èssi prèsso. Espr intere , espr èssi
esprèsso (4)- Acce ndere , acce si acceso (5). (i) Cedere ; cèssi o cedetti ;
cesso o ceduto. (a) Dirigere ; essi , etto. Esigere ; eì , esatto. Cingere -,
insi, into. Negligere ; èf« ; étto. {ò) Flettere ; Jlcssi, Jlesso. (4)
Espellere ; , a/jo. (5) Fóndere : , yùjo. Digitìzed by Google 3 1 1 Ass ólvere,
ass òlsi assòlto (i). Corr ómpere , corr appi corrotto . ' Cór rere , cor si
corso. Cono scere 9 cono bbi conosciuto. Discu tere , discu ssi discusso. Pres
umere pres unsi presunto. C uocere , c òssi còtto (2)* Pere uotere , pere òssi
percosso. Comm uovere , comm ossi commòsso. Vi vere , vi ssi vissuto. Nàscere ,
fa nacqui , nato j e piòvere , piovve , piovuto. Verbi della seconda classe.
Condurre , sincope di Conducere . Conducendo. Condotto. Conduco. Con - duceva.
Condussi. Condurrò. Condurrei. Conduci f conduca. Che conducessi. (1) Dicesi
pur assoluto. Sólvere: et o etti ; utos Involgere : invòlto. (2) Nuocere:
nàcqui, nociuto. Severe , per contrazione Bere. Beendo o bevendo. Beo o bevo ,
ec. Beeva o beveva. Bevvi bevei o bevetti , la prima forma è più usitata. Berò
o beverò. Cadere . Cadendo. Caduto. Cado o caggio. Caddi. Son caduto. Caderò j
e cadrò , solo nel verso. Chiedere. Chiedendo. Chiesto. Chiedo o chieg- go ,
chiedono o chieggono. Chiesi 9 Chie- da o chieggo. Dire , sincope di Dicere.
Dicendo. Detto. Dico , dici o di ' , ce, diciamo , dite , dicono. Dissi . D/’ ,
cùca. CAe dicessi. Digitized by Google Dolere (si). 3 1 3 Dolendosi. Dolutosi.
Mi dòlgo o dò- glio , ti duoli , si duole , ci dogliamo , vi dolete , si
dolgono , o dogliono. Mi dolsi. Mi son doluto. Mi dorrò. Duoliti, dò! gasi, o
dógliasi , dogliamoci , dolete- vi ) dólgansi o dógliansi. Dovere. Dovendo.
Dovuto. Debbo o deggio , devi o dèi , deve, dèe o dèbbe , dobbia- mo , ec.
Dovei o dovetti , ec. Dovrò. Che debba , ec. Nuocere. Nocendo. Nociuto. Nuoco o
néccio , nuoci j nuoce , nocciamo , nocete , ec. No- ceva. Nócqui. Nocerò.
Nuoci , nuoccia o néccia. Parere. Parendo. Paruto o parso. Paio , pari , pare ,
paiamo , parete , paiono. Parvi. ** Digitized by Google 3i4 Parrò. Pari, paia,
paiamo , parete , pa- iano. Piacere. Piacendo. Piaciuto. Piaccio, piaci, ec.
Piacqui. Piacerò. Piaci, piaccia , ec. De- clinate allo stesso modo giacere.
Porre , sincopato di Ponere ► Ponendo. Posto. Pongo , poni , pone , poniamo ,
ponete , pongono. Posi. Porro. Poni , ponga. Potere. Potendo. Potuto. Posso ,
puoi , può , possiamo, potete, póssono. Potei. Potrò . Che possa , ec. Rimanere.
Rimanendo. Rimaso o rimasto. Rimare - go , rimani, rimane, rimaniamo , non ri-
mangliiamo nè rimagnamo j rimanete , ec. Rimasi. Rimarrò. Rimani, rimanga , ec
Sapere . 3i5 Sapendo. Saputo. So , sai , sa , sa/7- piamo , sapete , sanno.
Seppi. Saprò. Sap- pi , sappia , ec. Scégliere , per sincope Scerre.
Scegliendo. Scelto. Scelgo o sceglio , ec. Scelsi. Sceglierò. Scegli , scelga ,
o sce- glia. Sedere. Sedendo. Seduto. Siedo o seggo , sie- rfi, siede i sediamo
o seggiamo , sedete seggono o siedono. Sederò j fee?rò nel ver- so. Siedi,
segga o sieda , sediamo o seg- hiamo , sedete , seggano o siedano. Svellere e
per sincope Sverre. Svellendo. Svelto. Svelgo o svelto , sce/- // , svelle o
sveglie , sveltiamo , sveltele , svelgono. Svelsi. Ho svelto. Sverrò. Svel- tii
svelga , sveltiamo , svellete , svelgano. CK io svelga , che noi sveltiamo ,
ec. Digitized by Google 3 1 G Tacere. Tacendo. Taciuto. Taccio , ec. Tac- ciamo
, tacciono, l'acqui , ec. Taci, tac- eia y ec. Tenere. Tenendo. Tenuto. Tengo ,
f/em , tiene , teniamo , ec. Tenni , ec. Terrò, ec. Ter- rei, ec. Tieni ,
tenga, ec. Togliere o Torre. Togliendo. Tolto. Tóglio o tòlgo, to- gli, toglie
, ec. Tolsi* ec. Toglierò o for- rò, ec. Toglierei o torrei. Togli, toglia o
/o/gtf , ec. Traere o Trarre. Traendo. Tratto. Traggo , trai, trae, traiamo o
traggiamo , traete , traggono. Trassi, ec. Tranò, ec. Trai, tragga, ec.
Digitized by Googl 3i7 Valere. Valendo. Valuto. Valgo o vaglio, va- li 9 vale ,
vagliamo , ec. Valsi , ec. Var- rò , Vali , va/ga o vaglia 9 ec. Vedere.
Vedendo. Veduto. Vedo, veggo , veg- gio, ec. vediamo o veggiamo , ec. Vidi , e
non , ec. Vedrò , ec. J'Wt , ve- da, vegga o veggia. Volere. Volendo . Voluto.
Vàglio ovo*, vuoi , vuo/e o vo’, vogliamo , volete , vogliono , e nel verso
vonno. Volli , ec. Vorrò , ec. Che voglia , ec. Digitized by Google 3i8 Verbi
Irregolari Della Terza Declinazione. Tutti questi verbi declinansi come il ver-
bo unire , il quale non è irregolare se noa al presente assoluto
dell’indicativo, a quello dell’ imperativo e del soggiuntivo , ove la prima e
la seconda del plurale son regolari. 1. ° Unisco , unisci , unisce , uni- j
scono. 2 . ° Unisci , unisca , — —* uniscano. 3. ° Che unisca , che unisca o
unischi , unisca , cAe uniscano. Il verbo apparire , ha le doppie forme,
apparisce o appare , appariscono od cp- paiono. ' * • ' I verbi aprire ,
coprire , scoprire , han le doppie forme apri* e apersi , ec. Havvi di quei
verbi che , al presente assoluto dell’ indicativo , all’ imperativo ed ' al
presente del soggiuntivo , han due for- me, tali che abhorrire , che fa
abbonisco od abborro , ec. 1/ uso e ’l dizionario fa- ranno istrutti di
siffatte differenze gli stu- diosi. Digitized by Google 3i9 Verbi della, stessa
declinazione , Degni di nota per irregolarità particolari. Morire. Morendo.
Morto. Muoio , muori , muo- re , moiamo , morite , muoiono. Morii , e non morsi
, ec. Morrò , ec. Muori , /Muo- ia , ec. Salire . Salendo. Salito. Salgo , ,
ec. w " #C Nome compiuto: Domenico Pandullo.
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