GRICE ITALO A-Z P PON

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Pontara: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale, o se il fine giustifichi i mezzi filosofia trentina – filosofia italiana -- (Cles). Filosofo italiano. Cles, Trento, Trentino. Grice: “I like Pontara: he wrote a whole essay on Kant’s problem about the reduction of the categorical to the the prudential imperative, “Se il fine giustifica i mezzi.” Uno dei massimi studiosi della nonviolenza. Fortemente dubbioso dell’eticità del servizio militare. Insegna a Torino, Siena, Cagliari, Padova, Bologna, Imperia, e Trento.  Uno dei fondatori di “Per la Pace”. Studia etica pratica e teorica, meta-etica e filosofia politica. “Se il fine giustifichi i mezzi” (Mulino, Bologna). Studia non-violenza, Pace, Utilitarismo, in Dizionario di politica (Pomba, Torino); Neo-contrattualismo, socialismo e giustizia,  Democrazia e contrattualismo (Riuniti, Roma); Filosofia pratica (Saggiatore, Milano); Antigone o Creonte. Etica e politica (Riuniti, Roma); “Etica e generazioni future” (Laterza, Bari); La personalità non-violenta” (Abele, Torino); “Guerre, disobbedienza civile, non-violenza” (Abele, Torino); “Breviario per un'etica quotidiana” (Pratiche, Milano); “Il pragmatico e il persuaso, Il Ponte, Teoria e pratica della non-violenza” (Einaudi, Torino). G. Pontara. Pontara. Keywords: Grice on the mythic status of the contract in ‘Meaning Revisited’, Grice against the quasi-contractualist, se il fine giustifichi i mezzi, contrattualismo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Pontara” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Ponte: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale maschile – filosofia lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Lodi). Flosofo italiano. Lodi, Lombardia. Studia a Genova. Insegna a Pontremoli. D'impostazione tradizionalista, dopo gli studi classici vive a Pontremoli. Storico delle idee e del diritto romano arcaico, studioso di simbolismo, fonda la rivista di ispirazione evoliana Arthos -- cultura tradizionale, testimonianza tradizionale, a cura d’Arya di Genova. Cura il Tractatus de potestate summi pontifices; La Cronologia vedica in appendice a La dimora artica dei Veda. Tra i fondatori del movimento tradizionale romano. Collabora attivamente con Arya, ispirate dall'O. I. C. L. Altre saggi: Dei italici; Miti italici, Archetipi e forme della sacralità romano-italica, Genova, Ecig; Il movimento tradizionalista romano, Scandiano, Sear; La religione dei romani” (Milano, Rusconi); “Il magico Ur” (Borzano, Sear); “I liguri: etno-genesi di un popolo” (Ecig, Genova); “La città degli dei”; “La tradizione di Roma e la sua continuità” (Ecig, Genova); "Favete Linguis!" Saggi sulle fondamenta del Sacro in Roma antica” (Arya, Genova); "Ambrosiae pocula" (Tridente, Treviso); "Nella terra del drago" note insolite di viaggio nel Regno del Bhutan (Tridente, La Spezia); “Il mondo alla rovescia” (Arya, Genova); “In difesa della tradizione” (Arya, Genova); “Le sacre radici del potere” (Arya, Genova); “La massoneria volgare speculativa” (Arya, Genova); “Lettere ad un amico” (Arya, Genova); “Hic manebimus optime” (Arya, Genova); “Etica aria” (Arya, Genova); “Aspetti del lessico pontificale: gli indigitamenta”; “ “I LARI nel sistema spazio-temporale romano”; “Santità delle mura e sanzione divina,”; “Gl’arii”; “Via romana agli Dei”; Centro studi La Runa.IL MOVIMENTO TRADIZIONALISTA ROMANO: Studio storico preliminare SeaR. Quanto segue è, nella sostanza, il contenuto di una conferenza tenuta a Palermo presso l’istituto Platone riprodotto con aggiunte note critiche e documentarie, per le Dispense d’Arx di Messina, edite da Ruta. Il testo viene ripresentato con maggiore dignità tipografica e tiratura, onde favorirne la diffusione, con poche modifiche e aggiunte, in questa nuova collana della Sear di Scandiano. Poiché è certamente la prima volta che con una certa organicità viene affrontato questo argomento, il presente scritto può a ben diritto definirsi una novità. Tuttavia, dal momento che il nostro testo viene presentato come uno studio storico preliminare, il lettore potrà dedurne che i dati storici, biografici e letterari, le notizie contenute ed ogni altra informazione non sono frutto di fantasia o di illazioni avventate, ma desumibili nella loro grande maggioranza da fonti documentarie, come dimostrato dai stessi riferimenti; l’insieme costituisce, d'altra parte, qualcosa di non definitivo, in quanto suscettibile di essere ampliato ed ulteriormente specificato da successive indagini e approfondimenti di maggior respiro. Bisogna peraltro subito aggiungere che anche a molte notizie documentarie non sarei pervenuto se non avessi tenuto conto, nel corso di più anni, di indicazioni, suggerimenti, informazioni pervenutimi per via amichevole o riservata. Quanto qui esposto, tuttavia, non fa parte di alcun segreto esclusivo — come vorrebbero alcuni — bensì del patrimonio storico della nazione italica e come tale lo offriamo alla meditazione di quei lettori che vorranno o sapranno trovarvi spunto di interesse interiore, nonché agli storici laici, perché almeno in questa occasione si rendano conto del tipo di dimensione occulta che corre parallela e interferisce nelle vicende della storia: nella fattispecie, prendano atto dell 'esistenza, sinora ignorata, delle correnti esoteriche che tentarono di dare al FASCISMO quell’anima priva di compromessi che non fu capace di far sua. Entrando il Sole nei Gemelli. Nella prefazione da lui posta ad un recente lavoro dedicato soprattutto alla cosiddetta nuova destra, il noto politologo Giorgio Galli, a cui si deve senza dubbio riconoscere una notevole apertura mentale e un’intelligente operazione culturale volta alla riscoperta di alcune tematiche proprie della destra tradizionale, ha potuto osservare come alla nuova destra sia mancata «precisamente una ri lettura della componente magica ed esoterica della cultura di destra. La nova destra si trova anzi, attualmente, «in difficoltà sul piano propriamente politico forse anche perché ha trascurato l’analisi di fenomeni ai quali si dimostra sensibile la destra tradizionalista esoterica): tale fallimento, dunque, sarebbe implicito nel «completo abbandono di un bagaglio culturale di indubbia rilevanza. Tale diagnosi ci pare esatta e le acute osservazioni di Galli (al quale si debbono anche tentativi di pe netrare nel mondo oggi ancor poco conosciuto, proprio perché poco adeguatamente studiato, dell’eso- [GALLI, prefaz. a: MONICA ZUCCHINALI, A destra in Italia, Sugarco Edizioni, Milano. Tale lavoro non merita, di per sé, alcuna annotazione di rilievo, essendo molto superficiale e limitato nel settore dedicato alia «destra radicale» (e in questo largamente superato da precedenti pubblicazioni, per quanto decisamente a sini stra, come La destra radicale, a cura di Ferraresi, eccessivamente ampio e parziale nei confronti della cosiddetta «Nuova Destra», mentre la «destra tradizionale» è pressoché inesistente. In sostanza, ciò che dà rilievo al libro, sono le poche notazioni preliminari del Galli, che peraltro suonano da campana a morto per i profeti della fine del «mito incapacitante] terismo del III Reich), che ben difficilmente, del resto, potrebbero essere recepite nella loro portata da quanto sopravvive della nuova destra, proprio per la sua impostazione profana e modernista (per non parlare della destra «tecnocratica» missina, per sua intrinseca natura da sempre impermeabile ad ogni discorso «intelligente»), potranno ser- [In una relazione sul tema tenuta a Torino (pare per la Fondazione Agnelli), il cui testo abbiamo potuto leggere, il Galli osserva come «la storiografia ufficiale e accademica abbia sempre esitato a muoversi in questa direzione, appunto per il timore di spostarsi dal piano della storia a quello della fantasia. Ciononostante Galli, che dunque sembra muoversi tra i primi al di fuori di tale logica paralizzante, afferma come vi siano sufficienti elementi per una riflessione storica organica sulla componente esoterica soprattutto dei nazismo, mentre per quanto riguarda il fascismo italiano questa riflessione potrebbe con cernere esclusivamente la personalità d’Evola. Il saggio dunque amplia le prospettive conoscitive di Galli e di quanti altri si interessino di tali tematiche proprio sull’ultimo punto, quello concernente il FASCISMO. Circa poi le correnti esoteriche del nazismo, bisognerebbe intanto distinguere fra ciò che ha preceduto la sua presa del potere, le gerarchie ufficiali dello Stato ed alcuni settori delle SS. In base a ricerche che stiamo effettuando, possiamo anticipare che tali correnti esoteriche poggiano su fondamenta assai fragili, contrariamente a quel che potrebbe pensare Galli stesso, che in que sto caso pare essere rimasto vittima di alcune «ingenuità» propalate sulla scia del famigerato Mattino dei Maghi di Pauwels e Bergier. Per un discorso preliminare su quanto andiamo dicendo, si veda ora il mio saggio su La realtà storica della società Thule, in introduzione alla prima traduzione italiana di Prima che Hitler venisse di Rudolf von Sebottendorff. Edizioni Delta-Arktos, Torino. Su Evola e certi ambienti delle SS, pubblicherò in seguito documenti provenienti dall’archivio di stato tedesco (Quartier Generale di Himmler), in cui tali tematiche saranno ulteriormente trattate. In un recente articolo che vuole costituire una sorta di recensione del libro della Zucchinali, un anonimo missino cosi sintetizza gli interes- [virci qui da spunto iniziale per una breve indagine preliminare, necessariamente per ora limitata, su una corrente di pensiero indubbiamente assai minoritaria, ieri ed oggi, in Italia, ma come è stato di recente sottolineato, «nel contempo assolutamente necessaria per l’Italia, che ha svolto ed è destinata a svolgere ancora una funzione molto importante, per non dire essenziale, per la nostra nazione: quella della conservazione dtXV identità delle nostre radici. Essa, se è stata opacizzata nelle masse e in una classe dirigente sclerotizzata e corrotta per incapacità e colpevole negligenza, nondimeno persiste im mutata, come presenze e immagini primordiali, negli archetipi divini che presiedono alle nostre sorti. Il compito di tale minoranza, al di là della pura e semplice azione conservativa, è stato quello di saper ridestare nei momenti opportuni quelle immagini, sì che divenissero presenze vive ed operanti, concretiz zandole nelle nuove realtà della nazione italica. Si tratta delle immagini primordiali e delle epifa nie divine del Lazio e dell 'Italia delle origini, ovvero della Saturnia tellus: quelle che hanno reso possibile la manifestazione sul nostro suolo della tradizione di Roma — che simboli, funzioni ed attribuzioni si e i tentativi controcorrente del Galli: A cosa ciò possa condurre in concreto, è imprevedibile. Forse a nulla» (in «Proposta» Conventum Italicum, comunicato anonimo in «Arthos] hanno reso evidente essere emanazione della Tradi zione primordiale ed il suo rinnovellarsi attraverso i tempi. Il precedente riferimento del Galli all’esoterismo è, nel nostro caso, più che pertinente, dal momento che la trasmissione e perpetuazione della tradizione romana, almeno negli ultimi quindici secoli, ha po tuto avvenire, per motivi ben comprensibili, per via segreta, cioè esoterica e di necessità sotto forme e vie anche molto diverse. Se oggi si può parlare di «de stra» esoterica è soltanto perché, per circostanze sto riche particolari, in un ambito (peraltro, assai ri stretto) della destra del nostro secolo certe tematiche hanno potuto trovare parziale ospitalità: va da sé — e non sarebbe il caso di insistervi sopra che la .tradizione di cui tali correnti sono portatrici si situa ben al di là e al di sopra di ogni miserabile dialettica fra destra e sinistra, termini e concetti di derivazione parlamentare moderna e quindi del tutto inadeguati ad inquadrare forme di realtà spirituali quali quelle a cui ci riferiamo. Tuttavia, dal momento che il presente intende es sere semplicemente uno «studio storico» su tale cor- [Per tali evidenziazioni, debbo rimandare ad alcuni capitoli del mio Dèi e miti italici. Il ed., ECIG, Genova, specialmente in connessione con le figure di Giano e Saturno (con il ciclo a lui connesso. Si deve peraltro notare che ad interessi esoterici inerenti anche alla tradizione romana non furono aliene certe personalità della sinistra storica e nel corso della nostra esposizione non mancherà un esempio concreto.] rente, dovremo fare solo riferimenti indiretti e limi tati al suo lato esoterico, quanto invece insistere sui suoi riflessi politici, culturali e religiosi. L’abbiamo definita «corrente tradizionalista romana nel Novecento: un’élite che ha in ogni caso lasciato una sua impronta in una certa epoca e che, nell’incertezza del pensiero debole attuale, potrebbe ancora essere portatrice di un messaggio radicalmente alternativo, poiché radicalmente (e qui l’espressione va intesa, con coscienza di causa, nel suo pieno valore etimologico, a radicibus) orientata contro gli pseudovalori che reggono la scena del mondo moderno. Non è mio compito qui riassumere i termini della questione intorno alla possibilità della trasmissione della sacralità e della tradizione di Roma dall’epoca degli ultimi sapienti pagani sino ai nostri giorni: è uno studio che, in riferimento soprattutto alle gentes dei Simmachi, dei Nicomachi, dei Pretestati ed altri, abbiamo da anni iniziato in varie riviste e pubblica- [Derivo l’espressione di «corrente tradizionalista romana» dal poderoso (e ponderoso) lavoro di P. DI VONA, Evola e Guénon. Tradizione e civiltà, Napoli in cui, nel cap. intitolato appunto Il tradizionalismo romano, l’A. studia la «corrente romana del tradizionalismo, ad opera di Reghini, Evola e De Giorgio». È evidente che col termine «corrente» noi non intendiamo riferirci (se non in singo li casi, che ben preciseremo) ad una linea di pensiero omogenea, bene organizzata in un gruppo unitario e compatto dalle caratteristiche co muni, ideologicamente e politicamente parlando, ma ad una tendenza che potè assumere aspetti e sfaccettature diverse, come proprio i casi di Reghini, Evola e De Giorgio (e non sono certo gli unici) sono a dimostrare] zioni e che non mancherà di ulteriori sviluppi. In questa sede sarà sufficiente fare rapido riferimento a quell’epoca gravida di grandi e decisive tra sformazioni che fu il Rinascimento italiano. È soprattutto nel corso del XV secolo che tradizioni occulte, sopravissute per secoli nel più grande segreto, paiono ricevere nuova linfa e l’impulso ad una nuova manifestazione dal contatto con personalità del l’Oriente europeo di altissima rilevanza intellettuale, come quella di Giorgio Gemisto Pletone, il grande rivitalizzatore della filosofia platonica negli ultimi anni dell’Impero d’Oriente e fondatore di un cena colo esoterico a Mistra, la medievale erede dell’antica Sparta, all’interno del quale, oltre a conservare testi dell’antichità pagana (come le opere dell’imperatore Giuliano, che vi venivano trascritte), si celebravano veri e propri riti e si elevavano inni in onore degli dèi olimpici. La figura e la funzione di Pletone sono ancora troppo poco note in generale e, in Italia, non ancora studiate. In genere, ci si limi- [Cfr. ad esempio: R. DEL PONTE, Sulla continuità della tradizio ne sacrale romana, parti I e II, in «Arthos»; vedi anche: Q. AURELIO SIMMACO, RelazionesuH’altare della Vittoria, con un’introduzione di R. del Ponte su Simmaco e isuoi tempi. Edizioni del Basilisco, Genova. Si tenga conto che nel sud del Peloponneso sono attestati, a livello popolare, culti nei confronti degli dèi classici sino al IX secolo della nostra era. In lingua italiana mancano ancora del tutto studi approfonditi.] ta a citare, a proposito di lui, la sua partecipazione al Concilio di Firenze e l’istituzione dell’Accademia Platonica Fiorentina, che ebbe sede nella villa di Careggi (o «delle Cariti», o «Muse»), concepita da Co simo il Vecchio e realizzata da Lorenzo il Magnifico su suggestione del Pletone. Ma gli effetti dovettero essere ancora più interessanti e gravidi di conseguenze, se si considerino i legami, ad esempio, Pletone e Malatesta. Signore di Rimini: colui che ne sottrarrà il cadavere agli Ottomani, i quali avevano occupato Mistra, onde deporlo pietosamente in un’arca marmorea del suo famoso «Tempio Malatestiano. Lo stesso Malatesta dovette pure essere in rapporto con la ben nota Accademia Romana di Pomponio Leto, propugnatore, scrive il von Pa- stor, del «romanesimo nazionale antico». Il capo [Ci si dovrà pertanto limitare a rimandare a: B. KIESZKOWSKI, Studi sul platonismo del Rinascimento in Italia, Sansoni, Firenze; P. FENILI, Bisanzio e la corrente tradizionale del Rinascimento, in «Vie della Tradizione» (ci viene comunicato ora, che a cura dello stesso P. Fenili è in corso di stampa un’antologia di brani di Pletone, dal titolo «Paganitas», lo squarcio nelle tenebre, per Basala Editore di Roma). Di recente, ci è ca pitato di leggere in un’insolita pubblicazione, una rivistina satirica di sinistra, un reportage da Mistra singolarmente informato e documentato su Gemisto Pletone e la sua scuola (LOSARDO, La repubblica dei Magi. Da Sparta alla Firenze del '400, in «Frigidaire. Per mezzo del Platina (definito da Pomponio pater sanctissi- mus), l’Accademia Romana intratteneva rapporti col Malatesta, il quale dell’Accademia Romana, riporta il von Pastori «spregiava la religione cristiana ed usciva in vio lenti discorsi contro i suoi seguaci... venerava il genio della città di Roma. Quale rappresentante di queU’umanesimo, che gravitava verso il pagane simo, si schierarono ben presto attorno a Pomponio un certo numero di giovani, spiriti liberi dalle idee e dai costumi mezzo pagani. Gli iniziati consideravano la loro dotta società come un vero collegio sacerdotale alla foggia antica, con alla testa un pontefice massimo, alla quale dignità fu elevato Pomponio Leto. Si noti che sembra certa l’adesione alla cerchia del Leto del principe Francesco Colonna, Signore di Pa- lestrina, l’antica Praeneste, dai più ritenuto l’autore della celeberrima Hypnerotomachia Poliphili, un te sto molto citato, ma molto poco letto e soprattutto compreso, dove, in ogni modo, una sapienza ermeti ca si sposa all’esaltazione, non tanto filosofica.] fu notoriamente nemico dei papi e ammiratore del movimento pagano di Mistra (cfr. F. Masai, Pléthon et le platonisme de Mistra, Paris. L’opera del Masai è a tutt’oggi la più completa esistente sulla dottrina e la figura di Giorgio Gemisto Pletone). Si noti che il Platina fu allievo a Firenze dell’Argiropulo, discepolo di Pletone, e che un altro antico discepolo, il Cardinal Bessarione, si prodigò per la liberazio ne da Castel Sant’Angelo dei membri dell’Accademia Romana, dopo che furono accusati dal papa Paolo II — non senza fondamento — di paganesimo. 11 Masai si domanda se l’Accade mia Romana «non fosse in qualche modo una filiale di quella di Mistra. L. von PASTOR, Storia dei Papi, Roma] quanto mistica, del mondo della paganità romano italica, culminante nella visione di Venere Genitrice. Se si rifletta al fatto che Francesco Colonna, realizzatore dell’imponente palazzo gentilizio eretto sulle rovine del tempio di Fortuna Primigenia (ancora oggi ben identificabili nelle strutture originali), vantava discendenza diret ta dalla gens Julia e quindi da Venere, si potrà allora intravedere come l’apporto vivificante della corrente sapienziale reintrodotta in Italia da Pletone si fosse incontrato col retaggio gentilizio di una tradizione antichissima, gelosamente custodito nel silenzio dei secoli col tramite di alcune fami glie nobiliari italiane, in ispecie laziali, generosamente fruttificando: nel senso di spingere ad un rinnovamento tradizionale non solo l’Italia, ma persino, ad un certo momento, lo stesso papato, se avventi. Risulterà forse sorprendente apprendere come i Colonna possedessero ancora fino ai nostri giorni il «feudo» originale di Giulio Cesare, Boville (Frattocchie d’Albano). E visibile nel giardino Colonna al Quirinale l’aitare antico dedicato al Vediove della gens Julia (notizie ricavate da: P. COLONNA, I Colonna, Roma. Tolomeo 1 Colonna ostentava il titolo di Romanorum consul excellentissimus e Julia stirpe progenitus (cfr. P. FEDELE, s.v. Colonna, in «Enciclopedia Italiana). Ha compiuto un’attenta analisi deWHypnerotomachia Poli phili (editio princeps nel 1499, presso Manuzio) come opera di France sco Colonna, M. CALVESI, Il sogno di Polifilo prenestino, Roma. Si veda anche: PELOSI, Il sogno di Polifilo: una quéte del l’umanesimo, ed. Palladio. Ambesi, in considerazione della dimensione iniziatica dell’opera di Francesco Colonna, la conside ra come un’anticipazione cifrata del movimento dei Rosacroce (/ Rosacroce, Milano] ne che poco mancò che salisse al soglio pontificio quel cardinale Giuseppe Bassarione che fu discepolo diretto di Giorgio Gemisto Pletone, da lui giudicato, come scrisse in una lettera privata ai figli del maestro dopo la sua morte, «il più grande dei Greci dopo Platone.] Ma altri tempi tristi dovevano giungere, tempi in cui sarebbe stato più prudente tacere, come dimo strò il bagliore delle fiamme in Campo dei Fiori, avvolgenti nell’anno di Cristo il corpo, ma non l’animo, di Bruno, rivivificatore generoso, ma impaziente, di dottrine orfico-pitagoriche, che trovavano analoga eco — frutto di una linfa non mai del tutto estinta nell’Italia Meridionale — nella poesia e nella prosa dell’irruente frate calabrese Tommaso Campanella, lui pure oggetto di odiose persecuzioni. Bisogna giungere sino all’unità d’Italia, parzialmente realizzatasi con la fine della millenaria usurpazione temporale dei papi, per trovare una situazione mutata. A questo punto bisogna chiarire una volta per tutte, con la maggiore evidenza, che dal punto di vista del tradizionalismo romano l’unità d’Italia — indipendentemente dai modi con cui [Si dovrà ricordare che Bessarione raccolse cum pietate nel suo studio le opere e i manoscritti del maestro, in particolare alcuni frammenti apertamente pagani delle Leggi, dotandone poi la Biblioteca Marciana da lui fondata, a Venezia. ] potè in effetti verificarsi (modi spesso arbitrari e prevaricatori della dignità e delle sacrosante autono mie di diverse popolazioni italiche) e dall’azione di certe forze sospette (Carboneria, massoneria e sette varie) che per i loro fini occulti poterono agevolarla — era e rimane condizione imprescindibile e necessaria per ritornare alla realtà geopolitica dell’Italia au- gustea (e dantesca): quindi per propiziare il rimani festarsi nella Saturnia tellus di quelle forze divine che ab origine a quella realtà geografica — consacrata dalla volontà degli dèi indigeti — sono legate. È un dato che si dovrà tenere ben presente, per meglio intendere certi fatti che avremo modo di esporre in seguito. Intanto, è nell’aria qualcosa di nuovo e antico insieme, che verrà avvertito dalle anime più sensibili. Fra queste, il grande poeta Giovanni Pascoli, con un equilibrio ed una compostezza veramente classici, valendosi di una sensibilità non inferiore a quella con cui in quegli stessi anni conduceva l’esegesi di certi lati occulti della dantesca Commedia, con il seguente sonetto (e col corrispondente testo in esame tri latini, da noi non riprodotto) celebrava in una semplice aula scolastica la solennità. L’aratro è fermo: il toro d’arar sazio, leva il fumido muso ad una branca d’olmo; la vacca mugge a lungo, stanca, e n’echeggia il frondifero Palazio. Una mano sull’asta, una sull’anca del toro, l’arator guarda lo spazio: sotto lui, verde acquitrinoso il Lazio; là, sul monte, una lunga breccia bianca. È Alba. Passa l’Albula tranquilla, sì che ognun ode un picchio che percuote nell’Argileto l’acero sonoro. Sopra il Tarpeio un bosco al sole brilla, come un incendio. Scende a larghe ruote l’aquila nera in un polverio d’oro. Allo scadere del secolo è un fatto nuovo di ordine archeologico il punto di riferimento im portante ed essenziale per il secolo che sta per aprirsi: la scoperta nel Foro da parte di Boni (si veda) del cippo arcaico sotto il cosiddetto Lapis Niger, in cui l’iscrizione in caratteri antichi del termi ne RECHI ( = regi) attesta documentariamente l’effettiva esistenza in Roma della monarchia e, con quanto ne consegue, la sostanziale fondatezza della tradizione annalistica romana, trasmessa nel corso di innumerevoli generazioni, dai primi Annales Ma ximi dei pontefici sino a LIVIO (vedasi) e, al termine del- [PASCOLI, Antico sempre nuovo. Scritti vari di argomento latino, Zanichelli, Bologna. Il lettore esperto potrà notare come in pochi versi il poeta abbia saputo sapientemente concentrare particolari nomi evocativi di determinate realtà primordiali dell’Urbe.] l’Impero d’Occidente, alle ultime gentes sacerdotali ed a quegli estremi devoti raccoglitori e trasmettitori della sapienza delle origini, come poterono essere un Macrobio ed un Marziano Capella. È come se, fisicamente, una parte di tradizione ro mana si esponesse improvvisamente alla luce del sole a smentire l’incredulità e l’ipercriticismo della scuola tedesca, che, in nome di un presunto realismo scientifico, aveva respinto in blocco le più antiche memorie patrie, e soprattutto dei suoi squallidi seguaci italiani, come quell’Ettore Pais che nella sua Storia di Roma (ristampata innumerevoli volte fino in piena epoca fascista) aveva negato ogni tradizione da una parte, costruendo dall’altra fantastici castelli in aria, senza alcuna base, né storica, né filologica. Risulta che Giacomo Boni fu in corrispondenza con un altro principe romano, pioniere degli studi islamici e deputato al parlamento nei banchi della sinistra: Leone Caetani duca di Sermoneta, principe di Teano, marito di una principessa Colonna. Suo nonno, Michelangelo Caetani, era stato l’autore di un fortunato opuscolo di esegesi dantesca dove si sosteneva l’identità di ENEA col dantesco «messo del cielo» che apre le porte della Città di Dite con «l’aurea verghetta» degli iniziati di Eieusi: quello stesso che fu il latore a Vittorio Emanuele II dei [Cfr. M. CAETANI di SERMONETA, Tre chiose nella Divina Commedia di Dante Alighieri, II ed., Lapi, Città di Castello] risultati del plebiscito che sanciva l’unione di Roma all’Italia. Proprio Leone Caetani sarebbe stato l’autorevole tramite attraverso cui si sarebbero manifestate all’interno della Fratellanza Terapeutica di Myriam (operativa proprio negli anni della scoperta del Lapis Niger) fondata da Giuliano Kremmerz (cioè Ciro Formisano di Portici) — che la definì talvolta come Schola Italica — determinate influenze derivanti dall’antica tradizione romano-italica se, come scrive l’esoterista Marco Daffi {alias il conte Libero Ricciardelli) è lui il misterioso Ottaviano (altro riferimento alla gens Julia!) autore nella rivista Commentarium diretta dal Kremmerz, di un articolo sul dio Pan e di una lettera di congedo dalla redazione in cui egli riafferma in tali termini la proti?) «Sotto tale pseudonimo si nascondeva persona veramente autorevole, autorevolissimo collega di ricerche ermetiche di Kremmerz tanto da potere essere ritenuto portavoce di sede superiore Don Leone Caetani, Duca di Sermoneta, Principe di Teano» (M. DAFFI, Giuliano Kremmerz e la Fr+Tr+ di Myriam, a cura di G.M.G., Alkaest, Genova). Gli scritti firmati da Ottaviano in Commentarium sono tre: La divinazione pantéa, Per Borri, Gnosticismo e iniziazione. In quest’ultimo scritto, con sistente in una lettera di congedo come collaboratore della rivista, si rimanda all’opera di un altro personaggio che, come Ottaviano, doveva riconnettersi allo stesso ambiente iniziatico gravitante alle spalle dell’or ganismo kremmerziano: l’avvocato Lebano, autore di un curioso libretto intitolato Dell’Inferno: Cristo vi discese colla sola ani ma o anche col corpo? (Torre Annunziata), in cui nuovamente si accenna al «ramoscello dorato del segreto, ossia la voce mistica di con venzione che Enea presenta a Proscrpina.] pria fede pagana: non sono che pagano e ammiratore del paga nesimo e divido il mondo in volgo e sapienti volgo, che i miei antenati simboleggiavano nel ca ne e lo pingevano alla catena sul vestibolo del Domus familiae con la nota scritta: Cave canem; cane perché latra, addenta e lacera. In quegli tempi era cominciata l’attività pubblicistica ed iniziatica di Reghini. La sua importanza fra i più autorevoli esponenti europei della Tradizione, e del filone romano-italico in particolare, risiede certamente non tanto nel tentativo, vano e fatalmente destinato all’insuccesso, per quanto disinteressato, di rivitalizzare la massoneria al suo interno, quanto nell’attenzione da lui portata allo studio ed [OTTAVIANO, Gnosticismo e iniziazione. Tentativo che si concretizzò soprattutto con la creazione del Rito Filosofico Italiano, fondato da Reghini, Frosini ed altri (vi sarà accolto come membro onorario Crowley), ma dall’esistenza effimera, dal momento che si fuse con la massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato di Piazza del Gesù. Reghini seguirà le sorti e le direttive di Piazza del Gesù di Raoul Palermi, molto favorevole nei confronti del fascismo, sino ai provvedimenti contro le società segrete. Papini dedica alcune pagine nel contempo pungenti e commosse ad Reghini di cui fu amico negli anni giovanili, cosi concludendo: «Arturo Reghini visse, povero e solitario, una vita di pensiero e di sogno: anch’e gli difese e incarnò, a suo modo, il primato dello spirituale. Nessuno di quelli che lo conobbero potrà dimenticarlo, Passato remoto, ed. L’Arco, Firenze] alla riscoperta della tradizione classica e romana, che gli era stato dato in compito di rivitalizzare in segreto, così come egli stesso si esprime in una lettera inviata ad Augusto Agabiti e pubblicata nell’Ultra»: «sai bene come il nostro lavoro, puramente metafisico e quindi naturalmente esoterico, sia rimasto sempre e volontariamente segreto. In tal modo Reghini ben si inseriva nel filone della corrente tradizionalista romana, in quella sua variante che si può legittimamente definire «orfico- pitagorica, col contributo di numerosi scritti, soprattutto sulla numerologia pitagorica, sparsi fra molti articoli e opere impegnative, come Per la resti tuzione della geometria pitagorica, I numeri sacri della tradizione pitagorica massonica, Aritmosofia. REGHINI, La «tradizione italica», in «Ultra», Vili [Allo stesso modo, di tradizione ermetica egizio-ellenistica si potrebbe parlare per il filone essenzialmente seguito dalla corrente kremmerziana. È chiaro come nessuna di queste correnti possa preten dere di identificarsi con il filone centrale deWa tradizione romana (come vorrebbero, ad esempio, certi continuatori del Reghini dei nostri giorni), rappresentandone, semmai, corollari concentrici ed espressioni validis sime, ma essenzialmente periferiche. Il nucleo della tradizione romana è altra cosa: può includere tutto ciò, ma al tempo stesso ne è al di sopra nella sua essenza originaria. Per cercare di comprendere la cosa, si dovrà riflettere sul simbolismo e sulla funzione del dio Giano, non per caso divinità unica e propria della sacra terra laziale.) ed il tuttora inedito Dei numeri pitagorici. Con questa attività egli avrebbe perseguito la missione affidatagli da un’antica scuola iniziatica di tradizione pitagorica della Magna Grecia allorché, ancora giovane e studente a Pisa, fu avvicinato da colui che sarebbe divenuto il suo maestro spirituale: Armentano (si veda), calabrese, ufficiale dell’esercito all’epoca in cui lo conobbe il Reghini. Ad Armentano apparteneva [Di recente, per il quarantesimo anniversario della scomparsa del Reghini, è stata edita una raccolta di suoi scritti vari: Paganesi mo, pitagorismo, massoneria, ed. Mantinea, Fumari, a cura dell’Associazione Pitagorica, un gruppo costituitosi con un poco iniziatico atto notarile (sic), ma che vanta diretta discendenza dal gruppo del Reghini. La raccolta è stata purtroppo eseguita con dilettantismo, senza criteri ed inquadramenti storico-filologici e gli scritti reghiniani (uno addirittura incompleto) non seguono nè un ordi ne logico, nè cronologico. Il saggio suW Interdizione pitagorica delle fa ve si potrà leggere ora completo in Arthos. DIOGENE LAERZIO ricorda come il pensiero di Pitagora avesse trovato accoglienza presso gli Italioti della Magna Grecia. Come dice Alcidamante tutti onorano i sapienti. Così i Pari onorano Archiloco, che pur era blasfemo, e i Chii Omero, che era d’altra città e gli Italioti Pitagora» (Die fragmente der Vorsokratiker, a cura di H. Diels-W. Kranz; trad. ital. Bari. Per alcune notizie su Armentano (ed una sua foto), cfr. SESTITO, A.R.A., il Maestro, in Ygieia, bollettino interno dell’Associazione Pitagorica. Di Armentano si vedano le Massi me di scienza iniziatica, commentate dal Reghini in vari numeri d’Atanòr» ed Ignis. Negli anni Trenta Armentano lasciò l’Italia per il Brasile, dove morì. È sintomatico come anche Ottaviano in quel periodo si sarebbe allontanato dall’Italia stanziandosi a Vancouver in Canada. ] quella misteriosa «torre in mezzo al mare. Una ve detta diroccata, su di uno scoglio deserto dove, con gran dispiacere di Sibilla Aleramo, il giovane protagonista del romanzo Amo, dunque sono (Mondadori, Milano), Lucian, alias Parise, avrebbe dovuto «diventare mago» in compagnia di un amico non nominato, vale a dire proprio il Reghini. Fu proprio nella torre di Scalea, in Calabria, che il Reghini rivide il testo della traduzione italiana deirOccw//flr Phylosophia di Agrippa, a cui premise un ampio saggio di quasi duecento pagine su E.C. Agrippa e la sua magia. Vi scriveva, fra l’altro. E perciò, in noi, il senso della romanità si fonde con quello aristocratico e iniziatico nel renderci fieramente avversi a certe alleanze, acquiescenze e deviazioni. Forse si avvicina il tempo in cui sarà possibile di rimettere un po’ a posto le cose, e noi speriamo che ci venga consentito, una qualche volta, di riportare alla luce qualche segno dell’esoterismo romano. Quanto alla permanenza di una tradizione romana, si vorrà ammettere che se una tradizione iniziatica romana pagana ha potuto perpetuarsi, non può averlo fatto che nel più assoluto mistero. Non è quindi il caso di interloquire con affermazioni e negazioni. ALERAMO, AMO; DUNQUE, SONO. Cfr.: «Luciano, Luciano, e tu vuoi essere mago! M’hai detto d’aver già operato fantastiche cose, fantastiche a narrarsi, ma realmente accadute. REGHINI, E.C. Agrippa e la sua magia, in: E.C. AGRIPPA, [è un tempo molto importante, sotto diversi aspetti, per i tentativi di rivivificazione della tradi zione italica. Nella Salamandra», in un articolo dal titolo fortunato, poi ripreso da Evola, Imperialismo pagano, Reghini coglieva occasione, scagliandosi contro il parlamentarismo ed il suffragio universale che favoriva cattolici e socialisti, di riaffermare l’unità e l’immutabilità della tradizione pagana in Italia, che, sempre ricollegata nella sua visione al pitagorismo, si sarebbe trasmessa attraverso le figure di alcuni grandi ini ziati sino ai nostri giorni. In ottobre, dalle pagi ne di «Ultra», precisava nello stesso tempo, in un importante articolo dottrinario, che: Il linguaggio e la razza non sono le cause della superiorità metafisica, essa appare connaturata al luogo, al suolo, all’aria stessa. Roma, Roma caput mundi, la città eterna, si manifesta anche storica mente come una di queste regioni magnetiche del la terra. Se noi parleremo del mito aureo e so lare in Egitto, Caldea e Grecia prima di occuparci della sapienza romana, non è perché questa derivi da quella, ché il meno non può dare il più. Lm Filosofia occulta o la Magia, Mediterranee, Roma] L’articolo fu poi ripubblicato in Atanòr, Roma. REGHINI, Del simbolismo e della filologia in rapporto alla sapienza metafisica, in «Ultra», Vili] Intanto, nella notte del solstizio d’inverno, si era verificato un insolito episodio, gravido di future conseguenze: in seguito a misteriose indicazioni, nei pressi di un antico sepolcro sull’Appia Antica era stato rinvenuto, a cura d’Ekatlos, accuratamente celato e protetto da un involucro im permeabile, uno scettro regale di arcaica fattura e i segni di un rituale. Ed il rito — riporta Ekatlos — e celebrato ogni notte, senza sosta. E noi sentimmo, meravigliati, accorrervi forze di guerra e forze di vittoria; e vedemmo balenar nella sua luce le figure vetuste ed auguste degl’eroi della razza nostra romana; e un segno che non può fallire e sigillo per il ponte di salda pietra che uo mini sconosciuti costruivano per essi nel silenzio profondo della notte, giorno per giorno. Il significato, le vere intenzioni e le origini di tali [Lasciamo ogni responsabilità circa l’identificazione d’Ekatlos con il principe Leone Caetani, già da noi incontrato, all’anonimo autore (si tratta, peraltro, certamente di Mutti, fanatico integralista islamico) di una postilla alla parziale traduzione francese della rivista evoliana «Krur» (TRANSILVANUS, A propos de l’article d’Eka- tlos, seguito da una Note sur Leone Caetani, in EVOLA, Tous les écrits de «Ur» et «Krur», 111 [Krur], Arché, Milano. Ancor più lasciamo all’autore di tali tristi note (in cui ancora una volta si dimostra come tra fanatismo religioso e via iniziatica esista un divario invalicabile) la pesante responsabilità delle poco ragguardevoli espressioni usate nei confronti del benemerito principe romano. EKATLOS, La Grande Orma: la scena e le quinte, in Krur, GRUPPO di UR, Introduzione alla Magia, Roma] riti pongono un problema», osserva il Di Vona, ma il loro fine immediato fu esplicito, e come tale è stato dichiarato. Esso fu compiuto nel dovuto modo da un gruppo che si propose di dirigere verso la vittoria italiana la I Guerra Mondiale». Ma l’episodio ha un seguito: il giorno in cui cade la festa romana del Tubilustrium, o consacrazione delle trombe di guerra) fu fondato a Milano, nella famosa riunione di Piazza Sansepol- cro, il primo Fascio di Combattimento, piu tardi denominato Partito Nazionale Fascista. Fra gli astanti vi fu chi, emanazione dello stesso gruppo che aveva riesumato l’antico rituale, preannuncio a Benito Mussolini: Voisarete Console d’Italia. E fu la stessa persona che, qualche mese dopo la Marcia su Roma, vestita di rosso, offrì al Capo del Governo un’arcaica ascia etrusca, con le dodici verghe di betulla secondo la prescrizione rituale le gate con strisce di cuoio rosso.] Con tale atto dal sapore sacrale, come è evidente. [VONA, Evola e Guénon] EKATLOS. La notizia è riportata con altri particolari nel Piccolo di Roma. Particolare curioso: la sera stessa Mussolini parti in aereo alla volta di Udine, onde potere inaugurare il giorno dopo, l’anniversario dell ’entrata in guerra, il monumentale cimitero di Redipuglia, alla presenza del Duca d’Aosta. Quella sera, sulla via del ritorno verso Roma, l’aereo fu costretto, da un inspiegabile guasto, ad un atterraggio di fortuna nei pressi di Cerveteri, cioè l’antica etrusca Cere, donde forse proveniva l’arcaico fascio.] le correnti più occulte portatrici della tradizione romana avrebbero voluto propiziare una restaurazione in senso «pagano» del fascismo. Altri episodi concomitanti concorrono a rafforzare questa supposizione. E rappresentata sul Palatino la tragedia Rumori: Romae sacrae origines, col beneplacito e la presenza plaudente di Benito Mussolini. La tragedia (o, meglio, alla latina, il Carmen solutum) risulta opera di un certo Ignis (pseudonimo sotto cui si celerebbe l’avvocato Ruggero Musmeci Ferrari Bravo), che risulta godere di appoggi assai influenti, come quello di Ardengo Soffici [cfr. Appendice 11], e appare, specialmente in quel terzo carmen che fu recitato, più che una semplice rappresentazione scenica, un vero e proprio atto rituale: un rito di consacrazione, certamente denotante nell’autore, o nei gruppi restati nell’ombra di cui egli era emanazione, una conoscenza non solo filologica della tradizione romana (si pensi che in intermezzi scenici vengono cantati, al suono di flauti, i versi ianuli e iunonii dei Fratres Arvales), ma anche di certi suoi lati occulti, come lascia intendere il rito di incisione su lamine auree dei nomi arcani deU’Urbe e l’esegesi, volutamente incompleta, dei significati del nome di Roma. Quest’azione, occulta e palese, sulle gerarchie fasciste affinché i simboli da esse evocate, come l’aqui la o il fascio, non restassero puro orpello di facciata, continuerà sino al tempo in cui [Rumon verrà pubblicata, in splendida edizione ufficiale, dalla Libreria del Littorio, con i frontespizi ornati di caratteri arcaici romani, disegnati appositamente daBoni, lo scopritore del Lapis Niger già da noi incontrato, il quale avrà il privilegio poco dopo, alla sua morte, di essere inumato sul Palatino stesso. Ancora noteremo come sintomatica l’uscita della Apologia del paganesimo (Formig- gini, Roma) di Giovanni Costa, futuro collaboratore delle iniziative pubblicistiche di Evola. Usceno le due riviste di studi iniziatici Atanòr ed Ignis, dirette da Reghini, e in cui iniziò una collaborazione il giovane Evola: affronteranno con un rigore ed una serietà inconsuete, per l’eterogeneo ambiente spiritualista dell’epoca, tematiche e discipline esoteriche di particolare interesse: vi comparvero, per la prima volta in Italia, scritti di René Guénon, fra cui a puntate, pri ma ancora che in Francia, L'esoterismo di Dante. È peraltro evidente come il contenuto di queste riviste non avesse un valore puramente speculativo, come dimostrano gli scritti di «Luce» suirO/7M5 magicum (Gli specchi - Le erbe) negli ultimi due numeri di [E proprio Boni che, risalendo ai modelli d’origine, mise a punto il prototipo del fascio romano (oggi al Museo dell’Impero) per il Regime Fascista: è quello che compare sulle monete da due lire di quel periodo (cfr. V. BRACCO, L’archeologia del Regime, Volpe, Roma] «Ignis», che preludono a quelli del successivo Gruppo di Ur. Ma intanto l’auspicata svolta in senso pa gano da parte del fascismo sperata dalla corrente tradizionalista romana non solo stenta a verificarsi, anzi è messa pericolosamente in forse dalle mene de gli ambienti cattolici e clericali. In «Atanòr» Reghini con parole di fuoco depreca alcune espressioni pronunciate da Mussolini in occasione del Natale di Roma: Il colle del Campidoglio, egli ha detto, dopo il Golgota, è certamente da secoli il più sacro alle genti civiir. In questo modo l’On. Mussolini, invece di esaltare la romanità, perviene piuttosto ad irriderla ed a vilipenderla. Noi ci rifiutiamo di subordinare ad una collinetta asiatica il sacro colle del Campidoglio. E, dopo il delitto Matteotti: ecco un clamoroso delitto politico viene a sconvolgere la vita della nazione, ad agitare gli animi. Investito da popolari e da ogni gradazione di democratici, a Mussolini non resterebbe che battere la via dell’imperialismo ghibellino, se non esistesse un partito che già lo sta esautorando tengano ben presente i nostri nemici che, nonostante la loro enorme potenza e tutte le loro prodezze, esiste ancor oggi, come è esistita in passato, traendo le sue radici da quelle profondità interiori che il ferro e il fuoco non tangono, la stessa catena iniziatica pagana e pitagorica, inutilmente e secolarmente perseguitata. L’ordine del giorno Bodrero e le successive leggi sulle società segrete tolgono ulteriore spazio all’attività pubblicistica del Reghini, che peraltro confluisce nel Gruppo di Ur, formalmente diretto d’Evola. A noi qui non interessa tanto esaminare il lavoro di ricerca esoterico svolto dal Gruppo di Ur, cui parteciparono, come è noto, personalità appartenenti alle principali correnti esoteriche operanti in quegli anni in Italia, dai pitagorici ai kremmerziani, dagli steineriani (antroposofi) ai cattolici eterodossi come il De Giorgio, quanto sottolineare come in quella sede dovesse essere stato, almeno in parte, ripreso il programma di influenzare per via sottile le gerarchie del FASCISMO, nel senso già voluto dal gruppo manifestatosi con la testimonianza d’Ekatlos (che, non lo si dimentichi, viene riportata proprio nel terzo dei volumi che raccolgono le testimonianze di tutto il gruppo — in apparenza slegata da esse — successivamente apparse col titolo di Introduzione alla Magia). In un inserto per i lettori comparso in Ur, Evola poteva scrivere: possiamo dire che una Grande Forza, oggi più che mai, cerca un punto di sbocco in seno a quella barbarie, che è la cosidetta civilizzazione contemporanea — e chi ci sostiene, collabora di fatto ad una opera che trascende di certo ciascuna delle nostre stesse persone particolari. Del resto, molti anni più tardi, Evola stesso dichiarerà piuttosto esplicitamente nella sua autobio grafia spirituale che l’intento del Gruppo era stato quello, oltre a «destare una forza superiore dr servire d’ausilio al lavoro individuale di ciascuno», di far sì che «su quella specie di corpo psichico che si voleva creare, potesse innestarsi per evocazione, una vera influenza dall’alto», sì che «non sarebbe stata esclusa la possibilità di esercitare, dietro le quinte, un’azione perfino sulle forze predominanti nell’ambiente generale. Un’indagine ben più approfondita, come si vede, meriterebbe di essere svolta sugli evidenti tentativi di rivitalizzazione, all’interno del Grupo di Ur, delle radici esoteriche e dei contenuti iniziatici della tradizione romana: a parte i contributi dello stesso Evola (che firmerà come «EA» e, pare, anche come «AGARDA» e «lAGLA»), di cui ricordiamo l’importante saggio (nel HI volume) Sul sacro nella tradizione romana, ancora una volta fondamentale resta l’apporto di Reghini (che firma come «PIETRO NEGRI»): egli, nella relazione Sulla tradizione occidentale, sulla scorta di un’attenta esegesi delle fonti antiche (soprattutto Macrobio) e di personali acute intuizioni, nonché di probabili «trasmissioni» iniziatiche, non esiterà ad indicare nel mito di Saturno il «luogo» ove è racchiuso il senso e il massimo mistero iniziatico della tradizione [EVOLA, Il cammino del cinabro, Milano. Un esame generale, storico-bibliografico, sul Gruppo di Ur è stato da me compiuto in lingua tedesca, come studio introduttivo alla versione tedesca del I volume di Introduzione alla Magia (Ansata Verlag, Interlaken). Si tratta del notevole ampliamento, riveduto e corretto, di un mio precedente studio già apparso in «Arthos] romana, un’indicazione utilizzata e sviluppata ulteriormente nel nostro recente Dèi e miti italici. Intanto, una serie di articoli polemici sui nuovi rapporti tra fascismo e chiesa cattolica, che Evola aveva pubblicato in «Critica fascista» di Bottai e in «Vita Nova» di Leandro Arpinati, e la successiva comparsa di Imperialismo pagano, che quegli articoli raccoglieva e sviluppava, riversarono proprio sul Gruppo di Ur pesanti attacchi clericali, fra cui è in teressante segnalare quello particolarmente violento e ambiguo, del futuro papa Paolo VI, Montini, allora assistente centrale ecclesiasti co della Federazione Universitari Cattolici Italiani, che aveva come organo culturale la rivista Studium (redazione a Roma e a Brescia). Dalle pagine di «Studium» il Montini accusava i maghi riuniti attorno a Evola di «abuso di pensiero e di parola di aberrazioni retoriche, di rievocazioni fanatiche e di superstiziose magie -- Filosofia: una nuova rivista, Studium. Oltre che del futuro Paolo VI (certamente il più nefasto fra i papi di questo secolo), apparvero in «Studium» anche gli attacchi del futuro ministro democristiano del dopoguerra Gonella {Un difensore del paganesimo; Il nuovo colpo di testa di un filosofo pagano, cui Evola replica — dopo averlo definito «un tale il cui nome esprime felicemente che vesti gli si confacciano più che non quelle della romana virilità — nell'«Appendice Polemica» di Imperialismo paga no. Contro Imperialismo pagano (le nostre citazioni sono tratte dalla ristampa presso Ar di Padova) si scomodò tutto l’entourage del giornalismo clericale, da «L’Osservatore Romano a «L’Avvenire», [Imperialismo pagano fu l’ultimo deciso, inequivocabile e tragico appello da parte di esponenti della corrente tradizionalista romana, prima del triste compromesso del Concordato, affinché il fascismo, come si esprimeva Evola, «cominciasse ad assumere la romanità integralmente e a permearne tutta la co scienza nazionale», così che il terreno fosse pronto per comprendere e realizzare ciò che, nella gerarchia delle classi e degli esseri, sta più su: per comprendere e realizzare il lato sacro, spirituale, iniziatico della Tradizione. A questo scopo Evola non risparmiava taglienti critiche alle gerarchie del Regime. Il FASCISMO è sorto dal basso, da esigenze confuse e da forze brute scatenate dalla guerra europea. Il FASCISMO si è alimentato di compromessi, si è alimentato di retorica, si è alimentato di piccole am bizioni di piccole persone. L’organismo statale che ha costituito è spesso incerto, maldestro, violento, non libero, non scevro da equivoci. Di più: Evola prevede addirittura gli al Cittadino di Genova, nonché tutta la pubblicistica fascista fautrice dell’intesa col Vaticano, d’Educazione fascista a Bibliografia fascista, sino alla stessa bottaiana Critica fascista che ospita i primi articoli evoliani.] esiti e gli sviluppi della Seconda Guerra Mondiale. L’Inghilterra e l’America, focolari temibili dei pericolo europeo, dovrebbero essere le prime ad essere stroncate, ma non occorre di certo spendere troppe parole per mostrare che esito avrebbe una simiie avventura sulla base dell’attuale stato di fatto. Data la meccanizzazione della guerra moderna, le sue possibilità si compenetrano strettamente con la potenza industriale ed economica delle grandi nazioni. Era dunque necessario che il fascismo, che bene o male ha messo su un corpo. Ma non ha ancora un'anima, si rivolgesse senza esitazioni a quella della Roma precristiana prima che fosse troppo tardi, sì da «eleggere l'Aquila e il fascio e non le due chiavi e la mitria a simbolo della sua rivoluzione. Nostro Dio può essere quello aristocratico dei Romani, il Dio dei patrizi, che si prega in piedi e a fronte alta, e che si porta alla testa delle legioni vittoriose — non il patrono dei miserabili e degli afflitti che si implora ai piedi del crocifisso, nella disfatta di tutto il proprio animo. Il governo di Mussolini firma a nome del Re d’Italia, considerato dai papi un usurpatore, il cosiddetto Coneordato con la Chiesa Cattolica e nasce il monstrum giuri- [Che il cosiddetto Concordato abbia sortito un effetto a dir poco nefasto sulle sorti, non solo dello stesso fascismo (come le vicende stori- [dico della Citta del Vaticano. Veniva con ciò tolta ogni speranza residua di azione all’interno degli ambienti ufficiali, sia da parte di Evola che di Reghini e di altri autorevoli esponenti, restati per lo più in ombra, del «tradizionalismo romano: alcuni di loro, come già si è accennato in nota, abbandonaro no per sempre l’Italia per il Nuovo Continente nel corso degli anni Trenta. Resta il programma minimo indicato ancora da Evola in Imperialismo pagano, secondo cui il FASCISMO avrebbe dovuto: promuovere studi di critica e di storia, non partigiana, ma fredda, chirurgica, sull’essenza del cristianesimo. Contemporaneamente dovrebbe promuovere studi, ricerche, divulgazioni sopra il lato spirituale della paganità, sopra la sua visione vera della vita.] che successive ben presto dimostrarono, avvalorando i timori di Reghini e di Evola), ma della stessa Italia del dopoguerra, lo sperimentiamo ancora oggi sulla nostra pelle, dopo che un quarantennale dominio clericale-borghese ha provveduto, quasi in ogni campo, ad addormenta re la coscienza delle «masse» ed a stroncare, con un autentico terrorismo di Stato, qualsiasi velleità di reazione delle minoranze coscienti della necessità di mutare uno stato di cose ormai incancrenito. [Mussolini non si era reso conto che prima di lui uomini non solo autoritari, ma dal potere assoluto — gli Ottoni, gli Svevi, perfino Carlo V ecc. — si erano dovuti pentire di ogni intesa, patto e transazione con la Santa Sede.] ogni intesa tra Santa Sede e Stato italiano avrebbe significato unicamente il riconoscimento giuridico della validità [Chi avesse pensato che la scuola di mistica fascista, fondata significativamente poco dopo la conciliazione, nell’ambito del G.U.F. di Milano per opera di GIANI (vedasi), svolge una funzione del genere, dove ben presto ricredersi amaramente. In realtà, il sentimento religioso dichiarato di quella che avrebbe voluto costituire Vélite politico-intellettuale del fascismo si configurava con precisione come cattolico. Lo di chiara, in una maniera che non potrebbe essere più esplicita, lo stesso fratello del «Duce», Arnaldo Mussolini, in un discorso tenuto alla Scuola: La nostra esistenza deve essere inquadrata in una marcia solida che sente la collaborazione della gente generosa e audace, che obbedisce al comando e tiene gli occhi fissi in alto, perché ogni cosa nostra, vicina o lontana, piccola o grande, contin gente od eterna, nasce e finisce in Dio. E non parlo qui del Dio generico che si chiama talvolta per sminuirlo Infinito, Cosmo, Essenza, ma di Dio nostro Signore, creatore del cielo e della terra, e del suo Figliolo che un giorno premierà nei regni ultraterreni le nostre poche virtù e perdonerà, spe riamo, i molti difetti legati alle vicende della no stra esistenza terrena.] dei principii su cui si fonda l’ingerenza della Chiesa nelle questioni del lo Stato italiano (N. SERVENTI, Dal potere temporale alla repubblica conciliare. Volpe, Roma. Cfr. «11 Popolo d’Italia. Sulla «Scuola di Mistica Fascista», si veda: D. MARCHESINI, La scuola dei gerarchi, Feltrinelli, Milano] E il filosofo Armando Carlini, discutendo della nuova mistica, ravvisava la nota più originale del fa scismo proprio nel suo presupposto «religioso, anzi cristiano, anzi cattolico; perché «il Dio di Mussolini vuol essere quello definito dai due dogmi fondamentali della nostra religione: il dogma trinitario e quello cristologico. Quel programma che abbiamo detto «minimo» cercherà Evola più tardi in parte di compiere con l’organizzare il lavoro di alcuni suoi insigni collabo ratori attorno al Diorama filosofico, la pagina speciale che, con uscita irregolare e alterna, quindicinale e mensile, cura all’interno del quotidiano cremonese di Fari nacci, «11 Regime Fascista». La tematica della tradizione romana, esaminata nei suo simboli, nei suoi miti, nella sua forza spirituale, ritorna qui frequen temente negli scritti dello stesso Evola, di Costa (già da noi incontrato), di Massimo Scaligero e di diversi collaboratori stranieri, come Dodsworth (appartenente alla famiglia reale britannica) e lo storico tedesco Franz Altheim. Analoghe collaborazioni sono fornite da Brelich, in quell’epoca sconosciuto, ma destinato nel dopoguerra a ricoprire degnamente l’impor- [CARLINI, Mistica fascista, Archivio di studi corporativi] ID., Saggio sul pensiero fUosofico e religoso del fascismo, Roma] tante cattedra, che fu del Pettazzoni, di Storia delle Religioni nell’Università di Roma, e da Giorgio, già collaboratore di «Ur» e di altre iniziati ve evoliane. Nel contesto della corrente da noi defi nita del «tradizionalismo romano» il De Giorgio occupa una posizione piuttosto anomala e tale che il Reghini avrebbe visto con sospetto: egli infatti concepisce in Roma la sede eterna, geografica e storica, ma soprattutto metafisica, in grado di unire in sé stessa la religione pagana e il cristianesimo, tesi ela borata soprattutto ne La tradizione romana. D’altra parte, è lo stesso De Giorgio a ribadire con sorprendente sicurezza la persistenza del culto di Vesta in un misterioso centro, nascosto e inaccessibile. Il fuoco di Vesta arde inaccessibilmente nel Tempio nascosto ove nessuno sguardo profano sa-[ L’uscita alle stampe di questa edizione (presentata come Ed. Flamen, Milano) offre contorni alquanto misteriosi. In ogni caso, il manoscritto dell’opera sarebbe stato consegnato all’autore della nota introduttiva, «ASILAS» (che corrisponderebbe ad uno degli ispiratori del «Gruppo dei Dioscuri» e nel contempo autore di due dei fascicoli omonimi [si veda poi]), da un antico componente del Gruppo di Ur, che noi sappiamo corrispondere al TAURULUS, cioè Reginelli. L’uscita della Tradizione romana, in ogni modo, è stata 1’occasione per una salutare riflessione sul tema da parte dell’ambiente tradizionali sta nella prima metà degli anni Settanta, sia da parte cattolica (si vedano il bollettino «Il rogo» e la successiva rivista «Excalibur»), sia da parte propriamente «pagana» (si veda P, Recensione dell’opera di Giorgio, confortata da un parere di Evola, in Arthos: essenziale come punto di ripresa del discorso sulle origini della tradizione romana). prebbe penetrare e a lui deve l’Europa intera la sua vita e il prolungamento della sua agonia. Da questo fuoco occulto partono scintille che alimentano le crisi e risollevano periodicamente l’esigenza del ritorno alla Romanità attraverso le varie vicende di cui s’intesse la storia delle nazioni europee conside rata geneticamente, internamente e non sul piano limitatissimo della contingenza dei fatti e degli uomini. Queir immane conflitto, già previsto da Evola, e che anche il De Giorgio giudicava del tutto inefficace, «se non addirittura letale per lo spirito e il nome di Roma», avrà in effetti come risultato più manifesto, per i fini dello studio che qui andiamo conducendo, di occultare del tutto le fila della corrente di pensiero di cui siamo andati ripercorrendo la trama. Solo verso la fine degli anni Sessanta è proprio la ristampa dell’evoliano Imperialismo pagano (e la scelta pare significativa), curata nel 1968 dal «Cen tro Studi Ordine Nuovo» di Messina, a tentare [G. DE GIORGIO). L’edizione, ciclostilata, con copertina stampata in azzurro, venne tolta subito dalla circolazione in quanto non autorizzata da Evola: la si può considerare oggi una vera rarità bibliografica. ] di riannodare i termini di un antico discorso. L’angoscioso grido d’allarme rivolto dall’Autore a Mussolini per metterlo in guardia contro il ventilato proposito della cosiddetta conciliazione) — si afferma nell’anonima introduzione risuona oggi con inusitata attualità e fa si che Imperialismo pagano venga guardato come un oracolo. Ed è proprio provenendo dalle fila di Ordine Nuovo, un’organizzazione che lo stesso Evola ha tenuto in buona considerazione — almeno fino a che la sua ala borghese-modernista, condotta da Rauti, non confluì nel MSI che comincia ad agire, tra la fine degli anni Sessanta ed i primi anni Settanta, il Gruppo dei Dioscuri, con sede principale a Roma e dirama zioni a Napoli e Messina. Pare assodato che all’interno del «Gruppo dei Dioscuri» venissero riprese [EVOLA, Il cammino del cinabro. L’unico gruppo che dottrinalmente ha tenuto fermo senza scendere in compro messi è quello che si è chiamato AeWOrdine Nuovo. L’interesse dei «tradizionalisti romani» nei confronti di Ordine Nuovo si esaurisce sin dall’inizio degli anni Settanta, allorché, da una parte, la frazione rautiana rientrata nei ranghi del MSI si isterilì in fatui ed estenuanti giochi di potere all’interno del partito e in declamazioni populistico-giovanilistiche (non a caso la cosiddetta Nuova Destra proviene quasi esclusivamente da quell’ambiente torpido ed ambiguamente compromissorio), dall’altra, la frazione movimentista ed extraparlamentare condotta da Clemente Oraziani ed altri si smarrì nelle velleità inconcludenti e pericolose della «lotta di popolo», con conseguente ed inevitabile suo annientamento da parte del Potere vero tematiche e pratiche operative già in uso nel Gruppo di Ur ed è perlomeno probabile che lo stesso Evola ne fosse al corrente. Fatto sta che nei quattro Fascicoli dei Dioscuri, usciti in quel torno di tempo, l’idea di Roma da una parte e di un Centro nascosto dall’altra, a cui il tradizionalismo dovrebbe far riferimento, ritornano con grande evidenza. Per l’anonimo autore del primo Fascicolo dei Dioscuri, intitolato Rivoluzione tradizionale e sovversione (Centro di Ordine Nuovo, Roma), il più grande dei meriti di Evola è quello: di avere rammentato il destino di Roma quale portatrice dell’Impero Sacro Universale e di avere tratto da tale verità le necessarie conseguenze in ordine alle idee-forza che devono essere mobilitate per una vera rivoluzione tradizionale. Qualche anno dopo, al termine del terzo fascicolo intitolato Impeto della vera cultura (tradotto poi anche in francese), il mito di Roma viene additato come l’unico che sia in grado di condurre ad una superiore unità gli sforzi di tutti i tradizionalisti italiani: a tutti i tradizionalisti, anziché proporre uno dei tanti miti soggetti a rapido e facile logoramento, si può ricordare la presenza di una forza spirituale perennemente viva e operante, quella stessa che il mondo classico ed il medio-evo definirono l’ÆTERNITAS ROMÆ. Il Gruppo dei Dioscuri ha notevole importanza come cosciente riconnessione alle precedenti esperienze sapienziali e come indicazione, per taluni elementi particolarmente sensibili dell’area della destra radicale, di possibili indirizzi e sbocchi futuri del «tradizionalismo romano», anche se la particolare via operativa scelta e, soprattutto, la mancata qualificazione di taluni componenti, porterà ben presto alla distruzione dall’interno del Gruppo stesso, di cui non si sentirà più parlare già prima della metà degli anni Settanta (ci viene detto che frange disperse del gruppo continuerebbero a sussistere so prattutto a Napoli). È tuttavia da supporre che alcu ni dei gruppi periferici, sia pure trasformati, ne abbiano continuato il retaggio se, ad esempio, a Messina, molto probabilmente nell’ambito di alcuni dei vecchi membri del Gruppo dei Dioscuri viene elaborato un testo dottrinale ed operativo, a circolazione interna, sotto forma di lezioni di un maestro a un discepolo, piuttosto interessante. La via romana degli dèi. Diremo anzitutto dell’essenza della tua religiosità, fornendo alla tua mente profonda gli argomenti per una serie di esercizi di meditazione affinché con saldo cuore, tu possa prepararti all’assolvimento del rito. La via romana degli dèi. Istituto di Psicologia Superiore Operativa, Messina. E certamente non priva di connessioni genetiche col gruppo romano appare la sortita, improvvisa, verso la fine degli anni Settanta, nella stessa Messina, del Gruppo Arx, successivamente editore della Cittadella e degli omonimi quaderni, in cui senza alcuna attenuazione i possibili itinerari di approccio alla via romana degli dèi sono indicati attraverso la cosciente riappropriazione dell’animus romano-italico, rivissuto nel rito stesso, e nel rigetto, sostanziale e formale, di ogni adesione a forme anche esteriori del culto cristiano. Quanto segue è storia dei nostri giorni, dal momento che proprio con l’inizio degli anni Ottanta vi è stata una nuova cosciente ripresa del moderno «movimento tradizionalista romano», una cui rim nifestazione «pubblica» si estrinsicherà in una data ed in un luogo alquanto significativi. Infatti nella data in cui iniziava l’anno sacro romano, a Cortona, donde in epoca primordiale Dardano, figlio di Giove, si sarebbe mosso alla volta della Troade, si tenne un importante Convegno di studi sulla Tradizione italica e romana, che, a [Gli Atti sono stati pubblicati nel numero speciale triplo d’Arthos daU’omonimo titolo. Per una sintetica analisi sulla diversa valenza del termine «italico» nei vari interventi, cfr. P., Che cos’è la tradizione itala, in Vie della Tradizione parte l’emergenza di differenti prese di posizone dei tradizionalisti presenti, ebbe il merito di riproporre la questione non puramente dottrinale o formale di una cosciente riconnessione aWaurea catena Saturni della tradizione indigena da parte di chi, pur in quest’epoca di totale dissoluzione di ogni valore, intenda coscientemente riassumere il fardello delle proprie radici etniche e spirituali. Successivamente ad un nuovo Convegno, tenutosi a Messina, sul Sacro in VIRGILIO, la rielaborazione dottrinale e la ridefinizione concettuale dei valori difesi dagli attuali esponenti del «tradizionalismo romano» (di cui è parte cospicua anche l’apparire alle stampe di alcune collane di libri specifiche) si è spostata su un piano più interiore, ma la loro presenza è destinata a riaffiorare a livello di influenza sottile e indiretta di gruppi o ambienti eticamente sensibili di un’area superante i limiti stessi del mon do della «destra politica». Il futuro dimostrerà se la funzione di questa mi noranza (ben cosciente di esserlo) si limiterà ad una [Gli Atti sono stati pubblicati in buona parte nel numero speciale di «Arthos, daH’omonimo titolo. Ci limiteremo a ricordare la collana 1 Dioscuri per le ECIG di Genova, in cui figurano L’oltretomba dei pagani di C. Pascal, il mio Dèi e miti italici. La religiosità arcaica dell ’Eliade di N. D’Anna e Arcana Urbis di M. Baistrocchi (in stampa); o quella di «Studi Pagani» del Basilisco di Genova, in cui sono comparsi testi di antichi (Giuliano Augusto, Giamblico, Simmaco, Porfirio) e di moderni (Guidi, De Angelis, Beghini, Evola ecc.). pura e semplice azione di testimonianza, sia pure scomoda per molte cattive coscienze. Il «mito capacitante» di Roma, come l’antica fenice, è destinato a risorgere continuamente dalle sue ceneri, poiché riposa nella mente feconda degli dèi archegeti di questa terra. Da: «Il Piccolo» di Roma. Il Fascio littorio a MUSSOLINI Il giorno scorso, presentata dall’esimia prof.a Regina Terrazzi, fu dall’on. Mussolini ricevuta la dott.a prof.a Cesarina Ribulsi, che offriva al Presidente del Consiglio come augurio un fascio littorio da lei esattamente ricostruito secondo le indicazioni storiche e iconografiche. L’ascia di bronzo è proveniente da una tomba etrusca bimillenaria ed ha la forma sacra col foro per la legatura al manico: alcuni esemplari simili sono conservati nel nostro Museo Kircheriano. Le dodici verghe di betulla, secondo la prescrizione rituale, sono legate con stringhe di cuoio rosso che formano al sommo un cappio per poter appendere il fascio, come nel bassorilievo per la scala del Palazzo Capitolino dei Conservatori. Il fascio ricomposto con elementi antichissimi e nuovissimi è stato offerto al Duce come simbolo della sua opera organica di ricostruzione dei valori della nostra stirpe allacciando le vetuste origini alle forme più vibranti dell’attività gagliarda e rinnovata che prende le mosse d’antico. La rudezza espressiva del Fascio è ingentilita dal contrasto tra il verde della patina bronzea e il rosso del cuoio che ricorda la stessa armonica tonalità che producono le colonne di porfido presso la porta di bronzo àcWheroon di Romolo, figlio di Massenzio, al Foro Romano. L’offerta era accompagnata da una epigrafe latina dedicatoria composta dall’offerente, la quale nell’università popolare fascista svolge una fervida opera di propaganda di romanità viva. Il duce gradì l’augurio ed il voto accogliendoli colla sua consueta serena nobiltà, non senza un segno della vivacità del sorridente suo spirito latino:. Lei mi ha dato una lezione di storia, osserva in tono scherzoso. Singolari parole in bocca di chi dà e darà non poco a fare agli storici futuri. La notizia è riportata in una rubrica dedicata a I solenni riti, senza indicazione di paternità. Da: IGNIS, Rumori. Sacrae Romae origines, tragedia in cinque carmi. Editrice Libreria del Littorio, Roma. LETTERA DI SOFFICI A S.E. MUSSOLINI legge. Mio caro Presidente, permettimi ti dia, scritte e sottoscritte anche da me, che ne resto garante, alcune prove di pregi eccezionali della tragedia, che, in fondo, in un vero poema epico delle origini, è l’esaltazione di oggi della nostra stirpe. Comincio da un mio giudizio, già a te noto; Rumori è tragedia romana che può stare a paro col Giulio Cesare di Shakespeare ti fo osservare che il titolo di Poeta di Roma, dato da Carrère ad ignis, si è dato solo a VIRGILIO e ad ORAZIO: OTTAVIANO, vive, oggi, tra noi tutti in ispirito, più per questi due poeti, da lui protetti, che per la sua politica imperiale. E tu vedi come Rumori sia stato giudicato, prima ancora che esistessero l’idea e la forza fascista, tra¬ gedia degna di Roma quando competenti dai nostri a Carrère, ed a me che sono l’ultimo al giudizio — corrono all’iperbolico per lodare Rumori di ignis bisogna concludere che ci si trova davanti ad un’opera d’arte somma, e per fortuna nostra, d’arte italiana — opera che è, anche per se stessa, di alto significato politico, e di spirito fascista. Mi rileggo, e mi credo, caro Presidente ed amico carissimo, di averti scritto una lettera storica. Fai che non sia stata scritta invano, ma invece il tuo nome vada unito a quello della tragedia Rumori, al poema di Roma e degno di Roma: e di questo lega¬ me in avvenire, spero che tu possa essere un po’ grato al tuo affezionato amico e devoto SOFFICI. IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI Caro Soffici, bisogna assolutamente far marciare Rumori. Il governo appoggia fervidissimamente l’iniziativa perché essa rientra nel grande quadro della rinascita nazionale. Saluti fascisti e cordialissimi. f.to MUSSOLINI Roma. Carme terzo: AUGURE Manifesto è dunque: amor essere ROMA. Se tutte move, ed incende, le create cose legge si è Amor dell’universo vita così, un tanto Nome, a noi predice: dono di regno e potestà sovra ogni terra, e dello spirito, e d’imperio. Confirmato si è, per te, prodigioso il vaticinio. Non pronunciati mai più sien i Nomi occulti su la Città terribili chiamerebbero fortune. Li trasmettano, oralmente, i Pontefici ai Pontefici. Né mai più, tu, l’eccelso pronuncia Nome palese, se concluso non avrai, prima, il solco sacro. Permesso e commesso mi è: Nunziare, allora, in gran letizia, al Popolo... quel Nome che licito non più mi è dire quando, già per tre volte, qui, in tre diversi suoni, de la gran Madre nostra il Nome risonò. {Dispiega le dita della sinistra, ad una ad una, per nu¬ merare i significati del nome). Di significati cinque: È... ’l Nome palese, latore, con l’occulto: Chiama la Città: Valentia... Ròbure... Virtù! e ancor: Madre... Mamma... Alma Nutrice! Vostra — nei nomi vostri oh Re! suoi fondatori. Come del grande Rumon: URBE: la Città del Fiume! (Pausa) Ammirate! se gli Dei saputo abbiano addensare, in così breve Verbo, sì pieni tanti arcani. Mirifici! donando Nomi nove: in quattro occulti ed un Medio palese, e quando, nove, siamo al Rito. Da: G. COSTA, Apologia del paganesimo, Formìggini, Roma: Il pagano è, per definizione, buono. Né un greco, né un romano avrebbero concepito che l’uomo potesse esser qualcosa di diverso da ciò, che in lui litigassero per così dire due nature, che la manifestazione esterna fosse diversa dall’interna, che né nella vita individuale, né in quella sociale vi fossero mezzi termini, transazioni, compromessi. Esso è quello che naturalmente è, cioè buono, come ideale supremo della vita, come dovere, come necessaria fatalità insita nelle cose umane. Egli vive quindi la vita interamente, dolorosamente, gioiosamente a un tempo, con un pragmatismo sano e forte che non ammette ipocrisie, doppiezze, scuse. Solamente all’uomo cosiddetto moderno è stato concesso, per virtù di dottrine religiose e culturali che si sono formate a lui d’intorno, una distinzione ed una separazione del suo essere intimo, spirituale, psicologico, dal suo essere apparente, esteriore, materiale. All’antico quando di questa scissione apparve per un momento la possibilità, egli ne cacciò da sé l’idea, ne biasimò perfino la concezione. La concezione pagana della vita ha fatto perciò l’uomo tutto d’un pezzo, ne ha affermato il carattere, ne ha provocato 1’azione. Ecco perché la vita nel paganesimo ha avuto tutto il suo massimo sviluppo ed è stata accettata non come un male, ma come un bene che bisognava con interezza di carattere vivere interamente e sanamente per sé e per gli altri. Per stabilire l’equilibrio l’uomo deve tornare al paganesimo poiché il cristianesimo si è mostrato divina opera cui le sue spalle non sanno sottostare. Ma paganesimo è sincerità e l’uomo deve ritornare ad essere sincero. Il cozzo a cui l’ha costretto per due millenni il suo desiderio di seguire il messaggio cristiano e la sua manifesta impotenza di non saperlo fare, deve risolversi in armonia se egli vuol sanare in sé l’eterno dissidio. Lo spirito e la carne debbono avere il medesimo valore ed il loro prevalere non può essere determinato che da circostanze speciali di individuo, di momento e di luogo che l’uomo può intravvedere, non deve violare con convinta testardaggine. L’equilibrio di queste forze, l’esteriore e l’interiore, quindi, deve essere nella dottrina, come nella vita, assoluto. Da: Im via romana degli dèi, ciclostilato anonimo, Messina. L'immagine di un dio è lo stemma della Forza che essa rappresenta. A tutti i fini pratici tali immagini sono personae, perché qualsiasi cosa possano essere nella realtà esse sono state personalizzate e forme di pensiero sono state proiettate su un altro piano. Alcune di queste immagini e le loro attribuzioni sono così antiche e sono state costruite con tanta ricchezza di lavoro sottile da essere capaci di ricostruirsi da se stesse, durante l’eventuale lavoro di meditazione, che l’allievo può fare su una divinità. Resta un minimo invito, un minimo stimolo, perché il meccanismo scatti e l’immagine si ricomponga, sia pure su un piano semplicemente psichico. Così, della limatura di ferro, dispersa su un piano, si raccoglie intorno ad un magnete che venga posto in mezzo. Se il magnete è forte esso attirerà i granelli anche se essi sono pochi e molto distanti. AMKDKO R(K ( ARMKM ANO (im d’Ygieia Reghini. Piscio littorio a Mussolini n florno If »cor*o. pr^eniaU dalla tsl- bjU prof.» Rcidna Trmiizl. fa rtalTon. Maa. aOltnl rlotwta la doti.» pmf.» Osarina RI- baiai cba offriva al Proatdanta dr’. Contiguo romo aufurln la data de) Mabfio «n falcio littorio da lei eaattamcDte licoatndto lecoudo la lodicaslonl atorictie e leooograflclia. l.‘aicla di bronra k prorenlenU dm aoa tomba etmaca hlmtneoarta ed ba la forma aorra eoi foro per la Vantura hi manico: alcool eaamplan slmili sono coosenrat: :.i! nostro Ma.*«o Klrcberiamo. é La dodict verace di l>ctulla. ascondo la prescrizione rit'iale. sono legala con tirisele ^ cuoio rosso cba formano al tonimo ua cappio per poter appendere fi fascio, conta nel ba.MorUiero per la acala del Palazzo Capitolino dd Conaenalori. Il Fascio ricomposto con elementi antl- fhlHilmt a nuoTltaUnl k stato offerto al Dora come simbolo della saa opera onrantea di rieoatruztona del valori della no- Mra attrpa allacciando le veia«ie origini alla fonn* più vibranti dell'attività gagiarda a rinnovata cha prendo la mosse. Là rudezza espressiva dal Fascio è in- gantlHta dal contrasto tra (I verde della patind bronsea e U rosso del molo che ricorda la stes.aa armonica tonalità che pm- doeono le colonne di porfido presso la porta di bronzo deD'brroon di Itomdlo, figlio 41 Massenzio al Foro Romano. L'oflerla efa accompagnata da ani epl- graia latina dedicatoria composta dall'orfarente. la quale nell'UntvcnUtà Popolare faartsta avolga una fervida opera di pro- pafgada di romani Ih viva. n Duca gradi raugorto a fi voto acro- Mlaodoll colla sua consueta serena nobiltà. 2«m senza tm segno della vivacità del sor> ridaots ano spirito latino: Let mi ba dato nna testone di storia osserva In tono aehanoao. Btngolart parole In bocca di r.hl db a darà non poca a fare agli storici futnrl Riproduzione dal Piccolo. Renato del Ponte. Ponte. Keywords: implicatura maschile, ario, gl’arii, I liguri, romani, antica roma, massoneria volgare. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Ponte” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza –GRICE ITALO!; ossia, Grice e Ponzio: la ragione conversazionale e il segno dell’altro, o della semiotica filosofica – la scuola di San Pietro Vernotico -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (San Pietro Vernotico). Filosofo italiano. San Pietro Vernotico, Brindisi, Puglia. Studia a Bari sotto SEMERARI (si veda). Insegna a Bari. Cura ROSSI-LANDI (si veda). Studia la fenomenologia della relazione interpersonale. Insegna a Brindisi, Francavilla Fontana, e Terlizzi. Studia scienze dei linguaggi e linguaggi delle scienze, intert-estualità, inter-ferenze,e  mutuazioni.  Pubblica “Enunciazione e testo letterario nell'insegnamento dell'italiano come lingua straniera” (Guerra, Perugia);  Linguistica generale, scrittura letteraria e traduzione, Da dove verso dove. L'altra parola nella comunicazione globale, A mente. Processi cognitivi e formazione linguistica, Lineamenti di semiotica e di filosofia del linguaggio; Introduzione a Bachtin (Bompiani); “Il discorso amoroso” (Mimesis) e Bachtin e il suo circolo (Bompiani, collana “Il pensiero Occidentale” diretta da Reale); Summule logicales (Bompiani); Manoscritti matematici (Spirali); La filosofia come professione, come istituzione, presuppone una filosofia propria del linguaggio, che si esprime nella tendenza del linguaggio al pluri-linguismo dia-logico, alla correlazione dialogica delle lingue e dei linguaggi di cui sono fatte, una filosofia del linguaggio, in cui ‘del linguaggio’ è da intendersi come genitivo soggettivo: un filosofare del linguaggio, che consiste nella pluri-discorsività dialogizzata. I campi di suo studio e di sua ricerca sono la semiotica e filosofia del linguaggio. Filosofia del linguaggio è l'espressione che meglio esprime l'orientamento dei suoi studi e come egli affronta i problemi relativi alla semiotica dal punto di vista della filosofia del linguaggio, alla luce degli sviluppi delle scienze dei segni, dalla linguistica alla bio-semiotica.  In tal senso, il suo approccio può essere più propriamente definito come di pertinenza della semiotica generale, anche se si occupa di semiotica generale, in termini di critica. La semiotica generale supera l'illusoria separazione tra le discipline umanistiche, da una parte, e quelle logico-matematiche e le scienze naturali, dall'altra, evidenziando invece la condizione di inter-connessione. La sua ricerca semiotica si riferisce a diversi campi e discipline, praticando un approccio che è tras-versale e inter-disciplinare, o come direbbe lui stesso "in-disciplinato".  Si occupa di semiotica, di linguistica e delle altre scienze dei linguaggi e dei segni, nel senso della filosofia del linguaggio, intendendo ‘del linguaggio’ non come indicazione dell'oggetto della filosofia, della filosofia che si occupa del linguaggio, ma come “la filosofia” del linguaggio stesso, come la sua attitudine al filosofare. Filosofia del linguaggio e intesa come filosofia del dia-logo, apertura all'altro, disposizione all'alterità, arte dell'ascolto, messa in crisi del mono-linguismo, del mono-logismo, inventiva, innovazione, creatività che nessun ordine del discorso, nessuna de-limitazione dei luoghi comuni dell'argomentare, può controllare o impedire. Il genere, come ogni insieme, uniforma indifferentemente, cancella le differenze tra coloro che ne fanno parte, e implica l'opposizione altrettanto indifferente con coloro che fanno parte del genere opposto. Ogni genere a cui l'identità si appella per affermare la sua appartenenza, per esempio comunitaria, etnica, sessuale, nazionale, di credo, di ruolo, di mestiere, di condizione sociale, è in opposizione a un altro genere: bianco/nero; uomo/donna; comunitario/extra-comunitario; co-nazionale/straniero; professore/studente. Afferma che ogni differenza-identità, ogni differenza di genere, al suo interno, è cancellazione della differenza singolare e ogni genere. Ogni identità presuppone, in quanto basato sull'indifferenza e sull'opposizione, prevede il conflitto.  L'unica differenza non indifferente e non oppositiva è la differenza singolare, fuori identità, fuori genere, come d“sui generis” è l'alterità. Alterità intesa come relazione con l'altro, alterità assoluta, di unico a unico, in cui ciascuno è in-sostituibile e non indifferente. Un'alterità che l'identità rimuove e censura, relega nel privato, ma che ciascuno vive e riconosce come vera relazione con l'altro. Altre saggi “La relazione inter-personale” (Adriatica, Bari), “L’altro” (Adriatica, Bari); “Linguaggio e re-lazioni sociali” (Adriatica, Bari); Produzione linguistica e ideologia sociale (Donato, Bari); “Persone, linguaggi e conoscenza” (Dedalo, Bari); “Filosofia del linguaggio e prassi sociale” (Milella, Lecce); “Dia-lettica e verità -- Scienza e materialismo storico-dialettico” (Dedalo, Bari); “La semiotica” (Dedalo, Bari); “Marxismo, scienza e problema dell'uomo” (Bertani, Verona); “Scuola e pluri-linguismo (Dedalo, Bari); “All’origini della semiotica” (Dedalo, Bari); “Segni e contraddizioni” (Bertani, Verona);“Spostamenti, Percorsi e discorsi sul segno” (Adriatica, Bari); “Lo spreco dei significanti. L'eros, la morte, la scrittura” (Adriatica, Bari); -- Grice: “Implicatura come lo spreco” -- Fra linguaggio e letteratura” (Adriatica, Bari); “Segni per parlare dei segni” (Adriatica, Bari); Filosofia del linguaggio (Adriatica, Bari); Interpretazione e scrittura. Scienza dei segni ed eccedenza letteraria” (Bertani, Verona); eccedenza – spreco.  “Dialogo sui dialoghi (Longo, Ravenna); La filosofia del linguaggio (Adriatica, Bari); “La tartaruga” (Ravenna, Longo); “Filosofia del linguaggio”; “Segni valori ideologie” (Adriatica, Bari); “Dialogo e narrazione” (Milella, Lecce); “Tra semiotica e letteratura” (Bompiani, Milano); “La ricerca semiotica (Bologna, Esculapio); “Il dialogo della menzogna” (Roma, Stampa alternativa, Scrittura, dialogo e alterità” (Nuova Italia, Firenze); Fondamenti di filosofia del linguaggio (Laterza, Roma); “Responsabilità e alterità” (Jaca, Milano); “La differenza non in-differente. Comunicazione e guerra, Mimesis, Milano);  “Il segno dell'altro: eccedenza letteraria e prossimità” (Scientifiche, Napoli); I ricordi, la memoria, l'oblio. Foto-grafie senza soggetto (Bari, Sud); Comunicazione, comunità, informazione -- comunicazione mondializzata e  tecnologia (Manni, Lecce); “I tre dialoghi della menzogna e della verità (Scientifiche, Napoli); “La rivoluzione bachtiniana. Il pensiero di Bachtin e l'ideologia contemporanea” (Levante, Bari); “Metodologia della formazione linguistica” (Laterza, Roma); “Che cos'è la letteratura?” (Milella, Lecce); “Elogio dell'in-funzionale -- critica dell'ideologia della produttività” (Castelvecchi, Roma); “Semiotica della musica. Introduzione al linguaggio musicale” (Graphis, Bari); “La coda dell'occhio. Letture del linguaggio letterario” (Graphis, Bari); Basi. Significare, inventare, dia-logare” (Lecce, Manni); “La comunicazione” (Graphis, Bari); “Fuori campo: il segno del corpo tra rappresentazione ed eccedenza (Mimesis, Milano); Il sentire nella comunicazione” (Meltemi, Roma); Semiotica dell'io” (Meltemi, Roma); “I segni e la vita la semiotica” (Spirali, Milano); “Uomini, linguaggi, mondo” (Milano, Mimesis); “Il linguaggio e le lingue. Introduzione alla linguistica generale” (Bari, Graphis); “I segni tra globalità e infinità. Per la critica della comunicazione globale (Bari, Cacucci); “Semio-etica (Roma, Meltemi); “Linguistica generale, scrittura letteraria e traduzione” (Perugia, Guerra); “Semiotica e dia-lettica, Bari, Sud); “La raffigurazione letteraria (Milano, Mimesis); Semiotica globale. Il corpo nel segno (Bari, Graphis); Testo come iper-testo e tra-duzione letteraria, Rimini, Guaraldi); Tesi per il futuro anteriore della semiotica. Il programma di ricerca della Scuola di Bari-Lecce, (Milano, Mimesi); Dialoghi semiotici (Napoli, Scientifiche); “La cifre-matica e l'ascolto” (Bari, Graphis); “Fuori luogo. L'es-orbitante nella ri-produzione dell'identico” (Roma, Meltemi); “A mente. Processi cognitivi e formazione linguistica” (Perugia, Guerra); Lineamenti di semiotica e di filosofia del linguaggio (Bari, Graphis); Tre sguardi su Dupin” (Bari, Graphis); “Scrittura, dia-logo, alterità” (Bari, Palomar); “Linguaggio, lavoro e mercato” (Milano, Mimesis); “La dis-sidenza cifre-matica” (Milano, Spirali); Contexto, Da dove verso dove. La parola altra nella comunicazione globale (Perugia, Guerra); “La visione ottusa” (Milano, Mimesis); “L’analisi, la scrittura” (Bari, Graphis); Interpretazione e scrittura, Scienza dei testi ed eccedenza letteraria” (Multimedia, Lecce); “In altre parole, Mimesis, Milano); “La filosofia del linguaggio” (Laterza, Bari); “Marxismo e umanesimo. Per un'analisi semantica delle tesi su Feuerbach (Dedalo, Bari); “Manoscritti matematici” (Dedalo, Bari); Saggi filosofici (Dedalo, Bari); Marxismo e filosofia del linguaggio (Dedalo, Bari); Freudismo, Dedalo, Bari); Semiotica, teoria della letteratura e marxismo (Dedalo, Bari); Il linguaggio (Bari, Dedalo); “Linguaggio e classi sociali. Marxismo e stalinismo (Dedalo, Bari); Il metodo formale e la teoria della letteratura” (Dedalo, Bari); “L'a-lienazione come fenomeno sociale” (Riuniti, Roma); “Il linguaggio come pratica sociale” (Dedalo, Bari); “Poli-fonie” (Adriatica,  Bari); Scienze del linguaggio e pluri0linguismo. Riflessioni teoriche e problemi didattici” (Adriatica, Bari); Scienze del linguaggio e insegnamento delle lingue e delle letterature. Annali del convegno (Adriatica, Bari); “Tractatus. Summule logicales” (Adriatica, Bari); “La significanza del senso, in “Idee”,  “La genesi del senso”;  Il linguaggio questo sconosciuto. Iniziazione alla linguistica (Adriatica, Bari); Il linguaggio come lavoro e come mercato” (Bompiani, Milano); Segni (Laterza, Bari); “Umanesimo ecumenico (Adriatica, Bari); “Semiosi come pratica sociale” (Napoli, Scientifiche Italiane, Napoli); “Semiotica e ideologia” (Milano, Bompiani); “Uccelli, Stampa alternativa, Baria); “Il mio ventesimo secolo” (Adriatica Bari); “Sulla traccia del grice” “Idee”, Emmanuel Lévinas, Su Blanchot (Palomar, Bari); “Maschere. Il percorso bachtiniano fino alla pubblicazione dell'opera su Dostoevskij (Dedalo, Bari); Idea e realtà dell'Europa: Lingue, letterature, ideologie, “Annali della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere”, Schena, Fasano (Brindisi), Comunicazione, comunità, informazione” (Manni, Lecce); “Valéry, Cimitero marino, in “Athanor”,  Il Mondo/il Mare, e in “L'immaginazione”,  Problemi dell”opera di Dostoevskij  (Sud, Modugno (Bari); Behar, Al margine (Sud, Modugno Bari) Bachtin, Problemi dell'opera di Dostoevskij  Sud, Bari); “Significato, comunicazione e parlare comune” (Marsilio, Venezia); “La scrittura e l'umano, Saggi, dialoghi, conversazioni” (Bari, Sud); “Per una filosofia dell'azione responsabile” (Manni, Lecce); “Vivant, Riflessioni su Lévinas” (Bari, Edizioni dal Sud); “Marxismo e filosofia del linguaggio” (Manni, Lecce); “Il metodo della filosofia”; “Saggi di critica del linguaggio” (Graphis, Bari); “Disoccupazione strutturale, “Millepiani”, “Lingua, metafora, concetto”; “VICO e la linguistica cognitiva” (Sud, Bari); Meditazioni  (Sud, Bari); “Dall'altro all'io” (Meltemi, Roma); Vita, Athanor. Semiotica, Filosofia, Arte, Letteratura, Meltemi, Roma); “Linguaggio e scrittura” (Meltemi, Roma); “Trattato di logica. Summule logicales (Bompiani, Milano); “Il linguaggio come lavoro e come mercato” (Bompiani, Milano); “Basi della semiotica”; “Nel segno” (Bari, Laterza); “Mondo di guerra, Athanor; “Semiotica, Filosofia, Arte, Letteratura” (Roma, Meltemi); “Ideologia” (Meltemi, Roma); “Il freudismo” (Milano, Mimesis); Marx Manoscritti matematici, edizione critica con intruduzione (Spirali, Milano); Fucini, Le veglie di neri e All'aria aperta, ed. Critica, Sbrocchi (Bari, Dedalo); “Metodica filosofica e scienza dei segni” (Milano, Bompiani); “Semiotica e ideologia” (Milano, Bompiani); Qohélet: versione in idioma saletino e trad. italiana, Caputo, Lecce, Milella); In dialogo. Conversazioni (Milano, Esi, Athanor.  Umano troppo dis-umano (Roma, Meltemi); Linguaggi, Scienze e pratiche formative. Quaderni del Dipartimento di Pratiche linguistiche e analisi di testi, Lecce, Pensa Multimedia, La filosofia del linguaggio (Bari, Laterza); “La filosofia del linguaggio come arte dell'ascolto”; “Sulla ricerca scientifica” Bari, Edizioni dal Sud, Athanor. La trappola mortale dell'identità, Roma, Meltemi e letture critiche, Bari, Sud, Calefato, Logica, dia-logica, ideo-logica. I segni tra funzionalità ed eccedenza, Semiosi, in-funzionalità, semiotica” (Milano, Mimesis); “La filosofia del linguaggio come arte dell'ascolto”; “Sulla ricerca” (Bari, Sud,); Lingua e letteratura, conoscenza e coscienza”; “Identità e alterità nella dinamica della co-scienza storica”; “Tutto il segnico umano è linguaggio; Per Qohélet emigrato nel Sud è la vanità ad essere nienzi: dentr  il dialetto è straniera la parola dei re Nuessel, “Virtual; Dal silenzio primordiale al brusio della parola”; “Alla ricerca della parola “vissuta”; Tutt'altro”; “In-funzionalità ed eccedenza come prerogative dell'umano” (Milano, Mimesis). Augusto Ponzio. Ponzio. Keywords: il segno dell’altro, semiotica filosofica, segno, segnico, il segnico, l’amore, lo spreco del segno, Vico e la linguistica cognitiva; Landi; sottiteso, Grice, pragmatica, metafora, vailati. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Ponzio” – The Swimming-Pool Library.

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