GRICE ITALO A-Z P POL
Luigi Speranza --
Grice e Polemarco: la ragione conversazionale della diaspora di Crotona– Roma –
filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo italiano. Taranto, Puglia. Pythagorean
cited by Giamblico.
Luigi Speranza --
Grice e Polemarco: la ragione conversazionale o PLATONE IN ITALIA – Roma – filosofia
pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Turi). Filosofo italiano. Thuri, Turi, Bari, Puglia. He comes
from a very rich family and owns the villa in Piraeus where the ‘Republic’ of
Plato is set, and in which he is featured as the host and participant. He lives
most of his life in his villa at Thurii, except for a very brief sojourn in the
countryside of Attica – across the pond --, where he unfortunaly falls foul of
the rustic rulers and is condemned to death. The events of his last days are
recounted by Plato in “Lisi”. Refs.:
Cuoco, PLATONE IN ITALIA. Polemarco.
Luigi Speranza -- Grice e Poli: la ragione
conversazionale dell’implicatura conversazionale del pappagallo di Locke– filosofia
lombarda -- filosofia italiana. Luigi Speranza (Cremona). Filosofo italiano. Cremona, Lombardia. Si
laurea a Bologna. Insegna a Milano e Padova. Pubblica il saggio di “Filosofia
elementare”, un eclettico sistema di empirismo e razionalismo. I “Saggi di
scienza politico-legali” considerano il diritto un insieme di scienza in quanto
trattano dei principi e di arte in quanto applicazione di un principio giuridico
nella valutazione dei singoli casi. Il diritto e un'espressione provvidenziale.
Si distingue in naturale e in positivo. Combatte il positivismo negli “Studii
di filosofia”, ri-vendicando la superiorità dello spirito sulla materia. “Saggio
filosofico sopra la scuola dei moderni filosofi naturalisti -- coll'analisi
dell'organo-logia, della cranio-logia, della fisio-gnomia, della psico-logia
comparata, e con una teoria delle idee e de' sentimenti” (Milano); “Elementi di
filosofia” (Napoli); “Elementi di filosofia teoretica e morale” (Padova); “La
filosofia elementare” (Milano); “La scienza politico-legale” (Milano), “Filosofia”
(Istituto Lombardo. Rendiconti); “Studii di filosofia” (Istituto Lombardo); Rendi-conti,
“Cenni su CORLEO (si veda): il sistema della filosofia universale, ovvero la
filosofia dell'identità” (Istituto Lombardo); Rendi-conti, “La filosofia
dell'incosciente”, Istituto Lombardo. Memorie, Studi CANTONI, Studio della vita
e delle opere. Milano, Filosofia Istituto veneto di scienze, lettere ed arti. Dizionario
biografico austriaco. Il linguaggio, presidendo dale grandi controversie de’
filosofi intorno alla sua origine e alla sua formazione, antro non è che il
complesso de’ segni destinati ad esprimere le nostre idee e i nostri sentimente.
E comeche vari sono codesti segni per la loro indole e per la loro origine,
cosi varia è la specia del linguaggio naturale -- ossie delle grida, dei gesti
e dell’azione – e del linguaggio artificiale -- ossia della parola e della
scrituttura. Fra tutte le opinioni, sembra incontrastabile, prima di tutto, che
gl’animali hanni i segni d’una specidie di linguaggio naturale nelle gride e
nei moti. Ma questi signi sono o incerti e inisignificanti. O quasi sempre
dubii almameno per noi, senza che sia in loro il potere di perfezionarli. In
secondo luogo, è dimostrate che gl’animali quantunque forniti dell’organo della
loquella e dell’udito, come anche della facultata di associare e d’imitare, non
poterono mai giungere all’invenzione del linguaggio veramente articolato, e cio
per difetto senza dubbio della facolta superior di della ragione. Sicche i
pappagalli – come il famoso riportato di Locke (Grice – si veda), che pur vanno
ripetendo le voci umana, non hanno, al pari delle scimie, ne’ loro gesti una
vera connessione mentale tra i suoni e le idee annessse, come il dimonstrano il
loro parlare a caso ne mai correlative alle domande nuove e straordinarie, e la
loro incapacita a ingrandire ed estendere il linguaggio gia appreso. In terzo
luogo, è sicuro che com’è impossibile che gl’animale reseano dell’uso d’un
linguaggi overamente articolato, non possedendo le idee astratte e generali
delle quali esso si compone, cosi riusicrebbe loro affatto inutile, non avendo
bisogno di espremiere tutti i nostri pensieri e tutti i nostri sentimenti. Baldassare
Poli. Poli. Keywords: naturalisti, organologia, craniologia, fisiognomia,
psicologia comparata. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Poli,” per il Club
Anglo-Italiano, The Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria. Poli.
Grice e Politeo Giorgio Politeo
insegnante al Liceo Santa Caterina di Venezia (1882) - È seduto nella seconda
fila dal basso con un bastone in mano Giorgio Politeo (Spalato, 15 aprile 1827
– Venezia, 26 dicembre 1913[1]) è stato un filosofo e educatore italiano.
Biografia Frequentò nella natìa Spalato il locale seminario (che fungeva anche
da liceo per i non seminaristi, col nome di Ginnasio Liceo Imperiale di
Spalato), ricordando in seguito che sugli stessi banchi aveva studiato l'amato
Ugo Foscolo. Proveniva da un'antica e stimata famiglia spalatina, ma un
rovescio finanziario lo costrinse a cercare un impiego come supplente nello
stesso seminario/liceo, continuando quindi gli studi da autodidatta. Fra il
1850 e il 1852 è quindi supplente di latino, storia e geografia a Spalato, poi
nel 1853 è a Vienna per partecipare all'esame a cattedre per insegnamento
letterario nei Ginnasi del Regno Lombardo-Veneto, e dalla memoria inviata alla
commissione per la valutazione conosciamo le sue ampie letture: Tacito,
Machiavelli, Vico, Guizot, Gibbon, Schlegel, Kant, Hegel, De Maistre,
Schelling, Michelet. In tale occasione, presenta un lavoro sul poema
cavalleresco: "Che cosa l'Ariosto abbiasi più specialmente proposto col
Furioso", che viene positivamente segnalato dalla commissione. Il Politeo
viene quindi approvato per l'insegnamento per tutte le otto classi ginnasiali:
primo esempio, fino ad allora, nelle province italiane dell'Impero
Austroungarico. Nel 1854 è supplente alla cattedra di storia universale ed
austriaca presso l'Università di Padova, ove frequenta il gruppo di studenti e
docenti dalmati, uso a riunirsi presso la casa della contessa Cattani Borelli
di Vrana: una delle famiglie più in vista nella Dalmazia austriaca. In attesa
di una prevista nomina presso un'università austriaca, ottiene una supplenza
presso il Liceo/Convitto di Santa Caterina a Venezia (dal 1867 Liceo Ginnasio
Marco Foscarini). Richiamato a Vienna, inutilmente attende per quasi tre anni
(1857-1859) la promessa cattedra universitaria ed infine - su sua richiesta -
viene nuovamente inviato al Liceo Santa Caterina di Venezia. Già negli anni
precedenti indagato per la sua adesione ai principi liberali, a Venezia subisce
un processo con l'accusa di "poca ortodossia religiosa". Nonostante
il parere dell'allora Patriarca di Venezia Jacopo Monico, secondo il quale
bisognava "augurare (...) all'insegnamento uomini di così alta coscienza
come il Politeo", questi viene per punizione destinato a Mantova (allora
ancora sotto la sovranità austriaca, a differenza del resto della Lombardia).
Qui riprende gli studi, ed in particolare un saggio di "Storia dell'Ideale
Umano", per il quale termina e pubblica l'introduzione nel 1862, col
titolo "Genesi naturale di un'idea". Il clero mantovano lo accusa di
ateismo e di panteismo, mentre di converso qualche positivista del tempo lo
accusa di misticismo. La polizia quindi continua a vigilarlo, ma in un rapporto
del 23 marzo 1864 si legge che "Legato di amicizia con persone note per la
loro avversione al Governo, quali Grossi, Benzoni, Dalla Rosa e alle famiglie
D'Arco e Martinelli, egli serba condotta politica irreprensibile ed è esemplare
il suo contegno sociale e morale". Collega del Politeo era al tempo il
filosofo e pedagogista Roberto Ardigò. In seguito alle guerre d'indipendenza,
la provincia di Mantova e il Veneto vengono annessi al Regno d'Italia ed il
Politeo nel 1867 ritorna ad insegnare a Venezia, prima presso il Liceo Marco
Polo e infine di nuovo - nel 1870 - al Liceo Foscarini e all'istituto tecnico
Paolo Sarpi. In quest'ultimo anno sposa una giovane mantovana, Maria Guadagni.
Nel 1873 alla coppia nascerà una figlia, prematuramente scomparsa a soli cinque
anni. Negli anni successivi Politeo lavora continuamente alla sua opera,
manifestando sempre più un tratto di fortissima autocritica che lo porterà a
distruggere più volte i testi già completati: a causa di questo impegno rifiuta
l'offerta di una candidatura al Parlamento. Su insistenza di Luigi Luzzatti nel
1879 partecipa al concorso per la cattedra di filosofia morale presso
l'Università di Padova, ma l'amico Giuseppe Guerzoni lo mette sull'avviso: le
prove sono già decise e faranno di tutto per metterlo in cattiva luce. Così
accade: l'esame pubblico si chiude con un battibecco e la candidatura di
Politeo viene scartata. Avendo pubblicato poco, non poté concorrere con
Baldassare Labanca, vincitore di questo concorso. La sua vita da quel momento
scorse senza grandi sussulti, fra l'insegnameno e lo studio, nonché col
contatto con alcuni filosofi e pensatori del tempo, quali John Addington
Symonds, Émile de Laveleye, Ernest Renan. Muore a Venezia il 26 dicembre 1913.
Opere Durante la sua vita il Politeo pubblicò solamente la "Genesi
naturale di un'idea", mentre nel 1919 una parte dei suoi scritti venne
data alle stampe da Zanichelli. Il periodare del Politeo è caratterizzato dal
rifiuto di ogni schematismo, da frammentarietà e da continue divagazioni al
limite dell'erudizione spinta: tutto ciò ne rende assai complessa la lettura,
così come una categorizzazione. In linea generale, si può dire che il Politeo
propende verso una sorta d'irrazionalismo sentimentale, che sgorga in lui da
una sincera religiosità: in questo si può collegare con alcuni pensatori
tedeschi quali Herder, Jacobi, Hamann, pur essendo la sua scaturigine di diversa
natura. Sebbene il pensiero di Politeo sembri procedere nella concezione della
natura sulle vie dello spinozismo idealistico, pure egli si salva da questo che
considera un "paradosso mostruoso" mediante l'accettazione del Dio
personale del cristianesimo, nel quale egli fermamente crede. "Il suo Dio,
pur restando il principio plastico dell'universo, non è più il Dio astratto di
Spinoza né quello di Schelling, che si disperde nel mondo ed esce da sé con
atto incomprensibile, per ritrovarsi attraverso il processo della natura e
della storia; ma il Dio degli umili che parla al cuore con tutto il fascino
della bontà e la poesia del sacrifizio (...). Se nella "Critica della
ragione pratica" (di Kant) l'uomo si affranca dall'ordine naturale, perché
si autodetermina come fonte delle categorie, e avendo coscienza di sé come
soggetto universale, si sente vincolato a una legge che non tiene conto della
connessione necessaria delle cose; per Politeo, al contrario, il principio
morale non è una legge di ragione, ma un principio, che avendo solidarietà con
tutti gli altri elementi della vita, scaturisce dalle profondità del
sentimento, come lo scopo dell'essere umano; e le forze intellettive e volitive
non hanno altra funzione che d'interpretare e di attuare questo impulso
interiore, questo sentimento del bene (...), il cui meccanismo e la cui origine
sono inaccessibili alla ragione" (I.Tacconi). In anni più recenti le
maggiori riflessioni sull'opera dello spalatino Giorgio Politeo sono giunte da
parte di alcuni studiosi croati. Nel tentativo di croatizzarlo, egli però viene
presentato come "Juraj Politeo"[2]. Note ^ La voce della Enciclopedia
Italiana, riferimenti in Collegamenti esterni, indica la data del 25 dicembre
1913. ^ Copia archiviata, su mzos.hr. URL consultato il 29 novembre 2008
(archiviato dall'url originale il 9 giugno 2007). Tre articoli della studiosa
Heda Festini su Juraj Politeo. Bibliografia Giorgio Politeo. Scritti filosofici
e letterari, con introduzione di Luigi Luzzatti, Bologna, Zanichelli, 1919.
Giovanni Bordiga, Giorgio Politeo - Commemorazione, Venezia, 1927. Adolfo
Faggi, Per un filosofo dalmata, Marzocco, 1920. Giovanni Gentile, Giorgio
Politeo in Critica, 20 novembre 1919. A. Renda, Un pensatore dalmata in Nuovo
Convito, novembre 1919. F. Tacconi, Un filosofo dalmata in Rivista dalmatica,
gennaio 1926. Ildebrando Tacconi, Giorgio Politeo, in Istria e Dalmazia. Uomini
e Tempi. Dalmazia, Udine, Del Bianco, 1992. Erminio Troilo, Un filosofo dalmata
in Bilychnis, novembre 1927. Voci correlate Dalmati italiani Altri progetti
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Politeo Collabora a Wikimedia Commons Wikimedia Commons contiene immagini o
altri file su Giorgio Politeo Collegamenti esterni POLITEO, Giorgio, in Enciclopedia
Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935. Modifica su Wikidata (DE)
Giorgio Politeo (XML), in Dizionario biografico austriaco 1815-1950. Modifica
su Wikidata P.Zenoni-Politeo, «Giorgio Politeo (1827-1913)» in Ateneo Veneto,
Anno CXXXIII, Gennaio-Marzo 1942, Vol. 129. AA. VV., «POLITEO, Giorgio» in
Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
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Categorie: Filosofi italiani del XIX secoloEducatori italianiNati nel 1827Morti
nel 1913Nati il 15 aprileMorti il 26 dicembreNati a SpalatoMorti a
VeneziaDalmati[altre]
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Pollastri:
la ragione conversazionale delle conversazioni sull’olismo hegeliano – la
scuola di Firenze -- filosofia toscana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Firenze). Filosofo italiano. Firenze, Toscana. Studia
a Firenze. Studia la filosofia della natura di Hegel. Si occupa in particolare
di filosofare con le persone, campo nel quale dsvolge la filosofia. Ha uno
sportello di consulenza presso il quartiere 4, centro di salute mentale della
ASL. Pubblica Apogeo Il pensiero e la vita, Consulente filosofico cercasi,
Il filosofo in azienda e L’uomo è ciò che pensa. Fonda Phronesis, una associazione
per la consulenza filosofica, IPOC. Collana
“Pratiche Filosofiche” diretta da GALIMBERTI (si veda) per Apogeo e cura la
collana “Dialogos”, sempre per l’editore IPOC. Insegna consulenza
filosofica in numerose università italiane. Ha inoltre all’attivo ricerche in
campo tradizionalmente filosofico come l’assoluto eternamente in sé cangiante.
Interpretazione olistica del sistema hegeliano (La Città del Sole), alcuni
articoli di filosofia politica e altri di filosofia dell’improvvisazione.
Accanto al suo impegno nella filosofia, si occupa di commenti alla musica, in
particolare nel campo del jazz. Collabora con “Musica Jazz”, “Il Giornale della
Musica” e “All About Jazz Italia”. Pubblica la biografia artistica di Tesi, Una
vita a bottoni (Squilibri). Attivo in campo teatrale, come amatore ha
esperienze di attore, recitando in lavori di Ionesco, Nicolaj, Feydeau, e Simon,
e regista. Direge Sorelle Materassi di Storelli dal saggio di Palazzeschi, “La
tettonica dei sentimenti” e “Siamo momentaneamente assenti” di Squarzina. La sua teoria della consulenza filosofica e tutt'uno
con una più generale concezione della filosofia e del filosofare. È all’interno
di questa idea generale, che comprende una visione della società, degl’orizzonti,
dei destini della filosofia e il ruolo che il filosofo si svolge, che può
essere inserita la sua visione della consulenza filosofica. Il punto di
partenza potrebbe essere posto in un’analisi della società e nel ruolo che in
essa giocano le psicoterapie e, più largamente il linguaggio e la cultura psico-terapeutica.
La sua idea sembra essere quella di chi vede in corso un processo di tras-formazione
del dolore del male in una pato-logia psicologicamente rilevabile e curabile. Oggi,
tanto i manuali psico-patologici come DSM-IV, quanto la cultura diffusa, da
rotocalco -- sovente però confortata da medici e psicologi che sui rotocalchi
scrivono --, tendono a far credere che ogni qualvolta si stia male ipso facto
si sia malato e che, di conseguenza, sia necessario un terapeuta che ci
guarisca. Ciò ovviamente porterebbe ad un estremo impoverimento nella capacità
umana di comprendere e affrontare la vita. In un mondo in cui ogni dolore è
SINTOMO e l’unica cosa che sembra avere importanza è che esso venga eliminato,
la filosofia e la consulenza filosofica -- che sembrano più essere due momenti
di un'unica disciplina piuttosto che due cose diverse -- non si presentano come
pensiero risolutivo. Prendere decisioni e risolvere problemi sono due modi
attraverso cui si banalizza la complessità e anche il fascino di ogni
esperienza vitale umana. Se c’è qualcosa di davvero originale e inattuale che
la filosofia offre agl’uomini ciò è giustappunto una prospettiva che vada oltre
l’agire tecnico finalizzato, l’intervento manipolativo sulla realtà e, dunque,
l’idea stessa di efficacia. Con questa impostazione non stupisce dunque che veda
in modo estremamente critico la presenza del concetto di aiuto nella consulenza
filosofica. Chi si concentra sull’aiutare il consulente rischia di fare
semplicemente una psico-terapia mascherata e poco efficace. Concentrarsi
sull’ausilio e la soluzione dei problemi posti dal consultante può
disperdere la realtà e originale potenzialità della filosofia nel campo della
considerazione dei problemi degl’individui e della loro vita. Può annullare la
capacità di ri-orientare il pensiero e l’agire che la ri-flessione filosofica
porta con sé come sua assoluta specificità. Può, infine, privare gl’individui e
la società di quella che è forse oggi rimasta l’ultima branca del sapere
svincolata dallo strabordante e a-critico dominio del produrre, del finalizzare,
e della tecnica. L’onni-presenza del paradigma tera-peutico non deve fare sì
che si dimentichi anche il rapporto sano che la filosofia può mantenere con la
psico-logia rettamente intesa. La psicologia cioè come ricerca di ciò che è
proprio del comportamento umano che ogni filosofo coltiva. Come studio
sull’uomo, e al pari di altre scienze umane che cercano di coglierne altre
limitate ma fondamentali dimensioni -- si pensi all’antropologia o alla
sociologia --, la psicologia e tenuta in considerazione dallo sguardo del
consulente. La psicologia è stata nient’altro che una conoscenza tra le molte
che la filosofia dove comprendere, criticare, porre nel giusto posto che a essa
spetta entro una comprensione filosofica del mondo. È se il filosofo non
disdegna di occuparsi anche di psicologia, perché oggi il filosofo consulente
dove temere oltre-misura di fare riferimento anche a essa? Posta in un orizzonte
conoscitivo e non terapeutico, la psico-logia non è evitata, al pari di ogni
altra disciplina, al consulente filosofico. Lo spazio entro cui colloca la sua
azione e la sua riflessione implica una lettura della filosofia come del tutto
connessa con la vita di ogni singolo uomo. Difficile cogliere la cesura tra
questi e il filosofo. Se questa differenziazione ha sicuramente un valore
indicativo, convenzionale, utile per distinguere chi ha fatto della riflessione
il centro della vita, è difficile invece trovare una differenza essenziale tra
costui e l’uomo comune. L’uomo è necessariamente filosofo. Le ragioni di questa
necessità sono connesse con nell’essenza fragile, limitata, mortale dell’uomo, è
da questa necessità che deriva l’urgenza dell’uomo a porsi domande, cercare senso,
aspirare alla conoscenza, essere, cioè philo-sophos, amante del sapere. Ma se
l’uomo è perennemente filosofo è anche perché è propria della filosofia
l’incapacità di arrestarsi a un dato, a un risultato che non sia ulteriormente
indagabile. La disciplina in questione così si mostra propriamente nella sua
attività più che nel suo corpus di conoscenze. Anche la filosofia pratica,
dunque, si conclude là dove produce qualcosa di pratico per diventare altro:
morale, politica, diritto. Da questa visione se ne deduce la inapplicabilità
della filosofia in generale e più specificatamente l’impossibilità di concepire
la consulenza filosofica come una sorta di filosofia applicata alla vita. Il
fatto è che la filosofia non si applica, oppure è sempre applicata: essendo
amore per il sapere, è infatti qualcosa di perennemente in movimento -- è un
agire, un fare. E non c’è fare che non sia fare qualcosa. Quello della
filosofia è il filosofare, vale a dire il cercare e ri-cercare, il ri-tornare
sempre di nuovo sul problema, inappagati dall’apparente soluzione, il
ri-flettere incessantemente per mettere a prova le nostre capacità di
comprensione. Questo agire, che è pura e semplice filosofia, non può essere
applicato perché lo è già sempre, non potendo avvenire senza un argomento, un
tema, un problema e senza individui pensanti sui quali esso agisce, produce,
come tutte le attività, effetti pratici concreti. Altri saggi: “L' assoluto
eternamente in sé cangiante”; “Interpretazione olistica del sistema hegeliano”;
“Studi sul pensiero di Hegel (La Città del Sole); “Il pensiero e la vita”; “Guida
alla consulenza e alle pratiche filosofiche (Apogeo); “Consulente filosofico
cercasi” (Milano, Apogeo); “L’uomo è ciò che pensa: sull’avvenire della pratica
filosofica” (Girolamo, Trapani); “Il filosofo in azienda: pratiche filosofiche
per le organizzazioni” (Apogeo, Milano); “Tesi. Una vita a bottoni, in A viva voce,
Squilibri); “La consulenza filosofica”; “Breve storia di una disciplina a-tipica,
in Intersezioni, Achenbach e la fondazione della pratica filosofica, in
Maieusis, La consulenza filosofica tra saggezza e metodo, in“Inter-sezioni, Razionalità
del sentimento e affettività della ragione”; “Appunti sulle condizioni di
possibilità della consulenza filosofica”; “Discipline Filosofiche, Teoria
pratica” e palle di biliardo”; “La consulenza filosofica come mappa-tura
dell’esistenza, in “La cura degl’altro: la filosofia come terapia dell’anima”
(Siena); “Il consulente filosofico di quartiere, in Aut aut, Analisi di Rovatti,
La filosofia può curare?, in Phronesis, Prospettive politiche della pratica
filosofica, in Humana.mente, Improvvisare la verità. Musica jazz e
discorso filosofico, in Itinera. Miccione,
La consulenza Filosofica, Xenia. Neri Pollastri. Pollastri. Keywords: olismo
hegeliano, etimologia di consultare, consolare, consultare, console – con-solus
--, mutuo consiglio, Böttcher Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Pollastri” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Pollini: l’implicatura conversazionale e la raione
conversazionale – la scuola di Grossetto -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Grossetto). Filosofo italiano. Grice: “I like Pollini. I was often
asked, after creating Deutero-Esperanto, what right do I have to call it a
‘language’, since, nobody ever speaks it. Pollini notes that languages such as
English, are better, understood as ‘la lingua dell’Anglia. Anglia, etc., are
not INVENTED countries, we hope. But the land of UTOPIA is often seen as what
Pollini calls DEVESSIA, the land of Ought, not of Is. Therefore, its grammar is
RAGIONATA in the sense that Moore equivocates when he says that is derives from
ought, and not vice versa! Il devessiano
è una lingua inventata da Pollini di Grosseto. Il nome deriva da Devessia, una
repubblica situata nell’estremo occidente d’Europa, fra la Gallia e l’Irlandia,
e significa letteralmente ‘il paese dove le cose sono come devono essere.’ In
sintesi, la lingua di Devessia è una lingua amiatina, in quanto la sua base
lessicale riprende molto della parlata della terra d’origine dell’autore, e
cioè il monte Amiata, in Toscana. Le preposizioni sono, in singolare: “do”
(masc.), “da” (fem.); in plurale: “dos” e “das.” C’è un dittongo, «ui»: non
porto, ma puirto; non sorte, ma suirte, non punto, ma puinte. C’è anche un
suffisso «-con» che corrisponde a un’errata pronuncia infantile. L’altro
suffisso è «-èira». Il lessico amiatino si ritrova particolarmente nelle parole
che indicano la frutta, come “bahoha,” albicocca, “sarac[c con pipetta]a
(ciliegia), pornela (susina). Oltre che alla parlata amiatina nativa di
P., il lessico della lingua di Devessia attinge parole dal gallico (pandon =
«mentre»), ma anche dal genovese (u-màa = «onda», dal genovese «u mâ», cioè,
per metonimia, «il mare -- ligure»), da linguaggi infantili, da espressioni
scherzose, d’interpretazioni arbitrarie (manc[c con pipetta]urà = «masticare»
deriva da come P. sente il suono di “Manciuria”) e anche da parole tratte dai
sogni dell’autore (ad esempio baltac[c con pipetta]à = «colpire forte,
rovesciare»). Se, come sostene un interprete che lavora nell’ufficio di P,
una lingua è l’anima d’un popolo [Grice e Peacocke: popolazione] -- nota P. in
un dattiloscritto dove sono esposti I lineamenti di grammatica della lingua dallla
Devessia, la lingua della Devessia è l’anima di un popolo [Grice/Peacocke,
popolazione] immaginario che P. fa nazione e quindi esprime intimamente il modo
di pensare degl’abitanti di quel paese.. Mario Pollini. Pollini. Parole chiave:
deutero-esperanto, Devessia, la lingua del monte Amiata. Referenze: Luigi
Speranza, “Grice e Pollini,” The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Pollio: la ragione conversazionale contro il lizio –
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. He plays a leading role in Rome’s
political and cultural life. He is a friend of both VIRGILIO (si veda) and ORAZIO
(si veda), and wrote a history of the civil war. He is NOT a lizio, and his
most famous tract he entitles, “Contra Aristotelem”. He rather follows the
philosophy of Musonio RUFO (si veda), whom he deems superior to ‘that ginnasio
where an over-rated Stagirite used to ramble with friends.’ Historians debate
this, since Musonio Rufo apparently was born well after P. dies – but, as
Kunstermann says, ‘there is no obvious earlier candidate.’ Hohlertter suggests
that the work was written by a LATER Pollio – ‘most likely Pollio Valerio’. Gaio Asinio Pollio
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Pollio: la ragione conversazionale contro il Lizio –
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). The author of “Contra Aristotelem” according to
Hohlertter. Pollio Valerio.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Pollio: la ragione conversazionale dell’orto romano –
Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Orto. Patron of Stazio
(si veda). Pollio Felice.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Polluce: la ragione conversazionale del principe
filosofo -- Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. Giulio Polluce or Polideuce –
Friend of Commodo to whom he dedicates a treatise entitled “Onomasticon,” a
thematically arranged dictionary containing many excerpts from different
authors, mainly and especially the Roman philosophers with which he was
familiar and thought Commodo would find of slight interest.
Luigi Speranza – GRICE
ITALO!; ossia, Grice e Polo: la ragione conversazionale e la scuola di Lucania
– Roma – filosofia italiana – Luigi Speranza (Reggio). Filosofo italiano. Reggio, Lucania, Calabria. He is
said to have been a Pythagorean, although some think he was a spelling mistake
that should be corrected to ‘Eccelo di Lucania.’ He wrote a treatise on justice. Polo.
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