GRICE ITALO A-Z P PER
Luigi Speranza -- Grice e Peregalli: la ragione
converazionale e l’implicatura conversazionale -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Roma). Filosofo italiano. I luoghi e la
polvere Incipit All'inizio della Genesi il serpente convince Eva a mangiare con
Adamo il frutto dell'albero della conoscenza. Così i loro occhi si apriranno e
vedranno per la prima volta la loro nudità. Comincia in questo modo la storia
della conoscenza e del desiderio. Vedere, desiderare e infine morire. Il tempo,
il suo scorrere nelle nostre vene, diventa dominante. Lo splendore
dell'attimo, la sua rivelazione abbagliante, ne sancisce la caducità. Il tempo
corrode la vita e la esalta. Insieme alla conoscenza e al desiderio nasce anche
l'amore per la fragilità dell'esistenza. Le cose si rovinano. Citazioni
Se si vuole vedere, o meglio, se nel destino è scritto che si veda a tutti i
costi, se si vuole desiderare, se si vuole conoscere (così si capisce quanto
poco la conoscenza abbia a che fare con principi puramente razionali), si deve
diventare mortali. Gli dei sono indifferenti. Per gli uomini inizia così la
differenza. Finché non conosci, finché non mangi il frutto dall'albero della
conoscenza, sarai eterno. Non saprai cosa sono il bene e il male, il desiderio,
l'attrazione dei corpi, la morte. Il tempo è la nostra carne. Siamo fatti di
tempo. Siamo il tempo. È una curva inesorabile che condiziona ogni gesto della
nostra vita, compresa la morte. La superficie di qualunque "cosa",
sia essa un oggetto o un luogo, è intaccata dal tempo, riposa nel tempo. Viene
corrosa, sporcata, impolverata in ogni istante. Sono la sua caducità e la sua
fragilità che la fanno vivere nel trascorrere delle ore, dei giorni, degli
anni. L'eternità è un miraggio, e non è la salvezza. Stare in casa significa
poter assaporare il piacere di sapere che fuori c'è un paesaggio meraviglioso
e, quando vuoi, apri la porta o la finestra e lo guardi. Deve esserci lo sforzo
del gesto. Il desiderio va centellinato, perché sia più profondo. Il bianco è
il profumo dei colori. Il bianco, ancora più del nero, laddove usato nella sua
purezza, è uno dei colori più difficili che esistano, e meno imparziali. Usato
in quantità massicce la sua forza ci si ritorce contro. Diventa indifferente
solo in apparenza. In realtà l'indifferenza non esiste. Nulla è indifferente. È
un abbaglio, un alibi. Equivale all'apatia. I vetri, il bianco sono materia,
colore, carne, vita. L'ombra, come la polvere, è il nostro fondo nascosto. La
si vuole cancellare. Deve essere un eterno meriggio. Così si elimina la
"carnalità del luogo", il suo erotismo sottile, la sua terrestre
caducità. Purtroppo in estetica la dittatura di un elemento è identica alla sua
democratizzazione. Il livellamento dei luoghi conduce alla dittatura della luce
e viceversa. Tutto diventa uguale nell'indifferenza. Di fronte all'ottusa
sicumera che ci avvolge esiste un tempo altro che non possiamo controllare,
dirigere, comandare e che può aprire nuove prospettive, trovando sentieri
tortuosi, o spesso non tracciati. Nelle sacche dell'errore (che è un erramento)
può ancora trovarsi un cammino. Il passato è stato messo in una teca,
sigillato, perché non nuoccia. Lo si può venerare, ma lo si teme. E comunque
non deve essere imitato. Gli antichi, invece, in ogni momento hanno sempre
guardato indietro. Da lì traevano ispirazione. Cancellavano per ricreare. Credo
che in quest'epoca falsamente luccicante e rassicurante, che vuole esorcizzare
la morte e la fragilità della vita a ogni passo, e dove colori sgargianti,
superfici nitide e sorde, luci accecanti circondano il nostro vivere, un
sentiero possibile sia quello di cercare negli interstizi delle cose prodotte
dall'uomo una crepa, una rovina che ne certifichi la fondatezza. In un mondo
che teorizza le guerre "intelligenti" e gli obiettivi
"mirati" la barbarie non è costituita dalle distruzioni, ma dalle
costruzioni. Il decadimento fa parte dell'essere. Tutto decade, crolla, si
disfa. Ma questo decadimento è un frammento di noi. Il concetto di
incontaminato è fondamentalmente falso. Tutto è contaminato dal tempo e
dall'uomo. Nell'attimo stesso in cui mettere le sue radici in un luogo lascia
un segno e l'incanto si sbriciola. Esistono nelle città, nei paesi, nelle
campagne, "rovine semplici"...Cascine abbandonate, un muro senza
aperture, uno spiazzo solitario con una fabbrica dismessa, una vecchia
ciminiera diroccata, una strada che non finisce, chiese, mausolei, tumuli
lasciati al loro destino, attraversati dal tempo. Luoghi che apparentemente non
dicono nulla di più della loro solitudine e del loro abbandono e in cui il motivo
delle loro condizioni non si legge più tra le pieghe dell'architettura. Le
ferite, se mai ci sono state, non mostrano la loro origine. Troviamo queste
rovine dappertutto nel mondo, sparse tra le nuove costruzioni, o isolate e
lontane. Quello che colpisce è la tranquillità, la pacatezza. Non servono più a
nulla, non possono essere sfruttate, manipolate. Possono solo essere cancellate
da una ruspa. Questa fragilità è la loro forza. Ci affascinano perché ci
somigliano. Somigliano al nostro essere caduchi, alla nostra mortalità, alla
sete dei nostri attimi di felicità. Nel mondo c'è un'ansia di eternità. L'idea
che tutto debba tornare a risplendere com'era. È un'epoca, questa, in cui da
una parte si desidera l'infinito e dall'altra ci si spaventa per la fragilità
delle persone e dei luoghi. Pensare che un luogo possa cristallizzarsi in
un'eternità senza tempo è una chimera che denota, mascherato di umiltà, un
senso di presunzione infinito. La nostra vita è la nostra memoria. Attraverso
il passato guardiamo il futuro. Se lo distruggiamo e lo ricostruiamo in modo
fittizio non resterà più niente. La bellezza di un oggetto deriva in buona
misura dalla sua patina. Più che la frattura tra antico e moderno, ciò che dà
consistenza alla nostra vita e la rende accettabile è la patina del tempo. La
certezza che le cose e i luoghi deperiscono serenamente. È questa una
"decrescita" estetica, un principio che vede nella caducità la
traccia della loro bellezza. Una volta le cose erano fatte per durare ed erano
caduche. Quindi veniva calcolata la loro deperibilità per farle diventare
sempre più belle. Oggi le cose si producono per essere effimere, e al tempo stesso
si proteggono con vernici e altre sostanze, perché sembrino eterne. Una città
per avere un'anima non deve essere perfettamente pulita. Devono rimanere le
tracce di quello che accade. Così i resti della nostra vita possono affiorare,
come i ricordi dagli angoli delle strade, dai cespugli, dai muri. La materia di
cui sono fatte le cose deve plasmarsi sull'aria che si respira, deve ricevere
l'ombra. La durata delle cose nel tempo non si può comperare. Il corpo va amato
per quello che è. La sua fossilizzazione, invece, rischia di tradirne
l'essenza, la cui forza è la caducità. Il motivo per cui ci attrae, ci eccita,
ci tiene con il fiato sospeso in tutti i suoi anfratti più segreti, il suo
odore, la sua superficie, il suo colore, è la sua consistenza che muta negli
anni e si adatta a noi e al mondo. Parole come design e lifting hanno un suono
sinistro. Dicono lo stesso. La plastificazione degli oggetti e dei corpi, il
loro luccicare senza vita, come i pesci lasciati a morire sulla riva. Tracciamo
un mondo che dovremmo indossare come una muta per aderirvi perfettamente e in
cui però i nostri movimenti diventano falsi e rallentati, chiusi in un cofano
che toglie il respiro. Corpi rimodellati che abitano e usano luoghi altrettanto
rimodellati. Il museo deve introdurre la gente in un mondo speciale, in cui le
opere dei morti dialogano con gli sguardi dei vivi, in un confronto duraturo e
fecondo. I musei, che sorgono sempre più numerosi in quest'epoca, sono divenuti
edifici-scultura. Vengono chiamati a progettarli gli architetti più accreditati
del momento, che inventano dei mausolei per la loro gloria, prima ancora di
sapere a cosa serviranno. In essi la gente non va tanto a vedere le esposizioni
o le opere presentate quanto i monumenti stessi. Gli allestimenti museali sono
un riassunto e uno specchio drammatico dell'epoca in cui viviamo. I vetri
antiproiettile, l'illuminazione da stadio o catacombale, i colori sordi e
luccicanti dei muri, il gigantismo insensato, le ricostruzioni senz'anima. Via
la polvere, via la patina, via l'ombra, via la carne di cui siamo fatti. Tutto
è asettico. Cancellando la mortalità della vita, il luogo diventa eternamente
morto. L'arte è mimesi della natura. La mima, la reinventa, la accompagna
fedelmente nel cammino del tempo. Non c'era contrasto e nemmeno violenza.
L'abitare sulla terra era una convivenza armonica in cui l'uomo beneficiava
della natura, e questa traeva profitto e bellezza dalla presenza dei disegni
dell'uomo. Così nascevano i luoghi. L'occhio che guarda questi luoghi, luoghi
diroccati e abbandonati, immagina il loro passato, sente attraverso la pelle
consumata dal tempo l'anima che li avvolge. La patina, come la polvere, si
deposita sulle cose. Dà loro vita. Le inserisce nel tempo. Un tavolo, una
sedia, un bicchiere parlano del passato, delle mani che li hanno toccati,
attraverso la pelle del tempo che li avvolge a poco a poco. Le tracce del
passato si leggono tra le crepe dei muri, oltre l'umidità della pioggia e il
calore riarso del sole. Roberto
Peregalli, “I luoghi e la polvere,” Bompiani. Roberto Peregalli. Peregalli.
Keywords: implicatura. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Peregalli” – The
Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza –
GRICE ITALO!; ossia, Grice e Pergola: dialettica o l’arte del conversar –
scuola di Pergola – filosofia marchese – filosofia italiana -- Luigi Speranza (Pergola). Pergola, Pesaro e Urbino, Marche. Paolo
della Pergola o dalla Pergola. Stefani? Godi? Muore a Venezia. è stato un
filosofo, matematico e logico italiano. Fu il membro più noto di una famiglia
di insegnanti marchigiani di cui però non è noto il cognome. Segarizzi, notando
che il fratello Alvise veniva indicato come figlio di Antonio de Stefani da la
Pergola, ritenne che quello è il suo cognome. Più probabilmente, si tratterebbe
di un riferimento al nonno paterno. Taluni, confondendolo con un altro Paolo
originario di Pergola, gli hanno attribuito il cognome Godi. Forse è avviato alla carriera ecclesiastica
nella città natale, ma presto si trasfere a Venezia dove già vive il nonno
Stefano, medico, gli zii Luchino e Pietro, insegnanti, e forse anche il padre
Antonio. É allievo di Paolo da Venezia. La sua opera più importante è
probabilmente il De sensu composito et diviso. É insegnante della scuola di
Rialto dove insegna logica, filosofia naturale, matematica, astronomia e
teologia. Nominato vescovo di
Capodistria, rinuncia alla carica per non distaccarsi dalla sua professione di
insegnante. É sepolto nella chiesa di
San Giovanni Elemosinario di Venezia dove gli è anche costruito un monumento a
pubbliche spese. Vi resta solo una lapide, in quanto l'edificio è distrutto da
un incendio. Opere Logica; and,
Tractatus de sensu composito et diviso, edito da Brown, Saint Bonaventure, New
York: Franciscan Institute. Buzzetti, Paolo della Pergola, in Dizionario
biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Fonte:
Dizionario di filosofia. Della Pèrgola, Paolo, su Treccani.it – Enciclopedie on
line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Della Pergola, Paolo, in Dizionario
di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009. Modifica su Wikidata
Dino Buzzetti, PAOLO, della Pergola, in Dizionario biografico degli italiani,
vol. 81, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Paolo della Pergola, su ALCUIN,
Università di Ratisbona. Paolo della Pergola, su Mathematics Genealogy Project,
North Dakota State University. Modifica su Wikidata Paolo della Pergola, in
Dizionario di filosofia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Portale
Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie Categorie:
Filosofi italiani Matematici italiani Logici italiani Nati a PergolaMorti a VeneziaPaolo
da Pergola. IL TRATTATO TERMINI CUM
QUIBUS. Kristeller in “ITER ITALICVM” dà notizia di due trattati de sensu
composito et diviso di P. nessuno dei quali corrisponde a quello che Maieru
utilizza nella sua esposizione e che ha l’incipit, Cum saepe numero cogitarem. Del
primo d;essi, contenuto nel ms. Sessoriano della biblioteca nazionale di ROMA,
KRISTELLER (si veda) dà questo incipitm Quoriam ignoratis. Il secondo, invece,
si trova nel ms. Casanatense, L'incipit è: Termini cum quibus. Il ms. sessoriano
contiene in realtà il trattato noto a Maieru, ma esso non è segnalato da
Kristeller. L’incipit fornito dallo studioso è quello d’un altro trattato che
nel codice precede testo utilizzato da Maieru.. Ecco l’indice del ms.
Sessoriano:ff. 1ra-54vb:, Pauli Veneti Logica parva, manca il primo trattato e
metà del secondo: inc.: ef ita non immobilitant. Ideo bene sequitur: scio omnem
propositionem, et iste sunt omnes propositiones, ergo scio istam et istam et
sic de singulis (cfr. l’ed. veneziana del 1567 « apud Hieronymum Scotum », tr.
II De suppositionibus, cap. V, p. 22, 30); expl.: secundum quod mei in exordio
primitus asserendo promisi (nell’ed. cit. manca l’ultimo paragrafo:
merito-promisi; nel ms. segue, di mano posteriore) E7 sic est finis. FINIS. 1
Cfr. Iter Italicum, II, London-Leiden. 2 Ivi, p. 97. 608 Alfonso Maierù 2) ff.
S4vb-SSvb: Incipit tractatus brevis magistri Pauli Pergulensis de sensu
composito et diviso ad medium inveniendum in silogismo (ma cfr. Codices
vaticani latini, II, 679-1134, rec. Pelzer, Romae, Vat. lat. 1109, ff.
144v-145r, dove il testo è attribuito a Marinus de CASTIGNANO (si veda) sotto
il titolo Tractatus de inventione medii. Pelzer per lo stesso testo rinvia al
Vat. lat. 3037, ff. 151r-154r); inc.: Quoniam ignoratis principiis et ea que
sequuntur ignorari habent ab his qui perfecte scire cupiunt; expl: Et sic sepe
hec legendo multa alia exempla per temetipsum per regulas ante positas inveniri
poteris. Finis. Explicit utilis tractatus ad medium in silogismo inveniendum; ff.
55vb-58vb: (Pauli Pergulensis De sensu composito et diviso: ) Item de sensu
diviso et composito tractatus eiusdem. Inc.:
Cum sepe numero cogitarem; expl.: que hic scripsi plurima ex te repperies (cfr.
l’ed. M. A. Brown
cit., pp. 149-158; l’explicit ha riscontro nell’ap- parato); 4) £.59r: versus
memoriales. Il manoscritto, del sec. XV, cartaceo, di ff. 59, a due colonne, è
dovuto a due mani diverse: la prima, fino al f. 54vb, al punto indicato; la
seconda, dal f. 54vb alla fine. Il secondo testo segnalato dal Kristeller
occupa i ff. 55va-58rb del ms. Casanatense 3, ed è anonimo. L'attribuzione di
esso a P. è stata forse ricavata dal ms. Marciano, lat. VI, 248 (= 2878);
questo codice infatti ha, ai ff. 92va-93vb, un trattato de sensu composito et
diviso, incipit: Termini cum quibus, attri- buito al Pergolese (ma ai ff.
89ra-92rb ha il De sensu composito et diviso, incipit: Cum saepe numero
cogitarem, che una mano poste- riore a quella che ha copiato il testo ha
espressamente attribuito al pergolese: si veda il margine superiore del f.
89r). In realtà il testo 3 Per la descrizione del codice, cfr. Catalogo dei
manoscritti della Biblio- teca Casanatense, I, compilato da Moneti, Muzzioli,
Rossi, e Zamboni, Roma. 4 Cfr. VALENTINELLI, Bibliotheca manuscripta ad S.
Marci Venetiarum, IV, Venetiis 1971, p. 160; il ms. è segnalato dal KRISTELLER,
0p. cit., Tk p. 226 del ms. Casanatense e quello del ms. Marciano differiscono,
nono- stante abbiano lo stesso incipit, giacché il primo è notevolmente più
lungo del secondo. Diamo di seguito i due testi, segnalando in nota, del più
breve, i punti di raccordo con l’altro; si vedrà che esso è derivato da quello
maggiore e, così come ci è pervenuto, sembra un riassunto frettoloso del primo.
Per stabilire il testo più lungo ci siamo serviti del ms. Casanatense e del ms.
1123 della Biblioteca Universitaria di Padova, che lo contiene ai ff. 9va-10va
5: anche in questo caso esso è anonimo. Il ms. Padovano è più antico e perciò è
stato preso a testo base di questa edizione. Ma Brown ricorda sotto lo stesso
incipit anche i testi anonimi contenuti nei mss. Oxford, New College, f. 36r
sgg. e Worcester, Cathedral F. 118, f. 55b sgg., che non abbiamo preso in
esame. Termini cum quibus sumuntur propositiones aliquando in sensu composito,
aliquando in sensu diviso, sunt isti: scire, dubitare, ima- 5 Una prima analisi
del contenuto del ms. è nel mio Lo Speculum Introduction a PAuL or PeRGULA,
Logica. Padova. Biblioteca Universitaria, ms. 1123, ff. 9ba-10va; C = Roma,
Biblioteca Casanatense, ms. 85, ff. 55va-58ra. In questo apparato non sono
segnalate le trasposizioni e le varianti come ergo | igitur, iste / ille. Ho
letto P in microfilm negativo; si rilevano inter- venti in inchiostro più
intenso sul testo, non so se dovuti alla stessa mano dello scriba, o a mano
differente; essi non saranno tutti segnalati: noteremo eo) le cancellature, e
le aggiunte in margine o in interlinea (indicate con Pe). 1 termini] Incipiunt
termini qui cum quibus Termini P_2 composito +et C 39] -ginari’, ‘percipere’,
‘nolle’, ‘velle’, ‘possibile’, ‘impossibile’, ‘necessarium’ et ‘contingens’. Et
sumuntur propositiones in sensu composito quando aliquis praedictorum
terminorum praecedit totaliter DICTVM PROPOSITIONIS, ut ‘scio 4 esse verum’,
vel finaliter subsequitur, ut ‘album esse nigrum est impossibile’. Et ista
propositio ‘scio 4 esse verum’, et aliae consimiles quae sumuntur in sensu
composito, sic significat: Scio quod 4 est verum. Et
ista propositio ‘impossibile est album esse nigrum’ et sic singulis. Sed
sumuntur propositiones in sensu diviso quando aliquis istorum terminorum mediat
dictum propositionis, id est ponitur inter accusativum casum et infinitum
modum, verbi gratia ‘4 scio esse verum’, ‘album possibile est esse nigrum’,
‘aliquam propositionem du- bito esse veram’. Et tales propositiones quae
sumuntur in sensu diviso sic significant: ‘a scio esse verum’ sic significat:
illud quod est 4 scio esse verum; ‘album possibile est esse nigrum’ sic
significat: illud quod est album possibile est esse nigrum. Et ideo tales
propositiones sumptae in sensu diviso et in sensu composito sunt quasi sibi
invicem impertinentes, et in sensu diviso valet talis consequentia: ‘illud quod
est 4 scio esse verum, ergo 4 scio esse verum’; et ista consequentia
simpliciter est bona: ‘hoc scis esse verum et hoc est 4, ergo 4 scis esse
verum’. Sed arguendo in sensu composito non valet consequentia, ut hic: ‘tu
scis hoc esse verum et hoc est 4, ergo tu scis 4 esse verum’, quia antecedens
est verum et conse- quens falsum posito casu possibili: posito quod 4
convertatur cum ista ptopositione ‘homo currit’ et posito quod tu videas
hominem currere, sed quod tu nescias pro certo an sit homo vel non, isto
posito, antece- dens est verum, videlicet ‘tu scis hoc esse verum’, quia ista
convertitur cum ista ‘tu scis quod homo currit’ et ista est vera, ergo et alia;
et altera pars antecedentis est vera, videlicet quod ‘hoc est 4°; et consequens
falsum, videlicet ‘tu scis 4 esse verum’, quia convertitur cum ista: ‘tu scis
hominem currere’, quia per casum est tibi dubium si sit homo vel non. Sed ad
concludendum propositionem in sensu composito oportet 3 possibile+et C 6
totaliter] totum C 10 propositio om P 11 sin- gulis] similibus C. sed om C
sumuntur-+autem C 12 istorum] praedicto- rum C 13 accusativum] aliquem (2) C_
16 significat+quod C 17-18 sicnigrum om P__ 20 suntom C etom C 21 illud] id C
23 sed+con- similiter C 25 tu om C quia om C_ 27 posito] pono P__28 nescias]
nesceas P__ 31 4] verum P homo C_ 32 videlicet] quod C 34 non+ Terminologia
logica della tarda scolastica 611 accipere utramque praemissarum in sensu
composito, sic: ‘scio quod hoc est verum et scio quod tantum hoc est 4, ergo
scio 4 esse verum?. Posito quod 4 sit altera istarum: ‘deus est’ vel ‘homo est
asinus’, et bene scias quod 4 sit altera istarum, et sit ista gratia exempli
‘deus est’, et lateat te quae istarum est 4 et consideres tu de istis, et scias
istas significare praecise primarie, isto posito sequitur ista conclusio: 4
scis esse verum, et tamen tu non scis 4 esse verum. Antecedens probo sic: hoc
quod est 4 scis esse verum, demonstrando istam ‘deus est’, ergo a scis esse
verum. Ista consequentia est bona, quia consimilis modus arguendi in sensu
diviso valet, et antecedens est verum, quia istam scis esse veram ‘deus est’ et
ista est hoc quod est 4, ergo hoc quod est 4 scis esse verum, et tamen tu non
scis 4 esse verum; probo, quia non scis quod 4 est hoc verum ‘deus est’, quia
latet te per casum an 4 sit ista ‘deus est’ an ‘homo est asinus’, nec tu scis 4
esse aliquod aliud verum per casum, ergo tu non scis 4 esse verum; ideo
conceditur conclusio. Et si arguitur sic: ‘4 scis esse verum, ergo tu scis 4
esse verum’, negatur consequentia, quia ista possunt stare simul: 4 scis esse
verum, et tamen tu non scis aliquod 4 esse in rerum natura. Probatur sic.
Ponatur quod « sit ista propositio ‘deus est’ et quod tu scias istam, et quod
tu non ctedas aliquod 4 esse in rerum natura, tunc antecedens est verum ‘4 scis
esse verum’; probatur: illud quod est 4 scis esse verum, ergo 4 scis esse verum;
antecedens probo: istam ‘deus est’ scis esse veram, et haec est illud quod est
4, igitur hoc quod est 4 scis esse verum, et tamen tu non scis aliquod 4 esse
in rerum natura. Alia conclusio est ista de primo casu: tu dubitas 4 esse verum
et tamen nullum 4 dubitas esse verum; prima parts patet per ca- sum et secundam
partem probo, videlicet nullum 4 dubitas esse verum: quia nullum istorum
dubitas esse verum demonstrando istam ‘deus est” vel ‘homo est asinus’, et
quodlibet 4 est alterum istorum, ergo nullum 4 dubitas esse verum; consequentia
patet et antecedens homo C 34-35 oportet-praemissarum] requiritur quod utraque
praemis- sarum sumatur C_ 37 posito] supposito C 38 ista+gratia P—39te+ta- men
C add et delPest]lsitC =40isto+casuC 41siclsiC 42de monstrando-est’ del Pe 46
quia+tu C 48 an+haec C 49 verumi om C 53 scis] sis C esse-+verum C 55 tu om C
56 probatur] probo C 57 istam] ista C 58 illud] hoc C 59 natura+quia per casum
tu non credis quod aliquod 4 sit in rerum natura C 61 4+est tibi P per casum]
ex casu C 63 dubitas-verum] est tibi dubium CU istam] 612 Alfonso Maierà
sequitur ex casu. Ideo conceditur conclusio et negatur ista conse- quentia: ‘tu
dubitas 4 esse verum, ergo tu dubitas 4 vel 4 est tibi dubium’, quia antecedens
est verum (‘tu dubitas 4 esse verum’, quia per casum tu nescis an 4 sit ista
‘deus est’ vel ‘homo est asinus’, ergo tu dubitas 4 esse verum) et consequens
falsum, quod tu dubitas a, quia suum contradictorium est verum: ‘tu non dubitas
4°; probatur, quia non dubitas illud quod est 4, quia non dubitas istam ‘deus
est’ et haec est 4, ergo tu non dubitas hoc quod est 4. Similiter ista
consequentia non valet: ‘tu dubitas 4 esse verum, ergo 4 est tibi dubium’, quia
antecedens est verum, ut probatum est, et consequens falsum, videlicet ‘a est tibi
dubium’, quia ista non est tibi dubia ‘deus est’, et ista est 4, igitur 4 non
est tibi dubium. Ista conclusio est possibilis et sequens ex casu: 4 est scitum
4 te et tamen tu dubitas 4 esse verum: antecedens probatur, quia 4 est ista
‘deus est’ et ista est scita a te, ergo 4 est scitum a te, et conse- quens
probatur ut prius. Item sequitur: tu dubitas 4 esse verum et tamen tu non
dubitas aliquod 4; prima pars probatur ut prius et secundam partem probo, quia
tu non dubitas illud quod est 4, igitur tu non dubitas 4, quia tu non dubitas
istam ‘deus est’ et haec est 4, ergo tu non dubitas illud quod est 4; ideo
conceditur conclusio et conceditur ista: tu scis 4 et tamen tu non scis 4 esse
verum. Prima pars patet, quia tu scis hoc quod est 4, ergo tu scis 4; secundam
partem probo, quia tu non scis an 4 sit ista ‘deus est’ an ista ‘homo est
asinus’, ergo tu non scis 4 esse verum. Similiter ista est vera: 4 est scitum a
te et tamen non est scitum a te 4 esse verum. Et ista est vera: 4 scis esse
verum et tamen nullum verum scis esse 4, quia hoc verum non scis esse 4
demonstrando ‘deus est’, nec hoc verum ‘homo est animal’ et sic de singulis,
ergo nullum verum scis esse 4; nec aliquid scis esse 4, quia aliquam
propositionem nescis esse 4, ergo aliquid non scis esse 4; nec 4 scis esse 4,
quia 4 est ista ‘deus est’ et tu nescis istam esse 4, igitur 4 nescis esse 4,
et tamen haec est falsa ‘4 nescis istasC 64 velletC 68estozP. 69sit]scitP 72 quia2+tu C 73 hoc]
illud C 74 ista] haec C 75 dubium] dubia P est? om P verum-+ergo 4 est tibi
dubium quia antecedens est verum C 79 probatur] probo C.81probatur] proboC =
utormP = 85haeclistaC 88 4+et G 89 non scis] nes(c)is C an?] vel C 92 tamen om
P 93 de- monstrando+istam C verum+ demonstrando C 97 a+nec 4 scis esse idem
sibi ipsi 4 quia illud quod est 4 nescis esse 4 C 98 ipsi+a esse idem sibi
ipsi’. “A èsse verum est tibi dubium’: si concedatur, tunc sic: ista propositio
‘4 esse verum est tibi dubium’ convertitur cum altera istarum «deus est” esse
verum est tibi dubium” vel “‘homo est asinus’ esse ve- rum est tibi dubium” et
quaelibet illarum est falsa, ergo verum conver- titur cum falso: conceditur
consequentia et negatur antecedens; ante- cedens probo sic: ‘4 esse verum est
tibi dubium’ convertitur cum ista «deus est” esse verum est tibi dubium”, quia
4 est ista ‘deus est’, ergo si haec sit vera ‘4 esse verum est tibi dubium’,
haec foret vera “‘deus est’ esse verum est tibi dubium”: negatur quod istae
duae propositiones convertuntur. Contra: subiecta convertuntur, copulae et praedicata
convertuntur et propositiones sunt eiusdem qualitatis et quantitatis, ergo
convertun- tur. Dicendum quod
regula non est generaliter vera, quia oportet addere quod termini pro eisdem
praecise supponant in una sicut in alia. Nam ista consequentia non
valet: ‘quilibet homo est unus solus homo, ergo omnis homo est unus solus
homo’, et tamen subiecta convertuntur, praedicata et copulae convertuntut etc.
et propositiones non convertuntur, et causa est, quia in ista ‘quilibet homo
est unus solus homo’ li ‘homo’ supponit pro masculis tantum et in alia ‘omnis
homo est unus solus homo’ li ‘homo’ supponit tam pro masculis quam pro feminis,
et ideo non convertuntur. Ideo, si conceditur ista ‘4 esse verum est tibi
dubium’, contra: nullum istorum esse verum est tibi dubium demonstrando istam
‘deus est’ vel ‘homo est asinus’, a est alterum istorum, ergo 4 esse verum non
est tibi dubium: syllogismus in quarto modo primae figurae; si negatur, contra:
prima est universalis negativa et minor est parti- cularis affirmativa
particularem negativam concludentes, et conclu- ditur directe, igitur etc. Pro
isto negatur quod maior est universalis negativa, quia hoc totum ‘nullum
istorum est verum’ est subiectum ad li ‘est’ et est affirmativa, et negatur
quod concluditur directe, quia 4 est ista deus est et hoc est falsum quod tu
nescis istam esse idem sibi ipsi C antecedens! om C 104 probo] probatur C
convertuntur--et C. quod+ista € 115 convertunturl+et P om C et2+tamen C
omnis-homo? om P feminis] femellis €121 esse verum om C 122 vel+istam
Casinustet C_ 123 dubium+con- sequentia est C 124 minor] secunda C est? om C
126 igitur + syllo- gismus C isto+dicitur quod C est] sit C 128 et!+etiam €
conclu- quia conclusio non fit ex maiori extremitate et minoti tantum, sed de
illis duabus et de parte medii termini; ideo non concluditur directe. Capio
istas quattuor propositiones: ‘homo est homo’, ‘homo est risibilis’, ‘homo est
asinus’, ‘homo est rudibilis’; capio tunc illas duas ‘homo est asinus’ et ‘homo
est rudibilis’; munc istae duae proposi- tiones convertuntur et una istarum est
vera et alia falsa, ergo verum convertitur cum falso; consequentia patet et
antecedens probo, quia ista convertuntur cum aliquibus, ergo convertuntur;
consequentia patet, quia ex opposito consequentis sequitur oppositum
antecedentis, quia sequitur: istae propositiones non convertuntur, ergo non
con- vertuntur cum aliquibus; ideo si conceditur consequens, tunc arguitur sic:
ex consequente sequitur quod ista convertuntur, ergo significant praecise idem,
ergo convertuntur inter se, ergo sequitur conclusio probanda, quod aliquae
propositiones convertuntur et tamen una est vera et alia falsa. Capio istas
tres propositiones: ‘deus est’, ‘deus est’, ‘deus est’, quarum quaelibet
significat praecise quod deus est, et arguo sic: istae propositiones
convertuntur, ergo quaelibet istarum convertitut cum cum duabus istarum, sed
omnis una est vera et omnes duae istarum sunt falsae, ergo verum convertitur
cum falso. Ad primum argumentum dicitur quando arguitur sic: istae duae propositiones
convertuntur cum aliquibus, ergo convertuntur, negatur consequentia; nec
sequitur: 1sta ‘homo est risibilis” convertitur et ista ‘homo est asinus’
convertitur, ergo istae convertuntur. Eodem modo respondendum est ad omnes
tales conclusiones, quia si talis modus arguendi sit bonus, tunc istae conclu-
siones sequentes sunt verae, et omnes tales quarum una est ista ‘hoc est
aequale’ et ‘hoc est aequale’, demonstrato uno cui ipsum primo ditur]
concludatur €129 ex] de C 130 duabus] duobus P_131 ho- mo%est 07: C 132
risibilis] risibile est C asinus+et C rudibi- listet C duas+ propositiones C
133 nunc] et tunc arguo sic C 134 alia+est C 135 quia om C ista] istae
propositiones C consequentia] consequentiam C 137 patet] probo C 139 arguitur]
arguo C 140 quod 07 C 141 idem+consequentia patet per definitio- nem istius
termini converti tunc ultra ista significant praecise idem C ergo?+a primo C
142 propositiones+inter se Cet tamen] quarum C 144 deus est*+deus est deus est
deus est in mg C 146 ergo om P quaelibet istarum] una vera illarum C 147
una+illarum C dicitur om € duae propositiones om C 151 risibilis im mg Pe om C
152: tales om C 153. conclusiones! +consimiles C 154 sunt] essent C 130 est
inaequale, ‘ergo ista sunt aequalia’, negatur consequentia, et etiam ista ‘hoc
est simile et hoc est simile, ergo ista duo sunt similia’, negatur consequentia
ista, et etiam ista: ‘hoc est immediatum et hoc est imme- diatum, ergo ista
sunt immediata’: non valent huiusmodi consequentiae, quia dicunt quidam quod
numquam convertuntur aliquae proposi- tiones nisi quando quaelibet illarum
convertitur cum qualibet illarum alia a se ipsa. La Contra istam responsionem
arguitur sic, et capio istas duas copu- lativas “ ‘deus est’ et ‘homo est’ ”, “
‘prima causa est’ et ‘risibile est’ ”; tunc arguo sic: istae duae copulativae
convertuntur et istae duae copu- lativae sunt istae quattuor propositiones,
ergo istae quattuor propo- sitiones convertuntur. Pro isto negatur quod istae
quattuor propo- sitiones sunt istae duae copulativae, sed istae quattuor
propositiones cum istis duabus notis et etiam cum actu animae sunt istae duae
copulativae, quia si conceditur quod aliquae propositiones convertuntur, quarum
non quaelibet convertitur cum qualibet istarum alia a se ipsa, sequitur talis
conclusio, quod quattuor propositiones convertuntur et nullae tres, et sint
istae quattuor: ‘homo est’, ‘risibile est’, ‘homo est asinus’ et ‘homo est
rudibilis’, tunc istae quattuor propositiones con- vertuntur, quia ‘homo est’
et ‘risibile est” convertuntur et aliae duae convertuntur, ergo istae quattuor
propositiones convertuntur, et tamen nullae tres convertuntur, quia istae tres
non convertuntur ‘homo est’, ‘risibile est’ et ‘homo est asinus’. Similiter
sequitur quod centum pro- positiones convertuntur; tamen nullae viginti, et sic
de aliis quod numquam videtur esse verum. gti Ideo pro secundo dicitur, captis
illis tribus propositionibus: ‘deus est’, ‘deus est’, ‘deus est’, conceditur
quod quicquid convertitur cum una illarum convertitur cum duabus illarum, et
hoc accipiendo illas duas divisim; et tunc quando arguitur: duae illarum
coniunctae sunt falsae, negatur, sed bene coniunctim sunt unum falsum et
propositio falsa et tres tamen illarum non sunt propositio; et non sequitur:
ista ‘deus est’ convertitur cum ista et cum ista, ergo convertitur cum duabus
illarum, negatur consequentia, et causa quare consequentia non valet hoc] homo
C 155 primo om € duo om C qualibet]
quae- libet P istae? interl Pe 169 et om
C 171 quaelibet+illarum EC 172 et+tamen C tres+et nullae tres P__
quattuor+propositiones C est!1+homo homo est P est? om P convertunturl+probatur
C 176 istae om Cpropositiones] species P 182 conceditur] concedo C quod om P
185 et? om C 187 cum?] tamen C cum3+cum Cest quia, licet ista ‘deus est’
significet praecise sicut unam illarum per se et certum sicut alia per se, non
tamen praecise significat sicut illae duae significant, ideo non valet
consequentia. Album possibile est esse nigrum, et tamen impossibile est album
esse nigrum: prima pars probatur sic: hoc quod est album possibile est esse
nigrum, ergo album possibile est esse nigrum; et tamen impos- sibile est album
esse nigrum: probatur, nam ista est impossibilis ‘album est nigrum’ et ista
praecise significat album esse nigrum, ergo impossibile est album esse nigrum.
Similiter eodem modo possunt probari conclusiones subsequentes, videlicet: non
currentem possibile est currere, et tamen impossibile est non currentem
currere. Et etiam: sedentem possibile est ambulare, et tamen impossibile est
sedentem ambulare. Similiter: falsum possibile est esse verum, et tamen impos-
sibile est falsum esse verum. Similiter: impossibile possibile est esse, et
tamen impossibile est impossibile esse possibile; possibile est Socratem scire
hoc 4 et possibile est Socratem scire hoc 5 et omne quod est hoc 4 est
impossibile et omne quod est hoc d est impossibile, et tamen impossibile est
Socratem scire aliquod impossibile: sit 4 ista ‘homo est asinus’ et 4 ista
‘nullus deus est’, quarum utraque sic signifi- cat praecise, et pono quod
utraque illarum cras erit vera et quod Socrates sciat tunc utramque illarum,
possibile est Socratem scire utrumque istorum, demonstrando per li ‘istorum’ 4
et 5, et quodlibet istorum est falsum, et tamen impossibile est Socratem scire
aliquod falsum: pono casum praecedentem: isto posito sequitur: possibile est
Socratem scire quodlibet istorum, et quodlibet istorum est falsum, ut patet per
casum, et tamen impossibile est Socratem scire aliquod falsum, quia ista est
impossibilis ‘Socrates scit aliquod falsum’ quae praecise significat Socratem
scire aliquod falsum, ergo impossibile est Socratem scire aliquod falsum.
Possibile est hoc 4 esse nigrum et omne quod est hoc 4 est album, et tamen
impossibile est album esse nigrum; sit tunc album aliquod album quod cras erit
nigrum, tunc sequitur conclusio. Socrates scit aliquid esse quod non scit esse:
probo, et pono quod aliquid sit 188 quare+illa C 189 unam] una C 190 certum
(?)] tunc non C 195 nam om C 197 similiter+et C 198 probari+omnes C 199
etiam+non C 206 impossibile!] possibile C—aliquod om C impos- sibile2]
possibile C 209 sciat] sciet C 212 sequitur om C 213-214 per casum] ex casu C
214 tamen 07m C ista] haec C sit- nigrum om P 221 probo et in mg Pe pono]
posito C aliquid] ali- 220 Terminologia logica della tarda scolastica 617 quod
Socrates non sciat esse, et quod Socrates sciat illud bene, tunc capio istam
propositionem ‘aliquid est quod Socrates non scit esse’; ista est vera, ut
apparet; tunc arguitur sic: Socrates scit istam ‘aliquid est quod non scit
esse’, quae praecise significat aliquid esse quod Socrates non scit esse,
igitur Socrates scit aliquid esse quod non scit esse. Si conceditur consequentia,
tune sic: Socrates scit aliquid esse quod non scit esse, ergo aliquid scit esse
quod non scit esse: negatur consequentia, quia arguitur a termino stante
confuse tantum ad eundem terminum stantem determinate. Similiter, tu scis
aliquam propositionem esse veram quam non scis esse veram: pono quod aliqua
propositio sit vera quam non scis esse veram et quod bene scias istam; tune,
posito casu: tu scis istam propositionem ‘aliqua propositio est vera quam tu
non scis esse veram’, ergo tu scis qualiter ista praecise signi- ficat, sed
illa praecise significat unam propositionem esse veram quam non scis esse veram,
ergo scis aliquam propositionem esse veram quam non scis esse veram. Pono quod
non sint plures propositiones in mundo quam istae duae ‘rex sedet’ et ‘nullus
rex sedet’, quarum utraque est tibi dubia et consideres de istis et scias istas
esse propositiones contradicentes inter se, et scias cum toto casu quod nulla
contradictoria inter se contradicentia sunt simul vera, isto posito, sequuntur
conclusiones: tu scis aliquam istarum esse veram et tamen nullam istarum scis
esse veram. Prima pars probatur sic: tu scis aliquam illarum esse veram, quia
tu scis quod ista sunt contradictoria ‘rex sedet’ et ‘nullus rex sedet’ et tu
scis quod omnium contradictoriorum alterum est verum, ergo alterum illorum est
verum, ergo scis aliquam istarum esse veram; et tamen nullam istarum scis esse
veram: probatur sic, quia istam ‘rex sedet’ non scis esse veram, nec istam
‘nullus rex sedet’ scis esse quis P 222 sciat!] sit P illud om C bene+aliquod
esse C 224 esse+tunc C apparet] patet C arguitur] arguo C Socrates scis in mg Pe
225 quod+Socrates C 226 Socrates! inter Pe aliquid esse in mg Pe 228
esse?+Socrates C 232 istam] illud C tunc] isto C 233 casu tu scis] capio C 234
tu! om C veram] tu scillam add et del P ergo-unam] quae praecise significat C
235 sed-significat in #g P° 237 non-veram] etc C 240 istas] ista C pro
positiones contradicentes] contradictoria contradicentia C 243 scist+ali- qua
illarum P 244 Prima-veram om P 245 contradictoria+demon- strando Cet interl P°
246 alterum] illorum est alterum illorum adé et del P 247 ergo!-verum om P
aliquam] aliqua C 248 sic om veram, et non sunt plures istarum, ergo nullam
istarum scis esse veram. Similiter, tu scis aliquam
propositionem esse veram et tamen nullam propositionem scis esse veram. Prima
pars probatut ut prius, et secundam partem probo, quia illam ‘rex sedet’ non
scis esse veram, nec istam ‘nullus rex sedet’ scis esse veram, et non sunt
plures istarum, ergo nullam propositionem scis esse veram. Similiter, tu scis
aliquam propositionem esse veram, ut probatur, et tamen quaelibet propositio
est tibi dubia: probo, quia ista ‘rex sedet’ est tibi dubia, et ista ‘nullus
rex sedet’ est tibi dubia, et non sunt plures illarum, ergo quaelibet
propositio est tibi dubia. Et simi- liter, nulla propositio est scita a te:
probatur, quia ista ‘rex sedet’ non est scita a te, nec ista ‘nullus rex sedet’
et non sunt plures istarum, ergo nulla propositio est scita a te. Et sic
probantur conclusiones aliae consimiles. IT* Incipit tractatus de sensu
composito et diviso Magistri Pauli Pergulensis. Termini cum quibus sumuntur
propositiones aliquando in sensu composito, aliquando in sensu diviso sunt!
isti, scilicet scire, dubitare, intelligere’, ‘imaginari’, ‘percipere’,
‘velle’, ‘nolle’, ‘possibile’, ‘impossibile’, ‘contingens’, ‘necessarium’ et
consimiles. Et sumuntur propositiones in sensu composito quando aliquis isto-
rum praecedit totaliter dictum propositionis, ut ‘scio esse verum’, vel
sequatur finaliter, ut ‘album esse nigrum est impossibile’. Et ista propositio
‘scio 4 esse verum’ et alia consimilis quae sumuntur in sensu composito sic
significant quod ista propositio est scita a me sic significando: 4 est verum,
et ista ‘impossibile est album esse CU 254 scis-veram om C 259 sunt înterl Po
261 suntom P_ 262 probantur+omnes C
consimiles+Expliciunt termini cum quibus P Expliciunt termini cum quibus
deo et mariae virgini gratias amen (+die 112 lulij in meg) C. * Ho letto il ms.
in microfilm. Ho cercato di
limitare gli interventi a quei casi che chiaramente li esigevano; i risultati
della lettura proposta, co- munque, non sono confortanti. 1 ssunt 775. 250 255
260 Terminologia logica della tarda scolastica nigrum’ sic significat quod ista
propositio est impossibilis sic signi- ficando: album est nigrum. Sed
propositiones quae sumuntur in sensu diviso sunt quando aliquis istorum
terminorum mediat dictum proposi tionis et ponitur inter accusativum casum e(t)
istum modum mediatum, ut ‘4 scio esse verum’, ‘album possibile est esse
nigrum’, ‘aliquam propositionem dubito esse veram’; et istae propositiones sic
significant: ‘a scio esse verum’, id est, istam propositionem quae est 4 scio
esse veram; ‘album potest esse nigrum’, id est, de re quae est alba potest
fieri res quae est nigra; ‘aliquam propositionem dubito esse veram?, id est,
aliquam propositionem quam ego dubito esse veram. Ideo tales propositiones
sumptae in sensu diviso sunt (f. 92vb) particulares et in hoc sensu tenet talis
consequentia: hoc 4 scio esse verum, ergo 4 scio esse verum. Sed? ad
concludendum3 propositionem in sensu composito requi- ritur quod utraque pars
ipsarum sumatur in sensu composito, sicut: ‘scio quod hoc est verum et quod hoc
tantum est verum, ergo scio a esse verum’. Supposito quod 4 sit altera istarum
‘deus est’ vel ‘homo est albus’ et bene scias quod 4 est altera istarum, et 4
est ista, gratia exempli, ‘deus est’, sed lateat te tamen quae illarum sit a,
et consideres tu * de istis, et scias tu 5 ipsas sic[ut] praecise significare
et tamen hoc supposito quod omnis propositio de qua considerat aliquis quod
modo scit esse veram neque scit esse falsam quam scit de natura illi eidem (sit
dubia), illo casu posito sequitur conclusio ista: 4 scis esse verum et non scis
aliquod 4 esse verum, ergo 4 scis esse verum: conse- quentia est bona et
consimilis modus arguendi valet in sensu diviso, et antecedens est verum quia
‘deus est’ scis istam esse veram, ut patet per casum an 4 sit ista ‘deus est’,
neque tu scis 4 aliquod esse verum ut in casu supponitur, ergo tu non scis 4
esse verum: conceditur conclusio et sic $ arguitur: 4 scis esse verum et tamen?
4 non scis esse verum in rerum natura. Alia conclusio sequens ex eodem casu est
ista: tu dubitas 4 esse verum et nullum 4 dubitas esse verum. Prima pars patet
per casum, et quod nullum « est tibi dubium probatur sic: nullum illorum est
Cfr. Termini cum quibus, I, 1. 34. excludendum 725. ut 75. ut 775. 6 scic m25.
? cum r25. U è Wa 620 : tibi dubium, demonstrando istas duas propositiones:
‘deus est’ et ‘homo est album’, sed quodlibet 4 est alterum istorum, igitur
quod- ‘homo est (f. 93ra) album’, sed quodlibet 4 est alterum istorum, igitur
quodlibet 4 est tibi dubium. Consequentia patet, et antecedens sequitur ex
casu: igitur conceditur conclusio et negatur consequentia ista, videlicet:
dubitas @ ergo® 4 est tibi dubium. Ista® consequentia est tibi
possibilis et sequens ex isto casu: ‘4 est scitum a te et dubitas (quod) 4 est
verum’. Secunda pars conclusionis satis patet, et quod 4 est scitum a te
probatur: quia hoc quod est 4 est scitum a te, ergo 4 est scitum a te. Consequentia
patet, quia talis consequentia valet in sensu diviso; et antecedens probo: quia
ista ‘deus est’ est scitum a te et ista ‘deus est’ est hoc quod est a, ergo 4
est scitum a te: conclusio conceditur. . Item sequitur: tu dubitas 4 esse verum
et tu non dubitas aliquod 4, igitur scitur quod tu scias 4 et tu non scias 4
esse verum, et illa ‘a est scitum a te’ et ‘4 non est scitum a te esse verum?,
et illa ‘a scis esse verum’ et ‘nullum verum scis esse verum 4°, ‘non aliquid
scis esse 4°, ‘non 4 scis esse 4’. ‘A est verum’! et ‘4 est tibi dubium’
convertitur cum alterà istarum: “deus est’ esse verum est tibi dubium”, “‘homo
est albus’ esse verum est tibi dubium”, ergo convertitur cum falso; negatur
quod “‘4 est verum’ tibi est dubium” convertitur cum altera istarum: “deus est’
esse verum est tibi dubium”, “‘homo est albus’ esse verum est tibi dubium”.
Contra: si 4 est forte ista ‘deus est’, igitur si haec est vera: “ ‘4 est
verum’ est tibi dubium”, haec forte est vera: “ ‘deus est’ esse verum est tibi
dubium”. Negatur consequentia, quia istae duae propositiones (non)
convertuntur. Contra: (f. 93rb) subiecta verbum (?) convertitur et possi- bile
et praedicata manent eadem et propositiones sunt eiusdem qualitatis et
quantitatis, igitur convertitur; argumentum non valet, quia istae duae
propositiones non convertuntur: ‘quilibet homo est unus solus homo” et ‘omnis
homo est nullus solus homo’, et tamen subiecta convertuntur et copulae et
praedicata sunt eadem, et etiam propositiones sunt eiusdem qualitatis et
quantitatis. Et !! si concedatur “ 4 est verum’ est tibi dubium”, contra:
nullum istorum esse verum est tibi dubium; 8 vel ws. 9 Cfr. Termini cum quibus,
I, 1. 78. 10 Cfr. Ivi, 1. 99, Ivi, 1 120. Terminologia logica della tarda
scolastica concedo istas duas propositiones: ‘deus est homo” et ‘homo est
asinus’, et 4 est alterum istorum, sic esse verum non est tibi dubium: negatur
consequentia. Contra: 4 est syllogismus in quarto primae figurae; quod non
dicitur quod hoc totum materialiter supponat istum est verum est subiectum in
minori, tamen idem totum est praedicatum in maiori et ideo non est syllogismus
in quarto primae. Capio !? istas quatuor propositiones: ‘homo est’, ‘animal
rationale est et ‘homo est asinus’ !3, ‘homo est risibilis’, et capio istas
duas pro- positiones ‘homo est’ et ‘homo est asinus’ et arguo sic: istae duae
convertuntur, et una istarum est vera et alia falsa, igitur etc.; patet conse-
quentia. Quia istae convertuntur probo, quia ex copulato sequitur oppo- situm,
quia sequitur: ista non convertuntur, igitur non convertuntur cum aliquibus; et
arguo ex consequente sic: ista convertuntur, ergo significant praecise idem;
consequentia patet per definitionem istius termini ‘converti’, et ultra:
convertuntur inter se, igitur a primo sequitur conclusio probanda, id est,
aliquae sunt propositiones convertibiles inter se, quarum una est vera et alia
falsa (f. 93va). Capio istas tres proposi- tiones ‘deus est’, ‘deus est’, ‘deus
(est), quarum una ex !* hoc numero praecise significat quod deus est; tunc
istae propositiones convertuntur, igitur quaelibet propositio quae convertitur
cum una istarum conver- titur cum duabus istarum et omnes duae istarum sunt
propositiones falsae et omnis una istarum vera est propositio, ergo vera
convettitur cum falsa. Ad! primum istorum arguitur: istae convertuntur, ergo
conver- tuntur. Quidam responderunt negando consequentiam, quia sequitur, ut
dicunt: convertuntur, igitur praecise 6 idem significant; et etiam!” eodem modo
respondent ad omnes tales consequentias consimiles, sci- licet: hoc est aequale
et hoc est aequale, demonstrato uno ante ipsum est inaequale, ergo ipsa sunt
consimilia: negarent consequentiam et etiam: hoc est simile (et hoc est
simile), igitur ista sunt similia, quia dicunt quod numquam est concedendum
quod aliquae propositiones convertantur nisi quaelibet illarum et quaelibet
alia a se ipsa conver- 12 Cfr. Ivi, 1, 131. 13 albus 775. 14 est 775. 15 Cfr.
Termini cum quibus, I, 1. 148. 16 precisse 775. 7 etiam et rys. tantur, dum
dicunt quod non sunt concedenda, aliqua sunt contra- dictoria. Contra istam
regulam atguitur sic: istae duae copulativae “deus est’ et ‘homo est’”, “‘capra
est’, et ‘animal (est)””, istae quatuor propo- sitiones !8 (sunt) istae duae
copulativae, igitur quatuor convertantur et tamen quaelibet istarum et non
quaelibet alia a se ipsa convertitur. Pro !? isto negatur: quatuor propositiones sunt
istae duae copulativae, quia, si conceditur, aliquae propositiones
convertuntur. Similiter talis conclusio, quod quatuor propositiones
convertuntur et nec? sex nec xx etc. tamen istae (f. 93vb) repios quia
accipiuntur duae propositio- nes convertibiles et demum aliae duae
convertibiles et nunc quod nullae tres istarum sunt convertibiles et eodem modo
est de viginti et centum et mille quod non unus videtur etc. Ideo pro isto
argumento negatur ista consequentia: convertitur cum omnibus istis tribus,
igitur conver- tuntur cum duabus istarum, quia nullae tres istarum sunt
propositiones ut intelligibiles et falsae. Contra: ‘deus (est) nam convertitur
cum ista et cum ista, ergo 8! convertitur cum istis, cuius consequentia negatur
continue, et haec est causa quia non valet, quia licet ista ‘deus est’
significat praecise sicut istae videtur (?) per se et iterum significat sicut
ista alia per se, non praecise significat sicut istae duae, ideo conclusio non
valet: album 2 possibile est esse nigrum et impossibile est album esse nigrum;
prima pars probatur, scilicet ® quod est album potest esse nigrum, igitur album
possibile est esse nigrum; et impossibile est album esse nigrum: nam ista est
impossibilis: ‘album est nigrum’, quae praecise significat album esse nigrum,
igitur impossibile est album esse nigrum etc. a tractatus de sensu composito et
diviso parvus et utilis. en. 18 propositiones quatuor 775. 19 Cfr. Termini cum
quibus, I, 1. 167. 20 nec add ms. 21 conclusio (?) w25. 2 Cfr. Termini cum
quibus, I, 1. 192, 23 sic licet 775. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Pergola”.
Luigi Speranza -- Grice e Perniola: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale – la scuola di Asti -- filosofia
piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Asti). Filosofo italiano. Asti, Piemonte. Studia la
filosofia del meta-romanzo a Torino sotto PAREYSON. Incontra VATTIMO ed ECO,
che si è fatto tutti gli studiosi di spicco della scuola di Pareyson. Allegato
alla all'avanguardia dei situazionisti. Insegna a Salerno e Roma. Collabora a agaragar, Clinamen, Estetica
Notizie. Fonda Agalma. Rivista di Studi Culturali e di Estetica. L'ampiezza,
l'intuizione e molti-affrontato i contributi della sua filosofia gli fa
guadagnare la reputazione di essere una delle figure più importanti del
panorama filosofico. Pubblica “Miracoli e traumi della Comunicazione”. Le sue attività ad ampio raggio
coinvolti formulare teorie filosofiche innovative, filosofare, l'estetica di
insegnamento, e conferenze. Si
concentra sulla filosofia del romanzo e la teoria della letteratura. Nel suo saggio
“Il meta-romanzo:, sostiene che il romanzo da James a Beckett ha un carattere
auto-referenziale. Inoltre, si afferma che il romanzo è soltanto su se stesso. Il
suo obiettivo e quello di dimostrare la dignità filosofica del meta-romanzo e
cercare di recuperare un grave espressione culturale. Montale gli loda per
questa critica originale del romanzo come genere filosofico. Però, non solo
hanno un'anima accademica ma anche una anima anti-accademica.. Quest'ultima è
esemplificato dalla sua attenzione all’espressioni alternativa e trasgressiva. Un
saggio importante appartenente a questa parte anti-accademico è “L'alienazione
artistica”, in cui attinge la filosofia marxista. Sostiene che l'alienazione
non è un fallimento di arte, ma piuttosto una condizione dell'esistenza stessa
dell'arte come categoria distintiva dell'attività umana. I situazionisti (Castelvecchi,
Roma) esemplifica il suo interesse per l'avanguardia. Dà conto dei
situazionisti e post-situazionisti nel quale è stato personalmente coinvolto.
Ha videnzia anche le caratteristiche contrastanti dei membri del movimento. In
“Agaragar” continua la critica post-situazionista della società capitalistica e
della borghesia. Saggio sul negativo” (Milano: Feltrinelli). – cf. Grice,
“Negation and privation”. Il negativo qui è concepito come il motore della
storia. Post-strutturalismo. Offre alcuni dei suoi contributi più
penetranti alla filosofia. In Dopo Heidegger. Filosofia e organizzazioni
culturali sulla base di Heidegger e GRAMSCI, include un discorso teorico
sulla organizzazione sociale. Sostiene la possibilità di stabilire un rapporto
tra cultura e società nella civiltà. Come l'ex interrelazioni tra la metafisica
e la chiesa, la dialettica e lo stato, la scienza e professione sono state
decostruito, la filosofia e la cultura rappresentano un modo per superare il
nichilismo e il populismo che caratterizzano la società. Pensare rituale. La sessualità,
la morte, Mondo contiene sezioni sulla Società dei simulacri e Transiti. Venite
si va Dallo Stesso allo Stesso (Transiti. Come andare dalla stessa per lo
stesso). Teoria dei simulacri si occupa con la logica della seduzione. Anche se
la seduzione è vuoto, è comunque radicata in un contesto storico concreto.
Simulazione, tuttavia, fornisce immagini che sono valutati come tali
indipendentemente da quello che effettivamente implicano riferiscono. Una immagine
e una simulazione in che seducono e ancora fuori loro vuoto ha un effetto.
Illustra il ruolo di tale immagine in una vasta gamma di contesti culturali,
estetiche e sociali. La nozione di transito sembra essere più adatto per
catturare l’aspetto culturali della tecnologia che altera la societa..Transit
di oggivale a dire che vanno “dallo stesso allo stesso” evita di cadere nella
contrapposizione della dialettica che avrebbe precipitare pensare nella
mistificazione della metafisica”. Postumano include altri territori nella
sua ricerca filosofica. In Del Sentire -- indaga un modo di sentire che non ha
nulla a che vedere con i precedenti che hanno caratterizzato l'estetica. Sostiene
che sensologia ha assunto. Ciò richiede un universo emozionale im-personale,
caratterizzato da un’esperienza anonima, in cui tutto si rende come già sentito.
L'alternativa è quella di tornare indietro al mondo classico e, in particolare,
all’antica Roma. In “Il sex appeal dell'inorganico”, riunisce la filosofia e la
sessualità. La nostra sensibilità trasforma il rapporto tra una cosa e gl’esseri
umani. Sex si estende oltre l'atto e i corpo. Un tipo organico di sessualità
viene sostituita da una sessualità neutra, in-organica, arti-ficiale, indifferente
alla bellezza o forma. Esplora il ruolo dell'eros, il desiderio e la sessualità
nell’esperienza estetica e l'impatto della tecnologia. La sua è una linea che
apre prospettive sulla nostra realtà contemporanea. La caratteristica più
sorprendente è la sua di coniugare una rigorosa re-interpretazione della
tradizione filosofica con una meditazione sul “sexy”. Si rivolge aspetti
perturbanti come rapporto sessuale senza orgasmo, apice o qualsiasi rilascio della
tensione. Si occupa dell’orifizio e l’organio, e la forma di auto-abbandono che
vanno contro un modello comune di reciprocità erotica. Tuttavia, attingendo
alla tradizione critica trascendentale, sostiene anche che ogni coniuge e una cosa,
perché in costanza di matrimonio ogni affida il suo la sua intera persona
all'altra al fine di acquisire un diritto pieno su tutta la persona dell'altro.
In “L'arte e la sua ombra” popone
un'interpretazione alternativa dell'ombra che ha una lunga storia nella
filosofia. Nell'analisi dell'arte e del cinema, esplora come l'artisti sopravviveno
nonostante la comunicazione di massa e la riproduzione. Il senso dell'arte è da
ricercarsi in ombra creato, che è stato lasciato fuori
dallo stabilimento arte, comunicazione di massa, mercato e mass
media. La sua filosofia copre anche la storia di estetica e teoria estetica. Pubblica
“Enigmi -- Il momento egizio nella Società e nell'arte” in cui analizza l’altra
forma di sensibilità che si svolgono tra gl’uomini e le cose. La nostra società
vivendo un “momento egizio”, caratterizzato da un processo di rei-ficazione.
Come il prodotto di alta tecnologia assume sempre una proprietà organica, gl’uomini
si trasformano in cosi, nel senso che si vedeno deliberatamente come oggetti
sessuali. In L'estetica del Novecento fornisce un resoconto originale e la
critica alle principali teorie estetiche caratterizzato il secolo precedente. Traccia
le tendenze basate sulla vita, la forma, la conoscenza, l’azione, il sentimento
e la cultura. In Del Sentire cattolico. La forma culturale di Una religione universale
la sensazione di Cattolica. La forma culturale di una religione universale),
sottolinea l'identità culturale del cattolico (kath’holou”), piuttosto che il
suo uno moralistico e dogmatico. Propone il cattolico senza l'orto-dosso e una
fede senza dogma che consente il cattolico ad essere percepito come un senso
universale di sentimento culturale. “Strategie del bello: estetica italiana” analizza
le principali teorie estetiche che ritraggono le trasformazioni avvenute in
Italia. Mette in luce il rapporto tra i tratti storici, politici e
antropologici radicati nella società italiana e il discorso critico sorto
intorno a loro. La conoscenza e la cultura sono concessa una posizione
privilegiata nella nostra società, e dovrebbero sfidare l'arroganza degli
stabilimento, l'insolenza degli editore, la volgarità dei mass media, e il
roguery plutocratico. La filosofia dei media. La sua ampia gamma di
interessi teorici includono la filosofia
dei media. In “Contro la Comunicazione” analizza l’origine, il meccanismo,
la dinamica della comunicazione e suo effetto degenerative. “Miracoli e traumi
della comunicazione” si occupa dell’effetto inquietante della comunicazione
concentrandosi sull’evento generative: una rivolta degli studenti, la
rivoluzione iraniana, la caduta del muro di Berlino, World Trade Center
attacco. Ognuno di questi episodi sono tutti trattati con sullo sfondo dell’effetto
miracoloso e traumatico in cui la comunicazione offusca la differenze tra il
reale e impossibile, cultura alta e cultura di massa, il declino delle
professione, il successo del populismo, il ruolo della dipendenza, le
ripercussioni di internet sulla cultura di oggi e la società, e, ultimo ma non
meno importante, il ruolo della valutazione in cui porno star sembrano aver
raggiunto i più alti ranghi del chi è chi grafici. In finzione, e l'autore del
romanzo Tiresia, che si ispira all'antico mito greco del profeta Tiresia, che è
stato trasformato in una donna. Altra narrativa è del Terrorismo come una delle
belle arti (al terrorismo come una delle Belle Arti. Altri saggi: “Il meta-romanzo” ( Milano, Silva); “Tiresia,
Milano, Silva); “L'alienazione artistica” (Milano, Mursia); “Bataille e il
negativo, Milano, Feltrinelli); “Philosophia sexualis” (Verona, Ombre Corte); “La
Società dei simulacra” Bologna, Cappelli); “DOPO Heidegger. Filosofia e
organizzazione della cultura” (Milano, Feltrinelli, Transiti. Venite si va
Dallo Stesso allo Stesso” (Bologna, Cappelli); “Estetica e politica” (Venezia,
Cluva); “Enigmi. Il momento Egizio Nella Società e nell'arte” (Genova, Costa et
Nolan); “Del Sentire, Torino, Einaudi); “Più che sacro, Più che profane” (Milano,
Mimesis); “Il sex appeal dell'inorganico” (Torino, Einaudi); “L'estetica del
Novecento, Bologna, Il Mulino); “Disgusti. Nuove Tendenze estetiche” (Milano,
Costa); “I situazionisti” (Roma, Castelvecchi); “L'arte e la SUA ombra” (Torino,
Einaudi); “Del Sentire cattolico. La forma culturale di Una religione
universale, Bologna, Mulino, “Contro la Comunicazione” – Grice: “This poses a
stupid puzzle, alla Sextus Empiricus, how can you argue against communication
without communicating? But Perniola is
using ‘comunicazione’ the way Italian philosophers use it: pompously! And with that I agree! ” -- Torino, Einaudi, Miracoli
e traumi della Comunicazione, Torino, Einaudi, "Strategie Del Bello.
Quarant'anni di estetica italiana, Agalma. Rivista di studi culturali e di
estetica, Strategie Del Bello: estetica italiana” (Milano, Mimesis); “Estetica:
Una visione globale” (Bologna); La Società dei simulacra” (Milano, Mimesis, Berlusconi
o il '68 Realizzato” (Milano, Mimesis); Estetica e politica (Milano, Mimesis);
“Da Berlusconi a Monti. Imperfetti Disaccordi, Milano, Mimesis); “L'avventura
situazionista. Storia critica dell'ultima avanguardia” (Milano, Mimesis); “L'arte
espansa” (Torino, Einaudi); Del Terrorismo Come una delle belle arti, Milano,
Mimesis, “Estetica Italiana Contemporanea, Milano, Bompiani,“Pensare rituale”;
“La sessualità, la morte, Mondo, l'umanità “Estetica: Verso una teoria di sentimento”“Di
volta in volta”, “La differenza del filosofica
Cultura italiana”,“Logica della Seduzione”, “Stili di post-politici”, differenziazione,
“Venusiano Charme”, “decoro e abito da sera”. G. Borradori, ed.,
Ricodifica METAFISICA. La filosofia Nuova italiana. “Tra abbigliamento e nudità”, Zona “Al di là di postmodernità”, Differentia “La
bellezza è come un fulmine”, Moderna
Museet, “Riflessioni critiche”, “Enigmi di temperamento italiano”, Differentia,.
“Primordiale Graffiti”, Differentia, “Urban, più di urbana”, Topographie, ed in
Strata, Helsinki, “Emozione”, Galleria d'Arte del Castello di Rivoli, Milano,
Charta, “Verso visiva filosofia”, la 6a
Settimana; “Burri ed Estetica”, Burri” (Milano, Electa); “Stile, narrativa e
post-storia” Tema celeste, europea, “Un
estetico del Grand Style: Debord”, Sostanza, Arte tra il parassitismo e
l'ammirazione”, RES, “Sentire la
differenza, Estetica, Politica, Morte.
“La svolta culturale e sentimento” “il Ritual nel cattolicesimo”, Paragrana,
Ripubblicato come “La svolta culturale
nel cattolicesimo”, il dialogo. Annuario della filosofica ermeneutica, Ragione,
Strumenti di devozione. Le pratiche e gli oggetti di Religiois Pietà; “Ricordando Derrida”, sostanza, “La
giustapposizione”, Rivista Europea.”, Celant, e Dennison, L’arte, architettura,
cinema, performance, fotografia e video, Milano, Skira, “Cultural Turns in
Estetica e Anti-Estetica”, Guarda anche Estetica Anti-art Internazionale
Situazionista simulacro cyberpunk fetish abbigliamento filosofia italiana; La
filosofia del sesso; filosofia occidentale; La sessualità, la morte, mondo -- è il più utile e punto di partenza per P., Fondazione
desanctis Perniola Reading. Un introduzione". Pensare rituale. La
sessualità, la morte, Mondo. E. Montale, “Entra in scena il metaromanzo”. Il
Corriere della Sera, Verdicchio, “Leggere P. Reading. Un introduzione".
Pensare rituale. La sessualità, la morte, Mondo. Bredin "L'alienazione
artistica" di P., Inverno Verdicchio, “Leggere P. Reading. Un
introduzione". Pensare rituale. La sessualità, la morte, Mondo. Con
//notbored.org/ debord a.html
I situazionisti, Roma, Castelvecchi, “ Pensare rituale. La sessualità, la
morte, Mondo “Pensare rituale. La
sessualità, la morte” (Mondo). Verdicchio in, pensiero rituale. La sessualità,
la morte, Mondo. Sulla influenza della nozione di simulacri vedere Robert
Burch. “Il simulacro della Morte: P. al di là di Heidegger e la metafisica?” Sentire
la differenza, Extreme Beauty. Estetica, Politica, Morte. Stati di emergenza.
Le colture di Rivolta in Italia. Verso, Per ulteriori interpretazioni del
concetto di transito vedere White, "la differenza italiana e la politica
della cultura", Ricodifica. La filosofia Nuova italiana. Catalogo Einaudi
di Francoforte Fiera del Libro, Verdicchio, Thinking Ritual. La sessualità, la
morte, Mondo. catalogo IAPL, Siracusa. La Teoria Pinocchio, P., il sex appeal del
inorganica, Londra-New York, Continuum, Sulla ricezione della teoria di
Perniola in inglese vedi Shaviro, “il sex appeal della inorganica”, La Teoria
Pinocchio,//shaviro.com/Blog/ Farris Wahbeh, Critica d'arte, Filosofie del desiderio nel mondo
contemporaneo”, in Filosofia Radical (Londra), Anna Camaiti Hostert sexy cose,// altx.com/ ebr/ebr6/6cam;
intervista tra Contardi e P. psychomedia /jep/number 3-4/ contpern
Prefazione di Per l'influenza di arte e la sua ombra v. Wahbeh, Recensione di
“arte e la sua ombra” e “il sex appeal della inorganica”, The Journal of
Aesthetics e Critica d'arte, Sinnerbrink,
“Cinema e la sua ombra: di P. l’arte e
la sua ombra”, Filosofia Film, film-philosophy /sinnerbrink Verdicchio,
Thinking Ritual. La sessualità, la morte, Mondo. Con una prefazione di
Silverman, tradotto da Massimo Verdicchio, Sulla ricezione di Enigmi. Il
momento egiziana nella società e Arte vedere; “Retorica postmoderno ed Estetica” in
“Postmodernismo", la Stanford Encyclopedia of Philosophy, Zalta, post modernismo “La svolta culturale del cattolicesimo”.
Laugerud, Henning, Skinnebach, Katrine. Gli strumenti di devozione. Le pratiche
e oggetti di pietà religiosa. Aarhus ulteriore lettura Giovanna Borradori,
ricodifica METAFISICA. La filosofia Nuova italiana, il simulacro della Morte: P.
al di là di Heidegger e la metafisica?, Nel sentire la differenza, Estetica, Politica,
Morte, New York-London, Continuum, Carrera, revisione a Disgusti, in Canada
Rassegna di letteratura comparata, Filosofie del desiderio nel mondo moderno,
in stati di emergenza: Culture di rivolta in Italia,la differenza italiana e la
politica della cultura, in Laurea Facoltà di Filosofia, Farris Wahbeh, Rassegna
di Arte e la sua ombra e il sex appeal della Inorganica, in The Journal of
Aesthetics e Critica d'arte, O' Brian, L'arte è sempre scivoloso, il valore dei
valori sospensione, in Neohelicon, Civiltà,
Dell'Arti Giorgio, Parrini, “Catalogo dei viventi italiani” (Notevoli, Venezia);
Roller, simulazione, una conversazione tra Contardi e P. psychomedia/ jep/ number3-4/
contpern Recensione di “La sessualità, la morte, World” sirreadalot.org/religion/ religion/ ritualR.
Recensione di Sinnerbrink di “arte e la sua ombra” /film-philosophy il rilascio
Il corpo dell'immagine / italiaoggi.com.br/ not12/ ital_ ed Estetica (//agalmaweb./ ) Blog su “Feeling Thing” (in
italiano) (//cosachesente. splinder). Mario Perniola. Perniola Keywords:
‘seduzione’ ‘le strategie del bello’ ‘altre il desiderio e il piacere’ sesso,
sessuale, psychologia del sesso, Perniola’s misuse of ‘sesso’, eros. -– Luigi
Speranza, “Grice e Perniola” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Perone: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale – la scuola di Torino -- filosofia
piemontese -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Torino). Filosofo italiano. Torino, Piemonte. Grice: “While Perone can be a pessimist, I think the
party is NEVER over!” Grice: “I especially appreciate two things in the
philosophy of Perone: his emphasis on the the intersection between modality and
temporality: ‘the possible present’ – vis-à-vis memory – a theme in my
“Personal identity” and also the implicature: what is actual is also possible”
– AND his idea of an ‘interruption,’ which I take it to the rational flow of
conversation!” Speranza, “The feast of conversational reason,” “The feast of
reason and the bowl of soul” -- important Italian philosopher. Studia a Torino sotto PAREYSON (si
veda). Studia la filosofia della liberta. Insegna a Roma e Torino. Si dedica alla filosofia ermeneutica. La politica è
l’invenzione dell’ordine che con-tempera il “per me” e il “per tutti”. Studia
la morale creativa, capace di forzare l’etica oltre se stessa, verso una
normatività più inclusiva. la secolarizzazione;
Una
metafora ha ispirato l'intero percorso di pensiero di Perone, quella della
lotta di un uomo, Giacobbe, con il divino, l'Angelo (Genesi). Nella
notte del deserto, uno straniero interrompe la sua solitudine e combatte con
lui in una battaglia che non ha vincitore. All’alba scopre di essere stato
ferito dall'angelo. La ferita significa anche la
benedizione e un nuove nome: Giacobbe, che ha combattuto con Dio e non è stato
ucciso, d'ora innanzi si chiama “Israele”. Il racconto è la cifra dell'estrema tensione
che sussiste tra il finito e l'infinito, tra il penultimo e l'ultimo, tra i
singoli significati e il senso complessivo. La filosofia ha un'obbligazione di
fedeltà al finito che la conduce a non rinnegare mai le condizioni storiche del
pensiero, ma anche a non rinunciare alla sua vocazione a trascenderle con
l'ascolto del non immediato, il lavoro e la fatica. Riconosciuto il moderno come
condizione, il pensiero non può illudersi di potersi semplicemente installare
nell'essere o nel senso, come se tra finito e infinito non si fosse consumata
una cesura. E tuttavia, ugualmente inopportuno e un
appiattimento sui semplici significati storici, dimentico dell'appello
dell'essere. La necessaria protezione del finito
(peiron) (protezione del finito anche nei confronti dell'essere, che in qualche
modo va sfidato, perché è coi forti che è necessario essere forti) non significare l'eliminazione di nessuno dei due
contendenti. Sulla soglia tra finite
(peiron) e infinito (a-peiron), tra storia e ontologia, si realizza una
mediazione, che non implica il superamento della distanza, ma la sua
conservazione. Al fine di preservare la doppia eccedenza del finito (peiron) sull'infinito
(a-peiron) e di questo su quello, è sbagliato cancellare la distanza tra essi,
sia trasformandola in identità alla Velia, sia indebolendola fino a un punto
d'in-differenza. Così, è vero, per esempio, che la memoria non conserva
che questo o quello frammento, né può pretendere di ricordare direttamente
l'intero (la totalita – cf. Grice ‘total temporary state’). Ma è altrettanto vero che questo o quello frammento
non va abbandonato a una deriva nichilistica, perché nel frammento – che la
memoria ricorda – non è un semplice istante, ma appunto l'essenziale (di una
vita, di una storia…) a dover essere ricordato. La filosofia resta ossessionata
dal tutto (cf. Grice’s ‘total temporary state’), ma questo tutto non ha
l'estensione della totalità, ma l'intensione di un frammento in cui ne va dell'intero,
il totto. Peiron ed apeiron, Modernità e memoria, Storia e ontologia: si tratta
di *dire* sempre insieme due cose, due poli opposti, secondo una dialettica
dell'et-et, dell'indugio e dell'anticipazione. Il finito, la parte -- il soggetto, il
presente, il sentimento -- e analizzato come una “soglia”, come un luogo che
non puo nemmeno essere vissuto senza la memoria dell'altro polo. Come nel caso
di Giacobbe/Israele, la ferita finite, parziale, e un luoo che porta la ferita
inferta loro dall’altro polo -- l’infinito, il tutto -- come una
benedizione. Elabora la filosofia ermeneuticamente, a partire da uno
studio in profondità – spesso svolto contro-corrente, Parte integrante della sua ricerca filosofica è altresì un
confronto continuo con Guardini. Altri saggi: Esperienza divina” (Mursia,
Milano); “Storia e ontologia” (Studium, Roma); “La totalità interrotta” (Mursia, Milano); “La memoria” (Sei, Torino);
“La lotta dell’angelo e il demonio” (SEI, Torino); “Le passioni del finite” (EDB,
Bologna); “Il gusto per l’antico” (Rosenberg, Torino); “Nonostante i soggetti” (Rosenberg, Torino);
“Il presente possible” (Guida, Napoli); “Sentimento vero” (Napoli, Guida); “Sentimento”
(Cittadella, Assisi); ” “Umano e divino” (Queriniana, Brescia); “Il racconto
della filosofia. Breve storia della filosofia, Queriniana, Brescia); Un tema
che è diventato predominante nella produzione più recente è la riflessione
etico-politica. Tra le sue pubblicazioni sul tema si ricordano: “Lo sspazio
pubblico” (Mulino, Bologna); “Identità, differenza, conflitto” (Mimesis, Milano);
“Secolarizzare” (Mursia, Milano). Givone, I sentieri della filosofia, Torino. Una
cospicua parte della sua produzione di si concentra sul finite e sul rapporto
tra filosofia e narrazione. Anche il tempo e la memoria: “Il tempo della
memoria” Mursia, Milano); “Memoria, tempo e storia; Il tempo della memoria, Marietti,
Genova); “Il rischio del presente”; “L'acuto del presente: una poetica” (Orso,
Alessandria); “Ateismo”; “Futuro”; “Memoria, Passato, Pensiero, Presente,
Riflessione, Silenzio, Tempo. Curato
e introdotto presso Rosenberg la scuola di formazione filosofica: “Dialogo con
l'amore”; “Metafisica”; “Dare ragioni”; “Coscienza, linguaggio, società” “Un'antropologia
della modernità”; Volontà, destino, linguaggio. Filosofia e storia
dell'Occidente,; Estraneo, straniero, straordinario. Saggi di fenomenologia responsive;
“Valori, società, religione”. Vii fa esplicito riferimento, tra l'altro, in
Modernità e Memoria, L'Angelo – cioè l'IN-finito, ma più in generale l'oggetto,
il mondo – non è un limite che i soggetti poneno a se stessi, ma una barriera
che loro è posta e che, dunque, non si lascia ultimamente inglobare dal soggetti,
per quanto potente loro siano. Ai limiti estremi dell’estensione e la ptenza, i
soggetti incontrano la resistenza testarda del mondo e misurano così la propria
im-potenza di in-finito. Questa lotta scontro con la barriera lascia nei soggetti
una ferita che appartiene per sempre all'identità delle sue coscienze. L'angelo
può quindi essere definito quella misteriosa ulteriorità contro cui il finito
urta Il tema della tensione tra cielo e terra è centrale. Come dimenticare che la
teologia è forse l'unica rama della filosofia che osato vedere nella tensione
tra l’uomo e il divino non una tentazione, ma un guadagno tanto per il cielo
quanto per la terra? E attiva
un'originalissima interpretazione del rapporto tra il segnato e il senso. Con ‘segnato’
intendo una cristallizzazione storica di una scelta determinata, avente in sé
una ragione sufficiente. Con ‘senso’ intendo una direzione capace di UNI-ficare
una MOLTE-plicità in sé dispersa fra il segnato S1, il segnato S2, … il segnato
Sn, in modo da costituir il segnato come un progetto e un'interpretazione della
realtà. La definizione del gusto per l’antico come tempo della cesura risale in
“La totalità interrotta”. Il tema è ripreso proprio in apertura di Modernità e
Memoria, dove individua nella modernità l'epoca della cesura. Il moderno è
dunque chiamato a essere il tempo della memoria. La memoria è sempre memoria
della cesura. L’uso della categoria d’illuminismo non simpatizza per quella
interpretazione del moderno, dimentiche della tensione. Semplicemente pone l'umano
in luogo del divino come fonte di legittimazione -- puntando tutto sul continuio,
anziché sul dis-continuo della storia. Per un approfondimento a tutto tondo del
significato dell'ateismo, contro l'essere, ciò che è forte, è lecito essere
forti, perché la minaccia non lo vince, ma lo lascia stagliarsi in tutta la sua
maestà e incommensurabile grandezza. Per una trattazione sistematica del
concetto di "soglia”, che svolge con particolare attenzione cfr. Il
presente possibile -- il presente come soglia.
Se una totalità è interrotta, non possiamo ricordare se non frammenti, e
quasi istantanee del tempo. Tuttavia, se la memoria afferra brandelli e
frammenti, è perché in essi vi legge il tutto, perché li pensa capaci di dar *senso*
e di riscattare, perché in essi vi scorge l'essenziale. La memoria sa che non
tutto può essere salvato. Ma osiamo credere che nella memoria salvata vi possa
essere un senso anche per ciò che è andato perduto. Nel rivalutare la funzione
dell'indugio osserva che perlopiù la filosofia non ha seguito la strada
dell'indugio e del rinvio, puntando invece sulla funzione anticipative. Particolare
rilievo riveste a questo proposito la distinzione che traccia tra spazio
pubblico e spazio comune. Individua anzi
come rischio immanente della democrazia» il ri-assorbimento dello spazio pubblico
entro la semplice logica dello spazio comune. Lo spazio pubblico si espone al
rischio di un inglobamento nello spazio comune. Guglielminetti, ed.,
Interruzioni. il melangolo, Genova. theologie. hu-berlin.de/de/ guardini/ mitarbeiter/
li, su theologie. hu-berlin.de.vips/ ugo.perone, su sdaff. lett.unipmn/ docenti/perone/,
su lett.unipmn oportet idealismo su spazio filosofico. spazio filosofico/ numero-05//il-pudore/#more-2052, su
spaziofilosofico. Ugo Perone. Perone. Keywords: implicature, peiron/apeiron,
Velia, Grice on ‘other’; finito/ infinito, Velia, Elea, I veliani, Guardini.
Total temporary state, Israele, etimologia, la ferita di Giaccobe dopo la lotta
coll’angelo, nella Vulgata. Israele, la lotta di Giacobbe e il angelo, la
ferita, Giacobbe zoppo, iconografia, controversia sull’etimologia di israele,
ei combatte, la tradizione di VELIA, l’infinito di Velia – il continuo e il
discontinuo, l’infinito della scuola di Crotone, Cicerone, l’infinito di
Giordano Bruno. Infinitum, indefinititum, dal verbo, finire, finio in romano,
-- I due rappresentanti della scuola di Velia, Melisso, peras, pars. Guardini,
il sacro, il divino, I dei, uomo e dio, opposizione, -- la storia della
filosofia di Perone, il presente possible, la totalita interrota, I soggeti,
trascendentale e immanente. Refs.: Luigi
Speranza, "Grice e Perone," per il Club Anglo-Italiano, The
Swimming-Pool Library, Villa Grice, Liguria, Italia.
Commenti
Posta un commento