GRICE ITALO A-Z P PAR

 

Luigi Speranza -- Grice e Pareyson: implicatura conversazionale – implicare, impiegare, ed interpretare – liberalismo, risorgimento, fascismo – la scuola di Piasco -- filosofia piemontese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Piasco). Filosofo italiano. Piasco, Cuneo, Piemonte. Linceo. Nato da genitori entrambi originari della Valle d'Aosta, si laurea a Torino con una tesi dal titolo “Esistenza” – su Jaspers, che poi venne pubblicata all'editore Loffredo di Napoli. Compe spesso viaggi di studio in Francia e in Germania, dove ebbe modo di conoscere personalmente Maritain, Jaspers eHeidegger. Si fece notare dai più importanti filosofi del tempo, tra i quali Gentile. Allievo di  Solari e Guzzo, dopo aver seguito in Germania i corsi di Jaspers, insegnò filosofia al Ginnasio Liceo Cavour di Torino e al liceo di Cuneo, dove ebbe come allievi alcuni futuri esponenti della Resistenza italiana, tra i quali Revelli e Vivanti. Fu arrestato per alcuni giorni, in seguito agì egli stesso nella Resistenza, insieme con Bobbio, Ferrero, Galimberti e Chiodi, continuando a pubblicare anonimamente articoli.  Nel dopoguerra insegnò al Gioberti e in vari atenei tra cui Pavia e Torino dove, conseguito l'ordinariato. Fu accademico dei Lincei e membro dell'Institut international de philosophie, oltre che direttore della Rivista di estetica, succedendo a Stefanini che la fondò  a Padova. Ha molti allievi, fra cui Eco, Vattimo,  Tomatis, Perniola, Givone, Riconda, Marconi, Massimino, Ravera, Perone, Ciancio, Pagano, Magris e Zanone, segretario del Partito Liberale Italiano, ministro della Repubblica e sindaco di Torino. Considerato tra i maggiori filosofi, assieme a Abbagnano fu tra i primi a far conoscere l'esistenzialismo, facente capo principalmente ad Heidegger e Jaspers, e a riconoscersi in questa visione (La filosofia dell'esistenza e Jaspers), in un quadro dominato dal neo-idealismo. Si dedica anche a dare una nuova interpretazione dell'idealismo  non più in chiave hegeliana (Fichte), individuando in Schelling un precursore a cui l'esistenzialismo doveva la propria ascendenza, sostenendo che «gli esistenzialisti autentici, i soli veramente degni del nome, Heidegger, Jaspers e Marcel, si sono richiamati a Schelling o hanno inteso fare i conti con lui L’'esistenzialismo anda ripreso in chiave ermeneutica. Considera la verità non un dato oggettivo ma come interpretazione del singolo, che richiede una responsabilità soggettiva. Chiama la propria posizione personalismo ontologico. Si è dedicato anche a ricerche storiografiche, individuando nella filosofia post-hegeliana due correnti, riconducibili rispettivamente a Kierkegaard e a Feuerbach, e che sarebbero sfociate rispettivamente nell'esistenzialismo e nel marxismo.  Il suo percorso filosofico ha attraversato principalmente tre fasi:  una più propriamente esistenzialista, attestata cioè su un esistenzialismo personalistico, in dialogo con Kierkegaard, che riconosca come la comprensione di sé stessi è resa possibile solo dalla propria relazione con l'Altro; una seconda incentrata sull'ermeneutica, ossia nel farsi strumento di interpretazione della verità, volgendosi ad una comprensione ontologica delle condizioni inesauribili dell'esistenza, che ripercorrendo Heidegger si tramuta da angoscia del nulla in ascolto dell'Essere; l'ultima che si richiama a un'ontologia della libertà, più vicina a Schelling, ritenuto un filosofo talmente attuale da essere persino post-heideggeriano, la cui interpretazione può essere innovata a partire da Heidegger proprio perché Heidegger ha avuto Schelling all'origine del suo pensiero. Rreinterpreta le tre fasi del suo pensiero alla luce del passaggio dalla filosofia negativa a quella positiva di Schelling, ossia il momento in cui la ragione, prendendo atto della propria nullità, si apriva allo stupore dell'estasi, in una maniera non necessaria né automatica, bensì fondata su una libertà che non esclude tuttavia la continuità. Solo ammettendo questa libertà si può approdare da una filosofia puramente critica, negativa, ad una comprensione dell'esistenza reale, oltre che della possibilità del male e della sofferenza. Il discorso sulla negatività non sarebbe affatto completo se non si parlasse della sofferenza, ma dato che la sofferenza è non solo negatività, ma è una tale svolta nella realtà che capovolge il negativo in positivo, questo fa già parte di quella tragedia cosmo-te-andrica – cosmos, theios, aner -- che è la vicenda universale. Migliorini et al., Scheda sul lemma "P.", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, Per gli accenni biografici di questa sezione, si veda Vattimo, Dizionario Biografico degli Italiani, come anche la biografia presente in centrostu di pareyson. Regolo, A Torino Gadamer ricorda P., Repubblica, Cfr. Schelling, in «Grande antologia filosofica», Milano, Marzorati, Palma Sgreccia, Una filosofia della libertà e della sofferenza, Milano. Offrì un'interpretazione del proprio percorso filosofico nell'iEsistenza e persona. Tomatis; “Escatologia della negazione” (Roma, Città Nuova. cit. in: Roselena Di Napoli, Il male – cf. Grice, “ill-will” --. Roma, Gregoriana, Tomatis. Altri saggi: “La filosofia dell'esistenza” (Napoli, Loffredo); “L’esistenzialismo” (Firenze, Sansoni); “Esistenza e persona” (Torino, Taylor); “L'estetica idealista del fascismo” (Torino, Filosofia); “Fichte, Torino, Edizioni di «Filosofia); “Estetica. Teoria della formatività, Torino, Filosofia); “Teoria dell'arte, Milano, Marzorati, I problemi dell'estetica, Milano, Marzorati); “Conversazioni di estetica, Milano, Mursia, Il pensiero etico” (Torino, Einaudi); “Verità e interpretazione, Milano, Mursia); “L'esperienza artistica, Milano, Marzorati,  Schelling, in Grande antologia filosofica, Milano, Marzorati); “Filosofia, romanzo ed esperienza religiosa, Torino, Einaudi, La filosofia e il problema del male, in Annuario filosofico, Filosofia dell'interpretazione, Torino, Rosenberg); Kierkegaard e Pascal, Givone, Milano, Mursia); “Filosofia della libertà, Genova, Melangolo); Ontologia della libertà. Il male e la sofferenza, Torino, Einaudi. Le "Opere complete" sono pubblicate a cura del "Centro studi filosofico-religiosi P.", Mursia, Milano.  Interviste principali Se muore il Dio della filosofia, Sbailò, “Il Sabato”, anno Io, filosofo della libertà, Righetto, “Avvenire” Mario Perniola, "Un'estetica dell'eccesso: Luigi Pareyson", in Rivista di Estetica, Rosso, Ermeneutica come ontologia della libertà. Studio sulla teoria dell'interpretazione di P., Milano, Vita e Pensiero, Francesco Russo, Esistenza e libertà. Il pensiero di P., Roma, Armando, Furnari, I sentieri della libertà. Milano, Guerini e associati, Chiara, L'iniziativa. Genova, il melangolo, Ciglia, Ermeneutica e libertà, Roma, Bulzoni Editore, Tomatis, Ontologia del male, Roma, Città Nuova Editrice, Ciancio, L’esistenzialismo, Milano, Mursia Editore, FTomatis,  pareysoniana, Torino, Trauben Edizioni, Les Cent du Millénaire, Aosta, Counseil régional de la Vallée d'Aoste et Musumeci Éditeur, Conti, La verità nell'interpretazione. L'ontologia ermeneutica, Torino, Trauben Edizioni,  Pareyson. Vita, filosofia,, Brescia, Morcelliana,  Musaio, Interpretare la persona. Sollecitazioni. Brescia, Editrice La Scuola, Palma Sgreccia, Una filosofia della libertà e della sofferenza, Milano, Vita e Pensiero, Bubbio, Coda, L'esistenza e il logos. Filosofia, esperienza religiosa, rivelazione, Roma, Città Nuova Editrice, Bartoli, Filosofia del diritto come ontologia della libertà. Formatività giuridica e personalità della relazione, Roma, Nuova Cultura, Giudice, "Verità e interpretazione,” Atti dell'Accademia peloritana dei Pericolanti, TreccaniEnciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia. Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana.  Opere open MLOL, Horizons Unlimited srl. Opere Dizionario di filosofia Centro studi filosofico-religiosi P. Pubblicazioni e  critica Centro studi filosofico-religiosi orino. vita e pensiero Gianmario Lucini, sito "filosofico.net". Luigi Pareyson. Pareyson. Keywords: implicare ed interpretare, “Liberalismo, risorgimento, fascismo” – la filosofia politica fascista, la morale fascista, Pareyson e Gentile, fascismo, I saggi anonimi di Pareyson, ‘Liberalismo, risorgimento, fascismo’ ----  Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Pareyson” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza -- Grice e Parinetto: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale ed alchimia – la bucca del culo – la scuola di Brescia -- filosofia lombarda -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Brescia). Filosofo italiano. Brescia, Lombardia. Grice: “Parinetto implicates, “Are witches women?” “Sono donne le streghe?” Grice: “The question may be rhetorical but it ain’t – since Italian allows for “lo strego,” and “lo stregone.”” Ha insegnato a Milano. Nella sua opera convergono tanto lo studio delle filosofie orientali (fu traduttore del Tao Te Ching di Lao Tzu) che influenze di pensatori sia classici, come (Eraclito, Nietzsche e Marx), sia contemporanei della filosofia occidentale, quali Deleuze e Guattari. È considerato uno degli interpreti eterodossi del marxismo. Particolarmente importanti sono state le sue analisi sulle persecuzioni dei movimenti ereticali e sulla stregoneria, nella cui repressione legge il tentativo di annichilimento di qualsiasi diversità sociale da parte del potere (non solo religioso ma anche economico e culturale). Ha contribuito, spesso, con queste sue analisi, alla comprensione dell'emarginazione di tutte le istanze sociali e culturali minoritarie, non solo del passato ma anche contemporanee. Altro tema centrale dell'opera è l'alchimia, intesa come sapere contrapposto alla scienza moderna e volto alla trasformazione dell'umano anziché del sociale. Ha anche una profonda cultura musicale, tanto da essere stato collaboratore di “L'Eco di Brescia” come recensionista. Fu anche collaboratore del periodico La Verità (organo della federazione bresciana del PCI).  È in via di costruzione, presso la biblioteca di Chiari, la Fondazione Parinetto, che raccoglie la sua vasta produzione. Saggi: “Alchimia e utopia, Pellicani” (Mimesis); “Corpo e rivoluzione in Marx, Moizzi-contemporanea, Faust e Marx, Pellicani” (Mimesis); “Gettare” (Mimesis); I Lumi e le streghe, Colibrì, “Marx: sulla religione, La nuova Italia, “ Il ritorno del diavolo” (Mimesis,” La rivolta del diavolo: Lutero, Müntzer e la rivolta dei contadini in Germania, Rusconi); “La traversata delle streghe nei nomi e nei luoghi e altri saggi, Colobrì, “Magia e ragione” Nuova Italia,  Marx diverso perverso, Unicopli, Marx e Shylock, Unicopli, Né dio né capitale” (Contemporanea, “Nostra signora dialettica” Pellicani,  Processo e morte di Bruno: i documenti, con un saggio, Rusconi, Solilunio: erano donne le streghe?, Pellicani, Sulla religione, Nuova Italia, Streghe e potere: il capitale e la persecuzione dei diversi, Rusconi. Curatele e traduzioni Jakob Böhme, La vita sovrasensibile. Dialogo tra un maestro e un discepolo, Mimesis, Bruno, La magia e le ligature, Mimesis, Cusano, Il Dio nascosto, Mimesis, Dickinson, Dietro la porta,  liriche scelte, Rusconi, Eraclito, Fuoco non fuoco, tutti i frammenti,  Mimesis,  Rime sulla morte, Mimesis, Hegel e Hölderlin, Eleusis, carteggio, Mimesis); Il teatro della verità. Massoneria, Utopia, Verità, Mimesis, Angelus Silesius, L'altro io di dio, Mimesis,  La via in cammino: Tao Te Ching, La vita (Felice, Milano); Voltaire, Stupidità del cristianesimo, Stampa Alternativa, Vedi per esempio Una polemica sulle streghe in Italia, riferimenti in.  Vedi per esempio la recensione a I Lumi e le streghe  Vedi di Renzo Baldo  Cfr. Fondazione Micheletti Catalogo Emeroteca, su //musil.bs. Movimenti ereticali medievali Stregoneria. Biografia da Nicoletta poidimani  Biografia da zam, su zam. Una polemica sulle streghe in Italia --  nel sito della ARFISAssociazione per Ricerca e Insegnamento di Filosofia e Storia. Parinetto. Keywords: etymologia araba d’alchimia, processo e morte di Bruno, massoneria, eretico, alienazione, la bucca del culo, anale, analita, il falo, il pene, quando l’ano appare (da fece) – metafora – da fece in vece del falo, Bruno, de magia, trattati di magia, processi a Bruno, gl’antichi romani, I corpo e la revoluzione fascista – il veintennio fascista e l’analita -- Refs.: “Grice e Parinetto” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Parisio: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale di Cicerone – la scuola di Figline Vegliaturo –la prammatica come retorica conversazionale – Leech -- filosofia calabrese -- filosofia italiana -- Luigi Speranza (Figline Vegliaturo). Filosofo calabrese. Filosofo italiano. Figline Vegliaturo, Cosenza, Calabria. Grice: “I like Parisio; he focused on rhetoric, as every philosopher should!” Come molti filosofi italiani senza titolo nobiliario, ha una vita errabonda. Dopo aver fatto un viaggio di studio a Corfù, ritorna in patria dove apre una scuola. Si trasfere a Napoli dove ottenne cariche e favori dal re Ferrandino. Risiede per qualche tempo a Roma per poi trasferirsi a Milano dove sposa la figlia del filosofo CALCONDILA (si veda). Dopo aver abitato a Vicenza, Padova e Venezia, torna a Cosenza, dove fonda l'accademia. Recatosi a Roma, invitato da Leone X, vi insegna nell'accademia di Pomponio e nell'archiginnasio. Rimame a Roma fino alla morte di Leone X,  dopo di che ritorna definitivamente a Cosenza. Saggi: ORAZIO Ars poetica, cum trium doctissimorum commentariis; Acronis, Porphyrionis. Adiectæ sunt præterea doctissimæ Glareani adnotationes. Lugduni veneo: a Philippo Rhomano); ORAZIO FOmnia poemata cum ratione carminum, et argumentis vbique insertis, interpretibus Acrone, Porphyrione, Mancinello, necnon Iodoco Badio Ascensio viris eruditissimis. Scoliisque Politiani, M. Sabellici, Coelij Rhodigini, Pij, Criniti, Manutij, Bonfinis et Bononiensis nuper adiunctis. His nos præterea annotationes doctissimorum Thylesij, Robortelli, atque Glareani apprime vtiles addidimus; Sipontini libellus de metris odarum, Auctoris vita ex Crinito. Quæ omnia longe politius, ac diligentius, quam hactenus excusa in lucem prodeunt; Index copiosissimus omnium vocabulorum, quæ in toto opere animaduersione digna visa sunt, Venezia: apud Bonelli, Claudianus, Claudianus De raptu Proserpinæ: omni cura ac diligentia nuper impressus: in quo multa: quæ in aliis hactenus deerant: ad studiosorum utilitatem: addita sunt: opus me Hercle aureum: ac omnibus expetendum, Venezia: Lessona, Viani eRosso, Clausulæ, CICERONE ex epistolis excerptæ familiaribus: ac in sua genera miro ordine digestæ: plenæ frugis: et ad perducendos ad elegantiam stili pueros vtillimæ et recensuit et approbauit, Vicenza: per Mariam eius. F., VALERIO MASSIMO Priscorum exemplorum libri: diligenti castigatione emendati: aptissimisque figuris exculti: cum laudatis Oliverii ac Theophili commentariis: Barbari: Merulæ: Sabellici: Rhegii: multorumque præterea novis observationibus: indiceque mirifico per ordinem literarum: ad inveniendas historias nuper excogitato: alteroque in usum grammaticorum ad vocabula rerumque cognitionem, Venezia, Zanis de Portesio, Habes in hoc volumine lector optime divina Lactantii Firmiani opera nuper accuratissime castigata: græco integro adiuncto, eiusdem Epitome, carmen de Phœnice, Carmen de Resur. Domini. Habes etiam Chry. de Eucha. quandam expositionem et in eandem materiam Lau. Vall. Sermonem habes Phi. adhorationem ad Theodo. Et adversus gentes TERTULIANO Apologeticum, Venezia: arte et impensis Tacuini fuit impressum,); “RHETORICÆ BREVIARIVM ab optimis utriusque linguæ auctoribus excerptum; Liber de rebus per epistolam quæsitis. Tetrastichon de hoc P. alijsque quibus poetas illustrauit libris., Adiuncta est Campani QVÆSTIO VIRGILIANA excudebat Stephanus, illustris viri Fuggeri typographus, Andreotti, Storia dei cosentini, Napoli, Marchese;Lepore, Per la biografia’ Biblion, Episcopo, Fondatore dell'Accademia a Cosenza, Pellegrini, A. Frugiuele, Dubbi ed ipotesi sui suoi natali, Il Letterato: rassegna di letteratura, arte, scuola fondata e diretta da Pellegrini, Accademia di Cosenza, Treccani Dizionario biografico degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Indice. A quibus primumd C inventa RHETORICA et celebrata; qualis primu apud athenienses eloquentia e usus ac stadium; QVALE PRIMV APVD ROMANOS; quid sit rhetorica, quid inter rhetorica et Dialectice AnFSietoricaiitars, quod utilis sit rhetorica; sit 'nc ars necessaria; Quæ præftarc oporteat rhetorica; Quales eifedel eant rhetoriesecan didati quæ fdre eos oporteat ti»it; quod sit officium rhetoricæ; quid inter oficium dC finem; quis rhetoricæ finis; quæ materia; De civilib quad faonibus, SC earuhi generibius; De circunstanda quæ facithypOi», the fim; De tribus generibus causar; partes RHETORICÆ qumqi; De inventione. Zo; Qufco trover fiæno confidat zi 4z De constitutione zz»4 Quod sint costitutioncs, etquf; De statu comecdurah de datu definitivo, de datu generali, de datu translativo ex plurib conditutionibus quomcH do prmdpale quis inuemat quæ causa dmplexfit iuneda quæ con^ zp.do, de quæstione, ratione, indicatione et argumento, PARTES ORATIONIS; de genere deliberativo; genus demonsratiuunit; genus iudiciale. Figlio da Tommaso, giureconsulto e consigliere del senato napoletano, e Pellegrina Poerio. Ha come primo mæstro Pedacio, che lo avvia alla conoscenza del latino. Si trasfere a Lecce, dove il padre e stato nominato governatore, e intraprese lo studio del greco sotto la guida diStiso. Si reca Corfù per frequentare la scuola di Mosco, dove perfeziona la conoscenza del greco. Rientrato a Cosenza, frequenta le lezioni di Acciarini. Ha certamente una formazione giuridica, sollecitata dal padre, di cui resta traccia nel VOCABOLARIO LEGALE, Napoli, Biblioteca, un elenco alfabetico di quesiti giuridici tratti dai giureconsulti romani antichi. Ma l’interesse per il diritto e le istituzioni politiche antiche deriva a P. anche dalla frequentazione di Pucci, allievo di Poliziano a Firenze, attivo a Napoli. Si trasfere a Napoli ma i suoi contatti con Pucci e con l’ambiente culturale napoletano risalivano a qualche anno prima. Invitato a tenere lezioni sulle “Silvæ” di STAZIO (si veda) e nell’occasione pronuncia l’orazione “Ad patricios neapolitanos”, nella quale elogia Pontano. Alla frequentazione dell’ambiente pontaniano risale probabilmente l’adozione del nome latino. Nominato da Ferdinando I d’Aragona mæstro di camera e ricopre incarichi nella cittadina calabrese di Taverna e a Lecce. E in rapporti di amicizia con Ferdinando II (Ferrandino), come evidenziano una lettera a lui indirizzata e l’epicedio in versi per la morte della madre, Ippolita Sforza. È probabile che segue Ferrandino nella fuga da Napoli occupata da Carlo VIII e poi nella riconquista del Regno. Dopo la morte di Ferrandino e la salita al trono di Federico I si trova coinvolto in intrighi di corte e prefere abbandonare Napoli per trasferirsi a Roma. Arrivato a Roma segue le ultime lezioni di Leto e si lega ad Inghirami, che gli fa assegnare l’insegnamento di oratoria nello studio romano. In seguito all’uccisione di due suoi allievi, implicati nelle trame che accompagnarono il pontificato di Alessandro VI, decide di abbandonare Roma e di trasferirsi a Milano. Nella città lombarda trova alloggio e occupazione nella scuola di Minuziano. Collabora ad alcune edizioni date alle stampe da Minuziano e scrisse epigrammi contro due suoi avversari, Ferrari, docente di eloquenza nella scuola milanese, e il corso Nauta. Si trasfere presso Cotta, che gli da l’opportunità di aprire una scuola propria e che forma con lui un sodalizio editoriale. L’allontanamento da Minuziano provoca polemiche e scambi d’accuse, di cui danno testimonianza le tre orazioni di P. in Alexandrum Minutianum. Sposa la figlia di CALCONDILA, che insegna greco a Milano. Sono allievi di P. a Milano, oltre a COTTA (si veda), anche il figlio di Demetrio, Teofilo CALCONDILA, Alciato, Giovio, che scrive su biografia nei suoi Elogia, e il figlio di Poncher, vescovo parigino all’epoca presidente del senato milanese. E grazie a Poncher che ottenne la cattedra di eloquenza lasciata vacante da Ferrari, fuggito da Milano dopo la caduta di Ludovico. La polemica con Minuziano, dopo una temporanea riconciliazione, si riaccese in un contesto politico meno favorevole a lui, in seguito alla sostituzione di Poncher con Charles. A quest’ultimo Minuziano dedica l’edizione di LIVIO data alle stampe, per la quale P. accusa l’avversario di aver plagiato le proprie lezioni su questo autore. La polemica degenera in una campagna denigratoria nella quale Minuziano e affiancato da Ferrari, rientrato a Milano, Nauta e Panato da Lodi. Replica sotto lo pseudonimo di Furius Vallus Echinate in un opuscolo stampato a Legnano da Giacomo assieme con la ri-edizione del commento a Claudiano. Oggetto anche di un’aggressione fisica accetta l’offerta di Trissino, allievo di Calcondila e si trasfere a Vicenza. Pubblica numerosi saggi: il commento al De raptu Prosperpinæ di Claudiano; i carmi di Prudenzio e il Carmen Paschale di Sedulio, ambedue nella tipografia di Signere e con il contributo dei Cotta. Ancora presso Scinzenzeler e con una prefazione di Cotta, il “DE VIRIS ILLVSTRIBVS VRBIS ROMAÆ, una delle compilazioni tardo-antiche trasmesse sotto il nome di Aurelio Vittore, che attribue a Cornelio Nepote. -- Minuziano pubblica lo stesso testo fra le opere di SVETONIO -- il “Libellus de regionibus urbis Romæ, Scinzenzeler, una versione interpolata della Notitia regionum urbis Romæ, che attribusce a un inesistente Publio Vittore. Le iniziative editoriali sono accompagnate dalla ricerca di codici antichi. Nell’edizione di Sedulio dichiara di aver utilizzato un antico codice scoperto in un monastero. A un codice di P. fa riferimento Calcondila nell’edizione di Valerio Massimo a Legnano da Giacomo con commenti dello stesso P. e di altri. Riusce a impadronirsi anche di alcuni dei manoscritti bobbiesi scoperti da Merula oggi nella Biblioteca nazionale di Napoli: i codici latini utilizzati per le edizioni di testi grammaticali di PROBO e altri autori pubblicate a Milano da Scinzenzeler e Vicenza da Zeno, e il codice contenente l’“Ars grammatica” di CARISIO (si veda), pubblicata da Ciminio a Napoli per Sultzbach. Questi tre codici sono oggi custoditi nella Biblioteca di Napoli. L’attività editoriale prosegue a Vicenza, con la collaborazione della tipografia dei Ca’ Zeno. Pubblica una raccolta di CLAUSULE CICERONIANE tratte dalle familiari, un manuale di retorica e la citata raccolta grammaticale. Non fa in tempo a pubblicare il De rebus per epistolam quæsitis, una raccolta di notazioni filologiche in forma epistolare incominciata a Milano e a cui da forma editoriale a Vicenza. Il suo nome si legge anche nell’edizione di Lattanzio stampata a Venezia da Tacuino, ma non è chiaro se egli abbia realmente contributo a questa edizione. Le sue note all’Eneide (VIRGILIO) sono inclusi nell’edizione virgiliana stampata nel a Milano da Scinzenzeler. Arrivato a Vicenza pronuncia Ad municipium Vicentinum, e tenne corsi. E ad Abano, per curare la podagra di cui soffre. In seguito alle vicende seguite alla sconfitta di Venezia ad Agnadello si trasfere dapprima a Padova e poi Venezia, ospite da Michiel. Vaglia la proposta di insegnamento offertagli dalla città di Lucca, ma qualche mese dopo prefere abbandonare Venezia per la Calabria, dove arriva dopo una sosta di alcuni mesi a Napoli, dove e accolto da Seripando e da altri sodali dell’Accademia Pontaniana. All’attività svolta a Cosenza viene fatta risalire quella che in seguito e denominata l’Accademia di Cosenza. Insegna ad Aiello, quale precettore dei figli del conte Siscari. Nella scuola di Taverna tenne corsi su Plauto e sui grammatici. E a Pietramala, dove apprese dal cognato Calcondila che Leone X gli assegna un incarico di insegnamento presso lo studio romano -- oltre a Calcondila, l’incarico e stato raccomandato al pontefice da Inghirami e Lascari. Arrivato a Roma tenne i corsi. Ottenne da Leone X la dispensa dall’insegnamento e una pensione. Progetta di trasferirsi a Napoli, grazie a un legato d’Aragona, ma le precarie condizioni di salute lo indussero a raggiungere Cosenza, dove muore. Oltre all’edizione carisiana di Ciminio, anche altri pubblicarono inediti di P.. Suo figlio da alle stampe a Napoli le lettere inviategli dal mæstro, ma la stampa è attualmente irreperibile. Ne resta una copia manoscritta nel codice della Biblioteca dei girolamini di Napoli. Martirano pubblica a Napoli per Sultzbach il suo commento all’Ars poetica di ORAZIO. Il De rebus per epistolam quæsitis e pubblicato da Estienne, che nella prefazione lo presenta come il maggiore umanista della recente generazione, un giudizio ripetuto ancora da Sabbadini. Vennero date alle stampe anche le sue esegesi all’Eroides, a Venezia, per Tacuino, le Metamorfosi di Ovidio, e la Pro Milone di CICERONE. Lascia in eredità a Seripando l’ingente biblioteca. Essa conta fra codici e libri, molti con annotazioni dell’umanista. Seripando li lascia in eredità al fratello, il cardinale Girolamo. La biblioteca passa poi al convento napoletano di S. Giovanni in Carbonara, subendo perdite e dispersioni. Il nucleo più consistente è conservato nella Biblioteca nazionale di Napoli. Parte degli inediti di P. -- lettere, orazioni, prolusioni -- sono stati pubblicato da Iannelli e Parco. Il De rebus per epistolam quæsitis, cur. Ferreri, Roma. Fonti e Bibl.: Iannelli, De vita et scriptis P. Commentarius, Napoli; Parco, Studio biografico-critico, Vasto; Sabbadini, Le scoperte dei codici latini, Firenze, passim; Parco, P. e Alciato, Archivio storico lombardo; Due orazioni nuziali inedite, Messina; Lepore, Per la biografia, Biblion; Ferrari, Le scoperte a Bobbio in Italia medievale e umanistica, Manfredini, L’inventario della sua biblioteca, Rendiconti dell’Accademia di Architettura, lettere e belle arti di Napoli; Tristano, La biblioteca di un umanista calabrese, Manziana, Lauletta, Un inedito: la Præfatio in Flaccum, in AION, Sezione filologico letteraria; Munzi, Prassi didattica e critica del testo in alcune prolusioni inedite, in Studi umanistici piceni, P., cur. Rosa et al., Napoli, P., cur. di Abbamonte et al., in AION, Sezione filologico letteraria, Paladini, Appunti su P. mæstro, in Vichiana, P., cur. Abbamonte et al., in AION, Sezione filologico letteraria, Pattini, Preliminari per un’edizione del commento di P. alla Poetica di Orazio in Filologia e critica, L. Ferreri, L’influenza di Pucci nella sua formazione in Valla a Napoli, a cura di Santoro, Pisa. P. NEAPOLITANI VIRI CTISSIMI RHETORICÆ Compendium AQVIBVS PRIMVM ET IN uenta RHETORICA celebrata Rhetorics toresyqta leges tulerunt, tllm pnmt creduntur exercuifjeieaque duce feros animos essecisse patientes societatis, cœtus, Winc ex observatione, quum queere£ta, qu re ry non videbantur Marte etiam geni I f genitus populus, tansim defidice altricem rejpuebant et quia a Græcis petenda eratf gre ferebant ah illis quicquam accipere : indignum putantes, quos armis rerunuy gloria uicif fentydiqua tamen in re fateri superiores. Vnde fi ^ui Uteros callebant Gracas, magna eas industria disimulabant, ne apud suos cives autoritate imminuerent. Paulatim tame utilis hone/ia^ apparuitt primus L . Plocius G alius, fub ipfi U Crafft extremis temporibus, eo ipfo die quo Vd lenus Catullus natus est, docere eam LATINE cce pittad quem ingens concursus. Ægre ferebat CICERONE, non idem sibi liceret quod doSiifiimoru autoritate teneretur, qui extimarent, Græcis exercitationibus ali melius ingenia posse, LJtin de Voltacilius, q Gn. Pompeiu docuit, primus hbertinoru hisioria no nisi ab honestissiimis traftrfr/ folitam scribere aufus cfi, RHETORICA artem professus eUitantuml brevi interieSio tempore sumpsit incrementi, ut CICERONE iam finior, cum Hircio et Pansa grandibus pr RHETORICA nulla pæcepu ab autonhus descripta funti vel quod nulla materia diRans ah humanis rebus excogitari poteB, qua in aliquo ex tri hus generibus propria rhetorica aliqua falte ex parte non cadati vel quia qua degena ali dicenda ent, ex propria praceptis facile mtelligi pofpnt. Hanc igitur propriam ex sententia M. Tullij breviter circuscripte definiamus- partem esse civilis scientia, id est POLITICA, civilis autem rationis una pars eR-, qua in opere fine tu- ^ multui altera-) qua in quastionibus hteque cofiftit cuius magna et ampla pars artificiosa ELOQUENTIA ayiT inter rhetoricam 8 dialecticam. E t quonia d^aleRica cognata putat LIZIO Syage si lubet qd inter se differat in spictamus. Nofttm eR illud Zenonis, qui manu prolata utriusque vim expressit. amba enim ad unum fere eundemque; finem argumentationes reperiuntinec secum, sed ad alios agunt, sola ex omnibus scientis, de contrariis ratiocinantur neu tra determinata quapiam re, quomodo se habeat scientia eR: sed facultates quada funt invenien- darurationU, hinc idm quaft hÆt fubieSiu^^ut ^ft diiddisy neutr i perfeSie fcictU cfje duum certum proprium fuhieShum mdlu ha\ he^leorjum. Sed tiwie D Ule6ticofitione longe ab illius diuersa, contenta eR, acciditq; dialectico, ut apparenti syllogijrno uti nequeat: fit enim fiam ed uillator, si eum prudens elegerit. At oratori tam eo quod eR, quam quod apparet, uti permtssum eC: dum tamen per juadeat, ad quodunum omnis nititur ARS ORATORIA, AN RHETORICA SIT ars E St alia inter eruditos cotroversia, fu ne ars rhetorica: fuosi habet quceque fin tetia acerrimos defensores, tantis animis non nulli ex artiu numero eam explodunt, ut ne coid tijs quidem scriptis in eam calumniis temperd rinttillis maxime nisi argumentis, quodars reru fit qiue friuntur, rhetorica opinionibus conflet no scientia tnec cognitis penitus perfjpeCtis rebus, et nunqfallentibus, ad unum finem fj eCia tibus cotineatur, ut nec semper veris agatidua semper sint cause ut necesse sit altera falsum tu A 5 ni tO rri.Addm et illud, ob umadt Siiomsgenerdad mdgire popularem sensum iccomoitnda, nui Um irteefje poffe,At^id po Rremo ohijdut,ca put totius rhetoricæ e^e dicere: quod ipsum arte tradi non poteh, Ad c^uæ singula ne articuktim occurramus, in causa nobis e Quintilianus, qui libro secundo omnes sententias confutando, eo rem deduxit, ut artem esse crate usurpatum: Qjw in re clarus quif^ efi, ht ea fe exerceat, diei partem illi plurimam im-^ fy pendat, utipfefe fuperk. G audeat, fi ad doShrinam provocetur: nec turpe putet docere alios, id quod ipsis fuerit difeere hone iijiimum, meminerit tit tmcn virginem esse inuSim eloquentUmj nec turpi lucdlo proflituendam, tuncque laborum eloqucntt juormfruEtum fat rm um capere Je fiat, quum occasionem adipifcitur publicandi qu. rit, non doceat: nec ingenia melius ahjs uacatuta, detineat atque obruat. quibus deliramentis plenos ij»n tunc esse grammaticorum cemmentarioi tO tortos, conquerebamur Seneca et Quimilianus, Exerceat postremo difcetes, inflet, molejius fit potejlatemque adipipendce rhetoricte non minus in di fcemium, quam docentium dm^entiojoliett datconfijiere, aVALES ESSE DEBEANT Rhetori cf candidad. A Ge nunc uici im, quales efje debeant Rhetoricit candidati, inf^iciamus neque enim ex omni ligno fit Mercurius. Mali nihil m ea proficienucum quia mens uitijs occupata, pid cherrimi operis jiudio vacare non potefh tum quia omnem malum, /lultum esse oportet, Mti autem iudicio carent et confiiiotquibus maxime nititur ars rhetorica, nam ut caterarum rerum, sic etiam ELOQUENTIÆ FVNDAMENTVM [cf. G. N. Leech on H. P. Grice, IMPLICATURE AS CONVERSATIONAL RHETORIC] efi fa- pentia, Sit liberaliter inftitutus, bonis corvoris ap tbryne, prime ornatus i?hry nem meretricem Athenienses prudentissimi eloquetissimique, no tam Kyperi dis oratione, qiMnqud admirabili, petfuap, quam uifo eius peSiore (quod speciofiflmum, diauStd ibiades ue Ænt^erm) apfoluer Hnu AlctbUdeSi cui R*P. relji>onfo Apollinis, tanqtmmfortif^imo Gra eorum flatwtm in comitio erexit, populum Athetiienfem pulchritudine poti^ime habuit fihi ofcnoxium. Nec mirum, fi illi populo placent, quos eximia j^ecie natura donare dignata e: quum credatur ccele/lis animus in corpus venturus, dignum prius fibi metari hofhitium uel quo e- nent, pro halitu suo sibi jingere habitaculum, unde aliud ex altero crefeat: esr quum se pariter iunxerint, utraque maiora fint. Vtcunque, fatis conRat, mirum esse quantum atice forma maie flasque corporis sibi conciliet. Dotibus idem animi fit infhruSius, filiis qua ingenerantur appellantur non uoluntariat ut docilitas, memoria, quaf e omnia appellantur uno ingenii nomine: filiis, qua in voluntate posita, proprio nomine virtutes dicuntur Ante omnia tamen ingenio opus est: quodquibufdam animi atque ingentj motibus eget ORATIO, qui ad excogitandum acuti, ad explicandum omandumque uberes, et ad memoriam firmi fiint (dtuturm magnamque IN ORATIONE pofiident artem facetia, lepores, lacef- findirej ondendique celeritas, ubtii URBANITATE B 3 coniuttSia: tl conimSi: qu Nec minor dijfensio eflin eius materia i illis ORATIONEM, abjs argumenta perluaji hdja, ciuilesabjs qucestiones jiatuentibus Noiy de ea INTER OPTIMOS convenvtt, aperimusi t prius quid sit ipsa materia oRenderimus^Ejl enim materia, in qua omnis ars, ea facultas qiue conficitur ex arte, versatur, ut ergo medici nauulnerOy morbU fic rhetoricæ omnes res quacunque oratori ad dicendum fubieSla funt materia appellatur. Nec obflat, quod fi deornni tus rebus dicat, propriam ergo non habeat mato rianhfcd multiplicem: quum alia quoque artei VtatedaH mino DE CIVILIBVS QVÆSTI- iv onibus, Sacarum gencru -r bus, Solent autem res oratori fuhieBa cendum d plerifque (^uMones ciuiles appellari: quod non omnia quk‘. pofhefitn uocant. 1« hdc genercttim Jiquid ftueritHT, ut ExpetemU ne fmt literæ . \n iU (t definitcejunt perfonce C'onfiituti cum ad uerfario confligendum, ubi rei dominus (qui fie pe alienus, sepe immicus eR ) quasi machinatio ne quadam, nunc ad iram, odtum, triRiciam, ht^ ticiam, fexcenta opposita, eR detorquendustillk magnum eR opus, et, ut inquit CICERONE, nescio m de humanis operibus longe maximum DE CIRCVMSTANTIA, QJTAB sed hypothesim. Nunc quoniam thefim ab hypothesi se perauimus, et quomodo qvæstione uti de beat orator oRendimus: reliquum eji, ut quid sit quod hypothesim faciat, demonRremus, ER enim rerum quell ere, auieqHid sit, enumeratione facilius quam definitione æprchendttUK Sunt autem eius partes lex Quarum coniunctiio onat. ELOCUTIO, (]ua IDONEA VERBA SENTENTIAS inventionibus dijhofitts accomodamus. MemorUyquie rerum verborumque ^fida efl custodia. PRONUNCIATIO, quicej e, in quas speæs dividantur. Ermagora, quo duce po ttj?ima rhetorum pars usa est, quatuor modis fienajjerit: per cequale, unicu, sine circunstantia, modi 4« inexplicahtle. Æquale e/i, quum eadem ex utra- t que parte dicuntur: ut, Dj(o adolescentes vicini f ormo fas uxores habebant, noSiuobutamfa£H media uia, accufant Jeinurcem adulterij, Vntcu, t quum ex una parte tantum con/iat, ex altera nihil affertur: ut Leno, qua parte sciebat venturos adolescentes, foueam fecit, quailli pertere,Smr circumstantia, quum aliquid deeH in qtueflionei quod faciat causam: ut, ¥iliumpater abdicat, neq; ulla additur causa abdicationis, Inexplicabile (fi, quum ludex hæret impeditus, nec f nem iu dictj uidet ullum lUtLexeH, feptemiudicesde: reo cognofeant, maioris partis fententia fanSia fit, duo quendam abfoluunt, duo pecunia mul- Siant, tres capitis condemnant: rapitur ad pee-iiam, contradicit. \t€m, Alex ander in somnijs admonetur nonejfe credendum somnos, Plura de- / tndf 44 ff wde oh ferumtpoftmtas cmofior,nm Con nertihile id affelUtur^ qtmm tota a£do conuerti twr a litigantiusmcutn^ fuis prioribus utitur rd tiomhu Syfrladunlarij . hocmodo i Exigebatqtur dm A amico pecuniam cum ufura, quafi credi f i tamto fferebatilklineufuraj quasi depositim, lnterim lex fertur denotas tAults: petit creditor tanquam depofitamyrtegat debitor tanquam credi € tS, Non uerijimile ecquod contra opinione dici . turtut fi CATONE ambitus accufetur.quodtame ft m caute agatur, haud procul ahefi quin cmfiftat 7 Jmpofme eR^quum id dicitur quod fit contra re rum naturcefidm; ut si infantem accusemus adulterii, quod cum uxore cuharit aliena .Turpe quod omninoreijcitur: utfiuir precium pojcat ^adulterij.Sine colore efi, quum nulla caufa faSH inuenitur: ut decemmilites belli tempore fibipol’- Cdcofyfid hces amputauerut,reifunt LtftreipuhUc4e. Sunt ta. f^alue IpecieSyqtutcacojy Ratayi defi male consistentia appellantur ut aticum, quum aut ali quiserrorinhi Roria^yautinquams ex circunfiantijs.Impenfum, quum penes unum omnis iudicijuis eftyparumq^mer habet in quo dicendo Iere a ir, Pr iunguntur: et fic accufatur faailegus,utfur etia dicatur efje. In tranfuttm uero, uno tantum accusarnus crimine, sive illo quod intendimus, fi-ueillo ad duod reus tranfferri poHulat aSiio nem. Sed hcec multarum fitnt nundinarum, qtue non una disceptatione pofiint ab soluL Sum-ma tamen h^c fit, expedire dificentibus quadripartita fieri diuifionhuel qafacdior fit,uel quod defendendaru caujaru ratio id exigere utietur, ut primo si pote fi negemus, proxime si non id obijctturfaSiu afferamus, tertio (qua defensio e honefiifitmdjfi reBefaSiu cotendamus. quco fideficiut, una fuperefi falus, aliquo iurisadiutorio elabendi d criminei quod fit per translatione [DE STATV CONIECTV] ralu C Onk^iuralis autem fiatus, quod incerta conieSittris Juj iciomhus indaget, di- D yo ‘, £}us:re a nonnullis nono uerho, nc nefch m LdUno, mutus f quod meo uideatur utrum maSia fit: tumfit-, quum quod ah uno obijciturf alter pernegat. nec folumfaiium, sed et aiSium, qucerit: poteflq;in omnia tempora Sflrihui. De prceterito enim conijcimus, An fenatores Romn Ium occiderintide prcefenti, Bono ne animo erga Tullum fit Metiuside futuro, Num fi Alba no diruatur, Miquid incommodi ad Romanos Jit per venturum. In his omnibus agit conieSiura^eafic AB ALIQVO MANIFESTO SIGNO, quod lege moribus f liceat, nec necefarto rem arguat. Ac (utapei: tius agamus) fex eiufmodi objeruantur. aut emm defa6lo tantum, non de perfona conflat: aut æ persona conflat, non defaSio: aut de de utroque non conflat :aut fi defaSio, de uoluntate no con flat: aut quum de re ipfa quæritur, non dtfaSio /diquo, an aliquid fuerit illud de quoefl qute^tiot 4Ut mutua eflaccufatio., PE STATV DEFINITIVO, D Uflnmu€tiam commodum aliquod -i afferimus. c? O X m i Genus. fZ de statv generaliJ A t quum quid faShtm i quo nomine appellari debeat convenitiet tme quan tum, e^r cuiufmodi, et omnino fine ulk nominis cotrouerfia quale fit qu tetnpus: illa, pdicet negocialiSj iudicial pnetmtmqi rejpiciant, ut fuo loco demonstrahitur.Age uero nunc iuridicialem, cuius controversia ex re iam faSla proficiJcitur,inlj>icidmus: negocialem poji paulo traSiaturi In iuridickli luxiiicialU, aut reusfeciffe quippiant, quod uetitum fit^fatetunaut uetitum negat* ft negat, abaoluta ejl iuri- lam, af-, Absoluta duobus jit modis, faSti qualitate et iuris ratiocinatione. FaSli qualitas eji, cum ofiendir i mus nihil nos fecijp pemiciofum.lurb ratiocm'. tio modis fit quatuor.lege,ut occidit filiuindem natum quis: licet id lege, more, ut apud Scythas sexagenarij e pontibus mittutur, Athenis id Scytha fecit, tuetur fe more gentis fu Vietatioeri minis. Remotio criminis con^itutio, quatuor locis dividiturt comparatioh ite, relatione criminis, remotione criminis, concejione, Comparatio fit, qumfaSia compenftntur, aut maiori incommodo prolj^e^lurtt efje contendimus, aut deliSlo meritum comparamus: comparaturque; id quod in crimen vocatur ad id quo fe reus profriffe afjerit, ut quidam mu, ro ciuiMis deturbato hofles fugavit, reus efl Itt fe rei publicte .lbi comparatio efl^ quod enim mu rosdeiecit,uideturl trem, eir Mfione m Clodium, At fi non in eum qui paffus e^i,fed in alium,uel aliudcrimen tranffertur,tunc remotio criminis appellaturiut de eo qui porcam tenuit in fcedere cum Numantinis, unde remotio criminis duobus modis con/iat: fi aut causam in alium tranfferamus, aut falsum: vel si in perfonm remonemus, aut in rem, ut pu tdtuH partibus in- jj>e6iis, legitimam confideremus. Efl autem le Legitima conRitutio, quum ex scripto controuersia nafcituriin funt in legitima confitutione, quod fi ex plunbus [criptis controuerfia ndfcatur, contra md de TranflationeaSiionis sit omnis controversiam enim ah alio nos accufari debere dici musyoutnon nos^aut non apnd hos, aut non had lege, non hoc cfimine non hac pcena uel æte ris id genus. Illud tamen animadvertendum iit Translatione quod aut omnino de commutatione ali 4 Tranfidtia undefiat^'-t 4p huj; eds partes feantur, suas pnefcripfimusSe quU iks principales, alus incidentes esse diximus, lUud multos IMPLICITOS hahetyjTi plures tus in causa inueniantur quem potilsimum eligamus, quem'ue principalem ejje iudicemusf H«ic jcrupulo facile occurri per nos poterit, fi illud imprimir observauerimus, quid fit quod comprehendat, quidue fit quod comprehendatur qui Trutcipdlis enim alteru in fe habuerit, is erit principalis: qui uero quafi membrum accefferit, incidens erit is Incidens, iudicandus, huius proprium e^l, confirmire principalem. Qupd fi neuter comprehendatur, tunc principalis cenfendus, qui imperarit: incidens, qui seruierit. Si vero nujqua aut feruire aut comprehendi Ratus uHusapp^erit, tucuterque prin- Copiexm efiappellandusieao; controversia, quonu controver J I a i duos m fe plures ue status mpleqti^, cpmplexi Uanominatur [QJTÆ CAVSA SIMPLEX SIT] qu 2 c conmntfla. Atque vel ob hanc rem poti fimum statim caufa difeutienda efl,fimplex'ne fit tn comund^inet^enim eadem utriuf^ efl ratig. quoniam St quonim multum intereR, utrum de unare an Se plurihus agatur. Simplex, ahfoiutam continet qvæstionem, at ConiunSla,aut ex pluribus quce Co/«'w^ /lionibus iunSiæfttut quum Verres accufatUTi quodmulta furatus fit, quod CIVES ROMANOS nei carit, quod peculatu commi ferit, autft ex com paratione, quum quid poti fimum sit consideratunut utrum Cicero accufet, uelC(ecdius.qu(t, cause cognitio maximo efi adiumento ad constitutionem inveniendam, DE genere caufe, conftitutione ip utrum causa fimplex fit an coniun6iainj e6iis, qvæstio, ratio, iudicatio, firmamentumque sunt eognofeenda nam defaipti& rationis controversia fatis efi; a nobis eo loco de monfhratum,ubi de generali egunus confiitutione, C^ipnem autem quum dicimusffummam illam in qua caufa uertitur,intelligi uolumust - Sunt enim pleraque minores exfummis dependentes,quasj cialia nonnulli capita appelknt quum Mum fummas dias, generalia nominauerint est. QB^o ergo auaftio hcec, materia, quce ex intentione. fmma. depulfione nafcituriut, Oreflesmatremiure fe ocadiffe att:qi{^efiio,an iure occiderit » Subfe tquitur ratio, qtue caufam continetiquia quodfa^ ciu efje confiat, j^er eam defenditur . ut, Occidi matrem, quia patrem illa meum necauerat ex qua ratione necejfead iudicationem peruenitur qu eloquentiæ lumi moftendenda, licet Theophrasto refragrante GENVS DEMONSTRATIVVM D Emoflratiutgeneris præcepta dare, funt qui minime neceffarium effe arhitren, tur: quoduixcenfeatur quifqua effe qui nefciaty, quæfmt in homine laudanda.cum tamen mu fu. jit cottidiano,eoqs tandem excreueriti principi- PUS doRorum consilia afpemantihus, pefimoque dicendi genere in iudicijs induSlo, ut fere folum hodie materiam præftet oratoribus : non erit ah, f hnnc iplim etiam locum ddigeittius tradam E 4 uerimuSy yl uerims. Eiusfirtem honefium effe diximus, fiue enim qumquam laudamus, fiueuituperamus, id quod dicimus honefium effe contendimus. Nam fyoneRum bonum eR, ideo ergo laudatio, etpotipima, d uirtutis dehetfon te proficifci, fine qua nihil laudari poteji Eam in quatuor lædes iferefapientesi in pruden- Virtutum tiam, Mittam, temperantiam, fortitudinem, praclara omnes quidem, et qua mutuis adiuuen tur auxilijstaptiores tamen quadam ad laudationem,Si enim uirtus benefaciendi quada uis e certe eas partes qua plurimum conferunthomimhus, maximas effe oportet^unde iustitia for titudoiucundij^ima in laudationibus, qua domi foris^pra^o fint, nec tam pofiidentibus quam generi humano fruSluofe putentur: prudentia vero, ac temperantia, tenues ac pro nihilo exi/H, mantur, iungenda tamen fiunt omnestquod non minus fape moueant mirabilia, quam iucunda ata, Et quoniam singularum virtutum quada sunt partes et tcia, propterea euagandum e, habet enim in fe Prudentia memoriam, inteUigen ttdm, prouidentiam: fortitudo, perseverantiam y patientiam, fidentiam, magnifitentia: iustitia, re E Ugfonmp Ugionem, pietatm, ohferumim, veritatem, uIti enem: Temperantia vero continentiam, clemen tiam, modelham compleSiitur His omnibus fuo ordine resgems accommodare, no tamglo- riosum quam difficile ludicatur, Optimu aute mrtutum condimenta, quod ornati fime dici facillime audiri po f it, fmper eji exiftimatum, si aliquid magno labore ac periculo fine aliquo emo Jumento pramwuefaSium oRendatur . ea enim pneflantis ejje uiri uirtus cenfetur, qu^efruSiuo fa altjs,ipfi autem lahoriofa, aut periculosa, vel certe gratuita fit. Etne virtutum tantummodo partibus immoremur, magna fylua oritur laudationum, ex hominum vita, deque; his qua cottidie in ea emerguntt ut sunt illa omnia quibus pramia sunt propofna, femperqs in pramijs honor pecunia proponitur, Commendantur quamor- tuos magis confequuntur, quam uiuosine fui gratia quenquam aliquid facere arbitremur, Nec minus soletU celebrari, qua egifje nullus efi metus, neq; pudor: quemadmodu fertur Alceo Sappho responde Monimenta item, publica laudationes, in d unShs potifintum, magnam faciunt adgdmtationmiquMquam liiudis fiunt gratia, nec nobis, fed altjs utilitati funu rafertim bene meri tis. S unt etiam morerconfuetudinesq- earum gen tium,apud quas laudamus, cottfiderand con^at.qui pe des uelociteragit,curfor:qui premere poteji, retinere,luSlator:qui pulftndo pellere,pugil:qui utrumc^ hoc, id eft retinere ^ premere pote/l, pancratiafiestqui omnia fimul, pentathlus. Magna fane junt hac cum geRu, tum ffe^atu bo- na.fed nifi externis illis, id e^ fortuna bonis, op timis ad felicitate infhrumentis,adiuuentur, man ca reddetur felicitas,et qua undecuq^ laudari no potefl.Vnde non mediocris laus ex fortuna to- nisderiuatur.ea funt nobilitas, liberi, amicitia, glonOf ghria, honor, eSr qtce fequttnttfr,Nohilitas,0' duitatis f/l, •jamilice Alla uetu^ate, libeitatey feliatate, rehuscj^geflis commendatmhac^illis ipfis rehus, uiris etiam ac mulieribus, uirtute aut Jiuitijs,aut alia re laudata claris, legitimisly nata lihus celebratur. Uberi magno funt ornamento, fi multi funt, fi (ut uno completior uerbo) boni mares ultra corporis bona, temperantia placent, t fortitudine‘ fixminie, forma, proceritate, pudicitia, lanificio, Amicitia multorum bonorum expetutunqua bona fore amico putent, propter ipsium amicu agant, Diuitia nummis, agris,pra dtjs, fupelle 6 iili,mancipijs, armentisq; continen tur: multitudine, magnitudine, pulchntudine, ex ceUentialaudantwr, eafirma, amoena, utiliaq^ef- fe debent. Gloria datur, haberi in precio, putari id conjecutum, quod uel plures uel boni pru dentes dejtderent. gloria diti fimos beneficos plerumque fequitur, uel eos qui conferre queant beneficia, Honons autem partes fiunt,facra, celebrationes, decantationes carminum, panegyri-, d, sepulchra, slatua, alimenta publice: qticc barbaris placent, adorationes, inclinationes, cebitus, in corporis /latu cernitur Hiratioe/l infpicienda: animi magnitudo tunc, potiffimu furgit, fortitudo uero illa bellica (nam domeftica grauioris eflatatis) incrementum ha bettneque fupereft quod fieres d fortitudine, nifi fe in iuuenta patefecerit. Virili autem atati tantum demitur de laude, quantum de uirtute de, fideratur ^Itaque oportet idatatis uiros effe per- fe£liflimosi neq^qulcquam facere, cuius pudeat aut pceniteat. tunc prudentia, rerum cognitio^, magnificentiaq; apparent. AtfeneSius patien, tiaplacet: dulcedine morum, comitate, affabilita • teq;dHe^at.cenfeturq;praclara, fi corpus non reddat infirmum J rebus publicis no auertittnon facit deni^ ut ueru fit illud, Bis pueri fenes: qua- les funt creduli, obliuiofi,diffoluti, luxuriofnqui. Inomni atate turpes, in feneSia uerq funtfcedtf, pm^ SeptimmiUHdfupereA tempus, qu6dj^ i^m hominis infequi dixermus . in uerycn non femper dccafio efi: quod non omner sepultos di^a memoratu feqimtur,Si quando tamen traSlare cotigerit, teftimoma,fi qua allata funtyr ucenfeantur, tam divina quam humana in qms dedicationes temploru, confecratmes, fiattuti ' A mommenta, publica decreta numerantur, hahk &fuumlocum ingeniorum monimenta^u^era^ . ro laudem ante obitum consequutur. Afferunt et laudem liberi parentibus, di]cipulipr ci Uerfus caperent, permijkAdem'que mfunehrr laudatione hunc ordinem ofiendit, ut defunSii. prius Copiofelaudentur, fuper^lites inde benigne moneantur, filii mox defimS^orum fratres^ aS tdntais ip forum imitationem inuitentur : parens tumpofhremo et maiorum, fquifuperfunt^do^ BrawluSS confoktione leniatur, ROMANI AMBITIO hoc genus troEtauerunt, rmdta fcripfhrutn: eirch I libr. dUctfaSia no funttex quibus rerum rioflrarum Ro^a?. tiftorU eflfaShimendofior .^am illas imerire rionfinebant familia, sed sua quasi ornamenta tcmtmimenta feritabant, et ad ujpfm fi qunei gmerisoccidif[et, et ad memoriam la fnefticarum, illu&andamq; nobilitatem fltam: ttec alius quifquam id ojficij fumebatfibi, nisi quidefuniioe Jfetcoiun Siifiimus, Sed iam fatis vituperan- dedimus praceptoru in hominibus laudandis t et di eade qua exegiffet fane ratio, ut aliquid de uituperatione laudandi ra diceremus,nifi hic ipfe labor eadem nobis exem I; vituperationis idem sit ordo, qui laudadonis i praceptac^uituperandi contrariis ex uitijs fumantur, non solum in hominis tata, sed ante hominem, et post obitum, itt it iePmle, MeliOyM:^>MoHid memori ^fro&Hf ‘ ^.Vridr fatis conf^y fine uirtutum ukiorut^i^ •m P» V f^wrww 'I "JW tcSiaagams, contentihisque tuedi Bafmtyadho thtiies laudandos pauca de cateris rebus in mple^, laudibus extollendo, quoaonus fiufch pere uolentibus,imprimis a Deo Opt. Maxjnci piendu efljnueniffel^ eum, oftendiffeq; nuptias mortalihustid'^ ita pro confejfo effe,ut non modo nos in hac pia uera4 t UiiuSytion auiditpudohs ji^ifjcatione, uocis t- m V / 0 po/?remo ^freyfjpme pr lia, qu(t propter fdpfum aut ex confuetudinea eit, aut ex appetitu uel rationali (}urluntas emm coniefl, cumratiorteineqque uifquani) diqidduidt nifi honu putet)uel etiam irrationali, cufnfacitit ira cupiditas. Neceffee ergo, qtuecun(j homines agunt, feptem tantum caujisfaceret fortuna, ui, natura, confuetudine, ratione, ira, cupiditate. Fortuna accidunt, quce nec femper, nec plerum(y, nec ordine fiunttcumipfa Fortuna,ac cidentium rerum fubitus fit atf inopinatus euera tus statura ea jieri dicuntur, que remus: neceffee]}, iucunda omnia uelprafentii fentiendo,uel praterita repetendo, uel futura ff e rando cotineri, Qjuecunq; tame prafentia dele Bat, eademque fferatibus memoriaq; repetentib, iucunda funtinec fecus e contrario Vnde in prtimfi hi pra^enty qui ipfi laudandi funt, qui- bus'^ fidem adhibeamus cum eorum nihili fat iudicium, qui nullo m precio habeantur. Amare etiam, amarique, beneficia conferre, egentibus o- pem ferre, fuauifima: quod his abundemus, qus- vr' ir T homines, nam prd parente e conditor pr* maioribus populi a quibus origine duxerint. junt ix fua auguria, eX uaticinia t multumq^ hahent mBoritatis qui Aborigines, id efi indigenmplexi, laudibus extollendo, quod onus fufch pere udentibus, imprimis a Deo Opr. Pto.inci piendueflunueniffel eum, oflendiffeque nuptias mortalibusudcj-itaproconfeffoeffeyUtnonmodo nos in hac pia uera^ religione, fed etiam uetu flasloui lunonic acc^tum connubium retule rit, turbam^ dmrum ingentem proeffe nuptijs uoluerit, nec contenti loueadulto,Iunoneriu efi^ j^ffnoHprM res intueri prafentes,Uf^enimpf aut animi promotione cogatur d^obatio aut earum rerue^h uædb or^^reno: cogitantur,fid d caujareisque defmmtunut jqtubusfita fiiutabuLe,teftimoniayfa£hti Conuentayleges, et Mteraidgenus. Auttotaindij utationeyau targumentatione orationis collocata eh : Mt in hæ '^ear^unentis inueniendis y in dia de traSiandis cogitandum. Conediatio fit dignitate hondt eSediatm, ms, rebus gefti SyexifHmatibneuite remusi neceffe ejl, iucunda omnia uel pr con- Jueta agere iucundum mauifeilo fit, quis credat tantum afferre iucunditatis uicifiitudinem f necy iniuria, cum fittietafis mater fit Similitudo, In- efi et fua indifcendo imitandoque iucunditas: ifuce imitatione confequimur, etiam fi ipfa ni- hil in fe haheant iucunditatis. ocium denique ipsum^ac iram, ri/«m j afferentia deleSiant. Po- C z ftrema) too fkcm Oitludmmqtue fecundum naturmkctm* ditate ajferut, idcirco quo coniunStiora fimt,eo funt iucundiora: ut homo homini ^ mas mari* qua ex fententia feipjum magis homo amet necef fe e/lj quam reliquosicum fua ipfius cauft ccete ros amet. Liberi deinde,& qua inter chara adntt merantur quanto plus ad homine accedunt, tan to plus afferunt iucunditatis. Et iucundo quidem per^e6io, eademque ratione iniucundo'(cwn eadem oppofitorum fit difciplina') facile erit conoscere, qua caufa fit inferenda iniuria : ad Vtiuria affj Juccedat oportet, quales fint qui iniuria cateror dentes qui afpcmt.Sunt autem, qui facile inferre poffe ar^ hitrantur, uel celare jperant: aut fi deprehenji fint, nullas, uel quam mmimas daturos fe pcenas: plusq; in iniuria lucri, uoluptatis'ue, quam in luen da pcena damni mcerorisq- inejfe exiftimantJniu riam facile fe poffe inferre eloquentes, diuiteSf aSiionihus exercitati, experti, multis nixi amici* tijs, clientelis^:uelfi ipfi careant, in habenti* hus amicis, seu sociis, feu miniflris, quod illorum se patrocinio tutos putent, Praterea fi amici iudi cibus fint, uel his qui iniuriam perpetrant* ludi tot cts enim leta moUil^hrachio in amicis ag^^ann eorum iniurias acjuiore animo toleramu. QeU re autem feipfos poffeU^erant, qui omni uacare juf^e^ione uideantur,ut d^ormes adulter'^-, sacerdotes flupri,dehdes pulfationis,&'ea qwt pa idm ante oculos funt neque enim aperta ^ quaq^ ingentis laboris fit tollere, ohferuantur, Caue^ muslj' potius nobis ab ufitatistut uidemus in mor his accidere : quos illi timent, qui fiint experti. Clam etiam fefaSiuros putant,ipiihus nullus ini micuSyUel quibus plurimi.illhquod no obferuen^ turt hi uero,quum omnibus fere fufj^^^i fwt,no mdeantur ob nimiam cu^odiam clam facere po- tuiffe^mukos quoque locus,commoditas,moreSj que celant. Inuitant etiam ad iniuriam facienda, iudicij propagandi, propuljandi, corrumpendi, uel certe ob inopiam euadendi f^estlucrum quo que apertum, prafens,magm,prafertim fi dm- num occultum paruum procutue fit. maior etiam utilitas, quam ut par fupplicium excog ari pof fit : ueluti efl rannis . Sunt^ proni adiniuriam, qui inde lucrum petunt, neque quicquam malipreeter ignominiam uerentur, quibus que id G } frcijjc fecijje laudi afcrihiturtut parentes quacim fint qui inferant, quiq; patiantur, fatis arbitror ex his qua in medium adduRa funt poa tere.Sed quonianon omnibus eadem uidetur iniuria, fapeq; ufu uenit ut plus doleant laft quam par fit,minusq; noctdffe fe putR nocentes quam fecerintCquod aliena mala no fentimus, et noRra maiora quam fint iudicamus ) idcirco de iniuria primu iureq^faRis,mox de maiore minoreq^ iniu ria paucis differamus, Iniuria iureq^faRa omnia legibus primUm duabus, deinde quibus funt bifa riam determinantur, leges aut duas appellamus il las ipfas iu/li partes, qua ternario a nobis nume- ro in iu^i definitione funt expojfita, comunem fcilicet, qua fecundum natura fit: (^propriam, qua in scripta non fcriptam diuidatur. Qui- bus uero iniuria fiat, bipartito conflituimus.aut enim emunis laditur focietas, ciuitasq; ipfa offenditur, ut in militUiaut unus alter ue iniuria af jiciturf tOJT ftcitwr,ut in adulterio,qu horti quadam eleSiione, quadam uero ^eSiuconuiA. Cueiufinodi: quid jit illud de quo agitur definiendu eB,ur popimus iwre ne an iniuria querd^ tnur injpicere . pr quonia iuftorum iniuftorumq^ ' duas partes connumerauimus, firiptas fdlicetle gd,^ no ficriptas, deq- fcriptis affatim demon* firatti eft : pauca de no fcriptis funt recenfenda. alia enim per excejfum uirtutb uitijq;Junt, in qui hus uituperatioes,honores, infamia^iut gratias habere benemerito,amicis praflo effe, et his fi* milia.alia uero ex lega fcriptarum defe6iu:deejl aut fcriptis legibus, uel qu latores aliquid effi gerit,uel quod confulto pratermiferint,cu detet minare figillatim omnia nequiuerint.ne^enint fi de tiuinere agatur, quo ferro, quali, quat&ue, G y coth tO^constitui potest, Eil igitur aquum (juoddm ha numq;, quod praterlegefcriptamiufiu cenfea- turimultaque etid lege scripta putatur iniufla,qua aquo homq; tutari Poffunt. Bade ratione no tan ti errores faciendi funty quanti iniuria:nec*tanti qwt aduerfa eueniut fortuna, quati errores. nam adversa fortuna feri dicutur,quacu prceter opinione, non ex malignitate puntterror uero no 'præter opinione, fed fine malignitate ft. At iniu . ria cSt* opinio e^i O’ malignitas, Æquu e/l etiatn jn rebus humanis ad ignofcendu commoueri: eJT* non lege,(ed legis fcriptoreino uerha,fed fenten ti^:nonfa Siu, sed voluntatet non partem, sed to tminon qui nuc, fed qui pepe, aut fere fmp fut ritconfuierareibenefciorupotii qua iniuriaru, accepti! quam collati meminilje : iniuriaaquo gnimoferre, oratione potius Mam re difceptare, et ad arbitru magis quam inforu defcendere,na arbiter equu bonuque, iudexiuflumf^e Slaune^ gha ob caufam arbiter eligitur, nifi utaquum ho tiumq-fuperemineat. Atq;hac deiniuriaiurec^ fa£tis di£lafufficiat,Haior aut minor ue iniuria inultis modis cognofcitur i eaq^ maior exiflima i 07 htr,qH<e i nudori t profcifcendi toh 4e <{uee minim funt aimiruty ttutxitM mterdu td deturtcu ispr^fertim qui terunciufwctur^quid kis iudicetwr ablaturus . Ma^itudo quoq; dam m maiore facit inturid, fi par mUum juppliciurH ' excogitari, aut remediu adkiben pofit : na ultio et pcenapro remedio fut.nec minor, cu qui ppef fus turpitudine ferre no poteritiut qui accufatus ^ fibi uim intulit, maledico(y carmine laceratus hh queo pependit .E/i et in maximis, foiu aliquid fd cere,uel primu,uel cu paucis: pnefertim fiid fa* ciat fsepe, caufam'ue legi nou<e dederit, aut cor- ceri, aut supplicio. QM»et maior cenfetur im«-ria, quce plurimu dijiet ab humanitate, beftiaruL fit quam ftmillimaiet qiue cogitatojit, quaq; audita homines magb timent quam mifereantur. Am plificatur aut omms iniuria,quod euerterit multa iufta,iufiurandu, datam dexteram,hojpitium,fi dem, affinitatem'^ contempferit. Ad hæc maius redditur peccatum, fi ibi deliquerit, ubi iniufti puniunturiquod faciunt falft te/ies. ubi enim no nocebunt, qui apud iudtcem peccauerintfEa etia ^maiora funt, in quibus fumma turpitudo, ingratitudo I fOdtudoli htgens.nm bis pecatyquodnon lenefi^ €ity^j}i Umde.Sedhac&‘ longeflurayfij lidmitudii artis<^ adhibuerit, facile orator fuo iiigenioaffequetur:nohisdemonflraffe fat fitge tueri iudiciali neceffariay^uid potiffimu circa ittr luria uerfetur.Eius generis proprium eR rita difcuteretomnes flatus capit, omne artis exi git fupelleSiilem, omnia dicendi genera cu ufus cxpoAulat: neiy ullum genus e/l, in ^uo df^, flcilius^oriofius'^fe poffk orator exercere, ab Optimis utriuscg lingug autoribus excerpti, quotn perducendis ad eloquentia iliis adolefcentibus uttjfolebat. lli'k àrtaiì lì. rflltllli hK iPÆCCy P. Ili *^i a aaa^ki^Mi^kirtH Concludo qucmC appendice con un voto. Bemékè ìm Jfibliotcca di P. sia stata, or per a tarisia fratesca, or per incuria dei custodi, deplorabilmente assottigliata, pure di codici e di edizioni annotate avanza tanto da potersene fare uno studio accurato, che non ci abbia da essere niutw dei nostri guh vani filologi a cui non nasca questo desiderio Cosi scrive FIORENTINO (si veda), qnan;]So, tratteggiando da par sao il sorgere ed il progressivo sviluppo della gloriosa accademia di COSEN, rimaneva ammirato dinanzi al- Tulta figura del suo fondatore, P. Dovendo, tre anni or sono, scegliere un argomento por la tesi di laurea, molto opportuna ci parve l’indicazione di FIORENTINO (si veda); sicché, per quanto fin da principio ci accorgessimo della difficoltà dell'impresa, alla quale ci accingevamo, fiduciosi ci mettemmo all’opera, non colla presunzione di adempiere il voto del dotto FILOSOFO, ma per mostrare che vi era chi accoglieva il suo invito. FIORENTINO, TELESIO, Firenze Siieo. Le Monnler. Il II I II I I m w l,mtm >.1. m > por dar prova, so non altro, elio la polvere ola tignuola non meltono poi tanto spavento, da faro presto presto strizzare Poceliio ed arricciare il naso scliifiltoso. Ora ò appunto quel lavoro, benevolmente giudicato prima dalla commissione esaminatrice della facoltà letteraria di Napoli, e poi da lla Eacolfii del R. Istituto superiore di Firenze, che, riveduto e ritoccato nello sue parti, sottoponiamo al giudizio del benevole lettore. Oli scrittori contemporanei di P. si mostrano addirittura entusiasti di luì, non gli risparmiano le \ìì\i alto lodi, e no magnificano con parole altisonanti il valore e la grande erudizione; ma a ben poco si riduco tutto quel rumore, che menano intorno: suppergiù non trovi che notizie inesatte, che gli uni copiano dagli altri, e che ripetono sino alla noia, inni, ditirambi, epigrammi, tirate retoriche e che so altro. Ma la critica manca completamente, o appena si azzarda a far capolino. Degna però di nota ò la monografia che pubblicava Jaunelli (si veda) sulla vita e sui saggi di P. De vita et scriptìs P. consentini phiiologi celeberrimi, commentarius a Cataldo JaimeUio, regio bibliotecario academico herculanensi et conscntino cluciihratus; ab Jamiellio ratris filio conseutinæ Academiæ pariter socio, cditiis, præfation$ et tuxis auctui, NeapoU, tipis Banzolii. Con tutto il rispetto dovuto al dotto e yalente archeologo, ci dispiace di dovere fìn da ora asserire che il nostro giudizio sull’opera sua non sarà molto lusinghiero. La vita da lui scritta è un magro e nudo racconto che si riduce alhi semplice esposizione dei fatti, alle sole citazioni, senza che nulla si agiti intorno al protagonista e v'imprima un po' di varietà e movimento. P. professa a Napoli, a Roma, a Milano, a Vicenza, a Padova, a Venezia, ha molti nemici, solivi molte persceuzioni, e torturato dalla gotta e muore a Cosenza. E può mai questa chiamarsi biografia? Dov'è l'uomo, che ti si presenta innanzi coi suoi aifanni e colle suo miserie, colle sue passioni e coi suoi disinganni, senza grave sforzo del lettore? P. corre errabondo di città in città, trova nemici acerrimi ed ostinati, che gli si gettano addosso a guisa di cani mordenti; ebbene, perchè tutto questo ì Xe è forse egli meritevole per l' indole sua, X>er l'incompatibilità del suo carattere, opx)nre quelle lotte, quelle persecuzioni sono il portato legittimo dei tempi in cui vive, di quel tempo d' interminabili litigi, il tempo dell' Umanesimo. Non lo dice lJannelli. Egli pare che faccia poco conto di quel x>i'ecetto, che il valore esatto di un uomo non si ha se non quando un tale uomo, come l>enis8Ìmo osserva Graf, si considera [Attraverso, Looschor, Torino.] nelP ambiente sao, in mezzo alla vita. varia e complessa di cui egli è| al tempo stesso, organo e prodazione. Per la qnal cosa, dopo aver letto il commentario di Jannelli, quaP è l’idea che il lettore si è fatta di P. f Oiò che si è detto di Gaio può dirsi di Tizio, non vi è nulla che caratterizzi l’uomo, non appare l’essere vivo d’ALIGHIERI, l'individuo tutto intero, tutto d' un pezzo, la persona libera e consapevole di Sanctis. Oltre a ciò non ci dice lo Jannelli se ò giustificato quel lugubre lamento, cbe emana da tutti i saggi di P., specie dalle orazioni inedite. Se è vero quello straziante singulto, cbe erompo da quel mesto componimento, l’ elegia Ad Luciam, in cui si sente lo sconforto di un' anima abbattuta, un phato9, cbe ti aggbiaccia, un tædium vilæ, che ti stringe il cuore. Su tutto questo tace il biografo: Innanzi alle innumerevoli miserie, cbe affliggono il suo protagonista, egli non si commuove punto, le narra senza commenti, senza riflessioni, trascurando così completamente il lato artistico, cbe non consiste nella semplice forma. Ma richiede anche il concetto, consistente in quell’elemento subiettivo, in quella speciale maniera di saper spiegare e rior- V. nostro lavoro : L'elegia e Ad Litciam » di P. e il Bruto mitiare di Leopardi, Ariano, Stali, tip. Appaio Irpino, ISOO. ] dinare i fatti, facendoli tutti dipendere da un' idea unica, cbo abbracci in mirabile sintesi tntta la vita di un individuo. Le copiose notìzie, con tanta pazienza raccolte, sono gettate lì, senza essere state prima elaborate, non v’è sintesi, ma lunga e pesante analisi; sicchò manca completamente la riproduzione artistica delle notizie trovate, che f^ apparire coi suoi pregi e eoi suoi difetti la persona presa a tratteggiare. Bisogna però convenire che, rispetto a P., non ò cosi facile riuscire neir impresa: perchè si possa avere una completa conoscenza di lui, non bastano le notizie, spesso inesatte, che ci danno i filosofi contemporanei.È necessario che il biografo sappia ficcare lo viso infondo ai preziosi manoscritti inediti dell' insigne filologo, e studii ed analizzi soprattutto Pampio codice, che contiene le ora zioni tenute dallo stesso, al principio dei corsi, nelle diverse città, dove è chiamato ad insegnare. In questo codice l’infelice umanista ci dà piena contezza dei suoi mali, dei suoi nemici implacabili. R. Biblioteca di Napoli. Cari. aut. min. 317 per 223, di e. 164 non numerate, uè tutte interamente scritte, oltre due o più bianche, già guardie di esso; ò legato di pelle. — Incipit € Epithalamium, esplicit € Oratio ad. Discìpulos. Come tutti gl’altri manoscritti parrasiani, questo, codice divenne prima proprietà di Scripando, come dalla seguente didascalia finale : e Antonii Scrìpandi ex Jani Parrhasii testamento, e poi passò alla Biblioteca di S. Giovanni a Carbonara, di dove alla R. Biblioteca borbonica. Nella CaUibria Citeriore, in fonilo a quel granilo ellis- soide, eh' è la valle del Crati, formata dalla catena degl’Appennini, che ai contini della Basilicata si dirama in due opposti bracci, V uno lungo il golfo di Taranto o l'altro lungo il mar Tirreno, sul fiume Crati e Busento, sorge la (Vii- sentia di STRABONE e di Appiano Alessandrino, la metropoli dei Bruzii, come la chiamano LIVIO, PLINIO, Antonio, Pomponio Mela. Bella e famosa città, dal territorio ubertosissimo, dove, facciamo nostra. L’espressione di uno dei più fervidi apologisti di essa, Sambiasem stan gareggiando insieme Cerere e Bacco, Pallade e Silvano, e Pomona con Flora i. Occupa una bella pagina nei fasti civili e militari d' Italia. Ma merita soprattutto un posto importantissimo nella storia dell' umano pensiero. Basta dare un semplice sguardo alle opere di Barrìo, di Spiriti, di Zavarroni, d’Ughelli, d’Amato e di tutti quegli altri filosofi calabresi, che [Ragguaglio di Cosenza, Napoli. De Siiu et antiq. CalaMæ, Roma, Memorie dei filosofi cosentini, Napoli. Biblioi. Calabra. Napoli Italia Sacra \jSi) Pantapologia calibra, Napoli. diuanzi alle gloriose mciuorie ili Cosenza, entusiasmati, hanno sciolta la loro lingua alle più alte lodi, per comprendere quanti forti e baldi ingegni abbia nei diversi tempi dati alla luce: Telesio, Galeazzo, Coriolano e Martirano e soprattutto la fenice dei moderni ingegni, Telesio, potrebbero illustrare, nonché una città, una nazione intera. E P. non è anche lui nativo di Cosenza! Sebbene tutti i suoi biografi lo credano tale, e non sorga a negarlo che solo Aceti, il quale con scarse ragioni, gonfiate da un esagerato spirito di campanile, sostiene che P. è nativo di Figline, villaggio presso Cosenza, puro noi, per varii motin, dubitiamo che egli sia cosentino nel vero senso della parola. Anzitutto perchè troviamo ritenuti per cosentini parecchi valenti nomini di quei tempi, come Bonincasa, Cornelio, Mazzucchio, che sono nativi di quei diversi villaggi, detti volgarmente casali, che circondano Cosenza e sono ritenuti come tanti sobborghi di essa. Poi perchè P. nelle sue opere, sebbene ne abbia tante volte l'occasione, non ricorda mai Cosenza come sua patria, a differenza di tutti gl’altri filosofi di questa città, nei qnali, come nota FIORENTINO, si vede una certa ostentazione nel determinare la loro patria, e nell'apx)orre al proprio nome l'epiteto di cosentino. In una lettera a Tarsia si congratula del risveglio letterario della Calabria e specialmente di Cosenza. In un'altra, diretta a Pagliano, parla dei [Animadcersiones in Barrium De Situ et antique Calabriæ ed. cit. € Vir iste inter omnet acvi sui erudi tissimus facile prìnceps, ad Fillooum, tire Felinum pertinet, patriam tuam ac meam. De Rebus per EpisL quæsit.] cosentini mostra che non dimentica mai Cosenza, che anzi l’ama teneramente; ma non dice mai nulla, da cui si possa dedurre che egli stesso sia cosentino. Ne basta: nell'orazione inedita, tenuta e Ad Patricios Neapolitanos), il ?. per ben predisporre gli animi verso di lui, fa noto che ha già inserì guato parecchi anni nella nativa regione dei Bruzii: e prìus I: aliquot annos frequenti auditorio in Brutiis, unde nos ortum dncimus, interpretandis auctoribns impendimus. Ora perchè qui ricorda i Bruzii e non Cosenza, dove realmente insegna prima di andare a Napoli? Non crediamo parimenti trascurabile Fultra prova, che ci fornisce un codice inedito di Mnrtirano, cosentino, discepolo di P., da noi rinvenuto nella Biblioteca Brancacciaua di Napoli. In questo codice iutitolato De Famliis comsentinis, Martirano non fa menzione della famiglia del mæstro, e ciò non sembra fatto per semplice dimenticanza, poiché in un sonetto dello stesso scrittore, sulle famiglie di Cosenza, riportato dal Sambiase e riprodotto dal Fiorentino, si nota la medesima omissione. E in ultimo è ravvalorata sempre più la nostra tesi da una lettera contenuta in un altro codice inedito di P., che si conserva nella biblioteca dei PP. Gerolamini -- Bibl. Brancacciami di Napoli. Cod. e De FamiliU coaseatinit CommentarìuB. Ai cultori di memorìe cosentine indichiamo i due codici inediti, che ti trovano nella stessa Biblioteca: € Rclacion de la Ciudad de Cosonzia. De Syla Consentiæ. ex historìcis, Bibl. dell'Orai, dei PP. Gerolamini di Napoli. Cod. Pil. Cari. mise, apogr.,leg. di pelle. È dello stesso formato dei codici della Bibl. Nazionale e proviene. 0t0immjmtmi' I afti^fci y** In quella P. roccoinaucla caldamente ad Inghirami, bibliotecario della Vaticana, il caro amico Cesareo, che egli chiama suo e conterraneus. Non pare che P. gli avrebbe dato l'epiteto di e civis i, se anche lui, come quello, fosse stato cosentino Tenuto conto di tutte questo ragioni e delle notizie enfaticamente forniteci d’Aceti, il quale fa menzione di un altare gentilizio di P., di una lapide commemorativa del Cardinale P. Paolo, esistenti in FIGLINE, come pure di altri documenti tratti e ex librìs Baptizatorum, ci sentiamo indotti a erodere che P. fosse realmente nativo di Figline. Ma Cosenza e per lui la vera patria di adozione, l'ama sempre del più tenero amore, fino a quando fluì in essa i suoi giorni, e sebbene non si sia mai dato l'epiteto di cosentino, pare che non gli sia dispiaciuto d'essere stato creduto tale. Anche noi x)erciò, pur sapendo di tradire in parte la verità storica, continueremo a chiamarlo cosentino. I biografi non sono d'accordo circa le origini della famiglia di P. Alcuni affacciano degl’ipotesi, altri fanno delle gratuite asserzioni (“He has a corch screw in his pocket” – H. P. GRICE – cork screw -- ), fra queste degne di nota quelle del come Morobfa, dalla stessa Biblioteca di S. Giovanni a Carbonara, di dove pare sia venuto in proprietà di Valletta e da questo ai Gerolamlni. — Cont. Campanarum Epist. Panhormitæ », di e. 56 scrìtte, più 6 bianche, già guardie. Incip. Ad Nicolaum . Buezotom > ; expl. € et genus humanum. Seguono : € BpistoUe P.» di e. 30; incip. e T. Phædro, romanæ Æademiæ, expl. e epistola Minoritaiio ». CiiioccARELij — De iUusiribtis scriptoribiis ecc. Ncapoli.] Come vedremo P. ò alterazione di P. Gonzaga cho, fra lo altro cose, chiama il marchese P. di Napoli, rappresentante del ramo calabrese della famiglia di P.; mentrOi da notizie da noi assunte', ò risultato che l’ultimo rampollo di essa e P., marchese di Panicocoli, di Benevento. Questi, con gentilezza degna della nobiltà ed eccellenza della sua famiglia, ci fornisce le seguenti notizie, tratte da diplomi e privilegi. Guglielmo, nativo di PARIGI, nella FRANCIA, portatosi in Italia all’epoca del re Carlo I, lascia il primitivo ed originale e reale cognome di LANCIA e prese quello di P. Da Ruggiero, suo figlio, nasce Matteo ed Andrea, che, uniti al padre, militarono con grande onoro sotto lo stendardo di Ferrante I d*Aragona, come apparo dal privilegio d' immunità e franchigie, confermate poi da Carlo V. Avendo il suddetto 5ratt.eo operati molti e prestanti servigi al suo re, ha in premio il feudo Aconaste di Alipraiido, confermato dal re Alfonso. Illustri discendenti di Andrea e Matteo sono Guglielmo e Gualtiero, i quali da Ferdinando il Cattolico ha in dono il castello di Kalamo, nella terra di £se, come appare dal breve di donazione, da noi osservato in Benevento presso il marchese P. Da Ruggiero poi nasce una delle maggiori glorie della famiglia, P. Paolo, valentissimo giureconsulto, che tenne cattedra a Bologna ed in altre città d' Italia, e giunse all’onore della porpora. Ora t^ma qui opportuno osservare che la famiglia P. si diramò poi in Messina, Oastrogio vanni, Mineo, [Conte Berardo Candida Conzaga. Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, Napoli. Archivio di S, Agostino alla Zecca, Documento, Archivio di S, Agostino alla Zecca, Privilegio registrato in Lentini, Napoli, Bologna e Reggio. Ma il ramo principale e quello di Calabria, il quale a sua volta si dirama nei P. e ex Bugerio da cui dice Cardinale, e nei P. e De Thomasio. Da quest'ultimo ramo, da Tommaso, consigliere di S. Chiara, e da Pellegrina Poerio, nasce P. Discende questi dunque da illustre ed antica famiglia, in cui pare siano stati ereditari l’cccellenza dell'ingegno e l’amore alle >nrtn ed alle alto ed onorifiche imprese. I filosofi del tempo sono concordi nel tessere gl’elogi dei genitori del P., lodano la coltura e l’alto sentire di Tommaso, non che la nobiltà d' animo della madre, che fe rapita prematuramente all’affetto dei suoi. Non tarda molto a palesarsi in P. quella grande tendenza ed attitudine allo studio della filosofia, e quella grande tenacità di mente, che fin dai primi anni fa presagire nel giovanetto uno splendido avvenire. I n primo suo mæstro sta Grasso, detto il Podacio dalla patria, Serra Pedacia. Molti filosofi no lofiano la dottrina e la bontà del cuore, sicché sotto la guida di lui P. fa rapidi progressi, dando presto chiare prove che il discepolo supera il mæstro. Gi rimane una lettera, indirizzata a Grasso, in cui l'antico alunno scioglie alcune difficoltà letterarie, che quésti gli ha proposte; ciò che in altri generato un [Loca Gaurico — Traci.Da Nat., Op., Jamtislli, P.. — De Rebiu ecc.Orai, in epist. Cic. ad Alt., ediz. Mattltæi, Neapoli, e In optimam matrem meam primo desævit fortuna integra adhue ætata. De Rebus ecc. Zavarroni. — Op. cit. fnXk'^ lAk^Ài •-T»*, che si legge nella cosi detta apologia di Vallo. Passato un certo tempo dalla sua venuta a Lecce, P. incorse nell'ira paterna per essersi mostrato poco disposto allo studio del diritto. Essendosi però il padre piegato a più miti consigli, egb", allettato dal bel nome, che gode a Gorfù Mosco, spartano, al quale accorreno da Veneziike da ogni parte d'Italia, non che dalla stessa Grecia, tutti quelli che desideravano pe- [De Rebus ecc, ediz. cit., Comm. del P. al e De Raptu Proserp. Claudiani, Milano] Multa tamen in Græcia antea ilidioerat, admodum prætextatus, in Japygla, quam regia potestata Tamìsiui, pater eius, obtinebat, usua præceptore Stizo, cui nihii ad summam defuit eruditionem filosoficam, præter quam maiua nostrarum litterarum sindium. Jannblli. to«Mi«^hMiA«Mta ] notrare nello intimo bellezze del greco, volle recarsi colà| e pare che vi si trattenesse poco più di un biennio. Non possiamo dire con procisiono quando egli si portasse dal nuovo mæstro, pare però eerto che ritornasse a Cosenza intorno, come ci aiTerma un passo del suo Commentario al De Raptu Proserpinæ di Claudiano, P. parlando della Delia Oliva di Catullo, ricorda che per fonte e non per albero interpreta quell' Oliva quando a Cosenza ha a mæstro Acciarino. Tornato a Cosenza, riprese quindi P. lo studio del latino sotto la guida di quest' ultimo, tanto lodato da Poliziano, e ben presto rivela i frutti del savio ed ordinato insegnamento del dotto mæstro, riportando a Callimaco quel carme, che ha per titolo e ri ahtx », o interpretando per la fonte che esiste nella Beozia, e non per albero, la Delia Oliva di Catullo. Giraloi, De Poctis sui temporis. Dial. II. TIRABOSCHI, Storia della letter. it. — Roma. Spera. — De nobil. profess. gramm, Apologia del Vailo. — e lode Corcyram profeotus, operam Mosche dedlit 000. P., Commentario al De Raptu Proserpinæ, Poliziano. — Epistolæ, Commentario al De Raptu Proserpinæ. Non bisogna però tacerò che anche P., corno tanti altri umanisti trova nel paciro un fiero oppositore ai suoi studi prediletti. E ornai divenuta tradizionale nella famiglia P. la tendenza alla carriera giuridica, sicché Tommaso si mostra dispiaciuto verso il figliuolo, che preferisce lo studio della filosofia e dei classici a quello del digesto e delle pandette. A quale perìodo della vita di P. deve però riportarsi questo fatto! Jannclli, esagerando anche lo sdegno del padre verso il figliuolo, afferma che bisogna riportarlo a quel tempo in cui quest' ultimo apri pubblica scuola a Cosenza [V. Un accademico pmitaniano, precursore d’Ariosto e di Parini. Ariano — Stab. tip. Appiilo-Irpino. De Uchus per cpisloìam ecc.: e Neque vero comineinoralH), quod ut hune quantulu in cuinque litterarum profectum iiiorarctur indulgciuU alioqui in me patria animum depravavit Fortuna, no sumptuA ai ooìa Musarum auppcditaret, taroquam relieta a maloribus trita semita degeneri, quod, ut illi, leges ediscere neglexerìra. Morelli — De Patricia consentina nofnlitaie, De vita et scriptis ecc. A. qia:«o paukasio Ciò non ò prosaniibile, poiché Tommaso P., da uomo accorto ed intelligente quaPerai non avrà certo atteso che il giovane avesse raggiunta l'età di 21 anno, per costringerlo a battere la e tritam semitam gentis suæ i. Più logico invece ci sembra che egli cerca di piegarlo ai suoi volerli prima che del tutto uwa^^N!w' luuuincrcroli quesiti di diritto, tratti dalle opere dei pia valenti giurecbusulti, corno ULPIANO, Paolo, Modestinoi PapiuiiiDO ecc., bisogna notare il lavoro paziente del giovanetto, reso ancora più manifesto dai non pochi errori grafici, in esso ibcorsi, ed eliminati evidentemente da una futura correzione. Pare però che in Tommaso P. abbia finito col trionfare la generosità del suo animo. Sicché, specialmente quando vide l'altro, figlio Pirro battere la strada dei suoi antenati, dove certo venire a più miti consigli verso P., e permettergli di seguire la naturale tendenza del suo ingegno. Non crediamo punto di errare asserendo quindi che egli stesso lo consigliasse a lasciare Cosenza, dove presto la scuola di luL. cra salita in grande onore, ed a recarsi a Napoli, dove già egli occupa la carica di regio consigliere di S.Chiara Però inclineremmo a credere che P. non si recasso allora a Napoli per la prinia volta, poiché nell’Oratio ttd ratritios neapoliUiìtos dice che, essendo venuto colà per salutare gl’amici, da questi, che già per prova dovevano conoscere il suo valore letterario, venne invitato, anzi forzato, a tenere un corso /li lezioni sulle Silve di STAZIO. Non crediamo qui necessario trattenerci a discorrere del Pontano e della sua Accademia, dopo il cenno che ne abbiamo fatto in altro nostro lavoro; solo ci piace osservare che sebbene P. si assumedse il Toppi. — Dj Orig. Tribun. Bibl. di Napoli. € Ai io præsontiaruui Viri patritli, quum ofiilii causa, ut amicos inviseremas, A'I vostram rempublicaiu ornatisshnain aodique vorsum me contulissem, ab eìndem post aliquot dies inissIoDem impetrare haudqaaquam potala quod dicerent nostræ consuetudinis iucundltate teoeri eoe. Un Accadeimco poHtaH'ano precursore d’Ariosto e di Perini, Ariano, Sub. Appulo-Irpino. tei*«*MÌB iimtaa lm Pantapdogia ealabra, — Napol, De Patricia consentina nobilitate. Venezia, Morelli. e Ferdinando II regi admodum carut, cuius ingenita servitia laadantur, Bibl. Nazionale di Napoli. La lettera si trova nel codice già descritto. Il M«MkMd«M*^*k#«J)A« j V^»^tlm, Dopo avere a lungo discorso della divinità egizianai P. cosi pone termine alla sua lettera: e Qui Fortunæ si nonduin omnes ad unum bonos libuit excindore, si nomen Aragouium propitìa rospicit, te, lapsis tuomm rebus, incolumen servabit, discot abs te clementiam, mitissimoque Principi mitis aliquando fiet. Tu rnrsus maiores tuos intueri debes, ascitos coelo, operamquo dare ut, nude per iniuriam doiectus cs, industria virtusque te rcponant. Come ognun vede, questo principe aragonese per iniuriam scacciato dal trono, non ò altro che Ferdinando II, il quale dopo la battaglia di S. Germano e l' insurrezione degl’Abruzzi, non avendo potuto mettere un argine all’invadente piena, che si era rovesciata nel suo regno, lascia Napoli per fuggire alla volta di Ischia. Merita similmente di essere riportato il seguente brano della lettera in esame: e Audio te esse egregiæ iudolis adolescentnlum, animo alucrem, iugenio potentem, frugalitatis et continentiæ in istis animis admirandæ, patientem laboris, a voluptatibus alienum, firmiterque laturum quicquid inædificare, quicquid tibi fortuna voluerit imponere. Dai passi succitati, specie da quest'ultimo, in cui è descritto minutamente il carattere di Ferdinando, chiaramente si vede come tra il principe ed il filosofo sia esistita, pia che una semplice relazione, una vera e cordiale amicizia, che crediamo abbia avuto origine fin da quando P. Audio è qui adoperato noi significalo di conoscere. Cfr. CICERONE: 4 Audit igitur mena divina de s^ngalla. A--, -1- a . lait. "-Tfc'- i r» t * mi^ ^i i H m» ; e fo- ccndogli affidare V ufficio di e cavaleris penes capitaneos terrarum Montaneæ et Civiteducalis, potestate substituendi, cum gagiis et emolumentis, lucrìs et obventionibus solitis et consuetis et debitis. Non ripetiamo tutti gli elogi proiligati nel documento in parola. Ci limitiamo a riportare solo il seguente brano, in cui chiaramente si vede l'alta stima, che il re Alfonso ed il principe Ferdinando avevano di P. : e Nos autem habentes respectum ad merita sinceræ [Chàritio. Endimione. ^ Canxooe Vili. Le rime di BenedeUo Gareih, detio il Chariteo.Napoli. Erroneamente Tafuri crede di identificare nel Barrhasie dtà Chariteo, Giovanni Marrasio; come pure a ingannarono coloro i quali supposero che fosse Barrasio, regio consigliere et presidente di Camera [Archivio di Stato di Napoli. — Collaterale prìviL Aragon. clovotionis ot fide! præfati Pauli, ac considerantcs sorvitia per oum Majestati nostræ praostita et impensa iis et aliis considerationibas et causis digne moti, præfato Paulo ad eius vitæ decarsum iain dieta officia. ; haberi volumus pro insertis et expressis et declaratis. Pare però che P. non occupa a lungo questa carica, che, se gli procura danaro ed onori, non dove certo concedergli il tempo necessario per dedicarsi ai suoi studi prediletti. Ecco perchè lo troviamo a Lecce in DeeU" iiam 8cribarum carica molto onorifica, alla quale non puo aspirare e nisi honesto loco natus, et fide ot industria cognita. Di queste due cariche sostenute a Taverna ed a LeccCi si rammenta P. con rincrescimento e disgusto quando svaniti i sogni si dedica di nuovo e con pia lena allo studio delle lettere: e lam vero piget neminisse quod ab ingenuis ai-tibus ad calamum militiamque me tradaxit Fortuna i : n P. né in questo, né in altiì luoghi ci dice quando impugna le armi. Non crediamo però di errare, sostenendo che ciò sia avvenuto nella lotta degli Aragonesi contro Carlo Vili e non dopo la caduta di questi, e ut consuleret sibi patrique i, come crede lo Jannelli Come i suoi illustri antenati, nei quali rifulge inteme- rato il sentimento della fedeltà e della gratitudine, P. corse subito a prestare Peperà sua in difesa del suo signore, e se dopo, come abbiamo visto, egli si penti di ciò, bisogna rl- Apologia del Vallo, Ipse Janus in eam provinoiam Japjgiam, quam pater rexit, adolescens Scripturam fecit. Ouæsùa per epi%i. — Orai, ante pralect. in epist. Cie. ad Att. h I I i*' i ' 1 ^ 1 là i M "j i \ Mr 'cercamo la causa nel suo giusto risentimento, quando vide la sua devozione ed il suo zelo indegnamente ricompeasati da re Federico. Oi parrebbe quindi verosimile che P. segue il principe Ferdinando, quando con un corpo d'esercito e mandato da re Alfonso nelle Romagne, e che prendesse parte a tutte le vicende di quella poca fausta spedizione contro l'Aubigny, ed alla stessa battaglia di S. Germano. Ciò non risulta chiaramente da alcun documento, ma siamo indotti a crederlo da quello speciale interesse, che P. mostra di aver preso alla causa aragonese, e da quel continuo accenno all’armi, a cui, altrimenti, non sapremmo dire in quale altro periodo della sua vita egli si sarebbe rivolto. Torna utile riporUro i seguenti versi di un epigramma di P. contro Nauta, suo fiero nemico (Apologia di Vallo). Si fortuna levis de Consule Rhetora fecit. Et ferulam gerirous qua prius arma manu. Nonne eoe. La parola co9isìU ci fa credere che P. fosse giunto a qualche alto grado nell’esercito aragonese. i«A>^i •'^bA*«Jwti w>i>»i' » .a IW »^f *m' ^rtèmtmr'nmmm in. P. P. conchiade la sua lettera a Ferdinando d'Aragona col voto di poterlo rivedere, prima di morire, sul trono degl’antenati: e onte meos obitus sit, precor, ista dies >• n giorno desiato non tarda molto a spuntare: dopo quattro mesi, Ferdinando rientra in Napoli, festeggiato dal popolo, e cosi il voto del fedele P. fu pienamente adempiuto. Allora questi e reintegrato, insieme col padre, nell'ufficio perduto dopo la conquista di Carlo Vili, e ritornato a Lecce, si dedica con ogni cura all'emendazione del testo di Solino: e Si quis alter in emaculando Solino laboravit, in iis ego nomen proftteor meum: Ncapoli, Lupiis, in Japygia Apulia, nactus antiquoe reverendæque vetustatis exemplaria. Ma Ferdinando II godette ben poco del possesso del trono ricuperato, poiché dopo un anno appena morì, lasciando la corona allo zio Federico, che, inetto a regnare, da l’ultimo crollo alla dominazione aragonese. AtSS. DibL Nazionale di Napoli. Da una lettera contenuta nel Cod., diretta non sapremmo ben dire se a Oiovan Battista Pio Bolognese o ad Aldo Pio romano. Inc. Atqul tua cum bona venia fallit te ratio, mi Pie, » MiJII Vii r J rrn ' " r '~ - V t f'^-'f^J'^come nelPavvei^a fortunai oltre che per l'amore, che ad essi lo legaya, por la speranza e honestioris gradus, maionunqæ commodorum; ebbene ora, invece del premio dovuto, di quel posto onorato, di quegli agi sognati, gli si getta in faccia l'accusa di traditore. Il letterato ha forse sperato di poter col tempo raggiungere l'alto grado del Beccadelli e del Fontano. Ma dinanzi alla dura realtà quei sogni dorati sono svaniti, gettandolo nel più grande sconforto. Ecco come dolorosamente egli esclama contro la maligna sua sorte: O calliditatis inauditum genus ut Fortuna iuvando noceret, ad opes me evexit et dignationem I Verum simulao animadvertit eius aura, simulatoque favore de pristina vitæ ratione nihU in me mutatum, passimque meas omnes acces- siones industriæ magis et probitati, quam sibi acceptas referri, vehementer oiTensa, confestim passis alis evolavit, ne virtuUs comes esse cogeretur. Oh come questo brano tutto rivela lo strazio di quel cuore addolorato I e quale triste verità nelle ultime parole, che accennano allo spietato abbandono in cui tanto spesso la fortuna suole lasciare il virtuoso I Ma l'abbattimento morale, in cui era caduto il F., fli puramente passeggiero : fornito di quella lealtà incarnata nella virtù e di quella gagliardia di propositi, che reca in sé una potenza a cui nulla resiste, dopo la penosa impressione del momento, si senti subito forte per vincere le diflBcoltà e sopportare la sventura. Anzi questa, ben per tempo, rivelò in lui ciò che Q Settembrini ben definì corona e gloria della vUa, cioè un nobile [P.— Orai, ante prælect. epist. Ciò. ad AtL, Matthaai. Neapoli W.,- r^'ir s 6 grande carattere: al giovano inesperto successe l’uomo dalla fibra gagliarda, il quale, come vedremo, nelle lunghe peripezie della sua vita, anche quando tutto gli venne meno, ebbe ancora un terreno sul quale restò invincibile, il coraggio e l'integrità. Ecco come egli nobilmente si esprime. Ego nihilominus, ut meum nunquam ratus, in qnod incostantia Fortunæ ius haberet, quod alieni foret arbitrii, quod auferrì, quod crìpi, quod amitti posset, in eodem vultu prqposìtoque permansi, Quumque vicem meam dolerent omnes, (quod indicat incolumi statu qualem me gessissem) solus ego furienti Fortunæ laqucum mandabam. Fiere parole, in cui tutta rifulge questa splendida figura di calabrese, che nelle calamità della \ita resta saldo a guisa della torre dantesca, e assicurato dalla buona compagnia che V uom franclicggia, eleva baldanzoso la testa e con aria fiera e calma volge ai suoi calunuir.tori uno sguardo, in cui si compcnctra generosa compassioue ed odioso disdegno per la viltà, che striscia ai suoi piedi. Ben diverso però è il P., che ci presenta lo Jannelli: freddo ed insensibile dinanzi a quelle pagine palpitanti di vita reale, in cui si sente tutta l'ambascia di chi si vede colpito in ciò che aveva di pia caro : Ponore, il nostro biografo ci et del suo protagonista! un girella della peggiore risma, che, ve- dendo e inane Aragoniorum imperium fatali casu in dies ruere >) diviene, insieme col padre, aperto fautore dei Francesi. Jannelli, a sostegno della sua asserzione, non adduce altra prova che qualche parola di lode, che il P. a- vrebbe rivolta, molto posteriormente, ai Francesi, durante la sua dimora a. Milano (3}; il nipote Antonio poi crede di [Orai, cit., ed. cit., pag. %iA. De vita et icriptis ecc. > ii^i'/" r>^.iin^ii -i.Jm'imI mk^ i' V*««>i>hi^iiilW [j^WjiWiiM; M>iM»W li» IfiI^ l'^l 11 ^«yy Q \»t ' 'l ^^ l| tf »^rfi>>ii»Wi T i K i * *iteto di tiranno (3}« • Lasciata Napoli, non poteva fl P. essere più felice nella scelta della citta, destinata quale agone dei suoi studi : in Roma infatti l'Accademia, fondata [P. Epìstola ad Michælciu Ricciura, ante Sedolii et Prudcntii cariuìna. i«iw*i ^i«i^i*ii> «2da Pomponio Leto, aveva raggiunta altissima fama, chia- mando colà molti fra' più dotti letterati del tempo, quali SACCHI (si veda) Sacchi, detto il Platina, il grammatico Venilano, il valente grecist-a Baldo e, per non parlare di altri, Inghirami, giustamente detto dftl P. e fiicilis, expeditns, plenus humanitatis »Fin dai primi giorni in cui il P. conobbe quest' ultimo si senti legato a lui della più salda amicizia, che, per mutar di eventi, fu sempre viva e sincera. Inghirami, all'alto sapere congiungendo una non comune bontà d'animo, fu uno dei pochi veri amici, che abbia avuto V infelice P., ed in molti casi, come vedremo, fu per lui la vera ancora di salvezza. Libero omai dalle fantasticherie giovanili, e spinto da quel tiranno signore dei miseri mortali: il bisogno, l'umanista calabrese si dedica agli studii con più amore ed alacrità che non avesse fatto x)er lo innanzi, riuscendo, dopo non molto tempo, a completare la correzione del testo di SOLINO e di quello di AMMIANO MARCELLINO. Ben presto occupa un degno posto tra' più illustri let- terati, che allora professano a Boma, e diede subito chiara Orat. ante prælec. epist. CICERONE ad Att., Orat. -- ut me, quo priroum die Romæ \idit, arotissime complexus est; ut auctoritate, gratia, testimonio suo prolixe iuvit, ot in omni fortuna semper idem fult. R. Bibl. Naz. di Napoli. Orat. ad Sen. Medici.Immo paupertas iampridem virtulis et doctrìnæ contubernalis est; quippe qui dum integris opibus et incolumi patrimonio floreha* mus, litteranim studia remissius assectabamur ; ubi vero-communis illa tyrannorum procella no», ut bonos omnes, involvit, ardenter adeo man- suetloribus Musis operam dedimus Ammlani Marcellini Rerum gestarum libri penes me sunt omnes quot extant, ex antiquissimo codice Romæ exserìpti.] prova del suo sapere, specie nella disputa avuta con Antonio. Amiternino. Questi, quasi del tutto igniaro della lingua greca, aveva messe fuori delle vuote e cervellotiche interpretazioni, che voleva gabellare per irrefutabili. P. in sulle prime cercò di fargli comprendere amichevolmente gli errori in cui era caduto ; ma quando vide che si ostinava nella sua opi- nione, anzi aveva osato finanche minacciarlo di morte, non ebbe più alcun ritegno di rendere di pubblica ragione la poca valentia del protervo grammatico. Essendosi cosi acquistata alta e meritata fama, gli fti assegnata nell'Accademia la cattedra di oratoria, mandato molto onorifico, che egli seppe disimpegnare con zelo e dottrina. Appunto in quel tempo e scelto a mæstro di Gætani, figlio di Niccolò, duca di Sermoneta, a di Silio Sabello, giovanetti di assai belle speranze. Parva che un'era di pace e di tranquillità fosse sorta per l’infelice P. ; ma purtroppo allora Boma gemeva sotto il giogo di Alessandro VI, lo scellerato pontefice, di cui, come ben dice MACHIAVELLI, tre ancelle seguirono le sante pedate: lussuria, simonia e crudeltà. Forse molti dei delitti di casa Borgia saranno stati inventati dall'accesa fantasia dei romanzieri ; ma non si può certo sconvenire che fu sparso innocentemente il sangue -di nume- rose vittime, per sola sfrenata smania di potere. Tra questa bisogna ascrivere i due cari ed amati discepoli del P., Silio e Bernardino, barbaramente trucidati dagli emissari pontifici, Quæsita per epist.ed. Orai, ad Seti. Mediol.: € operain dedìmas, ut et nos hactenus non poeniteat, et aK aliia idonei esistimati »imas, qui Romæ, io arce totios orbis terraram, oratoriam publice profiteremur Vallo. Apologia; Orat. prælec. epist. Cic. ad Att.« edix. Ciu A .111 I IWH 1 solo perchè le loro famiglie non si erano forse mostrate lige ai nefandi voleri del Pontefice, che pur di fondare pel figliuolo Cesare uno stato, che comprendesse tutta l' Italia centrale, non la risparmiava ad ogni sorta d' immani scelleratezze. Poco mancò che il P. stesso non fosse coinvolto nella disgrazia dei suoi alunni e, se ri usci a salvarsi, lo dovette solo all' intercessione, ai consigli ed agli aiuti dell' amico Inghirami. Allora P. si recò a Milano, dove gli erano riserbati infiniti altri dolori. (1; Oratio ante prælec. epist. Ciò. ad Alt., ed. cit., pag. 247: € quam Bollicite euravit Phædrus, Alcxandri VI pootificatu, ne me Bernardini .Caietani, neo Silii Sabelli tempestaa involveret Vallo. Apologia : € inde quoque disoessit, ususque Consilio lu- venalia, in Galliam citeriorem migravit. Orat. € audivit in Gallia citeriore portolo iam me tenere^ Mediolanique publice conductum profiteri. U P. a Aliano. Importanza storico-letteraria di questo Lotta col Ferrari e col Nauta. Luigi XII, oltre le vecchie pretese sul regno di Napoli, a causa del matrimonio di Valentina Visconti, figlia del duca Gian Galeazzo, col suo avolo Turaine, affacciò queUe sul ducato di Milano, e, vedendosi favorito nei suoi disegni dalle gelosie e dalle discoi*die dei x)rincix)i italiani, si affrettò a mettere in opera il suo disegno. Assicuratasi l'amicizia di Alessandro VI e della repubblica di Venezia, mandò in Lombardia un esercito, ohe in breve tempo costrinse Lodovico il Moro a lasciare il ducato ed a riparare nel Tirolo. Ma ben presto i Francesi con le loro soperchierie fecero rimpiangere il governo del Moro: questi pensò di trame profitto, e, disceso rapidamente con un forte nucleo di mercenari Svizzeri, fu accolto festosamente dai Milanesi. Il suo trionfo fu però breve ed illusorio, poiché venuto a battaglia, presso Novara, con l'esercito francese comandato da Trivulzio, i Buoi Svizzeri si rifiutarono di combattere coaitro i loro compatriota del campo francese, e cosi la sua rovina fu bella e decisa. I»!Mm iM 1 M»S»>»mmi^*mm i0mi >m*^m tfhrfi*»*h- -««wAhAi*Fallitogli il tentativo di fnga, il Moro fa preso e man- dato a finire i suoi giorni nella torre di Locheé ; cosi il ducato di Milano ricadde sotto la dominazione francese. Laigi XII propose al governo di esso il cardinale Amboise, il quale, fedele ministro del sao re, vi riscosse ben trecento mila ducati per le spese di guerra, inasprendo coUe sue angherie sempre più l'animo dei Milanesi. Forse per coonestare in certo modo questa sua condotta, il cardinale si adoperò a che fosse continuata in Milano la nobile tradizione degli studi umanistici, ohe ivi avevano a- vuto valenti cultori e pptenti mecenati. Si sorbava ancora colà memorili della munificenza dei Visconti, degli onori tributati al Petrarca dall'arcivescovo Giovanni, e degli aiuti largiti da Galeazzo, Giammaria e Maria agli umanisti del tempo : Uberto e Pier Oandido Decembrio, Loschi, Barzizza, Filelfo e tanti altri ; come pure era vivissimo il ricordo della protezione accordata ai letterati dagli Sforza, soprattutto da Lodovico il Moro, che aveva fatto della ca- pitale lombarda uno dei principali centri di coltura d'Italia. L'Amboise protesse anche lui i buoni studii e fti largo di aiuto agli umanisti, ohe allora professavano a Milano: Giovan Battista Pio Bolognese, Ferrari, e, per non parlare di altri, il celebre grecista Demetrio Oid- oondila. TiRABoecBi. — oRosmini. — Storta diUUoM, Milano, Sax. — Eiti. Lùter. Typogr. Mediai., Aboslati. ~ BM. Script. Mediai., TiRABOSCHi:Aboslati. Sax. Fiorivano allora anche valenti poeti : CATTANEO, Curzio, Dulcino, Biffo, Leone, tutta una flora di eletti in- gegni| in mezzo ai quali venne a brillare P.. Como dicemmo altrove, questi giunse a Milano, come ci attestano chiaramente oltre la sua lettera dedicatoria del De Raiìtn Proserpinat all'amico Cotta, pubblicata anno maturius dalla eua venuta in questa città (VII Kalendas januarias MD), la prima lettera inviata da Vicenza a Gian Giorgio Trissino (ex ædibus tnis pridie, e l'asserzione di essere rimasto a professare e octoqne per annos in Gallia Citeriore. il tempo che il P. dimorò a Milano a ragione può dirsi il periodo più burrascoso della sua vita, a causa delle lottOi deUe persecuzioni interminali, e di quella sterile guerra d'in- trighi e di basse calunnie, di cui egli fu vittima. Quel periodo però fu anche il più produttivo del grande filologo calabrese, il quale appunto allora a noi paro che [Tirar.Aroxlati.Giovio. — Elogia Vir. Uu. iUustr.^ L uo Creo. Girai/ 'I. De poetit sui temperisi Dial. I. Rosmini. Vita ilei Maresciallo TrivuUio. Bakoell, Novell.— Sax, Sax. Mazzuchklu. ^ Scriu. d' ItaJUa; Rosmiki. Vàa dai Hear. Triwd.. Sax. *yM!' .* 'ortatì. Noi però più che ai versi di Lancino Curzio, Sacco, Plegafota, Dulciuo, Biffo, quando non avremo assoluto bisogno della loro testimonianza, ci at- terremo aUe orazioni inedite, pronunziate dal P. a Milano. Sono circa una ventina, di cui alcune hanno interesse puramente letterario, altre ci forniscono xireziose notizie biografiche. Anecdoti Hi gloria^ bibliografia e antica, Catania, Tip. Francesca Galati, Præfat., A P., neapol., In nuptiis J. P. et Tbeodoræ Calcondylæ », Bpitalamla, De Justitia, De Jore, Prælectio, Præfatio in.Lucium Florum ot Valerium Flaccum — lu Lucium Florum, Præfatio in Liviuin, Præfatio in orationes Ciceronis^rræfatio in Achilleldtm ecc. àmktw,titi ihi^t^ »«haaa-^^i Queste, che pobblieliereaio ute^ralaieate is appevUee^ crediamo che debbano disporn ia questo nodo^ per ordìao di tempo: e Orationes II io lliootianaa. — Oratio ad Seaa- tom Hediolaænseoi, Oratio ia Minattannm, la Loeiom Floram, PmeCitio ia Femoai, Prælatio ia Thebaida. Di capitale importanza, per le ootizie che a foraiseoaa 8aografo, che coli' uno e coli' altro wu9iicre si era formata una certa fortuna. Questi non si lasciò certo sfoggire l'occasione di sfruttare a suo vantaggio fl giovane filologo, già abbastanza noto nel mondo letterario, lo accolse volontieri presso di si, e gli asse» gnò, oltre V insegnamento, fl grave e diflScfle incarico della correzione dei codici, che egli poi pubblicava per suo conto. n P. curò allora l' edizione di parecchie opere latine, fra cui fl Cirii, erroneamente attribuito a Virgilio, e la Vallo, Apologia^ ediz. di.: € habetqua (Mioatiaaut) pe- eoBÌÆ samniani sludiani ; dignlutcs afleeUl noe ad omamentoa Titat, ted ad quæstum, qao nttri omnia diligit ex animo nemioem. Caias aiaieaa æ aimalat, io hooe loddiaa priaom aoetit »• Oralio 10 ia kiontiaooa : € Meom foit iUod in to benefidom, ai noæla, mona al la domi, fona, in ro privata, in ro publica, in atodlia invi, anaUnni, ioyì ; podet lateri qui na vicarìaa, qol diadpaloa amdiebam aohia» oC amen da n ^ provindaa aoatinabaa. P.Canim. D§ Raptu Pro$€r. L HI: e varsna tz Ciri ma n doaoa, ot aillaUa olla vaoilUntiboa, in boa radaginina nnoMioa^ IpdqDO Mlnntiano dadhaoa Imprlmaodoa Vita di quest' ultìmo, cho attribuì a DONATO e non a Servio, come molti ritenevano ai tempi suoi. Ne soltanto colla propria attività P. mostra ol Minnziano la propria gratitudine. Questi più che dall' amore per le lettere, spinto dalla smania del guadagno, aveva da poco pubblicate le opere di CICERONE, in cui, con grande presunzione, aveva messo fuori tali e tante cervellotiche correzioni, si vuote ed errate in- tei-pretazioni, da suscitare giustamente contro di se lo sdegno dell' irritabile genus, specie del grammatico Ferrari, valente cultore del grande stilista latino. Si schierò poco dopo contro di lui anche un tal Nauta, corso di origine, insieme con molti altri, i quali tutti gli si scagliarono addosso, mettendo in mostra gì' infiniti errori, di cui erano rinfarcite le opere pubblicate. Il Minuziano, di natura temerario ed aggressivo, cercò di lottare contro i suoi avversari e di difendere il suo lavoro; ma le sue argomentazioni furono abbattute dal Fer- rari, il quale pubblicamente, manifestissimii argumentii omr- niumque coìiseMH, lo chiamò reum lanciìuiti, præcerpti fNr^r- siqtte CICERONE. Anche il P., come molti altri dotti, attiibuì a DONATO la Vita di Virgilio, che altri poi, corno parrebbe realmente, attribuirono ad Elio Donato, il quale avrebbe attinte non poche notixie dalla biografia di VIRGILIO contenuta nell’opera di SVETONIO € De vlris illustribus »•' Valaraggi, che si occupa della questione (Rivista di fil. class.) ritenne che la biografia appartenesse ad un anonimo commento alle Ducolicì^e, fra le cui fonti bisognerebbe ascrivere il commento di DONATO e forse quello di SERVIO. P. Comm. De Raptu Proserp. Tiberìos inquam Donatus, non Servi us, ut vulgo fere creditur. Sed Donati iam titulo nostra castigatione Minutianus impressit. ÀRGSLATi. Dibl. Script. Mediai. Orai. IH in Minutianum. ì n n f^_ 1 i ~ i " ìl i --r^tr Fu allora che il P.y vistolo in quel serio imbarazzo, per quanto convinto e dolente nel tempo stesso di dover soste- nere un' ingiusta causa, pure fece parlare al suo cuore la voce della riconoscenza, e prese a difendere il suo ospite (1) e o- biecto Minervæ clipeo. Essendo Minuziano poco caro alle Muse, e non sapendo maneggiare quell'arma perfezionata del tempo: l'epigramma, il P. si senti cosbretto a scrivere dei versi, che quegli mandava ai suoi avvei*sari, gabellandoli per proprii (3). Questi però non toi'darono a scoprire il vero autore, ed a scagliai'si di conseguenza contro di lui, costringendolo cosi a venire in campo aperto. Xon si sgomentò puuto il P., con epigrammi vibrati e pungenti rintuzzò la petulanza d^l Nauta, che l'aveva at- [Orat. IH in Mi- nutianum : € Ego qucm tu ingratum vocas (piget hercule iiiciDinissa) suscepi tuas partcs, et quidem iniquissiinas^ quantumque in. me fuit, io- deftfusum non reliqui, tucrìque conatus sum, cum sammo capitis mei pcriculo, ut vestrum plcrosque meminisse confido. Vatlo. Apologia. Crediamo cbe appunto allora Lancino Curzio, fiero nemico del Minuziano, che egli per prima forse denominò Appura Musca, (Sax. Hiat. Liti. Typograph.) scrivesse queircpigramroa (pag. 32, 1. Ili Epigram., Milano) finemente ironico : Ad Fabium ParrhasiuM Calvum Neapolitanum ^ sul quale il Mandalari richiamava raUcnzione del futuro biografo del grande umar^is'a: DocU Parrhasii delltlæ, FaU, Vates nec modicus Pieridum in graft ; Ex quo pr«csos opem dot, facit et rabl Ut sis Doctis docta refer, die : studlis vaco. Vulgi turbæ, age, die : Vale ; abl Cæo. A queirepoca il P. non poteva aver figli, non avendo sposatela Calcon- dila cbe intorno al 1504, né ebbe mai fratello o parente di nome Fabio, sicché, tenuto conto di quanto abbiamo detto, riteniamo che il Curzio nel- Tepigramma citato abbia voluto sferzare il coroo pugliese^ che si faceva bello delle penne del giovane pavone. tAceato più fieramente e fece oomprendere al fiero eorso che quella mano, che maneggiava la bacchetta del pedagogo^ aveva ben saputo in altri tempi brandire nna spada: S fòrtana kris de coosale rbetora fecH, Et lierohuai garìnms qua prìns arma mano. Nonne eee. Ed a mostrare che alle parole sapeva far seguire i Catti, non ebbe alcun ritegno di penetrare nella scuola del Ferrari- e di prendere pubblicamente le difese del Minnziano. Allora gli odii si rinfocolarono e segui tra il P. ed i due retori uno scambio di fieri epigrammi e di virulente invettive, fino a che la .partenza del Ferrari (15, dopo avere però ancora uua volta sfogata la sua bile contro il Minnziano ed i tristi tempi, che lo costringevano a lasciare quella città. n P. però non si lasciò sfuggire l'occasione di mettere in piena luce il motivo della partenza di lui e di dare l'ul- tima scudisciata al suo avversario: Noo te, crede mìhi, iactæ quæ tempora pelliint. Aurea lalciferi qualia ficta Dei : Sed radia ioaulsæ petulans audacia lioguæ, Luxua, et omento piaguis aqualicolus. Vallo. Apologia. Op. di. Jannelli ha diligentemente raccolti tutti gli epigrammi del P. In Æmiliam — In Nautam », Aroslati. Comm. De Baptu Proserp., P. I, pag. 42. Jakiuoxi. n Minuziano, data la bassezza dol suo carattere, a la poca stima della propria dignità, e quam post unibram la- celli semper habuit », non comprese, né potè apprezzare il sacrifizio che il P. aveva fatto per Ini. Appena messi a tacere i suoi nemici, egli si dedicò con pin ardore di prima e qaæstuariis artibus » (2), e poco o nulla riconoscente verso il suo valente difensore, lo invitò a ritor- nare all'antico e faticoso ufficio, per contribuire cosi, disinte- ressatamente, ad appagare la sua ardente sete di guadagno. Non poteva certo il P. rassegnarsi più a lungo a quel tenore di vita, che logorava le sue forze, senza nemmeno procurargli una comoila e tranquilla esistenza ; sicché, ade- rendo al consiglio di quelli che apprezzavano i suoi meriti, abbandonò la casa del ^Unuziano, ed apri scuola a so in casa del carissimo e bravo discepolo Catulliano Cotta, che generosamente gli aveva offerto ospit>alità, per strapparlo dalle unghie deU'avaro pugliese. Questi finse di non dispiacersi di questa risoluzione del P«, e gli concesse volentieri il permesso di eseguirla; ma in cuor suo giurò di vendicarsi, e si apparecchiò a quella lotta vile ed abominevole, in cui spiegò tutte le sue male arti per rovinarlo. Oratio I io Miootianimi. (2) MSS. R. BM. N(u. di NapoU. Cod. V. D. ISi — Oratio III in MinaUaiiiiiD »P. Epistola ante Comm, De Raptu Proserp., Milano. e Qttom lualtos oronis onlinis ætatisque diacipulot habeam, monim gratta earìssimos, noster in te amor præcipuus est et sìngularis », Comm. De Rapiu Proserp., 1. IH, € tu nos invidiæ lelit eiectos opibus et otBciis cumulatissime iuveris. Vallo. Apologia, # Habeas confessum reum (Janum) ab Alexandre vel unum discipulum abduxisse, præter Catullianum Cottam, euiua ospitio Janus est usus Alexandri permissu, nisi simulata fuit eius ormtio-**tr--'» i j nia'i ni> ih^l I» rliy-'a^iif Tf rtal^ J•l-fiiri.É" irnS "f'"\' i^ì"fT-J*»^-^^pp««^^iit*=a n P. in sulle prime -non diede gran peso aUe tristi insi- nuazioni del grammatico, e si limitò soltanto a proporre agli alunni il medesimo esperimento del flautista tebano, Ismeneo, ohe invitava i suoi discepoli ad ascoltare altri suonatori, per Cftr loro meglio comprendere ed apprezzare recceUeuza dei- Parte sua . Incoraggiato dal plauso generale, P. si dedica con maggior lena ai suoi studi e riusci a pubblicare dopo non molto tempo il suo commentario al De Raptu Proserpinæ di Claudiano, dedicandolo, quale attestato della sua gratitudine, a Catulliano Gotta (6). • n lavoro del P., di cui ora non daremo alcun giudizio, non poteva ottenere miglior successo : il Curzio, il Mariano, il Vallo. Apóìo^. Orai. I in Mi- noiianum: € poetaram genera nostrìs tantum non verbis enumeraret, qoaaque nos anno superiore ex auctoribns græcìs aceepta, vobiscum oomanicavimua, eadem nuper ille quasi sua, quasi nova, inagno verbo- ram strepitu blateraret. Orat. I in Mi- natianom: € Id nos exemplum, quod maxime probaremus, in usum revocare tentavimus, an aliunde factum putatis, ut illam pecudem vos auditum miserlmos, quam ut recenti periculo cognoscatis quid inter Apollinis et Marsiæ cantom differat. CI. Claud. 2)é R£^u Proserp.^ com Comm. P.,.! MedioL 15». /t'^Ìij.>i»;|ii.iCattaneo, il Motta, Tommaso Fedro Inghirami scrìssero dogU epigrammi, in cui ne magnificarono le lodi ed elevarono al cielo i pregi peregrini. In mezzo a qncsto bel coro si fece sentire la stridula voce del Minuziano e di pochi altri suoi pari, che, non potendo criticare il Commento, fecero dilToDdcre la insulsa x)anzana che il P. aveva raffazzonato e spacciato per proprio un codice di Domizio Calderine, morto pochi anni innanzi, di' cui era venuto in possesso. Non s'accorgevano i ribaldi che in questo modo ricono- scevano e sancivano essi stessi il merito indiscutibile - del PaiTasio. Questa pubblicazione e le altre due : De viris illustribuè, opera da lui attribuita a Coinelio Kepote ed il Carmen Paschale di Sedulio cogli scritti di Pioidenzio (4), dedicati con bellissima lettera all'amico Michele Riccio (5), gli procaccia-' reno maggiore stima presso i buoni, e soprattutto la be- nevolenza e la protezione di Stefano Poncherio. coltissimo Coroni, al De Ra^du; Valix) - Apolotjia; Jannelli RoLANOiNi Panati — livectivæ in.Jaiiiim ParrhHsiuro. — Di questo rarmiiuo incunabulo 8i conserva una copia nelli Biblioteca Ambrosiana di Milano. CoRNELius Nkpos — Ds viris tUuslrihM, ab A. Jane Parrhasio et Catulliano Cotta, qui editionem curavit, ix probatissimis codidbos emendatus. — Medici. 1500. Nella seconda parte del nostro studio esarainercrao le ragioni addotta dal P. a sostegno della sua tesi (Cod. V. D. De viris illustrìbos cuius sit), che, per quanto ardita e ben sostenuta, non può reggere ai* colpi della critica moderna. Cfr. AuGUSTUS Reiffbrscueid « C. Sretoìfiii Tranquilli præler Cæsarnm libros reliquiæ, — Lipsia,^ Teubner Seoulii Cannen Paschale et Prudentius. — Mediol. Tirar. -;- Storia della Lett.^ T. VI, P. II, pag. 259 ; Argblati — op. cit., T. li, T. I, pag. 1503; Tafuri Scrittori del Regno di Napoli] vescovo parigino e presidente del Senato milanese, venuto in qualità di Gran cancelliere insieme col cardinale d'Amboise. Grazie ai buoni ufBci del Poncherìo, il P. potè ottenere che per quattro anni non fossero né stampate, uè vendute le suddette opere, a danno delPautore, e in tote Mediolanensi dominio sub poena aurei uuius prò singulis volumi- nibufl >. n P. cercò di rendersi sempre più degno della stima accordatagli dal Poncherìo, il quale, avendo conosciuto da vicino i meriti di lui, gli fu sempre largo di beneficii e onori, sino ad invitarlo spesso alla propria mensa. n Minuziano, che non aveva potuto, o meglio aveva temuto di avvicinarsi al dotto prelato, temendo, come la not- tola, la luce del sole, nonché il e controllo di quella giusta bilancia, senti macerarsi maggiormente dall' invidia ed acuire il suo sdegno contro il Parrasio. Nel secolo dell' umanesimo la calunnia era Parma a cui solevano spesso ricorrere i e gladiatori > della penna, in queUe loro interminabili contese, destate per lo più dalla loro am- bizione sconfinata, e da quello spirito insofferente di giogo, Mediolani,1, et Regni nostri quarto Per Regem ducem Mediolani Ad Relacìontm Gonsilii. Dal diploma originale, riportato dallo Jannelli, op. cit., pag. 48 e teg. Orat. I in Mi- not. : € In præeentia diligenter seduloque caTebimus ne patria am- plissimi Stephani Poncherii, Senatus principis, ac særosancti nostri regis Archigrammatici fallare iodicium videamur, quippe quum nos, qui sumrous bonor est, sais annumeret, ac, ut est in bonos omnes munificns, maio- ribns in dies anctet præmiis Vallo Apologia: « Amplissimus Stephanus Ponoherius..... hnmanarum divinaramque rerum perìtissimns, Jane oonviotore deleotatar ». Orat. I in Mi- nut: € cur ad salutandam (Poncherium) nondum venitf Nempe quia Dootna solem fugit, neo audet Uli tmtinæ se committere. ìckMMttMUépiaéUMaHiMfiaà cbe, fæcimno nostre le parole del Voigi, portò 1a Tite ed il faoco nel campo sereso dcirarie, il malconiento e P in- trigo nel campo dei letterali. Nelle invettiTe si prendevano a narrare fin dall' infanria le vicende dell'avversario, mescolando al vero menzogne, fingendo casi ed azioni infamanti, accamnlando le più atroci calunnie, senza peritarsi di inzaccherare persino i pia sacri affetti familiari. L'animo basso del Minnziano, nato per avvoltolarsi in simili bruttare, non rifaggi daUe pia atroci accaso, dalle pia sozze calunnie per rovinare P. Quasi non bastasse il discredito, che cercava gettare nel pubblico, ardi finanche d' irrompere nella scuola stessa del suo avversario e di vomitare contro di lui, al cospetto dei discepoli, ogni sorta di contumelie. Lo chiamò ingrato dei henefidi ricevuti, lo tacciò d' im- moralità e di tradimento, e, per colmo di spodoratezza, lo accusò di aver commesso a Napoli un omicidio, causa della sua precipitosa fuga da questa città. In questo genere di lotte infamanti, dopo i successi ot- tenuti, il Minuziano doveva ornai stimarsi invincibfle: altre ne aveva già sostenute contro Giulio Emilio Ferrari, Baffiæle (1) OiOROio VoioT.Il Risorgimerto dell’antichiià classiche. Firenze, Sansone, Rossi. Il QuaUrocenio. ÌISS. R. DM. Naz. di NapoU. Cod. V. D. 15. — Orai. I in Minot. : « netnini parcit, oblatrat omnibus, omnium dicfa factaque probrit insectatur, ac ut imroundus sus cum quibus volutali qoæiit. Orat. Il ia . Minut. : « Adests tantum frequentes, Konestissimi iuTenes, inteUigetis profecto quantum profuerit vanissimo nebuloni innoccntissimom hominaia tot immanibus calumniis provocassi. Orat. m in Minut. : « Ego si nescis, versntissime veterator, non patrata cædo, qood ipss fingis, sed odio tyrannidis patria cessi. mti f ìtai'iMH» k0mim: ^mtm^mUmam, tmfmimmé»*^mÉ titt^^m*tì Miii jiiifc^>> I BegiO| Gioyan Battista Pio (1), Talenti letterati, costretti dalla tristezza dei tempi a venire alle prese con on ribaldo della peggior risma, ed a cedere forse dinanzi a lai, per non scapitare troppo nella propria dignità. Però avversari più fieri incontrò il Miunziano in Leone e soprattutto in Lancino Curzio, il quale, come pare, per primo gli affibbiò il felice nomignolo di mosca pugliese: Ut vidi, mord&x visus et nimis Appulus, atqæ Dixi : Asini in tergo est Appola Musca trueit. n P. parimenti tenne fronte al rabula petulantis- j simus, però volle aspettare, come disse ai discepoli, il tempo I ed il luògo propizio per scagionarsi delle accuse, che gli •erano state inflitte;. Oome pare, appunto allora il Poncherio volle dargli la più alta prova della sua stima, ed offrirgli il mezzo per trionfare altamente sul pedante avversario. Per la fuga del Ferrari vacava a Milano la cattedra di oratoria; dietro proposta del degno prelato, il Cardinale Orat. HI in Minot: « Sic in Julium Novarionsem, sic in l^aphælem Regium, 8ic in Baptistam Pium, perhumanos illos quidem, et, ut a multis audio, bene doctos, quasi furore quodam percitus, olim debacchatum esse ». Lakcimo Curzio. Epìgrammaton libri XX^ Mediolani, apud Rocchum et Ambrogium fratres do Valle impressorcs : Pbilippus Poyot fisdebat, 1521 in folio. Di quest'opera, importante per quanto rara, si conserva nella Biblio» teca di Brera una delle poche copie che rimangono. Orat. II in Minut. : € Non veni responsurus, ut suKpicamini, maledictis jurgationibus et conviciis, quibos hesterna die nequissimus ille bipedum, non tam ma. In qæm illa minime cadunt, quam sanctissimas aures vestras oneravi!. Aliad certe tempus, alium locum illa sibi poscit oratio, quod ubi consti- tatnm mibi færit, efficiam ut sciatis.] d' Amboise, con bellissimo diploma, invitava il P.' a oo- capar. Solo dopo il discorso inaugurale, questi, dinanzi ni Senato milanese, pronunziò la terza orazione contro il lilinuziano (2), bella per vigoria e colorito d' immagini, per efficacia d,'e^ spressioni, e soprattutto per la sicurezza e la serenità dei giudizii, dettati da una coscienza forte e tranquilla, sotto Voshergo del sentirai pura. Degna poi di speciale menzione è P orazione inaugu- rale tenuta anche dinanzi al Senato milanese : se in essa trionfa, come generalmente nelPeloquenza dimostrativa del secolo, la rettorica parolaia, ed abbondano le digressioni| immaginate a sfoggio di erudizione, non mancano dei pen- sieri nobili od elevati sulla vera missione dell' insegnante e dei precetti pedagogici, che ricordano alcuno massime di quei due insigni educatori umanistici : Guarino veronese e Vittorino da Feltro. Chioccarblli. De illusi, script. ; Jaknblu. Georgius de Ambasia, tituli S. Sixti, præsbyter Cardinalis, Archiepiscopus Rothomagcnsis, Comes Sartiranæ, Regius Ultramontes, Locumtenens Generalis Christianissiuii Regia etc, vacante loco publico lecturæ lectionis artis Oratoriæ in inclyta urbe Mediolani, per absenUam inagìatrì Julii Novarìensis, egregius Janus Parrhasius Neapolitanus pelili 8ibi de ilio loco provideri. Quare nos freti doctrina, moribus et ititeffritaU eiusdem Jani, illi annuimus, et magistrum Janum constituimua ad pu- blicam professionem ipsius artis Oratoriæ in dieta urbe Mediolani, ad placitum Christianissimi Regia nostri, cum solito salario (Vallo, Apol. ; centenis quinquagenis aureis) Datum in arce Portæ Jovis, Mediol., Questa orazione figura prima nel codice, e tale fu creduta dallo Jannelli, il quale perciò non potette delineare esattamente la vicenda della lotta. Oratio ad Se- natum Mediolancnsem : Non enim parum refert quam quia initio di- sciplinam sortiatur, nam quæ .teneri percipiraus altius animis insidunt, ac ita penitus radices agunt, ut nunquam vel certe difficulter evelli queant. '[ I»!»* tl^ I Milli L'oratore, dopo aver parlato dell'efficacia singolare che un buon indirizzo educativo suole avere sull'animo dei gio- vanetti, sino a decidere del loro avvenire, rivolge belle ed acconce parole di ringraziamento al Senato od al Cardinale d'Amboise, per la carica conferitagli, non senza però accennare, con bel garbo e fine arguzia, alle molteplici prove alle quali l'avevano prima sottoposto, certo in grazia alle calunnie di Minuziano. A differenza degli altri umanisti, i quali tutti, ad esempio del Filelfo, con audacia più o meno boriosa, si credevano ed amavano fiEU*8Ì credere dispensatori di gloria, P. rifugge dalla consapevole ciarlataneria adulatrice, come pure non sembra affatto dominato da quell'orgoglio e da quella grande vanita letteraria, riprovevole nel Filelfo, nel Poggio, nel Valla ed in tanti altri. Ed ecco perchè egli, con una modestia ammirevole per e quanto rara, prega i suoi uditori di non voler ricercare in lui altri beni all' infuori di quelli, che gli procacciò il bisogno. n P. non poteva meglio corrispondere all'aspettazione dei Milanesi ed alla promessa fatta di adoperarsi in dieg magie magisque, per non sembrare indegno della fiducia riposta in lui. I filosofi del tempo, quali il Curzio, il Giovio, Or. oit. € H^beo Tobit gratias et quidem maximat. Viri claiiasimi, ac ai facaltaa daretor etiam referrem, qui de nostrìs stodiis adeo aolliciti estis, ni me, licei illuatris amplissimiqæ Cardinalis Rhotomagensis, qui Chrìstianiariaii regia peraonam auatinet, iodieio comprobatom, non tamen prius admiæritis ad endiendam Mediolanenæm iuventutem, quam Tigilantisaimia veatrìa ocalia exliibitom aliquod perìcolam fæere apecUTeritia »• (2) Vittorio Roesi.Orat. di., Cod. eit. Op. eli., 1. di. Bugia Vir. Uu. iOusir Giraldi, Q Bosmini , Q Tiraboschi, n Plegafeta, e tanti altri ci attestano concordemente il plauso riscosso : non riporteremo qui integralmente le tirate rettoriche e le lodi entusiastiche contenate nei loro pomposi epigrammi| ci limiteremo soltanto a citare alcuni versi di Cesare Sacco, che nella loro forma enfatica ci rivelano, più che tanti altri, quel vero entusiasmo che il P. riusci a destare anche nella più eletta cittadinanza milanese: Dam legit et Janot concenlibas æra compiei, Doleis et in nottras perstrepit aure eonue. Qoæ Veneree homini dictant modulamina vocis f Hunc gratum innumeræ, non Charia una facit. Huiua in ore sedet trìplez Acheloia prole». Canina et Astrorum porrìgit ipse manum. Ingenita eei illi mira quam vìtIì et arie Actio. Goncinnum quid magia esæ poieetf Adde quod hanc ditat longisaima copia rerum : Fertile doctrinæ quod gerii ingenlum ! B in verirà il P«, oltre la grande erudizione, possedeva tutti quei dati esteriori, che tanto contribuiscono a procao» dare all'oratore la benevolenza del pubblico : il suo occhio vivo e penetrante, la fironte ampia e serena, che anche nel- l'effigie ti rivela l' ingegno potente e scrutatore, il gesto dignitoso e la rara bontà di eloquio rapivano ed ammaliavano le moltitudini. DmZ. i De Poetii sui t&mparii. Viia da MarudàjOù Triwdtw. AxfoxLo Oabriillo da S. Maku'. BM. degli Senti. Vicendm, T. lY., pag. XY e æg. (^ Yallo. Apologia. PiSRio Yalxbiano. ^De infeUcitate Utterai.^ L I, pag. 2U OiOTio. — Slogia Vir. iOusir.^ Ed ecco perchè dappertatto, anche da lontani pæsi| accorrcTano a lui giovani e vecchi, valenti letterati e persone mezzanamente istruite. Fra' più assidui uditori merita d'essere ricoi'dato Trìvulzio, che carico di anni e di allori militari, træva grande diletto daUe lezioni del giovane retore. Questo pieno, incontrastato trionfo impose silenzio al maligno Minuziano, il quale, dopo qualche tempo, si senti spinto, forse costretto, a fare una completa ritrattazione AUora, verso il 1503, sia per suggerimento di Stefano Poncherio, sia per non dare agli alunni il poco lodevole e- sempio di una lotta indecorosa, il P. non -si mostrò alieno dal pacificarsi col Minuziano. Con questo nobile atto egli volle prendere sul suo avver- sario la migliore delle vendette : il perdono, e mostrargli cosi chiaramente, come disse poi ai discepoli, che e multo speciosius est iniurias dementia vincere, quam mutui odii pertinacia. Vallo. Apologia : « Diesque me deficiet, si commemorare sin- gilUtim pergaui quot e finitimis et longìnquis etiam re^onibufi Jani traxerit eruditio, qui ceteros ante eum rhetores indignabantur ». Spbra. De nobilit, profess. Spiriti. Uo- morie dei filosofi cosentini; Zayarroni. Biblioteca eaHabra; Tapuri. Scrittori del Regno di Napoli, Barrio. De Sita et antiq, Baylx. DicUonnaire liistor. et crit, Præfatio in Per- dum : € Quapropter omnia praotcrìta malcdicta, quæ non voluntate, non iudicio (qood ipse non negavi t), sed irapercitus, in noe effudit, familiari- tati, qua mihi coniunctus olim fuit, et amicorum precibus condonavi. Fræfatio in Per^ sium : € Minutianus Alexander, ut acitis, annis abbine duobas, an tertios agitar, ex hospite factus.hostis, utrius culpa dicere supcrscdeo, quando fere iustum quisque afiectum indicai, quem agnoscit, amicis auctoribus in gratiam mecum rediit, et eam (quod est in me) mansuram semper Quum præsertim' intelligerem satis in eo Pontifico meo (Stefano Poncherio) factu- rum,' ne morum facilitatem, ad quam ipse natus est, in me desideraret. La soddisfazione morale provatieno sempre più vasta, le sue osserva- . zioni sempre pia acute, i suoi commonti sempre pia profondi. Allora egli compose in parte, o arricchì, quei pazienti * ed accurati lavori di compilazione, che denominò excerpta. In primo luogo meritano di essere ricordati gli e Excerpta mitologica ex Pindaro, che ci attestano chiaiamente quale fosse la sua erudizione in fatto di mitologia, nelle cui CavoIo egli fra' primi trovò un' esatta corrispondenza eoi fenomeni naturali. C&rt. Mi.,, di e. 119 non nom., oltre le guardie; è legato di pelle e attesta la medesima provenienza degli altri codici : € Antonii Serìpandi ex Jani Parrhasii testamento. Ex Qlympionicis Pindari », expl. eoa un rimedio contro la podagra € et conforterà lo membro debole. P. Gomm. al De Ra^u Proserp. € qaod non Cjolopea tela. È parimente un lavoro di compilazione fl codice ohe contiene le sentenze tratte dagli scrittori antichi, di cni egli si servii per qnanto non sempre opportunamente, in tntte le sue opere. Da simile intento il P. appare guidato nella raccolta degli e Excerpta ex Polisno et Polybio e negli e Excerpta historica, grammaticalia et geographica, come pure nella compilazione del e Dictionarium geographicum lavoro di grandissima mole, che rivela uno studio lunghissimo ed una pazienza sbalorditoia, per disporre alfabeticamente nomi di regioni, citta, monti, fiumi, mari ecc., tratti come egli dice € ex Strabene, Pomponio Mela, Tacito, Pansania, Am- miano Marcellino, Historia tripartita, Eusebio, Apollonio Bhodio, Barbaro, Alessandrino, Nicandri interprete, Gocciano etc... >r Meritano similmente d'esser ricordati altri due codici, contenenti notizie di vario argomento, ricavate da diversi Cari. aot. di e* 21 interftmente scrìtta e non num., mm. ; Antonii Serìp. etc. Ino. € si possent homiæs »; ezpl. « plenus unguenti pa* tere videtor ». Cart. aut. di e. 70 non num., compresa le guardia e la e. bianche in principio in ia mazzo ad alla fine, Sarìp, atc. — Excerpta ex Poli»no inoip.: € Antoninus et Severus imperatorei ezeroitnm dnxerunt in Parthos ». — Excerpta ex Polybio incip. : e postaaquam oonsulas » ; ezpl. : € inde opima retnlit spolia. SS autori, ed in ultimo un Tolaminosissimo e Nomenclator, di parecchie centinaia di pagine. In questo modo il P. poto acquistarsi una coltura dar- vero straordinaria, da non rendere poi di troppo esagerata la lode che gli tributaya Toscano: llle sul Janus sftecli Varrò, ille vetarnam Torpentem excussit^ torba magistra. Ubi, E non altro che lui, colla sua erudizione e col suo se- vero metodo scentifico, poteva rinfocolare negli animi l'amore per i buoni studi, e indirizzarli a più alta e più nobile meta. Sono morti Alfonso d' Aragona, Cosimo dei Medici, Pio n, Francesco Sforza, tutti potenti mecenati ; come sono morti Valla, Poggio, Guarino, Biondo. Si era poi compiuto un assai importante av- venimento, si era cioè impiantata la prima officina tipografica noi monastero di Subiaco, por opera dei due tedeschi, Oor» rado Schweinhcim e Arnolfo Pannartz. Notevole riscontro di date, dice il Bossi, che par segnare il tramonto di quel periodo della Binasoenza, che fu di preparazione e di fermento della materia letteraria. Grazie alle insigni scoperte fatte dagli umanisti, la miglior parte della letteratura antica, che era sfuggita all' Tariique argomenti ex plurìbus auctorìbus digettæ » : — Ine. € Persona Theodorìci », expl. € neo Xanthos uterqæ. Cari. aut. di Serìp. eie. — Inc. € Indice Galeoti et Me- rulæ de homine » ; expl. € Indice Hermolai. Cari. ani. Serip. etc. — Inc. e Atticas et Marcus Bratos »; expl. € ex Eusebio, de temp. Peplum ludiæ^ Rossi. il Quattrocento, ed. oli.. dei tempi, si oiTriva allo stadio dei dotti ; non restava quindi che saper (are buon uso di quei metodi, meglio appropriati all'interpretazione e alla critica. A qnest' ultima quindi spettava, come afTerma Bossi, di trarre dalle conquiste dei grandi eruditi trapassati tutto il frutto possìbile, di affinare col savio uso i loro metodi, di attuarli rivedendo, correggeudo, commentando la suppellet- tile classica. Questo difficile comx)ito si assunse e disimpegnò nel più alto modo P., col quale si delinea netta- mente la seconda età della Binascenza, in cui la critica e l'arte raggiungono la loro maturità. La stampa ben presto si era propagata in Italia, e a •non lunghi intervaUi di tempo Eoma, Venezia, Milano, Verona, Foligno, Firenze, Napoli avevano avuto la loro officina tipografica. Non sempre però accadeva che nella revisione e correzione dei classici vigilasse la mente esperta degli accorgi- menti critici di un Giannantonio Gaiupano, o di un Gian-' nandrea Bussi, di un Lascari, di un Erasmo; spesso le edizioni erano curate da avari ed inesperti tipografi, che, spinti dal solo desiderio di guadagno, al pari del Minuziano, stampavano e diffondevano nel pubblico le opere degli scrit- tori antichi, riboccanti di errori. Contro questi veri profanatori dell' arte antica si sca- gliò fieramente il P., e con tutte le sue forze si dedico alla correzione dei testi, che nel triste stato in cui erano ridotti dai tipografi, come egli disse, non sarebbero stati ; Maittairb. — Annal. Typogr. Orai. Ili in Mi- not* : € Et la unquaio poteri t illum quæstom facere, quem non ex offi- cina, sed laniena libromm, quam maùmam iadtf ». pia riconosciuti dai loro stessi autori, se fossero ritornati in vita Fedele al suo programma, P., dopo la pubblicazione dello splendido commento al De Baptn Proserpiuæ e degli altri lavori, di cui abbiamo tenuto parola, mise fuori, dedicandolo a Ponchorio, De Regionibus urbii Samæ lihellus aureu» del pseudo Vittore, che, coUe ag- giunte già apportatevi da Pomponio Leto, divenne la più iiiH portante guida topografica di Boma. Un anno dopo vide poi la luce V opera dal titolo : Probi instituta artium et aliorum grammaticorum fragmenia, che dedica a Cusano, giovanetto che alla nobiltà del casato 'congiungéva mente eletta e sentimenti generosi. Intanto il P. con anlore incredibile emendava i classici, apportando dovunque la sua opera di critico profondo ed illu- minato. A questo periodo di lavoro intenso e geniale dobbiamo i seguenti importanti commenti, sfuggiti all' avarizia fraieeea De UtIÌ indice: e De latinis vero quo me Vertam nescìo, ita mendose ecrìbuntar et to- neunt. Utin&m non nostri temporis hæc iustior easet querela ! certe ego non plus in alienis erroribua confutandia, quam in exponendia aoUquorum acriptia inaudarem. Sed affirraare iuratiia et aancte poaanm, aio omnea ab Impressoribua inversoa esse codices, ut si auctorea a postliminio mortìa in lucem revocentur, eoe agnituri non aint. Il vero titolo deiropera del pseudo Vittóre è: Notitia regionum Urbis Romane. Manuzio. Instit, grammai, Spera. De Nobil, profess.,; Bayli. — Dictionnaire histor^ et crit.^ n. D. ecc. P. — Epistola ad M. Ant. Cusanum^ ante Probi Inst. ete. TUM- T&ania»i'i 4>^Mfc»» n i>i ft n i fM Éi i -jfi 11 -'-v*-- ! ' e all' incuria dei eustodi: e Valerii Maximi Prisoorum exeui- plorum libri II (i) ; Kotulæ in I Od. Q. ORAZIO Flacci; In lOnvi Valerii Flæei (iii) ; Commi'ntarii in ORAZIO Poeti- Cam (iv) ; AdnotatUmei in Cæsarie Commentarios; Adno- tationes in Epistolæ Ciceronii ad Atticum (yi) ; N'otæ. in Statii Silvas (yn); Adnotationes in Tibullum (vili); In Ciceronii Paradoxa adnotationes 7— Commentarii in Livii libroe: De bello Macedonico, et in Lucium Florum (ix) >• Parecchie altre opere, che sono andate perdate, furono composte durante la dimora del P. a Milano ; fra queste degnissima d'essere ricordata quella dal titolo : Quæeitii per epietolam, di^ cui non ci resta che un libro solo dei venti- cinque da lui compilati (2}. Quest'opera da se sola baste- rebbe a. darci un' idea precisa della profonda coltura del P. e dell'alta fama raggiunta. Da ogni parte d'Italia si ri- [MSS. R. DM. Naz. di Nap. — Cod. cart. aat. XIII, B. 14 ; Cod. cart. &at. XIII, B. 15 ; Cod. cart. aut., B. 20 ; Cod. earU aut. XIII, B. 23 ; Cod. cart. ant. V, D. 3 ; ^ti) Cod. cart. aot. V, D. 13; Cod cart. aut. Y, D. U; Cod. cart. aut. V, D. 22; Cod. cart aot. A proposito di quest’ultimo codice non sarà foor di luogo ricordare il seguente brano della Frac fatto in LIVIO: e L. Flomm prælegi, qui carptim compendioqæ popoli romani scrìbit historias. In eo castigando simol enarrandoqoe quantom Tigìlianim, quantom laborie exhaoserim, testes mihi sunt omnes qoi tum nobis operam dabant. Qoorom nonnollos non tam mea, quæ mediocris est, eroditio trahebat ad aodien- dom, qoam qoædam, ni fallor, expectatio, qoa ratione curarem tot rol» nera, vel, ot verios dicam, carnìficinam, qoam librarios (il Minoziano) in Floro sic exercuerat, ut novæ cicatrici locus non esset. OiOTANNi Pier Cimino. — Episi, nuncup. ad CorioL Mariyr. Inst. Oramm. CharisU: e Brat enim ad editionem iamprìdem paratom, librisqoe constabat cireiter quinqoe et viginU ». Enrico Stefano. -^ Epist. ad Lud. Casuilvetr.^ ed. De Rebus ; NicoDBMi. — Addizioni alla Dibl. Nap. del Toppi; Marafioti. Cron. ed amie, di Calab.; Tiraboschi. - Storia ecc.,Oinournì.— iTótotiv Uu. d'Italie, Paris. volgevano a lui per aver schiariineuti di questo o quel dubbio, per V interpretazione di questo o quel passo controverso ; ed egli con una modestia, non meno rara della sua affabile liberalità, non negava a nessuno il suo giudizio, che, come canta il Salemi, era venerato al pari del responso deli' oracolo di Delfo o di quello di Dodona: credas Delp&is oracula Phoebum Aut Dodonæas ornos, quercum|ue locutat. Da ciò appare che P. negli studi di erudizione teneva incontrastabilmente il primato, da non temere punto di schie- rarsi, alPoccasione, contro i più rinomati umanisti del tempo, fosse anche un Poliziano. Certo, facciamo nostra la giusta osservazione di FIORENTINO (si veda), il contendere la palma all'eruditissimo Poliziano e il biasimarne i giudizii richiedeva non piccola autorità, quando non fosse stata audacia e sfrontataggine senza pari. Da quanto abbiamo detto chiaramente appare che un simile rimprovero non poteva toccare a P. A questo punto crediamo opportuno far rilevare un altro grande servigio arrecato dal P. alla scienza, durante la sua [Salerni. — Sylvæ' In Jani obùu Epieedion, e Mg. ed. Neap. Lettera a persona ignota Non vìdeo cur ad me acribas a Politiano Domltii sententiam non probari in illad ex prima Papinii Sylvula : RKenus et atUmiH vidù ' domus ardita Dati. Nisi forte vis ut Politiano sabtcribam, vel a calamuia Doroifium defendam. Quæsiux per episL^ ed. Matthæ. Lia est mihi cum Po- litiano sinuosa (a proposito di un passo di VIRGILIO. Et audet PoHtianns asserere Trapezuntium multa fecisse rerum vocabuìa ex imitatone veteram » eoe...Telesio. Flrenso, sncc. Le Mounier.] dimora a Milano, quello cioè di aver contribuito non poco al sorgere della Colia Oiurisprudenza, di cui fu caposcuola il suo discepolo, Alciati. Senza punto occuparci dei primi due periodi della coltura del DIRITTO ROMANO, la Glossa e lo Scolasticismo, ci limitiamo a ricordare che si deve esclusivamente agli uma- nisti quel mo\imento reattivo all' indirizzo precedente, in cui avevano avuto grande predominio le peripatetiche spe- culazioni, il vuoto formalismo e l'arte delle infinite distinzioni suddistinzioni, che avevano ridotta la dottrina del diritto romano ad un convenzionalismo dogmatico. La lotta contro i giuristi, cominciata dal Valla con la famosa lettera contro l'opuscolo di Bartolo da Sassoferrato, De insigniii et armi$, trovò plauso negli altri umanisti, soprat- tutto nel Poliziano; e se suscitò al principio un grave scandalo, valse a rimettere in onore lo studio negletto delle fonti ed a far conoscere la grande importanza del metodo storico-filologico. Questo rinnovamento, iniziato dai letterati, fu poi recato completamente in atto dai giuristi e, primo fra tutti, d’Alciati. Questi, mettendo a profitto il suo sagace discernimento e la sua vasta erudizione, coll'aiuto di codici da lui dissep- pelliti nelle biblioteche, riusci a restituire alla loro esatta lezione molti passi di Erodoto, di Polibio, di Appiano; altri emendò in Plauto, in Terenzio, in LIVIO e special- [Gravina. — De ertu et progressu iurù civilis. € lurìspnidentiA Alciati manu ex humo sublata, oculos ad primordia sua reflectens, vetera ornamenta nativamque digoitatein a priscis ropetiit auctoribus ; cumque Alciati discipuli ex Gallia et Italia universa conspirarent, eorum præsidio iurisprudentia se in prìmæva eruditìone atque elegantia cpllocavit* quæque in Imeni, Accursii et Bartoli scholis viret exsenierat, retonta rubigine, cultu eruditoruni et industria littcrarum elegantiarum, exuit barbarìem el nativam explicuit venustatem ».nix DI ] mente in TACITO, determina l'indole dello stile dei migliori giureconsulti, per cogliere il senso dei loro consigli nelle Pandette, descrisse «Uligentemente le variazioni del diritto pubblico romano, i>er conoscere lo spirito delle leggi in ogni età, e colla sua profonda critica gettò la luce sui passi pia difficili e controversi (!)• Ora domandiamo : l'Alciati a chi va debitore di questo critico indirizzo, a cui deve la sua famaf Se qualcuno, neiracnme e ncireleganza di dettato dell’Aitore deWclegantc giHritpruiìemza, riconobbe i lieti frutti deir insegnamento di P., la cui scuola egli firc^- quentò dal 1504 al 1506, compiendovi, ancora giovanissimo, gli studi d' umanità, nessuno, per quel che sappiamo, ha aucora bene osservato che il metodo tenuto dal grande giurista ncir emendare i testi degli antichi giureconsulti è quello ^stesso tenuto dal P» nella correzione dei clas- sici, e che da qucst' ultimo, molto probabilmente, apprese anche i primi elementi della dottrina del giure. B e' indu- cono in questa opinione due altre preziose orazioni inedite: De iustitia, De iure, le quali ci attestano che iP. a Milano, dietro invito d’Amboise, fa parte [Prima. Alciati. Orazione inaugurale letta neir Univ. di Pavia. — Milano, Stamp. RoBBRTELLO. A»not. ad Var. toc., 1. II : Tibi vero gratulòr, Alciate, quod Jannm Parrìtasium^ virum doctissiiBuin, a puerìlia nactos fuoris præceptorein. Nunquam enim tua scrìpla lego, quin mihi illiua recordatio viri oecurrat, adeo diligentis et perspicacia in veterum locit emendandis, atque expUnandìs Homines qui ignorant talem præceptorcm tibi a pueritia contigiese admirantur postoa quantum eUam in hoc ttudiorum genere valeaa. Ego, qui id iMsio, nec miror et lætor »• k3) Claudio Minois. — Vita Alciati ante Emhlemata ; Quoio. -» Epiii, Clar, et doct, Vir., ; Tiraboschi. Il P., nulgrailo lo tristi vicende toccategli/ senti sempre per Milano U pia grande attrattiva, a segno da preferirlai dopo Napoli, % tutte le altre città d' Italia, come con belle parole dichian ai suoi discepoli. A rendetli cosi piacevole quel soggiorno' contribuì, senza dubbio.prima V amicizia e poi la parentela contratta col valente gecista, Demetrio Oalcondila. Questi, chiamato a Milano da Lodovico il Moro, dopo aver insegnato, per t^ti anni e con molto plauso, a Padova o poi a Firenze dda cattedra resa celebre dall' Argiropulo, vi ebbe le più liete accoglienze, venendo egli a soddisfiure quel vivo Uiogno sentito dalle menti, dopo la meta del secolo XV, dponoscere cioè ed apprezzare le opere immor- taU dei Gì [PrtefAtio ia Thebaida : « Egouom prìmum appuli in hanc inclytam civitatem 6t latÌ8HÌmo dignamiperìo, eìut amplitudine captua, hanc animo meo proprìam sedem U Nam post illam felicissimam Campaniaa oram in tota Italia nullii usquam secessum solo virisque meliorem, qaiqiie mihi M«diolano mls arrìdeat, invenl. n P., appena giunto a Milano, cercò di avvicinarsi al- l' illnstre ateniese, per potere ancora niegfio apprezzare i tesori del mondo ellenico, e trovò in lui uia guida sagena e illuminata e affetto veramente paterno. Frequentando la casa del Oalcoudila, ej^li ebbe agio di ammirare la coltura o le belle qualità mora! della figliuola di lui, Teodora: sebbene questa non potes» vantare né grande bellezza, nò forte dote, se no invaghi\ la foce sua sposa, come si desume daunepigramma scritto in quell’occasione dall' amico Cil^io. D'allora in poi P. abita in casa del suocera, dove potè conoscere molti valenti letterati, venuti a ^lilant per appren- dervi il greco, fra' quali Trissino, il quale pare abbia fatto dimora presso lo stesso Calondila,. come « e' inducono a credere una lettera di quest' ulmio «liretta a lui e sei altre di P., da cui traspare la pinjgrande fami- liarità e domestichezza. Comincia cosi un periodo di tregua nella vita di P., ma nou fu molto duraturo, poiché vennero ditinovo a tor montarlo le strettezze finanziarie e i suoi nmici, che gli piombarono addosso ancora più rabbiosi di praa.* I Milanesi, se gli furono larghi di applauso onori, non [A Præfatio in Thebaida: « placoit in spcm prolit ot rei faìnili» Thcodoram, Demetrìi filiam, mihi adiungerc, in qua non forma, quan ea inediocria est, ut appellat Ennius, non oiTertam dotein, quæ ma «ine morìbus ex|>etitur, animuroque ineum non facile capit, scd ingfiat artes, intè- gritatein vitæ, et super omnia |>atri8 eius affinitatem Retavi. Jannelm. optt., pag. n2« - [KoscoB. ~ Vita é PctUi ficaio di Leone X, trad. JBossi. Milano, Sonzogno, il traduttore ri u venne queste lettere nella corrisddenza epistolare del poeta vicentino, conservata dai Trìssino dal Yeld*Ofo. lo furono altrettanto nel ricompensare le sue fatiche. Di ciò abbiamo chiara prova in un'altra orazione inedita, in coi il P. candidamente fa nota ai discepoli la sua triste condì* zionci ricordando loro, con aniarezza, il detto di Aristotele che cioè il povero difficilmente e raramente giunge all'ac- quisto della scienza (2). Quanto diverso era stato il suo giu- dizio sulla povertà nclVOratio ad SetMlum McdioUinensem t Non deve recar punto meraviglia che questa ed altre volte la miseria abbia bussato alla porta del P. • In quél secolo, ben chiamato dal Graf il secolo dei ciarlatani, chi non si tirava innanzi, chi non gridava e magnificava la sua merce, chi non prometteva più di quanto potesse attenere, correva rischio di morir di fame. Bifuggendo il P. da ogni bassezza e dalle quæ$tuarU$ artibìii dei letterati del tempo, era naturale che non guaz* zasse mai nell'abbondanza/ Il Poncherio, conosciute le condizioni poco floride in cui egli si trovava, non mancò di venire in soccorso di lui, affi- dandogli il proficuo incarico dell'educazione e dell' istruzione del nipote Francesco. Ma ciò, se valse a sollevare il bi- [In L. Flomm : € Nam quid aliud, ornatissimi ìuveoet, in tanta rerum difficultate, quid a1ittd« inquam, facerem, quum publica stipendia non procederent, et al qnæ privatim consequor emolumenta, vix emendis olusculit satis essentf. In L. Flomm : « Quippe ai viatica desint, ut vocat Aristoteles, omnia ad acientiam eo- nattts irrìtus est et inania, et quantocumque labore diligentiaque, mille- simus quisque vix evadei. AUraverio il Cinquecento^ pag. 110 e æg. MSS. R In L: Florum : « Nunc autem quum pater amplissirous Stephanus Poncheriua quo, quasi sacro atque inspoHato quodam fano« boni omnes utuntur, non ho- nesta solum mihi præmia constituerit, sed, quod magous honor est, nepotis ex fratre sui curam'milii delegaverit.' Il M libili iiit — i j j I r II l ii — ^- 1 " lancio domestico del povero retore, noD potè ridargli la tranquillità dello' spirito, turbata ancora una volta dagli antichi nemici. Primo ad uscire dal suo agguato fu il perfido Minuziano, il quale, avendo corrotto un ribaldo sacerdote, discepolo del P., fece sottrarre a quest' ultimo il commento al De bello Macedonico di Livio, frutto di tre anni di assiduo lavoro, pubblicandolo spudoratamente col proprio nome (1), e dedi- candolo per giunta ai successore del Poncherio, Carlo GoiTredo. Questo fatto indigna fortemente P., che memore degli altri torti ricevuti, senza alcun indugio, rese di pubblica ragione V impudente plagio. H Minnziano, vedendosi brutto e spennacchiato, al pari della cornacchia esopiana, per ven- dicarsi, non rifuggi da un' ultima vigliaccheria, dal collegarsi' cioè col Ferrari, che era ritornato a Milano, e col Nauta, contro i quali aveva lottato insieme col suo antico ospite. A questi si uni un vero lanzichenecco della penna, fac- ciamo nostra un'altra espressione del Graf, un tal Rolandino Panato, che indettato e coadiuvato dai suoi amici, scrive contro P. delle scandalose Inveetivæ), che per oscenità non hanno nulla da invidiare a quelle scritte dal Panormita, da Poggio, da Valla e da Trapezunzio. Vallo. Apologia : Impudentior autem præceptor ille tuut, iropressorum postrerout, qui Jaai castigationes in bellum Ltvil Macedonicum, grandi pretio redemptaa, ab avarìssimo quodam sacerdote (palam rea est) intervertìt, emendatumquo Jani labore Livium suo titulo pablicavit. Vallo. Apologia : « Neque erubuit homo com iis in Jannui conspirare, adversus quos certo capitis perìculo se, nomen, doctrinani, ceteraque omnia sua tutatos fuerat P. RoLANDiKi Panati. Inveclivæ et Nautæ Carmina. Questa pubblicazione, sebbene non porti indicazione né di anno, né di luogo, pure, come notAva Mazzucbelli, è certo che fu fatta a Milano .mm^Smi^^mt^l^lCt TRA m A. 6IAXO TkWMAWm CS Laudo contro fl P. o^ torto £ coBioBieliey o^ sorto di ribalderie, lo duamò msiumm mremdiemmt, Jmmm /o€di$$immm Mcarmhcuwi, tmprmrimm, Ibtommw» jMrtjtfi Don eitore altri Tilissini epiteti, che layia^o ndte 1/ infkaie rabula criticò i larori di Ini, ne^ loro o^ V'^fl^ letterario e li denomiiiò amwumtmriolm. do Irrìdo di protesto eruppe daD'aniaio dei baoai per la basse ingiarìe lanciato all' nomo dotto e morigerato: Biffo, Cornìgero, Peloto, Bolognese Bratt- gelisto Biadano ed altri molti alzarono la roee contro i tìK diiEunatori, e scrissero contro di loro de^ epigrammi di foooo, che non riportiamo, per non intralciare fl nostro racconto (!)• n P. neppure questo rolto si diede per Tinto, e riden» dosi delle nuoTe insidie dei suoi aTTcrsari, si ain^arecdiiò a schiacciarli con pochi colpi, come scriTOTa all'amico bolognese. B non disse dò per millantoria, polche rinsd complctomento nel suo intonto colla pubblicazione della dtato Apologia di Vallo (3), la quale d ha fornito tanto e ri im- portontl notizie. Nessuno dei biografi del P., compreso lo*Jannelli, ha ossenrato che il Vallo, se ebbe in essa la sua parto, non fli certo la prìndpale: la grande erudizione, lo stfle, le dta- zioni, comuni ad altri lavori del P., rivelano la mano del provetto mæstro più che quella del «liscepolo. Questa volto, dobbiamo pur dirlo, il P. fu costretto a combattere i suoi nemici colle loro medesime armi, oppose [Jaio«blli. —Jannblli. Risi de Jolio «t Musoa Appula, perque gratum fuit audire quid de utroque seotiret 8ed, ut spero, noo agam Æsopi calvum,,nec expectabo Eiemis adrontùm : paucis ictibus conteram. Furius Vallus Echinatus in Rolandinum, pistrìni yernam illauda- tnxn,ante sec. ed. Comm. De Raptu eto. mmm r*^iM «•^Ki^'^i^i>B ap"'litT-r"i Una delle colpe attribuite al secolo dell' nmanesimo ta qnel vizio abbominevole, per designare il quale si e tolto a prestito il nome dai Greci. Fra le ignominie che gli umanisti, a ragione o a torto, si gettavano in faccia vicendevolmente havvi sempre in primo luogo la pederastia. H Bcccadelli rinfaccia questa colpa al grammatico sanese Matteo Lupi, il Filelfo al Porcello, Poggio al Valla, il Valla a Poggio e cosi via. Non dove sembrare quindi strano che quest^accusa tanto comune si lanciasse anche contro il P. dal corrotto cinque- cento, che ereditò, anzi rese più morboso questo vizio del secolo precedente. Infatti tutti gli strati sociali, come dice il Oraf, ne erano infetti, a comijiciare da Leone X, se vogliamo prestar fede alle parole del Giovio ; Antonio Vignoli e il Bibbiena ne accusano preti e frati ; il Firenzuola lo chiama manza di maggior riputazioÆ, e gli prodigsftio lodi della Gasa, Dolce, Lori, Curzio da Marignolli ed altri dieci altri cinquanta, aggiunge il Graf. B che dire dell' ac- cusa che grava su Francesco Bemi e sulla figura pia eletto del secolo, Michclangiolo Buonarroti Y Siamo lieti di notare che tutti, concordemente, assolvano il P. del fallo imputatogli, prima di tutti lo stesso Giovio, che non la perdona a Leone X (2). Ove non potessimo ad- durre delle prove tanto convincenti, basterebbe per poco . riflettere sulle sante massime dettate ai discHpoli nelle orazioni inedite, osaaiinarc l'elegia in morte di Antonio [ Attraverso il Cinquecento Oiovio. Ehgia ViV. Un. t7/ii5fr., p&g. 208; Spiriti, r- ifemorM degli sct-iitori Cosentini^ piig. 25; Qinqukns. — Histoire litt, d'Italie; Morcri. Grand Dictionn, histor., MSS. R. BiU.PræfaUo in Achillcidem, Cratio ad di«cipulos, Oratio ad Scoatam Mediolanensem, Ad Mumclplum Vlncentloum tic t'amili' ma» w ^,n>»m n 1 iT_ I liwj I if^N» iw*iift*>ff^' ii»mifjtmv%'8ai, Tisusqæ sum orator Quid igitur aateal dubilabant ne conduxisseut Thucididem Bntannicom, vel Ranam 'Sobri- phiam? Sed utramque suspicìonem disonstl ». Questa lettera e le seguenti sono dirette al Trissino, che allora si trovava a Milano ad apprendere il greco, presso Calcondila. III wm^mf* »Jfc^>»*M>W^ I ^ I 11 >WII^« fonati) quantum vix olira Gares in Leloges, Arcades in Pelasgos, Laoed(cinono3 in Ilotost Fiere e generose parole che mostrano ancora una volta quanto fosse esagerata i' accusa di coloro che negarono completamente agli scrittori del secolo XVI la coscienza morale della nazione italiana. B che realmente il P. avesse fede nel!' avvenire, d è mostrato anche dalla seconda orazione, dove se si notano i medesimi difetti delle altre, e soprattutto la prolissità e una troppo sìidata erudizione, si ammirano similmente gli alti pre- cetti pedagogici e didattici, e le sane norme dettate ai gio- vani e ai padri di famiglia, circa i beneficii di una buona educazione. Conosciutosi in tal modo il valoro e la nobiltà d'animo dell' uomo bassamente calunniato, dietro l' esempio deUa famiglia Trissino, presso la quale egli aveva trovata, nei primi tempi, la più calda e sincera ospitalità, cominciò una vera gara tra le più nobili famiglie vipentine, per sempre più dégnamente onorarlo e cattivarseni) la benevolenza. Nonostante tali prove di affètto e di stima, il P. non visse a Vicenza in quella perfetta tranquillità, come credette lo Jannelli, per aver ignorate le importanti lettere al [Nencioni. — Nuova Antologia, Orai. II ad Mun. Vincent : « In quo nonnulli parontet, ut hic ordiamur, obiargatione digni sunt, qui spcs quoque suas ambitioni donant et precibus amicorom, non minus insulse quam si gravi morbo quia Implidtus, ut amici grar tiam colligat, oinisso perito salutiferoque medico, se committai ignaroii cuius inscitia fonasse peidatnr. Roseci, op. cit.,. 1. eit. : € Qni (Trissiol) nihil ad oroaodam tei- lendumque me domi forisque omisenint, exemploqoe coeteris, nt Idem fæerent, oxtitere. Nam cerUnt inter se Thiend, Palelli, Portensea et Cberigati quinam de me magia promereantnr »• immmà^J^amm^t0>m^' j i>^ 1 1 ^,n . »! I »« a «» «ii ' i^iai^ T i ri i ^. - ««-ìLm Trìssino: prima la podagra (l), che aveva cominciato ad af- fliggerlo fln da quando si trovava a Milano, e poi gì' invi- diosi e ignoranti grammatici gli turbarono, come ftl solito, la pace dello spirito. n P., irritato per i tranelli tesigli da un tal Antonio da Trento e da un perfido sacerdote, di cui ignoriamo il nome (2), accolto nella sua scuola in qualità d'hypodidascalos, aveva già deciso di lasciare Vicenza, quando, per la opportuna ed elBcace intercessione del Trìssino, non solo recedette dalla presa risoluzione, ma concesse anche il perdono all'infame sacerdote. Malgrado i continui fastidii e le non lievi cure dell' in- segnamento, il P. non tralasciò i suoi studii prediletti, che continuò a coltivare con amore e profitto, pubblicando, a breve intervallo, i seguenti importanti e pregevoli lavori: CLAVSVLÆ CICERONE ex epistolin familiaribus (4); Breviarium Rhctoriec9 ex aptimU quibunque Oraccis et Txitinis atictoribuM depromptum; Probiliistituta artium et Catholica; Conieliìis Franto De nominum verborumqM differentiU et Fhoca grammaiiou$ — De /laudi nota, atqne de aspirationè libelluè. Questa ricca produzione letteraria ci fa argomentare che [RoscoB.. : € torqueor incredibili po- dagrac dolore : quicquid est mediconim, quicqutd phannacopolarain din noci uq uè conti ncnter exerceo. L’indegno prete era Irato contro P., mal sopportando che que- Mlo avesse chiamato nella sua scuola e prediligesse il cosentino Cesario, uno dei pochi veri e costanti amici delPinfelice umanista, '3) RoscoB. Sacerdos tuas est apud me laUs honcsta condì tione. Veicetiab, MDVHI, per Henrìcam librarìam Veicet et Jo. Marlam oius flllum, in Kal. Jan., MDIX, per Henricnm «te. MDIK, per Henricum ete VUI Id. Febr., MDIX etc.... i/j » n i ì I II » * ! m jÈJì iV *'nM>-|f mk Iri i> i liikJ^'- m i0> ri tf i P. negli aitimi tempi della sua dimora a Vicenza, se visse in poco floride condizioni economiche, da essere costretto a ricorrere talvolta al Trissino per qualche xirestito, non dovette però essere più molestato, come per lo innanzi, da nemici maligni e invidiosi. Allettato quindi da quella tran- quillità relativa, succeduta alle lotte interminabili, forse egli non sarebbe cosi presto partito da Vicenza, se non fosse sopraggiunto il pericolo della lega di Cambrai. Appena salito sul trono di S. Pietro, Giulio II mostra il suo fermo proponimento di ricomporre lo stato della chiesa, che era andato in frantumi, non per favorire il miserando nepotismo, come avevano .fatto i suoi predecessori, ma per fondare una monarchia pontificia, che potesse dare al papato il necessai*io prestigio. A tal uopo, appena si libera di Borgia, rivolse le sue mire contro Venezia, che si era impossessata di alcune terre della chiesa. La Serenissima, scossa nel suo commercio per la scoperta della nuova via, che conduceva alle Indie, e per la crescente dominazione dei Turchi, aveva rivolta la sua at- tività a formarsi uno stato in terraferma. Bra riuscita a mera- viglia nel suo intento, ma si era procurato Podio del Papi e l'invidia dei principi italiani e dei potentati stranieri, che^ il 10 dicembre 1508, conchiusero a Cambrai una formidabile le^a e per ispegnere, come incendio comune, l'insaziabile capl- digia dei Veneziani e la loro sete d'ingiusta dominazione RoscoB. — op. cit., epist. V. : oco dopo II discorso inaogurale, lasciando al téÆle Cesario, che non aveva voluto abbandonarlo in qnella circostanza, la cara dell' insegnamento, al quale aveva dovuto assolatamente ricor- rere per poter sbarcare il Innario. n P., ritornato a Padova al principio dell' agosto, collo spirito rinfrancato per il miglioramento ottenuto ai suoi mali alle acque di Abano, riprese con nuova lena IMnsegna- meuto, lasciando cosi libero il Cesario di tentare a Roma la sua fortuna. La Mumma anetoritas deUa storica cittì, in cui per prima [ Præfalio 'm Horatil odM : « Si qois aliuii, ornatUsioii iiivenes, ex eo loco quem net iKKiettlstimàin Romao Madiolanique et dcmum Vcìcetiæ lonuìmas, ad hanc iniquitaUm tamporum radactos ataat, ut privai im doc«ret, ilio qai- dom fato eooTieiain fæoret tiquidem summa buius urbis auctoriiat, celeborrimum Fatarii nomon, ubique gentiunn venerabile, com- peniat omao salarli dotrimootoni. Lo Jannelli, noo avendo ieooto alcun conto della lettera del P, %1 Cesario € ex Aponi baliceia », ritenne che quest* oltiiro € excessli Viooentia (Romani) XI!! vel Xll Kal. Jonii Sputala JJ, ex Apani balinais, e. d.: « interea vale et cara disdpuloe eraditioni fideiqne nostræ commlsaoe. Epistola, ex Apani balineis : « Salve, Cætari, profuemnt alU qvaatlsper Aponi Iwlinea Bqoidem me cupio ad vot recipera klo enln me tædiam eepit remm onnlom.li Cesario non fa accontentato nei suoi desiderii, poiché nell^ lettera inviatagli da Venesia, Il P. %| rallegra con Ini « quod incolurois in complexu suorum vivat accoptos (Bpist. IH) ». Da ciò argomentiamo che la maggior parte delle Iutiere del P. gli furono Inviate a Cosensa. 1 1» jiil y i^ n i* m,tmt, ^ mi Mllb*^i^hUBk«la iw«MHk«!fAi«^ MiaMUHMUÀli^4b*iS ^T. con Mussato emno fioriti^ gli studi! umanistioi, e il nomali celeberrimum da essa acquistato, por ^ aver accolto nelle sue mura tanti illustri letterati| quali Giovanni da .Ba- venna, Pier Paolo Vergerio, Secco PolentonCi Gasparioo da Barzizza, Vittorino da Feltro e, per non parlare di altri, Demetrio Galcondila, allettarono subito il P., sino a fargli dimenticare omne salarii detrimentum. Però i tristi aweiiimenti sopmvvenuti lo costrinsero a lasciare Padova [L' imperatore Massimiliano, essendosi finalmei|te scosso dalla sua inerzia a causa dei continui progressi dei Vene- ziani, nel tempo stesso che Bodolfo di Anhalt si recavi nel Friuli, per occupare la tcpra di Gadore, e il duca di Brunswick tentava di espugnare Gividale e Udine, in persona per le montagne di Vicenza era sceso nel contada di Padova. Però e non essendo ancora maggiori le forze sue, si occupava in piccole imprese con -poca di- gnità del nome Gesario: saccheggi orribili, eoddi spietati furono eseguiti dai feroci invasori, la cui indescrivibile licenza fece ricordare quella delle orde barbariche. P., visto scoppiare un cosi furioso turbine di guerra, prima che Massimiliano cingesse d'assedio la città coi suoi 100,000 uomini, verso la n^età di agosto riparò di nuovo a Ve- nezia, dove fu accolto amorevolmente, come forse anche nella sua prima venuta, da Lodovico Michele, che era stato suo discepolo a Vicenza. Guicciardini. — 7frecedente (Venezia), appare chiaro che sia sUU. ^iy«>i V >»i I 1*1 la» ^imr !l^^ Garbono, i fratelli Anisio, i fratelli Seripando, Angeriano e parecchi altri {ly, Col pia vivo piacere P. frequenta i geniali convegni lei letterati napolitani e fu accolto dovunque colle più sincero manifestazioni di ossequio. Non mancarono, come al solito, i versi apologetici, fra' quali citiamo quelli del prolifico epigrammista napolitano. Giano A Disio, nella cui mente il P. destò il ricordo degli antichi soci della gloriosa Accademia pontaniana: Qui8 non his tabulis dubia dipingitur umbra Commeritas, qais non byali ridenta colore. Insigni virtute vir, et spectatus amicus? Tene ego præteream, cui Musæ tempora cireum Jusserunt hederaa, et amicaa serpere lauros. P. allora forse rinde Filocalo da Troja, Garbone, Puccio da Firenze, alle cui lezioni aveva assistito durante la sua prima dimora a Napoli, ricavandone non poco profitto. Allora similmente rese sempre più saldi i vincoli d'amicizia, che lo legavano^ al dotto e munifico Antonio Seripando (3). Pare che egli conoscesse quest' ultimo alla scuola del Puccio (4> [So questi scrittori, quasi tutti poco noti, rìcbiaroava testé V at- tenzione degli studiosi 11 chia.mo prof. Flamini, cbe additava In essi « no territorio da esplorare della gloriosa nostra letteratura umanistica Rassegna Bibl. della ìeU. ital. Janl Anysii, Varia poemata et Satiræ ad Poropejum Colomnam cardlnalem, Neapoll, Suitzbach, Giano Anisi; Martlrano. Bplst. ad Card, de AccoUIs Ante Comment. In Uoratii Artm Poeiie. Parrbasll, NeapollChe realmente 11 Seripando sia stato alunno del Puccio lo rile- viamo dair iscrìsione da lui fatta apporre nella cappella gentilizia di Si. Giovanni a Carbonara : € Puccio quod bonarum artlum sibl maglster foisset. Mabill. Museum 2ud.; Jannelli,— fci^^ii^^ a*^ifc»*«^*i di P. ecc.. Ariano, Stab. tip. Appulo-irplno. Piccante l’osservazione di Jannelli a questo punto. Quantumvis perditorum morum illum fuisse fiugamoa, indo- cere ne sani iu animum possumus tam seno tantia votia meretrìMA procul abæntem ad æ arcessere Parrhasium potoiasef ». Iu« Per mancanza di dati, non possiamo ben dire se per pun- tiglio di offésa vanità femminile^ o per non allontanarsi dai saoi vecchi genitori, la Calcondila non segui il marito quando da Milano e si reca a Vicenza. Dalla lettera al cognato Basilio apprendiamo solamente che, malgrado le continue insistenzci il P. non potè riunirsi con la moglie (2), se non quando gli fu assegnato a Boma la cattedra d' eloquenza (3). Quali che siano i motivi che abbiano spinta la Oalcon- dila ad agire in tal modO| noi non possiamo non biasimarla sia come sposa, sih come madre: come sposa perche resta impassibile alle preghiere dell'infelice marito, che, per quanto colpevole, chiamandola a sé ripetutamente, le aveva data la più ampia soddisfazione ; come madre perche mostra di non sentire alcun affètto per l'unica sua creatura, che, priva delle carezze e delle cure materne, a guisa di tenero fiore, a poco a poco intristiva e periva miseramente. Nella seconda lettera al Trìssino (Roscoe) P., dopo avergli detto facetamente che dispone con piena libertà delle sostanze di Ini, eoque forUusé plus, quia sunt uberiares, gli dà notisia dei compagni di greppia senza fare alcun cenno della moglie : € Amanuensis item græcus ex Creta Nicolaus, quem Trissineo Lisiæ designave- ras Accessit Lario quoque lacu Simon Age nuno et lopos bospita. W OuDio. epist,Sed in primis a me salutem optimæ socrui et uxori. Quum litteras ad eam dabis, de onios Toluntate nihil ad hanc diem ex tuis literis intellexi, reditura ne sit in gratiam contuberniumque meum, vel quid aliud in animum agitet. Ego enlm statui vel secom vivere, vel aliud vitæ genus hoc longe (Cosenza) quietius instituere Dopo la morte di Calcondila, Teodora colla madre e col superstite fratello Basilio (Teofilo e s ucciso a Pavia e Seleuco e morto in tenera età) ha stabilita la sua dimora a Roma. t f '', HfcaUfciifc^M 1 tuna querar, quam quod ex illa mortis imperturba tissima quiete me nir> sue ad ærumnas vitao revocavit; abibara lætus ex bac inutili corporis sarcina, si per færoem (Antonino Siscari; cui Servio licuisset. Is enim sani* mis opibus effecit, ut ego diutius articularis morbi carnific}nam perpetlar. Epistola XI, ex balineis Lisaniæ, pridie Kal. Septembris : € Bar linea visa sunt »liquid opis actulisse Ego propediem revertar, ioterea tu cura pueros beriles ac meos, ut tui moris est. QuDio. — epist.poiché si recò a Taverna, parC| tra l'aprile e il iiia^r^o, vi tenue un breve cor^b di lezioni* di cui oi ò giuut4i solUiutH) V orazione. inauguralo intorno ali* importanza o all'utilità della grauimatioa, che trascurata e quas^i disprezzata! dai più, secondo V oratore« e la sola disoiplina che possa far acquisUiro un vero e foudat-o sapere. Questui spontanea relegazione del P. negli estremi conilni della Calabria dovett'i^ 1 moA, oonvcnÌM, coiupolla uonilæ oUro Piirrbasiuin ne illum pratvUrl noìulnUY ìllum l|t«uui iot^uam Kd era lui davvero, osserva Fiorentino, il mæstvro di scuola di Taverna, che eni pure il miglior critico che avesse allora V It-alia, si ricca di filologi. Durant-e la sua dimora in questo villaggio, il P. rivelò up' altra bella dote del suo ingegno multiforme, cioè la sua [ A/SS. R. DM. Siu. di ^^opoU\ CoiK V. D. 15.Oralio ad TabornMtt : « Qao uullurn uialut pignua an>uHs erga se nioi TaWrnatea hfbere queant, ai 'T « r grauile perizia negli studi! atvheologici* Tare cli« nemiuMio A Tavoriia nìaiica.sato calvgoricamento alTormaro che bisognava riconoscere presso Taverna Tubica/iono doIPau* ticaSibari P., non potendo sopportare una ìmxÌA arro-r gan3uì« scrisse contro l’ignorante mtttihit'HuH una dottai ed ela- boratali dissert-a/ione, nella quale, basandosi sulle testimoniaiuo di Aristotile, Mela, STRABONE, Tolouìco, IMìnio e parecchi altri, oltre a determinare che V antica citt«à sorgeva tra^ flumi V^\ A\ DibL Sai. di SapiìU. Ceni. XUI. H. Itì — De SyUri, Oratili AC Tliurìo :€.... sUm^ proivus in à\ho Upidd lincao, nihìl oiunìno sìgnanK ìisipio shuiliMit ipii iH>r tonobran aiubulaiit^ apprehcMiduni (^uìo^uid ad maims oooiirrìt. IH qui bonis et iuali« auotoribuH suflar- rinati, tcstimoniis utuntur, aut miniale necc»$arìi8« aiit contra oausam certa suam Vv« Sybari Crathi ao Thurìo : « Ao ut agnoi^oant omnes ea quæ tantum Crassus (1) olfecisrìt ox inversi» LIZIO rerbis e»s« nobis esplicata*». il) Quoto Crasso non è punto GiOTffn&l Crasso da IVdaco, coma poco ao- cortamentd cjr>Nlo(ta lo JanntlU «op. cit. |ui^. ), Anche ainmettondo che e^U noi IMS fo»5e ancor vivo, si op porrebbe a una tale assorclone quella nobile lettera del P. ( /V Kfbtis rtc.« pa^. ìi{ ; pr. laY., pa^. 9 ), al >uo caro mæstro, dalla quale appare che questi, più che schierarsi contro 11 suo antico discepolo, ricor- reva a lui |>er schiariinenU e constigli. Vò\^. /?. lUbL -Vai. di Sapoti. Cod. XUI, B, 15. — De Sybari Crathi ao Tburìo : « Quantum fidei sit habeadum crassæ minervaa magistellis, audentìbua atBrmare Sybarim adhuc oxtara iuxta Tabemaa, Jt appallante oppidum, vel ex lioo iatelligi datur. Faat L’animo sensibile di P. resta fieramente colpito da si brutto fiittOy che aveva macchiata l’onorabilità della saa famiglia; sicché, volendo honesto nomine cancellare l'onta del nefandum cHmen, pregò caldamente il cognato Basilio di . voler interessare, presso il pontefice, Lascari ed Inghirami, a fine di ottenere la bolla di dispensa per qnesto matrimonio. Durante la sospirata attesa il P., per allontanarsi forse da un luogo per lui o. «j--fWtiai.iliM.i^lÉY.^lÉr.f.lfarftVWi-JJ Se in questo tempo farono ben poche le corti che accordarono ai filosofi una vera e propria protezione, piu tardi esse si moltiplicarono, gareggiando fra loro nel di- stribuire onori e ricompense. Non solo le reggie e le corti dei principi potenti divennero centri di coltura e convegni di letterati; ma le più piccole corti, i principi più oscuri,, i cardinali e finanche i ricchi borghesi vollero circondarsi .di letterati e artisti, che accrescessero pompa al loro nome; di improvvisatori, novellatori, buffoni,' che li divertissero. n principale centro di coltura nel Cinquecento fti però Boma, dove nella corte di Leone X convennero da ogni .dove uomini sommi e mediocri, attirati colà dalle pensioni, dai donativi, dagl' impieghi, dai beneficii e dalle dignità eccle- siastiche, che come manna benefica piovevano sul loro capo. Educato nella splendida corte di suo padre Lorenzo il Magnifico, Leone X, al x>ar di questo, fu prodigo e munift- [Per farsi un* idea del gran numero dei lelterati, che allo, a in Roma godevano della protezione di Leone, X, basta leggere il poemetto di Francesco Arsilli^ Depoetù Urbanis^ gli Elogia Virar, litt, iUustrium, 4i Paolo Hiovo e il De infelicitate litteratorum di Pierio Valeriano. Im- portante per conoscere la vita romana di quei tempi è, fra* tanU studila r articolo del Gian» — Gioviang. ( Oiom. stor. Malgrado ana tanta aspettazione e lo continue insistenze, il P., oome abbiamo visto, non potè recarsi a Boma che verso la metà di febbraio del 1514; sicohèy tenuto conto della lettera innata al Cesario, in data del 28 febbraio, non prima dei venti di detto mese egli potè iniziare il sao corso sulle Selve di Stazio. Neil* orazione inaugurale, pervenuta sino a noi, il Jf. mise a profitto tutti i suoi mezzi di retore raffinato, non escluso quell'artifizio di parere nel suo esonlio perplesso e titubante, per procacciarsi la benevolenza del pubblico, giusta V ammæstramento di Oicerone. Dopo un accenno alla grandezza del popolo romano, rivolge un cortliale saluto al Lascari e alP Inghirami, protestando loro pubblicamente tutta la sua profonda gratitudine. Non mancò naturalmente in tale circostanza di far cadere destramente il discorso su Leone X e di tributare le più calde lodi al munifico Pontefice. Oome concordemente ci attestano gli scrittori contem- poranei, il P. destò a Boma il più schietto e generale entusiasmo. Sebbene allora la città riboccasse di letterati, alcuni dei quali di meriti indiscutibili, come Cattaneo il Præfatio la Sylvas Statii : € Nibil it&que dcsperandum Jano «luce et auspice Phædro, in quorum blando obtutu, tranquillo vultu, bilaribua oculia acquiesoo Quibus ingentes ago gratias, habeboque dum vivam» quod me gravissimis apud Pontificein sententiis ornaverunt^ ubi vel nominarì aunimus honor est. MSS. R. Bibl. Nas. ut Napoli.PræfaUo la Sylvat Statiì :€.... per quos ulrumque inibì contigli indulgentia sacrosanctì Pontificis, divique Leonia X, qui maxime rerum usu, incom- parabili prudentia, suprema gloria, incredibili felicitate, admirabili elo- quentia, proroptissimo ingenio, castissima eruditione polle! Giovio — Elogia etc,; Panvinio. — Proém. Deci. 1 2Xf applausu erudii. ; Filippo Briezio Annales mundi, T VU, pag. 130 ; SalemI SylvlUæ^ P, Epicediatt^ eco. ^ '' i»' Fra tanti stimiamo degni di nota i seguenti versi dettati allora da Telesio, V elegante e terso poeta cosentino : Tlbrifl et obstupnit doctæ modnlamtæ tocIs, Assonult riTifl hæe quoque Tlbrl tnls. Fsf flus et buie uni es Teteres cestisse Quirites; Tarn Latiis sonat hic dulce magis LaUum. Attice et Actæs msgis Urbe loquutus et Ipsa est» Hospes divino dlctus ab eloquio. Affesionato come era ali* amico carissimo, P. si adopera a tnt- t* uomo per procurargli a Roma conttitionem et ìocum ; ma il Cesario, malgrado le continuo insistenze di lui, (Epist.^ non si mosse da Cownza. Forse era rimasto poco bene impressionato alla notizia obe gli forniva il P. stesso ( Epist.) : e In Urbe singulæ regione» sin- gulos babent præceptores ex ærario conductos, et qui nibilominus t prìvatls certam exigunt mercedem. Troppa bollai rfMUitflri ^>rfki««»«i''*Mh^ uno stipciKlio «li jxran lunga sui>oriorc a quello di tutti loro. Ma il P. questa volta, reso ornai abbastanza pnitico ilolla vita, lasciò i>ure olio i cani riu^irliiosi abbaiassero alla luna, li umiliò con un dignitoso silenzio, che gli valse loo di letterato infelice per la sua nota opera, volle caricare un po' troppo le tinte (!;• Conoscendo poi la speciale protezione, di cui godeva il P«, non è da credersi che gli fosse diminuito V assegna- mento, o per lo meno ne fosse nt4irdata di molto la ri- scossione, come vorrebbe insinuare lo Jannelli, il quale, temendo che al suo x>rotagonista dovesse mancare il tempo per fondare V Accademia Cosentina, mostra gran premura di rimandarlo in Calabria. InfaUi, adducendo a motivo la miseria di lui, la morte del cognato Basilio e degli antichi protettori, Fedro Inghirami e il Cartlinale d' Aragona, e in ultimo la partenza del Canlinale Adriano, altro caldo am- miratore del nostro umanista, alTerma che questo lascia Roma. Non occorrono molti argomenti per combattere questa gratuita asserzione, in sostegno della quale lo Jannelli non sa addurre alcuna prova. Basta infatti riflettere per poco su ciò che P. scrive a eratìooe ductnt. De Rebus etc. ediz. cit., « Certe 8i quid ingenii, si «|uid eruditionis in me, si dicendi commodi'aa est, id omne effundaa prodendis iis, quæ tot anoonira varia Icctionc compcrta, conquìsita, col- lectaque luihi sunt in usum studiosac iuvcntutis ut siquidem fructum lostcritas inde percipiet, acceptum rcfcrat Pontifici prìmum Maximo, deinde Sylvie nostro, per quem conciliata mibi Pontìficis voluntas est. .te detta partenza un anno pia tanli, quando cioè per la morte di Leone X, essendosi seccata la fonte delle largizioni, e non potendo, per la malferma salute, procacciarsi da se il necessario sostentamento, P., come tanti altri letterati, lasciò Boma e si recò a Cosenza. Quivi non visse a lungo, poiché, come ci attcsta il suo contemporaneo Pierio Yaleriano, fu subito colpito da febbre mortale, che, dopo penose sofferenze, lo trasse alla tomba. Nessuno dei biografi contemporanei del P. ci ha tra- mandata la notizia circa 1' anno della morte di lui ; sicché i biografi posterìori, ignorando gli avvenimenti ora ri- cordati, solo perchè il Salemi aveva pubblicato tra le sue Sylvulæ anche V JUpicedion, scritto parecchi anni prima in lode del P., credettero di avere una prova irrefra- gabile per ritenere che questi mori. Senza punto trattenerci intorno a questa asserzione, che cade da sé, quando si rifletta che i componimenti poetici raccolti e pubblicati dal Salerni appaiono composti in tempi diversi, crediamo opportuno prendere in giusta considera- [De infeliciUUe ZiM.» : € ..relìcta Roma, in Calabriam cum secessisset, in febrim subito inciditi Nicolai Salerai consentinl Sylvuìæ Epicedicæ, Encomiastieæ, Satyricæ ac Paræneiica Variariimque aliamm rerum descripiiones fortasse non inutxles Neapoli, SulUbach, m„-*'mì^'%u',*] zione le testimonianze del cosentino Ponto e (li Giano Anisio, suggeriteci dallo Jannelli. Tanto il primo che il secondo scrittore, parlando di Adriano VI, eletto Pontefice, ricordano con rammarico la morte recente del Parrasio. Ora, conside- rando che questo ricorilo di una delle più grandi illustrazioni del Ginnasio romano non può riferirsi che ai primi tempi del pontificato di Adriano VI, quando cioè non ancora era nota la sua avvei*sione ai buoni studìi e quell' orrore per le cose pagane, che gli procacciò 1' odio dei letterati e i poco lusinghieri epiteti di e furibondo nemico delle muse, della eloquenza e di ogni arte bella >, riteniamo che il P., ritor- nato a Cosenza,, seguisse ben presto nella tomba il suo protettore, Leone X. Dopo quanto abbiamo detto, non crediamo sia più il caso di affacciare alcun dubbio circa V epoca della fondazione Romiiypion — P. li, Roi io : i Interpres, carusqno sacerdoi Parrhaslus, quem clara femat monumenta per orbem Salbrni: Leo PaMor ovllit Romani æthereos tandem niii;ravit In arcea, Unile suum ius8lt propere ad meliora Tenira Præmia Parrhasium v5) Lo Jannelli, sebbene non træsse dalle prove addotte una con- vincente deduzione, non si scosu di molto dalla nostra tesi, ritenendo che il P. morisse € desinente ipso anno, vel ineunte. dcU' Accademia Cosentina, attribnita al nostro umanista. Scy come crediamo di aver dimostrato, e^li non visse che poco tempo dopo il suo arrivo a Cosenza, è chiaro che questo notevole avvenimento non potè compiersi se non nel primo ritorno in questa città, e specialmente in quel periodo di circa nove mesi, Sebbene non precisasse alcuna data, FIORENTINO (si veda), nel suo TELESIO (si veda), si mostra di questo stesso parere, combattendo l’asserzione del Lombardi, che aveva riportata la fondazione dell' Ac- cademia al secondo ritorno di P. Due anni dopo però il Fiorentino, avendo letto il commentario dello Jaunelli, mutò avviso e stimò jiiù probabile che detta fondazione avvenisse nell' ultimo ritorno. A quanto x>are, il dotto filosofo volle prestare troppa fede allo Jannelli ^5), il quale, come abbiamo visto, oltre a mostrarsi non molto esatto nel xirccisare dove e come il P. passò in Calabria il triennio, non seppe teucre Spiriti — Memorie degli Senti coseni. Pref,^ pag. 0; Mattei Vila Patrìknsii^ odix. Dì Rebus Tirahosthi Sloria ecc.; Signorei.u — Vicende della Coltura; Biografia Unicers, ; Nuovo Dizion. Ist. Ignorando 1* anno preciso della prima venuta del l*. a Cosenza, il Fiorentino opinò* € che 1’Accademia cosentina fosse cominciata. Lombardi -* Discorsi accademici ed altri opuscoli, terza edix., Cosenza — Pei tipi di Giuseppe Migliaccio. Fra* non pochi errori commessi dal Lombardi nel Saggio storico sull'Accademia cosentina, che P. S. Sai fi volle chiamare € quadro preciso e fedele della sua origine e delle sue vicende » nella troppo benevola prefazione, notiamo quello circa V anno della morte del P. Op. oit., Appendice, Firenze, Succ. Le Monnier.] giasto conto delle prove di scrittori autorevoli, attestanti tatti concordemente che il P. muore poco dopo il suo iirrìvo a Cosenza. L'accademia cominciò quindi ad aver vita quando appunto si trovavano a Cosenza Telesio, Franchini, Salemi e, come pare, Galeazzo, il gentile autore di quelle tenere poesie, che destavano nel Settembrìni il desiderio di altre. Mai come allora Cosenza si era trovata in condizioni pia favorevoli per un vero risveglio letterario. Caduta la Calabria sotto il dominio spagnuolo, dopo l' iniqua divisione del regno aragonese, essa, a prcrcrenza delle altre città, era stata fatta sogno a speciale protezione. Vi erano state raccolte le sapreme cariche, riconfermati gli antichi privilegi e creata quasi un' altra capitale del regno. E allora che venne su tutta una flora di giovani baldi e volenterosi, che, spronati da vivo desiderio d' imparare, si affollarono intomo al maestro insigne, che capitava tanto opportunamente tra loro. Prive della pompa e dell' ostentazione moderna, allora le Accmlemie, nei loro primordi, non erano altro che amichevoli convegni, in cui pochi amici dotti e di buona volontà discutevano su questo o quel passo di scrittore classico, oppure davano lettura di qualche componimento letterario. Quest' umile principio ebbe anche l’Accademia Cosentina, la quale pare che per un certo tempo non fosse neppure denominata in questo modo : come ben diceva il Fiorentino, ci ora il fatto e mancava il nome [Fiorentino — op. cit., edit. cit., Fra ì tanti ricordiamo i Martirano, Ciminio, Schipanio, Morelli', Pagliano, Carlo Giar- dino eoe n P. contribui all' incremeuto di questa istitaziono anche qaando si allontanò da Cosenza, poiché, come ci attcstano le lettere inviate al Cesario (1), ad Andrea Puf^liano (2), a Morelli e ai>itiM' Or non parrebbe che cote»ti scrifU« P. > del quali pochiwlml sono siiti impressi, valessero li predio della stampa, più che non tanto Insulsaggini tramandate con tanta curai. PiORKNTiNO. Telesio^ T. 1. 1 fi-rfaal i j nr- -W • AULI JANI P. PRIMUS AD VITAM EIUS NARRANDAM EX R. BIBL. NAT. NEAPOL. CODICIBUS EXCERPSIT ET TEMPORUM ORDINE DIGESSIT PARCO. OHAIIO AO P. NEAPOLIIANOS Ciro. Ponsitanti sacpo mociim, viri pntritii, oruditissimi iavones, iuj;:cuiiiqiio adolcsccutuli et coatcmplnnti qnam proeclarara prisci illi Romani publieae aclministrationis formam/in postcrum rem populi susccpturì, per maous tradideruut, uihil occurrit quod non summo in*renio exeogitatum, maiori studio expolitum, maximo Consilio ac prudentia gestum indicotnr: ut niilìi quidem undecunique eorum non modo bella, sed etìam paces per historìas exploranti, quam apud omnes obtinent, o)nnìone diguissìmi videantur. Sed illud praecipue militane disciplinae institutum, quo adolesceutes ad palum intra val- ium prius impense exercerì, quam serìae dimicationi interesse iubentur, usque adeo me delectàt, ut, in re lioet diversa, ab iuenntibus annis hactenus observarim. Haud enim quodpiam vulgo unquam commisimus, prin- squam per doctissimos utriusque linguae grammaticos, prò meo ingenioli captu, eruditus in ludis litterariis satis superqne delituisse visus sum. Et, ne ab id genus similitudine disoe- damusy quem ad modum tirones ad palum punctim caesimqoe [V. hoius op. In omnibus orationibus et cpistulis annum et iascrìptionem P. non apposuit.1> HT i» rfi > nf m f^ferirò discobantur a vetoranis, ac ex ilio commentitio pugnae Biinulaoro quod in vera dimicatione magno mox usui foret imbibebant, ita et nos primo, quoad fiori potuit, haud tamen 8cio an supra omnes nostri coeli ao aetatis homines, non citra bonae valetudinis dispendium, sed eruditissimis viris non modo nostratibns litteris, vorum etiam graeeanicis operam dedimuSy nty si quid in communem rei litterariae utilitatem excudere libuisset, perinde ao in penuria cellam haberemus in promptu. Ao ne sio quidem, tametsi pares huie oneri complnribns videbamnr, au- natus, P. Papinii Statii, poetiu*um oppido quam doctissimi, quem urbs haeo florentissima universo terrarum orbi, quocumque latini nominis fama percrebuit, non iniuria queat imputare, Silvarum opus haud omnibus obvium, singulis lectionibus, enodaturum promiserìm. Scio profecto, neo me fugit quam arduam quamque difflcilem provinoiam sim aggressus, quamque implicitos ao inextrioabiles paone nodos absolvendos assumpserim, et vestrum fortasse plerosque nostros hos conatus ut audaculi, ne dicam impudentis, reprebensuros, quod huius aetatis adolescens in totius Italiae celeberrima urbe, ubi omnium bo- narum artium studia poUent, in tanto praesertim doctissimorum hominum conventa subgestum hoc ascendere non eru- buerim. Insta sane et non improbanda incusatio, si aut meo consilioi aut sponte, non dicam ultro, hoc munus obiverim. Verum hoc erga amieos nimiae indulgentiae trìbuendum potius [OKATIONK8 BT EPI8TCLAX erity quibus dura in oinnibii9, iikmIo honesti spociom prae se fcranty obsecumlo, iu aiudaciae crimon incarri. Sed quaeso vos per tlcos iinmortales, viri pntritii, boui consulite, proqae Ycstra 8olit4i hiimanit-ate statuite. Quuiu saepe niecum parcutis omniura naturae exactum umlique opus inspicio, uihil oecurrit, viri patritii, quod non magna cum sapieutia productum, maxiaiaqne diligcntia di- spositum sit; scd illud imprimis ad hoiniuum coetus non solura tuendosy veruni ctiaiu decorandos non par>i momenti visual est, quod omnibus auimantibus gloriae ao laudis affectum iudidorit, praccipuum, ut arbitror, ad implondos totins opcris numoros adiumentum. Nam quid utilius, quid fnigins, quid couducibilius affectu hoc queat invonirì T Quippe cai, si quid cxcultum, si quid politius immo utile excogttatum est, iure ac merito referamus acceptum. Inde sunt etenim tot ao tant;irum rerum iuveutioues, inde tot saeculis artes incoguitae prodierunt, inde, indico, semper aliquid inventis adiicitur, inde tot \irorum din noctuque elaborata monumenta. Kam si couditis usque saeculis inventa altius repetamuSi omnia ab hoc affectu profecta inveniemns. Missum facio Promethca, quem quid alimi, ut in fabnlis est, ad snbtrahendum Superis ignora compulit, nisi ut inventi gloriam reportarotf Omitto Liberum ao Cererera, quorum uterque hac eadem causa a ferino ilio victu homines revooaviti quippe quum alter, ut aiunt, >inura repcrerit, altera vemm frumcntum excogitarit. Nonne litterarum notae ao dementai sive Cmlmus, sive alter invenerit, inde ortnm habueret Quotusqnisque, ut ad rem litterariam adveniam, tam maximos studiis labores impendisset, nisi uomen ao gloriam inde adsequeretur T Eudoxus Gnidius complures sub montibns annos egisse traditur, ut mathematica disciplina, anni rationera solisqne meatus perciperet. Sed haeo ut remotiora fortasse praetereo. Hac nostra tempestate viri et ingenio et doctrina praecipui multa- et nova et utilissima excudnut: A .tifc..patrum nostroriim memoria cnleliographia, qnam Latini vocaut improssionom, a Germanis excogit>at>a est non tam lucri quara gloriao cupiilitate, nam eorum plerosqno huiuact>am : De Fortitudine he- roiva luculentissimum opu?, de quo seor$um praeter eum nomo scripsit. rrincipvm vero ab iucunabulis ito instituit, ut felicia rogna futura 8int quibuscumque, qualem ipso in- formata princops obvenerit, Ohedientia^ vero partes it4i dis- sorit, ut ad hanc onines virtut^es referantur. Quid eius Cha- ronte gravius, quid rurs«us festivius aut elegantina T Quid Antonio doctius, in quo illud prnecipuum duco duos totius romani eloquii principe!*, CICERONE ao VIRGILIO, sic ira- proborum caìumniis absolutos* ^i u*ostrigilatores maiori qnam ipsi Maronora ac Tnllium licer' 'i momorderit. Tacco Serto- riunij quo piane uuusquisque fat-etur veterem illam scribendi felicitatcm revocat*am. Unde vero vir doctissimus inter tot ao tanta^ occupationes din noctuque bis studiis incubueritf Nulla alia re, quid enim sibi ad humanam felicitatem, Bege tam praesenti deesse pot-erat, nisi ut gloriam sibi apnd posteros compararet. Atque sic habetoto nnllos satis improbos esse ad vir- tutem conatus. Quis enim Lucanum accnset quod huius aet4iti8| aut paululum, supra, PharsaHa^ bella detonuitf Nemo est profecto qui Valerium Gatullum, Propertium Naut*am, Albinm TibuUum^ Oaium d'enique Balbum non admodum laudet, quod omnium ore cantanda adolescenies edidernnt. Quotusquisqne invenitur qui mactum virtut^e esse non iubcat, si poetam Oylicem Oppiauuui scripsisse compererit admotlum praetexta- tunii quao etiam doctissimi soncs studiosissimo legantt Qnod si aut illi quos diximusi aut oeteri, quos brevitatis causa rtM«*«Mk«teMii*«i«MÌNarfai*«»««MMMk I^M^^aBM>Wfc»aque orationi modnm 8t^tuam, si illnd nnum piias admonuorim. Si quid in his qnao dixero ofTondet, omnibus enim piacere csset immensnra, roeminisse debebitis nihil es86 in humanis quod nndecnmqne possit esse perfectum, votastissimosque granimaticos ante oculos penero qui etiam in plurimis lapsi dopronduntur (ueque omnibus esse Pont4Uì08, Aurolios, AltilioSy Actios anazaros ao denique Dionisios Superi coucessere, immo siugulis virtutes 6ÌnguIaS| ut est apud optimum maximumque «^oetam}, et priscos illos, quomm adhuc auct-oritas vigot^ mulUi scisse non omnia. PRIVILEGIDM In R. Archivo Ncapol. CoUat. Prìrileg. Aragonensium. J. PAULI DB P. Alfonsos et cetera, uniTersis et cetera, licet adioctione et oetera, sane prò parte nobilis et egregi! viri J. Paali de P. de Gusenda, familiaris nostri fldelis, dilecti, fait Maiestati nostre roverenter expositam et amiliter sapplicatam qaod Panlus ipse ex concessione sibi facta ad eius Ti- tani per Serenissimum Ferdinandum, patrem et dominam nostmm colendissimam memorie recolonde, habuit, tonnit et possidet, 6ÌTe exercet oiBciam magistn Oamere et magistri actomm penes Justiciarios, sen Gapitaneos torre Tabomei nec non officiom Gavàleris penes Gapitaneos terrarum mon- tanee et Givite dncalis cam potestate sabstituendi, cam gagiis et emolumentis, lacris et obveutionibas solitis et consaetis et debitis, proat in qnibasdam prìTilegiis per dictnm genito- rem nostmm sibi propterea concessis hoc et alia clarins [Cum hoc unum monumeotom nobis in R. NeapoliUno Tabulario invenire contigisset, facile animum indaximat, ut hoe loco ederemns, codicis scrìptura diligenter servata. V. huiat op. aatmn m »>t»>id i >tr il PBIYILBOIUX aDQotantor. Dignaremur sibi ad eius vitam dieta officia iaxte tonorem dictonira privilegiorum de speciali gratia benignins coufirmare. Nos autem habeutes respeetum ad merita sincera devotionis et fldei prefati Paali, ao considerantes servitia por euin Maiestati nostre prestita et impensai qneque pre- stat adpresens, et ipsnm de bone semper in melius contiuuatione laudabili prestiturum speramns, propter queqne in iis et longe maioribus a nobis exauditionis gratiam ratìona- biliter promeretur, iis et aliis considerationibns et caosis digne moti, prefato Paulo ad eius Tito decursum iam dieta ofilcia actorum magistri et magistri Camere penes Insticiarios seu Gapitaneos diete terre Tabeme et officium Oavalerii penes Gapitaneos terrarum montanee et civite ducalis cnm potestate in eisdem oIBciis substitnendi. De quorum substituendoram culpis et defectibus Paulus ipse nostre Ourie principaliter tcncatur cum gagiis et emolumentis, lucris et obventionibus solitisy consuetis et. debitis, iuzta formam dictomm prenominatorum privilegiorum. Ipsaque privilegia cum omnibus et singulis in eisdem contentisi oxpressis et narratis, qua licot presentibns non inserì 'itur, haberi tamen volnmus prò insertis et expressis et dcclaratis, si et pront hactenus in possessione sou quasi fuit cl in presentiarum existit. Tenore prosentium nostra ex certa scientia specialique gratia oonfirmamus, acceptamus, approbamus, ratiflcamus atque landamus, nostreque confirmationis, ratificationis, acceptationis et approbationis muniraine et suffragio validamus et roboramus, volentes et decernentes expresse quod presens nostra confirmatio sit eidem Paulo semper et omni futuro tempore firma, stabilis, realié, utilis et fi*uctnosa; nullumque in iudiciis vel extra, seu alias quovis modo sentiat diminutionia iucommodum, aut impugnationis obieotum sive obstaon- lum, vel noxe alterius detrimentum, sed in sua firmitatCì robore et officio pcrsistat. Illustrissirao propterea et carissimo filio primogenito Ferdinando de Aragonia, duci Cala- [('«^*MtoiV4 PRIYILBaiTTX ] briO| vicario nostro goncrali, nostram super iis doclaranios iotontnin Mamlamus magno huius regni Camerario ciusque locumtenenti j presentibus et rationalibus Camere nostre Summarìe Jasticiario seu Capitaneo terre Tabeme, et tcrrarum montanee et Oivite ducalis, Universitatibusque et hominibus ipsaram terrarum, aliisquo univcrsis et singulis ofTìcialibos et siibditis nostris maiorìbus et rainoribus quo>ns officio auctoritate et dignitate fungentibus nomineque nuncupatis ad quos sea qucm prescntes per\*enerint| et sxiectaverint seu fuerint quoraodolibet presentate. Qnatenns forma presontium per eos et unumquemque eorum diligenter actenta X)refatum Panlum, seu eins substitutos ad dieta officia exercenda recipiant et admittant, retincaut atque tractent de- center et favorabiliter prout expedit in eisdem deque gagiis et emolumentis, lucris et obveutionibns solitis consuetis sibi respondeant et per quos decet responderi faciaut atque mandeut integre et indiminute prout hactenus extitit consuetum. Kt contrarium non faciant prò quanto dictus Illn- strissimus Dux filius noster nobis morem gerore cupit, Getcri vero offlciales et subditi nostri gratiam nostram caram habent et xienam ducatorum mille cupiunt evitare, in quorum testimoniorum etc. Datum in felicibus Oastris apud Sulmonem per magnificum virum Antonium de Alt^xandrolocumtcnentem etc.Regnonim nostrorum anno primo Bex Alfonsus. Dominus rex mandavit mibi, P. Gablon Jo. Pontakub Pasoasiub r MM^MaMHkaA^aadVAMaaataa iM^kMBaw MF*«I tm-mdtt0mé^m^mmm>tk^tmm^^'^JmÌ^i^,^A^^^t^ UI EPISTULA AD FEHDINANDUM II ARAGOIilUM Neapoli Quod a me de Sarapi quaeris, illustris ac omaiissiine PrìncepSy utinara sic ad te reducendura prosit in avitam perditumqne (?oIiuin, quo nulla tua culpa caresi ut olim Ptolomaeo, Lagi filio, ad constituendas Aeg^'pti opes. Ilnic cnim recens comlitam Alexandriam mocnibns sacris et novis religionibus excoleuti, per quietem dicitur obversatos augustior humana forma iuvenis, atque monuisse ut i>er cortes homines eius eflìgiem acciret e Ponto; id antein felix fanstumque et amplitudini sibi gentiqne suae foro; enn- demque iuvenom plurimo igni rutilantem cum dicto simnl in sublime raptum evanuisse. Quo miraculo Ptolomaeus e somno excussuSy adhibitis Aegypti sacerdotibus, imaginem nootumam visumque narravit. . Hisque extemorum ignariS| remqne expedire nescientibus, quidam nomine Sosibius, qui vagis er- [ExsUt in codice 'duplex huiut epistuUe exemplar. Manifeste ap* paret eara ad Perdinandum II P. misisse, cum ille Neapoli in Aena-> rìam insulam confugerat (Kal. Mari). Quod mìnime mirarì debemu8, cum perpendaroas, ut Erasmus Percopo. in opere, quod inscrlbitor Benedetto Gareth^ luculente demonstravit, infelicem regem semper, etiam in roaximis advenis rebuK, ad animum tttum erìgendum, in bona studia incubuisse. V. huiut op. ^ fa m ^ m^»0>m.mi^mam àii w ii » m m ^, fa >t'priorum tymnno, quis haberi deorum vellet, ad hanc senteutiam graece respondit: Siiin Deus ipse, tibt qualein me cannine pandam : Regìa celsa poli caput est mihU caerula venter Unda roarìs, calccsque pedum tellurìs in imo Cespite nituntur, mea tempoia lucidus aether Arobit, et accendant oculos mihi lumina Pboebl. Dioilorus autem Siculus, in Bibliotbecis, Osirim, Sarapim, Liborum, Ditem patrom, Ammonom Jovem, Pana, eundom dcum esse existìmat. Aristippus, Arcadicorum primo, [ORATI02fS8 ET EPI8TUXJLS] refert Apim, Argivorum rcgom, Mempbim in Aegypto sodém sibi ooudidissOy qiiem postoa Sarapim transnominatum Ari- stcos Argivus autumat ot huno ab Aegyptis attonita sapereti- tiono coli. Xymphodorus Amphipolitanos auctor est in bis quae de logibus xVsiao composuit, Apis tanri, cum decessisseti salo duratum cadaver iu arca, quara Graeoi acpÓ¥ voeant, esso comlitum, ex coque duplicato nomino Soro-apim demnnique Sarapim, nnucupatum. Porphyrius autem philosophus Sarapim cum Plutone confundity ut ca soli vis, unde proveniunt opes, Orcus et Pln- ton et Dis pater appellotur, quatenus autem vitium terra sentit ad Sarapim pertineat; abstrusique intra terram ignis inditium purpurea Dei vestis, infemae vero potestatis basta trunca, atque cuspis deorsum conversa sit. In Aegyptura translato Sarapi, templum prò magnitudine urbis extruetum loco cui nomen Rhacotis antea Aiisset. Apnd Tacitum iogimus : eius templi hostium anni certo tempore patefaciebant ipsi sacordotes, admotis ad rem divinam aqna et igni, quo4l baco dementa maxime praestent. Dominatu Julii Caesaris incendio consumptum recitafc Busebius. Illud addimus ex Plutarcbo Alexandriae primum indigitari coeptum Sarapim, Aegyptiorum lingua Plutonem significante vocabulo. Is fingebatur hunc in modum: praestanti forma atque aetatis iutegrae iuvenis, qui subieeto ca- pite vetusti operis quasillum gestet. In quo Macrobins, is qui deos omnes ad unum solem confort, ipsius sideris altitudinem siguificari contendit, et vim rerum omnium terrena- rum capacem, quas immissis radiis ail se rapiat. Imago vero tricipitis animantis adiuncta simulacrO| quid aliud quam tripartitum tempus ostendit, in id quod est, quod fuit, quod futurum estt In leonis ergo capite qnod 6 tribus medium se altius erexerit, tempus instans exprimitori inter praeteritum futurumque tam breve, ut quibusdam nxù^ lum videatur; iu cui*sd enim semper est, it et praecipitafe, ri--làr:.. ^.-ut i m ^iin ante desinit esse qaam vonit. Est onim leo natura fervens ac in agendo quod iinminet validus. Teinporis vero praeteriti cervix lupi rapacis a sinistra parte oriens argumentum ore- ditur, eo quod por id animai rerum transactarum memoria aufertur. Oeterum canis caput a dextra adulantis specie renidenS| futuri temporis eventum declarat, de quo nobis spes licet incerta blanditur. Quis enim non suas cogitationes in longum porrigit! Maxima porro xìtae iactura dilatio est; illa prinium quemque extrahit diem, illa eripuit praesentia, dum ulteriora promittit; perdimus hmlicrnum, quod in manu fortunae positum, disponimus, quod in nostra dimittimus. Olamat ecce poetarum maximus, velut divino ore instructns: Maxima quaeque dios aevi prìuia fugit. Quid cunctarisy inquit, quid cessasi nisi occupas, fngit; cum occnpaverìs tamen fugiot. Itaque cum celeritate temporis utcndi velocitate ccrtandum est, et velut ex torrente rapido nec semper cnrsuro, cito hauriendum. Audio te esse egregiae indolis adolcscentulum, animo alaorem, ingenio potentem, frugalitatis et continontiae in istis annis admirandae, patientcm laboris, a volnptatìbus alienum, fìrmiterque laturum quicquid inaediflcare, quicquid tibi fortuna voluerit imponere. Cui si nondum omnos ad unum bonos libuit excindere, si nomen Aragonium propitia respicit, te, lapsis tuorum rebus, incolumem servabit, discet abs te clementiam mitissimoque principi mitis aliquando fiet. Tu rursus maiores tuos intueri debes ascitos coelo, operamque dare ut nude per iniuriam deiectus es, industria vir^ tusque te reponat. Ante meos obitus sit, precor, ista dies. Deditus ac devotns ORATIO IN ALEXANDRUM MHiUTIARUM Mediolani Ismcnias ilio Thebanus, sammus oetate sua libiceli, quos in arto discipulos habobat, iis auctor erat ut alios eiaa- dom studii profossores ot quidem malos adiront. Quod ita foro putabat, ut ot illi quid in canondo soqaondum aut fa- giendum essot ab alionis erratis erudirontur, ot oius alioqniii non iniucundao modulationi, oomparationo peioris, gratiae plus aoooderot. Id nos oxomplum, quod maximo probaromus, in usnm revocano tentavimus: an aliunde factum putatis, ut iUam pocudom (Minutianum) vos audituin misorim^ quam ut roconti perìculo cognoscatis quid intor Apollinis ot Marsyao cantnm differatt Non dubito, qnae vostra sagacitus ost, qnin onmes in- tolligatis illum noo ingonio, noe oruditione valore, qui per se nihil unquam parit, ab aliis omnia suppilat, ao ut igni^ vissima volucris relictis cadaveribus saturatur, ot, quo nihQ impudentius, oiusotiam, quom tortio quoque verbo crudelissime lacerat, quo se potiorom iactat, inventa recitare -pro som non oruboscit. V. huius op. Audistis, arbitror, audistis, ornatisf^imi mveues, cum, nudins quartns an quintus abbino est, poctarara genera nostrìs tantum non verbis enumeraret, quaeque nos anno superiore ex auctoribus graecis accepta, vobiscnm oommunicavimus j eadem nuper ille quasi sua, quasi nova, magno verbornm strepitn blatteraret. Et audety proh Superi, se nobis ilio eomponere ! qui negligentiae nomon suae praetendit inseioiae, qui turpe non dueit oeoupationibns excnsare, quod haotonus magistri per- sonam non sustinuisset et satis buio inelytao ei>itati factum putat, si prò tot annorum iactura recipiat in posterum foro diligentem. Quae cum dioit homo parum consideratus non yidet alterutrum necessario sequi: aut ante adventum meum ab ilio Tos esse despectos, ad quos illotis, ut aiunt, pedibns et imparattts acoederet, ut, si quid in litteris curae posthao adhibuerit, eius omnino mihi gratia deboatur, cuius opera sit effectum ne vos, ut antea, scopas solutas existimaret; aut certe illud se non amore disciplinarum, quas arrogantissime Sibi vendicat, non virtntis, a cuius itinere iampridem longius aberraret, non suae denique existimationis, quam post umbram lucelli semper habuit, ad hoc adductum, sed spemercedis, quam desertus erat a vobis amissurns. Et Ì8 unqnam poterit illum quaestum, quem non ex officina sed laniena librorura quam maximum facit, vestris rationibus non anteponeref non hercle magis quam pisois in Bieco TÌTere. Nam ubi cupido diTitiarnm invasit, ncque disciplina, neqne artes bonae, ncque ingenium ullum pellet, ut non minus vere quam graviter ait Sallustius. Sed fac eum maxi- me velie: quid tandem praestabitf an alius nuno est quam olim ftiit, cum per libellos a Senatn toties efiBagitatus ut ab aede Musarum raucus hic anser exploderetur T nempe ille ipse est et aliqnando tot annorum cessatione deteriora Sed quid hoc refert, si discipuli non facilitate sermonis, m n mwtt* fi *»m,mii i,Ama d j T b ^\''mì k 'ì è Ì%tV m0 m imi tì mktmmwt h mut m m^m T »éb'^^mmmmÌèmiJÈm ORATIOXES ET SPISTULAB] non rerum memoria, quod par esset, seti oviclianis ariibns alliciu Dturf An non illius earmiais in meutem venii: Promittas facito ; quid enim promittere laodit. Pollieitis dives quilibet esse potest. Invenias aliquos adeo veeordes ut oassam spem precio mercentur et quo, dii boni, precio ! iactar temporis; quo nihil esse preoiosius in vita qui Theophrasto mature non erednnt, exacta mox aetate, sero sentient. Qnod ne nostris auditoribus usu veniai, si unquam àlias in praesentia diligenter seduloque cavebimns, cum mea spenta vestrique causa, quibns ut amantissimis nostri consnltam volumus, tum ne P. A. Stephani Ponoherii, Senatus prìnoi- pis, ao sacrosancti nostri regis Archigrammatioi fidlere iodicium videamur, quippe quum nos, qui summus honor est, snis aanumeret ao, ut est in bonos omnes muniflcus, muoribus in dies auctet praemiis, ut Glaudiani mei Carmen usurpare iam libeat: Crescite virtutes fecundaqne floreat aeUt, Nfciu patet ingeniis campus, certusque inerenti Stat favor ; ornatur propriis industria doni. Surgitae sopitae, quas obruit ambitus artes : Nil licet invidiae, Stephanus dum prospicit orbi. Non est amplius vulpi locus, nusquam iam nebnlones, nusquam Lysonis excussor emissarius, iacet cmentus iUe dalator, in acie linguae qui nccem gerebat. Quod si verum non est, nec malis artibus, ut omnes afiirmant, sed, nt ipso gloriatur, industria pervenit ad opes et dignitatem, dicai, dbsecro, cur nuno cadem non assequitur, quando nberiora tìptutum praemia sunt proposita, naetus indnlgentissimam Praesidem, qui benigna fovet ingenia T cur ad enm sàlutan- dum nondum venit? Nempe quia noctua solem fingit, neo audet homo lovissimus illi trutinae se committere. Sed Tersipeìlcm, quem, ut Lysonis sui suecessorem, intrinseoos odit, foris amare simulat, de quo ad aurem garrit, eundemque palam laudat, ita frigide tamen ut ad noTeroae tomn- 'fììtii'il«^iThMli tf ì f ifci /T fu 1^ |^, Y-1 i ib» ri I] gnitione doctiorum, quo diatius in admirationc sui detineati apad quera quantum proficiat quisque sontitf Sua cuiusque ros agitur ; per me sit omnibus integrum audire quem maxime probat. Equidem neminem invitum detineo, neque si velim posse confido, quod Appula musca saopissime gloriatur. Quoties onim pracdicasse creditis ita discipulos addiotos habore, ut ne ipso quidem Varrò, si reviviscat, co plures Mediolani sit habiturust Sed illud gravins, dicam autem quod ab co milies au- divi : Yos a pccudibus differro quicquam negat. Non onim ratione, ncque iudicio, scd impctu quodam ferri, contuma- citerqne contendere prò sententia, cui quisquo semel inhaeserit. In Tobis uunc est enScorc, quominus nimiae licentiae littcrator ca vere dixerit, neque committere ut patientia nostra diutius abntatur. ORATiO AD SENAIUM MEDiOLANENSEM Gratulor litteris, |i:aiuIoo mihi, Patrcs optimi, qui tandem iuveni qiiocl diu multumqne frustra clcsicleraram, ne nostri temporìs priucipcs aut eorum ma;;istratus, in quorum manu rcs est, tcmoro cuipiam docendi munus iniungeront, quo nihil indignius, nihil roipublicae porniciosius excogitari poterat. Non cnini parum rofert quam quis initio disciplinam sortiatur; nam quae teneri percipimus altius animis insidunt, ao ita penitus radices agunt, ut nuuquam, vel certe difficulter eyelli quoant. Intellcxit hoc prudentissimus vates Horatins et hunc in modum testatus est: Quod semel est iiubuta recens servabit odorem Testa dia. Deinde subdit: Sinccruin est nìsi vas, quodcumque infundis acescit. Habeo vobis gràtias et quidem maximas, viri clarissimi, ac si facultas darctur, etiara referrem, qui de nostris studila adeo solliciti estis, ut me, licet illnstrìs amplissimique do- [V. buius'op. «*aa«^ mini Oardinalis Bothomagensis, qui Ghrìstianissimi regia personam sastinet| iudicio comprobatum, non tamen prius admiseritis ad eradiendam Mediolanensem iuventutem, quam vigilantissimis vestris ocalis exhibitum aliquod porìoolnm fa- cere spectaretis. Non enim nobis exciderat illud Plaatinum: Pluris est oculattts testìs unus, quam aoriti deeoin. Novistis, Patres optami, novistis quid hoius sanotissimi Senatns ordinem deceat: non oportero mmusoolis bominnm, neque simplici cuinsqne testimonio facile credi. Oondonant pleraque mortales odio, nonnulla etiam gratiae ; ncque reve- rendissimi domini Gardinalis divina mensy gravioribus ne- gotiis occupata, minimis quibusque vacare potest. Quid vero nnnc agam, viri clarissimi, quom sere già- diator in barena consilium capiat mibique necesse sit in consessu disertissimi Senatus, virorumque doctissimorumi quos adesse iussistis, ex tempore verba faceref Fateor hoc etiam periculum bone pcriculo nos quandoque fccfsse ; sed in ludo litterario, non in foro; sed nostri generis hominibns, non tot eloqucntissimis viris et illa auctoritate præditis audientibus, qui, quoque me verte, virtutum fulgoribus in- gentes occurritis. Sed unum me, Patres optimi, consolatnr, quod apnd prudentes, ut in lucubratis operibus censura severior est, ita in snbitis orationibus venia prolixior; nulla enim res potest esse eadem festinata simul et examinata, neo esse quicquam omnium, quod habeat et laudem diligentiae suae simul et gratiam celeritatis; Bxstant a nobis evigilati commentarii atque leguntur, in quibus non recuso vel.etiam malevolorum subire iudicium, dummodo ne quid ingenio valeamus ex hac tumul- [TttDo Parrhaalat iam ediderat laculentissimos commeDtarios, qui iDscrìbuDtar: Corneliut Nepos De viris iUusiribus, MedioU.; Sadalii Carmen Paschaie et Prudentins, Mediol.; Comm. De Rc^ffiu Preeerpinae CL Claadiani, Medici, prid. Kal. Sext. MmMié MM«.M^U^«MiteM«iM*^F««iid»w*i*MM rn«kM^*«taa^k«Bi^M.* rt*««>w»rfk MkW« ««wAi«aitfkÌHa ORÀTIOMKS ET BPISTUULB] tuaria dictìone stataatis. Neo opes, arbitror, in nobis exigitìs so! I nn, TI ir• • f. P.A .-•Qnod si non tantum profecisti, quantum par osset, tua non mea culpa taxi ; quid cnim facias homini tot quacstuariis artibus occupato? lam vero illud cuiusmodi fuerit, omnes probe nostis, quom Julius AeinìliuSy vir, ut a raultis accepi, plurimae lectioniR, ex hoc loco, prò dii iramortales, (et audebis negare?) manifestissiinis arguinentis, omniuinque con- sensu te reum lancinati, praecerpti inversique Cicoronis ageret. Ego quom tu ingratnm vocas ( piget horcule memi- nisse) suscepi tuas partes et quidem iniquissimas, quantumque in me fuit, indefon^um non reliquia tuoriquo conatus snm oum summo capitis mei periculo, ut vestrnm plerosque meminisse conAdo. I mine et confer illa sapidissima tua tuceta, illum panem secundarium, illam vappam, quam nobis appouebas. Neo eo dico ut expostulem, qui potus cibique (quod tu non negas) parcissimus semper oxtiterim; sed compononda fue- runt aliquando beneficia, ne tibi semper ingratus viderer. Quod si nihil praeterea contulissom, nonne minerval mea diligentia quaesitum satis est ad aequandas rationes f an tuas dumtaxat in ephemeridem contulisti, quod facis cum papyri glutinatoribus, quos semper aliqua summa defraudas f Vae tibi si non intelligis minorem lucri quam fldei iacturam esse 1 In quo ingratus tibi videor ! an de vi queri non debui, ne ingratus tibi viderer 9 Ao in illa querela quid est dictum a me cum contumelia, quid non moderate, quid non remis- sins quam scelerìs atrocitas exigebatf Sed alibi furoris arcem habet callidissimus veteraton invidia miser aestuat, invidia coquitur, invidia rnmpitor, nollet extare cuius comparatione detegeretnr, Andistis, eru- ditissimi iuvenes, audistis cum clai*a voce clamaret : descende de pulpito, si vis ut taceam. Egone descenderem, stolidis- sime, ab ilio suggestu, in quo certa disciplinarum ratione locatus sum, in quo me Pater amplissimus et divinus Cardinalis Botbomagensis, approbante universo Senatu, statuit PRÆFAIiO IN PEBSIOM^) Mcdiolani Chilo, sapiens uuas e scptom quos votostas in Graecia consecravit, iam senez eoqao prailentiori nam serìs venit usus ab annis, ut inqnit OVIDIO, qnom forte qnompiam glo- riantem audisset nnllam se inimicum habere, an nuUam e- tiara amicnm haberet, interrógavit, amicicias et inimicioias iuvicem consequi et addaci necessario ratus, ut apnd Gellium Plntarchas memorat. e Hai >, in Aiace farente Sophocles ita monet, e hac fini amcs, tamqnam forte fortuna osurus, bao itidem tenos oderis, tanqaam paulo post amatams. Per tot onim vitae salobras quis ita circomspecte potest incedere qain offensiones aliqnando non incnrrant f Sammae illnd qoidem felicitatis est dnas forocissimas affectiones amoris atque odii intra saam qnamqne modom continere. Qnod si minns contingaty qaom non omniam sit in Gorinthnm navigatìo, proximae laudis illad est ad lenitatem nos qaam primom dare, nec in vita mortali inimicicias perpetnas exercere. Minutianos Alexander, nt scitis, annis abbino daobns, an tertins agitar, ex hospite factas hostis, utrins colpa dicere V. httius op. ORATIOIIKS ET EP18TUULA superscum licuit, quod aliquando receperam, sicut aes alieuum dis^olYere cessavimus, ut omnes intelligatis, hactenus satisfaciendi votum mihi non defìiisse, sed faoultatem. Quod si Fabius Quintilianus, ob eiusdem generis iniunc- tam sibi provinciam, mores accuratius excolendos et studia sibi duxit, quo Domitiani, perditissimi principis, opinioni responderet, quantopere laboraudum mihi censetis in utroque, ne sapieutissimum sacrosaucti Pontiflcis iudicium fefellisse yidear, qui sicut opibns et imperio, quae malis indignisque plerumque contingunt, nitro co- [EPISTULA AD LAURENTIUM PEREGRINUM Mediolani] olro. Non it4i iiiro oontubernii, qnoiitem, pnruin inilii probatiSi ut in- dole inoruinque olo;raiiti:i ne bonnrum ariiuiu 8tmlio potes a me expecUire oiniìia qiiae a, non ininria desideras expHoari, nam neque Do- mitius, neque Piemia, interpretes alioqui diligentissimi, moltoque minus infra classem ma^struli eins verbi vim peroe- perunt in hoc poeta. Juvenalis enim reponere non in significatione scribendi sarciendive, sed prò eo qnod est parem gratiam referre videtur accipere. Sieuti ad Lentulum soribenSi V, huiut op. CICERONE per haec in Epistolarum famiìiarium libro primo: cCur, inqoit, vatdciiiiam landarim, peto a te ut id a me neve in hoc reO| neve in aliis reqoiras, ne tibi ego idem rcponam Cam veneris», idest eadem in te regeram. Atreus apudSe- necam poetam : e Sceleri modos debetar, onm facias scelus, non abi reponas, idest nlciscaris. Metaphora sampta est ab iis qui matitant, invicemque convivantar. Haec babai saper ea quae a me qaaesisti ; integrnm sit seqni quod maxime probabis. Probabis enim quod aptissime loco et sensuii qui sis ingeniosissimuSi congruct, Sed ben ! tn vide qnid agas, qui cursum reflectas ad Sirenas ; est sane pericnlum, ne te mansuetioram Musaram delinimenta avocent a molestissimo legam studio. Cogita tibi, vale. iuquit € Jane, qui centra tui saeculi mores in uno altero ve libello tam lente sedeas t non illa nunc aetas est, quom invenes quod imitari vellent diu audiaut, omnes ad vota fe- 8tinaut| ncc expectandum habent, dum mihi tibique libeat prò re dicere. Sed saepe ultroiuterpellant, atque alio transgredientem revocant et propcrarc se testantnr. Utque Philostrati leones ex eadem praeda bis cibum non capiunt, sed ex calida recentique semel pasti reliqiiias aspemantur, eodem pacto nostri temporis homines una do re saepe disserentem non facile x>atiuntur. Quare nisi novi quid in mcilium promas, quod discipuli probenty vereor ne solus in scholis relinqaaris Qnibus ego monitis, ut par erat> a priore scntentia de- turbatus, animi dubius aliquandiu pepeudi. Nam quam vis et ipsa res et auctor monebat, ambiguuiu iiuncn erat quam in partem homines essent accepturi, si Lucium Florum nostra ope propemodum convolescentemy nt parum periti medici, non penitus obducta cicatrice, desererem ; tlifficilis anceps- qne deliberatio, din multnmque agitata, nostri innneris auspicia retardavit, donec animo sedit ocii^mei rationem vestris commodis posthabere. Diebus itaque festis, quos alii genialiter agitabunt, quae restabant ex Floro, pomeridianis Haec Demetrìi Chalcondylae moniU maximam Parrhasii nostri laudem praa se ferunt, nam manifestis argumentis eins magnuin et Msiduum in castigandis scrìptorìbus stodium nobis patefadont tk é m u mtàutmm^tÈm^im^m^^mnm* itiàm OBATIOMES ET EPI8TULAS horis intoipretabimur, in eius vero locum (qaod (ànskiiii folixque sit omnibus ) Livionì sustitucmns illum, qnem vetustos adco suspoxit, adoo venerata est, ut nihil ad hoo aeyi rcliqueriti qnod in eius no>'um praeconium possit excitari. Quis euini post Fabium non dixit in conciouibus Livium, supra quani narrar! possit, cloquenteinf Qnarum tanta vis ad persnndenduni iam tuni crcdebatur, ut Metio Pompusiano capitale fuerit apud Domitianum, quod eas excerptas ad usum uiemoriae circuaiferret. Quanto niitius sacrosancti nostri Ro£^s in^^euium, per quein non haee ediscere solum licet| sed ipso praeceptores nitro conduciti qui iuventutem Hber»- liter institnant, Quis vero Livium nescit in exprimendis alTectibnSi quoa mitiores appcllant, inter historìcos primos obtineref Nam quoil ab ultimis Ilispaniao Galìiarnniqne flnibus illustres in urbem viri venerint, ut unum Livium salutarenti epistola Plinii Nepotis ita porcrcbruit, ut sit in tanta notioia reforre supcrvacanoum. Furor est autem, furor in quaestionem vacare, quod olim Valla, Sallustiusne doctior fìierit an Livins, et eos invicera comparare, a quibus discere magis oon- venit. ntrique summi extit-ore ac cadesti quadam providentia componcndis moribus alendis. EPISTULA Nli.-DE LIVIO INDICE Mediolani Timon ìlio Phliasius, óloqueutiac sapicniiacquo stadiosusi ut undecimo Successionum libro scrìbit Sotion, iutcrrogatus ab Arato Solense quo pacto posset Homeri poema consequi castigatuniy respoudit: e Antiqua lego exeniplaria, non ea quae nuper emendata snnt >• Eius, ut reor, auctoritatem secutns, Probus exemplaria undique coutracta inter se oouforre coepit, ex eorumque fide corrigere ceteraf atqne di- stinguere et adnotare curavit et soli liuic noe ulli praeterea grammaticae parti deditus, ut Suetonius auctor est, ad famam dignationemqne pervenit. At, ut quidem sentio, non i^ niurÌHi nam quam sit hoc laboriosum, quam non omnium, Cioero testatur ad Quintnm fratrem. cDe libris, inqnit, Tyrannio est cessator ; Ohrysippo dicam, sed operosa res est et hominis perdiligentis; sentio ipso, qui in summo studio nihil assequor. De Latinis verOi quo me vertam, nescio, ita mendose In codice V. F, 0, in quo omnes quae Parrhasii tupersont epistulae collectae sunt, nonnulla Quaesita ut hoc De LIVIO indice^ omni indicio signoque careni, ad certuni signiflcandum viruro, cui inscrìpta sint. V, huios op. oratioubs xt bpistui^àx scribuntur et veneunt. Utinam non nostri temporis haec iostior essct querela! certe ego non plus in alienis erroribos coufutamlis, quam in cxponendis antiquorum scriptis insodsircm. Sccl afiirmare inratus et sancte possum, eie omnes ab impressorìbus inversos esse codices, ut, si anctores a pestìiminio mortis in lucem revoceutur, cos agnituri non sint. In quo non recuso quin mentiri indicer, nisi LIVIO Decada istao. apertissime probabunt. Ao ut ita facile omnes iutelligant, ab ipsis argumentis incipiam. Sjllabos et elenchos graece dicitur is quem latini vo- cant indicem, cuins adeo studiosi fuerunt antiqui, ut PLINIO integrum volumen elencho dederit, et CICERONE per epistolam potati ut eius libris index ailinngatnr. Lampius etiam, Piatarchi filius, hac una re claruit, quod cleuchon operibus pa- tris addidisset, ut est apud Suidam. Qais huuo indiccm LIVIO praetexuerit in obsouro est; aliqui tamcn Florum suspicantur. Ego nihil aiBrmo, sed qui- cumque fait, doctus certe fuit et plenns auctoritatis in scholis, ut quidam de suo multa addidisset, quae, licet a LIVIO transcripta sint, adulteraut et vitiant alienar nm lucubrationum sinceritatcm, ut dcpreudimus iu antiquissimo codice, qui mauavit ab cxemplari PETRARCA, viri, sua tempestatOi dootissimi. PRÆLECTiO AD DiSCiPULOS Mediolani. Tollite iampridem, victricia tollita sigoa Virìbut utenduiD quatf'fecimos Libuity adolescentes ingennii pomorìdianis iis aaspiciis, iisdom V08 hortari verbis ad repetenda litterarum stadia, qaibas apud Lacanam Oaesar ad instaurandum bellara militos sao8, qaando non cnm aurìore maj^que infesto ' hoste Oaesari fntura res erat, qaam nobis hoc tempore. Stat ecce in nos ignorantia gravissima adversaria, centra qnam, cum anno saperiore freqnentes mecnm strenne pngnayerìtiSy frigoris atqne solis patientissimi| nunc nisi reparata constanter acie consistemns omnes prompti, labores emnt irriti, pessimeqne de rationibns nostris actnm. Haeo enim nos omnibus omamentis et oommodis exnet; nam quid ant conseqni potost ant praestare qui, quid optandnm, qnidve fngiendnm sit, ignoratf Usns mnltarnm remm perìtia comparat homini prndentiam ; nnlla tamen re magis ignorantia prostemitnr, qnam litterarum cognitione, qua si qnis a teneris annis imbntus, poetas et historiarum scriptores accurate versat Hano attalimas Pradectionem ad venim paternumqo« P. in discipolot demoDStrandum amorem ab^i^mt^mimm'^'mmm^^111^1»» 1 1 r if, m I mi II \ km ru ni^im OnànOVEB ET BPISTULAX indeqae mores et instituta mortaliuiii disciti ao daoe demaìn philosophiai Wtae probitatem cum eniditìone coniimgiii Ì8 sane diis immortalibus par in torris habetnr. Itaque ne tanto nos pracmio spolict ignoranza, resamp- tis viribns, bellicis exeroitationibusi antea firmatis, daòram qaoqae raonsiain requie refeotiS| integri et reccntes ad ca- pcssenda denuo studia consnrgite. ConsurgitOy inquani| adulesccntes optinii| consurgite ad solitam litterarnm palaestram, et iam sublata atque explieita signa prosoquimiui, ut adversus ignoi-antianii horainis acer- rimam hostcnii fortiter et impigre mecum decematis. In quo quidem bello commilitonis et non imperitissimi dncis offido fungar. Etenim nullum laboremi nnllas vigilias, nullnm deuiqne periculum recusaboi ut in arcem sciontiae, ad quam nati sumus, victores triumphantesque vos perducam, Atque, ut verba ad rem conferamnsi institutos auctores, 4°orum enarrationem vindeniiarum feriae intcrruperunt| resumemoa ab eminentissimo poeta sumpto initio. epìstola ad PIUM. Mediolani. Atquiy taa cuni bona venia, fallit te ratio, mi Pie, nam nec extat apud Solinum: e Armenia tigribus feconda; nec sic unquam scrìpsi, sed : e Armenia voi Hircania feta tigribus est>, ut ait Soliuus; in quo velini dicas utrnm codicem mendosnm su- spicaris ab antiqnis exemplaribus inter se collatis, an qnod ea locutio latina non sit, ant parum tersa. Liceat apud te gloriari : si quis alter in emaculando Solino laboravit, in iis ego nomen proflteor meum, Neapoli, Lupiis ( nrbs ea^ Apnliae est), Bomaeque nactus antiqua reverendaeque vetustatis exemplaria, quibus adhibitis et cxcussis, castigatissimum mihi codicem reddidi. Sed et hic alterum habeo vetustissimum, qui Merulae fiiisse di^itur. In iis omnibus /e/n tigriÒM est' et non fecìinàa^ et ita dixit, ut Maro feta armiè^ et feta furentibut auètriiy alludens ad animàlium speluncas et subterranea cubilia. Scio quis iUius emendationis auctor fiierit, sed is me perducere non potuit, ut ei, magis quam vetustiorum codicum fidei, crederem. Non prò explorato afArmare possamus cui Parrhaslos hanc io- Bcripiierìt epistulam, oam daos illi hoc nomine amicot fuisse compe- rimnt : Joannem Baptiatam Pium Bononiensem, et Aldam Piam Romanum. — V. haiui op.ifc IWli^fc ^ntU^tì^^ìimAm EPiSlULA NI. -DE A. MARCELLIIO Mcdiolani Ammianì Marcollini Btrum gestnì'um libri penes me soni omnos quot extant, ex antiqaissimo codice Bomae exeriptì; nec alium prope froqueutius in manibas habeo, qaod inde quaedam non vulvaria liccat hanrire, Sed quid oportott iii>^ Illa Juliani mentione Marcellinura citare, nisi qnotiens in rem meam faciebat ex rebus Juliani f Curiosi certe nimis est inaccurate illud a me factum putare V. hoiui op. OBÀTIONBS BT XPISTUUUB piena fnigis optimae; et haec in causa fuenmt ut Latatium potius quam Lactantium nominarem, quom plus apud omnes sanae mentis homines valere debeat antiqaoram codicum fldes, quorum magna mihi copia Neapolii Bomaeque con- tigit, quam particnla vulgatis inserta codicibns ab iis qui testimonium iuscriptionis ab se perversaesibi ipsi conftnxeront. ORATIO HD MUNICIPIOM VINCENTililiM Veicetiao lat. (0 Veni, Patres optimi, tandem veni, 8oriu9 oxpcctatione Tostra moaquo voluntate, quod immanium barbarorum grave diuturnnm iugum non facile fuit ab attritis excutcre cervicibus, quippe qui necopiimta Victoria extulonmt aDimos, tantumque sibi pcrmittuut in omnes Italos ( o miseram temporum conditionem ! quis hic ita non ingcmisoat et frontem feriat ? ) quantum vix olim Gares in Leleges, Arcades in Pelasgosy Lacedaemones in Dotos. Ilabeo diis immoi*talibus gratiam, quorum uumine servatus hio a OBÀTIOmBS BT SPI8TUULX sanguine gliscnut sic in omni crudelitate eznltanti nt vix acerbis sociorura funcribns satientorf Errat, Patros optimi, si quis arbitratur ipsos deos Ulyssi magis extitisse propitios, a cyclopum fanoibns elapso, qnam mihi dum cruentas Gallorum manus effagi. Qydopos enim dnmtaxat in advenas appnlsosqne saeviebanti ii ne notos quidem saisque parcunt. Ulysses uno vini cado Poljphemum sibi pene conciliavit, ii beneflciis obsequiisque redduntar importuniores. Nam quid in eos a me publice priyatimque, domi fo- rìsque profoctum non est f Quis centra ganeo, quis adulteri quae mulier infamis, quis corruptor iuvcntutis ita iactatus est unquam, ut ab iis, innocentissimus optimeque de se me- ritusy ego t Caput omnium, satorque scelerum fuit AllobroX| qui virtutis præmia malis aiidbus assccutns ini rcSv oye^v fiùaiìjQ'Aiktl^y Inito^ &pcv(jij idest ex asinis et quidem lenUs repente cquus exiluit. Is enim nostri generis omncs odio prosequitur ob intestiuas inoxpiabilcsque simultates, quas cum clarissimo nostro conterraneo Michaele Bitio, iurisconsultorum nostri codi facundissimo, gerit, nude quave de causa susceptas in pracscntia dicere nihil attinet. In me Tcro praecipue debaochatur et furit impotentissime, quod una alteraye epistola Bitium laudavi, semel in editione Sedulii Prudentiique, Obristianorum poetarum, quos omnium primus e pulvere situque vindicavi, iterum per initia patriae Historiae, quam Bitius ipso condidit, mihique castigandam 'dedit. lUud autem nullo pacto forre potuit me sua causa no- luissc quorundam Mediolauensium liberos a nostris aedibus exturbare, quo vacuus apud me contubernio locus Allobro- Ritii opus inscrìbitar: De Regibits Hispaniae HierusàUm^ GaOiae ete. Histort\ Roma. P. epistula, impressa in huias operit prìacipio, data est ad Ritiuin Mediolani, Rai. Coi.W lm é'^ m^i P. gìbus esset snìs. Ex iUo Mioutulttin quendam, nostrae pròfessionis acmulnm, qui nihil quoestus aliquot annos propeme fcceraty extollerey amplecti, fovere quo stomachum mihi faceret, ìgnarus ineptiarum longe grandiores offas a me sae- penumero voratas; ac incidit in illam quoque suspicionem, quam garriens ad aurem Minutulus, de quo iam dixi, dolator augebati a me sua notari tempora vitaeque sordes eo opere, cui titulum feci: e De Rebus per epistolam qunesitis, quod adhuc domi sanatur, propediem vcstris auspiciis exi- turum {1\ Quare non ita multo post a cena cuiusdam rediens senatoris ad primam facem, ex ictu lapidis in capite vulnus accepi ; nec alieni dubium quin homo sexagenarins, qui plus in capulo, quam in curuli sella suspendit nates (ut iSocete Naevius ait in Pappo) percussores immiserita indignamque cædem, quantum fuit in ipso, patraverìt, quom satis constet ab emissariis eius excursoribus ingentis spe praemii soUicitatum Michat^lc'm chirurgum, qui me curabat, ut malum venenum medicamentis infunderet. Exponere supersedeo quam gestierit, quantum sibi placuerit indomitis moribus Allobrox, quod eo periculo motus in patriam me recipere statueram, quanto rursus dolore sit affectus, ubi sensit ab amplissimo patre Stephano Poncherio, Lutetiae Parisiorum Pontifice, cuius immerito vicem gerit, a decedendi Consilio revocatnm. Quid itaf nolite quaerere, Patres optimi, nolite quaerere, quando felicioribus etiam saeculis tam perverso principes ingenio sunt inventi, qui prò hostibus haberent eos qui excellerent in communibus studiis essentque superiores ingenio. P. aiteveratio valde congrùit cam illis Ciminii verbis in Epistola nufte ad Corìolanum Martyranun ante Itist. Gramm. Charh : € In prìmiff autem deflenda est illios divini operis iaotura, De Rebus cilicet per epistolam quaesitis, quod ipse saepenunìei'o vidi. Erat enim ad editionem paratura, libiisque constabat quinque et viginti »• iaHto«*««aMataiiBrf*«Mtfi*i^^A«#^*MM«aa*»wiI H V, W.« ll* 1^1i^i^>tft»at0t .i> i»timm ORÀTlOVEa ST BPISTULAX Trahat anrì splendor et lucri capiditas alios : ego pecuniae captum nauquam habui; sequantar alii annouae liberalitatem, vhiique praostantiam, an^^uillarum saginara, quas Tester amnis Dutrit Eretenus, ab Aeliano laudatasi ego, magistra philoso- phia cum Vairone didioi sitienti therìacum mulsum, exurìeiiti pancm cibarium siligineum, excrcitato somnum soaTem. Discesserint bino alii pecunia divites, ego contentus ero yestra benevolentìa, acri iudicio, gravissimo testimonio parta gloria: quamquam nobis est in animo, si liceat, aetatis reliquum vobiscum exigere, proqne mea virili parte oaptuque ingenti sedulo commodis vestris inservire; sic enim publice privatimque de nobis meriti. Dies me deficiet, si commemorare volucro quibus ofBciis florentissima vostra respublica, yestrique cives me prosecuti sint et x)rosequantur. Itaque ne cuiquam videar eorum magnitudinem non sentire, quod unum possnm, pollicear industriam meam quantamcumqne vestrom ncmini defuturam ; praeterqne publicum docendi munns, quod mihi delegastis, epistolam tertio quoque die iuventuti yestrae dictabo, quod antea facturum perncgaveram: tantum bonefacta in omni re valont, ut est apud Propertium. Denique enitar ac elaborabo, si minus cmditionem, qnae in nobis alioqui mediocris est, egregiam certe voluntatem vobis omnibus omni ex paite probare, quibus existimationem meam commendo meque dodo. Dixi (lì Cum illa sola edere st&tuUsemus monumenta, qoibns maxime ad narrandam P. vitam usi sumus, permultas omisimus orationes, ut luculentissimas duae aliaa quas Veicetiae habnit. li I ri PBAEFATID IN HORATII ODAS PaUvii. Si qais alias, ornatìssimi invenes, aat litterator ani eloqaeutiae inagister, ex eo loco, qaem nos honestissimniii Bomae, MediolaDiqao et demum Veicetiae tennimus, ad hano iniquitatem temporum rcdactas esset, ut privatim doceret| ille quidem fato convicium facoret seqae de fortnna praefa- tionibus alcisceretur, nt olim Licinianns ex consnle rhetor in Sicilia. Sed ego qui rerum omnium esso vicissitudinem non magis ex Eunuche Torentiano, quam certa vitae experientia didiciy sic ad omnia quae Tel inferuntur, vel accidunt homini me comparavi, ut prosperos optem successns, adversa fàcile patiar. Quamquam, si yernm fateri Tolnmns et a Tobis oblatam conditionem recta via reputare, nihil est our agi nobiscnm male existimem, qnod longe minoris solito profitear; siqnidem summa hnius urbis auctoritas celeberrimumque Patavii nomen, ubiqne gentium yenerabile, compensat omne salarii detriraentam V. holQS op r«M4^w»aM EPISTULA AD LUOOVICUM MOITALTUM Agelli Admircutur alii Siciliani^ quod omnia qaae gignit sive soli sive hominis ingcnio proxima siut iis quae iudioantur optima; qnod in ea prìmutn inventa comoedia ac mimica cavillatio; quod Giclopuin gentem testentar vasti specus et Lestrìgonam sedes etiam nunc vocentnr; quod inde Lais illa, qaam propter insignem formam Gorinthii sibi vindicaront, et inde Oeres, magistra satiouis framentariae, et Prosorpinæ fama sit; qnod ibidem campus Ennensis in florìbus semper et omni vernus die, et Daedàli manna demersum foramen ostendat, quo Ditem patrem ad raptum Proserpinae exeuntem fama est hausisse lucem. Gommemoreut amnium, fontinm, stagnorum, ignium et salinarum miracula, ao arnndinnm feracitatem tibiis aptissìmarum. Laudent Achatem lapidem, quem Sicilia primnm dedit, in Achatae fluminis ripa repertum. Tollat in coelum vetns adaginm Syracusarum maximas opes aerìsque olementiamy qnod in ea etiam cum per hiemem conduntnr serena, nnllo non die sol est. Addant Alphe! Et Arethusae fabnlosos V. haias op.«t Mq.;A HMM««Ml«««M iniiiiri* OBÌ.TIONB8 ST XPISTULAS amores, et quicqaid mendacia poetaram vnlgaverant. BqoL- dom non adeo principem nrbium Sidliae Syraoosas ezi- stimo, qaod ambita moenium quatuor oppida oompleeterotar, Aohradincm, Neapolim, Bpipolas et Tychen, qaam qaod cxempla pietatis cdiderint, Emantiam et Oritoncm, qui dao iavenes, iucendiis Aotnae exuberantibas, sablatos parentes ovexcrunt inter flammas illaesi ignibas; quam qaod Archimedis incanabula fuorint, qui praoter sideram diaoiplinam machinaiìas conimentator extitit, oppugnationemqae liaroelli triennio distulit; quam qaod Thcocritam protaUt illam rustioae Masae perurbanum pootam, multosqae praeterea qaorum immoHales animae loqaantnr in libris. Inter qnos ipso tantnm praestas, qaantom ceteris mA^mtt»tìLiém^l£ PRÆFATIO IN SÌLVAS SUTII Roma. Si quis in hoc honcstissimo eonsessu t4icitus secum forte qaaerat, andò ovenerit ut ego, promtns alioqui paratnsqne somper habitus ad dicendum, quemque totics ex tempore perìcnluni bono periculo multis in locis fccissc constons fama nunciabat, apnd T09 hacsitare cunctarique Bim visus, ac, voluti mutato solo vocis usum penlidisscm, quod in Agro Locrensi cicadis acoidere Pliuii tradit historia, quibusdam quasi tergiversationibus extraxerim muueris obeundi diem, dabit is facile mihi veniam, quom pluribus iustisque de causis id a me factum sciet. Ego, ornatissimi viri, licet in dolio flgulinam non discami quod agore vulgari quoque proverbio vetamur, octoque iam per annos in Gallia Citeriore persouam rhetoris haud inglorìe sustinuerim, tamen insolentia loci, diversitate auditorumi nimiaque vestra de nobis expcctatione tardior efficiebar. Denique, si res aliter ceciderit, malo ezistimarì magnitudinem Bomanorum ignorasse, quod apud eos audeam docere, quam humanitatem, si non audeam, quom praesertim V. huius op.^riSi"»rr. «e :r-* --^.o»: it...». prò me staro vidoara duos atriusqne linguae signiforos et qaos nulla remotior latet oruditio : Janam Lascharim, non minus ingenaaram artium studio quam natalibus et imperia toriis imaginibns illustrem; Thomamque Phædrum, Bomanae Academiæ principem, sacerdotiis et iugenio partis opibus insignem, quorum tanta verbornm pondera semper esso duxi, ut uno suo verbo cum mca lande coninnctOy omnia asseouturum me confldam. Nil itaque desperandum Jano duee et auspice Phacdro, in quorum blando obtutu, tranquillo vultu, hilaribus oculis acquiesco. Quibus ingentes ago gratias, habeboque dum vivam, quod me gravissimis apud Pontificem sententiis ornaverunt, ubi vel nominari snmmus honor. est, Nam Grispi Passioni sententia quorundam magis expotcndum iudicium quam benoficium, quorundam beneftoium quam iudicium. Our iUis ego non omnia debeam, per quos utrumque mihi contigit indnlgentia sacrosancti Pontificis di- viquo Leonia X, qui maxime reram usn, incomparabili prudentia, suprema gloria, incredibili felicitate, admirabili eloquentia, promptissimo ingenio, castissima eruditione pellet eaque morum sanctitate quo suus olim conterranous Leo, cuius ante vivendi rationem quam nomen affectavit Reliqua deincept, ut minime none Nh M il makttmtmamm^mmmt^m^mir •iM^tfiM—^yj PRAEFATIO IN ORATOREM. Roma. Antequani docendi muuus instaurem, coDsilii mei ratione in vobis, auditores optimi, qaibas me maxime probatam oupioy rcddemlam censui cor e tot aureis divinis CICERONE oporibas Oratorem potissimam dolegerim, car, repudiata priore sootontiay Moronis Aeneidem prosecutums accesserim, quom paucis abhinc mensibus ex hoc ipso sugesta a. me enarratum ili Bucolica pronunciassem; quod nisi me insta de cansa diotnm mutasse oonstiterit, equidem non recuso quin apnd vos levitatis et inconstontiae culpam inourram Nominem vestrnm latet, auditores ornatissimi, qnantas invidiae procellas anno superiore sola patiencia i)er(regerim; quodque lenti maleqne de me sentientis opinionem subire maluerim, quam, quod CICERONE turpissimum vocat, contentiosi senis: huius meae lenitatis uberrimo fructu percepto sacrosancti augustissimique Leonis X indicio quo nuUnm maios homini contingere potest, a me «non difficulter impetravi, si qua deinceps huiusmodi tempostas impenderet, aliquid de iure meo magis accedere, quam nomen boni viri litiumqae fu^itantis emittore V. buius up. PRÆFATIO IN EPISTOLAS AD ATTICOM, Roma. Quom scdnlo mccum reputo qnnm inulta nccidant homini prneter spein^ libot npud vos auditore? carissimi qnod Aenoas Ycrgilianuf oxclawat usurpare: Hcu nìhil iavitis fas quenquam fidere divit. Etenim quem rcbar annum tranquillitatis et ocii plenum foro, is acerbissimos mihi casus atque gravissimas attulit aerumnas, quæ nostrorum studiorum rationes tantum evorteruut; id quod eventurum non temere quisquam iudieasset in tanto bonorum Principum proventn, quorum opibus ao indulgentia benignissime fovebamur. Ut enim missa faciam quae sacrosanctus Pontifex Maximus ex aorario mihi largitnr, ne iam obductas imidiae cicatrices inutili recordatione refricemus; ut etiam taceam snffragia patris amplissimi Julii Medicis, quem nuper ad proximam Pontifici dignitatem divinæ virtutes OTexerunt; ut hebraicae latiuaeqne linguae instauratoris Hadriani mnniflcentiam in me transeam: certe Lisias AragoniuSy antistes ille meus omni laude superior, ea TÌtae mihi commoda suppeditat, quae studia possint igna- vissimi cuiusque exoitare. Y. httiuB op. l«ow^^IN •«* i m i r ii»* Ìkerii, in quo mihi eottidie lectissimorum virorura subeunda censnra est} quos nulla, quamlibet remot^a, latet eruditio, quique anres non hcbetes, oculos acres, ingeuia habent acutissima. Proinde vigilandum sompor, multao euim insidiae sunt boni, ut ille Jove uatus suis praecipit filiis, et quo minus ingenio possum co magis subsidio adhibebam industriam, qnae quanta fuerity quia tempus et spaoium datum non est, intelligi tnm non potuit. Nam post illa vit4ilibus mlaota vulnera, quae paucis ante mensibus apud vos oratione perpetua deploravi, quid erat ineommotli, quod mihi deesse videretnr, aut cui novae calamitati locus ullus iam relictus ! Eadera tamen for- tuna, quae eoepit urgere, reperit novum maerorem, afUictumque duplici luctu senem tantulum respirare passa non est. Duum enim carìssimorum desiderio funestam domum, diuturna couiugis insuper et mea valetudine concussit, et qua (dii boni) valetudine, coelitus iuvecta: quippe quam adversis sideribus conflatam Gàuricus, astrologorum nostri temporis emineutissimus, certa matheseos ratioue deprehendit; Lunae enim deliquium perniciem nobis erat allaturum, nisi salutaris stella Jovis intercessisset. Et mors mihi quidem molesta non fuisset, ut in qua propositam mihi scirem laborum ac mise- Deflet hìc Parrhatiut Thomae Phædri et Batilii ChalcondylM mortem. Y. huius op. In Tractattt tistroìogico (TU Op.,) Luca» Oàuricat horoscopum pcrscripait, quein noi io hoc opere retulimus. Il- fciniiji' ( iti II' tmmu^Mbummmi tf^^MUi-m^t^^M riariim omninm qiiietem; seti illnd nmitn nos angobat, qnod apnd vos absolvero tiilem moam, qnaeqne pollioitus in has Epistola^ ad AtUcnm fiieram praest-aro non potnissem. Quo nuno lactAndam mihi mairis est, quod ex orci fnucibns eroptns, iiicnndissimo Ycstro conspeotu fruor, quod intuoor et contcìnplor uunmqucmque vestrum, quorum nomo ost cui non mca salu^^ ncque cava fuerit ac ipsi mihiy ctiius non extct aliquod in nos moritumi cui non sim devinctns memoria benefloii sompiterna; ncque cnim vos oculornm coniecturay SiHÌ assiduam mihi frequcntiara praostitistis, egoquo non minus signiflcntione voluntatis et benovolontiae, qnam robu9 ipsis astringor. Itaque vel hao potissimum de causa corporìs inflrmitotcm animi virtute superavi, ut satis aliqua ex parte nostro erga vos officio faciamus. Quod huo usque non distulissem, nisi memet quidam casus incredibilis ac inopiuus oppressisset. Nam prìdie oius dici quo rcditurus ad iutormissnm docendi mnnns eram, in summo pedo enatos abscessus, (àjrocrrysux Graoci vocant) brevi ita altas egit radices, ut igni ferroqne vix excindi potuerit. Ego nihilo- niinus, ulcere etiam nunc manante, reclamantibus ad unnm medicis, quom prìmum flgere gressum licuit, bue exilui: tam nihil autiquins habeo vestris commodÌ8. Ncque vero hoc dico, quo me vobis venditem; our enim blandiar bis, quorum erga nos amor, honestis artibus qnae- 8ÌtuS| odeo cre\ity ut non haberet quo progredi iam possit t atqni potius haec ad impetrandam veniam pertinent, ne qnis vestmm forte mihi succenseat, quoti ad diem praesto non ftierim. Nano acquis animis attendite nostramque de hia ambagibus ad Atticum coniecturam cognoscite. Nam si nsquam alibi, hic certe necesse est iuterpretem divinare; nomo vero desperet od huius operìs calcem nos aliqnando perventuros quod hoc anno cessatum sit. Temporis iactoram focile reparabimns, si viatornm nobis exemplnm proponemns, Ili si serins quam volnerìnt forte surrexeriuti proporando.«M^B#«**^à«Ì»«^ÌAM »mim»i*a^lìkmami^Jmt^mmm*tI IH ìàH^ti^mtm^t^mim ri II ORATIONES ET SriSTUULS etinui citius, quam si tic noot4! vigilass^ent, perveniunt quo to- luut. Quoiiiani vero, prinoipiis cogiiitU, multo facilius oxtrema percipiuutur, autequam quae rtvtaut mloriamnri Epistolao argumcutuin brevissime repet4im. Huius Episiolae superiore partieula noster Oieero reti- ilebat Attioura certiorera de ratione suae petitioD, idest quot in oa eompetitores haberet, atquo ex his qui certi quive partim Armi viiloroutur. Nunc mldit etiam diem quo prensaudi initium Taeturus ipso sit, et quorum suffragiis ao ope nit4itur ad cousulatum, quidve in ea re Pompouium sua causa facere velit. r>rf ai n » i é" . ' i^-«i»*iii^i»v' V 4» n . Il«fc — «nlBÉ PRÆLECTIO IH EPISTULAS AO ATTICOM •tei «iMa .jm i > i r- > ir >i Mj i a ni n i n i nr - •arh^fc-Émli OBATIOXES ET EPISTULAB SBLBOTAK. Oratio ad Patritios neapolitanos. Privilogium. Epistula ad Ferdinandum Aragoninm. Oratio I in Alexandmm Minutianum. Oratio II in Alexandram Miuutiannm. Oratio ad Senatnm Mediolanensem. Oratio in Alexandrum Minatianum vni. Praefatio in Persinm. Praefatio in Tbebaida Oratio in L. Floram. Epistola ad Laurontinm Peregrinum Praefatio in Livium Epistola NN. De LIVIO indice. Praelectio ad discipolos Epistola ad Piom Epistola NN. — De A. Marcellino Epistola NN. De Lotatio «Mfc^lt I» M w r ^•fc. l^-^r-^^T«.L-^, .a£^&.-'-^jJ:-L^.-c'-.^a:ji::^ ^niDiox Oratio ad Municipium VincentiDum Praefatio in Horatii Odas • XX. Bpistula ad Ludovicum Mouialtum Praefatio in SUvas Statii Praefatio in Oratorem Praefatio in Epìstulas ad Atticam Praelectio in Epistnlas ad Atticam. Dello stesso autore L’ Eleqfa. c Ad Lucia di Aulo Uìaco Farrosio « il Brnto minore dì G. Leopardi Ariano Stab. Tip. Ap- pnlo-irpino Un Accadbmico Pontakiaito elei seo. PpeonrBOPe del- l' Ariosto ode) Panai Stiano Stab Tip Apputo ir- pÌHO Di prOBSima pubblicazione P. Filoloqo c la sua Biblioteca. Paolo Pabzanbsb Tita ed opere. Scritti ihrditi di ParzanoBo feon prefazione noU). In preparazione STunn Dahtebchi Anxcdoti HuvzoinANi FOLELOBB iBPmO La Bcdola Sabda e i Codd d' Arborea Prezzo del pbesektb vomuE LiB^ 3, P.^ SII CONSENTINI V RI 0OCTISSIMI RH AE^ toricx Compendium, Atijp id qitfdeni ab optimis quibusque tam Grafcisquam Latinis autoribus^ in adolcfccntum iuorum ad artifiaum rationem^ dicendi perducendo^ rum gratiam at(j ufumjCJfe» cerptum lom.AUxmder^raPkmsadfiudiof J. AHIOMIVS CA£ S As rius Lepori. 7’'^ ^ I ' 0^ i a iV -V 7 .v 'i' l J K -r- * '; . ? l mdi^ifitmeUadlJchtnox^ad toUenddg ht eo crudiores etiam fordes harcbant^anmtm fjfTudmanu^ adijciens> difftum equidem cumprimis iudicaui,qucm in publicum prodire, multo quam antea cr adipatiorem er nitidiorem nunc demum cu* rorem: id^tuopotifiimum nomine ^ HicolacyUtz^ quam te ex animo cum obfingulorem patris tuiyopti mi certhtq; doilipmi uiri in me beneuolentiamy tum egregiam indolem tuam amplexar ac diligam 'mteUi geres: ad huius ipfius autoriSyParrhafif dicoyfcrip ta, olim per occafionem diligentius inuefliganda con ' tendetesicr quod uel procipuum eratyolacrius etiam hthifcefiudijsyadquie faneiam otas ijlcec tuaaj^- ratyte exerceres. Qjto certe fietyUt non [oluofi id quod te maxime decetyqudq; nos ^ te ^hocepimus, ele- gie tueare: fed magnum quoq; ( patrii exemplum fe- ddiho imitatus) tui ufumy cum patrue % tum bonis aliquando omnibus probeas. valcy Bapleeypifidie P. aborigincs 8^.4 • Aar^.,9a8.& arris nomi. « Ado(^cenria:lau$. ne digna quar.iQ.i^. , . Ajs celanda *,.i 4 * 7 Ægyptii fe primos ho Ars naturae inii^trix*, minu e(Te uoIut.x.t|^ 15’. » Æquum bonum.^o^» Ars qua'm nahiracerc ’ if inde riordux i6,ij Æquitatis rario. to^4 Arris oificium %uf, ‘ A Aetatum ratio &diuer Ailmio accufatori • fitas 80.18 pro flrraametp.dj.i; ‘ - AifeiHiUu morio.94. 4 Ai^umptiua quaUtas* dcAffei^ib. agere pol uideinridicialiius. ^ licetur Parrhafms. Allumpriuarordo Agere>&a^b‘o,quarc Afyftata 4z.i* oratoris propria.iy.s Aiyftatorumodi qribt ^ / Alcibiades »o,zj 4j. 1 * S » ' Albini defenlTo. f 4.« Athenis primum elos . Ambiguum, quenri^ data opera» r Amicitiarlaus 79 .»o 5. f AmpliBcIdi ratio* 7^, Auaricia adolefccnriae y X5.&77 S pemiciofiflima Antipho ».« %z Arbiter a iudice quid Audere, etiam bonis rc ', differat tod.19 busconiun(fl:um,fug7 l' Arih^Otelis rhetorica. endumtamen.4.i7 r »4» • Bonuiv I . N ' E J B B Onum quid . ^7.4 Bonisomnibus ex coepta uirtute,abuti homines poife.u.i) L,Brunis et PopiUa primi in funere lait - dati Romst. 77 10 - C C AlIiftratus i^,ii Capita rpcdali^& generalia. 6x.i “ ( u Val. Catulli natalis.s* Caufa jt.19 Caufa (implexquar.^t x.quarne cppofira . 3 Caufaru tria genera. j^. 8.&?7. t8 Cethegus Suadae me= duUa 4.7 Cacofyftata Cicero cotra Fabium et alios defenfus . ^ AS- Cicero iam fenior in eloquenda fe exer« cuir Mo r?..h E X. Cinxia luno 88.1^ Circumftanda,quac fa dt hypothefin.34.tx Circumftannae partes» t Civitatis laus .» Clifthenes 3*S Comam nutrire folin Lacones 73.^ Comparano 34.3 Comparationis mo Gontrouerfia 31.19 DeHbcratiufl genus pxCoucrfatione facile 39. I ' qualis quilcp fit coU Deliberatiui generis ligi gt. duo officia 66.7 Corax Deliberatiui genens fi Coryhriiu nauigare, nis 38.11 noeftomnium.pro Demonftratiuumges uerb. 18.4 nus 39*7 Corporis bona.79.10 Demonftratiui gene* Corporis magnitudo ris finis 38.i5k . autparuitas proprium; CrafTi elegans diftu; 9»* 4 7x, 10 Demonftratiui gene* Cupiditas, iucundi ris ratio 71.15 fons Demonftrariuo gene* Cupiditatefieri qugdi riineflfe etiam pers gantur 96-416 fnafionem 37*8 t)emoftheci pemofthenes Plato nis 6c .C^Uftrati au ditor ' ; ‘u 4 o Deprrcatio Dem oftli.ehis indu « peprecado apud iudi cesnMlla. Depulfio * pr .19 ^cffdiarplurcs fe^to rfs piale( 5 lica 8 C rhetorica quid differarir^.^ ftale C^Quadtio duili5* Rhetorica &.diale(fti9 jt. caqd differant. 7 .i V { N 1 . -j,. ; ’lin P. NEAPOLITANI VIRI CTISSIMI RHETORICAE Compendiu AQVIBVS PRIMVM ET IN* uenta Rhetorica >6^ cele^ brata» Cap,i Rhetorics toresyqta leges tulerunt, tllm pnmt creduntur exercuifjeieaq- duce feros animos eff^ciffe pati entes focietatis, ^ coetus, Winc ex oh feruatione, quum queere£ta,qu re& non uidcbantur • Marte etiam geni^ RHETORICAE COMP. f genitus Populus, tanfim defidice altricem rejpuebant» Et quia a Grcecis petenda eratf ^gre ferebant ah illis quicquam accipere : indi-» gnum putantes, quos armis rerunuygloria uicif» fentydiqua tamen in re fateri fuperiores.Vnde fi ^ui Uteros callebant Gracas, magna eas indu-» firia difiimukbant,ne apud fuos ciues autoritatc imminuerent.Paulatim tame utilis hone/ia^ ap- paruittprimus^ L . Plocius G alius, fub ipfi^ U Crafft extremis temporibus, eo ipfo die quo Vd lenus Catullus natus eft, docere eam latine cce pittad quem ingens cocurfus. Aegre ferebat Ci cero,non^idem fibiliceretquod doSiifiimoru autoritate teneretur, qui extimarent, Graecis exercitationibus ali melius ingenia poffe, LJtin de*Voltacilius,q Gn.Pompeiu docuit, primus^ hbertinoru hi/ioria no nifi ab honeflifiimis tra- ftrfr/ folitam fcribere aufus cfi, rhetorica artem profeffus eUitantuml^ breui interieSio tempore fumpfit incrementi, ut CICERONE (si veda) iam finior, cum Hircio et Panfa grandibus pr rhetorica nulla pracepu ab autonhus defcrip^ ta funti uel quod nulla materia diRans ah huma- nis rebus excogitari poteB, qua in aliquo ex tri hus generibus propria rhetorica aliqua falte ex parte non cadatiuel quia qua degena^ali dicen- da ^ent, ex propria praceptis facile mtelligi pofpnt . Hanc igitur propriam ex fententia M. Tullij breuiter ^ circufcripte definiamus-) partem esse ciuilis fcientia, id efi politica, civilis autem rationis una pars eR-, qua in opere fine tumultuialtera-) qua in quaftionibus hteq^ cofiftit cuius magna et ampla pars artificiofa eloquetia* ayiT> INTER RHETORI- cam 8^ dialccfiicam. Cap» 5«. E t quonia d^aleRica cognata putat An- ftoteleSyage fi lubet qd inter fe differat in fpictamus . Nofttm eR illud Zenonis, qui manu prolata utriufque uim expreffit . amba enim ad unum fere eundemq; finem argumentationes reperiuntinec fecum, fed ad alios agunt, fola^ ex omnibus fcientijs,de cotrarijs ratiocinantur.neu tra determinata quapiam re, quomodo fe habeat^ fcientia eR: fed facultates quada funt inuenien- darurationU, hinc idm quaft hAet fubieSiu^^ut ft diiddisy neutr i perfeSie fcictU cfje duum certum proprium fuhieShum mdlu ha^ \ he^leorjum. Sed tiwie D Ule6ticofitione longe ab illius diuer fa, contenta eR, acciditq; dialectico, ut apparenti fyllogijrno uti nequeat : fit enim fiam cd uillator, fi eum prudens elegerit. At oratori tam eo quod eR, quam quod apparet, uti permtffum eC^:dum tamenperjuadeat, ad quodunum omnis nititur ars oratoria, AN RHETORICA SIT ars E St^ alia inter eruditos cotrouerfia,fu ne ars rhetorica: fuosi^hahet quceq^fin^ tetia acerrimos defenfbres,tantis^ animis non- nulli ex artiu numero eam explodunt,ut ne coid tijs quidem fcriptis in eam calumnijs temperd rinttillis maxime nifi argumentis, quodars reru fit qiue friuntur, rhetorica opinionibus conflet^ no fcientiatnec cognitis penitus^ perfjpeCtis re- bus, et nunqfallentibus,ad unum^ finem fj^eCia tibus cotineatur,utnec femper ueris agatidua^ femper fint caufe^ut neceffe fit altera falfum tu A 5 ni tO rri.Addm et illud, ob umadtSiiomsgenerdad mdgire popularem fenfum iccomoitnda, nui Um irteefje poffe,At^id poRremo ohijdut,ca put totius rhetoricae e^e dicere:quod ipfum arte tradi non poteh,Ad c^uae fmgula ne articuktim occurramus,in caufa nobis e^Qtantilianus,qui libro fecundo omnes fententias confutando, eo rem deduxit, ut artem effe crate ufurpatum : Qjw in re clarus quif^ efi,ht > ea fe exerceat, diei partem illi plurimam im- fy pendat, utipfefe fuperk. G audeat, fi ad doShri- nam prouocetur: nec turpe putet docere alios, id quod ipfis fuerit difeere hone^iijiimum,memine - rit tit tmcn uirginem effe inuSim eloquentUmj nec turpi lucdlo proflituendam, tuncq^ laborum 'EJoqucntt^ juormfruEtum fat rm^um capere Je fiat, . quum occafionem adipifcitur publicandi qu. rit, non doceat : nec ingenia melius ahjs uacatu-^ ta, detineat atque obruat . quibus deliramentis plenos ij»n tunc effe grammaticorum cemmen^ • B 2 tarioi tO tortos, conquerebamur Seneca et Quimilianfff, Exerceat poftremo difcetes, inflet, molejius fit potejlatemq^adipipendcerhetoricte non minus in di fcemium,quam docentium dm^entiojoliett datconfijiere, aVALES ESSE DEBEANT Rhetori cf candidad«. Cap^ lo^ A Ge nunc uici^im, quales efje debeant Rhetoricit candidati, inf^iciamus.neq» enim ex omni ligno fit Mercurius . Mali nihil m ea proficienucum quia mens uitijs occupata, pid cherrimi operis jiudio uacare non potefh tum quia omnem malum, /lultum effe oportet, Mti autem iudicio carent, et confiiiotquibus maxime nititur ars rhetorica, nam ut caterarum re- rum, fic etiam eloquentiae fundamentum efifa- pentia,Sit liberaliter inftitutus,bonis corvoris ap tbryne, prime ornatus i?hry nem meretricem Athenienses prudentifimi eloquetifimiq>,no tam Kyperi dis oratione, qiMnqud admirabili, petfuap, quam uifo eius peSiore(quodfpeciofiflmum, diauStd ^ibiades* ueAent^erm)apfoluerHnuAlctbUdeSi cui R*P. relji>onfo Apollinis, tanqtmmfortif^imo Gra eorum flatwtm in comitio erexit, populum Athe tiienfem pulchritudine poti^ime habuit fihi ofc- noxium. Nec mirum, fi illi populo placent, quos eximia j^ecie natura donare dignata e ^ : quum credatur ccele/lis animus in corpus uenturus, dignum prius fibi metari hofhitium uel quo «e- nent, pro halitu fuo fibi jingere habitaculum, unde aliud ex altero crefeat: esr quum fe pariter iunxerint,utraque maiora fint.Vtcunque, fatis conRat,mirum effe quantum ^atice forma maie flasq- corporis fibi conciliet. Dotibus idem ani- mi fit infhruSius, filiis qua ingenerantur ap- pellantur^nonuoluntariatut docilitas, memo- ria,quaf^e omnia appellantur uno ingenij no- mine : filiis, qua in uoluntatepofita, proprio nomine uirtutes dicuntur ^ Ante omnia tamen ingenio opus eft : quodquibufdam animi atq^in- gentj motibus eget oratio, qui ad excogitandum acuti, ad explicandum omandumq^ uberes, et ad memoriam firmi fiint (^dtuturm . magnamq-in oratione pofiident artem facetia, lepores,lacef- findirej^ondendiq^ celeritas, /ubtii urbanitate B 3 coniuttSia: tl conimSia : qu N Ec minor dijfenfio eflin eius materia i illis orationem, abjs argumenta perluaji* hdja,ciuilesabjs quce^iones jiatuentibus^ Noiy de ea inter optimos conuenvtt, aperimusi t prius quid fit ipfa materia oRenderimus^Ejl enim materia, in qua omnis ars, ^ ea facultas qiue conficitur ex arte,uerfatur,Vt ergo medici nauulnerOy^^morbU fic rhetoricae omnes res^ quacunque oratori ad dicendum fubieSla funt^ materia appellatur.Nec obflat,quod fi deornni^ tus rebus dicat, propriam ergo non habeat mato rianhfcdmultiplicem : quum alia quoque artei VtatedaH mino 5S DE CIVILIBVS QVAESTIonibus, Sacarum gencru -r bus* Cap«. x6, Solent autem res oratori fuhieBa cendum^ d plerifque (^uMones ciuiles ap pellari : quod non omnia quk‘. pofhefitn uocant . 1« hdc genercttim Jiquid ftueritHT, ut ExpetemU ne fmt liter ae . \n iU (t definitcejunt perfonce^ C'onfiituti cum ad uerfario confligendum, ubi rei dominus (qui fie^ pe alienus, fepe immicus eR ) quafi machinatio^ ne quadam, nuncadiram,odtum,triRiciam,ht^ ticiam,fexcenta oppoftta,eR detorquendustillk magnum eR opus, et (ut inquit Cicero) nefcio m de humanis operibus longe maximum^ DE CIRCVNSTANTIA, QJTAB fedthypothefim^. N Vnc quoniam thefimab hypothejife-* perauimus,et quomodo quceflione uti de beat orator oRendimus: reliquum eji,ut quid fit quod hypothefim faciat, demonRremus, ER enim rerum quell^ere,auieqHid fit, enumera fione facilius ^uam dehnitionc aeprchendttUK Sunt autem eius partes lex Quarum coniun^iio^ onat.Elocutio,(]ua idonea uerba ^ fen tentias inuentionibus dijhofitts acc6modamus„ MemorUyquie rerum uerborumq^fida efl cuflodia Pronunciatio, quicej e,in quas fpeaes diuidantur. Hermagoras, quo duce po ttj?ima rhetorum pars ufa efl,quatuor modis fie- najjerit: per cequale,unicu, fine circunflantia, modi 4« inexplicahtle.Aequale e/i, quum eadem ex utra- t que parte dicuntur: ut, Dj(o adolefcentes uicini f ormo fas uxores habebant, noSiuobutamfa£H media uia,accufant Jeinurcemadulterij, Vntcu, t quum ex una parte tantum con/iat, ex altera ni- hil affertur: ut Leno, qua parte fciebat uenturos adolefcentes, foueamfecit, quailli pertere,Smr arcun/iantia,quum aliquid deeH in qtueflionei quod faciat caufam : ut,¥iliumpater abdicat, neq; ulla additur caufa abdicationis, Inexplicabi ^ le (fi, quum ludex haeret impeditus, nec f nem iu dictj uidet ullum lUtLexeH, feptemiudicesde : reo cognofeant, maioris partis fententia fanSia - • fit, duo quendam abfoluunt, duo pecunia mul- Siant, tres capitis condemnant : rapitur ad pee- iiam,contradicit.\t€m,Alexander in fomnijs ad- ^ monetur^nonejfe credendum fomnqs, Plura de- / tndf ff wde oh ferumtpoftmtas cmofior,nm Con^ ’ nertihile id affelUtur^ qtmm tota a£do conuerti^ twr a litigantiusmcutn^ fuis prioribus utitur rd tiomhuSyfrladunlarij . hocmodoiExigebatqtur “ dm A amico pecuniam cum ufura, quafi credi^ f i tamtofferebatilklineufurajquafidepofitim,ln^ . terim lex fertur denotas tAults : petit creditor tanquamdepofitamyrtegat debitor tanquam credi € tS, Non uerijimile ecquod contra opinione dici . turtut fi Cato ambitus accufetur.quodtame ft m caute agatur, haud procul ahefi quin cmfiftat» 7 Jmpofme eR^quum id dicitur quod fit contra re rum naturcefidm; ut fi infantem accufemus adul f terij, quod cum uxore cuharit aliena .Turpe quod omninoreijcitur :utfiuir precium pojcat ^adulterij.Sine colore efi, quum nulla caufa faSH inuenitur:utdecemmilitesbelli tempore fibipol’- Cdcofyfid' hces amputauerut,reifunt LtftreipuhUc4e. Sunt ta. f^alue IpecieSyqtutcacojyRatayidefimale con fiflentia appellantur.ut^aticum, quum aut ali^ quiserrorinhiRoria^yautinquamsexcircun-' * fiantijs. Impenfum, quum penes unum omnis iudi^ cijuis eftyparumq^mer habet in quo dicendo Iere a ir,Pr iunguntur: et fic accufatur faailegus,utfur etia dicatur efje. In tranfuttm uero, uno tantum ac-cu farnus crimine, fiue illo quod intendimus, fi- ueillo ad duod reus tranfferri poHulat aSiio^ nem . Sed hcec multarum fitnt nundinarum, qtue non una difceptatione pofiint abfoluLSum- ma tamen h^c fit, expedire dificentibus quadri- partita fieri diuifionhuel qafacdior fit,uel quod defendendaru caujaru ratio id exigere utietur, ut primo fi pote fi negemus, proxime fi non id ^ obijctturfaSiu afferamus, tertio (quadefenfio e^ honefiifitmdjfi reBefaSiu cotendamus.quco fideficiut,una fuperefi falus,aliquo iurisadiuto- rio elabendi d crimineiquodfit per tranflatione DE STATV CONIECTV- ralu Cap«. 24^ C Onk^iuralis autem fiatus, quod incerta conieSittris Juj^iciomhus^ indaget, di-D yo £}us:re^'^a nonnullis nono uerho, nc nefch m LdUno-, mutus f quodmeouideatur utrum maSia fit:tumfit-,quum quod ah uno obijciturf alter pernegat. nec folumfaiium, fed et aiSium,qucerit:poteflq;in omnia tempora Sflrihui.De prceterito enim conijcimus,An fenatores Romn Ium occiderintide prcefenti,Bono ne animo er- ga Tullum fit Metiuside futuro, Num fi Alba no diruatur, Miquid incommodi ad Romanos Jit per uenturum . In his omnibus agit conieSiura^eafic ab aliquo manife^o figno, quod lege moribus f liceat, nec necefarto rem arguat. Ac (utapei:^ tius agamus) fex eiufmodi objeruantur. aut emm defa6lo tantum, non de perfona conflat: aut ae ^erfona conflat, non defaSio: aut de de utroque non conflat :aut fi defaSio, de uoluntate no con flat : aut quum de re ipfa quaeritur, non dtfaSio /diquo, an aliquid fuerit illud de quoefl qute^tiot 4Ut mutua eflaccufatio., PE STATV DEFINITIVO, D Uflnmu€tiam commodum aliquod - .-i afferimus. c? O X m i Genus. de statv generaliJ ^ A t quum quid faShtm i ^ quo nomine appellari debeat conuenitiet tme quan tum, e^r cuiufmodi, et omnino fine ulk nominis cotrouerfia quale fit qu tetnpus : illa, pdicet negocialiSj iudicial^ pnetmtmqi rejpiciant, ut fuo loco demonftra- hitur.Age uero nunc iuridicialem, cuius contro uerfia ex re iam faSla proficiJcitur,inlj>icidmus: negocialem poji paulo traSiaturi- In iuridickli luxiiicialU, aut reusfeciffe quippiant,^uod uetitum fit^fate- tunaut uetitum negat ft negat, abfoluta ejl iuri- lam,af-, Ahjoluta foluta duobus jit modis, faSti qualitate, et iuris ratiocinatione . FaSli qualitas eji, cum ofiendir i mus nihil nos fecijp pemiciofum.lurb ratiocm'. tio modis fit quatuor.lege,ut occidit filiuindem^ natum quis : licet id lege,more, ut apud Scythas fexagenarij e pontibus mittutur,Athenis id Scy tha fecit, tuetur fe more gentis fu Vietatioeri minis. Remotio criminis. con^itutio, quatuor locis diuiditurt com^aratioh ite, relatione criminis, remotione criminis, con- cej^ione, Comparatio fit, qumfaSia compen- ftntur, aut maiori incommodo prolj^e^lurtt efje contendimus, aut deliSlo meritum compara mus : comparaturq; id quod in crimen uocatur^ ad id quo fe reus profriffe afjerit, ut quidam mu, ro ciuiMis deturbato hoflesfugauit, reus efl Itt fe reipublicte.lbi comparatio efl^ quod enim mu rosdeiecit,uideturl trem, eir Mfione m Clodium, At fi non in eum qui paffus e^i,fed in alium,uel aliudcrimen tranf fertur,tunc remotio criminis appellaturiut de eo qui porcam tenuit in fcedere cum Numantinis, Vnde remotio criminis duobus modis con/iat: fi aut caufam in alium tranfferamus, aut faS^um: uel fi in perfonm remonemus, aut in rem,ut pu. tdtuH partibus in- jj>e6iis, legitimam confideremus . Efl autem le Legitima, ^tima conRitutio, quum ex fcripto controuersia nafcituriin funt in legitima confitutione, Quod fi ex plunbus [criptis controuerfia ndfcatur, contra^ ^md de TranflationeaSiionis fit omnis coHtro^ nerfiaM enim ah alio nos accufari debere dici^ musyoutnon nos^aut non apnd hos, aut non had lege,non hoc cfimine^non hac pcena^ uel aete^ ris id genus Illud tamen animaduertendum iit Tranflatione^quodaut omnino de commutatio- ne ali 4 Tranfidtia undefiat^.'-t 4p J-ANJ huj; eds partes feantur,^uas pnefcripfimusSe quU iks principales, alus incidentes effe dixr mus, lUud multos implicitos hahetyjTi plures tus in caufa inueniantur^quem potilsimum eliga^ mus, quem'ue principalem ejje iudicemusf H«ic jcrupulo facile occurri per nos poterit, fi illud imprimirobferuauerimus,quid fit quod compre' • hendat, quidue fit quod comprehendatur ^ qui Trutcipdlis enim alteru in fe habuerit, is erit principalis: qui uero quafi membrum accefferit, incidens erit is Incidens, iudicandus, huius proprium e^l, confirmire principalem.Qupd fi neuter comprehendatur, tunc principalis cenfendus, qui imperarit : incidens, qui feruierit.Si uero nujqua aut feruire aut comprehendi Ratus uHusapp^erit,tucuterq^prin- Copiexm • efiappellandusieao; controuerfia,quonu controuer^ J ^ i ' a ^ i duos m feplures ue ftatus mpleqti^, cpmplexi Uanominatur. QVAE CAVSA SIMPLEX SIT, 8^ qu 2 c conmntfla,. Cap A Tque uel ob hanc rem poti fimum fla- tim caufa difeutienda efl, simplex'ne fit tn comund^inet^enim eadem utriuf^ efl ratig. quoniam St quonim multum intereR, utrum de unare an Se plurihus agatur . Simplex, ahfoiutam continet qua^ionem,at ConiunSla,aut ex pluribus quce Co/«'w^ /lionibus iunSiaefttut quum Verres accufatUTi quodmulta furatus fit, quodciues Romanos nei carit, quod peculatu commi ferit, autft ex com paratione, quum quid poti fimum fit confidera-^ tunut utrum Cicero accufet,uelC(ecdius.qu(t, caufe cognitio maximo efi adiumento ad conA tutioneminueniendam, DE genere caufe, conftitutione ip utrum caufa fimplex fit an con^ iun6iainj^e6iis,qua^io,ratio,iudicatio,firma- mentumq^funteognofeenda^nam defaipti& rationis controuerfia fatis efi; a nobis eo loco de monfhratum,ubi de generali egunus confiitutio- ne,C^^ipnem autem quum dicimusffummam illam in qua caufa uertitur,intelligi uolumust Sunt enim pleraque minores exfummisdepen^ dentes,quasj^cialia nonnulli capita appelknt^ quum lANi ^Mum fummas dias, generalia nominauerintEfl .QB^o ergo auaftio hcec, materia, quce ex intentione . fmma. depulfione'^nafcituriut,Oreflesmatremiure fe ocadiffe att:qi{^efiio,an iure occiderit » Subfe tquitur ratio, qtue caufam continetiquia quodfa^ ciu efje confiat, j^er eam defenditur . ut, Occidi matrem, quia patrem illa meum necauerat ex qua ratione necejfead iudicationem peruenitur^ qu eloquentiae lumi moftendenda, licet TheophraHo refragrante^ GENVS DEMONSTRAtiuum.. Demosrati ut generis præcepta dare, funt qui minime neceffarium effe arhitren-, tur:quoduixcenfeatur quifqua effe qui nefciaty, quaefmt in homine laudanda.cum tamen mu fu. jit cottidiano,eoqs tandem excreueriti principi- PUS doRorum confilia afpemantihus, pefimoq^ dicendi genere in iudicijs induSlo, ut fere folum hodie materiam praeftet oratoribus : non erit ah, f hnnc iplim etiam locum ddigeittius tradam E 4 uerimuSy yl lANi uerims.Eiusfirtem honefium effe diximus, fiue enim qumquam laudamus, fiueuituperamus, id quod dicimus honefium effe contendimus. Nam fyoneRum bonum eR, ideo ergo laudatio, et potipima, d virtutis dehetfon^ te proficifci, fine qua nihil laudari poteji ^ Eam in quatuor laedes ^iferefapientesi in pruden- 'Virtutum tiam, Mittam, temperantiam, fortitudinem, 4- praclara omnes quidem, et qua mutuis adiuuen tur auxilijstaptiores tamen quadam ad laudatio- nem,Si enim uirtus benefaciendi quada uis e^ certe eas partes qua plurimum conferunthomi- mhus,maximas effe oportet^unde luftitia ^for titudoiucundij^ima in laudationibus, qua domi foris^pra^o fint, nec tam pofiidentibus quam generi humano fruSluofe putentur: prudentia uero,ac temperantia, tenues ac pro nihilo exi/H, mantur, iungenda tamen fiunt omnestquod non minus fape moueant mirabilia, quam iucunda ata, Et quoniam fingularum uirtutum quada funt partes et ^tcia, propterea euagandum e^, habet enim in fe Prudentia memoriam,inteUigen ttdm, prouidentiam : Eortitudo,perfeuerantiamy patientiam, fidentiam^magnifitentid: luflitia, re E Ugfonmp Ugionem, pietatm, ohferumim, ueritatem, uIti enem : Temperantia uero continentiam, clemen tiam, modelham^ compleSiitur » His omniVus fuo ordine resgems accommodare, no tamglo- riofum quam difficile ludicatur, Optimu aute mrtutum condimenta, quod ornati fime dici facillime audiri po f it, fmper eji exiftimatum,fi aliquid magno labore ac periculo fine aliquo emo Jumento pramwuefaSium oRendatur . ea enim pneflantis ejje uiri uirtus cenfetur, qu^efruSiuo fa altjs, ipsi autem lahoriofa, aut periculosa, vel certe gratuita fit.Etneuirtutum tantummodo partibus immoremur, magna fylua oritur lauda- tionum, ex hominum uita, deq; his qua cottidie in ea emerguntt ut funt illa omnia quibus pramia funtpropofna, femperqs in pramijs honor pecunia proponitur, Commendantur ^quamor- tuos magis confequuntur, quam uiuosine fui gra tiaquenquam aliquid facere arbitremur, Nec mi nus foletU celebrari, qua egifje nullus efi metus, neq; pudor: quemadmodu fertur Alceo Sappho refpondiffeMonimenta item,^ publica lauda- tiones, in d^unShs potifintum, magnam faciunt ad- gdmtationmiquMquamliiudis fiunt gratia, nec nobis, fed altjs utilitati funu^rafertim bene meri tis. S unt etiam morerconfuetudinesq- earum gen tium,apud quas laudamus, cottfiderand con^at.qui pe des uelociteragit,curfor:qui premere poteji,^ retinere,luSlator:qui pulftndo pellere,pugil:qui utrumc^ hoc, id eft retinere ^ premere pote/l, pancratiafiestqui omnia fimul, pentathlus. Magna fane junt hac cum geRu, tum ffe^atu bo- na.fed nifi externis illis, id e^ fortuna bonis, op timis ad felicitate infhrumentis, adiuuentur, man ca reddetur felicitas,et qua undecuq^ laudari no potefl.Vnde non mediocris laus ex fortuna to- nisderiuatur.ea funt nobilitas, liberi, amicitia, glonOf, ghria, honor, eSr qtce fequttnttfr, Nohilitas,0' duitatis f/l, ^•jamiliceAlla uetu^ate, libeitatey feliatate, rehuscj^geflis commendatmhacillis ipfis rehus, uiris etiam ac mulieribus, uirtute aut Jiuitijs,aut alia re laudata claris, legitimisly nata lihus celebratur. Uberi magno funt ornamento, fi multi funt, fi (ut uno completior uerbo) boni* mares ultra corporis bona, temperantia placent, t^fortitudine‘fixminie, forma, proceritate, pudicitia, lanificio, Amicitia multorumbonorum. expetutunqua bona fore amico putent,propter ipfium amicu agant, Diuitia nummis, agris,pra dtjs, fupelle 6 iili,mancipijs,armentisq; continen tur:multitudine, magnitudine, pulchntudine, ex ceUentialaudantwr, eafirma, amoena, utiliaque esse debent. Gloria datur,haberi in precio, putari^ id conjecutum, quod uel plures uel boni pru dentes dejtderent. gloria diti fimos beneficos ple rumq- fequitur, uel eos qui conferre queant beneficia, Honons autem partes fiunt,facra, cele- brationes, decantationes carminum, panegyri-, d, fepulchra, flatua, alimenta publice: ^qticc barbaris placent, adorationes, inclinationes, cebitus, in corporis /latu cernitur ^ Hiratioe/l infpicienda : animi magnitudo tunc, potiffimu furgit, fortitudo uero illa bellica (nam domeftica grauioris eflatatis) incrementum ha ' bettneq^fupereft quod fieres d fortitudine, nifi fe in iuuenta patefecerit. Virili autem atati tantum demitur de laude, quantum de uirtute de, fideratur ^Itaque oportet idatatis uiros effe per- fe£liflimosi neq^qulcquam facere, cuius pudeat aut pceniteat. tunc prudentia, rerum cognitio^, magnificentiaq; apparent. AtfeneSius patien, tiaplacet:dulcedine morum, comitate, affabilita teq;dHe^at.cenfeturq;praclara, fi corpus non reddat infirmum J rebus publicis no auertittnon ' facit deni^ ut ueru fit illud, Bis pueri fenes: quales funt creduli, obliuiofi,diffoluti, luxuriofnqui . inomni atate turpes, in feneSia uerq funtfcedtf BIHBTOtt.ICAE COMP, pm^ SeptimmiUHdfupereA tempus, qu6dj^ i^m hominis infequi dixermus . in uerycn non femper dccafio efi : quod non omnerfepul-* tos di^a memoratu feqimtur,Si quando tamen traSlare cotigerit, teftimoma,fi qua allata funtyr ucenfeantur,tam diuina quam humana . in qms dedicationes temploru, confecratmes, fiattuti ' A mommenta, publica decreta numerantur, hahk &fuumlocum ingeniorum monimenta^u^era^ ro laudem ante obitum confequutur.Afferunt et laudem liberi parentibus, di]cipulipr ci Uerfus caperent, permijkAdem'que mfunehrr laudatione hunc ordinem ofiendit, ut defunSii. prius Copiofelaudentur, fuper^lites inde benigne moneantur, filij mox defimS^orum fratres^ aS tdntais ip forum imitationem inuitentur: parens tumpofhremo et maiorum,fquifuperfunt^do^ BrawluSS confoktione leniatur, Romani ambitio^ hoc genus troEtauerunt, rmdta fcripfhrutn: eirch I libr. dUctfaSia ^ no funttex quibus rerum rioflrarum Ro^a?. tiftorU eflfaShimendofior .^am illas imerire rionfinebant familia, fed fua quafi ornamenta tcmtmimenta feritabant, et ad ujpfm fi qunei gmerisoccidif[et,&admemoriamla^ fnefticarum, illu& andamq; nobilitatem fltam: ttec alius quifquam id ojficij fumebatfibi, nifi quidefuniioeJfetcoiunSiifiimus, Sed iam fatis vituperan- dedimus praceptoru in hominibus laudandis t et di eade qua exegiffet fane ratio, ut aliquid de uituperatione laudandi ra diceremus,nifi hic ipfe labor eadem nobis exem I ; . uituperationis idem fit ordo, qui laudadonis i praceptac^uituperandi contra* rijs ex uitijs fumantur, non folum in hominis tata, fed^ ante hominem, &poft obitum, itt it iePmle,MeliOyM:^>MoHid memori^fro&Hf ‘.Vridr fatis conf^y fine uirtutum ukiorut^i^ •m P» V f^wrww * 'I "JW* tcSiaagams, contentihisqtuediBafmtyadho thtiies laudandos pauca de cateris rebus in mple^, laudibus extollendo, quoaonus fiufch pere uolentibus,imprimis a Deo Opt. Maxjnci piendu efljnueniffel^ eum, oftendiffeq; nuptias mortalihustid'^ ita pro confejfo effe,ut non mo^ do nos in hac pia uera4 tANi ^ UiiuSytion auiditpudohs ji^ifjcatione, uocis t- m V / 0 ', po/?remo ^freyfjpme pr ' lia, qu(t propter fdpfum aut ex confuetudinea^ eit, aut ex appetitu uel rationali (}urluntas emm coniefl,cumratiorteineq»quifquani)diqidduidt nifi honu putet)uel etiam irrationali,cufnfacitit ira ^cupiditas.Neceffee^ ergo, qtuecun(j^ho niines agunt, feptem tantum caujis faceret fortuna, ui, natura, confuetudine, ratione, ira,cuph 7* ditate . Fortuna accidunt, quce nec femper,nec ^ plerum(y, nec ordine fiunttcumipfaFortuna,ac cidentium rerum fubitus fit atf inopinatus euera % tus ft^atura ea jieri dicuntur, que remus: neceffee]}, iucunda omnia uelprafentii fentiendo,uel praterita repetendo, uel futura ff e rando cotineri, Qjuecunq; tame prafentia dele Bat, eademq- fferatibus memoriaq; repetentib, iucunda funtinec fecus e contrario^ Vnde ^ in RHETORICAB COMP. prtimfi hi pra^enty qui ipfi laudandi funt, qui- bus'^ fidem adhibeamus . cum eorum nihili fat iudicium, qui nullo m precio habeantur. Amare etiam, amariq;, beneficia conferre, egentibus o- pem ferre, fuauifima:quod his abundemus, qus- 'vr' lAiar P. Sir T homines, nam prd parente e^ conditor^ pr maioribus populi a quibus origine duxerint. junt ix fua auguria, eX uaticinia t multumq^ hahent mBoritatis qui Aborigines, id efi indigenmplexi, laudibus extollendo, quod onus fufch pere udentibus, imprimis a Deo Opr. Pto.inci piendueflunueniffel^ eum, oflendiffeq^nuptias mortalibusudcj-itaproconfeffoeffeyUtnonmodo nos in hac pia uera^ religione, fed etiam uetu flasloui lunonic^acc^tum connubium retule^ rit, turbam^ dmrum ingentem proeffe nuptijs uoluerit, nec contenti loueadulto, Iunoneriu efi^ j^ffnoHprM res intueri prafentes,Uf^enimpf aut animi promotione cogatur^ d^obatio aut earum rerue^h ^uaedb or^^reno :^cogitantur,fid d caujareisque defmmtunut jqtubusfita^ fiiutabuLe, teftimoniayfa£htiConuentayleges,et Mteraidgenus. auttotaindij^utationeyautar^ •gumentatione orationis collocata eh : Mt in hae \ '^ear^unentis inueniendis y in dia de traSiandis • ^ cogitandum. Conediatio fit dignitate hondt eSediatm, ms, rebus geftiSyexifHmatibneuite remusi neceffe ejl, iucunda omnia uel pr con- Jueta agere iucundum mauifeilo fit, quis credat tantum afferre iucunditatis uicifiitudinem f necy iniuria, cum fittietafis mater fit Similitudo, In- efi et fua indifcendoimitando'que ‘iucunditas: ifuce^ imitatione confequimur, etiam fi ipfa ni- hil in fe haheant iucunditatis. ocium denique ip- fum^ac iram, ri/«m j afferentia deleSiant Po- C z ftrema ) too fkcmOitludmmqtue fecundum naturmkctm ditate ajferut, idcirco quo coniunStiora fimt,eo funt iucundiora: ut homo homini ^ mas mari* qua ex fententia feipjum magis homo amet necef fe e/lj quam reliquosicum fua ipfius cauft ccete^ ros amet.Liberi deinde,& qua inter chara adntt merantur^ quanto plus ad homine accedunt, tan to plus afferunt iucunditatis. Et iucundo qui^ dem per^e6io,eademq^ ratione iniucundo'(cwn eadem oppofitorum fit difciplina') facile erit co^ ^ofcere, qua caufa fit inferenda iniuria : ad Vtiuria affj Juccedat oportet, quales fint qui iniuria cateror dentes qui* afpcmt.Sunt autem, qui facile inferre poffe ar^ hitrantur, uel celare jperant: aut fi deprehenji fint, nullas, uel quam mmimas daturos fe pcenas: plusq; in iniuria lucri, uoluptatis'ue, quam in luen da pcena damni mcerorisq- inejfe exiftimantJniu riam facile fe poffe inferre eloquentes, diuiteSf aSiionihus exercitati, experti, multis nixi amici* tijs,clientelis^:uelfi ipfi careant, in habenti* hus amicis, feu focijs,feu miniflris,quod illorum fe patrocinio tutos putent,Praterea fi amici iudi cibus fint, uel his qui iniuriam perpetrant* ludi* rhetoricae COMP. tot cts enim leta moUil^hrachio in amicis ag^^ann eorum iniurias acjuiore animo toleramus. QeU re autem feipfos poffeU^erant, qui omni uacare juf^e^ione uideantur,ut d^ormes adulter'^-, sacerdotes flupri,dehdes pulfationis,&'ea qwt pa idm ante oculos funt neque enim aperta ^ quaq^ ingentis laboris fit tollere, ohferuantur, Caue^ muslj' potius nobis ab ufitatistut uidemus in mor his accidere : quos illi timent, qui fiint experti. Clam etiam fefaSiuros putant,ipiihus nullus ini micuSyUel quibus plurimi.illhquod no obferuen turt hi uero,quum omnibus fere fufj^^^i fwt,no mdeantur ob nimiam cu^odiam clam facere po- tuiffe^mukos quoque locus,commoditas,moreSj que celant. Inuitant etiam ad iniuriam facienda, iudicij propagandi, prop>uljandi, corrumpendi, uel certe ob inopiam euadendi f^estlucrum quo que apertum, prafens,magm,prafertim fi dm- num occultum paruum procutue fit. maior etiam utilitas, quam ut par fupplicium excog^ari pof fit : ueluti efl ^rannis . Sunt^ proni adiniuriam, qui inde lucrum petunt, neque quicquam malipreeter ignominiam uerentur, quibus que id G } frcijjc t02 fecijje laudi afcrihiturtut parentes quacim fint qui inferant, quiq; patiantur, fatis arbitror ex his qua in medium adduRa funt poa tere. Sed quonianon omnibus eadem uidetur in- iuria, fapeq; ufu uenit ut plus doleant laft quam par fit,minusq; noctdffe fe putR nocentes quam fecerintCquod aliena mala no fentimus, et noRra maiora quam fint iudicamus ) idcirco de iniuria primu iureq^faRis,mox de maiore minoreq^ iniu ria paucis differamus, Iniuria iureq^faRa omnia legibus primUm duabus, deinde quibus funt bifa riam determinantur, leges aut duas appellamus il las ipfas iu/li partes, qua ternario a nobis nume- ro in iu^i definitione funt expojfita, comunem fcilicet, qua fecundum natura fit: (^propriam, qua in fcripta ^ non fcriptam diuidatur. Qui- bus uero iniuria fiat, bipartito conflituimus.aut enim emunis laditur focietas, ciuitasq; ipfa offenditur, ut in militUiaut unus alter ue iniuria af jiciturf ftcitwr,ut in adulterio, qu horti quadam eleSiione, quadam uero ^eSiuconuiA * Cueiufinodi:quid jit illud de quo agitur de^ finiendu eB,ur popimus iwre ne an iniuria querd^ tnur injpicere . pr quonia iuftorum iniuftorumque duas partes connumerauimus, firiptas fdlicetle gd,^ no ficriptas, descriptis affatim demonfiratti eft : pauca de no fcriptis funt recenfenda. alia enim per excejfum uirtutb uitijq;Junt, in qui hus uituperatioes,honores, infamia^iut gratias habere benemerito,amicis praflo effe,& his similia.alia uero ex lega fcriptarum defe6iu:deejl aut fcriptis legibus, uel qu^ latores aliquid effi gerit,uel quod confulto pratermiferint,cu detet minare figillatim omnia nequiuerint.ne^enint fi de tiuinere agatur, quo ferro, quali, quat&ue, G y coth tO^ P. constitui poteft, Eil igitur aquum (juoddm ha^ numq;, quod praterlegefcriptamiufiu cenfea- turimultaq^ etid lege fcripta putatur iniufla,qua aquo homq; tutari Poffunt. Bade ratione no tan ti errores faciendi funty quanti iniuria:nec*tanti qwt aduerfa eueniut fortuna, quati errores.nam gduerfa fortuna feri dicutur, quacu- cibus loj.^. pro fabula, melius forfan legacur, fama 45.10, it' inien BASIEEAE IN OFFICINA Roberti Vumtcr, Anno 153^* Menie Septembri. Giovanni Paolo Parisio (all’epigrafe), Aulius Ianus Parrhasius. Aulio Giano Parrasio. Parisio. Keywords: implicatura, implicatura retorica, Cicerone, filosofia italiana, gl’antichi romani, Livio, Catullo, Orazio, Cicerone, Stazio, l’oratoria, il gusto per l’antico in Italia. PARRHASIANA, Vico, Sabbaldini sull’importanza da Parisio, grammatica speculativa, grammatica modista, ars grammatica, probo, Donato, Prisciano, la grammatica, la dialettica e la retorica, grammatica razionale, psicologia razionale, breviario, compendio, o manuale di retorica latina – il parlar o conversar greco – la retorica d’Aristotele – il parlar o conversare latino – la retorica o ars oratoria di Cicerone – diritto romano -- giurisprudenza--. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Parisio” – The Swimming-Pool Library. Parisio.

 

Luigi Speranza --Grice e Parmisco: la ragione conversazionale della diaspora di Crotone – Roma – filosofia basilicatese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. Metaponto, Basilicata. A Pythagorean, cited by Giamblico Favorino says that the Pythagorean Parmisco (he spells the name Parmenisco) frees Senofane from slavery – Grice: “Which was the inspiration for Robin Maugham’s The Servant!” --.

 

Luigi Speranza -- Grice e Parrini: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale -- implicare, impiegare, interpretare – la scuola di Castell’Azzara – filosofia toscana -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Castell’Azzara). Filosofo italiano. Castell’Azzara, Grosetto, Toscana. Grice: “Italians are supposed to be non mainstream and go ‘off the beaten road’ – Parrini proves they shouldn’t!” Professore a Firenze, membro di svariate istituzioni scientifiche internazionali e del comitato scientifico di alcune riviste filosofiche italiane e straniere e condirettore della collana "Epistemologica" pubblicata dall'editore Guerini e associati, fu segretario nazionale del Comitato dei dottorati di ricerca in Filosofia, nonché Presidente della Società Italiana di Filosofia Analitica. Fu invitato a tenere lezioni e conferenze in Italia, in vari paesi europei, in Argentina e negli Stati Uniti d'America. Insieme a Roberta Lanfredini organizzò un Corso di perfezionamento in Epistemologia generale e applicata che si tiene, con cadenza biennale, a 'Firenze. Si occupò di filosofia analitica contemporanea, dell'epistemologia di Kant e di Husserl, di vari aspetti del pensiero scientifico e epistemologico, della filosofia italiana del Novecento. Sin dai primi lavori ha sviluppato una nuova interpretazione del positivismo logico e dei suoi rapporti con il convenzionalismo e la filosofia kantiana la quale, in seguito, ha trovato ampia conferma a livello internazionale. In campo epistemologico, i suoi maggiori interessi vanno al tema del realismo, alla problematica della conoscenza a priori, alla giustificazione epistemica e alla metodologia della ricerca storico-filosofica. Nel volume Conoscenza e realtà avanzò una prospettiva filosofica cui dette il nome di "filosofia positiva" e della quale sviluppò le implicazioni circa i rapporti con l'ermeneutica, lo statuto epistemologico della logica e la natura della verità. Lasciò più di un centinaio di pubblicazioni. Saggi: “Linguaggio e teoria: analisi filosofica” (Nuova Italia, Firenze); “Una filosofia senza domma: materiali per un bilancio dell'empirismo,” – Grice: “I can’t see why Parrini is afraid of a dogma; Strawson and I loved them – and he knows it – he totally misunderstands us when he thinks we are into ‘reductionism’! But at least he cares to call me Herbert, as I never myself did! Don’t Italians know abbreviations?! H. P.!” – “In difesa di un domma” -- Mulino, Bologna, “Empirismo logico e convenzionalismo,” (Angeli, Milano); “Conoscenza e realtà: positivismo” (Laterza, Roma-Bari); “Dimensioni della filosofia. Filosofia in età antica – antica filosofia italica (Mndadori, Milano); “L'empirismo logico, Carocci, Roma); “Filosofia e scienza nell'Italia del Novecento. Figure, correnti, battaglie” (Guerini, Milano) – Grice: “Gentile was right when he distinguished between classical liceo and the rest! We don’t need no scientific education, we don’t need no thought control!” – “Fare filosofia, oggi” (Carocci, Roma). Note  "lanazione",  Scheda docente presso il Dipartimento di filosofia dell'Università degli Studi di Firenze, su philos.unifi. P. in SWIFSito web italiano per la filosofia, su lgxserver.uniba. Lo studio del riferimento in Quine, “Rivista di filosofia” Da Quine a Katz, I, “Rivista critica di storia della filosofia” [= Rcsf], "Vero" come espressione descrittiva, Rf, Da Quine a Katz, II, Rcsf, Di alcuni problemi di filosofia della logica, Rf, Recensione di R. G. Colodny, The Nature and Function of Scientific Theories. Essays in Contemporary Science and Philosophy (Pittsburgh), Rcsf, Recensione di M. Serres, Le Système de Leibniz et ses modale mathèmatiques, Paris, Rcsf, Recensione di N. Rescher, Essays in Philosophical Analysis (Pittsburgh), Rcsf, 2 Recensione di Papanoutsos, The Foundations of Knowledge (English edition with an Introduction of J. P. Anton, New York), Rcsf,  Il carattere dei giudizi esistenziali e alcuni problemi dell'empirismo, in Atti del XXIV Congresso Nazionale di Filosofia: Bilancio dell'empirismo contemporaneo, Roma, Società Filosofica Italiana: Recensione di M. Bunge (ed.), Exact Philosophy. Problems, Tools and Goals (Dordrecht), Rcsf, Sulla traduzione italiana di "The Development of Logic" di Kneale, Rcsf,  Linguaggio e teoria. Due saggi di analisi filosofica, Firenze, La Nuova Italia, Per un bilancio dell'empirismo contemporaneo: contributo alla storia del positivismo logico, Rcsf, Edizione, con Introduzione, di A. N. Whitehead e B. Russell, Introduzione ai "Principia Mathematica", Firenze, La Nuova Italia  Recensione di Popper, Objective Knowledge. An Evolutionary Approach (Oxford), Rcsf, Recensione di J. Danek, Les Projets de Leibniz et de Bolzano: deux sources de la logique contemporaine (Laval, Quèbec), Rcsf, Le rivoluzioni scientifiche, nella serie radiofonica a c. di Paolo Rossi "Storia delle idee", Rai 3, Scienza e filosofia nell'Ottocento: la scoperta del concetto di energia, nella serie radiofonica a c. di Paolo Rossi "La scienza e le idee", Rai  Recensione di W. V. Quine, I modi del paradosso e altri saggi (Milano), Rcsf, Filosofia e scienza nella cultura tedesca del Novecento, in Storia della filosofia, diretta da Pra: La filosofia contemporanea: il Novecento, Milano, Vallardi: 2Materialismo e dialettica in Geymonat (in collaborazione con Mugnai), Rf,– Linguistica generativa, comportamentismo, empirismo,"Studi di grammatica italiana", Tutte le parole per definire la realtà (a proposito del Convegno fiorentino I livelli della realtà), "L'Unità", Fisica e geometria dall' Ottocento ad oggi [Antologia di testi introdotti e commentati], Torino, Loescher: Analiticità e teoria verificazionale del significato in Calderoni, Rcsf, Una filosofia senza dogmi. Materiali per unbilancio dell'empirismo contemporaneo, Bologna, il Mulino  Introduzione a Quine, Logica e grammatica, Milano, Il Saggiatore: Scienza, vita e valori (con lettura di testi di A. Huxley e brani dal Quartetto per archi di Beethoven) per la serie radiofonica a c. di Massimo Piattelli Palmarini, Rai 3, Lettera di risposta a M. Pera, Rovesciando si impara . "L'Espresso",  – Scienza e filosofia: diamo a ciascuno il suo, “La Stampa”. Recensione di Cohen, Feyerabend, Wartofsky (eds.), Essays in Memory of Imre Lakatos (Dordrecht), Rscf, Recensione di Harrè Introduzione alla logica delle scienze (Firenze), Rcsf,  Recensione di S. Lunghi, Introduzione al pensiero di K. Popper (Firenze), Rcsf, Empirismo logico e convenzionalismo, Milano, F. Angeli  Edizione, con Introduzione, di H. Reichenbach, Relatività e conoscenza a priori, Bari, Laterza, Popper indeterminista (Recensione di Popper, Poscritto alla logica della scoperta scientifica, Milano), “L'Indice [dei libri del mese]”, Edizione, con Introduzione, di Reichenbach, Da Copernico a Einstein, Bari, Laterza:  Recensione di T. Nickles, Scientific Discovery, Logic and Rationality e Scientific Discovery. Case Studies (Dordrecht), Rsf [= Rivista di storia della filosofia; già Rcsf], L’ultimo Preti e i suoi corsi universitari, "Quaderni dell'Antologia Vieusseux", Empirismo logico, kantismo e convenzionalismo, "Paradigmi", Edizione, con Introduzione, di Schlick, Forma e contenuto, Torino, Boringhieri, Recensione di Baker, Australian Realism. The Systematic Philosophy Anderson (Cambridge), Rsf, L'antidoto degli elettroni (Recensione di Hacking, Conoscere e sperimentare, Bari), "L'Indice", Preti teorico della conoscenza, Annali del Dipartimento di Filosofia dell'Università di Firenze,  (anche in Il pensiero di Giulio Preti nella cultura filosofica del Novecento, a c. di Minazzi, Milano, Angeli: Filosofia italiana e neopositivismo, Rf (also in Filosofia italiana e filosofie straniere nel dopoguerra, a c. di Rossi e Viano, Bologna, il Mulino: Vogliamo le prove (Recensione di A. Grünbaum, I fondamenti della psicoanalisi, Milano), "L'Indice" La psicoanalisi nella filosofia della scienza, Rsf, A ciascuno il suo sombrero (Recensione di P. [Paolo] Rossi, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Bologna), "L'Indice", Sulla teoria kantiana della conoscenza: verità, forma, materia, in Kant, Bologna, Zanichelli, Tra empirismo e kantismo (recensione di G. Preti, Lezioni di filosofia della scienza, Milano e Lecis, Filosofia, scienza, valori. Il trascendentalismo critico di Preti, Napoli), "L'Indice", Induzione, realismo e analisi filosofica, Rsf, Ancora su filosofia e storia della filosofia, Rsf, Scienza e filosofia, Parte Quinta della Storia della filosofiadiretta da Pra: La filosofia nella prima metà del Novecento, II edizione, Padova, Piccin Nuova Libraria: Scienza e Filosofia nella cultura tedesca,  Empirismo logico e filosofia della scienza: Con Carnap oltre Carnap. Realismo e strumentalismo tra scienza e metafisica, Rf, Nota introduttiva a Evert W. Beth, Sulla distinzione kantiana tra giudizi sintetici e giudizi analitici, "Iride", Recensione di Sahlin, The Philosophy of Ramsey(Cambridge), Rsf, Il pensiero peregrinante di un monaco mancato (recensione di Lyotard, Peregrinazioni. Legge, forma, evento, Bologna), L'Indice, Ma Madonna non è Kant (a proposito del Convegno del Centro fiorentino di Storia e Filosofia della scienza “Kant e l'epistemologia contemporanea”,"Il Sole 24 Ore", Origini e sviluppi dell'empirismo logico nei suoi rapporticon la filosofia continentale. Alcuni testi inedita; Presentazione di R. Lanfredini, Husserl. La teoria dell'intenzionalità. Atto, contenuto, oggetto, Bari, Laterza – Reichenbach, la teoria della relatività e la problematica dell'a priori in Dagli atomi di elettricità alle particelle atomiche. Problemi di storia e filosofia della fisica tra Ottocento e Novecento, a c. di S. Petruccioli, "Lezioni Galileiane", Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, Conoscenza e realtà. Saggio di filosofia positiva, Bari, Laterza, L'insegnamento medio della filosofia in Italia. Alcune considerazioni scientifico-culturali, Rsf, Intervento/intervista sull'insegnamento della filosofia nella Scuola media superiore, "Corriere della Sera", Intervento/intervista sul X Congresso Internazionale  della Union of History and Philosophy of Science, F. Bordogna, Neopositivisti rivalutati al congresso, "il Sole-24 Ore",  Filosofi, vi esorto alla Bosnia, "L'Indice", Mito e scienza in Ernst Cassirer. Considerazioni introduttive, in Mito e scienza in Ernst Cassirer, a c. di Parrini, in “Annali del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze”, Perchè è scorretto (moralmente) dire che è uno di noi [Intervento sul Documento del Comitato nazionale di bioetica sulla sperimentazione sull'embrione], "il Sole 24 Ore", Con i “continentali” il dialogo è aperto, “il Sole 24 Ore”, Filosofia e storia della filosofia, in Filosofia analitica oggi, “Informazione filosofica”, Le origini dell’epistemologia, in Storia della filosofia, a c. diP. [Pietro] Rossi e C. A. Viano, L’Ottocento, Bari, Laterza: Immanenz gedanken e conoscenza come unificazione. Filosofia scientifica e filosofia della scienza, Rsf, Realismo, scetticismo e analisi filosofica [Risposta a P. Leonardi], “Paradigmi”, Intervento in “Il documento dei Quaranta”: risposte e considerazioni, “L’informazione filosofica”, Per un sapere senza assoluti su Neurath, “il Sole 24 Ore”, La mia terza via nella ragnatela di concetti e credenze, “Letture”, Presentazione e Curatela con Egidi di Forme di argomentazione razionale, “Paradigmi”, Ermeneutica ed epistemologia, “Paradigmi”, Presentazione e Curatela con Marconi e M. Di Francesco, Filosofia analitica. Prospettive teoriche e revisioni storiografiche, Milano, Guerini, Dell'incertezza, ovvero del "non raccapezzarsi" [su S. Veca, Dell'incertezza. Tre meditazioni filosofiche, Milano], "Iride", Sull'insegnamento della filosofia nella scuola media superiore riformata, Rsf, Aggiornamento delle voci Causalità, Convenzionalismo, Teoria scientifica, Verità, Dizionario di Filosofia, di N. Abbagnano, terza edizione aggiornata e ampliata da Fornero, Torino, Pomba, Io difendo gli epistemologi, "Letture", Sulle vedute epistemologiche di Enriques (e di Croce), Rsf, Una risposta laica alla fine degli assoluti [Intervento nel dibattito sul nichilismo], "il Sole 24 Ore",  La filosofia è ancora motore di progresso [Intervento nel dibattito sulla riforma dell'università], "il Sole 24 Ore", Filosofia delle occasioni mancate [Intervento nel dibattito sulla riforma dell'università], "il Sole 24 Ore", Il conoscere tra filosofia e scienza, in Atlante del Novecento, 3 voll., con la direzione di Gallino, Salvadori, Vattimo, Torino, Pomba: Il declino delle certezze. Un secolo e le sue immagini: Metafisica e filosofia analitica, in Annuario di filosofia: Corpo e anima. Necessità della metafisica, Milano, Mondadori: Ancora sul convegno fiorentino della SFI, Lettera alla Rst, Crisi del fondazionalismo, giustificazione epistemica e natura della filosofia, "Iride" La 'terza via' della filosofia positiva, in AA. VV., La navicella della metafisica. Dibattito sul nichilismo e la 'terza navigazione', Roma, Armando: Internet non è fatto per i ‘verofobi’, "il Sole 24 Ore",  Empirismo logico, tutta un'altra storia, "il Sole 24 Ore", La verità (Discussione di Paolo Parrini e Marco Messeri), "Palomar",  Una risposta laica alla fine degli assoluti, in Nichilismo Relativismo Verità. Un dibattito, a c. di V. Possenti e A. Massarenti, Rubbettino, Soveria Mannelli: Epistemologia, filosofia del linguaggio e analisi filosofica, in La filosofia italiana in discussione, a c. di F. P. Firrao, Milano, Paravia e Bruno Mondadori, Dimensioni scientifiche e filosofiche della conoscenza. Una panoramica introduttiva, in "Annali del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze": Miserie dell'epistemologia italica, in Scienza Dossier, "il Sole 24 Ore", Sapere e interpretare. Per una filosofia e un’oggettività senza fondamenti, Milano, Guerini, Conoscenza e cognizione. Tra filosofia e scienza cognitiva, Milano, Guerini, Il ‘dogma’ dell’analiticità cinquant’anni dopo. Una valutazione epistemologica, in Conoscenza e cognizione, Dimensioni della filosofia, Filosofia in età antica, Milano, Mondadori Università (in collaborazione con Simonetta Parrini Ciolli Incompreso, o quasi, dagli Americani [K. R. Popper: “Il più grande epistemologo mai esistito?”], in Karl Popper oggi. A cento anni dalla nascita, “Reset”, L’empirismo logico. Aspetti storici e prospettive teoriche, Roma, Carocci, Popper e Carnap su marxismo e socialismo, “Nuova Civiltà delle Macchine”, Filosofia e scienza in Enriques, “Nuncius. Annali di storia della scienza”, Più realista dell’empirismo [Ricordo di Wesley C. Salmon], "il Sole 24 Ore", Crisi dell’evidenza e verità: due modelli epistemologici a confronto, in La questione della verità. Filosofia, scienze, teologia, a c. di Possenti, Roma, Armando: Filosofi italiani allo specchio: Paolo Parrini, “Bollettino della Società Filosofica Italiana”,  Reason and Perception. In Defense of a Non-Linguistic Version of Empiricism, in Logical Empiricism. Historical and Contemporary PerspectivesNota su Valore, Due convegni su Giulio Preti a trent’anni dalla scomparsa, Rsf, Il pensiero filosofico di Preti, ed. by P.  and L. M. Scarantino, Milano, Guerini: Presentazione by P.  and Scarantino), Preti filosofo dei valori, in Il pensiero filosofico di Preti, Preti: ‘A Crossing of the Ways’, in Il pensiero filosofico di Preti, Il pupazzo di garza: alcune riflessioni epistemologiche, in Il pupazzo di garza, Papini e Tringali, Firenze, Tra kantismo ed empirismo, in Scienza e conoscenza secondo Kant. Influssi, temi, prospettive, a c. di Moretto, Padova, il Poligrafo, Recensione di Preti, Écrits philosophiques (Paris), “Les Études philosophiques”, nPreti nella filosofia italiana della seconda metà del Novecento, in Giulio Preti filosofo europeo, a c. di Peruzzi, Firenze, Leo S. Olschki: L’insegnamento della filosofia tra identità disciplinare e rapporto con gli altri saperi, in Rinnovare la filosofia nella scuola, a c. di L. Handjaras e Firrao, Firenze, Clinamen: Su alcuni problemi aperti in epistemologia, “Iride”, Filosofia e scienza nell’Italia del Novecento.Figure, correnti, battaglie, Milano, Guerini A due secoli da Kant: conoscenza, esperienza, metafisica della natura, in Itinerari del criticismo. Due secoli di eredità kantiana, a c. di Ferrini, Napoli, Bibliopolis: L’epistemologia di Popper e il “dilemma pascaliano” di Duhem, in Riflessioni critiche su Popper, a c. Chiffi e Minazzi, Milano, Franco Angeli: Verità e realtà, in La verità. Scienza, filosofia, società, a c. di Borutti e L. Fonnesu, Bologna, il Mulino: Generalizzare non serve [titolo redazionale per Patti chiari, amicizia lunga], “L’Indice dei libri del mese”, risposta alla recensione di Massimo Ferrari. Quale congedo da Kant?, in Congedarsi da Kant?, Ferrarin, Pisa, ETS, Quale congedo da Kant? Replica a una replica di Ferraris, in epistemologica.it /images/stories/ /Note%20e%20 Discussioni/ Quale%20congedo %20da%2 0kant.     Filosofia e scienza, in Pianeta Galileo a c. di Peruzzi, Firenze: I filosofi e la scienza: da Kant ad Einstein, in Pianeta Galileo, Peruzzi, Firenze: La filosofia della scienza in Italia, in Pianeta Galileo Peruzzi, Firenze: A priori materiale e forme trascendentali della conoscenza. Alcuni interrogativi epistemologici, in A priori materiale. Uno studio fenomenologico, a c. di R. Lanfredini, Milano, Guerini Fra nichilismo e assolutismo. Alcune riflessioni metafilosofiche, “Iride”,  L’a priori nell’epistemologia di Preti, Rsf, Analiticità e olismo epistemologico: alternative praghesi, in Le ragioni del conoscere e dell’agire. Scritti in onore di Rosaria Egidi, a Calcaterra, Milano, Angeli: A proposito di offerte filosofiche, in F. D’Agostini, Mari, P., La priorità del male e l’offerta filosofica di Veca, “Iride” Revisione delle Voci: Broad, Causa, Causalità, Empiriocriticismo per l’Enciclopedia filosofica, a c. del CentroStudi Filosofici di Gallarate, Milano, Bompiani Voci: Circolo di Berlino, Costruttivismo, de Finetti,Empirismo logico, Fisicalismo, Pap, Reichenbach per l’Enciclopedia filosofica, a c. del Centro Studi Filosofici di Gallarate, Milano, Bompiani La filosofia della scienza in Italia, Intervista a c. di Duccio Manetti per il Pianeta Galileo popparrini html Scienza e filosofia oggi, Intervista a c. di Duccio Manetti, in Humana. mente, unifi. bibfil/humana. mente/ Quine e Carnap su analiticità e ontologia: una valutazione critica, in Questioni di metafisica contemporanea, a c. di Chiodo e Valore, Milano, Castoro. L’approccio teorico-problematico nell’insegnamento della Filosofia, in Insegnare Filosofia. Modelli di pensiero e pratiche didattiche, a c. di Illetterati, Torino, Pomba: Presentazione di Luca M. Scarantino, Preti. La costruzione della filosofia come scienza sociale, Milano, Mondatori: i070 Il convenzionalismo epistemologico al di là dei problemi geocronometrici, “Rsf”, Bisogna conoscere il passato per orientarsi nel futuro? Risposta a Marco Santambrogio, “Iride”, Per la verità, ancora una volta [su Marconi, Per la verità. Relativismo e filosofia, Torino] “Iride”,  Mente, verità e razionalità. Tre modelli epistemologici a confronto, in Razionalità, verità e mente, a c. Ajello, Milano, Mondadori:  Spirito positivo e filosofia italiana, in Il positivismo italiano: una questione chiusa?, a c. di Bentivegna, F. Coniglione, Magnano San Lio, Acireale-Roma, Bonanno, Intervento alla Tavola Rotonda: Il positivismo italiano: una questione chiusa?, in Il positivismo italiano: una questione chiusa?  La rivista “Epistemologia” tra logica, scienza e filosofia, in La cultura filosofica italiana attraverso le riviste: Giovanni, Milano, Angeli: Intervista in occasione del conferimento del Premio Preti a c. di Maionchi e Manetti: interviste_p. html   (Autopresentazione), in Storia della filosofia dalle origini a oggi, Filosofi italiani contemporanei, Antiseri e Tagliagambe, Le grandi opere del Corriere della sera, RCS libri, Milano, Bompiani: Il pensiero di Preti e la sua difficile eredità, in Pianeta Galileo a c. di Peruzzi, Firenze: La scienza come ragione pensante, Lectio Magistralis tenuta in occasione del conferimento del Premio Preti  in Pianeta Galileo a c. di Peruzzi, Firenze Verità e razionalità in una prospettiva positiva, “Annuario filosofico”, Milano, Mursia, Il principio di verificazione nell’empirismo logico, in Portale Internet della Treccani, in aula/scienze umane e_sociali/ verita_ della_ scienza/ parrini. html Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma Scienza e Filosofia, in Pianeta Galileo a c. di Peruzzi, Firenze, Relativismo e oggettività. Il peso dell’esperienza, in Metafisica, persona, cristianesimo. Scritti in onore di Possenti, Goisis, Ivaldo, Mura, Roma,Armando,  Epistemologia [Kant e l’epistemologia], in L’universo kantiano. Filosofia, scienze, sapere, a c. di Besoli, C. La Rocca, R. Martinelli, Macerata, Quodlibet: L’esperienza neoilluminista nello specifico pretiano, in Impegno per la ragione. Il caso del neoilluminismo, Tega, Bologna, il Mulino Integrazione della Corrispondenza Pra-P. del Fondo Pra Università di Milano: %20 Dal PraParrini.    Laggiù dove tutto è possibile (davvero), in Isole del pensiero. Böcklin, Giorgio de Chirico, Antonio Nunziante, a c. di Faccenda, Milano, Electa Mondadori: Metafisica, sì, ma quale metafisica?, in Isole del pensiero. Böcklin, Chirico, Antonio Nunziante, a c. di Faccenda, Milano, Electa Mondadori:  Il valore della verità, Milano, Guerini, Dimensioni epistemologiche del kantismo, in Continenti filosofici. La filosofia analitica e le altre tradizioni, Caro e S. Poggi, Roma, Carocci:  Scienza e filosofia: eredità del passato, prospettive per il futuro, in Una storia delle scienze. Discussioni e ricerche, Atti del Convegno: “Orizzonti e confini nella ricerca epistemologica” (Centro Congressi della Sapienza, Università di Roma, Facoltà di Sociologia), Rinzivillo, Roma, La Sapienza: Relativismo, peso dell’esperienza e valore della verità, in “Diritto e Questioni Pubbliche”  diritto equestionipubbliche.org //mono%2 0II%20-%20 Filosofia e scienza in Italia nell’età del positivismo, Portale Treccani  Croce ha accentuato il nostro ritardo culturale?, “Il Riformista”, La pittura come scrittura filosofica. De Chirico e la metafisica, in La questione dello stile. I linguaggi del pensiero, a c. di Bazzani, Lanfredini, Vitale, Firenze, Clinamen: Fenomenologia ed empirismo logico, in Storia della fenomenologia, a c. di A. Cimino e V. Costa, Roma, Carocci, Salvare i fenomeni. Considerazioni epistemologiche sul caso Galileo, in Pianeta Galileo, A. Peruzzi, Firenze: Presentazione del Convegno internazionale su Preti per il centenario della nascita, in Pianeta Galileo a c. di Peruzzi, Firenze: Realismi a prescindere. A proposito di realtà ed esperienza,“Iride”, Lezione per le “Lectiones Commandinianæ” dell’Università di Urbino)     La scrittura filosofica, in La verità in scrittura, a c. di Bazzani, Lanfredini, Vitale, Firenze, Clinamen: Etica ed epistemologia, in Etica, libertà, vita umana. Commenti al saggio di P Donatelli, La vita umana in prima persona, “Politeia”, Verità e razionalità in una prospettiva positiva, in Filosofi italiani contemporanei, a c. di Riconda e Ciancio,Torino, Mursia: Presentazione del volume Sulla filosofia teoretica di Preti, a c. di L. M. Scarantino, Milano, Mimesis: A priori, oggettività, giudizio: un percorso tra kantismo, fenomenologia e neoempirismo. Omaggio a Preti, in Sulla filosofia teoretica di Giulio Preti, a c. di Scarantino, Milano, Mimesis Il problema del realismo dal punto di vista del rapporto soggetto/oggetto, in Realtà verità rappresentazione, a c. di Lecis, Busacchi, Salis, Milano, Angeli: Ontologia e epistemologia, in Architettura della conoscenza e ontologia, a c. di R. Lanfredini, Milano, Mimesis:  Kant e il problema del realismo, in Kant, a c. di Pettoello, “Nuova Secondaria”  “Esercizi Filosofici”, 1: Esercizi di equilibrio in filosofia, in A Plea for Balance in Philosophy. Essays in Honour of P. New Contributions and Replies, cur. Lanfredini e Peruzzi, Pisa, ETS: Discussione sulla materia: Una prospettiva epistemologica, “Aquinas: Rivista Internazionale di Filosofia”, Mach scienziato-filosofo, Introduzione a Mach, Conoscenza ed errore. Abbozzi per una psicologia della ricerca, Milano, Mimesis, Epistemologia e approccio sistemico. Qualche spunto per ulteriori riflessioni, “Rivista di filosofia neo-scolastica, Logical-Empiricism: an Austrian-Viennese Movement? Or an Unsolved Entanglement among Semantics, Metaphysics and Epistemology, “Paradigmi”, Fare filosofia, oggi, Roma, Carocci editore (v. Intervista: letture.org/fare-filosofia-oggi-paolo-parrini/)  Epistemologia e approccio sistemico. La dinamica della conoscenza e il problema del realismo, “Rivista di Filosofia Neo-Scolastica” Quine su analiticità e olismo. Una valutazione critica in dialogo con Nannini, in Dalla filosofia dell’azione alla filosofia della mente. Riflessioni in onore di Nannini, a c. di Lumer e Romano, Roma-Messina, Corisco Né profeti né somari. Filosofia e scienza nell’Italia del Novecento quindici anni dopo, “Filosofia italiana” Sulla filosofia degli analitici, in Prassi, cultura, realtà. Saggi in onore di Pier Luigi Lecis, a c. di V. Busacchi, P. Salis, S. Pinna, Milano, Mimesis: Scienza e arte, ovvero verità e bellezza, in TBA, a c. di P. Valore, in corso di stampa Empirismo logico e fenomenologia. Uno snodo fondamentale della filosofia del Novecento, relazione su invito presentata all’International Conference “Experientia/Experimentum”, Napoli Filosofia e storia della filosofia: una prospettiva epistemica, relazione su invito presentata all’incontro “Filosofia e storia della filosofia: prospettive a confronto”, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, Esplicazione e rielaborazione dei concetti, in Metodi, stili e orientamenti della filosofia, a c. di R. Lanfredini, Carocci Editore, Roma, Paolo Parrini. Parrini. Keywords: implicare, interpretare, antica filosofia italica, Herbert Paul Grice, in difesa di un domma – indice to ‘filosofia eta antica’. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Parrini” – The Swimming-Pool Library. Parrini.

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