GRICE ITALO A-Z P PAR
Luigi Speranza -- Grice e Pareyson:
implicatura conversazionale – implicare, impiegare, ed interpretare – liberalismo,
risorgimento, fascismo – la scuola di Piasco -- filosofia piemontese -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Piasco).
Filosofo italiano. Piasco, Cuneo, Piemonte. Linceo. Nato da genitori entrambi
originari della Valle d'Aosta, si laurea a Torino con una tesi dal titolo “Esistenza”
– su Jaspers, che poi venne pubblicata all'editore Loffredo di Napoli. Compe
spesso viaggi di studio in Francia e in Germania, dove ebbe modo di conoscere
personalmente Maritain, Jaspers eHeidegger. Si fece notare dai più
importanti filosofi del tempo, tra i quali Gentile. Allievo di Solari e Guzzo, dopo aver seguito in Germania
i corsi di Jaspers, insegnò filosofia al Ginnasio Liceo Cavour di Torino e al
liceo di Cuneo, dove ebbe come allievi alcuni futuri esponenti della Resistenza
italiana, tra i quali Revelli e Vivanti. Fu arrestato per alcuni giorni, in
seguito agì egli stesso nella Resistenza, insieme con Bobbio, Ferrero,
Galimberti e Chiodi, continuando a pubblicare anonimamente articoli. Nel
dopoguerra insegnò al Gioberti e in vari atenei tra cui Pavia e Torino dove, conseguito
l'ordinariato. Fu accademico dei Lincei e membro dell'Institut international de
philosophie, oltre che direttore della Rivista di estetica, succedendo a Stefanini
che la fondò a Padova. Ha molti
allievi, fra cui Eco, Vattimo, Tomatis,
Perniola, Givone, Riconda, Marconi, Massimino, Ravera, Perone, Ciancio, Pagano,
Magris e Zanone, segretario del Partito Liberale Italiano, ministro della Repubblica
e sindaco di Torino. Considerato tra i maggiori filosofi, assieme a Abbagnano
fu tra i primi a far conoscere l'esistenzialismo, facente capo principalmente
ad Heidegger e Jaspers, e a riconoscersi in questa visione (La filosofia dell'esistenza
e Jaspers), in un quadro dominato dal neo-idealismo. Si dedica anche a dare una
nuova interpretazione dell'idealismo non
più in chiave hegeliana (Fichte), individuando in Schelling un precursore a cui
l'esistenzialismo doveva la propria ascendenza, sostenendo che «gli
esistenzialisti autentici, i soli veramente degni del nome, Heidegger, Jaspers
e Marcel, si sono richiamati a Schelling o hanno inteso fare i conti con lui L’'esistenzialismo
anda ripreso in chiave ermeneutica. Considera la verità non un dato oggettivo ma
come interpretazione del singolo, che richiede una responsabilità soggettiva.
Chiama la propria posizione personalismo ontologico. Si è dedicato anche a
ricerche storiografiche, individuando nella filosofia post-hegeliana due
correnti, riconducibili rispettivamente a Kierkegaard e a Feuerbach, e che
sarebbero sfociate rispettivamente nell'esistenzialismo e nel marxismo.
Il suo percorso filosofico ha attraversato principalmente tre fasi:
una più propriamente esistenzialista, attestata cioè su un esistenzialismo
personalistico, in dialogo con Kierkegaard, che riconosca come la comprensione
di sé stessi è resa possibile solo dalla propria relazione con l'Altro; una
seconda incentrata sull'ermeneutica, ossia nel farsi strumento di
interpretazione della verità, volgendosi ad una comprensione ontologica delle
condizioni inesauribili dell'esistenza, che ripercorrendo Heidegger si tramuta
da angoscia del nulla in ascolto dell'Essere; l'ultima che si richiama a
un'ontologia della libertà, più vicina a Schelling, ritenuto un filosofo talmente
attuale da essere persino post-heideggeriano, la cui interpretazione può essere
innovata a partire da Heidegger proprio perché Heidegger ha avuto Schelling
all'origine del suo pensiero. Rreinterpreta le tre fasi del suo pensiero alla
luce del passaggio dalla filosofia negativa a quella positiva di Schelling,
ossia il momento in cui la ragione, prendendo atto della propria nullità, si
apriva allo stupore dell'estasi, in una maniera non necessaria né automatica,
bensì fondata su una libertà che non esclude tuttavia la continuità. Solo
ammettendo questa libertà si può approdare da una filosofia puramente critica,
negativa, ad una comprensione dell'esistenza reale, oltre che della possibilità
del male e della sofferenza. Il discorso sulla negatività non sarebbe
affatto completo se non si parlasse della sofferenza, ma dato che la sofferenza
è non solo negatività, ma è una tale svolta nella realtà che capovolge il
negativo in positivo, questo fa già parte di quella tragedia cosmo-te-andrica –
cosmos, theios, aner -- che è la vicenda universale. Migliorini et al., Scheda
sul lemma "P.", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, Per
gli accenni biografici di questa sezione, si veda Vattimo, Dizionario
Biografico degli Italiani, come anche la biografia presente in centrostu di
pareyson. Regolo, A Torino Gadamer ricorda P., Repubblica, Cfr. Schelling, in
«Grande antologia filosofica», Milano, Marzorati, Palma Sgreccia, Una filosofia
della libertà e della sofferenza, Milano. Offrì un'interpretazione del proprio
percorso filosofico nell'iEsistenza e persona. Tomatis; “Escatologia della
negazione” (Roma, Città Nuova. cit. in: Roselena Di Napoli, Il male – cf.
Grice, “ill-will” --. Roma, Gregoriana, Tomatis. Altri saggi: “La filosofia
dell'esistenza” (Napoli, Loffredo); “L’esistenzialismo” (Firenze, Sansoni); “Esistenza
e persona” (Torino, Taylor); “L'estetica idealista del fascismo” (Torino,
Filosofia); “Fichte, Torino, Edizioni di «Filosofia); “Estetica. Teoria della
formatività, Torino, Filosofia); “Teoria dell'arte, Milano, Marzorati, I
problemi dell'estetica, Milano, Marzorati); “Conversazioni di estetica, Milano,
Mursia, Il pensiero etico” (Torino, Einaudi); “Verità e interpretazione,
Milano, Mursia); “L'esperienza artistica, Milano, Marzorati, Schelling, in Grande antologia filosofica, Milano,
Marzorati); “Filosofia, romanzo ed esperienza religiosa, Torino, Einaudi, La
filosofia e il problema del male, in Annuario filosofico, Filosofia
dell'interpretazione, Torino, Rosenberg); Kierkegaard e Pascal, Givone, Milano,
Mursia); “Filosofia della libertà, Genova, Melangolo); Ontologia della libertà.
Il male e la sofferenza, Torino, Einaudi. Le "Opere complete" sono
pubblicate a cura del "Centro studi filosofico-religiosi P.", Mursia,
Milano. Interviste principali Se muore il Dio della filosofia, Sbailò,
“Il Sabato”, anno Io, filosofo della libertà, Righetto, “Avvenire” Mario
Perniola, "Un'estetica dell'eccesso: Luigi Pareyson", in Rivista di
Estetica, Rosso, Ermeneutica come ontologia della libertà. Studio sulla teoria
dell'interpretazione di P., Milano, Vita e Pensiero, Francesco Russo, Esistenza
e libertà. Il pensiero di P., Roma, Armando, Furnari, I sentieri della libertà.
Milano, Guerini e associati, Chiara, L'iniziativa. Genova, il melangolo, Ciglia,
Ermeneutica e libertà, Roma, Bulzoni Editore, Tomatis, Ontologia del male, Roma,
Città Nuova Editrice, Ciancio, L’esistenzialismo, Milano, Mursia Editore, FTomatis, pareysoniana, Torino, Trauben Edizioni, Les
Cent du Millénaire, Aosta, Counseil régional de la Vallée d'Aoste et Musumeci
Éditeur, Conti, La verità nell'interpretazione. L'ontologia ermeneutica, Torino,
Trauben Edizioni, Pareyson. Vita,
filosofia,, Brescia, Morcelliana, Musaio,
Interpretare la persona. Sollecitazioni. Brescia, Editrice La Scuola, Palma
Sgreccia, Una filosofia della libertà e della sofferenza, Milano, Vita e
Pensiero, Bubbio, Coda, L'esistenza e il logos. Filosofia, esperienza
religiosa, rivelazione, Roma, Città Nuova Editrice, Bartoli, Filosofia del
diritto come ontologia della libertà. Formatività giuridica e personalità della
relazione, Roma, Nuova Cultura, Giudice, "Verità e interpretazione,” Atti
dell'Accademia peloritana dei Pericolanti, TreccaniEnciclopedie on line,
Istituto dell'Enciclopedia. Dizionario biografico degli italiani, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana. BeWeb,
Conferenza Episcopale Italiana. Opere open
MLOL, Horizons Unlimited srl. Opere Dizionario di filosofia Centro studi
filosofico-religiosi P. Pubblicazioni e
critica Centro studi filosofico-religiosi orino. vita e pensiero
Gianmario Lucini, sito "filosofico.net". Luigi Pareyson. Pareyson.
Keywords: implicare ed interpretare, “Liberalismo, risorgimento, fascismo” – la
filosofia politica fascista, la morale fascista, Pareyson e Gentile, fascismo,
I saggi anonimi di Pareyson, ‘Liberalismo, risorgimento, fascismo’ ---- Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Pareyson” –
The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza -- Grice e Parinetto: la ragione
conversazionale e l’implicatura conversazionale ed alchimia – la bucca del culo
– la scuola di Brescia -- filosofia lombarda -- filosofia italiana – Luigi
Speranza (Brescia). Filosofo italiano. Brescia,
Lombardia. Grice: “Parinetto implicates, “Are witches women?” “Sono donne le streghe?”
Grice: “The question may be rhetorical but it ain’t – since Italian allows for
“lo strego,” and “lo stregone.”” Ha
insegnato a Milano. Nella sua opera convergono tanto lo studio delle filosofie
orientali (fu traduttore del Tao Te Ching di Lao Tzu) che influenze di
pensatori sia classici, come (Eraclito, Nietzsche e Marx), sia contemporanei
della filosofia occidentale, quali Deleuze e Guattari. È considerato uno degli
interpreti eterodossi del marxismo. Particolarmente importanti sono state le
sue analisi sulle persecuzioni dei movimenti ereticali e sulla stregoneria, nella
cui repressione legge il tentativo di annichilimento di qualsiasi diversità
sociale da parte del potere (non solo religioso ma anche economico e
culturale). Ha contribuito, spesso, con queste sue analisi, alla comprensione
dell'emarginazione di tutte le istanze sociali e culturali minoritarie, non
solo del passato ma anche contemporanee. Altro tema centrale dell'opera è
l'alchimia, intesa come sapere contrapposto alla scienza moderna e volto alla
trasformazione dell'umano anziché del sociale. Ha anche una profonda cultura
musicale, tanto da essere stato collaboratore di “L'Eco di Brescia” come
recensionista. Fu anche collaboratore del periodico La Verità (organo della
federazione bresciana del PCI). È in via
di costruzione, presso la biblioteca di Chiari, la Fondazione Parinetto, che
raccoglie la sua vasta produzione. Saggi: “Alchimia e utopia, Pellicani”
(Mimesis); “Corpo e rivoluzione in Marx, Moizzi-contemporanea, Faust e Marx,
Pellicani” (Mimesis); “Gettare” (Mimesis); I Lumi e le streghe, Colibrì, “Marx:
sulla religione, La nuova Italia, “ Il ritorno del diavolo” (Mimesis,” La
rivolta del diavolo: Lutero, Müntzer e la rivolta dei contadini in Germania, Rusconi);
“La traversata delle streghe nei nomi e nei luoghi e altri saggi, Colobrì, “Magia
e ragione” Nuova Italia, Marx diverso
perverso, Unicopli, Marx e Shylock, Unicopli, Né dio né capitale” (Contemporanea,
“Nostra signora dialettica” Pellicani, Processo e morte di Bruno: i documenti, con un
saggio, Rusconi, Solilunio: erano donne le streghe?, Pellicani, Sulla
religione, Nuova Italia, Streghe e potere: il capitale e la persecuzione dei
diversi, Rusconi. Curatele e traduzioni Jakob Böhme, La vita sovrasensibile.
Dialogo tra un maestro e un discepolo, Mimesis, Bruno, La magia e le ligature,
Mimesis, Cusano, Il Dio nascosto, Mimesis, Dickinson, Dietro la porta, liriche scelte, Rusconi, Eraclito, Fuoco non
fuoco, tutti i frammenti, Mimesis, Rime sulla morte, Mimesis, Hegel e Hölderlin,
Eleusis, carteggio, Mimesis); Il teatro della verità. Massoneria, Utopia,
Verità, Mimesis, Angelus Silesius, L'altro io di dio, Mimesis, La via in cammino: Tao Te Ching, La vita (Felice,
Milano); Voltaire, Stupidità del cristianesimo, Stampa Alternativa, Vedi per
esempio Una polemica sulle streghe in Italia, riferimenti in. Vedi per esempio la recensione a I Lumi e le streghe Vedi di Renzo Baldo Cfr. Fondazione Micheletti Catalogo Emeroteca,
su //musil.bs. Movimenti ereticali medievali Stregoneria. Biografia da Nicoletta
poidimani Biografia da zam, su zam. Una
polemica sulle streghe in Italia -- nel
sito della ARFISAssociazione per Ricerca e Insegnamento di Filosofia e Storia. Parinetto.
Keywords: etymologia araba d’alchimia, processo e morte di Bruno, massoneria,
eretico, alienazione, la bucca del culo, anale, analita, il falo, il pene,
quando l’ano appare (da fece) – metafora – da fece in vece del falo, Bruno, de
magia, trattati di magia, processi a Bruno, gl’antichi romani, I corpo e la
revoluzione fascista – il veintennio fascista e l’analita -- Refs.: “Grice e
Parinetto” – The Swimming-Pool Library.
Luigi Speranza – GRICE ITALO!;
ossia, Grice e Parisio: la ragione conversazionale e l’implicatura
conversazionale di Cicerone – la scuola di Figline Vegliaturo –la prammatica
come retorica conversazionale – Leech -- filosofia calabrese -- filosofia
italiana -- Luigi Speranza (Figline Vegliaturo). Filosofo calabrese. Filosofo italiano. Figline
Vegliaturo, Cosenza, Calabria. Grice: “I like Parisio; he focused on rhetoric,
as every philosopher should!” Come
molti filosofi italiani senza titolo nobiliario, ha una vita errabonda. Dopo
aver fatto un viaggio di studio a Corfù, ritorna in patria dove apre una
scuola. Si trasfere a Napoli dove ottenne cariche e favori dal re Ferrandino.
Risiede per qualche tempo a Roma per poi trasferirsi a Milano dove sposa la
figlia del filosofo CALCONDILA (si veda). Dopo aver abitato a Vicenza, Padova e
Venezia, torna a Cosenza, dove fonda l'accademia. Recatosi a Roma, invitato da Leone
X, vi insegna nell'accademia di Pomponio e nell'archiginnasio. Rimame a Roma fino
alla morte di Leone X, dopo di che
ritorna definitivamente a Cosenza. Saggi: ORAZIO Ars poetica, cum trium
doctissimorum commentariis; Acronis, Porphyrionis. Adiectæ sunt præterea
doctissimæ Glareani adnotationes. Lugduni veneo: a Philippo Rhomano); ORAZIO FOmnia
poemata cum ratione carminum, et argumentis vbique insertis, interpretibus
Acrone, Porphyrione, Mancinello, necnon Iodoco Badio Ascensio viris
eruditissimis. Scoliisque Politiani, M. Sabellici, Coelij Rhodigini, Pij,
Criniti, Manutij, Bonfinis et Bononiensis nuper adiunctis. His nos præterea
annotationes doctissimorum Thylesij, Robortelli, atque Glareani apprime vtiles
addidimus; Sipontini libellus de metris odarum, Auctoris vita ex Crinito. Quæ
omnia longe politius, ac diligentius, quam hactenus excusa in lucem prodeunt;
Index copiosissimus omnium vocabulorum, quæ in toto opere animaduersione digna
visa sunt, Venezia: apud Bonelli, Claudianus, Claudianus De raptu Proserpinæ:
omni cura ac diligentia nuper impressus: in quo multa: quæ in aliis hactenus
deerant: ad studiosorum utilitatem: addita sunt: opus me Hercle aureum: ac
omnibus expetendum, Venezia: Lessona, Viani eRosso, Clausulæ, CICERONE ex
epistolis excerptæ familiaribus: ac in sua genera miro ordine digestæ: plenæ
frugis: et ad perducendos ad elegantiam stili pueros vtillimæ et recensuit et
approbauit, Vicenza: per Mariam eius. F., VALERIO MASSIMO Priscorum exemplorum
libri: diligenti castigatione emendati: aptissimisque figuris exculti: cum
laudatis Oliverii ac Theophili commentariis: Barbari: Merulæ: Sabellici:
Rhegii: multorumque præterea novis observationibus: indiceque mirifico per
ordinem literarum: ad inveniendas historias nuper excogitato: alteroque in usum
grammaticorum ad vocabula rerumque cognitionem, Venezia, Zanis de Portesio,
Habes in hoc volumine lector optime divina Lactantii Firmiani opera nuper
accuratissime castigata: græco integro adiuncto, eiusdem Epitome, carmen de
Phœnice, Carmen de Resur. Domini. Habes etiam Chry. de Eucha. quandam expositionem
et in eandem materiam Lau. Vall. Sermonem habes Phi. adhorationem ad Theodo. Et
adversus gentes TERTULIANO Apologeticum, Venezia: arte et impensis Tacuini fuit
impressum,); “RHETORICÆ BREVIARIVM ab optimis utriusque linguæ auctoribus
excerptum; Liber de rebus per epistolam quæsitis. Tetrastichon de hoc P. alijsque quibus poetas
illustrauit libris., Adiuncta est Campani QVÆSTIO VIRGILIANA excudebat
Stephanus, illustris viri Fuggeri typographus, Andreotti, Storia dei cosentini,
Napoli, Marchese;Lepore, Per la biografia’ Biblion, Episcopo, Fondatore
dell'Accademia a Cosenza, Pellegrini, A. Frugiuele, Dubbi ed ipotesi sui suoi
natali, Il Letterato: rassegna di letteratura, arte, scuola fondata e diretta
da Pellegrini, Accademia di Cosenza, Treccani Dizionario biografico
degl’italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Indice. A quibus primumd C
inventa RHETORICA et celebrata; qualis primu apud athenienses eloquentia e usus
ac stadium; QVALE PRIMV APVD ROMANOS; quid sit rhetorica, quid inter rhetorica
et Dialectice AnFSietoricaiitars, quod utilis sit rhetorica; sit 'nc ars necessaria;
Quæ præftarc oporteat rhetorica; Quales eifedel eant rhetoriesecan didati quæ
fdre eos oporteat ti»it; quod sit officium rhetoricæ; quid inter oficium dC
finem; quis rhetoricæ finis; quæ materia; De civilib quad faonibus, SC earuhi
generibius; De circunstanda quæ facithypOi», the fim; De tribus generibus
causar; partes RHETORICÆ qumqi; De inventione. Zo; Qufco trover fiæno confidat
zi 4z De constitutione zz»4 Quod sint costitutioncs, etquf; De statu comecdurah
de datu definitivo, de datu generali, de datu translativo ex plurib
conditutionibus quomcH do prmdpale quis inuemat quæ causa dmplexfit iuneda quæ
con^ zp.do, de quæstione, ratione, indicatione et argumento, PARTES ORATIONIS;
de genere deliberativo; genus demonsratiuunit; genus iudiciale. Figlio da
Tommaso, giureconsulto e consigliere del senato napoletano, e Pellegrina
Poerio. Ha come primo mæstro Pedacio, che lo avvia alla conoscenza del latino.
Si trasfere a Lecce, dove il padre e stato nominato governatore, e intraprese
lo studio del greco sotto la guida diStiso. Si reca Corfù per frequentare la
scuola di Mosco, dove perfeziona la conoscenza del greco. Rientrato a Cosenza,
frequenta le lezioni di Acciarini. Ha certamente una formazione giuridica,
sollecitata dal padre, di cui resta traccia nel VOCABOLARIO LEGALE, Napoli,
Biblioteca, un elenco alfabetico di quesiti giuridici tratti dai giureconsulti
romani antichi. Ma l’interesse per il diritto e le istituzioni politiche
antiche deriva a P. anche dalla frequentazione di Pucci, allievo di Poliziano a
Firenze, attivo a Napoli. Si trasfere a Napoli ma i suoi contatti con Pucci e
con l’ambiente culturale napoletano risalivano a qualche anno prima. Invitato a
tenere lezioni sulle “Silvæ” di STAZIO (si veda) e nell’occasione pronuncia
l’orazione “Ad patricios neapolitanos”, nella quale elogia Pontano. Alla
frequentazione dell’ambiente pontaniano risale probabilmente l’adozione del
nome latino. Nominato da Ferdinando I d’Aragona mæstro di camera e ricopre
incarichi nella cittadina calabrese di Taverna e a Lecce. E in rapporti di
amicizia con Ferdinando II (Ferrandino), come evidenziano una lettera a lui
indirizzata e l’epicedio in versi per la morte della madre, Ippolita Sforza. È
probabile che segue Ferrandino nella fuga da Napoli occupata da Carlo VIII e
poi nella riconquista del Regno. Dopo la morte di Ferrandino e la salita al
trono di Federico I si trova coinvolto in intrighi di corte e prefere
abbandonare Napoli per trasferirsi a Roma. Arrivato a Roma segue le ultime
lezioni di Leto e si lega ad Inghirami, che gli fa assegnare l’insegnamento di
oratoria nello studio romano. In seguito all’uccisione di due suoi allievi,
implicati nelle trame che accompagnarono il pontificato di Alessandro VI,
decide di abbandonare Roma e di trasferirsi a Milano. Nella città lombarda
trova alloggio e occupazione nella scuola di Minuziano. Collabora ad alcune
edizioni date alle stampe da Minuziano e scrisse epigrammi contro due suoi
avversari, Ferrari, docente di eloquenza nella scuola milanese, e il corso
Nauta. Si trasfere presso Cotta, che gli da l’opportunità di aprire una scuola
propria e che forma con lui un sodalizio editoriale. L’allontanamento da
Minuziano provoca polemiche e scambi d’accuse, di cui danno testimonianza le
tre orazioni di P. in Alexandrum Minutianum. Sposa la figlia di CALCONDILA, che
insegna greco a Milano. Sono allievi di P. a Milano, oltre a COTTA (si veda),
anche il figlio di Demetrio, Teofilo CALCONDILA, Alciato, Giovio, che scrive su
biografia nei suoi Elogia, e il figlio di Poncher, vescovo parigino all’epoca
presidente del senato milanese. E grazie a Poncher che ottenne la cattedra di
eloquenza lasciata vacante da Ferrari, fuggito da Milano dopo la caduta di
Ludovico. La polemica con Minuziano, dopo una temporanea riconciliazione, si
riaccese in un contesto politico meno favorevole a lui, in seguito alla
sostituzione di Poncher con Charles. A quest’ultimo Minuziano dedica l’edizione
di LIVIO data alle stampe, per la quale P. accusa l’avversario di aver plagiato
le proprie lezioni su questo autore. La polemica degenera in una campagna
denigratoria nella quale Minuziano e affiancato da Ferrari, rientrato a Milano,
Nauta e Panato da Lodi. Replica sotto lo pseudonimo di Furius Vallus Echinate
in un opuscolo stampato a Legnano da Giacomo assieme con la ri-edizione del
commento a Claudiano. Oggetto anche di un’aggressione fisica accetta l’offerta
di Trissino, allievo di Calcondila e si trasfere a Vicenza. Pubblica numerosi
saggi: il commento al De raptu Prosperpinæ di Claudiano; i carmi di Prudenzio e
il Carmen Paschale di Sedulio, ambedue nella tipografia di Signere e con il
contributo dei Cotta. Ancora presso Scinzenzeler e con una prefazione di Cotta,
il “DE VIRIS ILLVSTRIBVS VRBIS ROMAÆ, una delle compilazioni tardo-antiche
trasmesse sotto il nome di Aurelio Vittore, che attribue a Cornelio Nepote. --
Minuziano pubblica lo stesso testo fra le opere di SVETONIO -- il “Libellus de
regionibus urbis Romæ, Scinzenzeler, una versione interpolata della Notitia
regionum urbis Romæ, che attribusce a un inesistente Publio Vittore. Le
iniziative editoriali sono accompagnate dalla ricerca di codici antichi.
Nell’edizione di Sedulio dichiara di aver utilizzato un antico codice scoperto
in un monastero. A un codice di P. fa riferimento Calcondila nell’edizione di
Valerio Massimo a Legnano da Giacomo con commenti dello stesso P. e di altri.
Riusce a impadronirsi anche di alcuni dei manoscritti bobbiesi scoperti da
Merula oggi nella Biblioteca nazionale di Napoli: i codici latini utilizzati
per le edizioni di testi grammaticali di PROBO e altri autori pubblicate a
Milano da Scinzenzeler e Vicenza da Zeno, e il codice contenente l’“Ars
grammatica” di CARISIO (si veda), pubblicata da Ciminio a Napoli per Sultzbach.
Questi tre codici sono oggi custoditi nella Biblioteca di Napoli. L’attività
editoriale prosegue a Vicenza, con la collaborazione della tipografia dei Ca’
Zeno. Pubblica una raccolta di CLAUSULE CICERONIANE tratte dalle familiari, un
manuale di retorica e la citata raccolta grammaticale. Non fa in tempo a pubblicare
il De rebus per epistolam quæsitis, una raccolta di notazioni filologiche in
forma epistolare incominciata a Milano e a cui da forma editoriale a Vicenza.
Il suo nome si legge anche nell’edizione di Lattanzio stampata a Venezia da
Tacuino, ma non è chiaro se egli abbia realmente contributo a questa edizione.
Le sue note all’Eneide (VIRGILIO) sono inclusi nell’edizione virgiliana
stampata nel a Milano da Scinzenzeler. Arrivato a Vicenza pronuncia Ad
municipium Vicentinum, e tenne corsi. E ad Abano, per curare la podagra di cui
soffre. In seguito alle vicende seguite alla sconfitta di Venezia ad Agnadello
si trasfere dapprima a Padova e poi Venezia, ospite da Michiel. Vaglia la
proposta di insegnamento offertagli dalla città di Lucca, ma qualche mese dopo
prefere abbandonare Venezia per la Calabria, dove arriva dopo una sosta di
alcuni mesi a Napoli, dove e accolto da Seripando e da altri sodali
dell’Accademia Pontaniana. All’attività svolta a Cosenza viene fatta risalire
quella che in seguito e denominata l’Accademia di Cosenza. Insegna ad Aiello,
quale precettore dei figli del conte Siscari. Nella scuola di Taverna tenne
corsi su Plauto e sui grammatici. E a Pietramala, dove apprese dal cognato
Calcondila che Leone X gli assegna un incarico di insegnamento presso lo studio
romano -- oltre a Calcondila, l’incarico e stato raccomandato al pontefice da
Inghirami e Lascari. Arrivato a Roma tenne i corsi. Ottenne da Leone X la
dispensa dall’insegnamento e una pensione. Progetta di trasferirsi a Napoli,
grazie a un legato d’Aragona, ma le precarie condizioni di salute lo indussero
a raggiungere Cosenza, dove muore. Oltre all’edizione carisiana di Ciminio,
anche altri pubblicarono inediti di P.. Suo figlio da alle stampe a Napoli le
lettere inviategli dal mæstro, ma la stampa è attualmente irreperibile. Ne
resta una copia manoscritta nel codice della Biblioteca dei girolamini di
Napoli. Martirano pubblica a Napoli per Sultzbach il suo commento all’Ars
poetica di ORAZIO. Il De rebus per epistolam quæsitis e pubblicato da Estienne,
che nella prefazione lo presenta come il maggiore umanista della recente
generazione, un giudizio ripetuto ancora da Sabbadini. Vennero date alle stampe
anche le sue esegesi all’Eroides, a Venezia, per Tacuino, le Metamorfosi di
Ovidio, e la Pro Milone di CICERONE. Lascia in eredità a Seripando l’ingente
biblioteca. Essa conta fra codici e libri, molti con annotazioni dell’umanista.
Seripando li lascia in eredità al fratello, il cardinale Girolamo. La
biblioteca passa poi al convento napoletano di S. Giovanni in Carbonara,
subendo perdite e dispersioni. Il nucleo più consistente è conservato nella
Biblioteca nazionale di Napoli. Parte degli inediti di P. -- lettere, orazioni,
prolusioni -- sono stati pubblicato da Iannelli e Parco. Il De rebus per
epistolam quæsitis, cur. Ferreri, Roma. Fonti e Bibl.: Iannelli, De vita et
scriptis P. Commentarius, Napoli; Parco, Studio biografico-critico, Vasto;
Sabbadini, Le scoperte dei codici latini, Firenze, passim; Parco, P. e Alciato,
Archivio storico lombardo; Due orazioni nuziali inedite, Messina; Lepore, Per
la biografia, Biblion; Ferrari, Le scoperte a Bobbio in Italia medievale e
umanistica, Manfredini, L’inventario della sua biblioteca, Rendiconti
dell’Accademia di Architettura, lettere e belle arti di Napoli; Tristano, La
biblioteca di un umanista calabrese, Manziana, Lauletta, Un inedito: la
Præfatio in Flaccum, in AION, Sezione filologico letteraria; Munzi, Prassi
didattica e critica del testo in alcune prolusioni inedite, in Studi umanistici
piceni, P., cur. Rosa et al., Napoli, P., cur. di Abbamonte et al., in AION,
Sezione filologico letteraria, Paladini, Appunti su P. mæstro, in Vichiana, P.,
cur. Abbamonte et al., in AION, Sezione filologico letteraria, Pattini,
Preliminari per un’edizione del commento di P. alla Poetica di Orazio in
Filologia e critica, L. Ferreri, L’influenza di Pucci nella sua formazione in
Valla a Napoli, a cura di Santoro, Pisa. P. NEAPOLITANI VIRI CTISSIMI RHETORICÆ
Compendium AQVIBVS PRIMVM ET IN uenta RHETORICA celebrata Rhetorics toresyqta
leges tulerunt, tllm pnmt creduntur exercuifjeieaque duce feros animos
essecisse patientes societatis, cœtus, Winc ex observatione, quum queere£ta, qu
re ry non videbantur Marte etiam geni I f genitus populus, tansim defidice altricem
rejpuebant et quia a Græcis petenda eratf gre ferebant ah illis quicquam
accipere : indignum putantes, quos armis rerunuy gloria uicif fentydiqua tamen
in re fateri superiores. Vnde fi ^ui Uteros callebant Gracas, magna eas
industria disimulabant, ne apud suos cives autoritate imminuerent. Paulatim
tame utilis hone/ia^ apparuitt primus L . Plocius G alius, fub ipfi U Crafft
extremis temporibus, eo ipfo die quo Vd lenus Catullus natus est, docere eam
LATINE cce pittad quem ingens concursus. Ægre ferebat CICERONE, non idem sibi
liceret quod doSiifiimoru autoritate teneretur, qui extimarent, Græcis
exercitationibus ali melius ingenia posse, LJtin de Voltacilius, q Gn. Pompeiu
docuit, primus hbertinoru hisioria no nisi ab honestissiimis traftrfr/ folitam
scribere aufus cfi, RHETORICA artem professus eUitantuml brevi interieSio
tempore sumpsit incrementi, ut CICERONE iam finior, cum Hircio et Pansa
grandibus pr RHETORICA nulla pæcepu ab autonhus descripta funti vel quod nulla
materia diRans ah humanis rebus excogitari poteB, qua in aliquo ex tri hus
generibus propria rhetorica aliqua falte ex parte non cadati vel quia qua
degena ali dicenda ent, ex propria praceptis facile mtelligi pofpnt. Hanc
igitur propriam ex sententia M. Tullij breviter circuscripte definiamus- partem
esse civilis scientia, id est POLITICA, civilis autem rationis una pars eR-,
qua in opere fine tu- ^ multui altera-) qua in quastionibus hteque cofiftit
cuius magna et ampla pars artificiosa ELOQUENTIA ayiT inter rhetoricam 8
dialecticam. E t quonia d^aleRica cognata putat LIZIO Syage si lubet qd inter
se differat in spictamus. Nofttm eR illud Zenonis, qui manu prolata utriusque
vim expressit. amba enim ad unum fere eundemque; finem argumentationes
reperiuntinec secum, sed ad alios agunt, sola ex omnibus scientis, de
contrariis ratiocinantur neu tra determinata quapiam re, quomodo se habeat
scientia eR: sed facultates quada funt invenien- darurationU, hinc idm quaft
hÆt fubieSiu^^ut ^ft diiddisy neutr i perfeSie fcictU cfje duum certum proprium
fuhieShum mdlu ha\ he^leorjum. Sed tiwie D Ule6ticofitione longe ab illius
diuersa, contenta eR, acciditq; dialectico, ut apparenti syllogijrno uti
nequeat: fit enim fiam ed uillator, si eum prudens elegerit. At oratori tam eo
quod eR, quam quod apparet, uti permtssum eC: dum tamen per juadeat, ad
quodunum omnis nititur ARS ORATORIA, AN RHETORICA SIT ars E St alia inter
eruditos cotroversia, fu ne ars rhetorica: fuosi habet quceque fin tetia
acerrimos defensores, tantis animis non nulli ex artiu numero eam explodunt, ut
ne coid tijs quidem scriptis in eam calumniis temperd rinttillis maxime nisi
argumentis, quodars reru fit qiue friuntur, rhetorica opinionibus conflet no
scientia tnec cognitis penitus perfjpeCtis rebus, et nunqfallentibus, ad unum
finem fj eCia tibus cotineatur, ut nec semper veris agatidua semper sint cause
ut necesse sit altera falsum tu A 5 ni tO rri.Addm et illud, ob umadt
Siiomsgenerdad mdgire popularem sensum iccomoitnda, nui Um irteefje poffe,At^id
po Rremo ohijdut,ca put totius rhetoricæ e^e dicere: quod ipsum arte tradi non
poteh, Ad c^uæ singula ne articuktim occurramus, in causa nobis e Quintilianus,
qui libro secundo omnes sententias confutando, eo rem deduxit, ut artem esse
crate usurpatum: Qjw in re clarus quif^ efi, ht ea fe exerceat, diei partem
illi plurimam im-^ fy pendat, utipfefe fuperk. G audeat, fi ad doShrinam
provocetur: nec turpe putet docere alios, id quod ipsis fuerit difeere hone
iijiimum, meminerit tit tmcn virginem esse inuSim eloquentUmj nec turpi lucdlo
proflituendam, tuncque laborum eloqucntt juormfruEtum fat rm um capere Je fiat,
quum occasionem adipifcitur publicandi qu. rit, non doceat: nec ingenia melius
ahjs uacatuta, detineat atque obruat. quibus deliramentis plenos ij»n tunc esse
grammaticorum cemmentarioi tO tortos, conquerebamur Seneca et Quimilianus,
Exerceat postremo difcetes, inflet, molejius fit potejlatemque adipipendce
rhetoricte non minus in di fcemium, quam docentium dm^entiojoliett
datconfijiere, aVALES ESSE DEBEANT Rhetori cf candidad. A Ge nunc uici im,
quales efje debeant Rhetoricit candidati, inf^iciamus neque enim ex omni ligno
fit Mercurius. Mali nihil m ea proficienucum quia mens uitijs occupata, pid
cherrimi operis jiudio vacare non potefh tum quia omnem malum, /lultum esse
oportet, Mti autem iudicio carent et confiiiotquibus maxime nititur ars
rhetorica, nam ut caterarum rerum, sic etiam ELOQUENTIÆ FVNDAMENTVM [cf. G. N.
Leech on H. P. Grice, IMPLICATURE AS CONVERSATIONAL RHETORIC] efi fa- pentia,
Sit liberaliter inftitutus, bonis corvoris ap tbryne, prime ornatus i?hry nem
meretricem Athenienses prudentissimi eloquetissimique, no tam Kyperi dis
oratione, qiMnqud admirabili, petfuap, quam uifo eius peSiore (quod
speciofiflmum, diauStd ibiades ue Ænt^erm) apfoluer Hnu AlctbUdeSi cui R*P. relji>onfo
Apollinis, tanqtmmfortif^imo Gra eorum flatwtm in comitio erexit, populum
Athetiienfem pulchritudine poti^ime habuit fihi ofcnoxium. Nec mirum, fi illi
populo placent, quos eximia j^ecie natura donare dignata e: quum credatur
ccele/lis animus in corpus venturus, dignum prius fibi metari hofhitium uel quo
e- nent, pro halitu suo sibi jingere habitaculum, unde aliud ex altero crefeat:
esr quum se pariter iunxerint, utraque maiora fint. Vtcunque, fatis conRat, mirum
esse quantum atice forma maie flasque corporis sibi conciliet. Dotibus idem
animi fit infhruSius, filiis qua ingenerantur appellantur non uoluntariat ut
docilitas, memoria, quaf e omnia appellantur uno ingenii nomine: filiis, qua in
voluntate posita, proprio nomine virtutes dicuntur Ante omnia tamen ingenio
opus est: quodquibufdam animi atque ingentj motibus eget ORATIO, qui ad
excogitandum acuti, ad explicandum omandumque uberes, et ad memoriam firmi
fiint (dtuturm magnamque IN ORATIONE pofiident artem facetia, lepores, lacef-
findirej ondendique celeritas, ubtii URBANITATE B 3 coniuttSia: tl conimSi: qu
Nec minor dijfensio eflin eius materia i illis ORATIONEM, abjs argumenta
perluaji hdja, ciuilesabjs qucestiones jiatuentibus Noiy de ea INTER OPTIMOS
convenvtt, aperimusi t prius quid sit ipsa materia oRenderimus^Ejl enim
materia, in qua omnis ars, ea facultas qiue conficitur ex arte, versatur, ut
ergo medici nauulnerOy morbU fic rhetoricæ omnes res quacunque oratori ad
dicendum fubieSla funt materia appellatur. Nec obflat, quod fi deornni tus
rebus dicat, propriam ergo non habeat mato rianhfcd multiplicem: quum alia
quoque artei VtatedaH mino DE CIVILIBVS QVÆSTI- iv onibus, Sacarum gencru -r
bus, Solent autem res oratori fuhieBa cendum d plerifque (^uMones ciuiles
appellari: quod non omnia quk‘. pofhefitn uocant. 1« hdc genercttim Jiquid
ftueritHT, ut ExpetemU ne fmt literæ . \n iU (t definitcejunt perfonce
C'onfiituti cum ad uerfario confligendum, ubi rei dominus (qui fie pe alienus,
sepe immicus eR ) quasi machinatio ne quadam, nunc ad iram, odtum, triRiciam,
ht^ ticiam, fexcenta opposita, eR detorquendustillk magnum eR opus, et, ut
inquit CICERONE, nescio m de humanis operibus longe maximum DE CIRCVMSTANTIA,
QJTAB sed hypothesim. Nunc quoniam thefim ab hypothesi se perauimus, et quomodo
qvæstione uti de beat orator oRendimus: reliquum eji, ut quid sit quod
hypothesim faciat, demonRremus, ER enim rerum quell ere, auieqHid sit,
enumeratione facilius quam definitione æprchendttUK Sunt autem eius partes lex
Quarum coniunctiio onat. ELOCUTIO, (]ua IDONEA VERBA SENTENTIAS inventionibus
dijhofitts accomodamus. MemorUyquie rerum verborumque ^fida efl custodia.
PRONUNCIATIO, quicej e, in quas speæs dividantur. Ermagora, quo duce po ttj?ima rhetorum pars usa est,
quatuor modis fienajjerit: per cequale, unicu, sine circunstantia, modi 4«
inexplicahtle. Æquale e/i, quum eadem ex utra- t que parte dicuntur: ut, Dj(o
adolescentes vicini f ormo fas uxores habebant, noSiuobutamfa£H media uia,
accufant Jeinurcem adulterij, Vntcu, t quum ex una parte tantum con/iat, ex
altera nihil affertur: ut Leno, qua parte sciebat venturos adolescentes, foueam
fecit, quailli pertere,Smr circumstantia, quum aliquid deeH in qtueflionei quod
faciat causam: ut, ¥iliumpater abdicat, neq; ulla additur causa abdicationis,
Inexplicabile (fi, quum ludex hæret impeditus, nec f nem iu dictj uidet ullum
lUtLexeH, feptemiudicesde: reo cognofeant, maioris partis fententia fanSia fit,
duo quendam abfoluunt, duo pecunia mul- Siant, tres capitis condemnant: rapitur
ad pee-iiam, contradicit. \t€m, Alex ander in somnijs admonetur nonejfe
credendum somnos, Plura de- / tndf 44 ff wde oh ferumtpoftmtas cmofior,nm Con
nertihile id affelUtur^ qtmm tota a£do conuerti twr a litigantiusmcutn^ fuis
prioribus utitur rd tiomhu Syfrladunlarij . hocmodo i Exigebatqtur dm A amico
pecuniam cum ufura, quafi credi f i tamto fferebatilklineufuraj quasi
depositim, lnterim lex fertur denotas tAults: petit creditor tanquam
depofitamyrtegat debitor tanquam credi € tS, Non uerijimile ecquod contra
opinione dici . turtut fi CATONE ambitus accufetur.quodtame ft m caute agatur,
haud procul ahefi quin cmfiftat 7 Jmpofme eR^quum id dicitur quod fit contra re
rum naturcefidm; ut si infantem accusemus adulterii, quod cum uxore cuharit
aliena .Turpe quod omninoreijcitur: utfiuir precium pojcat ^adulterij.Sine
colore efi, quum nulla caufa faSH inuenitur: ut decemmilites belli tempore
fibipol’- Cdcofyfid hces amputauerut,reifunt LtftreipuhUc4e. Sunt ta. f^alue
IpecieSyqtutcacojy Ratayi defi male consistentia appellantur ut aticum, quum
aut ali quiserrorinhi Roria^yautinquams ex circunfiantijs.Impenfum, quum penes
unum omnis iudicijuis eftyparumq^mer habet in quo dicendo Iere a ir, Pr
iunguntur: et fic accufatur faailegus,utfur etia dicatur efje. In tranfuttm
uero, uno tantum accusarnus crimine, sive illo quod intendimus, fi-ueillo ad
duod reus tranfferri poHulat aSiio nem. Sed hcec multarum fitnt nundinarum,
qtue non una disceptatione pofiint ab soluL Sum-ma tamen h^c fit, expedire
dificentibus quadripartita fieri diuifionhuel qafacdior fit,uel quod
defendendaru caujaru ratio id exigere utietur, ut primo si pote fi negemus,
proxime si non id obijctturfaSiu afferamus, tertio (qua defensio e
honefiifitmdjfi reBefaSiu cotendamus. quco fideficiut, una fuperefi falus,
aliquo iurisadiutorio elabendi d criminei quod fit per translatione [DE STATV
CONIECTV] ralu C Onk^iuralis autem fiatus, quod incerta conieSittris Juj
iciomhus indaget, di- D yo ‘, £}us:re a nonnullis nono uerho, nc nefch m LdUno,
mutus f quod meo uideatur utrum maSia fit: tumfit-, quum quod ah uno obijciturf
alter pernegat. nec folumfaiium, sed et aiSium, qucerit: poteflq;in omnia
tempora Sflrihui. De prceterito enim conijcimus, An fenatores Romn Ium
occiderintide prcefenti, Bono ne animo erga Tullum fit Metiuside futuro, Num fi
Alba no diruatur, Miquid incommodi ad Romanos Jit per venturum. In his omnibus
agit conieSiura^eafic AB ALIQVO MANIFESTO SIGNO, quod lege moribus f liceat,
nec necefarto rem arguat. Ac (utapei: tius agamus) fex eiufmodi objeruantur.
aut emm defa6lo tantum, non de perfona conflat: aut æ persona conflat, non
defaSio: aut de de utroque non conflat :aut fi defaSio, de uoluntate no con
flat: aut quum de re ipfa quæritur, non dtfaSio /diquo, an aliquid fuerit illud
de quoefl qute^tiot 4Ut mutua eflaccufatio., PE STATV DEFINITIVO, D Uflnmu€tiam
commodum aliquod -i afferimus. c? O X m i Genus. fZ de statv generaliJ A t quum
quid faShtm i quo nomine appellari debeat convenitiet tme quan tum, e^r
cuiufmodi, et omnino fine ulk nominis cotrouerfia quale fit qu tetnpus: illa,
pdicet negocialiSj iudicial pnetmtmqi rejpiciant, ut fuo loco
demonstrahitur.Age uero nunc iuridicialem, cuius controversia ex re iam faSla
proficiJcitur,inlj>icidmus: negocialem poji paulo traSiaturi In iuridickli
luxiiicialU, aut reusfeciffe quippiant, quod uetitum fit^fatetunaut uetitum
negat* ft negat, abaoluta ejl iuri- lam, af-, Absoluta duobus jit modis, faSti
qualitate et iuris ratiocinatione. FaSli qualitas eji, cum ofiendir i mus nihil
nos fecijp pemiciofum.lurb ratiocm'. tio modis fit quatuor.lege,ut occidit
filiuindem natum quis: licet id lege, more, ut apud Scythas sexagenarij e
pontibus mittutur, Athenis id Scytha fecit, tuetur fe more gentis fu
Vietatioeri minis. Remotio criminis con^itutio, quatuor locis dividiturt
comparatioh ite, relatione criminis, remotione criminis, concejione, Comparatio
fit, qumfaSia compenftntur, aut maiori incommodo prolj^e^lurtt efje
contendimus, aut deliSlo meritum comparamus: comparaturque; id quod in crimen
vocatur ad id quo fe reus profriffe afjerit, ut quidam mu, ro ciuiMis deturbato
hofles fugavit, reus efl Itt fe rei publicte .lbi comparatio efl^ quod enim mu
rosdeiecit,uideturl trem, eir Mfione m Clodium, At fi non in eum qui paffus
e^i,fed in alium,uel aliudcrimen tranffertur,tunc remotio criminis appellaturiut
de eo qui porcam tenuit in fcedere cum Numantinis, unde remotio criminis duobus
modis con/iat: fi aut causam in alium tranfferamus, aut falsum: vel si in
perfonm remonemus, aut in rem, ut pu tdtuH partibus in- jj>e6iis, legitimam
confideremus. Efl autem le Legitima conRitutio, quum ex scripto controuersia
nafcituriin funt in legitima confitutione, quod fi ex plunbus [criptis
controuerfia ndfcatur, contra md de TranflationeaSiionis sit omnis
controversiam enim ah alio nos accufari debere dici musyoutnon nos^aut non apnd
hos, aut non had lege, non hoc cfimine non hac pcena uel æte ris id genus.
Illud tamen animadvertendum iit Translatione quod aut omnino de commutatione
ali 4 Tranfidtia undefiat^'-t 4p huj; eds partes feantur, suas pnefcripfimusSe
quU iks principales, alus incidentes esse diximus, lUud multos IMPLICITOS
hahetyjTi plures tus in causa inueniantur quem potilsimum eligamus, quem'ue
principalem ejje iudicemusf H«ic jcrupulo facile occurri per nos poterit, fi
illud imprimir observauerimus, quid fit quod comprehendat, quidue fit quod
comprehendatur qui Trutcipdlis enim alteru in fe habuerit, is erit principalis:
qui uero quafi membrum accefferit, incidens erit is Incidens, iudicandus, huius
proprium e^l, confirmire principalem. Qupd fi neuter comprehendatur, tunc principalis
cenfendus, qui imperarit: incidens, qui seruierit. Si vero nujqua aut feruire
aut comprehendi Ratus uHusapp^erit, tucuterque prin- Copiexm
efiappellandusieao; controversia, quonu controver J I a i duos m fe plures ue
status mpleqti^, cpmplexi Uanominatur [QJTÆ CAVSA SIMPLEX SIT] qu 2 c
conmntfla. Atque vel ob hanc rem poti fimum statim caufa difeutienda
efl,fimplex'ne fit tn comund^inet^enim eadem utriuf^ efl ratig. quoniam St
quonim multum intereR, utrum de unare an Se plurihus agatur. Simplex, ahfoiutam
continet qvæstionem, at ConiunSla,aut ex pluribus quce Co/«'w^ /lionibus
iunSiæfttut quum Verres accufatUTi quodmulta furatus fit, quod CIVES ROMANOS
nei carit, quod peculatu commi ferit, autft ex com paratione, quum quid poti
fimum sit consideratunut utrum Cicero accufet, uelC(ecdius.qu(t, cause cognitio
maximo efi adiumento ad constitutionem inveniendam, DE genere caufe,
conftitutione ip utrum causa fimplex fit an coniun6iainj e6iis, qvæstio, ratio,
iudicatio, firmamentumque sunt eognofeenda nam defaipti& rationis
controversia fatis efi; a nobis eo loco de monfhratum,ubi de generali egunus
confiitutione, C^ipnem autem quum dicimusffummam illam in qua caufa
uertitur,intelligi uolumust - Sunt enim pleraque minores exfummis dependentes,quasj
cialia nonnulli capita appelknt quum Mum fummas dias, generalia nominauerint
est. QB^o ergo auaftio hcec, materia, quce ex intentione. fmma. depulfione
nafcituriut, Oreflesmatremiure fe ocadiffe att:qi{^efiio,an iure occiderit »
Subfe tquitur ratio, qtue caufam continetiquia quodfa^ ciu efje confiat, j^er
eam defenditur . ut, Occidi matrem, quia patrem illa meum necauerat ex qua
ratione necejfead iudicationem peruenitur qu eloquentiæ lumi moftendenda, licet
Theophrasto refragrante GENVS DEMONSTRATIVVM D Emoflratiutgeneris præcepta
dare, funt qui minime neceffarium effe arhitren, tur: quoduixcenfeatur quifqua
effe qui nefciaty, quæfmt in homine laudanda.cum tamen mu fu. jit
cottidiano,eoqs tandem excreueriti principi- PUS doRorum consilia afpemantihus,
pefimoque dicendi genere in iudicijs induSlo, ut fere folum hodie materiam
præftet oratoribus : non erit ah, f hnnc iplim etiam locum ddigeittius tradam E
4 uerimuSy yl uerims. Eiusfirtem honefium effe diximus, fiue enim qumquam
laudamus, fiueuituperamus, id quod dicimus honefium effe contendimus. Nam
fyoneRum bonum eR, ideo ergo laudatio, etpotipima, d uirtutis dehetfon te
proficifci, fine qua nihil laudari poteji Eam in quatuor lædes iferefapientesi
in pruden- Virtutum tiam, Mittam, temperantiam, fortitudinem, praclara omnes
quidem, et qua mutuis adiuuen tur auxilijstaptiores tamen quadam ad
laudationem,Si enim uirtus benefaciendi quada uis e certe eas partes qua
plurimum conferunthomimhus, maximas effe oportet^unde iustitia for titudoiucundij^ima
in laudationibus, qua domi foris^pra^o fint, nec tam pofiidentibus quam generi
humano fruSluofe putentur: prudentia vero, ac temperantia, tenues ac pro nihilo
exi/H, mantur, iungenda tamen fiunt omnestquod non minus fape moueant
mirabilia, quam iucunda ata, Et quoniam singularum virtutum quada sunt partes
et tcia, propterea euagandum e, habet enim in fe Prudentia memoriam, inteUigen
ttdm, prouidentiam: fortitudo, perseverantiam y patientiam, fidentiam,
magnifitentia: iustitia, re E Ugfonmp Ugionem, pietatm, ohferumim, veritatem,
uIti enem: Temperantia vero continentiam, clemen tiam, modelham compleSiitur
His omnibus fuo ordine resgems accommodare, no tamglo- riosum quam difficile
ludicatur, Optimu aute mrtutum condimenta, quod ornati fime dici facillime
audiri po f it, fmper eji exiftimatum, si aliquid magno labore ac periculo fine
aliquo emo Jumento pramwuefaSium oRendatur . ea enim pneflantis ejje uiri
uirtus cenfetur, qu^efruSiuo fa altjs,ipfi autem lahoriofa, aut periculosa, vel
certe gratuita fit. Etne virtutum tantummodo partibus immoremur, magna fylua
oritur laudationum, ex hominum vita, deque; his qua cottidie in ea emerguntt ut
sunt illa omnia quibus pramia sunt propofna, femperqs in pramijs honor pecunia
proponitur, Commendantur quamor- tuos magis confequuntur, quam uiuosine fui
gratia quenquam aliquid facere arbitremur, Nec minus soletU celebrari, qua
egifje nullus efi metus, neq; pudor: quemadmodu fertur Alceo Sappho responde
Monimenta item, publica laudationes, in d unShs potifintum, magnam faciunt
adgdmtationmiquMquam liiudis fiunt gratia, nec nobis, fed altjs utilitati funu
rafertim bene meri tis. S unt etiam morerconfuetudinesq- earum gen tium,apud
quas laudamus, cottfiderand con^at.qui pe des uelociteragit,curfor:qui premere
poteji, retinere,luSlator:qui pulftndo pellere,pugil:qui utrumc^ hoc, id eft
retinere ^ premere pote/l, pancratiafiestqui omnia fimul, pentathlus. Magna
fane junt hac cum geRu, tum ffe^atu bo- na.fed nifi externis illis, id e^
fortuna bonis, op timis ad felicitate infhrumentis,adiuuentur, man ca reddetur
felicitas,et qua undecuq^ laudari no potefl.Vnde non mediocris laus ex fortuna
to- nisderiuatur.ea funt nobilitas, liberi, amicitia, glonOf ghria, honor, eSr
qtce fequttnttfr,Nohilitas,0' duitatis f/l, •jamilice Alla uetu^ate, libeitatey
feliatate, rehuscj^geflis commendatmhac^illis ipfis rehus, uiris etiam ac
mulieribus, uirtute aut Jiuitijs,aut alia re laudata claris, legitimisly nata
lihus celebratur. Uberi magno funt ornamento, fi multi funt, fi (ut uno
completior uerbo) boni mares ultra corporis bona, temperantia placent, t
fortitudine‘ fixminie, forma, proceritate, pudicitia, lanificio, Amicitia
multorum bonorum expetutunqua bona fore amico putent, propter ipsium amicu
agant, Diuitia nummis, agris,pra dtjs, fupelle 6 iili,mancipijs, armentisq;
continen tur: multitudine, magnitudine, pulchntudine, ex ceUentialaudantwr,
eafirma, amoena, utiliaq^ef- fe debent. Gloria datur, haberi in precio, putari
id conjecutum, quod uel plures uel boni pru dentes dejtderent. gloria diti fimos
beneficos plerumque fequitur, uel eos qui conferre queant beneficia, Honons
autem partes fiunt,facra, celebrationes, decantationes carminum, panegyri-, d,
sepulchra, slatua, alimenta publice: qticc barbaris placent, adorationes,
inclinationes, cebitus, in corporis /latu cernitur Hiratioe/l infpicienda:
animi magnitudo tunc, potiffimu furgit, fortitudo uero illa bellica (nam
domeftica grauioris eflatatis) incrementum ha bettneque fupereft quod fieres d
fortitudine, nifi fe in iuuenta patefecerit. Virili autem atati tantum demitur
de laude, quantum de uirtute de, fideratur ^Itaque oportet idatatis uiros effe
per- fe£liflimosi neq^qulcquam facere, cuius pudeat aut pceniteat. tunc
prudentia, rerum cognitio^, magnificentiaq; apparent. AtfeneSius patien, tiaplacet:
dulcedine morum, comitate, affabilita • teq;dHe^at.cenfeturq;praclara, fi
corpus non reddat infirmum J rebus publicis no auertittnon facit deni^ ut ueru
fit illud, Bis pueri fenes: qua- les funt creduli, obliuiofi,diffoluti,
luxuriofnqui. Inomni atate turpes, in feneSia uerq funtfcedtf, pm^
SeptimmiUHdfupereA tempus, qu6dj^ i^m hominis infequi dixermus . in uerycn non
femper dccafio efi: quod non omner sepultos di^a memoratu feqimtur,Si quando
tamen traSlare cotigerit, teftimoma,fi qua allata funtyr ucenfeantur, tam
divina quam humana in qms dedicationes temploru, confecratmes, fiattuti ' A
mommenta, publica decreta numerantur, hahk &fuumlocum ingeniorum
monimenta^u^era^ . ro laudem ante obitum consequutur. Afferunt et laudem liberi
parentibus, di]cipulipr ci Uerfus caperent, permijkAdem'que mfunehrr laudatione
hunc ordinem ofiendit, ut defunSii. prius Copiofelaudentur, fuper^lites inde
benigne moneantur, filii mox defimS^orum fratres^ aS tdntais ip forum
imitationem inuitentur : parens tumpofhremo et maiorum, fquifuperfunt^do^
BrawluSS confoktione leniatur, ROMANI AMBITIO hoc genus troEtauerunt, rmdta
fcripfhrutn: eirch I libr. dUctfaSia no funttex quibus rerum rioflrarum Ro^a?.
tiftorU eflfaShimendofior .^am illas imerire rionfinebant familia, sed sua
quasi ornamenta tcmtmimenta feritabant, et ad ujpfm fi qunei gmerisoccidif[et,
et ad memoriam la fnefticarum, illu&andamq; nobilitatem fltam: ttec alius
quifquam id ojficij fumebatfibi, nisi quidefuniioe Jfetcoiun Siifiimus, Sed iam
fatis vituperan- dedimus praceptoru in hominibus laudandis t et di eade qua
exegiffet fane ratio, ut aliquid de uituperatione laudandi ra diceremus,nifi
hic ipfe labor eadem nobis exem I; vituperationis idem sit ordo, qui laudadonis
i praceptac^uituperandi contrariis ex uitijs fumantur, non solum in hominis
tata, sed ante hominem, et post obitum, itt it iePmle, MeliOyM:^>MoHid
memori ^fro&Hf ‘ ^.Vridr fatis conf^y fine uirtutum ukiorut^i^ •m P» V
f^wrww 'I "JW tcSiaagams, contentihisque tuedi Bafmtyadho thtiies laudandos
pauca de cateris rebus in mple^, laudibus extollendo, quoaonus fiufch pere
uolentibus,imprimis a Deo Opt. Maxjnci piendu efljnueniffel^ eum, oftendiffeq;
nuptias mortalihustid'^ ita pro confejfo effe,ut non modo nos in hac pia uera4
t UiiuSytion auiditpudohs ji^ifjcatione, uocis t- m V / 0 po/?remo ^freyfjpme
pr lia, qu(t propter fdpfum aut ex confuetudinea eit, aut ex appetitu uel
rationali (}urluntas emm coniefl, cumratiorteineqque uifquani) diqidduidt nifi
honu putet)uel etiam irrationali, cufnfacitit ira cupiditas. Neceffee ergo,
qtuecun(j homines agunt, feptem tantum caujisfaceret fortuna, ui, natura,
confuetudine, ratione, ira, cupiditate. Fortuna accidunt, quce nec femper, nec
plerum(y, nec ordine fiunttcumipfa Fortuna,ac cidentium rerum fubitus fit atf inopinatus
euera tus statura ea jieri dicuntur, que remus: neceffee]}, iucunda omnia
uelprafentii fentiendo,uel praterita repetendo, uel futura ff e rando cotineri,
Qjuecunq; tame prafentia dele Bat, eademque fferatibus memoriaq; repetentib,
iucunda funtinec fecus e contrario Vnde in prtimfi hi pra^enty qui ipfi
laudandi funt, qui- bus'^ fidem adhibeamus cum eorum nihili fat iudicium, qui
nullo m precio habeantur. Amare etiam, amarique, beneficia conferre, egentibus
o- pem ferre, fuauifima: quod his abundemus, qus- vr' ir T homines, nam prd
parente e conditor pr* maioribus populi a quibus origine duxerint. junt ix fua
auguria, eX uaticinia t multumq^ hahent mBoritatis qui Aborigines, id efi
indigenmplexi, laudibus extollendo, quod onus fufch pere udentibus, imprimis a
Deo Opr. Pto.inci piendueflunueniffel eum, oflendiffeque nuptias
mortalibusudcj-itaproconfeffoeffeyUtnonmodo nos in hac pia uera^ religione, fed
etiam uetu flasloui lunonic acc^tum connubium retule rit, turbam^ dmrum
ingentem proeffe nuptijs uoluerit, nec contenti loueadulto,Iunoneriu efi^
j^ffnoHprM res intueri prafentes,Uf^enimpf aut animi promotione cogatur
d^obatio aut earum rerue^h uædb or^^reno: cogitantur,fid d caujareisque
defmmtunut jqtubusfita fiiutabuLe,teftimoniayfa£hti Conuentayleges, et
Mteraidgenus. Auttotaindij utationeyau targumentatione orationis collocata eh :
Mt in hæ '^ear^unentis inueniendis y in dia de traSiandis cogitandum.
Conediatio fit dignitate hondt eSediatm, ms, rebus gefti SyexifHmatibneuite
remusi neceffe ejl, iucunda omnia uel pr con- Jueta agere iucundum mauifeilo
fit, quis credat tantum afferre iucunditatis uicifiitudinem f necy iniuria, cum
fittietafis mater fit Similitudo, In- efi et fua indifcendo imitandoque
iucunditas: ifuce imitatione confequimur, etiam fi ipfa ni- hil in fe haheant
iucunditatis. ocium denique ipsum^ac iram, ri/«m j afferentia deleSiant. Po- C
z ftrema) too fkcm Oitludmmqtue fecundum naturmkctm* ditate ajferut, idcirco
quo coniunStiora fimt,eo funt iucundiora: ut homo homini ^ mas mari* qua ex fententia
feipjum magis homo amet necef fe e/lj quam reliquosicum fua ipfius cauft ccete
ros amet. Liberi deinde,& qua inter chara adntt merantur quanto plus ad
homine accedunt, tan to plus afferunt iucunditatis. Et iucundo quidem per^e6io,
eademque ratione iniucundo'(cwn eadem oppofitorum fit difciplina') facile erit
conoscere, qua caufa fit inferenda iniuria : ad Vtiuria affj Juccedat oportet,
quales fint qui iniuria cateror dentes qui afpcmt.Sunt autem, qui facile
inferre poffe ar^ hitrantur, uel celare jperant: aut fi deprehenji fint,
nullas, uel quam mmimas daturos fe pcenas: plusq; in iniuria lucri,
uoluptatis'ue, quam in luen da pcena damni mcerorisq- inejfe exiftimantJniu
riam facile fe poffe inferre eloquentes, diuiteSf aSiionihus exercitati, experti,
multis nixi amici* tijs, clientelis^:uelfi ipfi careant, in habenti* hus
amicis, seu sociis, feu miniflris, quod illorum se patrocinio tutos putent,
Praterea fi amici iudi cibus fint, uel his qui iniuriam perpetrant* ludi tot
cts enim leta moUil^hrachio in amicis ag^^ann eorum iniurias acjuiore animo
toleramu. QeU re autem feipfos poffeU^erant, qui omni uacare juf^e^ione
uideantur,ut d^ormes adulter'^-, sacerdotes flupri,dehdes pulfationis,&'ea
qwt pa idm ante oculos funt neque enim aperta ^ quaq^ ingentis laboris fit
tollere, ohferuantur, Caue^ muslj' potius nobis ab ufitatistut uidemus in mor
his accidere : quos illi timent, qui fiint experti. Clam etiam fefaSiuros
putant,ipiihus nullus ini micuSyUel quibus plurimi.illhquod no obferuen^ turt
hi uero,quum omnibus fere fufj^^^i fwt,no mdeantur ob nimiam cu^odiam clam
facere po- tuiffe^mukos quoque locus,commoditas,moreSj que celant. Inuitant
etiam ad iniuriam facienda, iudicij propagandi, propuljandi, corrumpendi, uel
certe ob inopiam euadendi f^estlucrum quo que apertum, prafens,magm,prafertim
fi dm- num occultum paruum procutue fit. maior etiam utilitas, quam ut par
fupplicium excog ari pof fit : ueluti efl rannis . Sunt^ proni adiniuriam, qui
inde lucrum petunt, neque quicquam malipreeter ignominiam uerentur, quibus que
id G } frcijjc fecijje laudi afcrihiturtut parentes quacim fint qui inferant,
quiq; patiantur, fatis arbitror ex his qua in medium adduRa funt poa tere.Sed
quonianon omnibus eadem uidetur iniuria, fapeq; ufu uenit ut plus doleant laft
quam par fit,minusq; noctdffe fe putR nocentes quam fecerintCquod aliena mala
no fentimus, et noRra maiora quam fint iudicamus ) idcirco de iniuria primu
iureq^faRis,mox de maiore minoreq^ iniu ria paucis differamus, Iniuria
iureq^faRa omnia legibus primUm duabus, deinde quibus funt bifa riam
determinantur, leges aut duas appellamus il las ipfas iu/li partes, qua
ternario a nobis nume- ro in iu^i definitione funt expojfita, comunem fcilicet,
qua fecundum natura fit: (^propriam, qua in scripta non fcriptam diuidatur.
Qui- bus uero iniuria fiat, bipartito conflituimus.aut enim emunis laditur
focietas, ciuitasq; ipfa offenditur, ut in militUiaut unus alter ue iniuria af
jiciturf tOJT ftcitwr,ut in adulterio,qu horti quadam eleSiione, quadam uero
^eSiuconuiA. Cueiufinodi: quid jit illud de quo agitur definiendu eB,ur popimus
iwre ne an iniuria querd^ tnur injpicere . pr quonia iuftorum iniuftorumq^ '
duas partes connumerauimus, firiptas fdlicetle gd,^ no ficriptas, deq- fcriptis
affatim demon* firatti eft : pauca de no fcriptis funt recenfenda. alia enim
per excejfum uirtutb uitijq;Junt, in qui hus uituperatioes,honores, infamia^iut
gratias habere benemerito,amicis praflo effe, et his fi* milia.alia uero ex
lega fcriptarum defe6iu:deejl aut fcriptis legibus, uel qu latores aliquid effi
gerit,uel quod confulto pratermiferint,cu detet minare figillatim omnia
nequiuerint.ne^enint fi de tiuinere agatur, quo ferro, quali, quat&ue, G y
coth tO^constitui potest, Eil igitur aquum (juoddm ha numq;, quod
praterlegefcriptamiufiu cenfea- turimultaque etid lege scripta putatur
iniufla,qua aquo homq; tutari Poffunt. Bade
ratione no tan ti errores faciendi funty quanti iniuria:nec*tanti qwt aduerfa
eueniut fortuna, quati errores. nam adversa fortuna feri dicutur,quacu prceter
opinione, non ex malignitate puntterror uero no 'præter opinione, fed fine
malignitate ft. At iniu . ria cSt* opinio e^i O’ malignitas, Æquu e/l etiatn jn
rebus humanis ad ignofcendu commoueri: eJT* non lege,(ed legis fcriptoreino
uerha,fed fenten ti^:nonfa Siu, sed voluntatet non partem, sed to tminon qui
nuc, fed qui pepe, aut fere fmp fut ritconfuierareibenefciorupotii qua
iniuriaru, accepti! quam collati meminilje : iniuriaaquo gnimoferre, oratione
potius Mam re difceptare, et ad arbitru magis quam inforu defcendere,na arbiter
equu bonuque, iudexiuflumf^e Slaune^ gha ob caufam arbiter eligitur, nifi
utaquum ho tiumq-fuperemineat. Atq;hac deiniuriaiurec^ fa£tis
di£lafufficiat,Haior aut minor ue iniuria inultis modis cognofcitur i eaq^
maior exiflima i 07 htr,qH<e i nudori t profcifcendi toh 4e <{uee minim
funt aimiruty ttutxitM mterdu td deturtcu ispr^fertim qui terunciufwctur^quid
kis iudicetwr ablaturus . Ma^itudo quoq; dam m maiore facit inturid, fi par
mUum juppliciurH ' excogitari, aut remediu adkiben pofit : na ultio et pcenapro
remedio fut.nec minor, cu qui ppef fus turpitudine ferre no poteritiut qui
accufatus ^ fibi uim intulit, maledico(y carmine laceratus hh queo pependit
.E/i et in maximis, foiu aliquid fd cere,uel primu,uel cu paucis: pnefertim
fiid fa* ciat fsepe, caufam'ue legi nou<e dederit, aut cor- ceri, aut
supplicio. QM»et maior cenfetur im«-ria, quce plurimu dijiet ab humanitate,
beftiaruL fit quam ftmillimaiet qiue cogitatojit, quaq; audita homines magb
timent quam mifereantur. Am plificatur aut omms iniuria,quod euerterit multa
iufta,iufiurandu, datam dexteram,hojpitium,fi dem, affinitatem'^ contempferit.
Ad hæc maius redditur peccatum, fi ibi deliquerit, ubi iniufti puniunturiquod
faciunt falft te/ies. ubi enim no nocebunt, qui apud iudtcem peccauerintfEa
etia ^maiora funt, in quibus fumma turpitudo, ingratitudo I fOdtudoli htgens.nm
bis pecatyquodnon lenefi^ €ity^j}i Umde.Sedhac&‘ longeflurayfij lidmitudii
artis<^ adhibuerit, facile orator fuo iiigenioaffequetur:nohisdemonflraffe
fat fitge tueri iudiciali neceffariay^uid potiffimu circa ittr luria
uerfetur.Eius generis proprium eR rita difcuteretomnes flatus capit, omne artis
exi git fupelleSiilem, omnia dicendi genera cu ufus cxpoAulat: neiy ullum genus
e/l, in ^uo df^, flcilius^oriofius'^fe poffk orator exercere, ab Optimis
utriuscg lingug autoribus excerpti, quotn perducendis ad eloquentia iliis
adolefcentibus uttjfolebat. lli'k àrtaiì lì. rflltllli hK iPÆCCy P. Ili *^i a
aaa^ki^Mi^kirtH Concludo qucmC appendice con un voto. Bemékè ìm Jfibliotcca di
P. sia stata, or per a tarisia fratesca, or per incuria dei custodi,
deplorabilmente assottigliata, pure di codici e di edizioni annotate avanza
tanto da potersene fare uno studio accurato, che non ci abbia da essere niutw
dei nostri guh vani filologi a cui non nasca questo desiderio Cosi scrive
FIORENTINO (si veda), qnan;]So, tratteggiando da par sao il sorgere ed il
progressivo sviluppo della gloriosa accademia di COSEN, rimaneva ammirato
dinanzi al- Tulta figura del suo fondatore, P. Dovendo, tre anni or sono,
scegliere un argomento por la tesi di laurea, molto opportuna ci parve
l’indicazione di FIORENTINO (si veda); sicché, per quanto fin da principio ci
accorgessimo della difficoltà dell'impresa, alla quale ci accingevamo,
fiduciosi ci mettemmo all’opera, non colla presunzione di adempiere il voto del
dotto FILOSOFO, ma per mostrare che vi era chi accoglieva il suo invito.
FIORENTINO, TELESIO, Firenze Siieo. Le Monnler. Il II I II I I m w l,mtm
>.1. m > por dar prova, so non altro, elio la polvere ola tignuola non
meltono poi tanto spavento, da faro presto presto strizzare Poceliio ed
arricciare il naso scliifiltoso. Ora ò appunto quel lavoro, benevolmente
giudicato prima dalla commissione esaminatrice della facoltà letteraria di
Napoli, e poi da lla Eacolfii del R. Istituto superiore di Firenze, che,
riveduto e ritoccato nello sue parti, sottoponiamo al giudizio del benevole
lettore. Oli scrittori contemporanei di P. si mostrano addirittura entusiasti
di luì, non gli risparmiano le \ìì\i alto lodi, e no magnificano con parole
altisonanti il valore e la grande erudizione; ma a ben poco si riduco tutto
quel rumore, che menano intorno: suppergiù non trovi che notizie inesatte, che
gli uni copiano dagli altri, e che ripetono sino alla noia, inni, ditirambi,
epigrammi, tirate retoriche e che so altro. Ma la critica manca completamente,
o appena si azzarda a far capolino. Degna però di nota ò la monografia che
pubblicava Jaunelli (si veda) sulla vita e sui saggi di P. De vita et scriptìs
P. consentini phiiologi celeberrimi, commentarius a Cataldo JaimeUio, regio
bibliotecario academico herculanensi et conscntino cluciihratus; ab Jamiellio
ratris filio conseutinæ Academiæ pariter socio, cditiis, præfation$ et tuxis
auctui, NeapoU, tipis Banzolii. Con tutto il rispetto dovuto al dotto e yalente
archeologo, ci dispiace di dovere fìn da ora asserire che il nostro giudizio
sull’opera sua non sarà molto lusinghiero. La vita da lui scritta è un magro e
nudo racconto che si riduce alhi semplice esposizione dei fatti, alle sole
citazioni, senza che nulla si agiti intorno al protagonista e v'imprima un po'
di varietà e movimento. P. professa a Napoli, a Roma, a Milano, a Vicenza, a
Padova, a Venezia, ha molti nemici, solivi molte persceuzioni, e torturato
dalla gotta e muore a Cosenza. E può mai questa chiamarsi biografia? Dov'è
l'uomo, che ti si presenta innanzi coi suoi aifanni e colle suo miserie, colle
sue passioni e coi suoi disinganni, senza grave sforzo del lettore? P. corre
errabondo di città in città, trova nemici acerrimi ed ostinati, che gli si
gettano addosso a guisa di cani mordenti; ebbene, perchè tutto questo ì Xe è
forse egli meritevole per l' indole sua, X>er l'incompatibilità del suo
carattere, opx)nre quelle lotte, quelle persecuzioni sono il portato legittimo
dei tempi in cui vive, di quel tempo d' interminabili litigi, il tempo dell'
Umanesimo. Non lo dice lJannelli. Egli pare che faccia poco conto di quel
x>i'ecetto, che il valore esatto di un uomo non si ha se non quando un tale
uomo, come l>enis8Ìmo osserva Graf, si considera [Attraverso, Looschor,
Torino.] nelP ambiente sao, in mezzo alla vita. varia e complessa di cui egli
è| al tempo stesso, organo e prodazione. Per la qnal cosa, dopo aver letto il
commentario di Jannelli, quaP è l’idea che il lettore si è fatta di P. f Oiò
che si è detto di Gaio può dirsi di Tizio, non vi è nulla che caratterizzi
l’uomo, non appare l’essere vivo d’ALIGHIERI, l'individuo tutto intero, tutto
d' un pezzo, la persona libera e consapevole di Sanctis. Oltre a ciò non ci
dice lo Jannelli se ò giustificato quel lugubre lamento, cbe emana da tutti i
saggi di P., specie dalle orazioni inedite. Se è vero quello straziante
singulto, cbe erompo da quel mesto componimento, l’ elegia Ad Luciam, in cui si
sente lo sconforto di un' anima abbattuta, un phato9, cbe ti aggbiaccia, un
tædium vilæ, che ti stringe il cuore. Su tutto questo tace il biografo: Innanzi
alle innumerevoli miserie, cbe affliggono il suo protagonista, egli non si
commuove punto, le narra senza commenti, senza riflessioni, trascurando così
completamente il lato artistico, cbe non consiste nella semplice forma. Ma
richiede anche il concetto, consistente in quell’elemento subiettivo, in quella
speciale maniera di saper spiegare e rior- V. nostro lavoro : L'elegia e Ad
Litciam » di P. e il Bruto mitiare di Leopardi, Ariano, Stali, tip. Appaio
Irpino, ISOO. ] dinare i fatti, facendoli tutti dipendere da un' idea unica,
cbo abbracci in mirabile sintesi tntta la vita di un individuo. Le copiose
notìzie, con tanta pazienza raccolte, sono gettate lì, senza essere state prima
elaborate, non v’è sintesi, ma lunga e pesante analisi; sicchò manca
completamente la riproduzione artistica delle notizie trovate, che f^ apparire
coi suoi pregi e eoi suoi difetti la persona presa a tratteggiare. Bisogna però
convenire che, rispetto a P., non ò cosi facile riuscire neir impresa: perchè
si possa avere una completa conoscenza di lui, non bastano le notizie, spesso
inesatte, che ci danno i filosofi contemporanei.È necessario che il biografo
sappia ficcare lo viso infondo ai preziosi manoscritti inediti dell' insigne
filologo, e studii ed analizzi soprattutto Pampio codice, che contiene le ora
zioni tenute dallo stesso, al principio dei corsi, nelle diverse città, dove è
chiamato ad insegnare. In questo codice l’infelice umanista ci dà piena
contezza dei suoi mali, dei suoi nemici implacabili. R. Biblioteca di Napoli.
Cari. aut. min. 317 per 223, di e. 164 non numerate, uè tutte interamente
scritte, oltre due o più bianche, già guardie di esso; ò legato di pelle. —
Incipit € Epithalamium, esplicit € Oratio ad. Discìpulos. Come tutti gl’altri
manoscritti parrasiani, questo, codice divenne prima proprietà di Scripando,
come dalla seguente didascalia finale : e Antonii Scrìpandi ex Jani Parrhasii
testamento, e poi passò alla Biblioteca di S. Giovanni a Carbonara, di dove
alla R. Biblioteca borbonica. Nella CaUibria Citeriore, in fonilo a quel
granilo ellis- soide, eh' è la valle del Crati, formata dalla catena
degl’Appennini, che ai contini della Basilicata si dirama in due opposti
bracci, V uno lungo il golfo di Taranto o l'altro lungo il mar Tirreno, sul
fiume Crati e Busento, sorge la (Vii- sentia di STRABONE e di Appiano
Alessandrino, la metropoli dei Bruzii, come la chiamano LIVIO, PLINIO, Antonio,
Pomponio Mela. Bella e famosa città, dal territorio ubertosissimo, dove,
facciamo nostra. L’espressione di uno dei più fervidi apologisti di essa,
Sambiasem stan gareggiando insieme Cerere e Bacco, Pallade e Silvano, e Pomona
con Flora i. Occupa una bella pagina nei fasti civili e militari d' Italia. Ma
merita soprattutto un posto importantissimo nella storia dell' umano pensiero.
Basta dare un semplice sguardo alle opere di Barrìo, di Spiriti, di Zavarroni,
d’Ughelli, d’Amato e di tutti quegli altri filosofi calabresi, che [Ragguaglio
di Cosenza, Napoli. De Siiu et antiq. CalaMæ, Roma, Memorie dei filosofi
cosentini, Napoli. Biblioi. Calabra. Napoli Italia Sacra \jSi) Pantapologia
calibra, Napoli. diuanzi alle gloriose mciuorie ili Cosenza, entusiasmati,
hanno sciolta la loro lingua alle più alte lodi, per comprendere quanti forti e
baldi ingegni abbia nei diversi tempi dati alla luce: Telesio, Galeazzo,
Coriolano e Martirano e soprattutto la fenice dei moderni ingegni, Telesio,
potrebbero illustrare, nonché una città, una nazione intera. E P. non è anche
lui nativo di Cosenza! Sebbene tutti i suoi biografi lo credano tale, e non
sorga a negarlo che solo Aceti, il quale con scarse ragioni, gonfiate da un
esagerato spirito di campanile, sostiene che P. è nativo di Figline, villaggio
presso Cosenza, puro noi, per varii motin, dubitiamo che egli sia cosentino nel
vero senso della parola. Anzitutto perchè troviamo ritenuti per cosentini
parecchi valenti nomini di quei tempi, come Bonincasa, Cornelio, Mazzucchio,
che sono nativi di quei diversi villaggi, detti volgarmente casali, che
circondano Cosenza e sono ritenuti come tanti sobborghi di essa. Poi perchè P.
nelle sue opere, sebbene ne abbia tante volte l'occasione, non ricorda mai
Cosenza come sua patria, a differenza di tutti gl’altri filosofi di questa
città, nei qnali, come nota FIORENTINO, si vede una certa ostentazione nel
determinare la loro patria, e nell'apx)orre al proprio nome l'epiteto di
cosentino. In una lettera a Tarsia si congratula del risveglio letterario della
Calabria e specialmente di Cosenza. In un'altra, diretta a Pagliano, parla dei
[Animadcersiones in Barrium De Situ et antique Calabriæ ed. cit. € Vir iste
inter omnet acvi sui erudi tissimus facile prìnceps, ad Fillooum, tire Felinum
pertinet, patriam tuam ac meam. De Rebus per EpisL quæsit.] cosentini mostra
che non dimentica mai Cosenza, che anzi l’ama teneramente; ma non dice mai
nulla, da cui si possa dedurre che egli stesso sia cosentino. Ne basta:
nell'orazione inedita, tenuta e Ad Patricios Neapolitanos), il ?. per ben
predisporre gli animi verso di lui, fa noto che ha già inserì guato parecchi
anni nella nativa regione dei Bruzii: e prìus I: aliquot annos frequenti
auditorio in Brutiis, unde nos ortum dncimus, interpretandis auctoribns
impendimus. Ora perchè qui ricorda i Bruzii e non Cosenza, dove realmente
insegna prima di andare a Napoli? Non crediamo parimenti trascurabile Fultra
prova, che ci fornisce un codice inedito di Mnrtirano, cosentino, discepolo di
P., da noi rinvenuto nella Biblioteca Brancacciaua di Napoli. In questo codice
iutitolato De Famliis comsentinis, Martirano non fa menzione della famiglia del
mæstro, e ciò non sembra fatto per semplice dimenticanza, poiché in un sonetto
dello stesso scrittore, sulle famiglie di Cosenza, riportato dal Sambiase e
riprodotto dal Fiorentino, si nota la medesima omissione. E in ultimo è
ravvalorata sempre più la nostra tesi da una lettera contenuta in un altro
codice inedito di P., che si conserva nella biblioteca dei PP. Gerolamini --
Bibl. Brancacciami di Napoli. Cod. e De FamiliU coaseatinit CommentarìuB. Ai
cultori di memorìe cosentine indichiamo i due codici inediti, che ti trovano
nella stessa Biblioteca: € Rclacion de la Ciudad de Cosonzia. De Syla
Consentiæ. ex historìcis, Bibl. dell'Orai, dei PP. Gerolamini di Napoli. Cod.
Pil. Cari. mise, apogr.,leg. di pelle. È dello stesso formato dei codici della
Bibl. Nazionale e proviene. 0t0immjmtmi' I afti^fci y** In quella P.
roccoinaucla caldamente ad Inghirami, bibliotecario della Vaticana, il caro
amico Cesareo, che egli chiama suo e conterraneus. Non pare che P. gli avrebbe
dato l'epiteto di e civis i, se anche lui, come quello, fosse stato cosentino
Tenuto conto di tutte questo ragioni e delle notizie enfaticamente forniteci
d’Aceti, il quale fa menzione di un altare gentilizio di P., di una lapide
commemorativa del Cardinale P. Paolo, esistenti in FIGLINE, come pure di altri
documenti tratti e ex librìs Baptizatorum, ci sentiamo indotti a erodere che P.
fosse realmente nativo di Figline. Ma Cosenza e per lui la vera patria di
adozione, l'ama sempre del più tenero amore, fino a quando fluì in essa i suoi
giorni, e sebbene non si sia mai dato l'epiteto di cosentino, pare che non gli
sia dispiaciuto d'essere stato creduto tale. Anche noi x)erciò, pur sapendo di
tradire in parte la verità storica, continueremo a chiamarlo cosentino. I
biografi non sono d'accordo circa le origini della famiglia di P. Alcuni
affacciano degl’ipotesi, altri fanno delle gratuite asserzioni (“He has a corch
screw in his pocket” – H. P. GRICE – cork screw -- ), fra queste degne di nota
quelle del come Morobfa, dalla stessa Biblioteca di S. Giovanni a Carbonara, di
dove pare sia venuto in proprietà di Valletta e da questo ai Gerolamlni. —
Cont. Campanarum Epist. Panhormitæ », di e. 56 scrìtte, più 6 bianche, già
guardie. Incip. Ad Nicolaum . Buezotom > ; expl. € et genus humanum. Seguono
: € BpistoUe P.» di e. 30; incip. e T. Phædro, romanæ Æademiæ, expl. e epistola
Minoritaiio ». CiiioccARELij — De iUusiribtis scriptoribiis ecc. Ncapoli.] Come
vedremo P. ò alterazione di P. Gonzaga cho, fra lo altro cose, chiama il
marchese P. di Napoli, rappresentante del ramo calabrese della famiglia di P.;
mentrOi da notizie da noi assunte', ò risultato che l’ultimo rampollo di essa e
P., marchese di Panicocoli, di Benevento. Questi, con gentilezza degna della
nobiltà ed eccellenza della sua famiglia, ci fornisce le seguenti notizie,
tratte da diplomi e privilegi. Guglielmo, nativo di PARIGI, nella FRANCIA,
portatosi in Italia all’epoca del re Carlo I, lascia il primitivo ed originale
e reale cognome di LANCIA e prese quello di P. Da Ruggiero, suo figlio, nasce
Matteo ed Andrea, che, uniti al padre, militarono con grande onoro sotto lo
stendardo di Ferrante I d*Aragona, come apparo dal privilegio d' immunità e
franchigie, confermate poi da Carlo V. Avendo il suddetto 5ratt.eo operati
molti e prestanti servigi al suo re, ha in premio il feudo Aconaste di
Alipraiido, confermato dal re Alfonso. Illustri discendenti di Andrea e Matteo
sono Guglielmo e Gualtiero, i quali da Ferdinando il Cattolico ha in dono il
castello di Kalamo, nella terra di £se, come appare dal breve di donazione, da
noi osservato in Benevento presso il marchese P. Da Ruggiero poi nasce una
delle maggiori glorie della famiglia, P. Paolo, valentissimo giureconsulto, che
tenne cattedra a Bologna ed in altre città d' Italia, e giunse all’onore della
porpora. Ora t^ma qui opportuno osservare che la famiglia P. si diramò poi in
Messina, Oastrogio vanni, Mineo, [Conte Berardo Candida Conzaga. Memorie delle
famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, Napoli. Archivio di S,
Agostino alla Zecca, Documento, Archivio di S, Agostino alla Zecca, Privilegio
registrato in Lentini, Napoli, Bologna e Reggio. Ma il ramo principale e quello
di Calabria, il quale a sua volta si dirama nei P. e ex Bugerio da cui dice
Cardinale, e nei P. e De Thomasio. Da quest'ultimo ramo, da Tommaso,
consigliere di S. Chiara, e da Pellegrina Poerio, nasce P. Discende questi
dunque da illustre ed antica famiglia, in cui pare siano stati ereditari
l’cccellenza dell'ingegno e l’amore alle >nrtn ed alle alto ed onorifiche
imprese. I filosofi del tempo sono concordi nel tessere gl’elogi dei genitori
del P., lodano la coltura e l’alto sentire di Tommaso, non che la nobiltà d'
animo della madre, che fe rapita prematuramente all’affetto dei suoi. Non tarda
molto a palesarsi in P. quella grande tendenza ed attitudine allo studio della
filosofia, e quella grande tenacità di mente, che fin dai primi anni fa
presagire nel giovanetto uno splendido avvenire. I n primo suo mæstro sta
Grasso, detto il Podacio dalla patria, Serra Pedacia. Molti filosofi no lofiano
la dottrina e la bontà del cuore, sicché sotto la guida di lui P. fa rapidi
progressi, dando presto chiare prove che il discepolo supera il mæstro. Gi
rimane una lettera, indirizzata a Grasso, in cui l'antico alunno scioglie
alcune difficoltà letterarie, che quésti gli ha proposte; ciò che in altri
generato un [Loca Gaurico — Traci.Da Nat., Op., Jamtislli, P.. — De Rebiu
ecc.Orai, in epist. Cic. ad Alt., ediz. Mattltæi, Neapoli, e In optimam matrem
meam primo desævit fortuna integra adhue ætata. De Rebus ecc. Zavarroni. — Op.
cit. fnXk'^ lAk^Ài •-T»*, che si legge nella cosi detta apologia di Vallo. Passato
un certo tempo dalla sua venuta a Lecce, P. incorse nell'ira paterna per
essersi mostrato poco disposto allo studio del diritto. Essendosi però il padre
piegato a più miti consigli, egb", allettato dal bel nome, che gode a
Gorfù Mosco, spartano, al quale accorreno da Veneziike da ogni parte d'Italia,
non che dalla stessa Grecia, tutti quelli che desideravano pe- [De Rebus ecc,
ediz. cit., Comm. del P. al e De Raptu Proserp. Claudiani, Milano] Multa tamen
in Græcia antea ilidioerat, admodum prætextatus, in Japygla, quam regia
potestata Tamìsiui, pater eius, obtinebat, usua præceptore Stizo, cui nihii ad
summam defuit eruditionem filosoficam, præter quam maiua nostrarum litterarum
sindium. Jannblli. to«Mi«^hMiA«Mta ] notrare nello intimo bellezze del greco,
volle recarsi colà| e pare che vi si trattenesse poco più di un biennio. Non
possiamo dire con procisiono quando egli si portasse dal nuovo mæstro, pare
però eerto che ritornasse a Cosenza intorno, come ci aiTerma un passo del suo
Commentario al De Raptu Proserpinæ di Claudiano, P. parlando della Delia Oliva
di Catullo, ricorda che per fonte e non per albero interpreta quell' Oliva
quando a Cosenza ha a mæstro Acciarino. Tornato a Cosenza, riprese quindi P. lo
studio del latino sotto la guida di quest' ultimo, tanto lodato da Poliziano, e
ben presto rivela i frutti del savio ed ordinato insegnamento del dotto mæstro,
riportando a Callimaco quel carme, che ha per titolo e ri ahtx », o
interpretando per la fonte che esiste nella Beozia, e non per albero, la Delia
Oliva di Catullo. Giraloi, De Poctis sui temporis. Dial. II. TIRABOSCHI, Storia
della letter. it. — Roma. Spera. — De nobil. profess. gramm, Apologia del
Vailo. — e lode Corcyram profeotus, operam Mosche dedlit 000. P., Commentario
al De Raptu Proserpinæ, Poliziano. — Epistolæ, Commentario al De Raptu
Proserpinæ. Non bisogna però tacerò che anche P., corno tanti altri umanisti
trova nel paciro un fiero oppositore ai suoi studi prediletti. E ornai divenuta
tradizionale nella famiglia P. la tendenza alla carriera giuridica, sicché
Tommaso si mostra dispiaciuto verso il figliuolo, che preferisce lo studio
della filosofia e dei classici a quello del digesto e delle pandette. A quale
perìodo della vita di P. deve però riportarsi questo fatto! Jannclli,
esagerando anche lo sdegno del padre verso il figliuolo, afferma che bisogna
riportarlo a quel tempo in cui quest' ultimo apri pubblica scuola a Cosenza [V.
Un accademico pmitaniano, precursore d’Ariosto e di Parini. Ariano — Stab. tip.
Appiilo-Irpino. De Uchus per cpisloìam ecc.: e Neque vero comineinoralH), quod
ut hune quantulu in cuinque litterarum profectum iiiorarctur indulgciuU alioqui
in me patria animum depravavit Fortuna, no sumptuA ai ooìa Musarum
auppcditaret, taroquam relieta a maloribus trita semita degeneri, quod, ut
illi, leges ediscere neglexerìra. Morelli — De Patricia consentina nofnlitaie,
De vita et scriptis ecc. A. qia:«o paukasio Ciò non ò prosaniibile, poiché
Tommaso P., da uomo accorto ed intelligente quaPerai non avrà certo atteso che
il giovane avesse raggiunta l'età di 21 anno, per costringerlo a battere la e
tritam semitam gentis suæ i. Più logico invece ci sembra che egli cerca di
piegarlo ai suoi volerli prima che del tutto uwa^^N!w' luuuincrcroli quesiti di
diritto, tratti dalle opere dei pia valenti giurecbusulti, corno ULPIANO,
Paolo, Modestinoi PapiuiiiDO ecc., bisogna notare il lavoro paziente del
giovanetto, reso ancora più manifesto dai non pochi errori grafici, in esso
ibcorsi, ed eliminati evidentemente da una futura correzione. Pare però che in
Tommaso P. abbia finito col trionfare la generosità del suo animo. Sicché,
specialmente quando vide l'altro, figlio Pirro battere la strada dei suoi
antenati, dove certo venire a più miti consigli verso P., e permettergli di seguire
la naturale tendenza del suo ingegno. Non crediamo punto di errare asserendo
quindi che egli stesso lo consigliasse a lasciare Cosenza, dove presto la
scuola di luL. cra salita in grande onore, ed a recarsi a Napoli, dove già egli
occupa la carica di regio consigliere di S.Chiara Però inclineremmo a credere
che P. non si recasso allora a Napoli per la prinia volta, poiché nell’Oratio
ttd ratritios neapoliUiìtos dice che, essendo venuto colà per salutare
gl’amici, da questi, che già per prova dovevano conoscere il suo valore
letterario, venne invitato, anzi forzato, a tenere un corso /li lezioni sulle
Silve di STAZIO. Non crediamo qui necessario trattenerci a discorrere del
Pontano e della sua Accademia, dopo il cenno che ne abbiamo fatto in altro nostro
lavoro; solo ci piace osservare che sebbene P. si assumedse il Toppi. — Dj
Orig. Tribun. Bibl. di Napoli. € Ai io præsontiaruui Viri patritli, quum
ofiilii causa, ut amicos inviseremas, A'I vostram rempublicaiu ornatisshnain
aodique vorsum me contulissem, ab eìndem post aliquot dies inissIoDem impetrare
haudqaaquam potala quod dicerent nostræ consuetudinis iucundltate teoeri eoe.
Un Accadeimco poHtaH'ano precursore d’Ariosto e di Perini, Ariano, Sub.
Appulo-Irpino. tei*«*MÌB iimtaa lm Pantapdogia ealabra, — Napol, De Patricia
consentina nobilitate. Venezia, Morelli. e Ferdinando II regi admodum carut,
cuius ingenita servitia laadantur, Bibl. Nazionale di Napoli. La lettera si
trova nel codice già descritto. Il M«MkMd«M*^*k#«J)A« j V^»^tlm, Dopo avere a
lungo discorso della divinità egizianai P. cosi pone termine alla sua lettera:
e Qui Fortunæ si nonduin omnes ad unum bonos libuit excindore, si nomen
Aragouium propitìa rospicit, te, lapsis tuomm rebus, incolumen servabit, discot
abs te clementiam, mitissimoque Principi mitis aliquando fiet. Tu rnrsus
maiores tuos intueri debes, ascitos coelo, operamquo dare ut, nude per iniuriam
doiectus cs, industria virtusque te rcponant. Come ognun vede, questo principe
aragonese per iniuriam scacciato dal trono, non ò altro che Ferdinando II, il
quale dopo la battaglia di S. Germano e l' insurrezione degl’Abruzzi, non
avendo potuto mettere un argine all’invadente piena, che si era rovesciata nel
suo regno, lascia Napoli per fuggire alla volta di Ischia. Merita similmente di
essere riportato il seguente brano della lettera in esame: e Audio te esse
egregiæ iudolis adolescentnlum, animo alucrem, iugenio potentem, frugalitatis
et continentiæ in istis animis admirandæ, patientem laboris, a voluptatibus
alienum, firmiterque laturum quicquid inædificare, quicquid tibi fortuna
voluerit imponere. Dai passi succitati, specie da quest'ultimo, in cui è
descritto minutamente il carattere di Ferdinando, chiaramente si vede come tra
il principe ed il filosofo sia esistita, pia che una semplice relazione, una
vera e cordiale amicizia, che crediamo abbia avuto origine fin da quando P.
Audio è qui adoperato noi significalo di conoscere. Cfr. CICERONE: 4 Audit
igitur mena divina de s^ngalla. A--, -1- a . lait. "-Tfc'- i r» t * mi^ ^i
i H m» ; e fo- ccndogli affidare V ufficio di e cavaleris penes capitaneos
terrarum Montaneæ et Civiteducalis, potestate substituendi, cum gagiis et
emolumentis, lucrìs et obventionibus solitis et consuetis et debitis. Non
ripetiamo tutti gli elogi proiligati nel documento in parola. Ci limitiamo a
riportare solo il seguente brano, in cui chiaramente si vede l'alta stima, che
il re Alfonso ed il principe Ferdinando avevano di P. : e Nos autem habentes
respectum ad merita sinceræ [Chàritio. Endimione. ^ Canxooe Vili. Le rime di
BenedeUo Gareih, detio il Chariteo.Napoli. Erroneamente Tafuri crede di
identificare nel Barrhasie dtà Chariteo, Giovanni Marrasio; come pure a
ingannarono coloro i quali supposero che fosse Barrasio, regio consigliere et
presidente di Camera [Archivio di Stato di Napoli. — Collaterale prìviL Aragon.
clovotionis ot fide! præfati Pauli, ac considerantcs sorvitia per oum Majestati
nostræ praostita et impensa iis et aliis considerationibas et causis digne
moti, præfato Paulo ad eius vitæ decarsum iain dieta officia. ; haberi volumus
pro insertis et expressis et declaratis. Pare però che P. non occupa a lungo
questa carica, che, se gli procura danaro ed onori, non dove certo concedergli
il tempo necessario per dedicarsi ai suoi studi prediletti. Ecco perchè lo
troviamo a Lecce in DeeU" iiam 8cribarum carica molto onorifica, alla
quale non puo aspirare e nisi honesto loco natus, et fide ot industria cognita.
Di queste due cariche sostenute a Taverna ed a LeccCi si rammenta P. con
rincrescimento e disgusto quando svaniti i sogni si dedica di nuovo e con pia
lena allo studio delle lettere: e lam vero piget neminisse quod ab ingenuis
ai-tibus ad calamum militiamque me tradaxit Fortuna i : n P. né in questo, né
in altiì luoghi ci dice quando impugna le armi. Non crediamo però di errare,
sostenendo che ciò sia avvenuto nella lotta degli Aragonesi contro Carlo Vili e
non dopo la caduta di questi, e ut consuleret sibi patrique i, come crede lo
Jannelli Come i suoi illustri antenati, nei quali rifulge inteme- rato il
sentimento della fedeltà e della gratitudine, P. corse subito a prestare Peperà
sua in difesa del suo signore, e se dopo, come abbiamo visto, egli si penti di
ciò, bisogna rl- Apologia del Vallo, Ipse Janus in eam provinoiam Japjgiam,
quam pater rexit, adolescens Scripturam fecit. Ouæsùa per epi%i. — Orai, ante
pralect. in epist. Cie. ad Att. h I I i*' i ' 1 ^ 1 là i M "j i \ Mr
'cercamo la causa nel suo giusto risentimento, quando vide la sua devozione ed
il suo zelo indegnamente ricompeasati da re Federico. Oi parrebbe quindi
verosimile che P. segue il principe Ferdinando, quando con un corpo d'esercito
e mandato da re Alfonso nelle Romagne, e che prendesse parte a tutte le vicende
di quella poca fausta spedizione contro l'Aubigny, ed alla stessa battaglia di
S. Germano. Ciò non risulta chiaramente da alcun documento, ma siamo indotti a
crederlo da quello speciale interesse, che P. mostra di aver preso alla causa
aragonese, e da quel continuo accenno all’armi, a cui, altrimenti, non sapremmo
dire in quale altro periodo della sua vita egli si sarebbe rivolto. Torna utile
riporUro i seguenti versi di un epigramma di P. contro Nauta, suo fiero nemico
(Apologia di Vallo). Si fortuna levis de Consule Rhetora fecit. Et ferulam
gerirous qua prius arma manu. Nonne eoe. La parola co9isìU ci fa credere che P.
fosse giunto a qualche alto grado nell’esercito aragonese. i«A>^i
•'^bA*«Jwti w>i>»i' » .a IW »^f *m' ^rtèmtmr'nmmm in. P. P. conchiade la
sua lettera a Ferdinando d'Aragona col voto di poterlo rivedere, prima di
morire, sul trono degl’antenati: e onte meos obitus sit, precor, ista dies
>• n giorno desiato non tarda molto a spuntare: dopo quattro mesi,
Ferdinando rientra in Napoli, festeggiato dal popolo, e cosi il voto del fedele
P. fu pienamente adempiuto. Allora questi e reintegrato, insieme col padre,
nell'ufficio perduto dopo la conquista di Carlo Vili, e ritornato a Lecce, si
dedica con ogni cura all'emendazione del testo di Solino: e Si quis alter in
emaculando Solino laboravit, in iis ego nomen proftteor meum: Ncapoli, Lupiis,
in Japygia Apulia, nactus antiquoe reverendæque vetustatis exemplaria. Ma
Ferdinando II godette ben poco del possesso del trono ricuperato, poiché dopo
un anno appena morì, lasciando la corona allo zio Federico, che, inetto a regnare,
da l’ultimo crollo alla dominazione aragonese. AtSS. DibL Nazionale di Napoli.
Da una lettera contenuta nel Cod., diretta non sapremmo ben dire se a Oiovan
Battista Pio Bolognese o ad Aldo Pio romano. Inc. Atqul tua cum bona venia
fallit te ratio, mi Pie, » MiJII Vii r J rrn ' " r '~ - V t f'^-'f^J'^come
nelPavvei^a fortunai oltre che per l'amore, che ad essi lo legaya, por la
speranza e honestioris gradus, maionunqæ commodorum; ebbene ora, invece del
premio dovuto, di quel posto onorato, di quegli agi sognati, gli si getta in
faccia l'accusa di traditore. Il letterato ha forse sperato di poter col tempo
raggiungere l'alto grado del Beccadelli e del Fontano. Ma dinanzi alla dura
realtà quei sogni dorati sono svaniti, gettandolo nel più grande sconforto.
Ecco come dolorosamente egli esclama contro la maligna sua sorte: O
calliditatis inauditum genus ut Fortuna iuvando noceret, ad opes me evexit et
dignationem I Verum simulao animadvertit eius aura, simulatoque favore de
pristina vitæ ratione nihU in me mutatum, passimque meas omnes acces- siones
industriæ magis et probitati, quam sibi acceptas referri, vehementer oiTensa,
confestim passis alis evolavit, ne virtuUs comes esse cogeretur. Oh come questo
brano tutto rivela lo strazio di quel cuore addolorato I e quale triste verità
nelle ultime parole, che accennano allo spietato abbandono in cui tanto spesso
la fortuna suole lasciare il virtuoso I Ma l'abbattimento morale, in cui era
caduto il F., fli puramente passeggiero : fornito di quella lealtà incarnata nella
virtù e di quella gagliardia di propositi, che reca in sé una potenza a cui
nulla resiste, dopo la penosa impressione del momento, si senti subito forte
per vincere le diflBcoltà e sopportare la sventura. Anzi questa, ben per tempo,
rivelò in lui ciò che Q Settembrini ben definì corona e gloria della vUa, cioè
un nobile [P.— Orai, ante prælect. epist. Ciò. ad AtL, Matthaai. Neapoli W.,-
r^'ir s 6 grande carattere: al giovano inesperto successe l’uomo dalla fibra
gagliarda, il quale, come vedremo, nelle lunghe peripezie della sua vita, anche
quando tutto gli venne meno, ebbe ancora un terreno sul quale restò
invincibile, il coraggio e l'integrità. Ecco come egli nobilmente si esprime.
Ego nihilominus, ut meum nunquam ratus, in qnod incostantia Fortunæ ius
haberet, quod alieni foret arbitrii, quod auferrì, quod crìpi, quod amitti
posset, in eodem vultu prqposìtoque permansi, Quumque vicem meam dolerent
omnes, (quod indicat incolumi statu qualem me gessissem) solus ego furienti
Fortunæ laqucum mandabam. Fiere parole, in cui tutta rifulge questa splendida
figura di calabrese, che nelle calamità della \ita resta saldo a guisa della
torre dantesca, e assicurato dalla buona compagnia che V uom franclicggia,
eleva baldanzoso la testa e con aria fiera e calma volge ai suoi calunuir.tori
uno sguardo, in cui si compcnctra generosa compassioue ed odioso disdegno per
la viltà, che striscia ai suoi piedi. Ben diverso però è il P., che ci presenta
lo Jannelli: freddo ed insensibile dinanzi a quelle pagine palpitanti di vita
reale, in cui si sente tutta l'ambascia di chi si vede colpito in ciò che aveva
di pia caro : Ponore, il nostro biografo ci et del suo protagonista! un girella
della peggiore risma, che, ve- dendo e inane Aragoniorum imperium fatali casu
in dies ruere >) diviene, insieme col padre, aperto fautore dei Francesi.
Jannelli, a sostegno della sua asserzione, non adduce altra prova che qualche
parola di lode, che il P. a- vrebbe rivolta, molto posteriormente, ai Francesi,
durante la sua dimora a. Milano (3}; il nipote Antonio poi crede di [Orai,
cit., ed. cit., pag. %iA. De vita et icriptis ecc. > ii^i'/"
r>^.iin^ii -i.Jm'imI mk^ i' V*««>i>hi^iiilW [j^WjiWiiM; M>iM»W li»
IfiI^ l'^l 11 ^«yy Q \»t ' 'l ^^ l| tf »^rfi>>ii»Wi T i K i * *iteto di
tiranno (3}« • Lasciata Napoli, non poteva fl P. essere più felice nella scelta
della citta, destinata quale agone dei suoi studi : in Roma infatti
l'Accademia, fondata [P. Epìstola ad Michælciu Ricciura, ante Sedolii et
Prudcntii cariuìna. i«iw*i ^i«i^i*ii> «2da Pomponio Leto, aveva raggiunta
altissima fama, chia- mando colà molti fra' più dotti letterati del tempo,
quali SACCHI (si veda) Sacchi, detto il Platina, il grammatico Venilano, il
valente grecist-a Baldo e, per non parlare di altri, Inghirami, giustamente
detto dftl P. e fiicilis, expeditns, plenus humanitatis »Fin dai primi giorni
in cui il P. conobbe quest' ultimo si senti legato a lui della più salda
amicizia, che, per mutar di eventi, fu sempre viva e sincera. Inghirami,
all'alto sapere congiungendo una non comune bontà d'animo, fu uno dei pochi
veri amici, che abbia avuto V infelice P., ed in molti casi, come vedremo, fu
per lui la vera ancora di salvezza. Libero omai dalle fantasticherie giovanili,
e spinto da quel tiranno signore dei miseri mortali: il bisogno, l'umanista
calabrese si dedica agli studii con più amore ed alacrità che non avesse fatto
x)er lo innanzi, riuscendo, dopo non molto tempo, a completare la correzione
del testo di SOLINO e di quello di AMMIANO MARCELLINO. Ben presto occupa un
degno posto tra' più illustri let- terati, che allora professano a Boma, e
diede subito chiara Orat. ante prælec. epist. CICERONE ad Att., Orat. -- ut me,
quo priroum die Romæ \idit, arotissime complexus est; ut auctoritate, gratia,
testimonio suo prolixe iuvit, ot in omni fortuna semper idem fult. R. Bibl.
Naz. di Napoli. Orat. ad Sen. Medici.Immo paupertas iampridem virtulis et
doctrìnæ contubernalis est; quippe qui dum integris opibus et incolumi
patrimonio floreha* mus, litteranim studia remissius assectabamur ; ubi
vero-communis illa tyrannorum procella no», ut bonos omnes, involvit, ardenter
adeo man- suetloribus Musis operam dedimus Ammlani Marcellini Rerum gestarum
libri penes me sunt omnes quot extant, ex antiquissimo codice Romæ exserìpti.]
prova del suo sapere, specie nella disputa avuta con Antonio. Amiternino.
Questi, quasi del tutto igniaro della lingua greca, aveva messe fuori delle
vuote e cervellotiche interpretazioni, che voleva gabellare per irrefutabili.
P. in sulle prime cercò di fargli comprendere amichevolmente gli errori in cui
era caduto ; ma quando vide che si ostinava nella sua opi- nione, anzi aveva
osato finanche minacciarlo di morte, non ebbe più alcun ritegno di rendere di
pubblica ragione la poca valentia del protervo grammatico. Essendosi cosi
acquistata alta e meritata fama, gli fti assegnata nell'Accademia la cattedra
di oratoria, mandato molto onorifico, che egli seppe disimpegnare con zelo e
dottrina. Appunto in quel tempo e scelto a mæstro di Gætani, figlio di Niccolò,
duca di Sermoneta, a di Silio Sabello, giovanetti di assai belle speranze.
Parva che un'era di pace e di tranquillità fosse sorta per l’infelice P. ; ma
purtroppo allora Boma gemeva sotto il giogo di Alessandro VI, lo scellerato
pontefice, di cui, come ben dice MACHIAVELLI, tre ancelle seguirono le sante
pedate: lussuria, simonia e crudeltà. Forse molti dei delitti di casa Borgia
saranno stati inventati dall'accesa fantasia dei romanzieri ; ma non si può
certo sconvenire che fu sparso innocentemente il sangue -di nume- rose vittime,
per sola sfrenata smania di potere. Tra questa bisogna ascrivere i due cari ed
amati discepoli del P., Silio e Bernardino, barbaramente trucidati dagli
emissari pontifici, Quæsita per epist.ed. Orai, ad Seti. Mediol.: € operain
dedìmas, ut et nos hactenus non poeniteat, et aK aliia idonei esistimati »imas,
qui Romæ, io arce totios orbis terraram, oratoriam publice profiteremur Vallo.
Apologia; Orat. prælec. epist. Cic. ad Att.« edix. Ciu A .111 I IWH 1 solo
perchè le loro famiglie non si erano forse mostrate lige ai nefandi voleri del
Pontefice, che pur di fondare pel figliuolo Cesare uno stato, che comprendesse
tutta l' Italia centrale, non la risparmiava ad ogni sorta d' immani
scelleratezze. Poco mancò che il P. stesso non fosse coinvolto nella disgrazia
dei suoi alunni e, se ri usci a salvarsi, lo dovette solo all' intercessione,
ai consigli ed agli aiuti dell' amico Inghirami. Allora P. si recò a Milano,
dove gli erano riserbati infiniti altri dolori. (1; Oratio ante prælec. epist.
Ciò. ad Alt., ed. cit., pag. 247: € quam Bollicite euravit Phædrus, Alcxandri
VI pootificatu, ne me Bernardini .Caietani, neo Silii Sabelli tempestaa
involveret Vallo. Apologia : € inde quoque disoessit, ususque Consilio lu-
venalia, in Galliam citeriorem migravit. Orat. € audivit in Gallia citeriore
portolo iam me tenere^ Mediolanique publice conductum profiteri. U P. a Aliano.
Importanza storico-letteraria di questo Lotta col Ferrari e col Nauta. Luigi
XII, oltre le vecchie pretese sul regno di Napoli, a causa del matrimonio di
Valentina Visconti, figlia del duca Gian Galeazzo, col suo avolo Turaine,
affacciò queUe sul ducato di Milano, e, vedendosi favorito nei suoi disegni
dalle gelosie e dalle discoi*die dei x)rincix)i italiani, si affrettò a mettere
in opera il suo disegno. Assicuratasi l'amicizia di Alessandro VI e della
repubblica di Venezia, mandò in Lombardia un esercito, ohe in breve tempo
costrinse Lodovico il Moro a lasciare il ducato ed a riparare nel Tirolo. Ma
ben presto i Francesi con le loro soperchierie fecero rimpiangere il governo
del Moro: questi pensò di trame profitto, e, disceso rapidamente con un forte
nucleo di mercenari Svizzeri, fu accolto festosamente dai Milanesi. Il suo
trionfo fu però breve ed illusorio, poiché venuto a battaglia, presso Novara,
con l'esercito francese comandato da Trivulzio, i Buoi Svizzeri si rifiutarono
di combattere coaitro i loro compatriota del campo francese, e cosi la sua
rovina fu bella e decisa. I»!Mm iM 1 M»S»>»mmi^*mm i0mi >m*^m tfhrfi*»*h-
-««wAhAi*Fallitogli il tentativo di fnga, il Moro fa preso e man- dato a finire
i suoi giorni nella torre di Locheé ; cosi il ducato di Milano ricadde sotto la
dominazione francese. Laigi XII propose al governo di esso il cardinale
Amboise, il quale, fedele ministro del sao re, vi riscosse ben trecento mila
ducati per le spese di guerra, inasprendo coUe sue angherie sempre più l'animo
dei Milanesi. Forse per coonestare in certo modo questa sua condotta, il
cardinale si adoperò a che fosse continuata in Milano la nobile tradizione
degli studi umanistici, ohe ivi avevano a- vuto valenti cultori e pptenti
mecenati. Si sorbava ancora colà memorili della munificenza dei Visconti, degli
onori tributati al Petrarca dall'arcivescovo Giovanni, e degli aiuti largiti da
Galeazzo, Giammaria e Maria agli umanisti del tempo : Uberto e Pier Oandido
Decembrio, Loschi, Barzizza, Filelfo e tanti altri ; come pure era vivissimo il
ricordo della protezione accordata ai letterati dagli Sforza, soprattutto da
Lodovico il Moro, che aveva fatto della ca- pitale lombarda uno dei principali
centri di coltura d'Italia. L'Amboise protesse anche lui i buoni studii e fti
largo di aiuto agli umanisti, ohe allora professavano a Milano: Giovan Battista
Pio Bolognese, Ferrari, e, per non parlare di altri, il celebre grecista
Demetrio Oid- oondila. TiRABoecBi. — oRosmini. — Storta diUUoM, Milano, Sax. —
Eiti. Lùter. Typogr. Mediai., Aboslati. ~ BM. Script. Mediai.,
TiRABOSCHi:Aboslati. Sax. Fiorivano allora anche valenti poeti : CATTANEO,
Curzio, Dulcino, Biffo, Leone, tutta una flora di eletti in- gegni| in mezzo ai
quali venne a brillare P.. Como dicemmo altrove, questi giunse a Milano, come
ci attestano chiaramente oltre la sua lettera dedicatoria del De Raiìtn
Proserpinat all'amico Cotta, pubblicata anno maturius dalla eua venuta in
questa città (VII Kalendas januarias MD), la prima lettera inviata da Vicenza a
Gian Giorgio Trissino (ex ædibus tnis pridie, e l'asserzione di essere rimasto
a professare e octoqne per annos in Gallia Citeriore. il tempo che il P. dimorò
a Milano a ragione può dirsi il periodo più burrascoso della sua vita, a causa
delle lottOi deUe persecuzioni interminali, e di quella sterile guerra d'in-
trighi e di basse calunnie, di cui egli fu vittima. Quel periodo però fu anche
il più produttivo del grande filologo calabrese, il quale appunto allora a noi
paro che [Tirar.Aroxlati.Giovio. — Elogia Vir. Uu. iUustr.^ L uo Creo. Girai/
'I. De poetit sui temperisi Dial. I. Rosmini. Vita ilei Maresciallo TrivuUio.
Bakoell, Novell.— Sax, Sax. Mazzuchklu. ^ Scriu. d' ItaJUa; Rosmiki. Vàa dai
Hear. Triwd.. Sax. *yM!' .* 'ortatì. Noi però più che ai versi di Lancino
Curzio, Sacco, Plegafota, Dulciuo, Biffo, quando non avremo assoluto bisogno
della loro testimonianza, ci at- terremo aUe orazioni inedite, pronunziate dal
P. a Milano. Sono circa una ventina, di cui alcune hanno interesse puramente
letterario, altre ci forniscono xireziose notizie biografiche. Anecdoti Hi
gloria^ bibliografia e antica, Catania, Tip. Francesca Galati, Præfat., A P.,
neapol., In nuptiis J. P. et Tbeodoræ Calcondylæ », Bpitalamla, De Justitia, De
Jore, Prælectio, Præfatio in.Lucium Florum ot Valerium Flaccum — lu Lucium
Florum, Præfatio in Liviuin, Præfatio in orationes Ciceronis^rræfatio in
Achilleldtm ecc. àmktw,titi ihi^t^ »«haaa-^^i Queste, che pobblieliereaio
ute^ralaieate is appevUee^ crediamo che debbano disporn ia questo nodo^ per
ordìao di tempo: e Orationes II io lliootianaa. — Oratio ad Seaa- tom
Hediolaænseoi, Oratio ia Minattannm, la Loeiom Floram, PmeCitio ia Femoai, Prælatio
ia Thebaida. Di capitale importanza, per le ootizie che a foraiseoaa 8aografo,
che coli' uno e coli' altro wu9iicre si era formata una certa fortuna. Questi
non si lasciò certo sfoggire l'occasione di sfruttare a suo vantaggio fl
giovane filologo, già abbastanza noto nel mondo letterario, lo accolse
volontieri presso di si, e gli asse» gnò, oltre V insegnamento, fl grave e
diflScfle incarico della correzione dei codici, che egli poi pubblicava per suo
conto. n P. curò allora l' edizione di parecchie opere latine, fra cui fl
Cirii, erroneamente attribuito a Virgilio, e la Vallo, Apologia^ ediz. di.: €
habetqua (Mioatiaaut) pe- eoBÌÆ samniani sludiani ; dignlutcs afleeUl noe ad
omamentoa Titat, ted ad quæstum, qao nttri omnia diligit ex animo nemioem.
Caias aiaieaa æ aimalat, io hooe loddiaa priaom aoetit »• Oralio 10 ia
kiontiaooa : € Meom foit iUod in to benefidom, ai noæla, mona al la domi, fona,
in ro privata, in ro publica, in atodlia invi, anaUnni, ioyì ; podet lateri qui
na vicarìaa, qol diadpaloa amdiebam aohia» oC amen da n ^ provindaa aoatinabaa.
P.Canim. D§ Raptu Pro$€r. L HI: e varsna tz Ciri ma n doaoa, ot aillaUa olla
vaoilUntiboa, in boa radaginina nnoMioa^ IpdqDO Mlnntiano dadhaoa Imprlmaodoa
Vita di quest' ultìmo, cho attribuì a DONATO e non a Servio, come molti
ritenevano ai tempi suoi. Ne soltanto colla propria attività P. mostra ol
Minnziano la propria gratitudine. Questi più che dall' amore per le lettere,
spinto dalla smania del guadagno, aveva da poco pubblicate le opere di CICERONE,
in cui, con grande presunzione, aveva messo fuori tali e tante cervellotiche
correzioni, si vuote ed errate in- tei-pretazioni, da suscitare giustamente
contro di se lo sdegno dell' irritabile genus, specie del grammatico Ferrari,
valente cultore del grande stilista latino. Si schierò poco dopo contro di lui
anche un tal Nauta, corso di origine, insieme con molti altri, i quali tutti
gli si scagliarono addosso, mettendo in mostra gì' infiniti errori, di cui
erano rinfarcite le opere pubblicate. Il Minuziano, di natura temerario ed
aggressivo, cercò di lottare contro i suoi avversari e di difendere il suo
lavoro; ma le sue argomentazioni furono abbattute dal Fer- rari, il quale
pubblicamente, manifestissimii argumentii omr- niumque coìiseMH, lo chiamò reum
lanciìuiti, præcerpti fNr^r- siqtte CICERONE. Anche il P., come molti altri
dotti, attiibuì a DONATO la Vita di Virgilio, che altri poi, corno parrebbe
realmente, attribuirono ad Elio Donato, il quale avrebbe attinte non poche
notixie dalla biografia di VIRGILIO contenuta nell’opera di SVETONIO € De vlris
illustribus »•' Valaraggi, che si occupa della questione (Rivista di fil.
class.) ritenne che la biografia appartenesse ad un anonimo commento alle
Ducolicì^e, fra le cui fonti bisognerebbe ascrivere il commento di DONATO e
forse quello di SERVIO. P. Comm. De Raptu Proserp. Tiberìos inquam Donatus, non
Servi us, ut vulgo fere creditur. Sed Donati iam titulo nostra castigatione
Minutianus impressit. ÀRGSLATi. Dibl. Script. Mediai. Orai. IH in Minutianum. ì
n n f^_ 1 i ~ i " ìl i --r^tr Fu allora che il P.y vistolo in quel serio
imbarazzo, per quanto convinto e dolente nel tempo stesso di dover soste- nere
un' ingiusta causa, pure fece parlare al suo cuore la voce della riconoscenza,
e prese a difendere il suo ospite (1) e o- biecto Minervæ clipeo. Essendo
Minuziano poco caro alle Muse, e non sapendo maneggiare quell'arma perfezionata
del tempo: l'epigramma, il P. si senti cosbretto a scrivere dei versi, che
quegli mandava ai suoi avvei*sari, gabellandoli per proprii (3). Questi però
non toi'darono a scoprire il vero autore, ed a scagliai'si di conseguenza
contro di lui, costringendolo cosi a venire in campo aperto. Xon si sgomentò
puuto il P., con epigrammi vibrati e pungenti rintuzzò la petulanza d^l Nauta, che
l'aveva at- [Orat. IH in Mi- nutianum : € Ego qucm tu ingratum vocas (piget
hercule iiiciDinissa) suscepi tuas partcs, et quidem iniquissiinas^ quantumque
in. me fuit, io- deftfusum non reliqui, tucrìque conatus sum, cum sammo capitis
mei pcriculo, ut vestrum plcrosque meminisse confido. Vatlo. Apologia. Crediamo
cbe appunto allora Lancino Curzio, fiero nemico del Minuziano, che egli per
prima forse denominò Appura Musca, (Sax. Hiat. Liti. Typograph.) scrivesse
queircpigramroa (pag. 32, 1. Ili Epigram., Milano) finemente ironico : Ad
Fabium ParrhasiuM Calvum Neapolitanum ^ sul quale il Mandalari richiamava
raUcnzione del futuro biografo del grande umar^is'a: DocU Parrhasii delltlæ,
FaU, Vates nec modicus Pieridum in graft ; Ex quo pr«csos opem dot, facit et
rabl Ut sis Doctis docta refer, die : studlis vaco. Vulgi turbæ, age, die :
Vale ; abl Cæo. A queirepoca il P. non poteva aver figli, non avendo sposatela
Calcon- dila cbe intorno al 1504, né ebbe mai fratello o parente di nome Fabio,
sicché, tenuto conto di quanto abbiamo detto, riteniamo che il Curzio nel-
Tepigramma citato abbia voluto sferzare il coroo pugliese^ che si faceva bello
delle penne del giovane pavone. tAceato più fieramente e fece oomprendere al
fiero eorso che quella mano, che maneggiava la bacchetta del pedagogo^ aveva
ben saputo in altri tempi brandire nna spada: S fòrtana kris de coosale rbetora
fecH, Et lierohuai garìnms qua prìns arma mano. Nonne eee. Ed a mostrare che
alle parole sapeva far seguire i Catti, non ebbe alcun ritegno di penetrare
nella scuola del Ferrari- e di prendere pubblicamente le difese del Minnziano.
Allora gli odii si rinfocolarono e segui tra il P. ed i due retori uno scambio
di fieri epigrammi e di virulente invettive, fino a che la .partenza del
Ferrari (15, dopo avere però ancora uua volta sfogata la sua bile contro il
Minnziano ed i tristi tempi, che lo costringevano a lasciare quella città. n P.
però non si lasciò sfuggire l'occasione di mettere in piena luce il motivo
della partenza di lui e di dare l'ul- tima scudisciata al suo avversario: Noo
te, crede mìhi, iactæ quæ tempora pelliint. Aurea lalciferi qualia ficta Dei :
Sed radia ioaulsæ petulans audacia lioguæ, Luxua, et omento piaguis
aqualicolus. Vallo. Apologia. Op. di. Jannelli ha diligentemente raccolti tutti
gli epigrammi del P. In Æmiliam — In Nautam », Aroslati. Comm. De Baptu
Proserp., P. I, pag. 42. Jakiuoxi. n Minuziano, data la bassezza dol suo
carattere, a la poca stima della propria dignità, e quam post unibram la- celli
semper habuit », non comprese, né potè apprezzare il sacrifizio che il P. aveva
fatto per Ini. Appena messi a tacere i suoi nemici, egli si dedicò con pin
ardore di prima e qaæstuariis artibus » (2), e poco o nulla riconoscente verso
il suo valente difensore, lo invitò a ritor- nare all'antico e faticoso
ufficio, per contribuire cosi, disinte- ressatamente, ad appagare la sua
ardente sete di guadagno. Non poteva certo il P. rassegnarsi più a lungo a quel
tenore di vita, che logorava le sue forze, senza nemmeno procurargli una comoila
e tranquilla esistenza ; sicché, ade- rendo al consiglio di quelli che
apprezzavano i suoi meriti, abbandonò la casa del ^Unuziano, ed apri scuola a
so in casa del carissimo e bravo discepolo Catulliano Cotta, che generosamente
gli aveva offerto ospit>alità, per strapparlo dalle unghie deU'avaro
pugliese. Questi finse di non dispiacersi di questa risoluzione del P«, e gli
concesse volentieri il permesso di eseguirla; ma in cuor suo giurò di
vendicarsi, e si apparecchiò a quella lotta vile ed abominevole, in cui spiegò
tutte le sue male arti per rovinarlo. Oratio I io Miootianimi. (2) MSS. R. BM.
N(u. di NapoU. Cod. V. D. ISi — Oratio III in MinaUaiiiiiD »P. Epistola ante
Comm, De Raptu Proserp., Milano. e Qttom lualtos oronis onlinis ætatisque diacipulot
habeam, monim gratta earìssimos, noster in te amor præcipuus est et sìngularis
», Comm. De Rapiu Proserp.,
1. IH, € tu nos invidiæ lelit eiectos opibus et otBciis cumulatissime iuveris. Vallo. Apologia, # Habeas confessum reum (Janum) ab
Alexandre vel unum discipulum abduxisse, præter Catullianum Cottam, euiua
ospitio Janus est usus Alexandri permissu, nisi simulata fuit eius
ormtio-**tr--'» i j nia'i ni> ih^l I» rliy-'a^iif Tf rtal^ J•l-fiiri.É"
irnS "f'"\' i^ì"fT-J*»^-^^pp««^^iit*=a n P. in sulle prime -non
diede gran peso aUe tristi insi- nuazioni del grammatico, e si limitò soltanto
a proporre agli alunni il medesimo esperimento del flautista tebano, Ismeneo,
ohe invitava i suoi discepoli ad ascoltare altri suonatori, per Cftr loro
meglio comprendere ed apprezzare recceUeuza dei- Parte sua . Incoraggiato dal
plauso generale, P. si dedica con maggior lena ai suoi studi e riusci a
pubblicare dopo non molto tempo il suo commentario al De Raptu Proserpinæ di
Claudiano, dedicandolo, quale attestato della sua gratitudine, a Catulliano
Gotta (6). • n lavoro del P., di cui ora non daremo alcun giudizio, non poteva
ottenere miglior successo : il Curzio, il Mariano, il Vallo. Apóìo^. Orai. I in
Mi- noiianum: € poetaram genera nostrìs tantum non verbis enumeraret, qoaaque
nos anno superiore ex auctoribns græcìs aceepta, vobiscum oomanicavimua, eadem
nuper ille quasi sua, quasi nova, inagno verbo- ram strepitu blateraret. Orat.
I in Mi- natianom: € Id nos exemplum, quod maxime probaremus, in usum revocare
tentavimus, an aliunde factum putatis, ut illam pecudem vos auditum miserlmos,
quam ut recenti periculo cognoscatis quid inter Apollinis et Marsiæ cantom
differat. CI. Claud. 2)é R£^u Proserp.^ com Comm. P.,.! MedioL 15».
/t'^Ìij.>i»;|ii.iCattaneo, il Motta, Tommaso Fedro Inghirami scrìssero dogU
epigrammi, in cui ne magnificarono le lodi ed elevarono al cielo i pregi
peregrini. In mezzo a qncsto bel coro si fece sentire la stridula voce del
Minuziano e di pochi altri suoi pari, che, non potendo criticare il Commento,
fecero dilToDdcre la insulsa x)anzana che il P. aveva raffazzonato e spacciato
per proprio un codice di Domizio Calderine, morto pochi anni innanzi, di' cui
era venuto in possesso. Non s'accorgevano i ribaldi che in questo modo ricono-
scevano e sancivano essi stessi il merito indiscutibile - del PaiTasio. Questa
pubblicazione e le altre due : De viris illustribuè, opera da lui attribuita a
Coinelio Kepote ed il Carmen Paschale di Sedulio cogli scritti di Pioidenzio
(4), dedicati con bellissima lettera all'amico Michele Riccio (5), gli
procaccia-' reno maggiore stima presso i buoni, e soprattutto la be- nevolenza
e la protezione di Stefano Poncherio. coltissimo Coroni, al De Ra^du; Valix) -
Apolotjia; Jannelli RoLANOiNi Panati — livectivæ in.Jaiiiim ParrhHsiuro. — Di
questo rarmiiuo incunabulo 8i conserva una copia nelli Biblioteca Ambrosiana di
Milano. CoRNELius Nkpos — Ds viris tUuslrihM, ab A. Jane Parrhasio et
Catulliano Cotta, qui editionem curavit, ix probatissimis codidbos emendatus. —
Medici. 1500. Nella seconda parte del nostro studio esarainercrao le ragioni
addotta dal P. a sostegno della sua tesi (Cod. V. D. De viris illustrìbos cuius
sit), che, per quanto ardita e ben sostenuta, non può reggere ai* colpi della
critica moderna. Cfr. AuGUSTUS Reiffbrscueid « C. Sretoìfiii Tranquilli præler
Cæsarnm libros reliquiæ, — Lipsia,^ Teubner Seoulii Cannen Paschale et
Prudentius. — Mediol. Tirar. -;- Storia della Lett.^ T. VI, P. II, pag. 259 ;
Argblati — op. cit., T. li, T. I, pag. 1503; Tafuri Scrittori del Regno di
Napoli] vescovo parigino e presidente del Senato milanese, venuto in qualità di
Gran cancelliere insieme col cardinale d'Amboise. Grazie ai buoni ufBci del
Poncherìo, il P. potè ottenere che per quattro anni non fossero né stampate, uè
vendute le suddette opere, a danno delPautore, e in tote Mediolanensi dominio
sub poena aurei uuius prò singulis volumi- nibufl >. n P. cercò di rendersi
sempre più degno della stima accordatagli dal Poncherìo, il quale, avendo
conosciuto da vicino i meriti di lui, gli fu sempre largo di beneficii e onori,
sino ad invitarlo spesso alla propria mensa. n Minuziano, che non aveva potuto,
o meglio aveva temuto di avvicinarsi al dotto prelato, temendo, come la not-
tola, la luce del sole, nonché il e controllo di quella giusta bilancia, senti
macerarsi maggiormente dall' invidia ed acuire il suo sdegno contro il
Parrasio. Nel secolo dell' umanesimo la calunnia era Parma a cui solevano
spesso ricorrere i e gladiatori > della penna, in queUe loro interminabili
contese, destate per lo più dalla loro am- bizione sconfinata, e da quello
spirito insofferente di giogo, Mediolani,1, et Regni nostri quarto Per Regem
ducem Mediolani Ad Relacìontm Gonsilii. Dal diploma originale, riportato dallo
Jannelli, op. cit., pag. 48 e teg. Orat. I in Mi- not. : € In præeentia
diligenter seduloque caTebimus ne patria am- plissimi Stephani Poncherii,
Senatus principis, ac særosancti nostri regis Archigrammatici fallare iodicium
videamur, quippe quum nos, qui sumrous bonor est, sais annumeret, ac, ut est in
bonos omnes munificns, maio- ribns in dies anctet præmiis Vallo Apologia: «
Amplissimus Stephanus Ponoherius..... hnmanarum divinaramque rerum
perìtissimns, Jane oonviotore deleotatar ». Orat. I in Mi- nut: € cur ad
salutandam (Poncherium) nondum venitf Nempe quia Dootna solem fugit, neo audet
Uli tmtinæ se committere. ìckMMttMUépiaéUMaHiMfiaà cbe, fæcimno nostre le
parole del Voigi, portò 1a Tite ed il faoco nel campo sereso dcirarie, il
malconiento e P in- trigo nel campo dei letterali. Nelle invettiTe si
prendevano a narrare fin dall' infanria le vicende dell'avversario, mescolando
al vero menzogne, fingendo casi ed azioni infamanti, accamnlando le più atroci
calunnie, senza peritarsi di inzaccherare persino i pia sacri affetti
familiari. L'animo basso del Minnziano, nato per avvoltolarsi in simili
bruttare, non rifaggi daUe pia atroci accaso, dalle pia sozze calunnie per
rovinare P. Quasi non bastasse il discredito, che cercava gettare nel pubblico,
ardi finanche d' irrompere nella scuola stessa del suo avversario e di vomitare
contro di lui, al cospetto dei discepoli, ogni sorta di contumelie. Lo chiamò
ingrato dei henefidi ricevuti, lo tacciò d' im- moralità e di tradimento, e,
per colmo di spodoratezza, lo accusò di aver commesso a Napoli un omicidio,
causa della sua precipitosa fuga da questa città. In questo genere di lotte
infamanti, dopo i successi ot- tenuti, il Minuziano doveva ornai stimarsi
invincibfle: altre ne aveva già sostenute contro Giulio Emilio Ferrari,
Baffiæle (1) OiOROio VoioT.Il Risorgimerto dell’antichiià classiche. Firenze,
Sansone, Rossi. Il QuaUrocenio. ÌISS. R. DM. Naz. di NapoU. Cod. V. D. 15. —
Orai. I in Minot. : « netnini parcit, oblatrat omnibus, omnium dicfa factaque
probrit insectatur, ac ut imroundus sus cum quibus volutali qoæiit. Orat. Il ia
. Minut. : « Adests tantum frequentes, Konestissimi iuTenes, inteUigetis
profecto quantum profuerit vanissimo nebuloni innoccntissimom hominaia tot
immanibus calumniis provocassi. Orat. m in Minut. : « Ego si nescis, versntissime
veterator, non patrata cædo, qood ipss fingis, sed odio tyrannidis patria
cessi. mti f ìtai'iMH» k0mim: ^mtm^mUmam, tmfmimmé»*^mÉ titt^^m*tì Miii
jiiifc^>> I BegiO| Gioyan Battista Pio (1), Talenti letterati, costretti
dalla tristezza dei tempi a venire alle prese con on ribaldo della peggior
risma, ed a cedere forse dinanzi a lai, per non scapitare troppo nella propria
dignità. Però avversari più fieri incontrò il Miunziano in Leone e soprattutto
in Lancino Curzio, il quale, come pare, per primo gli affibbiò il felice
nomignolo di mosca pugliese: Ut vidi, mord&x visus et nimis Appulus, atqæ
Dixi : Asini in tergo est Appola Musca trueit. n P. parimenti tenne fronte al
rabula petulantis- j simus, però volle aspettare, come disse ai discepoli, il
tempo I ed il luògo propizio per scagionarsi delle accuse, che gli •erano state
inflitte;. Oome pare, appunto allora il Poncherio volle dargli la più alta
prova della sua stima, ed offrirgli il mezzo per trionfare altamente sul
pedante avversario. Per la fuga del Ferrari vacava a Milano la cattedra di
oratoria; dietro proposta del degno prelato, il Cardinale Orat. HI in Minot: «
Sic in Julium Novarionsem, sic in l^aphælem Regium, 8ic in Baptistam Pium,
perhumanos illos quidem, et, ut a multis audio, bene doctos, quasi furore
quodam percitus, olim debacchatum esse ». Lakcimo Curzio. Epìgrammaton libri
XX^ Mediolani, apud Rocchum et Ambrogium fratres do Valle impressorcs :
Pbilippus Poyot fisdebat, 1521 in folio. Di quest'opera, importante per quanto
rara, si conserva nella Biblio» teca di Brera una delle poche copie che
rimangono. Orat. II in Minut. : € Non veni responsurus, ut suKpicamini,
maledictis jurgationibus et conviciis, quibos hesterna die nequissimus ille
bipedum, non tam ma. In qæm illa minime cadunt, quam sanctissimas aures vestras
oneravi!. Aliad certe tempus, alium locum illa sibi poscit oratio, quod ubi
consti- tatnm mibi færit, efficiam ut sciatis.] d' Amboise, con bellissimo
diploma, invitava il P.' a oo- capar. Solo dopo il discorso inaugurale, questi,
dinanzi ni Senato milanese, pronunziò la terza orazione contro il lilinuziano
(2), bella per vigoria e colorito d' immagini, per efficacia d,'e^ spressioni,
e soprattutto per la sicurezza e la serenità dei giudizii, dettati da una
coscienza forte e tranquilla, sotto Voshergo del sentirai pura. Degna poi di
speciale menzione è P orazione inaugu- rale tenuta anche dinanzi al Senato
milanese : se in essa trionfa, come generalmente nelPeloquenza dimostrativa del
secolo, la rettorica parolaia, ed abbondano le digressioni| immaginate a
sfoggio di erudizione, non mancano dei pen- sieri nobili od elevati sulla vera
missione dell' insegnante e dei precetti pedagogici, che ricordano alcuno
massime di quei due insigni educatori umanistici : Guarino veronese e Vittorino
da Feltro. Chioccarblli. De illusi, script. ; Jaknblu. Georgius de Ambasia,
tituli S. Sixti, præsbyter Cardinalis, Archiepiscopus Rothomagcnsis, Comes
Sartiranæ, Regius Ultramontes, Locumtenens Generalis Christianissiuii Regia
etc, vacante loco publico lecturæ lectionis artis Oratoriæ in inclyta urbe
Mediolani, per absenUam inagìatrì Julii Novarìensis, egregius Janus Parrhasius
Neapolitanus pelili 8ibi de ilio loco provideri. Quare nos freti doctrina,
moribus et ititeffritaU eiusdem Jani, illi annuimus, et magistrum Janum
constituimua ad pu- blicam professionem ipsius artis Oratoriæ in dieta urbe
Mediolani, ad placitum Christianissimi Regia nostri, cum solito salario (Vallo,
Apol. ; centenis quinquagenis aureis) Datum in arce Portæ Jovis, Mediol., Questa
orazione figura prima nel codice, e tale fu creduta dallo Jannelli, il quale
perciò non potette delineare esattamente la vicenda della lotta. Oratio ad Se-
natum Mediolancnsem : Non enim parum refert quam quia initio di- sciplinam
sortiatur, nam quæ .teneri percipiraus altius animis insidunt, ac ita penitus
radices agunt, ut nunquam vel certe difficulter evelli queant. '[ I»!»* tl^ I
Milli L'oratore, dopo aver parlato dell'efficacia singolare che un buon
indirizzo educativo suole avere sull'animo dei gio- vanetti, sino a decidere
del loro avvenire, rivolge belle ed acconce parole di ringraziamento al Senato
od al Cardinale d'Amboise, per la carica conferitagli, non senza però
accennare, con bel garbo e fine arguzia, alle molteplici prove alle quali l'avevano
prima sottoposto, certo in grazia alle calunnie di Minuziano. A differenza
degli altri umanisti, i quali tutti, ad esempio del Filelfo, con audacia più o
meno boriosa, si credevano ed amavano fiEU*8Ì credere dispensatori di gloria,
P. rifugge dalla consapevole ciarlataneria adulatrice, come pure non sembra
affatto dominato da quell'orgoglio e da quella grande vanita letteraria,
riprovevole nel Filelfo, nel Poggio, nel Valla ed in tanti altri. Ed ecco
perchè egli, con una modestia ammirevole per e quanto rara, prega i suoi
uditori di non voler ricercare in lui altri beni all' infuori di quelli, che
gli procacciò il bisogno. n P. non poteva meglio corrispondere all'aspettazione
dei Milanesi ed alla promessa fatta di adoperarsi in dieg magie magisque, per non
sembrare indegno della fiducia riposta in lui. I filosofi del tempo, quali il
Curzio, il Giovio, Or. oit. € H^beo Tobit gratias et quidem maximat. Viri
claiiasimi, ac ai facaltaa daretor etiam referrem, qui de nostrìs stodiis adeo
aolliciti estis, ni me, licei illuatris amplissimiqæ Cardinalis Rhotomagensis,
qui Chrìstianiariaii regia peraonam auatinet, iodieio comprobatom, non tamen
prius admiæritis ad endiendam Mediolanenæm iuventutem, quam Tigilantisaimia
veatrìa ocalia exliibitom aliquod perìcolam fæere apecUTeritia »• (2) Vittorio
Roesi.Orat. di., Cod. eit. Op. eli., 1. di. Bugia Vir. Uu. iOusir Giraldi, Q
Bosmini , Q Tiraboschi, n Plegafeta, e tanti altri ci attestano concordemente
il plauso riscosso : non riporteremo qui integralmente le tirate rettoriche e
le lodi entusiastiche contenate nei loro pomposi epigrammi| ci limiteremo
soltanto a citare alcuni versi di Cesare Sacco, che nella loro forma enfatica
ci rivelano, più che tanti altri, quel vero entusiasmo che il P. riusci a
destare anche nella più eletta cittadinanza milanese: Dam legit et Janot
concenlibas æra compiei, Doleis et in nottras perstrepit aure eonue. Qoæ
Veneree homini dictant modulamina vocis f Hunc gratum innumeræ, non Charia una
facit. Huiua in ore sedet trìplez Acheloia prole». Canina et Astrorum porrìgit
ipse manum. Ingenita eei illi mira quam vìtIì et arie Actio. Goncinnum quid
magia esæ poieetf Adde quod hanc ditat longisaima copia rerum : Fertile
doctrinæ quod gerii ingenlum ! B in verirà il P«, oltre la grande erudizione,
possedeva tutti quei dati esteriori, che tanto contribuiscono a procao» dare
all'oratore la benevolenza del pubblico : il suo occhio vivo e penetrante, la
fironte ampia e serena, che anche nel- l'effigie ti rivela l' ingegno potente e
scrutatore, il gesto dignitoso e la rara bontà di eloquio rapivano ed
ammaliavano le moltitudini. DmZ. i De Poetii sui t&mparii. Viia da
MarudàjOù Triwdtw. AxfoxLo Oabriillo da S. Maku'. BM. degli Senti. Vicendm, T.
lY., pag. XY e æg. (^ Yallo. Apologia. PiSRio Yalxbiano. ^De infeUcitate
Utterai.^ L I, pag. 2U OiOTio. — Slogia Vir. iOusir.^ Ed ecco perchè
dappertatto, anche da lontani pæsi| accorrcTano a lui giovani e vecchi, valenti
letterati e persone mezzanamente istruite. Fra' più assidui uditori merita
d'essere ricoi'dato Trìvulzio, che carico di anni e di allori militari, træva
grande diletto daUe lezioni del giovane retore. Questo pieno, incontrastato
trionfo impose silenzio al maligno Minuziano, il quale, dopo qualche tempo, si
senti spinto, forse costretto, a fare una completa ritrattazione AUora, verso
il 1503, sia per suggerimento di Stefano Poncherio, sia per non dare agli
alunni il poco lodevole e- sempio di una lotta indecorosa, il P. non -si mostrò
alieno dal pacificarsi col Minuziano. Con questo nobile atto egli volle
prendere sul suo avver- sario la migliore delle vendette : il perdono, e
mostrargli cosi chiaramente, come disse poi ai discepoli, che e multo
speciosius est iniurias dementia vincere, quam mutui odii pertinacia. Vallo.
Apologia : « Diesque me deficiet, si commemorare sin- gilUtim pergaui quot e
finitimis et longìnquis etiam re^onibufi Jani traxerit eruditio, qui ceteros
ante eum rhetores indignabantur ». Spbra. De nobilit, profess. Spiriti. Uo-
morie dei filosofi cosentini; Zayarroni. Biblioteca eaHabra; Tapuri. Scrittori
del Regno di Napoli, Barrio. De Sita et antiq, Baylx. DicUonnaire liistor. et
crit, Præfatio in Per- dum : € Quapropter omnia praotcrìta malcdicta, quæ non
voluntate, non iudicio (qood ipse non negavi t), sed irapercitus, in noe effudit,
familiari- tati, qua mihi coniunctus olim fuit, et amicorum precibus condonavi.
Fræfatio in Per^ sium : € Minutianus Alexander, ut acitis, annis abbine duobas,
an tertios agitar, ex hospite factus.hostis, utrius culpa dicere supcrscdeo,
quando fere iustum quisque afiectum indicai, quem agnoscit, amicis auctoribus
in gratiam mecum rediit, et eam (quod est in me) mansuram semper Quum
præsertim' intelligerem satis in eo Pontifico meo (Stefano Poncherio) factu-
rum,' ne morum facilitatem, ad quam ipse natus est, in me desideraret. La
soddisfazione morale provatieno sempre più vasta, le sue osserva- . zioni
sempre pia acute, i suoi commonti sempre pia profondi. Allora egli compose in
parte, o arricchì, quei pazienti * ed accurati lavori di compilazione, che denominò
excerpta. In primo luogo meritano di essere ricordati gli e Excerpta mitologica
ex Pindaro, che ci attestano chiaiamente quale fosse la sua erudizione in fatto
di mitologia, nelle cui CavoIo egli fra' primi trovò un' esatta corrispondenza
eoi fenomeni naturali. C&rt. Mi.,, di e. 119 non nom., oltre le guardie; è
legato di pelle e attesta la medesima provenienza degli altri codici : €
Antonii Serìpandi ex Jani Parrhasii testamento. Ex Qlympionicis Pindari »,
expl. eoa un rimedio contro la podagra € et conforterà lo membro debole. P.
Gomm. al De Ra^u Proserp. € qaod non Cjolopea tela. È parimente un lavoro di
compilazione fl codice ohe contiene le sentenze tratte dagli scrittori antichi,
di cni egli si servii per qnanto non sempre opportunamente, in tntte le sue
opere. Da simile intento il P. appare guidato nella raccolta degli e Excerpta
ex Polisno et Polybio e negli e Excerpta historica, grammaticalia et
geographica, come pure nella compilazione del e Dictionarium geographicum
lavoro di grandissima mole, che rivela uno studio lunghissimo ed una pazienza
sbalorditoia, per disporre alfabeticamente nomi di regioni, citta, monti,
fiumi, mari ecc., tratti come egli dice € ex Strabene, Pomponio Mela, Tacito,
Pansania, Am- miano Marcellino, Historia tripartita, Eusebio, Apollonio Bhodio,
Barbaro, Alessandrino, Nicandri interprete, Gocciano etc... >r Meritano
similmente d'esser ricordati altri due codici, contenenti notizie di vario
argomento, ricavate da diversi Cari. aot. di e* 21 interftmente scrìtta e non
num., mm. ; Antonii Serìp. etc. Ino. € si possent homiæs »; ezpl. « plenus
unguenti pa* tere videtor ». Cart. aut. di e. 70 non num., compresa le guardia
e la e. bianche in principio in ia mazzo ad alla fine, Sarìp, atc. — Excerpta
ex Poli»no inoip.: € Antoninus et Severus imperatorei ezeroitnm dnxerunt in
Parthos ». — Excerpta ex Polybio incip. : e postaaquam oonsulas » ; ezpl. : €
inde opima retnlit spolia. SS autori, ed in ultimo un Tolaminosissimo e
Nomenclator, di parecchie centinaia di pagine. In questo modo il P. poto
acquistarsi una coltura dar- vero straordinaria, da non rendere poi di troppo
esagerata la lode che gli tributaya Toscano: llle sul Janus sftecli Varrò, ille
vetarnam Torpentem excussit^ torba magistra. Ubi, E non altro che lui, colla sua
erudizione e col suo se- vero metodo scentifico, poteva rinfocolare negli animi
l'amore per i buoni studi, e indirizzarli a più alta e più nobile meta. Sono
morti Alfonso d' Aragona, Cosimo dei Medici, Pio n, Francesco Sforza, tutti
potenti mecenati ; come sono morti Valla, Poggio, Guarino, Biondo. Si era poi
compiuto un assai importante av- venimento, si era cioè impiantata la prima
officina tipografica noi monastero di Subiaco, por opera dei due tedeschi, Oor»
rado Schweinhcim e Arnolfo Pannartz. Notevole riscontro di date, dice il Bossi,
che par segnare il tramonto di quel periodo della Binasoenza, che fu di
preparazione e di fermento della materia letteraria. Grazie alle insigni
scoperte fatte dagli umanisti, la miglior parte della letteratura antica, che
era sfuggita all' Tariique argomenti ex plurìbus auctorìbus digettæ » : — Ine.
€ Persona Theodorìci », expl. € neo Xanthos uterqæ. Cari. aut. di Serìp. eie. —
Inc. € Indice Galeoti et
Me- rulæ de homine » ; expl. € Indice Hermolai. Cari. ani. Serip. etc. — Inc. e Atticas et Marcus
Bratos »; expl. € ex Eusebio, de temp. Peplum ludiæ^ Rossi. il Quattrocento,
ed. oli.. dei tempi, si oiTriva allo stadio dei dotti ; non restava quindi che
saper (are buon uso di quei metodi, meglio appropriati all'interpretazione e
alla critica. A qnest' ultima quindi spettava, come afTerma Bossi, di trarre
dalle conquiste dei grandi eruditi trapassati tutto il frutto possìbile, di
affinare col savio uso i loro metodi, di attuarli rivedendo, correggeudo,
commentando la suppellet- tile classica. Questo difficile comx)ito si assunse e
disimpegnò nel più alto modo P., col quale si delinea netta- mente la seconda
età della Binascenza, in cui la critica e l'arte raggiungono la loro maturità.
La stampa ben presto si era propagata in Italia, e a •non lunghi intervaUi di
tempo Eoma, Venezia, Milano, Verona, Foligno, Firenze, Napoli avevano avuto la
loro officina tipografica. Non sempre però accadeva che nella revisione e
correzione dei classici vigilasse la mente esperta degli accorgi- menti critici
di un Giannantonio Gaiupano, o di un Gian-' nandrea Bussi, di un Lascari, di un
Erasmo; spesso le edizioni erano curate da avari ed inesperti tipografi, che,
spinti dal solo desiderio di guadagno, al pari del Minuziano, stampavano e
diffondevano nel pubblico le opere degli scrit- tori antichi, riboccanti di
errori. Contro questi veri profanatori dell' arte antica si sca- gliò
fieramente il P., e con tutte le sue forze si dedico alla correzione dei testi,
che nel triste stato in cui erano ridotti dai tipografi, come egli disse, non
sarebbero stati ; Maittairb. — Annal. Typogr. Orai. Ili in Mi- not* : € Et la
unquaio poteri t illum quæstom facere, quem non ex offi- cina, sed laniena
libromm, quam maùmam iadtf ». pia riconosciuti dai loro stessi autori, se
fossero ritornati in vita Fedele al suo programma, P., dopo la pubblicazione
dello splendido commento al De Baptn Proserpiuæ e degli altri lavori, di cui
abbiamo tenuto parola, mise fuori, dedicandolo a Ponchorio, De Regionibus urbii
Samæ lihellus aureu» del pseudo Vittore, che, coUe ag- giunte già apportatevi
da Pomponio Leto, divenne la più iiiH portante guida topografica di Boma. Un
anno dopo vide poi la luce V opera dal titolo : Probi instituta artium et
aliorum grammaticorum fragmenia, che dedica a Cusano, giovanetto che alla
nobiltà del casato 'congiungéva mente eletta e sentimenti generosi. Intanto il
P. con anlore incredibile emendava i classici, apportando dovunque la sua opera
di critico profondo ed illu- minato. A questo periodo di lavoro intenso e
geniale dobbiamo i seguenti importanti commenti, sfuggiti all' avarizia
fraieeea De UtIÌ indice: e De latinis vero quo me Vertam nescìo, ita mendose
ecrìbuntar et to- neunt. Utin&m non nostri temporis hæc iustior easet
querela ! certe ego non plus in alienis erroribua confutandia, quam in
exponendia aoUquorum acriptia inaudarem. Sed affirraare iuratiia et aancte
poaanm, aio omnea ab Impressoribua inversoa esse codices, ut si auctorea a
postliminio mortìa in lucem revocentur, eoe agnituri non aint. Il vero titolo
deiropera del pseudo Vittóre è: Notitia regionum Urbis Romane. Manuzio. Instit,
grammai, Spera. De Nobil, profess.,; Bayli. — Dictionnaire histor^ et crit.^ n.
D. ecc. P. — Epistola ad M. Ant. Cusanum^ ante Probi Inst. ete. TUM- T&ania»i'i
4>^Mfc»» n i>i ft n i fM Éi i -jfi 11 -'-v*-- ! ' e all' incuria dei
eustodi: e Valerii Maximi Prisoorum exeui- plorum libri II (i) ; Kotulæ in I
Od. Q. ORAZIO Flacci; In lOnvi Valerii Flæei (iii) ; Commi'ntarii in ORAZIO
Poeti- Cam (iv) ; AdnotatUmei in Cæsarie Commentarios; Adno- tationes in
Epistolæ Ciceronii ad Atticum (yi) ; N'otæ. in Statii Silvas (yn); Adnotationes
in Tibullum (vili); In Ciceronii Paradoxa adnotationes 7— Commentarii in Livii
libroe: De bello Macedonico, et in Lucium Florum (ix) >• Parecchie altre
opere, che sono andate perdate, furono composte durante la dimora del P. a
Milano ; fra queste degnissima d'essere ricordata quella dal titolo : Quæeitii
per epietolam, di^ cui non ci resta che un libro solo dei venti- cinque da lui
compilati (2}. Quest'opera da se sola baste- rebbe a. darci un' idea precisa
della profonda coltura del P. e dell'alta fama raggiunta. Da ogni parte
d'Italia si ri- [MSS. R. DM. Naz. di Nap. — Cod. cart. aat. XIII, B. 14 ; Cod.
cart. &at. XIII, B. 15 ; Cod. cart. aut., B. 20 ; Cod. earU aut. XIII, B.
23 ; Cod. cart. ant. V, D. 3 ; ^ti) Cod. cart. aot. V, D. 13; Cod cart. aut. Y, D.
U; Cod. cart. aut. V, D. 22; Cod.
cart aot. A proposito di quest’ultimo codice non sarà foor di luogo ricordare
il seguente brano della Frac fatto in LIVIO: e L. Flomm prælegi, qui carptim
compendioqæ popoli romani scrìbit historias. In eo castigando simol
enarrandoqoe quantom Tigìlianim, quantom laborie exhaoserim, testes mihi sunt
omnes qoi tum nobis operam dabant. Qoorom nonnollos non tam mea, quæ mediocris
est, eroditio trahebat ad aodien- dom, qoam qoædam, ni fallor, expectatio, qoa
ratione curarem tot rol» nera, vel, ot verios dicam, carnìficinam, qoam
librarios (il Minoziano) in Floro sic exercuerat, ut novæ cicatrici locus non esset.
OiOTANNi Pier Cimino. — Episi, nuncup. ad CorioL Mariyr. Inst. Oramm. CharisU:
e Brat enim ad editionem iamprìdem paratom, librisqoe constabat cireiter
quinqoe et viginU ». Enrico Stefano. -^ Epist. ad Lud. Casuilvetr.^ ed. De
Rebus ; NicoDBMi. — Addizioni alla Dibl. Nap. del Toppi; Marafioti. Cron. ed
amie, di Calab.; Tiraboschi. - Storia ecc.,Oinournì.— iTótotiv Uu. d'Italie,
Paris. volgevano a lui per aver schiariineuti di questo o quel dubbio, per V
interpretazione di questo o quel passo controverso ; ed egli con una modestia,
non meno rara della sua affabile liberalità, non negava a nessuno il suo
giudizio, che, come canta il Salemi, era venerato al pari del responso deli'
oracolo di Delfo o di quello di Dodona: credas Delp&is oracula Phoebum Aut
Dodonæas ornos, quercum|ue locutat. Da ciò appare che P. negli studi di
erudizione teneva incontrastabilmente il primato, da non temere punto di schie-
rarsi, alPoccasione, contro i più rinomati umanisti del tempo, fosse anche un
Poliziano. Certo, facciamo nostra la giusta osservazione di FIORENTINO (si
veda), il contendere la palma all'eruditissimo Poliziano e il biasimarne i
giudizii richiedeva non piccola autorità, quando non fosse stata audacia e
sfrontataggine senza pari. Da quanto abbiamo detto chiaramente appare che un
simile rimprovero non poteva toccare a P. A questo punto crediamo opportuno far
rilevare un altro grande servigio arrecato dal P. alla scienza, durante la sua
[Salerni. — Sylvæ' In Jani obùu Epieedion, e Mg. ed. Neap. Lettera a persona ignota
Non vìdeo cur ad me acribas a Politiano Domltii sententiam non probari in illad
ex prima Papinii Sylvula : RKenus et atUmiH vidù ' domus ardita Dati. Nisi
forte vis ut Politiano sabtcribam, vel a calamuia Doroifium defendam. Quæsiux
per episL^ ed. Matthæ. Lia est mihi cum Po- litiano sinuosa (a proposito di un
passo di VIRGILIO. Et audet PoHtianns asserere Trapezuntium multa fecisse rerum
vocabuìa ex imitatone veteram » eoe...Telesio. Flrenso, sncc. Le Mounier.]
dimora a Milano, quello cioè di aver contribuito non poco al sorgere della
Colia Oiurisprudenza, di cui fu caposcuola il suo discepolo, Alciati. Senza
punto occuparci dei primi due periodi della coltura del DIRITTO ROMANO, la
Glossa e lo Scolasticismo, ci limitiamo a ricordare che si deve esclusivamente
agli uma- nisti quel mo\imento reattivo all' indirizzo precedente, in cui
avevano avuto grande predominio le peripatetiche spe- culazioni, il vuoto
formalismo e l'arte delle infinite distinzioni suddistinzioni, che avevano
ridotta la dottrina del diritto romano ad un convenzionalismo dogmatico. La
lotta contro i giuristi, cominciata dal Valla con la famosa lettera contro
l'opuscolo di Bartolo da Sassoferrato, De insigniii et armi$, trovò plauso
negli altri umanisti, soprat- tutto nel Poliziano; e se suscitò al principio un
grave scandalo, valse a rimettere in onore lo studio negletto delle fonti ed a
far conoscere la grande importanza del metodo storico-filologico. Questo
rinnovamento, iniziato dai letterati, fu poi recato completamente in atto dai
giuristi e, primo fra tutti, d’Alciati. Questi, mettendo a profitto il suo
sagace discernimento e la sua vasta erudizione, coll'aiuto di codici da lui
dissep- pelliti nelle biblioteche, riusci a restituire alla loro esatta lezione
molti passi di Erodoto, di Polibio, di Appiano; altri emendò in Plauto, in
Terenzio, in LIVIO e special- [Gravina. — De ertu et progressu iurù civilis. €
lurìspnidentiA Alciati manu ex humo sublata, oculos ad primordia sua
reflectens, vetera ornamenta nativamque digoitatein a priscis ropetiit
auctoribus ; cumque Alciati discipuli ex Gallia et Italia universa
conspirarent, eorum præsidio iurisprudentia se in prìmæva eruditìone atque
elegantia cpllocavit* quæque in Imeni, Accursii et Bartoli scholis viret
exsenierat, retonta rubigine, cultu eruditoruni et industria littcrarum
elegantiarum, exuit barbarìem el nativam explicuit venustatem ».nix DI ] mente
in TACITO, determina l'indole dello stile dei migliori giureconsulti, per
cogliere il senso dei loro consigli nelle Pandette, descrisse «Uligentemente le
variazioni del diritto pubblico romano, i>er conoscere lo spirito delle
leggi in ogni età, e colla sua profonda critica gettò la luce sui passi pia
difficili e controversi (!)• Ora domandiamo : l'Alciati a chi va debitore di
questo critico indirizzo, a cui deve la sua famaf Se qualcuno, neiracnme e
ncireleganza di dettato dell’Aitore deWclegantc giHritpruiìemza, riconobbe i
lieti frutti deir insegnamento di P., la cui scuola egli firc^- quentò dal 1504
al 1506, compiendovi, ancora giovanissimo, gli studi d' umanità, nessuno, per
quel che sappiamo, ha aucora bene osservato che il metodo tenuto dal grande
giurista ncir emendare i testi degli antichi giureconsulti è quello ^stesso
tenuto dal P» nella correzione dei clas- sici, e che da qucst' ultimo, molto
probabilmente, apprese anche i primi elementi della dottrina del giure. B e'
indu- cono in questa opinione due altre preziose orazioni inedite: De iustitia,
De iure, le quali ci attestano che iP. a Milano, dietro invito d’Amboise, fa
parte [Prima. Alciati. Orazione inaugurale letta neir Univ. di Pavia. — Milano,
Stamp. RoBBRTELLO. A»not. ad Var. toc., 1. II : Tibi vero gratulòr, Alciate,
quod Jannm Parrìtasium^ virum doctissiiBuin, a puerìlia nactos fuoris
præceptorein. Nunquam enim tua scrìpla lego, quin mihi illiua recordatio viri
oecurrat, adeo diligentis et perspicacia in veterum locit emendandis, atque
expUnandìs Homines qui ignorant talem præceptorcm tibi a pueritia contigiese
admirantur postoa quantum eUam in hoc ttudiorum genere valeaa. Ego, qui id
iMsio, nec miror et lætor »• k3) Claudio Minois. — Vita Alciati ante Emhlemata
; Quoio. -» Epiii, Clar, et doct, Vir., ; Tiraboschi. Il P., nulgrailo lo
tristi vicende toccategli/ senti sempre per Milano U pia grande attrattiva, a
segno da preferirlai dopo Napoli, % tutte le altre città d' Italia, come con
belle parole dichian ai suoi discepoli. A rendetli cosi piacevole quel
soggiorno' contribuì, senza dubbio.prima V amicizia e poi la parentela
contratta col valente gecista, Demetrio Oalcondila. Questi, chiamato a Milano
da Lodovico il Moro, dopo aver insegnato, per t^ti anni e con molto plauso, a
Padova o poi a Firenze dda cattedra resa celebre dall' Argiropulo, vi ebbe le
più liete accoglienze, venendo egli a soddisfiure quel vivo Uiogno sentito
dalle menti, dopo la meta del secolo XV, dponoscere cioè ed apprezzare le opere
immor- taU dei Gì [PrtefAtio ia Thebaida : « Egouom prìmum appuli in hanc
inclytam civitatem 6t latÌ8HÌmo dignamiperìo, eìut amplitudine captua, hanc
animo meo proprìam sedem U Nam post illam felicissimam Campaniaa oram in tota
Italia nullii usquam secessum solo virisque meliorem, qaiqiie mihi M«diolano
mls arrìdeat, invenl. n P., appena giunto a Milano, cercò di avvicinarsi al- l'
illnstre ateniese, per potere ancora niegfio apprezzare i tesori del mondo
ellenico, e trovò in lui uia guida sagena e illuminata e affetto veramente
paterno. Frequentando la casa del Oalcoudila, ej^li ebbe agio di ammirare la
coltura o le belle qualità mora! della figliuola di lui, Teodora: sebbene
questa non potes» vantare né grande bellezza, nò forte dote, se no invaghi\ la
foce sua sposa, come si desume daunepigramma scritto in quell’occasione dall'
amico Cil^io. D'allora in poi P. abita in casa del suocera, dove potè conoscere
molti valenti letterati, venuti a ^lilant per appren- dervi il greco, fra'
quali Trissino, il quale pare abbia fatto dimora presso lo stesso Calondila,.
come « e' inducono a credere una lettera di quest' ulmio «liretta a lui e sei
altre di P., da cui traspare la pinjgrande fami- liarità e domestichezza.
Comincia cosi un periodo di tregua nella vita di P., ma nou fu molto duraturo,
poiché vennero ditinovo a tor montarlo le strettezze finanziarie e i suoi
nmici, che gli piombarono addosso ancora più rabbiosi di praa.* I Milanesi, se
gli furono larghi di applauso onori, non [A Præfatio in Thebaida: « placoit in
spcm prolit ot rei faìnili» Thcodoram, Demetrìi filiam, mihi adiungerc, in qua
non forma, quan ea inediocria est, ut appellat Ennius, non oiTertam dotein, quæ
ma «ine morìbus ex|>etitur, animuroque ineum non facile capit, scd ingfiat
artes, intè- gritatein vitæ, et super omnia |>atri8 eius affinitatem Retavi.
Jannelm. optt., pag. n2« - [KoscoB. ~ Vita é PctUi ficaio di Leone X, trad.
JBossi. Milano, Sonzogno, il traduttore ri u venne queste lettere nella
corrisddenza epistolare del poeta vicentino, conservata dai Trìssino dal
Yeld*Ofo. lo furono altrettanto nel ricompensare le sue fatiche. Di ciò abbiamo
chiara prova in un'altra orazione inedita, in coi il P. candidamente fa nota ai
discepoli la sua triste condì* zionci ricordando loro, con aniarezza, il detto
di Aristotele che cioè il povero difficilmente e raramente giunge all'ac-
quisto della scienza (2). Quanto diverso era stato il suo giu- dizio sulla
povertà nclVOratio ad SetMlum McdioUinensem t Non deve recar punto meraviglia
che questa ed altre volte la miseria abbia bussato alla porta del P. • In quél
secolo, ben chiamato dal Graf il secolo dei ciarlatani, chi non si tirava
innanzi, chi non gridava e magnificava la sua merce, chi non prometteva più di
quanto potesse attenere, correva rischio di morir di fame. Bifuggendo il P. da
ogni bassezza e dalle quæ$tuarU$ artibìii dei letterati del tempo, era naturale
che non guaz* zasse mai nell'abbondanza/ Il Poncherio, conosciute le condizioni
poco floride in cui egli si trovava, non mancò di venire in soccorso di lui,
affi- dandogli il proficuo incarico dell'educazione e dell' istruzione del
nipote Francesco. Ma ciò, se valse a sollevare il bi- [In L. Flomm : € Nam quid
aliud, ornatissimi ìuveoet, in tanta rerum difficultate, quid a1ittd« inquam,
facerem, quum publica stipendia non procederent, et al qnæ privatim consequor
emolumenta, vix emendis olusculit satis essentf. In L. Flomm : « Quippe ai
viatica desint, ut vocat Aristoteles, omnia ad acientiam eo- nattts irrìtus est
et inania, et quantocumque labore diligentiaque, mille- simus quisque vix
evadei. AUraverio il Cinquecento^ pag. 110 e æg. MSS. R In L: Florum : « Nunc
autem quum pater amplissirous Stephanus Poncheriua quo, quasi sacro atque
inspoHato quodam fano« boni omnes utuntur, non ho- nesta solum mihi præmia
constituerit, sed, quod magous honor est, nepotis ex fratre sui curam'milii
delegaverit.' Il M libili iiit — i j j I r II l ii — ^- 1 " lancio
domestico del povero retore, noD potè ridargli la tranquillità dello' spirito,
turbata ancora una volta dagli antichi nemici. Primo ad uscire dal suo agguato
fu il perfido Minuziano, il quale, avendo corrotto un ribaldo sacerdote,
discepolo del P., fece sottrarre a quest' ultimo il commento al De bello
Macedonico di Livio, frutto di tre anni di assiduo lavoro, pubblicandolo
spudoratamente col proprio nome (1), e dedi- candolo per giunta ai successore
del Poncherio, Carlo GoiTredo. Questo fatto indigna fortemente P., che memore
degli altri torti ricevuti, senza alcun indugio, rese di pubblica ragione V
impudente plagio. H Minnziano, vedendosi brutto e spennacchiato, al pari della
cornacchia esopiana, per ven- dicarsi, non rifuggi da un' ultima vigliaccheria,
dal collegarsi' cioè col Ferrari, che era ritornato a Milano, e col Nauta,
contro i quali aveva lottato insieme col suo antico ospite. A questi si uni un
vero lanzichenecco della penna, fac- ciamo nostra un'altra espressione del
Graf, un tal Rolandino Panato, che indettato e coadiuvato dai suoi amici,
scrive contro P. delle scandalose Inveetivæ), che per oscenità non hanno nulla
da invidiare a quelle scritte dal Panormita, da Poggio, da Valla e da
Trapezunzio. Vallo. Apologia : Impudentior autem præceptor ille tuut, iropressorum
postrerout, qui Jaai castigationes in bellum Ltvil Macedonicum, grandi pretio
redemptaa, ab avarìssimo quodam sacerdote (palam rea est) intervertìt,
emendatumquo Jani labore Livium suo titulo pablicavit. Vallo. Apologia : «
Neque erubuit homo com iis in Jannui conspirare, adversus quos certo capitis
perìculo se, nomen, doctrinani, ceteraque omnia sua tutatos fuerat P. RoLANDiKi
Panati. Inveclivæ et Nautæ Carmina. Questa pubblicazione, sebbene non porti
indicazione né di anno, né di luogo, pure, come notAva Mazzucbelli, è certo che
fu fatta a Milano .mm^Smi^^mt^l^lCt TRA m A. 6IAXO TkWMAWm CS Laudo contro fl
P. o^ torto £ coBioBieliey o^ sorto di ribalderie, lo duamò msiumm mremdiemmt,
Jmmm /o€di$$immm Mcarmhcuwi, tmprmrimm, Ibtommw» jMrtjtfi Don eitore altri
Tilissini epiteti, che layia^o ndte 1/ infkaie rabula criticò i larori di Ini,
ne^ loro o^ V'^fl^ letterario e li denomiiiò amwumtmriolm. do Irrìdo di
protesto eruppe daD'aniaio dei baoai per la basse ingiarìe lanciato all' nomo
dotto e morigerato: Biffo, Cornìgero, Peloto, Bolognese Bratt- gelisto Biadano
ed altri molti alzarono la roee contro i tìK diiEunatori, e scrissero contro di
loro de^ epigrammi di foooo, che non riportiamo, per non intralciare fl nostro
racconto (!)• n P. neppure questo rolto si diede per Tinto, e riden» dosi delle
nuoTe insidie dei suoi aTTcrsari, si ain^arecdiiò a schiacciarli con pochi
colpi, come scriTOTa all'amico bolognese. B non disse dò per millantoria,
polche rinsd complctomento nel suo intonto colla pubblicazione della dtato
Apologia di Vallo (3), la quale d ha fornito tanto e ri im- portontl notizie.
Nessuno dei biografi del P., compreso lo*Jannelli, ha ossenrato che il Vallo,
se ebbe in essa la sua parto, non fli certo la prìndpale: la grande erudizione,
lo stfle, le dta- zioni, comuni ad altri lavori del P., rivelano la mano del
provetto mæstro più che quella del «liscepolo. Questa volto, dobbiamo pur
dirlo, il P. fu costretto a combattere i suoi nemici colle loro medesime armi,
oppose [Jaio«blli. —Jannblli. Risi de Jolio «t Musoa Appula, perque gratum fuit
audire quid de utroque seotiret 8ed, ut spero, noo agam Æsopi calvum,,nec
expectabo Eiemis adrontùm : paucis ictibus conteram. Furius Vallus Echinatus in
Rolandinum, pistrìni yernam illauda- tnxn,ante sec. ed. Comm. De Raptu eto. mmm
r*^iM «•^Ki^'^i^i>B ap"'litT-r"i Una delle colpe attribuite al
secolo dell' nmanesimo ta qnel vizio abbominevole, per designare il quale si e
tolto a prestito il nome dai Greci. Fra le ignominie che gli umanisti, a ragione
o a torto, si gettavano in faccia vicendevolmente havvi sempre in primo luogo
la pederastia. H Bcccadelli rinfaccia questa colpa al grammatico sanese Matteo
Lupi, il Filelfo al Porcello, Poggio al Valla, il Valla a Poggio e cosi via.
Non dove sembrare quindi strano che quest^accusa tanto comune si lanciasse
anche contro il P. dal corrotto cinque- cento, che ereditò, anzi rese più
morboso questo vizio del secolo precedente. Infatti tutti gli strati sociali,
come dice il Oraf, ne erano infetti, a comijiciare da Leone X, se vogliamo
prestar fede alle parole del Giovio ; Antonio Vignoli e il Bibbiena ne accusano
preti e frati ; il Firenzuola lo chiama manza di maggior riputazioÆ, e gli
prodigsftio lodi della Gasa, Dolce, Lori, Curzio da Marignolli ed altri dieci
altri cinquanta, aggiunge il Graf. B che dire dell' ac- cusa che grava su
Francesco Bemi e sulla figura pia eletto del secolo, Michclangiolo Buonarroti Y
Siamo lieti di notare che tutti, concordemente, assolvano il P. del fallo
imputatogli, prima di tutti lo stesso Giovio, che non la perdona a Leone X (2).
Ove non potessimo ad- durre delle prove tanto convincenti, basterebbe per poco
. riflettere sulle sante massime dettate ai discHpoli nelle orazioni inedite,
osaaiinarc l'elegia in morte di Antonio [ Attraverso il Cinquecento Oiovio.
Ehgia ViV. Un. t7/ii5fr., p&g. 208; Spiriti, r- ifemorM degli sct-iitori
Cosentini^ piig. 25; Qinqukns. — Histoire litt, d'Italie; Morcri. Grand
Dictionn, histor., MSS. R. BiU.PræfaUo in Achillcidem, Cratio ad di«cipulos,
Oratio ad Scoatam Mediolanensem, Ad Mumclplum Vlncentloum tic t'amili' ma» w
^,n>»m n 1 iT_ I liwj I if^N» iw*iift*>ff^' ii»mifjtmv%'8ai, Tisusqæ sum
orator Quid igitur aateal dubilabant ne conduxisseut Thucididem Bntannicom, vel
Ranam 'Sobri- phiam? Sed utramque suspicìonem disonstl ». Questa lettera e le
seguenti sono dirette al Trissino, che allora si trovava a Milano ad apprendere
il greco, presso Calcondila. III wm^mf* »Jfc^>»*M>W^ I ^ I 11 >WII^«
fonati) quantum vix olira Gares in Leloges, Arcades in Pelasgos, Laoed(cinono3
in Ilotost Fiere e generose parole che mostrano ancora una volta quanto fosse
esagerata i' accusa di coloro che negarono completamente agli scrittori del
secolo XVI la coscienza morale della nazione italiana. B che realmente il P.
avesse fede nel!' avvenire, d è mostrato anche dalla seconda orazione, dove se
si notano i medesimi difetti delle altre, e soprattutto la prolissità e una
troppo sìidata erudizione, si ammirano similmente gli alti pre- cetti
pedagogici e didattici, e le sane norme dettate ai gio- vani e ai padri di
famiglia, circa i beneficii di una buona educazione. Conosciutosi in tal modo
il valoro e la nobiltà d'animo dell' uomo bassamente calunniato, dietro l'
esempio deUa famiglia Trissino, presso la quale egli aveva trovata, nei primi
tempi, la più calda e sincera ospitalità, cominciò una vera gara tra le più
nobili famiglie vipentine, per sempre più dégnamente onorarlo e cattivarseni)
la benevolenza. Nonostante tali prove di affètto e di stima, il P. non visse a
Vicenza in quella perfetta tranquillità, come credette lo Jannelli, per aver
ignorate le importanti lettere al [Nencioni. — Nuova Antologia, Orai. II ad
Mun. Vincent : « In quo nonnulli parontet, ut hic ordiamur, obiargatione digni
sunt, qui spcs quoque suas ambitioni donant et precibus amicorom, non minus
insulse quam si gravi morbo quia Implidtus, ut amici grar tiam colligat,
oinisso perito salutiferoque medico, se committai ignaroii cuius inscitia
fonasse peidatnr. Roseci, op. cit.,. 1. eit. : € Qni (Trissiol) nihil ad oroaodam
tei- lendumque me domi forisque omisenint, exemploqoe coeteris, nt Idem
fæerent, oxtitere. Nam cerUnt inter se Thiend, Palelli, Portensea et Cberigati
quinam de me magia promereantnr »• immmà^J^amm^t0>m^' j i>^ 1 1 ^,n . »!
I »« a «» «ii ' i^iai^ T i ri i ^. - ««-ìLm Trìssino: prima la podagra (l), che
aveva cominciato ad af- fliggerlo fln da quando si trovava a Milano, e poi gì'
invi- diosi e ignoranti grammatici gli turbarono, come ftl solito, la pace
dello spirito. n P., irritato per i tranelli tesigli da un tal Antonio da
Trento e da un perfido sacerdote, di cui ignoriamo il nome (2), accolto nella
sua scuola in qualità d'hypodidascalos, aveva già deciso di lasciare Vicenza,
quando, per la opportuna ed elBcace intercessione del Trìssino, non solo
recedette dalla presa risoluzione, ma concesse anche il perdono all'infame
sacerdote. Malgrado i continui fastidii e le non lievi cure dell' in-
segnamento, il P. non tralasciò i suoi studii prediletti, che continuò a
coltivare con amore e profitto, pubblicando, a breve intervallo, i seguenti
importanti e pregevoli lavori: CLAVSVLÆ CICERONE ex epistolin familiaribus (4);
Breviarium Rhctoriec9 ex aptimU quibunque Oraccis et Txitinis atictoribuM
depromptum; Probiliistituta artium et Catholica; Conieliìis Franto De nominum
verborumqM differentiU et Fhoca grammaiiou$ — De /laudi nota, atqne de
aspirationè libelluè. Questa ricca produzione letteraria ci fa argomentare che
[RoscoB.. : € torqueor incredibili po- dagrac dolore : quicquid est mediconim,
quicqutd phannacopolarain din noci uq uè conti ncnter exerceo. L’indegno prete
era Irato contro P., mal sopportando che que- Mlo avesse chiamato nella sua
scuola e prediligesse il cosentino Cesario, uno dei pochi veri e costanti amici
delPinfelice umanista, '3) RoscoB. Sacerdos tuas est apud me laUs honcsta condì
tione. Veicetiab, MDVHI, per Henrìcam librarìam Veicet et Jo. Marlam oius flllum, in Kal.
Jan., MDIX, per Henricnm «te. MDIK,
per Henricum ete VUI Id. Febr., MDIX etc.... i/j » n i ì I II » * ! m jÈJì iV
*'nM>-|f mk Iri i> i liikJ^'- m i0> ri tf i P. negli aitimi tempi
della sua dimora a Vicenza, se visse in poco floride condizioni economiche, da
essere costretto a ricorrere talvolta al Trissino per qualche xirestito, non
dovette però essere più molestato, come per lo innanzi, da nemici maligni e
invidiosi. Allettato quindi da quella tran- quillità relativa, succeduta alle
lotte interminabili, forse egli non sarebbe cosi presto partito da Vicenza, se
non fosse sopraggiunto il pericolo della lega di Cambrai. Appena salito sul
trono di S. Pietro, Giulio II mostra il suo fermo proponimento di ricomporre lo
stato della chiesa, che era andato in frantumi, non per favorire il miserando
nepotismo, come avevano .fatto i suoi predecessori, ma per fondare una
monarchia pontificia, che potesse dare al papato il necessai*io prestigio. A
tal uopo, appena si libera di Borgia, rivolse le sue mire contro Venezia, che
si era impossessata di alcune terre della chiesa. La Serenissima, scossa nel
suo commercio per la scoperta della nuova via, che conduceva alle Indie, e per
la crescente dominazione dei Turchi, aveva rivolta la sua at- tività a formarsi
uno stato in terraferma. Bra riuscita a mera- viglia nel suo intento, ma si era
procurato Podio del Papi e l'invidia dei principi italiani e dei potentati
stranieri, che^ il 10 dicembre 1508, conchiusero a Cambrai una formidabile le^a
e per ispegnere, come incendio comune, l'insaziabile capl- digia dei Veneziani
e la loro sete d'ingiusta dominazione RoscoB. — op. cit., epist. V. : oco dopo
II discorso inaogurale, lasciando al téÆle Cesario, che non aveva voluto
abbandonarlo in qnella circostanza, la cara dell' insegnamento, al quale aveva
dovuto assolatamente ricor- rere per poter sbarcare il Innario. n P., ritornato
a Padova al principio dell' agosto, collo spirito rinfrancato per il
miglioramento ottenuto ai suoi mali alle acque di Abano, riprese con nuova lena
IMnsegna- meuto, lasciando cosi libero il Cesario di tentare a Roma la sua
fortuna. La Mumma anetoritas deUa storica cittì, in cui per prima [ Præfalio 'm
Horatil odM : « Si qois aliuii, ornatUsioii iiivenes, ex eo loco quem net
iKKiettlstimàin Romao Madiolanique et dcmum Vcìcetiæ lonuìmas, ad hanc
iniquitaUm tamporum radactos ataat, ut privai im doc«ret, ilio qai- dom fato
eooTieiain fæoret tiquidem summa buius urbis auctoriiat, celeborrimum Fatarii
nomon, ubique gentiunn venerabile, com- peniat omao salarli dotrimootoni. Lo
Jannelli, noo avendo ieooto alcun conto della lettera del P, %1 Cesario € ex
Aponi baliceia », ritenne che quest* oltiiro € excessli Viooentia (Romani) XI!!
vel Xll Kal. Jonii Sputala JJ, ex Apani balinais, e. d.: « interea vale et cara
disdpuloe eraditioni fideiqne nostræ commlsaoe. Epistola, ex Apani balineis : «
Salve, Cætari, profuemnt alU qvaatlsper Aponi Iwlinea Bqoidem me cupio ad vot
recipera klo enln me tædiam eepit remm onnlom.li Cesario non fa accontentato
nei suoi desiderii, poiché nell^ lettera inviatagli da Venesia, Il P. %|
rallegra con Ini « quod incolurois in complexu suorum vivat accoptos (Bpist. IH)
». Da ciò argomentiamo che la maggior parte delle Iutiere del P. gli furono
Inviate a Cosensa. 1 1» jiil y i^ n i* m,tmt, ^ mi Mllb*^i^hUBk«la
iw«MHk«!fAi«^ MiaMUHMUÀli^4b*iS ^T. con Mussato emno fioriti^ gli studi!
umanistioi, e il nomali celeberrimum da essa acquistato, por ^ aver accolto
nelle sue mura tanti illustri letterati| quali Giovanni da .Ba- venna, Pier
Paolo Vergerio, Secco PolentonCi Gasparioo da Barzizza, Vittorino da Feltro e,
per non parlare di altri, Demetrio Galcondila, allettarono subito il P., sino a
fargli dimenticare omne salarii detrimentum. Però i tristi aweiiimenti
sopmvvenuti lo costrinsero a lasciare Padova [L' imperatore Massimiliano,
essendosi finalmei|te scosso dalla sua inerzia a causa dei continui progressi
dei Vene- ziani, nel tempo stesso che Bodolfo di Anhalt si recavi nel Friuli,
per occupare la tcpra di Gadore, e il duca di Brunswick tentava di espugnare
Gividale e Udine, in persona per le montagne di Vicenza era sceso nel contada
di Padova. Però e non essendo ancora maggiori le forze sue, si occupava in
piccole imprese con -poca di- gnità del nome Gesario: saccheggi orribili, eoddi
spietati furono eseguiti dai feroci invasori, la cui indescrivibile licenza
fece ricordare quella delle orde barbariche. P., visto scoppiare un cosi
furioso turbine di guerra, prima che Massimiliano cingesse d'assedio la città
coi suoi 100,000 uomini, verso la n^età di agosto riparò di nuovo a Ve- nezia,
dove fu accolto amorevolmente, come forse anche nella sua prima venuta, da
Lodovico Michele, che era stato suo discepolo a Vicenza. Guicciardini. —
7frecedente (Venezia), appare chiaro che sia sUU. ^iy«>i V >»i I 1*1 la»
^imr !l^^ Garbono, i fratelli Anisio, i fratelli Seripando, Angeriano e
parecchi altri {ly, Col pia vivo piacere P. frequenta i geniali convegni lei
letterati napolitani e fu accolto dovunque colle più sincero manifestazioni di
ossequio. Non mancarono, come al solito, i versi apologetici, fra' quali
citiamo quelli del prolifico epigrammista napolitano. Giano A Disio, nella cui
mente il P. destò il ricordo degli antichi soci della gloriosa Accademia
pontaniana: Qui8 non his tabulis dubia dipingitur umbra Commeritas, qais non
byali ridenta colore. Insigni virtute vir, et spectatus amicus? Tene ego
præteream, cui Musæ tempora cireum Jusserunt hederaa, et amicaa serpere lauros.
P. allora forse rinde Filocalo da Troja, Garbone, Puccio da Firenze, alle cui
lezioni aveva assistito durante la sua prima dimora a Napoli, ricavandone non
poco profitto. Allora similmente rese sempre più saldi i vincoli d'amicizia,
che lo legavano^ al dotto e munifico Antonio Seripando (3). Pare che egli
conoscesse quest' ultimo alla scuola del Puccio (4> [So questi scrittori,
quasi tutti poco noti, rìcbiaroava testé V at- tenzione degli studiosi 11 chia.mo
prof. Flamini, cbe additava In essi « no territorio da esplorare della gloriosa
nostra letteratura umanistica Rassegna Bibl. della ìeU. ital. Janl Anysii,
Varia poemata et Satiræ ad Poropejum Colomnam cardlnalem, Neapoll, Suitzbach,
Giano Anisi; Martlrano. Bplst. ad Card, de AccoUIs Ante Comment. In Uoratii
Artm Poeiie. Parrbasll, NeapollChe realmente 11 Seripando sia stato alunno del
Puccio lo rile- viamo dair iscrìsione da lui fatta apporre nella cappella
gentilizia di Si. Giovanni a Carbonara : € Puccio quod bonarum artlum sibl
maglster foisset. Mabill. Museum 2ud.; Jannelli,— fci^^ii^^ a*^ifc»*«^*i di P.
ecc.. Ariano, Stab. tip. Appulo-irplno. Piccante l’osservazione di Jannelli a
questo punto. Quantumvis perditorum morum illum fuisse fiugamoa, indo- cere ne
sani iu animum possumus tam seno tantia votia meretrìMA procul abæntem ad æ
arcessere Parrhasium potoiasef ». Iu« Per mancanza di dati, non possiamo ben
dire se per pun- tiglio di offésa vanità femminile^ o per non allontanarsi dai
saoi vecchi genitori, la Calcondila non segui il marito quando da Milano e si
reca a Vicenza. Dalla lettera al cognato Basilio apprendiamo solamente che,
malgrado le continue insistenzci il P. non potè riunirsi con la moglie (2), se
non quando gli fu assegnato a Boma la cattedra d' eloquenza (3). Quali che
siano i motivi che abbiano spinta la Oalcon- dila ad agire in tal modO| noi non
possiamo non biasimarla sia come sposa, sih come madre: come sposa perche resta
impassibile alle preghiere dell'infelice marito, che, per quanto colpevole,
chiamandola a sé ripetutamente, le aveva data la più ampia soddisfazione ; come
madre perche mostra di non sentire alcun affètto per l'unica sua creatura, che,
priva delle carezze e delle cure materne, a guisa di tenero fiore, a poco a
poco intristiva e periva miseramente. Nella seconda lettera al Trìssino
(Roscoe) P., dopo avergli detto facetamente che dispone con piena libertà delle
sostanze di Ini, eoque forUusé plus, quia sunt uberiares, gli dà notisia dei
compagni di greppia senza fare alcun cenno della moglie : € Amanuensis item
græcus ex Creta Nicolaus, quem Trissineo Lisiæ designave- ras Accessit Lario
quoque lacu Simon Age nuno et lopos bospita. W OuDio. epist,Sed in primis a me
salutem optimæ socrui et uxori. Quum litteras ad eam dabis, de onios Toluntate
nihil ad hanc diem ex tuis literis intellexi, reditura ne sit in gratiam
contuberniumque meum, vel quid aliud in animum agitet. Ego enlm statui vel
secom vivere, vel aliud vitæ genus hoc longe (Cosenza) quietius instituere Dopo
la morte di Calcondila, Teodora colla madre e col superstite fratello Basilio
(Teofilo e s ucciso a Pavia e Seleuco e morto in tenera età) ha stabilita la
sua dimora a Roma. t f '', HfcaUfciifc^M 1 tuna querar, quam quod ex illa
mortis imperturba tissima quiete me nir> sue ad ærumnas vitao revocavit;
abibara lætus ex bac inutili corporis sarcina, si per færoem (Antonino Siscari;
cui Servio licuisset. Is enim sani* mis opibus effecit, ut ego diutius
articularis morbi carnific}nam perpetlar. Epistola XI, ex balineis Lisaniæ,
pridie Kal. Septembris : € Bar linea visa sunt »liquid opis actulisse Ego
propediem revertar, ioterea tu cura pueros beriles ac meos, ut tui moris est.
QuDio. — epist.poiché si recò a Taverna, parC| tra l'aprile e il iiia^r^o, vi
tenue un breve cor^b di lezioni* di cui oi ò giuut4i solUiutH) V orazione.
inauguralo intorno ali* importanza o all'utilità della grauimatioa, che
trascurata e quas^i disprezzata! dai più, secondo V oratore« e la sola
disoiplina che possa far acquisUiro un vero e foudat-o sapere. Questui
spontanea relegazione del P. negli estremi conilni della Calabria dovett'i^ 1
moA, oonvcnÌM, coiupolla uonilæ oUro Piirrbasiuin ne illum pratvUrl noìulnUY
ìllum l|t«uui iot^uam Kd era lui davvero, osserva Fiorentino, il mæstvro di
scuola di Taverna, che eni pure il miglior critico che avesse allora V It-alia,
si ricca di filologi. Durant-e la sua dimora in questo villaggio, il P. rivelò
up' altra bella dote del suo ingegno multiforme, cioè la sua [ A/SS. R. DM.
Siu. di ^^opoU\ CoiK V. D. 15.Oralio ad TabornMtt : « Qao uullurn uialut pignua
an>uHs erga se nioi TaWrnatea hfbere queant, ai 'T « r grauile perizia negli
studi! atvheologici* Tare cli« nemiuMio A Tavoriia nìaiica.sato calvgoricamento
alTormaro che bisognava riconoscere presso Taverna Tubica/iono doIPau*
ticaSibari P., non potendo sopportare una ìmxÌA arro-r gan3uì« scrisse contro
l’ignorante mtttihit'HuH una dottai ed ela- boratali dissert-a/ione, nella
quale, basandosi sulle testimoniaiuo di Aristotile, Mela, STRABONE, Tolouìco, IMìnio
e parecchi altri, oltre a determinare che V antica citt«à sorgeva tra^ flumi
V^\ A\ DibL Sai. di SapiìU. Ceni. XUI. H. Itì — De SyUri, Oratili AC Tliurìo
:€.... sUm^ proivus in à\ho Upidd lincao, nihìl oiunìno sìgnanK ìisipio
shuiliMit ipii iH>r tonobran aiubulaiit^ apprehcMiduni (^uìo^uid ad maims
oooiirrìt. IH qui bonis et iuali« auotoribuH suflar- rinati, tcstimoniis
utuntur, aut miniale necc»$arìi8« aiit contra oausam certa suam Vv« Sybari
Crathi ao Thurìo : « Ao ut agnoi^oant omnes ea quæ tantum Crassus (1)
olfecisrìt ox inversi» LIZIO rerbis e»s« nobis esplicata*». il) Quoto Crasso
non è punto GiOTffn&l Crasso da IVdaco, coma poco ao- cortamentd
cjr>Nlo(ta lo JanntlU «op. cit. |ui^. ), Anche ainmettondo che e^U noi IMS
fo»5e ancor vivo, si op porrebbe a una tale assorclone quella nobile lettera
del P. ( /V Kfbtis rtc.« pa^. ìi{ ; pr. laY., pa^. 9 ), al >uo caro mæstro,
dalla quale appare che questi, più che schierarsi contro 11 suo antico
discepolo, ricor- reva a lui |>er schiariinenU e constigli. Vò\^. /?. lUbL
-Vai. di Sapoti. Cod. XUI, B, 15. — De Sybari Crathi ao Tburìo : « Quantum
fidei sit habeadum crassæ minervaa magistellis, audentìbua atBrmare Sybarim
adhuc oxtara iuxta Tabemaa, Jt appallante oppidum, vel ex lioo iatelligi datur.
Faat L’animo sensibile di P. resta fieramente colpito da si brutto fiittOy che
aveva macchiata l’onorabilità della saa famiglia; sicché, volendo honesto
nomine cancellare l'onta del nefandum cHmen, pregò caldamente il cognato
Basilio di . voler interessare, presso il pontefice, Lascari ed Inghirami, a
fine di ottenere la bolla di dispensa per qnesto matrimonio. Durante la
sospirata attesa il P., per allontanarsi forse da un luogo per lui o.
«j--fWtiai.iliM.i^lÉY.^lÉr.f.lfarftVWi-JJ Se in questo tempo farono ben poche le
corti che accordarono ai filosofi una vera e propria protezione, piu tardi esse
si moltiplicarono, gareggiando fra loro nel di- stribuire onori e ricompense.
Non solo le reggie e le corti dei principi potenti divennero centri di coltura
e convegni di letterati; ma le più piccole corti, i principi più oscuri,, i
cardinali e finanche i ricchi borghesi vollero circondarsi .di letterati e
artisti, che accrescessero pompa al loro nome; di improvvisatori, novellatori,
buffoni,' che li divertissero. n principale centro di coltura nel Cinquecento
fti però Boma, dove nella corte di Leone X convennero da ogni .dove uomini
sommi e mediocri, attirati colà dalle pensioni, dai donativi, dagl' impieghi,
dai beneficii e dalle dignità eccle- siastiche, che come manna benefica
piovevano sul loro capo. Educato nella splendida corte di suo padre Lorenzo il
Magnifico, Leone X, al x>ar di questo, fu prodigo e munift- [Per farsi un*
idea del gran numero dei lelterati, che allo, a in Roma godevano della
protezione di Leone, X, basta leggere il poemetto di Francesco Arsilli^ Depoetù
Urbanis^ gli Elogia Virar, litt, iUustrium, 4i Paolo Hiovo e il De infelicitate
litteratorum di Pierio Valeriano. Im- portante per conoscere la vita romana di
quei tempi è, fra* tanU studila r articolo del Gian» — Gioviang. ( Oiom. stor.
Malgrado ana tanta aspettazione e lo continue insistenze, il P., oome abbiamo
visto, non potè recarsi a Boma che verso la metà di febbraio del 1514; sicohèy
tenuto conto della lettera innata al Cesario, in data del 28 febbraio, non
prima dei venti di detto mese egli potè iniziare il sao corso sulle Selve di
Stazio. Neil* orazione inaugurale, pervenuta sino a noi, il Jf. mise a profitto
tutti i suoi mezzi di retore raffinato, non escluso quell'artifizio di parere
nel suo esonlio perplesso e titubante, per procacciarsi la benevolenza del
pubblico, giusta V ammæstramento di Oicerone. Dopo un accenno alla grandezza
del popolo romano, rivolge un cortliale saluto al Lascari e alP Inghirami,
protestando loro pubblicamente tutta la sua profonda gratitudine. Non mancò
naturalmente in tale circostanza di far cadere destramente il discorso su Leone
X e di tributare le più calde lodi al munifico Pontefice. Oome concordemente ci
attestano gli scrittori contem- poranei, il P. destò a Boma il più schietto e
generale entusiasmo. Sebbene allora la città riboccasse di letterati, alcuni
dei quali di meriti indiscutibili, come Cattaneo il Præfatio la Sylvas Statii :
€ Nibil it&que dcsperandum Jano «luce et auspice Phædro, in quorum blando
obtutu, tranquillo vultu, bilaribua oculia acquiesoo Quibus ingentes ago
gratias, habeboque dum vivam» quod me gravissimis apud Pontificein sententiis
ornaverunt^ ubi vel nominarì aunimus honor est. MSS. R. Bibl. Nas. ut
Napoli.PræfaUo la Sylvat Statiì :€.... per quos ulrumque inibì contigli
indulgentia sacrosanctì Pontificis, divique Leonia X, qui maxime rerum usu,
incom- parabili prudentia, suprema gloria, incredibili felicitate, admirabili
elo- quentia, proroptissimo ingenio, castissima eruditione polle! Giovio —
Elogia etc,; Panvinio. — Proém. Deci. 1 2Xf applausu erudii. ; Filippo Briezio
Annales mundi, T VU, pag. 130 ; SalemI SylvlUæ^ P, Epicediatt^ eco. ^ '' i»'
Fra tanti stimiamo degni di nota i seguenti versi dettati allora da Telesio, V
elegante e terso poeta cosentino : Tlbrifl et obstupnit doctæ modnlamtæ tocIs,
Assonult riTifl hæe quoque Tlbrl tnls. Fsf flus et buie uni es Teteres cestisse Quirites; Tarn
Latiis sonat hic dulce magis LaUum. Attice et Actæs msgis Urbe loquutus et Ipsa
est» Hospes divino dlctus ab eloquio. Affesionato
come era ali* amico carissimo, P. si adopera a tnt- t* uomo per procurargli a
Roma conttitionem et ìocum ; ma il Cesario, malgrado le continuo insistenze di
lui, (Epist.^ non si mosse da Cownza. Forse era rimasto poco bene impressionato
alla notizia obe gli forniva il P. stesso ( Epist.) : e In Urbe singulæ
regione» sin- gulos babent præceptores ex ærario conductos, et qui nibilominus
t prìvatls certam exigunt mercedem. Troppa bollai rfMUitflri
^>rfki««»«i''*Mh^ uno stipciKlio «li jxran lunga sui>oriorc a quello di
tutti loro. Ma il P. questa volta, reso ornai abbastanza pnitico ilolla vita,
lasciò i>ure olio i cani riu^irliiosi abbaiassero alla luna, li umiliò con
un dignitoso silenzio, che gli valse loo di letterato infelice per la sua nota
opera, volle caricare un po' troppo le tinte (!;• Conoscendo poi la speciale
protezione, di cui godeva il P«, non è da credersi che gli fosse diminuito V
assegna- mento, o per lo meno ne fosse nt4irdata di molto la ri- scossione,
come vorrebbe insinuare lo Jannelli, il quale, temendo che al suo
x>rotagonista dovesse mancare il tempo per fondare V Accademia Cosentina,
mostra gran premura di rimandarlo in Calabria. InfaUi, adducendo a motivo la
miseria di lui, la morte del cognato Basilio e degli antichi protettori, Fedro
Inghirami e il Cartlinale d' Aragona, e in ultimo la partenza del Canlinale
Adriano, altro caldo am- miratore del nostro umanista, alTerma che questo
lascia Roma. Non occorrono molti argomenti per combattere questa gratuita asserzione,
in sostegno della quale lo Jannelli non sa addurre alcuna prova. Basta infatti
riflettere per poco su ciò che P. scrive a eratìooe ductnt. De Rebus etc. ediz.
cit., « Certe 8i quid ingenii, si «|uid eruditionis in me, si dicendi
commodi'aa est, id omne effundaa prodendis iis, quæ tot anoonira varia Icctionc
compcrta, conquìsita, col- lectaque luihi sunt in usum studiosac iuvcntutis ut
siquidem fructum lostcritas inde percipiet, acceptum rcfcrat Pontifici prìmum
Maximo, deinde Sylvie nostro, per quem conciliata mibi Pontìficis voluntas est.
.te detta partenza un anno pia tanli, quando cioè per la morte di Leone X,
essendosi seccata la fonte delle largizioni, e non potendo, per la malferma
salute, procacciarsi da se il necessario sostentamento, P., come tanti altri
letterati, lasciò Boma e si recò a Cosenza. Quivi non visse a lungo, poiché,
come ci attcsta il suo contemporaneo Pierio Yaleriano, fu subito colpito da
febbre mortale, che, dopo penose sofferenze, lo trasse alla tomba. Nessuno dei
biografi contemporanei del P. ci ha tra- mandata la notizia circa 1' anno della
morte di lui ; sicché i biografi posterìori, ignorando gli avvenimenti ora ri-
cordati, solo perchè il Salemi aveva pubblicato tra le sue Sylvulæ anche V
JUpicedion, scritto parecchi anni prima in lode del P., credettero di avere una
prova irrefra- gabile per ritenere che questi mori. Senza punto trattenerci
intorno a questa asserzione, che cade da sé, quando si rifletta che i
componimenti poetici raccolti e pubblicati dal Salerni appaiono composti in
tempi diversi, crediamo opportuno prendere in giusta considera- [De infeliciUUe
ZiM.» : € ..relìcta Roma, in Calabriam cum secessisset, in febrim subito
inciditi Nicolai Salerai consentinl Sylvuìæ Epicedicæ, Encomiastieæ, Satyricæ
ac Paræneiica Variariimque aliamm rerum descripiiones fortasse non inutxles
Neapoli, SulUbach, m„-*'mì^'%u',*] zione le testimonianze del cosentino Ponto e
(li Giano Anisio, suggeriteci dallo Jannelli. Tanto il primo che il secondo
scrittore, parlando di Adriano VI, eletto Pontefice, ricordano con rammarico la
morte recente del Parrasio. Ora, conside- rando che questo ricorilo di una
delle più grandi illustrazioni del Ginnasio romano non può riferirsi che ai
primi tempi del pontificato di Adriano VI, quando cioè non ancora era nota la
sua avvei*sione ai buoni studìi e quell' orrore per le cose pagane, che gli
procacciò 1' odio dei letterati e i poco lusinghieri epiteti di e furibondo
nemico delle muse, della eloquenza e di ogni arte bella >, riteniamo che il P.,
ritor- nato a Cosenza,, seguisse ben presto nella tomba il suo protettore,
Leone X. Dopo quanto abbiamo detto, non crediamo sia più il caso di affacciare
alcun dubbio circa V epoca della fondazione Romiiypion — P. li, Roi io : i
Interpres, carusqno sacerdoi Parrhaslus, quem clara femat monumenta per orbem
Salbrni: Leo PaMor ovllit Romani æthereos tandem niii;ravit In arcea, Unile
suum ius8lt propere ad meliora Tenira Præmia Parrhasium v5) Lo Jannelli,
sebbene non træsse dalle prove addotte una con- vincente deduzione, non si
scosu di molto dalla nostra tesi, ritenendo che il P. morisse € desinente ipso
anno, vel ineunte. dcU' Accademia Cosentina, attribnita al nostro umanista. Scy
come crediamo di aver dimostrato, e^li non visse che poco tempo dopo il suo arrivo
a Cosenza, è chiaro che questo notevole avvenimento non potè compiersi se non
nel primo ritorno in questa città, e specialmente in quel periodo di circa nove
mesi, Sebbene non precisasse alcuna data, FIORENTINO (si veda), nel suo TELESIO
(si veda), si mostra di questo stesso parere, combattendo l’asserzione del
Lombardi, che aveva riportata la fondazione dell' Ac- cademia al secondo
ritorno di P. Due anni dopo però il Fiorentino, avendo letto il commentario
dello Jaunelli, mutò avviso e stimò jiiù probabile che detta fondazione
avvenisse nell' ultimo ritorno. A quanto x>are, il dotto filosofo volle
prestare troppa fede allo Jannelli ^5), il quale, come abbiamo visto, oltre a
mostrarsi non molto esatto nel xirccisare dove e come il P. passò in Calabria
il triennio, non seppe teucre Spiriti — Memorie degli Senti coseni. Pref,^ pag.
0; Mattei Vila Patrìknsii^ odix. Dì Rebus Tirahosthi Sloria ecc.; Signorei.u —
Vicende della Coltura; Biografia Unicers, ; Nuovo Dizion. Ist. Ignorando 1*
anno preciso della prima venuta del l*. a Cosenza, il Fiorentino opinò* € che
1’Accademia cosentina fosse cominciata. Lombardi -* Discorsi accademici ed
altri opuscoli, terza edix., Cosenza — Pei tipi di Giuseppe Migliaccio. Fra*
non pochi errori commessi dal Lombardi nel Saggio storico sull'Accademia
cosentina, che P. S. Sai fi volle chiamare € quadro preciso e fedele della sua
origine e delle sue vicende » nella troppo benevola prefazione, notiamo quello
circa V anno della morte del P. Op. oit., Appendice, Firenze, Succ. Le Monnier.]
giasto conto delle prove di scrittori autorevoli, attestanti tatti
concordemente che il P. muore poco dopo il suo iirrìvo a Cosenza. L'accademia
cominciò quindi ad aver vita quando appunto si trovavano a Cosenza Telesio,
Franchini, Salemi e, come pare, Galeazzo, il gentile autore di quelle tenere
poesie, che destavano nel Settembrìni il desiderio di altre. Mai come allora
Cosenza si era trovata in condizioni pia favorevoli per un vero risveglio
letterario. Caduta la Calabria sotto il dominio spagnuolo, dopo l' iniqua
divisione del regno aragonese, essa, a prcrcrenza delle altre città, era stata
fatta sogno a speciale protezione. Vi erano state raccolte le sapreme cariche,
riconfermati gli antichi privilegi e creata quasi un' altra capitale del regno.
E allora che venne su tutta una flora di giovani baldi e volenterosi, che,
spronati da vivo desiderio d' imparare, si affollarono intomo al maestro
insigne, che capitava tanto opportunamente tra loro. Prive della pompa e dell'
ostentazione moderna, allora le Accmlemie, nei loro primordi, non erano altro
che amichevoli convegni, in cui pochi amici dotti e di buona volontà
discutevano su questo o quel passo di scrittore classico, oppure davano lettura
di qualche componimento letterario. Quest' umile principio ebbe anche
l’Accademia Cosentina, la quale pare che per un certo tempo non fosse neppure
denominata in questo modo : come ben diceva il Fiorentino, ci ora il fatto e
mancava il nome [Fiorentino — op. cit., edit. cit., Fra ì tanti ricordiamo i
Martirano, Ciminio, Schipanio, Morelli', Pagliano, Carlo Giar- dino eoe n P.
contribui all' incremeuto di questa istitaziono anche qaando si allontanò da
Cosenza, poiché, come ci attcstano le lettere inviate al Cesario (1), ad Andrea
Puf^liano (2), a Morelli e ai>itiM' Or non parrebbe che cote»ti scrifU« P.
> del quali pochiwlml sono siiti impressi, valessero li predio della stampa,
più che non tanto Insulsaggini tramandate con tanta curai. PiORKNTiNO. Telesio^
T. 1. 1 fi-rfaal i j nr- -W • AULI JANI P. PRIMUS AD VITAM EIUS NARRANDAM EX R.
BIBL. NAT. NEAPOL. CODICIBUS EXCERPSIT ET TEMPORUM ORDINE DIGESSIT PARCO.
OHAIIO AO P. NEAPOLIIANOS Ciro. Ponsitanti sacpo mociim, viri pntritii,
oruditissimi iavones, iuj;:cuiiiqiio adolcsccutuli et coatcmplnnti qnam
proeclarara prisci illi Romani publieae aclministrationis formam/in postcrum
rem populi susccpturì, per maous tradideruut, uihil occurrit quod non summo
in*renio exeogitatum, maiori studio expolitum, maximo Consilio ac prudentia
gestum indicotnr: ut niilìi quidem undecunique eorum non modo bella, sed etìam
paces per historìas exploranti, quam apud omnes obtinent, o)nnìone diguissìmi
videantur. Sed illud praecipue militane disciplinae institutum, quo
adolesceutes ad palum intra val- ium prius impense exercerì, quam serìae dimicationi
interesse iubentur, usque adeo me delectàt, ut, in re lioet diversa, ab
iuenntibus annis hactenus observarim. Haud enim quodpiam vulgo unquam
commisimus, prin- squam per doctissimos utriusque linguae grammaticos, prò meo
ingenioli captu, eruditus in ludis litterariis satis superqne delituisse visus
sum. Et, ne ab id genus similitudine disoe- damusy quem ad modum tirones ad
palum punctim caesimqoe [V. hoius op. In omnibus orationibus et cpistulis annum
et iascrìptionem P. non apposuit.1> HT i» rfi > nf m f^ferirò discobantur
a vetoranis, ac ex ilio commentitio pugnae Biinulaoro quod in vera dimicatione
magno mox usui foret imbibebant, ita et nos primo, quoad fiori potuit, haud
tamen 8cio an supra omnes nostri coeli ao aetatis homines, non citra bonae
valetudinis dispendium, sed eruditissimis viris non modo nostratibns litteris,
vorum etiam graeeanicis operam dedimuSy nty si quid in communem rei litterariae
utilitatem excudere libuisset, perinde ao in penuria cellam haberemus in
promptu. Ao ne sio quidem, tametsi pares huie oneri complnribns videbamnr, au-
natus, P. Papinii Statii, poetiu*um oppido quam doctissimi, quem urbs haeo
florentissima universo terrarum orbi, quocumque latini nominis fama percrebuit,
non iniuria queat imputare, Silvarum opus haud omnibus obvium, singulis
lectionibus, enodaturum promiserìm. Scio profecto, neo me fugit quam arduam
quamque difflcilem provinoiam sim aggressus, quamque implicitos ao
inextrioabiles paone nodos absolvendos assumpserim, et vestrum fortasse
plerosque nostros hos conatus ut audaculi, ne dicam impudentis, reprebensuros,
quod huius aetatis adolescens in totius Italiae celeberrima urbe, ubi omnium
bo- narum artium studia poUent, in tanto praesertim doctissimorum hominum
conventa subgestum hoc ascendere non eru- buerim. Insta sane et non improbanda
incusatio, si aut meo consilioi aut sponte, non dicam ultro, hoc munus
obiverim. Verum hoc erga amieos nimiae indulgentiae trìbuendum potius
[OKATIONK8 BT EPI8TCLAX erity quibus dura in oinnibii9, iikmIo honesti spociom
prae se fcranty obsecumlo, iu aiudaciae crimon incarri. Sed quaeso vos per
tlcos iinmortales, viri pntritii, boui consulite, proqae Ycstra 8olit4i
hiimanit-ate statuite. Quuiu saepe niecum parcutis omniura naturae exactum
umlique opus inspicio, uihil oecurrit, viri patritii, quod non magna cum
sapieutia productum, maxiaiaqne diligcntia di- spositum sit; scd illud imprimis
ad hoiniuum coetus non solura tuendosy veruni ctiaiu decorandos non par>i
momenti visual est, quod omnibus auimantibus gloriae ao laudis affectum
iudidorit, praccipuum, ut arbitror, ad implondos totins opcris numoros
adiumentum. Nam quid utilius, quid fnigins, quid couducibilius affectu hoc
queat invonirì T Quippe cai, si quid cxcultum, si quid politius immo utile
excogttatum est, iure ac merito referamus acceptum. Inde sunt etenim tot ao
tant;irum rerum iuveutioues, inde tot saeculis artes incoguitae prodierunt,
inde, indico, semper aliquid inventis adiicitur, inde tot \irorum din noctuque
elaborata monumenta. Kam si couditis usque saeculis inventa altius repetamuSi
omnia ab hoc affectu profecta inveniemns. Missum facio Promethca, quem quid
alimi, ut in fabnlis est, ad snbtrahendum Superis ignora compulit, nisi ut
inventi gloriam reportarotf Omitto Liberum ao Cererera, quorum uterque hac
eadem causa a ferino ilio victu homines revooaviti quippe quum alter, ut aiunt,
>inura repcrerit, altera vemm frumcntum excogitarit. Nonne litterarum notae
ao dementai sive Cmlmus, sive alter invenerit, inde ortnm habueret
Quotusqnisque, ut ad rem litterariam adveniam, tam maximos studiis labores
impendisset, nisi uomen ao gloriam inde adsequeretur T Eudoxus Gnidius
complures sub montibns annos egisse traditur, ut mathematica disciplina, anni
rationera solisqne meatus perciperet. Sed haeo ut remotiora fortasse praetereo.
Hac nostra tempestate viri et ingenio et doctrina praecipui multa- et nova et
utilissima excudnut: A .tifc..patrum nostroriim memoria cnleliographia, qnam
Latini vocaut improssionom, a Germanis excogit>at>a est non tam lucri
quara gloriao cupiilitate, nam eorum plerosqno huiuact>am : De Fortitudine
he- roiva luculentissimum opu?, de quo seor$um praeter eum nomo scripsit.
rrincipvm vero ab iucunabulis ito instituit, ut felicia rogna futura 8int
quibuscumque, qualem ipso in- formata princops obvenerit, Ohedientia^ vero
partes it4i dis- sorit, ut ad hanc onines virtut^es referantur. Quid eius Cha-
ronte gravius, quid rurs«us festivius aut elegantina T Quid Antonio doctius, in
quo illud prnecipuum duco duos totius romani eloquii principe!*, CICERONE ao
VIRGILIO, sic ira- proborum caìumniis absolutos* ^i u*ostrigilatores maiori
qnam ipsi Maronora ac Tnllium licer' 'i momorderit. Tacco Serto- riunij quo
piane uuusquisque fat-etur veterem illam scribendi felicitatcm revocat*am. Unde
vero vir doctissimus inter tot ao tanta^ occupationes din noctuque bis studiis
incubueritf Nulla alia re, quid enim sibi ad humanam felicitatem, Bege tam
praesenti deesse pot-erat, nisi ut gloriam sibi apnd posteros compararet. Atque sic habetoto nnllos satis
improbos esse ad vir- tutem conatus. Quis enim Lucanum accnset quod huius
aet4iti8| aut paululum, supra, PharsaHa^ bella detonuitf Nemo est profecto qui
Valerium Gatullum, Propertium Naut*am, Albinm TibuUum^ Oaium d'enique Balbum
non admodum laudet, quod omnium ore cantanda adolescenies edidernnt.
Quotusquisqne invenitur qui mactum virtut^e esse non iubcat, si poetam Oylicem
Oppiauuui scripsisse compererit admotlum praetexta- tunii quao etiam doctissimi
soncs studiosissimo legantt Qnod si aut illi quos diximusi aut oeteri, quos
brevitatis causa rtM«*«Mk«teMii*«i«MÌNarfai*«»««MMMk I^M^^aBM>Wfc»aque
orationi modnm 8t^tuam, si illnd nnum piias admonuorim. Si quid in his qnao
dixero ofTondet, omnibus enim piacere csset immensnra, roeminisse debebitis
nihil es86 in humanis quod nndecnmqne possit esse perfectum, votastissimosque
granimaticos ante oculos penero qui etiam in plurimis lapsi dopronduntur (ueque
omnibus esse Pont4Uì08, Aurolios, AltilioSy Actios anazaros ao denique
Dionisios Superi coucessere, immo siugulis virtutes 6ÌnguIaS| ut est apud
optimum maximumque «^oetam}, et priscos illos, quomm adhuc auct-oritas vigot^
mulUi scisse non omnia. PRIVILEGIDM In R. Archivo Ncapol. CoUat. Prìrileg.
Aragonensium. J. PAULI DB P. Alfonsos et cetera, uniTersis et cetera, licet adioctione
et oetera, sane prò parte nobilis et egregi! viri J. Paali de P. de Gusenda,
familiaris nostri fldelis, dilecti, fait Maiestati nostre roverenter expositam
et amiliter sapplicatam qaod Panlus ipse ex concessione sibi facta ad eius Ti-
tani per Serenissimum Ferdinandum, patrem et dominam nostmm colendissimam
memorie recolonde, habuit, tonnit et possidet, 6ÌTe exercet oiBciam magistn
Oamere et magistri actomm penes Justiciarios, sen Gapitaneos torre Tabomei nec
non officiom Gavàleris penes Gapitaneos terrarum mon- tanee et Givite dncalis
cam potestate sabstituendi, cam gagiis et emolumentis, lacris et obveutionibas
solitis et consaetis et debitis, proat in qnibasdam prìTilegiis per dictnm
genito- rem nostmm sibi propterea concessis hoc et alia clarins [Cum hoc unum
monumeotom nobis in R. NeapoliUno Tabulario invenire contigisset, facile animum
indaximat, ut hoe loco ederemns, codicis scrìptura diligenter servata. V. huiat
op. aatmn m »>t»>id i >tr il PBIYILBOIUX aDQotantor. Dignaremur sibi
ad eius vitam dieta officia iaxte tonorem dictonira privilegiorum de speciali
gratia benignins coufirmare. Nos autem habeutes respeetum ad merita sincera
devotionis et fldei prefati Paali, ao considerantes servitia por euin Maiestati
nostre prestita et impensai qneque pre- stat adpresens, et ipsnm de bone semper
in melius contiuuatione laudabili prestiturum speramns, propter queqne in iis
et longe maioribus a nobis exauditionis gratiam ratìona- biliter promeretur,
iis et aliis considerationibns et caosis digne moti, prefato Paulo ad eius Tito
decursum iam dieta ofilcia actorum magistri et magistri Camere penes
Insticiarios seu Gapitaneos diete terre Tabeme et officium Oavalerii penes
Gapitaneos terrarum montanee et civite ducalis cnm potestate in eisdem oIBciis
substitnendi. De quorum substituendoram culpis et defectibus Paulus ipse nostre
Ourie principaliter tcncatur cum gagiis et emolumentis, lucris et obventionibus
solitisy consuetis et. debitis, iuzta formam dictomm prenominatorum
privilegiorum. Ipsaque privilegia
cum omnibus et singulis in eisdem contentisi oxpressis et narratis, qua licot
presentibns non inserì 'itur, haberi tamen volnmus prò insertis et expressis et
dcclaratis, si et pront hactenus in possessione sou quasi fuit cl in presentiarum
existit. Tenore prosentium nostra ex certa scientia specialique gratia
oonfirmamus, acceptamus, approbamus, ratiflcamus atque landamus, nostreque
confirmationis, ratificationis, acceptationis et approbationis muniraine et
suffragio validamus et roboramus, volentes et decernentes expresse quod presens
nostra confirmatio sit eidem Paulo semper et omni futuro tempore firma,
stabilis, realié, utilis et fi*uctnosa; nullumque in iudiciis vel extra, seu
alias quovis modo sentiat diminutionia iucommodum, aut impugnationis obieotum sive
obstaon- lum, vel noxe alterius detrimentum, sed in sua firmitatCì robore et
officio pcrsistat. Illustrissirao propterea et carissimo filio primogenito
Ferdinando de Aragonia, duci Cala- [('«^*MtoiV4 PRIYILBaiTTX ] briO| vicario
nostro goncrali, nostram super iis doclaranios iotontnin Mamlamus magno huius
regni Camerario ciusque locumtenenti j presentibus et rationalibus Camere
nostre Summarìe Jasticiario seu Capitaneo terre Tabeme, et tcrrarum montanee et
Oivite ducalis, Universitatibusque et hominibus ipsaram terrarum, aliisquo
univcrsis et singulis ofTìcialibos et siibditis nostris maiorìbus et rainoribus
quo>ns officio auctoritate et dignitate fungentibus nomineque nuncupatis ad
quos sea qucm prescntes per\*enerint| et sxiectaverint seu fuerint quoraodolibet
presentate. Qnatenns forma presontium per eos et unumquemque eorum diligenter
actenta X)refatum Panlum, seu eins substitutos ad dieta officia exercenda
recipiant et admittant, retincaut atque tractent de- center et favorabiliter
prout expedit in eisdem deque gagiis et emolumentis, lucris et obveutionibns
solitis consuetis sibi respondeant et per quos decet responderi faciaut atque
mandeut integre et indiminute prout hactenus extitit consuetum. Kt contrarium
non faciant prò quanto dictus Illn- strissimus Dux filius noster nobis morem
gerore cupit, Getcri vero offlciales et subditi nostri gratiam nostram caram
habent et xienam ducatorum mille cupiunt evitare, in quorum testimoniorum etc.
Datum in felicibus Oastris apud Sulmonem per magnificum virum Antonium de
Alt^xandrolocumtcnentem etc.Regnonim nostrorum anno primo Bex Alfonsus. Dominus
rex mandavit mibi, P. Gablon Jo. Pontakub Pasoasiub r MM^MaMHkaA^aadVAMaaataa
iM^kMBaw MF*«I tm-mdtt0mé^m^mmm>tk^tmm^^'^JmÌ^i^,^A^^^t^ UI EPISTULA AD
FEHDINANDUM II ARAGOIilUM Neapoli Quod a me de Sarapi quaeris, illustris ac
omaiissiine PrìncepSy utinara sic ad te reducendura prosit in avitam
perditumqne (?oIiuin, quo nulla tua culpa caresi ut olim Ptolomaeo, Lagi filio,
ad constituendas Aeg^'pti opes. Ilnic cnim recens comlitam Alexandriam mocnibns
sacris et novis religionibus excoleuti, per quietem dicitur obversatos
augustior humana forma iuvenis, atque monuisse ut i>er cortes homines eius
eflìgiem acciret e Ponto; id antein felix fanstumque et amplitudini sibi gentiqne
suae foro; enn- demque iuvenom plurimo igni rutilantem cum dicto simnl in
sublime raptum evanuisse. Quo miraculo Ptolomaeus e somno excussuSy adhibitis
Aegypti sacerdotibus, imaginem nootumam visumque narravit. . Hisque extemorum
ignariS| remqne expedire nescientibus, quidam nomine Sosibius, qui vagis er-
[ExsUt in codice 'duplex huiut epistuUe exemplar. Manifeste ap* paret eara ad Perdinandum II P.
misisse, cum ille Neapoli in Aena-> rìam insulam confugerat (Kal. Mari).
Quod mìnime mirarì debemu8, cum perpendaroas, ut Erasmus Percopo. in opere,
quod inscrlbitor Benedetto Gareth^ luculente demonstravit, infelicem regem
semper, etiam in roaximis advenis rebuK, ad animum tttum erìgendum, in bona
studia incubuisse. V. huiut op. ^ fa m ^ m^»0>m.mi^mam àii w ii » m m ^, fa
>t'priorum tymnno, quis haberi deorum vellet, ad hanc senteutiam graece
respondit: Siiin Deus ipse, tibt qualein me cannine pandam : Regìa celsa poli
caput est mihU caerula venter Unda roarìs, calccsque pedum tellurìs in imo
Cespite nituntur, mea tempoia lucidus aether Arobit, et accendant oculos mihi
lumina Pboebl. Dioilorus autem Siculus, in Bibliotbecis, Osirim, Sarapim,
Liborum, Ditem patrom, Ammonom Jovem, Pana, eundom dcum esse existìmat.
Aristippus, Arcadicorum primo, [ORATI02fS8 ET EPI8TUXJLS] refert Apim,
Argivorum rcgom, Mempbim in Aegypto sodém sibi ooudidissOy qiiem postoa Sarapim
transnominatum Ari- stcos Argivus autumat ot huno ab Aegyptis attonita
sapereti- tiono coli. Xymphodorus Amphipolitanos auctor est in bis quae de
logibus xVsiao composuit, Apis tanri, cum decessisseti salo duratum cadaver iu
arca, quara Graeoi acpÓ¥ voeant, esso comlitum, ex coque duplicato nomino
Soro-apim demnnique Sarapim, nnucupatum. Porphyrius autem philosophus Sarapim
cum Plutone confundity ut ca soli vis, unde proveniunt opes, Orcus et Pln- ton
et Dis pater appellotur, quatenus autem vitium terra sentit ad Sarapim
pertineat; abstrusique intra terram ignis inditium purpurea Dei vestis, infemae
vero potestatis basta trunca, atque cuspis deorsum conversa sit. In Aegyptura
translato Sarapi, templum prò magnitudine urbis extruetum loco cui nomen
Rhacotis antea Aiisset. Apnd Tacitum iogimus : eius templi hostium anni certo
tempore patefaciebant ipsi sacordotes, admotis ad rem divinam aqna et igni,
quo4l baco dementa maxime praestent. Dominatu Julii Caesaris incendio
consumptum recitafc Busebius. Illud addimus ex Plutarcbo Alexandriae primum
indigitari coeptum Sarapim, Aegyptiorum lingua Plutonem significante vocabulo.
Is fingebatur hunc in modum: praestanti forma atque aetatis iutegrae iuvenis,
qui subieeto ca- pite vetusti operis quasillum gestet. In quo Macrobins, is qui
deos omnes ad unum solem confort, ipsius sideris altitudinem siguificari
contendit, et vim rerum omnium terrena- rum capacem, quas immissis radiis ail
se rapiat. Imago vero tricipitis animantis adiuncta simulacrO| quid aliud quam
tripartitum tempus ostendit, in id quod est, quod fuit, quod futurum estt In
leonis ergo capite qnod 6 tribus medium se altius erexerit, tempus instans
exprimitori inter praeteritum futurumque tam breve, ut quibusdam nxù^ lum
videatur; iu cui*sd enim semper est, it et praecipitafe, ri--làr:.. ^.-ut i m
^iin ante desinit esse qaam vonit. Est onim leo natura fervens ac in agendo
quod iinminet validus. Teinporis vero praeteriti cervix lupi rapacis a sinistra
parte oriens argumentum ore- ditur, eo quod por id animai rerum transactarum
memoria aufertur. Oeterum canis caput a dextra adulantis specie renidenS|
futuri temporis eventum declarat, de quo nobis spes licet incerta blanditur.
Quis enim non suas cogitationes in longum porrigit! Maxima porro xìtae iactura
dilatio est; illa prinium quemque extrahit diem, illa eripuit praesentia, dum
ulteriora promittit; perdimus hmlicrnum, quod in manu fortunae positum,
disponimus, quod in nostra dimittimus. Olamat ecce poetarum maximus, velut
divino ore instructns: Maxima quaeque dios aevi prìuia fugit. Quid cunctarisy
inquit, quid cessasi nisi occupas, fngit; cum occnpaverìs tamen fugiot. Itaque
cum celeritate temporis utcndi velocitate ccrtandum est, et velut ex torrente
rapido nec semper cnrsuro, cito hauriendum. Audio te esse egregiae indolis
adolcscentulum, animo alaorem, ingenio potentem, frugalitatis et continontiae
in istis annis admirandae, patientcm laboris, a volnptatìbus alienum,
fìrmiterque laturum quicquid inaediflcare, quicquid tibi fortuna voluerit
imponere. Cui si nondum omnos ad unum bonos libuit excindere, si nomen
Aragonium propitia respicit, te, lapsis tuorum rebus, incolumem servabit,
discet abs te clementiam mitissimoque principi mitis aliquando fiet. Tu rursus
maiores tuos intueri debes ascitos coelo, operamque dare ut nude per iniuriam
deiectus es, industria vir^ tusque te reponat. Ante meos obitus sit, precor,
ista dies. Deditus ac devotns ORATIO IN ALEXANDRUM MHiUTIARUM Mediolani
Ismcnias ilio Thebanus, sammus oetate sua libiceli, quos in arto discipulos
habobat, iis auctor erat ut alios eiaa- dom studii profossores ot quidem malos
adiront. Quod ita foro putabat, ut ot illi quid in canondo soqaondum aut fa-
giendum essot ab alionis erratis erudirontur, ot oius alioqniii non iniucundao
modulationi, oomparationo peioris, gratiae plus aoooderot. Id nos oxomplum,
quod maximo probaromus, in usnm revocano tentavimus: an aliunde factum putatis,
ut iUam pocudom (Minutianum) vos audituin misorim^ quam ut roconti perìculo
cognoscatis quid intor Apollinis ot Marsyao cantnm differatt Non dubito, qnae
vostra sagacitus ost, qnin onmes in- tolligatis illum noo ingonio, noe
oruditione valore, qui per se nihil unquam parit, ab aliis omnia suppilat, ao
ut igni^ vissima volucris relictis cadaveribus saturatur, ot, quo nihQ
impudentius, oiusotiam, quom tortio quoque verbo crudelissime lacerat, quo se
potiorom iactat, inventa recitare -pro som non oruboscit. V. huius op.
Audistis, arbitror, audistis, ornatisf^imi mveues, cum, nudins quartns an
quintus abbino est, poctarara genera nostrìs tantum non verbis enumeraret,
quaeque nos anno superiore ex auctoribus graecis accepta, vobiscnm
oommunicavimus j eadem nuper ille quasi sua, quasi nova, magno verbornm
strepitn blatteraret. Et audety proh Superi, se nobis ilio eomponere ! qui
negligentiae nomon suae praetendit inseioiae, qui turpe non dueit
oeoupationibns excnsare, quod haotonus magistri per- sonam non sustinuisset et
satis buio inelytao ei>itati factum putat, si prò tot annorum iactura
recipiat in posterum foro diligentem. Quae cum dioit homo parum consideratus
non yidet alterutrum necessario sequi: aut ante adventum meum ab ilio Tos esse
despectos, ad quos illotis, ut aiunt, pedibns et imparattts acoederet, ut, si
quid in litteris curae posthao adhibuerit, eius omnino mihi gratia deboatur,
cuius opera sit effectum ne vos, ut antea, scopas solutas existimaret; aut
certe illud se non amore disciplinarum, quas arrogantissime Sibi vendicat, non
virtntis, a cuius itinere iampridem longius aberraret, non suae denique
existimationis, quam post umbram lucelli semper habuit, ad hoc adductum, sed
spemercedis, quam desertus erat a vobis amissurns. Et Ì8 unqnam poterit illum
quaestum, quem non ex officina sed laniena librorura quam maximum facit,
vestris rationibus non anteponeref non hercle magis quam pisois in Bieco
TÌTere. Nam ubi cupido diTitiarnm invasit, ncque disciplina, neqne artes bonae,
ncque ingenium ullum pellet, ut non minus vere quam graviter ait Sallustius.
Sed fac eum maxi- me velie: quid tandem praestabitf an alius nuno est quam olim
ftiit, cum per libellos a Senatn toties efiBagitatus ut ab aede Musarum raucus
hic anser exploderetur T nempe ille ipse est et aliqnando tot annorum cessatione
deteriora Sed quid hoc refert, si discipuli non facilitate sermonis, m n mwtt*
fi *»m,mii i,Ama d j T b ^\''mì k 'ì è Ì%tV m0 m imi tì mktmmwt h mut m m^m T
»éb'^^mmmmÌèmiJÈm ORATIOXES ET SPISTULAB] non rerum memoria, quod par esset,
seti oviclianis ariibns alliciu Dturf An non illius earmiais in meutem venii:
Promittas facito ; quid enim promittere laodit. Pollieitis dives quilibet esse
potest. Invenias aliquos adeo veeordes ut oassam spem precio mercentur et quo,
dii boni, precio ! iactar temporis; quo nihil esse preoiosius in vita qui
Theophrasto mature non erednnt, exacta mox aetate, sero sentient. Qnod ne
nostris auditoribus usu veniai, si unquam àlias in praesentia diligenter
seduloque cavebimns, cum mea spenta vestrique causa, quibns ut amantissimis
nostri consnltam volumus, tum ne P. A. Stephani Ponoherii, Senatus prìnoi- pis,
ao sacrosancti nostri regis Archigrammatioi fidlere iodicium videamur, quippe
quum nos, qui summus honor est, snis aanumeret ao, ut est in bonos omnes
muniflcus, muoribus in dies auctet praemiis, ut Glaudiani mei Carmen usurpare
iam libeat: Crescite virtutes fecundaqne floreat aeUt, Nfciu patet ingeniis
campus, certusque inerenti Stat favor ; ornatur propriis industria doni. Surgitae sopitae, quas obruit
ambitus artes : Nil licet invidiae, Stephanus dum prospicit orbi. Non est
amplius vulpi locus, nusquam iam nebnlones, nusquam Lysonis excussor
emissarius, iacet cmentus iUe dalator, in acie linguae qui nccem gerebat. Quod
si verum non est, nec malis artibus, ut omnes afiirmant, sed, nt ipso
gloriatur, industria pervenit ad opes et dignitatem, dicai, dbsecro, cur nuno
cadem non assequitur, quando nberiora tìptutum praemia sunt proposita, naetus
indnlgentissimam Praesidem, qui benigna fovet ingenia T cur ad enm sàlutan- dum
nondum venit? Nempe quia noctua solem fingit, neo audet
homo lovissimus illi trutinae se committere. Sed Tersipeìlcm, quem, ut Lysonis
sui suecessorem, intrinseoos odit, foris amare simulat, de quo ad aurem garrit,
eundemque palam laudat, ita frigide tamen ut ad noTeroae tomn-
'fììtii'il«^iThMli tf ì f ifci /T fu 1^ |^, Y-1 i ib» ri I] gnitione doctiorum,
quo diatius in admirationc sui detineati apad quera quantum proficiat quisque
sontitf Sua cuiusque ros agitur ; per me sit omnibus integrum audire quem
maxime probat. Equidem neminem invitum detineo, neque si velim posse confido,
quod Appula musca saopissime gloriatur. Quoties onim pracdicasse creditis ita
discipulos addiotos habore, ut ne ipso quidem Varrò, si reviviscat, co plures
Mediolani sit habiturust Sed illud gravins, dicam autem quod ab co milies au-
divi : Yos a pccudibus differro quicquam negat. Non onim ratione, ncque
iudicio, scd impctu quodam ferri, contuma- citerqne contendere prò sententia,
cui quisquo semel inhaeserit. In Tobis uunc est enScorc, quominus nimiae
licentiae littcrator ca vere dixerit, neque committere ut patientia nostra
diutius abntatur. ORATiO AD SENAIUM MEDiOLANENSEM Gratulor litteris, |i:aiuIoo
mihi, Patrcs optimi, qui tandem iuveni qiiocl diu multumqne frustra
clcsicleraram, ne nostri temporìs priucipcs aut eorum ma;;istratus, in quorum
manu rcs est, tcmoro cuipiam docendi munus iniungeront, quo nihil indignius,
nihil roipublicae porniciosius excogitari poterat. Non cnini parum rofert quam
quis initio disciplinam sortiatur; nam quae teneri percipimus altius animis
insidunt, ao ita penitus radices agunt, ut nuuquam, vel certe difficulter
eyelli quoant. Intellcxit hoc
prudentissimus vates Horatins et hunc in modum testatus est: Quod semel est
iiubuta recens servabit odorem Testa dia. Deinde subdit: Sinccruin est nìsi
vas, quodcumque infundis acescit. Habeo vobis gràtias et quidem maximas, viri
clarissimi, ac si facultas darctur, etiara referrem, qui de nostris studila
adeo solliciti estis, ut me, licet illnstrìs amplissimique do- [V. buius'op.
«*aa«^ mini Oardinalis Bothomagensis, qui Ghrìstianissimi regia personam
sastinet| iudicio comprobatum, non tamen prius admiseritis ad eradiendam
Mediolanensem iuventutem, quam vigilantissimis vestris ocalis exhibitum aliquod
porìoolnm fa- cere spectaretis. Non enim nobis exciderat illud Plaatinum:
Pluris est oculattts testìs unus, quam aoriti deeoin. Novistis, Patres optami, novistis quid hoius
sanotissimi Senatns ordinem deceat: non oportero mmusoolis bominnm, neque
simplici cuinsqne testimonio facile credi. Oondonant pleraque mortales odio,
nonnulla etiam gratiae ; ncque reve- rendissimi domini Gardinalis divina mensy
gravioribus ne- gotiis occupata, minimis quibusque vacare potest. Quid vero
nnnc agam, viri clarissimi, quom sere già- diator in barena consilium capiat
mibique necesse sit in consessu disertissimi Senatus, virorumque doctissimorumi
quos adesse iussistis, ex tempore verba faceref Fateor hoc etiam periculum bone
pcriculo nos quandoque fccfsse ; sed in ludo litterario, non in foro; sed
nostri generis hominibns, non tot eloqucntissimis viris et illa auctoritate
præditis audientibus, qui, quoque me verte, virtutum fulgoribus in- gentes
occurritis. Sed unum me, Patres optimi, consolatnr, quod apnd prudentes, ut in
lucubratis operibus censura severior est, ita in snbitis orationibus venia
prolixior; nulla enim res potest esse eadem festinata simul et examinata, neo
esse quicquam omnium, quod habeat et laudem diligentiae suae simul et gratiam
celeritatis; Bxstant a nobis evigilati commentarii atque leguntur, in quibus
non recuso vel.etiam malevolorum subire iudicium, dummodo ne quid ingenio
valeamus ex hac tumul- [TttDo Parrhaalat iam ediderat laculentissimos
commeDtarios, qui iDscrìbuDtar: Corneliut Nepos De viris iUusiribus, MedioU.;
Sadalii Carmen Paschaie et Prudentins, Mediol.; Comm. De Rc^ffiu Preeerpinae CL
Claadiani, Medici, prid. Kal. Sext. MmMié MM«.M^U^«MiteM«iM*^F««iid»w*i*MM
rn«kM^*«taa^k«Bi^M.* rt*««>w»rfk MkW« ««wAi«aitfkÌHa ORÀTIOMKS ET BPISTUULB]
tuaria dictìone stataatis. Neo opes, arbitror, in nobis exigitìs so! I nn, TI
ir• • f. P.A .-•Qnod si non tantum profecisti, quantum par osset, tua non mea
culpa taxi ; quid cnim facias homini tot quacstuariis artibus occupato? lam
vero illud cuiusmodi fuerit, omnes probe nostis, quom Julius AeinìliuSy vir, ut
a raultis accepi, plurimae lectioniR, ex hoc loco, prò dii iramortales, (et
audebis negare?) manifestissiinis arguinentis, omniuinque con- sensu te reum
lancinati, praecerpti inversique Cicoronis ageret. Ego quom tu ingratnm vocas (
piget horcule memi- nisse) suscepi tuas partes et quidem iniquissimas,
quantumque in me fuit, indefon^um non reliquia tuoriquo conatus snm oum summo
capitis mei periculo, ut vestrnm plerosque meminisse conAdo. I mine et confer
illa sapidissima tua tuceta, illum panem secundarium, illam vappam, quam nobis
appouebas. Neo eo dico ut expostulem, qui potus cibique (quod tu non negas)
parcissimus semper oxtiterim; sed compononda fue- runt aliquando beneficia, ne
tibi semper ingratus viderer. Quod si nihil praeterea contulissom, nonne
minerval mea diligentia quaesitum satis est ad aequandas rationes f an tuas
dumtaxat in ephemeridem contulisti, quod facis cum papyri glutinatoribus, quos
semper aliqua summa defraudas f Vae tibi si non intelligis minorem lucri quam
fldei iacturam esse 1 In quo ingratus tibi videor ! an de vi queri non debui,
ne ingratus tibi viderer 9 Ao in illa querela quid est dictum a me cum
contumelia, quid non moderate, quid non remis- sins quam scelerìs atrocitas
exigebatf Sed alibi furoris arcem habet callidissimus veteraton invidia miser
aestuat, invidia coquitur, invidia rnmpitor, nollet extare cuius comparatione
detegeretnr, Andistis, eru- ditissimi iuvenes, audistis cum clai*a voce
clamaret : descende de pulpito, si vis ut taceam. Egone descenderem, stolidis-
sime, ab ilio suggestu, in quo certa disciplinarum ratione locatus sum, in quo
me Pater amplissimus et divinus Cardinalis Botbomagensis, approbante universo
Senatu, statuit PRÆFAIiO IN PEBSIOM^) Mcdiolani Chilo, sapiens uuas e scptom
quos votostas in Graecia consecravit, iam senez eoqao prailentiori nam serìs
venit usus ab annis, ut inqnit OVIDIO, qnom forte qnompiam glo- riantem
audisset nnllam se inimicum habere, an nuUam e- tiara amicnm haberet,
interrógavit, amicicias et inimicioias iuvicem consequi et addaci necessario
ratus, ut apnd Gellium Plntarchas memorat. e Hai >, in Aiace farente
Sophocles ita monet, e hac fini amcs, tamqnam forte fortuna osurus, bao itidem
tenos oderis, tanqaam paulo post amatams. Per tot onim vitae salobras quis ita
circomspecte potest incedere qain offensiones aliqnando non incnrrant f Sammae
illnd qoidem felicitatis est dnas forocissimas affectiones amoris atque odii
intra saam qnamqne modom continere. Qnod si minns contingaty qaom non omniam
sit in Gorinthnm navigatìo, proximae laudis illad est ad lenitatem nos qaam
primom dare, nec in vita mortali inimicicias perpetnas exercere. Minutianos
Alexander, nt scitis, annis abbino daobns, an tertins agitar, ex hospite factas
hostis, utrins colpa dicere V. httius op. ORATIOIIKS ET EP18TUULA superscum
licuit, quod aliquando receperam, sicut aes alieuum dis^olYere cessavimus, ut
omnes intelligatis, hactenus satisfaciendi votum mihi non defìiisse, sed
faoultatem. Quod si Fabius Quintilianus, ob eiusdem generis iniunc- tam sibi
provinciam, mores accuratius excolendos et studia sibi duxit, quo Domitiani,
perditissimi principis, opinioni responderet, quantopere laboraudum mihi
censetis in utroque, ne sapieutissimum sacrosaucti Pontiflcis iudicium
fefellisse yidear, qui sicut opibns et imperio, quae malis indignisque
plerumque contingunt, nitro co- [EPISTULA AD LAURENTIUM PEREGRINUM Mediolani]
olro. Non it4i iiiro oontubernii, qnoiitem, pnruin inilii probatiSi ut in- dole
inoruinque olo;raiiti:i ne bonnrum ariiuiu 8tmlio potes a me expecUire oiniìia
qiiae a, non ininria desideras expHoari, nam neque Do- mitius, neque Piemia,
interpretes alioqui diligentissimi, moltoque minus infra classem ma^struli eins
verbi vim peroe- perunt in hoc poeta. Juvenalis enim reponere non in significatione
scribendi sarciendive, sed prò eo qnod est parem gratiam referre videtur
accipere. Sieuti ad Lentulum soribenSi V, huiut op. CICERONE per haec in
Epistolarum famiìiarium libro primo: cCur, inqoit, vatdciiiiam landarim, peto a
te ut id a me neve in hoc reO| neve in aliis reqoiras, ne tibi ego idem rcponam
Cam veneris», idest eadem in te regeram. Atreus apudSe- necam poetam : e
Sceleri modos debetar, onm facias scelus, non abi reponas, idest nlciscaris.
Metaphora sampta est ab iis qui matitant, invicemque convivantar. Haec babai
saper ea quae a me qaaesisti ; integrnm sit seqni quod maxime probabis.
Probabis enim quod aptissime loco et sensuii qui sis ingeniosissimuSi congruct,
Sed ben ! tn vide qnid agas, qui cursum reflectas ad Sirenas ; est sane
pericnlum, ne te mansuetioram Musaram delinimenta avocent a molestissimo legam
studio. Cogita tibi, vale. iuquit € Jane, qui centra tui saeculi mores in uno
altero ve libello tam lente sedeas t non illa nunc aetas est, quom invenes quod
imitari vellent diu audiaut, omnes ad vota fe- 8tinaut| ncc expectandum habent,
dum mihi tibique libeat prò re dicere. Sed saepe ultroiuterpellant, atque alio
transgredientem revocant et propcrarc se testantnr. Utque Philostrati leones ex
eadem praeda bis cibum non capiunt, sed ex calida recentique semel pasti
reliqiiias aspemantur, eodem pacto nostri temporis homines una do re saepe
disserentem non facile x>atiuntur. Quare nisi novi quid in mcilium promas,
quod discipuli probenty vereor ne solus in scholis relinqaaris Qnibus ego
monitis, ut par erat> a priore scntentia de- turbatus, animi dubius
aliquandiu pepeudi. Nam quam vis et ipsa res et auctor monebat, ambiguuiu
iiuncn erat quam in partem homines essent accepturi, si Lucium Florum nostra
ope propemodum convolescentemy nt parum periti medici, non penitus obducta
cicatrice, desererem ; tlifficilis anceps- qne deliberatio, din multnmque
agitata, nostri innneris auspicia retardavit, donec animo sedit ocii^mei
rationem vestris commodis posthabere. Diebus itaque festis, quos alii
genialiter agitabunt, quae restabant ex Floro, pomeridianis Haec Demetrìi
Chalcondylae moniU maximam Parrhasii nostri laudem praa se ferunt, nam
manifestis argumentis eins magnuin et Msiduum in castigandis scrìptorìbus
stodium nobis patefadont tk é m u mtàutmm^tÈm^im^m^^mnm* itiàm OBATIOMES ET
EPI8TULAS horis intoipretabimur, in eius vero locum (qaod (ànskiiii folixque
sit omnibus ) Livionì sustitucmns illum, qnem vetustos adco suspoxit, adoo
venerata est, ut nihil ad hoo aeyi rcliqueriti qnod in eius no>'um
praeconium possit excitari. Quis euini post Fabium non dixit in conciouibus
Livium, supra quani narrar! possit, cloquenteinf Qnarum tanta vis ad
persnndenduni iam tuni crcdebatur, ut Metio Pompusiano capitale fuerit apud
Domitianum, quod eas excerptas ad usum uiemoriae circuaiferret. Quanto niitius
sacrosancti nostri Ro£^s in^^euium, per quein non haee ediscere solum licet|
sed ipso praeceptores nitro conduciti qui iuventutem Hber»- liter institnant,
Quis vero Livium nescit in exprimendis alTectibnSi quoa mitiores appcllant,
inter historìcos primos obtineref Nam quoil ab ultimis Ilispaniao Galìiarnniqne
flnibus illustres in urbem viri venerint, ut unum Livium salutarenti epistola
Plinii Nepotis ita porcrcbruit, ut sit in tanta notioia reforre supcrvacanoum.
Furor est autem, furor in quaestionem vacare, quod olim Valla, Sallustiusne
doctior fìierit an Livins, et eos invicera comparare, a quibus discere magis
oon- venit. ntrique summi extit-ore ac cadesti quadam providentia componcndis
moribus alendis. EPISTULA Nli.-DE LIVIO INDICE Mediolani Timon ìlio Phliasius,
óloqueutiac sapicniiacquo stadiosusi ut undecimo Successionum libro scrìbit
Sotion, iutcrrogatus ab Arato Solense quo pacto posset Homeri poema consequi
castigatuniy respoudit: e Antiqua lego exeniplaria, non ea quae nuper emendata
snnt >• Eius, ut reor, auctoritatem secutns, Probus exemplaria undique
coutracta inter se oouforre coepit, ex eorumque fide corrigere ceteraf atqne
di- stinguere et adnotare curavit et soli liuic noe ulli praeterea grammaticae
parti deditus, ut Suetonius auctor est, ad famam dignationemqne pervenit. At,
ut quidem sentio, non i^ niurÌHi nam quam sit hoc laboriosum, quam non omnium,
Cioero testatur ad Quintnm fratrem. cDe libris, inqnit, Tyrannio est cessator ;
Ohrysippo dicam, sed operosa res est et hominis perdiligentis; sentio ipso, qui
in summo studio nihil assequor. De Latinis verOi quo me vertam, nescio, ita
mendose In codice V. F, 0, in quo omnes quae Parrhasii tupersont epistulae
collectae sunt, nonnulla Quaesita ut hoc De LIVIO indice^ omni indicio signoque
careni, ad certuni signiflcandum viruro, cui inscrìpta sint. V, huios op. oratioubs xt
bpistui^àx scribuntur et veneunt. Utinam non nostri temporis haec iostior essct
querela! certe ego non plus in alienis erroribos coufutamlis, quam in
cxponendis antiquorum scriptis insodsircm. Sccl afiirmare inratus et sancte possum,
eie omnes ab impressorìbus inversos esse codices, ut, si anctores a pestìiminio
mortis in lucem revoceutur, cos agnituri non sint. In quo non recuso quin mentiri indicer, nisi LIVIO
Decada istao. apertissime probabunt. Ao ut ita facile omnes iutelligant, ab ipsis argumentis
incipiam. Sjllabos et elenchos graece dicitur is quem latini vo- cant indicem,
cuins adeo studiosi fuerunt antiqui, ut PLINIO integrum volumen elencho
dederit, et CICERONE per epistolam potati ut eius libris index ailinngatnr.
Lampius etiam, Piatarchi filius, hac una re claruit, quod cleuchon operibus pa-
tris addidisset, ut est apud Suidam. Qais huuo indiccm LIVIO praetexuerit in
obsouro est; aliqui tamcn Florum suspicantur. Ego nihil aiBrmo, sed qui- cumque
fait, doctus certe fuit et plenns auctoritatis in scholis, ut quidam de suo
multa addidisset, quae, licet a LIVIO transcripta sint, adulteraut et vitiant
alienar nm lucubrationum sinceritatcm, ut dcpreudimus iu antiquissimo codice,
qui mauavit ab cxemplari PETRARCA, viri, sua tempestatOi dootissimi. PRÆLECTiO
AD DiSCiPULOS Mediolani. Tollite iampridem, victricia tollita sigoa Virìbut
utenduiD quatf'fecimos Libuity adolescentes ingennii pomorìdianis iis
aaspiciis, iisdom V08 hortari verbis ad repetenda litterarum stadia, qaibas
apud Lacanam Oaesar ad instaurandum bellara militos sao8, qaando non cnm
aurìore maj^que infesto ' hoste Oaesari fntura res erat, qaam nobis hoc tempore.
Stat ecce in nos ignorantia gravissima adversaria, centra qnam, cum anno
saperiore freqnentes mecnm strenne pngnayerìtiSy frigoris atqne solis
patientissimi| nunc nisi reparata constanter acie consistemns omnes prompti,
labores emnt irriti, pessimeqne de rationibns nostris actnm. Haeo enim nos
omnibus omamentis et oommodis exnet; nam quid ant conseqni potost ant praestare
qui, quid optandnm, qnidve fngiendnm sit, ignoratf Usns mnltarnm remm perìtia
comparat homini prndentiam ; nnlla tamen re magis ignorantia prostemitnr, qnam
litterarum cognitione, qua si qnis a teneris annis imbntus, poetas et
historiarum scriptores accurate versat Hano attalimas Pradectionem ad venim
paternumqo« P. in discipolot demoDStrandum amorem ab^i^mt^mimm'^'mmm^^111^1»» 1
1 r if, m I mi II \ km ru ni^im OnànOVEB ET BPISTULAX indeqae mores et
instituta mortaliuiii disciti ao daoe demaìn philosophiai Wtae probitatem cum
eniditìone coniimgiii Ì8 sane diis immortalibus par in torris habetnr. Itaque
ne tanto nos pracmio spolict ignoranza, resamp- tis viribns, bellicis
exeroitationibusi antea firmatis, daòram qaoqae raonsiain requie refeotiS|
integri et reccntes ad ca- pcssenda denuo studia consnrgite. ConsurgitOy
inquani| adulesccntes optinii| consurgite ad solitam litterarnm palaestram, et
iam sublata atque explieita signa prosoquimiui, ut adversus ignoi-antianii
horainis acer- rimam hostcnii fortiter et impigre mecum decematis. In quo quidem bello commilitonis et non imperitissimi
dncis offido fungar. Etenim nullum laboremi nnllas vigilias, nullnm deuiqne
periculum recusaboi ut in arcem sciontiae, ad quam nati sumus, victores
triumphantesque vos perducam, Atque, ut verba ad rem conferamnsi institutos
auctores, 4°orum enarrationem vindeniiarum feriae intcrruperunt| resumemoa ab
eminentissimo poeta sumpto initio. epìstola ad PIUM. Mediolani. Atquiy taa cuni
bona venia, fallit te ratio, mi Pie, nam nec extat apud Solinum: e Armenia
tigribus feconda; nec sic unquam scrìpsi, sed : e Armenia voi Hircania feta
tigribus est>, ut ait Soliuus; in quo velini dicas utrnm codicem mendosnm
su- spicaris ab antiqnis exemplaribus inter se collatis, an qnod ea locutio
latina non sit, ant parum tersa. Liceat apud te gloriari : si quis alter in
emaculando Solino laboravit, in iis ego nomen proflteor meum, Neapoli, Lupiis (
nrbs ea^ Apnliae est), Bomaeque nactus antiqua reverendaeque vetustatis
exemplaria, quibus adhibitis et cxcussis, castigatissimum mihi codicem reddidi.
Sed et hic alterum habeo vetustissimum, qui Merulae fiiisse di^itur. In iis
omnibus /e/n tigriÒM est' et non fecìinàa^ et ita dixit, ut Maro feta armiè^ et
feta furentibut auètriiy alludens ad animàlium speluncas et subterranea
cubilia. Scio quis iUius emendationis auctor fiierit, sed is me perducere non
potuit, ut ei, magis quam vetustiorum codicum fidei, crederem. Non prò
explorato afArmare possamus cui Parrhaslos hanc io- Bcripiierìt epistulam, oam
daos illi hoc nomine amicot fuisse compe- rimnt : Joannem Baptiatam Pium
Bononiensem, et Aldam Piam Romanum. — V. haiui op.ifc IWli^fc ^ntU^tì^^ìimAm
EPiSlULA NI. -DE A. MARCELLIIO Mcdiolani Ammianì Marcollini Btrum gestnì'um
libri penes me soni omnos quot extant, ex antiqaissimo codice Bomae exeriptì;
nec alium prope froqueutius in manibas habeo, qaod inde quaedam non vulvaria
liccat hanrire, Sed quid oportott iii>^ Illa Juliani mentione Marcellinura
citare, nisi qnotiens in rem meam faciebat ex rebus Juliani f Curiosi certe
nimis est inaccurate illud a me factum putare V. hoiui op. OBÀTIONBS BT
XPISTUUUB piena fnigis optimae; et haec in causa fuenmt ut Latatium potius quam
Lactantium nominarem, quom plus apud omnes sanae mentis homines valere debeat
antiqaoram codicum fldes, quorum magna mihi copia Neapolii Bomaeque con- tigit,
quam particnla vulgatis inserta codicibns ab iis qui testimonium iuscriptionis
ab se perversaesibi ipsi conftnxeront. ORATIO HD MUNICIPIOM VINCENTililiM
Veicetiao lat. (0 Veni, Patres optimi, tandem veni, 8oriu9 oxpcctatione Tostra
moaquo voluntate, quod immanium barbarorum grave diuturnnm iugum non facile
fuit ab attritis excutcre cervicibus, quippe qui necopiimta Victoria extulonmt
aDimos, tantumque sibi pcrmittuut in omnes Italos ( o miseram temporum
conditionem ! quis hic ita non ingcmisoat et frontem feriat ? ) quantum vix
olim Gares in Leleges, Arcades in Pelasgosy Lacedaemones in Dotos. Ilabeo diis
immoi*talibus gratiam, quorum uumine servatus hio a OBÀTIOmBS BT SPI8TUULX
sanguine gliscnut sic in omni crudelitate eznltanti nt vix acerbis sociorura
funcribns satientorf Errat, Patros optimi, si quis arbitratur ipsos deos Ulyssi
magis extitisse propitios, a cyclopum fanoibns elapso, qnam mihi dum cruentas
Gallorum manus effagi. Qydopos enim dnmtaxat in advenas appnlsosqne saeviebanti
ii ne notos quidem saisque parcunt. Ulysses uno vini cado Poljphemum sibi pene
conciliavit, ii beneflciis obsequiisque redduntar importuniores. Nam quid in
eos a me publice priyatimque, domi fo- rìsque profoctum non est f Quis centra
ganeo, quis adulteri quae mulier infamis, quis corruptor iuvcntutis ita
iactatus est unquam, ut ab iis, innocentissimus optimeque de se me- ritusy ego
t Caput omnium, satorque scelerum fuit AllobroX| qui virtutis præmia malis
aiidbus assccutns ini rcSv oye^v fiùaiìjQ'Aiktl^y Inito^ &pcv(jij idest ex
asinis et quidem lenUs repente cquus exiluit. Is enim nostri generis omncs odio
prosequitur ob intestiuas inoxpiabilcsque simultates, quas cum clarissimo
nostro conterraneo Michaele Bitio, iurisconsultorum nostri codi facundissimo,
gerit, nude quave de causa susceptas in pracscntia dicere nihil attinet. In me
Tcro praecipue debaochatur et furit impotentissime, quod una alteraye epistola
Bitium laudavi, semel in editione Sedulii Prudentiique, Obristianorum poetarum,
quos omnium primus e pulvere situque vindicavi, iterum per initia patriae
Historiae, quam Bitius ipso condidit, mihique castigandam 'dedit. lUud autem
nullo pacto forre potuit me sua causa no- luissc quorundam Mediolauensium
liberos a nostris aedibus exturbare, quo vacuus apud me contubernio locus
Allobro- Ritii opus inscrìbitar: De Regibits Hispaniae HierusàUm^ GaOiae ete.
Histort\ Roma. P. epistula, impressa in huias operit prìacipio, data est ad
Ritiuin Mediolani, Rai. Coi.W lm é'^ m^i P. gìbus esset snìs. Ex iUo
Mioutulttin quendam, nostrae pròfessionis acmulnm, qui nihil quoestus aliquot
annos propeme fcceraty extollerey amplecti, fovere quo stomachum mihi faceret,
ìgnarus ineptiarum longe grandiores offas a me sae- penumero voratas; ac
incidit in illam quoque suspicionem, quam garriens ad aurem Minutulus, de quo
iam dixi, dolator augebati a me sua notari tempora vitaeque sordes eo opere,
cui titulum feci: e De Rebus per epistolam qunesitis, quod adhuc domi sanatur,
propediem vcstris auspiciis exi- turum {1\ Quare non ita multo post a cena
cuiusdam rediens senatoris ad primam facem, ex ictu lapidis in capite vulnus
accepi ; nec alieni dubium quin homo sexagenarins, qui plus in capulo, quam in
curuli sella suspendit nates (ut iSocete Naevius ait in Pappo) percussores
immiserita indignamque cædem, quantum fuit in ipso, patraverìt, quom satis
constet ab emissariis eius excursoribus ingentis spe praemii soUicitatum
Michat^lc'm chirurgum, qui me curabat, ut malum venenum medicamentis
infunderet. Exponere supersedeo quam gestierit, quantum sibi placuerit
indomitis moribus Allobrox, quod eo periculo motus in patriam me recipere
statueram, quanto rursus dolore sit affectus, ubi sensit ab amplissimo patre
Stephano Poncherio, Lutetiae Parisiorum Pontifice, cuius immerito vicem gerit,
a decedendi Consilio revocatnm. Quid itaf nolite quaerere, Patres optimi,
nolite quaerere, quando felicioribus etiam saeculis tam perverso principes
ingenio sunt inventi, qui prò hostibus haberent eos qui excellerent in
communibus studiis essentque superiores ingenio. P. aiteveratio valde congrùit
cam illis Ciminii verbis in Epistola nufte ad Corìolanum Martyranun ante Itist.
Gramm. Charh : € In prìmiff autem deflenda est illios divini operis iaotura, De
Rebus cilicet per epistolam quaesitis, quod ipse saepenunìei'o vidi. Erat enim
ad editionem paratura, libiisque constabat quinque et viginti »• iaHto«*««aMataiiBrf*«Mtfi*i^^A«#^*MM«aa*»wiI
H V, W.« ll* 1^1i^i^>tft»at0t .i> i»timm ORÀTlOVEa ST BPISTULAX Trahat
anrì splendor et lucri capiditas alios : ego pecuniae captum nauquam habui;
sequantar alii annouae liberalitatem, vhiique praostantiam, an^^uillarum
saginara, quas Tester amnis Dutrit Eretenus, ab Aeliano laudatasi ego, magistra
philoso- phia cum Vairone didioi sitienti therìacum mulsum, exurìeiiti pancm
cibarium siligineum, excrcitato somnum soaTem. Discesserint bino alii pecunia
divites, ego contentus ero yestra benevolentìa, acri iudicio, gravissimo
testimonio parta gloria: quamquam nobis est in animo, si liceat, aetatis
reliquum vobiscum exigere, proqne mea virili parte oaptuque ingenti sedulo
commodis vestris inservire; sic enim publice privatimque de nobis meriti. Dies
me deficiet, si commemorare volucro quibus ofBciis florentissima vostra
respublica, yestrique cives me prosecuti sint et x)rosequantur. Itaque ne
cuiquam videar eorum magnitudinem non sentire, quod unum possnm, pollicear industriam
meam quantamcumqne vestrom ncmini defuturam ; praeterqne publicum docendi
munns, quod mihi delegastis, epistolam tertio quoque die iuventuti yestrae
dictabo, quod antea facturum perncgaveram: tantum bonefacta in omni re valont,
ut est apud Propertium. Denique enitar ac elaborabo, si minus cmditionem, qnae
in nobis alioqui mediocris est, egregiam certe voluntatem vobis omnibus omni ex
paite probare, quibus existimationem meam commendo meque dodo. Dixi (lì Cum
illa sola edere st&tuUsemus monumenta, qoibns maxime ad narrandam P. vitam
usi sumus, permultas omisimus orationes, ut luculentissimas duae aliaa quas
Veicetiae habnit. li I ri PBAEFATID IN HORATII ODAS PaUvii. Si qais alias,
ornatìssimi invenes, aat litterator ani eloqaeutiae inagister, ex eo loco, qaem
nos honestissimniii Bomae, MediolaDiqao et demum Veicetiae tennimus, ad hano
iniquitatem temporum rcdactas esset, ut privatim doceret| ille quidem fato
convicium facoret seqae de fortnna praefa- tionibus alcisceretur, nt olim
Licinianns ex consnle rhetor in Sicilia. Sed ego qui rerum omnium esso
vicissitudinem non magis ex Eunuche Torentiano, quam certa vitae experientia
didiciy sic ad omnia quae Tel inferuntur, vel accidunt homini me comparavi, ut
prosperos optem successns, adversa fàcile patiar. Quamquam, si yernm fateri
Tolnmns et a Tobis oblatam conditionem recta via reputare, nihil est our agi
nobiscnm male existimem, qnod longe minoris solito profitear; siqnidem summa
hnius urbis auctoritas celeberrimumque Patavii nomen, ubiqne gentium yenerabile,
compensat omne salarii detriraentam V. holQS op r«M4^w»aM EPISTULA AD LUOOVICUM
MOITALTUM Agelli Admircutur alii Siciliani^ quod omnia qaae gignit sive soli
sive hominis ingcnio proxima siut iis quae iudioantur optima; qnod in ea
prìmutn inventa comoedia ac mimica cavillatio; quod Giclopuin gentem testentar
vasti specus et Lestrìgonam sedes etiam nunc vocentnr; quod inde Lais illa,
qaam propter insignem formam Gorinthii sibi vindicaront, et inde Oeres,
magistra satiouis framentariae, et Prosorpinæ fama sit; qnod ibidem campus
Ennensis in florìbus semper et omni vernus die, et Daedàli manna demersum
foramen ostendat, quo Ditem patrem ad raptum Proserpinae exeuntem fama est
hausisse lucem. Gommemoreut amnium, fontinm, stagnorum, ignium et salinarum
miracula, ao arnndinnm feracitatem tibiis aptissìmarum. Laudent Achatem
lapidem, quem Sicilia primnm dedit, in Achatae fluminis ripa repertum. Tollat
in coelum vetns adaginm Syracusarum maximas opes aerìsque olementiamy qnod in
ea etiam cum per hiemem conduntnr serena, nnllo non die sol est. Addant Alphe!
Et Arethusae fabnlosos V. haias op.«t Mq.;A HMM««Ml«««M iniiiiri* OBÌ.TIONB8 ST
XPISTULAS amores, et quicqaid mendacia poetaram vnlgaverant. BqoL- dom non adeo
principem nrbium Sidliae Syraoosas ezi- stimo, qaod ambita moenium quatuor
oppida oompleeterotar, Aohradincm, Neapolim, Bpipolas et Tychen, qaam qaod
cxempla pietatis cdiderint, Emantiam et Oritoncm, qui dao iavenes, iucendiis
Aotnae exuberantibas, sablatos parentes ovexcrunt inter flammas illaesi
ignibas; quam qaod Archimedis incanabula fuorint, qui praoter sideram
diaoiplinam machinaiìas conimentator extitit, oppugnationemqae liaroelli
triennio distulit; quam qaod Thcocritam protaUt illam rustioae Masae perurbanum
pootam, multosqae praeterea qaorum immoHales animae loqaantnr in libris. Inter
qnos ipso tantnm praestas, qaantom ceteris mA^mtt»tìLiém^l£ PRÆFATIO IN SÌLVAS
SUTII Roma. Si quis in hoc honcstissimo eonsessu t4icitus secum forte qaaerat,
andò ovenerit ut ego, promtns alioqui paratnsqne somper habitus ad dicendum,
quemque totics ex tempore perìcnluni bono periculo multis in locis fccissc
constons fama nunciabat, apnd T09 hacsitare cunctarique Bim visus, ac, voluti
mutato solo vocis usum penlidisscm, quod in Agro Locrensi cicadis acoidere
Pliuii tradit historia, quibusdam quasi tergiversationibus extraxerim muueris
obeundi diem, dabit is facile mihi veniam, quom pluribus iustisque de causis id
a me factum sciet. Ego, ornatissimi viri, licet in dolio flgulinam non discami
quod agore vulgari quoque proverbio vetamur, octoque iam per annos in Gallia
Citeriore persouam rhetoris haud inglorìe sustinuerim, tamen insolentia loci,
diversitate auditorumi nimiaque vestra de nobis expcctatione tardior
efficiebar. Denique, si res aliter ceciderit, malo ezistimarì magnitudinem
Bomanorum ignorasse, quod apud eos audeam docere, quam humanitatem, si non
audeam, quom praesertim V. huius op.^riSi"»rr. «e :r-* --^.o»: it...». prò
me staro vidoara duos atriusqne linguae signiforos et qaos nulla remotior latet
oruditio : Janam Lascharim, non minus ingenaaram artium studio quam natalibus
et imperia toriis imaginibns illustrem; Thomamque Phædrum, Bomanae Academiæ
principem, sacerdotiis et iugenio partis opibus insignem, quorum tanta verbornm
pondera semper esso duxi, ut uno suo verbo cum mca lande coninnctOy omnia
asseouturum me confldam. Nil itaque desperandum Jano duee et auspice Phacdro,
in quorum blando obtutu, tranquillo vultu, hilaribus oculis acquiesco. Quibus
ingentes ago gratias, habeboque dum vivam, quod me gravissimis apud Pontificem
sententiis ornaverunt, ubi vel nominari snmmus honor. est, Nam Grispi Passioni
sententia quorundam magis expotcndum iudicium quam benoficium, quorundam
beneftoium quam iudicium. Our iUis ego non omnia debeam, per quos utrumque mihi
contigit indnlgentia sacrosancti Pontificis di- viquo Leonia X, qui maxime
reram usn, incomparabili prudentia, suprema gloria, incredibili felicitate,
admirabili eloquentia, promptissimo ingenio, castissima eruditione pellet eaque
morum sanctitate quo suus olim conterranous Leo, cuius ante vivendi rationem
quam nomen affectavit Reliqua deincept, ut minime none Nh M il
makttmtmamm^mmmt^m^mir •iM^tfiM—^yj PRAEFATIO IN ORATOREM. Roma. Antequani
docendi muuus instaurem, coDsilii mei ratione in vobis, auditores optimi, qaibas
me maxime probatam oupioy rcddemlam censui cor e tot aureis divinis CICERONE
oporibas Oratorem potissimam dolegerim, car, repudiata priore sootontiay
Moronis Aeneidem prosecutums accesserim, quom paucis abhinc mensibus ex hoc
ipso sugesta a. me enarratum ili Bucolica pronunciassem; quod nisi me insta de
cansa diotnm mutasse oonstiterit, equidem non recuso quin apnd vos levitatis et
inconstontiae culpam inourram Nominem vestrnm latet, auditores ornatissimi,
qnantas invidiae procellas anno superiore sola patiencia i)er(regerim; quodque
lenti maleqne de me sentientis opinionem subire maluerim, quam, quod CICERONE
turpissimum vocat, contentiosi senis: huius meae lenitatis uberrimo fructu
percepto sacrosancti augustissimique Leonis X indicio quo nuUnm maios homini
contingere potest, a me «non difficulter impetravi, si qua deinceps huiusmodi
tempostas impenderet, aliquid de iure meo magis accedere, quam nomen boni viri
litiumqae fu^itantis emittore V. buius up. PRÆFATIO IN EPISTOLAS AD ATTICOM,
Roma. Quom scdnlo mccum reputo qnnm inulta nccidant homini prneter spein^ libot
npud vos auditore? carissimi qnod Aenoas Ycrgilianuf oxclawat usurpare: Hcu
nìhil iavitis fas quenquam fidere divit. Etenim quem rcbar annum
tranquillitatis et ocii plenum foro, is acerbissimos mihi casus atque
gravissimas attulit aerumnas, quæ nostrorum studiorum rationes tantum
evorteruut; id quod eventurum non temere quisquam iudieasset in tanto bonorum
Principum proventn, quorum opibus ao indulgentia benignissime fovebamur. Ut
enim missa faciam quae sacrosanctus Pontifex Maximus ex aorario mihi largitnr,
ne iam obductas imidiae cicatrices inutili recordatione refricemus; ut etiam
taceam snffragia patris amplissimi Julii Medicis, quem nuper ad proximam
Pontifici dignitatem divinæ virtutes OTexerunt; ut hebraicae latiuaeqne linguae
instauratoris Hadriani mnniflcentiam in me transeam: certe Lisias AragoniuSy
antistes ille meus omni laude superior, ea TÌtae mihi commoda suppeditat, quae
studia possint igna- vissimi cuiusque exoitare. Y. httiuB op. l«ow^^IN •«* i m
i r ii»* Ìkerii, in quo mihi eottidie lectissimorum virorura subeunda censnra
est} quos nulla, quamlibet remot^a, latet eruditio, quique anres non hcbetes,
oculos acres, ingeuia habent acutissima. Proinde vigilandum sompor, multao euim
insidiae sunt boni, ut ille Jove uatus suis praecipit filiis, et quo minus
ingenio possum co magis subsidio adhibebam industriam, qnae quanta fuerity quia
tempus et spaoium datum non est, intelligi tnm non potuit. Nam post illa
vit4ilibus mlaota vulnera, quae paucis ante mensibus apud vos oratione perpetua
deploravi, quid erat ineommotli, quod mihi deesse videretnr, aut cui novae
calamitati locus ullus iam relictus ! Eadera tamen for- tuna, quae eoepit
urgere, reperit novum maerorem, afUictumque duplici luctu senem tantulum
respirare passa non est. Duum enim carìssimorum desiderio funestam domum,
diuturna couiugis insuper et mea valetudine concussit, et qua (dii boni)
valetudine, coelitus iuvecta: quippe quam adversis sideribus conflatam
Gàuricus, astrologorum nostri temporis emineutissimus, certa matheseos ratioue
deprehendit; Lunae enim deliquium perniciem nobis erat allaturum, nisi
salutaris stella Jovis intercessisset. Et mors mihi quidem molesta non fuisset,
ut in qua propositam mihi scirem laborum ac mise- Deflet hìc Parrhatiut Thomae
Phædri et Batilii ChalcondylM mortem. Y. huius op. In Tractattt tistroìogico
(TU Op.,) Luca» Oàuricat horoscopum pcrscripait, quein noi io hoc opere
retulimus. Il- fciniiji' ( iti II' tmmu^Mbummmi tf^^MUi-m^t^^M riariim omninm
qiiietem; seti illnd nmitn nos angobat, qnod apnd vos absolvero tiilem moam,
qnaeqne pollioitus in has Epistola^ ad AtUcnm fiieram praest-aro non potnissem.
Quo nuno lactAndam mihi mairis est, quod ex orci fnucibns eroptns,
iiicnndissimo Ycstro conspeotu fruor, quod intuoor et contcìnplor uunmqucmque
vestrum, quorum nomo ost cui non mca salu^^ ncque cava fuerit ac ipsi mihiy
ctiius non extct aliquod in nos moritumi cui non sim devinctns memoria
benefloii sompiterna; ncque cnim vos oculornm coniecturay SiHÌ assiduam mihi
frequcntiara praostitistis, egoquo non minus signiflcntione voluntatis et
benovolontiae, qnam robu9 ipsis astringor. Itaque vel hao potissimum de causa
corporìs inflrmitotcm animi virtute superavi, ut satis aliqua ex parte nostro
erga vos officio faciamus. Quod huo usque non distulissem, nisi memet quidam
casus incredibilis ac inopiuus oppressisset. Nam prìdie oius dici quo rcditurus
ad iutormissnm docendi mnnns eram, in summo pedo enatos abscessus, (àjrocrrysux
Graoci vocant) brevi ita altas egit radices, ut igni ferroqne vix excindi
potuerit. Ego nihilo- niinus, ulcere etiam nunc manante, reclamantibus ad unnm
medicis, quom prìmum flgere gressum licuit, bue exilui: tam nihil autiquins
habeo vestris commodÌ8. Ncque vero hoc dico, quo me vobis venditem; our enim
blandiar bis, quorum erga nos amor, honestis artibus qnae- 8ÌtuS| odeo cre\ity
ut non haberet quo progredi iam possit t atqni potius haec ad impetrandam
veniam pertinent, ne qnis vestmm forte mihi succenseat, quoti ad diem praesto non
ftierim. Nano acquis animis attendite nostramque de hia ambagibus ad Atticum
coniecturam cognoscite. Nam si nsquam alibi, hic certe necesse est iuterpretem
divinare; nomo vero desperet od huius operìs calcem nos aliqnando perventuros
quod hoc anno cessatum sit. Temporis iactoram focile reparabimns, si viatornm
nobis exemplnm proponemns, Ili si serins quam volnerìnt forte surrexeriuti
proporando.«M^B#«**^à«Ì»«^ÌAM »mim»i*a^lìkmami^Jmt^mmm*tI IH ìàH^ti^mtm^t^mim
ri II ORATIONES ET SriSTUULS etinui citius, quam si tic noot4! vigilass^ent,
perveniunt quo to- luut. Quoiiiani vero, prinoipiis cogiiitU, multo facilius
oxtrema percipiuutur, autequam quae rtvtaut mloriamnri Epistolao argumcutuin
brevissime repet4im. Huius Episiolae superiore partieula noster Oieero reti-
ilebat Attioura certiorera de ratione suae petitioD, idest quot in oa
eompetitores haberet, atquo ex his qui certi quive partim Armi viiloroutur.
Nunc mldit etiam diem quo prensaudi initium Taeturus ipso sit, et quorum
suffragiis ao ope nit4itur ad cousulatum, quidve in ea re Pompouium sua causa
facere velit. r>rf ai n » i é" . ' i^-«i»*iii^i»v' V 4» n . Il«fc —
«nlBÉ PRÆLECTIO IH EPISTULAS AO ATTICOM •tei «iMa .jm i > i r- > ir >i
Mj i a ni n i n i nr - •arh^fc-Émli OBATIOXES ET EPISTULAB SBLBOTAK. Oratio ad
Patritios neapolitanos. Privilogium. Epistula ad Ferdinandum Aragoninm. Oratio
I in Alexandmm Minutianum. Oratio II in Alexandram Miuutiannm. Oratio ad
Senatnm Mediolanensem. Oratio in Alexandrum Minatianum vni. Praefatio in
Persinm. Praefatio in Tbebaida Oratio in L. Floram. Epistola ad Laurontinm
Peregrinum Praefatio in Livium Epistola NN. De LIVIO indice. Praelectio ad
discipolos Epistola ad Piom Epistola NN. — De A. Marcellino Epistola NN. De
Lotatio «Mfc^lt I» M w r ^•fc. l^-^r-^^T«.L-^, .a£^&.-'-^jJ:-L^.-c'-.^a:ji::^
^niDiox Oratio ad Municipium VincentiDum Praefatio in Horatii Odas • XX.
Bpistula ad Ludovicum Mouialtum Praefatio in SUvas Statii Praefatio in Oratorem
Praefatio in Epìstulas ad Atticam Praelectio in Epistnlas ad Atticam. Dello
stesso autore L’ Eleqfa. c Ad Lucia di Aulo Uìaco Farrosio « il Brnto minore dì
G. Leopardi Ariano Stab. Tip. Ap- pnlo-irpino Un Accadbmico Pontakiaito elei
seo. PpeonrBOPe del- l' Ariosto ode) Panai Stiano Stab Tip Apputo ir- pÌHO Di
prOBSima pubblicazione P. Filoloqo c la sua Biblioteca. Paolo Pabzanbsb Tita ed
opere. Scritti ihrditi di ParzanoBo feon prefazione noU). In preparazione STunn
Dahtebchi Anxcdoti HuvzoinANi FOLELOBB iBPmO La Bcdola Sabda e i Codd d'
Arborea Prezzo del pbesektb vomuE LiB^ 3, P.^ SII CONSENTINI V RI 0OCTISSIMI RH
AE^ toricx Compendium, Atijp id qitfdeni ab optimis quibusque tam Grafcisquam
Latinis autoribus^ in adolcfccntum iuorum ad artifiaum rationem^ dicendi
perducendo^ rum gratiam at(j ufumjCJfe» cerptum lom.AUxmder^raPkmsadfiudiof J.
AHIOMIVS CA£ S As rius Lepori. 7’'^ ^ I ' 0^ i a iV -V 7 .v 'i' l J K -r- * ';
. ? l mdi^ifitmeUadlJchtnox^ad toUenddg ht eo crudiores etiam fordes
harcbant^anmtm fjfTudmanu^ adijciens> difftum equidem cumprimis
iudicaui,qucm in publicum prodire, multo quam antea cr adipatiorem er
nitidiorem nunc demum cu* rorem: id^tuopotifiimum nomine ^ HicolacyUtz^ quam te
ex animo cum obfingulorem patris tuiyopti mi certhtq; doilipmi uiri in me
beneuolentiamy tum egregiam indolem tuam amplexar ac diligam 'mteUi geres: ad
huius ipfius autoriSyParrhafif dicoyfcrip ta, olim per occafionem diligentius
inuefliganda con ' tendetesicr quod uel procipuum eratyolacrius etiam
hthifcefiudijsyadquie faneiam otas ijlcec tuaaj^- ratyte exerceres. Qjto certe
fietyUt non [oluofi id quod te maxime decetyqudq; nos ^ te ^hocepimus, ele- gie
tueare: fed magnum quoq; ( patrii exemplum fe- ddiho imitatus) tui ufumy cum
patrue % tum bonis aliquando omnibus probeas. valcy Bapleeypifidie P.
aborigincs 8^.4 • Aar^.,9a8.& arris nomi. « Ado(^cenria:lau$. ne digna
quar.iQ.i^. , . Ajs celanda *,.i 4 * 7 Ægyptii fe primos ho Ars naturae
inii^trix*, minu e(Te uoIut.x.t|^ 15’. » Æquum bonum.^o^» Ars qua'm nahiracerc
’ if inde riordux i6,ij Æquitatis rario. to^4 Arris oificium %uf, ‘ A Aetatum ratio
&diuer Ailmio accufatori • fitas 80.18 pro flrraametp.dj.i; ‘ - AifeiHiUu
morio.94. 4 Ai^umptiua quaUtas* dcAffei^ib. agere pol uideinridicialiius. ^
licetur Parrhafms. Allumpriuarordo Agere>&a^b‘o,quarc Afyftata 4z.i*
oratoris propria.iy.s Aiyftatorumodi qribt ^ / Alcibiades »o,zj 4j. 1 * S » '
Albini defenlTo. f 4.« Athenis primum elos . Ambiguum, quenri^ data opera» r
Amicitiarlaus 79 .»o 5. f AmpliBcIdi ratio* 7^, Auaricia adolefccnriae y
X5.&77 S pemiciofiflima Antipho ».« %z Arbiter a iudice quid Audere, etiam
bonis rc ', differat tod.19 busconiun(fl:um,fug7 l' Arih^Otelis rhetorica.
endumtamen.4.i7 r »4» • Bonuiv I . N ' E J B B Onum quid . ^7.4 Bonisomnibus ex
coepta uirtute,abuti homines poife.u.i) L,Brunis et PopiUa primi in funere lait
- dati Romst. 77 10 - C C AlIiftratus i^,ii Capita rpcdali^& generalia.
6x.i “ ( u Val. Catulli natalis.s* Caufa jt.19 Caufa (implexquar.^t x.quarne
cppofira . 3 Caufaru tria genera. j^. 8.&?7. t8 Cethegus Suadae me= duUa
4.7 Cacofyftata Cicero cotra Fabium et alios defenfus . ^ AS- Cicero iam fenior
in eloquenda fe exer« cuir Mo r?..h E X. Cinxia luno 88.1^ Circumftanda,quac fa
dt hypothefin.34.tx Circumftannae partes» t Civitatis laus .» Clifthenes 3*S
Comam nutrire folin Lacones 73.^ Comparano 34.3 Comparationis mo Gontrouerfia
31.19 DeHbcratiufl genus pxCoucrfatione facile 39. I ' qualis quilcp fit coU
Deliberatiui generis ligi gt. duo officia 66.7 Corax Deliberatiui genens fi
Coryhriiu nauigare, nis 38.11 noeftomnium.pro Demonftratiuumges uerb. 18.4 nus 39*7
Corporis bona.79.10 Demonftratiui gene* Corporis magnitudo ris finis 38.i5k .
autparuitas proprium; CrafTi elegans diftu; 9»* 4 7x, 10 Demonftratiui gene*
Cupiditas, iucundi ris ratio 71.15 fons Demonftrariuo gene* Cupiditatefieri
qugdi riineflfe etiam pers gantur 96-416 fnafionem 37*8 t)emoftheci pemofthenes
Plato nis 6c .C^Uftrati au ditor ' ; ‘u 4 o Deprrcatio Dem oftli.ehis indu «
peprecado apud iudi cesnMlla. Depulfio * pr .19 ^cffdiarplurcs fe^to rfs piale(
5 lica 8 C rhetorica quid differarir^.^ ftale C^Quadtio duili5* Rhetorica
&.diale(fti9 jt. caqd differant. 7 .i V { N 1 . -j,. ; ’lin P. NEAPOLITANI
VIRI CTISSIMI RHETORICAE Compendiu AQVIBVS PRIMVM ET IN* uenta Rhetorica >6^
cele^ brata» Cap,i Rhetorics toresyqta leges tulerunt, tllm pnmt creduntur
exercuifjeieaq- duce feros animos eff^ciffe pati entes focietatis, ^ coetus,
Winc ex oh feruatione, quum queere£ta,qu re& non uidcbantur • Marte etiam
geni^ RHETORICAE COMP. f genitus Populus, tanfim defidice altricem rejpuebant»
Et quia a Grcecis petenda eratf ^gre ferebant ah illis quicquam accipere :
indi-» gnum putantes, quos armis rerunuygloria uicif» fentydiqua tamen in re
fateri fuperiores.Vnde fi ^ui Uteros callebant Gracas, magna eas indu-» firia
difiimukbant,ne apud fuos ciues autoritatc imminuerent.Paulatim tame utilis
hone/ia^ ap- paruittprimus^ L . Plocius G alius, fub ipfi^ U Crafft extremis
temporibus, eo ipfo die quo Vd lenus Catullus natus eft, docere eam latine cce
pittad quem ingens cocurfus. Aegre ferebat Ci cero,non^idem fibiliceretquod
doSiifiimoru autoritate teneretur, qui extimarent, Graecis exercitationibus ali
melius ingenia poffe, LJtin de*Voltacilius,q Gn.Pompeiu docuit, primus^
hbertinoru hi/ioria no nifi ab honeflifiimis tra- ftrfr/ folitam fcribere aufus
cfi, rhetorica artem profeffus eUitantuml^ breui interieSio tempore fumpfit
incrementi, ut CICERONE (si veda) iam finior, cum Hircio et Panfa grandibus pr
rhetorica nulla pracepu ab autonhus defcrip^ ta funti uel quod nulla materia
diRans ah huma- nis rebus excogitari poteB, qua in aliquo ex tri hus generibus
propria rhetorica aliqua falte ex parte non cadatiuel quia qua degena^ali
dicen- da ^ent, ex propria praceptis facile mtelligi pofpnt . Hanc igitur
propriam ex fententia M. Tullij breuiter ^ circufcripte definiamus-) partem
esse ciuilis fcientia, id efi politica, civilis autem rationis una pars eR-,
qua in opere fine tumultuialtera-) qua in quaftionibus hteq^ cofiftit cuius
magna et ampla pars artificiofa eloquetia* ayiT> INTER RHETORI- cam 8^
dialccfiicam. Cap» 5«. E t quonia d^aleRica cognata putat An- ftoteleSyage fi
lubet qd inter fe differat in fpictamus . Nofttm eR illud Zenonis, qui manu
prolata utriufque uim expreffit . amba enim ad unum fere eundemq; finem
argumentationes reperiuntinec fecum, fed ad alios agunt, fola^ ex omnibus
fcientijs,de cotrarijs ratiocinantur.neu tra determinata quapiam re, quomodo fe
habeat^ fcientia eR: fed facultates quada funt inuenien- darurationU, hinc idm
quaft hAet fubieSiu^^ut ft diiddisy neutr i perfeSie fcictU cfje duum certum
proprium fuhieShum mdlu ha^ \ he^leorjum. Sed tiwie D Ule6ticofitione longe ab
illius diuer fa, contenta eR, acciditq; dialectico, ut apparenti fyllogijrno
uti nequeat : fit enim fiam cd uillator, fi eum prudens elegerit. At oratori
tam eo quod eR, quam quod apparet, uti permtffum eC^:dum tamenperjuadeat, ad
quodunum omnis nititur ars oratoria, AN RHETORICA SIT ars E St^ alia inter
eruditos cotrouerfia,fu ne ars rhetorica: fuosi^hahet quceq^fin^ tetia
acerrimos defenfbres,tantis^ animis non- nulli ex artiu numero eam explodunt,ut
ne coid tijs quidem fcriptis in eam calumnijs temperd rinttillis maxime nifi
argumentis, quodars reru fit qiue friuntur, rhetorica opinionibus conflet^ no
fcientiatnec cognitis penitus^ perfjpeCtis re- bus, et nunqfallentibus,ad unum^
finem fj^eCia tibus cotineatur,utnec femper ueris agatidua^ femper fint
caufe^ut neceffe fit altera falfum tu A 5 ni tO rri.Addm et illud, ob
umadtSiiomsgenerdad mdgire popularem fenfum iccomoitnda, nui Um irteefje
poffe,At^id poRremo ohijdut,ca put totius rhetoricae e^e dicere:quod ipfum arte
tradi non poteh,Ad c^uae fmgula ne articuktim occurramus,in caufa nobis
e^Qtantilianus,qui libro fecundo omnes fententias confutando, eo rem deduxit,
ut artem effe crate ufurpatum : Qjw in re clarus quif^ efi,ht > ea fe
exerceat, diei partem illi plurimam im- fy pendat, utipfefe fuperk. G audeat,
fi ad doShri- nam prouocetur: nec turpe putet docere alios, id quod ipfis
fuerit difeere hone^iijiimum,memine - rit tit tmcn uirginem effe inuSim
eloquentUmj nec turpi lucdlo proflituendam, tuncq^ laborum 'EJoqucntt^
juormfruEtum fat rm^um capere Je fiat, . quum occafionem adipifcitur publicandi
qu. rit, non doceat : nec ingenia melius ahjs uacatu-^ ta, detineat atque
obruat . quibus deliramentis plenos ij»n tunc effe grammaticorum cemmen^ • B 2
tarioi tO tortos, conquerebamur Seneca et Quimilianfff, Exerceat poftremo
difcetes, inflet, molejius fit potejlatemq^adipipendcerhetoricte non minus in
di fcemium,quam docentium dm^entiojoliett datconfijiere, aVALES ESSE DEBEANT
Rhetori cf candidad«. Cap^ lo^ A Ge nunc uici^im, quales efje debeant
Rhetoricit candidati, inf^iciamus.neq» enim ex omni ligno fit Mercurius . Mali
nihil m ea proficienucum quia mens uitijs occupata, pid cherrimi operis jiudio
uacare non potefh tum quia omnem malum, /lultum effe oportet, Mti autem iudicio
carent, et confiiiotquibus maxime nititur ars rhetorica, nam ut caterarum re-
rum, fic etiam eloquentiae fundamentum efifa- pentia,Sit liberaliter
inftitutus,bonis corvoris ap tbryne, prime ornatus i?hry nem meretricem
Athenienses prudentifimi eloquetifimiq>,no tam Kyperi dis oratione, qiMnqud
admirabili, petfuap, quam uifo eius peSiore(quodfpeciofiflmum, diauStd
^ibiades* ueAent^erm)apfoluerHnuAlctbUdeSi cui R*P. relji>onfo Apollinis,
tanqtmmfortif^imo Gra eorum flatwtm in comitio erexit, populum Athe tiienfem
pulchritudine poti^ime habuit fihi ofc- noxium. Nec mirum, fi illi populo
placent, quos eximia j^ecie natura donare dignata e ^ : quum credatur ccele/lis
animus in corpus uenturus, dignum prius fibi metari hofhitium uel quo «e- nent,
pro halitu fuo fibi jingere habitaculum, unde aliud ex altero crefeat: esr quum
fe pariter iunxerint,utraque maiora fint.Vtcunque, fatis conRat,mirum effe
quantum ^atice forma maie flasq- corporis fibi conciliet. Dotibus idem ani- mi
fit infhruSius, filiis qua ingenerantur ap- pellantur^nonuoluntariatut
docilitas, memo- ria,quaf^e omnia appellantur uno ingenij no- mine : filiis,
qua in uoluntatepofita, proprio nomine uirtutes dicuntur ^ Ante omnia tamen
ingenio opus eft : quodquibufdam animi atq^in- gentj motibus eget oratio, qui
ad excogitandum acuti, ad explicandum omandumq^ uberes, et ad memoriam firmi
fiint (^dtuturm . magnamq-in oratione pofiident artem facetia, lepores,lacef-
findirej^ondendiq^ celeritas, /ubtii urbanitate B 3 coniuttSia: tl conimSia :
qu N Ec minor dijfenfio eflin eius materia i illis orationem, abjs argumenta
perluaji* hdja,ciuilesabjs quce^iones jiatuentibus^ Noiy de ea inter optimos
conuenvtt, aperimusi t prius quid fit ipfa materia oRenderimus^Ejl enim materia,
in qua omnis ars, ^ ea facultas qiue conficitur ex arte,uerfatur,Vt ergo medici
nauulnerOy^^morbU fic rhetoricae omnes res^ quacunque oratori ad dicendum
fubieSla funt^ materia appellatur.Nec obflat,quod fi deornni^ tus rebus dicat,
propriam ergo non habeat mato rianhfcdmultiplicem : quum alia quoque artei
VtatedaH mino 5S DE CIVILIBVS QVAESTIonibus, Sacarum gencru -r bus* Cap«. x6,
Solent autem res oratori fuhieBa cendum^ d plerifque (^uMones ciuiles ap
pellari : quod non omnia quk‘. pofhefitn uocant . 1« hdc genercttim Jiquid
ftueritHT, ut ExpetemU ne fmt liter ae . \n iU (t definitcejunt perfonce^
C'onfiituti cum ad uerfario confligendum, ubi rei dominus (qui fie^ pe alienus,
fepe immicus eR ) quafi machinatio^ ne quadam, nuncadiram,odtum,triRiciam,ht^
ticiam,fexcenta oppoftta,eR detorquendustillk magnum eR opus, et (ut inquit
Cicero) nefcio m de humanis operibus longe maximum^ DE CIRCVNSTANTIA, QJTAB
fedthypothefim^. N Vnc quoniam thefimab hypothejife-* perauimus,et quomodo
quceflione uti de beat orator oRendimus: reliquum eji,ut quid fit quod
hypothefim faciat, demonRremus, ER enim rerum quell^ere,auieqHid fit, enumera
fione facilius ^uam dehnitionc aeprchendttUK Sunt autem eius partes lex Quarum
coniun^iio^ onat.Elocutio,(]ua idonea uerba ^ fen tentias inuentionibus
dijhofitts acc6modamus„ MemorUyquie rerum uerborumq^fida efl cuflodia
Pronunciatio, quicej e,in quas fpeaes diuidantur. Hermagoras, quo duce po
ttj?ima rhetorum pars ufa efl,quatuor modis fie- najjerit: per cequale,unicu,
fine circunflantia, modi 4« inexplicahtle.Aequale e/i, quum eadem ex utra- t
que parte dicuntur: ut, Dj(o adolefcentes uicini f ormo fas uxores habebant,
noSiuobutamfa£H media uia,accufant Jeinurcemadulterij, Vntcu, t quum ex una
parte tantum con/iat, ex altera ni- hil affertur: ut Leno, qua parte fciebat
uenturos adolefcentes, foueamfecit, quailli pertere,Smr arcun/iantia,quum
aliquid deeH in qtueflionei quod faciat caufam : ut,¥iliumpater abdicat, neq;
ulla additur caufa abdicationis, Inexplicabi ^ le (fi, quum ludex haeret
impeditus, nec f nem iu dictj uidet ullum lUtLexeH, feptemiudicesde : reo
cognofeant, maioris partis fententia fanSia - • fit, duo quendam abfoluunt, duo
pecunia mul- Siant, tres capitis condemnant : rapitur ad pee-
iiam,contradicit.\t€m,Alexander in fomnijs ad- ^ monetur^nonejfe credendum
fomnqs, Plura de- / tndf ff wde oh ferumtpoftmtas cmofior,nm Con^ ’ nertihile
id affelUtur^ qtmm tota a£do conuerti^ twr a litigantiusmcutn^ fuis prioribus
utitur rd tiomhuSyfrladunlarij . hocmodoiExigebatqtur “ dm A amico pecuniam cum
ufura, quafi credi^ f i tamtofferebatilklineufurajquafidepofitim,ln^ . terim
lex fertur denotas tAults : petit creditor tanquamdepofitamyrtegat debitor
tanquam credi € tS, Non uerijimile ecquod contra opinione dici . turtut fi Cato
ambitus accufetur.quodtame ft m caute agatur, haud procul ahefi quin cmfiftat»
7 Jmpofme eR^quum id dicitur quod fit contra re rum naturcefidm; ut fi infantem
accufemus adul f terij, quod cum uxore cuharit aliena .Turpe quod
omninoreijcitur :utfiuir precium pojcat ^adulterij.Sine colore efi, quum nulla
caufa faSH inuenitur:utdecemmilitesbelli tempore fibipol’- Cdcofyfid' hces
amputauerut,reifunt LtftreipuhUc4e. Sunt ta. f^alue
IpecieSyqtutcacojyRatayidefimale con fiflentia appellantur.ut^aticum, quum aut
ali^ quiserrorinhiRoria^yautinquamsexcircun-' * fiantijs. Impenfum, quum penes
unum omnis iudi^ cijuis eftyparumq^mer habet in quo dicendo Iere a ir,Pr
iunguntur: et fic accufatur faailegus,utfur etia dicatur efje. In tranfuttm
uero, uno tantum ac-cu farnus crimine, fiue illo quod intendimus, fi- ueillo ad
duod reus tranfferri poHulat aSiio^ nem . Sed hcec multarum fitnt nundinarum,
qtue non una difceptatione pofiint abfoluLSum- ma tamen h^c fit, expedire
dificentibus quadri- partita fieri diuifionhuel qafacdior fit,uel quod
defendendaru caujaru ratio id exigere utietur, ut primo fi pote fi negemus,
proxime fi non id ^ obijctturfaSiu afferamus, tertio (quadefenfio e^
honefiifitmdjfi reBefaSiu cotendamus.quco fideficiut,una fuperefi falus,aliquo
iurisadiuto- rio elabendi d crimineiquodfit per tranflatione DE STATV CONIECTV-
ralu Cap«. 24^ C Onk^iuralis autem fiatus, quod incerta conieSittris
Juj^iciomhus^ indaget, di-D yo £}us:re^'^a nonnullis nono uerho, nc nefch m
LdUno-, mutus f quodmeouideatur utrum maSia fit:tumfit-,quum quod ah uno
obijciturf alter pernegat. nec folumfaiium, fed et aiSium,qucerit:poteflq;in
omnia tempora Sflrihui.De prceterito enim conijcimus,An fenatores Romn Ium
occiderintide prcefenti,Bono ne animo er- ga Tullum fit Metiuside futuro, Num
fi Alba no diruatur, Miquid incommodi ad Romanos Jit per uenturum . In his omnibus agit
conieSiura^eafic ab aliquo manife^o figno, quod lege moribus f liceat, nec
necefarto rem arguat. Ac (utapei:^ tius agamus) fex eiufmodi objeruantur. aut
emm defa6lo tantum, non de perfona conflat: aut ae ^erfona conflat, non
defaSio: aut de de utroque non conflat :aut fi defaSio, de uoluntate no con
flat : aut quum de re ipfa quaeritur, non dtfaSio /diquo, an aliquid fuerit
illud de quoefl qute^tiot 4Ut mutua eflaccufatio., PE STATV DEFINITIVO, D
Uflnmu€tiam commodum aliquod - .-i afferimus. c? O X m i Genus. de statv
generaliJ ^ A t quum quid faShtm i ^ quo nomine appellari debeat conuenitiet
tme quan tum, e^r cuiufmodi, et omnino fine ulk nominis cotrouerfia quale fit
qu tetnpus : illa, pdicet negocialiSj iudicial^ pnetmtmqi rejpiciant, ut fuo
loco demonftra- hitur.Age uero nunc iuridicialem, cuius contro uerfia ex re iam
faSla proficiJcitur,inlj>icidmus: negocialem poji paulo traSiaturi- In
iuridickli luxiiicialU, aut reusfeciffe quippiant,^uod uetitum fit^fate- tunaut
uetitum negat ft negat, abfoluta ejl iuri- lam,af-, Ahjoluta foluta duobus jit
modis, faSti qualitate, et iuris ratiocinatione . FaSli qualitas eji, cum
ofiendir i mus nihil nos fecijp pemiciofum.lurb ratiocm'. tio modis fit
quatuor.lege,ut occidit filiuindem^ natum quis : licet id lege,more, ut apud
Scythas fexagenarij e pontibus mittutur,Athenis id Scy tha fecit, tuetur fe
more gentis fu Vietatioeri minis. Remotio criminis. con^itutio, quatuor locis
diuiditurt com^aratioh ite, relatione criminis, remotione criminis, con- cej^ione,
Comparatio fit, qumfaSia compen- ftntur, aut maiori incommodo prolj^e^lurtt
efje contendimus, aut deliSlo meritum compara mus : comparaturq; id quod in
crimen uocatur^ ad id quo fe reus profriffe afjerit, ut quidam mu, ro ciuiMis
deturbato hoflesfugauit, reus efl Itt fe reipublicte.lbi comparatio efl^ quod
enim mu rosdeiecit,uideturl trem, eir Mfione m Clodium, At fi non in eum qui
paffus e^i,fed in alium,uel aliudcrimen tranf fertur,tunc remotio criminis
appellaturiut de eo qui porcam tenuit in fcedere cum Numantinis, Vnde remotio
criminis duobus modis con/iat: fi aut caufam in alium tranfferamus, aut faS^um:
uel fi in perfonm remonemus, aut in rem,ut pu. tdtuH partibus in- jj>e6iis,
legitimam confideremus . Efl autem le Legitima, ^tima conRitutio, quum ex
fcripto controuersia nafcituriin funt in legitima confitutione, Quod fi ex
plunbus [criptis controuerfia ndfcatur, contra^ ^md de TranflationeaSiionis fit
omnis coHtro^ nerfiaM enim ah alio nos accufari debere dici^ musyoutnon nos^aut
non apnd hos, aut non had lege,non hoc cfimine^non hac pcena^ uel aete^ ris id
genus Illud tamen animaduertendum iit Tranflatione^quodaut omnino de
commutatio- ne ali 4 Tranfidtia undefiat^.'-t 4p J-ANJ huj; eds partes
feantur,^uas pnefcripfimusSe quU iks principales, alus incidentes effe dixr
mus, lUud multos implicitos hahetyjTi plures tus in caufa inueniantur^quem
potilsimum eliga^ mus, quem'ue principalem ejje iudicemusf H«ic jcrupulo facile
occurri per nos poterit, fi illud imprimirobferuauerimus,quid fit quod compre'
• hendat, quidue fit quod comprehendatur ^ qui Trutcipdlis enim alteru in fe
habuerit, is erit principalis: qui uero quafi membrum accefferit, incidens erit
is Incidens, iudicandus, huius proprium e^l, confirmire principalem.Qupd fi
neuter comprehendatur, tunc principalis cenfendus, qui imperarit : incidens,
qui feruierit.Si uero nujqua aut feruire aut comprehendi Ratus
uHusapp^erit,tucuterq^prin- Copiexm • efiappellandusieao; controuerfia,quonu
controuer^ J ^ i ' a ^ i duos m feplures ue ftatus mpleqti^, cpmplexi
Uanominatur. QVAE CAVSA SIMPLEX SIT, 8^ qu 2 c conmntfla,. Cap A Tque uel ob
hanc rem poti fimum fla- tim caufa difeutienda efl, simplex'ne fit tn
comund^inet^enim eadem utriuf^ efl ratig. quoniam St quonim multum intereR,
utrum de unare an Se plurihus agatur . Simplex, ahfoiutam continet qua^ionem,at
ConiunSla,aut ex pluribus quce Co/«'w^ /lionibus iunSiaefttut quum Verres
accufatUTi quodmulta furatus fit, quodciues Romanos nei carit, quod peculatu
commi ferit, autft ex com paratione, quum quid poti fimum fit confidera-^ tunut
utrum Cicero accufet,uelC(ecdius.qu(t, caufe cognitio maximo efi adiumento ad
conA tutioneminueniendam, DE genere caufe, conftitutione ip utrum caufa fimplex
fit an con^ iun6iainj^e6iis,qua^io,ratio,iudicatio,firma- mentumq^funteognofeenda^nam
defaipti& rationis controuerfia fatis efi; a nobis eo loco de
monfhratum,ubi de generali egunus confiitutio- ne,C^^ipnem autem quum
dicimusffummam illam in qua caufa uertitur,intelligi uolumust Sunt enim
pleraque minores exfummisdepen^ dentes,quasj^cialia nonnulli capita appelknt^
quum lANi ^Mum fummas dias, generalia nominauerintEfl .QB^o ergo auaftio hcec,
materia, quce ex intentione . fmma. depulfione'^nafcituriut,Oreflesmatremiure
fe ocadiffe att:qi{^efiio,an iure occiderit » Subfe tquitur ratio, qtue caufam
continetiquia quodfa^ ciu efje confiat, j^er eam defenditur . ut, Occidi
matrem, quia patrem illa meum necauerat ex qua ratione necejfead iudicationem
peruenitur^ qu eloquentiae lumi moftendenda, licet TheophraHo refragrante^ GENVS
DEMONSTRAtiuum.. Demosrati ut generis præcepta dare, funt qui minime
neceffarium effe arhitren-, tur:quoduixcenfeatur quifqua effe qui nefciaty,
quaefmt in homine laudanda.cum tamen mu fu. jit cottidiano,eoqs tandem
excreueriti principi- PUS doRorum confilia afpemantihus, pefimoq^ dicendi
genere in iudicijs induSlo, ut fere folum hodie materiam praeftet oratoribus :
non erit ah, f hnnc iplim etiam locum ddigeittius tradam E 4 uerimuSy yl lANi
uerims.Eiusfirtem honefium effe diximus, fiue enim qumquam laudamus,
fiueuituperamus, id quod dicimus honefium effe contendimus. Nam fyoneRum bonum
eR, ideo ergo laudatio, et potipima, d virtutis dehetfon^ te proficifci, fine
qua nihil laudari poteji ^ Eam in quatuor laedes ^iferefapientesi in pruden-
'Virtutum tiam, Mittam, temperantiam, fortitudinem, 4- praclara omnes quidem,
et qua mutuis adiuuen tur auxilijstaptiores tamen quadam ad laudatio- nem,Si
enim uirtus benefaciendi quada uis e^ certe eas partes qua plurimum
conferunthomi- mhus,maximas effe oportet^unde luftitia ^for titudoiucundij^ima
in laudationibus, qua domi foris^pra^o fint, nec tam pofiidentibus quam generi
humano fruSluofe putentur: prudentia uero,ac temperantia, tenues ac pro nihilo
exi/H, mantur, iungenda tamen fiunt omnestquod non minus fape moueant
mirabilia, quam iucunda ata, Et quoniam fingularum uirtutum quada funt partes
et ^tcia, propterea euagandum e^, habet enim in fe Prudentia memoriam,inteUigen
ttdm, prouidentiam : Eortitudo,perfeuerantiamy patientiam,
fidentiam^magnifitentid: luflitia, re E Ugfonmp Ugionem, pietatm, ohferumim,
ueritatem, uIti enem : Temperantia uero continentiam, clemen tiam, modelham^
compleSiitur » His omniVus fuo ordine resgems accommodare, no tamglo- riofum
quam difficile ludicatur, Optimu aute mrtutum condimenta, quod ornati fime dici
facillime audiri po f it, fmper eji exiftimatum,fi aliquid magno labore ac
periculo fine aliquo emo Jumento pramwuefaSium oRendatur . ea enim pneflantis
ejje uiri uirtus cenfetur, qu^efruSiuo fa altjs, ipsi autem lahoriofa, aut periculosa,
vel certe gratuita fit.Etneuirtutum tantummodo partibus immoremur, magna fylua
oritur lauda- tionum, ex hominum uita, deq; his qua cottidie in ea emerguntt ut
funt illa omnia quibus pramia funtpropofna, femperqs in pramijs honor pecunia
proponitur, Commendantur ^quamor- tuos magis confequuntur, quam uiuosine fui
gra tiaquenquam aliquid facere arbitremur, Nec mi nus foletU celebrari, qua
egifje nullus efi metus, neq; pudor: quemadmodu fertur Alceo Sappho
refpondiffeMonimenta item,^ publica lauda- tiones, in d^unShs potifintum,
magnam faciunt ad- gdmtationmiquMquamliiudis fiunt gratia, nec nobis, fed altjs
utilitati funu^rafertim bene meri tis. S unt etiam morerconfuetudinesq- earum
gen tium,apud quas laudamus, cottfiderand con^at.qui pe des uelociteragit,curfor:qui
premere poteji,^ retinere,luSlator:qui pulftndo pellere,pugil:qui utrumc^ hoc,
id eft retinere ^ premere pote/l, pancratiafiestqui omnia fimul, pentathlus.
Magna fane junt hac cum geRu, tum ffe^atu bo- na.fed nifi externis illis, id e^
fortuna bonis, op timis ad felicitate infhrumentis, adiuuentur, man ca reddetur
felicitas,et qua undecuq^ laudari no potefl.Vnde non mediocris laus ex fortuna
to- nisderiuatur.ea funt nobilitas, liberi, amicitia, glonOf, ghria, honor, eSr
qtce fequttnttfr, Nohilitas,0' duitatis f/l, ^•jamiliceAlla uetu^ate,
libeitatey feliatate, rehuscj^geflis commendatmhacillis ipfis rehus, uiris
etiam ac mulieribus, uirtute aut Jiuitijs,aut alia re laudata claris,
legitimisly nata lihus celebratur. Uberi magno funt ornamento, fi multi funt,
fi (ut uno completior uerbo) boni* mares ultra corporis bona, temperantia
placent, t^fortitudine‘fixminie, forma, proceritate, pudicitia, lanificio,
Amicitia multorumbonorum. expetutunqua bona fore amico putent,propter ipfium
amicu agant, Diuitia nummis, agris,pra dtjs, fupelle 6
iili,mancipijs,armentisq; continen tur:multitudine, magnitudine, pulchntudine,
ex ceUentialaudantwr, eafirma, amoena, utiliaque esse debent. Gloria
datur,haberi in precio, putari^ id conjecutum, quod uel plures uel boni pru
dentes dejtderent. gloria diti fimos beneficos ple rumq- fequitur, uel eos qui
conferre queant beneficia, Honons autem partes fiunt,facra, cele- brationes,
decantationes carminum, panegyri-, d, fepulchra, flatua, alimenta publice:
^qticc barbaris placent, adorationes, inclinationes, cebitus, in corporis /latu
cernitur ^ Hiratioe/l infpicienda : animi magnitudo tunc, potiffimu furgit,
fortitudo uero illa bellica (nam domeftica grauioris eflatatis) incrementum ha
' bettneq^fupereft quod fieres d fortitudine, nifi fe in iuuenta patefecerit.
Virili autem atati tantum demitur de laude, quantum de uirtute de, fideratur
^Itaque oportet idatatis uiros effe per- fe£liflimosi neq^qulcquam facere,
cuius pudeat aut pceniteat. tunc prudentia, rerum cognitio^, magnificentiaq;
apparent. AtfeneSius patien, tiaplacet:dulcedine morum, comitate, affabilita
teq;dHe^at.cenfeturq;praclara, fi corpus non reddat infirmum J rebus publicis
no auertittnon ' facit deni^ ut ueru fit illud, Bis pueri fenes: quales funt
creduli, obliuiofi,diffoluti, luxuriofnqui . inomni atate turpes, in feneSia
uerq funtfcedtf BIHBTOtt.ICAE COMP, pm^ SeptimmiUHdfupereA tempus, qu6dj^ i^m
hominis infequi dixermus . in uerycn non femper dccafio efi : quod non
omnerfepul-* tos di^a memoratu feqimtur,Si quando tamen traSlare cotigerit,
teftimoma,fi qua allata funtyr ucenfeantur,tam diuina quam humana . in qms
dedicationes temploru, confecratmes, fiattuti ' A mommenta, publica decreta
numerantur, hahk &fuumlocum ingeniorum monimenta^u^era^ ro laudem ante obitum
confequutur.Afferunt et laudem liberi parentibus, di]cipulipr ci Uerfus
caperent, permijkAdem'que mfunehrr laudatione hunc ordinem ofiendit, ut
defunSii. prius Copiofelaudentur, fuper^lites inde benigne moneantur, filij mox
defimS^orum fratres^ aS tdntais ip forum imitationem inuitentur: parens
tumpofhremo et maiorum,fquifuperfunt^do^ BrawluSS confoktione leniatur, Romani
ambitio^ hoc genus troEtauerunt, rmdta fcripfhrutn: eirch I libr. dUctfaSia ^
no funttex quibus rerum rioflrarum Ro^a?. tiftorU eflfaShimendofior .^am illas
imerire rionfinebant familia, fed fua quafi ornamenta tcmtmimenta feritabant,
et ad ujpfm fi qunei gmerisoccidif[et,&admemoriamla^ fnefticarum, illu&
andamq; nobilitatem fltam: ttec alius quifquam id ojficij fumebatfibi, nifi
quidefuniioeJfetcoiunSiifiimus, Sed iam fatis vituperan- dedimus praceptoru in
hominibus laudandis t et di eade qua exegiffet fane ratio, ut aliquid de
uituperatione laudandi ra diceremus,nifi hic ipfe labor eadem nobis exem I ; .
uituperationis idem fit ordo, qui laudadonis i praceptac^uituperandi contra*
rijs ex uitijs fumantur, non folum in hominis tata, fed^ ante hominem,
&poft obitum, itt it iePmle,MeliOyM:^>MoHid memori^fro&Hf ‘.Vridr
fatis conf^y fine uirtutum ukiorut^i^ •m P» V f^wrww * 'I "JW* tcSiaagams,
contentihisqtuediBafmtyadho thtiies laudandos pauca de cateris rebus in mple^,
laudibus extollendo, quoaonus fiufch pere uolentibus,imprimis a Deo Opt.
Maxjnci piendu efljnueniffel^ eum, oftendiffeq; nuptias mortalihustid'^ ita pro
confejfo effe,ut non mo^ do nos in hac pia uera4 tANi ^ UiiuSytion auiditpudohs
ji^ifjcatione, uocis t- m V / 0 ', po/?remo ^freyfjpme pr ' lia, qu(t propter
fdpfum aut ex confuetudinea^ eit, aut ex appetitu uel rationali (}urluntas emm
coniefl,cumratiorteineq»quifquani)diqidduidt nifi honu putet)uel etiam
irrationali,cufnfacitit ira ^cupiditas.Neceffee^ ergo, qtuecun(j^ho niines
agunt, feptem tantum caujis faceret fortuna, ui, natura, confuetudine, ratione,
ira,cuph 7* ditate . Fortuna accidunt, quce nec femper,nec ^ plerum(y, nec
ordine fiunttcumipfaFortuna,ac cidentium rerum fubitus fit atf inopinatus euera
% tus ft^atura ea jieri dicuntur, que remus: neceffee]}, iucunda omnia
uelprafentii fentiendo,uel praterita repetendo, uel futura ff e rando cotineri,
Qjuecunq; tame prafentia dele Bat, eademq- fferatibus memoriaq; repetentib,
iucunda funtinec fecus e contrario^ Vnde ^ in RHETORICAB COMP. prtimfi hi
pra^enty qui ipfi laudandi funt, qui- bus'^ fidem adhibeamus . cum eorum nihili
fat iudicium, qui nullo m precio habeantur. Amare etiam, amariq;, beneficia
conferre, egentibus o- pem ferre, fuauifima:quod his abundemus, qus- 'vr' lAiar
P. Sir T homines, nam prd parente e^ conditor^ pr maioribus populi a quibus
origine duxerint. junt ix fua auguria, eX uaticinia t multumq^ hahent
mBoritatis qui Aborigines, id efi indigenmplexi, laudibus extollendo, quod onus
fufch pere udentibus, imprimis a Deo Opr. Pto.inci piendueflunueniffel^ eum,
oflendiffeq^nuptias mortalibusudcj-itaproconfeffoeffeyUtnonmodo nos in hac pia
uera^ religione, fed etiam uetu flasloui lunonic^acc^tum connubium retule^ rit,
turbam^ dmrum ingentem proeffe nuptijs uoluerit, nec contenti loueadulto,
Iunoneriu efi^ j^ffnoHprM res intueri prafentes,Uf^enimpf aut animi promotione
cogatur^ d^obatio aut earum rerue^h ^uaedb or^^reno :^cogitantur,fid d
caujareisque defmmtunut jqtubusfita^ fiiutabuLe,
teftimoniayfa£htiConuentayleges,et Mteraidgenus. auttotaindij^utationeyautar^
•gumentatione orationis collocata eh : Mt in hae \ '^ear^unentis inueniendis y
in dia de traSiandis • ^ cogitandum. Conediatio fit dignitate hondt eSediatm,
ms, rebus geftiSyexifHmatibneuite remusi neceffe ejl, iucunda omnia uel pr con-
Jueta agere iucundum mauifeilo fit, quis credat tantum afferre iucunditatis
uicifiitudinem f necy iniuria, cum fittietafis mater fit Similitudo, In- efi et
fua indifcendoimitando'que ‘iucunditas: ifuce^ imitatione confequimur, etiam fi
ipfa ni- hil in fe haheant iucunditatis. ocium denique ip- fum^ac iram, ri/«m j
afferentia deleSiant Po- C z ftrema ) too fkcmOitludmmqtue fecundum naturmkctm
ditate ajferut, idcirco quo coniunStiora fimt,eo funt iucundiora: ut homo
homini ^ mas mari* qua ex fententia feipjum magis homo amet necef fe e/lj quam
reliquosicum fua ipfius cauft ccete^ ros amet.Liberi deinde,& qua inter
chara adntt merantur^ quanto plus ad homine accedunt, tan to plus afferunt
iucunditatis. Et iucundo qui^ dem per^e6io,eademq^ ratione iniucundo'(cwn eadem
oppofitorum fit difciplina') facile erit co^ ^ofcere, qua caufa fit inferenda
iniuria : ad Vtiuria affj Juccedat oportet, quales fint qui iniuria cateror
dentes qui* afpcmt.Sunt autem, qui facile inferre poffe ar^ hitrantur, uel
celare jperant: aut fi deprehenji fint, nullas, uel quam mmimas daturos fe
pcenas: plusq; in iniuria lucri, uoluptatis'ue, quam in luen da pcena damni
mcerorisq- inejfe exiftimantJniu riam facile fe poffe inferre eloquentes,
diuiteSf aSiionihus exercitati, experti, multis nixi amici*
tijs,clientelis^:uelfi ipfi careant, in habenti* hus amicis, feu focijs,feu
miniflris,quod illorum fe patrocinio tutos putent,Praterea fi amici iudi cibus
fint, uel his qui iniuriam perpetrant* ludi* rhetoricae COMP. tot cts enim leta
moUil^hrachio in amicis ag^^ann eorum iniurias acjuiore animo toleramus. QeU re
autem feipfos poffeU^erant, qui omni uacare juf^e^ione uideantur,ut d^ormes
adulter'^-, sacerdotes flupri,dehdes pulfationis,&'ea qwt pa idm ante
oculos funt neque enim aperta ^ quaq^ ingentis laboris fit tollere,
ohferuantur, Caue^ muslj' potius nobis ab ufitatistut uidemus in mor his
accidere : quos illi timent, qui fiint experti. Clam etiam fefaSiuros
putant,ipiihus nullus ini micuSyUel quibus plurimi.illhquod no obferuen turt hi
uero,quum omnibus fere fufj^^^i fwt,no mdeantur ob nimiam cu^odiam clam facere
po- tuiffe^mukos quoque locus,commoditas,moreSj que celant. Inuitant etiam ad
iniuriam facienda, iudicij propagandi, prop>uljandi, corrumpendi, uel certe
ob inopiam euadendi f^estlucrum quo que apertum, prafens,magm,prafertim fi dm-
num occultum paruum procutue fit. maior etiam utilitas, quam ut par fupplicium
excog^ari pof fit : ueluti efl ^rannis . Sunt^ proni adiniuriam, qui inde
lucrum petunt, neque quicquam malipreeter ignominiam uerentur, quibus que id G
} frcijjc t02 fecijje laudi afcrihiturtut parentes quacim fint qui inferant,
quiq; patiantur, fatis arbitror ex his qua in medium adduRa funt poa tere. Sed
quonianon omnibus eadem uidetur in- iuria, fapeq; ufu uenit ut plus doleant
laft quam par fit,minusq; noctdffe fe putR nocentes quam fecerintCquod aliena
mala no fentimus, et noRra maiora quam fint iudicamus ) idcirco de iniuria
primu iureq^faRis,mox de maiore minoreq^ iniu ria paucis differamus, Iniuria
iureq^faRa omnia legibus primUm duabus, deinde quibus funt bifa riam
determinantur, leges aut duas appellamus il las ipfas iu/li partes, qua ternario
a nobis nume- ro in iu^i definitione funt expojfita, comunem fcilicet, qua
fecundum natura fit: (^propriam, qua in fcripta ^ non fcriptam diuidatur. Qui-
bus uero iniuria fiat, bipartito conflituimus.aut enim emunis laditur focietas,
ciuitasq; ipfa offenditur, ut in militUiaut unus alter ue iniuria af jiciturf
ftcitwr,ut in adulterio, qu horti quadam eleSiione, quadam uero ^eSiuconuiA *
Cueiufinodi:quid jit illud de quo agitur de^ finiendu eB,ur popimus iwre ne an
iniuria querd^ tnur injpicere . pr quonia iuftorum iniuftorumque duas partes
connumerauimus, firiptas fdlicetle gd,^ no ficriptas, descriptis affatim
demonfiratti eft : pauca de no fcriptis funt recenfenda. alia enim per excejfum
uirtutb uitijq;Junt, in qui hus uituperatioes,honores, infamia^iut gratias
habere benemerito,amicis praflo effe,& his similia.alia uero ex lega
fcriptarum defe6iu:deejl aut fcriptis legibus, uel qu^ latores aliquid effi
gerit,uel quod confulto pratermiferint,cu detet minare figillatim omnia
nequiuerint.ne^enint fi de tiuinere agatur, quo ferro, quali, quat&ue, G y
coth tO^ P. constitui poteft, Eil igitur aquum (juoddm ha^ numq;, quod
praterlegefcriptamiufiu cenfea- turimultaq^ etid lege fcripta putatur
iniufla,qua aquo homq; tutari Poffunt. Bade
ratione no tan ti errores faciendi funty quanti iniuria:nec*tanti qwt aduerfa
eueniut fortuna, quati errores.nam gduerfa fortuna feri dicutur, quacu- cibus
loj.^. pro fabula, melius forfan legacur, fama 45.10, it' inien BASIEEAE IN
OFFICINA Roberti Vumtcr, Anno 153^* Menie Septembri. Giovanni Paolo Parisio
(all’epigrafe), Aulius Ianus Parrhasius. Aulio Giano Parrasio. Parisio.
Keywords: implicatura, implicatura retorica, Cicerone, filosofia italiana,
gl’antichi romani, Livio, Catullo, Orazio, Cicerone, Stazio, l’oratoria, il gusto
per l’antico in Italia. PARRHASIANA, Vico, Sabbaldini sull’importanza da
Parisio, grammatica speculativa, grammatica modista, ars grammatica, probo,
Donato, Prisciano, la grammatica, la dialettica e la retorica, grammatica
razionale, psicologia razionale, breviario, compendio, o manuale di retorica
latina – il parlar o conversar greco – la retorica d’Aristotele – il parlar o
conversare latino – la retorica o ars oratoria di Cicerone – diritto romano --
giurisprudenza--. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Parisio” – The Swimming-Pool
Library. Parisio.
Luigi Speranza --Grice
e Parmisco: la ragione conversazionale della diaspora di Crotone – Roma – filosofia
basilicatese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Metaponto). Filosofo italiano. Metaponto, Basilicata. A
Pythagorean, cited by Giamblico Favorino says that the Pythagorean Parmisco (he
spells the name Parmenisco) frees Senofane from slavery – Grice: “Which was the
inspiration for Robin Maugham’s The Servant!” --.
Luigi Speranza -- Grice e Parrini: la
ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale -- implicare, impiegare,
interpretare – la scuola di Castell’Azzara – filosofia toscana -- filosofia
italiana – Luigi Speranza (Castell’Azzara). Filosofo italiano. Castell’Azzara, Grosetto,
Toscana. Grice: “Italians are supposed to be non mainstream and go ‘off the
beaten road’ – Parrini proves they shouldn’t!” Professore a Firenze, membro di
svariate istituzioni scientifiche internazionali e del comitato scientifico di
alcune riviste filosofiche italiane e straniere e condirettore della collana
"Epistemologica" pubblicata dall'editore Guerini e associati, fu segretario
nazionale del Comitato dei dottorati di ricerca in Filosofia, nonché Presidente
della Società Italiana di Filosofia Analitica. Fu invitato a tenere lezioni e
conferenze in Italia, in vari paesi europei, in Argentina e negli Stati Uniti
d'America. Insieme a Roberta Lanfredini organizzò un Corso di perfezionamento
in Epistemologia generale e applicata che si tiene, con cadenza biennale, a 'Firenze.
Si occupò di filosofia analitica contemporanea, dell'epistemologia di Kant e di
Husserl, di vari aspetti del pensiero scientifico e epistemologico, della
filosofia italiana del Novecento. Sin dai primi lavori ha sviluppato una nuova
interpretazione del positivismo logico e dei suoi rapporti con il
convenzionalismo e la filosofia kantiana la quale, in seguito, ha trovato ampia
conferma a livello internazionale. In campo epistemologico, i suoi maggiori
interessi vanno al tema del realismo, alla problematica della conoscenza a
priori, alla giustificazione epistemica e alla metodologia della ricerca
storico-filosofica. Nel volume Conoscenza e realtà avanzò una prospettiva
filosofica cui dette il nome di "filosofia positiva" e della quale
sviluppò le implicazioni circa i rapporti con l'ermeneutica, lo statuto
epistemologico della logica e la natura della verità. Lasciò più di un
centinaio di pubblicazioni. Saggi: “Linguaggio e teoria: analisi filosofica”
(Nuova Italia, Firenze); “Una filosofia senza domma: materiali per un bilancio
dell'empirismo,” – Grice: “I can’t see why Parrini is afraid of a dogma;
Strawson and I loved them – and he knows it – he totally misunderstands us when
he thinks we are into ‘reductionism’! But at least he cares to call me
Herbert, as I never myself did! Don’t Italians know abbreviations?! H. P.!” – “In difesa di
un domma” -- Mulino, Bologna, “Empirismo logico e convenzionalismo,” (Angeli,
Milano); “Conoscenza e realtà: positivismo” (Laterza, Roma-Bari); “Dimensioni
della filosofia. Filosofia in età antica – antica filosofia italica (Mndadori, Milano);
“L'empirismo logico, Carocci, Roma); “Filosofia e scienza nell'Italia del
Novecento. Figure,
correnti, battaglie” (Guerini, Milano) – Grice: “Gentile was right when he
distinguished between classical liceo and the rest! We don’t need no scientific
education, we don’t need no thought control!” – “Fare filosofia, oggi” (Carocci,
Roma). Note "lanazione", Scheda docente presso il Dipartimento di
filosofia dell'Università degli Studi di Firenze, su philos.unifi. P. in
SWIFSito web italiano per la filosofia, su lgxserver.uniba. Lo studio del riferimento in Quine, “Rivista di
filosofia” Da Quine a Katz, I, “Rivista critica di storia della filosofia” [=
Rcsf], "Vero" come espressione descrittiva, Rf, Da Quine a Katz, II,
Rcsf, Di alcuni problemi di filosofia della logica, Rf, Recensione di R. G.
Colodny, The Nature and Function of Scientific Theories. Essays in Contemporary
Science and Philosophy (Pittsburgh), Rcsf, Recensione di M. Serres, Le Système
de Leibniz et ses modale mathèmatiques, Paris, Rcsf, Recensione di N. Rescher,
Essays in Philosophical Analysis (Pittsburgh), Rcsf, 2 Recensione di Papanoutsos,
The Foundations of Knowledge (English edition with an Introduction of J. P.
Anton, New York), Rcsf, Il carattere dei
giudizi esistenziali e alcuni problemi dell'empirismo, in Atti del XXIV
Congresso Nazionale di Filosofia: Bilancio dell'empirismo contemporaneo, Roma,
Società Filosofica Italiana: Recensione di M. Bunge (ed.), Exact Philosophy.
Problems, Tools and Goals (Dordrecht), Rcsf, Sulla traduzione italiana di
"The Development of Logic" di Kneale, Rcsf, Linguaggio e teoria. Due saggi di analisi
filosofica, Firenze, La Nuova Italia, Per un bilancio dell'empirismo
contemporaneo: contributo alla storia del positivismo logico, Rcsf, Edizione,
con Introduzione, di A. N. Whitehead e B. Russell, Introduzione ai
"Principia Mathematica", Firenze, La Nuova Italia Recensione di
Popper, Objective Knowledge. An Evolutionary Approach (Oxford), Rcsf,
Recensione di J. Danek, Les Projets de Leibniz et de Bolzano: deux sources de
la logique contemporaine (Laval, Quèbec), Rcsf, Le rivoluzioni scientifiche,
nella serie radiofonica a c. di Paolo Rossi "Storia delle idee", Rai
3, Scienza e filosofia nell'Ottocento: la scoperta del concetto di energia,
nella serie radiofonica a c. di Paolo Rossi "La scienza e le idee", Rai Recensione di W. V. Quine, I modi del
paradosso e altri saggi (Milano), Rcsf, Filosofia e scienza nella cultura
tedesca del Novecento, in Storia della filosofia, diretta da Pra: La filosofia
contemporanea: il Novecento, Milano, Vallardi: 2Materialismo e dialettica in
Geymonat (in collaborazione con Mugnai), Rf,– Linguistica generativa,
comportamentismo, empirismo,"Studi di grammatica italiana", Tutte le
parole per definire la realtà (a proposito del Convegno fiorentino I livelli
della realtà), "L'Unità", Fisica e geometria dall' Ottocento ad oggi
[Antologia di testi introdotti e commentati], Torino, Loescher: Analiticità e
teoria verificazionale del significato in Calderoni, Rcsf, Una filosofia senza
dogmi. Materiali per unbilancio dell'empirismo contemporaneo, Bologna, il
Mulino Introduzione a Quine, Logica e grammatica, Milano, Il Saggiatore:
Scienza, vita e valori (con lettura di testi di A. Huxley e brani dal Quartetto
per archi di Beethoven) per la serie radiofonica a c. di Massimo Piattelli
Palmarini, Rai 3, Lettera di risposta a M. Pera, Rovesciando si impara .
"L'Espresso", – Scienza e
filosofia: diamo a ciascuno il suo, “La Stampa”. Recensione di Cohen,
Feyerabend, Wartofsky (eds.), Essays in Memory of Imre Lakatos (Dordrecht),
Rscf, Recensione di Harrè Introduzione alla logica delle scienze (Firenze),
Rcsf, Recensione di S. Lunghi,
Introduzione al pensiero di K. Popper (Firenze), Rcsf, Empirismo logico e
convenzionalismo, Milano, F. Angeli Edizione, con Introduzione, di H.
Reichenbach, Relatività e conoscenza a priori, Bari, Laterza, Popper
indeterminista (Recensione di Popper, Poscritto alla logica della scoperta
scientifica, Milano), “L'Indice [dei libri del mese]”, Edizione, con
Introduzione, di Reichenbach, Da Copernico a Einstein, Bari, Laterza: Recensione di T. Nickles, Scientific
Discovery, Logic and Rationality e Scientific Discovery. Case Studies
(Dordrecht), Rsf [= Rivista di storia della filosofia; già Rcsf], L’ultimo
Preti e i suoi corsi universitari, "Quaderni dell'Antologia Vieusseux",
Empirismo logico, kantismo e convenzionalismo, "Paradigmi", Edizione,
con Introduzione, di Schlick, Forma e contenuto, Torino, Boringhieri, Recensione
di Baker, Australian Realism. The Systematic Philosophy Anderson (Cambridge),
Rsf, L'antidoto degli elettroni (Recensione di Hacking, Conoscere e
sperimentare, Bari), "L'Indice", Preti teorico della conoscenza,
Annali del Dipartimento di Filosofia dell'Università di Firenze, (anche in Il pensiero di Giulio Preti nella
cultura filosofica del Novecento, a c. di Minazzi, Milano, Angeli: Filosofia
italiana e neopositivismo, Rf (also in Filosofia italiana e filosofie straniere
nel dopoguerra, a c. di Rossi e Viano, Bologna, il Mulino: Vogliamo le prove
(Recensione di A. Grünbaum, I fondamenti della psicoanalisi, Milano),
"L'Indice" La psicoanalisi nella filosofia della scienza, Rsf, A
ciascuno il suo sombrero (Recensione di P. [Paolo] Rossi, Paragone degli
ingegni moderni e postmoderni, Bologna), "L'Indice", Sulla teoria
kantiana della conoscenza: verità, forma, materia, in Kant, Bologna, Zanichelli,
Tra empirismo e kantismo (recensione di G. Preti, Lezioni di filosofia della
scienza, Milano e Lecis, Filosofia, scienza, valori. Il trascendentalismo
critico di Preti, Napoli), "L'Indice", Induzione, realismo e analisi
filosofica, Rsf, Ancora su filosofia e storia della filosofia, Rsf, Scienza e
filosofia, Parte Quinta della Storia della filosofiadiretta da Pra: La
filosofia nella prima metà del Novecento, II edizione, Padova, Piccin Nuova
Libraria: Scienza e Filosofia nella cultura tedesca, Empirismo logico e filosofia della scienza:
Con Carnap oltre Carnap. Realismo e strumentalismo tra scienza e metafisica,
Rf, Nota introduttiva a Evert W. Beth, Sulla distinzione kantiana tra giudizi
sintetici e giudizi analitici, "Iride", Recensione di Sahlin, The
Philosophy of Ramsey(Cambridge), Rsf, Il pensiero peregrinante di un monaco
mancato (recensione di Lyotard, Peregrinazioni. Legge, forma, evento, Bologna),
L'Indice, Ma Madonna non è Kant (a proposito del Convegno del Centro fiorentino
di Storia e Filosofia della scienza “Kant e l'epistemologia
contemporanea”,"Il Sole 24 Ore", Origini e sviluppi dell'empirismo
logico nei suoi rapporticon la filosofia continentale. Alcuni testi inedita; Presentazione
di R. Lanfredini, Husserl. La teoria dell'intenzionalità. Atto, contenuto,
oggetto, Bari, Laterza – Reichenbach, la teoria della relatività e la
problematica dell'a priori in Dagli atomi di elettricità alle particelle
atomiche. Problemi di storia e filosofia della fisica tra Ottocento e
Novecento, a c. di S. Petruccioli, "Lezioni Galileiane", Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, Roma, Conoscenza e realtà. Saggio di filosofia
positiva, Bari, Laterza, L'insegnamento medio della filosofia in Italia. Alcune
considerazioni scientifico-culturali, Rsf, Intervento/intervista
sull'insegnamento della filosofia nella Scuola media superiore, "Corriere
della Sera", Intervento/intervista sul X Congresso Internazionale
della Union of History and Philosophy of Science, F. Bordogna, Neopositivisti
rivalutati al congresso, "il Sole-24 Ore", Filosofi, vi esorto alla Bosnia,
"L'Indice", Mito e scienza in Ernst Cassirer. Considerazioni
introduttive, in Mito e scienza in Ernst Cassirer, a c. di Parrini, in “Annali
del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Firenze”, Perchè è scorretto
(moralmente) dire che è uno di noi [Intervento sul Documento del Comitato
nazionale di bioetica sulla sperimentazione sull'embrione], "il Sole 24
Ore", Con i “continentali” il dialogo è aperto, “il Sole 24 Ore”, Filosofia
e storia della filosofia, in Filosofia analitica oggi, “Informazione
filosofica”, Le origini dell’epistemologia, in Storia della filosofia, a c.
diP. [Pietro] Rossi e C. A. Viano, L’Ottocento, Bari, Laterza: Immanenz gedanken
e conoscenza come unificazione. Filosofia scientifica e filosofia della
scienza, Rsf, Realismo, scetticismo e analisi filosofica [Risposta a P.
Leonardi], “Paradigmi”, Intervento in “Il documento dei Quaranta”: risposte e
considerazioni, “L’informazione filosofica”, Per un sapere senza assoluti su
Neurath, “il Sole 24 Ore”, La mia terza via nella ragnatela di concetti e
credenze, “Letture”, Presentazione e Curatela con Egidi di Forme di
argomentazione razionale, “Paradigmi”, Ermeneutica ed epistemologia,
“Paradigmi”, Presentazione e Curatela con Marconi e M. Di Francesco, Filosofia
analitica. Prospettive teoriche e revisioni storiografiche, Milano, Guerini, Dell'incertezza,
ovvero del "non raccapezzarsi" [su S. Veca, Dell'incertezza. Tre
meditazioni filosofiche, Milano], "Iride", Sull'insegnamento della
filosofia nella scuola media superiore riformata, Rsf, Aggiornamento delle voci
Causalità, Convenzionalismo, Teoria scientifica, Verità, Dizionario di
Filosofia, di N. Abbagnano, terza edizione aggiornata e ampliata da Fornero,
Torino, Pomba, Io difendo gli epistemologi, "Letture", Sulle vedute
epistemologiche di Enriques (e di Croce), Rsf, Una risposta laica alla fine
degli assoluti [Intervento nel dibattito sul nichilismo], "il Sole 24
Ore", La filosofia è ancora motore
di progresso [Intervento nel dibattito sulla riforma dell'università], "il
Sole 24 Ore", Filosofia delle occasioni mancate [Intervento nel dibattito
sulla riforma dell'università], "il Sole 24 Ore", Il conoscere tra
filosofia e scienza, in Atlante del Novecento, 3 voll., con la direzione di
Gallino, Salvadori, Vattimo, Torino, Pomba: Il declino delle certezze. Un
secolo e le sue immagini: Metafisica e filosofia analitica, in Annuario di
filosofia: Corpo e anima. Necessità della metafisica, Milano, Mondadori: Ancora
sul convegno fiorentino della SFI, Lettera alla Rst, Crisi del fondazionalismo,
giustificazione epistemica e natura della filosofia, "Iride" La
'terza via' della filosofia positiva, in AA. VV., La navicella della
metafisica. Dibattito sul nichilismo e la 'terza navigazione', Roma, Armando:
Internet non è fatto per i ‘verofobi’, "il Sole 24 Ore", Empirismo logico, tutta un'altra storia,
"il Sole 24 Ore", La verità (Discussione di Paolo Parrini e Marco
Messeri), "Palomar", Una
risposta laica alla fine degli assoluti, in Nichilismo Relativismo Verità. Un
dibattito, a c. di V. Possenti e A. Massarenti, Rubbettino, Soveria Mannelli:
Epistemologia, filosofia del linguaggio e analisi filosofica, in La filosofia
italiana in discussione, a c. di F. P. Firrao, Milano, Paravia e Bruno
Mondadori, Dimensioni scientifiche e filosofiche della conoscenza. Una
panoramica introduttiva, in "Annali del Dipartimento di Filosofia
dell’Università di Firenze": Miserie dell'epistemologia italica, in
Scienza Dossier, "il Sole 24 Ore", Sapere e interpretare. Per una
filosofia e un’oggettività senza fondamenti, Milano, Guerini, Conoscenza e
cognizione. Tra filosofia e scienza cognitiva, Milano, Guerini, Il ‘dogma’
dell’analiticità cinquant’anni dopo. Una valutazione epistemologica, in
Conoscenza e cognizione, Dimensioni della filosofia, Filosofia in età antica,
Milano, Mondadori Università (in collaborazione con Simonetta Parrini Ciolli Incompreso,
o quasi, dagli Americani [K. R. Popper: “Il più grande epistemologo mai
esistito?”], in Karl Popper oggi. A cento anni dalla nascita, “Reset”, L’empirismo
logico. Aspetti storici e prospettive teoriche, Roma, Carocci, Popper e Carnap
su marxismo e socialismo, “Nuova Civiltà delle Macchine”, Filosofia e scienza
in Enriques, “Nuncius. Annali di storia della scienza”, Più realista
dell’empirismo [Ricordo di Wesley C. Salmon], "il Sole 24 Ore", Crisi
dell’evidenza e verità: due modelli epistemologici a confronto, in La questione
della verità. Filosofia, scienze, teologia, a c. di Possenti, Roma, Armando:
Filosofi italiani allo specchio: Paolo Parrini, “Bollettino della Società
Filosofica Italiana”, Reason and Perception. In Defense of a
Non-Linguistic Version of Empiricism, in Logical Empiricism. Historical and Contemporary PerspectivesNota su
Valore, Due convegni su Giulio Preti a trent’anni dalla scomparsa, Rsf, Il
pensiero filosofico di Preti, ed. by P.
and L. M. Scarantino, Milano, Guerini: Presentazione by P. and Scarantino), Preti filosofo dei valori, in
Il pensiero filosofico di Preti, Preti: ‘A Crossing of the Ways’, in Il
pensiero filosofico di Preti, Il pupazzo di garza: alcune riflessioni
epistemologiche, in Il pupazzo di garza, Papini e Tringali, Firenze, Tra
kantismo ed empirismo, in Scienza e conoscenza secondo Kant. Influssi, temi,
prospettive, a c. di Moretto, Padova, il Poligrafo, Recensione di Preti, Écrits
philosophiques (Paris), “Les Études philosophiques”, nPreti nella filosofia
italiana della seconda metà del Novecento, in Giulio Preti filosofo europeo, a
c. di Peruzzi, Firenze, Leo S. Olschki: L’insegnamento della filosofia tra
identità disciplinare e rapporto con gli altri saperi, in Rinnovare la
filosofia nella scuola, a c. di L. Handjaras e Firrao, Firenze, Clinamen: Su
alcuni problemi aperti in epistemologia, “Iride”, Filosofia e scienza
nell’Italia del Novecento.Figure, correnti, battaglie, Milano, Guerini A due
secoli da Kant: conoscenza, esperienza, metafisica della natura, in Itinerari
del criticismo. Due secoli di eredità kantiana, a c. di Ferrini, Napoli,
Bibliopolis: L’epistemologia di Popper e il “dilemma pascaliano” di Duhem, in Riflessioni
critiche su Popper, a c. Chiffi e Minazzi, Milano, Franco Angeli: Verità e
realtà, in La verità. Scienza, filosofia, società, a c. di Borutti e L.
Fonnesu, Bologna, il Mulino: Generalizzare non serve [titolo redazionale per
Patti chiari, amicizia lunga], “L’Indice dei libri del mese”, risposta alla
recensione di Massimo Ferrari. Quale congedo da Kant?, in Congedarsi da Kant?,
Ferrarin, Pisa, ETS, Quale congedo da Kant? Replica a una replica di Ferraris,
in epistemologica.it /images/stories/ /Note%20e%20 Discussioni/ Quale%20congedo
%20da%2 0kant. Filosofia e scienza, in Pianeta Galileo a c.
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Galileo, Peruzzi, Firenze: La filosofia della scienza in Italia, in Pianeta
Galileo Peruzzi, Firenze: A priori materiale e forme trascendentali della
conoscenza. Alcuni interrogativi epistemologici, in A priori materiale. Uno
studio fenomenologico, a c. di R. Lanfredini, Milano, Guerini Fra nichilismo e
assolutismo. Alcune riflessioni metafilosofiche, “Iride”, L’a priori nell’epistemologia di Preti, Rsf,
Analiticità e olismo epistemologico: alternative praghesi, in Le ragioni del
conoscere e dell’agire. Scritti in onore di Rosaria Egidi, a Calcaterra,
Milano, Angeli: A proposito di offerte filosofiche, in F. D’Agostini, Mari, P.,
La priorità del male e l’offerta filosofica di Veca, “Iride” Revisione delle
Voci: Broad, Causa, Causalità, Empiriocriticismo per l’Enciclopedia filosofica,
a c. del CentroStudi Filosofici di Gallarate, Milano, Bompiani Voci:
Circolo di Berlino, Costruttivismo, de Finetti,Empirismo logico, Fisicalismo,
Pap, Reichenbach per l’Enciclopedia filosofica, a c. del Centro Studi
Filosofici di Gallarate, Milano, Bompiani La filosofia della scienza in
Italia, Intervista a c. di Duccio Manetti per il Pianeta Galileo popparrini html Scienza
e filosofia oggi, Intervista a c. di Duccio Manetti, in Humana. mente, unifi. bibfil/humana. mente/ Quine e Carnap su
analiticità e ontologia: una valutazione critica, in Questioni di metafisica
contemporanea, a c. di Chiodo e Valore, Milano, Castoro. L’approccio
teorico-problematico nell’insegnamento della Filosofia, in Insegnare Filosofia.
Modelli di pensiero e pratiche didattiche, a c. di Illetterati, Torino, Pomba:
Presentazione di Luca M. Scarantino, Preti. La costruzione della filosofia come
scienza sociale, Milano, Mondatori: i070 Il convenzionalismo epistemologico al
di là dei problemi geocronometrici, “Rsf”, Bisogna conoscere il passato per
orientarsi nel futuro? Risposta a Marco Santambrogio, “Iride”, Per la verità,
ancora una volta [su Marconi, Per la verità. Relativismo e filosofia, Torino]
“Iride”, Mente, verità e razionalità.
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positivo e filosofia italiana, in Il positivismo italiano: una questione chiusa?,
a c. di Bentivegna, F. Coniglione, Magnano San Lio, Acireale-Roma, Bonanno, Intervento
alla Tavola Rotonda: Il positivismo italiano: una questione chiusa?, in Il
positivismo italiano: una questione chiusa? La rivista “Epistemologia” tra logica, scienza
e filosofia, in La cultura filosofica italiana attraverso le riviste: Giovanni,
Milano, Angeli: Intervista in occasione del conferimento del Premio Preti a c.
di Maionchi e Manetti: interviste_p. html
(Autopresentazione), in Storia della filosofia dalle origini a oggi,
Filosofi italiani contemporanei, Antiseri e Tagliagambe, Le grandi opere del
Corriere della sera, RCS libri, Milano, Bompiani: Il pensiero di Preti e la sua
difficile eredità, in Pianeta Galileo a c. di Peruzzi, Firenze: La scienza come
ragione pensante, Lectio Magistralis tenuta in occasione del conferimento del
Premio Preti in Pianeta Galileo a c. di
Peruzzi, Firenze Verità e razionalità in una prospettiva positiva, “Annuario
filosofico”, Milano, Mursia, Il principio di verificazione nell’empirismo
logico, in Portale Internet della Treccani, in aula/scienze umane e_sociali/ verita_
della_ scienza/ parrini. html Istituto dell’Enciclopedia Italiana,
Roma Scienza e Filosofia, in Pianeta Galileo a c. di Peruzzi, Firenze, Relativismo
e oggettività. Il peso dell’esperienza, in Metafisica, persona, cristianesimo.
Scritti in onore di Possenti, Goisis, Ivaldo, Mura, Roma,Armando, Epistemologia [Kant e l’epistemologia], in
L’universo kantiano. Filosofia, scienze, sapere, a c. di Besoli, C. La Rocca,
R. Martinelli, Macerata, Quodlibet: L’esperienza neoilluminista nello specifico
pretiano, in Impegno per la ragione. Il caso del neoilluminismo, Tega, Bologna,
il Mulino Integrazione della Corrispondenza Pra-P. del Fondo Pra Università di
Milano: %20 Dal PraParrini. Laggiù dove tutto è possibile
(davvero), in Isole del pensiero. Böcklin, Giorgio de Chirico, Antonio
Nunziante, a c. di Faccenda, Milano, Electa Mondadori: Metafisica, sì, ma quale
metafisica?, in Isole del pensiero. Böcklin, Chirico, Antonio Nunziante, a c.
di Faccenda, Milano, Electa Mondadori:
Il valore della verità, Milano, Guerini, Dimensioni epistemologiche del
kantismo, in Continenti filosofici. La filosofia analitica e le altre
tradizioni, Caro e S. Poggi, Roma, Carocci:
Scienza e filosofia: eredità del passato, prospettive per il futuro, in
Una storia delle scienze. Discussioni e ricerche, Atti del Convegno: “Orizzonti
e confini nella ricerca epistemologica” (Centro Congressi della Sapienza,
Università di Roma, Facoltà di Sociologia), Rinzivillo, Roma, La Sapienza:
Relativismo, peso dell’esperienza e valore della verità, in “Diritto e
Questioni Pubbliche” diritto equestionipubbliche.org //mono%2 0II%20-%20 Filosofia
e scienza in Italia nell’età del positivismo, Portale Treccani Croce ha accentuato il nostro ritardo
culturale?, “Il Riformista”, La pittura come scrittura filosofica. De Chirico e
la metafisica, in La questione dello stile. I linguaggi del pensiero, a c. di
Bazzani, Lanfredini, Vitale, Firenze, Clinamen: Fenomenologia ed empirismo
logico, in Storia della fenomenologia, a c. di A. Cimino e V. Costa, Roma,
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in Pianeta Galileo, A. Peruzzi, Firenze: Presentazione del Convegno
internazionale su Preti per il centenario della nascita, in Pianeta Galileo a
c. di Peruzzi, Firenze: Realismi a prescindere. A proposito di realtà ed
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Urbino) La scrittura filosofica, in La verità in scrittura,
a c. di Bazzani, Lanfredini, Vitale, Firenze, Clinamen: Etica ed epistemologia,
in Etica, libertà, vita umana. Commenti al saggio di P Donatelli, La vita umana
in prima persona, “Politeia”, Verità e razionalità in una prospettiva positiva,
in Filosofi italiani contemporanei, a c. di Riconda e Ciancio,Torino, Mursia: Presentazione
del volume Sulla filosofia teoretica di Preti, a c. di L. M. Scarantino,
Milano, Mimesis: A priori, oggettività, giudizio: un percorso tra kantismo,
fenomenologia e neoempirismo. Omaggio a Preti, in Sulla filosofia teoretica di
Giulio Preti, a c. di Scarantino, Milano, Mimesis Il problema del realismo dal
punto di vista del rapporto soggetto/oggetto, in Realtà verità
rappresentazione, a c. di Lecis, Busacchi, Salis, Milano, Angeli: Ontologia e
epistemologia, in Architettura della conoscenza e ontologia, a c. di R.
Lanfredini, Milano, Mimesis: Kant e il
problema del realismo, in Kant, a c. di Pettoello, “Nuova Secondaria” “Esercizi Filosofici”, 1: Esercizi di
equilibrio in filosofia, in A Plea for Balance in Philosophy. Essays in Honour of P. New
Contributions and Replies, cur. Lanfredini
e Peruzzi, Pisa, ETS: Discussione sulla materia: Una prospettiva
epistemologica, “Aquinas: Rivista Internazionale di Filosofia”, Mach
scienziato-filosofo, Introduzione a Mach, Conoscenza ed errore. Abbozzi per una
psicologia della ricerca, Milano, Mimesis, Epistemologia e approccio sistemico.
Qualche spunto per ulteriori riflessioni, “Rivista di filosofia neo-scolastica,
Logical-Empiricism: an Austrian-Viennese Movement? Or an Unsolved Entanglement
among Semantics, Metaphysics and Epistemology, “Paradigmi”, Fare filosofia,
oggi, Roma, Carocci editore (v. Intervista:
letture.org/fare-filosofia-oggi-paolo-parrini/) Epistemologia e approccio
sistemico. La dinamica della conoscenza e il problema del realismo, “Rivista di
Filosofia Neo-Scolastica” Quine su analiticità e olismo. Una valutazione
critica in dialogo con Nannini, in Dalla filosofia dell’azione alla filosofia
della mente. Riflessioni in onore di Nannini, a c. di Lumer e Romano,
Roma-Messina, Corisco Né profeti né somari. Filosofia e scienza nell’Italia del
Novecento quindici anni dopo, “Filosofia italiana” Sulla filosofia degli
analitici, in Prassi, cultura, realtà. Saggi in onore di Pier Luigi Lecis, a c.
di V. Busacchi, P. Salis, S. Pinna, Milano, Mimesis: Scienza e arte, ovvero
verità e bellezza, in TBA, a c. di P. Valore, in corso di stampa Empirismo
logico e fenomenologia. Uno snodo fondamentale della filosofia del Novecento,
relazione su invito presentata all’International Conference
“Experientia/Experimentum”, Napoli Filosofia e storia della filosofia: una
prospettiva epistemica, relazione su invito presentata all’incontro “Filosofia
e storia della filosofia: prospettive a confronto”, Università Cattolica del
Sacro Cuore, Milano, Esplicazione e rielaborazione dei concetti, in Metodi,
stili e orientamenti della filosofia, a c. di R. Lanfredini, Carocci Editore,
Roma, Paolo Parrini. Parrini. Keywords:
implicare, interpretare, antica filosofia italica, Herbert Paul Grice, in
difesa di un domma – indice to ‘filosofia eta antica’. Refs.: Luigi Speranza,
“Grice e Parrini” – The Swimming-Pool Library. Parrini.
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